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LA SARDEGNA E LA SUA STORIA

LA SARDEGNA E LA SUA STORIA


Coordinamento scientifico
Luciano Marrocu
VOL. III
Gian Giacomo Ortu
LA SARDEGNA DEI GIUDICI
Cura editoriale
Paola Sotgiu, con la collaborazione di Daniela Melis
Progetto grafico e impaginazione
Nino Mele
Imago multimedia
Rielaborazione cartografica
Imago multimedia
.oo REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA
.oo EDIZIONI IL MAESTRALE
Redazione:
via Monsignor Melas, +
os+oo Nuoro
Telefono e Fax o-s.,+s,o
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Internet: www.edizionimaestrale.com
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Ad Umberto Cardia, amico scomparso
specchio di intelligenza politica
e di cultura storica
REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA
Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali,
Informazione, Spettacolo e Sport
Gian Giacomo Ortu
La Sardegna dei giudici
Edizioni Il Maestrale
Regione Autonoma della Sardegna
INDICE GENERALE
LA SARDEGNA DEI GIUDICI
PREMESSA +,
INTRODUZIONE: LA SARDEGNA IN ORIENTE
+. Una provincia bizantina .+
.. Il governo militare e civile .,
,. Chiesa e societ al tempo di Gregorio Magno .o
. Una Chiesa tra Occidente e Oriente ,+
. Eclissi bizantina ,
Nota ,o
I. UN MONDO MISTERIOSO
Prologo ,,
+. La Sardegna e gli Arabi ,,
.. Lorigine dei giudicati ,
,. I primi giudici s
Nota .
II. I GIUDICATI ALLA RIBALTA DELLA STORIA
+. La Sardegna e la riforma gregoriana
.. La penetrazione pisana o.
,. La penetrazione genovese o-
. Clero regolare e clero secolare: perch litigano? -+
Nota -
III. LA COSTITUZIONE POLITICA
+. Il potere dei giudici --
.. Il diritto tra legge e consuetudine s,
Nota so
IV. SIGNORI E SERVI
+. I signori s-
.. I servi ,o
Nota ,o
,
. Sassari .+
. Le altre citt .+,
Nota ..
XII. ECLISSI DELLA SIGNORIA FONDIARIA
+. Economia della casa ed economia di mercato ..-
.. La nuova economia di villaggio .,,
,. Il governo pisano del territorio .,s
Nota .+
XIII. LA SARDEGNA TRA PISA E ARAGONA
+. Il re assente .,
.. I domini Sardiniae genovesi .o
,. I tradimenti dei giudici dArborea .
Nota .-
XIV. LA CIVILT GIUDICALE
+. I giudicati nella storia .,
.. La rivoluzione del volgare .o
,. Lingua e cultura (o della lingua mutilata) .oo
. Una civilt romanica .-+
. Costruzione ed eredit politica .s
Nota .ss
CRONOLOGIA .,,
FONTI E OPERE GENERALI ,o
BIBLIOGRAFIA ,o,
INDICI
Fonti delle illustrazioni ,,
Indice delle illustrazioni ,,-
Indice dei nomi ,,,
Indice dei luoghi ,,
LAUTORE ,o+
++
Indice generale
V. LECONOMIA DELLA CASA
+. La domus ,-
.. La villa +o+
,. Il sistema fondiario +o,
. La famiglia +o
Nota +os
VI. LET DORO DEI GIUDICATI
+. Il giudice penitente +o,
.. Le ambizioni di Barisone dArborea ++
,. Le avventure di Guglielmo +.o
Nota +,
VII. LINGUAGGI DEL POTERE NELLAPOGEO DEI GIUDICATI
+. Auctoritas e dominium +,
.. Potestas e fidelitas ++
,. Electio a deo, electio a populo +
Nota +,
VIII. RISCRITTURE DELLO SPAZIO POLITICO
+. Giurisdizione giudicale e poteri signorili ++
.. Castra e donnicalias +.
,. La costruzione giuridica dei luoghi +,
Nota +o,
IX. LA FINE DEI GIUDICATI DI CAGLIARI E TORRES
+. Benedetta di Cagliari e i Visconti +o
.. Adelasia di Torres e il ritorno dellImpero +o,
,. La distruzione di SantIgia +-o
Nota +-,
X. IL GIUDICATO DARBOREA E I DOMINI SARDINIAE
+. Un giudicato resistente +s+
.. Il conte Ugolino e il gentil Nino +s,
Nota +,,
XI. CONTESTI URBANI
+. Citt e radicamenti signorili .o+
.. La nuova Cagliari .o
,. Villa di Chiesa .++
+o
La Sardegna dei giudici
Premessa
Il mio primo incontro con la storia medievale della Sardegna del +,-,, lan-
no che cominciai a seguire presso lUniversit di Cagliari la Scuola di specializ-
zazione in studi sardi ed ebbi tra i docenti Alberto Boscolo. Il suo corso preve-
deva lo studio, come manuale per lesame, della Sardegna medioevale di Enrico
Besta, opera che mi era ancora sconosciuta. Ero in verit alloscuro dellintera
storia della Sardegna e i due densi volumi del Besta mi aprirono un orizzonte e
mi suscitarono interessi di ricerca che non avrei pi abbandonato.
Era peraltro singolare che, per preparare gli allievi della Scuola di studi sardi,
un illustre medievista dovesse ricorrere ad un testo pubblicato nei primi anni
del Novecento: nessuno, dopo Enrico Besta, aveva ancora ardito scrivere una
nuova sintesi di storia medievale, e specificamente di storia dei giudicati.
Limpostazione storiografica del Besta era quella propria dello storico e giu-
rista di scuola positiva: uno scrupolo erudito e filologico strenuo, una scrittura
volta alla precisione ma a tratti splendidamente retorica, un impianto ricostrut-
tivo molto analitico e centrato sugli ordinamenti e istituti giuridici. Inappunta-
bile sotto il profilo scientifico, la sua Sardegna medioevale non si curava per di ri-
comporre in un filo narrativo unitario i diversi aspetti del processo storico
(economico, sociale, giuridico e politico). Il confronto con i quasi contempora-
nei Studi sulle istituzioni comunali a Pisa di Gioacchino Volpe mostra bene nel
medesimo ambito della storia istituzionale il valore diverso attribuito allunit
e coerenza dellimpianto e ritmo narrativo da uno storico che si disponeva nel-
la prospettiva di una storia generale.
Qualche anno dopo la comparsa dellopera di Enrico Besta, un altro grande
storico del diritto italiano, Arrigo Solmi, proponeva a sua volta un quadro das-
sieme dellet giudicale raccogliendo in volume alcuni dei suoi studi pi densi
sulle istituzioni medievali sarde. Nella Prefazione alla raccolta il Solmi mostrava
quasi il puntiglio di segnalare la sua impostazione diversa da quella del Besta: e
cio pi attenta alle linee di continuit tra let romana e let giudicale e allo
stesso tempo pi sensibile a cogliere negli istituti pubblici sardi, entro la domi-
nante eredit latina, il fermento mai spento di pi antichi elementi nativi e
indigeni.
Ne derivava, nella ricerca del Solmi, una sorta di oscuramento dellapparte-
nenza bizantina della Sardegna, considerata quasi una parentesi, piuttosto che
+,
sardo, quando mi giunse linvito di Quaderni storici a partecipare ad un se-
minario internazionale sul mercato della terra nellEuropa tra Medioevo ed
Et contemporanea. Fu cos che mi capit di leggere i raffinati Appunti di sto-
ria giuridica sarda del Cortese, rimanendo specialmente illuminato dal denso
significato economico e giuridico che egli attribuiva al termine fundamentu.
Mi sembrava di aver trovato con esso la chiave giusta per laccesso alla com-
prensione (unitaria) delle dimensioni della famiglia, del gruppo parentale e del
villaggio. Il fundamentu , infatti, quella dotazione necessaria di beni che
in ambito rurale consente lesistenza e la riproduzione di queste articolazioni
della vita sociale e che le connette tutte tra loro sciogliendo le rigidit del con-
cetto di propriet quale dominium esercitato da un soggetto sulla res nella
funzionalit dei beni, e specialmente della terra, alla vita di una qualsiasi comu-
nit umana.
Nellappropriarmi del concetto di fundamentu del Cortese, gli conferivo
per una maggiore estensione, poich intendevo la dotazione di beni di una co-
munit come aperta, e non come chiusa, in quanto le necessit materiali e
strumentali di un corpo umano collettivo non sono mai definite una volta per
sempre. Con questo significato di dotazione aperta, il fundamentu diveniva
uno degli strumenti concettuali che mi orientavano in quegli studi sugli assetti
economici e civili della Sardegna rurale in et medievale e moderna che svilup-
pavo a partire dal +,s-.
Accennavo prima ad un mio progetto, sinora mancato, di storia del feudalesi-
mo sardo. Tra le questioni pi dibattute sulla Sardegna dei giudici c ancora
quella dellesistenza o meno in essa del feudo. La mia opinione in merito argo-
mentata nel testo, per cui qui ricordo soltanto che la storiografia sarda non sta-
ta per molto tempo capace di andare oltre le opinioni (e le divergenze) espresse
da un lato da Enrico Besta e Ugo Guido Mondolfo, secondo i quali listituto
feudale sarebbe assente in Sardegna prima dellarrivo dei catalano-aragonesi, e
dallaltro da Arrigo Solmi e Raffaele Di Tucci, che viceversa ne vedevano una
prima incubazione e formazione in et giudicale.
A riprendere la questione con nuova consapevolezza storiografica e con ric-
chezza di argomentazioni era Marco Tangheroni da poco e prematuramente
scomparso , il quale rimarcava specialmente gli equivoci derivanti dal fatto che
gli storici sardi, come del resto quelli italiani, non avessero ben presente la di-
stinzione tra feudalesimo, signoria rurale e sistema curtense. Sulla scorta di
Georges Duby e di Giovanni Tabacco, Tangheroni recepiva tale distinzione,
ma poi finiva anche lui per negare lesistenza del feudo nella Sardegna giudicale.
+
Premessa
un ponte, tra la lunga durata romana e let giudicale. Il dibattito in merito tra
i due eminenti studiosi, su posizioni pressoch opposte, sarebbe rimasto fissa-
to in due concorrenti canoni interpretativi: luno tendente, con il Besta, a evi-
denziare limpronta bizantina nella formazione della civilt giudicale, laltro
volto, con il Solmi, a metterla in ombra.
Le influenze migliori dellopera di Arrigo Solmi agivano nellambito degli
studi sulla propriet fondiaria in Sardegna e a recepirle era soprattutto Raffae-
le Di Tucci. A met degli anni settanta, nella Facolt di Lettere e Filosofia di
Cagliari, circolava in fotocopia la sua opera pi matura, La propriet fondiaria in
Sardegna dallAlto Medioevo ai giorni nostri, non pi edita dalla prima comparsa nel
+,.s. Essa incontrava felicemente la curiosit che si era di recente destata ne-
gli ambienti della militanza marxista e sardista per alcuni profili tradizionali, al-
lapparenza comunistici, dei centri rurali dellisola, e specialmente delle zone
pi interne e pastorali. Tra le suggestioni marxiane della marca germanica e
quelle populiste dellobscina russa era quasi inevitabile per essi la scoperta
della comunit rurale sarda quale modello originario di collettivismo econo-
mico e politico.
Lopera di Raffaele Di Tucci spingeva a ritrovare la radice profonda di que-
sto collettivismo oltre la stessa romanizzazione dellisola anche perch que-
sto studioso come gi Arrigo Solmi concettualizzava ancora il tema della
propriet fondiaria nel quadro di quellopposizione tra propriet individuale e
propriet collettiva che nellOttocento era stata al centro di una prolungata ed
intensa discussione dalle molteplici implicazioni, scientifiche, culturali e poli-
tiche.
Uneco di questa discussione perdurava, peraltro, anche nellopera di alcuni
intellettuali comunisti italiani, ad esempio di Emilio Sereni, e per questa via si
travasava nellelaborazione politica di quei marxisti-sardisti di cui si diceva. Fu
proprio per una motivazione essenzialmente ideologica, e cio con lintento di
una critica sul terreno storico dellidea del villaggio sardo quale comunit ori-
ginaria, che trentanni fa avviavo lo studio dei contratti agrari e pastorali nel-
la Sardegna medievale e moderna.
Besta, Solmi, Di Tucci Il quarto incontro importante per la mia formazio-
ne scientifica su temi di storia sarda che costringono a cancellare la distin-
zione convenzionale tra et medievale e moderna fu con lopera di Ennio
Cortese. Avevo da poco esaurito il mio interesse per la sfera dei rapporti so-
ciali di produzione in ambito rurale, e cominciavo a sondare gli archivi per un
progetto (mai realizzato, ma neppure abbandonato) di storia del feudalesimo
+
La Sardegna dei giudici
suoi degni continuatori in studiosi che appartengono alla mia stessa generazio-
ne. Di essi ricordo nominativamente soltanto Paolo Merci, di recente scompar-
so, con il quale ho avuto una frequentazione damicizia nella seconda met degli
anni settanta, quando sia lui che io appena iniziavamo ad occuparci di cose sar-
de. Lespressione era di Merci, che affettava talora una certa noncuranza nei
confronti di una realt che sentiva anche come terra desilio, ma che poi presta-
va tutta la sua perizia e passione di filologo alla migliore intelligenza di quel teso-
ro di testimonianze del volgare sardo dellXI e XII secolo che gli andavano rive-
lando le prime esplorazioni nelle raccolte di fonti e negli archivi. Paolo Merci
non c pi, ma alcuni suoi lavori, e specialmente la splendida edizione del Con-
daghe di San Nicola di Trullas, ne conservano tra noi il vivo ricordo.
Da un abbozzo di rassegna degli studi sulla Sardegna medievale che non in-
tendevo in verit stilare sono tornato a riannodare il filo della memoria perso-
nale. Tra gli incontri che hanno suscitato il mio interesse per la Sardegna dei giu-
dici c stato, infine, quello con Umberto Cardia, un politico per vocazione che
leggeva moltissimo di storia.
Cardia riteneva che proprio nellet giudicale fosse stato gettato il seme delli-
dentit sarda, in unesperienza protratta di autocefalia e indipendenza politica.
Almeno negli ultimi anni gli interessava poco la questione se i giudicati fossero
stati o meno degli Stati. La statualit non era pi nel suo orizzonte progettua-
le, perch la considerava preclusiva di una maggiore comprensione tra i popoli.
Lo Stato nazionale, diceva, in declino, ha esaurito la sua funzione storica. Il fu-
turo appartiene a forme pi evolute di comunit sovranazionali e plurietniche.
Ma ogni popolo, aggiungeva, pu dialogare con gli altri se ha piena conoscenza
(e coscienza) del proprio passato. E nel passato del popolo sardo i giudicati ave-
vano rappresentato una sorta di principio, di fase aurorale.
Non consentivo del tutto con Cardia allora, quando ne discutevamo, forse
neppure oggi condivido pienamente il suo punto di vista, ma questo libro lho
scritto pensando con nostalgia alle nostre conversazioni sulla storia della Sarde-
gna e sul progetto della sua autonomia integrale.
+-
Premessa
Amio avviso resta da intendere meglio il fatto che non solo non si d una evo-
luzione necessaria dalluna allaltra forma dal sistema curtense alla signoria
rurale, e da questa al feudo , ma che lesistenza delluna neppure esclude lesi-
stenza dellaltra. Nella Sardegna del Duecento intendo dire le tre forme di
organizzazione economica e civile sono di fatto compresenti e la societ giudi-
cale anche per questo divenuta un poliedro dalle molte facce.
quanto risulta, del resto, dallo stesso corpus dei lavori di Marco Tangheroni
sulla Sardegna medievale, nel quale emerge comunque una predilezione per i te-
mi della storia economica e sociale, che parte tributaria della maggiore storio-
grafia economica italiana (Armando Sapori, Federico Melis, Ciro Manca, Mario
Del Treppo, etc.), e parte riflette le suggestioni della grande tradizione delle
Annales.
Linfluenza delle Annales ancora maggiore nellopera di John Day, altret-
tanto incidente di quella di Tangheroni nel tracciare nuovi percorsi di ricerca.
Capace come pochi altri di servirsi degli strumenti della storia quantitativa, lo
studioso americano ha magistralmente ricomposto il quadro degli insediamen-
ti e del popolamento nella Sardegna medievale. I suoi lavori di storia del territo-
rio e di storia della popolazione offrono alla nostra immaginazione un contesto
ineludibile per la ambientazione (e comprensione) degli avvenimenti e processi
del periodo giudicale.
Penso, inoltre, che le indicazioni e suggestioni provenienti dai lavori di John
Day abbiamo influito anche sulla fioritura di quella storiografia dei luoghi
(come mi piace definirla) che fa sempre nuovi adepti e che trova oggi un sup-
porto importante nellarcheologia medievale. Da questa disciplina, che final-
mente non pi soltanto una promessa, verr certamente quellarricchimento
documentario (e credo anche metodologico) che consentir allintera medievi-
stica sarda di affrancarsi, almeno in parte, dai limiti delle fonti scritte, che per i
secoli precedenti il XII sono davvero scarse e costringono ancora a frustranti
esercizi congetturali.
Non ho le competenze adeguate per valutare gli sviluppi della ricerca storica
sul volgare sardo e sulle arti plastiche e figurative det medievale. Nella veste
dello storico generalista che ho dovuto indossare per questo lavoro debbo
per esprimere un grande apprezzamento del contributo che i linguisti e gli sto-
rici dellarte hanno dato alla conoscenza della societ e della cultura della Sarde-
gna giudicale.
Mi limito a dire qualcosa di pi soltanto dei linguisti. Lopera gi importante
di Max Leopold Wagner, Giandomenico Serra e Antonio Sanna ha trovato i
+o
La Sardegna dei giudici
La Sardegna dei giudici
Introduzione
LA SARDEGNA IN ORIENTE
+. Una provincia bizantina
Il racconto storico della lunga et bizantina, come lha definita Andr Guil-
lou, l da venire. Pochi gli avvenimenti effettivamente documentati, ancora
sfuggente il profilo degli istituti di governo, appena emergenti alcuni caratteri del-
la societ isolana: resta molto alto il rischio di ricamare storie su trame inesistenti.
Questo non significa che siano mancati in passato e manchino oggi contri-
buti seri e importanti degli archeologi e degli storici dellarte, soprattutto
che incrementano continuamente il deposito documentario disponibile. C
oggi comunque abbastanza da sconfessare la singolare affermazione di Raf-
faele Di Tucci, secondo cui il dominio bizantino si svolse pallido e povero di
avvenimenti, e da far sperare per un futuro non troppo lontano una oscurit
meno incombente specie sui secoli tra il VII e il X.
Nel secondo volume di questa collana, la Storia della Sardegna antica, si visto
come il dominio dei vandali in Sardegna, iniziato verso il o-, sia minacciato
una prima volta da Goda, un liberto dorigine gota, che si ribella a Gelimero,
re dei vandali dAfrica, con lintento di costituirsi un regno proprio, sottomes-
so allimperatore di Bisanzio, che dal .- il grande Giustiniano (.--o). I
fatti sono narrati dallo storico greco Procopio. Gelimero invia in Sardegna il
fratello Tzazo, forte di +.o navi e ooo soldati, che sconfigge e cattura Goda.
Ma per i vandali lora della sconfitta ormai scoccata, in Africa, dove nel di-
cembre ,,, nella battaglia di Tricamarum, non lontano da Cartagine, cade
combattendo lo stesso Tzazo. Nella primavera del , Gelimero deve capito-
lare ai bizantini, e forse i vandali si sono arresi gi prima in Sardegna, dove nel-
lo stesso periodo sbarcato il dux Cirillo, inviatovi dal generale Belisario.
Sconfitti i vandali in Africa, i bizantini devono per ancora lottare in Italia,
dove gli ostrogoti, guidati dal re Totila, riprendono possesso di Roma una pri-
ma volta nel o, una seconda nel o , e si gettano quindi sul mare alla conqui-
sta della Sicilia, della Corsica e anche della Sardegna, che rimasta sguarnita per
gli impegni militari dei bizantini in Africa, dove devono fronteggiare una ribel-
.+
personale di governo si trasferisce in Sardegna, come quello della zecca impe-
riale, la quale, secondo Andr Guillou, vi resterebbe attiva sino allimpero di
Anastasio II (-+,-+). Comunque sia, da questo momento lisola gravemente
esposta alle incursioni arabe, e nel -.-, subisce anche limposizione della
gizyac, un tributo che sancisce lassoggettamento di una popolazione alla su-
premazia musulmana, ma conservando la libert religiosa e la facolt di regger-
si con i propri ordinamenti.
Lagiografia di SantAgostino racconta che nel corso di una delle tante incur-
sioni di rapina effettuate in Sardegna dagli arabi dAfrica sarebbe stato profa-
nato, a Cagliari, il luogo in cui si conservavano le spoglie del santo. Il re longo-
bardo Liutprando avrebbe allora inviato, tra il -.+ e il -., alcuni suoi messi nel-
la citt per trattarne lacquisto. Non ben chiaro se per pia sollecitudine nei
confronti del tesoro di santit esposto alla minaccia degli infedeli o per lalletta-
mento meno nobile sui sardi e sui bizantini del magnum pretium offerto da Liut-
prando, fatto sta che laffare andava in porto e le venerate ossa di SantAgosti-
no prendevano il mare per trovare alloggio, se non migliore certo pi prezioso,
in una pregevole arca della chiesa di San Pietro in Ciel dOro di Pavia. Del san-
to restavano a Cagliari soltanto le vesti, fortunatamente conservate sino ad
oggi, commenta Alberto Boscolo con leggera increspatura dironia.
Unaltra fonte reca la notizia di una missione sarda presso Ludovico il Pio
(s+-so), successore di Carlo Magno, in occasione della quale unofferta di
doni e di tributi allimperatore avrebbe propiziato unalleanza in funzione anti-
araba. Boscolo suggerisce lipotesi che liniziativa fosse meditata dai sardi in
autonomia dal governo bizantino, che lavrebbe di fatto subita e approvata ta-
citamente. Si sarebbero in tal modo stabiliti rapporti di buon vicinato con la
Corsica, gi controllata dai franchi, come proverebbe il fatto che il conte Boni-
facio, preposto al suo governo, passi in Sardegna nells.s utilizzandola, quale
insula amicorum, come scalo intermedio per unazione contro le coste africane.
Anche in questo caso si tratta di una notizia che, fosse pure veritiera, non va-
le a fugare le nebbie che avvolgono i rapporti tra la Sardegna e il Sacro Romano
Impero nei secoli IX e X.
.. Il governo militare e civile
In seguito alla conquista bizantina la Sardegna entra a far parte, come settima
provincia o circoscrizione, della prefettura dAfrica. Come per la Numidia e
.,
Introduzione
lione e gli attacchi dei berberi. Il comandante dellesercito bizantino in Africa,
Giovanni Troglita, tenta subito in verit di strappare lisola ai nuovi invasori, ma
le sue truppe sono battute davanti a Cagliari e devono riprendere il mare per
rientrare a Cartagine, verso il novembre del +.
Sin qui Procopio, che tace sugli sviluppi in Sardegna della guerra goto-bizan-
tina, sicch si pu solo congetturare un rientro dellisola sotto il dominio bi-
zantino contestuale alla definitiva sconfitta dei goti in Italia, tra il . e il .
Nella primavera del ,, la Sardegna subisce un altro attacco di popolazioni
barbariche, mosso dai longobardi entrati in Italia trentanni prima , che sbar-
cano su una costa del Cagliaritano, dove fanno qualche scorreria e riprendono
quindi il mare, forse per la reazione dei sardi (e solo dei sardi, secondo Alberto
Boscolo). Di questa incursione longobarda, promossa da Agilulfo (,+-o+o),
abbiamo notizia da uno scambio epistolare tra Gregorio Magno (,o-oo) e
larcivescovo di Cagliari Gianuario, invitato dal pontefice ad occuparsi della di-
fesa della citt provvedendo alle fortificazioni e alle scorte alimentari. Il medesi-
mo papa negli anni successivi si sforza di propiziare la pace tra longobardi e bi-
zantini, inviando a tal fine suoi emissari sia a Ravenna, sede dellesarca bizanti-
no dItalia, sia a Pavia, sede della regina longobarda Teodolinda. Lo stato di
guerra tra i due popoli e regni non cessa che a tratti, per, e sembrerebbe che la
Sardegna non sia rimasta immune da nuovi attacchi.
Cos, almeno, si deduce da una iscrizione commemorativa di Porto Torres,
che ricorda una vittoria del dux e console Costantino sui longobardi:
Tu, trionfatore unico, signore di tutta la terra abitata, distruttore dei nemici
Longobardi e degli altri barbari. Mentre lo stato era colpito da avvenimenti in-
certi, le navi e le armi dei barbari hanno attaccato i Romani. Ma tu, Costantino,
armato contro di loro con la tua saggezza e con la tua prudenza hai mostrato il
Verbo divino che pacifica il mondo. Costantino celeberrimo console e duca of-
fre al signore della terra i simboli della vittoria per la caduta dei tiranni longobar-
di e degli altri barbari, che si sono armati contro la tua serva, lisola dei Sardi.
Alcuni storici hanno identificato limperatore bizantino menzionato con Co-
stante II (o+-oos), altri fanno oscillare la datazione delliscrizione tra i regni
longobardi di Agilulfo (,+-o+o) e di Liutprando (-+.--), pi recentemente
Marco Tangheroni lattribuisce al regno di Rotari (o,o-o.): unincertezza di
datazione, in definitiva, che non esclude la possibilit che essa faccia riferimen-
to alla medesima incursione che preoccupa Gregorio I.
Se cos fosse gli annali dei maggiori avvenimenti della Sardegna tacciono al-
meno sino al o,s, anno in cui Cartagine conquistata dagli arabi e parte del suo
..
La Sardegna dei giudici
La sede di comando militare del dux fissata da Giustiniano a Forum Traiani
(attuale Fordongianus), al centro dellisola, iuxta montes ubi Barbaricini videntur se-
dere, e cio in posizione di guardia strategica rispetto alle popolazioni barbarici-
ne. Successivamente lo spegnersi della minaccia proveniente dallinterno mon-
tano e laccendersi viceversa della minaccia araba incombente dallAfrica, dove
nel o,s ha fatto cadere lesarcato bizantino, determinano lo spostamento del
dux a Cagliari. Quando ci avviene, lautorit del dux ha gi largamente esauto-
rato quella del preside anche nelle competenze civili, in analogia a quanto si ve-
rifica sulla scala del governo africano nei rapporti tra esarca e prefetto del pre-
torio, almeno a partire dalla fine del VI secolo.
La tendenza delle funzioni del dux ad esorbitare largamente dallambito mili-
tare emerge, del resto, sin dal principio della dominazione bizantina, specie nel-
lambito giurisdizionale. Giudice naturale dei suoi soldati e dei suoi dipendenti,
inevitabilmente portato ad esserlo anche di tutta la popolazione residente nel-
la sua circoscrizione. Secondo Andr Guillou il maggior rilievo dellammini-
strazione militare rispetto a quella civile si manifesta anche negli emolumenti
pi alti assegnati ai suoi componenti, a partire dal dux rispetto al preside.
Antonio Carile ha plausibilmente ipotizzato che mentre i quadri intermedi e
medio-alti dellamministrazione militare e civile della Sardegna sono normal-
mente tratti dal ceto dei possessores locali, duces e presidi appartengono invece ad
una lite di governo altamente specializzata, che circola e si avvicenda nei diver-
si territori dellimpero. Fatto sta, per, che le fonti attualmente disponibili ci tra-
mandano il nome di pochissimi dei maggiori funzionari dellisola: i presidi Spe-
sindeo (,,-ooo) e Teodoro (o.-) e i duces Edanzio (ss-s,), Teodoro (,+), Za-
barda (,), Eupaterio (,s), e quindi nel VII e VIII secolo, ma senza specifica-
zione precisa di data, Costantino, Flavio Pancrazio e un terzo dux sposato a cer-
ta Epifania.
Flavio Pancrazio, ex prefetto del pretorio e altissimo dignitario della corte di
Costantinopoli risponde bene al tipo di ufficiale grecofono e transnazionale
sbozzato da Carile, ma degli altri sappiamo pochissimo. Pier Giorgio Spanu e
Raimondo Zucca scrivono che Edanzio, insignito del titolo di vir gloriosus pro-
babilmente membro del Senato di Costantinopoli, che Teodoro, suo successo-
re, forse magister utriusque militiae e anche lui appartenente al Senato, che Zabar-
da, vir gloriosus, parrebbe di origine iraniana: nessun affermazione ha purtroppo
il carattere della certezza.
.
Introduzione
per le due Mauritanie il suo governo civile affidato ad un preside (praeses),
mentre la Proconsolare, la Bizacena e la Tripolitana sono governate da un con-
sole (consul).
Le competenze e funzioni del preside, chiamato anche iudex provinciae sono
pi o meno quelle degli antichi governatori romani e concernono sia lammini-
strazione civile in senso proprio, compresa quella finanziaria, sia lordine pub-
blico e la giurisdizione, con lannessa facolt di promulgare norme di interesse
provinciale nelle pi diverse materie. Secondo la Prammatica Sanzione (,) di
Giustiniano lo iudex provinciae dovrebbe essere eletto dai vescovi e dai notabili
di ciascuna provincia, ma Andr Guillou osserva che per la Sardegna non si ha
alcuna traccia dellosservanza di simile prassi.
Sottoposto allalta autorit dal prefetto del pretorio africano, il preside sardo
ha sede a Cagliari, dove, analogamente ai presidi e consoli delle alte province,
dovrebbe disporre di un ufficio fornito di personale variamente specializzato,
e in particolare di un consigliere giuridico (consiliarius o assessor), di un cancellie-
re (cancellarius), di un aggiunto (adiunctor) e di vari scrivani, addetti ora alla conta-
bilit (numerarii, chartularii), ora agli affari giudiziari (commentarienses), ora alla te-
nuta degli archivi, etc.
Del governo locale dellisola in et bizantina sappiamo molto poco. Alberto
Boscolo ha ipotizzato la rivitalizzazione dellufficio del curatore (curator o pater
civitatis) nei maggiori centri, eletto dal vescovo e dai maggiori possidenti (posses-
sores) ed addetto specialmente alledilizia e alla viabilit. Sarebbero stati anche
riorganizzati i consigli (curiae) e gli ordini preposti allamministrazione civica, le
cui funzioni sarebbero state successivamente assunte da luogotenenti imperia-
li, i loci servatores.
Il governo militare dellisola affidato ad un duca (dux) dipendente in via di-
retta dal comandante militare dellAfrica, lesarca. Il dux a capo dellintero si-
stema di difesa della Sardegna, imperniato su presidi e luoghi fortificati (castra)
e su truppe stanziali e di manovra (limitanei e comitatenses). Come il preside, egli
dispone di un supporto amministrativo e logistico che ha come principali uffi-
ciali civili un assessore, un cancelliere e un numerario, e come primo ufficiale
militare il primicerius, che sovrasta gerarchicamente, nellordine, i comandanti di
due centurie (ducenarii), i centurioni (centenarii), i sottufficiali di cavalleria (circito-
res) e i sottufficiali di fanteria (semissales). Dipendenti del dux sono anche i tribu-
ni, che svolgono funzioni militari e amministrative a livello locale, specie citta-
dino, e tendono a costituirsi posizioni di eminenza sia nella gerarchia burocra-
tica che nel ceto dei possessores.
.
La Sardegna dei giudici
Il corrispondente principale di Gregorio Magno per diversi anni larcivesco-
vo Gianuario, fatto di frequente oggetto di reprimende e di ammonizioni per il
suo governo della diocesi cagliaritana, allapparenza negligente e talora arbitra-
rio. Il suo profilo morale emerge potente da una delle tante lettere che il papa gli
invia:
E poich fino ad ora abbiamo misericordia dei tuoi capelli bianchi, ti doman-
diamo questo: sei vecchio, pentiti una buona volta, e cessa di mostrare tanta leg-
gerezza di costumi e tanta perversit dazione. Pi ti avvicini alla morte, pi de-
vi essere attento e prudente. Certo, avremmo dovuto lanciare contro di te una
sentenza di condanna, ma abbiamo taciuto per tutto questo tempo, perch co-
nosciamo la tua rettitudine e la tua grande et.
Distratto e leggerone, dunque, ma non corrotto, e forse neppure inetto, posto
che in qualche occasione Gregorio ne approva lazione e le decisioni.
Non il caso del suo governo dei monasteri, che il papa stigmatizza a pi ri-
prese. Nel settembre del ,,, ad esempio, lo rimprovera di averli trascurati a tal
punto che per far fronte alle proprie esigenze e alle pretese del fisco le monache
sono costrette a recarsi nelle ville e nei poderi per seguirne di persona le attivit,
sollevando sospetti sul loro comportamento. Gregorio esorta perci Gianuario
a delegare allassistenza dei monasteri un uomo dalla vita e dai costumi inecce-
pibili, di et e di rango tali da non sollevare dubbi. E lo invita, pure, a curare che
i lasciti pii per le fondazioni monastiche non restino senza effetto, eventual-
mente integrandoli ove risultassero inadeguati con le piccole cifre sparpa-
gliate in altri legati.
Ma c anche il problema di evitare che i monasteri saffollino di gente che
non sfugge i piaceri del mondo ma le pretese del fisco e si serve dello scudo del
monasteroper proteggere meglio il proprio patrimonio dalle insidie dellesatto-
re, finch non giunga il momento di consegnarlo, non al proprio monastero, co-
me promesso, ma agli eredi secolari. il caso di Siriana, badessa del monastero
dei santi Gavino e Lussorio, i cui legati sono impugnati da Gavina, la badessa
che le subentrata.
Non neppure facile proteggere il recinto reclusorio dei monasteri dagli ap-
petiti di quei laici e poco di buono che sinvaghiscono delle vergini ospiti e dia-
bolicamente le convincono a seguirli nella loro case e letti. Persona di tal fatta
il logudorese Pietro, uomo ben ammanicato con esponenti dellalta burocrazia
laica e religiosa come il magnificus Filosseno e forse lo stesso vescovo di Torres,
Mariniano , che ha sedotto una monaca parente del vir clarissimus Stefano, che
si rivolge al papa per sollecitarne un intervento sul vescovo turritano. Gregorio I
.-
Introduzione
,. Chiesa e societ al tempo di Gregorio Magno
Le nebbie che avvolgono la Sardegna in et bizantina si dissolvono in parte
negli anni del pontificato di Gregorio I, tra il ,o e il oo. Sollecito come pochi
altri pontefici delle condizioni civili e spirituali dellisola, egli ce ne consegna
unimmagine a tratti assai viva attraverso la corrispondenza che intrattiene con
le sue autorit laiche e religiose.
Sono proprio alcune lettere di Gregorio Magno a testimoniare della progres-
siva sovrapposizione del potere del dux i cui atti il pontefice denuncia una vol-
ta come contrari alle regole dello Stato a quello del preside. Svuotato su un
versante dallinvadenza del dux, il governo civile del preside insidiato su un al-
tro versante dai poteri molto ampi che sia lamministrazione bizantina che la
giurisdizione pontificia riconoscono allarcivescovo di Cagliari.
Si tratta di un prelato che gi nel IV secolo risulta tra i primi dOccidente, ma
che acquista la dignit di metropolita alquanto pi tardi. A menzionarlo per la
prima volta con tale dignit proprio una lettera di Gregorio Magno del luglio
,, che ammonisce i sei vescovi suffraganei dellisola a prestargli ubbidienza,
recependone le istruzioni nella celebrazione dei riti e festivit religiose e richie-
dendone il consenso per i loro viaggi sul continente. Lautorit del metropolita
cagliaritano si esplica per anche come si notava nella sfera civile e persino
in quella militare, ed particolarmente incidente nella citt, dove si sovrappone
sia al potere del preside che, pi tardi, a quello del dux. Ricordiamo come Gre-
gorio Magno raccomandi nel ,, allarcivescovo Gianuario di occuparsi degli
apprestamenti della difesa contro un previsto attacco dei longobardi.
Secondo Andr Guillou il metropolita di Cagliari normalmente espresso
dalle maggiori famiglie di possessores, in un periodo, peraltro, in cui la Chiesa rap-
presenterebbe la vera potenza economica dellisola, in quanto i latifondi laici
non si sarebbero ripresi dalla crisi patita nel VI secolo. Per la verit non ci sono
chiare le basi documentarie di simili affermazioni, ma sul fatto che il metropoli-
ta cagliaritano sia anche dominus di vasti possessi fondiari, popolati di rustici e di
schiavi, non ci sono dubbi. Egli certamente cura anche lamministrazione dei
beni e dei diritti della Chiesa in Sardegna, coadiuvato da un defensor di nomina
pontificia, il cui operato pu essere egualmente assoggettato al controllo di altri
emissari di Roma, quali il notaio Giovanni nel ,. e il notaio Bonifacio nel ooo.
Tra i defensores merita una menzione Vitale, che nel oo, svolge anche una missio-
ne a Costantinopoli per conto dei possessores dellisola che chiedono allimpera-
tore Foca (oo.-o+o) una diminuzione delle imposte.
.o
La Sardegna dei giudici
me potrei domandarvi di portare a Dio degli estranei quando voi non vi preoc-
cupate neppure di guarire i vostri della loro infedelt. Se poi fossero la malafe-
de e lostinazione dei rustici a impedire la loro educazione cristiana, allora non
c di meglio della sferza del fisco per metterli sulla retta via.
La nostra impressione che gran parte dei rustici evocati dalla corrispondenza
pontificia sia in stato di schiavit. Andr Guillou ipotizza, invece, che la gran
parte dei coltivatori della terra sia costituita in analogia a quanto si verifica in
altri territori dellimpero bizantino da enfiteuti e da coloni indipendenti o rela-
tivamente indipendenti (in quanto enapographoi, e cio ascritti ad un fondo). La
lettura dei pochi documenti disponibili ci dice poco o nulla in merito, per, ed
allora meglio riconoscere che degli assetti proprietari e delle forme di gestione
dei latifondi e dei minori possessi, e pi in generale della condizione economica
e civile delle campagne sarde in epoca bizantina, sappiamo tanto poco che risul-
ta velleitario o illusorio ogni tentativo di ricostruzione storica che vada al di l
della notazione frammentaria.
Domina la grande propriet latifondistica o il piccolo possesso contadino?
Allinterrogativo non si pu rispondere con un procedimento analogico che
applica alla Sardegna quanto meglio noto per altre regioni dellimpero.
Tra le notizie, appunto frammentarie, che sullagricoltura sarda ci offre la cor-
rispondenza di Gregorio, una delle pi interessanti concerne la tendenza dei
coltivatori dei domini ecclesiastici di Cagliari, che il pontefice attribuisce alla ne-
gligenza del defensor Vitale di Sulci, ad abbandonarli per trasferirsi in tenute pri-
vate: Ne deriva precisa Gregorio che i domini della Chiesa, i cui coltivatori
lavorano altrove, si degradano e non sono pi in condizione di assolvere lim-
posta.
La sollecitudine missionaria del grande pontefice si rivolge, come si osserva-
va, tanto ai rustici che ai barbaricini. In realt la fisionomia di questi barbaricini re-
sta sfuggente, perch se diverse notazioni li caratterizzano come appartenenti
ad una etnia o popolo che gode ancora di una certa indipendenza e che minaccia
il limes dei sardi romanizzati ma ci sembra una forzatura la loro completa assi-
milazione ai Mauri trasferiti in Sardegna dai vandali , altre notazioni fanno
pensare a rustici tout-court, e cio ad una popolazione relativamente dispersa nel
territorio dellisola e che caratterizzata dal culto delle pietre e da una condizio-
ne appunto di rusticit che li assimila agli schiavi o ne fa dei potenziali schiavi.
Nel ,, Gregorio sollecita il defensor Vitale di Sulci di inviargli a Roma degli
schiavi barbaricini da destinare al servizio in un ospizio. Potrebbe certo trattarsi
di abitanti delle Barbagie catturati e ridotti in schiavit in seguito alle campagne
.,
Introduzione
non manca di farlo, nellottobre del ,,, diffidando Mariniano dal persistere
nella sua connivenza con Pietro, che si persino ripreso la sua preda una secon-
da volta, dopo che il notaio pontificio Gratiosus laveva ricondotta in monaste-
ro. Se il vescovo non avesse da solo la forza di fronteggiare un gruppo di poten-
ti, egli potr contare sullaiuto del defensor Vitale: agisca, in ogni caso, se vuole
evitare la dura punizione che gi incombe su di lui.
La condizione precaria dei conventi femminili dunque variamente docu-
mentata, ma il fenomeno monastico ha comunque un forte risalto nella societ
sarda det bizantina, specie nellambito urbano. Il fatto stato messo in rap-
porto da alcuni studiosi con lesilio in Sardegna di numerosi vescovi africani ri-
luttanti allarianesimo dei vandali. Tra essi Fulgenzio, vescovo di Ruspe, grande
teologo del suo tempo che per quindici anni, fino al .,, intrattiene contatti con
esponenti della Chiesa sia doccidente che doriente e fonda a Cagliari due mo-
nasteri, uno entro la cerchia cittadina e laltro al suo esterno, nei pressi della ba-
silica di San Saturno.
Lelenco dei monasteri darea cagliaritana non pu essere completo, ma si ri-
cordano, tra gli altri, quelli di San Vito, fondato da Vitula, di Santa Erma, creato
da Pompeiana e poi ancora di San Giuliano, di San Gavino e San Lussorio, etc.
Un certo interesse desta anche quella devozione e iniziativa di singoli eminenti
cittadini che porta alla fondazione di case monastiche private e di ospedali ed
ospizi destinati allaccoglienza di pellegrini, poveri e malati.
Il tema dominante della corrispondenza con lisola di Gregorio Magno
quello della cristianizzazione di popolazioni ancora largamente pagane. A fine
Cinquecento idolatri e adoratori delle pietre sono infatti non soltanto i barbari o
barbaricini, brutalmente definiti quali insensata animalia, uomini senza spirito e
senza ragione, ma anche quei numerosi rustici che popolano i possedimenti sia
dei laici che degli ecclesiastici.
Da qui linvito ai maggiori possessores dellisola, con una lettera del maggio ,,
ad assolvere a quel dovere delleducazione religiosa che solo giustifica i servizi e
i diritti che essi percepiscono dai propri rustici: Se essi vi pagano ci che vi de-
vono, perch non versate ci che loro dovete?. E se si sentono inadeguati al
compito, incalza Gregorio, perch non lo affidano al vescovo Felice e allabate
Ciriaco che egli ha appositamente inviato nellisola? Non c tempo da perdere,
infatti, perch il termine di questo mondo prossimo e ci incalza.
Il medesimo monito, ma con accento pi severo, Gregorio Magno rivolge al-
larcivescovo di Cagliari, Gianuario, che si mostra altrettanto negligente nei
confronti dei contadini ancora pagani che coltivano le terre ecclesiastiche: Co-
.s
La Sardegna dei giudici
ga cagliaritana degli ebrei, imponendovi con la forza licona della Madonna, una
croce e, con qualche narcisismo, persino labito bianco del suo battesimo.
Oltre che un prepotente e un prevaricatore, Pietro deve essere certamente un
dominus, posto che neppure il dux Eupaterio e il preside Spesindeo ne possono
fermare lazione antiebraica. Ne informano per puntualmente limperatore. Il
solito metropolita Gianuario, che pure ha diffidato Pietro dal recare offesa al
culto ebraico, ma non ha impedito lo scandalo, quindi esortato da Gregorio,
nel luglio del ,,, a rimuovere dalla sinagoga gli arredi e simboli cristiani: con il
massimo rispetto, ovviamente, ma riconsegnando subito gli spazi abusivamen-
te occupati agli oggetti e segnacoli del culto israelita. vero, specifica il pontefi-
ce, che una recente legge vieta agli ebrei di erigere nuove sinagoghe, ma non
proibisce loro di conservare senza disturbo quelle che hanno. Anzi, la mode-
razione dei cristiani e i sistemi persuasivi e non violenti di conversione sono tan-
to pi necessari in un momento in cui il nemico incombe sul popolo, e questi de-
ve restare unito (non difficile ipotizzare che la minaccia venga dai longobardi).
. Una Chiesa tra Occidente e Oriente
Dopo il pontificato di Gregorio Magno, la Chiesa sarda pur senza recidere
mai i suoi legami di dipendenza diretta dalla Sede di San Pietro, sembra tuttavia
risentire maggiormente dellinfluenza della Chiesa orientale. Questo non signi-
fica che il metropolita di Cagliari sia passato sotto la giurisdizione del patriarca
di Costantinopoli e neppure che faccia parte a s, ma piuttosto che lisola resta
esposta, pi di altre regioni sotto la giurisdizione del patriarca di Roma, alle scel-
te ecclesiastiche della corte imperiale, alle quali gli ufficiali bizantini non manca-
no mai di tentare di allinearla.
inoltre inevitabile che la presenza in Sardegna di prelati non latini, laffer-
mazione nella sfera ufficiale ed elitaria della lingua greca, il contagio del culto e
della liturgia orientali producano, come sostiene Andr Guillou, una certa elle-
nizzazione della Chiesa sarda. Anche se tale fenomeno incontra un limite pro-
prio nella costante saldezza dei rapporti dellisola con Roma, qual testimonia-
ta, ad esempio, dai numerosi interventi che i pontefici operano sui suoi gover-
nanti e sul suo clero ancora tra ls- e lsso. Raimondo Turtas ha giustamente
stigmatizzato al riguardo un iperbizantinismo di maniera che rischia di defor-
mare la prospettiva storica.
Lancoraggio solido della Sardegna alla Chiesa doccidente si manifesta, dal-
,+
Introduzione
militari combattute contro di loro, ma non si pu neppure escludere che il ter-
mine barbaricino sia polisemico, riferito genericamente al sardo privo della cit-
tadinanza (e libert) romana.
Lassoggettamento allimperiumbizantino e allauctoritas pontificia dei barbari-
cini in quanto popolo si compie a fine del secolo VI. In una lettera al dux Zabar-
da del ,, Gregorio si compiace con lui della pace che ha concluso con loro,
che ora dovrebbe per convertire al Cristianesimo, valendosi dellazione mis-
sionaria del vescovo Felice e dellabate Ciriaco. il medesimo invito rivolto in
altra lettera ad Ospitone, dux dei barbaricini (dux, probabilmente, per dire in
questo caso di un capo, e non di un funzionario analogo a quello bizantino), che
si gi convertito alla vera religione, mentre i suoi sudditi hanno ancora lanima
prigioniera dei sensi animali e delle pietre. Qualche anno dopo, nel ,,, i pro-
gressi delloffensiva cristiana contro la diffusa idolatria non soddisfano per
ancora il pontefice, che rivolge il suo pungolo aguzzo contro il solito indolente
Gianuario: cosa aspetti ad usare la sferza della severit contro gli adoratori di
idoli, i partigiani degli aruspici e dei sortilegi? Se sono schiavi battili e tormen-
tali finch non si correggono, se sono uomini liberi cacciali in prigione.
Le resistenze alla predicazione cristiana non si spiegano per soltanto con la
negligenza del presule cagliaritano, o con lincuria dei possessores, o con linsensi-
bilit minerale di rustici e barbaricini, ma chiamano in causa anche il fiscalismo
dei governanti militari e civili dellisola che autorizzano le pratiche pagane e
specialmente il sacrificio agli idoli in cambio di denaro, persino nel caso di per-
sone che hanno gi ricevuto il battesimo. Questa sorta di privilegium sacrificandi
concesso ai neo-convertiti (o pagani dissimulati) dai massimi ufficiali dellisola
denunciato da Gregorio Magno con una lettera del i giugno , indirizzata al-
limperatrice Costantina, consorte di Maurizio (s.-oo.): lo Stato le scrive in
breve non pu far soldi con il peccato. Il malcostume potrebbe essere cessato
gi nellottobre del ooo, quando il pontefice chiede la collaborazione del preside
Spesindeo ad una campagna di conversione che il vescovo Vittore di Fausania
va sviluppando con ottimi risultati.
Questo Vittore quasi certamente il medesimo vescovo che il metropolita di
Cagliari ha destinato ad una delle diocesi pi povere dellisola, la cui sede stata
a lungo abbandonata, proprio su sollecitazione di papa Gregorio, che con una
lettera di qualche anno precedente (,) gli ha ricordato che se molti sardi vivo-
no ancora come bestie selvatiche anche per la mancanza di sacerdoti.
In ogni caso, sul finire del VI secolo, lo zelo cristianizzatore contagia ed entu-
siasma gli stessi neofiti. il caso di quel Pietro che attorno al ,, viola la sinago-
,o
La Sardegna dei giudici
Nel IX secolo la Sardegna sicuramente attraversata da unaltra grande con-
troversia religiosa, aperta nel -.o da Leone III lIsaurico con un pronuncia-
mento pubblico contro il culto delle immagini. A spingere limperatore a tale
atto sembra sia stato lorientamento iconoclasta dei vescovi dAsia Minore,
certo che con esso apre un lungo periodo di durissima lotta religiosa (-.o-
s,), che vede su fronti opposti le Chiese di Costantinopoli e di Roma, que-
stultima assai pi risoluta nel resistere alla iconoclastia. Ne consegue un ap-
profondimento ulteriore della frattura culturale e religiosa tra Oriente greco ed
Occidente romano, con un conseguente, sensibile, indebolimento delle posi-
zioni bizantine in Italia.
Non ne sappiamo abbastanza, ma una certa diffusione delliconoclastia in
Sardegna provata da una lettera che papa Leone IV (s--s) indirizza tra lso
e ls al metropolita di Cagliari Giovanni per ordinargli di distruggere laltare di
una chiesa di San Michele Arcangelo, nella diocesi cagliaritana, che era stato
consacrato dallarcivescovo Arsenio, suo immediato predecessore, gi condan-
nato come eretico iconoclasta. Nella seconda met del IX secolo, inoltre, il rac-
conto di un miracolo, unito alla vita di Teodoro Studita, fa riferimento alla ve-
nuta a Cagliari sul principio dellsoo di alcuni monaci siracusani favorevoli alli-
conoclastia e avversi a Teodoro, morto in carcere nells.o proprio per le sue po-
sizioni iconodule, e cio favorevoli al culto delle immagini.
Alcuni storici, infine, spiegano con laffermazione delliconoclastia la man-
cata sopravvivenza in Sardegna di icone e, pi in generale, la semplicit dellar-
redo sacro delle chiese, quale San Marco di Sinis, risalenti allepoca bizantina.
La posizione ambigua della Chiesa sarda tra Occidente ed Oriente produce
conseguenze anche nella sfera giurisdizionale. Nel o.- papa Onorio I (o.-o,s)
convoca a Roma larcivescovo di Cagliari e il suo clero metropolitano per chie-
dere ragione dei contrasti insorti tra di loro. Larcivescovo, che contro gli ele-
menti ribelli ha anche scagliato lanatema, risponde alla convocazione e si pre-
senta disciplinato di fronte al tribunale pontificio. Non cos il clero, che rifiuta di
piegarsi. Il pontefice invia pertanto a Cagliari il defensor Barbato per prelevare i
chierici dissidenti e condurli a Roma. Questi incontra per lopposizione del
preside Teodoro che invia i ribelli in Africa, forse a Cartagine, davanti al tribu-
nale dellesarca.
Onorio I cos costretto a reclamare presso il prefetto del pretorio africano,
Gregorio, i privilegi giurisdizionali di Roma sulla Sardegna, concessi a met oo
dallimperatore Valentiniano III secondo un atto in copia esibito dal rappresen-
tante del pontefice, il suddiacono Sergio. Il caso arriva allimperatore bizantino
,,
Introduzione
tronde, anche nel comportamento del suo clero in occasione delle due maggio-
ri controversie religiose che agitano limpero tra il VII e il IX secolo.
La prima di esse si sviluppa lungo il VII secolo, ed provocata dal monote-
lismo. Si tratta di una formula teologica che tenta di conciliare le due opposte
concezioni del diofisismo e del monofisismo, che attribuiscono al Cristo ora
due nature ora una sola (quella divina), riconoscendo nel Cristo una sola vo-
lont. Tale formula alla base di un editto redatto dal patriarca di Costantino-
poli Sergio, che nel o,s ne ottiene la pubblicazione, con il titolo di Ekthesis, da
parte dellimperatore Eraclio (o+o-o+), che lo fa affiggere nel nartece di San-
ta Sofia.
Il monotelismo incontra subito lopposizione della Chiesa di Roma ed anche
in Africa settentrionale fortemente combattuto da Massimo il Confessore, il
pi grande teologo del tempo. Un successivo tentativo di conciliazione, operato
dallimperatore Costante II (o+-oos) che nel os fa pubblicare il Typos, in cui de-
cide la rimozione dellEkthesis di Sergio dal nartece di Santa Sofia ed impone la
cessazione di ogni discussione in merito, fallisce miseramente. Il problema teo-
logico infatti in tal modo rimosso, non risolto, e di conseguenza un concilio riu-
nito nel o, nel Laterano da papa Martino condanna sia lEkthesis che il Typos.
Nel o, Martino arrestato, processato dal Senato di Costantinopoli ed esiliato a
Cherson, dove muore di stenti nel oo. La medesima sorte spetta a Massimo il
Confessore, che finisce i suoi giorni nella fortezza di Schemarium a Lazika.
Tra i seguaci di Massimo il Confessore c il monaco Anastasio che a met del
VII secolo indirizza dal suo esilio in Crimea una lunga lettera teologica ai mona-
ci di Cagliari informandoli dellevoluzione degli eventi ed esortandoli a restare
nella vera fede. Nella quale sono certamente rimasti larcivescovo di Cagliari e il
vescovo di Torres che partecipano al concilio in Laterano del o,, schierandosi
contro il monotelismo.
Nondimeno questa eresia ha avuto adesioni anche in Sardegna, sotto la pres-
sione dei funzionari bizantini ligi alle direttive dellimperatore. Poco dopo il
concilio di Costantinopoli, tenuto tra il oso e il os+, che condanna definitiva-
mente il monotelismo, il vescovo di Sulci Eutalio deve infatti prestare una pro-
fessione di fede, nella quale ricorda dessere stato costretto con altri religiosi a
sottoscriverne una fraudolenta, in senso monotelita, da certo Giovanni, exceptor
del dux di Sardegna. Secondo Alberto Boscolo a spingere Eutalio a tale gesto
potrebbe essere stato larcivescovo di Cagliari Citonato, che durante il concilio
di Costantinopoli ha sostenuto, anche a costo di persecuzioni, una ferma posi-
zione di condanna del monotelismo.
,.
La Sardegna dei giudici
per la confezione degli indumenti pontificali. Nellso papa Niccol I (ss-so-)
stigmatizza le unioni illecite e incestuose che i giudici sardi sarebbero soliti con-
trarre sin dai tempi di Gregorio IV (s.--s). Ma perch il plurale iudices?
Alcuni storici pensano che esso faccia riferimento non a una pluralit di giudi-
ci contemporaneamente al potere in diverse parti dellisola, ma alla successione
dei giudici governanti lintera Sardegna tra Gregorio IV e Niccol I, e ancor pri-
ma. Altri ritengono viceversa di poter dedurre dal plurale iudices una divisione
gi avvenuta della Sardegna in quattro giudicati. Tanto pi che qualche anno do-
po anche papa Giovanni VIII (s-.-ss.) indirizza una lettera ai principes Sardiniae
esortandoli a manomettere alcuni prigionieri presi in Grecia e tenuti nella con-
dizione di schiavi. In verit qualche studioso, tra i quali Alberto Boscolo, ha rite-
nuto di poter individuare in questi principes non i giudici, ma i maggiorenti delli-
sola proprietari di latifondi e di servi.
Se ritenessimo questa opinione di Boscolo una forzatura interpretativa do-
vremmo ipotizzare che la quadripartizione, o comunque una divisione, delliso-
la sia intervenuta tra i pontificati di Leone IV e di Niccol I. Si tratterebbe per
di un evento che non lascia altre tracce sino allXI secolo e offre di fatto campo
libero ad ogni acrobazia congetturale. E come spiegare la formula del Libro delle
cerimonie, redatto sotto limperatore Costantino VII Porfirogenito (,+.-,,),
che fa riferimento ad un unico arconte di Sardegna. Con una ripresa del domi-
nio greco sullisola, in quella che stata definita let doro dellimpero bizanti-
no (s,-+o.), come sembra ritenere Andr Guillou?
Torneremo sulla questione trattando pi specificamente dellorigine dei giu-
dicati, qui basta segnalare una divergenza di opinioni in merito alla fine della di-
pendenza della Sardegna da Bisanzio che si alimenta di una esiguit disperante
delle fonti disponibili.
,
Introduzione
Eraclio che nel o., riafferma le prerogative ecclesiastiche nel giudizio dei chie-
rici, nelle cause civili relativamente allemissione e allapplicazione delle senten-
ze e nelle cause penali alla sola istruzione dei processi.
. Eclissi bizantina
Le nebbie che avvolgono il primo secolo del domino bizantino della Sarde-
gna sinfittiscono ancor pi nei secoli successivi, tanto da rendere irrisolvibile
allo stato attuale della documentazione il problema della sua durata effettiva.
Allinizio del VII secolo la flotta imperiale bizantina dalto mare controlla an-
cora gli scambi marittimi nel Mediterraneo utilizzando le stazioni portuali di
Aquileia, Cartagine, Ceuta, della Sicilia, della Sardegna e delle Baleari anche per
la difesa dagli arabi, ma successivamente essa man mano sostituita dalle flotte
locali dei temi, con la scomparsa dei prefetti marittimi che governavano le basi
pi importanti. Allinizio del secolo VIII la caduta dellesarcato dAfrica lascia
probabilmente la Sardegna abbandonata a se stessa. Esarca del tema di Sarde-
gna il termine tema, che significa un corpo darmata, viene usato per indica-
re le nuove circoscrizioni militari stato anche quel dux Flavio Pancrazio di
cui si fatta gi menzione.
Nel IX secolo la Sardegna risulta amministrata da un ipatos oconsul che sembra
avere assorbito le funzioni sia del preside che del dux, conservando peraltro
questo secondo titolo. Sul principio dellsoo linvocazione contenuta in un sigil-
lo ci conserva la memoria di un Teodato console e duca di Sardegna. A questo
funzionario dovrebbe spettare anche il titolo di patricius, proprio degli esarchi,
almeno secondo la testimonianza di un geografo arabo, Ibn Khurdadhbih, che
tra lso e ls annota la presenza in Sardegna di un batrq, cui sembrerebbe af-
fidato anche il governo delle Baleari e della Corsica.
Secondo Alberto Boscolo questo funzionario il medesimo che alcune lette-
re pontificie di questo periodo definiscono iudex, un termine latino gi utilizza-
to da Gregorio Magno in riferimento al preside. In quanto erede del prefetto del
pretorio lipatos o consul anche designato, almeno a partire dal X secolo, con il
termine arconte, che secondo Andr Guillou spetta al capo di una regione
formalmente considerata bizantina ma di fatto eccentrica rispetto allimpero.
Larconte potrebbe essere lo stesso giudice documentato per il IX secolo, quel
medesimo iudex Sardiniae cui papa Leone IV si rivolge nells+ per averne linvio
a Roma di un reparto militare e la fornitura di una certa quantit di lana marina
,
La Sardegna dei giudici
. Eclissi bizantina
La bibliografia sul tema proposta nel cap. I.., cui si deve aggiungere, per il con-
tributo innovativo, il lavoro di Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca (SPANU-ZUCCA
.oo).
,-
Introduzione
Nota allintroduzione
+. Una provincia bizantina
Le ricostruzioni sinora pi esaustive della storia della Sardegna bizantina sono di
Alberto Boscolo, La Sardegna bizantina e alto-giudicale (si veda, nella bibliografia a fine
testo, BOSCOLO +,-s), e di Andr Guillou (GUILLOU +,ss). anche utile la rapida
sintesi di Pier Giorgio Spanu, La Sardegna vandalica e bizantina (SPANU .oo.).
Di notevole interesse il recente volume Ai confini dellImpero. Storia, arte e archeologia
della Sardegna bizantina (COSENTINO-CORRIAS .oo.).
Per quanto concerne il contributo dellarcheologia: SPANU +,,s, e la pregevole sin-
tesi di Rossana Martorelli, Cagliari in et tardoantica ed altomedievale (MARTORELLI .oo).
Sempre su Cagliari sono importanti le ricerche di Maria Antonietta Mongiu (MON-
GIU +,s,).
Sullattacco, o sugli attacchi, dei Longobardi contro la Sardegna TANGHERONI
.ooa.
La ricostruzione del periodo bizantino qui operata si riconnette strettamente al
cap. XI, Let vandalica, della Storia della Sardegna antica, a cura di Attilio Mastino (si ve-
da MASTINO .oo) pp. ,,-o,.
.. Il governo militare e civile
Oltre ai citati BOSCOLO +,-s e GUILLOU +,ss, sono utilizzati: Besta +,os, I, pp. +,-
.-; Salvatore Cosentino, Potere e istituzioni nella Sardegna bizantina, in COSENTINO-COR-
RIAS .oo., e specialmente I sigilli bizantini della (si veda SPANU-ZUCCA
.oo).
,. Chiesa e societ al tempo di Gregorio Magno
Si fa riferimento, essenzialmente, ai lavori di Andr Guillou, La diffusione della cultu-
ra bizantina (si veda GUILLOU +,ssa), e di RAIMONDO TURTAS, La chiesa sarda dalle ori-
gini fino al periodo spagnolo, in BRIGAGLIA-MASTINO-ORTU .oo., vol. II, pp. o-s. (ma
-.---).
. Una Chiesa tra Occidente e Oriente
Deriviamo le nostre informazioni da BOSCOLO +,-s, e da A. GUILLOU, La diffusione
della cultura bizantina (AA. VV. +,ss). Per la storia pi generale delle controversie reli-
giose del monotelismo e del culto delle immagini Georg Ostrogorsky, Geschichte des
Byzantinischen Staates, OSTROGORSKY +,o,.
,o
La Sardegna dei giudici
i
UN MONDO MISTERIOSO
Prologo
Il + ottobre +ooo le truppe normanne guidate da Guglielmo il Conquistatore
sbaragliano ad Hastings il re Harold di Wessex. Qualche tempo dopo alcune
migliaia di nobili e cavalieri inglesi si sottraggono al dominio normanno imbar-
candosi su una grande flotta che intraprende un lungo viaggio per raggiungere
lOriente bizantino, dove intendono mettersi al servizio dellimperatore.
Durante il viaggio incontrano unisola che non conoscono, e vi sbarcano per
distruggere e razziare, convinti di essere approdati tra genti pagane e infedeli.
Meglio informati di trovarsi tra cristiani, cessano le offese e humiliter restituisco-
no il maltolto e risarciscono i danni. Gratificati da simile moderazione, i principes
Sardiniae avrebbero consegnato loro ben +,oo servi per equipaggiare le navi cat-
turate ai saraceni.
Gli inglesi sono ancora in Sardegna, quando ricevono notizia che Costantino-
poli, la lorometa, stata assediata dai pagani. La notizia forse recata dalla lette-
ra che il i marzo +o- Gregorio VII, rispondendo agli appelli dellimperatore bi-
zantino Michele VII, invia a tutti i difensori della fede cristiana per soccorrere la
citt e il grande impero aggrediti dai pagani. probabile, dunque, che gli inglesi
muovessero proprio dalla Sardegna per raggiungere lOriente.
Lepisodio resta controverso in pi di un punto, ma se vero sarebbe singolar-
mente significativo di una protratta estraneit della Sardegna, sino alla vigilia
della riforma gregoriana, alloccidente cristiano, quasi un mondo misterioso.
+. La Sardegna e gli Arabi
Nellautunno del +o+ d.C. un centinaio di navi arabe fa la sua comparsa mi-
nacciosa sulle coste meridionali della Sardegna.
Non la prima volta che is morus vengono nellisola per far bottino di gente, di
bestiami, di robe. Le spedizioni arabe, provenienti da punti diversi dellAfrica
,,
Figura 1: La Sardegna intorno al 1300.
,s
confini di giudicato
confini di regione geografica
confini di curatoria
Campidano di Cagliari
1. Campidano
2. Decimo
3. Gippi
4. Nuraminis
Siurgus
5. Siurgus
Trexenta
6. Trexenta
Gerrei
7. Gerrei
Sulcis
8. Nora
9. Sulcis
Partiolla
10. Dolia
Iglesiente
11. Cixerri
Sarrabus-Quirra
12. Colostrai
13. Quirra
14. Sarrabus
Ogliastra
15. Ogliastra
Campidano occidentale
16. Bonorzuli
17. Campidano
Maggiore
18. Campidano
Milis
19. Campidano
Simaxis
20. Monreale
Marmilla
21. Marmilla
22. Parte Montis
Arborea
23. Parte Usellus
24. Parte Valenza
Valle del Tirso
25. Parte Barigadu
26. Parte Cier
Barbagia
27. Austis
28. Barbagia Belv
29. Barbagia Ollolai
30. Barbagia Seulo
31. Mandrolisai
Zona di Sassari
32. Flumenargia
33. Coros
34. Montes
35. Nulauro
36. Romangia
Logudoro
37. Figulina
38. Oppia
Anglona
39. Anglona
Monteleone
40. Monteleone
Monte Ferru
41. Montiferro
Planargia
42. Planargia
Meilogu
43. Cabudabbas
44. Costavalle
45. Meilogu
Marghine
46. Marghine
Goceano
47. Goceano
Zona di Nuoro
48. Bitti
49. Dore
Montacuto
50. Montacuto
Le Baronie
51. Orosei
52. Posada
Gallura
53. Balariana
54. Canahini
55. Fundimenti
56. Gemini
57. Montangia
58. Orfilli
59. Taras
60. Unali
Nurra
61. Nurra
guerrieri appiedati ha la meglio sulle formazioni sarde, capeggiate da un Malut
ucciso sul campo. Mugiahid occupa quindi una parte imprecisata della Sarde-
gna meridionale un insediamento arabo stato identificato in localit Piscina
Nuxedda, presso San Gregorio nelle vicinanze di Cagliari , ma nel giro di po-
che settimane, per ragioni ancora sconosciute, fa rientro in Spagna.
Nella successiva primavera del +o+o, le navi del principe di Denia si ripresen-
tano nelle acque sarde, certo per completare loperazione di conquista, ma sono
intercettate in un golfo imprecisato dellisola e rovinosamente sconfitte da una
flotta delle repubbliche marinare di Genova e Pisa. I due comuni italiani si sono
coalizzati per impedire unulteriore espansione degli Arabi, e per mettere final-
mente fine alle loro incursioni armate sulle coste della Penisola. Pisa stata og-
getto di unincursione saracena appena qualche anno prima, nel +oo, mentre
Genova ha fatto pochi decenni innanzi la triste esperienza dei colpi di mano che
partivano ora dalla base araba di Fraxinetum, in prossimit dellodierna Saint
Tropez, ora dalle stesse coste africane.
Come il fatto militare si sia effettivamente svolto non dato di sapere: i croni-
sti dambo le parti tirano lacqua, ciascuno, al proprio mulino, e se quelli arabi at-
tribuiscono la responsabilit principale della sconfitta di Mugiahid al cattivo
tempo e alla malasorte, quelli pisani e genovesi esaltano labilit manovriera e la
determinazione della flotta cristiana che sarebbe piombata sui musulmani
mentre gi stavano per lasciare lisola, nellattesa timorosa del nemico.
Ecco comunque, a titolo desempio, il racconto pi esteso e particolareggia-
to di parte araba, fornito da Ad-Dhubbi e riportato da Michele Amari:
[Mugiahid] era entrato con le navi in un porto dellisola, contro lespresso
ammonimento del suo primo pilota Ab Kharrb, quandecco levarsi un vento
che ad una ad una gitt le nostre navi a terra, dove i Rm non avean altra briga
che di pigliare i nostri e ammazzarli. Ad ogni nave che si vedeva cader nelle loro
mani Mugiahid rompeva in altissimo pianto, non potendo, n egli n altruomo
al mondo dare aiuto ai Musulmani in quel furor del mare e dei venti. Allora Ab
Kharrb ci si fece incontro recitando questo verso: Piange lanimale, ma io
non gli dir / Dio ti consoli; no, ch questanimale piange per dappocaggine
(Biblioteca arabo-sicula, p. +++, nota ).
Durissima , comunque, la sconfitta del principe di Denia, che lascia nelle ma-
ni dei nemici cristiani molti uomini, compresi una concubina, un fratello e un fi-
glioletto di sette anni, Al, che viene ceduto in ostaggio allimperatore Enrico II
di Germania, dal quale sar riscattato due anni dopo. Al sar il successore del
padre nel dominio di Denia e delle Baleari. Un altro cronista arabo, Ibn al-Athir,
+
i. Un mondo misterioso
gi musulmana, vi erano state particolarmente violente nella prima met del
-oo, quando lIslam si trovava in quella fase pi virulenta di espansione mediter-
ranea che lavrebbe in breve portato alla conquista di gran parte della penisola
iberica. Secondo alcuni cronisti arabi lincursione del -.-, si sarebbe conclusa
con lassoggettamento dellisola al pagamento della gizyac, ma non ci dicono
per quanto tempo.
La Sardegna non cadeva comunque sotto il controllo arabo, come conferma-
no le successive incursioni degli anni s+,, s+o-+-, s,-,, verificatesi nello stes-
so periodo in cui si preparava e poi realizzava la difficile conquista della Sicilia,
iniziata con i primi attacchi dells.- e conclusa soltanto nel ,o., nellarco di set-
tantacinque anni.
Nessuna fonte autorizza a pensare come stato sostenuto anche recente-
mente che gli arabi abbiano conseguito un dominio, diretto o indiretto, delli-
sola, e se lerudizione locale ama, e non soltanto in Sardegna, scorgere le tracce
della civilt araba in molteplici espressioni del lavoro e dellarte, della lingua e
del costume, la verit che queste tracce non sono cospicue neppure nelle re-
gioni, come la Spagna e la Sicilia, che sono rimaste a lungo sotto il dominio isla-
mico. Sembra pi certo, invece, che lesperienza ripetuta e sanguinosa, lungo tre
secoli, delle incursioni arabe abbia aggravato lo spopolamento dellisola, e spe-
cialmente delle sue coste, spingendo gli abitanti delle citt a ritirarsi verso lin-
terno, al riparo di acque lagunari basse e non navigabili, come gli abitanti di Ca-
gliari che in epoca non precisabile si spostano sul bordo dello stagno di Santa
Gilla, o quelli di Tharros che nellXI secolo danno vita ad Oristano, protetta dai
grandi stagni del Sassu, di Santa Giusta e di Cabras. E sembra altrettanto certo
che alla presenza degli Arabi, che incombe su tutto il Mediterraneo dallVIII se-
colo, si debba pure il distacco della Sardegna da Bisanzio, avvenuto con buona
probabilit al principio del X secolo.
Nel +o+ a guidare lattacco arabo contro lisola Mugiahid, principe di De-
nia, citt situata sulle coste meridionali della Valenza, in Spagna. Secondo le
fonti arabe si tratterebbe di un liberto, forse di origine cristiana, che aveva com-
piuto la sua ascesa sociale e politica sotto la protezione del califfo di Cordova,
Al Mansur. Lasciata la corte di Cordova dopo la morte del suo protettore, Mu-
giahid si era costituito una sua signoria autonoma, con lambizione a crearsi un
vasto dominio mediterraneo. Punta alla Sardegna dopo aver gi conquistato,
nel +o+, le Baleari.
Il teatro dello scontro pi violento nel Campidano meridionale e la forte ca-
valleria araba almeno mille cavalieri, assistiti da un numero imprecisato di
o
La Sardegna dei giudici
.. Lorigine dei giudicati
Non vi sono ancora certezze sui tempi e sulle modalit del distacco politico
della Sardegna dallImpero di Bisanzio. Non sono comunque pochi gli indizi di
un perdurare dei rapporti e dei legami dellisola con il mondo greco-orientale
lungo parte almeno del X secolo d.C., a conforto di una convinzione espressa
soprattutto da Enrico Besta.
Nei magistrali studi sulle istituzioni medievali sarde con cui illustrava i suoi
anni di insegnamento sassarese, questo eminente storico del diritto italiano si
sforz di spiegarne limpronta originale, i caratteri largamente difformi rispetto
alle istituzioni sociali e politiche, economiche e giuridiche dellEuropa occiden-
tale, proprio con la loro derivazione bizantina. Ebbe come principale contrad-
dittore un altro grande esponente della storiografia giuridica ed istituzionale
italiana, Arrigo Solmi che iniziava pure lui in Sardegna, ma a Cagliari, il suo
magistero accademico il quale preferiva invece innestare i primi germi del di-
ritto e delle istituzioni giudicali sul tronco pi antico e robusto delleredit ro-
mano-latina.
La discussione tra i due studiosi vert anzitutto sullorigine della stessa auto-
rit del giudice sardo. Per Enrico Besta essa si riconnette allufficio bizantino
dellarconte, come prova il Libro delle cerimonie dellimperatore Costantino VII
Porfirogenito (,+,-,,) che, quando fa menzione della forma di ordinazione di
una serie di ufficiali al governo di alcune regioni periferiche i duchi di Venezia
e di Napoli, i principi di Capua e di Salerno, gli arconti di Amalfi e di Gaeta vi
inserisce anche larconte di Sardegna. Il termine post quemdi questa citazione sa-
rebbe per Besta lanno ,+, quando si ebbe quella ripresa bizantina nellambito
mediterraneo che, dopo un periodo di difficolt per lespansione araba, con-
sent allImpero di imporre a tali ufficiali, se non il suo potere diretto ed effetti-
vo, almeno un protettorato nominale.
La conferma di questo persistente legame politico della Sardegna con Bisan-
zio resa pi netta, ad Enrico Besta, da alcune iscrizioni greche rinvenute nella
Sardegna meridionale, e attribuibili senza possibilit di maggior precisione
ai decenni a cavallo tra X e XI secolo. La pi antica sarebbe quella ritrovata scol-
pita sul gradino marmoreo dellaltare della chiesa di San Giovanni di Assemini,
contenente linvocazione del soccorso divino per larconte di Sardegna Torchi-
torio e per la consorte Getilesa. Una seconda iscrizione, impressa su un marmo
della chiesa di SantAntioco di Sulci, invoca il medesimo kyrios per il protospa-
tario Torchitorio, per larconte Salusio e per Sinispella. Pi esplicita ancora li-
,
i. Un mondo misterioso
conclude il suo racconto dellimpresa di Mugiahid notando che non accaddero
dopo ci altre scorrerie musulmane in Sardegna. Losservazione fondata nel
caso particolare del principe di Denia, che non si occuper pi della Sardegna,
ma ha anche un valore pi generale, in quanto lo scontro tra musulmani e cri-
stiani nelle acque sarde mette fine al periodo pi intenso delloffensiva islamica
contro i paesi che si affacciano nel Mediterraneo; unoffensiva che nei secoli
successivi si manifester soltanto in scorrerie sporadiche ed ininfluenti. Con la
vittoria del +o+o, Pisa e Genova inaugurano viceversa il periodo pi glorioso
della loro affermazione economica e politica.
Nella competizione che si apre subito tra le due citt troppo vicine per non
doversi contendere il dominio tirrenico e troppo affini per non tentare le stesse
vie di espansione in Occidente ed in Oriente la Sardegna acquista subito un
valore strategico, sia per la sua centralit mediterranea, sia per la debolezza delle
sue difese, che la rende bisognosa non solo di merci ma anche di protezione na-
vale.
abbastanza sorprendente che dopo la vittoria delle flotte italiane sugli Ara-
bi trascorra ancora quasi mezzo secolo prima che i documenti ci aprano scenari
pi chiari sulle vicende della Sardegna. Come capita sovente, questo vuoto ha
sollecitato ipotesi e ricostruzioni fantasiose, a partire da quelle stesse cronache
genovesi e pisane che ricordano ed esaltano limpegno crociato delle due citt.
Nel caso del successo contro Mugiahid lo scopo per anche quello di fornire
patenti di legittimazione a quel dominio dellisola che Pisa e Genova si sforze-
ranno di conseguire nei secoli successivi, sempre in aspra competizione tra loro,
e senza averne mai un riconoscimento formale e durevole da parte dellImpero
e del Papato.
nel quadro di questa ipoteca politica ed ideologica che il Chronicon pisanum
auctoris incerti, racconta di altre vittorie pisane su Mugiahid, sino a quella conclu-
siva del +oo (quando il principe di Denia in realt gi morto), che il pontefice
avrebbe compensato con linfeudazione dellisola al comune. Una variante di
questo racconto quello della Historia di Pisa di Ranieri Sardo che ad unulterio-
re vittoria su Mugiahid, con una spedizione avvenuta nel +o.o-.+, fa seguire un
accordo tra le due citt per spartirsene i frutti: a Genova sarebbe stato concesso
il diritto temporaneo di saccheggio e spoliazione della Sardegna, a Pisa il domi-
nio durevole su tutto il territorio. Sulla base di simili fantasiose ricostruzioni,
raccolte e rifuse dapprima nelle Istorie pisane di Raffaello Roncioni e poi accredi-
tate e arricchite da altri numerosi autori, poteva ben svilupparsi la convinzione
dei pisani che a loro si dovesse infine la stessa creazione dei giudicati.
.
La Sardegna dei giudici
Solmi ipotizza anche che luso del titolo di arconte e della stessa lingua greca
si dovesse alla probabile origine bizantina della famiglia regnante, tanto pi
che luso del greco nelle iscrizioni dedicatorie delle chiese attestato in Sarde-
gna soltanto per il Cagliaritano. La recente scoperta di un sigillo giudicale con
leggenda greca anche nellArborense smentisce questa seconda ipotesi del Sol-
mi, mentre la prima come vedremo pi in l appare meritevole di qualche ri-
flessione.
Al principio dellXI secolo attestata lesistenza di un arconte o giudice per
lintera isola. Nessun documento decisivo conforta lipotesi da alcuni avanzata
di una suddivisione dellisola in quattro giudicati sin dal X e persino dal IX seco-
lo, quando gi documentato luso del termine iudex per indicare gli esponenti
del potere pubblico.
Il nuovo accredito in merito concesso ad alcune fonti da tempo sospette la-
scia perplessi, in quanto si tratta di fragili tessiture a posteriori di elementi narra-
tivi, a carattere talora leggendario, che sono trasmessi dalla tradizione orale. il
caso del cosiddetto Condaghe di San Gavino, il cui testo definitivamente fissato
dal canonico Francesco Rocca, che lo d alle stampe nel +o.o.
Neppure il tentativo, a tratti patetico, di certa erudizione locale di ritrovare in
epoca pi antica le origini autentiche di questo o quel giudicato, magari affon-
dando di pi e meglio le radici di ciascuna dinastia giudicale nella storia delli-
sola, ha sinora prodotto risultati apprezzabili.
La prima inequivocabile attestazione dellesistenza in Sardegna di quattro
giudici di equivalente dignit, in ambiti territoriali distinti, resta infatti fissata al-
la data, + ottobre +o-,, della lettera che il pontefice Gregorio VII (+o-,-+os)
invia da Capua ad Orzocco di Cagliari, Orzocco dArborea, Mariano di Torres e
Costantino di Gallura.
Quasi tutti gli storici concordano sullunificazione nelle mani dellarconte
sardo di quelle funzioni militari e civili che durante il dominio bizantino erano
delegate a due ufficiali diversi, il dux e il praeses. La compenetrazione delle due
funzioni essenziali di governo, resa necessaria proprio dallallentarsi dei rap-
porti con Bisanzio e dalla esigenza di una pi efficace unit di comando nella di-
fesa dalle incursioni arabe, sembrerebbe gi compiuta tra la fine dellVIII e il
principio del IX secolo, periodo cui risale un prezioso sigillo recante uninvoca-
zione alla madre di Dio a beneficio di Teodato ipatos e doux di Sardegna. Suc-
cessivamente una descrizione corografica dellImpero bizantino, redatta tra
lso e ls d.C. dallarabo Ibn-Khurdadhbih, ufficiale dellamministrazione
dei califfi, annovera questo medesimo funzionario sardo tra i sei patrizi provin-

i. Un mondo misterioso
scrizione rinvenuta su un marmo della chiesa di Santa Sofia di Villasor, con
unanaloga invocazione che attribuisce il titolo di nobilissimi arconti sia a Tor-
chitorio, regio protospatario, che a Salusio, i quali sembrebbero dunque asso-
ciati nel governo dellisola. In una quarta iscrizione, proveniente come la prima
da San Giovanni di Assemini, ricompare Sinispella (Nispella) nella qualit di
fondatrice della chiesa.
Besta ritiene che il Torchitorio investito del titolo bizantino di protospata-
rio sia successivo di almeno due generazioni a quello della prima iscrizione.
Linsieme di questa documentazione epigrafica confermerebbe, in definitiva,
lesistenza ancora dopo lanno mille, alla vigilia dellinvasione di Mugiahid, di
relazioni politiche formali certo, ma non insignificanti tra la Sardegna e Bi-
sanzio. Il titolo di protospatario (primo portaspada) non tra i primissimi nel-
la tavola delle precedenze e dei ranghi dei funzionari bizantini, n sembra esser-
vi pi connessa, a fine X secolo, una specifica funzione o carica, ma esso ha co-
munque un valore di distinzione (implicante, forse, un suo prezzo anche mone-
tario), segnala lappartenenza ad una dignit ed ordine aristocratico, per cui
difficile pensare che il potersi o volersi insignire di esso non avesse, anche per
larconte sardo, un qualche significato simbolico, se non pratico. Segno, in ogni
caso, di una perdurante influenza culturale e ideologica dellImpero bizantino,
almeno su quella famiglia eminente che andava trasformando il suo governo
dellisola, comunque acquisito, in dignit ereditaria o dinastica. Sappiamo, del
resto, che anche in ambito bizantino gi nel X secolo cominci a radicarsi il con-
cetto di lignaggio, con la fissazione di un nome di famiglia che ne diveniva il
contrassegno esteriore.
Gli arconti sardi ricordati dalle iscrizioni greche portano nomi che non sono
n personali n familiari, come ha intuito per primo Arrigo Solmi ma sono
nomi dufficio o pubblici, Torchitorio o Salusio, impressi sulle due facce dellu-
nico sigillo disponibile, utilizzate a vicenda per distinguere ciascun arconte dal
suo predecessore.
Arrigo Solmi accetta la tesi dellarconte quale titolare come poi il giudice
di un potere militare e civile, ma non ritiene che questo potere fosse dorigine
bizantina, in una continuit non solo formale degli ordinamenti imperiali nelli-
sola. Pensa piuttosto che un titolo vago e generico, privo gi da tempo di con-
tenuti reali, servisse a designare un capo del governo locale affermatosi in
rapporto alle dinamiche e alle esigenze di una realt del tutto autonoma da Bi-
sanzio, almeno dal IX secolo, e interessata da una trasformazione spontanea e
profonda.

La Sardegna dei giudici


ni, normalmente dotati di un lotto o fondo per lespletamento delloneroso ser-
vizio militare a cavallo, e sarebbero anche lantecedente diretto dei lieros de caval-
lu menzionati da fonti posteriori. Lemergere pi marcato di questa piccola ari-
stocrazia militare nel XII e XIII secolo quando i giudicati sono pienamente
coinvolti nella competizione tra Genova e Pisa , non oscura mai del tutto, co-
munque, le sue originarie caratteristiche bizantine, anche per lassenza nellisola
dellistituto cavalleresco feudale, con tutto il suo corredo rituale, investitura
compresa.
I lieros de cavallu restano, insomma, una sorta di ufficialit militare, esente da-
gli oneri pi servili, ma che rischia facilmente il declassamento alla condizione
comune dei contadini quando non in grado di far fronte agli obblighi del
proprio servizio, quali larmatura del cavallo o la partecipazione alle cavalcate
belliche e cerimoniali. Anche nel caso del rapporto tra caballares e lieros de caval-
lu la tracciatura di una continuit politico-istituzionale troppo meccanica ri-
schia comunque di far velo ai processi reali: resta infatti da spiegare perch i
maggiorenti logudoresi non disdegnino tra XI e XII secolo di fregiarsi della
qualifica di caballare come di un titolo onorifico, mentre i successivi lieros de ca-
vallu rappresentano un gruppo a s, e di status inferiore, rispetto al ceto dei li-
veros maiorales.
Sempre in tema di eredit istituzionale bizantina, va richiamato il termine
parte utilizzato per indicare un distretto territoriale, pi normalmente corri-
spondente alla curatoria, ma che pu anche coincidere con lintero giudicato, co-
me nella leggenda in lingua greca dei sigilli dei giudici di Cagliari. Resta tuttavia
fondata lobiezione al riguardo di Arrigo Solmi, che nellespressione greca ar-
chon mereias Kalareos vede una traduzione letterale dellespressione propria-
mente sarda (e prima latina) iudike de parte de Kalaris.
Unaltra chiara sopravvivenza bizantina sarebbe piuttosto, secondo Giulio
Paulis, luso del termine sinotu (dal greco sinodos) per indicare quella corona o cor-
te giudiziaria che si riuniva a date fisse nella citt di Torres (da cui lespressione
sa die de sinotu).
Limpronta bizantina della Sardegna giudicale certo pi visibile osserva lo
stesso Paulis ove si lasci lambito dei poteri politici eminenti e si guardi allin-
sieme delle tracce rimaste impresse sulla vita quotidiana e sulla cultura materia-
le, sulla struttura sociale e sullorganizzazione ecclesiastica, sulle espressioni
dellarte e del rito. Ma in queste pagine introduttive, in cui ancora procediamo a
tentoni, senza lilluminazione ingannevole di documenti di produzione pi tar-
da, dobbiamo limitarci a quelle poche informazioni che ci vengono da docu-
-
i. Un mondo misterioso
ciali, accanto al pretore di Sicilia, ai duchi di Napoli, di Gaeta e di Benevento e
allo stratega di Longobardia. Secondo Enrico Besta luso di indicare questi fun-
zionari provinciali con il titolo di patrizio, in origine puramente onorifico, ri-
salirebbe al secolo precedente questa attestazione araba.
A questo punto ci sembra per di poter lasciare il terreno, quanto mai acci-
dentato, delle continuit istituzionali tra Bisanzio e giudicati, per raccogliere
linvito di Arrigo Solmi a guardare anche alle trasformazioni civili e politiche in
atto in una realt le cui relazioni con Bisanzio, se non interrotte, sono divenute
comunque intermittenti e discontinue. Lunificazione dei poteri civili e militari
nelle stesse mani pu ben essere in rapporto con lo stesso radicamento al pote-
re di una famiglia (o di un gruppo di famiglie alleate) che si sforza prima di ren-
dere vitalizio lufficio dellarconte e quindi di trasmetterlo in successione ad un
figlio. Nel IX secolo questo fenomeno in atto a Venezia e a Napoli per lufficio
ducale. Alla base di questa sorta di patrimonializzazione dellufficio di governo
da parte di una o pi famiglie c, con buona probabilit, una precedente acqui-
sizione di vasti domini fondiari. A sua volta, la monopolizzazione della carica di
governo sollecita la tendenza della famiglia eminente ad articolarsi in lignaggio,
con la necessit conseguente di adottare un cognome che ne rappresenti, come
si gi osservato, lelemento di identificazione allesterno.
Si tratta di processi che nelle regioni dellEuropa occidentale maturano nel-
lambito di una organizzazione di tipo feudale, diffusamente gerarchizzata, del-
le relazioni civili e politiche, ma che sono in atto anche nellImpero bizantino tra
X e XI secolo, quando i suoi ordinamenti cominciano ad evolvere sulla base
non pi di una gerarchia delle funzioni, bens di una gerarchia del sangue e della
parentela. Gli sviluppi in atto nella Sardegna tra X e XI secolo nella direzione
qui ipotizzata di potenziamenti signorili a base fondiaria e dinastica sarebbero
pertanto compatibili con quanto si verifica sia nellEuropa occidentale sia nel
mondo bizantino.
Neppure la tesi di Enrico Besta di una protratta presenza bizantina in Sarde-
gna confligge dunque, almeno nella sostanza, con questa ipotesi della forma-
zione largamente spontanea ed originale del giudicato come forma di governo
locale. Il fermento del nuovo pu ben agire entro o nonostante il guscio di isti-
tuzioni obsolete.
quanto sembra verificarsi anche nel caso di quei caballares che compaiono in
alcune schede del Condaghe di San Pietro di Silki, la cui ascendenza bizantina, sug-
gerita dallo stesso Besta, stata recentemente resa pi persuasiva da Giulio Pau-
lis. Questi caballares sardi sarebbero lanalogo degli stratiotes o kaballarioi bizanti-
o
La Sardegna dei giudici
ne acque, che vi sistem una sua residenza per passarvi linverno e la primavera,
mentre lestate la passava in Santa Maria de Campulongu, ove si faceva portare
lacqua entro la chiesa.
Sul valore documentario del Libellus dovremo tornare, intanto ricordiamo
che un punto fermo nella cronotassi dei giudici turritani fissato dal quarto
giudice nella serie effettivamente documentata, Gonario, regnante tra il ++.- e
il ++,, che ricorda come suoi predecessori soltanto il bisnonno Barisone, il
nonno Mariano e il padre Costantino (Tola +so+-os, XII, o).
Nel caso dei giudici logudoresi presto attestata anche la presenza dei giu-
dici di fatto, che svolgono funzioni di governo qualora o dove il giudice tito-
lare ne sia impossibilitato per qualche ragione. Tra gli ultimi anni del regno di
Barisone I e gli anni iniziali del regno di Mariano I troviamo, infatti, a ricopri-
re tale ufficio, un Pietro de Serra e un Costantino de Sogostos.
Sul primo giudice dellArborea il discorso stato riaperto dalla scoperta nel
+,,o, presso Tharros, di un sigillo che sul dritto reca in greco una scritta invo-
cante laiuto della madre di Dio e sul rovescio liscrizione Zerkis rchon Ar-
bor.. Un giudice Cerkis, assieme ad un altro nominato Torchitorio, ricorda-
to anche dalla scheda oo del Condaghe di Santa Maria Bonarcado, che nelle sche-
de +, ,o e .o- fa pure menzione di un Comita de Salaris: tutti e tre questi giu-
dici potrebbero precedere lOrzocco destinatario nel +o-, della lettera di Gre-
gorio VII e, nel caso, costringerebbero ad anticipare di qualche decennio la
creazione del giudicato arborense.
Posto che la prima comparsa documentata di un giudice di Torres, Barisone
I, del +oo,, e che il periodo del suo regno dovrebbe essere inferiore alla du-
rata complessiva dei regni degli arborensi Cerkis, Torchitorio e Comita de Sa-
laris, non si pu neppure escludere che la formazione dei quattro giudicati sia
avvenuta in fasi e con modalit diverse.
Il primo giudice gallurese attestato il Costantino destinatario nel +o-, del-
la lettera di Gregorio VII, seguito (ma non sappiamo se come successore di-
retto, e per quale rapporto di parentela) da un Torchitorio che compare in un
momento imprecisato tra il +o,. e il +o,s.
Per Cagliari, infine, il primo giudice ricordato dai documenti Mariano Sa-
lusio, regnante sino al +os, quando sale al trono il figlio Orzocco (Tola +so+-
os, XI, -), che figura tra i destinatari della lettera di Gregorio VII. A Orzocco
Torchitorio, che muore nel +os+, succede il figlio Costantino Salusio, regnan-
te ancora nel +o,s.
,
i. Un mondo misterioso
menti fortemente segnati dallufficialit e dal formalismo le iscrizioni eccle-
siastiche, i sigilli di piombo dei giudici, le formule diplomatiche degli atti pi an-
tichi (quasi sempre del giudicato di Cagliari) , i quali non possono offrirci altro
che unimmagine ancora imprecisa e a bassa definizione della nuova realt poli-
tica della Sardegna al passaggio tra X e XI secolo.
,. I primi giudici
A prescindere dal caso di Cagliari, le notizie pi antiche sui giudici sardi non
vanno oltre la met dellXI secolo. Il primo giudice di Torres, Barisone I, atte-
stato a partire dal +oo,, quando, secondo il Chronicon monasterii Casinensis invia
dei legati a Montecassino per chiedere la fondazione di un monastero nel suo
regno. Nel +oo figura al suo fianco, associato al trono, il nipote Mariano I, as-
sieme al quale dona al monastero cassinese la basilica di Santa Maria di Bubalis e
la chiesa di SantElia di Montesanto (Saba +,.-, I). Mariano I regna da solo a
partire almeno dal +o-,, quando destinatario della gi richiamata lettera di
Gregorio VII ai quattro giudici sardi (Tola +so+-os, XI, +o), mentre dal +os.
compare coregnante il figlio Costantino. Di Mariano I non si conosce la data
della morte, che per Costantino viene nel ++.-.
Si sono rivelati sinora infruttuosi i tentativi di prolungare allindietro la linea
della dinastia turritana, inserendo prima di Barisone I, sulla scorta del De rebus
sardois di Giovanni Francesco Fara e del Libellus judicum turritanorum(cronaca lo-
gudorese attribuita al secolo XIII), altri tre giudici: un Gonario o Comita che sa-
rebbe contemporaneo dellinvasione di Mugiahid, un Barisone de Lacon-Gu-
nale e un Andrea Tanca. Questultimo sembra una pura invenzione del Libellus
che lo inserisce comunque abilmente nella serie dei giudici reali, tra Barisone I
(che non nomina) e Mariano (del quale non specificato il padre). Come buon
esempio della qualit documentaria di questoperetta proponiamo i passi in cui,
per diletto o edificazione del lettore, presenta il giudice Mariano come affetto
prima dal vizio del vino e poi dalla mania dellacqua: Fattusi aguaderi in pagu
tempus ingrussaijt tantu de sa abba qui biviat qui caddu nexunu no lu podiat
portare et, dilectandosi de funtanas et de abbas, bi aviat bonas funtanas hue su
dictu juigue bi andajiat et lu portaian sina a inie subra unu carru (Divenuto
idromane in poco tempo si gonfi tanto dellacqua che beveva che nessuno po-
teva pi sollevarlo e, attirato da sorgenti e da acque, andava a cercare le migliori
trasportato su un carro). E Mariano si affezion tanto ad un luogo ricco di buo-
s
La Sardegna dei giudici
In questa prima fase di evoluzione dei giudicati le dinastie regnanti risultano
di frequente appartenere al lignaggio dei Lacon. Il primo cui i documenti at-
tribuiscono lappellativo de Lacon Mariano di Torres, nella donazione della
chiesa di San Michele di Plaiano alla cattedrale pisana di Santa Maria, del +s
marzo +os.; il secondo Costantino di Cagliari, nella conferma della dona-
zione delle chiese di San Giorgio di Decimo e di San Genesio ai vittorini, del
,o giugno +os, (Tola +so+-os, XII, +o); il terzo Torbeno dArborea, nellatto
di acquisto di un cavallo (Tola +so+-os, XI, ..).
Strettamente imparentati al lignaggio dei Gunale, i Lacon sono stati tradi-
zionalmente considerati un ceppo dorigine bizantina attorno al quale si sa-
rebbe sviluppata in Sardegna la maglia del potere locale. Pi di recente stata
sostenuta la tesi della loro autoctonia lappellativo, come quello dei Gunale,
sarebbe ricalcato sul nome di un villaggio del centro Sardegna , al modo
stesso in cui stata rimessa in discussione lopinione pi consolidata di una
derivazione greco-bizantina dei nomi e cognomi delle stirpi al vertice della
gerarchia giudicale. Secondo gli studi pi recenti di Sante Bortolami e di Giu-
lio Paulis nomi pubblici come Torchitorio e Salusio e nomi personali come
Ithoccor, Othoccor, Zerchis e altri sono infatti da ricondurre allambito lin-
guistico preromano.
Comunque sia, per quanto incomplete e controverse, le genealogie giudica-
li fanno intravedere abbastanza chiara la trama degli imparentamenti tra le di-
nastie che reggono il governo dei diversi regni: nellordine delle successioni,
nelle strategie matrimoniali, nelle corrispondenze di nomi e appellativi. Que-
sta solidariet dei lignaggi che per qualche tempo potrebbe anche avere ad-
domesticato i conflitti territoriali deve essere ben nota e presente ai con-
temporanei. Quando Gregorio VII, nel +o-,, si risolve a legare i quattro
giudici pi strettamente alla Santa Sede indirizza loro ununica lettera, latore
larcivescovo Costantino di Torres.
Ci troviamo di fronte, comunque, a imparentamenti tessuti su unioni di fre-
quente incestuose, strette entro i gradi di consanguineit vietati, come ad
esempio quella che Orzocco Torchitorio di Cagliari contrae con una consan-
guinea in terzo grado e che papa Alessandro II (+oo+-+o-,) riprova aspra-
mente, nel +oo, minacciando il giudice di interdire ai figli sia la successione al
trono sia laccesso alle prelature ecclesiastiche. Al medesimo Orzocco il pon-
tefice impone anche, come penitenza per i numerosi omicidi e misfatti com-
messi, la costruzione di un monastero a beneficio di uno di quegli ordini reli-
giosi che si vanno distinguendo nella riforma della Chiesa avviata da papa
Leone IX (+o,-+o) e proseguita con crescente determinazione proprio da
Alessandro II e quindi da Gregorio VII (+o-,-+oso).
Reprimende e penitenze inflitte allirrequieto Orzocco non valgono per a
mettere fine ad un costume troppo radicato, posto che un sinodo convocato
sotto il pontificato di Urbano II (+oss-+o,,) da Daiberto, legato apostolico in
Sardegna e arcivescovo di Pisa, infligge al figlio e successore Costantino lu-
miliazione di rinnegare pubblicamente tutte le pessime consuetudini dei prin-
cipes Sardiniae, comprese quelle dei suoi predecessori: incesti, concubinaggi ed
omicidi (Tola +so+-os, XII, .o).
+ o
La Sardegna dei giudici i. Un mondo misterioso
Genealogia dei giudici sardi dellXI secolo
CAGLIARI ARBOREA
Zerkis
Torchitorio
Mariano Salusio Comita de Salaris
Orzocco Torchitorio +os Orzocco +o-,
Costantino Salusio de Lacon +os+ Torbeno de Lacon ++o.
TORRES GALLURA
Barisone +oo,
Mariano de Lacon +o-, Costantino +o-,
Costantino +os. Torchitorio +o,.
La data a lato del giudice riguarda la prima attestazione documentaria del suo regno.
,. I primi giudici
Delle genealogie giudicali, assai controverse, hanno trattato pi recentemente L.L.
Brook, F.C. Casula, M.M. Costa, A.M. Oliva, R. Pavoni, M. Tangheroni (si veda
BROOK et alii +,s); TURTAS .ooo; SANNA .oo..
Dei giudici arborensi si specificamente occupato Raimondo Zucca: ZUCCA +,,,;
ZUCCA .ooo; ZUCCA .oo.. Di Giovan Francesco Fara, De rebus Sardois libri quatuor, esi-
ste una vecchia edizione, si veda FARA +s,.
Del Libellus judicum turritanorum stata utilizzata ledizione di E. Besta, Il Liber iudi-
cum turritanorum con altri documenti logudoresi, e di A. Boscolo e A. Sanna, Libellus judicum
turritanorum (si veda Liber iudicum).
,
i. Un mondo misterioso
Nota al capitolo I
Prologo
Il racconto della visita degli inglesi in Sardegna in CIGGAAR +,-.
+. La Sardegna e gli arabi
Il tema della invasioni arabe tra i pi controversi della storiografia sarda e a met
Ottocento ha subito anche linquinamento delle invenzioni delle Carte dArborea, co-
me mostra lopera in larga parte inutilizzabile di Pietro Martini, Storia delle invasioni de-
gli arabi e delle piraterie dei barbareschi in Sardegna (MARTINI +so+). Un nuovo ordine alla
materia stato impresso dai documentatissimi capitoli , e dellopera magistrale di
Enrico Besta (BESTA +,os). I contributi pi recenti di Luigi Pinelli e di Mohamed M.
Bazama hanno qualche pregio e pi di un difetto (PINELLI e BAZAMA +,ss). Il loro
pregio maggiore consiste in una valutazione meno occidentalista del protagonismo
mediterraneo degli Arabi; il loro difetto pi incidente in un certo avventurismo con-
getturale che tende ad oscurare pi che ad illuminare i contorni reali degli avvenimen-
ti. Bazama, ad esempio, sostiene la tesi delleffettuazione da parte di Mugiahid di altre
spedizioni contro la Sardegna, dopo quella del +o+o, e di una sua lunga occupazione
dellisola; Pinelli offre una gustosa panoramica su tutti i frastornanti arzigogolii let-
terari sul tema Arabi-Sardegna, ma mescola a sua volta informazioni documentate e
ardimenti congetturali tali da far dubitare della realt della spedizione di Mugiahid in
Sardegna, e persino della stessa esistenza del principe di Denia.
La principale raccolta documentaria di riferimento AMARI +ss+. Per un quadro
dassieme sugli Arabi nel Mediterraneo si veda SETTIA +,ss.
.. Lorigine dei giudicati
Riguardo allorigine dei giudicati restano fondamentali, ad un secolo quasi dalla lo-
ro pubblicazione, BESTA +,os; BESTA +,o,; SOLMI +,+- (al cap. I, Lorigine dei giudica-
ti). Tra i contributi pi recenti si segnalano MOR +,o,, MELONI .oo..
Sulleredit bizantina il contributo di maggiore spessore di Giulio Paulis (PAULIS
+,s,), seppure alcune ipotesi dellautore siano state rimeditate nei successivi Studi sul
sardo medioevale, PAULIS +,,-.
Sul controverso Condaghe di San Gavino si vedano le tesi contrastanti di Giuseppe
Meloni (MELONI .oo+), e di Raimondo Turtas (TURTAS .oo,).
Per i riferimenti agli ordinamenti e alla cultura di Bisanzio: OSTROGORSKY +,o,; The
Cambridge Medieval History, IV, The Bizantine Empire (si veda CMH); e KAZDAN - RON-
CHEY +,,-.
.
La Sardegna dei giudici
ii
I GIUDICATI ALLA RIBALTA DELLA STORIA
+. La Sardegna e la riforma gregoriana
La lunga presenza bizantina lascia in Sardegna leredit di una religiosit for-
temente permeata dagli usi della Chiesa greca, diversi dei quali persistono anche
dopo lo scisma della cristianit orientale del +o. Se lintrusione di elementi del
rito greco ed orientale nellisola non deve essere enfatizzata, non neppure leci-
to minimizzarla, in una sorta di pregiudizio occidentalista nei confronti di unal-
tra esperienza di fede e di civilt.
La tesi di una influenza comunque rilevante della Chiesa greca in Sardegna
stata condivisa da alcuni dei maggiori storici del Medioevo sardo, da Enrico Be-
sta ad Alberto Boscolo, ed stata rilanciata sul terreno dellanalisi e della storia
linguistica da Giulio Paulis. Questo studioso si anzi sforzato di andare oltre le
prove pi scontate ed esteriori dellinfluenza bizantina sulla Chiesa sarda (me-
nologio e gerarchia ecclesiastica, agiografia e antroponomastica), per valutarne
meglio leffettivo radicamento popolare, specie nelle campagne. Di derivazione
bizantina sono, ad esempio, il nome Kabudanni per indicare il mese di settembre
(nel quale, prima il ., e poi l+, cominciava lanno civile e religioso bizantino), la
denominazione ang am attribuita al prete benedicente le case il sabato santo, i
termini tya e varianti (canto dellUfficio divino), muristeri (monastero), etc.
Se il lascito bizantino nellambito ecclesiastico non stato anche maggiore si
deve, secondo Raimondo Turtas, al fatto che lannessione della Chiesa sarda al
patriarcato bizantino seppure si fosse verificata, come nel caso della Sicilia e
della Calabria non dovette comunque protrarsi oltre la met del IX secolo. Da
questo momento si fanno infatti frequenti gli interventi dei pontefici nelle que-
stioni religiose e morali dellisola. Specialmente significativo , ad esempio, lin-
tervento nellso di papa Niccol I (ss-o-) per condannare con due secoli
danticipo su Alessandro II la pratica delle unioni incestuose (incestas et illi-
citas nuptias) diffusa sia tra gli iudices che nel popolo.
Nel IX secolo siamo in una fase storica in cui la preoccupazione maggiore
della Chiesa ancora quella di cristianizzare il matrimonio a tutti i livelli sociali,

monacati al momento per non farsi ammazzare sono abbandonati qui e l


lungo le coste e soltanto dopo un anno riescono a rientrare a Montecassino, per
raccontare la sventura.
Enrico Besta ha ipotizzato che laggressione subita dai benedettini fosse in-
tenzionale, ordinata da Pisa in un momento di rottura delle sue relazioni con il
giudicato turritano e forse con la Sardegna. In effetti il comune toscano tosto
minacciato di scomunica da papa Alessandro II, che ne ottiene parziale risarci-
mento con la restituzione del maltolto, gesto conciliatore che potrebbe aver ri-
lanciato i rapporti commerciali di Pisa con lisola. Sono per soltanto ipotesi
che forzano i riscontri documentari: certo , invece, che Barisone ottiene poco
dopo linvio di altri due monaci, cui nel +oo consegna quella carta di donazione
allabbazia di Montecassino della basilica di Santa Maria di Bubalis (oggi Nostra
Signora di Mesumundu, ,o kma sud-est di Sassari) e della chiesa di SantElia di
Montesanto cui si gi fatto riferimento.
Non vi neppure dubbio che la sollecitudine di Roma per una presenza dei
benedettini in Sardegna abbia la sua principale ragione nel fatto che si tratta del-
lordine pi vicino ai papi che stanno promuovendo la riforma della Chiesa e dei
suoi rapporti con i poteri laici.
Il filo pi intenso dei rapporti della Sardegna con la Chiesa stato dunque
riannodato dai primi papi riformatori, ma a renderlo pi saldo soprattutto
Gregorio VII (+o-,-so), che come Ildebrando di Soana ha gi ispirato i pontifi-
cati di Niccol II e Alessandro II, e che asceso nel +o-, al soglio opera subito
con grande decisione per affermare il primato del vescovo di Roma sullintera
cristianit. E questo tanto nellordine proprio ed interno della Chiesa, ricondu-
cendo al pontefice le prerogative di ordinazione sacerdotale e vescovile, di con-
ferimento dei benefici e di emanazione del diritto, quanto nel rapporto esterno
tra i poteri religiosi e i poteri laici, considerati questi come inferiori ai primi e pri-
vi in s di legittimit. In ultima istanza, infatti, soltanto il potere del papa deriva
immediatamente da Dio a sconfessione dellaforisma e principio paolino se-
condo cui omnis potestas a Deo e nellordine laico non si d potere giusto
se non a giudizio del pontefice. Dando alla luce nel +o- il Dictatus papae, Grego-
rio VII enuncia coerentemente il programma di un primato e di unegemonia
che intende imporre ai re come ai vescovi.
Non asceso da molto al soglio Ildebrando quando comincia ad occuparsi
della Sardegna, e con tanta cognizione di causa che la sua lettera ai giudici sardi
del + ottobre +o-, forse il documento pi importante tra i pochi che ci sono
rimasti per lXI secolo. Gregorio VII vi lamenta la negligenza religiosa dei loro
-
ii. I giudicati alla ribalta della storia
sia alti che bassi. Successivamente, quando gli antichi lignaggi a struttura oriz-
zontale vanno trasformandosi in dinastie incardinate verticalmente sulla agnatio
o discendenza paterna, lo sforzo della Chiesa romana (di cui lintervento di
Alessandro II una espressione) sar rivolto soprattutto a contenere la predile-
zione per i matrimoni endogamici dei gruppi superiori e dominanti, tesi ad assi-
curare la successione dei patrimoni e dei poteri.
La piena affermazione dellautorit religiosa della Chiesa romana non com-
porta dapprima neppure dopo lo scisma del +o laffermazione di un do-
minio anche temporale del pontefice. Linvestitura feudale della Sardegna che il
papa avrebbe concesso al comune di Pisa soltanto uninteressata invenzione
dei suoi cronisti. vero, piuttosto, che con i primi papi riformatori, Leone IX,
Niccol II (+o,-+oo+) e Alessandro II, lautorit religiosa si rafforza grande-
mente e di conseguenza esercita una maggiore ingerenza anche nella sfera poli-
tica. Nel caso della Sardegna ne deriva inevitabilmente qualche lesione alle pre-
rogative sovrane dei giudici.
Daltronde una simile conseguenza implicita nello stesso sistema della pe-
nitenza, quando la pena imposta come risarcente interessa la sfera dei poteri
territoriali del sovrano. il caso dellimpegno che i giudici assumono a dotare
chiese e monasteri pro redemptione animae, come quello assunto nel +ooo da Or-
zocco di Cagliari di donare ai monaci cassinesi, da lui stessi invitati nellisola, al-
cune chiesette situate nella Sardegna sud-occidentale (Saba +,.-, II). Limpe-
gno del giudice cagliaritano avrebbe avuto effetto soltanto ove i monaci fosse-
ro arrivati convenientemente attrezzati (cum codicibus et omnis (sic!) argu-
mentum) per assolvere gli uffici e doveri religiosi propri di un monastero, con-
dizione che sembra non sia stata soddisfatta, e allora Orzocco per compiere la
penitenza impostagli si sarebbe rivolto ai Vittorini di Marsiglia donando loro
alcune chiese.
La formazione di un monastero cassinese in Sardegna era stata richiesta, gi
prima di Orzocco cagliaritano, da Barisone di Torres, sembra nel +oo,. Secondo
il citato Chronicon monasterii casinensis Barisone avrebbe motivato la sua aspirazio-
ne asserendo che lesperienza monastica (monasticae religionis studium) era
sino a quel momento ignota al suo giudicato. E per qualche tempo lo sar anco-
ra, poich i dodici monaci inviati da Montecassino non riescono a giungere a
destinazione. Ben forniti di libri, reliquie e altro corredo religioso, i valorosi
simbarcano per la Sardegna a Gaeta. Giunti allaltezza dellisola del Giglio sono
per intercettati e brutalmente rapinati da corsari pisani. Quattro di loro vi re-
stano morti subito, mentre i superstiti assieme ai legati sardi che si sono am-
o
La Sardegna dei giudici
di segno ierocratico, che implica la riduzione dei poteri laici e politici (del re-
gnum) a strumenti dei fini religiosi (del sacerdotium).
La linea di condotta seguita dal pontefice con i giudici sardi sembra del tutto
coerente con tale impostazione. Scrivendo qualche mese dopo, il - aprile +o-,
a Goffredo il Gobbo, duca di Lorena, oltre che rampognarlo per un mancato
soccorso militare, gli rammenta le precedenti e non meglio precisate istru-
zioni che gli ha gi impartito riguardo alla Sardegna. Con buona probabilit gli
ha chiesto di tenersi pronto per un eventuale intervento a danno dei giudici. Lo
fanno pensare sia la lettera ai quattro sovrani in cui al monito allobbedienza si
accompagna lallusione ai pericoli che potrebbero occorrere ai loro regni , sia
unaltra lettera inviata qualche anno dopo, il ottobre +oso, ad Orzocco in cui
ricorda daver gi pensato di concedere la licentia invadendi lisola ad uno dei tanti
popoli che vi aspiravano: Normanni e Tusci, Longobardi e Ultramontani (Tola
+so+-os, XI, +., nota ++).
Incaricato di recare la lettera di Gregorio VII ai giudici, e di ottenerne lassen-
so e lobbedienza alle sue direttive di riforma della Chiesa sarda, Costantino,
arcivescovo turritano appena consacrato a Capua. A questa missione si deve
probabilmente limpegno di Orzocco cagliaritano di recarsi a Roma, gradito dal
papa, che rispondendogli coglie per loccasione per rammentargli di conferire,
assieme agli altri giudici, con Costantino per riceverne le istruzioni (Tola +so+-
os, XI, ++). In merito a quali questioni? La principale potrebbe essere, come ha
osservato Raimondo Turtas, labitudine dei giudici di interferire nella elezione
dei vescovi, in conformit peraltro a quanto si verifica in altre realt, poich la
modalit di elezione dei vescovi con la partecipazione congiunta della compo-
nente ecclesiastica e di quella laica (per clerum et populum) ha ovunque aper-
to la strada alla pretesa dei signori territoriali di rappresentare in toto la compo-
nente popolare. Procedendo sin dallinizio del suo pontificato a consacrare
personalmente i nuovi arcivescovi di Torres e di Cagliari, Costantino e Giaco-
mo, Gregorio VII mostra chiaramente di voler mettere fine ad un abuso che ri-
schia di sottrarre la Chiesa sarda al controllo di Roma (allo jus et honorem
Sancti Petri).
Dei concreti e puntuali interventi di Gregorio VII sulla Chiesa sarda non sap-
piamo tuttavia molto altro, anche se alcuni episodi documentati, come lordine
di radersi la barba impartito allarcivescovo di Cagliari Giacomo, in occasione di
una sua visita a Roma, sembrano manifestare lintenzione di proscrivere con
maggiore fermezza quelleredit di usi e costumi greci del clero sardo che lo
rendono pi impermeabile alla riforma. Ecco perch, dopo la rasatura del negli-
,
ii. I giudicati alla ribalta della storia
immediati predecessori, che ha come raffreddato quella carit che in antiquis
temporibus avrebbe ispirato i rapporti tra la Chiesa e il popolo sardo. Parla an-
zi esplicitamente di quegli antiqui parentes dei giudici sardi che lavrebbero un
tempo coltivata, e con ci getta una sonda profonda di alcune generazioni nel-
lascendenza ed origine dei giudicati. Certo, si potrebbe anche pensare ad
espressioni generiche, di forma e di circostanza, ma limpressione di trovarsi
di fronte alla consueta precisione curiale della corrispondenza pontificia.
Al momento, comunque, carit e devozione religiosa si troverebbero nelliso-
la nello stato di pi grave decadenza (maximum detrimentum), peggio che tra
i popoli in fine mundi. forse la prima volta che lo sguardo di un osservatore
esterno propone limmagine di una Sardegna ai margini del mondo occidentale,
e ne viene di nuovo la suggestione a pensare che lo fosse davvero, per una per-
durante incorporazione culturale se non politica nella civilt bizantina-
orientale. Il riferimento di Gregorio agli antiqui giudici non contrasta comun-
que, nella sostanza, n con la possibilit che questi giudici continuassero a tribu-
tare un ossequio ed un riconoscimento formale allautorit imperiale di Bisan-
zio, n con la conservazione nellisola di una eredit culturale impregnata di usi
greci. Il tono e il contenuto successivi della lettera di Gregorio ai giudici sono
inequivocabili. Dovete pensare bene alla salute delle vostre anime ammoni-
sce, riconoscervi figli legittimi della Chiesa di Roma e tributarle la dovuta de-
vozione ed obbedienza. nostro intendimento, infatti, di curarci non solo del-
la vostra salute spirituale, ma anche dello stato delle vostre patrie. Recepite que-
sto monito e avrete gloria e onore in questa e nellaltra vita. Altrimenti, se non
vorrete ascoltarci, quel che di male potr capitare alle terre su cui regnate lo do-
vrete a vostra colpa e non a nostra incuria (Tola +so+-os, XI, +o).
La lettera ci mette di fronte, insomma, ad un preciso progetto politico del
grande pontefice sullisola. Raimondo Turtas ha contestato lopinione espressa
da alcuni studiosi di un disegno di Gregorio VII di incorporazione della Sarde-
gna nel Patrimonio di San Pietro e, infatti, non risulta da nessun documento di-
sponibile la sua intenzione, ad esempio, di piegare i giudici alla sottomissione
feudale con giuramento o con limposizione di un qualche servitium. Se niente
sostanzia lipotesi di un tentativo di Gregorio di stabilire con i giudici quel rap-
porto di superiorit feudale che riesce ad imporre ad altri regni, come quelli ibe-
rici e normanni, nondimeno non convince del tutto neppure lipotesi che nel
caso sardo egli mirasse soltanto ad ottenere ladesione dei giudici alla riforma.
Nel suo programma di riforma difficile separare con taglio netto la compo-
nente propriamente religiosa da quella politica: si tratta infatti di un programma
s
La Sardegna dei giudici
sullisola specialmente Torchitorio di Gallura, scomunicato per la sua resi-
stenza a conformarsi alle direttive romane. Lepisodio raccontato con grande
vivacit da una lettera che il monaco Giovanni invia dalla Gallura a Riccardo,
abate del monastero di San Vittore. Il papa, scrive Giovanni, ha scagliato lana-
tema contro il giudice Torchitorio e tutta la sua regione, ma il reietto non vuole
saperne di pentirsi e perseverando nellerrore rifiuta di rientrare nel grembo di
madre Chiesa. Lo scandalo stato tale che il pontefice ha inviato in Sardegna il
suo legato, larcivescovo pisano, uomo di grande prudenza, che ha convocato in
sinodo arcivescovi e vescovi dellisola. Riunito, il concilio esorta leretico al pen-
timento, per essere riaccolto in seno alla comunit cristiana ma quello, male-
dictus et impiissimus tyrannus, si fatto ancora pi sordo e insensibile, sicut
lapis adamantinus, ad ogni monito e appello. Presi dunque da grande costerna-
zione, i convenuti gridano tutti ad una voce: Anathemiza, anathemiza. Di poi,
il legato e i vescovi ribadiscono ai principi sardi lobbedienza apostolica, ma
quello lo maledicono e condannano, che se lo piglino i demoni.
Ora, per, lui e i confratelli sono in difficolt e dubbiosi su che fare, e perci
supplicano il loro abate di consigliarli su come scampare la vita e salvare lani-
ma. Per lobbedienza allordine sono disposti ad ogni tormento, ma non posso-
no sopportare che uno scomunicato dica loro: Se volete stare con me nella mia
terra, vi sia ben chiaro che non dovete officiare il rito divino se non al modo che
intendo io, altrimenti lasciate la mia terra e il mio popolo e senza prendervi nul-
la, se non la tonaca (Tola +so+-os, XI, +s).
Alcuni studiosi hanno messo in rapporto la scomunica di Torchitorio con la
sua scelta di campo a favore dellimperatore Enrico IV, che contro Urbano II
continua a sostenere lantipapa Clemente III; altri pensano invece alla sua chiu-
sura nei confronti della corrente gregoriana di riforma religiosa. Questa secon-
da ipotesi sembra meglio documentata, e certo la lettera del monaco Giovanni
propone il ritratto potente di un giudice ribelle, orgoglioso della propria autono-
mia, che non si piega ai diktat della Chiesa e resiste sulla linea di conservazione di
un rito ecclesiastico locale non del tutto conforme a quello romano. Le implica-
zioni anche politiche ed economiche dellepisodio risultano pi chiare dalla coe-
va dichiarazione con cui invece Costantino di Torres si sottomette ai precetti
apostolici. Il giudice, infatti, non soltanto ripudia le pessime consuetudini dei
suoi predecessori e degli altri principi sardi concubinaggi, incesti, omicidi ma
si impegna a non pi ordinare e consacrare preti, vescovi e chiese, e a rinunciare
fideliter, a beneficio della Chiesa, a decime e primizie (Tola +so+-os, XI, .o).
Che le materie controvertite tra Roma e Torchitorio di Gallura siano di ordine
o+
ii. I giudicati alla ribalta della storia
gente Giacomo, il papa invita il giudice Orzocco a ripetere loperazione sullin-
tero clero del suo regno, senza tuttavia mettere in discussione la dignit di padre
spirituale che Giacomo pienamente conserva (Tola +so+-os, XII, +.).
Pi impegnativa fu forse la lotta contro il concubinato del clero, che doveva
essere condotta sui diversi livelli, gerarchico e sociale, dellordine ecclesiastico.
Uneco di questo sforzo gregoriano di demondanizzazione del clero sardo si
coglie nella donazione di alcune chiese, tra cui San Michele di Plaiano, che il +s
marzo +os. Mariano di Torres fa a Santa Maria di Pisa. Il giudice motiva il suo
atto sia con la povert dottrinale e spirituale delle chiese turritane (videns ec-
clesias mei regni esse vacuas atque nudas ecclesiastica doctrina atque religio-
ne), sia con la negligenza del clero del suo regno, compreso quello in posizione
eminente, che getta il suo riflesso nefando e peccaminoso sullintero giudicato
(prospiciens meam patriam in nefandis peccatis iacentem propter negligen-
tiam clericorum et propter vitam eorum dominorum similem laicorum (Fadda
.oo., II).
Mariano dichiara pure dessere stato consigliato a fare la donazione alla catte-
drale pisana dal vescovo di Populonia, Guglielmo, allora legato papale in Sarde-
gna. La notizia non irrilevante perch mostra come la prima penetrazione di
Pisa nellisola sia favorita anche dalla riforma gregoriana. Nel quadro di questa
riforma, e pi o meno nello stesso periodo, mettono piede nellisola anche i vit-
torini di Marsiglia, che ottengono donazioni di chiese nel Logudoro (San Nico-
la di Guzule e San Salvatore Villa Vetere), nella Gallura (Santo Stefano di Posa-
da, Santa Maria di Larathan, Santa Maria di Surrache e SantAndrea di Corte) e
quindi nel Cagliaritano. Qui, infatti, Orzocco di Cagliari avrebbe finalmente
compiuto la sua penitenza poco prima della morte, avvenuta nellagosto +os+,
donando ai monaci di Marsiglia un paio di chiese (sembra quelle di San Giorgio
e di San Genesio nellagro tra Uta e Decimo). La presenza vittorina in Sardegna
diverr comunque importante soltanto a partire dal +os,, con lottenimento
della chiesa di San Saturno di Cagliari, le cui pertinenze comprendono anche al-
cune saline. Si avvia cos la costruzione di quel vasto e pluriarticolato distretto
saliniero, di fronte al grande lido del Golfo degli Angeli, che nei secoli successi-
vi svolger un ruolo decisivo nello sviluppo del polo urbano cagliaritano e del-
lintera economia sarda.
Una pi completa fusione del potere ecclesiastico e del potere laico nel perse-
guimento degli obiettivi della riforma religiosa si ha in Sardegna con il pontifi-
cato di Urbano II. questo papa a conferire agli arcivescovi di Pisa, a partire da
Daiberto, la legazia sulla Sardegna. A patire lenergica pressione di Urbano II
oo
La Sardegna dei giudici
o,
vario, e non solo religioso, lo conferma il privilegium protectionis che papa Onorio
II accorder a Pietro, arcivescovo di Cagliari, il .s ottobre ++.o; successivamen-
te dunque a quel trattato di Worms del ++.+ che conclude la lunga prova di for-
za tra sacerdotiumed imperium, determinando anche in Sardegna un nuovo equili-
brio tra potere ecclesiastico e potere laico, con una sostanziale emancipazione
dellautorit vescovile dalla potest secolare.
In particolare il privilegium protectionis definisce lo statuto immunitario delle
persone e dei beni ecclesiastici, sottraendoli alle intromissioni dei laici, che non
possono agire su quelle persone e disporre dei loro beni senza licenza dellauto-
rit vescovile.
.. La penetrazione pisana
Mentre in et bassomedievale gli interessi delle marine italiane saranno rivolti
prevalentemente verso il Levante mediterraneo, sino alla met circa del XII se-
colo lambito di espansione militare e mercantile di Genova e Pisa riguarda es-
senzialmente il Mediterraneo occidentale. E la prima palestra degli armatori e
mercanti pisani e genovesi, scriveva un secolo fa Gioacchino Volpe, fu proprio
la Sardegna che divenne la posta e il terreno di uno scontro che alla fine si sareb-
be chiuso con lemarginazione di Pisa dal Tirreno, ma non a vantaggio di Geno-
va che avrebbe comunque conservato la Corsica bens della Corona dAra-
gona.
Si gi visto come la prima penetrazione pisana nellisola sia favorita anche
dal legato pontificio Guglielmo, vescovo di Populonia, chiamato in causa da
Mariano di Torres come ispiratore della donazione del +os. a Santa Maria di Pi-
sa delle chiese di San Michele di Plaiano, Santa Maria di Sennori, Santa Anasta-
sia, San Simplicio di Essala e SantEugenia di Musciano. Il giudice turritano in-
troduce peraltro nel testo della donazione una clausola rivelatrice di una preoc-
cupazione sua o della stessa Chiesa pisana, e cio che i beni donati restino sotto
il governo (sub regimine) del vescovo della citt, della chiesa di Santa Maria e
dei suoi canonici e non cadano sotto il potere di alcun marchione o di altra
laica persona.
Si ipotizzato un riferimento diretto ai marchesi di Toscana, dai quali Pisa si
va affrancando, ma la riserva giurisdizionale enunciata dalla donazione appare
del tutto coerente con lo sforzo, in atto in quegli anni, dellautorit vescovile
di emanciparsi dallipoteca dei poteri laici. Del resto il comune di Pisa sotto il
o.
La Sardegna dei giudici
Figura 2: Diocesi e sedi episcopali in Sardegna dal secolo XI al secolo XIV.
vista del giudice turritano, a lui medesimo, che le enuncia come proprie nel ga-
rantire ai pisani tanto la certezza del possesso del teloneo che un procedimento
giudiziario conforme al diritto locale: ci nullu inperatore ci lu aet potestare
istum locu de non napat comiatum de levarelis toloneum; de faccerlis iustitia
inperatore cince aet exere intu locu (Fadda .oo., I).
Qualche anno dopo Pisa comincia a stendere la rete dei suoi interessi eco-
nomici e politici anche nei giudicati di Cagliari e di Gallura.
ACagliari Mariano associato al trono sin dal +os,, e tuttavia per alcuni anni
dopo la morte del padre Costantino il regno retto come giudice di fatto da
Torbeno. Questi deve fare in qualche modo i conti come gi Mariano di Tor-
res con la potenza militare dei pisani, poich nel maggio del ++o se ne propi-
zia lamicizia (ut populus Pisanus sit amicus mihi et regno meo, et non offendat
studiose me, neque regnum meum) con la concessione del teloneo invernale,
estivo e relativo al sale (de hyberno et de aestate et de sale). Anche Torbeno
nomina come partecipi in prima fila dellalleanza alcune delle maggiori famiglie
consolari pisane: Petrus filius Albizzi, et Ughiccione filius Uberti, et Leo de
Babilonia, et Wido Cantarello, et Tebaldinus, et Gerardus filius Petri, et Alche-
rius, et Gerardus Pandulfi, et Rodulfinus, et alii plures (Tola +so+-os, XII, +).
Nella stessa occasione Torbenodona a Santa Maria di Pisa, sempre come pegno
damicizia con il popolo pisano, quattro donicalgias site nella regione sud orienta-
le dellisola (in Olgiastro, Tollestra, Treche e Tamari (Fadda .oo+, I).
Qualche anno dopo, tra il ++o- e il ++os, Pisa beneficia pure della larga genero-
sit di Mariano che ha ricuperato il suo regno non sappiamo se contro lo stes-
so Torbeno o contro insidie esterne grazie al valido soccorso di numerosi suoi
fortissimi cives, che per un anno intero hanno armato tre galee al suo servizio:
Gerardus, qui dicitur Gaetanus, filius Ugonis; et Lotterius quondam Joannis, et
Ildebrandus filius Sibillae; et Ugo filius Athae; et Marianus filius Lamberti; et
Theodoricus quondam Lei, et Morettus quondam Moretti; et Arrigus qui voci-
tatur Grugno; et Benedictus Faber filius Raimundi; et Ugucione quondam Pa-
gani; et Mainfredus quondam Bernardi; et Albertus, et Ugo quondam Albieri; et
Villanus de Boemundo (ma sono richiamati anche i socii di questi cittadini, ed
espressamente Gerardus qui vocitatur Barile; et Benedictus quondam San-
tae). La donazione di Mariano riguarda lesenzione del pagamento del teloneo
e di ogni datio atque tributo per tutti i cittadini dellepiscopato pisano e la ces-
sione alla cattedrale di Santa Maria di quattro curtes que donnicalie vocantur
nella regione sud-occidentale dellisola: Palma, Astia nel Sigerro, Fanari nella
curatoria di Gippi e Villa di Montone in quella di Sipollo (Fadda .oo+, II).
o
ii. I giudicati alla ribalta della storia
profilo politico e istituzionale ancora una costruzione debole, che sta forse
dietro le quinte, ma non come ispiratore n coordinatore delle iniziative tirre-
niche del vescovo pisano e delle maggiori famiglie della citt. Queste stesse fa-
miglie, inoltre, attraverso la loro partecipazione allOpera di Santa Maria e
cio allassociazione di laici che dalla fine dellXI secolo si occupa dei lavori di
costruzione e di ornamento della cattedrale, la cui edificazione stata avviata
nel +oo, , controllano di fatto la gestione economica e materiale della chiesa.
Sacro e profano sono dunque mescolati nelliniziativa pisana in Sardegna, al
modo stesso in cui lo sono gli interessi pubblici del comune e quelli privati
dellaristocrazia che ne costituisce il primo nucleo forte di formazione e di go-
verno. E questo proprio in ragione dellintraprendenza che questo gruppo so-
ciale sa esprimere nelle attivit di polizia mediterranea, rivolte da un lato con-
tro le navi saracene, dallaltro contro quelle genovesi, che nel +o-s si sono spin-
te a devastare Vado, sulla costa pisana, per reazione alla concessione alla citt ri-
vale del vicariato sulla Corsica.
Per i giudici sardi, privi di ogni difesa sul mare, la tutela militare pisana ben
accetta o soltanto subita forse da principio propiziata da una intessitura gra-
duale di rapporti di scambio e di relazioni damicizia con i singoli armatori. Il
primo vero trattato di un giudice sardo con un comune italiano, il celebre privi-
legio logudorese di anno imprecisato tra il +oso e il +os sembra scaturire
proprio da un simile processo di avvicinamento. Mariano di Torres vi dice, in-
fatti, di concedere il teloneo al popolo pisano (omnes homines de Pisas) per la-
micizia che mutuamente lo lega ad esso (pro ca lis so ego amicu caru et itsos a
mimi), ma anche per lonore di alcuni amici pi stretti, che puntualmente no-
mina (Guidu de Vabilonia e Lleo su fratre, Repaldinu e Gelardu e Iannellu e
Valduinue Bernardu de Conizo, Francardu ed Odimundum e Brunu e Ranazu e
Vernardu de Garulictu et Tornulu), dai quali si aspetta rispetto e aiuto per s e
per il proprio regno (pro siant in onore mea et in aiutorium de xu locum meu).
Il privilegio logudorese documento straordinario, al di l dei rapporti tra
Sardegna e Pisa, perch il primo a menzionare lesistenza a Pisa dei consoli,
genericamente ma significativamente elencati assieme al vescovo e al visconte
(ed ego fecindelis carta pro honore de xu piscopum Gelardu e de Ocu Biscon-
te e de omnes consolos de Pisas), in una sorta di triumvirato di governo che
prelude al vero e proprio periodo consolare del comune pisano. Importante, in
questa carta, anche il rimando quasi un principio condiviso per il nascente
comune di Pisa e per gli emergenti giudicati sardi ad una autorit imperiale, la
cui potest e le cui prerogative di dire la giustizia si sono trasferite, dal punto di
o
La Sardegna dei giudici
clarus multum celebratus ab omni sardorum populo, laccoglie con amicizia. Il
sovrano turritano si preoccupa, anzi, di rafforzare larmata pisana con un con-
tingente di uomini comandato dal figlio Saltaro, subito imitato dal giudice ca-
gliaritano Mariano, i cui rinforzi, guidati da Torbeno e dallo stesso arcivescovo
di Cagliari, raggiungerebbero la spedizione pisana a Capo Caccia. Il Liber Maio-
lichinus non risparmia gli elogi neppure a questi altri sardi eminenti.
Per quanto vittoriosa questa impresa delle Baleari, realizzata tra il +++ e il
+++ con il concorso economico e militare di tutte le maggiori famiglie pisane,
non porta ad una conquista definitiva dellavamposto della Spagna araba verso
il Mar Tirreno. Segna per unaltra tappa nella ripresa cristiana nel Mediterra-
neo e imprime, inoltre, uno slancio pi vigoroso alle mire di Pisa sulla Sardegna.
Il Liber Maiolichinus la pone, come gi la vittoria su Mugiahid, a fondamento di
legittimit del suo dominio sullisola.
La Storia di Ibn Khaldun e le Gesta regnum anglorum di Gugliemo di Malme-
sbury parlano di scorrerie e incursioni arabe compiute nellisola in quel medesi-
mo giro danni, e ancor prima. Enrico Besta mette perci le concessioni di Tor-
beno a Pisa (e, come vedremo, anche a Genova) in relazione con la loro minac-
cia, ma si tratta di un filo di racconto troppo esile, sotto il profilo documentario,
per essere recepito altrimenti che come suggestione.
Lunico giudicato a non rispondere allappello contro i maiorchini quello
dArborea, che sembra restare ancora estraneo allinfluenza sia di Pisa che di
Genova. Dopo aver fatto per primo comparsa nei documenti, sembra ora il pi
riluttante ad entrare nella storia dei comuni italiani.
,. La penetrazione genovese
Il protagonismo degli interessi privati nellespansione mediterranea di Geno-
va ancora pi marcato, rispetto al ruolo del nascente comune, che nellespan-
sione di Pisa. La citt ligure, peraltro, non ha un retroterra altrettanto allettante
che quello della rivale toscana, e il mare lunica risorsa per laffermazione delle
sue famiglie, quando cominciano ad organizzarsi in consorterie e societ daffa-
ri e si servono della rivoluzione comunale per sciogliersi dalla rete sempre pi
rarefatta delle dipendenze feudali (e imperiali).
Come Pisa, anche Genova ha molto probabilmente intessuto le prime rela-
zioni militari e commerciali con uno o pi giudici sardi gi prima di beneficiare
di donazioni di beni nellisola. In terra sarda Genova doveva, anzi, aver stabilito
o-
ii. I giudicati alla ribalta della storia
La prima donazione gallurese ai pisani che si conservata nella documenta-
zione di Padulesa de Gunale, vedova del giudice Torchitorio de Thori, che il
+ marzo +++. cede a Santa Maria di Pisa la corte di Larathanos sita nella cura-
toria di Civita, che riottiene poi in usufrutto vitalizio. Allatto non compaiono
testi sardi, per timore del giudice Ithoccor ostile a Padulesa. Sembrerebbe che
tra i due sia in atto una lotta per la successione a Saltaro, morto senza figli. Ma
chi Saltaro? Un figlio di Torchitorio e quindi anche di Padulesa o lo stesso
Torchitorio?
Comunque sia negli anni successivi, tra il +++, e il +++o, lo stesso Ithoccor a
confermare a Santa Maria la donazione di Padulesa, e ad aggiungervi quattro
chiese (Thorpeia, Santa Maria de Thoraie, Santa Maria di Vignola e Santa Maria
di Larathanos) e il censo annuo di una libbra doro (Fadda .oo+, III, IV, V, VI). Il
medesimo Ithoccor, in un anno imprecisato tra il +++. e il +++o, si dichiara inol-
tre fidelis di Santa Maria e al contempo del comune pisano.
Questo riconoscimento di fedelt a Pisa da parte di Ithoccor di Gallura il
primo documentato per i giudici sardi. Ma ancora il giudicato di Torres, con
Mariano e con il figlio Costantino, a lungo coreggente, ad essere oggetto delle
maggiori attenzioni dei pisani che vi potenziano le loro attivit commerciali con
linsediamento di due maiores de portu. Costantino, in particolare, favorisce il pri-
mo radicamento nel Logudoro di due ordini monastici toscani: i camaldolesi cui
concede verso il +++. le chiese di San Pietro di Scano (Montiferru) e labbazia
della SS. Trinit di Saccargia (Schirru +,,,, I V), e i vallombrosani che si stabi-
liscono nei monasteri di San Michele di Salvenor e di San Michele di Plaiano
(questo gi appartenuto a Santa Maria di Pisa, che nel +++o lo d a censo a San
Zenone di Pisa e nel ++.s, sempre con riserva di propriet, ai vallombrosani).
Questi ed altri ordini toscani sono pure beneficiati da donazioni delle mag-
giori dinastie signorili del giudicato di Torres, Lacon e de Thori, Athen e Carbia,
che agiscono per sempre con il consenso del giudice (cum volumtate de su
donnu iudice). un movimento di toscanizzazione del monachesimo sardo
che trae un impulso anche maggiore dalla concessione allarcivescovo di Pisa
della legazia sulla Sardegna.
Nellestate del +++ i pisani, alleati con i visconti di Narbona e con i conti di
Montpellier e di Barcellona, e sollecitati dal pontefice Pasquale II (+o,,-+++s),
muovono sotto la guida dellarcivescovo Pietro contro gli arabi delle Baleari.
Durante il viaggio la flotta fa scalo per assistenza e rifornimenti prima nellap-
prodo di Santa Reparata, presso lodierna Santa Teresa di Gallura, e quindi nel
porto di Torres. Qui il giudice Costantino, definito dal Liber Maiolichinus rex
oo
La Sardegna dei giudici
qualche anno dopo, il .o giugno ++.o, sembra seguire un pentimento, con la
permuta e sostituzione delle donnicalie di Quartu, Caputerra e Acqua fredda
con quelle di Sebazu, Pau, Barala, Trocasil, Furcilla, Santa Vittoria (Tola +so+-
os, XII, .,, ,+ e -). Implicazioni diverse ha, invece, un altro pentimento di
Mariano, quello relativo alla chiesa di San Giovanni di Assemini. Nel novembre
del +++s larcivescovo di Cagliari, Guglielmo, a Genova dove, durante una riu-
nione cui presenziano le massime autorit religiose e civili e i cittadini pi emi-
nenti, concede alla cattedrale di San Lorenzo e ai suoi canonici la medesima
chiesa di San Giovanni di Assemini gi donata da Mariano. Guglielmo non fa al-
cuna menzione di questo precedente e ci fa pensare che il suo gesto non tanto
ratifichi, in forma solenne, quanto corregga dopo un accordo con il giudice
un atto che questi ha compiuto in spregio dellautorit arcivescovile. Unauto-
rit che vuole imporsi, dunque, anche su una chiesa gi appartenuta al patrimo-
nio privato del giudice. La corresponsione annuale, da parte di San Lorenzo, co-
me censo ricognitivo, di un denaro di Lucca e di una candela, prevista dalla da-
tio di Guglielmo, nellintento, pi giuridico che simbolico, di ribadire e conser-
vare la titolarit dellarcivescovo cagliaritano sulla chiesa, la sua appartenenza
alle strutture ecclesiastiche diocesane, quando invece la donazione di Mariano
comportava la cessione dei diritti di propriet sulla medesima.
Mentre Guglielmo compie la sua missione in atto peraltro un conflitto ar-
mato tra Genova e Pisa provocato secondo le Gesta triumphalia Pisanorum
dalla conferma da parte di Gelasio II (+++s-+++,), con privilegio del ., settem-
bre +++,, delle prerogative dellarcivescovo pisano di primazia e di legazia sulla
Sardegna gi concessegli da Urbano II. evidente, allora, che il giudice di Ca-
gliari si schierato dalla parte di Genova e che la datio del novembre +++s ha an-
che lo scopo come ha osservato Geo Pistarino di rendere pi stretti i rap-
porti tra la Chiesa di Genova e quella di Cagliari e di rafforzare legalmente la
presenza genovese nel Cagliaritano.
Aquesta osservazione se ne pu aggiungere unaltra: e cio che nellazione di
Guglielmo si manifesta un altro riflesso della riforma gregoriana, poich egli ci
appare un vescovo ormai occidentalizzato, che non ha pi bisogno di stare sot-
to la tutela giudicale, come quellarcivescovo Giacomo che aveva subito la rasa-
tura di Gregorio VII.
La vittoria di Genova su Pisa convince (o costringe) Mariano ad una nuova
donazione alla cattedrale di San Lorenzo, comprendente la donnicalia di Palma
e altre terre (Tola +so+-os, XII, .). Si tratta riteniamo di un altro insedia-
mento curtense gravitante attorno al bacino saliniero del Cagliaritano, e poich
o,
ii. I giudicati alla ribalta della storia
qualche insediamento ed acquisito un certo controllo delle coste gi dalla fine
dellXI secolo, posto che la legazione inviatavi nel +++o da papa Pasquale II ave-
va avuto necessit di passare prima per il suo porto. Di poco successive sono le
prime donazioni dei giudici sardi alla chiesa di San Lorenzo qui est episcopa-
tus Ianue , a conferma che anche nel caso di Genova la diplomazia politica e
religiosa della Santa Sede a favorirne un pi forte radicamento nellisola.
Gli atti di queste donazioni sono sei tra il ++o- e il ++,+, e soltanto nel sesto
compare come beneficiario, assieme alla cattedrale, il comune genovese. Ci
del resto perfettamente coerente con il contesto dei poteri genovesi, ove lepi-
scopato svolge un ruolo centrale e veicolare nella costruzione politica ed istitu-
zionale dello stesso comune. Diverso nella forma, ma analogo nella sostanza al
ruolo svolto dalle maggiori famiglie, che proteggono e fanno valere i loro inte-
ressi dietro lo scudo dellautorit religiosa.
quanto emerge subito dalla prima donazione a Genova, fatta il +s giugno
++o- dal giudice Mariano di Cagliari. Con la concessione alla chiesa di San Lo-
renzo di sei corti o donnicalie del suo patrimonio privato (ex iure parentum)
quelle di Quartu, Assemini, Caputerra, Acqua fredda, Fontana dacqua e Sebol-
lu il buon Mariano dice di voler pensare alla sua anima (pro anima) e di vo-
lersi mostrare riconoscente nei confronti dei cittadini genovesi che gli hanno
prestato aiuto navale (pro magno servicio et adiutorio que in me exercue-
runt). Nella volont del giudice cagliaritano sono dunque fuse (o confuse) sia
una preoccupazione dordine religioso che un intento di carattere politico, al
modo stesso che laspettativa genovese sia ecclesiastica (la cattedrale) che laica
(i cittadini). Sei sono le galee armate al servizio di Mariano dai cives ianuenses, sei
sono le corti da lui concesse: facile ipotizzare che vengano esattamente soddi-
sfatte le aspettative di un gruppo di sei armatori. Ed anche molto probabile
come ha rimarcato Gabriella Airaldi che questi intraprendenti cittadini siano
gli stessi nominati come testimoni dellatto (Tola +so+-os, XII, , e ).
In ogni caso, questa prima donazione a Genova comporta gi lalienazione di
una superficie significativa del Cagliaritano, in parte gravitante sulla vasta zona
umida e saliniera del suo estremo meridione. Vi risulta compresa anche quella
chiesa di San Giovanni dAssemini ceduta da Mariano con il consenso dellar-
civescovo di Cagliari (Tola +so+-os, XII, ) che deve avere avuto un posto im-
portante nella devozione dei primi giudici cagliaritani, dato che vi sono state ri-
trovate le due epigrafi di Torchitorio e Sinispella.
Ma forse troppo impegnativa questa concessione fondiaria, in una fase di
rapporti intrecciati del giudice cagliaritano sia con Genova che con Pisa, perch
os
La Sardegna dei giudici
massimo di legittimit. Con altro atto successivo, stilato nella curia di Cabras dal
notaio genovese Buongiovanni Coinardo, il giudice arborense affida s e il pro-
prio figlio nelle mani di Ottone Contardo, console di Genova, fiducioso che
tutto il suo regno sar adeguatamente protetto e difeso dai genovesi (Libri iu-
rium, ,so). Mentre Enrico Besta ha collocato i due atti in momenti diversi, Geo
Pistarino li ritiene contestuali, con diverso gradiente di solennit in rapporto al-
la natura religiosa e popolare del primo e alla natura politica e curiale del secon-
do, che comporta la dedizione del giudice al comune. La donazione del giudice
comunque a beneficio sia della cattedrale che del comune, e non chiaro in
qual modo questo e quella si ripartissero i proventi.
Gabriella Airaldi ha osservato che il secondo atto, non casualmente inserito
nei Libri iurium di Genova, un vero e proprio instrumentum, ha cio una forma
cancelleresca pi evoluta per la comparsa di un notaio che gli d veste e fede
pubblica. Esso dunque prova chiara di una evoluzione politica del comune li-
gure, a questo punto dotatosi di prassi e forme istituzionali pi funzionali alla
sua crescita economica e civile. E nel confronto tra questo atto e il primo, sotto-
scritto dallarcivescovo dArborea, si manifesta bene anche lo scarto nei tempi
di sviluppo tra il comune e lisola, rimasta ancora in quella fase storica in cui il
clericus, luomo di chiesa, detentore esclusivo della scrittura, a stendere gli atti e a
sacralizzarli con il giuramento.
Delle imprese del giudice Comita diremo pi oltre, qui si pu concludere os-
servando come il giudicato di Arborea che pure stato il pi restio a coltivare
lamicizia dei terramagnesos, degli italiani, ora appaia il pi lesto e incauto a met-
tersi in una situazione di pericolosa dipendenza da Genova. In Comita ha
scritto Enrico Besta non pu dirsi che vi fossero lievi ambizioni e facili a con-
seguire, ma Genova le accarezzava mirando a fare di lui uno strumento della
propria politica colla speranza che, unificata lisola sotto il suo dominio, potesse
diventare a sua volta la dominatrice dellapparente dominatore.
. Clero regolare e clero secolare: perch litigano?
Linvasione delle divine milizie in Sardegna lespressione di Bruno Ana-
tra ha protagonisti, tempi e aspetti diversi nei quattro giudicati. La presenza
dei monaci nellisola inoltre segnata da una serie ininterrotta di contrasti che si
accendono talora tra gli stessi ordini religiosi, ma pi frequentemente tra essi e il
clero secolare.
-+
ii. I giudicati alla ribalta della storia
il i aprile del +++, larcivescovo Guglielmo ha donato al monastero di San Vitto-
re la chiesa di San Saturnino e alcune altre gravitanti sul medesimo bacino, si ha
limpressione che si stia giocando una partita importante, tra arcivescovo, geno-
vesi e forse anche pisani, per il suo controllo. Negli anni venti del XII secolo la
Sardegna divenuta, assieme alla Provenza, la maggior fornitrice di sale alla Li-
guria.
Il , gennaio ++.+ una bolla di Callisto II revoca i diritti di vicariato sulla Corsi-
ca dellarcivescovo di Pisa, aprendo un nuovo conflitto tra le due citt. Lo stesso
pontefice tenta una sua composizione durante un concilio lateranese, che riba-
disce per la nullit dei diritti della Chiesa pisana. Laspro disdegno dellarcive-
scovo di Pisa racconta Enrico Besta che ai piedi del papa buttava lanello pa-
storale protestando di non voler essere tra i suoi vescovi, fu la raffica precorri-
trice di nuova e pi furiosa tempesta. Una delle tante tra le due rivali, che si pu
trascurare di raccontare, per osservare soltanto come lautorit vescovile sia in
questo momento storico lespressione esponenziale sul versante esterno (e cio
delle relazioni internazionali) del governo di entrambe le citt. questa auto-
rit che offre una sorta di legittimazione diplomatica agli scambi economici e
politici che i mercanti e i consoli genovesi e pisani attivano sempre pi intensi
con la Sardegna.
Qualche anno dopo i genovesi estendono la trama dei loro interessi sardi an-
che al giudicato dArborea, quasi a saldare una traiettoria di rotte e di influenze
che va estendendosi dalle coste della Provenza a quelle del Cagliaritano, attra-
verso la Corsica, il nord della Sardegna e, appunto, lArborea. Nel dicembre del
++,+ il sovrano di questo regno, Comita, fa unimponente donazione di beni e di
rami di reddito alla chiesa di San Lorenzo e al comune di Genova: la curia e chie-
sa di San Pietro di Claru, con le relative pertinenze fondiarie e servili e con vario
bestiame, la met delle montagne argentifere sparse nel suo regno, il quarto del-
le miniere argentifere del Logudoro e quattro corti tra quelle che possiede o
possieder in tota Sardinea (Libri iurium, +.., ,-,, ,s+).
Comita dArborea impegna beni che non ha, che si ripromette di acquisire se-
condo un piano molto ambizioso despansione territoriale in tutte le direzioni.
laurora documentata delle ambizioni di unificazione di tutta lisola coltivate
dal giudicato di mezzo, sino a questo momento avvolto nelloscurit.
Latto redatto nella chiesa di Santa Maria coram multitudinem Ianuensium
et Sardorum, presente cio una vera folla di sardi e di genovesi, notabili dAr-
borea e uomini daffari liguri, tra i quali Rolando Avvocato ed Enrico Guercio.
A sottoscriverlo anche larcivescovo dArborea, Pietro, che gli conferisce il
-o
La Sardegna dei giudici
VII e i suoi pi immediati predecessori hanno dovuto far leva sulla potest del
giudice e sullazione dei monaci (cui pure affidato il compito di addomesticare
in ecclesia i poteri laici), ma una volta che il clero cagliaritano stato sbarbato, e
cio incardinato meglio negli stili gerarchici e liturgici di Roma, allora lautorit
vescovile deve riprendersi il ruolo eminente che le proprio.
Con le sue azioni di rivalsa sui poteri laici e sullinvadenza monastica, Gugliel-
mo dunque il presule sardo che manifesta meglio il compiuto transito della
Chiesa sarda da una fase gregoriana ad una fase post-gregoriana. Questo non
toglie, evidentemente, che il suo contrasto con i vittorini abbia motivazioni an-
che economiche, poich non solo la perdita delle saline e di numerose chiese ha
fatto mancare alla Sede cagliaritana cespiti importanti dentrata, ma i possessi di
San Saturno e dellarcivescovo si sono fortemente, e pericolosamente, imbrica-
ti in unarea di valore strategico per la presenza delle saline, degli stagni di Santa
Gilla e di Molentargius e di numerosi e affollati villaggi.
Come i vittorini nel Cagliaritano, cos i cassinesi hanno nel Logudoro la loro
terra delezione sarda. Tra il +++ e il ++.., soprattutto, ricevono cospicue dona-
zioni di chiese, terre e bestiami sia dal giudice Costantino che da alcuni pi emi-
nenti majorales turritani, Lacon, Athen, de Thori, Gitil, Carbia, etc. (Saba +,.-,
V, IX, X, XII, XIV, XVI-XVIII). A met del XII secolo i cassinesi possiedono
nel giudicato di Torres diciassette chiese, pi una decina di curtes.
Nello stesso periodo hanno invece perduto ben cinque delle sei chiese sulcita-
ne ottenute nel giudicato di Cagliari da Orzocco, con donazione del maggio
+ooo (Saba +,.-, II). Questatto, rimasto dapprima senza effetti pratici per lim-
possibilit dellordine di destinare alla Sardegna le persone e le suppellettili ne-
cessarie per lufficio ecclesiastico, stato anzi rinverdito e forse falsificato
dagli stessi cassinesi nel +++s. Ne scaturisce un contenzioso che alla fine riduce
ai minimi termini la presenza cassinese nel meridione dellisola, dove lordine
non riesce a dar vita ad alcun monastero.
I possessi cassinesi sono minacciati anche nel Turritano, ad opera special-
mente delle sedi di Torres e di Ampurias, s che i pontefici devono a pi riprese
intervenire, ora per confermarli, ora per proteggerli (Saba +,.-, VI, VIII, XIII,
XXI, XXIII, XXIV). A met del XII secolo i monaci di Montecassino benefi-
ciano come si vedr pi oltre del favore molto speciale del giudice Gonario,
ma anni dopo, il . febbraio ++so, papa Alessandro III deve nuovamente ordi-
nare agli arcivescovi e vescovi di Sardegna di cessare dal perseguitarli in ogni
maniera, persino con la minaccia dellinterdetto, per assoggettarli alla loro giuri-
sdizione.
-,
ii. I giudicati alla ribalta della storia
Lordine che esprime da principio il maggior slancio colonizzatore quello
dei vittorini di Marsiglia, che non disdegna il Logudoro e la Gallura, ma concen-
tra le sue maggiori attenzioni nel Cagliaritano, ove, secondo Edouard Baratier, il
suo insediamento sarebbe favorito dalla familiarit con quella cultura greca che
questo giudicato conserverebbe ancora nellXI secolo. Comunque sia, nel +os,
i vittorini ricevono in dono la chiesa di San Saturnino dal giudice Costantino,
che poco prima con una carta in volgare sardo, ma con caratteri greci lha
dotata di una serie cospicua di domus e possessi fondiari nel basso Campidano e
a ridosso della costa sud-orientale, nei territori degli attuali centri di Quartu, Se-
largius, Monserrato, Sinnai, Capitana e Castiadas (Blasco Ferrer .oo,, IV).
Il favore dei giudici consente al priorato vittorino di San Saturnino, pronta-
mente istituito, di impadronirsi nel giro di pochi decenni di numerose altre chie-
se (o secondo Raimondo Turtas) ubicate per la maggior parte nei dintorni di
Cagliari, ma in numero cospicuo anche nella Trexenta, nel Parte Gippi e nel Si-
gerro. San Saturno ha inoltre acquistato il controllo delle coltivazioni saliniere
del retroterra costiero della citta, conseguendo un potere economico, politico e
religioso che suscita inevitabilmente lostilit e la reazione del metropolita caglia-
ritano. In una lettera inviata a papa Gelasio II tra il luglio e il settembre del +++s,
larcivescovo Guglielmo (+++-.o) lamenta vivacemente il disagio della sua sede,
impoverita dalle donazioni ai monaci marsigliesi fatte dai giudici (per manum
laicam) in violazione delle prescrizioni canoniche e senza curarsi di garantire il
loro rispetto e obbedienza nei confronti del capo spirituale della diocesi.
I contrasti tra i vittorini e Guglielmo sono temporaneamente composti il i
aprile +++,, quando il presule consacra solennemente laltare maggiore di San
Saturno, dedicato ai santi Pietro, Paolo e Vittore, alla presenza dei vescovi di
Santa Giusta e di Bisarcio, del cardinale legato Pietro o dellintera aristocrazia e
clero del luogo. Subito dopo, appena conclusa la cerimonia, Guglielmo compie
il gesto magnanimo di donare formalmente anche lui la chiesa ai monaci di San
Vittore, essendone stato pregato dallo stesso giudice cagliaritano Mariano.
Il gesto pacificatore di Guglielmo non vale, tuttavia, a chiudere il contenzioso
tra San Saturno e larcivescovo di Cagliari che si protrae di fatto sino alla fine del
XII secolo, quando laffermazione pisana provoca il declino progressivo della
presenza vittorina nel giudicato.
Aprescindere da questi sviluppi, la protesta dellarcivescovo Guglielmo ha un
significato che pu essere compreso solo collocandola in una contingenza sto-
rica della Chiesa sarda ormai diversa rispetto a quella segnata dalla riforma gre-
goriana. Per riformare un clero ancora contaminato dal rito greco, Gregorio
-.
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo II
+. La Sardegna e la riforma gregoriana
Il principale testo di riferimento per le vicende della Chiesa in Sardegna TURTAS
+,,,. Sulleredit ecclesiastica greco-bizantina: PAULIS +,s,, e BOSCOLO+,-s.
Sulla presenza in Sardegna dei monaci di Montecassino e di San Vittore: SABA +,.-;
BOSCOLO+,s; BARATIER +,,; AA.VV. +,o,.
Per la letteratura sulla riforma gregoriana: MORGHEN +,+; FINK +,s+; CAPITANI
+,ss; TABACCO.ooo.
Per i riflessi della riforma in Sardegna, oltre a TURTAS +,,,, si deve vedere ANATRA
+,,-.
Sullo sforzo della Chiesa romana di cristianizzare il matrimonio si vedano DUBY
+,s+ e GOODY +,s,.
.. La penetrazione pisana
Per un inquadramento generale della penetrazione pisana in Sardegna resta fonda-
mentale lopera di Gioacchino Volpe (VOLPE +,o.), con introduzione illuminante di
Cinzio Violante.
La letteratura sulla prima espansione mediterranea di Pisa stata recentemente rivisi-
tata da TANGHERONI .oob.
Sulle repubbliche marinare e lespansione di Genova e Venezia nel Mediterraneo,
utile la sintesi di Gabriella Airaldi (Airaldi +,ss).
Sulle donazioni a Santa Maria di Pisa: ARTIZZU +,-; FADDA .oo+.
Sugli ordini monastici toscani in Sardegna sono sempre indispensabili i lavori di Gi-
nevra Zanetti: ZANETTI +,os e ZANETTI +,-.
Alcune notazioni analitiche e quantitative sulle donazioni laiche alla Chiesa sono in
ROWLAND.ooo.
Le cronache pisane del XII-XIII secolo sono raccolte in Rerum Italicarum Scriptores.
Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento ordinata da L. A. Muratori (si ve-
da RIS): Bernardo Maragone, Annales pisani (si veda MARAGONE); Gesta triumphalia per
pisanos facta de captione Hierusalem et civitatis Maioricarum et aliarum civitatum et de triumpho
abito contra ianuenses (= Gesta Trimphalia); Chronicon pisanum seu fragmentum auctoris incerti
(=Chronicon pisanum); Chronicon aliud breve pisanum incerti auctoris ab anno MCI usque ad an-
num MCCLXXIII (= Chronicon aliud breve). Il Liber maiolichinus de gestis pisanorum illustri-
bus (= Liber maiolichinus) stato edito da Carlo Calisse, Fonti per la Storia dItalia pub-
blicate dallIstituto Storico Italiano, Roma +,o. La Historia di Pisa di Ranieri Sardo citta-
dino pisano riedita a cura di Ottavio Banti, Cronaca di Pisa di Ranieri Sardo, si veda BANTI
+,o, (Ranieri Sardo vissuto nella seconda met del Trecento). Le Historie pisane di
Raffaello Roncioni sono in Archivio Storico Italiano, si veda RONCIONI +s.
-
ii. I giudicati alla ribalta della storia
Un caso a s rappresentato infine dal giudicato dArborea, dove la stretta al-
leanza dellepiscopato con i sovrani, che conserva peraltro il pieno controllo del
clero, fa da argine allo svilupparsi di conflitti tra le sue diverse componenti, tra i
monaci e i preti come tra larcivescovo e i suoi suffraganei.
-
La Sardegna dei giudici
iii
LA COSTITUZIONE POLITICA
+. Il potere dei giudici
I giudici sardi emergono alla luce della storia forniti dei pi ampi poteri di go-
verno civile e militare. Parte essenziale dellesercizio quotidiano del loro gover-
no il potere di dichiarare il diritto, che non ha una valenza soltanto o stretta-
mente giudiziaria, in quanto attiene pi in generale alla difesa dellordinamento
vigente nel territorio.
I giudici si qualificano reges e definiscono come regno (rennu) lambito territo-
riale della loro potest. Rivendicano, inoltre, una legittimazione divina, procla-
mandosi a deo electi et coronati (per voluntate de donnu Deu potestandu
parte de Caralis, dichiara Orzocco nella cosiddetta carta volgare cagliaritana,
del +ooo-+o-) (Blasco Ferrer .oo,, III), ispirandosi con ci al modello imperia-
le. Anzi, in qualche occasione qualificano il proprio potere con il riferimento al
titolo di imperatore, non perch presumano di essere tali, evidentemente, ma
perch ritengono che il loro potere partecipi della qualit eminentemente pub-
blica dellautorit imperiale. Il richiamo pi o meno diretto di questa autorit ha
infatti una funzione legittimante, a prescindere dal fatto che il riferimento sia in
una prima fase allimperatore bizantino (come mostra ladozione del titolo di
protospatarius da parte dei primi giudici a noi noti) e in una seconda allimperato-
re romano.
Nel momento in cui i giudici fanno la loro comparsa in scena si gi larga-
mente affermato il principio dinastico della successione, che si manifesta anche
nellaccorgimento di associare al trono lerede designato, anche quando in mi-
nore et. Le figlie femmine sono escluse dalla successione, ma in assenza di figli
maschi del giudice possono trasferire o veicolare il diritto di successione ai ma-
riti. Si ha cos un contemperamento del principio agnatico (successione solo
per via maschile) con lorganizzazione del lignaggio, almeno a quanto risulta da
documenti pi tardi, che non per del tutto prudente utilizzare come prova
per lXI secolo. Questa cautela vale anche per le funzioni di reggenza svolte dal-
le vedove dei giudici, poich i pochi indizi in tal senso per il primo periodo giu-
--
,. La penetrazione genovese
Sulla penetrazione genovese in Sardegna segnaliamo gli ottimi saggi di Geo Pistari-
no (PISTARINO +,s+), e Gabriella Airaldi (AIRALDI +,s+); e per un quadro pi generale
BACH +,. La cronaca pi importante per la citt ligure quella degli Annali genovesi di
Caffaro e de suoi continuatori dal MXCIX al MCCXCIII, a cura di Luigi Tommaso Belgra-
no e C. Imperiale di SantAngelo (si veda Annali genovesi).
. Clero regolare e clero secolare: perch litigano?
Il riferimento pi diretto per il tema ai lavori di Raimondo Turtas, Storia della Chiesa
in Sardegna (TURTAS +,,,), di Bruno Anatra, Santa Sede e Sardegna (ANATRA +,,-), e di
duard Baratier, Linventaire des biens du prieur Saint-Saturnin de Cagliari (BARATIER +,,).
-o
La Sardegna dei giudici
dizi come listituto della secatura de rennu di cui ci occuperemo al capitolo V,,
che queste propriet signorili o dominicali derivino, almeno in parte, da conces-
sioni sul demanio effettuate dai giudici a beneficio di parenti, amici e sodali a
compenso degli uffici ricoperti o ad altro imprecisabile titolo. E niente esclude
che tali concessioni fossero gi in uso in epoca bizantina.
Alla luce di quanto si sa della gestione del demanio, il potere eminente del giu-
dice appare quale sintesi o punto dequilibrio, al vertice della societ sarda, di ra-
dicamenti fondiari e di rapporti di forza che sottostanno alle bardature istitu-
zionali del giudicato. Bardature che rappresentano allora una nostra ipotesi
la trascrizione formale, e in parte illusoria, di assetti civili orientati pi dal gio-
co e dalla pressione degli interessi signorili concorrenti che dallesercizio di
unautorit veracemente pubblica.
Questo non significa che la dimensione pubblica si sia del tutto vanificata,
nella cultura e pratica di governo e nei riferimenti di valore e di diritto dei giudi-
ci e dei loro ufficiali. Vuol dire, piuttosto, che il pubblico si incardinato in or-
dinamenti particolari, in norme di diritto e in statuti civili che esprimono le ine-
guaglianze proprie di una economia e societ signorile, e anzitutto la frattura pi
radicale tra il dominus e il servus. anche ovvio che gli equilibri della societ giudi-
cale, che le prime evidenze documentarie mostrano defilata e largamente estra-
nea alle dinamiche di trasformazione in senso feudale dellEuropa occidentale,
debbano subire in seguito la forte sollecitazione, sino ad esserne profondamen-
te modificati, del rapporto sia con lImpero e il Papato, sia con Pisa e Genova.
Se la figura del giudice ha connotati abbastanza definiti qualsiasi ampiezza si
riconosca alle sue prerogative di sovranit resta invece alquanto confusa lim-
magine di quella corona, assemblea o consiglio, cui molti studiosi attribuiscono la
funzione essenziale di un sostegno collegiale al suo governo. Enrico Besta, ad
esempio, ne ha proposto un profilo ricalcato su quel conventus o curia che in con-
testi gi feudali ispira e sostiene, fornendogli consilium et auxilium, lazione di go-
verno dei principi e signori territoriali.
Il ricorso allanalogia tra istituzioni appartenenti ad epoche e contesti diversi
sempre molto rischioso, ma se ci atteniamo alla documentazione sarda, quella
pi tarda ci mostra come la corona de logu (o de iudike) abbia funzioni giudiziarie
del tutto preminenti sulle funzioni politiche, per quanto nel quadro di una am-
ministrazione della giustizia che non pu essere separata con nettezza da un in-
sieme pi ampio di poteri giurisdizionali. Questa preminenza della componen-
te giudiziaria su quella politica nella partecipazione delle aristocrazie laiche
e religiose al governo del giudice appare pi marcata nel primo periodo giudica-
-,
iii. La costituzione politica
dicale come quello relativo alla gallurese Padulesa, vedova di un Torchitorio
non autorizzano ad andare oltre la semplice ipotesi.
I documenti pi antichi non ci danno certezze neppure sulla sopravvivenza di
un qualche principio elettivo. Ci sembra, anzi, che il funzionamento anche resi-
duale di questo sistema ammesso pure che fosse stato gi operante avrebbe
impedito quel radicamento al potere di una dinastia che lelemento indubbia-
mente decisivo nella formazione dei giudicati sardi. La solidit acquisita sin dal-
lXI-XII secolo dal principio dinastico confermata dalle strategie matrimo-
niali successivamente perseguite da alcune famiglie eminenti di Pisa e di Geno-
va, che mirano ad inserirsi nelle linee legittime di successione al trono. Della vi-
genza di un principio elettivo a connotazione popolare (ma di fatto ecclesia-
stico e aristocratico) non possono far prova testi di pi tarda redazione, quali il
Condaghe di San Gavino e il Libellus judicum turritanorum, redatti o confezionati
quando in Sardegna cominciano ad essere culturalmente e politicamente ope-
ranti i fondamenti del feudalesimo (o della costituzione feudale). Suscita poi
ulteriore perplessit lidea che un clero incolto e subalterno al potere giudicale,
quale abbiamo incontrato trattando della riforma gregoriana, abbia potuto gio-
care sin dalle prime fasi quel ruolo decisivo nellelezione dei giudici che questi
testi gli attribuiscono.
Se la prima formazione delle dinastie giudicali deriva con alta probabilit dal-
lesercizio di una funzione pubblica e dalla corrispondente dignit, la loro defi-
nitiva affermazione al potere sembra scaturire da posizioni e radicamenti fon-
diari di fatto. Queste dinastie, infatti, risultano detenere gi nellXI secolo pos-
sessi fondiari assai consistenti. Qual lorigine di questi patrimoni?
impossibile fornire una risposta che non sia meramente congetturale o,
peggio, fantasiosa. Sappiamo comunque bene che i fondi de parentes, apparte-
nenti al gentilizio, sono almeno concettualmente distinti dalle terre demaniali,
de rennu, che il giudice amministra nella sua veste pubblica. Anzi, la base pubbli-
ca del potere giudicale sembra acquistare un pi di consistenza materiale in rap-
porto allamministrazione di un demanio che si costituito per fusione dellasse
fondiario originariamente di pertinenza del populus romanus con lasse fondiario
di pertinenza imperiale o fiscale.
Se lautorit pubblica del giudice ha campo di esplicarsi nellamministrazione
del demanio, proprio in questo ambito di potere e attivit incontra tuttavia una
forte limitazione: quale scaturisce dalle posizioni e dalle pretese fondiarie di al-
tri lignaggi signorili, che esercitano a loro volta poteri di ampiezza imprecisabile
su masse di contadini asserviti, ascritti alle loro case o domus. Vi sono molti in-
-s
La Sardegna dei giudici
ti allamministrazione dei suoi beni privati. Lo stesso Caravale non esclude che i
curatori possano anche essere dei capi militari-giudiziari spontaneamente scel-
ti dalle comunit e dai maiorales di una zona. Si tratta, per, di tesi non con-
gruenti tra loro e prive di riscontri documentari.
Lidea di Caravale dei curatores quali capi despressione popolare, anche nel
senso di rappresentare questa o quella fazione locale vincente, non tiene nep-
pure conto del fatto che le curatorie sono circoscrizioni giurisdizionali che sem-
brano rispecchiare la conformazione fisica e demica dei singoli giudicati, frutto
certamente di una precedente e lunga costruzione storica. Al riguardo Arrigo
Solmi aveva ipotizzato che le curatorie avessero rapporto con la stessa organiz-
zazione in civitates, o distretti rurali, degli antichi populi, come suggerisce la deno-
minazione di alcune di esse: nel Giudicato di Cagliari, Nora dai Norenses, Sulcis
dai Sulcitani, Sarrabus dai Sarapitani, Galilla (o Gerrei) dai Galillenses; nel Giu-
dicato di Torres, Nurra dai Nurenses, Coraso dai Coracenses; nel Giudicato di
Gallura, Balariana dai Balari, Orosei dagli Aisaronenses. Una decina scarsa di
casi di etno-nomie su una sessantina di curatorie in tutta lisola non sono certo
un argomento decisivo a prova dellipotesi del nesso originario tra curatorie e
populi, ma lopinione di una complessa derivazione storica ed etnica dei luoghi
in cui si articola la costruzione politica dei giudicati tuttaltro che peregrina.
Lipotesi di Solmi di unorigine delle curatorie da circoscrizioni rurali piutto-
sto che dal territorio delle antiche citt come si verifica pi normalmente nelle
regioni italiane serve anche a rimarcare il carattere comunque originale delle
istituzioni politiche sarde. Daltronde tra le ipotesi di Caravale e di Solmi esiste
un punto di convergenza importante, e cio l dove entrambi evidenziano il ca-
rattere dinamico e perci non pienamente riconducibile alleredit della storia
precedente delle istituzioni giudicali, entro e mediante le quali, a prescindere
dalla loro crosta romana o bizantina, si manifestano esigenze di governo e di
dominio territoriale del tutto nuove: quali maturano soprattutto in rapporto al-
le esigenze e pressioni di uneconomia e societ a base essenzialmente signorile,
ma con principi gi attivi di governo comunitario. Caravale lo rimarca bene
quando propone la sua ipotesi del giudice come capo locale: In una societ
sottoposta ai pericoli di incursioni saracene e nella quale lassenza di una pote-
st di governo lasciava liberi i pi potenti di imporsi sui pi deboli, un capo che
cercasse di difendere da nemici esterni ed interni necessariamente coagulava in-
torno a s le comunit, senza bisogno di presentarsi come erede legittimo di un
funzionario da tempo scomparso.
Leredit del passato per ancora viva come si pi volte osservato e la
s+
iii. La costituzione politica
le, quando questo governo sembra in verit conservare i tratti insieme signorili
e dispotici di una sorta di autocrazia locale scaturita dalla combinazione delle
tradizioni imperiali bizantine con le affermazioni dinastiche dei potentati fon-
diari indigeni.
Nonch suggerire limmagine anacronistica di una partecipazione del popo-
lo al governo della cosa pubblica, i documenti dellXI secolo e dei primi anni
del XII pongono normalmente accanto al giudice soltanto i suoi familiari e pa-
renti pi stretti e alcuni maggiorenti, lieros mannos o maiorales; questi ultimi chia-
mati a fungere da testimoni degli atti piuttosto che da consiglieri. Insomma,
non di popolo parlano questi documenti, ma di uno strato molto sottile di li-
gnaggi che derivano la loro eminenza parte dalla vicinanza per parentela alla di-
nastia giudicale, parte da un dominio fondiario autonomamente esercitato. Ci
non esclude che liniziativa del giudice possa talora richiedere il consenso ed il
concorso delle famiglie pi potenti, o anche una collaborazione pi partecipe
della ministerialit laica e religiosa del territorio, specie quando tale iniziativa at-
tiene alle relazioni con lautorit imperiale o pontificia e con i comuni italiani.
Lo stesso generico richiamo alla presenza a certi atti di totu sa terra (Blasco
Ferrer .oo,, III) spia della assenza di una istanza istituzionalizzata di espres-
sione della volont del territorio.
Che sia anacronistico ed improprio parlare di una corte del giudice quale
centro di governo, in questa prima et giudicale, lo conferma la mancanza, ri-
marcata da Gabriella Airaldi, di un ordinato ufficio di cancelleria per la reda-
zione di pubblici atti. NellXI e ancora nel XII secolo il giudice si vale, infatti,
non di notai o segretari ex professo, ma di quanti, alfabeti e letterati, possono aiu-
tarlo nella stesura e miglior definizione formale e cancelleresca sia degli atti di
governo del regno, sia degli atti di disposizione del suo patrimonio. Ed perci
inevitabile che si tratti quasi sempre di esponenti del clero.
Sfera pubblica e sfera privata non sono ben distinte neppure nei rapporti tra il
giudice e i principali ministri territoriali, i curatores, addetti al governo dei distret-
ti in cui il giudicato ripartito (partes o curatorias). Questi ufficiali, le cui funzioni
sono essenzialmente giurisdizionali (et de curatore ki lli aet gittari in iusticia, si
dice nella citata carta volgare cagliaritana), sono infatti tratti quasi esclusiva-
mente dalla stessa famiglia giudicale e dai lignaggi pi strettamente imparentati
con essa.
La prossimit anche parentale dei curatori al giudice ha portato alcuni studio-
si pi recentemente Mario Caravale a ipotizzare che non si tratti di veri fun-
zionari da lui nominati, ma piuttosto di una sorta di agenti patrimoniali addet-
so
La Sardegna dei giudici
.. Il diritto tra legge e consuetudine
Il mondo medievale normalmente inteso, quasi per definizione, come un
mondo illetterato, privo di un rapporto diretto e costante con i testi scritti. La
memoria orale e collettiva vi domina sulla memoria scritta ed individuale e il ri-
conoscimento della norma avviene in un flusso di tradizioni che costituisce la
trama, oggettiva e allo stesso tempo mutevole, delle esperienze di vita dei singo-
li e delle collettivit.
Questa immagine del diritto medievale resta nella sostanza valida, ma merita
qualche correzione. Infatti, come pu un mondo che si assuefatto da secoli al-
la scrittura, smarrirne del tutto la pratica, affidandosi senza appigli al flusso in-
controllabile della memoria collettiva? Lidea che ci sia la legge scritta cui biso-
gna adeguarsi ha scritto Mario Ascheri coesiste con il suo adattamento prag-
matico. C una cultura che viene accettata in quanto ereditata, per la sua auctori-
tas, ma al tempo stesso sempre o spesso modificata e adattata alle esigenze del
momento. E le auctoritates hanno spesso un nome (e da qui a poco anche un co-
gnome) e richiamarle significa sostenere la propria credibilit, anche quando
non si pi capaci di collocarle esattamente nel tempo e nello spazio.
Allantico medioevo bastavano le consuetudini sostenne a suo tempo Enri-
co Besta: e infatti nei documenti sardi del secolo XI e XII non v accenno a
legge scritta. Un silenzio che varrebbe anche ad escludere un largo esercizio
della funzione legislativa da parte dei giudici. La pi antica legge sarda conser-
vatasi risalirebbe al .o aprile +.+- quando il giudice di Cagliari delibera un ordi-
namentu che esonera i dipendenti del vescovado suellense dal prestare giura-
mento in nome di San Giorgio nelle cause di valore inferiore ai cento soldi ge-
novini o che sono tenute in determinati giorni feriali (Solmi +,o, XVIII). Le-
sercizio giudicale della funzione legislativa (conquista tarda per tutti i sovrani
medievali) ha poco a che vedere con la persistenza della lex scritta, per, e c
chi, come Francesco Sini, ha recentemente sostenuto che la corrente romana o
romanistica del diritto non venuta meno in Sardegna neppure nei secoli del-
lalto Medioevo. Se questo sembrasse eccessivo si deve comunque ricordare la
grande occasione di ripresa del diritto romano, nella seconda met dellXI seco-
lo, rappresentata dalla riforma gregoriana. La stessa costruzione di un unitario
diritto canonico padroneggiato dal Papato osserva Ascheri avveniva sotto il
segno del diritto romano, quale diritto del papato.
Lo sforzo di riattingere il fondo romano del diritto sardo medievale, operato
dagli storici con diversa accentuazione ora della componente latina (Arrigo Sol-
s,
iii. La costituzione politica
stessa facies pubblica del potere giudicale non in realt incompatibile con la sua
base fondiaria e signorile, come non lo per le signorie rurali o territoriali che si
sono affermate in altre regioni dellEuropa mediterranea ed occidentale. Im-
motivata e del tutto anacronistica dunque lopinione di coloro ad esempio di
Raffaele Di Tucci che nelle curatorie hanno visto un tipo di concessione be-
neficiaria il cui primo exemplum, germanico, sarebbe stato proposto dai Vandali
al momento della loro conquista della Sardegna.
Si notava che le curatorie non hanno corrispondenza con le antiche citt ro-
mane, municipi o colonie. Questa corrispondenza non c neppure per i giudi-
cati. La loro identificazione con determinate citt-centro o incerta (giudicato
di Cagliari, ma anche di Pluminos, giudicato di Torres, ma anche di Logudoro) o
assente (come nel caso dei giudicati di Arborea e di Gallura). Nel caso della cu-
ratoria del Campidano, la pi prossima allantica Calaris, sembra per conser-
varsi nellufficio di curatore quello stesso logusalbadore che, secondo Enrico Be-
sta, sarebbe gi stato a capo dellamministrazione urbana (riannodandosi ai lo-
ciservatores a ai topotereti che il praeses soleva spedire cat tas pdeis).
Funzioni analoghe a quelle del curatore svolge il maiore de scolca, ma in un am-
bito territoriale minore e con un maggior risalto delle funzioni di vigilanza e si-
curezza fondiaria rispetto alle prerogative pi strettamente giurisdizionali. Il
territorio di competenza di questo ministro, la scolca, comprende pi unit inse-
diative, pi frequentemente tre o quattro, in relazione ad una forma del popola-
mento ancora rada. Con la sua modificazione e con lemergere di un tessuto pi
robusto di villaggi, le funzioni del maiore de scolca saranno pienamente assorbite
dal maiore de villa, di cui i documenti della prima et giudicale non fanno frequen-
te menzione. Come il curatore anche il maggiore di scolca sembra avere compe-
tenza pi diretta e specifica sullarea demaniale (viene anche chiamato maiore de
rennu), certo perch le domus signorili si governano con ufficiali propri: chiarissi-
ma al riguardo la carta volgare cagliaritana, che abilita larcivescovo di Cagliari,
beneficiario della concessione di alcuni villaggi, a ponner curadores et maiores
suos nei medesimi.
Sappiamo davvero poco, se non nulla, sul grado di competenza culturale di
questi ufficiali territoriali e di altri pi legati a rami specifici del governo giudica-
le. La denominazione di alcuni uffici tradisce la loro appartenenza originaria al-
la amministrazione e cura del patrimonio privato del giudice. Cos per larmen-
tariu de rennu (o de logu) che sovrintende ai vari rami di rendita e di esazione del re-
gno. Ma compare anche la denominazione di armentariu de pecujare in riferimento
alla gestione dei beni privati del giudice.
s.
La Sardegna dei giudici
sforzati di cogliere la natura pi o meno peculiare del diritto sardo proprio nei
caratteri del processo. Cos Arrigo Solmi contesta lopinione di Brandileone se-
condo cui il processo sardo avrebbe forme simili al processo germanico, nel
suo tipo franco-ispanico, e ritiene che esso rappresenti piuttosto una forma-
zione autonoma della vita popolare sarda, ma germogliata sul vecchio tronco
latino, al modo stesso che dalla lingua latina sono derivate le lingue volgari o
romanze.
Sulla base di unaccurata analisi del procedimento giudiziario sardo, ricostrui-
to sulla lettura dei condaghi di Santa Maria di Bonarcado e di San Nicola di Trul-
las, anche Antonio Marongiu, pur senza prendere nettamente posizione per lu-
na o laltra tesi, evidenzia come il suo svolgimento mostri in pi punti, nei con-
fronti del diritto romano, un debito maggiore rispetto a quello nei confronti del
diritto germanico: come ad esempio nellonere della prova, imposta pi fre-
quentemente allattore che al convenuto, o anche nel valore assegnato al giura-
mento, probatorio e decisorio piuttosto che semplicemente assertorio.
s
iii. La costituzione politica
mi, Antonio Era), ora della componente greca (Enrico Besta), non pu tuttavia
esaurirsi in una ricerca di fossili: i sistemi legislativi tradizionali agiscono infat-
ti nellisola, secondo Ennio Cortese, non come semplici ingredienti di un mi-
scuglio chimico, ma gi trasfigurati dalla consuetudine, calati in un processo vi-
tale. Ma, appunto, il lavorio del tempo (e di un tempo sempre fortemente loca-
lizzato) non opera a prescindere dai materiali giuridici prodotti dal passato, ma
su di essi.
Tra et romana ed et medioevale corre per pure lesperienza traumatica del-
le invasioni germaniche, che la Sardegna subisce con la non lunga occupazione
dei Vandali (oo circa-, d.C.). La sua maggiore o minore incidenza sugli ordi-
namenti civili dellisola tra le questioni pi controverse della storiografia sar-
da. Una sorta di radicalismo germanista stato espresso da Raffaele Di Tucci,
che ha sostenuto la tesi di un robusto innesto nellisola di istituti germanici, qua-
li la marca, la propriet collettiva, la fedelt al capo, etc. Per cui lopinione tradi-
zionale che designa la Sardegna come la terra privilegiata, che, immune quasi
dalla dominazione germanica serb vivo il culto e luso del diritto romano, non
rappresenta che una strana illusione.
Largamente derivata da Francesco Brandileone, questa tesi sembra meritare
una nuova attenzione da parte di quella storiografia italiana che si sforzata di
rivedere e ridimensionare unenfasi statalista che sempre eccessiva nello studio
delle formazioni politiche pre-ottocentesche, particolarmente abusiva nel ca-
so dellEuropa medievale. Nella quale non si d osserva Mario Caravale
quella netta distinzione tra pubblico e privato che segna i sistemi odierni, ma
un intreccio inestricabile di potest pubbliche e di diritti privati, di centri orga-
nizzativi molteplici che imprimono complessit e asistematicit al mondo del
diritto.
Un universo giuridico caratterizzato dal pluralismo, dunque, nel quale si fan-
no strada nuovi corpi e nuovi sistemi normativi da quello canonico a quello
feudale, da quello statutario a quello comune che rispondono, ciascuno nel
proprio ambito, a bisogni di giustizia e di legalit sempre nuovi. Ma neppure il
diritto romano si inabissato nel nulla, semmai si interrato, per continuare a
scorrere nei mille rivoli delle attivit quotidiane che riguardano il rapporto con i
beni e la loro negoziazione, le relazioni interpersonali e il nesso comando-ob-
bedienza nelle sfere di vita in cui imprescindibile (nella comunit domestica,
ad esempio, o entro le istituzioni della Chiesa), la soluzione delle vertenze e il
procedimento giudiziario.
Questultimo punto specialmente importante, perch molti studiosi si sono
s
La Sardegna dei giudici
i\
SIGNORI E SERVI
+. I signori
Gli ordinamenti politici dei giudicati sono il riflesso di assetti civili forte-
mente caratterizzati in senso signorile. Ogni potere concentrato nelle mani
di una sottile ma non perci meno incombente e vessatoria lite di donnos
detentori di vasti possessi fondiari, che per la conduzione delle loro domus o
aziende si avvalgono prevalentemente del lavoro di masse rurali in condizione
servile.
I primi documenti disponibili ci mettono in effetti di fronte ad una casta gi
chiusa di oikodesptes, di signori della casa, che gestiscono aziende a base la-
tifondistica, anche se disperse in una quantit variabile di minori nuclei fondiari
e produttivi. La fascia superiore di questo ceto signorile, comprendente i lieros
mannos o majorales, partecipa delle funzioni di governo del territorio (terra, rennu,
logu). Al suo vertice sta la dinastia giudicale, i cui componenti, i cosiddetti don-
nikellos, monopolizzano di fatto tutte le cariche pi alte. Il rilievo e leminenza di
ogni singolo lignaggio infatti in rapporto diretto con la sua prossimit o vici-
nanza parentale alla famiglia titolare della successione al trono. Le maggiori fa-
miglie di ciascun giudicato risultano di fatto imparentate tra loro, quasi che gli
scambi e le alleanze matrimoniali fossero gi da tempo utilizzati consapevol-
mente per disegnare una trama di solidariet di gruppo o stirpe utile a reggere
lintero sistema di potere giudicale.
Un sistema di potere centrato sul giudice, ma che non esclude lesistenza di
forme condominiali di esercizio del governo, sulla base delle relazioni e delle
complicit parentali, per, e non certo dellespressione istituzionalizzata di una
qualsiasi volont popolare. Se il profilo di un qualche populus emerge dai primi
documenti, esso soltanto quello di un clero che pensa al proprio potere come
distinto da quello dei laici. Prima della riforma gregoriana deve ancora agire in
tale senso leredit bizantina, quale sembra ad esempio manifestarsi nellabitu-
dine dei religiosi di alcune comunit monastiche a caratterizzare come paperos i
laici anche quando appartenenti al ceto signorile e proprietario (trovo suggesti-
s-
Nota al capitolo III
+. Il potere dei giudici
Per la natura e lestensione dei poteri dei giudici sardi sono sempre imprescindibili
i lavori di Enrico Besta (BESTA +,o,), capp. III, VII e VIII, di Arrigo Solmi (SOLMI
+,+-) cap. II, La costituzione dei giudicati, e di Raffaele Di Tucci (DI TUCCI +,.). Tra i
contributi pi recenti si segnalano, anche per le divergenze interpretative, CASULA
+,, e CARAVALE +,,; inoltre utile PETRUCCI +,ss.
Sul tema della successione giudicale si veda OLIVA +,s+.
Sulla corona DI TUCCI +,+o-+-.
Per linquadramento pi generale (italiano ed europeo) del tema del potere politico
in et medievale: CORTESE +,oo; TABACCO +,,,; CAMMAROSANO +,,s; ORTU .oo+,
cap. II.
.. Il diritto tra legge e consuetudine
Sul diritto medievale sardo, oltre alle opere prima citate di Besta, Solmi ed Era, van-
no tenuti presenti i lavori di Francesco Brandileone (BRANDILEONE +,o.); Antonio
Era (ERA +,,); Antonio Marongiu (MARONGIU +,,s); Raffaele Di Tucci (DI TUCCI
+,,s); Camillo Bellieni (BELLIENI +,,).
Lo studio pi stimolante sul tema del rapporto tra consuetudine, diritto romano e
diritto comune rimane quello di Ennio Cortese (CORTESE +,o); ma presenta un cer-
to interesse, anche per il primo periodo giudicale, il lavoro di Francesco Sini (SINI
+,,-).
Per un miglior inquadramento storico e teorico dei vari aspetti del diritto sardo in
et giudicale facciamo soprattutto riferimento ai lavori di Paolo Grossi (GROSSI +,,),
e Mario Ascheri (ASCHERI .ooo).
so
La Sardegna dei giudici
sentono a questa famiglia di esprimere tra il +oo e il ++, ben sei giudici nei di-
versi regni di Torres, dArborea e di Gallura. Non sembrano molto dissimili i
patrimoni fondiari e i radicamenti di potere degli Athen e dei Serra, che pure ri-
coprono di frequente gli uffici di curatore e di maiore de scolca.
Per rientrare nelle file dellaristocrazia sarda come gi per far parte di quelle
dellaristocrazia bizantina occorrono dunque sia la ricchezza fondiaria sia il
potere politico, e luno di questi requisiti ovviamente la condizione per un po-
tenziamento ulteriore dellaltro. Non peraltro facile individuare i confini pro-
pri di ciascuna di queste famiglie eminenti, in quanto esse si scambiano donne e
cognomi secondo una logica prevalente di lignaggio che non consente di rico-
noscere, se non per la dinastia giudicale, il funzionamento consolidato del prin-
cipio agnatico. Il marito pu prendere il cognome della moglie, i figli quello del
padre o della madre, ma anche il cognome di un avo o di uno zio. insomma
larga e forte la trama delle solidariet orizzontali, mentre restano deboli le co-
struzioni genealogiche.
Una scheda del Condaghe di San Michele di Salvenor (n. .,+) ci dice che i fratelli di
Barbara de Gunale si chiamano Costantino de Athen, Costantino de Thori,
Ithoccor de Carvia e Mariano de Serra. un altro segno chiarissimo di una en-
dogamia di gruppo praticata pi o meno consapevolmente per conservare il
controllo delle due fonti essenziali del potere, la terra demaniale e lapparato
politico (pubblico), conservandone la distribuzione (e redistribuzione) entro
una ristretta lite aristocratica. Questa dunque costituita in Sardegna da quei
medesimi optimates e potentes che secondo lo storico belga Lopold Genicot
compongono la noblesse europea nella sua prima comparsa medievale, attorno al
Mille. In tutta lEuropa occidentale un posto importante nella costruzione di
unidentit oggettiva e soggettiva di queste famiglie di nobiles ha quella fonda-
zione di famiglia, Adelskirche in tedesco, che consente di tener in qualche modo
unite quote di possesso del patrimonio gentilizio che andrebbero altrimenti di-
sperse nei vari rami del lignaggio. La prima dotazione di una chiesa e di un mo-
nastero, e le successive donazioni che la integrano, sembrano avere questo me-
desimo scopo anche per laristocrazia sarda dei Lacon, Gunale, Thori, Athen,
Serra, etc. Per queste famiglie i condaghi rappresentano pertanto anche uno
strumento importante di conservazione e di potenziamento della memoria ge-
nealogica, che possono ancorare ad una chiesa propria, o a un monastero di-
nastico, e alle sue pertinenze fondiarie.
s,
i\. Signori e servi
va, ma non convincente, lipotesi di Giulio Paulis di unattinenza del termine pa-
peros ad unopposizione etnica tra bizantini e sardi; questi appunto pauperes per-
ch svantaggiati, anche quando ricchi, rispetto a quelli).
Laristocrazia dei donnos ha unorigine largamente oscura, come le stesse dina-
stie giudicali. Esistono nondimeno alcuni indizi per ricongiungere una parte al-
meno di essa ad una lite formatasi risalendo i ranghi della ministerialit civile,
militare ed ecclesiastica bizantina. Secondo Paulis questo sarebbe il caso, ad
esempio, degli ufficiali messi a capo della guardia personale e palatina dei giudi-
ci, quelli che i documenti segnalano come maiores de ianna (della porta) o maio-
res de buiachesos, la cui carica potrebbe anche essere stata ereditaria. A conforto di
questa sua ipotesi della derivazione bizantina della guardia di palazzo dei giudi-
ci, Paulis ricorda un passo del Libro delle cerimonie di Costantino VII Porfirogeni-
to che fa riferimento ad un contingente di sardi in servizio nel palazzo imperia-
le. Anche il termine buiachesos, tra i pi misteriosi della prima et giudicale,
avrebbe perci rapporto con quello, eskoubtores, utilizzato per denominare le
guardie imperiali.
Al ceto mediano dei donnos apparterrebbero anche, secondo Paulis, quei cabal-
lares o lieros de cavallu di cui si gi detto, i quali avrebbero come ascendenti i ka-
ballarioi bizantini, cui limperatore assegnava dei fondi in cambio del servizio ar-
mato a cavallo, e come discendenti quei liberi e cavalieri, liberi et terrales ab equo,
di cui parlano i documenti pisani del primo Trecento.
Le famiglie pi eminenti dei majorales sardi, specie nel Nord Sardegna, condi-
vidono in parte la generosit dei giudici non sappiamo quanto spontanea nei
confronti degli ordini monastici. Unespressione di questa generosit , ad
esempio, la carta del +++, con cui gli Athen affiliano a San Nicola di Camaldoli
la chiesa di San Nicola di Trullas. linizio di quella vicenda monastica che ci
rimasta abbastanza ben documentata per la conservazione di un condaghe, il con-
daghe appunto di San Nicola Trullas, magistralmente edito da Paolo Merci, che
rappresenta pure, assieme agli analoghi registri dei beni dei monasteri di San
Pietro di Silki e di San Michele di Salvenor, cassinese il primo, vallombrosano il
secondo, una fonte preziosa per lo studio delle attivit e dei patrimoni delle
maggiori famiglie logudoresi.
Specialmente ben documentata la ricchezza fondiaria dei de Thori, presenti
anche nellArborea e in Gallura, che secondo uno studio recente di Mauro
Maxia possiedono terre per migliaia di ettari, situate specialmente nelle curato-
rie di Figulinas, Anglona e Caputabbas, ove monopolizzano le maggiori cariche
di governo. Anzi, gli intrecci di parentela molto stretta con i Lacon-Gunale con-
ss
La Sardegna dei giudici
dovrebbe essere posteriore agli anni settanta dellXI secolo. Regredendo da
questo momento per cinque generazioni dovremmo quindi ritrovarci, con la
generazione di Petru Infante e Biola, nellultimo quarto delloscuro secolo X.
Tre generazioni dopo, Janne, loro pronipote, si unisce a Justa, serva di paperos,
figura sociale che fa qui la sua prima comparsa documentaria, a met circa del-
lXI secolo, quando non ancora in atto la riforma (e romanizzazione definiti-
va) della Chiesa sarda.
Osserviamo anche, en passant, che la genealogia di Urgekitana, poich ricorda
un Petru Infante servo di San Pietro vissuto nellultimo scorcio del X secolo,
non solo porta a retrodatare la fondazione di questo monastero (femminile o
meno), ma ripropone la questione controversa del rapporto in Sardegna tra i
nuovi ordini religiosi occidentali e quelli precedenti, che secondo alcuni studio-
si sarebbero stati dambito e osservanza orientale. A meno che la schiatta di Ur-
gekitana non sia entrata nel patrimonio del monastero di San Pietro di Silki in
quanto propriet di chiese preesistenti che esso ha assorbito; ed peraltro pro-
vato che il suo condaghe si formato anche per lassembramento disordinato di
schede varie, spesso frammentarie, che in qualche caso raccontano spezzoni di
storia precedente larrivo a San Pietro delle monache benedettine.
Lipotesi di una marcata continuit della servit documentata dalle nostre
fonti con la servit bizantina confortata in parte dalla particolare durezza del-
la sua condizione, che non ha forse leguale nel Medioevo occidentale. Legati al-
la domus padronale per quattro giorni alla settimana e sottoposti al suo potere di-
spotico, i servi sardi non sono pi schiavi (come li ha considerati, con qualche
forzatura, Marc Bloch), ma restano massa di forza animale, oggetto di forme
inumane di commercio e di disciplina.
Vedremo pi in l il caso del giudicato dArborea, ove non n razone n usadu
il rispetto dei beni del servo. In questo e negli altri giudicati non consuetudine
neppure prendere in considerazione la volont dei servi nelle unioni matrimo-
niali, coiuvius, che sono decise sempre dai padroni. Quando questi sono diversi
per il servu e per lankilla, agiscono di concerto, a boluntade de pare, soltanto in fun-
zione della preservazione e incremento della dotazione di lavoro delle rispettive
domus.
I servi che si sottraggono a tale norma, di frequente con la fuga, sono tenace-
mente ricercati e, se ritrovati, impietosamente divisi dal coniuge, per essere re-
stituiti ciascuno alla casa dorigine. I casi documentati sono numerosi. Tra i pi
antichi, risalente alla met circa dellXI secolo, c quello di Maria de Funtana,
ankilla di San Pietro di Silki, che stringe un legame illegittimo, a furrithu, con un
,+
i\. Signori e servi
.. I servi
I pochi documenti disponibili per i decenni a cavallo tra XI e XII secolo of-
frono limmagine certamente ingannevole (ma non sappiamo quanto) di una
popolazione sarda nella gran parte assoggettata ad una condizione di dura ser-
vit, nelle domus dei giudici, dei maiorales, dei monasteri e dello stesso clero seco-
lare. Resta, infatti, fuori di ogni possibilit di osservazione il mondo esterno a
questi soggetti, che rappresentano la componente elitaria della societ giudicale
e sono i soli a produrre la documentazione giunta sino a noi.
Questo non toglie che le testimonianze di una vasta diffusione della servit
siano comunque tanto numerose e attendibili da poter considerare tale condi-
zione come largamente costitutiva del tessuto civile della Sardegna tra lXI e il
XII secolo. Neppure lo storico americano John Day, che ha operato uno stre-
nuo e generoso tentativo di quantificare molteplici aspetti delleconomia e della
societ della Sardegna medievale, ha potuto proporre una precisa ipotesi nume-
rica sui servi. In merito alla loro incidenza percentuale sulla popolazione com-
plessiva Day si limita infatti ad osservare che la grande maggioranza degli abi-
tanti dellisola era in condizioni di servaggio.
Ma anche unaffermazione cos generica solleva qualche dubbio, e bisogne-
rebbe comunque distinguere pi nettamente tra le aree fertili di pianura e di col-
lina, ove la dominante casa-azienda signorile potrebbe effettivamente aver at-
tratto nellorbita delle sue attivit la maggioranza dei contadini e dei pastori, e le
zone di montagna meno propizie alle pratiche agricole, ove la popolazione
sembrerebbe rimasta maggiormente indenne dalla vocazione schiavistica e re-
clusoria del latifondo dominicale.
Linterrogativo maggiore sulla servit nella Sardegna giudicale riguarda la sua
origine. Recente o remota? Purtroppo niente autorizza ad una risposta netta. Si
pu soltanto segnalare che alcune genealogie di servi documentate dai conda-
ghi sono risalenti oltre lo stesso XI secolo. il caso specialmente della genealo-
gia della serva Urgekitana, ricostruibile attraverso alcune schede del Condaghe di
San Pietro di Silki. Urgekitana figlia di Petru Infante, servo di San Pietro di Silki,
e di Biola, serva di Santa Maria dUrgeke, chiesa dalla quale le viene il nome. Le
generazioni successive ad Urgekitana sono quelle del figlio Gosantine, del ni-
pote Janne, della pronipote (omonima) Urgekitana. I figli di questultima sono
oggetto di divisione tra il monastero e il giudice logudorese Mariano (regnante
almeno dal +o-,), che vi partecipa con il fratello Comita. Alla divisione risulta
presente anche il nonno e predecessore di Mariano, Barisone, sicch essa non
,o
La Sardegna dei giudici
tabile indebolimento del rapporto signore-servo, incrinando la condizione ba-
silare di esistenza di uneconomia domestica dominicale.
Come si visto, i liberi (maschi o femmine) non disdegnano di congiungersi
a persone di condizione servile, in matrimonio o meno, durevolmente od occa-
sionalmente. Cosa di pi facile per i padroni (maschi o femmine) che godersi
anche sessualmente una persona che gli appartiene? Il monastero di San Pietro
di Silki ricorda nel suo condaghe di avere una volta diviso due sorelle con Petru
de Kerki, prendendosi Bonita e lasciando a lui Margarita, ca laveat ad aman-
te. Margarita muore presto, per, e allora Petru pretende di consolarsi con Bo-
nita, costringendo la monache a ricorrere in giudizio per riaverla (San Pietro di
Silki, ,.o).
I figli di unioni miste seguono normalmente la condizione peggiore (deterior
condicio), ma ci sono delle eccezioni, in ragione dei diversi usi locali o delle dina-
miche evolutive. Labate Allu di San Michele di Salvenor ricorda, infatti, con
rammarico che la chiesa non pu sempre contare sui frutti delle unioni dei pro-
pri servi in quanto le femmine si sposano spesso con liberi e i maschi con libe-
re (San Michele di Salvenor, .+).
Bench trattato da schiavo, il servo sardo det giudicale non tuttavia pro-
priamente uno schiavo. E questo per due ragioni essenziali. La prima che il
suo tempo-lavoro non tutto a disposizione del padrone: due giorni almeno
alla settimana (se la domenica appartiene al signore celeste) possono consen-
tirgli se non di metter su una casa propria, che gli negata per definizione, di
accumulare almeno qualche bene per coltivare la speranza di un riscatto. La se-
conda ragione che il servo sardo gode di un principio di personalit giuridica,
in quanto pu adire il giudizio dei vari livelli di corona per ottenere giustizia in
merito ai suoi beni, obblighi e diritti e pu comparire come testimone, prestan-
do giuramento in cause che hanno come attori persone dei diversi livelli socia-
li, compreso il proprio. I limiti di questa personalit giuridica del servo sardo
sono tuttavia ben evidenziati dal commercio che genovesi e pisani ne fanno en-
tro e fuori dellisola. Un commercio che comporta, inoltre, unassimilazione
dei servi sardi a quegli schiavi daltra etnia che sono il frutto delle pratiche belli-
che o predatorie in ambito mediterraneo.
Al fenomeno delle chiese private si lega forse il fatto che alcuni servi possano
farsi preti, officiando cos a beneficio immediato del signore e della sua domus.
Ma lordinazione dei servi sembra favorita anche dai monasteri. Nel Condaghe
di San Pietro di Silki si racconta, ad esempio, del matrimonio di previteru Petru
con Furata Cocote, fertile di quattro figli, e della lite insorta tra il monastero e i
,,
i\. Signori e servi
libero, Derricor de Martis, da cui ha un figlio, Juste Lassu. Paziente o sornione, il
monastero aspetta che Juste abbia let giusta per servire pus co se fekit de
servire per andare a prenderselo. Derricor non si rassegna, per, e strappa
nuovamente il figlio a San Pietro di Silki, che dopo aver tentato inutilmente di
riaverlo per via extragiudiziale, ricorre alla corona del giudice Barisone, riotte-
nendo in tal modo e figlio e madre (San Pietro di Silki, ).
Il monastero benedettino non tenero dumanit neppure quando Migali
Aketu, servo per tre quarti di un paperu, Mariano de Costavar, e per giunta avan-
ti negli anni, si unisce ad una sua serva, Maria de Canake: se la riprende, infatti,
con la forza. Migali non si rassegna, per, alla separazione e sottrae nuovamen-
te la compagna al legittimo proprietario. Le monache di San Pietro, che sembra-
no aver tempra daguzzine, si sentono beffate due volte e il loro piscopu Jorgi
guida i servi del monastero alla riscossa. Jorgi si gi impadronito di Maria Ca-
nake, quando in Cotronianu raggiunto dal padrone di Migali, Mariano de Co-
stavar, che bench laico si mostra pi umano delle religiose, cui propone di la-
sciare assieme e in pace i due amanti, tenendosi pure tutti i loro eventuali figli.
La vicenda sembra chiudersi con un accordo stipulato dinanzi al curatore di Fi-
culinas de Castellu, ma qualche tempo dopo alcuni esponenti delle potenti fa-
miglie de Thori e de Kerki, imparentati a Mariano de Costavar, rivendicano an-
cora i figli di Migali e Maria (San Pietro di Silki, ,, ,, ,, e .).
I donnos sardi, laici o religiosi, hanno dunque una memoria lunga dei propri di-
ritti sugli uomini, reali o supposti, e le genealogie dei servi sono perci attenta-
mente registrate, seguendo totu sa generatione, tutta la progenie, di ogni cop-
pia (Santa Maria di Bonarcado, ,,). Paradossalmente, le liti per la propriet degli
uomini, che corrono lungo i decenni, fanno s che le genealogie servili siano
meglio incardinate delle stesse genealogie signorili, che restano intrecciate e
confuse nella maglia dei lignaggi.
Si uniscano con il consenso, o meno, dei loro padroni, i servi perdono co-
munque il diritto a tenersi i figli una volta che questi hanno raggiunto let giusta
per servire. I fetus o nati dalle kondomas o unioni servili appartengono, infatti, ai
padroni che, se diversi per i due coniugi, se li ripartiscono in ragione delle rispet-
tive quote di propriet: met (latus) per parte se i padroni sono due (uno per ge-
nitore), un quarto (pede) per parte se sono quattro (due padroni per genitore).
Un servo che appartiene interamente ad un unico dominus detto integru, quello
che gli appartiene per met lateratu, quello che gli appartiene per un quarto peda-
tu. In linea teorica pu capitare che un servo appartenga a sedici padroni diversi,
e di fatto lo sminuzzamento delle quote di propriet dei servi porta ad un inevi-
,.
La Sardegna dei giudici
Analoga a quella dei liveros ispesionarios sembra essere anche la condizione dei li-
beros de paniliu richiamati dalla gi citata carta volgare cagliaritana, datata da Raf-
faello Volpini agli anni tra il +ooo e il +o-. Essi sono obbligati nei confronti del-
larcivescovo di Cagliari, cui sono stati concessi dal giudice Orzocco, una setti-
mana su tre per servizi agricoli. Questi liberos de paniliu entrano nel dominio giuri-
sdizionale dellarcivescovo, ma senza uscire del tutto dalla sfera dei poteri del
giudice, cui devono prestare ogni anno tre arrobadias o corves di aratura e tre di
mietitura e quei tributi (datia) e quei servizi (operas) che si rendessero necessari in
caso di calamit naturali (si benit pruinas in sa terra, Blasco Ferrer .oo,, III).
Rispetto ai collivertos il carattere pi specifico dei liberos de paniliu la loro appar-
tenenza non ad una domus, ad un signore fondiario, ma ad una giurisdizione,
quella che larcivescovo di Cagliari esercita su alcuni villaggi del basso Campida-
no: Santa Igia, Quartu Jossu, Santa Maria Paradiso, Tolostray, Santa Agata di
Sulcis, Bau de Cannas, Marganni, Barau de Murakessus, SantAgata di Rutulas.
Hanno uno statuto vassallatico, piuttosto che servile, in buona coerenza con il
termine bannum, da cui paniliu deriva.
,
i\. Signori e servi
padroni di Furata per aver questi preso e sposato la primogenita, Imbenia, ad
un loro servo senza previa spartizione (San Pietro di Silki, .+).
Il fenomeno dei servi-preti coniugati si eclissa progressivamente per effetto
della riforma gregoriana, ma non cos quello ancora pi diffuso dei preti con-
cubinari, stigmatizzato ancora nel +..o dal sinodo di Santa Giusta.
Come gi si notava, i servi hanno la possibilit di riscattarsi dalla loro condi-
zione. Non sembra, tuttavia, che questo comporti lacquisto di una verace li-
bert. I documenti del primo periodo giudicale non ci parlano che raramente
dei liberi che non appartengono al ceto signorile, mentre offrono numerose
informazioni su uno strato non sottile di livertados o affrancati, collocati in una
posizione intermedia, non pi servile, ma neppure pienamente libera, in quan-
to restano soggetti a obblighi residui nei confronti dei donnos. Il gruppo pi nu-
meroso di questi semi-liberi sembra essere quello dei collivertos o colliberti, che
sono tenuti a prestazioni limitate di lavoro nei confronti del padrone e patisco-
no ancora il vincolo del formariage, e cio del pagamento di una tassa per il ma-
trimonio con persona non appartenente alla medesima domus.
Un esempio tra gli altri. Il monastero di San Pietro di Silki denuncia nella coro-
na del giudice turritano Mariano il ratto di una sua colliverta da parte del prebiteru
Gosantine Pira, appartenente a donnu Ithoccor de Thori. Torrala sankilla de
Scu Petru, ca non ti la volen dare, ordina il giudice al maiorale. No la potho
iscoiuvare, replica Ithoccor e il giudice sentenzia pertanto che i figli dei due
sposi illegittimi apparterranno tutti al monastero (San Pietro di Silki, oo). an-
che probabile che i collivertos vengano talora a costituire, nella nuova condizione
di liberi obbligati, dei gruppi organizzati con funzioni ben definite nellambito
di una domus o di un villaggio. Nel qual caso i collivertos possono divenire, collet-
tivamente, titolari di diritti fondiari (San Nicola di Trullas, +.,).
Unaltra categoria, pi evoluta, di affrancati costituita dai liveros ispesionarios,
quali vorranno diventare molti servi di San Pietro di Silki durante il regno di
Gonario di Torres, a met del XII secolo. Il passaggio a questa condizione
sembra comportare un vero e proprio contratto, una carta, in quanto segna il
distacco completo del servo dalla domus padronale, compensato dallobbligo a
corrispondere annualmente un censo o pensio. Ove il contratto fosse stipulato
collettivamente e i livertados ambissero a raccogliersi in un villaggio di nuova
fondazione avremmo una carta di franchigia. Non comunque il caso dei servi
di San Pietro di Silki, cui il giudice nega la condizione di affrancati, non provata
da alcuna carta, ed ordina di tornare sotto il potere del monastero (San Pietro di
Silki, .o).
,
La Sardegna dei giudici
\
LECONOMIA DELLA CASA
+. La domus
Leconomia rurale della Sardegna dellXI secolo presenta i caratteri e i linea-
menti propri di uneconomia domestica signorile. uneconomia domestica in
quanto le maggiori produzioni dellagricoltura e dellallevamento fanno capo
alle domus, aziende con una base fondiaria vasta, seppure frammentata in pos-
sessi dispersi sul territorio. uneconomia signorile in quanto il controllo dei
due fattori principali della produzione, terra e lavoro umano, nelle mani di un
ristretto ceto di signori. Il tipo sardo di questa economia domestica dominicale
(imperniata, appunto, sulla domus domini) si inscrive pienamente nel tipo euro-
peo occidentale della signoria fondiaria.
Sotto il profilo materiale, luso prevalente come fonte di energia del lavoro
asservito mette a nudo lestrema arretratezza tecnologica di questo sistema
economico. La stessa disseminazione dei possessi della domus nello spazio
agrario segno di una scarsa presa fondiaria piuttosto che di consapevoli stra-
tegie aziendali, anche se non mancano gli esempi di permuta e di transazioni
varie che mirano ad un miglior assetto produttivo e gestionale delle singole do-
mus, specie di quelle monastiche.
Il termine domus ricorre nei documenti per indicare sia linsieme del dominio
fondiario del signore (come sinonimo quindi di signoria fondiaria), sia la singo-
la azienda a gestione diretta (come sinonimo di curtis). Pi domus o curtis coesi-
stono dunque entro la medesima signoria fondiaria, ma discontinue nello spa-
zio, come altre minori unit produttive che prendono il nome prevalente di do-
mestias se agricole, di masones se pastorali.
Il rapporto tra domus-curtis e domestia suggerisce unanalogia con il rapporto
tra dominicum-curtis e massaricium, con gestione diretta del primo e gestione indi-
retta del secondo, ma le fonti disponibili non consentono di confermarla. Non
possiamo cio affermare con certezza che le domestias e i masones siano come i
mansus dellEuropa post-carolingia delle piccole aziende affidate alla gestione
autonoma di contadini e pastori, liberi o servi accasati, vincolati al signore dal-
,-
Nota al capitolo IV
+. I signori
Sui profili dellaristocrazia giudicale si veda ORTU +,,o, pp. ++ sgg. Alla gi ricca let-
teratura sui misteriosi paperos si sono aggiunti pi di recente i contributi di Giulio Pau-
lis, Lordinamento sociale, cap. I, in PAULIS +,s,, e di Barbara Fois (FOIS +,,o). Lascia
perplessi lidentificazione che questa studiosa fa dei donnos paperos con i Templari, poi-
ch questordine religioso-militare fondato tra il +++s e il ++.s, mentre alcune sche-
de del Condaghe di San Pietro di Silki che menzionano i paperos sono ben pi risalenti, ad
un periodo tra la fine del X e il principio dellXI secolo.
Una buona rassegna delle diverse interpretazioni dellorigine delle aristocrazie eu-
ropee in BORDONE +,ss; il riferimento nel testo a GENICOT +,os. Sui complessi
rapporti tra ceto signorile e clero secolare e regolare si veda SERGI +,s,. Sui connota-
ti militari dellaristocrazia medioevale FLORI +,,s. Al riguardo della formazione del-
laristocrazia europea sono ormai dei classici i saggi della raccolta di Georges Duby,
Terra e nobilt nel Medioevo (DUBY +,-+).
.. I servi
Per la condizione dei servi sardi si veda ORTU +,,o, pp.+ sgg. Il tema ampiamen-
te trattato da quasi tutti gli storici del Medioevo sardo, e in modo pi ricco e docu-
mentato da John Day (DAY +,s). Sono sempre utili le pagine che al tema ha dedica-
to Ugo Guido Mondolfo (MONDOLFO +,o,).
Su una delle figure pi enigmatiche di servi affrancati cfr. SANNA +,-., e il saggio di
Giulio Paulis, Origine e storia di una istituzione della Sardegna medioevale: la chita, in PAU-
LIS +,,- (per i liberos de paniliu le pp. .. sgg.). Nel testo comunque ripresa linterpre-
tazione di Gian Giacomo Ortu (ORTU +,,o, pp. ,.-,).
Per la collocazione della servit sarda nel quadro europeo BLOCH +,o,. La discus-
sione sulla transizione dal servus romano al serf medievale stata pi recentemente ri-
presa da Pierre Bonnassie (BONASSIE +,s).
,o
La Sardegna dei giudici
simile sembra presentare anche la rifondazione, ad opera di donna Tocoele,
moglie del giudice arborense Comita de Salaris vissuta verso la met dellXI
secolo di una chiesa, San Pietro di Milis, cui annette un villaggio suo proprio,
pecujare, Milis Pikinnu, abitato sia da servi che da affrancati, che sembrerebbe-
ro a loro volta beneficiare di un qualche contratto o carta nel quadro di un ac-
quisito statuto demaniale. Il medesimo statuto che viene imposto al monaste-
ro di Santa Maria di Bonarcado quando nella sua dotazione entrano anche i di-
ritti di donna Tocoele sulla chiesa di San Pietro di Milis (Santa Maria di Bonar-
cado, . e .o-).
Posto che la domestia compare nelle fonti come articolazione della domus, e
quindi della maggiore azienda, il ruolo svolto nella Sardegna della prima et
giudicale dalla piccola azienda contadina autonoma resta del tutto indefinito.
Questa assenza, od oscurit, non ovviamente sorprendente, perch un fatto
normale anche in epoche meglio documentate dellXI e XII secolo, ma non va
comunque ritenuta rivelatrice di una situazione reale, assumendo come sconta-
ta, in unet dominata dalleconomia curtense, linesistenza di ogni spazio per
le minori aziende. Linterrogativo al riguardo in effetti il medesimo che dob-
biamo porci per la popolazione libera, per quei mediocres e minores che patiscono
una condizione di inferiorit e di soggezione nei confronti dei donnos, ma senza
sottostare ad una condizione di servit. un gruppo dal profilo vago, che af-
fiora, senza cessare dessere sfuggente, soltanto quando qualche suo compo-
nente si offre converso ad un monastero. Altrove, in Europa occidentale, le-
mergere di un ceto contadino connesso allo sviluppo a lato e a complemen-
to della curtis dominicale dei mansi, ospitanti liberi o servi, che restano s lega-
ti al signore da censi e prestazioni varie, ma riescono in parte a sviluppare unat-
tivit tendenzialmente autonoma, su base familiare. Come gi si osservava,
resta invece dubbia la diffusione in Sardegna del sistema bipartito della curtis,
specie per la residua e vasta disponibilit di lavoro asservito. Gli inventari dei
servi delle aziende monastiche ci propongono di frequente limmagine di una
domus signorile ancora imparentata, sotto molteplici aspetti, a quella vera caser-
ma di schiavi che fu la villa romana.
In definitiva anche il ceto sociale dei mediocres e dei minores, bench non si pos-
sa escludere del tutto il dualismo dominicum-massaricium, sembra definirsi nella
sua componente maggiore in uno spazio residuale (o marginale) di agricoltura
precaria ed itinerante, di pratiche colturali che si sottraggono allorbita della do-
mus signorile proprio in ragione della loro dispersione nello spazio.
Nel sistema sardo della signoria fondiaria ha un posto di rilievo, sin dalla se-
,,
\. Leconomia della casa
lobbligo di determinati censi (pensio, fictu, etc.) e di prestazioni di lavoro (arroba-
dia, opera, etc.). Non possiamo neppure escluderlo del tutto, per, per alcuni in-
dizi offerti dai condaghi, che in merito ai beni dei servi, ad esempio, distinguo-
no tra una loro parte intro de domo e unaltra parte foras de domo: la prima
locuzione relativa ai beni che il servo possiede allinterno della domus del si-
gnore (di cui gli necessario il consenso per disporne), la seconda ai beni che
possiede allesterno della medesima (San Nicola di Trullas, os; Santa Maria di
Bonarcado, ,). En passant, deriver da questa opposizione in-out la caratterizza-
zione essenziale delle due varianti principali del pi diffuso contratto agrario
sardo, la sotzaria o societ, detta de aintru quando il contadino-socio opera come
dipendente diretto dellazienda padronale, e a foras quando opera al suo ester-
no, quale associato con azienda propria.
La presenza delle domestias e dei masones suggerisce per anche limmagine di
una faticosa domesticazione del territorio, con lavanzata delle coltivazioni al
di l del nucleo pi coeso e consolidato della domus-curtis, vuoi per la spinta di
un incremento demografico, vuoi per il protagonismo colonizzatore dei po-
tentati laici ed ecclesiastici. La prima ipotesi meramente congetturale, dacch
sulla popolazione sarda dellXI secolo sappiamo pressoch nulla e non ha valo-
re di prova decisiva di una crescita della popolazione neppure lincremento di
quattordici diocesi che si registra tra la met dellXI secolo e la met del XII.
Meglio documentato , invece, il movimento espansivo sulle terre deserte e in-
colte, cui partecipano specialmente i maggiori proprietari laici ed ecclesiastici,
che ampliano i loro domini fondiari con concessioni demaniali condizionate
ad una qualche valorizzazione agricola e pastorale, ma che non esclude del tut-
to i liberi disagiati, minores e pauperes, e neppure i servi, tesi alla ricerca di qualche
opportunit per campare meglio la vita (John Day ha parlato al riguardo di co-
lonizzazione spontanea).
Quando gli interessi dei due gruppi sociali convergono, almeno relativa-
mente, si hanno nuove fondazioni, con una prima emancipazione dei loro po-
polatori dalla disciplina reclusoria del signore fondiario per sottostare a quella
meno incombente del signore del luogo (dominus loci). il caso dei liberos de
paniliu di cui si gi detto ed anche il caso della disposizione, arminantia, con
la quale donna Nibata, madre del giudice arborense Torbeno, con il consenso
del figlio e dei maiorales del luogo, dota gli abitanti delle domus di Nuragi Nigel-
lu e di Masone de Cabras di alcuni saltus, sottoponendoli quindi alla diretta
amministrazione giudicale (in manu de imperatore), con la concessione del-
lo statuto demaniale ad entrambe le domus (Tola +so+-os, XI, .+). Un profilo
,s
La Sardegna dei giudici
Si pu, infine, parlare anche per la Sardegna di una clericalizzazione della ric-
chezza fondiaria? Per i decenni di cui ci siamo sin qui occupati la risposta nel-
la sostanza positiva. Un vasto movimento di trasferimenti fondiari dalle aristo-
crazie sarde al clero regolare ben documentato dalle fonti, specialmente dai
condaghi che mostrano un accrescimento dei patrimoni di San Pietro di Silki,
di San Nicola di Trullas, di San Michele di Salvenor, di Santa Maria di Bonarca-
do, che in perfetta corrispondenza con la riduzione dei patrimoni dei Lacon,
Thori, Athen, Capathennor, etc.
.. La villa
Limmagine che abbiamo del villaggio sardo nellXI secolo debole e sfoca-
ta. Vale per esso losservazione che abbiamo gi fatto per la popolazione libera
delle campagne: resta largamente estraneo allattenzione e cura che giudici,
maiorales e religiosi prestano ai propri domini e beni. Non possiamo neppure
inferire da documenti posteriori che la bidda dellXI secolo avesse gi quelle fa-
colt di (pur relativa) domina o patrona (pobidda) di un suo territorio che avr nel
Duecento e nel Trecento, quando emerger come nuovo e dominante centro
(e principio) di organizzazione del territorio. un grave anacronismo proietta-
re nei secoli precedenti limmagine del villaggio sardo che ci offrono il Codice
rurale di Mariano IV dArborea e la Carta de Logu di Eleonora dArborea, con la
sua perfetta organizzazione economica e giurisdizionale. Tanto pi che il mon-
do della Carta de Logu un mondo popolato di gente ormai tutta libera, o quasi,
mentre lalba dei giudicati un mondo di signori e di servi.
Il villaggio sardo dellXI secolo ora esterno allambito fondiario e discipli-
nare della domus, ora del tutto interno ad esso, in posizione di dipendenza im-
mediata per le prestazioni di lavoro agricolo che i suoi abitanti devono al don-
nu. Il villaggio integrato nella domus indonnikau (indominicatus), insignorito, e
non ha facolt duso degli agriles, saltus, silvas, se non con il permesso del donnu.
Questo non toglie che, in ragione della stessa coresidenza e convivenza, gli ho-
mines del villaggio, liberi e servi (ma pi servi che liberi, parrebbe), finiscano
con lacquisire un diritto collettivo alluso, entro limiti dati, delle risorse fon-
diarie della domus, specie se sono ancora immerse nel vasto bacino delle terre
arennatas, demaniali. Sembra questo il caso dei saltus di Planu e Piretu, oggetto
nella prima met del XII secolo di unaccesa controversia tra il vescovo di
Ploaghe e il monastero di San Michele di Salvenor per uno stralcio dal dema-
+o+
\. Leconomia della casa
conda met dellXI secolo, la donnicalia. Il termine chiaramente omologo a
quelli di dominicalia, terra dominicata, terra salica, etc., altrove in uso per indicare la
sezione aziendale e fondiaria di pi diretta gestione signorile.
La polisemia che caratterizza molti termini medievali non ci consente di tra-
sporre tout-court questo riferimento semantico nel contesto sardo, e il termine
donnicalia potrebbe anche essere un prestito linguistico continentale (per sar-
dizzazione di dominicalia), suggerito magari dagli stessi genovesi e pisani per in-
dicare qualcosa che appare loro lomologo sardo della dominicalia, ma che po-
trebbe avere caratteristiche molto diverse, per la mancanza, ad esempio, del
complemento dei mansi. Quanto si desume con certezza dai documenti che
la donnicalia sarda una curtis di appartenenza regia e forse di derivazione sem-
pre demaniale. In ogni caso proprio lo statuto demaniale (che giustifica pro-
babilmente anche luso del termine curia) a renderla particolarmente appetibile
ai genovesi e ai pisani che muovono da essa per indurre i primi elementi di si-
gnoria bannale entro il tessuto politico dei giudicati. Ma questo fenomeno sul
quale si dovr tornare.
Giudici, maiorales ed enti religiosi amministrano le loro grandi propriet me-
diante una serie di ministri della casa. Tra essi i meglio documentati, forse
perch al centro della gestione della curtis signorile, sono larmentariu (de sa domu,
de iudike, de pecujare, etc.) e il maiore de coallos, lo stalliere.
Quando i documenti ci consentono di gettare un primo sguardo sulle forme
delleconomia agraria dei giudicati in atto non sappiamo da quando un gi-
gantesco trasferimento di grandi patrimoni signorili delle scarne aristocrazie
sarde alle chiese e ai monasteri continentali. Questo fenomeno in parte tem-
perato dal controllo che i giudici e i maiorales si sforzano di conservare sulla do-
tazione fondiaria di quegli enti, anche attraverso la loro amministrazione.
Tanto pi che la costituzione di patrimoni religiosi pu consentire di stabiliz-
zare una parte almeno dei beni del lignaggio (lequivalente di una assicurazione
fidecommissaria) sottraendola alle divisioni ereditarie, e forse anche metten-
dola al riparo da eventuali rivalse del demanio.
Silvio De Santis ha parlato al riguardo delle concessioni signorili a chiese e
monasteri di un indebolimento dei nuclei aristocratici donatori, che non esclu-
de per la loro capacit di relazionarsi con i beneficiari (gli enti religiosi e quan-
ti stanno dietro le quinte), ottenendo un corrispettivo in termini di prestigio
politico e sociale e, magari, di gratificazione morale e spirituale. un aspetto,
questultimo, che nel contesto della cultura e religiosit medievale non si pu
trascurare.
+oo
La Sardegna dei giudici
gure di ministri o procuratori o agenti per, di cui non sempre agevole indivi-
duare le precise attribuzioni: pupillos, mandatores de liberos, mandatores de villa, maio-
res de bulbare e altri.
Il maiore del bulbare il ministro addetto alla sorveglianza del ricovero recintato
del bestiame da lavoro del villaggio (San Pietro di Silki, o,, +s- e +,,). Il mandato-
re de villa (e forse anche de liberos) la persona di livello sociale superiore delega-
ta a rappresentare la comunit in atti o negozi di particolare rilievo per la sua vi-
ta (San Michele di Salvenor, nn. , e .o). Il pupillu sembra essere, con non inso-
lita inversione semantica, il patronus, cio un personaggio distinto e qualificato
forse lo stesso signore della domus che si prende cura della comunit, quando
questa in condizioni di massima soggezione e priva ancora di espressioni pi
dirette della sua volont collettiva, ma potrebbe anche essere un ufficiale rap-
presentante lautorit giudicale.
,. Il sistema fondiario
Il complesso dualismo tra domus e bidda pu ricevere maggior luce da unanali-
si pi stringente del sistema fondiario che sta alla base di entrambe: un sistema
fondiario che appare incardinato sul demanio, su una massa fondiaria di diritto
regio.
Come stato gi anticipato il demanio il risultato di una lunga costruzione
storica, che ridefinisce i contorni giuridici e sociali sia dellager publicus det re-
pubblicana, sia delle terrae fiscales det imperiale. Non tuttavia chiaro il modo
(e il percorso storico) attraverso cui queste due forme pubbliche di dominium
fondiario si sono a loro volta sovrapposte ai pi antichi diritti dei populi indigeni.
Il termine populare che ricorre nei documenti potrebbe connettersi allesistenza
e al concetto di una originaria propriet tribale, come pure allipoteca del po-
pulus romanus sullager publicus. Non abbiamo ragioni sufficienti per escludere n
luna, n laltra ascendenza, e neppure una loro interferenza. Non solo, ma la
datazione relativamente tarda dei primi documenti successivi allavvio della
penetrazione genovese e pisana non consente di escludere del tutto neppure
una trascrizione nel contesto rurale sardo del termine e del concetto di quel po-
pulus cittadino che va dando vita ai comuni italiani.
La lunga discussione degli studiosi in merito allorigine degli usi collettivi in
Sardegna non stata risolutiva, ma nessuno di essi si spinto sino a negarne le-
sistenza gi in et giudicale. I documenti ce li segnalano con lespressione preva-
+o,
\. Leconomia della casa
nio effettuato a loro beneficio nella seconda met del secolo precedente dal
giudice di fatto turritano Pietro Gunale o de Serra (San Michele di Salvenor,
+,,, .o, .-, .,,).
Lascendenza ora signorile, ora demaniale, dei diritti duso collettivi esercitati
dai villaggi non esclude, comunque, che questi diritti siano talora originari dei
villaggi. I documenti disponibili non lo provano, ma neppure lo escludono. E in
ogni caso lesistenza di questi diritti populares, per quanto insidiata dalla maggior
presa fondiaria delle domus, una certezza documentaria, come pure la facolt
dei villaggi di acquistarli o di alienarli. Agli omines del villaggio di Puthu Passaris
che kerean pro populare dessa villa il salto di Puthu Rubiu, il monastero di San
Pietro di Silki replica: comporatu lappo assos omines dessa villa de Tigesi, e
lo prova con testimoni vincendo la lite (San Pietro di Silki, ,+o). un episodio
della seconda met del XII secolo, come pure la causa con la quale il monastero
di San Nicola di Trullas riesce a contrastare le pretese degli abitanti dei villaggi
di Mularia, Ortucale e Gitili sul salto di Santu Antipatre, dimostrando con testi-
moni la sua appartenenza originaria (ab eniciu) alla chiesa di San Nicola (San Ni-
cola di Trullas, so).
I saltus dei villaggi possono essere oggetto di ripartizione non sappiamo se
periodica o definitiva tra i residenti o aventi diritto, secondo una procedura
che prevede la presenza del curatore, analogamente alla secatura de rennu (San Pie-
tro di Silki, ..+)
Il fatto che la collettivit del villaggio (il concetto giuridico di universitas nor-
malmente reso dallespressione tota sa villa) possa negoziare i suoi diritti sulla
terra rinvia ovviamente allesistenza di qualche organo abilitato a rappresentar-
la, se non a governarla. Per quanto soggetto di frequente ai poteri fondiari e di-
sciplinari del signore almeno per la componente non libera della sua popola-
zione , il villaggio appartiene infatti per la giurisdizione al giudice, che la eserci-
ta tramite i curatori e i maiores de scolca. Lesistenza dei maiores de villa scarsamen-
te documentata (Santa Maria di Bonarcado, ,o; San Nicola di Trullas, ,..), co-
me pure quella degli iurados o giurati, per i quali esiste per una illuminante
testimonianza del Condaghe di Santa Maria Bonarcado: Poserun ad iurari ho-
mines VIII de sa villa ki furunt senekes, kinde narrent sa meius beridadi kenti
iskire kerra de los pregontare (Si sottoposero a giuramento otto uomini del vil-
laggio, tutti anziani, perch quando interrogati, dicessero tutta la verit sulle co-
se di loro conoscenza. Santa Maria di Bonarcado, +oo).
Nello spazio che si apre tra la sfera giurisdizionale e la sfera privata della ge-
stione degli interessi fondiari ed economici del villaggio si inseriscono altre fi-
+o.
La Sardegna dei giudici
sociali gentilizie, ecclesiastiche, comunitarie pu produrre situazioni con-
dominiali molto complesse e sempre instabili, come, ad esempio, quella che a
met del XII secolo grava sul salto di Monte de Kerketu (ki aviamus ad in cu-
mone Silki, e Plaianu, e iudike, et issos dAthen e che sciolta da una divisione
ordinata dal giudice Barisone II di Torres (San Pietro di Silki, ,o,).
Oltre a mettere in evidenza laccesso privilegiato e preferenziale alle terre de-
maniali dei maiorales e degli enti religiosi, la secatura de rennu mostra che la circola-
zione dei beni fondiari avviene in prevalenza attraverso canali istituzionali,
piuttosto che per via negoziale. Non mancano, tuttavia, i casi di superfici dema-
niali o populares alienate per prezzo, previa autorizzazione del giudice o del cura-
tore. In definitiva il principio redistributivo a movimentare la gran massa della
terre nellXI e XII secolo, e gli stessi maggiori patrimoni gentilizi ed ecclesiasti-
ci non sembrano staccarsi mai del tutto dallasse demaniale, e cio da una potestas
giudicale che fa gravare unipoteca quasi dispotica sullintero sistema fondiario,
almeno finch i nuovi commensali continentali, come li ha definiti John Day,
non sono in grado di moderarla con lesercizio, pi o meno legittimo, di poteri
territoriali nellisola.
. La famiglia
La ricostruzione degli assetti fondiari che sottostanno alleconomia e societ
rurale prioritaria per una conoscenza meno vaga dei profili della famiglia sar-
da nellet dei giudici. Della base e composizione fondiaria delle piccole, pi o
meno autonome, aziende degli agricoltori liberi o dei servi casati sappiamo
per pochissimo e questi profili restano perci sfuggenti.
Non aiuta certo a far luce sul tema il fatto che nella letteratura relativa sia in-
valsa purtroppo labitudine a proiettare nei secoli XI e XII le informazioni che
si possono pi facilmente e copiosamente trarre da fonti pi tarde: quali, ad
esempio, il Breve di Villa di Chiesa e gli Statuti sassaresi, che riflettono entrambi la
situazione di fine Duecento, le composizioni pisane del primo Trecento, e
persino la Carta de logu arborense, promulgata verso il +,,.. In tutti i casi si tratta
di fonti che appartengono ad una fase storica in cui si ormai definita e compo-
sta la simmetria tra lorganizzazione comunitaria del villaggio e lassetto nuclea-
re (genitori e figli conviventi) di una household (secondo la terminologia del Cam-
bridge Group: in italiano aggregato domestico) che si ormai largamente
sciolta sia dalla rete del lignaggio sia dai lacci pi stretti della servit.
+o
\. Leconomia della casa
lente di terra o salto populare, ma anche con i termini di aperile o paperile da pau-
per, povero ma anche laico (Santa Maria di Bonarcado, +s,; San Michele
di Salvenor, +) e di comunariu (Santa Maria di Bonarcado, .). Comincia anche
a comparire il termine fundamentu, con riferimento alla dotazione fondiaria ne-
cessaria alla sopravvivenza di una popolazione (ma anche di una famiglia), e, per
estensione semantica, al dominio che il villaggio esercita su di essa, in analogia al
dominium o potestas che il signore esercita sulla sua domus, terre e uomini (Santa
Maria di Bonarcado, n.,).
Tornando al demanio, John Day ha ipotizzato che il patrimonio del fisco si sia
rimpinguato, verso la met dellXI secolo, con la devoluzione dei beni dei mo-
nasteri greci allo Stato giudicale, ma tesi che non trova alcun conforto di pro-
va nelle fonti. Per quanto ci dato comprendere i giudici hanno ereditato linte-
ro asse fondiario pubblico di formazione romana e bizantina, di cui si valgono
e questo ben documentato per quelle concessioni a familiari, parenti e allea-
ti che contribuiscono a rafforzare la rete delle solidariet gentilizie e delle allean-
ze politiche attorno alle loro corti. Gli stralci di saltus dal demanio avvengono
mediante listituto della secatura, un procedimento pubblico diretto dallo stes-
so giudice o dal curatore del distretto interessato di individuazione e delimita-
zione del fondo concesso, che viene cos sottratto agli usi e alle pretese di terzi.
Quando la secatura sottrae il territorio al controllo degli stessi ufficiali del giudi-
ce, conservandogli per lo statuto dei beni demaniali, si ha la secatura de rennu.
Questa formula di concessione da un lato preserva il diritto regio di revoca o di
ripresa, dallaltro riconosce al beneficiario la massima disponibilit del fondo,
che pu godere, trasmettere, scambiare, donare, vendere, etc., senza interferen-
za alcuna dei ministri regi.
Alcuni documenti producono per limpressione che la secatura de rennu sia ta-
lora effettuata non su superfici gi demaniali, ma su altre che si vogliono rende-
re demaniali, sottraendole al possesso di terzi, donnos o comunit, a profitto del
giudice, che pu destinarle a membri del suo entourage o agli amici e alleati del
momento. I condaghi ci informano infatti di salti gi populares dei villaggi con-
cessi ad elementi dellaristocrazia o della Chiesa. il caso, ad esempio, del salto
di Meriacla, appartenuto antes alla villa di Urgieke, passato poi a Comita de Gu-
nale e quindi assegnato dal giudice turritano Costantino (+os.-++.-) al mona-
stero di San Michele (San Michele di Salvenor, +). Le contestazioni che ne de-
rivano sono normalmente risolte a vantaggio dei potentes, ma ovvio che questi
hanno interesse a conservare memoria soltanto delle liti vinte.
Aprescindere da queste liti, la pressione sulla terra delle diverse componenti
+o
La Sardegna dei giudici
gi osservato, non si hanno riscontri documentari risolutivi. Non neppure
lecito, tuttavia, considerare come una preesistenza quel nesso di solidariet tra il
populare-fundamentu del villaggio e i beni fundamentales della famiglia che i docu-
menti del XII secolo ci mostrano gi stabilito: pu essere infatti il prodotto di
quel lungo processo evolutivo sul quale si avr occasione di tornare che por-
ta da una economia agraria imperniata sulle domus signorili ad una economia
agraria imperniata sui villaggi contadini.
Il diritto sardo giudicale prevede una rigorosa eguaglianza dei figli, maschi e
femmine, nella successione dei beni. un uso conforme al cosiddetto sistema
della devoluzione divergente, ampiamente diffuso nellEuropa medievale, e
che produce ovunque la dispersione, ad ogni generazione, dei principali mezzi
di produzione, le terre e il bestiame. Nelle campagne sarde i suoi effetti pi per-
versi, la frantumazione e il disordine fondiario, sono a lungo temperati dalla re-
lativa inconsistenza dei patrimoni familiari e individuali rispetto al rennu da una
parte e ai populares dallaltra. Nello stesso senso agiscono anche molteplici usi
correttivi, quali le donazioni ai figli che si sposano, la comunione tacita dei
beni tra coeredi, gli stessi matrimoni tra parenti (ma la riduzione dei gradi proi-
biti da sette a quattro effettuata soltanto nel +.+, dal IV Concilio Laterano),
della cui effettiva diffusione nei primi secoli giudicali si sa per molto poco.
La distinzione tra beni de parentes e beni acquisiti e il sistema di eredit bilatera-
le sono egualmente in vigore per i majorales, che con le fondazioni ecclesiastiche
e monastiche, come si visto, cercano di ovviare in qualche modo al fenomeno
della dissipazione successoria dei patrimoni. Un fenomeno che a questo livello
sociale per aggravato da altri fattori, quali le alleanze matrimoniali con dina-
stie forestiere o le stesse unioni concubinarie. Per quanto la distinzione tra ma-
trimonio legittimo e unione concubinaria sia pi volte ribadita dalla Chiesa, la
famiglia aristocratica ha infatti confini ancora poco marcati, tanto pi perch
nella Sardegna giudicale non si verificano quegli irrigidimenti dinastici che al-
trove producono una sua pi netta definizione strutturale.
Infine bench i figli legittimi (de matrona) mantengano uno status diverso e pi
alto, i figli delle concubine (de concuvia) non sono del tutto esclusi dalleredit dei
beni (almeno non di fatto) e tanto meno dalle strategie matrimoniali. Le ragioni
imperative del potere possono portare i figli de concuvia, in assenza di figli maschi
legittimi, persino allascesa al trono giudicale, come si vedr nel caso dei catala-
no-arborensi de Bas.
+o-
\. Leconomia della casa
Nel XII e XIII secolo, invece, la struttura della famiglia non si ancora perfet-
tamente individuata entro la trama delle relazioni di lignaggio, seppure alcuni
fenomeni, come ladozione di un secondo nome personale (il futuro cognome)
in aggiunta al nome di battesimo, vadano certamente in questa direzione. An-
che se neppure nella famiglia contadina sembra emergere, come ha osservato
Sante Bortolami, quella coscienza (genealogica) di s che altrove ad esempio
nelle popolazioni italiane dorigine germanica si manifesta dapprima proprio
nelluso dei patronimici e dei matronimici (e cio adottando il nome del padre o
della madre, o anche di un antenato/a).
La relazione comunque ancora forte tra la singola unit familiare e i lignaggi
dappartenenza dei due coniugi (i rispettivi parentes) sembra segnalata, tra laltro,
dal fatto che listituto della comunione dei beni coniugali limitato ai soli beni
acquisiti durante il matrimonio (comporus). I beni che i due sposi portano al ma-
trimonio restano infatti separati, per tornare alle famiglie dorigine quando essi
muoiono eneus, e cio senza eredi diretti (heneus, hoc est sine erede, Artizzu
+,s, p. .). Tra i tanti esempi possibili alleghiamo il caso di un tale che lascia al
monastero di Santa Maria di Bonarcado parone de Cucusa, sorrastra mea ki
morivit enea, sa cantu minde pertinet a mimi (quanto mi spettato della por-
zione di eredit di mia cugina Cucusa, morta senza figli. Santa Maria di Bonar-
cado, +s).
Luso non peraltro diverso per i majorales: donna Giorgia de Athen ha dona-
to al monastero di San Nicola di Trullas la parte della sua eredit spettante ad
una figlia che le premorta, ma quando anche lei si congeda tale quota di beni
puntigliosamente rivendicata dai suoi fratelli (San Nicola di Trullas, .).
La comunione non riguarda, pertanto, i beni che ciascuno dei coniugi riceve
per dono o per eredit (redangiu in Santa Maria di Bonarcado, ,) dai suoi paren-
tes (genitori, ma anche consanguinei), beni che in ambito rurale, se immobili,
derivano quasi sempre dal populare del villaggio. Al modo che questo populare
rappresenta il fundamentu per la comunit, essi sono perci considerati fundamen-
tales per la famiglia. Articolato sullopposizione tra beni fundamentales e beni de
comporu, il regime dei beni familiari della casa contadina, si inscrive dunque, sin
dalla prima documentazione disponibile, in una economia a base comunitaria.
Il nucleo patrimoniale pi stabile della famiglia comunque costituito dalla
casa e dalle sue pi strette pertinenze, compreso lorto, e cio da quello che i ro-
mani chiamavano heredium.
Si pu anche ipotizzare che la famiglia sarda contadina abbia il suo guscio ori-
ginario in qualcosa di analogo al mansus altomedioevale, ma al riguardo, come si
+oo
La Sardegna dei giudici
\i
LET DORO DEI GIUDICATI
+. Il giudice penitente
Nel XII e XIII secolo la storia del Mediterraneo occidentale ormai segnata
dal conflitto tra Genova e Pisa, le cui esigenze commerciali e mire espansioni-
stiche si sovrappongono e confliggono sugli stessi spazi marini e terrestri.
Sullo stesso teatro di interessi comincia, per, ad affacciarsi anche la catalana
Barcellona che sin dal IX-XI secolo ha acquistato una centralit negli scambi in-
ternazionali delloro e degli schiavi e assume via via il ruolo di cerniera commer-
ciale tra le sponde cristiane e quelle musulmane del Mediterraneo. A met del
XII secolo approdano al suo porto navi da Genova e da Pisa, da Marsiglia e da
Alessandria dEgitto, dallAfrica e dalla Sicilia, dalla Palestina e dalla Grecia,
mentre lungo costa le navi di Barcellona raggiungono la Provenza e la Lingua-
doca, per connettersi attraverso le vie della Garonna e del Rodano con lAtlanti-
co e il Nord Europa. Non dunque escluso che sin dal principio del XII secolo
i catalani allaccino rapporti con il giudicato dArborea, quando questo sembre-
rebbe ancora chiuso alle avances genovesi e pisane.
La carta di Nibata, di cui abbiamo trattato nel precedente capitolo fa esplicito
riferimento alla presenza di esitizus, di stranieri, nellArborea: genovesi, pisani o
catalani?
Limpresa delle Baleari (+++-+++) ha dato a Pisa un vantaggio su Genova
nella competizione mediterranea, ma il conflitto tra le due citt viene inasprito
dalla concessione pontificia allarcivescovo di Pisa del vicariato della Corsica e
della legazia della Sardegna. Dopo la partenza dellarcivescovo Daiberto per la
Terrasanta, la legazia pisana della Sardegna non esercitata per qualche tempo,
come appare da una lettera di papa Callisto II che il +o agosto ++.o ordina al ve-
scovo di Volterra, Ruggero, di far valere la protezione pontificia sui possedi-
menti cassinesi in Sardegna, e specialmente su quelli donati al monastero dal
donnicello turritano Gonario e dalla moglie Elena (Saba +,.-, VIII). Tra il ++,+
e il ++,. lo stesso vescovo Ruggero riceve in Sardegna i giuramenti di Gonario
di Torres, ora giudice, e di Comita Spanu, giudice gallurese (Besta +,o-). Nello
+o,
Nota al capitolo V
+. La domus
Sul sistema agrario ed economico della Sardegna giudicale: ORTU +,,o pp. sgg.;
FOIS +,,o; MELONI-DESS FULGHERI +,,. La trattazione in merito pi analitica ora
di SILVIODESANTIS, Qui regent et ordinent et lavorent et edificent et plantent ad honorem dei. La
Sardegna rurale al passaggio tra let giudicale e il regno di Sardegna (sec. XI-XIV), Dottorato di
ricerca in Storia medioevale, XII ciclo, Universit degli Studi di Cagliari (DE SANTIS).
Per i profili produttivi dellagricoltura sarda nel Medioevo molte informazioni sono
in CHERCHI PABA +,-.
Sulleconomia curtense e la signoria fondiaria nel quadro italiano ed europeo si leg-
gono utilmente le rassegne TOUBERT +,ss e COMBA +,ss. Tra i contributi pi recenti
sul tema i saggi raccolti in SERGI +,,,, e in SPACIANI-VIOLANTE+,,-. In questa seconda
raccolta ha particolare rilevanza per la Sardegna il lavoro di Piero Brancoli Busdraghi (si
veda BRANCOLI BUSDRAGHI +,,-).
Eccellente il profilo generale proposto da Guy Fourquin (FOURQUIN +,-,).
Sulleconomia della casa in una prospettiva di storia economica ancora pi genera-
le si veda ORTU .oo,, al cap. .
.. La villa
Sul villaggio sardo nel primo periodo giudicale: ORTU+,,o al cap. II, e la documenta-
ta rassegna FERRANTE-MATTONE .oo.
Sulla scolca: LA CORTE +s,, e il pi recente ORUNESU .oo,.
,. Il sistema fondiario
Il sistema fondiario sardo stato oggetto di due importanti lavori, che vanno consi-
derati dei classici: quelli di Arrigo Solmi, Ademprivia. Studi sulla propriet fondiaria in Sarde-
gna (SOLMI +,o), e di Raffaele Di Tucci, La propriet fondiaria in Sardegna dallAlto Medioe-
vo ai giorni nostri (DI TUCCI +,.s). Utile anche il lavoro di Pier Silverio Leicht (LEICHT
+,oo).
. La famiglia
Il riferimento pi diretto alle seguenti pubblicazioni: ORTU +,,o, cap. III, La famiglia
contadina, pp. --o-; BORTOLAMI .ooo; BESTA +,o; MARONGIU +,s+, ove ripreso il fi-
lo storico della lunga discussione sullesistenza in Sardegna della comunione universale
dei beni o della comunione dei soli acquisti.
Della letteratura pi generale sul tema della famiglia in et medievale si richiamano
soltanto: BESTA +,,,; MARONGIU +,,- e MARONGIU +,-o; DUBY - LE GOFF +,s+;
GOODY +,s,.
+os
La Sardegna dei giudici
Celebrato il matrimonio, i novelli sposi decidono di venire in Sardegna. Ar-
mano bene quattro galere e, accompagnati da Ebriaco e da altri distinti cittadini
pisani, sbarcano nel porto di Torres, accolti in modo trionfale. Accettato come
giudice del Logudoro, Gonario si trasferisce prima nel palazzo di Ardara e quin-
di nel Goceano, dove, nel sito pi adatto, alle falde di Monte Rasu, costruisce
con laiuto del suocero un castello. E mentre Ebriaco rientra a Pisa, vi si fortifi-
ca muovendo una guerra accanita a tutti i suoi nemici e rivali. Nella porta del ca-
stello fa uccidere uno dei maggiorenti del giudicato e non esita neppure a far
ammazzare sullaltare della chiesa di San Nicola di Trullas alcuni membri del li-
gnaggio degli Athen Archiados di Pozzomaggiore.
Consumata in breve tempo la sua vendetta contro i nemici, Gonario non di-
mentica di rimeritare Ithoccor Gambella per i buoni servizi che gli ha prestato,
facendolo cavaliere e donandogli le ville della Romangia con le relative perti-
nenze fondiarie.
Regna in seguito conservando la pace e rimeritato dallamore e dal rispetto dei
sudditi. Anche il suo matrimonio fruttuoso, poich gli dona cinque figli. Ad
un certo momento Gonario sente per dessere in peccato, per il male fatto agli
uomini e a Dio, e si risolve a recarsi a Gerusalemme, per visitare il Santo Sepol-
cro e gli altri luoghi della Terra Santa.
Prima di partire vuol conservare la pace tra i figli e opera perci la divisione
(parthimentu) dei rispettivi diritti: a Barisone, primogenito, lascia il governo
del giudicato, a Pietro la curatoria di Ottana, a Ithoccor la curatoria di Frissia, e a
Comita la curatoria di Anglona. Ottenuta, quindi, licenza dai prelati e dai liberi
del regno parte per Gerusalemme.
Adempiute in Terra Santa le promesse e le devozioni di rito, ritorna in Sarde-
gna, ma durante il viaggio, passando per il regno di Puglia, capita casualmente in
una terra in cui sente dire trovarsi San Bernardo, abate di Clairvaux. Decide di an-
dare a visitarlo e pu intrattenersi con lui in una lunga conversazione, che frut-
tuosa per entrambi poich si lasciano con una promessa reciproca: Gonario fon-
der un monastero dellordine e San Bernardo gli mander i monaci necessari.
Rientrato nel suo regno, il buon giudice fonda cos il monastero di Caputab-
bas di Sindia. Ma lo ha abbacinato la luce pi intensa della fede e, allora, confer-
mata la divisione dei beni e dei diritti tra i figli, se ne va devoto al monastero di
Clairvaux, dove chiude i suoi giorni nel servizio di Dio.
Il racconto del Libellus non tutto inventato, poich ricama su una trama di
eventi storici reali, quelli che ora proponiamo secondo la documentazione di-
sponibile.
+++
\i. Let doro dei giudicati
stesso giro danni segnalata la sua partecipazione ad una corona tenuta dal giu-
dice di Torres.
comunque molto probabile come ha osservato Raimondo Turtas che
Ruggero eserciti la legazia in Sardegna per privilegio personale, in quanto non
risulta che la sede pisana ne fosse formalmente privata.
Nel tentativo di spegnere una delle principali cagioni della lotta tra Genova e
Pisa, il .o marzo ++,, Innocenzo II (++,o-++,) eleva al rango arcivescovile la
sede della citt ligure, liberandola dalla dipendenza ecclesiastica dalla sede mila-
nese e riconoscendola inoltre come sede metropolitana di una nuova provincia
ecclesiastica costituita con i tre vescovadi della Corsica settentrionale. un ri-
conoscimento che rischia di appannare il lustro di Pisa, tante volte vittoriosa sui
nemici della cristianit, e pertanto lo stesso Innocenzo II il .s aprile ++,s conce-
de alla sua sede, nella persona dellarcivescovo Baldovino (++,--++o), la dioce-
si di Populonia comprendente lisola dElba, e le diocesi galluresi di Civita e di
Galtell. Con il medesimo provvedimento il papa conferma alla Chiesa pisana la
legazia sulla Sardegna e in pi le conferisce, di bel nuovo, il primato sulla provin-
cia ecclesiastica di Torres.
Fatte a fin di pace, queste correzioni politiche delle gerarchie religiose nel-
lambito tirrenico, non ottengono tuttavia lo scopo di mettere fine durevole al
conflitto tra i due comuni, che continuano a darsele di santa ragione: anche in
Sardegna, dove Gonario di Torres si trova a fronteggiare una sorta di fronda in-
terna, alimentata da Genova, che lo spinge, letteralmente, tra le braccia della
citt dArno.
Un racconto del regno di Gonario di Torres, in chiave di apologo dedifica-
zione, proposto dal Libellus judicum turritanorum. Da bambino Gonario affi-
dato alle cure (in bardia) di un libero generoso e fedele, Ithoccor Gambella.
Morto il padre, il giudice Costantino, il piccolo erede si trova in pericolo di vita
per linimicizia della consorteria (sa parida) degli Athen Archiados e Trabu-
nas, e il suo balio lo mette perci al sicuro conducendolo in segreto al porto di
Torres, ove risiedono dei mercanti pisani, uomini donore e ricchi.
Affidato a questi mercanti, Gonario portato a Pisa e qui presentato al comu-
ne, che lo accoglie di buon grado e lo affida ad un cavaliere tra i pi segnalati ed
eminenti di Pisa, mossen Ebriaco (UgoEbriaci), perch ne faccia un uomo valen-
te e virtuoso. E cos , perch quando Gonario compie i +- anni, fiducioso dei
risultati conseguiti, Ebriaco lo presenta nuovamente al comune, che si compia-
ce di vederlo ben cresciuto e in grado di badare a s. Concede perci al tutore di
sposarlo ad una sua figlia.
++o
La Sardegna dei giudici
il possesso delle due chiese, salva tamen Sancti Gavini reverentia, che com-
porta lonere per i monaci di un contributo finanziario annuale per gli eventuali
viaggi dellarcivescovo turritano a Roma o anche per le visite in Sardegna del le-
gato pontificio (Saba +,.-, XXI). La stessa origine hanno probabilmente i con-
trasti con il vescovo di Ampurias, che si impossessa a forza delle chiese di San
Pietro di Nugulvi e di SantElia di Setin (Saba +,.-, XXIV).
Ma lattacco del clero secolare contro i beni cassinesi in Sardegna sembra an-
che pi generale, perch il o luglio ++,, papa Innocenzo II raccomanda (e cio
ordina) agli arcivescovi e ai vescovi sardi di diligere et manutenere i possessi di
un ente religioso, qual il monastero di Montecassino, il quale ad ius beati Petri
specialius noscitur pertinere (Saba +,.-, XXIII).
Alla luce di questi precedenti verrebbe il sospetto che i cassinesi non siano
estranei alla decisione di Gonario di visitare il Santo Sepolcro, e di fare tappa
nella loro casa madre.
Lallontanamento di Gonario dalla Sardegna comunque reso possibile da un
momento di tregua nel conflitto con gli Arborea. Morto Comita, in odore di
scomunica, il figlio Barisone si muove allinizio del suo regno con maggiore
prudenza, tanto che nel ++o riunisce attorno a s, nelloccasione di una dona-
zione al monastero di Santa Maria di Bonarcado, gli altri tre giudici sardi Gona-
rio di Torres, Costantino di Cagliari e Costantino di Gallura. Lincontro dei
quattrogiudici, unico nella storia per quanto ne sappiamo, avviene alla presenza
del nuovo arcivescovo pisano, Villano, che ha appena ottenuto da Eugenio III,
il ., luglio ++o, la bolla di conferma delle sue prerogative di primazia e legazia
in Sardegna, e che stato certamente parte attiva delliniziativa di questa sorta di
concilium regum.
Il viaggio in Terra Santa offre una nuova legittimazione religiosa al potere di
Gonario che gode ora del favore pieno dei monaci cistercensi. Gi prima, an-
zi, con una epistula del ++o Bernardo di Clairveaux lo raccomanda ad Euge-
nio III come buon principe e degno dessere sostenuto e protetto senza ri-
serve ( Quia bona dicitur esse princeps, sit vobis commendatus, et a vobis
manuteneatur, Opera omnia, I, CCXLV). Nel ++, il giudice turritano fonda
Nostra Signora di Cabudabbas, la prima abbazia cistercense e, sembra, lulti-
ma fondazione in Italia in cui direttamente coinvolto San Bernardo. Questi
muore il .o agosto ++, e qualche mese dopo, tra la fine del ++, e i primi me-
si del ++, Gonario si ritira nel monastero di Clairvaux, dove si spegne in fa-
ma di pio diversi anni dopo, secondo notizie tramandate da Corrado di Eber-
bach e da Erberto, che nel ++s+ sar nominato arcivescovo di Torres.
++,
\i. Let doro dei giudicati
Il regno di Gonario di Torres inizia nel ++.-, e la sua alleanza con Pisa in rap-
porto con il conflitto con Comita dArborea, che si prolunga per molti anni. Il o
marzo ++,+ Gonario assegna allOpera di Santa Maria le curtes di Castello e di
Erio nella Nurra e quella di Bosove nella Romangia, e inoltre la met del monte
dellArgentiera. La concessione contempla anche la giurisdizione sui servi delle
corti, che sono esplicitamente sottratti allimperiumdel giudice, del curatore e di
qualsiasi maggiorente e prelato del giudicato. Gonario si impegna anche a ren-
dere giustizia ai pisani secondo le consuetudini vigenti nellisola iustitiam face-
re pisano populo secundum usum Sardinee terre. (Fadda .oo+, VIII).
Questa disponibilit di Gonario nei confronti di Pisa sintende meglio alla lu-
ce di altro atto, pi o meno contemporaneo, con cui il giudice dArborea Comi-
ta si mette sotto la protezione del comune di Genova (Tola +so+-os, XII, .).
Questa commendatio di Comita , in verit, il primo segnale, nel quadro isolano, di
una trasformazione delle relazioni di amicizia tra i Comuni italiani e i giudica-
ti sardi in rapporti di effettiva sottomissione.
Non sappiamo se sia la pressione genovese ed arborense ad aver suscitato nel
giudicato di Torres quei conflitti interni cui fonti diverse fanno riferimento, cer-
to che nel ++ laggressivit di Comita ha messo in grave difficolt Gonario.
Il +o novembre di quellanno, infatti, i consoli pisani giurano alla presenza del-
larcivescovo Baldovino, di aiutare e salvare Gonario e il suo regno, facendo
poi confermare limpegno dal popolo riunito in parlamento (Fadda .oo., V).
Il viaggio di Gonario in Terra Santa del ++-. Passando per il monastero di
Montecassino il giudice turritano si premura, su richiesta dellabate Rainaldo,
di confermargli, in vigesimo anno regni nostri, le donazioni che i benedettini
hanno gi ricevuto dai suoi predecessori, e cio dallattavus Barisone, dallavus
Mariano e dal genitor Costantino (Saba +,.-, XXVI). Sono esplicitamente no-
minati i monasteri e le chiese di Santa Maria di Thergu, di San Pietro di Nugul-
vi, di San Nicola di Solio, di San Pietro di Nurki e di San Michele di Ferruceso,
con tutte le loro pertinenze, comprese altre chiese affiliate.
Si tratta di un complesso patrimoniale attorno al quale continuano a gravitare
gli interessi dei Lacon, dei Gunale, degli Athen, dei Thori (Saba +,.-, XIX), che
ne hanno fatto dono ai benedettini talora senza aver prima ottenuto il consenso
delle autorit religiose secolari. Da qui la vertenza del capitolo di San Gavino
contro il monastero benedettino di San Pietro di Nurki per le chiese di San
Giorgio di Barai e di Santa Maria di Gennor, passata per via giudiziaria e infine
composta dal Concilio di Ardara del ++,, tenuto alla presenza dellarcivescovo
di Pisa Uberto, come legato pontificio. Il lodo emesso conferma ai benedettini
++.
La Sardegna dei giudici
Torres, sinch non scompare di scena. Enrico Besta ha ipotizzato che Comita
dArborea puntasse, gi prima del figlio Barisone, a regnare sullintera isola. Ma
forse, piuttosto una pedina di Genova che cerca di controbilanciare le fortune
di Pisa nel Logudoro e nella Gallura spingendolo a conquistare lisola per farsi a
sua volta, come ha scritto Enrico Besta, dominatrice dellapparente dominato-
re. Comunque sia, la sua aggressivit sortisce scarsi risultati e una volta Comita
anche costretto a ripiegare nella residenza di Cabras per sfuggire alla controf-
fensiva logudorese. A questa difficolt si lega quasi certamente latto con cui nel
++,+ come si visto nel secondo capitolo si mette sotto la protezione del co-
mune ligure, inaugurando una fase di soggezione anche politica dei giudicati
sardi alle potenze marinare italiane.
curioso che mentre Gonario di Torres fa la parte del principe buono, ri-
spettoso (almeno nelle intenzioni) di Dio e degli uomini, le fonti ecclesiastiche
tramandino, viceversa, limmagine di Comita dArborea come di un principe ti-
ranno, cui libitum pro justo, pro aequo utili: neque se judicem populis conces-
sum, sed sibi populos velut in praedam (Manrique, Annales Cistercienses, III, a.
++o), e cio un sovrano che scambiava larbitrio per giustizia, e linteresse per
equit, che non si considerava al servizio delle popolazioni, ma loro padrone.
La fonte del ++o, lanno successivo ad un viaggio in Sardegna dellarcive-
scovo pisano Baldovino, che contro Comita avrebbe fulminato la scomunica.
Come si anticipato nel precedente paragrafo, Barisone inaugura il suo regno
con lincontro a Bonarcado cuore sacralizzato dellArborea di tutti i giudici
sardi. Non conosciamo purtroppo i termini della discussione tenuta nellocca-
sione, da quattro sovrani tutti imparentati, ma che non cessano per questo di
farsi il viso delle armi e di tentare di sopraffarsi a vicenda, con laiuto ora geno-
vese, ora pisano.
E, in effetti, responsabile primaria dellegoismo e del particolarismo dei giu-
dici sardi sembra essere proprio la politica espansiva dei due comuni, che ha fat-
to dellisola la posta principale della loro competizione mediterranea. Una com-
petizione che si complica e inasprisce per la comparsa in scena del fattore impe-
riale, maldestramente evocato proprio da Barisone, per istigazione per cos
dire del demonio genovese.
Ma andiamo con ordine. Spenta sul nascere la politica di dialogo con gli altri
giudici, Barisone si d ad intrecciare relazioni pi intense sia con il comune pisa-
no, sia con il conte di Barcellona, Ramon Berengario IV. Secondo Enrico Besta
e Alberto Boscolo, nel +++ Barisone avrebbe anche fatto da intermediario tra
la sponda catalana e la sponda toscana per una nuova spedizione contro le Ba-
++
\i. Let doro dei giudicati
Nel Liber Miraculorumdi Erberto si legge questo exemplum: Ipse vero Gunna-
rius, dum adhuc quadragenarius esset, aetate corporis et animi vigore praepol-
lens, relicta Sardinia omnique gloria mundi deposita, pauper et humilis ingres-
sus est Claram Vallem: ubi iam annum quinquies quinum peragens, in disciplina
suscepti Ordinis assidue militat, et expectat, donec veniat immutatio eius (Lo
stesso Gonario, a o anni, nel pieno vigore fisico e mentale, abbandonata la Sar-
degna e ogni gloria e vanit del mondo, si ritir povero ed umile a Clairvaux, do-
ve da venticinque anni vive nella rigida disciplina dellordine abbracciato, sino a
che morte lo colga).
Sarebbe morto, dunque, in un anno non precedente il ++ss. Nel ++,, prima
di abbandonare definitivamente il trono, Gonario, con il consenso del figlio Ba-
risone, conferma tutte le donazioni gi fatte al monastero di Santa Maria di
Thergu, concedendo ai saltus di cui si pu certificare il possesso (ki arun aver in
condakes et in cartas bullatas) lo statuto demaniale (Saba +,.-, XXXI). Suc-
cessivamente, poich questa concessione a Santa Maria di Thergu ha suscitato
dei ricorsi in giudizio, elenca con puntualit i salti che le ha donato a secatura de
rennu, da intendersi come perpetua (Saba +,.-, XXXII).
Lultima devozione penitenziale di Gonario la migliore testimonianza, an-
che alla luce dei documenti, dei buoni frutti prodotti in Sardegna dallazione
congiunta della Santa Sede e degli ordini monastici, che in questa contingenza
sembrano muoversi con piena sintonia di intenti, anche a scapito del clero lo-
cale.
Per quanto concerne, infine, la divisione dei beni e dei diritti di Gonario, essa
riguarda quattro figli: Barisone, cui va il trono turritano; Pietro che salir per
matrimonio su quello cagliaritano, dopo aver avuto la curatoria di Nurcara; Co-
mita e Ithoccor, cui sono assegnate le curatorie, rispettivamente, dAnglona e
della Planargia. Questa ripartizione dei poteri territoriali testimonia bene delli-
poteca signorile che le dinastie giudicali fanno gravare sullinsieme dei poteri
pubblici.
.. Le ambizioni di Barisone dArborea
piuttosto confuso, nel racconto discontinuo che ne offrono le poche fonti
disponibili, quanto avviene nel giudicato dArborea durante il regno di uno dei
pi controversi giudici sardi, Comita.
Alleato di Genova, il nemico che rende insicuro il governo di Gonario di
++
La Sardegna dei giudici
mo, i saraceni se la squagliano velocemente. La nave genovese potrebbe essere il
miglior bottino di una vittoria scippata, e infatti trionfalmente condotta sul-
lArno. Quando, per, Genova la richiede, Pisa la restituisce pro amore et do-
natione (Maragone, Annales pisani, p. .o).
La tregua delle armi non pu tuttavia durare a lungo. Le ambizioni pisane di
dominio non solo commerciale sullintera isola si fanno sempre pi palesi. Ge-
nova rischia di restare esclusa dal teatro sardo, e di fatto negli anni tra il ++ e il
++o come ha dimostrato Geo Pistarino la Sardegna non occupa un posto di
rilievo negli scambi commerciali della citt, che sindirizzano pi frequente-
mente e pi proficuamente alla Sicilia, al Nord Africa, alla Siria e ad Alessandria
dEgitto. E questo si verifica quando per Pisa la Sardegna invece gi diventata
il centro di ogni attivit commerciale, politica e militare; a maggior ragione per-
ch la presenza genovese nella Corsica tende a compromettere le sue relazioni
con la Spagna, la Provenza e le Baleari.
Pisa crede di poter contare pi sullimperatore che sul pontefice, Genova of-
fre i suoi buoni servizi a papa Alessandro III (++,-++s+) in difficolt per lo sci-
sma seguito alla sua elezione nel ++,. Il +s gennaio ++o. questo stesso pontefi-
ce esorta caldamente larcivescovo della citt a pretendere dai consoli del comu-
ne che facciano quanto necessario a tenere la Sardegna ossequiente e fedele alla
Santa Sede (Tola +so+-os, XII, s).
Confortata dal nuovo favore di Roma, Genova, che ha anche dovuto subire la
violenza pisana a Costantinopoli, il +, giugno ++o. apre le ostilit contro la riva-
le con una littera diffidentiae che le contesta la volont di espellerla dallisola no-
nostante il buon diritto a signoreggiarla che raccontano gli Annali genovesi ha
acquisito liberandola de manibus Saracenorum. La storia dei rapporti della
Sardegna con gli Arabi una volta di pi scritta (o riscritta) nello specchio
deformante del conflitto tra i due comuni italiani.
Il giudizio di Dio delle armi non d ragione a nessuna delle contendenti, e la
nuova tregua, in attesa di un lodo imperiale sulla vertenza, serve ad entrambe
solo per riprendere fiato.
in questo frangente storico, di massima tensione da un lato tra Genova e Pi-
sa e dallaltro tra Papato e Impero, che Barisone allaccia dei rapporti pi stretti
con Genova e riprende a tessere, come gi il padre Comita, il progetto di una
espansione arborense nei giudicati di Cagliari e di Logudoro. Il nemico sem-
pre lo stesso, in realt, perch a governare i due regni sono due figli del pio Go-
nario, quello di Torres Barisone II e quello di Cagliari Pietro (che ha sposato la
figlia maggiore del giudice Costantino). Pi decisamente del padre, Barisone
++-
\i. Let doro dei giudicati
leari rimaste arabe sotto gli Almoradivi , caldeggiata dallarcivescovo Villano
presso papa Eugenio III (++-++,), ma mai effettuata.
Nel ++-, a conferma dellesistenza gi da tempo di relazioni dellArborea
con la nascente nazione catalana, Barisone, dopo aver ripudiato Pellegrina di
Lacon, che gli ha gi dato quattro figli, sposa Agalbursa de Bas, figlia di Almo-
dis, sorella del conte di Barcellona, e di Poncio de Cervera. Ne deriva una mag-
giore apertura del giudicato ai mercanti catalani, destinata a pesare in seguito
sulle sorti politiche non della sola Arborea, ma dellintera Sardegna.
Ma, intanto, si preparano per Barisone eventi imperiali. Gi qualche anno pri-
ma, nel ++., il duca Guelfo di Baviera ottiene dal nipote ed imperatore Federi-
co I Barbarossa linvestitura del marchesato di Toscana. Tra i titoli che subito
esibisce c pure quello di rector e princeps Sardiniae, che ovviamente suscita
limmediata ostilit dei due comuni che considerano la Sardegna loro riserva di
caccia. Anche nellultima pace che hanno siglato, nel ++o, si sono accordati su
tutto, tranne che sullisola, per la quale la competizione non vuole n soste, n
regole: a meno che non si presenti un terzo incomodo che pretenda come suo
quello che soltanto loro. E, infatti, nel ++s Genova e Pisa si rifiutano entram-
be di condurre in Sardegna i legati imperiali, Corrado di Eichstadt e Amicone di
Linningen. La missione naufraga poi miseramente (e letteralmente) in mare, e
lannalista Ragevino nei suoi Gesta Friderici imperatoris ne accusa luna e laltra
citt. Accusa che Gioacchino Volpe ritiene pi fondata nel caso di Genova, in
quel momento pi distante dallimperatore di quanto non lo sia Pisa, impegnata
a combattere per lui sotto le mura di Milano.
Ma qual la ragione della missione imperiale? Iniziativa autonoma di Federi-
co di Hohenstaufen, teso a riallacciare la catena delle relazioni vassallatiche con
i regni, le signorie e i comuni italiani? Iniziativa provocata da specifica e tempe-
stiva richiesta di uno dei giudici sardi? Fatto sta che alle avances imperiali sulliso-
la papa Adriano IV (++-++,) risponde chiedendo il pieno riconoscimento
dei diritti di San Pietro sul patrimonio matildino in Toscana, sul ducato di Spo-
leto, sulla Corsica e sulla Sardegna.
I concorrenti sono insomma tutti schierati, e Pisa e Genova sembrano far
fronte comune. Secondo Enrico Besta la prova della loro temporanea desi-
stenza sarebbe in un singolare episodio di amicizia tra le due citt occorso pro-
prio in questi anni di attesa e di reciproco studio. Nel giugno del ++oo una flotti-
glia pisana, in navigazione da Porto Torres allisola di Capello, intercetta quattro
navi saracene che veleggiano verso Denia con la buona preda di una nave geno-
vese catturata forse sulle coste della Sardegna. In difetto di forze, e forse dani-
++o
La Sardegna dei giudici
Pisa, sui meriti rispettivi nella liberazione dellisola dalla minaccia araba e sui
corrispondenti titoli a dominarla. Gli annali delle due citt recano la memoria di
una discussione vivacissima nella curia imperiale che si conclude con il suo ab-
bandono iroso da parte dei messi pisani. Vi torneremo pi in l.
Ma intanto, ecco il racconto singolarmente vivo che lannalista genovese
Oberto Cancelliere fa del malinteso fra limperatore e il giudice dArborea
emerso subito dopo la cerimonia dellincoronazione. Federico I chiede al giudi-
ce se con lincoronazione stato fatto quanto i suoi legati gli avevano promesso.
Barisone Domine, grazie a Dio, a Voi e ai signori di Genova, ho ricevuto
quanto pattuito con i Vostri legati, manca soltanto il privilegio del regno.
Limperatore ordina al notaio di redigere subito e di sigillare il diploma e si ri-
volge nuovamente al giudice.
Federico I Ecco, hai avuto tutto quello che dovevi avere, ora dammi i quat-
tromila marchi che mi hai promesso.
Barisone Te li ho promessi, vero, ma non li ho alla mano, vado in Sardegna
e da l ti pago.
Federico I Sono gi a cavallo e ho i piedi nelle staffe: tanto varrebbe che tu
dicessi che non mi vuoi dare nulla. Chi ha guadagnato un regno e si messo una
corona in testa, dovrebbe offrire anche pi del promesso, certo non meno. Ban-
do alle parole, paga.
Barisone Domine, se non vi fidate di quanto dico, vi prover la verit. Com-
piacetevi perci di fissarmi un termine per il mio rientro dalla Sardegna, e vi
dar volentieri il promesso, e di pi.
Federico I Sono discorsi che non voglio sentire, non cercare di farmi cam-
biare idea. Hai in terraferma chi pu saldarmi il tuo conto, non avrai perci
udienza se non con il denaro contante.
Barisone In questo momento non ho in verit di che pagarvi, torno dove al-
loggio e mi consulter con il console genovese, con altri amici e con i miei vas-
salli.
Federico I Fiat.
Il prezzo della dignit regia, quattromila marchi o undicimiladuecento lire ge-
novesi, in effetti lontanissimo dalle possibilit del giudice arborense, che per
saldarlo deve lamentosamente ricorrere ad un prestito del comune genovese e
di alcuni suoi cittadini. In pegno Barisone deve per consegnare la sua stessa
persona e sottoscrivere, il +o settembre ++o, nella sala capitolare di San Loren-
zo, un elenco lunghissimo di garanzie e di concessioni, che per molti decenni
graver come una spada di Damocle sullautonomia del giudicato dArborea.
++,
\i. Let doro dei giudicati
nutre anzi lambizione di unificare lintera isola. Loccasione migliore gli forni-
ta dalla presenza in Italia dellimperatore Federico Barbarossa che si sforza di
riaffermarvi la sovranit imperiale, offrendo con linvestitura feudale una nuo-
va legittimazione ai poteri esercitati da principi, signori e comuni. Lintento di
Federico I soprattutto quello di creare un nuovo ordine imperiale, capace di
inscrivere le molteplici autonomie territoriali, senza presumere di annullarle, in
un unico ordine gerarchico. Fatto sta, per, che limperatore non si fa neppure
scrupolo di concedere dignit, titoli e feudi per denaro, e nel caso della Sardegna
non ben chiaro se tenesse soprattutto a questo o, come stato sostenuto, a far
rientrare anche la Sardegna, per la prima volta, sotto la giurisdizione del Sacro
Romano Impero.
Un tentativo in tal senso stato del resto gi operato due volte, prima con lin-
vestitura (virtuale) di Guelfo di Baviera a princeps Sardiniae e poi con lambasciata
(fallita) del ++s. In entrambi i casi Federico I non faceva per perno sui poteri
effettivi agenti in Sardegna, indigeni o stranieri, dai quali soltanto avrebbe potu-
to trarre un vantaggio o politico o finanziario.
Nel ++o Barisone aspira, dunque, a farsi incoronare re di Sardegna da Federi-
co Barbarossa. Che la cosa sia possibile glielo ha probabilmente suggerito Ge-
nova, che in ogni caso cerca di servirsi dellimperatore come pedina per dar
scacco matto a Pisa. Ma ecco il gioco. Il ., giugno ++o Barisone sbarca a Geno-
va per essere da l accompagnato a Pavia, per lincoronazione. I genovesi gli for-
niscono anche la corona mettendogliela ovviamente in conto assieme alle al-
tre spese di viaggio e di accompagnamento , ma neppure loro si trovano tutti
daccordo sul progetto di fare della Sardegna un regno infeudato allImpero,
perch appena il giudice arborense mette piede nel porto della citt scoppia una
feroce rissa. Da una parte gli accompagnatori e alcuni amici genovesi di Bariso-
ne, dallaltra un gruppo capeggiato da Fulcone di Castello, inviato del marchese
di Malaspina. Restano uccisi sul terreno, tra gli altri, i figli di due antichi frequen-
tatori del giudicato dArborea, Sardo di Rolando Avvocato, colpito da una sas-
sata, e Balduino di Enrico Guercio, trafitto da una freccia. Sia Rolando Avvoca-
to che Enrico Guercio erano stati testimoni, nel ++,+, della donazione di Comi-
ta a Genova, nella cattedrale di Oristano.
Ci nondimeno, Barisone giunge a Pavia, dove il , agosto, nella chiesa di San
Siro, Federico I lo investe solennemente rex Sardiniae. Per alcuni storici sarebbe
linizio, anche, del Regnum Sardiniae, in una continuit di svolgimento che dal
++o giungerebbe al +so+, quando sar assorbito dal Regno dItalia. Intanto, le-
vento unaltra buona occasione per riproporre la controversia, tra Genova e
++s
La Sardegna dei giudici
tificia in Sardegna (Libri iurium, i.., ,s), e quindi con altri due atti pi prosaici si
fanno i conti del debito che il giudice ha contratto con il comune e con diversi
suoi cittadini per laffare incoronazione (Libri iurium, i.., ,s,), al quale i geno-
vesi hanno partecipato in effetti come se si trattasse di una normale societas, di
terra o di mare, investendo denaro in vista di un profitto. La promessa di paga-
mento di Barisone ha pertanto un carattere pi privato che pubblico.
Barisone re di diritto e ostaggio di fatto, perch non assolutamente in gra-
do di far fronte ad un debito che oscilla, a seconda delle fonti, tra .o oo, e ,o .oo
lire, e quindi i genovesi, dopo averlo accompagnato in Sardegna sul principio
del ++o con buona scorta di navi da guerra e da carico, accortisi che il miglior
pegno del pagamento proprio lui, se lo riportano a Genova. Pedina di un gio-
co che si rivelato troppo azzardato per lui, il giudice dArborea trascorre cos
qualche anno di confortevole soggiorno coatto nella citt ligure, circondato da
una specie di corte di fedeli e vassalli genovesi che scommettono ancora sulla
sua regalit, sperando di poter beneficiare, in un futuro non troppo lontano, di
titoli, terre e licenze commerciali in Sardegna.
Nel frattempo il comune di Genova ha una nuova carta da giocare nellisola,
intimidendo gli altri giudici con la minaccia di rendere effettiva lautorit regia di
Barisone sullisola. questa, certamente, una delle ragioni dellalleanza militare,
in funzione anti-pisana, sottoscritta nel ++oo da Barisone II di Torres (figlio e
successore di Gonario) con Genova. Il giudice logudorese assicura inoltre ai ge-
novesi condizioni di assoluto favore nel commercio con il suo regno, tanto da as-
soggettare quello dei pisani al beneplacito dei consoli genovesi (Libri iurium, i..,
o). Due anni dopo, nel ++os, lalleanza militare tra Genova e Torres ribadita
in termini di pi stringente reciprocit, poich la prima simpegna a soccorrere il
Logudoronel caso di aggressione arborense, mentre Barisone II simpegna a so-
stenere il comune ligure nel suo controllo dellArborea sinch il suo giudice non
abbia pagato sino allultima lira del suo debito (Tola +so+-os, XII, s e s).
In questo stesso anno, infatti, Barisone dArborea consegna ai genovesi il ca-
stello di Arcuentu e cede pro tempore la stessa potestas sul suo giudicato come pe-
gno del debito, vincolando con giuramento tutti i liberi dellArborea al suo pa-
gamento. Barisone simpegna inoltre a consegnare +o uomini validi come
ostaggi e pagare immantinente quattromila lire genovesi, ottenendo soltanto cos
di potersi imbarcare, con moglie e figli, per la Sardegna. Prima che le galee rien-
trino a Genova, dovr per ancora rifornire il castello di Arcuentu delle vetto-
vaglie necessarie per un anno (Tola +so+-os, XII, so e ss). Ma neppure questa
la volta buona per il rientro in Sardegna del giudice arborense che dopo una bre-
+.+
\i. Let doro dei giudicati
Riconoscente dellamicizia genovese, che gli ha consentito di ottenere la co-
rona regia, e poi di scampare allira di Federico I, Barisone giura lonore dellar-
civescovo, del comune e della cittadinanza di Genova. Simpegna, quindi, a pa-
gare centomila lire per le spese militari sostenute dalla citt e, ogni anno, a Nata-
le, quattrocento marchi dargento, garantiti sugli introiti di uno o pi giudicati
dellisola e, se necessario, anche del suo. Ceder allOpera di San Lorenzo due
curtes a scelta dei consoli genovesi, escluse le due migliori. Costruir a Genova,
entro tre anni dalla concessione dellarea apposita, un palazzo reale, e visiter la
citt ogni tre o quattro anni. Canceller ogni signoria pisana dal suo territorio e
conceder libert di spostamento e di transazioni anche con tutti i sardi, senza
oneri e diritti , sia nei porti dellArborea sia negli altri che eventualmente con-
quistasse, ai mercanti di Genova e del suo distretto, ai quali fornir pure le curie
e gli alberghi necessari alla loro residenza e attivit.
Nel caso di guerra dei genovesi con i pisani, contribuir per met alle spese,
comprese quelle per le galee, mentre si accoller in toto il rifornimento delleser-
cito e della flotta impiegati. Combatter anche lui con tutta la sua forza, e in pie-
na lealt, e non verr a pace con i pisani e con gli altri giudici senza il consenso
dei consoli genovesi. Da parte sua, anche Genova si impegna a non far pace o
tregua con i nemici di Barisone e a sua richiesta gli armer ogni anno otto galee,
dividendo le spese a met, come pure nel caso di un intervento armato in sua di-
fesa.
Il momento solenne, come si conviene ad un impegno giurato tra grandi,
Barisone rex Sardiniae e il comune genovese, e sono perci presenti tutte le cari-
che pi alte, religiose e laiche. Al fianco di Barisone, in testimonio, il vescovo Ugo
di Santa Giusta e alcuni donnos del giudicato, dei maggiori lignaggi, Lacon, Gu-
nale, Serra, Spano e Lella. Di fronte a lui larcivescovo di Genova, i consoli del
comune e una trentina dei cives pi eminenti (Libri iurium, i.., ,s.).
Per quanto stipulato tra parti impari, questo trattato del ++o non definisce un
rapporto vassallatico di Barisone nei confronti del comune. Il giuramento del-
lonore della citt riguarda lacquisto da parte del giudice della cittadinanza, che
implica certo una soggezione nei confronti del comune, ma in quanto cives ja-
nuensis non in quanto rex Sardiniae. Anzi, con questa nuova dignit Barisone
sembra aver acquistato, almeno formalmente, una maggiore autonomia e con-
siderazione di quella che aveva avuto il padre Comita che, ricordiamo, si era
messo sotto la protezione feudale di Genova.
Nello stesso giorno, con atto separato, Barisone si impegna a sostenere larci-
vescovo genovese nelle sue ambizioni di primato ecclesiastico e di legazia pon-
+.o
La Sardegna dei giudici
perch il giudice cagliaritano Pietro rientri subito nellorbita pisana, e cos pure,
almeno in parte, il fratello Barisone che in un trattato successivamente stipulato
con Genova, nel ++os, esclude iniziative militari congiunte contro Pisa (Libri iu-
rium, i.., ,,+). Ma, lo ripetiamo, non se ne sa abbastanza per seguire nei partico-
lari una lotta su fronti mutevoli, che si protrae negli anni tra accordi di comodo e
rotture pretestuose, tra attacchi proditori e pronte rappresaglie.
Nello stesso anno ++os Genova propizia le paci tra Barisone dArborea e i
due giudici fratelli. Pateticamente, il sovrano arborense rinuncia a quanto lim-
peratore, con lincoronazione, gli ha virtualmente concesso nel Logudoro e nel
Cagliaritano (escluso, quindi, quanto gi vi possedeva regnanti Gonario e Co-
stantino). Le altre clausole implicano una perfetta reciprocit: i tre giudici ri-
nunciano tutti alla rifusione dei danni subiti in guerra, si impegnano a far giura-
re e rispettare la pace dai rispettivi fideles e donnicalienses (qui qualificati come ge-
novesi, pisani o anche corsi), pena lespulsione e la privazione dei benefici; non
si faranno guerra, n si minacceranno nella vita e nei beni. Ciascuno, infine,
esclude da ogni ostilit militare la potenza amica: Genova per tutte e anche Pisa
per Barisone di Torres (Libri iurium, i.., ,,o e +).
Nel maggio del ++o,, nel quadro di una tregua che coinvolge anche Lucca, Pi-
sa e Genova stabiliscono un modus vivendi et operandi in Sardegna che si basa sul ri-
conoscimento, pieno di reciproche riserve mentali, di una sorta di comparteci-
pazione paritaria agli utili di un comune dominio dellisola: a met le rendite da
tributi (collecta vel datia); pari per ciascuna anche il numero dei rispettivi fideles o
donnicalienses; il giuramento prestato ad un comune non deve mettere fuori gioco
laltro; commerci ed affari devono essere egualmente liberi per entrambi. E se
Pisa rinuncia a trarre profitto dallinvestitura ottenuta dal Barbarossa, Genova
desiste dal contestarne le prerogative ecclesiastiche. Il solo Barisone dArborea,
con il suo debito, resta tutto di Genova. E, infine, per ciascuna, omne privile-
gium continens dationem Sardiniae deradetur (Tola +so+-os, XII, ,.), per chia-
rire meglio che la partita giocata per il dominio dellisola resta sempre aperta.
Lidea che le due citt debbano dividersi la Sardegna e starsene in pace, si in-
vece affermata nella corte imperiale. Inviato in Toscana nel ++-. da Federico I,
per rivendicarvi le regalie con maggior successo che in Lombardia, larcivesco-
vo Cristiano di Magonza ne approfitta per fare da arbitro tra Genova, Pisa e
Lucca. Un suo lodo prevede, appunto, la divisione della Sardegna tra le due po-
tenze di mare (Tola +so+-os, XII, ,,). Pisa viene per meno allimpegno assun-
to di restituire i prigionieri e il .s marzo messa al bando e privata di tutti i privi-
legi ottenuti dallimperatore, compresi quelli sulla Sardegna. La citt toscana
+.,
\i. Let doro dei giudicati
ve visita nel suo regno, sotto la scorta del console Nuvolone, viene subito ripor-
tato a Genova. Il suo rientro definitivo in Sardegna avverr soltanto nel ++-..
Intanto, nel ++oo anche Pietro di Cagliari ha giurato un patto con Genova che
dovrebbe essere analogo a quello sottoscritto per il Logudoro dal fratello Bari-
sone II, anche se lannalista genovese Oberto Cancelliere scrive che Pietro
avrebbe giurato anche di tenere il giudicato di Cagliari pro comune Ianue. Ci
sarebbe, insomma, un suo assoggettamento feudale, che non trova per con-
ferma in altri e pi probanti documenti.
La linea dazione dei due giudici fratelli non comunque lineare, anche per-
ch nella citt dArno contano unimportante parentela di parte materna. A
spiegare il loro orientamento filo-genovese di questi anni non basta perci la
preoccupazione delle mire egemoniche di Barisone dArborea, che non peral-
tro nelle condizioni di assumere iniziative militari per dar valore alla sua nuova
dignit regale. Pesa forse soprattutto il fatto che il +- aprile ++o, pochi mesi do-
po lincoronazione di Barisone a Pavia, Federico I con la sovrana disinvoltura
che gli storici gli riconoscono infeuda la Sardegna a Pisa (Tola +so+-os, XII,
s+), al prezzo di +, mila lire dargento pagato dal comune qualche mese prima
allarcivescovo di Magonza e nellaspettativa di ricevere altri denari ed armi per
una progettata impresa in Sicilia contro re Guglielmo. Una preoccupazione in
pi per i giudici sardi, e stavolta per tutti che devono temere e Genova e Pisa in-
sieme, e barcamenarsi tra luna e laltra. Le alleanze scrive bene Enrico Besta
si avvicendavano facilmente contratte e non meno facilmente dimenticate.
Nella primavera del ++o una flotta pisana in viaggio verso il porto di Torres
scarica sul litorale logudorese la furia predatoria del suo equipaggio, suscitando
la reazione violenta degli indigeni che ad Ottava ne fanno strage (le fonti parla-
no di una ottantina di morti pisani). Per scongiurare limmancabile ritorsione
punitiva di Pisa, Barisone di Torres, in compagnia del fratello Pietro e scortato
dal console Guglielmo e da altri cittadini, si reca nella citt dArno. Qui giura di
non aver avuto parte nella reazione, tutta spontanea, dei suoi sudditi e accredita
la sua buona fede sottoscrivendo la consueta estorsione: o mila lire di risarci-
mento e un censo annuale di cento lire e dodici falconi.
Lennesimo, forzoso, prelievo non deve essere comunque gradito ai due figli
di Gonario, perch non appena rimettono piede nei loro regni danno manforte
ai genovesi per scalzare le posizioni pisane. Con il comune ligure stringono an-
che, nel ++oo, le alleanze di cui abbiamo pocanzi detto. Dopo qualche scara-
muccia, il primo serio scontro navale tra le flotte di Genova e Pisa sembra nel
golfo dellOgliastra si risolve nel giugno del ++o- a favore dei toscani. Basta
+..
La Sardegna dei giudici
ne a ciascuna di uguale trattamento e facolt in merito allesazione dei tributi, al
possesso delle donnicalie, alluso dei porti, alla sicurezza delle persone, dei beni
e dei commerci. Non doveva essere facile, del resto, segnare un confine fisico
delle rispettive aree di influenza e degli mbiti frammentati di esercizio dei pote-
ri signorili legati alle donnicalias.
Il ., gennaio ++-o una ennesima pace tra Genova e Pisa propiziata da due
legati apostolici, Pietro cardinale di Santa Cecilia e Siffredo cardinale di Santa
Maria, che per quanto concerne la Sardegna ordinano alle due parti il rispetto
reciproco degli universa pignora et possessiones che vi hanno, diffidando sia luna
che laltra dal continuare nellesecrabile (seppure mascherato) commercio che
esercitano sulle donnicalias (Tola +so+-os, XII, +o). Questa pace sar poi ratifi-
cata da papa Clemente III (++s--,+) con bolla del +. dicembre ++ss (Tola +so+-
os, XII, ..-).
Verso il ++so un colpo di coda delle ambizioni di Barisone dArborea (della
cui vita e attivit in questi anni sappiamo molto poco) produce una nuova serie
di conflitti che hanno come teatro specialmente il giudicato di Cagliari. In que-
sto frangente emerge liniziativa militare di Pisa piuttosto che di Genova, per-
ch sono le flotte pisane a fare comparsa pi frequente nelle acque meridionali,
consentendo a Pietro di Cagliari di sottrarsi alla pressione di Barisone dArbo-
rea.
Negli anni ottanta Pisa sembrerebbe, in effetti, riprendere il sopravvento su
Genova in gran parte dellisola. Nei trattati del giugno ++s con Ibn-Al, princi-
pe delle Baleari, e del novembre ++so con Al-Mansr di Tunisi, il comune tosca-
no ricorda Enrico Besta fa figurare la Sardegna come suo distretto; ci che
non aveva fatto nei precedenti trattati del ++o e del ++- con i governanti arabi,
rispettivamente, di Valenza e Tunisi. Tra gli storici resta comunque abbastanza
diffusa lopinione di Giuseppe Rossi Sabatini, secondo cui prima del +.oo Pisa
non avesse in realt mirato ad esercitare un dominio diretto sullisola, ma sol-
tanto ad assicurare con le armi della guerra e della politica i suoi prevalenti inte-
ressi commerciali e fondiari.
Neppure negli ultimi anni della sua vita, Barisone dArborea ha comunque ri-
nunciato del tutto a condurre una politica autonoma dai comuni italiani. Nel
++s. dona ai benedettini la chiesa di San Nicola di Gurgo, ponendo come con-
dizione che tra i frati che verranno in Sardegna a fondare il nuovo monastero ce
ne siano almeno tre o quattro letterati, capaci di ricoprire le prelature arborensi
e di trattare gli affari del regno in primis presso la curia romana e la corte imperia-
le, e quindi dove necessario (Saba +,.-, XXXVIII). Si reso conto, evidente-
+.
\i. Let doro dei giudicati
non osa comunque oltre, restituisce i prigionieri e il .s maggio reintegrata nel
favore imperiale.
Il ++-. anche lanno del rientro definitivo in Sardegna di Barisone de Serra,
re senza corona e senza gloria, ma pieno di debiti, di cui in sette anni non ha pa-
gato nemmeno gli interessi. Il +- gennaio ha perci dovuto sottoscrivere nuo-
vamente i suoi impegni di cronico insolvente, facendoli giurare anche dai prela-
ti e da cento dei suoi sudditi pi eminenti. Appena giunto in Sardegna, uscendo
de potestate di Ottone di Cafaro, suo accompagnatore, deve far guarnire e ap-
provvigionare i due castelli di Arcuentu e di Marmilla, entrambi in mani geno-
vesi, e consegnare come ostaggi il figlio Pietro e altri quarantacinque arborensi.
Entro un mese pagher mille lire e le spese di viaggio, entro il . giugno (San
Giovanni) altre settemila lire, in merci di qualit, e quindi ogni anno sempre a
San Giovanni e nella stessa forma quattromila lire, sino allestinzione comple-
ta del debito. In Oristano ceder inoltre al comune unarea, a scelta di Ottone di
Cafaro, sulla quale i mercanti genovesi potranno costruirsi comode abitazioni e
botteghe per la loro attivit.
Seguono le clausole consuete di un trattato damicizia e di alleanza: salvaguar-
dia delle persone e dei beni dei genovesi nellArborea, libert di commercio in
franchigia di tributi; divieto di far guerra, pace o tregua con i pisani e con gli altri
giudici sardi senza il consenso dei consoli del comune. I pisani, infine, potranno
venire nellArborea soltanto se graditi ai genovesi (Libri iurium, i.., ,s, ,so).
La prevalenza di Genova su Pisa in questi anni documentata anche nel Ca-
gliaritano. Il i ottobre ++-, infatti, il giudice Pietro stringe con il comune ligure
unalleanza militare che prevede pure un sostegno al mantenimento dellArbo-
rea sotto il controllo genovese, finch Barisone non paghi quanto deve. Pietro
concede inoltre ai genovesi diversi privilegi e benefici economici: la libert di
commercio estesa anche al sale (e sempre in franchigia); luso del porto gi pisa-
no di Grotte, la curtis di Teferaxi; cinquecento lire in merci per cinque anni. Ai
pisani invece ordinato di abbandonare entro tre giorni il giudicato, passati i
quali saranno lasciati in balia dei genovesi.
Del giudice di Torres non sappiamo, anche se Enrico Besta ha ipotizzato un
suo allineamento al giudice-fratello di Cagliari.
Il o novembre ++- lo stesso imperatore a tentare di nuovo, a Parma, la paci-
ficazione di Genova e Pisa con la riproposta di un loro condominio sullisola.
Ma non di vera divisione si tratta, perch le due citt sono ancora ferme nella
presunzione delluna e dellaltra di avere miglior occasione per prevalere sulla
rivale alle ragioni per cos dire contabili dei diritti gi acquisiti, con lattribuzio-
+.
La Sardegna dei giudici
ne che lo portano prima nella loro citt, dove Costantino lascia la moglie Sardi-
nia e una figlia, per continuare da solo il viaggio verso la Terra Santa. Il soggior-
no pisano non per tanto breve da impedirgli di combinare il matrimonio di
due sue figlie: Giorgia concessa ad Oberto di Massa, della famiglia dei marchesi
Obertenghi, e Preziosa data a Tedice Donoratico della Gherardesca.
Sotto il profilo dinastico non sono certo matrimoni sconvenienti, perch i
Massa e i Donoratico sono due delle maggiori casate feudali legate a Pisa, en-
trambe del contado, ma destinate a giocare un ruolo determinante nella vita del
comune. Ma sotto il profilo politico si tratta del primo pericoloso innesto, sul
tronco genealogico dei giudici sardi, di ambizioni signorili straniere quanto mai
pericolose.
Qualche tempo prima Costantino ha maritato una terza figlia, la maggiore
det, a Pietro di Torres, secondogenito di Gonario, che alla morte del suocero,
nel ++o,, ne raccoglie lo scettro. Con ci il ramo cagliaritano dei Lacon cessa di
regnare e si determina la prima discontinuit dinastica a noi nota dei giudici sar-
di. Ma neppure il regno di Pietro pu durare sino a stabilizzare i diritti successo-
ri di unaltra dinastia indigena. Alla fine degli anni ottanta infatti aggredito e
costretto alla fuga dal marchese Oberto di Massa.
I contorni di questa vicenda restano quanto mai oscuri, se non per i bagliori
che vengono dal nuovo conflitto che in quel medesimo anno si aperto tra Ge-
nova e Pisa, e che illumina almeno una delle ragioni che favoriscono linvasione
del Cagliaritano da parte di Oberto di Massa: e cio il risoluto appoggio econo-
mico e militare alla sua impresa del comune toscano che vuol cos riequilibrare
la scelta filo-genovese che, dopo una breve parentesi filo-pisana, va facendo
Pietro dArborea, figlio di Barisone.
Il fatto che su Pietro dArborea incombe ancora la spada di Damocle dei de-
biti del padre, che il ., maggio ++s, costretto a sottoscrivere, impegnandosi a
pagarli, sino allestinzione, con met delle rendite sia del giudicato (de rennu) che
della sua casa (de peculiare), aggiungendovi altre oo lire genovine sulla met che
dovrebbe rimanergli. Tra le altre clausole, laccordo conferma la cessione in
Oristano dellarea fabbricabile per le botteghe dei mercanti genovesi. Saldato il
debito Pietro dovr ancora pagare cento lire allanno, a tempo indeterminato,
forse come censo ricognitivo della signoria genovese, che infatti Pietro ricono-
sce esplicitamente, quale vassallus et civis del comune (Libri iurium, i.., o+, o. e
o). Un riconoscimento analogo a quello gi fatto dal nonno Comita nel ++,+,
e a cui il padre Barisone non era invece mai arrivato, in quanto vassallo diretto
dellimperatore.
+.-
\i. Let doro dei giudicati
mente, che molti dei guai che ha passato li deve anche alla debolezza culturale e
diplomatica del suo governo.
Alla fine del suo regno il giudice arborense sembra riavvicinarsi a Pisa certo
per alleggerire su di s e sul proprio regno la pressione dei creditori genovesi e
poco prima di congedarsi, nel giugno ++s, dona solennemente a Santa Maria di
Pisa, presenti le massime autorit religiose e laiche del giudicato, la curtis di Seve-
nes (Fadda .oo+, XIII). Muore nello stesso anno, lasciando come sola ma non
disprezzabile eredit del suo sogno svanito lidea durevole di un unico regno
sardo.
Tutta lavventura di Barisone ha comunque messo a nudo il carattere velleita-
rio delliniziativa genovese di coinvolgere limperatore nei fatti sardi. Il comune
sperava forse di risolvere dun colpo a suo favore in un momento di buone re-
lazioni sia con papa Alessandro III che con Federico I la questione del domi-
nio sullisola. Sopravvalutava, in verit, lincidenza effettiva dellautorit impe-
riale in una realt rimasta per secoli estranea alla costruzione occidentale del Sa-
cro Romano Impero, e sottovalutava viceversa la capacit di reazione degli altri
giudici, che per sottrarsi alla morsa di una combinata congiura a loro danno non
esitavano ad appoggiarsi ora a Pisa, ora alla Santa Sede. Tanto pi che questulti-
ma si considerava unica legittima domina dellisola.
,. Le avventure di Guglielmo
Abbiamo informazioni troppo frammentarie per proporre un racconto ordi-
nato delle vicende politiche del giudicato di Cagliari in gran parte del XII secolo.
Sembrerebbe che nei decenni centrali del secolo il giudice Costantino, figlio di
Mariano, sia stato spinto dalle mene di Genova con i giudici arborensi Comita e
Barisone a tenersi amico di Pisa. Il +, febbraio del ++,o egli riconferma le dona-
zioni a Santa Maria di Pisa gi fatte dal padre Mariano (Fadda .oo+, VII). Ma re-
sta comunque largamente estraneo per quanto ne sappiamo al conflitto che
turba a lungo i rapporti tra Arborea e Logudoro. Cerca forse di stabilire un mo-
dus vivendi anche con Genova, nei confronti della quale non mancano i gesti di
amicizia, come quello ricordato da Enrico Besta di averle reso nel ++, una
nave catturata nei suoi mari dai Massamutini.
Ad un certo punto Costantino di Cagliari si sentito chiamato (o forse spin-
to?) a recarsi anche lui giudice pellegrino come qualche anno prima Gonario
di Torres in visita al Santo Sepolcro. Parte nel luglio del ++o+ su tre galee pisa-
+.o
La Sardegna dei giudici
Alla luce di questi successi politici di Genova, si capisce meglio la violenza
con cui, appena due anni dopo, Guglielmo di Massa si scaglia contro il Logudo-
ro e, nonostante la disponibilit a trattare del giudice Costantino, simpadroni-
sce del castello del Goceano. Vi fa prigioniera la stessa moglie del sovrano turri-
tano, Prunisinda, della quale avrebbe anche abusato: le fonti non chiariscono se
per sfregio del nemico o per la sua natura pulsionale (natura compulsus). Uxorem
iudicis turritani per violentiam capiens turpiter dehonestans tandem expirare in
arcta custodia cogisti, Violentata e disonorata turpemente le moglie del giudi-
ce turritano, la facesti poi morire in una impietosa prigionia, gli ricorder qual-
che anno dopo Innocenzo III (++,s-+.+o) in una lettera del +.oo in cui, riba-
dendo che lintera Sardegna dominii, iuris et proprietatis apostolice Sedis, lo
ammonisce alla pace con Comita di Torres, successore di Costantino II (Sanna
.oo,, +.).
Ma, appunto, non lunico atto di proterva violenza del signorotto fattosi
re, che nel ++,o, per ritorsione contro linsulto armato di una flotta genovese
alla stessa sede giudicale di SantIgia, aggredisce anche lArborea, sulla quale
avanza pretese di successione per parte materna (la madre Giorgia, figlia di
Costantino di Cagliari, era anche figlia di una sorella di Barisone dArborea),
mentre Pietro sarebbe soltanto il figlio spurio di una donna ripudiata, Pelle-
grina di Lacon.
Il racconto migliore del fatto ancora nella lettera gi citata di Innocenzo III,
che contesta a Guglielmo daver pure aggredito il giudicato dArborea con il
pretesto che il suo trono era stato usurpato cosa che non spettava comunque a
lui di giudicare, ma alla Santa Sede , e di aver catturato e tenuto in carcere Pie-
tro dArborea sino a lasciarvelo morire. Guglielmo spingeva anche alla fuga
Ugo Pons de Bas, convincendolo poi ad impegnarsi ad un matrimonio con la
sua figlia Preziosa, ancora minorenne, ben dotata con quella met del giudicato
arborense che si era attribuito scalzandone Pietro.
Il senso di una offensiva anti-genovese a tutto campo condotta da Guglielmo
ben evidente. Sul versante turritano il risultato quello di spingere i giudici lo-
gudoresi ad un riavvicinamento a Pisa. dapprima Costantino a ottenerne, il .,
marzo ++,o, la promessa di mediazione, in cambio di una pesante controparti-
ta: la somma di . mila bisanti massamutini in oro o argento e la consegna in pe-
gno dei castelli del Goceano e del Montiferru, di cui Pisa avrebbe la plenam
bailiam et potestatem (Artizzu +,o., ,). Poi per Costantino ci ripensa come
capita di frequente quando si subita una coazione e si riprende il castello del
Goceano, subendo la scomunica dellarcivescovo di Pisa, Ubaldo, in visita in
+.,
\i. Let doro dei giudicati
Conquistato il Cagliaritano, Oberto non ne assume direttamente lo scettro,
come marito di Giorgia, ma favorisce la successione del figlio Guglielmo. I mar-
chesi di Massa sono dunque i primi domini continentali ad impossessarsi di fatto
e di diritto di un giudicato sardo. Politicamente molto intraprendenti nel XII se-
colo, sulle sponde del Tirreno settentrionale, tra Lunigiana, Corsica, Livorno e
Piombino, realizzano ora laspirazione per essi massima di un titolo regio, senza
per questo sottrarsi alla tutela del comune pisano, che li ha fortemente aiutati
nellimpresa con uomini, mezzi e denari. Re in Sardegna e cittadini a Pisa, se-
condo una fortunata definizione di Giosu Carducci, saranno presto riassorbiti
dal gioco dei poteri cittadini economici e politici lasciando il campo ad altre
consorterie, ma danno a queste il buon esempio di unintraprendenza signorile
caratterizzata da violenza e spregiudicatezza.
Il +. dicembre ++ss si ha lennesima e precaria pace tra Genova e Pisa, con il
riconoscimento reciproco delle posizioni gi acquisite. Lha propiziata papa
Clemente III (++s--++,+) che da un lato intende frenare lirruenza pisana, dal-
laltro sta chiamando la cristianit occidentale ad una nuova spedizione crocia-
ta, e vorrebbe perci raccogliere ladesione anche delle due repubbliche mari-
nare. Si tratta della terza crociata (++ss-,.), guidata da Filippo II Augusto di
Francia, da Riccardo dInghilterra Cuor di Leone e da Federico Barbarossa,
che nel ++,o vi lascia incidentalmente la vita. Non sappiamo dei riflessi delle-
vento in Sardegna.
Negli anni della crociata (++s--++,.) Genova sembra comunque guadagnare
terreno sulla rivale. Come ha costretto PietrodArborea a sobbarcarsi il fardello
del debito paterno, cos pure convince Costantino II, figlio e successore di Bari-
sone di Torres, a stipulare il +o giugno ++,+ un trattato di alleanza che lo assog-
getta di fatto agli interessi economici e politici genovesi, pur senza contemplare
ancora il giuramento della compagna e lassunzione della cittadinanza geno-
vese (gli soltanto concessa unarea edificabile per costruirsi domum conve-
nientem ad comodum vestrum et mercium vestrarum. Libri iurium, i.., o,).
Genova si anche inserita nella successione del giudicato dArborea, contesa
tra Pietro, figlio di Barisone e della prima moglie ripudiata, Pellegrina di Lacon,
e Ugo de Bas, figlio del visconte Ugo de Bas e di Sinispella, altra figlia di Bariso-
ne, e il .o febbraio ++,. i suoi consoli (Guglielmo Burono, Simone Vento e Ido-
ne da Carmadin) costringono zio e nipote a farsi condomini del regno. I due si
spartiscono, in effetti, il governo, la giurisdizione e le rendite, non il territorio
che viene lasciato integro, giusto il principio che si va affermando in tutta Euro-
pa dellindivisibilit del regno (Libri iurium, i.., ,,.).
+.s
La Sardegna dei giudici
di, impedendo a pi riprese che Guglielmo di Massa lo presti alla Santa Sede?
(Sanna .oo,, -,).
I metodi di cui Innocenzo III si serve per far valere la sua signoria sullisola
non sono, comunque, molto diversi da quelli utilizzati dai comuni italiani e dai
loro arcivescovi. Oltre a esigere il giuramento di fedelt dei giudici, che alla fine
gli nega soltanto Guglielmo (Comita di Torres, Ugo de Bas, Elena e Odolina di
Gallura giurano tra il marzo e il maggio del +.o nelle mani dellarcivescovo di
Torres, da lui delegato), si sforza a sua volta di stringere a s le dinastie regnanti
sarde attraverso legami matrimoniali con persone del suo parentado.
quanto Innocenzo III tenta di fare con Elena di Gallura, che riesce bens a
strappare a Guglielmo Malaspina, cognato di Guglielmo di Massa, per vederla
per sottrarre al proprio cugino Trasamondo, verso la fine del +.oo, da Lam-
berto Visconti esponente della principale dinastia signorile pisana, concorrente
in Sardegna con i Massa e (presto) con i Donoratico.
Altrettanto avversate dal papa sono le nozze di Preziosa di Massa, figlia di
Guglielmo, con Ugo de Bas (Sanna .oo,, ,- e ++), che risultano gi celebrate
nel +.oo, quando lo stesso Ugo e il giudice cagliaritano trascrivono anche nei
termini fisici di una pi certa confinazione (darreere firmas et de mantennere
custas sinnas) lesigenza gi stint impari et in beni ambus logus Kalaris et Ar-
borey, e cio che il matrimonio inauguri rapporti di buon vicinato tra i due giu-
dicati (Solmi +,os).
Se il matrimonio della figlia con Ugo de Bas per Guglielmo un successo, in
quanto consolida legemonia signorile conseguita su tutta la Sardegna centro-
meridionale, lunione di Lamberto Visconti con Elena di Gallura viceversa un
grave scacco, che conferma le difficolt che in quel giro di anni egli incontra nel
teatro della politica cittadina, dove i Visconti hanno acquistato il pieno control-
lo del governo comunale.
Arendere pi debole la posizione di Guglielmo anche in Sardegna contribui-
sce, inoltre, quella vera offensiva che gli mossa per via politica e giudiziaria dai
numerosi pisani che negli anni precedenti hanno sostenuto, con il denaro e con
le armi, per mare e per terra, la sua offensiva anti-genovese, e forse gi prima
quella del padre, e ora avanzano la pretesa di dividersi a pezzi il suo regno (San-
na .oo,, +,-). pure chiaro che le sue sorti e quelle del comune tendono a non
essere pi solidali, perch lespansionismo pisano, dopo aver fatto perno sulle
sue imprese, scommette ora di pi sulla intraprendenza di altri domini, e princi-
palmente dei Visconti. Il .o novembre +.+, lo stesso Innocenzo III lamenta in
una lettera al vescovo di Firenze gli abusi che il comune pisano va compiendo
+,+
\i. Let doro dei giudicati
Sardegna. Morto Costantino senza assoluzione il fratello Comita, anche lui ne-
cessitate compulsus come scrive Innocenzo III nel dicembre +.o. a dover spo-
sare in toto la politica di Pisa, quella militare a sostegno dellaggressivit di Gu-
glielmo, quella ecclesiastica in difesa delle prerogative in Sardegna della sua pri-
maziale e quella mercantile di monopolio toscano a scapito dei liguri (Sanna
.oo,, ..). Per rendere meno precario laccordo tra Guglielmo di Cagliari e Co-
mita di Torres viene combinato il matrimonio tra i rispettivi figli Agnese di Mas-
sa e Mariano. Ossequiente nei confronti di Roma e Pisa insieme, Comita ne ri-
meritato dal Libellus judicum turritanorumche ne tramanda la memoria di gran re-
gnante: Multiplicait su regnu de dogni bene et fetisit pague cun su marquesi
Gullermu mannu de Calaris.
Un riflesso diretto delloffensiva pisana in Sardegna anche il durissimo con-
tenzioso che si apre tra larcivescovo dArborea, il genovese Giusto, gi costret-
to alla fuga da Guglielmo, e lalto clero arborense (suffraganei e canonici), che
ha invece riconosciuto lautorit dellaggressore. Giusto accusato presso la
Santa Sede di ogni nefandezza: dessere spergiuro ed omicida, piromane e in-
cantatore, autore di fatture e malefici e, dulcis in fundo, daver mano nel commer-
cio di schiavi cristiani della sua diocesi con i saraceni siciliani. Per difendersi
contrattacca e accusa Guglielmo daver incarcerato un sovrano legittimo, Pie-
tro, e daver molto operato in spregio della Santa Sede (Sanna .oo,, ,).
Il grumo maleodorante delle accuse e controaccuse tra Giusto e il clero arbo-
rense non pu certo sciogliersi per la mediazione di un pisano, larcivescovo le-
gato Ubaldo, e allora i contendenti pensano bene di recarsi a Roma per rappre-
sentare le proprie e confliggenti ragioni direttamente al papa. Innocenzo III ha
cos, proprio in questa occasione, il primo e non incoraggiante contatto con la
tormentata situazione politica e religiosa dellisola. Pensa bene, dunque, di
prendere tempo per valutare meglio i problemi, e ordina agli arcivescovi di Ca-
gliari e Torres e al vescovo di Sorres di acquisire tutte le informazioni e gli ele-
menti utili a pronunciare una sentenza definitiva.
Unidea pi chiara della situazione sarda Innocenzo III non tarda comunque
a farsela, individuando nelle pretese di signoria feudale sullisola che Pisa avan-
za, soprattutto attraverso il suo vescovo da tempo investito della primazia del-
lisola , il fattore di maggior turbamento sia del quadro politico sardo sia del
dominio eminente della Santa Sede sullisola, che egli ben deciso a ribadire. Da
qui la sua irritazione per la pretesa dellarcivescovo pisano Ubaldo di esprimere
il suo assenso alla elezione del nuovo arcivescovo turritano (Sanna .oo,, -). E a
che titolo, soprattutto, Ubaldo pretende il giuramento di fedelt dei giudici sar-
+,o
La Sardegna dei giudici
ritori. E se lisola appartiene al patrimonio di San Pietro, allora il papa ha su di
essa il diritto del Cristo e il diritto della Spada, e cio entrambi i poteri, per quan-
to il secondo lo eserciti tramite la potestas laica. esattamente quanto riconosce
anche limperatore Federico II, prima nel giuramento prestato a Innocenzo III
il +. luglio +.+. e poi nel privilegio inviato ad Onorio III (+.+o-+..-) nel set-
tembre +.+,: Adiutores etiam erimus dichiara limperatore ad retinendum et
defendendum Ecclesie Romane regnum Sicilie nec non Corsicam et Sardi-
niam ac cetera que ad eam pertinere noscuntur.
Federico II, come vedremo, non manterr questo impegno, ma se ha dovuto
giurarlo perch ha fatto lezione, evidentemente, del fallimento di Federico
Barbarossa, il primo a tentare di gettare in Sardegna il seme dellimperium tem-
porale.
Intanto, nel +.+, Guglielmo di Massa lascia la scena, dopo aver subito lanno
precedente una dura sconfitta in Toscana, ad opera della coalizione dei suoi cre-
ditori e della consorteria dei Visconti.
+,,
\i. Let doro dei giudicati
nel giudicato di Cagliari a danno di Guglielmo che tiene il suo regno come feudo
della Chiesa (Sanna .oo,, +,-).
Questo mutamento degli umori pisani nei confronti di Guglielmo di Massa
spiega in parte perch il pontefice bench il giudice cagliaritano persista a ri-
fiutare il giuramento di fedelt alla Santa Sede e nonostante i numerosi facinora
di cui si reso responsabile , non gli tolga mai del tutto la sua fiducia e continui,
anzi, a sostenerlo quale dilectum filium nostrum (Sanna .oo,, ss). Guglielmo,
del resto, ha persino ceduto al pontefice la propriet dei castra del suo regno, giu-
rando di non infeudarli o alienarli senza il consenso dellarcivescovo di Cagliari,
dei suoi suffraganei e dei maggiorenti del giudicato.
Ben maggiore lincomprensione di Innocenzo III con larcivescovo di Pisa,
che resiste tenacemente alla sua intimazione di sciogliere Guglielmo dal giura-
mento di fedelt prestatogli con largomento, surrettiziamente elusivo, che tale
giuramento era stato richiesto pro sede apostolica (Sanna .oo,, , -,, -s e ss). Nel
+.oo il pontefice minaccia larcivescovo di togliere alla Chiesa pisana i privilegi
di primazia e legazia sulla Sardegna, lo incalza con altre e pi personali sanzioni
manus nostras durius in te aggravare (Sanna .oo,, ss) , e alla fine, facendo
seguire i fatti alle parole, sottrae al renitente Ubaldo titoli primaziali, legazia e
forsanche, come ha ipotizzato Mauro G. Sanna, la stessa dignit arcivescovile.
Innocenzo III, comunque, nel +.os riconferma le prerogative della chiesa pisa-
na sulla Sardegna al nuovo arcivescovo Lotario, in seguito a precisi accordi con
il comune sulla Sardegna e sulla Sicilia (Sanna .oo,, ++o e ++-).
La tesi che Innocenzo III continuamente ribadisce allarcivescovo di Pisa, e
per lui al comune e a quei signori pisani che vogliono appropriarsi del territorio
sardo, quella che iudicatus Calaritanus ad ius et proprietatem beati Petri perti-
net, sicut tota Sardinia. Questa affermazione di sovranit sullisola nessun
pontefice laveva espressa prima con tanta chiarezza: un fatto che merita, per-
ci, un supplemento di spiegazione.
In via di principio Innocenzo III stato fedele durante il suo pontificato alla
concezione gelasiana dei due poteri distinti, quello dellimperatore, superiore
nellordine temporale, e quello del pontefice, superiore nellambito spirituale,
ma ha anche ritenuto sempre possibile un intervento del papa nellordine tem-
porale ratione et occasione peccati. la linea che ha normalmente seguito anche per
la Sardegna, ordinando allarcivescovo di Pisa di riconoscere la sua superiore au-
torit nelle questioni ecclesiastiche e ammonendo Guglielmo a conformarsi ad
uno stile di vita meno peccaminoso. Solo che della Sardegna il pontefice si ritie-
ne al contempo dominus temporale, come della Sicilia, della Corsica e di altri ter-
+,.
La Sardegna dei giudici
\ii
LINGUAGGI DEL POTERE NELLAPOGEO DEI GIUDICATI
+. Auctoritas e dominium
Nella corrispondenza di Innocenzo III relativa alla Sardegna emerge eviden-
te la volont pontificia di affermare la giurisdizione della Santa Sede sullisola.
Quando, nel +.+o, contesta al comune di Pisa la facolt di giudicare loperato di
Guglielmo nella sua qualit di marchionem calaritanum, il papa lo fa rivendicando
esplicitamente la sua competenza esclusiva a trattare di ogni causa o questione
attinente alla iurisdictio dellintera Sardegna, e non soltanto del giudicato di Ca-
gliari (Sanna .oo,, +.).
Non ci sono note le motivazioni pi dirette ed esplicite di tale pretesa del pon-
tefice di esercitare la sua sovranit sullisola. Del resto anche il linguaggio giuri-
dico della Santa Sede resta in merito incertamente definito, oscillante tra la ri-
vendicazione di una plena potestas nellambito sia spirituale che temporale e la af-
fermazione di una signoria feudale, fondata sullappartenenza dellisola al patri-
monio di San Pietro. Nel ++ papa Lucio II (++-++) rivendicava, rivolto al-
larcivescovo, ai consoli e al popolo di Genova, lappartenenza della Sardegna
alla Chiesa tamquam insula illa quae specialiter in patrimonio Beatri Petri con-
sistit (Tola +so+-os, XII, .).
una oscillazione presente, del resto, in tutta lazione politica di Innocenzo
III nel teatro europeo del primissimo Duecento, come mostra il caso pi em-
blematico del Regno di Sicilia, del quale il pontefice rivendica pure lapparte-
nenza al patrimonio di San Pietro. Ma questa volta sulla base di ragioni pi certe.
La creazione del Regno di Sicilia, comprendente i territori normanni insulari
e peninsulari, era stata infatti consacrata, nella notte di natale del ++,o, con lin-
coronazione di Ruggero II ad opera di papa Anacleto II (++,o-++,s). Pochi anni
prima dellelezione di Innocenzo III, nel ++,, la corona di Sicilia conquistata
dal figlio di Federico I, Enrico VI di Svevia, che muore qualche anno appresso,
nel ++,-. La moglie, Costanza dAltavilla, lo segue dopo un anno circa, ricono-
scendo al pontefice il dominio feudale sul regno siciliano e affidandogli anche la
tutela del figlio minore Federico II. Per Innocenzo III la migliore occasione
+,
Nota al capitolo VI
+. Il giudice penitente
Sul regno di Gonario di Torres gli ultimi approfondimenti sono di Pinuccia F. Sim-
bula, Gonario II di Torres e i cistercensi (SIMBULA +,,o), e di Graziano Fois, Il regno di Tor-
res e i cistercensi fra Pisa e papato nella seconda met del XII secolo (FOIS .oo.). Sulla figura di
Erberto, arcivescovo di Torres: OLIVA +,,o, CAOCCI .oo. e ZICHI .oo..
Per la lettera richiamata di Bernardo da Clairvaux, si vedano BERNARDO DI CHIA-
RAVALLE e Liber miraculorum.
Per il giudizio su Comita dArborea: Angel Manrique, Annales Cistercienses, vol. III,
n. +, a. ++o (si veda Annales Cistercienses). Il documento del patto di Comita Spanu con
larcivescovo Ruggero, del .o giugno ++,., stato pubblicato per primo da Enrico
Besta (BESTA +,o-a).
Sul pellegrinaggio nel Medioevo si veda SUMPTION +,-.
.. Le ambizioni di Barisone dArborea
Sul regno di Barisone dArborea la ricostruzione pi articolata ancora di Enrico
Besta, BESTA +,os, pp. +.o-+o; per una narrazione pi sintetica si vedano ARTIZZU
+,s, pp. ,,-+o, e MELONI +,s-.
,. Le avventure di Guglielmo
Sul giudice Guglielmo di Massa e sui suoi rapporti con Innocenzo III fondamen-
tale SANNA .oo,. Una biografia di questo personaggio, a cura di Mauro Ronzani, nel
Dizionario biografico degli italiani (DBI), .oo,, vol. o+, pp. +.-+o.
Sui marchesi di Massa si vedano ARMANINI-TANGHERONI +,,, e NOBILI +,,-.
Su papa Innocenzo III sono disponibili gli atti del congresso internazionale Innocen-
zo III. Urbs et orbis, (SOMMERLECHNER .oo,).
Per il contesto storico europeo di questi avvenimenti sardi si rimanda alla sintesi di
Giovanni Tabacco (TABACCO +,ss), e, in riferimento ai rapporti tra impero e papato,
a PARAVICINI BAGLIANI .oo+.
+,
La Sardegna dei giudici
ve con il marito Barisone a tale atto di sottomissione (Sanna .oo,, +,), la sua fa-
miglia in forte difficolt a Pisa, per lascesa al potere cittadino dei Visconti. E
conta, forse, in questa decisione, anche il fatto che Barisone sia figlio di Pietro e
nipote di Barisone dArborea e possa aver pensato di bilanciare in qualche modo
linfluenza pisana sul Cagliaritano con un maggior ossequio alla Curia romana.
La formula del giuramento della coppia reale quanto mai significativa, pro-
prio per la natura (e tipicit) dellimpegno che assume nei confronti della Chiesa,
della Sede apostolica romana e del dominus papa; una successione quasi digra-
dante, dalla sfera dellauctoritas a quella del dominium: Nos Parason, marchio
Masse, iudex Kalaritanus et Benedicta, marchixia Masse, iudicissa kalaritana
ab hac hora in antea fideles et obedientes erimus Beato Petro, Sancteque apo-
stolice Romane Ecclesie et domino nostro pape Innocentio suisque successori-
bus catholicis. Non erimus in consilio aut consensu vel facto ut vitam perdant
aut membrum aut capiantur mala captione Papatum romanum et regalia bea-
ti Petri et specialiter Sardiniam adiutores eis erimus ad retinendum et defenden-
dum contra omnem hominem (Noi, Barisone, marchese di Massa e giudice di
Cagliari, e Benedetta, marchesa di Massa e giudicessa di Cagliari, da ora in avanti
saremo fedeli e obbedienti al Beato Pietro, alla Santa Apostolica Chiesa Roma-
na, e al nostro signore papa Innocenzo, e ai suoi successori cattolici. Nulla medi-
teremo, n consiglieremo, n faremo che attenti alla loro vita, incolumit e li-
bert. Epresteremo il nostro aiuto per conservare e difendere contro chiunque
il Papato Romano, i diritti regali del Beato Pietro, e specialmente la Sardegna).
Allimpegno a sostenere il papato e i diritti della Chiesa, compresi quelli sulla
Sardegna, segue, ultima specificazione del contenuto prettamente feudale del
giuramento, lobbligo del pagamento di un censo.
Come noto, il giuramento feudale lo strumento giuridico di cui lImpero si
vale sin dalla met del XII secolo per affermare la sua superiorit politica sui ter-
ritori che ne fanno parte. Il passaggio decisivo in tale direzione rappresentan-
to dalla rivendicazione degli iura regalia, e cio dei diritti che entrano a costituire
il concetto di un fiscus imperiale o pubblico, che sono elencati per la prima volta
nel ++++. Concedere in beneficio signorie territoriali preesistenti, legittimando
a posteriori poteri gi radicati, significa, quindi, consentire agli imperatori (e per
imitazione agli altri sovrani), da un lato di esigere le regalie, dallaltro di rico-
struire lo Stato. Ad entrambi gli obiettivi i Libri feudorum, una raccolta organica
di formule e pratiche giuridiche realizzata nella prima met del XII secolo da
giuristi di area lombarda, offrono un pi di consistenza istituzionale e di valenza
pubblicistica.
+,-
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
per imporre la sua autorit al futuro re e imperatore, come pure far nel +.o nei
confronti dellaragonese Pietro II e nel +.+, dellinglese Giovanni Senzaterra.
Diventato maggiorenne e consolidato il suo potere, Federico II si emancipa
rapidamente dalla duplice tutela che il pontefice cerca di imporgli, ma non pri-
ma di aver riconosciuto come si visto nel capitolo precedente lapparte-
nenza al patrimonio di San Pietro del Regno di Sicilia, assieme alla Corsica e alla
Sardegna.
Nel caso della Sardegna a spingere Innocenzo III a stringere meglio i lacci
della superiorit apostolica romana non , comunque, la minaccia delle rivendi-
cazioni imperiali, appannatesi alquanto dal tempo del Barbarossa, ma sono
piuttosto le mire di Genova e Pisa che da qualche tempo propongono ai giudici
sardi non patti di amicizia e di alleanza, ma atti di diretta sottomissione feudale.
proprio questa qualit diversa delle ambizioni genovesi e pisane a imporre,
quindi, a Innocenzo III una pi costante attenzione per il factum Sardiniae e per le
sue implicazioni politiche pi generali, nella grande partita che Papato e Impero
vanno giocando per sciogliere, ciascuno a proprio vantaggio, il nodo di ambi-
guit della duplex iurisdictio, della coesistenza sempre pi difficile di due autorit
supreme nellunico regnum christianum, luna in spiritualibus, laltra in temporalibus.
Lazione di Innocenzo III nella realt politica della Sardegna fa leva su due
principali punti dattacco: lassoggettamento feudale esplicito dei quattro giudi-
ci e il controllo del meccanismo della successione al trono.
Lostacolo pi immediato e reale ad ottenere dai reges sardi il riconoscimento
della derivazione della loro potestas dallinvestitura pontificia viene dalla pretesa
concorrente dei due comuni italiani di assicurarsi la loro fidelitas in modi diversi.
Pisa la ottiene preferibilmente, almeno in questa fase, attraverso il suo arcive-
scovo, che nella doppia veste di primate della Chiesa sarda e di legato pontificio,
riesce ad ottenere giuramenti che fa valere pi pro domo sua, e cio per la sua sede
e per la sua citt, che per la sede romana.
Il primo caso a noi noto di giuramento di fedelt allarcivescovo pisano di un
giudice sardo, quello prestato tra il +++. e il +++o dal gallurese Ithoccor, ribadi-
to il .o giugno ++,. da Comita Spanu (Fadda .oo., IV). Nel +.o., necessitate com-
pulsus, giura la fedelt al presule pisano anche Comita di Torres (Sanna .oo,, .+
e ..) ed proprio per aver fatto altrettanto che Guglielmo di Massa rifiuta di
prestare il giuramento alla Santa Sede nelle mani dellarcivescovo di Torres, Bia-
gio, cui Innocenzo III ha conferito i poteri di legato, dopo la giubilazione del-
larcivescovo di Pisa Ubaldo.
Quando, il +s novembre +.+, Benedetta di Massa, figlia di Guglielmo, si risol-
+,o
La Sardegna dei giudici
ma gi nel primo medioevo ed recepita dal Decretumdi Graziano (++o-.), ma
che acquista maggiore rilievo man mano che simpone il concetto della plenitudo
potestatis del papa, e cio di una pienezza dei suoi poteri che pu persino eccepi-
re, appunto, agli ordinamenti canonici del matrimonio, che lo vietano entro cer-
ti gradi di parentela. Non casualmente Innocenzo III ricorda questa pienezza
dei suoi poteri, esplicantisi tam in spiritualibus quam in temporalibus, pro-
prio in una lettera indirizzata nel +.o, ai giudici in merito alle questioni matri-
moniali pendenti in Gallura e nellArborea (Sanna .oo,, ,+).
Fatto sta, che labitudine mai dismessa nelle dinastie giudicali a contrarre ma-
trimoni entro i gradi di parentela proibiti rende il ricorso alla dispensa pontificia
di frequente necessario, anche per legittimare unioni e nascite gi avvenute. Nel
qual caso si aprono ovviamente al papa margini importanti di manovra politica
per imporre ai giudici la protezione romana e per orientarne le scelte future in
coerenza con gli interessi della Santa Sede. Abbiamo accennato allArborea e al-
la Gallura, ma questioni di impedimento matrimoniale insorgono anche nel
Turritano e nel Cagliaritano.
La questione pi spinosa del Logudoro riguarda la convivenza del giudice Co-
mita e della moglie Sinispella, vietata clamorosamente dallarcivescovo Biagio
nel +.o per il rapporto di parentela tra i due, di quarto e quinto grado di con-
sanguineit (Sinispella figlia di Barisone I dArborea). Si presentano due vie
duscita: il divorzio, che consentirebbe a Comita di risposarsi evitando la con-
suetudine locale di tenere delle concubine esecrabile, ma a quanto pare tolle-
rata perch considerata inevitabile , o la dispensa pontificia per permettere al
giudice di riprendere a convivere con Sinispella. La questione presenta per ri-
svolti di ulteriore complicazione politica, in quanto la coppia ha gi avuto tre fi-
gli, dei quali Mariano, unico maschio, gi stato associato al trono (Sanna .oo,,
o). Non ci purtroppo nota la conclusione della vicenda, ma Mariano di Tor-
res salir ugualmente al trono.
Nel Cagliaritano la questione pi sensibile riguarda il progetto matrimoniale
che Guglielmo di Massa ha concepito tra la figlia Preziosa e Ugo de Bas, giudice
dArborea, che pure impedito dalla consanguineit (Sanna .oo,, ,s). Inno-
cenzo III affida listruzione della relativa pratica al suo legato, il solito Biagio,
che la conclude con un parere negativo. Bench regolarmente informato di ci
larcivescovo di Cagliari, Ricco, non se ne cura e conniventibus oculis celebra egual-
mente il matrimonio, provocando lira tempestosa del papa, che il .- ottobre
+.o- minaccia di sospenderlo dal suo ufficio (Sanna .oo,, ++). La minaccia
non ha effetti pratici, forse perch Guglielmo diventato una pedina importan-
+,,
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
Durante il pontificato di Innocenzo III laffermazione dei poteri sovrani del
papa sulla Sardegna specialmente ribadita come si in parte gi visto con i
ripetuti moniti allarcivescovo pisano di liberare Guglielmo di Massa dal giura-
mento prestatogli. Ubaldo non deve presumere di inframmettere le proprie
pretese di dominio temporale, oltre che religioso, sui giudicati di Cagliari e di
Torres ai diritti pi sostanziali e risalenti della Santa Sede. Il + marzo +.oo il pa-
pa gli ricorda, con piglio duro e ultimativo, che tutta la Sardegna appartiene al
Patrimonio di San Pietro nullo mediante (Sanna .oo,, -s): e cio, che la supe-
riorit della Sede Apostolica sui propri domini si manifesta in via diretta ed im-
mediata, senza interposizione degli anelli di una presunta catena feudale.
Al limite, nella concezione ierocratica di Innocenzo III, il ruolo dello stesso
imperatore tende a ridursi da un lato a quello di un semplice rex, di un qualsia-
si governante temporale, dallaltro a quello di advocatus Ecclesiae, delegato allu-
so della spada o della forza in difesa della Chiesa. Il ricorso, allora, di Innocen-
zo III al linguaggio del dominium (e della fidelitas feudale) ha lo stesso significa-
to che nella teoria e prassi imperiale di Enrico V, Lotario II e Federico Barba-
rossa.
Aquesto punto va per aggiunto che laffermazione della dipendenza feuda-
le dei giudici dal papa del tutto coerente anche con le nuove formulazioni, a
partire da Gregorio VII, del potere pontificio come potere propriamente so-
vrano anche nellordine temporale. La potestas, il terrenum potentatum, dei regoli
sardi, come quello di tutti gli altri re e signori cristiano-cattolici, guadagna in le-
gittimazione dalla sua consacrazione da parte della suprema autorit pontificia,
non meno che dallinvestitura imperiale.
La conseguenza di questi diversi ma convergenti sviluppi politici e dottrinari
, in definitiva, che il potere del pontefice tende a sovrapporsi a quello imperiale
sia nella delineazione di una nuova sfera pubblica del potere, sia nella costruzio-
ne della piramide feudale europea, e che di questa tendenza la Sardegna rappre-
senta tra il XII e il XIII secolo un caso del tutto esemplare, anche per il suo esito
finale con linvestitura del Regnum Sardiniae che Bonifacio VIII conceder nel
+.,- a Giacomo II dAragona. Una investitura destinata ad inaugurare la lunga
et di dipendenza legittima dellisola da monarchie straniere.
Il secondo punto dattacco di Innocenzo III per laffermazione della sua au-
torit e del suo dominio sulla Sardegna riguarda, come si notava, il controllo
della successione al trono. Per conseguirlo, egli si serve di due strumenti giuridi-
ci essenziali.
Il primo lo ius dispensandi, un ufficio o prerogativa del pontefice che si affer-
+,s
La Sardegna dei giudici
.. Potestas e fidelitas
Le pretese sovrane del pontefice sulla Sardegna si esplicitano come sem-
bra evidente da quanto si osservato nelle pagine precedenti in una ridefi-
nizione generale del linguaggio del potere che si riverbera sullintero spazio
del tessuto politico dei giudicati. Emergono anche, di conseguenza, nuovi
contesti semantici, auctoritas-dominium, potestas-fidelitas, princeps-populus, etc., che
rinviano a situazioni reali in forte mutamento, con laffermarsi di nuovi prota-
gonismi sociali e politici, di nuove relazioni di potere.
In linea generale si manifesta con chiarezza linserimento della Sardegna nel
quadro di quei rapporti feudali che vanno dando un nuovo ordine alla societ
europea occidentale, per quanto la trascrizione formale degli ordinamenti
giudicali nel linguaggio feudale possa essere pi o meno graduale, pi o meno
differenziata nelle singole partes dellisola. La discussione in merito svoltasi si-
nora nellambito della storiografia politica e giuridica sulla Sardegna medieva-
le, per quanto ricca di apporti originali su singoli punti e giustamente attenta
ai caratteri specifici degli ordinamenti giudicali e degli assetti signorili di cui
sono espressione, ha per perso di vista lessenziale: e cio il fatto che ledifi-
cio feudale nei suoi profili giuridici e politici una costruzione tarda in tutta
lEuropa occidentale, che procede non per cancellazione delle norme e degli
ordinamenti precedenti ma con il loro assorbimento in costruzioni politiche
ancora estremamente precarie e mutevoli.
il caso dei comuni italiani, che nascono come forme peculiari di signoria
territoriale, in cui il potere esercitato da un gruppo ristretto di famiglie, ora
alleate ora in competizione, ciascuna delle quali capeggia una consorteria,
formata da parenti, amici, sodali, dipendenti. Sono queste famiglie, e non le
forme di associazione popolare, che danno il primo impulso alla rinascita
economica e politica delle citt italiane. La stessa forma urbis di queste citt in
larga misura espressione di gruppi signorili che si attestano, anche militar-
mente, in questa o quella zona, condizionando lintera distribuzione della po-
polazione.
Questa anche lorigine di quel governo consolare che caratterizza il primo
sviluppo degli ordinamenti comunali tanto a Genova che a Pisa. I consoli so-
no assistiti e allo stesso tempo controllati da un consiglio ristretto, composto
di persone appartenenti alle famiglie pi importanti e che sono eminenti an-
che per prestigio e credibilit (homines credentes, degni di fede, da cui il termine
credenza talora utilizzato per indicare il consiglio). Sino a tutto il XII secolo
++
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
te nel gioco di alleanze che il pontefice ha dovuto mettere in movimento, a par-
tire dal +.os, anno del compimento della maggiore et di Federico II, per far
fronte alloffensiva dello scomunicato imperatore Ottone di Brunswick, cui in-
vece Pisa ha messo a disposizione le sue navi ad impugnandum regnum Sici-
liae (Sanna .oo,, +,.).
Si capisce, allora, come Guglielmo nel +.++ possa avanzare ad Innocenzo III
anche la richiesta di scioglimento del suo matrimonio con Guisiana, figlia di un
conte Guido (da Capraia, secondo Alberto Boscolo), celebrato nonostante una
parentela troppo stretta. Lincarico di occuparsi della questione, decidendone
canonico fine e, cio, prescindendo almeno in via preliminare dalle motiva-
zioni personali o politiche di Guglielmo affidato sempre a Biagio (Sanna
.oo,, +,), che non ha forse tempo di esprimere un giudizio per la morte di Gu-
glielmo, nel +.+.
La figlia Benedetta, che nel +.++ risulta gi associata al trono (Fadda .oo.,
o), nel +.+ deve a sua volta ricorrere al pontefice per averne la dispensa al
matrimonio con Barisone dArborea, cui legata da una parentela di quarto e
quinto grado di consanguineit. Il prezzo maggiore che i due novelli sposi e
giudici pagano quel giuramento di fedelt alla Santa Sede di cui ci siamo gi
occupati.
Della questione matrimoniale pi controversa, quella relativa ad Elena di
Gallura, si detto nel precedente capitolo. una vicenda che per le sue impli-
cazioni politiche esorbita dalle possibilit dintervento concesse a Innocenzo
III dallo ius dispensandi. Come nel caso pi eclatante di Federico di Svevia in
Sicilia, lintervento del pontefice in Gallura giustificato dallesercizio di una
tutela su minore, esercizio di tutela che in questo caso non ha una ragione
formale e giuridica, ma scaturisce da quel potere pi generale di intervento
nella sfera civile e politica che il pontefice si attribuisce ratione et occasione pecca-
ti. Guglielmo di Massa ha occupato illecitamente il giudicato di Gallura, alla
morte del suo titolare (ancora senza nome), catturandone la moglie Odolina e
la figlia Elena, cui cerca di imporre il matrimonio con il cognato Guglielmo
Malaspina. proprio in questa occasione che Innocenzo III squaderna al
giudice cagliaritano, in una lettera inviatagli nella seconda met del +.oo, il fa-
scicolo davvero voluminoso dei suoi peccati e violenze, ammonendolo allob-
bedienza e minacciandolo, altrimenti, di fargli sentire la frusta del potere tan-
to spirituale che temporale (Sanna .oo,, +.).
+o
La Sardegna dei giudici
to a favore di Genova si era gi verificato con la commendatio di Comita nel
++,+, cui ci sembra per di poter attribuire un carattere contingente e tempo-
raneo. Per Genova, daltra parte, trascrivere nei termini della fidelitas e della
subordinazione feudale il suo rapporto con i giudici dArborea significa sem-
plicemente, come ha osservato Geo Pistarino, estendere allambito mediter-
raneo gli stessi strumenti e metodi che le hanno consentito di addomesticare
e vincolare al comune i feudatari delle Riviere liguri.
Non molto diverse sono le intenzioni di Pisa quando offre ricovero e ospi-
talit al piccolo Gonario per proteggerlo dalle insidie dei concorrenti al trono
(e probabilmente di Genova), e favorisce il suo matrimonio con Maria Ebria-
ci. Ma lipoteca feudale pi seria grava sui giudici di Torres, ad opera ancora di
Genova che il +o giugno ++,+ offre a Costantino unarea fabbricabile, per co-
struirsi in citt una casa buona come abitazione e come bottega, e introduce
nel nuovo trattato una clausola che contempla il suo inserimento in brevi
consulum comuni et in brevi compagne (Libri iurium, +.., o,), a durevole
memoria, parrebbe, di un ulteriore assorbimento del Logudoro nella sfera de-
gli interessi e dei poteri del comune ligure.
Un assorbimento arrivato al punto, come ha osservato Geo Pistarino, da
togliere al giudice ogni autonomia in merito alle decisioni pi proprie della
sovranit: quelle di far la guerra e la pace.
Tutto ci non comporta comunque ancora, come neppure lassunzione
della cittadinanza genovese pi esplicita ed obbligante nella conventio sotto-
scritta verso il +.+o da Comita di Torres (Libri iurium, i.., +.) , laccettazio-
ne da parte dei giudici logudoresi di un esplicito e formale rapporto di vassal-
laggio.
Lassoggettamento dei giudicati a Genova e Pisa passa anche attraverso lal-
lacciamento di quei legami matrimoniali e dinastici cui stato fatto spesso ri-
ferimento. Questa strategia si rende pi necessaria man mano che a garantire
gli interessi genovesi e pisani nellisola non pi sufficiente, come ha notato
Geo Pistarino, il paravento giuridico della cattedrale e dellepiscopato, specie
per le concorrenti pretese di signoria sullisola dei pontefici. Pretese che, con
Innocenzo III, si rammenti, non sopportano pi di essere mediate o filtrate
neppure dagli enti ed uffici ecclesiastici.
Sulle combinazioni matrimoniali che portano a infirmare la continuit dina-
stica delle famiglie regnanti sarde si torner. A questo punto della ricostruzio-
ne si deve constatare che nel giro brevissimo di una generazione, tra gli anni
sessanta e gli anni novanta del XII secolo, le relazioni tra la Sardegna e le auc-
+,
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
i comuni non esprimono, invece, organi di governo del contado o districtus, e
cio del territorio su cui le diverse case dellaristocrazia consolare esercitano
diritti e poteri di comando, ora soprattutto fondiari ora anche giurisdizionali.
E questo proprio perch gli organi del governo comunale non vogliono so-
vrapporsi a questi diritti e poteri preesistenti.
In una prima fase lampliamento del contado avviene quindi con ladesione
al consorzio cittadino di altri signori, unadesione talora volontaria e contrat-
tata, talora invece non richiesta e forzosa, specie quando si tratta di domini che
controllano luoghi strategici per la difesa del comune e per la sua espansione
economica.
Si tratta della medesima dinamica e logica che per oltre un secolo, dalla
met dellXI alla met del XII secolo, orienta i rapporti di Genova e Pisa con
la Sardegna. il periodo in cui le relazioni dellisola con i due comuni passa-
no ancora prevalentemente come si visto nel capitolo II attraverso gli
accordi di scambio, di amicizia e di alleanza con quelle stesse famiglie genove-
si e pisane che armano le flotte per commerciare e corseggiare, senza che sia
possibile separare con taglio netto gli interessi mercantili e quelli militari, en-
trambi costitutivi dellaristocrazia consolare.
Un mutuo interesse economico e politico giustifica anche lo stabilirsi delle
prime relazioni vassallatiche, che da principio vedono i giudici nella posizione
eminente di domini rispetto a molti cittadini delluno e dellaltro comune, che
stanno nella posizione subordinata di vassi. il caso di quel seguito di fideles
genovesi che circonda Barisone dArborea nel suo domicilio coatto nella citt
ligure, e che sono allettati dai benefici che pensano di poter trarre in futuro
dalle terre e dai poteri di un rex Sardiniae ripristinato nella sua piena dignit re-
gale e nelle corrispondenti prerogative. Successivamente, appena cinque lustri
dopo, per Pietro dArborea, successore di Barisone, a doversi forzatamen-
te fare civis di Genova, giurandone nel ++s, la compagna (e cio quella sorta di
societ dimpresa commerciale e militare, dalla natura parte privata parte pub-
blica, che d la prima forma giuridica al comune; la prima redazione nota del
Breve della compagna genovese del ++-) e riconoscendosi allo stesso tempo
vassallus della citt (Libri iurium, +.., ,,s).
Qualche anno dopo, nel ++,., anche Ugo de Bas simpegna a tenere la sua
terra come feudo del comune genovese (Libri iurium, i.., ,,,-,,).
I giuramenti di Pietro e di Ugo de Bas rompono, dunque, il rapporto sino
ad allora paritetico tra il comune genovese e il giudicato dArborea, quale al-
meno si era stabilito con il regno di Barisone, poich un primo sbilanciamen-
+.
La Sardegna dei giudici
ne, espressa da Ettore Cau, ritiene che esse siano il frutto di una meditata ri-
scrittura, realizzata nei primissimi decenni del Duecento, di documenti prece-
denti e nella sostanza autentici. Questa operazione di restauro sarebbe sta-
ta richiesta dalla diocesi di Suelli, con il consenso del pontefice, per
consolidare il suo patrimonio ecclesiastico in un momento storico in cui i be-
ni delle diocesi cagliaritane sono esposti ad ogni insidia per la debolezza del-
lerede di Guglielmo, Benedetta di Massa, di fronte ai nemici Visconti, che
controllano il comune pisano e si sono inoltre attestati nel Castrum Callari,
che hanno fatto rapidamente edificare a partire dal +.+o.
Secondo il Cau una conferma di ci sarebbe anche nelle litterae gratiosae del
,+ maggio +.,o con le quali papa Gregorio IX (+..--+) conferisce al vesco-
vo della diocesi curiam et villam suellensem con tutte le pertinenze, posses-
si e beni avuti liberalmente in dono dai giudici e dai nobili.
Poich non ancora ben accertato il momento preciso di questa complessa
ricostruzione documentaria e archivistica, non si pu evitare di connetterla,
pi o meno direttamente, a quei rapporti tormentati, ma in definitiva segnati
da affidabilit reciproca, che Guglielmo ha intrattenuto con Innocenzo III.
Pi di una volta il pontefice lo chiama, infatti, alla difesa dei beni della Chiesa
dalle pretese di signori e mercanti pisani, ed forse per maggiore garanzia di
questi beni, cui sembrerebbero mirare anche i creditori del giudice, che egli
come si visto ne sostiene le ragioni di autonomia politica e giurisdizionale
nei confronti della civitas et districtus di Pisa (Sanna .oo,, --, +. e +,-).
,. Electio a deo, electio a populo
Di derivazione in parte feudale anche la concezione di una potestas giudica-
le quale sembra affermarsi nel tournant tra XI e XII secolo che per essere
legittima deve essere espressione di una electio da parte dei prelati e dei mag-
giorenti del regno.
Crediamo si debba piuttosto parlare di un consenso espresso in forme
che non ci sono ben note della ristretta lite civile e politica del giudicato sia
alla successione al trono, sia agli atti di maggiore rilevanza politica. Cos,
quando nel +.oo Guglielmo di Massa e Ugo de Bas procedono a stabilire in
via definitiva sas sinnas et confinis dei rispettivi regni, i giudicati di Cagliari e di
Arborea, lo fanno cum boluntadi de sus archiebiscobus et piscobus et liurus
dambus logus.
+
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
toritates (Impero e Papato), e tra la Sardegna e le potestates (Genova e Pisa), su-
biscono una forte, se non completa, trascrizione nel linguaggio del feudo. E
questo prima ancora che levoluzione politica dei comuni abbia fatto emerge-
re le forme del governo popolare e podestarile. La resa progressiva dei giudi-
ci a formule di soggezione a questo o quel potentato esterno ne svuota pro-
gressivamente la reale indipendenza.
Insomma, il castello forse mai interamente fabbricato della sovranit dei
giudici sardi frana gi alla fine del XII secolo.
La qualit delle relazioni politiche tra i giudicati e i comuni italiani muta an-
cora quando questi ultimi, consolidati i propri ordinamenti, si sforzano di eli-
minare, entro e fuori delle mura, ogni autorit concorrente, sostituendosi nel
governo alle consorterie, tramite statuti, regolamenti, uffici. In merito a que-
sta ulteriore evoluzione nei rapporti tra la Sardegna e le due citt italiane, Jac-
ques Heers ha parlato del passaggio da una fase di colonizzazione signorile ad
una fase di colonizzazione comunale. Un passaggio che in Sardegna, diversa-
mente che in Corsica, sarebbe stato reso possibile sia dal logoramento reci-
proco delle consorterie cittadine in perenne lotta tra di loro, sia dagli specifici
caratteri di una struttura politica ancora segnata dalleredit bizantina.
Nellaffermazione del comune come potestas o posse, come ordinamento in
parte autonomo dalle sue componenti signorili, e nella necessit di certifica-
zione documentale dei suoi progressi patrimoniali e territoriali, sta la ragione
prima dellinserimento di alcuni atti relativi ai possessi in Sardegna nei Libri
iurium di Genova, che li hanno tramandati sino a noi. Ma, pi in generale, lo
stesso processo della feudalizzazione anche sul versante interno dei rappor-
ti tra giudici e donnicalienses, tra comuni e domini, tra potest laiche ed enti ec-
clesiastici, etc. che comporta un maggiore impegno nella conservazione
della memoria documentale di possessi, patrimoni, titoli, ai fini del consolida-
mento genealogico di dinastie e di luoghi.
Illuminante al riguardo la ricostruzione documentaria, realizzata nella
cancelleria giudicale di Cagliari, del patrimonio della diocesi di Suelli, forma-
tosi lungo un secolo attraverso donazioni e vari negozi. Tramandato dalle pi
volte richiamate Carte volgari conservate nellArchivio arcivescovile di Cagliari,
questo complesso documentario, costituito da alcune pergamene originali e
da altre in copia, ha sollevato molti interrogativi sul suo processo di forma-
zione e sui diversi documenti che lo compongono, gettando unombra di
dubbio sulle ricostruzioni storiche che se ne sono avvalse (a partire da quella
del suo primo editore, Arrigo Solmi). Lultima opinione sulle carte cagliarita-
+
La Sardegna dei giudici
quoniam populus Romanus omne suum imperium et potestatem ei et in eum
contulit, e cio la giurisdizione del principe terreno piena in quanto il po-
polo romano gli ha trasmesso ogni sua autorit e potere.
Trasferendo lantico principio elettivo dal popolo romano alla Chiesa, il di-
ritto canonico viene anche a conciliare (o, se si vuole, a contaminare) il princi-
pio della derivazione (discendente) del potere sovrano da Dio con il principio
della sua derivazione (ascendente) dal popolo: unaltra ragione della polisemia
(e ambiguit) del termine electio. Tanto pi perch il principio elettivo popola-
re stato riattualizzato in Italia dalla nuova realt comunale, che spinge verso
una identificazione delluniversitas cittadina con il populus romano.
Sono questioni che esorbitano largamente dal filo principale della nostra ri-
costruzione, ma che rinviano ad un contesto concretamente storico di discus-
sioni sulla fonte e sulla legittimazione del potere, entro il quale possiamo an-
che intendere meglio quella singolare ricostruzione del sistema di governo dei
giudicati che viene proposta dal Libellus judicum turritanorum.
Si tratta, come in parte gi anticipato, di una cronaca trdita da una mano-
scritto del XVII secolo, copia a sua volta di un originale che secondo Enrico
Besta risalirebbe alla seconda met del XIII secolo. Ma Besta, che nel testo da
lui edito coglie pi di una incongruenza e diversi anacronismi, si preoccupa
pure di enunciare con cautela il sospetto che in qualche punto del racconto
la realt storica sia stata violentata, che la verit sia stata qua e l falsata
per uno scopo tendenzioso. La prudenza di Besta sembra persino eccessi-
va: il Libellus intesse, infatti, il suo racconto su una trama di avvenimenti, di
memorie e di leggende che manipola strumentalmente al fine di rivendicare
su istadu de Logudoro (per il XIII secolo questo stato del Logudoro un
anacronismo mica male!) al patrimonio de sa ecclesia santa romana. Uno
scopo largamente coerente con gli sviluppi in senso teocratico della dottrina
di una sovranit del papa tanto in spiritualibus che in temporalibus.
Tutti i giudici logudoresi, sostiene infatti il Libellus, fuerunt electos dae sa
santa ecclesia romana, intendendo con ci dire che alla elezione effettiva del
giudice da parte di totu sos prelados zio est su archiepiscopu de Torres cun
sos episcopos de Logudoro sufraganeos suos una cun sos lieros, faceva se-
guito la concessione della seoria (leggi potestas) da parte della Chiesa romana,
previo il giuramento prestato dalleletto nelle mani dei prelati sullaltare mag-
giore della cattedrale. Non solo, ma il Libellus attribuisce allarcivescovo turri-
tano, cabu in su spirituale, il ruolo di consigliere, coadiuvato dai vescovi
suffraganei, in sos ordinamentos de sa terra et de su regnu. Poich il rac-
+-
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
Si potrebbe persino pensare ad un embrione di curia regis, di consiglio del re,
che assiste il giudice nellesercizio dei suoi poteri, ma non ne resta una visibile
traccia documentaria, a meno che tale consiglio non sia da individuare co-
me sostiene Francesco Cesare Casula nella corona de logu, della quale ci
per nota soltanto lattivit giurisdizionale.
Peraltro lattributo di electus, riferito al giudice, ricorre nei documenti di que-
sto periodo in modo discontinuo, e come riflesso evidente di una terminolo-
gia in uso in situazioni esterne alla realt isolana, quali la curia romana e i co-
muni di Genova e di Pisa. Il termine conserva inoltre unampia gamma di
significati non sempre univoci designazione, elezione, acclamazione, consa-
crazione, etc. , per cui difficile considerarlo come significativo di una nuo-
va forma di legittimazione del potere. Viceversa, il termine electio manifesta la
persistente vigenza (almeno ideologica) del principio della derivazione divina
di ogni potere legale (legalis potestas), con lovvio corollario che la consacrazio-
ne effettiva del principe prerogativa della Chiesa.
A Guglielmo di Massa, che aveva invaso il giudicato dArborea, costringen-
do alla fuga anche il vescovo arborense Giusto, i vescovi suffraganei e lalto
clero arborensis terre sceptrum sollempniter concesserunt (Sanna .oo,, ,).
In una lettera in cui invita i giudici sardi a perseguire gli autori del sacrilego as-
sassinio del vescovo di Ploaghe, dellabate di Saccargia e del vicario del priore
di Camaldoli, Innocenzo III rammenta anche loro che sono detentori di una
potestas trasmessa iuxta formam canonicam, e cio di un potere legittimato
dallordine giuridico della Chiesa.
la medesima potestas che il papa avrebbe voluto attribuire al cugino Trasa-
mondo quando, sposata Elena, fosse electus al trono di Gallura: ma in ragione
di successione, e non certo di elezione, per cui il termine electus sembrerebbe
qui avere il significato di riconosciuto, accettato (secondo quellaccezione di
consenso di cui si diceva prima). Sempre Innocenzo III il , giugno +.o am-
monisce Comita di Torres a non osare estendere agli ecclesiastici la giurisdi-
zione che esercita sui suoi sudditi. Non extendas improvidus gli dice duro
manus tuas contra eum, qui terrenum contulit potentatum, (Sanna .oo,,
s) e cio: chi ti ha dato il mandato di governare non pu essere soggetto alla
tua potest.
Questa idea di una trasmissione del potere della Chiesa al principe laico, il
diritto canonico la ricava anche sulla scorta del Decretum di Graziano da
una formulazione del diritto comune con la semplice sostituzione del termine
ecclesia a quello di populus: Iurisdictio alia est plena, ut in principe humano,
+o
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo VII
+. Auctoritas e dominium
Per i diversi contesti semantici messi in evidenza nel testo lopera di riferimento
COSTA +,o,. Per i quadri giuridici ed istituzionali europei: ASCHERI .ooo e CARAVALE
+,,.
.. Potestas e fidelitas
Sullannosa questione dellesistenza o meno in Sardegna del feudalesimo in et giu-
dicale: SOLMI +,oo e BESTA +,oo. Lintervento recente di maggior spessore di Mar-
co Tangheroni (TANGHERONI +,s,).
Sulle Carte volgari CAU .ooo.
,. Electio a deo, electio a populo
Sulla partecipazione del popolo allelezione dei giudici e al governo: BESTA +,o,,
pp.o sgg.; SOLMI +,+-, pp.-+ sgg., e pi recentemente CASULA +,,, lemmi +so, +s+
e+ss.
Sulla definizione trecentesca della figura del tiranno QUAGLIONI +,s,.
+,
\ii. Linguaggi del potere nellapogeo dei giudicati
conto si riferisce allXI e XII secolo, ci troviamo di fronte ad un altro potente
anacronismo che anticipa sviluppi costituzionali di l da venire anche per le
maggiori monarchie europee.
Nel bilanciare sapientemente il principio elettivo popolare con il principio
dellinvestitura divina, il Libellus manifesta la sua preoccupazione pi forte, e
cio quella di disconoscere la vigenza nel Logudoro della successione dinasti-
ca. In un passato pi remoto, antiguamente, i giudici logudoresi erano eletti di-
rettamente dalla Chiesa, in un secondo tempo lelezione, sempre da parte del-
la Chiesa, avveniva a requesta de sos prelados et lieros, in un terzo tempo
era riconosciuto alla casa regnante il diritto di successione per sette genera-
zioni, seppure condizionato alla devozione, alla fedelt al pontefice, ai buoni
costumi del pretendente. Soddisfatte queste condizioni, lelectio da parte delle-
piscopato aveva il valore della consacrazione.
Con altro curioso anacronismo (che suggerisce una manipolazione piutto-
sto trecentesca che duecentesca), il Libellus contempla anche una sorta di di-
ritto di resistenza al re tiranno. Ne avrebbe fatto le spese Costantino, lavver-
sario di Guglielmo di Massa, rifiutato perch uomo malvagio e cattivo
governante: Pro su malu regimentu sou totu sos prelados et lieros et issos
donnicellos frades suos se li vortain ca fuit donnu malu. Tanto cattivo, ap-
punto, da morire scomunicato.
Con Costantino si sarebbero comunque esaurite le sette generazioni che a
suo tempo avrebbe richiesto il giudice Costantino de Martis che qui inopi-
natamente sostituisce quellAndrea Tanca che il Libellus ha dapprima posto a
capo della serie dei giudici logudoresi , nondimeno i prelati e i liberi logudo-
resi, pur con forti contrasti, eleggevano giudice Comita, fratello di Costanti-
no, quindi suo figlio Mariano, ottimo sovrano, e infine Barisone. Questulti-
mo regna appena tre anni e mezzo e muore assassinato lasciando il governo
alla sorella Adelasia che, dopo aver oscillato per qualche tempo tra la fedelt
al pontefice e gli allettamenti imperiali, compir alla fine il gesto di riconse-
gnare per testamento leredit del regno di Torres alla Santa Romana Chiesa.
Il cerchio si chiude cos con il ritorno del pontefice nel pieno dominio del
Logudoro.
+s
La Sardegna dei giudici
\iii
RISCRITTURE DELLO SPAZIO POLITICO
+. Giurisdizione giudicale e poteri signorili
Il dibattito sulla comparsa in Sardegna di elementi feudali rimasto a lungo
sul terreno formalistico dellaccertamento delle loro presenze documentali, a
prescindere dalla considerazione pi approfondita dei contesti civili e politici, e
in particolare del rilievo che va man mano assumendo il fenomeno urbano. E
questo soprattutto perch nello sviluppo di tale fenomeno urbano non si vista
una componente essenziale della stessa affermazione del feudalesimo, ritenen-
do che laprirsi anche in Sardegna della scena di una nuova vita cittadina fosse
anzi una prova ulteriore della impenetrabilit degli ordinamenti giudicali alla-
narchismo dei poteri signorili.
Eppure la larga solidariet tra feudo e citt era stata gi compresa quasi un se-
colo fa da Enrico Besta, il quale osservava che la struttura accentrata dei regni
sardi come resist a lungo alle forze dissolventi del feudalesimo, cos non
pot certo esser propizia allaffermazione delle autonomie cittadine. Come il
feudo, anche il comune cittadino sarebbe stato quindi in Sardegna dimporta-
zione: per lo sviluppo endogeno del primo sarebbe infatti mancata la premessa
politica di forti poteri signorili, per lo sviluppo del secondo la premessa econo-
mica di una pulsante attivit mercantile. Feudo e comune poterono cos affer-
marsi soltanto con la caduta dei giudicati e con il dominio diretto di Pisa e Ge-
nova, almeno in alcune parti dellisola.
Ma anche Besta non poteva intendere la solidariet pi profonda tra il feudo e
il comune medievale in quanto gli mancava lidea o il concetto di una societ a
dominanza signorile preesistente alla costruzione feudale. Tanto pi che egli
considerava ancora il feudo come risultato dellazione congiunta di tre istituti, il
vassallaggio, il beneficio e limmunit; unopinione che avrebbe messo in di-
scussione soltanto a met degli anni venti.
Come si cercato di mostrare in passaggi precedenti di questa ricostruzione,
i fermenti del potere signorile e dinastico non sono assenti neppure nella Sar-
++
Il controllo che Genova esercita per tre decenni circa sul territorio arborense,
divenuto pegno del pagamento del debito di Barisone, passa soprattutto per il
possesso dei castelli di Arcuentu (Arbus), Marmilla (Las Plassas) e Medusa
(Asuni), che in momenti diversi le sono ceduti dallo stesso giudice, quando te-
nuto ostaggio entro la cerchia delle sue mura. Ricordiamo anche che la scomu-
nica di Costantino di Torres da parte dellarcivescovo pisano Ubaldo conse-
guente al suo riappropriarsi del castello del Goceano, di cui nel ++, ha ceduto
la plenam bailiam et potestatemai legati di Pisa venuti in Sardegna a comporre il suo
conflitto con Guglielmo di Cagliari, che del castello si era impadronito nel suo
assalto al giudicato logudorese.
Ledificazione di castelli comunque pi intensa nel XIII secolo, quando in
rapporto con il radicamento territoriale nellisola delle maggiori dinastie geno-
vesi e pisane, Doria e Malaspina, Visconti e Donoratico. La costruzione di un
castello ha una parte decisiva, come vedremo pi in l, anche nello sviluppo
delle nuove citt medievali sarde: Castrum Kallari, Villa di Chiesa, Bosa, e for-
se anche Alghero e Castelgenovese. In questi casi, per, la costruzione sembra
avvenire di concerto con gli organi del governo comunale, mentre la gran par-
te delle fortificazioni private finalizzata allaffermazione in seno ai giudicati di
enclaves di dominio signorile diretto (almeno nela terra chel detto castello di-
stringie), come nel caso dei castelli di Acquafredda (Siliqua) e Gioiosaguardia
(Villamassargia), di Casteldoria e della Fava (Posada).
Il fenomeno dellincastellamento comporta, dunque, una parziale sovrappo-
sizione delle giurisdizioni e una parziale riscrittura delle gerarchie territoriali,
ma nei limiti appunto delle sue dimensioni molto ridotte, poich il numero di
castra complessivamente edificati nellisola nel giro di due secoli arriva appena
alla trentina. Il castello, perci, non pu neppure essere un fattore molto po-
tente di modificazione dellorganizzazione del territorio, che continua ad esse-
re imperniata sulla curatoria e sul villaggio, oltre che sulla domus o curtis.
Merita dunque un maggior conforto documentario lipotesi avanzata da
Jean-Michel Poisson, secondo cui il comune di Pisa tra la met del Duecento
e il principio del Trecento avrebbe tentato di creare un vero e proprio sistema
di castelli, con funzioni di presidio del territorio non solo militare. John Day
ha mostrato, infatti, che i castelli, non connessi ad un programma di vera e
propria urbanizzazione, non hanno in Sardegna neppure la capacit di attrar-
re la popolazione delle campagne, segno di una loro funzione che resta in pri-
mo luogo militare.
+,
\iii. Riscritture dello spazio politico
degna tra la met dellXI e la met del XII secolo, ma non sono abbastanza for-
ti da dar luogo allemergere di vere e proprie signorie agrarie o territoriali. Essi
non riescono, infatti, a sciogliere la maglia delle relazioni di lignaggio delle fa-
miglie giudicali, per produrre episodi significativi di autonomo radicamento si-
gnorile.
Semmai, una tendenza in tale direzione potrebbe venire dagli stessi giudici
quando, ad esempio, procedono ad una ripartizione del governo del giudicato
tra i loro figli. Anche nel caso pi noto del ripartimentu fatto da Gonario di Tor-
res tra i figli Barisone, Pietro, Ithoccor e Comita, non sembra per trattarsi di
una concessione a carattere in qualche modo signorile, come ha invece soste-
nuto Marco Tangheroni. A met del XII secolo nulla ci autorizza invero a ipo-
tizzare qualcosa di simile, tanto pi che lunit giurisdizionale del giudicato di
Torres si preserva ancora per diversi decenni.
Nondimeno, lesercizio di poteri di districtio sul territorio, in uno spazio pi o
meno ampio, una tendenza implicita nello stesso possesso della signoria fon-
diaria, che attiene sempre a una qualche popolazione, servile o meno. In questo
senso la curtis non ha pi confini definiti e chiusi (in rapporto allestensione pro-
pria del fundus, delle terre di propriet o pertinenza del dominus), ma tende a dila-
tarsi ad un pi vasto territorio. Insomma, non c bisogno che il giudice consen-
ta, perch i poteri di un donnu esorbitino dallambito strettamente economico
della sua domus.
.. Castra e donnicalias
Lo sviluppo spontaneo della districtio signorile sul territorio non sembra co-
munque in grado di promuovere quei radicamenti locali di potere che altrove, in
Italia e in Europa, sono accompagnati dalla costruzione dei castelli. Poich
tutta da dimostrare la costruzione allinizio del XII secolo dei castelli di Castel-
doria e Alghero da parte dei Doria e di Serravalle (Bosa) ad opera dei Malaspina,
il fenomeno dellincastellamento in Sardegna, comunque tardivo, sembra lega-
to in un primo periodo allo stesso esercizio della potestas giudicale.
il caso dei castelli di Goceano (Torres) e di Arcuentu e Marmilla (Arborea),
costruiti attorno alla met del XII secolo, che divengono subito una posta im-
portante nel gioco delle relazioni politiche e militari sempre pi squilibrate tra i
comuni italiani e i giudici.
+.
La Sardegna dei giudici
+ +
Figura 4: Burgos. Castello del Goceano.
Figura 5: Siliqua. Castello di Acquafredda. Figura 3: Las Plassas. Castello di Marmilla.
La pressione genovese e pisana sugli ordinamenti politici giudicali produce
anche una evoluzione delle donnicalias, e cio delle curtes di appartenenza regia o
demaniale che i giudici concedono ad enti ecclesiastici e a potenti famiglie dei
due comuni italiani. In forme e modalit che ci restano ancora largamente oscu-
re queste donnicalias assumono infatti, sin dalla met del XII secolo, sia i conno-
tati di luoghi privilegiati di mercato, sia la fisionomia di luoghi forniti di diritti
giurisdizionali. Lo stesso termine donnicalienses applicato in origine agli abitanti
(pi servi che liberi) della donnicalia, assume ad un certo punto un significato
chiaramente equivalente a quello di vassalli.
Attorno al ++o un lodo emanato dallarcivescovo pisano Baldovino in occa-
sione di un concilio di vescovi da lui tenuto ad Ardara in presenza del giudice
Gonario prevede alcune garanzie per i creditori nel caso di commercio dei don-
nicalienses, appartenenti a vescovi o ad altri, con i pisani. In questo documento
resta ancora ambigua la caratterizzazione sociale del donnicaliensis, che potrebbe
essere un semplice abitante della donnicalia ouna persona di condizione superio-
re (probabilmente, come ha osservato Raimondo Turtas, lo stesso amministra-
tore della donnicalia).
Qualche lustro dopo, nel ++, lequiparazione del termine donnicaliensis ai ter-
mini vassallus e fidelis pienamente esplicita in un giuramento che il Breve consulum
pisanae civitatis impone ai pi alti magistrati del comune: Nullorum namque Sar-
dinee iudicum eorumque filiorum aut uxorum vel fratrum sum vel ero fidelis
vel vassallus aut donnicaliensis toto tempore mei consulatus (Durante il mio
consolato non sono n sar mai fedele, vassallo o donnicaliense dei giudici di
Sardegna e dei loro figli, mogli e fratelli) (Bonaini +s--o, I, p. .). La medesima
equiparazione proposta, verso il ++os, dal trattato di pace tra Barisone dAr-
borea e Barisone di Torres, in una clausola del quale i due giudici si impegnano
reciprocamente a far giurare il patto dai loro donnicalienses, genovesi, pisani o
corsi, pena per il donnicaliense renitente di essere escluso dalla curia giudicale e
di non ottenere pi alcun feudum o beneficium(Tola +so+-os, XII, s,).
Come si fa a non pensare che oggetto di questo beneficio o feudo, sia proprio
la donnicalia? Il fatto che questa abbia assunto i caratteri di una concessione be-
neficiaria con tutto ci che ne consegue in termini di statuto personale del ti-
tolare, di potenziamento giurisdizionale della curtis, di stabilizzazione di alcuni
(limitati) poteri signorili entro lordinamento giudicale, etc. spiegherebbe per-
ch da questo momento in poi le paci o tregue, sempre molto precarie, tra i due
comuni italiani prevedano una sorta di equilibrio o bilanciamento delle loro ri-
spettive dotazioni di donnicalienses nellisola. Nella tregua del maggio ++o,, pro-
+- +o
\iii. Riscritture dello spazio politico
Figura 6: Posada. Castello della Fava.
Figura 7: Il primo nucleo di Posada borgo co-
stiero fortificato sotto il Castello della Fava risa-
lente allXI secolo (A), si consolida presso la chie-
sa di SantAntonio Abate (B). Il sistema strada-
le, ordinato da alcune linee curve ruotanti, pre-
senta soluzioni distributive su strade spezzate,
scale, profferli, portici-porta (C e D), e ripropone
i temi dei borghi fortificati mediterranei.
le donnicalie si collochino nel punto di convergenza di due processi altrettanto
importanti che tendono a modificare i profili pi arcaici delleconomia e della
societ sarda lungo il XII secolo. Luno lattivarsi di dinamiche di mercato che
riqualificano il ruolo pi tradizionale della curtis signorile, quello di centro di
produzione per lautoconsumo, facendone un centro e un luogo di mercato.
Laltro lintroduzione in seno alle istituzioni giudicali delle giurisdizioni signo-
rili, che a loro volta trasformano quello che dapprima era soltanto un comples-
so fondiario pluriarticolato in un tipo di beneficio o feudo. Sotto questo secon-
do profilo possiamo anche ipotizzare (senza molte prove, lo riconosciamo) che
lo stesso termine donnicaliense veicoli due mutamenti sostanziali di signifi-
cato: dapprima indica i servi abitanti la curtis dominicale e assoggettati alla discipli-
na del padrone, in seguito gli homines abitanti la curtis dominicale che costituisce il be-
neficiumo feudumdi un fedele e che non sono pi servi ma liberi, in quanto be-
neficiano a loro volta dello statuto immunitario della donnicalia , e infine que-
sti stessi fedeli o vassalli, che possono godere della detta curtis in quanto consen-
te loro di espletare il servizio militare a cavallo.
Se queste conclusioni fossero troppo ardite, ci si pu attestare sulla constata-
zione che le donnicalie sono in ogni caso un altro segnale della transizione in
Sardegna da uneconomia domestica signorile, imperniata cio sulla domus del
signore, ad uneconomia contadina comunitaria, imperniata cio sul villaggio.
Ennio Cortese ha opportunamente ricordato che le donnicalie erano com-
plessi agrari tanto importanti e segnati da una struttura cos unitaria da poter
non solo marcare la toponomastica dei luoghi, ma da riuscire talvolta a trasfor-
marsi in ville. Trasformazione che sar stata certamente agevolata sia dalla loro
centralit commerciale che dalla loro eminenza istituzionale. Fatto sta che di
donnicalie i documenti non parlano pi dal momento in cui fanno la loro com-
parsa i feudi e le citt.
,. La costruzione giuridica dei luoghi
Nel caso dei titolari delle donnicalie si ripropone lo stesso problema gi emer-
so nel caso delle cattedrali e dei monasteri beneficiari di donazioni dei giudici:
qual la latitudine della concessione in merito ai diritti sulle persone, e cio su
quanti vivono nelle chiese e nelle corti donate? Si pu parlare di immunit di
questi luoghi e di un esercizio almeno parziale da parte dei concessionari della
giurisdizione sugli abitanti, servi o liberi?
+,
\iii. Riscritture dello spazio politico
piziata da Federico Barbarossa, si legge, ad esempio: Tot et tales donicalienses
habeant Ianuenses in Sardinea quot et quales haberent Pisani. Si autem pares
non invenirentur ex ipsis quos habent Pisani tot restaurentur Ianuensibus quot
Ianue consul et pisanus statuerint (Genovesi e Pisani abbiano in Sardegna lo
stesso numero di donnicalienses e se cos non fosse i loro consoli, di comune ac-
cordo, ristabiliscano lequilibrio attribuendo agli uni i donnicalienses che gli altri
hanno in eccedenza) (Tola +so+-os, XII, ,.).
Esiste chiaramente un nesso tra la disponibilit di donnicalienses e la potenzia-
lit militare, senza escludere che il possesso delle donnicalie comporti anche
una maggiore presenza nelleconomia e nel commercio dellisola, specie nelle
campagne. Questo secondo aspetto emerge netto da un altro e successivo giu-
ramento di pace tra i due comuni, del ++-, una clausola del quale specifica che
ove un donnicaliense di un pisano volesse passare dalla parte genovese o vice-
versa, non gli fosse impedito, a patto che saldasse prima ogni debito nei con-
fronti della parte di provenienza.
Non si scioglie, dunque, lambiguit del ruolo giocato dalle donnicalie nel si-
stema delle fedelt di tipo feudale che Genova e Pisa vanno man mano stringen-
do con parti o pezzi ancora isolati della economia e societ isolana. Non certo
illecito pensare che in feudi, o meglio in signorie controllate da esponenti delle
oligarche dominanti nelle due citt italiane, debbano comunque agire i fermen-
ti della nuova economia a base mercantile e monetaria che queste medesime oli-
garchie hanno potentemente contribuito a creare; e questo specialmente in una
fase storica nella quale in Sardegna mancano ancora dei veri centri urbani e le
donnicalie potrebbero fungere da luoghi di mercato sostitutivi di citt inesi-
stenti o inconsistenti. Resta nondimeno oscuro linsieme delle relazioni concre-
te tra questa valenza economica della donnicalia e la sua funzione di presidio
militare dei territori indonnikaus, insignoriti.
La funzione di luoghi di mercato che le donnicalias assolvono in un vuoto urba-
no, con linevitabile contorno di pratiche finanziarie e monetarie di vario tipo,
stigmatizzata nel ++ss da papa Clemente III, che vi rinviene le condizioni pi
propizie per lesercizio dellusura gi condannata dai concili Lateranense II
(++,,) e III (++-,). Il pontefice invita perci perentoriamente i genovesi e i pisa-
ni ad abbandonare mercandi, immo fenerandi detestabile genus, quod donni-
calia consuevistis nomine palliare (quel modo esecrabile di commerciare e di
prestare denaro che siete soliti mascherare con il nome di donnicalia (Tola
+so+-os, XII, ..-).
Raccogliendo i fili della ricostruzione sin qui tentata, a noi sembra infine che
+s
La Sardegna dei giudici
residenti nelle loro corti o chiese. Una buona testimonianza di questo fenome-
no la carta del +o maggio +.++ con la quale Guglielmo di Massa rende la domus
di San Giorgio di Sebollu libera et assolta dallobbligo per gli uomini al suo servi-
zio di pagare il datium o dadu nin pro personis, nin pro causa issoru peruna,
(Fadda .oo., VI) e cio qualsiasi tributo personale e reale.
evidente, dunque, che lambito aziendale e fondiario della domus, definito
sotto il profilo giuridico dal mero potere disciplinare del padrone sul servo, si
dilatato allambito pi vasto della signoria agraria o territoriale, definito dal po-
tere del signore di esigere tributi oltre che opere, e di esercitare quindi anche po-
teri giurisdizionali sul territorio. Nel XII secolo gi in atto, insomma, quella
grande trasformazione delle strutture produttive e civili delle campagne sarde
che tra XIII e XIV secolo porter allo sviluppo delleconomia e della societ di
villaggio.
Man mano che si afferma la distinzione tra una giurisdizione regia e una giuri-
sdizione signorile (per quanto questa resti nel XII secolo ristretta a situazioni
abbastanza eccezionali), simpone anche la necessit di definire meglio i rispet-
tivi ambiti di riferimento normativo. Tanto pi che i giudici sardi, senza ignora-
re del tutto le leges romanae, continuano a fare riferimento alle consuetudini loca-
li (de logu), mentre i domini genovesi e pisani tendono a conformarsi nellisola agli
statuti ed usi delle loro citt, o anche al diritto dei territori e feudi di provenien-
za. Quando questo impossibile, si sforzano di vivere comunque in un conte-
sto di legalit che non li tenga nella condizione molto malsicura, in terra stra-
niera, di uomini senza (garanzie di) diritto e chiedono perci di essere giudica-
ti secondo gli ordinamenti locali, in condizione di parit con i sardi, e con proce-
dimenti rapidi. Nel trattato stipulato con Genova nel ++-., Barisone dArborea
simpegna a rendere giustizia (iustitiam complere) ai genovesi entro quaranta gior-
ni dalla loro richiesta (Libri iurium, i.., ,s e ,so). I quaranta giorni arborensi di-
ventano venti nel Logudoro, dove Barisone II di Torres simpegna con la stessa
Genova, in un trattato del novembre ++so, a rendere giustizia ai ricorrenti entro
venti giorni. Il medesimo sovrano logudorese dichiara nelloccasione che emet-
ter la sentenza sulle lamentationes dei genovesi secundum leges romanas et bo-
nos usus (Libri iurium, i.., o-).
Questo riferimento alle leges romanae manca nel successivo trattato tra Costan-
tino di Torres e Genova, del +o giugno ++,+, poich il giudice vi simpegna a de-
cidere in appello di quelle cause tra genovesi e pisani che i maiores de portu del re-
gno non avessero risolto entro venti giorni, secundum quod melius et raciona-
bilibus visum fuerit, secundum bonos usus terre mee (Libri iurium, +.., o,). Il
+o+
\iii. Riscritture dello spazio politico
Se guardiamo alle donazioni pi antiche, lesenzione dalla potestas del giudice
(e dei suoi ministri) sembra riguardare essenzialmente il lavoro dei servi, che
propri iuris dei concessionari. Un esempio quasi archetipico di ci nella dona-
zione della chiesa di San Michele di Plaiano e delle sue affiliate fatta il +s marzo
+os. da Mariano di Torres a Santa Maria di Pisa: Facio scribere in hac carta
puntualizza il giudice ut servos istarum ecclesiarum non faciant opera nec ser-
vitium nec ad regnum nec ad peculiarem nec ad curatorem nec ad armentarium
nec ad maiorem de scolca, e questo perch hec omnia sint sub regimine pre-
dicte ecclesie et episcopi et dicte ecclesie canonicarum et non sint sub marchio-
ne aliquo ne sub laica persona (Stabilisco in questa carta che i servi di dette
chiese non prestino opere e servizi al regno n alla casa del giudice e neppure al
curatore, allarmentario o al maggiore di scolca, in quanto si tratta di diritti di
competenza della cattedrale di Santa Maria, del vescovo e dei canonici e le sue
chiese non sono soggette al potere di alcuna autorit laica, marchese o altri)
(Fadda .oo., II).
Lespressione sub regimine allapparenza molto impegnativa, ma riteniamo
che il suo significato resti entro lambito di quel potere di disposizione di un be-
ne, di goderne luso (in questo caso del lavoro dei servi), che costitutivo del do-
miniumdomestico e fondiario.
Mezzo secolo dopo, nel ++,+, un altro giudice turritano, Gonario, nel donare
le corti di Castello, Erio e Bosove allopera di Santa Maria di Pisa concede ai lo-
ro servi la liberalittate, e cio limmunit, dallimperium del giudice e dei suoi fun-
zionari (Fadda .oo+, s). Anche in questa carta la parola chiave imperare molto
pesante, ma il suo significato resta sempre circoscritto allambito di quel potere
disciplinare del signore della casa nel quale il potere regio non deve interferire.
Ma ecco comparire, nel ++so, una formula pi ambigua che implica lesercizio
di un potere che non si limita a chiedere e ordinare prestazioni di lavoro o servi-
zi vari: in un atto di quellanno Pietro dArborea dona infatti alla solita opera di
Santa Maria di Pisa una curtis, con annessi omnia iura et actiones directas et uti-
les et in personam vel mixtas (Fadda .oo+, +). Cosa sono questi diritti e azio-
ni dirette e utili sulla persona o miste? Marco Tangheroni pensa e non ci sem-
bra una forzatura interpretativa a diritti e prerogative di carattere signorile-
territoriale, e non pi soltanto signorile-fondiario o domestico.
Fatto sta che anche in Sardegna la signoria fondiaria mostra a partire dalla
met del XII secolo come si gi osservato segni devoluzione verso la si-
gnoria rurale e territoriale e i beneficiari delle donazioni e concessioni comin-
ciano ad esigere non solo le opere dai servi, ma anche i datia da tutti gli homines
+oo
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo VIII
+. Giurisdizione giudicale e poteri signorili
Sulle nuove forme di organizzazione politica del territorio (e sulla loro sovrapposi-
zione): CARAVALE +,,, parte seconda; PROVERO +,,s; e inoltre le rassegne di Cinzio
Violante (VIOLANTE +,,-) e Paolo Cammarosano (CAMMAROSANO +,,-).
Per una prospettiva di comparazione tra Italia, Germania e Castiglia, DILCHER-
VIOLANTE +,,o.
Sempre utile BESTA +,.. Per la Sardegna TANGHERONI +,,-.
.. Castra e donnicalias
Il classico sul tema dellincastellamento TOUBERT +,-,.
In Sardegna la letteratura sui castelli soltanto negli ultimi ventanni va uscendo dal-
lambito della storia dellarchitettura militare per entrare nel merito del loro ruolo nel
popolamento e, soprattutto, della loro funzione politica e giurisdizionale. Tra i lavori
pi documentati (e meditati): DAY +,s-; POISSON +,s,; POISSON +,s,; POISSON +,,o;
MELONI-MODDE +,,.; CAMPUS .oo..
ancora utile il vecchio inventario del pittore e storico dellarte Foiso Fois (FOIS
+,s.).
Sulle donnicalie resta fondamentale (e unico) il bel saggio di Ennio Cortese, Donni-
calie. Una pagina dei rapporti tra Pisa, Genova e la Sardegna nel sec. XII (CORTESE +,s).
Per la cortesia di Pinuccia F. Simbula posso consultare, quando questo libro gi in
bozze, laccurata rassegna di SODDU .ooo.
,. La costruzione giuridica dei luoghi
Il rapporto che il testo stabilisce tra esercizio della giurisdizione e costruzione giu-
ridica dei luoghi riflette il pi recente dibattito sullo spazio politico locale: si vedano
TORRE .oo., e i materiali, non pubblicati, del convegno internazionale Lo spazio po-
litico locale in et medievale, moderna e contemporanea (Alessandria, .o-.- novem-
bre .oo).
+o,
\iii. Riscritture dello spazio politico
suo giudizio sar dunque dettato in conformit alle consuetudini del territorio,
anzi in conformit a quelle consuetudini soltanto che la ratio giuridica pu con-
sentire di sceverare come buone. A lato del diritto romano comincia a far la
sua comparsa unaltra sfera o piano del diritto? Quella del diritto comune? O si
tratta sempre della ratio romana?
Comunque sia questa luce di razionalit giuridica pu discriminare anche le
cattive e buone leggi, e non solo i cattivi e buoni usi. Il .o febbraio ++,. Ugo de
Bas simpegna con Genova a rispondere alle querimoniae dei suoi cittadini se-
cundum bonas leges vel bonos usus terre mee (Libri iurium, +.., ,,,).
Resta limpressione, infine, che il riferimento alle bonae leges, piuttosto che alle
leges romanae, possa essere un segnale di una prima trascrizione delle consuetudi-
ni in leggi appunto scritte, sullesempio dei brevi genovesi e pisani. Sotto il profi-
lo giurisdizionale una svolta importante segnalata da un atto del ++,s, con il
quale Ugo de Bas simpegna a concedere ai genovesi di tenere curiam in toto
iudicatu Arboree, perch vi possano facere et manutenere iustitiam et ratio-
nem (Libri iurium, +.., ,,). Non sorprende, ovviamente, che questa esplicita
accettazione in territorio arborense di una istanza giudiziaria genovese avvenga
in corrispondenza con il riconoscimento da parte dello stesso sovrano arboren-
se di avere il suo giudicato in feudo dal comune ligure.
+o.
La Sardegna dei giudici
i
LA FINE DEI GIUDICATI DI CAGLIARI E TORRES
+. Benedetta di Cagliari e i Visconti
Abbiamo visto come alla morte nel +.+ di Guglielmo di Massa gli succeda
sul trono cagliaritano la figlia Benedetta, sposata con Barisone de Serra, figlio di
Pietro, gi giudice dArborea, che Guglielmo ha lasciato morire in carcere. La
stabilit del potere di Benedetta e Barisone per subito minata dallavversione
aggressiva dei Visconti, e cio di quei vicecomites gi scalzati, a met del XII seco-
lo, dai maggiori poteri pubblici che detenevano per investitura imperiale, e che
tornano ora ad emergere sulla scena politica della citt.
Nel passaggio tra XII e XIII secolo anche il governo del comune toscano co-
nosce una importante innovazione con la comparsa della figura del podest, se-
gno da un lato di una maggiore unit e compattezza dellistituzione comunale,
dallaltro dellesigenza di unautorit, espressa dalle componenti popolari della
citt, che metta un freno alle rivalit tra le maggiori famiglie consolari. Queste
rivalit, infatti, hanno dato origine a due schieramenti contrapposti dellaristo-
crazia, luno capeggiato dai Donoratico della Gherardesca, laltro dai Visconti.
Nellultimo decennio del XII secolo sono i Donoratico a monopolizzare luffi-
cio del podest e il governo della citt. Soltanto nel +.o+ fatto podest Gherar-
do Visconti, ed il segnale di una ripresa di protagonismo dellantica e potente
famiglia che da questo momento diviene il fattore principale di turbamento del-
la vita del comune (il cosiddetto Breviarium pisanum ne parla sin dora come del
cancro roditore delle viscere della madre: Hoc genus in matrem furit: urit vi-
scera).
La prima eclatante impresa dei Visconti si compie in Sardegna verso il +.o.,
quando Lamberto Visconti, figlio di Eldizio, arma una flotta e si impadronisce
del giudicato di Gallura. Per poco tempo, sembra, perch allinizio del +.o, il
giudicato risulta occupato da Guglielmo Malaspina, cognato di Guglielmo di
Massa, che gli ha fornito sostegno a danno dei rivali Visconti e lo spinge a chie-
dere la mano dellerede Elena di Gallura. Sappiamo gi come si conclusa la liz-
za degli aspiranti al talamo di Elena e al regno di Gallura: a spuntarla proprio
+o
prio in Castello Novo Montis de Castro super Bagnaria edificato, un casalino
per un canone di +. denari allanno. La descrizione dei confini dellarea rende
limmagine viva di unedificazione appena avviata, nellalternanza di vuoti e pie-
ni: tenet caput in via publica Ruga Mercatorum; aliud in alia Ruga Marinario-
rum; latus in platea Communis; aliud partim in terra Peregrini Pullini, et partim
in casalino Bartholomei de Spina (d sulla via pubblica Strada dei mercanti e
dalla parte opposta sulla Strada dei marinai; su un lato confina con la piazza del
Comune e sullaltro lato, parte nel terreno di Pellegrino Pullino e parte nellarea
di Bartolomeo de Spina) (Fadda .oo+, +-).
A fermare lazione nel Cagliaritano dei Visconti, che sembrano agire di con-
certo con il comune, e hanno comunque il pieno appoggio delle consorterie che
in quegli anni reggono il governo della citt, non vale lintervento di Onorio III
(+.+o-.-) lamentosamente richiesto dalla coppia regnante (Tola +so+-os,
XIII, ,) , che inutilmente intima pi volte agli invasori di abbandonare le terre
occupate e specialiter castrum Kallari quod noviter costruxerunt (Tola +so+-
os, XIII, ,o). Unintesa tra Genova e Pisa, che dovrebbe coinvolgere anche i Vi-
sconti, propiziata nel dicembre +.+- dal pontefice (Tola +so+-os, XIII, ,s), in-
fatti subito vanificata dalla ripresa virulenta delle ostilit dei Visconti contro il
giudice logudorese Comita e, alla sua morte, contro il figlio Mariano. Questi,
anzi, stato chiamato dallo stesso Onorio III in soccorso di Benedetta di Massa
(Tola +so+-os, XIII, .) che, rimasta vedova allinizio del +.+s, stata spodesta-
ta e messa in prigionia da Lamberto Visconti sin dal luglio dello stesso anno
(Scano +,o, oo). Mariano di Torres, che di Benedetta cognato per averne spo-
sato la sorella Agnese, ci prova coraggiosamente, ma, nonostante il papa abbia
anche tentato di fargli avere aiuto dai milanesi, duramente sconfitto sul cam-
po. Il +s settembre +.+, il giudice logudorese firma perci la pace di Noracalbo,
con la quale subisce le condizioni imposte dai Visconti, compresa quella di rico-
noscere i loro diritti sulla Gallura e lo stato di fatto nel Cagliaritano.
Vincitori sul terreno militare, i Visconti non rinunciano neppure ad intessere
alleanze matrimoniali utili ad accrescere il loro spazio di dominio e di influenza
in Sardegna. La succube Benedetta (che in una lettera ad Onorio III si autodefi-
nisce fatua et insipiens) forzata a sposare Lamberto, che ha gi sepolto Ele-
na di Gallura, forse subito dopo il suo primo matrimonio; Adelasia, figlia dello
sconfitto Mariano di Torres, maritata al giovane Ubaldo, figlio di Lamberto;
Pietro de Bas, figlio di Ugo de Bas e di Preziosa di Massa, assegnato a Diana,
figlia di Ubaldo senior.
Soltanto verso il +.., per la morte di Lamberto viene meno il pezzo portante
+o-
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
Lamberto Visconti che tra la fine del +.oo e il principio del +.o- impalma lam-
bita preda e impone la sua potest sul giudicato, occupato per qualche tempo
anche da Comita di Torres, forse su richiesta di Innocenzo III.
Nella sua prima furia ritorsiva il papa coinvolge anche la citt di Pisa, scomu-
nicandola assieme a Lamberto e privandola di tutti i privilegi in Sardegna. Tutto
per gi appianato nel maggio del +.os, in seguito ad unambasciata pisana a
Roma che offre al pontefice qualche contropartita di cui non sappiamo bene.
Ma Pisa, in effetti, a vincere su Roma, perch con i Visconti sul trono di Gallu-
ra, i Massa sul trono di Cagliari e la coppia Benedetta-Barisone che vanta titoli
anche sul trono dArborea, di fatto due dinastie feudali che sono anche cittadine
del comune dominano sul principio del Duecento ben tre giudicati su quattro.
Viceversa Genova, che nella seconda met del secolo precedente ha espresso
una intraprendenza politica e diplomatica molto superiore a quella di Pisa, sti-
pulando trattati e convenzioni con Arborea, Cagliari e Torres, regni che ha spin-
to sin sulla soglia della soggezione feudale, ora pu guardare soltanto al giudica-
to di Torres, ove intanto si sono gi verificate, larghe affermazioni signorili dei
Malaspina, degli Spinola e, soprattutto, dei Doria.
Ma Genova e Pisa sono la stessa cosa per la Sardegna, che va divenendo terra
di scorreria delle maggiori famiglie nobili delluna e dellaltra citt, che in accesa
competizione puntano a crearsi dei domini territoriali indipendenti dagli stessi
comuni, di cui pure continuano ad essere parte dirigente.
Tornando ai Visconti, le loro ambizioni non possono appagarsi del dominio
della Gallura, e lascesa al trono di Cagliari di Benedetta e di Barisone de Serra
la buona occasione per cominciare a realizzare il disegno che era stato perse-
guito anche dai Massa di unaffermazione sullintera isola. Nel +.+ Lamberto
Visconti si presenta ai novelli sposi come console del Comune pisano e col pre-
testo di riceverne il giuramento di fedelt alla sua citt: blandisce e minaccia, e
con un buon seguito di aderenti armati occupa di fatto il giudicato. Lanno suc-
cessivo strappa a Benedetta anche la concessione della maggior collina che so-
vrasta la villa di SantIgia, residenza dei giudici, e il popolato disperso del golfo
degli Angeli, avviandovi subito ledificazione del grande Castrum Kallari (Tola
+so+-os, XIII, ,).
Lopera di Lamberto Visconti proseguita dal fratello Ubaldo, podest del
comune nel +.+-, che a sua volta viene nellisola con un poderoso esercito,
usurpando il governo del giudicato, tamquam sibi dominus terrae naturalis, et
iudex, imprigionandone i maggiorenti e appropriandosi delle entrate del por-
to. Il medesimo Ubaldo l++ ottobre +.+- d in locazione a certo Lotterio, pro-
+oo
La Sardegna dei giudici
Ci nonostante lormai anziano Ubaldo senior non desiste dalle sue pretese ca-
gliaritane: nel +..s stipula un accordo sullArborea che prevede un intricato
condominio di governo tra Pietro de Bas (suo genero, come marito di Diana Vi-
sconti), Guglielmo di Massa (figlio di Benedetta) e Mariano di Torres (sposato
ad Agnese di Massa), e quindi invade nuovamente il giudicato di Cagliari, ri-
prendendone il controllo.
Ma per i due maggiori protagonisti del lungo conflitto per il controllo del
principale giudicato sardo si approssima ormai lora del congedo. Il . gennaio
+.,o Ubaldo, ammalato gravemente, detta il suo testamento nella villa di SantI-
gia, la residenza giudicale mai diventata citt, lasciando la tutela dei figli e la cura
dei suoi beni e diritti nel Cagliaritano al comune pisano. Due anni dopo, nel
+.,., si spegne anche Benedetta, costretta da tempo a risiedere nelle sue terre di
Massa e ad abbandonare il suo dominio sardo alla lizza feroce di diversi aspiran-
ti: tra i quali il proprio figlio Guglielmo II di Massa e Giovanni Visconti, figlio di
Ubaldo, il suo pi ostinato persecutore. A sostegno del primo si schierano i
Gualandi, i Donoratico della Gherardesca, compreso il ramo dei Bolgheri, e la
gran parte dei mercanti di Cagliari, organizzati nella compagnia della Gamurra;
a fianco di Giovanni Visconti si trovano invece il cugino Ubaldo iunior, giudice
di Gallura, sposato ad Adelasia di Torres, e i Capraia.
Guelfo della Gherardesca e il figlio Ugolino portano il conflitto anche nel Lo-
gudoro, dove la situazione si fatta altrettanto confusa che a Cagliari perch il
regno, dopo la morte nel +.,. di Mariano II, rimasto nelle mani, come giudice
di fatto, del tutore del figlio minore Barisone (il terzo della serie turritana), Or-
zocco de Serra, che il . gennaio del +.,, gli ha subito fatto rinnovare la con-
venzione con Genova gi stipulata nel +.+o dal nonno Comita e nel +.. dal pa-
dre Mariano (Libri iurium, +.., ++ e +,). Nel giudicato di Torres rientra anche il
giudice di Gallura, incalzato dalle schiere del conte Ranieri di Bolgheri, coman-
date da Pellario Gualandi. Con Ubaldo Visconti ripiega nel nord dellisola an-
che Rodolfo da Capraia, il suo maggior sostenitore militare e finanziario, e pre-
sto il suo pi implacabile creditore.
.. Adelasia di Torres e il ritorno dellImpero
in questo convulso frangente storico che gioca per la prima volta un ruolo
di rilievo nella storia sarda Sassari, citt pressoch nuova, divenuta comune au-
tonomo proprio in quel giro danni, che resiste al tentativo di Orzocco de Serra
+o,
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
di questa costruzione politico-dinastica, anche perch Ubaldo senior dallo stes-
so anno strenuamente impegnato a Pisa nella lotta con la consorteria dei Do-
noratico e nel governo del comune, che nel +.., tiene assieme ad un Porcari e
ad un Gualandi, e nel +..o-+..s da solo. Non perde certo il contatto con la ter-
ram kallaritanam, ma gli sfugge di nuovo il controllo di Benedetta, che il , di-
cembre +.. rinnova il giuramento di fedelt alla Santa Sede, nelle mani del le-
gato papale Gottifredo.
Osserviamo, en passant, che venti giorni prima, il +, novembre +.., Gottifre-
do ha chiuso a Santa Giusta un sinodo che conferma lo stato di persistente
ignoranza e corruzione del clero sardo, denunciato in questa occasione anche
perch corrivo e complice dei Visconti e dei pisani. Questo serve a spiegare per-
ch tra gli impegni previsti dal giuramento di Benedetta ci sia pure quello di non
intromettersi pi nelle materie spirituali, seppure questo si fosse sino allora ve-
rificato per consuetudine o per abuso.
Pochi mesi dopo aver ribadito la sua fedelt al pontefice, Benedetta contrae
un terzo matrimonio, con il nobile lucchese Enrico di Ceola, per il quale, peral-
tro, ottiene lassenso pontificio soltanto a cose fatte. Non si capisce bene se Be-
nedetta per svincolarsi dai Visconti si sia ora avvicinata alla consorteria dei Do-
noratico, in ogni caso il suo tentativo di riaffermare la signoria dei Massa nel Ca-
gliaritano fallisce, perch deve subire unaltra azione di forza dei Visconti e con
il marito finisce nuovamente imprigionata, sotto la custodia di Ubaldo.
Lascesa al soglio pontificio di Gregorio IX (+..--+.+) tuttavia propizia a
Benedetta, perch il nuovo papa costringe Ubaldo a lasciarla libera, e sostiene
inoltre apertamente i diritti di successione al trono cagliaritano di un suo figlio
di primo letto, Guglielmo.
Gli ultimi anni della prima donna ad aver tenuto effettivamente lo scettro di
giudicessa sono avvolti in oscure vicende matrimoniali. Uscito di scena Enrico
di Ceola, non sappiamo per quale porta, vi entra il marchese Rinaldo Gualandi,
che il . giugno +..- citato dalla curia romana a provare i suoi diritti sul talamo
di Benedetta. Il nuovo matrimonio della regina cagliaritana sembra comunque
ben accetto a Gregorio IX, che punta sui Gualandi Cortevecchia e su altre fami-
glie vicine ai Massa e ai Donoratico, quali i Visconti Fuoriporta, per ribadire la
sua tutela sui giudici di Cagliari. Nel marzo del +.., le invita, infatti, a riprende-
re le terre occupate in Sardegna da Ubaldo Visconti che qualche mese dopo, il
.o agosto +..,, scomunica con una bolla in cui lo mette nella buona compagnia
di quasi tutti gli eretici medievali, catari, patarini, arnaldisti, poveri di Lione, etc.
(Tola +so+-os, XIII, s).
+os
La Sardegna dei giudici
vine. Nellagosto dello stesso anno il giudice offre in pegno, a garanzia di una re-
stituzione che si fa sempre pi improbabile, i suoi beni galluresi e logudoresi. La
parte di garanzia logudorese sottoscritta anche da Adelasia, ma con atto sepa-
rato. Successivamente si offrono come garanti del debito Daniele Doria e Lam-
berto, Ubaldo e Bartolomeo Sighelmi, ciascuno per una quarta parte. Ma resta
tutto sulla carta. Adelasia perci costretta a chiedere lintervento di Gregorio
IX, che trova il giusto escamotage: Rodolfo da Capraia uno scomunicato, e quin-
di il debito nullo.
La questione ovviamente politica, oltre che finanziaria, perch occorre pre-
servare il giudicato iuris et proprietatis Apostolice Sedis, ricordiamo da
ogni possibile smembramento. L++ ottobre +.,-, in un lettera indirizzata ai ve-
scovi di Pistoia e di Firenze e al priore di San Frediano di Lucca, Gregorio IX
scrive delle pressioni cui Adelasia sottoposta da genovesi e pisani perch ri-
conosca le molte e per lei troppo onerose promesse di concessioni feudali
che i medesimi hanno ottenuto dai suoi predecessori Comita e Mariano. Pro-
messe rimaste tali? Oil giudicato ha gi subito molteplici lesioni della sua unit
demaniale? Luna e laltra cosa, probabilmente, posto che quel che ne rimane
basterebbe appena perch la giudicessa oneste valeat sustentari. Gregorio IX
recepisce, comunque, le preoccupazioni della regina turritana e ordina ai prela-
ti toscani di punire con censure ecclesiastiche i suoi molestatori e aspiranti feu-
datari.
Sul principio del +.,- arrivato in Sardegna un nuovo legato pontificio, Ales-
sandro, con lincarico di mettere ordine nella confusa situazione politica delli-
sola. Il , marzo, con due atti distinti redatti nel palazzo di Ardara, Adelasia pri-
ma dispone la ricadenza alla Chiesa del giudicato di Torres e di ogni altro suo
bene (in Sardegna, in Corsica, a Pisa e a Massa) nel caso che a lei o ai suoi figli ve-
nissero a mancare gli eredi legittimi (Tola +so+-os, XIII, -) e quindi presta il
giuramento della fedelt feudale alla Chiesa e al papa (Tola +so+-os, XIII, s).
Ubaldo Visconti sottoscrive a sua volta questo giuramento, ma per il solo giudi-
cato di Torres, poich si rifiuta di fare altrettanto nonostante le sollecitazioni
del legato Alessandro per il giudicato di Gallura, che lo vede gi impegnato
con Pisa (Tola +so+-os, XIII, , e o+). La corrispondente investitura del giudi-
cato di Torres concessa ad Adelasia (a lei solo, e non anche a Ubaldo) il succes-
sivo s aprile +.,- (Tola +so+-os, XIII, -o).
Qualche giorno prima, il , aprile +.,-, lo stesso legato Alessandro definisce le
condizioni di pace tra Ubaldo, come giudice di Torres e di Gallura, e Pietro de
Bas, giudice dArborea (Tola +so+-os, XIII, o) e successivamente anche que-
+-+
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
di assoggettarla al governo giudicale. Nella primavera del +., alcuni dei citta-
dini pi influenti della citt, compresi quelli che hanno consentito al rinnovo
dellalleanza con Genova, sono costretti allesilio e ospitati dalla citt ligure.
Tra gli esiliati c quel Michele Zanche cui la leggenda, pi che la storia, attri-
buir un ruolo da Rasputin nelle vicende logudoresi, facendone il marito ora di
Adelasia, ora persino della madre di re Enzo, e inoltre il vicario in Sardegna del-
lo stesso principe svevo. Il filo dellimmaginazione si snoda in realt a partire dai
primi commentatori di Dante Alighieri, che mette Michele Zanche, come ba-
rattiere, nella quinta bolgia dellInferno (canto XXII, ss-,o). Il nostro sarebbe
stato ucciso da Branca Doria, marito di una sua figlia.
Gli esiliati sassaresi a Genova trovano ascolto soprattutto presso i Doria, due
dei quali, Manuele e Percivalle, nel settembre del +., sono delegati a intercede-
re presso la corte turritana per una concordia. Non sappiamo quali frutti abbia
prodotto la via della pacificazione e non neppure chiaro, perch mal docu-
mentato nonostante lavviso contrario di Enrico Besta il nesso tra questo
episodio e la ribellione nel +., di Sassari, durante la quale trucidato il piccolo
Barisone, il cui corpo viene dato in pasto agli animali. Leco dellefferato assas-
sinio giunge anche in Francia, dove il cronista Alberico de les Trois Fontaines
esprime, pur nella solitudine del chiostro, il suo dolore per un re appena quindi-
cenne crudeliter occissus et membratim detruncatus et mutilatus.
Alberto Boscolo ha richiamato la responsabilit nella tragedia di Orzocco de
Serra che avrebbe imposto alla citt nuove tasse, a danno anche dellimmunit
fiscale delle chiese, facendo esplodere il malcontento popolare. un punto di
vista suggestivo, che evoca limmagine di un comune popolare che fa la sua pri-
ma comparsa anche in Sassari, ma prescinde dal conflitto in atto in tutta lisola,
che ha come principali protagoniste le consorterie pisane in lotta tra loro e allo
stesso tempo contro le concorrenti genovesi. I fatti di Sassari, in cui c chi ha
visto la mano genovese dei Doria, e chi la mano pisana dei Donoratico, non im-
pediscono comunque la successione al trono di Adelasia, moglie di Ubaldo Vi-
sconti, il quale acquista cos un secondo trono, che in qualche modo lo emanci-
pa da quella tutela di Pisa che continua invece a gravare sul suo trono gallurese.
Dipendenti dal comune pisano per Gallura, i Visconti ne erano affatto liberi
per Torres, ha scritto Gioacchino Volpe, e potevano cos acquistare quel piglio
pi aggressivo nella stessa politica cittadina che ne avrebbe alla fine causato la
rovina.
Lacquisto stato comunque costoso, e nel +., il debito di Ubaldo Visconti
nei confronti del suo finanziatore Rodolfo da Capraia ascende a +,,o lire geno-
+-o
La Sardegna dei giudici
po le propone il conte Guelfo da Porcari, che in quel medesimo anno rappre-
senta il pontefice in una pace pisana relativa ai diritti pontifici nella Lunigiana e
nel Cagliaritano. Per raggiungere il suo scopo, il pontefice dirama istruzioni in
tutte le direzioni, allabate di Saccargia e allarcivescovo di Torres, al vescovo di
Ampurias e allo stesso giudice dArborea, al quale ordina pure di condurre e
custodire la sfiorita ma sempre appetita vedova nel castello di Goceano (Scano
+,o, +.-).
Si tratta, ovviamente, di una indicazione matrimoniale che pu andar bene a
Pisa, di cui Guelfo da Porcari nel +.., stato anche podest, assieme a Ubaldo
Visconti, ma non a Genova, e specialmente non ai Doria, le cui pretese signorili
si sono imposte con la forza, o insinuate con buoni matrimoni, nella Nurra e nel
Nulauro, nella Romangia e nella Flumenargia. E sono forse proprio i Doria
cos sostiene il Libellus judicum turritanorum a bruciare sul tempo il progetto di
Gregorio IX gettando sul tavolo lipotesi di ununione di Adelasia con Enzo, un
figlio naturale dellimperatore Federico II. Enzo giovanissimo, appena adole-
scente, e lidea di sposarlo attrarrebbe tanto la regina turritana racconta il Li-
bellus da spingerla a mancar di fede e di fedelt al pontefice, non appena rice-
vuta la proposta ufficiale dellimperatore, che si trova allora in Lombardia. E
ci, nonostante lespressa contrariet dellarcivescovo, dei prelati e dei maggio-
renti del giudicato che lavvertono essere questa scelta male per issa e ancora
sa ruina de su regnu. Incurante dei saggi consigli, infatti, Adelasia fetit su ma-
trimoniu a plaquere sou. E celebrato il matrimonio, commenta cattivo il Libel-
lus, a cantu desser donna, istetit serva (da signora divenne serva).
Che i Doria abbiano o meno influito sulla decisione di Adelasia, evidente
soprattutto il fatto che Federico II colga a sua volta loccasione buona per rin-
novare il dominio imperiale sulla Sardegna, sottraendola alla Santa Sede. N
manca di riprendere, con linvestitura di Enzo a re di Sardegna, lantico suggeri-
mento genovese e arborense di realizzare la conquista e lunificazione dellinte-
ra isola.
Enzo nato a Federico dalla tedesca Adelaide tra il +.., e il +.., prima della
sua nuova unione con Isabella di Brienne, dopo essere rimasto vedova di Co-
stanza dAragona. Il matrimonio del giovane principe con Adelasia celebrato
nellottobre del +.,s, dopo che il padre lo ha armato cavaliere, forse ancora im-
berbe, se non impubere. A Gregorio IX resta lo scorno, e la scomunica dei due
malassortiti sposi. Il partito ghibellino segna un punto a suo favore, ma affidan-
do il rinato Regno di Sardegna a mani inesperte. Della natura e della forma dei
rapporti effettivamente intercorsi tra Enzo e Adelasia parla molto la leggenda e
+-,
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
stultimo riconosce il dominio della Chiesa sul suo giudicato, presta il giuramen-
to di fedelt e ottiene la relativa investitura (Tola +so+-os, XIII, oo, o-, -+ e -).
Il legato pontificio spunta il medesimo buon risultato anche per il giudicato di
Cagliari, per il quale prestano giuramento Agnese di Massa e Ranieri di Bolghe-
ri. In questo giro di tempo si spegne Ubaldo Visconti, che con il suo testamento
del .- gennaio +.,s, redatto in San Pietro di Silki, lascia il suo dominio gallurese
e i diritti che vanta sullArborea al cugino Giovanni Visconti.
Mentre il legato papale procede in Sardegna ad un riequilibrio e normalizza-
zione degli interessi politici e dinastici in conflitto, se non altro nei termini pi
formali del diritto feudale, tra laprile e il maggio del +.,- anche a Pisa si opera
un grande tentativo di pacificazione tra le consorterie dei Visconti e dei Dono-
ratico. A promuoverlo ora lo stesso comune, che attinge nuova forza dallo svi-
luppo della componente popolare, gi incardinata nelle sette Arti e nei tre Ordi-
ni mercantili, anche se indubbie protagoniste della grande pacificazione pisana
del +.,- restano le domus aristocratiche connesse ora ai Visconti, ora ai Donora-
tico. Gli atti pubblici e collettivi del +.,- preliminari del aprile e lodo del
maggio (Cristiani, Appendici I e II) esibiscono limponenza di una componen-
te aristocratica pi che mai vitale. Tra le domus pi influenti ci sono quelle dei Ca-
praia e dei Gualandi, dei Gualandi Bocci e dei Lanfranchi, dei Sismondi e dei
conti da Porcari, dei Ripafratta e dei Caprona, quasi tutte con interessi anche in
Sardegna dove hanno da tempo acquistato o si preparano ad acquistare uffici e
privilegi commerciali, possessi fondiari e diritti signorili.
Il - novembre +.,-, sempre con la mediazione del comune, si stipula un ac-
cordo anche tra Rodolfo da Capraia e Ranieri di Bolgheri, volto a sanare o com-
pensare alcune pendenze finanziarie. Entrambi questi personaggi, che sono
stati i maggiori ispiratori e sostenitori delle consorterie dei Visconti (Rodolfo) e
dei Donoratico (Ranieri), escono per di scena pochi mesi dopo: il da Capraia
per il congedo definitivo, quand ancora ricco di crediti materiali e finanziari, il
Bolgheri per la pace e il riposo del chiostro, nel convento pisano e domenicano
di Santa Caterina, bisognoso di acquistare crediti spirituali.
Intanto Adelasia, rimasta vedova nel maggio del +.,s, divenuta subito ed
inevitabilmente oggetto delle strategie matrimoniali di quanti attraverso lei vor-
rebbero conseguire il controllo del Logudoro. In prima fila lo stesso Gregorio
IX che in base alla dedizione di Adelasia alla Santa Sede vuole imporre il suo
consenso ad ogni scelta decisiva per la successione del giudicato turritano. Sin
dal ,o aprile +.,s egli esorta, dunque, la regina ad un nuovo matrimonio con
persona gradita a lui e ben accetta ai maggiorenti del giudicato, e un mese do-
+-.
La Sardegna dei giudici
quasi che davvero il regno fosse ricaduto nel mare magnumdel patrimonio di San
Pietro, a conferma del racconto del Libellus judicum turritanorum. La realt ,
per, che il giudicato stato svuotato dei poteri regi dal suo stesso interno, per i
radicamenti signorili di alcune famiglie genovesi e per lo sviluppo a potente e vi-
tale entit autonoma del comune di Sassari.
Comunque sia, il giudicato pi caro alla Chiesa il secondo a cessare la sua esi-
stenza. Nel +.s lo segue il giudicato di Cagliari, laltro caput Sardiniae.
TAVOLE DEI GIUDICI
con finalit meramente orientativa e di facilitazione della lettura del testo
+-
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
dicono pochissimo i documenti. infatti uno degli episodi della storia sarda
prediletto dal talento inventivo degli storici per diletto.
Non forziamo la realt se pensiamo che il giovane cavaliere e re di rango im-
periale non possa confinare le sue aspirazioni di gloria in Sardegna e i suoi desi-
deri damore in Adelasia. Poco tempo dopo il matrimonio Alberto Boscolo
dice nel luglio del +.,, , lascia perci la sua alcova e il suo regno sardi per par-
tecipare nella Penisola delle fortune del padre, che gli attribuisce la carica di le-
gato generale per lItalia, vacante per la deposizione di Gerardo di Arnstein. Il
.o maggio +., Enzo cade per prigioniero dei nemici nella battaglia della Fos-
salta, per chiudere i suoi giorni molti anni dopo, nel +.-., carcerato nel palazzo
del podest di Bologna. Il titolo di re di Sardegna continua comunque a conser-
vare per lui un valore reale poich dal +.+ nomina puntualmente ogni anno il
suo vicario per il governo dellisola.
La dignit regia gli molto pi durevole del matrimonio con Adelasia, sciolto
verso il +.o dal nuovo pontefice Innocenzo IV (+.,-) su richiesta avanzata
dalla stessa Adelasia per le infedelt del marito, il quale, ricorder Bhmer nel
+-o, maritalem torum adulterii crimine maculaverit. Tre anni prima la regina
turritana stata anche liberata dalla scomunica, tramite larcivescovo dArborea
e il priore del convento di Santa Maria di Budelli. Nel +.,, dopo essersi varia-
mente svagato, Enzo convola invece a nuove nozze con una figlia di Ezzelino
da Romano.
Per Innocenzo IV si tratta di sviluppi del tutto favorevoli, poich il divorzio
dei due e quindi il nuovo matrimonio di Enzo recidono il legame pi forte del
partito imperiale con lisola, dove registra subito numerose defezioni. Una let-
tera del pontefice, del ,o aprile +.-, conferisce anzi al vescovo di Ploaghe e
Ampurias la facolt di assolvere dalla scomunica i transfughi della parte impe-
riale. Al nuovo arcivescovo di Torres Stefano, cui Innocenzo IV conferisce an-
che la legazia, dato invece lincarico di revocare feudi e benefici ecclesiastici a
quanti continuassero a parteggiare per Federico II e per i suoi figli. Sembrereb-
be perci soltanto un ultimo colpo di coda delle velleit imperiali in Sardegna
linvio in essa, nel settembre del +.s, di una flottiglia al comando di Ansaldo de
Mari, che secondo Enrico Besta avrebbe arrecato pi di una molestia ai prelati
del Logudoro e della Gallura.
Gli ultimi anni di Adelasia, espropriata sembra di ogni potere dai Doria e
dagli altri signori genovesi presenti nel giudicato e relegata nel castello del Go-
ceano, sarebbero, nel racconto agiografico, di penitenza e di preghiera sino alla
morte per malattia, nel +.,. Dopo di lei non vi saranno pi giudici di Torres,
+-
La Sardegna dei giudici
GIUDICATO DARBOREA
Costantino ++.o (attorno al)
Comita ++,+ (dal)
Barisone de Serra ++o ca-++s
Pietro de Serra ++s-++,o
Ugo de Bas (I) ++,. (dal)
Pietro de Bas +.+--+.+
Guglielmo di Capraia +.+-+.o
Mariano de Bas (I) +.o (dal)
Giovanni de Bas +,o- (sino al)
Mariano de Bas (II) +,o,-+,.+
Ugo (Ugone) de Bas (II) +,.+-+,,
GIUDICATO DI GALLURA
(Torchitorio)
Ithoccor de Gunali
Comita Spanu ++,+ (attorno al)
Costantino de Lacon ++o (attorno al)
Barisone ++-, (attorno al)
Lamberto Visconti +.oo ca-+..,
Ubaldo Visconti +..,-+.,s
Giovanni Visconti +.,s-+.-
Ugolino (Nino) Visconti +.--+.,s
GIUDICATO DI CAGLIARI
Mariano II
Costantino II ++,o ca-++os
Pietro ++os-++ss
Guglielmo I di Massa ++,o ca-+.+
Benedetta di Massa +.+-+.,.
Guglielmo II di Massa
Chiano di Massa +.-+.o
Guglielmo di Cepolla +.o-+.s
GIUDICATO DI TORRES
Costantino I ++.- (sino al)
Gonario ++.--++,
Barisone II ++, (dal)
Costantino II ++,+-++,s
Comita ++,s-+.+s
Mariano II +.+s-+.,.
Barisone III +.,.-+.,
Adelasia +.,-+.,
finitiva affermazione del regime di popolo, avvenuta secondo Emilio Cristiani
intorno al +..
La maggiore resistenza alla sua iniziativa il nuovo giudice la incontra, del re-
sto, proprio nella componente popolare degli abitanti del Castello, gelosi della
propria autonomia. E, infatti, una serie di provvedimenti assunti nel gennaio
del +.o dai pisani del Castello raccolti in parlamento sembra preludere ad
una levata darmi contro Chiano. Nel conflitto sinserisce anche papa Alessan-
do IV (+.-o+) che affida allarcivescovo di Cagliari Leonardo, nominato lega-
to apostolico, il compito di trovare una soluzione alla crisi.
Chiano ha contato anche sul forte impegno militare di Pisa contro Genova,
Firenze e Lucca per difendere il castello di Lerici, vitale per i traffici in Toscana e
nel golfo di La Spezia, ma la reazione del comune non si fa attendere. Nel di-
cembre +., infatti, invia in Sardegna Ranieri Marsubilia che si reca dapprima a
chiedere un soccorso militare a Guglielmo da Capraia, giudice dArborea, e ten-
ta quindi di isolare Chiano dai pisani residenti nellisola. Come capita di fre-
quente per gli avvenimenti di questo periodo, il quadro resta abbastanza confu-
so. Impadronitosi comunque del Castello e pressato dallostilit quasi generale
dei pisani, Chiano di Massa si appoggia a Genova, stipulando con essa un patto
che, secondo la buona tradizione ligure, lo assoggetta ad un rapporto di vassal-
laggio: giura la compagna, simpegna a prendere moglie gradita al comune e ce-
de il Castello con tutte le sue pertinenze, conservando solo il diritto di tenervi
un domicilio. Il resto una copia quasi fedele delle convenzioni gi fatte sotto-
scrivere in passato ad altri giudici sardi (Tola +so+-os, XIII, ss). La novit mag-
giore riguarda proprio il Castello, che Genova vuole per s, proponendosi forse
di costituirlo in comune dipendente o pazionato, sul modello di quelli liguri.
La promessa di cessione del maggior castello del giudicato cagliaritano, quel-
lo che incombe poderoso sulla linea di costa nevralgica per lintera economia
della Sardegna meridionale, un onere davvero pesante, che manifesta la dispo-
sizione ormai del tutto subalterna degli ultimi e allogeni giudici cagliaritani.
Certo, il Castrum stato edificato in funzione del potere pisano e non del potere
giudicale, che tiene anzi in forte soggezione nella residenza sottostante di
SantIgia, ma latteggiamento del marchese Chiano manifesta comunque una
rassegnazione alla sottomissione nei confronti di chicchessia, purch restino
salvi i propri, pi ristretti, interessi signorili e dinastici.
Il trattato ratificato solennemente il . maggio +.o nello stesso Castello
di Cagliari, nella chiesa di Santa Maria da poco costruita, e Genova non perde
tempo ad inviarvi Ogerio Scoto come podest e Giovanni Pantano come ca-
+--
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
,. La distruzione di SantIgia
La competizione per il controllo del giudicato di Cagliari, aperta nel +.,. dal-
la morte di Benedetta di Massa, si chiude dapprima a favore del conte Ranieri
dei Bolgheri (un ramo dei Donoratico), che ne ha sposato la sorella Agnese, ve-
dova di Mariano di Torres.
Ranieri deve per fronteggiare le armi di Ubaldo Visconti, giudice di Gallura,
che scende in campo a difesa dei diritti del nipote Giovanni Visconti, figlio di
Lamberto. Cavalieri e pedoni di entrambi gli schieramenti si battono in quasi
tutta lisola. E come Ubaldo dipende per i soccorsi militari e finanziari da Ro-
dolfo da Capraia, cos Ranieri impegnato con Pellaio dei Gualandi Cortevec-
chia: ma mobilitando di fatto, luno e laltro, linsieme degli interessi sardi delle
concorrenti consorterie dei Donoratico e dei Visconti, in lizza anche a Pisa per
il controllo del comune.
Tra i principali sostenitori di Ranieri dei Bolgheri e dei Massa fa la sua com-
parsa anche Guelfo di Donoratico (figlio di Tedice e di una figlia del giudice ca-
gliaritano Costantino) che nel +., attacca in uno scalo dellisola una nave che
porta cavalli e rifornimenti agli uomini di Rodolfo da Capraia e nello stesso an-
no si trasferisce nel Logudoro ad alimentare il dissenso contro Ubaldo Viscon-
ti. Guelfo potrebbe aver avuto mano nei fatti sassaresi, ma in realt neppure per
i Donoratico, come per i Doria, chiaro il ruolo effettivo che vi hanno giocato.
Si gi detto come Ranieri, dopo essersi accordato con il rivale Rodolfo da
Capraia, abbia lasciato moglie e guai sardi per ritirarsi in convento. Non si ritira,
invece, Agnese, che ha gi collezionato la morte di un marito-re e la fuga dal
mondo di un marito-reggente, ma continua a governare il Cagliaritano dalla se-
de di SantIgia, non sappiamo con quale latitudine di poteri, sovrastata com
dal Castrum Kallari, sotto il saldo controllo del comune pisano. La legittimit e
stabilit del suo regno sono state comunque rafforzate dal giuramento alla San-
ta Sede prestato, ricordiamo, nelle mani del legato pontificio Alessandro.
Agnese ancora viva nel +., quando entra in scena il marchese Chiano di
Massa a lei legato da un rapporto di parentela poco chiaro, anche se Enrico Be-
sta ha ipotizzato che fosse figlio dello sfuggente Guglielmo II. Tra la fine del
+. e linizio del +.o, Chiano comunque giudice e tenta di impadronirsi del
Castrum Kallari inserendosi, pro domo sua, nella lotta che si nuovamente accesa a
Pisa tra i Visconti, guidati dal giudice di Gallura Giovanni, e i Gherardesca, tra i
quali sta emergendo il conte Ugolino Donoratico. Le due consorterie non han-
no per pi mano completamente libera nellagone politico cittadino, per la de-
+-o
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo IX
+. Benedetta di Cagliari e i Visconti
Per la sponda pisana degli avvenimenti sardi del Duecento imprescindibile CRI-
STIANI +,o.; ma utilizziamo anche ROSSI SABATINI +,,, e HERLIHY +,s.
Lo studio pi analitico delle signorie pisane in Sardegna di Sandro Petrucci (PE-
TRUCCI +,ss). Importanti sono ancora le pagine su La preponderanza pisana di Arrigo
Solmi, in SOLMI +,+-. Sui Visconti e la Sardegna si pu ancora leggere con profitto
GIAGHEDDU +,+,. Una biografia di Benedetta di Massa, a cura di Francesco Artizzu,
nel DBI, +,oo, s, pp. .-.o.
.. Adelasia di Torres e il ritorno dellImpero
Il racconto pi articolato delle vicende di Adelasia di Torres di Dionigi Scano
(SCANO +,o.); una sua biografia, a cura di Alberto Boscolo, in DBI, +,oo, +, pp. .-
-. Sul rex Sardiniae svevo, BOSCOLO +,o; dello stesso autore Michele Zanche nella sto-
ria e nella leggenda, si veda BOSCOLO +,..
,. La distruzione di SantIgia
Oltre a BESTA +,os e PETRUCCI +,ss, molte informazioni sui retroscena pisani del-
la guerra contro gli ultimi Massa e della spartizione del giudicato di Cagliari si trova-
no in TOSCANELLI +,,-.
+-,
i. La fine dei giudicati di Cagliari e Torres
stellano. una vittoria precaria per, perch, conclusa la guerra di Lerici, Pisa
muove alla riscossa, facendo appello ai due suoi cittadini, Giovanni Visconti e
Guglielmo da Capraia, che sono anche re in Sardegna, della Gallura e dellAr-
borea. A loro rinforzo, pacificate temporaneamente le lotte intestine, intervie-
ne con una flotta anche Gherardo Donoratico della Gherardesca.
Loffensiva congiunta dei tre, mossa per terra e per mare, porta alla resa di
Chiano e dei genovesi insediati nel Castello, che riparano nella villa di SantI-
gia. A questo punto la successione degli avvenimenti confusa anche nei tem-
pi. Sappiamo per certo che di l a poco Chiano di Massa cade prigioniero dei
suoi nemici in uno scontro presso SantIgia e ne viene giustiziato. C tempo
ancora perch le spoglie del giudicato siano raccolte da un cugino di Chiano,
Guglielmo Cepolla, che resta fedele a Genova con la quale, il . ottobre +.o,
ribadisce nella sostanza gli accordi gi sottoscritti dal suo predecessore, che
sono successivamente ratificati a Genova, il +- novembre +.o, in unassem-
blea presieduta dal podest Filippo della Torre.
Ma la partita con i pisani a questo punto persa. Per fare il vuoto attorno a
SantIgia distruggono persino il borgo di Stampace, e la villa giudicale deve in-
fine arrendersi, nellestate del +.-. I pisani neppure infieriscono, sembra, per-
ch ai genovesi consentito di allestire tre galee per imbarcarsi e tornarsene a
casa loro. Li segue lo spodestato Guglielmo Cepolla, ornato di un cognome
che sembra uno scherzo, perch derivato da un modesto villaggio infralaguna-
re, tra Cagliari e Quartu Jossu (oggi Quartu SantElena).
Lultimo giudice di Cagliari, il quinto dei marchesi di Massa, muore nella
citt ligure sul principio del +.s, senza lasciare di s nemmeno lalone della
leggenda, come invece Adelasia di Torres.
Non finita ancora, per, per SantIgia, che secondo i termini della resa do-
vrebbe sopravvivere, trasformata in comune, e che invece distrutta total-
mente dai pisani, nonostante lo stesso Alessandro IV intervenga per salvarla.
Cosa successo? Non sappiamo esattamente, se non che la distruzione di
SantIgia viene a conclusione di una intricata vicenda di conflitti militari e di
trattative diplomatiche, di desistenze e di scontri nella breve distanza tra la vil-
la, il Castello e forse Bagnaria. Ultimi focolai di resistenza genovese o ultimi
sussulti dellautonomia giudicale? Anche questo non sappiamo, e ci basta allo-
ra registrare che il giudicato di Cagliari esce a sua volta, nel +.s, dal teatro del-
la storia vissuta.
+-s
La Sardegna dei giudici

IL GIUDICATO DARBOREA E I DOMINI SARDINIAE


+. Un giudicato resistente
Neppure lArborea, a met del Duecento, rimasta indenne dallinvadenza
delle grandi domus pisane. La tradizionale alleanza con Genova, stretta dappri-
ma da Comita e da Barisone per soddisfare le proprie ambizioni di dominio sul-
lisola, e confermata in seguito per necessit da Pietro e poi ancora da Ugo de
Bas, messa violentemente in discussione da Guglielmo di Massa, che agisce di
concerto con Pisa.
Con luscita di scena del giudice cagliaritano, nel +.+, pu consolidarsi sul-
lArborea la dinastia catalana dei Bas, prima con Ugo, sposato a Preziosa di
Massa, e poi con il figlio Pietro, sposato a Diana Visconti, figlia di Ubaldo senior.
La consorteria dei Visconti prende perci il sopravvento sui Massa anche nel
giudicato dArborea, come ha gi fatto in quello cagliaritano, aprendo la strada
ad altre famiglie pisane, e specialmente ai da Capraia che sono subentrati in par-
te non sappiamo per quale via nel controllo dei territori arborensi posseduti
da Guglielmo di Massa. Il condominio a tre, imposto da Ubaldo Visconti nel
+..s, negli anni successivi sembra risolversi a vantaggio di Pietro de Bas, e certo
con il sostegno dei suoi parenti pisani. I quali gli fanno anche guadagnare una
buona posizione tra laristocrazia della citt, poich nel +.,- partecipa alla paci-
ficazione generale voluta dal comune, rappresentato da eminenti cittadini come
Gherardo Guinizelli dei Sismondi e Guido e Gherardo Bocci (del fu Ranieri). Il
. aprile dello stesso anno Pietrode Bas sottoscrive inoltre con Ubaldo Visconti,
giudice di Gallura e marito di Adelasia, un accordo per la parte del territorio ar-
borense rivendicata dai giudici di Torres sulla base dei diritti acquisiti da Maria-
no, marito di Agnese di Massa. Colpito da scomunica per aver sostenuto i Vi-
sconti nelloccupazione del Cagliaritano, Pietro de Bas ne liberato da Grego-
rio IX (Scano +,o, +.o) al quale il i maggio +.,- giura la fedelt, nelle mani del
legato Alessandro, come devono pure fare i giudici di Torres (Adelasia e Ubal-
do) e di Cagliari (Agnese).
Il potere di Pietro de Bas sul giudicato dArborea appare ormai ben consoli-
+s+
Ugo, secondo marito di Bina, fosse pure, giusta lopinione di Besta, fratello di
Contessa, allora Guglielmo sarebbe cugino di Diana e quindi, per affinit, an-
che di Pietro de Bas (si veda la seguente ipotesi di schema genealogico dei Ca-
praia).
Questo schema genealogico spiegherebbe perch in un documento del +.,s
Guglielmo figuri, con il titolo di donnicello, nel seguito dei fideles di Pietro de Bas,
pu egualmente giustificare laffidamento a lui della cura del piccolo Mariano,
non d ragione per delle sue pretese al trono. Ma la stessa collocazione di Gu-
glielmo in questo schema a restare, in definitiva, unipotesi senza sicuro confor-
to documentario, come ha osservato Sandro Petrucci. E si pu soltanto lamen-
tare il fatto, ancora una volta, che su alcune delle dinastie signorili italiane che
mordono e corrodono dallinterno lunit e integrit politica dei giudicati sardi
non si sappia quanto sarebbe necessario.
Non resta che pensare, allora, che Guglielmo, in quanto esponente capo di
una dinastia vicina ai Visconti, abbia conseguito nellArborea poteri signorili di
tale importanza da portarlo nella pi immediata vicinanza alla corte giudicale, in
condizione di assumere alla morte di Pietro de Bas la reggenza del giudicato e la
curatela del piccolo Mariano e di usurpare, quindi, la stessa corona sulla spinta
degli interessi pisani signorili e mercantili allora dominanti nel giudicato. Il
riconoscimento di papa Innocenzo IV viene soltanto il ., settembre +.o, e va-
le a conferire al regno di Guglielmo da Capraia un maggior credito anche nel-
lambito mediterraneo.
Il .o novembre +.o il giudice arborense firma, infatti, ad Oristano un tratta-
to con il comune di Marsiglia che prevede garanzie ed esenzioni per i movimen-
ti e i beni dei mercanti marsigliesi e agevolazioni doganali per il grano e lorzo
esportati dallArborea. Il . febbraio successivo Guglielmo da Capraia spalanca
+s,
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
dato quando, dopo aver perso Diana senza averne avuto figli, si risposa con una
Sardinia che gli fa presto dono di un figlio ed erede, Mariano.
Del cerchio pi ristretto di parenti, amici e fedeli del giudice dArborea fa par-
te in questi anni Guglielmo da Capraia, esponente di una famiglia, proveniente
dal Valdarno inferiore e derivata da un ramo dei conti Alberti, che a partire dal
+.oo circa ha guadagnato autorit nella politica pisana. Come gi si notava, i da
Capraia sono anche tra le famiglie toscane che, sulla scia dei Visconti, si sono
maggiormente affermate nellArborea, assieme ai Gualandi, ai Bocci, ai Porca-
ri, ai Sighelmi e ai Benetto. Resta, nondimeno, ancora oscuro come e a che titolo
Guglielmo da Capraia abbia potuto raccogliere la successione di Pietro de Bas,
alla sua morte nel +.+. Sul come, la risposta pi plausibile che Guglielmo abbia
esercitato inizialmente le funzioni sia di curatore del minore Mariano, sia di giu-
dice di fatto. Sul titolo la questione pi complessa, come risulta da uno studio
sui conti di Capraia di Alberto Boscolo.
Il capostipite dei da Capraia Guido Burgundione, un discendente della casa
dei conti Alberti, gi al servizio dellimperatore Federico I. Allinizio del Due-
cento i Burgundione e cio Guido e i figli Rodolfo e Anselmo conquistano
il castello di Capraia e vengono a trovarsi in una posizione che li costringe a
muoversi tra Pistoia, Firenze, Lucca e Pisa, bench la loro proiezione pi im-
portante sia sul Tirreno pisano. Rodolfo da Capraia entra nella consorteria dei
Visconti e una sua figlia va in moglie ad Ubaldo Visconti senior. Del suo ruolo
come sostenitore finanziario e militare dellaltro Ubaldo, giudice di Gallura, si
gi detto.
Sin dai primi anni venti del Duecento per presente in Sardegna anche un al-
tro ramo dei conti di Capraia, con un Bertoldo e un Anselmo che nel +..+ ot-
tengono da Onorio III la signoria del Parte Uselli, nellArborea. Enrico Besta,
seguito in ci da Boscolo, ha ipotizzato che Bertoldo e Anselmo siano figli di
Ugo Burgundione, nato pure lui da Guido, e di Bina, prima moglie del giudice
arborense Pietro de Serra. Figlio di Ugo sarebbe anche Guglielmo, al quale i di-
ritti sul giudicato dArborea sarebbero perci derivati da Bina. Ma qui proprio
non ci siamo: come pu Bina, la moglie ripudiata di Pietro de Serra, averne deri-
vato dei diritti di successione sul giudicato, per poi trasmetterli al figlio? Una
sorta di traslazione indiretta, cunni virtute, difficile da capire alla luce anche della
pi bizantina delle logiche dinastiche.
Per altra e pi diritta via stato richiamato un possibile rapporto di parentela
tra Guglielmo da Capraia e Contessa, sorella di Rodolfo sposata a Ubaldo Vi-
sconti, e quindi madre di Diana, prima moglie di Pietro de Bas. Nel caso che
+s.
La Sardegna dei giudici
Guido Burgundione di Capraia
(Ugo?) Rodolfo Guisiana Contessa - Ubaldo Visconti
Diana - Pietro de Bas
Anselmo
Bertoldo Guglielmo Anselmo
Intanto, con gli acquisti territoriali di Guglielmo, il giudicato arborense si al-
larga allintera polpa, per cos dire, delleconomia agricola sarda, alle superfici di
una sorta di Sardegna felix, per le produzioni granarie, che si estende dai Campi-
dani di Oristano alle colline della Marmilla del Parte Montis e di Monreale, dalle
piane del basso Campidano, tra Decimo, Nuraminis e il Parte Olla, ai declivi fer-
tilissimi di Gippi e Trexenta. E tutto attorno una corona di rilievi che dal Monti-
ferru al Gerrei va a raccogliere anche il cuore pi interno della Barbagia.
Sono le ottime premesse di una potenza militare che Guglielmo vorrebbe
usare anche contro il Logudoro, un possesso sempre ambito e sempre mancato
dai giudici dArborea sin dai tempi di Comita, ed ora ancora pi appetibile per
leclissi di potere dei giudici turritani, per la prigionia di Enzo e per la fragilit di
Adelasia. Il magnificus vir dominus Guilielmus, comes Caprarie, iudex Arbo-
ree et tertie partis regni callaritani sta meditando unazione militare verso il
nord dellisola quando Adelasia si spegne, nel +.,, lasciando campo libero agli
esercizi di potere di quei signori liguri, Doria, Spinola e Malaspina, che gi da
tempo minano la sovranit giudicale. Ma a questo punto il giudice dArborea ha
una ragione di pi per muovere contro i genovesi, e stavolta a fianco del conte
Ugolino Donoratico, sceso in campo a tutela degli interessi di Enzo, di cui vi-
cario in Sardegna e inoltre consuocero, per il matrimonio del figlio Guelfo con
Elena, figlia di Enzo.
Per rintuzzare lespansionismo del conte da Capraia, che ha sottoposto ad un
lungo assedio il castello del Goceano, Percivalle e Nicol Doria ricorrono nel
+.o. al sostegno finanziario del comune di Genova, con il quale contraggono
un mutuo di duemila lire genovine per assoldare cinquanta cavalieri e cinquanta
fanti, e allaiuto militare di Manfredi, figlio di Federico II. Queste mosse dei Do-
ria costringono a un mutamento di alleanze il giudice dArborea, che contro il
capo del partito ghibellino non pu pi contare sul pieno appoggio di Pisa e
neppure su quello di Ugolino Donoratico, legato appunto ad Enzo. Guglielmo
da Capraia cerca allora lappoggio di Urbano IV (+.o+-+.o), che nel luglio del
+.o, risponde favorevolmente alle sue sollecitazioni incaricando larcivescovo
di Arborea, Torchitorio, di sostenerlo con tutte le risorse della Chiesa nel qua-
dro della crociata anti-imperiale che va bandendo (Scano +,o, +, .+s). Il giudi-
ce dArborea non pu per beneficiare delle vittorie guelfe perch muore pochi
mesi dopo.
Leredit di Guglielmo da Capraia dovrebbe essere raccolta dal figlio Nicol,
che in minore et e viene perci affidato alla tutela di Mariano de Bas, e cio
proprio di colui che stato gi estromesso dalla successione al trono arborense.
+s
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
ancor pi le porte del suo giudicato ai francesi, autorizzandoli ad edificare un
fondaco in Oristano e a tenervi un console competente per le loro cause, eccet-
tuate quelle de sanguine et honore pisano. Si tratta di accordi che sembrano ri-
lanciare la propensione arborense, manifestata sin dallepoca del Barisone rex
Sardiniae, ad allacciare relazioni matrimoniali, mercantili e politiche con il ver-
sante occidentale del Mediterraneo, ma che sono altres coerenti con gli indiriz-
zi dazione di Pisa, tesi in questi anni a violare gli spazi despansione e dinfluen-
za genovese.
Nel frattempo Guglielmo da Capraia non ha mancato neppure di soddisfare
le esigenze economiche e militari dei suoi parenti, consorti e fedeli, elargendo
loro benefici fondiari e signorili in misura tale che il settembre +.. Innocen-
zo IV deve incaricare larcivescovo di Torres Stefano, suo legato nellisola, di
fargliele almeno in parte revocare. Come gli altri giudici sardi del suo tempo, or-
mai tutti continentali (Massa e Visconti), va insomma introducendo nellunit
del suo dominiumregio il cuneo della signoria rurale, se non gi di quella feudale.
Alcuni territori e villaggi di Bonorzuli, di Parte Usellus, di Parte Gippi, del Sar-
rabus sono certamente possesso signorile di Gottifredo dArborea, di Bertoldo
ed Anselmo da Capraia, dei Gualandi, dei Sighelmi e degli stessi Visconti.
La famiglia pisana che in questi anni ha la miglior fortuna nellArborea cer-
tamente quella dei Gualandi, anche per il matrimonio del conte di Capraia con
una figlia di Ildebrando Gualandi. Tra il +., e il +.o, i Gualandi sono coinvolti
ad Oristano in una violenta lotta di fazione, che vede tra le vittime Galeazzo
Gualandi.
La perfetta corrispondenza della politica di Guglielmo da Capraia con lazio-
ne antigenovese di Pisa si manifesta ancor pi nella sua partecipazione, assieme
a Giovanni Visconti e a Gherardo e Ugolino Donoratico, alloffensiva decisiva
contro il dominio dei Massa e contro la presenza ligure nel giudicato di Cagliari.
Nelloccasione le tre principali dinastie pisane impegnate in Sardegna saldano
cos definitivamente i loro conti con gli intrusi Massa, e a trarne il ricavo mag-
giore proprio Guglielmo da Capraia, che si annette quella terza parte del Ca-
gliaritano che gli consente di estendere il suo dominio a gran parte del Campi-
dano, sino a pochi chilometri dai baluardi del Castello. Ma Guglielmo pure,
paradossalmente, lunico di questi domini osignorotti pisani a non doversi gettar
via di dosso le spoglie morte della dignit giudicale, per avere lopportunit
certo involontaria di riconsegnarle a quella dinastia catalana che di l a poco,
quando il comune di Pisa avr assorbito anche il giudicato di Gallura, rimarr
lunica erede dellintera eredit politica e culturale dei giudicati sardi.
+s
La Sardegna dei giudici
Per Mariano de Bas anche il momento buono per mettere fine al condomi-
nio con Nicol da Capraia, che rinchiude nel castello di Marmilla, riattribuen-
dosi il possesso legittimo dellintero giudicato per diritto di successione sulla li-
nea dei de Bas. I da Capraia sono per ancora potenti a Pisa e appena deceduto
Nicol (non sappiamo come) ottengono dal comune il riconoscimento dei di-
ritti di successione sul trono dellArborea di Anselmo da Capraia, figlio del con-
te Bertoldo e cugino di Nicol, sposato ad una figlia del conte Gherardo Dono-
ratico.
Ripristinato il condominio de Bas-da Capraia, come conseguenza probabil-
mente di un accordo di potere tra le maggiori consorterie di Pisa, inevitabile
uno scontro tra Mariano ed Anselmo che viene subito ad inserirsi nel conflitto
pi generale tra guelfi e ghibellini che si riaperto a Pisa e che vede ancora come
protagonisti principali i Visconti e i Donoratico. Dovremo tornarvi nel para-
grafo seguente, qui importa osservare che Mariano de Bas nella sostanza si ade-
gua alla politica del comune, come quando nel +.-, chiamato assieme ad An-
selmo da Capraia a combattere nel Cagliaritano Giovanni Visconti, che si rifu-
giato nelle terre delleredit materna dopo essere stato protagonista a Pisa di va-
rie violenze. Sconfitto dai due occasionali alleati, il giudice di Gallura riesce co-
munque a sottrarsi alla cattura imbarcandosi su una nave angioina e riparando
presso i conti di Santa Flora, nella Maremma Toscana. Poco dopo anche Ansel-
mo da Capraia, rifiutatosi, sembra, di pagare i tributi al comune per la signoria
della sua terza parte del Cagliaritano, costretto a lasciare Pisa e ad unirsi pro-
prio a Giovanni Visconti. In esilio, e in parte per la stessa ragione, in questo
momento anche il conte Ugolino Donoratico, sicch tra il +.-, e il +.-o gran
parte dellex giudicato di Cagliari passa sotto lamministrazione diretta del co-
mune pisano.
Nel frattempo Mariano I de Bas, che pure ha tentato di sottrarsi al pagamento
dei diritti dovuti al comune, senza per arrivare al punto da subire sanzioni,
continua a regnare sullArborea e sulla parte del Logudoro che ha occupato con
la forza. Non rinuncia neppure al titolo di dominus della terza parte del Cagliari-
tano che i da Capraia considerano loro possesso in quanto conquistato da Gu-
glielmo con la vittoria sui Massa e sui genovesi , perch non ha perso n lin-
tenzione, n la speranza di riappropriarsene.
Sposato ad una figlia di Andreotto Saracino, della consorteria dei Bocci e dei
Gualandi, Mariano, come gi Guglielmo da Capraia, sembra poggiare il suo po-
tere sul ruolo di garante dei loro interessi nellArborea. Ma lo stesso comune a
considerarlo un suo punto di forza nella lotta contro Genova e contro i genove-
+s-
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
La povert dei documenti non ci consente di comprendere bene le ragioni che
sottostanno a simile scelta. Certo che Mariano, diversamente dal Guglielmo
dellultimo periodo, gode del pieno favore pisano, che lo porta sul trono come
condomino di Nicol.
La sua gratitudine si manifesta subito con la stipula, nel giugno del +.o, di un
patto con il comune toscano che ripropone il tema ormai consueto del vassal-
laggio dei giudici sardi nei confronti ora di Genova, ora di Pisa. Il patto sotto-
scritto per il comune dal podest, dal capitano e dagli Anziani e per Mariano e
Nicol da un uomo della consorteria dei Visconti, Marzucco Scornigiani, giuri-
sta e diplomatico celebrato per il suo sapere e per le sue qualit danimo da Guit-
tone dArezzo e da Dante Alighieri che lo ricorda nel Purgatorio (canto VI, +--
+s). Mariano giura, dunque, la sua fedelt al comune di Pisa che lo riconosce
come cittadino impegnandosi, oltre alle solite concessioni di privilegi e mono-
poli commerciali, a sostenerne i diritti (e le pretese) in Sardegna, compresi quel-
li del suo arcivescovo, ad obbedirne gli ordini e a custodirne i segreti, a prestargli
aiuto in guerra, ad armare venticinque cavalieri (diciassette con le sue rendite
della terza parte del Cagliaritano e otto con le rendite del giudicato dArborea), e
a secondarne in ogni caso le alleanze. Come ricognizione della superiorit feu-
dale del comune, Mariano deve inoltre inviare ogni anno a Pisa duecento lire ge-
novine, due falconi e un cero (Ronzini, I, pp. ,o sgg.). A garanzia, infine, di un
patto che rappresenta una larghissima abdicazione di sovranit, Mariano de Bas
consegna a Pisa i castelli di Baratuli e di Montenovo, questultimo nelle mani di
Jacopo Sismondi.
Rientrato nel seno ghibellino di Pisa, Mariano incoraggiato a riprendere
loffensiva contro il Logudoro e nel +.o- simpadronisce del castello del Go-
ceano, al confine superiore della zona di espansione pi tradizionale dellArbo-
rea, che occupa perci tutta. Nello stesso periodo anche il conte Ugolino Do-
noratico si getta su Sassari e la conquista, assieme a Tuscio Ruffo. Diversamen-
te da Guglielmo da Capraia, Mariano de Bas sa pure mantenersi in equilibrio tra
la sponda ghibellina e quella guelfa e nel +.os ottiene da Clemente IV (+.o-
+.os) persino la nomina a vicario della Chiesa per il Turritano, ufficio che il
pontefice ha poco tempo prima rifiutato a Manfredi e a Moruello Malaspina.
A questo punto il giudicato arborense, sotto il regno di un signore dorigine
catalana e perfettamente inserito negli equilibri di potere pisani, raggiunge la
sua massima estensione territoriale tra lXI e il XIII secolo, ben incuneato al
nord con il castello del Goceano e fortemente proteso a sud, quasi a ridosso di
Cagliari.
+so
La Sardegna dei giudici
.. Il conte Ugolino e il gentil Nino
Tra gli episodi pi potenti e poeticamente drammatici della Divina Commedia
di Dante Alighieri, c lincontro nel secondo giro del nono cerchio dellinfer-
no con il conte Ugolino della Gherardesca:
La bocca sollev dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a capelli
del capo chelli avea di retro guasto.
Poi cominci: Tu vuo chio rinovelli
disperato dolor che l cor mi preme
gi pur pensando, pria chio ne favelli.
Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor chi rodo,
parlare e lacrimar vedrai insieme.
[]
Tu di saper chio fui conte Ugolino,
e questi larcivescovo Ruggieri:
or ti dir perchi son tal vicino.
Che per leffetto de suo mai pensieri,
fidandomi di lui, io fossi preso
e poscia morto, dir non mestieri;
per quel che non puoi avere inteso,
ci come la morte mia fu cruda,
udirai, e saprai se mha offeso.
Breve pertugio dentro da la muda
la qual per me ha il titol de la fame,
e n che convene ancor chaltrui si chiuda,
mavea mostrato per lo suo forame
pi lune gi, quandio feci l mal sonno
che del futuro mi squarci l velame.
Questi pareva a me maestro e donno,
cacciando il lupo e i lupicini al monte
per che i Pisan veder Lucca non ponno.
Con cagne magre, studiose e conte,
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
savea messi dinanzi da la fronte.
In picciol corso mi pareno stanchi
lo padre e figli, e con lagute scane
mi parea lor veder fender li fianchi.
+s,
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
si domini in Sardegna, tanto da premurarsi di rinnovare il trattato con lui allindo-
mani della sconfitta subita nella battaglia della Meloria, nel +.s. Nel naufragio
delle sue maggiori ambizioni di egemonia mediterranea, il dominio della Sarde-
gna daltronde divenuto irrinunciabile per Pisa, quasi lultima sua ragione di
esistenza come potenza mercantile e militare.
La cittadinanza e il vassallaggio pisano non fanno dimenticare a Mariano de
Bas la sponda occidentale del Mediterraneo, ove conta una parentela che non
lo ha dimenticato. Nel +.s Pietro III dAragona si rivolge a lui, dilecto affini
suo, per ottenere la restituzione di due galee aragonesi catturate dai pisani nel
golfo di Cagliari. Tra i due sono intercorse allora anche trattative per una al-
leanza, come due anni dopo, in una lettera a Mariano, ricorda Alfonso III, figlio
e successore di Pietro III.
Nel +.s- le nozze a Bolgheri del figlio di Mariano, Giovanni, con la figlia del
conte Ugolino, Giacomina, mirano a rafforzare ulteriormente il radicamento
pisano dellantica dinastia catalano-arborense. Nella stessa occasione muore
avvelenato Anselmo da Capraia, e il giudice dArborea sospettato di compli-
cit nel delitto, che una cronaca dice ordinato dalla moglie del conte Ugolino
si impadronisce nuovamente della terza parte del Cagliaritano. Mariano de
Bas non si lascia trascinare sino in fondo nellagone politico pisano e perci
non risente neppure della tragica morte, nel +.s,, del conte Ugolino Donora-
tico. Negli ultimi anni deve invece arretrare dal Logudoro, dove i genovesi
strappano al controllo pisano Sassari, che nel +., trasformano in comune
pazionato.
Le ultime vicende di Mariano sono confuse, ed anche sconosciuta la data
della morte, avvenuta tra il .o settembre +., e il +o dicembre +.,-. C chi lo
dice caduto combattendo contro i genovesi, e chi invece racconta che sia stato
assassinato da Tosorato degli Uberti, un inviato pisano che gli avrebbe rubato
il tesoro ed usurpato il regno. Sappiamo invece bene che con il suo testamento
Mariano lascia il regno dArborea al figlio Giovanni e, come ricorda il Breve Pi-
sani Communis del +,+,, la terza parte del Cagliaritano al comune (Bonaini +s-
-o, ++, pp. ..-.-), ultima prova della sua lunga fedelt a Pisa. Nella citt dAr-
no ha daltronde goduto di tanta considerazione da essere ricordato dalla Nuo-
va Cronica di Giovanni Villani come uno dei pi grandi e possenti cittadini dI-
talia, tenente in Pisa numerosa corte e codazzo di cavalieri, che seco lui rumo-
reggiavano per quelle vie (cit. da Manno +s.-.-).
+ss
La Sardegna dei giudici
Figura 8: Dante e il conte Ugolino. Miniatura.
Allorigine delle disgrazie del conte Ugolino, e della sua morte con i figli nella
torre dei Gualandi, oltre al feroce conflitto tra guelfi e ghibellini reso pi aspro
dalla crisi del comune pisano seguita alla sconfitta della Meloria , c anche il
ruolo di tutto rilievo, e in frequente contrasto con la sua citt, che egli ha giocato
nella Sardegna del secondo Duecento: in un contesto storico in cui i poteri si-
gnorili delle maggiori dinastie pisane e genovesi (Capraia, Visconti, Donorati-
co, Doria, Malaspina, Spinola) si sono ormai largamente sostituiti ai poteri ter-
ritoriali degli antichi giudici.
Detentori nel XII secolo di un vasto dominio a cavallo tra i contadi di Pisa,
Siena e Volterra, i conti Donoratico della Gherardesca si legano man mano, di
propria iniziativa e amichevolmente, alle sorti di Pisa. Non si disarmano mai,
tuttavia, delle zanne e degli unghioni, come scrive Gioacchino Volpe, che a
partire dalla fine del XII sino al XIV secolo li renderanno eminenti e temibili nel
teatro politico cittadino e tirrenico.
+,+
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti fra l sonno i miei figliuoli
cheran con meco, e domandar del pane.
[]
Gi eran desti, e lora sappressava
che l cibo ne solea esser addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;
e io senti chiavar luscio di sotto
a lorribile torre; ondio guardai
nel viso a mie figliuoi senza far motto.
[]
Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,
ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando chi fessi per voglia
di manicar, di subito levorsi,
e disser: Padre, assai ci fia men doglia,
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia.
[]
Poscia che fummo al quarto d venuti,
Gaddo mi si gett disteso a piedi,
dicendo: Padre mio, ch non maiuti?.
Quivi mor; e come tu mi vedi,
vidio cascar li tre ad uno ad uno
tra l quinto d e l sesto; ondio mi diedi,
gi cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due d li chiamai, poi che fur morti:
poscia, pi che l dolor, pot l digiuno.
Quandebbe detto ci, con li occhi torti
riprese l teschio misero co denti,
che furo a losso, come dun can, forti.
(Inferno, XXXIII, +-,, +,-,,, ,-s, -o,, o---s)
+,o
La Sardegna dei giudici
che minaccia Pisa di scomunica qualora invada il giudicato di Cagliari o altri ter-
ritori dellisola. Il papa d insomma per scontato che Ugolino e i suoi soci non
agiscano senza il consenso del comune. Pochi mesi dopo il medesimo Clemen-
te IV interdice la citt toscana che, sotto la spinta dei Donoratico e di altri citta-
dini, sostiene le aspirazioni imperiali ed italiane di Corradino di Svevia, tragica-
mente naufragate a Tagliacozzo.
Lanno successivo, il +s novembre, viene anche la scomunica del conte Ugoli-
no e dei suoi seguaci, che proseguono le azioni militari nel Logudoro e in altre
parti dellisola. Secondo Enrico Besta, qualche mese prima, nellagosto +.o,, la
citt di Sassari e alcuni esponenti della Chiesa turritana avrebbero inviato un le-
gato a Filippo dAngi, figlio di Carlo re di Sicilia, per proporgli la corona del
Regno di Sardegna. Il suggerimento, al solito, sarebbe venuto da Genova, in
quel momento alleata di Carlo dAngi.
Pochi anni dopo liniziativa sviluppata dai Donoratico nel Nord Sardegna
rafforzata dal testamento di Enzo, che nel marzo +.-. trasmette i suoi diritti
sul Logudoro ai nipoti Arrigo, Nino e Lapo, figli di Elena e di Guelfo Donora-
tico. Si tratta, in verit, di diritti del tutto controvertibili: sul piano formale per-
ch Enzo si attribuisce un dominio territoriale che era stato propriamente di
Adelasia, sciolta dal vincolo matrimoniale con lui (a meno che non si sostenga
che la sua investitura a rex Sardiniae fosse produttiva di effetti politici e istituzio-
nali anche sui singoli giudicati); sul piano sostanziale per lopposizione dei vari
domini genovesi del Logudoro e dello stesso Mariano de Bas, che investito nel
+.os del titolo di vicario della Chiesa per il Turritano, ne occupa a sua volta una
parte.
in quel giro danni, peraltro, che Ugolino Donoratico raggiunge lapogeo
del suo prestigio e influenza politica in Pisa, e proprio per il potere che gli deriva
dai suoi possessi sardi, tra i quali spicca la citt di Iglesias con le sue miniere dar-
gento. Si gi visto come ad un certo punto sia i Donoratico che gli altri domini
Sardiniae resistano al pagamento dei tributi dovuti al comune in ragione della sua
superiorit feudale (e della loro cittadinanza). Tra questi renitenti c anche il
giudice di Gallura Giovanni Visconti, che secondo le Historie pisane del Roncio-
ni nel maggio del +.-o sarebbe allontanato dalla citt per ordine del podest,
una cui guardia sarebbe morta durante scontri da lui provocati. In questa con-
tingenza si tratta, per, di una crisi passeggera perch il Visconti e i suoi aderen-
ti possono in breve rientrare in citt. Anzi, nello stesso anno il giudice di Gallu-
ra svolge incarichi di prestigio nelle complesse trattative che il comune intesse
con Carlo dAngi e con la lega guelfa delle citt toscane per trovare un possibi-
+,,
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
Il loro primo interessamento alle vicende sarde si manifesta nel Cagliaritano,
dove a met del XII secolo un Tedice Donoratico sposa Preziosa, una figlia del
giudice Costantino. Qualche decennio dopo Ranieri dei Bolgheri, di un altro ra-
mo dei Donoratico, impalma Agnese di Massa, figlia di Guglielmo e vedova di
Mariano di Torres. Come si gi visto, Ranieri, prima di ritirarsi in convento, ha
condiviso con Agnese il governo del giudicato di Cagliari.
Ma labile posizionamento dei Donoratico nella rete delle alleanze matrimo-
niali e dei radicamenti dinastici che le domus continentali vanno tessendo nelli-
sola a danno dei lignaggi indigeni, produce il suo miglior frutto quando i Dono-
ratico sono chiamati dal comune, assieme ai Visconti e ai da Capraia, allultimo e
decisivo sforzo militare per cacciare i Massa e i genovesi dal Cagliaritano. Alla
successiva spartizione del giudicato partecipano Gherardo e Ugolino Donora-
tico che, prese strade diverse, qualche tempo dopo si dividono la loro terza par-
te (e cio il Sulcis, il Sigerro, il Caputerra, la curatoria di Decimo e il basso Cam-
pidano) in due seste parti, senza una linea di divisione continua, ma lasciandone
i diversi territori confusamente embricati.
Oltre che essere separati dinasticamente i due Donoratico cominciano a di-
stinguersi anche politicamente. Gherardo si allinea del tutto al partito ghibelli-
no, seguendo le sorti di Manfredi e di Corradino di Svevia sino allestremo sacri-
fico della vita: nel +.os condivide infatti con Corradino, sconfitto a Tagliacoz-
zo, la morte per decapitazione sulla piazza del mercato di Napoli. La sua eredit
raccolta, anche per i possessi sardi, dai figli Bonifacio (Fazio) e Ranieri (Nieri),
che avranno fortuna molto migliore. Diversamente, il ramo di Ugolino si muo-
ve con maggiore disinvoltura tra lopzione ghibellina e quella guelfa, ci che
non lo sottrae alla rovina, personale e familiare.
Subito dopo aver conquistato la signoria della sua sesta parte dal Cagliarita-
no, Ugolino Donoratico nominato vicario in Sardegna da re Enzo, e prende
parte attiva alla lizza tra genovesi e pisani terzo incomodo il giudice dArborea
per il controllo del giudicato di Torres, lasciato dalla morte di Adelasia al do-
minio pi virtuale che reale della Chiesa. tuttavia difficile pensare che al titolo
di vicario abbia corrisposto un potere reale sul Logudoro, dove Doria, Spinola e
Malaspina hanno di molto rafforzato le loro posizioni negli anni di solitudine di
Adelasia, e dove la citt di Sassari svolge ormai da tempo un ruolo autonomo e
incidente nel controllo di un vasto territorio extra-moenia.
Ed appunto contro la citt del capo di sopra che Ugolino muove armato, nel
+.oo, assieme a Tuscio Ruffo et aliis perfidiis, esponenti forse della sua con-
sorteria: ce ne informa una lettera scritta il +, luglio da Clemente IV (+.o-os)
+,.
La Sardegna dei giudici
di feudatari del comune non impedisce loro di partecipare alla sua vita politica,
e una norma del Breve del popolo e delle compagne del Comune di Pisa (+,+,) li esclude
espressamente dai consigli di governo solo quando discutono di questioni atti-
nenti ai loro feudi, ordinando agli Anziani di non chiamare in alcuno Consiglio
ordinario u extraordinario, u di savi, alcuno fedatario, beneficiato, u vero advo-
cato, u parente infino ad terso grado volgarmente inteso, dalcuno dei signori di
Sardigna, quando facto dalcuno dei predicti signori in del dicto consiglio si
proponesse (Bonaini +s--o, II, pp.ss sg.).
Negli anni tra il +.s e il +.ss il conte Ugolino e Nino di Gallura simpongono
anche nel governo del comune pisano. Il primo ottiene i pieni poteri sin dalle-
poca della Meloria, dopo aver condiviso il grado di ammiraglio della flotta con
Andreotto Saracino Caldera. Daltronde, la sconfitta sul mare contro Genova
mette fuori gioco molti eminenti cittadini, parte rimasti uccisi, parte incarcerati,
come Fazio Donoratico. Nel febbraio del +.s il conte Ugolino ottiene la nomi-
na per dieci anni sia a podest, nuova magistratura di comando del vecchio co-
mune, sia a capitano del popolo, di quel Comune Populi scrive Emilio Cristiani
che si era giustapposto al Comune originario.
Nel +.so Ugolino associa al potere, come capitano del popolo, Nino di Gal-
lura, con il quale si sforza di realizzare un programma di governo che mira nel-
la sostanza a rafforzare la loro signoria sulla citt. I due domini Sardiniae, ora an-
che signori di Pisa, rafforzano ad esempio il ruolo istituzionale e politico delle
Arti minori, lasciando loro una maggiore libert di organizzazione e consen-
tendone la partecipazione alla magistratura dellAnzianato. Lintento quello
di ridurre nellambito della componente popolare del comune il peso delle Set-
te Arti maggiori e dei Tre Ordini mercantili, espressione della ricca e media
borghesia, pi capace di contrastare lemergere in seno al comune di poteri si-
gnorili.
Contro la signoria di Ugolino Donoratico e di Nino Visconti si sviluppa co-
munque subito unopposizione anche sul versante aristocratico, che raccoglie
alcune delle maggiori famiglie della citt, non escluse quelle incarcerate a Geno-
va. Nellemergere di questo dissenso non sembra essere decisiva lopzione guel-
fa del conte Ugolino, che emerge soltanto in momenti di sua difficolt o quando
gli serve a conseguire la pace allinterno e allesterno, come nel caso dellassolu-
zione concessa alla consorteria guelfa degli Upezzinghi il +s aprile +.so, dopo la
ribellione di alcuni feudatari del contado pisano tradizionalmente alleati ai guel-
fi, o come nel caso della cessione a Genova di numerosi castelli, fatta in un mo-
mento in cui il comune ligure si alleato ai guelfi toscani.
+,
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
le modus vivendi. Nel +.-, Giovanni Visconti guida persino unambasciata pisa-
na a Roma, presso il papa, ma nellottobre dello stesso anno nuovamente co-
stretto a lasciare la citt per rifugiarsi in Sardegna e per unirsi poi ai guelfi tosca-
ni dopo la sconfitta patita nel Cagliaritano ad opera di Anselmo da Capraia e di
Mariano dArborea.
Vicende analoghe attraversa Ugolino Donoratico, costretto pure a lasciare la
citt nel +.-,. Rientrato a Pisa, forse intempestivamente, nel luglio +.- incar-
cerato nel Palazzo del popolo e ottiene la libert, per rifugiarsi a ribello a Luc-
ca, solo dopo aver firmato una carta di rinuncia ai suoi domini e possessi in Sar-
degna. Questa pressione del comune sui domini Sardiniae, che per un paio danni
gli consente di sperimentare il governo diretto della Gallura e di gran parte del-
lex giudicato di Cagliari, lascia pensare ad unevoluzione del quadro politico e
istituzionale di Pisa che rende sempre meno tollerabili gli amplissimi margini di
autonomia signorile di cui Visconti, Donoratico, de Bas e da Capraia godono
nellisola.
La reazione dei Visconti, da Capraia e Donoratico, in ci solidali, estrema,
poich non esitano ad entrare nella Lega guelfa delle citt toscane e a prendere
le armi contro Pisa. Il primo a battere questa strada Giovanni Visconti, come
racconta Giovanni Villani: Negli anni di Cristo +.- Giovanni giudice del giu-
dicato di Gallura, grande e possente cittadino di Pisa, con un suo sguito dal-
quanti Guelfi di sua signoria, e perch il popolo di Pisa si tenea a parte dimpe-
rio, fue cacciato di Pisa. Per la qual cosa il detto giudice si leg co Fiorentini, e
co Lucchesi, e cogli altri Guelfi della taglia di Toscana; e co.lloro insieme del
mese dottobre andarono ad oste sopra il castello di Montopoli, il quale ebbono
a patti, uscendone i forestieri sani e salvi, el castello rimase col detto giudice di
Gallura, il quale poco vivette, perch il maggio seguente, gli anni di Cristo +.-,
mor nel castello di Samminiato (Nuova Cronica, VIII, ).
La successione di Giovanni raccolta dal minore Ugolino o Nino Visconti,
nato dal suo matrimonio con una figlia del conte Ugolino Donoratico. Ma, in-
tanto, la lotta dei fuorusciti pisani contro la loro citt segna un altro e definitivo
successo nel giugno del +.-o, al fosso Arnonico, dove i pisani si sono fortificati
vanamente, poich allassalto dei fiorentini e degli altri guelfi si misono alla
fugga, come racconta sempre il Villani, per la quale sconfitta i Pisani feciono
le comandamenta de Fiorentini e pace, e rimisono i Pisani il detto Ugolino e
tutti i loro usciti guelfi (Nuova Cronica, VIII, +).
I Visconti e i Donoratico rientrano cos a Pisa, riacquistano i loro domini sar-
di e guadagnano una posizione del tutto eminente nel potere cittadino. Lo status
+,
La Sardegna dei giudici
parte del Cagliaritano, paventa la sua alleanza con Genova e con lo stesso Nino
Visconti, che si rifatto guelfo sotto lombrello di Firenze e Lucca e ha giurato a
sua volta la compagna di Genova ottenendo cos la liberazione di alcuni ribelli
pisani della sua consorteria (Upezzinghi, Duodi, Gaetani, Casapieri). Se io fa-
cessi pace col Conte avrebbe detto Mariano de Bas in quel mentre per qualun-
que modo potessi mi torrebbe la terra, che gran forza harebbe da Genova et da
Giudici di Gallura.
In questo momento, del resto, la linea di difesa dei Donoratico si distende po-
derosa su una linea di castelli che taglia orizzontalmente il Cagliaritano, dal Sul-
cis al Parte Olla.
Intanto a Pisa il governo del comune stato affidato dalla vincente fazione
ghibellina al conte Guido da Montefeltro, che il +, marzo +.s, lo assume con
la condizione di ottemperare alle clausole della pace stipulata lanno prima con
Genova. Per superare la resistenza dei Donoratico (ramo Ugolino) e dei Vi-
sconti, il comune pu giocare sia la carta di Mariano dArborea, sia quella di
Fazio e Nieri Donoratico (ramo Gherardo), che si sono visti usurpare dai cu-
gini la maggior parte dei loro possessi cagliaritani. La lotta si sviluppa per ma-
re e per terra, con le incursioni nellagosto e nel dicembre del +.,, di navigli
genovesi nel golfo di Cagliari e con lassedio pisano prima di Domusnovas
(conquistata e poi nuovamente persa) e poi della stessa Iglesias. A questulti-
ma azione partecipano nel +., contingenti del giudice dArborea e rinforzi
venuti direttamente da Pisa sotto la guida di Lupo Villani. Una sortita dispera-
ta di Guelfo per evitare il soffocamento della citt si conclude con una rovino-
sa sconfitta e con la sua cattura. Inevitabile la resa del fratello Lotto, che cede
al comune le terre ancora in suo possesso.
La morte dei due fratelli di poco successiva, e forse precede il passaggio di
Sassari sotto linfluenza genovese, avvenuto nel +.,. Tre anni dopo Nino Vi-
sconti, alleato con la citt turritana, con Branca Doria e con il marchese di Ma-
laspina conduce operazioni militari contro il giudicato dArborea. Secondo la
cosiddetta Cronaca sarda, ricordata dal Fara, Mariano de Bas si sarebbe sottrat-
to alla offensiva del giudice di Gallura con accordi separati con gli altri suoi
nemici. Risalito allora nei suoi domini galluresi, Nino Visconti vi muore poco
tempo dopo, il +s gennaio +.,s secondo unepigrafe che si leggeva nella
chiesa di San Francesco di Lucca , lasciando anche lui campo libero a Pisa,
che viene ora a raccogliere per intero leredit della Gallura e quella di quasi
tutto il giudicato meridionale (si rammenti il testamento di Mariano che lascia-
va a Pisa la sua terza parte del Cagliaritano).
+,-
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
nondimeno comprensibile che i due signori non possano essere disponibili
a soddisfare tutte le richieste di Genova sulla Sardegna, dove hanno i loro mag-
giori e pi ricchi domini, n quindi a dare effetto alle clausole della pace del +
aprile +.ss che pure sono stati proprio loro a trattare attraverso Ranieri Sam-
pante , con la quale il loro comune si impegnato a cedere nel giro di tre anni
tutti i possessi pisani in Sardegna, ad eccezione dei beni ecclesiastici nel Caglia-
ritano (Tola +so+-os, XIII, +.-). Secondo Emilio Cristiani a far precipitare la si-
tuazione sarebbero le pressioni esercitate dai pisani carcerati a Genova perch
la pace venga rispettata pienamente contro latteggiamento viceversa dilatorio
di Ugolino e di Nino, che pare incoraggino le azioni di corsa e di rapina nei con-
fronti dei genovesi. La congiura degli oppositori ai due signori, orchestrata dal-
larcivescovo Ruggeri e da un gruppo di famiglie della pi antica nobilt (Gua-
landi, Sismondi e Lanfranchi), porta il I luglio +.ss alla carcerazione del conte
Ugolino nella torre dei Gualandi, dove lasciato morire con i figli Gaddo e
Uguccione, mentre Nino di Gallura riuscito il giorno prima a mettersi in salvo,
per allearsi successivamente ai lucchesi e ai fiorentini.
Gli avvenimenti pisani hanno un riflesso immediato e crudo anche in Sarde-
gna. A Cagliari la popolazione borghese del Castello si solleva contro Guelfo
Donoratico, figlio del conte Ugolino, che vi stato inviato a reggerlo grazie ad
una modifica statutaria, promossa dal padre e da Nino Visconti, che ha sottrat-
to la nomina del castellano agli Anziani attribuendola al podest e al capitano
del popolo (Bonaini +s--o, I, pp. ,,-,-). Successivamente lo stesso Guelfo
consuma ad Iglesias, dove riparato, una terribile e indiretta vendetta contro
Bonaccorso Gubbetta dei Ripafratta, uno dei congiurati pisani, facendo squar-
tare il fratello Vanni. Qualche tempo dopo Guelfo si impadronisce anche del
castello di Gioiosaguardia, nella sesta parte del Cagliaritano signoria del ramo
cugino di Fazio e Nieri, e si prepara a fronteggiare in armi il comune e Mariano
dArborea, rimasto fedele a Pisa. Per non restare isolato, assieme ai fratelli Lot-
to e Matteo (questultimo minorenne) Guelfo sottoscrive nel +.,. un trattato
con Genova, giurandone come di consueto la compagna e obbligandosi, tra
laltro, a cederle i loro territori cagliaritani ancora in possesso pisano. Il matri-
monio di Lotto con una figlia di Oberto Spinola, capitano del popolo genovese,
dovrebbe suggellare lalleanza (Tola +so+-os, XIII, +,,). Come signori della
terza parte del Cagliaritano, e non pi soltanto della sesta parte, Lotto e Guelfo
battono anche moneta.
Losso pi duro in Sardegna per Guelfo Donoratico Mariano dArborea, il
quale oltre ad aver subito linvasione di alcuni territori e castelli della sua terza
+,o
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo X
+. Un giudicato resistente
Il testo di riferimento per le vicende dellArborea nel Duecento BOSCOLO +,oo. Una
trattazione pi essenziale, ma imprescindibile, delle vicende dei da Capraia e dei Donora-
tico nelle opere gi richiamate di Emilio Cristiani (CRISTIANI +,o.) e di Sandro Petrucci
(PETRUCCI +,ss). Per le vicende dellArborea si veda anche Enrico BESTA +,o-.
.. Il conte Ugolino e il gentil Nino
Per i Donoratico, pi in generale: TOSCANELLI +,,-; ROSSI SABATINI +,,s; CECCARELLI
LEMUTI +,,.
Sulle figure immortalate da Dante si veda la riedizione SCANO +,s. con scritti di Alber-
to Boscolo, Manlio Brigaglia, Geo Pistarino, Marco Tangheroni.
Ledizione da noi utilizzata di Giovanni Villani, Nuova Cronaca, I, quella della Fonda-
zione Pietro Bembo (si veda VILLANI +,,o). La Cronaca ronciniana in CRISTIANI +,--s.
+,,
. Il giudicato dArborea e i domini Sardiniae
Anche allultimo giudice di Gallura capitata la ventura dessere immortala-
to dalla poesia di Dante Alighieri che nel Purgatorio si rallegra lasciando in-
tendere daverlo conosciuto personalmente di non trovarlo tra i dannati:
giudice Nin gentil, quanto mi piacque,
quando ti vidi non esser tra rei!
(Purgatorio, VIII, vv. ,-)
Nino Visconti, a sua volta, saluta Dante con gioia affettuosa e quindi gli
consegna un messaggio per la figlia Giovanna, esprimendo al contempo ram-
marico per il nuovo matrimonio della sua vedova Beatrice dEste con Galeaz-
zo Visconti:
quando sarai di l da le larghe onde,
d a Giovanna mia che per me chiami
l dove a li nnocenti si risponde.
Non credo che la sua madre pi mami,
poscia che trasmut le bianche bende,
le quai convien che, misera, ancor brami.
Per lei assai di lieve si comprende
quanto in femmina foco damor dura,
se locchio o l tatto spesso non laccende.
Non le far s bella sepoltura
la vipera che l Melanese accampa,
comavra fatto il gallo di Gallura.
(Purgatorio, VIII, vv. -o-s+)
+,s
La Sardegna dei giudici
i
CONTESTI URBANI
+. Citt e radicamenti signorili
La feudalizzazione della Sardegna sul versante dei rapporti esterni derivata
dalle pretese di dominio imperiale e pontificio, la prima mutazione in senso
feudale dei suoi assetti interni invece dovuta alle pressioni del dominio geno-
vese e pisano. Allazione dei due comuni italiani si deve perci anche lintrodu-
zione del lievito di una vita cittadina, con la formazione durante il XIII secolo
dei maggiori poli urbani di Cagliari, Sassari e Iglesias, destinati a giocare sin da
principio un ruolo importante nelle vicende economiche e politiche dellisola.
Allemergere delle citt si deve anzitutto un ulteriore indebolimento delle an-
tiche aristocrazie giudicali, tenute sempre pi ai margini dei gruppi di potere
che ruotano attorno alle nuove corti dei Massa, Visconti, Capraia, Donoratico,
e minate alla base della loro eminenza sociale dalla crisi delleconomia della do-
mus. Cresce, di converso, il peso economico e politico sia di quelle consorterie
nobiliari liguri e toscane che riescono a crearsi dei nuclei di potere territoriale,
sia di quelle comunit di mercanti e imprenditori che si sviluppano prima attor-
no agli scali portuali e poi entro le nuove citt, alla cui costruzione danno un
contributo importante. I maggiori mercatores continentali per molti decenni
operano nellisola soprattutto dallesterno, mediante una rete di soci e di corri-
spondenti, ma nellultimo scorcio del Duecento cominciano a stabilire i propri
centri operativi nelle citt sarde. Per quanto concerne Pisa, questo sembra veri-
ficarsi in corrispondenza con una pi accentuata sovrapposizione delliniziati-
va del comune a quella dei domini Sardiniae, mentre diverso il caso di Genova,
che lascia campo libero nel Nord Sardegna alle sue maggiori domus aristocrati-
che, organizzate negli alberghi, limitandosi a ridurre Sassari a suo comune
pazionato.
Questo diverso comportamento delle due citt italiane rispetto alla Sardegna
conseguenza dei loro differenti sviluppi sociali e ordinamentali lungo il XIII
secolo. A Pisa, al comune originario, dominato completamente dalle aristo-
crazie consolari e feudali si man mano sovrapposto senza mai prendere del
tutto il sopravvento il comune di popolo, che d voce ai gruppi sociali tenu-
.o+
spontanea o meno, ancora avvolta in una spessa ombra, e soprattutto di Ori-
stano, il cui destino urbano sin da principio legato al governo dei giudici arbo-
rensi. Cagliari fabbricata dai pisani Visconti, seppure nella qualit di podest
del comune, Villa di Chiesa creazione del conte Ugolino, Bosa e Castelgeno-
vese nascono come borghi fortificati, rispettivamente dei Malaspina e dei Do-
ria; ai quali ultimi si dovrebbe pure la prima fondazione di Alghero. ben chia-
ro che i comuni di riferimento di questi signori non possono essere considerati
estranei ad iniziative che modificano fortemente lequilibrio dei poteri sul terri-
torio, ma non indebito pensare che nella creazione del nuovo sistema urbano
dellisola siano comunque decisive le aspirazioni signorili delle famiglie emi-
nenti di Genova e di Pisa, cui soccorre la pronta collaborazione dei gruppi
commerciali e imprenditoriali, che per meglio affermarsi hanno necessit di
nuovi spazi fisici e civili. Del resto, non questa stessa cooperazione degli inte-
ressi aristocratici e fondiari, popolari e mercantili, che ha dato origine ai comu-
ni di Genova e di Pisa?
Lo specifico delle citt sarde risiede, piuttosto, nel fatto che la loro costitu-
zione dualistica anche sotto un altro profilo: e cio i loro organi di autogover-
no si enucleano in una situazione di dipendenza dai comuni italiani, subendo ab
origine un depotenziamento ordinamentale che ne segna anche la storia futura.
Gli statuti delle citt sarde si sono conservati nel caso di Sassari e di Iglesias,
mentre sono andati parzialmente perduti nel caso di Castelgenovese e quasi to-
talmente in quelli di Bosa e di Cagliari.
Nelle compilazioni statutarie di Sassari e di Iglesias risulta evidente il ricupe-
ro di numerose norme consuetudinarie locali, attinenti specialmente allorga-
nizzazione fondiaria, al governo dello spazio agrario e agli usi familiari. In par-
ticolare gli Statuti sassaresi rappresentano, secondo Antonello Mattone e Marco
Tangheroni, il decisivo punto dincontro tra due diverse tradizioni storiche e
giuridiche: il gi perfezionato diritto comunale pisano e genovese e il patrimo-
nio consuetudinario sardo. Nuclei di norme preesistenti dambito locale e ru-
rale si sono ben conservati per anche nel Breve di Villa di Chiesa. Lirrimediabi-
le scomparsa del Breve del Castello di Cagliari non ci consente, invece, di valuta-
re anche nel suo caso nonostante i meritevoli sforzi di Arrigo Solmi in tale di-
rezione lampiezza dello scarto tra la nuova legislazione statutaria e le tradi-
zioni continuative degli ordinamenti locali, secondo una felice espressione di
Michele Pinna. Questo scarto infatti molto parzialmente documentato da
quel poco che ci resta della Carta de logu cagliaritana, e cio i capitoli recente-
mente ritrovati e pubblicati da Marco Tangheroni.
.o,
i. Contesti urbani
ti a lungo in soggezione e che man mano si sono organizzati in ordini mercanti-
li, mestieri artigiani e parrocchie o quartieri, esprimendo propri statuti e propri
magistrati (il capitano del popolo speculare al podest). A Genova invece,
chiusa nel +.o. lesperienza di governo popolare di Guglielmo Boccanegra, fa-
miglie aristocratiche e famiglie popolari trovano un nuovo modus vivendi fonden-
dosi in questo o quel clan: le famiglie di una determinata consorteria, aristocra-
tiche e popolari assieme, si riuniscono infatti in un unico cognomen e si raccolgo-
no in un medesimo spazio attorno alla domus magna, e cio alla residenza della fa-
miglia principale. questo, appunto, che si intende per albergo, unorganiz-
zazione a carattere sia socio-politico sia demo-topografico che esercita sui suoi
aderenti un potere autonomo rispetto a quello espresso dal comune.
La creazione nella Sardegna del Duecento di nuove citt prescinde largamen-
te seppure mai del tutto dalle preesistenze urbane dellet antica e del primo
Medioevo. Gli elementi di maggiore continuit sono forse rintracciabili nel ca-
so di Cagliari, in unarea di per s elettiva per linsediamento umano, per le con-
dizioni ambientali e per la collocazione geografica. Oristano potrebbe essere il
risultato di un tardivo spostamento della popolazione di Tharros oltre larea
degli stagni, verificatosi secondo alcuni studiosi attorno al +o-o, ma con un suo
popolamento significativo forse successivo ai regni di Barisone e del figlio Pie-
tro. Sassari e Iglesias costituiscono, invece, dei poli del tutto nuovi di concen-
trazione demografica e di orientamento ed organizzazione delle attivit pro-
duttive e commerciali del territorio circostante.
In definitiva la nascita di tutte le nuove citt medievali sembra verificarsi in
Sardegna in rapporto a presupposti e ad esigenze profondamente diversi da
quelli che avevano ispirato sia la creazione del sistema romano di citt costie-
re, sia la collocazione delle prime residenze giudicali in alcuni siti pi favore-
voli o protetti. Intanto esse sono il buon frutto di uno sviluppo demografico
che dopo aver dato un tono pi vitale alle campagne necessita, per sostenersi
e consolidarsi ulteriormente, di raccogliersi e concentrarsi in alcuni poli di
maggiore attrazione per la combinazione pi intensa in essi dei fattori econo-
mici, militari e politici. Ma neppure la crescita demografica e lo sviluppo eco-
nomico sono sufficienti a spiegare un fenomeno che si esplica, nella sua mas-
sima potenza, nel giro di pochi decenni.
La costruzione delle citt sarde, in effetti, frutto di un progetto politico che
si inscrive ampiamente nello sforzo di radicamento signorile delle maggiori di-
nastie pisane e genovesi. Nella maggior parte delle fondazioni prevale infatti
liniziativa signorile, con leccezione (forse) di Sassari, la cui prima formazione,
.o.
La Sardegna dei giudici
Quando acquista la sua forma definitiva, con Castello e le appendici, il com-
plesso urbano di Cagliari mostra in planimetria la figura dellaquila reale con la
croce nel petto, una simbologia che Cadinu vede coerente con le tendenze fi-
lo-imperiali di Pisa.
Rispetto a questo nuovo addensamento urbano la sede giudicale di Santa Igia,
che secondo Arrigo Solmi si sarebbe pure munita di mura e dotata di ordina-
menti comunali, con il governo di un podest e di un capitano, conduce una vi-
ta quasi separata, sinch non distrutta dai pisani e svanisce nel nulla, lasciando
il segreto della sua stessa forma fisica, definitivamente cancellata dallespansio-
ne invasiva della citt attuale fin sul bordo della laguna di Santa Gilla.
Secondo una vecchia ipotesi di Solmi, nella costruzione del Castrum Kallari sa-
rebbe decisivo sin da principio il ruolo dei mercanti pisani. Una colonia di ope-
ratori commerciali della citt toscana infatti molto attiva, attorno al porto di
Bagnaria, sin dai primi anni del Duecento, ed esercita importanti pressioni sul
comune per orientarne la politica rispetto a quel giudice, Guglielmo di Massa,
che nei loro confronti ha forse anche pendenze di debiti e di altri impegni. Sem-
pre a Bagnaria eretta una chiesa dedicata a Santa Maria del Porto ed ha sede la
magistratura consolare che esercita in autonomia dal giudice la giurisdizione ci-
vile e penale sul commune portus, e cio sulla comunit dei mercanti. Lampliarsi
successivo degli interessi mercantili, che si rivolgono anche verso lhinterland,
con le sue ricche coltivazioni, le fruttuose peschiere e le preziose vasche salinie-
re gi attrezzate dai vittorini, spiega bene la necessit dei mercatores di guadagna-
re verso lalto una posizione pi sicura e strategica in un territorio che va acqui-
stando i connotati di un piccolo ma appetibile contado. La decisione conse-
guente di una fortificazione del monte di Castro, messa in atto da un Visconti in
veste di autorit comunale, contribuisce certo anche ad esasperare quelle ten-
sioni tra Pisa e papato che Guglielmo di Massa, oscillante tra la sua fedelt alla
citt e lossequio a Innocenzo III che proteggeva il suo trono anche di fronte al-
lintraprendenza dei mercanti, era riuscito per qualche tempo ad addomesticare.
Apartire da queste premesse si spiega meglio il fatto che la consorteria dei Vi-
sconti non possa costituirsi come far invece in seguito il conte Ugolino su
Villa di Chiesa una signoria sul Castello di Cagliari, che appare subito gover-
nato da ufficiali nominati dal comune: prima da un capitano, dal +.,o circa da
un castellano, e quindi dal +.o da due castellani, assistiti e consigliati nelle fun-
zioni prettamente giurisdizionali da un giudice o assessore. Il modello di gover-
no di Castello di Castro da parte del comune pisano da principio non diverso
da quello che esso ha gi sperimentato nel suo contado, dove sin dalla fine del
.o
i. Contesti urbani
In via pi generale, nellapprezzamento dellintera esperienza comunale della
Sardegna, non si pu comunque prescindere dal suo rapporto di sostanziale
estraneit con il sistema ordinamentale e politico dei giudicati. Per qualche
tempo, vero, gli ordinamenti del comune dipendente o pazionato si incastra-
no nel sistema giuridico e politico sardo senza modificarlo nella sostanza.
Lautorit pisana e quella giudicale scrive Mario Caravale risultano in equili-
brio: la prima esprimeva le esigenze di una societ in rapida ascesa e gli interes-
si di uneconomia mercantile in sviluppo, la seconda rappresentava il mondo
tradizionale dellisola, con la sua produzione ancora arcaica e chiusa. Ma ad un
certo punto lequilibrio si spezza, la separazione tra i due mondi viene meno, e
sono proprio le citt, sempre pi ricche di protagonismi economici e politici,
ad esercitare unazione dissolvente sulle strutture di governo dei giudicati.
da Cagliari e da Sassari, infatti, che muove lultimo attacco allautorit giu-
dicale, con la cessazione definitiva delle dinastie regnanti e la formazione (o il
rafforzamento) delle signorie territoriali.
.. La nuova Cagliari
Il nucleo centrale e fortificato della nuova Cagliari Castello di Castro, la cui
edificazione, sul maggiore colle roccioso sovrastante lultimo lembo del Cam-
pidano e il suo sistema lagunare, avviata tra il +.+o e il +.+- da Ubaldo Visconti,
nella sua qualit di podest di Pisa.
Il primo impianto della Cagliari medievale costituisce, secondo Marco Cadi-
nu, un esempio limpido di progetto urbanistico duecentesco, ispirato ai mo-
delli dellurbanistica toscana ed europea. Il tracciato di tre strade curvilinee,
parallelo ad una ruga mercatorum e centrato su una platea communis, fornisce gli
assi di orientamento delle opere militari e dei borghi collegati. Anche la cresci-
ta di questi borghi, le appendici di Stampace, della Marina e di Villanova,
infatti rapida e non avviene in maniera spontanea, ma secondo il tipo pianifi-
cato delle terre murate toscane. Stampace risulta gi formata con le sue chie-
se nel +.o,, anno della visita dellarcivescovo Federico Visconti; La Marina o
Lappola, attestata dal +.o, incorpora probabilmente la vecchia citt altome-
dievale, nei cui pressi si erano insediati sin dalla seconda met dellXI secolo i
primi fondaci genovesi e pisani; Villanova menzionata per la prima volta nel
+.s+, ma presso il suo primo nucleo compare gi nel +. un insediamento
domenicano.
.o
La Sardegna dei giudici
statuta, indica le modalit della sua compilazione a cura di uomini esperti di dirit-
to eletti dagli Anziani di Pisa e riconosce ai suoi castellani una giurisdizione au-
tonoma; alle rubriche XXXIX e LVI del medesimo libro rimette lelezione di
questi stessi castellani nelle mani del podest e del capitano di Pisa (in quellan-
no, rispettivamente, il conte Ugolino Donoratico e il visconte Nino, giudice di
Gallura) (Bonaini +s--o, I, pp.++o-+., ,,-,- e +.s-.,). La redazione del +,+,
espone nella rubrica LXX le regole forse pi antiche per lelezione e per leserci-
zio dellufficio di castellano e segnala lesistenza di quattro approbatores del breve
di Castello di Castro eletti annualmente e assistiti da un notaio (Bonaini +s--o,
II, pp.ss-,).
.o-
i. Contesti urbani
XII secolo suole collocare nelle principali localit sottomesse un capitano for-
nito di poteri militari, amministrativi e giudiziari.
Lorganizzazione civile e politica di Castello di Castro prende per anche la
forma di comune, in coerenza del resto con il gi esistente commune portus, e que-
sto recependo ovviamente il diritto statutario pisano, che trascrive in un Breve
Castelli Castri de Kallari menzionato per la prima volta nel +.o. Il Breve si perso,
come gi osservato, ma alcune sue norme sono riprodotte dal manoscritto che
tramanda il Breve portus kallaretani e varie altre da due successive redazioni del
Breve pisani Communis. Quella del +.so alla rubrica XLVI del primo libro enume-
ra il Castello di Cagliari tra le terre soggette a Pisa cui consentito avere brevia et
.oo
La Sardegna dei giudici
Figura 9: Le tre strade del-
la fondazione del Castello pi-
sano di Cagliari (1217), dal-
landamento curvilineo, sono
frutto di un attento progetto
urbanistico ben apprezzabile
nella ripresa dal dirigibile del
primo novecento. Il tracciato
della Ruga Mercatorum (a-a)
viene ripetuto con precisione
per disegnare le due strade
parallele ad est e a ovest, uni-
te dalle Traverse. Nel loro
Breve i Mercanti del porto in-
dicano tra le due traverse il
tratto centrale della Ruga
Mercatorum dove intendono
aprire la loro Loggia. Negli
stessi luoghi (1, cantone di
ser Bacto e 3, traversa delli
Bonconti e delli Gambacor-
ta), insieme alla ecclesia di
Sancta Maria (2), il messo
annuncia larrivo delle navi
in porto. In planimetria in-
dicato un quarto tratteggio
che indica il controllo della
via tra la Cattedrale (A), ruo-
tata nel suo primo impianto,
lArcivescovado (B), e la chie-
sa di Santa Lucia (C). In pun-
tinato la croce di strade che
ridisegna nel XVI secolo lan-
tica giuderia della citt.
.o, .os
Figura 10: Lasse di fondazione del Castello di Cagliari, teso tra le due torri (1, Aquila e 2, Leo-
ne), viene ripreso per il tracciato delle vie principali dei borghi nuovi della seconda met del duecen-
to: Villa Nova (San Giovanni, 5) e Stampace (SantEfisio, 8). Lintersezione ortogonale con la con-
giungente tra le due chiese avviene presso il cuore della citt, la Platea Comunis. Sono indicati:
3 Torre dellElefante, 4 Cattedrale, 6 San Domenico, 7 San Francesco, 9 San Pietro, 10 San Saturno,
11 SantAgostino, 12 Jesus, 13 SantEulalia in Marina, 14 San Mauro, 15 Santa Chiara, 16 il Carmi-
ne. Con la lettera h sono indicate le corti-fondaco (osterie nel XIX secolo) sui principali percorsi in
uscita dalla citt.
Le norme di questo breve cagliaritano simpongono oltre il perimetro cittadi-
no, specie dopo che una delibera degli Anziani di Pisa pubblicata da Bianca
Fascetti ha esteso lautorit dei castellani della citt a tutto il Cagliaritano, con
leccezione di Villa di Chiesa e di Domusnovas, che sono a loro volta dotate di
brevi municipali. Nella delibera si specifica che la giurisdizione dei castellani me-
ro et mixto imperio, e cio piena anche nel criminale, deve esercitarsi fuori Caglia-
ri sia secondo le norme del Breve di Castello e del comune pisano, sia secondo le
norme della Carta de Logu del Cagliaritano, attenendosi a queste ultime ogni
volta che contemplino il caso da decidere e facendo altrimenti riferimento a
quelle (ita quod Cartam loci servare teneatur in casibus in quibus loqueretur,
Breve et alia ordinamenta pisani communis in illis in quibus Carta loci non lo-
queretur).
Verso la met del Duecento la Cagliari incastellata, ma innervata da associa-
zioni mercantili e artigianali, esprime anche un Consiglio maggiore o Parlamen-
tum, riunito con convocazione pubblica e al suono delle campane nella cattedra-
le di Santa Maria, e un pi ristretto Consiglio degli Anziani, che Solmi ha defini-
to quale rappresentanza speciale delle classi.
Il Breve portus kallaretani riguarda le attivit del porto, poste sotto il diretto con-
trollo di Pisa per limportanza enorme che hanno per la sua economia. Pisa il
capo e Castel di Castro le membra, scrive Pinuccia Simula, quasi un unico cor-
po, di cui tutte le fonti del tempo rimarcano lindivisibilit.
,. Villa di Chiesa
Limpronta delliniziativa signorile ancora pi marcata nella fondazione di
Villa di Chiesa, effettuata dal conte Ugolino della Gherardesca in un anno im-
precisato tra il +.-, anno della spedizione pisana contro SantIgia, e il +.-.,
quando ricorre la prima menzione della citt.
Le condizioni della nascita di un grosso borgo in unarea rurale con prevalen-
za dellincolto pabulare e boschivo, ove sono cessate da lungo tempo le estra-
zioni minerarie, sono date inizialmente da una ripresa demografica e da un af-
flusso esterno di popolazione sollecitato, secondo Marco Tangheroni, da una
domanda in crescita dei prodotti agricoli e pastorali. Successivamente, proprio
perch finalizzata allo sfruttamento delle miniere, la nuova edificazione urbana
necessita di ulteriori apporti umani, che sono incoraggiati con la concessione ai
nuovi abitanti di incentivi e franchige. Secondo la cronaca sarda di fine Quat-
.++ .+o
i. Contesti urbani
Figura 11: Citt in forma daquila: Cividale e Cagliari (da Guidoni 1974). Il coordinamento del Ca-
stello con i suoi due nuovi borghi di fondazione Stampace, ante 1263, e Villanova, ante 1281 viene
programmato nella seconda met del Duecento, probabilmente con la distruzione della capitale giudica-
le di Santa Igia. Lassialit dellimpianto urbano originario (il sistema Castello-Lapola) si completa con
la croce dello stemma pisano e la figura dellaquila imperiale (in tratto nero sulla planimetria di Caglia-
ri, dallo stemma dei Donoratico della Gherardesca murato sulla Cattedrale di Iglesias nel 1284-5).
trocento gi richiamata, Ugolino avrebbe indirizzato verso la sua nuova fonda-
zione anche una parte degli esiliati di SantIgia.
Marco Cadinu ha ipotizzato un primo impianto di Villa di Chiesa precedente
al +.-., con un nucleo costruito tra il Castello e la Ruga mercatorum. Ci non
esclude che gi da prima esistesse un centro atto a coordinare unarea abbon-
dante di risorse agricole e minerarie. Dellinteresse di imprenditori non sardi
per le miniere iglesienti si ha infatti notizia sin dal +.,, quando una societ mi-
sta di lucchesi, genovesi e tedeschi decide di attivare fosas furnos aut venas pro
laboranda Argentiera in Sardineam. Comunque, la costruzione del circuito
murario della citt, quale ci pervenuto, sembra databile allultimo quarto del
Duecento, quando vengono costruiti la nuova cattedrale di Santa Chiara (+.s)
e lacquedotto, in probabile corrispondenza con una fase di sviluppo pi gene-
rale che vede anche linsediamento di un convento francescano al limite della-
rea urbana.
In ogni caso, la forza di attrazione demica di Villa di Chiesa fattore potente
di una generale riorganizzazione demografica ed economica della sesta parte
del Cagliaritano di Ugolino, e specie dellarea che da Domusnovas e Iglesias va
al mare. Ed chiaro che anche in questa nuova costruzione urbana interessi si-
gnorili e interessi comunali si sovrappongono ampiamente: Ugolino mira a po-
tenziare il suo fresco dominio sul versante sia economico che militare, mentre la
ricca societ mercantile di Pisa ambisce a sfruttare i filoni argentiferi dellIgle-
siente, i quali ha osservato una volta Marc Bloch erano da tempo al centro
dellattenzione anche di Genova. Una volta di pi si manifesta, insomma, la so-
stanziale coerenza, per un lungo tratto di storia, del movimento di crescita eco-
nomica e civile di Pisa con le ambizioni dinastiche e territoriali delle sue famiglie
pi intraprendenti. E ci a prescindere dal fatto che Ugolino sia insofferente
come del resto i Massa e i Visconti della sua condizione di feudatario di Pisa e
persino renitente al pagamento dei diritti spettanti al comune, sino a farsi confi-
scare per qualche anno il suo dominio sardo.
Caduto il suo signore, la citt sulcitana passa comunque sotto la diretta sovra-
nit di Pisa quale comune dipendente o pazionato, per quanto dotato di una cer-
ta autonomia e di uno statuto, il Breve di Villa di Chiesa, che giunto sino a noi. La
sua elaborazione avvenuta dapprima per iniziativa dello stesso conte Ugolino,
ma subisce in seguito molteplici revisioni, delle quali le prime due operate subi-
to dopo lannessione a Pisa.
Dopo un periodo di governo podestarile, esercitato sia sulla citt che sullin-
tera sesta parte pro magnifico et potente viro domino comite Ugolino de Do-
.+, .+.
i. Contesti urbani
Figura 12: Iglesias. Il Castello pisano di San Guantino (A) e i primi borghi alle sue falde sono limi-
tati da una linea difendibile (puntinato grigio), con probabilit gi formata prima della met del Due-
cento. Oltre il principale percorso di fondovalle (Ruga Mercatorum - Ruga Magistra) era la Platea Ve-
tere (P), San Domenico (d) e lampliamento a isolati regolari (linea continua) tra San Francesco (F) e
Santa Chiara (C). Alla costruzione delle mura dopo la met del XIII secolo segue il tracciamento del-
le due vie da Porta Nuova (B), e lapertura della via Nuova (a-a). Sono scelti come traguardi di traccia-
mento il Castello e il Palazzo dei Donoratico (D), poi Collegio dei Gesuiti.
del Trecento, quando comincia ad aprirsi al grande mercato mediterraneo, ma
senza mai recidere i legami con il mondo degli affari pisani.
A fine Duecento Iglesias cos diventata, molto probabilmente, la citt pi
abitata e ricca dellisola, con un territorio a sua volta tra i pi dinamici, per la pre-
coce emancipazione della popolazione dalle catene della servit, come ben ri-
vela un capitolo del Breve che contempla il privilegio per tutti gli argentieri e abi-
tanti di Villa di Chiesa, stranieri o indigeni, di essere sani et salvi in aviri et in
persona, anche qualora fossero stati perseguiti e banditi da altri territori (Breve
di Villa di Chiesa, II, ).
. Sassari
La formazione del maggiore e pi vitale centro urbano del Nord Sardegna
ancora nascosta da numerose zone dombra. Marco Cadinu ha ipotizzato un
suo tessuto urbano precocemente segnato, nella fitta tessitura di vicoli e cortili,
dallimpronta islamica, quasi una colonia di un Islam che in Sardegna avrebbe
messo piede e radici molto pi di quanto la storiografia sul Medioevo sardo
possa riconoscere sulla base delle fonti disponibili. I documenti noti menziona-
no per la prima volta Thatari nel +++., quando soltanto uno dei piccoli e nu-
merosi villaggi della regione di Flumenargia; ancora prima, secondo Marco
Tangheroni, sarebbe stata una semplice curtis del monastero di San Pietro (San
Pietro di Silki, s, e .+ per Thatari come curtis; +o, +-, ,, ,,, e ,, come
villaggio).
Non vi memoria di una specifica iniziativa signorile per la sua trasformazio-
ne in citt murata, quale appare essere gi nel +.,o. Sembra, dunque, che sia sta-
ta la sua stessa crescita spontanea, sollecitata dai fermenti produttivi di uneco-
nomia agricola apertasi per la presenza di mercanti genovesi e pisani agli scambi
mediterranei (che nel giudicato turritano coinvolgono specialmente il grano e
lorzo, le pelli e i cuoi, la lana e il formaggio), a farla eleggere sul principio del
Duecento a sede principale dei giudici. Ed forse proprio la presenza della cor-
te a rendere pi rapida la crescita materiale e morale del centro, che acquista co-
s una pi marcata identit e coscienza urbana.
Le potenzialit del territorio sassarese sono del resto enormi e la nuova citt
rurale lespressione di Antonello Mattone e Marco Tangheroni sa rapi-
damente approfittarne costituendosi, con lestensione progressiva della sua
giurisdizione sulle curatorie circostanti, una vasta dipendenza rurale che dalla
.+
i. Contesti urbani
noratico (iscrizione del +.s-s nella chiesa di Santa Chiara), Villa di Chiesa
amministrata da due rettori nominati dal comune, affiancati da un giudice per
la giustizia, da un camerlengo per le finanze e da alcuni notai, anchessi di no-
mina pisana. La nomina degli altri ufficiali che presiedono ai vari rami dellam-
ministrazione municipale spetta invece, congiuntamente, al Consiglio cittadi-
no e ai rettori: cos per i tre modulatori che devono assicurare il rispetto delle leg-
gi ed esercitare il controllo sugli atti contabili, per i tre arbitri che devono risol-
vere le contestazioni e le liti sui confini delle propriet, per i due sindaci che in
ciascuno dei quattro quartieri (Santa Chiara, di Mezzo, la Fontana, di Castello)
denunciano i reati, per gli operai delle chiese cittadine, per i dodici messi comu-
nali, per il revisore settimanale delle stadere o bilance pubbliche, per il bandito-
re, per i responsabili dellannona, etc.
Limitata nei confronti di Pisa, lautonomia di Villa di Chiesa ampiamente
salvaguardata nei confronti di Cagliari. Un consiglio del popolo tenuto a Pisa
nel febbraio +,+, ne sottrae i rettori, come pure quelli di Domusnovas, alla
giurisdizione dei castellani di Cagliari, estesa a tutto il restante territorio del-
lantico giudicato di Cagliari. La ragione facile da intendere: preme a Pisa,
evidentemente, di mantenere il suo pieno controllo su unattivit mineraria
che nel +,o, le frutta oltre un quarto delle sue entrate sarde, e cio + mila
fiorini su - mila.
Lincidenza delle attivit estrattive sulla vita della citt nuova del Sulcis lata-
mente civile, oltre che economica, per cui lo stesso Breve dedica al loro discipli-
namento numerose norme nel IV libro. Equesto sulla base di consuetudini lo-
cali formatesi nei decenni precedenti la stesura statutaria, che pur non ignoran-
do le tradizioni di attivit mineraria europee, acquistano carattere originale in
rapporto alle peculiari condizioni dellindustria nel territorio iglesiente. Una
giurisdizione speciale sui luoghi e sulle attivit di miniera demandata agli itine-
ranti Maestri del Monte, sistemati in una apposita casa nel centro della citt e tenu-
ti a sentenciare et diffinire et intendere tucte lite et questione che seranno in
delle montagne, sotterra e sopra terra. Questi giusdicenti sono a loro volta sot-
toposti al controllo segreto di persone appositamente nominate dal Consiglio
cittadino. Il rilievo statutario delluniverso minerario testimoniato ancor me-
glio dal fatto che uno dei quattro brevaiuoli nominati per la revisione periodica
del Breve doveva essere obbligatoriamente scelto tra i maestri del Monte o tra altri
esperti dellarte mineraria.
Come nel caso di Cagliari, il protagonismo degli imprenditori e dei mercan-
ti iglesienti tende a farsi pi dinamico tra la fine del Duecento e il principio
.+
La Sardegna dei giudici
.+-
Flumenargia finisce per estendersi a larga parte della Nurra. Una regione rurale
dunque, con una forte centralit urbana, che ha fatto parlare Giovanni Macioc-
co, un urbanista, dellarea territoriale sassarese come di una regione urbana.
Come nel caso di Iglesias, anche la crescita del nuovo polo urbano di Sassari
porta ad una incidente riorganizzazione territoriale, capace di mettere a repen-
taglio lesistenza delle vecchie citt vescovili e portuali di Torres e di Ampurias.
La componente italiana della popolazione di Sassari a sua volta cospicua gi
nei primi decenni del Duecento, per la scelta di risiedervi fatta dai mercanti to-
scani, liguri e provenzali che vi hanno steso la rete dei loro scambi e relazioni
con le regioni dorigine.
Laffermazione di Sassari avviene, inevitabilmente, a scapito di Torres, citt
che nellXI secolo ancora il centro principale della Sardegna settentrionale.
Nel +o,. larcivescovo pisano Daiberto vi convoca quel sinodo di tutti i prelati
sardi che pronuncia la condanna e la maledizione del misterioso giudice Torchi-
torio di Gallura. Dopo Torres, prima di Sassari, per Ardara a fungere da prin-
cipale centro religioso e regio: gi nel ++, larcivescovo pisano Uberto vi con-
voca il suo concilio, mentre lultimo giudice a morire in su Palatu de Turres,
verso il ++.-, sarebbe stato secondo il Libellus judicum turritanorumil giudice Co-
stantino, padre di Mariano. Per Ardara leminenza di sede giudicale si prolunga,
dunque, per oltre un secolo, poich gli atti di Adelasia risultano ancora redatti
in palatio regni turritani de Ardara.
La competizione tra Genova e Pisa coinvolge Sassari sin dalla sua prima cre-
scita urbana, anche per la presenza precoce nel Turritano di domus fortificate dei
Doria e dei Malaspina, cui i Massa, i Visconti, i da Capraia, i Donoratico e gli stes-
si giudici dArborea cercano vanamente dopporsi. La lotta tra queste consorte-
rie ha tra le sue poste principali proprio il controllo di Sassari, ove in circostanze
ancora poco chiare rimasto ucciso, si ricordi, il giovane giudice Barisone.
Secondo alcuni studiosi Sassari sarebbe stata per qualche tempo assoggettata
al governo del vicario di Enzo in Sardegna. Fatto sta che una volta scomparso il
figlio di Federico II, il ritorno in citt dei pisani porta ad un governo podestarile,
almeno tra il +.-. e il +.s,, durante il quale avviene la prima elaborazione di
quello statuto sassarese che secondo Mattone e Tangheroni rappresenta uno
dei pi importanti e significativi monumenti giuridici del Medioevo sardo.
Limpianto statutario pisano sostanzialmente conservato da Genova quan-
do il comune di Sassari con la convenzione del . marzo +., ne riconosce la
protezione e signoria (Tola +so+-os, XIII, +,). La redazione degli Statuti sassaresi
a noi pervenuta, del +,+o, realizzata sotto la podesteria di Cavallino de Honestis,
.+o
La Sardegna dei giudici
Figura 13: Il primo nucleo di Sassari (anteriore al XII secolo, linea puntinata grigia), distinto da
una minuta parcellizzazione catastale; al suo esterno i sistemi delle corti-fondaco (1) presso la giuderia
(1-4), il tracciato della Carrela Longa (a-a), il completamento della Platha (b-b) con la Loggia duecen-
tesca (2). La strutturazione presso San Nicola (3) dellArcivescovado (4) completa il primo impianto
entro la met del XIII secolo. Il Castello (5) viene ricostruito dagli aragonesi sul Capo di Villa, dalla
parte di levante della citt. La Platha de Cotinas con funzioni civiche e commerciali lasse urbano
porticato pi ampio e prestigioso della Sardegna medievale. Col 6 indicato il Pozzo di Villa; con (c-c)
la via Turritana, riferibile alla fase urbana trecentesca.
traduce in sardo logudorese una precedente stesura in latino di datazione anco-
ra incerta. Come nel caso del Breve di Villa di Chiesa (e forse del Breve di Castello
di Castro), si tratta di un corpus di norme che definisce le basi e i profili ordina-
mentali di una citt che non comunque pienamente autonoma, in quanto sog-
getta sotto molti aspetti alla potest di Genova (e gi prima di Pisa). Nondime-
no gli Statuti sassaresi rimandano ad un vitalissimo bacino di consuetudini locali,
e testimoniano perci splendidamente di una fusione del tutto originale tra il di-
ritto statutario comunale e il diritto consuetudinario sardo.
Il podest di Sassari, sempre un genovese, annualmente nominato dal Con-
siglio degli Anziani del comune ligure. Genovese anche il cavaliere che lo assiste
con funzioni di assessore. Negli atti giurisdizionali il podest assistito dal Con-
siglio maggiore, composto di cento cittadini. La sua adunanza prende il nome di
Corona, e viene convocata tre volte alla settimana come ordinaria e una volta co-
me maggiore. Fra gli appartenenti al Consiglio maggiore sono nominati gli An-
ziani, sedici in tutto, quattro per quartiere. Otto probiuomini, due per quartiere,
sono invece preposti allamministrazione del denaro pubblico, alla cui custodia
provvede su massaiu, nominato ogni due mesi. Otto majores de chita, infine, prov-
vedono a regolamentare i turni di ispezione e di guardia delle mura e delle torri.
Larcaicit del termine chita, che conserva qui il significato di gruppo, schiera,
accolta, secondo Giulio Paulis unaltra prova della risalenza delle consuetudi-
ni sarde conservate dagli Statuti sassaresi.
. Le altre citt
Come SantIgia, anche Oristano sorge a ridosso di un sistema complesso e
ancor pi malsano di stagni che ne costituiscono una linea di protezione natura-
le. Nel suo sonetto Di luglio, del primo Trecento, laretino Cene della Chitarra
gioca di contrasto con uno dei Sonetti dei mesi di Folgore da San Gemignano
che rappresenta una brigata tra le fresche cantine di Siena, allietata da carni scel-
te, cibi leggeri e ghiaccio , raffigurando unaltra brigata affogata, viceversa, nel
forte e terribil caldo di Oristano, intenta a mangiar carne di porco grassa e pe-
pata, con contorno di salvia e rosmarino, che bagna con acque salse e vin di
pantani (leggi vernaccia).
Eppure proprio questa citt di lagune malariche ad ospitare, in seguito al-
labbandono di Tharros, prima larcivescovo (dopo il +o-o) e poi la corte giudi-
cale (dal ++o.). Oristano sembra stabilire rapporti con Genova e Pisa alquanto
.+, .+s
i. Contesti urbani
Figura 14: Sassari. Uno dei progetti di Rocco Cappellino (1577) per una nuova cinta bastionata di
Sassari, mai realizzata; vi sono indicate le mura medievali ed il Castello con il fossato. Il modello pla-
nimetrico della Sassari medievale e la particolare forma della propriet privata, degli spazi pubblici e
semipubblici (vicoli ciechi) sono riferibili alle tradizioni insediative mediterranee ed islamiche, certa-
mente precedenti alla fase genovese e pisana. In basso planimetria catastale del 1876; a destra una
delle strette innestate sulla via principale evitando sistematicamente la corrispondenza con la via sul
lato opposto.
Barisone e confermata dal figlio Pietro, di unarea fabbricabile per cento abi-
tazioni (e botteghe).
Il Duomo di Oristano ultimato nel +.., da maestranze lombarde, mentre
nel +.,. completato limponente convento francescano. In questi stessi an-
ni, dal +.,o al +.,,, il giudice Mariano de Bas costruisce le due torri simmetri-
che di Porta Pontis a nord e di Porta Mari a sud, dando forma definitiva al pe-
rimetro murario della citt.
Olbia capitale del giudicato di Gallura almeno dal +o-,, quando, governan-
te Costantino, ha gi stretto i primi contatti economici e culturali con Pisa. Ci
nonostante, la sua storia medievale largamente avvolta nelloscurit, forse
anche per gli spostamenti di sito che giustificano le sue variabili denominazio-
ni (da Fausania a Civita a Terranova). Neppure chiaro se Olbia abbia rag-
giunto lo statuto proprio di citt (un documento ufficiale pisano parla di qua-
si civitas), con mura e fortificazioni adeguate, anche se sono state ritrovate le
tracce di una terra murata pisana fondata nella seconda met del Duecento.
..+
i. Contesti urbani
dopo Cagliari e Torres, ma in compenso sin dalla met del XII secolo attiva
scambi economici e politici con le coste catalane. Bench capitale giudicale, la
citt arborense resta per immersa nelle strutture di uno staterello monocrati-
co, privo di fermenti di vita municipale e comunale, come conferma linesisten-
za di raccolte statutarie medievali: Oristano, evidentemente, rimasta soggetta
agli ordinamenti propri del suo territorio o logu.
Per quanto concerne ledificazione di Oristano, Marco Cadinu parla di una
forma urbana precedente e pi arcaica, legata a modelli islamici, anche se le
mura e molti monumenti della citt riflettono stili ed elementi propri delle cul-
ture toscane e lombarde del XII e XIII secolo. Le maggiori costruzioni sono
comunque tardive, della fine del Duecento, e sappiamo molto poco dello svi-
luppo urbanistico precedente, se non per la concessione ai genovesi, fatta da
..o
La Sardegna dei giudici
Figura 15: Oristano coi suoi cinque borghi medievali, ricordati nel 1580 dal Fara; intorno alla via Vinea Regum
(c-c) si pu collocare la regolare lottizzazione di 100 case per mercanti concessa nel 1192 dal giudice ai genovesi
presso il loro preesistente portus. La citt murata ha un primo nucleo nella parte pi elevata della piana (A), forse il
primo insediamento del giudice e del vescovo (1070-1102); qui convergono gli assi di costruzione delle due torri
monumentali (1 e 2) della fine del 200. Un primo nucleo rotondeggiante, in tratteggio nero (B - da Falchi 1984)
databile entro la fine del XII secolo; al suo esterno i francescani (fr - 1254) e la Cattedrale (C). Nel disegno: la Ruga
Mercatorum-Via Dritta (a-a) e la Via dei Cavalieri (b-b), la Loggia (L), Santa Chiara (f), San Domenico (d), SantE-
fisio (e), la via Aristana (g) e la via delle Osterie con le sue ampie corti allingresso della citt (h).
Figura 16: Terranova (Olbia). Planimetria con lindividuazione del perimetro della fondazione pi-
sana, progettata alla fine del XIII secolo. Sono indicate la piazza (A), la Chiesa di San Paolo (B) ed il
percorso principale di fondazione (a-a), distinto da una notevole sezione stradale. La struttura degli
isolati medievali impostata secondo il piano urbanistico ricorrente nelle tante Terre Nuove toscane
di fondazione della met del Duecento, ancora proposto nella Villanova di Cagliari. Sono indicati il si-
to del Castello (C) e della chiesa di San Simplicio (D), (1120 c.), in stile romanico pisano.
Anche nel caso di Castelgenovese (oggi Castelsardo) nessun documento ac-
credita la sua fondazione nel ++o., sempre ad opera dei Doria. La sua edifica-
zione quasi certamente avvenuta successivamente alla caduta del giudicato
turritano, quando la signoria dei Doria, distribuita tra la Nurra, il Caputabbas,
il Meilogu e lAnglona, pu consolidarsi conseguendo un miglior controllo sia
del suo territorio discontinuo, sia degli scambi tra il Nord Sardegna, la Corsi-
ca e la riviera ligure. La prima attestazione dellappartenenza di Castelgenove-
se ai Doria comunque del +.s., nellatto dellacquisto di questa fortezza e di
quella di Casteldoria, assieme alla curatoria dAnglona, che Brancaleone Doria
fa dai Malaspina. Non si pu perci escludere che a edificare il borgo, esisten-
te almeno dal +.-, sia stato lo stesso comune ligure, come ha ipotizzato Ales-
sandro Soddu. Gli Statuti di Castelgenovese sono di qualche decennio succes-
sivi, promulgati nel +,, da Galeotto Doria.
..,
i. Contesti urbani
Figura 17: Una strada del centro di Olbia, la Terranova pisana fondata alla fine del XIII secolo sul
modello delle colonie toscane.
Veniamo ora a quelli che potrebbero definirsi municipi signorili: Alghero,
Castelgenovese e Bosa.
Una tradizione, raccolta da Fara e recepita in seguito acriticamente, data la
fondazione di Alghero al ++o., ad opera dei Doria. Di fatto, le prime notizie
significative sul suo castrum, sul suo porto e sulla pesca del corallo, praticata da
marsigliesi, sono dellultimo ventennio del Duecento. A conferma di questo
sviluppo tardivo della futura citt catalana, scavi recenti datano le tracce pi
antiche di insediamento medievale alla seconda met del Duecento.
...
La Sardegna dei giudici
Figura 18: Le mura di Castelsardo.
Nota al capitolo XI
+. Citt e radicamenti signorili
Per i riferimenti di quadro alle istituzioni cittadine italiane ed europee: BERENGO
+,,,, e CARAVALE +,,, parte seconda, capp. I, II, VI.
Sui profili urbanistici e statutari delle citt sarde medievali: CADINU .oo+; SOLMI
+,+-, capp. IV e V; PIERGIOVANNI +,s,-s; GALOPPINI-TANGHERONI +,,.
.. La nuova Cagliari
Su Cagliari, oltre a Solmi, si rimanda a PINNA +,+ (ma sul periodo giudicale c ben
poco); PRINCIPE +,s+, pp. ,--; SIMBULA .oo+; MARTORELLI .oo e CADINU .oo.
Utili osservazioni in URBAN.oo., pp. ,. sg.
,. Villa di Chiesa
Su Villa di Chiesa si dispone della eccellente monografia di Marco Tangheroni (TAN-
GHERONI +,s) con una appendice di Claudia Giorgioni Mercuriali.
. Sassari
Su Sassari un contributo importante viene dagli atti del convegno Gli Statuti Sassaresi.
Economia, Societ, Istituzioni a Sassari nel Medioevo e nellEt moderna (si veda MATTONE-
TANGHERONI +,so). Per i profili urbanistici: PRINCIPE +,s,, pp. .,-,s.
. Le altre citt
Su Oristano: SANNA +,s,. La citazione del sonetto di Cene della Chitarra da Le rime
di Folgore da S. Gemignano e di Cene da la Chitarra dArezzo, p. -, (si veda NAVONE +sso).
Su Alghero: PRINCIPE +,s,, pp. ,-,s e gli atti del convegno Alghero, la Catalogna, il
Mediterraneo (MATTONE-SANNA +,,), in particolare la relazione di Rosalind Brown (si
veda BROWN+,,).
Su Olbia (Fausania, Civita, Terranova): MELONI-SIMBULA +,,o (in particolare i saggi
di Giuseppe Meloni, Angelo Castellaccio, Olivetta Schena, Alessandra Argiolas e An-
tonello Mattone).
Per Castelgenovese (Castellaragonese, Castelsardo) sono ancora inediti gli atti del
convegno Castelsardo- ,oo anni di storia (Castelsardo +-+o novembre .oo.), ove si segna-
lano per il periodo giudicale le relazioni di Franco G. R. Campus e di Alessandro Soddu.
Per Bosa: ERA +,s e TODDE +,-o.
..
i. Contesti urbani
Bosa nuova, e cio la citt pertinente al castello di Serravalle, distinta dalla Bo-
sa vetus det romana e dalla Bosa manna della prima et giudicale, secondo la so-
lita tradizione riportata da Fara sarebbe stata fondata dai Malaspina nel +++.. In
realt le prime attestazioni di esistenza sono anche nel suo caso della prima
met del Duecento. Nel +. vi sono il porto e il palazzo vescovile, ma prece-
dentemente documentata la pesca del corallo praticata sin dagli anni trenta dai
bonifacini, cui si aggiungono poi i marsigliesi. Nelle vicinanze della citt c
labbazia cistercense di Sindia, ai cui monaci si devono la bonifica dellaltopiano
omonimo e il rifacimento della chiesa di San Pietro Extramuros.
..
La Sardegna dei giudici
ii
ECLISSI DELLA SIGNORIA FONDIARIA
+. Economia della casa ed economia di mercato
I primi strumenti della penetrazione pisana e genovese in Sardegna sono es-
senzialmente mercantili. Luso delle armi e della forza, contro gli arabi o contro
gli stessi giudici sardi, apre la strada alle prime operazioni commerciali e ai pri-
mi investimenti fondiari.
Ma a muovere verso lisola da entrambe le citt, Genova e Pisa, un ceto di
armatori navali e di trafficanti di terra e di mare che ha connotati ancora aristo-
cratici. Si tratta, in definitiva, di esponenti di quel medesimo ceto signorile che
ha dato limpulso primo alla creazione dei comuni e che sotto le forme del go-
verno consolare ne regge a lungo le sorti. quindi naturale che il primo radica-
mento in Sardegna di questa lite sociale dal doppio volto, signorile e mercanti-
le, cominci da quelle domus o curtes che costituiscono la base del potere econo-
mico e civile delle aristocrazie sarde. Dapprima lentamente, e poi con impeto
pi aggressivo, i domini genovesi e pisani prendono il posto dei donnos sardi, tra-
sferendo nelle loro nuove propriet sarde al riparo di quel tanto di immunit
giurisdizionali che i precedenti titolari hanno acquisito per loro conto le pra-
tiche produttive, negoziali e affaristiche cui sono adusi nei territori di prove-
nienza. Gi organizzati in clans o consorterie possono inoltre potenziare ulte-
riormente le basi fondiarie e dinastiche del loro potere in Genova o in Pisa.
Quando genovesi e pisani cominciano a frequentare pi assiduamente la Sar-
degna, tra lXI e il XII secolo, in Italia centrale e settentrionale le grandi corti o
aziende signorili sono diventate non solo centri e luoghi di mercato bens pure
oggetto ed occasione di complesse operazioni finanziarie. Il suo involucro si-
gnorile o gentilizio non sottrae, cio, il dominio fondiario alle pressioni delle-
conomia monetaria, almeno dove questa economia consegue un certo vigore,
per la vicinanza di una citt particolarmente ricca, dinamica e aperta ai com-
merci su lunghe distanze. Questo certamente il caso di Genova e Pisa, e allo-
ra neppure in Sardegna il dominio fondiario pu restare immune dalla costante
combinazione nellattivit dei nuovi domini degli interessi produttivi, com-
..-
nuam pro ancilla, sed tua spontanea voluntate venisti de Sardinia in Ianuam et
amore dicti fratris mei que te ad lectum tenebat et de quo filiam substulisti. Et
si verum esset quod ancilla fuisses mea et fratrum meorum volo quod sis libera
et te liberam facio pro posse meo cum omnibus rebus tuis ut decetero sis libera
tamquam civis romana. Io, Guglielmo Beiano, fratello del defunto Beiano, ri-
conosco che tu Furada non venisti dalla Sardegna nella citt di Genova per co-
strizione di servit, e che n io n mio fratello ti conducemmo dalla Sardegna a
Genova come ancella, ma che fosti tu a volerci venire per amore di mio fratello
che ti aveva come concubina. E se pure tu fossi stata serva mia e dei miei fratel-
li, ora voglio la tua libert, e perci, di mia potest, te la rendo, con tutti i tuoi
averi in modo che dora innanzi tu sia libera come una cittadina romana (Ar-
tizzu +,o., n.o).
Nel XII secolo la partecipazione di operatori sardi alle societ mercantili
ancora minima, sia per la loro carenza di mezzi monetari, sia perch la forma-
zione delle societ avviene il pi delle volte a Genova e a Pisa (raramente a
Marsiglia, Barcellona e Napoli). Lelemento indigeno tende a farsi pi intra-
prendente soltanto con lo sviluppo delle citt isolane e dalla seconda met del
Duecento si riscontra anche la formazione di vere e proprie case commerciali
sarde, specie a Sassari. Non ne viene, per, incrinato il sostanziale monopolio
detenuto dai pisani e dai genovesi, che per esercitarlo meglio aprono uno o pi
uffici o botteghe nelle maggiori citt isolane, quando non vi si organizzano in
veri e propri consorzi. Nel +.,, quarantadue mercanti pisani di Cagliari, ricor-
da John Day, affittano una nave genovese a tre ponti per trasportare le loro
merci a Porto Pisano. Verso il +,+,-+,+ un nutrito gruppo di mercanti pisani si
associa, sempre a Cagliari, per anticipare forti somme al comune dorigine, fa-
cendosene garantire la restituzione sulle rendite dellantico giudicato.
La creazione nellisola di una maglia urbana pi solida, con il conseguente
sviluppo delle istituzioni comunali, non porta comunque ad una trasformazio-
ne in senso borghese o cittadino dellelemento indigeno; e tanto meno alla se-
lezione di una sorta di patriziato cittadino in grado di ereditare, modernizzan-
dolo sul versante del potere economico e dellinfluenza civile e politica, il ruolo
dellantica aristocrazia giudicale. Esautorata nelle campagne dai donnos terrama-
gnesos e dal loro contorno di consortes e di fideles, questa aristocrazia abbandona la
scena senza lasciare eredi. La rivoluzione urbana medievale resta in Sardegna
un avvenimento circoscritto, incapace di trasmettere i suoi fermenti culturali e
civili oltre il cerchio delle mura cittadine: quasi che la citt vi nascesse isola nel-
lisola.
..,
ii. Eclissi della signoria fondiaria
merciali e speculativi. E questo aspetto vale a spiegare, una volta di pi, la plu-
ralit delle funzioni che le fonti attribuiscono alle curtes dominicales o donnicalie
in possesso dei genovesi e dei pisani.
Mentre si verificano questi mutamenti interni alleconomia domestica signo-
rile che caratterizza le campagne sarde, le attivit di mercato delle due citt ita-
liane si posizionano anche sulla linea di costa, con la formazione in una prima
fase di una serie di scali per limbarco e lo sbarco delle merci in transito, e quin-
di, nel giro di qualche decennio, con la costruzione dei maggiori porti cittadini.
comunque precoce lenucleazione delle prime forme di governo consolare
nelle comunit di mercanti gi attestatesi attorno ad un fondaco o a una casa
comune. Nasce il commune portus, come quello della colonia pisana operante at-
torno allo scalo di Bagnaria o De Gruttis di Cagliari.
Lo sviluppo delle citt, di cui abbiamo appena trattato, contribuisce a costi-
tuirle in breve tempo quali luoghi privilegiati di mercato, spegnendo in parte la
rete degli scali privati e signorili, e facendo convergere sulle loro piazze anche
la rete di pratiche mercantili e speculative dipanatasi attorno alle donnicalie.
Nellambito urbano possono prendere piede ed acquistare maggiore certez-
za e continuit anche le pratiche mercantili societarie, che si esprimono in due
tipi prevalenti. Il primo tipo la commenda, che stringe un socio fornitore del ca-
pitale, socius stans, ad un socio operatore, socius tractans, che si assume limpegno
di impiegarlo negli investimenti pi redditizi e di seguire tutte le fasi operative
di acquisto, trasporto e vendita dei beni. Il secondo tipo la societas vera e pro-
pria, nella quale anche il socio operatore tenuto a conferire una parte del capi-
tale, di norma un terzo. La divisione del profitto della societ in rapporto alla
partecipazione o meno del socio trattante al conferimento di capitale.
La struttura e dinamica contrattuale delle diverse societ commerciali, di ter-
ra e di mare, e delle forme varie di mutuo, affidamento e nolo, penetra in breve
tempo anche nel tessuto delle relazioni tra signore e servo, ridefinendole in ter-
mini appunto contrattuali. Agisce perci sullo stato dei servi, e specialmente
delle ancelle, aprendolo a condizioni civili ed umane pi evolute. Un caso limi-
te certamente quello delle serve-concubine che, a compenso di una relazione
erotica a base anche affettiva, ottengono pi facilmente il dono dellemanci-
pazione.
Splendida la testimonianza offerta da una carta di affrancamento redatta a
Genova il +, ottobre +.++: Ego Wilielmus Beianus, frater quondam Beiani,
confiteor tibi Furade quod non venisti de Sardinia in civitatem Ianue per di-
strictum servitutis, nec ego nec dictus frater meus duximus te de Sardinia in Ia-
..s
La Sardegna dei giudici
I contratti stipulati dagli amministratori con i titolari delle signorie e delle pro-
priet in Sardegna sono in genere a breve termine, a conferma del carattere
fortemente speculativo dello sfruttamento del territorio da parte dei comuni
italiani.
Si notava che dalla folla dei mercatores intenti a fare affari sulle piazze sarde
emergono alcune figure di maggiori operatori. I Gerbo, i Riglione e gli Alliata
hanno in effetti un orizzonte di pratiche ed operazioni mercantili che mostra la
piena capacit pisana, anche dopo la terribile sconfitta della Meloria, di reggere
la sfida di concorrenti sempre pi temibili. Si tratta, daltronde, di uomini che
sanno coltivare interessi anche industriali, nelle miniere iglesienti come nelle
saline cagliaritane, e che si muovono con cognizione e disinvoltura politica sul-
lintero spazio della vita cittadina, partecipando del governo comunale in posi-
zione spesso eminente.
Betto Alliata ricopre uffici e svolge incarichi di tutto rilievo per il governo pi-
sano: nel +,o, correttore del Breve di Villa di Chiesa, nel +,o castellano di Ca-
gliari, nel +,o, partecipa ad unambasciata a Giacomo II dAragona, nel +,+o
console del mare pisano, nel +,++ di nuovo correttore, ma degli Statuti pisani.
Imparentatosi con i Sismondi e i Lanfranchi, intrattiene relazioni economiche e
finanziarie di rilievo con il comune pisano, e per conto del medesimo con lim-
peratore Enrico VII. La Sardegna per diversi anni il suo principale teatro di in-
teressi e attivit, ma sa muoversi, con i fratelli, in un ambito mediterraneo piut-
tosto ampio, tra Napoli e Messina, tra la Provenza e la Tunisia, etc.
Quando Betto Alliata e il figlio Cecco decidono, nel +,.., di vendere i lorobe-
ni immobili a Cagliari e nelle vicinanze, risultano proprietari di alcune case, bot-
teghe e aree fabbricabili in Castello e nei borghi di Stampace, Villanova e Bor-
gonuovo, e di alcuni orti e giardini nellhinterland.
Notevole anche la figura di Bondo Gerbo, che opera a lungo tra Cagliari e
Villa di Chiesa, impegnato in investimenti minerari, nel commercio desporta-
zione e nel prestito di denaro. Nei primi anni del Trecento si trasferisce a Napo-
li, con la moglie cagliaritana, e vi esercita la carica di console dei mercanti pisani,
senza per perdere contatto con il mercato sardo.
Di Neri da Riglione, che nel +,+o rappresenta la ruga marinariorum nel consi-
glio degli Anziani di Castello di Castro, conosciamo bene il patrimonio, studiato
da Francesco Artizzu e da John Day. Esso appare fondato, nel +,+-, sui pilastri
della pi moderna economia mercantile: attivit di credito, commercio di mare,
estrazioni di piombo argentifero. Sono specialmente cospicue le sue riserve di
argento, per chilogrammi, e quelle di vario numerario in oro, argento e mo-
.,+
ii. Eclissi della signoria fondiaria
Una parziale eccezione a tale fenomeno rappresentato dal Logudoro, dove a
met del XIII secolo fa la sua comparsa un nucleo di mercanti di estrazione lo-
cale, abbastanza intraprendente da trovarsi uno spazio per gli affari nella stessa
Genova: sono Pinna e Carbone, De Sen e Ligastro, Remenato e Navithan. Si
tratta di un nucleo di famiglie che sembra giocare un ruolo di rilievo nellaffer-
mazione della citt di Sassari contro un potere giudicale che non riesce a sottrarsi
alla duplice e contrastante pressione degli interessi genovesi e pisani. Troviamo,
infatti, alcuni dei loro nomi tra i fuorusciti sassaresi a Genova, e potrebbero
avere avuto una parte nella fine drammatica dellultimo Barisone di Torres.
Aprescindere dal peso specifico dellelemento indigeno, il tono generale del-
le attivit commerciali dellisola si accresce fortemente tra fine la Duecento e il
principio del Trecento, con la presenza nei suoi porti principali di operatori
provenienti da ogni versante del Mediterraneo: pisani e genovesi su tutti, ov-
viamente, ma anche marsigliesi e maiorchini, valenzani e tunisini, napoletani e
veneti, etc. E se lorientamento prevalente dei mercanti cagliaritani rivolto al-
le coste tirreniche e al Mediterraneo occidentale, i mercanti sassaresi guardano
verso le coste liguri, la Corsica e la Provenza. Da Genova verso la Sardegna le
merci in prevalenza tessuti (fustagno, stoffe di cotone, panni di lana, tessuti di
canapa, stoffe francesi, pezze di Pontremoli, drappi pregiati e tele varie) fan-
no scalo nel castello corso di Bonifacio, frequentato da mercanti liguri e sardi.
Pi in generale dallisola partono soprattutto sale e minerali, corallo e allume,
grano ed orzo, lane e formaggi, pelli e cuoi, servi e ancelle; vi entrano, invece,
olio e spezie (pepe e zafferano), panni (di lino e di lana) e sete, e inoltre vino
greco e (nelle situazioni di emergenza) grano siciliano. Gli imbarchi pi impor-
tanti e lucrosi riguardano comunque sempre il grano, di cui il maggior acqui-
rente lo stesso comune di Pisa. Nellincetta e trasporto del prezioso alimento
si misurano le capacit imprenditoriali dei maggiori operatori a noi noti, che a
cavallo del Milletrecento sono tutti pisani: Bondo Gerbo, Neri da Riglione, e
Betto e Cecco Alliata.
Una componente non secondaria di questa nuova economia mercantile e
monetaria riguarda larmentaria, o amministrazione, da parte di elementi in pre-
valenza continentali dei possedimenti dei maggiori signori e dei mercanti pi
facoltosi. Sono gli armentari a riscuotere dagli abitanti di una signoria o di un
singolo villaggio i tributi o diritti dovuti al loro dominus, ora in denaro, ora in na-
tura (grano e orzo, vino e capi di bestiame). La tipologia dei tributi che gravano
sulle comunit analoga a quella che emerge dalle composizioni pisane del
primo Trecento, e vi dovremo perci tornare nel paragrafo successivo.
.,o
La Sardegna dei giudici
Sardegna meridionale; seppure questa disponibilit riguardi quasi essenzial-
mente la componente pisana della cittadinanza cagliaritana ed iglesiente. Pi in
generale si registra uno scarto crescente tra leconomia mercantile e proto-bor-
ghese delle zone sotto dominio pisano e genovese e leconomia ancora preva-
lentemente curtense e tardo-signorile delle zone in cui sopravvivono quasi inte-
gri gli ordinamenti giudicali.
Per un caso fortunato abbiamo la possibilit di mettere a confronto, o meglio
a contrasto, il patrimonio gi visto del mercante Neri da Riglione con quello di
Gottifredo, un nobile strettamente imparentato con la casa regnante dArbo-
rea. Linventario testamentario dei beni di Gottifredo dArborea, redatto nel
+.,, ci offre ancora, infatti, il quadro pi tipico e pi tradizionale della ricchez-
za di un dominus fondiario, costituita da una serie di domus frammentate e disper-
se pressoch in ogni angolo del giudicato: con terre, servi e bestiami che devo-
no consentirgli anzitutto di sostenersi nella condizione di miles o cavaliere. E
bench Gottifredo abbia vissuto e si sia sposato a Pisa, dove ha conservato al-
cuni interessi commerciali, nel suo testamento non sembra fare gran conto del
futuro del suo patrimonio. Destina infatti a lasciti pii la parte maggiore della sua
riserva monetaria e una parte non irrilevante dei beni fondiari. Infine, il corredo
personale di Gottifredo, che si riduce allarmatura di cavaliere e ad un anello
doro, mostra uno stile e un tono di vita allantica, assai meno confortevole di
quello di Neri da Riglione.
Si potrebbe obiettare che tra i due inventari messi a confronto corre una di-
stanza di oltre sessantanni, che non certo indifferente, ma il fatto che il qua-
dro delleconomia e della societ arborense offerto dal testamento di Gottifre-
do sar sostanzialmente confermato nel +,,o dal testamento di Ugo II de Bas
(Tola +so+-os, XIV, s).
.. La nuova economia di villaggio
Si visto nel capitolo precedente come per effetto del testamento di Mariano
de Bas e in seguito alla morte di Nino Visconti, il comune pisano acquisisca la
signoria immediata, pervenit in fortiam, della Gallura e di cinque sesti del Cagliari-
tano. Dellantico giudicato di Cagliari si sottrae alla sua amministrazione diretta
soltanto la sesta parte che rimane in possesso del ramo di Gherardo Donorati-
co, e cio degli eredi di Fazio e di Nieri, sulla quale Pisa vanta comunque la supe-
riorit feudale.
.,,
ii. Eclissi della signoria fondiaria
nete di bassa lega (per un valore di +--o lire di aquilini minuti) e le scorte di mer-
ci pregiate (olio, spezie, seta, lino, litargirio). Ma, soprattutto, Neri possiede una
trentina di trente o azioni minerarie nei dintorni di Villa di Chiesa e met di un
forno di fusione a Domusnovas. Ha una casa nella ruga mercatorum di Castello di
Castro e unaltra a Domusnovas. Mobili e arredi di casa mostrano uno spiccato
tono e decoro borghese, esaltato dal possesso di vari oggetti e ornamenti doro
e dargento.
Appare, infine, importante nel patrimonio del nostro mercante la mobilit del
capitale, in entrata e in uscita, con qualche sofferenza legata forse alla malattia
che lo ha condotto alla morte. Da qui la necessit per il giudice e assessore di Ca-
stello di Castro di assegnare la tutela della giovane moglie, incinta, al fratello di
Neri, Vanni da Riglione, e al figlio di Betto Alliata, Cecco, con dissidi e problemi
che si protrarranno per anni.
Lattivit di questi mercanti-imprenditori in Sardegna si esplica quando il go-
verno degli antichi giudicati di Cagliari e di Gallura ormai nelle mani del comu-
ne pisano, le cui entrate ordinarie, secondo un bilancio dellaprile +,+,, sono co-
stituite per il ,, per cento dai proventi dellisola, che ammontano a +oo mila fio-
rini su .s mila. Nel dicembre del +,+. limperatore Enrico VII impone alla
citt un pesante contributo di .oo mila fiorni. Per farvi fronte si ricorre ad una
prestanza, e cio ad una forma di debito pubblico che Pisa pratica da circa un se-
colo e mezzo, poich lha sperimentata per la prima volta nel ++oo, in occasione
di una spedizione ostile a Genova effettuata in Provenza. Capitaneo del folto
gruppo di cittadini che sottoscrive la prestanza del +,+, , assieme a Coscio
Griffi, il nostro Betto Alliata. La sottoscrizione raggiunge i mila fiorini, e il
suo rimborso assicurato proprio sulle entrate provenienti dal Cagliaritano
(Artizzu +,o., i, oo).
Altre prestanze per far fronte alle necessit finanziarie di Pisa sono imposte
tra il +,+ e il +,+, alle citt di Cagliari e di Villa di Chiesa, a conferma del rap-
porto strettissimo della loro economia e societ con quella pisana. La sottoscri-
zione del prestito pubblico , ovviamente, un obbligo pi che un atto volonta-
rio anche per i cittadini pi facoltosi, ma essa contribuisce comunque a renderli
pi solidali con le sorti del comune che come ha osservato Cinzio Violante si
fa garante della restituzione del denaro, interessi compresi, e acquisisce perci
una pi marcata figura di ente pubblico.
Su questi aspetti del governo dellisola da parte di Pisa si torner tra breve, qui
importante evidenziare il rapporto che esiste tra la sottoscrizione delle pre-
stanze e una maggiore disponibilit monetaria nelle due maggiori citt della
.,.
La Sardegna dei giudici
in due modi principali: con le pressioni e pulsioni del mercato, che la sottraggo-
no alla sua dimensione curtense e la penetrano di bisogni che questa non pu
soddisfare; con lesempio contagioso dei suoi stili di vita, di socialit, di gover-
no. ben noto che la citt non fa doni alla campagna, se non a carissimo prezzo,
e nel caso della Sardegna questo rester vero per molti secoli: tuttavia nei secoli
centrali del Medioevo essa propone un modello di convivenza civile e di orga-
nizzazione politica che in parte finisce con limporsi anche ai centri rurali.
Ma, soprattutto, la citt con il suo diritto statutario contribuisce a strappare la
campagna alla labilit della memoria orale, la sollecita a fissare sulla carta le con-
suetudini che regolamentano il suo rapporto con i signori del territorio e della
terra, laiuta a prendere coscienza di punti dapprodo irrinunciabili nella lotta
quotidiana con le loropretese abusive. La trascrizione delle consuetudini, scrive
Jacques Chiffoleau, modifica il rapporto di ogni abitante del villaggio con lau-
torit, col tempo, con la memoria. Nasce con ci, in un certo senso, un diritto
rurale (un diritto dei rurali) e cominciano cos a profilarsi le linee meno sottili e
discontinue di una sorta di costituzione rurale; e cio si enuclea un insieme di
norme che reggono durevolmente la vita e lattivit di coltivatori e allevatori
sempre pi liberi. La massa cenciosa dei servi domini ha ormai lasciato il campo a
comunit contadine certo ancora vessate e miserabili, ma che in un principio di
libert e di autonomia, nella possibilit soprattutto di avere una casa e una fami-
glia proprie, cominciano ad esprimere i fermenti di una nuova e popolare civilt
giudicale.
Tappe importanti di questo processo di emancipazione delle popolazioni del-
le campagne sarde sono le carte de logu e le carte di franchigia. Le prime sono tra-
scrizioni delle consuetudini locali, quali si sono sviluppate prima e indipenden-
temente dalla dominazione genovese e pisana, ma non senza qualche memoria
delle tradizioni giuridiche romane e bizantine, come ha sostenuto Enrico Besta.
Le carte di franchigia, che i nostri documenti chiamano instrumenta immunitatis,
fissano le concessioni che i signori fanno a gruppi di coltivatori per invogliarli a
colonizzare i saltus incolti e deserti, a popolare le ville nuove. Se i condaghi erano
stati espressione della sola memoria signorile, le carte di franchigia servono a te-
nere sempre aperta la partita mai chiusa del dare e dellavere tra chi ha il dominio
della terra e chi la coltiva e fatica. Nel lungo periodo esse rappresentano, inoltre,
il primo ancoraggio e fondamento giuridico delle identit locali dambito rura-
le, che sono sempre definite da un rapporto stringente tra il corpo umano della
comunit e il corpo fisico del suo territorio.
Menzionate episodicamente dalle fonti disponibili, le carte de logu del Duecen-
.,
ii. Eclissi della signoria fondiaria
Ad oscurare la gloria di un risultato lungamente perseguito e raggiunto nono-
stante la disfatta della Meloria, interviene per il aprile +.,- linvestitura della
Sardegna e della Corsica a Giacomo II dAragona da parte di Bonifacio VIII
(+.,-+,o,). Da questo atto prende avvio, infatti, una fase di tormentate tratta-
tive per una composizione pacifica degli interessi contrastanti di Pisa e dellAra-
gona sulla Sardegna; con la prima che viene a trovarsi in una condizione di cre-
scente e frustrante debolezza nei confronti della emergente potenza mediterra-
nea. Nel frattempo, nondimeno, il governo pisano dellisola si consolida e in-
troduce elementi ulteriori di novit rispetto ai quadri civili e istituzionali degli
antichi giudicati.
Il dominio immediato di Pisa si inserisce in un quadro fortemente segnato dal
dualismo tra i vecchi ordinamenti giudicali e i nuovi ordinamenti signorili, tra
ledificio vacillante di una civilt rurale fondata sulleconomia signorile della do-
mus segnata, ricordiamo, dallopposizione radicale tra il dominus e il servus e
ledificio in costruzione di una civilt rurale fondata sulleconomia di villaggio,
caratterizzata, viceversa, dalla intervenuta emancipazione degli antichi servi,
riuniti ora in comunit di contadini liberi e autonomi, per quanto assoggettati al
pagamento di diritti vari al signore del territorio.
Afine Duecento i due principi di organizzazione economica e civile del mon-
do rurale, quello signorile (o aristocratico) e quello comunitario (o popolare),
convivono in un equilibrio ormai del tutto instabile, poich il primo gi entra-
to nella sua fase di crisi irreversibile. Tra i molteplici fattori che hanno contri-
buito a determinarla, due hanno avuto unincidenza maggiore e una portata pi
generale: laffermazione progressiva di forme di signoria territoriale e lo svilup-
po delle citt.
Di per s, la signoria territoriale non confligge con la signoria fondiaria, ma in
Sardegna essa in larga misura unintrusione dallesterno che entra inevitabil-
mente in rotta di collisione con i poteri fondiari dellaristocrazia autoctona. Il
dominus territorii o loci impone infatti il suo comando a tutti gli abitanti di un terri-
torio o luogo, esautora il signore fondiario e mette sullo stesso piano liberi e ser-
vi. Produce, insomma, un nuovo amlgama di condizioni civili: non pi liberi e
servi, ma uomini tutti, perch soggetti al medesimo signore e gravati degli
stessi oneri; non pi comunit di liberi e comunit di servi, o miste, ma comu-
nit di vicini o vassalli. Se nella prima et giudicale i villaggi potevano essere
incastrati in una signoria fondiaria, o non esserlo, ora sono sempre inseriti in
questa o quella signoria territoriale.
Lazione dissolvente della citt nei confronti della signoria fondiaria si esplica
.,
La Sardegna dei giudici
gruppo sociale dalla condizione di soggetto ad un dominus domus (signore della
casa) a quella di soggetto ad un dominus loci (signore del territorio). Il numero dei
servi risulta comunque molto ridotto, inferiore al dieci per cento dei fuochi cen-
siti, anche se neppure John Day si attenta a proporre una stima precisa.
La percentuale dei liberi et terrales ab equo, e cio dei milites tenuti a prestare il ser-
vizio a cavallo e soggetti ad un donamentumin denaro (variabile da +o a o soldi),
invece valutata dallo studioso americano al ,,s per cento della popolazione
censita. Si tratta, peraltro, di una piccola aristocrazia militare palesemente de-
classata, sul limite spesso della regressione allo stato vassallatico.
Infine, sono soggetti ad un feudo in denaro (del tutto analogo al datium) quan-
ti per svolgere il loro ufficio o mestiere si sono affeati al comune pisano, se ne
sono cio riconosciuti vassalli: quasi che il loro officium o servizio in ambito ru-
rale possa essere inteso soltanto quale beneficium concesso (o autorizzato).
Per quanto concerne il regime fondiario residuano consistenti superfici del-
lantico rennu giudicale, gestite ora dal comune. Si tratta, comunque di una mas-
sa fondiaria di difficile accertamento quantitativo e inegualmente distribuita,
con una presenza massima in Gallura (,- saltus demaniali censiti per . villaggi
nel +,.o), e minima nelle pianure del basso Cagliaritano (.- saltus censiti per +o.
villaggi nello stesso anno). Il demanio sembra perdere continuamente dei pezzi
per le assegnazioni fondiarie ai villaggi di nuova formazione e, meno visibil-
mente, per le alienazioni a privati, ma si ricostituisce anche, altrettanto incessan-
temente, ora per labbandono di altri pi numerosi villaggi, ora per il sequestro
delle terre di rei e ribelli, fuggiaschi e sbanditi, ora per la devoluzione al comune
delle terre dei morti eneus, e cio senza lasciare eredi.
Purtroppo le composizioni pisane non ci dicono molto sul rapporto dei colti-
vatori con la terra: e, cio, se questa oggetto di redistribuzione, annuale o pe-
riodica; se, e in quale misura, entra a costituire delle piccole propriet stabili; se
la sua appropriazione privata riguarda anche i seminativi come ritiene Day o
soltanto le vigne, gli orti e le aree edificabili, e cio, pi in generale, le superfici
chiuse. Limpressione, in ogni caso, che lipoteca delle comunit rurali sulla
terra si sia resa ora pi forte, e che linsieme dellarea coltivabile tenda ad essere
considerata quale loro dotazione necessaria (fundamentale). Fenomeno che da un
lato implica il restringersi dello status propriamente demaniale ai saltus incolti e
deserti, dallaltro la possibilit del costituirsi di possessi contadini durevoli sulle
superfici sottoposte ad uno sfruttamento pi intensivo, anche quando esse re-
stino aperte.
Al consolidamento fondiario delle minori aziende contadine, ormai tutte in-
.,-
ii. Eclissi della signoria fondiaria
to sono rimaste un oggetto abbastanza misterioso sino al rinvenimento e alla
pubblicazione, da parte di Marco Tangheroni, di alcuni capitoli della Carta de lo-
gu cagliaritana, ricordata come vigente ancora nei primi decenni del governo
aragonese (il testo tramandato in traduzione pisana del tardo Trecento o pri-
mo Quattrocento). Per il suo contenuto spiccatamente arcaico, segnato dalla
presenza diffusa della servit, questa carta sembra redatta prima della fase stori-
ca di pi accelerata emancipazione della popolazione delle campagne sarde,
mentre la Carta de logu arborense, promulgata da Eleonora verso il +,,., ne rap-
presenta lultimo approdo, configurantesi quasi come uno statuto di libert ge-
nerale dei sardi.
Il governo diretto da parte del comune pisano della Gallura e dei cinque sesti
del Cagliaritano il sesto rimasto ai discendenti di Gherardo Donoratico com-
prende il Caputerra, il Sigerro meridionale e il Sulcis settentrionale contribui-
sce a sua volta ad indebolire quanto resta del sistema fondiario e produttivo del-
la domus e a rendere civilmente omogeneo lo strato sociale dei contadini e dei
pastori. quanto emerge con chiarezza dai censimenti fiscali periodicamente
effettuati dal comune, le cosiddette composizioni, meritoriamente edite da
Francesco Artizzu e sapientemente illustrate da John Day sotto il profilo quan-
titativo e statistico. grazie al lungo lavoro di questi due studiosi che qui pos-
sibile tentare di proporre lessenziale di una documentazione vasta e preziosa
sulla condizione economica e civile delle campagne sarde nel primo Trecento.
Gli abitanti del villaggio sono universalmente tenuti, in quanto capifamiglia,
al pagamento di un datium, un tributo dovuto in ragione della stessa appartenen-
za territoriale (che , quindi, un diritto personale). I coltivatori sono anche obbli-
gati al conferimento del triticum(grano et orgio, in sardo laore) che invece do-
vuto per luso della terra (ed , dunque, un diritto reale). Gli allevatori corrispon-
dono in luogo del triticumil pecus (in sardo pegus), e cio uno o pi capi di bestiame
come tangente sul gregge, mandria o branco, che sfrutta il pascolo. Con altri
termini possiamo definire il datiumquale diritto dominiale o signorile e il laore e il
pegus quale diritto dominicale o fondiario.
Per quanto concerne il datium emerge gi nel primo Trecento la tendenza a
considerare come capifamiglia anche i giovani celibi che abbiano compiuta la
maggiore et, variabile secondo la zona. Non lo devono pagare i servi, che ap-
partengono ancora ad un padrone, cui corrispondono un diritto pro onere servitu-
tis. Stante il fatto che nelle composizioni il padrone dei servi quasi sempre lo
stesso comune pisano, e cio il signore territoriale, questo diritto servile appare
in via di assimilazione al datium: un segnale illuminante della transizione di un
.,o
La Sardegna dei giudici
ve periodo podestarile), sulla quasi-civitas di Terranova e sullo scalo portuale di
Orosei, entrambi affidati a podest.
La struttura di governo integrata a Cagliari, a Villa di Chiesa e a Terranova da
giudici che assistono il castellano o vicario o podest nellesercizio della giusti-
zia, e da camerari o camerlenghi addetti allamministrazione finanziaria. Al co-
mando dei castelli di Acquafredda e di Chirra sono posti dei castellani, anches-
si assistiti da camerari quali custodes fornimentorum. Gli scali portuali pi
importanti, come quello di Orosei, hanno anche un consul mercatorum, il quale
pu congnoscere de omnibus causis civilibus tantum inter mercatores iuratos
in portu de Urize, et pro tempore iuramenti, et eorum familias et familiares
(pu decidere di tutte le cause civili relative ai soli mercanti giurati del porto di
Orosei, compresi i loro familiari, per il periodo di validit del loro giuramento,
Artizzu +,o, p. .-,).
Il governo dei villaggi ha invece a capo un maiore, a sua volta affiancato in en-
trambi i giudicati da un armentario o procuratore (Tola +so+-os, XIV, o). I centri
pi piccoli sono annessi a fini fiscali ad unaltra maioria, e cio ad un villaggio
pi grande, o sono riuniti in una scolca, come quelle di Sipollo nel Parte Gippi e
di Orrea nel Sarrabus, costituite entrambe da quattro villaggi (Artizzu +,s,
pp. o sg.).
Un piccola folla di notai-segretari, di custodi del sale, di sergenti dei castelli,
di misuratori del grano, etc., completa i quadri di unamministrazione snella,
ma allapparenza rigorosa e centralizzata anche per il controllo o sindacato cui
tutta questa ufficialit sottoposta ad opera di riformatori, o inquisitori, eletti
dagli Anziani di Pisa. Come si visto, a molti di questi minori ministri lufficio
sembra essere attribuito in beneficio, con lobbligo congiunto di riconoscere la
signoria feudale del comune pisano e di corrispondergli un feudum in denaro.
Entro questa organizzazione del governo del territorio, allapparenza coesa e
senza fratture, sopravvivono alcuni minori domini signorili, solo incidental-
mente menzionati dalle composizioni, come quello che i figli di Duodo Solda-
ni, notaio di Villa di Chiesa, esercitano sul villaggio di Pau de Vignas, gi appar-
tenuto ai Lanfranchi (Artizzu +,o-, p.o). Le signorie pisane sono altrettanto
numerose nellArborea, pi conservativa degli ordinamenti tradizionali, ma
dove diverse famiglie del comune hanno ottenuto concessioni di terre e di vil-
laggi prima da Guglielmo da Capraia, poi da Mariano dArborea, specie dopo
la sua vittoria presso Gippi, nel +.-,, contro il giudice di Gallura Giovanni Vi-
sconti, e quindi anche dai suoi successori Giovanni, Andreotto e Mariano. Un
elenco del +,o, menziona diversi cittadini pisani ai quali Giacomo II dArago-
.,,
ii. Eclissi della signoria fondiaria
scritte in quellazienda collettiva che diviene il villaggio, si lega il riconoscimen-
to del diritto dei parenti anche non diretti o collaterali (propinqui e proximani), di
ereditare i beni immobili dei defunti eneus; un riconoscimento, specifica una
composizione pisana, ex principio de lege de jure et secundum consuetudi-
nem loci (Artizzu +,s, p. ,s).
In ogni caso, per luso dei saltus di ragione demaniale i contadini e i pastori so-
no tenuti a corrispondere, oltre al laore o pegus, un fitto commisurato alle super-
fici utilizzate o al carico di bestiame, detto terraticum per i coltivatori e fictum per
gli allevatori. Si tratta di un canone a base contrattuale, che pu quindi variare
pi facilmente del laore e del pegus che sono dei tributi consuetudinari.
Secondo John Day anche le propriet ecclesiastiche conserverebbero sotto il
dominio pisano una buona consistenza, ma lo studioso americano non produ-
ce al riguardo attendibili stime quantitative. La loro stagione doro si comun-
que esaurita e molte aziende monastiche versano a cavallo del Trecento in con-
dizioni critiche, come quella del priorato vittorino di San Saturnino che sul
principio del Duecento contava trentaquattro chiese e nel +,,s ne conserva ap-
pena quattordici. Secondo Bruno Anatra il declino della propriet ecclesiastica,
specie di quella degli ordini regolari, determinato in misura maggiore da una
ripresa dei patrimoni della nobilt, soprattutto dellaristocrazia toscana e ligure,
e in misura minore dalla pressione sulla terra delle comunit rurali.
,. Il governo pisano del territorio
Lamministrazione pisana del territorio sardo non cancella il disegno delle cu-
ratorie giudicali, ma vi incastra dentro i nuovi ordinamenti particolari dei comu-
ni pazionati, dei castelli e borghi fortificati, delle minori signorie territoriali, al-
cune delle quali entrano a fatica, o neppure entrano, in fortiamdel comune.
Lautorit sui giudicati di Cagliari e di Gallura esercitata da Pisa mediante un
vicario, un ufficiale, gi utilizzato dai Visconti per il loro governo della Gallura,
cui Mario Caravale attribuisce il compito precipuo di tutelare il diritto consue-
tudinario e gli ordinamenti vigenti. Nel regnum kallaritanum, per, il vicario
esercita le sue funzioni soltanto sino al +,+,, quando la giurisdizione civile e cri-
minale sullintero territorio giudicale attribuita ai castellani di Castello di Ca-
stro. E questo a conferma che nella sostanza il governo politico e militare dei
domini sardi di Pisa si impernia soprattutto sulle citt di Cagliari, retta da due ca-
stellani, di Villa di Chiesa e di Domusnovas, governate da rettori (dopo un bre-
.,s
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo XII
+. Economia della casa ed economia di mercato
Sul rapporto tra economia agraria curtense ed economia di scambio il testo di rife-
rimento VIOLANTE +,so; ma sono qui tenuti presenti anche HERLIHY +,s e HEERS
+,ss. Stimolante per il tema della dipendenza mercantile (e coloniale) della Sardegna
da Pisa resta DAY +,s.
Tra i contributi specifici: ARTIZZU +,o+; ARTIZZU +,o.a; TANGHERONI +,o,; BARA-
TIER +,o.. Di Betto Alliata stata anche redatta, da Emilio Cristiani, la biografia per
il DBI, +,oo, +.
Mentre correggo le bozze di questo libro posso prendere rapidamente visione del-
linteressante lavoro di Laura Piccone sulle relazioni commerciali tra Genova e la Sar-
degna in et medievale (PICCONE .oo).
.. La nuova economia di villaggio
Per la nuova economia di villaggio ORTU +,,o, al cap. terzo, pp. --o-, e ORTU
.ooa; inoltre da vedere MANCONI +,,. Per il saggio citato di Jacques Chiffoleau,
si veda CHIFFOLEAU +,ss.
Sul villaggio come principio di organizzazione del territorio va tenuta presente la
bella raccolta di saggi di Paola Guglielmotti, GUGLIELMOTTI .oo+.
Sulle carte de logu duecentesche TANGHERONI .oo e ARTIZZU .oo, che esprime an-
cora dei dubbi sullesistenza di diverse carte de logu.
Per il governo pisano del territorio, oltre alle composizioni edite da F. Artizzu
(cfr. Fonti edite), si vedano anche DI TUCCI +,+., PINNA +,.o, BOSCOLO +,ooa.
.+
ii. Eclissi della signoria fondiaria
na simpegna a concedere in feudo le terre che gi possiedono in Sardegna (tra
essi Lanfranchi, Sismondi-Guinizelli, etc.). Questi domini si conservano anco-
ra allepoca del testamento di Ugo de Bas II, che oltre ai feudi tenuti da espo-
nenti delle famiglie nobili sarde (de Serra e de Thori in primis), ne menziona al-
tri tenuti da membri di eminenti domus pisane, quali i Gualandi, i Villani e i de
Tacculis, con le quali i giudici dArborea vantano ancora stretti rapporti di pa-
rentela (Tola +so+-os, XVI, +).
.o
La Sardegna dei giudici
iii
LA SARDEGNA TRA PISA E ARAGONA
+. Il re assente
Linfeudazione della Sardegna e della Corsica a Giacomo II dAragona da
parte di Bonifacio VIII con la bolla Super reges et regna del aprile +.,- non un
atto repentino e imprevedibile.
Gi da qualche decennio il regno dAragona esprime uno slancio espansivo
nel Mediterraneo che lo ha portato in rotta di collisione con gli interessi della
casa angioina in Sicilia e nellItalia meridionale. La prima frizione tra le due mo-
narchie risale alla loro disputa per la contea di Provenza, territorialmente conti-
gua ad entrambe, che nel +., era stata acquistata da Carlo I dAngi, che ne
aveva sposato lerede, Beatrice. Successivamente, nel +.o, linvestitura di Car-
lo dAngi a re di Sicilia, voluta da Clemente IV per contrastare il dominio sve-
vo e imperiale in Italia, consente a questo esponente della casa reale di Francia
fratello di Luigi IX il Santo di esercitare per diversi anni unegemonia mi-
litare e politica sul teatro italiano. Come sovrano effettivo del Regnum Siciliae,
dal .o febbraio +.oo, e come Ecclesie Romane specialis filius, Carlo I dAn-
gi diviene infatti primo gladius e defensor della teocrazia pontificia, lesponente
di punta del partito guelfo in Italia e in Europa.
Diversamente, il re dAragona, specie con Pietro III (+.-o-s), si mette con
decisione alla guida del partito ghibellino, nellintento di raccogliere leredit
politica degli imperatori e sovrani svevi. Nel +.s. la rivolta del Vespro, cui Pie-
tro III non del tutto estraneo, gli consegna la corona della Sicilia ultra pharum,
determinando una rottura dellunit del Regnum Siciliae fondata da Ruggero II
nel ++.s. La separazione della Sicilia vera e propria dallItalia meridionale (la Si-
cilia citra pharum) infatti destinata a stabilizzarsi per limpossibilit sia degli
Aragona che degli Angi di superarla a proprio vantaggio. Nel +.s, alla morte
di Pietro III, la corona dAragona cinta dal suo primogenito Alfonso III,
mentre la corona della Sicilia ultra pharum attribuita lanno successivo al se-
condogenito Giacomo. Quando anche Alfonso muore, nel +.,+, la corona
dAragona va a Giacomo II, che per costretto a rinunciare allamata Sicilia.
.,
persa del tutto, poich resta nelle mani ferme di un membro della dinastia cata-
lano-aragonese.
Per alcuni anni Giacomo II deve comunque subire le continue pressioni di
Bonifacio VIII e di Carlo II dAngi ad estromettere Federico III dal trono sici-
liano. Ci deve, anzi, provare pi volte: nellestate del +.,- con una fiacca spedi-
zione navale comandata da Ruggero de Lauria e nella primavera del +.,, con
una seconda flotta che sconfigge Federico, il , giugno, a Capo Orlando. Neppu-
re in questa occasione il re dAragona manifesta una piena determinazione di
chiudere la partita con il fratello, cui consente come denuncia il campo guelfo
di evitare la cattura e quindi la detronizzazione. A spuntarla, alla fine, pro-
prio Federico III che il ,+ agosto +,o. ottiene dalla pace di Caltabellotta il rico-
noscimento del possesso personale, vita natural durante, del regno di Trina-
cria. Morto lui, la Sicilia dovr tornare sotto il dominio legittimo degli Angi.
Durante i primi cinque anni dallinvestitura pontificia, Giacomo II non ha
dunque modo di pensare a rendere effettivo il titolo, di cui gi si fregia, di rex
Corsicae et Sardiniae. Ci sono i pensieri sempre incombenti della reconquista in ter-
ra spagnola, le preoccupazioni politiche e familiari della Sicilia, le ambasce di un
erario mai adeguato alle ambizioni: dal +.,,, per dieci anni, incalza i giudici
dArborea, prima Mariano e poi Giovanni, per averne un prestito di cinquemila
marchi dargento; un prestito che fa pensare piuttosto ad una graziosa estor-
sione (o donativo) (Salavert y Roca +,o, s-+., +-, ,-, e ,s). Giacomo II non ha
avuto neppure modo di preparare la conquista della Sardegna sul terreno diplo-
matico.
La prima interlocutrice dovrebbe essere la stessa Pisa, principale domina delli-
sola, quella certamente pi danneggiata dalla scelta di Bonifacio VIII. E, in ef-
fetti, appena avuta notizia della paventata investitura la citt toscana si premu-
rata di tentare un approccio con il sovrano aragonese, per sondarne le intenzio-
ni. Ne ha ottenuto una risposta chiarificatrice, ma poco confortante: il papa lha
fatto re di Sardegna e tale diventer. Ed proprio Bonifacio VIII che gli offre,
negli ultimi mesi del suo pontificato, il maggior sostegno per limpresa sarda.
Nellaprile del +,o, il pontefice nomina Ramon Despont, vescovo di Valencia,
legato apostolico in Sardegna con il compito precipuo di preparare spiriti ed
animi alla buona accoglienza del nuovo re (Salavert y Roca +,o, e o). Nel-
loccasione Bonifacio VIII inonda anche la Sardegna e lItalia di rescritti che ri-
badiscono a tutti gli interessati alla questione il buon diritto di Giacomo II di
procedere alloccupazione della Corsica e della Sardegna (Salavert y Roca +,o,
,, , --+). Nel maggio dello stesso anno anche Carlo II dAngi coopera al
.
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
Qualche anno dopo, con il trattato di Anagni del .o giugno +.,, che stipula
con Carlo II dAngi e con Filippo IV il Bello, re di Francia, Giacomo II con-
suma il suo tradimento della Sicilia (e per alcuni della stessa politica aragone-
se), rinunciando definitivamente e dolorosamente alla sua corona. In cambio
ha ottenuto la corrispondente rinuncia dei due sovrani francesi a qualunque
pretesa sui suoi territori iberici e la segretissima promessa per il futuro dellin-
vestitura del costituendo Regno di Corsica e di Sardegna.
Gli accordi di Anagni sono rafforzati dal matrimonio di Giacomo II con
Bianca, figlia di Carlo II dAngi, e sono benedetti da Bonifacio VIII che leva
linterdetto contro i regni della corona dAragona e accoglie il loro sovrano tra
i fedelissimi ed eminenti principi del campo guelfo. Qualche mese dopo, il .o
gennaio +.,o, lo nomina infatti gonfaloniere, ammiraglio e capitano generale
della Chiesa, con lobbligo di servirla nella riconquista della Terra Santa e con-
tro tutti i ribelli allordine teocratico dEuropa (Salavert y Roca +,o, +,). Que-
sti onori grandissimi sono amareggiati, per, dallincoronazione nello stesso
anno a re di Sicilia di Federico III, il fratello minore di Giacomo II. Un atto che,
per quanto avversato da Bonifacio VIII e da tutto il nuovo fronte guelfo, inau-
gura un lungo e solido regno, destinato a protrarsi sino al +,,.
Nel +.,-, comunque, la promessa di Anagni mantenuta da Bonifacio VIII
con linvestitura solenne, nella chiesa di San Pietro a Roma, di Giacomo II a re
di Corsica e di Sardegna. Il sovrano dAragona simpegna a conservare il nuovo
regno unito in perpetuo, assolvendo i previsti obblighi feudali: in primis il servi-
zio militare, per tre mesi ogni anno, con cento cavalieri perfettamente armati e
con quattrocento pedoni e cento balestrieri, e quindi il censo annuo di duemila
marchi. Ove il pontefice lo ritenesse utile il servizio militare sar assolto non
con gli armati di terra ma con quattro galee ben equipaggiate (Salavert y Roca
+,o, .+).
Dal punto di vista sardo linfeudazione dellisola a Giacomo II rappresenta
senza ombra di dubbio un passaggio storico cruciale, per la fine completa e du-
revole della sua indipendenza; dal punto di vista catalano-aragonese lo scam-
bio tra Sicilia e Sardegna invece un episodio ancora controverso. Per una par-
te degli storici iberici esso segna un ripiegamento delle ambizioni catalane di
dominio mediterraneo, per unaltra parte rappresenta, viceversa, la conferma
di una vincente strategia di espansione politica e commerciale, quella della co-
struzione della rotta delle isole. Intermedia tra le Baleari e la Sicilia, la Sarde-
gna diventa, infatti, come ha osservato Salavert y Roca, la chiave della politica
internazionale di Giacomo II. Del resto, neppure la Sicilia in quel momento
.
La Sardegna dei giudici
tore e zio materno Taddeo di Monteorgiale, i castelli di Terranova, Posada, Vil-
la Petrosa e Garicelli e alcuni porti e territori in Gallura e i castelli di Chirra e di
Ollastro con i rispettivi distretti nellantico giudicato di Cagliari (Salavert y Roca
+,o, +,,).
I primi a mettere gli occhi su questa cospicua eredit sono i Doria e i Malaspi-
na, gi titolari di vaste signorie nellisola, che avanzano, rispettivamente, le can-
didature del figlio di Bernab Doria (patrocinata dal marchese dEste) e di Cor-
radino Malaspina sostenuta da Lucca e da Firenze (Salavert y Roca +,o, .os e
.,,). Entrambi i progetti non sono graditi ai Visconti, e neppure a Giacomo II
che nel +,os sembra voler avanzare, a sua volta, la candidatura di un proprio fi-
glio. In questanno Giovanna Visconti stata peraltro estromessa anche dai re-
sidui possessi sardi, passati nella forsa del chomune di Pisa, secondo uninfor-
mazione al sovrano dAragona di Vanni Gattarelli, un fuoruscito pisano che
agisce in Italia come suo informatore e messo (Salavert y Roca +,o, ..). Infi-
ne lo stesso Giacomo II a congratularsi con Giovanna, in una lettera del +, no-
vembre +,o,, per il suo matrimonio con Rizzardo da Camino, signore di Trevi-
so e buon amico degli aragonesi (Salavert y Roca +,o, o,).
Negli ultimi mesi del +,os Pisa sente dessere rimasta ormai sola, in balia delle
trame e delle armi aragonesi. Tenta persino, racconta Vanni Gattarelli, di fare
appello a Genova per la difesa comune dellisola che le ha rese nemiche per oltre
due secoli, ma rimane senza risposta e allora comincia a temere il peggio: sul
continente per la briga con le citt toscane di fede guelfa e sul mare e in Sardegna
per lassalto delle flotte sia aragonesi che genovesi (Salavert y Roca +,o, .-o).
Che fare? Intanto achattare cavalieri e pedoni da mandare in Sardegna, fare
incetta e riserva di granaglie, disfare in Sardegna tutte quelle terre e quei ca-
stelli di cui i pisani non possono fidarsi: come quelli di Baratuli, di Ogliastro e di
Villa di Chiesa; citt, questa, molto malfida perch cova ancora il fuoco del guel-
fismo che la sconfitta dei figli di Ugolino Donoratico non bastata a spegnere.
E, dunque, vi atterrano le mura, ne colmano i fossi e abbattono lo steccato che
la protegge tuttintorno. Isgomentati, convinti desser in sul punto di mor-
te, i pisani meditano di fare il simile con tutte le fortificazioni che hanno nel Ca-
gliaritano, in Gallura e nellArborea. Ma pensano certamente che lultima difesa
debba essere fatta e cacuminibus Castri Kallari, posto che cominciano ad edificarvi
le poderose e mirabili torri dellAquila, del Leone e dellElefante, servendosi del
genio costruttivo di Giovanni Capula.
Lidea certo di dar comunque del filo da torcere al leone aragonese.
Allestrema difesa si pu dunque arrivare, ma intanto, per evitare il peggio, si
.-
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
medesimo fine inviando un suo emissario nelle citt guelfe della Toscana per
chiederne aiuto allimpresa (Salavert y Roca +,o, ).
nella medesima occasione che un antiguo confesor del giudice dArbo-
rea, certo fray Federico de Fulgineo, inaugura la serie degli appelli del clero sar-
do al buon sovrano contro gli avidi ghibellini pisani: venga Giacomo in Sarde-
gna, ma senza esibizione di magno apparatu armarum, perch i signorotti
sardi sono abituati a vivere tra divisioni e zuffe, senza mai perdere lappoggio
del popolo; la minaccia delle armi li rende soltanto combattenti migliori e pi
strenui, per la terra e per la vita. Non sappiamo quanto sia credibile, ma sul
principio del +,o- un certo Ruggero Tagliaferro descrive una Sardegna vessata
ed affamata dai pisani, che invoca la venuta del suo re assente: Barones, mili-
tes, rustici, mulieres, iuvenes cum senioribus vestram dominacionem habere
desiderant et cupiunt, dicentes de die in diem, quando veniet rex noster Arago-
nie, qui regnaturus est super nos? (Signori, cavalieri e contadini, donne e uo-
mini, giovani e vecchi, tutti vogliono e agognano il vostro governo, e ogni gior-
no si chiedono: quando verr a governarci il nostro re dAragona?) (Salavert y
Roca +,o, +,o).
La morte di Bonifacio VIII, nellottobre del +,o,, determina un immediato
abbassamento della pressione politica sullisola. Il nuovo papa, Benedetto XI
(+,o,-+,o), che siede sul trono di San Pietro neppure un anno, non ha il tem-
po di perfezionare la procedura per il nuovo giuramento e omaggio feudale di
Giacomo II, che deve perci riprendere da principio il relativo e defatigante
iter con il successore Clemente V, concluso soltanto il .s maggio +,oo con le-
missione della bolla di accettazione papale della sua dedizione (Salavert y Roca
+,o, +,). In questo stesso anno il re dAragona riprende a tessere la tela delli-
solamento diplomatico di Pisa con una serie intrecciata di trattative, sviluppate
per canali segreti piuttosto che ufficiali, che in due anni ottengono pi di un
successo: il favore esplicito e convinto di Lucca e Firenze, il sostegno confer-
mato del re di Napoli, la sostanziale neutralizzazione di Genova, le cui maggio-
ri case, Doria e Malaspina, preferiscono trattare separatamente per i loro pos-
sessi sardi.
Intanto, per, il terreno della trattativa reso pi scivoloso dalla questione del
matrimonio di Giovanna Visconti, la figlia del gentil Nino, che diviene co-
me un secolo prima il matrimonio di Elena di Gallura il nodo pi critico del-
lintreccio convulso degli interessi politici e dinastici che gravitano sulla Sarde-
gna. Attorno al +,o, prima che Pisa riesca a impadronirsi anche di questa fetta
delleredit viscontea nellisola, Giovanna controlla ancora, attraverso il suo tu-
.o
La Sardegna dei giudici
tre, che ragione ha Giacomo II di farsi riconoscere signore di una parte della
Sardegna dalla citt toscana, quando ne ha ricevuto linvestitura in toto, assieme
alla Corsica dal pontefice? (Salavert y Roca +,o, ,o, ,s+ e ,s.).
Etutto questo a prescindere dal fatto, pi sostanziale, che la curia romana ha
ben capito che qualora lAragona aggiungesse al dominio della Sardegna e della
Corsica quello di Pisa e del suo distretto potrebbe subito mettere sotto tutela
anche Genova, divenendo forse la monarchia pi potente dEuropa e di sicuro
la dominatrice incontrastata del Mediterraneo.
La sintesi e conclusione del ragionamento curiale di Roma che latto di dedi-
zione pisana allAragona si pu fare, ma rinegoziandolo alla luce del riconosci-
mento da parte di entrambe le parti del dominio eminente su Pisa e della signo-
ria immediata sulla Sardegna che la Chiesa vanta. Ecco, allora, che quando gli
ambasciatori pisani si ripresentano alla corte aragonese per la cronaca sono
stavolta Pellaio Chiccoli Lanfranchi, Bacciameo Gualandi, Giovanni Fazelo,
Banduccio Bonconti, Betto Alliata, Giovanni Tadi e il notaio Nocco Castiglioni
, con i poteri delegati a trattare e concludere sulla base delle condizioni gi con-
cordate, Giacomo II glieli contesta come del tutto insufficienti per discutere le
nuove condizioni imposte dalle eccezioni legali e formali di Clemente V.
Il + giugno +,o, il sovrano ne informa direttamente il comune, preannun-
ciando larrivo a Pisa di suoi delegati per valutare da capo la possibilit di risol-
vere la questione sarda senza strepito darmi (Salavert y Roca +,o, ,,). un
ultimatum, se non proprio una dichiarazione di guerra. Ma c ancora tempo
per la prova delle armi, perch Giacomo II viene coinvolto da Ferdinando IV di
Castiglia, con il trattato di Alcal de Henares del +,os, in una nuova e fallimenta-
re impresa della reconquista, contro lemirato nasride di Granada, che avrebbe
dovuto fruttargli il territorio di Almera. A sua volta Pisa riprende a sperare di
potersi sottrarre alla morsa di Barcellona e di Roma con laiuto di Enrico VII,
eletto imperatore nel +,os, che si prepara a venire in Italia per farsi incoronare
(prima a Milano e poi a Roma). La discesa in Italia dellimperatore, tra il +,++ e il
+,+., euforizza in effetti nuovamente il campo ghibellino e Pisa non gli lesina n
omaggi n denari. La sua morte nel +,+,, dopo appena cinque anni di regno,
getta per la citt in un nuovo sconforto, reso pi buio dalle impegnative pre-
stanze che ha dovuto promuovere per far fronte alle sue esose richieste finan-
ziarie, valutate nellinsieme a due milioni di fiorini.
La fedelt ghibellina di Pisa comunque tale che nel settembre del +,+, nomi-
na podest e capitano del popolo e di guerra Uguccione della Faggiola, vicario
dellimperatore a Genova, che tra il +,+ e il +,+o riesce ad imporsi come signo-
.,
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
pu anche rinunciare al bene dellautonomia, prezioso, ma non quanto il benes-
sere materiale. Matura cos, alla fine del +,os, la decisione di cedere a Giacomo
II la signoria del comune in cambio della conservazione dei possessi sardi. Li-
dea di assoggettare la citt alla signoria feudale del re dAragona non neppure
nuova, perch era stata ventilata gi nel +.s,, allindomani del disastro della Me-
loria; pi in generale Pisa, Genova e altri comuni italiani hanno gi praticato in
passato laccorgimento di riconoscere nellimperatore, a partire da Federico I
Barbarossa, un dominus superior al fine di conservare lo status quo con un supple-
mento di legittimazione.
In breve, per forza di cose, Pisa disposta a pagare un prezzo diciamo politico
e morale per tenere un piede, se non tutti e due, nel suo lucroso contado rurale e
insulare. Nellottobre del +,os Giacomo II informato della paura che agita i
suoi cittadini, tanta que non saben que.s facen (Salavert y Roca +,o, .s,).
Qualche mese dopo, nel febbraio del +,o,, i negoziati aperti a Barcellona con gli
ambasciatori pisani il cavaliere Gano Chiccoli Lanfranchi, i dottori Gherardo
Fazelo e Vanni Bonconti, il gran rich hom Bonaccorso Gambacorta appro-
dano ad una bozza articolata di accordo, in venti punti, per linfeudazione del
comune alla corona dAragona. I pisani si offrono a Giacomo II ut placeret ei
recipere et habere dominium super Comunem Pisanem ut eius districtuales
sicut et Catalani et gentes alie regnorum suorum, alle condizioni cio degli altri
regni che la corona dAragona ha gi in precedenza incorporato. Pisa dovrebbe
per conservare in Sardegna il controllo del porto di Cagliari e beneficiare di
condizioni di favore quasi monopolistico nel commercio dei cereali e del sale.
Tutti i territori di dominio pisano nellisola passeranno sotto la giurisdizione
aragonese, ma salvaguardando i beni feudali dei conti Donoratico (ramo di
Gherardo) e il regno sullArborea dei fedeli Andreotto e Mariano de Bas (Sala-
vert y Roca +,o, ,,).
Bruno Anatra ha scritto in merito di un buon affare per Pisa, perch se il
patto di soggezione si fosse realizzato a queste condizioni, essa avrebbe conser-
vato quasi intatta la sua presa sulleconomia isolana, e di una soluzione vantag-
giosa anche per Giacomo II, che si sarebbe risparmiato gli impegni e i costi di
una spedizione militare imponente.
Le due parti hanno fatto per i conti senza loste, perch ben noto che la
Chiesa rivendica da tempo il dominio e la propriet della Sardegna (e Pisa non
pu quindi cedere ci che non le appartiene di diritto) e che pi di recente si
anche attribuita il dominio eminente dellintera penisola italiana (Pisa compre-
sa, che non pu pensare di disporre di se stessa, quasi fosse domina sui). E, inol-
.s
La Sardegna dei giudici
gnoria o altri, si riveli un cattivo vicino e si appropri dei beni alimentari di cui la
Sardegna notoriamente ricca, impedendo ai genovesi di approvvigionarsene,
come hanno sempre fatto). Insomma, Genova preferirebbe che la Sardegna
restasse nello stato in cui ora, senza padrone, piuttosto che vederla finire sot-
to signoria di qualcuno e le dispiace dunque molto conclude Cristiano Spino-
la che Giacomo II si proponga di conquistarla (Salavert y Roca +,o, ..).
Ma se questo il pensiero comune e dominante nella citt ligure, di fronte al
fermo proposito del sovrano dAragona di andare avanti sulla strada intrapresa
con linvestitura di Bonifacio VIII, il fronte della contrariet non riesce a man-
tenersi unito. Specialmente le famiglie che hanno in Sardegna possessi e diritti
si mostrano infatti subito interessate a trattare separatamente con Giacomo II.
il caso dei Doria e dei Malaspina.
Aricevere le migliori proferte del re dAragona sono i Doria, titolari nel Nord
Sardegna di una vasta e articolata signoria che nel primissimo Trecento fa capo
ai castelli principali di Castelgenovese, Casteldoria, Alghero e Monteleone e si
estende sulle curatorie di Anglona, Meilogu, Caputabbas, Nurcara, Nulauro e
Nurra.
Come nel caso dei domini Sardiniae pisani il primo nucleo della signoria doriana
in Sardegna sembra ascendere alle cospicue doti di alcune donnicelle della casa
regnante turritana dei Lacon Gunale. Il primo matrimonio noto, del ++so circa,
quello di Andrea Doria con Susanna, figlia di Barisone II di Torres; il secondo
contratto verso il +.+o da Manuele Doria con Giorgia, figlia di Comita. Tra i
buoni frutti di questunione c Nicol Doria che attorno al +.,+ sposa a sua
volta una Lacon, Preziosa, figlia naturale del giudice Mariano. Figlio di Nicol e
di Preziosa Brancaleone Doria, una delle figure chiave della storia del Logudo-
ro tra Duecento e Trecento, longevo tanto da comparire nei ruoli e nelle azioni
pi diverse, parte reali e parte leggendarie, come lomicidio del suocero Michele
Zanche.
Un significato particolare nella costruzione della signoria doriana in Sardegna
hanno le convenzioni stipulate con il comune di Genova, il ., dicembre +.s-,
dalle sei famiglie della consorteria che in quel momento vi hanno parte (Tola
+so+-os, XIII, +.o-+.). Per il rispetto dei loro diritti dominiali, i Doria rinun-
ciano ad esercitare il monopolio commerciale con i loro possedimenti, simpe-
gnano a non fortificare le coste della Nurra, a lasciar liberi i porti di Torres e del-
lAsinara, e a non acquisire altri possessi di cittadini genovesi senza lassenso del
comune. Genova e Doria stabiliscono, insomma, un modus vivendi nellisola che
impone alla consorteria di salvaguardare il libero commercio dei genovesi, nel-
.+
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
re. Caduto Uguccione, nelaprile del +,+o, la sua politica antiguelfa continuata
dai conti Donoratico, ramo Gherardo, che terranno la signoria della citt per ol-
tre venticinque anni, gestendone la difficile fase di transizione, per la sconfitta
patita nel +,. dagli aragonesi e dagli arborensi, verso una dimensione di attivit
e di interessi tutta continentale e regionale.
.. I domini Sardiniae genovesi
In tutta la vicenda dellinfeudazione del Regno di Corsica e della Sardegna a
Giacomo II e della successiva iniziativa diplomatica aragonese per darle consi-
stenza effettiva, il comune di Genova non sembra giocare un ruolo di rilievo.
La ragione principale di ci sta nelle difficolt obiettive che una citt divisa al
suo interno incontra nellelaborare una linea dazione ferma e coerente nei
confronti di un regno con il quale i rapporti sono stati tradizionalmente pi
buoni che cattivi, ma che ora avanza pretese di dominio esclusivo sulle due iso-
le mediterranee che hanno largamente determinato la sua fortuna politica ed
economica.
Lo stato di sospesa impotenza della citt di fronte alla nuova situazione ben
rappresentato da una lettera che Vanni Gattarelli invia a Giacomo II il dicem-
bre +,oo: Tutto che gravi molto nellanimo di ciascun genovese che voi ab-
biate la signoria di Sardigna, non vene che bien per loro si possa prendere la di-
fensione. E ci perch lo stato di Gienova non tale ne intral loro li genovesi
non sono in tale accordo chei prendessero in comune a difender Sardigna (Sa-
lavert y Roca +,o, +s,).
Non diversa la sostanza di una lettera di Cristiano Spinola che il dicembre
+,oo, in un latino cancelleresco, informa Giacomo II delle disposizioni morali
e politiche della popolazione genovese nei suoi confronti: Porro nollent quod
excellenza vestra vel aliquis dominus huius evi ad insulas Sardiniae et Corsicae
intenderet adquirendas, timentes ne vestra serenitas aut alter dominus, qui dic-
tas acquirerent insulas, bonus esset eis vicinus, a quod copia victualium, que
magna noscitur in Sardinia, non esset in manus alicuius domini, qui prohibere
posset ipsis quod eam non traherent ut sunt soliti atque trahunt Et pocius
vellent quod terra Sardinie in statu in quo nunc est, sine domino, permaneret
quam in manus alicuius domini perveniret (E poi non vogliono che vostra ec-
cellenza o qualsiasi altro signore laico si proponga di acquistare le isole della
Sardegna e della Corsica, per il timore che impadronendosi di esse, vostra si-
.o
La Sardegna dei giudici
sere positivi, altrimenti Giacomo II non avrebbe trascurato di rinfrescargli la
memoria del loro recente trattato. A meno che Uberto Foglietta, che racconta
lepisodio, non si sia inventato tutto trasformando una cortese ospitalit in un
intrigo politico.
Rispetto ai Doria, i Malaspina a cavallo del Trecento sembrano aver perduto
terreno in Sardegna. Nel +.s, hanno venduto a Brancaleone Doria le fortezze
di Castelgenovese e di Casteldoria con le curatorie dellAnglona, consentendo-
gli un miglior ponte di comunicazioni e di traffici con i suoi possedimenti corsi,
e specialmente con la citt di Bonifacio. Nel +,os la signoria sarda dei Malaspina
marchesi di Villafranca, e cio Moruello, Corrado e Franceschino, limitata ai
castelli di Osilo e di Bosa con i relativi distretti. In compenso della loro alleanza
e fedelt militare chiedono a Giacomo II il castello di Montiferru e, soprattutto,
la citt di Sassari, in permanente contrasto di confini con il loro distretto di Osi-
lo. Nel settembre del +,os i sassaresi hanno invaso i territori dei Malaspina ridu-
cendone le ultime difese ai cacumina castrorum (Salavert y Roca +,o, .-s).
I Malaspina non sembrano per bruciare dalla voglia di cavalcare e di tirar di
spada per Giacomo II, che deve persino premurarsi di fare accertamenti sulla
loro et: tra i ., e i o anni sono tutti in grado di combattere e li invita perci
a recarsi armati in Sardegna, uno o due almeno (Salavert y Roca +,o, .o,,
.-o, .,o).
Lapprodo in Sardegna della stirpe marchionale dei Malaspina, attestati lungo
la Magra, tra la Garfagnana e la Versilia, avvolto da oscurit ancora maggiore
di quello degli altri domini Sardiniae. Il primo Malaspina di cui si abbia traccia cer-
ta negli annali sardi Opizzone, che partecipa dellambasciata genovese ad Ori-
stano per trarne Barisone al viaggio per Genova e verso la gloria. Il suo seguito
coinvolto nella zuffa che si scatena nel porto ligure allarrivo del giudice dAr-
borea. Unaltra Malaspina, Adelasia, moglie di Guglielmo di Massa e sorella di
quel Guglielmo di Malaspina cui il giudice cagliaritano fa da paraninfo per il suo
progetto matrimoniale con Elena di Gallura.
Secondo Alessandro Soddu i castelli di Osilo e la citt di Bosa sarebbero ve-
nuti alla casa di Malaspina nel primo terzo del Duecento per il matrimonio di
Corrado il Giovane con una figlia naturale di Mariano II, che glieli avrebbe por-
tati in dote. Questo Corrado Malaspina sarebbe il medesimo ricordato da Dan-
te Alighieri nel canto VIII del Purgatorio e protagonista di una novella del Deca-
meron di Giovanni Boccaccio. Nel primo Duecento i Malaspina avrebbero quin-
di gi dei possedimenti in Sardegna, ma non sappiamo se la separazione allora
intervenuta nel continente tra una linea Spino fiorito, capostipite Opizzino, e
.,
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
linteresse comune della citt, ma le lascia campo libero nel governo dei territo-
ri e delle popolazioni logudoresi soggette alla sua signoria.
Della consorteria dei Doria, nel primo Trecento, Brancaleone certamente
magna pars, in una posizione di capo che gli ha consentito di tenere unita la si-
gnoria sarda e che lo autorizza a coltivare il progetto di arrivare su un trono giu-
dicale, se non direttamente, attraverso un figlio. in questa prospettiva che si d
da fare per ottenere da Bonifacio VIII, nel +.,,, la ratificatio della legittimazione
della madre Preziosa da parte di Mariano, che laveva avuta da una concubina.
Ed sempre al medesimo fine che nel +,o- si fa sostenere dal marchese dEste
per avanzare la candidatura del gi maturo figlio Bernab alla mano di Giovan-
na Visconti di Gallura (Salavert y Roca +,o, .os).
Le trattative di Brancaleone e Bernab Doria con Giacomo II si sviluppano,
sembrerebbe, senza intralci e diffidenze: in cambio dellalleanza militare i Doria
avrebbero linfeudazione dei castelli e delle terre gi possedute in Sardegna e la
concessione di altri pezzi importanti degli antichi giudicati di Torres e di Gallu-
ra. Il trattato sottoscritto l++ luglio +,os da Brancaleone Doria e dal figlio Ber-
nab con Bernat de Sarri, legato di Giacomo II, contempla unalleanza milita-
re che esclude ogni azione ostile nei confronti di Sassari e del suo territorio (al-
meno finch resta sotto il dominio di Genova) e prevede la concessione ex novo
ai Doria dei castelli di Monteacuto, Montesanto, Villa Petrosa e Terranova con i
rispettivi distretti e giurisdizioni (Salavert y Roca +,o, .s). A leggere le istru-
zioni che invia il +s luglio +,os ai suoi ambasciatori in Italia, il re dAragona sem-
brerebbe in questo momento disposto a concedere ai Doria persino di pi, rive-
dendo, ad esempio, la sua contrariet allipotesi di unione tra Bernab e Gio-
vanna Visconti. La celebrazione di questo matrimonio consegnerebbe alla si-
gnoria genovese lintera eredit viscontea in Sardegna, nei giudicati di Gallura
(castelli di Terranova, Posada e Villa Petrosa) e di Cagliari (castelli di Chirra e di
Ollastro) (Salavert y Roca +,o, .so). In ogni caso non ci sono ripensamenti di
Giacomo II, che il .+ settembre +,os conferma le condizioni per lui concordate
da Bernat de Sarri (Salavert y Roca +,o, .so).
Levolversi degli eventi non per quello previsto, almeno in questi anni, e
quando Enrico VII si presenta in Italia a dispensare onori e infeudazioni, in
cambio di buona moneta, anche il vecchio Branca pensa di approfittarne invi-
tandolo nel dicembre +,++ a Genova come ospite cui chiedere linvestitura del
Regno di Sardegna (ed lultimo di una serie ormai lunga), offrendo in cambio,
chiss, un poco di marchi dargento. Non sappiamo esattamente dei risultati di
questa spregiudicata iniziativa dellinossidabile Doria, ma non dovrebbero es-
..
La Sardegna dei giudici
Massa e da Ugo I de Bas. Qualche tempo dopo, a protezione dei territori che gli
ha riconosciuto il testamento di Mariano, il comune insedia sue guarnigioni nei
castelli di Marmilla e Monreale.
Figura 19: Sardara. Il castello di Monreale.
In questo medesimo frangente storico si ha nellArborea unulteriore esten-
sione dei possessi signorili e fondiari dei cives pisani, la cui appartenenza preva-
lente ancora alle consorterie dei Lanfranchi (Gano e Ceo Chiccoli), dei Casa-
pieri (Guido, Cino e poi Jacopo de Tacculis, che si spartisce la villa di Solarussa
con il cugino Michele), dei Sismondi (Lemmo, Bacciameo e Giovanni Guiniz-
zelli), e dei Gualandi (case Cortevecchia e Bocci).
Rimasto solo per la morte nel +,o, di Andreotto, Mariano II de Bas non cam-
bia politica, bench continui a coltivare relazioni anche con Giacomo II, tanto
che nel +,+ ospita nel suo palazzo di Oristano Maria di Lusignano, figlia di En-
rico, in viaggio verso la corte aragonese come promessa sposa di Giacomo II, al
suo secondo matrimonio.
.
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
una linea Spino secco, capostipite Corrado lAntico, abbia avuto effetti anche
nellisola, e quali in merito alla ripartizione delle terre.
Comunque sia, il .+ aprile +.oo i figli di Corrado lAntico, Manfredi, Alberto e
Moruello e i loro nipoti Corrado il Giovane, Tommaso e Opizzino (figli del fra-
tello defunto Federico), si spartiscono lintero patrimonio familiare, compresi i
beni in Sardegna. Quindici anni dopo, nel +.s+, i Malaspina dello Spino secco
acquistano e si dividono i beni in Sardegna di Alberto.
,. I tradimenti dei giudici dArborea
Dopo la scomparsa di Mariano de Bas, che ha rinunciato a favore di Pisa alla
terza parte del Cagliaritano acquistata da Guglielmo da Capraia, le sorti dellAr-
borea restano nelle mani di un suo figlio naturale, Giovanni de Bas. Il nuovo
giudice arborense subito sollecitato da Giacomo II, che gi sintitola re di Cor-
sica e di Sardegna, ad unalleanza militare e ad un prestito di mila marchi. Gio-
vanni intravede in questi approcci del re dAragona la volont di assoggettarlo
ad una dipendenza feudale e si lega pi strettamente a Pisa.
Ma neppure questa alleanza forse del tutto volontaria, perch tra Pisa ed Ar-
borea rimasta aperta la questione delle terre cagliaritane dei Capraia, che Ma-
riano I de Bas ha lasciato per testamento al comune, ma che Giovanni sembra
continuare a rivendicare. Ne scaturiscono conflitti di giurisdizione e forse an-
che scontri armati.
Secondo Alberto Boscolo lo stesso Giovanni, ucciso il ., marzo +,o-, sareb-
be vittima di questa ferita rimasta aperta. Sarebbe lui, anzi, e non il padre Maria-
no, il protagonista del racconto della cronaca quattrocentesca che attribuisce
lomicidio del giudice arborense a Tosorato degli Uberti, uno dei due vicari pi-
sani nelle terre appartenute ai conti di Capraia. A Giovanni sarebbe stata anche
tagliata la lingua in segno di tradimento e di non rispetto dei patti con i pisani.
Alla morte di Giovanni la successione al trono riconosciuta ad Andreotto e
Mariano, natigli da una concubina, Vera Cappai, nonostante lopposizione di
Giacomina, la moglie legittima, che rivendica i diritti della figlia Giovanna. Il ,o
marzo +,os Clemente V appella Andreotto e Mariano, bench ancora minoren-
ni, vicecomites de Basso et judices Arboree. Di fatto il giudicato sotto il con-
trollo di Pisa, che nel settembre del +,o- si anche premurata di ristabilire gli
esatti confini tra le terre dArborea e quelle del Cagliaritano, facendo redigere a
tal fine una copia dellatto di confinazione sottoscritto nel +.oo da Guglielmo di
.
La Sardegna dei giudici
Nota al capitolo XIII
+. Il re assente
Il testo di riferimento per il periodo tra il +.,- e il +,., SALAVERT YROCA+,o. Fon-
damentale anche lopera di Antonio Arribas Palau (ARRIBAS PALAU +,.). Una buona
sintesi delle vicende e delle questioni politiche di questo periodo in ANATRA +,s.
.. I domini Sardiniae genovesi
Sui domini Sardiniae liguri la bibliografia non ampia quanto si vorrebbe, ed comun-
que recente: BASSO +,,o; SODDU +,,s e SODDU +,,,; BASSO-SODDU .oo+; notizie utili
anche in SALAVERT Y ROCA +,.
Osservazioni interessanti sul governo del territorio da parte dei Doria e dei Malaspi-
na (in riferimento specialmente alle misteriose maiorias de pane) sono in SODDU .oo.
,. I tradimenti dei giudici dArborea
Per il giudicato dArborea a cavallo del Trecento: CASULA +,o+ e BOSCOLO +,oo, pp.
+o,-+..
.-
iii. La Sardegna tra Pisa e Aragona
Il momento di svolta della politica di amicizia e fedelt arborensi viene soltan-
to con la successione al trono nel +,.+ di Ugo II de Bas, figlio di Mariano e di Pa-
dulesa de Serra. Poich le nozze di Mariano e Padulesa sono state annullate, e il
giudice nel +,+. si risposato con Costanza di Montalcino, figlia del conte Cati-
no, anche la legittimit di Ugo de Bas come gi quella di Andreotto e Mariano
messa in dubbio e Pisa ne approfitta per imporgli un oneroso diritto di
ascesa al trono, +. mila fiorini. Il nuovo giudice non gradisce lestorsione e nel-
la primavera del +,.. comincia a trescare, attraverso Avignone, con la corte ara-
gonese. Pensa forse di averne un pi di legittimazione e di sicurezza per il suo
regno, ma i pisani non possono subire passivamente labbandono del loro ulti-
mo alleato, quando gi si aspetta lattacco aragonese e si fanno offensivi sul con-
fine tra i rispettivi territori. Nellaprile del +,., una loro scorreria nellArborea
provoca una caccia generale al pisano.
Gli animi si vanno scaldando, in preparazione del magnum proelium che di l a
poco vedr i de Bas, giudici arborensi dorigine catalana, schierati a fianco dei
loro ormai lontani parenti iberici contro quei pisani allombra dei quali hanno
potuto salvaguardare unici tra i giudici sardi lautonomia del loro regno. In
un certo senso il loro un altro tradimento, quello che consente alla Corona
dAragona di assoggettare pi facilmente tutta lisola.
.o
La Sardegna dei giudici
i\
LA CIVILT GIUDICALE
+. I giudicati nella storia
Non ancora facile, per nessuno, ripercorrere con passo sicuro e senza penti-
menti le vicende dei giudicati sardi tra il secolo XI e il principio del XIV. Del re-
sto, una storia che ha un preludio avvolto nelloscurit e un seguito che appar-
tiene ormai ad una soltanto, neppure la maggiore, delle costruzioni politiche
sarde post-bizantine, e cio al giudicato dArborea che sopravvive sino al +.o.
Non solo, ma troppo spesso si sono abusivamente proiettate nel passato le luci
di unepoca e di unepopea quella appunto degli ultimi giudici dArborea, il
terzo Mariano de Bas e la figlia Eleonora , che sono tutta unaltra storia rispet-
to a quella che abbiamo ricostruito e raccontato in queste pagine.
Non neppure giustificata, per, lopinione pressoch opposta di quanti in
questa ultima epoca ed epopea arborense vedono semplicemente il crepuscolo
di una civilt condannata a spegnersi in ragione del suo stesso basso profilo po-
litico e civile, per la sua incapacit a reggere il confronto con la bella civilt co-
munale italiana e con le nascenti monarchie latine del Mediterraneo. In quella
condizione di cose, per la somma tutta negativa degli atti e delle conseguen-
ze del governo dei giudici, scrive Giuseppe Manno nella sua Storia della Sardegna,
fausto fu pei nazionali il concentrarsi di ogni podest nella signoria aragonese.
Fausto, si badi, e non soltanto inevitabile e forzoso, Manno giudica il domi-
nio aragonese, ubbidendo ad un meccanismo riflessivo di soggezione quasi
spontanea del vinto al vincitore, le cui ragioni talora non solo si subiscono, ma si
accettano. Questo fenomeno di subalternit morale e culturale spiega almeno
in parte perch quei sardi che al tempo di Manno non vogliono rinunciare a sca-
vare nella propria storia per trovarvi non tanto le radici quanto il senso stesso
del loro stare al mondo qui in questisola e non in un altro luogo , avvertano e
contestino subito nel suo giudizio negativo sui giudicati lespressione esempla-
re di una storiografia dediticia e cortigiana, n obiettiva, n nazionale. Specie
dopo la comparsa, nel +,ss, del bellissimo inedito di Renzo Laconi su Le false
Carte dArborea o del carattere rivendicativo della storiografia sarda (ma il titolo non
.,
lasciando da parte i giudici di fatto e le vedove-reggenti, contiamo con certez-
za dieci regni pi o meno lunghi nel giudicato di Torres, in un arco di tempo ef-
fettivamente documentato di due secoli (ante +oo,-+.o,), sette regnanti indige-
ni nel giudicato di Cagliari durante un secolo e mezzo circa (ante +os-++ss), al-
meno sei sovrani nel giudicato di Gallura in un periodo pressoch eguale (+o-,-
+.oo). Nel giudicato dArborea, infine, linnesto virtuoso della dinastia cata-
lana dei de Bas stabilisce una quasi continuit dinastica che si protrae per circa
quattro secoli, tra il principio dellXI e il principio del XV secolo, durante i quali
si succedono una ventina di sovrani. Se pure lasciamo ai domini terramagnesos i
troni che si sono rubati nel Duecento, a partire da quello di Guglielmo di
Massa nel giudicato cagliaritano, dal ++,o circa, e da quello di Lamberto Vi-
sconti nel giudicato di Gallura, dal +.oo, resta insomma tutto il tempo necessa-
rio non solo per definire unepoca di piena indipendenza politica della Sarde-
gna, ma anche per gettare le fondamenta di una costruzione durevole di civilt.
Questa civilt avr certamente derivato alcuni suoi tratti pi marcati e specifi-
ci dalla condizione di insularit e da un rapporto non facile con una terra scarsa-
mente domesticata forse meno per le avversit ambientali e pi per i deficit
tecnologici , ma niente autorizza a pensarla come estranea al ritmo della gran-
de civilt, in cifra romano bizantina prima e comunale-italiana poi.
Il segno durevole della civilt romano-bizantina si manifesta anzitutto nella
vasta diffusione nella Sardegna dellXI secolo delleconomia della casa (oiko-
nomia), e cio di un sistema economico a dominante agricola e pastorale imper-
niato sul ruolo centrale e pervasivo della domus o curtis signorile, che raccoglie e
organizza il lavoro delle masse rurali asservite e regola e governa lo sfruttamen-
to materiale del territorio. Poich sono prodotti da alcuni ben segnalati soggetti
o enti, dambito aristocratico o ecclesiastico, i documenti non ci autorizzano
comunque a pensare che il sistema della domus signorile ricoprisse lintero spa-
zio delleconomia e societ giudicale, che la facies servile ed ergastolare del modo
di vita di vaste masse di rurali campidanesi, arborensi e logudoresi fosse comu-
ne a tutta lisola, comprese le zone interne e montane a dominante pastorale.
Non per necessario richiamare al riguardo quel dualismo contadino/pa-
store che secondo molti studiosi avrebbe caratterizzato la Sardegna in ogni sua
epoca, e che invece un fenomeno emergente soprattutto nel tardo Medioevo,
quando si ha lo sviluppo di una pi coerente ed omogenea economia di villag-
gio. Nellet dei giudici il vero dualismo ancora imperniato su due poli a defini-
zione insieme etnica, territoriale e sociale: in tutte le aree fertili, collinose e pia-
neggianti una sorta di vasta Romnia di dominio (e colonizzazione) signorile,
.o+
i\. La civilt giudicale
originario), si scritto spesso che la stessa falsificazione delle Carte dArborea
sulla quale torneremo pi in l fu a sua volta una risposta al disconoscimento
radicale, da parte dello storico algherese e dei suoi molti ammiratori, del vivo
valore e del sedimento civile e culturale dellepoca dei giudici.
Secondo Umberto Cardia, lintellettuale sardo che pi di ogni altro si posto
il problema di riattingere e ridefinire nella storia gli elementi di una soggettivit
culturale e politica della Sardegna, lepoca giudicale rappresenta il pi com-
plesso sforzo che i sardi abbiano prodotto, nella loro storia millenaria, per orga-
nizzarsi secondo il proprio genio, secondo consuetudini e leggi proprie. la
definizione pi pregnante, a conoscenza di chi scrive, che sia stata sinora data
della civilt giudicale, in una prospettiva insieme etnica, storica e politica.
La definizione immaginosa e sintetica proposta da Cardia coinvolge subito il
problema della collocazione temporale dei giudicati: un problema che, al di l
delle annose controversie sulla loro prima origine (che Cardia molto arditamen-
te colloca nellVIII secolo), soltanto in apparenza un problema di semplice
datazione. La questione sostanziale attiene a quella sorta di ponte breve, ad una
sola arcata, che molti storici gettano tra il momento in cui lisola conquista lin-
dipendenza da Bisanzio e il momento in cui la perde ad opera di Pisa e di Geno-
va. Una cosa, infatti, prendere atto del debito e dei legami della Sardegna con
entrambe le sponde di civilt mediterranea, quella orientale bizantina e quella
occidentale italiana, unaltra protrarre tanto avanti nel tempo la fine del
dominio politico e militare bizantino e anticipare di tanto la presenza dominan-
te di Pisa e Genova s da ridurre il periodo giudicale ad una breve, fuggevole pa-
rentesi tra due dominazioni esterne, ad una espressione marginale e subalterna
delle due civilt, quella bizantina e quella delle repubbliche marinare italiane.
Secondo Cardia, pensare allet dei giudicati come ad una parentesi (quasi una
temporanea distrazione, se non involuzione, di civilt) tra storia di Bisanzio e
storia dItalia non soltanto arbitrario: una vera espressione di supponenza
etnocentrica, che non si giustifica neppure con lingenuit di accreditare come
molti storici hanno fatto i cento annalisti, cronisti e fabulatori pisani e genove-
si (ma non mancano neppure gli arabi, di cui lultimo Mohamed M. Bazama),
che a partire dal XII secolo si sono inventati ed hanno raccontato il merito delle
loro citt o popoli non solo daver liberato lisola dagli arabi (o dai rm, con gli
occhi dellIslam), ma daverne pure edificato le istituzioni di governo, e cio gli
stessi giudicati.
Con tutta la prudenza che consigliano le molte trappole qua e l seminate da
genealogie ora spezzate ora intruse e da documenti spesso falsi o manipolati, e
.oo
La Sardegna dei giudici
.,s villaggi, nelle zone a dominante pastorale + su -,. Un collasso ancora mag-
giore si registra nelle zone agro-pastorali della costa, con +s abbandoni su .-
centri, mentre nelle zone agro-pastorali dellinterno su +s, villaggi ne scom-
paiono -,.
Non ci vuol molto a dedurre da questi dati un altro aspetto importante della
crisi demografica tardo-medievale: e cio il fatto che lo spopolamento e la de-
sertificazione di vasti spazi prima coltivati si realizzino a scapito soprattutto di
quella che abbiamo caratterizzato come una Romnia a dominio fondiario si-
gnorile.
Tutti questi processi e fenomeni attengono specialmente alla storia economi-
ca e sociale, ma hanno unovvia e notevole rilevanza anche per un discorso di
sintesi sulla civilt giudicale. Nellinsieme, infatti, essi sono la manifestazione
pi o meno immediata e diretta del tramonto di un intero sistema di produzione
e di vita di una civilt che ha caratterizzato la Sardegna tra lXI e il XIII secolo al-
meno. Luniverso economico e civile che di l a qualche decennio i due ultimi
giudici dArborea trascriveranno nelle norme giuridiche della Carta de logu asso-
miglier ormai assai poco a quel mondo che i condaghi hanno rappresentato ai
nostri occhi (e forse pi alla nostra immaginazione), e che non certo un mon-
do, come ha scritto Cardia, di ordine, per elementare che esso sia, fondato sul-
lequilibrio tra pastorizia seminomade e agricoltura.
Tuttaltro, la chiave migliore per accedere alla comprensione della civilt giu-
dicale non sono n lordine del regime giudicale, n lequilibrio tra pastori-
zia e agricoltura, bens il rapporto diretto e personale tra il dominus e il servus, e
cio quel principio schiavistico che ha informato il mondo antico, greco e lati-
no, e che nella Sardegna dei giudici regge ancora largamente il sistema economi-
co della domus. Le norme giuridiche della Carta de logu porranno invece di fronte,
in una relazione a carattere non pi personale ma istituzionale, da un lato il do-
minio territoriale e demaniale del re e (per lui) dei suoi fideles o feudatari e dallal-
tro il diritto alluso della terra delle comunit di villaggio. Non solo, ma venuta
ormai meno la capacit signorile di controllo diretto del territorio attraverso le
varie articolazioni insediative e funzionali delle domus, tale controllo viene ora
affidato quasi interamente ai vari ministri o rappresentanti delle comunit, cui la
Carta de logu fornisce lindispensabile normativa di riferimento.
Deboli entro e a lato delle curtes signorili, che in et giudicale costituiscono i
centri e i poli pi forti di attrazione del popolamento e di organizzazione del ter-
ritorio, i villaggi liberi, seppure infeudati, divengono a fine Trecento il nuovo
principio di organizzazione dello spazio agrario. Quella che chiamiamo la ci-
.o,
i\. La civilt giudicale
nelle zone pi montuose e impervie, che non coincidono del tutto con le attuali
Barbagie, una sorta di pi ristretta Barbaria rimasta sotto il controllo delle co-
munit pastorali (di quelle che la storiografia iberica del Medioevo chiama comu-
nidades de valle).
Non si pu perci condividere unaltra opinione di Umberto Cardia sui giudi-
cati, e cio quella che li vede come un insieme nuovo ed originale proprio in
quanto avrebbero ubbidito a moduli e ritmi che sgorgano dalla autoctona vita
delle popolazioni isolane, dalle necessit e dalle regole del pascolo transumante
e dalla alternanza comunitaria delle coltivazioni, dai rapporti tra montagna e
pianura, dai regimi delle acque, dalla natura dei suoli, dal clima, dal particolare
paesaggio e dal pi vasto orizzonte mediterraneo. Il fatto che molto di tutto
questo venuto soltanto dopo, come conseguenza del collasso delleconomia
curtense, dellaffrancamento generale della popolazione delle campagne, della
feudalizzazione e demanializzazione dellintero territorio isolano, di quella ca-
tastrofe del popolamento medioevale che John Day ha mirabilmente illustrato
in numerosi lavori di demografia storica (e di geografia del popolamento). Una
catastrofe che in pochi decenni, a partire dagli anni a cavallo del Trecento, deter-
mina la scomparsa, per lo pi definitiva, di centinaia di villaggi e di altri piccoli e
innumerevoli insediamenti sviluppatisi entro ed attorno alle domus signorili.
Nel suo saggio forse pi bello, Malthus dmenti?, pubblicato dalle Annales nel
+,-, Day calcola una riduzione dei villaggi sardi effettivamente abitati da so
nel +,+o-. a - nel +,,-, a ,, nel +s. La diminuzione dei fuochi, delle
unit abitative, nel primo lasso di tempo ancora pi accentuata, poich passa-
no da ,+ mila a poco pi di + mila, mentre nel +s si segnala un principio di ri-
presa, con .o mila fuochi. In termini di unit individuali lo studioso americano
ipotizza +,-+o mila abitanti verso il +,.o, ,o mila circa verso il +,o e +o. mila
verso il +s.
Queste valutazioni della popolazione sarda complessiva nel tardo Medioevo
sono state vivacemente contestate da Carlo Livi e da altri studiosi dei fenomeni
demografici, soprattutto perch esse sembrano prescindere da alcuni compo-
nenti, sia alla sommit che alla base della piramide sociale, che sfuggono ai cen-
simenti realizzati ai fini fiscali, quali sono certamente le composizioni pisane
utilizzate da Day per i suoi calcoli e statistiche. Nondimeno la sostanza della sua
ricostruzione resta valida e mostra come il crollo demografico si combini con
una vasta ristrutturazione del popolamento, con un riequilibrio della sua distri-
buzione e densit a vantaggio dei centri montani e pastorali. Nelle zone a domi-
nanza agricola gli abbandoni complessivi tra il +,. e il +oo riguardano +-s su
.o.
La Sardegna dei giudici
Il nesso semantico usadu/razone rende il rapporto (in questo caso) positivo tra
consuetudine e norma vigente, mentre la coppia oppositiva in tortu/in diretu ren-
de il rapporto, ora negativo ora positivo, con la legge naturale (la giustizia). Il
kertu non si svolge nel primo periodo giudicale, ma verso la fine del XII secolo,
tuttavia mostra bene la grande capacit del volgare sardo di tradurre, senza in-
debite semplificazioni, le categorie pi complesse del diritto medievale.
La scelta del volgare nelluso scritto comune e pressoch contemporanea nei
quattro giudicati. Il primo documento in sardo conservatosi, la carta volgare ca-
gliaritana, del +ooo--, ma soltanto di pochi anni successivo il privilegio lo-
gudorese, del +oso-s, e sono forse persino pi antiche alcune schede del Con-
daghe di San Pietro di Silki, che Enrico Besta fa risalire al +o-,. Nel giudicato dAr-
borea le prime attestazioni del volgare scritto sono del principio del XII secolo,
nel giudicato di Gallura ancora pi tarde, ma limpressione generale resta quella
di una sincronia di manifestazioni del fenomeno in tutta lisola, in buona coeren-
za con quella sostanziale uniformit di scelte linguistiche che sottost alle diver-
se variet giudicali o regionali, preludio alle odierne distinzioni o aree dialettali.
Nel suo classico su La lingua sarda, del +,o, Max Leopold Wagner osserva che
la speciale individualit del sardo si riconosce gi nei testi antichi, nei quali il
sardo si presenta come una lingua di tipo arcaico, ma con una fisionomia sua
propria. Prescindendo dalle divergenze stilistiche e da altri particolari minori
aggiunge si pu dire che la lingua dei documenti antichi assai omogenea e
che, ad ogni modo, loriginaria unit della lingua sarda vi si intravvede facilmen-
te. Questidea di un unico volgare sardo delle origini condivisa da pressoch
tutti i linguisti, nonostante alcuni storici e in modo particolare Francesco Ce-
sare Casula e i suoi allievi sostengano la diversa opinione di una corrisponden-
za tra lesistenza di quattro stati giudicali e la formazione di quattro volgari sar-
di, calaritano, arborense, logudorese e gallurese.
La sorprendente deflagrazione del volgare sardo, che non solo si emancipa
precocemente dalluso orale, ma simpone anche largamente al latino nelluso
scritto, ha inevitabilmente costretto gli studiosi ad interrogarsi sulle condizioni
extra-linguistiche, e cio storiche e sociali, che lhanno prodotta. Una prima e
pi immediata risposta chiama in causa il ruolo dei monaci benedettini, nei loro
vari rami, che hanno certo dovuto mettere in atto le strategie e gli strumenti cul-
turali pi idonei per conquistare ogni spazio possibile di comunicazione negli
ambiti materiali come in quelli immateriali con una realt di vita che avverto-
no da principio come fortemente estranea e che offre sicuramente molteplici
resistenze alla colonizzazione e allacculturazione esterna. Ma se questi monaci
.o
i\. La civilt giudicale
vilt giudicale sta al di qua di questa rivoluzione, ed singolarmente ingenuo
continuare a pensarla come let doro, quasi un regno della libert, dei sardi.
.. La rivoluzione del volgare
Eppure stata proprio quella stirpe di signori schiavisti che si propone sul
proscenio della societ giudicale ad aver prodotto, nel livello pi profondo di
una civilt la lingua , il quasi-miracolo di un volgare sardo che si propone per
iscritto sin dai primi documenti a noi pervenuti. Un fenomeno che appariva ap-
punto sorprendente, e quasi inesplicabile un ricordo anche personale ad
un raffinato filologo romanzo come Paolo Merci, quando, apprestandosi a stu-
diare la carta di Marsiglia, vedeva il volgare sardo forte e vivo tanto da rivestire il
proprio lessico con i caratteri greci, e si chiedeva se ci fosse per sfizio di impa-
ludamento bizantino o per gusto di travestimento carnascialesco.
Sono peraltro numerose le testimonianze della incomprensibilit del sardo ai
contemporanei. Tra le altre quella di una tenzone bilingue di Raimbaut de Va-
queiras nella quale una donna genovese si rivolge schernevole al poeta proven-
zale che non gradisce, dicendogli: No tendent plui dun Toesco / O Sardo o
Barbar: / ni non cura de t; e quella del Dittamondo di Fazio degli Uberti, che
nel III libro allude ai sardi scrivendo: Io viddi che mi parve meraviglia / una
gente chalcuno non lintende, / n essi sanno quel chaltri bisbiglia.
Ecco, colpiva Merci il fatto che questi sardi mastrucati, che una pessima fama,
poi avallata anche dal De vulgari eloquentia di Dante Alighieri (che li fa grammati-
cam tanquam simiae homines imitantes), diceva parlare una lingua arcaica,
rozza ed ostica, fossero stati capaci prima di ogni altra popolazione italiana di
affrancarsi dalla faticosa alternanza di latino e volgare.
Equesto specialmente nella pratica giuridica, la pi vicina alle cose e alle si-
tuazioni, nella quale il volgare sardo poteva dare il meglio di s. Ecco, ad esem-
pio, la registrazione nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado di un kertu, di un pro-
cedimento giudiziario, al termine del quale la corte giudicante, la corona, deve de-
cidere si erat in potestade de su donnu levare de su fattu de su servu (se era in
potere del padrone appropriarsi dei beni del servo), e concordemente si risolve
per il s, e cio che erat razone, kandu plakiat a su donnu, et in tortu et in diretu,
levare de sa causa de su serbu et usadu de sa terra darbaree erat (era legale, ove
il padrone volesse, a torto o a ragione, appropriarsi di beni del servo, perch co-
s si usava nella terra dArborea) (Santa Maria di Bonarcado, .+ e .+,).
.o
La Sardegna dei giudici
XIV secolo si esaltano ancor pi nella produzione di testi di alta qualit giuridi-
ca quale doveva essere loriginale smarrito della Carta de logu cagliaritana, quali
sono certamente gli Statuti sassaresi e quali saranno, nel seguito del Trecento, gli
Statuti di Castelgenovese e la Carta de logu arborense e la sua pressoch totale as-
senza nellambito della produzione letteraria, sia di prosa che di poesia. Quasi
con sgomento si deve notare che non possibile ricordare per let giudicale
una sola poesia in volgare sardo!
Ecosa dire di una prosa letteraria (o storiografica) che si esaurisce in qualche
cronachetta, per giunta di autenticit controversa? Lunico racconto che si
pu allegare come meritevole di un minimo apprezzamento il Libellus judicum
turritanorumperch, come ha osservato Francesco Artizzu, nella sua semplicit,
conserva squarci di buona prosa, e il suo autore conosce forse qualche esempio
del genere annalistico e cronachistico italiano. Si pu inoltre riconoscere alla
prosa notarile dei condaghi di conservare talora il calore e limmediatezza del-
le situazioni rappresentate, specialmente quando attengono, o meglio alludono,
alle sfere delleros e degli affetti familiari. Non si pu tuttavia enfatizzare, come
stato fatto da Ignazio Delogu, la intenzionalit narrativa di questi registri, in s
aridi, spesso scombinati e manipolati: quanto essi e le dette cronachette offrono
di poesia (nel significato crociano del termine) davvero troppo poco perch
i posteri non accusino uno stupore quasi doloroso per lo scandalo di unincom-
prensibile mutilazione del potere espressivo (di dire) di una lingua.
stato sostenuto pi volte che tale scandalo alla base di quella sorta di indi-
gnazione attiva (la bella espressione di Paolo Merci) che a met Ottocento si
sarebbe riversata come altri malumori e frustrazioni nella fabbricazione del-
le gi richiamate Carte dArborea. Aggiungiamo qui che si tratt di una restituzio-
ne o risarcimento ben miserabile alla mancanza di una tradizione dalta cultura
in cui riconoscersi, e che sarebbe forse il caso di mettere questo episodio in rap-
porto con un malcostume di contraffazioni cartacee molto diffuso sin dalla Sar-
degna dei giudici e che lungo let moderna trasforma spesso le cancellerie re-
gie, le curie baronali ed ecclesiastiche, gli studi notarili e i pochi archivi esistenti
in veri laboratori del falso. Una piccola folla di mestieranti della scrittura, pro-
tetta dal generale analfabetismo, lavora, su commissione o di propria iniziativa,
ora ad inquinare le carte di concessione e di successione feudale, ora (maestro il
clero) ad inventare diritti che nessuno ha concesso, ora a manipolare le conven-
zioni tra baroni e comunit, per non dire del gusto e dellinteresse molto diffusi
a rimescolare le carte dei rapporti patrimoniali privati. Non certo un caso, a
prescindere dalla loro fisionomia intellettuale e morale, che i principali autori
.o-
i\. La civilt giudicale
hanno optato quasi subito per luso del volgare, la ragione sta forse anche nel-
limpossibilit di valersi del latino per stabilire un primo accettabile livello di co-
municazione con le lites locali. Del resto non sembra essersi depositata nelliso-
la una tradizione letteraria latina di tale prestigio da mantenere in soggezione il
volgare: i primi documenti in latino, la cui serie inizia un decennio avanti quella
dei documenti in volgare, testimoniano una sua conoscenza imperfetta. Benve-
nuto Terracini ha scritto al riguardo di un latino spesso merovingico, grezzo e
duro, lessicalmente povero ed impuro, incerto nella sintassi ed esposto alle in-
terferenze fonetiche del parlato.
Con queste premesse, sintende meglio il ricorso precoce dei benedettini al
volgare anche nella scrittura: mancando altro modo di comunicare con i sardi,
ormai dimentichi del latino e mai impadronitisi del greco, devono riversare nel-
lidioma locale quello stesso sapere tecnico che serve a dare forma e vigore alla
dimensione scritta della lingua, come ha osservato Giulio Paulis. Simile scelta
spiega inoltre meglio un altro fenomeno allapparenza sorprendente: e cio lin-
versione della direzione dinfluenza nellalternanza documentaria del latino e
del volgare, che normalmente in ragione del maggiore prestigio letterario va
dal primo al secondo, e in Sardegna, invece, dal sardo al latino. Fenomeno unico
in tutto il panorama romanzo, come nota Terracini, i documenti in latino pro-
dotti in Sardegna recepiscono, infatti, in alcune loro parti modelli di tradizione
linguistica locale, come nelle formule desecrazione e di benedizione. Fatto sta,
conclude lo studioso, che limpero del volgare in questepoca significa sempli-
cemente che il latino si trovava a lottare con una tradizione che gli era in gran
parte estranea. Laffermazione forse troppo recisa, ma sintetizza bene il filo
di discorso sin qui seguito.
Merita, infine, considerazione un altro interessante fattore extra-linguistico
della precoce diffusione del volgare in Sardegna richiamato da Giulio Paulis, e
cio il fatto che sia i Bizantini che la Chiesa di rito orientale non avversavano lu-
so dei vernacoli, specie fuori della Grecia, diversamente dalla Chiesa di Roma
che si sforzava sempre di imporre alla Cristianit occidentale luso esclusivo del
latino.
,. Lingua e cultura (o della lingua mutilata)
ben facile cogliere lo scarto per molti versi incomprensibile tra le prestazio-
ni del volgare sardo nellambito cancelleresco, curiale e negoziale, che nel XIII e
.oo
La Sardegna dei giudici
nel novembre del +..o dal legato apostolico Gottifredo, avanza la proposta del-
listituzione in ogni chiesa metropolitana di scuole di grammatica affidate ad un
doctori competenti. Gottifredo agisce in osservanza dei decreti del IV Conci-
lio lateranense, convocato qualche anno prima, nel +.+, uno dei quali prevede-
va listituzione della scuola di grammatica in tutte le chiese fornite di entrate
adeguate a sostenerne il costo, mentre nelle chiese metropolitane si doveva
creare anche una scuola di teologia per la formazione specifica del clero. Il sino-
do arborense si tiene dunque molto al di qua del programma del Laterano IV,
ma poi certo che le scuole di grammatica siano state istituite almeno nelle sedi
metropolitane di Cagliari, Torres e Arborea? Nella sua Storia della Chiesa in Sarde-
gna Raimondo Turtas sembra dubitarne e ricorda come nellagosto del +. pa-
pa Alessandro IV ordinasse allarcivescovo di Cagliari, in quellanno suo legato
in Sardegna, di convocare presso la Curia romana quei vescovi che bench
ignoranti da non saper n leggere n predicare, si erano egualmente fatti eleg-
gere, come il vescovo di Bosa, per potentiam secularem.
Una ulteriore conferma del mancato accumulo nellisola di un consistente ca-
pitale culturale nello stesso ambito ecclesiastico viene dalle poche testimonian-
ze che sono giunte sino a noi del patrimonio librario dei monasteri e delle chie-
se. Le biblioteche religiose meno modeste di cui conosciamo linventario, quel-
lo redatto il . maggio +..o per le chiese di San Pietro, Santa Maria di Cluso e
Santa Gilla, tutte nelle immediate vicinanze di Cagliari, risultano possedere in
tutto poco pi di cinquanta libri. Assieme ai testi della normale pratica liturgica
(messali, antifonari e salteri), compaiono testi biblici, opere della patristica (co-
me il De gratia et praedestinatione di Agostino), alcune opere di riferimento del di-
ritto canonico (il Decretum Gratiani, la Summa decretorum di Uguccione da Pisa, la
Summa decretaliumdi Bernardo da Pavia, e una Summa de matrimonio da alcuni attri-
buita allo stesso Bernardo, da altri a Tancredi di Bologna) e quindi vari altri testi
di studio, di aggiornamento e di edificazione (forse la Cronica monasterii Casinen-
sis di Pietro Diacono, i Sermones di Innocenzo III e varie Compilationes alle Decre-
tali del medesimo pontefice, la vita di Bernardo de Clairvaux, etc.). Queste ulti-
me opere sembrano segnalare lattivit di una scuola, almeno nella chiesa vesco-
vile di Santa Maria di Cluso.
Minima, secondo un inventario del +..s, invece la dotazione di libri della
chiesa cagliaritana di Santa Maria di Portu Gruttis, che i vittorini cedono nel
+.+s allOpera di Santa Maria di Pisa, che a sua volta la consegna nel +.., ai
francescani: appena quattro libri di stretto uso liturgico.
Lelemento forse pi indicativo di una pur modesta vitalit culturale e forma-
.o,
i\. La civilt giudicale
delle invenzioni delle carte arborensi siano due archivisti, Ignazio Pillitto e il
figlio Giovanni.
Un filone relativamente pi consistente di produzione letteraria si costituisce
nelluso ecclesiastico e liturgico del latino, specie per la narrazione di leggende e
passioni di santi. La pi apprezzabile sotto il profilo estetico la Legenda Sanctissi-
mi praesulis Georgi Suellensi (San Giorgio di Suelli), lineare nel racconto e con qual-
che sprazzo di poesia. Essa risulta redatta, con il relativo officium, allinizio del
XII secolo, da un certo Paolo, forse sacerdote della diocesi di Suelli. Ad et ben
pi antica risale la Passio sancti Luxurii (San Lussorio), che viene assegnata ad et
persino precedente il Mille. Tra il XII e il XIII secolo, ad opera dei monaci vitto-
rini di San Saturno di Cagliari, si ha la rielaborazione e rifusione in ununica leg-
genda delle preesistenti vite dei martiri sardi della persecuzione di Diocleziano:
e cio del cagliaritano Saturno, del gallurese Simplicio e della magnifica triade
turritana, costituita da Proto, Gianuarioe Gavino; resta fuori larborense Lusso-
rio, forse perch i vittorini non sono presenti in questo giudicato. I medesimi
vittorini potrebbero aver prodotto nello stesso periodo la Passione di SantAntioco.
Il fatto pi singolare che non esistono tracce duna trascrizione volgare di
questi testi agiografici. Per una loro diffusione limitata allambito monastico? Si
pu dubitarne, certo che per avere un pubblico dovevano pur essere tradotti
in sardo, in versioni a circolazione essenzialmente orale. Del resto, come si gi
osservato, neppure il clero, regolare o secolare, aveva una buona dimestichezza
con il latino, e in genere con la cultura litterata. Ma il rinvio ancora una volta ne-
cessario alluniverso labile della cultura orale non fa fare alla ricerca alcun pas-
so avanti: lo sfondo delle tradizioni e della creativit popolare ricorda Merci
risulta praticamente del tutto perduto, affidato a precarie ipotesi di archeologia
demologica.
Se la ricerca sul livello orale delle espressioni di cultura (e sui canali della loro
circolazione) pressoch improponibile per il Medioevo sardo, per la mancan-
za appunto di supporti documentari, la sua rilevanza ai fini del discorso sulla ci-
vilt giudicale comunque enorme. E non soltanto in riferimento agli strati pi
popolari, dato che le condizioni culturali dei majorales e di molti chierici non era-
no molto diverse da quelle della massa dei coltivatori, pastori e artigiani.
ovviamente la mancanza di un sistema distruzione pi o meno strutturato
e diffuso che impedisce alla massima parte della popolazione sarda del periodo
giudicale di emanciparsi almeno in qualche misura dal livello dellinformazione
e della comunicazione orale. Lamentando, come altrove ricordato, le deplore-
voli condizioni culturali del clero isolano, il sinodo di Santa Giusta, celebrato
.os
La Sardegna dei giudici
no da Pisa con Ugolino Visconti e di Peire de la Caravana con Guglielmo di
Massa, e si pu supporre unattivit di Lapo Saltarelli a Cagliari, dove una lapide
ne ricorda la morte e la sepoltura.
Anche in questo caso non si devono tuttavia forzare le poche testimonianze
disponibili per aprire la scena di una Sardegna luminosamente aperta alla mag-
gior cultura italiana ed europea. Si tratta in ogni caso di rapporti, scrive cautela-
tivamente Merci, che rimangono sempre per qualche verso estranei alla cultu-
ra isolana: che non riescono ad innescare un processo di produzione di lettera-
tura culta in loco, ma forse neppure ad assicurare circoli di diffusione pi che
episodici.
Un altro filone di ricerca certamente pi fruttuoso si di recente aperto entro
quel crinale tra oralit e scrittura che rappresentato dalle notazioni musicali.
Le prime scoperte e i primi studi in tale direzione hanno evidenziato come la
diffusa pratica del canto gregoriano si sostenga sin dal IX secolo su un insieme
di segni, volti a facilitare la memoria dei cantori, che si trasforma man mano nel-
la cosiddetta notazione neumatica, rimasta in uso sino al XIII secolo, quando
sostituita dalla notazione quadrata su tetragramma. Ne restano tracce in quat-
tro frammenti pergamenacei del XII-XIII secolo conservati nella Cattedrale di
Oristano ove erano utilizzati per la rilegatura di alcuni codici liturgico-musica-
li pi tardi e in un manoscritto cartaceo dellArchivio capitolare di Iglesias, che
la copia secentesca (la medesima che conserva la Passione di SantAntioco) di un
codice presumibilmente del XII secolo.
La diffusione in Sardegna del canto gregoriano certamente dovuta agli ordi-
ni monastici cassinesi, camaldolesi e vittorini, che lo praticano normalmente in
tutti i luoghi in cui si insediano. Manoscritti con canti (antifonari e messali) sono
segnalati da quasi tutti gli inventari di libri di dotazione ecclesiastica rimasti, ad
esempio da quelli relativi alla chiesa di San Nicol di Soliu, di San Pietro presso
Cagliari, di Santa Maria di Cluso, di Santa Maria di Portu Gruttis, e inoltre del-
linventario redatto il +s giugno +.so presso il monastero camaldolese di San
Nicola di Trullas. Ad aver mostrato tutta la potenziale fertilit di questo nuovo
giacimento documentario sono stati specialmente gli studi di Giampaolo Mele.
. Una civilt romanica
Nella Sardegna giudicale il fatto culturale sembra esprimersi meglio nella di-
mensione architettonica; quella in cui il sentimento religioso trova la sua trascri-
.-+
i\. La civilt giudicale
tiva di questi centri religiosi del sud dellisola non tanto il numero dei libri che
possiedono, comunque ridotto, e neppure la loro qualit ed interesse, che rien-
trano nellordinariet, quanto piuttosto il fatto che diversi di essi sono di pubbli-
cazione relativamente recente o di autore contemporaneo. La Compilatio seconda
e la Compilatio tertia alle Decretali di Innocenzo III, ordinate da questo stesso
pontefice, rispettivamente, a Petrus Collivacinus e a Johannes Walensis, sono
completate nel +.+o, Uguccione da Pisa muore nel +.+o, Bernardo da Pavia nel
+.+,, Innocenzo III nel +.+o. Tanto basta ad alcuni studiosi per rimarcare la-
pertura dellisola alla produzione giuridica e teologica contemporanea, ma in-
duzione davvero eccessiva: semmai ci si dovrebbe interrogare sulla scarsa stra-
tificazione storica di questi piccoli patrimoni librari, che paiono di formazione
recente e largamente estemporanea.
La pi antica dotazione libraria di cui si ha notizia, costituita da tredici libri sa-
cri, appartiene alla chiesa di San Nicol di Soliu, donata ai monaci di Cassino, at-
torno al ++.., da una coppia di majorales logudoresi, Furatu de Gitil e Susanna
Lacon de Thori.
Nellambito laico ed urbano abbiamo sinora la sola testimonianza significati-
va della biblioteca del medico Lemmo Labruti, deceduto a Cagliari nel +,+o
(Artizzu +,o., so). costituita dal numero non del tutto esiguo di quarantatre
opere, in buona parte attinenti allesercizio della professione medica, ma con la
presenza di opere di filosofia, etica, retorica e grammatica (Boezio, Esopo, Ci-
cerone, Donato sono tra i pochi autori individuati) e di altre ricreative o edifi-
canti, che mostrano nel proprietario una certa abitudine alla lettura e qualche
curiosit intellettuale.
In tema di diffusione e circolazione del libro la documentazione sin qui pro-
posta, la sola disponibile, non consente di andare oltre la constatazione assai ge-
nerica di un tono culturale della Sardegna giudicale molto basso. Ma ovvio che
la cultura non tutta depositata nel libro e che ogni popolo, specie in un conte-
sto scarsamente alfabetizzato, non solo produce molteplici forme di cultura
non scritta, ma recepisce e trasmette oralmente anche gli apporti dellalta cul-
tura. Alberto Mario Cirese ha mostrato, ad esempio, come le tecniche metriche
della poesia popolare sarda abbiano una significativa corrispondenza, anche
nelluso di alcuni termini, nella poesia medio-latina e nella trattatistica proven-
zale, che hanno evidentemente avuto una diffusione non soltanto elitaria. Pao-
lo Merci e Paolo Maninchedda ricordano la frequentazione delle corti e delle
citt isolane da parte sia di improvvisatori indigeni che di giullari, poeti e trova-
tori di lingua italiana e provenzale. Sono documentati i rapporti di Terramagni-
.-o
La Sardegna dei giudici
di preparazione, larte romanica europea fa la sua irruzione in Sardegna, in per-
fetta coincidenza con la rivoluzione volgare. Solo che mentre il volgare sardo
si forma per processo endogeno, il romanico matura, scrive Delogu, per la
brusca sostituzione di alcune forze ad altre, di un mondo ad un altro. Il roma-
nico sarebbe insomma da principio un dono fatto alla Sardegna dalle potenze
politiche e religiose che ambiscono al dominio dei suoi spazi terrestri e marini:
Chiesa di Roma ed ordini monastici, Genova e Pisa. Il loro fervore edificatorio
attiva lapprodo nellisola di maestri e maestranze dellintero arco costiero tra la
Catalogna e la Campania: un movimento in buona sincronia con gli sviluppi
della riforma religiosa, ante e post Gregorio VII.
Il giudicato pi pronto a recepire questi apporti darte il medesimo che si
mostra pi aperto nei confronti dei vari ordini religiosi, e cio quello turritano
che nel +oo, accoglie i cassinesi, nel +++, i camaldolesi, nel +++o i vallombrosa-
ni, nel ++, i vittorini. Il regno cagliaritano da principio ospita soltanto i vittori-
ni, giuntivi tra il +o-, e il +os,, quello arborense, ancora pi chiuso, aspetta il
++o per ricevere i camaldolesi.
Sostenuti fortemente da Urbano II (+oss-,,), i vittorini godono per alcuni
decenni una sorta di monopolio monastico nel Cagliaritano, dove nel +++ arri-
vano a contare ventotto possessi con le relative chiese. Una fama avversa li de-
scrive come avidi ed invadenti, ma le posizioni di forza acquisite non le sfrutta-
no soltanto a fini economici perch, come api operaie, tagliano pietre e impasta-
no terra per riattare chiese vecchie e per costruirne di nuove. Ad essi si deve un
tipo di edificio informato prevalentemente ai principi dellarchitettura franco-
catalana, diverso da quello che in questo stesso periodo si afferma nel resto del-
lisola per alcune particolarit costruttive: limpiego di coperture a volta sorret-
te da archi trasversali, e non di coperture in legname, la pianta a due navate, luso
non raro delle cupole.
Lesempio di questa maniera costruttiva provenzale (o, meglio, pre-pro-
venzale) sono i bracci a due cupole aggiunti alla basilica cagliaritana di San Sa-
turno, edificata nel VI secolo. Con questi bracci, realizzati tra il +os, e il +++,
(anno della consacrazione della chiesa da parte dellarcivescovo di Cagliari Gu-
glielmo), e con altri restauri e interventi nasce, scrive Delogu, un nuovo edificio
nel quale antico e moderno, classico e barbarico, colto ed incolto si aggrovi-
gliavano in nodi fermi ed inestricabili. Frutto di questa corrente architettonica
sono anche, nel sud dellisola, le chiese di SantAntioco (+os,-++o.), di SantE-
fisio di Nora, di San Pietro di Cagliari e, un poco pi tardi, di San Platano di Vil-
laspeciosa e di Santa Maria di Uta.
.-,
i\. La civilt giudicale
zione pi immediata e sincera. Pi che la parola, ledificio sacro pu costituire
lunit del terreno e del sovrannaturale.
Asua volta ledificazione religiosa trova nella Sardegna tra la met dellXI se-
colo e la met circa del XIV una cifra fortemente unitaria in uno stile romanico
di larga importazione, ma che si presta anche mirabilmente alle rielaborazioni
del gusto locale. I giudicati hanno disseminato sul territorio dellisola pochi ca-
stelli e innumerevoli chiese. I castelli si sono quasi sempre diroccati, incapaci,
nonostante la loro mostra militare, di resistere alle offese delle intemperie e de-
gli uomini; le chiese, viceversa, si sono conservate molto spesso quasi integre;
per rappresentare ancora oggi, assieme ai nuraghi, uno dei caratteri pi forti ed
indelebili del paesaggio sardo, entro e fuori dei centri abitati. Piccole chiese qua-
si sempre, nondimeno solenni nelle loro forme di semplice armonia, rivestite di
pietra locale, che esprimono certo i valori e gli stili di una civilt straniera, ma
che i sardi sono stati capaci di adattare alle forme paesaggistiche della loro terra.
Anzi, potremmo dire che la civilt giudicale, come quella dei nuraghi, si conse-
gnata alla storia come una civilt monumentale, di pietra.
Sin dai magistrali lavori di Raffaello Delogu lo studio delle architetture medie-
vali offre per anche la prospettiva pi ampia e profonda per cogliere le molte-
plici linee di continuit tra la civilt romano-bizantina e la civilt giudicale. Sotto
questo profilo ben significativo il fatto che anche nella costruzione degli edifi-
ci religiosi, il VII, lVIII, il IX e il X secolo rappresentino unet di forte stasi. Le
pochissime opere di questo periodo giunte sino a noi ad esempio le parti ag-
giunte per restauro alla chiesa di San Giovanni Sinis, del V secolo mostrano
che la cultura architettonica isolana continua a vivere, come scrive Delogu, a
spese della tradizione formatasi tra il IV e il VI secolo, ribadendo stancamente
motivi e suggerimenti offerti dal retaggio romano-bizantino. Per questa sorta
di accantonamento culturale lisola continua a restare estranea anche ai nuovi
bagliori di civilt antica espressi dalla cosiddetta seconda et delloro dellarte
bizantina.
Lultimo e meglio conservato prodotto della tradizione locale paleocristiana
la chiesa di San Giovanni di Assemini, edificata tra gli ultimi decenni del X e i
primi dellXI secolo e appartenuta da principio ai giudici cagliaritani. Le prime
chiare influenze romaniche sono invece riscontrabili nelle chiese di San Salva-
tore di Iglesias e di Santa Maria di Cossoine, edificate pure tra il X e lXI secolo.
Un periodo nel quale resta comunque dominante lattaccamento alla tradizione
romana, seppure in opere modeste e vernacolari.
Ma ecco che ad un certo momento, quasi improvvisamente, senza fasi visibili
.-.
La Sardegna dei giudici
La basilica romanica di San Gavino costruita a partire dal +o,o-+oo per ini-
ziativa giudicale su un sito con preesistenti chiese altomedioevali. La sua pianta
a tre navate, con pseudo-transetto ed una sola abside rivolta ad occidente. Sul
principio del XII secolo maestranze di gusto lombardo intervengono per co-
struire un nuovo altare rivolto verso oriente, per rispettare il precetto liturgico
di officiare guardando ad oriente e dando le spalle ai fedeli. Loccasione colta
per ampliare la chiesa, con un risultato che secondo Delogu da annoverare
tra i pi alti di tutto il romanico italiano del secolo XI.
Questa particolare qualit estetica delledificio ha inevitabilmente sollevato il
problema della specifica formazione e gusto del suo primo edificatore, un mae-
stro di scuola certamente pisana ma attivo prima della comparsa in scena, nella
realizzazione della cattedrale di Santa Maria di Pisa, dellarchitetto Buscheto,
che impone al gusto della citt una nuova visione decorativa, che resta estranea
al nostro. Anche per questo il San Gavino, bench si collochi al principio del
movimento romanico in Sardegna, non riesce ad imporsi come modello se non
per un breve periodo.
Figura 21: Porto Torres. Basilica di San Gavino, a sinistra labside, a destra linterno.
.-
i\. La civilt giudicale
Questultima chiesa rappresenta lultimo e pi alto prodotto in Sardegna della
maniera provenzale. questa maniera, infatti, che le imprime quel ritmo unita-
rio (lespressione sempre di Delogu) che fonde lopera di maestranze diverse,
francesi, toscane ed arabe, provenienti nella gran parte dal cantiere della chiesa
di Santa Giusta, attivo tra il terzo e il quarto decennio del XII secolo. Ma le for-
tune dei vittorini cominciano a declinare nel cagliaritano subito dopo la realiz-
zazione proprio della chiesa di Santa Maria di Uta, il loro capolavoro. Il merito
principale dellordine quello di avere innestato il suo stile costruttivo in una
tradizione locale.
Figura 20: Santa Maria di Uta, abside.
Viceversa, i maestri e le maestranze che operano nel Nord Sardegna prescin-
dono del tutto dai precedenti e dalle preesistenze locali. Vi incontrano, per, il
favore e il sostegno delle dinastie giudicali e della maggiore aristocrazia, che
consentono lorodi realizzare edifici di grande scala e, talora, di forme cos per-
fette ed originali da poter essere annoverate tra le creazioni salienti del primo
tempo del romanico italiano.
il caso delle splendide chiese di San Gavino e di Santa Maria del Regno di
Ardara.
.-
La Sardegna dei giudici
Figura 23: Ardara. Santa Maria del Regno.
.--
Un gusto precedente a Buscheto manifesta anche la chiesa di San Simplicio
di Olbia, realizzata negli ultimi decenni dellXI secolo con la cooperazione di
maestranze lombarde.
Figura 22: Olbia. San Simplicio.
La chiesa di Santa Maria del Regno, oggi parrocchiale, edificata prima del
++o- come cappella palatina del castello giudicale di Ardara. La pianta a tre
navate con ununica abside, conforme allo schema normalmente adottato tra
lXI e il XII secolo per le cattedrali del Nord Sardegna. La sua severa e compat-
ta fisionomia, che gli conferita dalle forti membrature interne e dallo spesso-
re della murature, esaltata dalluso della trachite in tutte le sue parti.
Il modello di Santa Maria del Regno, pi vitale e resistente al tempo di quello
della pi perfetta basilica di San Gavino, adottato per la costruzione di nume-
rose altre chiese, quali San Pietro di Bosa, San Nicola di Trullas (presso Seme-
stene), San Pietro di Silanos a Bulzi, etc.
Lo slancio delledilizia sacra nel nord dellisola tende per ad esaurirsi nei pri-
mi decenni del XII secolo, accentuandosi con larresto dellonda darrivo mo-
nastica. Subito dopo cominciano le maggiori realizzazioni del giudicato dAr-
borea, che anche sul versante dellarte conferma una pi durevole impenetra-
.-o
La Sardegna dei giudici
locali influenzati dalla maniera della chiesa di Ardara d vita ad altre costruzio-
ne importanti, quali Santa Maria di Bonarcado, consacrata nel ++o, e San Ni-
cola di Ottana, ultimata nel ++oo.
Amet del secolo XII le maestranze toscane si sono dunque radicate in tutta
lisola, ove rielaborano forme architettoniche, partiti compositivi e dettagli or-
namentali, dando vita, come scrive Roberto Coroneo, a risultati peculiari del
romanico isolano; qual , ad esempio, lo schema di facciata arborense che
raccoglie in un unico campo tre alte arcate continue in verticale (Santa Maria di
Bonarcado, San Paolo di Milis, San Palmerio di Ghilarza).
Nella seconda met del XII secolo si diffonde nel giudicato di Torres, sem-
pre per influenza toscana, la cosiddetta opera bicroma, caratterizzata dallalter-
nanza nelle murature di filari di pietra chiara (calcare e andesite) con filari di
pietra scura (basalto). I prodotti migliori di questa maniera, che si accompagna
al gusto per una decorazione pi vivace dei paramenti murari, sono labbazia
della Santissima Trinit di Saccargia (Codrongianus), la cattedrale di San Pietro
di Sorres (Borutta) e la chiesa di San Pietro del Crocifisso o delle Immagini, a
Bulzi.
.-,
i\. La civilt giudicale
bilit alle influenze politiche e culturali esterne. Quando comincia la costruzio-
ne della cattedrale di Santa Giusta, nel terzo decennio del XII secolo, secondo
la proposta di datazione di Renata Serra, si peraltro gi imposto il modello di
Santa Maria di Pisa, completata entro il +++s, che risulta evidente specialmente
in alcuni dettagli della sua abside.
Come la maggior parte delle cattedrali romaniche dellisola, anche la chiesa di
Santa Giusta ha una pianta a tre navate, con lunica abside rivolta ad oriente, e
la copertura a capriate nella navata di mezzo. Una sua spiccata particolarit la
presenza di una vasta cripta, con volta a crociera, che impone un rialzamento di
una vasta parte delledificio verso il presbiterio. Nelledificazione della chiesa
hanno avuto parte, molto probabilmente, elementi che hanno lavorato nel can-
tiere di Santa Maria di Pisa, ed certo che le maestranze di Santa Giusta, di
composizione eclettica, anche araba, hanno poi sciamato in tutta lisola, colla-
borando tra laltro al completamento di Santa Maria di Uta, alla fondazione
della cattedrale di Terralba, oggi distrutta, allimpianto di San Paolo di Milis, al-
la ricostruzione della cattedrale di Bisarcio, etc.
Lassociazione di alcuni dei medesimi artefici di Santa Giusta con elementi
.-s
La Sardegna dei giudici
Figura 24: Bosa. San Pietro Extramuros. Particolare dallarchitrave del portale dingresso. Figura 25: La Cattedrale di Santa Giusta.
In seguito alla caduta del giudicato di Cagliari, nel +.s, le maestranze arbo-
rensi si irradiano nella terza parte del giudicato assegnata a Guglielmo da Ca-
praia. Tra le loro realizzazioni c anche la ricostruzione, tra il +.o+ e il +.s,,
della cattedrale di San Pantaleo di Dolianova, che mostra affinit con lamplia-
mento trinavato di Santa Maria di Bonarcado effettuato tra il +.. e il +.os. Ed
proprio nelle numerose piccole chiesette del cagliaritano derivate dal San
.s+ .so
i\. La civilt giudicale
Figura 26: Ottana. Chiesa di San Nicola.
Figura 28: Codrongianus. Abbazia della Santissima Trinit di Saccargia.
Figura 29: Borutta. San Pietro di Sorres. Sotto: particolare di facciata.
Figura 27: Santa Maria di Bonarcado. La facciata.
.s,
i\. La civilt giudicale
Pantaleo che compaiono, come ha osservato Coroneo, dettagli ornamentali di
transizione del romanico al gotico. Ladesione ai dettami del gotico ancora
pi palese nella chiesa arborense di San Pietro di Zuri, progettata nel +.,+ da
Anselmo da Como, e in particolare nelle ampie finestre, mentre pianta ad una
sola navata e telaio strutturale restano prettamente romanici.
Apromuovere durante il Duecento lintroduzione nellarchitettura isolana di
moduli gotici italiani specialmente linsediamento francescano. Gli esempi
pi coerenti di questa nuova maniera sono a Cagliari il San Francesco di Stam-
pace, iniziato nel +.-, e il grande transetto aggiunto alla cattedrale di Santa
Maria fra Duecento e Trecento. La prima chiesa, distrutta a fine Ottocento, era
ad aula monovata con transetto, nel quale si aprivano tre cappelle a pianta qua-
drata e con volte a crociera costolonata.
Neppure questo nuovo apporto vale per a infirmare il dominio del romani-
co nellarchitettura sarda det giudicale. Il gotico gli subentrer, s, non quello
italiano per, ma quello catalano, dopo la conquista dellisola da parte della Co-
rona dAragona: quando siamo entrati nel tempo di unaltra civilt.
In conclusione di questa rapida panoramica sullarchitettura, non si pu tra-
.s.
La Sardegna dei giudici
Figura 30: San Pietro di Zuri. A destra particolare dellabside.
Figura 31: Galtell. Chiesa di S. Pietro, affreschi: la Visitazione, la Crocifissione.
scurare un rapido cenno ai prodotti della scultura e della pittura, che si mostra-
no sempre pi ricchi man mano che la ricerca si fa pi sistematica. La scultura
romanica si espressa specialmente in oggetti di arredo architettonico e liturgi-
co in marmo, in bronzo o in legno, che si sono per conservati raramente. Tra
gli esempi pi notevoli i due plutei marmorei della cattedrale di Santa Maria
Assunta di Oristano, risalenti ai primi decenni del XIII secolo, e la coppia di
picchiotti bronzei della medesima chiesa, firmati nel +..s da certo Piacentino.
pi frequentemente giunta sino a noi lornamentazione scultorea delle chie-
se, che anzi costituisce, come scrive Coroneo, il filo conduttore pi sicuro per
interpretare le diverse fasi costruttive delle medesime.
Per quanto concerne infine la pittura, numerose scoperte recenti ne eviden-
ziano una ricchezza a lungo sconosciuta. Specialmente gli affreschi di San Ni-
cola di Trullas (Semestene) e di San Pietro di Galtell, del primo quarto del
Duecento, si rivelano come il gi noto ciclo di Saccargia (ultimo quarto del
XII secolo) di notevole qualit, e mostrano la medesima influenza della pittu-
ra laziale. Allambito toscano della seconda met del Duecento riportano, inve-
ce, i dipinti murali dellabside della cattedrale di Dolianova, da poco restaurati.
. Costruzione ed eredit politica
Nel ++o, quando si risolve a concedere la Sardegna in regno a Barisone dAr-
borea, Federico I Barbarossa non ha le idee molto chiare sullorigine e sulla na-
tura dei poteri dei giudici sardi. Dipende, anzi, dalle informazioni che in merito
gli forniscono Genova e Pisa, ed ovviamente disposto ad accogliere quella
versione dei fatti che pu tornare pi utile ai suoi scopi.
Ha appena incoronato re di Sardegna il giudice dArborea, il , marzo di quel-
lanno, e subito riceve la protesta dei pisani: Con tutto il rispetto per il Vostro
onore, Domine, non lo dovevate fare senza consultarci: avete dato corona e re-
gno a uomo del nostro contado che ci suddito, ammesso sia persona merite-
vole di tanta dignit.
Sentita una campana, limperatore ascolta subito laltra, degli indignati geno-
vesi che sbottano pubblicamente, in plena curia: I pisani mentono fortemente,
Domine, perch Barisone non un loro uomo, n un rustico, ma una persona
nobilissima. E, infatti, lui ad avere signoria sulla maggior parte dei pisani, che
vengono nella sua terra a prendersi il necessario per vivere. E la Sardegna non
comunque pisana ma genovese, perch noi labbiamo anticamente conquistata
e assoggettata con le armi e con la forza. Furono, infatti, i nostri avi a recarsi con
un esercito nel giudicato di Cagliari, dove fecero prigioniero il re saraceno Mu-
seto, che portarono prima a Genova, per consegnarlo tempo dopo allimpera-
tore di Germania, perch nella sua qualit di princeps Romanus annettesse alla sua
giurisdizione e potest anche i suoi dominii, quale dono dei suoi fedeli e sudditi
genovesi (per fideles et homines suos Ianuenses).
musica per le orecchie imperiali di Federico di Hohenstaufen che si affretta
subito a smentire i pisani: Non conosco terram illam insulam Sardinie vestram
esse, nec verum esse credo, immo imperii esse puto (Non riconosco la Sarde-
gna come vostro dominio, e non credo che lo sia, ritengo piuttosto che sia terra
imperiale).
Anarrare lepisodio e la disputa tra Genova e Pisa, dalle forti implicazioni giu-
ridiche e politiche per i destini della Sardegna, un contemporaneo, Oberto
Cancelliere, estensore per qualche tempo degli Annali genovesi che vanno sotto il
nome di Caffaro. Il suo racconto pu non essere obiettivo nellesporre le ragio-
ni delle parti, ma pone comunque nei termini pi stringenti, e senza gli anacro-
nismi di altri cronisti e storici medievali, le questioni decisive. Barisone un ve-
ro re, o un semplice vassallo, uno dei tanti signori del contado pisano? La Sarde-
gna domina sui, indipendente, o subisce la signoria o potestas delluno o dellaltra
.s
i\. La civilt giudicale
.s
Figura 32: SS. Trinit di Saccargia. Ciclo di affreschi.
lappunto di aver stabilito una linea di continuit troppo meccanica tra lespe-
rienza politica dei giudicati e lautonomismo moderno, e di correre perci il ri-
schio dellanacronismo. Sembra avere un valore soltanto ideologico, ad esem-
pio, la sua affermazione che la storia della Sardegna si illumina e assume razio-
nalit solo se vista alla luce di una faticosa ricerca di autonomia, di unit ed auto-
governo che, avviata allepoca di quella prima formazione autoctona continua
incessantemente, anche se con ritmi alterni e assai irregolari, a svilupparsi nel
corso dei secoli. Cardia non erra, tuttavia, quando scrive che con i giudicati la
Sardegna era stata modellata in forme, strutture, istituti che si sono, nella so-
stanza almeno, mantenuti fino ai nostri giorni.
Lidea di una identit e soggettivit politica espressa dalla Sardegna in et giu-
dicale nelle forme pi alte (statuali) condivisa da Francesco Cesare Casula,
la cui insistenza sul risalto statuale della storia dellisola, prima con i giudicati e
poi con il Regnum Sardiniae, ancora oggetto di discussione. In effetti questa idea
di una costante statuale della Sardegna suscita perplessit quando trasposta
in canone dinterpretazione storiografica, atto a spiegare ogni aspetto della sua
vicenda storica, ma mostra davere una robusta motivazione (storiografica e
culturale) quando rivendica la dimensione non puramente territoriale o regio-
nale di quella vicenda: quando contesta, insomma, la tendenza a considerare
sempre lisola come una regione geografica, oggetto territoriale di entit statua-
li esterne durante lintero arco della sua storia, senza mai proprie identit istitu-
zionali e proprie civilt nellambito di parte o di tutta la regione.
Per chi scrive, del resto, la sollecitazione maggiore a ripercorrere la storia del-
la Sardegna dei giudici venuta dallinteresse per la dimensione del potere poli-
tico nel Medioevo, dopo avere indagato questa stessa dimensione, per let mo-
derna, sulla scala europea.
.s-
i\. La civilt giudicale
citt italiana? E se appartiene al dominio imperiale, quando e come vi stata an-
nessa?
Conosciamo le risposte a queste domande di Genova, di Pisa e dellimperato-
re, ma cosa ne pensa Barisone? La fonte citata non esplicita chiaramente il suo
punto di vista, ma lintera sua azione, per quel poco che ne sappiamo, dimostra
la chiara coscienza davere un regno, lArborea, e la sua tenace ambizione dac-
quistarne uno maggiore, la Sardegna. Per quanto rivendichi anchessa la signo-
ria dellisola, Genova, per colpire Pisa, finisce con il cooperare attivamente alla
legittimazione della regalit di Barisone, e quindi anche degli altri giudici sardi,
salvi i diritti eminenti dellImpero.
Ne viene unaltra conferma del pieno risalto giuridico e politico della sovra-
nit giudicale, ma lepisodio raccontato da Oberto Cancelliere ha anche un si-
gnificato che trascende la sua contingenza storica e getta un ponte lungo tra
passato e presente. Intendiamo dire che quella nuova maniera di signoria (le-
spressione di Giuseppe Manno) che i giudicati hanno inaugurato dopo il di-
stacco da Bisanzio ed esercitato per alcuni secoli lascia comunque alla Sardegna
una eredit importante soprattutto sul versante politico.
Per alcuni secoli non importa se due, tre o quattro i giudici hanno infatti
espresso pratiche di governo, nellambito dellesercizio interno dei poteri e nel-
lambito delle relazioni esterne, che si sono costituite in una densa e stratificata
esperienza storica. Unesperienza che pu essere trasposta nei termini di una
costruzione politica che presenta elementi di coerenza ed unit nonostante la
pluralit dei giudicati. Eseppure questa costruzione politica sia rimasta incom-
piuta e sia infine nella gran parte crollata non tutta, per, come mostrano la
lunga durata della Carta de logu arborense e la solidit altrettanto durevole degli
ordinamenti rurali , essa ha nondimeno depositato una quantit di documenti
che ne conservano e tramandano le memoria storica.
Questi documenti sono ancora dispersi nelle raccolte di fonti e negli archivi
pi diversi, si trovano spesso annessi alla memoria istituzionale di altre entit
politiche (ad esempio ai Libri iuriumgenovesi o agli Statuti pisani), ma sono tenu-
ti tutti assieme, in un ideale Codice politico della Sardegna giudicale, da una coerenza
interna in cui si pu vedere il riflesso (appunto documentario) di una profonda
unit della storia dellisola nellepoca dei giudici, che non sbagliato definire
con laltra espressione di epoca dellindipendenza.
Negli ultimi venti o trentanni la questione dellidentit politica dei giudicati
stata riproposta alla luce del tema dellautonomia sarda. Si gi richiamato al ri-
guardo il contributo di idee di Umberto Cardia, cui si pu certamente muovere
.so
La Sardegna dei giudici
Linventario del +..o stato riportato e interpretato per primo da Arnaldo Capra
(CAPRA +,o-).
I saggi richiamati di Alberto Mario Cirese sono CIRESE +,,, CIRESE +,,-o+, CIRE-
SE +,o.-o,. Alcune intuizioni di questo demologo sono state sviluppate da MANIN-
CHEDDA +,,o.
Per lo studio dei libri liturgici e musicali lapproccio pi innovativo e sistematico di
Giampaolo Mele: Appunti per lo studio della musica liturgica nella Sardegna medioevale sino al
secolo XIV(MELE +,s); Culto e cultura nel Giudicato dArborea. Aspetti storici e tradizione ma-
noscritta (in MELE +,,, a c. di, pp. ---s+); I Condaghi: specchio storico di devozione e delle tra-
dizioni manoscritte (MELE .oo.).
Spunti utili sono anche in MILIA +,s.-s,.
. Una civilt romanica
Un notevole progresso degli studi su questo tema stato segnato dalla grande sinte-
si di Raffaello Delogu (si veda DELOGU +,ss). Una nuova e pi aggiornata trattazione
stata realizzata da Roberto Coroneo (CORONEO +,,,); del medesimo pure la breve
ma illuminante sintesi Larte della Sardegna giudicale (CORONEO .oo.). Sempre di questo
studioso qui utilizzato anche larticolo Lirradiazione delle maestranze della clesia nuova di
Santa Maria di Bonarcado (CORONEO .ooo).
Tra i lavori a carattere generale si veda anche Renata Serra (SERRA +,,o); della quale
studiosa si utilizza qui anche larticolo Sullarte nel giudicato dArborea dal secolo XII al XV
(SERRA +,,).
. Costruzione ed eredit politica
Il racconto di Oberto Cancelliere proposto in Annali genovesi di Caffaro e de suoi con-
tinuatori (= Annali genovesi), alle pagine +s-o. Gli autori successivamente richiamati
sono: Giuseppe Manno (MANNO +s.-.-); Umberto Cardia (CARDIA +,,,); France-
sco Cesare Casula (CASULA +,,); Gian Giacomo Ortu (ORTU .oo+).
Sul posto dei giudicati nella tradizione storiografica sarda da vedere anche Luciano
Marrocu, La scoperta del passato sardo, in MARROCU-BRIGAGLIA +,,, pp. +o-..
.s,
i\. La civilt giudicale
Nota al capitolo XIV
+. I giudicati nella storia
Dellopera di Umberto Cardia cui si fa riferimento (vedi CARDIA +,,,), specifica-
mente importante, per il tema di questo paragrafo, il capitolo Alle origini della Sardegna
moderna: lepoca dei Giudicati (VIII-XIV sec.), pp. ,+-,.
Il saggio richiamato di Renzo Laconi in LACONI +,ss, pp. --,,.
Sui falsi cosiddetti arborensi il testo di riferimento ora il bel volume, a cura di Lu-
ciano Marrocu, Le Carte dArborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo (MARROCU
+,--). Ci siamo serviti pi direttamente degli interventi di Brigaglia (BRIGAGLIA +,--),
e del saggio di Marrocu Inventando tradizioni, costruendo nazioni. Racconto del passato e forma-
zione dellidentit sarda in MARROCU +,-- (pp. ,+--,+,).
Per il titolo completo del saggio di John Day si veda DAY +,-. Di Carlo Livi il sag-
gio La popolazione della Sardegna nel periodo aragonese (LIVI +,s).
Per le diverse forme storiche delleconomia della casa: ORTU .oo,.
.. La rivoluzione del volgare
Restano fondamentali gli studi di Max Leopold Wagner (WAGNER +,o). Si rivelano
sempre utili i lavori di Antonio Sanna (SANNA +,-), e quel piccolo classico che or-
mai La romanizzazione del centro montano in Sardegna (si veda SANNA +,-a). Per i pi re-
centi approfondimenti: PAULIS +,,- e BLASCO FERRER .oo,.
Dutilit pi diretta per la stesura di questo paragrafo soprattutto MERCI +,s., cui
si devono aggiungere CAU +,s., e la limpida sintesi di PAULIS - LUPINU .oo.. Il saggio
di Benvenuto Terracini cui si fa riferimento Romanit e grecit nei documenti pi antichi del
volgare sardo (si veda TERRACINI +,,+).
,. Lingua e cultura
Oltre a MERCI +,s. e a TURTAS +,,,, sono utili le chiare sintesi di Francesco Artizzu,
La cultura in Sardegna durante il periodo pisano, in ARTIZZU +,s, pp. .+--,., e di MILIA
+,s-.
Per Ignazio Delogu il riferimento alla sua Introduzione a Il condaghe di San Pietro di
Silki (DELOGU +,,-).
La letteratura agiografica stata raccolta e studiata in modo sistematico da Bachisio
Raimondo Motzo: La vita e lufficio di San Giorgio vescovo di Barbagia (si veda MOTZO
+,.); Legenda sancti Saturni (MOTZO +,.o); La passione di S. Lussorio o S. Rossore (MOTZO
+,,); La passione di SantAntioco (MOTZO +,o+, pp. ,s-+.s); La passione dei SS. Gavino,
Proto e Gianuario (MOTZO +,o+, pp. +.,-o+).
.ss
La Sardegna dei giudici
Cronologia
CRONOLOGIA
aq: Viene alla luce una prima raccolta del Codex justinianus. Nello stesso anno viene fondato il
monastero di Montecassino
: pubblicato il Digesto
: Il i settembre entra in funzione la nuova amministrazione bizantina dAfrica. Qualche
mese prima la Sardegna strappata ai vandali dal dux Cirillo
6: Il generale bizantino Belisario riprende Roma ai goti di Totila
+-a: Gli ostrogoti occupano la Sardegna, ma devono lasciarla presto per la sconfitta subi-
ta in Italia ad opera dei bizantini
: Dopo essere stata ripresa dai goti, Roma definitivamente riconquistata allimpero bizan-
tino da Narsete
: Il + agosto Giustiniano decreta la Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii (e cio su richie-
sta di papa Vigilio), con la quale ribadisce la vigenza della sua legislazione nella provincia ita-
liana
68: I longobardi entrano in Italia e conquistano prima il Friuli e parte del Veneto e quindi le
citt della regione che da loro prender il nome di Lombardia
8a: Sale sul trono imperiale Maurizio. Al periodo del suo regno, s.-oo., appartiene uniscri-
zione latina, ritrovata a Donori, che contiene un tariffario di dazi gravanti sui prodotti agri-
coli immessi a Cagliari e nel suo territorio. Dalla sua lettura emerge il quadro di una citt che
svolge un ruolo centrale nelleconomia dellintera Sardegna
8: I visigoti strappano Cordova al dominio bizantino
qo: Viene elevato al soglio pontificio Gregorio I. I franchi e i bizantini attaccano il regno lon-
gobardo. Teodolinda, vedova di Autari, sposa Agilulfo, duca di Torino, che lanno successi-
vo incoronato a Pavia re dei longobardi
q: Secondo una lettera di Gregorio I al dux Zabarda, questi ha da poco concluso una pace
con i barbaricini
qq: I longobardi attaccano la Sardegna in un punto imprecisato. Gregorio Magno sollecita
Gianuario, metropolita di Cagliari, ad occuparsi della difesa della citt
6o: Missione del defensor Vitale a Costantinopoli per chiedere allimperatore, per conto dei pos-
sessores della Sardegna, una diminuzione delle imposte
6o;: Un editto dellimperatore bizantino Foca riconosce la Chiesa apostolica di San Pietro co-
me capo di tutte le chiese cristiane
6a;: Conflitto di competenze in Sardegna tra il praeses Teodoro e larcivescovo di Cagliari: de-
vono intervenire sia il pontefice Onorio I che limperatore Eraclio
.,,
8+: Carlo Magno muore e gli succede sul trono imperiale Ludovico, detto il Pio, che vi siede
sino allso, anno del suo decesso
8a;: Gli arabi africani sbarcano in Sicilia e avviano la sua conquista
8;: Il patriarca di Costantinopoli Giovanni Grammatico riprende la persecuzione dei venera-
tori di icone. Subisce la persecuzione anche il poeta palestinese Teofane
8a: Con la morte dellimperatore Teofilo si chiude definitivamente la grande crisi iconoclasta
8: Con il trattato di Verdun Carlo il Calvo, Ludovico il Germanico e Lotario, figli di Ludovi-
co il Pio, si spartiscono limpero
8+: Papa Leone IV si rivolge allo iudex Sardiniae per linvio a Roma di un reparto armato di sar-
di e per la fornitura di lana marina necessaria alla confezione degli indumenti pontificali
86: Il , settembre i bizantini ottengono una grande vittoria sugli arabi dellemiro Omar di
Melitene. il preludio militare di una nuova vitalit dellimpero cristiano dOriente, che co-
nosce una sua et doro che si prolunga sino ai primi decenni del secolo XI
86: Papa Niccol I stigmatizza le unioni illecite e incestuose dei giudici sardi
8;q: completata, sotto limperatore Basilio, la pubblicazione del Procheiron, una grande sele-
zione delle norme di diritto civile e di diritto pubblico bizantino
886: Sale sul trono di Costantinopoli Leone VI, cui si devono i Basilika, la maggiore raccolta
medievale di leggi bizantine, destinata a soppiantare in Oriente il Corpus iuris di Giustiniano
qoa: Con la caduta di Taormina quasi tutta la Sicilia sotto il dominio arabo
q+o: Guglielmo dAquitania fonda il monastero di Cluny
q+: Sale sul trono di Bisanzio Costantino VII Porfirogenito, autore di un Libro delle cerimonie
q+: Ottone I di Germania incoronato re dItalia
q6+: Le truppe di Niceforo II Foca strappano agli arabi lisola di Creta, un secolo e mezzo do-
po la sua perdita
q6a: Ottone I incoronato imperatore in Occidente dopo aver ottenuto grandi vittorie su un-
gari e slavi
q6q: I bizantini conquistano Antiochia e si annettono parte della Siria
q8;: Ugo Capeto diviene re di Francia
+o+a: Il ravennate Romualdo fonda il monastero di Camaldoli
+o+: Enrico II, gi duca di Baviera e di Sassonia e dal +oo re dItalia, incoronato imperatore
+o+: Mugiahid, principe musulmano di Denia, attacca la Sardegna e ne occupa una parte.
Lanno successivo sconfitto da una flotta di Genova e di Pisa e deve rinunciare al proget-
to di conquista dellisola
+o+q: Capua e Salerno riconoscono lautorit di Bisanzio, in forte ripresa nellItalia meridionale
+oa: Muore il grande imperatore Basilio II che, dopo aver ripreso il controllo dei territori bi-
zantini dellItalia meridionale, prepara una grande spedizione contro gli arabi di Sicilia
+oo: Il fiorentino Giovanni Gualberto fonda il monastero di Vallombrosa
+o+: Limperatore Corrado II sconfigge il re polacco Mieszko II
.,
Cronologia
66: Il .o agosto le forze militari bizantine sono schiacciate dagli arabi nella battaglia di Jarmuk
in Siria
68: Limperatore Eraclio pubblica lEkthesis redatto da Sergio, patriarca di Costantinopoli.
Nello stesso anno Gerusalemme apre le porte al vittorioso califfo Omar
6: promulgato lEditto di Rotari, la prima compilazione scritta delle consuetudini longobarde
68: Limperatore Costante pubblica il Typos, con il quale rimuove dal nartece di Santa Sofia
lEkthesis di Sergio
6q: Larcivescovo di Cagliari Giustino e il vescovo di Torres Valentino partecipano al Conci-
lio romano e si esprimono contro il monotelismo
6;8: Gli arabi abbandonano per sempre il progetto di conquistare Costantinopoli dopo aver
subito gravi perdite negli scontri navali di fronte alle mura della citt. Questa vittoria dellim-
peratore Costantino IV ha per la cristianit orientale la stessa importanza che la vittoria di
Carlo Martello a Poitiers, nel -,., ha per la cristianit occidentale
6q;: Gli arabi si impadroniscono di Cartagine, provocando la caduta dellesercato africano
;++: Anche Septem fratres (Ceuta), sulla via per Gibilterra, cade nelle mani degli arabi, che da l
muovono contro il dominio visigoto della Spagna
;a6: Limperatore bizantino Leone III si pronuncia per la prima volta pubblicamente contro il
culto delle immagini, aprendo la lunga crisi iconoclasta, religiosa e politica
;a: Carlo Martello ottiene a Poitiers una grande vittoria contro gli arabi di Spagna che sono
penetrati nella Francia meridionale
;o: Nel marzo limperatore Leone III pubblica lEcogla, una raccolta con la quale modifica lar-
gamente la normativa giustinianea recependo i principali aspetti dellevoluzione consuetudi-
naria delle regioni orientali
;+: Il re longobardo Astolfo pone fine allesarcato di Ravenna conquistando la citt
;: In seguito ad una incursione vittoriosa in Sardegna gli arabi la sottopongono al pagamen-
to della gizyac
;: Ls agosto si chiude a Costantinopoli un concilio aperto nel febbraio dellanno prece-
dente nella residenza imperiale che in assenza del pontefice di Roma e del patriarca di Co-
stantinopoli approva liconoclastia
;;+: Carlo Magno proclamato re dei franchi
;8;: Un concilio tenuto a Nicea condanna liconoclastia come eresia restaurando il culto delle
immagini
8oo: La notte di Natale Carlo Magno incoronato da papa Leone III imperatore del Sacro Ro-
mano Impero. latto che realizza una sorta di fusione dei due sommi poteri dellOcci-
dente europeo, politico ed ecclesiastico
8oa: Con il favore del pontefice, Carlo Magno invia ambasciatori a Costantinopoli per presen-
tare la sua domanda di matrimonio allimperatrice Irene. Una congiura di palazzo depone
per Irene e porta sul trono Niceforo I
8+a: Lambasciatore dellimperatore bizantino Michele I saluta ad Aquisgrana Carlo Magno
quale basileus: da questo momento i due imperi esistono de jure, oltre che de facto
.,
La Sardegna dei giudici
+++: La chiesa di San Nicola di Trullas affiliata dagli Athen, una delle principali casate nobi-
li del Logudoro, al monastero di San Salvatore di Camaldoli. Lanno precedente fondata
labbazia della SS. Trinit di Saccargia, primaria camaldolese di Sardegna
+++: I giudici sardi partecipano con contingenti militari allimpresa pisana contro le Baleari
++aa: Concordato di Worms fra Enrico V e papa Callisto II: al pontefice riconosciuta linve-
stitura spirituale, mediante anello e pastorale, dei vescovi titolari di domini; allimperatore la
loro investitura temporale, mediante lo scettro
++a8: Papa Onorio II investe Ruggero II duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia
++o: Ruggero II incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo
+++: Comita dArborea fa unimponente donazione di beni alla chiesa di San Lorenzo e affida
s e il figlio al comune di Genova
++o-++a: Il monaco camaldolese Graziano termina la Concordia discordantium canonum, la pri-
ma grande compilazione di diritto della Chiesa, meglio nota come Decretum Gratiani
++6: Barisone dArborea riunisce attorno a s, nelloccasione di una donazione al monastero
di Santa Maria di Bonarcado, gli altri tre giudici sardi: Gonario di Torres, Costantino di Ca-
gliari e Costantino di Gallura
++;: Gonario di Torres si reca in pellegrinaggio in Terra Santa
++a: Alla morte dellimperatore Corrado III, Federico di Hohenstaufen incoronato re di
Germania
++: Gonario di Torres si ritira nel monastero di Clairvaux
++: Prima discesa in Italia di Federico I Barbarossa che tenta di assoggettare i comuni dellI-
talia settentrionale e dichiara il bando contro Milano
++8: La dieta di Roncaglia, tenuta durante la seconda discesa del Barbarossa in Italia, defini-
sce le regalie, e cio i diritti di pertinenza sovrana che i comuni possono esercitare solo su
concessione imperiale
++q: Luigi VII di Francia sconfitto a Tolosa da Enrico II dInghilterra
++6o: ultimata e consacrata in Sardegna la chiesa di San Nicola di Ottana
++6+-++6a: Assedio e resa di Milano allimperatore
++6: Il , agosto, nella chiesa di San Siro di Pavia, Barisone incoronato re di Sardegna da Fe-
derico Barbarossa
++6: Il +. aprile il Barbarossa concede linvestitura della Sardegna al comune di Pisa
++6;: Durante la terza discesa in Italia dellimperatore si costituisce la Lega lombarda
++;6: La Lega lombarda sconfigge il Barbarossa a Legnano costringendolo lanno successivo
alla pace di Venezia
++8o: Filippo Augusto succede sul trono di Francia al padre Luigi VII
++8: Con la pace di Costanza i comuni italiani hanno riconosciuta la loro autonomia, ma al
contempo riconoscono laltra sovranit dellimpero. Le decisioni di questa pace saranno
per annullate nel +.,-, in seguito alla sconfitta che la Lega lombarda patisce a Cortenuova
da parte dellimperatore Federico II
.,-
Cronologia
+o;: Con Ferdinando I si ha lunione dei regni di Len e Castiglia
+oo: I bizantini riconquistano parte della Sicilia orientale
+o: Con lo scisma del patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario, si ha la rottura tra Chie-
sa cristiana (di rito) orientale e Chiesa cristiana (di rito) occidentale
+o6: Barisone I di Torres chiede allabate Desiderio linvio di monaci in Sardegna
+o6-+o6: Barisone I di Torres dona le chiese di Santa Maria de Bubalis e di SantElia di Mon-
tesanto a Montecassino
+o6: Enrico IV imperatore dOccidente a quindici anni
+o66: Alla morte di Edoardo il Confessore si apre una questione ereditaria che spiana la stra-
da allinvasione normanna dellInghilterra, che si verifica nello stesso anno
+o66-+o;: Risale a questo periodo il primo documento in volgare sardo, la carta volgare ca-
gliaritana
+o;a: I normanni di Roberto il Guiscardo conquistano Palermo
+o;: Ascende al soglio pontificio Ildebrando da Soana con il nome di Gregorio VII. Nello
stesso anno il papa invia ai quattro giudici sardi una lettera che ne attesta per la prima volta,
nominativamente, lesistenza
+o;: Il Dictatus papae vieta linvestitura ecclesiastica da parte dei laici e apre la fase pi acuta
della cosiddetta lotta per le investiture tra impero e papato
+o;6: Alla dieta di Worms limperatore Enrico IV dichiara deposto Gregorio VII, che a sua vol-
ta lo scomunica, sciogliendo i principi tedeschi dallobbligo della fedelt nei suoi confronti
+o;;: In difficolt con i principi tedeschi che gli chiedono di farsi revocare la scomunica, En-
rico IV si umilia nel castello di Canossa ai piedi di Gregorio VII
+o8o-+o8: Mariano di Torres concede il Teloneo al popolo pisano. il primo trattato noto di
un giudice sardo con un comune italiano
+o8: Il . maggio Gregorio VII si spegne a Salerno, in esilio. Prima di trarre lultimo respiro
avrebbe detto: Dilexi justitiam et odivi iniquitatem, propterea morior in exilio
+oq+: Il conte di Barcellona Berengario-Raimondo II conquista la citt di Tarragona. Nel giro
di tre decenni sottopone al suo potere tutte le contee catalane
+oq8: Labate Roberto guida un gruppo di monaci cluniacensi che si stabiliscono a Citeaux, in
Borgogna, e fondano una nuova osservanza di stretta conformit alla regola di San Benedet-
to. Nel +++ fondato il monastero di Clairvaux
+oqq: Si costituisce a Genova la compagna, lassociazione giurata dal vescovo e da tutti i cit
tadini
++o;: Secondo epigrafe lanno di edificazione di Santa Maria di Ardara
+++a: Si ha il primo ricordo di Irnerio, la cui opera sta alla base della rinascita degli studi giuri-
dici nellOccidente. Da lui ha origine anche quella scuola di glossatori che ripropone in am-
bito accademico, a partire da Bologna, lo studio e linterpretazione del corpus giustinianeo.
Questa recezione e rivisitazione colta del diritto romano si affferma man mano come dirit-
to comune in quasi tutta lEuropa occidentale. Leccezione maggiore lInghilterra, dove la
common law un diritto nazionale a base consuetudinaria
.,o
La Sardegna dei giudici
+a+: Giovanni Senzaterra si riconcilia con papa Innocenzo III e si dichiara suo vassallo
+a+: Alleato con Federico di Svevia, Filippo Augusto di Francia sconfigge a Bouvines una
coalizione di eserciti guidata da Giovanni Senzaterra e da Ottone IV. Con il successivo trat-
tato di Chinon il re dInghilterra riconosce alla Francia tutti i territori a nord della Loira. Ot-
tone IV lascia campo libero alle aspirazioni imperiali di Federico di Svevia.
Muore Guglielmo di Massa, giudice di Cagliari, e gli succede la figlia Benedetta
+a+: Federico II di Svevia eletto imperatore ad Aquisgrana. Ha .+ anni.
Innocenzo III convoca il IV Concilio Lateranense, che segna lapogeo del suo potere spiri-
tuale e temporale. Lanno successivo muore.
Giovanni Senzaterra ratifica la Magna Charta, il documento che sancisce alcune libert del-
laristocrazia inglese e che sta alla base, secondo la maggior parte degli storici, dei successivi
sviluppi costituzionali della monarchia inglese
+a+6: Lamberto Visconti, come console del comune di Pisa, strappa a Benedetta di Cagliari la
concessione del colle roccioso che domina la villa di SantIgia e il Golfo degli Angeli e vi av-
via la costruzione del Castrum Kallari
+a+q: Con la lettera Cum dilecti filii papa Onorio III attesta lortodossia dei frati minori. Lanno
successivo, con altra lettera li riconosce come Ordine.
Il +s settembre Mariano di Torres, sconfitto sul campo, firma la pace di Noracalbo con
Lamberto Visconti, impadronitosi del giudicato di Cagliari
+aao: Domenico promulga le Institutiones che danno vita allordine dei Predicatori. Lanno suc-
cessivo muore
+aa6: Francesco dAssisi si spegne presso la chiesa della Porziuncola.
A Santa Giusta si tiene un concilio che impone al clero sardo una nuova e pi rigorosa disci-
plina, specie per le unioni concubinarie
+aa;: Papa Gregorio IX scomunica Federico II per aver procrastinato la partenza per la cro-
ciata
+aaq: Partito per la crociata, bench colpito da scomunica, Federico II diventa re di Gerusa-
lemme.
Giacomo I dAragona conquista Maiorca
+a+: Con le Costituzioni di Melfi Federico II stabilisce i nuovi ordinamenti del Regno di Sicilia.
Secondo molti studiosi con tali ordinamenti si avrebbe un primo e anticipatore modello di
monarchia centralizzata
+a: La nuova citt di Sassari, divenuta rapidamente il centro economico del Logudoro, si ri-
bella allautorit del giudice turritano, provocando la morte del giovane Barisone III
+a;: Solenne pacificazione a Pisa delle consorterie in lotta, e specie dei Visconti e dei Dono-
ratico. Alle paci prende parte, con suoi rappresentanti, anche Pietro de Bas, giudice dArbo-
rea.
Nella battaglia di Cortenuova Federico II sconfigge la lega dei comuni lombardi
+a8: Nellottobre Adelasia si unisce in matrimonio ad Enzo di Hohenstaufen, figlio naturale
dellimperatore Federico II, che lo investe del titolo di re di Sardegna
+aq: Gregorio IX scomunica nuovamente Federico II
.,,
Cronologia
++8: Il . giugno nasce Francesco dAssisi, cui si deve la fondazione dellordine dei minores fra-
tres
++86: Costanza dAltavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia, sposa Enrico (IV), figlio di Federico I
Barbarossa
++88: Alfonso IX convoca nella citt di Len le prime cortes castigliane
++8q: Riccardo Cuor di Leone succede sul trono dInghilterra al padre Enrico II
++qo: Federico Barbarossa muore incidentalmente durante la sua partecipazione alla terza cro-
ciata
++qo ca: Guglielmo di Massa si asside sul trono di Cagliari
++qa: Al rientro dalla terza crociata Riccardo Cuor di Leone naufraga sulle coste dellIstria e
cade prigioniero di Leopoldo dAustria, il quale lo consegna allimperatore Enrico VI
++q: Giovanni Senzaterra, fratello di Riccardo, si fa riconoscere re dInghilterra e rende
omaggio per il suo regno a Filippo Augusto, sovrano di Francia
++q: Il giudice cagliaritano Guglielmo di Massa muove guerra a Costantino di Torres e si im-
padronisce del castello di Goceano. Guglielmo cattura la moglie del giudice turritano, Pru-
nisinda, abusandone e lasciandola morire in carcere.
Nello stesso anno Enrico VI di Svevia incoronato re di Sicilia, mentre Riccardo Cuor di
Leone rientra in Inghilterra e si riprende il trono
++q6: Guglielmo di Massa aggredisce lArborea e ne incarcera il giudice, Pietro de Serra, attri-
buendosi il dominio di met del suo regno
++q;: Alla morte di Enrico VI gli succede sul trono di Sicilia il minore Federico. La reggenza
assunta dalla madre Costanza di Altavilla, che lanno successivo la trasmette con il suo testa-
mento al pontefice
++q8: Muore Papa Celestino III e viene eletto al soglio Lotario dei conti di Segni, che prende
il nome di Innocenzo III
++qq: Muore Riccardo dInghilterra e il trono spetta, ora legittimamente, al fratello Giovanni
Senzaterra
+ao6: Innocenzo III approva lapostolato del castigliano Domenico.
Guglielmo di Massa, giudice di Cagliari, e Ugo I de Bas, giudice dArborea, stabiliscono i
confini dei rispettivi domini
+ao6 ca.: Lamberto Visconti simpadronisce del giudicato di Gallura sposando lerede al tro-
no, Elena
+ao8: Innocenzo III lancia linterdetto contro il Regno dInghilterra per lopposizione di Gio-
vanni Senzaterra alla nomina papale dellarcivescovo di Canterbury
+aoq: incoronato imperatore Ottone IV, che lanno successivo scomunicato da Innocenzo
III. Il pontefice appoggia la candidatura allimpero di Federico di Svevia, gi divenuto re di
Sicilia
+a+a: Alfonso VIII di Castiglia ottiene una grande vittoria sui musulmani a Las Navas de To-
losa e conquista gran parte dellAndalusia meridionale.
Federico di Svevia incoronato re di Germania, con limpegno solenne a tenerne la corona
distinta da quella siciliana
.,s
La Sardegna dei giudici
+aq+: Giacomo II incoronato re dAragona in seguito alla morte del fratello Pietro III. Per
lAragona, la Catalogna e la Valenza deve rinunciare alla Sicilia
+aq: Benedetto Caetani sale sul trono di San Pietro con il nome di Bonifacio VIII.
Il . marzo Sassari riconosce con una convenzione la protezione e signoria di Genova
+aq: Mariano de Bas giura la fedelt al comune di Pisa, che lo riconosce giudice dArborea in
condominio con Nicol da Capraia
+aq6: Federico, fratello di Giacomo II dAragona, proclamato re di Sicilia con il nome di Fe-
derico III
+aq;: Il aprile Bonifacio VIII investe Giacomo II dAragona del Regno di Sardegna e di Cor-
sica
+aq8: Il +. gennaio muore Nino Visconti. In una iscrizione perduta della chiesa di San France-
sco di Lucca si leggeva: Hic est corpus illustris viri domini Ugolini iudicis gallurensis et do-
mini tertie partis regni Calleris qui obiit anno domini MCCLXXXXVIII die XII ianuarii
+o+: Filippo IV il Bello convoca i primi Stati generali della Francia
+oa: Bonifacio VIII riafferma, con la bolla Unam Sanctam, la supremazia del papato sul pote-
re dei principi. Filippo IV di Francia, gi scomunicato dal pontefice per avere imposto una
tassa al clero, brucia la bolla davanti agli Stati generali.
Con la pace di Caltabellotta Carlo II dAngi riconosce Federico dAragona re di Sicilia, con
limpegno del rientro della corona, alla sua morte, alla casa dAngi
+o: Le truppe francesi assalgono la residenza estiva di Bonifacio VIII e ne offendono anche
la persona (schiaffo di Anagni): lepisodio segna lavvio di una lunga eclissi dellautorit pon-
tificia, ed assunto da molti storici quale principio del Basso Medioevo
+o;: Dante Alighieri d inizio alla Divina Commedia, che mostra una notevole conoscenza del-
le vicende sarde della seconda met del Duecento e ne immortala diversi protagonisti
+oq: Opicino Spinola nominato capitano generale a vita di Genova. Lanno successivo
per costretto allesilio, sostituito nel governo del comune da un consiglio di sei nobili e sei
popolani
+++: Enrico di Lussemburgo, re di Germania, incoronato a Milano re dei romani
++a: Incoronazione imperiale di Enrico VII, che lanno successivo muore. la meteora che
ha sollevato le speranze di quanti in Italia avversano la monocrazia pontificia, compreso
Dante Alighieri
++: Uguccione della Faggiola, gi vicario imperiale a Genova, citt da cui cacciato, diviene
podest di Pisa
++6: Redazione in logudorese degli Statuti sassaresi
++8: Roberto dAngi dichiarato signore di Genova
+a+: Sale al trono dArborea Ugo II de Bas, figlio di Mariano II de Bas
+a+-+aa: Alcuni documenti ricordano Cene de la Chitarra
+a: Nel giugno linfante Alfonso sbarca in Sardegna con un corpo di spedizione di circa +o ooo
uomini. Ugo II de Bas, giudice dArborea, gli spiana la strada dando inizio alle ostilit, due
mesi prima, con una vera e propria caccia al pisano
,o+
Cronologia
+a: Con il Concilio di Lione papa Innocenzo IV condanna e dichiara deposto Federico II di
Svevia
+aq: Il .o maggio Enzo di Hohenstaufen, re di Sardegna, fatto prigioniero nella battaglia
della Fossalta
+ao: Federico II muore lasciando come erede Corrado, che gli succede sul trono di Sicilia
+a6: Manfredi, figlio di Federico II e principe di Taranto, viene incoronato re di Sicilia dopo
aver fatto imprigionare Bertoldo di Hohenburg, tutore di Corradino, figlio di Corrado
+a8: La villa di SantIgia, residenza dei giudici di Cagliari, distrutta per ritorsione dai pisani.
Ha fine il giudicato di Cagliari
+aq: Pace tra Enrico III, figlio di Giovanni Senzaterra, e Luigi IX di Francia. LInghilterra ri-
nuncia definitivamente a Normandia, Maine, Angi e Poitou.
Muore Adelasia di Torres e con lei cessa la sua esistenza anche il giudicato logudorese
+a6a: Papa Urbano IV offre la corona di Sicilia a Carlo dAngi fratello di Luigi IX, sovrano di
Francia
+a6: Visita in Sardegna dellarcivescovo pisano Federico Visconti. Il .o marzo incontra ad
Ottana il giudice dArborea, che a tal fine lascia lassedio del castello di Goceano che condu-
ce assieme ai vescovi arborensi, per riprenderlo tranquillamente subito dopo
+a6: Nasce a Firenze Dante Alighieri
+a66: Manfredi sconfitto a Benevento dallesercito di Carlo I dAngi, fratello di Luigi IX di
Francia, alleato di papa Clemente IV
+a68: Corradino di Svevia scende in Italia e tenta di approfittare di una rivolta antiangioina in
Sicilia, ma sconfitto a Tagliacozzo e quindi messo a morte, a Napoli
+a6q: Nellagosto la citt di Sassari e alcuni esponenti della Chiesa turritana propongono la co-
rona del Regno di Sardegna a Filippo dAngi, figlio di Carlo
+a;a: Prima menzione dellesistenza di Villa di Chiesa (Iglesias), fondata da Ugolino Donora-
tico
+a;: In Castiglia i maggiori produttori di lana i grandi signori laici ed ecclesiastici danno
vita alla corporazione della Mesta, cui il sovrano conferisce i diritti di pascolo sui terreni in-
colti e non recintati e il monopolio dellesportazione della lana fuori del regno
+a;: Muore Giovanni Visconti e gli succede sul trono di Gallura il figlio Ugolino (Nino)
+a8a: lanno dei Vespri siciliani. La Corona del Regno di Sicilia offerta a Pietro III dAra-
gona, che accetta e sbarca nellisola
+a8: Pietro III convoca a Barcellona le prime cortes catalane
+a8: Pisa rovinosamente sconfitta alla Meloria da Genova. Inizia il declino della sua poten-
za mediterranea
+a8: Alla morte di Pietro III dAragona gli succede sul trono il figlio Alfonso III. Lanno se-
guente il fratello Giacomo incoronato re di Sicilia
+a88: Il i luglio +.ss Ugolino Donoratico della Gherardesca, signore di Iglesias e di una sesta
parte del Cagliaritano, incarcerato nella torre dei Gualandi. Inizia per lui il calvario che lo
porta alla morte e che Dante Alighieri ricorda nel canto XXXIII dellInferno
,oo
La Sardegna dei giudici
Fonti e opere generali
FONTI E OPERE GENERALI
Fonti
La principale raccolta di documenti medievali sardi, non proprio commendevole sotto
il profilo erudito e filologico, ma sempre imprescindibile, il Codex diplomaticus Sardiniae
(TOLA +so+-os). Per la storia della Chiesa in Sardegna la sua indispensabile integrazione
il Codice diplomatico delle relazioni fra la Santa Sede e la Sardegna (SCANO +,o).
assai apprezzabile il rigore linguistico e filologico della recente edizione di molti dei do-
cumenti pi significativi per lo studio della Sardegna dei giudici da parte di Eduardo Blasco
Ferrer: Crestomazia sarda dei primi secoli (BLASCOFERRER .oo,). Per i rapporti tra la Sardegna,
lAragona e Pisa a cavallo tra Duecento e Trecento esiste la notevole raccolta Cerdea y la ex-
pansin mediterrnea de la Corona de Aragn (..,,-.,.,): Documentos (SALAVERT Y ROCA +,o).
Molti documenti sulle relazioni tra la Sardegna e Genova sono conservati dai Libri iu-
rium della Repubblica di Genova (= Libri iurium), recentemente riediti in PUNCUH - ROVERE
+,,. e +,,o, ma disponibile anche la precedente raccolta a cura di Cesare Imperiale di
SantAngelo (IMPERIALE DI SANTANGELO +,,o-.).
Per il versante pisano sono disponibili le raccolte di FADDA .oo+ e FADDA .oo..
La corrispondenza relativa allisola di un pontefice particolarmente attento alle sue vi-
cende, Innocenzo III, stata recentemente riunita da SANNA .oo,. Per la storia degli ordini
monastici in Sardegna sempre preziosa la raccolta SABA +,.-. Ma ora disponibile anche
lutilissimo lavoro SCHIRRU +,,,.
Unimportanza fondamentale per la storia economica, civile e religiosa del periodo giu-
dicale hanno i condaghes, registri patrimoniali dei monasteri, dei quali negli ultimi anni si so-
no moltiplicate le edizioni. Quelle utilizzate per questo volume sono le seguenti: Il conda-
ghe di San Pietro di Silki (= San Pietro di Silki), BONAZZI +,oo; I condaghi di San Nicola di Trul-
las e di Santa Maria di Bonarcado (BESTA - SOLMI +,,-); Il condaghe di San Nicola di Trullas (=
San Nicola di Trullas), MERCI +,,.; Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado (= Santa Maria di
Bonarcado) VIRDIS .oo.; Il Condaghe di San Michele di Salvenor (= San Michele di Salvenor), MA-
NINCHEDDA - MURTAS .oo, e, in tarda traduzione castigliana, DI TUCCI +,+.. Di recente
stato pubblicato un condaghe che raccoglie le donazioni ricevute dallo spedale di San
Leonardo di Bosove (= San Leonardo di Bosove): MELONI - DESS FULGHERI +,,. Un valo-
re documentario analogo a quello dei condaghi hanno Le carte volgari dellArchivio Arcivesco-
vile di Cagliari (= Carte volgari): SOLMI +,o.
Una cronaca, piuttosto che un condaghe, il Condaghe di San Gavino, recentemente pub-
blicato da MELONI .oo.
,o
Bibliografia
Per le edizioni di singoli, importanti, documenti utilizzati dallautore di questopera: Il
Liber iudicum turritanorum (=Liber iudicum) in BESTA +,oo; edito anche con il titolo Libellus
judicum turritanorum in BOSCOLO - SANNA +,-; SOLMI +,os e +,+.; MERCI +,-s; MELONI
.oo+.
Per le attivit economiche dei genovesi e dei pisani in Sardegna si dispone di alcune
buone collezioni: Documenti inediti sui traffici commerciali tra la Liguria e la Sardegna nel secolo
XIII (= Documenti inediti Liguria), CALVINI-PUTZULU-ZUCCHI +,-. Documenti inediti relativi
ai rapporti economici tra la Sardegna e Pisa nel Medioevo (= Documenti inediti Pisa) ARTIZZU +,o.;
Documenti notarili relativi alla Sardegna (secc. XII-XIV), BALLETTO +,s+; lAnglona negli atti del
notaio Francesco Da Silva (.,.o-.,.o), BASSO - SODDU .oo+.
Per gli statuti medievali delle citt sarde si vedano le edizioni del Breve di Villa di Chiesa,
Codex diplomaticus ecclesiensis (Breve di Villa di Chiesa), BAUDI DI VESME +s--, e degli statuti
di Sassari, Gli Statuti della Repubblica sassarese (Statuti sassaresi), GUARNERIO +s,.-,. Per il
Breve del porto di Cagliari, ARTIZZU +,-,; del perduto Breve del Castello di Cagliari si con-
servano alcune norme negli statuti di Pisa, per i quali si veda BONAINI +s--o. Per le con-
suetudini del Cagliaritano: TANGHERONI .oo.
La documentazione pi ricca di informazioni sul mondo rurale sardo a cavallo tra Due-
cento e Trecento quella costituita dalle composizioni pisane, Rendite pisane nel Giudicato
di Cagliari nella seconda met del secolo XIII (ma il registro del +,.,), ARTIZZU +,-; Rendite
pisane nel Giudicato di Cagliari agli inizi del secolo XIV(registro del +,+o), ARTIZZU +,s; Liber
fondachi. Disposizioni del Comune pisano concernenti lamministrazione della Gallura e rendite della
curatoria Galtell (registro del +,+--+,), ARTIZZU +,o; LAragona e i territori di Trexenta e Gip-
pi (registro del +,o.), ARTIZZU +,o-; Il registro n. .,,. dellArchivio di Stato di Pisa (Opera del
Duomo), ARTIZZU +,s.. Questultimo registro era stato gi edito da FASCETTI +,o.
Opere generali sulla Sardegna dei giudici
Il nostro tentativo di ricostruire la storia della Sardegna dei giudici riandando ad fontes,
non comporta un misconoscimento delle precedenti e numerose opere che offrono una
ricostruzione complessiva degli avvenimenti della Sardegna in et giudicale e che stanno
inevitabilmente alla base di questo ulteriore e (nelle intenzioni dellautore) diverso sforzo
di sintesi: MANNO +s.-.-, ora anche, a cura di Antonello Mattone, si veda MATTONE
+,,o; BESTA +,os e BESTA +,o,; SOLMI +,+-; DI TUCCI +,o; BOSCOLO +,-,; ARTIZZU
+,s; DAY +,s; CASULA +,s; CASULA +,,, pp. +o--,-.; GUIDETTI +,ss, vol. II; BRIGA-
GLIA-MASTINO-ORTU .oo..
,oo
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+,- I Camaldolesi in Sardegna, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari
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+,,, I primi giudici di Arborea fino allinvasione del giudicato arborense da parte di Gu-
glielmo di Massa, in ARMANINI - TANGHERONI +,,,
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.oo. Il castello di Laconi e le origini del giudicato dArborea, in AA.VV. .oo., pp. ++-.o
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La Sardegna dei giudici
FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI
FOTOGRAFIE:
Renato Brotzu/Archivio Imago Multimedia: figg. ,, , +,; Franco Stefano Ruiu/Archivio
Imago Multimedia: figg. , .+, .,, ., ., .o, .-, .s, .,, ,o, ,.; Alessandro Contu/Archivio
Imago Multimedia: fig. o; Roberto Sirca fig. ; Marco Cadinu (per gentile concessione): fig. +-.
Le altre fotografie sono tratte dalle seguenti fonti:
Le citt in Paesi e citt della Sardegna, II, a c. di Gianni Mura e Antonello Sanna, Cuec/Banco
di Sardegna, Cagliari +,,,: figg +s, .. (per gentile concessione dellEditore); John Day-
Bruno Anatra-Lucetta Scaraffia, La Sardegna medioevale e moderna, X, Utet, Torino +,s: fig.
.o; Sardegna antica, culture mediterranee, n. .., a. XI, Nuoro .oo.: fig. ,+.
DISEGNI:
Le figure + e . sono tratte da John Day, La Sardegna e i suoi dominatori dal secolo XI al secolo
XIV, in John Day-Bruno Anatra-Lucetta Scaraffia, La Sardegna medioevale e moderna, X, To-
rino, Utet +,s, pp. .o, ..
Le figure -, ,, +o, ++-+o, sono tratte da Marco Cadinu, Urbanistica medievale in Sardegna,
Bonsignori, Roma .oo+, pp. ,, +o, +o-, +os, ++, ++, +.o, +.., +,o.
,,
INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI
Figura +: La Sardegna intorno al .,oo. ,s
Figura .: Diocesi e sedi episcopali in Sardegna dal secolo XI al secolo XIV. o,
Figura ,: Las Plassas. Castello di Marmilla. +
Figura : Burgos. Castello del Goceano. +
Figura : Siliqua. Castello di Acquafredda. +
Figura o: Posada. Castello della Fava. +o
Figura -: Posada, planimetria. +o
Figura s: Dante e il conte Ugolino. Miniatura. +,+
Figura ,: Cagliari, planimetria. .o-
Figura +o: Cagliari, planimetria. .os
Figura ++: Cagliari, planimetria. .+o
Figura +.: Iglesias, planimetria. .+.
Figura +,: Sassari, planimetria. .+-
Figura +: Sassari, planimetria. .+s
Figura +: Oristano, planimetria. ..o
Figura +o: Terranova (Olbia), planimetria. ..+
Figura +-: Una strada del centro di Olbia, la Terranova pisana
fondata alla fine del XIII secolo sul modello delle colonie toscane. ...
Figura +s: Le mura di Castelsardo. ..,
Figura +,: Sardara. Il castello di Monreale. .
Figura .o: Santa Maria di Uta, abside. .-
Figura .+: Porto Torres. Basilica di San Gavino. .-
Figura ..: Olbia. Chiesa di San Simplicio. .-o
Figura .,: Ardara. Chiesa di Santa Maria del Regno. .--
Figura .: Bosa. Chiesa di San Pietro Extramuros.
Particolare dallarchitrave del portale dingresso. .-s
Figura .: La Cattedrale di Santa Giusta. .-,
Figura .o: Ottana. Chiesa di San Nicola. .so
Figura .-: Chiesa di Santa Maria di Bonarcado. .so
Figura .s: Codrongianus. Abbazia della Santissima Trinit di Saccargia. .so
Figura .,: Borutta. Cattedrale di San Pietro di Sorres. .s+
Figura ,o: Zuri. Chiesa di San Pietro. .s.
Figura ,+: Galtell. Chiesa di S. Pietro, affreschi. .s,
Figura ,.: SS. Trinit di Saccargia. Ciclo di affreschi. .s
,,-
Ab Kharrb, +
Ad-Dhubbi, +
Adelaide, +-,
Adelasia di Torres, +o,, +-s, +-,, ,oo
Adriano IV, ++o
Aisaronenses, s+
Agalbursa de Cervera, ++o
Agilulfo, .., .,,
Airaldi, Gabriella, os, -+, -, -o, so, ,o,
Al-Mansr, o, +.
Alberico de les Trois Fontaines, +-o
Alberti, famiglia, +s.
Alessandro, legato pontificio, +-+, +-o, +s+
Alessandro II, papa, o, +, , o, -
Alessandro III, papa, -,, ++-, +.o, ,.
Alessandro IV, papa, +-s, .o,
Alfonso III dAragona, +ss, .,, ,oo
Alfonso VIII di Castiglia, .,s
Alfonso IX, .,s,
Alighieri, Dante, +-o, +so, +s,, +,+, +,s,
+,,, .,, .o, ,oo, ,o+, ,o,, ,,-
Alliata, Betto, .,o, .,+, .,., .+, .,
Alliata, Cecco, .,o, .,+, .,.
Almodis, ++o
Almoradivi, ++o
Amari, Michele, +, ., ,o,
Amicone di Linningen, ++o
Anacleto II, +,
Anastasio, monaco, ,.
Anastasio II, .,
Anselmo da Como, .s.
Anatra, Bruno, -+, -, -o, .,s, .s, .-, ,o,,
,+-, ,,
Arabi, .., .,, ,, ,,, o, +, ., ., oo, ++-,
..-, .oo, .,, .,, ,++, ,.., ,.o
Arabi africani, .,
Argiolas, Alessandra, ..
Armanini, Maria Grazia, +,, ,+o, ,.,, ,,.
Arribas Palau, Antonio, .-, ,+o
Arsenio, arciv., ,,
Artizzu, Francesco, -, +oo, +.,, +,, +-,,
..,, .,+, .,., .,o, .,s, .,,, .+, .o-,
.-o, .ss, ,oo, ,+o,
Ascheri, Mario, s,, so, +,, ,+o
Astolfo, .,
Athen, famiglia, oo, -,, ss, s,, +o+, +o,
++., .,-
Athen (de) Costantino, s,
Athen (de) Giorgia, +oo
Athen Archiados, famiglia, ++o, +++,
Autari, .,,
Bach, Erik, -o, ,++
Balari, s+
Baldovino, arciv., ++o, ++., ++, +-
Balduino (di Enrico Guercio), ++s
Balletto, Laura, ,oo, ,++
Banti, Ottavio, -, ,++
Baratier, douard, -., -, -o, .+, ,++
Barbari, .., .s
Barbaricini, ., .s, .,, ,o, .,,
Barbato, ,,
Barisone dArborea, ++,, ++, ++, ++o,
++-, ++s, ++,, +.o, +.+, +.., +.,, +.,
+., +.o, +.-, +.s, +.,, +,, +,-, +,,,
+., +,, +-, +o+, +-, +s+, +s, .o.,
..+, .,, .s, .so, .,-
Barisone dArborea, giudice di Cagliari, +o
Barisone de Serra (v. Barisone dArborea)
Barisone di Gallura, +-
,,,
INDICE DEI NOMI

Calisse, Carlo, -, ,+., ,.+
Callisto II, papa, -o, +o,, .,-
Calvini, Nilo, ,oo, ,+
Camaldolesi, oo, .-+, .-,, ,,.
Camino (da) Rizzardo, .-
Cammarosano, Paolo, so, +o,, ,+
Campus, Franco G.R., +o,, .., ,+
Cancelliere, Oberto, ++,, +.., .s, .so, .s,
Caocci, Duilio, +,, ,+
Capathennor, lignaggio, +o+
Capitani, Ovidio, -, ,+
Capra, Arnaldo, .s,, ,+
Capraia (da) famiglia, +o,, +-., +s+, +s.,
+s,, +s-, +,+, +,., +,, +,,, .o+, .+o,
., ,+,
Capraia (da) Anselmo (di Bertoldo), +s-,
+ss, +,
Capraia (da) Anselmo (di Guido), +s., +s,,
Capraia (da) Anselmo (di Ugo), +s., +s,,
+s
Capraia (da) Bertoldo, +s., +s,, +s, +s-
Capraia (da) Contessa, +s., +s,
Capraia (da) Guglielmo, +-, +--, +-s, +s.,
+s,, +s, +s, +so, +s-, .,,, ., .s+
Capraia (da) Guido, +o, +s., +s,
Capraia (da) Guisiana, +o, +s,
Capraia (da) Nicol, +s, +so, +s-, ,o+
Capraia (da) Rodolfo, +o,, +-o, +-+, +-.,
+-o, +s., +s,
Capraia (da) Ugo, +s., +s,
Caprona, famiglia, +-.
Capula, Giovanni, .-
Caravale, Mario, so, s+, s, so, +,, +o,, .o,
.., .,s, ,+
Caravana (de la), Peire, .-+
Carbia, famiglia, oo, -,
Carbone, .,o
Cardia, Umberto, , +-, .oo, .o., .o,, .so,
.s-, .ss, .s,, ,+
Carducci, Giosu, +.s, ,.-
Carile, Antonio, .
Carlo I dAngi, +,,, .,, ,oo
Carlo II dAngi, ., ., ,o+
Carlo il Calvo, .,
Carlo Magno, .,, .,, .,
Carlo Martello, .,
Carvia (de) Ithoccor, s,
Casapieri, +,-, .
Castellaccio, Angelo, ..
Castiglioni, Nocco, .,
Casula, Francesco Cesare, ,, so, +o, +,,
.-, .o, .s-, .s,, ,oo, ,+
Catino di Montalcino, .o
Cau, Ettore, +, +,, .ss, ,+
Ceccarelli Lemuti, Maria Luisa, +,,, ,+
Celestino III, .,s
Cene della Chitarra, .+,, .., ,o+, ,.
Cerkis, giudice, v. Zerkis
Cherchi Paba, Felice, +os, ,+
Chiano di Massa, +-, +-o, +--, +-s
Chiccoli Lanfranchi, Ceo, .
Chiccoli Lanfranchi, Gano, .s
Chiccoli Lanfranchi, Pellaio, .,
Chiffoleau, Jacques, .,, .+, ,+
Chittolini, Giorgio, ,.s
Cicerone, .-o
Ciggaar, Krijna Nelly, ., ,+o
Cirese, Alberto Mario, .-o, .s,, ,+o
Ciriaco, abate, .s, ,o
Cirillo, .+, .,,
Citonato, arciv., ,.
Clemente III, papa, o+, +., +.s, +s
Clemente IV, papa, +so, +,., +,,, .,, ,oo
Clemente V, papa, .o, .,, .
Coinardo, Buongiovanni, -+
Collivacinus, Petrus, .-o
Comba, Rinaldo, +os, ,+o
Comita dArborea, -o, ++., ++, +,, .,-
Comita de Salaris, ,, +, ,,
Comita di Torres, +.,, +,o, +,+, +,o, +,,,
+,, +o, +oo
Comita Spanu, +o,, +,, +,o, +-
Contardo, Ottone, -
Coracenses, s+
Coroneo, Roberto, .-,, .s., .s,, .s,, ,+o
Corradino di Sicilia, ,oo
,+
Indice dei nomi
Barisone I di Torres, s, ,, +, o, -, ,o,
++., .,o
Barisone II di Torres, +o, +++, ++, ++-,
+.+, +.., +.,, +.s, +., +-, +o+, +-, .+,
,.,
Barisone III di Torres, +s, +o,, +-o, +-,
.+o, .,o, .,,
Bas (de), famiglia, +o-, +s-, +,, .o, .o+
Bas (de) Andreotto, .,,, .s, ., .o
Bas (de) Ugo, visconte, +.s
Basilio, .,
Basilio II, .,
Basso, Enrico, .-, ,oo, ,++
Baudi di Vesme, Carlo, ,oo, ,++
Bazama, Mohamed M., ., .oo, ,++
Beatrice dEste, +,s
Beatrice di Provenza, .,
Beiano, Guglielmo, ..,
Belgrano, Luigi Tommaso, -o, ,+o
Belisario, .+, .,,
Bellieni, Camillo, so, ,++
Benedetta di Cagliari, +,o, +,-, +o, +,
+o, +oo, +o-, +os, +o,, +-, +-o, +-,, .,,
Benedetta di Massa (v. Benedetta di Caglia-
ri)
Benedetto XI, papa, .o
Benetto, famiglia, +s.
Berengario-Raimondo II, .,o
Berengo, Marino, .., ,++
Bernardo da Pavia, .o,, .-o
Bernardo di Clairveaux, ++,, +,, ,+.
Bertoldo di Hohenburg, ,oo
Besta, Enrico, +,, +, +, ,o, ,, , o, ., ,,
, -, o-, -o, -+, -,, s., s,, s, so, +os,
+o,, ++, ++o, +.., +., +., +.o, +,,
+-, +,, ++, +o,, +-o, +-, +-o, +-,,
+s., +s,, +,,, +,,, .,, .o, ,o, ,oo, ,+.,
,.+
Biagio, arciv., +,o, +,,, +o
Bianca dAngi, .
Bina, +s., +s,
Biola, ,o, ,+
Birocchi, Italo, ,+o, ,+., ,., ,,o
Blasco Ferrer, Eduardo, -., --, so, ,, .ss,
,o, ,+.
Boccaccio, Giovanni, .,
Boccanegra, Guglielmo, .o.
Bocci, famiglia, +s., +s-, .
Bocci, Gherardo, +s+
Bocci, Guido, +s+
Bloch, Marc, ,+, ,o, .+,, ,+.
Boezio, .-o
Bolgheri, famiglia, +o,
Bolgheri (di) Ranieri, +o,, +-., +-o, +,.
Bonaini, Francesco, +-, +ss, +,, +,o, .o-,
,oo, ,+,
Bonazzi, Giuliano, ,o, ,+,
Bonconti, famiglia, .o-
Bonconti, Banduccio, .,
Bonconti, Vanni, .s
Bondo Gerbo, .,o, .,+
Bonifacio VIII, papa, +,s, .,, .,, .,
., .o, .+, .., ,o+, ,.
Bonifacio, conte, .,
Bonifacio, notaio, .o
Bonita, ,,
Bonnassie, Pierre, ,o, ,+,
Bordone, Renato, ,o, ,+,, ,+
Bortolami, Sante, o, +oo, +os, ,+,
Boscolo, Alberto, +,, .., .,, ., ,., ,, ,, ,o,
,, , -, ++, +o, +-o, +-, +-,, +s.,
+,,, .+, ., .-, ,oo, ,+., ,+,, ,.+, ,.,
,.,
Brancoli Busdraghi, Piero, +os, ,+,
Brandileone, Francesco, s, s, so, ,+,
Brigaglia, Manlio, ,o, +,,, .ss, .s,, ,oo, ,o,,
,++, ,+, ,+, ,+o, ,.., ,.,, ,., ,.o, ,.,
Brook, Lindsay Leonard, ,, ,+
Brown, Rosalind, .., ,+
Burgundione, famiglia (v. Capraia)
Burono, Guglielmo, +.s
Buscheto, architetto, .-, .-o
Cadinu, Marco, .o, .o, .+,, .+, ..o, ..,
,+, ,,
Caldera, Saracino, +,
,o
La Sardegna dei giudici
Doria, Brancaleone, +-o, +,-, ..,, .+, ..,
.,, ,++
Doria, Daniele, +-+
Doria, Galeotto, ..,
Doria, Manuele, +-o, .+
Doria, Nicol, .+, +s
Doria, Percivalle, +-o, +s
Duby, Georges, +, -, ,o, +os, ,+s
Duodi, +,-
Ebriaci, Maria, +,
Ebriaci, Ugo (Ebriaco), ++o
Edanzio, dux, .
Edoardo il Confessore, .,o
Elena (di Enzo di Hohenstaufen), +s, +,,
Elena di Gallura, +,+, +o, +o, +o-, .o,
.,
Elena (di Torres), +o,
Eleonora dArborea, +o+, .,o, .,
Enrico di Ceola, +os
Enrico di Lussemburgo, ,o+
Enrico II dInghilterra, .,-, .,s
Enrico II di Germania, +, .,
Enrico III dInghilterra, ,oo
Enrico IV, imperatore, o+, .,o
Enrico V, imperatore, +,s, .,-
Enrico VI di Svevia, +,, .,s
Enrico VII, imperatore, .,+, .,., .,, ..,
,o+
Enzo di Hohenstaufen, +-o, +-,, +-, +s,
+,., +,,, .+o, .,,, ,oo, ,+,
Epifania, .
Era, Antonio, ,+s, ,.
Eraclio, imperatore, ,., ,, .,,, .,
Esopo, .-o
Eugenio III, papa, ++,, ++o
Eupaterio, dux, ., ,+
Eutalio, ,.
Ezzelino da Romano, +-
Fadda, Bianca, oo, o, oo, -, ++., +.o, +,o,
+o, +oo, +o+, +o-, ,o, ,+s
Fara, Giovan Francesco, s, ,, +,-, ..o, ...,
.., ,+s, ,,+
Fascetti, Bianca, .++, ,oo, ,+s
Fazelo, Gherardo, .s
Fazelo, Giovanni, .,
Fedele, Pietro, ,.-
Federico dAragona (v. Federico III di Sici-
lia)
Federico di Hohenstaufen (v. Federico II di
Svevia)
Federico I Barbarossa, ++o, ++s, +.,, +.s,
+,,, +,o, +,s, +s, .s, .s, .,-, .,s
Federico II di Svevia, ++o, +,,, +,, +,o,
+o, +-,, +-, +s, .+o, .s, .,-, .,,, ,oo
Federico III di Sicilia, ., ., ,o+
Felice, vescovo, .s, ,o
Ferdinando I, .,o
Ferdinando IV di Castiglia, .,
Ferrante, Carla, +os, ,+s
Filippo dAngi, +,,, ,oo
Filippo II Augusto, +.s, .,-, .,s, .,,
Filippo IV il Bello, ., ,o+
Filosseno, .-
Fink, Karl August, -, ,+,
Fiorentini, +,, +,o
Fiorini, Vittorio, ,.-
Firpo, Massimo, ,o,, ,+,, ,+, ,+, ,+o, ,.s,
,,o, ,,+
Flavio Pancrazio, dux, ., ,
Flori, Jean, ,o, ,+,
Foca, imperatore, .o, .,,
Foglietta, Uberto, .,
Fois, Barbara, ,o, +os, ,+,
Fois, Foiso, +o,, ,+,
Fois, Graziano, +,, ,+,
Fourquin, Guy, +os, ,+,
Francesco dAssisi, .,s, .,,
Franchi, .,, .,,, .,
Fulgenzio, .s
Fulgineo (de) Federico, .o
Furata Cocote, ,,
Furatu de Gitil, .-o
Gaddo, +,o, +,o
,,
Indice dei nomi
Corradino di Svevia, +,., +,,, ,oo
Corrado di Eberbach, ++,
Corrado di Eichstadt, ++o
Corrado II, .,
Corrado III, .,-
Corrias, Paola, ,o, ,+o
Cortese, Ennio, +, +, s, so, +,, +o,, ,+o
Coscio Griffi, .,.
Cosentino, Salvatore, ,o, ,+o
Costa, Maria Mercedes, ,
Costa, Pietro, +,, ,+o
Costante II, .., ,.
Costantina, imperatrice, ,o
Costantino dArborea, +-
Costantino de Lacon (di Gallura), ++,, +-,
.,-
Costantino di Cagliari, ,, o, +, o, -.
Costantino II di Cagliari, ++,, ++-, +.,, +.o,
+.-, +.,, +-, +-o, +,., .,-
Costantino di Gallura, , ,, +, ..+
Costantino I di Torres, s, ,, +, o+, oo, -,,
+o, ++o, ++.,
Costantino II di Torres, +.s, +.,, +,o, +,,
+s, +,, +o+, +-, .,s
Costantino IV, .,
Costantino VII Porfirogenito, ,, ,, ss,
.,
Costantino, arciv. di Torres, o, ,
Costantino, dux e console, .
Costantino Salusio de Lacon (v. Costantino
di Cagliari)
Costanza dAltavilla, +,, .,s
Costanza dAragona, +-,
Costanza di Montalcino, .o
Costavar (de) Mariano, ,.
Cristiani, Emilio, +--, +-,, +,, +,o, +,,,
.+, ,+-
Cristiano di Magonza, +.., +.,
Cucusa, +oo
DArienzo, Luisa, ,.
Daiberto, arciv., +, oo, +o,, .+o
Day, John, +o, ,o, ,o, ,s, +o, +o, +,, +o,,
..,, .,+, .,o, .,-, .,s, .+, .o., .ss,
,oo, ,o,, ,+-, ,,
De Cervera, Poncio, ++o
De Santis, Silvio, +oo, +os, ,+-
De Sen, .,o
Delogu, Ignazio, .o-, .ss, ,+-
Delogu, Raffaello, .-., .-,, .-, .-, .s,, ,+-
Despont, Ramon, .
Dess Fulgheri, Andrea, +os, ,o, ,.,
Di Tucci, Raffaele, +, +, .+, s., s, so, +os,
.+, ,o, ,oo, ,+-, ,+s
Dilcher, Gerhard, +o,, ,+-
Diocleziano, .os
Domenico, .,s, .,,
Donato, .-o
Dondarini, Rolando, ,+,
Donoratico (di) famiglia, +.-, +,+, +,, +o,
+os, +o,, +-o, +-., +-o, +s-, +,+, +,., +,,,
+,, +,-, +,,, .o+, ..o, ..., .+o, .s, .o,
.,,, ,+-, ,.-, ,,+
Donoratico (di) Arrigo, +,,
Donoratico (di) Bonifacio (Fazio), +,., +,,
+,o, +,-, .,,
Donoratico (di) Gherardo, +-s, +s, +s-,
+,., .,,, .,o
Donoratico (di) Giacomina, +ss, .
Donoratico (di) Guelfo, +o,, +-o, +s, +,,,
+,o, +,-
Donoratico (di) Lapo, +,,
Donoratico (di) Lotto, +,o, +,-
Donoratico (di) Matteo, +,o
Donoratico (di) Nieri (Ranieri), +-., +,.,
+,o, +,-, .,,
Donoratico (di) Nino, +,,
Donoratico (di) Tedice, +.-, +-o, +,.
Donoratico (di) Ugo (Ugolino), +o,, +-o,
+s, +s, +so, +s-, +ss, +s,, +,+, +,.,
+,,, +,, +,, +,o, +,,, .o,, .o, .o-,
.++, .+,, .-, ,oo, ,,,
Doria, famiglia, +., +,, +oo, +-o, +-,, +-,
+-o, +s, +,+, +,., .o,, .+o, ..., ..,,
.o, .-, .+, .., .,, .-
Doria, Bernab, .-, ..
,.
La Sardegna dei giudici
Guglielmo I di Massa, +.,, +,o, +,+, +,.,
+,,, +,, +,o, +,s, +,,, +o, +, +o, +s,
+,, +o+, +o, +o,, +-, +s+, .o, .,,
.o+, .-+, .,s, .,,, ,.,, ,,.
Guglielmo II di Massa, +o,, +-
Guglielmo il Conquistatore, ,,
Guglielmo, re di Sicilia, +..
Guglielmo, vescovo di Populonia, oo, o.
Guglielmo, arciv. di Cagliari, o,, -o, -., -,,
.-,
Gugliemo di Malmesbury, o-
Guglielmotti, Paola, .+, ,.o
Guidetti, Massimo, ,oo, ,.o, ,.,, ,., ,.
Guillou, Andr, .+, .,, ., ., .o, .,, ,+, ,,
,, ,o, ,.o
Guinizelli dei Sismondi, Gherardo, +s+
Guinizzelli, Bacciameo, .
Guinizzelli, Giovanni, .
Guinizzelli, Lemmo, .
Guittone dArezzo, +so
Gunale, famiglia, o, s,, ++., +.o,
Gunale (de) Barbara, s,
Gunale (de) Comita, +o
Gunale (de), Padulesa, oo, -s
Gunale (de) Pietro, +o.
Harold di Wessex, ,,
Heers, Jacques, +, .+, ,.o
Herlihy, David, +-,, .+, ,.o
Honestis (de) Cavallino, .+o
Ibn al-Athir, +
Ibn Khaldun, o-
Ibn Khurdadhbih, ,,
Ibn-Al, +.
Idone da Carmadin, +.s
Ildebrando da Soana (v. Gregorio VII)
Imperiale di SantAngelo, Cesare, -o, ,o, ,+o,
,.o
Innocenzo II, papa, ++o, ++,
Innocenzo III, papa, +.,, +,o, +,+, +,.,
+,,, +,, +,, +,o, +,s, +,,, +o, +,, +,
+o, +oo, .o, .o,, .-o, .,s, .,,, ,o,
,.s, ,.,
Innocenzo IV, papa, +-, +s,, +s, ,oo
Irene, imperatrice, .,
Irnerio, .,o
Isabella di Brienne, +-,
Ithoccor de Gunali (v. Ithoccor di Gallura)
Ithoccor di Gallura, oo, +-
Janne, ,o, ,+
Kazdan, Aleksandr Petrovic, ., ,.o
Kerki (de) famiglia, ,.
Kerki (de) Petru, ,,
La Corte, Giorgio, +os, ,.o
Labruti, Lemmo, .-o
Lacon, famiglia, o, oo, -,, s,, +o+, ++.,
+.o, +.-
Lacon (de) Pellegrina, ++o, +.s, +.,
Lacon de Thori, Susanna, .-o
Lacon Gunale, famiglia, ss, .+
Lacon Gunale (de) Giorgia, .+
Lacon Gunale (de) Preziosa, .+, ..
Lacon Gunale (de) Susanna, .+
Lacon Gunale (de) Barisone, s
Laconi, Renzo, .,, .ss, ,.o
Lanfranchi, famiglia, +-., +s,, +,o, .,+,
.,,, .o, .
Lassu, Juste, ,.
Lauria (de) Ruggero, .
Le Goff, Jacques, +os, ,+s
Leicht, Pier Silverio, +os, ,.+
Lella, famiglia, +.o
Leonardo, arciv., +--
Leone III lIsaurico, ,,, .,
Leone IV, papa, ,,, ,, ,, .,
Leone VI, papa, .,
Leone IX, papa, +, o
Leopoldo dAustria, .,s
Ligastro, .,o
Liutprando, .., .,
Livi, Carlo, .o., .ss, ,.+
Longobardi, .., .o, ,+, ,o, ,, .,,, ,,o
Lotario dei conti di Segni, .,s (v. anche
,
Indice dei nomi
Gaetani, +,-
Galillenses, s+
Galoppini, Laura, .., ,+,
Gambacorta, famiglia, .o-
Gambacorta, Bonaccorso, .s
Gambella, Ithoccor, ++o, +++
Gamurra, compagnia della, +o,
Gattarelli, Vanni, .-, .o
Gavina, badessa, .-
Gavino, martire, .os, .ss, ,.
Gelimero, .+
Genicot, Lopold, s,, ,o, ,+,
Gerardo di Arnstein, +-
Getilesa, ,
Gherardesca (della), famiglia, v. Donoratico
Ghibellini, +s-, +,+, .o
Giacomo I dAragona, .,,
Giacomo II dAragona, +,s, .,+, .,, .,,
.o, .-, .s, .,, .o, .+, .., .,, .,
., ,o+, ,.-
Giacomo, arciv. di Cagliari, ,, oo, o,
Giagheddu, Lucia,+-,, ,+,
Gianuario, arciv. di Cagliari, .., .o, .-, .s,
,o, ,+, .,,
Gianuario, martire, .os, .ss, ,.
Giorgio, santo, s,, .ss, ,.
Giovanna di Gallura, +,s, .o, .-, ..,
,.-
Giovanna (di Giovanni De Bas), .
Giovanni dArborea, +-, +ss, ., .,
,+
Giovanni de Bas (v. Giovanni dArborea),
Giovanni Grammatico, .,
Giovanni Gualberto, .,
Giovanni Senzaterra, +,o, .,s, .,,, ,oo
Giovanni VIII, papa, ,
Giovanni, metropolita, ,,
Giovanni, monaco, o+
Giovanni, notaio, .o
Giustiniano, .+, ., ., .,,, .,
Giustino, arciv. di Cagliari, .,
Giusto, arciv. dArborea, +,o, +o
Goda, .+
Goffredo il Gobbo, ,
Gonario di Torres, ,, -,, ,, +o,, ++o, +++,
++., ++,, ++, ++, ++-, +.+, +.., +.,,
+.o, +.-, +,, +., +-, +oo, +-, .,-
Goody, Jack, -, +os, ,+,
Goti, .., .,,
Gottifredo dArborea, +s, .,,, ,+o
Gottifredo, legato papale, +os, .o,
Grabher, Carlo, ,o,
Gratiosus, .s
Graziano, +,,, +o, .,-
Gregorio I (Magno), papa, .., .o, .-, .s,
,o, ,+, ,, ,o, .,,
Gregorio IV, papa, ,
Gregorio VII, papa, ,,, , s, ,, o, +,
-, s, ,, o,, +,s, .-,, .,o
Gregorio IX, papa, +, +os, +-+, +-., +-,,
+s+, .,,
Gregorio, prefetto, ,,
Grossi, Paolo, so, ,.o
Gualandi, famiglia, +o,, +-., +s., +s, +s-,
+s,, +,+, +,o, .o, ., ,oo
Gualandi, Bacciameo, .,
Gualandi, Galeazzo, +s
Gualandi, Ildebrando, +s
Gualandi, Pellario, +o,, +-o
Gualandi, Rinaldo, +os
Gualandi Bocci, famiglia, +-.,
Gualandi Cortevecchia, famiglia, +os, +-o,
.
Guarnerio, Pier Enea, ,.o
Gubbetta dei Ripafratta, Bonaccorso, +,o
Gubbetta dei Ripafratta, Vanni, +,o
Guelfi, +s-, +,+, +,, +,
Guelfo di Baviera, ++o, ++s
Guercio, Enrico, -o, ++s
Guglielmo, console, +..
Guglielmo dAquitania, .,
Guglielmo di Cagliari (v. Guglielmo I di
Massa)
Guglielmo di Capraia, giud. Arborea (v. Ca-
praia)
Guglielmo di Cepolla, +-, +-s
,
La Sardegna dei giudici
Meloni, Giuseppe, ., +os, +,, +o,, .., ,o,
,oo, ,.,, ,.,
Merci, Paolo, +-, .o, .o-, .os, .-o, .-+, .ss,
,o, ,oo, ,.,, ,.
Miccoli, Giovanni, ,.s
Michele Cerulario, .,o
Michele I, .,
Michele VII, ,,
Mieszko II, .,
Migali Aketu, ,.,
Migne, Jacques-Paul, ,+., ,.+
Milia, Graziano, .ss, .s,, ,.
Modde, Piero, +o,, ,.,
Mondolfo, Ugo Guido, +, ,o, ,.
Mongiu, Maria Antonietta, ,o, ,.
Montefeltro (da) Guido, +,-
Mor, Carlo Guido, ., ,.
Morghen, Raffaello, -, ,.
Motzo, Bachisio Raimondo, .ss, ,.
Mugiahid, o, +, ., , s, ., o-, .,
Murtas, Antonello, ,o, ,.+
Museto, re, .s
Narsete, .,,
Navithan, .,o
Navone, Giulio, .., ,.
Nibata, ,s, +o,
Niccol I, papa, ,, , .,
Niccol II, papa, o, -
Niceforo I, .,
Niceforo II Foca, .,
Nino di Gallura (v. Ugolino Visconti)
Nobili, Mario, +,, ,.
Normanni, ,, .,o
Nurenses, s+
Nuvolone, +..
Obertenghi, +.-, ,+o, ,.
Odolina di Gallura, +,+, +o
Offeddu, Luigi, ,.-,.
Oliva, Anna Maria, ,, so, +,, ,., ,.
Omar di Melitene, .,, .,
Onorio I, papa, ,,, .,,
Onorio II, papa, o., .,-
Onorio III, papa, +,,, +o-, +s., .,,
Ortu, Gian Giacomo, ,o, so, ,o, +os, .+, .ss,
.s,, ,oo, ,+, ,+o, ,.., ,.,, ,., ,.,
Orunesu, Salvatore, +os, ,.
Orzocco dArborea, , ,, +
Orzocco Torchitorio di Cagliari, , ,, o,
+, o, ,, oo, -,, --, ,
Ospitone, dux, ,o
Ostrogorsky, Georg, ,o, ., ,.
Ostrogoti, .+, .,,
Ottone di Brunswick, +o
Ottone di Cafaro, +.
Ottone I di Germania, .,
Ottone IV, .,s, .,,
Pantano, Giovanni, +--
Paolo, sacerdote, .os
Paravicini Bagliani, Agostino, +,, ,.
Pasquale II, papa, oo, os
Paulis, Giulio, o, -, o, ., , -, ss, ,o,
.+,, .oo, .ss, ,.
Pavoni, Romeo, ,
Petru Infante, ,o, ,+
Petrucci, Sandro, so, +-,, +s,, +,,, ,.
Piacentino, .s,
Piergiovanni, Vito, .., ,.o
Pietro, arciv. di Cagliari, o., oo
Pietro, arciv. dArborea, -o
Pietro, cardinale, -., +.
Pietro, dominus, .-, .s, ,o, ,+
Pietro dArborea, +., +.-, +.s, +.,, +,o,
+,-, +., +oo, +o, +-, +s+, +s., .o., ..+,
.,s, ,+o
Pietro de Bas, +o-, +o,, +-+, +-, +s+, +s.,
+s,, .,,
Pietro de Serra, dArborea, ,
Pietro di Cagliari, +++, ++, ++-, +.., +.,,
+., +., +.-, +., +-
Pietro di Torres (v. Pietro di Cagliari)
Pietro Diacono, .o,
Pietro II dAragona, +,o
Pietro III dAragona, +ss, .,, ,oo, ,o+
,-
Indice dei nomi
Innocenzo III)
Lotario, arciv., +,.
Lotario II, +,s
Lotterio, +oo
Lucchesi, +,, +,o, .+,
Lucio II, papa, +,
Ludovico il Germanico, .,
Ludovico il Pio, .,, .,
Luigi VII, .,-
Luigi IX il Santo, .,
Lusignano (di) Enrico, .
Lussorio, martire, .-, .s, .os, .ss, ,.
Maciocco, Giovanni, .+o
Malaspina, famiglia, +., +,, +oo, +s, +,+,
+,., .o,, .+o, ..,, .., .o, .-, .+, .,,
., .-, ,.,
Malaspina, Adelasia, .,
Malaspina, Alberto, .
Malaspina, Corradino, .-
Malaspina, Corrado (il Giovane), .,, .
Malaspina, Corrado (lAntico), .
Malaspina, Federico, .
Malaspina, Franceschino, .,
Malaspina, Guglielmo, +,+, +o, +o, .,
Malaspina, Manfredi, +so, .
Malaspina, Moruello, +so, .,, .
Malaspina, Opizzino (nipote), .
Malaspina, Opizzino, .,
Malaspina, Opizzone, .,
Malaspina, Tommaso, .
Malut, +
Mameli, Patrizia, ,.
Manconi, Francesco, .+, ,.+
Manfredi (di Federico II), +s, +,., ,oo
Maninchedda, Paolo, .-o, .s,, ,o, ,.+
Manno, Giuseppe, +ss, .,, .so, .s,, ,oo, ,.+
Manrique, Angel, ++, +,, ,o,
Maragone, Bernardo, -, ++-, ,.+
Margarita, ,,
Mari (de) Ansaldo, +-
Maria de Canake, ,.
Maria de Funtana, ,+
Maria di Lusingano, .
Mariano de Bas I (v. Mariano I dArborea)
Mariano de Bas II (v. Mariano II dArborea)
Mariano de Bas III (v. Mariano IV dArbo-
rea)
Mariano de Lacon (v. Mariano I di Torres)
Mariano I dArborea, +-, +s., +s,, +s, +so,
+s-, +ss, +,,, +,, +,o, +,-, ..+, .,,, .,,,
., ., ., ,o+
Mariano I di Torres, , s, ,, o, +, oo,
o., o, o, oo, ,o, ,, ++., +oo, .,o
Mariano II dArborea, +-, .,,, .s, .,
., .o, ,o+
Mariano II di Torres, +,o, +,,, +s, +o-, +o,,
+-+, +-, +-o, +s+, +,., .+, .., .,, .,,
Mariano II di Cagliari, o, o-, os, o,, -.,
+.o, +-
Mariano IV dArborea, +o+, .,
Mariano Salusio di Cagliari, ,, +
Mariniano, vescovo, .-, .s
Marongiu, Antonio, s, so, +os, ,.+
Marrocu, Luciano, .ss, .s,, ,+, ,..
Marsubilia, Ranieri, +--
Martini, Pietro, ., ,..
Martino, papa, ,.
Martis (de) Costantino, +s
Martis (de) Derricor, ,.
Martorelli, Rossana, ,o, .., ,..
Massa (di) Agnese, +,o, +o-, +o,, +-., +-o,
+s+, +,.
Massa (di) Oberto, +.-, +.s
Massa (di) Preziosa, +.,, +,+, +,,, +o-, +s+
Massamutini, +.o
Massimo il Confessore, ,.
Mastino, Attilio, ,o, ,oo, ,+, ,+o, ,.., ,.,,
,., ,.,
Mattone, Antonello, +os, .o,, .+, .+o, ..,
,oo, ,+o, ,+., ,+, ,+s, ,.+, ,.., ,., ,,o
Mauri, .,
Maurizio, imperatore, ,o, .,,
Maxia, Mauro, ss
Mele, Giampaolo, .-+, .s,, ,+,, ,+, ,+o, ,.+,
,.,, ,.-, ,.s, ,,.
,o
La Sardegna dei giudici
Schena, Olivetta, .., ,.
Schirru, Valeria, oo, ,o, ,.s
Scornigiani, Marzucco, +so
Scoto, Ogerio, +--
Sergi, Giuseppe, ,o, +os, ,+, ,.s
Sergio, patriarca di Costantinopoli, ,., .,
Sergio, suddiacono, ,,
Serra (de) famiglia, s,, +.o, .o
Serra (de) Mariano, s,
Serra (de) Orzocco, +o,, +-o
Serra (de) Padulesa, .o
Serra, Renata, .-s, .s,, ,.s
Settia, Aldo A., ., ,.s
Siffredo, cardinale, +.
Sighelmi, famiglia, +s., +s
Sighelmi, Bartolomeo, +-+
Sighelmi, Lamberto, +-+
Sighelmi, Ubaldo, +-+
Simbula, Pinuccia F., +,, +o,, .., ,.,, ,.s
Simplicio, martire, .os
Sini, Francesco, s,, so, ,.s
Sinispella (Nispella), ,, , os
Sinispella (di Barisone dArborea), +.s, +,,
Siriana, badessa, .-
Sismondi, famiglia, +-., +s+, +s,, +,o, .,+,
.
Sismondi, Jacopo, +so
Sismondi-Guinizelli, famiglia, .o
Slavi, .,
Soddu, Alessandro, +o,, ..,, .., .,, .-,
,oo, ,++, ,.,
Sogostos (de) Costantino, ,
Soldani, Duodo, .,,
Solmi, Arrigo, +,, +, +, ,, , , o, -, .,
s+, s, so, +os, +,+, +, +,, +-,, .o,,
.o, .++, .., ,o, ,oo, ,+., ,.,
Sommerlechner, Andrea, +,, ,.s, ,.,
Spaciani, Amleto, +os, ,+,, ,+, ,., ,.,, ,,o,
,,+
Spano, famiglia, +.o
Spanu, Pier Giorgio, ., ,o, ,-, ,.,, ,.,
Spesindeo, praeses, ., ,o, ,+
Spiga, Giuseppe, ,., ,.s, ,,o
Spina (de) Bartolomeo, +o-
Spinola, famiglia, +oo, +s, +,+, +,.
Spinola, Cristiano, .o, .+
Spinola, Oberto, +,o
Spinola, Opinino, ,o+
Stefano, .-
Stefano, arciv. di Torres, +-, +s
Sulcitani, s+
Sumption, Jonathan, +,, ,,o
Tabacco, Giovanni, +, -, so, +,, ,,o
Tacculis (de) famiglia, .o
Tacculis (de) Cino, .
Tacculis (de) Guido, .
Tacculis (de) Jacopo, .
Taddeo di Monteorgiale, .-
Tadi, Giovanni, .,
Tagliaferro, Ruggero, .o
Tanca, Andrea, s, +s
Tancredi di Bologna, .o,
Tanda, Renata, ,.
Tangheroni, Marco, +, +o, .., ,o, ,, -, +,,
+,, +., +oo, +o,, +,,, .o,, .++, .+, .+o,
.., .,o, .+, ,oo, ,+o, ,+,, ,.., ,.,, ,,o,
,,.
Teodato, ,,
Teodolinda, .., .,,
Teodoro Studita, ,,
Teodoro, dux, .
Teodoro, praeses, ., ,,, .,,
Teofane, .,
Teofilo, .,
Terracini, Benvenuto, .oo, .ss, ,,o
Terramagnino da Pisa, .-o-.-+
Thori (de), famiglia, oo, -,, ss, s,, ,., +o+,
++., .o
Thori (de) Costantino, s,
Thori (de) Ithoccor, ,
Thori (de) Torchitorio (v. Torchitorio di
Gallura)
Tocoele, ,,
Todde, Giovanni, .., ,,o
Tola, Pasquale, s, ,, o, +, s, ,, oo, o+,
,,
Indice dei nomi
Pietro, santo, -.
Pillitto, Giovanni, .os
Pillitto, Ignazio, .os
Pinelli, Luigi, ., ,.o
Pinna, Michele, .o,, .., .+, ,.o
Pira, Gosantine, ,
Pisani, ., o, oo, -o, ,,, +oo, +o,, ++., +.o,
+., +,+, +-, +s, +o+, +os, +-+, +--, +-s,
+ss, +,., +,, +,o, .o, .+o, ..-, ..s, ..,,
.,o, .o, .-, .s, ., .o, .s, ,oo, ,oo,
,.o
Pistarino, Geo, o,, -+, -o, ++-, +,, +,,, ,.o
Poisson, Jean-Michel, +,, +o,, ,.o
Pompeiana, .s
Pons de Bas, Ugo (v. Ugo de Bas I)
Porcari (da), famiglia, +os, +-., +s.
Porcari (da) Guelfo, +-,
Procopio, .+, ..
Proto, martire, .os, .ss, ,.
Prunisinda, +.,, .,s
Pullino, Pellegrino, +o-
Putzulu, Evandro, ,oo, ,+
Principe, Ilario, .., ,.o
Provero, Luigi, +o,, ,.o
Puncuh, Dino, ,o, ,.o
Ragevino, ++o
Rainaldo, abate, ++.
Ramon Berengario IV (Raimondo Beren-
gario IV), ++
Ranieri Sardo, ., -, ,++
Remenato, .,o
Riccardo, abate, o+
Riccardo dInghilterra (Cuor di Leone),
+.s, .,s
Ricco, arciv., +,,
Riglione (da), famiglia, .,+
Riglione (da) Neri, .,o, .,+, .,., .,,, ,+o
Riglione (da) Vanni, .,.
Ripafratta, famiglia, +-., +,o
Roberto, abate, .,o
Roberto dAngi, ,o+
Roberto il Guiscardo, .,o
Rocca, Francesco,
Rolando Avvocato, -o, ++s
Romani, .., +oo, ,o+
Romualdo, .,
Ronchey, Silvia, ., ,.o
Roncioni, Raffaello, ., -, +,,, ,.-
Ronzani, Mauro, +,
Rossi Sabatini, Giuseppe, +., +-,, +,,, ,.-
Rotari, .., .,
Rovere, Antonella, ,o, ,.o
Rowland, Robert J., -, ,.-
Ruffo, Tuscio, +so, +,.
Ruggeri, arciv., +o,, ++o, +,, +,o
Ruggero II di Sicilia, +,, .,, .,-, .,s
Rm, +, .oo
Saba, Agostino, s, o, -,, -, +o,, ++., ++,,
++, +., ,.-
Salavert y Roca, Vicente, ., ., .o, .-,
.s, .,, .o, .+, .., .,, .-, ,o, ,.-
Saltarelli, Lapo, .-+
Saltaro, di Gallura, oo
Saltaro di Torres, o-
Salusio, arconte, ,,
Sampante, Ranieri, +,o, ,+,
Sanna, Antonello, .., ,.-, ,,
Sanna, Antonio, +o, ,, ,o, .ss, ,oo, ,.+, ,.-
Sanna, Mauro G., ,, +.,, +,o, +,+, +,., +,,
+,, +,o, +,-, +,s, +,,, +o, +, +o, ,o,
,.-
Sanna, Piero, .., ,+, ,..
SantAgostino, .,
Santa Flora, famiglia, +s-
Sarapitani, s+
Sardi, .., .,, .,, ,o, o-, -o, ss, +.o, +o+,
.,o, .,, .oo, .o, .oo, .-., .,
Sardinia, +.-, +s.
Sardo, ++s
Sarri (de) Bernat, ..
Saturno, martire, .os
Scano, Dionigi, +o-, +-,, +-,, +s+, +s, +,,,
,o, ,.s, ,,+
Scaraffia, Lucetta, ,o,, ,+-, ,,
,s
La Sardegna dei giudici
Vittore di Fausania, vescovo, ,o
Vittore, santo, -.
Vittorini, monaci, o, o, oo, -., -,, .o,
.os, .o,, .-+, .-,, .-, ,o,
Vitula, .s
Volpe, Gioacchino, +,, o., -, ++o, +-o, +,+,
,,.
Volpini, Raffaello, ,
Wagner, Max Leopold, +o, .o, .ss, ,,.
Walensis, Johannes, .-o
Zabarda, dux, ., ,o, .,,
Zanche, Michele, +-o, +-,, .+, ,+,
Zanetti, Ginevra, -, ,,.
Zerkis (Cerkis) dArborea, ,, +, ,,.
Zichi, Giancarlo, +,, ,,.
Zucca, Raimondo, ., ,o, ,-, ,, ,.,, ,,.
Zucchi V., ,oo, ,+
,+
Indice dei nomi
o, os, o,, ,s, ++., ++-, +.+, +.., +.,, +.,
+,, +-, +s, +oo, +o-, +os, +-+, +-., +--,
+,o, .+o, .,,, .,,, .o, .+, ,o, ,,o
Torbeno dArborea, o, +, ,s
Torbeno de Lacon (v. Torbeno dArborea)
Torbeno di Cagliari, giudice di fatto, o, o-
Torchitorio, arciv., +s
Torchitorio, arconte, ,,
Torchitorio dArborea, ,, +
Torchitorio di Gallura, ,, +, o+, oo, -s,
+-, .+o
Torre, Angelo, +o,, ,,+
Toscanelli, Nello, +-,, +,,, ,,+
Totila, .+, .,,
Toubert, Pierre, +os, +o,, ,,+
Trabunas, ++o
Tranfaglia, Nicola, ,o,, ,+,, ,+, ,+, ,+o,
,.s, ,,o, ,,+
Trasamondo, +,+, +o
Troglita, Giovanni, ..
Turtas, Raimondo, ,+, ,o, ., ,, , s, ,,
-., -, -o, ++o, +-, .o,, .ss, ,,+
Tusci, ,
Tzazo, .+
Uberti (degli) Tosorato, +ss, .
Uberto, arciv., ++., .+o
Ugo, vescovo, +.o
Ugo (Ugone) de Bas II (v. Ugo de Bas II)
Ugo Capeto, .,
Ugo de Bas I, +.s, +.,, +,+, +,,, +., +,
+o., +o-, +-, +s+, ., .,s
Ugo de Bas II, +-, .,,, .o, .o, ,o+
Ugone III (v. Ugo de Bas II)
Uguccione da Pisa, .o,, .-o
Uguccione della Faggiola, .,, .o, ,o+
Ultramontani, ,
Ungari, .,
Upezzinghi, consorteria guelfa, +,, +,-
Urban, Maria Bonaria, .., ,,+
Urbano II, papa, +, oo, o+, o,, .-,
Urbano IV, papa, +s, ,oo
Urgekitana, ,o, ,+
Urgekitana, pronipote, ,o
Urgieke, +o
Valentiniano III, ,,
Valentino, vescovo, .,
Vallombrosani, oo, .-,, ,,.
Vandali, .+, .s, .,, s., .,,
Vaqueiras (de) Raimbaut, .o
Vento, Simone, +.s
Vera Cappai, .
Vigilio, .,,
Villani, famiglia, +ss, .o
Villani, Giovanni, +ss, +,, +,,, ,,+
Villani, Lupo, +,-
Villano, arciv., ++,, ++o
Violante, Cinzio, -, +os, +o,, .,., .+, ,+,,
,+, ,+-, ,., ,.,, ,,o, ,,+
Virdis, Maurizio, ,o, ,,+
Visconti Fuoriporta, famiglia, +os
Visconti, famiglia, +,+, +,,, +,-, +, +,,
+o, +oo, +o-, +os, +-o, +-., +-o, +-,, +s+,
+s., +s,, +s, +so, +s-, +,+, +,., +,, +,-,
.o+, .o,, .o, .+,, .+o, .,s, .-, .,,
Visconti, Diana, +o-, +o,, +s+, +s., +s,
Visconti, Eldizio, +o
Visconti, Federico, .o, ,oo
Visconti, Galeazzo, +,s
Visconti, Gherardo, +o
Visconti, Giovanna (v. Giovanna di Gallura)
Visconti, Giovanni, giud. di Gallura, +o,,
+-., +-, +-o, +-s, +s, +s-, +,,, +,,
.,,, ,oo
Visconti, Lamberto, giud. di Gallura, +,+,
+o, +oo, +o-, +-, +-o, .o+, .,s, .,,
Visconti, Nino (Ugolino), giud. di Gallura,
+-, +s,, +,, +,, +,o, +,-, +,s, +,,,
.,,, .o, .-+, ,o+
Visconti, Ubaldo giud. di Gallura, +o-, +o,,
+-o, +-+, +-., +-,, +-, +-o, +s+, +s,, .o
Visconti Ubaldo senior, +o-, +os, +o,, +s+,
+s., +s,
Visigoti, .,,
Vitale di Sulci, .,
,o
La Sardegna dei giudici
Acquafredda, castello di, +,, +, .,,, ,,-
Acquafredda, donnicalia, os, o,
Africa, .+, .., ,., ,,
Alcal de Henares, .,
Alessandria dEgitto, +o,, ++-
Alghero, +., +,, .o,, ..., .., .+, ,+,
,.., ,.o
Altavilla, +,, .,s
Amalfi, ,
Ampurias, -,, ++,, +-,, +-, .+o
Anagni, ., ,o+
Andalusia, .,s
Angi, ,o+
Anglona, ,s, ss, +++, ++, ..,, .+, .,, ,oo,
,++
Antiochia, .,
Aquileia, ,
Aquisgrana, .,, .,,
Aquitania, .,
Aragona, o., .,, ., ., .o, .-, .s,
.,, .+, .., ., .o, .s., ,o, ,oo, ,+o,
,.,
Arborea, ,s, , ,, o, +, ., o-, -o, -+, -,
s., ss, s,, ,+, +o+, +o,, ++., ++, ++, ++o,
++s, ++,, +.o, +.+, +.., +.,, +., +., +.o,
+.-, +.s, +.,, +,o, +,, +,-, +,,, +o, +.,
+,, +, +o, +., +-, +oo, +o+, +o, +oo,
+o,, +-+, +-., +-,, +-, +-, +--, +-s, +s+,
+s., +s,, +s, +s, +so, +s-, +ss, +,., +,,
+,o, +,-, +,,, .+o, .,,, .,,, .o, .o,
.-, .s, .,, ., ., .o, .-, .,, .oo,
.o+, .o,, .o, .o, .o-, .o,, .-o, .s, .so,
.ss, .s,, .,-, .,s, .,,, ,oo, ,o+, ,+o, ,+.,
,+, ,+, ,.., ,.,, ,.s, ,,.
Arborense,
Arbus, +,
Arcuentu, +.+, +., +., +,
Ardara, +++, ++., +-, +-+, .+o, .-, .-o,
.--, .-,, .,o, ,,-
Argentiera, ++., .+,
Arno, ++o, ++-, +.., +ss
Asia Minore, ,,
Asinara, .+
Assemini, ,, , os, o,, .-.
Astia, o
Asuni, +,
Atlantico, oceano, +o,
Austis, ,s
Austria, .,s
Avignone, .o
Bagnaria, porto di, +o-, +-s, .o, ..s
Balariana, ,s, s+
Baleari, ,, o, +, oo, o-, +o,, ++-, +., ., .,-
Barala, o,
Baratuli, castello di, +so, .-
Barau de Murakessus, ,
Barbagia, ,s, +s, .ss, ,.
Barbaria, .o.
Barcellona, oo, +o,, ++, ++o, ..,, .s, .,,
.,o, ,oo
Bau de Cannas, ,
Baviera, ++o, ++s, .,
Belv, ,s
Benevento, o, ,oo
Bisanzio, .+, ,, o, ,, , , o, ., s,
.oo, .so, .,
Bisarcio, -., .-s
Bitti, ,s
Bizacena, .
,,
INDICE DEI LUOGHI
Coros, ,s
Corsica, .+, .,, ,, o., o, -o, +o,, ++o, ++o,
++-, +.s, +,., +,,, +,o, +, +-+, ..,, .,o,
.,, .,, ., ., .,, .o, ., ,o+
Cortenuova, .,-, .,,
Costantinopoli, ., .o, ,+, ,., ,,, ,,, ++-,
.,,, .,, .,, .,o
Costanza, .,-
Costavalle, ,s
Creta, .,
Crimea, ,.
Decimo, ,s, o, oo, +s, +,.
Denia, o, +, ., ., ++o, .,
Dolianova, .s+, .s,
Domusnovas, +,-, .++, .+,, .+, .,., .,s
Donori, .,,
Dore, ,s
Elba, Isola d, ++o
Erio, ++., +oo
Essala, o.
Europa, +, ,, o, -,, s., s, s,, ,-, ,,, +o-,
+o,, +.s, ++, +., .,, ., .,, .,o, ,++,
,+, ,+,
Faggiola, .,, ,o+
Fanari, o
Fausania, ,o, ..+, ..
Fava, castello della, +,, +o, ,,-
Ficulinas de Castellu, ,.
Figulinas, ss
Firenze, +,+, +-+, +--, +s., +,-, .o, .-,
,oo, ,.s
Flumenargia, ,s, +-,, .+, .+o
Fontana, .+
Fontana dacqua, os
Forum Traiani (Fordongianus), .
Fossalta, +-, ,oo
Francia, +.s, +-o, .,, ., .,, .,, .,-,
.,s, .,,, ,oo, ,o+
Fraxinetum, +
Frissia, +++
Friuli, .,,
Fundimenti, ,s
Furcilla, o,
Gaeta, ,, o, o
Galilla (Gerrei), s+
Gallura, ,s, , +, oo, o+, o, oo, -., s+, s.,
ss, s,, ++,, ++, +,+, +,,, +o, +o, +o,
+oo, +o-, +o,, +-o, +-+, +-, +-, +-o, +-s,
+s+, +s., +s, +s-, +,,, +,, +,, +,o, +,-,
+,s, .o-, .+o, ..+, .,., .,,, .,o, .,-, .,s,
.,,, .o, .-, .., .,, .o+, .o, .,-, .,s,
,oo, ,oo, ,+o, ,+., ,+,, ,.-
Galtell, ++o, .s,, ,oo, ,+o, ,,s
Garfagnana, .,
Garicelli, castello di, .-
Garonna, +o,
Gemini, ,s
Genova, +, ., -, o., o-, os, o,, -o, -+, -,
-s, -,, +o,, ++o, ++., ++, ++, ++o, ++-,
++s, ++,, +.o, +.+, +.., +.,, +., +., +.o,
+.-, +.s, +.,, +,, +,o, ++, +., +,, +,
+o, ++, +,, +s, +o+, +o., +o,, +oo, +o-,
+o,, +-o, +-,, +--, +-s, +s+, +s, +so, +s-,
+,,, +,, +,o, +,-, .o+, .o., .o,, .+,, .+o,
.+,, ..-, ..s, ..,, .,o, .,., .+, .o, .-,
.s, .,, .o, .+, .., .,, .oo, .-,, .s,
.so, .,, .,o, .,-, ,oo, ,o+, ,o, ,o,, ,++,
,+., ,+o, ,.o, ,.,, ,.o
Germania, +, +o,, .s, .,, .,-, .,s, ,o+
Gerrei, ,s, s+, +s
Gerusalemme, +++, .,
Gibilterra, .,
Giglio, isola del, o
Gioiosaguardia, castello di, +,, +,o
Gippi, ,s, o, -., +s, +s, .,,, ,oo, ,+o
Gitili, +o.
Goceano, ,s, +++, +.,, +., +,, +, +-,,
+-, +s, +so, .,s, ,oo, ,,-
Goceano, castello del, +.,, +., +,, +,
+-,, +-, +s, +so, .,s, ,oo, ,,-
Golfo degli Angeli, oo, +oo, .,,
Granada, .,
,
Indice dei luoghi
Bolgheri, +o,, +-., +-o, +ss, +,.
Bologna, +-, .o,, .,o
Bonarcado, ,, s, ,., ,s, ,,, +o+, +o., +o,
+oo, ++,, ++, .o, .-,, .so, .s+, .s,, .,-,
,o, ,+., ,+o, ,.., ,,+, ,,-
Bonorzuli, ,s, +s
Borgogna, .,o
Borgonuovo, .,+
Borutta, .-,, .s+, ,,-
Bosa, +., +,, .o,, ..., .., .., .,, .o,,
.-o, .-s, ,+s, ,,o, ,,-
Bosove, ++., +oo, ,o
Bouvines, .,,
Bubalis, s, -, .,o
Bulzi, .-o, .-,
Cabras, o, -+, ,s, ++
Cagliari, +,, +, .., .,, ., ., .o, .s, .,, ,o,
,+, ,., ,,, ,o, ,s, o, +, ,, , -, s, ,,
o, +, o, ,, oo, o., o, o-, os, o,, -., -,,
-o, s+, s., s,, ,, +os, ++,, ++-, +.., +.,
+., +.o, +.,, +,o, +,., +,, +,-, +,s, +,,,
+, +, +,, +o, +oo, +os, +o,, +-., +-,
+-o, +--, +-s, +-,, +s+, +s, +so, +s-, +ss,
+,., +,,, +,, +,o, +,-, .o+, .o., .o,, .o,
.o, .oo, .o-, .os, .+o, .++, .+, ..o, ..+,
.., ..s, ..,, .,+, .,., .,,, .,s, .,,, .-,
.s, .., .o+, .os, .o,, .-o, .-+, .-,, .s+,
.s., .s, .,,, .,, .,-, .,s, .,,, ,oo, ,o,
,oo, ,+o, ,++, ,.., ,., ,., ,.o, ,.s, ,.,,
,,o, ,,+, ,,-
Cagliaritano, .., , oo, o,, -o, -., -,, +.,,
+., +.-, +.s, +,-, +,,, +o-, +os, +o,, +-,,
+-o, +s, +so, +s-, +ss, +,., +,, +,o,
+,-, .++, .+,, .,., .,,, .,o, .,-, .-, .,
,oo, ,oo
Calabria, , .,-
Caltabellotta, ., ,o+
Camaldoli, ss, +o, .,, .,-
Cambridge, ., +o, ,+o
Campania, .-,
Campidano, ,s, o, -., s., ,, +s, +s, +,.,
.o
Canahini, ,s
Canossa, castello di, .,o
Canterbury, .,s
Capo Caccia, o-
Capo Orlando, .
Capraia, castello di, +s.
Capua, ,, , ,, .,
Caputabbas, ss, +++, ..,, .+
Caputerra, os, o,, +,., .,o
Cartagine, .+, .., ,,, ,, .,
Cassino, .-o
Casteldoria, castello di, +., +,, ..,, .+,
.,
Castelgenovese, +,, .o,, ..., ..,, ..,
.+, .,, .o-, ,+
Castellaragonese, ..
Castello, ++., ++s
Castello di Cagliari, +oo, +--, +-s, +s, +,o,
.o,, .o, .oo, .os, .+o, .,+, ,oo
Castello di Castro, .o, .o, .oo, .o-, .++,
.+,, .,+, .,., .,s
Castelsardo, ..,, .., ,+, ,,-; v. anche Ca-
stelgenovese e Castellaragonese
Castiglia, +o,, .,, .,o, .,s, ,oo
Castro, monte di, .o,
Castrum Kallari, +, +,, +oo, +o-, +-o,
.o, .,,; v. anche Castello di Cagliari e Ca-
stello di Castro
Catalogna, .., .-,, ,o+, ,..
Ceuta, ,, .,
Chinon, .,,
Chirra, castello di, .,,, .-, ..
Citeaux, .,o
Civita, oo, ++o, ..+, ..
Cixerri, ,s
Clairvaux, +++, ++, +,, .o,, ,.
Clairvaux, monastero di, +++, ++,, .,o, .,-
Cluny, monastero di, .,
Codrongianus, .-,, .so, ,,-
Cotronianu, ,.
Colostrai, ,s
Coraso, s+
Cordova, o, .,,
,
La Sardegna dei giudici
Napoli, ,, o, +,., ..,, .,+, .o, ,oo
Nicea, .,
Nora, ,s, s+, .-,
Noracalbo, +o-, .,,
Nord Africa, ++-
Nord Europa, +o,
Normandia, ,oo
Nostra Signora di Mesumundu, -
Nulauro, ,s, +-,, .+
Numidia, .,
Nuragi Nigellu, ,s
Nuraminis, ,s, +s
Nurcara, ++, .+
Nurra, ,s, s+, ++., +-,, .+o, ..,, .+
Occidente, .o, ,+, ,,, ,o, ., .,, .,, .,o,
,+,
Ogliastra, ,s, +..
Ogliastro, castello di, .-, ..
Olgiastro, o
Ollolai, ,s
Oppia, ,s
Orfilli, ,s
Oriente, .+, ,+, ,,, ,o, ,,, ., .,
Oristano, o, ++s, +., +.-, +s,, +s, +s,
.o., .o,, .+,, ..o, .., .,, ., .-+, .s,,
,.,, ,.-, ,,-
Orosei, ,s, s+, .,,
Orrea, .,,
Ortucale, +o.
Osilo, .,
Ottana, +++, .-,, .o, .,-, ,oo, ,,-
Ottava, +..
Palermo, .,o, .,-
Palestina, +o,
Palma, o, o,
Parma, +.
Parte Barigadu, ,s
Parte Cier, ,s
Parte Gippi, -., +s, .,,
Parte Montis, ,s, +s
Parte Olla, +s, +,-
Parte Uselli (Parte Usellus), ,s, +s., +s
Parte Valenza, ,s
Pau de Vignas, .,,
Pavia, .., .,, ++s, +.., .o,, .-o, .,,, .,-
Piombino, +.s
Piretu, salto di, +o+
Pisa, +,, +, ., -, +, o, -, oo, o., o, o,
oo, o-, os, o,, -o, -, -s, -,, +o,, ++o, +++,
++., ++, ++o, ++-, ++s, ++,, +.., +.,,
+., +., +.o, +.-, +.s, +.,, +,o, +,., +,,
+,, +,o, +,-, +o, ++, +., +,, +, +,
+o, ++, +,, +s, +o,, +oo, +o-, +os, +-o,
+-+, +-., +-,, +-o, +--, +-s, +s+, +s., +s,
+s, +so, +s-, +ss, +,+, +,,, +,, +,, +,o,
+,-, .o+, .o,, .o, .o, .oo, .o-, .++, .+,,
.+, .+o, .+,, ..+, ..-, ..,, .,o, .,., .,,,
.,, .,s, .,,, .+, .,, ., .o, .-, .s,
.,, ., .o, .oo, .o,, .-o, .-+, .-,, .s,
.so, .,, .,-, .,,, ,oo, ,o+, ,o, ,oo, ,+o,
,++, ,+,, ,+, ,+o, ,+-, ,+s, ,+,, ,.o, ,.,,
,., ,.-, ,,o, ,,+, ,,.
Piscina Nuxedda, +
Pistoia, +-+, +s.
Planargia, ,s, ++
Planu, salto di, +o+
Ploaghe, +o+, +o, +-
Pluminos, s.
Poitiers, .,
Poitou, ,oo
Pontremoli, .,o
Populonia, oo, o., ++o
Porta Mari, ..+
Porta Pontis, ..+
Porto Pisano, ..,
Porziuncola, chiesa della, .,,
Posada, ,s, oo, +,, .,o, .-, .., ,,-
Pozzomaggiore, +++
Proconsolare, .
Provenza, -o, +o,, ++-, .,o, .,+, .,., .,
Puglia, +++, .,-
Puthu Passaris, +o.
Puthu Rubiu, +o.
,-
Indice dei luoghi
Grecia, ,, +o,, .oo
Iglesias, +,,, +,o, +,-, .o+, .o., .o,, .+o,
.+., .+,, .+, .+o, .-+, .-., ,oo, ,,o,
,,-
Impero cristiano dOriente, .,
Inghilterra, +.s, .,o, .,-, .,s, .,,, ,oo
Istria, .,s
Italia meridionale, .,, .,, ,..
Italia, .+, .., ,,, -, ++s, +-, +., +o,, +-,
+ss, ..-, .,, ., .-, .,, .., .oo, .,,,
.,, .,-, ,oo, ,o+, ,+., ,+, ,+s, ,.., ,.o,
,.s, ,,+
Jarmuk, .,
La Marina (Lappola), .o
La Spezia, +--
Larathanos, oo
Las Navas de Tolosa, .,s
Las Plassas, +,, +, ,,-
Lazika, ,.
Legnano, .,-
Len, .,o, .,s
Linguadoca, +o,
Lione, +os, ,oo, ,o,
Livorno, +.s
Logudoro, ,s, oo, oo, -o, -., -,, s., +++, ++,
++-, +.+, +.., +.,, +.o, +.,, +,,, +,, +-,
+s, +o+, +o,, +-., +-, +-o, +s, +so, +s-,
+ss, +,., +,,, .,o, .+, .,-, .,,, ,.,, ,.,
,.,
Loira, .,,
Lombardia, +.,, +-,, .,,
Longobardia, o
Lorena, ,
Lucca, o,, +.,, +-+, +s., +s,, +,, +,-, .o,
,o+
Lunigiana, +.s, +-,, ,+o, ,., ,.,
Lussemburgo, ,o+
Magonza, +.., +.,
Magra, .,
Maine, ,oo
Maiorca, .,,
Mandrolisai, ,s
Maremma toscana, +s-
Marganni, ,
Marghine, ,s
Marina, appendice della, .o
Marmilla, ,s, +., +., +,, +, +s, +s-,
., ,,-
Marsiglia, o, oo, -., +o,, +s,, ..,, .o
Masone de Cabras, ,s
Massa, +,-, +o,, +-+, ,+o
Mauritanie, .
Mediterraneo, mare, ,, o, ., ., o., o-,
-, +o,, +s, +ss, .., .,o, .,, .,, .,,
,+., ,.., ,.-, ,,o
Medusa, castello di, +,
Meilogu, ,s, ..,, .+
Meloria, battaglia della, +ss, +,+, +,, .,+,
.,, .s, ,oo, ,.-
Meriacla, salto di, +o
Messina, .,+
Milano, ++o, .,, .,-, ,o+
Milis Pikinnu, ,,
Monreale, ,s, +s, ., ,,-
Montangia, ,s
Monte de Kerketu, salto di, +o
Monte Rasu, +++
Monteacuto, castello di, .., ,.,
Montecassino, s, o, -, -,, -, .,o, ,.-
Montecassino, monastero di, -, ++., ++,,
.,,
Monteleone, ,s
Monteleone, castello di, .+
Montenovo, castello di, +so
Montes, ,s
Montesanto, castello di, ..
Montopoli, +,
Montiferru, oo, +s
Montiferru, castello di, +.,, .,
Mularia, +o.
Musciano, o.
,o
La Sardegna dei giudici
SantElia di Setin, ++,
SantEugenia di Musciano, o.
SantIgia, ,, +.,, +oo, +o,, +-o, +--, +-s,
+-,, .o, ..o, .++, .+,, .+,, .,,, ,oo
Santa Agata di Sulcis, ,
Santa Anastasia, o.
Santa Chiara, .o,, .+,, .+
Santa Chiara (Cagliari, quartiere), .+
Santa Chiara (Iglesias), ...
Santa Chiara (Oristano), ..o
Santa Erma, monastero, .s
Santa Gilla, o, -,, .o
Santa Giusta, -., ,, +.o, +os, .os, .,,
Santa Giusta, chiesa, .-, .-s, .,,, .,o, ,,-
Santa Giusta, stagno, o
Santa Maria Assunta, .s,
Santa Maria dUrgeke, ,o
Santa Maria de Bubalis, s, -, .,o
Santa Maria de Campulongu, ,
Santa Maria de Thoraie, oo
Santa Maria del Porto, .o
Santa Maria del Regno (Santa Maria di Ar-
dara), .-, .-o, .,,, ,,-
Santa Maria di Bonarcado, chiesa, +o+, .-,,
.o, .s+, .s,, ,+o, ,,-
Santa Maria di Bonarcado, monastero, ,,,
+oo, ++,, .o, .,-, ,,-
Santa Maria di Budelli, convento, +-
Santa Maria di Cagliari, o, -o, +., +--, .++
Santa Maria di Cluso, .o,, .-+, ,+
Santa Maria di Cossoine, .-.
Santa Maria di Gennor, ++.
Santa Maria di Larathanos, oo
Santa Maria di Pisa, oo, o., o, oo, -, +.o,
+oo, .-, .-s, ,+o
Santa Maria di Portu Gruttis, .o,, .-+
Santa Maria di Sennori, o.
Santa Maria di Surrache, oo
Santa Maria di Thergu, ++.
Santa Maria di Thergu, monastero, ++
Santa Maria di Uta, .-,, .-, .-s, ,,-
Santa Maria di Vignola, oo
Santa Maria Paradiso, ,
Santa Reparata, oo
Santa Sofia, ,., .,
Santa Sofia di Villasor,
Santa Teresa di Gallura, oo
Santa Vittoria, o,
Santo Sepolcro, +++, ++,, +.o
Santo Stefano di Posada, oo
Santu Antipatre, +o.
Sardegna, +,, +, +, +o, +-, .+, .., .,, .,
., .o, .s, .,, ,+, ,., ,,, ,, ,, ,o, ,, ,,,
o, +, ., ,, , , o, -, s, o, +, .,
, o, -, s, ,, oo, o+, o., o,, o, oo, o,,
-o, -+, -,, -, -o, -s, s., s,, s, ss, s,, ,o,
,+, ,o, ,-, ,,, +o+, +o,, +o-, +os, +o,, ++o,
+++, ++,, ++, ++, ++o, ++-, ++s, ++,, +.+,
+.., +.,, +., +., +.s, +.,, +,o, +,+, +,.,
+,,, +,, +,o, +,-, +,s, ++, +., +,, +,
+,, ++, +., +,, +-, +s, +,, +oo, +o,,
+o, +oo, +o-, +os, +-o, +-+, +-., +-,, +-,
+--, +-s, +-,, +s., +s, +s, +so, +ss, +,+,
+,., +,,, +,, +,o, .o+, .o., .o, .+, .+o,
..,, ..,, ..-, ..,, .,o, .,+, .,., .,,, .,,
.,, .o, .+, .,, ., ., .o, .-, .s,
.,, .o, .+, .., .,, ., .,, .oo, .o+,
.o,, .oo, .o-, .o,, .-o, .-+, .-., .-,, .-,
.-, .-o, .s, .so, .s-, .ss, .s,, .,,, .,,
.,, .,o, .,-, .,,, ,oo, ,o+, ,o, ,oo, ,o,,
,+o, ,++, ,+., ,+,, ,+, ,+, ,+o, ,+-, ,+s,
,+,, ,.o, ,.+, ,.., ,.,, ,., ,., ,.o, ,.-,
,.s, ,.,, ,,o, ,,+, ,,., ,,, ,,-
Sarrabus, ,s, s+, +s, .,,
Sassari, ,s, -, +o,, +-o, +-, +so, +ss, +,.,
+,,, +,-, .o+, .o., .o,, .o, .+, .+o, ..,,
.., .+,, .., ..,, .,o, .., .,, .,,, ,oo,
,o+, ,oo, ,.., ,.o, ,,-
Sassonia, .,
Sassu, stagno del, o
Sebazu, o,
Sebollu, os
Semestene, .-o, .s,
Serravalle, castello di, +., ..
Seulo, ,s
Sevenes, +.o
,,
Indice dei luoghi
Quartu Jossu, ,, +-s; v. Quartu SantElena
Quartu SantElena, os, o,, -., +-s
Quirra (Chirra), ,s
Ravenna, .., .,
Regno dInghilterra, .,s
Regno di Sardegna, +os, +-,, +,,, .., ,oo,
,o+, ,+-
Regno di Sicilia, +,, +,o, .,,, ,oo
Rodano, +o,
Roma, .+, .o, .,, ,+, ,., ,,, -, s, ,, o+,
-,, -, ++,, ++-, +,o, +oo, +,, ., .,,
.oo, .-,, .,,, .,, .,
Romangia, ,s, +++, ++., +-,
Romania, .o+, .o,
Roncaglia, .,-
Ruspe, .s
Saccargia, +o, +-,, .s,
Sacro Romano Impero, .,, ++s, +.o, .,
Saint Tropez, +
Salerno, ,, .,, .,o
Samminiato, castello di, +,
San Francesco di Lucca, +,-, ,o+
San Francesco di Stampace, .s.
San Frediano, +-+
San Gavino, .-, .-, .,,, .-o, ,,-
San Gavino, monastero di, .-
San Genesio, o, oo
San Giorgio di Barai, ++.
San Giorgio di Decimo, o
San Giorgio di Sebollu, +o+
San Giovanni dAssemini, ,, , os, .-.
San Giovanni di Sinis, .-.
San Giuliano, monastero di, .s
San Gregorio, +
San Lorenzo, os, o,, -o, ++,, .,-
San Lussorio, monastero di, .-, .s
San Michele Arcangelo, ,,
San Michele di Ferruceso, ++.
San Michele di Plaiano, o, oo, o., oo, +oo
San Michele di Salvenor, oo, ss, s,, ,,, +o+,
+o., +o,, +o, ,o, ,+s, ,.+
San Nicola di Camaldoli, ss
San Nicola di Gurgo, +.
San Nicola di Ottana, .-,, .o, .,-, ,,-
San Nicola di Trullas, ss, ,, ,s, +o+, +o.,
+oo, +++, .-+, .-o, .s,, .,-
San Nicol di Soliu, ++., .-o, .-+
San Palmerio di Ghilarza, .-,
San Pantaleo di Dolianova, .s+, .s.
San Paolo di Milis, .-s, .-,
San Pietro (Roma), ,+, ++o, ., .,,
San Pietro del Crocifisso (o delle Immagi-
ni), .-,
San Pietro di Cagliari, .o,, .-+, .-,
San Pietro di Claru, -o
San Pietro di Galtell, .s,, ,,s
San Pietro di Milis, ,,
San Pietro di Nugulvi, ++., ++,
San Pietro di Nurki, ++.
San Pietro di Scano, oo
San Pietro di Silanos, .-o
San Pietro di Silki, ss, ,+, ,,, ,, +o+, +o.,
+-., .+
San Pietro di Sorres, .-,, .., ,,-
San Pietro di Zuri, .s., ,,s
San Pietro Extramuros, .., .,, ,,-
San Pietro in Ciel dOro, .,
San Platano di Villaspeciosa, .-,
San Salvatore di Camaldoli, monastero, .,-
San Salvatore di Iglesias, .-.
San Salvatore Villa Vetere, oo
San Saturno di Cagliari, .s, oo, -., -,, .o,,
.os, .-,
San Simplicio di Olbia, ..., .-o, ,,-
San Simplicio di Essala, o.
San Siro di Pavia, ++s, .,-
San Vito, monastero, .s
San Vittore, monastero, o+, -o, ,+,
San Zenone di Pisa, oo
SantAgata di Rutulas, ,
SantAndrea di Corte, oo
SantAntioco, ,, .-,
SantEfisio di Nora, .-,
SantElia di Montesanto, s, -, .,o
,s
La Sardegna dei giudici
LAUTORE
Gian Giacomo Ortu (Mogoro, +,) professore ordinario di Storia Moderna pres-
so la Facolt di Scienze Politiche dellUniversit di Cagliari. Fa attualmente parte del
Senato Accademico Allargato dellUniversit di Cagliari.
Studioso delle forme e delle istituzioni economiche e politiche dellEuropa medieva-
le e moderna, autore di numerosi volumi e saggi. Tra i pi recenti: Il Parlamento del vi-
cer don Carlos de Borja, duca di Gandia (Acta Curiarum Regni Sardiniae, +,,); Villaggio
e poteri signorili in Sardegna (Laterza, +,,o e +,,s); Tra Piemonte e Italia: la Sardegna in et li-
berale, .,,o (in La Sardegna, a cura di L. Berlinguer e A. Mattone, Einaudi, +,,s); Il
paese sul crinale: gruppi di eredit e formazione della propriet a Burcei, .o,,.,, (Cuec, .ooo);
Lo Stato moderno. Profili storici (Laterza, .oo+); La quercia e la strada. Gli scritti di Carlo Cat-
taneo sulla Sardegna (Rivista storica italiana, .oo,); Forme e istituzioni storiche delleconomia
occidentale (Cuec, .oo,).
,o+
Sicilia, .+, ,, o, o, , +o,, ++-, +.., +,.,
+o, +,,, .,o, .,, ., ., .,, .,o, .,-,
.,s, ,oo, ,o+
Siena, +,+, .+,
Sigerro, o, -., +,., .,o
Siliqua, +,, .,,, ,,-
Simaxis, ,s
Sindia, +++, ..
Sipollo, o, .,,
Siria, ++-, .,, .,
Siurgus, ,s
Solarussa, villa di, .
Spagna, o, +, o-, ++-, .,
Spoleto, ++o
SS. Trinit di Saccargia, oo, .-,, .o, .,, .,-,
,,-, ,,s
Stampace, +-s, .o, .o, ..o, .,+, .s.
Suelli, +, +, .os
Sulci, .,, ,., ,
Sulcis, ,s, s+, ,, +,., +,-, .+, .,o
Svevia, +,, +o, +,., +,,, .,s, .,,, ,oo
Tagliacozzo, +,., +,,, ,oo
Taormina, .,
Taranto, ,oo
Taras, ,s
Tarragona, .,o
Teferaxi, +.
Terra Santa, +o,, +++, ++., ++,, +.-, .,
.,-
Terralba, .-s
Terranova, castello di, .-, ..
Terranova, ..+, ..., ..., .., .,,, .., ,,-
Tharros, o, ,, .o., .+,
Thorpeia, oo
Tirreno, mare, o., o-, +.s, +s.
Tolosa, .,-
Tolostray, ,
Torino, .,,, ,+.
Torres, .-, ,., , -, s, ,, o, +, o, ,,
oo, o+, o., o, o, oo, -,, s+, s., s,, ,,
+o, +o,, ++o, +++, ++., ++,, ++, ++-, +.+,
+.., +.,, +., +.o, +.-, +.s, +.,, +,o, +,+,
+,, +,o, +,s, +,,, +,, +o, +-, +s, +.,
+,, +-, +oo, +o+, +o, +oo, +o-, +o,, +-o,
+-+, +-,, +-, +-, +-o, +-s, +-,, +s+, +s,
+,., .+o, ..o, .,o, .+, .., .o+, .o,, .-,,
.,, .,o, .,-, .,s, .,,, ,oo, ,+, ,+,, ,.,,
,., ,.-, ,.s
Toscana, o., ++o, +.,, +,,, +--, +,, .o,
,+,
Trexenta, ,s, -., +s, ,oo, ,+o
Tricamarum, .+
Tripolitana, .
Trocasil, o,
Tunisi, +.
Unali, ,s
Valdarno, +s.
Valencia, .
Valenza, o, +., ,o+
Vallombrosa, monastero, .,
Veneto, .,,
Venezia, ,, o, -, .,-, ,o,
Verdun, .,
Versilia, .,
Villa di Chiesa (Iglesias), +o, +,, .o,, .o,
.++, .+,, .+, .+, .+,, .., .,+, .,., .,s,
.,,, .-, ,oo, ,oo
Villa di Montone, o
Villa Petrosa, castello, .-, ..
Villamassargia, +,
Villanova, .o, ..o, ..., .,+
Villasor,
Volterra, +o,, +,+
Worms, o., .,o, .,-
,oo
La Sardegna dei giudici