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LA RADURA MUSK 2007-2011 di Davide Sapienza

domenica sette gennaio e linverno non c. lanno 1975. E due giorni che il cervo mi guarda. Voglio dire, prima ha cominciato a fissarmi ma lo faceva solo per alcuni brevi secondi. E solo quando dormivo. Come lo so? Perch lo vedevo. Quando si dorme, gli occhi lavorano, la trasparenza della palpebra non pu fermare linarrestabile flusso di immagini. Ma poi, improvvisamente, il cervo ha iniziato a insistere con quei suoi occhi di un luccicore stellare. il sette gennaio e in montagna la neve scarsa. Lacqua pure: che ne sar di noi questestate? I pensieri mi assalgono. Sono indifeso. No, non distrarti, dice il cervo. Vieni qui, non ti vediamo da troppo tempo, non ti ricordi quando pioveva? In te albergano le forze primordiali che diventano impeto. Dunque, lascia stare i pensieri. Siediti e ascolta. Si mi ricordo eccome, cervo. Era il primo giorno di novembre, pioveva fine e pioveva fitto ma con due giovani amici salimmo alla Corna Lunga. quella lunga dorsale e tu sai che proprio qui vicino a noi. Si affaccia sul Lago dIseo, l la Corna dei Trentapassi si staglia oltre ogni immaginazione, forse da qui che Leonardo, secoli fa, la vide e decise di ritrarla. Ma dallaltopiano dove abitiamo in pochi lo pensano e in meno la cercano. Eppure lei la montagna, una vera luce per i viandanti delle valli e del lago. Quando venni in Valle Borlezza, la Corna Lunga per alcuni anni non ebbe nome nella mia geografia: era solo una lama scura in mezzo alla foresta che si intuisce discendendo la vallata. Per me era un mistero e non sapevo bene se andare a indagare o meno. Poi iniziai a scoprire le storie dei suoi sentieri. Era inverno anche allora e alla fine la neve si stendeva dalle radure in altura sino a Campo dAvene e al Farno. Il sentiero si chiamava spaccagambe era sassoso e affascinante, selvaggio e solitario. Oggi c una strada cos si pu evitare di camminare e si fila nella foresta senza vedere, senza sentire. Senza. Su quel sentiero un amico mi disse che una volta la legna e la caccia erano la ragione dessere di queste genti. Poi vennero le la guerra e i partigiani, la famosa battaglia alla Malga Lunga. Quindi, le passeggiate e lescursionismo. Il tempo libero, come se il tempo occupato fosse una brutta cosa: la legna sempre l, non si raccoglie pi e il bosco si interroga ma come?, mi sembra di sentirlo, fate una strada, vi divertite e non avete pi rispetto? State scherzando con il fuoco. E non lo capite . Oggi, sette gennaio, tanto legno sembra quasi essersi ammassato per marciare. E cos ogni passo spezza un osso della terra. Io vorrei portarlo con me per dargli la giusta sepoltura nel camino ma qualcosa mi

trattiene. domenica, non ho incontrato nessuno. Anzi no. Ho incontrato un uomo silenzioso, con un cane lupo. Basta uscire dal sentiero della vallata che sale alla Corna per scoprire come perdersi nel tempo. Ecco. Deve averlo fatto anche lui. Adesso che ho stretto i lacci degli scarponi e sono pronto: certo, il sette gennaio di solito sono sulla neve a tracciare desideri di orizzonte ma oggi diverso. Va bene anche cos. E quando il cane lupo mi ha osservato ha capito che avevo deciso di andare dove mi aveva detto il cervo. Il cane ha guardato accanto a me, come se avesse visto cadere tutti i pensieri a terra. Abbattuti. Sconfitti. Pu sembrare pazzesco ma vi dico che quel cane, sorrideva. Adesso vi dico del cervo. Una mattina di novembre, nella pioggia fitta e fine, dopo la salita dalle Creste Fantasma, la discesa nel bosco a rotta di collo fu irradiata da due cervi che passavano di corsa sulle ossa rotte della terra. Loro si fermarono, io mi fermai: passammo cos un lungo momento silenzioso e anche il tempo si ferm. Lacqua sembrava non scendere pi dagli alberi, il cervo si arrest a dieci metri di distanza. Mi guard per tre secondi. Poi si guard dietro, verso il piccolo che portava in giro. Qualcosa accadde. Il cervo aveva detto qualcosa che forse non riuscivo a capire perch non sapevo pensarlo: ma laveva detto e io avevo sentito. Sempre questi pensieri a disturbare la sintonia. Allora decisi di lasciar fare allanima, che prima o poi avrebbe elaborato e bonificato la mia corsa nella pioggia fine e fitta affinch il messaggio non si disperdesse. Poi il messaggio sarebbe diventato respiro, un velo squarciato sulla morte, dove il tempo in effetti non esiste. No, non fraintendermi. Il cervo non fa domande e non d risposte. Ma nel percorrere le creste noto che le montagne sembrano pronte. il sette gennaio e siccome non siamo nellemisfero australe, per ora ci non possibile ma temibile. La neve si accartoccia e si rabbuia, si indurisce e molla, si innalza e cade, si impenna e infine scompare: anche da qui, anche guardando lontanto la vedo. Lo sguardo si inebria della propria capacit di poter catturare con due soli occhi limmensit degli orizzonti, e non so come facciano gli occhi a stare fissi sulla distanza e controllare i piedi che devono scoprire un appoggio nel fogliame indurito dal gelo qui dove non batte mai il sole, qui dove il ripido versante che da lontano appare impenetrabile, si lascia in qualche modo capire. Non deve inebriarsi lo sguardo, se no comincio a produrre pensieri, e perdo nuovamente il segnale. Meglio fare come gli spiriti. Gli spiriti camminano senza spezzare ossa alla terra n scivolare sulla pietra quando piove: il mondo invisibile tutto l, negli spazi tra le cose visibili e materiali, movimento del respiro, del muscolo, del battito cardiaco. P erch sei salito nei corridoi dei fantasmi? ancora il cervo, lo so. Queste parole ti saranno per un certo periodo oscure, lasciale risuonare, e poi saranno tue . Quanto tempo passa ogni cervo a parlare con la razza umana? Il cervo lo sa. Si ricorda tutto. Si ricorda del discorso di allora. Ci eravamo capiti a proposito del fatto che io non avevo capito e lui non aveva compreso. Una volta messo al mondo il cucciolo, nella radura la madre lo protegge nascondendolo nellerba: il resto lo fa la Grande Madre. Il cucciolo non ha odore, il predatore non pu annusarlo. La vita si protegge ma si offre, anche. Adesso qui, nellombra del sogno indecifrabile sono costretto a tenere la rotta: se cado fuori dalle creste, perch seguo lodore dello sterco animale gi per i versanti di Polanch, se scivolo e lo zaino non mi salva la schiena, dove andr a finire? La Corna Lunga sfibra le sue creste e mi ricorda laltro uomo, quello che non ho mai incontrato: ho un credito con la vita ma mi sta ripagando con i sogni. Sai perch sono rimasto nel penultimo sonno? Sai perch sono tornato anche ieri sera? Perch volevo chiederti di venire qui, non di venire a vedermi. poi cos importante che tu mi veda? Non si edifica, non si innalza, per ammirare la propria opera. Si edifica, si innalza, per capire il corso delle stagioni. Osserva il Larice, e come lui potrai capire il corso delle stagioni. La sua corteccia si fa rugosa e difficile, il colore dellautunno lo richiama quando ancora estate. Ma nellinverno, il Larice

sa gi riconoscere le correnti della primavera. Nella neve illumina il cammino ancora da tracciare. E ora ci sono. Sono arrivato, lho ritrovata. La strada non lha uccisa, per fortuna. la radura Musk. La chiamo io cos, dal primo giorno. La vidi splendere sotto i raggi di sole di fine inverno che filtravano dagli alberi alti e risalivano le ombre. In realt un susseguirsi di radure, spazi sempre pi grandi: sono tre e alla fine sfociano sulla Malga Lunga. In mezzo, una pozza ghiacciata circondata da un recinto in legno sembra un punto di raccolta dove il cosmo sgancia i sogni del bosco. C un grande faggio caduto a terra e due rami si sono avvicinati, come due braccia che il danzatore protende al cielo. La danza di questalbero la morte. No, non essere triste: la morte della morte, la vita della vita. Il suo tronco ha penetrato talmente bene il terreno della Radura Musk che in realt sembra cresciuto e sostenuto dal muschio verde sul terreno. La forza colossale degli alberi che quando gli sfugge lultimo respiro si adagiano e consegnano ai rami spezzati il compito di ringraziare, pregare e proseguire la trasformazione. I rami lavorano a lungo e in silenzio e anche quando si spezzano lavorano: fuoco e calore, oppure muschio e poi terra e poi chiss. Clack. Unaltra fotografia. Nessuno sa che sono qui, nessuno sa che sto per entrare nel fitto del bosco a cercare cose che non si cercano e non si trovano. Sono qui perch sono qui. Ho guardato nei dirupi, ho sentito lodore della vita: la nazione Animale tutta l. Non c dogana, non ha esercito, non fa elezioni, non conquista, non esibisce. Ha un duro lavoro da compiere: essere cervo ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, sino al prossimo cervo che sarai, dopo esserti trasformato come lalbero quello un lavoro duro. Gi lungo i dirupi andremo: dobbiamo cambiare cittadinanza, bruciare i passaporti e le identit. Dobbiamo guardare bene tra le parole degli antenati, nei corridoi dei villaggi fantasma: hanno cos tante cose da dire e stanno ancora aspettando di morire perch sanno che la vita li ha chiamati a questultimo sforzo: vivere, come gli ultimi uomini nel tempo, per svegliarci dalloscura radura della solitudine. Cervo, so che mi stai guardando. E io sai cosa faccio? Io ti guardo attraverso le parole che mi hai chiesto per la Radura Musk. No, te lo giuro. Non erano pensieri. Solo muschio.