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ILDEFONSO SCHUSTER

IL METRI IMPRIE DEL 21111511


SUIJ MONTE L2ETENPNO

rl

IN ROMA

A cura della R. Societ Romana di stork patria


1914

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Estratto dali' Arcijivio della R. Sociel4 Romana di sioria ftalria - Vol. XXXVII.

Perugia - Unione Tipografica Cooperativa

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Ji zonast ero imy5eriaie del Salvatore


SUL MONTE LETENANO *

chiostro deserto, ricoperto d' ellera e di fon campestri, un vecchio tempio quasi abbandonato sulla spianata d' un colle tutto cinto aiF intorno da monti del!' Appennno Reatino, una - torre campanana tozza e massiccia, decapitata piii volte della sua corona, ecco quanto rimane del famoso tnonastero Domini et Saivatoris in Laetenano, seu in Boiano , in seguito detto anche Maggiore, a distinguerlo da un altro, eretto nel secoio XI sulla via Quinua, non lungi da Tebula Mutuesca. Lo stonico che ha incontrato mille volte ji nonie del monastero. di San Sa]vatore nei documenti del Regosto Farfense, nel Liber Pon tificaiis e nei Regesti Pontifici, dopo che, con lo studio paziente e minuzioso, riuscito a riconoscere i confin patnimoniali della badia nelle Marche e negli
N * CL LUIIIN, Abatiarunz ial, br. Notilia, p. 320; G. MARocco, Monu,nenli dello Slaio Ponlificio, iii, p. 89 sg. ; L. LAMBRUScHIN, Regale pal Seminario abhazi.ak dei cisierici del/e dna abazie unile di S. fiL di Parfa e di S. Sa/valor flfaggiare, Roma, Tip. Vaticana 1835; P. DF SANc'rls, Nolizie siorie/je del monas/ero di S. Sa/valor Maggiore e del Seminario di Rieli, Rieti, 1884; UGHELLI, 1/a/ja Sacra (II ediz.), 1, 352 sg.; AMATOR!, Le abbazie e j nonastcriftieeni, Camerino, isyo; P. KEHR, Italia Pontificia, IV, pp. 24-26.

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1. Schusier

13941

Abruzzi, ricostruendo nella sua mente 1' antico monastero imperiale dalle forme gigantesche, da chiostri e dalle molteplici basiliche scintillanti d' oro e di mosaici, prova una vera disillusione quando, guadagnata quella ventina di chi]ometri che separano San Salvatore da Rieti, trova che ]'olivo e fa vite crescono rigogliosi su quelle zolie ove altra volta era un tempio sacro alla scienza e allacivilt La chiesa, altra vlta a tre navi precedute da un portico, colla cattedra marmorea in fondo ah' abside, non conserva di antico che degli avanzi del pavimento cosmatesco e alcuni affreschi nel catino absidale e sulle pareti della sacrestia.. Ma la figura gigantesca del Salvatore che troneggiava inaestosa in mezzo ah' abside, stata pi'i volte deturpata da posteriori restauri, da quahi non riuscirono a scampare neppure i quadri della sacrestia colla vita di s. Benedetto. La massiccia toire campanaria, a sinistra dell' abside, fa un po' 1' effetto d' un. vechio veterano delle guer del1' Indipendenza, 1 cui bianchi capelhi, s' impongono al rispetto deBe giovani generazioni: le vISIchie cainpane sono scomparse, e 1' unica che ancora vi rinine fessa d aspetta ji , mig)iore offerente. per finire in qualche fonderia. JI edificio: monastico, abbastanza vasto e distribuito in vari chiostri, ambulacri ed aule, conserva rnmerose traccie dell' antica grandzza dei suoi abi tanti; epigrafi numerose adoperate nei pavimenti, colonne di granito, che sostengono le minaccianti volte, captehli e cornici romane ridotte a semplice materiale di costruzion, un sarcofag.o di mano fornito d' iscrizione, avvilito ah' uso di abbeveratoio per i cavahli e le vacche. II monastero oggi appartiene alla mensa episcopale di Poggid Mirteto, 1 di cui vescovi s' intitolano appunto abbati di San Salvator Maggiore, ma vi ha an-

. [395] 17 monas/ero del Salva/ore


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che dei diritti ji seminario di Rieti, senza che tutte queste alte protezioni e commendatizie valgano punto a salvarlo dalia rovina a cui fatalmentc va incontro in questo stato d' abbandono e di desolazione. La collina tra Longone e Vaecareccia, su cui s' eleva la badia, nei documenti del secolo VIII chiamata Laete nanum o Boianum , doppia nomenclatura che indicava forse la localit e il flindus ' a cui apparteneva. A differenza di Farfa, con tui San Salvatore ebbe comuni tante pagine di storia; le origini della badia letenanese non sono punto avvolte ne] velo della leggenda; ma ci sfuggirebbe tuttavia l'anno della fondazione se non lo rilevassimo da Fasti Farfensi cansen vatici nel secolo X. da Gregorio di Catino: Anno DCCXXXV, indictione iii, coenobium Domini Sal vatoris aedificatur in Laetaniis "(i). La nota, interpretata poca esattamente dal cronista, che scambi il Laetenanum colle litanie, deriva sicuramente da una fonte pii antica, e nulla vieta di ritenere esatta la cronologia, mentre al principio del secolo XI 1' abbate Ugo 1 compi neIl' archivio Farfense altre ricerclic storiche appunto su monastero di San Salva. tore (2.). Ho gi trattato altrove delle condizioni giuridiche dei monasteri imperial d' Italia nel periodo carolingio, facendo derivare ti ius palatii sulle badie palatine da] patronato longobardo sugli edifici cultuali e da] munaio regio o ducale che grakrava su guargangi, stranieri alla cittA longobarda. Infatti, U pi deBe volte 1' imperialismo monasteriale costituisce 1' ultimo termine dell' evoluzione giuridica degli istituti sacri nel regno (i) Reg. Faif. II, 12. Op. cit. V, 285-6.

(2)

1. Sclzuster

[96]

dei Longobardi, onde non sarebbe un' ipotesi troppo arrischiata se, in mancanza d' altri documenti, da] carattere imperiale di San Salvator Maggiore no attribuissinio la fondazione a qualche nobile guargango franco, o a qualche estile monaco savoiardo, o del1' Aquitania venuto a pellegrinare in Italia. Anche Farfa, per oltre un secolo, reclut 1 suoi primi abbati. tra questi nohili rampolli delle pii celebri famiglie franche, sospinte in Italia piti ancora dalia devozione e dalia poesia che dalia guerra, che desolava u loro paese; ed 6 note yole che i monasteri fondati da que!ti esuli guargangi abbian p ritrovato nel inundio regio o ducale le condizioni pifi favorevoli per raggiungere un alto grado di potenza e di ricchezza, mentre gil altri fondati da cittadini longobardi, e quindi immuni dalia tutela del sovrano, non hanno lasciato quasi traccia della loro bre'e esistenza. Farfa, San Saivatore, sat' Andrea su] Soratte, san Vincenzo al Volturno, Monte Cassino seno tutti monasteri eretti o risuscitati da guargangi e che perci vennero considerati come palatini cd iniperiali, mentre San Pietro di Ferentilio tuttoch fondato da! duca Faroaldo di Spoieto, San Pietro di Classicella eretto dal duca Trasniondo per sua madre, San Giorgio di Spoleto, fondato da duchi Lupo cd Ernielinda, per non dire di molti altri, non poterono ma giungere a tale grado d' onore e di potenza. Ci che cert si che ji tnonastero di San Salvator Maggiore, favorito insin dai primordi da gastaidi di Rieti, da duchi Spoletani e da papi, nel secolo VIII possedeva gi un patrimonio tanto vasto che, ad impedire una coilisione coi farfensi, i quali aspiravano a diiatarsi nell' Umbria e nelie Marche, convenne stipuiare degli accordi e delle permute fondi, di coi ji Regesto farfense ci ha conservato soltanto qualche carta.

o [] JI monas/ero del Salvatore 9 1,' archivio di San Salvatore, se pure altra volta ve ne fu uno, da iurighi secoli scomparso e disperso; onde conviene ricostituire la storia della famosa badia spigolando qua e l negli antichi regsti, dichiarandoci d' altra parte ben lieti di raccogliere delle note sporadiche e frammentarie, tanto pih preziose quanto seno pffi rare. A differenza di Farfa che, nei primi anni del suo restauro sotto 1' abbate Tommaso di Morienna conobbe le strettezze della povertt e dell' isolamento, smbra che San Salvatore abbia inaugurato la sua vita storica alI' ombra del castaldato di Rieti, circondata dagli agi e dalia sitnpatia dei ricchi che gi preludevano a quel1' alto grado di potenza che avrebl3e raggiunto col seco]. Infatti una quindicina d' anni dopo la sua fondazione la badia gi signora di terre e di casal, cosi che ritroviamo che nel novembre 752 (in cui ricorreva la sesta indizione e l'anno quarto di Astolfo) Teuto, monaco di San Salvatore, vend a Farfa ji casale Lunghezza al prezzo di venti libre d' argento (i). L'accordo fu stipulato a Rieti, e tra i testimoni si rieordano Adroald, abbate di San Salvatore, coi monaci Anastasio e Nonno (2). Nel 768, mentre Desiderio ed Adelchi facevano leve di soldati a raiforzare contro i Franchi ji vacih J,;f 11, in Dei nomine Adroald abbas consensi et sub scripsi. In Dei nomine Anastasius indignos presbter et nionachus subscripsi. In Dei nomine Nonnus, etsi indignos monachus, subscripsi : Reg. Farf. i. cit. La vendita venne probabilmente fatta dat monaco Teuto neil'aito delia sua consacrazione monastica, quando 1 canon i'obiigavano ad alienare da s it proprio patrimonio. L'abbate Adroaid d& valore giuridice atI'accordo col proprio consenso, mentre,i due monaci fungono soltanto da testimoni.
(i) Re,-.

(2) Ego

lo L Se/tus/ev

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lante trono longobardo, un tal coscritto Teuderacius, prima di -partire per la Lombardia, fee ji suo testamento, disponendo in gran parte del proprio patrimonio a favore di Farfa; Non dimentic tuttavia ji onastero del Salvatore, e prevedndo possibile la mrte in quella spedizione militare -stabili: Dum in ista via dirigimus ti Transpadum de dominatione domi norum .nostrorum, viarn agendo ve] faciendo .. in monastero Domini et Salvatoris, quod situm est in Laetenano, deputamus casalem nostrum in villa Ve nerja, quem habuimus prope Alipertum et Teude radum germanos, cum terris et silvis et omnibus in integrum. Et si mihi -rnors venrit, a praesenti sit datus iste casals in monasterio Domni et Salva. toris ( i). Sombra che i] governo dil' abbate Adroald si sia protratto almeno per oltre ventitre anni, giacch lo ritroviamo ricordao in un' altra carta del luglio 775, in cui Aimone di Viterbo insieme col figlio Pietro offrono alla badia la propria porzione de oratorio San cti Salvatoris territorii Tuscanensis, quam presentes suprascriptae mulieris meae (Anstrudae) a funda mento aedificarunt; seu et portione inca de curte in Tarnan el Calbitiano cum suis pertinentiis, unde iam antea indicatum emisi monasterio Sancti Salva toris territorii Reatini, ubi Atroaldus venerabilis ab bas esse videtur; quod volo ut sic permaneat, sicut in ipso iudicato continetur diebus vitae meae. Nam quidquid de istis sbprascriptis tribus locis . in por tionem Petro, filio meo, contingere videtur, volumus ut ambae partes a praesenti die sint in potestate et iure suprascripti monasterii Sanctae Mariae ... ( 2).
(i) .Reg. Farf. II, .72. (2) Op. cit. II, 85-6.

II monctstero del Salva/ore 11 Ma non furono solo dei sernpJici privati quelli che costituiitono al monastero il suo primo patrimonio territoriale; parecchi uomini di stato cd alti ufficiali della corte di Spoleto e di Roma non tardarona a sollecitare la loro ammissione alla comunit inonastica, che veniva cosi in possesso dei loro beni: un diploma di Lodovico II del niaggio 872 conferma proprieta tes quas- Salichi,. ve] cujusque gentis hominum, dese Eudibertus castaldius, Petrus presbyter, Hildebertus castaldius, Renco castaldius, Berteradus i Gisolphus, < Linduinus diaconus, Adalbertus et Petrus germat Teuponis, Baruncells, Codimundus et Sinualdus de Furconae, qui se in eisdem coenobiis (Farfa e San Sal vatore)- et serviendum Deo devoventes, ibidem con donaverunt (i); ma la lista tutt' altro che completa, giacch 1' archivio di San Salvatore andato interamente disperso o distrutto. Disgraziatamente non tutti i candidati alta vita cenobitica s' ispiravano allbra al pifi sublimi ideal; e poco manc che la badia non fosse coinvolta nel]a congiura che, verso questo stessG tempo, si ordi in Roma contro 1' antippa Costantiho. Mentre Paolo 1 lottava ancora colla morte nel monastero di S. Pao]o sulla Via Ostiense, Totone, duca di Nepi, approfitt della confusione del momento per in vadere la citt e per collocare sulla cattedra apusto lica iI proprio fratello di nome Costantino. Tra i pifr fieri avversari dell' intruso erano Cristoforo, primiceri, col figlio Sergio, sace]]ario papale, i qua]i decisi ad invocare contro di lui 1' aiuto di re Desiderio, onde rimuovere da loro ogni sospetto, simu]arono di voler abbandonare la politica e il mondo per rtirarsi a condurre vita penitente nel monastero del Salvatore. Spar' sasi la fama di questa risoluzione, Costantino si guard. (z) Op. cit. III, 11-2.

1. Scltusier

[400]

bene dai contrastare loro tale vocazione, onde Cristoforo e Sergio dopo giuratagli fedeit, uscirono di Roma senza incontrare altre difficoltk, e in cambio di condursi subito alla badia, U cui abbate era impaziente omai dell' indugio, proseguirono invece ji viaggio sino a Spoleto. Quivi, esposto al duca Teodicio tutto ji piano della congiura, ne ottennero dello scorte armate che li condussero in Lombardia al re Desiderio, cui esortarono a liberare la Chiesa da tanto scandalo; ma dopo che ebbero conseguito ji loro intento, in cambio di ritirarsi sul Letenano, come voleva l'abbate, tornarono invece alle malo arti di prim, cosicch, quando ji pericoio 1' indusse nuovamente a vagheggiare lo stato monastico, era troppo tardi, giacch incontrarono la morte por furore di popoio (i) suBe vio di Roma. NoIi' agosto 794 intervenne uno scambio di beni tra i' abbate Mauroaid di Fara e domnum Usual dum itemque abbatem monasterii Sancti Saivatoris quod situm est in . territorio Reatino, loco qui voca tur Laetenandus, sive Boiandus . U atto fu redatto a Farfa aila presenza dei due abbati, e da. parte dila comunit dei Saiatore fecero da testiinoni i monaci Frodiperto presbyr, Leofanus presbyter, Tohanna4 cius diaconus, Theodipertus diaconus, Feoprandus presbyter, Fulco -diaconus ( 2) quasi tutti nomi iongobardi, i quaii dovevano appunto costituire la grande -w maggioranza della comunit. La caduta di re Desiderio per opera di Cario Magno non pregiudic punto aiia fama e agli interessi material dei monastero, che dopo d'aver goduto la protezione dei sovrani lotigobardi s' acconci in pace a seguire la poltica pontificia, tutta ispirata a favorire (i) Lib. Ponlzf. (ediz. DUCIIESNE), T, 469.
(2) Reg. fiar!. II, 133.

(401] 11

Ynonas/ero del Salva/ore t

i .Franchi, cosi che San Salvatore, insieme con Farfa e Sant' Andrea sul Soratte, fu computato tra i monasteri regi del nuovo regno carolingio (i). Da una Jettera d' Acuino al monaci del Letenano rileiamo che la fama della loro osservanza monacale era celebre anche al di l del mnti, giacch 11 potente maestro di Carlo Magno dopo d' a yer sollecitato una prima volta in suo favore le loro preghicre per mezzo dell' arcivescovo Angilranno di Metz (t 791), qualche anuo dopo scrise una nuova lettera in termini assai affettuosi, in cui, facendo gli dogi della loro \ r ita, Ii esorta a rendersi setnpre pii degni del titolo di monachi Sancti e Salvatoris , come si chiamavano. 1 cenobiti del Letenan non inancarono da parte loro di trarre profitto delle benevole disposizioni d' Alcuino, giacch dalla inedesima lettQra sappiamo - che gIl avevano spedito un messo a cagione d' alcuni negozi che avevano ,con Carlo Magno, e che jI maestro aveva interposto gl in loro f*vore 1' opera dell' imperatrice Luitgarda <t Soo) (2). Qualche anno apprsso, nell'aprile 807, poco manc che una lite tra l'abbate Benedetto di Farfa e Leufo di San Salvatore non turbasse 1' amicizia che sin da principio era sempre corsa tra i due cenobi. Non estante la distanza cd II carumino disastr pso che le separava, le due comunit si erano sempre considerate come un'unica famiglia, cosi che spesso si scambiavano delle visite reciproche, specialmente in occasione dello feste piti solenni, e concedevano assai facilmcnte ai loro monaci il passaggio dall' uno al? altro mona(i) De Imperatoria potes/ale in Lb-be in Pairo!, tal. (i\IIGNE), CXXXIX, col. 52. (2) Alcuini Eflisi. XX in Pa/rol, tal. (MIONE), vol, O,
coIl. 173.4.

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1. St/juste,'

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stero (i). Avvenne tuttavia che un tal Palombo, dopo a y er fatto intera cessione a Farfa di tutto ji suo avere, riserbandosene, giusta ji consueto, 1' usufrutto, qualche anno dopo con una nuova carta ne attribui 1 possesso al monastero di San Salvatore. APa di lui morte i due abbati cercarono ognuno di far prevalere le proprie ragioni, ma non potendo accordarsi, deferirono la ]te a Rieti, ove era la sede tradizionale del Castaldato. 1.1 giudizio fu tenuto neli' oratorio farfense di Sant' Angelo ad pontem fractum e al banco dei giudici, oltre Leone sculdahis , Spnto, Giuseppe, Costantino e Gudiperto seden anche )' archipre sbyter Stefano, i quali tutti cominciarono coll'e: same delle rispettive carte di donazione. Quella in favore di Farfa datava dal ternpo del duca Guinichi (789) e del castaldo Lupo, mentre It altra del Salvatore ricordava il posteriore castldato d' Ilderico. Assai verisimilmente nel febbraio 807, quando i figli di Lupo sedevano in giudizio a Rieti, senza che il documento faccia alcuna menzione de! padre (2), questi doveva esser morto gi da qualchc tempo, tanto ph che due anni appresso i suoi eredi fecero anch'essi (i) Reg. .Parf. V: ab ohm inter ipsum (Salvatris) istum-

tum fuerit. Qua propter tempore hiemis vel aestatis, familia riter ev domestice uterque conventus nultotiens permanere coiisueverat . Luso de Farfensi di trasferirsi d'estate sulle alture del Letenano si conservato sino a quest' ultimi tenipi, ma al!' infuori della notizia contenuta nel documento citato non sapevaino nu!la de!!a consuetudine dei monaci del Savatore di trascorrere a Fara una parte dell' inverno, onde sfuggire si rigor del freddo. Cf. Episi. Nugonis ab. p/zarph. ad Dom,,nnn Landuinum venerab. abb. ,nonasl. Domini Salvaloris .. !. cit. (2) Reg. Fa?'!. 11, 151-2.

que conventurn magna concordia et dilectio continua extiterunt, el de nostris ad vos et de vestris aci nos eundi el redeundi cuicumque !ibuerit semper licuerit, nullique aliquando denega-

[403] II monas/ero del Sa/valore 15 testamento in favore di Farfa (r). Non sappiamo certameme quando cominci il castaldato d' Ilderico, rna in un giudicato del maggio 798 egli apparisce gi investito di quest' uflicio (2). Per sentenza dei giudici la donazione di Palombo, sicome lesiva degli anterior diritti dei monaci di Farfa, fu dichiarata invalida e ]'abbate Leufo fu consighato a non insistere oltre in que] processo (a); ma quasi contemporaneamente venne a consolarlo una donazione, ricordata in un documento farfense del 17 gennaio 815, in cui un tal Scaptolfo 4' ilderico, offrendo u suo avere a quella badia, eccettua; e illam portionern da Gaide risino, tiano meo, quam iam antea dedirnus in monasterio Domini et Salvatoris (). Cosi un po' alla volta il patrimonio territoriale venne ad ingrandirsi considerevolmente, tanto che trovianio estendersi U suo possesso non por in Sabina, dove possedeva, in condominio coi Farfensi, Arci (a), l'intera Celia Nova (6), delle te'rre a Quinto (y), ji e Gualdui

(i) C le dojiazioni dei tre. figli di Lupo al monastero di Fara 1 17 e II 27 marzo 809: Reg. Farf. 11, 138-9. (2) Reg-. Faf. 11, nj. in un giudicato dell's dcc. 813 egli nonjinato ininiediatainente dopo j i ci uca Gnin chi col titolo Hilderici Inaximi castaldi (Reg. Furf. II, 168). () Op. cit. 11, 167-8. ) Reg. Farf, 11, 173-4 () Reg. Fa,-!. y , 275: Locos qui nominatur Amis me dietas nobis pertinet et alia medietas est monasterii Sancti Sal vatoris .. (6) Cin-an. Farf. (ediz. BAIZANI), 1, 313: e Celia Nova (in territ. reatino) quae pertinet Monasterio Salvatoris a. (7) .Reg. FarJ. III, 22, ove tra i confini ricordato: Pe dein tenentem in terra de Monasterio Doniini Salvatoris, et de duabus partibus tenente congrego sintiliter de monasterio Domini Saivatoris ,

o 6
1. Scltuster

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Novum Mizinum (i), Formello reatino (2), 1' enfiteusi del casale Sepicianum (a), le chiese di San Giovanni a Rieti Sant' Andrea, Santa Maria di Poggio Moiano, San Giovanni de Toche , San Giuliano prope Tiberim - (), la curtis di San Pietro in Meiana (6), dei beni a Terni () e negli Abruzzi (8), un gran numero di pagi in Sabina, donde poi sorse la diocesi di San Salvator Maggiore, e una quantit di castelli, inonasteri- e borgate nella Marca di Frmo (o). Ci vorrebbe altro a rintracciare la storia patrimoniale de]la badia del Letenano attraverso le carte farfensi, 1' unica fonte che nc faccia spesso menzione; essendo scomparso da molti seco] 1' archivio del Salvatore, se

(j) ricorciato jo Una cartuja dell' ottobre 959: Guaidurn -e novuni Mizinum, de monasterio Domini Salvatoris ( buzl. Perra Dornini Salvatoris quae vocatur Formellus -dei maggio 958 (Largil. Paf. 1, i6). () Monasteriurn etiam Dornini Salvatoris tenet partem nostratu de Casale Sepiciano, in quo est ecciesia Sancti Mar- cellini (cron. Farf. 1, 296). Celia Sancti lohannis (Reate) teneus secum iiiiarn por-e tionem monastcrii Domini Salvatoris del 17 april. 847 (Reg. Farf II, 243). () Cf. .Reg-. Jlonorii 111, 6 sept. 1220 (ediz. PRESSTJTI), 1,
(2)
IL 2154.

Par!. 1, 136).

de Teramne, in regione prope sanctum Angelum ... res suprascriptae ecciesiae Sanctae Ma- riae, quastenet Sanctus Saivator ( Reg. Faif. V, ). i confin in territorio ascolano si ricordano in ipsa valle Sancti Silvestri a secundo latere terra Sancti Salvatoris ( Reg. Fa?f, III, 174). In seguito passarono a San Salvatore quasi tutti i possedimenti dei Farfens nelle Marche (cf. Synoa'us Faif. sub Carola ('ant.
- () Barbei-inio, pp. 999-1023). (8) Cf. UCHELLI, Italia Sacra, 1, 332, 4. u una carta farfense del sett. ioi8 tra

(6) Reg. Farf. \T, 286. (7) intro ipsam civitatem

. { 405] 11 nwn as/ero del Salva/ore 1 7


puro una volta esist4 (giacch fin daltundecimo secolo l'abbate Landuino si rivolgeva ad Ugo abbate di Farfa per ricercare in que) tabulario i documenti relativi alta loro mutua famigIiarit (r)) irnpossibile di rintracciare le condizioni della formazione di questo patrimonio colossale, che gI' imperatori carolingi assai accortamente fregiarono col titolo d' imperiale. Nelle carta di Farfa i beni di San Salvatore appariscono tutti frastagliati e intetsecati da quelli farfensi, e 1' osservare che veramente sorsero tra le due badie dello contestazioni a cagione di tale vicinanza, la miglior conferma dello tradizionali relazioni di antica amicizia che ci descrive 1' athate Ugo di Farfa. Libero ognuno d' estendere quanto piii potesse propri domini senza pregiudicare ah' altro, farfensi e salvatoriani s'intesoro a meraviglia insieme per pib secoli; il Salvatoro aveva beni e vassalli entro la massa de l3uc ciniano ( 2) a un trarre d' arco da Farfa, mentre questa possedeva il castello di Longone, di Mlialardo, i pagi di Senia, Celia Nova e San Benedetto quasi alle porte di San Saivatore (a). Verso il 1017 l'abbate Ugo propose a Landuino, abbate del Letenano, una permufa, in vista appunto della reciproca difficolt che recavano loro l'amniinistrazione di que possedimenti; ma nulla ci assicura che j i suo corrispondente abbia secondato que progetti (4).
(i) De hoc vero quod nos consuiens requisisti, iucidis exquirentes, cartas et tomos sive membrana nostrae ecclesie autentica munimina reperinitis et antiquissilna, quae pro certo continent quod ab ohm inter ipsum islumque conventum ma gna concordia eL dilectio continua extiteriit o (Jipisi. I-Jugonis ab. ad da,nnum Landuinum in Rcg. Pan. V, 285). (2) Reg. Farf. III, 224-5. () Reg. Par!. V, 286. (4) Loc. cit.

1. Scltuste,-

[406]

Tanto disinteresse per i Salvatoriani non lo mostravano punto coi vescovi di Sabina, coi qua] anzi talora furono in aspra lite. Cosi ji 14 giugno 879 Gio\rannj \T IH dov intervenire nelia lite tra 1' abbate Anastasio e 6-auderico vescovo sabinese, che reciamava contro ji nionastero la chiesa di San Valentino in Sabinis ('). Per quella volta 1' abbate ebbe torto, ma pochi anni prima egli era gi riucito contro ji vescovo di Rieti a far rescindere da Ludovico II praestarias ... quas Petrus reatinus episcopus cum ]-Tonorato abbate iniuste fecit ( 2). Conosciamo quest' Onorato, troppo spesso indicato a torto siccome abbate di Farfa, da una lettera a lui diretta da Leone TV, ne]]a quale ji pontefice si lamenta che la badia dei Salvatore sia ancora riluttante a sostituire 1 propri riti liturgici, importati forse da primi fondatori franchi, col Sacramentario e le melodie Gregoriane, introdotte omai dappertutto : Res una valde incredibilis auribus nostris insonuit, quae si veritati coniungitur magis ius vestrae () gravitati detrahit, quam perornet, magis tenebrat, quam splendescit; idest cum dulce dinem Gregoriani carminis cum sin quam in ecciesia tradicione, in tantum perosam habeatis, ut in omnibus in hujusmodi ratione, non tantum ab hac proxima sede, sed et ab omni pene occidental dissentia tis ... (a). 1 monaci di San Sa]vatore consideravano ji loro rito speciale siccome una gloria della loro badia pbe andan gelosamente conservata, per lo meno siccorne una parte assai importante del patrimonio liturgico (,)
KEMR, Reg. fornan. Pontificio, IV, 25.
12.

(3) La iezine e nostrae della altec/lo I3,-tannica non ha enso. () LOWENFELD, JZftist. Pon/if. fornan. Berolini, 'SSs: Ex Registro Leonis IV Honorato abbati a.

(2) keg. Farf. III,

[407] 11. manas/ero del Salva/ore 19


latino nel periodo pregregoriano, ma le loro ragioni non incontrarono grazia innarizi agli ideali di assoluta uniformit rituale propugnati da Roma, onde Leone IV termin la lettera minacciando in caso di disubbidienza di colpire 1' ahbate Onorato coi fulmini del]' anatema. Assai pi benignamente qualche decennio prima Pasquale 1 non aveva creduto di recare alcun affronto San Gregorio, contribuendo coi suoi ricchi donativi tendere pi maestosi i riti liturgici dei monaci del Letenano. Li ricorda il Liber PontiScalis: Pecit in monasterio Salvatoris Domini nostri Tesu Christi sito in territorio Reatino vestem de Chrysoclavo cum historia qualiter idem Dominas noster lesus Christus cum Archangelis et Apostolis in codo coruscat, mira pulchritudine, diversis ornatam margaritis. Item in jani dicto Monasterio ad ornatuni sacri Altaris aliam obtulit vestem de fundato, habentes cruces de blat thin byzantea et perichysim de Chrysoclavo, mirifico ornatam ( i). Poveri ricami o margarite destinate un secolo pii tardi ad arricchire ji bottino de Saraceni. Non abbiamo alcuna descrizione dell' edificio badiale verso questo tempo, che puro fu quello del massimo spiendore; ma sappiamo solo che, oltre alla baslica dedicata al Salvtore, un' altra recava anche ji nome di S. Pietro, e in un gruppo di martirologi dipendenti da un comune archetipo del Letenano (2) Si
(i) Lib. Pon/if. (ediz. DUcHESNE), II, (2) II gruppo rappresentato da seguenti

manoscritti Martyrolog. S. Mariae Transtib. (Mus. Britann. ms . add. 14801); 2) Archiv. Capit. Basilica Vaticana, H, 58; 3) Monast. S. Ciriaci jo Vio Lata (Valliceli. F. 8); ) S. Nicolai de Cicofha (Cassin. CLXXIX); ) Ottobon.-Vatic. Latir. n. 3; 6) Bibliot.
Bodleiamia di Oxford (cf. Ailan. Catalogue Summa.y of Western
i1T. 0. 32557.

Le lezioni cornuni s000: xvi kal. fehr. Dedi-

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1. Scitus/er

[4081

trova notata la sua consacrazione ji 28 settembre (i): in Monasterio Domini Salvatoris dedicatio basiiicae beati Petri Apesto] . Cosi si spiega it motivo perch Pasquale 1 don due distinti drappi per gli altan del monastero. Sappiamo parimenti clic in quel periodo di trasiazioni dei corpi dei INTartiri inaugurato da Fado 1, e poi seguito sotto' Pasquale 1, quando, a cagione dell'abbandono dei cimiteri suburbani, papi, vescovi ed imperatori s' affrettarono a chi potesse pii arricchire le propnie chiese di sacre . Reliquie, anche i monaci di San Saivatore ebbero la loro parte in quelle pie devastazioni delie Catacombe cd ottennero it corpo del tnartire lppotito, gi sepelio in una speciale basilica neli' agro Verano. La traslazione su monte Letenano segnata nei martirologi ji di q maggio: Beal. lppoliti martyris, quando sacratissi muro eius transiatum est in comitatu Rea tino in monasterio Doniini Salvatoris ed it suo culto dur a tungo nel monastero. Oggi la sua toniba
catio basilicae inonasterii Domini Salvatoris. Apud Anti quos dedicatio Dodiini et Salvatoris quod situm est iii Laete (nano) vn idus mali I3eati lppoiiti mart yris, quando sacra tissiinuin corpus eius translalum esl in comitatu Reatino, in monasterio Doniini Salvaloris. lv kal. octobr. lii monasterio Domini Salvatoris dedicalio basilicae beati Petri Apostoli (Cf.. 1-1, QUENTIN, Les Marfyrologes /nsloriq. dii moyen-ge, 36-45). Un breviario del secolo XV clic da San Salvalore cmigr a Faifa, mdi a Subiaco e di la nuovaniente a Fara, per poi finire nefl' Archivio del Procuratore Generale dei Cassinesi a Roma reca te seguenti note liturgiche relative alle tradizioni agiografiche del cenobio Letenano: e iv non. In]. Dedicatio ecclesiae Shncti Saivatoris 1533 (Rubricata, e la dala coincide quasi con quella di Fara); kal. mart. Translatio beali herculani episcopi el mart y ris (al. man.) ; idib. aug. Ypo lilhi el socioruni eius . xi, lectiones a. (1) Cf. QUENTIN, op. Cit. 36.

[409] JI monas/ero del Salva/ore - 2 affat-to ignorata, ma 11 mistero che ricopre le suc reliquie in perfetta armonia con quelio che avvoige tuttora la figura d' Tppohto, j i primo degli antipapi; ma senza dubbio uno dei gen piii potenti del Cristianesimo. La ieggenda assai presto si sbizzarri intorno a lui: chi lo volie vescovo orientale, chi di Porto, chi infine 1' inseri nel catalogo episcopale di Roma, giusta ji titolo di vescovo romano, che egli stesso s' attribuisce nelle suc opere. Dopo II suo martirio in Sardegna, le suc reiiquie furono trasferite in Roma presso la basilica di San - Lorenzo, ma questa vicinanza contribui ad imbrogliare ancor piii la leggenda, sicch alla fine ji Pontefice, j i Dottore e it Martire dv contentarsi della parte d' un modesto soldato convertito alta fede da san Lorenzo. Ignoriamo la data della sua translazione nel monastero di San Salvatore, ma una chiesa farfense intitolata a ]ui a Fermo, e fondata prima del 761, pu essere in qualche reinzione con lo sviluppo della devozione popolare cui di occasione questo trasferimento delle Reliquie (i) neila famosa badi. Le fonti farfensi ricorciano la visita dcli' abbate Anastasio a que] monastero nelia Pentecoste dell'anno 872 in circostanze assai importanti per la storia d' Italia. Lodovico II, dopo ]a sconfitta riportata a Benevento da Adelchi, a riparare 1' onta soiferta era ticorso al papa, per rcevere da tui in forma solerme insieme colla corona dell' impero di Cario Magno anche la pienezza della potest cesarea sul ducato heneventano. 1 preliminar della cerimonia della consacrazione non dovevano svolgersi senza quaiche difflcolt, onde 1' accorto principe, visto che 1' ambiente romano per lui era tutt' altro che sicuro, mentre ancora pen(i) Reg. Faif. II, 48,

2 2

1. Selzuster

[4101

devano ]a trattative col papa pel sacro rito, si diresse alta volta di Farfa, ove trascorse coi monaci le feste delta Pentecoste (i). Fu qui che, tra gli altri, ricev anche gli oniaggi dell' abbate Anastasio e dei monaci di San Salvatore, di che 1' Augusto ti rimerit pochi giorni dopo da Roma con un diploma in data del 28 maggio 872, in cui consacra ji ricordo di quella soierinitk trascorsa nella badia di Fara. Cura cto die pentecostes in monasterio sanctae Dei ge nitricis Mariae, quod situm est in territorio sabi nensi, moraremur, et per basilicam atque refecto rium, siniul cum monachis eiusdem coenobii, necnon et de monasterio quod est proximum Ti honore Do mini et Salvatoris nostri, reverentiae causa, deam bularemus, nemine inortaliurn suggerente vel cera monente . Oltre la conferma dei beni di Fara e di San Salvatore, i' imperatore in medio monachorum collegio, astante quoque fldelinm nostrorum multitu dine e alta presenza del due abbati Anastasio e Giovanni di Vara. rinnov loro gil antichi inundiburdi imperiali, determinando che le loro azioni legal nc godessero tutte le guarentigie. Vennero annullati i contratti onerosi onclusi da monaci del Letenano sotto 1' abbate Onorato col vescovo Pietro di Rieti, e i diritti di pedaggio, le tasse su mercati e le decirte che solevano riscuotersi alta porta dei due cenobi a servizio delta foresteria e dello xenodochium fu. rono nuevamente ratificati (2). Tanta generosit da parte di Ludovico II stremato altera di forze e di danaro ha pure II suo caratteristico retroscena che ci fa meglio intendere lo scopo delta sua visita a Farfa e delta presenza col delle due
(1) Reg. Faf. 111, ix not. 3. (2) Op. cit. III, 12.

[4 i 11 11 monas/eF-o del Salva tore 23


comunitk monastiche. Jnfatti, dall'anonimo libelo De < imperatoria potestate in Urbe rileviamo ji vero significato del carattere imperiale di Farfa, di San Salvatore e de] Soratte, che, perdutosi di vista ihntico concetto del guargangato e del mundio langobardo, era divenuto un semplice titolo fiscale che attribuiva alla Corona 1'. alto dominio sol patrimonio monastico: Monasteriutn Domini Salvatoris, territorio Reatino iuxta montes Letiniano seu Bogianum et defensionis suis palatii imperator (Ludovicus 1) kamere suae concessit ( i). Ii che praticamente significava che questi monasteri avevano Palto onore di fare le spese della corte irnperiale durante il suo soggiorno nel ducato romano, oltre le altre derrate e tributi che dovevano spedire sino in Francia: Erant denique monasteria in Sabinis Domini Salvatoris et Sanctae Dei Geni tricis Mariae, necnon et monasteriom beati Andreae Apesto] iuxta montem Soractis, seu coetera fiscalia patrinionia intra romanos fines ad usum imperialeni. Non .solum in Italico regno, verum etiam in Francia proficiscebantur monachi ferentes vectigalia, y ina et alia donaria iuxta virium posse ( 2). Tale uso si mantenne sin sotto Carlo ji Calvo, il quale, o riserv al comune romano; o riniise del tutto le gabelle dovute alla regia camera da questi monasteri (II testo ammette cos! 1' una come 1' altra interpretazione) : \Teniens Romam renovavit pactum cum Rornanis perdonaos illis tira regni et consuetud j nes illius tribuens iilis sumptus de tribus supradictis monasteriis, idest Do mini Salvatoris et beatae Mariae semper virginis in
(r) fl,onic. Benedicli monachi S. Andreqe in Pali-o!. Lal. CXXXIX, coli. 37-8 (non ho a mano Ved. pi recente). (2) De Imperatoria fto les/ate in Urbe in Potro!. Lot CXXXIX,
COI. 52.

24

L Scltus/er

[412]

Sabinis, atque Sancti Andreae ( i). Jo seguito ritroviatno delle traccie di questi diritti fiscali su monasteri imperial sin nel secolo XI.; anzi un documento dcli' agosto ioi8, relativo ad un accordo Ira gli abbati Ugo di Farfa e Landuino di San Saivatore, ricorda espiicitamente j i fodrum de]' imperatore: Perdonavit fodrum de castello et de villa de Bucci mano ad praedictos elus honiines (monasteri D mini et Saivatoris) quod cornites coiligere solent, excepto si ad opus imperatoris aliquo tetnpore col lectum fuerit ( 2). Ignoriarno le circostanze dell' assalto dei Saraceni alia badia e del!' incendio che vi appiccarono circa lanno Sgi. 1 Fasti farfensi contengono solo di seconda mano quest'arida notizia: anno DCCCXCI, md. vuij, Guido imperator monasterium Salvatoris a paganis inenditur (a); m probabile che i monaci, diotro 1' esempio dei Farfensi, abbiano preveduto a ternpo il pericolo ponendosi in salvo nella Marca e nel Reatino, dove u loro patrimonio ricordato in una carta del 3 ottobre 936 (). Dopo la vittoria di Tak-iprando a Trebula Mutuesca e quella affatto decisiva riportata da ( x ) Op. cit.. col. 56. La prima potes ci senibra assai pi probabile, giacch il testo distingue niolto bene con due verbi differenti perclonans e e tribnens quello che Carlo it Calvo rimise senipiicetnente al Comune da quello che positivamente gli attribui a inipinguare it suo scarso erario niunicipale. (2) R c. Paif. lii, 224-5. de monasterio Domini et Salvato ns, et ab alio latere terra episcopi reatini, pedeni tenet in terra de monasterio Doniini et Salvatoris ( Reg. Fa'f. Iii, 52). II documento reca l'anuo 936 dali'incarnazione, mi le nitre note cronoiogiche son cosi contradittonie fra di loro che non y ' modo di conciliarle; onde gli editori niferiscono la carta al 936 con Ofl un segno di dubbio.
() Reg. Par!. II, x. (4) ab uno latere terra

[4! ] JI monas/ero del Salva/ore 25 Giovanni X. su] Garigliano 1' astro dei Saraceni tramont per sempre sul cielo d'Italia, onde successe un periodo d'intenso Javorio di riordinamento e di restauro di quanto era stato distrutto da Pagan. Le cronache e i regesti dappertutto ci parlano di riforme e di riedificazioni di chiese e di monasteri; da principio si toglie danaro a imprestito a pagare architetti e pittori, ma dopo pocili ano gli antichi patrimoni episcopali e monastici vengono ricostituiti e reintegrati iii tutti i loro diritti, sicch dopo gil error del ferro e del fuoco, notiamo succedersi un periodo di ringiovanimento sociale, un rigoglio e un' esuberanza di forze che prelude alla vita non de! secolo XIII al tempo da oxnuni. Trascorsero tuttavia lunghi anni prima che su] monte Letenano sconiparisse ogni traccia del fuoco appiccato da Musulmani, giacch i Fasti farfensi rifenscono che la nuova basilica del Salvatore venne niedificata solo nel 974, circa mezzo secolo dopo che era stata riparata quella di. Farfa: DCCCCLXXIIII, md. u, aecclesia Domini Salvatonis aedificatur in 13o ano. Domus Papa (r). Forse la nota martirologica: xvi Kal. Febr. apud Antiguos dedicatio Domini et Saivatonis, quod situni est in Laete(i ano) ( 2) ricordato nei codici dipendenti dall' archetipo Letenanense, vuele alludere appunto a cuesta doppa consacrazione della basilica del Salvatore, una apud an tiquos prima del!' invasione dei Saraceni, g celebrata it 17 gennaio; laltra dopo la ricbstruzione del 974, festeggiata fonse annualmente il 4 luglio, come ricorda un breviario del secolo XV: j\ non. [ni. Dedicatio Ecclesiae Sancti Salvatoris, 1553 (a). (i) Reg. Faif. II, 17.
() Archiv. Procur. Gener. Cassin. Fondo Fara. 11 codice non ha scgnatura.
(2) QUENTIN, op. cii. 36.

26

1 Scltuster

[414]

Verso la fine del socolo X le relazioni tra i] monastero di Farfa e di San Salvatore furono pi intense che mai, in grazia sopratutto del celebre abbate Ugo 1, che strinse amicizia col nostro Landuino, cosi che i Farfensi segnarono la data inaugurale dei governo nei loro Fasti, come una dello date pi1 importanti per la storia della badia: MI. md. xmi. Otto irnperator 0. Landuinus abbas (x). Fu verso ji 1014 che ligo L rientrato in possesso dei castelli abbaziali di Tribuco e di Bocchignano, gi occupati da Crescenzi, ottenne da Benedetto VIII ji districtum et placitum ( 2) su quelle terre, come 1' esercitavano aitra volta i Co mites di Sabina (a). Altri vasti possedimenti del monastero di San .Salvatore a San Pietro di Aleara, rientrando nella circoscrizione cornunale di Bocchignano, sarebbero stati perci soggetti al!' abbate di Farfa, ma Landuino, giovandosi delle suc buone rdazioni con ligo, lo preg a concedere ai suoi vassalli di quelle torre un. ampio privilegio di larga esenzione, perch non riconoscessero altra autorit al!' infuori di quelia di San Salvatore. Ugo, inteso a favorir l'amico, acconsenti, e nelI' agosto ioi8 eman un Costituto, in cui esini dalia giurisdizione di Farfa i colon! di Meara, tranne ji caso che dovesse rilevarsi II fodro per 1' imperatore. L' abbate farfense inoltre si obbiig a difendere i vassalli del Salvatore, come i suoi propri, ma Landuino a sua volta accondiscese che essi venissero iscritti tra i castellani di Bocchignano, adempiendo fedelmente all'obbhgo di montar la guardia alla fortezza e di prestare omaggio di fedelt all' abbate di
(i) Reg. Faif l, 17. (2) J?eg. Farf. 111, 198-99.

(3) ut homines ad placituni duceret, sicuti coniites de co mitatu sabinensi antea lacere solebant (J?eg.Fatf. 111, 224).
0

[ 4 1 51 11 monas/ero del Salvtt/ore 27


Farfa, come suoi ven sudditi feudali. In caso di deltto, d' adulterio, stupro, omicidio, incendio o. tradimento della piazza forte, i colon di Meana dovevano sottostane al tribunale dell' abbate di Farfa, ma quelio del Letenano aveva dinitto d' assistere in persona o per meno d'un messo; ad ogni modo egli nitirava la met delle multe (i). L' atto generoso d' Tigo fu approvato a maggioranza di voti dai suoi monaci, ji che form motivo a Landuino di stringere sempre pi i vincoli d' antica arnicizia che univano le due grandi badie imperiali, incaricando it Farfense di fanne delle ricerche in proposito in que] copioso arcliivio. Ugo gli rispoe dopo qualche tempo, annunciandogli 1' ottima impressione prodotta nella comuniS per quel loro accordo. Quanto alle ricerche istituite, dalle cartas, tomos sive mcm brana, nostrae ecclesiae autentica munimina et anti quissima risultava che sin da principio tra Farfa e San Salvatore era esistita una corrente di mutua simpatia, tanto che era assai facile al monaci il pas saggio dall' una all' altra coinunit. D' estate que di Farfa solevano recarsi in gran numero sulle a]ture del Letenano, mentre d'inverno i Salvatorianj scenclevano nel piano ]ambito da] garrulo hume Farfa, ove le due comiinit trattavansi con ogni niguardo di familiarit cd amicizia. La presenza del!' abbate -Anastasio a Farfa quando Lodovico II neIl' 872 visita la hadia, aveva fornito 1' occasione che 1' imperatore conprendesse in un unico diploma, concesso in comune agli ahbati G-iovanni fanfense ed Anastasio, la conferma de nispettivi patnimoni abbaziali; e infatti la storia dello svolgimento della poteza ternitoriale farfense dimostrava che mal era sorto alcun alterco coi monaci
(i)
Jeeg.

FnJ.

III, 224-5.

2$

1. StUIfl

[416]

del Letenano a cagione d' interessi pecuniari e amministrativi. Lo stato di .Farfa si prolungava sin quasi alle porte stesse di San Salvatore ove possedeva Longone, San Benedetto, Malialardo, Celia Nova e Lesenie, ma questi beni che facevano parte del patrimonio farfense sin dal' VIII secolo (t) intralciavano 1' arnministrazione della badia che difflcilmente poteva sorvegliare la loro coitivazione a cosi grande distanza. San Salvatore si trovava nelle identiche condizioni, onde Ugo 1 termin', ]a sua lettera a Landuino richiedendogli se una permuta di que fondi hon fosse vantaggiosa ad entrambi (2). Non sappiamo nulla se Landuino abbia aderito alla proposta, rna ne dubitiamo assai, giacch in un. elenco dello usurpazioni subite da monaci di Farfa e presentato verso jI 1116 a Pasquale II, ritroviamo ricordati gli stessi possedirnenti descritti da ligo nella sua iettera a Landuino (a). Nel sinodo romano celebrato da Leone IX il 29 aprile 1050 in occasione della canonizzazione di san Gerardo vescovo di Taul, sottoscrivono tre prelati col titolo di abbati di San Salvatore, onde difflcile di determinarsi nella scelta: Perenesius abbas Sancti Sal-< vatoris, lohannes abbas Sancti Salvatoris, Bonactus <' abbas Sancti Salvatoris (a); tuttavia i Padri intervenuti al concilio, nel firmarne gIl atti, conservano 1' ordine della rispettva dignit gerarchica che rivestivano, onde ci sembra che le pretese di Perenesio alla nostra sede abbiano in suo favore la piti forte probabilit. ( x ) Rcg. Faif. V, 209. Ann. 76. Privilegio di Astotfo.
(2) Reg. Faif. V, 285-6. (3Reg. Parf. V, 301-2. () Mnnto, Amia/es O. S. R. IV,

[4

f 7 11 monas/ero del Salva/ore 29


In una carta farfense del luglio
1003

ricordato:

Remedius presbyter et monachus atque praepositus de monasterio Domini Salvatoris , Ii quale nel caste]lo di Toifia assist all'ultima agonia del conte Uberto, gi commendatario farfense, e fa da testin-ione al]a rinuncia dei beni abbaziali, che aveva occupati ingiustamente sino a quell'ora strema (i). Talora per 1 monaci da oppressi divenivano alla loro volta invasor, in ispecie quando si trattava dei diritti episcopali che cercvano d' eludere e di diminuire coi loro privilegi papah, a co] dilatare i loro possedimenti, immuni per ]egge dalia giurisdizione episcopale. In un tempo quando i rispettivi diritti s' intralciavano e si collidevano a vicenda, non era difEcile clic tra gli episcop e le badie sorgessero delle aspre contestazioni patrimoniali, che si protraevano acremente per lunghi anni. La storia di Farfa offre pRi d' un esempio di queste liti, non di rado selvaggie, ove le parti sostenevano a mano arrnata la causa loro, incendiando, saccheggiando e inenando strage tel territorio dcli' altra. La storia dei litigi fra Pietro, vescovo di Abbruzzo e 1' abbate di San Salvatore, anch' esso di norne Pietro, rimasta tristarnente famosa. Ci rimangono solo i doumenti da parte del vescovo, e perci necessariamente partigiani, nei quali si narra che l'abbate aveva sottratto al prelato insierne col monastero del Salva. tore in loco qui cognominatur Bernizi , molte altre terre della sua mensa. Nel 1057 in un placito raccolto nello stesso cenobio controverso alla presenza di Eniardo < missus imperiale, e dei vescovi Bernardo di Vicenza cd Ottone di Nevara, cancellere dell' imperatore, 1' abbate fu costretto a cedere alle ragioni del
(i) Re?. Fvf. III j 25.

30

1. St/sus/ev

[418]

vescovo Pietro (i), ma perch egli non se nc di per inteso, poco appresso venne citato di bel nuovoin giudizio pel mese di luglio dello stesso anno 1057. Comparso j i di prefisso innanzi al giudici a Grassiano negli Abbruzzi, 1' abbate del Letenano rifiut& dap prima di rispondere per mancanza de necessari documenti e del suo avvocato, che del resto dichiar di non volere neppure avere; ma perch i ministri delta giustizia non riniasero punto soddisfatti di queste suc millanterie, cosi egli, furihondo d' ira, se nc parti di 1k alla testa dei suoi satelliti armati, declinando la citazione, cosi che ii conte Gerardo de cornitatu Asco ]ano et Aprutiensi, missus Domini Victoris papae condannandolo in contumacia, diede vinta la causa al suo avversario (2). Forse fu questo medesimo abbate Pietro quello che nel 1062 attribui oo provine di terreno nel territorio di les alla prepositura di San Catervo a Tolentino, che dipendeva appunto da San Salvator Maggore (a). Ji Pennotto, donde rileviamo la notizia, non ci d ji nome dell' abbate, ma il documento a cui si riferisce senza clubbio autentico. In una lettera di san Pier Daniiani al cardinale IIdebrando a proposito del suo libro Gomorrianus , rileviarno che Alessandro TI, ad impedire la diffusione di questo scritto, alta presenza dell' autore simul di voler consegnare il codice ah' abbate di San Salvator (1) iJoaii, 1/ala Sacra, 1, 352; cf. KEHR, 1/ala i'on/,j7cia, IV, 26.
(2) Op. cit. 1, KEHR, op. cit. 26; SAVINI, La (bit/ca 209, 11. ji HBER, Geric/z/surkunden, un . 1392, 1264, 1427. (3) Cf. G. PENNOTTO, Gene,-alis (otitis sacri Ordztnis C7eriCori,,,, canonicorum Historia Tripartita, lib. MI, cap. XXXVJ 1. P . 723.

di Aftruzio, P.

i ] 11 monas/ero

d1il

Salva/ore 3 1

Maggiore perch glielo facesse trascrivere. II Damiani, non sospettando di nulia, diede ji manoscritto porche se ne prendesse copia no] monastero del Letenano, ma invece nella notte seguente it pontefice foco trasportare u codice negli archivi papaii, lasciandoche 1' autore minacciasse e protestasse a suo grado contro que! tradimento (i) orditogti in nome delt'amicizia. Non forse senza importanza che Alessandro 11, mentre in Roma non mancavano delle buone scuoie caliigratiche, sia ricorso ah' abbate del Salvatore per far copiare ji G-oniorriano, e la meraviglia cresce quando si riflette che una particolare famiglia di martiroiogi rappresentata da mss. gi in uso a Monte Cassino, a S. Maria in Trastevere a Roma, a San Ciriaco in Via Lata e altrove dipenda da un archetipo del monte Letenano. Non ji caso da questi scarsi elementi di giungere subito. sino ad intuire una speciale scuola Salvatorjana che avrebbe difuso in tutto il ducato romano II culto delie lettere e delle arti, ma corto quaiche cosa pur vi dov esser, quantunque ora per no sia impossibile di determinarne le condizioni. Le fonti farfensi quasi per un corto decoro di famiglia non ci dicono nulla circa 1' influsso che San Sai. vatore pot esercitare su di loro; per notevoie che a Farfa fin da] secolo IX 1' abbate Siccardo abbia eretto un celebre santuario dedicato appunto al Salvatoro, e che, precisamente come su! Letenano, egli volle fosse arrjcchito con alcuni corpi di Martini trasportati da Viterbo e da Roma (2). Di pi, come a San Sal(i) Epis!. lib. JI, n. VI in Pa/rol. Lal. CXLIV, col. 270. (2) Cf. 1. ScxusrEK, .Reliquie d'ar/e nc/la badia imperiale di Farfa in Are/dv, della R. Soc. Ro,;;. di .5/or. Pa/r. XXXIV, 315 sgg.; Id. Martyrologiu;n J'harphense ex afi p-aftlio Ca;-di. nalis For/nna/1 Tainnrini O. 5. E. ms saec. XI in Rey. 17/ndiel. XXVII (igio), pp. 364-72.

32

1. StIlU.7

[420]

vatore y' era una seconda basilica intitolata a San Pietro (i), cosi anche Farfa ebbe la sua basilica in onore del Principe degli Apostoli, cui verso la fine del socolo X. TIgo 1. ricordava ancora come uno del monumenti pib antichi della badia (2) nei be tempi del suo massimo splendore. Ma un secolo piti tardi, tra il 1130-58, essendo sorta tra i Farfensi la questione circa le respettive attribuzioni del preposito e del priore, la ]te and tant' oltre che venne deferita al papa, non sappiamo se Eugenio Tu, Anastasio IV o Adriano IV. Questi ne incaric ligo vescovo d' Ostia e di Velletri, ji quale in una lettera diretta al!' abbate impose che le parti querelanti si conformassero alle consuetudini di Subiaco e di San Salvator Maggiore (a) ' ove nei di festivi 1' abbate cantava 1' ultima lezione deBe Vigilie Notturne, lasciando che ji preposto e II priore occupassero dopo di lui i posti piil onorifici della Comunit (). Ti preposito seguiva inimediatamente 1' abbate, ma ji (i) ni kal. Oct. In nonasterio Doniini Salvatoris dedicatio hasiiicae beati Petri Apostoli (QUENTI, op. cit. 36 (2) Destruclio Farfensis in Giran. Fa,j. (ediz. I3AIZANI), 1, 30-.I cf. ScHusTER, Reiquie d'ar/e ve/la badia imperiak di Rufa, 295 sg. () E EH R j Quel/cu und Forschungen, IX (1906), 183, a. 7 la concessionibus ecciesiartin) praepositus eligit taniquatn pa Ironus, et prior investit tarnquam episcopus . Cf. .Reg. Farf. \T, 313-15. cf. i' Appendice dove riferisco integralmente ji docu.niento. () Da documenti in questione risulta ch anche San Salt vatore, come Fara e Subiaco, uel secoio xi aveva adouato le consuetudini di Cluny . ignoto quando sia seguita questa riforma e quali circostanze l'abbiano accompagnata, ma suggestivo il fatto che le consuetudini cluniacensi siano pervenute -a Farfa per mezz duna compilazione d'uu tal Giovanni, monaco d'un ignoto monastero del Salvatore, situato Apuli , di non facileidentificazione (cf. ALI3ERS, consue/id. Faf. pp. 2-3).

[42!] 11 nwnaslero del Sa/valore 33 suo ufficio era come di vicario generale, condividendo pen5 col priore la cura del governo dei monaci. Nelle coilazioni del benefici il preposito presentava i candidati, quasi fosse ji patrono, ma era ji priore che concedeva 1' investjtura come facevano i vescovi nelie altre diocesi. Ugo d' Ostia, riferendosi particolarmente agli usi di Subiaco e di San Salvator Maggiore, avev forse in animo di dare maggior efflcacia ai suoi decreti, col risalire alle fonti stesse della tradizione farfense, che derivava infatti, almeno in parte, dalia badja salvatoriana, donde aiquanti anni prima era uscjto il celebre Adinolfo, forse ji pi Ilustre tra gil abbati di Farfa. Nelia storia di quest' ultima hadia ho gi descritto ampiamente ji periodo burrascoso trascorso dai monastero quando, dopo la morte di Berardo II (t 1090), partiti popolari ebbero ji sopravvento sul voto degli eiettori capitolari. Si succedettero abbati ed antiabbati che spinsero Farfa verso 1' estrema rovjna, ma disgrazjatamente lo scisma tra 1' Impero e la Chjesa, gl'interessi politici ed economici della curia papale, del comufle romano e dei nobili resero vieppih intralciata la questione che in s sarebbe stata di carattere puramente interno e disciplinare, ande no] 1125, non ostante che lo stesso Guido III, stanco del suo tirannico governo, si dichiarasse disposto ad abdicare al comando abbaziaie, Callisto II inflessibiie costrinse i monaci a tornare sotto I'obbedienza dell'esoso abbte (i). Intanto su] monte Letenano i monaci trascorrevano i loro giorni lietamente tranquilii sotto ji saggio goy erno d' Adinolfo figlio del cante Rinaldo, una delie faniiglie pib illustri e potenti della Sabina. II padre in
(1)

Reg. .flf

\T , 320-21.

34

1 Scltus/er

[42 2]

quel funesto dissidio tra Chiesa e Stato professavasi devoto agli ideali cesarei e diceva di voler mantenere onorevolmente la fede giurata ad Enrico y ; it che tuttavia non gI' impediva di trovarsi sovente in discordia cogli imperialisti farfensi, in ispecie guando y ' era di mezzo 1' hteresse, o trattavasi di restituire loro i beni abbaziali da lui, o da] padre, o da] flOflflO Sun flgiustamente usurpati (i). Lo spirito guerriero ora come ne] sangue dei R.inaldi, onde anche Adinolfo trascorse i suoi primi anni di governo a San Salvatore in continue guerre (2), COSi che, risollevata la potenza della badia, i nobili non osarono piit d' invaderne i possedimenti come avevano fatto per lo innanzi. Le mutate condizioni dei tempi, ora clic le badie imperial del ducato romano erano anche divenute una potenza politica di prim' ordine, avevano imposto ji mantenimento d' un piccolo esercito permanente, u quale, mal retribuito da monaci, viveva sul bottino di guerra. II governo titubante e debole di. Guido III a Farfa era stato in questo senso un vero disastro per le soldatesche, onde quando nel nionastero si sollev quasi universalmente la rivolta centro 1' inetto prelato, i cavalieri sostennero la candidatura di Adinolfo, nella speranza d' inaugurare sotto di lui un periodo piii bellicoso. 1 capitolari si scissero in diversi partiti, alcuni (r) /?eg. Farf. V, 320: Pater cies et aviis etiaw abavus eum huius ecclesiae praelatis plurimos habuerunt discordias, et de multis rebus quas hace acquisivit ecciesiae multotiens contrarii extil.erant .

(2) Nonnulli de equitibus nostris eupiebant assumere in abbatem dornnum Adenolfuin coniitis R. hium, pro co quod altae videretur excelientiae, et ut per euni semper in magno forent certamine et numquam pugnare quiescerent (Rez. FarJ. 1. cit.).

[4 2 31 II monas/ero del Salva/ore 35 osservavano che tutta la prosapia dei Rinaldi era stata stiie a Farfa, ma i pih vecchi facevano intravedere che Adinolfo, nutrendo pensieri affatto diversi, poteva salvare II monastero e riparare cosi le colpe dei suoi maggiori. Per mala ventura la candidatura dell'abbate del Salvatore pi che da ogni aitro era sostenuta dallo stesso Guido III, ji quale, non riuscendo a vmcere la riluttanza de capitolari, ricorse a Cailisto II, perch colla forza delle arnhi imponesse ai monaci Adinolfo per abbate. Ma 1' affare non fu potuto tener cosi secreto che non giungesse a notizia del cnte Rinaido, II quale, per non compromettersi con Enrico y, fece arrestare durante un viaggio it figlio e sotto buona custodia lo trattenne presso di s, fratianto che ji giorno di San Giovanni (24 giugno 1122) CaHisto II, entrava con un grande esercito nella badia deserta (i). Al' avvicinarsi del pontefice i monaci avevano tutti abbandonato ji monastero, onde essendo falilto ji coipo j I papa se ne ritorn confuso a Roma, lasciando che Guido III spadroneggiasse liberaniente su] patrimonio abbaziaie. Dopo conchiusa la pace tra Enrico V e Cali isto 11 per meno del concordato di Worms (t I22) ji Concilio Lateranense scomunic nel 1123 (18 marzo) 1' abbate Berardo, jI competitore iniperiale di Guido, onde i monaci, perduto 1' appoggio d' Enrico V, furono costretti a ritornare a Farfa sotto l'ubbidienza di Guido. He descritto in un'altra opera i giorni tristi che s'inaugurarono allora per la badia desolata 1' oppreSsiOne pii tirannica, la fame, gli scherni, non fu risparmiato nulla centro i cenobiti, i quali, vinti da tanti mali, inviarono venti di loro aj piedi di papa Caliisto, afuin di muoverlo a piet della badia. Gregorio di Catino, che faceva parte della deputazione, racconta che il ponte(r) Chron. Farf. 11,

309.

36

1. Seliusler

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fice non si lasci vincere n da suppliche n da pianti, onde i Farfensi, non potendone ottenere alcan conforto, se ne partirono tutti confusi da! Latenano e tornarono a] monastero. Seguirono altri due anni di desolazione e di rovina nel frattempo Callisto II use di vita ji 13 decembre 1124, cd Ono'rio II che g]i successe si mostr di pi miti sentimenti verso i poveri monaci, tanto che questi s' accordarono insieme per proporgli la candidatura d'Adino!fo (i). Alla presenza dei messi papali e di gran numero di cavalieri e di nobi!i, Guido, in segno di rinunzia, depose lo scettro abbazia!e sW1' altare della Madre di Dio, e dopo sciolto da] giuramento di fedelt il popolo e le milizie, nitorn ad assidersi ah' antico posto che gi occupava altra volta quand' era sacrista del monastero. Dichiarata vacante !a attedra, i capitolari pregarono i cardinal a conceder loro da parte del papa libera licenza di eleggere Adinolfo, ed avutala, sottoscrissero il decreto di sua elezione e l'intronizzarono so!ennernente sulla sede abbaziale il lunedi di carnevale febbraio 1125 (2). La storia di Adinolfo come abbate di Farfa esce da limiti dell' argomento, tanto pi che nc ho gi trattato altrove. JI suo governo fu tra i pii agitati cd egli pih voite dovette prendere la via del' esilio, mentre che gIl avversari trionfanti depredavano a man salva il patrimonio, ma la sua figura sia come abbate, quando divenne la colonna pRi forte dell' ortodossia al tempo dello scisma tni Innocenzo JI e l'antipapa Anacleto IT, sia come cardinale e legato papale tra le piii - gbriose della badia; cosi che, giusta quanto se nc ripro(i) Extensis manibus ad domnum Adenoifum Doinini Sal vatoris reverentissimUrn eguminuin eligendum et praeponen cluin nobis unanirniter conveniinus ( Reg: Farf. V, 323)
(2) Loc. cli.

[4 2 51 11 mo, zas/ero del Sa/vii/ore 37 mettevano i suoi elettori, eg]i pub veramente considerarsi come un altro fondatore del monastero. La stoa di San Salvator Maggiore Jail'elezione d'Adinolfo a tutto ji secolo XIII non differisce molto nelle sue grandi linee da quella farfense; erano le medesime condizioni patrimoniali, 1' identico ambiente, le stesse difficoit che bisognava superare. Dopo ji tramonto della potenza imperia]e in Italia 1 in conseguenza soprattutto del concordato di Worms, anche le antiche badie imperial del ducato romano cainbiarono aspirazione e politica cd invocarono la protezione della Santa Sede. II e Liber censuum risolv la questione in modo semplicissimo Monasterium Saivatoris apud Re(a)te ... iuris beati Petri, quoniam in chis patri monio et territorio (i), senza che alcuno abbia trovato nuila a ridirvi. In conseguenza di questo alto dominio papale sulla badia, una bolla di Celestino Iii: diretta al]' abbate G-entile jI 29 maggio 1191 nc conferma tutte le vaste possessioni nel Reatino e negl Abbruzzi, esimendo 1 monaci dali'autot vescovile (2). Per, essendo sorta venti anni dopo una questione tra la badia e il vescovo di Sabina circa il possesso delle chiese di Sant' Andrea colle cappelle dipendenti di Santa Maria a Poggio Moiano, di San Giovanni de Toche e di San Giuliano prope Tiberiin , ji iB luglio 1219 Onorio III da Rieti, con una lettera diretta a Pietro, vescovo di Sabina, approv 1' accordo che era seguito tra Iui e 1 abbate di San Salvatore (.). La bolla tuttavia non riusci in sulle prime a spianare tutte le difficolS, onde u settembre successivo dov
(i) Libe; Ceusuu,n (ediz. FABRE), 1, 346, n. 7; iT, iio. (2) Cf. KEHR, 1/ala Fonhficia, IV, P. 26. La bella sottoscritta a San Pietro da 17 cardinali (cf. KEHR, Pafrslurkunden. in Ro,,,, iDo. 191-2, 0. 40). () Reg. Jlonorii 111 (ediz. i'REssuTl), 1, 356, U. 2154.

38

I.Sc/ntsler

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seguire una nuova conferma pontificia (i), che attribuiva ah' abbato l diritto di presentazione a que benefizi e al prelato sabinese quello di conferire l'investitura canonica. Gli atti episcopali della visita diocesana compiuti in Sabina nel 1343 a tempo del vescovo Pietro Tspano, attestano che tale era ncora la disciplina in uso (2). II 24 aprile 1281 un'altra bolla dOnorio III ah' abbate Ranuzio di San Salvator Maggiore () venne a guarantire nuevamente i possedimenti del monastero a cui da tutte le parti si tendevano insidie. Vi si confermano in particolare i beni abbaziali situati nel Reatino tra i flumi Salto e Turano, da! rivo Paganico alla .pianura di Rieti coi castelli di San Martino, Poggio Sant' Angelo, Palerofo e Campolanio; tra le dipendenze salvatoriane a Roma sono ricordate le chiese di San Salvatore de Dompni Campo e di San Martino in Panerella () nel rione Arenula; in Sabina vengono confermati i monasteri di San 6-juliano, di San Giovanni in Tocia, di Sant' Andrea, San Vittore, Santa Maria a Poggio Moiano; nel vescovado di Rieti la chiesa di San Giuliano a Trebula, ji inonastero di Santa Cecilia, di San Salvatore in Vacungno , Sant' Angelo in casa muca col suo castello, l cenobio di San Paolo in Roiano e di San Bartolorneo in Seopeto . Nella
(i) Op. ch. 1, 3 6 4 ; Y. GALLETTI, Tre anticue chi-ese di Rieti P. 159. (2) Cf. GALUITTI, op. cit. 151, fl. 1.

SUTI, Reg. Honorii III, 1, 535, II. 3282; UGRRLI.T, Italia -Sacra, 1, 168. (j) L' ARMELLINI u ('Mese di Roma dice che la chiesa vcnne eretta jI 1220 dal monaco - Gualtiero di San Salvatore, ma non

(3) Archiv. Vatic. arrn. XI, caps. 9, Instruni. autent. ; P grs-

riferisce le fonti donde ha attinto questa notizia (cf. Le ('hiese cit. 11 ediz. pp. 402-4).

[4 2 71 11 monas/ero del Salva/ore 39 Marsica San Salvator Maggiore possedeva ji monastero di Santa Maria in Valle Maecuiana e di San Salvatore in Paterno. Nelia diocesi di F'urcona quclio di Sant' Angelo de Mera, oltre un' aUra lunga lista di beni nella diocesi di Valva. La conferma pontificia per disgraziataniente non sorti it desiderato effetto. Qualche anno pii tardi, nel settembte 1226, II podest di Rieti preg ji papa a rinnovare alia cittA gil antichi privi]egi di Celestino III e d' Tnnocenzo III, 1 quali avevano gR promesso d' attribuire al governo reatino quelie medesime franchigie che godevano le altre citl della Campania e dello stato pontificio. Onorio III. ad accertarsi della verit del fatto ordin una inchiesta di cui facevano parte gli abbati di San Salvator Maggiore, di San Quirico d' Antrodoco e di San Matteo e de Monticulo , e dopo che questi prelati gli ebbero scritto favorevolmente, concesse ai cittadini di Rieti le franchigie che desideravano (i). Neila ]te fra Gregorio IX e Federico II tra le altre chiese e monasteri che ebbero a soffrite in quel dissidio, quelio di Terra Maggiore non solo fu quasi diroccato (2), ira, ri che peggio, anche l'abbate si compromise cosi gravemente che venne coipit di scomunica. Verso j i 1220 essendo tuttavia ritornato a miglior consiguo, Gregorio IX il 2 rnaggio di quest' anno scrisse alt' abbate di San Salvator Maggiore che, ricevuto prima da que] prelato ji giuraniento di fedelt a nome della Santa Sede, lo assolvesse del1' anatema, a condizione tuttavia che non s' ingerisse in nulla nel governo di quelia badia (a). (i GALLETTI, Ch/ese di Riel!, '59-163. (2) Tra 1 o gravamina di Gregorio IX contro Federico II,
() Reg. Gregoni ix;
U.

si riferisce: De monasterio Terre Maioris, quod omnino est destructurn ( Reg. Gregorii IX, aun. IX, U. 2452, P . 494).
5149.

40

1. Sclzusler

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Sembra tuttavia che anche su] monte Letenan 1' elezione dell' abbate Egidio sia statp come II pomo di discordia tra i monaci (i), e la cosa and si oltre che dov intervenirvi Onorio IV. Ci sfuggono i motivi della controversia ira Ii prelato e i cenobiti, ma da] Regesto di questo pontefice rileviamo che egli 1' ti marzo 1296 scrisse agli abbaziali che consegnassero le rocche e le castella di San Salvatore a Sabatino, vescovo di Tivoli, II . quale doveva prendere pure 1' amministrazione del monastero fintanto che fosse stata definita la lite. 11 15 marzo successivo Onorio IV comunic al - vescovo 1' incarico commesso alla sua , entre con un altro breve diretto alI' abm esperienza, bate Egidio e al monaci s' intimava di fare a Sabatino la consegna dei beni cosi immobili che mobili di San Salvatore (2). II processo fin col ritiro dell' abbate che venne ridotto a dimettersi, onde il 20 decembre 1270 Nicol IV destin a succedergli Filippo, gi abbate del monastero di Sant' Andrea e di San Silvestro su] Monte Soratte (a) . 11 nuevo eletto non s'illuse un istante sulla difficolt della posizione; non erano solo i moqaci quelli clic ostacolavano 1' opera del prelato, ma vi si aggiungevano i vassalli che, intolieranti d' ogni giogo e smaniosi di libert e di franchigie, (i) Gi le lotte ira ji pontefice e Federico 11 avevano avuto il loro contraccolpo anche negli stati badiali di San Saivatore, quando ji y apriie 1249 Innocenzo IV da Lione scrisse ai monaci S. Salvatoris de Reate , annunziando la legazione del card. Pietro di S. Giorgio, rettore della Marca e del Ducato, allo scopo di liberare 1 popoli di Sicilia oppressi da Federico (cf. iAFFt, Reg. Pont- n. 13274). 11 15 aprile successivo ji p011tefice concesse al legato facolt di esercitare ji proprio. ufficio anche ud territorio dell'abbazia di San Saivator Maggiore (op. cit. fl. 13274).
() Les Regisir. de Nicoles IV nn. 3859-61.

(2) M. Pzou, Les Regisir. d'Ho,,orins IV, P . 537, a. 758.

[4 29] II monas/ero del Salvatore 4


erano alla br volta favoritj da baroni dei dintorni che spadroneggiavano su] patrimonio di San Salvatore, senza che l'abbate avesse il modo di reprimerne ]'audacia, Perci Fi]ippo si rivolse subito per aiuto al papa, 11 quale tre giorni dopo la sua elezione (2 3 decembre 1290) nomin protettore del nionastero ji cardinal Matteo d' Acquasparta, perch, a richiesta deli'abbate, nc sostenesse le ragioni contro gli usurpatori e i vassalii ribelli (1). A Filippo dopo qualche anuo successe nel governo ]'abbate Pietro, j i quale ad ogni modo non sed a lungo, giacch ib 28 novembre 1307 gi era morto il suo successore a nome Cambio. 1 capitolari aHora entrarono in trattative per ottenere che Francesco, abbate di Subiaco, passasse a San Saivatore, e a tale scopo inviarono a Poitiers alla corte di Clemente Y il nionaco Bonus-lohannes, perch vi trattasse di questa trasbazione (2). Ib messo tuttavia disbrig si bene quest' affare, che II papa, considerando anche ]o stato de] monastero, in suis facultatibus et viribus non modicum dimjnutuni cass ]' elezione ddi monaci e lo cre ahbate, facendo]o consacrare da] cardinal Nicla, vescovo d' Ostia e Velletri. In data del 28 novembre di (r) Les Regish-. de NicoMs IJ' u. 3787; cf. CiAccoxio, VII.
Roma. II, 2656. (2) II candidato, di costuni feroci e d' animo prepotente, venne ccciato da Subiaco verso jI 1303, senza tuttavia che egli rinun-ziasse mnai ai suoi prctesi diritti su quella badia. Gii stessi
i'onhf.

subiaceusi non sanno nulla di queste trattative di Francesco coi mOnaci di San Saivatore, imia gi'intrighi del sedicente abbate si spiegano bene quando si tien cont che essendo succeduto a Subiaco Vanuninistritore, apostlico Nicola da Mileto, Francesco, sentendosi vacillare j i suolo sotto i piedi, mediante la candidatura di San Salvatore, cerc d'avere, come dices, ji piede in due staffe, assicurando la sua posizione (cf. / monasfe,-i di Suiaco, 1 [P. Eoiw, Nalizie storiche), PP. .117-20).

42 -

1. Scltusier

[4301

quest' anno Clemente V indirizz a tale riguardo tre lettere, ah' eletto, al captolo dei monaci e ai vassa)li, perch accogliessero colla dovuta ubbidienza 1] nuovo abbate, e l'aiutassero nel sollevare le sorti dell'avvilita badia (i). Ji xo gennalo successivo ritroviamo Bonus-Johannes ancora a Poitiers, ove in questo giorno ratific alla Camera Apostolica e al Collegio dei Cardinal il debito di 400 fiorini d' oro e 5 servitia lasciato insoluto dai suo predecessore Pietro, e si obblig inoltre a pagare per suo conto altri ioo fiorini e 5 servitia sino alla festa d' Ognisanti (2). L' odioso sistema fiscale introdotto da Clemente V era tutt' altro che fatto per risollevare San Salvatore al primitivo splendore; ma non cont nuila, e Bonus-lohannes, se voile mettersi al siento contro i fulmini della scomunica che gli ufficiali della tesoreria pontificia lanciavano con un'audacia pan alla loro leggerezza, dov di tanto in tanto inviare II stio gruzzolo a Clemente V, mentre proprio ce nc sarebbe stato estremo bisogno su] Letenano che, per conessione stessa del papa, era assai decaduto nelle suc facolt e diritti. 1 Registri papali ricordano solo alcuni di questi pagamenti: Anno Domini MCCC abbas nionastenii Saneti Salvatoris de Reate Anno Domini MCCCIV abhas monasterii Sancti Sal vatoris de Reate ma bisogna tener conto di tutte le altre contribuzioni imposte da papi avignonesi alle chiese e ai monasteri, alle decime per le vare guerre, ai subsidia , alle riserve e alio aspettative M benefici vacabili per comprendere tutto II danno
(1) Jt'cg.

Clemenlis y, aun. lii, pp. 145, II. 2355. (2) Reg. C/en,ens 1', appendice, p. 217, u. 66. () Reg. C7emenhs y, appendice, P. 259. () Re.g. Ciernen/ls V, appel]dice, j). 260.

[p] 11 monas/ero del Salva/ore 43

che cagionarono alla Cristianit queste forzate contri buzioni pecuniarie. L' argomento stato gi svo]to in altro mio scritto (i), al quale mi permetto rirnandare ji lettore, senza ripetere nuevamente le mie osservaziani; Mi limiter perci a citare solo un documento del 17 febbraio 31 1 in cui Clemente V concede a Leonardo Sinibaldi l'aspettativa di un beneficio cum ve] sine cura, quod ad co!iationem vel aliam dispo sitionem abbatis et conventus Sancti Sa!vatoris Ma ioris communiter ve] divisim pertinet, cuius fructus, si curaturn fuerit L, si vero sine cura XL flor. aun, in civitate ve] diocesi Reatina ( 2). E II povero chierico ne aveva veramente bisogno, giacch, oltre la terza parte delle rendite di San Pietro in Pensile, egli aveva solo 1' aspettativa d' un altro canonicato vacante nella cattedrale di Rieti! 11 governo di Bonus-]ohannes fu tra i pi agitati che conti la stonia. 11 Comune di Rieti, d'accordo con i nobili dei dintorni, istig dapprinia la ribellione fra i vassal!i del monastero, mdi, dopo essersi impadronito vio!entemente del castelli badiali che sorgevano nel territorio reatino, strinse una convenzione cogli abbaziali perch al]' ombra del Comune si scuotessero di dosso l'inviso giogo di San Salvatore. Colle ide che gi bollivano in que cap di montanari non vi volle moho ad aizzarli aDa rivolta, e raiforzate le loro file da altre turbe di mercenari, cors&o in armi su! monte Letenano minacciando ai monaci ]'ultimo sterminio. L' assedio dur due giorni, ma alla fine. quelle orde funibonde riuscirono a penetrare nel monastero attraverso le mura smantellate e vi rinnovarono le atrocit
(i) Cf. Storia del/a baila inflara/e di Farfa, che vede la Juce quasi contemporaneanienle a questo scritto. (2) Reg. C/emei/is V, ana. VI, p 163, u. 683o.

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1. Sc/zusler

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del Sarceni quattro secoli prima. Insieme con le granagile e le diverse derrate nel magazzini, que forsennati appiccarono j i fuoco anche al paramenti sacri della basilica, al codici della biblioteca e alle carte dell' archivio che andarono distrutte: i monaci probabilmente si misero in salvo con la fuga, giacch non si ha alcuna notizia che venisse loro recato danno nella persona, ita ji Comune di Rieti approfltt tosto di quel primo momento di sgornento per confiscare a proprio vantaggio quasi interamente lo stato abbaziale. Le castella vennero adunque cornmesse ai diversi capitani e agli ufficiali di Rieti e l'usurpazione violenta fu sostenuta innanzi al popo10 con si valide ragioni in favore del Comune, che i suoi diritti su quelle terre senibrarono irrefutahili. 1 monaci tuttavia ricorsero a Clemente V che risiedeva ahora a Poitiers, donde i l 4 marzo 1303 diresse un breve a Pandolfo de' Savelhi < praeposito chableyarum in ecciesia Sancti Martini Turonensis e notaio apostolico, in cui, fatta la storia della controversia tra San Salvatore e j i Comune di Rieti, gil ordina d'annullare le convenzioni stipulate tra 1 nobili e 1 badiali, con ordine al Reatini di ritirare dentro un determinato tempo le loro soldatesche da castelli del monastero (i). II 14 aprile dell' auno seguente Clemente Y scrisse all' abbate di San Sal vatore perch insieme col vescovo di Rieti e Giacomo .Savelli mettessero in possesso della chiesa di Santa Colomba presso il ponte Salario Napoleone Orsini (2); ma il povero abbate, invece di tutelare le ragioni altrui, non riusciva a sostenere le (r) Feg. cle,ne',/is J, ami. 111, pp. 82-3. fl. 2688. (2) La chiesa, gik dei Farfensi, fin da! secolo XI, era vacante per la morte di Lorenzo de Megalnctis, romano (cf. Reg. C/cmentis P aun. IX, P. 167, fl. 4234).

[433] II monas/ero del Salva/ore 45 proprie, circondato com'era al!' intorno da suoi nemici, ande la Comunit in una supplica al papa descrisse cosi al vivo Ja persecuzione che sosteneva da parte del Comune, che Clemente V incaric tosto a viva voce ji cardinal Giovanni del titolo dei Santi Pietro e Marcellino, perch istituisse su] luogo un' inchiesta sommaria e ne riferisse poscia in concistoro. Furono chiamati a deporre parecchi testimoni, da quali risult che ji monastero aveva sernpre esercitato giurisdizione cosi ecciesiastica che civile su castelli di Mirandelie, Lutta, Valle Cupola, Guaiata, Rocca, Poggio Vittiano, Longone, Insenie, Visiola, Vaccareccia, Ma]iaiardo, villa de Ulmis, San Benedetto, Cripte, Porciliano, Licingiano, Genzalia, Rocca Raneria, Colcerviano, Pratoianne e Offedio, onde la relazione del cardinale fu intera-iente favorevole ai monaci. Clemente V comprese egregiamente tutta Ja' difficolt delle circostanze, giacch trattavasi di restituire a San Salvatore quasi intero jI suo stato temporaie contra le pretese dei potenti Reatini. V'era a temere che gli stessi monaci non avrebbero avuto la forza necessaria per esigere tale restituzione; ande, deliberata la casa in concistoro coi cardinali, il 15 giugno 1310 il pontefice ordin al Comufle 1' irnmediata consegna delle usurpate castella all'abbate affldando l'esecuzjone di questa sentenza a Napoleone Orsini e ai vescovi dei Marsi e di Valva (i). A garantire meglio i diritti di San Salvatore, il medesimo giorno scrisse a re Carla d' Angi, costituendolo < defensor della badia (2). Non sappiamo quanto sa stata efficace la protezione deli'Angioino per ji monastero di San Salva-

(r) Reg. Clemenlis V, ann. V, pp. 125-6, fl. 5450. (2) Reg. CIe,nens V, ann. V, p. 124, fl. 5449.

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1. Seliuster

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tore (i); ji Comune di Rieti venne costretto a restituire 11 mal toito, rna i torbidi che durante questo periodo sconvolsero lo stato pontificio non poterono a meno di non ripercuotersi su]le sorti del cenobio che and sempre scemando in dignit e ptenza. Dopo 1' esilio d' Avignbne, alio scoppiar dello scisma d' Occidente, San Salvatore e Fara associarono la propria fortuna a quePa d' Urbano VI, e aPa costui morte, quando nel 1389 gli successe Pietro Tomacelli, i beni d'arnbedue le badie fecero naturalmente le spese del nepotismo pontificio e della politica papale, che mirava a restaurare jI proprio dominio nell' antico Patrimonio di S. Pietro. Francesco Carbone, gM monaco cisterciense, mdi vescovo di Monopoli e cardinale, doveva tener soggetta la Sabina e le Marche alio zio pontefice; onde dopo essergli state cornniesse delle importanti legazioni contro laregina Giovanna di Napoli, fu creato vescovo sabinese, vicario pontificio della Campania, Tuscia, Umbria e Sabina, cornmendatario di Farfa e di San Salvator Maggiore, penitenziere maggiore e arciprete della basilica Lateranense (2). A Todi, a Narni e a Foligno il Carbone ottenne dei successi assai importanti in favore deIl'autorit pontificia, e sotto di lui anche le due abbazie sabine goderono d'una relativa tranquillit, senza essere pi& bersaglio di tutti soprusi dei nobili della campagna reatina. La toria della commenda del nipote di Bonifacio IX a San Salvatore ci sfugge per macanza di documenti; siamo
(1) 11 cardinal Giovanni Buccirnazza (f 'o agosto 1309) fu deputato da Clemente V a provuisor apostolicus di Fara e di San Quirico d' Antrodoco, ma probabile che la sua autorit si sia estesa anche su Sal) Salvatore (cf. ClAccoNlo, op. cit. 253). (2) Cf. CIAccoNjo-OLDOINO, Vitae Ponhficunz Ron,a,,on,m, Romae, MDCLXXVII, vol- II, pp. 658-59.

[] II monas/ero del Salva/ore 47


tuttavia assicurati che a Farfa il Carbone comncic5 1' opera di restauro della fabrica delia chiesa e del monastero, e che un grazia sua i pellegrinaggi tornarono nuovamente ad affluire lungo le garrule rive del Farfarus oraziano (z). Ma cosi a Farfa che a San Saivatore j i rimedjo veniva tn3ppo tardi (2); per colpa d' un compiesso di circostanze, la stessa vita cenobitica vi s' era come secolarizzata, per non avere altro scopo che di custodire ji censo e la posizione sociale acquistata nei primi secoh del medio evo. Onde non ostante tutte le corumende e le troppo interessate protezioni della Curia, sembrava che pei due cenobi si fosse inaugurato come una specie di ridente autunno che prelude tristamente al gelido novembre, quando ali'infuriar dei venti gli alberi s dispoglano delle foghe ingiallte. Prima della rovina definitiva di San Saivatore preced quella del]e suc dipendenze. Nel 1507 i l priorato di San Catervo di Tolentino, che altra volta dipendeva da San Salvatore, sotto la commenda del hierico &ian-Battista de Rutilionibus, nobile del luogo, non ricoverava puii che alquanti chierici e pochi monaci, i quali col!' assegno di 15 ducati annui trascinavano a stento una vita priva di qualsiasi significato e avvilita dalla miseria. Ti mo(1) II Carbone mori U 18 giugno 1405 e ji Suo corpo fu sepolio a Napoii (Cf. ClAccoNlo-OLD0INO, 1. cit.; F. ConELonI, Ele nc l u.s S. R. E. Cardinalhtnr ex IjibliolIs. Enini. D. D. Curd. Rarcrini, Rornae, 1641, 1). 119). (2) probabile che anche a San Salvatore, sicconie pure a Farfa, la Conimenda non rappresenti che 1' uit j ma evoluzione giuridica del!' istituto del e Provvisor Apostolicus , gi in uso fin da! secolo XII, e che dapprima rappresent una misura senipficemente anirninistrativa e precaria, quindi tend ad affermarsi divenendo una condizione normale per U bonn governo deg!i stati abbaialj. Nella niia storia di Farfa ho trattato ampianiente di tinta questa questione.

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1. Se/jusler

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nastero era tutto in rovina, onde i cittadini di Tolentino sollecitarono ji commendaario a cedere ji luogo ai canonici regolari di San Salvatore, che accettarono Ja proposta. II De Rutilionibus rinunzi5 a tale scopo alTa commenda nelle mani di Giuiio II, il quale 1115 ottobre 1,507 intim lo sfratto ai monaci, perch facessero posto ai nuovi abitatori (i). Anche a Roma le ragioni dei monaci sulle loro chiese di San Martino e di San Salvatore dompni Campi neli' Arenula, non riscuotevano maggior rispetto. II Bovio ricorda che quest'ultima, prima che sotto Urbano venisse demohta, era a tre navi e sembrava antichissima. Negh atti delia visita apostolica del 166 il rettoie, un tal Messer Luciano d' Ande4 rocho (Antrodoco) appresso 1' Aquila ( 2) dichiar che apparteneva ai monaci di Farfa, mentre gi da molti anni aveva cambiato padrone. L'altra di San Martino, prohabilmente assai pii antica del monaco Gualteno di San Salvator Maggiore che f avrebbe eretta tel 1220, pass dapprima in dominio della confraternita della Dottrina Cristiana (1604), mdi tel 1742 fu ceduta ai Frateili di San Giacomo- degli Spagnuoli, che nel demolida, vi scoprirono una gran quantit d'ossa umane (130 teschi), manette, chiodi e coltella sotterrate presso Faltare maggiore (a) . E ben diflicile che si tratti di corpi di martini romani estratti da cimiteri, e mi balea il sospetto che possano essere le vittime dei massacro compiuto da Saraceni dei IX secolo su monte Letenano, tanto piii che anche i Farfensi conservavano - (r) La baila pontificia d facoltlt agli espulsi di conservare J'abito e la regola rnonacale, a condizione di ritrovare un bogo conveniente dove abitare (cf. PENNOTTO, Bis/oria irifrar/ita, lib. III, cap. XXXVII, P. 723). (2) Cf. ARMELLINI, Le fliese di Roma, IT ediz. P. 407. (3) Op. cit. P. 403.

Ji monas/ero dei Salva/ore 49


nella loro basilica monasteriale le reliquie d' un altrogruppo di nionaci martin, caduti parimenti vittime del furore delI'Islam (i) nella medesima invhsione. II piccolo tempio, quasi cadente ne! 1742, era stato restaurato nel 1500 da Battista Paolini, mdi nel 1521 da Giuseppe Palamenuta; in ambedue i casi non si fa alcuna menzione della badia, il che m'induce a riteS riere che essa non vi aveva pi& alcuia ragione (2). Un breve di Paolo ITT verso il. 1542, col quale a Sforza degli Sforzi si confermano i suoi diritti su casteili di San Salvatore (,) ci mostra che 1' autorit della badia si era molto nistretta anche in Sabina, ove i monaci vivevano ristretti tra le mura del cenobio senza pi esercitare alcun' influenza sociale sul popolo. fnfatti sin da] 1399 () Bonifacio IX aveva trasferita la dignitk abbaziale nel proprio nipote Francesco Tomacelli, monaco cisterciense, che cre primo commendatario del monastero di San Salvatore. Si successero, con mire e ambizioni sempre identiche, nipoti e favoriti di papi e cardinal, gli Oisini, i Della Ro yere, i. Frnesi e i Barberini, nelle cui mani la badia coi cenobiti non ebbe nulla a guadagnare. Alessandro VI uni in perpetuo la commenda di San Salvatre a quelia di Farfa, di cui era investito il cardinal Gian Battista Orsini che fin i suoi giorni in Castel Sant' Angelo; mdi Sisto V sottrasse ai commendatari la giurisdizione civile sulle terre del monastero che attribui invece alla Camera Apostolica. Nc segu una lotta curiosissima (i) Cf. SCHUSTER, Martyrologinm Pharfibense ex apografo Card. E. Tamburini 0. 5. B. cod. saec. XI la Rey . Bndicl. Sacra, P. 257; Foa-

( 1991 ) , fnsc. XXVII, pp. 7578. (2) Cf. MARTINELLJ, Roma ex El/mica CIILLA, Iscrizioni, vol. X, P. 225. () Reg. Paul. III, ann. 9-10, C. 380. () KEHR, Italia Pontificia, IV, 25.

50

1. Sehusler

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tra gi'interessi dello Stato papaie e quelli dello famighe dei pontefici cd abbati che aspiravano a conservare ji potere'(x). La prima bella di Sisto y del 6 aprile 1589, ma gi jI 28 lugho dello stesso ano egli restituiva al nipote, ji cardinale di Montaito, commendatario dello due abbazie riunjte, ji diritto di giudicare in secunda et ulterior instantia . Morto Sisto V, Gregorio XIII jI luglio 1591 annuil in favore del potente cardjnale ji dismembramento della giurisdizione civile che gli fu interamente restjtujta, ma nel concistoro secreto dei 4 decembre 1591 questo privilegio fu revocato da Innocenzo IX.. Quando nel 1627 Urbano VIII conferi la doppia commenda a suo nipote Francesco Barberini, con due brevi del 7 ottobre 1627 e 21 luglio 1628 lo cre in pri tempo governatore pontificio di Poggio Mirteto e dello altre torre e castelli, gi separati da monasterj di Farfa e di San Satvatore e fino a que] tempo soggetti alla Congregazione del Buen Governo e della Consulta. La potenza dei nobili congiunti del papa trov cosi neila Sabina un solido appoggio e una fote punto dispregevole di danaro; ma queste mire ambiziose non fecero che affrettare 1' ultima ora della povera badia, onde San Salvatore, che aveva retto aif impeto dei barban, ora non pot reggere alI' unto dei Barberjnj che avidamente agognavano alio sue spoglie. La disciplina monastica vera gi decaduta da lnghi anni, e i monaci, specialmente dopo che la commenda venne a togiiere loro di mano ogni ingerenza e responsabilit nel governo dello torre abbaziali, venfloro a rattrappirsi d' ozjo e di floja entro que] vecchio edificio screpolato e cadente, senza alcun ideale elevato,
(i) Cf, Archjv. \Tatic. Benedjctj XIV, 13u11. et Constitut. bm, XXII, cc. 337-40.

[] JI monas/ero del Salva/ore si senza alcuna prospettiva dinanzi a loro. Verso jI 1509 lo zelante cardinale Alessandro da Montalto, caldo ammratore della riforma di Farfa per opera della Congregazione Cassinese, tent d' indurre i monaci ad accettare anch' essi un piano di riforma nionacale, ispirato bensi alla disciplina de Cassinesi, ma senza alcuna incorporazione della badia a quella Congregazione(i). Ottenutane pertanto licenza da Paolo V, con facolt di rimandar con Dio i recalcitranti, il commendatario si pose ah' opera che sulle prime non manc di dare ottime speranze. Alcuni se ne ritornarono alle loro case con una discreta pensione, ma la maggior parte vi si adatt alla meglio, cosi che 11 Montalto ottenne da Paolo V un breve del 8 novembre 1614, col quale 11 pontefice incorporava alla Congregazione Cassinese oltre la badia di San Salvator Maggiore, 1 priorati da essa dipendenti nelle Marche e a Roma, San Salvatore in Campo, S. Vittoria sul Matenano (2), San Pao]o
de' Ferri, Santa Maria o S. Lorenzo de Rotellis, Sant' Angelo di Mont' Elparo, e Santa Maria Cellana

(i) Alexandro Card. Montalto ut in Congreg. redigat quae datu monasteria dependentia a dicto et S. Salvatoris maioris, unito monasterio farf. (Archiv. Vatic. Pauli y , 42, 53, 56, 182, ]83). (2) Incaricato d' introdurte la riforma a S. Vittoria fu ji monaco cassinese Leonardo, j i quale, tra gIl altri punti di riforma, nel 1613, tent d' indurre que monaci ad usare esclusivamente il color nero per le loro veti esterne (cf. AMATORI, Le abbazc e 1 ,no,,asle,-i fticeni, Camerino, 1870, P. 23). Quando S. Vittoria colle altre prepositure farfensi deile Marche siano state incorporate alla mensa cornmendatoria di San Salvatore tuttora incerto. 1 documenti farfensi dirnostrano che nel 1457 i prepositi del Presidato marchegiano erano ancora soggetti a Farfa, giaccb in un un documento citato daIl'Amatori essi adunati in capitolo decretarono di veinte in soccorso del cominendatario farfense, bisognoso di danaro (cf. AMAT0RI, 1. cit.).

52

L Sc/iusler

[4401

a Monte de Nove. U uditore generale della Camera Apostolica coi vescovi di Fermo e di Montalto vennero incaricati di eseguire la volont pontificia, la quale tanto ph\ stava a cuore al commendatario, perch tutte le rendite e la co]lazjone dei benefizi ecclesiastici della badia 'Genivano sottratte a qualsiasi ingerenza dei monaci e riservate a lui solo (i). Non sappiamo con quali criteri venisse eseguita la divisione patrimoniale delle due mense, del cardinale e dei monaci, ma rileviarno da una bolla di Urbano VIII che la riforma in realt non comprese che San Salvatore cd uno dei priorati dipendenti. Avvenne intanto che al Montalto nel 1623 successe Francesco Orsini, 1 quale, tolto ji pretesto che l'annessione della badia alla Congregazione ledeva i suoi interessi, e che la bolla del novembre 1615 era invalida, giacch non era stato interpellato in proposito, mentre II Montalto gli aveva ceduto la successione alTa comrnenda fin dal 1613, fece revocare l'atto pontificio da Gregorio XV, suscitando cosi una lite con la Congregazione Cassinese che dur per nitre una trentina d' anni. Scacciati Cassinesi riformatori senza nessun preavviso ufficiaie o consenso da parte loro a soiogliere la stabilita unione, i Salvatoriani tornarono a inseivatichire sotto ji regirne dei commendatari che y ' istituirono de priori amovibili, che poco o nuiia ne migliorarono le sorti. Nel sinodo farfense celebrato il 20 giugno 1604 a tempo ancora del cardinale di Montaito, (r) Copia autentica della bolla di Paolo y con la firma del cardinal Pietro Aldobrandini in data 25 gennaio 1616 in Arch. S. Paolo, Roma, Fond. Farfa. La copia fu eseguita ad istanza di Giovita da Castigiione abbate e procuratore generile. della Congregazione cassinese, ed ji quinterno in ottavo piccolo eseguito in pergamena finamente preparata coite iniziali dorate, deve probabilmente ay er servito per l'atto dipossesso.

[441] 11 monas/ero' del Salva/ore j Bernardino Manasse da :riferno, vicario e visitatore generale della badia, il quale presiedeva 1' assernblea e ne pubblic gli atti, fu cosi indelicato verso que poy er ruderi d' un istituto gi cos benemerito e glorioso, che non esit a rivolgere sul loro conto de)le inginrie abbastanza volgari: In Abbatia vero San ct Saivatoris Maionis, cum hoc tempore in dicto monasterio non adsit persona idonea, conducatur quam primum per priorem unus sacerdos theologus saecularis vel regularis, qui singulis diebus eisdem praescribendis ibidem explicet casus conscientiae et Sacram Scripturam secundum capacitatem monacho rum in praedicto monasterio degentium ( i). Cosi nel sinodo (2); tuttavia per una strna contradizione, chi rappresentava i monaci del Salvatore poco meno che analfabeti e bisognosi d' tina scuola quotidiafma pro captu monachorum al tempo stesso norninava Antonio Santio pro-priore della badia, a ricoprire gli uffici assai importanti di penitenziere diocesano e d' esaminatore prosinodale (a). (i) Constitutiones synoda/es insiniznn abbalia,-um eatae Madar Farfensis el Saucti Salvatoris Maioris, edita it, prima synodo habita anno Domini MDcIV, die XX Jnn izessu 1/fmi el Rev.,i D. D- Atexandri PerejIl. fl,-dinatis Monta/ti, S. R. E. ticecancelIarii, perftetui Cornmendatarii praedictaruni AMaliamm, a Bernardino Manasseo Tfr/iernate, Protonotario Apoc, el dic/ario,, Abatianim Vicario cje 1/isi/atori Generali, Romae, rentii iii Danzase Diac. Card. fren/a/ti, S. R. E. Vicecanceil. el Abbaliaru,n S. Marice Farfensis el S. Salva/oris Maioris Perpe/ni Gubernatoris el Administrato,-is Ordina (iones el Tarat Tribunaiium Abba/iae Farfensis, Romae, MDCXII! (Copia au; teuticata dallo stesso cardinale di Montalt ji 3X marzo 16j8 in Archjv. S. Paolo, Roma, caps. Fara). () Op. cit. pp. 37, 72.
MDCIV, P . 21. (2) Cf. li/mi el Rev.n 'Domini Alexandri Perelli S. Lan-

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1. St/juste,-

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Dopo cinque anni di governo, nel 1627 jI commen datario Francesco Orsini entr nelia Compagnia di &es, e gil succed ji cardinaie Francesco Barberini, nipote di. Urbano VIII che resse la badia da! 1627 al 166o, quando abdic in favore del proprio frate!io Carlo. Fu appunto sotto Francesco Barberini che suon ]'ultima ora pel troppo decaduto San Salvatore; giacch essendosene partiti i Cassinesi, i priori triennali che ne moderarono le sorti non vaisero a riformare 1 monaci, che usavano financo vesti poco diverse da quel!e de scolari. 11 popolo II chiamava berrettanti dal largo berretto clericale che Ii distingueva, ma Urbano VIII nc aveva un concetto cos triste, che 11 giudicava inadatti a qualsiasi riforma. E vero che la la bolla di Faolo V nel 1615 conteneva come una smentita anticipata aIF opinione avversa dei Barberini, ma y' erano in giucico troppi interessi, troppi calcoii pecuniari, perch si potesse realmente volere it restauro moraie di San Salvatore. Ti commendario ne voleva ad ogni costo le pingul rendite, e innanzi alie cupide brame del cardinal nepote convenne cedere, cosi che Urbano VIII con un tratto di penna soppresse 1' abbazia (i). La bolla del papa in data del j' luglio 1632 e vi si narra dapprima !a storia de!la tiforma per opera dei Cassinesi, il breve di Gregorio XIII, litigi che ne erano seguiti, per comandare finalmente
(i) La bolla fu pubbiicata in Synodus dioccesana insigniuni ahbaliaru,n S. 1W.zriae Farfensis el S. Saivatoris fraioris Ord. S. IJenedicli invice;n perpetuo unitarum celebrata per Eminenlissi,nuni el Reverendissi,nu,n Doviznuin Do,ninu,a Caroluin Barberinun, etc. Auno Domini 1685, Romae, Typs Barberinis, MDCLXXXVI, pp. 999-1042; cL constitutiones synodales Abbatiarurn S. M. Fa,-f. el S. Saivatoris Maioris etc. editae a Card. Fra,gisco ijarberino Connnenda/ario (anuo 1628) (Arcbiv. \Tatjc. Bandi, XV, fl. 1).

rl

i.

[443] II

monas/ero del Salva/ore 55

che i 34 monaci che ahora facevano parte del]a comunit venissero secolarizzati, previo 1' assegno del1' annua pensione di io scudi. 1 priorati dipendenti nene diocesi di Fermo e di Montalto dovevano essere Convertiti in altrettante collegiate canonicali, riservando a]la diretta giurisdizione del conimendatario le monache di Santa Vttoria, che altra volta dipendevano da] priore di quel cenobio; ma perch ji servizio parrocchiale non ricevesse danno dalia mancanza dei Salvatoriani, in ciascun monastero stabilito un vicario abbaziai coli' assegno annuo di 6o scudi, oltre un fondo speciale pel mantenimento degli edifici sacri. Alla lite gi lunghi anni pendente colla Congregazione Cassinese (i) viene imposto silenzio cosi che arbitrati, sentenze di Tribunali, decisioni rotali o pontificie, nulla insonima possa essere invocato centro 1' onnipotente cardinal nepote, ji quale dov ereditare senza disturbo d' alcun competitore tutta la potenza, i diritti e le ragioni del' abbazia. Due anni dopo, il primo luglio 1632 un altro breve d' Urbano VIII venne a date un assetto definitivo al1' antico patrimonio di San Saivatore nelle Marche, ove le chiese di Santa Vittoria sul Matenano, di San Paolo di ]iurci e di San Lorenzodi Rotelle erano cosi belle e ricche e frequentate dal popolo, che permettevano 1' erezione d' altreltante collegiate canonicali: Satis pingues redditus habeant et iliorum fructus pro dote Collegiatarum Ecclesiarum sufficiant, corum etiam Ecclesiae eleganti forma constitutae et in locis commodae sitae reperiantur, et ad il]as fraequens (i) NelI'indice del disperso archivio di S. Paolo lii Roma trovo notato Monasterium 5, Salvatoris Majoris. Comtnissio Causae pro restitutione praedictae Congregationis Cassinensis ad possessionern Monasterii ( cL ndex alfthabeticus Archivi Sacri Jifonasi. S. Pauli, vol. XI).

56

1 Sclzuster

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utriusque sexus fide]ium numeras devotionis causa aceedere soleat (i); perci il papa a far cosa grata al nipote, cui hoc pro singular eius pietate et devotio no maxime cordi esse novimus, rem gratam facere yo lentes , vi eresse di motu-proprio tre capito]i collegiali, con assegno annuo, cura d' anime ed abitazione comune negli antichi ediflci monasteriali. Sa&a Vittoria ebbe adunque suoi otto canonici, San Pao]o dieci e San Lorenzo quattro, e di tanta iarghezza questa volta Urbano VIII volle che nc entrassero a parte anche gli ex-Sa]vatoriani, ai quali fu concesso di poter aspirare al!' onore della cappa canonicale, in carabio della deposta cocolla. Del resto de]]e rendite, giusta la bolla de] 1629, avrebbero dovuto fondarsi alcuni seminari per 1' educazione de] giovane clero abbazia]e, ma ji disegno presto svani cd il breve de] 1632 nc fece deporre de] tutto jI pensiero: Considerantes quod si ... loco seminariorum hujusmodi ... a]iquae colle giatae ecclesiae et in eis aliquae dignitates ac cano nicatus et praebendae erigerentur ... divini. cultus augmento ... consuleretur (a). Con tutto ci 1' idea del seminario abbazia]e che era stato ji genio nefasto che aveva ispirato la rovina di San Saivatore al cardinal Barberini, seguit ancora per Iunghi anni a turbare i quieti sonni dei cornmendatari (). In sul principio Ii Barberini ne apri uno a Toffia, poco lungi da Farfa, nene case del suo vicario generale Marco Ruffetti, e ]o dot in parte col]' eredit lasciatagli a tale scopo dal vicario, in parte coi proventi rilevati su (i) Edita in Synodzss Dioecesana ccc. pp. 1024-1042. (2) Of). cit. P. 1029. () Cf. Aci. Visual. Aftoslolicae ab6atiae S. Y. Farfensis el S. Salvaloris Maioris unili farf. abbaac, fteractae a Persia Cavaccio Episc. Larinensi vicario Latera,,. (almo iGo) (Arciiiv. Vatic. flfl. 12, 13).

Ji 1

monas/ero del Salva/ore 57

benefici ecciesiastici della Commenda, aggiungendovi da ultimo la famosa quadam residua portione red dituuni mensae convertualis (rimanendo intatta, s'intende, quella assai puf pingue del commendatario) Monasterii Sancti Salvatoris Maioris (1) (ma ji resto dov'era andato?) e a San Salvatore si content di stipendiarvi un vicario foraneo e un sacerdote che v'insegnasse gramrnatica ai futuri candidati del seminario (2). Un breve d'Urbano VIII del 6 luglio 637 () approv questo stato di cose, che poi nel sinodo farfense del 1685 () venne nuevamente confermato da! cardinal Carlo Barberini e da tutta l'assemblea (a); ma il cardinal commendatario Marcello 1_ante (1738^1769) trasferi ji seminario da Tofila a San Salvator Maggiore (6), dove rimase sin verso
Sinodus Dioecesana ccc. p . 302. (2) Op. cit. P . 108. () O p . cit. P. 302. (4) Cf. Cos/i/uzioni e Tasse da osservarsi dagli llfficiali jlfinis/.,-i del Tribuna/e Ecelesiaslico dell' Insigni abhazie di San/a Mara di Taifa e di San Sa/valor JI!aggiore, siabilile e publica/e da/l'Jiccel.,l,o e Rev.w Signar Card. Carlo Btu-ter/ni Abbale Per/e/uo Cbm,nend. e Ordinario, In Roma, nellaStarnperia Bar(i)

berma, MDCLXXXVIII (Copia autentica colla firma autografa del cardinale in Archiv. Mouast. S. Paolo, Roma, caps. Farfa). (5) Op. cit. De Seminario el Lud magis/ris, cap. XXXVI, PP. 302308. (6) Dopo questo tempo le relazioni de rnooaci di Farfa coi nuovi inquilini di S. Salvatore furono sempre cordial e oltre a scanibievoli Visite che si facevano. trovo notato nei Ricordi dcli' Imperial monasterio di S. Maria di Faifa (cod. ms . saec. XV1I, arclliv. S. i'aolo in Roma) clic il 13 luglio 1769 I'ier Domenico Manganoni, abbate farense, prese soleime possesso di quefla Ijadia ut alter Ego del coniniendatario Antonio Lante. 11 prelato compi in un sol giorno II ]ungo e disastroso viaggio di andata e ritorno per que1 possesso (cf. -eRi cordi ecc. fol. 348).

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1. Selzuster

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u 1841, non mancando d' educare alla Chiesa degli ecciesiastici di gran merito e di scienza non cornune Dopo un breve soggiorno dei Passionisti su] deserto colie Letenano, quando il commendatario Lambruschini ottenne da Gregorio XVI lo smembramenio deBe due diocesi abbaziali di Farfa e di San Salvator Maggiore, con le terre di quest' ultinia badia venne costituita in parte la nuova diocesi vescovile di Poggio Mirteto, i di cui prelati hanno il tibio d' abbati di San Salvatore ne perceiiscono gli ultimi rimasugli deBe antiche rendite in favore de] seminario diocesano. La destinazione dell' edificio monasteriale a residenza estiva dei giovani cherici deile diocesi di Rieti e di Poggio Mirteto fece si che la badia non vensse compresa entro gl ultimi decreti d'indemaniamento deli'asse ecciesiastico; ma, rispettata dalle leggi, non lo fu egualmente dagli uomini e da] tempo, si che oggi gli abbandonati chiostri, la basilica, le aule e gli ambulacri screpolati e deserti minacciano irreparabile rovina. Nel sinodo farfense de] 1685 lo stato materiale di San Salvatore cosi descritto: Ecciesia monasterio contigua, antiqua et magnifica structura, constat unica longa nave cum quinque ab uno, et sex ab altero latere capeilis decenter fornicats. Altare maius., in extrema Ecclesia pavimento celsiore elevata, reli giose et speciose ornatum eniinet; post quod est chorus cum antiqua sede abbatiali et rehquo mona stico choragio; a cornu epistolae est sacrarium su pellectile sacra et Sanctorum Reliquiis aliunde dita tum. In hac ecclesia praefati presbyteri Sacra quotidie celebrant et Sacramenta Poenitenti et SS. Eucha ristiae Fidelibus eo praecipue ad solemniora anni festa ex Abbatiae Castellis confluentibus ministrant. ... un Corpore Abbatiae Sancti Salvatoris Maioris et membris seiunctis vicinioribus Animae quater mille,

- -

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[4471 11 monas/ero del Salva/ore 59


trecentae tredecim ( i). Nel medesimo snodo i castelli soggetti a San Salvatore seno enumerati nel seguente ordine: En abbatia S. Salvatoris Maioris: Longone, Vaccaritia, Pratoianne, S. Silvester, Po dium Vittianum, Ars Vittiana, Varcus, Vallis Cupula, Capradoxum, Offedium, Concervianum, Castrum S. Martini, Arx Raineria, Censuaria, Porcilianum, Ma gui Lar, Nespolum, Ospaniscus, l7 lumata et Subur bium Reatinum ( a ) . Per di tante ricchezze oggi San Salvatore non ha pi nuUa; i paesi che altra volta le erano soggetti (a), povri, quasi abbandonati fra i monti, destano un' impressione ?l disgusto e di pena, e 1' antica battedrale della badia tutta deturpata e quasi chiusa al culto. Dell' altare maggiore vagament adorno, del coro e della cattedra marmorea dell' abbate in fondo al!' abside, nicordati anche da] Marocco (a), non esiste quasi pi nulla; le preziose reliquie e le suppellettili sacre seno andate disperse da lunghi aun, l'anchivio (che pera non niguarda altro che la diocesi comincia solo col secolo XV) & stato incorporato con quello frfense, nella Curia vscovile di Poggio Mirteto. Si eriggono in Italia tanti tempi e monasteni nuovi; perch non viene a nessuno il pensiero di nisuscitare 1' antica tradizione storica del monte Letenano,
( x ) O p . Cit. pp. 1059, 1067. (2) Op. ch. PP . 375-77 () It primo amembramento della badia segul sotto Benedetto XIV a suggerirnento del commend. card. Passionei, quando gil successe Federico Lante. La bolla pontificia colla qua si restituisce ai vescovi la giurisdizione detje chiese non cornprese oc] territorio abbaziale del 1747 (cf. Memorie per servire al/ti sioria della vi/a del ca-d. Do;nenico J'assionei, Roma, MDCCLX1I, P). 214-16). () G. MAnocco, Monurnenti della Sido pontificio. Sabina e suc niemorie, tomo III, pp. 57-91.

1. Scltuster

[448]

restituendo alla Sabina ji monastero di San Saivator Maggiore, nuevo focolare d' ideali reiigiosi fra ji popolo e centro di progresso e di civilt& (t)?

APPENDICE 1
11 preposito e 1] priore di San Salvatore informano il card. ligo d' Ostia intorno ai rispettivi diritti, giusta la cansuetudine del monastero (2) (100-1058). Snoctissimo in Christo fratri et domino reverendo Ugoni Dei gratia 1-Jostiensi et Velletrensi episcopo -prepositus et prior Saucti Salvatoris... [com]mendacioneni el debitam u ornnibus verentiarn. Sanctitatis vestrae litteras, ea qua deb[uimus devotione susc]epimus et earum terlorein metfloriae commendantes, statum praepositurae et prioratus secunduin consuetudinem [monasterii nostri] magnitudini vestrae ducinius intimanduni. In choro namque abbas in dextro latere ma[net prinius]: prepositus vero manet in sinistro latere prinius. Si autem abbas fucrit in

(i) Mi caro di professare qui la mis piCa viva riconoscenza al venerando vescovo di Poggio Mirteto, mons. Bartolomeo arcivesc. Mirra, abhate di San Salvator Maggiore, per la squisita cortesia colla quale ha favorito questi miei studi. Un affettuoso grazie di cuore vada pure alta distinta famiglia Vagli di Longone, iii casa della quale ha trovato nobile ospitalit e ogni pi gentile cura per rendere proflcua e dilettevole la mia visita a S. Salvatore. (2) Cf. Kuia, Urkundeu zur Gese/ziclile von Faifa iv XI! Jo/:rhundcrl in Que/len md Forsc/iuvgen, IX, H. i, pp. 170-134. La pagina del ms. (Eton.-Colleg. 124) donde 1 autore ha tratto it documento in questione assai deteriorata, ondeegli ha do-vuto supplire aite lacune del testo, non riuscendovi senipre felicemente. La lettera assai importante per la storia della badia, onde ni sono risoluto a ripublicarla, correggendo talorail Kehr l dove bo potuto giovarmi delle diverse raccolte di Consuec tudines Monasticae a cui j I testo si riferisce.

[] Ji monas/ero del Salva/ore 6t


choro, ipse [cantat .xir.j Iect[ionem] et prepositus .VII[L) lect[ionem et] .xii'. (i) r[esponsorium]. Si vero fuerit absens, praepostus dicit .v'''. r[esponsorium et xii. lectionem et prior .viu.} Iec[tionem] et xii [responsorium]. Si enim abbas non dicit nullam, ipsius est officiuni in quatuor cappis in tertio [... Responsorio portare incoensurn si vero non] focrit presens, ofl9cium est prepositi sicut abbatis. Jo Capitulo abbas in medio, prior [a smistro] benedictiones, absolutiones et [poententias illo absente pronunciet prepositus]. Si vero [fuerit autem abbas in] medio, prepositus a dextro, prior [a sinistro]. In solernpnitatibus abbas ponit cappa (2) u dextro latere, et prepositus [a sinistro]. Si vero ab.sens fuerit abbas, prepositus ponit a dextro, prior a sinistio latere. Ablutionein namque pedum fratrum guam pauperuin abbas ab uno latere, prepositus ab alio faciunt. Absente vero abbate, prepositus ab uno et prior ab litio. Si abbas fuerit presens, prepositus est secundus ab eo, illo vero absente, prepositus retinet () adininistrationern tam in teniporalibus guam in spiritualibus; vicecomites et castallos et alia temporalia intus et extra constituencli et destituendi pse solos retinet potestatem, salva iii omnibus abbatis auctoritate. In concessioiijbus ecciesiamm abbatie prepositus eligit tarnquam patronus et prior investit () tamquain episcopus. Correptiones clericorum prepositus cura in spiritualibus facit. Si autem aliquis clericorum forisfecerit priori, ipse punit eum in spiritualibus. Iii refectorio autem prepositus et prior hinam accipiunt partem. Has vero lineras sigilio rnonasterii nostri signatas secundum mandatum vestruni doininationi () vestre curavimus delegare (6). * ** II documento tantd pi importante, perch 1' unico nel suo genere che ci faccia conoscere le consuetudini liturgiche di San Salvatore nel secolo XII, e vale la pena che brevemente si illustri. L' uso mo(x) Nel cod.: xxii . (2) Nel cod.: copiara (3) Nel cod. e retor o. (4) Nel cori.: invenerit o. () Nel cori.: dominatione.,>, (6) Cf. KimR,. Op. Cit. 182-3.

62

1. Selsusler

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nastico riservava alA' abbate e alle alte dignit monasteriali U canto cl'alcune lezioni e d'alcuni responsori neli' Ufficio notturno. Generalmente 1' abbate cantava 1' ottvo responsorio e la duodecima lezione, mentre alla seconda dignit dopo di In spettava 1' ottava lzione e il duodecirno responsorio. In assenza del]' abbate il primo posto toccava al preposito; ma sembra che appunto questo diritto venisse contestato dal priore del Letenano, il quale solo in tal caso doveva sottentrate a fare le parti del preposito. Anche neIl' aula capitolare tutti gil onori e la giurisdizione in assenza dell' abbate erano attribuiti al preposito, il quale nei di festivi rivestiva la sua cappa dal lato sinistro del coro, riservando il Jato opposto al!' abbate. Paritnenti la lavanda del piedi, cosi ai monaci che ai po yen, in uso nei monasteri benedettini sin dalle prime onigini (i), veniva compiuta dali' abbate e dal preposito; ma a San Salvatore. quas a compensare il priore - di tante sottrazioni fatte alla sua autonit&, era stabilito che trattandosi di nomine a benefici vacanti le parti si sarebbero invertite, e che il preposito avrebbe presentato i candidati, quasi fosse investito del diritto di patronato, ma che spettasse al priore di conferir loro 1' investitura ecclesiastica, a siniig]ianza dei vescovi. APPENDTCE II

Serie degli abbali di San Salvatore.


A cagione della totale dispersione dell' archivio di San Salvatore e della mancanza assoluta d'una cronaca o d' un cartario qualsiasi del monastero, sembra impos(i) Cf. Cohsuelud. Farf. 178, 50.

[45 11 11 monas/ero del Salva/ore 63 sibile . che si possa mal sperare di ricostruire interamente i suoi fasti abbaziali coil' unica scorta dei documenti sporadici di cui disponiamo attualmente. La lista che segue risulta dalle carte di cui ini nono servito por compilare la mia monografia; ma ulterior indagini nei Regesti Pontifici, che por ora non ho ptuto compiere, come avrei voluto, dovranno forse rivelarci altri nomi d'abbati del socolo XV.
Ann. 772-75 (1). 794. 807. Tra 1847-855 (?). 872. 1001-1017. 1049. 1057. 1124. 221. 1286. 1290. 1290. 1306 (?). 1306. 1307. Adroaldus. Usualdus. Leufo. 1-Jonoratus. Anastasius. Landuinus. Pbenesius (?). Petrus. Adenulpbus. Ranutius, .'Egidius. Philippus. Petrus II. Canibius. Bonus- lohannes.

Badia impedale di San Salvator Maggiore, 1912.

ILDEFONSO SCIIUSTER.
(r) Gli anni non designano l'epoca della rispettiva accessione al trono abbaziale, - ma quella in cui vengono ricordati nei documenti.