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Foscolo - I Sepolcri (parafrasi e commento)

Foscolo - I Sepolcri (parafrasi e commento)

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Parafrasi e commento de 'I Sepolcri', Foscolo
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I sepolcri

Versi 1-3: Se il sepolcro è collocato all’ ombra dei cipressi ed è confortato dai pianti dei propri cari, il sonno della voce è spiacevole? Commento: È la prima delle tre domande retoriche che Foscolo si pone sull’ utilità del sepolcro. Le tre risposte negative gli permetteranno poi di affermare l’ utilità del sepolcro. Se il sepolcro è collocato in un luogo curato per il morto non cambia niente. Versi 4 -15: Quando per me (quando sarò morto) e il sole non permetterà più la vita animale e vegetale e quando davanti a me non ci saranno più le ore future con le loro promesse, ne da te dolce amico potrò sentire i componimenti poetici così malinconici ne sentirò più l’ ispirazione poetica concessami dalle muse ne quella amorosa che sono l’ unica consolazione in questa mia vita di esule, quale vantaggio potrò ottenere per la vita che non c’è più da un sepolcro che distingua le mie ossa dalle infinite altre ossa che la morte dissemina in terra e in mare? Commento: La risposta scontata sarebbe nessun vantaggio poiché la presenta di un sepolcro non cambierebbe le condizioni del defunto. Versi 16-22: È ben vero o Pindemonte? Anche la speranza, ultima dea, abbandona i sepolcri e la dimenticanza con le sue tenebre avvolge tutte le cose e una forza meccanica le trasforma continuamente il tempo trasforma tutto : l’ uomo le sue tombe le sue spoglie mortali e tutti i vari aspetti del cielo e della terra. Commento: Secondo la mitologia la Speranza accompagnava gli uomini nel corso di tutta l’ esistenza fino al sepolcro, dove l’ uomo rimaneva completamente solo. Si parla poi della teorica meccanicistica dell’ universo secondo la quale tutto si trasforma dando origine a nuove forme di vita: è una legge della natura alla quale neanche l’ uomo può sottrarsi. Versi 23-25: Ma perche prima che lo faccia inesorabilmente il tempo, l’ uomo vorrà privare se stesso di quell’ illusione che sebbene sia morto gli permette di soffermarsi al limite del regno dei morti (diti)? Commento: L’ uomo si illude di potersi fermare sulla terra quindi al limite del regno dei morti per mezzo del sepolcro che come tutte le cose prima o poi è destinato a scomparire. L’ Editto di Santi Cloud, privando l’ uomo del sepolcro gli toglie immediatamente questa illusione per cui è logico che gli uomini non vogliano sottostare a questa legge. Versi 26-29: Non continua forse egli a vivere quando sarà sottoterra e per lui non esisterà più l’ armonico scorrere del tempo se la vita potrà continuare attraverso il ricordo che si realizza nella cura del sepolcro? Commento: Secondo Foscolo il sepolcro permette al defunto di illudersi di rimanere sulla terra e per i familiari contribuisce a mantenere vivo il ricordo. Versi 30-40: È sublime questo scambio affettuoso di sentimenti, è una dote celestiale che appartiene solo agli uomini; grazie a lei l’ amico estinto continua a vivere con noi

e noi con lui se la terra pietosamente dopo averlo accolto alla nascita è averlo nutrito, gli offrirà un ultimo addio nel suo grembo materno e cosi preserverà quelle reliquie dagli agenti atmosferici e dal calpestio profano del popolo e una lapide ne conservi il nome e una pianta mostri la sua pietà offrendo il profumo dei propri fiori e il proprio verde su quelle ceneri. Commento: È la parte centrale del carme poiché si parla di questo scambio affettuoso tra i vivi e i morti che Foscolo vede come una dote sublime che hanno solo gli uomini. Il sepolcro permette la realizzazione di questo scambio amoroso: ciò lo rende necessario cosi come la tutela di quei resti dagli agenti atmosferici o da altro. Tutto ciò avviene solo per chi è stato amato su questa terra. Versi 41-50: Solo chi non lascia un buon ricordo di se non può pretendere la cura del proprio sepolcro e se cerca di immaginare ciò che avverrà dopo il suo funerale vedrà il suo spirito vagare tra il pianto nel tempio di Acheronte oppure lo vedrà rifugiarsi sotto le grandi ali del perdono di Dio; ma vedrà i suoi resti abbandonati tra le ortiche di un campo deserto dove nessuna donna innamorata si recherà a pregare e nessun viandante solitario potrà sentire quel turbamento che la natura manda a noi dal sepolcro. Commento: In questi versi Foscolo indica sia l’ oltretomba pagano, con i templi di Acheronte, sia quello cristiano con le ali di Dio; secondo alcuni commentatori indicherebbe invece la divisione tra inferno e purgatorio. Ciò accade allo spirito di coloro che muoiono ma, in mancanza di un sepolcro il corpo verrà abbandonato all’ incuria. Versi 51-53: Eppure oggi una nuova legge impone che i sepolcri siano collocati lontani dagli sguardi pietosi (lontani dalla città)e priva gli stessi morti del loro nome. Commento: Si riferisce all’ editto di Saint Cloud che nel 1806 regolamenterà la sepoltura. Versi 54-61: E giace senza tomba il tuo discepolo, o Talia il quale dedicò i suoi versi a te con grande devozione, nella sua povera abitazione e invocando la tua ispirazione. In cambio tu abbellivi i suoi versi con quell’ ironia che sferzava il lombardo Sardanapalo per il quale è piacevole soltanto il muggito dei buoi che proviene dalle stalle situate lungo l’ Adda e il Ticino che gli permette una vita di ozio e smodatezza. Commento: Talia è la musa ispiratrice della poesia ironica. L’ ironia è propria di Giuseppe Parini, di cui però non esiste il sepolcro perché è stato collocato in una fossa comune per effetto di una legge austriaca del 1799. L’ ironia è propria del giorno il cui protagonista è il Giovin Signore Lombardo che Foscolo paragona a Sardanapalo, re Assiro passato alla storia per aver condotto una vita smodata. Versi 62-69: O bella musa dove sei? Non sento il profumo dell’ ambrosia (cibo degli dei) indice della tua presenza tra queste piante tra le quali siedo e dove rimpiango la mia città. Eri solita venire e gli sorridevi quando si trovava sotto quel tiglio che ora ha i rami abbassati e sembra quasi fremere perché non copra, o dea, il sepolcro di quel vecchio a cui aveva concesso ombra e serenità.

Commento: Il tiglio di cui si parla si trova in un boschetto alla periferia di Milano dove Parini era solito andare e dove è avvenuto l’ incontro tra Foscolo e Parini, di cui di parla nell’ Ortis. Versi 70-72: Forse tu girovagando tra i cimiteri popolari guardi attentamente per scoprire dove riposa il corpo sacro del tuo Parini? Versi 72-77: La sua città non gli dedicò un sepolcro tra le sue mura ne una lapide ne un epigrafe eppure attrae i cantori evirati. Forse le sue ossa vengono insanguinate dal capo mozzato di un ladro che ha pagato i suoi crimini sul patibolo. Commento: Abbiamo una polemica contro la città di Milano che si è dimenticata di un poeta cosi famoso. Con cantori evirati si riferisce all’ ode di Parini o l’ evirazione. Essendo sepolto in una fossa comune è possibile che si trovi accanto ad un criminale qualsiasi. Versi 78-90: Senti frugare tra le macerie e gli sterpi il cane randagio che girovaga tra i sepolcri ululando per la fame e vedi l’ Upupa dove si era rifugiata per fuggire alla luce della luna e la vedi svolazzare tra le croci sparse in questa funebre campagna; quell’ immonda accusa coi suoi versi lugubri le stelle che mostrano la loro pietà illuminando questi sepolcri dimenticati. Invano o dea invochi la notte squallida affinché conceda la rugiada al sepolcro del tuo poeta. Ahi sui sepolcri dimenticati, che non vengano curati dai propri cari non può nascere nessun fiore. Commento: Partendo dalla considerazione che il sepolcro di Parini sia dimenticato Foscolo immagina che la collocazione lontana dalle città possa far dimenticare tutti i sepolcri e in questo luogo si troveranno ruderi, sterpi, animali randagi. L’ Upupa è un uccello diurno che vari poeti hanno trasformato in un uccello notturno e ciò lo farà anche Montale. Foscolo immagina che Talia preghi la notte affinché conceda la rugiada che permetterebbe la crescita dei fiori ma, se il sepolcro non è curato ciò non può cadere. Versi 91-96: Dal giorno in cui l’ istituzione del matrimonio della giustizia e della religione (insieme di norme morali e civili) ha permesso agli uomini primitivi, simili alle bestie di provare pietà per se stessi e per gli altri, i vivi hanno levato agli agenti atmosferici e alle belve quei miseri resti che la natura con continue trasformazioni destina ad altre forme di vita. Commento: Con questi versi inizia la giustificazione storica secondo la quale l’ istituzione del matrimonio della giustizia e della religione ha dato inizio alla civiltà con la quale è iniziata anche la sepoltura dei defunti. Prima di essa i cadaveri venivano abbandonati e subivano le conseguenze degli agenti atmosferici e delle belve; ciò permette a Foscolo di far riferimento alla teoria meccanicistica della natura. Versi 97-103: Le tombe erano la testimonianza delle imprese compiute dagli antenati e un altare per i figli. Esse venivano interpellate, cosi come gli dei lari prima di ogni evento e fu ritenuto sacro il giuramento fatto sulla tomba degli antenati: è un culto che, sebbene con riti diversi e insieme al culto della patria e degli affetti familiari viene tramandato da secoli.

Commento: I fasti sono i libri nei quali venivano scritte le imprese compiute dagli eroi durante l’ impero romano. In quell’ epoca i sepolcri erano collocati dentro le abitazioni, in un luogo di culto dove si trovava anche l’ altare per gli dei protettori della famiglia, i lari. Il culto dei morti cosi come quello della famiglia e della patria si tramanda da secoli con riti diversi, a seconda delle epoche e a seconda dei paesi. Versi 104-114: Non sempre i sepolcri sono stati il pavimento delle chiese, ne il fetore dei cadaveri mischiato al profumo dell’ incenso ha offeso i fedeli e neanche le città furono rattristate dalle rappresentazioni della morte: le madri si svegliavano atterrite e tendevano le nude braccia verso gli amati figliuoli per proteggerli affinché non fossero risvegliati dai continui gemiti delle persone morte che provenivano dalle chiese e invocavano una preghiera pagata ai propri congiunti. Commento: Abbiamo un veloce riferimento a quello che era il sepolcro medioevale; in quell’ epoca i sepolcri si trovavano dentro le chiese contravvenendo alle norme igenico sanitarie tant’ è vero che era necessario spargere l’ incenso usato come disinfettante per coprire il fetore dei cadaveri. Ora l’ incenso è utilizzato solo come simbolo di purificazione. Nel medioevo era usuale raffigurare scheletri sia nei dipinti che nelle sculture per questo era necessario rassicurare i bimbi. Abbiamo poi una polemica contro l’ uso della chiesa cattolica di celebrare funzioni religiose per i defunti a pagamento. Versi 115-118: Ma cipressi e cedri impregnando l’ atmosfera con il loro profumo concedevano un verde perenne su quei sepolcri eretti a memoria perenne e vasi preziosi raccoglievano le lacrime versate per devozione. Commento: Attraverso un volo Pindarico passa dal sepolcro medioevale a quello di epoca classica quando esso si trovava nei giardini tra alberi profumati. I vasi di cui si parla in realtà contenevano oli profumati. Versi 119-129: Gli amici rubavano una scintilla al sole per illuminare il buio perenne del sepolcro perché gli occhi dell’ uomo che muore cercano il sole e tutti mandano l’ ultimo respiro che emana dal loro petti verso quella luce che fugge. Le sorgenti versando acque purificatrici sulla zolla funebre, permettevano la crescita di viole e amaranti e chi sedeva a piangere e raccontare i suoi tormenti ai cari estinti, sentiva in torno a se un profumo simile a quello che si sente nei campi elisi. Commento: La scintilla che viene rubata al sole non è altro che la luce dei lumini che si mettono sulle tombe. In epoca classica il sepolcro era ricoperto di fiori e le persone che si recavano in visita potevano sedersi sul sepolcro (vedi “In morte del fratello Giovanni”). L’ esaltazione dei cimiteri di epoca classica gli permetterà di fare un paragone con i cimiteri inglesi contemporanei a Foscolo, di cui parlerà nei versi successivi. Versi 130-136: Illusione dettata dalla pietà che rende cari i cimiteri collocati lontani dalle città, alla giovani ragazze britanniche che vi si recano spinte dall’ amore verso la madre defunta e dove pregarono i genii (dei protettori della patria) affinché concedessero il ritorno a quel valoroso che dopo aver spezzato l’ albero maestro della nave che aveva conquistato con questo si costruì la bara.

Commento: L’ illusione pietosa di cui parla Foscolo si ricollega allo scambio celestiale del verso numero 30: è un qualcosa di irrazionale che crea un rapporto tra i vivi e i morti. In questi versi si parla dell’ ammiraglio Nelson e qui possiamo trovare un riferimento contro Napoleone che non aveva mai sconfitto l’ Inghilterra. L’ ammiraglio Nelson nella battaglia di Abuchir, conquistò la nave ammiraglia; la leggenda narra che con l’ albero maestro di questa nave si fosse costruito la bara. In realtà furono i suoi marinai a farlo. Versi 137-141: Ma in quei luoghi dove l’ ansia di compiere grandi imprese sia terminata e la vita civile sia amministrata dalla ricchezza e dalla viltà i monumenti funebri e le lapidi di marmo si ergono come una inutile ostentazione della morte. Commento: Partendo dal presupposto che le tombe debbano essere uno stimolo a compiere grandi imprese, come dirà dopo, Foscolo considera amaramente che quando la società considera importante solo la ricchezza dettata poi dalla viltà, le tombe costituiscono un’ inutile rappresentazione della morte perdendo la loro funzione patriottico civile. Versi 142-150: Gli intellettuali, i ricchi (l’ alta borghesia) e i nobili, tutti insieme spregiativamente popolo, che sono il vanto e i rappresentanti del bel regno italico sono sepolti già da vivi nelle regge dove risuonano false adulazioni e hanno l’ unico vanto nello stemma araldico. Per me e per tutti i patrioti come me la morte prepari un luogo dove finalmente io possa riposare una volta che la sfortuna avrà cessato di perseguitarmi e gli amici accolgano un’ eredità che non è fatta di tesori ma di sentimenti affettuosi e dell’ esempio di una poesia libera. Commento: Abbiamo un’ accesa polemica contro l’ Italia dove l’ intera popolazione più rappresentativa: gli intellettuali, i ricchi e i nobili (Foscolo utilizza la divisione nei collegi elettorali stabilita da Napoleone per classi sociali che poi con disprezzo definisce popolo) sono incapaci di reagire alla situazione in cui si trova l’ Italia per cui è come se fossero morti e possono vantarsi solo delle imprese compiute dai loro antenati che poi ha generato lo stemma araldico. Foscolo ancora una volta afferma ciò che lui lascerà in eredità ai propri cari: oltre l’ affetto, l’ esempio di una poesia libera, di una patriota che non si è mai sottomesso a nessun dominatore. Versi 151-154: I sepolcri dei grandi uomini spingono gli uomini altrettanto coraggiosi a compiere imprese eroiche o Pindemonte e rendono bella e sacra la terra che le accoglie per tutti i viandanti. Commento: Inizia la giustificazione patriottico civile, secondo la quale la visita ai sepolcri degli eroi spinge gli uomini altrettanto valorosi alla limitazione, per questo è necessario che le tombe degli eroi italiani siano collocate tutte all’ interno di un unico luogo: Santa Croce a Firenze. Versi 155-158: Quando io vidi il sepolcro di quel grande personaggio che rafforzando il potere (lo scettro) in mano ai regnanti lo ha liberato dalle false glorie e ha svelato alle genti come esso sia impregnato di lacrime e di sangue. Commento: Il grande personaggio è Nicolò Machiavelli autore di “Il Principe” con il quale ha rivelato la vera natura del potere e della politica in genere.

Verso 159-160: È il sepolcro di colui un nuovo tempio per le divinità. Commento: Michelangelo è la cupola di San Pietro a Roma. Versi 160-164: E(il sepolcro) di colui che vide nel padiglione celeste (universo) ruotare più pianeti e il sole illuminarli immobile (Galileo Galilei) per cui l’ inglese (Isaac Newton) riuscì ad ampliare le conoscenze e per primo a liberare dagli errori le vie dell’ universo. Commento: Il primo personaggio di cui si parla è G.G che per primo affermò la teoria eliocentrica (il sole al centro dell’ universo che illumina i pianeti); in seguito gli studi di Galileo vennero ampliati da Newton, che sebbene inglese, è sepolto a Santa Croce. Versi 165-167: Gridai te felice per l’ atmosfera impregnata di vitalità e per i ruscelli che l’ appennino manda verso di te dalle sue cime. Commento: Foscolo in questi versi e nei prossimi, esalta poeticamente la città di Firenze. Versi 168-172: La luna felice per la tua presenza riveste di una luce brillante le tue colline in festa per la vendemmia e le valli adiacenti popolate di case e di uliveti mandano verso il cielo il profumo di mille fiori. Versi 173-179: Tu per prima o Firenze udisti i versi che attenuarono l’ ira del ghibellino in fuga ( Dante Alighieri) e tu donasti la lingua e i cari genitori a quel dolce interprete di Calliope (musa della poesia d’ amore) che dopo che l’ amore era stato cantato nudo in Grecia e nudo a Roma, lo rivestì di un velo candidissimo e lo rese alla venere celestiale affinché lo accogliesse ( Francesco Petrarca). Commento: Il primo personaggio di cui si parla è Dante, erroneamente definito ghibellino, perche era un guelfo bianco; fino a tutto l’ ottocento venne considerato ghibellino per essersi avvicinato a costoro nel primo periodo dell’ esilio. Il secondo personaggio è Francesco Petrarca, i cui genitori erano fiorentini, per definizione poeta d’ amore. La poesia d’ amore nell’ antica Grecia e a Roma era una poesia sensuale tanto è vero che avevamo la presenza di due dee: la Venere celeste dea dell’ amore spirituale e la Venere terrestre dea dell’ amore sensuale. Naturalmente Petrarca parla di amore spirituale per cui sembrerebbe averlo rivestito. Versi 180-185: Ma sei ancora più beata perché accogli in un unico tempio tutte le glorie italiane, le uniche forse da quando le alpi mal controllate e le alterne vicende nella fortuna di popoli, hanno permesso che ti invadessero e ti privassero degli eserciti, delle ricchezze, della religione, dello stesso concetto di patria e di tutto tranne il ricordo delle imprese passate. Commento: Nuova polemica contro l’ Italia che non riesce a controllare i propri confini e ha permesso che tanti popoli ci invadessero e ci privassero di tutto, tranne della gloria passata. Verso 186-188: Ovunque risplenda una speranza di gloria per gli animi coraggiosi e per la stessa Italia, da qui trarremmo lo stimolo per la riconquista.

Commento: Nel caso in cui possa esserci una speranza di riscossa per l’ Italia i patrioti saranno pronti a trovare una motivazione valida per combattere. Versi 188-197: Tra queste tombe Vittorio Alfieri veniva spesso per cercare l’ ispirazione. Era adirato contro i numi (dei tutelari della patria) vagava silenzioso tra i luoghi silenziosi lungo l’ Arno, ammirando pieno di desiderio i campi e il cielo; ma poiché nessuno di questi aspetti riusciva ad addolcire i suoi tormenti, solo qui (Santa Croce) riusciva a trovare pace. Sul volto aveva il pallore della morte ma nello stesso tempo la speranza di una riscossa futura. Ora riposa qui per l’ eternità fra questi eroi ma (nonostante sia morto) sembrano ancora fremere di amore per la patria. Commento: L’ ultimo personaggio è Alfieri, sempre sepolto a Sante Croce, che visitava spesso, dove trovava pace e ispirazione. È uno degli autori che ha amato l’ Italia e con le sue opere ha combattuto per la liberta dell’ Italia tanto è vero che le sue ossa sembrano ancora fremere per la patria.

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