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Gabriel De Lautrec

L'ESPIAZIONE
Considerando le cause che portarono alla morte del mio amico Dsormeaux e le circostanze di tale morte, non posso fare a meno di provare, per quanto modesto io sia, un orgoglio alquanto legittimo. Mai un piano saggiamente concepito fu attuato con pi sicurezza e procur gioia pi profonda allesecutore. A dire il vero, da molto tempo volevo uccidere Dsormeaux. La sua esistenza era diventata incompatibile con la mia. Sono abituato allingratitudine degli uomini, ma quella del mio amico Dsormeaux era qualcosa di cos mostruoso da andare al di l dello straordinario. Per parecchi anni ammirai questo caso speciale, e finii per coltivarlo con curiosit, dando continuamente al miserabile nuove occasioni di provarmi la sua lampante ingratitudine. Gli procuravo favori come un re sontuoso procura mucchi di oro allartista geniale che li lavora magnificamente. Ma soltanto gradualmente gustai tutto il sapore della sua riconoscenza alla rovescia. Miserabile gazzettiere quando lavevo incontrato, grazie a me aveva potuto entrare in relazione con editori seri che gli fecero guadagnare un po di soldi. Il vecchio duca di B..., che si piccava di essere un letterato, gli aveva affidato, su mia richiesta, la redazione delle sue memorie. Dsormeaux, tolto cos gradualmente dalla miseria, si era sistemato convenientemente, abbandonando la vita di vagabondaggio che aveva condotto fino ad allora. Del resto era sposato e aveva una bambina di una decina danni. Mi preoccupavo poco della sua famiglia, perch mi interessava solo lui per il modo delizioso con cui si sdebitava nei miei confronti, secondo i suoi costumi. Quando veniva citato il mio nome in sua presenza sospirava o parlava, il che era peggio. Alcuni amici mi informavano. Io ne ridevo. Successivamente, durante questi svariati anni, mi rappresent come spia tedesca, invertito, vampiro, falsario. Non esagero, dato che aveva una bella immaginazione. Fece di tutto, per fortuna inutilmente, per farmi litigare con tutte le persone alle quali lo presentai nel suo interesse. Alcuni vennero a parlarmene con indignazione e dovetti sacrificarlo loro con mio grande dispiacere. Leccesso delle sue infamie ne attenuava leffetto e stuzzicava la mia generosit. Quando maliziosamente, e daltra parte molto raramente, facevo allusione a qualche nuova porcheria da parte sua, arrossiva leggermente, protestandosi mio amico in modo balbettante e verboso. Fino al giorno in cui mi stancai, come ci si stanca di tutto. Alcuni ingenui cominciavano a guardarmi di mal occhio. Avevo limpressione che la mia borsa fosse da moltissimo tempo aperta alla mano dellimpudente. Inoltre, ero stanco di lui e avevo piet degli sforzi che faceva ad ogni incontro per dissimulare il suo odio, frutto naturale dei miei favori. La stranezza stessa del caso cess un po alla volta di interessarmi. E, infine, decisi che la misura era colma, che bisognava rientrare nella normalit e punire il miserabile come meritava. Accadeva un mese fa. Una volta presa la decisione, aspettai pazientemente loccasione, disponendo per la mia sicurezza con le necessarie precauzioni, senza alcuna esagerazione nociva. Ci che rovina la maggior parte dei criminali la cura eccessiva che impiegano per assicurare in anticipo la loro impunit. Nel frattempo, avevo evitato di dare appuntamento a Dsormeaux. Avevo fatto in modo di incontrarlo una sera, tardi, in un quartiere deserto, quando aveva appena finito di cenare a casa di amici. Vedendolo, ho mostrato di essere estremamente sorpreso, affinch non pensasse di meravigliarsi a sua volta. Ho saputo trascinarlo in un terreno incolto, di cui conoscevo gli anfratti. Mi sembr un po sconvolto dai fumi del vino, mi seguiva senza riflettere, raccontando cose senza interesse, in modo balbettante e eccessivamente loquace. Con il braccio sinistro sostenevo i suoi passi vacillanti. Non c stato nulla di pi facile, dopo uno sguardo intorno per assicurarmi che fossimo soli, che estrarre allimprovviso dalla tasca la rivoltella. Un secondo, la canna era appoggiata sul suo petto;

un altro secondo, premevo il grilletto e vedevo gli occhi del mio compagno aprirsi a dismisura. Ha avuto il tempo, ne sono certo, di rendersi conto e di comprendere. Lho capito dal suo sguardo. caduto senza un grido. Ho scaricato i restanti colpi della rivoltella nella direzione in cui nelle altre persone c il cuore. Poi me ne sono andato senza fretta, accendendo una sigaretta appena fuori da quel terreno e sono rientrato a casa attraverso strade secondarie. Grazie ai documenti stato possibile identificare il cadavere. stata aperta uninchiesta che certamente non dar alcun risultato. La sepoltura per domani. La vedova venuta a trovarmi. Creatura scialba e brutta, poich era vissuta sotto la brutale dipendenza del marito, lavevo appena intravista, alcuni anni prima, una volta o due. Infatti, avevo sempre evitato di andare nellabitazione di Dsormeaux, sapevo molto bene che se avessi accettato un semplice bicchiere dacqua a casa sua, mi avrebbe subito chiesto in prestito anche i soldi necessari per prendere una carrozza ad ore per andare a raccontare in tutte le redazioni che ero uno scroccone sfrontato e un parassita ripugnante. Perch tale era il suo carattere. E certe calunnie feriscono pi di altre. Ma non potevo rifiutare di ricevere questa donna in tale dolorosa circostanza. Del resto, stata perfetta, senza ostentazione di disperazione esagerata. Mi ha parlato di sua figlia, il cui avvenire la preoccupava. Mi sono informato con gentilezza, e mi sono stupito nellapprendere che la bambina stava entrando nel diciottesimo anno di et. Poi abbiamo sospirato, con naturale amabilit da parte mia, sulla disgrazia imprevista che colpiva le due povere donne. La vedova, per assicurarmi la sua simpatia, nel momento in cui le consegnavo il denaro per le esequie, ha fatto una delicata allusione ai servizi che suo marito mi aveva reso senza sosta. La mia gioia non ha conosciuto pi limiti. Quelluomo aveva veramente del genio. Ho baciato rispettosamente le mani della vedova e ho promesso di essere tra i primi alla cerimonia funebre, lindomani. Ah! Miserabile! Come ha ben saputo continuare la sua opera di odio, e vendicarsi della morte che avevo puerilmente creduto di infliggergli! Labbiamo portato al cimitero. Sciocco! Non avrei forse dovuto fuggire? Quale demonio mi fece seguire la mia vendetta al di l dei limiti permessi? Nella mia cecit esultavo di questa gioia interiore che la pi forte, proprio perch non la si pu manifestare. Il tempo era radioso. Avevo visto scendere dalla casa e disporsi dietro il carro, due donne, in lutto stretto, delle quali era impossibile scorgere i lineamenti. Ma sapevo che luna era la vedova e nellaltra indovinai, figura graziosa sotto i veli neri, la figlia gi adulta del mio nemico. Con loro e me, vi erano solo cinque o sei uomini sconosciuti, parenti lontani o fornitori. Ero il solo amico che era riuscito a mantenere. Abbiamo attraversato i sobborghi. Siamo arrivati al cimitero. La cerimonia stata breve. Quando ci siamo ritrovati alle porte del cimitero, i pochi presenti si sono congedati. Sono rimasto solo con le due donne. La vedova mi ha ringraziato con parole commosse, e ho sentito al suo fianco una voce tremante. La ragazza che da bambina avevo solo intravisto ha alzato il velo di crespo per sorridermi tristemente. E allora! Allora! Si verificato il miracolo, in tutta la sua rarit folgorante. Lamore entrato nel mio animo, conquistatore imperioso, immediato e definitivo. A partire da quel momento, ho capito che sarebbe stato inutile lottare e che avrei adorato, per tutta la vita, per quanto lunga fosse, la figlia di colui che esecrai. Oh! Tremenda vendetta, e come mi sento piccolo di fronte al mio nemico scomparso! Tramutato nella sua pi temibile metamorfosi, il suo odio mi ha lasciato in eredit lamore.

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