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Gabriel De Lautrec

L'INNAMORATO DELLA MORTE


Mi sembra giunto il momento di scrivere questa confessione. Tardando ancora, rischierei di essere sorpreso dal tempo. A giudicare dallo sviluppo delle mie predisposizioni e dei miei impulsi, lora vicina. Ormai, posso correre il rischio di distruggere, senza pericolo, alcune false idee che gli uomini si sono fatti nei miei confronti. Ogni interpretazione errata. Per lopinione pubblica sono stato, per dieci anni, colui che vuole uccidersi per disillusione della vita. Sono cos poche le persone capaci di capire i nobili sentimenti. Si da per scontata, senza riflettere, come spiegazione di un gesto qualunque, la stupida vilt. Quando le persone apprendono che il loro vicino precipitato nella strada dal sesto piano, si impietosiscono per la sua mancanza di energia. Certo, potuto sembrare abbastanza difficile dare la definizione della mia esistenza e del mio stato danimo, durante i dieci anni in cui questa strana mania mi ha reso celebre. Lattenzione pubblica fu attirata dal mio primo tentativo di suicidio. Un po per snobismo (ero giovane, allora, e non comprendevo ancora la nuda bellezza) avevo voluto, per il mio gesto, lo scenario pi sontuoso. Il racconto di questa festa si trova su tutti i giornali dellepoca. Fu classica, con il banchetto platonico e le danzatrici. Tutta la notte contammo petali di rosa. Il veleno che bevvi allalba in una coppa di vero oro, miscela sapientemente dosata per darmi tutta lapprensione della morte senza la morte, divenne il rimedio alla moda per la gente del bel mondo ridotta alla disperazione. Quasi tutti, meno fortunati di me, ne morirono. Sono quantit trascurabili. Al secondo tentativo, il potere amministrativo si turb. Tuttavia non vi era stato nulla di rivoluzionario nella circostanza. Ancora un po romantico mi ero fatto aprire le vene, nel bagno, da un esperto chirurgo che le richiuse con cura nel momento in cui lestasi languida e il cedimento mirabile stavano per farmi spirare di gioia. Forse questa la volta in cui mi sono veramente sentito pi vicino alla morte e pi felice. Daltronde, fin da quellepoca avevo preso tutte le misure per assicurare la continuit della mia vita dal punto di vista della comodit e della tranquillit. Combinazioni ingegnose, pagamenti in scadenza in tali date, sotto tali e tali riserve o condizioni, tutto era disposto affinch i miei parenti avessero il preciso interesse a non farmi passare per matto. Anche quando il proprio esercizio non nuoce a nessuno, si fa tanta fatica, nella nostra barbara societ, a fare uso della libert! Frattanto, la polizia apr uninchiesta che non diede risultato. Fui chiamato dal commissario. Mi divert andarvi, per quanto arbitraria fosse la convocazione. Era un giovane affascinante e istruito. Discutemmo cortesemente dei rapporti tra la metafisica e il diritto comune. E lo lasciai promettendogli di suicidarmi la volta successiva fuori dal suo distretto. In verit, questo era tutto quello che potevo fare per lui. Sorvolo sulle conseguenze comiche di questi gesti reiterati. Opuscoli, offerte di servizi degli impresari di pompe funebri, pi numerosi ad ogni nuovo tentativo. Giornalisti vennero a chiedere la mia opinione sulla pena di morte. Un produttore di automobili mi offr centomila franchi cosa ne avrei fatto? per uccidermi in una macchina che portava il suo marchio. Allo stesso tempo, diventavo una specie di eroe da romanzo. Ebbi la mia caricatura o il mio ritratto sui giornali, moderno giovane disperato. Si cercarono le cause della mia disperazione. Questo desiderio di morire, sempre frustrato, fu attribuito successivamente ad un amore sfortunato, poi al rimorso per un crimine inconfessabile. Ma, per tutti, fui un Edipo, perseguitato dallinesorabile destino. Nessuno sospett la verit. Nessuno mi accompagn nel mio errare attraverso le sale altere del misterioso palazzo. Gli alti specchi profondi mi rinviavano unimmagine pallida. Quante volte avevo sognato di passare nel fantomatico mondo, riflesso e doppio del nostro, che vive ripetendo i nostri gesti dallaltra parte degli specchi. Forse questo ci che chiamiamo morte. Scostavo pesanti

tappezzerie. Vasi di cristallo iridato, fiori trasformati in brina sulle consolle, simboleggiavano la fragile grazia della vita. Aprivo le porte di sogno, una dopo laltra, e in ogni sala, susseguentemente, sentivo pi angosciante loppressione divina e lavvicinarsi dellineffabile segreto. Ma ogni volta mi fermavo allultima porta funebre, dietro la quale, sicuramente, cera il cavallo alato delle leggende orientali che mi avrebbe portato dove sapevo. Avrei aperto la porta quando lo avessi desiderato. Perch affrettarsi? Volevo vivere ancora a lungo per gustare, ogni volta, tutte le gioie della morte. Ero simile al convitato che tiene in mano la coppa dellebbrezza assoluta e che si limita a sfiorarla, abbastanza tuttavia per assaporarne il gusto profondo e divino. Le mie esplorazioni divennero presto cos numerose che acquisii unesperienza perfetta e il tocco pi sicuro. Un movimento di orologeria faceva aprire la finestra della camera, affluire laria e chiudere il rubinetto del gas tossico nel momento preciso. Sapevo deviare la canna dellarma al centesimo di secondo esatto. I diversi veleni e le loro dosi non avevano pi segreti per me. soprattutto con il veleno che ho veramente amato la morte. Tutti i veleni portano in s la propria estasi. Inebriano prima di uccidere e ci affondano nel cuore un pugnale di diamante. Entriamo nel nero dominio attraverso porte di sogno e di oro. Nulla ne sapremo se non oltrepassiamo la soglia dei paradisi proibiti. Quanti si sono azzardati, a rischio di passare laltra soglia funebre, non dimenticheranno mai i paesaggi di un blu melanconico e sovrannaturale... Tuttavia ho cercato nella morte una volutt pi alta. Mi sono avvicinato alla sfinge, che mi ha rivelato tutto ci che poteva dirmi del suo segreto, senza divorarmi. Il mio sguardo si sporto verso il fiume e ho visto il mio riflesso oscuro, novello Narciso che un gesto elegante respinge incessantemente verso largine e verso i fiori. Ma il volto che vedo nello specchio delle acque piatte si modifica impercettibilmente ogni giorno. La sua espressione diviene poco a poco di attesa angosciante e di invocazione. Ogni giorno mi ispira un amore pi coinvolgente e pi profondo. Mi rendo conto che il mio ritardo una sorta di infedelt. Prevedo sempre pi vicino il momento in cui non potr pi resistere allattrazione delle scure labbra tese verso le mie. E mi faccio coraggio con lidea che ho meritato la mia ricompensa dal lontano tempo in cui, con il desiderio accanito e lapprensione del bacio supremo, corteggio la Morte.

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