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Ernesto Antonini *

La prefabbricazione conviene ma non decolla

La ricerca di assetti pi efficienti per il processo costruttivo stata oggetto, nel primo scorcio del nuovo millennio, di una vivace ripresa dinteresse sia in Usa che in alcuni paesi Europei, Gran Bretagna in testa, con interessanti studi e sperimentazioni, in particolare sui temi dellindustrializzazione e della prefabbricazione

a crisi globale, che da un quinquennio sta scuotendo persino le pi robuste economie del mondo, ha avuto nel settore delle costruzioni effetti prima anticipati e poi amplificati. Fra le molte e rilevanti conseguenze negative, la drammatica flessione di tutti gli indicatori ha prodotto anche un sensibile rallentamento delle dinamiche di innovazione, con la sospensione, quando non la cancellazione, di gran parte delle iniziative che le sostenevano. Una delle vittime di questa congiuntura la ricerca di assetti pi efficienti per il processo costruttivo che, nel primo scorcio del nuovo millennio, dopo qualche decennio di oblio, era stata oggetto di una vivace ripresa dinteresse sia in USA che in alcuni Paesi europei, Gran Bretagna in testa, con interessanti studi e sperimentazioni, in particolare sui temi dellindustrializzazione e della prefabbricazione. Merita di tornare a occuparsene oggi, non per proiettarsi oltre la crisi in nome di un ottimismo dordinanza a corto di argomenti, piuttosto per capire se il ricco bagaglio di riflessioni ed esperienze che si accumulato possa offrire qualche risposta utile a correggere le distorsioni che certamente hanno contribuito alla crisi del settore e che, a parere di molti anali-

sti, non hanno alcuna probabilit di poter essere supinamente riproposte appena passata la nottata. La razionalizzazione del processo edilizio torna al centro del dibattito internazionale nel 1998, con la pubblicazione del Rapporto Rethinking Construction(1). Commissionato dal Governo britannico a una task force presieduta da Sir John Egan, il Rapporto traccia in poche pagine una diagnosi impietosa del settore delle costruzioni, segnalandone la debolezza, linefficienza e larretratezza rispetto ai comparti economici trainanti e sostenendo la necessit di un vasto movimento per il cambiamento. Processi pi moderni, committenti privati e, soprattutto, pubblici pi esigenti, prodotti edilizi di maggior valore, centralit del cliente: questi gli obiettivi. Poi gli strumenti: razionalizzazione dei cicli produttivi, maggiore integrazione degli attori del processo, pi informatica e telematica in tutte le fasi e a tutti i livelli, pi lavoro qualificato, personale meglio formato e meglio motivato, ambienti di lavoro pi sicuri e intensa industrializzazione. Nonostante i quindici anni trascorsi, e la distanza non solo geografica che ci separa dalla Gran Bretagna, il quadro si adatta agevolmente alla situazione di molti altri Paesi, e particolarmente a quella italiana

The research about more efficient structures for the construction process has benefited from a lively revival of interest, in the first part of the new millennium, both in the U.S. and in some European countries, especially U.K., with interesting studies and experiments, particularly on issues of industrialization and prefabrication

attuale. Comune la diagnosi e dotati di solidi argomenti sono i correttivi proposti, che difficile non condividere. La misura del fenomeno sta in pochi dati: lindagine settoriale sulla produttivit delle costruzioni condotta da Eurostat nel 2000 quindi molto prima che si manifestassero i segni della crisi registrava un valore aggiunto per addetto nel settore delle costruzioni in EU pari a 33.700 euro allanno, mentre la media dei settori manifatturieri si attestava a 55.330 euro e il terziario a 39.900. Un gap molto rilevante in termini di efficienza, redditivit e capacit di soddisfare i propri clienti, per un settore che rappresenta una delle voci principali nella formazione del PIL e svolge unattivit fondamentale per la vita dei cittadini e la crescita economica in tutti i Paesi evoluti. Sul versante della qualit dei prodotti, le cose non vanno meglio. Se si disponesse, anche per lItalia, di una indagine come quella condotta in Gran Bretagna da CABE (Commission for Architecture and the Built Environment) sulla qualit delledilizia residenziale, realizzata fra il 1995 e il 2005(2), questo certo non darebbe risultati migliori di quelli registrati oltre Manica: la progettazione e la realizzazione risultano di buona qualit solo nel 18% degli interventi, ma appena accettabili in oltre la met, mentre quasi il 30% evidenzia cattiva qualit progettuale e prestazioni tecniche largamente insoddisfacenti. Eppure a prodotti mediocri, quando

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non scadenti, corrispondono, per, prezzi sempre alti e preventivi di spesa sistematicamente sforati: e ci anche in Gran Bretagna, dove nello stesso decennio il settore residenziale ha visto aumentare di quasi il 50% i costi di costruzione e persino di pi i valori delle aree. Con gli effetti ben noti anche ad altre latitudini: moltiplicazione delle quotazioni del mercato immobiliare, quantit crescenti di invenduto e contemporaneo incremento della domanda insoddisfatta. Nei mesi successivi alla pubblicazione del Rapporto Egan, i suggerimenti formulati, che altrove sarebbero probabilmente rimasti una delle tante prediche inutili, in Inghilterra invece hanno alimentato una serie di iniziative da parte di istituzioni pubbliche, di singole Imprese e delle loro associazioni. Fra le pi interessanti, sono da registrare quelle coordinate dal M4i-Movement for innovation, organismo nato per stimolare ladozione da parte di tutti i partecipanti alla filiera delle costruzioni, delle migliori pratiche disponibili, promuovendo progetti dimostrativi e diffondendo gli esempi di iniziative realizzate con successo dagli operatori delle costruzioni britannici per migliorare la loro produttivit e la qualit dei prodotti e dei processi. Le azioni intraprese muovono lungo due piste principali, fra loro collegate. Da un lato, luso intensivo delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ICT) nella progettazione e nella gestione del processo, con lo scopo primario di supplire alla frammentazione e di spingere gli operatori alla condivisione attiva dinformazioni, che costituisce la condizione fondamentale per snellire e razionalizzarne lassetto produttivo, pur salvaguardandone il peculiare carattere di multi-organizzazione temporanea. Sullaltro versante, si punta sulladozione di metodi di costruzione pi efficienti, largamente basati sullimpiego di sistemi costruttivi evoluti e sul ricorso a componenti prefabbricati in grado di semplificare e velocizzare le lavorazioni di cantiere, limitare gli imprevisti e migliorare il controllo di tempi e costi.

Confronto fra le prestazioni di diversi sistemi di prefabbricazione a elementi tridimensionali e a pannelli, utilizzati per la realizzazione di 21 edifici scolastici in Est England dal 2001 al 2005 (fonte: Christopher French, Prefabricated Schools, Essex County Council and NPS Property Consultants Ltd, Lansdowne Publishing Ltd, Manchester, 2006).

Lofferta commerciale di sistemi costruttivi prefabbricati in UK nel 2006 (fonte: elaborazione su dati Offsite Construction Industry Survey 2006, Buildoffsite, London, 2006).

Dalla progettazione del manufatto alla modellazione del processo Fra le azioni promosse da M4i, la promozione della diffusione delle ICT nelle costruzioni investe molte applicazioni, che sfruttano le possibilit rese progressivamente disponibili nel settore (dalla miniaturizzazione dellhardware allaccessibilit di infrastrutture di TLC a larga banda anche wireless), ma individua la tecnologia abilitante nellevoluzione del CAD 3D verso la capacit di realizzare modelli sempre pi efficaci e realistici, sia del prodotto che del processo. Modelli che integrano prestazioni di visualizzazione, possibilit di simulazione e collegamenti con informazioni sugli oggetti rappresentati, destinati a essere utilizzati lungo tutto il ciclo: dalla programmazione dellintervento fino alla gestione delledificio in esercizio. Anche se destinati a trasformare

soprattutto le funzioni di progettazione, gli effetti di questa dinamica investono trasversalmente lintero processo, e particolarmente la produzione del manufatto, nelle sue diverse fasi. Affiancandosi alle tradizionali tecniche di restituzione bidimensionale, gli strumenti digitali di modellazione tridimensionale, abbinati a software parametrici, permettono il passaggio da una rappresentazione arbitraria di forme complesse ad una quasi oggettiva, che non solo aumenta la capacit di visualizzazione del progetto, ma permette di aggiungere informazioni utili alla sua realizzazione, cio di correlare in modo sistematico la dimensione formale e quella costruttiva, alimentandole reciprocamente. In questi ambienti software, gli oggetti rappresentati nel disegno sono determinati tramite informazioni computabili, che caratterizzano i singoli ele-

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Gli edifici residenziali a schiera di Brooklands Avenue Cambridge sono realizzati con tecnologia a setti portanti cavi in calcestruzzo prefabbricati, che funzionano come casseri a perdere autoportanti. Dopo il posizionamento, le cavit vengono riempite con un getto di calcestruzzo che assicura il collegamento tra i pannelli e conferisce al setto le propriet meccaniche e acustiche richieste.

menti e le loro reciproche relazioni e ne definiscono accuratamente le propriet, aumentando cos di molto il realismo della rappresentazione. La progettazione parametrica va ben oltre la pura pirotecnica formale. Intrinseci al BIM, Building Information Management (cio gestione dei dati sulla costruzione), i software di progettazione parametrica si alimentano dei dati contenuti nei fogli di calcolo elettronico, che definiscono e consentono di correlare tra loro tutti gli attributi degli oggetti rappresentati, comprese le loro forme, e di trasformarli, grazie a specifici script, in istruzioni direttamente utilizzabili per governare il ciclo di fabbricazione. Industrializzare e prefabbricare Le iniziative di promozione di sistemi costruttivi efficienti e industrializzati hanno un riferimento dobbligo, per molti aspetti sorprendentemente anticipatore, nel concorso Design for Manufacture (DfM)(3), uno degli ultimi effetti innescati dal Rapporto Egan, prima che nel 2010 le decisioni del nuovo Governo conservatore imponessero un cambiamento di strategie, giustificato dallacuirsi della crisi. Scopo del Concorso, lanciato nellaprile 2005, era di stimolare unofferta di edifici residenziali di qualit a costi di realizzazione contenuti, grazie a una progettazione molto accurata e alla intensa razionalizzazione e industrializzazione dei sistemi costruttivi. Non qualche stra-

vagante sperimentazione, nessuna voglia di rivincita, n nostalgie per i ruggenti anni Sessanta. Molto pragmatismo, invece, a partire dalla constatazione che se le lavorazioni di cantiere sono costrette a bassi livelli di produttivit, i costi necessari per ottenere manufatti dotati di standard di qualit migliori diventano insopportabili. La soluzione produrre fuori opera, dunque, con tecnologie industriali efficienti, e riorganizzare di conseguenza la filiera, grazie ad una mobilitazione a tutto campo, su cui Governo, promotori e costruttori hanno investito cospicue risorse e impegnato molte intelligenze, puntando a una produzione con standard qualitativi elevati: non le stecche di triste memoria, disegnate con lo scalpello, ma buone architetture, con elevate prestazioni tecniche ed eccellenti profili di sostenibilit, tempi di produzione rapidi e costi senza sorprese. E molta apertura sulle opzioni tecniche, senza escludere nessuna possibile configurazione, con la prospettiva di un rapido sviluppo di tutti i metodi moderni di costruzione (Modern Methods of Construction, MMC) e di tecnologie di costruzione fuori opera (Off-Site Construction, OSC). Dunque, qualche parola nuova per un concetto, quello dellindustrializzazione, che nelledilizia europea da quasi un secolo torna periodicamente, alimentando grandi aspettative seguite spesso da altrettanti arretramenti. finito il tempo della carriola annunciava Jean

Prouv nel 1947, facendo eco a Le Corbusier(4). Servono maisons usines, edifici prodotti in fabbrica, in serie, applicando finalmente anche alledilizia i processi introdotti gi qualche decennio prima da Ford e Citron con esiti formidabili nellindustria dellautomobile. Da allora, di anni ne sono passati quasi settanta: lindustria manifatturiera ha percorso con successo la strada della meccanizzazione, lha potenziata innestandovi elettronica e automazione e oggi la applica massicciamente in tutti i comparti, migliorando costantemente i livelli di produttivit. Ledilizia no. Nonostante i molti tentativi di industrializzazione della produzione attuati a pi riprese durante il XX secolo, un edificio ancora, salvo pochissime eccezioni, un oggetto in gran parte fatto a mano. Cio, realizzato assemblando con tecniche artigianali materiali e componenti che, invece, si sono evoluti seguendo le dinamiche dei settori manifatturieri e oggi sono ormai quasi interamente fabbricati con lavorazioni meccanizzate e metodi industriali. Lassetto che ne deriva molto peculiare: malgrado il prodotto edilizio incorpori in misura sempre maggiore forniture di provenienza industriale, la realizzazione dellopera e la formazione del suo valore dipendono ancora largamente da logiche e processi pre-industriali, che ne condizionano negativamente gli esiti: bassa produttivit, previsioni di tempi e costi

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lobiettivo di dimostrare gli ampi margini di miglioramento della produttivit dei processi di costruzione stato conseguito, rispettando in quasi tutti gli interventi i limiti sia di budget che di tempi. Un buona ricetta per il dopo-crisi? Nonostante si sia realizzata in tempi di congiuntura favorevole, con il forte sostegno delle autorit pubbliche e una convinta partecipazione dellindustria delle costruzioni a tutti i livelli dai produttori di cemento ai progettisti, passando per tutti i maggiori costruttori di sistemi prefabbricati il successo della sperimentazione DfM non ha aperto, nella sostanza, una nuova stagione della prefabbricazione. Evidentemente non bastato fornire ottimi argomenti a sostegno di questa strategia, n dimostrarne la fattibilit tecnica, la convenienza economica e la possibilit di conseguire elevati standard qualitativi. In Gran Bretagna, il mercato delle Off-Site Construction vale intorno all8% del fatturato delledilizia di nuova costruzione, pari a circa 3 miliardi di euro, cio fra il 4 e 5% (era l1,7% nel 2002) dellintero mercato delle costruzioni. La tendenza alla crescita, ma con ritmi molto meno che vertiginosi e con livelli per ora lontani da quelli giapponesi (dove industrializzato circa il 40% delledilizia residenziale di nuova costruzione) e inferiori anche a quanto avviene in Germania (circa 10%). Le resistenze sono, evidentemente, molto tenaci:oltre alle consuetudini ben radicate, gli interessi che sono consolidati intorno allassetto tradizionale della produzione edilizia oppongono molte resistenze al cambiamento. Con la conseguenza che neppure la nuova industrializzazione edilizia come era gi successo con la vecchia riesce davvero a far valere i molti vantaggi che tutti gli esperti concordano nellattribuirle. Due ricerche, realizzate a margine del programma britannico di rilancio dei sistemi costruttivi industrializzati, offrono parecchi inediti elementi di valutazione e delineano senza pregiudizi un quadro realistico delle barriere che frenano la diffusione di metodi di costru-

I pannelli leggeri di facciata consentono facilmente di offrire una vasta gamma di finiture, per cercare di ovviare alla mancanza di identit che gli utenti attribuiscono ai sistemi prefabbricati, soprattutto nel residenziale (a sinistra). Il sistema ArGeTon, sviluppato da Telling Architectural Ltd e distribuito sia in USA che in GB, costituito da pannelli ad altezza di piano, su supporto metallico o in calcestruzzo, consegnati prefiniti e completamente equipaggiati, con diversi tipi di rivestimento disponibili a catalogo (a destra).

sempre molto aleatorie, livelli di qualit esposti a tutti gli imprevisti, approssimazioni tipiche di condizioni produttive estremamente variabili, tecnologie arretrate, lavoro dequalificato. La sperimentazione condotta in Gran Bretagna con il programma-concorso DfM puntava a recuperare questo ritardo grazie allindustrializzazione edilizia, di cui uno studio preparatorio del 2003(5) del Ministero inglese per il Commercio e lIndustria riassumeva i vantaggi: riduzione dei tempi di preparazione del cantiere; minore esposizione ai rischi dovuti agli agenti atmosferici; pi efficace coordinamento delle attivit esecutive e controllo della qualit; diminuzione dei tempi di costruzione, delluso di acqua ed energia, di sfridi di lavorazione e di rifiuti; aumento delle possibilit di riciclaggio dei residui, della precisione e della affidabilit dei montaggi. Con una riduzione del consumo energetico totale e dellimpatto ambientale del processo, che compensa ampiamente gli effetti negativi indotti dal trasporto degli elementi. Il Concorso si proponeva di ottenere un primo lotto dimostrativo di circa 1000 alloggi, di cui almeno il 30% con superficie utile di 76,5 m2 e costo di costruzione contenuto entro le 60.000 sterline ciascuno (equivalenti allepoca a circa 1000 euro/m2). Oltre al rispetto di tutte le regolamenta-

zioni nazionali e locali, gli alloggi dovevano essere certificati a livello Very good, secondo la metodologia BREAM EcoHomes, cio garantire standard di consumi energetici pari o superiori alla nostra Classe B, utilizzare solo materiali a basso impatto ambientale (non meno del livello B secondo il Green Guide to Housing Specification del BRE), garantire un efficiente ciclo di vita utile di almeno 60 anni ed essere coerenti con gli standard di qualit degli insediamenti di English Partnenrship, lAgenzia pubblica per ledilizia sociale e la riqualificazione urbana (densit dellordine di 40 alloggi/ha, ottima accessibilit pedonale, integrazione con il contesto fisico e sociale). Il bando ammetteva sia soluzioni costruttive tradizionali, sia metodi moderni di costruzione (MMC), cio sistemi prefabbricati. La selezione, avvenuta in tre fasi, ha individuato, fra le oltre cinquanta candidature, sedici finalisti, di cui i nove ammessi alla finale hanno completato la loro offerta, con il quadro economico e le condizioni di fornitura, e quindi realizzato gli interventi in comparti di edilizia sociale individuati da English Partnerships nel West England. Malgrado liniziale scetticismo di parecchi commentatori, loperazione si rivelata un successo: la partecipazione dei promotori e dei produttori di sistemi costruttivi stata significativa e qualificata e

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Un sistema di prefabbricazione per edifici alti (a sinistra). EcoHouse un edificio dimostrativo delle tecnologie di prefabbricazione sviluppate da Hanson, il principale produttore britannico di laterizi e blocchi in calcestruzzo (a destra).

zione moderni. La prima unindagine commissionata nel 2001 dal Ministero dellIndustria inglese(6) che, dopo aver puntualmente descritto i vantaggi della prefabbricazione, ne segnala sei principali barriere alla diffusione: limmagine negativa che le realizzazioni degli anni 60 hanno indotto presso il pubblico; lopinione diffusa che gli edifici prefabbricati siano dotati di scarsa durabilit e bassa qualit; la non rispondenza delle finiture e dellaspetto degli edifici prefabbricati alle aspettative degli utenti, specialmente nel settore residenziale; la convinzione diffusa presso gli investitori che il valore immobiliare sia inferiore a quello di una realizzazione tradizionale e sia destinato a svalutarsi anticipatamente; la resistenza al cambiamento esercitata dai costruttori e lofferta limitata di tecnologie da parte dellindustria; lostilit dei progettisti. La seconda fonte di interessanti osservazioni unapprofondita analisi condotta dallUniversity College London(7) nel 2008 presso gli operatori professionali delle costruzioni in Gran Bretagna. Interpellati riguardo ai vantaggi dei sistemi prefabbricati rispetto alle tecnologie tradizionali nel settore residenziale, sia i progettisti e i promotori che i costruttori concordano sulla riduzione dei tempi di realizzazione, su un pi elevato livello di qualit tecnica e sulla sensibile riduzione dei difetti.

Mentre le opinioni sono molto variegate sia riguardo alla riduzione dei costi di esercizio, sia rispetto agli standard di sostenibilit conseguibili. Quanto agli svantaggi, la grande maggioranza dei professionisti interpellati lamenta costi maggiori, durata complessiva del processo pi lunga rispetto alluso di soluzioni tradizionali, maggiori incertezze nella gestione del processo, rischi consistenti di insuccesso. MMC: una gamma di tecnologie Il Governo britannico definisce Modern Method of Construction (MMC) un processo edilizio in grado di produrre una maggiore quantit di manufatti, di migliore qualit, in un tempo minore. In relazione alle caratteristiche delle tecnologie impiegate, si classificano come MMC sistemi costruttivi di diversa configurazione e pi precisamente: sistemi a moduli tridimensionali (volumetric construction) realizzati in stabilimento prima di essere installati; sistemi basati su pannelli (panellised units) prodotti in stabilimento e assemblati in cantiere a formare aggregazioni tridimensionali. I pannelli sono costituiti solo da uno scheletro (open panels), mentre nelle soluzioni pi avanzate vengono finiti in stabilimento con isolamento, serramenti, installazioni impiantistiche, finiture interne ed esterne;

sistemi ibridi (hybrid techniques), designati anche come semi-volumetrici, che combinano elementi tridimensionali e pannelli. Queste soluzioni, in genere, realizzano con elementi tridimensionali le cellule bagno o cucina prefabbricate e completamente equipaggiate (pods), mentre il resto della costruzione basato su un sistema a pannelli; sistemi costruttivi industrializzati realizzati in opera (on-site manufactured). Costi e benefici In risposta ad una specifica richiesta del Governo britannico, il National Audit Office equivalente della nostra Corte dei Conti italiana ha fornito nel 2005 il suo Rapporto sullutilizzo dei MMC negli interventi di edilizia sociale, che la pi autorevole valutazione costi/benefici disponibile sul tema. Le conclusioni lasciano pochi dubbi (Using modern methods of construction to build homes more quickly and efficiently, NAO, London, november 2005 ): nel settore residenziale, lutilizzo di MMC in sostituzione delle tecnologie correnti consente in media di realizzare il quadruplo di alloggi con la stessa quantit di ore lavorate in cantiere e permette di ottenere prodotti con qualit tecnica almeno pari a quella ottenibile con soluzioni convenzionali;

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La gamma Hanson delle soluzioni industrializzate per ledilizia utilizzate per EcoHouse comprende pannelli perimetrali in calcestruzzo laterizio e pannelli divisori a doppia lastra in calcestruzzo con getto di completamento in opera.

i costi globali sono di livello comparabile, per quanto possibile valutare depurando la stima dagli effetti delle specifiche condizioni di ogni intervento.Tuttavia, le soluzioni MMC appaiono in media pi costose di quelle tradizionali; il processo che utilizza MMC espone il promotore a rischi la cui entit cresce rapidamente con il procedere del processo attraverso le sue successive fasi: perci altamente raccomandata ladozione di procedure di risk management; i vantaggi ottenuti con ladozione di MMC possono essere totalmente vanificati se il processo non accuratamente pianificato; lapprovazione preliminare e senza condizioni degli interventi da parte delle autorit locali indispensabile per evitare modifiche della programmazione. Le condizioni che favoriscono limpiego di MMC possono essere riassunte come segue: scarsa resistenza del terreno (vantaggio di strutture pi leggere); sito di difficile accessibilit e con scarsi spazi di servizio; edificio multipiano; sottotetto abitabile; scarsi vincoli per le soluzioni di finitura delle facciata, le geometrie e i materiali delle coperture. Fattori che, invece, ne ostacolano ladozione sono: modifiche al progetto introdotte in fase avanzata; soluzioni architettoniche poco standardizzate o non realiz-

zabili con MMC; ritardo nella selezione del costruttore; nessun accordo preventivo con il fornitore del sistema industrializzato; possibilit di una possibile sospensione dei lavori a costruzione gi avviata. Le prestazioni ambientali dei sistemi costruttivi prefabbricati Una ricerca condotta dal Building Research Establishment (BRE) nel 2003(8) ha affrontato il tema controverso delle prestazioni ambientali, che molti esperti e i documenti governativi individuano come uno dei vantaggi decisivi offerti dai sistemi prefabbricati rispetto alle metodiche tradizionali di costruzione. Applicando gli indicatori di sostenibilit dei processi edilizi messo a punto da M4i, BRE conferma il profilo ambientale favorevole delle soluzioni industrializzate, anche se non fornisce dati analitici a sostegno dei giudizi espressi. Sulla base degli indicatori previsti da M4i, risulta infatti: consumi energetici in esercizio: la migliore qualit tecnica pu offrire pi elevate prestazioni di isolamento termico e di efficienza impiantistica; energia incorporate: le produzioni fuori opera permettono di limitare i rifiuti e di aumentare il riciclaggio, con conseguenti riduzioni dellenergia incorporata associata ai processi produttivi;

energia dovuta ai trasporti: la movimentazione di componenti prefabbricati richiede il trasporto di grandi volumi di aria, specialmente nel caso di moduli tridimensionali; rifiuti: la produzione in ambiente industriale pu ridurre in misura rilevante i rifiuti rispetto a quanto avviene in cantiere; acqua: se realizzati in ambiente industriale, i processi di produzione di componenti che consumano acqua possono essere meglio controllati, gli sprechi ridotti e il riuso e riciclaggio dellacqua di scarto pu essere realizzato in modo pi efficiente che in cantiere; biodiversit: la produzione in stabilimento riduce le emissioni e linquinamento nel sito del cantiere, limitando gli impatti sulle specie viventi presenti nel sito. Tuttavia, la qualit insediativa e la mitigazione degli effetti dellintervento sul paesaggio dipendono dalle scelte del progetto, e non sono significativamente modificate dalluso di tecnologie prefabbricate o tradizionali. * Professore Associato, Universit di Bologna
Note 1. Rethinking Construction. Report of the Construction Task Force, Department of Trade and Industry, London, 1998 [http:// www.rethinkingconstruction.org/documents/Rethinking Construction Report.pdf]. 2. CABE-Commission for Architecture and Built Environment, Housing audit 2006, CABE, London, 2007. 3. Office of Deputy Prime Minister & English Partnership, Design for Manufacture Competition Brief-Stage 1, April 2005 (http://www.designformanufacture.info/images/Stage1brief.pdf); DfM: Lessons Learnt, English Partnership, 2006 (http://www.designformanufacture.info/lessonslearnt.htm). 4.Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, di concepire case in serie.() La grande industria deve occuparsi della costruzione e produrre in serie gli elementi della casa, Le Corbusier.Vers une architecture, 1923, trad. It. Milano, 1973, pag. LXI. 5. Building Research Establishment Ltd., Scotland, Current Practice and Potential Uses of Prefabrication, DTI Construction Industry, Directorate Project Report, Department of Trade and Industry, Report n. 203032, 2003, pagg. 9:14. 6.Waskett Paul, Current Practice and Potential Uses of Prefabrication; DTI Construction Industry Directorate, Project Report n.203032, DTI, London, 2001. 7. Johnson,William, Lessons from Japan:A comparative study of the market drivers for prefabrication in Japanese and UK private housing development, University College London, Faculty of the Built Environment, Bartlett School of Planning, London, 2008. 8. BRE, Current Practice and Potential Uses of Prefabrication, Project report number 203032, Building Research Establishment Ltd, 2003. Bibliografia Antonini E., Prefabbricazione. La variante inglese; in Costruire n.289, giugno 2007. Russo E., Offsite2007. I magnifici sette; in Costruire n. 291, settembre 2007.

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