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TEATROalleCOLONNE

COMPAGNIA SCHERIANIMANDELLI/TEATROalleCOLONNE

NICOLETTA MANDELLI
in

INTERROGATORIO A MARIA
di Giovanni Testori
con Andrea Pietrantoni

regia Paolo Scheriani


prima nazionale

Gioved 16, Venerd17,Sabato 18 MAGGIO 2013


ore 20.45 Posto unico 10

TEATROalleCOLONNE

La storia di una donna, di tutte le donne. La storia di tutti gli uomini o di un solo uomo. Le parole poetiche/profetiche di Testori non hanno bisogno daltro che di essere dette e ascoltate, come in una liturgia. C quanto di pi sacro e di pi umano in quelle parole. Vanno solo fatte risuonare. Nicoletta Mandelli si confronta con la poetica testoriana mettendo a suo servizio corpo e voce; tutto quello che una donna - ancor prima che unattrice - pu dare.

Non teatro e non preghiera o forse ne la summa. sufficiente dirle le parole di questo testo? Come vanno dette? Vanno recitate? necessario? Forse andrebbero solo lette. Testori ha fatto i conti con il suo linguaggio ed ha trovato una misura inattesa che ha finito per rivelare quale forza possedessero e la sua capacit inventiva e l'innata rappresentativit della sua parola. Ora sta a ciascuno di noi fare i conti con la soave potenza del linguaggio testoriano. Come lettori o spettatori, registi o attori.

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Un palcoscenico vuoto accoglie il pubblico con un tappeto di mele gialle e rosse disseminate alla rinfusa su di esso, varie come molteplice la morfologia degli uomini. Due sedie, schienale alla platea - come a suggellarne l'appartenenza - ad attendere; una lunghissima passerella inclinata che s'innalza a compensare il dislivello fra platea e proscenio. Nessun' altro orpello scenografico se non le immagini di volti di donne che si alternano proiettate in quinta. E poi ecco che inizia; dapprima il minuetto dello spostarsi, alternato e discronico, delle due sedie: su una Maria, sull'altra una figura maschile che poi ci verr detto chiamarsi Andrea, emblema e succedaneo di qualsiasi figlio e fratello ed essere di umana natura che abbia mai calcato la terra sotto i propri piedi, come se ciascuno dei due percorresse i passi di una propria danza intima; poi quasi un approccio e finalmente il contatto fra i due e l'avvio dell'interrogatorio, pi che altro dell'incalzante e pur pudico e delicato rivolgersi delle domande alla Vergine; domande indiscrete, a tratti, scomode. Domande atte a scandagliare nella carne, nella sua concretezza e tangibilit; domande forti eppure sempre e solo adombrate di una delicatezza ed allusivit che ben si addice alla laica sacralit del domandare ma al tempo stesso il suo volersi raccontare e spiegare, confidare, come entro una strana preghiera, in a cui Maria/Testori premesse trasmettere il messaggio non tanto della straordinariet della figura della Madonna, quanto, al contrario, la sua normalit di donna fra le donne, nonostante tutto, seppure in quella variabile d'esser stata lei il momento preciso ed il preciso accadimento di quanto preparato da e per innumerevoli generazioni. Cos come il Figlio, in fondo: quell'Amore incarnato, che incarnato Dolore, perpetrato in tutte le ingiustizie e vessazioni che ancora si ripetono da sempre e per sempre. Il movimento scenico che vede ricomporre le due figure, Maria ed Andrea, nella mimesi della Piet michelangiolesca, la dice lunga sul medesimo destino che accomuna tutti gli uomini: ciascuno dei quali veramente figlio; ciascuno dei quali a proprio modo prescelto. Questo, l'andamento accorato e confidente nella messa in scena della compagnia scheriANIMAndelli, capace di dare giusta rilevanza all'azione senz'enfasi, ma con una mimica precisa ed evocativa. Una pagina di alta teologia laica e poetica al tempo stesso, recitata nell'ora incerta del vespero, che altri chiamano dell'Ave Maria. Francesca Romana

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un po' quello che si prova quando si riprendono in mano le antiche laudi, i cantari, i testi dei mistici che sorprendono per la loro tensione interiore e per la semplicit del dettato. Anche con Interrogatorio avviene la stessa cosa: una lingua semplice e limpida che, quasi, pare toccata dalla grazia tanto diventata, in senso moderno, preghiera da recitare. E qui lo stile di Testori svela le tappe obbligate che ha toccato per giungere a far interpretare alla parola questo nuovo ruolo che oggi le affida. Dopo aver percorso secoli di tradizione, dalle laudi ai testi mistici agli Inni Sacri manzoniani, la poesia religiosa, anzi, la preghiera, ha ritrovato in Testori non solo lo scrittore che sa mediare prire et posie, secondo la definizione di Henri Brmond, ma anche il suo interprete pi avanzato che sa trovare quegli accenti rappresentativi che allargano la naturale udienza di questo testo dato che la sua poesia arriva alle vette della comunicazione individuale e globale attraverso la forma pi semplice e pi popolare che da secoli si conosca: la preghiera. (Sergio Pautasso)