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Calabria - Sanità e responsabilità politica, Mallamaci: «Scelte

coraggiose»
di Maria Francesca Calvano • 4 Febbraio 2008 • Categoria: calabria

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Ci eravamo lasciati parlando della necessità di rinnovare la professione medica, di recuperare un
rapporto di fiducia coi pazienti, senza risparmiare qualche critica al sistema sanitario; ci ritroviamo, per
questa nostra seconda intervista con Leandro Mallamaci, medico pediatra e consulente tecnico d’ufficio
del tribunale, sul tema della responsabilità politica. Un argomento che scotta non poco, visto il
momento decisamente negativo che vive oggi la sanità.
«La professionalità è la base del contratto tra medicina e società. Esso impegna il medico ad anteporre
ai suoi gli interessi dei pazienti, a fissare e mantenere standard di competenza e integrità, ad offrire alla
società consulenza esperta su questioni di salute e ad operare sia per il benessere del paziente sia in
conformità ai princìpi fondamentali della giustizia sociale - ribadisce Mallamaci prima di iniziare. I
princìpi e le responsabilità della professionalità medica devono essere ben chiari sia alla professione sia
alla società. Essenziale al contratto è la fiducia del pubblico nei medici, la quale dipende dall’integrità
dei singoli individui e dell’intera categoria».

Ma la buona salute del sistema sanitario dipende davvero


soltanto dai medici?
«Nel maldestro tentativo di ovattare responsabilità di natura
prevalentemente politica e di metodo, è diventato oramai una
stucchevole prassi quella di scaricare su una cattiva o disonesta
azione dei medici la responsabilità e l’addebito di una gestione
poco felice e corretta della sanità. Tali accuse o non trovano
riscontro nella realtà oppure sono male interpretate e indicate».
Invece come stanno, secondo lei, le cose?
«In realtà il problema è a monte, ossia nell’incapacità gestionale di coloro i quali sono chiamati a
dettare progetti organizzativi e soluzioni operative».
In poche parole, della politica. Come rimediare?
«Avvalendosi di manager preparati severamente, magari anche attraverso la creazione di apposite
scuole, che siano idonei, con le loro scelte, a dare ampio respiro alla professionalità dei camici bianchi.
Un sistema sanitario debole, in crisi da tempo, incapace di diventare una realtà efficiente a beneficio di
tutti, avrebbe bisogno di rimedi abili ad irrobustirne la struttura, a rinforzarne l’apparato. Di drastiche e
massicce dosi di cure atte a mettere nelle migliori condizioni possibili coloro i quali devono far
funzionare, in pratica, tale struttura».
In cosa dovrebbe consistere questa “cura”?
«Nell’incremento di mezzi e di risorse, tanto umane quanto tecniche, da mettere in gioco al fine di
creare strutture sanitarie in grado di erogare quei servizi che vengono richiesti. Ciò che si domanda è
insomma, una politica gestionale che, attraverso un razionale e sapiente utilizzo di mezzi e risorse,
riesca a tutelare i diritti del cittadino-utente, senza la quale qualsiasi processo di ristrutturazione, di
riorganizzazione è destinato a sicuro fallimento».
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Maria Francesca Calvano
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