You are on page 1of 3

Visto che si parla di ri-fissare a sinistra le regole e l'orientamento di quello che, secondo il neoiscritto Fabrizio Barca e lex renziano

Civati ormai il vecchio PD, provo a fare qualche riflessione sulle sue 50 pagine dopo averle lette, non studiate. Poich si annunciato di voler fare questo partito rifondato assieme a Sinistra ecologia e libert dico subito la mia sul documento Barca e sullipotesi Barca, che per la verit si un p eclissata dopo le improvvide uscite nel pieno della crisi politica. Mettiamo da parte il peccato di presunzione di iscriversi ad una Facolt presentando prima la tesi di laurea conclusiva assieme all' l'aspirazione al Rettorato.. Alla base del documento c un giudizio delle esperienze statuali e delle ragioni della crisi, un giudizio "asimmetrico" su: le criticit dello Stato socialdemocratico e le aberrazioni dello Stato minimo. Le basi su cui si basa questa critica asimmetrica dellesistente politico nelle 50 pagine. Se posso brutalmente riassumere: la crisi originata dalle politiche neoliberiste, cui bisogna contrapporre politiche pubbliche di programmazione territoriale. La mancanza di un buongoverno dipende si da una esigenza non troppo definita di riforma della Pubblica Amministrazione ma soprattutto dal rapporto malefico tra partiti e stato. Per avere politiche pubbliche virtuose occorre una nuova classe dirigente ed un partito di sinistra, organizzato, democratico, aperto che sia palestra di decisori pubblici e di partecipazione. A guidare questa educazione, pi ateniese che spartana, coppie di sentimenti e presupposti etici pi che programmatici. La motivazioni per militare in un partito si ritrovano in una dimensione civile per coppie di tensioni egoismo-spirito pubblico, indipendenza a imitazione. I valori non includono n la libert individuale, n la felicit, se non collocati entro regole di finalit so ciale e sono descritti in un addendum politico quasi tutti a ridosso dei valori costituzionali che pure finora non hanno esaltato le giovani generazioni e non consolano pi le vecchie. Il partito-palestra, i militanti e gli iscritti, i funzionari. Lo sforzo non banale di "circoscrivere" il ruolo delle rete (reazione condivisibile alle idiozie delle scimmie in pigiama) meritano una discussione. Cos con l'improvvido ricorso al termine di catablepismo per definire e respingere la commistione perversa tra Stato e Partiti, si indica il dito (una pur drammatica verit) ma non la luna. Abbondano gli artifici "geometrici" e verbali, ( Stato Italiano solo Arcaico? Solo i Partito sono statocentrici?) per non ammettere che l'eccesso di stato nella vita delle persone ad avere rovinato ed imbolsito lo pubblica amministrazione, economia, le persone stesse e ad aver incoraggiato l'affratellamento perverso con il sistema dei partiti. Il problema europeo e occidentale dello spostamento delle risorse e della innovazione ad est mette in difficolt piuttosto lo Stato che non il mercato globale. un problema alla portata della semplice decisione pubblica? La speranza disperata nelle regole, che da noi sono spesso procedure sovrapposte e ridondanti, sbocca nellidea di un nuovo "potere che frena" il male, (parafrasando Cacciari). Il Partito come potere che educa ad una nuova vita nelle condizioni possibili, appare una toppa peggiore del buco . L'idea di un capitalismo cui "si consente" la libert di intrapresa entro regole pi restrittive sta favorendo il dilagare del turbo capitalismo controllato dallo stato. La Cina la dimostrazione: dall'ipotesi di acquisto di Telecom alle joint venture sulle risorse africane . Le domande di Blair sul New Statesman restano inevase: Basta riaffermare che siamo dalla parte di chi soffre? Basta respingere le politiche di austerit e riunificare tutto questo in un partito moralmente pi saldo? Basta tornare alla tradizione del confronto tra destra e sinistra. O non si tratta di far meglio, di dire come rispondere per crescere, come far leva sulle libert dei cittadini, sulle conoscenze diffuse grazie alla rete, alla tecnologia, alla conoscenza in forme nuove. Come rafforzare e vivificare le enormi risorse, il capitale umano e sociale della societ a rete. Internet (come per Barca) non solo un importantissimo tool per la trasparenza e la collaborazione, ma gran parte del nostro ecosistema sociale. I cittadini possono collaborare, conoscere, competere senza limiti online ma anche offline. Eserciti di

"makers" non aspettano pi che sia lo stato o il mercato a decidere la loro sorte..creano collaborano, vendono acquistano e distribuiscono senza troppi permessi. Possiamo parlare di egoismo senza parlare anche dellaltruismo gratutito tra le spinte a produrre, collaborare, fare? Lultimo libro di Chris Anderson ipotizza una nuova rivoluzione industriale che parte proprio dalle aree degradate dei vecchi sistemi industriali e lancia la sfida Laboratori di tutto il mondo unitevi Un partito non ha nulla di meglio da fare se non discutere le politiche pubbliche per togliere a questi e dare a quelli che non ce la fanno (giustamente nda), lasciando per molto a quelli che non ci provano? Un partito contemporaneo guarda avanti. Senza cedimenti modaioli, l'iniziativa politica dei fondatori di Facebook e Linkedin con la formazione FWD.us una piattaforma di mobilitazione politica single issued (la riforma delle immigrazione) per ora svolta in collaborazione con tutte le forze politiche. E una modalit politica stimolante. Una formazione contemporanea deve incoraggiare il nuovo, definire anche il limite della politica, collaborare con tutti, spingere (e sfidare) in avanti sia il pubblico che il privato. Non ostacolare, ma favorire il meglio di ci che la societ produce ed aiutare chi in difficolt. Una societ ed un sistema che aiutano ad aiutarsi, con formazione, semplificazione, ambienti e regole non discriminatorie e leggere. La lettura che fa Fabrizio Barca della crisi del liberismo, definito minimalismo, finisce comunque per mettere sempre al centro il ruolo delleconomia pubblica. In verit la critica interna che cita di alcuni economisti liberisti riguarda lidea di un mercato unruled non regolato mette al centro regole che garantiscano proprio la competizione non lintervento dello stato. Non minimalismo chiedere ridimensionamento e ridefinizione del ruolo e delle funzioni dello Stato per una societ intelligente. Un partito moderno deve prendere atto della necessit di ridefinire e limitare linvasivit dello stato e dei partiti e rivitalizzare la presenza della societ con uno stato amico. Se lo Stato si occupa di quasi tutto come impedire che i partiti ne siano catturati e a loro volta che gli interessi catturino partiti e stato? Ad una mia tweet-richiesta ma la libert di mercato un valore? Barca cortesemente risponde solo con regole molto restrittive che garantiscano la concorrenza. O la pe nsa come Zingales o quel solo denuncia un arrire pense. Il tema che un partito dovrebbe sollevare quello del contributo della societ alla politica e di una riapertura di spazio di comunicazione e potere tra le due Insomma non pi Big Government (vorrei vedere come se non ammazzando tutti di tasse nda) n Big Society, ma Smart Society, con uno stato smart, capace di spendere meno per fare meglio e capire dove intervenire e dove lasciar crescere. Di qui anche una classe dirigente che no sia un nuovo "ceto politico". In questo quadro ci sta e come quello che Barca chiama "sperimentalismo democratico, la possibilit per la politica e l'amministrazione di provare e di sbagliare, accrescendo le libert dei cittadini, con un atteggiamento per non dirigista, o neoprogrammatore, ma di umilt, limite, di apertura e partecipazione verso le reti di esperienze. Qualche esempio: il piccolo comune del sud da cui spesso scrivo ha costruito una "Ippovia e pista ciclabile" con i fondi europei. Sar certamente rintracciabile su Open-coesione, tutti ne sono orgogliosi, ma tutti sanno che per fare la manutenzione ci devonogi pensare i cittadini. Per farla funzionare ci vorrebbe un sistema turistico e di comunicazioni coerente, a questo pi che a costruire la pista dovrebbe pensare lo Stato. Ma adesso in che modo lo stato riconoscer il loro sforzo? Dove si attaccher in uno scenario di abbandono delle terre questo piccolo progetto? Come si fa a garantire questo per centinaia di migliaia di progetti ? Un giovane artista che viene dal mondo della moda, Pep Marchegiani sta avendo un certo successo ri-producendo parte delle sue opere pop con la logica del merchandising su vari supporti. Non una lira dallo stato e gi fattura qualche milione. Se avesse aspettato il mercato dell'arte ne avrebbero, forse, goduto i frutti galleristi e nipoti post mortem. A che

servono le regole delle strutture pubbliche dell'arte i "minkia-musei" che espongono chi paga, o chi indicato da quegli impresari funebri che sono i galleristi. La start up di questo artista sta dando lavoro a tanti ex dipendenti di imprese dell'abbigliamento fallite e lo fa senza soldi pubblici. La ostilit del sistema, dell'informazione, della fiscalit fa di tutto per ammazzare le vere start up, o meglio leconomia creative, mentre si decide a quali start up deve andare un pugno di lenticchie. Una forza politica, un partito, una pubblica amministrazione come aiuta? Pogrammando la creativit? Come riconosce il Fisco il valore aggiunto del lavoro dei cittadini, come inventa soluzioni assieme a loro? E come si limita? Come apprende il che fare? Come da e conquista fiducia? In una palestra a parte o nella societ? dico di pi un partito che sia vicino a quel che accade nella societ non pu ignorare la politica del mondo, n fare politica senza cogliere la straordinaria occasione data dalla tragica vita dei cittadini: bastano politiche di scuola? Si pu pensare un partito neo ideologico invece che post-ideologico? Sul piano fiscale, industriale etc occorre raccogliere le idee dei cittadini non solo per dirigerli, ma per scoprire insieme nuove risposte. Presto dovremo arrivare anche a scelte oggi non immaginabili per fronteggiare lemergenza sociale e le vecchie divisioni ci sembreranno una follia. D'accordo che un partito abbia forme definite anche se flessibili e leggere, che debba anche formare alla vita pubblica e alla partecipazione, ma il momento della decisione complesso, non prerogativa esclusiva delle istituzioni. I cittadini apprendono sempre di pi a chiedere la soluzione dei loro problemi dagli altri cittadini invece che da realt istituzionalizzate la mobilitazione cognitiva in atto ovunque, come negli esempi che ho detto ed ha molteplici ragioni e fini. Dunque ben venga un sistema partecipato, aperto, con regole certe, ma che non pretenda di limitare "il meglio" a chi titolato a decidere cio al militante "iscritto" e "palestrato".