Sei sulla pagina 1di 11

La Bandiera Sarda

Significato bandiera sarda sardegna.com bandierasarda.it La bandiera della Sardegna lamiasardegna.it

Significato bandiera sarda Il significato della bandiera sarda affonda le sue radici in un passato intriso di leggenda e confermato dalla realt storica: lorigine del vessillo dei quattro mori, simbolo della Sardegna, tuttoggi resta avvolta da un affascinante mistero. Originariamente il significato della bandiera sarda era legato alle vicende belliche della Corona di Aragona, che domin la Sardegna dal 1324 al 1479 (anno questultimo in cui si origin la Corona di Spagna). La tradizione storica vuole che le quattro teste del vessillo rappresentino altrettante vittorie conseguite dai catalano-aragonesi in Spagna contro gli invasori mori: Saragozza, Valencia, Murcia e le Baleari. Invece la leggenda conferisce un altro significato alla bandiera sarda: il vessillo la celebrazione della vittoria che re Pietro I di Aragona aveva riportato nel 1096 ad Alcoraz, citt difesa dai mori; lesercito aragonese avrebbe ottenuto la vittoria unicamente grazie allintervento di San Giorgio che, apparso sul campo di battaglia nelle vesti di un cavaliere bianco con una croce rossa sul petto, avrebbe spiccato le teste di quattro importanti e valorosi principi mori. Quando poi divenne un possedimento della casa dei duchi di Savoia nel 1718, la Sardegna mantenne come simbolo la bandiera dei quattro mori. Bench la sua origine sia comunque aragonese, per il popolo sardo questa bandiera ha un significato ben pi antico, precedente alla dominazione aragonese: il vessillo infatti rappresenta i quattro giudicati, quattro piccoli stati indipendenti che tra il IX e il XV secolo governarono la Sardegna in maniera del tutto autonoma e difesero strenuamente la loro isola proprio dalle continue invasioni dei mori. Il significato della bandiera sarda profondo, simbolico, visceralmente legato alle vicende storiche dellisola. E un viaggio in Sardegna come un itinerario alla scoperta di questo affascinante passato.

BANDIERA SARDA info@bandierasarda.it bandierasarda ha aperto uno spazio su facebook, la community con milioni di iscritti. Cerca la bandiera della Sardegna e potrai inserire le tue foto e i tuoi video, parlare dei Quattro Mori e della Sardegna! PROGETTO CULTURA bandierasarda parte del progetto per la conoscenza e la cultura della Sardegna, insieme ai siti chiesecampestri viaggioinsardegna BANDIERA SARDA SU FACEBOOK vai al Gruppo!! LA FILOSOFIA DEL SITO BANDIERA SARDA il primo sito interamente dedicato alla bandiera nazionale della Sardegna, tramite la quale sono obiettivi la valorizzazione e promozione degli aspetti culturali della nostra Terra. Appuntamenti, fiere, mostre, concerti, manifestazioni sportive e religiose che ospiteranno la bandiera nellIsola, in Italia, nel Mondo, troveranno spazio in queste pagine, messe a disposizione di chiunque voglia contribuire a diffondere il simbolo della Regione Sarda. La sezione PICTURES ospita le immagini dello stemma dei quattro mori, trovate sul web, le foto con la bandiera scattate durante i vostri viaggi, nei concerti ai quali avete assistito, in occasione delle manifestazioni sportive che avete seguito; verr pubblicata la foto della bandiera sarda che sventola nel municipio o nelle piazze del vostro paese e quella del vostro hotel, bar, ristorante, associazione, circolo culturale, sportivo o religioso, oppure semplicemente nella vostra casa. ARTICOLI DELLA SEZIONE ABOUT LA STORIA DELLA BANDIERA SARDA - dal libro di Barbara Fois LEGGE REGIONALE 15 aprile 1999, n. 10 DISEGNO DI LEGGE DEL 25.01.2005 LO STEMMA DEI QUATTRO MORI PER LA DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA SARDEGNA - saggio di Luisa dArienzo PERCHE QUATTRO E PERCHE MORI - articolo su Sardegna Fieristica di Luisa dArienzo VIAGGIATORI DELLOTTOCENTO - dal libro di John Warre Tyndale del 1843 LIBRO: LA VERA STORIA DELLA BANDIERA DEI SARDI - articolo di Franciscu Sedda su LUnione Sarda QUATTRO MORI A BRUXELLES - articolo di Mauro Podda su LUnione Sarda SUI QUATTRO MORI IL SOLE NON TRAMONTA MAI - articolo di Frabriziu Dettori sul Sassarese LEMBLEMA DEI QUATTRO MORI - relazione delle studentesse Canpoli Maria Paola, Leoni Simona, Liperi Miriam SCOPERTA LA PIU ANTICA RIPRODUZIONE A STAMPA DEI QUATTRO MORI articolo di Mauro Podda

Origini e storia della bandiera con i quattro mori, la tradizionale bandiera della Sardegna
Una croce rossa in campo bianco, inquartata con quattro teste di moro, il simbolo del popolo sardo. Questo simbolo nella lingua nel nord dellisola, il Logudorese, chiamato Sos Bator Moros;

invece nella lingua del sud dellisola, il campidanese, viene chiamato Is Cuatru Morus.

Alcune ipotesi non confermate sullorigine del simbolo


Da tempo si cerca di ricostruire, tra leggenda e realt storica e tra Sardegna e Spagna, lorigine ed il significato di questo stemma, che per rimane ancora oggi sostanzialmente un mistero. Due ipotesi sullorigine della bandiera dei quattro mori nella tradizione sarda Questo simbolo stato interpretato, dal popolo sardo, come unicona dei quattro giudicati in cui la Sardegna era divisa nel medioevo, a seguito della sconfitta dei pirati saraceni, quandera ancora libera ed indipendente. I giudicati, che si formarono, tra l851 e l864, rappresentavano una innovativa forma di governo di particolare successo, molto simile ai comuni, ma con grande anticipo rispetto ad essi, rendendo di fatto la Sardegna pi avanti rispetto alla storia del continente di ben cinque secoli. La teoria di unorigine autoctona del simbolo stata ripresa nell800, influenzata dal clima del romanticismo, e portata avanti da diversi autori tra i quali Vittorio Angius e Pietro Meloni Satta, che identificarono nei mori i quattro giudicati Sardi vittoriosi sugli Arabi. Ma non stata mai dimostrata la veridicit di questa interpretazione: si tratta, quindi, di un probabile errore di interpretazione storica. Secondo unaltra ipotesi, che trova anchessa riscontro nella tradizione sarda, in particolare in quella sardo pisana, il simbolo sarebbe stato presente sul leggendario gonfalone rosso, con croce bianca al centro e con quattro teste di moro poste agli angoli, consegnato da papa Benedetto VIII ai Pisani, accorsi insieme ai Genovesi in aiuto dei Sardi nel 1015, contro i Saraceni condotti da Mugahid ibn Abd Allah, detto Museto, che cercavano di conquistare la penisola italica e la Sardegna. La croce sta ad indicare che la guerra contro gli Arabi avrebbe assunto, nellisola, il significato di una vera crociata. Da notare che i colori dello sfondo e della croce sono scambiati rispetto a quelli successivamente adottati. Di questo gonfalone manca, per, ogni evidenza storica, n si comprende il significato che potrebbero aver avuto i quattro mori. Siamo, perci, propensi a ritenere anche questa tradizione priva di fondamento. La bandiera con i mori nasce forse da un simbolo dei Templari? Leonardo Melis, autore di tante ricerche sulla storia della Sardegna, sostiene che il simbolo dei quattro mori avrebbe avuto un passato templare, per la precisione sarebbe stato lo stemma del primo Gran Maestro dellOrdine, Hugo de Payns, che aveva tre mori bendati nel suo stemma, gi prima della formazione, nel 1129, dellordine della Nuova Milizia del Tempio. Secondo gli ultimi studi, Hugo de Payns altri non sarebbe che litaliano Ugo de Paganis, che avrebbe fondato lOrdine. E a chi sostiene che in questo stemma i mori erano tre e non quattro, risponde che il numero dei mori non importante. Esistono, infatti, rappresentazioni anche con cinque mori: ve n una nel quartiere Castello, a Cagliari, che chiunque pu controllare di persona, entrando dalla via Giuseppe Manno, sotto il secondo portico, dopo quello della Porta dei Leoni, sulla sinistra, alla sommit di una porta. Ho chiesto allamico Andrea Sensi di recarsi a fotografarla, ma le indicazioni erano poco chiare ed ha dovuto coinvolgere lintero rione castello per cercarla, ma nessuno degli abitanti del posto era a conoscenza di questa cosa. Alla fine, con laiuto del pittore Maestro Spada, riuscito a recarsi sul posto e eseguire la foto. Sappiamo anche che la benda era sulla fronte e non calata sugli occhi. Una benda che forse rappresentava il cerchio di bronzo che adornava la fronte dei Celti, la stessa benda che portava Ampsicora di Cornus, che guidava la ribellione dei Sardi alloccupazione romana. E la testa di moro starebbe a rappresentare il simbolo della conoscenza. La testa di moro presente anche in altre bandiere e stemmi La testa di moro non , comunque, legata solo alla Sardegna, ma presente anche in bandiere antiche e locali di popoli di tutta lEuropa. Risale alla stessa epoca anche la bandiera corsa,

rappresentata da uno stendardo bianco con al centro una testa di moro bendato sulla fronte, con il volto rivolto verso sinistra, ossia verso linferitura. La testa di moro non rara nellaraldica europea, e si ritrova anche in alcuni stemmi papali. Ad esempio, papa Pio VII utilizza nei suoi ventitr anni di pontificato, dal 1800 al 1823, un proprio stemma nel quale compaiono, in basso a destra, tre teste di moro rivolte verso sinistra, con la fascia bianca sulla fronte, in una fascia diagonale della quale si ignora il significato. Il moro, infatti, nellaraldica italica in generale porta intorno alla testa una banda bianca, che indica lo schiavo reso libero, e non coronato, mentre lo nellaraldica germanica. Infatti, nello stemma dellattuale papa Benedetto XVI, a sinistra di chi guarda, vi una testa di moro rivolta a sinistra, di colore bruno, con labbra, la corona ed un collare rosso. In questo caso si tratta dellantico simbolo della diocesi di Frisinga, nata nellVIII secolo, e diventata arcidiocesi metropolitana col nome di Monaco e Frisinga nel 1818, dopo il Concordato tra Pio VII ed il re Massimiliano Giuseppe di Baviera. Nella tradizione bavarese, la testa di moro appare molto spesso, coronata, ed denominata Caput Ethiopicum, o Moro di Frisinga.

Le prime rappresentazioni del simbolo nel periodo aragonese


Al di l delle diverse ipotesi non confermate, lorigine del simbolo della bandiera con i quattro mori si pu far risalire con certezza alla tradizione aragonese. Lorigine del simbolo viene fatta risalire agli Aragonesi Sullo stemma di Aragona sono presenti quattro pali rossi in campo doro, che si ritiene stiano a rappresentare limpronta tracciata dalle quattro dita, indice, medio, anulare e mignolo, di una mano intrisa di San gue. Una leggenda catalana, infatti, narra che il conte di Barcellona Wilfredo el Velloso, che aveva unificato i paesi Catalani, gravemente ferito nel 897 in battaglia nella lotta contro linvasore normanno, avrebbe tracciato con la mano questo segno su uno scudo dorato. Secondo la tradizione aragonese e spagnola del 400, che riporta a una leggenda dellXI secolo, il simbolo dei quattro mori sarebbe stato creato quando Pietro I dAragona, figlio di quel Sanci I Ramrez che aveva unificato nel 1076 la Corona dAragona e quella di Navarra, nel 1096 riconquista gli alti Pirenei sconfiggendo nella piana di Alcoraz, di fronte alla citt di Huesca, il re saraceno Abderramen. Al termine della battaglia, vengono trovate sul campo di battaglia le teste di quattro principi mori mozzate e fornite di turbanti adorni di pietre preziose. Dopo la vittoria viene issata, insieme alle insegne dei conti di Barcellona nelle quali sono presenti i quattro pali rossi in campo doro, anche una nuova bandiera, che riporta, in ciascuno dei quattro quarti bianchi formati dalla croce rossa di San Giorgio, la testa di un principe moro con la benda sulla fronte simbolo di regalit, per ricordare la battaglia e la sconfitta del sovrano avversario. Il tutto a ricordo di San Giorgio, che avrebbe favorito la vittoria intervenendo nella battaglia sotto forma di un misterioso guerriero con una croce rossa sul petto. Secondo la datazione tradizionale, sempre di origine aragonese, la bandiera sarebbe stata creata dagli Aragonesi per rappresentare la Reconquista spagnola contro i mori che occupavano buona parte della penisola iberica. In tal senso, viene interpretata la croce di San Giorgio come simbolo dei crociati che combattevano gli stessi mori in Terra Santa, e le quattro teste mozzate avrebbero rappresentato quattro importanti vittorie conseguite dai Aragonesi sui mori in Spagna, ossia la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e delle Baleari. La pi antica rappresentazione del simbolo La pi antica rappresentazione del simbolo con i quattro mori risale al 1281, ed costituita da un sigillo in piombo della cancelleria reale di Pietro III dAragona, detto il Grande. Questo sigillo non ha per alcuna attinenza con la Sardegna.

Sigilli con la rappresentazione dei quattro mori si ritrovano a chiusura dei documenti anche di Giacomo II, detto il Giusto; di Alfonso IV, detto il Benigno; e di Pietro IV, detto il Cerimonioso. Alcuni esemplari di tali sigilli sono conservati nellArchivio storico comunale di Cagliari. I sigilli dei reali Aragonesi mostrano i mori senza la benda sulla fronte, ma con il Capo scoperto. Lo stemmario di Gerle Nella seconda met del XIV secolo, pi esattamente tra il 1370 ed 1386, troviamo, per la prima volta, i quattro mori legati alla Sardegna. In un codice, denominato lo stemmario di Gerle, un manoscritto compilativo conservato nella Biblioteca Reale di Bruxelles, che riproduce gli stemmi di tutta Europa, riportata per la Sardegna la bandiera con i quattro mori. e per possibile che lo stemma sardo sia stato aggiunto qualche decennio pi tardi, perch, allepoca della stesura, esisteva il regno di Sardegna e di Corsica, costituito nel 1297 da parte di papa Bonifacio VIII e comprendente entrambe le isole. Nello stemmario si trova, pi in grande, lo stemma della Corona di Aragona, con i quattro pali rossi in campo doro, e pi piccolo tre stemmi relativi ai regni acquisiti allinterno della Corona dAragona, tra i quali i quattro mori in campo bianco, divisi dalla croce di San Giorgio, per la prima volta legati alla Sardegna. Anche lo stemmario di Gelre mostra i mori con il Capo scoperto. Il simbolo compare nella stemmario aragonese Dopo di che, dalla seconda met del XIV secolo in avanti, il simbolo compare nello stemma aragonese e su numerose opere a stampa, carte geografiche, sulla facciata di edifici e su monete. Attualmente lo scudo della provincia autonoma spagnola di Aragona uno stemma diviso in quattro parti, in cui nel quarto in basso, a sinistra, presente la versione originale della bandiera dei quattro mori, versione adottata da Pietro I dAragona. La fisionomia dei mori raffigurati sui divers i stemmi, negli esemplari risalenti a questo periodo, decisamente di tipo negroide, con naso camuso e labbra prominenti, e la capigliatura e la barba sono ricciute. La bandiera viene ceduta dagli Aragonesi alla Sardegna Alla fine del 400, quando, sotto Ferdinando II di Aragona, detto il Cattolico, ed Isabella I, di Castiglia, la Corona dAragona e il regno di Castiglia si uniscono nel regno di Spagna, i Catalano Aragonesi conservano per s la bandiera con i quattro pali rossi in campo doro, e cedono alla Sardegna quella dei quattro mori con le bende sulla fronte e rivolti verso sinistra, ossia verso linfenditura. I tratti somatici dei quattro mori diventano di tipo occidentale, e manca del tutto la barba. In una riproduzione del 1536, nel simbolo, sopra la benda, sulla fronte dei quattro mori si trova la Corona regale. Con il passare del tempo, la bandiera con il simbolo dei quattro mori si impone, quindi, in Sardegna, venendo a sostituire il simbolo dei Sardi che combattevano contro linvasione catalano-aragonese, che era il desdichado, ossia lalbero sradicato presente nella bandiera del giudicato dArborea. Al tempo di Carlo V il simbolo appare sul gonfalone dei corpi speciali provenienti dalla Sardegna Al tempo di Carlo V, lesercito viene riorganizzato sulla base dei Tercios, ciascuno costituito da 3000 uomini, per la massima parte Spagnoli, ma costituiti anche d mercenari provenienti dalle diverse parti dellImpero. Il simbolo dei quattro mori compare nel gonfalone dei corpi speciali provenienti dalla Sardegna, i cosiddeti Tercios de Cerdea, che si distingueranno nella difesa dellisola dalle incursioni barbaresche e moresche, ed inoltre nelle operazioni contro i Turchi a Tunisi nel 1535 ed a Lepanto nel 1571. Al corteo funebre di Carlo V, morto nel 1558, ogni regno del quale lo stesso era sovrano sono rappresentati da un alfiere portabandiera e da un cavallo bardato, e sono presenti anche i quattro mori. La scena riprodotta in unincisione dellepoca, riportata in seguito in diversi testi a stampa, tra

laltro su un libro pubblicato ad Anversa nel 1599 e custodito nel Museo di Bruxelles. Un esemplare di questa incisione si trova anche nella Biblioteca Nazionale di Parigi. La prima attestazione del simbolo in Sardegna In Sardegna e su documenti Sardi, la prima sicura attestazione dello stemma con i quattro mori si trova sul frontespizio degli atti del Braccio Militare del Parlamento Sardo, i cosiddetti Capitols de Cort del Stament militar de Serdenya, ossia Capitolo di Corte degli Stamenti militari di Sardegna. Gli atti vengono stampati nel 1572 a Cagliari da Francesco Bellit, il pi antico raccoglitore di leggi sarde, e lo sono sotto forma di una cinquecentina, ossia di un libro scritto con la tecnica della stampa a caratteri mobili, ossia di unopera a stampa di unarte tipografica non ancora matura. In esso i quattro mori vengono rappresentati rivolti con il viso verso la destra di chi guarda, ed hanno le bende poste sulla fronte. Altre riproduzioni dello stemma nel periodo aragonese e spagnolo Sul frontespizio degli Annales de la Corona de Aragn, gli Annali della Corona dAragona, redatti dal 1562 al 1580 da Jeronimo Zurita y Castro e pubblicati nel 1610, che raccontano le vicende del regno di Aragona in ordine cronologico, dal periodo islamico fino al regno di Ferdinando il Cattolico, sono presenti, affiancati, i tre stemmi della Corona: la croce patente identificativa dellAragona, i quattro pali della Catalogna, ed i quattro mori rappresentativi della Sardegna. I mori, che nelle rappresentazioni sono generalmente tutti uguali, nel frontespizio degli Annales sono diversi: due mori appaiono pi anziani, barbuti e con la Corona reale metallica, alternativa rispetto alla benda sulla fronte, mentre gli altri due sono pi giovani, sbarbati e con la Corona principesca in testa. Sul frontespizio del manoscritto redatto nel 1631 dal giurato cagliaritano Francesco Carmona, conservato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari e denominato Alabanas de los Santos de Sardea, ossia Lodi dei Santi della Sardegna, sono riprodotti i quattro mori con i volti rivolti affrontati verso il centro. Liconografia del simbolo varia, comunque, in questi secoli. Le teste dei mori sono rappresentate rivolte a destra, o a sinistra, o affrontate. Sono a volte scoperte, a volte Coronate, o cinte da una benda sulla fronte. Lorientamento varia, ma il viso prevalentemente rivolto a sinistra. La benda non costantemente raffigurata sulla fronte dei quattro mori, e si inizia a trovare nelle riproduzioni a partire dal 400, quando compare contemporaneamente alla leggenda della battaglia di Alcoraz con lintervento da parte di San Giorgio. La monetazione durante il periodo aragonese e spagnolo Lo stemma, da allora, viene riprodotto su pubblicazioni ed altro, sulla facciata di edifici, oltre che su monete dellet spagnola battute a Cagliari e chiamati pertanto Cagliaresi. La prima moneta da un cagliarese stata emessa da Ferdinando II di Aragona detto il Cattolico, aveva il valore di due denari ed era composto di argento con un contenuto elevato di metallo non prezioso come il rame e del peso di 0,80 grammi. Nel XVI secolo, con il re di Spagna Carlo II dAsburgo, vengono emesse monete da un cagliarese in rame.

Il simbolo nel periodo del regno di Sardegna e dItalia


La Sardegna passa sotto il dominio dei Savoia, dopo che Vittorio Amedeo II di Savoia aveva ottenuto la Corona del regno di Sardegna con il trattato firmato a LAia nel 1720.
Lo stemma adottato dai Savoia

Nel 700, le immagini che raffiguravano i quattro mori vengono inserite nello stendardo dei

Savoia, quando, nel 1720, questi diventano re di Sardegna. Lo stemma compare nellarma composita della dinastia piemontese, su atti, monetazione di zecca sarda e bandiere. I Savoia adottano lo stemma, con i quattro mori, sormontato dalla Corona, in diverse forme grafiche. Nella prima versione, che qui riportiamo, i mori sono rivolti verso linfenditura, ed hanno la benda sulla fronte. A met del 700 si stabilsce liconografia che prevede la croce di San Giorgio, con in ogni quarto una testa di moro, rivolti in direzione dellinferitura, con benda calata sugli occhi. I mori avevano, quindi, le teste volte a sinistra e le bende calate sugli occhi ed i quattro re diventano dei poveri ciechi Non si conoscono i motivi di questa modifica, per alcuni un errore di stampa, ma che pi probabilmente allude agli atteggiamenti illiberali del governo piemontese nei confronti della popolazione dellisola. Quindi, successivamente, i Savoia ai quattro mori sovrappongono lo stemma sabaudo, con laquila recante sul petto lo scudo rosso con la croce bianca. Questa nuova veste viene inserita nel tricolore adottato nel 1848 da Carlo Alberto come bandiera del regno, e vi rimane fino alla proclamazione, nel 1861, del regno dItalia, la cui nascita poneva termine al regno di Sardegna dopo 567 anni desistenza. Adottato per tutto il regno il tricolore, i quattro mori restano a sventolare esclusivamente nei vessilli dei corpi militari. La riscoperta delle identit nazionali, molto sentita nell800, ha portato la popolazione sarda a percepire lo stemma dei quattro mori come un proprio simbolo identitario, ed a riportare la sua origine al periodo giudicale, come se i quattro mori avessero avuto un collegamento con i quattro giudicati tanto importanti nel medioevo sardo. La monetazione durante il periodo sabaudo Dopo il passaggio della Corona di Sardegna ai Savoia la moneta dei Cagliaresi stata battuta fino al 1813, poi nel 1821 il regno di Sardegna adott la monetazione decimale e quindi i cagliaresi non furono pi battuti. Vittorio Amedeo II emise le monete di rame da uno e da tre cagliaresi. La prima pesava 2,35 grammi ed aveva un diametro di 19 millimetri, mentre la seconda pesava 6,75 grammi e il diametro era di 24 millimetri. Entrambe presentavano al dritto leffigie del nuovo re mentre al rovesci cera la croce tra le teste dei quattro mori. La moneta da tre cagliaresi recava anche lindicazione del valore 3 C ai lati del busto. Carlo Emanuele III inizialmente emise, per la Sardegna, monete uguali a quelle emesse da suo padre Vittorio Amedeo II, ossia monete da uno e da tre cagliaresi, questultimo con la scritta 3 C sul lato del rovesci. stata, in seguito, aggiunta una moneta da mezzo cagliarese di rame, del peso di 1,18 grammi e del diametro di 15 millimetri.In seguito alla riforma del 1754, stata emessa una moneta da un cagliarese di rame, del peso di circa 2,34 grammi e del diametro di 18 millimetri. Questa moneta presentava al dritto la croce con i quattro mori mentre a rovesci era raffigurato il nodo Savoia tra rami di palma. Vittorio Amedeo III mantenne per la Sardegna la monetazione dal padre Carlo Emanuele. Carlo Emanuele IV non emise nessuna moneta con questa denominazione. stato probabilmente nel 1813 che Vittorio Emanuele I, quando si dovette ritirare in Sardegna mentre il Piemonte era stato annesso allImpero Francese, emise una moneta da tre cagliaresi, equivalenti a mezzo soldo. La moneta fu coniata non a Torino, come le precedenti, ma dalla zecca di Cagliari. Il peso della moneta era in media di circa 5 grammi ed il diametro era di 23 millimetri. Esiste anche un unicum da un cagliarese conservato al Museo di Torino, di cui per non esiste traccia nel decreto di emissione delle monete locali, dove si parla solo della moneta da tre cagliaresi. Lo stemma della Brigata Sassari Il simbolo dei quattro mori orna anche gli stendardi delle brigate combattenti sarde, tra queste la leggendaria Brigata Sassari creata l1 marzo 1915 a Tempio Pausania e Sinnai. costituita dai due

reggimenti di fanteria, il 151 Sassari ed il 152 Sassari, e composta quasi esclusivamente da soldati Sardi. La Brigata Sassari, divenuta leggendaria per le imprese eroiche sul fronte austriaco della Grande Guerra, nel luglio dello stesso anno attraversa lIsonzo e viene subito impegnata in combattimento, dando un suo alto contributo di vite e di mezzi.

Il simbolo della regione autonoma della Sardegna nellItalia repubblicana


Lo stemma con i quattro mori ricompare nel 1921, su un drappo quadrato, quando alcuni reduci della grande guerra fondano il Partito Sardo dAzione. Ma, pi interessati alla politica che alla storia dellisola, Emilio Lussu ed i suoi collaboratori scelgono, come simbolo di riscatto, il simbolo dei dominatori Aragonesi, invece che quelli pi autenticamente Sardi provenienti dai giudicati; ed adottano la grafica con i mori con la benda sugli occhi e non sulla fronte. Nel 1952 viene definito il primo simbolo della regione Con decreto del Presidente della Repubblica del 5 luglio 1952, lo scudo dei quattro mori diviene lo stemma ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, della quale orna anche il gonfalone. Si tratta di uno scudo ovale ornato da una cornice cesellata, suddiviso da una croce rossa in quattro cantoni, in ognuno dei quali raffigurato una testa di moro. Si tratta, per, ancora del simbolo presente nella versione del regno sardo-piemontese, con i mori con la benda sugli occhi e con il viso rivolto verso la sinistra. Nel 1999 viene creato il nuovo simbolo della regione Solo nel 1999 la bandiera viene modificata rettificando lerrore grafico, e riporta la benda sulla fronte dei mori che sono significativamente rivolti verso destra, ossia in direzione opposta allinferitura, ed hanno riaperto gli occhi. La Legge Regionale n. 10 del 15 aprile 1999, la descrive come un campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta allinferitura, quasi ad indicare che i Sardi, senza dimenticare, non devono pi guardare e piangere il passato, ma pensare a costruire un futuro migliore per la loro isola. La bandiera, quindi, cambia dalla versione del regno sardo-Piemontese a quella che orna tuttora un quarto dello stemma dArmi della provincia spagnola di Aragona ma con i mori rivolti in direzione opposta allinferitura. Il promotore della legge del 1999 sulla Bandiera, proposta da Salvatore Bonesu, era stato Leonardo Melis, allora consigliere nazionale del Partito sardo dAzione, autore di tante ricerche sul popolo Shardana che stanno riscrivendo la storia della Sardegna, come abbiamo raccontato in unaltra pagina di questo sito. Nel 2005 si ha lultima modifica del simbolo della regione Lultima modifica del 2005, in essa sono conservati i concetti del 1999 ma sono rivisti in una migliore e pi elegante rappresentazione grafica. Oggi, quindi, larma di Sardegna rappresentata da una croce rossa in campo bianco, inquartata con quattro teste di moro con una benda sulla fronte scendente sugli occhi, annodata alloccipite, rivolta in direzione opposta allinferitura, ma con la croce di minori dimensioni. E simile anche la riproduzione presente sul gonfalone.

veramente il simbolo pi adatto a rappresentare lisola con la sua storia?


Fino da quando iniziata la discussione sul simbolo della regione, alcuni hanno sostenuto che forse sarebbe stato meglio adottare la variante proposta nel 1919 in una xilografia di Mario Delitala, il grande pittore ed incisore di Orani. In essa ai quattro mori erano sostituiti un pastore, un contadino, un

pescatore ed un minatore, simboli senzaltro pi veri e rappresentativi dellidentit del popolo sardo. Ma, ci nonostante, il simbolo della regione non stato mai modificato. Era forse pi adatto a rappresentare la Sardegna il desdichado, simbolo del giudicato dArborea A maggior ragione, oggi, molti ritengono che sarebbe stato storicamente pi adatto, a rappresentare la Sardegna, con la sua storia, scegliere il desdichado, ossia lalbero sradicato, a simboleggiare il fatto che i Sardi si erano formati da soli, senza laiuto di nessuno. Quello che stato per tanto tempo simbolo del giudicato dArborea, proveniente dallAntica Tharros, che costru la citt fortificata di Oristano e dur 520 anni, senza mai essere conquistato dai numerosi invasori, e che per ultimo ha cercato di difendere, con tutte le sue forze, lindipendenza dellisola dalle invasioni dei conquistatori stranieri. Il desdichado e la menorah Anche il desdicado , comunque, un simbolo templare. Le sue tre radici rappresentano, infatti, la Trinit; e le sue sette braccia rappresentano le sette potenze planetarie: sole, luna, marte, mercurio, giove, venere e saturno. Le sette potenze che ancora oggi si ritrovano nei nomi dei giorni della settimana, e che gli ebrei monoteisti avevano raccollto in ununica entit, la menorah, ossia il candelabro a sette braccia che si ritiene nellantichit venisse acceso allinterno del Tempio di Gerusalemme, attraverso la combustione di olio consacrato. Vogliamo ricordare che in uno dei pi famosi romanzi di cappa e spada, leroe Ivanhoe, ossia il giovane e valoroso crociato Wilfred di Ivanhoe, doveva combattere contro un soldato templare per liberare la fanciulla ebrea accusata di stregoneria. Ma siamo propensi a ritenere che dovesse appartenere egli stesso allordine templare, il suo scudo era, infatti, decorato con lo stemma del desdicado. Il desdicado ricorda, quindi, anche la menorah ebraica. , infatti, probabile che i due simboli abbiano molto in comune, dato che in un graffito ritrovato dagli archeologi nelle rocce del Negeb vengono raffigurati entrambi, affiancati.

La prossima pagina
Abbiamo concluso il racconto della storia della Sardegna. Nella prossima pagina inizieremo il nostro viaggio per visitare lisola. Partiremo dallarrivo a Olbia, da dove inizieremo la visita della provincia di Olbia e Tempio Pausania e dalla costa nord orientale dellisola. Tutte le foto e riprese sono state effettuate da privati a scopo amatoriale per uso personale e per motivi di studio, senza fini di lucro. Alle nostre foto della Sardegna, se ne aggiungono molte inviateci da amici, alcune tratte da Wikipedia in base ai termini della GNU Free Documentation License, e poche altre sono tratte da Internet, che se segnalata leventuale violazione del copyright provvederemo a rimuovere. consentito scaricare testi, foto e riprese dellautore per uso privato senza eliminare i riferimenti. vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale pubblicato in assenza di apposita autorizzazione. Non consentita la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri e di altro materiale non realizzato dallautore. Claudio de Tisi 2002-2013 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W lamiasardegna.it Archive Like & Archive Like Archive All Download Newest Become an Instapaper Subscriber for just $1/month to get up to 50 articles at a time and

support Instapapers development. Visit the Account section of Instapaper.com to subscribe.

Potrebbero piacerti anche