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GOLIARDIA A PIZZOFALCONE TRA IL 1841 ED IL 1844 1. I testi.

La Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie (anno 1841), pubblicata a Napoli dalla Stamperia reale nel 1841, divisa in due tomi. Il tomo contenente il semestre II (da luglio a tutto dicembre) strutturato in una rilegatura di quaderni, ognuno dei quali: - in alto a destra della prima pagina reca impresso il bollo Ministero della Presidenza Stamperia Reale (che circoscrive due fronde che conchiudono dal basso tre gigli di Francia sormontati dalla corona reale); - in basso a sinistra dellultima pagina reca lo stemma Ferdinando II. Re del Regno delle due Sicilie (impresso a bollo circolare con al centro lo scudo coronato del casato di Borbone-Napoli come approvato da Ferdinando con provvedimento del 21 dicembre 1816, sormontato dalla corona reale e contornato dagli ordini reali del Santo Spirito, di San Ferdinando e del Merito, di San Gennaro, del Toson dOro, Costantiniano di San Giorgio e della Concezione). Il Quaderno n. 266 si compone di due decreti numerati: il n. 6975 riprodotto per intero dalle pagine 53 a 67, mentre a pagina 68 il decreto n. 6976 riprodotto solo in epigrafe. Il decreto n. 6975 (intitolato DECRETO prescrivente che lattual collegio degli aspiranti guardie marine sia fuso nel collegio militare ) si compone propriamente di sette articoli ed allarticolo 2 rinvia ad un annesso regolamento, che effettivamente segue la chiusa del decreto ed riprodotto dalle pagine 55 a 67 (sotto lintestazione REGOLAMENTO per la fusione del collegio degli aspiranti guardie marine e del collegio militare in un solo istituto, e per le discipline da osservarsi nella scelta di venti alunni del collegio riunito da addirsi alla carriera di mare); esso composto da un articolato (pagine 55-60) e di una serie di tabelle (pagine 61-65), raggruppate in tre quadri (Quadro delle lezioni da darsi a tutti gli alunni del collegio militare fino al compimento della sesta classe: pagine 61-64; Quadro delle lezioni da darsi nel collegio militare agli alunni di settima ed ottava classe aspiranti guardie marine: pagine 65-66; Quadro delle lezioni da darsi nel collegio militare agli alunni di settima ed ottava classe destinati al genio ed allartiglieria: pagina 67). Ulteriori peculiarit che si segnalano sono le seguenti: - il decreto n. 6975 sotto lintestazione di pagina 53 si apre con la data (Napoli, 20 settembre 1841), con lindicazione maiuscola dellautorit emanante (FERDINANDO II, PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, DI GERUSAMEMME ec. DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO ec.
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ec. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA ec. ec. ec.) e con la procedura di adozione Sulla proposizione del Maresciallo di campo Direttore del Ministero e real Segreteria di Stato della guerra e marina). A pagina 54, poi, si chiude con le seguenti firme a stampa. Firmato, FERDINANDO.; sottostante a sinistra: Il Maresciallo di Campo Direttore del Ministero e real Segreteria di Stato della guerra e marina Firm. GIUSEPPE DI BROCCHETTI.; sottostante a destra: Il Consigliere Ministro di Stato Pres. Interino del Cons. de Ministri Fir. MARCHESE DI PIETRACATELLA.; - il regolamento, annesso al decreto n. 6975, datato (De 20 di Settembre 1841) dopo lintestazione a pagina 55. Il suo testo si chiude, a pagina 60, con la formula di approvazione (Approvato : Napoli, il d 20 di Settembre 1841.) e le seguenti firme a stampa: Firmato, FERDINANDO.; sottostante a destra: Il Consigliere Ministro di Stato Presidente Interino del Cons. de Ministri Firmato , MARCHESE DI PIETRACATELLA.. Anche la sequenza delle tabelle annesse al regolamento si chiude, a pagina 67, con la formula di approvazione (Approvato : Napoli, il d 20 di Settembre 1841.) e le seguenti firme a stampa: Firmato , FERDINANDO.; sottostante a destra: Il Consigliere Ministro di Stato Presidente Interino del Cons. de Ministri Firmato , MARCHESE DI PIETRACATELLA.. La pagina 67 esattamente come per la fine di ogni pagina dellin -sedicesimo si chiude, in basso a destra, con lanticipazione dellincipit di pagina 68, e cio con: (N. 6976.) - il decreto n. 6976 recato a pagina 68 solo in epigrafe, cio con la mera intestazione, data e firma. Per lintestazione, si legge quanto segue: DECRETO con quale si d facolt al comune di Calitri in Principato ulteriore di servirsi per la costruzione del suo camposanto di un moggio ed una misura di terreno di propriet di Giovanni Battista Cubelli , cedendogli in compenso un moggio e mezzo ed una misura e mezzo di territorio comunale sito nel luogo detto Pascone vicino labitato , e precisamente accosto al sepolcro de colerosi. Per la data, a seguire si legge tra parentesi: Napoli, 24 Settembre 1841. Per la firma, sottostante a destra, si legge: Certificato conforme. Il Cons. Minis. di Stato Presidente Interino del Cons. de Ministri Firmato , MARC. DI PIETRACATELLA.. Si rammenta che, alla sinistra della predetta firma, vi lo stemma Ferdinando II. Re del Regno delle due Sicilie che chiude ogni quaderno. In nessuno dei predetti testi si legge qualcosa di lontanamente simile al cosiddetto proclama del "facite ammuina"; in nessuna loro parte si rinviene un capitolo XIX o un articolo 27, che sarebbero l'ubicazione testuale della presunta disposizione.
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2. La leggenda. La leggenda del "facte ammuna", alimentata da decenni di chiacchiera sotterranea affiorante di tanto in tanto in testi pubblicati, ha re gistrato un vero e proprio picco con la diffusione informativa venutasi a creare con la rete Internet. A quel punto non stato pi possibile far riferimento ad un indeterminato documento esistente o ritrovato in qualche luogo indeterminato degli archivi degli Stati preunitari. S' invece reso necessario indicare gli estremi archivistici del presunto documento. Di seguito si indicheranno quelli pi significativi e le loro fonti. Il primo, e pi insidioso falso storico attiene al luogo in cui si conserverebbe ad oggi il documento, cio nell'archivio storico della marina militare. Nella Guida dei fondi conservati presso l'Archivio dell'Ufficio storico della marina militare1 non si rinvengono fondi di provenienza borbonica. Il secondo falso attiene all'intestazione dei documenti, che per lo pi recano il riferimento ad una "collezione dei regolamenti della real marina". Si tratta di una collezione che, in questi termini, non ha riscontro storico. Il complesso della marina borbonica era disciplinato secondo le ordinanze generali della Real Marina del Regno delle due Sicilie, edite in un testo unico dalla Reale tipografia militare (Napoli, 1856); non consta che tali ordinanze fossero numerate col medesimo numero dei decreti reali e men che mai che la raccolta di tali ordinanze seguisse la medesima numerazione (n. 266) dei quaderni della Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie. Per la verit falso anche l'argomento - da taluno speso per dimostrare la falsit del proclama - secondo cui la dizione "Real Marina" sarebbe scorretta, in quanto i navigli delle forze armate borboniche sarebbero state sempre definite "Armata di Mare" dall'ordinamento militare del Regno delle due Sicilie. L'affermazione non era veritiera gi nel 1818, quando le citate ordinanze generali della Real Marina del Regno delle due Sicilie furono raggruppate nel citato testo unico. Questo per ci porta ad un indizio importante, e cio al fatto che - quando fu costituita l'Accademia della Real Marina il 10 dicembre 1735 - ancora vigeva la vecchia terminologia "Armata di Mare": si pu pertanto presumere che nella vulgata del primo Ottocento la neonata definizione "Real Marina militare" (di fonte murattiana) convivesse con il sintagma "Real Marina" che per decenni aveva definito l'Accademia2.
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Opera del 2004 dell'Ufficio storico della marina militare, a cura di Claudia Lazzerini, Maria Rita Precone, Alessandra Veronesi Pesciolini. 2 Oltre all'intitolazione "reggimento Real Marina", olim battaglione, che raggruppava i fanti di marina sul modello britannico.

Orbene, di quest'Accademia utile ripercorrere le alterne vicende. Prima istituzione ad essere costituita da Carlo III per gli allievi ufficiali, fu poi seguita il 18 novembre 1787 dalla Reale Accademia Militare (poi Scuola militare di Napoli). Della capacit attrattiva della seconda verso tutte le precedenti accademie militari (marina, artiglieria, ecc.) dimostrazione proprio il citato decreto n. 6975 del 1841, che incorporava nel collegio militare il discendente diretto dell'Accademia della Real Marina, cio il collegio degli aspiranti guardia marine: un innesto non riuscito se, appena tre anni dopo, lo stesso re Ferdinando emanava il decreto n. 9011 del 26 agosto 1844 (pubblicato sempre nella Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie, anno 1844, pagine 79-95, con le medesime firme di Giuseppe di Brocchetti e del marchese di Pietracatella); ad esso era allegato il Regolamento organico pel real collegio di marina, il cui 10 prevedeva che "gli alunni del real collegio di marina si denomineranno aspiranti guardiemarine". 3. L'ipotesi Che il falso possa essere nato in ambiente goliardico-collegiale, un primo sintomo l'unico nominativo sicuramente spurio di tutto il presunto documento: quello del "Maresciallo in capo dei legni e dei bastimenti della Real Marina" Mario Giuseppe Bigiarelli, menzionato in alcune versioni. Mentre per l'altro nominativo vi una possibile verosimiglianza storica 3 , in questo caso nulla risulta "nelle dettagliatissime pubblicazioni in cui sono riportati i nomi di ufficiali, sottufficiali e financo militari di truppa delle armi dell'esercito napoletano" (Arturo De Cillis, Quando i Borbone ordinavano: Facite ammuina!, GdS editrice, Napoli, 2000, p. 22). Orbene, il nome (ad oggi presente in 14 comuni italiani, tra i quali nessuno sito nel territorio che fu del Regno delle due Sicilie) pu farsi risalire ad un colore indicato in alcuni dialetti del centro Italia; ma pu anche essere un adattamento-storpiatura del verbo "bigiare", che gi all'epoca (ancor di pi all'epoca) indicava l'atto del "saltare la scuola" o comunque (in senso figurato) quello di "saltare un impegno". La stessa menzione della "Reale marina", intesa come scuola di marina, si presta ad ipotizzare un luogo fisico che sia, al contempo, soggetto ed oggetto della goliarda. Da un lato, infatti, la convivenza alla scuola di Pizzofalcone di collegio militare e collegio degli aspiranti guardiamarine pu aver prodotto risentimenti, volont di distinguersi o di primeggiare da parte dei "pi titolati" allievi della Scuola militare; dall'altro lato, il falso descrive un'occasione (visita a bordo delle Alte autorit del Regno") che ben si presta ad identificarsi con la fase di esercitazione
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Sia pure nell'evidente errore che, in tutti i falsi tranne uno, presenta Giuseppe di Brocchetti come "Giuseppe di Brocchitto", ed in alcuni casi addirittura con una firma col cognome prima del nome.

navale che distingueva un periodo di servizio degli aspiranti guardiamarine 4 rispetto agli altri allievi. Che tutto ci comportasse conseguenti forme di aggregazione goliardica, competizioni nei meriti professionali e, pi semplicemente, invidie da parte dei colleghi di terra, pu essere ipotizzato senza tema di fuoriuscire dal novero dell'id quod plerumque accidit nella normalit di tali ambienti. Ulteriori elementi a supporto di tale ipotesi possono giungere da alcuni elementi testuali. Pressoch tutte le copie a stampa che riproducono il cosiddetto proclama del "facite ammuina" contengono caratteristiche tipografiche (font, allineamenti, centrature) incompatibili con la fattura dei citati atti normativi del Regno delle due Sicilie; esse per sono univoche nel camuffare il falso con un'intestazione recante lo scudo coronato del casato di Borbone-Napoli. Non solo si tratta di uno stemma senza l'impressione a bollo contornata dalla scritta Ferdinando II. Re del Regno delle due Sicilie che, come s' visto, era applicata nella Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie; si tratta anche di uno stemma che, nel quaderno n. 266, era collocato all'ultima pagina (e non nella prima, come intestazione). In queste copie, per, il numero dell'atto normativo corretto: si tratta proprio dell'unico ad essere datato 20 settembre 1841, cio il n. 6975. Esiste per, in modestissima circolazione, un'altra versione del proclama: sotto l'intestazione a stampa (con un font riconducibile a quello della Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie), scritta a mano. Differisce dalle pi note copie del proclama non per il contenuto (salva l'assenza totale delle firme), ma per due peculiarit. Da un lato, a sinistra, esordisce con la numerazione "N 6976" (che, si ricordi, invece il numero del decreto con quale si d facolt al comune di Calitri in Principato ulteriore di servirsi per la costruzione del suo camposanto di un moggio ed una misura di terreno); dall'altro lato, a destra, reca impresso il bollo Ministero della Presidenza Stamperia Reale (che circoscrive due fronde che conchiudono dal basso tre gigli di Francia sormontati dalla corona reale): esattamente il medesimo bollo che apriva l'originale del quaderno n. 266. L'errore potrebbe essere indicativo del documento che si aveva sotto mano, quando si redasse il falso: il regolamento, annesso al decreto n. 6975, si chiude, in basso a destra della pagina 67 del tomo secondo della Collezione delle leggi e de decreti reali del Regno delle due Sicilie del 1841, con lanticipazione dellincipit di
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Gi nel giugno 1840 la corvetta Cristina era stata aggregata alla Squadra dEvoluzione, mantenuta in armamento permanente per laddestramento del personale alle manovre per il combattimento, il che comportava campagne distruzione per gli allievi della Scuola di Marina ma anche visite fuori ordinanza di personaggi di vertice del regno (il 10 luglio 1843 la Cristina giunse a Palermo, dove trasport i reali delle Due Sicilie, che la ripresero alla volta di Messina il 7 luglio 1846).

pagina 68, e cio con: (N. 6976.). Chi quindi aveva solo quella pagina sotto mano poteva legittimamente credere che appartenesse al decreto N 6976. Ma perch avrebbe dovuto avere quella pagina soltanto? Come s' visto, il regolamento annesso al decreto n. 6975 si concludeva con una serie di tabelle annesse: il momento di soffermarsi sul loro contenuto, anzi sul contenuto dell'intero regolamento. La fusione dei collegi di aspiranti guardie marine e del collegio militare in un solo istituto comportava una disciplina derogatoria, rispetto a quella preesistente, che pu ben essere stata vissuta come "di favore" da parte degli altri allievi del collegio militare. Al 5 del regolamento si dispone che "venti piazze del collegio riunito dovranno considerarsi a disposizione della real marina (...)"5; al 6 si dispone che due ufficiali della real marina integreranno la Commissione d'esame, dalla terza sino all'ottava classe, per la scelta degli allievi che saranno "da porsi alla pruova della navigazione l'anno seguente"; al 7 si prevede che "gli alunni scelti per la marina saranno imbarcati nell'anno seguente sopra uno de' reali leggi armati, che verr espressamente designato per la campagna di pruova e di istruzione, la quel dovr durare dalla met di agosto sino al primo di novembre, affinch gli alunni possano trovarsi nel collegio militare pel cominciamento del nuovo anno scolastico". Il 8 prevede il rientro al collegio "per coloro che non potranno durare il servizio di bordo", che poi minutamente disciplinato ai 9-13 (in termini tutti proiettati a curare la "condotta religiosa, morale e militare degli alunni", tanto che si prevede che con essi si imbarchino "l'istruttore morale, il professore di navigazione e quello di matematica dell'abolito collegio degli aspiranti guardie marine"). Il testo del regolamento si chiude con un 19 che consacra il privilegio (nel senso etimologico di "diversit", rispetto al regime ordinario in cui versavano gli altri allievi) degli allievi guardiamarine: la Commissione d'esame finale, per costoro, sar integrata dai citati due ufficiali superiori della real marina, nonch dal direttore del real corpo de' costruttori di marina. Ai sensi del 18, "(...) l'ordinamento degli studi delle prime sei classi, e quelli di mestiere nella settima ed ottava classe per gli alunni de' due rami di marina e de' corpi facoltativi, rimane approvato come nell'annesso stato": in effetti, al regolamento sono annessi, sotto forma di "Quadri", tre tabelle recanti, rispettivamente, "le lezioni da darsi a tutti gli alunni del collegio militare fino al compimento della sesta classe" (pagine 61-64), "le lezioni da darsi nel collegio militare agli alunni di settima ed ottava classe aspiranti guardie marine" (pagine 65-66) e "le lezioni da darsi nel collegio militare agli alunni di settima ed ottava classe destinati al genio ed
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il che anche interessante per la metonimia con cui si passa a considerare gli allievi guardiamarina come parte della "Real Marina".

all'artiglieria" (pagina 67, che si conclude col citato incipit della pagina 68 recante il N 6976). Ecco quindi che si pu affacciare non solo un movente della falsificazione, ma anche una possibile modalit. I tre Quadri delle lezioni possono aver avuto una circolazione ampia, nel collegio di Pizzofalcone, o addirittura una pubblica affissione che li ponesse alla vista degli allievi; l'ultimo quadro, in particolare, potrebbe aver avuto affissione autonoma, da cui l'erronea credenza del falsario che il numero che chiudeva la pagina, sotto le firme delle autorit emananti, fosse il numero d'ordine del regolamento (e non semplicemente l'incipit della pagina successiva). Il momento in cui il falso pu essere stato redatto si pu collocare successivamente alla separazione dei due collegi nel 1844, ma comunque sempre mentre era primo ministro di Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli, marchese di Pietracatella (cessato dalla carica nel 1848); si tratta infatti del firmatario il cui nome (con quello del re) non si cita mai nel falso, mentre quello presente - del barone Giuseppe di Brocchetti, anche se spesso citato scorrettamente, come s' detto - attiene a persona deceduta gi nel 1845. Che i quadri della vecchia normativa siano stati dismessi nel 1844, e siano finiti nelle mani di goliardici commilitoni, non significa per ancora avere una motivazione per compiere una canzonatura cos salace. Occorre anche immaginare una considerazione assai bassa delle ragioni che per tre anni avevano legittimato il trattamento "privilegiato" degli aspiranti guardiamarina: o che i docenti mal sopportassero la compresenza degli ufficiali della real marina nella commissione valutativa; o che non si fosse integrata, nel corpo docente preesistente, la presenza dell'istruttore morale, del professore di navigazione e di quello di matematica dell'abolito collegio, imposta dal citato regolamento; o, ancora, che l'estate di esercitazioni navali fosse considerata dagli altri allievi una sinecura, scaltramente condizionata ad un omaggio simbolico alle saltuarie presenze a bordo delle alte autorit. Quale che fosse la ragione, si scelse di attingere dal dialetto napoletano, quale evidente strumento di scherno delle incombenze di bordo descritte aulicamente ai 9-13 del vero regolamento allegato al decreto N. 6975. La scelta della parola "ammuina" quindi necessitata: l'ispanismo sorto dal verbo amohinar (nella penisola iberica usato come sinonimo di "arrabbiarsi", "infastidire" o "molestare", da mohino che "collera" o "sdegno") trova in tutto il Mezzogiorno un'evoluzione nel senso dell'affaccendarsi (come pure: prendersi fastidio, affannarsi, produrre confusione, stordimento, chiasso, mettere in subbuglio, affaccendare, affannare)6. La si considera
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F. Galiani, Del dialetto napoletano [1789], a cura di F. Nicolini, Napoli 1923. Per E. Zaccaria, L'elemento iberico nella lingua italiana, Cappelli ed. (rist. anast. 1927, Forni), p. 26, il napoletano ammuino sta per "scompiglio, scombussolio,

di solito un'evoluzione autonoma (anche etimologicamente) da quella, registrata in Toscana, di "allettare taluno con moine": eppure, il vocabolario dell'Accademia della Crusca gi nel 1859 riferiva per "ammoinare o ammuinare" sia il significato "far moine, accarezzare", sia quello di "ammoinare la mente, vale offuscarla"7. La Lega navale italiana 8 , nel 1932, sotto la voce "ammuna" non solo riproduceva il significato "darsi attorno con affettazione, far mostra di affaccendarsi producendo pi rumore che fatti (...) inutile andare e venire (...) la confusione che ne deriva"; essa spiegava anche che "queste parole che non appartenevano al vecchio linguaggio marinaresco, dopo l'unione delle due Marine da Guerra Sarda e Napoletana ed il conseguente confluire dei principali dialetti costieri, sono diventare d'uso comune nel linguaggio parlato della Marina Italiana"9. Certo, sarebbe azzardato attribuire l'inaudito successo del significato dialettale meridionale - rispetto al pi aulico e risalente toscano - alla diffusione del falso proclama delle "reale marina", anche perch la Crusca ne attesta la presenza in edizione pubblicata a Firenze mentre ancora le navi dei Mille non erano salpate da Quarto. Se per lo scherno del falsario intendeva pungere nel vivo gli (ex) commilitoni guardiamarina, questo non poteva che avvenire utilizzando un termine gergale che fosse in voga tra la gente di mare. Se poi questo debba anche intendersi come un indizio per risalire all'autore, troppo flebile traccia per costruirvi sopra: ci piace pensare, per, che chi aveva innanzi il quadro di pagina 67 della Collezione del 1841 (lasciandosi fuorviare dalla fine pagina, fino a dare la falsa numerazione del decreto come n. 6976) fosse uno dei mancati guardiamarina, finito nella settima o nell'ottava classe dei corpi facoltativi dell'esercito ai sensi del 8 del regolamento, cio perch giudicato inadatto a "durare il servizio di bordo". Il suo ipotetico risentimento, comunque, sarebbe minor cagione di condanna morale, rispetto a coloro che, con grossolana malizia, hanno nei decenni successivi costruito a stampa il falso, riproducendo l'intestazione con il numero del "vero" decreto n. 6975: in questo caso la goliarda stata ripresa ed accresciuta, con elementi di verosimiglianza infdi ed ammiccanti, volti a screditare non tanto un ordinamento statuale cessato, quanto piuttosto, con esso, una dimensione culturale che faceva comodo volgere in burletta.

tumulto; affannoneria, armeggio", il verbo ammuin sta per "confondere, stordire", il riflessivo ammuinarse sta per "arrabattarsi, scalmanarsi, acciapinarsi, armeggiare" ed il sostantivo ammuinatore sta per "arruffone". 7 Potendo la cosa avvenire anche con grida e atteggiamenti (p. 454, citaz. da Corsin. Stor. Mess. Trad. 727). Nell'edizione del 1863, addirittura, la Crusca affianca "infastidire, annoiare" agli altri due significati del termine, ruotanti attorno a "moine" 8 C. Bardesono di Rigras, Vocabolario marinaresco con illustrazioni fuori testo, Roma 1932, p. 16. 9 Citato anche da Reale Accademia d'Italia, Dizionario di marina medievale e moderno, Roma, 1937, p. 26.