Sei sulla pagina 1di 15

VIRTUTE E CANOSCENZA

SPUNTI DI RIFLESSIONE SU UNA FAMOSA TERZINA DANTESCA

CONSIDERATE VOSTRA SEMENZA: FATTI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI, MA PER SEGUIR VIRTUTE E CANOSCENZA Inferno, XXVI, vv 118-120

INTRODUZIONE
Questo e-textbook un piccolo strumento che vi guider nella riflessione sulla famosa terzina di Dante. Quante volte davanti ad una citazione da commentare vi siete trovati a pensare: Uffanon so proprio cosa scrivere!! E adesso?? Chi lo fa questo tema?? Bene, questo piccolo libro una breve raccolta di riflessioni intorno alla famosa terzina del canto XXVI dellInferno di Dante. Si comincer con riflessioni impegnative, per poi illustrare riflessioni fatte da alcuni alunni, proprio della vostra et! Pronti? Si comincia! 2

LA TERZINA SU CUI RIFLETTERE


Considerate vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza. Inferno, XXVI, VV 118 - 120 PARAFRASI Considerate la vostra origine, non siete creati per vivere come bruti/animali ma per praticare la virt e apprendere la conoscenza

CAPITOLO I UNA PRIMA RIFLESSIONE GENERALE


Cominciamo dalle parole di A. Romeo (docente che scrive su periodico di unassociazione onlus) che in sostanza, magari utilizzando anche parole difficili riflette su questa terzina: cercate di cogliere i concetti essenziali e individuare le parole chiave. La cultura un bene comune da difendere e da promuovere in una societ smarrita e disorientata, frammentata e divisa, schiava dei sondaggi e del marketing evoluto Il lemma (la parola n.d.r.) Cultura rimanda la nostra riflessione anzitutto alletimo (significato originario della parola n.d.r.). Com noto Cultura deriva da colere, pp. cultus e significa coltivare, attendere con cura. Riferito allUomo, il lemma significa Istruzione, Buona Educazionee, parlando di Nazione, significa Civilt. Ma allora cos e cosa significa questa benedetta parola Cultura? Qual la sua portata nella storia personale di ognuno di noi? E nel cammino dellUmanit? E, soprattutto, possiamo farne a meno? Ancora: vero che la cultura coincide con lIstruzione e che la sede propria della Cultura nella Formazione Scolastica? E, in ultimo.a cosa serve la Cultura?

Dante Alighieri, nel XXVI Canto dellInferno, mette in bocca ad Ulisse queste parole: Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza. Parliamo di quasi 8 secoli or sono

NellA.D. 2008 in una Banca di Credito Cooperativo della nostra Puglia, un Direttore Generale faceva scrivere -con grosse lettere in lega di Alluminio- questa frase nella Sala Centrale della sportelleria della SEDE e Direzione Generale di questa Banca, tra la sorpresa generale di Dipendenti, Clienti, Quadri Direttivi e Consulenti di Direzione. Per dirla con Dante chi vive come bruto, e per parafrasare, potrebbe essere ad esempio colui che-simile ad una bestia- semplicemente si procaccia il cibo necessario alla propria sopravvivenza ed il tetto. E, oltre questo, potrebbe significare che lUomo-Bruto non

mosso da nessuna spinta ideale e, ancora, non vive in relazione e scambio con gli altri. Molto piu elementarmente Bruto potrebbe essere semplicemente chi non coltiva s,il proprio spirito, la propria animae non ha nessuna tensione ideale. Una cosa , tuttavia, certa ed oggettiva nella frase dal Sommo, messa non a caso in bocca ad Ulisse: il Bruto NON SEGUE VIRTUTE E CONOSCENZA. Al di l di ogni possibile interpretazione, infatti, per rimanere fedeli ed aderenti al testo, 4 questa deduzione semplice la si ricava da una analisi sintattica, oltre che logicogrammaticale, della terzina. La chiave fornita dalla particella avversativa ma, che segue la virgola. Nella mia interpretazione di questa terzina la conoscenza la Cultura ed altra cosa, invece, la virtute. Cultura, avanti tutto, non nozionismo. Cultura non semplice istruzione. Anche ai tempi di quel sapere enciclopedico- proprio della Societ in cui viveva il Poeta oggi reso popolare e gradito da Roberto Benigni- la parola Cultura non poteva e non pu semplicemente risolversi in un richiamo alla formazione scolastica o, peggio, al puro nozionismo. La Cultura, infatti, anche curiosit. E, sicuramente, porsi delle domande e cercare di darsi delle risposte. La Cultura , poi, ricerca. E, per lappunto, virtute, cosa diversa dalla conoscenza. Vediamo, allora, di stabilire il rapporto tra conoscenza e virtute, anche oltre il pensiero e la poetica di Dante. Sicuramente Ulisse, rivolto ai compagni, quando parla di virtute parla di coraggio, di sprezzo del periglio, di quello spirito di avventura che li porter a varcare le Colonne dErcole. E un invito, quello fatto dal Signor Nessuno, vincitore di Polifemo ,ad andare oltre, a spingersi pi avanti, per inseguire luna e laltra (virtute e conoscenza): linvito a varcare il limite del mondo conosciuto coincide con la scoperta, con lignoto, con la prima esplorazione.

Dante, dunque, considera la conoscenza come il presupposto della valutazione di una persona. Con la virtute, forse, si pu ottenere la conoscenza. Dipende dalla forma ed intensit della volont nel ricercarla costantemente e pervicacemente. Almeno formalmente, anche lorganizzazione del lavoro nella nostra Societ attuale informata anche su questo criterio: ad esempio per fare il Professore, piuttosto che il metalmeccanico, occorre possedere conoscenze e competenze specifiche, 5 ontologicamente(proprie dellessere) differenti. Ma il presupposto basilare, anche degli attuali parametri di valutazione individuale e delle organizzazioni, sta nel SAPERE, nel SAPER FARE e nel SAPER ESSERE: tre termini che, se sommati e resi un unicum, si equivalgono con CULTURA+ COMPETENZA. La cultura non innata: la si apprende con leducazione, attraverso lesempio, lesperienza, fin da piccoli. Ci si adatta in genere alle richieste della societ in cui si vive: si apprende la lingua, in primo luogo; ma anche alcune abilit basilari. Si apprende, inoltre, ad acquisire modelli di comportamento e a farsene orientare; a muoversi in un mondo di segni, simboli, significati condivisi. Crescendo allinterno di una Cultura, poi, tendiamo facilmente ad assolutizzare quanto appreso, a immaginare che i nostri modelli culturali, i nostri simboli e valori siano normali. E, di conseguenza, che non altrettanto lo siano quelli altrui. E qui si comincia a parlare di Culture, al plurale, come sopra quando si parlava del Liceo e delle culture francofone. E in effetti il confronto internazionale che deriva dai processi di globalizzazione e dalle migrazioni non certo semplice: facilmente nutriamo preconcetti, interiorizziamo stereotipi negativi riguardo alle Culture altre. Che a loro volta possono ripagarci della stessa moneta, generalizzando in modo indebito. Ma se vero che esistono differenze, anche vero che possono esistere assonanze, analogie. E che vivere in un mondo in cui esistono pi Culture pu essere pi stimolante che non vivere in un contesto monoculturale. Sempre che si sia disponibili al confronto, che non ci si arrocchi preventivamente sulla pretesa di un inesistente primato o di una supposta superiorit culturale. Che si sia disponibili, cio, a chiamare in causa, a mettere in dubbio la posizione etnocentrica che ha caratterizzato larga parte del nostro passato: avrebbe senso oggi parlare di cultura imperante? O avrebbe piu senso godere delle differenze, delle assonanze, dei tratti tipici e/o atipici di un etna e di un tnos?

Nelle nostre Societ Plurali e , a volte, anche pluralistiche, nellEuropa dellErasmus e dellabbattimento delle frontiere, dei muri, delle dogane, nel villaggio globale, mondiale, del quale siamo un po tutti al contempo vittime ed artefici, possiamo strenuamente difendere la Cultura come bene comune, perch essa non oggi ma da sempre copre ogni campo del sapere e agire delluomo, dallo scheggiare una pietra fino a creare una grande opera letteraria e a dare forma a un impero: sono cultura dunque leconomia, la politica, il galateo e la strategia militare, per non dire la religione, la scienza e 6 la filosofia. E lo sono anche il Teatro, il Cinema, la Fotografia. In una parola lo tutto quello che abbiamo imparato e che continueremo ad imparare, ad osservare e valutare con quella capace coscienza critica unita al buon senso che non pu e non deve essere mai smarrito dalluomo. E la consolazione, oltre che immanente certezza, che nessuno te la potr mai togliere. S, proprio mai! Perch oltre la conoscenza, che forma, edifica e costituisce la Cultura di ciascuno di noi, occorre quel disincanto e quella temerariet propria di colui che non crede a tutto ci che legge, sente o, peggio, a tutto ci che vede ma, invece, reca sempre in mano e nella mente il setaccio consapevole che separa la crusca dal grano buono e nel cuore il filtro sapiente ed illuminato per poter orientare nella propria vita ogni Azione e Reazione responsabile, nellindirizzo della ricerca del Bene Comune.

Come potete notare leggendo queste frasi, la riflessione fa solo in parte riferimento al contesto da cui tratta; parte dal significato originario delle parole utilizzate da Dante per approfondire pensieri che sono molto attuali, che hanno a che fare con la nostra vita di tutti i giorni. Queste riflessioni, oltre a darci molte buone idee utili per scrivere un testo di commento alla terzina dantesca, ci suggeriscono anche un buon modo di procedere per farci venire delle idee quando non ne abbiamo: analizzare le singole parole di un testo dato!

CAPITOLO II UN TEMA SVOLTO


Adesso, invece, leggerete le parole scritte da Valentino Sossella, che ci regala un tema gi fattoma non lasciamoci tentare, leggiamolo attentamente e prendiamo alcuni 7 spunti, mi raccomando!! Lottava bolgia risplende di fiamme; ogni fiamma incorpora un peccatore . In questo girone infernale sono condannati i Consiglieri Fraudolenti, coloro cio, che usarono lintelligenza per ordire inganni. Avvolti da una fiamma bifida stanno Ulisse e Diomede. Ulisse qui condannato, quale principale ispiratore dellinganno perpetrato ai danni dei Troiani tramite il cavallo di legno. Dante chiede a Virgilio di poter parlare alle due ombre avvolte nella fiamma, ma la sua guida lo frena, ricordandogli che si tratta di Greci, quindi di uomini superbi. Virgilio stesso che avvia il dialogo, chiedendo loro come trovarono la morte. Ulisse inizia allora il suo racconto. Congedatosi dalla maga Circe, leroe greco, spinto dalla sete di conoscenza e incurante degli affetti famigliari, raccoglie un esiguo drappello di vecchi compagni e salpa con una nave. Giunti alle colonne dErcole (lo stretto di Gibilterra), egli incita i suoi marinai a superarle: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Limbarcazione procede dunque il suo viaggio, oltre i confini del mondo conosciuto, sino ad avvicinarsi alla montagna del Purgatorio. I marinai esultano, ma la loro gioia dura poco: dalla montagna un turbine di vento investe la nave, che naufraga miseramente nelloceano. Interpretazioni contraddittorie si sono succedute nei secoli su questo canto e in special modo sulla figura dellUlisse dantesco. Si tratta di un ribaldo senza rimorsi o di un eroe? I commenti pi recenti propendono per questa seconda ipotesi: Ulisse rappresenterebbe laspirazione allassoluto, sarebbe il campione dellumanesimo integrale. Un personaggio moderno, affamato di conoscenza e di avventure, sorretto dal libero pensiero, insofferente ai dogmi e alle verit rivelate.

La volont di conoscere la qualit essenziale delluomo; vivere privi di questa aspirazione costituisce non unesistenza umana, ma unesperienza bestiale. Ulisse abitato da una energia prometeica; riconosce la sconfitta del suo ultimo tentativo di sfidare i limiti imposti dalla divinit, ma non si pente. In qualche modo egli rappresenta un modello umano che si contrappone alluomo medioevale, chiuso nelle sue certezze sul cosmo e su Dio. Dante turbato dallincontro con leroe greco. Secondo Benedetto Croce (filosofo n.d.r.) egli riconosce se stesso in Ulisse. Le loro imprese, in effetti, si assomigliano: anche Dante si imbarcato in un viaggio incerto e temerario, che ha i connotati della follia. 8

A differenza di quanto letto in precedenza, in questo tema si parte proprio dal contesto della terzina, che non viene mai abbandonato: tutte le riflessioni girano attorno al Medioevo, a Dante, a Ulisse.

CAPITOLO III PENSIERI TRATTI DA UN BLOG


Di seguito trovate, invece, delle riflessioni molto personali trovate in un blog chiamato webeconoscenza. Questo passo di Dante su Ulisse e lOdissea che, fra laltro, campeggia sul mio blog sin dal primo articolo che ho pubblicato, mi ha sempre stimolato come vero e proprio manifesto di incitamento alla curiosit. Quel bruti mi ha sempre fatto venire i brividi. La vita un lampo. Perch non attingere a piene mani da tutto il sapere possibile? Perch non sfruttare la superiorit rispetto agli altri esseri del pianeta (bruti)? Il canto 26mo dellinferno un vero inno all importanza della conoscenza. Attraverso le parole di Ulisse si percepisce che la conoscenza non ha n et n limiti. Ulisse e i suoi sono ormai vecchi. Ma vale la pena ripartire. SEMPRE. Il desiderio di conoscere di Ulisse forse il segreto della sua fama. Nella sua odissea ha conosciuto cose che gli altri umani (poco disposti a intraprendere un viaggio pieno di incognite verso la conoscenza) non hanno saputo e voluto assaporare. Nemmeno gli affetti pi grandi, e intensi, sono riusciti a trattenere Ulisse perch nel suo animo, il desiderio di conoscenza, era troppo grande. E dopo queste considerazioni mi accorgo che ho un grandissimo difetto. Amo approfondire. Non va bene. No, oggi la superficialit la fa da padrone. Purtroppo! Io amo conoscere e mi perdo come Ulisse. Ora ho ripreso gli studi abbandonati 20 anni fa. Ho gi fatto 4 esami e me ne mancano 5. Ma non ho perso il vizio. Come il vecchio Ulisse anchio devo sempre approfondire, ostinarmi ad andare oltre a quello che prevede il programma dellesame. E quindi mi inerpico in scalate ardue verso una conoscenza che non potr mai avere. Ma cos. E dentro di me. La superficialit non mi basta. Purtroppo amerei andare oltre la conoscenza perch anche la conoscenza acquisita in fretta superficiale. Vorrei, attraverso lapprofondimento e la verifica, arrivare alla competenza. Ma anche questo richiede tempo e, purtroppo, il distacco da interessi primari. 9

Ma non mollo. Odio vedere la superficialit delle analisi. Il copia e incolla continuo di questa societ dellinformazione che ridonda ma non approfondisce i temi. E poi mi perdo ancora con la conoscenza delle persone. Perch amo capire di loro cosa c dietro lapparenza e la superficie che manifestano. E mi ritorna alla mente una frase di Italo Calvino: La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso. 10

Come si pu notare, pi che unanalisi di tutta la terzina, lautore ha deciso di riflettere sul concetto di conoscenza, in particolare contrapposto allidea di superficialit. Interessante, anche, la citazione finale tratta da Calvino, che, a mio avviso apre ulteriori possibilit di approfondimento sul termine conoscenza.

CAPITOLO IV RIFLESSIONI FATTE DA ALCUNI ALUNNI


Eccovi giunti alla parte, forse pi interessante di questo libro: uninsegnante, dopo aver chiesto ai suoi alunni dodicenni cosa ne pensassero delle parole di Dante, ha raccolto e pubblicato le loro riflessioni.

11

Per me questa terzina ti fa riflettere sul perch siamo stati creati: o per vivere da bruti o per giungere alla conquista della virt e della conoscenza. Vivere da bruti significa vivere una vita noiosa, povera, in solitudine; invece vivere con la virt e con la conoscenza significa essere pi felici, intelligenti, orgogliosi della vita che ci ha dato il Signore, perch vivere la cosa pi bella al mondo e se non c la vita, non ci siamo neanche noi. Antonio Secondo me Dante Alighieri in questa terzina dellInferno spiega molte cose, anche se in poche righe. Spiega che qualunque essere umano non stato creato per vivere senza ragione (come gli animali) e che tutti gli esseri umani devono godersi la vita perch non sono animali: gli uomini sono intelligenti. Secondo Dante bisogna godersi la vita al massimo. (!!!) Gregory Penso che Dante abbia ragione, perch noi non siamo stati creati per vivere come bruti e senza ragione: noi non dobbiamo agire distinto, come gli animali. Gli animali, per esempio, catturano una preda appena sentono listinto di saltare e di agguantarla e questo agire distinto per uccidere. Noi siamo stati creati per acquistare conoscenza e quindi per imparare cose nuove e anche per mostrare le nostre virt, cio le cose(qualit) belle che abbiamo dentro. Anche se Dante ha ragione, luomo, a volte, si comporta esattamente al contrario di tutto questo, perch mi sembra che a fare la guerra non siamo come gli animali, ma peggio, perch gli animali agiscono distinto, mentre luomo ha la mente per pensare. A pensarci bene, Dante ha ragione solo in parte, perch luomo ha bisogno anche di un po distinto, perch altrimenti la vita sarebbe monotona. Cristian

Secondo me questo pensiero di Dante giusto, perch ognuno di noi vive ed stato creato per una ragione e per conoscere sempre cose nuove. Dante Alighieri afferma che non dobbiamo vivere come bruti e anchio sono daccordo con lui, perch penso che noi non siamo come gli animali e penso che tutti hanno un motivo per vivere Annalisa Nella terzina tratta dal canto XXVI dellInferno, Dante mi fa riflettere sulle mie virt, 12 cio sulle mie abitudini di fare il bene, sulle mie qualit positive: la forza, la pazienza, la generosit, laltruismo, lamore, lamicizia, la gioia. Ognuno di noi deve cercare di imparare le virt, anche attraverso molti tentativi di non riuscita, perci non ci si deve arrendere! Io sono daccordo con Dante Alighieri perch in questi versi mi aiuta a capire che luomo non stato creato per essere una nullit, ma per acquistare sempre nuove conoscenze, seguendo una linea (condotta) di vita sempre migliore e non come gli animali che combattono tra di loro per cibarsi. Ilaria Dante Alighieri in questa terzina ci insegna che bisogna vivere la vita pienamente e non fermarsi alle cose esteriori, umiliandoci a vicenda. Bisogna capire il senso della vita, perch siamo intelligenti, con una grandissima capacit di ragione. Bisogna vivere sorridendo anche nei momenti difficili, condividendo insieme agli altri le cose/qualit interiori: le virt. E necessario coltivare queste doti o virt, perch non tutti le possiedono: o le possiedono, ma non le usano, o non sanno proprio di averle. Questa terzina esprime un giusto insegnamento ed molto bella. Ivano Il poeta ha ragione a dire che non dobbiamo riflettere sulle nostre origini, perch a volte non ci comportiamo come degli esseri umani, con luso della ragione e dei sentimenti, ma come degli animali, che agiscono solo per istinto. Paola Sono molto daccordo con la terzina di Dante. Egli dice che gli uomini nascono per conoscere e per mostrare le virt, cio le qualit positive di se stessi e degli altri Riccardo Queste brevi frasi di Danti, tratte dal canto XXVI dellInferno, rispecchiano come noi uomini e donne dovremmo essere. Per questa opinione o suggerimento non viene rispettato, perch, dato che non siamo animali, perch facciamo la guerra? Perch gli uomini si uccidono a vicenda? Perch allora non sono o siamo animali? Abbiamo la

ragione, la virt, la sapienza perch ci comportiamo cos? Molte volte gli animali hanno e acquistano la virt invece noi la perdiamo. Se tutti seguissero il suggerimento di Dante Alighieri il mondo sarebbe perfetto. Giada Il poeta, con questi versi, intende dire di fermarci a capire da dove veniamo e che non siamo stati creati come bruti, ma che dobbiamo cercare la virt e la conoscenza. 13 Secondo me, Dante Alighieri vuol dire che luomo non stato messo al mondo per essere un fannullone (???) Alessia In questa terzina Dante spiega che secondo lui luomo non fatto come un animale, perch luomo capace di ragionare e provare dei sentimenti. Secondo me anche luomo ha qualcosa di animale. Luomo ha listinto e in certi casi succede che si vorrebbe aver seguito listinto, invece che la ragione. Dante afferma che un uomo non pu vivere ignorante, ma deve conquistare virt e conoscenza. Secondo il mo parere vero quello che dice Dante, ma certe volte vorrei vivere essendo inconsapevole. Roberto Penso che Dante in questi versi chieda a noi uomini di pensare da dove veniamo, chi siamo e allo scopo della nostra vita. Dante sostiene che gli uomini non sono stati creati per vivere senza ragione, senza voglia, senza senso, come vivono gli animali, ma sono stati creati per vivere lietamente, bene. Dante ci dice anche che nella nostra vita dobbiamo cercare, imparare, possedere le conoscenze che ci fanno vivere meglio e avere virt: fare sempre il bene. Marco Queste parole possono aiutarvi nelle vostre riflessioni, sono semplici, ma ricche di profondit!

CAPITOLO V CONCLUSIONE
Avete letto quattro modi differenti di affrontare un unico tema. Avete potuto vedere quante riflessioni si possono fare partendo dalle stesse parolema soprattutto avete avuto modo di leggere idee diverse che potete condividere, approvare, 14 disapprovare, approfondire, chiarire. Insomma, ora non avete pi scuse: le idee non vi mancano, quindi, tocca a voi: cosa ne pensate delle parole di Dante? Che riflessioni suscitano in voi? Commentatele!

BIBLIOGRAFIA E FONTI Giuseppe A. Romeo, Associazione cercasi un fine Valentino Sossella Webeconoscenza Orietta e gli alunni della IIB della SM Marco Polo
15

AUTRICE Questo breve e-textbook stato realizzato dalla prof.ssa Matilde DellOrto a scopo didattico e pu essere utilizzato e modificato, purch vi sia sempre citazione della fonte e delle fonti con cui stato costruitoil testo e purch non vi sia scopo di lucro.