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Berti, Proudhon

Berti, Proudhon

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Una buona sintesi delle principali teorie e opere del celebre socialista Proudhon.
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Giampietro D.

Berti

LA DIMENSIONE LIBERTARIA DI PIERRE-JOSEPH PROUDHON

Città Nuova Editrice

IDEE/Sezione Readings Collana a cura di Gaspare Mura

Tutti i diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento riservati per tutti i paesi © 1982, Città Nuova Ed., via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

« ...Applaudo di tutto cuore la vostra idea di portare in luce tutte le opinioni; fac­ ciamo una buona e leale polemica; dia­ mo al mondo l’esempio di una informata e lungimirante tolleranza, m a non fac­ ciamo di noi stessi, perché siamo alla testa di un movimento, i campioni di una nuova intolleranza, non posiamo ad apo­ stoli di una nuova religione, fosse pure la religione della logica, la religione del­ la ragione ». P.-J. Proudhon a Marx, 17 maggio 1846. «Cosa stupefacente, la maggior parte dei rivoluzionari, a imitazione dei conservatori che combattono, non pensano che a costruire prigioni ». P.-J. Proudhon. « La libertà: ecco la prima e l’ultima pa­ rola della filosofìa sociale ». P.-J. Proudhon.

P R EM E SSA

È sempre scorretto strumentalizzare un autore a fini politici o anche religiosi. La varietà e le suggestioni del pen­ siero di Pierre-]oseph Proudhon non possono essere infatti intese nel loro valore positivo come pure nei loro limiti reali, partendo unicamente dalla utilizzazione che se. n’è fatta anche di recente per motivi di attualità politica o anche dalla opposizione radicale a tutta la sua figura a cagione del suo più volte proclamato ateismo e anticlerica­ lismo. Del resto, Henri de Lubac in un noto libro, Proudhon et le christianisme (Parigi 1945), da teologo intelligente, ha tentato di penetrare il senso ultimo delle affermazioni anti­ cristiane di Proudhon riconducendole all’orizzonte cultu­ rale in cui si è mosso l’autore nel suo tempo, e, pur denun­ ciando i possibili esiti anticristiani e soprattutto antiecclesiastici del modo in cui è strutturato questo pensiero, ha evidenziato come l’aspirazione alla libertà e alla giustizia proprie di Proudhon non fossero di per sé contrarie ai va­ lori cristiani. Non sembra perciò scorretto, al di là delte professioni di fede « atea » di questo autore, riappropriarsi dei numerosi stimoli fecondi dovuti al pensiero sociale di P.-J. Proudhon. E ciò non per una lettura « strumentale » o « politica», quanto piuttosto per un'operazione culturale, che è lo scopo a cui spera di contribuire questo lavoro. Del resto, nonostante che il pensiero sociale di Proudhon rappresentasse ancora un mito in alcuni strati della cul­ tura europea déll’Ottocento: è noto come il conte Pierre Bezukov di Guerra e pace di Tolstoj incarnasse l'ideale so­ ciale e libertario di Proudhon; come peraltro il suo pen­ siero abbia ispirato il sindacalismo francese fine Ottocento, dall’anarco-sindacalismo di Pelloutier al sindacalismo rivo­ luzionario di Sorel; e nonostante si siano occupati di Prou­ dhon in questo secolo sociologi di rilievo come Pierre Ansart, Georges Gurvitch, fino all’ultimo saggio di Jacques Langlois, Attualità di Proudhon, Milano 1980, il pensiero proudhoniano è stato oscurato dal trionfo del pensiero marxista. Ora, è proprio l’antitesi Proudhon-Marx, che si è manifestata fin

bensì come ideale ispiratore di un'economia decentrata a 10 . originario della campagna francese. l’economia di Stato. esponente di un socia­ lismo riformista ante-Marx e anti-Marx? Anzitutto. il collettivismo comunista di Marx. si trattò allora non di una po­ lemica casuale. È chiaro che quando Marx.Premessa dall’inizio nei rapporti tra questi due autori. rivelatasi poi esatta nei Paesi del cosiddetto socialismo reale. con la conse­ guente valorizzazione dell'economia di mercato che sola può impedire allo Stato di divenire Stato-padrone — come di fatto avviene negli Stati del socialismo reale — e soffoca­ tore delle libertà individuali. è sinonimo di libertà. intesa come totale statizzazione dei mezzi di produ­ zione di Marx. che espropriare il lavoratore di tutti i mezzi di produzione non significa abolire il capitalismo. secondo il quale il possesso. piuttosto crearne uno nuovo e peg­ giore. a titolo indica­ tivo: Quali sono gli elementi che rendono ancor oggi inte­ ressante il pensiero di questo autore primo Ottocento. dall’altra. Scontro che tuttora permane e che sottende in fondo due diverse concezioni della persona umana. il quale si trova di fronte a due diverse e ben precise concezioni della società e dei rapporti sociali: da una parte. ossia due diverse antropo­ logie. significa né più né meno che la fine della libertà. il federalismo libertario e mutualista di Proudhon. dall'altra. In secondo luogo. che non dobbiamo intendere iden­ tificandolo con modelli autogestionari fin qui realizzati. con l’abolizione dell’economia di mercato. l’economia autogestionaria di Proudhon secondo la quale la proprietà deve trasformarsi in possesso da parte del lavoratore di tutti i mezzi che aiutano il suo sviluppo personale e sociale. ma dello scontro tra due diverse concezioni dell’economia. ma possiamo qui chiederci. allargato a tutti i lavoratori. che polarizza l’attenzione dello studioso. nel 1847. Ciò viene condensato dal Proudhon nel termine: autogestione. L’esposizione attenta di alcuni principali momenti del pensiero di Proudhon la si potrà trovare nelle pagine del presente lavoro. scrisse la Miseria della filosofìa per combattere e ridicolizzare le critiche che Proudhon gli aveva mosso l’anno precedente nel Sistema delle contraddizioni economiche. che riproporrà nuove e più temibili alienazioni: il capitalismo di Stato. dei rapporti sociali e della politica. e. la certezza che la pianificazione eco­ nomica da parte dello Stato. l'intuizione premonitrice. E quindi a due diverse e opposte concezioni della funzione dell’economia nella società: da una parte. « Dalla proprietà al possesso » è la formula di Proudhon. ov­ vero filosofia della miseria.

G. ma che sia puramente arbitro degli inevitabili conflitti sociali. come giustamente ha fatto rilevare il Langlois nel saggio citato. ma indub­ biamente interessante perché condurrebbe inevitabilmente a ripensare il valore primario della persona umana. Quando Marx criticava aspramente Proudhon come piccolo-borghese per­ ché intendeva il progresso sociale non nel senso da lui voluto.M. ma federativo — oggi lo diremmo pluralistico — in cui l’elemento della società civile ha la netta preminenza sulla società politica. si badi bene. anche nel suo essere sociale. come nel marxismo. Pino a che punto il personalismo mounieriano può ritrovarsi nel libertarismo di Proudhon? Qual è l’antropologia che fa da supporto alla sociologia di Proudhon e alla filosofia comu­ nitaria di Mounier. provocatorio. Si tratta quindi per Proudhon di un sistema sociale e politico non totalitario. che non vuol dire affatto individualismo. coglieva bene l’elemento prevalentemente personalista del Proudhon. ma viceversa dalla società verso la persona. ossia dalla persona verso la società. Infine. E qui diverrebbe interessante aprire il discorso sulle affinità e differenze esistenti tra Proudhon e il personalismo comunitario di Emmanuel Mounier. . si. per il quale la persona resta il valore assoluto e non può mai divenire una variabile dipendente dalla società. Personalismo. non è da trascurare l’elemento « personali­ sta» insito nella riflessione del Proudhon. ma valoriz­ zazione della persona umana anche e soprattutto nella sua dimensione sociale. e sono esse compossibili? Ma questo è un discorso ancora tutto da fare.Premessa 11 cui deve corrispondere uno Stato che non assuma tutto il potere.

In Italia. Nascerebbe da qui il suo anarchismo ribellistico. a chi si ponga seriamente l’intento di studiarlo. è l'iniziatore di una corrente di pen­ siero che. è possibile ripensare la storia del socialismo . E sen­ z'altro inaccettabile infatti che ancora oggi il giudizio su di lui ricalchi senza appello quello formulato cent'anni fa da M arx1. pur essendo completamente dentro la tradizione socialista. soprattutto. non si presta a confuse interpretazioni. Si tratta di un'interpretazione sostanzialmente errata. l'esiguità degli studi che gli sono stati dedicati è la causa della ripetiti­ vità stereotipa dei giudizi sul suo pensiero che si riscontra in tutte le storie del socialismo. Un giudizio che lo vuole rappresentante socialista della piccola borghesia e perciò teorico confuso e contrad­ dittorio. non viene a identificarsi per nulla con il marxismo. il che è un punto di vista completamente diverso da quello consueto3. Egli infatti ha formulato per primo alcune ana­ lisi fondamentali sulla società capitalista. più che al presente e al futuro. Perciò l'immagine riportata da molta storiografia è sempre quella di un uomo rivolto al passato. Di conseguenza. in cui non gioca solo il pregiudizio marxista. la sua ope­ ra anzi induce a considerarlo uno dei massimi pensatori del socialismo. Altre interpretazioni non si discostano molto da quella marxista. la natura della sua pro­ testa. Eppure Proudhon. contro l'ordine esistente2. ad esempio. il posto di Pierre-Joseph Prou­ dhon non è stato ancora messo nella sua giusta luce. tutte avendo in comune la convinzione che egli sia stato incapace di comprendere il mondo moderno segnato dall'irreversibile rivoluzione industriale.IN T R O D U Z IO N E Nella storia del socialismo. diviso tra gli interessi del proletariato e quelli della classe media. Egli. morale oltre che politica. tenendo presente questa fondamentale demarcazione. indicando nello stesso tempo al movimento operaio le direttive di fondo per la sua emancipazione. ma anche una sco­ perta ignoranza delle sue idee.

quella del potere. ma anche . sullo spartiacque tra la fase utopistica e la fase scientifica. si chiarisce il nodo problematico del rap­ porto fra riformismo e rivoluzionarismo. È consuetudine storiografica infatti legare la nascita della consapevolezza teorica del riformismo alla svolta revisionista. tra il socialismo umanitario e filantropico e il socialismo agguer­ rito e maturo « dopo Marx ». di Marx.14 Introduzione secondo una periodizzazione molto divergente da quella pro­ posta dall'autore del Capitale articolata. Ci si dimentica dunque che è esistito un socialismo rifor­ mista non necessariamente autoritario. Occorre dunque ripensarlo come ima volontà posi­ tiva volta alla trasformazione del mondo che non muova da presunte leggi oggettive della storia. Ci si dimen­ tica con ciò che è esistito anche un riformismo. In questo senso Proudhon pone il problema della realizzazione del socialismo al di là dell'improbabile determinismo economico. quello proudhoniano appunto. Ma nep­ pure completamente con il rivoluzionarismo anarchico. In effetti il socialismo. com’è noto. che esce dal dilemma tra conquista vio­ lenta del potere e conquista moderata. Il riformismo non autoritario concepito dal socialista francese non coincide dunque con quello marxista. a tutto vantaggio di un’interpretazione del riformismo come socialdemocrazia secondintemazionalista. Il rifiuto della teorizzazione ideologica della conquista del potere viene anzi posto da Proudhon quale condizione imprescindibile della realizzazione della società senza classi. rispetto al marxismo. L’ipotesi del socialista francese rifugge quindi. anche il concetto di rivoluzione intesa come conquista poli­ tica del potere. Con quest’ultimo condivide 1’« indifferenza » nei confronti del potere. tuttavia la posizione anarchica nei confronti del po­ tere non è solo quella della sua non considerazione. ancora ima volta. Su questa via essa scinde il destino storico del movimento emancipatore dal pathos giacobinista. se inteso come aspirazione alla li­ bertà e alla uguaglianza. non data certo dal Manifesto del Partito Comunista e non può esaurirsi nella disamina mar­ xista. ed è la naturale conse­ guenza del rifiuto dell'atto di fede nella necessità storica. Soprattutto attorno a questa fondamentale questione. per fondarsi invece sull'« indifferenza » programmatica nei confronti di ogni azio­ ne volta al dominio. ossia come soluzione deficitaria ed errata. ren­ dendo possibile al socialismo la reale comprensione delle conquiste liberali e la loro assimilazione fino a renderle stru­ menti operativi dell'emancipazione delle masse oppresse4. postulato e puntualmente smentito dalla storia. tra l'altro dedotta da un’analisi del capitalismo oggi superata.

La tradizione rivoluziona­ ria può intendersi divisa tra la corrente autoritaria che va passando attraverso il marxismo. e ciò giustifica in sede critica la problematica definizio­ ne di Proudhon quale primo teorico dell'anarchismo5. a partire da Proudhon si deve proporre dunque ima sorta di quadripartizione. Cole. tra Proudhon e il pensiero libertario esiste una similarità netta­ mente superiore a quella esistente nei confronti del marxi­ smo. e la corrente antiautoritaria deH'anarchismo iniziata da Bakunin. A questa intrinseca difficoltà di interpreta­ zione. La tradizione riformista può intendersi a sua volta divisa fra una corrente cominciata con Proudhon per conti­ nuare poi con Malon. consente anche una più lucida identificazione teorica e storica dello scrittore di Besançon. Questa ripartizione. sempre comprensivi di tutte le dimensioni della realtà sociale e in questo senso più che presentarsi come un’ideologia ben definita. Il suo pensiero intende porsi in effetti come estremo equilibrio fra le ragioni della libertà e quelle dell’uguaglianza. Questo sforzo di cogliere la realtà sociale nel suo infinito svolgimento non è privo talvolta di incertezze metodologiche e concettuali. perché come esiste ima duplice tradizione rivoluzionaria. Fondando su altre basi da quelle marxiste l’interpreta­ zione della storia del socialismo. perché pone nel socialismo l'esistenza non solo della discriminazione fra rivoluzionarismo e riformismo. che risultano di ostacolo all’interpretazione del­ la sua dottrina. fra la critica al capitalismo e il riconoscimento delle libertà indi­ viduali in esso contenute. Ciò è confermato dalla ricchezza dei suoi contenuti. In ogni caso. ma non in modo lineare.Proudhon: varie interpretazioni 15 e necessariamente della sua distruzione. inoltre. al binomio socialismo-libertarismo. negli anni cru- . inclina. che si rapporta tanto all’anarchismo quanto al riformismo socialista. si aggiunge l’evoluzione stessa di Proudhon che da un democraticismo venato di socialismo. e una corrente autoritaria nata con il revisionismo socialdemocratico. Russell. Merlino. In base a questa chiave interpretativa è possibile comprendere tutta l’importanza del pensiero proudhoniano. ma anche tra autoritarismo e libertarismo. dal giacobinismo al lenini­ smo. cosi esiste una duplice tradizione riformista. in una continua contrapposizione e intersecazione di piani alla fin fine riconducibili. e per questo offre un ventaglio in­ terpretativo assai ampio. fra le tradizioni del libera­ lismo e quelle del socialismo fin allora contrapposti. la teoria proudhoniana può essere vista come ima riflessione continua sulla realtà a par­ tire dalla convinzione della sua irriducibilità ad ogni sche­ matizzazione 6.

Cosi egli è stato discus­ so in quanto fondatore del pensiero anarchico. L’opera del Margall. È tramite questo filone di pensiero che penetra in Italia il socialismo. oppure stron­ cato dai marxisti quale piccolo borghese. sia difen­ sore dell’ordine costituito. Dando per scontata la sua ascendenza sul mo­ vimento anarchico internazionale. una coscienza pubblica democra­ tica I7. come lo testimonia la stessa Intema­ zionale in Spagna dopo il 1869-187019. Anche se l’esperimento repubblicano-federalista durò pochissimo. ma anche socialista e soprattutto anarchico. senza che sull’una o l’altra defini­ zione converga un giudizio unanime. che permeerà gran parte del movimento operaio spa­ E . Queste idee — che sottolineavano l’indispensabile preceden­ za della rivoluzione democratica sulla guerra d’indipenden­ za — influenzarono assai personaggi come il Ferrarin. Grande importanza ebbe Proudhon anche in Spagna. che sarà per molto tempo di ispirazione libertaria e um anitaria14. La varietà delle interpretazioni è confortata dalla diversi­ ficata influenza che il proudhonismo ebbe su alcuni impor­ tanti esponenti democratici. auto­ nomistica e socialista9. Si sa che Proudhon era contrario all’unità d’Italia. il PisacaneI2. attraverso la mediazione di Pi y Margall. Le stesse vicende personali intrecciate alla sua militanza politica lo hanno fatto apparire sia rivoluzionario. Pi y MarDopo la rinuncia di Amedeo di Savoia alla corona di f all15. Le sue idee federalistiche ispirarono imo dei massimi democratici spagnoli dell'epoca. ad un anarchismo radicale sul piano della critica politica7. è stato salutato dalla destra francese come teorico dell’autorità familiare e riconosciuto dai socialisti liberali come loro precursore. socialisti e operai europei del secolo scorso. ritenendo che occorresse invece per la nostra penisola una rivoluzione sociale a carattere contadino10. è stato identificato dal sindacalismo rivoluzionario come nume tutelare e intellettuale di Sorel e riscoperto infine dal socia­ lismo consiliare come iniziatore dell’autogestione operaia8.16 Introduzione ciali intomo al '48 (precisamente gli anni dal '46 al ’56). pagna. il Montanelli13. il pensiero proudhoniano contribuì certamente a determinare. Il sindacalismo anar­ chico. so­ prattutto dopo il 1868. La reacción y la revolución — che si rifaceva in pieno alle tesi del francese — rappresentò « una ietra miliare nella storia del pensiero politico spagnolo » 18. fu proclamata nel 1873 la repubblica e posto a suo presidente proprio il Pi y Margalllé. 'influenza proudhoniana non si fece comunque sentire solo nell'ambito propriamente democratico. ricorderemo intanto la grande suggestione da esso esercitata in alcuni rappresentanti del Risorgimento italiano della tendenza federalistica.

Basti pen­ sare alla originaria concezione sovietica — cioè la democra­ zia dei consigli — che realizza l’idea di fondo del superamen­ to della rappresentanza. Il tolstoiano Guerra e pace tradisce. Si può dire senz’altro che qui il suo peso fu duraturo e determinante. ad esempio. come lo documenta la frase. Ma certamente dove le idee di Proudhon troveranno la massima risonanza sarà soprattutto nel movimento operaio e socialista francese. Non occorre ricordare poi che questa influenza si allarga a tutto l’anarchismo russo. numerosi. che si ispira all’omonima opera di Proudhon. prima che la scissione volu­ ta dai marxisti rompesse questa unità dividendo in due di­ stinte organizzazioni il movimento dei lavoratori: da una parte l’organizzazione politica (il partito). i suoi debiti nei confronti del filosofo francese: nel titolo. Anche qui è determi­ nante la visione del federalismo e del decentramento. Sono i massimi rappresentanti del populismo a esserne portatori. anche la Russia vede una significativa diffusione del proudhonismo. Prima Belinskij 21. L’originario documento steso in quell’occasione. una visione che starà poi alla base del socialismo decentraliz­ zato delle « comunità di villaggio » a. Si deve infatti al proudhonismo se la Prima Intemazio­ nale mantenne il suo carattere di associazione economica non disgiunta da quella politica. ma anche al Belgio e in genere a tutti i paesi di lingua latina29. riprenderà i fondamentali concetti libertari del decen­ tramento. come. . Essa attraverserà tutta la seconda metà dell’Ottocento per riaffiorare durante la rivoluzione del '17. Qu’est-ce que la propriété? e De la création de l’ordre dans l’humanitén. il Preambolo e gli Statuti — era di netta ispirazione proudhoniana. Oltre alla Spagna. a cominciare da Bakunin e Kropotkin. « l'emancipa­ zione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stes­ si »27. Interessante è ricordare poi il rapporto Proudhon-Tolstoj. nella prassi pedagogica infine24. superamento che sta alla base del­ l’autogestione da lui per primo elaborata25. le cui idee sono chiaramente ispirate a quelle anarchi­ che. paese in cui aveva la massima b ase28. dall’altra l’orga­ nizzazione economica (il sindacato) 3°. L’influenza antiautoritaria nella Prima Intemazionale non si limitava comunque solo alla Francia. che poi Marx elaborò nei famosi tre testi — L’indirizzo inaugurale. in primo luogo. dell’autonomia e del federalismo20.Proudhon: varie interpretazioni 17 gnolo. poi Herzen e Cemysevskij subiscono il fascino delle opere di Proudhon. A lui infatti si rifacevano i dele­ gati francesi riunitisi a Londra con i capi tradeunionisti in­ glesi per dare vita alla Prima Intemazionale26. diventata poi celebre. nel suo protagonista. il conte Bezukov.

Essa trovò. più: ripren­ dendo in parte quello scaturito dalla prima rivoluzione fran­ cese. il fede­ ralismo — sono troppo lontane dalla concezione strumental­ mente politica che il marxismo ha del sindacato. non si spense in Fran­ cia la corrente di idee a lui ispirata. però. Soprattutto attraverso Pelloutier e gli intellettuali della Confédération général du travail. Fernand Pelloutier35. La scienza per pro­ gredire ha bisogno di concettualizzazioni. Dopo la tragica esperienza del 1871. l’antistatalismo. Essa attraversa senza soluzione di continuità tutta la sua opera ed è quindi da questa metodologia che bisogna partire per enucleare le direttive di fondo del suo pensiero. Infatti. il pen­ siero di Proudhon condizionerà in maniera rilevante non solo l’anarcosindacalismo ma anche l’intero sindacalismo ri­ voluzionario 3Ó . esponenti di primo piano rispet­ tivamente del Guild Socialism in Inghilterra e del socialismo liberale in Italia. il Partito operaio possibilista. la sua maggiore espressione nello sviluppo del sindacalismo rivoluzionario e dell'anarcosindacalism oI teorici del pri­ mo. Georges Sorel e il suo discepolo Edward Berth. che si rifaceva ad un mutualismo moderato. le principali tematiche proudhoniane — il vo­ lontarismo.18 Introduzione Va ricordato inoltre che molti esponenti della Comune di Parigi si riconoscevano nelle idee dello scrittore francese31 senza contare che il modello politico comunardo. Per Proudhon il problema fondamentale della conoscenza risiede nella difficoltà che l’uomo ha di abbracciare e di com­ prendere la simultaneità dei fattori che intervengono innu­ merevoli nello svolgimento della realtà. ad esem­ pio. di schematizzazio­ . il separatismo operaio. Il m etodo La peculiarità del pensiero proudhoniano deriva in gran parte dalla metodologia adottata. Lo dimostra. Come si vede anche da quest’ultima men­ zione. che risulta ancor oggi ori­ ginale. si sono esplicitamente richiamati allo scrittore di Besançon34. fondato da Paul Brousse. fondatore delle Bourses du travail. Pure Cole38 e Rosselli39. era decisamente un’idea filiata da Proudhon32. contribuendo in modo decisivo a distaccare quest’ultimo dalla teoria e dalla prassi politica del marxi­ smo ì7. hanno riconosciuto il loro debito verso il socialista francese. la multiformità divergente e contraddittoria della for­ tuna di Proudhon fa scaturire uno spettro interpretativo ampio e problematico. Cosi pure l’iniziatore del secondo.

il che conduce a nuovi risultati »44. e quindi ogni volontà di risoluzione definitiva non può risolversi che in due modi: o nel fallimento o neH’arbitrio del potere. La società. o con altri termini antinomici. nel senso che essa può spiegare il rapporto tra le cose. Proudhon riconosce dei limiti alla conoscenza umana. I due termini che compongono l’antinomia. non può pretendere di essere esaustiva perché non esiste la possibilità di una totale razionalizzazione della realtà. L’esperienza umana. secondo Proudhon. Mentre questi definisce la realtà nella forma tria­ dica di una tesi e di una antitesi le quali si risolvono in una sintesi superiore. di precisione. Il problema consiste nel trovare non la loro fu­ sione. si bilanciano tra loro. ne indica al contrario il grado più basso » 42. ma nello stesso tempo ogni fissità pregiudica l’avanzata stessa del sapere. Diventa perciò comprensibile la sua critica alla dialettica di Hegel. egli precisa. di per sé « intessuta di contraddizio­ n i» 41. di ordine. Cosi . Questa consapevolezza fa di Proudhon un teorico avver­ tito e disincantato del socialismo perché lo pone lontano da ogni sogno utopistico di rigenerazione totale e di meta­ morfosi antropologica. ma il loro equilibrio inces­ santemente instabile. non può che essere fondata obiettivamente40. Si precisa cosi il senso del suo problematicismo tutto cen­ trato sull’idea che il progresso della scienza si identifica con la consapevolezza dell’impossibilità di pervenire a soluzioni integrali. tuttavia questa razionalità. La scienza rappresenta di fatto ima lotta contro ogni for­ ma di arbitrio e. Sotto l'influsso kantiano. convertendolo da una ricerca « aperta » a una forma chiusa.La metodologia proudhoniana 19 ni. variabile a seconda dello sviluppo della società » 45. Biso­ gna perciò riconoscere fino in fondo la limitatezza dell'uomo e perciò la sua impossibilità a risolvere definitivamente ogni problema. che deve es­ sere il fondamento costante della ricerca. Proudhon afferma che proprio le opposi­ zioni e le antinomie sono la struttura stessa del reale e che « l’antinomia non si risolve: là è il vizio fondamentale di tutta la filosofia hegeliana. che sarebbe la loro morte. Ogni sintesi è oggettivamente impossibile perché i termini antinomici sono come « i poli opposti di una pila elettrica (che) non si di­ struggono. « è molto più complicata di quanto si pensi »43. Il sistema hegeliano. in quanto tale. non può risolversi in dati elementari prestabiliti per­ ché « il semplicismo. è un sistema pre­ costituito perché invece di attendere i fatti li anticipa4é. lungi dall’indicare la più alta potenza dell’essere. ma non dare ragione e spiegazione della natura ultima dei fenomeni.

beninteso. occorre. non tanto inventare una lo­ gica. L ostilità di Proudhon verso tutti gli a priori lo spingerà sempre più a cercare una metodologia capace di intendere specmcamente il movimento stesso della realtà nel suo farsi. essa tende ad essere un pluralismo sociologico sempre più realistico. Insomma la sin­ tesi. fisiche. Non si tratta. ma scoprire le leggi proprie della socie­ tà in modo da restituire a questa la sua autonomia persa con la nssazione istituzionale della ripetitività autoritaria. non dogmatica. con Hobbes. concrete. per cosi dire. all’assolutismo governativo. di una filosofia eclettica — tra i altro m voga proprio in quegli anni in Francia — ma di una concezione sociale che si prefigge di essere scientifica perché tende a riflettere l’infinita complessità della società per libe­ rarla da ogni soffocante sintesi unitaria. Ecco perche la ricerca proudhomana è costituzionalmente una ri­ cerca « aperta ». oi tratta dunque di un metodo fortemente empirico che consente all'osservatore di seguire le infinite composizioni e scomposizioni della realtà. « colto. « non distrugge realmente ma for­ malmente. quella di Proudhon si spe­ cifica invece come un metodo di analisi dei rapporti. un idea sia pure rivoluzionaria e libertaria. dal discorso ìaiettico consistente precisamente nell'analizzare tali oppozioni. intrinsecamente libertaria.fagli definisce quindi. essendo indefinito lo sviluppo stesso della società52. Proudhon distingue la realtà. Rispetto alla dialettica hegeliana. e innoli i COn p riferirsi all'espressione della realtà delle cose ena loro fattualità. le opposizio­ ni reali con il termine «antinomia» o contro-leggi. . . diversamente queste stesse opposizioni. per lui. da imporre con forza alla realtà. che è a sede delle opposizioni reali. in ima ricerca incessante.20 Introduzione la sua sintesi è del tutto fantastica e arbitraria: « La formula hegeliana non è una triade che per il buon piacere o l’errore del maestro il quale conta tre termini là dove in effetti non ne esistono che due perché non ha visto che l’antinomia non si risolve in quanto essa indica una oscillazione o antago­ nismo suscettibile soltanto di equilibrio »47. io SiVa dialettica. ali onnipotenza dello Stato. . alla subalternità dell’individuo » 4?. afferma Proudhon. Perciò « Hegel conduce. per sua struttura rivedibile e correggibile.ur? esita a cercare e accogliere la diver­ sità mmetodo tutti i che suoi non dettagli. kantianamente. perché si sostanzia . sul fatto »51. la tesi e l’antitesi » 48 ed essa può farsi valere solo trasformandosi in una volontà egemonica di potere. In questo senso. di aderire al movimento reale delte cose e del loro svolgimento50. una ri­ cerca estremamente sottile e sfumata delle leggi di compo­ sizione e combinazione dei fattori della realtà.

ma argomentate nel di­ scorso. anche. « non è l’unica for­ ma della natura. La dialettica proudhoniana si pre­ . non si può pretendere di costruire una nuova realtà sociale con dei pretesi « a priori della ragione ». E qui infatti sta tutto lo sforzo teorico di Proudhon: nel ricercare l'equilibrio dei contrari senza far scomparire la contraddizione. Egli è ben lontano dal dichia­ rare che il mondo reale si possa risolvere solo nella descri­ zione « dei suoi elementi irriducibili. sono da lui definite con il termine contradictio. una « riconciliazione imi versale attraver­ so la contraddizione universale »_56. la sola rivelazione dell’esperienza. dei suoi principi anti­ tetici e delle sue forze antagonistiche »54 perché questa teo­ ria dei contrari. cioè come logica delle scienze. pur agendo con potenza incomparabile nel controllo razionale delle nostre opinioni. Secondo Proudhon è necessario inoltre vedere quale « struttura » sia sottesa alla legge delle antinomie. dimostrano di per sé l’impossibilità di ogni sintesi a priori e di conseguenza l’impotenza oggettiva di ogni regime sociale volto alla loro forzata mediazione. Le an­ tinomie. Secondo Prou­ dhon. il metodo stesso di Proudhon è nei suoi principi antiassolutistico in quanto che la filosofia viene con­ cepita soltanto come metodologia. e reciprocità di pro­ spettive. infatti. ecco che è proprio l’esigenza realistica. cosi come non si può definire il metodo scientifico attraverso una « deduzione dialettica delle nozioni »^. Si spiega quindi perché non vi è in Proudhon un’assolutizzazione del suo stesso metodo. essendo espressione dell’opposizione reale delle cose concrete. Ciò non significa naturalmente che l’empirismoì e il rea­ lismo dialettico di Proudhon non abbiano dei limiti e che egli non cerchi. È necessario piutto­ sto che la scienza sociale e la riflessione filosofica si orien­ tino contro ogni forma di universalismo astratto riconoscen­ do invece il principio della logica binaria dell'antinomia.La metodologia proudhoniana 21 quando non sono più colte sul fatto. Tuttavia poiché comple­ mentarità. linfa vitale della società e della libertà57. e per conseguenza la sola legge dello spirito » In coerenza con i propri presupposti. Perciò il sistema delle antinomie è il metodo impiegato da Proudhon per interpretare la società54. sono tanto reali quanto le polarizzazioni e le anti­ nomie. quale totalità le comprenda. con­ trodiscorsi53. a ri­ chiedere la scoperta di procedimenti capaci di esprimere appunto la conciliazione pur all'interno della contraddizione. e perciò secondo un principio di progressione. pur nella conservazione degli squilibri. Occorre cioè trovare quel criterio di unità che le associ per analogia secondo un principio di serie. ancora. e implicazioni scambievoli. quale inte­ razione reciproca le colleghi.

La serie si costituisce cosi come una « totalizzazio­ ne nella diversità. è anche vero che non ci si può smarrire nel particolarismo. si afferma cioè come un’idea completa di totalità. . ne la pluralità con l’esclusione dell’unità. in sede teorica. proporsi come un principio di strutturazione del reale. di uno « sperimentare realista ». fosse pure l’assoluto della libertà. Questa dialettica seriale. ne frazionamento. ma libertà nell’ordine e indipendenza nell'unità » Un sistema che esclude dunque qualsiasi forma di assolutismo. ma simultaneamen­ te 1 una e l’altra » <*. la scienza dell’individuale deve saper essere anche scienza della seria­ lità »61. Nel siste­ ma sociale auspicato da Proudhon si dovrà perseguire infatti « uno stato di uguaglianza sociale che non sia né comuniSmo. autocontraddicendosi. ha una traduzione ideologica immediata. intuizione già enucleata ap­ punto dall’utopista francese62. Questo va superato cogliendo appunto le forze coesive imma­ nenti alla dialettica sociale. dall’altro. Cosi « la scienza dei particolari deve con­ testualmente saper essere scienza delle situazioni. La prima si specifica come rifiuto di assolutizzazione concettuale. Questo rifiuto oppone Proudhon a ogni ideomania che pretenda di enucleare la genealogia delle idee al di fuori del­ . né anarchia. Proudhon si riconnette con ciò a Fourier e precisamente all’intuizione della serialità quale principio direttivo del metodo delle scienze sociali.22 Introduzione cisa pertanto come dialettica seriale. Nd concetto di « serie » emergono subito due dimensioni « ideologiche ». Precisamente. che la negazione della libertà stessa. che deve definire la diversità tra « il metodo sillogistico e il me­ todo sperimentale e obiettivo»63 assumendo appunto come suo fondamento l’idea che ogni fenomeno vada considerato non solo in se stesso. ma anche in riferimento all’intreccio delle relazioni che lo costituiscono e lo rapportano a un de­ terminato campo di situazioni. Se dunque il principio di divisione e individuazione costituisce « la prima condizione della possi­ bilità di una scienza b60. si dovrà elaborare una scienza sociale che sappia essere al tempo stesso scienza del particolare e scienza del generale. in quanto nessuna interpretazione teorica può risolvere e spiegare del tutto la fattualità del reale. deve realizzare per Proudhon un duplice compito: da una parte. vale a dire come sapere organizzato secondo un principio di strutturazione. la quale non è l’unità con l’esclusione della pluralità. nel senso che questo sottostà e collega le antinomie a un dato livello dell’evoluzione sociale. per conservare entrambe le istanze. accertare la dinamica della differenziazione degli elementi costitutivi di un insie­ me. perché quest'ultimo non sarebbe. L’intento di comprendere la diversità nell’unità.

perché tale separazione è di per sé impossibile68. ogni forza. di un rapporto commutativo: « ciò che la società cerca è l’equilibrio delle forze naturali »76. Questa sintesi. volto appunto a costituirsi come sistema « aper­ to » capace di far convivere più tendenze di per sé contraddit­ torie. ha un posto fondamentale. Anche qui si può cogliere subito un’altra traduzione ideo­ logica relativa proprio al concetto di rapporto. Ciò vuol dire che la società perde ogni senso di giustizia se non ha questa consapevolezza. ogni esistenza » 75. questa coscienza. Non esistono cioè elementi più importanti e decisivi di altri nella formazione della realtà. ogni fenomena­ lità. La società esiste tramite l’unità indissociabile dell’azione collettiva che implica « la vita. non è materiale né ideale perché nella realtà sociale « lo spiritualismo schiaccia i fatti e i fatti schiacciano il ma­ terialismo »66. la forma proporzionale delle parti. Questa logica di equili­ brio e di reciprocità sta alla base del federalismo pluralista di Proudhon. che a sua volta non può darsi come definitiva e integrale. ha lo scopo di vanificare ogni dogma­ tismo. un concetto che. È in tal senso che si pre­ cisa l’idea di uguaglianza: come idea di un rapporto recipro­ co. ogni realtà. nella formulazione del federalismo pluralista proudhoniano. e la legge della facoltà industriale »71. in sé. La seconda dimensione ideologica si specifica invece come sforzo teorico teso a individuare all'interno della serie stessa. nel senso di una loro sostanziale equivalenza. a porsi come estrinsecazione della libertà nel suo infi­ . nella sua « unità di composizione ». dimostrando l’intima connessione esistente fra la di­ mensione spirituale e quella materiale70 al fine di impedire ogni separazione artificiale. Il rapporto è infatti una struttura che determina « in ultima analisi. il lavoro. La consapevolezza di non poter disgiungere il reale e l’ideale. la co­ scienza individuale e collettiva. In altri termini. Ne discende immediatamente che tale real­ tà non è « sostanziale né causativa » 73 e quindi è priva di un potere integrale di determinismo in quanto si presenta di fatto come « insieme di rapporti »74. Sta dunque in questo orienta­ mento il presupposto del suo tanto discusso « ideorealismo »71 che vuole proporsi al tempo stesso come strumento conoscitivo e produttivo perché « la serie è la forma della facoltà intellettiva. la serialità si specifica come scienza della fenomenologia dei fatti. Il fatto.La metodologia proudhoniana 23 l’esperienza umana. la ragione e la giustizia » 61. porta Proudhon ad affermare che « organizzare la società è descrivere (appunto) una serie: serie insieme reale e idea­ le » ®. i quali non pos­ sono essere ricondotti a ima spiegazione puramente ideali­ stica né ad una spiegazione puramente materialistica. nella strutturazione dello svolgimen­ to storico-sociale.

Perciò la legge seriale. annuncia in pari tempo la legge della reciprocità e dell’equivalenza che è alla base del mutua­ lismo economico-sociale da lui proposto. Con il metodo seriale si può giungere alla consapevolezza ideologica dell’uguaglianza sociale perché. scoprendo l’intima connessione dei fenomeni entro il conte­ sto di una dinamica complessa di relazioni e di situazioni. la realtà sociale è insomma. si arriva a capire pure che questa stessa dialettica esprime la necessità di un principio di coordinazione che « esclude di per sé la gerarchia »77. indicando « un rapporto di uguaglianza ». di una legge creatrice di unità e di progresso: la legge seriale. alla società. Una dialettica. una catena di coppie antinomiche di cui l’oppo­ sizione rappresenta la fonte di ogni movimento. infine serie » 79. differenze. Nello stesso tempo. moltiplicazione. si tratta dunque. in cui si rivela l’attività di una forza organizzatrice. secondo Proudhon. « non è affatto una condizione fissa. non potendosi concepire le serie come unità di dati strutturali fissi. conduce a una unità pluralista e ad una perenne tensione dinamica. passaggio. all’uomo. Ora. La dialettica seriale appare dunque come ima legge di progressione e di organizzazione. ma al contrario come esaltazione del parti­ colare e dell’individuale. Il prin­ cipio di serialità. Ciò significa che ogni sviluppo avviene solo attraverso una dialettica di conflitti e di soli­ darietà. a partire da questa valenza ideologica dell’uguaglianza. nega « l’idea di una scienza uni­ versale »81 e perciò l’idea che possa costituirsi anche nel . dice necessariamente successione. un principio organico di simultanea differenziazione e associazione. trasporto. egli afferma. ne deriva che esse si danno solo come continuità perché « chi dice pro­ gresso. la « se­ rie » «°. un processo generale di crescita comune al mondo materiale. Infatti il concetto di ugua­ glianza non si specifica in Proudhon come mero appiattimen­ to e uniformità. affermando che vi è indipendenza fra i diversi ordini di serie. L’uguaglianza. e di ogni vita e di ogni libertà. addizione. allo spi­ rito. alla fin fine. ma la media algebrica di una situazione sempre mobile »7S. Il pluralismo è dunque il corollario logico della serialità. comunque. rispettando la pluralità degli elementi e il loro antagonismo. è possibile arrivare anche a quella della libertà intesa come pluralismo. cre­ scita. Essa. In questo senso il concetto di serie implica di per sé la pluralità della serie e quindi comporta la pluralità della conoscenza nella sua infinita e sempre mutevole interdisciplinarità.24 Introduzione nito movimento. una con­ tinua moltiplicazione e trasformazione della serie. di una dialettica antinómica.

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campo della scienza e della teoria un’altra forma di assolutismo. La chiave del pensiero proudhoniano, ciò che ne costi­ tuisce al tempo stesso l'originalità e l’unità non si trova dunque in un apriorismo intellettuale o in un dogma meta­ fisico, ma scaturisce dall’evidenza primordiale dell’esistente, dalla constatazione, sociologica, del suo palese pluralismo. « Il mondo morale, come il mondo fisico riposano su una pluralità di elementi irriducibili ed antagonisti » e , afferma Proudhon. E del pluralismo occorre tener conto in ogni costruzione economica, in ogni concezione filosofica, in ogni metodo pedagogico, perché questa è la dinamica incessante, di composizione e scomposizione, della realtà, questa la sua tensione permanente e la linfa vitale della libertà. Solo rico­ noscendo questo pluralismo organico nella realtà dei fatti e della società, sarà possibile passare ad un pluralismo organizzatore come metodo di pensiero e tecnica di azione, come fattore di equilibrio delle forze, come struttura natu­ rale della spontaneità sociale. Si delinea cosi in modo inequivocabile il fondamento teorico del suo anarchismo, ossia un relativismo pluralistico che può essere considerato senza alcun dubbio la chiave interpretativa di tutto il suo pensiero, di tutta la sua dottrina. Questo relativismo pluralistico poggia anch'esso sull'idea centrale che la « scienza e la libertà sono infini­ te » per cui ogni pretesa di conoscenza integrale come ogni pretesa di risoluzione definitiva si mostrano fasulle sul piano scientifico e totalitarie sul piano politico. Occorre invece un grande realismo alimentato dalla consapevolez­ za della precarietà, della provvisorietà e della relatività di ogni conoscenza umana. Come si vede, l’epistemologia proudhoniana presenta alcuni aspetti di grande modernità.
I fon d am en ti so c io lo g ic i

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Alla base della sociologia elaborata dal pensatore fran­ cese sta il concetto del lavoro come « azione intelligente del­ l’uomo sulla materia »M e come « forza plastica della so­ cietà » 85. Questo concetto del lavoro è formulato da Proudhon in modo assai preciso: « Il lavoro, campo di osservazione dell’economia politica considerato: 1) soggettivamente nei lavoratori, 2) obiettivamente nella produzione, 3) sintetica­ mente nella distribuzione degli impieghi e la ripartizione dei salari, 4) storicamente nelle sue determinazioni scien­

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Introduzione tifiche, è la forza plastica della società, l’idea tipo che determina le diverse fasi della sua crescita, e, di seguito, di tutto il suo organismo sia interno che esterno »86. Cosi inteso, il concetto di lavoro è il concetto tipo della « serie », ciò che, in un certo senso, unifica tutte le serie perché è proprio il lavoro che esprime e si esprime nelle forme infinite del materialismo, dell’umanesimo, dello spirituali­ smo, del volontarismo e del personalismo sia individuale che collettivo. Il lavoro è dunque l’energia sociale per eccel­ lenza, la forza specifica che crea e regge la società. Realtà né materiale né spirituale, esso è una forza « ideorealista » che comprende indissolubilmente nel suo processo creativo, idea e fatto, materia e spirito, uomo e società. Tutta la socio-economia proudhoniana si basa dunque su questa scienza del lavoro, che vuole fondarsi come scien­ za del lavoro umano, qualsiasi sia la sua determinazione concreta87. Il lavoro si sviluppa attraverso la duplice legge della comunità d’azione e della divisione, perché si esprime come processo di integrazione sociale, dando cosi alla so­ cietà la sua unità d’azione e la sua coerenza collettiva, e come processo di differenziazione sociale, in quanto implica in questa stessa società la diversificazione dei produttori e la specificazione delle funzioni. Per Proudhon quindi l’eco­ nomia politica non è che una scienza particolare di questa scienza del lavoro88. Ma questo concetto di lavoro non può che rimandare im­ mediatamente al concetto di lavoro collettivo, il quale riman­ da a sua volta a quello di società perché, se il lavoro è « ciò che produce tutti gli elementi della ricchezza, è la società o l’uomo collettivo che crea tale possibilità »*® . Cosi la realtà del lavoro collettivo non è solamente una semplice somma di lavori individuali, ma l’espressione dell’attività di un essere sociale avente una sua specifica realtà con delle proprie leggi. Secondo Proudhon « per il vero economista, la società è un essere vivente dotato di una intelligenza e di una attività proprie, retta da leggi speciali che l’osser­ vazione può scoprire, e la cui esistenza si manifesta non sotto una forma fisica ma per l’insieme armonico dell'inti­ ma solidarietà di tutti i suoi membri »90. Cosi, nel seno stesso del lavoro, è la società che si manifesta in ogni azione del lavoro umano proprio perché il campo di osservazione della scienza economica è la società91. La scoperta della società come un essere collettivo reale, autonomo e immanente a tutti i suoi membri, comporta immediatamente la scoperta dei suoi due attributi fonda­ mentali: la ragione collettiva e la forza collettiva. Queste due nozioni sociologiche, sebbene non siano sempre espli­

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citate in modo chiaro, esauriente e continuativo nel suo pensiero, rimandano tuttavia sufficientemente a un comune concetto, che si può cosi riassumere: la riunione delle unità individuali genera ima realtà originale che è qualcosa di più e qualcosa d’altro rispetto alla loro somma92. La forza collettiva è l'elemento puramente sensibile della società, la manifestazione della società in movimento, l’atto attra­ verso cui il sociale palesa la sua esistenza, mentre la ragione collettiva è al tempo stesso una comunità di coscienza e e una intelligenza, cioè una ragione rinnovabile nel processo storico. Alla base di entrambe queste nozioni vi è l’idea fondamentale che l’uguaglianza e la giustizia sociale non sono solo un dover essere, ma un fatto oggettivo, sia pur com­ presso e deformato dalla società gerarchica e sfruttatrice. La creazione di un ordine sociale positivo non deve risulta­ re quindi da una costruzione arbitraria imposta con la forza e giustificata a posteriori dai legislatori, ma dall’applica­ zione delle leggi sociologiche e dell’organizzazione razionale della società intesa come lavoratore collettivo. E questo perché l’autentico ordine sociale non è già l’applicazione di una volontà generale, ma la presa di coscienza che la società realizza di se stessa attraverso un rapporto sponta­ neo e naturale, « scoperto e applicato »93. L’ordine, in altre parole, non può che prodursi « nell’u manità per mezzo della conoscenza che l’essere collettivo acquista delle pro­ prie leggi »M. Non occorre dire quanto sia presente qui una certa influenza illuminista che permea gran parte della sua metodologia, dando la misura della complessità delle ascendenze culturali del suo pensiero. Con la nozione di forza collettiva Proudhon precisa che gli individui, indipendentemente dalle loro capacità e atti­ tudini, vivendo in società ricevono sempre di più di quanto danno; in altri termini l’uomo, nel momento in cui si inse­ risce nell’attività produttiva e partecipa a un compito comune, diventa immediatamente debitore verso la società di cui fa parte. Questo perché qualsiasi impresa produttiva e sociale, che riunisca gli sforzi individuali altrimenti sepa­ rati, ha la capacità di generare, proprio attraverso la coesio­ ne dovuta al lavoro collettivo, una potenza economica e sociale essenzialmente diversa dalla somma, anche infinita, degli sforzi individuali divisi e non concomitanti. « Non solo gli individui, afferma Proudhon, sono dotati di forza; anche le collettività hanno la loro [...]. Una fabbrica, for­ mata di operai i cui lavori convergono verso uno stesso fine, quello cioè di ottenere questo o quel prodotto, pos­ siede, in quanto fabbrica o collettività, una potenza che le

Introduzione è propria: prova ne è il fatto che il prodotto di questi indi­ vidui cosi raggruppati è molto superiore a quello che si sarebbe ricavato dalla somma dei loro prodotti particolari se essi avessero lavorato separatamente. Parimenti l’equi­ paggio di una nave, una società in accomandita, un’acca­ demia, un'orchestra, un esercito, ecc., tutte queste collet­ tività [...] contengono della potenza, potenza sintetica e di conseguenza speciale del gruppo, superiore in qualità e in energia alla somma delle forze elementari che la compon­ gono » 95. Con la nozione di ragione collettiva Proudhon aggiunge che gli individui non possono associarsi veramente che alla sola condizione che si realizzi tra loro uno scambio fondato sull’uguaglianza Perché infatti lo scambio tra non uguali, generando disuguaglianza, provoca continui conflitti sociali rendendo impossibile la piena realizzazione della socialità umana. La ragione collettiva si estrinseca dunque in questo principio dello scambio paritario fondato su una « ragione necessaria », pena la fine della società stessà. Poiché risulta da un gioco complesso della combinazione sociale, essa si presenta di volta in volta come intelligenza, giudizio, coscienza e volontà. La ragione collettiva nasce non dalla somma delle ragioni individuali sfocianti in uno stesso assoluto trascendente che implica la rinuncia alla propria autonomia primitiva, ma dai rapporti contraddittori e liberi che permettono di relativizzare l’assoluto delle ragioni indi­ viduali. Attraverso questo incontro e scontro vengono supe­ rate le soggettività rispettive delle ragioni individuali, e nasce allora questo rapporto con le cose, questa ragione obiettiva che è la ragione sociale. Cosi la ragione collettiva risulta « dall’antagonismo delle ragioni particolari » e dalla loro composizione attraverso le opposizioni, allo stesso modo in cui « la potenza pubblica risulta dal concorso delle forze individuali concorrenti fra loro »91. Essa deve procedere per « equazioni » negando ogni sistema precostituito. Di qui ima dialettica dell'intersoggettività quale condizione per la libera dinamica delle esperienze. Non si deve quindi pensare che Proudhon voglia subor­ dinare l’individuale al collettivo rendendo disponibile il suo pensiero a una giustificazione del totalitarismo. È. vero piut­ tosto il contrario. Invero, la nozione di scambio nel socia­ lismo proudhoniano comporta appunto l’affermazione della liberazione delle attività individuali, compreso il loro scon­ tro, perché solo cosi si possono dare la piena mobilità e vitalità del sociale. E infine, sono proprio le nozioni di forza collettiva e di ragione collettiva, che desunte dal con­ creto e non dedotte dall’ideologia, se vengono poste a fonda­
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Proudhon pone la logica del pluralismo che contempla un ordine autonomo e immanente al quale partecipano tutte le persone individualmente come elementi indispensabili e irriducibili di questo insieme". Contro la logica del comunismo che è la logica d c\Yuniversalismo e contro la logica del liberalismo che è la logica del nominalismo. la divisione del lavoro si rivela nell’antagonismo competitivo. Cosi la divisione delle funzioni e la composizione della società si deducono naturalmente implicando una imme­ diata e irreversibile interpretazione ideologica libertaria. rivela la legge di competizione ed antagonismo che anima ogni essere indi­ viduale o collettivo. come lavoratore collettivo. divisione e composizione formano ima coppia antinómica irriducibile. è cioè la legge della solidarietà che anima anch’essa ogni essere individuale e collettivo spingendolo all’unione e all'interdi­ pendenza. ma una scienza fondata sul reale. vale a dire nell’equilibrio dinamico degli elementi irriducibili e al tempo stesso soli­ dali che la compongono. un'etica. il secondo pretende di liberare l'uomo iso­ landolo e astraendolo dalla società.29 I fondamenti sociologici mento del socialismo. Il primo infatti considera l'uomo come una semplice unità sottomessa ad una collet­ tività superiore. Ora. schiacciando la personalità. E di qui che può nascere il socialismo che Proudhon per primo definirà « scientifico » 98. se la forza collettiva e la ragione collettiva sono gli attributi della società intesa come essere collettivo. mentre la legge di composizione o di « serie » è la legge che sta alla base dell’associazione. In altri termini la legge di divi­ sione. Preci­ samente la forza collettiva e la ragione collettiva rimandano al concetto di divisione del lavoro e di composizione del lavoro. possono rendere quest'ultimo non solo un’idea. considerando contemporaneamente divi­ sione e composizione come una coppia antinómica e indis­ solubile. Perciò antagonismo e solidarietà. Infatti Proudhon. la composizione del lavoro è alla base della ragione collettiva. si pone oltre l’individualismo classico del liberali­ smo e oltre l’universo tradizionale del comunismo per arri­ vare a una fondazione della società che non è l'assoggetta­ mento deU'individuo alla collettività né l'assoggettamento della collettività all'individuo. le leggi di questa stessa società devono essere enucleate considerando tali attributi. o specificazione della funzione. . la quale. Da questo punto di vista. che è il segno della libertà del lavoratore. mentre la legge di composizione del lavoro si manifesta nella « serie ». La divisione del lavoro è alla base della forza col­ lettiva. sfocia nel dispotismo.

sia esso religioso. Il monopolio economico e il monopolio poli­ tico. . Più precisamente l’alienazione del lavoro umano. In tal modo si sfugge all’unicismo comunista e liberale che tende ad assorbire l’uno nell’altro a seconda del proprio punto di vista. non deriva solo da un determinato. specifico modo di produzione (il capitalismo). deve risiedere per Proudhon tutta la ricerca della libertà. Nel riconoscimento dell’impossibilità da parte della so­ cietà di assorbire l’individuo e da parte dell’individuo di assorbire la società. e la ragione collettiva in ragione assolutistica. Ecco perché la forza collettiva non deve essere considerata come ima potenza obiettiva che si impone agli individui.30 Introduzione Si delinea cosi il suo tentativo sintetizzatore volto a superare l’astratta contrapposizione fra individuo e società.] che determina le diverse fasi della sua crescita e conseguentemente tutto il suo organismo sia interno che esterno »I04. « forza plastica della società [. ma dalla generale struttura autoritaria che presiede a ogni società storica. vale a dire che l’uomo e la società si servono reciprocamente di soggetto e di oggetto102. vuole sottolineare la peculiarità dell'uno e dell’altra pur nella loro indissolubile interdipendenza. Sono le classi dominanti invece che utilizzano a proprio vantaggio l’insieme di questa energia sociale. politico. l’alienazione sarebbe insomma la logica conseguen­ za di ogni trascendentalismo. focalizzandosi sulle connessioni oggettive che legano l'individuo alla società. La sua analisi. Essa afferma da una parte che l’individuo « è il criterio dell’ordine sociale ». come un dogma103. Questa dialettica fra individuo e società è perciò circolare nel senso che per « conoscere l’uomo bisogna studiare la società. né la ragione collettiva come una ragione definitivamente costituita.. sociale o economico. mentre dall’altra ribadi­ sce la specificità del sociale costituito da regole molto diverse da quelle che si ha l’abitudine di chiamare senso comune 10°. trasformando la forza collettiva in forza coercitiva. per conoscere la società bisogna stu­ diare l’uomo » 1(U .. il capitalismo e lo Stato nascono appunto da questa generale alienazione. E poiché la forma storica di ogni trascendentalismo si esprime nel monopolio — versione istituzionale dell’unicismo e dell'unidimensionalità — avvie­ ne che la scomparsa dell’alienazione può darsi per Proudhon solo con la scomparsa di ogni accentramento di qualsiasi tipo e di qualsiasi natura105.

dalla convergenza e dalla simultaneità dei loro sforzi. si dice. afferma Proudhon. Questa analisi dimostra chiaramente la paternità proudhoniana nel campo socialista della teoria del valore-lavoro. egli non l’ha pagata per niente.La critica della proprietà La c r itic a d e lla p r o p r ie tà 31 Lo sfruttamento economico. vale a dire ciò che compone la som­ ma complessiva necessaria alla riproduzione del lavoratore. È . che sta l’origine dell’ineguaglianza sociale che crea la ricchezza del capita­ lista e lo sfruttamento del lavoratore. ha pagato le giornate degli operai. Qui avviene una ritenuta sulla produzione individuale a seguito della differenza esistente tra il valore di scambio e il valore d'uso del lavoro perché al momento dello scambio. per essere esatti. ne può ricavare un soprappiu » i(n. il proprietario rivendendo sotto forma di merce la giornata lavorativa del lavoratore. di ciò che è frutto solo del lavoro collettivo che si genera. Cosi il plusvalore risulta essenzialmente dall’appropria­ zione di un surplus collettivo. vale a dire dal punto di vista della produzione. Infatti il valore di scambio del lavoro è costituito dal salario. il plusvalore. la somma dei salari sarebbe stata la stessa »106. bisogna dire che il capitali­ sta ha pagato ogni giorno una giornata quanti operai ha impiegato. il che non è affatto la stessa cosa. in questo errore di calcolo. Perché questa forza immensa che risulta dall’unione e dall'armonia dei lavoratori. da parte di un singolo. È dall’appropria­ zione. per il conto del capita­ lista. ne sarebbe venuto a capo? Tuttavia. della differenza tra la produttività del lavoro collettivo e la semplice somma delle forze indivi­ duali considerate singolarmente. appunto. Questo plusvalore aumen­ ta e si specifica all’interno del mercato capitalista del lavo­ ro. Cosi se « l’operaio riceve tre franchi al giorno. È qui che il profitto del capitale trova la sua spiega­ zione: nella sproporzione fra le somme consegnate ai lavo­ ratori e il prodotto collettivo che essi hanno creato. È in questo furto. in duecento giorni. mentre ciò che costituisce la vera stima del salario dovreb­ be essere dato dal « lavoro sociale » acquistato invece dal proprietario grazie al surplus della forza collettiva. Duecento granatieri hanno alzato sulla sua base in qualche ora l’obelisco di Luxor. si attua attraverso l'appropriazione indebita della forza collettiva generata dalla simultaneità e dalle convergenze degli sforzi individuali: « Il capitalista. si suppone che un solo uomo. il proprietario può esercitare tale ritenuta sul consumo dei lavoratori.

Senza contare che questa teoria e internamente contraddittoria. Non esiste dunque teoria che riesca a dar ragione logica di questo furto della forza collettiva. Il profitto. ma più esattamente nel fatto eco­ nomico attraverso il quale la proprietà diventa creatrice di interessi. ma neppure dà ragione della realtà paradossale che proprio chi produce risulta privo della proprietà. infatti questa teoria non può spiegare il passaggio dal fatto al diritto che ricorrendo a una tautologia: « La proprietà è il diritto di proprietà ». secondo la quale è legittima la proprietà di fatto su quanto la collettività non ha ancora preso possesso. Il pensatore francese prende infatti in esame ogni forma di proprietà e quindi ogni teoria che la sottende e la giustifica. più importante ancora della critica alla concezione del regime proprietario è la revisione e ridefìnizione da lui operata del concetto stesso di proprietà. intraducibile in lingua italiana. la rarità del prodotto e la disuguaglianza delle forze collettive. Dal canto suo la teoria della pro­ prietà fondata sul lavoro. si riconoscesse al la­ voro un tale potere. con la distinzione fra questa e il possesso. l’interesse. sono tutte forme di estorsio­ ne. il nolo. che riesca a legittimare ragionevolmente l’esistenza della proprietà. del droit d'aubaine. ossia sul principio che è proprietà del singolo ciò che è frutto della sua sola iniziativa. Per Proudhon la proprietà vera e propria non consiste nella facoltà da parte di una persona di fare uso di un bene e di esserne responsabile. si sarebbe logicamente indotti ad affer­ mare l’uguaglianza della proprietà. in una parola il facile guadagno. non solo non spiega perché il singolo abbia il diritto di appro­ priarsi a un certo punto del lavoro altrui. non Marx. infatti. Quest'analisi lo porta a concludere che nessuna delle teorie miranti a giustificare tale processo di appropria­ zione riesce a essere credibile: non la teoria dell’occupa­ zione. di furto. Il possesso è infatti Yuso socialmente responsabile di un bene al fine . Il lavoro. Ma la critica della proprietà non si esplica solo nell’ana­ lisi dell'appropriazione e dello sfruttamento capitalista. malgrado tutto. non ha di per sé alcun potere di appropriazione sulle cose della natura109. quali che siano il tipo di lavoro. diventa un capitale fonte di tutte le forme di facile guadagno. E tuttavia. a denunciare per primo in questi termini il sistema capitalista108. di plusvalore che Proudhon definisce e raggrup­ pa nell’espressione. in merito a tale questione. l’affitto. e se. Diversamente deve essere inteso il possesso.Introduzione 32 Proudhon.

È dunque solo la specificazione del concetto di proprietà come droit d’aubaine. hanno valore « solo insieme al lavoro. come diritto di guadagno senza uso. tutto fondato com’è sull’irreale idea di eliminare la pro­ prietà tout court. mentre dall’altro gli consente di preve­ dere gli esiti dispotici del comuniSmo reale perché questo . chiaramente. si tratta di un uso che non implica né il diritto assoluto di proprietà. tra dominio e uso. Ma il puro e semplice proprie­ tario è proprio colui che dissocia questo qualcosa dal lavo­ ro: e per questa cosa inerte. ottiene un compenso » 113. questa definizione della proprietà come droit d'aubaine mostra interamente la sua utilità e correttezza quando si ponga il problema della reale abolizione della proprietà stessa115. ad affermare in che senso sia possibile tale eliminazione. È infatti impossibile non attribuire a qualcuno i mezzi di produzione: là dove essi non sono sotto il domi­ nio privato. come plusvalore. anzi.La critica del comunismo 33 di trarne un frutto corrispondente al lavoro individual­ mente fornitou0. In effetti. e viceversa. che da sé non produce nulla. La critica del co m u n iSm o com e critica della proprietà La distinzione fra proprietà e possesso è quindi fondamentale in quanto permette a Proudhon di dimostrare da un lato l’assoluta inconsistenza del progetto comunista. in una parola il dispotismo »m . « il diritto di usare e di abusare. strumenti. La proprietà vera e propria è dunque il diritto di ricavare frutto da un bene realizzato dal lavoro altrui. egli scrive. vale a dire come pos­ sesso. è il detenere un bene senza fame uso. sarebbe mai eliminabile? La risposta è. macchine ». ulteriori beni111. se la proprietà fosse intesa come semplice attribuzione di qualcosa a qualcuno. né la possibilità di trasfor­ mare il bene di cui si usufruisce in un capitale produttivo a sua volta di altri. « Terra. è solo questa determinazione che consente di affermare la possibilità di eliminare la pro­ prietà. fra « l'uomo e l’uomo » 114. È su questa separazione infine. negativa. inevitabilmente non possono che essere attri­ buiti alla collettività. che si fonda la separazione tra le classi sociali del proprietario e del lavoratore. è insomma un dominio senza alcuna giustificazione economico-sociale. a dir meglio. Come ha messo in rilievo con grande acutezza Mario Albertini.

essen­ do tutte le attività umane ugualmente esposte al rischio di essere assoggettate al processo di « appropriazione » statale. Scrive Proudhon: « Cosa singolare! la comunità siste­ matica. È per queste ragioni che Proudhon considera l’espressione « pro­ prietà collettiva » un mero gioco lessicale privo di refe­ rente reale o realmente possibile. È per questo principio di volontà sovrana che in ogni co­ munità di lavoro. il talento. non hanno niente di proprio. ima nuova e più potente forma di proprietà. la proprietà stessa. verrà mascherato dall’illusione della collettivizzazione. Anzi. onnipresente. non ammette nessun re­ clamo. e con essa. che le società parti­ 34 . perché è conseguenza della produzione sociale. che non deve essere per l’uomo altro che una condizione imposta dalla natura. tutte le facoltà dell’uomo sono proprietà dello Stato. ma solo trasferisce da un soggetto all’altro. perché nasce e vive insieme al lavoro. per giunta. individuo. Una proprietà. in altri termini. Infatti se la proprietà. gli effetti negativi della proprietà saranno maggiori perché il privilegio reale verrà occul­ tato dall’ideologia collettivista.Introduzione ricostituisce. ne con­ segue che essa esisterà anche in una società comunista. tale progetto non può che portare a quella che è la massima espressione negativa della proprietà: la proprietà connaturata al monopolio di Stato dei mezzi di produzione. solo un’illusione perché non abolisce. sotto il modo della « proprietà collettiva ». che la fedeltà a dei regolamenti sempre difettosi. è pre­ scritta. che la vita. intesa come possesso. inconciliabile con una volontà che riflette. intatto. asso­ lutamente ineliminabile. ma anche delle persone e della volontà. che ha il diritto di farne. il droit d'aubaine. l’uso che gli piace. per l’interesse generale. la natura pro­ prietaria dello stesso comuniSmo. è in tutti i casi ineliminabile. I membri di una comunità. L’illusione di cancellare lo sfruttamento e la proprietà attraverso la semplice abolizione della proprietà privata diventa. in una tale società. che l'obbedienza pas­ siva. è concepita sotto l’influenza diretta del pregiudizio della proprietà. è vero. Piuttosto. appunto. fonte prima dello sfruttamento. per quanto saggi li si supponga. dal dominio privato a quello pubblico. il fatto concreto. e proprietaria non solo dei beni. ma la comunità è proprietaria. ente). ed è la proprietà che si ritrova al fondo di tutte le teorie dei comu­ nisti. negazione meditata della proprietà. La distinzione fra proprietà e possesso svela. diventa un comanda­ mento umano e perciò stesso odioso. che i mezzi di produzione sono sotto il controllo di qualcuno (classe.

. nel tentativo impossibile di realizzarsi. ai suoi effetti. ricorda Proudhon. in conclusione. Si fa insomma dispotico perché è del tutto inadeguato al reale. i suoi giudizi sugli esiti storici di ogni società comunista anticipano lo stesso comunismo marxista.La critica del comunismo 35 colari devono essere severamente proibite. rinunziando al suo io. alla sua spontaneità. ricordiamo. che « fondato sull’entusiasmo non sia finito neU’imbecillità » 118.] che l’uomo. a violentare le leggi della natura e della storia. Infatti. diversamente da Mane. la so­ cietà « comunista » mantiene i difetti della proprietà ricosti­ tuendo perciò le classi. gli aspetti negativi della proprietà vengono esaltati daH’assimilazione di questa con il potere politico in un unico monopolio statale. e di conseguenza della proprietà [. Ma perché Proudhon. egli precisa. Il risultato è l'inevitabile annientamento delle antinomie attraverso la formazione di una nuova autorità tesa a distruggere le contraddizioni in una soffocante sintesi governativa. Anzi. nel loro diverso modo di criticare la società borghese e di dedurre l'alternativa. Da ciò scaturisce un ordine sociale che può fondarsi solo con l’an­ nullamento della personalità umana. Proudhon afferma infatti. non ha fatto altro che concretizzare ciò che Proudhon criticava del comunismo utopistico e grossolano: la ricostituzione di un nuovo e più forte potere attraverso una nuova e più forte proprietà. Anche se Proudhon ha in mente il comunismo utopistico e grossolano criticato pure da Marx. Cosi. riesce a prevedere l’esito dittatoriale di ogni società comunista? La spiegazione ci sembra vada trovata nel diverso mo­ do in cui entrambi si pongono contro il capitalismo. Questo infatti. al suo genio. la comunità inte­ grale sfocia fatalmente nell’amorfismo psicologico e cultu­ rale. che lo sfruttamen- . la vocazione afl'indistinto propria dell’ideologia comunista. perché tollerarle significherebbe introdurre delle piccole comunità nella grande. deve annientarsi umilmente davanti alla maestà e all’inflessibilità della legge comune » n6. esso è costretto.. Non c’è esempio di comunismo. Volendo mantenere la società in uno stato di esalta­ zione che è di per sé incompatibile con le leggi naturali defl’economia e con i principi di libertà. « non può che essere l’as­ solutismo »119. Perciò l’idea­ le del comunismo. ha come effetto reale l’estensione totalitaria del potere. è per Proudhon un pro­ getto allo stesso tempo utopistico e dispotico: essendo del tutto « opposto alla realtà » 117. per realizzarsi. malgrado tutte le simpatie ed antipatie di talenti e di caratteri. Il comunismo. nella sua realizzazio­ ne storica.

che il capitalista diviene sfruttatore. insomma. è in grado di erogare all'interno del processo produttivo. ma la sua capacità di lavoro. in un tempo dato. ha un costo di produzione identificabile nel tempo necessario per produrla.Introduzione to dell’uomo sull'uomo nasce dall’appropriazione. quello che ci interessa far notare in questo ragio­ namento — certamente molto più complesso della nostra riduttivissima schematizzazione — è che la proprietà si presenta semplicemente come controllo privato dei mezzi di produzione. lo scopo di Marx non è lo studio della proprietà. della forza collet­ tiva. ma lo studio di uno specifico modo di pro­ duzione. quella « forza immensa » che scaturisce dall’armonia convergente degli sforzi comuni. che nella società capitalistica il proprietario dei mezzi di produzione retribuisce il lavoro individuale di ogni operaio per la sua singola forza-lavoro mentre non paga il lavoro collettivo. Ora. che si definisce come forza-lavoro. Marx. La differenza che risulta da questa non equivalenza è ciò che Marx chiama plusvalore 12°. Ed è quindi grazie a questa forza collettiva non retribuita di cui si fa padrone. Diversa è invece l'analisi e la spiegazione marxiana dello sfruttamento. non ha evidentemente alcun rap­ porto con la quantità di lavoro che l'operaio. Nel modo capitali­ stico di produzione anche il lavoro è una merce che ha il suo valore di mercato. Il meccanismo del processo capitali­ stico sta appunto in questo: che la quantità di lavoro ero­ gato dall'operaio. non retribuita. In effetti. È ben noto il suo ragionamento. è maggiore della quan­ tità di lavoro contenuta nei mezzi di sussistenza consumati dallo stesso operaio in quel medesimo tempo. non studia e non conosce altra proprietà che quella privata connatu­ rata alla società borghese. Secondo Marx lo sfruttamento nasce dal fatto che il lavoratore fornisce un tempo di lavoro di cui una parte viene corrisposta in salario. Ciò che costituisce oggetto di scam­ bio fra il capitalista e l'operaio non è il lavoro di quest'ul­ timo. Ma la differenza rispetto a Proudhon a questo punto è evidente. Per Marx il plusvalore (e quindi lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo nella sua forma storica più compiuta) è un meccanismo e un risultato preciso solo dell’economia 36 . ossia nel lavoro che occorre per produrre i mezzi di sussistenza. La quantità di lavoro contenuta nella forza-lavoro. si trasforma in plusvalore. da parte del detentore dei mezzi di produzione. il che vuol dire che il valore prodotto dall'operaio è maggiore del valore della sua forza-lavoro. Essa. quello capitalistico. che determina il suo valore di scambio. ossia il porta­ tore di forza-lavoro. mentre l’altra.

il lavoro è in tutti i casi la reale misura del valore. Mentre per Marx la proprietà si determina alla fin fine come proprietà giuridica dei mezzi di produzione. Per Proudhon. tale ricerca è rimasta uno statuto scienti­ fico genericissimo. ci sembra importante. mantiene nondimeno la direzione della ricerca dentro l’orizzonte assai più vasto del campo sociologico. nel senso che il lavoro come valore d’uso si trasforma in lavoro come valore di scambio. pur avendo intuito che la specificità dello sfruttamento ca­ pitalistico consiste nella differenza tra il valore d’uso e il valore di scambio del lavoro124. il fenomeno della forza collettiva e il suo effetto — la creazione del plusvalore — è una realtà che si esplica non solo nel contesto della società borghese. la pro­ prietà per Proudhon è la pura e semplice capacità di con­ trollare e di sfruttare ogni forma e ogni prodotto dell’at­ tività umana altrui associata122. Tutto questo è particolarmente evidente qualora si pensi alla concezione proudhoniana del valore-lavoro rispetto a quella marxiana. cioè ogni forma e ogni prodotto della forza collettiva. come pura forza-lavoro. È solo qui infatti che il mercato del lavoro ha la sua mas­ sima espressione. per non dire quasi banale125. L’intui­ zione che la sottende. per­ ché è proprio questa — e ritorniamo cosi alla sua critica del comuniSmo come critica della proprietà — ad inner­ vare il metodo analitico che lo rende lungimirante circa la . in altri termini. invece. Certamente. E questo perché. per Proud­ hon è la conseguenza inevitabile di qualsiasi forma di pro­ prietà121. Proudhon. come merce. è la particolare forma sociale della società borghese completamente fondata sul­ lo scambio. per Proudhon si spe­ cifica invece soprattutto come capacità di controllo e possi­ bilità d’uso dei mezzi di produzione. come elemento necessario ma non determinante dell’intero modo di produzione capitalistico. tuttavia. siano essi dati sotto la forma capitalistica o socialistica.37 La critica del comunismo scambista caratterizzata dal mercato del lavoro. come abbiamo già detto. essere scambiato come qualsiasi altra merce. al di là della forma scambista data dal mercato capitalistico delle m erci m . ma in ogni forma di società. cioè. A deter­ minare la particolare forma astratta del lavoro. A dir meglio. come lavoro umano astratto generale: può. Per Marx il lavoro diventa fonte di valore perché nella società borghese esso può determinarsi come pura forza-lavoro. L’intento è quello di scoprire il prin­ cipio sociale della forza collettiva al fine di dare una spie­ gazione generale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo che superi la specificità storica borghese.

il lavoro subisce uno sfruttamento maggiore. come merce. è in tutti i casi ineliminabile. ma come reale possesso da parte di chi detiene e controlla in qualche mo­ do il monopolio del lavoro anche se esso non è più. ma solo e soltanto come valore d’uso. Anzi. positiva e auspicabile. quella data dal suo unico padrone e signore: lo Stato. come riconoscimento ufficiale. frase priva di senso. Non determinandosi ulteriormente come valore di scambio. afferma egli polemicamente. In tal caso la proprietà si rico­ stituisce non come proprietà giuridico-privata dei mezzi di produzione. Il comunismo. esso permette che nei fatti questo qual­ cuno. proprio perché non è più merce. fra mistificazione del regime pro­ prietario e reale abolizione dello stesso. Su questa fondamentale distinzione fra proprietà dispotica (droit d’aubaine) e proprietà democratica (pos­ sesso giustificato dal lavoro non appropriatore della forza collettiva) Proudhon traccia il confine insuperabile fra comunismo e socialismo. negativa e non necessaria. Solo in tal modo. e la proprietà come possesso. L’ideologia collettivista è dunque. « non è affatto diventando comune che la proprietà . mimetizzato dietro il mito della « proprietà collet­ tiva ». in conclusione. la forma più mistificante e raffi­ nata del regime proprietario. intesa come attribuzione a qualcuno dei mezzi di produzione. infatti. esso è costretto a subire la sola valorizzazione possibile. cioè dal possesso universale fondato sul lavoro. ma non distrugge per nulla la causa della pro­ prietà perché questa si ricostituisce sotto le spoglie di un diverso controllo e sfruttamento della forza collettiva. è possibile neutralizzare gli effetti negativi della proprietà come droit d’aubaine. è possibile pervenire alla società senza classi che è data non dall’abolizione della proprietà. abolisce solo il modo di produ­ zione generato dal capitale. è dunque l’unica via per distruggere il privilegio perché. insomma. intesa come posses­ so generalizzato fondato sul lavoro. ma dalla generalizzazione della proprietà. L’universalizzazione della proprietà. vale a dire lo sfruttamento del lavoro umano come lavoro astratto generale.38 Introduzione vera natura della società comunista quale forma suprema del regime proprietario. Solo se si è vera­ mente consapevoli che in tutti i casi bisogna attribuire a qualcuno i mezzi di produzione. possa veramente controllare e sfruttare il lavoro monopolizzato dallo Stato. Diventa perciò assolutamente necessario per Proudhon esplicitare al massimo la distinzione fra la proprietà come droit d'aubaine. a questo punto. una merce. Non esplicitando il fatto reale che la proprietà.

Fondamenti « neutri » dell'antinomia 39 può diventare sociale: non si rimedia alla rabbia facendo mordere tutti » 126. Questo perché la proprietà è una risultante e un controllo della forza col­ lettiva e come tale può presentarsi ovunque vi sia asso­ ciazione umana: la generalizzazione del concetto di pro­ prietà discende. è da queste conclusioni che discende la teoria proudhoniana dell’uguaglianza e della reciprocità dello scambio fra equivalenti. Si possono neutralizzare gli effetti negativi della proprietà con la sua trasformazione in possesso. si deve pervenire al pos­ sesso per ricondurre la proprietà a un ruolo servente nei confronti del lavoro liberato. E ancora. I fo n d a m e n ti « neutri » d e ll’a n tin o m ia Abbiamo visto che approfondendo l’analisi sociologica Proudhon è riuscito a generalizzare la critica al concetto di proprietà. nel senso che proprietà e autorità diventano pressoché sinonimi: « Ciò che si chiama in politica autorità è analogo. Coerentemente. equi­ valente a ciò che si chiama in economia politica proprietà. queste due idee sono identiche e adeguate l’una all’altra »127. Infatti lo Stato può essere considerato « proprietario » della volontà politica dei cittadini. ma non si può mai abolire la sua causa. con l’autogestione generalizzata per quanto riguarda gli altri aspetti non economici. cosi come il governo deriva dall’appropriazione della forza sociale di cui si arroga la direzione. dalla generalizzazione socio­ logica del concetto stesso di forza collettiva. secondo Proudhon. cioè i fondamenti strutturali di questo feno­ meno per spiegare le leggi che presiedono e governano la società. o. in altri termini. Dalla anti­ nomia fra proprietà e lavoro si deve passare alla riconcilia­ zione del lavoro con la proprietà. e cosi via. il partito politico dell’ansia di rinno­ vamento dei propri iscritti. La proprietà si presenta quindi nel suo pensiero come un principio autoritario di equivalenza allargato. La critica dell’esclusivismo proprietario (del plusvalore dovuto alla proprietà senza uso) è quindi indissociabile dalla propugnazione dell’uguaglianza delle proprietà individuali. come vedremo. il capitale risulta dal furto del prodotto della forza collet­ tiva. passando da ima sua individuazione capitali­ stica ad una sua individuazione comunista. Ora è proprio questo che interessa a Proudhon: analizzare tale causa. del possesso generalizzato. Da qui la formulazione di un programma di ricerca .

la piena realizzazione di un solo ter­ mine è impossibile perché questo. a ripercorrere le pieghe contraddittoriamente infi­ nite del reale date. Questo realismo teso a cogliere l’infinita pluralità della vita comunitaria ha. per cosi dire. La dimostrazione proudhoniana non è tuttavia lineare. dal suo stesso as­ sunto. È questo infatti un aspetto intricatissimo. appunto. né di quello che sarà. Essa è disponibile a diversi esiti a seconda della plura­ lità dei modi in cui viene gestita e organizzata. è determinante: qualora si riesca a dimostrare che i fondamenti strutturali della forza collettiva sono « neutri ». vale a dire nell’insieme delle sue successive manifestazioni: perché soltanto cosi può esservi ragione e sistem a»128. Le antinomie insomma non possono essere superate. dove si palesano intui­ zioni geniali e limiti teorici vistosi. né strutturalmente liberta­ ria. La questione. genera immediatamente il suo contrario. Proudhon di­ chiara la possibilità di cogliere le leggi di questa riproduci­ bilità costante al fine di vedere. Ne deriva che anche la dimostrazione di Proudhon non può mai com­ pletamente risolversi perché costretta. nelle intenzioni di Proudhon. senza d’altro canto arri­ vare mai aU’annullamento o all’assorbimento di entrambi i contrari in una sintesi superiore. sviluppandosi. contraddittorio e sofferto di tutta la sua ricerca. il com­ pito di evidenziare la realtà obiettiva delle leggi socio-eco­ nomiche affinché da queste leggi il socialismo voglia par­ tire per la realizzazione dei propri scopi. È inutile cercare un 'uscita. Ciò perché al fondo di tutto l’assunto vi è il concetto di antinomia quale struttura unificante di tutto il reale. Le conclusioni cui giunge Proudhon riflettono comple­ tamente questo punto di vista: la forza collettiva non è in sé strutturalmente autoritaria. non ci si può sottrarre ai principi antinomici. come so­ luzione alle contraddizioni che si presentano. L’intento è chiaro: affermando l'esi­ stenza di una struttura sociale atemporale. Perché qui sta 40 . daU’antinomia: « per organiz­ zare la società. si capisce. ristabilire l’ordine. non esistono uscite. In altre parole. Ora l’antinomia. « non si risolve ». l’abbiamo già visto. diventerà evidente che un loro diverso « uso » potrà rendere possibile un vero processo di trasformazione sociale. ma di quello che è in tutta la sua vita.Introduzione che si può riassumere con questa frase: «La scienza so­ ciale è la conoscenza ragionata e sistematica non di quello che è stata la società. ma solo bilanciate e modificate. Arrangiamoci (invece) con esse e attraverso esse » 129. quale è la loro valenza politico-ideologica cioè se esse sono destinate soltanto a servire il principio autoritario.

la plura­ lità delle forze collettive è il segno tangibile del manteni­ mento dell'antinomia. in egual misura. Il socia­ lismo autoritario sostiene che in una comunità fraterna tutti i conflitti scompariranno. rifiutandosi di stabilire un nesso di causa­ lità tra la struttura economica e la struttura sociale. L’uno e l’altro concordano quindi nel negare che si possa costituire una scienza so­ ciale che abbia come proprio oggetto le leggi immanenti della società. Per lui ogni attività umana risulta allo stesso titolo prodotto e produttrice della realtà sociale in atto. quale strut­ tura unificante di tutto il reale. cioè nell’insieme delle sue « successive ma­ nifestazioni ». Se non che. per enucleare invece l’immagine di un « sistema » economicosociale132. Nella trasformazione sociale e più in generale nel dive- . Solo cosi si può cogliere la società nella sua immanenza. Proudhon prende le distanze. Una scienza sociale che faccia conver­ gere su di sé filosofia ed economia. storia e sociologia. ----Con questa fondamentale impostazione volta a darsi una scienza « integrale ». perché è. perché partecipa alla totalità espressa in ogni forza collettiva. Occorre dunque fondere in un unico metro analitico l’economia e la sociologia131. che una scienza sociale si autorealizza soltanto come una sorta di conoscenza « inter­ disciplinare » e perciò come superamento dell’approccio eco­ nomicistico per la comprensione della società130. poli­ tica e morale. significa il mantenimento di tutta la realtà sociale intesa come un insieme multiforme e insopprimibile di forze collettive. il mantenimento dell'antinomia. dimostra di non avere niente che non vi sia anche nell'economia politica « e questo plagio perpetuo è la condanna irrevocabile di entrambi »133. creatrice di questo fenomeno 134. sicché anche il socialismo autoritario. an­ cora una volta. Occorre invece ripensare tutte le forme dell'attività umana secondo un criterio di equivalenza e di interdipen­ denza. sia dal liberismo economico che dal socia­ lismo autoritario. Ne deriva. precludendosi cosi la reale comprensione del significato delle antinomie. di conseguenza. Il liberismo economico afferma infatti che gli antagonismi sono ineluttabili e che non vi è altra soluzione che il loro mantenimento. che pure dichiara di voler combattere il liberalismo. In altri termini.41 Fondamenti « neutri » dell'antinomia il punto: che il socialismo può realizzarsi solo mantenendo l'antinomia. Pertanto solo una scienza sociale capace di cogliere tale insieme può costituire la base razionalmente scienti­ fica del socialismo.

In esso. Questa possi­ bilità di pensare la realtà sociale come totalità dialettica. pur nella loro perenne contraddittorietà. l’esempio dello scambio. restituisce intera l’im­ magine della realtà perché colta nella sua multiformità e pluridimensionalità. rapporto fondamentale che caratterizza la natura stessa del sociale. definisce chiara­ mente tale identità. ragione e pratica. tra reale e razionale esiste identità e la forma del reale esprime ima forma logica.Introduzione nire incessante della realtà. e autonomo. a suo giudizio. consente di ipotizzare infine. con questa teoria che egli definisce ideo-realista U6. ogni realtà esprime il suo senso o la sua idea. una realtà e un’idea 14°. l’esistenza di una forma ordinata. idea e fatto. Proudhon ha voluto al contrario denunciare ogni idealismo dimostrando « come tutti i sistemi filosofici (abbiano) la loro radice e la loro ragion d’essere nella società stessa »144. tutte le forme dell’attività uma­ na si presentano perciò in modo simultaneo. 42 . perché nella pratica sono inseparabili. come simultaneità attra­ versata da antinomie e contraddizioni e non da schemati­ smi gerarchici. consente quindi di stringere in un unico nesso coscienza e azione. Nell’ordine sociale egli scrive: « il iatto e Videa sono realmente inseparabili »137. Proudhon sottolinea la costante mobilità del­ l'azione sociale che penetra l’insieme dei livelli materiali e intellettuali prodotti dalla società. realtà e progettazione135. In questa eccessiva tendenza di Proudhon al razionali­ smo 142 non si deve scorgere un suo inconsapevole platoni­ smo (le idee si esprimono nella realtà 143) né un suo incon­ sapevole hegelismo (l’identità del reale e del razionale). l’azione è l’idea141. solo pensando l’azione sociale come un’identità fra pratica e teoria139. ma di scoprirne e denunciarne le contraddizioni. Nello scambio l’idea è identica al fatto. Contro ogni gnoseologia che leg­ ge la realtà secondo una chiave interpretativa di tipo gerarchico. mai completamente risolvibile. mentre la teoria dell’identità del reale e dell’ideale ha per lui lo scopo non di giustificare il presente. in ciò che rimane fisso attraverso il tempo e lo spazio. di un’idea. afferma Proudhon. perché lo scambio è al tempo stesso una pratica e un rapporto astratto. Proudhon vuole ripensare tutta la realtà sociale nella sua attualità categoriale. espressa dalla totalità delle relazioni intellegibili del reale. non si può opporre un’idea e una realtà. giacché nessuna forma deriva gerarchicamente da un’altra. e ciò è possibile. né si può ricercare un rap­ porto di successione fra l'una e l’altra. ogni fatto cioè « è adeguato alla sua idea » 13S.

producono i principi. Proudhon ha violentemente e giustamente protestato contro una simile deformazione del suo pensiero ribadendo piuttosto l’unità di teoria e pratica. L’intenzione di Proudhon non è dunque quella di ammettere senza critica le categorie dell'economia bor­ ghese o dedurre da esse pretesi principi invariabili. le astrazioni dei rapporti socia­ li Egli non ha compreso che gli stessi uomini che stabi­ liscono i rapporti sociali conformemente alla loro produtti­ vità materiale.Fondamenti « neutri » dell'antinomia 43 È vero che alcune sue formulazioni si prestano a una definizione in termini di idealismo145. In realtà.. noi sappiamo tutta­ via che nelle annotazioni scritte in margine al suo esemplare della Miseria della -filosofía. e dalla nozione di antagonismo anti­ nómico 15°. come credette il socialista tedesco. conformemente ai loro rapporti sociali. reale e razionale. Ciò che divide Proudhon da Marx non è dunque il fatto che egli sarebbe idealista e Marx materialista.. in quanto ter­ mini fondati su un'identità concreta e non sul principio della derivazione gerarchica: « La società produce le leggi e i materiali della sua esperienza [. fissandolo per un momento nella sua dimensione sincronica. le idee. questa è la defini­ zione che Marx ha usato contro Proudhon affermando che questi non ha capito « che le categorie economiche sono solo espressioni teoriche. se tra razionale e reale esiste identità e il . capace cioè di riuscire a spiegare qualsiasi società gerarchica. Fare l’ana­ lisi del sistema « secondo la successione delle idee » signi­ ficherà svelare la sua struttura logica sostituendo alla suc­ cessione storica l’ordine interno delle relazioni immanenti149. struttura e sovrastruttura. le categorie. Ho mai preteso di affermare che i principi siano cosa diversa dalla rappresen­ tazione intellettuale e che essi siano la causa generatrice dei fatti? » 147. il progetto proudhoniano di cogliere la logica generale e riproduttiva della dimensione autoritaria pre­ sente nel sociale non porta. queste categorie sono tanto poco eterne quanto lo sono le loro relazioni che esse esprimono » 146. nel suo fondamento strut­ turale 151. a immaginare una fantastica generazione delle categorie logiche attraverso una ragione pura14i. Porta invece a creare un modello euristico universale. Cosi queste idee. ma di osservare e spiegare « il regime della proprietà » in tutte le sue forme. ma il fatto assolutamente centrale che Proudhon legge lo sfruttamento e l’alienazione umana a partire dal suddetto modello uni­ versale deU’autorità.]. a sostituire al reale una sua astratta rappresenta­ zione ideale. In effetti. nella sua totalità.

non può che imporsi forzando le leggi immanenti e obiettive della società. trascorrendo dall’una all’altra delle attività umane in virtù della loro equi­ valenza — sia leggibile nella sua logica generale e riprodut­ tiva al di là dei suoi particolari e specifici modi d'essere affermatisi nel corso dello sviluppo storico. vale a dire il dinamico modo di essere di tali forze. cioè la struttura dinamica delle antinomie. I fondamenti delle varie forze collettive si rivelano come fon­ damenti « neutri » proprio perché la pluralità di queste stesse forze è la base delle antinomie che in sé non sono né liber­ tarie. Diversamente Marx. alla loro mancata solu­ zione in ima sintesi superiore. leggendo la realtà attraverso il rap­ porto autoritario struttura-sovrastruttura. ma solo di regolarle creando sempre nuovi equilibri capaci di rispondere al­ l’espansione continua del cambiamento che è la linfa vitale della libertà. Precisamente. L’oggettiva pluralità delle forze collet­ tive. Ciò vuol dire che non si può pensare di abolire le contraddizioni. sovrastrutturali. non può che darsi a prezzo della coercizione e della dittatura. che davvero le antinomie possono essere defini­ tivamente risolte. a qualsiasi livello della vita sociale e quindi non solo a livello economico. negando impor­ tanza a quelle forme dell’agire umano che egli ritiene deri­ vate. come in un’equazione ma­ tematica. Il modello della loro vagheggiata organiz­ zazione industriale sembra preso a prestito da quello della polizia perché « fra tutti i pregiudizi quello che accarezzano 44 . ma anche nella sua ragione di trasformazione. a prezzo della sua trasformazione in regime poliziesco152. né autoritarie. apre la strada a un comunismo. ritenendo infine. Tutti i partigiani del collettivismo accentratore « sono infatti vit­ time di una strana illusione: fanatici del potere pretendono di far derivare l'instaurazione di una società nuova dalla forza centrale » 153. cioè delle possibili forme di potere.Introduzione reale è leggibile in quanto forma logica. È questa considerazione che porta Proudhon al delibe­ rato proposito di rappresentare. posto di fronte alla loro realtà irriducibile. Infatti la pluralità delle forze collettive — espressasi come loro sostanziale equivalenza — è a sua volta il segno tangibile della pluralità delle possibili forme di proprietà. la logica della struttura sociale. che. anche se sotto spoglie diverse. è lecito pensare per contro che il potere — struttura che si assimila parassitariamente ad ogni livello del sociale. è dunque l’orizzonte insuperabile non solo della spiegazione proudhoniana della società intesa nella sua ragione di esistenza. al fine di liberarla dalle sue contraddizioni distruttive. che esso sia rinvenibile in egual misura. e contrariamente a Proudhon.

all’ombra delle istituzioni politiche esso tende a produrre lentamente e in silenzio il suo proprio organi­ smo. la creazione e la ripetitività. il mobile e l’immobile. dittatura del pensiero. « cammina da sola » 156. esiste pure un plusvalore statale. una sottrazione di vita e di esistenza. il sociale si rende effettivamente autonomo rispetto a qualsiasi potere esterno: al di sotto dell’apparato governativo. dittatura nella vita so­ ciale e nella vita privata. nel senso di una usurpazione permanente della po­ tenza sociale espressa dall’essere collettivo della società157. Ogni potere politico vivendo dell’appropriazione di questa forza sociale immanente alla collettività. la plura­ lità e l’unidimensionalità. La politica è dunque. Critica del potere politico L'analisi proudhoniana della forza collettiva ha eviden­ ziato l’immanenza di tale forza in ogni azione sociale. rispetto alla quale è tuttavia superfluo. per cosi dire. non può perciò che instaurare con questa collettività un rapporto di contrapposizione. La società. tornano qui a innervare la critica proudhoniana. Si può dire pertanto che « sfruttare e governare sono la stessa cosa »15S. moltiplicandosi in funzione di questi. il dinamismo e la conservazione. rappresentazione esterna della forza sociale. in rapporto alla vita sociale. dittatura dappertutto » 154. In virtù di questa forza. che si sprigiona spontaneamente dalla vita associata. Specificamente. di scambio. di relazione. lo Stato in quanto rappresentazione sim­ bolica. espressione della sua vitalità e della sua autonom ia155. già esplicitate da Feuerbach e Marx. dittatura del commercio. nella società poli­ tica nasce dai rapporti di commutazione. Come si può notare le categorie dell’alienazione e della trascendenza. ciò che è il capitale in relazione al lavoro: un’alienazione della forza collettiva . e a costituire un ordine nuovo. esse compaiono fondandosi in una stretta analogia. perché se nella società economica la forza collet­ tiva nasce dai rapporti di cooperazione. si ripete qui ciò che avviene fra capitale e lavoro. una contrapposizione nella quale si ritrova per Proudhon lo stesso antagonismo che lega lo spontaneo e il meccanico. Dittatura dell’industria.Critica del potere politico 45 di più è la dittatura. ne è anche per ciò stesso la negazione. Precisamente. Cosi come esiste un plusvalore economico. se infatti .

Il politico. nel quale l’immagine indeterminata e collettiva del « po­ polo » viene vissuta in chiave trascendente e sacrale. Questo dogma fatalistico fondato sulla teologia della forza è stato ripreso in pieno dalla democrazia giacobina e dal socialismo autoritario che Io hanno mutuato totalmente dall'aristo­ crazia e dalla regalità. a estrema riconferma delle ragioni della legittimazione del­ l’espansione totalitaria e burocratica del potere162. perché è solo a condizione che la società sia e rimanga non egualitaria che l’organizzazione statale può sostituirsi a quella sociale. e del sociale nella forma della produzione — slittano l'uno sull'altro e si identificano nella comune critica rivolta alla trascendenza sotto qualunque forma questa si ma­ nifesti 159. che comporta la crescita 46 . noi cono­ sciamo. il politico rispondere alle esigenze dell’economico. di mistica della « ragione di Stato ». da quello culturale a quello psicologico. Questo movimento. il segreto del fatalismo politico. Per mantenere la propria esistenza che è fittizia. In conclusione l’idea dello Stato secondo il pensatore francese non prescinde da una dimensione teistica. la metafisica governativa di una gerarchia eterna » 16°. scrive Proudhon. Con « il principio della fatalità e dell'antagonismo preso per base della società. di ogni Stato. e lo Stato assolvere con autorità quello che la società dovrebbe svolgere con autonomia. per Proudhon questi due piani — dell’esisten­ za. da quello sociale a quello economico. assistenza e sicu­ rezza) e spiegherebbe anche la trasposizione dal piano teistico a quello fideistico operata dal pensiero giacobino. ma anche a cen­ tralizzare e unificare in una sola direzione la pluralità della vita collettiva. di fascino che ammante­ rebbe il potere sociale spingendolo come un archetipo sa­ crale fino nel profondo dell'inconscio sociale161. neppure nelle sue articolazioni formali (tanto da assumere perfino una qualche forma trinitaria di potenza. lo Stato. Non può che tendere a mantenere la disuguaglianza. è la risultante dell'alienazione della forza collettiva esplicitata a tutti i livelli. E non solo lo Stato è spinto dalla sua logica intrin­ seca ad appropriarsi dell’azione sociale.Introduzione per Feuerbach la trascendenza si dà nel rapporto esisten­ ziale tra l’uomo e Dio e se per Marx l'alienazione si estrin­ seca nella sola relazione tra l’essere produttore e la produ­ zione stessa. È proprio dunque della natura dello Stato. tendere a un proprio rafforzamento attraverso un movi­ mento di assorbimento delle forze collettive e delle forze sociali. Cosi Proudhon constata attraverso l'analogia simbolica una sorta di « religione della forza ». esso non può che perpetuare l'espropriazione della società.

Proudhon è conseguentemente contrario a qualsiasi rivoluzione di tipo politico. con­ . Questo genere di rivoluzione. sempre identica a se stessa.Critica del potere politico 47 continua delle funzioni dello Stato « a spese dell’iniziativa individuale. esercito. è assolutamente fasullo. per lo stesso motivo. corporativa. perché la centralizzazione è per sua natura espansiva. tra la forza collettiva espressa dalla società e l’appropriazione generale operata dallo Stato. Inoltre. se l’abolizione è reale. Abolire l’uno o l’altra. burocrazia. informazione. polizia. significa distruggerli tutti e due nello stesso tempo. La società disegualitaria è dunque la condizione obiettiva dell’esistenza dello Stato allo stesso modo in cui l’esistenza di questo è la condizione del mantenimento della disugua­ glianza sociale. Se l’autorità è il principio del governo. Nella sua forma particolare perché il modello del politico si esprime per definizione nell’esercizio del po­ tere: « L’autorità sta al governo come il pensiero alla parola. apparente. educazione. Nella sua forma generale perché lo Stato. La tendenza irreversibile dello Stato alla concentrazione e all’appropriazione della forza sociale dipen­ de quindi dal conflitto delle classi. il governo è l’esercizio dell’autorità. La contrapposizione fra politico e sociale assume sen­ z’altro nel pensiero di Proudhon la forma della contrappo­ sizione fra autorità e libertà. ai fini di un vero cambiamento sociale. forma su­ prema della politica. sia nella sua forma generale che in quella partico­ lare. fondata com’è su un’esistenza presa a prestito dal sociale165. invadente. finanze. comprende il complesso più potente delle articolazioni autoritarie della società gerarchica: ma­ gistratura. proprio perché fittizia è la dimensione stessa del politico. Ogni rivoluzione politica non può che essere una rivolu­ zione alienante perché ripete la dinamica. tale cioè da interessare soltanto il potere. e più precisamente da ogni forma di gerarchia sociale che è a sua volta la condi­ zione fondamentale per l’estorsione della forza collettiva. a invadere tutta la società. l’idea al fatto. date queste radicali premes­ se 164. poiché il politico deriva dall’alienazione posta in atto a tutti i livelli della vita collettiva e non solo quindi dall’aliena­ zione economica pur se questa ha una grande importanza166. Comprendere la specificità del politico senza intenderlo come riducibile a mero riflesso delle contraddizioni econo­ miche significa leggere contemporaneamente la logica del potere. ima volta iniziato tende incessantemente a crescere. comunale e sociale » 1& 3. ecco che la rivoluzione politica finisce per essere proprio la forma massima dell’alienazione umana. l’anima al corpo. del rapporto parassitario fra la società globale e lo Stato.

che. non pensano che a co­ struire prigioni »169. ma questo a cambiare quelli. refrattaria ai contesti socio-econo­ mici anche se di essi assimilano la contestualità storica. un diritto di usare e di abusare. la maggior parte dei rivoluzionari. o corrompe. non può. quella dello Stato. in quanto scienza del e per il potere non potrà superare mai l’orizzonte del potere per il potere.6S. c. signi­ fica mantenerli entrambi »167. È ciò perché il potere è una vera proprietà. infine. è tuttavia equivalente e similare al gusto del potere economico e della proprietà tipica dei capitalisti. non è vero che non esiste 1 autonomia del politico dal momento che questa autonomia trova il suo terreno ideale proprio là dove fruttifica il potere. radicale e socialista » 172. di lottare contro l’abuso con un ulteriore abuso. Ciò permette a Proudhon di dimostrare che non esiste una scienza della politica che non sia in realtà ima scienza del potere. o infierisce.Introduzione servare l'uno o l’altra. un mezzo di struttamento dell’uomo attraverso la forza170. Detto in altro modo: le leggi della politica e quelle del potere sono di eguale natura. a imitazione dei conservatori che combattono. o resiste. Mettete un san Vincenzo de' raoli al potere: diverrà un Guizot o un Talleyrand » . 11 governo infatti è « per sua natura controrivoluzionario. Contrariamente dunque a tutte le illusioni dei partiti e allo spirito giacobino. un gusto del potere politico e della proprietà che. Dovunque vengano messe in moto e applicate si evidenziano come leggi rispondenti a una logica tutta propria. non vorrà mai essere nient’altro. pur essen­ do più sottile e meno apparente. nel senso che non sono gli uomini a cambiare la natura del potere. Paradossal­ mente è proprio lo Stato a essere « il Dio adorato del socialismo autoritario » 171 «un feticcio nato con il dogmatismo giacobino e continuato con il governamentalismo demo­ cratico. Egli segna cosi una rottura con tutte le teorie politiche del passato e con tutte le concezioni falsamente rivoluzionarie dei de- 48 . di abbat­ tere un assolutismo con un altro assolutismo: « Cosa stupe­ facente. Il governo non sa. o opprime. dei socialisti governativi e dei rivoluzionari.sse travolgono ogni intenzione positiva di riforma. se la conservazione è effettiva. che una scienza della politica. Proudhon mette in luce il carattere essenzialmente controrivoluzionario della politica perché sempre essa si esprime nella logica del potere. Proudhon approfondendo la sua critica allo Stato mette perciò in rilievo nella classe politica dei democratici. sono autonome e non rispon­ dono a volontà ideologiche. Cosi il socialismo statalista pretende di combattere il capitalismo con una nuova alienazione.

In verità la critica proudhoniana si estende a tutte le forme del politico. perché tutte fondate sull’idea che gli uomini deb­ bano cedere la loro autonomia e delegare il loro potere al fine di costruire una sovranità che. la società ufficiale è « il fenomeno ». nemmeno popolare: la rivoluzione sta in questo » 173. Vi è invece « una società permanente. Occorre quindi pensare il politico attraverso il sociale. Specialmente contro questa illusione la critica proudhoniana del potere politico si dispiegherà con tutta la sua forza intorno agli anni cruciali del ’48-’49. non può che risolversi in un puro dispotismo: « tutto ciò che la storia e l'immaginazione possono suggerire di estrema licenza e di estrema servitù si deduce con una facilità e un rigore di logica dalla teoria societaria di Rousseau » 178. Questa critica investe chiaramente la nozione rousseauiana del Contratto sociale. venendo concepito come indiviso perché « nato dal popolo ». la prima è « l'essenza ». come di tutta la tradi­ zione giacobina. dove esso è appunto per Rousseau l’accordo politico. il quale. Alla base del Contratto sociale di Rousseau. A suo giudizio si spererà sempre invano che la democrazia rappresentativa esprima le idee e gli interessi generali. pur nella consapevolezza della distinzione dei due piani. La critica radicale all’idea stessa dello Stato. da quella assolutistica a quella demo­ cratica. La teoria della democrazia rappresentativa e del suf­ fragio universale vengono appunto considerate da Proudhon sotto questa luce. Una rottura che conduce a questa lapidaria de­ finizione della rivoluzione: « Nessuna autorità nessun go­ verno. di prescindere dal pregiudizio statalistico. La società reale è « il noumeno ». do­ vranno poi rispettare179. Il Contratto rousseauiano si presenta ai suoi occhi quale ipo­ tesi troppo irreale perché non fa riferimento alle forze concrete dell’esperienza sociale ed economica177. la seconda è « lo Stato »175. tutte. e per Proudhon invece sinonimo di alienazione della libertà e di sottomissione coatta176. e perciò valutate una grande illusione mistificatoria 18°. indistruttibile. che sostiene tutte le forme ufficiali comunicando a loro una parte di sé ». del go­ verno e della politica si salda quindi con la critica alle teorie che immaginano la nascita del potere politico quale risultato di una libera decisione dei cittadini. vi è una fondamentale ambiguità dovuta proprio aH’indeterminatezza del ruolo del potere. quasi che fosse possibile una unificazione forzata del politico senza una precedente unificazione naturale del sociale174. incapaci. volenti o nolenti. Un delegato eletto al fine di conciliare le idee e gli interessi di .Critica del potere politico 49 raocratici.

indica qual è l’atteggiamento e il giudizio di Proudhon verso ogni forma di rappresentanza e di delega. L’obiettivo della rivoluzione politica voluto dai democratici non è perciò quello di restituire al popolo la sua sovranità per mezzo della distruzione dell’autorità. afferma che l’emancipazione proletaria può avvenire solo « senza l’aiuto del governo » e senza l’aiuto di qualsiasi consorteria o « fazione rivoluzionaria separata dal popolo »184.50 Introduzione tutti o almeno di una parte dei suoi mandanti. È interessante a questo proposito leggere quanto egli scrive su questo tema proprio in una lettera a Marx. quest’idea. un nuovo potere più forte e più solido perché fondato questa volta su un consenso popolare illusoriamente più allargato181. Più estesamente. che appartengono per definizione e di fatto alla società politica. che ha il suo fonda­ mento nel concetto di « autonomia delle masse » 183. un’assem­ blea per quanto voglia rappresentare la pluralità degli elet­ tori non potrà alla fin fine che dichiarare la sola opinione della sua maggioranza. lettera che segna la definitiva rottura tra i d ue185 e che vale la pena . specialmente per quanto riguarda l'emancipazione delle classi inferiori. che verrà in seguito attuato. Proudhon quindi è portato del tutto logicamente a re­ spingere la dittatura del proletariato perché essa implica un’azione di guida sulle masse popolari ad opera di un corpo estraneo al mondo sociale: i rivoluzionari di profes­ sione. Solo agendo da se stessa e per se stessa la classe operaia può realizzare la propria emancipazione. Si può dire senz'altro che è la teoria proudhoniana della separazione fra società economica e società politica. perché ne è la sua esatta espressione. a una tipica concezione della rivoluzione il cui solo e unico scopo è la sostituzione del potere. fra Stato e società. rappresenterà sempre invece una sola idea e un solo interesse. La dittatura del proletariato resta perfet­ tamente legata. che motiva il princi­ pio fondamentale secondo il quale « l’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi o non sarà »182. qualunque sia la giustificazione a ciò addotta. è evi­ dente allora che la liberazione umana deve escludere il ricorso a tale principio. Il rifiuto della democrazia rappresentativa. ma al contrario di fare della democrazia una nuova autorità. In realtà. Cosi. alienazione che per Proudhon si identifica tout court con il principio di autorità. dichiarando volontà popo­ lare l’o pinione di metà del Parlamento si sostituirà all'il­ lusione democratica la tirannia maggioritaria. se la rivoluzione vuole essere davvero la distruzione di ogni alienazione.

Accogliamo.. i cam­ pioni di una nuova intolleranza. non pensiamo a nostra volta ad addottrinare il popolo [.] perché questo preteso mezzo sarebbe sol­ tanto un ricorso alla forza. il modo in cui queste si realizzano. socialisti tedeschi. chiamate comunità. e che io mi limiterei per il momento a chiamare libertà. il progresso secondo il quale noi veniamo a scoprirle. che contrappone chiaramente l’idea anar­ chica dell’azione economica all’idea marxista dell'azione po­ litica. rifiutiamo ogni esclusivismo. perché siamo alla testa di un movimento. non con­ sideriamo mai esaurita nessuna questione. in breve. uguaglianza » 18é. ogni misticismo. ma anche perché palese manifestazione di vera impotenza rivoluzionaria. Applaudo di tutto cuore la vostra idea di portare in luce tutte le opinioni. fosse pure la religione della logica. è significativa perché mostra come Proudhon consi­ deri del tutto inutile ogni « colpo di mano ». senza quello che ima volta era chiamato rivoluzione e in realtà non è altro che una scossa. Questa lettera.. le ricchezze che sono uscite dalla società con un'altra combinazione economica. ma non facciamo di noi stessi..] credo mio dovere e dovere di tutti i socialisti man­ tenere ancora per qualche tempo la forma critica o dubi­ tativa. la rivoluzione . Quanto a me imposto il problema in questo modo: far rientrare nella società. se no. Quest’opinione. in quanto non solo palese manifestazione di violenza.]. ma diamine! dopo aver demolito tutti i dogmatismi a priori. A queste condizioni io entrerò nella vostra associazione.. avendola condivisa anch’io per molto tempo. In altri termini. volgere in economia politica la teoria della proprietà contro la proprietà. con l’eloquenza e l’ironia. scuso e sono disposto a discutere.Critica del potere politico 51 di riportare quasi per intero. se volete. all'arbitrio. non posiamo ad apostoli di una nuova religione. la re­ ligione della ragione. che io capisco. i miei studi più recenti me l’hanno fatta abbandonare com­ pletamente [. e quando avremo usato il nostro ultimo argomento ricominciamo da principio. Cerchiamo insieme. in modo da far nascere ciò che voi. Forse conser­ vate ancora l’opinione che al presente nessuna riforma sia possibile senza un coup-de-main. incoraggiamo tutte le pro­ teste. no! Devo fare qualche osservazione anche su questa frase della vostra lettera: al momento dell’azione. in breve una con­ traddizione. se necessario. con una combinazione economica. diamo al mondo l’esempio di una informata e lungimirante tolleranza. facciamo una buona e leale polemica. Scrive dunque Proudhon: « [. e perciò di contrad­ dizione.. le leggi della società e del progresso. faccio professione in pubblico di un quasi assoluto antidogmatismo economico. In altre parole..

In questo senso. Ma la critica della dittatura del proletariato è soprat­ tutto. Niente potrebbe essere più contraddittorio. del suo estin­ guersi per morte naturale come appunto si delinea nella concezione marxista della « fase di transizione ». sottolinea Proudhon. Essa investe anche il problema. Ma la previsione proudhoniana. quanto proporre la liberazione umana attraverso un mezzo cosi autoritario come la dittatura. per il fatto che. È per questo che alla formula giacobina « tutto per il popolo. se una cosa è necessaria per un solo istante. cosi la dittatura del proletariato. della effettiva realizzabilità di tale dittatura. sostituendo la democrazia parlamentare borghese con il massimo della proprietà politica nell’unico monopolio della dittatura.52 Introduzione politica si presenta alla fine sempre come una scorciatoia che comporta l’inevitabile passività delle masse popolari. è per lui del tutto illogica e mistificante. la transizione è eterna » 189. perché favorisce la loro atavica propensione alla sottomis­ sione e al rispetto dei poteri cesariani1S7. rea­ lizza paradossalmente il massimo dell’alienazione. critica della nozione stessa di dittatura. la sola in grado di coinvolgere fino in fondo i lavoratori trasformandoli da soggetti passivi a sog­ getti attivi. Il mas­ simo dell’alienazione. in Proudhon come in ogni anarchico. transi­ toria. antecedente. Infatti. Perciò lo stesso criterio che sta alla base della critica proudhoniana del comunismo si svolge ora verso la nozione di dittatura. in quanto suprema concezione dell’autorità. La dittatura cioè è l’estrema concezione ed applicazione della nozione di pro­ prietà in campo politico. Ma una rivolu­ zione che pretende di essere radicale non può che essere una rivoluzione sociale. essa lo diventa per sempre. per Proudhon. Secondo Proudhon infatti le masse operaie . perché ogni for­ ma di assolutismo non è mai. ma tutto dal popolo » 188. puntualmente confer­ mata dalla storia. e non può essere mai. e « vanamente si potrebbe prendere come scusa che questo assolutismo sarà transi­ torio. ma tutto dallo Stato » Proudhon propone di sostituire la formula « tutto per il popolo. Fino a quando le rivoluzioni concernevano la costituzione politica. circa l’irreversibilità totalitaria e buro­ cratica del comunismo dittatoriale. si poteva anche pensare all’utilità di ima sommossa. L’idea della superabilità della dittatura. non tocca soltanto la critica all’illusione della « transitorietà ». l’assolutismo della dittatura è perfettamente ana­ logo all’assolutismo della proprietà. come il comunismo sostituendo alla proprietà privata la proprietà statale realizza il massimo della proprietà nel monopolio dello Stato.

locale. Per Proudhon la cosiddetta dittatura del prole­ tariato non può che risolversi in una dittatura sul proleta­ riato. il potere sarà gestito dalla classe politica dei rivoluzionari di pro­ fessione 190. le manifestazioni visibili. La critica del potere politico come deduzione della con­ trapposizione fra Stato e società porta dunque Proudhon a dar vita in modo consapevole a una tradizione di pensiero che si sarebbe da allora fronteggiata con quella giacobinizzante del marxismo. della prassi collettiva dell’eman­ . fra il politico e l’economico. la spontaneità. su quel proletariato che è stato espropriato dai rivo­ luzionari della propria facoltà decisionale. reputato secessionista. è possi­ bile rintracciare e svelare quella dimensione creativa. secondo i principi tolti a prestito dal vecchio regime: Indivisione del potere. la creatività e la pluridimensionalità. ai loro posto. che riprende la nota distinzione sansimoniana192. al posto delle masse operaie. della capacità di autonomia della società. si inscrive per Proudhon nella più generale contrapposizione fra creazione e ripetizione. solo all’intemo di una teoria e di una pratica economica si possono correttamente trovare le ragioni e gli scopi di una teoria e di una pratica rivoluzionaria. basata in apparenza sulla dittatura delle masse. La spontaneità. Poli­ zia inquisitrice » 191. Distruzione sistematica di ogni pensiero indi­ viduale.L’auto emancipazione 53 non potranno mai di fatto esercitare una « dittatura » fino a che. quale segno inconfon­ dibile dell'emancipazione umana. Ma se la creatività. spon­ tanea e pluralista dell’agire sociale. Centralizzazione assorbente. In effetti il sistema politico dei comunisti è da conside­ rarsi « una democrazia compatta. ciò non significa che esse non siano anche i segni e le manifestazioni della consapevo­ lezza e della compiutezza della libertà. pluralità e unidimensionalità. che si contrappongono frontalmente alla società politica dei dominatori. spontaneità e ripetitività. la pluralità sono i segni inconfondibili. L’autoemancipazione La contrapposizione esistente fra Stato e società. corporativo. ma tale in realtà che le masse non hanno altro potere che quello necessario ad assicurare la servitù universale. Perciò solo nella società economica dei produttori. proprie all'azione sociale.

e tuttavia. vi è in queste parole anche un appunto « ideologico »: Proudhon vi afferma infatti che la libertà non può farsi soggetto asso­ luto. Infatti la divisione della libertà si realizza ripetendo il mo­ vimento della necessità e riconoscendone le connessioni: « la necessità è essa stessa contraddittoria. bisogna. senza per questo raggiungere la libertà. sono solo le condizioni necessarie. Questo perché Proudhon avverte una sorta di rischio assolu­ tistico insito nel concetto di libertà qualora essa non venga divisa fra più soggetti politici e sociali. Anch’essa deve rispettare le particolarità e le determi­ nazioni del reale. proprio di ogni essere. con Leibniz. Ciò significa che occorre operare una netta distinzione fra l’atto spontaneo. Non esiste in Proudhon l’idea di un superamento definitivo della necessità da parte della libertà. per il raggiungimento della libertà. poiché come ha dimostrato Spinoza. dividere questa necessità all’infinito. Occorre invece una dialettica fra determinismi e libertà in grado di trasformare l’idea astratta e generale di libertà in tante idee concrete e particolari di libertà. della possibilità teorica e pratica di agire al di là della necessità. fuori della necessità non esiste nulla. attributo specifico dell’uomo193. Non esiste cosi un’unica necessità ma una pluralità di condizionamenti che consentono alla libertà 54 . vale a dire creare una libertà uguale ad essa » 19S. Questo perché. La società economica dei produttori può infatti dimostrare la propria capacità di autonomia da ogni tutela esterna dello Stato e del politico. deve cioè pluralizzarsi e contestualizzarsi dentro le forme storiche e le situazioni reali date. ma sempre nell’ambito della necessità. Si tratta di una concezione « concreta » della libertà che si pone all’opposto della visione astratta di derivazione illuminista.Introduzione cipazione umana. Dare un valore assoluto alla libertà significa per Proudhon assegnarle lo stesso significato che il giacobinismo diede alla « volontà generale ». o a dir meglio fra necessità e libertà. e l’atto libero. nel senso che « la libertà è completa solo quando si accorda con la necessità »194. mentre l’ordine in­ terno svelato dalla spontaneità è quello della naturalità. Oltre a un rico­ noscimento del tutto ovvio delle leggi oggettive della neces­ sità quale unico modo per dominarne gli effetti. Vi è invece l’idea di ima complemen­ tarità fra i due termini. della gratuità. per spiegare il movimento dell'universo e la perfettibilità degli animi. Tuttavia il rapporto fra spontaneità e libertà. ma non esaustive. non può essere visto come una relazione che ponga l’uomo in una condizione di irreversi­ bile libertà rispetto al mondo e alla natura. l’or­ dine mostrato dalla libertà è invece quello del progetto.

Il rapporto fra conservatorismo e rivoluzione viene dun­ que visto secondo una concezione complessa dove la tra­ sformazione è tale nella misura in cui riesce a coinvolgere tutti i settori della società. conservazione. Occorrono dunque tre termini per decifrare la trasformazione: il primo per identificare il risultato nel suo complesso. come nel rapporto fra necessità e libertà. propriamente parlando. e. essendo solo un'operazione di potere non cambia sostanzialmente nulla sul piano antropologico. Infatti. anche in questo secondo caso la relazione di com­ plementarità ci indica l'impossibilità di un assoluto supe­ ramento perché ciò che muta stabilisce la misura di ciò che resta e viceversa. Ne segue che la rivoluzione è in per­ manenza nella storia.L’auto emancipazione 55 molteplici possibilità di affermazioni. e che. anche quello fra conservazione e rivoluzione esprime la dialettica della complementarità. Si vede subito da quanto detto che la concezione proudhoniana del progresso è molto più complessa di quella comu­ nemente presente nel secolo scorso. L'impossibilità di un assoluto e incontrovertibile superamento della libertà rispetto alla necessità porta quindi Proudhon ad una concezione realistica del progresso umano perché. il secondo per identificare ciò che muta. il terzo per identificare ciò che resta197. Questa deve essere si intesa come reale svolgimento progressivo dell’uomo nelle sue capacità di autonomia rispetto al mondo e alla natura. quella di Proudhon vuole portare invece a una trasforma­ zione « organica ». analogamente al rapporto fra necessità e libertà. non ci sono state parecchie rivoluzioni: non c’è che una sola stessa e perpetua rivoluzione »196. sono le successive manifestazioni della Giustizia nel­ l'umanità. da quello economico a quello sociale. da quello politico a quello culturale. secondo Proudhon. La concezione realistica di Proudhon non lascia spazio dunque . « Le rivoluzioni. È per questo che ogni rivoluzione ha il suo punto di partenza in una rivoluzione precedente. Da ciò risulta secondo Proudhon l’impossibilità oggettiva di ima distruzione totale del passato. In questo senso si precisa il suo sforzo teorico rispetto al concetto di storia. La necessità è dunque la condizione della libertà. Radicalmente opposta alla visione giacobina del « colpo di mano » che. egli scri­ ve. ma solo nella misura in cui questo svolgimento comporta la consapevolezza dei limiti stessi del cambiamento. Dunque chi dice rivoluzione dice necessariamente progresso. Vi è in Proudhon la consapevolezza della radicale relatività del mutamento e perciò della assoluta necessità di infondervi una carica etica e morale che lo giustifichi fino in fondo. per ciò stesso.

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Introduzione

a nessuna visione « millenaristica » e « provvidenzialisti­ ca » del cambiamento concepito come metamorfosi assoluta. Non esiste quindi per lui una soluzione definitiva dei pro­ blemi sociali in quanto essi si rinnovano sempre proprio perché sempre vi è cambiamento storico. La chiara consapevolezza del rapporto fra necessità e libertà non impedisce comunque a Proudhon di continuare a pensare che solo nella tendenza al superamento della costrizione fisica e sociale l’uomo si realizza come libero; un superamento per mezzo del quale l’uomo al di là della spontaneità idealizza ciò che crea, trasfigura il reale, rifiuta di rassegnarsi al naturale, « defatalizza » il suo de­ stino 198. Si può affermare addirittura che per Proudhon la funzione della libertà consiste « nel portare il soggetto libero al di là di tutte le manifestazioni, aspetti e leggi, tanto della materia quanto dello spirito, e dargli un carat­ tere per cosi dire sovranaturale » 199. Con questa raffigurazione prometeica Proudhon non de­ finisce solo il rapporto fra spontaneità e libertà, fra neces­ sità e libertà, ma spiega anche il concetto di progresso umano. Infatti, cosi come la libertà non può essere ridotta a una mera funzione della necessità, altrettanto il pro­ gresso non può essere visto come una evoluzione determi­ nata nel suo sviluppo. Non vi è mai nulla di fatale e di auto­ matico nel progresso, perché tutto ciò che può essere conquistato può essere anche perso 200. E questo perché il progresso non può essere identificato con il puro e sem­ plice evolversi del processo storico, ma con l'adeguamento o meno all’ideale della giustizia. In altri termini, è il grado di giustizia realizzato nella storia che determina e speci­ fica il grado qualitativo del progresso umano. È quindi la libertà alla base della giustizia, perché questa si realizza solo attraverso il libero arbitrio dell’uomo, cioè attraverso la libera volontà umana ^ La giustizia non può essere altro perciò che il risultato di una consapevolezza etica, di una cosciente volontà rivoluzionaria. L’ideale proudhoniano del­ la giustizia non è, come potrebbe apparire superficialmente, l’esito di una visione idealistica e utopistica della storia umana, ma, al contrario, il frutto di una riflessione profon­ damente rivoluzionaria e del tutto realistica. Proudhon iden­ tificando il socialismo con la sua dimensione etica — vale a dire con la giustizia — non intende infatti concepire quest’ultima, né ritiene sia possibile farlo, con una realtà ester­ na all’uomo, trascendente rispetto aH’empiricità antropologica dell'individuo202. La giustizia quindi non come qual­ cosa di idealistico, ma come attributo intrinseco dell'uomo, nel senso che essa è intima e omogenea alla costituzione

L'autoemancipazione

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antropologica, al suo essere stesso inteso nella sua atem­ poralità a]3. Solo da questa autocoscienza immanente all’uma­ no può svilupparsi una potenzialità sovversiva ben mag­ giore di ogni effetto causato da contingenze storiche, può farsi concreto il progetto rivoluzionario dell’uguaglianza201. È sulla base di questa convinzione che Proudhon critica e respinge ogni idea di determinismo storico che a suo giudizio è fasulla sul piano scientifico e reazionaria sul piano ideologico. Fasulla sul piano scientifico perché tutta l’espe­ rienza storica passata sta a testimoniare la discontinuità e l’imprevedibilità del processo storico 205; reazionaria sul piano ideologico perché il determinismo, anche se risultato di una prassi immanente alla collettività umana, è nondi­ meno, rispetto all’individuo, un puro trascendentalismo, e perciò un’altra ed ennesima alienazione. Con queste puntualizzazioni Proudhon elabora il concetto anarchico di rivoluzione, definibile perciò come il ricono­ scimento dello svolgimento incessante e infinito della sto­ ria per il sovvertimento e la distruzione dell'assoluto 206. Ciò significa, in altri termini, la consapevolezza della neces­ sità di una duplice azione rivoluzionaria: da un lato favo­ rire il mutamento storico, perché questo, nel suo divenire, porta la società « a cambiare perpetuamente di forma » 207, e perciò a dissolvere continuamente ogni fissazione e ripe­ tizione; dall’altro lato a correggere, se occorre, questo stesso mutamento perché può essere a sua volta portatore di nuovi assoluti. Il « travestimento dell’assoluto » è infatti la definizione centrale che Proudhon dà della continua possi­ bilità che si formi, all'interno di qualsiasi moto riforma­ tore, un nuovo e più agguerrito assolutismo in quanto ciò che definisce l’assoluto, il totale, l’integrale non è tanto uno specifico contenuto, ma la forma della sua ispirazione, la riproducibilità della sua intuizione. La teoria del pro­ gresso deve escludere quindi « tutte le nozioni assolute, tutte le ipotesi sedicenti definitive, (perché solo cosi) met­ terà al riparo la società dall’inerzia conservatrice come dalle false imprese rivoluzionarie » 208. Il progresso, ancora una volta, « è l’affermazione del movimento universale, e per conseguenza la negazione di ogni forma o formula impu­ tabile, di ogni dottrina eterna, immobile, impeccabile, appli­ cata a qualunque essere chiunque esso sia; di ogni ordine permanente, senza eccezione dello stesso universo; di ogni soggetto, empirico o trascendentale, che non vuol cambiare. L’assoluto, al contrario, o l’assolutismo, è l’affermazione di tutto ciò che il progresso nega, la negazione di tutto ciò che il progresso afferma. È la ricerca nella natura, nella società, nella religione, nella politica, nella morale, dell’eter­

Introduzione 58 no, dell'immutabile, del perfetto, del definitivo, dell'incon­ trovertibile, dell’indiviso » m . Ecco perché « ogni dottrina che aspira segretamente alla prepotenza e alla immutabilità, che tende ad etemizzarsi, che si vanta di dare l’ultima formula della libertà e della ragione, che nasconde nelle pieghe della sua dialettica l’esclusione e l’intolleranza; che si afferma come verità in sé, pura da ogni contaminazione, assoluta, eterna, come una religione, e senza tollerare considerazioni di nessun altro tipo; questa idea, che nega il movimento dello spirito e della classificazione delle cose, è falsa e funesta quanto è incapace di costruire»210. Contro i « travestimenti dell’assoluto » che comprendo­ no anche le dottrine falsamente « rivoluzionarie » come il comunismo, Proudhon propone perciò da una parte l’idea di progresso come « processus, movimento innato, essen­ ziale, spontaneo incoercibile e indistruttibile », come movi­ mento « essenzialmente storico, soggetto a progressioni, conversioni, evoluzioni e metamorfosi »211, dall’altro come « scopo, ideale, per tracciare in questa direzione déìl'idea » « la marcia della libertà »212 affinché esso diventi « la giusti­ ficazione dell’umanità da se stessa sotto lo stimolo del­ l’ideale »213. La rivoluzione non è la deduzione necessaria di una realtà oggettiva, ma è la realizzazione della volontà umana, un'impresa voluta dalla coscienza emancipatrice dell’uomo: « la libertà, secondo la definizione rivoluzionaria, non è per niente la coscienza della necessità, non è neppure la necessità dello spirito che si sviluppa, si conserva con la necessità della natura. È una forza collettiva che compren­ de insieme la natura e lo spirito e che si possiede, capace come tale di negare lo spirito, di opporsi alla natura, di sottometterla, di disfarla e di disfarsi essa stessa. È una forza che rifiuta per sé ogni organismo; si crea mediante l’ideale della giustizia un’esistenza divina il cui movimento è perciò superiore a quello della natura e dello spirito e incommensurabile con l’uno e con l’altro »214. Una rivoluzione cosi intesa implica, sul piano dell’azione, una direttiva di fondo precisa: che vi sia la massima coeren­ za etica fra il contenuto dei fini perseguiti e la natura dei mezzi usati. I mezzi dell’azione devono essere dedotti dai fini che la rivoluzione si propone: quelli della giustizia. È su questo rapporto di deduzione tra fini e mezzi, dalla teoria alla prassi, che si fonda la certezza che la prassi sia, essa stessa, la teoria realizzata215. Naturalmente, poiché i fini della rivoluzione libertaria ed egualitaria sono appunto la libertà e l’eguaglianza, do­

L’autoemancipazione 59 vranno essere libertari ed egualitari anche i mezzi del­ l’azione. È attraverso questa via soltanto che l'obiettivo dell’azione si inscrive nella prassi, che l’atto rivoluzionario annuncia la società futura. A questo punto si tratta di vedere quale classe sociale esprima la consapevolezza della propria forza e volontà di liberazione, la propria « capacità politica » di passare dalla spontaneità dell’azione alla libertà della rivoluzione. Secon­ do Proudhon, le classi operaie (« classi operaie » e non « classe operaia », perché egli allude, anarchicamente, a tutte le masse sfruttate216) sono le sole che possono effet­ tuare la rivoluzione sociale. Tuttavia ciò non avviene in virtù della contrapposizione oggettiva fra capitale e lavoro; infatti questa contrapposizione sebbene sia la caratteristica centrale del sistema capitalista, è pur sempre una delle tante della società gerarchica; e, inoltre, non esiste ima legge deterministica che opponga le masse sfruttate agli sfruttatori: la pluralità delle contraddizioni mostra infatti che i cambiamenti storici non hanno e non possono avere necessitanti esiti univoci, che infiniti fattori dinamici concor­ rono allo svolgimento complessivo dell’evoluzione umana. In realtà, la « capacità politica » delle classi operaie va cercata là dove l’idea di emancipazione è da queste classi prodotta e consapevolmente voluta. A questo proposito occorre che si verifichino tre condizioni: « 1°) che il sog­ getto abbia coscienza di se stesso: della sua dignità, del suo valore, del posto che occupa nella società, della funzione che adempie, degli uffici cui ha diritto di pretendere, degli interessi che rappresenta o personifica; 2°) che, come risul­ tato di questa coscienza di se stesso, affermi la sua idea: sappia cioè comprendere, esprimere con le parole, spiegare col ragionamento la legge della sua esistenza, nel principio suo e nelle sue conseguenze; 3°) che da questa idea infine, sappia dedurre sempre conclusioni pratiche secondo le variabili contingenze »217. Condizione essenziale della liberazione è dunque che le masse sfruttate elaborino da sé stesse l’idea della società da instaurare, e che pongano consapevolmente tale idea in rapporto alla loro azione sociale. Diversamente, fino a quan­ do si mostreranno incapaci di esternare il loro progetto, fino a quando esse prenderanno a prestito le idee di eman­ cipazione da altre classi sociali, la loro iniziativa storica non passerà mai dalla spontaneità alla libertà. Questa autonoma iniziativa storica delle classi operaie esige la loro completa separazione pratica e ideologica da ogni altra classe sociale non oppressa e da tutto quel si­

cosi se il lavoro fosse sottoposto ad un preteso organismo superiore. come la ragione. senza più niente sperare dalle altre classi sociali. non sarebbe più lavoro. e quindi fra l’obiettivo della libertà e del­ l’uguaglianza e la via libertaria ed egualitaria della lotta sociale. per le quali l’idea della necessità di una guida politica delle masse popolari è imprescindibile219. psicologica. Essa si dà però solo esaltando l’autenticità di queste stesse facoltà attraverso il loro libero sviluppo: « La coscienza. che non deve esserci ima divisione fra la coscienza del proletariato. rappresentato paradossalmente da un corpo politico non proletario e anzi estraneo al proletariato (il partito) e l’azione di questo stesso proletariato. allo stesso modo se la libertà si subordinasse ad un ordine prestabilito non sarebbe più libertà. ma macchina » m . Infatti la ragione. intelligenza e passione » 220 che è propria solo dell'uomo. sociale. Quel­ la sintesi « di materia. La concezione proudhoniana della coerenza tra i fini e i mezzi da usare. altrettanto la sintesi autentica delle facoltà umane genera una forza d’azione superiore 60 . separazione che è invece promossa e teorizzata da tutte le altre correnti autoritarie. né dai partiti politici costituiti. se il suo operato fosse a priori. ideologica. Ma una volta assicurata l’assoluta autonomia delle clas­ si operaie. non sopportano né l’autorità né il protocollo. impegnandosi in un processo storico senza precedenti: quello che le vedrà agire spontaneamente e liberamente da sé stesse e per sé stesse. come può realizzarsi il passaggio dalla sponta­ neità alla libertà? In quale modo l’uomo si realizza come libero? La risposta va ricercata nella sintesi armonica delle facoltà complesse che costituiscono l’essere umano. Solo con questa radicale separa­ zione le masse sfruttate possono uscire da ogni tutela poli­ tica. ma schiavitù. Proudhon riprende cosi implicitamente il concetto di forza collettiva per applicarlo alla libertà: come l’unione degli sforzi individuali genera nel gruppo sociale una forza superiore alle individualità. Ciò significa. cosi se la coscienza ricevesse il suo criterio da una sorgente estranea non sarebbe più coscienza. né da qualsiasi sètta di rivoluzionari di professione218. implica dunque la massima unità organica fra Videa e l 'azione rivoluzionaria da parte dei soli lavoratori. la libertà e il lavoro. ancora una volta.Introduzione stema di alienazioni che costituisce la totalità strutturale della società gerarchica. si pregiudiche­ rebbe essa stessa e non sarebbe più ragione. culturale. economica. vita.

. e contemporaneamente l’abolizione della divisione verticale fra idea e azione. quello sviluppo in grado di comporre sinteticamente l’unità dello studio-lavoro che nel­ l’equilibrio fra teoria e prassi caratterizza l’uomo com­ pleto ed emancipato 222. Alla divisione fra lavoratori manuali e lavoratori intel­ lettuali propria della società gerarchica. intellettuali. La formazione umana dovrà quindi emergere da com­ plesse e molteplici esperienze culturali e spirituali. Ciò che sta alla base dell’obiettivo proudhoniano dell’in­ tegrazione. dalla messa in opera di tutte quelle condizioni atte a favorire la capa­ cità da parte dell'uomo di riprogettarsi continuamente. Ciò significa che ogni conoscen­ za detta a priori. Il lavoro. Attraverso questa forza superiore l’uomo si sperimenta come libero e può cosi opporsi al mondo e trasformarlo. è derivata dal lavoro. il che vuol dire che la filosofia e le scienze devono rientrare nell'industria.] l’idea deve quindi ritornare all’azione... teoria e prassi nel processo generale di liberazione. dice Proudhon. è quindi la convinzione teorica che solo l’unità sintetica di idea e fatto. per ogni individuo. Proudhon oppone la concezione libertaria ed egualitaria di una società eco­ . psicologici e materiali. in altri termini l’industria è madre della filosofia e della scienza [.]. analogamente le funzioni intel­ lettuali separate da quelle manuali si concretano social­ mente in classi dominanti all’intemo della produzione sociale.L’autoemancipazione 61 alle stesse facoltà. con le sue categorie. Questa integrazione fra lavoro manuale e lavoro intel­ lettuale in ogni individuo comporta logicamente l’abolizione della divisione gerarchica tra funzioni intellettuali e fun­ zioni manuali nell’organizzazione produttiva e sociale. e deve servire di strumento al lavoro [.. Infatti cosi come la funzione politica separata dall’azione sociale delle masse si concreta nella tutela della società da parte dello Stato. manuali. pratici. Il concetto della sintesi armonica delle facoltà ripos cosi sull’idea dell’oggettiva integralità del lavoro umano in tutti i suoi aspetti. nasce dall’azione. pena la degrada­ zione dell'umanità » 223. di teoria e prassi. dall’uso contemporaneo e libero di ogni facoltà. del lavoro manuale con quel­ lo intellettuale. possa esprimere e realizzare la naturale completezza psicofisica aell'uomo. Di qui la concezione di ima naturale confluenza fra sviluppo intellettuale e sviluppo fisico. realizzare cioè quella forza collettiva che è delle sue facoltà e che può renderlo libero. « è uno e identico nel suo piano » perché « l’idea. ivi compresa la metafisica. teorici.

si trovano unite e sincrone tan to sul terreno delle trasform azioni imme­ diate. m a deve investire più classi. e tu tti aggre­ gati attorno a un progetto di trasform azione dal basso delle stru ttu re produttive e sociali. a suo giudizio. Il protagonista rivoluzionario non è dunque un soggetto sociale specifico. che proprio nella contrapposizione tra politico ed economico. come si può ben vedere. Anche qui il realismo di Proudhon non dà spazio all’ethos provvidenzialistico e millenaristico del rivoluzionismo comunista. più una società si espande e più essa impegna il lavoro um ano nella soddisfazione della domanda progressiva e indefinita dei bisogni2 2 S . ceti. una specifica classe oppressa. la pro­ spettiva della liberazione dal lavoro. e imprescindibilmente. cosi non può esi­ stere una libertà dal lavoro come superamento irreversibile della sua necessità. di ottenere gli stessi vantaggi in com­ penso dei medesimi servizi. L’organizzazione policentrica e federalista di ogni nucleo produttivo « sotto il governo di tu tti quelli che la compon­ gono » 2 27 è l’obiettivo del tutto logico e naturale della visio­ ne proudhoniana della rivoluzione economica che si con­ trappone in m odo frontale alla rivoluzione politica. La visione proudhoniana dell’autoemancipazione non comprende. Questa rivoluzione non può coinvolgere solo la classe operaia. posti sotto il segno dello sfruttam ento e dell’oppressione. gestione dell’intera serie dei processi produttivi attraverso u n a cono­ scenza integrale fattasi equilibrio fra scienza e lavoro. idea e azione226. quella « dei partigiani della libertà. capa­ cità di controllo da parte dei produttori in virtù di una conoscenza che da individuale si è fatta collettiva. alla concezione gerarchica e statale. L’unica rivoluzione possibile p e r la realizzazione della libertà e dell’uguaglianza deve dunque procedere « attra­ . Si precisa cosi la concezione proudhoniana dell’autoge­ stione: libertà di movimento e di rotazione per tu tti. quanto. Come non può esistere un superam ento incon­ trovertibile della libertà sulla necessità. ma solo la liberazione del lavoro. in cui ognuno ha garanzia di conseguire i medesimi diritti purché sotto­ stia agli stessi doveri. perché. tra Stato e società. sistem a questo essenzialmen­ te egualitario » 224. gruppi.62 Introduzione nomica e autogestita da produttori autonomi ed eguali. ma l’insieme delle classi sfruttate. teoria e prassi. individui. secondo i quali la società deve essere consi­ derata non come una gerarchia di funzioni e di facoltà. attraverso l’abolizione del potere politico. m a come un sistema di equilibri fra forme libere. su quello del cambia­ m ento economico-sociale radicale.

Appar­ tengono al mondo della politica tutte le figure imbevute di una filosofia totale..] ciò che m ettiam o al posto dei poteri politici sono le forze economiche » 2 2 9 . che non esiste..Il socialism o proudhoniano 63 verso lo sterm inio del potere e della politica » 228) essere cioè un a rivoluzione economica. i compiti precedentem ente svolti dalla società politica. appropriandosi in via diretta dei mezzi di produzione attraverso le molteplici organizzazioni professionali. vi sono sostanzialmente due mondi: quello del lavoro e quello della politica. assolvono infine. Appartengono al mondo del lavoro. iniziano e sviluppano u n a vita sociale ed economica al di fuori e indipendentem ente da quella poli­ tica. Da queste . i portatori di verità e di salvezza. al fine di rendere qu est’ultim a del tutto superflua: « Ciò che m ettiam o al posto del governo è l’orga­ nizzazione industriale [. cioè i produttori economici inevi­ tabilmente ispirati d a una filosofia aperta.. Il socialismo come superamento storico del liberalismo La contrapposizione fra politico ed economico operata da Proudhon ci porta a questo punto a decifrare il passaggio dalla società dello sfruttam ento alla società emancipata. in quanto società economica. rela­ tiva. sostanzialmente laica. al contrario. unitaria. che in linea di principio non può mai essere risolta. i guerrieri. i capi-popolo. inevita­ bilm ente m istica e gnostica e perciò. La deduzione di questo passaggio diventa del tutto ovvia e necessaria. per semplificare.. ciò può avvenire solo se le m asse lavoratrici. Secondo Proudhon. F ra il si ed il no. I prim i vogliono sem pre decidere come deve essere il mondo. i messia di ogni specie. omogenea. la logica non am m ette nulla »231. accentrata. infatti. La loro antinomia « è la sicura garanzia del fatto che un terzo termine è impossi­ bile. disomogenea. empirica. tu tte le figure mondane.] ciò che m ettiam o al posto delle leggi sono i contratti [. i secondi vogliono liberare il mondo. i preti. È questa un’antinomia strutturale. provvisoria. i rivoluzionari di professio­ ne. Per Proudhon in fatti « l’ordine politico si fonda su due opposti principi: l’autorità e la libertà » 2 3 0 . affin­ ché la contrapposizione si espliciti nella m ortale lotta fra la libertà e l’autorità. gestiscono e praticano rapporti liberi e d iretti senza alcuna mediazione istituzionale. cosi come tra l’essere ed il non-essere. Contro la politica deve dunque insorgere il lavoro. qualora si tenga conto quanto abbiamo detto finora.

il secondo nella divisione. nel senso che tutti gli altri modi di intendere la vita um ana associata devono considerarsi delle variabili riconducibili in sostanza sempre alla fondamentale quadripartizione che egli stesso cosi sintetizza: « Regime d'autorità a) Governo di tu tti da parte di uno: M o n a r c h i a o P a ­ tria rc a to . Regime di libertà a) Governo di tu tti da parte di ciascuno: D e m o c r a z ia . Per Proudhon la contrapposizione deve essere perciò u lterio rm en te specificata nel senso che la dem ocrazia è p recisa m en te l'opposto della monarchia. Carattere peculiare di questo regime è l ’indivisione del potere. cosi il com unism o è l ’estrem o svolgimento logico della m onar­ chia za. nelle due specie. definibili come il regime della libertà e il regime dell'autorità. Secondo Proudhon in tu tto il corso della storia um ana sono stati concepiti essenzialmente solo e soltanto quattro regimi politici.64 Introduzione due nozioni risultano per la società due regimi opposti. Q uesta suddivisione — che esprim e il pensiero proudhon ian o nella sua fase più m atura — scinde in modo irrevo­ cabile la n atu ra teorica dell’anarchia dalla scuola socialista . Come l’anar­ ch ia è l’estrem o svolgimento logico della democrazia. m entre l’anarchia lo è del com unism o. b) Governo di tu tti da parte di tutti: Panarchia o Co­ munismo. Questi sono concettualmente insuperabili. C arattere essenziale di questo regime. Questa classificazione suggerita a priori dalla n a tu ra delle cose e razionalmente deducibile. è la divisione del potere. Si vede subito come questa contrapposizione fra il regi­ m e d ’autorità e il regime d i libertà ponga nella stessa « fa­ m iglia » il principio monarchico con il principio comunista e il principio anarchico con il principio democratico. Esso si deli­ nea quale logico prolungamento della linea tracciata dalla rivoluzione economico-industriale sorta a sua volta dalla rivoluzione borghese contro i legami organici del mondo feudale. in quanto il primo gruppo ha sua la caratterizzazione nell’indivisione del potere. Ed è qui che Proudhon indica il passaggio dalla società dello sfruttamento alla società emancipata. b) Governo di ciascuno per sé: Anarchia o auto-governo. è m atem a­ tica » 23 2 . È tutto qui.

allora. autocrate di se stesso.Il socialism o proudhoniano 65 per porla come estrem a variante del liberalismo. L’anarchia industriale (qui il termine anarchia è posto in modo dispregiativo) ha rappresentato e rappresenta la fase del capitalismo « irrazionale ed insta­ bile » 236. come l'unione fra padroni e operai. Scrive testualm ente Proudhon: « Come variante del regime libe­ rale. vale a dire la p rim a fase del regim e borghese. Questa F e u d a l i t à . l’anarchia è l’ideale della scuola liberalista che tende chiaram ente a sopprim ere ogni tipo di governo e a costituire la società sulle sole basi della pro­ prietà e del lavoro libero » 234. Im pero industriale. Secondo Proudhon — che azzarda alarne pre­ visioni — la storia seguirà questo iter: « Anarchia indu­ striale. Repub­ blica in d u stria le » 725.]. che unirà i padroni e i rappresentanti di assemblee popolari (intraducibile in ita­ liano: jurandes) » 238. Infine. ho segnalato l’anarchia o governo di ciascuno p er sé.. Questo capitalism o « classico » sfocerà fatalmente. dopo questa fase totalitaria. in una F e u d a l i t à I n d u s t r i a l e » 237 caratterizzandosi per « un sistem a di concessioni governative e di monopoli di Stato (e per) un sistema di corporazioni. il che è l’estrem o opposto dell’assolutismo m onar­ chico ». si dovrebbe arrivare alla R e p u b b lic a . sfocerà a sua volta in un « I m p e r o I n d u s t r i a l e » che in quanto m assim a concentrazione possibile risolverà non solo le antinom ie economiche. Ciascuno potrebbe dirsi.. o D e m o c r a z i a I n d u s t r i a l e . Affermazioni queste che indicano in modo ben preciso la traietto ria proudhoniana della rivoluzione sociale. in im a concentra­ zione che si risolverà in una « formazione corporativa. « la proprietà e il lavoro libero ». sono l’effetto della rivoluzione economica come continuazione logica del regim e liberal-borghese svuotato delle sue prerogative di classe date dal contesto storico in cui era nato. cioè la società fondata sulla universalizzazione della proprietà e del lavoro libero. Le basi della società em ancipata. Da questa prem essa. data la sua continua instabilità e irrazionalità. una volta ricondotte tu tte le funzioni politiche alla regolamentazione dei soli rap p o rti di produzione. La previsione proudhoniana relativa alla progressiva statalizzazione dei mezzi di produzione e della pianificazione in ogni campo della vita economica. Proudhon arriva pertanto a concludere che « m entre la com unità resta il sogno della maggior p a rte dei socialisti. Essa consiste nel fatto che. l’ordine sociale risulterebbe unicam ente dalle transazioni e dagli scambi. è stata fino al terzo . non risolvendo alcune contraddizioni. Feudalità industriale. m a anche quelle politico-nazionali. in inglese self-governm ent [.

66 Introduzione termine (Im p e ro I n d u s t r i a l e ) sostanzialmente confermata. per successive approssi^ > o n i . si sarebbe risolta nell’lM PERO. men­ tre I’Im p e ro I n d u s t r i a l e ha avuto la sua realizzazione nel comuniSmo di Stato240. m a la via più immediata e praticabile dell’emancipazione popolare. L’universalizzazione della proprietà quale inevi­ tabile risultato della liberazione del lavoro (si badi bene del lavoro. La F e u d a li t à (sistema delle corporazioni) è stata realizzata dal fascismo 2 3 9 e più in generale dalle economie miste. Per realizzare questa universalizzazione occorrerà pensare una proprietà che si ponga nel sistem a sociale come « liberale. sta a testi­ . nei suoi effetti che consistono nel garantire la libertà degli individui. Poiché rroudhon mantiene ferm a la sua idea che nessuna teoria. repubblicana. F b Si spiega perciò a questo punto la parziale rivalutazione della proprietà fatta da Proudhon nella sua ultim a fase di pensiero. massimo sistema di pianifi­ cazione in ogni campo della vita umana associata: « La progressiva conversione della feudalità industriale in impe­ ro industriale è la realizzazione del programma comuni­ sta » *». abolire la divisione gerarchica del lavoro sociale con l’integrazione in ogni individuo del lavoro intellettuale e del lavoro manuale. la via che può realizzare subito. Occorre perciò per Proudhon. una volta posta in modo definitivo la considerazione centrale — comune. come abbiamo visto. m linea di principio. In questo senso essa deve essere ritenuta come « la più gran­ de forza rivoluzionaria che esista e possa opporsi allo otato » *6 T u tta la storia um ana. secondo lui. a tutto il pensiero anarchico2 4 2 — che la proprietà pri­ vata non è la causa dello sfruttam ento. questa si vera fon­ te strutturale delle classi. non dal lavoro) si configura come l'ultimo a p prodo dell’anarchismo proudhoniano. L’universalizzazione della proprietà non è dunque un ostacolo all’uguaglianza sociale e alla libertà. essa deve essere vista nella sua funzione reale. Precisamente il com pito della proprietà — che sta a presidio della libertà individuale — e quello di « controbilanciare la potenza politica » 245. decentratrice. come avverrà proprio nel fascismo. eguapt a n Progressista. Proudhon infatti aveva spiegato che la F e u d a l i t à non risolvendo alcune contraddizioni di fondo del capitalismo. federativa. vale a dire delle funzioni direttive e delle funzioni esecutive per realizzare l’effettiva uguaglianza sociale. ma am ante della giustizia » 2 4 4 . que­ sta. può giustificare m oralm ente e prati­ camente la proprietà. ma l'effetto della divisione gerarchica del lavoro sociale. una sempre maggiore « uguaglianza delle fortu­ ne » .

. « una rettificazione di metodo » 2 5 °. In modo particolare. Cosi la pro­ prietà si configura allo stesso tempo come il segno della progressiva emancipazione acquisita e come il mezzo per attuarla. gerarchia e subordinazione. Un sistema di contrap­ pesi. Occorre quindi che i lavoratori recuperino a pieno titolo la cultura individualista che giustifica ideologicamente il possesso generalizzato e l’universalizzazione della proprietà. con l'eco­ nomia. soprattutto. non deve essere ritenuta una svolta o una deviazione del suo originario dettato socialista. Proudhon concepisce im a serie di « garanzie » sociali quali sistemi regolativi e correttori del suo progetto di società autogestita. p er non dire esclusivamente. mantenendo nondi­ meno viva la forma sociale di una democrazia industriale di tipo conflittuale e moderno. c’è dispotismo nel governo e squilibrio in tu tto il sistem a»247. o il feudo. di continui e diversificati equilibri in grado di atte­ nuare al massim o le tentazioni prevaricatrici inerenti fatalm ente all’esercizio della proprietà. vassallaggio. e. la quale deve com porsi unicamente di indi­ vidui. Tutto ciò. come dice lui stesso. con la perequazione e la riduzione ad un ventesimo dell’imposta. Perché essa non degeneri in dispotismo e diventi veramente universale. p iù rapidam ente e meglio con il lavoro. o si trova al suo posto il possesso di tipo slavo. principe o imperatore. Si tratta per lui di con­ cepire un sistem a economico-sociale che. e per conseguenza nessuna libertà né autonomia » m . che è essenzialmente. Combattere l'individualismo come l'antitesi del pensiero rivoluzionario e quale nemico della libertà. senato. liberando le forze del lavoro da ogni sistem a di monopolio e di sfruttam ento. « L'eguaglianza si farà automa­ ticamente. come ritengono gran parte dei rivoluzionari socialisti. bensì è un ritorno al comunismo della barbarie e al servaggio feudale: significa am mazzare insieme la società e le persone che la compongono » 2 49. coi servizi a buon mercato. Questa rivalutazione che Proudhon fa della proprietà. non vi è che feudalità. individualista. con la pubblica istruzione. sempre sotto il segno della libertà. aristocrazia. « non è un modo per stabilire la libertà.Il socialism o proudhoniano 67 m oniare che dove non è esistita la proprietà privata si è formato il peggior dispotismo politico che m ai si possa immaginare. non è ini modo di fondare l'associazione. però. dove « la proprietà appartiene alla collettività. dividen­ dole sia collettivam ente che individualmente. « Dove m anca la proprietà. con le trasform a­ zioni. ma. con la libertà » m . possa dare la possibilità alle masse popolari di appro­ priarsi in modo egualitario delle ricchezze sociali.

Ciò è semplicemente un non senso. un riformism o però che non scade m ai ad un empirismo eclettico ed improvvisatore. 6) progresso illim itato nella scienza. universalizzare cioè le sue originarie libertà di classe nate inizialmente quali strum ento di dominio della borghesia stessa. median­ te la libertà commerciale ed industriale. 4) approssimazione a Wanarchia. Il federalism o proudhoniano. « L’um anità procede mediante approssimazioni: 1) approssimazione all’eguaglianza delle fortune m edian­ te l’educazione. nella giustizia » 252. che porta al suo term ine finale l ’evoluzione politica della società risolvendola nella libertà e nell’an arch ia2 53. nella libertà. È cosi che la rivoluzione sociale realizza il suo compito. è la progressiva realizzazione ed at­ tuazione dei fini nei mezzi d'azione: se i fini sono la libertà e l’uguaglianza anche i mezzi d ’azione dovranno essere libertari ed egualitari. che l’atto rivo­ luzionario annuncia la società futura. dal m om ento che il significato autentico della libertà sta nella su a universalità. infatti . quale è la concezione politica più approssim ata del­ l ’anarchia? Il federalismo. Bisogna quindi dare un significato univer­ sale alla libertà. La via che Proudhon indica ai lavoratori è: universaliz­ zare i privilegi goduti dalla borghesia. disgiungendola da ogni reazionaria collo­ cazione classista. per fa r sorgere dalla classe proletaria u n ’altra libertà. nel diritto. assolutamente inutile ai fini di una vera emancipazione popolare) non certo per un abbas­ samento degli obiettivi della trasform azione sociale che devono rimanere sempre i più profondi e i più vasti pos­ sibili.68 Introduzione Si delinea qui in modo incontrovertibile il riformismo proudhoniano. nell’onore. Ora. 5) approssimazione all’a-religiosità o a-misticismo. e il libero sviluppo delle attitudini. come abbiamo visto. ed è perciò q u i che egli focalizza la sua attenzione e la sua riflessione in modo particolare. risponde Proudhon. È soltanto attraverso questa via che l’obiettivo dell’azione si inscrive nella prassi. Il socialism o è dunque il superam ento sto rico del liberalismo. 3) approssimazione all'eguaglianza delle imposte. Ciò che caratterizza quella che potremmo chiam are « la fase di transizione » dalla società dello sfruttam ento alla società autogestita. 2) approssimazione all’eguaglianza delle fortune. Il compito dei lavoratori non è com battere contro le incompiutezze di classe del liberalismo. Il riformismo di Proudhon si specifica infatti p er un rifiuto della rivolu­ zione politica di tipo violento e insurrezionale (da lui rite­ nuta. la divisione del lavoro.

Per sorreggere questo disegno fondamentalmente liber­ tario ed egualitario. come continuo conflitto. più l’altro indietreggia 2 5 4 . il solo in grado a suo giudizio di rendere ope­ rante tale im pianto strutturale. fra unità e molteplicità. oggettivamente. fra società globale e raggruppamenti parti­ colari. autorità e proprietà di quanto non ne abban­ donino » 255. Tale concezione che vede nel continuo svolgi­ mento delle antinom ie la stru ttu ra stessa del sociale. Proudhon ha concepito il m utualismo economico. La libertà è la realizzazione di questa transazione che tende a spostare il peso dell'autorità a favore della libertà. Tuttavia « ciò che costituisce l'essenza e il carattere del contratto federativo — egli precisa — è che in un tale sistema i contraenti si riservano più diritto. fra coesione e libertà. Il federalismo. perché m antiene i due principi della libertà e dell’auto rità risolvendoli in una transazione che si dà come continua divisione e ricomposizione. cioè.La società autogestita 69 — un federalismo libertario —. e dall’altra. dati prim a come teoricamente insopprimibili. nel senso che più questo avanza. più che costitutivo. Cosi il federalism o pluralista si definisce. è la realizzazione storicam ente possibile della libertà e dell'anarchia. da una parte. Esso infatti deve garantire con la sua dimensione aperta l’eguale possibilità di espressione di ogni individuo o gruppo in armonia con le proprie esi­ genze geografiche e le proprie tradizioni storiche. sa risolvere in ima continua tensione di libertà i term ini. Il m utualismo in senso . come m etodo regolativo. Il sistema federativo deve essere insom ma il risultato degli equilibri da ricercarsi nel rapporto fra gruppi e individui. come continua tensione di libertà. costituendo la linfa vitale della società. La società autogestita Abbiamo detto che la dialettica proudhoniana non risol­ ve in u n a sintesi superiore le opposizioni della vita socioeconomica. e perciò. della libertà e dell’autorità. come critica di tu tte le dottrine stataliste. sono insopprimibili. assolutistiche in quanto utopistiche e reazionarie. « essendo nella n a tu ra delle cose » che il principio di auto rità sia « in iziatore» m entre il principio di libertà « determ inante ». porta Proudhon a form ulare la sua dottrina del federalismo plura­ lista. uniciste. considerata a suo parere l’unica realistica perché le contraddizioni. dei rapporti socio-economici.

la giustizia come equivalenza. dove la sola legge è che tutto si sottom etta alla Giustizia. m a anche e soprattutto nel senso che le stesse leggi naturali che rego­ lano la prim a devono essere alla base della seconda. cioè all’equilibrio » 2 5 8 . cioè come infinita crescita e pluralità di tu tte le sue forme — da quelle economiche a quelle sociali.. di solida­ rietà economica » 2 5 7 . come abbiam o visto. né centro di gravità. In questo senso l’autogestione proudhoniana si vuole presentare come un insieme di strutture particolarm ente coerenti e complementari. né obbedienza. di divisione del lavoro. ciò che noi ab­ biamo chiamato finora mutualismo [.] prende il nome di federalismo » e in « questa semplice sinonimia » si riassume « p er intero la rivoluzione politica ed economica » 2 5 6 perché « il principio federativo è l’applicazione sulla più alta scala dei principi di mutualità. Questa similitudine dei principi organici inerenti alla costituzione economica e alla costituzione poli­ tica sviluppa dunque una interdipendenza e u n a comple­ m entarità: si tratta precisam ente delllnterdipendenza e della complementarità esistenti fra il m utualism o e il fede­ ralismo: « Trasportato nella sfera politica. La giustizia come equilibrio. da quelle politiche a quelle sociali — che sostanzia la realizzazione della giustizia. Essa configura un ordine nel quale « tu tti i rapporti sono rapporti di uguaglianza. fon­ dato sull’autogestione dei produttori della proprietà federalizzata degli strum enti di produzione. Il mutualismo. dove non esiste né prim ato.70 Introduzione economico è un socialismo pluralista decentralizzato. sono in effetti due applicazioni complementari di imo stesso principio: quello della giustizia. che abbiam o visto essere alla base del suo m etodo seriale e della sua analisi sociologica. Perciò è questo concetto di lavoro come serie. non solo dal punto di vista di u n ’ovvia interdipendenza. né direzione. Esso realizza con­ temporaneamente la democrazia industriale sotto il diretto controllo dei lavoratori e una democrazia politica il cui unico scopo è di essere al servizio di quella industriale. la giustizia come reciprocità. edificazione deH’ordinam ento politico sull’affratellamento dei gruppi. Due sono. e il federalismo. intesa come scienza « ideo-realista ». da quelle culturali a quelle pedagogiche. i principi che regolano la legge del lavoro: il principio di divisione e il principio .. Il concetto proudhoniano di autogestione ru o ta attorno all'idea centrale della sostanziale similitudine che deve esistere fra società politica e società economica. La « realizzazione » della giustizia si attua grazie a quel­ la scienza del lavoro. edificazione dell'econo­ m ia sulla reciprocità dei servizi.

Ciò significa che il socialismo deve realizzarsi non mal­ grado o contro la concorrenza. di forze antagonistiche »2 6 1 secondo una catena continua che non ha fine. lo stesso uomo sono composti di elementi irriducibili. che significa la presenza della concorrenza e della commutazione. il supporto dell’associazione » 2M . perché « chi dice organismo. di principi antitetici. In tutti i casi. autonomia. la libertà e l'autonom ia degli individui. La concorrenza è infatti « il modo secondo il quale si m anifesta e si esercita l’attività collettiva. lo strum ento più energico della costitu­ zione del valore. . quale legge di equilibrio. di scambio e di associazione260. saprà unificare e fornire di significato. Cosi. Voler sopprim ere questo antagonismo è impos­ sibile perché ogni vita esige la lotta tra le forze antino­ miche. la società. umano 263. È la vita reale infatti ad esigere pluralità. Solo i fanatici dell’unità e della pianificazione. dei gruppi con i gruppi. i socia­ listi dogmatici e autoritari. La legge di competizione è basata sulla prim ordiale con­ statazione che « il mondo. dice complicazione. e l’azione è una lotta. l’espres­ sione della spontaneità sociale. non hanno capito questa volontà elementare. di parteci­ pazione. ogni libertà collettiva e individuale non è possi­ bile che grazie al gioco di questa concorrenza. indipen­ denza » 2 6 2 . la cooperazione e la commutazione. basato sulla consapevolezza dell’im possibilità di ogni sintesi e sull’irriducibilità delle leggi antinomiche. esisten­ ziale. ogni movimento è la risultante della tensione di tali forze. La conoscenza di questa logica del mondo effettivo perm etterà dunque ai produttori di acquistare la reale padronanza della società e costruire in ta l modo un ordine autogestionario corrispon­ dente alla reale natura dei rapporti sociali ed econom ici259. sociale. l’emblema della democrazia e dell’uguaglianza. dei gruppi e delle società particolari potrà darsi solo m antenendo la doppia coppia antinómica della com­ petizione e della cooperazione. cioè la serie-tipo. che qui si specificano come antagonism o com petitivo e come equilibrio reciproco. La competizione o la concorrenza quale legge elem entare della vita (legge di creazione. chi dice pluralità dice contrarietà. La condizione della vita è l’azione. l’ordine sociale pluralista della società autogestita si esprimerà come una tensione dinam ica continua che solo la catena reale del lavoro. Insomma l’antagonism o è un fenomeno eterno. permanente. una concorrenza dell’uomo con l’uomo.La società au togestita 71 di composizione. È tra queste due leggi antinom iche che si sviluppa il m ovimento dialettico del lavoro um ano in tu tte le sue forme. ma grazie e soprattutto ad essa. antagonismo. di produzione e di ripartizione). fisico.

Cosi l’opposizione delle forze è la condi­ zione obiettiva e indispensabile di un equilibrio reale. come vedremo. ad ogni operaio e contadino considerati individualmente. Cosi la legge comune del pluralism o autogestionario. considerata in se stessa. esprim endosi in tu tta la sua potenza. m a di natura. Questa federazione attribuisce gli strum enti di produzione contem poraneam ente all'insieme della società economica. Cosi. Il possesso universalizzato non com porta però la spartizione della proprietà. di una reciprocità spontanea. di una solidarietà naturale. In altri term ini gli individui possono richiedere il riscatto della loro p arte. ad ogni regione. « l’idea di una federa­ zione industriale serve di compimento e di sanzione alla federazione politica (perché) riceve la conferma più schiac­ ciante dai principi dell’economia »2 6 8 . Quin­ di solo un libero antagonismo competitivo può far emergere un libero e reale equilibrio. Proudhon fa poggiare. Essa organizza ima proprietà federativa e m utualista dei mezzi di produzione i cui possessori sono simultaneamente l’intera organizzazione economica. Questa proprietà federalista è. Riconoscere l’equilibrio ad ogni livello sociale è dunque il com pito fondamentale del socia­ lismo che voglia essere veram ente e farsi autogestionario. rispetto a ogni membro della società economica. coopera­ zione. ulteriore unità produttiva o sociale. la legge di equilibrio e di m utualità. diventa allo stesso tem­ po legge organizzatrice del pluralismo sociale di cui l’anta­ gonismo e il lavoro sono rispettivam ente la legge motrice e la legge integratrice. la federazione agricolo-industriale. ad ogni gruppo di lavoratori. le diverse branche deH’industria.72 Introduzione Ma l’antagonismo. fa emergere immediatam ente e del tutto naturalm ente una controforza che si può definire come equilibrio. Su questa proprietà federalizzata che cambia non solo di soggetto. E questo sarà possibile solo se « la riorganizzazione dell’in­ dustria e dell’agricoltura sarà effettuata sotto la giurisdi­ zione di tu tti quelli che la compongono »2 6 6 . La stessa vita che esige contrad­ dizione esige infatti anche reciprocità. senza pretendere tuttavia la divisione della proprietà prece­ dente. al fine di realizzare u n ’altra. « una coproprietà in m ano comu­ . prodotta dal proprio lavoro. commutazione265. ogni fabbrica e infine ogni operaio. mutualità. che resta una e indivisa. centrale e regionale. Si delinea perciò a questo punto il problem a fondamentale della proprietà nel regime autogestionario. Essa può definirsi come possesso nel senso che « socializzandosi » e « umaniz­ zandosi » essa diventa una funzione sociale definitivamente sottomessa alla regolamentazione interna del nuovo d iritto economico e della giustizia sociale2 6 7 .

il socialismo federativo dell’industria. Secondo Prou­ dhon ciò è possibile partendo dalla messa in opera della . riguardo alla persona umana. Ognuno nella società economica è allo stesso tempo e allo stesso titolo produttore e consumatore perché esiste l’equivalenza nella reciprocità dei servizi. La teoria proudhoniana della proprietà può essere quindi divisa secondo lo schema seguente: il mutualismo federa­ tivo dell’agricoltura. ma rip a r tita 270. Si realizza in tal modo quell’integrazione del­ la doppia figura di produttore-consumatore che costituisce la condizione principale della democrazia economica273. Essa insom m a non viene abolita.La società au to g estita 73 ne » 2 6 9 . indivisa in ciascuna delle persone individuali e collettive di questa società. Cosi nella federazione agricola. Ma questo stesso di­ ritto assoluto è. e nelle organizzazioni cooperative dei servizi. e le rivoluzioni dell’uma­ nità non hanno mai avuto che lo scopo di esprim erne i m utam en ti» 271. La storicità della proprietà dim ostra per Proudhon che essa può essere contestualizzata in u n regime socialista e piegata alle esigenze di questo. Questo carattere antinom ico della proprietà è dato dal fatto che essa non è u n valore e u n a realtà assoluta. vale a dire la costituzione di proprietà individuah di sfruttam ento associato del suolo in u n insieme di cooperative raggruppate in una federazione agricola. concorrenti fra loro ma associate in una federazione industriale. Questa è la base della federazione agricolo-industriale comprendente pure le associazioni di consumatori e le cooperative dei servizi sociali. in quella industriale. sotto questo aspetto. Nel suo carattere di d iritto assoluto nella società economica essa re sta dunque. Ecco in quale senso si delinea il socialismo autogestionario e libertario di Proudhon: nella coniugazione dell’istanza liberale della difesa della proprietà (quale garanzia reale e concreta dell’esercizio della libertà individuale) con l’istanza socialista della re­ sponsabilità economica quale contesto obiettivo per la realiz­ zazione della generalità dei diritti. E ciò perché la proprietà non è che uno dei term ini dell’insieme sociale272. un diritto relativo perché nella visione proudhoniana la p roprietà intesa come possesso è semplicemente una proprietà-funzione. e sotto il profilo sociale la capacità di promuovere la responsabilità economica. dell’universalità dei doveri. la difesa della libertà indivi­ duale. vale a dire l’insieme di proprietà collettive dei mezzi di produzione. Nel caso specifico la funzione della proprietà vuol dire. dal pu n to di v ista dell’insieme della società autogestita. perché si specifica solo con il m utam ento della realtà sociale e storica: « la pro p rietà è mutevole.

Questo si può sinteticamente definire come equazione tra il lavoro utile (la domanda di prodotti e di servizi) e il lavoro di scambio (l'offerta in prodotti realiz­ zati e in servizi). Ciò perché il valore — « pietra angolare della scienza economica » — indica « un rapporto essenzialmente socia­ le ». nel senso che « l’idea contraddittoria di valore. di rifor­ m are il capitalismo attraverso la legge della costituzione egualitaria del valore. a determinarlo equamente grazie ad un circuito economico di scambio che possa — essendo libero da ogni monopolio — far ritornare ad ogni produttore l’integraTità del suo prodotto. Proudhon è il prim o a . né da una terminologia viziosa.74 Introduzione teoria del valore-lavoro e. giacché il socialista francese non h a m ai affermato che la costituzione del valore potesse essere determ inata lasciando sussistere il capitalism o 2 7 7 . Si tratta invece. per Proudhon. a questo punto. cercare la legge generale del valore: solo cosi il socialismo passerà veram ente dalla fase utopistica alla fase scientifica. Non è quindi assolutamente possibile sottrarsi alla legge generale del valore. cioè a dire come categoria » 2 75. del « valore costituito ». Per intendere pienamente il significato del progetto proudhoniano della « costituzione del valore » occorre te­ n e r presente che nelle intenzioni del suo autore esso va inteso quasi come un modello norm ativo276. non come un rimedio ai mali. Di qui l’idea di arrivare a « costituire » il valore. né da qualsiasi aberrazione pratica. cosi bene messa in luce dall’inevitabile distinzione tra il valore d ’uso e il valore di scambio. Non si tratta. che ha per base il lavoro274. m a è insita alla natura delle cose e s’impone alla ragione come form a generale del pensiero. se ne deve dedurre. Ma se la legge generale del valore è ineliminabile. conseguentemente. non viene da una falsa per­ cezione dello spirito. la condizione fondamentale e naturale di tale ineliminabilità: il m ercato. Da que­ sto punto di vista la polemica di Marx e del posteriore m arxism o contro Proudhon appare infondata. se la formazione del valore si costituisce in tu tti i casi anche in una fu tu ra società socialista. ma di costruire una società socialista partendo dal necessario riconoscimento dell’impossibilità oggettiva della sua abolizione. in breve tra il valore d'uso — che ha per base i bisogni dell’insieme dei consumatori — e il valore di scambio. al fine di realizzare in ogni individuo la doppia figura di produtto­ re e consumatore. per Proudhon. di esplicitarla per intero volgendola a favore dell’uguaglianza sociale. Occorre. cioè. alle deficienze e alle contraddizioni del regime capitalista.

Si potrà cosi arrivare a determ inare la « costituzione del va­ lore » sulla base delle previsioni di un costo del lavoro inteso in senso largo. Nella versione proudhoniana il m utualism o non è quin­ di un sistem a precostituito e dato una volta per tutte. da quella politica a quella culturale. deve creare valore: in altri termini. inteso però non come forza-lavoro cioè come lavoro produttivo. Infatti l’organizzazione sociale e istituzio­ nale non segue un unico criterio per tutti i settori dell’eco­ . cioè a dire come categoria » — esprime dunque perfetta­ mente u n lessico ideologico preciso: lo scambio crea valore. si costituisce solo attraverso lo scambio. ecc. politica. per cui in questa ottica anche il lavoro erogato nello scambio crea valore 282. Ogni form a di valore. è raggiungibile attraverso una scienza stati­ stica che esprima l’insieme delle informazioni sull’organiz­ zazione della produzione. m a come processo. sociale.La società autogestita 75 concepire in modo « profetico » la necessaria ed indissolu­ bile coniugazione del socialismo con il m ercato2 7 5 . « Il valore di scambio » — inteso proprio come uno dei due aspetti della « forma generale del pensiero. A partire da questa « contabilità economica » potrà essere costantemente stabilita una mi­ sura della giornata di lavoro secondo le industrie e le professioni. sull’andamento del mercato. Esso assume la form a sociale su­ prema della libertà: la libertà si costituisce attraverso lo scambio. Ora. da quella economica a quella sociale.279. una scienza insomma capace di dare un quadro del rapporto tra risorse e impieghi. In questo modo ogni form a assunta dal­ la circolazione della ricchezza avrà sempre come fonte comune il lavoro. Questa giornata di lavoro sarà definita come « la quantità dei servizi e della produzione che un uomo di forza e di intelligenza e di età media può fornire in un intervallo dato » 281. dagli investimenti e dal consumo. cultu­ rale. non è possibile con­ cepire il valore e l’idea del valore senza lo scambio. secondo Proudhon. ma anche perché il luogo della sua formazione — il mercato — è il presidio di ogni libertà sia essa economica. l’obiettivo della « costituzione del valore ». Il « valore di scambio » è la form a sociale e dinamica della lib e rtà 280. non solo p e r l’oggettiva impossibilità di eliminare il valore. Neces­ saria e indissolubile. secondo lui. L’eliminazione del mercato è quindi l’eliminazione della libertà. In questo senso è possibile vedere come vi sia un’ulteriore sim ilitudine fra il mutualismo-federalismo e il pluralism o. È piuttosto un metodo regolativo generale capace di far esprim ere la potenzialità latente nelle varie dimensioni dell’economia.

come nel caso della progettata società com unista284. La pluridim ensionalità dell’autogestione proudhoniana — intreccio organico fra industria e agricoltura. Ecco in quale senso non vi deve essere fusione fra società politica e società economica: essa infatti com porterebbe u n a « orientalizzazione » della vita civile che verrebbe del tu tto identificata con quella po­ litica. Esso infatti non può che risultare al servizio dell’accentramento economico e perciò dell’accentramento politico. posti fra loro in un rapporto di scambio. Anzi essa le deve m aggiormente esaltare a partire dal principio fondamentale che sta alla base di entram be: il decentram ento. iiegarsi alle caratteristiche proprie di ogni settore. pena ’ uniform ità m ortificante di u n piano esterno e autoritario. danno luogo a u n a potenza di ordine p iù elevato » 2S J. cosi più gruppi di lavoratori. producono una forza collettiva che è superiore p e r qualità e intensità alla somma delle loro rispettive forze. Questo diverso « dosaggio » è dovuto alla considerazione che la riorganizzazione sociale deve. combi­ nando i loro sforzi. La similitudine fra dimensione politica e dimensione economica no n deve perciò annullare la loro rispettiva auto­ nomia. Infatti « come più individui. esistenza e differenza fra i gruppi produttivi e i gruppi professionali. nel senso che Proudhon non ha m ai confuso il decentram ento e il federalism o con il manten imento di ima stru ttu ra indu­ striale arre tra ta e riduttiva. Ì . Si tra tta di non piegarsi a un fatalism o del pro­ gresso industriale che in realtà non esiste se non nella volontà politica di chi vuole promuoverlo. m a alla volontà politica di potere. Cosi il gigantismo industriale si rivela necessario non all’economia. economico e culturale. Proudhon è consapevole che il num ero delle piccole im prese è condannato a diminuire in virtù di quella divisione del lavoro che è la condizione della forza collettiva. per i servizi la cooperazione. indipen­ denza dei gruppi produttivi. per l’agricoltura il m utualism o. È possibile anche osservare a questo punto che le indica­ zioni proudhoniane riguardo alla riorganizzazione socialista delle industrie sono diverse dalla falsa immagine datane da quasi tu tta la storiografia m arxista e non marxista. unione trasver­ sale fra consum atori e produttori in varie e sovrapposte associazioni — non significa u n a tendenza latente e ogget­ tiva aH’integralismo sociale. politico. Il problem a per Proudhon è u n altro. in un certo senso.76 Introduzione nomia: per l ’industria Proudhon raccomanda il socialismo. Il decentram ento e l'autonom ia politica sociale ed econo­ mica dei gruppi e degli individui è la garanzia obiettiva di questa differenza fra piano politico e piano economico.

relativam ente sovrani. 3) invece di lasciare assorbire gli Stati federati o le autorità provinciali e municipali da u n ’autorità centrale. riconoscendo la possibilità di una libera com­ posizione e riscomposizione dei nuclei sociali. vale a dire il federalism o285. sulla concessione della m assim a autonom ia ai Comuni e alle Circoscrizioni regionali. ma solo il mezzo più coerente e nello stesso tem po più concreto e immediato p er configurare la tendenza verso una società « dove il centro politico è ovunque. lim itare le attribuzioni di questa al semplice compito dell'iniziativa generale. sulla più am pia sostituzione possibile della buro­ crazia con u n a direzione degli affari più flessibile e imme­ diata derivante dal gruppo naturale. In altri term ini Proudhon distingue chiaram ente i due tipi di struttura. e quella politica.La società autogestita 77 perché nella concezione proudhoniana la dimensione terri­ toriale non coincide con quella produttiva. ripartire fra vari organi o funzionari tutto ciò che si è separato e determ inato. intende porre le basi di una società libera ed egualitaria. economici. la circonferenza in nessun punto »287. Questo sarà basato sul decen­ tram ento e sulla divisione dei poteri. 2) in ogni Stato federato organizzare il gover­ no in base alla legge della separazione degli organi. L’autogestione proudhoniana. e riunirli con un atto di federazione. In tutti i casi questa indica­ zione di m assim a non è fine a se stessa. vale a dire: nell’am bito del potere pubblico separare tutto ciò che si può separare. Secondo Proudhon questo federalism o potrebbe configurarsi e riassum ersi in tre norme fondamentali: « form are gruppi di media gran­ dezza. quella economica. produttivi e professionali. della garanzia e sorveglianza reciproca »286. identificando in ogni cen­ tro economico e sociale la capacità di propulsione e di iniziativa. circondare l ’amministrazione pubblica con ogni condizione di pubblicità e di controllo. vale a dire la federazione agricolo-industriale. determ inare tu tto ciò che si può determ inare. non lasciare nulla indiviso. . né quella produt­ tiva con quella politica.

. nel '27 deve interrompere gli studi p er aiutare la famiglia. Nel 1837. Il padre bottaio-artigiano non dim ostrò nessuna propensione p er gli affari preferendo la rovina economica alla vendita della b irra ad un prezzo da lui ritenuto ingiusto. Fino a dieci anni Proudhon non legge che il Vangelo. nel 1841 e dal­ l ’avvertimento ai proprietari A vertissem ent aux proprié­ taires. dopo la fallim entare gestione di una tipografia scrive la sua prim a opera: E ssai de grammaire générale appendice agli E lém ents p rim itifs d es langues di Bergier. Blanqui su r la propriété. ou lettre a M. legge moltissimo. piuttosto che religiosa. Pierre-Joseph Proudhon è il quinto figlio di una famiglia poverissima. Quest’opera sociale. Considérant nel 1842. gli dà la consapevolezza di « aver passato il Rubicone ». grazie ad una borsa di studio ottenuta con l'aiuto di un amico dei genitori. In seguito a queste pubblicazioni. in specie opere di teologia. Prossimo al baccalaureato e nonostante gli ottim i risultati. Costretto per lavoro a com porre libri e correggere bozze. fu invece ima donna energica dotata di un carattere eroico che influì molto sulla formazione mo­ rale del figlio. Proudhon è tradotto davanti alla . Poi. A Parigi (dall’autunno del 1838) resta fino alla fine del 1841 e cioè fino a quando gli viene tolta la borsa di Suard (vinta nel ’38) a causa del successo-scandalo suscitato dalla pubblicazione nel 1840 della memoria Qu'est-ce que la propriété? Questa prim a m em oria è seguita dalla secon­ da Lettre a M. un giovane studioso che gli fu amico e direttore spirituale. Questa appendice uscita anonim a non ebbe alcuna riso­ nanza. Più incoraggiante fu la menzione che il suo lavoro De la célébration du dim anche (1839) ebbe all’Accademia di Besançon per il concorso sulla « utilità della domenica.. La madre Catherine Simonin. considerata dal punto di vista dell’igiene m orale ». Impiegatosi come tipografo nel '29 en tra in contatto con Fallot.CENNI B IO G R A FIC I Nato a Besançon il 15 gennaio 1809. entra nel collegio di Besançon come allievo esterno.

i ribelli perseguitati. della filosofia : « Il vero senso dell’opera di npnc ♦ rincrescimento che a ogni proposito io abbia A o l i i . ma Proudhon riprende 111?:!? mii'a con 1 111 nuovo giornale. con l’accordo di lavos ir e t ° tt° o nove mesi all’anno e di passare il resto del i fr f a Durante i cinque anni trascorsi presso ri1 ^authier. a istituire banche di a Jr A6 a forn. in margine a una pagina della sua copia Mary ^ ts.e ? roudh °n è orm ai definitiva a causa del rifiuto di rivai • lmo. suo reaVià te?}tativo ^ sistemazione generale del sapere e della a e u Systèm e des contradictions économiques (che ha P . iene assolto e pubblica il suo discorso di difesa nello stesso anno. e che io l’abbia detto prim a di lui ». npr 171 del ’47> Proudhon abbandona il suo posto a Lione ~ aiventare giornalista a Parigi. Eletto depu(j . Dopo la n n ^ Ue-Str^’ cessa pubblicazioni. tatn erìf.contrario alla rivoluzione di giugno.dimenticando le parole di elogio avute Prn r \ u Cra del '45. ad esempio. incitazione all’odio per a governo e per diverse categorie di cittadini. Nel febJ~ ° prende contatto a Parigi con la cerchia degli normsti che fanno capo aH’editore Guillaumin. . Proudhon pubblica due opere importtrim v e 1°. accetta un impiego nell’azienda di trasporti uviau dei fratelli Gauthier a Lione. di diventare il rappresentante di un organismo zionario di propaganda intem azionale che Marx tenLijp dl m ettere in piedi. Indebitato. Proudhon Marx non simpatizzano. Nel maggio 1846 la ro ttu ra tra ™ . riesce verso la fine del '47. « Le Peuple ». . 1 Assemblea Nazionale. Alla rivodir “r?6 o d '48 e alle sue vicende Proudhon partecipa s amente difendendo. lo attaccherà violentemente. pubdi P !lel come risposta alla Philosophie de la m isère npiì r °c ’ Marx.' cerca invano di adoperarsi per introdurre riform e omiche.création de l'ordre dans Vhumanité (1843). sottotitolo: Philosophie de la m isere [1846]).Cenni biografici Corte di Doubs (sempre nel ’42). Nella M iseria della filosofia. e in uiunno con Marx e Bakunin. dopo . oltraggio alla religione.c° me lui. Il suo disegno di legge che m irava a confiscare cred f ran Parte patrim oni privati. Nel gennaio 1849. j «“ ? ® annoterà.ire sussidi a contadini e operai viene respinto prft-l ynaSgi°ranza. Basata propria difesa su argomentazioni filosofiche e scientifiche. nelle elezioni complementari econo**1*. ^ °P ° molti insuccessi.fr* a. a fon* 1 1 11 Quotidiano: « Le Représentant du Peuple ». Dominato dall’idea fissa del credito attn!» ° alla fine dell’anno fonda la « Banca del Popolo » per are i principi della m utualità. denunziato per attacco alia proprietà.. Nel corso delle loro converw°ni' £he a volte si prolungano tu tta la notte.

ma all’atto della pubblicazione nel ’58 della sua opera in quattro volumi. Qui riunisce in un volume dal titolo La fédération et l’unité en Italie i suoi scritti sul problema italiano. in cui espone i principi contro l’unitarism o politico ripresi in seguito (1863) nell’opera Du principe fédératif et de la nécessité de reconstituer le p a rti de la révolution. perché risponde agli attacchi della stam pa. l’Assemblea Nazionale accorda l’autorizzazione di perseguirlo e il 28 marzo viene condannato a tre anni di prigione. R ipara in Belgio dove rim ane anche dopo il 1860. ma tu tt’al più si potrebbe am m ettere che Proudhon appare un po’ disin­ gannato. Eufrasia Pégard. Prevedendo la condanna. anno in cui gli viene condonata la pena. Nel '50 sposa nel carcere di Saint Pélagie. liquida la società della « Banca del Popolo » e ripara in Belgio per evitare la prigione. pubblica Idée générale de la révolution au X IX siècle e nel '52 La révolution sociale dém ontrée pa r le coup d'E tat du 2 décembre. Questo ritorno al­ l’ottim ism o trova conferma nella prefazione alla terza edi­ zione del Manuel du spéculateur à la Bourse (1857) intera­ m ente riveduto e firm ato solo dopo l’aggiunta della sua polemica sociale. viene accusato di delitto di stam pa. in seguito all’ostilità dim ostratagli dai belgi. come Les confessions e l 'Idée contiene delle posizioni che hanno fatto pensare a un cedimento. Nel ’51. Proudhon non è perse­ guitato. conta sulla energia rivoluzionaria delle masse operaie per rovesciare la corrente della reazione e far scoppiare la « feudalità industriale ». continuando il lavoro di scrittore in prigione. Q uest’opera. viene riconosciuto. Rientrato illegalmente in Francia. è tuttavia d’importanza fondamen­ tale p er cogliere bene il modo di concatenarsi del pensiero proudhoniano. ultim a opera scritta in prigione e pubblicata nel 1853. o persino a deviazioni piccolo-borghesi. Più tardi. condannato a m olti anni di prigione e alla confisca del libro. decide di rientrare in patria. nel ’62. È di questo periodo la pubblicazione de Les confessions d’un révolutionnaire. Nel corso dei cinque anni e mezzo che seguono la sua uscita di prigione. Si riprende comunque presto e nella Philosophie du progrès. De la justice dans la révolution et dans VÉglise viene di nuovo inquisito. arrestato e incarcerato (dal giugno 1849 al giugno 1852) nella prigione di Saint Pélagie. che avevano interpretato il suo articolo « Garibaldi e l’unità italiana » come u n ’esortazio­ ne a Napoleone III ad annettere il Belgio. « Tutte le mie concezioni politiche si ridu­ .Cenni biografici 81 l ’ennesimo attacco al principe-presidente Luigi Bonaparte. operaia parigina che gli darà quattro figlie. Quest’ope­ ra che in apparenza è ima polemica.

« il manifesto dei sessan­ ta ». sotto m olti aspetti più di Marx. m a pubblicata nel 1866. ogni ram o deH’industria. costoro sono con­ temporaneamente la federazione industriale-agricola tutta intera. diventerà anch’essa una proprietà federativa. . ogni regione. un libro (si può considerare come il suo testam ento di pensatore e di militante) destinato a diventare il « catechismo * del movimento operaio francese. Proudhon l’analizza dettagliatam ente in u n ’opera scritta probabilmente come secondo volume del Du principe feaeratif. si avvicina singolarmente nella sua ultim a opera. purgata dai Suoi abusi attra­ verso « la liquidazione » del regime capitalistico. l'opera più le tta negli ambien­ ti operai. . m a perché riteneva che in regime capitalista. d'altronde. Questo separatism o assoluto sarà l’inizio della fine per la borghe­ sia il cui ruolo storico è virtualm ente compiuto. Proudhon è dunque rim asto rivoluzionario fino all’ultimo respiro. e aveva pubblicato un manifesto. dopo la sua morte. il proletariato non dovesse occuparsi che della propria orga­ nizzazione al fine di preparare la rivoluzione sociale. nella « Opinion Nationale » del 17 febbraio avendo preso posizione per l’astensione Proudhon giudicò severa­ mente il fatto: non solo a causa della opposizione radi­ cale allTmpero. La proprietà. Nel ’64 scrive la L ettre aux ouvriers e inizia la redazione di De la capacité politique des classes ouvrières.82 Cenni biografici cono ad una formula simile: federazione politica o decen­ tralizzazione ». Un gruppo di operai aveva deciso di presentare proprie candidature per le elezioni supplementari del 1864. Si tra tta di ima pro­ prietà molto ristretta. Muore a Passy nel ’65 dove si era stabilito al ritorno dal Belgio il 19 gennaio. al quale. ogni gruppo di produttori ed ogni lavoratore preso individualmente. che dipende da equilibri molto complessi realizzati tra i coproprietari. . con il titolo Théorie de la propriété.

Le ter­ me. Paris 1849. Vasbenter. Idée générale de la révolution au X IX siècle. Les confessions d'un révolutionnaire. Le droit au travail. in « Revue indépendante ». lettre au R. toast à la révolution. Guillaumin. Paris 1851. suivie du discours qu'il a prononcé à l'Assemblée Nationale. ou lettre à M.OPERE DI PROUDHON a) Votum i e opuscoli pubblicati in vita Essai de grammaire générale (in appendice a Bergier. in « La Voix du Peuple ». Prévôt. Garnier. ou philosophie de la misère. Paris 1848. Prévôt. Paris 1850. Proudhon.N O T A B IB L IO G R A FIC A I . Bastiat et M. discussion entre M. Paris 1848. De la création de l'ordre dans l'humanité. Pa­ ris 1841. Paris 1848. Idées révolutionnaires: les Malthusiens. programme révolutionnaire. Organisation du crédit et de la circulation. Gamier. Paris 1846. Proudhon et M. Prévôt. Bastiat sur l'inté­ rêt des capitaux. 25 marzo 1845. Garnier. Avertissement aux propriétaires. Besan­ çon 1839. discussion entre M. . Banque d'échange. Guillaumin. De la célébration du dimanche. sans imprunt. et solution du problème social sans impôt. Paris 1845. Gamier. ou principes d ’organisation poli­ tique. et le droit à la propriété. Proposition relative à l'im pôt sur le revenu présentée par le citoyen Prou­ dhon. Lacordaire sur son Carême de 1845. Paris 1849. Intérêt et principal. Besançon 1842. Banque du Peuple. Paris 1850. Paris 1843. Paris 1840. P. Documents. Qu'est-ce que la propriété ? ou recherche sur le principe du droit et du gouvernement (Premier mémoire). Gamier.. Gratuité du crédit.. Tipo­ grafia Proudhon. pour servir à l'histoire de la révolu­ tion de février. Lambert. Considérant sur une défense de la propriété (Troisième mémoire). Eléments primitifs des langues). Guillaum in. G am ier. ecc. De la concurrence entre les chemins de fer et les voies navigables. Explications présentées au Ministère Public sur le droit de propriété. La Miserere ou la pénitence d'un Roi. presso Bintot. Paris 1848. Tipografia Proudhon. Résumé de la Question sociale. Blanqui sur la propriété (Deuxième mémoire). Prévôt. Lettre à Ai. Systèm e des contradictions économiques. 2 voll. Besançon 1837. Guillaumin. Paris 1849. Paris 1842.

Paris 1875. Paris 1867. Paris 1865. De la justice dans la révolution et dans iÉglise. Dentu. La guerre et la paix.. Paris 1896. Ollendorf. Lebègue. Paris 1863. Contradictions politiques: théorie du mouvement constitutionnel au X IX siècle. Si les Traités de 1815 ont cessé d'exister. Bruxelles 1853. Les majoritats littéraires.. Des réformes à opérer dans l'exploitation des chamins de fer. Paris 1857. Dentu. Dentu. Bruxelles 1858. terza edizione firmata da Proudhon. c) Articoli di giornale Gli articoli apparsi dal 1847 al 1850 su « Le Répresentant du Peuple ». Ollendorf. examen d'un projet de toi ayant pour but de créer au profit des auteurs. Théorie de l'impôt. Librairie Internationale. Librairie Internationale. Montgrédien. Havard fils. Lacroix. Paris 1861. Du principe de l'art. Marpon et Flammarion. Dentu. Bruxelles 1862. . Paris 1898. Garnier. 2 voll. Dentu. Paris 1900. Paris 1862. recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. La fédération et l'unité en Italie. 2 voll. Paris 1870.84 Nota bibliografica La révolution sociale démontrée par le coup d'Etat du 2 décembre. et de sa destination sociale. La justice poursuivie par l'Êglise. Lacroix. Pa­ ris 1855. Paris 1865. Paris 1866. Dentu. Jésus et les origines du christianisme. 3 voll. Manuel du spéculateur à la Bourse. Paris 1863. Napoléon I. « Le Peuple » sono stati in p arte raccolti in tre volumi dal titolo Mélanges (XVII. XV III. Paris 1858. « Office de Publicité ». Philosophie du progrès. Paris 1852. nouveaux principes de phi­ losophie pratique adressés à son Eminence Monseigneur Matthieu. Dentu. Paris 1865. Napoléon I I I . XIX) della prima edizione delle Opere complete. Paris 1900. La pornocratie. Paris 1861. projet d'exposition perpétuelle. France et Rhin. interveneurs et artistes un monopole perpétuel. Dentu. Paris 1883. De la capacité politique des classes ouvrières. Garnier. € Office de Publicité ». Paris 1863. e successivamente in appendice a diversi volumi della seconda edizione delle Opere complete. Commentaires sur les Mémoires de Fouché. Théorie de la propriété. Du principe fédératif et de la nécessité de reconstituer le parti de la révo­ lution. Librairie Interna­ tionale.. Césarisme et christianisme. ou les femmes dans les temps modernes. Parallèle entre Napoléon et Wellington. b) Pubblicazioni postume Nouvelles observations sur l'unité italienne. Garnier. Garnier. Legèvre. « La Voix du Peuple ». Les démocrates assermentés et les réfractaires. Paris 1865 La Bible annotée (Nouveau Testament). actes du fu tu r Congrès.

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TESTI .

però. attraverso le innumerevoli determinazioni della so­ stanza. La continuità è u n ’idea vera. . alla loro creazione. ciò che secondo Leibniz è chiam ato legge di continuità è un errore almeno nell’espressione. passaggio. 174. L’idea di continuità è una concezione della nostra ragione analoga a quella di sostanza e di causa. di tu tte le essenze. p e r meglio dire. Le idee di continuità e di progressione sem brano anche escludersi: chi dice progresso dice necessariamente succes­ sione. legge che noi possiamo pro­ clam are e incidere sul tem po della verità: questa è in­ fine la legge seriale. o. come della stessa creazione. vuol dire che egli ha parlato di un progresso graduale. sono causa. poiché l’ipotesi che esprime è pro­ d o tta in conform ità alle leggi della nostra ragione ed essa ci è suggerita dall’osservazione stessa della serie. crescita. cioè senza ima re altà percettibile. Quest’idea è legittima. di una serie tanto serrata. cosi varia nelle sue appli­ cazioni come le stesse essenze. [. O sservazioni sulla serie Questi sono i fatti che.. Se è cosi. La serie è la condizione suprema della scienza. nella natura. è anteriore alla differen­ ziazione degli esseri. ci rivelano la presenza di ima legge generale. che non procede per salti. m a non di un progresso continuo inteso come continuità progressiva. m a si muove in m aniera progressiva. tanto frequente finché si vuole. DIALETTICA SERIALE I fondamenti filosofici del pluralismo 171. diffe­ renza. addizione. ne viene che l’espressione m ovim ento continuo non è a ltro che una m etafora. vale a dire per noi.. moltiplicazione. La coesione dei corpi e la successione dei fenomeni ci dà l’idea di continuità: ma nei fatti questa continuità non esiste affatto. Quando dunque Leibniz ha detto che la natura non fa nulla bruscam ente.]. infine serie. la cui verità. e ha chiam ato questa legge legge di continuità.I.

a seguito di ciò che abbiamo esposto preceden­ temente. portate al loro punto massimo di perfezione e riunite in un solo uomo. 190. . capace di portare ad un’integrazione universale. quanto più numerosi sono gli aspetti che abbraccia. ma sarebbe invece data dalla comunanza dei loro oggetti e dall’equivalenza delle loro serie. Ma ciò che costituisce l’assoluto della cono­ scenza è la proprietà e la regolarità della serie. Prendiamo quindi p er certo che le serie di ordini diversi sono indipendenti. e che in ogni scienza bisogna. Ne traiam o una prima conseguenza: la nostra scien­ za non ha bisogno. di diventare uni­ versale. senza precludersi altre conoscenze. bisognerebbe che le scienze particolari si concatenassero le une alle altre in modo da form are una serie dim ostra­ bile con un unico principio e suscettibile di essere. la sua legge. Poiché ogni serie racchiude in se stessa il suo prin­ cipio. per essere assoluta. poiché più le scienze progrediscono più si distanziano. Vin sé e per sé della cosa che si studia. 191. intellegibilmente analizzata da una stessa legge e ricondotta agli stessi elementi. nella sua immensa capacità. immaginando tutte le scienze conosciute o future. cercare la propria serie. Infatti. Ma le scienze si diversificano essenzialmente sia nel loro oggetto sia nella classificazione della loro serie: una scienza uni­ versale è quindi impossibile. questa non sarebbe certo data dall’identità degli ultim i teorem i. il più semplice colpo d ’occhio dato alle scienze già costituite e classificate dim ostra che è impossibile. Bisognerebbe che partendo da una qualsiasi scienza si potesse. anche senza sapere niente delle altre. Perché possa esistere una scienza universale. una linea di demarcazione insuperabile separa le scienze e quindi l’idea di una scienza universale è per noi una contraddizione. ne consegue che le serie sono indipendenti e che la conoscenza dell’una non suppone né racchiude la conoscenza dell’altra.94 T esti 189. è tanto più vasta o comprensiva. la sua certezza. Infatti. Se si fosse in grado di costituire una sintesi generale delle scienze. che le une non spiegano le altre. arrivare a queste per una specie di a priori. ne risulterebbe per questi l'universalità delle conoscenze m a non una scienza universale. Lì. Ora. la conoscenza è tanto più profonda quanto più si eleva ad un più alto grado nelle proprietà di ima serie e nelle determinazioni di un punto di vista. Avendo riconosciuta l’indipendenza delle sfere se­ riali.

le diverse forme di serie non si spiegano le ime con le altre. di combinazioni. Tuttavia [. Da tutte queste considerazioni risulta che la meta­ fisica. anche se si può..] le scienze fanno sorgere un problem a filosofico. delle arti. basati sull’attrazione.. attraverso l’astrazione di ogni oggetto. poiché nel movimento di civilizzazione non si vede una rivo­ luzione improvvisa. non è affatto scienza. la scienza universale? Bisogna a questo punto stare in guardia. momenti di pigrizia e di impotenza. come m ai dunque la m etafisica1 non è la sintesi delle scienze. ma metodo sommario e ideale. anzi accoglie tutti i fatti e non ha paura di essere smentita d a nessuno: che essa non pretende affatto di dare essa stessa la conoscenza. di proprietà seriali. e non anticipa sull’osser­ vazione: essa è ben diversa in ciò dai pretesi sistem i uni­ versali. aggiungiamo anche che già la nostra ragione si è m odellata sulla forma degli oggetti e solamente questo modo di procedere risulta pertinente rispetto alle scienze naturali e matematiche perché coordina il suo lin­ guaggio e le sue idee con l’oggetto stesso di cui parla. 194. del* l'industria. Una dialettica seriale è impossibile? Progressi compiu­ ti in questa direzione 195. che questa teoria non pregiudica e non esclude nulla. i loro movimenti.Dialettica seriale 95 192. la deificazione e su altri sistem i ontologici. 197. ma metodo. la loro azione reciproca per mezzo delle serie si rivelano a noi attraverso il criterio della m olteplicità di una qualsiasi serie. le loro di­ mensioni. Ciò che nelle scienze produce la diversità della serie è la diversità del­ l ’oggetto: ora. senza una qualsiasi intuizione sulla legge seriale. l’espansione. raggiungere una teoria generale di astrazione. La conoscenza di tutto questo costituisce la parte migliore della nostra ric­ chezza intellettuale. la casualità. Gli esseri organici e inorganici ci appaiono per mezzo di forme. non m etodo speciale e oggettivo. o teoria della legge seriale. e non c’è quindi u n a scienza universale perché non c ’è un oggetto universale. una conoscenza acquisita senza prepa­ razione e senza precedenti: cerchiamo dunque se attraverso il movimento filosofico non vi sia uno sforzo spontaneo . Poiché è scarsam ente ipotizzabile che l’uomo abbia portato cosi alto lo sviluppo delle scienze.

Il metodo. di spingere alla espropria­ zione generalizzata della proprietà. è. 285. Ciò che dà la form a alla serie semplice è il rapporto. La sintesi non distrugge realmente. due cose sono da conside­ ra re nel numero. o si nega. [. gli oggetti della fede non sono negati. m a formalmente.. i critici m i potevano dire: Esponga questa sintesi. abolisce la religione e la filosofia. l’uno e l’altro. poiché con la m ia dialet­ tica avrei reso la sintesi impossibile. sem pre nuova e sempre im prevista.. giusto centro. di serie dialettica. 299. né la pluralità che esclude l’unità. ma spiegati..96 Testi e un tentativo costante di classificazione delle idee. Riassumiamo brevemente i fatti esposti nei paragrafi precedenti.. tanto d'uguaglianza. sem pre lussureggiante e sempre piena di arm o­ . l’unità e la pluralità: riunendo nel pensiero questi due punti di vista di grandezza misurabile.].. poiché era solo que­ stione di unirle sinteticamente. In effetti. ciò che dà la form a alla serie composta. non nel contenuto. tanto di poten­ za. di servire da base all’organizzazione sociale e ad una scienza del diritto. la quale non è l ’unità che esclu­ de la pluralità. avrete l’idea com plessa di totalità. si sa. [. quando ho sostenuto che la p u ra proprietà e la pura com unità erano due principi semplici e antitetici. la tesi e l’antitesi: cosi nell’esempio precedente. Ciò si osserva nella più ristretta delle serie composte. inoltre. ma nella forma. La sintesi non è nemmeno un eclettismo: essa non sal­ da la m età di u n ’idea all’altra m età: essa è la risoluzione completa e la combinazione intim a della tesi e dell’antitesi. ma diretta dal metodo. o si ignora. in poche parole. e che bisognava cercare nella loro sintesi il principio superiore della società.]. In questa serie il punto di vista è duplice e presenta anche un’opposizione. La n atu ra è infinita nella varietà del suo operato. è un tradim ento: nella scienza un’assurdità. che riunisce i membri della serie. la pluralità e la dispo­ sizione dei punti di vista. tan to di progressione. La sintesi non è il punto di mezzo: si crede. Vantaggi d i una dialettica seriale. si ragiona o ci si astiene. Questa fecondità della potenza creatrice. 283. tendenza degl sp iriti alla serie. cosi non sarebbe stato necessario che essi gridassero che fuori della proprietà e della com unità non c’era più nulla. m a simul­ taneam ente l’un a e l’altra. incapaci. e non accusarm i invece come han fatto. la ricerca filosofica non è soppressa. Cosi. ecc. In religione e in filosofia.

D e la création d e l'ordre dans l'h u m a n ité ou p rin cip es d ’organ isation politic/ue. Questa legge [. Proudhon. Cuviller. confuso.. senza tuttavia escludere gli altri.D ialettica seriale 97 nia. Da qualsiasi p arte si consideri la natura. per riconoscerci in questo oceano di figure e di tipi.... il pensiero um ano. Librairie M. (La traduzione dal francese è di Giovanna Brocchi Colonna). lo stesso. si è rifugiato in seno all’Essere eterno. . principio di vita e ordinatore dei mondi: e da questa contemplazione prim itiva nacquero in> numerevoli religioni. Introdu­ zione e Note di C. ora. e allo stesso tempo motivo inesauribile di congetture. p er scrivere e calcolare i più infiniti num eri ci è b astata una semplice combinazione di segni. Bouglé e A.-J. indi­ rizza i nostri giudizi e costituisce la scienza: essa può essere definita l’intuizione sintetica nella diversità. Rivière. * Da P. Alla vista di queste stupefacenti meraviglie. La legge seriale esclude ogni idea di sostanza e di causa anche se ne riconosce la realtà oggettiva: essa indica un rapporto di uguaglianza.. non di influenza o di continuità. la tota­ lità nella divisione. 300. di progressio n e o di sim ilitu d in e . fin dal principio. è stata per l'uomo. ci occorre un a legge sovrana: la SE R IE .]. pp. anzi dobbiamo m etterli a con­ fronto [. [. la ragione non poteva languire in estasi eterna. Ma. né perdersi in continui errori: il meccanismo che moltiplica attorno a noi le circonvoluzioni del labirinto è al tempo stesso il filo conduttore e la chiave che ci aiuta a scoprire i ritorni. Paris 1927.] dà form a al nostro pensiero. E come. tanto varie nelle loro forme quanto nelle manifestazioni del Dio che esse celebrano. dato che le cose si m ostrano ai nostri occhi con tanti punti di vista diversi quante sono le serie. 139-234.. fra queste infinite varietà di continuazioni e di forme. siamo costretti p er riconoscerci ad adottarne imo. fonte perm anente di ispirazione e di entusiasm o.] *. essa presenta una seriazione.

com bat­ tu to . è ciò che affermo risolutam ente. CRITICA DELL’ASSOLUTO I fondamenti filosofici de! pluralismo Ciò che domina tu tti i miei studi è (l’idea di) progresso. evo­ luzioni e m etamorfosi. se posso attribuir­ m ene una.] è ciò che infine costituisce la m ia originalità. È questa idea che dà la chiave a ogni m ia controversia. nel senso più puro della parola [. la cim a e la base. come pensatore. in una parola la ragione. movimento innato. essenziale. è essen­ zialm ente storica. crescita del benessere generale. Di fisso e di eterno non vi sono che le leggi stesse del movimento [... affermato in nome di un’unica idea: il progresso. incoercibile. irrevocabilm ente in tutto e dappertutto e con altrettanta risoluzione nego invece in tutto e dappertutto l 'assoluto. attaccato. L a m aggioranza dei sapienti come degli ignoranti in­ te n d e il progresso in un senso utilitario e m ateriale. nessuno ne vuole più sapere.] è il m ovim ento dell’idea. ad ogni mia disquisizione [. Che cosa è dunque il progresso? Da un secolo tutti ne parlano senza che il progresso come dottrina abbia avan­ zato di un passo [. soggetta a progressioni. Tutti ripudiano e detestano l’assoluto.]. I miei numerosi avversari sono partigiani dell’assoluto.] la sua teoria è ancora al punto in cui l’h a lasciata Lessing. io l’ho scritto. casu et numero. la verità. moltiplicazione delle macchine. Il progresso. spon­ taneo.. Ne segue che essendo il movimento l’essenza dello spirito... indistruttibile [. negato. sia nella natura che nella civilizzazione. in poche parole au m en to della ricchezza m ateriale e morale. come diceva Sganarelle.. Quan­ t i tà di scoperte... in om ni genere. nella storia. Tutto quello che ho scritto. negato. sviluppo completo o maggiore dell'in­ segnam ento e m iglioram ento dei metodi.. e partecipa­ zio n e di un numero di uom ini sempre più grande al godi­ . conversioni.II. processus. E ssa ne costituisce il principio e la fine.] e si m ani­ fe s ta principalm ente nel cammino delle società..

se nelle sue speculazioni cominciasse col m ettere da p a rte il migliora­ m ento fisico. inalterabile. dunque io sono (Cogito. conciliazione. è. conversio­ ne. ecc. ecc. in tu tto e p er tutto lo stata quo. io mi muovo. il posi­ tivo. seguendo il valore prim itivo del verbo essere. refrattario. Ne deriva che la nozione di progresso ci fornisce imme­ diatam ente e prim a di ogni esperienza. di ogni soggetto. grosso modo. o. che credeva immobile. un aliquid inconcussum. il fittizio.. come dice la form ula di Saint-Simon. inamovibile. deH’immutabile. si deduce subito questa proposizio­ ne [. che è suscettibile di progressione. senza escludere quello dell’universo. per servirm i di una parola divenuta celebre [. non è ancora che il movimento.] è senza valore..]. a ogni sintesi. di ogni ordine perm anente. il reale. io penso.. almeno. anche questo è progresso.] e cioè che il vero in tutte le cose.]. Descartes. non suscettibile di modificazione. dell’inconverti­ bile. dunque io divento! Da questa doppia e contraddittoria definizione di pro­ gresso e di assoluto. ad ogni superiore combinazione. per loro. È la ricerca nella natura. trasformazione. era la m obilità stessa. Ma tutto ciò ci dà ima visione ristretta del progresso [.. nella politica. al contrario [. Cogito. e la conclusione. crescita o diminuzione. impeccabile. è tu tto ciò che si presenta come fisso.. del perfetto.. u n « favorevole . nella religione.. pensa di averla trovata nell'io e pone questo principio: Io penso. sum [. completo. la negazione di tu tto ciò che il progresso afferma. ergo stim ). ancora im a volta. senza nessuna differenza. dell’indiviso.. è l’affermazione del movimento universale.. p er conseguenza la negazione di tutte le form e e form ule im m utabili. Descartes non si è accorto che la sua base. Il progresso. indefettibile. come dice Bossuet. nella società. empirico o trascendentale. nella morale. l’impossibile. ergo fio. l’astratto. applicata a qualsiasi essere. Egli doveva dire: Moveor..] è l’affermazione di tu tto ciò che il progresso nega. e la filosofìa progres­ sista sarebbe di poco fru tto e di vista corta. p er conseguenza. L’assoluto. dell'etemo. di ogni dottrina eter­ na. Certo. non ciò che si chiama criterio. ma. e cercando una salda base per la filoso­ fia.Critica dell'assoluto 99 mento della fortuna e dello spirito: tale è. m orale e intellettuale della classe più nume­ rosa e più povera. il praticabile è quello che cambia. queste due parole espri­ mono il movimento. m entre il falso. intero.. il progresso... ragionando a sua insaputa sui pregiudizi della vecchia metafisica. del definito. come egli diceva.] filosoficamente una simile nozione [.

come per Rousseau. come per i Romani. la risposta è facile. Infatti. il federalismo e la centralizzazione.. prim a che l’esperienza abbia deciso. come per Richelieu. Q uesta è dunque.100 T esti pregiudizio ». e appli­ cazioni contrarie trovano uguale giustificazione nella storia. Al contrario. tutte le idee sono vere.].]. risulti dalla combinazione di elementi opposti e dal loro movi­ m ento. la regola della nostra con d o tta e dei n o stri giudizi: è che nell'esistenza. fra la proprietà privata e la pro­ prietà comune. Tutte le idee sono false... Ora. poniamo il caso che la legge dominante della Re­ pubblica sia la proprietà. nella v e rità e nel bene vi sono dei gradi.. come per Licurgo. se si prendono nel loro significato esclusivo ed assoluto [. se si m ettono in composizione con altre o in evoluzione. sia di p ro cu rare una combinazione più profonda. all'immu­ tab ilità.. all’epurazione. m entre il nulla è equivalente all’uni­ tà p u ra e all’immobilismo. cioè contraddittorie e irrazionali. fra i tan ti progetti di miglioramento e di ri­ form a che si verificano giornalmente nelle società. per mezzo del quale possiamo distinguere. l'accordo fra il più grande num ero di term in i o di rapporti. pertanto alla rovina. cioè suscettibili di realizzazione e di razionalità. E ssa è in pròg re sso [.]. come si può riconoscere a priori il meglio dal peggio [. un accordo superiore e vantaggioso p e r voi. (ebbene) qua­ lunque sia il principio che voi scegliete (se) nel vostro pensiero questo principio viene prim a di tu tti gli altri (se insom m a risulta dominante) il vostro sistema è errato. che h a p er scopo sia di far avanzare un'idea in ritardo. come scegliere. che si compiacciono . P er me. all’esclusione. tu tte le dot­ trin e che aspirano segretam ente alla prepotenza. Non c’è rivoluzione dell'um anità che non si possa facilmente spiegare d a qui. all'immobilismo. e il meglio è il cammino regolare dell'essere.] e ciò è im portante per il governo dello Stato e degli affari. nel mio pensiero. è indub­ bio che ve ne sono di utili e di desiderabili. e che tu tte le idee. o la centralizzazione. Cosi. m entre altri non lo sono. ad esempio. in pratica. è vera.. o la comunità.. che m irano a etem izzarsi. la vostra direzione è tracciata: ogni proposizione. C’è im a tendenza fatale aH’eliminazione. ciò che può essere utile intraprendere e proseguire. il go­ verno diretto del popolo e la dittatura. ammettendo per principio che ogni realizzazione. il suffragio univer­ sale e il diritto divino? Domande tanto più difficili perché non mancano esempi di legislatori e di società che hanno preso per regola l'uno o l’altro di questi principi. nella società e nella natura. da ciò che può diventare dannoso e funesto [. o il suffragio universale..

] *... Tutti risentono dell’in­ fluenza della nuova concezione e questo com porta ben presto u n a confusione che sem bra inestricabile agli osser­ vatori superficiali.-J. politica. Nell’interregno che separa il nuovo regime del Progresso dall’antico regime dell’Assoluto.. Paris 1946. assoluta.. [.] una sovrapposizione di opinioni e di interessi. anzi. Il mondo dello spirito come quello della natura. e siccome pochi sanno discem ere [. Ruyssen. queste idee che insomma negano il movimento dello spirito e la classi­ ficazione delle cose. e che di conseguenza celano. Philosophie du progrès.. ciò che aveva rifiutato come falso diventa vero. 45-55. religione. che affermano come verità in sé. . esse sono incapaci di costituirsi. una battaglia di partiti [. appaiono sotto ima nuova fisionomia. Ciò che lo spirito aveva creduto finora vero diventa falso. la coscienza esita e brancola fra le aspirazioni e le tradizioni. Introdu­ zione e Note di Th. eterna. come una reli­ gione. morale. econo­ mia. pura d a ogni ibrido. * Da P.. l’esclusione e l’intolleranza. nelle pieghe della loro dialettica. sono false e funeste.]. Rivière. Librairie M. e senza considerazione di nessun’altra. (La traduzione dal francese è di Giovanna Brocchi Colonna).. Per il filosofo (quindi) tu tto cam bia d’aspetto quando viene introdotta la nozione del progresso o del movimento universale e quando questa nozione viene amm essa nella repubblica delle idee [.Critica dell’assoluto 101 di dare l’ultim a form ula della libertà e della ragione.. pp.] e separare ciò che affermano o negano in virtù della loro fede verso l’asso­ luto da ciò che affermano o negano in v irtù della loro adesione verso il progresso. sembra capovolgersi: logica. ne risulta per la società [. metafisica.. giurisprudenza.. rivoluzionate radicalm ente. e nel periodo in cui le m enti si abituano a passare da un regime all’altro.]. arte. come il sintomo della follia generale. P r o u d h o n . di più.

Cosi la forza è inerente. . che è quello di ottenere questo ° quel prodotto. .»1. Similmente. di pensare.Che cosa chiamate forza collettiva? R. non un fantasm a. si chiama forza. . ecc. suppo­ niam o che degli individui. dal mom ento in cui si trova in presenza di altri esseri. •D.Qualsiasi essere. che non bisogna confondere con la loro somma. num erosi quanto si vuole. con la sua inerzia. riuniscano le loro forze: la risultante di queste forze agglomerate. possiede. im m anente all’essere: è il suo attrib u to essenziale. R. un esercito.La forza collettiva. di muoversi.Una officina. una orchestra. di respingere e di essere respinto. . . .Qualsiasi manifestazione ricopre una realtà: che cosa costituisce la realtà del potere sociale? R i s p o s t a . LA FORZA COLLETTIVA Del potere sociale. di p r o d u r r e . il solo che testimonia della sua realtà.Date degli esempi di questa forza. considerato in se stesso D o m a n d a .. di attirare e di essere attirato. per il solo fatto di esistere. ■ D .. alle influenze esterne. togliete l’attrazione. Questa facoltà o proprietà. form ata da operai i cui lavori conver­ gono verso lo stesso scopo. gli individui non sono i soli a essere dotati di r> a’ c°Tlettività hanno anch’esse la loro. la facoltà o proprietà. di essere una realtà. possiede in sé. in quanto officina o collettività. una società in acco­ mandita.. Orbene. a un grado qualunque. in Qualunque modo e con qualunque scopo. almeno di resi­ stere. di agire. una accademia. non siamo più sicuri dell'esistenza dei corpi.avessero lavorato separatam ente. una potenza che le è propria: la prova è che il prodotto di q u esti individui cosi raggruppati è di molto superiore a quello costituito dalla somma dei loro prodotti singoli se ess][. P er non parlare qui che delle collettività umane. costituisce la forza ° Potenza del gruppo. l’equipaggio di una nave.

Anzitutto. quanto alla forma. è la stessa cosa che produce la forza nei corpi. alla constatazione e alla classificazione degli esseri. e di quale natura sono i suoi effetti? . [.La forza collettiva 103 tu tte queste collettività. . la loro arm onia più perfetta. gli esseri ai quali noi attribuiam o l’individua­ lità non ne godono a titolo diverso degli esseri collettivi: sono sempre dei gruppi form ati in base a ima legge di rela­ zione. il sapore. più o meno abilm ente organizzate. . e la prestazione delle forze. la prim a perfettam ente distinta dalla seconda. proporzionale all’assetto almeno quanto alla massa. e che costituisce la loro realtà: è il rapporto delle parti. Del resto. Da ciò si conclude. l'intensità e la qualità di questa potenza possono servire. essendo la forza collettiva un fatto tanto positivo quanto la forza individuale. concorre a sviluppare una nuova forza. più completa. .. industriale. racchiudono della potenza. ogni gruppo um ano. contrariam ente alla antica metafìsica: 1) che. 2) che. come lo abbiamo or ora illustrato. nella quale ciascun gruppo. può essere considerato come un embrione sociale. essendo ogni m anifestazione di potenza il pro­ dotto di un gruppo o di u n organismo. la forza collettiva si vede senza difficoltà: l'accrescimento della produzione la dimo­ stra. tanto organici che inorganici. il suono.Nel gruppo industriale. diventa potenza politica? R.Come la forza collettiva. è il principio di unità. preso di p er se stesso come individuo. la solidità. ecc. che sarà tanto più grande quanto più le funzioni associate saranno numerose. poi riuniti sotto una legge comune e un interesse identico.]. da parte dei cittadini. form ati ciascuno per l'esercizio di una funzione speciale e la creazione di un prodotto spe­ ciale. battaglione. Ma nel gruppo politico. mec­ canico. Ma in generale non è dal gruppo. in una certa misura. ciò che produce il potere nella società e fa la realtà di questa società. costituire la base del potere politico. È una collettività di ordine superiore. superiore in qualità ed energia alle forze elementari che lo compongono... per conseguenza la forza che è in lui può. gli esseri collettivi sono delle realtà allo stesso titolo degli individui. che nasce la comunità. per conseguenza. officina. Riassumendo. da qual segno riconoscerla? In che cosa si distingue dalle forze dei gruppi ordinari? Qual è il suo prodotto speciale. famiglia. D. fenomeno ontologico. e nei quali la forza. D. Lo S tato risulta dalla riunione di num erosi gruppi diversi p e r natura ed oggetto. lo Stato. una potenza sintetica e perciò speciale del gruppo.

sono degli effetti della forza collettiva ordinaria: poco importa che i gruppi produttori. non avrebbe luogo senza questo denom inatore comune. . siano devoti al principe. di circa due m iliardi di franchi. senza esagerazioni. e supponendo tu tti gli affari fatti per contanti. nel contempo prodotto e segno. qualunque ne sia la grandezza. La forza sociale avrà dunque per carattere di essere essen­ zialmente commutativa. il rapporto che li unisce non è più tanto un rap­ porto di cooperazione quanto un rapporto di commutazione. come per idea ed obiettivo. se non uguale: l ’uso delle lettere di scambio svolge dun­ que in re a ltà la stessa funzione di una ventina di m iliardi di fran ch i. Essendo la produzione annua del paese di 12 m iliardi. che si chiama moneta. mantenuti a spese dello Stato. Se gli affari si facessero per contanti. che tutte queste cose. dopo ciò che si è detto. nella esecuzione dei lavori di utilità pubblica. . .In qualunque tempo l'uomo comune ha creduto di vedere la potenza sociale nello sviluppo delle forze militari. Non è in ciò che noi dobbiamo cercare le manifestazioni della potenza sociale.° con dei prodotti. o lavorino per proprio conto.104 Testi R. La moneta. che possiede questa forza prodigiosa? No: essa è nella reciprocità pubblica. In Francia. Ma è chiaro. D. o 645. si può. Infatti questo scambio. ossia 10 m i l i o n i di chilogrammi d'argento. si può dire che questa quantità di moneta rappresenta una forza m otrice di molti milioni di cavalli. di cui la m oneta è 1 1 segno e il pegno. la cui teoria è tanto conosciuta quanto quella della moneta. nella costruzione di monumenti.L a m o n e ta . La l e t t e r a d i c a m b io .M ostratelo con degli esempi. a 4 volte tanto. nonostante la potenza meravigliosa che le viene data dal rapporto di commutazione dei gruppi produttori. R. per quel che si crede. in m onete d’oro o d ’argento. Essendo i gruppi attivi che compongono la com unità differenti fra loro per organizzazione. È il metallo. stim are la somma degli scam bi che questa produzione implica. la funzione più im portante della società. Si è dovuto supplire con una combinazione ingegnosa. In teoria e in fatto. in peso tanti m iliardi di chilogrammi. che fa muovere in valore tanti miliardi di franchi. Dal punto di vista delle mercanzie che questo strum ento fa muovere. non è ancora sufficiente per la massa delle transazioni. di cui è fa tta la m oneta. i prodotti si scami?n. la som m a del num erario circolante è. ossia a 48 m iliardi.161 chilogrammi d’oro. essa non sarà perciò meno reale. ci v o rrebbe im a quantità di m oneta almeno della m età. Da dove viene .

L a r e n d i t a . la sicurezza è nulla. dal fatto delle rela­ zioni sociali. che cosa altro è se non rendita? Dunque. o piuttosto che cos’è che la produce? L’incoerenza dei gruppi industriali. Perché chi dice economia di spese. in un prim o momento. dal rapporto dei gruppi. tu tti si arm ano e si rinchiudono. In una popolazione antagonistica. Più i gruppi. una nuova forza. i tribunali possono ben m ettere in m ostra i loro supplizi. Prescindiamo. la Chiesa può ben far sentire le sue minacce. La b a n c a . e l’isolamento nel quale agiscono. creazione di forza. Lo sconto delle lettere di cambio è un servizio che le banche private si fanno pagare a un prezzo abba­ stanza elevato. questo accrescimento di utilità. aum entano. S i c u r e z z a g e n e r a l e . creazione di ricchezza. la solidarietà di interessi che si crea. Ma il vantaggio di questa divisione non si lim ita a ciò. il lavoro e la società. e quindi aumento di forza viva. dalla terra. il saccheggio e la guerra sono all'ordine del giorno. moltiplicano i rapporti di commu­ tazione nella società. Si accusa di questo disordine la barbarie del tempo e si h a ragione. si aumenta. Orbene. La terra si copre di castelli e di fortezze. e la loro u tilità stessa. il senti­ mento che ne acquistano i produttori. ne abbiam o parlato più sopra. moltiplicandosi. i re ed i loro arm ati posson ben far risuonare le loro lance sul lastricato delle caserme. O ttenuta questa nuova econo­ mia. Dunque il rapporto delle funzioni. d’altra parte in num ero molto ristretto. restando eguale il num ero degli individui. sappiamo come. fanno più per l’ordine pubblico che gli eserciti. che h a il privilegio di em ettere dei biglietti al portatore e di farli accettare ovunque. in ogni caso. . i gruppi e individui. che risulta. dice. m a per il quale la Banca di Francia. più il num ero degli oggetti utili. al modo dei gruppi agricoli. a parità di territorio e mantenendo uguale la quantità di servizio effettivo. Quanto al lavoro. Dove trovare una forza più reale e più sublime? Questi esempi sono sufficienti p e r spiegare che cosa è. non esige che un compenso m inore di due terzi. la coscienza nuova che ne risulta. Ma che cos’è la barbarie. co­ m e quella del Medio Evo. p er mezzo della separazione delle industrie e della formazione del gruppo lavoratore.La forza collettiva 105 questa potenza? Dal rapporto di commutazione che unisce tra di loro i m em bri della società. si sarebbe in conseguenza creata. la produzione: si tra tta in effetti della forza collettiva. Tre cause concorrono alla produzione della rendita: la terra. È provato che questo compenso potrebbe essere ridotto ancora di nove decimi. la polizia e la religione. diminuzione della forza inerte o del peso morto.

data la società. convertito in imposta. Il potere è immanente nella società. la ra- .. poiché è impossibile che delle unità. il che vuol dire a nessuno. È con l’aiuto di questo potere.106 T esti in sé. Questa immanenza del potere nella società risulta dalla nozione stessa di società. la cui negazione.Ogni forza suppone una direzione: a chi la dire­ zione del potere sociale? R.. Come sarà assicurata questa unità se i gruppi form atori restano uguali. dalla quale nasce una forza. il riferim ento del potere alla collettività? R. in tal caso. la su a intensità si eleva o si abbassa.Ciò cambia tutte le idee correnti sulla origine del potere. la vita negli animali. sulla sua natura. il potere che si origina dalla collettività sociale. molecole. atomi. ricaschiamo nell’antico sistema: a che cosa serve. L’elettricità cessa forse di essere unica nella pila. a seconda del num ero e della differenza dei gruppi: quanto all’unità. Risultando il potere politico dal rapporto di numerose forze. in stato di agglomerazione. . . non formino una collettività.Una condizione essenziale del potere è la sua unita. . qual­ siasi competizione o prepotenza. . sulla sua organizzazione e sul suo esercizio. se nessuno ottiene una certa preponde­ ranza sugli altri? D’altra p a rte se questa preponderanza viene accordata. [. non servirebbero che a d abolirlo. Il potere è uno per natura.La diversità delle funzioni nella società non com ­ p o rta la divergenza o la pluralità nel potere più di quan­ to non com porti la diversità del prodotto finale. D. D. Come credere che tali idee abbiano potuto stabilirsi ovunque. se in realtà bisogna ritenerle false? R. . implica contraddizione. . perché questa pila si compone di molti ele­ m enti? Ciononostante. o persone.A tu tti. o non esiste: lungi dal crearlo. come l’a ttra ­ zione nella m ateria. com e il peso nei corpi. Dal che segue che il potere nella società. la Giustizia nella coscienza. come la Giustizia nel cuore dell’uomo. tanto di u n m em bro quanto di u n a frazione della società. è im a cosa sui generis. D. spesso contro il voto delle popolazioni stesse. reale ed obiettiva. monadi.L’opinione dei popoli antichi sulla n atu ra e l ’ori­ gine del potere sociale è una testimonianza della sua realtà. essa resta im mutabile. la qualità del potere sociale varia. che i principi si procurano in seguito la polizia e tutto l’appa­ rato di coercizione che serve loro per difendersi contro gli attacchi dei loro rivali.]. non mantengano fra di loro dei rapporti.

una assurdità. la fede pubblica. la concorrenza e tutte le forze economiche. la sua ricchezza e il suo benessere m ediante una produzione superiore di forza.Cosi il potere sociale. come si pensa oggi per il potere spirituale. come la salute. preteso dal diritto. quanto più il gruppo sociale è nu­ meroso e meglio formato: e ciò fa si che in una società civile. dun­ que alla Giustizia che spetta la direzione del potere. La Giustizia interviene a sua volta per dichiarare. il potere gli sem bra diviso. per natura. che questo equilibrio delle forze. per quanto sia elevato. Diciamo tuttavia che. la coscienza acqui­ sisce maggiore energia negli uomini e il rispetto della Giustizia più certezza.Che cosa si intende per divisione dei poteri? R. . Essa non ha bisogno che di essere spiegata e com presa per essere affermata da tutti e per agire.L’unità stessa del potere. D. è contraria alla n atu ra delle cose. in modo che l’ordine nell’essere collettivo. c’è sem­ pre più Giustizia che in una società barbara. È. ecc. nell’animale. il potere è. D. . come h a fatto nell’economia generale. È p er questo che l’ipotesi dei due poteri indipendenti. è obbligatorio p er qualsiasi coscienza.Qual è l’oggetto proprio del potere sociale? R.No: come la proprietà. per quanto corrotta o asservita essa sia. • E chi garantisce l’osservanza della Giustizia? R. se guarda la risultante delle forze in relazione. è forza. Se l’osservatore si pone al centro del fascio. estraneo al diritto. D. Essa è. non implica in se stesso la Giustizia? R. — La Giustizia è p e r gli esseri intelligenti e liberi la causa suprema delle loro determinazioni. . conforme al diritto. in modo da form are un tu tto regolare ed armonico. ciascuno con il suo mondo a parte. la certezza della reciprocità. e potendo qualsiasi forza accrescersi indefinitamente mediante l’associazione. in una parola la Giustizia.La forza collettiva 107 gione dice anzitutto che queste forze devono bilanciarsi le une con le altre. . D. non è il fru tto di alcuna inizia­ tiva particolare: risulta dalla organizzazione. . . la volontà. . o l’universo non è che un fantasma e l’um a­ nità un m ostro.. e per il potere temporale. u n ’utopia. . tu tte le forze collettive. essendo la forza un attributo di qualunque realtà. Qualsiasi vera separazione è impossibile.La stessa cosa che ci garantisce che il commercian­ te obbedirà alla moneta. e di là percorre la serie dei gruppi. considerata nella diver­ sità dei gruppi che la formano.R isulta dalla sua definizione: aum entare incessante­ m ente la potenza dell’uomo. vede l’unità.

D. l’interesse personale dall’altra. . nella funzione che gli è devoluta. . . e della cor­ ruzione del potere sociale D. degli interessi e delle idee che deve servire.. . ossia l’individuo. Tuttavia. ° più esattamente dell’azione del potere. equivoca e arbitraria. non ha altro lim ite che quello del gruppo che rappresenta. qualsiasi lib ertà compressa. L'economia presuppone queste due condizioni. la politica è l’arte.108 Testi D. in proporzione al loro contributo. ogni coscienza deviata. .Il potere. di fare l’ordine in una società in cui tutte le leggi dell'economia sono misconosciute. di qualche cosa di diverso dalla forza. e general­ m ente di qualsiasi forza collettiva? R.è possibile che un fenomeno cosi considerevole come la forza collettiva. si intende per lim ite del potere. fino all’ultim o term ine della serie sociale. ne consegue che la lim ita­ zione del potere. di qualche cosa di diverso dalla Giustizia. sia sfuggito per tan ti secoli all’atten ­ zione dei filosofi? Come mai. Tutto com incia con qualcosa di infinitamente piccolo. . p e r la loro libertà e il loro benessere. Non si può im m aginare che gli uomini abbiano bisogno. Della appropriazione delle forze collettive. p er natura e destino. che tocca quasi la fisica. sono due m aniere differenti di considerare la stessa cosa.A tu tti coloro che hanno concorso a form arlo. Siccome ciascuno di questi gruppi e sottogruppi. la ragione pubblica da un a parte. che cambia il volto dell’ontologia. regolarm ente com piuta secondo la legge di Giustizia. a proposito di una cosa che interessa sia l’una che l’altro cosi intensamente. il potere sociale. o meglio la sua ripartizione. che cosa potrebbe dare di più la politica? Nelle condizioni attuali. ogni forza collettiva convertita in monopolio. ogni equilibrio di­ strutto. per la sincerità delle loro relazioni. si sono lasciati ingannare cosi a lungo? R. altro non è che la form ula di accrescimento della libertà stessa.A chi va il beneficio del potere sociale.Qual è il lim ite del potere? R. o dei poteri.Tutto viene col tempo. .In fondo.Quale differenza fate tra la politica e l’economia? R.. •D . la determinazione attributiva dei gruppi e sottogruppi di cui è l'espressione generale. rappresenta in effetti di fronte agli altri. nella scienza come nella na­ tura.

abbiamo avuto duem ila anni di nichilismo: non si potrebbero chiamare altrim enti le teorie che regnano da Aristotele in poi. o un potere di collettività. D. ima signoria. Non si può quindi essere sorpresi se la potenza sociale. di capitali. Ben pre­ sto questa forza si accresce con il lavoro degli schiavi e dei salariati. che si sviluppa a poco a poco. il tipo di tu tte le appropriazioni analoghe. dispone della maggior forza di collettività. riunendosi. vede crescere di altrettanto il potere di cui dispone. in una parola. l’organo? Di solito. e a questo titolo degno oggetto della loro religione. un nulla. È. . Chi ne diverrà il depositario. oggetto dell’ambizione di tutti. È il punto di partenza. venuti più tardi. una legge di natura che la forza più grande assorba e assimili le forze più piccole. p er il popoli e p e r gli Stati. è sem brata ai prim i uomini una emanazione dell’Essere divino. sa rà quello tra i capi che conta. di clienti. Meno sapevano m ediante l’analisi rendersene conto. si fa ben presto sentire. ancor oggi. sopran­ . di bestie da soma. là si form a un patriziato. in term ini meno severi. Dopo duemila anni di misticismo politico. il beneficiario.Spiegatevi su questi due punti. un num ero maggiore di figli. R. gli economisti nominano la forza collettiva. il padre si trova naturalm ente investito della proprietà e della dire­ zione della forza risultante dal gruppo familiare.La forza collettiva 109 con un germe. D. inac­ cessibile ai sensi m algrado la sua realtà. la conse­ guenza di questo ritard o nella conoscenza dell’Essere col­ lettivo? R. fondata da Samuele in disprezzo di questa legge. ben diversi in ciò dai filosofi che. . fecero dello Stato una restrizione della libertà dei cittadini. . che. numerose imprese. e che la potenza dom estica diventi u n titolo alla potenza politica: cosi non vi è competizione p e r la corona che tra i forti. di salariati. di alleati. più ne avevano senti­ m ento vivo. Si sa che divenne la dinastia di Saul. La famiglia diviene tribù: il padre. Per questa ragione la persistenza degli errori è connessa proprio alla grandezza delle verità. . di terre. A sten­ to. di schiavi.Per mezzo della costituzione della famiglia. Ovunque si forma un gruppo di uomini. di parenti.Qual è stata.L’appropriazione di tutte le forze collettive e la corruzione del potere sociale. il num ero dei quali essa concorre ad aum en­ tare. nella sua signoria. inizialmente invisibile. for­ m ano una com unità: la presenza di una forza superiore. e quale fatica fece il re Giovanni. una economia arb itraria e una costituzione artificiale del potere pubblico. un m andato del loro beneplacito. conservando la sua dignità. e tende all'infinito. Numerose famiglie.

Orbene. il popolo delle campagne gli attribuiva ima fortuna di venti miliardi. durante un cosi lungo pe­ riodo. come avrà sopportato la disciplina.Quanto voi dite dim ostra bene come è stata consu­ m ata la grande diseredazione sociale. bisogna crederlo. sostituite dal fiero p rin ­ cipio della sovranità del popolo. Ciò costituisce una prova flagrante della v an ità delle teorie teologiche e metafisiche. Siccome l’educazione dell'um anità si compie attra ­ verso una specie di mutuo insegnamento. . alla vita sociale. o che essi dovevano prevenire. l’eguaglianza consisterà nel fatto che cia­ scuno potrà esercitare a turno la m aestria. . Per avvezzare l ’uomo p ri­ m itivo. almeno fino ad u n certo punto. che risolleva in m odo singolare la m oralità delle masse. i cui principi possono alternativam ente perire o affermarsi. per consolidarsi sul trono d’Inghil­ terra. Ma questa religione è p e r­ duta: legittim ità dinastica. la sottomissione delle volontà. in uomini e feudi. ragione del fatto. da qualche rivolta di schiavi. un a lunga m acinatura dei corpi e delle anim e. senza che i fa tti dei quali essi erano ritenuti la causa. come l’ineguaglianza e la m iseria sono divenute la piaga della civiltà. . Senza uscire dalla nostra storia. sem bra essere stato u n mezzo p er preparare le razze. Egli non avrebbe mai trionfato della resistenza dei baroni. lasciando nel contempo alla loro infam ia gli oppressori e i loro complici.L’antica religione del potere renderebbe. Nel 1848. del re. oltre a d essere un risultato deH’ignoranza. ancora selvatico. scusa banale di tanti tra d i­ m enti e di tante vigliaccherie — la teoria della forza col­ lettiv a dà u n a risposta perentoria. il fenomeno persi­ ste: gli uomini dei nostri giorni non sembrano meno pro n ti dei lo ro padri a sottom ettersi all’autorità e allo sfrutta­ m en to di uno solo. Nel futuro. fu fatto re a dispetto della consacrazione ecclesiastica che proteggeva il sovrano. in una parola perché lo si adorava. Ma com e spiegare la rassegnazione delle coscienze. quando il m aestro di palazzo. quando Luigi Napo­ leone fu eletto presidente della Repubblica. era necessaria. divenne più potente. Ci si sottometteva al p o tere perché lo si considerava proveniente dagli dèi. appena turbate. D.110 T esti nom inato Senza Terra. cessino di prodursi. diritto del signore e diritto divi­ no n o n sono più che parole odiose. A questo triste argomento — del quale si valgono la m isantropia e lo scetticismo. la legge delle cose voleva che gli istruttori godessero di certe preroga­ tive. Pipino di Herstal o Ugo il Bianco. senza la carta che accordò loro e che divenne il fondamento delle libertà inglesi. D’altra p arte l'alienazione della forza collettiva. di fanatici. di proletari? R.

come se la forza sociale traesse da lui la sua esistenza. sia l’appropriazione delle forze collettive. Secondo la concezione empi­ rica suggerita dalla alienazione del potere. e con il rap p o rto dei gruppi. che cosa divengono i suoi rapporti con la nazione? R. D. NeH’ordine naturale. è la società al contrario che nasce dal potere. se si può dire cosi. Per quanto grande. Cosi egli cadrà. . è meglio p er tu tti rim anere nel gruppo piuttosto che uscirne. in ultim a analisi. p e r quanto intensa sia la tirannia.Quando il potere sociale si costituisce in principato. ne diventa il sovrano. È la potenza sociale che essi prendono in considerazione. L'individuo è immerso nella società. è evidente che alla m assa rim ane sem pre im a p a rte di beneficio sociale. ma fuori dalla quale essi sentono di non poter sussistere. non è il tiranno. capace di resistere a ogni attacco . che i lavoratori e i cittadini seguono in realtà: la seduzione e il terro re hanno ben poco a che fare con la loro sottomissione. il creatore. a restauratore della nazione. esso è superiore alla società: in modo che il principe. egli dipende d a questa alta potenza. il cui movimento trascin a ogni esistenza. e. Non è dunque lo sfruttatore. una potenza m al definita nel loro pensiero. e. .Questi rap p o rti sono completam ente sovvertiti. la polizia e le tasse. ogni fortuna. il giustiziere. Ecco perché qualunque usurpatore della potenza pub­ blica non m anca m ai di coprire il suo crimine col pretesto della salute pubblica. il potere nasce dalla società. con la stessa facilità con la quale si è stabilito al potere. da semplice agente della repubblica come lo vuole la verità. in effetti.La forza collettiva 111 Con il raggruppam ento delle forze individuali. m ostra loro il sigillo. di un ordine superiore. una potenza di cui il principe. come Dio. si crea. e che essi temono di fiaccare con la loro rivolta. l’autore. la nazione intera prende corpo: è un essere reale. è la risultante di tu tte le forze particolari raggruppate p er il lavoro. im a forza sua propria. di atteggiarsi a padre della patria. chiunque esso sia. con l ’esercito. il giorno in cui la sua presenza sem­ b re rà com prom ettere il grande interesse che egli ha preteso difendere: è questa. assorbito dal suo do­ minio personale. in fondo. da cui non potrebbe separarsi che p e r cadere nel nulla. m entre egli non è per essa che una effìgie. invece di assicurare e di sviluppare il potere sociale. e che. la causa della caduta di tu tti i governi. una ragione com­ merciale. La conseguenza è che il principe. cade nelle mani di una dinastia o viene sfruttato da una casta. esso ne è il generatore. un timbro. la difesa e la Giustizia.

E. È quanto esprimono la religione dinastica e il giuram ento di fedeltà alla persona dell’imperatore. sotto l’apparenza di una autocrazia ineluttabile. tale sarà nella nazione. D. l’organizza­ zione sociale e politica? R. .Come un a emanazione del potere. e ai beni? R. In effetti. Che i principi e i p reti bisticcino per l ’esercizio del potere: né gli uni né gli altri ne sono degni.Quale può essere. la forza diviene in tu tto e per tutto la m isura del diritto. e che il cristianesimo. in questo sistema di usurpazione. lo divengono ancor più per colpa della civiltà: la società si costituisce in gerarchia. D. già ineguali p er azzardo di natura. che diviene u n attributo.112 Testi dall’interno e di costringere. Da ciò la subordinazione della Giustizia alla ragion d i Stato. invece di riposare sull’equilibrio delle forze. la Giustizia domina il potere. una funzione dell’autorità. Cadute in mani private le forze collettive. Sotto il regime dinastico. si determ i­ nano i rapporti dei cittadini quanto alle persone. in questa situazione. la Giustizia? R. il potere domina la Giustizia. al contrario tu tto ciò è contro la nazione. non h a affatto santificato. In questo sistema si pone come principio che la Giustizia. condanna di tu tti i governi che la seguono.Come. e ciò. in questo caso tutti sono complici d principe perché lo spirito di uguaglianza che la Giustizia crea nell’uomo è neutralizzato o abolito dal pregiudizio . aggiungengendole la ragion di salvezza. cosa triste. . s ta contro l’inferiore. Napoleone III. essa fa im a legge. il mio governo. il potere pubblico convertito in un appan­ naggio. .È facile rendersene conto.Tale è la Giustizia davanti al potere. Essendo la Giustizia considerata com e una emanazione della forza. della cui bilancia. . perché tu tti disconoscono la supremazia del diritto. dice il mio esercito. e la società.Come si concepisce. il che è la ne­ gazione stessa della Giustizia. gli individui e le famiglie. i m iei m inistri. la nazione all'ob­ bedienza: ed è questa form a principesca che avrà ormai il nome di potere. . ed ha ragione di dirlo poiché nulla di tutto ciò appartiene più alla nazione. la mia flotta. D. pende sempre dal lato del superiore. se necessario. ultim a parola dell’antica politica. nella condizione norm ale della società. come Napoleone I. non è che l’instabilità. e della cui distribuzione. o ciò che si chiam a con questo nome. in questo caso. tanto um ana quanto divina. cioè la negazione dell’ordine. . ai servizi. i miei prefetti. ha per principio l’ineguaglianza.

.In questo stato di cose. banche. D. ecco quello che si chiam a limite del potere. di ogni facoltà. suo mestiere. D. in un modo o nell’altro.La costituzione artificiale del potere avendone alte­ ra ta la nozione. trasporti. che diviene cosi il vero sovrano. . la teoria vuole che egli abbandoni il soprappiu.Per nulla: l’oggetto del potere è allora precisam ente quello di m antenere questo sistema di contraddizione. reso invincibile dall’alienazione di ogni forza collettiva. Transazione assur­ da. com­ mercio. coltivazioni. e che. dim ostrerà. come concorrenza sfrenata o p u ra coalizione im ­ m orale della classe privilegiata. dà la consegna a tu tti i partecipanti alla potenza pubblica. E siccome la società non può né m orire. Si ritiene che ciò che appartiene al dominio dell’economia non lo riguarda per niente: egli non deve impicciarsene affatto. D. di ogni ini­ ziativa: è la m o rte sociale. u n a tal riduzione? R.La forza co llettiva 113 contrario. industrie. che nessun governo è padrone di m antenere. e come in una immagine capovolta della Giustizia. dalla percezione delle im poste e dalla nom ina dei funzionari. . Ora l’u n ità consisterà invece nell’assorbim ento. come sua fondazione. della società e del potere. resa obbligatoria dalla Giustizia. l ’im peratore è padrone di tutto: m a con ciò stesso si è m esso in un pericolo sem pre crescente di p er­ dere tutto: ed è quanto l’avvenire. . In una parola. in questo travestim ento della Giustizia. . come disposizione assoluta. si conserva l'unità? R.Come. . la diminuzione del potere è sem brata sem pre ima garanzia p er la società: in che cosa consiste. in tale qualità. in Francia. il potere è senza oggetto? R. sua professione. e a che può servire. educazione al libero godimento. l’abbandono a una casta di feudatari della vera forza sociale. .A prescindere da ciò che il principe possiede a titolo di patrim onio o dominio privato.La n a tu ra delle cose vuole che l ’unità risulti dalla bilancia delle forze. come sempre. terre. miniere. finché non sopravviene la catastrofe. Considerato come appannaggio del principe. le parole sono la chiave della storia. il potere sociale .Cosi condizionato. né fare a meno dell’unità. in attesa della Giustizia. e che si decora con l’etichetta delle pubbliche libertà. Oggi. di ogni interesse. . la lingua doveva risentirne: a questo ri­ guardo. D. R. e che non tard erà a divenire un nuovo ferm ento di rivoluzione. nella persona del principe. e anche dal comando degli eserciti.Precisate la sinonimia del potere. si stabilisce u n antago­ nismo fra la società e il potere.

In teoria la società è ingo­ vernabile. oggi anonima. non c’è dunque che il d iritto : ogni sovranità ripugna. essa non obbedisce che alla Giustizia. per il mio dominio. Utet. Quale che sia 1 1 po tere dell’essere collettivo. sotto la pressione di pregiudizi e di circostanze che non com prendono. esso non costituisce. agli occhi del cittadino. che crea il p o tere facendo della bilancia delle forze un obbligo per tu tti. Torino 1968. non hanno mai governato nulla e nessuno. dalla quale è auspi­ cabile che la democrazia in futuro si preservi. è religione *. o i miei Stati. 545-559. far altro che del disordine. decreti. Di fatto i sedicenti governi. L’abbiamo detto. la Giustizia. Vivendo una vita completamen­ te istintiva. Nella misura in cui si ritiene che il personale del potere regge la nazione e presiede ai suoi destini. espressio­ ne tanto falsa quanto ambiziosa. una sovranità: tanto varrebbe quasi dire che u n a macchina. si dà a questo personale. di regolamenti. e al potere stesso. a ogni collettività. il re dice: il mio Stato. il nome di governo. P r o u d h o n . ha conservato la parola. Infine. a cura di M ario Albertini. repubblica. nella quale girano centomila fusi. — La Rivoluzione. se si considera nel potere l'eminente dignità che 10 rende superiore a ogni individuo. E la prova sta nel fatto che finiscono tutti miserevolmente.114 T esti è stato chiamatu lo Stato. di loro iniziativa. il mio stabilimento.-J. di ordinanze. è diniego di Giustizia. con il loro arsenale di leggi. Come la gente del popolo. abbandonandosi il più delle volte alla cor­ ren te della società che di tanto in tanto li travolge. . agendo sotto la spinta di necessità invincibili. La giustizia nella rivoluzione n e lla Chiesa. * Da P. lo si dice sovran o : espressione pericolosa. di res publica. di plebisciti. è il sovrano delle centom ila filatrici che essa riunisce. PP. liberali e assoluti. trasferendo dal principe al paese la proprietà del potere. di statuti. F ra il potere e l’individuo. pena la m orte. essi non Possono. |a G iustizia sola comanda e governa. di editti.

Ma oggi si constata che la proprietà. Essa è il risultato del consenso delle ragioni particolari. em ananti entram bi da imo stesso sentim ento di assolutism o — che costituisce l’essen­ za dell'individualità — si sarebbero trovate perfettamente omologhe. le loro opinioni. ha com portato di auto­ rità la sanzione del legislatore. Essa attende la sua tra­ sformazione. sia. malgrado tu tti gli sforzi dei giuristi. dalla eliminazione della loro soggettività — cioè dell’assoluto che l'io afferma e rappresenta — che essi sono condotti recipro­ camente e rispettivam ente a fare. Consegue da questa differenza di qualità fra le due ragioni che se. accettando ciascuno l’avviso altrui. senza m escolanza di elementi metafisici e assolu­ tisti. per tacito consenso. . risulta un modo di vedere comune. il cui fascio. gli stessi individui l’avessero risolto preventivamente. presentando la bilancia dei diritti e dei doveri reciproci del locatario e del proprietario. form atosi spontaneamente. che nessuna spiegazione potrebbe distruggere: Quando due o più uom ini sono chiam ati a pronunciarsi contraddittoriam ente su un problema. senza questo dibat­ tito. né per la forma né per la sostanza. che non rassom iglia più affatto. a quello che. sarebbe stato il loro modo di pensare individuale. invece di sottom ettere il problema a un dibattito preliminare.IV. i loro interessi si sareb­ bero trovati in un completo antagonismo: situazione del tutto contraria a quella che la ragione collettiva avrebbe creato. sia dell'ordine natu­ rale. LA RAGIONE COLLETTIVA La teoria della ragione collettiva riposa sul seguente fatto di osservazione noologica. nel contempo. ma che. È cosi che. è divenuta incompatibile con l’ordine sociale. all’origine. e a più forte ragione. Questo modo di vedere. nel quale non entrano che puri rapporti. e noi assistiamo da una ventina d’anni a un lavoro di purificazione di cui ho cercato di mettere in risalto lo scopo. dell’ordine umano. si è stabilita la proprietà. costituisce la ragione collettiva o la ragione pubblica.

la ri­ creerem o grazie a questa ragione collettiva. una intelligenza su i generis. un sacerdozio. in nom e delle idee nuove. il sistem a dei rapporti sociali fosse stato rinnovato da cim a a fondo. criticare l’individualismo per affermare u n a sedicente ragione generale. Ma. tanto rim proverata alla religione. non è soltanto una negazione: è il sacri­ ficio dell’interesse proprio. il nostro senso intimo la rifiuta. un pensiero.116 T esti La stessa cosa si verifica in tutto il sistema sociale. un istinto. pari a quella che riconosciamo nel­ l’essere vivente uom o o animale. in certi casi. le cui prescri­ zioni penetrano cosi a fatica nella ragione particolare? Invece di assicurare con questa im palcatura la fede pub­ . e p e r strappare alla civiltà. Qual è l’insieme delle sue idee? Il che è come chie­ dere: qual è il sistem a che ci si propone di stabilire. dal punto di vista assolutistico. dopo tutto. per q u est’a ltro Logos ? Dopo aver distrutto in noi questa d o p p ia coscienza. risultante dal rap p o rto di cooperazione e di commutazione delle forze partico lari. e necessariamente. già cosi compromessa. della quale non ci si può fare un’idea se non m ediante una specie di castra­ zione dell’intelletto. in primo luogo. m a una intelligenza di collettività. sarebbe questo un motivo per am m ettere nel corpo sociale. un’anim a sociale. i suoi vecchi. e preteso. Basta. i suoi eterni fondamenti? L’eliminazione dell’asso­ luto. Quand’anche. Ci vuole altro per fa r credere alla realtà della ragione col­ lettiva. in nom e di questa ragione. la distinzione della ragione particolare e della ragione collettiva solleva più difficoltà di quante non ne può risolvere. come realtà noologica o psichica. dalla Giustizia. al posto dell’antico ordine di cose? A ndiam o più lontano. come se la separazione astratta degli a ttrib u ti dell’intendere producesse due tipi di intelligenza? B asta realizzare ima m etafora per b u tta r via tutto ciò che la ragione dei popoli ha creato nel campo delle istituzioni. La ragione pubblica. una intelligenza? Passi per la forza di collettività. condizione e fondamento della fede pubblica LVII. si dice. Dove m etterla? Chi la esp rim erà? Creeremo forse un vicariato. concepito in un primo tempo. raccom andato in nom e della cari­ tà dal Vangelo.

cioè il suo fine: ecco quanto cercherò di chiarire il più brevem ente possibile. ciò no n finirà forse col gettarci in un’a ltra ipocrisia? Queste sono le difficoltà. la sua legge e la condizione stessa della sua esistenza. o. come si dice oggi. era stato conce­ pito come un animale di una specie misteriosa. né del­ l’ordine economico. perché nessuno tra quelli che sono stati provati resiste all’azione segreta che lo disorganizza. mio buon amico. il sistem a naturale. p e r l’onore del­ l ’epoca. la su a realtà. Io m i compiaccio di due sole cose: in prim o luogo. nemmeno in parte. m a che. e non offrite loro il minimo riparo. di dim ostrarvi che le cose che voi conoscete. non sono le sole che esi­ stono. un cuore. Voi gettate le persone sulla strada. legittimo. in seguito. perché non voglio affatto sop­ primere. di insegnarvi a m ettere ogni cosa al suo posto. anteriorm ente alla Giustizia. né delle condizioni della certezza filosofica. È stata la preoccupazione costante dei filosofi socialisti.La ragione co llettiva 117 blica. il suo organism o. a negare la sufficienza? Nulla. Che cosa m ettete al posto della religione? Che cosa m ettete al posto del governo? Che cosa m ettete al posto della proprietà? E ora mi si dice: Che cosa m ettete al posto di questa ragione individuale. Siccome non si aveva nessuna idea positiva né della Giustizia. dei denti. dei piedi. Fra queste è la ragione collettiva. Quante volte m i son sentito rivolgere questo compli­ mento. LVIII. Da questo organismo chimerico. che la critica gelosa si affretterebbe. dopo averla purificata dall'assoluto e bilanciata con le altre cose. di insegnarvi che ce ne sono di ancora più impor­ tanti. ecc. di cui siete giunto. si deduceva in seguito la Giustizia. e che avete ta n ta paura di perdere. della società. similmente a tu tti gli animali conosciuti. si faceva cioè scaturire la m orale da u n a fisiologia. Sistem a della ragione pubblica o sistem a sociale. il diritto dal dovere. Il sistem a della ragione pub­ blica. né della dinamica sociale. a ritirare. creato secondo una form ula gerarchica che costituiva. la sua necessità per la garanzia della fede pubblica. dal mitologico Minosse fino al capo degli Icariani. m a voi non costruite nulla. delle quali dovete tener conto. che tutti si son sforzati di scoprire. razionale. Si cerca il vero sistema. ci si è fa tta una idea m ostruosa dell’essere sociale: lo si è paragonato a un grande organismo. se ne com prendesse la portata: Voi siete u n ammirevole distruttore. dei nervi. in modo che la Giustizia si trovava sempre fuori . ciò che ho ferm am ente criti­ cato. per soste­ nere le vostre tesi. aveva una testa.

p er la società. io ho m ostrato la prima nell ac mento di potenza eifettiva che è proprio del gn^PP > __ che eccede la somma delle forze individuali che 1° pongono. nei quali la subordinazione g organi è la legge stessa della esistenza. nel quale la sola legge è che tu tto si m e tta alla Giustizia. Due uom ini si incontrano. u n a equazione e u n a potenza di collettivit . m ostran o essa si riduce a una serie di ponderazioni delle torz * servizi. ciò e ai m dell’autore. il cne g fica. tale sara la sua ragione.118 Testi dalla coscienza. cosi anche nella ragione sociale. una bilancia. le gnosi. il che fa del sistema sociale equazione generale. . dell’essere sociale. e come conseguenza una potenza di collettività. contrattano su un piede di uguaglianza: ci sono sempre soltanto q due cose. D ue famiglie. la sillogistica. né centro ai g ’ né direzione. mentre la ragione dell ina assum e la forma di una genesi. c° risulta dalla formula seguente: Tutti gli uomini sono in dignità per n atu ra e devono conseguire una eq lenza di condizioni mediante il lavoro e la Giustizia. un sistema. l’uguaglianza. e l’umanità sempre decaduta. In effetti non si tratta di un sistem a nel senso cne si dà di solito a questa parola. l’essere morale per eccellenza. riconoscono la loro m gnua. due province._• • Io ho confutato in anticipo tutte queste i m m a g in a z i o n i . l ’economia. come si può constatare vando tu tte le teogonie. Per quanto riguarda la sostanzialità e 1 orgamzz . In questo orgamsm . tale è l’organizzazione di un essere. niatem ati scopre qualche traccia di sistemazione. e ho dato la legge della seconda. Se in un trattato di. società. reciprocamente. la ragione collettiva si riduce. . Le m atem atiche formano forse un sistema. due città. . la libertà sempre sottomessa al fatalismo. nel q non esiste né prim ato. viene in m ente di dirlo. ma di un ordine ne q tu tti i rapporti sono rapporti di eguaglianza. m a non deriva affatto dalla scienza stessa. . come l a g • m ediante l’eliminazione dell’assoluto. a una serie di luzioni e di equazioni. Per questa rag alla società ripugna qualsiasi idea di gerarchia. il che equivale a dire che in non c’è. cioè all’equilibrio. Orbene. le costituzioni politicne. né obbedienza. Ecco tutto il sistem a sociale: una equ ne. esponendo i fatti e i principi che le escludono per »emp . e dei prodotti. e si ga * scono perciò. con statan o il sovrappiù di beneficio che nsultereb p en tram b i dall’accordo della loro industriosità. differisce essen m ente dagli esseri viventi. A . per questo.

essa non può concepire la Ragione pubblica come una entità metafìsica a parte. nella m isura in cui essa respinge lo spiritualismo cartesiano. abbiamo osservato più sopra. un Logos anteriore e superiore. una entelechia. latente o cosciente. provenienti dalla con­ cezione dell'assoluto e dalla sua affermazione egoistica. gerar­ chia. che tende costan­ temente. disciplina. ragiona nell’uomo. antagonismo di tendenze: che cosa si vuole di più per affermare la distinzione di queste due nature? LIX. si compensano grazie alla loro critica reciproca. autorità. Nella m isura in cui essa elimina dal suo program ma le confessioni della legge religiosa e tutte le invenzioni della filosofìa trascendente. Ma voi ragionereste. dell’identità del nostro io. deve porre la sua ragione e procedere alla disciplina delle idee. Non è cosi che la Rivoluzione. allo stesso titolo del m ateriali­ smo di Epicuro. in ogni modo. Una cosa è dunque la ragione individuale. dogma. e una cosa del tutto diversa la ragione collettiva. il filosofo: Lo spirito dorm e nella pietra. se la comprensione non può concepire altri­ menti la cosa? L’intelligenza è ovunque. assolutista. a chiudere la società in un sistema. in altri termini. dell’assoluto. della n o stra anim a im materiale e immortale? E perché no. violerebbe la Giustizia. o un'anim a form ata da parti: ciò ripugna al nostro sentimento deH’unità. uno spi­ rito. che elimina ovunque l’assoluto. presentando se stessa. con la subordinazione delle persone. come . sogna nell'animale. Chiesa. delle funzioni. ogni sistema. Perché non dovrebbe anche ragionare nell’um anità? Ma scartiam o queste concezioni ardite. Incompatibilità di forme. Ma che idea farsi di questa ragione collettiva. dei caratteri. procedente attraverso genesi e sillogismo. che procede invariabilmente per equa­ zioni. che nega energicamente. ma solo come la risultante di tu tte le ragioni o idee particolari. p e r quanto riguarda la società che essa rappresenta. le cui ineguaglianze. che ci fosse qualche cosa d’altro. è come imo spirito che si può comporre. È quanto diceva. voi dite. Una ragione costituita da un risultato.La ragione collettiva 119 rebbe contraddittorio. delle intelligenze celesti. e si annullano. rivelazione. alla no­ stra concezione della semplicità. che resiste con tan ta forza e con u n successo cosi completo alle fan­ tasie della ragione individuale? È forse un’anima. Realtà della ragion pubblica. qualche cosa come ciò che immaginiamo quando parliam o dello spirito divino.

nella quale si sarebbe rivelata. egoistici. rispetto alla somma di tutte le ragioni particolari che la producono con la loro contraddizione. moltiplicato per il num ero di gusci d’ostri­ ca che lo esprimono. quando la spiegazione dei fatti lo richiede. ne concludo che esse . o ragione delle cose. come il potere pubblico risulta dal concorso delle forze individuali. in una parola assoluti­ stici. cosi vediamo che il conflitto delle opinioni genera u n a ragione diversa quali­ tativam ente. m entre non erano che m ostruose escrescenze della ragione individuale. è una realtà allo stesso titolo di questo potere. io dico che la ragione collettiva. e la sua superiorità deriva proprio dal fatto che l’assolutismo. che occupa un posto cosi grande nelle altre. il sistem a form ato dalla condizione delle ragioni particolari: dunque essa non è soltanto diversa. almeno cosi si pensava. trascendentali.120 Testi se ne aveste u n a conoscenza dim ostrativa e empirica? Che cosa sapete del vostro io e della sua semplicità. cosi spesso decorati con l’apparenza verbale del patriottism o: tu tte cose che non sono altro che assoluti­ sm o individuale. È p er questo che il genere um ano è stato vittim a cosi a lungo di istituzioni e di idee che sem­ bravano ricevere la loro autorità dalla Ragione pubblica. Dico diversa qualitativam ente : è provato dall'antago­ nismo delle due ragioni. Ciò si osserva nei movimenti della m oltitudine. come soggetto semplice. o anime semplici che siete? E siccome vi concepite gratuita­ mente. che risulta dall’antagonismo delle ragioni particolari. ne consegue forse che voi non possiate e non dobbiate concepirvi ugualmente. siccome il rapporto. la realtà più alta. Conveniamo dunque che la ragione collettiva non è una parola vana: è. davanti ad essa scompare. noi vediamo la ragione collettiva distruggere incessantemente. come ima risultante? Come abbiamo visto il concorso delle forze produrre una risultante diversa qualitativamente dalle forze che la com­ pongono. senza prova alcuna. per quanto voi facciate grande la ragione del­ l’individuo. Orbene. e superiore alla loro somma. la volontà degli dèi. e siccome queste realtà si riuni­ scono nella m edesim a collettività. è in ogni cosa il fatto fondamentale. Aggiungo superiore in potenza: il progresso della società lo dimostra. questa sarà sempre m escolata con elementi passionali. grazie solo al vostro assoluti­ smo. innanzitutto e indubitabilm ente. un rap­ porto. Orbene. essa è anche superiore alle ragioni indi­ viduali. nei pregiudizi nazionali. e superiore in potenza. In effetti. negli odi di u n popolo per un altro popolo. con le sue equazioni.

gettato le fondam enta della confederazione europea.]. qualsiasi riunione d'uomini form ata per la di­ scussione delle idee e la ricerca del diritto: Ubicumque fuerint duo vel tres congregati in nomine meo. LX. dopo aver dato sfogo alla propria soggettività nella composizione della sua opera.. che da tre secoli a questa parte h a cominciato a dom inare il m ondo e a spingere la civiltà sulla via del progresso. artistica. creato il diritto pubblico e il diritto delle genti. È questa Ragione collettiva. È essa che i tribu­ nali e le accademie dei dotti si sforzano di esprimere nel loro stile. L’organo della ragione collettiva è l’organo stesso della forza collettiva: il gruppo lavoratore. Troppo assolutismo si mescola alle opere della personalità. teorica e pratica nello stesso tempo. come si può constatare nella maggior parte dei giudizi popolari. la compa­ gnia industriale. ibi sum in medio eo ru m 2. istruttore. [. è la legge della guerra: votare come un sol uomo. in una parola. proclam ato l’eguaglianza davanti alla legge. il club. Poniamo piuttosto questa massim a: l’im personalità della ragione pubblica presuppone. e che ogni scrittore. ciò condurrebbe a una im mensa truffa. con più o meno felicità. ogni artista. la maggiore contraddizione possibile. è il sovvertimento della ragione. la giuria. perché essa possa esser presa come arbitro del diritto. resa la filosofia tanto sacra quanto la stessa religione.La ragione collettiva 121 formano i due attrib u ti essenziali dello stesso essere. l’assemblea nazionale. scuole. p er l’abitudine alla dialettica e per pratica della Giustizia. invoca in ultima istanza. C’è da prendere una sola precauzione: quella di assi­ curarsi che la collettività interrogata non voti com e un sol uomo.. dotta. l’idea della Giustizia deve realizzarsi. Organismo della ragione pubblica. come organo. in virtù di un sentim ento particolare divenuto co­ mune. mu­ nicipalità. al suo posto. di esprimere. le accademie. Com­ battere contro u n solo uomo. come principio. il pensiero generale. Voi chiedete quale sia l’organo della ragione collettiva? N aturalm ente non può essere l’individuo. la ragione e la forza. benché l’indi­ viduo sia capace. la maggior molte- . è essa che ha fatto prevalere il principio di tolle­ ranza religiosa. in tutte le istituzioni del nuovo regime. Siccome l’idea dell’assoluto si è realizzata in tutte le creazioni dell’antico regime.

122 Testi Plicità possibile. e d iritto e dovere della Rivoluzione perseguirne ovunque le vestigia e neutralizzarne l’influenza. dove l’autorità pesa sulla opinione Pubblica.]. in un discorso. Ne dipendono la n o ­ stra m oralità e il nostro progresso. di politica. della repressione dei delitti e dei crimini? Se le nostre accademie avessero mantenuto lo spirito delle loro origini. •a cui condotta dopo il 1848 ha ingannato la loro attesa. se l’ipocrisia della trascendenza non avesse falsato la loro coscienza come il loro intelletto. io chiedo che la fede teologica rimanga in avvenire nei cuori dei credenti. come il pubblico m i­ nistero è incaricato. in odio alla Chiesa. Fino a quando l’um anità non avrà scosso questo terrore. LXI. voteranno la soppressione del bilancio dei culti: è una soddisfazione prom essa alla Rivoluzione della quale non no più da occuparmi. [. La ragione pubblica. che l’idea di Uio le fu data come allegoria della Giustizia. non abbiamo avuto occasione di riconoscere l’inanità della salvaguardia pubblica. blica. di m eritare alfine la n o stra stima. ahimè!. Non è più difficile distinguere ciò che deriva da una ragione legittima da ciò che è solo il prodotto del misticismo o dell’assolutismo in un libro di storia. secondo la parola del Vangelo. di non essere più tenuta m scacco dalla sua sedicente cauzione. Io chiedo che il giorno dopo questo voto non si apra un credito per la celebrazione di qualche lesta in onore dell’Essere supremo. Quanto alla m oltitudine la sola religione che le convenga orm ai è quella della sua dignità. Insegniamo. di morale. Quante volte. di letteratura. in nome della sicurezza generale. se avessero la sia pur più piccola idea della loro missione. Altri. da sessan­ ta anni a questa parte. sola garanzia della fede pub­ Dove l’assoluto regna. che segnalare la stessa diffe­ renza nelle cose della fisica e della storia naturale. la seconda. nulla sarebbe per loro più facile dell’assunzione di questa alta giurisdizione sulle opere dell'intelligenza. di economia.. a Questa m oltitudine troppo a lungo avvilita.. Ed è solamente allo scopo di assicurare questa impersonalità che può essere opportuno creare una m agistratura speciale per la sorveglianza dei dibattiti e la salvaguardia dell’opinione. adoratori m ispirito. e Dio e la Giustizia ci guadagneranno entram bi: il primo. quando essa non ha per organo un potere incaricato di rappresen­ tarla e di agire d'ufficio in suo nome. dove l’idea di una essenza soprannaturale serve . dive­ nuti seriam ente. Nei confronti dell’assoluto siamo in istato di guerra.

Ma l’im m oralità non si arresta qui: in una società abbandonata di fatto al probabilismo. e perciò né ipocrisia. le eccezioni al diritto e al dovere che essa crea. in modo che all’iniquità generale delle situazioni si aggiungono. e per con­ traccolpo. la costanza o la defezione nella fede religiosa erano orm ai un non senso. come di ogni classificazione. né apostasia e nemmeno favoritismo o martirio. né antagonismo. che dopo la Rivoluzione? Quando. Il tradimento non poteva più esistere che fra zelatori dello stesso culto e per le cose del culto. nell'educazione. nel governo. nella economia. Orbene. fuori della sua Chiesa. con quanto hanno di più odioso. il cittadino non era tenuto che ad essere onesto. la menzogna. nel lavoro. È già u n male assai grande — i nostri S tudi precedenti sono serviti a farlo capire — che. ogni Giustizia si trovi distrutta nelle relazioni umane.. la venalità. Rispetto alla cosa pubblica. quanto ha fatto per l’assoluto teologico. il sospetto ingiusto e la calunnia. la costanza nelle massime e nella condotta. quando mai la fede pubblica fu più indegnamente violata. è inevitabile che la devozione a questa essenza. diven­ gono sem pre più rare. il tradim ento. abbiano la meglio. Non c'era nulla da guadagnare o da perdere. la fede pubblica è nulla. quando mai il disprezzo dei principi e dei giuram enti fu praticato su una scala più grande. Orbene. l’autorità che la rappresenta. tu tti com presero immediatamente la portata di questo emendamento. nei cuori.. la Rivoluzione tende a farlo per l’assoluto politico ed econo­ mico: innalzandosi al di sopra di ogni forma esteriore di governo. essa tende ad assicu­ rare la libertà ed il benessere di tu tti per mezzo dell’equa- . Scomparso dalla costituzione l ’asso­ luto teologico. Chi potrebbe vivere in una società dalla quale fosse bandita ogni fede?. davanti allo Stato. nel seguire una religione piuttosto che un’altra. dove la ragion di Stato dom ina su tu tti i rapporti sociali. si scrisse sulla nuova carta che non c’era più ima religione d i Stato. nel corpo politico non potevano più esistere né partiti. Questo è l’ultimo grado di depravazione al quale possa giungere una società. in seguito alle giornate del luglio 1830. e non si era affatto biasim ati se non se ne professava alcuna. gli interessi che essa fa nascere. la fedeltà agli impegni.La ragione collettiva 123 da base alla morale. se apparte­ neva a una Chiesa. in conseguenza dell’in­ vasione dell’assoluto. essendo violata la ragione pub­ blica. fondati su di esso. sul rispetto della fede pubbli­ ca: il che vuol dire che.

Nei confronti dei p a r titi e delle scuole. p er lo s t e s s o governo come per tu tti non c’è più da tem ere a l c u n tradim ento. a lm e n o p e r ciò che riguarda gli interessi generali del paese. Torino 1968. dal m omento in cui il governo si lim ita a d eterm in a re e ad assicurare dei rapporti. ciò che la Rivoluzione cerca come il proprio oggetto. p p . La giustizia nella rivoluzione n e l l a Chiesa.124 T esti zione dei rapporti. 757-771. come le opinioni religiose. le opinioni extra-giuridiche in fatto di governo e di organiz­ zazione sociale cadono. a cu ra di Mario Albertini. essa non se ne preoccupa più. E ffettivam ente. che essa rappresenta in modo esclusivo. che noi abbiamo altrove chiam ata bilan­ cia dei servizi e dei prodotti. la Rivoluzione professa la stessa im parzialità o indiffe­ r e n z a che nei confronti delle Chiese: il solo punto a proposito d el quale essa si m ostra intollerante è il rispetto della G iustizia. senza par­ z ia lità p er alcuna opinione o per alcun partito. davanti ad essa. si guarda bene dal p ro ib ire in quanto costituiscono la vita stessa della società. . d’altra parte. * Da P. in una parola il diritto puro. astrazion fatta da ogni elemento assolutistico. Utet. I n queste condizioni la fede pubblica è assicurata. P ro u d h o n . Essendo dunque il rapporto o la ragione delle cose.-J. né da esigere alcun giuramento*. sempre form ati con u n fine assolu­ tistico . l ’equilibrio delle forze e degli interessi. e che essa.

ne è un bell'esempio. A m ano a mano che le nazioni sono uscite dallo stato selvaggio e dalla barbarie. il suddito nel figlio. in pratica il Governo. gli sforzi che sono stati compiuti p er organizzare. cioè. hanno imboccato im mediatam ente la strad a del governo e seguito tutte lo stesso ciclo istituzionale: sono passate. la form a più esagerata di Governo. La form a sotto la quale i primi uomini hanno concepito l’ordine nella Società. arrivano tu tti alla dittatura. Em ergenza del­ l ’idea che gli succede. è certo però che nessuna ipotesi antagonistica è sta ta espressa. fin dall’origine. perché alla Società l’esistenza del Governo pareva un fatto naturale come il rapporto di subordinazione che nella famiglia si stabilisce tra padre e figli. p e r adeguarla ai bisogni generali e alle circostanze. che considerano la famiglia come un elemento della Società. è la forma patriarcale o gerarchica. Sicché il signor di Bonald ha potuto affermare. modificare l’azione del potere. CRITICA DEL PRINCIPIO DI AUTORITÀ I. . dapprim a è apparsa loro solo sotto il primo aspetto: u n s u p e r io r e che dà a degli Inferiori ciò che ad ognuno di essi spetta. dalla Monarchia. lo spirito è ovunque rim asto lo stesso. L’am m inistrazione del signor Cabet. tanto per usare categorie ormai comuni a tu tti gli storici e ai pubbli­ cisti. Anche per questo i socialisti della fratellanza. nei suoi Stati di Nauvoo. in teoria l’Autorità. che la famiglia è l’embrione dello Stato. alla Democrazia. che più tardi è stata distinta in distributiva e commu­ tativa. del quale essa riproduce le categorie essenziali: il re nel padre. all’Aristocrazia. La Giusti­ zia. il m inistro nella ma­ dre. limitare. L’idea di governo nacque dunque dai costumi della fami­ glia e dall’esperienza domestica: allora non ci fu nessuna protesta. a ragione. Negazione tradizionale del Governo.V. Quanto tem po ancora ci occorrerà per comprendere questa filiazione di idee? La concezione prim itiva dell’ordine che discende dal Governo appartiene a tu tti i popoli: e se. pure dim ostrano che c’era una negazione im plicita nell’affermazione.

ha tatto di tu tto p er distruggerle.. veniva invece tradito dalle sue stesse 'dee. e 1abuso. fino ai nostri giorni. il Governo si è sempre presentato come l’organo naturale della giustizia. a poco a P°co è diventato governo d’eccezione. che. . la superstizione segreta. è il fatto ^ne.. il Governo si è schierato sempre o ovunque dalla parte della classe più colta e più ricca contro quella più povera e più numerosa. in seguito alla supposta analogia tra la Società e la *amiglia. sono sbocciati c°stantem ente in un atto di fede e di sottomissione al Potere. e tu tti i fermenti di libertà. dell’assolutismo. Considerato come un ente provvidenziale e altamente garante. seBuendo le ispirazioni del suo cuore. infine. £ra la fede.. in realtà. dell’au­ torità governante. Se venisse a saperlo il re!. Cosi. Il pregiudizio del governo è penetrato fin nel più prò?ndo delle coscienze. sono i suoi m inistri. invece che a un protet­ tore. invincibile dei cittadini. credeva di correggere ì vizi del suo Governo. Ah! . che. _ . e i pensatori più audaci sono arrivati alla conclusione che il Governo era una calam ità senza dubbio. e Però un male necessario!. un castigo per l’um anità. invece di sostenere la libertà e l’eguaglianza fra tu tti. il Governo è riuscito a radicarsi sia nei cuori che nelle menti! Partecipava dell’anim a universale. in realtà se lo ritrovava sempre contro. si aggiungeva un ideale intimo e m 9°stante contraddizione con l’istinto di eguaglianza e di 1 ''dipendenza: m entre il popolo. di lui si diceva. ~e per caso si m ostrava debole. credendo di ripristinare il Potere a suo favore. dopo essersi m ostrato p er un po’ di tem po liberale. il conser­ vatore della pace. al dato della gerarchia. in virtù della sua inclina­ zione naturale al privilegio.126 Testi Ma c’è qualcosa di più grave ancora. che.. come della Religione e della Proprietà: non è l’istituzione che è cattiva. esclusivo. e perché tu tte le rivoluzioni non sono servite che a ripristinare la tirannia: io qui non faccio eccezioni né Per la Costituzione del '93 né per quella del 1848. che pure sono le due espressioni più avanzate della democrazia Mancese. Non è il re che è cattivo. ha modellato la ragione a sua im ma­ gine e somiglianza. Ciò che ha m antenuto questa predisposizione mentale e reso cosi a lungo invincibile l’incanto. tanto che qualsiasi concezione diversa Sl è resa per lungo tempo impossibile.^ esso si consegnava a un tiranno. il protettore del debole. ad ogni rivoluzione. per quanto popolare Possa essere stata la sua origine. L’esperienza m ostra. Ecco perché. le rivoluzioni più emancipatrici.

la costituzione e le leggi diventino l’espressione della nostra volontà. di una logica elementarissima. in un altro studio. la logica non cambierebbe. le cose andranno avanti a nostro piacimento e a nostro vantaggio. che pure si è pensato fosse specifica della costituzione politica del nostro paese. è il Governo. sia stata ridotta in polvere. ultimo term ine dell’evoluzione del principio di governo. nella società ci vuole ordine. Questa inevitabile defezione del potere dalla causa popo­ lare va analizzata soprattutto nel caso della democrazia. la distribuzione delle fortune affidata al caso. Custode di questo ordine. e. dal 1789. Possiamo essere sicuri allora. quindi. la società. è comune a tu tti i governi? Mai si è vista la proprietà dipendere esclusi­ vamente dal lavoro. in nessuna epoca il lavoro è stato garantito dall’equilibrio delle forze economiche: da questo punto di vista. difendendo i diritti di fatto stabiliti. d ’accordo con i signori Considérant e Rittinghausen. Ragionamento semplice. . eletti da noi al nostro servizio e revocabili in qualunque mo­ mento. stanco dei suoi aristocratici. Se non cambia il principio. come di conseguenza. che il Governo curerà i nostri interessi. il Governo. la civiltà del XIX secolo non è più avanzata della barbarie delle prim e età. non sarà più preda di ambiziosi e intriganti. facciamo in modo che funzionari e m agistrati. secondo l’espressione del signor Royer-Collard. che deve essere per noi la libertà e l’egua­ glianza. Cosa fa il popolo. quando. L’autorità. non può cam­ biare neppure la conclusione. Chi può negare adesso che questa anomalia. Ebbene: controlliamo il Governo. proclama la propria sovranità. la Rivoluzione non abbia fondato nulla. si è schierata allora sempre dalla parte della ricchezza e contro la povertà: la storia dei governi è il martirologio del proletariato. e che riesce sem pre a produrre il suo risultato. che ha la missione di proteggere sia le proprietà che le persone. indignato per la corruzione dei suoi principi. di fatto fosse istituito per i ricchi contro i poveri. Anche se questa massa. che non servirà soltanto ai ricchi. cioè il Governo. a condizione che la nostra sorveglianza non si allenti m ai. arrivasse fino ad affermare: I nostri nemici sono quelli stessi che noi mandiamo al governo. proteggendo gli interessi acquisiti. non possano mai intraprendere qualcosa di diverso da quello che la volontà del popolo avrà stabilito. Cosi ragiona la m assa in tutte le epoche di oppressione. gover­ niamoci da noi. come. ovvero l’autorità dei propri suffragi? Esso si dice: Innanzitutto.Critica del principio di autorità 127 Noi abbiamo m ostrato. e saremo liberi.

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Sono ormai mille anni che questa teoria risarcisce le classi oppresse e gli oratori che le difendono. Il governo diretto non risale né a Francoforte, né alla Convenzione, ne a Rousseau: ha la stessa età del governo indiretto, risale alla fondazione delle società. « Niente m onarchia ereditaria,
Niente presidenza, Niente rappresentanza. Niente delega, Niente alienazione del potere, Governo diretto, i l popolo! n ell’esercizio permanente della sua sovranità ».

. Che c’è dunque alla base di questo ritornello che si è ripreso come se fosse una tesi nuova e rivoluzionaria, e che Ateniesi, Beoti, Lacedemoni, Romani, ecc., non abbiano g>à conosciuto, praticato, molto prim a della n o stra èra? N on si tratta sempre dello stesso circolo vizioso, sempre dello stesso precipitare verso l’assurdo, che dopo aver esaurito, eliminato u n a dopo l’altra m onarchie assolute, m onarchie aristocratiche o rappresentative, democrazie, giunge a toccare il lim ite del governo diretto, per ricomin­ ciare daccapo con la d ittatura a vita e la m onarchia eredi­ ta ria ? Presso tu tte le nazioni, quella del governo diretto è sta ta l’epoca palingenetica delle aristocrazie d istrutte e d e i tro n i spezzati: questo tipo di governo non ha potuto re g g ersi neppure presso popoli, come quelli di Atene e ^ p a r ta , che avevano il vantaggio di ima popolazione minij p a e del servizio degli schiavi. Da noi sarebbe il preludio d e l cesarismo, nonostante le nostre ferrovie, le poste, i teleg ra n ; nonostante la semplificazione delle leggi, la revoca­ b ilità dei funzionari, la forma imperativa del m andato. . 1 darebbe precipitare verso la tirannia imperiale tanto più i n fre tta , in quanto i nostri proletari non vogliono più essere s a la r ia ti, i proprietari non sopporterebbero di essere spos­ s e s s a ti, e i fautori del governo diretto, ponendo ogni cosa s u l piano della politica, sembrano non avere alcuna idea (lelrorganìzzazione economica. Un altro passo in questa d ire z io n e , e rispunta l’aurora dell’èra dei Cesari: a una d e m o c ra z ia inestricabile succederà, senza altri passaggi, 1 im p e ro , con o senza Napoleone. O ccorre uscire da questo cerchio infernale. Occorre tra ­ v e r s a r e , da p arte a parte, l’idea politica, la vecchia nozione d i giustizia distributiva e giungere a quella di giustizia com­ m u t a t i v a , che, nella logica della storia come in quella del d i r i t t o , le succede. Eh! voi che volete non vedere, che cer­ c a t e t r a le nuvole qualcosa che già avete sottomano, rileg­ g e t e i vostri autori, guardatevi intorno, analizzate le vostre

Critica del principio d i autorità

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stesse formule, e troverete la soluzione, che si trascina da tempo immemorabile attraverso i secoli, e che voi, insieme con i vostri corifei, non avete mai degnato di imo sguardo. Nella ragione generale tutte le idee sono coeteme: esse appaiono una dopo l’altra soltanto nella storia, dove, a mano a mano, esse si vengono a m ettere alla testa delle cose e in prim a fila. L ’operazione con la quale un’idea viene espulsa dal potere, nella logica, si chiama negazione ; quel­ la con la quale u n ’altra idea s’insedia, si chiama afferma­
zione.

Ogni negazione rivoluzionaria implica dunque una af­ fermazione susseguente; questo principio, che la pratica delle rivoluzioni dim ostra, riceverà a questo punto una conferm a meravigliosa. La prim a negazione autentica che sia sta ta fatta dell’idea di autorità è quella di Lutero. Questa negazione, tuttavia, non è andata al di là della sfera religiosa: Lutero, come Leibniz, Kant, Hegel, e ra uno spirito essenzialmente di go­ verno. La sua negazione ha preso il nome di libero esame. Ora, che cosa nega il libero esame? L’autorità della Chiesa. Che cosa suppone? L’autorità della ragione. Che cos’è la ragione? Un p atto tra l ’intuizione e l’esperienza. L’autorità della ragione: questa è dunque l ’idea positiva, eterna, che la Riforma ha sostituito all’autorità della fede. Se un tempo la filosofia dipendeva dalla rivelazione, sarà ormai la rive­ lazione ad essere subordinata alla filosofìa. Sono invertite le parti, il governo della società non è più lo stesso, la mo­ rale è cambiata, il destino stesso sembra modificarsi. Già si può scorgere, al punto in cui siamo, la vera portata di quel rinnovam ento di sogno caratterizzato dalla successio­ ne del verbo dell’uomo alla parola di Dio. Lo stesso movi­ mento sta per prodursi nella sfera delle idee politiche. Dopo Lutero, il principio del libero esame, fu traspor­ tato, soprattutto da Jurieu, dallo spirituale al temporale. Alla sovranità del diritto divino, l’avversario di Bossuet oppose la sovranità del popolo; cosa che egli espresse con grandissima precisione, forza, profondità, nell’idea di Patto o Contratto sociale, ponendola manifestamente in con­ traddizione con quelle di potere, autorità, governo, impe­ rami, àpx^). Che cos’è in realtà il Contratto sociale ? L’accordo del cittadino con il governo? No: sarebbe come girarsi e rigi­ rarsi nella stessa idea. Il contratto sociale è l’accordo del­ l’uomo con l’uomo, accordo dal quale deve derivare ciò che noi chiamiamo società. Qui, la nozione di giustizia com­ m utativa, posta dal fatto primitivo dello scambio e defi­ nita dal diritto romano, viene sostituita a quella di giustizia

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distributiva, definitivamente liquidata dalla critica repub­ blicana. Traducete queste parole, contratto, giustizia com­ mutativa, che appartengono alla lingua giuridica, nella lin­

gua degli affari, e avrete il c o m m e r c io , cioè, nel significato Più elevato, l’atto attraverso il quale l’uomo e l’altro uomo, ui quanto si dichiarano essenzialmente produttori, rinun­ ciano l ’uno nei confronti dell’altro a ogni aspirazione al ooverno.
La giustizia com m utativa, il dominio dei contratti, in altri termini, il dom inio economico o industriale, questi sono i vari sinonimi dell’idea che, con il suo avvento, deve sopprimere il vecchio sistema della giustizia distributiva, del dominio delle leggi, in termini più concreti, il regime feudale, governativo o militare. L’avvenire dell’umanità sta ln questa sostituzione *. Da P .-J. P r o u d h o n , Id ée générale de la révolution au X IX ora in P . A n s a r t , P.-J. Proudhon (Estratti), La Pietra,

Milano 1978, pp. 155-159.

VI.

LA CRITICA DELLO STATO

Noi dunque affermiamo, e finora siamo i soli a farlo, che con la rivoluzione economica, da nessuno ormai rimessa in discussione, lo Stato deve sparire completamente; che tale scomparsa dello Stato è la conseguenza necessaria dell’or­ ganizzazione del credito e della riforma dell’imposta; che, in seguito a questa doppia innovazione, il governo diventa del tu tto inutile e impossibile; che, a tal proposito, il go­ verno è destinato a fare la stessa fine della proprietà feu­ dale, del prestito a interesse, della monarchia assoluta o costituzionale, delle istituzioni giudiziarie, ecc., tutte cose che sono si servite all'educazione della libertà, ma che ca­ dono e svaniscono allorquando la libertà ha raggiunto la sua pienezza. Altri, invece, e tra questi Louis Blanc e Pierre Leroux in prim a fila, sostengono che dopo la rivoluzione economica, bisogna mantenere lo Stato, di cui però fino a questo mo­ mento non hanno fornito né il principio né il piano. Per essi la questione politica, invece di annullarsi o di identi­ ficarsi con la questione economica, continua a sussistere; essi mantengono e allargano ulteriorm ente lo Stato, il po­ tere, l ’autorità, il governo. In effetti, si divertono a cam­ biare i nomi; al posto di Stato-padrone, ad esempio, dicono Stato-servitore, come se bastasse cambiare le parole per trasform are le cose! Al di sopra di questo sistema di go­ verno, del tu tto m isterioso, aleggia un sistem a religioso, del quale ogni cosa, il dogma, il rito, lo scopo, sulla terra e in cielo, rimangono altrettanto misteriosi. In un m omento come questo, dunque, un momento d'ac­ cordo, o quasi, sul resto delle questioni, la domanda su cui si tro v a divisa la democrazia socialista è la seguente: dovrà lo S tato continuare ad esistere una volta risolto il proble­ ma del lavoro e del capitale? In altri term ini, continuerem o ad avere, cosi come l ’abbiamo avuta fino ad ora, ima Co­ stituzione politica al di fuori della Costituzione sociale? Noi rispondiam o di no. Sosteniamo che, una volta iden­ tificati il capitale e il lavoro, la società sussiste da sola e non h a più bisogno del governo. Noi siamo, di conseguen­

U anarchia è la condizione d’esistenza delle società adulte. in un regim e democratico. D ella natura dello Stato « Che cos’è lo Stato? » si domanda Louis Blanc. lo Stato riconosciuto cosa superflua. è il potere di una c la s s e . E risponde: « Lo Stato. è il potere di tu tto i l popolo. che in secondo luogo. e l’abbiamo proclam ato più di una volta. che lo ha na­ tu ralm en te e necessariamente prodotto e che sta per finire. Louis Blanc e Pierre Leroux affermano il contrario: ol­ t r e alla loro qualità di socialisti. Ora. . «quindi nociva. è il potere di un i_iomo. la tirannia in molti. è il potere del prim o ■venuto che è p er caso il più intelligente e il più forte. riposa un u n ’ipotesi com pletam ente falsa. considerato nel s u o oggetto. il governo sarà una contraddi­ z io n e . servito dai suoi eletti. la tirannia in pochi. essi conservano quella di p o litic i) sono uomini di governo e di autorità. P er risolvere una volta per tu tte questo contrasto di opi­ n io n i. anarchici. Lo Stato. Lo Stato. l o Stato. lo Stato giustifica la sua esistenza con una se­ c o n d a ipotesi. è la t i r a n n i a nel caos. considerato nel­ l ’ottica di ima sua ulteriore prolungazione. in un regim e anarchico. in un regim e oligarchico. in un regim e aristocratico.132 Testi z a . la tirannia in uno solo. considerato nella sua natura. è il potere di un nu­ m e r o ristretto di uomini. impossibile. cosi come la gerarchia è la condizione d ’esistenza delle so­ cietà primitive: nelle società umane. che infine. in un regim e monarchico. esiste un incessante progresso dalla gerarchia all’anarchia. "bensì dal punto di vista della società nuova. cosi come la fa n n o o devono farla le due riform e fondamentali e com­ p lem en tari del credito e dell’imposta. ci sem bra allora necessario considerare lo Stato. se noi proviamo che da quest’ultim o punto di vista. Lo Stato. Lo Stato.. uomini di S ta to . non p i ù dal punto di vista della vecchia società. lo Stato può con­ t a r e ancora e soltanto su ima terza ipotesi. è il regno della Libertà ». il nodo della «questione sarà sciolto. T ra i venticinque o trentam ila lettori di Louis Blanc. falsa come le p rim e due: una volta chiariti questi tre punti. Passiamo subito all’analisi: "I. ugualm ente falsa.

. servito dai suoi eletti. senza di che sareste m orto sotto i fischi la prim a volta che avete preso in mano una penna. mi hanno fatto l’onore di informarmi del fatto che essi giudicavano la risposta di Louis Blanc deci­ sam ente vittoriosa.. dai suoi eletti? Che grande vittoria! E noi per terra. Ari­ stotele ha potuto distinguere le differenti forme dello Stato. e a privativo. oligarchico. Perché altrim enti si sarebbero accorti che il loro m aestro e amico Louis Blanc. non ha fatto altro che tradurre in francese le pa­ role greche monos. nel XIX secolo. oligoi. e poi sopprim erla una volta. ringraziate Iddio d’aver creato apposta per voi. autorità. tirannia di uno solo. che. ma non è affatto colpa nostra se la scienza politica del presidente del Luxem­ bourg non va più in là dell'etimologia. A quanto pare. tirannia di m olti. Stato. chi potrebbe preferire l'anarchia a que­ sto affabile governo di tutto il popolo. benché sia il primo venuto. Che m ostro questo primo venuto. uno. di tu tti o del primo venuto. a quan­ to pare. Ah! retore.La critica dello S ta to 133 forse non ce ne sono neppure una decina a cui questa de­ finizione dello Stato non sia sem brata dimostrativa. che indica la negazione. alcuni. Servendosi esattam ente di questi term ini qualificativi. E si noti l’artificio! Nella sua traduzione. fin dal primo colpo. Soprattutto l’anar­ chia è tra tta ta in un m odo particolare: è il potere del prim o venuto che è per caso il più intelligente e il più forte-. ecc. di pochi. servito cosi bene. a se­ conda che si aggiunga alla parola Stato uno degli aggettivi seguenti: monarchico. I delegati del Luxembourg — che. un’idiozia come quella dei vostri cosiddetti delegati delle classi ope­ raie. si sentono defraudati se qualcuno si permette di avere una opinione diversa dalla loro sul significato e le tendenze della Rivoluzione di Febbraio —. come si sa. i grandi. nessuno ha studiato il greco. e che non ripetano. aristocratico. Che cos’è lo Stato? A questa domanda bisogna dare una risposta: l’enumerazione delle varie specie di Stati che. Chiediamo scusa ai n o stri lettori. è per caso anche il più intelli­ gente e il più forte ed esercita la sua tirannia nel caos! Se cosi stanno le cose. È tirannia qualunque tipo di Stato che non sia quello democratico. e che io non avevo altro da ribattere. è la tirannia nel caos. tra i cittadini delegati. seguendo il m aestro: lo Stato è il potere di imo. potere del popolo. per riscuotere a prim o colpo gli applausi. aristoi. in una lettera resa pubblica. al posto di dire che cosa è lo Stato. democra­ tico o anarchico. è bastato a Louis Blanc introdurre prim a quattro volte la parola ti­ rannia. nel senso in cui l’intende Louis Blanc. che si esprim e a sua volta con arche. governo. di m olti. il popolo. dem os.

riposa dunque sull’ipotesi secondo cui un popolo. gli è im pedita ogni m a­ nifestazione propria e personale. fungere insomma da capofamiglia. la società. agire. il popolo non si governa da sé: c’è sempre qualcuno. esteriorizzarsi. proprio perché è u n essere razionale. della sua vita. di conseguenza. principato. della sua personalità — perché. Affermiamo. neghiamo il governo. Questa costituzione esterna della potenza collettiva. ha fatto il cittadino Louis Blanc. assum a essa sembianze di m onarchia ereditaria. governo. i quali. non può rendersi sensibile. s’esprim a e agisca direttam ente. ca­ pite. istituzione feudale o delegazione democratica. e perciò ne­ ghiamo anche lo Stato. incaricato di governarlo. se non tram ite incarnazione monarchica. trattare e fare compromessi in suo nome. non ci ha insegnato nulla. pensare. che lo Stato è sempre esistito. è precisam ente questa nozione astra tta dell’essere collettivo. pensare. e perciò ha bisogno di farsi rappresentare da uno o più individui. che esisterà sem­ pre: è la ragione ultim a dei conservatori e delle bonnes fem m es. come ente di ragione. Quanto a Pierre Leroux. è questa nozione dell’essere umano collettivo. a volte m olti. che noi neghiamo oggi. la società è una persona come è una persona l'um anità tu tt’intera —. che il popolo. A causa di questa costituzione esterna della sua potenza e sovranità. l’essere collettivo. Lo Stato è la costituzione esterna della potenza sociale. non può governarsi. al­ . Ora. della sua azione. la società. a titolo elettivo o ereditario. A quanto pare — il che spiega la form a­ zione di tu tte le varietà e specie dello Stato —. respingiamo dalla società trasform ata dalla rivoluzione economica qual­ siasi costituzione della potenza popolare che si ponga al di fuori e al di sopra della m assa. agire. assoluta e irrevocabile. quell’es­ sere collettivo che chiamiamo società. autorità. con qualsiasi titolo. che i Greci chiamarono arché. Secondo tale ipotesi. la m assa. am m inistra­ re i suoi affari. non vale la pena interrogarlo: ci risponderebbe che la domanda è indiscreta. della sua unità. a volte un solo individuo. è impossibile che la potenza collettiva. senza la mediazione di organi fatti apposta e p er cosi dire disposti ad hoc. invece.134 T esti sulle orme di Aristotele. sono ritenuti depositari della volontà del popolo e suoi agenti. esprim ersi in modo autonomo. della sua individualità. può e deve governarsi autonomamente. usurpazione aristocratica o m an­ dato democratico. gerente o m an­ datario. che appartiene es­ senzialmente alla m assa. proprio come fanno gli esseri dotati di personalità individuale. tutore. m unito di procura generale.

qualche altra volta sono stati i pretesi delegati. lo scopo verso il quale ci spinge la Rivoluzione di Febbraio. dalla m onarchia asso­ luta fino alla dem ocrazia rappresentativa. e che noi chiamiamo puram ente e semplicemente agitatori del popolo. e c’è pure la persona o l’io . del più alto grado di libertà e ordine a cui possa giungere l’um anità. ma con intenzione. il po­ polo passi dalla spontaneità alla riflessione e alla coscienza. tra il suffragio universale e lo Stato. si muova senza padroni e servitori. neghiamo il governo e lo Stato perché af­ fermiamo — e questo i fondatori di Stato non l’hanno m ai creduto — la personalità e l’autonomia delle masse. In due parole. con la riform a economica. che hanno di volta in volta una funzione transitoria o di tappe verso la libertà. come si vede. Noi fondiamo queste affermazioni sistem atiche su due procedim enti: dimostrando in primo luogo. nel senso che formano i gradi della scala politica attraverso cui le società si elevano alla coscienza e al possesso di sé stesse. è la vera formula della Re­ pubblica. Affermiamo. infine. devoti o servitori della folla. Inoltre affermiamo che ogni costituzione di Stato ha il solo scopo di condurre la società a questo stato di auto­ nomia. qual­ siasi organizzazione della forza collettiva che si basi su un processo di esteriorizzazione. col raccontare la caduta di tu tti i governi che si sono succeduti in Francia da sessantanni a questa parte. la nozione di persona. agisca. senza delegati e aristo­ cratici. l’idea dell’io. In questo modo. posizioni illogiche e instabili. e insistendo alla fine sull’esaurimento e la morte del potere sotto il regno corrotto di Luigi Filippo. sono tutte mezzi termini. non più per impulso e fanatismo. adesso sono gli aristocratici. m ettendo in evidenza la causa della loro abo­ lizione. la solidarietà in­ dustriale e l’organizzazione del suffragio universale. sicché c’è contraddizione tra Repubblica e gover­ no. Demagoghi. per noi è diventata impos­ sibile. durante la d ittatu ra inerte del governo provvisorio e la presidenza insignificante del generale Cavaignac e di Luigi Bonaparte. noi proviamo la nostra tesi. si estende e generalizza: c’è la persona o l'io individuale. che questa anarchia.La critica dello Stato 135 zarsi e arrestarsi come un uomo. senza l’aiuto di quella specie di sostituti che in passato furono i despoti. intellettuale e m orale. m anifestarsi insomma nella sua individualità fisica. che è l’espres­ sione. che qualsiasi costituzione di potere. In secondo luogo. È quanto abbiamo incominciato a fare nelle Confes­ sioni di un Rivoluzionano. proprio come farebbe un individuo. con il metodo storico e negativo. che le varie forme di Stato. spiegando in quale modo.

dopo quello che abbiamo ap p en a detto. una scienza possibile. sono inseparabili dalla loro esistenza animale e vitale. appro­ van o la decadenza del capitale e l’emancipazione del lavoro. Essi accettano u n principio senza preoccuparsi delle conseguenze. Sicché. l’azione. ad esempio. q u a n d o poi arriva il m om ento di dedurre da tali premesse le conseguenze antigovem ative. adottano il principio del credito popolare. non riusciam o a capire la logica dei nostri av v ersari. a titolo di più intelligenti e di piti fo rti. aspiranti al m in istero . quando Louis Blanc e Pierre Leroux s’erigono a difensori dello Stato. perché tu tti questi term ini sono sinonimi. la vec­ chia finzione del governo rappresentativo. Perché abbiamo fatto la Rivolu­ zione di Febbraio. forse per arrivare a questa contraddizione retro g rad a? A noi sem bra — voi che ne dite. la vita — cose del tutto misteriose e inafferrabili p er chi ne rincorra il principio o ne ricerchi l’essenza —. senza dubbio cesse­ ra n n o di tem ere che noi. si dichiarano d’accordo. continuano a . lo spirito. dopo ima rivolu­ zione economica che modifica tutti i rapporti sociali. la volontà. non fanno che riprodurre. protestano. riguardante la costituzione. in tutti e due i casi. la cui form ula integrale. l’anima. com petitori di Louis Blanc e Pierre Leroux? I n verità. cioè di ima costituzione esterna della potenza pubblica. Noi neghiam o lo Stato e il governo. a modo loro e in form e che non ci hanno ancora fatto conoscere. La psicologia delle nazioni e dell’um anità diventa. Noi abbiamo annunciato questo tipo di dimostrazione po­ sitiva sia nelle nostre pubblicazioni sulla circolazione e il credito. m an­ te n e re quell’organo parassitario chiamato governo solo per sod d isfare la vanità di pretesi uomini di Stato e al prezzo di 2 m iliardi all’anno. solo perché occupano qualche poltrona. reciproco e g ra tu ito . Potrem m o m ai essere fautori della tirannia. dal­ l’organizzazione. instaurerem o la tirannia nel caos. il governo. E gli onorevoli delegati del Luxemb o u rg che. noi affermiamo l’autonomia del Popolo e sosteniamo al tempo stesso la sua maggio­ ra n z a . è ancora quella della m onarchia costituzionale.136 T esti collettivo. come la psicologia dell'uomo. i poveri di spirito saranno in grado di farsi u n ’id ea dello Stato. sull'eguaglianza dell’im posta che l’im posta sul capitale rea­ lizza. si cre­ d on o uom ini politici e si aggiudicano risolutam ente la com ­ pren sio n e esclusiva della Rivoluzione. dopo aver soppresso. sia nel capitolo XIV del manifesto de « La Voix du Peuple ». di capire perché mai dei repubblicani si chiedono se sia davvero indispensabile. perché inutile e troppo costoso. lettori? — che la que­ stio n e si stia un p o ’ chiarendo. l’espressione più completa.

non scambiamo per prove le nostre affermazioni. prim a di pas­ sare a u n a nuova costituzione dello Stato. è la soppressione del governo. se è possibile una scienza politica.La critica dello S ta to 137 parlare di politica e di governo. nella nuova condizione sociale. la dichia­ razione del potere alla volontà popolare. proprio per le riform e economiche che la Rivo­ luzione ci impone. pratica. quando è neces­ saria ima scienza economica! [. Invece di tentare un’analisi positiva. . che. la instaurazione del suffragio universale. dopo l'esplosione di feb­ braio. non può essere nulla. e quali soppresse. come ha fatto il governo provvisorio. realistica. Certo. cosa del tutto prevedibile. Perché. Chiediamo se. lo Stato non è nulla. il principio dei principi. a quali condizioni si dimo­ stra una proposizione. e poi per risposta ci pro­ pinano le illuminazioni vertiginose del loro cervello. che il solo modo p er organizzare il governo democratico. ma sopra ogni cosa progressiva. del movimento rivoluzionario. senza dubbio una scienza eminentemente tradizionale. si aspettano dai classici antichi la soluzione di pro­ blemi assolutam ente m oderni. Orfeo e tu tta la saggezza mitologica: interrogano le vecchie leggen­ de. sarebbe questa la scienza della società e della Rivoluzione che doveva.. che fanno i nostri pretesi prom otori? Vanno a consultare Licurgo. non debba essere abolito lo Stato in quanto tale. in base a tale dimostrazione negativa. si dovrebbe allora am m ettere.]. Yarché eterna.. e nella quale U progresso si realizza attraverso la negazione sistematica della tradi­ zione stessa?. se cioè la fine delle istituzioni politiche non sia implicita già nel senso e nella portata della riforma eco­ nomica. neppure una delle attuali attribuzioni dello Stato sopravvivesse alla riform a economica. risolvere tutti i problem i. bisognerebbe chiedersi se.. la scienza essenzialmente pratica e immediata. o di obbe­ dire docilmente alle ingiunzioni cieche e contraddittorie della folla. senza dom andarsi se il governo è compatibile con la libertà e l’eguaglianza indu­ striale.. come chiunque altro. Diremo soltanto che. in due parole. se questo governo non si ritroverebbe poi di fronte all’eterna alternativa. a prim a vista. P er loro il governo è l'a priori necessario e im mutabile. in realtà. sia ancora possi­ bile un qualunque tipo di governo. se p er caso. E. Platone. sappiamo. o di ingannarla deliberatam ente. di nuovo. come hanno fatto sem pre i dema­ goghi. vorrem m o sapere quali delle diverse attribuzioni dello Stato debbano essere conservate e allar­ gate. Perlomeno.

D ictus ob hoc lenire tigres rabidosque leones. Cicerone. Come impedire questo delitto? Introm ettendo tra l’op­ pressore e l’oppresso tutto il potere del popolo. si domanda Louis Blanc. riposa su u n ’altra ipotesi.138 T esti 2 . Louis Blanc non è andato lontano a cercare lo scopo dello Stato.. cosa? l ’oppressione. Adesso è chiaro. Ora proveremo che questa stessa nozione dello Stato. Come dovrebbe intervenire allora la società? P er m ezzo d i chi essa avrà scelto a questo fine come suoi RAPPRESENTANTI. Ma chi sono questi r a pp r e se n t a n t i della società. in altri term ini. D ictus e t Amphion. Caedibus e t victu foedo deterruit Orpheus. quella della permanenza dell'antago­ nismo in seno aU’umanità. ecc. Esso per­ dura in tu tti gli autori che si sono occupati di diritto pubblico. et prece blanda Ducere quo vellet. Dunque lo Stato non è altro che la società stessa. si basa per intero su un'ipotesi almeno equivoca. quella dell’impersonalità e dell’inerzia fisica. per salvaguardare la libertà? Sarebbe ridicolo pretendere una cosa del genere. ipotesi che a sua volta è una prosecuzione del dogma prim itivo della caduta a causa del peccato originale. Lo Stato è una r a p p r e s e n t a z io n e della società. per m ettere pace tra i contendenti e fare ordine! Come si vede. Trebanae conditor arcis.. intellettuale e morale delle masse. Giustiniano. organizzata esteriorm ente per proteggere il debole contro il forte.. visto nella sua natura. ancora più dubbia della prima. questi servitori del popolo? Lo Stato. per impedire.. Dello scopo o d e ll’oggetto dello Stato Abbiamo appena constatato che la nozione dello Stato. È la tradizione orfica riportata da Orazio: S ylve stre s homines sacer interpresque deorum . i trentaquattro milioni di uomini che compongono la società francese accorreranno tu tti in ima volta per proteggere Pierre. che agisce come società. « se si consente al più intelligente o al più forte di ostacolare lo sviluppo delle facoltà di chi è meno forte o meno intelligen­ te? Succederà che la libertà andrà distrutta.. Saxa m overe sono testudinis. Citiamo ancora il Nouveau Monde: « Che cosa succede ». fin da Grotius. che cosa? la libertà ». .. dal punto di vista del suo oggetto. per mantenere. Se Jacques opprime Pierre.

del resto. quando. di costringere la sua volontà. Basta im itare piattam ente i vecchi mitologi. indipendentem ente dalla protezione. p er certuni non richiede gran­ di sforzi d ’immaginazione. lo Stato dovrebbe abrogarsi da solo. La costi­ tuzione dello Stato presuppone quindi. secondo il parere di Louis Blanc. il potere è nato dalla barbarie. dopo aver distinto gli uomini in forti e deboli. Di lui si dice anche che rese più docili i leoni e le tigri. effetto della totale assenza di commerci e industria. il lavoro. per una causa qualunque. lo dicevamo prim a. dello Stato. troppo debole nei prim i uomini. si diventa candidati designati al ministero del progresso. in prim o luogo. in cui cioè l’ineguaglianza delle forze fisiche e intel­ lettuali non potesse essere causa di spoliaziani e oppres­ sione. più fittizia che reale. in qualità di m ediatore. riform a­ tori. lo sapevamo. il fondatore di Tebe. è. ciò che fonda la sicurezza. un antagonismo sociale profondo. richiamò gli uomini dal fondo delle foreste e inculcò loro l’orrore degli assassinii e della carne umana. capace.La critica dello Stato 139 « Il divino Orfeo. Ora. con le sue promesse e i suoi terrori. come dopo si racconta di Anfìone. l'unica . è. scim m iottare il potere che si bram a. impegnati come bestie feroci a contendersi il cibo. l’arte. lo Stato. fa intervenire tra di essi. Si diventa rivelatori. homo hom ini lupus: è quanto afferma lo stesso Louis Blanc. hanno dato al senti­ m ento del diritto. che riusciva a smuovere le pietre col suono della sua lira e con l’incantesimo della sua preghiera le portava dove voleva ». Lo Stato ha dovuto m et­ tere fine a questa barbarie. La religione. è esattam ente questa la tesi che sosteniamo noi oggi. più che la religione e lo Stato. che crea progressivamente la libertà e l’egua­ glianza. Eguaglianza. interprete degli dèi. gridare poi con tu tte le proprie forze: Libertà. non ci fossero più nella società né forti né deboli. Fra­ tellanza! e il gioco è fatto. con i suoi tribunali e i suoi eserciti. che lo spiritualizza. poi la scienza. in mancanza d ’altri argomenti. la sua organizzazione attesta l’esistenza di uno stato prim itivo di ferocia e violenza. contrapponendo alla forza di ogni individuo una forza superiore. Ciò che ingentilisce i costumi. e perfino alla ditta­ tu ra della Repubblica! Cosi. Dunque lo Stato sarebbe inutile. suo fiore immortale. lo Stato. riportatori democratici e sociali. copiare il cattolicesimo pur inveendo con­ tro di esso. Il socialismo. e infine. e che a poco a poco fa regnare il diritto al posto della forza. se arrivasse un mom ento in cui. lo Stato non avrebbe né scopo né motivo d ’esistere. l’industria e il commercio.

del consumo e della circolazione. Giac­ che lo Stato. m entre applaudiamo a quel che di com m ovente. fino a questo momento ha svolto soltanto un ruolo parassitario e tiran­ nico. Tutti ì go v ern i dell’Europa di oggi si basano sulla nozione . l’aborriam o quanne ra p p resen ta ia p arte cadaverica.142 Testi 3. Infine lo Stato. Sarebbe. le ferrovie. dovrebbe assumerne altre. e dopo aver vissuto. il brigantaggio presenti nel­ la nozione di stato -pad ro ne . quale è stato. Sta Qin il p a ssa g g io trionfale dal vecchio al nuovo mondo. questa. Perché la libertà e l’eguaglianza sono lo Stato.C o s i. e odiamo invece il potere depravato. « Noi am iam o il potere tutelare. ed è tutto qui. la feudalità rige­ nerata. tram utarsi da Satana in arcangelo. come pure i tabacchi e le poste. L’educazione pubblica è lo Stato. le miniere. per cosi dire. Il credito è lo Stato. questi non fanno che andar di supposizione in supposizione — che lo Stato possa cambiar n atu ra e. positive. brucare il citiso con le ca p re tte e allattare gli agnelli. a favore dello Stato. di sangue e carneficine come ima bestia feroce. m realtà. . che assume com e m assim a queste profonde parole del Vangelo: Il p rim o tra di vo i sia il servitore di tu tti gli altri. oppressivo. l’usurpazione. generoso. Diciamo meglio: c’è una fede alla quale noi teniam o m ille volte di più della vita. devoto. noi lo dicevamo da molto tem po. sono lo Stato. corruttore. le assicurazioni. impro­ duttivo e retrivo. diventare organizzatore. L’ammiriamo quando rappresenta la parte generosa e vivente deU’um anità. organizzate e scaglionate secondo una potente form ula di cui Pierre Leroux si riserva di rivelarci il segreto. per secoli. un’ultim a ipotesi. che fa del popolo la sua preda. il prom otore della libertà e dell’eguaglianza. non per questo però bisogna negargli una destinazione più nobile e più umana. messe da parte le sue funzioni negative. affermano gli pseudodemocratici. il segreto del socialismo. Il commercio. Questo ci insegnano Louis Blanc e Pierre Leroux. I canali. Di una destinazione ulteriore dello Stato Qui spunta. produttore e servitore. ed è la nostra fede nella p ro ssim a e definitiva t r a s fo r m a z io n e del potere. l’agricoltura e l’industria sono lo Stato. Ci ribelliamo contro tutta 1 insolenza. gli organizzatori dello S tato suppongono — giac­ ché. trasform arsi da sé. la gerarchia delle associazioni operaie. Lo Stato è destinato a diventare il principale organo della produzione. fecondo e nobile è nella nozione di stato s e r v it o r e . da oppressore.

ed è questa la ragione per la quale noi non siamo né comunisti né proprietari. come piti o meno sono term ini iden­ tici. Il proprietario. Ciò che vuole. è sempre u n ’alienazione di questa potenza. sia una utopia. debba essere la fonte di ogni credito. Ecco cosa ci separa da questi due uomini. senza aver potuto. organizzatore. produttore. nelle sue realizzazioni concrete. sconvolti. nei suoi rapporti con i cittadini. come pure vuole e invoca ima rigenerazione del cristianesimo. D’altronde. ad un uom o che. quando si riferiscono all’eguaglianza. non trasferibile. » (« Le Nouveau Monde ». invoca. nella sua azione. insegna. chiede più dell’eguaglianza. stando in piedi su uno specchio e vedendo la sua immagine rovesciata.La critica dello Stato 143 di stato -padrone . form ulare il suo dogma e dare il suo Credo. u n a pura illusione della loro ottica intellettualistica. finora. e cosi. tanto per uscire dalla metafisica e rientrare nel dominio dell’espe­ rienza. ma eccoli danzare. abbiamo qualcosa da dire a Louis Blanc e a Pierre Leroux. il governo. Per questa ragione noi non vogliamo lo Stato. Pierre Leroux e Louis Blanc rassomi­ gliano. il comuniSmo. inalienabile. concede meno dell’eguaglianza: si tratta sempre di ineguaglianza. generoso.. che ad esso. arbitraria. al posto dell’autorità im m anente. è sicuro che tale immagine diventerà una realtà e sostituirà un giorno. prom otore. Pierre Leroux è im m erso com pletam ente in queste teorie. il girotondo dei morti. 15 novembre 1849). ci sia concessa l’espressione. che lo Stato. bensì deploriamo la loro ostinata allucinazione. Contrariamente a Pierre Leroux e Louis Blanc. Similmente. dei cittadini: sem pre più o meno della libertà. per tanti secoli awer- . liberale e progressi­ vo. Voi pretendete e affermate che lo Stato. secondo noi. bancarottiere e falsario. devoto. non ci siam o m ai sognati di negare i loro talenti e servizi. chi dice Stato-servitore. con l ’interesse del capitale. sono termini sinonimi. dice usurpazione della potenza pubblica.. possa e debba essere trasform ato integralm ente nel suo principio. la sua persona naturale. checché ne dicano. nella sua essenza. chi dice Stato-padrone. quando si riferiscono allo Stato. sempre una potenza. è una rigenerazione dello Stato — ma non h a ancora detto come e con chi deve realizzarsi questa rigenerazione —. Noi non crediam o allo stato -se r v it o r e : per noi esso è semplicemente una contraddizione. noi pen­ siamo che la teoria dello Stato tutelare. Servitore e padrone. e. con la form ula: A ciascuno secondo i suoi biso­ gni. sempre una autorità esterna. dice delegazione della potenza pubbli­ ca.

bensì creare. giacché siete voi i prim i a riconoscere che quanto di positivo. se­ condo il precetto di Kant. proprio ad esso spetti provve­ dere. che seguiamo con decisione la linea della libertà e restiam o fedeli alla p ra tic a rivoluzionaria. che. Tocca a voi superare. infine. E ssa è in contraddizione con i fatti storici. se lo Stato s’impone alla rnia volontà. che. lo Stato è padrone. allora. che neghiamo semplicemente lo Stato. anziché arricchire senza posa la libertà e la dignità individuale. . secondo voi. di ogni anim a um ana un esem ­ plare dell’um anità intera. nella vostra ipotesi. m entre invece è lo Stato che deve essere im a creazione della libertà.. infine. l’industria. i suoi titoli storici. poiché pretende di fare della libertà una creazione dello Stato. è in contraddizione con le ten­ denze m anifeste della civiltà. la quale ha agito indi­ pendentem ente dallo Stato e quasi sem pre in opposizione con lo Stato. dirigere la libertà. La vostra teoria. anche malgrado la sua resistenza. di bello e di buono si sia prodotto nella sfera dell’attività um ana. dopo aver lasciato che il commercio. la vostra teoria è in contraddizione con s. non è compito nostro dim ostrare la . d'ufficio. allo Stato farsi prom otore assoluto del lavoro e delle innovazioni. poiché. In questa m eravigliosa trasform azione dello Stato consisterebbe. tu tte queste contraddizioni. Secondo noi. l’agricoltura e tu tti gli strum enti della ricchezza si sviluppassero senza il suo intervento e. tu tto insomma. il che conduce direttam ente alla conclusione che m anda in rovina il vostro sistema: la libertà basta a se stessa e non ha alcun bisogno dello Stato. sia infine con le tenden­ ze più autentiche della um anità. la teoria cade. già è evidente che. Ora. questo eterno avversario della libertà debba. assorbite il cittadino nello Stato. . è sta to frutto esclusivo della libertà. e al tem po stesso m etterla in pratica. all’istruzione dei cittadini. dedurre la sua legittim ità. con un principio superiore alla lib e rtà e allo Stato.. non già lasciare in pace la libertà. esibire le prove della vostra ipotesi. la Rivoluzione attuale. ancora. teoria e pratica. è in contraddizione formale sia con l’idea stessa. Quanto a noi. facendo. dovete. una delle facce dell’anima collet­ tiva. spesso.144 T esti sario dei lumi e ancora oggi ostile all’insegnamento pri­ m ario e alla libertà d i stam pa. sia con la storia. spetti. esporne la nlosofia. Difatti. voi subordinate la persona privata alla persona pubbli­ ca sotto m ettete l’individuo al gruppo. io non sono libero.e stessa.

niente governo! Riassumiamo. questo Stato-servi­ tore ci fa pensare a una serva padrona. Quanto allo Stato-servitore. a noi non piace. se vi è possi­ bile. m a sospettiam o che si tra tti di ima grandiosa ipocrisia. a titolo elettivo o ereditario: m a lo sviluppo economico delle società e insieme l’organiz­ zazione del suffragio universale dim ostrano che questo presupposto è falso. governo. con la divisione del lavoro. Noi sosteniamo che. preferiam o. fino a prova contraria. Vi direm o: per noi. sosterrem o verso e contro tu tti la prerogativa liberale. noi diciamo che solo alla libertà spetterebbe riorganizzare il potere. la missione dello Stato non ha più ragione di esistere. per quale ragione. altrim enti. ebbene. Presentate i vostri diritti alla riorganizzazione del governo. Anzi. unità. noi la consideriamo un’utopia. noi continue­ rem o a protestare contro qualsiasi governo. quanto al suo oggetto. faccia cessare gli antagonismi. voi conoscete la regola giuridica: M elior est conditio possidentis. l’inter­ vento di una forza coercitiva che. abbia bisogno di essere fittiziamente rappresen­ ta ta da uno o più m andatari. In ogni caso. p e r agire. che la società sia un ente privo di spontaneità. p e r effetto dello stesso am ore. non abbiam o l’idea di cosa possa essere. noi dovremmo adesso. La Costituzione dello Stato suppone inoltre. Lo S tato è la costituzione esterna della potenza sociale. qualsiasi potere. le prove le aspettiam o da voi. e che. e dallo spirito delle riform e economiche orm ai accettate. a d ir il vero. con­ dizione che rende necessario. Spiegateci insomma.La critica dello S ta to 145 falsità della vostra ipotesi. Per quel che riguarda la trasformazione utilitaria dello Stato. il gusto del benessere. per principio. ripristinare lo Stato. e dalla tendenza rivolu­ zionaria. . Lo Stato-padrone è finito. il che oggi vuol dire elim inare del tu tto il potere. l’eguale ripartizione del capitale e dell'imposta. la libertà è cosa acquisita. su questo siete d’accordo con noi. Tale costituzione presuppone. opprim endo tutti. cosi intesa. che l’antagonismo o lo stato di guerra sia la condizione essenziale e indelebile dell'umanità. dopo che abbiam o demolito lo Stato p e r amore di questa adorata libertà. qualsiasi auto­ rità. che orm ai. prendere come legit­ tim a sposa la Libertà. tra i deboli e i forti. contraddetta al tem ­ po stesso e dalla storia dei governi. si offrono alla libertà e alla giustizia garanzie di gran lunga più sicure di quelle che oifrivano loro un tem po la religione e lo Stato. Fino a quando non avrete risolto questo problem a. la solidarietà industriale.

P roudhon . 3 dicem­ b re 1849. . o niente rivoluzione sociale. * Da P.-J. A n sa rt . in « La Voix du Peuple ».-J. questa è. La Pie­ tra. o niente governo. P. 70-84. la nostra so­ luzione *. ora in P.146 Testi In conclusione. Milano 1978. sul problema politico. pp. Proudhon (Estratti).

LA CRITICA AL C O M U N IS M O E ALL’IN D IVIDUA­ LISMO V. no n ha che doveri. si ritrova. essa non gli deve nulla. nell’autocrazia dei Cesari. leggermente modi­ ficato. Lo spirito va da un estremo all’altro. l’individuo non ha esistenza giuridica. altra inviolabilità che nel gruppo. La società lo produce come sua espressione. in fondo. Platone. nizzato da Licurgo. gli conferisce u n a specialità. Cosi il risultato è stato quello che si poteva prevedere: avendo privato la persona umana delle sue prerogative. Evidentemente la difficoltà non è risolta: è aggi­ rata. i loro diritti. In questo sistema. Tale è. la società si è trovata sprovvista del suo principio vitale. non può invocare diritti. Per stabilire l’equilibrio si fa ricorso a diverse ipotesi. gli accorda la sua parte di felicità e di gloria: egli le deve tutto. non sia finita nella imbecillità. gli assegna una funzione. Si tra tta di tirannia. il sistem a comunista. È il fondo di tu tte le religioni. La sua teoria si riduce a questa proposizione con­ traddittoria: asservire l’individuo. I partigiani di questa opinione sosten­ gono che non c’è. nel dispotismo orientale. di tirannia m istica e anonima. fon­ data sull'entusiasm o.VII. . Resi accort dall’insuccesso del comuniSmo. e nell'assolutismo di diritto divino. VI. e in con­ seguenza non riconoscono a ltra dignità. si è ricaduti nell’ipotesi di un a libertà illimitata. Gli uni. preco. considerando che l’uomo non h a valore che per la società. opposizione tr a gli interessi. non è niente di p e r se stesso. e che al di fuori della società esso ricade allo stato bruto. non c’è u n esempio di com unità che. Questo sistema. che si potrebbe definire la decadenza della p e r s o ­ n a l it à i n n o m e della so c ie tà . Cioè essi non riconoscono altri interessi legittimi che quelli del gruppo sociale. e dalla m aggior p arte dei socialisti contemporanei. dai fondatori d’ordini religiosi. in nome di tutti gli interessi particolari e sociali. ma m olto im propriam ente. ad assorbire l’individuo nella collettività. in poche parole. non di associazione. al fine di rendere libera la massa. da cui gli individui traggono in seguito quelli che vengono chiam ati. tendono con tutte le loro forze.

come nell’uomo solitario. se la missione del legislatore non fosse precisam ente. Come si vede. quella di consacrare p er mezzo delle sue leggi. o scienza eco­ nomica. m algrado tanto nu­ merose e stupefacenti anomalie. a scavare tra di loro delle ineguaglianze nuove. dei loro rapporti. che non resta che lasciar agire la libertà. avendo tu tti bisogno gli imi degli altri. del loro equilibrio. che spa­ rirà il giorno in cui. se. e pertanto facilmente accordabili. una volta fatta la scienza degli interessi. che fa consistere l’organizzazione sociale juicam ente nello sviluppo della libertà individuale. del lasciar fare. più illum inati sui nostri rapporti. dicevo. dicono i libertari. che tu tto rientrerà infallibilmente nell’ordine. ecc. e si potrebbe dire che la scienza dei diritti e la scienza degli interessi sono u n a sola ed identica scienza. lasciar passare. il minimo progetto di regolarizzazione non sollevasse da parte degli individui in­ teressati proteste cosi vive. tnfine. dal m om ento che non am m ettiam o la realtà dell’antagonismo. Se non tendessero malgrado tu tto a interferire. che solo l’ignoranza delle l^ggi economiche h a causato questo antagonismo. nell’uomo sociale. ciò deriva soprattutto dall’ingerenza dell’autorità in cose che non sono di sua competenza. rito r­ neremo alla libertà e alla natura. se gli interessi Potessero essere fissati una volta per tu tte e rigorosam ente definiti. Giustizia e utilità sono p er noi sinonimi. se si potesse prevedere sin da ora la fine della ineguaglianza. è negare che essa esista. nel loro sviluppo. sarebbe vera. se. dalla m ania di regolam entare e legiferare. a soppian­ tarsi. gli uom ini essendo tu tti della stessa natura. gli interessi non giungessero continuam ente ad ostacolarsi. avendo cam m inato di pari passo. è sempre non risolvere la difficoltà. sarebbe forse vera. a mano a m ano che essa si sviluppa. se. Questa teoria. nella loro ineguaglianza crescente. per la loro n atu ra essenzialmente mobile ed evolutiva. Questa teoria. i loro interessi sono identici. della loro . si com prendano perché essi si rispettino: la virtù. aves­ sero obbedito ad una legge costante.148 T esti che. del ciascuno da sé. sedicenti opposti. — Noi non sappiamo che farcene della vostra giustizia. ciascuno per sé. si conclude che se vi è disarm onia tra gli uomini. questa scienza degli interessi. se. partigiani del libero scambio. non e che egoismo beninteso. e proprio a causa dell’anta­ gonismo. essendo stati sin dall’inizio uguali e. Tale è la teoria dei moderni economisti. attribuire una cosi larga parte al caso ed all’arbitrio. illum inata dalla scien­ za. la sua applicazione non incontrasse alcuna diffi­ coltà. In breve. più tardi. se non fosse neces­ sario. È sufficiente che gli interessi.

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solidarietà: scienza che sarebbe la più alta espressione del diritto se la si potesse credere definitiva, m a scienza che, venendo sem pre dopo il fatto, non prevenendo mai le dif­ ficoltà, essendo costretta ad im porre le sue decisioni per mezzo deH’autorità pubblica, può ben servire d a strum ento e da ausilio all’ordine, m a non può affatto essere presa p e r il principio stesso dell’ordine. A causa di queste considerazioni, la teoria della libertà, o dell’egoismo beninteso, inconfutabile se la scienza eco­ nom ica fosse costituita e fosse dim ostrata la identità degli interessi, si riduce ad una petizione di principio. Essa sup­ pone come realizzate delle cose che non possono m ai es­ serlo; delle cose la cui realizzazione incessante, approssi­ m ativa, parziale, variabile, costituisce l’opera interm inabile del genere umano. Cosi, m entre l’utopia com unista ha an­ cora i suoi praticanti, l’utopia dei libertari non ha potuto ricevere il minimo inizio di esecuzione. VII. S cartate l’ipotesi com unista e l’ipotesi individuali­ stica, la p rim a in quanto distruttrice della personalità, la seconda in quanto chimerica, non resta da prenderne in esame che un'ultim a sulla quale del resto la m oltitudine dei popoli e la maggioranza dei legislatori sono d’accordo: quella della Giustizia. La dignità, nell’uomo, è im a qualità altera, assoluta, in­ sofferente di qualsiasi dipendenza e di qualsiasi legge, che tende alla dominazione degli altri ed all’assorbim ento del mondo. Si am m ette a priori che, davanti alla società di cui fan­ no parte, tu tti gli individui, considerati semplicemente come persone m orali, e fa tta astrazione dalle capacità, dai ser­ vizi resi, dalle mancanze commesse, sono di ugual dignità; di conseguenza essi devono ottenere per le loro persone la stessa considerazione, partecipare allo stesso titolo al governo della società, alla elaborazione delle leggi, all’eser­ cizio delle cariche. Rispetto delle persone, uguale e reciproco, qualunque cosa ciò costi alle antipatie, alle gelosie, alle rivalità, all’op­ posizione delle idee e degli interessi: ecco il prim o principio. Il secondo è una applicazione del primo. La tendenza dell’uomo alla appropriazione è, come la dignità da cui essa deriva, assoluta e senza limiti. Si è d ’accordo nel riconoscere questa tendenza, in tu tti i sog­ getti, ma a certe condizioni che servono ad accertare la proprietà di ciascuno e a distinguerla da quella degli altri. Cosi la p roprietà è legittima, e a questo titolo inviolabile

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e garantita dal potere pubblico, se essa è determ inata nel suo oggetto; se l’occupazione è effettiva; se è sta ta acqui­ sita per usucapione, lavoro, acquisto, successione, prescri­ zione, ecc. Queste condizioni sono soggette a revisioni; esse possono, a seconda della m olteplicità e della complicazione degli interessi, essere ulteriorm ente regolate; ma cosi come esistono, esse devono essere osservate religiosamente. Rispetto delle proprietà e degli interessi, uguale e reci­ proco, alle condizioni poste dalla legge, e qualunque cosa ciò costi all’invidia, all’avarizia, alla pigrizia, all’incapacità: tale è il secondo principio. In due parole, mutuo riconosci­ mento della dignità e degli interessi, cosi come sono deter­ minati e condizionati dal patto sociale: ecco, in u n prim o schizzo, ciò che è il sistema giuridico, la Giustizia. Rispetto P e r rispetto, garanzia p er garanzia, servizio per servizio, a condizione di uguaglianza: è tu tto il sistema. Mettiamone in evidenza i vantaggi. V ili. 1. Per quanto riguarda l’uomo: Abbiamo visto che il comunismo parte dall’idea che l’uomo è un essere fondamentalmente insocievole e cattivo, homo hom ini lu pu s ; che non ha nessun diritto da eserci­ tare, nessun dovere da compiere verso i suoi simili; che la società sola fa tutto in lui, essa sola gli dà la dignità, e fa di lu i un essere morale. Non è altro che la decadenza um ana posta com e principio: cosa che ripugna alla nozione dell’essere ed implica contraddizione (def. 1 e 2). Nel sistem a della libertà pura, la dignità del soggetto, che si credeva di salvaguardare con una esagerazione in senso contrario, non è meno sacrificata. Qui l’uom o non h a più n é virtù, né giustizia, né m oralità, né socialità, poi­ ché l’interesse solo fa tutto in lui, cosa che ripugna alla coscienza, che non si lascia ridurre al puro egoismo. L’idea giuridica sem bra dunque, da quest’ultim o punto di vista, soddisfare le più nobili aspirazioni della nostra natu ra: essa ci proclam a degni, socievoli, morali; capaci d ’am ore, di sacrificio, di virtù; incapaci di conoscere l’odio se non attrav erso l’amore, l’avarizia se non attraverso la devozione, la fellonia se non attraverso l'eroismo; e ciò Perché essa si aspetta solo dalla nostra coscienza ciò che le altre concezioni impongono alla nostra sottomissione o sollecitano dal nostro interesse.

2. P e r ciò che riguarda la società, noi m etterem o in evi denza d elle differenze analoghe: Nel com unism o, la società, lo Stato, esterno e superiore a ll’individuo, gode da solo dell’iniziativa; al di fuori di lui

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nessuna libertà d'azione; tutto si assorbe in un'autorità ano­ nima, autocratica, indiscutibile, la cui provvidenza benevola o vendicatrice distribuisce dall’alto, sulle teste prostrate, le punizioni e le ricompense. Non è una cité, una società; è un gregge presieduto d a un gerarca, al quale solo, per legge, appartengono la ragione, la libertà e la dignità del­ l’uomo. Nel sistema della libertà pura, se fosse possibile am­ m etterne per un istante la realizzazione, ci sarebbe ancora meno società che nel comuniSmo. Siccome, da un lato, non si riconosce l’esistenza collettiva; e, dall’altro, si pretende che p er m antenere la pace non siano necessarie concessioni reciproche, e che tutto si riduca ad un calcolo di interesse, l’azione politica o sociale diviene superflua: non vi è real­ mente società. È una agglomerazione di individualità giu­ stapposte, che m arciano parallelamente, m a senza nulla di organico, senza forza di collettività; dove la cité non ha molla da fare, dove l’associazione, ridotta ad una veri­ fica di conti, è, non dico nulla, m a, per cosi dire, illecita. Perché ci sia società tra creature ragionevoli bisogna che vi sia un ingranaggio delle libertà, una transazione vo­ lontaria, un impegno reciproco: cosa che non può farsi senza l’aiuto di un altro principio, il principio m utualista 3 del diritto. La giustizia è commutativa per sua natura e forma: cosi la società, ben lungi dal poter essere concepita come esistente al di sopra ed al di fuori degli individui, come accade nella comunità, deriva solo da essi; risulta dalla loro azione reciproca e dalla loro comune energia, essa ne è l’espressione e la sintesi. Grazie a questo orga­ nismo, gli individui, sim ili per la loro indigenza originale, si specializzano per i loro talenti, per le loro industriosità, per le loro funzioni; sviluppano e moltiplicano, ad un grado sconosciuto, la loro azione e la loro libertà. In modo che arriviam o a questo risultato decisivo: volendo fa r tutto per mezzo della sola libertà la si diminuisce; obbligandola a transigere, la si raddoppia. 3. P er ciò che riguarda il progresso: La comunità, una volta costituita, lo è per sempre. Dun­ que niente rivoluzioni, niente trasformazioni: l’assoluto è immutabile. Il cambiamento le ripugna. Perché cambierebbe? Non consiste nell’assorbire sempre più nell’autorità anonim a ogni vita, ogni pensiero, ogni azione, nel chiudere gli sbocchi, nell’im pedire il lavoro libero, il commercio libero, ed il libero esame? Il progresso qui è un nonsenso. Con la libertà illim itata è naturale, ovviamente, che il progresso possa m anifestarsi nell’industria, ma esso sarà

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nullo nella vita pubblica, nullo nelle istituzioni, perche, se­ condo l’ipotesi, essendo identici il giusto e l’utile, confon­ dendosi la morale e gli interessi, non vi è solidarietà so­ ciale, non vi sono interessi comuni, né istituzioni. Solo la giustizia, dunque, può essere detta progressista, poiché essa suppone un emendamento continuo della legi­ slazione, secondo l’esperienza della vita di tu tti i giorni, e pertanto un sistem a sempre più fecondo di garanzie. Del resto, ciò che costituisce il trionfo dell’idea giuridica sulle due forme ipotetiche del comuniSmo e dell’individuahsm o è che, mentre il diritto è sufficiente a se stesso, il co­ muniSmo e l'individualismo, incapaci di realizzarsi p er la sola virtù del loro principio, non possono fare a meno delle prescrizioni del diritto. Entram bi sono costretti a chiam are la giustizia in loro soccorso, e si condannano cosi da soli, p e r la loro incongruenza e la loro contraddizione. Il comu­ niSmo, obbligato dalla rivolta delle individualità oppresse a fare concessioni e ad allontanarsi dal rigore delle sue m assim e, perisce presto o tardi, innanzitutto p e r il ferm ento della lib ertà che esso introduce nel suo seno, poi per 1 isti­ tuzione di una m agistratura, arbitra delle transazioni. L in­ dividualism o, incapace di risolvere a priori il suo famoso problem a dell’accordo degli interessi, e costretto a stabilire delle leggi almeno provvisorie, abdica a sua volta davanti ?.. Questa forza nuova, che esclude l’esercizio puro della
libertà.

IX. Delle tre ipotesi che abbiamo visto prodursi allo scopo di trionfare dell’opposizione degli interessi, di creare un o rd in e nell’um anità, e di convertire la m oltitudine delle in d iv id u alità in associazione, non ne sussiste dunque real­ m en te ch e una sola, quella della Giustizia. La Giustizia, Per il su o principio mutuaUsta e com m utativo, assicura la lib e rtà e n e aum enta la potenza, crea la società, e le dà, con u n a fo rz a irresistibile, una vita immortale. E come nello stato giuridico, la libertà, elevandosi ad un più alto potere, na c a m b ia to carattere; cosi lo Stato, acquistando una forza stra o rd in a ria , non è più lo stesso che nella ipotesi comuni­ sta: è la risultante, non la dominante, degli interessi. D a ciò questa conseguenza, che distingue radicalm ente a R iv o lu zio n e d a ll’ancien régime: sebbene lo Stato, con­ sid e ra to com e u n ità superiore e persona _collettiva, possa anche a v e re una pro p ria dignità, propri interessi, proprie azioni, p ro p r i diritti, non h a più, tuttavia, compito maggio­ re di q u e llo di vegliare a che ciascuno rispetti la persona, la p r o p r ie tà e gli interessi di ognuno, in una parola a che tu tti s ia n o fedeli al patto sociale. In ciò consiste la prero-

P r o u d h o n . m a in quanto ha il diritto di richia­ m are gli altri al rispetto del patto. o democratico. 127-134. tutte le sue attribuzioni ne derivano. se non vuole perdere l’ap­ poggio della cité e incorrere nel suo biasimo. l'autorità. lungi dal dominare gli in­ teressi. In quanto l'indivi­ duo è tenuto a rispettare il patto. cosa che significa che.-J . Nell’ordine giuridico. La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa. Utet. Torino 1968. di richiedere la prote­ zione della comunità. egli sembra subordinato allo Stato. pp. * Da P . di cui oggi si ama tanto abusare. esso non esiste che per servirli. è superiore allo Stato ed è lui stesso sovrano. . a cura di Mario Albertini. non ha altro significato *.Critica al comunismo 153 gativa essenziale dello Stato.

ma di cui i partigiani più o meno accusati di q u e sta utopia non si danno per intesi. è vero. E co m e lo Stato si è volto. La comunione. Il so cialism o è una logomachia: sono sorpreso che gli e c o n o m is ti non se ne siano accorti. d’una certa u tilità : serve alla scienza sociale. cosi la comunanza non è altra cosa che l ’esaltazione dello Stato. La comunione deriva dall'economia politica La prim a cosa che m i ha messo in guardia contro l’uto­ pia com unista. sortita dal lato economico dello Stato. d e lle c a s s e di risparm io e d’assicurazione. la glorificazione della polizia. Il comuniSmo riproduce. delle società anonime ed in accomandita. cosi pure. la comunanza è al fondo della te o r ia d e lla divisione del lavoro. ma su un piano inver­ so.vili. famiglia. Il suo se­ g re to consiste nel sostituire l’uomo collettivo all’individuo in c ia sc u n a delle funzioni sociali. della forza collettiva. di questa p re te sa scienza che il socialismo ha per missione di com­ battere. t u t t e le contraddizioni dell’economia politica. dunque. come serve alla filologia l'o p p o siz io n e di niente a qualche cosa. è la c o n tro p ro v a del costum e egoistico e proprietario! Da que­ s to p u n t o di vista essa non manca. la dogana. educazione. coll'iniquità e con la m is e ria . nella fase in cui noi siamo perve­ n uti. E siccome questa nuova evo­ lu zio n e non concilia e non risolve mai niente. con­ sum o. L’IDEALE DELLA CO M U N A N ZA TISMO È L’ASSOLU­ 1. C osi il destino del socialismo è affatto negativo: l’utop ia co m u n ista. a reazione o m onopolio. al pari delle precedenti. delle s p e s e g en erali. l’im posta. essa term ina fa ta lm e n te . è che la comu­ nanza è ima delle categorie dell’economia politica. delle banche di . Come la proprietà è il monopolio elevato alla sua seconda potenza. scambio. nella quinta epoca. e che definisco la descrizione delle consuetudini pro p rietarie. come l a co n c o rre n za. il comuniSmo appare per dare scaccomatto alla pro­ p rietà . produzione. la banca è di compe­ te n z a d e l l ’economia politica.

Quale può essere. Si è notato. ecc.. l’aria ed il m are sono com uni : il godimento di questi oggetti presenta il più alto grado di comunismo pos­ sibile! Nessuno può piantarvi dei confini. dopo questo. si ridu­ cono a questa sostituzione. dividerli e deli­ m itarli. e per pau ra di Loyola. quanto all’invenzione. in tutte. Definizione di ciò che è proprio e di ciò che è comune Il sole. cosa preziosa a notare. mentre l:um anità sale penosam ente la m ontagna in cui deve trasfi­ gurarsi. musei. la comunione. Il merito. di un'antinom ia con un'altra antinomia.. cosa preziosa per la scienza. è che la proprietà è tu tto ciò che si definisce. la profondità im penetrabile. ed è nulla.. abbracciare Cagliostro. e per ciò che riguarda la decadenza della facoltà utopistica se­ gnalata presso gli autori. dall'Atlantide di Platone sino all’Icaria di Cabet. la comunanza tutto ciò che non si definisce!.. come lo spazio. Donde si vede. è zero. non senza ragione. secondo essi. Ed è per questo che diventerei comunista? Ma ciò sa­ rebbe gettarm i nel chimerico p e r sfuggire l’impossibile. ecc.. delle chiese. l'abbellimento non è che un insignificante accessorio. in una parola. e che sono tante apo­ stasie da parte loro. è comune. L’uso delle stra­ de. benché la ripartizione di queste spese sia lungi dall’essere eguale. il punto di partenza del comunismo? I grandi lavori dell’um anità partecipano a questo carat­ tere economico delle potenze della natura. ciascuno contribuendovi in ragione pre­ cisam ente inversa della sua fortuna. avevano potuto solo sottrarli all’appropriazione. 2. che l’immensità della distanza. nel loro più stretto significato. più attiva.L'ideale della comunanza 155 circolazione e di credito. è dappertutto. di cui non ho riguardo di disconoscere le intenzioni. che eguaglianza e comunanza non sono la stessa cosa!. biblioteche. Certi economisti pretendono pure che i lavori d’utilità pubblica dovrebbero essere eseguiti dall’in­ dustria privata. T utte le utopie socialiste. più diligente e . l’instabilità per­ petua. proprietari travestiti che. sono tu tti insipidi plagiari degli economisti. Le spese per la loro costruzione sono fatte in comune. Tale e cosi grande è la forza di questo istinto che ci spinge alla divisione ed alla guerra! Il risultato dunque di questa prima osservazione. Del resto.. questi scrittori. delle piazze pubbliche. si danno l'originalità di ridiscenderla. essa viene unicamente dalle cor­ rezioni che l'esperienza loro impone.

Per effetto di un istinto irre­ sistibile e di un pregiudizio affascinatore che risale ai tem pi più lo n tan i della storia. che ci appare sin d'allora. Q u a n to alla sua essenza. L’uomo che abbiamo visto nel periodo della sua educa­ zione.156 T esti meno cara. la comunione ripugna alla de­ finizione. E notate una cosa che deve eccitare la v o stra impazienza tanto quanto mi stupisce. tuttavia non si è d’accordo su questo punto. l’imperfezione della piccola industria. la personalità entra in lotta con la c o m u n io n e . resta invariabilm ente comune. Quanto all’uso degli oggetti. affatto proprietario. e non conserva che rare relazioni con la comunanza. . nel commercio. l ’uo­ m o diventa nell’industria. ogni gior­ n aliero sogna di fare fortuna. essa declina rapida­ m ente n e lle funzioni salariate e sparisce tutt'affatto nel la­ voro l i b e r o . nell’agricoltura. non è vin­ c o lata in alcun modo alla m ateria e dipende tu tta dal libero a r b itr io . non è mai venuta a nessuno l’idea che questa sorta di cose dovessero essere appropriate. nel compimento dei suoi doveri civili e religiosi e nell'esercizio delle funzioni pubbliche. A p p e n a l'industria comincia a nascere ed il lavoro pro­ duce i su o i prim i abbozzi. non c’è alcuno che ig n o ri lo svantaggio dello smembramento. sulla soglia do­ m e s tic a e persino al letto òoniugale. cambia e consuma in una m aniera esclusivamente privata. Più tard i la troverem o incompatibile con una e d u c a z io n e liberale e vigorosa. infine. Tutto questo risulta dalla necessità delle cose tanto g u a n to dalla spontaneità della nostra natura: gli e c o n o m is ti l'avevano riconosciuto da lungo tempo. In so m m a . si ride dei teorem i dell’e c o n o m ia politica. ogni compagno vuole diventare padrone. si distingue dalla associazione e s'avvicina all'egoi­ smo. j d a n n i dell’isolamento. La personalità è più forte di tu tte le considerazioni. semi-comunista. di già im perfetta e c r o lla n te . l’egoismo preferisce i rischi della lotteria all’asso g g ettam en to della comunanza. come altra volta ogni plebeo di d iv e n ta re nobile. la comunione ci coglie all’origine e s’impone fa ta lm e n te a noi di fronte alle grandi potenze della natura. Produce. le gravezze della v ita domestica. ogni operaio aspira ad intrapren­ dere. no n è la stessa cosa che l’eguaglianza.

che contiene tante cose. né Moro. che pretendiam o essere di eguale forza. La comunione prende il suo fine per il suo principio La prim a cosa a cui deve lavorare la comunione. Amore. il fondo. e voi vedrete che tutte queste espressioni sono perfettam ente equivalenti. Cabet ha preferito la prim a? Questo m erita un a spiegazione. ecc. oppure con altri. Io consi­ . è capo-scuola. che riunisce tutto. la Solidarietà. né gli Gnostici. ciò che vuol dire che né Platone. fra tutte queste espressioni: Fratellanza. né Owen. rispondendo ai giudici increduli che lo interrogavano sulla sua dottrina. senza eccezione. Cabet. [. né i Valdesi. la forma e la sostanza deH’insegnamento comunista. secondo Cabet.. dice ai suoi neofiti: « Io non so che una cosa. Posizione del problema comunista 157 La fratellanza! Ecco dunque. « la m ia scienza è la Fratellanza ». né Saint-Simon. con Platone. né Fourier. come Saint-Simon e Fourier. la fratellanza »... Ma come mai. con Louis Blanc.]• 4. né il loro continuatore Cabet. San Paolo.. diceva loro con una stupenda ironia: « Io non so che im a cosa. che comprendono tutto. è la fratellanza. ecc. Noi proveremo. oppure infine. si riducono all’enunciato cosi corto. con l’aiuto del loro principio. cosi categorico. sicché chiunque osasse aggiungervi una sola parola di commento. ha parlato per tu tto il socia­ lismo. infatti. di modo che Cabet. sostituite. non sono in grado. sinonimo della onnipotenza di Dio. cosi esplicito di Cabet: la mia scienza. la Grande forza d ’iniziativa dello Stato. cadrebbe tosto nell’apostasia e nell’ere­ sia. oppure con Fourier. che non dice meno. Attrazione. né Babeuf.L'ideale della comunanza 3. di spiegare la società e m olto meno ancora di imporle delle leggi. Gesù croci­ fisso ». a questa parola Fratellanza. oppure con Michelet l 'Amore e l'istin to. Ora. che tu tte le utopie socialiste. la Attrazione. come pure la religione. né i prim i Padri. rispondendo dall’alto del suo Popolare alla questione che gli era stata fatta. È giusto riconoscerlo. la Repubblica. Cabet parla come san Paolo. è di soffocare lo spirito di controversia col quale nessuna istituzione è sicura e definitiva. né Campanella. che dice ancora più.

di Rousseau. del Nazionale.P°H (jj » si attirino e si respingano vicendevolmente come Slsterjla lp a calamita? È che tu tti gli uomini sono fratelli : La f Cabet.i riformatori. Ma perché la democrazia piuttosto che la oratici? costituzionale. H 'o rrr^ ^ fo rm a politica è il prelim inare obbligato della rn°nai-cjì?ociale. ‘ sistema di Platone. divenuti padroni degli affari. tu tti mi rispondono. . fisiologico e patologico. la comunione. Come avviene che gli uomini si amino I . il socialismo non è l *o acj aitro che ad inquietare il mondo.158 Testi glio dun P°Polo ¡^ Ue Cabet. » la teoria.frché. piuttosto che un Senato di aristoP o l. come l ’effetto II ^ e t o j j a usa. credo. Donde viene ! 1in Per0 ^ n ù n i sono solidali? dal fatto che vivono sotto 1 ° rn Vna legge comune che avvince l’im o aH’altro tutti Questa m ? v'nienti: l 'attrazione. usino Srande . sistema di Fourier. interrogatori. da Cherbuliez. seconde e finali. tale è dunque il fatto primordiale. in una sintesi unanime: nrrietter 'erare la società ed organizzare il lavoro..or° utQ^roP°ngono di fare uso p er la realizzazione delle P. la dialettica del socialismo. il p olitico e n ° naturale e cosm ico. a quale c°ndi?i e potere acquista la sua più grande forza? alla PubblìCa. con questa intelligenza meravigliosa ab ljità Se e prim e. L’analogia delle parole. grande f ^ellanza. e tu tti i partiti si saranno fusi ?duca2j0 Sua dittatura patem a. Cos’è niente p ^ az io n e che conosciamo solo da ieri? È precisaslstem a c(?7or?> è la carità che conosciamo da lungo tempo: ? Sl odin 1 Michelet. at°n senza pietà e senza misericordia. di cambiare il sistem a di 1 giov^nj universitaria. a su^ d econom ico al quale si riattacca. Se V P si si ^ rogo i diversi riform atori sui mezzi di cui . c‘^ l ? ceìti< r n a ' dunque. allorché avrà ricevuto dalle m ani del sotto ia redini dello Stato. ecco L.]. c°n ej^c è .e d’essere costituito democraticamente o in ree?c.cam ente e giuridicamente eguali: sistem a dei e gli j / 71*1 : istituiti. senza poter .. conviene dare a questo potere una condÌ2 i0'^JrM d ’iniziativa : sistem a di Blanc. conviene ren? 1dali-iJ l. bisogna or8aniz? ?gli uomini che possiedono la scienza di questa St?• ^°gin °ne f°rtuna e l’autorità pubblica. 8^ uomini essendo solidali. dove argorne ' apprendono a diventare dottori.er rige ^ le. o r?a dei loro avventori partono da quest’idea. [■••]. cia del potere. Gli interm inabili appelli delle sètte socia' Ma Pere]. Ora. con questa m ai Pa r * a infilare delle frasi. questo sistem a abbominevole. come mai. Sopra quesalità di essenziale tu tti quanti d’accordo: si ha univerM te al]a°P 'ni°ni.

si lacerano in furiosi com battim enti. accade che povere creature destinate al piacere. non possono risultare che da una conciliazione degli interessi. invece di insegnarci le leggi della produzione e dello scambio. come lo è di tutte le forme di associazione e di governo. ecc. non il principio della comunione. come m ai i nostri interessi. che sola m erita le cure del legislatore e l’attenzione del m aterialista. la regola delle sue evoluzioni: essa ne è lo scopo e il frutto. Come dunque sarà distribuito il lavoro? qual è la legge dello scambio? qual è la sanzione della giustizia? dove co­ m incia il possesso esclusivo. l’amore. tu tta codesta gente. Per chiunque ha riflettuto sul progresso della socialità um ana. cosi come noi abbiam o fatto per le anomalie della pratica. m a come mai. prende l’effetto per . d’infiammare negli uom ini l’appetito concupiscente e l’appetito irascibile. e di fare di questi angeli di Dio tante bestie feroci. sotto quale form a e secondo quale legge? Come mai. La questione non è sapere com e mai. il principio dei per­ fezionam enti della società. si fanno orribili ferite. diventeremo fratelli? Tale è. entrando nell’utopia con la fratellanza. Ecco ciò che il semplice buon senso rivela ad ogni uomo che l’utopia non ha reso miope. come credono i socialisti. la fratellanza effettiva. in una parola. quella fratellanza del cuore e della ragione. im porta dunque renderci conto della sterilità dell’utopia. dico. ad un tempo. avendo lo svi­ luppo delle istituzioni civilizzatrici p e r risultato inevitabile di gettare la discordia nelle passioni. noi vivremo senza farci la guerra e divorarci scambievolmente: questa non sarebbe una questione. essendo fratelli di spirito e di cuore. Cosi la fratellanza. ci uniranno. e Platone. la que­ stione prim a e lo scopo finale della comunione. invece di dividerci. diventeremo anche tali p e r i sentimenti. all’amore. il socialismo corre grande pericolo oggi di essere valutato in ragione della sua impotenza. dove finisce? sin dove si stende la comunione? dove finisce? In quale proporzione questo elemento fa parte dell’organismo collettivo. ci chiedono potere e danaro. e di cui la fratellanza di razza è la semplice espressioni carnale. Come già abbiamo dim ostrato col quadro delle contraddizioni economiche. la solida­ rietà e l’amore. e non è cosa facile porre fra essi le basi di un trattato di pace. se l'economia politica h a potuto essere giudicata dalle sue opere. l’eguaglianza. Cabet e quelli che in seguito a queste due som m ità del socialismo. dico.. La fratellanza è il fine. la solidarietà.L’ideale della comunanza 159 rendere gli uomini né migliori né più fortunati? Infine. non è punto. cioè da im a organizzazione del lavoro e da una teoria dello scambio. essendo fratelli p er natura. questa fratellanza.

. ciò che sentivano in fondo al cuore i cittadini che osarono interrogare Cabet. Né pi né meno che l’economia politica esso afferma l’incommen­ surabilità del valore. col tuo e m io. contro la possibilità di una regola di ripartizione. attaccato di fronte da nessuno scrittore socialista: la prova è che tu tti hanno concluso. si rifiuta di contare. dopo questo colpo decisivo. conosce­ rebbe se stesso e cesserebbe di esistere.]. Il socialismo non conta. alle necessità di una regola di ripartizione e di valutazione dei prodotti. Il problem a della ripartizione non è stato.. La comunione è impossibile senza una legge di ri­ parto. dopo che ha scoperto il senso dei suoi miti. la loro casa dagli abbaini. ed essa perisce mediante riparto [. senza che essi fossero in grado di rendersene conto. non gli si sarebbe domandato quale fosse il principio della fratellanza. Ma fu pure con una grande superiorità di tattic a che il m aestro loro rispose: Il mio principio è la fratellanza . Senza questo. come dice il proverbio. come la teologia.]. ogni ripartizione è sinonimo di individualismo. comprenderebbe che ciò che rintraccia attraverso le sue utopie è dato dalla legge dello scambio. non v’era più comunismo. perché senza questo rovescia­ mento. sino ad ora. essi cominciano. cercherebbe la formula di questa legge. Eccoci dunque giunti ai conti correnti. ciò che vuol dire alla dissoluzione della comunione.. la conclusione per il principio. in altri termini. Ancora una volta. poiché sarebbe stato gettarsi in un seguito di questioni all’infinito. avendo trovato la legge del valore. chi impedisce ai socialisti di associarsi fra essi se la fratellanza basta? c’è bisogno per questo di u n per­ messo del m inistro. Gli uni hanno adottato per divisa: a ciascuno secondo la sua attitudine. il socialismo. Infatti.. Cabet era sicuro che. come la filosofia dopo che ha costruito la sua logica. e. 5. ogni conto corrente si bilancia col dare e avere. e orm ai con­ veniva farla finita. d’una legge delle Camere? Un si com­ movente spettacolo edificherebbe il mondo e non com pro­ m etterebbe che l ’utopia: questa devozione sarebbe forse al disopra del coraggio dei comunisti? Ecco. ad ogni attitudine .160 Testi la causa. [. come gli economisti.

Semplice e perentorio com ’è. dai pensatori greci. scuole. utopia tolta. suo malgrado. la circolazione. Louis Blanc. si è form ata im a terza opinione che. egiziani. secondo essi. il credito. sostituisce alla ripartizione la razione e prende p e r epigrafe: a ciascuno secondo i suoi bisogni nella m isura delle risorse sociali. m a si sono ben guardati dal dire né quale fosse. officine. la gerarchia industriale e la concorrenza sono soppresse. latini. inglesi. che essi non si aspet­ . Tale è. francesi. m a n ien t’affatto contro sua voglia. con leggere modificazioni. Infine. al nutrim ento.L’ideale della comunanza. riprodotta con varianti da Pecqueur. il capitale e il talento si trovano eliminati dalla scienza. il tu tto gratis. americani. ma che si prende cura di tutti quanti. dei laboratori. altrim enti detto il m onopolio . Ciascuno è operaio nazionale e lavora per conto dello Stato che non paga nessuno. e nella m isura delle sue risorse. e verso la quale gravita. non si può negare che questo meccanismo h a per lo meno il vantaggio di essere alla portata di tutti quanti. il rappresentante della n o stra giovane democrazia. leggendo gli autori. a quanto si crede. lavora. si dilegua. e hanno cosi provato una volta di più che non erano altro che vili plagiari della civiltà. la moneta è definitivamente proscritta. nello stesso tempo. poi la distinzione dei lavoratori in produttivi e im produttivi. costruisce dei magazzini. Gli altri hanno aggiunto al lavoro e alla attitudine un nuovo elemento di valuta­ zione. dissoda. p e r sfuggire a queste transazioni arb i­ trarie. il capitale. Onde si scorge. La comunità è impossibile senza una legge d'orga­ nizzazione e perisce mediante l’organizzazione Niente di più facile da fare che un piano di comuniSmo. La repubblica è padrona di tutto: distribuisce i suoi uomini. siriaci. dà l’istruzione e lo spettacolo. e con essa ogni segno rappresen­ tativo del valore. all’abita­ zione. la m isura dell'attitudine né quale fosse la m isura del lavoro. la bilancia del commercio non sono più che parole prive di senso sotto questo regno della fratellanza universale! 6. indiani. come un padre di famiglia fa dei suoi figli. più o meno. fabbrica tu tte le cose necessarie al vestirsi. benché tanto si facciano notare per le loro pretensioni all’imprevisto. delle case. essendo tu tti pubblici funzionari. l’utopia di questo eccellente Cabet. 161 secondo le sue opere. fabbrica palazzi. Con ciò il lavoro.

e che ogni organizzazione violatrice della libertà individuale perirà per opera della libertà individuale.• p rim o ed il più potente espediente dell’organizzazione Il industriale è la separazione delle industrie. nelle utopie socialiste. disturbare l ’ordine comunitario. capace solo di spa­ rire p e r l’effetto dell’emigrazione ed il cambiamento delle ab itu d in i. come si p o tre b b e credere. è im p o ssib ile sfuggire a questa conseguenza. Ma. l'apPropriazione ritornare sempre. esercita un’influen­ za essen ziale sullo spirito ed il corpo. provocare la dissoluzione della comunità. Ma questo sistema. la divisione del lavoro deve essere applicata con tutta l a potenza e l’intensità di cui è suscettibile. a p p lic a re la legge di divisione è fom entare l’indivi­ d u alism o . altrim enti detta divisione del lavoro.162 Testi tano opposizione che sulle ore di lavoro. e che. La divisione del lavoro non agisce dunque sem­ p licem en te come organo di produzione. e. a riguardo del primo come della seconda. La fisionomia delle razze non è. ha p relu d iato a questa divisione e ne ha determ inato a p r io r i tu tte le conseguenze. che non fanno. cosi semplice. diventa tutto ad un tra tto di una inestricabile complica­ zione. aggiungono essi. d ’im pedirne l’effetto? Si d i r à che la libertà del lavoro non si può accordare perché im p lic a l’appropriazione. quale ragione avrebbe la com u­ nanza d i resistere ad una legge di natura. è u n ’im pronta della natura. e coll'appropriazione il . e g a r a n z ia in faccia di tutti. di restringerne 1azione. a dire degli utopisti. Sotto tu tti questi ra p p o r ti si può dire che è creatrice dell’uomo come pure d e lla ricchezza. la scelta dei co­ stumi e altri dettagli di fantasia. ed il num ero dei la v o ra to ri è parim enti conosciuto e che d'altronde il lavoro non si e s i g e da ciascuno. Di più. il genio umano h a fatto il resto. u n tratto indelebile conservato dalla generazione. La natura. Cosi si vede. refrattario alla polizia e alla comunanza. è la form a della nostra educazione come del nostro lavoro. se si riflette che l ’uomo è un essere libero. che è necessaria all’individuo tanto quanto la società. dalla quale nascono la circola­ zione e lo scambio. L 'um anità soddisfa i propri bisogni applicando questa grande legge di divisione. In effetti. con la differenza dei climi. poiché in un a c o m u n an z a ben diretta la quantità di lavoro da for­ nire p e r ogni industria è conosciuta. H . senza rispetto per la fratellanza. niente al sistema. è da questa divisione prim or­ diale c h e i differenti popoli ricevono la loro originalità ed il loro carattere. se non come condizione di salario.

il beneficio d’una verità vec­ chia come il mondo. nella distribuzione dei prodotti e nella divisione del lavoro: qualsiasi cosa faccia.. oggi più di ieri.L'ideale della comunanza 163 monopolio. Tutto ciò che il socialismo h a messo fuori. sono utilizzatori della credulità pubblica. la libertà del produttore all'indipendenza del consum atore. e di cui non sanno nemmeno articolare il nome. né nella parte proprietaria. sotto il manto della fratellanza. su questo gran­ de problem a della organizzazione. né nel socia­ lismo. era distruggitrice della comu­ nanza. la comunanza è condannata a perire. e tu tti questi apostoli ¿'orga­ nizzazione e di riforma. scontando. chi è che si oppone alla ripartizione? e chi è che respinge con tu tte le sue forze la teoria del valore e la legge dello scambio? il comunismo. La divisione del lavoro è avvinta con un legame indissolubile alla ripar­ tizione m atem atica dei prodotti. è per mancanza d’u n a legge di scambio. Nessuno. risolvendo il problem a del valore. d’una costituzione del valore e d’una teoria di ripartizione che m antiene fra i consumatori l’eguaglianza. perché gli occorrerebbe una legge di ripartizione. fra le funzioni l’equilibrio. e rigetta in seguito la ripartizione al fine di conservare la comunanza del lavoro: che discorso scon­ clusionato! [. sinonimo di tuo e di mio. che la legge di divisione implicava una legge di ripartizione. Il produttore sarà egli libero o no del suo lavoro? A questa questione cosi semplice. non faccio che riferire qui quello su cui abbiam o mille volte convenuto.. procedendo per dare ed avere. non h a che la scelta di abdicare fra le m ani della giustizia. ha risolto le contraddi­ zioni della economia sociale. In m odo che il comunismo respin­ ge la libertà del lavoro. e che questa ripartizione. la proprietà. Cosi l’individualismo esiste fatalm ente in seno della comunanza. l’usura. per non dire ima declama­ zione da ciarlatano. ed il globo. oppure di creare. il socialismo non osa rispon­ dere: da qualunque p arte si volga è perduto. Ho provato sempre che il lavoro non poteva essere diviso senza che il consumo lo fosse. a nom e della scienza avvenire. capace di nutrire dieci miliardi d’uo- .]. l’uguaglianza delle fortune. Togliete la divisione del lavoro. l’usufrutto dell’uomo da parte dell’altro uomo? Replico che. mio caro Villegardelle. in altri termini. Ora. la proporzionalità dei valori. se la libertà genera questi abusi. dalla morte di Caino sino alle fucilate di Rive-de-Gier. non è altro che un grido di disperazione e d’impotenza. il dispotismo del num ero invece del dispotism o della forza.

è l’io che si obbietta. il salario dell’operaio è uguale al suo prodotto. Ma. la consum azione uguale alla produzione. diceva un filosofo. nell’uomo collettivo. fra le corporazioni indu­ striali e le classi dei cittadini. si costituisce infine. Q uesto principio. e peri­ sce p er la giustizia Il non-io.. e saprete perché n o n sono comunista. Consultate. che si trascina sino alla tom ba la catena delle sue speranze deluse] togliete l’individualismo delle esistenze. togliete la libertà. Cosi l ’eguaglianza. Ciò è vero cosi dell’in d iv id u o che scambia con altri produttori. affermate la divisione del lavoro. per­ bacco! è il caos con gli attributi della luce. tivo è u g u a le al prodotto. . è anche il punto di partenza della scienza econom ica. Ma 1 ugua­ . come dell'uom o sequestrato dai suoi simili e che diventa allora egli s o lo tu tta la um anità. affermate l’organizzazione. basta appena a qualche milione di sel­ vaggi. di grazia. . che s’oppone a se stesso e si prende per un altro. e che nella speculazione si può ancora conside­ rare c o m e vero. come eie lavoro co llettiv o che non scambia che con se stesso. ed i loro salari ancora uguali: là è il principio dell’eguaglianza delle condizioni e delle f o r t u n e . e la comunanza sparisce con lunitorm ità. e l’uomo non è che un miserabile forzato. . il dizionario degli antinomi. La comunità è impossibile senza la giustizia. fra gli individui. della vita e dell’intelligenza. cioè il lavoro realiz­ zato è m atem aticam ente uguale al lavoro pensato. Il salario nel lavoratore conet. e fate dell’um anità un grande polipaio. lenta­ mente e c o n oscillazioni infinite. affermate la libertà. . per conseguenza. 7. non è altro cne l’eg u ag lian za del tu tto alla somma delle parti. la comunanza con l’organizzazione. in q u est'o rd in e d’idee A è uguale ad A. e la comunanza delle persone non è più che uno spavente­ vole incubo. il soggetto e l’oggetto sono identici: A uguale ad A. a mezzo della libertà. che serve di base a tutto un sistem a di filosofìa.164 Testi mini ricchi e forti. conseguentemente 1 prodotti ai tutti i la v o ra to ri sono uguali fra essi. la com u­ nanza con la libertà. il prim o assioma della giustizia distributiva. La comunanza con la divisione del lavoro. E domandate perché non sono comunista. . . ed i m isteri della politica cadono con la religione dello Stato. si stabilisce in s e g u ito .

Tale non è il punto di vista della comunanza. La comu­ nanza ha orrore delle cifre. di diritto e di dovere. la comunanza. inintelligente e inintelligi­ bile Come abbiamo detto non c’è niente nell’utopia socia­ lista che non si ritrovi nell’uso proprietario. non sono che rapporti di proprietà e di antagonismo che devono sparire sotto la legge d’am ore e di devozione. Bisogna che io confessi. non accetta l’eguaglianza e nega la giustizia. Tale è l’idea superiore del socialismo. Il socialismo non possiede niente che gli sia proprio. il comunismo non ha compreso la natura e la destinazione dello Stato. grazie a quest’idea superiore. In questo nuovo stato. a quel che assicurano questi profondi teoretici. L’eguaglianza e la giustizia. questa scempiaggine conta fra i suoi apologisti uomini di m olta minore innocenza dell’onorevole Cabet. omnia in pondere e t numero. per­ diamo tu tte le idee inferiori di giusto. all’emulazio­ ne degli egoismi succede l’emulazione delle abnegazioni. idea che è nostro dovere approfondire in quanto. Essa non amm ette che la legge dell’universo. sia pure la legge della società. Quale è dunque il principio a cui dà la preferenza? Se­ condo Cabet. lo costituisce. Impadronendosi di questa categoria allo scopo di dare a se stesso corpo e aspetto. si è m anifestato nella sua impotenza.L’ideale della comunanza 165 glianza deve essere alla fine universale. la fortuna consiste nel prodigarsi. l’aritm etica le è mortale. Da idea superiore in idea superiore finiremo per non avere più idee. in una parola. ciò che lo distingue. la fratellanza. ed essendo l’uomo uguale all’altro uomo. Che cos’è la comunanza? È l’idea economica dello Stato spinta sino all'assorbim ento della personalità e dell’iniziativa individuale. ecc. non ha preso dell’idea che la parte reazionaria. Ora. fra tutti. prendendo per . di obbligazione e di danno. è l’arbitrio e l’assurdità dei suoi prestiti. dare è sinonimo di ricevere. La comunanza eclettica. perché ogni indi­ viduo rappresenta l’um anità. et mensura. lo fa essere ciò che è. 8. quod prius non fuerit in sensu. ecc. uguale al prodotto. conformemente al principio della scuola: N ihil est in intellectu. il prodotto deve diventare. e ingiusto.

e tu tte le cure del governo consistono P rodurre di più e con le m inori spese possibili. . Lo Stato.. che c’è di più facile? en?a d u b b io la divisione del lavoro è anticomunista. non ha compreso che i servizi Pubblici. . per questo solo esso cambiava Produttori in improduttivi. nelo ¿»tato. la società nella solitudine. esso dice. né i prodotti del lavoro. piccolo quanto si voglia. nell’amore e nel lavoro. alloggia e Pensiona. ato a tu tto sopprimendo il matrim onio e rimpiazzando nviolabilità dell’am ore con la licenza degli accoppiamenti. Il ocialismo. e. ha rime. come l’industria e l’agricoltura. ben lungi dal subordinare la libertà p iv id u a le aU° Stato. la comunanza. U socialism o ha proceduto egualmente in tutti i suoi P‘agi. dispone sovranamente del servìzio dei suoi impiegati. e la distinzione delle famiglie ha fatto luogo alla oiriunanza di famiglia. „ Organizzare. distribuire il lavoro. i l cammino sem brava facile all’organizzazione del avoro e alla ripartizione dei prodotti. L a famiglia gli offriva il tipo d'una comunanza fonata s u ll’amore e l’affetto. nutrire e pensionare tu tti i lavoratori.to luogo alla comunanza del monopolio. e la l o r o circolazione. facendo rientrare nello Stato le . argom entando dalla lascivia dei selvaggi e dalla equenza degli adulteri in una civiltà in crisi. la comu. la p re s s a cosi la personalità dell’uomo. costano molto di più di ciò che valgono. è lo Stato. Lhe vi era mai nella famiglia prima che il socialismo avesse assorbita nelFindivisione? Vi era il matrimonio. essa PPropria. le funoni a gruppi. in un grado. come la distinzione dei monopoli VepK ^a t. tosto esso si è vantato di rapportare la famiglia. unione dell’uomo con se stesso tram ite la separazione ej sessi. non ha veduto che. precisamente perché sono pubblici. o eseguiti dallo tato. e che. a individui.nza r e s t a intatta. comunanza sarebbe più perfetta se potesse evitare na sim ile distribuzione.. né la loro distribuzione. dunque lo Stato può pure esercitare l'agricoltura ® »industria. un dialogo in un mosn r ' ^ ra consumazione della personalità umana.166 Testi tipo di organizzazione industriale l’organizzazione della Polizia. tre categorie del lavoro. più ignorante mille volte che l'economia poli­ t a . Nessuno potendo attribuirsi esclusivamente il possso d e g li strum enti del lavoro. Senza dubbio c°ra I a. che la tenenza della società deve essere di diminuirne incessante­ mente il numero. nei gruppi. che in cambio nutre. Il cialismo non vi ha visto che una derogazione al suo prinPio. Ma questo inconveniente dell’apP opnazione del lavoro sparirà nella disappropriazione dei Prodotti. che biso­ gna sottom ettere alla libertà individuale.

più il suo genio si eleva e domina. Lei conosce il socialismo. m a riserva questa distinzione p er le nature privilegiate di cui ha fatto ora degli usufruenti alla m aniera dei proprietari. Alla divisione parcel­ lare ha aggiunto il taglio delle sezioni gettando parcelle su parcelle. perché sostituisce al sacrificio obbligatorio il sacrificio libero. e per tu tti ima condizione di eguaglianza. il socialismo si è m ostrato cosi povero logico come disprezzabile ciarlatano. consiste ancora nel realiz­ zare questa quantità senza pregiudizio fisico. Ora. esso respinge con tutte le sue forze questa eguaglianza che gli ripugna. A ciascu no secondo la sua attitudine. altra cosa fuorché vanità e stupidaggine? Dica se io calunnio. esaltando la personalità. Come dunque conciliare la necessità di ima divi­ sione parcellare con lo sviluppo integrale delle facoltà. e reciprocamente. aveva osservato l’economia politica. ma sviluppo che. che esige la devozione. dappertutto infine nei libri socialisti. la discordia sulla noia.L’ideale della comunanza 167 Ma. Esso non vuole che i lavoratori aspi­ rino tutti a diventare generalizzatori e sin tetici . come nel falansterio. parlo del socialismo dogmatico. ad ogni attitudine secondo le sue opere. il tum ulto sull’insipidità. i prim i saranno come gli ultim i e gli ultim i come i primi. in nessuna parte si vedono apparire come facoltà che l’edu­ cazione deve sviluppare in tu tti gli uomini. . In Icaria come in Platone. ora la rigetta al disotto. o piuttosto ha troppo visto che la divisione del lavoro era lo strum ento del progresso e dell’eguaglianza delle in­ telligenze nello stesso tempo che del progresso e dell’egua­ glianza delle fortune. tra poco degli schiavi. che più cose l'uomo abbraccia nelle sue combinazioni. è la morte del comuniSmo? A questo punto. Il socialismo non ha visto. Renda testimonianza alla verità: crede esso all’eguaglianza delle intelligenze? Il socialismo. ed è per questo che ora pone la capacità al disopra del lavoro parcellare. m orale o in­ tellettuale per il lavoratore. incisioni su incisioni. il problem a del­ la divisione del lavoro non consiste solo nel realizzare la più grande somma di prodotti. riportando sulle altre i disgusti dell’esecuzione e la cura dei dettagli. più la sua ragione si fortifica. mio caro Villegardelle. vuole forse l’eguaglianza delle condi­ zioni? Ha riscontrato nel socialismo. nel suo personale come pure nei suoi libri. è provato che l’intelligenza del lavoratore è tanto più proclive all’idiotismo quanto il lavoro è maggiormente diviso. la scienza e l’arte sono trattate come specialità e corpi di mestieri. svi­ luppo che p er ogni cittadino è un diritto e un dovere.

e che serva di m isura per tu tte le transazioni. e godendo della più completa indipen­ denza. d altronde ingiurioso. è. e noi non avremo tivà ^ e?*tti di stampa: è l’ideale della politica prevenvosi. analizza le leu r a ? loni dopo che tutto è detto. Compilate ima scala o quadro comparativo dei aiori che m ostri ad un tempo le oscillazioni anteriori e le sanazioni future. la cui testimonianza punisca o emuneri. secondo il m erito o il demerito. bli opir?°ne della maggioranza è reputata opinione pubsi Ca ? ° stesso modo che nelle nostre Camere la ragione d n 0ni a ' m a non si discute. I libri di scienza e di bli > T Ura sono fa tti e pubblicati per delegazione. Il giornale. è distribuito gratis. asciato a se stesso. Non c’è bisogno di organizzare u n a politica. tutto n ro & n en d ° a^ a comunanza. nella dili­ genza. ogni azione deiuomo. la puban n ° n ® amm essa p er niente altro. La libertà pensiero è il diritto di fare proposte all'assemblea. che si avrebbe a dire? Ogni idea faziosa m_ r° y a dunque arrestata nel suo nascere. nessuno avendo niente di bil TV^i stam Pa di un libro non autorizzato è impossi­ si t a ° ra in poi. In Icaria c’è un giornale coChie Uno Provinciale ed uno nazionale. un vangelo. prende le sue ìsurc contro le idee nuove. il comuniSmo è condotto dalla logica all'intolle­ 1 . una liturgia. L’uomo della comunanza.168 Testi Volete che prenda confidenza nel lavoro.. stam pato a spese •° ? ta to . impossibile. fa conoscere la cifra della minoranza. come l’Eterno all’Oceano: tu verrai n* c'uij non andrai più lontano. In effetti. ^ c°m unism o impone dei lim iti a questa varietà del• na . euotta dal paragone con uno di essi. d à la più perfetta garanzia. tram ite cui il produttore possa sempre dirigere le sue operazioni nel modo più vantaggioso. d I n ’ ^nfine. nella delicatezza dei miei fratelli. eh M f creato> è creato per sempre. Fate che per ognuno di n? 1 1 1 benessere risulti esclusivamente dal lavoro. come nella icsa.urrìa n ità? Per arrivare a questi fini con maggior cerj a * * lcariano regola lo spirito pubblico. e che il prodotto del lavoro sia come una seconda e ncorruttibile coscienza. In tali condizioni il lavoratore. rende conto delle delibeziom. a tutti i valori un’espressione comune. Non è punto cosi Ciò h fourierism ° ha preteso immobilizzare la scienza? ° clle Cabet fa per il costume.. in modo e a m isura del lavoro diventi l'esatta m isura del benes­ sere. r a * Egli dice. u n catechismo. Fourier l’aveva fatto per deff'10^resso: clua^e dei due m erita di più la riconoscenza te. di creare uno spionaggio mutuo. senza 1U n f m eFe ^ sovrapproduzione né disastro.

La rivoluzione sociale Cabet non la concepisce come effetto possibile dello sviluppo delle istituzioni e del concorso delle intelligenze. dal semplice sviluppo dell’idea si è invincibilmente condotti a concludere che l ’ideale della comunanza è l’assolutismo. lo vedrete. la morte dell'io. dittatura dappertutto. mezzo troppo lento e che com prom etterebbe tutto. Il comunismo. Gli abbisogna un uomo. Ditta­ tura dell’industria. dittatura del pensiero. dittatura del commercio.L’ideale della comunanza 169 ranza delle idee. Catania 1975. di notte. . filosofia della miseria. come la nuvola sul Sinai. * Da P. la soppressione del pensiero. Cabet si guarda bene di far nascere la legge nuova dalle discussioni di un’assemblea regolar­ mente uscita dall’elezione popolare. Dopo avere soppresso tu tte le volontà individuali. Sistem a delle contraddizioni eco­ nomiche. lo diventa per sempre. dittatura nella vita sociale e nella vita privata. d ’accordo infine con Blanc e la democrazia di Luglio. m essia e rappre­ sentante degli Icariani. la noia della vita. P r o u d h o n . dalla volontà. d ’accordo con Fourier. eroe. misericordia! L’intolleranza delle idee come l’intolleranza delle persone. poiché se una cosa è necessaria un solo istante. tale è il dogma librato. è l’opposto del reale. pp. ha dipinto l’universo *.. d ’accordo con Robespierre e Napoleone. sopra l’utopia icariana. e come il m otore immobile d ’Aristotile. d’immobi­ lità. 468498. Dio di luce. Ed invano si di­ rebbe che quest'assolutism o sarà transitorio. prestito disgraziato fatto dall’abituale regime proprietario. e non pertanto è indubitabile. che vuole procurare la felicità del popolo suo mal­ grado e dare al potere la più grande forza d ’iniziativa possi­ bile. Di tu tti i pregiudizi inintelligenti e retrogradi. è la pro­ prietà!. che nulla h a lasciato da scoprire. l’afferma­ zione del nulla. d'indivisione.-J. nella scienza come nella natura. Cabet fa venire la riform a dal consiglio.. questo dittatore della scienza sociale. Il comunismo. è l’esclusione. Ma. quello che i comunisti accarezzano di più è la dittatura. la transizione è eterna. il fondo nero su cui il Creatore. in Biblioteca dell’cconomista. dall’alta missione di un personaggio. La comunanza è la proprietà! Ciò non si capisce più. Torino 1882. le concentra in un’individualità suprem a che esprime il pensiero col­ lettivo. è sinonimo di nichilismo. quest’idea è troppo metafisica p er il suo gran cuore. di silenzio. D’accordo con Platone e tu tti i rivelatori. Cosi. dà l’impulso a tutte le attività subalterne. opera riedita da Edizioni della Rivista « Anarchismo ». è il disgusto del lavoro.

dei prim i cristiani. . istruzione pubblica. D ice v o poco fa che il primo movimento. la polizia. dittatoriale. perché tutto venga poi d is trib u ito e ripartito. in fondo simile a quello Cabet. alla prim a occhiata. la vita stessa deU’u m an ità. in teoria e in pratica. alla comunità: lavoro. Ma il coJso delle conversioni politiche è cosi. parte aai principio che l’individuo è essenzialmente subordinato alia collettività.. . È ridicolo che gli avversari dell em an­ cipazione operaia si rallegrino di queste divisioni. . di M ro. se si vuole essere sicuri di arriv are alla verità. il che è lo stesso. la scuola aei L uxem b o u rg tende. im pegnata a ricercare la sua legge a p a rtire da u n punto di vista antitetico a queuo della b o rg h esia. . . e ancora oggi vi determ inano una certa confusione. il prim o pensier della d e m o crazia lavoratrice. dei Fratelli Moravi. a ogni cittadino. o. che il cittadino appartiene allo Stato com e il b am b in o alla famiglia. p ro p rie tà . autoritario. 1 lavori pubb lici. l’abitudine. dall’esame del sistem a c o m u n is ta . di Owen. in manu. m embro della grande famiglia. ina stria. È necessario pas: sare p er il pregiudizio.IX. sistema comunista. ecc. . che solo ad essa l’individuo deve il suo diritto e la s u a vita. governativo. a riportare tu tto allo S ta to . in nome della comunità o delio Stato. la giustizia. ricchezza. LO STATO SECONDO I COMUNISTI Due correnti. . doveva consistere nel ritorcere contro quest’u l t i m a le sue stesse parole d’ordine: è esattam ente q u a n to risu lta . la diplomazia e la guerra. e quindi le deve assoluta obbedienza. j: Il sistem a del Luxembourg. come se esse non fossero la condizione del progresso. dottrinano. di Campanella. simile a quello della scienza. commercio. di Platone. . se­ condo le sue capacità e i suoi bisogni. è in suo possesso.*x i In v irtù del principio fondamentale della sovranità col­ lettiv a e della subordinazione individuale. due orientamenti diversi si sono cosi avvicendati all’interno della massa lavoratrice. simile a quello dello sp rito um ano. come p u re la legislazione. che esso è sottoposto all autorità sta ta le .

che poi significa un ritorno indietro. la stessa cosa hanno detto e fatto i comunisti. in linea di principio. ecc. di democrazia o di comunità. Per gli uomini di questa scuola. Che allo Stato si dia il nome di impero. il diritto dell’uomo e del cittadino dipende interamente dalla sovranità del popolo. di evoluzione. I comunisti si sono dati allora il compito di far rien­ trare nello Stato tu tti i frammenti sottrattisi al suo domi­ nio. le facoltà.. di m onarchia. è evidentemente sem pre la stessa cosa. quelli di Icaria ecc. quanto al principio. il comuniSmo non ha fatto altro che . p er ragione o p er necessità. Perciò. con Rousseau.Lo S ta to secondo i com unisti 171 Qual è il principio fondamentale della vecchia società. ad esempio. nobili e borghesi. secondo il sistema del Luxembourg. unico proprietario naturale del suolo. Da p a rte loro. L’unica differenza sta nell’applicazione del principio. Passiamo ora dall'ordine politico all’ordine economico. possono prestare giuramento a Napoleone III con la co­ scienza tranquilla: la loro professione di fede non è in contrasto. anzi. con la Costituzione del 1852. Da chi. dalla collettività nazionale. era stato certo possibile addurre ragioni di convenienza. gli onori. per cosi dire. in linea di principio. gli appannaggi e le prerogative? In definitiva. al diritto della collettività. poi sotto il sistema feudale. che una restaurazione. I comunisti del Luxembourg. il talento stesso. l’individuo riceve dallo Stato tu tti i suoi beni. più o meno si era disfatto. in quanto rappresentante della comunità nazionale. è m olto meno liberale. la loro nozione del potere o dello S tato è assolutam ente identica a quella dei loro antichi padroni. la sua stessa libertà ne è una em ana­ zione. I comunisti hanno im postato le cose nello stesso modo: anche per essi. m olte famiglie. erano più o meno uscite dalla proprietà comune prim itiva e avevano costituito. rivoluzionata o di diritto divino? È Yautorità. non è altro. i privilegi. si potrebbe perciò concludere che la rivoluzione demo­ cratica e sociale. i possessi. prima sotto il regime del diritto romano. infine sotto l’ispirazione delle idee dell’89. richiam arsi ai costumi domestici. borghese o feudale. riceveva i suoi titoli. l’individuo. Secondo i comunisti. Per quanto riguarda la proprietà. di repubblica. delle piccole sovranità in seno alla grande sovra­ nità. alla stessa industria e al progresso: la proprietà restava sempre una concessione dello Stato. di opportunità. che la si faccia discendere dal cielo o che la si deduca. nella vecchia società. l’antico Stato. Essi fanno risalire tu tto alla sovranità del popolo. il benessere. nobile o borghese. come un esercito che è riuscito a strappare i cannoni al nemico. dalla legge del sovrano. le cariche.

. sovvenzionate. non apportava nulla di nuovo.r Q uanto riguarda il governo. ma in cui le masse hanno H I? f ^>otere di garantire la servitù universale. rivolta pn • i Se . creare il vuoto n elle aziende e nelle imprese agricole private. commercio. r e r realizzare concretamente il suo progetto. vita. capaci di attirare a sé la massa operaia. funzione. Cosa vi nanno aggiunto di nuovo i teorici del Luxembourg? Assom ente nulla. salvo l’esagerazione comuni. proprio gli o tati di diritto divino. antichi e moderni. coltura. . infine. hanno fondato le Più potenti associazioni e ne hanno elaborato le teorie.do la teoria del Luxembourg. secondo delie ro rrn u le e delle parole d’ordine prese in prestito dal veccnio a sso lu tism o . Si possono addurre altre prove al riguardo. le sue garanzie e le sue to rm e . schiac­ ciale. accap arrarsi lavori e imprese. esattamente come no oggi ie grandi società anonime. 1 ne^ e concezioni del Luxembourg.172 T esti rivoltare contro l’esercito dei proprietari la sua stessa arti­ glieria. a prescin­ dere dalla forza pubblica della quale ancora non poteva aisporre. e che si possono cosi riassumere: co m u n io n e del potere. per essere esatti. fortuna. la sfera pubin eya portare alla fine di ogni proprietà. finanziate e di­ rette dallo Stato. il sistema politico si può u etin ire.stessa. l’associainrn*2 Pr o v °care la fine di tutte le associazioni separate o il nnt ria s s o rbim ento in una sola. il partito del Luxembourg sosteneva e raccomanaava 1 associazione. Lo schiavo ha sempre scimmiottato il padrone. proprietà. più spesso hanno considerato associazioni operaie delle compagnie di lavo. po rtare alla soppressione della concor1e. una democrazia compatta. lib ertà collettiva. | c( 9 n . la formula era sempre q u ella tradizionale. qualsiasi pos­ sesso sep arato . oppure come una società a responsabilità collettiva e in accomandita. strito la re qualsiasi azione individuale. anzi. inglobare tutte le libertà p?ratlV e* locali e particolari. . . Talvolta l’associazione. la concorrenza.J:a’ a. è stata una sem plice comunità di beni e guadagni (articoli 1836 e seguenti). libertà. Nel mondo economico l’idea dell’asse^ ciazione non è nuova. non si è mai distinto nettamente daiautocrate. in fondo. per loro. n° s tra legislazione borghese (Codice civile e commer­ ciate) riconosce vari generi e specie di associazioni. la questione era trattata in conformità con quella aell'associazione e del diritto dell’uomo: anche in questo c a s o . fondata in appa­ renza s u lla d itta tu ra delle masse. qualche altra volta l’hanno intesa come semplice partecipazione o cooperazione. invadere ogni settore indu­ striale. e il democratico.o n potenti e numerose.

il prevalere dei soggetti m e­ diocri o perfino incapaci. La Pie­ tra.-J. in altri term ini. Proudhon (E stratti).Lo S tato secondo i comunisti 173 — accentram ento. — polizia inquisitoria. a m ag­ gior ragione. De la capacitò politique des classes ouvrières. A n sa r t .-J. denunciati come so­ sp etti e. * Da P. pp. dell’eredità. — il suffragio universale organizzato in m odo tale che sanzioni continuam ente questa sorta di anonim a tirannia. — abolizione o almeno restrizione della fam iglia e. inferiori di num ero *. Milano 1978. che approvi. n aturalm ente. in P. sui citta­ dini capaci e gli sp iriti indipendenti. Proudiion. 233-236. sem pre in m aggioranza. . P. ritenuto scissionistico. corporativo e locale. — distruzione sistem atica d i ogni pensiero individuale.

sic­ come la v io len za e la frode ridiventerebbero la sola legge. Si è p re te so che la Giustizia non sia altro che un rap­ porto di equilibrio. la libertà. ricondotta alla sua formula. anzi di sim patia. al di fuori di ciò. non sia. m a lg ra d o tutte le polizie e le garanzie.x. inoltre. in secondo luogo. che possiam o considerare come acquisito. in modo che la G iustizia. e con qualunque nome la si . che in assenza di una f o r z a di Giustizia. e creare cosi la società. s i può osservare. Da quanto precede risulta già un punto essenziale. E ciò fa cadere la c r itic a . concepito dall’intelletto. preponderante nelle anime.La trascendenza e l'imma­ nenza XV. m a sempre in vista del1 amore di se stesso. riducendosi a una m is u ra di precauzione e di assicurazione. che n o n è altro che quello del dubbio morale. che in questo siste­ ma. dal quale determ ini le volontà ed imponga loro le sue regole. LA TEORIA DELLA GIUSTIZIA Realismo della Giustizia . la sua sede in qualche luogo. a un atto di benevolenza. anzitutto. un nulla. una forza. Ma se n z a contare che quest’opinione è sm entita dal sen­ tim ento u n iv ersa le che riconosce ed afferma nella Giustizia ben altro c h e un calcolo di probabilità e una m isura di garanzia. la società è im possibile: noi lo proviamo oggi come lo provarono i Greci e i R o m an i. è necessario un principio. e l’um anità diverrebbe una finzione. Quale è questo potere? Dove coglierlo? Come definirlo? eiò sta ora la questione. una entità. tarli vivere insieme e l’uno grazie all’altro. che abbia la sua realtà. Ritorno d u n q u e al mio proposito e dico: Q u a lu n q u e sia la Giustizia. qualche co sa come ciò che noi chiamiamo la Giustizia. che una im m aginazione. m a liberamente accettato d a lla volontà. sarebbe distrutta. come ogni altra speculazione dello spirito. cioè: Che p e r regolare i rapporti degli individui fra di loro. in ragione della utilità che esso vi trova.

pur conservando la sua indi­ vidualità. La giustizia nella rivoluzione e nella Chiesa. senza uscire dalla sua coscienza. indipendentemente da ogni con­ siderazione di egoismo. questa forza. la Giustizia è esterna e superiore all’in­ dividuo. indicarne le applicazioni generali. questa necessità. omogenea con la sua dignità. pp. sentirebbe la sua dignità nella persona del pros­ simo. Nel secondo caso la Giustizia è nell’intimo dell'indivi­ duo. a cura di Mario Albertini. Torino 1968. non può andare oltre. 0 com e una facoltà dell’io. di darne la formula. con la stessa vivacità con cui la sente nella propria persona. di analizzarne la natura.La teoria della Giustizia 175 chiami. P r o u d h o n . Utet. è inconte­ stabile. sia che risieda nella collettività sociale. nell’essere trascen­ dente assoluto che anim a e ispira la società. La società non può dipendere dai calcoli e dalle convenienze dell’egoismo. Questo principio. la necessità di un principio che agisca sulla volontà come u n a forza. uguale a quella stessa dignità m oltiplicata per la somma dei rapporti che la vita sociale co m p o rta4*. e si troverebbe cosi. sia che si m etta la Giustizia ancora più in alto. dico. Con­ statare la realtà della Giustizia e definirla.-J. si tra tta di constatarlo come esistente. 143-144. Orbene vi sono due modi di concepire la realtà della Giustizia: 0 come una pressione esercitata dall’esterno sull’io. Nel prim o caso. . identico e adeguato allo stesso essere collettivo. gli atti della um anità tu tta intera nelle sue ascensioni e nelle sue degradazioni lo testimoniano. e che viene chiam ato Dio. e la determini nel senso del diritto o della reciprocità degli interessi. conside­ ra ta come un essere sui generis la cui dignità prevale su quella di tu tti i m em bri che la compongono. concezione che rientra nella teoria comunista già esaminata. che. * Da P. è oggi tu tta l’etica: la filosofia morale. fino a un a maggiore m anifestazione della coscienza.

e la società è trascinata. le abbiamo definite con due parole: Indivisione. creare un sistem a che sia esclusivamente loro proprio. . e Separazione (del Potere). quando vogliono sta­ bilire ciascuna il proprio regime. b) Da questi due principi. anzi. opposti e irriducibili: l’Autorità e la Libertà.Principio dì soluzione una a ) L’ordine politico riposa su due principi strettam ente connessi. d) La ragione ci dice che ogni dottrina deve svilupparsi secondo i suoi principi. LA TEORIA DEL FEDERALISMO Posizione del problema politico . la corruzione si im pa­ dronisce presto del potere. c) Le forme di questi due regimi sono altrettanto diffe­ ren ti fra di loro. a ricorrere reciprocam ente e perpetuamente al principio opposto. incompatibili e logicamente inconciliabili quanto le loro nature. sul piano inclinato delle rivoluzioni continue. ogni governo si riduce — a gu ard ar bene —. equivoca. /) In conclusione: la pratica politica divenendo sem pre più e fatalmente p red a dell'arbitrario. ad una creazione ibrida. sono precisam ente condannate. senza posa e senza risorsa. e) La conseguenza che ne risulta è che. malgrado la miglior volontà e la più gran v irtù possibile. siccome la fedeltà ai principi è possibile solo nella politica teorica ma la p ra ­ tica è obbligata a transazioni d’ogni sorta. Nessun governo sfugge a tale contraddizione. ad una prom iscuità di regimi che la logica ripu­ dia e davanti alla quale la buona fede arretra spaventata. ogni essere secondo la sua legge: la coerenza è la condizione della vita comune come del pensiero. si deducono parallelam ente due regimi contrari: il regime assolutista o autoritario. Ma in politica si verifica esattam ente il contrario: né l’Autorità né la Libertà possono costituirsi per conto loro.X I. e il regime liberale.

Sta a noi tra rre il miglior p artito possibile d a questa situazione singolare. i governi si sosten­ gono solo sulla fede delle masse. Il pubblico si affolla intorno a loro per un istante. che ci hanno lasciato in eredità le loro istituzioni coi loro esempi. tutte le com­ binazioni politiche e sociali sono state successivamente m esse in opera. col sopraggiungere della pace. ecco tutto. l'in­ differenza succedendo alla fiducia delusa e la corruzione allo spirito civico. durerebbe l’età di un uomo. Le razze più vigorose ed intelligenti si sono consumate in questo travaglio: la storia è piena del racconto delle loro lotte. travestite. sono riuscite a durare solo con tal sistema. quelle che hanno sopravvissuto più a lungo. non se ne trova uno che. Eguaglianza. Conside­ riam o che da più di ottom ila anni (i nostri ricordi storici non vanno più in là) tu tte le forme di governo. i difetti del sistem a balzavan fuori. modificate. e sempre. E. come . giunti nel m omento più interessante della loro evoluzione politica. e si potè credere ad una eccellenza di costi­ tuzione. sempre i p artiti hanno m entito al loro program m a. Non prestate fede alle parole di quegli agitatori che gri­ dano: Libertà. e i popoli cercavano nella guerra civile il sollievo delle fatiche della guerra estera.La teoria d e l federalism o 177 Il mondo è a questo punto. riprese. Nazionalità. Qualche volta una serie di trionfi esterni riuscì ad illudere stilla vitalità di uno Stato. i capi di Stato e i loro m inistri sono fra tu tti gli uomini quelli che meno credono alla durata del sistem a da loro rappresentato: fino a che non se ne trovi una scienza sicura. Né si può dire che ciò sia effetto d'una malizia satanica. che in realtà non esi­ stevano. sempre le classi privi­ legiate si son fatte prom otrici. spinte alle estrem e conseguenze. Fra tu tti i governi noti e praticati fino ad oggi. È gente che non sa nulla: sono m orti che pretendono di risuscitare i morti. o d’u n a particolare infermità della n o stra natura. Infatti. Le cose stanno cosi. neH’interesse stesso dei loro privilegi. I Greci e i Romani. gli Stati sono crollati per le conseguenze dei principi sui quali si erano fondati. ad una saggezza di governo. d’una condanna provvidenziale o di u n capriccio della fo rtu n a o d ’una sentenza del Destino. strana cosa. se fosse condannato a sussistere per forza propria. La uma­ n ità è sem pre an d ata cosi di rivoluzione in rivoluzione: le nazioni più celebrate. abbandonate. di istituzioni liberali ed egualitarie. si sono inabissati nella disperazione. e la società m oderna sem bra arrivata anch’essa alla sua crisi d’angoscia. e che l’insuccesso ha co­ stantem ente ricom pensato lo zelo dei riform atori e deluso le speranze dei popoli. Sem pre la bandiera della libertà ha servito da m aschera al dispotismo.

altri. senza aver paura che nessuno possa convincerlo di menzogna né di errore. Autorità e Libertà.178 Testi fa con i buffoni e coi ciarlatani. il tradimento universale. la confusione organizzata. la protesta. allora soltanto avrà il d iritto di dire che la logica è un inganno. stabilità. . la confusione delle lingue e delle idee è arrivata a un tal punto. Vecchi seguaci di Ledru-Rollin si rappacifica­ no con l’impero. democra­ tico. il progresso un’illusione. Le ragioni di quest’ordine successivo risultano dai concetti stessi di tali principi e dalla natura delle cose. cattolica e più monarchica che mai. col cer­ vello vuoto e l’animo desolato. dicendo che esso è la vera espressione « ri­ voluzionaria » e la forma più « paterna » di governo. Basta che egli si dia la pena di ragionare con me ancora per qualche momento: sebbene in una tal questione ragionare sia un esporsi ad ingannarsi da soli. dai quali vengono tutte le difficoltà. poi si allontana. l’apostasia permanente. la borghesia del 1814. o se noi siamo proprio condannati per l'eternità a questa ruota di Issione. Il problema è insolu­ bile? Chiedo al m io lettore un po’ di pazienza. e se non gli metterò in mano la chiave di questo « imbroglio ». La Libertà. equità. I principi e i baroni del Primo Impero erano stati gli eroi del sanculottismo. e a perdere il proprio tem po e il cervello. tutt’insieme e contemporaneamente. L’Autorità. conservatore. liberale. vien dopo: è la critica. è vero. Presagio sicuro della nostra prossim a dissoluzione e del principio di un’èra nuova. Dovremo osservare dapprim a come i due principi. e la storia conferma questo ragio­ namento. compare per prim a: essa ha l’iniziativa. socialista. monarchico. genitor. È il guazzabuglio eretto a si­ stema. coi suoi ragionamenti. com e la famiglia. si mostrano nella sto ria in una successione logica e cronolo­ gica. ma intanto si scagliano con furore contro il federalismo. che soddisfi la ragio­ ne e la coscienza. e persin rivoluzionaria: il 1830 l’ha fatta ritornare consèrvatrice. la libera decisione. borghese. che il prim o venuto può proclamarsi a volontà repubblicano. mentre i socialisti di giugno si dichia­ rano unitari. era liberale. il 1848 l’ha resa reazionaria. e la libertà u n ’utopia. è una affermazione. In ciò non è possibile il dubbio e nessuna arbi­ traria inversione. Si tratta di sapere se la società um ana può arrivare ad una certa regolarità. come il padre. Adesso sono i repubbli­ cani di febbraio quelli che favoriscono la monarchia di Vittorio Emanuele. 1. li chiamano venduti. rimpinzata di idee nazionali (la sola cosa che essa avesse afferrato delle istituzioni dell’Ottantanove).

La conseguenza di questa legge. assoluto. la Rivoluzione francese. In conclu­ sione. nell’ordine religioso. in quanto lo Stato cresce in popolazione ed estensione. che com pare p e r primo ed è com e la m ateria o il dato da elaborare della Libertà. con­ trassegnò il momento in cui il libero esame è venuto a prevalere sulla semplice fede. Siamo in presenza di una legge . che si può chiamare necessaria. e non c’è posto per nessuna interpre­ tazione arbitraria: la cosa si impone per evidenza intuitiva e certezza m atematica. esente d’ogni equivoco e contraddizione. come il capo dello Stato. si potrà veder sorgere l’idea della federazione. della ragione e del diritto. più diventa intollerabile. hanc autem minui. è che il regime autoritario. non meno dell’eresia. viene a poco a poco subordinato dal principio giu­ ridico. risulta tanto dalla definizione concettuale dei principi. E anche qui non è possibile l’equivoco. e infine un semplice agente. rappresenta una èra di critica: essa ci fa vedere. al pari della Riforma. razionalista e liberale. più tardi si arriverà alla decentralizzazione. Un’altra osservazione. quanto dalla loro posizione reciproca e dalla loro azione. e chiara­ m ente conferm ata dalla storia. il regime di libertà tanto più si accosta al proprio ideale ed acquista probabilità di successo. Questa terza proposizione è altrettanto certa delle due prime. la Libertà che toglie ufficialmente il primato all’Autorità cosi come la Riforma. uno stru­ m ento o servitore della Libertà. si potrà applicare alla libertà e alla autorità quello che diceva Giovanni il B attista di sé e di Gesù: Illam oporte t crescere. nell’ordi­ ne politico. Dopo Lutero infatti ogni cre­ denza religiosa si è fatta ragionatrice: l'ortodossia. Prim a si comincerà a reclam are d’ogni parte la costituzione . 3. Pazientando u n po’. paternalistico e monarchico. diventa poi giudicabile dalla ragione. è necessaria a sua volta: cioè che il principio d ’autorità. e quanto più lo S tato cresce in popolazione e territorio: cosicché più l'Autorità si estende. l’uno retrogrado e l’altro pro­ gressivo. vero pater familias. Inversa­ mente. non meno im portante. e che si risolve in un fenomeno unico. Questo duplice moto. tribù o città. irresponsabile. che è dapprim a inviolabile. Nella lotta eterna dei due principi. si moltiplicano i rapporti fra gli uom ini e progredisce la scienza.La teoria del federalismo 179 2. si allontana tanto più dal proprio ideale quanto più num erosa diviene la famiglia. h a assunto la pretesa di condurre l ’uomo . primo soggetto di legge. Donde le concessioni che essa è obbligata a fare all'opposto principio di Libertà.

si fa di giorno in giorno più precaria. L’assolutismo resiste quanto può. ma batte in ritira ta : sem bra che la r e p u b b l ic a . tutti e due si comportano allo stesso modo. s’avanzi tuttavia a passi di gi­ gante. diviene tuttavia sem pre più reale e p iù forte. Similmente. considerato che. si costituì difensore dell’altare e del trono. ca­ lunniata. il prestigio dell’autorità è diminuito: la deferenza agli ordini di un principe è divenuta condizionale. La sottom issione alla Chiesa si è coni' plicata di tante condizioni e riserve che. l’Autorità e la Libertà si succedono come per una specie di polarizzazione. modo di pen­ sare. La m entalità politica è cam biata: anche i monarchici più ferventi. c h e risulta da questo duplice m oto una specie di subalternizzazione dell’Autorità. nell’ordine teorico come nella realtà sto rica. coscienza. E sono note le vicende del cattolicesimo spinto di Lamennais. sempre com battuta. m entre la seconda cresce e si impone. Roma si è messa a discutere come Ginevra. i Montalembert. Chateaubriand. si vantava d ’essere filosofo repubblicano: p er un semplice a tto del suo libero arbitrio. Qual partito trarrem o noi da un fatto cosi capitale p e r la costituzione dei governi? C o m e affiora l ’idea della federazione Considerato che. dopo la Rivoluzione francese. in altri term ini. bandita.180 Testi alla fede per mezzo della ragione. si esige dal sovrano una specie di reciprocità. garanzie. tradita. questo è il punto. salvo la differenza degli articoli di fede. mentre l’autorità periclita. di ragionare. Cosi. sempre sospetta. il sentim ento del diritto si afferma. i Falloux. possono chiam arsi altrettanto liberali quanto i nostri de­ mocratici. e i Berryer. non c’è più stata differenza di men­ talità fra il cristiano e l’incredulo: essi non hanno la stessa opinione. e la religione tende ad imporsi come una scienza. ma p e r il resto. Il precetto di San Paolo. ch e la prim a cala insensibilmente e si ritira. risu lta che dovremo riferirci al concetto . che si rim ette sempre più alle leggi della Libertà. il reg im e liberale o contrattuale guadagna ogni di più sul re­ gim e autoritario. è stato sempre più lar­ gamente commentato e messo in pratica. e la li­ b ertà . il bando della Restaurazione. hanno voluto avere delle carte costituzionali come i vecchi baroni di Gio­ vanni Senzaterra. Rationabile sit obsequium vestrum .

il contratto politico che lega il cittadino allo Stato sia perfetto e reciproco? Possiamo forse dire che questo contratto. Quello che fa l'essenza ed il carattere del contratto fe­ derale. can­ . 2) d'essere circoscritto. si obbligano reciprocam ente e su u n piede d'egua­ glianza gli uni verso gli altri. alleanza. per uno o più scopi particola­ ri. convenzione.. m a che anche in esso troppo sovente non sono che una finzione. il contratto politico diventa quello che io chiamo: una federazione. Possiamo forse dire che in una democrazia rappresentativa e centralizzatrice. che il contratto. come all’idea attualm ente dominante nella politica. che toglie ai cittadini la m età o i due terzi della loro sovranità ed il quarto del loro prodotto. resti vantaggioso e comodo per tutti. Cosi regolato e inteso in tal senso. e tanto m eno poi in una repupbblica com unistica sul tipo di Platone. in tutti questi sistemi è esorbitante. già insufficiente. capi di famiglia o comuni. ecc. in una m onarchia costituzionale e censitaria. affinché. sul quale io richiam o l'attenzione del lettore. F e d e r a z io n e . riguardo al suo og­ getto. p er una parte p iù o meno considerevole dei cittadini. un impegno senza giusta contropartita. contratto. è che in tal sistem a i contraenti. è una convenzione in v irtù della quale uno o più capi di famiglia.La teoria del federalism o 181 di contratto. entrando in questa società: 1) abbia a ricevere tanto dallo Stato quanto egli sacrifica allo Stato. essendo contenuto in giusti limiti. bisogna che il cittadino. due condizioni che si presuppon­ gono esistenti sotto il regim e democratico. • V Il contratto politico non acquista tutta la sua dignità e m oralità se non a condizione: 1) d'essere sinallagmatico e commutativo. come l’espe­ rienza troppo spesso ci insegna. entro certi limiti. salvo p er la parte relativa allo speciale oggetto per il quale si è fatto il contratto e si è chiesta la garanzia allo Stato. trattato . 2) che egli conservi tutta la propria libertà. che diventano da quel momento particolare ed esclusiva incombenza dei delegati della Federazione5. Esam iniam o bene questa definizione. oneroso: essendo. la propria sovranità e il diritto di iniziativa. vale a dire fatto. sia circoscritto entro giusti limiti? Sarebbe più esatto dire. uno o più gruppi di comuni e Stati. Affinché il contratto politico risponda alle condizioni sinallagmatica e com m utativa che esige l'idea stessa di de­ mocrazia. uno o più comuni. dal latino foedus. e anche aleatorio : poiché il vantaggio promesso in cambio. genitivo foederis. non è neppur sicuro.

Qual­ siasi impegno. Colui che si impegna in una as­ sociazione di tale specie. se. non sarebbe più u n a confede­ razion e. Ed è questo appunto che rende u n tal contratto cosi raro. o con qualunque altro nom e. che ripu­ gna egualmente al cittadino come al privato individuo. L'Autorità che ha il compito di m etterlo in esecuzione non potrà mai opprimere le parti associate: vale a dire che le attribuzioni delle autorità fen H°n P °tranno mai prevalere in numero e peso su quelle delle autorità comunali e provinciali. la libertà dei cittadini. dico. potrebbe allora chia­ m a rsi repubblica. regolare pacificamente le loro controversie. nel form are il patto. m algrado la im portanza degli interessi in gioco. Cosi non è. è lim itato da legami. intendenze. a maggior ragione. di libertà. la federazione tor­ nerebbe ad essere uno Stato centralizzato di tipo m onar­ chico. n com une diventerebbe una comunità. p e r qualche errato calcolo d’economia. e l’autorità federale. e che in ogni tempo ha reso generalmente insopportabile la vita cenobitica. succursali o regie. è un impegno eccessivo. attu a re quei provvedimenti di carattere generale che riguar­ dano la sicurezza e la prosperità comune: un tal contratto. maggiore di quella che essi sacrificano. cosi come que­ ste n o n possono indurre eccessivamente i d iritti e le pre­ rogative dell’uomo e del cittadino. In base a tali principi.182 T esti toni o province o Stati. non lascia nulla alla loro indipendenza e li fa completamente votati all associazione. il contratto di federazione. o democrazia. Perché se cosi non fosse. di autorità. in linea generale. soggetto ad impegni. è essenzialm ente limitato. nella società universale di beni e prolitti autorizzata dal Codice Civile. T u tto il corpo politico cosi ridotto. per una parte maggiore dell’iniziativa che conserva. per esempio. detta solitamente «società in comunanza». l’integrità del territorio. una quantità di diritti. soprattutto se essa è perpetua. m a non sarebbe più uno Stato costituito nella pie­ nezza delle sue autonomie. sarebbe intesa ad occuparsi di tu tte le a ttiv ità e le iniziative. m a si riservano singolarmente. chiedendo agli associati la totalità dei loro sforzi. non solo si impegnano bilateral­ m ente e com m utativam ente gli uni verso gli altri. di proprietà. il qua­ le. di garantire agli Stati con­ federati la loro sovranità. E la stessa cosa accadrebbe. da semplice m andataria subor­ d in ata alla volontà dei contraenti come deve essere. e gli Stati confederati si trove­ re b b ero rid o tti a prefetture. aven­ do p e r scopo. che è l’immagine in miniatura di tu tti gli Stati assoluti. anche sinallagmatico e commutativo. si pre­ senterebbe come preponderante: invece di essere lim itata ad u n servizio speciale. p e r deferenza .

* Da P. La Pietra. 270-277.La teoria del federalism o 183 particolare o per qualunque altra causa.-J.-J. i comuni o cantoni o Stati confederati incaricassero imo di loro deH’amministrazione e del governo di tutti. P. La repubblica. da federa­ tiva. diventerebbe unitaria: sarebbe sulla via del dispo­ tismo *. AnMilano 1978. . Proudhon. Du principe fédératif. Proudhon (Estratti). sart. pp. o ra in P.

la fedeltà dei funzionari. l’eguaglianza. la circonferenza non è in alcun punto. non è nient'altro che il regime di m utua­ lità. la m o­ derazione del potere. trasportato nel campo politico prende il nom e di federa­ lism o : in una semplice sinonimia è espressa completamen­ te tu tta la rivoluzione. se ne deduce su­ bito il diritto pubblico. Ogni gruppo. 3) di pren­ dere accordi nell’interesse delle rispettive imprese e di prestarsi assistenza nei loro infortuni: e.XII. i distretti. Quello che noi abbiam o chiamato fin qui mutualismo. IL REGIME POLITICO FEDERALE Il diritto economico. resta sotto forma di un Consiglio nazionale costituito dai rappresentanti degli Stati e incaricato di vigilare sull’ese­ cuzione dei patti e sul migliore andamento degli affari co­ muni. e in questa coor­ dinazione si identificano con la libertà. la politica è il corolla­ . e per un m utuo accordo è stato diviso fra cornimi e suddi­ viso tra famiglie. la giustizia. una volta posto il diritto economico. i comuni. il lavoro. la pace. che deve assi­ curare a ciascuno l’istruzione. secondo il nuovo patto. L’unità resta per queste promesse che si fanno tra loro i gruppi sovrani: 1) di governarsi m utuam ente e di tra tta re con i vicini sulla base di certi principi. La vecchia legge di unità e di indivisione è abrogata: il centro politico è ovunque. la libera esplicazio­ ne delle sue attitudini. Il territorio è stato diviso dalla n atu ra stessa in regioni. politica ed economica. ogni razza. il godimento della sua proprietà e lo scambio dei prodotti e dei servizi. la sovranità politica e l ’autorità civile si coor­ dinano fra le regioni. applicazione della giustizia alla eco­ nom ia politica. i lavori e le industrie si sono distribuite secondo una legge di divisione organica e hanno form ato gruppi e corporazioni permesse. similmente. Un governo è un sistem a di garan­ zie: lo stesso principio di m utua garanzia. assicurerà egualmente a tu tti l’ordine. come Governo. Secondo la Democrazia Operaia. 2) di proteggersi contro il nemico esterno e la tirannia interna. ogni lingua è sovrana nel suo territorio: ogni città è regina nel suo raggio d’azione.

la dissoluzione è la m orte. o se l’Órdine risulterà dalla Libertà. chi com­ batte. corpo e anima. L’assenza di u nità è sta ta concepita come il principio proprio del regno satanico. Gli antichi democratici sembra temano che il m utuali­ sm o distrugga l’U nità stessa. Alcuni. che afferma in tutti i campi: nella Religione. Queste due idee. D’altro canto la borghesia ha espresso la stessa diffidenza. la negazione empia e l’eresia deicida. nel Diritto: a maggior ragione la vuole in Politica. bisogna rassegnarsi a farle vivere insieme in equilibrio. Non è possibile né separarle né assorbirle l’una nell'altra. l’anarchia. p er questa unità preziosa le nazioni si rassegnano talvolta alla tirannia più detestabile. Osserviamo anzitutto che lo spirito um ano tende es­ senzialmente all’unità. cioè il legame sociale e la vita collettiva. m ateria e spirito. la monarchia costituzionale e l’autocra­ zia accentratrice non hanno per l’avvenire p iù probabilità di riuscita di quello che non ne abbiano la anarchia m er­ cantile o la com unità icariana. e in nome della libertà ha protestato contro questa ferocia del Diritto individuale. vedendo in questa m utualità senza lim iti una tendenza all’anarchia. divergenza. so­ stanzialm ente simili e differenti solo per il punto di vista di coloro che le esprimevano. La questione non è quindi di sapere se la Libertà risul­ terà daU’Ordine. L’Unità è la legge di tutto ciò che ha vita e di tutto ciò che è organizzato: chi sente. per la paura dei dissolvimenti la polizia dei go­ verni perseguita con le sue diffidenze e le sue collere l’in­ vestigazione filosofica e l’analisi superba. nella Scienza. legati indissolubilmente fra loro per l’eternità. Li­ bertà e Unità (o Ordine) sono addossate l ’una all’altra. Nessuna form a politica ha dato sinora la vera . pluralità. tradotto dalla Democrazia repubblicana del 1848 con l’altro m otto Unità e Libertà. che danno a un popolo la sua forza di coe­ sione e ne assicurano la potenza e la gloria. come credito e ipoteca. L’idea m utualista al suo apparire non poteva non dare luogo ad obiezioni: due accuse si sono mosse ad essa. chi ama. l’uno e l’altra esistono. si fondano gli Stati. dotati p iù di buone intenzioni che di prudenza. e del pari non c’è Unità senza varietà. hanno p restato il fianco a queste critiche: è dovere quindi della Democrazia operaia il dim ostrare che essa col suo principio di m utualità vuol realizzare il m otto borghese del 1830 Libertà e Ordine pubblico. Per l’unità si costruiscono le città. si formulano le leggi. contro l’esorbitare della personalità. chi lavora cerca l’ordine e la felicità. Non c’è Libertà senza Unità.Il regime politico federale 185 rio dell’economia. entram be seguono la stessa legge: la re­ pubblica unitaria.

che. Simbolo di ragione d f Stato’ Chiesa ° di razza. coscienza e della nostra ragione. libertà per ertà. le accresca e si forL u n iti ? ^ libertà stesse. l er? libero. La capacità politica delle classi Città di’ Castello ff£ l2 l! S‘ Pienmgeli’ ‘ 11 Solc° *’ I . frutto della setta di nàrtlt« Ji* ^I?°ra D°g.186 T esti Qui la dell’accordo fra le due idee.2 * stata sempre unità artificiale.ma. i lostra. perché coercizione. i-Ca soddisfare a queste esigenze. Poggi sul h?. il giungendosi i ° ggl c* ° 9 c°rre è una unità. uomini si garantiscono reciprocamente 5' na fede pe libertà n m n • -ff ' buona per buona fede. la coscienza libera. proprietà per proprietà * Proprietà p er nronri^tà operaie eriÌÌi« PR 9yD H°N. purché Proprio fondainento della Verità e del Diritto. r-S 'C 1 u Pens. cuore liherr. Bandiera. . virtù di esca t m utualità prom ette di darci. perché in valore npr g. agtifichi di Qni t ? 5 5 nostre libertà. . articolo di fede o 1 a n ^ m a ^ d e n ^ ove vogliono una unità che esprima tu tti i poteri runÌC i + Una unità spirituale che congiunga e tuttavia r-ì .

non c’è più. dicevo fra me parafrasando l’afo­ rism a di quel vecchio fisico sul vuoto: la proprietà non è un elemento economico. Deriva dalla conquista? Ma sarebbe immorale. poiché abbiam o fatto apposta un imperatore per difenderla ed io stesso prendo la sua parte. feci il mio ingresso nella scienza economica con la pubblicazione di un volume di 250 pagine. Prevedevo da allora che la m ateria sarebbe stata copiosa e che il soggetto era ben lungi dall’essere esaurito. un lettore appena sensato e appena illuminato dalla logica. che tutto l’edificio economico e sociale fondava su ques t’ultim a e che tuttavia la relativa istituzione non era data né nell’economia politica né nel diritto naturale. oso lusingarmi. Donde può derivare? Quale è la sua natura? Questo fu il soggetto della mia prima Memoria come la chiamai. Avevo cominciato da tre mesi appena i m iei studi di economia politica quando mi accorsi di due cose: la prim a che esisteva un intim o rapporto (ma io non sapevo quale) fra la costituzione dello S tato e la proprietà. sono più di ventidue anni. CRITICA DELLA PROPRIETÀ E RIVALUTAZIONE DELLA PROPRIETÀ Nel 1840. scandalo che continuò ad ingigantirsi per dodici anni. forse anche ad una preferenza nel pos­ . Si deve attribuirla al lavoro? Ma il lavoro non dà diritto che ai prodotti. Oggi che le m enti si sono cal­ m ate. ho l’orgoglio di dire. il quale non riconosca quanto io avessi ragione. si leggeranno forse con interesse e soprat­ tu tto si comprenderanno meglio le mie spiegazioni.XIII. la seconda. tu tt’al più ad una indennità per l’adatta­ mento del suolo. fino al colpo di Stato. e niente la giustifica. può sfidare tu tti gli attacchi. La proprietà ha per fondam ento il diritto del prim o occupante ? Ma è assurdo. oggi soprattutto che pubblico io stesso ima teoria della proprietà la quale. non è essenziale alla scienza. intitolato: Che cosa è la p ro p rietà ? Non ho bisogno di ricordare quale scandalo abbia causato la mia risposta. Ora che non c’è più m otivo di trem are per la proprietà. Non datur dominium in oeconomia.

Questa esclu­ sione del com unism o è consegnata nella mia prim a Memo­ ria del 1840. e che colui che dà in affitto la sua terra se ne spropria. se basta dire: q u esto cam po è m io. Ora. Ecco scoppiata la guerra civile con l’inevita­ bile conclusione della schiavitù. Se è stato il legislatore che con un atto di suo arb itrio ha istituito la proprietà. È stato il legislatore che ha creato la proprietà? Ma per quali motivi? In forza di quale autorità? Non se ne sa niente. Tutto ciò che è stato spacciato ai nostri giorni circa le fatiche e i meriti dei colono sonò ciance sentim entali: non è né filosofia né diritto. l ’ipotesi contraria: la comunità.188 Testi sesso. perché a g ire altrim enti significherebbe m ettere la società in pericolo? Ma la giustizia è amica della luce. voi avete esaurito tu tte le ipotesi dei g iu risti suH'origine. capitolo V. in term ini non meno energici. proprietario. sul fondamento della proprietà. in virtù della m ia an a lisi. con qualcuno che si picca di metafisica. tutti sono proprietari allo stesso titolo. Q uesta dialettica — conveniamone poiché lo possiamo senza p erico lo — era tanto invincibile quanto inesora­ bile e le testim onianze che la legislazione stessa mi dava non eran o fatte p er sminuirla. O forse dobbiam o credere con il Laboulaye che la proprietà è un artic o lo di fede la cui discussione deve essere proibita. Nello stesso tem po in cui pronunciavo. l’autorità del legisla­ to re e la m etafisica dell’io. m a ancora una volta. a ciò che la legge rom ana chiamava dominio em inente di pro­ prietà. nell’economia poli­ tica e n e lla storia. ipso facto. poiché non c’è nulla di più. Bisogna dire. Potete chiudere le biblioteche. nel diritto francese. dal m om ento che la proprietà è soltanto una finzione legale. come dice il Laboulaye. [-]. Cur non palam si decenter? La proprietà è du n q u e il furto?. che la pro­ prietà è l’espressione dell’individualità. delle personalità e dell’io? M a il possesso basta largamente a questa espres­ sione. la condanna della proprietà. io respingevo. e riprodotta con maggiore esten­ . m ai e poi m ai il lavoro può dare il diritto alla sovranità del feudo. L’opera pubblicata dal Thiers nel 1848 per la difesa della Proprietà è una mera bucolica.. u n arbitrio. quando voi avete passato in rassegna la prim a occupazione.. e un arbitrio tanto più odioso in quanto essa lascia fuori di sé la maggioranza del popolo. nel possesso intendiamoci bene. Altrimenti bisognerebbe dire che ogni affittuario è. solo il delitto cerca le tenebre. come si è svolta nel d iritto rom ano. p er averne la proprietà. lo stesso legislatore può abolirla ed espropriare i patrim oni. il lavoro. la conquista.

poiché ciò significherebbe sistemare il contrap­ peso nella potenza stessa che si ha il compito di contro­ bilanciare. il che è manifestamente assurdo? È vero che noi troviamo tale contrappeso nella proprietà assoluta. essendo un assoluto. Davo a questa form ula superiore. o. benché non sapessi dire in che consistesse questa nuova concezione. necessita di un contrap­ peso che gli im pedisca di oscillare e di rendersi ostile alla libertà? È vero che tale contrappeso non può riscon­ trarsi né nell’esercizio in comune del suolo. capitolo XII. cioè indipendente. come adesso si vede.. il perno e la m olla dell’intero sistem a sociale. per la funzione essenzial­ m ente politica che le spetta.. soltanto la verità che io cercavo non poteva essere afferrata che con una rettificazione di metodo. Queste delucidazioni erano necessarie per fa r ben com­ prendere che la negazione teorica della proprietà. Contro tutti gli attacchi che dovetti sopportare da sinistra e da destra mantenevo in tu tti i suoi term ini la m ia critica. come dicevo con Kant ed Hegel. 1846. Qual era allora la mia concezione? Che la proprietà. [. preveduta e affermata da me fin dal 1840. tu tto sommato. appunto perché il suo asso­ . Le cose restarono cosi parecchi anni. doveva essere sintetizzata in una formula superiore che desse pari soddisfazione all’interesse collettivo e all’iniziativa indi­ viduale e riunisse tu tti i vantaggi della proprietà e del­ l’associazione senza alcuno dei loro inconvenienti. dipendente e feudale. il nom e provvisorio di possesso. che richiamava una forma di istituzione che io non volevo e che ho abbandonato. ima antinomia. La prim a parte di questa proposizione è stata dimo­ strata dalla critica del 184048. La m ia speranza. era la premessa necessaria p er la sua conferma pratica e per il suo sviluppo. pari in autorità e sovranità allo Stato? È vera la conseguenza che la proprietà. term ine equivoco. spetta ora al lettore giudicare se la seconda sia provata in m odo soddisfacente. annuncian­ do una nuova concezione della proprietà con la stessa cer­ tezza con cui avevo negato la vecchia. È vero che lo Stato. una nozione che implica due contrari. con la sua generalizzazione e col concorso di altre istituzioni. La proprietà se la si considera nell’origine è un principio intim am ente vizioso e antisociale. ne nel possesso o nella proprietà condizionata e ristretta.Proprietà: critica e rivalutazione 189 sione e forza nel S istem a delle contraddizioni economiche. ma non ancora chiarita né definita. dopo essersi costituito sul prin­ cipio della separazione dei poteri. in virtù della dialettica hegeliana. ma d esti­ nato a divenire. non doveva essere disillusa.].

le vengono a m isura che essa si generalizza. e che fa della proprietà una creazione veramente straordinaria. e il suo spirito di rivoluzione e d ’incontinenza. per trasform are l’angelo delle tenebre in angelo della luce. come se noi avessimo voluto esal­ tare senza limiti. È vero. è pur tuttavia la stessa. decentratrice. nessuno dei quali si trova nel principio di proprietà. che ha subito una critica esatta ed imparziale con tanta sorpresa dell’opinione pubblica? Ed è vero che niente è stato modi­ ficato. m a perché noi ne abbiamo soltanto ingrandita la sfera e generalizzato il campo? E vero che in questa natura egoista. dico. indomo il suo io. poiché io non potrò mai insistere troppo su questa verità alla quale non ci h a abituati la logica delle scuole. satanica e refrat­ taria noi abbiamo trovato il mezzo più energico per resistere al dispotism o dello Stato ed uguagliare le fortune senza organizzare le spogliazioni e senza m ettere la m useruola alla libertà? È vero. che per cambiare gli effetti di una isti­ tuzione che nei suoi inizi fu il colmo delle iniquità. cioè a misura che un maggior num ero di cittadini arriva alla proprietà? Ed è vero che per operare questa generalizzazione. p er natura. se da scelle­ rata è divenuta santa. per assicurarne in seguito l’eguagliamento. federativa. progressista e amante della giusti­ zia? È vero che questi attributi.190 T esti lutismo deve opporsi a quello dello Stato. soppresso o addolcito nella prim itiva nozione. solo a condizione di conservare intatta la sua personalità. Riconosciuta la missione politica e sociale della pro­ prietà io vorrei richiamare ancora una volta l’attenzione del lettore su quella specie d ’incompatibilità che esiste in questo caso fra il principio e i fini. re­ pubblicana. anzi noi l’abbiamo religiosamente rispet­ tata. per definizione psicologica. nella proprietà. per origini. la proprietà può divenire uno strum ento . che questa proprietà che oggi è priva di ogni biasimo. solo a condizione di restare come la natura l’ ha fatta. e che se la proprietà si è umanizzata. egualitaria. basta organizzare a fianco della proprietà e al suo servizio un certo numero di istituzioni e di servizi pub­ blici. noi n o n abbiam o bisogno che di opporla a se stessa oltre che al potere pubblico. domanderò ancora. proprio l ’assolutismo e 1abuso? In tal modo. per vigore passionale. aggiunto. non è perché noi ne abbiam o cam­ biato la essenza. si pone nel sistema sociale come liberale. e di circondarla di garanzie e di decuplicare le sue forze. trascurati fino ad oggi o abbandonati al monopolio e all’anarchia? Ecco i quesiti su cui il lettore è invitato a pronunciarsi dopo m aturo esame e seria riflessione.

di giustizia e di ordine. possa starle al paragone. se non la giustificazione completa. e pertanto dob­ biam o cercarne. cadrebbe se noi pretendessim o distinguerla dalla proprietà assolutista. « in quan­ to lo perm ette la ragione del diritto ». prim a occupazione. ultralegale. e perciò siam o in continuo pericolo di usurpazione e di despotismo. cosi pro­ digando luce. sovrumano. di libertà. più positivi. che ci ripugna perché non ne comprendiamo il signi­ ficato. quatenus juris ratio patitur. quello governativo. Cosi si è ottenuta per mezzo di una semplice m essa a punto. Come l'albero. il cui frutto è aspro e verde da principio m a s’indora col sole e diviene p iù dolce del miele. Senza di che non possiamo uscire dal­ l’am bito del possesso e ogni nostra argomentazione è sofi­ stica e in m ala fede. brezza e rugiada alla proprietà noi otterrem o dai suoi germi peccaminosi i fru tti della virtù. extragiuridico. ju s utendi et abutendi. usucapione. Il diritto di proprietà è assoluto. diritto di usare e di abusare. che nessuno dei n o stri diritti più reali. è p u r sempre un prodotto spon­ taneo dell’Essere universale e della società. egualitaria e m oralizzatrice. almeno la comprensione. orm ai non si può più aspirare a purificare la coscienza um ana com bat­ tendone la passionalità come facevano i vecchi m oralisti. . la visione della proprietà liberale. an­ tieconomico. senza alcuna alterazione del principio. Conclusioni Bisogna sem pre arrivare a conchiudere che la proprietà è im a autentica finzione legale: solo si può fare in modo che questa finzione sia nei suoi motivi tale da doverla con­ siderare legittima. La giustificazione della proprietà che abbiamo ricercato inutilm ente nelle sue origini. Esso si oppone ad un altro potere assoluto. tanto giusta. quella trasform azione che io cercavo sotto il nom e di sintesi. che comincia ad im­ porgli la restrizione. Il principio di proprietà. Non bisogna cambiare le sue tendenze. ma bensì le sue opere. più im mediati e immanenti. ed anzi essi sussistano solo per mezzo di questa chiave di volta: vera finzione. accaparratrice ed abusiva. tanto splendida.P roprietà: critica e rivalutazione 191 di garanzia. divenga tanto sublime. Dalla ragione del diritto alla ragione dello Stato il passo è breve. Si può fare in modo che questa fin­ zione. Pertanto la n o stra critica anteriore sussiste sem pre.

Il popolo è felice quando vede far la guerra ai pro­ p rieta ri. Da ciò deriva il decentram ento e un principio di federazione. laghi. Le conseguenze dirette della proprietà allodiale sono: 1) l ’amministrazione del comune da parte dei proprie­ ta ri. tu tte infervorate di unità. mentre allo Stato non spettano che le p arti indivisibili e comuni per il loro uso: corsi d’acqua. 2) l ’am m inistrazione della provincia da parte di chi l ’a b ita . Per aum entare la possibilità di movimento e circolazione la terra è sta ta resa liquidabile. La costituzione di una repubblica — m i si perm etta alm eno di impiegare questa parola nella sua alta accezione g iu rid ica — è la condizione sine qua non della sua pro­ sp erità. e v icev ersa una repubblica. foreste e deserti. stagni. è qui sostituita da cittadini proprietari. strade. lande e m ontagne incolte. di centralizzazione e di assoluti­ smo. e tutto ciò che non è suscettibile d i appropriazione privata. principe o impe­ ratore. senza b is o g n o di mediazione. cosi ripugnante. e non piace alle correnti più democratiche. alienabile e divisibile. senato. È odiosa al prim o in grazia alla sua onni­ potenza. fini: essa è essenzialmente politica. vassallaggio. non p o t r à sussistere e si convertirà in autocrazia. L a proprietà feudale non genererà mai una repubblica. affittuari e operai riuniti in consiglio e perciò l'indipen­ d e n z a comunale e la disponibilità delle proprietà. e il reg n o costituzionale fu definito: « Una m onarchia circon­ d a ta d a istituzioni repubblicane ». segno concreto della sovra­ nità del cittadino.192 T esti conquista. ed è stato attribuito all'individuo. perciò è particolarm ente odiosa al potere pubblico e alla democrazia. che lascerà decadere l’allodio a fe u d o e che ricondurrà la proprietà al comuniSmo slavo. Allo scopo di spezzare il fascio della sovranità collet­ tiva. La parola repubblica non è d u n q u e sediziosa per se stessa e risponde alle vedute della scien za non meno che alle sue aspirazioni. Dove la proprietà appar­ tiene alla collettività. La funzione regia. non vi è che feudalità. come è stabilita dal sistema costituzionale. cosi esorbitante. E tuttavia l’allodio è la base della repubblica. La proprietà allodiale è imo smem bram ento della sovra­ nità. la troviamo invece nei suoi . e p e r conseguenza nessuna libertà né autonomia. ed è l’avversaria dell'autocrazia come la libertà lo è dell’autorità. dopo averla resa eredita­ ria. gli è stato eretto contro il dominio proprietario. gerarchia e subor­ dinazione. D e l pari la vera proprietà non produrrà m ai una m onar­ . che h a n n o tutti gli occhi aperti sugli affari pubblici. Un giorno il generale Lafayette indicando Luigi Filip­ po disse: « Egli rappresenta la migliore delle repubbliche ». aristocrazia. acquisto col lavoro.

Cosi l'intera m ia critica anteriore. assolutista ed egoista per sua natura. ricevono una sorprendente conferma. Il lettore si guardi bene dal vedere in questo antago­ nismo. al punto che proprietà e diritto sono idee inseparabili e quasi sinonimi. Se accadesse il contrario e se un insieme di proprietari eleggesse un capo. concorrenza. ma bisogna che sia cosi. extragiuridico. con questo stesso atto essi rinuncerebbero alla loro parte di sovranità e presto o tardi il principio di proprietà rim arrebbe alterato nelle loro mani. Ma non è colpa mia. ser­ vizi pubblici. monopoli. Sento dire da certi riform atori: sopprim ia­ m o tutte queste complicazioni di autorità. diviene uno strum ento di giustizia e di ordine. se essa non ha una sua fortezza ine­ spugnabile. un mio m ero virtuosismo. Bisogna che sia cosi: perché in nessun caso il diritto è tan to osservato come quando trova u n difensore nell'egoi­ sm o e nella coalizione degli egoismi. rappresentante dei proprietari. La proprietà è l'egoismo idealizzato. creiamo un piano di società uniforme e tu tto sa rà semplificato e risolto. regno più nominale che effettivo. Il nostro sistem a sociale è complicato. Se oggi siamo in possesso di tu tti gli elementi. consacrato e investito di una funzione politica e giuridica. bilancio commerciale. essendo io un semplice osservatore e ricer­ catore di serie. possesso. allorquando. e tutte le conclusioni egualitarie che ne ho dedotte. Il principio di proprietà è ultralegale. Lo si è visto in Francia. usurpatore per sua natura ed improbo. sotto Luigi Filippo. m olto più che non si sia creduto. liberali e repubblicani fecero la guerra al cam panilismo. in queste opposizioni e in questi equilibri. In essi si scopre un'anim a e una vita intim a collettiva che si evolve al di . oppure se una m onarchia creasse dei proprietari. imposte. So bene che una teoria semplicista come il comuniSmo o l'assolutism o di Stato è una concezione di gran lunga più facile che non lo studio delle antinomie. Ecco in che m odo nelle previsioni della ragione univer­ sale il principio dell’egoismo. libertà. Si serviva la causa della monarchia. implici­ tam ente abdicherebbe e si demolirebbe. a meno di non tra ­ sform arsi volontariam ente in regno costituzionale.Proprietà: critica e rivalutazione 193 chia e una vera m onarchia non produrrà m ai ima vera proprietà. fine all'iniquità. In nessun caso la libertà sarà difesa contro il potere se essa non dispone di un mezzo di difesa. [-]. essi però hanno bisogno di essere coordinati e sintetizzati secondo le loro proprie leggi.

previdenza. grazie alla proprietà d ‘J ! sl. Inoltre abbiamo potuto osservare. se è cosi. e‘ Fare la storia della proprietà presso un popolo equi­ vale a dire come esso ha traversato le crisi della sua for­ mazione politica. com e ha equilibrato le sue forze. che ammetta nel suo sistema la pluralità dei principi. dommatica e unitaria non può rendere conto ma che si chiarisce meravigliosamente con l'aiuto di una filosofia più jarga. come è . nell’idealizzazione. con approssimazioni indefinite. sillogistica. benché questa. e la sintesi eli tutti gli indefinibili e assoluti. secondo la quale ipotesi ogni gruppo umano avrebbe avuto bisogno di un iniziatore speciale. non dovremmo vedere in questi fatti attuazione della creazione diretta e autom atica della soctet. la lotta degli elementi. vastità di azione e reazione. nel pensiero. e ispirati a tanta ragione. er ? sua volta battezza e governa le sue pecorelle. regolato i suoi interessi.loi c°nnessi. passione e giustizia siano l’indice di una vera vita. come ha prodotto i suoi poteri e i suoi organi. C’è dunque una differenza tra la ragione individuale e quella collettiva. nella sensibilità e anche nell'io. di un disegno supe­ riore. dotato i suoi cittadini. possa arrivare a scoprirli e ad appropriarseli. ‘Ha fantasia. come fa u n metropolita quando dà l’investitura ad un vescovo e come questo quando impone le mani al curato. nella riflessione. che vanno e vengono. un altro fenomeno e un'altra legge. l’opposizione dei contrari. sentimento. noteremmo che le leggi generali della s:ona sono le medesime che reggono l’organizzazione soC 1. studiando la società. nell amore. cosi ben coordinati. a’ risultante dal semplice accostamento degli elementi e dal gioco delle forme che costituiscono la società? Abbiamo scoperto una logica speciale e principi che non sono quelli della nostra ragione individuale. come è vissuto. che ripugna all’idea di iniziaive dall'estern o. di cui la logica ordinaria. infallibile di una cristallizzazione. quella le forze libere. di una ragione costituita diversamente dalla nostra? Perché. elasticità naturale.aPason esteso che è proprio della vita. perché dobbiamo rifiutarci ai ammettere che i principi sociali.194 T e sti fuori delle leggi geometriche e meccaniche. Ora siccome sappiamo che vi sono differenze nell’intelliSenza non meno che nella forza: differenze nella memoria. uniforme. e siccome è impossibile dire dove cominci e dove unisca ciò che chiamiamo anima. e che è impossi­ bile assimilare al movimento rapido. della libertà. Ciò compreso. d il l. nella facoltà inventiva. o coscienza. Proprietà e Stato sono due creazioni sponta­ nee di una legge immanente.

Nel regime comunitario e statalista ci vogliono la poli­ zia e l’autorità per garantire il debole contro l’invadenza del forte. e obbliga le nazioni a rico­ noscerla. benché assente. Essa non è ancora esistita nelle condizioni in cui la pone la teoria e nessuna nazione ha mai raggiunto il massimo livello di questa istituzione. e che dovrebbero essere respinti ambedue se vigessero in direzione separata. non si misura sulla potenza dell’individuo. Essa è un dono gra­ tuito. il suo scudo: mentre il lavoro è la sua spada. da quando esistono. È la corazza della sua personalità indipendentemente dalle differenze di talento. La proprietà non si misura sul merito. viene da noi oggi interamente accettata.. [...]. dei servizi pub­ blici e dei servizi privati. La proprietà assoluta e incoercibile si protegge da se stessa. con la sua riserva parimenti contraddittoria: dom inium e st jus u ten di et abu ten di re sua quatenus ju ris ratio patitur.. il credito e lo scambio non lo richiedono affatto.. dato all'uomo per proteggerlo contro i pericoli del potere pubblico e le invasioni dei suoi simili. poiché essa non è né salario. di cui hanno potenziato i mezzi di usurpazione. Noi abbiamo compreso che questa opposizione di due assoluti. punendole se la tradiscono. noi vogliamo la determinazione delle funzioni pubbliche e di quelle individuali. La teoria della proprietà è simmetrica a quella della discolpa per mezzo dei sacramenti dell’uomo caduto in peccato. ma essa regge positi­ vamente la storia. Noi respingiamo. L’equilibrio della proprietà richiede ancora garanzie politiche ed economiche. [. tali sono i due poli della società. né titolo onorifico. la produzione.]. È l’arma difensiva del cittadino. il comunismo in tutte le sue forme.]. La proprietà è il principio più fondamentale di cui ci si possa servire per comprendere le rivoluzioni della storia. P roprietà e S tato. ma sfortunatamente la polizia e l’autorità.]• [. non hanno funzionato che a vantaggio del forte. poiché il lavoro. attività.. Non vi è che una cosa nuova per noi nella nostra tesi: che questa stessa proprietà il cui principio contraddittorio e pericoloso sollevava la nostra disapprovazione. ecc. né compenso di qualunque genere. genio.. [.. né deco­ razione. di cui uno solo sarebbe irremissibilmente da con­ dannarsi. forza. questa opposizione è il fon- . insieme allo statalismo.Proprietà: critica e rivalutazione 195 morto.

* Da P. Proudhon. Bottega dell’antiquario.E.. . 177-179. 165-171.141-151. trad. di A.196 T esti lamento proprio dell’economia sociale e del diritto pub­ blico: restando a noi il compito di governarla e di farla agire secondo le leggi della logica*. O. PP.-J. 182. Klitsche e La Grange. Roma 1947. La proprietà.T.

A che titolo. . Ecco. sia con un oggetto di altra natura. m utuazione. Si sa che nel prestito di consumo l’oggetto prestato viene consumato da chi prende a prestito. Sup­ poniamo che chi dà in prestito diventi a sua volta uno che prende a prestito. Ci interessa piuttosto sapere in che modo. dal rango e dalle classi. bensì come un sistema equilibrato di libere forze. che prescinde completamente dalle ricchezze. sia con un oggetto della stessa specie. Di qui. il quale quindi ne restituisce l’equivalente. g i u s t i z i a . e sotto quale influenza l’idea di mutualità si è affermata nelle menti? Abbiamo prima visto in quale modo la scuola del Luxembourg intende il rapporto dell’uomo e del cittadino con la società e con lo Stato: è un rapporto di subordina­ zione. l’organizzazione autoritaria e comunista. riceve gli stessi benefici in cambio degli stessi servizi. dunque uno scambio: questo è il nesso logico che ci fa chiamare con lo stesso nome due operazioni diverse. reciprocità. sosti­ tuita a quella dell’autorità. scambio. che hanno per sinonimi reciproco. quindi. comunità o carità. secondo i quali la società deve essere considerata non come una gerarchia di funzioni e di facoltà. LA TEORIA DEL M U T U A L IS M O Le parole francesi m utuo. Questa concezione governativa si scontra con quella dei fautori della libertà individuale. reciprocità. a partire dal­ l’idea della mutualità. quindi un sistema essenzialmente egualitario e liberale. che significa prestito (di consumo). avremo una prestazione reciproca. scambio. prima di tutto. il ragiona­ mento e le conclusioni a cui giungono questi antiautoritari o liberali. in politica e in economia politica. sia stato possibile. costituire un sistema di rapporti che tende addirittura a trasformare da cima a fondo l’ordine sociale. e in senso lato. Non c’è nulla di più elementare: perciò non vorrei insistere ancora sull’aspetto logico e grammaticale di questa nozione. m utualità.X IV . provengono dal latino m utuum . nel quale ognuno gode degli stessi diritti a patto di adempiere gli stessi doveri.

cauzione È rantic101]6’ Saranzia per garanzia.i: mutuo soccorso.198 T esti t .^u°na qualità e di giusto prezzo delle merci.. Stato. occhio per occhio. L’autorità al lorrk ’ dicono.Di n/. assicurazione. la pretesa di elevare il principio mutuaa ^gge (j r ^ certe istituzioni. rovina. è l’uomo libero. il Governo . per quel che riguarda lo perfetta m tu tti gli oggetti di consumo. né per nessi ’ . che l'uomo. ce di sua iniziativa e sotto la sua personale dotti un J 1 tà. azi°ne. traspora* diritte . hanno fatto il loro tempo. e> nella società. in 1 1 1 1 certo senso capovolta. dente v u £6e del taglione. prerogativa diversa dalla e la car>Fleniaz‘a diversa da quella del Diritto.sione più elevata. realmente responsah r a8is. sicuro di ricevere in cambio dei suoi pro­ stabilire czz. razione °dotto per prodotto. che cosi esso non controv 3 c^e libertà e interessi raggruppati. credito per credito. umana x°ptengono che. abbastanza rimunerativo. vogliamo Da P°sto la giustizia. la natura zione d li e^Pres. ltto criminale e dall’atroce pratica della vendetta la libera onornico<nelle opere del lavoro e nei servizi deiistituti m Ìratellanza. di mercato. ng anche. che lo Stato non è altro indipenri!511. °* diventare motivo di delusione e causa di tito*dall' ^ avoratore non è più un servo dello Stato. aH’interno deH’Universo. e il cittadino. a 1 ato> e direi quasi a una sorta di religione di ' c itta d in i3 pratica tanto facile quanto vantaggiosa per rePression ’ U” a Pratica cbe non richiede né polizia. dunque. radicalmente contrarie a quelle vasta se ^ our§> passano a una organizzazione su più dicono n PrinciPÌ° rnutualistico. rappres ft1 e capaci tutti di giudicare. di lavot o e?r°. listico.ante della libera unione fra soggetti eguali. e di poter scambio ° r n * suo* concittadini. natura S^° diritto direttamente dalla dignità della sua temente0^ come P*ù tardi riceverà il suo benessere diretfecoltà i SH° personale lavoro e dal buon uso delle sue delle «li . Servizio per servizio. Da questa legge derivano tutti gli insegnarnpUa^stic. che di conselibertà ’ n°n esist. ecc. credito. Similmente lo Stato. e che non può in nessun caso. rapporti leali e ente garantiti. del Lux U eSK C Premesse.° giusto. prestito per prestito. assicuper cau7 '^er assicur. inghiotsovrano °hiìanc! comunitario.: questa è la legge. reciproche garanzie di scambio. dente per tata da] v p e r v \ta> . per non dire l’incarnariceve N ^ tiz ia universale. che ogni si ridu(frSla tra ^ Potere e il tale o il talaltro cittadino guenza 6 a Una controversia tra cittadini. ecc.stima dal libero esercizio del suo talento e che la ■ Dicono. a principio di Stato. c ostrizione.

proprietà indivisa. d’altra parte. l’autorità non è qui in antitesi con la libertà: Stato. governo. famiglie. l’unione. divisione delle proprietà. la dispersione delle forze. secon­ . come nel sistema borghese o in quello del Luxembourg. l’identità e la solidarietà degli interessi particolari. che è la sola a giudicare e a governare. l’accrescimento indefinito delle spese generali. specialità delle funzioni. a seconda che il lavoro sia individuale o di gruppo. nei casi speci­ fici. o il cittadino più del principe. persone morali e persone reali. la complicazione dei meccanismi. o se ne è invece serva: tutte queste questioni sono pure assurdità. compagnie.. classi. debbano dominare l’individuo. vice­ versa. ecc. comunità gerarchica. se lo Stato. Sicché non ha più senso chiedersi. indipendenza del lavoro.]• Potenza d e ll’idea m utualistica. se l’autorità domina la libertà. se il principe conta più del cittadino. riduzione al minimo delle spese generali. sono espres­ sioni che servono a designare da un altro punto di vista la libertà stessa. debbano dipendere da lui. hanno abbandonato questa utopia. Governo. separazione delle industrie. tutti sono eguali di fronte alla legge. che. o se. Chi dice mutualità. cittadinanze. potere. applicabile ugualmente. lo sviluppo delle funzioni improduttive. Come il prin cipio più elem en tare della m orale tenda a diventare il fondam ento del d iritto econom ico e il cardine di nuove istituzioni.. questo o quel ministero: D espotes ho nom os. Sono esse a dirci che. quindi la creazione del parassitismo e l’avanzare della miseria. cittadini. autorità. la subordinazione delle volontà. respon­ sabilità individuale e collettiva. è come se dicesse spartizione della terra. Stato-fami­ glia o Stato servitore. presuppone la molteplicità delle com­ petenze. gruppi e individui.La teoria del m u tu alism o 199 non è più un sovrano. il Governo o la comunità. sua universale applica­ bilità. soppressione del parassitismo e della miseria. non si pronunciano con minore energia contro il sistema del giusto mezzo politico e l’anarchia economica dei borghesi. con le quali si designa. Le classi operaie ci hanno svelato il loro segreto. sono formule generali riprese' dalla termi­ nologia tradizionale. invece. Stato. e che la loro riflessione è concen­ trata su un principio unico. la somma. Prim o esem pio: le assicurazioni.. lavoro in comune. dice accentramento. Chi dice. dopo essersi fermate un momento nel 1848 alle idee di vita in comune. [. in due parole. attraverso questo o quel dispo­ sitivo. comunità e corporazioni. autorità.

tanto all'organizzazione dello Stato. le deve essere permesso.]. Ci si può scambiare male per male. il buon senso. sostituendo ovunque u n diritto rigoroso a una carità precaria. in quanto esse rientrano ancora nella categoria delle opere pie: istitu­ zioni che vivono del sovraccarico che deve imporsi il lavo­ ratore che desideri non esporsi all’abbandono in caso di malattia e di disoccupazione. [. indifferenza per indifferenza. le assicurazioni sulla vita. le case per trovatelli e per invalidi. ecc. garanzia per garanzia. solo come forme di transizione verso il regime mutualistico. insieme con gli economisti della scu o la puramente liberale. facen­ do diventare comune il rischio. è quella che dà. le casse di rispar­ mio. che queste istituzioni continui­ no ad essere dei monumenti di miseria. tende sistematicamente a organizzare il principio stesso della giustizia in ima serie di doveri positivi e. quali esistono oggi. elemosina per elemosina. Osserviamo prima di tutto che c’è mutualità e mutualità. promette e assicura servizio per servizio.. che tutto quello che essa può fare da sola. È prevedibile che queste istituzioni non scompaiono da un giorno all’altro. i nidi di infanzia. e cosi via. le casse pensioni. gli ospizi.200 T esti do il loro modo di vedere. possibilità per possibilità. però. n o i vo g lia m o la giustizia ». ma che laddove la libertà non riesce ad andare a segno. con­ correnza per concorrenza. quanto alla regolamentazione degli interessi: il prin­ cipio della mutualità. gli ospedali. rischio per rischio. Ciò non toglie. valore per valore. del resto. che. i dormitori pubblici. di garanzie materiali. Essi riconoscono volentieri. ma anche bene per bene: e cosi. che la libertà è la forza economica principale. riducendo alla sua espressione più semplice ogni elemento aleatorio. l'in­ teresse generale impongono di far intervenire la forza collettiva.. l'abbiamo detto. le lotterie di beneficenza. il Mani­ festo d e i S e ssa n ta ce l'ha detto: « N oi rifiutiam o l’elemo­ sina. per cosi dire. gli orfanotrofi. c h e qui non è altro che la mutualità stessa. scartando ogni velleità. la giustizia. gli asili. Io considero le società di mutuo soccorso. Metto sullo stesso piano i monti di pietà. proprio per la profondità del males­ sere sociale e la lentezza delle trasformazioni che hanno per oggetto il miglioramento di masse cosi numerose e povere. che [•••]■ . Già da quanto ha fatto o tentato di fare la carità del Cristo si può capire che compito incombe alla mutualità mo­ derna. La vera mutualità. credito per credito. la cer­ tezza del contratto all'arbitrio degli scambi. ogn i possibile manovra speculativa.

Milano 1978. . ma finora scartato in pratica per la negligenza o la connivenza dei governanti. * Da P. pp. De la capacitò politique des classes ouvrières.-J. e non devono avere altri scopi.La teoria del m utualism o 201 le funzioni pubbliche sono state fissate apposta per questo tipo di bisogni. P ro u dhon. in P. sia insomma.-J. A n s a rt. La Pietra. 241-250. P. Proudhon (Estratti). Dunque. essi vogliono che il loro principio riguardo all’assicurazione. pienamente e interamente applicato*. am­ messo in teoria da tutti.

che riassuma ed esprima in smtesi tutt le sue idee. dia prova di tale capacità. e come hanno tentato di fare. cosi come hanno sempre fatto tutti ì fondatori di società. alla prima occa­ sione. da ultimo. quindi 2) di esprimere sulle stesse questioni. gii autori del manifesto.. e nel caso m cui dovess farsi rappresentare nei consigli del Paese. che votare. un opini in rapporto con la sua condizione. senza il rischio di essere smentito: Questi sono le ossa delle mie o ssa e la carne della mia carne. cne lo rappresentino anima e corpo. allora è importante che il Popolo. . o. 1 suoi interessi. per illustri prati­ canti. c) all’occorrenza. al quale la zione del 1848 ha accordato la facoltà di votare. b) attestando tale principio con aei voti conformi. portare la sua parola. alia maniera della maggioranza dei borghesi. Senza tu tto questo. il suo avvenire. o se. implica ^quel della capacità politica degli operai. a) enunciando un princi­ pio veramente suo. di stare in politica. che si vantano di dirigere una società che non cono­ scono. Il Popolo. delle sue speranze. sostenere il suo diritto. e cioè: 1) di formarsi. Rinunciare ai poteri conferitigli dall’istituzione del suffragio universale. eleggendo come suoi mandatari uomini che sappiano esprimere il suo pen­ siero. sotto­ poste al suo arbitrato diretto o indiretto. avendola acquisita. se il popolo non ha una chiara intelligenza della sua idea. infine 3) di costituire un centro di azione. per usare un espres­ sione più generica. sarà certamente più onorevole. e dare cosi prova della sua dedizione all’ordine pubblico. . e capace. un verdetto ragionato. sul questioni che interessano la collettività sociale. delle sue mire. non riesce a esprimerla per- 9 . più utile.. farà bene il Popolo a rinchiudersi nel suo m utism o secolare e ad astenersi dal votare. per m ezzo di formule perfettamente arbitrarie. e dei quali esso possa dire. del Popolo. risoltasi nega­ tivamente con le elezioni del 1863 e 1864. Se si. in tal caso farà un favore alla società e al governo. L'EMANCIPAZIONE O PER AIA 6 La questione delle candidature operaie. espres­ sione delle sue idee. e impegnato a realizzare i suoi disegni? .XV. o non. Giacché.

£ apparso un contromanifesto. simile all’asino della favola. quan­ do ha a che fare con la moderazione. di seminare la divisione invece di predicare l’unione. È capace il popolo. si sono pronunziati con coraggio per il si. fra i compagni! Ma più afflig­ gente è stato. li rimprovera di sollevare a sproposito una questione sociale quando invece il problema è politico. Questa è. Non sono venute a mancare loro neppure le felicitazioni del signor di Girardin e soci. giornalisti. perfino. ma sicuramente non ne avevano l’origina­ lità. scrittori. si contenti di portare il suo basto. questa plebe. e fra i candidati. e nei giornali che hanno la pretesa di essere organi della democrazia. e conclude dicendo che. attorno alle quale volteggiano tanti candidati in abito scuro. che essi non facevano che ripetere la lezione della « Presse ». E si è anche visto. cosi gelosa della sua sovranità. ripeto. dico. venti volte più capaci. Come mai. oppone tanta resistenza alla candidatura dei suoi uomini? Come! Ci sono nella Democrazia operaia. come mai. e meno ancora lo slancio. può giungere perfino all’umiliazione. dei soggetti istruiti. intrigan­ ti e ciarlatani a cui prodiga i suoi suffragi. firmato da ottanta operai7. e. uomini con una certa esperienza. dichiara che costoro non esprimono affatto il pensiero del popolo. pedanti. Ma suscitando forti reazioni. dunque. degli avvocati. che protesta con veemenza contro la presunzione dei Sessanta. si o no? I Sessanta. capaci di servirsi con efficacia sia della penna che della parola. il solo obiettivo da perseguire è la libertà. l’atteggiamento della stessa massa operaia. i suoi adulatori occasionali. Lasci pure gli azzurri e i bianchi votare gli uni contro gli altri.L'emancipazione operaia 203 fettamente. Voglio credere che questi operai. e questi uomini essa li rifiuta! Non li vuole come suoi mandatari! La Demo­ crazia ha orrore dei candidati veramente democratici! È orgogliosa di scegliersi dei capi aristocratici! Pensa. valessero quanto gli altri. in quanto cittadini e lavoratori. e in buon numero. a giudicare dalle considerazioni da cui prendevano le mosse. del « Temps » e del « Siècle ». non ha il diritto di prendere la parola. cosi desiderosa d’esercitare i suoi diritti elettorali. e soprattutto più degni di rappresen­ tarla. occorre congratularsene con loro. in un’occasione cosi decisiva. Il popolo francese ha degli accessi di umiltà senza eguali. di ristabilire la distinzione delle caste quando ci si doveva occupare della loro fusione. cosi . per il momento. « Finché non avrem o la lib ertà — dicevano — il nostro solo pensiero sarà d i conquistarla ». da parte sua. l’inevitabile domanda che le candida­ ture operaie pongono e alla quale bisogna assolutamente dare risposta. Suscettibile e vanitoso in modo indescrivibile.

Solo da poco. quelli che erano un tempo suoi padroni. come stupirsi che il Popolo. prima . che hanno conservato il privilegio delle professioni cosid­ dette lib e r a li — e che è giusto ormai non chiamare più in questo m odo — per essa. sa solo seguire la pista dei suoi antichi padroni e ripetere le loro massime? Tutto questo. esso si dissimula costantemente dietro i suoi ex tutori. prima di tutto. fin dall'origine della società. abbia conservato la sua abitudine all'abnegazione? Vale per i costum i quanto accade con il linguaggio: essi non si modi­ ficano d i pari passo con la coscienza. che la parola ca pa cità . per m olto tempo ancora. quindi in uno stato di inferiorità intellettuale e morale. resteremo gli uni nei confronti degli a ltr i dei Signori e degli U m ilissim i s e rv ito ri: questo im pedisce forse che non ci siano più né signori né servitori? Allora. per q u an to trasformato nella coscienza. aspirano ad elevarsi al di sopra della loro c o n d iz io n e : dopo tutto ciò. alle dipendenze della classe possi­ dente. nel condizionamento della sua esistenza. bisogna ammetterlo. Si aggiunga quell’oscuro risenti­ mento. da quando cioè la rivoluzione dell'89 ha messo in crisi le gerarchie. l’istinto di deferenza. suoi simili. rife­ rita al cittad in o. m isto a invidia. di nobilitarsi? Come mai. costituirebbe contro l'emancipazione del proletariato un precedente spiacevole. e la capacità reale. in teoria e in p r a tic a . al di là delle adorazioni. nelle idee fondamentali che lo dirigono. una volta messo in condizione d’esprimere la sua opinione e di agire autonomamente. che l’uomo del popolo nutre contro quelli ch e. sforziamoci di definire. l’opinione che essa si è fatta di ciò che si chiama capacità è singolarmente falsa ed esagerata. sentendosi isolata. se il popolo è maturo per la sovranità. e del suo futuro avvento. come mai. al cospetto di chi lo obbliga alla condizione salariata. del quale essa conserva ancora profondamente il sentimento. O sserviam o. Non si a m m ette che il legislatore riconosca dei diritti a dei soggetti riten u ti incapaci per natura. va considerata da due diversi punti di vista: c'è la c a p a c ità legale. delle genuflessioni e delle v o lg a r i superstizioni. che non lo proteggono più e non possono far nulla per lui. il diritto. quello che noi dobbiamo pensare della capacità e dell’id o n eità politica della classe operaia. La classe lavoratrice è vissuta. Noi.204 Testi facendo. messa a con­ fronto c o n la classe borghese. la legge. abbassa gli occhi come ima fanciulla. Ma conserva. è come se avessero 30 centimetri in più degli altri uomini. ancora potente. infine. e. La p r im a è conferita dalla legge e presuppone la seconda. se la cosa non trovasse una sua spiegazione nella novità stessa della situazione. essa ha incominciato a prendere coscienza di sé. Per esempio.

erano ritenuti i veri controllori del Governo. è stata investita per legge della capacità politica. non appena sia resa comune. e in una certa misura la capacità politica. corporazione o collettività. fosse inerente alla qualità di uomo maschio e di cittadino.000 cittadini. fra tanti milioni di cittadini sottoposti a una semplice tassa perso­ nale. nella nostra società democra­ tica. del sesso. Ne sono una prova il 36 per cento delle astensioni nel 1857. di una pura e semplice finzione legale: nulla. quanto a intelligenza e a carattere. Si è dunque supposto. della residenza. senza eccezio­ ne né distinzione. Si trattava. inferiori ai 300. per esercitare il diritto di voto. Attraverso questa sem­ plice riforma. Nel 1848 è stato. bisogna che usciamo dalle finzioni e che prendiamo in considerazione la capacità reale: che del resto è la sola che possa interessarci. senza alcuna condizione censitaria. più ha perduto l’impor­ tanza che gli veniva attribuita. realmente incapace. per cosi dire. dell’età. sono richieste tre condizioni fondamentali: . poteva provare che fra quegli elettori non ce ne fosse neppure uno. o anche più di imo. Come è possibile che essa venga accordata. tutta la popolazione maschile. arbitri sovrani della sua politica. questa volta. nonostante la loro quotazione. Si supponeva dunque che la proprietà fosse una garanzia di capacità reale: di conse­ guenza quelli che potevano pagare 200 franchi e oltre. dal 1848. e che ciò che appartiene a tutti non appartiene a nes­ suno? Del resto. non ci fosse una grande massa di capacità intellettuali. svani­ sce. Ma è evidente che si tratta ancora una volta di una finzione. Come è possibile che la facoltà elettorale diventi una prerogativa dell’indigenato. mentre quella di nobile appar­ teneva solo a un numero ristretto? Non è il caso di dire che qualunque dignità. Perché ci sia in un soggetto. evidentemente. capacità politica. Allora. come pure nulla autoriz­ zava a pensare che al di fuori di quella cerchia. in effetti.L’em ancipazione operaia 205 del 1848. circa 250 o 300. bisognava pagare 200 franchi di contributi diretti. Ed è certo che i nostri dieci milioni di elettori si sono dimostrati. con età non inferiore ai vent’anni. individuo. piuttosto che della pro­ prietà? La dignità di elettore. l’esperienza parla chiaro al riguardo: più il diritto elettorale si è allargato. nata e residente in Francia. quando trattiamo da storici e da filosofi della capacità politica. che il diritto elettorale. a tutti. rovesciato il sistema del 1830: è stato introdotto il suffragio universale e diretto. che ci piaccia o no.000 elettori della Monarchia di Luglio. corrisponde a quella del nobile nel mondo feudale. e il 25 per cento nel 1863.

noi abbiamo co­ scien za. è un cristiano. Cosi. la legge del suo essere. moderato. Che. ma la sua assenza è una mostruosità. o possono essere dotati di un senso pratico che le più vive intelligenze magari non posseggono. asceti e moderati. Possedere la capacità politica. spiegare razionalmente. a svolgere una determinata funzione pub­ blica. e come tale capace della salvezza eterna: ciò però non toglie che fra i cristiani ci siano dottori e semplici. tradurre verbalmente. con i nostri voti. che sappia. spesso silenzioso. 3. pure. che ne afferma la dottrina con la sua professione di fede e ne pratica la religione. e perciò favoriamo. infine. Cosi ogni individuo che ha fede in Gesù Cristo. posta come professione di fede. Si noti che qui non è in questione la quantità. come risultato di questa coscienza di sé in tutte le sue potenzialità. nell’idea e nella sua applicazione. Detto in tre parole. del suo valore. essere capaci politicamente. cogliere intellettualmente. Che il soggetto abbia coscienza di sé. riguarda il talento e la competenza: e comunque non è questo che fonda nel cittadino. e non significa neppure dare prova di una premura più o meno assidua per la cosa pubblica. delle cariche a cui ha il diritto di aspirare. della sua dignità. del ruolo che assume. e perseguiamo una realizzazione. ripeto. P o rsi il problema della capacità politica della classe . quello che noi intendiamo qui per capacità politica. I l patriottismo può essere più o meno ardente in ognuno di noi. la capacità stessa. Alcuni uomini sentono più vivamente di altri. la sua natura non cambia. Che da tale idea. costituiscono dei gradi di capacità. idea. la politica che ci pare traduca meglio il nostro sentimento e serva la nostra opi­ nione. e non considerato dal punto di vista della sua attività professionale. cioè. a una missione del nostro Paese.206 Testi 1. degli interessi che rappresenta o personifica. esso possa. affermare Videa che ne risulta e portarne avanti la realizzazione. colgono l’idea e la espongono con maggiore o minore efficacia ed energia. non signi­ fica essere dotati di una particolare attitudine a sbrigare gli affari di Stato. però. arrivare sempre a conclusioni pratiche. hanno un sentimento di sé più o meno esaltato. Chiunque riunisca queste tre condizioni è capace. Tutto questo. Queste differenze di intensità nella coscien­ za. a seconda del bisogno e della diversità delle circostanze. Allo stesso modo. 2. significa avere la coscienza di sé come membro di una collettività. come tali credia­ mo a u n a costituzione. quanto al suo prin­ cipio e alle sue conseguenze. del posto che occupa nella società. non creano. il soggetto in questione affermi la sua idea. noi ci sentiamo tutti f r a n c e s i .

collettiva. a parte le disuguaglianze del talento e della coscienza. che. si potrebbe aggiungere. nel caso in cui il potere. Ed è in base a questa definizione della capacità che io rispondo. le condizioni. le sètte. e che contrasta perfettamente con l’idea borghese: solo che. gli Stati. è sempre la stessa in ogni individuo e non può diventare privilegio di nessuno. le nazionalità. morale e libero. e già quasi illuminate sui principi che stanno alla base della loro nuova fede. se. la classe operaia è in grado di dedurre. Si intende che noi parliamo della capacità reale. relativo alle conclusioni politiche da trarre dalla loro idea: No. capacità che il legi­ slatore non può creare. ma è tenuto invece a ricercare. esse. non sono ancora riuscite a dedurre da questi principi una pratica generale conforme. che è presente in tutte le comunioni religiose. le corporazioni. per quanto riguarda le classi operaie. questa idea è stata loro rivelata ancora in maniera incompleta. e noi possiamo fissare all’anno 1848 la data di tale avvenimento. storicamente. se ne prevede la destinazione. significa dunque domandarsi: a) se la classe operaia. Sul secondo p u n to : Si.. pur sicure di sé. della nobiltà. se riesce a comprendere se stessa nei suoi rapporti con lo Stato. non ne hanno colte tutte le possibili conseguenze e neppure fornito una formulazione completa. il fine. dal punto di vista dei suoi rapporti con la società e con lo Stato. le classi operaie. c) se da quest’idea. Ecco che cosa è la capacità politica. le classi operaie hanno preso co­ scienza di sé. di creare e di sviluppare un nuovo ordine politico. Sul pu n to p r im o : Si. le classi operaie hanno un’idea corrispondente alla coscienza che esse hanno di sé. per quanto riguarda l’organizzazione della società. che riguarda la natura e la società. ha preso coscienza di sé. e indipen­ dentemente dai cedimenti e dalle manifestazioni di peco­ raggine di cui esse offrono ogni giorno ancora il triste spettacolo. i partiti. b) se essa possiede un’idea. come pure della classe borghese e. una poli­ .L ’em ancipazione operaia 207 operaia. e. se tiene separati i suoi interessi e non li con­ fonde con quelli della classe borghese. e che risulta dal movimento dello spirito umano. le formule della sua esistenza. e che in ogni caso esso suppone. delle conclusioni pratiche appropriate. ecc. essa si distingue dalla classe borghese. a loro volta. cioè se è pervenuta a una nozione esatta della sua costituzione. la nazione e l’ordine universale. per deca­ denza o sconfitta della borghesia. se conosce le leggi. le caste. gli fosse devoluto. infine. Sul terzo punto. come essere collettivo.

pp. che se. . La Pietra. A n sa r t . hanno perfino ritardato la loro emancipazione i compromesso fino a un certo punto il loro avvenire *. 217-223.-J. Proudhon (Estratti). P roudh on .-J. la n n o avuto modo di spostare il centro di gravità nell’ordine co litico e di agitare l’economia sociale.208 Testi t ic a appropriata: testimone il loro voto in comune con la borghesia. che le classi ope~ a ie sono appena nate alla vita politica. tuttavia. Diciamo. f i l a n o 1978. in uno stile meno scolastico. testimoni anche i pregiudizi politici di ogni so rta ai quali esse sottostanno. soprattutto della stra­ vaganza governativa che hanno ereditato da una borghesia n ex tre m is. P. De la c a p a c iti politique des classes ì ii v r i è r e s . * Da P. per l’inizia: iv a che esse hanno intrapreso e per la loro forza numerica. esse non sono ancora riuscite a stabilire il loro Predominio. a causa del : a o s intellettuale a cui sono in preda. in P.

S to ria d e lle idee e d e i m o v im e n ti liber­ ta ri. 63-86. pp. Girar e Briere. Lichtheim. J. P resente e A vve­ n ir e d el S o c ia lism o — uno scritto di carattere storiografico pubblicato a puntate nel periodico socialista « La Plebe » — ricordava che il socialismo doveva essere inteso anzitutto come una realtà spirituale connaturata al­ l ’uomo e che perciò una sua riduzione dentro una periodizzazione ideolo­ gica precisa ne avrebbe limitato l ’intrinseca problematicità. Centro per la Storia del Movimento operaio nel Veneto. Zoccoli. pp. in S to r ia del S o c ia lism o . p. D el p rin cip io fed e ra ­ tiv o . 129-141. 456-459. Padova 1979. PUF. secondo lui. p. 5-10. G. Feltrinelli. 1978. Milano 1944. ad nomen. ad esempio. 157. Amato. B e n o it M a lo n e il so c ia lism o in Ita lia . IX-XXI. p. J. I l pensiero so cia lista p rim a d i M a rx. Berthod. Pellicani. Edizioni Avanti. D el p r in ­ c ip io fed e ra tivo . Il Saggiatore. P refazione a P. a nostro avviso giustamente. D. pp. M a rx e E n g e ls. pp. pp. 5 Per una panoramica d ’insieme — da prendere però con beneficio d’in­ ventario — su Proudhon quale capostipite dell’anarchismo cf. 3 È bene ricordare che già nel secolo scorso. L'anarchism o dalla dot­ trin a a ll'a zio n e . L ’anarchism o. E . L. un grande socialista come Benoît Malon nel suo Passato. Paris 1910. Bravo. Gran parte di queste tesi ricalcano in sostanza il giudizio espresso all’inizio del secolo da A. L. Roma 1973. precisamente nel 1874. 4 Cf. di Comunità. M. Ed. Proudhon. si può spiegare la multiformità e l’apparente contraddittorietà di Proudhon. G. R ileg g en d o P ro u d h o n .. 6 E con questa chiave che Bouglé interpreta. Milano 1970. I: D alle o rig in i al 1875. 28-29. i fa tti. pp . Pellicani. pp. Touchard. 67-75. P. E sq u isse d 'u n e e xp lica tio n so cio lo g iq u e d u p ro u d h o n ism e . Arvon.... Roma 1979. Woodcock. Roma 1969. Milano 1971. P ro u d h o n e t la p ro p rié té . N aissance d e l'anarc h ism e . S to ria d e l p e n siero p olitico. Feltrinelli. Le origini d el so c ia lism o . Briguglio. S to ria del socialism o. Utilizzando le classiche cate­ gorie epistemologiche della sociologia della conoscenza. n. pp. Bruhat. P re fa zio n e a P. 10. Mondo Operaio. A. Paris 1970. I l so c ia lism o francese dal 1848 al 1871. Cornu. il Mulino. L ’anarchia. Un so c ia lism e p o u r le p a y sa n . J. 40-47. Proudhon. pp. Bocca. vol. Roma 1971. G li anar­ c h ic i. Ansart. Editori Riuniti. lo studioso fran­ cese ha cercato di stabilire una sorta di om o lo g ia s tru ttu ra le fra il pen­ siero proudhoniano e il contesto storico-sociale in cui tale pensiero si è formato e definito. G. . G. le id ee . Joll. Bologna 1974. Samonà e Savelli. 467. in « Mondoperaio ». pp. Milano 1963. IX-XXI. dal lib era li­ s m o al com uniSm o. Solo cosi. Messina-Firenze 1973. Guerin. Milano 1966. Un approccio diverso è stato tentato recentemente da Pierre Ansart. 2 Tra le tante si vedano J. pp. H. Editori Riuniti. 456457 e 615. L 'a n a rch ia . 75-103. specialmente pp. gli agita to ri. 92-125. J. 9. D’An­ na.NOTE ALL'INTRODUZIONE 1 Come ha sottolineato L.

Mounier. La f o r m a z i o n e d i G iuseppe F erra ri e la c u ltu ra italiana nella p rim a metà dell'800. Pi y M argall and ..M. 190-207. n. L. 207. J. Rota Ghibaudi. n . 1. Jaca Book. Torino 1971. in « Studi storici ». L a féd é ra tio n e t l'u n ité en Italie (1862). F errari e P ro u d h o n . p. Il Saggiatore. 1951. 6 e 7 dicembre 1969). Torino 1975. Bouglé. 1968. Rota Ghibaudi. pp. pp. Ferrari e P r o u d h o n .. Le idee sociali e p o litich e d i Carlo Pisacane. La Nuova Italia. Nettlau. in « Il pensiero politico ». tó R. F. C. Einaudi. Barcelona 1966. P r o lo g o de C. Alcuni studiosi di Proudhon hanno però sottolineato il carattere fortemente polemico delle opere scritte in questo periodo. Zanfarino. Milano 1972. E . pp. Feltrinelli». in « Rivista Intemazionale di Filo­ sofia del D ir itto ». p.210 Note all’introduzione tutto il pensiero di Proudhon. A. pp. in « V olontà ». Milano 1974. Firenze 1978. pp. p. P roudhon. n. Dibat­ titi ideali e c o n tr a s t i politici a ll'in d o m a n i d e l 184S. Feltrinelli. R o s s e lli. pp. I. 1971. IV. 110. 9 F. B reve sto ria dell'anarchismo. 70. 260-291. in « Movimento operaio ». Seco Serrano. L 'idée d u droit social. Milano 1976.. Della Peruta. in « R iv is ta Internazionale di Filosofia del Diritto ». 1961. 1. pp. . L 'a ttu a lità di P ro u d h o n . 1947-1948. Gallimard. 4. L. F ed e ra lism o y revolución. 307-341. Publicaciones de la Cátedra de historia g e n e ra l de España.: L 'a c tu a lité de P ro u d h o n (Colloque de 24 et 25 novembre 1965). 58-75. Q u e stio n i di s to r ia . Q u e stio n i d i sto ria del so cia lism o . p. C arlo Pisacane n e l R iso rg im e n to italia n o . Torino 5. In flu e n ze p ro u d h o n ia n e su l gior­ nale genovese « L ib e r tà e asso cia zio n e ». Q uestioni di storia. il maggiore storico dell’anarchismo. L e tte re d ì Ferrari a Proudhon (1851-1861). Sciacca. p. Della Peruta. Las ideas sociales de Pi y Margall. To­ rino 1977. 1971. p p . Paris 1932. un anarchismo quindi « contingente » e destinato ad essere in parte superato. Della P e r u ta . Paris 1948. Einaudi. P ro u d h o n . Paris 1959. 7 Max Nettlau. H L. Id. Russi. 1 2 N. 1943. Ed. in A na rch ici e anarchìa nel m o n d o c o n te m p o r a n e o (Atti del Convegno promosso dalla Fondazione Luigi E in au d i. 125-179. vede Proudhon pro­ prio da questo punto di vista. R e c e n ti in te rp reta zio n i d i P roudhon. 6 -1 1 . Editions de l ’Institut de Sociologie de l’Université Libre de Bruxelles. I dem o cra tici italiani e la rivo lu zio n e italiana. 46-60. 75-92. S t o r i a d e lla S p a g n a 1808-1939. Della Peruta. Masini. 83. in « S tu d i storici ». p. 1 3 F. 14 e 59. Rivière.. 412-413. 79-251. 75. 1962. D itta tu ra e rivoluzione nei d ib a ttiti d e l Risorgi­ mento. I d . Cesena 1964. 8 Per un panoram a d'insieme delle più recenti interpretazioni di Prou­ dhon. F. p. in O eu vres. P ro u d h o n . E. p. Napoli 1969. Battaglia. Paris 1961. L. 163. Gurvitch. J u tg la r B em aus. Morano.. T h e F ed era l R e p u b lic in Spain. 53. Valiani. Sirey. Valiani. C. 1 1 B. 3. P . du Seuil. Pisacane e Montanelli. A narchie e t personnalistne. per cui il suo anarchismo deve essere spiegato con la par­ ticolare situazione storica creatasi con lo scoppio rivoluzionario del '48. p. G. I l so c ia lism o risorgim entale di F errari. S. 1955. Bru­ xelles 1967. p. n. 1-3 1956. Alcan. 345-362. 47-52. pp.. 316. Ordine sociale e lib e r tà in P roudhon. in « Il pensiero p o litico » . HC. 216. D'Ama­ to. cf. pp. B ru n ello . 10 P. La sociologia d i P ro u d h o n . n. Paris 1930. in « Movimento operaio e contar dino ligure ». pp. anno IV. P i s a c a n e e la rivo lu zio n e fa llita . H e nnessy. Carr. G. V alian i. pp. C. A.. S . Un capitolo d i sto ria del socialism o riso rg im en ta le: Prou­ dhon e F e r r a r i . M. F. P. Einaudi. 1 SA. Antistato. 179. in «Annali dell’istituto G. Ansart. pp. Nouvelles observations s u r l'u n ité italien n e (1865). Dolleans.

Ro­ m a 1946. 31 e pp. 26 J. E l p ro le ta ria d o m ilita n te . pp. 302.. At thè Clarendon Press. M. E ssa y s in P oliticai a n d In te lle c tu a l H isto ry .. 255-263. 152. Moizzi. Settembrini. Per il rapporto Herzen-Proudhon si veda lo studio specifico di M. pp. il Mulino. La C . Anti­ stato. Com’è noto solo lo scritto su La gu e rra civile in F rancia potrebbe legittimare ima simile ipotesi. Milano 1976.. Verdes. 20 J. Franz Meringh (F.Publications de l ’institut de Hautes Études Internationales. Genève 1962 . S to ria del m o v im e n to o p e ra io . n. Non occorre dire che Du prin cip e fé d é ra tif di Proudhon fu pubblicato nel 1863. D. Del resto Bernstein aveva scritto a proposito di questo scritto: « in tutte le sue linee essenziali è straordinariamente simile al federalismo di Prou­ dhon ». vol. VV. Ed. 197.N . M em o ria s de u n In te r n a tio n a l. 24 T. Meringh. in Id. Paine-Whitman Publishers. 28 S. X II. Toulouse 1946. pp. Publié sous la direction de Jacques Freymond. Poggio. 239. S to r ia d e ll'a n a rsin d a c a lism o spagnolo. P. E inaudi. Il p o p u lis m o ru sso . Bernstein. 1-2. n ella rivoluzione spagnola. Bourdet. M arx. per anni aveva scritto ed affermato. vol. Knut Langfeldt et Miklós Molnar. Lehing. 144. Brenan. Lorenzo. pp. 51-311. Mervaud. in « Cahier du monde russe et sovietique ». La Nuova Ita­ lia. Peirats. Les d é lé g u és fra n ç a is aux co n fé re ce n se e t congrès d e l'A s­ sociation In te r n a tio n a le d es T ra va ille u rs. in . S to ria d e i soviet (19051921). U e rzen et P roudhon. gennaio-giugno 1971. Edizioni Leonardo. Gómez Casas.. Jaca Book. 19 A. pp. Freymond. 22 Ibid. I p re su p p o s ti d e l so c ia lism o e i c o m p iti d ella social­ d em ocrazia. pp. Milano 1978. 152-168. Se non che. Einaudi. I. cf. S. pp. 252 . V ita d i M arx. secondo cui Marx ed Engels sarebbero stati i veri fautori dell’autogestione e del decentramento. 9-12. fase. Due ip o te si p e r il so c ia lism o . p p. Jaca Book. Milano 1976. 430-434. Avineri. Per l'a u to g e stio n e . A. 453-454) si tra tta di uno scrit­ to di occasione e di opportunità. Firenze 1973. vol. Sulle contraddizioni di Marx di fronte alla Comune di Parigi che lo costrinsero appunto a doversi rimangiare quanto. Midia. come parentesi in una continuità che va in tu tt’altra direzione.T . Id e o lo g ie libertarie e fo rm a zio n e um ana. 29 Ricorda il Cole che « era stata la Francia. Torino 1972. p er esempio. J. S to r ia d e lla Spagna 1874-1936.. Venturi. p. R ecueil d e d o c u m e n ts.. 295. pp. New York 1955. T he c iv il War in France di Marx nel 1871. in AA. pp. Mi­ lano 1975. Ox­ ford 1962. Textes établis par Henri Burgelin. University Press. I. I. C o m u n e conta d in a e riv o lu zio n e in R u ssia . T h e F irst In te r n a tio n a l in France 1864-1871. A n a rch ici e anarchia. 28. vol. E. 110 ss. A n a rc h is m e e t b o lsc ev ism e . p. Bari 1974. documenta opportunam ente O. p . 23 P. A lle origini d el so c ia lism o russo. Paris 1964.. 27 E. n. 21 F. Cambridge 1969. T h e S o c ia l and P oliticai T h o u g h t o f K . p. 25 Incomprensibile è quindi la tesi di Y. La P rem ière In te rn a tio n a le . Laterza. Laterza. 461-465. 18 G.. Dolleans. e non l’Inghilterra o la .« Cahiers de l’ISEA » (Etude de marxologie). del Movimento Libertario Español.N ote all’in tro d u zio n e 211 th è Federai R e p u b lic a n M o v em e n t 1868-1874. 134-149. Tornasi. Sulla influenza determ inante che la concezione proudhoniana ebbe nella originaria concezione sovietica della democrazia dei consigli.. Anweiler. Bologna 1972. come ha sostenuto il massimo biografo di Marx. Bari 1972. Bernstein. 1966. 39. pp. 119-237. L e origini so c ia li e p o litic h e d e lla guerra c iv ile . E ditori Riuniti. 83-162. p. p. Li­ brairie Droz. Torino 1970. Introduction par J.

M. M a rx ism o e anar­ ch ism o (1850-1890). pp. p. P ro u d h o n ism e et syndacalism e ré v o lu tio n n a ir e . 40 P. P h ilo so p h ie d u progrès (1853). S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s éco n o m iq u es. . Cole. vol. VV. vol. P. pp. p. Paris 1959. D e la ju stic e d a n s la ré v o lu tio n et d a n s ¡'E glise (1858). Paris 1946. 36 A. in Id. II.. 47-66. Paris 1866. Reclus. m entre Pirou (G. ou p h ilo ­ sophie d e la m i s è r e (1846). Pirou. Sciacca. 32 G. Editiones Sociales. J. 8 . M atériaux d 'u n e th éo rie d u prolétariat. 28. O. in AA. Lucien Febvre op­ poneva quella d e l ren c o n tre. la serie. n. P.. 229. E. pp. L. Storia d e l pensiero socialista. Ib id . vol. anno I. 33 Diverse sono a questo proposito le interpretazioni.. D unois. C o le . Alfred Costes. 41 P. Paris 1932. A. Chuquet. 8 9 . Berth. P elloutier. D. p. S o c ia lis m o liberale. Milano 1956. Rosselli. Febvre. 87. L ’a ttualità d i P rou d h o n . J. 31 La C o m m u n e de 1871 sous la direction de Jean B ruhat.. Secondo Edvard Droz (E. 148. 353.. 396. R iv ière. 69-168. C. P ro u d h o n . Pa­ ris 1926. C o m uniSm o e so c ia ld e ­ mocrazia 1914-1931.H. Paris 1946. H isto ire s des b o u rse s du travail: O rigine. Bari 1968. 43 P. in Id.. Paris 1921. Paris 1962. pp. P ro u d h o n . con propaggini in Belgio e nella Svizzera francese ».H. vol.. Rivière. Rousseau. Bari 1967. p. Preciserà q u a lc h e anno dopo: « Il reale è il multiplo. pp. Jean Dautry et Émile Tersen avec la collaboration de Pierre Angrand. P ro u d h o n e t M arx. pp. IV. P ro u d h o n . IV . Anarhos ». P our u n e h isto ire à part e n tière. Villaume. Paris 1939. Paris 1910. p. E in a u d i. E x é g è s e s p ro u d h o n ie n n e s. 240-263. E. 441. P ro u d h o n . Avenir. p. M ondadori. 287. Borgin. D e la c éléb ra tio n du d im a n c h e (1839). Dolleans.30 Rimando al mio M arxism o e a n a rc h ism o nella P rim a In te m a zio n a le : il significato d i uno sco n tro . la sintesi ». Pelletan. Paris 1923. non inven­ tata ». 150 e 185.212 Note all’in trodu zion e Germania il centro vero dell'attività dell'Internazionale come movimento operaio di massa. Librairie des « Pages Libres ». I I. P r o u d h o n . Rivière. 772. pp. dalle ope­ re di A. 37 Come o s s e rv a giustamente E. Proudhon. p.. 3. Rivière. Paris 1 9 3 5 . 39 C. p. p. 31. A ctualité de P r o u d h o n . Henri Dubief.-J. Seignobos. R ivière. in O pere com plete. D n p r in c ip e fé d é ra tif e t de la n é cessité d e re c o n stitu e r le parti de la r é v o lu e t i o n (1863). Rivière. 93-102. in « An. Paris 1909) Proudhon doveva essere considerato il padre spirituale del movimento sindacale francese. In s titu tio n s .. A questa concezione della filiation. P ro u d h o n . 35 F. Torino 1973. p. 44 P. Laterza. Altrove e g l i aveva precisato che « la realtà è complessa per natura: il semplice non p u ò uscire dallo schema dell'ideale.D.. Rivière. Pa­ ris 1960. Lacroix. C. arrivare al concreto ». G. T h é o r ie de la p ro p rié té (1866). 415 ss. L e sy n d a c a lism e ré v o lu tio n n a ire et P ro u d h o n . Jeanne Gaillard et Claude Perrot. préface p a r Georges Sorel. P r o u d h o n . P i ù avanti scriverà: « La scienza va scoperta. p. 34 G. 786 e 789. pp. Kriegel. p. 3« G. J. Du c a p i t a l a u x réflections s u r la v io le n ce . 70. Laterza. e che Marx quindi « non aveva quasi nessun seguito in seno all'Interna­ zionale ». Sorel. P.. E. 42 P. Lissagary. J. S to r ia d e l p e n sie ro socialista. L a p o rn o c ra tie ou le s fe m m e s d a n s les te m p s m odernes (1875). 6-10 e 324-326) si poneva in u n a posizione intermedia. Jean Bouvier. J. a cura di John Rosselli. J. a cura di Georges Bourgin e Max Terrier. Droz. p. Rivière. 32. In tro d u zio n e a La C om une e la guerra d e l 1871.

317. G.. 28-29). p. Pa­ ris 1875. 50 A. O rdine sociale. come la contraddizione o antilogia indica opposizione o contrarietà nel discorso [.. 96-117 (trad. Proudhon. in discordia coi fatti. si può dire. J. 69-72.. 49 P.. e s'impone imperiosamente allo spirito: la con­ traddizione propriamente detta è un assurdo ». D e la créa tio n de l'o r d r e dans l'h u m a n ité . Proudhon. 162-163. p. Città Nuova Ed. pp. pp. Proudhon. Benché « costeggi perpetuamente l ’esperienza ». Paris 1927. voi. 91). tu tta l'evoluzione del suo pensiero. J. De la ju stic e . J...]. si era imprigionato in una “serie" particolare e pretendeva attra­ verso essa spiegare la natura. Q u 'est-ce que la propriété? ou re c h e rc h e s s u r le p rin c ip e d u d ro it e d u g o v e rn e m e n t (Premier mémoire). Rivière. Proudhon. Del resto. 214.. De la c ré a tio n . che l’opposizione fra il primo e il secondo term ine non era sufficientemente m arcata e che il terzo non la sintetiz­ zava. forzava le sue formule e dimenticava che ciò che può essere una legge d'insieme non basta a spiegare i dettagli. materialisti sono diventati trinitari.. il sistema di Hegel ha procurato al suo autore gravi critiche. it-. o u les fe m m e s d ans les te m p s m o d e m e s .. voi. in una parola. 389... voi.. I. è governativa e perciò conduce « alla prepo­ tenza dello Stato » e « al ristabilim ento dell’autorità » (P. I. J. re c h e rc h e s su r le p rìn c ip e e t la c o n stitu tio n d u d ro it d e s gens (1861). « La scienza della società sarà sempre incompiuta. 171-172). per costruire la propria logica.. P ro u d h o n .. S y stè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . 51 P.. la profondità e la varietà delle questioni che abbraccia sono infinite ». pp. 52 A. T h é o rie de la p ro p r ié té ... L'antinomia non fa che esprimere un fatto.. J. J. Sulla dialettica proudhoniana cf. J.... 51-72. Paris 1927. pp. D ialettica e sociologia.. Ne diamo qui un'idea riportando ancora alcuni giudizi sparsi nelle sue opere. I.. La cri­ tica di Proudhon alla dialettica hegeliana attraversa. 107. Guida. panteisti. Proudhon. Gurvitch. Niente ci sorprende in queste critiche: Hegel anticipando i fatti invece di aspettarli. Napoli 1974. d'una potenza incom­ parabile. 47 P. Proudhon. 211. 48 P.. P. pp. Lacroix. De la ju s tic e . p. Proudhon. Diversamente quindi da tanti critici affrettati che lo hanno accusato di avere malamente assimilato Hegel. Proudhon considera Hegel prigio­ niero di un circolo chiuso. 49. S y s tè m e des c o n tr a d ic tio n s . Gurvitch... J. J. D ialectique et sociologie. letteralm ente contro-legge. Proudhon. La sintesi di Hegel essendo « anteriore e superiore ai due termini che unisce ». Fu Marx a vantarsi di avergli insegnato la filosofìa hege- . Zanfarino. Rivière. voi. La g u e rre et la paix. 52. p. Hegel. pur con qualche incertezza.. J. pp.. P. Proudhon. Flammarion.. dimostra invece l’originalità del suo metodo. gli si rimproverava che la sua serie era spesso solamente un artificio di lin­ gua. J. voi. I. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. p. Proudhon. p. Paris 1962. P. non è tuttavia la sola rivelazione della realtà e della ragione » (P. II. Rivière. Proudhon. vuol dire opposizione nel principio o antagonismo nel rapporto. Il sistema di Hegel ha riproposto il dogma della Trinità. Roma 1968). Zanfarino. e molta gente ha pensato che il mistero cristiano stesse per diventare assioma di metafisica. Inol­ tre l'equilibrio instabile fra i due term ini « non nasce da un terzo term i­ ne.... p. G. Proudhon. Paris 1927. o u p rin c ip e s d'org a n isa tio n p o litiq u e (1843). cosi varia nelle sue serie e nei suoi ele­ menti ». ma dalla loro azione reciproca » (P. O rdine sociale. p.. 53 « Antinomia.N o te all'introduzione •46 « 213 45 P. La po rn o cra tie. pp. il filosofo tedesco ha abbandonato l’espe­ rienza e non ha compreso « che la teoria dei contrari.. idealisti... 19-33.

j ì tori Riuniti. 7 novembre 1846. quanto n la conoscenza kantiana della "socialità asociale degli uom ini”.. nel diciannovesimo secolo. Proudhon. mentre Ansart ribadisce l’oriî ü l i t à del metodo proudhoniano... che però a suo giudizio. non fu capita dal francese (K. Lacroix. » A .. Proudhon. «La filosofia. 20-21. 0 P. O rd in e so cia le. p. r J b id .. XXX-XXXI e LIV-LV1.. ! « Il fatto e Videa sono realmente inseparabili. Proudhon.. P. In tr o d u c tio n a P. 9 P. 59.. il primo percepito i a n t e i sensi..t . basandosi sempre di più sulle scienze .. p. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. La guerre et la paix.-J.. Proudhon... Laterza. De la c ré a tio n . la concezione prou•ix ia n a deU’antagonismo universale in ogni campo dell'esperienza umaU . Marx. Proudhon. G. 234. J. il e t odo di Proudhon non era un hegelismo travisato. pp. comunque. pp. Fu a r~x a fraintendere Proudhon. l c I i c Gurvitch sostiene che Proudhon subì più l’influenza di Kant che H e g e l.. p. Pàtron. p. . non Proudhon a non capire le lezioni di = il«ttica hegeliana impartitegli da Marx ». J. 132. In tro d u c tio n J. P ro u d h o n .. p... in G. M iseria d e lla filosofia. Moysset. la seconda colta mediante l’intendimento ». Guy-Grand. 14 voli. P. tomo II. p. Proudhon. 166.D. p. P. S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . Milano 1972. 61. A Zanfarino. Come documenta n a t a Allio (R. . 44. P roudhon. p. 201. 16-17) egli sovrapponeva a t e i due sistemi. 24. P. Proudhon. Pour c o n n a ître . J. 2 luglio 1846.. pp. J. a nostro avviso.. S to ria del penr r o socialista. D e la c ré a tio n . Ë con questa stessa chiave di lettura . S S Cit. il priè proprio della filosofia. P o u r co n n a ître la pensée de P ro u d h o n . pure G.... e conserva la sua originalità s n d o la propria critica. .. riprodotta da I . Ciò non è vero. BorParis 1947. p. 2 Per l ’influenza di Fourier su Proudhon cf. J. 58. Paris 1852.. Per Cole. Bari 1966. La filosofia. Per tutto questo si vedano it_*nque anche le altre fondamentali pagine di Zanfarino a cui ci 1 0 costantemente riferiti. G. » P . Roma 1969. 185). L a c ro ix 1875. 7 7 G. A. Prou- . p. O r d in e so cia le. p. S ag g iato re. J. Allio. .. infatti. Paris 1868. 207. vol.. La sociologia di P roudhon. in K. De la c ré a tio n ...8 p. Proudhon. p. P roudhon. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e par te r p * d 'E ta t du 2 d é ce m b re . P. Ib id .. 12. II. 243.. p.. 215.. Ansart. T héorie d e l'im p ô t (1861). Guy-Grand.. 1 A. II... Proudhon. 172. J. J. Garnier frères. Cf. 40. I. i tiv e . 5 P. « ma una filosofia m p le ta m e n te diversa che non ha tanto a che fare con Hegel. Picard nella sua Introduzione a S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s. ><S Lettera di Proudhon a Guillaumin. .54 « Io costruiscb il sistema delle a n tin o m ie della società pressappoco t i c Kant aveva fatto la critica delle antinomie della ragione». Proudhon. Cole.. Secondo Proudhon. Zanfarino. J. è la s t o c te lla filosofìa ».. 21-26.Note all’introduzione % rta . p. J. Proudhon Wckerman. vol. Gurvitch.Moysset interpreta giustamente.. vol.. D e la céléb ra tio n d u d im a n c h e.. Gurvitch. Marx. Zanfarino.H.. p. 172 . Bologna 1978. mentre il secondo comincia praticamente F o u r ie r . p. perde il suo carattere d'a p rio ri. 51-72. O rdine sociale. pp. » P . Letr a a Schweitzer... De la créa. non aveva sems ben chiara la differenza fra kantismo e hegelismo. Proudhon. C o rresp o n d a n ce de P. 24 gennaio 1865. Le c o n tra d d izio n i econom iche d i P ro u d h o n nella f t e a d i M arx. I p re c u rso ri 1789-1850. 51. Cuvillier.

Proudhon. « la serie è la condizione suprema della scienza. egli continua. J. J. p. 227. Rivière. Rivière. J.. Ib id . è l ’essenza della democrazia ». 79 P.. O rd in e so c ia le . Proudhon. pp.. 84 P. P. 433.. 43.. 75 « (che vuol dire. P.. pp. p. p... Rivière. 585. J. 26-27. p.. De la ju stic e d a n s la ré v o lu tio n et d a n s l 'Eglise'. De la c ré a tio n .. 78 C arnets de P. 152. O rdine so c ia le . E c r its s u r la religion (1898). 139. o u les fe m m e s . trad. J.. p.N ote all'introduzione 215 dhon.. 389. p. pp. 80 Per Proudhon.. 72 P. 86 Ib id ... Paris 1939.. J. 64.. T h é o rie d e la p ro p r ié té . Proudhon. 458. J.. I b i d . insomma.. 141. G.. Utet. che ogni fatto è adeguato alla sua idea... 70 « E un assioma della filosofìa moderna che ogni cosa ha la sua idea. la prim a cosa che distingue i matem atici è di astenersi da ogni speculazione sulla so sta n za e sulla causa. Proudhon. p. 74 A questo proposito Proudhon richiama p er analogia la matematica affermando.. e suscettibile di essere nella sua immen­ sa multiplicità analizzato da una stessa legge e riportato agli stessi ele­ m enti ». Proudhon. p. D e la c ré a tio n . J. ovvero ra p p o rto ». pp.. P ro u d h o n ... ma che si definisce qualitativamente per il suo oggetto. è cosa vaga e indeterminata per sua natura... De la c ré a tio n . il più chiaro è quello di rela zio n e ». I. 421. J.. La p o m o c r a tie . p.. Proudhon. P. serie tra diversi term ini. 77 « La coordinazione esclude la gerarchia [. ricordatevene. 373. S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s. le sue unità organiche sono allo stesso tempo.] è sinonimo dell’ugua­ glianza delle funzioni.. P. P. « La realtà fisica. Proudhon. 66-67. l’amore. vol. che niente si produce nell’universo che non sia l'espressione di u n ’idea ». Proudhon. per­ ciò.. o u les fe m m e s . pertanto il suo principio e la sua legge. dunque. p. Proudhon. Paris 1970.. J. non vale che tram ite lo spirito. J. Molto pili tardi continuerà ad affermare: « La verità. vol. J.. P. 83 P. 100-111. p. Gurvitch. L a ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e .. 85 Ib id . D e ta c ré a tio n . P ro u d h o n .. J. per l'ideale che respira in essa ». J.. 9. vol. 458.. p. La g u e rre et la p a ix . « se la serie sociale è inattuabile nella sua form a. 189. L a porn ocratie.. it.. Paris 1959.. p.. 391. p.. I. p.. trad. p . 113. p. L a g iu sti­ zia nella rivoluzione e n e lla C hiesa. che il numero non esprim e che un rapporto. come della stessa oreazione ». I. 81 « Perché vi sia una scienza universale bisognerebbe che tutte le scienze particolari si concatenassero in modo da formare una serie dimo­ strabile con un unico principio. 239. l ’ambizione. 69 Perché. Zanfarino. Proudhon. p. P. De la c ré a tio n ..... T h é o rie de l'im p ô t. il genio. Proudhon. 87 « Il lavoro. P.. possiede un duplice aspetto... Bancal.. « Ogni verità d’insieme implica armonia. De la ju stic e . Proudhon. vale a dire che diventa una realtà attraverso il suo pro­ dotto ». Id.. J. secondo lui. 76 P. P... Proudhon. 71 A. con Newton. P.. p. J.. 82 P. Proudhon. 296. 565 e 744. Torino 1968. Aubier-Montaigne. simme­ tria.. . I. P luralism e et a u to g estio n . 213... intelligenti e intellegibili ». it. A Zanfarino. Du p r in c ip e de l'a r t e t d e sa d e stin a tio n sociale (1865). Proudhon.. Proudhon. viventi. J.. P h ilo so p h ie du p r o g r è s . 58. come la libertà. in altri termini) eliminare dalla considerazione delle cose l’Assoluto ». Paris 1960. La giu­ s tiz ia . p. p. 73 Cf. D e Ha c ré a tio n .

. J.... J.. La v o c a tio n a c tu e lle de la sociologie. Ili). Q u 'est-ce q u e . La g iu s tiz ia . Proudhon... P.216 Note all'introduzione «8 J. avanza molti dubbi in quanto sarebbero rielaborazioni del vecchio mito organicistico della società come persona umana.. Paris 1911. Bouglé.. voi... in S to ria delle sc ien ze. p. In tr o d u z io n e . Essendo conforme alla giustizia com anda « l'u ­ guaglianza delle condizioni ».. Colin. Torino 1962. Richard. Proudhon a Rolland. il suo potere. p. il sistema formato dalla coalizione delle ragioni particolari. ed allo stesso titolo di queste ultim e ». 258. pp.. p. P. 90 P.. che invece fa proprie queste nozioni.. J.. bensì realtà reali quanto le individualità... Bancal.. 91 € Le collettività. p. Proudhon.. voi. 38. 393. P. II.. 396-397.. p.. 95 P. 97 P. De la c é lé b r a tio n d u dim a n . 106. p. it. la società umana è un essere reale. J. Grasset. ha la sua v ita. 34-37. J. 94 * L'ordine si stabilisce nell’umanità p er la conoscenza che l'essere col­ lettivo acquista delle proprie leggi ». riprendendo un giudizio di Ferrarotti (F. Paris" 1946. 59. De la ju s tic e . A sottolineare la priorità proudhoniana di questa definizione è stato G. P luralism e et a u to g estio n . P. II. I. tre modi o form ule di associazione: il comuniSmo. 395. Questo essere. Tuttavia sia Ferrarotti che Albertini concordano con Gurvitch. 101 P. La sociologia. S y s tè m e d e s c o n tr a d ic tio n s . voi.... essa non è soltanto differente rispetto ad ognuna di queste.. trad. in P... 301. pp. m a che non è la stessa cosa di un uomo. J. pp.. 63. non ricerca che la libertà e fa appello al solo interesse. J. 10-37.204... D e la ju s tic e . I..29 ju ille t 1862). co stitu ito da uomini. è anche superiore a tutte » (P.. J. Ferrarotti. voi. 22 marzo 1860. D e la c ré a tio n .. p. le sue passioni ». L a q u e s tio n sociale e t le m o u v e m e n t. T h é o rie d e la p ro p rié té . . Paris 1957. E ssa distrugge « me* diante le sue equazioni... 765. p. La g iu stiz ia . 100 P. Proudhon. p. p. J . Gurvitch.... 94. Utet.-J.. «9 lb id . p . D e la c r é a tio n . nel considerare Proudhon come uno dei fondatori della sociologia. J. o u les fe m m e s . Albertini. La p o m o c ra tie. i suoi attributi. generi. il terzo concilia la società e l ’individuo. O rd in e s o d a t e ... D e la ju stic e . Bancal. p. PP. XII. specie non sono pure finzioni del nostro intelletto. Proudhon. I li.. Sulla validità scientifica di questa nozione Mario Albertini. 93 P. Proudhon. pp. Proudhon. monadi o molecole che le costituiscono. Zanfarino.. la sua ragione. L e ttr e s a u c ito y e n R o lla n d (5 o c to b r e 1858 .. l ’u tilita r is m o e la G iu stizia . p. Prou­ dhon. M.. F. che ne fa parte. gruppi.. P lu ra lism e et a u to g e s tio n .. voi... Proudhon. allo stesso titolo dell’uomo. 207. In tro d u zio n e in P. J. P. 1... 339. 764-765). 92 C. voi.... Questo concetto dell’essere collettivo attraversa tutta la riflessione proudhoniana fino alle sue ultime opere. p.. Il secondo accantona la società. 96 La ragione c o lle ttiv a è cosi definita da Proudhon: « l’equazione o il bilanciamento reciproco dei pensieri individuali ».. « Per me. trad. Ferrarotti.. J. dunque. La sociologie d e P ro u d h o n . 63-64. S ystèm e d e s co n tra d ictio n s. tomo I. S to ria della so c io lo g ia . o u les fe m m e s ... P roudhon. Proudhon.. Torino 1961. Albertini.. c h e. 90-106. con­ c etti e m e to d i. Proudhon. L a p o m o c ra tie . P roudhon. M. Il prim o sistem a non tiene conto che della società e sacrifica l’in­ dividuo. 99 « Non vi sono che tre sistem i di raggruppamento per gli esseri mo­ rali. L a g iu stiz ia . J. sto ria . pp. it. 37. A. Proudhon. Proudhon. pp. 98 P. la sua coscienza. G. p.66-67. J. accorda a ciascuno la loro p a rte e identificando l ’uomo e l ’um anità fa predominare la giustizia sull'egoism o ».

205 ss. 212. 108 Come riconobbe lo stesso Marx: « Proudhon. 397-406. p. p. A ttu a lità d i P roudhon..C. Gide .. F. quando questi afferma che il capitalista si appropria del prodotto della « forza col­ lettiva » anticipa i concetti marxiani di plusvalore e di « forze produttive ».. J. voi.. 104 p. 421. Proudhon. L a sociologia d i P ro u d h o n . 282. L. in certi casi. Gurvitch (G. Proudhon. Id. Gurvitch. C o n sid é ra n t su r u n e d é fe n se d e la p ro p r ié té (Troisième mémoire) (1842)... J. Engels . Paris 1938. a volta a volta. 111 I b i d . P. Ansart. J. Ansart. Il.N ote all'introduzione 217 102 Jbid. dieci volte di più. I l i . in u n 'altra occasione. o u lettre a Ai.. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tr é e . Ansart. p. J. pp. dice che lo scopo della ragione c o lle ttiv a è quello di lim itare l’invadenza delle ragioni individuali. 122. Lajugie. 253. 214-215. facendo del tempo di lavoro.. p . pp. p. 109 P. Proudhon.. pp. 103 Sull’interpretazione della nozione di ragione collettiva divergono le tesi di Gurvitch e di Ansart. 268 e 271. Paris 1970. J. Marx. 342-343. Su questa fondamentale distinzione si vedano le osser­ vazioni di C. 194-195.K.. P ro u d h o n . 37. Paris 1913. non cento volte come uno. egli ebbe a scrivere: « Cento uomini. p. 136. Proudhon. J.. J. P. Ansart.. pp. esistenza imm ediata dell’attività um ana in quanto attività.. 68.. Ib id . p . H isto ire d e s d o c tr in e s é c o n o m iq u e s d e p u is les p h ysio cra tes. In effetti Proudhon ha testualm ente affer­ mato: « Ritengo inutile insistere su questa distinzione fondamentale tra la ragione individuale e la ragione collettiva. p. Recueil Sirey. pp. A v e rtisse m e n t a u x p ro p riéta ires... P. H is to ir e d e s d o c trin e s é co n o m iq u e s d e p u is les p h y sio cra te s ju s q u ’à n o s jo u rs.. Les co n ce p tio n s é co n o m iq u e s. J. P ro u d h o n .. P ro u d h o n .. Bologna 1969.. la prima essenzialmente assolu­ tistica. p. Pa­ ris 1929. J. il Mulino. De la ¡ustic e . J. Q u ’est-ce q u e . (Quindi) non basta più allora pagare semplicemen­ te il salario ad un dato numero di operai per acquistare legittimamente il loro prodotto: bisognerebbe pagare questo salario due.. Cosi. 59. p. Rivière. alla condi­ zione perm anente che lavori. 112 P. M... 245. Proudhon. Rivière. J. pp. A ciò ho dato il nome di fo r z a c o lle ttiva . J. R. Idea generale d e lla rivo lu zio n e n el X I X secolo (estratti).. Bancal. Sugarco. 110 « Sostengo che l ’uomo può solo avere il possesso e l'uso. D. E ditori Riu­ niti. M a rx e l'a n a rc h ism o . fa del lato umano l'elemento decisivo ». la seconda ostile ad ogni assolutismo ». invece (P. 44) af­ ferm a che essa richiama un po' la « volontà generale » di Rousseau e può perciò essere scambiata per una forma di totalitarismo. p. Secondo gli studiosi francesi di Proudhon... voi.. 303. Gurvitch. Proudhon. Milano 1978. J. lasciandogli per intanto la proprietà delle cose che produce ». Paris 1947. tre.... Milano 1980. 105 P. che uni­ scono o combinano i loro sforzi. La Pietra. oppure rendere a ciascuno di essi. « E so­ prattutto in questo. C o n fessio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ire (1849). Langlois. in P. un servizio ana­ logo ». Gonnard. Proudhon. pp. p. G. Questo concetto centra­ le dell’analisi proudhoniana dello sfruttam ento lo ritroviamo p iù volte. p e r loro n atu ra assolutistiche. pp. 106 P. p.. 4041 e 77. trecento volte.. Roma 1972. L a sacra fam iglia. Aubier-Montaigne. D e la c ré a tio n . 34). S y stè m e d e s c o n tra d ic tio n s. 107 Q u 'e st-c e q u e . mille volte. ma duecento volte. 87. 37-38... Rist. egli aveva precedentemente precisato. p.. Proudhon.. P. la misura di salario e della determinazione di valore di prodotto. Lo stesso concetto in P. P lu ra h sm e e t a u to g estió n .. che consiste ciò . Q u ’est-ce q u e . producono.

Qu'est-ce que. 283. B oringhieri. . P ro u d h o n . 118 P. sia materiale che intellettuale. vol. p . Id é e générale d e la révolution au X l X e siècle. Albertini... .. 119 P. P r o u d h o n . form a di conseguenza una proprietà collettiva ».. Rivière. 132 «Chi dice società dice insieme di rapporti. pp.. D e la c ré a tio n . 135 « L 'id en tità delle leggi della natura e della ragione. .. p. P. Lajugie. . 1M159. P r o u d h o n . 195-219. .. Systèrne des c o n tra d ic tio n s.. I. Q u ’est-ce q u e .... 65-76. 9. P roudhon. pp. L a guerre et la paix. 121 A questo proposito rimandiamo ancora u n a volta alle osservazioni di M. P roudhon... 121-125. p... p. 299.. 131 Questo « approccio » dimostrerebbe secondo alcuni studiosi la sostan­ ziale debolezza d e l pensiero economico di Proudhon.. M arx e l ’a n a rc h ism o . P. Rivière. . P ro u d h o n . E. 125 R im a n d ia m o per questo alle osservazioni c ritic h e di M. p. Proudhon. . p p . 126.. J.. poiché è un opera collettiva.. p. p. S y s tè m e des c o n tra d ic tio n s... trad. . it. Che c o s'è la P™Pn e t à . 139 « Passare d a lla speculazione all'azione non vuol dire cambiare ruolo: agire è sem pre p e n s a r e . vol. II. Milano 1963. pp. p. dove. P. 208.. esse si vengono a m ettere alla testa delle cose e in prim a fila ». Proudhon M élanges.. 1 6 . Vallecchi. J. Q u'est-ce que. Albertini. p. 243-2«. 123 J. P. dell essere e aeil'idea. James. Paris 1870. L e s confessions a un r é v o lu tio n n a ir e . P turalism e et a u to g e s tio n . p. I . Proudhon... De la ju stic e . 153 P. 129 P. Paris 1924. 158. P roudhon. Les conceptions é co n o m iq u es de P ro u d h o n . Ansart. P ro u d h o n . p 19 3 . . A vertissem en t a u x p ro p rié ta ires.. Proudhon. 117 P. A nsart. 73. 48.. pp. vol. P ro u d h o n . C a rn ets. J. P. S y stèm e des c o n tr a d ic tio n s . pp.. Firenze 1974. ». J. 286. 136 P. J. in una parola. p. Bancal.. pp. vol. it. Valore.. 585. vol. I. 301.. J. Proudhon. 115 M. L a so cio lo g ia . « 124 M.. B la n q tii sur la p r o p n é té (deuxième memoire) (1841).. 54-66. La g iu stizia .. p . 114 P. M arx e l'anarchismo. De la ju stic e .. T h é o rie de la p ro p rié té. p. p.. J. a mano a mano. 164.. L a g iu stiz ia . 301. 133.. P. p. Laterza.. S to ria d e l pen siero eco­ n o m ic o . J. Proudhon. 238. col. 126 P. p. Proudhon. S to ria del p e n s ie r o e c o n o m ic o . J. nota. p .. i . 128 P. P roudhon. J. Milano 1976. Proudhon. ill Ib id . Q u ’est-ce q u e . P roudhon. I. p. J..t L e ttre a M.. p p . Ansart. Qualsiasi capitale. B ari 1967. 299-313. Idea generale d ella riv o ­ lu zio n e nel X I X se c o lo (estratti). 138 P. p. 53. p ... 116 P. pp.. Proudhon. p. I b i d .. in L a c t u lité d e P r o u d h o n . I... vol. Roll. 137 P.0 ricerche sul prin cip io del d iritto e d e l governo... Torino 1977. p.. 127 P.. . ¿20. J...... vol. Ansart... 176-177.. I I . I I . . . il quale deve essere invece visto co m e teorico politico o come sociologo. J. PP. S y stè m e des c o n tra d ic tio n s.... in P. Prouanon.. N a p o leo n i. E. J.. 130 P.. 1« « Lo sc a m b io . vol. p..218 Note all'introduzione che è stato cosi ben definito lo sfruttamento deU’uomo sull uom o ». p. S y stè m e des co n tra d ic tio n s.. vol. J. J. questo atto p er cosi dire assolutamente metafisico.. . 161.. In tro d u zio n e a P . I l l . Id... j . I I . p. Système des c o n tra d ic tio n s.. Isedi. 134 P. 223. 239-243. Proudhon...9-37. J. 120 C. Paris 1938. J. 216. dire è fare ». 233. 3. Albertini.. Proudhon.. sistem a» P. trad.... assolutam ente a lg e b ric o . J.. 122 .. 1. è l’operazione con cui nell’economia sociale un 1- . p.... « ^ella ragione generale tu tte le idee sono coeterne: esse appaiono una dopo 1 altra soltanto nella sto ria . Proudhon. I.. Librairie Internationale. Proudhon.

. Proudhon. J. Prou­ dhon. J. P... Economie et Humanisme. 143 fi questa. p. voi. D e u xiè m e m é m o ir e su r la p ro p r ié té ... borghese.. che non si potrebbe meglio definire che con questa formula: a sso rb im e n to delle so­ v ra n ità locali in u n a a u to rità cen tra le. p. 152 ¡ b id . voi. 197.. J. « In materia d i politica. 4 giugno 1847. 73.. 161-162. Proudhon.. 228. 154 Ib id . 258. 146 K. 24 gen­ naio 1852. Proudhon. di morale pratica.. o sa n cu lo tto ». p u r criticando l'apriorism o kantiano (P. C o n tra d ictio n s p o litiq u es: th éo rie du m o u v e m e n t c o n stitu tio n n e l au X l X e siècle (1870).... J. M arx e t P ro u d h o n : leurs ra p p o rts p e rso n n e ls (1844-1847). Proudhon.. p. voi. Prou­ dhon a M. voi. 156 P. 155 P. A. P.. 145 Per esempio questa formula spesso riprodotta: « insomma i fatti umani sono incarnazione di idee umane. coalizioni. XIX.. 418. II. II. Proudhon. Proudhon. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s. ma anche interessi. voi. p. Proudhon. J. II. nella mia concezione. pp. 301. Edm ond. 75. P. è il fatto che serve a stabilire la necessità rispettiva e reciproca dei principi ». P ro u d h o n . I. voi. S a v ie e t sa c o rre sp o n d a n c e (1838-1848). Paris-Liège 1947.... 264. le teorie non sono soltanto idee. 21 novembre 1846. 177-178 note) non nega l’esi­ stenza di ima verità logica. p. C o rresp o n d a n ce . 141 « L’azione. Proudhon a Ch. di scienza sociale. 153 I b id .. p. p. M arx e l'a n a rc h is m o . pp. 144 P. 142 Proudhon.. p.. 92.. 157 « Perché tale è.. Du p r in c ip e de l ’a r t. astrazioni dello spirito. 535. p. p. Proudhon... Système des c o n tr a d ic tio n s . scritte in margine al suo esemplare della M ise­ ria d ella filosofia. voi.. voi. M iseria d e lla filo so fia . p. 181. C o rresp o n d a n c e .. P. G... Guillaumin. Milano 1947. A p r o p o s de L o u is B lanc in « La Voix du Peuple ». Sull’influenza di K ant si sofferma di sfuggita C. pp. che... S y stè m e d e s c o n tra d ic tio n s. Rivière. 94. 300. 9-10. universale e immutabile. p. La g u erre e t la paix. 150 « L'antagonismo dei principi.N o te a ll'in trodu zion e 219 dea prende un corpo. C o rresp o n d a n ce .. P.. trad. sia di s fr u tta m e n to nobiliare. Haubtmann. studiare le leggi della economia sociale è quindi come fare la teoria delle leggi della ragione e creare la filosofìa ». è l'idea ».... J.. influenze. persone ». p. la vera tirannia. 149 Ib id .. 211. J.... La g iu stizia . la tesi di Pierre Haubtmann che accetta in pieno le critiche di Marx al presunto idealismo di Proudhon. ad esempio. Oppure quest’altra « niente si produce nell'universo che non sia l'espres­ sione di un’idea ». p. P. 11 gennaio 1850. II.. . 170. P.. voi. p e r u n o scopo sia d i glorificazione d inastica. P. Saint-Beuve. 148 P.. pp. 257... J. J. 151 L’evoluzione sociale distesa nel tempo e nello spazio deve essere ab­ bracciata « come se fosse d ’un tratto raccolta e formata su un quadro. 71. I. J. ripubblicato in O eu vres c o m p lè te s . I. p. una figura e tu tte le proprietà della materia: è la creazione di n ih ilo ». « La separazione del reale e dell’ideale è dunque impossibile »... intrighi. ne seguisse il concatenamento e l’unità ». IV. S y s t è m e d e s c o n tr a d ic tio n s . 416. 147 Queste annotazioni. Marx. Istituto Editoriale Italiano. Ansart. it. di tu tto quanto attiene alla vita attiva e all’attualità della società. Proudhon. mostrando la serie delle epoche.. 61. Proudhon. sappiatelo. Id é e générale d e la ré v o lu tio n .. Les c o n fe ssio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ìre . I I. p... sono state riprodotte in P. Proudhon a Bergmann. J. Paris 1952.. P. 187. p. J. per le società moderne... De la ju stic e . p.

455-456. diventarono dopo il colpo di Stato di brumaio quasi tu tti apostati? Il fatto è che con il loro spiritualismo.. Una riproposizione contemdell'analisi dell'interiorizzazione psicosociale del principio di auto­ rità è data dal notevole libro di R.. Lo S ta to incosciente. 369.. con il loro Essere supremo.'*.. Ed... la costituzione politica i M 81“ f*flesso dell'organismo economico. J. P.. Prou­ dhon. P. Paris 1951. In fatto.... «Non si p ra tica Dio senza realizzarlo. J. e avrete colpito a morte la Rivoluzione ». 159 p. è sempre lui. S o c io ­ logie de P r o u d h o n . trad. Grazie a questa massima. che Mazzini tra­ duce con le parole Dio e p o p o lo . sulla questione del governo una for­ mula adeguata a quella che abbiamo presentato [. p. O eu vres c o m p lè te s . pur derivando dalla sovranità nazionale. it.... come in politica non si afferma l'assoluti­ smo dello Stato senza creare un despota». 164 « O niente libertà o niente governo ». XI. 42. p. 61. Paris 1924. pp.. in P. Proudhon.. J. Io dico che . C. J. ent. de Flore. M anuel d u sp e c u la teu r à la B o u rse . v o x dei. 25. rimase sempre tormentato dal « problema Dio ».] sulla questione del capitale » Ibid. la loro sovranità popolare e tutte . J. J. La g iu stizia . Proudhon. Id é e g é n éra le de la ré v o lu tio n . 221-249. Proudhon. «Cosi il diritto divino non fece mai difetto al potere. Prou­ dhon. P..... p. P.. lui solo. Proudhon. Proudhon. L e s confessions d u n ré v o lu tio n n a ir e . P. 367. 9 e kubac avanza dei dubbi. Proudhon. j_ Proudhon.. sottraetevi a tale dilemma.. la loro proprietà romana.. 358. Id é e générale d e la révo lu tio n . La democrazia del diciannovesimo secolo ha gridato. Pertanto noi crediamo che « esiste in politica.. « In ogni epoca.. ^ ir Proudhon. p.220 N ote all’introduzione Proudhon. La g iu sti­ zia. « Ciò che 1 umanità cerca nella religione e che chiama D io.. Ha to rto tuttavia il Bouglé ad affermare che in questo testo « si deli­ nea una specie di materialismo storico prim a di Marx ». che insedia il Governo. « Io non dico che l’economia è tu tta la società come non pretendo che una serie sia tu tta la scienza.. pp.. Proudhon annoterà infatti nei suoi Carnc/s. p. P. 182. 108-113.. p. De la justice. Proudhon et le c h ristia n ism e. poterono credersi tanto legittimi quanto Luigi XVIII ed Enrico V: non era cambiato che il modo di investitura».. la loro repubblica una e indivisibile. p. p. J. Paris 1945.. Porlrait de J ésu s.. 297. P.. p. Rivière. D e la c ré a tio n ... J.. p. m a sull'assoluto ». Stato è la costituzione esteriore della forza sociale ». p. 309... Proudhon. • 1r\’ Ziustizia ... e il destino degli stati è difeso dalle qualità e i difetti di questo organismo ». A suo giudizio. De Lubac. 161 Proudhon. Milano 1980. ~ .k metafisiche riprese da\V a ncien ré g im e .. du Seuil. Id é e g én éra le d e la ré v o lu tio n . it. Ed. La ju sti­ ce. essi non giuravano sulla Giustizia e sulla Verità. J. 63..> P. pp. J. In lui il suo prepotente e sp rit euclidien non annullò mai i suoi d e c h ire m e n ts d e conscience. Sul radicale antiteismo proudhoniano. questi epuratori eterni. Napoleone I e Luigi Filippo. 772. Proudhon. De la capacité p o litiq u e d e s classes ouvrières (1865). trad.. H. Lourau... Les c o n fe ss io n i d 'u n révolutionnaire. Bouglé. P.. Edizioni Antistato. 308-314. P. pur criti­ cando ferocemente la religione e ogni forma di teismo. ‘ leggi dell’economia politica sono le leggi della storia ».. voi.. è essa stessa ». 160 « Come mai i giacobini. « G overno o non G o vern o . D e la ju stic e .. ^ rouc*^on' M éla n g es. Proudhon. M élanges. ancor più fortemente del Medio Evo: V o x populi. pp. una formula tu tta la verità.261. come in diritto. reazionari..

. 284-285.. 146). P. trad. Paris 1849. 180 P. abbiamo preteso. Proudhon. 117-119. p. Proudhon. L a révolution so c ia le d é m o n tré e . Proudhon.. P ro u d h o n a n d R o u s­ seau. soprattutto P..... 33-54.. vol. II. Noi siamo stati traditi dai nostri stessi principi. p. pp. 158).. perciò al posto di essere gli educatori delle masse... Idée g é n éra le d e la ré v o lu tio n . 170 P. cf.. pp. p... 237.. a seguito di Rousseau e dei più detestabili retori del '93.. C arnets. C ontradictions p o litiq u e s : th é o r ie du m o u v em en t c o n stitu tio n n e l. Proudhon. J. può essere annoverato tra i « maestri » di Proudhon (p. 42. p p.. 71. J. vol. 181.. pp. Giuffrè. pp. D e la ju stic e . p. P ro u d h o n e R o u sse a u . P. J. J. Paris 1868.. Idée générale d e la ré v o lu tio n . Rota Ghibaudi. 559-560. Proudhon.... Proudhon. P. Rousseau. 43.. vol. Idée générale de la ré v o lu tio n .Note all'introduzione 221 la scienza economica è in questo momento la Rivoluzione.. 171 P. J. I.. 176 P. La tesi. 175 P. 82-84.... 193. trad.. ma senza esclu­ sione del resto ».... Con­ tra d ic tio n s p o litiq u es: théorie d u m o u v e m e n t.. J.. 178 P. 1 168 P. perché dopo aver abolito il governo fondato sulla grazia d i Dio. Proudhon. e M y stifica tio n d u su ffra g e u n iv e rs e l (aprile 1848) ristam pato in Id é e s révo­ lu tio n n a ire s. A.. costituire il governo fondato sulla g razia d el popolo. Proudhon. III. p. Per un’interpretazione diversa cf. J. p. S o lu tio n d u p r o b lè m e sociale (marzo 1848) ristampato nel IV volume delle O euvres c o m p lè te s . pp. J. J. 35. non abbiam o voluto riconoscere nella monarchia il prodotto diretto e quasi infallibile della spontaneità popolare. it. La giu­ stizia.. 179 p. distinzione che evidenzia la distanza fra Proudhon e Rousseau. Per la distinzione proudhoniana fra stato di natura e stato sociale... A suo avviso.. T. p... p. p. 54).. ne siamo diventati suoi schiavi ». per quel tanto che di mistificante essa rappresenta ed esprime.. 48 ss.:. Proudhon. G arnier frères. S y stèm e d e s c o n tr a d ic tio n s . Proudhon. La ré v o lu tio n sociale d é m o n tré e . Proudhon. con l'aiuto di un’al­ tra finzione. M élanges. p.. come già Adam Smith e Saint-Simon. In tro ­ duction a P. 189-195.... J. p. J.. Proudhon. II. è implicitamente affermare la perpetuità della monar­ chia. 199. 275. P.. Lacroix.. 174 p. 173 P. p... J. « In­ fine. pp. J. Milano 1965). P. Proudhon.. C onfessions d 'u n ré v o lu tio n n a ire . a nostro avviso discutibile... in « Journal of History of Ideas ». 167 P. Noland. 428 e 239-240. C o n tra d ic tio n s p o litiq u es: th éo rie d u m ouve­ m e n t. La révo­ lution so c ia le d é m o n tré e . J.. 81-82. J. Proudhon. 66 . pp. 1967. D e la ju stic e . La g iu stiz ia . Proudhon. pp. Proudhon.. 573. J. si basa sulla considerazione che sia Rousseau che Proudhon concepiscono come base fondamentale della società il pluralismo che dal prim o sarebbe visto come l ’insieme di singole esistenze autonome. 205-303.. noi siamo stati vinti perché. M élanges. it. C a rn e ts.. J. 284.. 177 Un confronto fra Proudhon e Rousseau è fatto da Silvia Rota Ghibaudi (S. P. 172 P. Idée générale de la ré v o lu tio n . Proudhon. J.. Verboeckhoven et C. la quale arriva a considerare Proudhon « un continuatore di Rousseau » (p. Questo rifiuto della democrazia rappresentativa.. Proudhon. Anche A.. arriva sostanzialmente ad analoga conclusione. Ruyssen. è stato interpretato assurdam ente da alcuni studiosi come un atteggiamento rea­ . Proudhon. 1M P. I I I . J. 13-17. P hilosophie d u p ro g r è s . m entre dal secondo come l’insieme delle asso­ ciazioni naturali autonome (p. Proudhon. J. J. vol. pp. De la c ré a tio n .. dobbiamo capire che la repubblica può solamente avere lo stesso principio della regalità e che prendere il suffragio universale come base del diritto pubblico.. p.. Proudhon. XXVIII..

. 1X3 P. p. Rota Ghibaudi. cerca un uomo fortel ». 182-203. P r o u d h o n . pp. J. Per la stessa ragione è comunista ». v o i . J. **5 Sul rapporto fra Marx e Proudhon oltre all'opera dell'Haubtmann citata. come sottolinea il Puech. ancora per qualche tempo..-J. P ro u d h o n et Marx: une co nfrontation. 313. De la ju stic e .. p. pp.. 193 « La s p o n ta n e ità . J. De la capacilé p o l i t i q u e . Torino 1972. Paris 1964. esso (il popolo) b ad a p rim a di tutto a darsi un capo »... I l i . pp. al minor grado negli esseri non organizzati. su un Proudhon addirittura anticipatore del fascismo.. p... diretta da Luigi Firpo. Id ées révolutionnaires. P roudhon. 187 « Il popolo francese.. Proudhon.. tan­ to oggettivo c h e soggettivo. 83.. La révolution s o c ia le d é m o n tré e. pp. 181 P. Proudhon. Halevy. in S t o r i a d e lle idee p o litich e . J. V. M a rx e l'a n a rch ism o . 467501. 1 2 . p 470 M Obbedendo al suo istinto di moltitudine asservita.. pp. p. L es c o n fe ssio n i d 'u n révo lu tio n n a ire. pp. Stock... voi.. Proudhon.. « Il popolo non concede niente alle libertà m unicipali. 198200... 403. 188 p_ j p ro u d h o n .. 55-71. 186 Proudhon a Marx. 189 P. e non m i costa confessarlo. D. pp.. Vallecchi. 203-204. . 373 e 393405.. 115. J. voi. che solo tenta di liberarsi da ogni fatalismo. 25.. D e la capacité p o litiq u e. fu maturata proprio dalle idee proudhoniane. corporative. dipartimentali. alle garanzie individuali della libertà Ama i pezzi grossi: la centralizzazione. facendo u n a lettura molto discutibile di u n Marx quasi « libertario » perché favorevole all'estinzione dello Stato.. J. Paris 1954. 184 P. Pellicani. la repubblica indivisibile. sotto il nome di libertà.. 16-18. 298. la sua pienezza n e l l ’uomo. cf. « Noi abbiamo sem pre pensato che il proletariato dovesse emanciparsi senza l'aiuto del governo ».. J. J. Puech. 112-114. p. . Gallimard. per non dire altro. Centre de documentation universitaire. J. .. G. è. Id. P. p.. XIX. Firenze 1975. S y s t im e des c o n tra d ic tio n s.HI. 714-737.. pp. La v ie de P roudhon. l’im pero unitario. P. voi. C orrespondance. Sia il G urvitch che l ’Ansart tendono a sottolineare poco. voi. J. Marx e l ’a n a rch ism o . P ro u d h o n . P. pp. p. 338. Essa. Le p ro u d h o n ism e dans l'association internationale d e s ‘ravailleurs. 194 C arnets d e P .. Ansart. De 1 “ ju s tic e . O eu vres c o m p lètes.. econom iche e sociali. m entre u n ’intelligente « contestualizzazione » di Proudhon nell’am bito del « socia­ lismo utopistico » c i è data dal saggio di S.. II. Proudhon. / rivoluzio" a ri d i p r o f e s s i o n e . Gurvitch. Com'è noto fu questa la parola d'ordine della Prima Internazionale. 191 P. 190 Sul p r o b le m a dell'avanguardia rivoluzionaria e dei « rivoluzionari di professione ». Salwyn Schapiro. voi. si veda la fondamentale opera di L. 17 maggio 1846. raggiunge. L. voi. IH . J. 1945. L e s c o n fe ssio n s d 'u n ré v o lu tio n n a ire. P. p.222 Mote all'introduzione zionario. II. U te t.. voi. a mag­ gior grado nelle p i a n t e e negli animali... vuole che lo si B°verni. P ro u d h o n . Ansart. 192 L’influenza sansim oniana sul pensiero di Proudhon è sottolineata da M.. I l « socialism o u to p istic o ». II. in « The American Historical Review ». ad esempio. la radicale differenza fra i due in rapporto alla tematica dello Stato e della dittatura del proletariato. 62. quanto scrive J. l l ì s t o i r e d e s id é e s sociales en F rance. Paris 1907. p. Proudhon.. R ésistance à la révolution. Libertà e necessità. Salwyn Schapiro. sia pure in modo differente. Proudhon... 6 .. Leroy.. Curioso. P. e da P. p. ed in effetti se ne libera ». Paris 1948. S o lu tio n du problèm e. H arbinger of fa scism .

ma non è affatto cosf... pp. la giudica d all’alto. Proudhon. vale a dire la libertà [. Einaudi. p. il giudizio. in altri termini g i u s t i z i a e V erità .. antagoniste. p.. 250.. Idées révo lu tio n n a ires. II. « L’uomo in v irtù del suo libero arbitrio. Torino 1975. Su questo asse fondamen­ tale.. A.. D u principe d e l'a rt. voi. 204 P.. Zanfarino. la critica. Kropotkin. Albertini.. J. 197 M. 259-260. l'arte ». sono « inseparabili m a distinte. 411. 95. 537.. la politica.Note all'introduzione 223 egli aveva specificato nelle C ontradictions. it. p.. 195 P. Proudhon. J.. 203 « L’anima um ana è costituita da una sorta di polarità... 202 Cf. se l’um anità fosse fatalmente e invincibil­ mente incatenata alle sue stesse leggi.. afferma ancora Kropotkin. 399. pp. voi. 201 « Mi sembra che voi dimentichiate totalmente una cosa essenziale. p. De la ju stic e . ne fa dipinti ideali o sarcastici. 414. De la ju stic e . J. Paris 1952.. il commercio. 209-227. 185.. gravitano tutte le altre facoltà. 143159. 234 e 235. voi. di una aberrazione definitiva e irrimediabile [. Poiché l'indi­ viduo è padrone della sua vita e della sua salute [. Laterza.. S y s tè m e d e s con­ tradictions. Zanfarino. J. cioè l’intelligenza libera e progressiva. pp... Proudhon. L. Paris 1929. . voi. Proudhon.. Per Kropotkin.. 39. pp. La ricerca proudhoniana della giusti­ zia non deriva dunque. J. morale che comporta perciò l’indipendenza politica. p. Proudhon sociologue et m ora­ liste. c o s c i e n z a e Scien za . come se volesse ricostruire il mondo su un piano migliore ». P. 2.. voi. A. O rdine sociale e libertà. P. 205 « Quando si giunge alle spiegazioni [. da una mera concezione giuridica quale sostanza del riformismo piccolo-borghese (A. Alcan. Qua­ derni d e l carcere. 4-8 e 67-82.. p. De la ju stice.. « ha preparato il terreno cosi bene alla giusta comprensione dell’idea di giustizia in quanto idea fondamen­ tale di tutta la morale. De la ju stic e .. P roudhon. Una conseguente in­ terpretazione anarchica dell'idea proudhoniana di giustizia in chiave di uguaglianza si riscontra nel pensiero di Kropotkin. P roudhon. la canta o la denigra.. Per i fondamenti dell’idea di progresso e di giustizia in Proudhon cf... Ili. Gramsci. J. pp. 39-40.] poiché l’uomo. Ib id . Bari 1935. Proudhon a Langlois. la denuda o la ricrea.) la necessità è sempre attra­ versata dalla contingenza». P. Proudhon.]. 198 P. p. Ib id . l’immaginazione. Edigraf. è eterno e infinito come Dio ». come sulla loro dominante. I l i . Catania 1972. pp. allo stesso modo io concepisco la possibilità per l'intera specie. J. Prou­ dhon intende l'idea di giustizia « com e il p ro d o tto d e ll'e vo lu zio n e della so­ cietà um a n a » e perciò come fatto spontaneo e naturale dell'etica sociale.. P. la condanna o l'approva. voi. 22-43. J. Voi avreste ragione... Les d é m o c ra te s a sserm en tés et les réfractaires (1863). Proudhon. L'etica. eco­ nomica e sociale degli individui. come pretende Gramsci.. p. 199 Ib id . Nessuno.. O rdine sociale... la retrogradazione » sono reali quanto il progresso. 1497) ma da una vera e propria visione socialista del tutto autonoma da motivazioni sociologiche di classe... 18 maggio 1850. 255. una cosa che produce tutto il bene e tutto il male del mondo. la parola. Corrcsp on d a n ce. trad. G. pp. p. Santonastaso. La g iu stizia . B dunque su questa concezione immanente della giustizia che si fonda tutta la morale umana. come ha fatto Proudhon ». p. p. opposte...]. 427. 200 « La decadenza.. p. P. Rivière.. I l i .. l'industria. Proudhon. la memo­ ria. 196 P. ma mai irriducibili ». dichiara la natura indegna di lui. I li. l’amore. 422. Proudhon.... Duprat.

Cf.. marsJ uin 1968. Può dire la sua ragione di essere. pp. “ 5 Si vedano a questo proposito le pagine di A. De la ju stic e ... a questo proposito gli studi fondamentali di . 104. 17-18. I ll. trad.. Uno studio specifico sull'im­ p o rtan te concezione proudhoniana del progresso visto come una consapeX ? ^infinita liberazione da ogni fatalità e determinismo è dato dal saggio W r liam Harbold che concorda in sostanza con la tesi di Proudhon. pp. septembre-décembre 1969. D e la ju stic e .. 1969. Massari. Proudhon. p. 670. * ° I b id . 5 2! L bid- pp. 135-138. 53. Lowith. ‘ J-Proudhon. J. L e s ra p p o rts critiq u es. d iv ien e rapidam ente u n dirit- ° ’ [•••].9-47. Sull'attualità generale della tematica autogestionaria cf.. p. Proudhon. D e la ju stic e . pp. Jaca Book. Proudhon. 143-169. Ansart. p.J. P P ' 89' 9 0 ’ p Sul problema della coscienza di classe nel pensiero proudhoniano. la rivoluzione oggi si conosce.Cf. In tro d u c tio n a P. la M arianne dei campi è la controparte della S o d a te delle città ».. 2 « Ib id . 540.. Si veda anche il recente P..J . De la capacité p o litiq u e.. arbold. 49-50... C orrespondance. anno IV.. 28-48. C orrespondance. pp. è in grado di definirsi. 95. _ . 3 P.Proudhon. 1979. W. Proudhon. 497 .. 216 « La causa dei contadini è la stessa di quella dei lavoratori dell'inustna... 55. ProuP hilosophic d u progrès.. dicembre 1951. p .. ™ 1974 -PP. di d& conosce il suo principio.. XXXI. 218 ». Proudhon. p.. Milano 1973. Pp. La g iu stizia . Proudhon: u n e sociologie de ia u to g e stio n e P roudhon: u n e pratq u e d ell'tutogestion. pure R. poi diroz- ^ ’ fo rm u la ta a ttra v e rso la contraddizione. Comunità.. * J. pp.. La g n m ig n a so vversiva . Altamurgia. r i if?6 Proulhon deve essere riconosciuto come il prim o vero teorico S E r> aUt0^esl'one. 69. p. cf. J.J. P. L a révolution so d a te d é m o n tré e .. Ill. P hilosophie d u progrès. 158. Ibid"Proudhon. dicem bre 1851... O rdine soc “ ..4M 9- * L’idea vagamente concepita sotto la spinta del bisogno. vol.e. I.. pp.224 l Note all’introduzione Per l’idea della radicale contrapposizione fra l'idea di progresso e idea di assoluto in Proudhon si veda T.a 0 dalla rivista anarchica « Interrogations ».. in « Autogestion »..Proudhon. J. * Proudhon a Langlois.. nn. P roudhon. 118-127. "J* P ro u d h o n a M. P ro u d h o n a Langlois. vol. P ? '. Ber° 0. pp. '' r >e la capacité p o litiq u e . De la capacité p o litiq u e.. .Huncal. i suoi fini... P ... ■ “ • Canpelli. P P . p..39-78. P rogressive H um anity: in the P hilosophy o f P. pp. 408. A.J. 5ij * ' Proudhon. pp... 102-118. 33-62.. 149-180 e décembre 1968. p.. ..384. Ideologie libertarie e fo rm a zio n e umana. ha il suo metodo ?2*1 SU° c r* ... 1 ano 1974. 511.. 4 m arzo 1843. vol.. P.oria. le interessanti pagine di • Tornasi. P.. saggio pubblicato nel num ero speciale dedi< . 83-88. P.. Id é e générale de la révolution. r~ P. 1-250. I l l .. IV... 94-125. L e teorie d e ll'a u to g estio n e. Significato e fine s . IV. pp.. vol.. i suoi mezzi.. it. C lasse e coscienza di classe in P ro u d h o n . 5-28 e K.*.. Delaragear.. D e la ju stic e . I l l . p . Proudhon. Grazie alla persecuzione che ha subito.. pp. Per il pensiero pedagogico di Proudhon. in * W 7 Rev*ew of Politics ». vol. L e s co n fessio n s d ’un révo tu tio n n a ire.. vol. C o rresp o n d a n ce . Zanfarino. Ruyssen.er'° *• J. p.

... 237 Ibid.. 271... 291-292. dice rapporto di interessi... 243 p. J. G. Paris 1955. Garnier frères.. La p roprietà. pp. 229 P. 79-80. 94. riman­ do al mio A n tic ip a zio n i anarchiche su i n u o v i padroni. J. in AA. p.. L’individuazione della mancanza della proprietà privata . 236 Ib id . Tutto il fascicolo comunque raccoglie le rela­ zioni presentate al Convegno internazionale di studi sull’autogestione tenu­ tosi a Venezia nei giorni 24-26 settembre 1979. pp. 245 Ib id . che tu tti essendo governati. V III. . Proudhon. it.. Fino a quando questa è vigente in modo diretto vive il regime il monarchico.. 150. 227 P. Proudhon ha previsto in certo senso la trasformazione del capitalismo in totalitarismo fascista. 231 Ib id . Les fo n d a te u rs français d e la sociologie co n tem p o ra in e. Idée générale de la révo lu tio n .. il mio La tecnoburocrazia e il p e n siero anarchico. La révolution sociale dém ontrée. J. 54.. Proudhon. invece A. cit. trad. 238 Ib id .. 5. Antistato. Du prin cip e féd é ra tif. 228 P. 280. 278-279 e pp. Proudhon. M anuel d u sp écu la teu r à la B ourse. 138. 230 P.. si obblighino. Gurvitch. I n u o v i p a d ro n i. agiscano. Ecco perché la monarchia e il comuniSmo sono « due varietà di un medesimo regime ». [ma 1947]. J.T... p. M anuel du sp é c u la te u r. p. J. 345. 274-275. I n u o v i pad ro n i. p. rispondano.. Paris 1857.. 246 Ib id .Note all'introduzione 225 pp. 149-167. J.. 1975. 244 Ib id j.. vol.. VV. chi dice rapporto di interessi. Per una odierna interpretazione anarchica del fascismo visto come sistema di statalizzazione dell’economia. W . p.. Roma s. 247 Ib id . p. cf. J. 127. O. 241 P.E.. dice assenza di governo ». n. Bertolo.. E le m e n ti tecnoburocratici d e ll’econom ia fa scista . pp. Proudhon.d. pp. L. in modo tale che la ragione sociale e il suo emblema vivente siano una sola e stessa cosa. J. La negazione del governo segue pertanto da questa sua definizione: chi dice governo rappresentativo. p. p. vale a dire quale portatore di una nuova classe di dominatori. in ultima analisi. T h é o rie de la p ro p rié té.. 233 II principio monarchico e quello comunista poggiano entram bi sul principio de tt'autorità paterna.. C. 240 Sulle previsioni fatte non solo da Proudhon ma da tutto il pensiero anarchico sull'esito storico del comuniSmo quale ultima form a di dispo­ tismo. 242 Cf. 302.. P er una definizione dei n u o v i p a droni. bisogna che gli interessati stessi siano presenti.. stipulino.. I. De la capacité p o litiq u e. 232 Ib id . 138..D. La super­ fluità del governo diventa per Proudhon del tutto conseguenziale un a volta stabilita l’identità degli interessi: « perché vi sia rapporto di interessi. XI. 470. in « Interrogations ». p. Per una odierna interpretazione anarchica del dominio tecnoburocratico generato dal comu­ niSmo di Stato cf. in AA. II. quando invece avviene la p o rte del monarca si ha il comuniSmo se i sudditi dichiarano di restare in d iv isi. Proudhon. p. p. Proudhon. p. p. P.. VII. p.. 15-54. 270-271. p. 276... Proudhon. 234 Ib id . Lanza. 239 Come ha giustamente sottolineato Gurvitch. vol. 235 P. Milano 1978. Systèm e des contradictions.U. non vi sia governo. p p . 9-38 a questo argomento.. pp.. Proudhon. Ib id .

vol.. 166. pp.... 255 P. Milano 1980. in L ’actualité d e P ro u d h o n . E ssa vive in un am­ biente organizzato. è stata confermata recente­ mente dall'opera fondamentale di K. 271 e 330. 249 Ib id .. 254 P.. pp. 89. La g iu stiz ia . p. 338-339. 359. 453. p. L e d ro it au travail e t le droit d e p ro p rié té (1848). 256 P. Proudhon. J. pp. 26 5 P. P.. 474.. D e la créa tio n . Proudhon. S y s tè m e d e s c o n tra d ic tio n s..... 2 5 ® P. 258 P. bisogna che essa faccia i conti ». pp. trad. 325-332. In questo senso Proudhon è stato. ¡7 2 La proprietà « n o n costituisce tutto il sistema... M a n u e l d u sp é c u la te u r .. Goriély.. p.. scritta nel 1864. J. T h éo rie d e la pro­ priété.226 Note all’introduzione quale causa del « dispotismo orientale ».. 263 € l ’a n ta g o n ism o . 489. Anarchia. De la création.. La p ro p rie tà . 359.. p. P.. p. una individuazione che riaffiora continuamente nel pensiero proudhoniano.. J.. 253 P.. 252 Ib id . p. p.. J.. J . Z T O« Partecipazione di tutti gli associati alla direzione dell’impresa e ai benefici. p.. La tra d itio n so cia liste en F rance et la Société d e s N atio n s. 477.. I.. pure G. secondo Puech. T h é o rie d e la p ro p r ié té . 2*1 P. Paris 1929. Proudhon. 134-157. J... Paris 1938. p... Cf.. 2 6 7 La proprietà non si giustifica se non « trasportata nel sistema socia­ le • e nei rapporti com plessi che la suscitano: « essa può essere un diritto so'amente se è una funzione (sociale) ». 234. Proudhon.. D e la capacité... 250 ib id . un grande anticipatore dei principi originari della Società delle Nazioni.. J. p. Ibid. nei limiti e nelle proporzioni determinate dall'atto sociale ». II d is p o tis m o orientale. 176-177. pp. it. P luralism e et a u to g e s tio n . 761. Proudhon.. D u p rin c ip e fé d é ra tif. 433-434. 350. De la c apacité.. Paris 1921. J.. 7 1 1 P. Vi « S e c o n d o q u e s ta te o r ia l'e m a n c ip a z io n e dei la v o ra to ri è d u n q u e possibile c o n la r i u n io n e i n fa sc io delle fo rz e in d iv id u a li e dei b iso g n i. Pioudhon e t les n a tio n a litées... Ê sempre facendo perno sul principio federativo che si possono porre le basi per rapporti egualitari e liberi fra i popoli e le nazioni.. G. 257 P.. P roudhon. Berthod. 198. 181. p. 198. Proudhon. A. J. Proudhon. pp. Proudhon.. p. 248 P.. D u p rincipe féd é ra tif. pp. 319.. 181-201.J. p. Id . Wittfogel.. p. T héorie d e l'im p ô t. De la capacité. Insiste su questo aspetto del pensiero di Proudhon A.. J. J... voce per il dizionario Larousse. J. Proudhon... azione-reazione. 151-161.... 262 Ib id ... trad. J. Proudhon.. J..... Rivière. p. Proudhon.. pp. 2^6 P. Puech. 140. Proudhon.. 247.. Rivière. p.. 260 Ib id .. Théorie d e la propriété.. circo n d ata da un certo numero di funzioni analoghe e di istituzioni speciali [ . 264 P . Proudhon. 2 W P. 62-63.. L. it. Bancal. D e la ju stic e . pp. 186. 251 Ib id .. Sugarco. p. 154.. di conseguenza. Proudhon. p. in . Du principe féd é ra tif.. 147.] con le quali. pp. p. Proudhon. vol. legge universale del m ondo» P . J... p. P. J. Gurvitch. J... La g u erre e t la p a ix.. Du principe fédératif. J. in L e ttres choisies. Proudhon e t la p r o p r ié té . Proudhon. J. Proudhon. Prou­ dhon.. 125-126. I.

Sugarco.. 330. it.. « La concorrenza è la legge stessa del mer­ cato. P ro u d h o n . P ro u d h o n . 113. in P. 193-196. Per la concezione proudhoniana del decentramento federalistico basato sulle piccole comu­ nità.. 278 Per un approccio odierno a questa importante problematica cf. 287 P. Proudhon. 276 Com’è noto.. Paris 1920. Banca che avrebbe dovuto provare con i fatti questa teoria dell’abolizione deU'interesse. Sopprimere la con­ correnza. De la c a p a cité. 274 P. 285 J. La g iu stizia .. p. Allio.. p. II.. Id. cf.. Dolleans J... 281 P. Ed.. S is te m a delle c o n tra d d izio n i. Catania 1975... 115-138... 164-172. 113125.C.. pp. J. P lu ra lism e .. J. Proudhon... pp.... in AA. il sale del lavoro. J. 36-60.. pp. Milano 1979. Ansart.. vol. Paris 1948. Proudhon. Q u'est-ce que. J. trad. Id.. 198... P roudhon. S ystèm e d e s contradictions.. p . Milano 1967. Proudhon. Gide . 230. 112.. P rou d h o n . G.. P ro u d h o n et la révo lu tio n d e 1848.. 261263. Pellicani. in P. Proudhon pensava alla « costituzione del valore » come effetto del tutto logico dell'abolizione dell’interesse e di ogni altra forma parassitarla presente nella formazione della ricchezza. 259. Bancal. pp. p.. ora L. 279 P. pp. S y stè m e des c o n tra d ic tio n s. 232.. W. avviare dal basso la restau­ razione del vecchio regime.. 144. P roudhon banquier. Du p rin c ip e fé d é ra tif. significa sopprimere la libertà stessa. pp... 280 « Il lavoro e lo scambio sono l'alpha e l'omega della rivoluzione » P. 35-49. trad. 284 P. De la création.. S y stè m e des contra d ictio n s. .. di Co­ munità. II.. pp. si vedano le pagine di E. pp. p. sfuggono irrimediabilmente al dominio del capitale ».. Idea generale della riv o lu zio n e . Proudhon. Oualid... Proudhon. non avendo più interessi contrapposti. L.. 286 p. J.. Albertini. 59-65. 1. Ansart. Proudhon. A ve rtisse m e n t aux p ro p rié ta ire s. pp.. Proudhon. 96-100.. it.. S e n tie ri in utopia.. (estratti)... J.. P.. 142.. pp. 283 P.. De la cap a cité.. pp. che. M. pp... it. trad.. Puech.. P. Bancal. p. Gurvitch. il puntuale lavoro di R. J. P. Proudhon. J. De la ju stic e ...... Proudhon. 62-95. H istoire d e s d o c tr in e s écon o m iq u es. J.. 81. Le c o n tra d d izio n i econom iche di P ro u d h o n . 81-83.. De la c a p a cité. Sulle vicende della B a n q u e du P euple da lui fondata.. Proudhon. 189-199. Idea generale della rivoluzione (estratti).Note all'introduzione 227 altri term ini. 277 Per il confronto e la polemica sul « valore costituito » fra Marx e Proudhon. 115. Ehiron. 275 p .. F ilosofia della m iseria. pp. J. p.. VV. Rist.. p. S is te m a delle con tra d d izio n i econom iche. pp. Anarchismo.... si vedano le belle pagine di M... il condimento dello scambio. rimettendo il lavoro sotto il regime di favori­ tismo e di abuso dal quale l ’89 lo aveva affrancato ». PUF. J. 282 P. con Vassociazione dei p ro d u tto ri e dei c o n su m a to ri. 568. P hilosophie d u p ro g rè s.. Buber. Il m e rc a to e i so cia lism i. 358-373. Proudhon.. P roudhon et n o tre te m p s. P roudhon. P luralism e et a u to g estio n . C. p. J.

della formazione dello Stato e dei rapporti tra il governo e gli individui.]. 6 . Proudhon sostiene que>st'ultima concezione immanentistica della giustizia. nel secondo. 18. che va molto al di là dell'idea del mutuo soccorso che caratterizza le società filantropiche. le cooperative. All’invio di questo M anifesto dei s e ss a n ta . e che si può modifi­ care regolarmente a volontà dei contraenti. e acquista una portata generale. che è quella di Robespierre e dei giacobini. È da dire che anche la dottrina cattolica riconosce il primato della coscienza (cf. di presentare suoi candidati alle elezioni e di sostenerli contro i candidati borghesi. 2 Parole di Cristo in Matteo. la giustizia è soltanto umana. anche contro quelli schierati insieme con l'opposizione. 4 A questo punto Proudhon espone in dettaglio come viene intesa la giustizia nel sistema della Rivelazione e in quello della Rivoluzione. il C ontratto sociale è in verità una fin zio n e di legisti. Nel primo — spiega —. poiché mirava a ridurre ad un principio razionale quanto fino ad allora era stato considerato come una semplice conseguenza della legge di natura e del sentimento religioso. la forza di realizzazione ancora in Dio. spesso contrapposto a bascule. la giustizia. Proudhon. 5 Nella dottrina di Giangiacomo Rousseau. Per lui. in ultima istanza. del bene e del m ale.NOTE Al TESTI 1 Proudhon usa il termine metafisica in senso improprio. pu r affermando il valore ogget­ tivo della giustizia fondata sia sulla legge positiva della Rivelazione. era nel 1762 un progresso. ecc. la sanzione sempre in Dio. Tale teoria. in cui si propone di rendere esplicito il senso del movimento propriam ente operaio e di m ostrare che 1’« idea » della classe operaia è quella del socialismo antistatale e antiautoritario. Naturalmente c’è da dire che la concezione della giustizia secondo la dottrina cattolica non è quella descritta da Proudhon. Della c a p a cità politica delle c la ssi o p e ra ie. J. il principio della giustizia è in Dio. H. 20. risponde con un lungo commento. sia sul diritto di natura [N. m utuata dai calvinisti. Fra il contratto federativo e quello di Rousseau e del '93 c’è tu tta la distanza che passa fra la realtà e la ipotesi [n o ta d i P ro u d h o n ]. costituisce ogni individuo giudice. Nel 1864. che si rifaceva peraltro a scritti di teologi dell’epoca. fondata sull'idea che tu tti gli scambi devono avvenire in modo eguale tra eguali. Nel sistema federativo invece. il contratto sociale è più che una finzione: è un patto positivo. che ne è soggetto e rivelatore. i Sottolineiamo m u tu a lism o (e derivati) perché si tr a tta di uno dei termini cruciali del linguaggio di Proudhon. sessanta operai firmano un M a n ife sto che afferma la neces­ sità. adottato. Newman).E. per la classe operaia. che è stato realm ente proposto. entusiasta. votato. 7 Al M a n ife s to d ei se ssa n ta aveva risposto un contromanifesto di ispira­ zione repubblicana. senza ricorrere al diritto divino o all’autorità patem a o alla necessità sociale. frutto della Rivoluzione francese.d. essendo frutto della coscienza. discusso. effettivo. P er lui m eta­ fisica ha grosso modo il significato di filosofia positiva. La situazione creata da questo scambio è designata da Proudhon col termine bilancia (b a la n ce ). imma­ ginata per rendere ragione.

. 223. 209 ... 167 Wittfogel K A . 209 Yeroy M. 211 Villaume M. 210. 222 Zanfarino A. 216..234 Indice dei nomi Venturi F. 224 Zoccoli E. 226 Woodcock G.. 212 Villegardelle F.. 211 Verdes J. 213. 215. 163....

.............. » Cenni b io g r a fic i........................... » I fondamenti filosofici del pluralismo » Una dialettica seriale è impossibile? Progressi compiuti in questa direzione...................................... » Della appropriazione delle forze collettive...................... » Il m e t o d o ......» Del potere sociale............... In tr o d u z io n e ...................................................... La forza co llettiv a .................... » 9 13 18 25 31 33 39 45 53 63 69 79 83 93 93 95 98 98 102 102 108 ..............................pag.............................. » I fondamenti filosofici del pluralismo » III........................................................................................................ ........... » I fondamenti « neutri » dell’antinomia ........................ » I fondamenti sociologici...................................................................................... considerato in se stesso . » Nota b ib lio g r a fic a .............. » La critica del comunismo come critica della proprietà............... .................... e della corruzione del potere sociale ......................................... » La critica della proprietà............................................ » Critica del potere p o lit ic o .....................» L’autoem ancipazione...................... » II........... Dialettica s e r ia le .......INDICE P r e m e ss a .... » II socialismo come superamento storico del lib e r a lis m o ........... ........................... Critica dell’a s so lu to ................. » La società a u t o g e s t it a ............................................... » Testi I......

.............. XIII............... La critica dello S t a t o .................................. inintelligente e inin t e l l i g i b i l e ...................... . ........... ... Critica del principio di autorità .... Dello scopo o dell’oggetto dello Stato ! 3.... Il regine politico federale . La teoria d el fe d e ra lis m o . La comunione deriva dall’economia politica 2...La trascendenza l’immanenza . ..... pag.................................. Come affiora l’idea della federazione ! ! XII.............. ... La comunione è impossibile senza una legge di riparto..................... La critica al comunismo e all'individualismo V ili............ Posizione del problema comunista ! j ! 4........... XI............. L ideale della comunanza è l’assolutismo 1...... Definizione di ciò che è proprio e di ciò che è c o m u n e .. 3. ....... Conclusioni ... Critica della proprietà e rivalutazione della pro p rietà........... condizione e fondamento della fede p u b b lica ...... La comunione prende il suo fine per il suo principio .... 8... 7.. e perisce per la giustizia ....... La comunità è impossibile senza una leg­ ge d’organizzazione e perisce mediante l’orga n iz z a z io n e .... . . Lo Stato secondo i comunisti .. ...... » 116 V. La comunanza eclettica.......... 2. ... . Realismo della Giustizia . La teoria della g i u s t i z i a ....236 Indice IV... 1... 115 La ragione pubblica. La ragione c o l l e t t i v a ......... 5........... P o sizio n e del p ro b le m a politico .. .... X.. IX.....Principiò d una so lu zio n e... ................. La comunità è impossibile senza la giusti zia.... ........ ............... ... ..... » 125 131 132 138 142 147 154 154 155 157 157 160 161 164 165 170 174 174 176 176 180 184 187 191 VI. .. ed essa perisce mediante riparto 6.. Di una destinazione ulteriore dello Stato VII.. Della natura dello Stato ...

.............pag.................................. » Indice dei n o m i............................................................ » Note a ll'in tr o d u z io n e .................Indice 237 XIV.... La teoria del m u tu a lis m o ........................... 197 XV. » 202 209 229 231 ........................» Note ai T e s t i................ L'emancipazione o p e r a i a ...............................

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