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Indice

1. Introduzione 2
1.1 Storia della trazione animale 2
1.2 Gli animali da lavoro 12
1.3 Sviluppo e diffusione 18
1.4 La ruota gabbia 22
1.5 Scopo della tesi 26

2. Materiali e metodi 28
2.1 Materiali 28
2.1.1 Il carro porta attrezzi 28
2.1.1.1 Descrizione e funzionamento 28
2.1.1.2 Parametri costruttivi 29
2.1.2 Le ruote 30
2.1.2.1 Cerchioni e pneumatici 30
2.1.2.2 Le ruote gabbia 31
2.1.3 Misure e relativi strumenti 33
2.1.3.1 Cella di carico 34
2.1.3.2 Torsiometro 35
2.1.3.3 Freno dinamometrico
e trasduttore di pressione 37
2.1.3.4 Data logger e acquisizione dei dati 39
2.2 Metodi 41
2.2.1 Piano sperimentale 41

3. Risultati e discussione 44

4. Conclusioni 52

Bibliografia 53

1
1. Introduzione
1.1 Le origini della trazione animale.
Le origini della trazione animale sono da ricercare nel neolitico, in
coincidenza con l!addomesticamento da parte dell!uomo dei primi animali.
Il Bos taurus e il Bos indicus, sottospecie cui appartengono tutte le razze
bovine attualmente diffuse nel mondo e i loro ibridi (Sanga in Africa),
furono addomesticati nella regione dell!Asia occidentale (Iran) tra i 9000 e
gli 8000 anni fa. Da qui furono diffusi verso l!Asia, l!Africa e l!Europa dai
popoli nomadi che migrarono verso quei continenti. Il bufalo (Bubalus
bubalis) sembra invece avere come centro di diffusione l!India e
discenderebbe dal suo progenitore selvatico il Bubalus arnae che sarebbe
stato addomesticato nella valle dell!Indo circa 5000 anni fa. Dei due
principali gruppi di bufali attualmente presenti nel mondo, il bufalo di fiume
e quello di palude, sembrerebbe che il secondo sia stato addomesticato,
indipendentemente dal primo, in Cina 4000 anni fa [1]. Particolare la storia
del cavallo (Equus caballus); per gran parte della preistoria il suo rapporto
con l!uomo si è limitato a quello tra preda e cacciatore in cerca di cibo. Di
questa lunga fase della storia dell!addomesticamento del cavallo, si
trovano numerose testimonianze nelle pitture rupestri di Lascaux e Pech-
Merle in Francia e Altamira in Spagna, risalenti a circa 20000 anni fa. Un
amuleto propiziatorio per la caccia raffigurante un cavallo, scolpito
nell!avorio di una zanna di mammouth da un ignoto artista di 30000 anni fa
e rinvenuto in una caverna a Vogelherd, in Germania, testimonia come al
cavallo fossero attribuiti dall!uomo di Cro-magnon poteri magici e
soprannaturali.

Figura 1. Cavallo di Vogelherd, Università di Tubinga

2
Le prime testimonianze dell!addomesticamento del cavallo provengono
dalle steppe ucraine, dove fu utilizzato come animale da trasporto e da
tiro, per la prima volta circa 6000 anni fa. Da recenti scavi archeologici
effettuati a Dereivka in Ucraina, sono infatti emersi scheletri di cavalli i cui
denti presentavano evidenti i segni del morso [2]. Ben prima del cavallo,
l!asino (Equus asinus) era stato addomesticato nell!alta valle del Nilo
(Sudan), circa 6400 anni fa, anche se vi sono segni della
sua presenza in Africa e in Mesopotamia risalenti a 10000 anni fa [1].

Addomesticamento delle principali specie di animali domestici


Specie Epoca (anni fa) Area geografica
Renna 14000 Nord Europa/Germania
Cane 11500 Iran del nord
Capra 9000 Medio oriente/Giordania
Pecora 8000 Iran del Nord/Giordania
Bovini 7000 Iran
Asino 5500 Valle del Nilo/Sudan
Bufalo 5000 India/Cina
Suino 5000 Mesopotamia
Cavallo 6000 Turkestan/Ucraina
Gatto 5000 Valle del Nilo
Baco da seta 5000 Cina
Ape 5000 Valle del Nilo
Gallina 4500 Valle dell!Indo
Elefante 4500 Valle dell!Indo
Cammello 4000 Arabia del Sud
Tabella 1. Da Wilson mod. [3]

Il cammello (Camelus bactrianus o cammello a due gobbe e Camelus


dromedarius o dromedario) originario, come tutti i camelidi, del
Noramerica è giunto in Asia attraverso lo stretto di Bering nel tardo
pleistocene. Da qui si è diffuso attraverso tutta l!Asia, fino all!Africa
orientale. Testimonianza di questo passaggio è la presenza di branchi di

3
bactrianus selvatico nel deserto del Gobi. Poco o nulla si sa
dell!addomesticamento del bactrianus, il dromedarius invece sembra che
sia stato addomesticato per la prima volta nella penisola arabica
meridionale, nella zona dell!Hadramaut circa 6000 anni fa [1,3].
Numerose e importanti sono le testimonianze che riguardano l!uso degli
animali da tiro in epoca storica. La prima raffigurazione di un carro a ruote
trainato da una quadriglia di equidi controllati tramite un anello metallico
fissato al naso risale al 2500 a.C. e si si trova nel celebre stendardo di Ur,
rinvenuto nell!omonima antica città sumerica e segno dell!evoluto livello
tecnologico raggiunto da tale civiltà. Le prime ruote a raggi, più leggere e
resistenti di quelle a disco utilizzate in origine, le troviamo nell!antica civiltà
egizia e risalgono alla metà del II millennio.

Figura 2. Tutankamon alla guida di una biga trainata da due cavalli (1350 a.C.)

Gli egiziani furono inoltre i primi a sviluppare un sistema di finimenti più


appropriato per il cavallo (precedentemente aggiogato allo stesso modo
dei buoi) come si può chiaramente evincere dalla placca d!oro lavorato a
sbalzo, rinvenuta nella camera trainata da una coppia di cavalli (1350
aC.). Sempre alla seconda metà del II millennio risale il più antico trattato
sull!addestramento dei cavalli. Gli Ittiti, popolo di guerrieri e rivali degli
egizi fecero della cavalleria la propria arma vincente e acquisirono nel
campo dell!equitazione conoscenze straordinarie. Kikkuli, stalliere del re
Suppililiuma ha lasciato alla storia un eccezionale documento noto come il

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codice Kikkuli, in cui l!addestramento dei cavalli da guerra viene descritto
nel minimo dettaglio. L!analisi del testo ha permesso di appurare quanto
approfondita fosse la conoscenza dell!autore della fisiologia dei cavalli: nel
1991 la procedura di addestramento di Kikkuli è stata messa in pratica con
successo presso l!Università del New England in Australia, con risultati
sorprendenti [2]. In epoca romana compaiono numerose opere che
riguardano l!allevamento del bestiame e l!agricoltura. Columella (I secolo
d.C.) nel suo “de re rustica” descrive la razza bovina ideale: dotata di
“un!armoniosa possanza” la razza migliore è quella da lavoro (l!antica
razza Italica, da cui derivano chianina, podolica, romagnola etc.). Nel
mondo agricolo romano, in cui l!aratro trainato dai buoi era alla base di
tutto, la produzione di latte e carne era considerata complementare al
lavoro degli animali. Columella descrive inoltre il procedimento per la
castrazione dei vitelli (entro il secondo anno) e quello per l!attacco
dell!animale al giogo (dopo il terzo anno). Dalla civiltà araba proviene il
secondo trattato di agricoltura, per importanza scientifica, dopo quello di
Columella. Nel dodicesimo secolo vede la luce a Siviglia il “libro
dell!agricoltura” di Abou Zakariya Yahya ibn Muhammed ibn al Awam:
l!opera rappresenta una sintesi di tutte le opere precedentemente scritte
sul tema dall!Indo al Tago. Al cavallo che per gli arabi aveva
un!importanza enorme, spetta nell!opera un posto di rilievo per quanto
riguarda morfologia e veterinaria. Non mancano indicazioni curiose, come
quella di introdurre nell!ano dei giovani puledri da domare uno scarabeo
egizio vivo, in quanto questo provocherebbe nell!animale “un bisogno
incoercibile di movimento” [4].
Il lavoro degli animali da tiro è stato sempre utilizzato (e continua ad
esserlo) dall!uomo essenzialmente per tre scopi principali:
• il trasporto diretto o mediante carri o slitte di materiali e di persone
• la lavorazione del terreno
• l!azionamento di macchine (pompe, trebbiatrici, mulini, frantoi etc.)

5
In campo agricolo l!evoluzione della trazione animale e quella tecnologica
sono strettamente legate e hanno portato ad una graduale trasformazione
delle tecniche agronomiche.
L!aratro è lo strumento che caratterizza per eccellenza la trazione animale;
la sua invenzione avvenuta probabilmente nella regione della mezza luna
fertile non prima del VI millennio a.C., segna una svolta nella storia
dell!agricoltura. I primi aratri erano molto rudimentali, a dentale o a chiodo
e rovesciavano il terreno simmetricamente sui due lati del solco. Questo
tipo di aratro, generalmente in legno, continua ad esistere in molti paesi
del mondo più o meno in via di sviluppo (soprattutto in Africa), ed è
conosciuto internazionalmente sotto il nome di “ard” [5].
La comparsa nel mondo romano dell!aratro a carrello (o aratro pesante,
dotato di avantreno con ruote) e successivamente di quello a versoio, la
cui genesi resta tuttavia molto controversa, portano a una radicale
trasformazione del modo di lavorare il terreno, la richiesta di potenza per
la trazione aumenta ma aumentano anche le profondità di lavorazione
raggiunte e le rese unitarie.
L!evoluzione dell!aratro continuerà per tutto il medioevo e il rinascimento.
Ne “Le venti giornate d!agricoltura” di Andrea Gallo, nobiluomo bresciano
del "500 troviamo una accurata descrizione dell!aratro a carrello munito di
versoio, comunemente utilizzato nella bassa bresciana. Un!altra riflessione
molto interessante riguarda la scelta degli animali da tiro, cioè tra i buoi e i
cavalli che proprio in quel periodo si stavano rapidamente diffondendo in
tutto il Nord Europa, dalla Polonia alle Fiandre passando per le pianure
della Germania. Per Gallo, sebbene il cavallo sia caratterizzato da una
velocità di lavorazione e una potenza di due o tre volte superiori a quella
dei buoi, per la particolare realtà orografica e pedologia del nostro paese i
buoi sono i migliori (e gli unici) animali da tiro possibili.

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Figura 3. Illustrazione tratta dall!edizione veneziana del 1572 de “Le venti giornate
d!agricoltura” di Andrea Gallo.

Pur essendo il rinascimento in generale un periodo storico ricco di


innovazioni ed inventori, bisognerà attendere ancora molto per vedere una
sostanziale rivoluzione tecnologica in campo agricolo. Nella prima metà
del XVIII secolo l!abate fiorentino Raffaello Lambruschini e Luigi Ridolfi
(figlio del più celebre Cosimo, fondatore della facoltà di agraria di Pisa)
teorizzano, il primo, e dimostrano geometricamente, il secondo, la
soluzione più razionale per la definizone della superficie del versoio,
individuata in quella elicoidale [6].
La vera trasformazione dell!agricoltura avviene però con l!esplosione della
rivoluzione industriale e in particolare in Inghilterra, paese che di quella
rivoluzione fu la patria. Dalle ferriere inglesi escono i primi aratri
interamente in acciaio che permettono arature più efficienti e profonde,
inoltre fanno la loro comparsa per la prima volta nella storia, tutta una
serie di macchine destinate a cambiare le sorti dell!umanità.

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Figura 4. L!aratro di Ransome, il primo aratro interamente in ferro ad essere prodotto in
scala industriale

Già nel 1786 Meikle realizza in Scozia la prima trebbiatrice a punto fisso
azionata da maneggi di cavalli introducendo il principio del battitore a
tamburo che diventerà un classico delle trebbiatrici che con successive
evoluzioni è giunta fino all!inizio del "900 quando è stata rapidamente
sostituita dalle più moderne e veloci mietitrebbiatrici.

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Figura 5. Trebbiatrice azionata dal movimento del cavallo.

Le macchine su cui si concentrano le migliori energie degli inventori inglesi


e americani sono tuttavia le mietitrici. Dalla prima mietitrice a lama e
controlama a denti triangolari e taglio frontale realizzata da Bell nel 1827,
è tutto un susseguirsi di brevetti che portatno a una vera e propria
competizione tra costruttori inglesi e americani per la conquista di un
nascente mercato.

Figura 6. La mietitrice di Bell del 1827

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Gli Stati Uniti per la loro situazione agricola unica al mondo (enormi
estensioni coltivabili e poche braccia per lavorarle), rappresentano lo
stimolo principale per l!industria delle mietitrici; dalla metà del XIX secolo
in poi saranno infatti costruttori americani come Mc Cormick e Deering a
dominare incontrastate il mercato mondiale. L!aggiunta ai modelli di
mietitrice di varie marche dell!apparato annodatore realizzato da Appleby
rappresenta un ulteriore salto di qualità per quanto concerne la capacità di
lavoro di queste straordinarie macchine. Nel 1855 all!esposizione di Parigi
una mietitrice americana Mc Cormick presenta una capacità operativa di
1,2 ha/ora contro 0,4 ha/ora di una inglese.

Figura 7. Mietilegatrice Deering trainata da una splendida quadriglia di cavalli in azione

Anche altre macchine per la lavorazione del suolo e la semina ricevono in


questo periodo un energico impulso al loro sviluppo, da menzionare
senz!altro la “zappa da cavallo” di Garrett, sarchiatrice di interessante
disegno e dotata di un sistema di controllo della profondità di lavorazione
che sarà ripreso e utilizzato anche per le seminatrici.

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Figura 8. “Zappa da cavallo”

Figura 9. Seminatrice inglese

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1.2. Gli animali da lavoro
Come è già stato detto, gli animali da tiro maggiormente impiegati in
agricoltura sono i bovini (Bos taurus e Bos indicus), gli equini (Equus
caballus, Equus asinus e i loro ibridi mulo e bardotto), il bufalo (Bubalus
bubalis) e il cammello (Camelus dromedarius e Camelus bactrianus).
I bovini sono senz!altro gli animali più usati nel mondo; le razze zebuine
hanno un sistema di termoregolazione più efficiente e risultano pertanto
più adatte ad operare nei paesi tropicali e subtropicali. La capacità di
lavoro degli animali è direttamente correlata al loro peso, il rapporto
potenza/peso è tuttavia a vantaggio degli animali di mole più piccola
(come il Bos indicus). La capacità lavorativa giornaliera di un bovino non
dovrebbe eccedere, soprattutto in climi caldi, le sei ore. Si stima che il
fabbisogno di produzione da aggiungere al fabbisogno di mantenimento
per il calcolo della razione per il lavoro sia, in termini energetici, pari a
circa dieci volte l!energia prodotta attraverso la trazione [1].

Tipo di Bovino Peso a maturità (kg) Velocità (m/s) Forza di trazione (kg) Potenza (kW)
Bue leggero 210 0,7 30 0,21
Bue medio 450 0,7 64 0,44
Bue pesante 900 0,7 129 0,89
Vacca leggera 200 0,7 20 0,13
Vacca pesante 575 0,7 58 0,40
Tabella 2. Forze di trazione e potenze sviluppate da bovini di vario peso [1].

Le caratteristiche morfologiche di una buona razza da lavoro riguardano lo


sviluppo muscolare, soprattutto dei quarti posteriori e delle spalle, collo
corto e robusto, arti corti con zampe sviluppati. Una gobba sviluppata
favorisce un più efficiente uso del giogo, che è il più semplice ed antico dei
finimenti. La castrazione dei giovani tori, pratica conosciuta dall!uomo da
millenni, comporta negli animali un miglioramento della capacità lavorativa
e soprattutto ne mitiga il temperamento. L!uso delle vacche per la trazione,
a dispetto di quanto non si creda, se accompagnato da una corretta
alimentazione e se praticato per turni lavorativi non superiori alle quattro

12
ore, provoca perdite in termine di produzione di latte assai ridotte [7]. La
varietà delle razze impiegate nel lavoro è enorme e non è questo il luogo
più adatto per la trattazione di una così vasta materia, bisogna tuttavia
tenere presente nella scelta degli animali la loro capacità di adattamento
all!ambiente di lavoro, la loro rusticità e la loro resistenza. Le razze locali
spesso e purtroppo, specialmente nei paesi così detti sviluppati,
abbandonate in favore di altre più produttive, rappresentano da questo
punto di vista un patrimonio da preservare con la massima attenzione.

Figura 10. Coppia di buoi aggiogati al “barroccio” nella cornice della campagna romana
in un!incisione dell!800.

I finimenti più utilizzati per i buoi, sono rappresentati essenzialmente dal


giogo di cui esistono due versioni; il giogo classico è, con varianti
regionali, il più diffuso nel mondo e, in Europa, nei paesi del bacino
mediterraneo. Il giogo frontale è invece usato in Francia e in Germania. Il
secondo dei due è di gran lunga meno efficace nello sfruttare la forza
trattiva dell!animale che va in buona parte dispersa [7]. Bisogna

13
comunque aggiungere che l!aggiogamento di due animali comporta, in
termini di forza di trazione sviluppata rispetto alla somma delle forze di
trazione di due animali singoli, una perdita netta del 7,5% ; con tre animali
la perdita è del 15% mentre con cinque si arriva al 30% [1].

Figura 11. Coppia di buoi trainano l!aratro tramite giogo frontale.

Il bufali sono dopo i bovini, gli animali da tiro più diffusi nel mondo, basti
pensare al loro uso nei paesi asiatici, dove sono assolutamente
insostituibili per la lavoro nelle risaie. Si utilizzano per il lavoro sia il bufalo
di fiume che quello di palude, anche se il primo tende a surriscaldarsi
avendo un sistema di termoregolazione meno efficiente del secondo. I loro
piedi molto sviluppati sono ideali per muoversi in terreni sommersi anche
se il loro utilizzo avviene su terreni normali e per il trasporto. La capacità di
trazione del bufalo è di circa il 12,4% del suo peso, il che ne fa dopo il
cavallo, uno degli animali più efficienti in termini energetici. La sua
capacità di adattamento e l!estrema rusticità della dieta, lo rendono la
fonte di energia meccanica per l!agricoltura più conveniente, nei paesi del
sudest asiatico [1].

14
Il cammello è utilizzato nei paesi del nord Africa sia come animale da
trasporto che come animale da tiro, anche se, considerando la sua
notevole altezza, è molto più efficiente nel primo caso. La resistenza di
questo animale alla fatica e alla siccità è leggendaria; si pensi che fu
introdotto proprio a questo scopo dai coloni inglesi in Australia, dove 13-14
cammelli tiravano tranquillamente carri a quattro ruote con 8 tonnellate di
carico alla velocità di 2-5 km/h per tratti di centinaia di chilometri. Nei lavori
agricoli, specialmente per l!aratura, il cammello è spesso abbinato ad un
altro animale come il bue o un asino [3].

Figura 12. Cammello e asino tirano insieme l!aratro (Marocco).

Anche l!asino è un ottimo animale da soma, la sua economicità, la mole


ridotta, la rusticità , la resistenza e la mitezza del suo carattere ne fanno
un insostituibile alleato dell!uomo in tutti i paesi del mondo. In Etiopia peso
medio trasportabile da un asino per lunghe distanze (160 km per un
dislivello di 3000 m) è di 50 kg, contro i 90 kg trasportabili, per lo stesso

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percorso, da un cammello o i 77 kg del mulo [1]. Come animali da tiro gli
asini hanno, rispetto ai bovini, un rapporto potenza/peso più vantaggioso.

Velocità
Peso Forza di Percentuale
Animale di Potenza Erogata
Medio Trazione del peso
lavoro
Kg Kg % m/s kW Watt/kg di peso
Cavallo 400-700 60-80 13 1 0,75 1,36
Bue 500-900 60-80 10 0.6-0.85 0,56 0,80
Bufalo 400-900 50-80 11 0.8-0.9 0,56 0,87
Vacca 400-600 50-60 11 0.7 0,34 0,68
Mulo 350-500 50-60 13 0.9-1 0,53 1,24
Asino 200-300 30-40 14 0.7 0,26 1,05
Tabella. 3 Prestazioni trattive dei vari animali a confronto [7]

Come emerge dalla tabella, i cavalli sono gli animali che presentano la
capacità di trazione in rapporto al proprio peso (e di conseguenza il
rapporto potenza/peso) più alta, in alcuni casi può tranquillamente arrivare
al 15%. I cavalli hanno storicamente rappresentato i principali animali da
tiro per l!Europa del nord, non a caso le principali razze da lavoro diffuse
oggi nel mondo sono quelle inglesi e francesi.

Figura 13. Splendida terziglia impeccabilmente bardata esegue l!erpicatura nella


campagna inghlese di inizio "900. Da notare il bilancino che collega gli animali all!erpice.

L!uso del cavallo presenta, rispetto agli altri animali da tiro,


essenzialmente due vantaggi; maggiore potenza disponibile (un buon
cavallo da tiro può erogare con continuità una potenza di 1 kW) e
soprattutto maggiore velocità di tiro. La combinazione di queste due

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qualità permette una lavorazione di vaste superfici in un tempo
relativamente breve. Naturalmente il ricorso al cavallo, il cui costo è
sempre stato molto superiore a quello dei buoi, si giustifica solo per grandi
estensioni e per un!agricoltura tecnologicamente avanzata, inoltre la
potenza di questi animali è sfruttata al meglio in situazioni pianeggianti.
Questo è senz!altro uno dei motivi per cui il cavallo ha storicamente
trovato in Italia, relativamente poca diffusione, mentre ad esempio negli
Stati Uniti è stato e continua ad essere il più importante animale da tiro. I
finimenti utilizzati per il cavallo sono essenzialmente il collare, le cinghie e,
per pariglie e gruppi di tiro superiori, il bilancino.

Figura 14. Pariglia di clydesdale bardati per l!aratura.

17
1.3 Sviluppo e diffusione.
La trazione animale ha rappresentato, insieme al lavoro dell!uomo e fino
all!avvento dei trattori a motore endotermico, l!unica fonte di energia
meccanica utilizzata per il lavoro dei campi. La quasi totale scomparsa
degli animali da lavoro dalle nostre campagne, non ci deve però indurre a
pensare che la stessa cosa sia avvenuta nel resto del mondo, né che una
meccanizzazione sempre più spinta dell!agricoltura debba essere un
fenomeno assoluto e irreversibile.
La trazione animale gode ancora, a dispetto di quanti la consideravano
estinta, di ottima salute. Si stima che il 92% dei trattori presenti nel mondo
siano distribuiti in Europa, Nord America, ex Unione Sovietica e Oceania,
su una superficie cerealicola del 40% del totale coltivato nel mondo [7];
nei paesi in via di sviluppo il contributo percentuale di energia per ettaro di
origine umana per l!agricoltura è il 26%, rispetto al 52% di origine animale
mentre il 22% proviene dai trattori [1]. Oltre la metà della popolazione
mondiale dipende dunque dalla trazione animale e si stima che circa il
50% delle terre coltivate del pianeta siano lavorate con gli animali, con un
risparmio netto a livello globale di 20 milioni di tonnellate di petrolio l!anno,
per un valore economico di 6 miliardi di dollari [8].
Nei paesi in via di sviluppo la trazione animale è una necessità; in seguito
al fallimento economico della rivoluzione verde degli anni !60, è apparso
evidente che l!uso massiccio della meccanizzazione non si giustifica ove
non esista un solido tessuto economico ed industriale in grado di
sostenerla. La dipendenza dei paesi in via di sviluppo da quelli
industrializzati per la fornitura di trattori, operatrici e pezzi di ricambio,
contribuisce all!aumento del debito estero di questi paesi, alimentando
così quella situazione di instabilità e sottosviluppo che la meccanizzazione
agricola doveva paradossalmente aiutare a superare.
D!altro canto, un miglioramento di un!agricoltura basata sulla trazione
animale, realizzato attraverso piccoli investimenti a livello tecnico e
formativo e mirante alla realizzazione in loco delle macchine e degli

18
attrezzi necessari al suo funzionamento, può produrre a lungo termine un
reale miglioramento delle condizioni di molti milioni di contadini nel mondo.
In quest!ottica va inserito il lavoro di Jean Nolle, che ha col suo
pionieristico lavoro, tracciato una strada da percorrere. La realizzazione
negli stessi paesi interessati delle semplici ma efficacissime macchine per
la lavorazione del suolo (ma non solo) progettate dall!ingegnere francese,
è tutto l!opposto di un certo tipo di cooperazione imposto dall!alto dei vari
uffici della banca mondiale o del fondo monetario internazionale [9].
Negli ultimi venti, trent!anni sono nate, nate in seguito a iniziative di
organizzazioni non governative e con l!appoggio di orgnanismi nazionali e
internazionali, coordinamenti transnazionali come l!ATNESA (Animal
Traction Network for Eastern and Southern Africa) che promuove lo
sviluppo, la ricerca e la formazione per un sempre più efficace uso della
trazione animale.
Un caso degno di nota è rappresentato dalla attuale situazione di Cuba: in
seguito alla fine della guerra fredda l!economia agricola dell!isola basata
sulla coltivazione della canna da zucchero per l!esportazione verso
l!URSS, ha subito una brusca frenata. Da poche grandi aziende agricole
caratterizzate da un elevato tasso di meccanizzazione, si è gradualmente
tornati a un agricoltura basata su un uso massiccio della trazione animale
[10-15]. La realtà cubana, per quanto unica al mondo, ci dimostra come in
particolari condizioni (carenza di petrolio e pezzi di ricambio) il ritorno a un
uso intensivo della trazione animale sia non solo possibile, ma anche
economicamente conveniente.

Nei paesi ricchi, la trazione animale riguarda essenzialmente settori di


nicchia, aree marginali ed è legata spesso a un interesse di tipo ideologico
da parte di chi ne fa uso. In Europa, se nei paesi occindentali la trazione
animale è legata più a un interesse di tipo ecologico, nei paesi dell!Europa
dell!est e nei paesi extraeuropei che si affacciano sul mediterraneo, l!uso

19
della trazione animale per l!agricoltura ed il trasporto è ancora una realtà
molto radicata nel tessuto economico e sociale [16].
Dall!Europa industrialmente più avanzata proviene tuttavia una nuova
generazione di macchine progettate per la trazione animale.
La Cart Horse Machinery, piccola azienda scozzese fondata da Charlie
Pinney, realizza un moderno carro porta-attezzi, il Pintow Power Cart,
dotato di attacco a tre punti munito di sollevatore idraulico e presa di
potenza, azionata dal movimento delle ruote o, a scelta, da un motore
ausiliaro montato sul carro stesso.

Figura 15. Il Pintow Power Cart.

Questo nuovo tipo di macchine, che permettono di utilizzare piccole


operatrici progettate per i trattori, sta riscuotendo un notevole successo e
ha suscitato l!interesse di molte aziende che praticano agricoltura
biologica o biodinamica ma anche della comunità scientifica [17-22].
In Germania sono state eseguite prove comparative utilizzando, per la
falciatura del fieno, un carro porta attrezzi Pintow Power Cart trainato da
due cavalli delle Ardenne, con p.d.p. azionata sia dalle ruote che da un
motore ausiliario da 18 Hp, e un trattore Fendt da 79 kW. I risultati hanno
mostrato che la forza di trazione richeste per lavorare con una larghezza
della barra di 1,65 m con p.d.p. in presa sulle ruote era di 2991 N, contro i

20
1344 N e i 1569 N ottenuti con p.d.p. azionata dal motore ausiliario
rispettivamente con 1,90 m e 2,40 m di barra. Le massime prestazioni
ottenute in termini di efficienza (forza di trazione richiesta per metro di
barra) e minor compattamento del suolo provocato coi vari passaggi sul
campo di prova, si ottenevano con 1,90 m di barra con p.d.p. azionata da
motore ausiliario, mentre con la p.d.p. in presa sulle ruote la forza di
trazione richiesta superava quella erogabile con continuità dai due animali
(2326 N) [21].
Un!altra ditta a nostro avviso molto interessante, è la tedesca MFT
(Maschinene und Fahrzeug Technick), che produce un carro porta attrezzi
costituito da una parte anteriore (Traccart) e varie possibili combinazioni
posteriori (attacco a tre punti, attacco a tre punti con motore ausiliario,
gruppo barra falciante etc.).

Figura 16. Traccart della MFT in azione.

21
1.4. La ruota gabbia
La ruota gabbia è un organo di propulsione le cui caratteristiche la
rendono utilizzabile per una vasta gamma di usi. Costruita in acciaio, la
ruota gabbia è generalmente costituita da:
• cerchio di fissaggio al mozzo
• raggi
• due o più cerchi perimetrici
• traverse che collegano i cerchi perimetrici
Occorre precisare che se oggi le ruote gabbia trovano il loro utilizzo
solamente in situazioni pedologiche e agronomiche particolari, prima
dell!introduzione sui trattori del pneumatico (avvenuta in modo massiccio a
partire dagli anni !40 del secolo scorso) venivano comunemente montate
su molti trattori, in particolare per operare
in terreni sciolti, più suscettibili al
compattamento. Interessante il modello di
ruota gabbia realizzato nel 1922 negli
Stati Uniti dalla Traction Wheel Co.;
realizzato in profilato di acciaio piatto, non
presentava sporgenze oltre i cerchi
perimetrici, caratteristica che gli
consentiva di percorrere senza Figura 17. Ruota gabbia americana del 1922

creare danni, tratti di strada al di


fuori del campo (fig. 1)
Del 1927 è un nuovo tipo di ruota
gabbia montato su trattori
Fordson, costruito con profilato
piegato parallelamente. Il
modello vince la medaglia
d!argento all!esposizione della
Royal Agriculture Society del Figura 18. Fordson con ruote gabbia, 1927

medesimo anno, ma non trova in seguito grande diffusione [23].

22
Studi condotti in Germania da Vormfelde e pubblicati nel 1930 sulla rivista
“Technick in der Landwirtschaft”, portatno alla conclusione che le ruote
gabbia, in particolare nella preparazione del letto di semina, comportano
una minore compressione
del suolo rispetto ad altri
tipi di ruota in ferro
comunemente in uso sui
trattori dell!epoca.

Figura 19. Ruota gabbia e ruota in ferro a confronto

Con l!avvento del pneumatico le ruote gabbia continuano ad esistere e a


mantenere una loro importanza in molti campi. Il più significativo è
senz!altro il settore della risicoltura, dove, insieme alle ruote in lamiera con
risalti dentali, sono gli unici organi di propulsione ammissibili in condizioni
di risaia allagata o terreno saturo di acqua. Le ruote gabbia da risaia
hanno normalmente un diametro tra 1,15 e 1,60 m, una larghezza tra 0,9 e
1,6 m e un peso tra 150 e 250 kg/ruota [24]. Le ruote gabbia possono
assolvere in queso caso due funzioni: la propulsione del trattore in
condizioni di saturazione idrica del suolo e in una certa misura, la
lavorazione dello stesso. Per contro tra gli svantaggi abbiamo una
inadeguatezza per quanto riguarda gli spostameti su strada e un maggiore
rischio di impennata e ribaltamento del trattore.
Un altro tipo di ruota gabbia molto interessante che consente di aumentare
la presa degli organi di propulsione sul suolo e al contempo di diminuire la
compressione causata dagli stessi sul terreno, è la ruota gabbia
gemellata, da abbinare esternamente al pneumatico (figure 20 a e b).

23
a) b)
Figura20. Ruota gemellata spaiata (a) e applicata ad un pneumatico (b)

Questo tipo di ruota è utilizzato per la preparazione del letto di semina e


per la semina stessa, in terreni sciolti particolarmente soggetti al
compattamento.
Molto diffuse, soprattutto nei paesi asiatici la cui agricoltura è basata sulla
coltivazione del riso, sono le ruote a gabbia per piccoli motocoltivatori a
due ruote.

Figura 21. Motocoltivatore munito di ruote gabbia in risaia.

24
Queste macchine sono diffuse in piccole e medie aziende, che
rappresentano poi la stragrande maggioranza dei casi nei paesi asiatici,
pertanto l!uso di questo tipo di ruote in questa particolare situazione
riveste un!importanza economica notevole.
Recenti studi hanno cercato di definire i parametri costruttivi più adatti per
operare in condizioni di suoli paludosi e torbosi o argillosi [25-28].

Figura 22. Schema costruttivo di una ruota gabbia da Watyotha (2001).

E! risultato che le prestazioni trattive della ruota miglioravano aumentando


l!angolo delle traverse rispetto al cerchione da 15° a 35° [27] per i terreni
torbosi, mentre risulta più appropriato un angolo di 15° per i terreni
argillosi; aumentando il numero o la lunghezze delle stesse (a parità di
diametro della ruota) non si osservavano differenze significative [25].
Inoltre si ottengono miglioramenti dell!efficienza del sistema
incrementando il diametro della ruota e di conseguenza, in questo caso, il
numero delle traverse [28].
E! bene specificare comunque, che i parametri costruttivi delle ruote
indicati in tali lavori, sono da riferire al tipo di suolo e alle condizioni in cui
ci si trova a dover operare, è pertanto assai difficile definire un modello
unico e ideale di ruota gabbia adatto a tutte le situazioni.

25
1.5 Scopo della tesi.
La realtà mondiale della trazione animale, appare sotto tutti i profili
estremamente variegata. Nella maggioranza dei paesi in via di sviluppo
l!uso degli animali da lavoro rappresenta una scelta obbligata o
rappresenta ancora una realtà economicamente concorrenziale e
vantaggiosa rispetto ad un!agricoltura meccanizzata. Diversa è la
situazione dei paesi industrializzati, dove la trazione animale è legata a
realtà marginali o di tipo ideologico. Per questi ultimi, esiste oggi in
commercio una vasta gamma di macchine e attrezzi progettati per l!utilizzo
con la trazione animale; si va dalla fedele riproduzione di tutta una serie di
macchine che aveva trovato grande sviluppo nella seconda metà
dell!ottocento (vedi paragrafo 1.1), a veri e propri carri porta attrezzi di
concezione moderna e disegno innovativo [19]. Questi carri sono
normalmente dotati di attacco a tre punti con sollevatore idraulico e presa
di potenza azionata dal movimento delle ruote o da motori ausiliari montati
sul carro stesso. I maggiori limiti alla diffusione di questi carri porta attrezzi
sono: l!assenza di un mercato ricettivo a livello mondiale verso macchine
di questo tipo, il costo molto elevato delle stesse.
Paradossalmente, per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo che ne
potrebbero fare un ottimo uso, l!accesso a queste macchine è precluso dai
costi proibitivi delle stesse in relazione alla svantaggiata situazione
socioeconomica che contraddistingue tali realtà.
Da più parti si auspica lo sviluppo di carri porta attrezzi per trazione
animale che, pur avendo le stesse caratteristiche di versatilità ed
efficienza dei più moderni modelli presenti sul mercato, risulti di
costruzione semplice ed essenziale, sia realizzabile localmente in piccole
officine ed abbia un costo accessibile per le piccole aziende a cui si rivolge
[7]. Se da una parte un lavoro eccellente è stato svolto per quanto
riguarda carri porta attrezzi molto semplici per le operazioni di lavorazione
del suolo [9], poco si sa ancora riguardo l!effettiva utilità e convenienza di
carri porta attrezzi di tipo moderno in queste differenti realtà economiche.

26
La presenza dell!attacco a tre punti e della presa di potenza permettono
l!utilizzo di macchine operatrici progettate per i trattori, consentendo
l!accesso a un mercato più vasto con indubbi vantaggi in termini economici
e di ampiezza di scelta. L!utilizzo su questi carri di motori ausiliari, ne
aumenta notevolmente le prestazioni, tuttavia questa soluzione è alquanto
discutibile, tanto varrebbe a quel punto ricorrere direttamente all!utilizzo di
piccoli trattori o motocoltivatori.
L!azionamento della p.d.p. attraverso il moto delle ruote pone altresì
problematiche di tipo diverso; se da una parte si ha una semplificazione
meccanica, dall!altra l!efficienza di questo sistema è strettamente correlato
allo slittamento delle ruote, vero fattore limitante del rendimento globale
della macchina. La riduzione dello slittamento può essere raggiunta
essenzialmente in due modi:
• aumentando il peso aderente (e quindi la zavorra)
• agendo sugli organi di propulsione (nel nostro caso le ruote).
Il ricorso a zavorre, anche se apparentemente più immediato, pone un
problema non indifferente nei riguardi del compattamento del suolo,
aumenta inoltre la forza di trazione richiesta agli animali.
Precedenti lavori sono stati rivolti alla caratterizzazione operativa di un
carro porta attrezzi di costruzione artigianale dotato di attacco a tre punti e
presa di potenza azionata dal moto delle ruote, ne sono stati individuati i
limiti di utilizzazione in funzione del tipo di terreno, della zavorra e della
coppia resistente applicata alla p.d.p. [29].
Lo studio di organi di propulsione alternativi al pneumatico, nella
fattispecie ruote gabbia, è stato oggetto di studio in questa tesi; si è
cercato di individuare se attraverso il loro utilizzo è possibile ottenere un
miglioramento delle prestazioni operative (in termini di rendimento globale
e coppia erogata alla p.d.p.) del carro porta attrezzi oggetto di
sperimentazione, caratterizzandone i limiti operativi di utilizzo.

27
2 Materiali e metodi

2.1 Materiali
2.1.1 Il carro porta attrezzi
2.1.1.1 Descrizione e funzionamento
La macchina è un carro a due ruote provvisto anteriormente degli attacchi
necessari alla trazione animale e posteriormente da attacco a tre punti e
presa di potenza.
Si potrebbe definire come un!interfaccia tra gli animali (fonte di potenza,
esplicata con la trazione) e le macchine operatrici portate posteriormente.
La macchina trasforma la forza di trazione degli animali, attraverso il moto
delle ruote, in coppia disponibile alla presa di potenza. Rispetto ad un
trattore che imprime al terreno la propulsione necessaria al moto
attraverso le ruote, il carro si comporta inversamente; dal moto delle ruote
(provocato evidentemente dalla trazione degli animali) viene trasmessa
alla p.d.p. la coppia necessaria al funzionamento delle macchine. Si può
quindi definire il carro una macchina inversa.

Figura 23. Il carro porta attrezzi all!opera

28
2.1.1.2 Parametri costruttivi
Il carro porta attrezzi è di costruzione artigianale e si distingue per le sue
caratteristiche di semplicità e leggerezza. Epicentro costruttivo della
macchina è un assale munito di differenziale (recupertato da un furgone
Ford Transit, carreggiata: 177 cm) al quale è connesso il telaio che dà
sostegno e alloggio agli organi di trasmissione, alla p.d.p., all!attacco a tre
punti e, anteriormente, al timone e al bilancino. Il telaio è realizzato in tubi
di ferro a sezione quadrangolare, ha forma trapezoidale e si sviluppa
soprattutto in due dimensioni (90 x 110 cm). L!assale rispetto al telaio si
trova saldato posteriormente, quasi alla base del trapezio per bilanciare il
peso delle operatrici portate sull!attacco a tre punti, mentre al vertice del
trapezio si innesta il timone e si aggancia il bilancino. Gli organi di
trasmissione sono posti al di sopra dell!assale, in corrispondenza del
differenziale. Questi sono costituiti da una corona e un rocchetto, l!uno
sull!albero del differenziale, l!altro sull!albero della presa di potenza,
collegati tra loro da una catena. I due rocchetti hanno rispettivamente 42 e
12 denti per un rapporto di trasmissione !1 di 1: 3,5. L!albero della p.d.p. è
provvisto di un innesto a denti comandato da un!apposita leva; agendo su
di essa l!operatore può con facilità inserire e disinserire la p.d.p., avendo
così la possibilità di mettere il carro “in folle” per le operazioni di
spostamento e di manovra. Il rapporto di trasmissione fra le ruote e
l!albero del differenziale (e la corona su di esso montata) !2 è invece di
1:4,5 ovvero 4,5 giri della corona a 42 denti per ogni giro delle ruote.
Il rapporto finale di trasmissione dalle ruote alla p.d.p. sarà quindi:

! = !1 * !2 = 3.5 " 4,5 = 15,75

Per ogni giro delle ruote si avranno quindi 15,75 giri della p.d.p..
Considerando il diametro delle ruote, che è di 580 mm per i pneumatici e
di 562÷602 mm (a seconda della penetrazione delle traverse nel suolo)
per le ruote gabbia, e stimando una velocità media di avanzamento degli

29
animali trainanti il carro di 1 ms-1 (60 m min-1), si può facilmente calcolare il
numero di giri al minuto teorico alla p.d.p., nei due diversi casi di utilizzo
del carro.
Con i pneumatici si avrà:
60
n° giri p.d.p. = " $ = 519 giri min-1
(0,58 " # )
Per le ruote gabbia:
60
n° giri!p.d.p. = " $ = 535 giri min-1 (traverse penetrate nel suolo)
(0,562 " # )
60
n° giri p.d.p. = " $ = 500 giri min-1 (traverse non penetrate nel
(0,602 " # )
!
suolo)
Considerando l!eterogenea composizione del suolo, si può
!
ragionevolmente considerare un valore medio di 518 giri min-1.
Questo valore, di circa 520 giri min-1 , non si allontana molto dai 540 giri
min-1 teorici normalmente richiesti dalle macchine operatrici attaccate alla
p.d.p..

2.1.2 Le ruote
2.1.2.1 Cerchioni e pneumatici
L!assale su cui è costruito il carro, monta due cerchioni a cinque bulloni
(Ford Transit) di 390 mm di diametro e 165 mm di larghezza. Una coppia
di cerchioni monta pneumatici tipo motocoltivatore misura 6,5-14
(Laurigomme), diametro 580 mm. I pneumatici sono provvisti di battistrada
a costolature e sono montati sul carro in posizione invertita rispetto a
quella di un normale motocoltivatore, essendo il carro una macchina
inversa.
Il peso di una ruota (cerchione e pneumatico) è di 17,75 kg; essendo
questo notevole inferiore a quello della ruota gabbia, si è provvisto in fase
di prova ad appianare questa differenza con due piccole zavorre.

30
2.1.2.2 Le ruote gabbia
Su una coppia di cerchioni, identici ai precedenti, sono state costruite
appositamente per il carro le due ruote gabbia. Sul cerchione, che funge
da nucleo di tutta la struttura, sono stati saldati a intervalli di 20° e con
asse longitudinale parallelo a quello del cerchione, dei tubi di ferro di 76
mm di diametro e 165 mm di lunghezza, in modo da incrementare il
diametro della ruota senza appesantirla eccessivamente. Intorno a questa
struttura sono stati saldati due cerchi di ferro (5 x 30 mm) fascianti
esternamente la ruota e aventi funzione di ancoraggio per le traverse
esterne.

Figura 24. Le ruote gabbia realizzate per le prove sperimentali.

31
Le traverse sono state realizzate con profilato di ferro con sezione a L (25
x 25 mm, spessore 5 mm) e misurano 240 mm. Le traverse, anziché
essere saldate, sono fissate ai cerchi con bulloni; questo permette di
variare l!inclinazione delle stesse rispetto all!asse del mozzo della ruota in
quattro diverse combinazioni-posizioni. Variando l!inclinazione della
traversa, varia anche la larghezza della ruota.

Figura 25. Ruota gabbia in proiezione verticale e laterale.

Inclinazione traversa Larghezza ruota


0° 25 cm
19,6° 23,5 cm
35,4° 20,4 cm
46,6° 17,7 cm

Tabella 4. Geometrie e dimensioni della ruota gabbia.

32
Dal momento che in letteratura non vi sono studi specifici sull!uso delle
ruote gabbia al di fuori delle situazioni di terreni paludosi e/o allagati (tipo
risaia) e che comunque anche in questi l!inclinazione delle traverse
assume una grande rilevanza ai fini delle forze in gioco, è parso opportuno
nella progettazione delle ruote, non precludere la possibilità di poter
variare il suddetto angolo in funzione di un miglioramento dell!efficienza
del sistema.
Nelle prove effettuate, le traverse sono state montate con un angolo di
18,9°.
Il peso di una ruota a gabbia è di 34,85 Kg.

2.1.3 Misure e relativi strumenti


Per la valutazione delle prestazioni del carro ci si è basati su misure dirette
e indirette. I parametri interessati da tali misure sono stati:
• la forza di trazione
• la coppia alla p.d.p.
• i giri alla p.d.p.
• la velocità di avanzamento del carro
• lo slittamento

Misure dirette Misure indirette


Parametro Strumento Parametro Origine Formula
Forza di Cella di Velocità Tempo V= s/t
trazione carico
Giri p.d.p. Torsiometro Slittamento Giri ruote S=giri
Coppia p.d.p. Torsiometro osservati reali/giri
Controllo Trasduttore di pressione teorici
coppia
Tabella 5. Misure effettuate

33
2.1.3.1 Cella di carico
La cella di carico, per mezzo della quale è stata rilevata la Forza di
trazione durante le prove, ha un funzionamento di tipo estensimetrico, è
posta tra l!attacco del bilancino sul carro e il gancio di traino del
fuoristrada.
Nella tabella che segue sono riportate le specifiche della cella di carico
fornite dal costruttore (modello U3G1 della BLH Electronics)

Figura 26. Cella di carico.

Il collegamento tra fuoristrada, cella di carico e carro porta attrezzi è stato


realizzato con un braccio estensibile volto a proteggere la cella stessa da
sollecitazioni che la potessero danneggiare, senza però comprometterne il
corretto funzionamento.

34
2.1.3.2 Torsiometro
Lo strumento era posto tra la p.d.p. del carro e il freno dinamometrico, in
modo da rilevare la coppia resistente applicata dal freno alla p.d.p. e il
numero di giri di quest!ultima. Il torsiometro ha anch!esso un
funzionamento di tipo estensimetrico ed è provvisto di contagiri con
segnale emesso in frequenza (fondo scala 1 Mhz). Il segnale in uscita
dallo strumento si divide in due canali; uno in tensione per la coppia e uno
in frequenza per i giri. Riportiamo qui di seguito le specifiche tecniche dello
strumento.

Figura 27. Torsiometro montato sul carro per le prove.

35
Single bridge 350-ohm
Full-scale ranger available (lb.) 20 to 10000
Rated output (RO) (mV/V) 3
Calibration accurancy (% of RO) 0.25
0.25(<30lb.), 0.10(50lb. – 10Klb.), 0.05(all
Nonlinearity (% of RO)
others)
0.10(<30lb.), 0.05(50-300lb.), 0.02(all
Repeatability (% of RO)
others)
0.10(<30lb.), 0.05(50-300lb.), 0.02(all
Hysteresis (% of RO)
others)
0.10(<30lb.), 0.05(50-300lb.), 0.03(all
Creep (% of RO)
others)
Safe operating temperature range (°F) -30 to +175
Compensated temperature range (°F) +15 to +115
Temperature effect on Zero Balance (% of
+/- 0.0025
RO/°F)
Temperature effect on RO (% of load/°F) +/- 0.005
Recommended excitation 12V (dc or ac)

Tabella 6. Specifiche tecniche della cella di carico

Dati tecnici
Campi di misura disponibili da 0 a 250 Nm
Precisione 0.25 +/- %
Alimentazione 10 V-DC
Sovraccarico max 150 %
Sensibilità 2 mV/V
Connessione Elettrica tramite connettore
Temperatura di funzionamento da -20 a 80 °C
Effetto della temperatura sullo zero 0.01 %
Effetto della temperatura sulla sensibilità 0.02 %
Impedenza di Ingresso 350 Ohm
Impedenza d'uscita 350 Ohm
Compensazione in temperatura da 0 a 60 °C
Grado di Protezione IP60

Tabella 7. Specifiche tecniche del torsiometro

36
2.1.3.3 Freno dinamometrico e trasduttore di pressione.
Il freno dinamomentrico è costituito da un freno a disco e dalla relativa
pompa che agisce sul circuito idraulico dello stesso. Sull!asse di rotazione
del disco è fissato un attacco femmina in cui si innesta l!albero del
torsiometro (a sua volta montato sulla p.d.p.).

FIgura 28. Torsiometro e Freno provvisto di trasduttore sul tornio per la taratura.

Al circuito idraulico del freno è inoltre stato applicato un trasduttore di


pressione. Lo strumento ha la precisa funzione di monitorare la pressione
dell!olio dell!impianto frenante durante il suo funzionamento, pressione
trasmessa poi dall!olio ai ferodi e da questi al disco. Durante le prove è
infatti assai importante essere a conoscenza dell!effettiva coppia applicata
alla p.d.p. dal freno; a tale scopo si è cercato di trovare una correlazione
tra la pressione dell!impianto frenante e la coppia applicata alla p.d.p..
Questa correlazione è stata ottenuta ponendo su un tornio il torsiometro e
il freno provvisto di trasduttore di pressione (entrambi collegati tramite un
data logger al calcolatore). Il torsiometro era stato in precedenza e
singolarmente tarato, mentre per il trasduttore, non avendo a disposizione
pressioni di riferimento su cui fare la taratura, sono stati assunti i valori
dati dallo strumento come valori assoluti cui fare riferimento una volta
trovata la correlazione. Sono state quindi applicati al torsiometro,

37
attraverso il freno, vari livelli di frenatura/coppia mantenuti costanti per un
dato intervallo di tempo.

Figura 29. Andamento di coppia e pressione nella taratura del freno.

Dai dati registrati, riportati nel grafico di cui sopra, si sono ricavate e
messe in relazione le medie dei valori compresi all!interno di intervalli
omogenei (riportati in tabella).

Pressione freno (media) Coppia resistente (media)


Primo intervallo 1,96 0,93
Secondo intervallo 7,01 2,60
Terzo intervallo 49,02 15,46
Quarto intervallo 13,91 4,84
Quinto intervallo 4,90 1,93
Tabella 8. Intervalli e relative medie.

Basandosi su questi ultimi è stata costruita una curva di taratura che ha


mostrato un elevato coefficiente di correlazione.
Come si evince chiaramente dal grafico, esiste una correlazione diretta e
lineare tra i due parametri; si può pertanto assumere il valore di pressione
del freno come controllo per la misura della coppia alla p.d.p..

38
Figura 30. Curva di taratura.

L!utilità della curva di calibrazione è semplice, trovandosi in campo per


effettuare delle prove di trazione col carro porta attrezzi in corrispondenza
di differenti coppie resistenti applicate alla p.d.p., grazie a questa
correlazione è possibile, in relazione al valore di pressione del freno
visualizzata dal data logger, stabilire con un ristretto margine di errore
quale sarà la coppia applicata dal freno sulla p.d.p. durante le prove.

2.1.3.4 Data logger e acquisizione dei dati.


Gli strumenti sin qui elencati necessitano per la lettura e la registrazione
dei valori registrati, di un acquisitore-registratore di dati. Questa
attrezzatura, chiamata correntemente Data logger, ha molteplici funzioni:
• alimentazione elettrica degli strumenti,
• acquisizione multicanale dei dati,
• registrazione dei dati su memory card,
• interfaccia strumento-calcolatore.
Nelle prove è stato utilizzato un Data Logger a struttura modulare della
Leane electronics (modello MCDR-M-128).

39
Figura 31. Data logger e calcolatore nel fuoristrada durante le prove.

Lo strumento consente soluzioni di misura con diverse tipologie di canali;


sono disponibili moduli per ingressi da termocoppie, pt100, strain-gages,
trasduttori estensimetrici, potenziometri, ingressi in tensione, corrente,
frequenza, conteggio ed ingressi di tipo digitale. Una particolare attenzione
è stata posta dal costruttore per ottenere un'ottima risoluzione ed un
basso rumore residuo, garantito da convertitori a 16 bits e circuiti di tipo
"low-noise". La frequenza di campionamento globale e di 10 KHz da
suddividere per il numero di canali abilitati all'acquisizione; molto
interessante è la possibilità di poter configurare i canali per esser acquisiti
con tre gruppi di frequenze di campionamento differenti. I dati vengono
salvati su supporto removibile costituito da memory card SRAM tipo
PCMCIA con capacità di memoria di 4 MB.

40
2.2 Metodi
2.2.1 Piano sperimentale
Le prove di trazione sono state effettuate su terreno inerbito per una
lunghezza di 50 m, applicando coppie resistenti in un range di valori
variabile da un minimo di 5 Nm ad un massimo di 50 Nm. La trazione dei
cavalli è stata simulata utilizzando un veicolo fuoristrada, con una velocità
di trazione costante di 1 m/s.
Le variabili oggetto di prova sono state:
- tipologia di ruote (pneumatici e ruote gabbia);
- peso aderente (due diversi zavorramenti, 100 e 200 kg);
- coppia resistente (diversi valori di coppia resistente applicati alla
pdp);
Lo schema seguente sintetizza il piano sperimentale.

Pneumatico
• Ruota
Gabbia 18°

Z1: 100 Kg
• Zavorra (Z)
Z2: 200 Kg

• Coppia applicata (Mp) VARIABILE

41
Durante le prove sono state effettuate le seguenti misure dirette:

• Forza di trazione (cella di carico)


• n° giri alla p.d.p. (contagiri-torsiometro)
• Coppia alla p.d.p. (torsiometro e trasduttore di pressione)
• Slittamento (osservazione giri effettivi ruote)
Sono state effettuate complessivamente 31 prove di trazione suddivise in
quattro blocchi di prova relativi alla combinazione delle variabili
sperimentali sopra elencate. La tabella seguente schematizza le
caratteristiche operative utilizzate in ognuno dei quattro blocchi di prova.

Blocco Numero di Tipo di ruota Zavorra Coppia


prove
1 6 pneumatico 100 variabile
2 10 pneumatico 200 variabile
3 7 gabbia 100 variabile
4 8 gabbia 200 variabile
Tabella 9. Disegno sperimentale

Prima di effettuare le prove è stato necessario pesare il carro in modo da


conoscerne il peso esatto in assenza di zavorre. Oltre alle due zavorre di
100 kg e 200 kg, sono stati messi sul carro, nella posizione di guida
dell!operatore, due bidoni pieni d!acqua del peso complessivo di 80 kg, in
modo da simulare la presenza sul carro di un operatore e al tempo stesso
controbilanciare le zavorre poste dietro che invece avevano la funzione di
simulazione delle operatrici.
Le prove sono state effettuate nell!azienda didattica dell!Istittuto Tecnico
Agrario, adiacente la facoltà di Agraria. E! stato individuato in un filare
inerbito del frutteto dell!azienda, la base di 50 m su cui effettuare le prove.

42
Figura 32. L!azienda dell!Istituto Tecnico Agrario in cui si sono svolte le prove.

Figura 33. Il carro con le ruote gabbia durante le prove

43
3. Risultati e discussione
Nelle precedenti sperimentazioni sono state valutate le prestazioni del
carro porta attrezzi montante pneumatici tipo motocoltivatore. Si è
osservato in tali prove che, applicando alla p.d.p. coppie superiori ad una
certa soglia (dai 16 ai 21 Nm, variabile in funzione della zavorra e del tipo
di terreno), si incorreva in slittamenti (22-33 %) tali da compromettere
l!efficienza del carro ed il funzionamento delle operatrici portate dal carro
stesso. Nell!equazione dell!efficienza generale del sistema, l!efficienza di
slittamento (1-s) risulta infatti come il fattore più limitante in quanto più
sottoposto alle variabili esterne al sistema (terreno, peso aderente,
coefficiente di resistenza all!avanzamento).

"g = "t # "p # (1$ s ) (1)

Dove "t e " p sono rispettivamente l!efficienza di trasmissione e l!efficienza


!
di propulsione.

! Le! ruote gabbia, rispetto al pneumatico, presentano caratteristiche di


“presa” sul terreno migliori (penetrando nel suolo le traverse sfruttano gli
attriti interni al suolo oltre a quelli radenti); ci si attende quindi di osservare,
a parità di zavorra e coppia applicata alla p.d.p., slittamenti inferiori di
quelli osservati con i pneumatici, con un conseguente incremento
dell!efficienza generale del sistema.
In virtù della grande variabilità di condizioni di campo riscontrabili tra prove
fatte in anni e luoghi diversi, è parso opportuno replicare le prove su
gomma in modo da avere una valida base comparativa per la valutazione
delle ruote gabbia. Le prove sono state effettuate su un unico tipo di
terreno, inerbito, indagando i rapporti intercorrenti tra le coppie applicate
alla p.d.p. ed i differenti rendimenti della macchina, nonché le domande di
forza di trazione richieste. In tabella 10 sono riportati i valori medi registrati
durante le prove per i diversi parametri considerati.

44
Z V Ft Mp np Wi Wu
Blocco Ruote s 1-s !p!t !g
(kg) (m/s) (N) (Nm) (giri/min) (W) (W)
1 Pneumatico 100 1,08 727,33 7,00 516,17 783,76 378,15 0,08 0,92 0,53 0,48
1 Pneumatico 100 1,13 759,10 7,40 526,31 854,85 407,98 0,10 0,90 0,53 0,48
1 Pneumatico 100 1,13 945,68 10,20 544,44 1069,77 581,36 0,08 0,92 0,59 0,54
1 Pneumatico 100 1,12 1528,94 21,23 509,67 1714,06 1133,30 0,13 0,87 0,76 0,66
1 Pneumatico 100 1,08 2387,82 35,40 401,58 2584,22 1488,83 0,29 0,71 0,81 0,58
1 Pneumatico 100 1,07 2797,51 42,34 295,23 3001,62 1308,89 0,47 0,53 0,83 0,44
2 Pneumatico 200 1,06 784,09 5,06 516,17 830,60 273,36 0,07 0,93 0,35 0,33
2 Pneumatico 200 1,07 786,63 5,66 524,22 844,02 310,45 0,06 0,94 0,39 0,37
2 Pneumatico 200 1,11 810,03 6,46 537,96 896,05 363,64 0,07 0,93 0,44 0,41
2 Pneumatico 200 0,93 1084,98 10,21 447,90 1008,34 478,96 0,08 0,92 0,51 0,47
2 Pneumatico 200 0,91 1267,94 13,91 437,09 1156,88 636,74 0,08 0,92 0,60 0,55
2 Pneumatico 200 0,87 1724,04 21,45 410,59 1501,78 922,09 0,10 0,90 0,68 0,61
2 Pneumatico 200 1,03 1906,34 24,94 483,88 1961,25 1263,57 0,10 0,90 0,72 0,64
2 Pneumatico 200 1,03 2054,48 28,34 448,83 2122,40 1332,19 0,17 0,83 0,75 0,63
2 Pneumatico 200 0,98 2669,33 37,53 398,89 2616,99 1567,70 0,22 0,78 0,77 0,60
2 Pneumatico 200 0,91 3368,96 53,01 133,33 3073,87 740,17 0,72 0,28 0,86 0,24
3 Gabbia 100 0,94 1183,56 7,63 451,25 1112,37 360,42 0,06 0,94 0,34 0,32
3 Gabbia 100 1,08 1056,30 7,61 518,81 1138,26 413,71 0,06 0,94 0,39 0,36
3 Gabbia 100 1,10 1227,14 8,62 529,62 1345,55 478,23 0,05 0,95 0,38 0,36
3 Gabbia 100 1,12 1362,42 12,31 535,93 1520,56 690,92 0,06 0,94 0,48 0,45
3 Gabbia 100 1,02 1948,65 22,03 473,21 1980,33 1091,86 0,09 0,91 0,60 0,55
3 Gabbia 100 1,06 2415,81 31,26 475,81 2559,12 1557,44 0,12 0,88 0,69 0,61
3 Gabbia 100 1,05 3394,76 49,54 374,62 3565,92 1943,35 0,30 0,70 0,78 0,54
4 Gabbia 200 1,15 1451,52 10,04 558,49 1672,26 587,11 0,05 0,95 0,37 0,35
4 Gabbia 200 1,15 1539,26 10,65 549,85 1765,21 612,99 0,06 0,94 0,37 0,35
4 Gabbia 200 1,15 1622,60 11,40 548,62 1869,35 655,14 0,07 0,93 0,38 0,35
4 Gabbia 200 1,14 1903,31 18,66 547,35 2172,73 1069,59 0,06 0,94 0,52 0,49
4 Gabbia 200 1,14 2552,42 32,01 517,88 2913,72 1735,76 0,11 0,89 0,67 0,60
4 Gabbia 200 1,09 3656,62 49,20 469,26 3974,58 2417,92 0,15 0,85 0,72 0,61
4 Gabbia 200 1,06 3522,34 49,43 467,09 3731,29 2417,91 0,14 0,86 0,75 0,65
4 Gabbia 200 1,02 4477,15 71,81 219,91 4549,95 1653,71 0,58 0,42 0,86 0,36
Tabella 10. Risultati delle prove di trazione

Dove: - Wi: potenza in entrata,


- Wu: potenza in uscita alla p.d.p.;
- Z: zavorra;
- Ft: forza di trazione al gancio di traino
- s: slittamento;
- 1-s: rendimento di slittamento;
-!p!t: rendimento di propulsione* rendimento di trasmissione;
- !g: rendimento globale.

45
I valori riportati in tabella relativi a forza di trazione (Ft), coppia (Mp),
numero di giri della p.d.p. (np) e velocità di avanzamento (V) derivano da
misure dirette; i restanti parametri derivano dai calcoli riportati di seguito:

Wi = Ft ! V (2)

Wu = M p * (n p * 2! / 60) (3)

# g = #t " # p " (1 ! s ) (1)

n pteorici ! n p osservati
1! s =1! ( ) (4)
n pteorici

Wu
!g = (5)
Wi

Risolvendo la 1 per !t "! p si ha:

#g
#t " # p = "
(1 ! s )

In questo caso quindi i rendimenti di propulsione e trasmissione derivano


da un calcolo indiretto e sono espressi come prodotto.
I dati riportati in tabella 9 possono essere rappresentati graficamente in
vari abbinamenti, in modo da poter meglio osservare gli effetti sui
rendimenti delle variabili studiate.
Il grafico in figura 34 confronta dunque, in funzione di crescenti valori di
coppia, i diversi rendimenti del carro al variare della tipologia di ruote in
corrispondenza di una zavorra pari a 100 kg (blocchi di prova 1 e 3)

46
1,00 Zavorra 100 kg

0,90

0,80

0,70
rendimenti

0,60

0,50

0,40

0,30

0,20
0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00
Mp (Nm)
_g s-1 _pr _t ruota gabbia pneumatico

Figura 34.

Dal grafico è possibile osservare che:


- in termini assoluti il rendimento globale con pneumatici (#gP) risulta più
elevato che con le ruote gabbia;
- superata la soglia dei 20 Nm #gP cala bruscamente, mentre il
rendimento globale delle ruote gabbia (#gG) non ha ancora raggiunto il
punto di massimo, che corrisponde a coppie notevolmente più elevate
(35-40 Nm circa);
- il punto in cui #gG e #gP si eguagliano (33 Nm circa) corrisponde a
rendimenti di slittamento notevolmente differenti, infatti se nel caso
delle ruote gabbia lo slittamento risulta ancora accettabile con valori
intorno al 15 %, nel caso dei pneumatici questo risulta essere pari a
circa il doppio (30 %) compromettendo quindi il funzionamento di
qualsiasi operatrice;

47
- le ruote gabbia mostrano in corrispondenza di ogni coppia valori del
rendimento di slittamento (1-sG) sempre superiori rispetto ai
pneumatici;
- i minori valori di #p#t per le ruote gabbia sono dovuti alla maggiore
resistenza al rotolamento che probabilmente caratterizza questo tipo di
organi di propulsione.
Quanto osservato fino ad ora è confermato dal grafico rappresentato in
figura 35, relativo ad un zavorra di 200 kg

1,00 Zavorra 200 kg

0,90

0,80

0,70
rendimenti

0,60

0,50

0,40

0,30

0,20
0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 70,00 80,00
Mp (Nm)

_g s-1 _pr _t pneumatico ruota gabbia

Figura 35.

E! comunque possibile notare, per entrambe le tipologie di ruote, una sorta


di traslazione delle curve dei rendimenti verso valori di coppia più elevati.
L!effetto del maggior peso aderente dovuto alla zavorra è illustrato dai
grafici in figura 36.

48
1,00 Pneumatico

0,90

0,80

0,70
rendimenti

0,60

0,50

0,40

0,30

0,20
0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00
Mp (Nm)
_g s-1 Kg 200 Kg 100

1,00 Ruota gabbia

0,90

0,80

0,70
rendimenti

0,60

0,50

0,40

0,30

0,20
0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 70,00 80,00
Mp (Nm)
_g s-1 Kg 200 Kg 100

Figura 36.

49
Osservando i grafici è possibile affermare che:
- l!incremento di zavorra produce in entrambi i casi un miglioramento del
rendimento di slittamento;
- questo effetto appare molto più marcato nel caso delle ruote gabbia;
- nel caso delle ruote gabbia si osserva anche un incremento del
rendimento globale, il cui punto di massimo corrisponde ad un notevole
incremento nella coppia erogabile alla p.d.p..

Riallacciandosi a quanto detto nell!introduzione, occorre ricordare che


stiamo parlando di un carro porta attrezzi, dunque per compiere un!analisi
più attinente all!oggetto di studio dei dati ottenuti è bene porre alcuni
vincoli di utilizzazione. Un cavallo è in grado di sviluppare con continuità
una forza di trazione pari al 12-15 % del proprio peso; un buon cavallo da
tiro, del peso di circa 800 kg è quindi tranquillametnte in grado di
sviluppare una forza di trazione di circa 1000 N. Per il buon funzionamento
di una macchina operatrice occorre rispettarne il fabbisogno minimo di
potenza, ad esempio una barra falciante a lama semplice oscillante
richiede 1.5-2,5 kW per metro di barra. Ulteriormente per una buona
efficienza di lavoro, bisogna considerare un rendimento di slittamento non
inferiore al 75 % , associato ad un rendimeto globale pari ad almeno il 60
%. Con questi vincoli è possibile restringere il campo di utilizzo del carro
porta attrezzi ai casi riportati nella tabella 11.

Z V Ft Mp np Wi Wu
Blocco Ruote s 1-s !p!t !g
(kg) (m/s) (N) (Nm) (giri/min) (W) (W)

2 Pneumatico 200 0,87 1724,04 21,45 410,59 1501,78 922,09 0,1 0,9 0,68 0,61
2 Pneumatico 200 1,03 2054,48 28,34 448,83 2122,4 1332,19 0,17 0,83 0,75 0,63
2 Pneumatico 200 0,98 2669,33 37,53 398,89 2616,99 1567,7 0,22 0,78 0,77 0,6
4 Gabbia 200 1,14 2552,42 32,01 517,88 2913,72 1735,76 0,11 0,89 0,67 0,6
4 Gabbia 200 1,06 3522,34 49,43 467,09 3731,29 2417,91 0,14 0,86 0,75 0,65
4 Gabbia 200 1,09 3656,62 49,2 469,26 3974,58 2417,92 0,15 0,85 0,72 0,61
Tabella 11.

50
Dai dati in tabella è possibile osservare che:
- per entrambe le tipologie di ruote le migliori prestazioni si ottengono
grazie ad un incremento della zavorra, ovvero del peso aderente
- in corrispondenza di simili rendimenti globali e di slittamento, le ruote
gabbia permettono di sviluppare potenze notevolmente superiori (fino a
3,5 kW circa)
- tale incremento di potenza comporta un conseguente aumento della
forza di trazione richiesta agli animali
- in tutti i casi riportati il numero di giri alla p.d.p. è superiore a 400 rpm,
consentendo il corretto funzionamento delle operatrici.

L!uso delle ruote gabbia si giustifica ove vi sia necessità di sviluppare


elevate potenze alla p.d.p. e si disponga di un!adeguata disponibilità di
forza di trazione in termini di numero di animali utilizzabili per il lavoro.
A titolo esemplificativo vengono riportate, in base ai valori
precedentemente mostrati, le possibilità di utilizzo del carro con una barra
falciante che richieda una potenza alla p.d.p. di 1,5 kW/m.

Z Numero Ft Wu larghezza di lavoro


Ruote !g
(kg) cavalli (N) (W) metri di barra
Pneumatico 200 2 1724,04 922,09 0,00* 0,61
Pneumatico 200 2 2054,48 1332,19 0,90 0,63
Pneumatico 200 3 2669,33 1567,7 1,00 0,6
Gabbia 200 3 2552,42 1735,76 1,15 0,6
Gabbia 200 4 3522,34 2417,91 1,60 0,65
Gabbia 200 4 3656,62 2417,92 1,60 0,61
Tabella 12. *non ci sono barre falcianti sotto 0,9 m di larghezza.

A conferma di quanto precedentemente esposto, crescenti forze di


trazione, corrispondenti a più elevate potenze erogabili, richiedono
l!utilizzo di un maggior numero di animali (nel nostro caso cavalli). Nel
caso specifico l!impiego di 4 animali, fatto non inusuale in situazioni di
questo tipo, permette di sviluppare potenze elevate (2,4 kW) con buone
larghezze di lavoro.

51
Conclusioni.
La comparsa negli ultimi anni di moderni carri porta attrezzi per la trazione
animale, ha aperto nuove prospettive in un settore che ancora riveste
un!importanza economica ed ecologica di primissimo piano. In molti si
auspicano uno sviluppo di tali macchine in un ambito di cooperazione e
sviluppo rurale sostenibile; queste dovranno essere caratterizzate da
semplicità costruttiva e versatilità di utilizzo.
Il presente lavoro di tesi si inserisce in un progetto di ricerca volto a
caratterizzare le prestazioni operative e i limiti di utilizzo di un carro porta
attrezzi di costruzione artigianale le cui caratteristiche lo rendono
senz!altro interessante in un ottica concreta di sviluppo sostenibile.
L!azionamento della presa di potenza del carro per mezzo del moto delle
ruote, pone alcuni limiti all!efficienza della macchina che è fortemente
limitata dallo slittamento. Attraverso una analisi comparativa delle
prestazioni di due diversi organi di propulsione (pneumatico e ruota
gabbia) si è cercato di indagare i rapporti intercorrenti tra questi ultimi e i
rendimenti che caratterizzano l!efficienza del sistema. I risultati hanno
mostrato che le ruote gabbia offrono rendimenti generali elevati (oltre il
60%) con limitato slittamento (inferiore al 20%) per richieste di potenza
alla p.d.p. e con forze di trazione elevate.
Ulteriori e interessanti sviluppi possono riguardare:
• l!inserimento negli organi di trasmissione di un cambio di velocità,
che consenta di adeguare il numero di giri alla p.d.p. con la velocità
di avanzamento degli animali;
• un sistema dinamico di bilanciamento per adeguare l!equilibrio del
carro al peso delle operatrici portate all!attacco a tre punti;
• una serie di prove del carro con monitoraggio dell!attività fisiologica
degli animali, per meglio conoscerne la risposta alla fatica e
valutarne le prestazioni, anche in funzione del loro benessere.

52
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