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Anthony Flew: l'ateo che si é arreso "all'evidenza"
di "Identità Europea area Lazio"
il 16 Sep 2006 08:20:23 -0700
newsgroups it.cultura.newage
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L'accademico britannico Anthony Flew, uno dei più illustri diffusori


dell'ideologia atea, ha ammesso che "prove scientifiche mostrano
l'esistenza di Dio".
Lo studioso, prolifico scrittore e conferenziere, negli scritti e nella
lunga carriera accademica ha sempre appoggiato l'ateismo; in un video
dello scorso maggio, presentato ad una conferenza a New York, ha
ritrattato l'ideologia di una vita ammettendo "la prova scientifica
dell'esistenza di Dio". Egli ha sottolineato che le ultime ricerche
biologiche "dimostrano, per l'estrema complessità del creato e dei
modi in cui si è formata la vita, il coinvolgimento di
un'intelligenza superiore".
La sua non è una "conversione" in senso religioso -poiché il
filosofo ammette di non credere al Dio professato, ad esempio, dalla
Bibbia e dal Corano- ma un cambiamento di paradigma filosofico.
Egli ammette che qualche suo "discepolo" possa rimanere

"scioccato" dal cambiamento di posizione, ma ribadisce che la sua


vita "ha sempre seguito il motto del Socrate platoniano: segui
l'evidenza, ovunque essa ti conduca".

La Segreteria di Identità Europea area Lazio

IL DIETROFRONT DI ANTHONY FLEW SCUOTE IL CONFORMISMO ATEO

di Guglielmo Piombini

Tratto da "Il Domenicale" N.36 di Sabato 3 settembre 2005

La clamorosa abiura dell'ateismo da parte di uno dei suoi esponenti


più famosi, il filosofo Anthony Flew, raccontata e descrita sulle
pagine del Dom da Philip Larrey, ha suscitato scalpore all'interno
della comunità scientifica perché a fargli cambiare idea non è stata
un'improvvisa illuminazione religiosa o una nuova argomentazione
filosofica, ma le sempre più convincenti prove empiriche che sembrano
dimostrare, per l'estrema complessità dell'universo e dei modi in
cui si è formata la vita, il coinvolgimento di un'intelligenza
superiore.

Flew ha cioè fatto proprio le tesi che il movimento


dell'"Intelligent Design" ("disegno intelligente") ha
iniziato a far circolare con successo sulla scena pubblica statunitense
a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso. La tesi
centrale del "disegno intelligente" è che il caso e la selezione
naturale, le forze che per i darwinisti spingono l'evoluzione, non
sono sufficienti a spiegare le caratteristiche degli esseri viventi, la
cui complessità si comprende meglio postulando una causa intelligente
piuttosto che un processo senza direzione.

Questa rivolta contro le dominanti teorie evoluzioniste, nata


all'interno del mondo scientifico, ha la sua data di origine nel
1985, anno di pubblicazione del libro Evolution: a Theory in Crisis di
Michael Denton. Secondo questo chimico e medico australiano, la teoria
evoluzionista aveva accumulato troppi problemi irrisolti che non si
potevano più ignorare. Denton elencava in maniera dettagliata più di
venti organi esistenti in natura, a partire dal polmone degli uccelli,
che non avrebbero mai potuto formarsi a poco a poco, per numerose,
successive e piccole modificazioni, perché nella forma intermedia non
avrebbero funzionato.
La conclusione del libro era perentoria: la teoria darwiniana della
macroevoluzione, che dovrebbe spiegare il passaggio da una specie
all'altra, «dal 1859 a oggi non è stata confermata da una sola
scoperta empirica ». In queste condizioni, avvertiva Denton, il
paradigma scientifico del darwinismo era destinato a entrare presto in
crisi.

Uomini e topi, e scienziati


Denton si considerava peraltro agnostico e non proponeva una teoria
alternativa al darwinismo. Il suo libro si rivelò tuttavia decisivo
nella nascita dell'"Intelligent Design" perché aveva
un'impostazione scientifica molto più rigorosa del tradizionale
creazionismo biblico. Anche l'attuale leader del movimento del

"disegno intelligente", il docente di Diritto dell'università


californiana di Berkeley Philip Johnson, ha affermato di essersi
«risvegliato dal sonno dogmatico» proprio grazie alla lettura di
questo libro. La storia della conversione di Johnson è singolare: nel
1987, osservando la vetrina di una libreria scientifica di Londra, nota
due libri affiancati, The Blind Watchmaker di Richard Dawkins - il
più famoso sostenitore del darwinismo - ed Evolution: A Theory in
Crisis di Denton. Li acquista entrambi e li legge senza interruzione la
sera stessa. Alla fine le argomentazioni di Dawkins l'avevano
lasciato perplesso, ma la critica di Denton gli era apparsa
irresistibile.

Non essendo uno scienziato, Johnson decide che da quel momento avrebbe
studiato quanto più poteva l'argomento. Negli anni successivi,
terminato il periodo di preparazione, organizza dunque una serie di
convegni in ambito universitario e s'impegna personalmente in decine
di dibattiti pubblici con i maggiori campioni dell'evoluzionismo
(come Stephen Jay Gould), mettendo le proprie notevoli capacità
logiche e dialettiche, allenate in decenni di pratica giudiziaria, al
servizio della critica al darwinismo.
Nel 1991 pubblica un libro che diventa una pietra miliare del
movimento, Darwin On Trial, nel quale accusa i darwinisti di fondare le
proprie teorie non su prove scientifiche, che anzi le smentirebbero, ma
su una filosofia metafisica a priori, il materialismo. Il darwinismo,
secondo Johnson, svolge infatti il ruolo di mito fondante della cultura
moderna; funziona cioè come un dogma religioso che tutti debbono
accettare come vero, piuttosto che come una ipotesi scientifica da
sottomettere a test rigorosi.

L'attività di Johnson apre così la strada alle intuizioni di alcuni


scienziati creativi che nella seconda metà degli anni Novanta
sviluppano esplicitamente, in maniera costruttiva e positiva, una
teoria a favore del "disegno intelligente". Nel 1996 in un articolo
pubblicato dal biochimico Michael Behe su The New York Times,
intitolato (in traduzione) "Darwin al microscopio", compare per la
prima volta - tutto verrà poi sviluppato e approfondito nel libro
Darwin's Black Box. The Biochemical Challenge to Evolution -
l'"eresia" secondo cui esisterebbe una teoria chiamata "disegno
intelligente" in grado di spiegare meglio del darwinismo la
formazione di tanti meccanismi molecolari "irriducibilmente
complessi", quali per esempio le funzioni della cellula o la
coagulazione del sangue.

Il concetto di "complessità irriducibile" viene elaborato da Behe


per descrivere quei meccanismi il cui funzionamento dipende
dall'interazione di molte parti. Questi sistemi non possono formarsi
per lenta evoluzione, ma debbono necessariamente essere progettati e
assemblati tutti in una volta, come solo l'intelligenza sa fare. Per
spiegare il concetto in termini comprensibili, Behe fa l'esempio
della trappola per topi, che è composta da cinque parti e che non
potrebbe funzionare se anche solo una di queste venisse rimossa. La
stessa cellula è infinitamente più complessa di quanto si poteva
ipotizzare ai tempi di Charles Darwin.
La credibilità di Behe come scienziato dà al suo libro un grande
successo (45mila copie vendute in un anno e centinaia di recensioni) e
fa di lui il personaggio più in vista del movimento. I darwinisti lo
accusano però di aver mischiato le proprie convinzioni cattoliche con
la scienza. Ma per quale motivo, si chiede Behe, bisogna limitare
l'oggetto della scienza alle sole spiegazioni materialiste, anche
quando la ricerca conduce a spiegazioni diverse?

Se le prove empiriche rendono plausibile l'esistenza di un

"progetto intelligente" nella natura, perché un ricercatore non


dovrebbe accettarle? Esaminando un sistema, spiega Behe, lo scienziato
può inferire l'esistenza di un "disegno intelligente", ma non
può stabilire chi sia il progettista. È possibile immaginarlo come un
essere supremo, ma non spetta agli scienziati descriverlo. La scienza a
questo punto deve fermarsi, lasciando il posto alla teologia.

Il filtro di William Dembsky


Un importante contributo alla questione del rapporto tra religione,
scienza e "disegno intelligente" viene dunque sviluppato dal
matematico William Dembsky nel libro Mere Creation del 1997, che
raccoglie gl'interventi del convegno svoltosi nel novembre 1996 alla
Biola University di Los Angeles, vero punto di svolta per l'intero
movimento.
Dembsky osserva che in altri campi l'individuazione degl'indizi di
un intervento intelligente è un'attività comunissima: si pensi
all'archeologia, quando occorre stabilire se un oggetto ritrovato sia
o meno un manufatto; al programma SETI per intercettare eventuali segni
d'intelligenza extraterrestre provenienti dal cosmo; alle
investigazioni legali per stabilire se un determinato evento sia stato
causato da un fatto naturale o da un'azione dolosa e intenzionale; ai
brevetti, dove occorre stabilire se si è verificata un'imitazione
deliberata o dovuta al caso; all'analisi della falsificazione dei
dati; alla crittografia e alla decifrazione dei codici segreti.

Nell'esperienza comune, infatti, la presenza d'informazioni viene


sempre associata all'intelligenza, che si tratti di un algoritmo
informatico, di un geroglifico, di un utensile o di un disegno
tracciato sulle pareti di una caverna. Per Dembsky non c'è ragione
per non applicare queste stesse tecniche anche alle scienze naturali,
onde spiegare per esempio l'enorme quantità d'informazioni
presente nel DNA come il prodotto di un "disegno intelligente".
Dembsky propone infatti un "filtro" capace d'identificare
statisticamente in via generale se un determinato risultato è prodotto
dall'intelligenza oppure dal caso. A un primo livello si verifica se
l'evento è altamente probabile, e in questo caso lo si può

attribuire a cause naturali escludendo fin da subito che sia stato


progettato. A un secondo livello, il filtro stabilisce se l'evento è
solo mediamente improbabile (per esempio, una scala reale nel poker):
anche in questa ipotesi il caso è una spiegazione sufficiente.

Al terzo livello del filtro rimangono solo i risultati altamente


improbabili, ma anche in questi casi non li si può classificare subito
come progettati. Debbono infatti anche essere "specifici", ovvero
debbono conformarsi a un determinato schema identificabile. Così, per
esempio, se per cinque volte consecutive durante una partita di poker
capita una scala reale alla stessa persona, è più razionale
attribuire questi esiti non alla fortuna, ma alla deliberata azione di
un baro.

Vi sono però moltissimi sistemi del mondo naturale che gli


evoluzionisti attribuiscono al caso, come l'origine e l'evoluzione
della vita, che sono in verità così altamente improbabili da passare
questo severo test statistico e rientrare necessariamente tra quelli
progettati da un'intelligenza. Ogni persona sana di mente, osserva
Dembsky, guardando i volti dei presidenti degli Stati Uniti scolpiti
sul famoso monte Rushmore, li attribuirebbe a una causa intelligente e
non all'erosione naturale. Ma allora, se è logico vedere
l'intelligenza all'opera in una scultura, come non vederla in un
corpo umano infinitamente più complesso?

Le icone di Jonathan Wells


Un altro duro colpo all'ortodossia evoluzionista è poi arrivato
dallo scienziato "iconoclasta" Jonathan Wells, il quale, per
mettere in luce l'approccio dogmatico e fideistico con cui il
darwinismo viene insegnato nelle scuole, ha denunciato, nel libro The
Icons of Evolution (uscito nel 2000), le inaccuratezze scientifiche, se
non le vere e proprie frodi, che riempiono i più diffusi manuali di
biologia.
Le "icone" dell'evoluzione sarebbero quelle quattro immagini
ormai classiche che da decenni continuano a essere riproposte nei testi
degli studenti per illustrare le "conquiste scientifiche" del
darwinismo: l'esperimento di Stanley Miller sull'origine della
vita, l'albero della vita darwiniano, gli embrioni di Ernst Haeckel e
l'archaeopterix, cioè il presunto anello di congiunzione tra i
rettili e gli uccelli.

Malgrado la scienza abbia da tempo negato ogni loro validità, queste


proverbiali quattro immagini continuano a essere proposte come se nulla
fosse. Non è vero infatti che nel 1953 Miller riuscì a ricreare la
vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale:
riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a
una cellula vivente il salto è lunghissimo. Anche l'immagine
dell'albero darwiniano della vita, con i rami che si dipartono da un
capostipite comune, non ha nessuna corrispondenza con le scoperte della
paleontologia, dato che non sono mai stati ritrovati gli "anelli
intermedi" tra una specie e l'altra. Dai ritrovamenti fossili, al
contrario, sembra che le specie viventi siano apparse più o meno
simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di
vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. E l'archaeopterix,
come si è scoperto, non era affatto mezzo rettile e mezzo uccello: non
era nemmeno il progenitore degli attuali uccelli, era solo il membro di
un gruppo di uccelli totalmente estinto.

La presenza nei libri di testo dei disegni degli embrioni di Haeckel


(uno dei padri fondatori dell'eugenetica, morto nel 1919) è però

ancora più grave, trattandosi di una frode conclamata. L'obiettivo


di Haeckel, mostrando la rassomiglianza tra diverse specie nelle prime
fasi di vita, era quello di dimostrare l'origine comune di tutti i
viventi, come se lo sviluppo dell'embrione riproducesse il meccanismo
generale dell'evoluzione da uno stadio indifferenziato verso stadi
differenziati. Peccato però che Haeckel avesse alterato di proposito i
disegni degli embrioni e che avesse scelto degli esempi di comodo,
oltretutto non riguardanti i primi stadi di vita.

Oggi i biologi sanno bene come gli embrioni delle varie specie
all'inizio non si somiglino affatto tra loro. Per Wells una frode di
questo genere, per altro ben risaputa, rappresenta l'equivalente
accademico di un omicidio ed è altamente rappresentativa dei metodi
sleali che l'establishment evoluzionista è disposto ad adottare per
difendere le proprie teorie. Oggi, insomma, i fautori del "disegno
intelligente" si sentono dei rivoluzionari intenzionati a trasformare
il modo in cui l'origine della vita viene insegnata nelle scuole,
nelle università e nei programmi televisivi, e affermano di voler
combattere in nome della libertà di pensiero: non cioè per cancellare
l'evoluzionismo dai programmi scolastici, ma per farlo studiare di
più, approfondendone anche i punti deboli e le teorie alternative.
Per l'ortodossia darwinista sono avversari molto più pericolosi dei
creazionisti biblici, perché grazie alle loro eccellenti credenziali
accademiche hanno reso per la prima volta la critica antievoluzionista
intellettualmente rispettabile.

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Anthony Flew: l'ateo che si é arreso "all'evidenza" di "Identità Europea area Lazio" il 16 Sep 2006 08:20:23 -0700
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