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Sandro Ciurlia DISCORRENDO DI STORIA, METODI E STORIE

I. Quando si cerca di definire la posizione del problema filosofico della storia nella cultura contemporanea, ci si trova dinanzi ad una questione di non trascurabile entit. Com noto, le grandi filosofie della storia hanno letto gli eventi dellumanit in chiave teleologica: c uno scopo finale verso cui tendere; ogni accadimento depone, nel suo piccolo, alla realizzazione di quelle condizioni atte a perseguire il Fine ultimo. Certo, lungo tale articolata traiettoria non tutto ha significato. Ci simbatte, spesso, in eventi che esondano dal giusto corso del Vero, in altri che ne curvano il percorso ed in altri ancora che, magari, consolidano gli argini dellalveo principale lungo cui scorre il tempestoso flumen della Verit. I primi diventano attardamenti di senso, i secondi validi precorrimenti, su cui necessario soffermarsi con enfasi per legittimare quel che viene dopo. Comunque, scrive Hegel, la storia del mondo il progresso della coscienza della libert, un progresso che dobbiamo riconoscere nella sua necessit1. Com evidente, limpianto teleologico che alimenta questo modo dintendere la storia dellumanit ha un robusto carattere ieratico-soteriologico. I giudizi sulla sensatezza degli eventi vengono elaborati retroattivamente. Una volta realizzatosi il Fine della Storia, diviene possibile ricostruirne i significati, perimetrandoli. La prospettiva quella di chi si pone dal punto di vista dellAssoluto, in un tempo cronologico che s ormai inverato nellEternit. Il filosofo, cos, diviene una matita della Ragione assoluta, lo strumento terreno teso a tesserne le lodi, a magnificarne le solenni architetture. Solo quando il punto di vista dellAssoluto s realizzato, lumanit pu ritenere daver compiuto il suo corso, custodendo, nel prezioso scrigno della propria memoria storica, le tappe di tale sviluppo destinale. Sviluppo sinonimo di Progresso, termine, questultimo, intriso di innumerevoli valenze assiologiche. La Storia diviene, pertanto, il luogo della progressiva acquisizione del Valore, dove ha sede il Lgos, che

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si fa nella Storia stessa. Questo circolo consente di cogliere le dimensioni della Ratio che regge e governa gli eventi e fonda lidentit dellindividuo, il quale costruisce la Storia. Ragione, Unit e Progresso, dunque, rappresentano le categorie attraverso cui leggere e semantizzare il divenire storico. Alle spalle di questimpostazione, evidente lo schema di lettura dei fatti del mondo tipico delle grandi religioni monoteistiche. Come aveva intuito con finezza Karl Lwith, ogni storicismo una forma di filosofia teologale2. Seguirne le vicende nello sviluppo del mondo moderno significa tratteggiare le traiettorie devoluzione dello hegelismo in quanto sistema fondato sulla secolarizzazione della tradizione ebraico-cristiana e sulla laicizzazione del mondo borghese. Dalla crisi del sistema hegeliano dellAssoluto discenderebbero, a giudizio di Lwith, tanto il marxismo, quanto lesistenzialismo kierkegaardiano, ai quali interessa determinare non pi lassetto dellinfinito, ma lo statuto della materia e del singolo3. Lwith coglie molto bene la dimensione messianica caratteristica delle grandi metafisiche della storia: conoscere il fondamento posto a giustificazione degli eventi equivale a dare un senso complessivo a quanto accaduto, ma anche a fornire precise indicazioni in merito a quel che accadr. Amene illusioni, queste, contro cui prover a reagire, qualche anno dopo, Karl Popper, denunciando la miseria di ogni storicismo, legata alla pretesa di saper leggere gli accadimenti cos bene da poter prevedere il futuro, con tutti i costi politico-sociali che ci comporta4. Si tratterebbe di una sorta di ontologia della previsione, parallela ad una metafisica della speranza, che declina il divenire storico sul registro del contrasto tra princip opposti, dalla cui relazione dialettica scaturirebbe il trionfo della Claritas o del positivamente razionale di hegeliana memoria5. Proprio come accade nellopposizione tra Cristo ed Anticristo, tra Croce e Resurrezione: lo schema, gi presente nel conflitto agostiniano delle civitates, rivive nella dialettica hegeliana come nello stesso materialismo marxiano, il quale, secondo Lwith, si risolve in una storia della salvezza, ispirata da una fede escatologica, per quanto espressa attraverso il linguaggio delleconomia politica6. Dunque, lo storicismo intimamente legato alle idee di Progresso, Fine,

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Avvento. Si tratta di semplici postulati di una mascherata teologia soteriologica, privi di valore conoscitivo: lidea di creare luomo nuovo in nome di un rinnovato sistema di valori ha una dimensione chiaramente mistica. Cos, la speranza da virt teologale diviene virt umana e rende luomo il centro di in un mondo metafisicamente garantito. La denuncia di Lwith senzaltro forte. Certo, oggi si scorgono con chiarezza i limiti di unendiadi (storicismo uguale a filosofia della storia) tutta da definirsi. Lo stesso discorso vale anche per Popper. Detto altrimenti, il termine storicismo contiene al suo interno esperienze critiche cos variegate che assai problematico renderlo esclusivo sinonimo di visioni messianiche della Storia. Se questimpianto interpretativo pu valere magari per Agostino e, in una certa misura, per Hegel e Marx, scricchiola alquanto quando si considerano, per esempio, i protagonisti dello storicismo tedesco contemporaneo, che sorge proprio come negazione dei grandi disegni delle filosofie della storia, a vantaggio di uno studio della posizione delluomo, finito e fallibile, nel mondo e nel tempo. Al di l di tali rilievi, quel che qui importa sottolineare il pungolo critico contenuto nella riflessione lwithiana: smascherare le illusioni delle filosofie della storia porta al loro superamento? Cosa rimane in piedi dopo tanta furia iconoclasta? E soprattutto: possibile fare filosofia senza sistema? Tali domande rimangono vive ed ineludibili allorch la crisi delle grandi filosofie della storia determina un fenomeno strano, anche se prevedibile: da un lato, la pluralizzazione del senso della storia viene letto in termini di emancipazione etico-politica dellindividuo e lascia spazio al dialogo, alla pluralit delle interpretazioni; dallaltro, questo stesso processo ingenera disorientamento ed alimenta una forma di anarchia teoretica, ora vezzosa e minimalista, ora cinica e circonfusa di odiosi bizantinismi, che spesso nasconde linsensatezza di giustapporre sensi per il puro piacere di farlo, senza alcuno scopo. I due momenti convivono, incapaci di escludersi. Ad ogni modo, la storia da sistema di eventi diviene racconto di vicende individuali, caotiche ed inintenzionali. Il filosofo non interpreta pi le astuzie della Ragione, ma narra soltanto una serie di circostanze. In tal modo, come fa rilevare Paul Ricoeur, si trasforma la condizione stessa de-

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spressione del divenire storico: tocca allintreccio che s riusciti a tramare dare significato ai dati di cui si sta trattando, non viceversa7. Il mutamento di prospettiva radicale. Labdicazione delle grandi storie a disegno promuove una concezione della storia come narrazione di fatti individuali, legati a progetti, azioni e fallimenti. Categorie quali Unit, Progresso, Sviluppo della Civilt, Spirito del Tempo e del Popolo vengono radicalmente problematizzate o, addirittura, quasi del tutto defenestrate. Lo studioso dei fenomeni storici si libera dalla megalomania dello sguardo dinsieme, si abitua alla costitutiva miopia insita nel suo porsi a guardare il passato. Anzi, il passato diventa un certo passato, costruito da uomini, collocati in date circostanze storico-culturali, affezionati ai loro egoismi come ai loro slanci, alle loro acute letture dei processi socio-culturali come ai loro frequenti fraintendimenti. In questo modo, il singolo si appropria tanto della propria individualit, quanto della libert di scegliere. E anche di sbagliare. Limmagine filosofica della storia assume tuttaltro assetto. In fondo, vale per lo storico quanto Friedrich A. Hayek diceva fosse di pertinenza delle scienze sociali, se vero che i problemi che [queste ultime] cercano di risolvere si presentano solo in quanto lazione cosciente di una molteplicit di persone d luogo a risultati imprevisti e in quanto si constata lesistenza di certe regolarit maturate spontaneamente al di fuori di ogni deliberazione programmatica8. Questa citazione chiarisce molte cose: un problema storico, in quanto problema sociale, spesso il frutto del combinarsi di conseguenze inintenzionali generate da atti intenzionali, ma anche andando oltre Hayek caotici, fortuiti, fraintesi, incidentali rispetto ad altri proponimenti intenzionali. Tutto ci non consente di stendere una rete interpretativa di tipo sistematico sugli eventi, n di leggerli nel segno di logiche prefissate, visto che non sempre lazione razionalmente determinata. Per altro verso, una data serie di fatti in tanto studiabile in quanto presenta un certo numero di combinazioni tra gli stessi tali da offrire una sorta di fondo di regolarit alla loro sequenza: si configura, cos, lo statuto di un evento sovraindividuale. possibile definirlo in tal modo proprio perch interessa pi persone ed il frutto della sintesi delle loro azioni.

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Nel rintracciare i termini di tale ordine di regolarit non bisogna lasciarsi prendere da alcun pregiudizio scientista9: si cadrebbe, altrimenti, in una metafisica di verso opposto, dove larticolazione dei dati viene sacrificata non pi allaltare della categoria di Progresso, ma a quello di unastratta idea di fatto storico, nelle mani di una scienza finalizzata a determinare quel che effettivamente stato10. Si tratta di recuperare la migliore lezione dellindividualismo metodologico, senza dimenticare, per, limportanza dei fenomeni di lunga durata, dei lenti ed articolati processi che costituiscono il sostrato materiale di certi accadimenti. Non senza una punta di hegelismo, Braudel definiva storia lentamente ritmata11 tale piano del divenire storico, per designare la persistenza di certe condizioni storiche intese a rendere possibile la nascita e lo sviluppo della civilt. Chiamare queste condizioni struttura, anche se il termine logoro e spesso fuorviante, non dovrebbe oltremodo scandalizzare. Non ci si sta riferendo, infatti, al nocciolo razionale delle cose da svelare, ma alle componenti che hanno permesso lo scorrere, nei decenni e nei secoli, di particolari processi storici. Queste traiettorie pi o meno regolari consentono di designare certi fenomeni particolarmente complessi. Del resto, la storia rimane uno spazio sterminato di fatti, di cui lo storico, di volta in volta, senza alcuna pretesa di esaustivit, narra uno spicchio, impegnandovi la propria intelligenza critica e, naturalmente, la massa delle proprie pre-comprensioni, sorte, spesso, crocianamente, da problemi di vita vissuta12, da cui ci si spinge a penetrare un altro presente13. Tale mutata concezione filosofica della storia comporta una sostanziale ridefinizione degli assetti sia della ricerca filosofica propriamente detta, sia dellindagine storiografica non pi storicisticamente orientata. Si prenda il primo versante. Lepoca del disincanto in cui ormai viviamo, figlia della cultura della crisi, coincide con lepoca volta a celebrare un sostanziale risveglio di una cultura dellutopia14. Il processo di secolarizzazione dei princip dellontologia della storia ha scoperchiato il vaso di Pandora: sono schizzati via elementi tra i pi vari, che riflettono i mutevoli umori di una cultura, quella europea del secondo dopoguerra, alla ricerca di unidentit capace di far leva sul proprio passato, senza intenderlo come un

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retaggio del tutto desueto o, addirittura, ingombrante. Ne sono unemblematica espressione le filosofie della responsabilit e della speranza. Rispetto ad entrambe, il futuro diviene lontologia del non-ancora ed il presente la condizione della sua possibilit. Scegliere bene oggi, agire muniti di un accorto senso della prospettiva, cercando di prevedere e di controllare gli effetti delle proprie azioni, progettare disegni di ampia portata, stabilire un nesso tra s come espressione culturale di una certa tradizione ed un orizzonte futuro di idee e di azioni serve a non crogiolarsi nellanarchismo della crisi o nella languorosa fenomenologia del desiderio, che, alla fine, sfocia o nel vizio o nella frustrazione. E questo nostro tempo, gi affetto dalla sindrome della complessit, non ha certo bisogno dessere colpito da ulteriori patologie! Tutto ci costituisce una spia del bisogno di azione, il vero tarlo che lavora nel presente per proiettarlo in avanti. In questo senso, per esempio, lidea blochiana di utopia concreta rappresenta un desiderio-progetto, un modo per riappropriarsi del futuro partendo dalloggi, ma senza ipotecarlo. Cos, si esplicitano le tendenze di un tempo, leggendo il futuro come uno spazio, affascinante ed inquietante, di possibilit senza garanzie, perch libera e senza garanzie la vita. In fondo, lelogio dellazione serve a comprendere come gli scenari aperti dal crollo dei sistemi metafisici possano essere laboriosamente trattati alla maniera di sequenze di occasioni: quando il Weltgeist sonnecchia, gli stimoli bisogna darseli da s, senza chiedersi in maniera troppo insistente quanto durer il suo sonno o se si tratta davvero di una condizione di riposo oppure di un rassicurante miraggio. Come ha ammonito Popper, invece di posare a profeti, noi dobbiamo diventare i creatori del nostro destino15. II. Esiste un altro versante, strettamente legato al precedente, quello delle implicazioni metodologiche di tale mutamento dellasse semantico del concetto di storia. Visto che il gesto storiografico carico di teoria, torna la vexata quaestio: in quale misura lidea che lo storico ha della storia ne condiziona le scelte e, al limite, i risultati? Come reagisce lo storico dinanzi al passaggio dallo storicistico circolo di filosofia e storia della filosofia ad unidea di storia come casuale e caotica galleria di dati e fatti

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particolari e contingenti? In qual modo egli ricalibra i propri strumenti? Il paradigma della storia come racconto a quale modello di storiografia filosofica corrisponde? Con quali nuove sollecitazioni metodologiche questultima deve confrontarsi? Come si costruiscono le storie? Stimolati da questi interrogativi, sin dagli anni Trenta e Quaranta, molti storici inneggiano ad una nuova storia. Come suggerisce Jacques Le Goff, tale rinnovato approccio alla ricerca storica sinserisce in una complessiva temperie di rinnovamento del mondo delle scienze delluomo: lemersione di scienze nuove, il rinnovamento dei cmpiti attribuiti alle discipline storico-umanistiche tradizionali, lesigenza di interdisciplinarit hanno permesso alla storia di assumere una posizione del tutto particolare16. Tutto ci il frutto di una spinta al rinnovamento che parte da molto lontano. Marc Bloch e Lucien Febvre avevano avviato lesperienza delle Annales allinsegna di unidea di rinnovamento integrale della pratica storiografica. Stranamente, si facevano avanti termini quali storia globale o storia totale, i quali, prima facie, potrebbero apparire in linea con quella mentalit storicistica dei cui limiti la cultura europea cominciava, proprio in quegli anni, a prendere coscienza. Al di l di un certo indiretto hegelismo, pure presente nellopera dei corifei delle Annales17, studiando la curvatura semantica dellaggettivo totale ci si pu rendere conto della portata del cambiamento. Non si tratta pi di descrivere le grandi trame dello Spirito, le sue epocali proiezioni di senso a cui ci aveva abituato lidealismo spiritualistico. Totale non pi sinonimo di assoluto. Al contrario, la risposta alla presa di coscienza dei mezzi di cui disponiamo per fare luce sul passato. Data la complessit dei fenomeni storici e le dense nebulose che ne avvolgono il divenire, lunica via capace di offrire qualche speranza di successo consiste nel combinare le forze e le competenze degli studiosi, nellampliare loggetto di applicazione delle singole scienze, nel trovare linguaggi di comunicazione tra le varie discipline per organizzare produttivi piani di ricerca, nel mettere in condizione gli studiosi di aggredire i problemi da pi parti. Cos, le lacune o i coni dombra possono essere affrontati intrecciando, correggendo o combinando tra loro le ipotesi degli specialisti. Lo studio di una civilt diviene, in una certa misura, unimpresa collet-

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tiva, guidata e corretta tanto da intuizioni, quanto da errori. La stranezza svelata: il termine totale lomologo, sul piano metodologico, di sincronico. Naturalmente, uno degli obiettivi polemici degli annalisti la metodologia positivistica dellindagine storiografica, con quel suo culto astratto del dato oggettivo e dellevenemenziale, isolato in una cappa di vetro e consegnato allocchio acuto e imparziale dello storico18. Qui conta, innanzitutto, sottolineare, per, la rinnovata idea di globalit dellindagine storica a cui i teorici delle Annales danno origine. Infatti, in una societ, qualunque essa sia, tutto si lega e si condiziona vicendevolmente: la struttura politica e sociale, leconomia, le credenze, le manifestazioni pi elementari come le pi sottili delle mentalit19. In questo senso, emerge una storia non automatica, bens problematica20. Dunque, agli occhi dello storico un fenomeno storico un problema da affrontare. Un rapido sguardo consente di valutarne lestensione. Un programma dindagine congiunto permette di utilizzare il massimo numero possibile di strumenti, per snidarne le componenti, analizzarne i motivi, studiarne le origini e gli sviluppi, calibrare le ipotesi, com-prenderlo. Tali osservazioni possiedono un valore metodologico intrinseco, al di l degli annalisti e della storiografia francese e di qualsivoglia altra area culturale21. Problematizzare significa interagire, creare quel circuito di relazioni di scambio che, con una certa enfasi, Le Goff definisce collaborazione internazionale tra storici educati dalla mentalit della storia totale22. Il percorso pienamente comprensibile: data lestensione dei problemi e lampiezza delle ambizioni, solo unazione sinergica pu realizzare un fronte comune contro le difficolt. Un risultato parzialmente conseguito diviene la premessa di un ulteriore programma di ricerca, elaborato con spirito dinsieme, ma anche con paziente senso del dettaglio. Diviene possibile, cos, valutare i dati di cui si dispone ed immergerli nei contesti di cui sono espressione. Ci comporta un rinnovamento dei metodi dindagine. Quando Le Goff si richiama ad una nuova concezione del documento accompagnata da una nuova critica dello stesso23 solleva una questione decisiva. La testimonianza del passato, diretta o indiretta, lunica traccia a cui lo storico pu affidarsi per ricostruire i termini di un dato problema. A cosa corri-

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sponde un approccio critico al documento? Non importa, in questa sede, far luce sulle intenzioni di Le Goff. Interessa trarre spunto dalle sue osservazioni per vedere cosa possa nascondersi dietro una forma di rinnovamento metodologico di questo tipo24. Com noto, il moderno concetto di critica sinonimo di condizione di possibilit. Ma non va colto in questaccezione. Infatti, non pi dato perorare idee astratte del tipo Verit storica o Filosofia, ma solo una serie di approssimazioni a come si presume siano veramente andate le cose, focalizzando lattenzione, nel fare storia delle idee, su un certo numero di intellettuali cui si deve laver posto in essere alcune argomentazioni razionali. A comporre tale mosaico di componenti depongono le scelte dello storico, le sue convinzioni o pre-comprensioni, loculatezza o meno di certe ipotesi interpretative25. Dunque, presenti i documenti, i profili derivano dai punti di vista ermeneutici dello storico. Quando questultimo sente parlare di ermeneutica, per, avverte, in genere, unintima inquietudine. Teme che possa essergli sottratto il diretto rapporto con il datum o che un simile stato di cose possa alimentare lo scomposto chiacchiericcio di interpreti non autorizzati di un autore o di un problema. Ora, per fare lo storico non occorrono certificati intesi a comprovarne liscrizione allalbo, altrimenti sarebbe utile sapere quale sia lente che li rilascia. Certo, un tempo esistevano scuole che obbligavano ad una sorta di militanza, dotate di una precisa prospettiva metodologica, a cui attingere, per cos dire, i ferri del mestiere. Ma tutto ci va visto ormai con una certa flessibilit, perch non esistono perimetri, ancorch rigorosi o persino raffinati, capaci di contenere e di esaurire lintelligenza critica dello storico. Ermeneutica non , pertanto, sinonimo di libert indisciplinata di ricerca. Il criterio selettivo rimane il rigore del metodo. Senza dimenticare, per, che analizzare significa valutare. Una volta ricostruito il quadro, lo storico giudica, difendendosi da quella sorta di hegelismo latente, che, talvolta, ne caratterizza le pi profonde convinzioni. Cos, continua ad incuriosirsi, pur rischiando, ad ogni passo, di sbagliare26. Nella fattispecie, lo storico delle idee definisce la caratura teorica dei suoi auctores, collegandoli ai contesti ed incastonandoli nella storia dei problemi: solo uno sguardo prospettico gli consente di avvedersi della sta-

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tura, della postura e della robustezza di ognuno. ora di chiudere i contatti, forse, con quelle devianti - e miopiche - forme di ossessione per le ricapitolazioni o con quelle asettiche ricostruzioni di questioni in larga parte risapute, che, con la loro presunta asetticit, pretendono di rispettare le bronzee leggi del rigore filologico. La filologia unaltra cosa. Altrimenti, sarebbe troppo semplice: basterebbe parafrasare una serie di libri per produrre unopera di storia. Certo, molto spesso la larga parte di quel che facciamo la riproduzione del gi detto, specie quando non si hanno nuovi documenti da addurre. Ma, in questo caso, ci deve servire solo per costruire le premesse di unipotesi, di un sentiero interpretativo o di un contributo inteso a chiarirne altri gi consolidati, senza cadere nelleccesso opposto di schizzi problematici privi di adeguati scandagli storici, in nome di cervellotici schemi di lettura degli eventi. Del resto, c un concetto storiografico ed uno ermeneutico di scoperta storica. Promuovere un approccio critico ai documenti equivale ad un invito a congetturare, ad isolare i problemi, a proporre intrecci volti ad agguantarli, per alimentare la discussione tra gli specialisti ed ottenere indicazioni adeguate a mettere a fuoco meglio loggetto. Ci costituisce il motivo della perenne rigenerazione della storiografia filosofica, perch infiniti sono gli equilibri possibili tra gli elementi di una questione; questa la ragione per cui si continua a riflettere su Platone come su Kant, su Demostene come sulla Versailles di Luigi XIV, su Pisistrato come sulla Luxemburg: lelenco potrebbe continuare quasi allinfinito. Inserirsi nei contesti e fare appello alla lucidit dellintelligenza valutante dello storico significa capire che questultimo non deve solo sporcarsi le mani negli archivi o abituarsi agli odori stantii di secolari muffe depositatesi tra gli interstizi delle scansie di vecchie biblioteche; egli ha, piuttosto, il preciso dovere di formulare ipotesi e fare capire come, a suo giudizio, stanno le cose. Non bastano gli apparati, lelenco delle varianti o, peggio, la pedanteria ottusa di chi attento solo a verificare lesattezza formale delle annotazioni o fedele ad unangusta idea di chiarezza espositiva. Certo, tutto questo ha un valore alto ed indecentrabile, ma, accanto a ci, conta accendere la fiamma dellintelligenza, supponendo, naturalmente, che qualche fuoco nella testa arda! Ormai, certi vezzi

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vetero-positivistici fanno solo sorridere. V di pi. Sortiscono un profondo disappunto, perch celano, spesso, una scoraggiante assenza di idee. Eppure, il manto si presenta candido ed immacolato, anche se, magari, sotto il vestito niente! Filologia e critica, rigore e raffinatezza degli approcci rendono lindagine storiografica unimpresa critica, perch interpretativa27. Lavorando in questottica, sar possibile frantumare la presunta unit del Tempo della Storia nei tempi di cui costituito. Il tempo nel corso del quale fiorisce una cultura ha tante anime al suo interno. C la macchia ridente degli eventi e c il folto, oscuro e misterioso sottobosco delle allusioni, delle tendenze, delle credenze, le quali costituiscono, spesso, il sostrato materiale su cui si erigono certe scelte o talune prese di posizione. In questo senso, lo storico si dispone ad offrire nuovo rilievo allo studio delle mentalit28, dellimmaginario29 o dei contesti marginali30, nella convinzione che la storia il frutto dellintersecazione delle azioni di tutti, non il risultato delle gesta dei grandi protagonisti posti ad agire sul palcoscenico della gloria in quanto strumenti terreni della Ragione. Tutto ci si persegue inseguendo i grandi progetti come i sogni a cui ogni tempo risulta legato, intersecando di continuo il piano dellindividuale con quello del collettivo, sulla base di quella passione delle idee e delle teorie che permette alla scienza storica di salire pian piano i suoi gradini31. Rimane una grande consapevolezza: lestrema complessit del fenomeno storico esige un approccio sincronico, un apparentamento di fondo tra le scienze umane intese a dar fondo alle loro risorse euristiche per risolvere certe questioni. Come auspica Le Goff, si giunger o ad una sorta di pan-storia, scienza globale delluomo, degli uomini, del tempo oppure ad una fusione tra le tre scienze sociali pi vicine: storia, antropologia e sociologia32. In ogni caso, la storia conserver sempre un ruolo di primo piano. Questesigenza di mettere in risalto competenze derivanti da mbiti disciplinari diversi allarga oggi il suo orizzonte, allorch sinfiamma il dibattito sullutilit dei mezzi informatici nellattivit di ricerca33 o sulla necessit di combinare metodi allaltezza dei problemi, di definire idee

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e teorie adeguate alla loro difficolt, di acquisire una flessibilit critica che consenta di mutare strategia in corso dopera qualora non si dimostri efficace, di essere capaci di apprendere dai propri errori e di capire che il confronto sinstaura sempre con la complessit delle vicende, non con linterpretazione rivale. In fondo, la cosiddetta nuova storia si riduce al proposito di combinare le forze, aguzzare glingegni, rendere duttili i metodi senza perdere in rigore, per ridurre al minimo la possibilit dellerrore e moltiplicare al massimo il ventaglio delle soluzioni plausibili, correggendole, allo scopo di perfezionare la migliore ed approssimarla quanto pi possibile a fenomeni storici ancora oscuri. In tal modo, si determina un contatto34 con il passato in grado di creare circuiti di relazione tra autori, determinazioni problematiche e idee delle epoche pi diverse. Tutto ci non tanto per ricadere nel filosofema della contemporaneit della storia, quanto per riflettere sulla centralit della storia nel nostro sistema di costruzione delle identit culturali, visto che la ricerca storica rimane un modo per prendere posizione nei confronti dei problemi fondamentali della societ, della politica e della morale35. In fondo, noi studiamo la storia perch siamo interessati ad essa, e anche perch vogliamo imparare qualcosa sui nostri problemi36. Un tempo come il nostro, che pare aver perso di vista i punti cardinali in funzione dei quali potersi orientare, ha bisogno di un confronto continuo con i classici e con i grandi sistemi culturali del passato. Ha modo, cos, di fluidificare i propri moduli dinterpretazione di s e di comprendere quanto variegata sia lesperienza della propria auto-rappresentazione. E, soprattutto, pu avvedersi del fatto che non c critica senza storia e che ogni giudizio in tanto ha senso in quanto storicamente determinato. Dunque, quando si guarda al problema filosofico della storia e ci sinterroga sulle ricadute metodologiche insite nellidea di storia come racconto di fatti individuali emerge un percorso parallelo. Dare scacco ai grandi provvidenzialismi storicistici s detto significa accreditare un orizzonte nel quale emerge la molteplicit dei punti di vista, la fallibilit dei piani razionali, una concezione della storia come storia di uomini vincolati ai contesti variabili dei loro tempi. Ora, se implicita una qualche idea di storia in chi la fa, a cosa corrisponde sul piano metodologico tale con-

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sapevolezza? Ad unuguale apertura interpretativa, ad unespansione del concetto di problema storico, al superamento dellidolum del fatto, alla persuasione che non esiste un metodo mediante cui dare lassalto alle questioni irrisolte, ma tanti metodi, legati ad altrettanti acuminati strumenti di ricerca, da cui trarre utili indicazioni per andare avanti. Ne rimane una lezione di sobriet ed un fondamentale insegnamento: leggere ogni certezza allinsegna della categoria della congettura, valida fino a prova contraria e giammai vera. Cos, anzich presentarsi nei termini di Sacerdote del Vero, lo storico pu avanzare di s limmagine del segugio di immagini sempre pi articolate delle varie realt storiche, per cercare di restituire il passato a se stesso e noi alla nostra identit. III. I singoli percorsi di ricerca raccolti in questo volume sono una conferma delle inquietudini critico-metodologiche a cui s alluso e vogliono essere unindiretta risposta alle domande prima sollevate. Naturalmente, al di l dei proclami metodologici, il mestiere dello storico si esplica nel concreto confronto con i tanti quesiti a cui bisogna dare risposta. Lobiettivo complessivo del volume non quello di tentare un bilancio del dibattito sulla metodologia dellattivit storiografica intesa ad investire tematiche di carattere filosofico; ci si propone, piuttosto, di verificare come il racconto storiografico sia legato alla concentrazione di sforzi metodologici volti a definire la fisionomia del suo oggetto. Ecco perch s fatto leva, nel sottotitolo, sullespressione storiografia filosofica, da intendersi come sinonimo di attivit storiografica, di critica storica e di teoria della storiografia. Il passaggio dalla Storia alle storie ne comporta una significativa trasformazione. Lauspicio, dunque, di fornire ai lettori un momento trasversale di discussione intorno a questi temi, senza alcuna pretesa di produrre risposte, ma nel tentativo di problematizzare ulteriormente le questioni, valutandone la coerenza, le contraddizioni e lutilit in sede di ricerca. Il rispetto dellalterit del passato e della molteplicit dei punti di vista interpretativi, lapproccio critico ai documenti, la prudenza nellesprimere giudizi, la fedele militanza nelle fila della scuola del sospetto per dare scacco ad aprioriche convinzioni o a pregiudizi che poco condividono con

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il lavoro di verifica incrociata dei dati sono i convincimenti e lo stile di ricerca cui ciascun autore rimasto fedele. In questo modo, indiretto per lappunto, s offerta unoccasione per celebrare il primato delle storie su ogni radicalizzazione storicistica, esibendo una variet di metodi e di approcci che, nel fare il punto sui problemi trattati, segnala quanta strada rimanga ancora da fare. Sandro Ciurlia (Universit di Lecce), facendo leva sulle metafore geometriche della sfera e del punto, ha calibrato la sua attenzione sul mutamento dellimmagine filosofica della storia verificatasi nel corso del Novecento. Studiando i variegati fermenti della crisi, si soffermato a riflettere sullattualit delle filosofie della storia, sul senso di rassicurazione psicologica che ingenera lidea di un comune destino storico cui si partecipa e sui nuovi scenari aperti dalla mentalit globalizzante, rispetto alla quale tendono a ricomporsi in una superiore e problematicissima unit i tanti destini individuali. Alberto Nave (Universit di Cassino) sottopone ad analisi la dibattuta questione crociana dello statuto del giudizio storico, inteso a riferire i fatti della storia, eppure, a suo modo, giudizio teoretico a tutti gli effetti. Ne emerge un quadro estremamente problematico, affrontato mediante la chiarificazione dei livelli semantici che il giudizio storico assume nella riflessione crociana sulla teoria della storiografia. Paolo Pastori (Universit di Camerino) analizza la questione della nascita della historia rerum gestarum come scienza. La definizione dei criteri di una ricerca storica rigorosa nella cultura classica greco-romana, al di l della mera agiografia e dellaneddotica, lascia trasparire la comune tendenza a sottolineare il valore della virt del singolo o della fortuna di un popolo. Cos, le seduzioni della filosofia della storia sinsinuano nelle maglie della ricostruzione storiografica, dando vita alle prime compiute forme di continuismo storico. Antonio Quarta (Universit di Lecce) si interroga sul senso della storia nellepoca del crollo della fiducia metafisica nellunit del genere umano. Si giunge ad individuare, cos, una sorta di terza via tra i fulgori ormai superati dello storicismo assoluto e gli abbattimenti senza speranze di prospettive meramente nichilistiche, creando uno spazio aperto, fatto di

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poche e finite certezze. Massimo Sabbieti (Universit di Camerino), prendendo le mosse dai grandi paradigmi dello storicismo illuministico (Bossuet, Voltaire), affronta i nuclei problematici relativi alla nascita del concetto hegeliano di Storia universale. Lo storicismo contemporaneo, a sua volta, riproblematizza il rapporto tra metafisica e storia, getta nuova luce sui criteri cui deve attenersi lo storico nellesercizio della sua attivit di ricerca ed invita a continuare a riflettere sullattualit delle filosofie della storia. Domenico Scalzo (Universit di Urbino e Universit di Camerino) affronta la spinosa tematica del compimento della storia come evento originario nella filosofia di Heidegger, nel crogiolo dellincessante dialettica tra la permanenza dellessere ed il divenire della temporalit. La Kehre determina, poi, un riassetto della questione ed il confronto con i Beitrge diviene inevitabile per definire gli articolati sottintesi mistico-ontologici che alimentano la seconda meditazione heideggeriana. Ne discende unidea di storicit come inaggirabile banco di prova per una rinnovata metafisica intesa a definire le condizioni della propria rappresentazione. La seconda sezione della Rivista Forum: sentieri del pensare raccoglie due contributi di storiografia della scienza. Salvo DAgostino (Universit di Roma La Sapienza) ha concentrato la sua ricerca sullopera di Hertz, chiarendo come lidea di esperimento simperni sullapparato teorico che guida lo scienziato a verificare le sue congetture. Tutto ci pone le premesse di un significativo mutamento di prospettiva e di strategia euristica, dalla cui evoluzione sorge la fertile parabola della fisica teorica novecentesca. Ubaldo Sanzo (Universit di Lecce), ricostruendo le vicende relative alla fondazione dellcole Polytechnique, ha avuto modo di riflettere, in generale, sul modo in cui la ricerca scientifica condizionata dalle istituzioni responsabili della sua promozione e, in particolare, sulla maniera in cui le vorticose vicende politiche della Francia rivoluzionaria abbiano condizionato lo stesso assetto dei programmi didattici e formativi adottati dalla celebre Scuola sul finire del XVIII secolo. Lultima sezione della Rivista Effemeridi filosofiche , di carattere informativo, accoglie una serie di recensioni.

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Sandro Ciurlia che ho lonore e la responDesidero dedicare questo volume di sabilit di curare alla memoria del Prof. Francesco Barone, la cui signorile acutezza di giudizio e la cui cordiale disponibilit sono state per me uno stimolo importante a perseguire la curvilinea traiettoria degli studi leibniziani.

NOTE
G.W.F. HEGEL, Vorlesungen ber die Philosophie der Geschichte, in Werke. Vollstndige Ausgabe durch einen Verein von Freunden des Verewigten, Bde. 18, Herausgegeben von P. Marheineke, J. Schulz, E. Gans, L. von Henning, H.G. Hotho, K.L. Michelet, F. Frster, Berlin, Duncker & Humblot, 1832-1845, Bd. IX, p. 22. 2 Cfr. K. LWITH, Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia, Milano, Edizioni di Comunit, 1963, pp. 23-44. 3 Cfr. K. LWITH, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Torino, Einaudi, 1949, soprattutto pp. 212 e sgg. 4 Cfr. K.R. POPPER, Miseria dello storicismo, Milano, Feltrinelli, 20023, pp. 17-8. La prima edizione dei testi di Lwith e di Popper datata, rispettivamente, 1949 e 1957. 5 Si allude al terzo momento della dialettica hegeliana in cui si realizza la sintesi razionale comprensiva degli opposti tetici: cfr. G.W.F. HEGEL, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, voll. 2, Roma-Bari, Laterza, 19733, v. I, pp. 86-8. 6 Cfr. K. LWITH, Il significato etc., cit., p. 74. 7 Cfr. P. RICOEUR, Temps et rcit, voll. 3, Paris, dizions du Seuil, 1983. 8 F.A. HAYEK, Labuso della ragione, Firenze, Vallecchi Editore, 1967, p. 43. 9 Ib. 10 Cfr. Id., pp. 44 e sgg.
11 F. BRAUDEL, Civilt e imperi del Mediterraneo nellet di Filippo II, Torino, Einaudi, 1953, p. XXXII. 12 Sullattualit, sul piano metodologico, della proposta crociana della celebre idea secondo cui ogni storia storia contemporanea, cfr. G. GALASSO, Nientaltro che storia. Saggi di teoria e metodologia della storia, Bologna, Il Mulino, 2000. 13 Cfr. P. ROSSI, Un altro presente. Saggi sulla storia della filosofia, Bologna, Il Mulino, 1999. Mi sono occupato di discutere la suggestiva proposta di Rossi nel , III saggio La storia: un altro presente o il nostro passato?, in (2000/2001), Lgos e storia, a c. di S. Ciurlia, pp. 169-222. 14 I termini utopia e disincanto vengono proposti in un significativo accostamen1

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Discorrendo di Storia, metodi e storie ... to da C. MAGRIS nel volume Utopia e disincanto. Storie, speranze, illusioni del moderno, Milano, Garzanti, 2001. 15 K.R. POPPER, Tutta la vita risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica, Milano, Rusconi, 1996, p. 187. 16 Cfr. J. LE GOFF, La nuova storia, in AA.VV., La nuova storia, a c. di J. Le Goff, Milano, Mondadori, 19984, pp. 7-46: 9-10. 17 Di recente, si occupato di questo problema in relazione a Braudel, adducendo buone argomentazioni, G. MARI nello studio I vocabolari di Braudel. Lo spazio come verit della storia, Napoli, Luciano Editore, 2001. Per un commento analitico della proposta interpretativa di Mari si permetta di rinviare a S. CIURLIA, I linguaggi della ricerca storica: i vocabolari di Braudel, in Segni e comprensione, XVI, 47, (2002), pp. 75-84. 18 Cfr. L. FEBVRE, Combats pour lHistoire, Paris, A. Colin, 1953, p. 7. 19 M. BLOCH, Apologie pour lhistoire ou mtier dhistorien, Paris, A. Colin, 1964, p. 96. 20 L. FEBVRE, Combats pour lHistoire, cit., p. 42. 21 Nel descrivere le componenti della Nouvelle histoire, J. LE GOFF tende a ribadire come questindirizzo di ricerca sia frutto essenzialmente della cultura francese, la quale non stata dominata da un Vico [], da un Hegel, da un Carlyle, e pi vicino a noi da un Croce o da un Toynbee (La nuova storia, cit., p. 30). Nulla da dire sulla singolarit del movimento annalista, ma, forse, per rispondere in modo adeguato alla domanda su cosa significhi fare storia oggi, contano poco forme di nazionalismo culturale. Certo, la prima esperienza delle Annales guidata da intellettuali francesi, ma la loro proposta di rinnovamento metodologico, tra luci ed ombre, ha alimentato un dibattito di lunga durata, dal quale sono scaturite convinzioni, punti fermi ed affinamenti metodologico-critici che oggi fanno parte del patrimonio degli strumenti di ricerca dello storico di ogni latitudine. Dunque, andando oltre le origini, ci simbatte in un fenomeno di larghissima portata. Le Goff sappresta a ricordare che tutto ci non deve portare a una concezione radicalmente nazionalista della nuova storia (Ib.), anche se sopravvive il sospetto della persistenza di un forte spirito di appartenenza nella sua concezione della stessa. Certo, legittimo stabilire, in linea di massima, lidentit culturale delle tradizioni storiografiche francese, italiana e tedesca, ma, anche qui, il percorso non del tutto indicativo, perch la stessa espressione tradizione storiografica un singolare collettivo ed alquanto problematico avventurarsi in una definizione che non sia del tutto provvisoria. Daltra parte, lobiettivo di Le Goff chiaro: definire la cultura francese come il terreno pi fertile dove far prosperare una forma di ricerca storiografica sciolta da ogni simpatia per lo storicismo. In questo, la Francia sarebbe un elemento di singolarit nellEuropa del primo Novecento e lannalistica ne sarebbe la conferma ed il coronamento. Ora, pur prescindendo dallo Hegel francese, Michelet, forse difficile trascurare, nella delineazione di un equo quadro della questione, linfluenza, per esempio, di un Kojve, di un Wahl e di un Hyppolite, che hanno

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Sandro Ciurlia contribuito alla rinascita degli studi hegeliani in Francia e che hanno fornito non pochi echi di categorie storicistiche ai concetti di storia totale o storia universale propugnati dai protagonisti delle Annales. Pertanto, lorizzonte assai variegato, arduo spingere troppo oltre le distinzioni. opportuno, piuttosto, riflettere sugli effettivi ausili che tale prospettiva di ricerca riesce ad offrire al faticoso mestiere dello storico in termini di apertura ai tanti contesti marginali che, spesso, sfuggono o non sono adeguatamente considerati. Sulla vicenda critico-metodologica dellannalistica utile consultare P. BURKE, Una rivoluzione storiografica. La scuola delle Annales (1929-1989), Roma-Bari, Laterza, 20027. 22 Cfr. J. LE GOFF, La nuova storia, cit., p. 30. 23 Id., p. 42. 24 Cfr. Ib.: Le Goff cita lidea di documento/monumento di Foucault come punto di partenza verso un completo destrutturare il documento, inteso, questultimo, alla maniera classica. In verit, convince lo sprone a risemantizzare il concetto di documento, assai meno lespressione destrutturare, che, se non chiarita, pu dar dito, specie se utilizzata da uno storico di professione, a fraintendimenti. 25 Scrive con acume lo storico francese: Il documento non neutro, non deriva solo dalla scelta dello storico, egli stesso parzialmente condizionato dalla sua epoca e dal suo ambiente (Ib.). 26 Ha ragione P. ROSSI quando parla dellintrinseca rischiosit del mestiere dello storico (Introduzione, in AA.VV., Cinquantanni di storiografia filosofica. Omaggio a Carlo Augusto Viano, a c. di E. Donaggio e E. Pasini, Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 15-39: 39). Belle pagine sullavventurosit del lavoro di ricerca e sulla parzialit nellindividuazione dei dati ha scritto K.W. von HUMBOLDT, Il compito dello storico, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1980, soprattutto pp. 119 e sgg. 27 Sul ruolo attivo della filologia come stimolante strumento di sorvegliamento dellesercizio storiografico e non come sinonimo di piatta erudizione, ha proposto valutazioni ancora oggi significative E. GARIN nel volume La filosofia come sapere storico, Roma-Bari, Laterza, 19902, soprattutto pp. 77 e sgg. 28 Cfr. P. ARIS, Storia delle mentalit, in AA.VV., La nuova storia, cit., pp. 141-66. 29 Cfr. E. PATLAGEAN, Storia dellimmaginario, in AA.VV., La nuova storia, cit., pp. 289-317. 30 Cfr. J.-C. SCHMITT, La storia dei marginali, in AA.VV., La nuova storia, cit., pp. 257-87. 31 Cfr. L. FEBVRE, Combats pour lHistoire, cit., p. 17. 32 J. LE GOFF, La nuova storia, cit., p. 45. Le Goff avanza anche una terza ipotesi, quella di una storia orientata a ritagliarsi un proprio territorio, dopo aver operato una nuova frattura epistemologica rispetto alle altre scienze umane. Soluzione, questa, un po troppo filosofica rispetto al piano concreto delleser-

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Discorrendo di Storia, metodi e storie ... cizio storiografico, nella definizione del quale il rapporto con i contributi delle altre scienze umane a dir poco decisivo. Continuano, inoltre, a non convincere espressioni quali scienza globale delluomo: il senso di tale locuzione in seno alla prospettiva di Le Goff chiaro, ma perch continuare ad usare aggettivi ambigui, intrisi di rigurgiti di storicismo, che danno dito ad equivoci, quando proprio dallimperio delle filosofie totalizzanti della storia che ci si vuol definitivamente liberare? 33 Cfr., a proposito del rapporto tra fonti storiche e supporti informatici, G. GALASSO, Nientaltro etc., cit., pp. 293 e sgg.; sui media come strumento di condizionamento critico e sociale si veda, tra gli altri, P. ORTOLEVA, Mediastoria. Mezzi di comunicazione e cambiamenti sociali nel mondo contemporaneo, Milano, Il Saggiatore, 20022. 34 Cfr. G. PIAIA, Il lavoro storico-filosofico. Questioni di metodo ed esiti didattici, Padova, Cluep, 2001. 35 K.R. POPPER, Tutta la vita risolvere problemi, cit., p. 161. 36 Id., p. 172.

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