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SAGGI Due monografie dedicate al rapporto tra Gilles Deleuze e Maurice Merleau-Ponty

Pagine dedicate a un dialogo impossibile


Fabrizio Denunzio

oche citazioni, soprattutto in nota, e in massima parte dopo il 1980. Prima in Francis Bacon. Logica della sensazione, poi in Limmagine-movimento, in Foucault, e infine ne La piega. Leibniz e il barocco. I testi richiamati: Il dubbio di Czanne, Il cinema e la nuova psicologia, Fenomenologia della percezione e Il visibile e linvisibile. A questo gramo sistema di corrispondenze stato spesso ricondotto il rapporto di Gilles Deleuze con Maurice Merleau-Ponty. Anche perch i richiami alle opere di questultimo si risolvono quasi sempre in poche battute: al sentire fenomenologico nel caso della pittura, alle condizioni naturali della percezione in quello del cinema, al superamento dellintenzionalit secondo in Husserl tramite la piegatura dellessere nel libro su Michel Foucault; e allinterpretazione della monade nella monografia leibniziana. In pi, bisogna tenere conto che spesso questi richiami sono fatti per distanziarsi dalla concezione merleaupontiana (pittura e cinema) o per apprezzarne di sfuggita il valore (monade e piega, su questultima si era gi espresso favorevolmente in un nota di Differenza e ripetizione). In base a questi indicatori stato valutato come periferico il posto di Merleau-Ponty nella produzione deleuziana.

nel 1956, sotto la direzione di Merleau-Ponty, esce il volume collettivo Le philosophes clbres, la voce Bergson scritta dal giovane Deleuze che punta la sua lettura sul concetto di intuizione come metodo dellintera filosofia bergsoniana. Nel 1960 MerleauPonty, nel saggio Divenire di Bergson, rivendica lintuizione come momento fondamentale della produzione teorica di Bergson a partire dal 1907. Nel 1966 esce Il bergsonismo di Deleuze che, in una nota, scrive: Merleau-Ponty dimostra molto bene come, secondo Bergson, il tema della simultaneit conferma una vera filosofia della "coesistenza".

Una tarda connessione


Questo insieme di riferimenti, se da un lato dimostra lassenza di conflitto, dallaltro ha senso solo se la complicit che fonda ha una ricaduta sulla teoria sociale contemporanea. Nella voce Bergson, Deleuze intende per coesistenza il coesistere, nella concezione del tempo di Bergson, del passato e del presente nella durata interiore del

A DESTRA, UNA FOTO DI GILLES DELEUZE. A SINISTRA, RITRATTO DI MAURICE MERLEAU-PONTY

I pochi punti di contatto tra i due filosofi aiutano nello sviluppo di una puntuale analisi delle relazioni sociali
soggetto. Nel saggio Divenire di Bergson, questa coesistenza temporale viene trasformata da Merleau-Ponty nel reciproco percepirsi, intersecarsi e avvolgersi dellinsieme delle durate che sono tutti i soggetti. Quella che nel 1966 Deleuze definisce come filosofa della coesistenza in realt una sociologia dellintersoggettivit che, oggi come oggi, vuol dire ununica cosa: le nostre esistenze individuali dipendono sempre pi dalla connessione con quelle delle altre. La coesistenza, allora, diventa pienamente intellegibile attraverso lattuale societ delle reti.

Tra dissonanze e risonanze


A scuotere questa consolidata certezza venuto il volume 13 di Chiasmi International (Mimesis, pp. 569, euro 30), rivista dedicata allo studio dellopera di Merleau-Ponty che presenta, in questo numero, il dossier MerleauPonty e Deleuze: dissonanze e risonanze. Impreziosisce la raccolta di interventi, un brevissimo testo di Deleuze tratto da una le-

s non , gli indicatori testuali lo dimostrano. Un discorso a parte merita lintervento di Pierre Montebello perch d vita ad unoperazione interpretativa molto interessante, questa s capace di scuotere lautore, consapevole tanto della scarsit dei riferimenti testuali su cui fondare il rapporto tra i due filosofi, quanto dellantifenomenologismo di Deleuze, sposta il fuoco del conflitto altrove: Deleuze ha chiaramente giocato Bergson contro Merleau-Ponty. La ragione di questa opposizione cos radicale, a parere di Montebello, sta nel mondo in cui la fe-

nomenologia pensa il rapporto mondo-soggetto, cio un mondo prodotto dal soggetto, un mondo ancora troppo umano. A ci Deleuze opporrebbe il soggetto bergsoniano come derivata del mondo, come un caso della natura. come se Montebello ci dicesse: buttate allaria queste quattro note di Deleuze su Merleau-Ponty, non l che troverete le ragioni del conflitto, se questo c si gioca su di una posta pi importante, linterpretazione di Bergson. Questo gesto teorico importante per lavanzamento che fa compiere agli studi deleuziani: si

pensi che la posta Bergson non compare mai in La chair et le pli: Merleau-Ponty, Deleuze e la multivocit dellessere (Mimesis, pp. 206, euro 16) di Nicol Seggiaro. Lo scuotimento suscitato dalla lettura del saggio di Montebello, per, deve essere usato in unaltra direzione: non in quella che decreterebbe ora la centralit del rapporto tra Deleuze e MerleauPonty mediata dal conflitto sullinterpretazione del bergsonismo, ma sulla complicit che attraverso lopera di Bergson si crea tra i due autori. Che non ci sia conflitto, ma complicit presto dimostrato:

LIBRI DARTISTA Black Drop Cin-roman di Simone Starling verr presentato il 7 a Miart

Atlante in frames delleclissi solare


Rinaldo Censi

Un legame tenuto in piedi da episodiche citazioni allinterno di percorsi teorici divergenti


zione su Leibniz tenuta a Vincennes-Saint Denis il 20 gennaio del 1987, in cui il filosofo francese riassume la posizione di Merleau-Ponty rispetto ad Heidegger e alla monade leibniziana. Lo scuotimento, per, durato poco: n questa breve nota, n gli interventi tanto quelli schierati a favore della dissonanza (quello di Pierre Rodrigo che lavora nella direzione dellanti-fenomenologismo di Deleuze), quanto quelli favorevoli alla risonanza (quello di Claudio Rozzoni che sancisce lalleanza tra i due filosofi in nome della comune lotta contro il cartesianesimo) sono sufficienti a dimostrare la centralit di questo rapporto. La nota deleuziana, perch un semplice sunto didattico, non basta a fare assurgere MerleauPonty al rango di intercessore (alleato con cui pensare le questioni filosofiche) o di oppositore (di quelli del calibro di Hegel). Gli interventi, sia quando lo rifiutano che quando lo accettano, partono dal presupposto che per Deleuze il confronto con Merleau-Ponty sia decisivo. E co-

l nome dellautore scritto in bianco: Simon Starling. Pi in basso, sempre in bianco, il titolo: Black Drop Cin-roman. Il fondo nero. Al centro, spostato verso destra, un rettangolo grigio. Sembra un quadro informale. la copertina di un libro affascinante, di formato rettangolare, pubblicato dallintraprendente Humboldt, casa editrice votata ai racconti di viaggio e ai libri dartista, come questo che teniamo tra le mani (il 7 verr presentato a Miart), composto da una serie di fotografie accompagnate da brevi didascalie. La prima che incontriamo riporta, a caratteri differenti, il titolo del libro, troncato dalla dicitura Cin-roman. Fondo nero e scritta bianca. In bianco e nero come tutto il resto che vedremo. Segue la fotografia di una tavola di montaggio. Poi due mani che posizionano una striscia di pellicola tra gli ingranaggi. Nella quarta, lestremit della pellicola viene fissata su uno dei due piatti. La successiva ci dona in plonge la vista della tavola di montaggio. Nel piatto superiore scorre limmagine, in quello inferiore il suono. La sesta mostra il visore della tavola di montaggio, che riporta il titolo gi notato nella foto numero uno: Black Drop. Stessa grafica e stesso carattere. Dunque? Le fotografie che stiamo sfogliando sono i fotogrammi di un film, e questo libro non che uno strano travelogue scientifico-didattico, il cine-romanzo, il dfil cartaceo, puntuale e preciso, inquadratura per inquadratura, di un film il cui titolo Black Drop. Il sistema di montaggio orizzontale che abbiamo visto fissato nella foto uno Steenbeck. Prima dellesplosione del montaggio digitale, era su questa tavola che prendeva forma il materiale accumulato durante le riprese. Ed qui che Simon Starling ha montato il suo

film. Si fa presto a comprendere che quel quadro informale che campeggia in copertina non altro che un fotogramma graffiato e trasparente del film. Simon Starling lha realizzato nel 2012. Il 6 giugno del 2012 il pianeta Venere transitato davanti al sole. Un evento piuttosto raro, visto che si verificher di nuovo nel 2117. Starling era l con la sua macchina da presa 35 millimetri. Ha filmato il passaggio calibrando il tempo di esposizione: un fotogramma per secondo. Si tratta del medesimo accorgimento approntato da Pierre Jules Csar Janssen, linventore del revolver fotografico (1873), il quale si era diretto in Giappone nellottobre del 1874 per filmare lidentico evento astronomico. La lastra fotografica la retina dello scienziato, amava ripetere. La Black Drop unescrescenza, un legamento che unisce i lembi del pianeta con il bordo del Sole. Qualcosa come una figura appiattita, bidimensionale, che scivola lungo la superficie solare, per poi svanire, inghiottita dal nero del cosmo. La definizione migliore lha data Thomas Pynchon nel suo Mason & Dixon: Una specie di lungo Filamento nero

la collega tuttora al Lembo Solare, anche se si decisamente spostato sulla sua Faccia, a somiglianza di una Goccia dInchiostro l l per cadere dalla Penna di uno Scrivano svagato. Nel corso dei secoli viene descritta, disegnata, fissata su lastra fotografica dagli osservatori, ponendo vari grattacapi interpretativi. Il libro, cos come il film, riassume secoli di frustrazioni e confutazioni scientifiche, si sposta lungo i secoli, ci parla di camere oscure, immagini fissate da Keplero, da Jeremiah Horrocks, otturatori, dettagli meccanici e filmati della Nasa, osservatori astronomici costruiti su cime montuose e false ricostruzioni della superficie lunare, ricalcate su quelle di crateri vulcanici (James Nasmyth pubblica il suo The Moon Considered as a Planet nel 1874). Si sofferma su Leclipse di Georges Mlis (1907), i viaggi del Capitano Cook verso Thaiti. A Point Venus egli osserva, insieme allastronomo Charles Green, la Black Drop. Venere transita davanti al sole, nel 1769. Quelle che Starling ci racconta e ci mostra sono storie, avventure scientifiche. Storie in cui si osserva il cielo (come nel magnifico film di Jeanne Liotta, sette anni tra osservatori astronomici) e si alimentano ossessioni. Registrare e analizzare le immagini che sfuggono allocchio umano: Janssen, Muybridge, Marey e poi Lumire. Da questo punto di vista, Black Drop Cin-roman pone il cinema come la tecnica in grado di portare a compimento scoperte scientifiche. Il cinema vi appare anche malinconicamente come lultima macchina creata nellera delle macchine. Comprendiamo allora meglio quei gesti, i dettagli di mani che toccano pellicola, la tagliano. Sono gesti che tra poco spariranno completamente. Starling li inserisce nel suo splendido atlante fotografico, come parte cruciale di questo straordinario balzo scientifico.