Sei sulla pagina 1di 19

Arme e imprese sforzesche a Pesaro in Rocca Costanza

di Antonio Conti
(on-line dal 3 febbraio 2012 allindirizzo http://araldica.blogspot.it/2012/02/arme-e-imprese-sforzesche-pesaro-in.html)

Il dominio degli Sforza su Pesaro, durato dal 1445 al 1513 (con una parentesi dovuta alloccupazione di Cesare Borgia dal 1500 al 1503), segu quello dei Malatesta iniziato nel 1285 e precedette quello dei Della Rovere che si protrasse fino al 1631 (anche sso con una parentesi dovuta al dominio mediceo dal 1516 al 1519). Primo signore sforzesco di Pesaro fu Alessandro, figlio illegittimo di Muzio Addendolo detto Sforza, che divenne signore di Pesaro per la vendita compiuta da Galeazzo Malatesta nel 1445. Tale compravendita avvenuta senza lautorizzazione della Santa Sede, cost ai contraenti la scomunica pronunciata da papa Eugenio IV. Nel 1447 Niccol V assolse tutti gli attori di quella vicenda e provvide a concedere il vicariato apostolico in temporali bus allo Sforza

Pesaro non ricchissima di araldica monumentale, ma qualche segno dellantico dominio dei suoi signori rimasto. Dei Malatesta lo stemma bandato nel portale della chiesa di San Domenico e in quello della chiesa di SantAgostino. Qui lo stemma malatestiano segue, sullarchitrave della porta centrale quello, bello e semplice, del Comune cittadino: inquartato di bianco e di rosso. In quel ricco portale gotico, in un alto pinnacolo, si pu osservare pur con difficolt, un altro stemma malatestiano: sempre larma bandata, ma racchiusa un uno scudo a targa con tacca per la lancia, timbrato da un elmo con unala per cimiero: lo stemma di Malatesta dei Sonetti . Anche dei Della Rovere rimasto qualcosa, ma non molto. Le tre mete, impresa di Guidobaldo II, sopra lingresso dei giardini di villa Miralfiore, uno stemma allangolo tra via Passeri e via dellArco, lo stemma di Eleonora Farnese -Della Rovere ora collocato sul bastione del Carmine, ma fino a poco tempo fa giacente nei magazzini del Museo Oliveriano come pezzo erratico di provenienza sconosciuta. Entrando nel cortile del palazzo ducale (ora Prefettura) il portale daccesso alla scalinata decorato con le imprese roveresche ed ulteriormente ornato dallo stemma ducale con lo scudo ovale timbrato dalle tre mete e circondato dal collare dellOrdine del Toson dOro.

Stemma di Giovanni Sforza all'ingresso di Rocca Costanza

Del dominio sforzesco restano tracce in gran parte abrase nel loggiato di Palazzo ducale: imprese ma verosimilmente anche stemmi. Einvece completa la decorazione ad anelli con diamante dellarco daccesso al loggiato; c poi un bello stemma allangolo tr a via Mazza e piazza Antaldi (partito semitroncato: nel 1 il leone col cotogno; nel 2 a) londato, b) limpresa dellanello col fiore), sotto la dicitura VMANITAS IO SF. Infine lo stemma murato sopra lingresso di rocca Costanza, accompagnato dalla dicitura IOANNES SFORTIA, segno ben pi forte di quello lasciato da Costanzo Sforza nelle pur eleganti troniere in pietra con la sigla C[OSTANTIO] S[FORTIA]. Questo quanto si pu vedere con un podattenzione, girando liberamente per la citt. Altre testimonianze araldiche sono sicuramente rintracciabili allinterno degli edifici, delle chiese, dei musei. In questa sede desidero occuparmi proprio di stemmi attualmente non ancora ordinariamente visibili alla cittadinanza.

Troniera con la sigla di Costanzo Sforza

La rocca di Pesaro, per secoli inaccessibile alla cittadinanza, prima per ragioni militari poi per essere stata adibita a carcere, negli ultimi anni divenuta oggetto di interventi di restauro e di recupero funzionale. Nelle more di questi lavori (non ancora conclusi) stato pi volte permesso laccesso pubblico, prima per visite straordinarie poi in occasione di importanti eventi culturali e ricreativi, ultimo dei quali ledizione nazionale della Festa Democratica nellestate del 2011. Tutto ci ha messo la cittadinanza pesarese, e non solo, a con fronto col principale apparato decorativo della rocca, un tempo destinato alla sola corte signorile e a quanti erano da questa ammessi nella possente fortezza: militari, ospiti illustri, ma anche malcapitati carcerati per lo pi anchessi di nobile lignagg io . Le residenze signorili erano ovviamente dotate di raffinate decorazioni (spesso di carattere araldico ed emblematico), ma anche le installazioni militari, specialmente quelle che per ragioni di sicurezza avrebbero potuto ospitare la corte, erano sovente dotate di tali apparati. E il caso della rocca di Pesaro. Tutto ci avveniva, a maggior ragione, se si pensa che gli architetti delluna e dellaltra tipologia di residenza erano talvolta i medesimi. La parte residenziale di Rocca Costanza (1), cos come quella di Senigallia fu infatti progettata da quel Luciano Laurana che gi aveva impresso un segno decisivo nelledificazione e nella decorazione del celeberrimo Palazzo ducale di Urbino. Le note che seguono sono dunque dedicate a quanti, curiosi, si soffermeranno ad ammirare gli scudi scolpiti che decorano il cortile della rocca, permetteranno loro di saperne qualcosa di pi. Le decorazioni di cui mi occuper in questa sede ornano i capitelli dei pilastri del porticato del cortile della rocca che si dispone sui lati Ovest e Sud. Sul primo sono collocati anche due scudi in pietra erratici. Ci occuperemo anche di quelli.
3

Rocca Costanza dall'alto e prospetto dei lati del cortile con stemmi e imprese

Il lato Ovest del porticato quello sul quale si affaccia lingresso alla rocca, ed adeguatamente decorato al fine dessere il principale dei due. I larghi pilastri che sostengono larco daccesso sono arricchiti ognuno con due lesene con capitello scolpito. I capitelli delle lesene interne mostrano scudi con limpresa del morso (a destra) e del giogo spezzato (a sinistra), mentre i capitelli delle lesene esterne sono entrambi decorati con larma inquartata Impero-Sforza. Tale composizione appare dunque concentrica. Lulteriore pilastro a destra ha il capitello della lesena decorato con lo scudo con limpresa della scopetta, mentre quello a sinistra risulta illeggibile, forse per abrasione. Verosimilmente doveva esserci unaltra impresa o la divisa della casata che vediamo rappresentate sul lato sud del porticato.

Stemma abraso

Nel lato meridionale non pare potersi individuare un ordine particolare nella disposizione delle insegne. Lestremo pilastro a destra angolare, privo di lesene, ha i tre lati che si affacciano sul cortile decorati da una sorta di cornicione con tre scudi : lestremo a destra reca limpresa dei semprevivi, quello centrale lo stemma della vipera viscontea e quindi sul lato che sostiene larco c lo scudo con limpresa del morso. Gli altri cinque pilastri hanno la lesena e nel capitello di ciascuna sono rappresentati (sempre da destra): lo stemma sforzesco del Leone col Cotogno, limpresa del Giogo spezzato, la divisa di casa Sforza, limpresa della Scopetta e in fine larma inquartata Impero -Sforza. Questa la serie originale delle decorazioni araldiche del cortile: tutte racchiuse entro stemmi a testa di cavallo affiancati dalle sigle IO[ANNES] SF[ORTIA]. In epoca verosimilmente successiva, sono stati murati nei grandi pilastri dellarco di accesso nel lato Ovest, due grandi scudi di foggia veneziana, alquanto rovinati, verosimilmente gi utilizzati come chiave di volta in altro edificio. A destra larma inquartata Impero -Sforza, a sinistra limpresa del Giogo spezzato.

Stemmi erratici: larma sforzesca inquartata Impero-Sforza

limpresa del Giogo spezzato

- Lo stemma dei Visconti

Stemma Visconti lato Sud

Le origini di questo stemma si perdono tra dati storici documentati e leggende (5). Le prime testimonianze sono attestate al XII secolo nel palazzo vescovile di Legnano. Bonvesin della Riva sostenne che nel XIII secolo ai Visconti venne concesso luso del vessillo con la vipera, gi dispiegato dal Comune milanese in battaglia. Nella monetazione lanimale compare, in posizione defilata, acquister una posizione preminente solo a partire dagli anni 30 del Trecento, con Azzone Visconti. La corona della vipera venne concessa dai duchi dAustria Ottone e Alberto agli inizi del XIV sec (6). Il 4 gennaio 1395 Gian Galeazzo Visconti, elevato alla dignit di duca di Milano, un in uno stemma inquartato larma con laquila dellImpero e quella della vipera questo stemma venne denominato Ducale (7). Il Ducale divenne patrimonio araldico sforzesco con il contratto matrimoniale tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti figlia di Filippo Maria, nel 1432 (il matrimonio sar celebrato solo nel 1441). In quelloccasione, infatti, Francesco venne ammesso nella famiglia ducale milanese con diritto al cognome e allo stemma. Il Ducale con la vipera e laquila, fu dunque patrimonio araldico del ramo milanese della stirpe sforzesca. Come omaggio ai potenti cugini milanesi o come segno dalleanza, compare nella serie araldic a di Rocca Costanza lo stemma della Vipera, ma non il Ducale, che invece rappresentato nella rocca di Gradara. Unassenza che non ha dunque ragioni politiche, sulla quale ritorneremo in conclusione. Il campo dello stemma con la Vipera generalmente d argento, la biscia verde o azzurra, con scaglie e cresta. La corona doro. Per Camin e per Maspoli la persona nella bocca della Vipera (lingollato) un saraceno, in linea con la tradizione prevalente. Maurizio C.A. Gorra, dopo un esame delle diverse ipotesi gi formulate, ne avanza unaltra: potrebbe trattarsi della rappresentazione araldica del motivo del profeta Giona rigettato dal pistrice (8).

- Lo stemma degli Sforza

Stemma degli Sforza lato Sud

Questo stemma degli Sforza, col leone e il cotogno, venne a comporsi con la concessione dellimperatore Roberto di Baviera a Muzio Attendolo nel 1401. Il Leone alluderebbe alla forza del condottiero mentre il cotogno, emblema di Cotignola patria di Muzio, sarebbe stata la primitiva arma del condottiero (9). In questo stemma il leone tiene la branca destra sopra il cotogno (in altri stemmi non cos) la motivazione di questa particolare postura del leone stata cos giustificata dal Minuti nella sua Vita di Muzio Attendolo Sforza: col codogno in la gamba manca, e la gamba dericta sopra al codogno, dicendo Sforza che voleva el leone tegnisse la gamba directa de sopra per defensione del cotogno; per che tenendo el codogno de sopra pariva lo offrisse per dare ad altri. Muzio e tutti gli Attendoli vennero creati conti di Cotignola dallantipapa Giovanni XXIII nel 1411.

- Lo stemma inquartato Impero-Sforza

Stemma Impero-Sforza lato Sud

Stemma Impero-Sforza lato Ovest (a destra)

Stemma Impero-Sforza lato Ovest (a sinistra)

Come si gi ricordato, nel 1395 lo stemma dei Visconti con la Vipera venne inquartato con quello imperiale doro allaquila di nero coronata del campo. Lo stemma imperiale faceva gi parte del corredo araldico dei Visconti in quanto vicari imperiali (tali dal 1294), ma venne unito nel nuovo stemma specificatamente definito Ducale, quando Gian Galeazzo Visconti divenne duca di Milano (10). Si tratt dunque di un motu proprio visconteo, non di una vera e propria concessione imperiale. Quello stemma divent per le ragioni gi ricordate patrimonio degli Sforza milanesi. Ma laquila imperiale entr anche nel patrimonio araldico degli Sforza pesaresi tramite la concessione dellimperatore Federico III del 22 gennaio 1469 (11). Lo stemma inquartato mostra ovviamente laquila imperiale (si noti monocipite) in posizione donore, nei quarti I e IV ed quello rappresentato a Rocca Costanza.

- Impresa dei semprevivi

Impresa dei Semprevivi lato Sud

Secondo Carlo Maspoli questa impresa fu creata per Francesco Sforza, fratello di Alessandro signore di Pesaro; alla figura era unito il motto MIT ZEIT (col tempo) quando i due semprevivi ai lati saranno cresciuti alla medesima altezza di quello centrale, il duca conseguir vittoria sui suoi nemici (12).

10

- Impresa del morso

Impresa del Morso lato Sud

Impresa del Morso lato Ovest

Questa impresa sembra risalire a Gian Galeazzo Visconti (ante 1394): Il morso era accompagnato dal motto ICH VERGIES NIT (io non dimentico) (13). Questa impresa ampiamente rappresentata anche a Palazzo ducale di Urbino (14) e nel castello-palazzo dei conti Oliva a Piandimeleto (15).

11

- Impresa della Scopetta

Impresa della Scopetta lato Sud

Impresa della Scopetta lato Ovest

Impresa di Francesco Sforza, oggetto duso quotidiano casalingo per rimuovere la polvere. Nel cartiglio comunemente scritto il motto MERITO ET TEMPORE (16). Si trova anche a Urbino ed scolpita a Palazzo ducale di Pesaro.

12

- Impresa del Giogo spezzato

Impresa del Giogo spezzato lato Sud

Impresa del Giogo spezzato lato Ovest

Tra tutte le imprese rappresentate a Rocca Costanza, questa lunica creata appositamente per Giovanni. Il giogo spezzato, unito al motto PATRIA RECEPTA, allude chiaramente alla fine della cattivit ed al recupero del dominio pesarese dopo la tragica esperienza Borgiana. Spalleggiato dal padre, papa Alessandro VI (che destitu il signore di Pesaro con la scusa del mancato pagamento di censi alla Camera Apostolica), a met ottobre del 1500 il Valentino era il nuovo signore di Pesaro (17). Tre anni dopo, caduto in disgrazia il Borgia, Giovanni torn il signore pesarese (18). A ricordo della vicenda adott questa impresa di cui fece ampio uso anche nella monetazione.
13

Solo questa impresa rappresentata col motto (scolpito nello scudo) mentre tutte le altre, contrariamente alluso consueto non riportano il motto, nemmeno su un cartiglio.

14

- La divisa sforzesca

Abbiamo lasciato per ultimo lo scudo con la divisa sforzesca, sulla quale possiamo fare qualche riflessione in pi. Il termine divisa nasce in ambito militare, come un terzo sistema di riconoscimento e di auto rappresentazione oltre a quello araldico e a quello delle imprese. Con queste ultime ebbe per contatti pi frequenti, quasi costanti. Molte rappresentazioni di battaglie del XV secolo mostrano lampio uso di queste divise (e per contro la scarsa presenza degli stemmi araldici propriamente detti) sugli abiti e gli scudi dei combattenti, sulle bandiere e sui pennoni delle trombette, sulle gualdrappe dei cavalli. I colori di queste divise decoravano le calzabrache dei fanti (19). La divisa sforzesca composta da un inquartato: di rosso nei quarti 1 e 2 e ondato dazzurro e bianco nel 2 e 3. Su questo elemento base, o meglio, sui campi di rosso, i diversi appartenenti alla famiglia aggiunsero di volta in volta (ma non sempre) altre figure, per lo pi imprese. Nello scudo con la divisa nella rocca Costanza i quarti rossi sono rispettivamente caricati dellimpresa dellAnello col diamante e il fiore di melograno e dellimpresa del Volo legato. Londato inquartato col rosso fu la divisa assunta da Muzio Sforza, capostipite della casata fin dallepoca del servizio presso la compagnia Alberico da Barbiano (20). Divenne poi patrimonio comune di tutta la famiglia, quindi anche di Giovanni, che la fece rappresentare nella serie degli scudi della rocca pesarese. Sulluso del termine ondato si sofferma a lungo Cambin, che la definisce impresa (21), mentre a mio giudizio propriamente una divisa. Anche limpresa dellanello col diamante e il fiore di melograno divenne parte del patrimonio araldico familiare con Muzio che nel 1409 ricevette in dono dal marchese di Ferrara Nicol III dEste (22) uno stendardo con limpresa dellAnello (23). Per quanto ne so non nota lorigine della seconda impresa: il Volo legato. Nel XVIII secolo Vincenzo Bellini, credette di riconoscere nelle minute rappresentazioni di questa impresa nelle monete pesaresi delle corna di daino. Lo corresse qualche anno dopo Annibale degli Abati Olivieri: tali veramente pajono; ma non , che io non stia in dubbio, che siasi piuttosto voluto rappresentare due ali di Nottola (24) e ancora ma non pu dubitarsi, che il simbolo espresso in queste monete non siano un par dale, se di Nottola, o di Drago, nol
15

determino; ma ale son certamente, e questa una delle imprese, che furono dagli Sforza usate, che vedonsi ne capitelli delle logge di corte, e in quelli della loggia di Fortezza, i quali lavori essendo in grande, ci mettono in tutta sicurezza di non errare nel determinare ci che fu espresso in queste piccole monetine. Drago o nottola? Larcano pare ancora irrisolto. Certo il celebre mostruoso cimiero sforzesco del drago con la testa di vecchio tenente lanello, sembra spingere verso lipotesi delle ali di drago, anche se questultimo risulta sp esso rappresentato con una cresta sul dorso, in luogo delle ali presenti per esempio nel trittico della bottega di van der Weyden o nello Stemmario trivulziano (25). Le imprese sono per lo pi, se non addirittura sempre, estranee alle figure dellarma. Trattandosi per del cimiero, chiss Limmagine non aiuta, forse potr sciogliere il nodo una qualche fonte letteraria. Anche se non rientra nello stretto argomento di questo intervento su Rocca Costanza, mi piace segnalare, a proposito della divisa sforzesca pesarese altri scudi in pietra. Nellangolo tra via Mazza e piazza Antaldi, murata su una casa di fila, c una pietra dangolo fatta collocare da Giovanni Sforza (VMANITAS IO SF). V rappresentato uno scudo a testa di cavallo partito, semitroncato: nel 1 larma del leone col cotogno (che d su via Mazza), nel 2 limpresa dellanello col diamante e nel 3 londato (che danno su piazza Antaldi. La dicitura scolpita in unaltra pietra sta ad indicare lopera munifica del signore a vantaggio del la citt. A Gradara, murati nella torre della porta del castello, stanno due magnifici scudi gotici. Quello a destra contiene limpresa dellanello col fiore, quello di sinistra il volo legato. Il primo accompagnato dalla dicitura AL[LESANDRO] SF[ORZA ], laltro dalla data 1464, lanno dopo la conquista sforzesca ai danni del Malatesta.

Impresa dell'anello col fiore e del volo legato a Gradara

16

Stemma di Giovanni Sforza a Pesaro, angolo via Mazza - piazza Antaldi

17

- Lassenza dellincremento Aragonese


Per concludere torniamo alla Rocca pesarese. La serie araldica di rocca Costanza costituisce la parata degli emblemi (armi, divisa e imprese) degli Sforza pesaresi, ma non completa. Non compare il loro stemma inquartato con larma dei sovrani aragonesi di Napoli, che pure spettava loro fin dal 1473 al pari del cognome dAragona (26) . Usarono il composito stemma dei re di Napoli sia Costanzo che Giovanni, collocandolo nei quarti 2 e 3, avendo cura di lasciare laquila imperiale nel 1 e limitandosi a rappresentare quella originaria della famiglia solo nellultimo quarto.

Grosso di Costanzo Sforza

Grosso di Giovanni Sforza

E unassenza dettata da ragioni politiche? Oppure la serie non completa? A quanto ci risulta Giovanni si firmer sempre come dAragona, anche dopo la parentesi borgiana. Non compare nemmeno limpresa del sole radiante, che pur era rappresentata in una bandiera rossa donatagli nel 1483 dal duca di Milano Giovanni Galeazzo Sforza (27).

Cronologia delledificazione di Rocca Costanza (28)


1474 1475-79 (3 giugno) posa della prima pietra, inizio dei lavori. Luciano Laurana che dirige i lavori. Gli subentra Matteo Cherubino gi suo collaboratore. 1483 morte di Costanzo, la rocca sostanzialmente terminata.

1500-1503 occupazione del Valentino, viene realizzato il fossato 1505 lavori di completamento e abbellimento della rocca, probabilmente sotto la direzione dellurbinate Girolamo Genga.
18

- Note
(1) F. AMBROGIANI, Ipotesi sui protagonisti di Rocca Costanza, in Pesaro Citt e Cont, n. 21, Pesaro 2005, pp. 90-92. (2) Ivi, pp. 94-96. (3) Ivi, p. 96. (4) Muratore direttore dei lavori fu tal Andrea di Girolamo della Ciacca di SantAngelo in Lizzola, F. AMBROGIANI, Vita di Giovanni Sforza, Pesaro Citt e Cont - Link, Pesaro 2009, p. 394. (5) C. MASPOLI (a cura), Stemmario trivulziano, Orsini De Marzo Editore, Milano 2000, pp. 27 e 28; G. CAMBIN, Le rotelle milanesi. Bottino della battaglia di Giornico 1478. Stemmi - Imprese - Insegne, Societ Svizzera di Araldica, Lucerna 1987, pp. 100-106. (6) Ivi, p. 108. (7) C. MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., p. 28. (8) M.C.A. GORRA, Il biscione e luscente: storia di un mito, in Cronaca Numismatica, n. 173, aprile 2005, pp. 26-32. (9) G. CAMBIN, Le Rotelle milanesi, cit., p. 109. (10) C. MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., p. 28. (11) G. MURANO, Colligite fragmenta, Accademia Raffaello, Urbino 2003, p. 220. (12) C. MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., pp. 38 e 39; G. CAMBIN, Le rotelle milanesi, cit., pp. 458 e 465. (13) Ivi, p. 36; G. CAMBIN, Le rotelle milanesi, cit., p. 446. (14) A. CONTI, Osservazioni sullaraldica degli Oliva, STIBU, Urbania 2004, p. 91 e nota 37. (15) Ibidem, il motto qui erroneamente indicato come Ich Vereis Nit invece che Ich Vergies Nit. (16) C MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., pp. 37 e 38, G. CAMBIN, Le Rotelle milanesi, cit., p. 457. (17) F. AMBROGIANI, Vita di Giovanni Sforza, cit., p. 300-304. (18) Ivi, p. 339-349. (19) Sulle divise si veda M. PREDONZANI, Anghiari. 29 giugno 1440, Il Cerchio, Rimini, 2010. (20) Ivi, pp. 152, 158-159. (21) G. CAMBIN,Le rotelle milanesi, pp. 208-218. (22) V. FERRARI, Laraldica estense nello sviluppo storico del Dominio ferrarese , Belriguardo, Ferrara 1989, pp. 108-113. (23) C. MASPOLI, Stemmario trivulziano, cit., p. 40.

Foto dellautore

19

Potrebbero piacerti anche