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"POESIE" DI ROSINO MARANESI

Poesie 1

La fabbrica

Ferreo onnipotente estremo


rullo rotante
che sgrana e stralcia
in velocità costante
ad una ad una la fila passa
sotto gli occhi stanchi
polvere nera s'alza
e carne rode
la macchina lucente
che nulla dice nulla pensa
ronza e stride
in ritmo sempre uguale
oh pollice contratto
oh mano disarmonica e ferita
lascia cadere
quel che stringi ed odii
e trita i nervi
della tua mente stanca
rivolta la schiena
e canta forte sovrasta
i rozzi suoni che ti opprimono
scagliati contro
come folle infuria
nella fabbrica curvi ruffiani
dediti a leccare i piedi
al buon benefattore
nuove macchine lui
comprerà domani e tu
lo aiuterai a far carriera
ma la sua sete inaridisce
pian piano la tua vita
La festa

Rumor di tuoni in fumo


luci e colori si spargono nel cielo
la festa è già finita e con la giostra
tutte le bancarelle fan riposta
l'ora è gia tarda ed il pensiero
già torna all'indomani
resta muta la piazza
c'è qualche cane
che razza tra carta e latta
e dietro va la vecchia
che di cartoni rassetta la carretta
ma lontano dove lo sguardo arriva
tremule luci brillan verso il mare
ronzii confusi par si oda
e mi rattrista mi fa rivoltare
Ricordo di primavera

Dopo il gioco e la festa


in riposo giaceva
al riparo dal sole
sotto un albero all'ombra
e il sudor s'asciugava
dall'estrema fatica
mentre soffi di vento
trafiggevan nel petto
l'esil stelo scoperto
lunghi giorni malato
or giace sul letto
attorniato da luci
ceri flebili ombrosi
per la povera scienza
anche il sole è calato
e l'estremo bagliore
che preannunzia la notte
sta spegnendosi piano
con il corto respiro
e una ruga profonda
attanaglia il sorriso
sbarrando la luce
che nel nulla si fissa
quando fuori un'orchestra
di invisibili ombre
vergan tegole e fronde
e lo stridulo suono
raccapriccia il pensiero
Il veliero

Nitido e splendente
riappare all'orizzonte
in un dei giorni limpido e sereno
nutron rispetto le ali del veliero
e il cuore arpeggia in ritmo senza assalti
brevi minuti
poi al mutar del mare
come se dentro un dondolar su nave
l'acqua sommerge e poi ripiega
quindi sommerge e poi ritira
anfratti cupi raggiungo
alfin riemergo e cerco
appiglio solido e sicuro
ma la stanchezza e il tedio
rendono vani i tentativi
partecipe mi lascio trasportar
dal vorticar sempre più forte e muto
fino a cozzare per districare in sogni
Lungo il fiume

In bilico canneggio
tra stringhe ispide e roventi
tra spazi e piccoli viottoli
rasenti il fosso marcio
tra alberi arsivi e impantanati
in rami intrecciati in sacchi
di plastica scoloriti e macerati
e il materiale infligge
artificiali putridi
che l'occhio incastra
e l'ampia inquadratura
ritorce il frutto di passati giorni
or contenuti in lievi cantilene
mimiche antiche che allor spegnevi
e or ritornano e non puoi più afferrarle
scivolano i profumi tra i rifiuti
e le sementi marciscono fumanti
Verso il cielo

Pendii infittiti di verde


rubicondi di sole che filtra
attraverso fessure dorate
ombre formate da frasche
cespugli tra spini ed ortiche
fusti inspessiti e rigonfi
rampicanti in scalata continua
al districo ramoscelli ondulati
verso il cielo
percorso da forme e figure
in un mare tranquillo
poi il cupo chiarore
in eguale disegno
costringe il contrasto
con frastuono di grida
or che il vento
ha cambiato il suo giro
Profumi e dolore

Resti scoppati
dalla scandita falce in piana luce
tagli sospesi brillano e restano
sospese in volo mani infuriate
in imbrunire caldo e sereno
e tutta l'erba in fascio
cade afflosciata e bava
si disperde in rigoli
tra le stoppie tronche
le stoppie bruciano
e tutto quel che vive
brucia spegnendosi nel fumo
che si disperde
in cielo con dolore
e il nero campo
è pronto a nuova vita
Verso il collegio

L'alba mi destò
tra silenziosi rumori
a pensieri lontani
la luce fitta sbirciava
dalle persiane socchiuse
svelando sotto lenzuola bagnate
il viso stordito offuscato perduto
rintanato portavo l'angoscia
ed il male avanzava bugiardo
la valigia era pronta e mio padre
sbraitava al ritardo causato
dalla mia pigra sostanza imperfetta
un'ondata m'avvolse spingendo con forza
ma la mia ostinatezza interiore
combatteva col nulla
La fine del gioco

All'alba l'inverno
coi cocci di vetro
con gli occhi al riparo
nel cielo l'eclisse
il sole veste di nero
oscure le stanze
la mente bloccata
gli affetti lontani
un automa forzato
e in nero il rettore
con stridulo suono sentenzia
la fine del gioco
Prigioniero in collegio

Antica parte in vecchio edificio


su e giù per le scale
un vasto salone aperto alla luce
finestre inghiottite dal chiaro
barlume alla vista riflesso
in fila per due assestati in silenzio
chino restavo per ore
sopra pagine morte
per la mente lontana
conficcata in ruggine
il rumore gommato svelava
il rettore in bacchetta
che vibrava sui polsi
elettrizzando i nervi
un'incognita strada
mi portava al dolore
in lamento incarnato
e non rotto dal pianto
ed il prete trovava
il suo spazio potente
di piacere pagato
dal represso malore
in beffardo contrasto
Nel garbino

Gioia di un'effusione
giunge e si ricollega
in fitte sensazioni
bello quando d'estate
cercavo il vento caldo
e sudato m'addentravo
felice in quel garbino
e solo fisso al gioco
passata l'infanzia
quel vento che ritorna
lo trovo fitto e arsivo
pieno di fondi putridi
che m'annienta il respiro
e la testa non regge
il carico d'oppressione
Morte nella piana

L'aria calda ed afosa


migrante dal deserto
rintuzza corpi inerti
porta scompigli tragici
in menti vacillanti
entrando come spirito
vagante in ampi spazi
i giorni dell'estate
la imbrigliano fissandola
in zone pianeggianti
a un tiro dalla brezza
che mitiga e rinfresca
tutta la spiaggia in festa
Sull'asfalto

I copertoni scivolano
asfalto di rumori
al vento che trasporta
tormento di ospedale
lungo la bava tremano
convulsi ai lacci stretti
luci cadenti
spasimo sospiro affanno
vano calore spegnesi
nell'ultima folata
resta l'asfalto umido
velato di rugiada
Carnevale marino

Al passaggio il selciato
umettava odor acro
di canne bruciate
in quell'agosto umido
rugosamente filtravo
muri calce cemento
l'orchestra al suono
di dolciastri rumori
affannosi e retrivi
il corteo abbellito
banalmente di maschere
belletti e calze
a maglia sudorate
asfissianti aliti
in laceranti grida di gioia
e tutto brucia
la festa e il carico
di ammassati fiori ansimanti
Salmastro vento

Il giorno lungo i cardini attizzava


dal sole la lamiera fatta forno
sospese onde fluttuavano
su strisce di pneumatici rigati
impressi nel disciolto asfalto
ai sedili sudate pelli
raschiate olivastre bruciate
dal vento fatto sale
La sirena

Il sole lancia gli ultimi bagliori


prima di rifugiarsi dalla vista
annuncia la sirena da lontano
nelle fabbriche l'ora di uscita
gli operai stanchi e rotti di fatica
ripercorrono la solita rotta
in fuga ritaglia la campagna
gli ultimi sprazzi pallidi nell'ombra
la luce dei fanali agli occhi rimanda
sull'autostrada la macchina in corsa
Nel giuoco

Feriti i grandi spazi


inoltro in stanze chiuso
per sogni in soldi cieco
per voli in brevi istanti
canali d'acqua sordi
lo sguardo fisso incolla
la lingua color calce
il viso roso sbianca
rugiada agli occhi spenti
di brina il cuore fermo
e fluttuare senza sensi
come foglia contro il vento
Ricordo d'estate

Correvo lungo i campi


fioriti in orti immerso
i nidi tra gli sterpi
in cespi verdi rami
al sole rilucenti
in seme di candore
riviera l'acqua scorre
e solchi al cuor ritrovo
di melma i fossi pieni
di sterco i letamai
su aie pien di sole
il seme germogliava
tra rigoli di urina
la slitta che arrancava
sul fango dietro l'uomo
rigato di sudore
curvo nella miseria
a rafforzare l'alveo
rigonfiante e in piena
Un anno trascorso

Strade imbandite di vari colori


profumi esalanti da rose tagliate
di petali sparsi lungo le vie
donne abbellite in indumenti sacri
cesti ricolmi di benedizioni
Strade imbandite di vari colori
frinir di cicale sui fusti scagliati
sudati rigagni sugli umidi panni
rincorse gioiose su e giù nei dirupi
silenzi notturni al canto dei grilli
Strade imbandite di vari colori
vento raschiante nel giallo fogliame
taglienti ghiacciuoli che scendon
dai rami su soffice neve ricolma
di raggi assolati e accecanti
Strade imbandite di vari colori
canne fiammanti sui marciapiedi
acqua bollente nei calderoni
suini trafitti a penzoloni
sangue che sgorga nei pentoloni
Vicolo cieco

Resta un rimpianto
sereno ai giorni caro
sorriso e gioia insieme
ritorno gramo ormai
in circolo vizioso
contrito e rosto dentro
da rami aggrovigliati
la via del tutto assente
e lignee braccia aperte
a rattrappire i colmi
frutti marciti al suolo
pieno di ortiche sane
Pensiero al margine

Avaro fiore chiuso


al margine del fosso
a trattenere odori
labili ai giorni nostri
spoglio del fradiciume
incancrenito e nudo
l'umile sogno irriso
vinto perduto escluso
pensiero incorruttibile
pronto a fermare l'orbita
che sfugge all'infinito
In versi la poesia

Furtivo ad osservare
la gioia ed il dolore
della realtà vissuta
in solitario incontro
con l'essere interiore
ritrovo nei ricordi
un fiume di pensieri
che in forma di scrittura
nel bianco foglio espongo
e rileggendo in mente
le frasi si compongono
e col passar del tempo
sfrondo innesto taglio
libero le parole
imprigionate al testo
da interpunzioni e fondo
in fuochi ampi e lenti
in versi la poesia
Poesie 2

A mio padre

Un intenso profumo nell'aria


trasportato da un soffice vento
le narici riempiva di fresco
ed un senso beato di luce
avvolgeva il tragitto festoso
si specchiava un benevolo sole
sulla lastra lucente del fiume
luccicanti correvano i campi
ricoperti di frutti invitanti
ricercando la linea battuta
in lambretta sulla strada brecciata
rannicchiato tra sedile e manubrio
allacciato alla guida a mio padre
A mia madre

Lungo i calanchi
a trascinar fascine
le braccia corrose
dal duro mestiere
col fascio dell'erba
curva sulla schiena
la fronte rugosa
grondante di sudore
e verso sera
al ritorno in paese
mentre la luna
le ombre ravviva
in braccio nascosto
fra i caldi capelli
al suono del cuore
abbracciato a mia madre
A mio figlio

Placati i sussulti notturni


l'aurora con tenui colori
rischiara al risveglio del sole
la costa boschiva sul fiume
di alberi al vento le chiome
di canti tra i rami sui nidi
la musica dolce ci avvolge
lieti i pensieri al pensiero
veleggianti i profumi al respiro
gli occhi a rincorrere nuvole
la limpida acqua ci specchia
sui massi scolpiti dal tempo
distesi in silenzio all'ascolto
mano nella mano a mio figlio
Il viso avvolto al viso

Tagliati ed interrotti
i pensieri al pensiero
il cuore balza agli occhi
spazza suoni e colori
scende con gioia il viso
avvolto sul suo viso
Notte stellata

Sotto un tetto di stelle


nasce un filo sottile di luce
e la luna con occhi sereni
in completo consenso lo illumina
Le lucciole

Le lucciole nel folto rinverdire


pungono l'aria qua e là
con luci alterne al buio
sussultano sfavillano rimbalzano
nel quadro fatto luce fatto vita
Al buio riappare

In roseo tramonto
appeso alla rupe
il borgo lontano
s'accende di luci
un antico presepe
al buio riappare
Candido velo bianco

La neve nella notte


lenta scendeva piano
pulviscolo nei vetri
al vento che fischiava
fioriva lentamente
il giorno nella mente
tra i nuvoli furtivo
il sole che arrossiva
tra i lembi di sereno
all'improvviso sguardo
candido velo bianco
Al margine del fosso

Gonfia il respiro sazio


l'odore d'erba tagliata
ristora i sensi saturi
la vista alata schiude
l'estate si pronuncia
si svela la giornata
Prima che il sole s'alzi

Rapina il sogno
il canto rauco del merlo
rotta dall'erta
la notte s'assottiglia
in buio di pensieri
al giorno che ritorna
Di nuovo il sole s'alzerà

Nel fervido giostrare coi pensieri


tra i lembi caldi estivi di sudore
gli umori grigi in ruggine autunnali
i gelidi annuvolati inverni scuri
lo sciogliersi dei sensi in verdi rami
in fiore in primavera lungo i viali
albeggia
di nuovo il sole s'alzerà
In silenzio

Rintanato il frastuono verbale


nella muta armonia della notte
un arpeggio di suoni accompagna
il fruscio alitante nell'aria
un'impronta sul foglio sbiadito
ripercorre un sentiero trascorso
e una musica dentro rimbalza
assaporo le note in silenzio
Il viso sereno

Tra inciampi si spegne


al buio tensione
congiunto al silenzio
allevio le pene
pensieri del giorno
spazzati al garbino
nel sonno riassorbo
il viso sereno
Alba

C'è un forte profumo nell'aria


la luna inibita inizia la china
l'aurora pungente e rigonfia
un rito rugiadoso cadenza
le spighe di grano invitano
i papaveri ad un valzer allegro
al cospetto del primo uccellino
che balza sul trono felpato di rosso
Raggi di luce

Raggi di luce dai lampioni


illuminano la deserta via
la neve scende lenta e silenziosa
in candido brillare luccichio
il vento fischia lungo la canna
del camino che frigge e scalda
davanti al focolare
poi quando gli ultimi tizzoni
rovente han fatto
l'uniforme argilla
si riposa al chiarore
Nella piana

Il sole alza la cappa nella piana


tra spettri alberi la nebbia
nei viali ai raggi si dirada
sull'asfalto la via si svela
grida di bimbi in strada
cinguettio di uccelli in aria
la giornata illuminata si rianima
Autunno inoltrato

Rotto il brogliar del mare


triste la spiaggia memore
lungo lo sguardo flebile
fuochi di rami scarni
dove la nebbia ammanta
passi di uomo stanco
memore anch'esso al pari
di vita e di calore
Impronte vuote

Già le nuvole han primeggiato in cielo


le ombre svanite in tempo fatto piano
rincorse salti ruzzoli sereni
grida di bimbo perse in un baleno
la luce fitta si è marcata al suolo
lasciando vuote impronte sul terreno
La quercia antica

Sciacquio lontano il fiume


sui sassi levigati i panni usati
le donne inginocchiate
rischiarano incurvate
nella calura estiva
lungo la sponda afosa
un'ampia chioma al vento
rinfresca la fatica
sotto la quercia antica
Davanti al focolare

Curve donne sfregano


panni sudati e fango
al lume del crepuscolo
nel comune lavatoio
al freddo e gelo secchi
rami sul fuoco acceso
gambe al calore rosse
davanti al focolare
Bagliore notturno

Squarci tra i nuvoli


poi un lampo
l'immagine riflette
nell'ombra che spaura
tace il ronzio notturno
di zolfo l'aria pregna
punge il chiarore
e l'iride fotografa
un lungo viale
case in bilico
assestate a schiera
ed oltre il ciglio
il buio
La primavera era finita

Amaro giunse il tempo del distacco


l'ansia saliva lentamente serva
montava l'estate non desiderata
la primavera era finita
Poetare

Nel poetare
il pensiero pulsa
carico di sete
arpeggi in armonia
col cuore in voga
Poesie 3

La pianta

Mentre la motosega urla e trancia


conficcando i suoi denti nella polpa
la segatura nevica nell'aria
la linfa aggruma gela
depositano lacrime nell'erba
le braccia tronche staccate alla pianta
Casa di cura sul mare

Alito rauco e fioco


grumi in saliva
asma tosse catarro
il morbo sferza
il gracile arboscello
arse le linfe
la luce affoga
nell'ombra che si fissa
spegnendosi nel vuoto
e il vento strazia
al franger delle onde
che schiumano sui muri
Al nascere del giorno

Quando l'autunno passò


e le ultime speranze
caddero come foglie
la debole fiamma svampò
al nascere del giorno
Il buio affoga il sole

Passano turni a rullo


schiacciano secche foglie
abbracciate dal vento
nell'ampio tramonto
un ultimo bagliore
e il buio affoga il sole
Ultimo atto

Cadde rugosa molle parte sola


persa la propria essenza materiale
congiunta in solida pienezza
nell'ultimo degli atti poco caro
Sul gelido marmo

La luce eclissata
pallore nel cielo
preludio ad un fiume
che vita diluvia
in riva percossa
da ossa di polvere secca
in spore nel corpo s'innesta
rimbomba la stanza
la voce sul viso
rugoso indolore ingiallito
sul gelido marmo
Un breve passaggio

Il vento trasporta rintocchi


coinvolta la mente al pensiero
di un attimo volto alla morte
il cuore arresta la linfa
la faccia una maschera spenta
il corpo disteso e composto
le mani giunte in preghiera
inutile vano rimpianto
di un breve passaggio
Un'illusoria parvenza di vita

File di antenne sui tetti


orchestrano in libere onde
per vie adombrate immagini
e restano stagliate lucenti
portando all'immobile fisso
un'illusoria parvenza di vita
Rubato alla vita

Il corpo stanco
chiuso tra le mura
torce lo sguardo
perso si rifugia
davanti al video
rubato alla vita
Rituale perfetto
Rituale perfetto
concatenato a un filo
presto nodo continuo
copia di storie sofferte
svanite perdute
rubate al servizio
di uomini scaltri
passati e presenti
onorati e potenti
al riflesso di poveri morti
e ferma rimane
la stanca costante
ruotar della vita
Stagioni sempre uguali

Un cielo d'alba ruggine


colata di sospiri
nell'aria trasparente
svelati al sole i microbi
in fascio proiettati
dai vetri sui banconi
distese carni putride
ronzate dai mosconi
pingui fra calde pozze
fecondano le uova
passato che ritorna
cruento a macerare
di nuovo i giorni liberi
uomini e donne assistono
al lento agonizzare
nascondono la pelle
fasciata ad aspettare
il buio della fossa
stagioni sempre uguali
La pelle stagionata

Tagli di fiumi orlati


frescura in fiori schiusi
profumo ai sensi ispira
gioia e frementi palpiti
candida luce illumina
in stagni vitrei i muscoli
raspa il respiro annaspa
sguscia si sfalda penetra
pastura inevitabile brucia
la pelle stagionata
Il cuore trema

Ripida è la salita
il cielo un soffitto
la brezza svanita
l'ultimo gabbiano
lontano s'inoltra
il vento s'alza
s'infuria urla
l'acqua salina
s'imbruna schiuma
il cuore trema
Di pianta soffocata entro la zolla

La corsa ammutolita dal dolore


soffia con melliflue cantilene
un'orda di pensieri coinvolgenti
spinti nel baratro profondo
della mente riarsa in sfatta luce
di pianta soffocata entro la zolla
Scompare il sole

Scompare il sole dietro gli alti Hotel


al lesto tintinnio delle posate
la spiaggia resta in ombra raggelata
con gli ombrelloni sulla nuda sabbia
La stanza deserta

L'ombra in silenzio accompagna


l'ultimo raggio ingiallito
il sole in estremo saluto
si tinge si macchia svapora
lo sguardo assorbe i colori
l'affanno soffoca l'aria
la voce pian piano svanisce
la luce affievola e resta
la stanza deserta
All'orizzonte

Persi i primi accenti mattutini


il giorno passa in impavida sembianza
e svapora all'orizzonte rosso di vergogna
conscio del carico umano di disuguaglianze
L'immagine muore

Radono il suolo le rondini in volo


il cielo s'imbruna di nuvole scure
elettrici raggi irradiano vene
sbianca la faccia
lo sguardo si fissa
il cuore s'arresta
l'immagine muore
La vita prosegue

Il tempo mischia e disperde i profumi


la pelle rigurgita sfalda s'imbeve
i petali tonfano s'incurva lo stelo
all'ombra del corpo la vita prosegue
Un bossolo vuoto

Gorgheggi sull'albero spoglio


il canto imporpora l'aria
rende pace al pensiero
e lo sguardo lo segue nel volo
oltre il fosso uno strepito sordo
ed il tonfo nel fango
resta impronta di uomo
ed un bossolo vuoto
L'ultima cura

Schiavo alle consuetudini


sfugge la vita
e rigurgita al tramonto
l'usata forma fisica
imbellettata e stantia
e l'organo intona
l'ultima cura
Un'orgia di suoni

Un cielo blu terso dal sole


il colle vivente colora
tappeto di campi maturi
al suolo l'odore del fieno
inebria il cammino al pensiero
nel bivio mentale al ricordo
e la macchina corre veloce
tempesta di voci e rumori
l'inutile corsa dell'uomo
un'orgia di suoni
Aggiogato dal garbino

Aggiogato dal garbino il corpo incurva


scioglie i muscoli lenti alla deriva
l'armonioso ampio spazio illuminato
negli occhi spenti al suolo incenerito
Respiro d'incenso

Il canto una nenia


raschiato nei solchi
la voce declama affannosa
dai sensi ammaliata
crepate le labbra allappate
in arido corpo assetato
un brivido caldo
arrossa le gote
respiro d'incenso
Il sole lontano

Affretta la corsa
sbianco dal chiaro
riflessi assonnati
la guida richiama
immersi occhi
infra i rottami
un lutto l'asfalto
il sole lontano
Cittadino del mondo

Chiuso alle usanze


di grette convenzioni
spezzate le catene
disancorato salpo
libero nelle idee
cittadino del mondo
Poesie 4

Cantore

Appollaiato in fragile rametto


all'ombra della mente
che illumina i ricordi
tendo il laccio
e cerco la cattura
del solitario uccello
che nel silenzio della notte
col canto rotto e rauco
cercherà con forza
di dare voce ai versi
nella memoria impressi
L'orizzonte appare

Un grido sordo di dolore squarcia il cielo


ora che il vento gonfio di garbino
invalidando i muscoli s'insinua
rompendo rarefatto in gola
secco il respiro ingoia
spento alla vista
l'orizzonte appare
Un'uguale giornata

Mentre al chiaro la stanza


preforma riprende
un'uguale giornata
vecchia fatica
forzata riprende
Durante la tempesta

Sibila il vento
su imposte sbarrate
scroscia la pioggia
su grondaie incurvate
ulula il cane
al laccio legato
batte il mio cuore
di sudore inondato
Parole

I giorni passano
e le parole vincono
la pratica fatica giornaliera
sviano lungo la via
la rotta da seguire
nella corsa tortuosa
lungo il fango
Svanisce nel mare

Sorgiva in fresche acque


dal silenzioso canto
lungo i pendii scoscesi
in ampio corso prende
voce rumore chiasso
e al terminato viaggio
del giorno all'imbrunire
cinta da fitte ombre
svanisce nel mare
Tra spazi dell'infanzia

Occhi assopiti scarico il pensiero


irraggio col ricordo l'orizzonte
la nebbia lascio persistente spessa
stagione morta spoglia della vita
il vento m'accompagna in volo
in luoghi senza tempo
il colle dove luce aprii
sovrasta la vallata
disteso il fiume scorre
lontano sguardo specchia
il cielo blu nel mare
tra spazi dell'infanzia
Paese di collina

L'immenso giardino
ricco d'ombra e di vita
il vecchio castello
le case una sull'altra
in fila assestate
in bilico lungo la rupe
che guarda verso il fiume
disteso in ampie spalle
e il tempo passa
l'uomo invecchia
più nessuno resta
la vita verso il mare
convulsa si è spostata
e fermasi al ritorno
solo lungo il viale
al canto dei cipressi

Nell'aia

Il grano era tagliato


nell'aia accumulato
la macchina trebbiava
al lume dei fanali
in cielo un velo nero
agli occhi illuminati
e le ombre rilegate
nel buio inanimate
Vecchia fatica

Pago di tutto il sole


placido campo ingrato
crepe di zolle solca
l'andirivieni amabile
del bue al tiro
in brevi passi
al ferro comandato
sudore dell'uomo pago
imprimono fatica
e resti di duro amore

Vuoto artificiale

Dai botti l'aria rotta


satura di zolfo
al lume dei lampioni
un'allegria sospesa
pieni di punti rossi
all'orizzonte i fuochi
gli alberi sono grigi
nel nero che circonda
l'erba di colore vano
eppure tutto brucia
nel vuoto artificiale
Ricordi in elastico

Ricordi in elastico
ovattati passano in cerchio
viali di querce e bradi
ghiande mangiano i maiali
in pacche appesi giganti
ombre abbuiano le scale
bianche strisce di fumo
svaniscono nel cielo
l'aria è calda e l'erba
al vento che accarezza piega
un alto pioppo a sovrastare l'aia
splendente il fiume bigio in lontananza

La rigogliosa costa

Cieco scendevo il ripido viottolo


dietro faville scintillanti al cielo
le gambe avare rispondevano rompendo
e risalendo al passo la rigogliosa costa
e non gioiva il cuore che nel silenzio cupo
tambureggiava e i timpani eccitati amplificavano
l'ultimo fiato accendeva il viso paonazzo alla vista
Nell'ora di mezzo del giorno

Nell'aia dipinta dal sole


camomille fiorite in aureole d'oro
di menta il profumo tra i scoli
fotogrammi carpiti al ricordo
nell'ora di mezzo del giorno

Palline primaverili

Volano come neve


salgono e scendono
al vibrare delle onde
viaggiano col vento
e riempiono i sensi
di calore nascosto
ma ormai offuscate
dal rito materiale
le sensazioni vere
sgorganti dall'interno
quel candido velame
che la natura sveste
scomparso dentro
Il costante giro di pensieri

Tutto tace nella notte


la solitudine mi cinge
con immagini e ricordi
cerco invano di sfuggire
nella morsa che trattiene
il costante giro di pensieri

Immagini fuggenti

La ruota gira e il tempo passa


degli anni trascorsi
attimi di vera gioia
nei ricordi restano
li allaccio col pensiero
e in stimolante attesa
immerso ad occhi chiusi
nel buio della stanza
proietto lentamente
vaganti nella mente
le immagini fuggenti
Viaggio solitario

Crogiuolato in terra
corro in disparte
e rendo i muti sogni
in giorni di contatto
il tempo è sempre ostile
e pigro è il mio malore
forse per patiti umori
di accostamenti inutili
continuo la mia fuga
e ricci in segatura
alimentano il fuoco
di smorzati ardori
mentre la festa inizia

Il suono accompagna

L'incanto svanito
palude la selva
il corto respiro
battente sui nervi
affannoso riprendo
e la pelle tirata
della vecchia carcassa
il suono accompagna
Stagione troncata

E le spighe del grano


ancora verdi
qualche sparuto
papavero nei campi
il fosso tappezzato
di fresche viole
e un viottolo erboso
una strada brecciata
poi una strada asfaltata
grondante saliva cocente

Il gorgo

Stesi sul botro nudi


fango tra i sassi rosi
folta gramigna ai bordi
giunchi flessuosi in arco
tonfi nel gorgo e spruzzi
tra sterpi ed alberi morti
Verso il falò

Le ruote del carretto


stridono al passo lento
di aia in aia urtano
in bilico sentieri
carichi di frutti ieri

Falò ristoratore

Giorno di festa
folti capelli al vento
lungo la via maestra
le ruote del carretto
stridono al passo lento
fascine e ceppi portano
sullo spiazzo in posizione
stasera verrà acceso
il falò ristoratore
Poesie 5

La discoteca

La discoteca pregna
partoriva l'inferno
tuonavano le note
con alito di ferro
euforica la carne
paziente incanalavo
veleno dalle labbra

Cadenti luci

Latrine impomiciate
grumi nebbiosi
dal rotto festoso
clamor del mattino
il frastuono prorompe
mentre l'udito adempie
ad un computo
straziante e cavo
resti impietriti
lente sommesse
cadenti luci
offuscate dal sonno
in languidi visi
negli occhi già spenti
In posizione fetale

Chiuso all'alba il sabato balordo


di fumi alcolici ancora gonfio
gli occhi silenziosi e spenti
alle luci del giorno
tutto intorno un tramonto
buia la festa al ritorno
nasce innato istinto
in riposo il corpo pone
in posizione fetale

L'indifferenza

Profumi senza essenze


cumuli di macerie
nessun lampo che squarci
la volgare demenza
gesti ruggiti smorfie
e tanta melma
mentre il sole li illumina
il fango li snerva
e con l'inutile giorno
cresce l'indifferenza
Lungo i viali

Lungo la strada file di luci


portano al folle urbano
ed è già l'alba
l'aria bruma di odori artificiali
combina l'armonia con l'onda
che rappezza i buchi dell'arsura
pagliacci in circolo festanti
senza nessun ritegno
snervati nel piacere
in tutti i modi pronti
a soddisfare i sensi
e convertire in smorfie
il vuoto interno

All'alba

Schegge di vita
lungo i viali all'alba
larve sparse
nel buio sbianco di nebbia
figure di carta
stampate lungo i muri
uomini e donne
avvinghiati in fradici sostegni
ed il ristagno imputrida acque ruttili
In stanze senza luce

Spente di fratte in fiore


rigurgito di gioghi ardenti
di tumulti festanti
in ronzio dileguano
in passioni chiuse
in fuochi spenti
in stanze senza luce

Nella melma

La noia strozza i sintomi d'assenza


vita raschiata dal tempo che dilania
smorzata gioia dai contatti in sosta
vortici inutili suggono la forza
stinte passioni chiuse nei buchi
diroccati nel gorgo fatto melma
s'affonda inermi nel non trovare appiglio
Alba senza luce

Riverso sulla strada rintronato


di luci artificiali pieno dentro
la luce naturale mi ferisce
entrando da nemica dentro i sensi
fatti stantii i suoni giornalieri
sorbiscono tagliando tutti i veli
ossificato nei turbini malato
carico in carne gialla demolito
due rami le gambe senza foglie
l'autunno dai colori arrugginiti
succhiato nella morsa dell'inverno
grigio tarlato e dai raggi sbianco
sfuocati i tratti ispidi del volto
assolato dal giulivo corso del giorno
inalitante nei profumi bruciati dai vapori
e di nuovo nel bozzolo ritorno
come larva di giorno ad aspettare
il buio di nuovo per uscire
come farfalla notturna ad osservare
appiccicato al lume dei lampioni
Ritorno verso il sole

L'orologio insensibile annunciava


la notte in un istante via volata
l'alba già svanita
paura del ritorno verso il sole
l'irraggiamento era assoluto
doppiate dalla vista le persone
il corpo meccanico avanzava
un brulichio di forme sulla spiaggia
unite una sull'altro unte
ai raggi di un sole d'allegria
dall'alto della strada visionavo
ferito nella vista nascondevo
nei panni della notte ossute membra
che il letto assaporavano dal sonno
Il sole come al solito s'alzò

Il sole come al solito s'alzò


scolpendo ruvido
i tratti malati del volto
una fitta dentro tagliava
tutti i residui tumulti
la giornata rumorosa s'inoltrava
verso lidi di allegria assoluta
caduto in frantumi
con fatica mi rialzavo cercando
qualche piccolo frammento
nell'onda che pian piano mi portava
in riva al mare gonfio di risa
L'armonia

Sciolta l'armonia
del fluido caldo
la cerco per vicoli
una bolgia dal mare
d'impatto l'incontro
sconvolta e smarrita
svanisce nel nulla
un'oasi l'alba
il giorno l'inferno
il passo s'arresta
corruga e ispessisce
s'annebbia la vista
vuoto il pensiero
le forze dileguano
m'intorbido dentro
nella mente offuscata
vagano senza senso
particelle impazzite
in un vortice lento

Nuoce alla vista il giorno

L'astro reclina
il cielo cangia volto
per delicati petali
nuoce il giorno
e le sbiancate gote
rosseggianti ai raggi
che le increspa
lo stelo inchina
al lume che l'acceca
Difforme culla

Curvo a raccogliere
i gesti del giorno
nel rincorrere l'ombra
al sole che non c'è
copre la notte il cerchio
di sempre i corsi labili
lungo percorsi inutili
di nuovi incontri sapidi
visi di sguardi avidi
dalle apparenze facili
e l'alba mi svela
dalla maschera finta
finita la parata
il carnevale si appresta
a ritornare al lido
difforme culla
Poesie 6

Affascinante notte

Rotti gli indugi canto


accolto con ebbrezza
da luci artificiali
riflesse dai lampioni
sul viso scolorito
dei corpi intrisi i versi
in argini rigonfi
di volti sconosciuti
armonica vibrante
candida ed avvolgente
affascinante notte

Viso contro viso

L'alba s'incunea al giorno


scivola la sera
le luci si colorano
l'aria si rasserena
prorompe nella mente
un'orgia di visioni
in ebbrezza nella notte
ritrovo le emozioni
nel viso contro viso
la vista irraggia il cuore
batte combatte esplode
Il viso illuminato

Un senso di calore incontrollato


un suono soavemente accalorato
arriva mi si avvolge e poi si posa
sui nervi illanguiditi riposati
il cuore in un sobbalzo di piacere
cambia il sorriso pronto ad accettare
nell'immenso sguardo il viso illuminato

Alla luce dell'alba

La sabbia infuocata
la spiaggia un vocio
la pelle raschiata
dall'acqua salata
elimina i segni notturni
e la sera addolcisce
con tiepida brezza
depone nel grigio le forme
nell'ora raccolta del sonno
al fruscio delle onde
due corpi negli occhi
in trasporto coinvolti
al suono di versi fluttuanti
e il chiaro avvolge i due volti
prendono forma i dettagli
svelati alla luce dell'alba
Sentiero notturno

L'incedere per tratti


l'irto sentiero notturno
in luoghi senza gioia
d'incontro ultimo esilio
in sana mente offuscata
dall'ebbrezza dei sensi
all'alcol detriti resti
nudi corpi di sogno
senza pace confitto
in solchi di raucedine
nei gangli boschivi
insieme al solito ringhiar
tra i morsi accesi
del rosso sangue richiamo
dopo l'esasperato orgasmo
alla quiete dei sensi

Al lume dei lampioni

Nell'ora pesante del sonno


inerpicata al lampione
azzoppata da fari abbaglianti
vestita di panni leggeri
la bocca rabbiosa attanaglia
un candido filtro ed il fumo
stagnante sul volto vela
le gote infossate dal freddo
vicino cani randagi annusano
sventrano e sbranano in un sacco
i resti remoti di un pasto
Corpi inermi

In fila come statue imbalsamate


il fumo le calcina nei sorrisi
la maschera che lentamente s'apre
su rughe di dolore ammutolito
colmano nello sguardo il vuoto
da fasci intermittenti illuminato
di luci sfavillanti sussultanti
rimbalzano sui corpi inermi

In lontananza il buio

Sui tavoli di notte


fuori bicchieri pieni
di vino rosso esposto
al caldo vento estivo
boccate di tabacco
in nuvole di fumo
blu profondo il cielo
chiazze di forme alate
velano l'occhio nudo
dipinte luci intorno
nel concavo silenzio
in lontananza il buio
Alla luce del vino

Il brindar verso sera


alla luce del vino
mi riscalda la mente
e rinfresca le membra
in ritrovo gioioso
tra amici al passaggio
poi nel cuor della notte
in percorso viaggio
nei ritrovi notturni
e al calar del sipario
alle luci dell'alba
in torpore profondo
torna il buio e la mente
in cristalli s'infrange

Il lume specchia

Luci stellate brillano


poi i fari irraggiano
scompaiono e resta
dei lampioni il lume
sull'asfalto specchia
il viso torbido
in corpo mobile
sfora l'occhio l'immagine
dell'attimo passato
In luci senza sole

Quando indolente
il vizio resta in uso
unghie confitte
profumi colti a principio
chiaror buio
gemiti e sorrisi
senza passione
occhi attutiti
dall'inesistente ardore
mentale strido
in soffocante bollore
perduto filo
nel recinto incolore
risveglio
in luci senza sole

La luna non capiva

Inutile carpire
gioia in attimo
nel mentre svaniva
nel buio in noia
in quel campo di crepe
e la luna non capiva
Dal sole al riparo

Notturni occhi a decifrare


carichi di passione
in calici il veleno saturato
affondo nel venale spettacolo
e da enigmatico vampiro
ritorno all'ultimo richiamo
dell'alba all'erta al primo chiaro
rifuggo nella tana a non bruciare
in apnea dal sole al riparo
Poesie 7
Poesie dedicate a Ekaterina

Notte

Sei la musa
dei versi ispiratrice
la compagna di viaggio
sensuale e tenebrosa
nel grembo accogli
tremule parvenze
in cerca di calore
ombre di vita

In nuda candida fonte

In umido volto libero


m'avvolgo nella notte
bruciato il corpo roso
vibrante di passione
in cerca di contatti
divoro le emozioni
la musica discioglie
accende il desiderio
disseto calde voglie
in nuda candida fonte
In sintonia labiale

Una luce di colori


il caldo corpo illumina
in armonia di gesti
esposta allieta gli occhi
capelli rilucenti
incontro al dolce viso
immobile estasiato
comprimo le reazioni
nell'ora di chiusura
prima che il sole s'alzi
accattivanti sguardi
in emozioni rare
al suono della pioggia
in sintonia labiale

Labbra su labbra

Affievola la notte
il chiaro sorge
da girasole seguo
la fonte di luce
rossa di calore
di brace le labbra
acceso m'irradio
labbra su labbra
Il viso avvampa il viso

Inclemente il tempo sferza


indurisce incurva gela
lo spoglio corpo spento
sottile luce bianca
intorno s'intravede
circonda il buio attenua
una scintilla accende
scioglie la mente di brina
il viso avvampa il viso
palpita il cuore trema

Occhi negli occhi

Di giorno il corpo muore


rotola senza emozioni
libero da vincoli
nella notte ritrovo
un'iride di colori
e immerso dentro ai sensi
depongo dolcemente
il capo sul tuo grembo
nelle pupille assorto
occhi negli occhi
La dolce sirena

Il canto propaga
con armonico suono
sensuale richiamo
sparge al vento il profumo
la mente satura invita
il pensiero all'incontro
m'attende con caldo respiro
fino al primo chiarore
la dolce sirena

Al tuo pensiero

Intenso luccichio
negli occhi acceso
faville di passione
i battiti del cuore
carico il pensiero
nel vortice dei sensi
al tuo pensiero

La candida stella

Arde il fuoco
caldo alimenta
la limpida fiamma
della candida stella

Viso dentro il viso

Ai miei occhi appari


viso dentro il viso
brividi sulla pelle
e dentro ti sento salire
fino alla mente
Sbianco dal sole

Destano al canto
gioioso gli uccelli
sui rami nei viali
al richiamo del giorno
la luna si sveste
sui languidi sguardi
sugli occhi appannati
bianca al riposo
ed il corpo denso di umori
carico di sete
rosso di passione
rabbrivida al chiaro
sbianco dal sole

Rossa fiamma la luna

Nel blu cupo del cielo


bianchi corpi lucenti
occhi sguardi incantati
tutt'accesa la luna
rossa fiamma consuma
dentro l'alba scolora

Al fuoco sensuale

Travolta la mente
al fuoco sensuale
di bianche corolle
lo sguardo fatale
di porpora rosse
le labbra di miele
In fuga dal fuoco

Avverto il profumo
resto fisso muto
lo sguardo perso
il pensiero vuoto
confuso e smarrito
in fuga dal fuoco

Lampi di dolore

L'atmosfera di luce magica


in scuro atrio declina
sale il respiro
s'ingolfa nella bocca
spreme s'allaccia al cuore
si strozza nella gola
e gli occhi sprizzano
lampi di dolore

In meteora muore

Son tutte spente le luci del corpo


incerto percorro il ritorno
ragnatela filata d'incroci
la vista s'impiglia al pensiero
si sfrangia nei neon
pulsa il sangue frenetico scorre
burrascoso m'agito dentro
nei nervi sfuoca l'ardore
il fuoco della limpida stella
pian piano si spegne
in meteora muore
In fumo si spegne

Dal grembo ovattato


favilla s'accende
brilla s'innalza lampeggia
in fumo si spegne

Sfiorisce passione

Il cuore riprende
il suo ritmo continuo
senza assalti prosegue
silenzioso cammino
disseccata la fonte
spenta la fiamma
sfiorisce passione

S'alza la luna

Disperso il calore
del rovente braciere
s'alza la luna
fresca nella sera
ampio respiro
s'apre nel sereno
volto rapito
occhi verso il cielo

Ad occhi chiusi

Ad occhi chiusi
la tua immagine
risveglia armonia
s'anima nel cuore
e unite le labbra
gocce di rugiada
bagnano le ciglia
Con ali in volo

Stanotte in sogno
con ali in volo
dolce e sensuale
a me sei apparsa
serena ti guidava
la luminosa luna

Chiuse le palpebre

Chiuse le palpebre
con gli occhi
accesi al pensiero
il tuo caldo corpo
candido e vellutato
al tatto esploro

Un luogo illuminato

Con la luce
dei tuoi occhi
nella mente s'apre
un luogo illuminato
alla poesia donato

Il sobrio giorno

Sul chiaro palco scema


tra amorosi sospiri
ancora calda la luna
incurante all'attesa
calcolatore torna
il sobrio giorno
Il 9 giugno

Nell'azzurro cielo
al calore del sole
al respiro dell'aria
profumata di fiori
il 9 giugno sboccia
una radiosa rosa

Sospeso nell'aria

Nell'incanto d'aurora
nel chiaro mare
rosei colori
l'orizzonte esala
sorge il tuo viso
fresco di rugiada
sospeso nell'aria

Sei nel respiro

Sei nel respiro


soffio delicato
inebriante profumo
dolce di un fiore
che non sfiorisce
sempre in fiore

Cuore nel cuore

Incantato rapito
sguardo dentro il viso
labbra occhi cuore
in un unico battito
cuore nel cuore
Splendida stella polare

Nell'immenso cielo
una miriade di luci
l'universo accende
ammaliata la luna
al suo fianco ti pone
sfolgorante di luce
splendida stella polare

Nei sensi placato

Estasiato dal tuo


profondo mare
avvolto nell'onda
travolto mi frango
in riva m'adagio
nei sensi placato

Alla fresca fonte

Alla fresca fonte


limpida sorgente
acqua primaverile
le aride labbra
disseto e rigenero
l'esausto corpo
al nuovo risveglio

Meravigliosa luna

Nell'ora calma
del giorno verso sera
in cielo appari
nell'azzurro bianca
trasparente nuda
meravigliosa luna
L'arcobaleno dentro le pupille

Passata la tempesta
sul burrascoso viso
torna la calma
la mente schiude
al cuore le corolle
l'arcobaleno vola
dentro le pupille

Al pensarti volo

Al pensarti volo
nei luoghi mentali
spazi senza tempo
in viaggio esploro
e sul bianco foglio
col canto interiore
riemergo e scrivo
in versi le parole

Dedicate a un fiore

Dedico al delicato
candido profumato
iridescente fiore
romantiche poesie
fuochi inesauribili
vampe di passione

Messaggero salgo

Messaggero salgo
al suono dell'onda
dall'acqua marina
nel fresco tuo viso
di vivida aurora
con il primo raggio
di calde mie labbra
Sbocciata dal sole

Nella verde calda


giovane stagione
perdermi nel cuore
dolce di nettare
della bionda rosa
sbocciata dal sole

Un'arpa soave

Un'arpa soave
la calda tua voce
l'armonico suono
diletta l'udito
sprigiona sereni
raggi nel corpo
s'illumina il viso
in dolce trasporto

Specchio d'alba

Cascata di lunghi
biondi fili d'oro
nell'argenteo viso
del calmo tuo mare
specchio d'alba
del limpido cuore

Limpida stella

Al pulsar del cuore


t'illumini lucente
limpida stella
nella mia mente
Poesie scritte in occasione del 150° della morte
di Giovanni Pascoli

Nel giardino della poesia


Il decespugliatore ronfa e sbuffa
taglia spolpa stritola
l'erba sparsa si mischia
succhiata dal sole
s'affloscia dissecca
dallo spazio di morte
s'esala un profumo
che inebria alla vita

In biblioteca

Assorta la sala
nel caldo silenzio
spente le luci
magica irraggia
pupille negli occhi
in versi la voce

In osteria

Nel declamar poesie


al lume di candela
la viva fiamma
pullula nel sangue
ebbro m'immergo dentro
secche le labbra
vibra la voce
cupa nel silenzio