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“IMPRONTE VUOTE”

DA “POESIE DI ROSINO MARANESI”


Poetare

Nel poetare
il pensiero pulsa
carico di sete
arpeggi in armonia
col cuore in voga
In silenzio

Rintanato il frastuono verbale


nella muta armonia della notte
un arpeggio di suoni accompagna
il fruscio alitante nell'aria
un'impronta sul foglio sbiadito
ripercorre un sentiero trascorso
e una musica dentro rimbalza
assaporo le note in silenzio
A mio padre

Un intenso profumo nell'aria


trasportato da un soffice vento
le narici riempiva di fresco
ed un senso beato di luce
avvolgeva il tragitto festoso
si specchiava un benevolo sole
sulla lastra lucente del fiume
luccicanti correvano i campi
ricoperti di frutti invitanti
ricercando la linea battuta
in lambretta sulla strada brecciata
rannicchiato tra sedile e manubrio
allacciato alla guida a mio padre
A mia madre

Lungo i calanchi
a trascinar fascine
le braccia corrose
dal duro mestiere
col fascio dell'erba
curva sulla schiena
la fronte rugosa
grondante di sudore
e verso sera
al ritorno in paese
mentre la luna
le ombre ravviva
in braccio nascosto
fra i caldi capelli
al suono del cuore
abbracciato a mia madre
A mio figlio

Placati i sussulti notturni


l'aurora con tenui colori
rischiara al risveglio del sole
la costa boschiva sul fiume
di alberi al vento le chiome
di canti tra i rami sui nidi
la musica dolce ci avvolge
lieti i pensieri al pensiero
veleggianti i profumi al respiro
gli occhi a rincorrere nuvole
la limpida acqua ci specchia
sui massi scolpiti dal tempo
distesi in silenzio all'ascolto
mano nella mano a mio figlio
La festa

Rumor di tuoni in fumo


luci e colori si spargono nel cielo
la festa è già finita e con la giostra
tutte le bancarelle fan riposta
l'ora è già tarda ed il pensiero
già torna all'indomani
resta muta la piazza
c'è qualche cane
che razza tra carta e latta
e dietro va la vecchia
che di cartoni rassetta la carretta
ma lontano dove lo sguardo arriva
tremule luci brillan verso il mare
ronzii confusi par si oda
e mi rattrista mi fa rivoltare
Ricordo di primavera

Dopo il gioco e la festa


in riposo giaceva
al riparo dal sole
sotto un albero all'ombra
e il sudor s'asciugava
dall'estrema fatica
mentre soffi di vento
trafiggevan nel petto
l'esil stelo scoperto
lunghi giorni malato
or giace sul letto
attorniato da luci
ceri flebili ombrosi
per la povera scienza
anche il sole è calato
e l'estremo bagliore
che preannunzia la notte
sta spegnendosi piano
con il corto respiro
e una ruga profonda
attanaglia il sorriso
sbarrando la luce
che nel nulla si fissa
quando fuori un'orchestra
di invisibili ombre
vergan tegole e fronde
e lo stridulo suono
raccapriccia il pensiero
Verso il cielo

Pendii infittiti di verde


rubicondi di sole che filtra
attraverso fessure dorate
ombre formate da frasche
cespugli tra spini ed ortiche
fusti inspessiti e rigonfi
rampicanti in scalata continua
al districo ramoscelli ondulati
verso il cielo
percorso da forme e figure
in un mare tranquillo
poi il cupo chiarore
in eguale disegno
costringe il contrasto
con frastuono di grida
al vento che cambia
con forza il suo giro
Verso il collegio

L'alba mi destò
tra silenziosi rumori
a pensieri lontani
la luce fitta sbirciava
dalle persiane socchiuse
svelando sotto lenzuola bagnate
il viso stordito offuscato perduto
rintanato portavo l'angoscia
ed il male avanzava bugiardo
la valigia era pronta e mio padre
sbraitava al ritardo causato
dalla mia pigra sostanza imperfetta
un'ondata m'avvolse spingendo con forza
ma la mia ostinatezza interiore
combatteva col nulla
La fine del gioco

All'alba l'inverno
coi cocci di vetro
con gli occhi al riparo
nel cielo l'eclisse
il sole veste di nero
oscure le stanze
la mente bloccata
gli affetti lontani
un automa forzato
e in nero il rettore
con stridulo suono sentenzia
la fine del gioco
Prigioniero in collegio

Antica parte in vecchio edificio


su e giù per le scale
un vasto salone aperto alla luce
finestre inghiottite dal chiaro
barlume alla vista riflesso
in fila per due assestati in silenzio
chino restavo per ore
sopra pagine morte
per la mente lontana
conficcata in ruggine
il rumore gommato svelava
il rettore in bacchetta
che vibrava sui polsi
elettrizzando i nervi
un'incognita strada
mi portava al dolore
in lamento incarnato
e non rotto dal pianto
ed il prete trovava
il suo spazio potente
di piacere pagato
dal represso malore
in beffardo contrasto
Ricordo d'estate

Correvo lungo i campi


fioriti in orti immerso
i nidi tra gli sterpi
in cespi verdi rami
al sole rilucenti
in seme di candore
riviera l'acqua scorre
e solchi al cuor ritrovo
di melma i fossi pieni
di sterco i letamai
su aie pien di sole
il seme germogliava
tra rigoli di urina
la slitta che arrancava
sul fango dietro l'uomo
rigato di sudore
curvo nella miseria
a rafforzare l'alveo
rigonfiante e in piena
Un anno trascorso

Strade imbandite di vari colori


profumi esalanti da rose tagliate
di petali sparsi lungo le vie
donne abbellite in indumenti sacri
cesti ricolmi di benedizioni

Strade imbandite di vari colori


frinir di cicale sui fusti scagliati
sudati rigagni sugli umidi panni
rincorse gioiose su e giù nei dirupi
silenzi notturni al canto dei grilli

Strade imbandite di vari colori


vento raschiante nel giallo fogliame
taglienti ghiacciuoli che scendon
dai rami su soffice neve ricolma
di raggi assolati e accecanti

Strade imbandite di vari colori


canne fiammanti sui marciapiedi
acqua bollente nei calderoni
suini trafitti a penzoloni
sangue che sgorga nei pentoloni
Il viso avvolto al viso

Tagliati ed interrotti
i pensieri al pensiero
il cuore balza agli occhi
spazza suoni e colori
scende con gioia il viso
avvolto sul suo viso
Notte stellata

Sotto un tetto di stelle


nasce un filo sottile di luce
e la luna con occhi sereni
in completo consenso lo illumina
Le lucciole

Le lucciole nel folto rinverdire


pungono l'aria qua e là
con luci alterne al buio
sussultano sfavillano rimbalzano
nel quadro fatto luce fatto vita
Al buio riappare

In roseo tramonto
appeso alla rupe
il borgo lontano
s'accende di luci
un antico presepe
al buio riappare
Candido velo bianco

La neve nella notte


lenta scendeva piano
pulviscolo nei vetri
al vento che fischiava
fioriva lentamente
il giorno nella mente
tra i nuvoli furtivo
il sole che arrossiva
tra i lembi di sereno
all'improvviso sguardo
candido velo bianco
Al margine del fosso

Gonfia il respiro sazio


l'odore d'erba tagliata
ristora i sensi saturi
la vista alata schiude
l'estate si pronuncia
si svela la giornata
Prima che il sole s'alzi

Rapina il sogno
il canto rauco del merlo
rotta dall'erta
la notte s'assottiglia
in buio di pensieri
al giorno che ritorna
Di nuovo il sole s'alzerà

Nel fervido giostrare coi pensieri


tra i lembi caldi estivi di sudore
gli umori grigi in ruggine autunnali
i gelidi annuvolati inverni scuri
lo sciogliersi dei sensi in verdi rami
in fiore in primavera lungo i viali
albeggia
di nuovo il sole s'alzerà
Alba

C'è un forte profumo nell'aria


la luna inibita inizia la china
l'aurora pungente e rigonfia
un rito rugiadoso cadenza
le spighe di grano invitano
i papaveri ad un valzer allegro
al cospetto del primo uccellino
che balza sul trono felpato di rosso
Raggi di luce

Raggi di luce dai lampioni


illuminano la deserta via
la neve scende lenta e silenziosa
in candido brillare luccichio
il vento fischia lungo la canna
del camino che frigge e scalda
davanti al focolare
poi quando gli ultimi tizzoni
rovente han fatto
l'uniforme argilla
si riposa al chiarore
Nella piana

Il sole alza la cappa nella piana


tra spettri alberi la nebbia
nei viali ai raggi si dirada
sull'asfalto la via si svela
grida di bimbi in strada
cinguettio di uccelli in aria
la giornata illuminata si rianima
Autunno inoltrato

Rotto il brogliar del mare


triste la spiaggia memore
lungo lo sguardo flebile
fuochi di rami scarni
dove la nebbia ammanta
passi di uomo stanco
memore anch'esso al pari
di vita e di calore
Impronte vuote

Già le nuvole han primeggiato in cielo


le ombre svanite in tempo fatto piano
rincorse salti ruzzoli sereni
grida di bimbo perse in un baleno
la luce fitta si è marcata al suolo
lasciando vuote impronte sul terreno
La quercia antica

Sciacquio lontano il fiume


sui sassi levigati i panni usati
le donne inginocchiate
rischiarano incurvate
nella calura estiva
lungo la sponda afosa
un'ampia chioma al vento
rinfresca la fatica
sotto la quercia antica
Davanti al focolare

Curve donne sfregano


panni sudati e fango
al lume del crepuscolo
nel comune lavatoio
al freddo e gelo secchi
rami sul fuoco acceso
gambe al calore rosse
davanti al focolare
Bagliore notturno

Squarci tra i nuvoli


poi un lampo
l'immagine riflette
nell'ombra che spaura
tace il ronzio notturno
di zolfo l'aria pregna
punge il chiarore
e l'iride fotografa
un lungo viale
case in bilico
assestate a schiera
ed oltre il ciglio
il buio
Durante la tempesta

Sibila il vento
su imposte sbarrate
scroscia la pioggia
su grondaie incurvate
ulula il cane
al laccio legato
batte il mio cuore
di sudore inondato
Tra spazi dell'infanzia

Occhi assopiti scarico il pensiero


irraggio col ricordo l'orizzonte
la nebbia lascio persistente spessa
stagione morta spoglia della vita
il vento m'accompagna in volo
in luoghi senza tempo
il colle dove luce aprii
sovrasta la vallata
disteso il fiume scorre
lontano sguardo specchia
il cielo blu nel mare
tra spazi dell'infanzia
Paese di collina

L'immenso giardino
ricco d'ombra e di vita
il vecchio castello
le case una sull'altra
in fila assestate
in bilico lungo la rupe
che guarda verso il fiume
disteso in ampie spalle
e il tempo passa
l'uomo invecchia
più nessuno resta
la vita verso il mare
convulsa si è spostata
e fermasi al ritorno
solo lungo il viale
al canto dei cipressi
Nell’aia

Il grano era tagliato


nell'aia accumulato
la macchina trebbiava
al lume dei fanali
in cielo un velo nero
agli occhi illuminati
e le ombre rilegate
nel buio inanimate
Vecchia fatica

Pago di tutto il sole


placido campo ingrato
crepe di zolle solca
l'andirivieni amabile
del bue al tiro
in brevi passi
al ferro comandato
sudore dell'uomo pago
imprimono fatica
e resti di duro amore
Ricordi in elastico

Ricordi in elastico
ovattati passano in cerchio
viali di querce e bradi
ghiande mangiano i maiali
in pacche appesi giganti
ombre abbuiano le scale
bianche strisce di fumo
svaniscono nel cielo
l'aria è calda e l'erba
al vento che accarezza piega
un alto pioppo a sovrastare l'aia
splendente il fiume bigio in lontananza
La rigogliosa costa

Cieco scendevo il ripido viottolo


dietro faville scintillanti al cielo
le gambe avare rispondevano rompendo
e risalendo al passo la rigogliosa costa
e non gioiva il cuore che nel silenzio cupo
tambureggiava e i timpani eccitati amplificavano
l'ultimo fiato accendeva il viso paonazzo alla vista
Nell'ora di mezzo del giorno

Nell'aia dipinta dal sole


camomille fiorite in aureole d'oro
di menta il profumo tra i scoli
fotogrammi carpiti al ricordo
nell'ora di mezzo del giorno
Palline primaverili

Volano come neve


salgono e scendono
al vibrare delle onde
viaggiano col vento
e riempiono i sensi
di calore nascosto
ma ormai offuscate
dal rito materiale
le sensazioni vere
sgorganti dall'interno
quel candido velame
che la natura sveste
scomparso dentro
La primavera era finita

Amaro giunse il tempo del distacco


l'ansia saliva lentamente serva
montava l'estate non desiderata
la primavera era finita
Falò ristoratore

Giorno di festa
folti capelli al vento
lungo la via maestra
le ruote del carretto
stridono al passo lento
fascine e ceppi portano
sullo spiazzo in posizione
stasera verrà acceso
il falò ristoratore