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Nei 10 anni (tractatus to Cambridge) Witt abbandona ogni lavoro filosofico. " la sorgente si prosciugata ".

guerra ,cerca un editore x libro, disinteresse, 'insegnamento elementare 26 a Vienna. Nel '29 a Cambridge.
Errore 1918-1928 non filosofico: sua rinuncia alla filosofia = forma di fedelt a quanto su di essa aveva stabilito nel
tractatus. =" metodo corretto della filosofia : nulla dire se non ci che pu dirsi " (cosa che con la filosofia non ha nulla
a che fare)
Tornato a Cambridge torna alla filosofia, annotare le sue osservazioni filosofiche. Fino alla fine (1951) stesso metodo
di lavoro senza mai giungere a compiere un'opera per lui adatta alla pubblicazione.
Sino al 1953 l'unico mezzo di conoscenza e diffusione del suo pensiero ( con risultati che lasciarono scontento=nella
prefazione delle ricerche filosofiche lamenta il fraintendimento dei risultati delle sue ricerche).
appuntava i suoi pensieri come venivano, poi riviste, trascritte, e vagliate e selezionate. ,dettate il risultato un
osservazioni separate da uno spazio vuoto poi ritagliate., witt li sistemavca in gruppi distinti secondo affinit, il
risultato veniva dettato (tranne in zettel).
Periodo del ritorno a Cambridge witt si chiede CHE GENERE DI LIBRO AVREBBE DOVUTO E POTUTO SCRIVERE (domanda
anche sulla filosofia=il genere di libro non indifferente al modo di praticare la filosofia).
Witt in filosofia non ci sono fondamenta da gettare,il filosofo simile ad un uomo che pur sapendo muoversi in una
regione trova difficile disegnarne una mappa

Prefazione delle ricerche filosofiche:
1intenzione scrivere un libro in cui pensieri " da un soggetto all'altro secondo la successione naturale e
continua " insuccessi mai riuscito perch se tentava di costringere i suoi pensieri in una direzione subito essi
si deformavano=le ricerche filosofiche sono un insieme di osservazioni:
lunghe catene=medesimi soggetto
bruschi cambi=" schizzi "=" libro come album "
soggetti principali delle ricerche filosofiche: il concetto di: significato, comprendere, proposizione, logica,
i fondamenti della matematica ecc.= argomenti simili a quelli del tractatus (li riaffronta pi o - esplicito).
nuovi pensieri > messi in luce > contrapposti al vecchio modo di pensare

errori nel primo libro: quali? DOGMATISMO & ASPIRAZIONE ALL'ESSENZA
dogmatismo: 2 esempi
Filosofo colpito dalla possibilit di confrontare preposizione e immagine:
l'immagine pu essere buon termine di paragone per la proposizione, capace di illuminare sullo stato del ns
linguaggio attraverso somiglianze e dissimiglianze.
Ma immaginiamo che il filosofo, colpito dalla possibilit del confronto, concluda che una proposizione in realt
un'immagine anche quando non sembra. = fa di un termine di confronto un idea preconcetta a cui tutto
deve conformarsi. in questo scambio che consiste il dogmatismo.

Immaginiamo che invece di indicare oggetti puntando un dito l'indicasse descrivendo con il dito un cerchio
intorno ad essi. & immaginare un filosofo che dicesse " tutte le cose sono rotonde " e dicendo cos tracciasse
ogni volta un cerchio intorno alla cosa.
Anche questo un caso di dogmatismo: il filosofo che sostiene che tutte le cose sono rotonde non diverso da
colui che afferma che ogni proposizione un'immagine =
entrambi credono di seguire la natura mentre stanno solo seguendo i contorni della forma
attraverso cui la guardano (rf 114)
scambiano la possibilit del confronto per la percezione di uno stato di cose estremamente
generale ( 104)

ildogmatismo si riconnette a quelle che considera 2 delle tendenze pi forti della filosofia:
Desiderio di generalit= disprezzo per il caso particolare convinzione che l'essenziale della ricerca filosofica
consista afferrare un essenza.
considerare l'essenza come ideale saldo e inamovibile fuori dallo spazio dal tempo che potr essere
colto nella sua purezza cristallina ( 107) solo da chi possiede uno sguardo tanto acuto ( 113) da penetrare
sotto la superficie ( 92) delle cose.

witt riconosce 1 opera erano presenti entrambe queste tendenze:
La prima: dare mediante l'indicazione della forma generale della proposizione, l'essenza del linguaggio
La seconda: idea che essenza fosse qualcosa di unico, estremamente semplice, anteriore ad ogni
esperienza, non contaminato da incertezze di natura empirica
=1 opera =arroganza che rimprovera a gran parte della filosofia.

Pi consideriamo il linguaggio effettivo rigorosamente, tanto pi forte diventa il conflitto* tra esso e le nostre
esigenze. *diventa intollerabile e l'esigenza rischia di trasformarsi in qualcosa di vuoto: una lastra di ghiaccio dove
manca l'attrito=condizioni ideali ma impedimento a muoverci=abbiamo bisogno dell'attrito.



witt da questo punto di vista assomiglia alla
lieve Colomba (kant critica della ragione pura) vola sente la resistenza dell'aria e pensa di riuscirvi meglio
nello spazio privo di aria.
Platone il quale (kant) abbandon il mondo per lo spazio dell'intelletto puro osservando che con i suoi sforzi
non acquistava terreno non resistenza come fondamento su cui applicare le proprie forze per mettere in moto
l'intelletto.

2 tendenze da non sottovalutare: filosofi da sempre (da quando hanno incominciato a farsi guidare dalla domanda
socratica che cos'?) e a ritenere, con Socrate, l'enumerazione di casi particolari non fosse l'inizio di una risposta.
Per questo Witt considera significative le battute iniziali del di Platone: a Teeto che alla domanda cosa la
scienza risponde elencando varie discipline e mestieri, Socrate obietta che la ricerca non riguardava le numerazioni ma
conoscere cosa sia la scienza, solo quest'ultima la domanda che pu interessare un filosofo e solo la risposta ad essa
pu appagare un desiderio di immobilit del discorso.

Secondo witt ci che Socrate ottiene l'opposto: invece di immobilit conflitti e antitesi, gli stessi che da allora
agitano gran parte della filosofia.
La difficolt di Socrate = che incontra anche il tractatus cercare di indicare l'essenza del linguaggio:affiora sempre un
modo di usare una parola che non si accorda al concetto a cui hanno condotto altri usi (ma non cos! pure cos).

Altro errore di filosofia (& il tractatus): in filosofia possano essere fatte scoperte = scienza, non si pu scoprire
nulla perch in filosofia a differenza della scienza, non c' bisogno di aspettare il futuro.
Per il filosofo il difficile non sta nello scavare fino al fondamento ma nel riconoscere che questo fondamento sta
davanti a noi (davanti ai nostri occhi).

I problemi della filosofia non sono problemi empirici : si risolvono penetrando l'operare del nostro linguaggio cos
da riconoscerlo ed evitare di fraintenderlo. Si risolvono non producendo nuove esperienze, ma assestando ci che ci
noto: quindi in filosofia la difficolt sta nel fermarsi, nell'accettare il fenomeno senza spiegarlo.

ecco perch witt ritiene importante evidenziare che le difficolt che si possono incontrare non sono mai del tipo che
richiedono, per essere affrontate, una qualsiasi istruzione intorno a materia astruse.

Ci che occorre superare sempre una difficolt della volont non dell'intelletto=IL LAVORO FILOSOFICO NON
UN LAVORO SULLE COSE MA SU SE STESSI, SU COME SI VEDONO LE COSE.
Fare filosofia = uno scrivere su se stessi con tutte le difficolt che comporta, perch impossibile scrivere su se
stessi in modo pi vero di quanto non si sia veri. a differenza che sulle cose esterne.

(in filosofia & scienza) esistono domande per cui si trover una risposta in seguito:Errore. evidente l'atteggiamento di
witt =le soluzioni dei problemi filosofici non non devono mai sorprendere.

tractatus non offre un esempio di proposizione elementare: ci sono ma lascia all'applicazione della logica il
compito di stabilire quali proposizioni elementari vi siano e quale forma abbiano.
Solo quando l'analisi sar giunta al termine sapremo quali siano e quali forma abbiano.
RF errore: abbiamo gi tutto non c' bisogno di aspettare. Ci muoviamo nell'ambito della grammatica del nostro
linguaggio comune.

MA non significa che voglia impedirci di parlare di proposizioni elementari o definirle alcune elementari (es si possono
considerare elementari proposizioni che non contengono espressioni come e ,o, ecc - un tempo da lupi elementare
non compare nessun connettivo)

witt mette in discussione la pretesa di parlare di proposizione elementare in assenza di un qualsiasi esame, a
prescindere dai metodi di analisi a disposizione=se non si hanno esempi inutile parlarne.
Proposizione elementari non stanno sepolte nelle profondit del linguaggio: la logica (grammatica) non
qualcosa sotto la superficie che una analisi deve svelare, gi aperta alla vista, anche se riconoscere ci che sta sotto i
nostri occhi non facile.

Secondo il tractatus Ogni proposizione elementare se:
una funzione di verit delle proposizione elementari

Le proposizioni elementari sono logicamente indipendenti (una non pu interferire con l'altra, la
congiunzione in due proposizioni elementari non pu essere mai una contraddizione)

Lassimilazione della logica del linguaggio alla logica vero-funzionale la pi tipica manifestazione di quel dogmatismo
che witt arriver a considerare uno degli errori pi pericolosi della filosofia.
contro la pretesa di identificare la logica aristotelica con l' intero ambito della logica (se il primo sistema della
geometria fosse stato la trigonometria e noi ora credessimo che essa sia la vera base della geometria sino l'intera).
witt critica questa riduzione della intera logica del linguaggio alla logica vero- funzionale.



witt pone spesso l'attenzione su alcune posizioni:
Esempio: quest'uomo e alto 2 metri- la macchia nel campo visivo rossa=
pur proposizioni elementari (n e n o) non hanno quelle caratteristiche (> indipendenza logica) che il tractatus
aveva riconosciuto alle proposizione elementari.

Quest'uomo alto due metri: proposizione che attribuisce una qualit (con gradi diversi), pu essere trattata come
una proposizione elementari ma essa non risponde al principio di impossibilit di esclusione: infatti se alto 2 metri
vera, allora " alto 3 metri " falsa.
Lo stesso vale per la proposizione la macchia nel campo visivo rossa.
Si consideri per la congiunzione quest'uomo che alto due metri e quest'uomo alto 3 m se vale quanto appena
detto questa congiunzione deve essere necessariamente falsa, che secondo il tractatus una contraddizione.
Da questa e altre simili considerazioni witt ricava 2 conclusioni:
tra le proposizioni elementari sussiste una relazione interna di esclusione(non dipendente
dallesperienza) non mai la singola proposizione ad essere accostata alla realt ma un intero sistema di
proposizioni
tra le proposizioni vi sono rapporti di esclusione e inferenza di cui la logica vero-funzionale non riesce a
dar conto. Nel tractatus Witt crede che ogni inferenza poggi sulla forma tautologica
(Tautologia: proposizione complessa che per ogni assegnazione di valore di verita alle proposizioni semplici che la
compongono risulta vera)
Non aveva ancora visto che un inferenza pu avere anche questa forma: un uomo alto 2m, quindi non alto 3 m
:
la logica vero-funzionale solo una parte di una sintassi complessiva le cui regole di sintassi (=quali sono le uniche
connessioni in cui una parola ha senso, con esclusione delle insensate) non possono essere ridotte alla logica vero
funzionale
Il ritorno alla filosofia segnato anche da una grande attenzione per il linguaggio fenomenologico o primario =
descrivere o rappresentare ci che immediatamente dato e messo in atto senza aggiunte ipotetiche (esperienza pura
e immediata)
Per un periodo pens che la filosofia dovese costruire un simile linguaggio , si ricredette nel 29: il linguaggio
fenomenologico non gli si presenta pi come obiettivo indispensabile, ci che si deve e si pu fare separare nel
linguaggio ci che essenziale da ci che non lo .
Se nel passato aveva creduto che esistessero due tipi di linguaggio:
quotidiano in cui parliamo
primario: esprime ci che sappiamo veramente = i fenomeni
Arriva alla conclusione che esiste un solo linguaggio, quello comune, e che non esiste il bisogno di inventarne di
nuovi (costruzione di nuovo simbolismo) perch gi IL linguaggio ( a condizione che sia liberato dalle ambiguit ).
Insomma dobbiamo cavarcela con il nostro linguaggio e comprenderlo, senza nonsensi.
Witt rester fedele a tale conclusione anzi si radicalizzer ulteriormente, fino allaffermare che si "finisce in un vicolo
cieco quando si crede che le difficolt del compito della filosofia consistano nel dover descrivere fenomeni difficili da
afferrare (sottigliezze inafferrabili con un rozzo linguaggio quotidiano).
Ci di cui la filosofia ha a che fare sono quei fenomeni e quelle cose che sono palesi e comunissime,ma che per la
loro semplicit e quotidianit restano nascoste perch sempre sotto gli occhi (sembrano nuove quando le ritroviamo).
la spiegazione deve essere messa al bando e la descrizione deve prendere il suo posto, alla filosofia spetta "il mettere
tutto davanti, non spiegare n dedurre, dato che tutto in mostra. Lerrore pi grave nel cercare una spiegazione
dove invece si dovrebbe dire: si gioca questo gioco linguistico ovvero solo descrivere e dire: cos la vita umana.
in filosofia deve essere accettato che non sono i presunti dati immediati del senso ma i fatti della vita (le forme di
vita), il fatto che stiamo agendo in questo o altro modo (puniamo certe azioni o le premiamo ecc ecc).
Fine 29 : Witt arriva alla conclusione che
in filosofia si pu e si deve comprendere il nostro linguaggio ( non uno ideale)
alla filosofia si richiede di penetrare l'operare del nostro linguaggio per riconoscerlo VS tendenza a
fraintenderlo e dimenticarlo
Ci che rende difficile riconoscere loperare del ns linguaggio la forza con cui alcune immagini incorporate in esso
tendono a fuorviare. Tra queste una > pervasiva e antica e si pu trovare nel 1 libro delle confessioni
.Agostinosua iniziazione al linguaggio: adulti nominano cosa & indicanoosservazioneritiene che la cosa si
chiamasse con quel nome.
Nellimmagine di tale linguaggio le radici dellidea: le parole sono NOMI il cui significato l'OGGETTO (il suo
portatore) le PROPOSIZIONI sono connessioni di nomi, dare nomi alle cose e imparare i nomi delle cose sono
allorigine del linguaggio e del suo apprendimento.
I primi paragrafi delle RF sono VS l'immagine agostiniana del linguaggio, che ha portato i filosofi a trattare il
denominare come il fondamento del linguaggio, e a dimenticare quanti ? tipi di parole esistono e quanti ? usi vengono
fatti con esse.
Nel descrivere il linguaggio e il suo apprendimento 1 pensano a sostantivi come tavolo, sedia e ai nomi di persona,
solo in 2 tempo ai nomi di attivit e propriet e pensano ai restanti tipi di parole (es esclamazioni ecc) come a qlc che
si accomoder. = una rappresentazione primitiva del modo in cui funziona un linguaggio, appena tratteggiata e
semplificata (es platone. La proposizione consiste di sostantivi e verbi).
E la grammatica superficiale del ns linguaggio che per Wiit ci spinge a dimenticare che ci sono? tipi di parole, con ?
funzioni e impieghi. Siamo portati a pensare che tutte le parole funzionino allo stesso modo e che abbiano allincirca lo
stesso impiego ma NO: le parole sono come le impugnatore nella cabina di una locomotiva che pur simili hanno modi di
azione ?, come gli strumenti nella cassetta degli utensili. Nulla impedisce di assimilare una impugnatura alle altre
perch tutte servono a muovere qualcosa ma qual il guadagno in tale assimilazione?
Ma il denominare non possiede quelle virt attribuite dallimmagine agostiniana: es
Prendiamo il caso che qualcuno voglia spiegare il significato della parola x: questo x, e per farlo indica una matita e
dice x mentre compie il gesto di indicare=abbiamo descritto una " definizione ostensiva " questa pu essere
interpretata in molti modi (questa una matita, questo legno, ecc).
Secondo wiit il fatto che una definizione ostensiva deve essere compresa & frainteso basta a dimostrare che non
affatto all'origine del linguaggio e del suo apprendimento.
Certo ci sono molti modi per escludere o limitare fraintendimenti, per es si voglia definire un colore rosso posso fare
ricorso alla formula " questo colore si chiama Rosso " ma questa mossa contribuisce a confermare il carattere non
originario della definizione ostensiva.

la definizione ostensiva spiega l'uso di una parola, quando sia gi chiaro quali funzione la parola debba
svolgere nel linguaggio, occorre infatti che si capisca gi molto di un linguaggio perch tale definizione abbia senso.
Tutto questo pu passare inosservato perch:
immaginiamo colui a cui viene data una definizione ostensiva come qualcuno che gi possiede una lingua
anche se non quella in cui formulata tale definizione (Agostino per esempio apprendimento del linguaggio
come l'arrivo del bambino in una terra straniera=bambino possiede gi una lingua ma non questa)
Ci figuriamo latto di dare un significato come un processo spirituale singolare

Tra gli effetti dell'immagine Agostiniana : la concezione secondo cui nomi veri e propri sono segni semplici e che
stanno per oggetti semplici. All'origine di questa una argomentazione che ha il suo centro nell'idea secondo cui " la
parola non ha significato se ad essa non corrisponde nulla ".
Per questo la critica a cui sottopone la nozione di oggetto semplice importante nella lotta contro le idee sul linguaggio
radicate nell'immagine Agostiniana.

Mette in discussione che si possa parlare di oggetti assolutamente semplici: chi lo fa perch dimentica che la parola '
composto' impiegata in innumerevoli modi imparentati in modi diversi, per cui non ha nessun senso chiedere "
questo oggetto semplice? " fuori di un determinato gioco, ossia senza precisare ai particolari usi delle parole a cui si
sta richiamando.

Gli oggetti semplici dovrebbero costituire i significati dei nomi, wiit riconosce che ci sono casi in cui un soggetto
viene usato in connessione con un nome: casi in cui l'oggetto funge da paradigma o mezzo di
rappresentazione. Tale campione allora uno strumento del linguaggio, qualcosa con cui si fanno confronti.
Ci che contraddistingue tale campioni non una qualche propriet straordinaria ma la parte che egli stata data nel
nostro gioco linguistico (esempio metro di campione=in questo gioco l'unit di misura non l' oggetto misurato).

L' idea di parola senza significato se ad essa non corrisponde qualcosa una delle grandi fonti di disorientamento
filosofico: cerchiamo una sostanza in corrispondenza a un sostantivo; un sostantivo ci induce a cercare una cosa che
corrisponda ad esso (es: con parole come pensare credere ecc cerchiamo qualcosa che corrisponda)
le risposte possano essere diverse, x i mentalisti sar rappresentato dai processi nella mente, per i materialisti saranno
gli stati del cervello, per i comportamentisti semplici comportamenti).
per tutti comunque comune l'idea erronea che il significato di una parola sia qualcosa che coesiste con essa.

Indicando la forma generale della proposizione (con il tractatus) aveva ritenuto di aver assolto il compito di spiegare
l'essenza della proposizione.
Nelle RF messa in discussione la convinzione che l'essenziale della ricerca filosofica consiste nell'afferrare un'essenza
che tutto abbraccia un'illusione.

Nelle ricerche witt invita il lettore a riconoscere:
I diversi tipi di impiego di tutto ci che chiamiamo segni, parole, proposizioni
Che con le nostre proposizioni facciamo le cose pi diverse: diversi giochi linguistici

obiezione :molteplicit dei giochi linguistici senza si sia detto cosa sia l'essenziale del gioco linguistico e quindi del
linguaggio; cosa sia comune a tutti questi processi e ne faccia un linguaggio

per wiit grossa questione e antica (Socrate vs witt per " desiderio di generalit " pi atteggiamento di disprezzo per
il caso particolare) legata all'idea che per comprendere il significato di un termine generale si debba trovare l'elemento
comune a tutte le sue applicazioni (paralisi ricerca filosofica+ nessun risultato+ credere come irrilevanti i casi concreti).
lll witt non nega che si possa indicare qualcosa di comune a tutto ci che chiamato linguaggio o
conoscenza. Quello che vuole farci riconoscere :
Non scontato che ci che distingue un caso dall'altro sia <interessante di ci che li accomuna
Che non necessario considerare come esclusiva la seguente alternativa: o c' qualcosa di comune o
dobbiamo riconoscere che che la stessa parola ha pi significati tra loro indipendenti.

Questa alternativa non vale per quei processi che chiamiamo giochi: passandoli in rassegna ci che vediamo non
qualcosa comune a tutti, ma una rete complicata di somiglianze (somiglianze di famiglia) che si sovrappongono e si
incrociano a vicenda. I giochi formano una famiglia (=i vari tipi di numeri).
Ci non significa che voglia disperdere quello che era tenuto insieme da un elemento comune: infatti paragoni il
concetto ad un accordo tra cui il robustezza dipenda non dal fatto che una fibra corre per tutta la sua lunghezza, ma
dal sovrapporsi di molte fibre l'una all'altra.

Ulteriori obiezioni (frege):
il significato di molte delle nostre parole e i confini dei concetti sono qualcosa di sfumato, ma se un concetto
non chiaramente delimitato come potr essere inteso, usato e spiegato?
a cosa pu servirci se non consente una distinzione netta tra ci che ricade su di esso e ci che non ricade?

witt: i concetti possono venissimo essere spiegati e svolgere la loro funzione e pur non essendo delimitati. " I giochi
sono per noi giochi di cui abbiamo sentito parlare, e se vogliamo spiegare che cosa un gioco descriveremo alcuni
giochi aggiungendo poi: questoe simili cose si chiamano giochi ".
Ma cosa comune a tutte queste cose? per analogia si pu arrivare a formazioni che nessuno chiamerebbe gioco,
pertanto chiamo gioco ci che simile a questi fino ad un certo grado.
quello che vale per il concetto gioco vale anche per i concetti regola, linguaggio, proposizione.
Non esclude che per particolari scopi si possono imporre dei limiti rigidi a un concetto" vediamo una rete e complicata
di somiglianze che si sovrappongono e si incrociano a vicenda "

Ci per non mostra:
Che un concetto diventi veramente tale solo grazie a questa delimitazione
Che la mancanza di delimitazione sia segno della nostra incapacit di cogliere il un concetto in tutta la sua
purezza.
Se di molti concetti non conosciamo i confini perch non sono tracciati= per questo che spiegare il dando esempi
non un metodo indiretto di spiegazione in mancanza di un metodo migliore.

Tra i molti condizionati dall'idea che la ricerca dell'essenza sia il compito a cui il filosofo e lo scienziato non pu
rinunciare witt mette freud : analizza quelle pagine del interpretazione dei sogni nelle quali freud cerca di mostrare
come tra immagine del sogno e oggetti di natura sessuale sussistano relazioni, associazioni che bastano per
concludere che il sogno in realt osceno.
witt non convinto di tale conclusione: se il sogno era bello, queste associazioni lo rendono non bello?
Freud ha ingannato ed stato influenzato dall idea ottocentesca della dinamica, cercando qualche unica spiegazione
che potesse dimostrare che cos' il sognare=trovare l'essenza del sognare.
avere torto in parte avrebbe significato aver torto del tutto.
per questo che Freud non era disposto a riconoscere che ci possono essere molti tipi di sogni e che potrebbe non
esservi una sola linea di spiegazione per tutti. = il considerare che non vi sia una sola idea o causa per cui si sogna
come un disastro per la psicanalisi e per la conoscenza, e che si possa sognare senza alcuna causa o ragione.
Obietta witt qui l'errore nell'unica causa: non c' alcuna ragione sola per cui si parla.
Secondo Freud le differenze appartengono sempre e soltanto al problema, mai alla soluzione, invece proprio sulle
differenze che witt intende attirare l'attenzione, mostrare come le cose che sembrano identiche sono in realt differenti.

Secondo witt alla base di molte dottrine del significato del linguaggio vi una constatazione in apparenza innocua,
ossia la considerazione che un segno qualsiasi , in quanto tale, qualcosa di materiale e di accidentale. Perch questi
viva occorre, di conseguenza, che a esso si accompagni qualcosa.
Ma non pu essere un altro segno=secondo witt se di per s un segno qualcosa di morto e se nessuna aggiunta
di segni pu fare vivere un segno, si deve pensare che ci che va aggiunto ai segni sia qualcosa di immateriale,
diverso da tutti i segni.
Da queste considerazioni emerge
la posizione di frege: la cosa importante non sono i segni, ma il pensiero che i segni esprimono e che sono
qualcosa di atemporale, eterno, immutabile.
Le varie forme di mentalismo che distinguono nel funzionamento del linguaggio due parti:
inorganica- manipolazione dei segni;
organica- comprensione dei segni, pensare. Collocano la vita del segno nella mente.

Ad essi witt oppone la considerazione che qualunque cosa accompagni un segno per noi un ulteriore
segno. per questo che la distinzione tra interno ed esterno non riveste alcun interesse n le considerazioni sul
significato e comprensione del significato.
Ed sempre per questo che non pu mai essere essenziale se un fenomeno simbolico si svolga nell'anima
invece che sulla carta visibile agli altri.
Perch mai un segno pi qualcos'altro dovrebbe essere vivo se, da solo, era morto?
witt quindi rigetta idea che ci che da vita a un segno sia qualcosa che lo accompagna= di che cosa vive il segno?
Lindicazione nel libro blu: se dovessimo nominare qualcosa che sia la vita del segno, dovremmo dire che ci sia il suo
uso.
Cautela espressiva particolarmente importante perch ci fa capire come il richiamo all'uso abbia come obiettivo
primario di contrastare la tentazione della ricerca del significato.
=attenzione a dove occorre guardare, e come bisogna guardare se all'uso che vogliamo guardare.

Primi anni 30 witt: pensa che il modo per guardare al linguaggio ,rispettando l'indicazione nella ricerca d' uso la
vita del segno, sia di trattarlo come un calcolo costituito e delimitato dalle regole: quello che faccio con le
parole in quanto le comprendo, la stessa cosa che faccio con il segno del calcolo: opero con essi.

Questo modo elaborato da witt in opposizione a frege: frege ha ragione quando obietta che la matematica non ha
semplicemente a che fare con i segni di inchiostro sulla carta ma non vede che vi un aspetto legittimo del
formalismo, cio che i simboli della matematica non hanno alcun significato, perch possibile negare che essi
rappresentino qualcosa senza ridurli a segni di inchiostro (per frege o abbiamo tratti di inchiostro sulla carta oppure
questi tratti sono segni di qualcosa e ci che rappresentano il loro significato)
il gioco degli scacchi a mostrare che tale alternativa non corretta: le pedine non rappresentano nulla, non hanno
alcun significato ma si possono usare come segni nel gioco: la pedina nel suo aspetto non ha importanza la totalit
delle regole che lo distingue dagli altri pezzi suoi movimenti che pu fare o non=l'essenziale sono le regole.

Le Conseguenze che witt trae da queste considerazioni:
Il paragone tra la matematica e il gioco degli scacchi vale per ogni sorta di linguaggio: non c'
bisogno che le parole rappresentino qualcosa, il significato va ricercato nella funzione che essi svolgono
nell'insieme delle regole grammaticali che ne disciplinano l'uso. Ogni significato definito da tali regole che fissano
l'uso in quel linguaggio="POSTO " IN UN SISTEMA GRAMMATICALE.
La comprensione del significato non un processo psicologico particolare che si svolge in me, n uno
stato presente in me: COMPRENDO UNA PROPOSIZIONE IN QUANTO LA ADOPERO.
Le regole grammaticali non sono ricavate dalla realt ne devono rispondere ad essa: il linguaggio
autonomo e le sue regole sono arbitrarie, determinano soltanto il significato e non rispondono di nessun
significato.
MA non significa che non vi sia relazione fra grammatica e realt e che la filosofia che si rivolge alla grammatica non
abbia pi nulla a che fare con la realt=infatti la tecnica di uso di una parola ci d un'idea di verit molto
generale riguardo al mondo in cui usata. Allo stesso modo la descrizione di un metodo e di un unit di misura (la
cui scelta arbitraria perch non impostata dalla realt) dice qualcosa sull'mondo in cui la misurazione ha luogo.

witt rester fedele alle conseguenze che aveva tratto dalla considerazione del linguaggio come calcolo:
Perch una parola abbia significato non necessario che corrisponda a qualcosa (uso)
La comprensione del significato non un processo n uno stato della mente
la grammatica non determinata dalla realt (degli empiristi e platonisti)
MA si render conto che guardare al linguaggio come a un processo che avviene secondo regole esplicite vuol dire
assumere un Punto di vista unilaterale sul linguaggio e attribuire privilegio a rigore ricavato dalle scienze.= sempre pi
chiaro quindi per witt che non usiamo e non c' stato insegnato il linguaggio secondo regole rigorose.
Mentre l'usiamo non pensiamo alle regole d'uso ma non sappiamo neppure indicarle se ce le chiedono, non perch ci
siano ignote ma perch spesso esse non ci sono proprio. Supporre il contrario sarebbe come supporre che i bambini
quando giocano a palla giochino secondo regole rigorose.

In realt (RF) per witt occorre riconoscere:
che a ci che chiamiamo regola di un gioco linguistico possono spettare nel gioco parti molto differenti (esempio
la regola pu essere un aiuto nell'insegnamento del gioco uno strumento del gioco stesso)
Affinch un gioco linguistico sia tale, non necessario che sia limitato dovunque dalle regole (non regole di forza
di lancio nel tennis)
Un gioco senza regole fisse non cessa di essere un gioco ne perde di interesse e utilit anzi spesso proprio tali
imprecisioni di cui abbiamo bisogno. regole rigorose ,= un'ideale prestabilito a priori mentre occorre riconoscere che i
nostri ideali di esattezza non sempre sono gli stessi.
Ma il paragone dell'uso delle parole con un calcolo secondo regole fisse rischia di essere fuorviante da
diversi punti di vista:
Spingerci a pensare che il nostro linguaggio si avvicina soltanto a quello ideale di cui dovrebbe interessarsi
la logica mentre si pu dire che costruiamo linguaggi ideali
Pu indurci a coltivare un immagine mitica della regola e delle seguirla, la quale anticiperebbe le sue
applicazioni.

Gioco linguistico:
Giochi mediante i quali i bambini apprendono la loro lingua materna
Linguaggi pi semplici o primitivi del nostro linguaggio quotidiano
Sono modi di usare i segni, pi semplici di quelli con cui noi usiamo i segni del nostro linguaggio quotidiano.

Perch dovrebbero interessare il filosofo? per witt studiare i fenomeni del linguaggio nei modi primitivi del suo impiego
un modo per dissolvere la nebbia mentale che sembra avvolgere il nostro uso comune del linguaggio.
I differenti giochi linguistici che descrive e inventa vanno considerati termini di paragone
Occorre osservare che per witt linguaggio primitivo non significa incompleto:
perch non chiaro cosa voglia intendere con completo,
perch l'identificazione tra primitivo e incompleto non scontata,e non solo nel caso del linguaggio.
" i minorati mentali ce li rappresentiamo usando l'immagine del degenerato, dell'individuo essenzialmente incompleto,
quasi disgregato. quindi attraverso il idea del disordine, invece che attraverso quella di un ordine pi primitivo ".

" gioco linguistico " usata anche per indicare:
Ciascuno dei differenti e innumerevoli tipi e modi di impiego di ci che chiamiamo segni parole proposizione
(esempio comandare e agire secondo il comando, fare una battuta ecc)

In tutti i casi ci che a witt interessa evidenziare con l'impiego dell'espressione gioco sono > due cose:
" il linguaggio " non quell'unit formale immaginata dal tractaus ma una famiglia di giochi linguistici pi
o meno imparentati. N qualcosa di dato una volta per tutte=linguaggio come vecchia citt
Parlare un linguaggio fa parte di una forma di vita e immaginare un linguaggio significa immaginare una
forma di vita=gioco linguistico indica tutto l'insieme costituito da linguaggio e dalle attivit di cui intessuto.

witt si rese conto che le nozioni di regola e di seguire la regola particolare attenzione=dedica un ampio spazio
nelle RF.
la questione che si trova di fronte : cosa significa seguire correttamente la regola? come e quando decidere quale
passo sia quello giusto? (come decidere che 199 dopo 198 giusto per la regola addiziona 1?).
witt indica due risposte date dai filosofi:
le conseguenze di una regola esistono gi in essa, dobbiamo soltanto tirarle fuori: pensando alla regola la mente
compie tutti i passaggi prima che si arrivi a questo o quel punto. Secondo witt sono superstizioni filosofiche che
non fanno altro che riproporre la domanda=che ci assicura che il punto a cui siamo pervenuti fisicamente sia
proprio il punto a cui la regola idealmente giunta?
riconosciuto che la regola non anticipa n predetermina le sue applicazioni occorre ammettere che tra essa e
ciascuna delle sue applicazioni intervenga qualcosa o qualcuno: supponendo di aver una regola generale
indispensabile riconoscere sempre di nuovo che tale regola pu essere applicata a questo caso=nessun
atto di previsione pu risparmiare questo.
witt cominci a rendersi conto delle conseguenze paradossali e a cui inevitabilmente conduce la supposizione e che tra
la regola e ogni sua applicazione ci sia qualcosa (un atto di interpretazione).
Infatti se la regola deve essere sempre interpretata allora giusto l'obiezione che qualunque cosa io faccia possa
sempre essere resa compatibile con la regola mediante interpretazione e che per questo l'interpretazione non pu
servire a sostegno. Infatti se qualunque cosa io faccia possa essere accordata cui la regola, potr anche essere messa
in contraddizione con essa=non esiste regola

Ammesso che la regola abbisogni del interpretazione non c' pi modo di sfuggire al paradosso: come la regola anche
l'interpretazione qualcosa che viene data per segni quindi un altro segno. e all'obiezione che l'interpretazione a
cui si fa appello non un altro segno ma qualcosa che non si pu interpretare ulteriormente WITT RIBATTE che il
ricorso ad un'interpretazione ultima mitologico come il richiamo a una regola ultima.

witt a questo punto propone di cambiare il nostro atteggiamento: invece di dire che ci deve essere qualcosa che ci fa
fare quel che facciamo, che ci fa usare la regola come noi la usiamo, guardiamo attentamente ai modi in cui noi
seguiamo le regole e a ci che di volta in volta chiamiamo seguire una regola.

Questo deve farci capire che seguire la regola una prassi, e per stabilirla non bastano le regole, abbiamo bisogno
anche di esempi. la regola la cosa spiegata, non la cosa che spiega.
regola si riferisce ad una tecnica ad un'abitudine.

dal 243 wiit si chiede se sia pensabile un linguaggio in cui le parole dovrebbero riferirsi a ci di cui solo chi parla
pu avere conoscenza, alle sue SENSAZIONI PRIVATE. la risposta che questo linguaggio privato non pu essere
che una finzione grammaticale che nasce da un modo di fraintendere il operare del nostro linguaggio.
Scopo di questi paragrafi di respingere la grammatica che sta alla base di questa finzione ovvero resistere alla
tentazione di costruire la grammatica dell'espressione di una sensazione secondo il modello "oggetto e
designazione " 293

una delle grandi fonti di disorientamento filosofico l'idea secondo cui la parola non ha significato se non
corrisponda qualcosa, che ci spinge:
A cercare sempre qualcosa che sia il significato della parola
Considerare il denominare come il fondamento del linguaggio
Nel caso delle sensazioni questa idea ci induce a trattarle come oggetti privati a cui solo io posso accedere, cui d un
nome mediante una sorta di definizione ostensiva interna e privata: " scrivo il segno e cos facendo concentrano
attenzione sulla sensazione ".
Corollari inevitabili sono:
Le sensazioni sono accessibili alla sola persona
Posso solo indovinare le sensazioni altrui perch vedo solo i suoi segni
witt ribadisce riguardo alla definizione ostensiva ripetendo ci che aveva gi detto contro l'idea che dare un nome a
un oggetto sia a fondamento del linguaggio. Quando si dice " ha dato il nome a una sensazione, si dimentica che molte
cose devono gi essere pronte nell'linguaggio perch il nominarle abbia un senso ".
Perch chi incapace di eliminare l'immagine agostiniana mostra come imparare il significato dei nomi delle sensazioni
sia qualcosa di pubblico e di aperto alla vista.
tale descrizione non va intesa come appoggio a favore del comportamentismo quale volesse indicare che solo il
comportamento reale.
Egli intende sostenere non che la parola " dolore " significa propriamente quel gridare, bens che
l'espressione verbale del dolore sostituisce, non descrive il grido.
se sembra stia affermando che la sensazione in stessa non nulla solo perch siamo sotto l'influenza dell'idea che
linguaggio funzioni sempre un unico modo e serva ad un unico scopo: trasmettere pensieri.
con questa idea che dobbiamo rompere: la sensazione non qualcosa, ma non nemmeno nulla.
=witt vuol dire che se interpretiamo il dolore come una oggetto privato allora un nulla rende lo stesso servizio di un
qualcosa di cui non possiamo dire niente 293 .

all'idea di linguaggio privato connessa la convinzione che non solo io non posso sapere veramente cosa l'altro
sente e prova (e che sia vero) ma non possa nemmeno far sapere all'altro cosa io stia davvero sentendo e
provando. Ognuno chiuso in una sua privatezza e dell'altro ha e vede solo dei segni.
Privatezza dei sentimenti non significa che nessuno pu conoscerli a meno che io noi glieli mostri MA "se non voglio
posso non dare alcun segno del mio sentimento, ma posso anche farlo mostrando solo un segno e non il sentimento " .
a colui disposto a sostenere che ci che l'altro prova e sente essere solo una congettura e mai conosciuto witt propone
una sfida: " prova mettere in dubbio il dolore di una persona, certo ci sono dei casi in cui pu essere difficile conoscere
sentimenti dell'altro e spesso siamo incerti su quanto l'altro sia sincero. Tutti sanno che gli uomini possono simulare
ma un gioco linguistico che abbiamo imparato come ogni altro ( 249) e che soprattutto abbiamo imparato dopo
averne imparati molti altri.
vale anche per il mentire quindi quello che witt dir a proposito del dubbio " che si pu dubitare soltanto se si
sono imparate certe cose".
ci che witt mette in discussione l'idea che io non possa mai conoscere con certezza i sentimenti e le
sensazioni altrui perch essi non potranno mai essere miei.
SE CI LIBERIAMO DAL MITO DELL'OGGETTO PRIVATO, POSSIAMO RICONOSCERE CHE NOI VEDIAMO QUELLO CHE GLI ALTRI SENTONO E
PROVANO.

Tra le distinzioni fondamentali che la grammatica del nostro linguaggio tende a farci dimenticare vi quella tra:
proposizioni grammaticali: descrivono un gioco linguistico, ne delimitano la regione e delle regole
Proposizioni empiriche: le posizioni interne al gioco linguistico
Esempio:
Le valigie non spariscono se sono lasciate incustodite: congettura o opinione basata sull'esperienza pu essere
smentita
gli oggetti non spariscono quando nessuno li osserva: una proposizione grammaticale che descrive un'immagine del
mondo che stata tramandata con il quale distinguo tra vero e falso.

witt vuole sottolineare che la mia immagine del mondo non ce l'ho perch sono convinto della sua esattezza o
perch mi stata insegnata, ma un'immagine come prassi cio modi e maniere del confrontare e della
agire.
le proposizione grammaticali descrivono il suolo sul quale si fondano e crescono i nostri giudizi, ma non significa che
siano incondizionatamente vere. esse formano l'alveo del fiume che pu spostarsi. questo non significa che voglia
rendere la distinzione fra grammatica ed esperienza indistinta: pu spostarsi, ma distingue tra il movimento dell'acqua
nell'alveo del fiume e lo spostamento di quest'ultimo, pur che fra essi non vi sia una netta distinzione.
In tali contesti una proposizione trattata come una proposizione da controllare con l'esperienza pu essere trattata
come una regola di controlo e viceversa. Ci vuol dire che nessuna proposizione in quanto tale, grammatica o
empirica.

La funzione delle proposizioni grammaticali di delimitare la regione del linguaggio = tracciare il confine tra
senso e non senso= la filosofia come ricerca grammaticale eredita la funzione che il tractatus aveva assegnato alla
filosofia. Con 2 differenze:
la linea che divide il senso dal nonsenso non + quella linea retta e definitiva a cui pensava il tractatus: niente
, in quanto tale o in maniera essenziale, provvisto o privo di senso.
le ragioni per cui si traccia il confine fra senso e nonsenso (regione del linguaggio)possono essere varie e
possono mutare a seconda delle ragioni d'uso

Wiit ritiene che uno degli errori che circonda la nozione di seguire una regola abbia origine nell'idea che qualcosa
debba farci fare quello che facciamo, MENTRE andrebbe riconosciuto che non occorre una ragione per seguire una regola
cos come la seguiamo= la catena delle ragioni ha una fine. Il che significa che non c' nulla di saldo e fermo in se
stesso? Che i ns giochi linguistici non possono mai essere fondati e giustificati?
Witt risponde che dire che tutte le ragioni hanno un termine non significa negare che si possano produrre, rifuita l'idea
che dove non vi sono + ragioni da dare , l ci si scontra con l'infondatezza irrimediabile dei ns giochi linguistici.
Al termine delle ragioni non si trova la sicurezza ne l'insicurezza, ma una sorta di sicurezza tranquilla al di l del
giustificato e dell'ingiustificato.
Il fatto che qualcosa per me sia acquisito non ha la sua ragione nella mia stupidit o nella mia credulit: alla fine delle
ragioni non vi sono proposizioni infondate o vere, perch non c'e una specia di vedere ma il nostro agire. Ad un certo
punto resta solo dire cos , che non equivale a una rinuncia alla filosofia, ma un atto etico con cui assumiamo la ns
finitezza.
Ma non si pu evitare di ammettere che gli uomini giocano i giochi linguistici perch certi fatti sono cos e non
altrimenti, perch l'esperienza cos...
Witt riconosce che immaginare che certi fatti siano diversi da quello che sono significa non riuscire + a immaginare
come determinati concetti siano impiegati o applicati.
Ma un modo non di fondare i concetti sui fatti ma di comprendere come i ns concetti operino.
es: se un giudice in grado di applicare una legge a vari casi, deve giudicare un essere che si discosta completamente
dagli esseri umani soliti, questo caso la decisione diviene difficile se non impossibile.

Ribadisce che se si interessa alla corrispondenza dei concetti con fatti molto generali della natura non perch si
interessato a possibili cause della formazione dei concetti, o perch voglia spiegare la filosofia con la scienza
naturale.
witt non fa ipotesi: se i fatti naturali fossero diversi da quello che sono nostri concetti sarebbero diversi ma dice: si
crede che i concetti siano giusti, prova immaginare che certi fatti generali della natura che siano diversi da come sono e
costruzioni diversi delle nostre appariranno naturali.
Questo vale anche per chi intende sostenere che i giochi linguistici trovano la loro ragione nell'accordo tra gli uomini.
Questo rosso: ma come decidere chi ha ragionie se non l'accordo?
witt riconosce che se in generale gli uomini non concordassero, se casi indeterminati non fossero eccezioni i nostri
concetti non esisterebbero. Senza dubbio il nostro gioco linguistico funziona soltanto quando predomina un certo
accordo, ma il concetto di accordo non entra nel gioco linguistico se l'accordo completo, allora potrebbe darsi che il
concetto di accordo fosse del tutto sconosciuto. Infatti chi impara non deve prima conoscere il significato di euguale? e
questo non presuppone a sua volta l'accordo? 428.
Ci vale anche quando ci che in gioco la decisione su cosa vero o falso: vere e false ci che gli uomini dicono e
nel linguaggio gli uomini concordano.

Una concordanza non di opinioni ma di forma di vita=uomini possono accordarsi mediante il linguaggio
perch gi concordano nel linguaggio.

In questo modo wiit prende le distanze che anche da coloro che pensano che dei nostri giochi linguistici si possano dare
giustificazioni di tipo pragmatico. Esempio: noi contiamo cos perch si dimostrato pratico farlo in questo modo.
Non nega che qualche volta si pensi di avere certi concetti perch abbiamo ottenuto ottimi risultati o che l'abbiamo
trovati pi vantaggiosi ,egli contesta:
La pretesa che ci che vale qualche volta x certi concetti debba valere sempre e per tutti i concetti
L'idea che tutto ci che gli uomini fanno e dicono sia sempre conforme a uno scopo e comprensibile a
e giustificabile in base ad esso.
Sono i giochi che gli uomini giocano a rivelare cosa essi considerino utile e vantaggioso.

Spiegare l'agire sempre sulla base dell'assunto che si agisca in vista di uno scopo una pretesa che pu produrre
un'immagine distorta di quello che gli uomini fanno e dicono. Interessanti le considerazioni che witt ha dedicato al
ramo d'oro di Frazer: la cui dea guida secondo witt che l'uomo, primitivo o gentiluomo, agisca sempre e comunque
in base ad uno scopo che cerca di realizzare servendosi dell'insieme o di opinioni sul corso della natura (quelle che
dispone al momento).
Nel caso dell'uomo primitivo=cultura magico- religiosa, tali opinioni rimandano a una conoscenza insufficiente della
natura e derivano da modalit elementari di ragionamento. witt osserva che frazer non vede che l'agire in base opinioni
in vista di uno scopo ha un posto limitato della vita degli uomini e agli esempi di Frazer contrappone l'immagine di un
selvaggio che ha ben chiaro il concetto di azione reale e azione simbolica.

witt contesta la tendenza a guardare all'uomo primitivo come a un essere preso da stupore e sconcerto di fronte ai
fenomeni del mondo. Ci non significa che egli voglia farci guardare all'uomo primitivo come a un essere ottuso ed
inerte. Lo scopo contrastare quella superstizione della nostra epoca che vede nello stupore e nella
meraviglia l'effetto degli incapacit di spiegare i fenomeni del mondo (a indizio di essere in balia di un mondo
di cui non riescono ad afferrare le leggi).
Vi infatti uno stupore il quale segna il risvegliarsi dell'uomo al mondo che non ha nulla a che fare con
l'assenza di spiegazioni.
Certamente la scienza oggi viene praticata secondo uno spirito che esclude stupore e meraviglia, che il modo scientifico
di guardare un fatto non nel modo di guardando come un miracolo.
Ma perch dovremmo considerare lo stupore la meraviglia che non piuttosto la loro assenza come qualcosa di
primitivo?
Per stupirsi l'uomo deve risvegliarsi, la scienza un mezzo per addormentarlo di nuovo.