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. Sul v. 10 della laminetta di Hipponion Author(s): Giulia Sacco Reviewed work(s): Source: Zeitschrift fr Papyrologie und Epigraphik, Bd.

137 (2001), pp. 27-33 Published by: Dr. Rudolf Habelt GmbH, Bonn (Germany) Stable URL: http://www.jstor.org/stable/20190929 . Accessed: 25/11/2012 07:53
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ThI nAII EIMI Sul v. 10 della laminettadi Hipponion


La splendida edizione del 1993 delle laminette auree "orfiche" mi ha offerto lo spunto per osservare con

attenzione le ottime foto di quella di Hipponion1. Dalla sua prima e gi? eccellente pubblicazione del 19742 alle pi? recenti, il testo epigr?fico ? stato
culturali nello studio della lingua e delle problematiche nella lettura, nella interpretazione, perfezionato Resta?o si che ne scaturiscono. tuttavia alcuni punti ancora incerti, per la cui lettura e interpretazione a v. l'inizio del discute ancora. Uno dei passi cruciali ?, mio avviso, 10, laddove ? riportata la frase deve pronunciare dinanzi ai guardiani della fonte di che l'anima dell'iniziato, giunta nell'Ade, Di questo desidero qui occuparmi, perch? ritengo di poter offrire un contributo per una Mnemosyne. lettura pi? precisa del testo3. formulare Ricordo brevemente i dati essenziali: la laminetta ? stata trovata in una necropoli presso Vibo

Valent?a (Hipponion), in una tomba probabilmente femminile datata fra la fine del V e gli inizi del IV
? redatta in un alfabeto di tipo orientale (S ks, X kh, *Fps), ma senza la L'epigrafe distinzione gr?fica fra le vocali Id ed loi brevi e quelle lunghe aperte: si usano solo i segni E e O. II indica l'aspirazione iniziale di parola. Il dialetto ? d?rico, probabil segno H, adoperato irregolarmente, mente il locale locrese, in cui si mescolano forme ioniche. Come ? stato chiarito da Janko5 e, pi? sec?lo a.C.4 il testo risale a un archetipo redatto in un dialetto da Cassio6, i?nico psilotico, dorizzato e due L'iscrizione ? da di esametri nella versione composta Hipponion. quattordici parzialmente a e a e un verso. testo 2 di scrittura Vd. il linea 32 la foto Tav. p. corrisponde 14)7. Ogni ipermetri (vv. XII. recentemente, NeU'insieme Creta sec. a.C, delle lamine cosiddette orf?che, rinvenute e Sicilia, parte a Grecia parte in Magna ed Entella9, d?tate fra la fine del V e il IV

e in Tessaglia, Petelia, Farsalo8 quelle di Hipponion, un gruppo piuttosto omogeneo costituiscono per il contenuto e il formulario. Delle quattro, la il testo pi? ampio e dettagliato la pi? antica della serie, presenta in alcuni laminetta di Hipponion, il Vi secondo le delPanima dell'iniziato si descrive percorso nell'Ade, che, istruzioni, particolari10. e dove si dirigono le anime degli uomini dovr? evitare la fonte vicina al bianco cipresso, comuni, 1 2 Pugliese Carratelli 1993, n. IA 1,pp. 20-31. Pugliese Carratelli 1974. Non citer? qui tutta la vasta bibliograf?a riguardante la laminetta, ma solo quella utile agli
trattati.

argomenti

laminetta, che ho avuto modo di esaminare direttamente, ? esposta nel Museo Archeologico di Vibo Valentia. Ringrazio vivamente, per la loro cortesia e disponibilit?, laDott. Elena Lattanzi, Soprintendente ai Beni Archeologici della
Calabria, la Dott. Maria Teresa Iannelli, Direttrice del Museo Archeologico di Vibo Valentia e il Dott. Roberto Spadea,

3 La

Direttore del Laboratorio di restauro del Museo Nazionale di Reggio Calabria. Le foto qui pubblicate sono state eseguite da Domenico Critelli.
4 Foto presso Pugliese Carratelli 1974, pp. 91-107.

5 Janko 1984. 6 Cassio 1994 e 1996.


7O onale, 79, pp. eptametri, secondo 1985-1991 e Bernab? e l'orfismo. in Orfeo G. Giangrande, La lamina orfica di Hipponion, Atti del Seminario c. di A. Roma 246-247 1993, pp. 236, Masaracchia), (a (per il v. 14 cfr. Gallavotti ad esametro). Kai ?rj toi, riducendolo 1999, p. 55, che espungono Nazi 1978

Roma-Perugia 339, 348,

8
meta

Pugliese Carratelli 1993, n. IA 2, pp. 32-35 (Petelia, prima meta IV sec. a.C); n. IA 3, pp. 36-37 (Farsalo, seconda
a.C).

IV sec.

9 Per la laminetta di Entella vd. Fre? 1994; Riedweg 1998, pp. 396-397, n. B 11;Bernab? 1999, pp. 53-63. Per le altre a vd. anche Riedweg 1998, pp. 389-398. Carratelli oltre 1993, laminette, Pugliese 10 II testo della lamina di Entella, di cui non ? ancora apparsa una foto, ? noto solo da una trascrizione imperfetta ed ?
mutilo; la parte superstite fa ritenere che avesse un'estensione almeno pari a quello di Hipponion.

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G. Sacco

proceder?

Qui, dinanzi ai custodi della fonte dovr? l'acqua che sgorga dal lago di Mnemosyne. il permesso di la formula rituale ?Sono figlio della Terra e del Cielo stellato?11 e chiedere pronunciare e e a corteo aver bacchoi entrare incamminarsi dei dei far del bere. Indi, dopo bevuto, potra parte mystai sacra beati. via dei la lungo verso Nelle dialetto lamine i?nico12: di Petelia e Farsalo la frase di rito ? id?ntica nelle parole, nella loro sequenza e nel

eijii Kai O?pavo? ?oxepoevTo? Tfj? Tca??


In quella di Hipponion, pur ripetendo lo stesso concetto, nella prima meta. inmassima il primo editore (che conferma Secondo vi sarebbe uno spazio vuoto. La sequenza, a suo giudizio, l'espressione parte sembrerebbe leggermente diversa

la sua lettura del corne:

'74 nella nuova

edizione

del '93), dopo l'imperativo eutov, si leggerebbe IOIBAPEAIKAI ecc. Fra il I di BAPEAI e ilK di KAI
? da trascrivere

(h\))o? Bap?a? Kal O?pavo? ?axepoevxo? ed ? da intendere corne ?(Son) figlio della Gr?ve e del Cielo stellato?. La sostituzione di ?apeia a yfj
sarebbe d'origine tezza dell'elemento Subito e servirebbe pitag?rica ctonio?13. a dare ?risalto all'antitesi Terra-Cielo insistendo sulla pesan

ricusata

studiosi, ma questa lettura fu accolta da molti dell'ep?grafe, dopo la prima pubblicazione Tutti e tre tentarono in qualche modo di ripristinare, da alcuni, corne Zuntz, Luppe e Gallavotti. delle altre due iscrizioni di Petelia e Farsalo, la Tri. suiranalog?a Zuntz14: utilizzando una foto della laminetta che la lettura Bap?a? ritienne pertanto era incompatibile di dover rettificare inviatagli da Foti e quelle della prima pubblicazione con le lettere visibili, oltre che essere ?unverst?ndlich?

osserv?

nel contesto;

la lettura in vbq Taia? Kai, ecc. inw? Taia? (xe) Kai, ecc, metri causa. Luppe15: condivise di designare la terra, in rapporto allusivo Gallavotti16: questo modo giudic? incomprensibile senza il e duro l'uso dell'aggettivo stilisticamente sostantivo; pertanto prefer? integrare il all'O?pavo?, la lettura di Zuntz, ma la emendo testo

in (yf)?) vbq ?apeac Kai, ecc, rendendo il verso ipermetro. l'indubbia In effetti, pur ammettendo di questi studiosi non erano ingiustificate. Le perplessit? essa non ? sostenibile, e le sue importanti connessioni della lettura Bap?a? culturali, suggestione una nuova un esame foto della laminetta, di atiento corne M. ha stabilito Guarducci, dopo giacch?, corne AI riconosciuti le lettere EMI17. I segni in precedenza prima di KAI si leggono con chiarezza dai quattro tratti obliqui, ma con il terzo tratto prolungato un po' pi? breve rispetto al primo. Inoltre, prima di KAI non vi ? uno spazio la secondo a ridosso di una Heve deformazione della laminetta. Dunque, vuoto, ma uno I, riconoscibile ecc. si legge, giustamente: (Tav. XIII, 1). Guarducci, ?pi Kai, in riconobbe il verbo eji?, letti dal primo editore corne BAP, la Guarducci Nei segni che precedono che lesse TAI (y?c?), osservando come Zuntz, le lettere TAI successivamente un primo momento18, per? corrispondono (?apeac) verso l'alto e il quarto in realt? a un M
1J Sulla Menschen (hrsg. vd. da ultimo H. D. "Der Erde Kind bin ich und Rituale. des Himmels". fiir Zur Lehre vom

formula

Betz,

gestirnten

Goldpl?ttchen, orphischen v. F. Graf), 1998, pp. 399?419. Stuttgart-Leipzig 12 v. in quella v. 8. 6; Farsalo, Petelia, Purtroppo

in den

in Ansichten

griechischer

Geburtstags-Symposium

Walter

Burkert,

di Entella

si ? conservato

solo

il secondo

emistichio

(v.

12 secondo

Bernab? 1999, p. 54): [...] O?pavou ?aiepoevio?. 13 e Pugliese Carratelli 1993, pp. 20-21, 29; cfr. Pugliese Carratelli 1974, pp. 110-111: YOIBAPEASKAI, pp. 120-121. 14Zuntz 1976, pp. 132-134, 142-143. 15 Luppe 1978, pp. 23, 25. 16Gallavotti 1978-79, pp. 338-339, 345-346. 17 Guarducci 1985, pp. 386, 389.
18 Guarducci 1985, p. 387, nota 1.

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rfj? naiq

ei/ii

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il sigma era molto aperto e se ne distingueva ?: la formula di riconoscimento

bene

soltanto

il primo

tratto19. In ogni caso, a suo giudizio,

uo? Ta? eipa Kai O?pavo? ?cxepoevxo?


molto con questi altri testi sono simile, anche se non id?ntica a quella di Petelia e Farsalo. Le differenze i?nico in quelle delle prime due parole e l'uso di ??c in luogo di rca??, oltre al dialetto, l'inversione e l'uso di ??c trova confronto lettura sembra essere risolutiva nella questa Apparentemente e nella serie delle dove si legge: Ta? mo? eijii Kai O?pavo? laminetta dalla Tessaglia20, ?axepoevxo? che hanno laminette da Eleutherna Kai Ta? m?c f||iii 'i?pavco ?axepoevxo?. (Creta)21, resta?o alcune difficolt?. Lasciando da parte gli aspetti paleograf?a, Ci? nonostante per ilmomento in dettaglio pi? avanti, c'? un problema di natura m?trica e uno di natura lessicale. Come la scansione di m?c con la prima sillaba breve hanno sottolineato vari studiosi e pi? di recente Cassio22, in dai solo Omero. Nei testi compare epigrafici metrici, pi? antichi fino al IV sec?lo a.C, e in un che esaminer? altissimo numero con di testi letterari arcaici, classici ed ellenistici la prima sillaba breve23. di Inoltre, sia nel vx?q/v?q usava il termine naiq e non m?c. sia nel dialetto i?nico dell'archetipo, per "figlio" si Infine, Hipponion, non va trascurato il fatto che la laminetta ? stata trovata, probabilmente, nella tomba di una donna e l'uso di ??c, col suo preciso riferimento al sesso maschile, sarebbe stato poco sua doppia valenza, cosi come ricorre nelle laminette di Petelia e Farsalo24. Veniamo varie foto adatto; meglio rca?? con la non vi ? nessun esempio esaminati, dialetto locrese del redattore del testo di

(Tfi?), d?rico neu'ep?grafe di Hipponion (r?c?).

pienamente BAP del primo editore. Il punto chiave (che ha attirato

ora alia paleograf?a attentamente i singoli segni, prima sulle (Tav. XIII, 1-2). Esaminando indi direttamente ho osservato quanto segue: ? da condividere pubblicate, sull'originale, la lettura EMI della Guarducci, ma non si pu? accogliere n? la lettura TAZ, n? tanto meno

con le conseguenti ? il per primo la mia attenzione, osservazioni) sta nel mezzo, nel senso che sulla segno che ? stato letto come beta oppure corne gamma. La soluzione laminetta c'? qualcosa di pi? di un gamma e qualcosa meno di un beta. Infatti del beta manca il tratto di chiusura dell'occhiello inferiore (una ondulazione della lamina pu? dare l'impressione che vi sia)25.

e al secondo orizzontale, al presunto gamma, oltre al primo tratto verticale sulla lamina ne se Quanto un altro segno che va vede un terzo. Infatti dalP estremit? destra del tratto orizzontale discende un po' a quello di sinistra e poi se ne allontana, verso destra. Mi incurvandosi leggermente pare evidente che si tratta di un n. Altri pi nell'iscrizione presentano una forma assai simile (cfr. v. 3: v. v. v. 12: 14: 15: Kiev; r?i?vai; (Tav. XIII, 3). mov)26 n?p; accostandosi Il segno che segue ? chiaramente un A, indi c'? un segno verticale che si incurva leggermente verso un sigma e nemmeno un rho, perch? manca destra. A mio avviso ? impossibile riconoscervi del tutto uno iota che nella difficile Io credo che sia semplicemente l'occhiello27. incisione della lamina non ?

19 Guarducci 20

1987, Carratelli

p. 322,

nota

2. trovata in

un

Pugliese della luogo imprecisato 21 Carratelli 1993, nn. I C 1-3, pp. 40-42, Pugliese 22 e note 43-45. Cassio 1994, pp. 196-197,

nel J. P. Getty Museum conservata di Malibu, ? stata 1993, n. I C 7, p. 49. La laminetta, in un'urna cineraria di sec. databile alla meta bronzo seconda del IV a.C. Tessaglia, e nn. I C 5-6, pp. 44^15 (III/II sec. a.C).

23Anche la \)(i) di kcxaKva (v. 3) ? lunga.


24 Vd. sotto p. 31 e note 35-37.

25 Si confronti la forma assai diversa che hanno gli altri due beta: lin. 13gaai???, lin. 16?cxx%oi. 26 Anche i n di TreuicaMumai (v. 8) e (h)\mo%0ovi?i (v. 13) sono simili, salvo che il tratto orizzontale ? un po' pi?
lungo e quello verticale a quello di sinistra. accostato di destra ? un po' meno 27 Forse che vi sia un rho pu? esser data da una piccolissima Timpressione biforcazione del tratto, sul lato sinistro.

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G. Sacco

un disegno diritto28. Altri iota e il tratto verticale di alcuni tau mostrano ricurvo leggermente v. v. v. v. v. e vv. 6: 9: 10: 8: 11: 14: 13 Kai; (cfr. xoi) (Tav. XII). hcupeaei?; "A?So?; Siyai; cppaoi; e la prima cosa che mi viene inmente ? che In sostanza, ci? che oggettivamente si legge ?: ?AIEMI del sigma finale, ossia: 7ca?(?) ?pi. qui possa esservi, prima del verbo, la parola Tca??, con omissione se non tutta la lettura: c'? rca??, Questo per? rivoluziona pu? esserci ??c. Ma la lettura x>6q ? sicura? riuscito Direi di no. a ritroso, prima edizione della laminetta l'apografo era YOI, nella pi? recente IOI29. Andando corne O. Effettiva il sigma ? ben chiaro. Il segno che precede ? stato letto da tutti, senza incertezze, a un un ma osservare tre cose: mente, primo esame, potrebbe sembrare piccolo omikron30, bisogna 1. esso appare molto che sono di s?lito dell'iscrizione, rispetto agli altri omikron pi? piccolo Nella ma li le lettere hanno tutte nel v. 6, inMva^oauva?, piuttosto grandi (ce n'? uno di piccole dimensioni dimensioni ridotte, mentre qui c'era lo spazio per un normale O); inoltre ha una forma appuntita nella parte superiore sinistra. cerchio 2. il segno, sulla destra, da questa parte. 3. dalle nuove omikron ? a ridosso di una piegatura della lamina e nulla ci assicura la chiusura del

foto e dall'originale, esaminato con un forte ingrandimento, risulta che al di sopra del con e sono vi altri due incisi minore presunto segni, profondit? perci? meno evidenti: un tratto che dalla parte superiore sinistra prosegue verso l'alto e un secondo orizzontale. Dunque, quello che ? stato interpretato corne omikron ? in realt? la parte inferiore di un epsilon di mediano bene il tratto inferiore di forma lievemente ricurva e il tratto appena inclinata. Si riconoscono verso con rettilineo che discendono destra confronto altri dell'iscrizione (il obliqui epsilon pu? aiutare; per es.: v. 7 qy??aKe?; v. 9: ?^ep?ei?: v. 11: ep,' a?o?) (Tav. XIII, 4). Gli altri due segni da me la lettera nella parte superiore. individuati completano forma la parola ? un tratto verticale e non pu? essere uno ypsilon, che segno che compone in basso, come una V. Dali'esame diretto scritto con due tratti obliqui convergenti con certezza altri tratti. Solo in determinate condizioni di luce mi ? parso di vedere

Infine, il primo normalmente viene non ho ne sono individuato

una Heve

traccia di un trattino obliquo che discende dall'estremit? superiore del tratto verticale. Ma non t?cnicamente sicura; forse con mezzi Comunque, pi? avanzati si potrebbe evidenziare meglio. con le due lettere che seguono

tratto verticale, la combinazione che vi sia un semplice pur ammettendo come a inducono gamma. interpretarlo (IEI) e il contesto In conclusione, la lettura del verso 10 ?:

EinONrEinAIEMIKAIOPANOAITEPOENTOI
eucov I difetti y?? 7ra?(?) epi Kai opav? ?axepoevxo?

corne l'assenza del sigma di rca?? e l'incompleta di y??, non scrittura del gamma di redazione, e imperfezioni31. nel testo, che mostra altre omissioni un'eccezione rappresentano sono numerosi: I vantaggi di questa lettura, corne si pu? f?cilmente intuir?, in la can?nica formula di riconoscimento 1. Si ripristina anche nel testo di Hipponion dell'iniziato, forma id?ntica 2. Il dialetto accordo a quella di Petelia e Farsalo: rfj? rca?? e?pi Kai O?pavo? ?axepoevxo?. ? particularmente ? quello i?nico, che proprio nella parte formulare solo superficial con l'archetipo i?nico del testo e a conferma della dorizzazione in significativo, della versione

28 Come ho gi? segnalato prima, la Guarducci (1985) lo aveva letto come I,mentre poi (1987) lo aveva interpr?talo
come I. 29 Vd. sopra, p. 28 e nota 13.

30 Cosi sembra nella foto pubblicata da Pugliese Carratelli 1993 e in quella di Guarducci 1985.
31 Vd. sotto, pp. 31-32.

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rfj? na?? e?jii

31

tutta la frase pronunciata dal mystes di Hipponion32. Dunque, con Tunica eccezione di 8?\|/ai.33. nel dialetto originario, 3. Con

dinanzi

aiphylakes

(vv. 10-12)

? espressa

lo spinoso problema m?trico, di cui si ? detto sopra. la scomparsa di ??c viene meno sia con il dialetto i?nico del 4. Si risolve anche il problema lessicale, giacch? rca?? si accorda meglio testo originale sia col dialetto locrese del redattore dell'ep?grafe. il problema del testo, che la presenza della trasmissione di v?q rendeva come i?nico fossero difficile ossia risultava spiegare dall'archetipo particolarmente complicato34; con rca?? (Petelia e Farsalo) e una, la pi? antica, con m?c e quale der?vate due versioni (Hipponion)35 e con e ora la vi fra delle lamine fosse serie rapporto quest'ultima (Tessaglia Creta)36. Dunque, m?c 5. Si semplifica altresi risulta chiaro che presentano appartiene Creta37. 6. Anche metro. 7ia?? e l'introduzione a una fase successiva, il logos originario) tutti i testi del gruppo pi? antico ed esteso (e, veros?milmente, con un pi? esplicito di m?c, riferimento al sesso dell'iniziato, e di ridotte e modif?cate alia serie delle versioni della Tessaglia

la sequenza II rilievo maggiore

non a caso nella o?pavom L'esame Dunque, diretto

in rapporto alia cadenza del della parole ha la sua importanza, particolarmente per il signif?cato m?stico della frase va ai due contrapposti Terra e Cielo, che struttura dell'esametro di trovano in arsi, con il monosillabo yfj? e la prima sillaba di si ripristina anche nella lamina di Hipponion alcune la struttura chiastica della frase.

della

laminetta mi ha consentito

osservazioni

che mi

sembra utile

aggiungere deve essere

di questa nota sul v. 1038. margine V. 2: l'epigrafe mostra ASIA

e non vi ? traccia

de\Y epsilon39,

onde

la trascrizione

8<e>?i? (Tav.XIII, 5).

32 Sul problema dell'archetipo e delle sue derivazioni vd., di recente, A. Bernab?, Nuovi frammenti orfici e una nuova edizione degli 'Opqwcoc,in Tra Orfeo e Pitagora. Atti dei Seminan napoletani 1996-1998, (a c. diM. Tortorelli Ghidini - A. Storchi Marino - A. Visconti), Napoli 2000, pp. 53-56, il quale contesta, ami? avviso giustamente, i tentativi fatti da taluni
studiosi di ricostruire un archetipo, scegliendo dai vari testi delle laminette una variante piuttosto che un'altra, secondo criteri

validi per le opere letterarie e la loro tradizione manoscritta. Non mi pare invece condivisibile il suo scetticismo circa l'opportunit? di "determinare il dialetto del supposto archetipo" (p. 54). Ritengo piuttosto che, almeno per quanto riguarda il gruppo pi? esteso di testi, vi sia stato (corne sottolinea Pugliese Carratelli 1975, pp. 227-228) uno iepo?Wyo? di riferimento
dal quale i diversi redattori attinsero in varia misura. E la lingua di questo "archetipo" deve essere stata di tipo i?nico, come i

contributi di Cassio (1994 e 1996) hanno dimostrato. 33 Cassio 1994, pp. 185-187, riguardo al v. 12, parla di effetto "trascinamento" della forma i?nica rci?va? sulle parole che seguivano, ttj? Mvn|ioc?vr|c ?no X?uvric, delle quali venne bloccata la dorizzazione. La nuova lettura della formula di
riconoscimento che ho proposto mostra come in questo passo (vv. 10-12) la conservazione della lingua dell'archetipo fosse

pi? ampia.
34 E ancor pi? complicato dalla presenza di ?apeac.

35 Se ? vero che lo scheletro contenuto nella tomba di Hipponion ? femminile, ritengo che nel testo epigr?fico, il pi?
vicino sia stata adoperata senza un collegamento la formula di riconoscimento, all'archetipo, cronol?gicamente originaria . . . alla persona il soggetto che recita la formula ? al maschile Un adattamento sepolta, poich? (rca?? primo aSo?). della formula al sesso femminile si registra forse nel testo di Petelia delPiniziato che ha rca?? . .. a-?rn.; di questa laminetta una sepoltura dati di scavo che possano confermare femminile. pero non conosciamo 36 Vd. a Janko 1984, pp. 95, 99-100. riguardo diretto

37 II primo testo della serie breve che presenta irio? ? quello proveniente dalla Tessaglia e conservato aMalibu (fine IV
sec. a.C); poi il termine ricorre in cinque delle laminette da Eleutherna (II sec. a.C), mentre nella sesta il testo ? corrotto, ma

si legge probabilmente (0)\)(Y?)xnp (M. Guarducci, Inscriptiones Creticae II, Roma 1939, p. 314-315, n. XXX 4). Cosa abbia deteminato il passaggio da n?iq am?c ? difficile dire; ? possibile che vi abbia influito un insieme di fattori corne il prevalere del lessico locale, che per indicare il figlio/figlia usava comunemente \)io? e Guy?rrip, e il bisogno di adattare il
testo al sesso della persona sepolta.

38 Le mie osservazioni hanno corne edizione di riferimento e di confronto Pugliese Carratelli 1993. 39 Secondo Pugliese Carratelli 1993, p. 20, lo S ? sovrapposto all'E.

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G. Sacco

? stato gi? osservato40, scrisse inizialmente per la scrittura della parola \|/\)%a?, l'incisore corresse e un il X Y in X subito K del ^XKAI, poi aggiunse piccolo dopo, prima (Tav. XIII, 6). V. 5: il sigma finale dell'articolo ? stato letto senza incertezze; in realt? xa? Kpava?) x?? (lama? l'iscrizione mostra un tratto verticale che ha sulla sommit? un piccolo occhiello ed ? un rho, di forma

V. 4: come

assai simile quello di Kpava?. Quindi si legge TAP, da emendare evidentemente in x?c(?) (Tav.XIII, 7).
V. 8). V. 9: confermo piegatura di un <?>(anche della la lettura OPOEENTOI42, lamina, con la quale potrebbe iphi ma posso osservare che il secondo O ? attraversato da una in posizione un po'eccentrica, il tratto verticale tratto verticale forma col questa tanto pi? 8: all'inizio, il tau di TOI sulPoriginale non si distingue e si legge soltanto OI (oi)41 (Tav. XIV,

coincidere, di (pu?xxKe?, v. 7, e cppaai, v. 8, presentano spostato sulla sinistra). Propendo per la lettura gkoto? ("la cupa oscurit?"), op(p(v)eevxo?43 che, a quanto pare, questa la parola ricorre anche sulla laminetta di Entella44 (Tav. XIV, 9). V. 11 : alla fine,

dopo AOTO si vede un tratto verticale. Al di sopra di questo di due piegature della lamina, si vedono tracce di un'altra lettera, sulla convergenza del Il segno mi sembra un alpha e pens? completi foro m?tallo. la parola piccolo destra dell''alpha si vede, ruotato di 90?, il sigma finale di ?apva?, ultima parola del ilmargine destro della lamina (Tav. XIV, 10). V. 12: lo strappo nella lamina dopo il II di 7ii?vai dev'essere prima della frattura e prosegue dopo, senza lacune; forse il danno incisore, giacch? si vedono tracce di uno un altro iota (Tav. XII). V. 12: alia fine della riga, dopo AIM,

tratto verticale, alla cui sommit? c'? un ?Ka v. (?ox' c?koc). A 14, scritta lungo

originario, perch? la parola comincia o aggravato dallo stesso fu provocato e iota al di sopra al di sotto della frattura. L'incisore scrisse poi si vedono tracce di un epsilon e un sigma. La lettura sar?

^ip(v)?? (Tav.XIV, 10).


da M. L. Lazzarini45. Nella seconda proposta (?p?ouoiv) della lamina pu? dare l'impressione che dalla sommit? del tratto verticale lettera, una ondulazione discenda un tratto obliquo e che il segno si debba leggere come lambda {eXeovgiv)46. In realt? questo non ? inciso. Risulta tratto obliquo invece evidente che nella parte superiore del tratto verticale ? un un la seconda lettera ? verso sicuramente rho41. Dunque, il ?: Kai disegnato piccolo occhiello, percio 8r\ toi ?p?oi)oiv (h)\mox0ovicoi ?aai^fj'i ("ed essi lo riferiranno al re degli 0av?o0ai infer?")48 (Tav. XIV, 11). V. 13: confermo la lettura EPEOIIN

Mvapxxx?vac

x?oe ep(y)ov,

ekex ap p??A,?iGi

ei? 'Ai?ao ?op?? e?epea? eax' eTci ?(e)^i? Kpeva.


?oTaK?a ?,ei)K? K\)7iapia(a)o?. n?p 8' aw?v ?v0a Kaxepx?peva? \\fv(%)ai veK?ov \\f\)%ovxai.

xawa? xa(?) Kpava? p??? axe??v ?vy?Gev ?^o?i?,


7ip?G0ev Se hei)peoei? xa? MvapoGwac arco Xipva?

40

Carratelli 1993, p. 20. Pugliese 41 Cosi anche C. Russo, Dalla morte 1996, p. 38. Cfr. Pugliese Carratelli

alla

?vera

vita?:

revisione che

1974,

pp.

110-111,

autoptica trascrive [.]OI

della

lamina

e suppone

di Hipponion, Epigraphica l'esistenza di una prima

58, lettera

illeggibile, mentre Pugliese Carratelli 1993, p. 20 d? TOI (xoi).


42Lazzarinil987,p. 332.

Proposta da J. Ebert, presso Luppe 1978, p. 25; vd. pure Bernab? 1999, p. 55. 44 Secondo Frei 1994, sulla lamina di Entella, al v. 11, si legge ?]uou (povnevx?, che ? stato corretto in gkoto]? n. e B da Bernab? 54-55. 11, p. 397, 1999, pp. opcp{olvr|evTo(?) Riedweg 1998, 45 Lazzarini 1987, pp. 329-331. 46 Pugliese Carratelli 1993, pp. 20, 24.
47 Altri rho neu'iscrizione presentano una forma simile: v. 5 x?p Kpava?; v. 8 (ppaai; v. 9 ??ep_??i?.

43

Oppure ?aaiA-Ei(ai), secondo M. L. West, Zum neuen Goldbl?ttchen aus Hipponion, ZPE 18, 1975, p. 233; Riedweg 1998, n. B 10, p. 396; Bernab? 1999, pp. 55 e 59.

48

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(pu?,aKe? ?? ?7T?7tep0ev ?aai,

10

oi ?? ge eipeaovxai ?v(i) (ppaai 7cei)KaXipaiGi ox(x)i ?? ?^ep?ei? "A??o?okoto? ?p(p(v)?evxo?. eiTcovT?? rca?(?) ?pi Kai 'Opav??axepoevxo?, ?i\|/ai ?' ep' a?o? Kai ?nokXx>\iai9ak{X)? ?ox' ?koc i)??pm?vai x??MvepoGwec arco ?lp(v)??. \|n)%p?v Kai ?e xoi ?p?oaiv (h^rcoxOovioi ?aGiA,ei
Kai ?? xoi ?ogogi 7iiev xa? MvapoGwa? ?nb Mpva?

15

ho??v ?p%ea(i)h?v xe Kai oKXoi Kai ?? Kai g\) Tiiov


p?Gxai Kai ?a%%oi hiep?v Gxei%?Gi K?,e(e)ivoi.

Abbreviazioni Bernab? 1999

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Orientale

Giulia Sacco

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La laminetta di Hipponion;

G. Sacco, pp. 27-33

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La laminetta di Hipponion;

G. Sacco, pp. 27-33

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