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L'induismo di Gavin Flood Cap. 1 Punti di partenza Il termine Hindu di origine persiana.

a. Veniva usato per indicare le popolazioni che abitavano oltre il fiume Indo. In seguito diventa denominazione di tutti coloro che non erano diventati musulmani, sikh, jaina o cristiani. Nel 1830 nasce il termine induismo, con cui si indica la cultura dei brahmani di casta alta. In seguito il termine viene assunto dagli indiani stessi per definirsi in contrasto con la cultura delle potenze coloniali. L'induismo di difficile definizione perch non ha un unico fondatore, non ha un testo di riferimento universalmente riconosciuto, non ha un complesso soteriologico definito e non ha una struttura organizzativa o un'autorit centrale. L'induismo in gran parte l'autorappresentazione degli hindu e la trasformazione moderna di elementi gi presenti in passato. Abbiamo problemi a definire l'induismo perch la nostra nozione di religione si fondata sul concetto cristiano di fede, che insufficiente per inquadrare la religione induista. In sociologia si cercato di dare definizioni differenti di religione: Durkheim religione sistema di pratiche e credenze relative al sacro Berger religione sistema che impregna di significato la vita individuale e sociale

L'induismo generalmente considerato come religione politeistica. In realt per alcuni le differenti divinit non sono altro che differenti manifestazioni di una stessa potenza sacra. In alcuni casi si identifica un nucleo divino fondamentale (Vishnu, Shiva, Krishna) e si afferma che gli altri sono manifestazioni inferiori di questo Dio supremo. Il trascendente si manifesta anche nei testi sacri del Veda e nel complesso di norme etiche (dharma). Il Veda (conoscenza) un vasto corpus scritto in sanscrito, venerato come rivelazione (shruti) e fonte del dharma. C' poi un insieme di testi considerati ispirati ma non rivelati, frutto dell'opera umana che comprendono le regole di condotta e testi mitologici (Purna). Per gli hindu la religione il santana dharma, la religione eterna. Nell'induismo da notare che la pratica pi importante della fede adesione al dharma significa adempimento di certi doveri e non accettazione di certe credenze. Un induista pu essere teista, panteista, ateo, ecc. ma ci che lo rende induista ci che fa. Il dharma implica una netta distinzione tra affermazione e rifiuto della vita mondana. Gombrich distingue tra religione pubblica e soteriologia: il rifiuto della vita mondana indirizzato alla salvezza e riguarda il singolo individuo, mentre la religione pubblica mira alla prosperit terrena. Tale distinzione si riflette in due figure: capofamiglia mantiene la famiglia e adempie agli obblighi rituali rinunciante abbandona la vita sociale, celebra il suo stesso funerale e ricerca la salvezza finale

Il capofamiglia nasce con tre debiti da pagare: nei confronti dei saggi lo assolve con lo studio nel periodo in cui brahmacrin nei confronti degli dei lo assolve per mezzo del rituale quando capofamiglia nei confronti degli antenati lo assolve generando un figlio

Assolti tutti questi debiti, il capofamiglia pu dedicarsi alla ricerca della liberazione. Nell'induismo centrale il tema della mediazione: mediazione significa differenza tra sacro e umano (questa differenza ci che legittima la gerarchia sociale), che si incontrano nelle manifestazioni terrene del sacro, negli idoli e nelle possessioni. Anche alcuni luoghi mediano tra sacro e umano, come la citt di Varanasi o il fiume Gange. Ma nell'induismo centrale anche il concetto di identit ovvero l'assenza di distinzione (e il rifiuto della gerarchia) diffusa la credenza in un'identit priva di limiti il S (tman) l'assoluto (brahman) anche nelle tradizioni che pi enfatizzano la distinzione tra S e Dio, viene accettata a qualche livello questa identit. Ci sono due concezioni delle tradizioni hindu: ad albero: le sottotradizioni si diramano a partire da una tradizione centrale a fiume: ogni tradizione comprende molteplici correnti che si sommano in un'unica tradizione

possibile ricondurre le varie tradizioni a tre categorie principali: tradizioni brahmaniche diverse tradizioni incentrate sul culto di divinit particolari. In particolar modo sono importanti le tre tradizioni che ruotano attorno a Vishnu, Shiva e la Dea. C' poi un'altra tradizione detta smrta (di coloro che seguono la rivelazione secondaria, ovvero smriti) in cui vengono venerate cinque divinit (Vishnu, Shiva, Srya, Ganesha e la Dev) tradizioni della rinuncia sposano i valori dell'ascetismo e della trascendenza, rifiutando i tre principi che muovono il capofamiglia: dharma (responsabilit nel mondo), artha (successi mondani), kma (piacere sessuale) tradizioni popolari culti che ruotano attorno a pratiche propiziatorie per l'agricoltura o per la salute si parla di sanscritizzazione quando ci si riferisce al processo attraverso il quale la tradizione brahmanica influenza quella popolare, identificando le divinit locali con i grandi dei della tradizione panindiana

La cronologia induistica pu essere suddivisa come segue: civilt della valle dell'Indo (2500-1500 a.C.) periodo vedico (1500-500 a.C.) ascesa della cultura aria a danno di quella dravidica in questo periodo vengono elaborati il Veda e i testi sul dharma periodo dell'epica e dei Purna (500 a.C. - 500 d.C.) periodo in cui vengono composti il Mahbhrata, il Rmyana e parte dei Purna, e si sviluppano le tradizioni vaishnava, shaiva e shkta periodo medievale (500-1500 d.C.) evoluzione della bahkti specialmente nei confronti di Vishnu, Shiva e la Dea periodo moderno (1500 d.C. fino a oggi) sorgono e tramontano due grandi imperi, quello Mughal e quello britannico, e nasce l'India come stato nazionale smrta: coloro che seguono la smriti smriti: rivelazione secondaria dharma: etica, religione, morale ecc. artha: successo mondano kma: desiderio, piacere sessuale

Vocabolario Shruti: rivelazione santana dharma: religione eterna brahmacrin: studente tman: S brahman: assoluto

Cap. 2 Origini antiche L'induismo trae origine da due complessi culturali: la civilt della valle dell'Indo e la civilt aria. Secondo alcuni la seconda sarebbe di derivazione esogena e avrebbe sostituito la prima, mentre secondo altri la seconda non sarebbe altro che un'evoluzione della prima. La civilt della valle dell'Indo era urbana ed evoluta. L'evoluzione ed espansione di questa civilt fu dovuta probabilmente a un'esplosione demografica, conseguenza delle favorevoli condizioni agricole della valle dell'Indo. Su alcuni ritrovamenti sono stati rinvenuti esempi di un sistema di scrittura. Anche in questo caso sono due le teorie relative alla scrittura della valle dell'Indo: per alcuni sarebbe una lingua dravidica, mentre per altri sarebbe una forma primitiva di indoeuropeo. Degli aspetti culturali di questa civilt colpisce soprattutto la rigida uniformit con cui sono sviluppati i complessi urbani, segno di un sofisticato sistema amministrativo. Da numerosi ritrovamenti di statue raffiguranti figure femminili, possiamo teorizzare la presenza di un culto di divinit femminili gi nella civilt della valle dell'Indo. Importante, inoltre, la raffigurazione su un sigillo di quello che potrebbe essere Shiva, nella sua veste di Pashupati e signore dello Yoga. Inoltre sono state rinvenute pietre modellate in forma fallica, che potrebbero essere dei primi esempi di rappresentazione del linga. Secondo la teoria pi diffusa l'induismo frutto dell'invasione degli Arii (1500 a.C. circa) nella zona settentrionale dell'India. Gli Arii farebbero parte di quelle stesse popolazioni che migrarono verso l'Europa, di lingua indoeuropea. Gli Arii parlavano quindi una lingua indoeuropea, che in India si svilupper nel sanscrito vedico, e veneravano principalmente tre divinit: Agni (Dio del fuoco), Soma (una pianta allucinogena) e Indra (Dio guerriero). Testo sacro e nostra unica fonte la Rg-veda Samhit, il cui contenuto fonda il mito dell'invasione. In questo testo si narra dello scontro tra rya e Dsa. Di questi ultimi si descrivono le citt fortificate con muri circolari e concentrici queste fortificazioni non possono essere quelle delle citt vallinde (che erano a pianta quadrata). Secondo Parpola, uno studioso di indologia, le citt descritta sarebbero quelle sparse nella Batriana i Dsa sarebbero quindi altri gruppi di lingua indoeuropea la cui migrazione precedette quella degli Arii. Secondo Parpola gli Arii si stanziarono e convissero parallelamente alla civilt vallinda. Le due civilt si sarebbero influenzate a vicenda e si sarebbero unite, mantenendo per un certo periodo un bilinguismo che avrebbe poi lasciato spazio al sanscrito vedico, che mantiene elementi dravidici. Il Veda connesso al rituale. La sua funzione primaria quella rituale. Il Veda cos suddiviso: Samhit raccolgono i mantra Brhmana testi di esegesi rituale, sono commentari alle quattro Samhita ranyaka testi esoterici che riguardano gli eremiti Upanishad spiegano la vera natura e il vero significato del rituale, opere di approfondimento

Il Veda comprende quattro diverse tradizioni, che dividono in quattro ognuna delle parti precedentemente elencate, e sono: Rg Yajur Sma Atharva

Per Veda, nella sua accezione pi stretta, si possono intendere anche solo le quattro tradizioni della Samhit, di cui il Rg-veda costituisce la parte pi antica: una raccolta di 1028 inni dedicati a

diverse divinit. Il Sma-veda una raccolta di canti basati sul Rg-veda. Lo Yayur-veda contiene le formule da ripetere nel rituale, divise in bianche (prosa e versi) e nere (solo versi, i mantra). L'Atharva-veda contiene invece una serie di inni e formule magiche. Il testo pi antico pu essere datato attorno al 1200 a.C., ma chi sostiene l'origine endogena della civilt aria sostiene possa essere datato tra il 1500 e il 1200 a.C.. A ciascun Veda pu essere associato un certo numero di scuole teologiche. Molto particolare il fatto che il Veda sia stato tramandato oralmente per tremila anni solo con lievissimi cambiamenti nel contenuto. Ci stato possibile grazie a un sistema di doppio controllo. I testi venivano appresi in due modalit: sotto forma di recitazione che utilizzava il sistema sanscrito di combinazione delle parole (samhitapatha) e sotto forma di una recitazione slegata da questa modalit (padapatha). Il Veda inoltre stato trasmesso anche attraverso il rituale, essendo il Veda anzitutto un testo liturgico. Le interpretazioni del Veda intervengono solo in un secondo momento con le Upanishad. Le Upanishad sono un'evoluzione degli ranyaka e non c' una frattura netta tra i due. Le Upanishad non sono un gruppo omogeneo di testi. Alcuni di questi testi continuano ad essere composti fino in epoca medievale. Il sacrificio era la pratica pi importante per gli Arii vedici. Il termine sacrificio non si riferisce solo ai sacrifici di animali ma a qualsiasi offerta fatta al fuoco sacrificale. Esistono due tipologie di rito: solenne (shrauta) richiede l'accensione di tre fuochi sacri. Principalmente dedicato ad Agni o a Soma. necessaria la presenza di uno o pi specialisti, in alcuni casi quattro, uno per ogni Samhit domestico (grhya) richiede l'accensione di un solo fuoco

Lo yajamna, il committente del rito sacrificale, riceve beneficio dal rito anche se in alcuni casi risulta totalmente passivo nella sua esecuzione (come nel caso dell'agnistoma, un rito di sacrifico del soma). Il soma richiedeva una preparazione elaborata nel corso dello stesso sacrificio del soma. Non sappiamo di che sostanza si trattasse ma certo che induceva stato di esaltazione (e probabilmente visioni). Molto importante, oltre al rituale, quindi anche l'esperienza mistica. Il rito non pu essere interpretato solamente come atto propiziatorio. Come sostiene Girard probabile che il rito avesse anche una funzione catartica, producendo una condizione in cui sfogare istinti anche violenti, o l'aggressivit sociale, ma sotto un rigido controllo. Inoltre il rito legittima i rapporti di potere all'interno della gerarchia, attraverso la figura dello yajamna. Senza contare che i gruppi sociali inferiori erano esclusi dalla dimensione rituale. Nei Brhmana si distingue tra deva (dei) e asura (antidei). La distinzione sta nella dimensione rituale: gli asura fanno offerte sacrificali solo per loro stessi, mentre i deva le fanno gli uni per gli altri. plausibile che i deva rappresentino le originarie divinit degli Arii mentre i sudra siano quelle dei Dsa. I deva dimorano in un cosmo gerarchico diviso in mondi del cielo (svar), dell'atmosfera (bhuvas) e della terra (bhr). Nel Rg-veda non c' un Dio supremo, ma le divinit pi importanti sono le seguenti: Agni, Dio del fuoco che pervade il mondo come calore. ogni fuoco ma specialmente il fuoco sacrificale e purifica e trasporta ogni offerta sacrificale Soma, divinit che media tra uomini e dei Indra, Dio guerriero che, tra le altre cose, distrugge il serpente Vrtra (ostacolo) che simboleggia il caos cosmico

Tema importante dell'induismo vedico quello dell'omologia cosmica, ovvero dell'identit tra corpo, universo e sacrificio. Nel Purusa-skta, che fa parte del Rg-veda, si narra della creazione del mondo attraverso lo smembramento di Purusa, l'uomo primordiale, dalle cui diverse parti nascono le diverse cose, tra cui la divisione sociale: dalla bocca nascono i sacerdoti, dalle braccia i nobili guerrieri, dai fianchi gli uomini dediti al lavoro, dai piedi i servi. Delle quattro classi sociali le prime tre sono dette dei nati due volte, riferendosi all'iniziazione come a una seconda nascita. Secondo un'argomentazione comunemente accettata, gli Arii, una volta entrati in India, avrebbero posto la popolazione locale al di sotto della loro struttura sociale tripartita, dando vita alla quarta classe, quella dei servi. Vocabolario Pashupati: signore degli animali linga: fallo Dsa: civilt sconfitta dagli Arii Samhit: contiene i mantra nel Veda Brhmana: esegesi rituale ranyaka: testi esoterici Upanishad: approfondimenti Rg-veda: inni dedicati alle divinit Sma-veda: canti basati sul Rgveda Yayur-veda: formule da ripetere nel rito Atharva-veda: formule magiche Cap. 3 Il dharma Il termine dharma stato tradotto in diversi modi (religione, legge, morale, ecc.) perch non esiste un equivalente nella nostra lingua. In particolar modo dharma l'esecuzione del rito vedico da parte del brahmano. In generale il dharma un'ideologia onnicomprensiva, che ha implicazioni sia sul piano rituale sia su quello morale, e che provoca ripercussioni sul piano personale e sociale se non viene seguito. Dharma l'obbligo del rituale, che non comporta ricompensa, ma che altrimenti sarebbe adharma e quindi comporterebbe il peccato. Fonte del dharma il Veda. Tuttavia nelle scuole vediche vengono formulati i Kalpa-stra, testi sulla legge e sui rituali, che fanno parte dei vednga primari (testi smriti), le cosiddette scienze ausiliarie, cos suddivise: shiks corretta pronuncia dei testi vedici kalpa corretta esecuzione del rituale (i Kalpa-stra, appunto) vykarana studio della grammatica mirukta etimologia delle parole vediche chandas prosodia jyotisa astrologia samhitapatha: ripetizione eufonica padapatha: ripetizione classica shrauta: riti solenni grhya: riti domestici yajamna: committente deva: divinit vediche asura: antidei (forse divinit Dasa) svar: cielo bhuvas atmosfera bhr: terra Purusa-skta: parte del Rg-veda Purusa: uomo primordiale

I Kalpa-stra sono divisibili, invece, in tre gruppi (NB: stra = filo, sono aforismi succinti che

enunciano una regola sono regole cumulative, che presuppongono sempre la regola precedente): Shrauta-stra trattano l'esecuzione dei riti solenni e pubblici Grhya-stra trattano l'esecuzioni dei riti domestici Dharma-stra trattano la legge e l'etica sociale

Nonostante anche l'epica e i Purna siano considerati smriti, i Dharma-shstra sono i testi smriti per eccellenza. I Dharma-shstra si distinguono dai Stra perch sono composti esclusivamente in versi e forniscono spiegazioni pi approfondite su una gamma di questioni pi ampia. Sono fonti importantissima di dharma e forniscono spiegazioni dettagliate al capofamiglia brahmano. Le regole esposte sfumano nella giurisprudenza, tant' che in passato, anche durante la dominazione britannica, hanno avuto un ruolo importante nella legislazione hindu. Questi testi furono usati dalle assemblee brahmaniche per dirimere le questioni legali. Sul piano universale il dharma un principio cosmico ed eterno. Tuttavia deve entrare in relazione con gli affari umani. Il dharma pu quindi adattarsi a situazioni particolari: il dharma si adegua al contesto. Non a caso i doveri religiosi degli uomini variano a seconda dell'et, della casta, della famiglia, del paese, ecc. Un primo elemento cardine del dharma la distinzione tra due differenti categorizzazioni: varna (colore) si riferisce a un sistema di simbolismo cromatico che riflette i gradi di purezza della gerarchia sociale: bianco brahamani rosso guerrieri (kshatriya) giallo lavoratori (vaishya) nero schiavi (shudra) jti (nascita) indica i segmenti endogami noti come caste, con le seguenti caratteristiche: struttura gerarchica con i brahmani in cima e gli intoccabili alla base (in mezzo diverse caste) la gerarchia castale si basa sulla polarit purezza/contaminazione la casta inalienabile le caste prescrivono norme relative all'endogamia e al cibo

Il termine jti non si riferisce solo alle caste, ma a tutti gli esseri. I membri di una stessa jti condividono la stessa sostanza corporea. Dei due termini, varna quello pi chiaramente determinato e indica per ogni gruppo il ruolo all'interno del corpo sociale (come all'interno del corpo dell'uomo primordiale da cui deriva). Si pensa che la jti sia una derivazione del sistema dei varna. Il matrimonio tra caste differenti vietato, anche se di norma si tende ad accettare lievemente quello in cui l'uomo di casta superiore. Secondo Manu le jti derivano dai matrimoni misti. Un secondo elemento cardine il concetto di shrama (stadi della vita): 1. studente (brahmacarya) secondo Manu questo stadio va dai 9 ai 36 anni 2. capofamiglia (grhastha) 3. eremita (vnaprastha) l'uomo non ha ancora abbandonato l'uso del fuoco per compiere i sacrifici rituali 4. rinunciante (samnysa) abbandono del fuoco = abbandono della societ per raggiungere un regno puro Gli stadi seguono l'iniziazione e si riferiscono quindi solamente alle prime tre classi. Inizialmente

alla fine del primo stadio, lo studente doveva scegliere uno degli shrama e seguirlo per il resto della vita. Successivamente si consolida l'usanza di considerarli come stadi successivi. Secondo Manu (nel Manu-smriti), una volta passati gli stadi e quindi pagati i debiti verso i veggenti, gli dei e gli antenati, l'uomo pu finalmente mirare alla salvezza. C' una forte tensione tra lo stadio del capofamiglia e quello del rinunciante, che difficilmente si riescono a conciliare. La figura del rinunciante potrebbe essere messa in relazione anche con quella del re, il capofamiglia ideale. Da una parte abbiamo il capofamiglia, che con le sue azioni bada al sostentamento della famiglia (nel caso del re le azioni sono per la comunit) e che un dotto che doma i propri istinti, mentre dall'altra abbiamo il rinunciante che abbandona la casa e il fuoco, compie un distacco totale superando l'attaccamento al mondo materiale. Solamente lo stadio del capofamiglia contempla la dimensione sessuale. importante notare che la donna non considerata come oggetto del desiderio. La sessualit componente fondamentale dello strdharma (dovere della donna). La donna, secondo Manu, deve per essere in ogni caso subordinata al dominio dell'uomo (padre, marito, figli). L'esempio di donna ideale di casta alta dato da St, moglie di Rma, che nel Rmyana (uno dei due poemi epici pi importanti) sopporta molte avversit e dimostra grande devozione al marito, oltre a pudicizia, moderatezza, modestia e bellezza. Altra importante distinzione quella tra: Purezza il grado di purezza o contaminazione legato allo status sociale Buona sorte il grado di buona o cattiva sorte legato al potere (soprattutto politico)

Mentre la purezza la preoccupazione del brahmano, la buona sorte la preoccupazione del re. Se si considera il re come veicolo divino, si pu intendere il grado di prosperit del regno in relazione alla capacit del re di vivere all'altezza delle proprie responsabilit. Il re dei re domina su diversi regni, dominati essi stessi da altri re, che dominano su regioni che sono controllate da caste dominanti nella regione. Tali caste non erano per forza brahmaniche, e anzi spesso erano shudra. Secondo Dumont la classe che domina la regione la classe che possiede i terreni e conseguentemente controlla i mezzi di sussistenza. Lo jajmn (termine che deriva da yajamna, il committente del rito), un potente proprietario terriero locale che commissiona a gruppi di brahmani il compimento di rituali in cambio di un onorario. Secondo Heesterman esiste una contrapposizione tra il brahmano e il re. Il brahmano, eseguendo il rito, incarna un ideale di trascendenza, mentre il re necessariamente immerso nel mondo. Il re aspira ad appartenere al regno trascendente del brahmano ma fallisce inevitabilmente a causa del suo coinvolgimento nel mondo della politica e degli interessi. Vocabolario Kalpa-stra: vedanga sul rito corretto vednga: smriti di approfondimento stra: aforismi Shrauta-stra: Kalpa sul rito solenne Grhya-stra: Kalpa sul rito domestico Dharma-stra: Kalpa sul dharma Purna: vedanga secondari celebrativi Dharma-shstra: vedanga secondari sul dharma varna: colore, classe di appartenenza jti: nascita, casta di appartenenza brahamani: sacerdoti kshatriya: nobili guerrieri vaishya: lavoratori, gente comune

shudra: schiavi shrama: fasi della vita brahmacarya: studentato grhastha: capofamiglia vnaprastha: eremita samnysa: rinunciante

Manu: primo uomo, figlio di Brahma Manu-smriti: Leggi di Manu strdharma: dovere della donna Rmyana: poema epico su Rama

Cap. 4 Lo yoga e la rinuncia Gli uomini sono soggetti al continuo ciclo delle reincarnazioni (influenzato anche dal karman) e questo genera in loro sofferenza. Ci si pu sottrarre a questo processo attraverso la rinuncia. Inizialmente la rinuncia all'azione era intesa come rinuncia all'azione rituale ma si poi estesa all'azione di qualsiasi genera, che viene attuata attraverso il tapas (l'ascesi). I keshin (dai lunghi capelli) sono degli asceti, descritti in un inno del Rg-veda Samhit, a cui si attribuiscono pratiche molto dolorose ed esperienze extracorporee indotte dall'assunzione di una bevanda allucinogena detta visa (distinta dal soma), che l'asceta beve con il Dio Rudra. Secondo alcuni la visa sarebbe effettivamente una bevanda allucinogena assunta da questi primi yogin per procurarsi esperienze mistiche,per altri, invece, il riferimento alla visa nell'inno sarebbe solamente una metafora della capacit dello yogin di rimanere indenne nel mondo velenoso. Rudra, che diventer poi Shiva, una divinit marginale nel pantheon hindu e questo suggerisce una marginalit degli stessi keshin nella societ vedica. Se il ritualismo vedico si sviluppa in una societ rurale, l'ascetismo si sviluppa e cresce in un periodo di crescente urbanizzazione e sviluppo nei mezzi di comunicazione (il consolidamento dei regni permette infatti la definizione di rotte commerciali e la costruzione delle strade). Una particolare tradizione ascetica quella degli shramana. Essi si oppongono al vuoto ritualismo vedico, negano la rivelazione del Veda e l'ortodossia brahmanica, e ricercano la salvezza attraverso la durezza della loro pratica ascetica. Ma anche nelle Upanishad, che si pongono in pieno contesto vedico essendo reinterpretazione del procedimento rituale e spiegazione del suo significato, presente la tradizione ascetica (che non quindi per forza opposta al Veda). L'esperienza religiosa personale non emerge solo dalla meditazione ma anche dalla trasmissione diretta della conoscenza dal maestro all'allievo. Non a caso Upanishad deriva da upa (vicino) e nisad (sedere). Le Upanishad pongono enfasi sull'interiorizzazione del rito e ne criticano perfino l'esecuzione esteriore. Il vero significato del rituale non va ricercato nell'azione esteriore ma nella comprensione del suo simbolismo e del suo significato esoterico, esposto nelle Upanishad. Non si sa esattamente quali siano le origini dell''ideologia della rinuncia. Potrebbe essere un'evoluzione dei rituali vedici ma anche un qualcosa di derivazione esterna: teoria ortogenetica c' stata un'evoluzione del rituale vedico gi nei riti shrauta, infatti, il committente del rito si sottopone a un'iniziazione e a diverse pratiche tra cui alcune ascetiche. Il committente il fulcro del rito e questa forte personalizzazione potrebbe essersi evoluta in un'interiorizzazione e trascendenza del rito stesso origine non vedica della rinuncia Olivelle sostiene che se l'origine davvero vedica, allora non si spiega la forte opposizione tra capofamiglia e rinunciante

Sebbene nella tradizione brahmanica primitiva non ci sia la concezione di ordini monastici di

rinuncia, l'ideologia della rinuncia compare nel sistema degli shrama. Scopo del rito della rinuncia di porre fine ad ogni rito: durante il rito della rinuncia, il rinunciante accender per l'ultima volta il suo fuoco rituale. In alcune varianti di tale il rito il rinunciante celebra il suo stesso funerale. In ogni caso l'elemento pi importante la rinuncia al fuoco: il rinunciante, una volta morto, non verr nemmeno cremato, ma verr deposto in un fiume o sepolto. In un secondo momento Shankara, teologo del vedanta, fonder i primi ordini monastici di rinuncianti, sparsi per tutta l'India, anche col fine di sradicare buddhismo e jainismo dalle aree meridionali. Nella tradizione hindu ci sono diverse risposte al problema della liberazione: soluzione teistica la liberazione arriva per grazia divina soluzione non teistica la liberazione si consegue attraverso pratiche di ascesi e meditazione per compiere il distacco dalla dimensione materiale

Yoga vuol dire controllo. il mezzo attraverso cui possibile controllare i sensi e la mente. Queste sono le caratteristiche fondamentali dello yoga: la coscienza pu essere trasformata attraverso la focalizzazione in un solo punto la trasformazione della coscienza elimina i limiti e le impurit che vincolano la mente lo yoga una disciplina o insieme di discipline volte a tale trasformazione della coscienza

Nella tradizione hindu la pratica della meditazione e il termine yoga compaiono per la prima volta nelle Upanishad, nel racconto di Naciketas. Naciketas esiliato negli inferi per aver irritato il padre e deve aspettare che torni Yama (Dio della morte). Yama tarda e per farsi perdonare esaudisce tre desideri di Naciketas: il primo riguarda il ritorno alla casa del padre, il secondo il fuoco sacrificale mentre il terzo, nonostante Yama voglia offrire a Naciketas una lunga e prospera vita, riguarda l'interruzione del ciclo delle rinascite, dato che Naciketas afferma che non importa quanto una vita sia lunga perch poi la morte la porta via. La risposta alla terza richiesta sta nelle pratiche di meditazione, ovvero nella capacit del S di domare i sensi. Sempre nelle Upanishad si elencano quattro tipi diversi di yoga: mantra-yoga ripetizione dei mantra laya-yoga dissoluzione simbolica del cosmo all'interno del corpo hata-yoga incentrato sulle posture, il controllo del respiro, le visioni e il suono interiore rja-yoga lo yoga regale, il classico sistema di Patanjali, diviso in otto parti: etica (o astensione) disciplina postura controllo del respiro ritiro dei sensi concentrazione meditazione perfetto raccoglimento

Il rja-yoga si concentra maggiormente sull'aspetto mentale per ottenere il samdhi (perfetto raccoglimento), lo hata-yoga si concentra maggiormente sul controllo del corpo. Il corpo non solo quello materiale, c' anche il corpo sottile, con dei centri (cakra), posti lungo un asse centrale e collegati tra loro da dei canali attraverso i quali scorre l'energia che anima il corpo. Lo hata-yoga

sprigiona l'energia vitale che sotto forma di Kundalini, una divinit rappresentata come un serpente, percorre il canale centrale (che collega la base del tronco con la sommit del capo) fino ad arrivare al loto dai mille petali che si trova alla sommit del capo, dove si assapora la beatitudine della liberazione (e dove, secondo alcune tradizioni, risiede Shiva). Secondo lo hata-yoga l'assoluto si manifesta sotto forma di suono, che si propaga lungo il canale centrale. Secondo gli yogin questo suono udibile chiudendo occhi, orecchie e naso, e controllando il respiro. Concentrandosi su questo suono lo yogin si raccoglie nel vero S. Tale teoria anticipata dalla concezione vedica dell'om, la sillaba universale che corrisponde al brahman. Secondo questo principio, la ripetizione del mantra (e quindi anche il mantra-yoga) pu essere intesa come via di accesso al S. Sebbene lo scopo delle pratiche yogiche sia la liberazione in vita, alcuni sostengono che praticando lo yoga si ottengano accidentalmente dei siddhi (poteri magici come preveggenza, volo, onniscienza, ecc.) che per non sono da considerarsi come qualcosa di vantaggioso ma, anzi, come un ostacolo al raggiungimento della consapevolezza superiore, perch provocano attaccamento (sono delle distrazioni). Vocabolario Karman: azione e sua conseguenza tapas: ascesi keshin: asceti dai lunghi capelli visa: bevanda allucinogena dei keshin shramana: coloro che compiono lo sforzo Naciketas: protagonista di un mito Yama: Dio degli inferi mantra-yoga: yoga dei mantra laya-yoga: yoga della kundalini hata-yoga: yoga della forza rja-yoga: yoga regale Patanjali: autore dello Yoga Sutra om: sillaba universale siddhi: poteri magici

Cap. 5 Le tradizioni narrative e le prime correnti vaishnava Dal 500 a.C. si intensifica il culto di singole divinit e il sacrificio vedico lascia sempre pi spazio alla pj (culto devozione), che diventa la principale pratica religiosa. In questo contesto sono importanti le Itihsa, termine sanscrito che comprende i significati di storia e mito. In questi testi la storicit viene data per scontata o semplicemente non messa in discussione. Gli Itihsa (Mahbhrata e Rmyana) e i Purna sono detti anche quinto Veda nonostante siano considerati come smirti (testi di produzione umana) e non shruti (rivelazione). Il Mahbhrata il poema epico pi lungo al mondo (100000 versi). Inizialmente si pensava fosse stato scritto da Vysa (colui che sistema) ma in seguito stato dimostrato che il testo stato pi volte maneggiato nel corso dei secoli. Ne esistono due versioni maggiori (una settentrionale e una meridionale) alle quali si affiancano singole versioni regionali. Il testo non solo oggetto di studio, ma un corpus ancora oggi fluido, che viene continuamente rielaborato. Il poema racconta del conflitto tra Pandava e Kaurava (discendenti di due fratelli) per la conquista del trono. All'interno del Mahbhrata si trova la Bahgavad-gt. Il Rmyana, storia del re Rma, attribuito a Valmki. Anche in questo caso abbiamo due versioni, una meridionale (pi antica) e una settentrionale. Come il Mahbhrata, anche il Rmyana un racconto sul dharma, che tratta per la storia di un re eroico che si deifica (Rma una discesa di

Vishnu). Rma e St sono i modelli ideali di uomo e di donna, che adempiono al dharma. I Purna, a differenze degli Itihsa, sono complesse trascrizioni di tradizioni orali che trattano le origini degli dei, del cosmo, delle leggi, di alcune dinastie regali, e che hanno subito nel tempo influssi dell'epica, delle Upanishad e degli scritti sul dharma. I Purna sono divisi in tre gruppi, che contengono sei Purna ciascuno, distinti sulla base delle tre qualit dell'esistenza: qualit della luce e della purezza contiene i Purna che ruotano attorno a Vishnu qualit della passione contiene i Purna che ruotano attorno a Brahm qualit dell'oscurit (o dell'inerzia) contiene i Purna che ruotano attorno a Shiva

I Purna contengono diverse concezioni del mondo e diverse concezioni soteriologiche. Sono stati scritti da gruppi brahmanici differenti, legati al culto di una particolare divinit. Anche se di fatto si distaccano da questo modello, tradizionalmente i Purna trattano cinque temi: creazione dell'universo distruzione dell'universo genealogia degli dei e dei saggi i regni dei quattordici Manu (gli uomini primordiali) le dinastie solari e lunari, da cui derivano tutti i re

L'universo concepito come una serie di strati concentrici che si sprigionano dalla cima del monte Maru, situato al centro dell'uovo del mondo. Il monte Maru circondato dalla Terra, divisa a sua volta in diverse terre, tra cui l'India. Sotto la Terra ci sono sette sottomondi, e sotto di essi ci sono gli inferi. Il cosmo strutturato in un susseguirsi di progressiva decadenza e perdita del dharma: satya-yuga tret-yuga dvpara-yuga kali-yuga

Il ciclo completo equivale a una vita di Manu. Questo processo non ha fine ne altro scopo se non il gioco del Signore (v. idea del gioco in Induismo di G. R. Franci). I brahmani seguaci della religione puranica sono detti smrta (da smriti, i tesi di produzione umana). Questa forma religiosa legata ai culti domestici e di cinque divinit: Shiva, Vishnu, la Dea, Ganesha, Srya (il Sole). Gli smrta si oppongono in un certo senso agli shrauta, che eseguono i riti solenni. Le Upanishad pi tarde testimoniano la nascita del teismo hindu. Secondo le concezioni teistiche esiste un Dio supremo personale che crea il cosmo, lo conserva e infine lo distrugge. Principalmente il movimento teistico si riferisce a due divinit: Vishnu e Shiva. Vishnu una delle sue rappresentazioni quella in cui dorme tra le spire del serpente Ananta. Quando Vishnu si sveglia, dal suo ombelico nasce un loto, dal quale esce Brahm, il Dio creatore, che genera il mondo, per poi sparire mentre Vishnu si riaddormenta. Vishnu il Dio che discende per eccellenza. Sono dieci le sue incarnazioni: Matsya, Kurma, Varaha, Narashima, Vamana, Parashurama, Ram, Krishna, Buddha, Kalki. La dottrina degli avatra dimostra l'assoluta trascendenza di Vishnu rispetto al mondo anche se il Dio si manifesta anche nella finitezza (negli

idoli e negli stessi uomini). Il culto vaishnava inizialmente ruota attorno a tre divinit che si fonderanno poi insieme: Vsudeva-Krishna Krishna-Gopla (Dio tribale, custode del bestiame) Nryana (uomo cosmico, divinit assoluta e suprema che dimora nel cuore degli uomini)

Nel fondersi, Vishnu ha assimilato le caratteristiche delle singole divinit. Tuttavia permangono culti vaishnava locali in cui la devozione ruota attorno alle caratteristiche di queste divinit originarie. Delle tradizioni vaishnava ricordiamo le seguenti: Pncartra imperniata sulla manifestazione dell'assoluto attraverso una serie di emanazioni (vyha) Vaikhnasa caratterizzata da un culto quotidiano a Vishnu che un misto di elementi rituali vedici e non vedici: eseguire le offerte al fuoco e le offerte rituali a Vishnu sia nella sua forma essenziale e invisibile collocata nel tempio, sia nella sua forma molteplice e mutevole. Durante la pj vengono recitati i mantra vedici e non vedici Bhgavata seguono il Bhgavan, un divinit assoluta e personale, teistica. Testo sacro la Bhagavad-gt. Per i bhgavata Vishnu, Krishna, Vsuveda, sono tutti nomi che si riferiscono ad una stessa divinit, ovvero quella descritta nella Gt

La Bhagavad-gt considerata come una sorta di Nuovo Testamento hindu. In essa vengono elaborati in forma narrativa gli interessi dell'ortodossia hindu: il dharma, il mantenimento della stabilit sociale, l'azione corretta e responsabile, la devozione verso il trascendente sotto forma di un signore personale. I temi principali sono: il dharma il dharma si pu coniugare con la rinuncia (l'azione deve essere eseguita con distacco) l'anima immortale finch non viene liberata il Signore trascendente e immanente il Signore si raggiunge, per mezzo della devozione, attraverso la grazia concessa

Il termine azione va inteso sia come riferito all'azione quotidiana, sia al compimento dei riti. L'uomo che comprende il Signore non deve badare ai frutti delle sue azioni. Secondo la Gt esistono diverse vie di liberazione: al di sopra della via dell'azione (karma-yoga), c' quella della devozione (bhakti-yoga), aperta anche alle donne e agli uomini di casta bassa (ovvero a coloro che sono esclusi dalla dimensione rituale). Nella Gt compare inoltre per la prima volta l'idea di un uomo (Arjuna) che caro al Signore (primo esempio di bhakti). Le vie dell'azione e della devozione, infine, sono contrapposte a quella della conoscenza (jnna-yoga), che si riferisce alla conoscenza dell'assoluto, basato sulla discriminazione dei diversi elementi che compongono il cosmo. Vocabolario Pj: culto devozionale Itihsa: epica Purna: smriti che raccolgono tradizioni orali Pandava: dinastia discendente da Pandu Kaurava: dinastia discendente da Dhritarashtra satya-yuga; et dell'oro tret-yuga: et dell'argento dvpara-yuga: et del bronzo kali-yuga: et del ferro, o et oscura Ananta: serpente su cui dorme Vishnu

Matsya: il pesce, primo avatara di Vishnu Kurma: la testuggine, secondo avatara di Vishnu Varaha: il cinghiale, terzo avatara di Vishnu Narashima: l'uomo-leone, quarto avatara di Vishnu Vamana: il nano, quinto avatara di Vishnu Parashurama: Rama con l'ascia, sesto avatara di Vishnu Ram: settimo avatara di Vishnu Krishna: ottavo avatara di Vishnu Buddha: nono avatara di Vishnu Cap. 6 L'amore per Vishnu

Kalki: il cavallo bianco, decimo avatara di Vishnu avatra: discesa Krishna-Gopla: Krishna il mandriano, poi assimilato alla tradizione vaishnava Nryana: Dio assoluto, poi assimilato alla tradizione vaishnava karma-yoga: via dell'azione bhakti-yoga: via della devozione Arjuna: personaggio del Mahabharata bhakti: devozione jnna-yoga: via della conoscenza

Esiste un ampio corpus, derivante dal sud dell'India, di contenuto vaishnava e shaiva, redatto in tamil, una lingua dravidica. I contenuti di questo corpus sono stati poi soggetti al processo di sanscritizzazione, per mezzo del quale sono stati assimilati dalla cultura brahmanica panindiana. Le divinit autoctone Mudvalan e Tiruml vengono identificate con Shiva e Vishnu. Murukan viene identificato con Skanda, Dio della guerra e figlio di Shiva Due fattori hanno determinato lo svilupparsi della religione devozionale nella cultura tamil: la poesia in tamil e la divinit Murukan. C' in questa cultura una solida tradizione letteraria di rappresentazione del sentimento. Ci prepara il terreno allo sviluppo della bhakti. D'altra parte Murukan, Dio della guerra ma anche dell'amore, si inserisce in un contesto culturale in cui vige la convinzione che il divino si manifesti sulla terra attraverso la possessione, e quindi un rapporto diretto e personale con la divinit. Si capisce quindi come la devozione per Krishna, nel sud dell'India, si sia ancorata a tradizioni gi consolidate nel territorio. Gli lvr (coloro che sono immersi in dio) sono santi-poeti, venerati dalla comunit vaishnava, che venivano da ogni strato della societ tamil. Gli lvr erano venerati come reincarnazioni di Vishnu. Da uno di essi viene composto il Tiruvymoli, detto anche Veda tamil. Questo testo contiene canti di grande potenza emotiva e in esso espressa la concezione di un Dio personale che si trova oltre il cosmo ma che al contempo presente nel mondo in luoghi specifici: nei templi, sotto forma di icone e forme particolari. La devozione va considerata nel senso dell'adorazione di tali forme. La bhakti privilegia l'espressione delle emozioni e non il loro controllo attraverso pratiche come lo yoga. un devozionalismo che d molta importanza al corpo e alle forme incarnate del Signore. Nel periodo medievale il movimento vaishnava si differenzia al suo interno dando vita a diverse scuole che si rifanno a singoli santi/fondatori. Si evidenziano in particolare quattro tradizioni: di Rmnuja (il celebre teologo shri-vaishnava) l'ordine pi importante, influenzato direttamente dagli lvr di Madhva (il teologo dualista) di Vallabha (il non-dualista puro) di Nimbrka (che predicava una resa completa al guru)

Le sette non sono altro che tradizioni regionali e locali che prendono il via dall'insegnamento di un guru, cui segue una discendenza di discepoli. La composizione delle sette pu essere molto varia, da quelle in cui richiesta la castit a quelle che accettano anche gli intoccabili. Per entrarvi previsto un passaggio per un rito di iniziazione, con il quale si accettano le tradizioni della setta in questione e si riceve un nome e un mantra. Queste sono tutte tradizioni smrta che traggono elementi dalla

rivelazione non-vedica, ossia dai Tantra, ma li rielaborano reinserendoli in un contesto vedico. In teoria le tradizioni della bhakti sostengono che il sesso o la casta siano ininfluenti al fine della grazia, ma esistono tradizioni pi flessibili di altre a riguardo. I maggiori ordini vaishnava sono: shri-vaishnava (nel Tamil Nadu) gaudya-vaisnava (nel Bengala) culto di Vithoba (nel Maharashtra) culto di Rm (nel Nordest dell'India) tradizioni settentrionali dei sant (non sono strettamente vaishnava perch venerano un Signore assoluto che non ha qualit)

Gli shri-vaishnava concepiscono la salvezza come il trascendimento del samsra e come il raggiungimento, dopo la morte, del paradiso di Vishnu, dove l'anima si ricongiunge al Signore in un legame amoroso, ma rimanendone distinta. Tale scopo pu essere raggiunto per mezzo dell'attaccamento al Signore e del distacco dal mondo, ovvero attraverso la pratica religiosa della devozione al Signore in una delle sue incarnazioni nelle icone templari. Esiste anche una via della rinuncia, nella quale il devoto si abbandona totalmente al Dio che lo salva per un atto di grazia immeritata. La tradizione dei gaudya-vaishnava sviluppa una teologia in cui le categorie dell'esperienza estetica descritte dalla poesia classica erano applicate all'esperienza devozionale. Il personaggio che contribu maggiormente a diffondere la bhakti per Krishna fu Caitanya, considerato l'incarnazione di Krishna e Rdh insieme, che fond il movimento degli Hare Krishna. Caitanya d inizio a un culto incentrato sul canto e la salmodia per il signore, che gli procurano esperienze estatiche e di possessione da parte del Dio. La devozione dei gaudya-vaishnava si incentra sull'amore tra Krishna e Rdh: per essi la liberazione l'esperienza estatica permanente del divino gioco d'amore tra Krishna e Rdh, goduta in un corpo spirituale, reso perfetto. I principali mezzi per il raggiungimento di questo obiettivo soteriologico erano la pratica rituale della ripetizione dei nomi di Krishna, il canto degli inni, la venerazione delle icone, la venerazione delle icone nei templi e la visualizzazione delle gesta di Krishna, soprattutto quelle legate al gioco d'amore. La ripetizione del nome importante in quanto il nome incarna l'essenza del Dio e quindi ripetendolo il devoto evoca la presenza del Dio. Il vrkari-pantha (cammino dei pellegrini) la setta pi importante del Maharashtra. Questa setta imperniata sul culto di Vithoba. Vithoba un Dio sessualmente ambiguo. Generalmente ci si riferisce a lui come a un essere maschile, ma a volte assume un'identit femminile e ci si riferisce a lui come a una madre. Generalmente associato a Vishnu ma ogni tanto lo si trova associato a Shiva. In effetti una divinit molto ambigua, ma il suo culto non a caso travalica la dimensione settaria e ogni anno i due pellegrinaggi al suo tempio di Pandharpur attraggono una folta folla trasversale. Il termine sant significa uomo buono e si riferisce a santi di diversa origine castale, che insegnavamo un cammino di liberazione che passava per la devozione al Signore, al guru e attraverso la riunione religiosa. Mentre nel Maharashtra si sviluppava la tradizione dei sant vaishnava, pi a nord, nel Punjab si sviluppava una tradizione su un Dio assoluto e ineffabile, privo di ogni forma e qualit, per mezzo della cui grazie gli esseri sono liberati dal samsra. Questa tradizione rifiutava il rito esteriore, ponendo l'accento sull'esperienza personale del Dio trascendentale. Nonostante siano molte le varianti all'interno della tradizione dei sant settentrionali, alcuni temi sono ricorrenti:

l'anima intrappolata in un mondo governato dalla morte, dal tempo e dall'illusione l'anima pu ricongiungersi al signore attraverso la devozione meditativa, praticata con la ripetizione del nome del Dio, e attraverso la grazia del guru

Per i devoti del culto di Rma, Rm il nome con cui ci si riferisce al Dio in quanto incarnatosi nel re Rma. I testi sacri di questa setta, di cui non abbiamo resti, propugnavano la devozione per Rma e St ma privata di ogni aspetto erotico (a differenza dei gaudya-vaisnava). Questo tipo di devozione pi simile a quella del servo per il padrone. Questo essenzialmente un ordine ascetico legato ai principi della rinuncia. In passato vi erano ammessi tutti (anche gli intoccabili) ma nella pratica contemporanea esistono restrizioni pi severe. Vocabolario Tamil: lingua dravidica del Tamil Nadu Murukan: Dio tamil della guerra e dell'amore lvr: santi-poeti tamil Tiruvymoli: Veda tamil shri-vaishnava: culto vaishnava incentrato sul trascendimento del samsara gaudya-vaisnava: culto incentrato sulla dimensione Cap. 7 Le religioni tantriche e shaiva L'ideale ascetico ha diverse derivazioni: deriva dall'ideologia del capofamiglia brahmanico ma anche dai culti di possessione legati ai campi di cremazione. Tra questi due estremi ci sono molte tradizioni differenti di rinuncianti. Questi due opposti sono quelli del rinunciante ortodosso (il capofamiglia) e il rinunciante non ortodosso (l'asceta dei campi di cremazione). Questo paradosso tra i due tipi di asceti la ritroviamo anche nel Dio asceta, Shiva: egli rappresenta a un tempo l'ideale del capofamiglia e quello ascetico. In generale la tradizione shaiva si contrappone a quella vaishnava che molto pi legata all'ortoprassi brahmanica e alla vita nel mondo. Seppur con cautela suggestiva la distinzione che fa Benedict riprendendo i concetti nietzschiani di apollineo (da riferirsi qui alla cultura vaishnava) e e dionisiaco (da riferirsi alla cultura shaiva): in genere le tradizioni vaishnava hanno tentato maggiormente di attenersi all'ortoprassi vedica. Al contrario la tradizione shaiva ha generalmente accolto la rivelazione non vedica dei Tantra. Nelle tradizioni shaiva molto importante il mito di Daksha: Daksha il padre di Sat, consorte di Shiva. Daksha non approva le nozze tra Shiva e sua figlia e in un'occasione fa un affronto a Shiva, non invitandolo a un sacrificio del cavallo. Sat si infuria e si suicida dandosi fuoco per mezzo del suo potere yogico. Shiva si infuria e decapita Daksha, resuscitandolo in seguito ma con una testa di capra. A questo punto Shiva partecipa al sacrificio del cavallo. Un livello di lettura significativo quello per cui l'esclusione di Shiva dal sacrificio sarebbe dovuta a un'iniziale marginalit della divinit all'interno del pantheon vedico. Distruggendo tutto, Shiva di fatto porta a compimento il rito (Daksha diventa vittima sacrificale) e quindi Shiva afferma cos la sua appartenenza ad esso. Questo giustifica il fatto che il mito si conclude con Shiva che prende parte al rito assieme alle altre divinit. erotica di Krishna Vithoba: Dio sessualmente ambiguo culto di Rm: culto incentrato sul rapporto tra Rama e Sita (senza aspetto erotico) sant: uomini buoni samsra: ciclo delle rinascite vrkari-pantha: cammino dei pellegrini, setta incentrata sul culto di Vithoba

Shiva una divinit ambigua: asceta erotico, distrugge Kma ma poi seduce le mogli dei saggi nella foresta dei pini, Dio distruttore nella trinit hindu ma dai devoti considerato egli stesso creatore, conservatore e distruttore del mondo. Contiene al suo interno tutti gli opposti. Shiva rappresentato generalmente in queste forme: signore dello yoga (ricoperto di cenere, con il terzo occhio che brucia Kma) capofamiglia (con la moglie Prvat e i figli Sknda e Ganesha) Shiva Natarja, il signore della danza (danzando crea, conserva e distrugge il mondo) linga (un fallo in una vulva, simbolo dell'unione tra Shiva e l'energia dinamica, la shakti)

A parte il sigillo della civilt della valle dell'Indo (in cui sembra ci sia rappresentato Shiva Pashupati) i pi antichi riferimenti a Shiva sono nel Rg-veda, dove tre inni sono dedicati a Rudra. Rudra una divinit feroce, che vive in zone isolate e infestate, ma allo stesso tempo guaritore e Pashupati. Inizialmente il culto di Rudra-Shiva marginale nel pantheon vedico, ma tra il V e il IV secolo a.C. acquista un ruolo maggiore. Nella Shvetashvatara-upanishad addirittura identificato con il supremo assoluto. La Shvetasvatara-upanishad particolarmente importante in quanto segna il passaggio dal monismo delle Upanishad, al teismo che caratterizzer poi le tradizioni vaishnava e shaiva. Il testo si apre con una serie di domande sulla causa del tutto, cercando di trovare una risposta nell'elevazione di Rudra a divinit suprema. Secondo la Shvetashvatara-upanishad: il Signore la causa dell'universo il Signore un mago che crea il mondo e lo conserva per mezzo della sua energia il Signore trascendente ma anche immanente

In questo testo inoltre compare per la prima volta il termine bhakti. L'anima immortale e pu essere liberata solo per la grazia del Dio, cui bisogna essere devoti. Gli iniziati shaiva possono essere classificati in due categorie: cammino esteriore (atimarga) via riservata solo agli asceti, finalizzata esclusivamente alla salvezza dal samsra cammino dei mantra (mantramarga) aperto ad asceti e capifamiglia, finalizzato alla salvezza finale ma consente di ottenere poteri sovrannaturali e magici

Il cammino superiore comprende due importanti ordini: pshupata l'asceta pshupata doveva essere un brahmano sottopostosi all'iniziazione delle caste alte. Doveva inoltre mantenersi casto. I pshupata si collocavano ai margini della societ vedica, rifiutando gli obblighi famigliari e spingendosi oltre i quattro stadi della vita, perseguendo un quinto stadio perfetto. Tuttavia i pshupata non abbandonarono mai in modo esplicito i valori vedici: essi non si proponevano il rifiuto ma il sommo compimento della vita vedica. Sebbene la liberazione dal samsara derivi dalla grazia del Dio, i pshupata si imponevano uno sforzo ascetico diviso in tre tappe: vita presso un tempio shaiva, dove meditare cosparsi di cenere abbandonare il tempio, togliere i segni espliciti dell'appartenenza all'ordine e avere una condotta antisociale in pubblico per attirare l'ira dei passanti che insultando l'asceta trasmettono cos su di lui il karman positivo, mentre il karman negativo dell'asceta si trasmette al prossimo

ritiro in un luogo isolato per meditare sui cinque mantra sacri e sulla sillaba om lkula una branca dei pshupata ma erano dediti a pratiche ascetiche estreme e rifiutavano pi nettamente i valori vedici. Essi si spingono a tal punto nell'imitazione del Dio Rudra da scontare come lui il grande voto per l'uccisione di un brahmano: vivere per dodici anni in una capanna isolata, portando con s, come vessillo, il teschio del brahmano ucciso. Questa pratica si rif al mito secondo cui Shiva avrebbe decapitato con la propria unghia Brahm, che voleva giacere con la propria figlia. Nell'atto della decapitazione la testa di Brahm rimane attaccata al dito di Shiva, per poi staccarsi quando Shiva compie un pellegrinaggio a Varanasi

Tutte le tradizioni che invece si rifanno al cammino dei mantra riverivano un vasto corpus che va sotto il nome di Tantra, considerato per non ortodosso dalla tradizione vedica. La maggior parte dei tantra fu probabilmente redatta dopo l'VIII secolo d.C.. Nell'ambito delle tradizioni che li riconoscono, i Tantra sarebbero superiori ai Veda e sarebbero stati rivelati da Shiva (Tantra shaiva), Vishnu (Tantra vaishnava) e dalla Dea (Tantra shkta). La religione tantrica si diffuse soprattutto in Kashmir e Nepal, ma in generale la diffusione fu talmente alta che anche le tradizioni che non riconoscevano i Tantra finirono per assimilarne alcuni aspetti. I Tantra assumono generalmente la forma di un dialogo tra Shiva e la Dea, che come un discepolo pone delle domande cui Shiva risponde. Nei Tantra vaishnava il dialogo tra il Signore e la dea Shri (o Lakshm), mentre nei Tantra shkta a volte le domande le pone Shiva alla Dea. Tale struttura riflette l'importanza del guru nel tantrismo. Secondo la tradizione i Tantra dovrebbero trattare quattro argomenti: conoscenza (jnana-pada) rito (kriya-pada) yoga (yoga-pada) disciplina (carya-pada)

Queste di seguito sono le pi comuni caratteristiche dei Tantra: riguardano la pratica, che implica l'iniziazione, il rito e lo yoga il rito strutturato in diversi passaggi: purificazione del corpo per mezzo della distruzione rituale, costruzione di un corpo divino per mezzo del mantra, culto interiore, culto esteriore. I Tantra contengono complesse cosmologie gerarchiche che rielaborano quelle precedenti il corpo divino e al suo interno contiene la gerarchia cosmica trattano dell'acquisizione dei poteri magici e dell'esperienza di beatitudine nei mondi superiori trattano della possessione e dell'esorcismo

All'interno del cammino dei mantra possiamo individuare una distinzione tra due tradizioni: shaiva-siddhnta sistema dualista secondo il quale l'anima e il Signore sono eternamente distinti. Secondo la teologia dello shaiva-siddhnta esistono tre categorie dell'esistenza: pati (Signore) Shiva, causa efficiente dell'universo pashu (anima) l'anima individuale distinta da Shiva psha (legame) l'universo che contiene tutti i fenomeni mentali e materiali Il fine soteriologico anche qui la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni e pu essere raggiunto con la morte, quando gli iniziati al culto diventano onniscienti e onnipotenti come

Shiva, pur restandone ontologicamente distinti. Per raggiungere questo scopo bisogna sottoporsi a due iniziazioni, una minore ai riti e ai testi sacri, e una che libera e garantisce all'anima la liberazione finale. L'iniziato deve quindi adempiere a una serie di obblighi rituali quotidiani perch solo attraverso il rito l'anima pu liberarsi delle impurit. Il rito quotidiano consiste nell'invito a Shiva a discendere nell'idolo o nel linga, per poi adorarlo. Nel rito presente il concetto di deificazione del devoto, dato che solo un Dio pu onorare un Dio. Il praticante diventa quindi analogo a Shiva ma ne resta distinto (non c' monismo). Non-siddhnta i culti non-siddhnta si rifanno ai Bhairava-tantra, ovvero a quei testi in cui Shiva venerato nelle sue forme feroci, come ad esempio Bhairava. Gli asceti che composero questi testi sono noti con il nome di kplika (uomini del teschio), perch anche loro portavano un teschio. L'asceta kplika viveva nei campi di cremazione dove adorava le divinit feroci imitandole e blandendole con offerte di sangue, carne e alcool.

Con l'espressione di scuola shaiva del Kashmir si intende invece la trasformazione di una corrente non-siddhnta detta trika (triplice) in una religione dei capifamiglia affine allo shaiva-siddhnta. Al contrario della shaiva-siddhnta, la scuola trika era monistica e sosteneva l'identit tra Signore, anima e universo. Nonostante fosse in origine legata ai campi di cremazione, questa scuola, a causa del suo monismo, attrasse l'interesse dei capifamiglia brahmanici che se ne appropriarono. La pratica della scuola trika richiedeva un lungo ritiro quotidiano e pratiche yogiche tra cui anche il kundalin-yoga. L'iniziato doveva simbolicamente distruggere il suo corpo e ricostruirlo attraverso la recitazione dei mantra e la visualizzazione del tridente, le cui punte simboleggiano le tre dee da cui deriva il nome trika: la Suprema, la Suprema-non-Suprema e la non-Suprema. A un livello pi profondo della liturgia ci sono poi i riti segreti, che comprendono offerte di carne e alcool e accoppiamenti rituali. La scuola trika riusc a eliminare il dualismo nel Kashmir. Nell'India meridionale, invece, il dualismo sopravvive. La shaiva-siddhnta assimila la bhakti e diventa una religione tamil. Il contesto culturale tamil caratterizzato dalla poesia emotiva trasform lo shaiva-siddhanta in una religione devozionale tamil. Come la bhakti vaishnava, la bhakti shaiva incentrata sul distacco dalla dimensione materiale in favore di un trasporto amoroso verso un Signore eterno e trascendente. Il tantrismo attecch anche nel Kerala (India sud-occidentale). Qui il tantrismo non pu essere nettamente distinto in vaishnava e shaiva, in quanto esso assorbe diverse divinit brahmaniche di entrambe le tradizioni. Altra importante tradizione regionale quella dei lingyat, coloro che portano il linga. Essi pongono l'accento sulla devozione e non sulla pratica ascetica. Essi rifiutano il culto templare e la venerazione delle icone, fatta eccezione per il linga. I lingyat confidano nel ricongiungimento post mortem con Shiva e per questo motivo si fanno seppellire, senza bisogno di altri riti funebri. Basava, fondatore dell'ordine dei lingyat, era inoltre un oppositore del sistema castale e fond anche una comunit in cui vigeva e veniva predicato l'egualitarismo. Vocabolario Tantra: corpus sacro di dubbia ortodossia Daksha: padre di Sati Shiva Natarja: Shiva danzatore shakti: energia dinamica Rudra: Dio da cui deriva il culto shaiva Shvetasvatara-upanishad: upanishad importante per il contenuto teistico atimarga: cammino esteriore mantramarga: cammino dei mantra pshupata: asceti del cammino esteriore, perseguono un quinto stadio perfetto

lkula: branca dei pashupata che si sottopone al grande voto Tantra shaiva: Tantra rivelati da Shiva Tantra vaishnava: Tantra rivelati da Vishnu Tantra shkta: Tantra rivelati dalla Dea jnana-pada: conoscenza (Tantra) kriya-pada: rito (Tantra) yoga-pada: yoga (Tantra) carya-pada: disciplina (Tantra) shaiva-siddhnta: ordine dualista

del cammino dei mantra pati: Signore pashu: anime psha: legame Bhairava-tantra: testi che parlano di Bhairava, una delle forme feroci di Shiva kplika: uomini del teschio trika: scuola monistica del Kashmir lingyat: ordine di asceti che confidano nel ricongiungimento post mortem con Shiva

Cap. 8 Le tradizioni shkta, le tradizioni della Dea Gli hindu tendono a considerare le varie divinit femminili come manifestazioni di un'unica Grande Dea, o Mah Devi. La Dea una figura ambigua: da una parte creatrice, dall'altra una divinit feroce che pretende offerte di carne e alcool. Si pu fare una distinzione generale tra: dee del dente connesse alla sessualit, sono divinit feroci dee del seno fauste, generose, feconde La tradizione shkta meno definita di quelle vaishnava e shaiva. Entrambe queste ultime due tradizioni hanno incorporato la figura della Dea come consorte del Dio. Nei Purna e nei Tantra sono contenute diverse tradizioni relative alla Dea. La sua pi importante manifestazione Durg, la dea che uccide il demone-bufalo, che per grazia di Brahm non pu essere ucciso da nessun uomo. Dall'ira degli dei si genera un'energia che d vita a Durg. Il demone-bufalo la chiede in sposa ma questa rifiuta e lo incita a combattere. Dopo aver bevuto del vino Durg uccide il demone-bufalo in battaglia. Questo mito propone un modello femminile opposto a quello presentato dai Dharma-shstra: la Dea infatti incarna gli ideali dell'eroismo ma anche dell'erotismo. Il fatto che la Dea beva prima di combattere pu indicare il fatto che in passato le venissero fatte offerte di sangue e alcool. Devi e Durg sono interscambiabili ma Devi pi ampio. Un appellativo generico Madre. La dea si manifesta principalmente nei seguenti modi: Durg colei che uccide il demone-bufalo Kl come consorti delle tre divinit maschili principali: Sarasvat (Brahm), Prvat (Shiva), Laksm (Vishnu) sotto forma di gruppi di divinit femminili generalmente feroci, come le sette madri nelle icone locali come rappresentazioni aniconiche: pietre, pali, armi, ecc. come fenomeni naturali, come il sacro fiume Gange per mezzo di medium

Nella religione vedica primitiva le dee non avevano una funzione rilevante, ma nel Rg-veda vengono menzionate le seguenti divinit pi importanti:

Prithiv la Madre Terra, consorte di Dyaus, il Padre Cielo Aditi la senza limiti, dispensa protezione ed associata alla vacca, il cui latte nutre gli uomini Ushas l'aurora, una fanciulla che ogni giorno reca la luce al mondo Nirriti la distruzione, una prima manifestazione del potere distruttivo associato alle figure femminili, che si ricollega ai culti locali di Kl Vc la parola, una forza che ispira i saggi ed assocciata alla verit

Nei Veda non c' traccia di una Grande Dea, che compare solo nel periodo medievale. Delle dee minori che compaiono nel culto vedico primitivo, alcune resisteranno anche nell'induismo successivo. Probabilmente ci fu un processo di assorbimento delle divinit femminili locali verso l'alto, ovvero sanscritizzate in una Grande Dea panindiana. Nei Purna, esattamente nel Devmhtmya (la gloria della Dea), troviamo il primo testo dedicato alla Dea, in cui essa presentata come realt ultima ma anche come grande illusione. Se ne sottolinea inoltre il potere salvifico attraverso tre miti in cui la Dea distrugge dei demoni. Con lo svilupparsi dell'induismo dei Purna si diffondono culti personali legati alla Dea: Durg Kl incarna l'ira di Durg Cmund altra divinit feroce, nasce dalle sopracciglia corrugate di Durg Sarasvat divinit benigna legata al fiume omonimo. Viene identificata con la dea primordiale Vc Shri la sposa di Vishnu

La nonviolenza un elemento importante dell'induismo. I sacrifici col tempo trovano spazio solo nella dimensione simbolica. Ma la Dea pretende sacrifici di carne, sangue, alcool, e questo non si concilia facilmente con la cultura della nonviolenza. Il motivo risiede nel fatto che la Dea feconda e generosa e quindi c' la necessit di rigenerare questa benevolenza con il sangue. Soprattutto nei culti locali, quindi, il sacrificio effettivo persiste, mentre nel mito esso diventa l'uccisione del demone. Parallelamente si sviluppa anche un culto tantrico della Dea. Possiamo distinguere tra due gruppi di testi tantrici sulla Dea: famiglia della Dea fausta da qui deriva un ordine che si rif ai valori dell'ortoprassi brahmanica, anche se in esso vengono utilizzate sostanze impure per adorare la Dea. In questo contesto nasce la tradizione della shri-vidy, per cui la Dea l'assoluto che trascende il cosmo, il quale al contempo una manifestazione della Dea. La Dea viene venerata come principio personale ma anche principio impersonale, che assorbe ed emana ciclicamente il cosmo. Questo principio associato alla Parola, un suono sottile che pervade ogni cosa, l'om. Questo suono concepito come un punto senza estensione (il bindu) che energia potenziale pronta a sprigionarsi nella manifestazione famiglia della Dea nera i seguaci di questa tradizione sono interessati all'abbattimento delle norme sociali e religiose. In questi testi vengono descritti riti macabri compiuti in luoghi infausti per invocare la dea Kl. Sempre a questa tradizione associato il culto di Kubijk, la dea curva, che spesso associata anche a Kundalin. Kubijk importante anche perch in un testo dedicato a lei vengono per la prima volta elencati i sette cakra.

La legge di manu proibisce l'uso di cinque sostanze nei riti, note come le cinque emme:

vino pesce carne cereali abbrustoliti unione sessuale

Le cinque emme in seguito si diffusero e la loro utilizzazione divenne nota come pratica della mano sinistra, ossia pratica trasgressiva incentrata sull'impurit. Nella scuola shri-vidy c' una distinzione tra chi rifiuta e chi accetta l'uso delle cinque emme: il movimento samya, tradizionale, rifiuta l'uso delle cinque emme preferendo sostituti simbolici (latte al posto del vino, sesamo al posto di carne e pesce, ecc.) il movimento kaula fa uso delle cinque emme

I Tantra-shaiva distinguono le persone in tre nature: animale, eroica e divina. L'unione sessuale rituale pu essere compiuta solo da chi ha natura eroica e divina, perch altrimenti verrebbe dominato dal desiderio e sarebbe quindi portato alla distruzione. L'unione, sia essa effettiva o simbolica, rappresenta l'unione tra Shiva e Shakti, la polarit maschile e femminile, e il loro godimento riflette la beatitudine di quella condizione suprema. Essendo la donna la depositaria della shakti, essa considerata pi potente dell'uomo, nonostante questo non si rifletta nelle gerarchie sociali. Le forme pi tarde del mito del sacrificio di Daksha (v. sopra) contengono un addendum importante: Shiva trova il corpo di Sat e, preso dalla disperazione, comincia a ballare tenendo il cadavere in braccio. Le divinit preoccupate dalla possibilit che questa danza macabra possa distruggere l'universo tentano di fermare Shiva. Vishnu separa il corpo di Sat in parti finch Shiva si calma. Questo mito rende conto in parte dell'immolazione delle vedove sulle pire funebri, ma soprattutto spiega l'origine dei ptha shakta, i luoghi sacri alla Dea, che sono i quattro luoghi in cui cadono le parti del suo cadavere: Jalandhra (dove cade la lingua), Oddiyana e Purnagiri (dove cadono i capezzoli), e Kamarupa (dove cade la yoni). Le divinit femminili dei villaggi sono spesso identificate come divinit calde, ovvero le divinit feroci, contrapposte a quelle fredde (principalmente maschili) ovvero quelle benevole. La Grande Dea, tuttavia, presenta caratteristiche di entrambe le categorie. Secondo Fuller la Grande Dea spaccata in forme superiori e forme inferiori, e la tipologia di offerte non altro che un segno della differenza castale. Queste dee calde, e di fatto la stessa Grande Dea, sono connesse intimamente con i cicli dell'anno, in particolare con quello dell'agricoltura. la Dea associata con la Terra e il mutare delle stagioni pu essere interpretato come il mutare degli aspetti della Dea. I cicli rituali dei villaggi sono connessi con i mutamenti stagionali. Vocabolario Mah Devi: grande Dea Durg: una delle manifestazioni della Dea Prithiv: madre terra Aditi: la senza limiti Ushas: l'aurora Nirriti: la distruzione Vc: la parola Devmhtmya: primo testo in cui si parla di una grande Dea shri-vidy: scuola che prende la Dea come assoluto om: fonema universale bindu: punto senza estensione di

energia potenziale Kubijk: la dea curva samya: ordine che rifiuta le cinque M

kaula: ordine che accetta le cinque M ptha shakta: luoghi sacri alla Dea

Cap. 9 Il rito hindu Nonostante i comportamenti rituali siano spesso diversificati tra loro, essi restano comunque rituali, ovvero codificati nei testi e nelle norme comportamentali tramandate dalla tradizione. Dal momento che i riti hanno resistito di fronte ai grandi mutamenti politico-economici, questi non devono essere contingenti e condizionati da questi fattori. Il piano della religione e quello politicoeconomico sono quindi due piani differenti della cultura hindu. Il rito anche trasversale rispetto alle differenze teologiche. Tuttavia qualsiasi significato che gli si attribuisca del tutto secondario. Se il rito simile al linguaggio, in quanto mezzo di comunicazione con una grammatica e una sintassi, esso si discosta per dal linguaggio in quanto manca di un significato e di una semantica. Molto importanti sono i riti di passaggio, che sono considerati sia come riti occasionali (distinti quindi da quelli quotidiani) e come riti corporei (in ragione della centralit che il corpo vi assume). Tali riti appartengono alla dimensione del capofamiglia e non ha niente a che fare con la liberazione. I riti di passaggio vanno intesi come processi di trasformazione tra stati differenti dell'esistenza. I samskra (riti di passaggio) riguardano solo i primi due stadi dell'shrama, gli stadi della vita, in quanto essi sono legati alla dimensione sociale. Questi riti possono essere divisi in riti prenatali, natali, dell'infanzia, dell'educazione, sponsali e funebri. La nascita di un figlio maschio considerata un evento fausto (perch il capofamiglia paga il debito agli antenati; tuttavia la nascita di figlie femmine NON un evento infausto) ma la nascita, in quanto processo biologico, considerata come qualcosa di contaminante. Per questo motivo serve accompagnare la nascita con dei rituali. Tra questi riti c' quello della scriminatura dei capelli e l'imposizione alla donna di partorire nella casa dei genitori per poi tornare nella propria casa dopo aver acquisito lo status di madre, superiore a quello di semplice moglie. Tra gli otto e i ventiquattro anni c' il rito dell'upanayana, l'iniziazione alle caste alte, durante il quale viene consegnato il cordoncino simbolo delle caste alte. Con questo rito il maschio di casta alta viene escluso dal mondo femminile e da quello delle caste basse, il che determina e legittima l'ordine gerarchico. Alla fine di questo rito ha inizio il periodo dello studio dei Veda. Questo rito riguarda solo gli uomini di casta alta ma le donne non sono escluse dalla vita delle caste alte. Manu afferma che il matrimonio l'upanayana delle donne, che il servizio al marito equivale allo studio dei Veda e che il lavoro domestico equivale alle oblazioni al fuoco. Nel caso dei brahmani aiyar del Tamil Nadu esistono riti di passaggio specifici per le donne. Il matrimonio un passaggio obbligato per chiunque non scelga la via della rinuncia. I matrimoni sono combinati e spesso, nel sud dell'India, sono tra cugini, mentre al nord sono prevalentmeente tra estranei. Manu dice che il matrimonio endogamo alla casta ma esogamo al nucleo familiare. Vengono per presi in considerazione anche fattori di compatibilit: la ricchezza, la compatibilit astrologica e l'occupazione. Eccezionale il caso dei brahmani Nambtiri del Kerala, dove solo il primogenito maschio sposa una donna della sua stessa casta, mentre gli altri figli si uniscono a donne nayar, una casta bassa. I figli di queste unioni sono nayar anch'essi e vivono senza il padre, che si reca in visita ma portandosi stoviglie e cibo per evitare la contaminazione. Per gli hindu il matrimonio il rito di passaggio pi importante.

La morte un evento infausto e comporta forti rischi di contaminazione. La pratica pi diffusa la cremazione, ma i membri delle caste basse praticano anche l'inumazione. I santi e i bambini inoltre vengono seppelliti, mentre i rinuncianti, avendo celebrato il proprio funerale durante il rito della rinuncia, possono essere semplicemente abbandonati al corso di un fiume. La cremazione avviene preferibilmente il giorno stesso della morte, dopo aver lavato e cosparso di pasta di sandalo il cadavere. Nel caso di due volte nati, la pira dovrebbe essere accesa con il fuoco domestico. I resti vanno raccolti tra il terzo e il decimo giorno e cosparsi in aree apposite o immersi in un fiume (meglio se il Gange). Nei giorni successivi al funerale i familiari sono altamente contaminati e restano tali fino ai riti finali, ovvero quando vengono offerte polpette di riso al defunto affinch ricostituisca un corpo nell'aldil. Oltre alla reincarnazione c' un altro modo di concepire la vita dopo la morte, secondo il quale l'anima del defunto attenderebbe in una dimensione intermedia fino alla ricomposizione di un corpo nel regno degli spiriti che gli permetta di accedere al regno degli antenati. Per l'induismo, oltre ai riti di passaggio, molto importante anche la pj. Essa consiste nell'offerta di alimenti vegetariani, fiori e incenso alle divinit. Nelle case la pj si compie davanti all'icona del Dio, collocata in uno spazio a parte o nella cucina. Nel caso della pj pubblica, invece il rito pi complesso e richiede la presenza di sacerdoti che recitino i mantra, mentre l'idolo viene lavato e vestito. Nei templi vengono celebrate cinque pj al giorno: tre nei momenti salienti della giornata (alba, mezzogiorno e tramonto) e le altre due tra l'alba e il mezzogiorno. L'intero ciclo di cinque pj pu essere considerato anch'esso una pj, durante la quale l'icona viene svegliata, lavata, vestita e portata in processione. Nella pj dei Nambtiri troviamo tutti gli elementi fondamentali del rito hindu: l'offerta di doni, la ripetizione dei mantra, la chiusura delle porte del tempio, l'offerta delle luci. Si noti poi che l'offerta di acque colorate simbolica e rappresenta l'offerta di sangue, che nelle caste basse doveva invece essere effettivamente fatta con il sangue. Non a caso i Nambtiri stessi dicono che i gruppi di casta bassa usano le cose, mentre i brahmani usano i mantra. Il pellegrinaggio un trtha-yatra, un viaggio verso un luogo sacro, che tale perch dove il trascendente discende sulla terra: il trtha un luogo di mediazione tra due dimensioni. In questi luoghi possibile liberarsi del peccato, ovvero del karman accumulato. Alcuni di questi luoghi di pellegrinaggio sono panindiani (come Varanasi, luogo che contiene ogni luogo, simbolo del Signore che abbraccia ogni cosa), mentre altri interessano solo alcune regioni. In generale sono sacre le citt che sorgono lungo i fiumi, specialmente quelle che sorgono lungo il Gange. Sono sacri anche alcuni fiumi stessi e altre zone geografiche, come la catena dell'Himalaya. Altri luoghi importanti sono quelli dove si pensa siano nate alcune divinit e, infine, ci sono i quattro luoghi sacri, coincidenti con i punti cardinali: Badrinath (nord), Puri (est), Rameshwaram (sud), Dwarka (ovest). di ottimo auspicio compiere il dhma-yatram un pellegrinaggio in senso orario che tocchi tutti e quattro i luoghi sacri. Durante i Kumbha Mela, i rinuncianti e i pellegrini compiono una processione immergendosi nel Gange. La scienza dell'astrologia, che corrisponde a uno dei vednga, utilizzata per determinare il momento favorevole esatto per cominciare un rito. Il rito interiorizzato non molto diffuso se non tra coloro che mirano alla liberazione. Tutti gli altri compiono prevalentemente la pj e i riti domestici e pubblici. Il sacrificio vegetariano spesso preferito a quello animale, ma il sacrificio di polli, capre, pecore e il sacrificio del bufalo continuano ad essere praticati. Il sacrificio di polli, capre e pecore di solito praticato in onore di divinit feroci, maschili e femminili, mentre il sacrificio del bufalo, anche se

molto di rado, viene compiuto in onore della Dea in occasione dei Durg Pj. Il sacrificio compiuto dalla casta dei paraiyar, una casta di intoccabili. La violenza contro il bufalo riflette la violenza della Dea contro il demone-bufalo del mito. Attraverso il sacrificio, la comunit e il committente si purificano. Nel contesto rituale hanno rilevanza i mantra: nella tradizione vedica ortodossa i mantra venivano utilizzati per invocare la divinit, mentre nella tradizione tantrica i mantra stessi sono considerati come divinit, o come manifestazioni del potere della divinit (shakti). Essi sono trasmessi oralmente all'allievo dal guru. L'om considerato il suono pi sacro del Veda. Sebbene non abbia un suono, esso venerato come suono dell'assoluto che manifesta il cosmo, come l'essenza dei Veda. Vocabolario Samskra: riti di passaggio upanayana: iniziazione alle classi alte nayar: una casta bassa Nambtiri: brahmani del Kerala trtha-yatra: pellegrinaggio Cap. 11 L'induismo e il mondo moderno Nel XIX secolo la dominazione britannica arriva al suo apice. Fino ad allora la cultura hindu era rimasta impermeabile alle influenze esterne. In questo periodo sorgono dei movimenti che si pongono l'obiettivo di riformare l'induismo: Rinascimento hindu. Il nazionalismo indiano port infine all'espulsione del britannici nel 1948 e alla proclamazione dell'India come stato laico e indipendente. Nel XIX secolo l'induismo si afferma come religione mondiale. Il Rinascimento hindu ha cercato di sminuire le differenze tra le tradizioni teologiche e di relegare il rito a una dimensione popolare e locale, inferiore alla spiritualit delle Upanishad e della Gt. Elementi fondamentali del Rinascimento hindu sono: ragione per stabilire la verit del Veda rifiuto del culto delle icone rifiuto del sistema castale costruzione dell'induismo come sistema etico pari al cristianesimo e all'islam dhma-yatram: pellegrinaggio per i quattro luoghi sacri Kumbha Mela: festa con processione nel Gange Durg Pj: festa sacra alla Dea paraiyar: intoccabili che fanno sacrifici animali

La figura pi significativa del Rinascimento hindu Ram Mohan Roy. Viene da una famiglia di brahmani ma studia nell'universit musulmana di Patna. L'influenza musulmana lo spinge a disprezzare il culto delle immagini. Secondo Roy, Dio un essere ineffabile, trascendente e immutabile che crea l'universo. Secondo Roy tutte le religioni sono la stessa religione e Dio pu essere conosciuto per mezzo della ragione e dell'osservazione del mondo naturale. Roy fissa l'obiettivo di una restaurazione dell'induismo attraverso un ritorno alle Upanishad (testi che spiegano il significato del rito) e ai Brahma-stra (testi di esegesi). Inoltre era necessario eliminare alcune pratiche, come il culto delle icone, i matrimoni infantili e il suicidio delle vedove. Secondo Roy la ragione deve portarci al rifiuto della dottrina del karman e della reincarnazione, ma anche a quella cristologica della redenzione e della trinit. Roy fond nel 1828 un movimento chiamato Brhmo Samj. Alla morte di Roy, la guida del movimento pass a due personalit di spicco: Sen e Tagore. Tagore si opponeva alle tradizioni tantriche e puraniche del rito, che riteneva essere idolatriche,

mentre Sen sosteneva che oggetto del culto doveva essere solo l'assoluto impersonale delle Upanishad. In genere Sen concordava con Tagore, ma quando smise di portare il cordoncino brahmanico sostenendo l'uguaglianza tra brahmani e shudra, il movimento si spacc. Un altro riformatore fu invece Dayanada Saraswati. Iniziato in principio al culto dello Shiva linga, Dayanada perse la fede quando vide un'icona del Dio lordata dai topi, dimostrazione, secondo lui, dell'impossibilit che l'icona fosse una manifestazione del Dio. Egli comincia un periodo da asceta, finch un veggente non gli predice che sar colui che riformer l'induismo. Egli dunque fonda l'rya Samj. Dayanada era convinto che i Veda fossero testi rivelati e che quindi gli hindu dovevano abbandonare le superstizioni e gli altri testi (come i Purna). Come Roy, anche Dayanada predicava un ritorno ad una religione vedica pura. Dayanada non era contrario al sistema castale ma lo reinterpretava nell'ottica di una differenza di risultati conseguiti nella vita. Secondo lui questa interpretazione poteva essere una spinta per un miglioramento, dato che per non decadere in caste inferiori era necessario un certo tipo di azione. L'rya Samj era caratterizzato da una visione non includente nei confronti dell'esterno, e anzi propugnava un induismo aggressivo e di ritorno alle origini. Ramakrishna era un mistico hindu che proclamava l'unione di tutte le religioni. Divenne sacerdote in un tempio di Kl e vener sua moglie come manifestazione della divinit. Egli fu devoto anche a Krishna e realizz l'esperienza dell'unit con il Dio attraverso un amore per Krishna simile a quello di Rdh. Ramakrishna ebbe visioni di Vishnu ma anche di altre divinit, e anche di Ges Cristo, e percorse i cammini di tutte le religioni, concludendo che tutte le religioni sono vere. Vivekananda, invece, era membro del Brhmo Samj. Inizialmente il suo nome era Naren, ma dopo aver avuto una profonda esperienza religiosa grazie a Ramakrishna, diventa un discepolo di Ramakrishna e prende il nome di Vivekananda. Anche lui raggiunge lo stato di samdhi. Vivekananda partecip al World Parliament of Religions a Chicago, dove predic la tolleranza e l'unione di tutte le religioni. A New York fond la Vedntic Society, mentre in fond India la Ramakrishna Mission, un ordine che promuove l'istruzione, soccorre gli infermi e opera per la riforma sociale. I discepoli di questo ordine considerano questi aspetti come una sorta di karmayoga. Gandhi crebbe in un contesto in cui si praticava la bhakti e studi in Inghilterra. Fece ritorno in India per esercitare la professione legale ma accett un incarico in Sudafrica, dove pare realizz la necessit di un impegno per la difesa degli oppressi. Secondo Gandhi la Verit, Dio e il S coincidono. La nonviolenza, secondo Gandhi, manifestazione di Dio in quanto un aggrapparsi alla Verit. Il Satygraha, cos Gandhi chiamava il suo movimento, era quindi espressione di una Verit e di una morale superiore. Gandhi disprezzava l'intoccabilit ma non per questo negava il sistema castale. Egli era convinto che la strutturazione gerarchica fosse un classico esempio di varnashrama-dharma brahmanico. L'uomo che assassin Gandhi era un membro del RSS un movimento nazionalistico estremista. Il RSS non un partito ma ha sempre avuto molta influenza sulla politica indiana. L'obiettivo di questo movimento culturale quello di creare un contesto in cui gli indani possano sviluppare un'identit hindu e un'idea di nazione. Molti degli episodi di violenza di questi anni sono stati causati da iniziative del RSS. Il pi importante partito nazionalista hindu il BJP, opposto al Partito del Congresso. Tra i movimenti nazionalistici regionali ricordiamo invece la Shiv Sena (esercito di Shiva), fondato a Bombay nel 1966, che si pone l'obiettivo di liberare il Maharashtra dalle presenze e dalle

influenze musulmane. Per induismo globale si intende quella forma dell'induismo che si sta affermando come religione mondiale e che si rif soprattutto a quei valori universali quali la giustizia sociale, la pace e la trasformazione spirituale dell'umanit. L'induismo si diffuso in tutto il mondo grazie alle migrazioni, che sono aumentate nettamente dal 1965 in poi (soprattutto a causa dell'Immigration Act negli USA, che abol le quote che limitavano i flussi migratori). L'induismo globale si distanziato dal varnashrama-dharma e si avvicinato a quell'idea di induismo predicata da Vivekananda e Gandhi. Il movimento teosofico fu uno degli elementi pi importanti della diffusione dell'induismo in Occidente. La Societ teosofica fu fondata a New York nel 1875. Nel 1877 la societ si trasfer in India. Attraverso gli studi teosofici in India, molti elementi della cultura indiana penetrarono in Occidente. Un altra figura importante dell'induismo in Occidente fu Aurobindo. Fuggito dall'India perch oppositore degli inglesi, si rifugia in Francia dove elabora un cammino spirituale chiamato yoga integrale, secondo cui dalla domanda Chi sono io? il meditante pu eliminare gli strati che ci separano dalla conoscenza vero S. Vocabolario Brahma-stra: testi smriti di esegesi samdhi: stato di unit con il Dio