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CAPITOLO III

IL MERCANTE
3.1 RIASSUNTI DELLE NOVELLE DELLA Il GIORNATA
Nella seconda giornata si raccontano vicende di "chi da diverse cose
infestato, sia oltre alla qua speranza riuscito a lieto fine". La Il novella della seconda
giornata è narrata da Filostrato. Racconta le vicende di un mercante, Rinaldo
d'Esti. In viaggio con il suo fante per Verona, era capitato nei dintorni di castel
Guglielmo e si era imbattuto in tre masnadieri, i quali, spacciandosi per
uomini dabbene, tentarono di derubarlo. Così, uno di quelli chiese al
mercante se mentre camminava pregava e Rinaldo gli rispose che recitava
delle preghiere al mattino: il Padre Nostro e l'Ave Maria. Pregava anche
S.Giuliano perché gli potesse offrire un buon posto per alloggiare la notte.
Quando giunsero in un luogo solitario i tre ladri lo assalirono. Il fante di Rinaldo
allora fuggì fino al castello, dove, calata la notte, albergò. Rinaldo s'incamminò
verso il castello per trovare riparo, ma trovò le porte chiuse e così decise di
passare la notte sotto una sporgenza vicina alla dimora di una vedova. Quest'ultima si
accorse di Rinaldo e lo ospitò in casa. I due cenarono e trascorsero la notte
insieme e il mattino seguente, con le indicazioni della donna, egli tornò al
castello, dove ritrovò il fante e tutto ciò che gli era stato rubato così tornò a casa
felicemente, mentre i tre malfattori vengono impiccati.
La IV novella, narrata da Lauretta, riguarda le vicende di Landolfo Rufolo.
Costui era un ricchissimo mercante di Ravello che voleva raddoppiare le sue
ricchezze; decise così di partire per Cipro con una nave carica di merci e di tutti i
suoi averi, per "fare mercatura". Giunto là però Landolfo si rese conto che
c'erano già molti mercanti e non riuscì a realizzare alcun guadagno, anzi perse
tutto. Per non tornare a casa più povero di prima cambiò nave e iniziò a fare il
pirata. Dopo un anno Landolfo aveva già raddoppiato la sua ricchezza; decise
allora di tornare a casa, ma sulla via del ritorno, sorpreso da una tempesta, si
riparò in un'insenatura. Qui dei marinai genovesi lo derubarono dei suoi beni e lo
rapirono. Durante un naufragio però Landolfo approdò sull'isola di Gurfo
aggrappato ad una cassa. Nelle vicinanze vi era una donna, la quale lo portò in
casa e lo ristorò per alcuni giorni; gli restituì poi la cassa e lo lasciò andare via. II
mercante scoprì che la cassa conteneva moltissime pietre preziose, con le quali
se ne tornò a Ravello e visse di rendita fino alla morte.
La V novella, narrata da Fiammetta, parla delle avventure del mercante di
cavalli, Andreuccio da Perugia. Questi si recò a Napoli con una borsa di fiorini
d'oro; qui, mostrando i suoi dénari, attirò l'attenzione di due donne, una
delle quali la sera stessa lo invitò a casa sua. Fingendosi sua sorella lo
derubò. Le disavventure d'Andreuccio purtroppo non finirono qui; infatti, dopo
essere caduto dalla botola della casa della truffatrice e, dopo aver cercato invano
di rientrare in casa per riprendersi i denari, decise di tornare all'albergo. Sulla via
del ritorno incontrò due contadini che lo condussero ad un pozzo per aiutarlo a
lavarsi. I due ladri, visti dei gendarmi avvicinarsi, fuggirono lasciando Andreuccio
nel pozzo. Riuscito ad uscirne, ritrovò i due malfattori e con loro si diresse verso
la chiesa per rubare dalla tomba dell'arcivescovo un prezioso rubino. Entrato
nella tomba Andreuccio consegnò ai briganti tutti i gioielli tranne il rubino, in
seguito essi scapparono lasciandolo chiuso dentro. Giunsero poi altri due ladri
che spaventati dal mercante fuggirono lasciando la tomba aperta, così
Andreuccio si ritrova libero e ricco.
3.2 LA FIGURA DEL MERCANTE PRESENTATA DALLE TRE NOVELLE
Da queste tre novelle di Boccaccio emerge la figura del mercante come
un uomo che nutre un forte desiderio di arricchirsi e spesso risulta anche
avido. Per esempio nella IV novella della Il giornata, Landolfo decide di
intraprendere un lungo viaggio, spingendosi verso terre lontane al solo
scopo di arricchire il suo patrimonio, nonostante n'avesse già uno notevole.
Traspare, quindi, il tema del viaggio che espone i protagonisti a numerosi
pericoli. Facendo riferimento alle novelle da noi esaminate, possiamo
notare che sia Rinaldo, sia Landolfo affrontano rischi. Precisamente il
primo fu assalito da tre masnadieri che gli rubarono tutto il suo denaro,
mentre il secondo fu rapito da pirati che in quel periodo navigavano per i
mari, diffondendo dappertutto molta paura e terrore. Inoltre l'inganno è una
componente che possiamo trovare nelle novelle di Boccaccio. Infatti, i
mercanti sono derubati e ingannati da personaggi molto furbi, come la
siciliana è i ladri della V novella della Il giornata. Questi, infatti, visto
Andreuccio da Perugia, preparano un piano per ingannarlo e derubarlo. In
particolare la siciliana fa credere ad Andreuccio di essere sua sorella,
mentre i due ladri lo convincono a seguirli e a compiere un furto con loro.
Per di più i protagonisti sono guidati nelle loro azioni nell'intelligenza,
ma anche dall'ignoranza. Infatti, essi riescono ad arricchirsi perché sono
molto abili nel loro mestiere e astuti; tuttavia, a causa della loro
ignoranza, in alcune circostanze diventano vittime d'assalti e furti, per i
quali da una condizione di ricchezza sprofondano in una condizione di povertà.
Questo può essere rilevato nell'ultima novella da noi letta, nella quale
Andreuccio crede ciecamente alla siciliana e pensa così di essere
veramente suo fratello. Perciò è derubato e in seguito incontra i due ladri,
ma ecco che se prima aveva abbandonato per un attimo il suo intuito e la
sua sapienza, ora questi riaffiorano facendolo trionfare con la conquista del
famoso e prezioso rubino. Inoltre Landolfo perde ingenuamente i suoi
averi perché non accontentandosi di ciò che aveva, ha intrapreso dei
viaggi lontani da casa per trarre inutilmente dei profitti. Rinaldo, invece,
compie l'errore di fidarsi dei tre masnadieri che incontra per strada e
quindi per la sua ignoranza perde tutto ciò che possiede. Infine un tema
che caratterizza tutte le novelle lette è la fortuna, in altre parole il caso.
Andreuccio da Perugia incontra per caso la siciliana e i due ladri o
ancora Landolfo per caso approda sulla riva con una cassa piena di
preziosi gioielli. Infine, tutte le novelle hanno uno schema simile. I tre
protagonisti sono animati dal desiderio di arricchirsi sempre di più
compiendo viaggi pericolosi. Dopo una prima disavventura, nella quale
non dimostrano di avere furbizia, affrontano altre prove con più
consapevolezza. Infine le loro avventure terminano facilmente con il loro
trionfo e la riconquista delle loro ricchezze.
3.3 RIASSUNTI DEI SAGGI STORICI
J. LE GGFF, L'UOMO MEDIEVALE, cap. VII, IL MERCANTE di A. GUREVIC
All'inizio dell'XI secolo nelle città d'Europa il mercante rivestiva un ruolo
fondamentale. L'attività commerciale era strettamente legata al brigantaggio
e aveva un carattere bellicoso e il mercante esponeva la sua vita ai pericoli
sia sul mare che su terra. La Chiesa e la società avevano un
atteggiamento contraddittorio nei confronti del mercante. Da un lato la
società non poteva farne a meno, ma dall'altro lo descriveva come un uomo
non grato a Dio. Solo nel XIII secolo si iniziò a verificare un lento
cambiamento. Oltre alla classica suddivisione della società medievale,
esistevano altri ordini che comprendevano i mercanti, i quali non venivano
più visti in modo negativo ma come elementi necessari per la città e le loro
occupazioni erano interpretate come una vocazione divina. I loro beni
servivano a soddisfare i bisogni dell'uomo. Intorno al XIII e al XIV secolo
i mercanti detengono il potere nella città, controllando la legislazione e
sfruttando gli artigiani per ricavare profitto, riuscendo così ad arricchirsi con il
loro ingegno e la fortuna. I mercanti, inoltre, diventano anche corsari e
intraprendono viaggi. Allo scopo di proteggere i mercanti dai pericoli
incontrati nei viaggi nascono le prime compagnie commerciali.
E. GARIN, L'UOMO DEL RINASCIMENTO, cap. VI, IL MERCANTE E IL
BANCHIERE
All'interno del periodo rinascimentale, la caratterizzazione del mercante e
del banchiere risulta differente rispetto al periodo medievale. L'interpretazione
del mercante rinascimentale ha una duplice prospettiva: egli può essere
visto come l'approdo di tutto uno sviluppo anteriore ma anche un punto di partenza.
Secondo alcuni storici, nel Cinquecento, il mercante è pervaso da un
forte sentimento religioso, mentre prima lo ignorava del tutto. Ciò dipende
comunque dalla diversa posizione della Chiesa nei confronti del mercante.
Sempre in questi secoli egli mira alla propria autosufficienza e diviene,
dunque, un personaggio determinante per l'evoluzione della società
europea. Un altro aspetto fondamentale è l'uso del tempo e il saper cogliere il
rapporto tra i mesi che scorrono e il guadagno realizzato. Oltre a occupare
un posto indiscusso nella società, il mercante ed il banchiere incontrano
degli ostacoli, infatti non riescono ad ottenere la stessa considerazione di cui gode
la nobiltà. Nonostante ciò, essi non si sono mai opposti alla superiorità
dello stato nobiliare ed ecclesiastico.
Nel rinascimento si sviluppano diversi tipi di mercante: vi è quello
che commercia solo nel proprio paese e viene definito rurale, e quello internazionale
che è in società con altri e che opera in diverse piazze. Il mercante non è
un operatore specializzato, non guarda la natura della merce ma al
profitto. Il mercante inoltre era interessato alla propria istruzione,
fondamentale per la buona riuscita dei commerci.
3.4 LA FIGURA DEL MERCANTE PRESENTATA DAI SAGGI STORICI
La figura del mercante, esaminata all'interno dei saggi storici, cambia a
seconda che esso sia inserito in un contesto medioevale piuttosto che
rinascimentale. Nel medioevo l'atteggiamento della società e della chiesa
nei confronti del mercante era dispregiativo in quanto esso era considerato
uno scandalo pubblico. La Chiesa, infatti, si mostrava contraria riguardo
al suo mestiere e lo condannava alle pene dell'inferno ritenendolo un
usuraio. L'odio per questo ultimo era tale che in Europa iniziano
verificarsi episodi di persecuzione. In questo periodo, inizia a maturare
l'idea del Purgatorio come mezzo per limitare la paura dell' Inferno e si
diffondono i testamenti, in cui i mercanti organizzavano la loro
sistemazione dopo la morte, cercando così di evitare le condanne della
Chiesa.
Nel Rinascimento vi è
un profondo mutamento
nella figura del mercante
e nel suo modo di
avvicinarsi a Dio. La
religione, infatti,occupa
un posto di rilievo nella
vita del mercante
accanto alla sua cultura
e al desiderio di
arricchirsi. Egli non è più
condannato da Dio, ma
confida nella sua
protezione. Tuttavia,
sotto questi aspetti la
personalità mercantile
rimane costante da un
periodo all'altro. Il primo
obiettivo per un mercante resta sempre
Figura n°1: Nave mercantile l'accrescimento del proprio patrimonio e il
continuo desiderio di migliorare la
posizione sociale. Al secondo posto, ma non è meno importante, egli pone
l'istruzione e l'intelligenza, senza le quali è impossibile raggiungere il
successo. L'istruzione era fondamentale e il mercante doveva saper
spaziare in vari campi della cultura; egli doveva essere in grado di
leggere e scrivere e doveva conoscere soprattutto le lingue, la geografia e
la matematica, necessari per condurre con successo gli affari. Il mercante
svolgeva attività commerciali anche al di fuori della propria città e
intratteneva costantemente una vasta corrispondenza, poiché era utile
viaggiare e conoscere il mondo.
I saggi storici riguardanti il Rinascimento sottolineano il fatto che il
mercante deve porre una grande attenzione anche al tempo e al suo
utilizzo. Infatti solo così può aspirare a migliorare se stesso, cogliendo il
necessario dal movimento delle merci e dal loro sfruttamento, e cercando
di conciliare il guadagno e il ricavato in rapporto alle ore e ai giorni impiegati.
3.5 CONFRONTO TRA I SAGGI E LE NOVELLE
Tanto nei saggi quanto nelle novelle, il mercante è presentato come
un uomo che intraprende viaggi anche in paesi molto lontani. Infatti il suo scopo
era quello di arricchirsi, rischiando addirittura la vita solo per cercare di
portare a termine le sue imprese. In tutte le novelle che abbiamo letto i
protagonisti viaggiano per mare e per terra, in particolare Landolfo Rufolo
naviga verso Cipro e viene assalito dai pirati; Rinaldo e Andreuccio, invece,
compiono un viaggio per terra, affrontando anch'essi numerosi pericoli. Tutti
e due vengono derubati ma riescono a salvarsi grazie all'ingegno. Questa è
una delle molteplici qualità che concorrono a delineare la figura del
mercante, il quale, come segnalano le novelle e dai saggi storici, per
compiere il suo lavoro deve essere coraggioso, ma anche una persona
educata in modo da poter conquistare la simpatia generale delle persone
con cui entrano in contatto. Molto spesso nelle novelle di Boccaccio queste
caratteristiche vengono raggiunte solamente alla fine, per esempio
Andreuccio da Perugia, inizialmente è un po' ingenuo, ma, dopo aver
affrontato varie disavventure, matura e comprende ì suoi errori. Un'altra
caratteristica che accomuna il mercante delle novelle con quello dei saggi è
la religione. Nella Il novella, per esempio, il protagonista Rinaldo, durante
i suoi viaggi, prega Dio perché possa favorirlo nel guadagno e aiutarlo nella
sua attività. Allo stesso modo, nel saggio sul Rinascimento, abbiamo
notato che il mercante si affidava alla protezione divina, contrariamente al
Medioevo, nel
quale si
diffuse la
pratica
del
testamento
per cercare di
salvare
l'anima dopo
la morte. In
conclusione,
l'immagine
che affiora del
mercante nelle
novelle
rispecchia pienamente l'interpretazione fornita Figura n°2: Rotte mercantili
dai saggi storici.

La relazione è stata stilata dal gruppo composto da Arru Stefania,


Mantica Sara, Sconfietti Diana, Traina Manuela e Vaiana Valentina.