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In un saggio inedito Eric Hobsbawm racconta la storia della Mitteleuropa, un mito non solo letterario ma anche politico

di

LANUOVAMARCIA

Leterno ritorno dellimpero scomparso


ERIC HOBSBAWM

RADETZKY

oliticamente, vi una nozione di Europa centrale o Mitteleruropa che esprime nostalgia per il vecchio impero asburgico. Il territorio di questo vasto agglomerato di regioni e nazionalit che si estendeva dal Lago di Costanza a ovest ai confini della Moldova a est, nel 1918 era diviso in sette Stati tra vecchi e nuovi ed al momento occupato da dodici Stati diversi. La storia dal 1918 in poi ha fatto s che coloro che un tempo abitavano in quella che i suoi nazionalisti chiamavano la prigione delle nazioni (Volkerkerker) pensassero in termini meno duri ai regni dellimperatore Francesco Giuseppe (1848-1916). Anzi, probabilmente lunico impero a cui si ripensi con nostalgia in tutti i suoi ex territori. Ci avrebbe sorpreso i suoi contemporanei. Per quanto fosse lunico Stato europeo la cui morte, a lungo attesa, stimol una grande letteratura basti pensare a Karl Kraus, Robert Musil, Jaroslav Hasek o Miroslav Krleza dopo il decesso i suoi becchini letterari non si precipitarono a piangerlo. Leccezione, come vedremo, conferma la regola perch anche il meraviglioso romanzo La marcia di Radetzky di Joseph Roth, dai suoi lontani confini orientali, ripensava alla monarchia con una certa iroIL LIBRO Esce domani nia alcolica. La nostalgia per ci La fine della che Robert Musil chiamava Kakacultura nia, iniziali della doppia monardi Eric chia k. k. (kaiserlich und konigliHobsbawm, ch, imperiale e reale), non siRizzoli gnifica certo la possibilit di una pagg. 316 sua rinascita. Nondimeno, la sua euro 20 esistenza era talmente centrale per il sistema di potere dellEuropa del XIX secolo che furono compiuti continui tentativi per trova- era e rimase culturalmente un re una qualche entit centroeuro- viennese che parl e scrisse in tepea equivalente tra la Germania e desco fino alla fine della sua vita la Russia. Ma comunque non vi- errabonda. In questa zona il tedeviamo pi nellepoca della storia sco era non solo la prima lingua internazionale ma, per coloro che provenivano dalle regioni pi arretrate, fece da tramite per la moLa necessit dernit. Ne consegue che al di continua di avere fuori delle zone dellinterno la cui una potenza popolazione parlava solo tedesco intermedia fra (o piuttosto la combinazione del tedesco letterario con un dialetto Russia e Germania parlato) questa cultura mitteleuropea apparteneva a un gruppo i europea in cui cera lesigenza si- cui membri parlavano anche algnificativa di un blocco centrale tre lingue e poteva pertanto funcome bastione tra i poteri tedesco gere da ponte tra popolazioni diverse. e russo. Come termine politico Mitteleuropa dunque inaccettabile. Ma come concetto culturale? EsiIl romanzo ste unalta cultura nelle scienze e nelle arti che abbia confini regionali distinguibili? Un tempo, questa cultura mitteleuropea esisteva: era MASSIMO CALANDRI quella dellemancipata e, in moll rimbalzo sghembo e bite parti dEuropa, largamente slungo della palla ovale paebraica classe media nella vasta re imprevedibile, invece zona dEuropa che un tempo vino. La traiettoria la stessa. veva sotto legemonia della Bildung tedesca. Non esiste pi, seb- A Catania come a Buenos Aires, bene sopravvissuta a Hitler nelle tra le vedove di via dAmelio e le senescenti colonie migratorie a madri di Plaza de Mayo. Dove Londra, New York e Los Angeles. bande di carogne regolano in Era mitteleuropea per tre ragioni. un certo modo i propri conti Primo, il tedesco era il linguaggio con i dissidenti, con quelli che la internazionale primario della pensano storta, fuori dal coro. cultura soltanto nella cintura eu- Cancellano i nomi dalla vita e ropea centrale bench, allepoca dal lutto, desaparecidos, senza in cui tutti gli europei colti sape- nemmeno il diritto di portarsi la vano il francese, non lunica. La morte addosso. Perch Videla e zona dellegemonia linguistico- Santapaola si rassomigliano, e culturale tedesca spaziava dal Re- si rassomigliano anche le loro no ai confini orientali dellimpero vittime. E allora valeva la pena asburgico e dalla Scandinavia fin raccontare la vera storia della nel profondo dei Balcani. Vienna squadra di rugby di Mar del Plaera la capitale culturale per gran ta, un gruppo di ragazzi che nelparte di quella penisola. Elias Ca- lArgentina alla fine degli anni netti, nativo di Ruse, nella regione Settanta la dittatura dei codel basso Danubio in Bulgaria, lonnelli: pensieri malati, cupo

La seconda ragione era che gli ebrei che fino alla Seconda guerra mondiale costituivano il dieci per cento della popolazione di Vienna e una percentuale ancora pi alta a Budapest formavano principalmente il pubblico istruito soltanto in una parte dEuropa, nella fattispecie nella monarchia asburgica. Prima del 1848 erano stati largamente esclusi dalle capitali dellimpero. Vi erano arrivati per la stragrande maggioranza nella seconda met del XIX secolo dalle piccole citt della Moravia, della Slovacchia e dellUngheria e infine anche dalle pi remote regioni di quella che oggi e lUcraina. Questi ebrei emanci-

pati nel tentativo di prendere le distanze dagli Ostjuden tradizionalisti e di lingua yiddish che vagavano verso ovest nel XX secolo si consideravano mitteleuropei culturalmente tedeschi, fino a quando entrambi i gruppi non finirono i propri giorni nei forni della Germania hitleriana. Infine, i popoli che si identificano in questa cultura devono essere chiamati mitteleuropei perch il XX secolo li rese senza casa. Giacch i loro Stati e regimi andavano e venivano, non potevano essere identificati a livello geografico. Durante lultimo secolo, gli abitanti di una citt un tempo collegata via tram a Vien-

Mar del Plata di Fava, ambientato nellArgentina della dittatura

LA SQUADRA DI RUGBY CHE FU DESAPARECIDA


senso del potere, lavidit di pochi rinunci a trovare rifugio in Francia per poter continuare a giocare il campionato. Fino alla fine. La stessa fine dei giovani agenti di Paolo Borsellino, che dissero di no alle ferie per poter scortare il loro giudice. Lo stesso rimbalzo, preciso e crudele. Una storia che mi venuta incontro quasi per caso, molti anni dopo, spiega Claudio Fava, autore di Mar del Plata (add editore). Lessi gli articoli di un giornalista di razza, Gustavo Veiga, che aveva ritrovato lultimo superstite di quella squadra, annientata dal capriccio e dal livore dei militari. Essere gli ultimi, sopravvivere al male, sempre un peso insopportabile, il segno di una colpa che non esiste ma che ti covi dentro come unulcera. Ho provato a riannodare fili invisibili che legano vite lontane tra di loro. Cose accadute laggi e qui, in Italia, dove unaltra guerra e un altro nemico che non facevano prigionieri serano portati via, assieme a tanti altri, anche mio padre. A Buenos Aires per primo tocca a Javier, ripescato dalle acque del Rio della Plata con le mani legate dietro la schiena da due giri di fil di ferro. Lo chiamavano il Mono, la scimmia, per via di quelle braccia lunghe e nodose con cui pareva arram-

ROBERT MUSIL
(1880-1942) Ha scritto I turbamenti del giovane Trless e Luomo senza qualit rimasto incompiuto

JOSEPH ROTH
(1894-1939) lautore della finis Austriae con La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini

KARL KRAUS
(1874-1936) Figura di riferimento della Vienna di inizio Novecento, ha scritto saggi, liriche e aforismi

ELIAS CANETTI
(1905-1994) Ebreo sefardita di origine spagnola e bulgara, abbraccia il tedesco come lingua Scrive Massa e potere

na distante vari chilometri cos come a Pressburg, nota anche come Pozsony e Bratislava, sono stati cittadini della parte ungherese dellAustria-Ungheria, della Cecoslovacchia, del satellite tedesco Slovacchia, della Cecoslovacchia comunista e brevemente postcomunista e, ancora una volta, di uno Stato slovacco. Se erano ebrei privi di entusiasmo per il loro Stato nazionale sangue e suolo in Palestina, lunica patria a cui potevano rifarsi, come per Joseph Roth, era la vecchia monarchia di Francesco Giuseppe, che trattava tutte le sue nazioni con lo stesso delicato scetticismo. E quella, come tutti sapevano, era

Il premio

I VINCITORI DELLAGNES 2013


ROMA Tra i vincitori del Premio dellInformazione Biagio Agnes edizione 2013 ci sono John lloyd, Francesco Verderami, Costanza Calabrese, Eduardo Montefusco, Pasquale Cascella, Raffaele La Capria, Giovanna Chirri, Duilio Giammaria, padre Ibrahim Faltas.

finita per sempre. Fin dalla Seconda guerra mondiale e anche di pi dalla fine dei regimi socialisti europei, la vecchia cultura dellEuropa centrale stata disintegrata da tre sviluppi importanti: espulsione o massacro etnico di massa, i connessi trionfi della cultura di massa commercializzata globale e della lingua inglese come indiscusso idioma della comunicazione globale. Il trionfo di una versione nordamericana della cultura commercializzata di massa non peculiare dellEuropa centrale e su questo c poco da aggiungere. Gli altri due sviluppi sono per cruciali. La migrazione di massa o lomicidio di minoranze nazionali e culturali, in particolare gli ebrei e i tedeschi, trasformarono quelli che erano essenzialmente Paesi plurinazionali come Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania in altri mononazionali e semplificarono la complessit culturale delle loro citt. Avvenuta in modo simile, e forse pi significativa, la fine dellegemonia linguistica tedesca. Il tedesco non pi la lingua franca delle persone colte dal Baltico allAlbania. Non conta soltanto il fatto che un giovane ceco nellincontrare un giovane ungherese o sloveno utilizzer con ogni probabilit linglese per comunicare,

Il tedesco stato a lungo la lingua franca delle persone colte dal Baltico allAlbania
quanto che nessuno di loro possa pi aspettarsi che laltro conosca il tedesco. ormai improbabile che chi non sia germanofono di nascita utilizzi Goethe e Lessing, Hlderlin e Heine come fondamento della propria cultura. dai tempi di Weimar che la cultura tedesca non da pi il la nellEuropa di mezzo. Non che una cultura nazionale fra le altre. La vecchia cultura della Mitteleuropa ancora viva nella memoria. tradotta e se ne scrive come mai prima. Ma come il repertorio delle sinfonie classiche e dei concerti da camera, cos massicciamente basato sullopera di compositori che vissero e lavorarono in unarea di poche centinaia di chilometri quadrati il cui centro era Vienna, essa non vive pi. Politicamente e culturalmente la Mitteleuropa appartiene a un passato dal ritorno improbabile. Resta solo una cosa che fu sua. Il confine che separa le ricche e riuscite economie della parte occidentale dEuropa dalle regioni orientali del continente, che un tempo passava in mezzo allimpero asburgico, ancora l. Solo che oggi passa in mezzo a quella che sar lUnione Europea allargata.
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IL LIBRO
Mar del Plata di Claudio Fava (add editore pagg. 127 euro 13)

picarsi in aria ogni volta che cera una touche. Il Turco e Mariano li ritrovano dentro unauto qualunque ai margini della Carretera Norte, con un buco nella nuca grosso come una noce. Poi tocca agli altri: Otilio, trequarti alto e largo come un armadio; Gustavo, sedici anni, leggero come una crosta di pane. Ma la squadra non si arrende. La squadra gioca tutti con un calzino nero legato al braccio , gioca ancora con pi voglia di combattere, di urlare la propria rabbia, di vivere. E vince, e i minuti di silenzio prima delle partite diventano infiniti. Fino allultimo calcio di trasformazione dellultima partita

commovente, surreale: un incontro bello e inutile, dissero gli spettatori , che poi solo linizio. Il fango e i placcaggi sempre pi duri, lo spogliatoio che una fila di ganci alle pareti, lodore della sifcamina che intasa le narici, le docce bollenti e quel trascinarsi a casa stanchi ma felici. Claudio Fava non ha mai giocato a rugby per ne ha colto lessenza: uno sport che una volta sceso in campo non te ne puoi andare. Non puoi fuggire o nasconderti, non ci sono trucchi o scuse. Sei l, devi batterti fin quando ne hai dentro e ancora un po. Affrontare lavversario, cio te stesso. E lo devi fare insieme agli altri, sacrificarti per loro: passare la palla indietro per avanzare tutti insieme.
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