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B I B L I O TECA

DI

APOLLODORO
A T E N IE S E
VOLGARIZZAMENTO
DEL CAV. COMPAGNONI.
Se quanto scritto qui leggi, ti fia Desecoli trascorsi aperta innanzi La sene intera. Del meonio Vate N tu avrai poscia a consultar le carte, N a ricercar quanto con dolci versi Cantar le Muse o in flebile elegia , O in tremenda tragedia, o quanto serra Negli accordi soavi inno piacente , O de ciclici vati apre la vena : Ch manifesto in me ti fia qualunque Cosa il Mondo grandissimo comprende.
antico epigramma greco.

MILANO
TIPI DI FRANCESCO SOHZOGNO Q." GIO. B A T T / Stradone a S. Ambrogio , num. a j 3 5
i 8 a 6 .

Digitized by

G oogle

ella

GIULIE T TA BAR GNANI-PAGANI


SPOSA
n i

T U L L I O DANDOLO

Oaw. Ooiupo^juoitt.

d e / cuore eh tm o de m iei fu , con am ict,, (0 & ^ o d a o ^ i, d e / tSfi^/co /v a re , c


(a)

cm

aro a

me

caro

de/

com e fw tre i non /vedere cm

g a u d io im a unione n e/fien A iero


( < ) C o u te C e s a r e B a r c n a n i , g i ?oii4teficie Si fiato , e (D ilettole ^euetafe 3eCe COo^aue Sef eseguo. (* ) Cout e V i n c e n z o D a n d o l o , g i Sprov

veditele geuetafe deffa. ()am ajia, e J euatote def cRc^mo laaj

d entram i*. yu& vaien^dM ii e wrtuM jmic tyom m i augurata ^ ta d w tzi, e c& e> f n te de dola, fov^fw fvretn fro fu w tw iza /v e r m jf/tor 'mondo m ifvedt c/ce ^ 4.u ^ )i^ ero a conacnvref 0 ) (B en cj'edevv
( i ) (3L questi ieu it affu&iva u n a f5efTde eateiupocaueatueute scritta daflf ecjtecjto aig. G lU L IO BAZZONI, poefii tuouteuti priuta di ichcii i a tavofa. coi uovi Jpo i; ed ai8x cui tuteffi^euja uuofii a^^iu^uere come u ef eC C|tatdiuo defCx tu a C asa a d a re te if C?oute

cAe yu eifi& n tw v fofeo loro fwm to d a l l'etern o Slddio; 6 <Ae, membro eravate rm ietiti l im o a ll a ltro fio co memo eia

T u l l i o D a n d o l o f a cretto u wtodeato ed efegaute uiowUHieuto di iwattuo affa memoria defff iffuitre mio emettitore. 4L ta t>egueute :

etb e( vici '606C 0 , ove ag ita Pi ape&e fiondi i vento , tfa cio a onotate (Beueii / iuuafja u tuouutwewto ;
< b u f i l o r in n a ffi.

ty tio , mnotfMU c m za , e a ntente fu v rtt n voiu am bedue, a fvrem to


iauji sotitcmo TT&oaj a tjuef fiosco i yato :

( C it |V a fe eftj1 6
o sgu aed o si

(X)et foco , e poi baf sotto


p o e t ;

le&e iuto*uo a f fuuefite {9ippo pa*oe et>ptet&e} C tetue , 4ucauceQa6id, cTiccome stanno iiwpieaae T&ef eoe ce f dett.

di, yud/& eletta cmime Se mec/aumo <v a b h a tra tti a c&noc&rvi, a /tfzm arvc, e
Ceco aiutile a f gemito Od' occufto tu*ceffetto
'"Oacl dafT imo tuutufo ,

C tu questo uutauo detto S ia ciato u u ftuou i f.


* t u , c 6e pef ce condito tr Jewtieno , oude <|ut in e w tt, r S00 ti a g g iti e m editi * *a. i v e td i ram i e Sensi (?e |a u dofee orn ata a tu e ,

a d accendervi d tu a ^ /c

rectjfi/roco ometto,

n& juot jfm ^ on d ccmi^A fire u u u tu a odi f efoquio ; C affo* ce a m ensa lieta f e d e r a i &eco , a lu tilo cJxipeti fa frecce ta tfoce c io m ando a te. Toegfi. a n n i 6uoi pi te n e ri, Quando ^anciufta a n c o ra , Q u a n d o fa, v ita i frnife

u u campo c6e > in fio ra ,

(SI u u ciefo iu 4 u ff afflo* ;

fu t/r c m d o d i fv r c fu i^ a /iu o n e de/d>


(p A o n /

Qfhetx , mSetite , candida ic o iu e auge fetta avvolta CDi p ura face etupwea jc& eija fa piinta trofia T&ef 60JJI0 creato* , r opl io (Jiu&etta : iugeuua (Z)af geutafe a petto 4^ e ttapa;ioa C anim a , divido (T iuteffetto , TTooCife ed aito if coi.

4o/amente> a yueta c/ea co dono condotto fc e r a> conicl&rmuon^ d m era*


<?d u u , c&e tolse a crescere trittii. < ]uel jlore , cui ce la to i il v iv e te , a W cui 6auta i l twio cuore austade u u l ,

aC ^-fl occSi trofgea cou palpito 0L lei siccome a k sorrideva e lagrime ,

Pioveau dalle sue cffia ; Cjinja il trincea cosi.

nn^/ioc ccuu, onde d i unione awfra tata d fiota; m a eg u a lm en tefa refi& r


! ditti a fui , di Jfode * tfpetauje itv itta u ii fidi 431 tue pu* ctebce uu fy o , Dego c&e Luto* gf {idi a Q uesto teioto uu d. <]uef c et deflf auuua "X5 &os}uo ancora , uw voto >
k 'V u a

tideute iwtmagiue ,

"X5u &eto eveuto noto @Lfta petauja 6of}

le conenfymee 'vrta, eh cAe entram be d i dteja w&ra eia fe/teem ene, a l/e / te ,
0 * aw et. Dl ft Sul &o ,

(?e if di cS a <]u>eta iva Coffa gcuttf &ua C^iufta * Consorte egf treuiva , 3o <]ut tatteuut i p ii, < r Tfai. m ai uegfi. fUii

J p itito pi cowtewto :
k

iPi caco aff tute ceueti

S u tjae&to monumento , Put fieve cjueto t>uo.

e yu a d , fuenam enbe conocendofe io,


tw

form o certo

/ im o

d e ll a/ro (fero

fy)ot de^ n tfu m i / e f& rci , /f um ana contentezza fuco m conpu^a/e untone emeru. cotem te, fio te te
-r a r /a ^ C )

fy)ot ^ tudtm nente jfie -

O r m entre/ e f e r d i dofc& 'm em oria cde de ffiadn nwtn conertw, e f e r i a f fe tto (A# a cta<Aedmo c fyhx fo r to ,

f nx>- fn'& nfdim c f ie r la nwra lc ita , fu acem i de lacear ricordan za d e l (jfrato avven im en to, yiu d e a uom o de lti&t'e e fe r m e r / e d e l cK^oiue 'vodfro,

lejjp^adru e 'wrtuoda S^ottf ferce a d


om o un Id ro , t yu a le de^no esten do de a v e rfo d to n ella O ofE xuoo e^Pi <xucJ Slovtcv ijteci vo^axv{zaAi f

non m a l

acconcia c a/a circostan za /vresne,

6 a/Za mc/mcKUon& 'vodra a d (ym pe n ere c am eni Atuc/u, 3/rrf& rciocc da im a f o r te fia c e cAe a //e nozze d e (B uoni 4 ^ " a coda m er& vo/ d e//cffro va tu o n e da , e fu o ca d a // a /fra a d o^ru

^ erU t/e rn^e^no attrcw& m ar c o / M ero tem fu 4 to n a , & m remet/f&mu rtmadU Jertza m ezzo a //a fro fv n d a ca/c*

c/ie / c< fre, tro va r (pua/A e traccia

de fencwn& nti e de fa tte c/e^A cmUc/tuf* Ami uom m e, & cm f / o a ^ rra re c/ie

cjiutc/t a c / mt&nc/&ye> guanto m fuco c/ucvr& et fu fo c ia w^m to a docum ento noztfro. (o tan to /vedrete tyJcn, /fecondo c/ce co fe n d o , fo r v isi fvre&nte /Scorrendo yueto /i/r o : cd ju a / , /te a d a /tre donne f e r a vven tim i fo r r a , fw o / , o /0rcvno, f# r c /e dnw&o c/ai bom cm u, m c /e

jk& r (nto jmcvrrtmento m ettono o^ru fro ccm t / a fy)ot c& (m ete fn io w zte/letto

e ^tudv ta tto m tu tto ci , ce c Suono /tnde rigu arda , a ^ ia rira n e / Auo g e nero ftr& zioo, non memo ce jh&r tede ^ /t eru diti & c/otti uom m i fo etmmo, S/tccom e fio t &o f ie r ^ rm o cA ^ dc non /ve dora dtdearo, certo fiu r dono, c/ie andentiem accog/t& rete /a mto/cwuone

ce io v e ne f o , m efa, em enctovi irn, d e//a c/twota m ia o p zio n e , deh bene, im pero, non ta /e (Ae tu tta v e la cAve/o guanto, M a n e / m to caoiv.

L E T T E R A
DEL TRA DUTTORE DELL A BIBL IOTECA. DI APOLLODORO

allb gkbgio S IO .C A V A L IB R H
ANDREA MUSTOXIDI CORCIRESE

C B SS E R V ED IP R E F A Z IO N E A L L AM E D E S IM A

U n a delle pi belle ed ardite imprese in questa prima parte del secolo xix immaginata tra noi per ispeculazione li braria si ledizione degli Antichi Sto rici greci volgarizzati, che Gio. Battista Sonzogno incominci, che i suoi due figli ebbero il lodevole coraggio di pro seguire sino ad ora, e che quindi in poi continuer valorosamente il mag giore di essi Francesco, divenuto as soluto proprietario dellmtiera edizione, onde condurla al suo glorioso compiAPOLLODO&O A

LETTERA

mento. Molto contribuiste Voi, o Signore, e coi consigli e collopera a confortare, dirigere ed accreditare questa impresa; ed alcun poco credo avervi contri buito anch io : ch mentre dall uni versale attendevasi che Voi deste alla luce il difficile Erodoto , splendente del nativo candore, e dogni opportu na erudizione corredato, siccome poi in parte faceste gi, ed ornai com pirete , io aprii la carriera col pre sentare gli antichissimi Scrittori delle Cose Trojane, Ditti e Darete , e la voluminosa Biblioteca Storica di Dio doro Siculo. Se questa fosse a noi per venuta intera, sarebbe essa il pi grave, splendido e perfetto monumento sto rico di tutta lAntichit. Ed io pensai che il mandarlo innanzi a tutte le altre opere anche pi classiche sarebbe stata utilissima cosa, perch agli studiosi Gio vani, ai quali singolarmente Gio. Battista Sonzogno intendeva soccorrere colla sua Collana, essa presentava un grato pr-

DEL TRADUTT ORE

spetto di tutto quanto dei fatti umani le antiche lettere somministrano; e per essa eruditi gl ingegni pi volentieri poi sarebbonsi inclinati ad accogliere le Storie particolari, che quella Collana compongono. N credo io dessermi andato errato nel mio pensiero: per ciocch, segli vero che dai principii dipendono gli esiti delle umane cose, laccoglimento che il Pubblico ha fatto alla impresa della Collana degli Antichi Storici greci volgarizzati fin dal suo na scere, non pu non avere avuto qualche ragione neprimi saggi che ne furono dati. Ma se per laccennata considerazio ne giovava mandare innanzi ai Classici anteriori la Biblioteca Storica di Dio doro Siculo, parve a me che innanzi a questa, e innanzi a tutti andar do vessero i due antichissimi Storici delle Cose Trojane di sopra mentovati; per ciocch la greca letteratura tutta fondata sull epoca di quel grande av venimento, pel quale i Greci non so

LETTERA.

lamente vennero a conoscere le forze loro come nazione, essendosi allora per la prima volta posti a paragone cogli Asiatici; ma vennero a cogliere i primi semi della civile coltura ; e di rozzi e feroci, ph essi erano dianzi, incominciarono ad iniziarsi nella ci vilt dogni maniera. N Voi medesi mo dubiterete punto, che senza la memoranda impresa di Troja non cos presto, come pure avvenne, sarebbero surti Omero ed Esiodo. Alla intelli genza pertanto e degli storici, e dei poeti, che di poi fiorirono , e la let tura delle cui opere forma il primo passo nella classica nostra erudizio ne , sommamente giovavano que due Scrittori, ne quali veggonsi sparsi i semi delle tradizioni pi antiche, ed accennate le genealogie delle pi illu stri stirpi che in Grecia e prim a, ed a quel tempo, e di poi furono cele bratissime. La utilit, che dalla lettura di quei

DEL TRADUTTORE

due Scrittori gli studiosi Giovani posson trarre nel rispetto accennato, sa rebbe sicura quand anche le opere ai medesimi attribuite non potessero tenersi, per ci che riguarda la so stanza delle cose narrate, sincrone ed autentiche. Io spero d avere accumolato nella lettera, che al volgarizza mento di quelle Storie premisi, quanto umana probabilit pu somministrare a ribattere le induzioni meschine dei Grammatici, i primi de quali contentaronsi di poche annotazioni pedante sche , e gli altri le vennero poi ripe tendo senza considerazione. Non so occultarvi il desiderio che avrei avuto di vedere chiamato in serio esame quanto io aveva allegato in appoggio delle mie congetture ; poich da un serio esame soltanto pu risultare la dimostrazione della verit, per la quale in siffatta quistione si contende. Ma non si operato cos da chi volle metter lingua in tale argomento. E fa

LETTERA

piet in vero, che per tutta ragione di negar fede al complesso delle cose da me esposte non s abbia dubitato di opporre 1 autorit dell Heyne , accu ratissimo grammatico, io non niego, e nella greca e latina filologia non mediocremente dotto ; ma non certa mente tal uomo che di due dita salzi alla considerazione di quanto al genere de suoi studii soprast. Era d uopo, anzi che stare al detto di lu i, inter narsi ne tempi, e nefatti antichi, sui quali io chiamava lattenzione demiei leggitori; e gagliardamente abbracciare quella serie di confronti, che la cri tica illuminata dalla buona filosofia ha suggeriti. Ma non dei pi tal faccenda ; e per molti diletto il ri petere quanto altri ha detto ; gravis sima noia il pensar da s stessi! Ma lasciando queste miserie 1 le quali non meriterebbero d essere ram memorate, se non fossero concorse a vituperare un opera , che pel carattere

DEL TRADUTTORE

assunto voleva certamente pi rispetto da quelli che s erano impegnati a la vorarvi intorno ; che detto avrebbero que meschini ingegni, se ai due Scrit tori delle Cose Trojane si fosse allora messa innanzi la Biblioteca di Apollodoro, siccome io avea proposto al Sonzogno di fare ? E temette egli veramente i sarcasmi degli Scioli, i quali non rade volte seppero sorprendere il suo buon senso ; n mancarono essi di dir gli come pubblicando questopera por tato avrebbe manifesto nocumento alla intrapresa della sua Collana, perciocch facilmente con ci avrebbe confusa la storia severa colle fallacie mitologiche. N comprendevano essi che quest opera di Apollodoro era la giusta chiave, colla quale veracemente pu aprirsi laccesso alla Storia greca, mentre per essa or dinatamente svolgonsi le origini delle dinastie, e degli eroi della nazione, e le ragioni pi antiche delle religioni e

LETT ERA

de costumi, eh essa tante volte ram memora. Ben diversamente opin intorno alla medesima il pi dotto uomo del suo secolo, Fozio, l dove di essa parla nella sua famosa Biblioteca. Impercioc ch dopo averne accennato il conte nuto , apertamente la dichiara non inu tile a quelli che vogliono sapere le cose antiche: temperata espressione in esso lui, chera religiosissimo; efficacissima intanto ove ben si valuti la scienza delle antiche cose. Per ci pi splen didamente poi nel senso medesimo ne parlarono i Moderni, datisi con lun ghi studii a purgarla dagli errori, che il tempo e i copisti vi avevano intro dotti, e riducendola finalmente a chiara lezione. Molto fece, e molto merit di que st opera l Egio nostro, che pel primo ard prenderla per mano, e pulirla, e darne una versione latina, la quale non poteva essere perfetta, perch i

DEL TRADUT TORE

tempi non permisero all Egio di ri durre a perfetta nettezza il testo. Fece un passo di pi il Passerai, voltan dola in francese ; e il Tannatiti he Fevre, che noi barbaramente chiamia mo Tanaquillo Fabbro, assai luoghi del testo corresse e miglior di poi, aprendo una bella carriera ai molti altri filologi che vennero dopo, tra i quali Voi sapete quanto singolarmente sienosi distinti e l inglese G ale, e il tedesco H eyne, ed ultimo di tutti il francese Clavier, che ad una versione nel suo nativo idioma ha aggiunta una splendidissima suppellettile di erudizio ne tanto pi grata , quanto che essa scevra di quella pedantesca aridit, che si scorge nei due volumi di Note al testo aggiunte dal professore di Got tinga , suo predecessore. Le cure di tanti valentuomini aper tamente mostrano il conto, in che lopera di Apollodoro merita dessere tenuta. N io credo, che debba dispia

IO

LETTERA

cervi, che io qui ripeta ci , che ri spetto ad essa ha lasciato scritto il Le Fevre , il cui sentimento pu valere per quello di tutti gli altri. Sarebbe a desiderarsi, die egli, che i Giovani, i quali vogliono iniziarsi nebuoni studii y della lettura di questa operetta di buon ora si occupassero : che cos concepirebbero meraviglioso amore per la storia, e verrebbero a pi fa cil mente intendere ogni sorta di scrittori, di quello che fcciansi ora ( parlava egli del suo tempo ) gli uomini pi maturi. Imperciocch parmi di potere affermare, che di quelli, i quali a noi oggi rimangono, ninno sar compreso mai da chi ignora quanto in essa scritto. N niego io g i , che di tali cose molti altri non iscrivessero: ci vero. Ma egli vero altres che ne scrissero di maniera che n p i, n capo facilmente vi si vede : tutto es sendo rotto e disciolto, e qua e l gittato all avventura. Ond che io stimo

DEL TRADUTTORE

principalissima cosa V imparare in modo da non dimenticarsi mai pi di ci che si sia imparato; n da tale dimenti canza si salver alcuno, a meno che le cose che avr lette, non le abbia lette ben connesse e legate tra loro. Q ueste cose, io spero, varranno a dar ragione si della opinione per la quale fui da principio condotto a sug gerire al Sonzogno 1 idea di far pre cedere quest opera di Apollodoro alle altre, che dovevano costituire la sua Collana, si del fatto presente ; poich aggiunta essa ora alla Collana, 1 og getto , per cui io l aveva proposta, viene ad ogni modo assicurato, solo che i Giovani, che agli Antichi Sto rici greci volgarizzati vogliono dare la loro attenzione, rimangano avvertiti dovere eglino incominciare da questo libro. Di che per rimanere vieppi per suasi aver debbono non mediocre ec citamento dal greco epigramma, che Fozio stesso ha riportato ; e eh egli

i3

LETTERA

dice aver letto ? non so bene se in fronte , o se in calce del Codice ca pitatogli alle mani. Voi certamente lo gusterete assai meglio nella lingua sua originale. Io 1 ho voltato nella lingua, in cui ho voltata l opera, piuttosto imitando , come suol dirsi, che rigo rosamente traducendo; e lho posto in fronte del libro, poich l Autore ha fatto parlare il libro medesimo. Ma intrattenendomi di questo libro ora con V oi, un altro oggetto io m ho proposto; ed quello di ragionare alquanto sulla materia eh esso com prende : argomento che assai volte mi parato non abbastanza chiarito dai tanti valentuomini, che pur 1 hanno trattato. Prima per di ridurre il di scorso a questo segno, permettetemi che io tocchi brevemente ci che allo stato presente del medesimo appartiene. Giustamente hanno parecchi Eru diti osservato che, non comprendendo quest opera se non se tre libri, e que

DEL TRADUTTORE

i3

sta divisione dicendosi introdotta dalVEgio, segli vero che nevecchi MSS; non se ne abbia traccia, con poca ragione poteva meritare il pompso ti tolo di Biblioteca. Eppure con questo titolo 1 ha annunciata Fozio al Codice 186, nel tempo in cui la chiama pieciol libro ; n poi di Biblioteca aveva egli parlato, ma soltanto de^.Libri de gli lddii di Apollodoro, ove al Co dice 161 dando conto dell Egloghe di Sopatro Sofista dice, che questi molte cose aveva tratte in proposito de favo losi lddii delle Genti da Apollodoro , ivi Fozio citando codesti libri sino al numero di xxiv. Alcuni hanno accu sato Fozio d inesattezza ; n sarebbe fuor di ragione il sospettarlo di tanto, se fosse vero, coni egli dice nella pre fazione dellopera sua, chegli lavesse scritta fidato alla memoria che gli ri maneva delibri letti nella sua gita in Asia: cosa che io confesso di non po ter credere ; siccome penso che non

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LETTERA.

sia per credere nissuno che abbia gittato anche per un istante solo lo sguar do sulla Biblioteca di lui. Ci poi che fa pi specie si , che parla egli bens di Biblioteca dApollodoro rispetto al picciol libro, nia non rispetto allopera degli Iddii del medesimo, quantunque dexxiv accennati libri composta, e forse anche di pi. Il Clavier nota, che Fozio il primo, che abbia parlato di Biblioteca di Apollodoro, e che egli troppo nuovo per fare autorit. Ma ha potuto egli questo dottissimo uomo accennare chi prima di Fozio chia masse diversamente quest opera ? Pu egli presumere che sulla fede di Fo zio tutti i Codici di quest opera ab biano ricevuto il titolo di Biblioteca, che da quel tempo in poi hanno por tato? Certamente laggiunta, ossia degli Id d ii , che veggiamo, non ha auten ticit veruna; e tiensi apposta incon sideratamente dall Egio , primo edi tore e traduttore di questa Biblioteca;

DEL TRADUTTORE

i5

chiaro essendo che il titolo degl*Iddii apparteneva allaltra opera accennata. A me pare pi ragionevole il presu mere che a quel picciol libretto , il solo che di tanti scritti di Apoilodoro ci rimanga*, fosse apposto particolar mente il titolo di Biblioteca anche pri ma della et di Fozio, ond egli lo cit col titolo, sotto cui correva, senza fare sulla disconvenienza di quel titolo alcuna osservazione, od intendendo di averne fatta una sufficiente con ripe tere nel medesimo breve articolo per due volte la qualit di libercolo, o picciol libro (biblaridion). Ma e perch poi a s picciol libro quel titolo? Se si potesse far conto di Er molao, che come osserv il Vossio (n vi si oppose egli), cit il libro xvi dlia Biblioteca d Apollodoro] se potessimo esser sicuri che all# Biblioteca, e non all opera degl Id d ii , possano riferirsi le citazioni diverse di Arpocrazione, di Macrobio, di Stefano , di Stobeo ,

16

LETTERA

e daltri, od almeno alcune di esse,' noi potremmo concludere, che un o pera grande di Apollodoro fosse dianzi veramente conosciuta sotto la denomi nazione di Biblioteca : e cos questa sarebbe stata conveniente/ Ed infatti senza una tale supposizione, come sussisterebbe mai questo titolo, di cui altronde manca ogni ragione ? Con fesso, che il complesso di queste con siderazioni mi trae a dare tal forza alle mie congetture da portarle oltre i termini di una semplice supposizione. Ma se cos fosse stato, ci che oggi contenuto ne tre libri che abbiamo, sarebbegli parte di quellopera? Los servazione del Ze Fevre, che dagli An tichi molte cose di Apollodoro furono^ citate, le quali appartenevano alla ma teria de primi libri, ed oggi non vi si veggono, altro veramente non po trebbe importare, se non che quanto dall Egio fu distinto in tre libri non che una compilazione essa medes-

DEL TRADUTTORE

17

ma forse imperfetta. N io per certo ardirei dire, che in questi tre libri non iscorgansi lacune, e non si veg gano in alcuni luoghi ripetizioni, che mal si acconciano alla precisione e brevit del testo. Di queste ripetizioni una io ne ho accennata nelle Note; ma avrei potuto accennarne anteceden temente alcunaltra. In quanto poi a lacune, troppo violento il passaggio alla stirpe di Eaco , per cui Apollo doro discende alle Cose Attiche, e ai fatti di Teseo , per non sospettare che ivi manchi qualche cosa: altre ne ha accennate o sospettate il Clavier. Daltronde, se questa, che ora detta Biblioteca, formava parte dell opera grande, perch non dovea essa pre sentare qualche vestigio della distin zione in libri ? Perch massimamente mostrerebbesi essa condotta dal prin cipio al fine di siffatta maniera, che se tolgansi le poche , e non gi, come scritto, le molte cose che mancano,
APOLLODORO B

i8

LETTER A

la serie delle trattazioni apparisce giu stamente ordinata, e presenta un tutto diligentemente legato insieme? Per es sere di ci convinti basta un semplice colpo docchio sul contenuto dell opera. Nel primo libro, dal principio sino al cap. vi, noi veggiamo esposte le teo gonie e cosmogonie quali lAutore dif ferentemente dagli altri ha inteso di riferire, come pure le fisiche appa renze riguardanti 1 origine delle cose, il contrasto degli elementi, e la suc cedente progressiva disposizione dellor dine generale, usandosi da lui lantico linguaggio, eh era quello di personi ficare tanto le cose materiali, quanto le idee astratte, solo mezzo, dicesi, conveniente ai rozzi ingegni degli uo mini nelle prime et ignorantissimi. I rimanenti capitoli poi di quel libro contengono le narrazioni elleniche , per tradizione passate da una genera zione allaltra ; e vi si distingue quanto appartiene alla stirpe eolica, ai fatti

DEL TRADUTTORE

id

degli A lo id i , al ratto di Mrpessa, alle avventure e generazioni di Eneo, di Atam ante, d Ino ; a quelle di Pelia, di Neleo , di Biante ; ai miracoli del vate Melampo, alla caccia del Cin ghiale calidonio, e alla navigazione degli Argonauti. Nel libro secondo si spiega la generazione d'Inaco, in cui si comprende la stirpe di Perseo, e in questa quella d Ercole, le imprese di questo eroe, e le vicende degli Eraclidi sino al figlio superstite di Creonte. Nel terzo libro si espone la genera zione di Agenore , e con essa narransi le tradizioni cretesi, e le tebane coi fatti di Bacco ; la guerra dei Sette a Tebe, quella degli Epigoni, e le av venture di Alcmeone : poi le tradizioni arcadiche principali, e quanto riguarda le settefiglie di A tlante, ove per mezzo di Taigete si passa alle tradizioni la coniche , e per mezzo di Elettra alle trojane. E qui dove io ho detto po tersi sospettare di qualche lacuna, di

ao

LETTERA

scendendosi alla stirpe dEaco, e ai fotti di Teseo. E facile poi vedere quanto di questo libro siasi perduto, percioc ch sapendosi per lattestazione di Foo che giungeva sino alla guerra di Troja, e agli errori decapitani di l partiti, possiamo argomentare che ri spetto a Teseo si fosse parlato di Piritoo e d Issione , di Fedra e di Arian na : indi di Pelope, di Tantalo , dIppodamia, di Enomao ; ed a proposito de Pelopidi di A treo , di Tieste, e di Agamennone, sotto la cui condotta i Greci fecero la spedizione di Troja. Con che veniva lopportunit di ram mentare le dispersioni di poi seguite, e le vicende di Ulisse , e daltri eroi, greci e trojani ; e finiva lepoca di ogni Mitologia. Da questo prospetto adunque appa risce che codesti tre libri collaggiunta che supponiamo di un capitolo, o di due al pi, formano un tutto ben ordinato, e comprendono in ristretto

DEL TRADUTTORE

2l

quanto pi diffusamente trattato for mar poteva F argomento di maggior opera, meglio degna dessere intitolata Biblioteca ; e per conseguenza, eh essi non possono essere n quell antica ope ra di Apollodoro} n porzione della medesima. Sicch non rimane che dirla un compendio di quella , giacch sap piamo esservi stato un tempo, in cui gl ingegni si rivolsero a compendiare molte opere e voluminose e gravi. Ed poi presumibile che nel comporre questo compendio molto siasi tolto e di parole, e di locuzioni, e d interi passi dallopera grande, mentre in s stretti lim iti, n senza industria pe r , quell opera maggiore abbreviavasi. Laonde ancorch questa, che ci rima ne y non sia la originale, pu riferire nelle ritenute espressioni certa somi glianza coll espressioni che per avven tura veggonsi da Apollodoro usate nei frammenti che degli altri suoi scritti ci rimangono. Due argomenti in favore

sa

LETTERA

di questa supposizione addusse il Le Fevre, i quali, che perentoria forza s abbiano, lascio a voi giudicare. Uno tratto dalla citazione che in alcun luogo di questi tre libri vien fatta -di Castore, scrittore che si sa essere fio rito dopo Apollodoro , quando per non vogliasi imputare quella intru sione a qualche mal accorto copista , che alcuna nota marginale abbia tras ferita nel testo , siccome i Commen tatori di Apollodoro , e 1 Heyne pi di tutti, hanno osservato essere acca duto in assaissimi passi. Potrebbesi anche, secondo che pare a me ,. so spettare che si fosse trascritto il nome di Castore invece di quello, per esem pio , di Cercope. Il secondo argomento tratto da alcune voci, che in questi libri veggonsi usate in un significato, che il Le Fevre per lo meno sospetta dagli Scrittori greci anteriori ai primi secoli dell era nostra non essersi co nosciuto. .Se non che alcuno potrebbe

DEL TRADUTTORE

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forse dire quelle voci avere dinotata cosa in sostanza la medesima ne due diversi tempi notati, e differente sol tanto nella forma, sotto cui diversamente ne diversi tempi si riguar data quella idea principale. Io accenno queste osservazioni del Le Fevre nel1 unico intendimento, che ove sieno fondate non servano che per un di pi nella tesi da me esposta. N veramente poi sono io il primo a tenere codesta, che pur dicesi b i blioteca dApollodoro , per ftn compen dio , scritto da tutt altri che dall illu stre Gramatico, di cui porta il nome. Parecchi dotti uomini pensarono gi la stessa cosa, il Le Fevre da me ci tato , il Valesio, Isacco Vosso. N mi fa alcun caso la diversa opinione dell H eyne , il quale, pi che da ben meditato concetto, parmi in ci essersi lasciato trarre dallamor prprio, giac ch troppo forse gli sarebbe stato grave lavere tanto tempo, e tanto studio ini-

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piegato intorno ad un libro, che avesse infine dovuto confessare non essere ve ramente quello che e per la qualit e per lAutore avea da prima creduto essere. E a dir vero il vedere come sopra le difficolt del Vossio , del Le Fevre, e d altri sia egli passato con tanta leggierezza, che niun argomento allega in opposto, atto menomamente ad illustrar, la quistione ; il vedere, che per tutta ragione si fermato a dire che il Vossio ha preso per uno stesso libro la Biblioteca, e il trattato degli lddii, cosa per nulla influente su ci, di che si rgiona; tutto questo appena potrebbe farmi uri certo senso, quando nell H eyne , oltre i talenti di un la borioso filosofo, potessimo noi aspet tarci di trovare quell acutezza di ga gliardo ingegno, che sa universalizzare le cose, e con sottile dialettica trarsi ad investigazioni di pi alto concetto* che non sono certi materiali confronti: Per lo che non posso dissimulare la

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pena sofferta in vederlo raccozzare leg gerissime particelle da questi tre libri raccolte per comprovare, che in esse sussistono ancora tutti gli argomenti che Fozio accenn trattati da Apollo doro. E miseria dabusato ingegno cer tamente codesta ; e peggiore poi estimo io quella di lui, che domanda in fine,, se quel di pi che oggi non vi si legge, non fosse al tempo di Fozio posto, in ealce di questa Biblioteca, e per con seguenza perito insieme colle molte cose (da noi gi mostrate poche), le quali presentemente vi si desiderano. Ma mentre che s deboli appaionmi i ragionamenti dell H eyne , mi trovo costretto a rigettare anche il paradosso del Clavier. Nega egli a dirittura che Apollodoro abbia mai scritta unopera intitolata Biblioteca; e pensa che que sta, che noi oggi abbiamo, non altro sia che un estratto di quanto Apol~ lodoro aveva scritto sulla Mitologia1 , e sulla Storia eroica, tanto nel suo tfatAPOLLODORO C

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tato degl' Id d i , quanto nel suo com mentario sul Catalogo delle Navi di Omero, e nelle Croniche. Ma sfortu natamente egli non appoggia l ardita sua tesi che alla osservazione che Ste fano bizantino cita Apollodoro, o chi compendi le sue opere. Primieramente pare a me che possa opporsi al Clavier una ragione, eh egli non pu im pugnare ; ed , che Stefano bizantino anch egli troppo posteriore ad Apol lodoro per essere preso a testimonio del fatto, di cui si tratta. In secondo luogo per quella espressione Stefano po trebbe anzi avere compresa colle altre opere di Apollodoro anche la Biblioteca. Ma checch di queste cose possa pensarsi, e qualunque sia il libro, di cui parliamo, niuno pu negare che non debbasi per s medesimo riguar dare come preziosissimo s per le cose che contiene , s per le riflessioni a cui chiama ogni svegliato ingegno. Non infatti da dissimularsi che non

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s abbiano in .esso memorie antichissi me, le quali sarebbero perite, perduti essendosi gi i libri in cui erano re gistrate; n da dissimularsi che con somma discrezione in quest opera siasi proceduto, niuna fede essendosi data alle favole orfiche, piene di assurdit, e nessun luogo conceduto ad inter pretazioni fisiche od allegoriche. Q ui la materia tutta vergine ; e chiaro vedesi il compendio di quelle narrazioni mitologiche, le pi generalmente segui te dai poeti, e prese per base eziandio da gli Storici, come e in Erodoto, e in Dio doro Siculo pu facilmente riscontrarsi. Apollodoro , il quale non era che gramatico, dopo avere esposte nella sua Biblioteca le antiche tradizioni , che sulla origine delle cose e delle pi ce lebri stirpi greche correvano rispetta agli oscurissimi tempi, nel trattato degli Iddii avea cercato di spiegarle in senso allegorico per mezzo di etimologie. Voi sarete meco d accordo, che questo

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mezzo sarebbe di grande soccorso, e renderebbe buon frutto, se circa un secolo e mezzo prima dellera nostra, epoca in cui egli scrisse, giacch sap piamo eh egli viveva sotto il regno di Tolommeo Fiscone, i Greci fossero stati in grado di penetrare negli arcani delle lingue primitive. Ma ove ben si ra gioni , dopo tante confusioni e muta zioni che nelle lingue primitive i tempi e le catastrofi, a cui i popoli furono soggetti, indussero, il mezzo delle eti mologie non pu non aversi per de bolissimo, o a dir meglio, per affatto vano. E noi ne abbiamo una mani festa prova nel fatto. Imperocch an che ai giorni nostri avvenuto, che gli sforzi di dottissimi uomini, sommi in erudizione, e valentissimi d inge gno, sono iti vani in simili tentativi. Per lo che ammiriamo bens la dot trina , per esempio, del Gebelm , e del Dupuis, che io tengo in ci pei prin cipali, ma dobbim confessare non essere

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essi giunti a creare in noi convinci mento , com era il loro proposto. Non parlo poi qui di quegli Antichi, che le Cose incredibili della Storia, o della Mi tologia , con molto ingegno trassero a significato credibile, siccome fecero Palefato, Eraclito, ed un Anonimo, che tiensi posteriore a quest ultimo. N parlo del bel Commentario sulla N a tura degli Dei di Fumiito, o Cornuto, che voglia dirsi 1 autore del medesimo ; n del Trattato deglIddii e del Mondo del filosofo Sallustio , n delle Spiega zioni allegoriche date alla Mitologia di Omero, sia dallantico ed incerto scrit tore della vita di quel poeta, sia da Eraclide Pontico. Dal complesso di tutti questi scritti, e d altri, che ci riman gono, agevolmente potrebbesi comporre un ben ragionato sistema. Ma che prove rebbe esso mai, oltre lacuto ingegno di chi facesse tale opera ? Non vero sto rico sarebbe questi mai certamente. E piacemi qui dar lode al Bitaub, che

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con molto buon senso ba disputata que sta materia delle allegorie rispetto alle narrazioni mitologiche. E adunque, sic come altri hanno rettamente conchiuso, disperato intraprendimento quello di cercare nelle allegorie i fondamenti delle cose mitologiche; o per lo me no , secondo che io penso, vuoisi pre mettere un altro genere d investiga zione, il quale, che io sappia, o non stato toccato ancora da nessuno, o per certo assai leggermente. E di que sto, che io intendo intrattenermi con V oi, s cortese per natura da perdo narmi liberalmente un paradosso ; e s acuto d ingegno, e giustamente s ac creditato, da additare nel primo ri spetto, ove entriate nel mio pensiero, migliori mezzi per giugnere allo scopo che io sono per accennare, e nell al tro rispetto da metter coraggio in chi si senta forze per andar oltre nellar dimento. Varrone distinse i tempi in oscuri

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(ed avrebbe detto meglio in ignoti), in mitolgici, in istorici. Io non so, se quella fosse una idea creatasi nella sua mente da quell uomo dottissimo ; oppure se tolta lavesse da alcun sa piente dell antichit. Quello che io so questo ; che ogni seme di erudizione i Latini credettero derivato loro dai Greci, e che i Greci potevano vero similmente avere adottata questa di stinzione di cicli, o periodi, uno dei quali comprendesse ignote, od al certo oscure cose ; uno le cose maravigliose, superiori alle umane ; lultimo quelle che stanno entro 1 ordine perseverante e comune. Noi, che abbiamo spinte fino al periodo de tempi ignoti, od oscuri le nostre investigazioni, confor tati dallo studio della natura, e dai dogmi delle scienze fisiche e chimi che , oggi possiamo riempiere quel pe riodo colla lunga serie delle grandi rivoluzioni, alle quali il nostro globo, e il cielo stesso sono stati soggetti. E

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assai probabile che a quel periodo i Greci attribuissero quanto riguardava il Caos, e lordinamento successivo delle cose. Ma come di ci non par lavano, che in un linguaggio di fi gure e di simboli, personificando le forze e i fenomeni della natura, e accumolando insieme cose meravigliosa mente incredibili, per giusta conse guenza vennero a confondere il ciclo de tempi ignoti od oscuri con quello de tempi mitologici, perciocch sino al punto, in cui si giunge alla Sto ria, tutto in sostanza di uno stesso carattere, e tutto dipende da concetti e d casi meravigliosi, i quali se per necessit prestano un punto alla Sto ria susseguente, per s medesimi per non si discostano per nulla dal carat tere mitologico. Io penso adunque, che volendosi ragionare delle dottrine de Greci nel proposito, di cui parliamo, abbiansi a distinguere le loro narrazioni in due

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classi. Spettano alla prima quelle che riguardano i fasti degli Dei, le gene razioni de Centimani, de Titani, dei Giganti, e tutte le vicende, che a Dei, ad E ro i , e ad uomini appartengono sino all epoca flm ico , la pi antica che i Greci abbiano potuto fissare con qualche probabilit, e che va allin circa diciotto secoli e mezzo prima dellEra nostra. Spettano alla seconda quelle che riguardano le stirpi e le avventure degli Eroi dallepoca dinaco sino alla Guerra trojana, la quale accadde poco meno di dodici secoli prima dellEra nostra. Dalla Guerra trojana in poi a grado a grado inco mincia per essi il ciclo storico. Ma la sua base tutta fondata sul ciclo mitologico. Ora io incomincio dall(servare, che al tempo dInaco, e per lungo tratto anche dopo, i Greci furono senzarti, senza civilt, senza lettere: essi erano uomini di stato e di natura pienaAPOLLODORO D

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mente ferina. Tutte le memorie atte stano questo fatto. I primi semi di umano intendimento vennero loro dai diversi drappelli di forestieri capitali dalla Scizia, e sparai per le monta gne della T racia, e di l in gran parte della Grecia; poscia dalla Fenicia, e dallEgitto nel loro paese. Da questi i Greci affatto barbari poterono sol tanto incominciare ad avere qualche coltura; come poscia, e in migliori tem pi, fu detto che i Celti di Marsi glia ebbero i principii di coltura ci vile da qualche banda di Greci della Focide. L epoca adunque, in cui le contrade di qua e di l dellistmo po terono comparire alcun poco dirozza te, di molti secoli posteriore a quella d Inaco. Per lo che, se presso di loro correvano tradizioni sugli Dei, e sulle prime origini delle cose, quando in cominciarono ad avere scrittori che le raccolsero, e in qualunque maniera le assicurarono, non potevano esser

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esse opera di loro invenzione) n con siderate nella esposizione materiale, n riguardate come tratti a sensi allego rici. Come infatti uomini lottanti con-* tro i primi bisogni della vita, pochis simo associati insieme, aventi un gergo incomposto in luogo didioma, avreb bero avuta mente, e comodit di com porre narrazioni s bene tra loro con giunte; e molto pi come supporli ad immaginarle quali espressioni di verit fisiche e morali ? Nulla si pi fre quentemente ripetuto anche da uomini sagacissimi, quanto che il linguaggio simbolico, od allegorico, eh essi lo chiamino, sia proprio de tempi mi tologici, nequali, dicono essi, gli uo mini non sapevano prestarsi che ad idee puramente materiali e sensibili. Ma intanto non si sono accorti della manifesta contraddizione in che cado no. Va bene che l uomo idiota annuncii con materiali espressioni un concetto astratto, o morale, che sul

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momento lo colpisce. Ma questuomo non ha una serie di concetti morali, od astratti da vestire con emblemi, e con simboli a modo da fame un corpo di dottrina. Per prendere Urano, i Centimani i Titani, i Giganti a figura delle forze potentissime della natura, e Gio ve e gli altri Dei per motori benefici del riordinamento perfetto degli ele menti, per genitori e conservatori delle cose e degli Eroi ,. bisogna prima di tutto possedere la scienza di tutti que sti soggetti. Uomini s idioti, come la storia ci dimostra essere stati i Greci nel lungo periodo accennato, avreb bero essi avuta tanta forza di mente, e sapienza? Noi abbiamo veduto di quante idee astratte fossero ricchi gli Uroni, e glIllinesi, quando da prin cipio furono conosciuti. Noi veggiamo di quante si sieno arricchiti dopo, se si eccettuino quelle, che nel consor zio degli Europei possano avere acqui state. N i Greci nel periodo, in che

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li contempliamo, erano meno incivili degli Illinesi e degli Uroni. Se poi per costruire un romanzo, od una favola, voglionsi antecedenti idee, e riflessione assai, e forza ben condotta di spirito; per adombrare con invenzini fanta stiche un ordine qualunque di verit, vuoisi pienissima cognizione di quella verit, che si cerca adombrare; vuoisi per adombrarla un ingegno svegliato, ed un. corredo certamente non medio cre didee positive e ben confrontate. I Greci erano affatto spogli di tutti questi mezzi, non solamente al tempo d Inaco , ma a quello pure di Teseo. Se dunque circa i tempi della Guerra trojana posseduto avessero tradizioni teogoniche , cosmogoniche, mitologi che, ripugna al buon senso, e ai fatti noti, il crederle loro originale fattura. Bisogna assolutamente dire che questa merce fosse loro venuta daltronde. E che daltronde tali tradizioni fos sero loro venute veramente, oltre la

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prova perentoria, che il loro stato din capacit somministra, n abbiamo ar gomento convincente osservando come una parte delle avventure mitologiche si riferisce a uomini non greci ed a paesi posti fuori di Grecia, come sono quelli dEgitto, di Libia , dArabia , di Nubila , di Coleo , del Caucaso, e simili, de quali prima della Guerra di Troja poca, e forse ninna netta cognizione essi potevano avere. Si fatta da alcuni la singolare osserva zione, che molto nelle teogonie e co smogonie greche si parlava deirOceano, mentre solamente assai tardi soltanto di questo gran Mare i Greci ebbero qualche cognizione. N a questo pro posito io poi dir, che quanto al tempo de Tolomntei fossero essi in generale ancora ignoranti in fatto di geografia, non ostanti le spedizioni di Alessan dro , senza ricorrere altrove, per di mostrarlo basterebbe citare Apollodoro stesso nella descrizione che fa de viaggi

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di Ercole, e di Bacco. .Creder piut tosto che in quella esposizine Apol lodoro ha voluto severamente attenersi alle tradizioni popolari, he tra i Gre ci correvano; e che le ha riferite cosi confuse, incerte, inesatte, come .le aveano avute gli Antichi. Non erano dunque inventori i Greci di quelle narrazioni : bens ripetitori materiali, e corruttori insieme delle medesime da altri e composte e comunicate. E quindi in grafo parte vennero le con fusioni, e le differenze, che vi sintrod ussero. Che se in mezzo ai diluvii, e a tante altre calamit, a cui fu esposta l a . Grecia ne remtissimi tempi, e che i suoi abitatori ridussero allo stato, in cui trovaronsi sotto Forono, qualche trccia di tradizioni presso que tra mortiti uomini avesse potuto conser varsi , nemmeno in tal caso sarebbe permesso di riguardarne i semi come loro opera; e quando si avesse a sup

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porre in essi velata alcuna verit, con verrebbe riportarne lorigine all ante cedente stato de loro maggiori-, non indigeni della greca terra, ma ad essa venuti ancheglino per emigrazione da qualche parte dellAsia. Di ci s*avrebbe un indizio chiarissimo^ nei Ca ratteri, che a diversi propositi si ac cennano sotto il nome diperborei*, o daltra ignota origine, cento anni prn ina dlia Guerra trojana sussistnti an corar, e manifestamente dichiarati.' inin-1 telligibili. Un indizio p u r; simile savrebbe i/i quella antichissima missione iperborea diretta a Deio colle sacre cose avvolte; in un fascio di spighe'. Un altro se navrebbe in quella di stinzione che pi volte s vede notata in Apollodoro stessei tra gli umini indigeni della Grecia, e i nati dell stirpi, delle quali egli presenta le discendenze. Un altro nella invasione dellAttica fetta dagli A tlantidi.............. Ecco dunque chiariti due fonda-

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mentali punti di storia. I Greci pi antichi non poterono esser da tanto da inventare eglino stessi le narrazioni mitologiche; e veggonsi apertamente i mezzi, pe quali queste poterono ve nire introdotte nel loro paese. Ma in che stato vi vennero esse in trodotte ? Quanto a poco a poco i Greci /stessi andarono aggiungendovi? E difficile rispondere a tali quesiti, niun monumento rimanendo, da cui prender lume. Ci che possiam dire si : che la comparsa d Inaco nella Grecia, quantunque per noi sia un fatto antichissimo, esso per non pu tenersi per tale da chi getta lo sguardo sulle cronologie asiatiche ; che i po poli della Babilonide, della Colchide; che quelli dellAsia profonda, Battria* n i, Tibetani, Indiani, ebbero religio ni , storie, fasti astronomici e crono logici sorpassanti di gran lunga la serie de tempi additati dai Greci; che tanti in que remoti paesi, e nelle soprastanti
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regioni dagli Antichi attribuite all im mensa Scizia, detta da noi T artaria, succedettero rivolgimenti di clim i, di imperii, duom ini, che Europa tutta a tali cose dovette le sue popolazioni, i suoi culti, le sue lingue. N da un punto solo partirono, n in una sola et avvennero siffatti spargimenti duo mini. Sicch per tante confusioni , e per mille diversi accidenti sofferti le idee prim e, ed i linguaggi necessaria mente alteraronsi : onde accadde che mentre da una parte le medesime idee principali venivano significate con no mi diversissimi, questa medesima di versit di nomi presto mise differenza tra quelle idee. Ci sarebbe natural mente nato presso uria moltitudine tlta dalle sue prime sedi: come poi non dobbiairio credere che pi facilmente non dovesse nascere per la mistura di generazioni diverse, che il terrore e la necessit cento volte accozzarono insieme, e cento volte dispersero? N

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pi adunque sintesero fra loro gli uomini, se per avventura aveano avute quelle idee comuni; n pi seppero i nipoti ci che sotto gli ancor rima nenti nomi avevano inteso i loro avi. O gnuno vede che sicuro senso le n ar razioni mitologiche passate per tante rivoluzioni potevano presentare quando la prima volta furono recate tra i Greci. Intanto questi andarono dirozzan dosi e pulendosi. Uscivano ornai in gegni, che per vigore di fantasia, per acume di m ente, per isquisitezza di sensi dar poterono certa piacente for ma ai confusi concetti, e in brevi e forti parole li esposero. Meraviglia e. diletto crearono nella rozza moltitudi ne ; e come que brevi e forti tratti furono facili ad apprendersi, lenun ciazione in essi contenuta della irresistibil forza delle potenze invisibili fer m gli animi silvestri, e li riemp di terrore. L astuzia invent gli O racoli; questi legarono alla superstizione gli

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uomini irriflessivi ; e la superstizione temper latrocit sua propria da una parte colla rappresentazione di cose gradevoli, perch tutte fuori della uma na intelligenza, e dallaltra collappli cazione de misterii alla morale pub blica. L esiglio degli omicidi, e la loro espiazione , ne sono una prova. In questo modo i Greci progredirono da Inaco sino ai tempi della Gurra trojana. Lignoranza cos comand la fede. Senza il sussidio delle lettere, circoscritta la comunicazione de po poli, tutto fu permesso agli arditi. Ma gli arditi erano pochi; n consentanei tra loro. Le tradizioni adunque furono scarse, incerte e confuse. La spedizione di T roja fu intanto pe Greci ignoranti quello allincirca, che per gli Europei barbari dal seco lo xi al xrv furono le Crociate. Due volte cosi la storia addita che i popoli dell Oriente ammaestrarono quelli dellOccidente ! La F rigia, in cui era

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posto il reame di P ricm o , e le cir costanti prvincie, erano piene di san t u a r i , di religioni, e di tradizioni dogni genere ; n certamente la co gnizione di queste cose fu il meno prezioso bottino, che da quella spe dizione in Asia i Greci recarono alle case loro. Le memorie adunque por tate di l, e rettificate poscia coi loro particolari studii, vennero ad essere il fondamento della Mitologia, che en trambi daccordo Omero ed Esiodo esposero ne loro poemi. Hanno gli Eruditi disputato quale di questi iosse det anteriore all altro. Io . non du biterei di dire. Esiodo : imperciocch questi narr le origini degli D e i, e gitto i prim i fili della Storia mitolo gica ; laddove Omero non fece che tram e le allusioni, di cui per rendere meravigliosi i suoi poemi egli avea bi sogno. Nelle opere di Esiodo avea Ome ro una traccia chiara e sicura da se guire. Esiodo non avrebbe potuto avere
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. in Orner che indicazioni leggieYe ed incomposte. Dicesi che parecchi ave vano verseggiato prima di questi due; e quandanche non conoscessimo i no mi di essi, e gli argomenti de quali trattarono, dovremmo tenere per cer tissimo il fatto,, poich- n Omero, n Esiodo potevano senza un miracolo, di cui in nessuna storia si ha traccia, venir furi pei primi con tanta eccel lenza di lingua, darte, e di dottrina in un secolo, che lasci dopo di s s grande lacuna sino al tempo di Pe ricle. Per questa ragione Dante presso di noi dovette essere preceduto dai poeti della corte di Federico e di Man fre d i j e direi anche dai versi di san Francesco !A ssisi. Noi per sappiamo perch scorressero, quasi due secoli pri ma! che sorgesse YAriostg; e non sap piamo onde que due padri della greca poesia rimanessero soli per s lungo tempo. Ma senza cercare qui cose aliene

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dal proposito nostro, fermi in questo, in che siamo, pi convenientemente direm o, che se n due secoli susse guenti alla* Guerra trojana vennero i Greci ad arricchire il loro spirito della scienza mitologica, siccome dalle opere di Esiodo e di Omero manifesto chessi fecero; ne secoli di silenzio che ven nero dpo,per le arti e pel commer cio, in che crebbero, amplificatesi le loro comunicazioni coi popoli Asiatici, quella scienza impinguarono, ed ac crescendone le particolarit, e a mag gior numero di casi applicandole, o per diversit di fonti a cui ricorres sero j o per impulso dell immaginoso loro carattere, v introdussero quelle tante mutazioni , che oggi fanno il tormento de nostri dotti, disperati per non potere acconciar insieme tante va riet. . . Ma non prenderebbonsi questi si grave ed inutile pena , se invece di correr dietro a quelle vuote chimere

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considerassero come- i Greci medesimi ne aveilo tratti daltronde gli elementi sepza punto conoscerne n lorigine vera, n il significato; e come illusi dal marayiglioso, potentissimo sempre sulla immaginazione dell uomo igno rante , non daltro si erano occupati ctie del diletto che seco porta, o della vanit, sia della nazione, sia degli am biziosi potenti, ai quali per adulazione in certe opportunit i fatti mitologici erano stati applicati. Si sa che alcune citt, ed alcune famiglie sostennero le loro pretensioni sul fondamento della origine loro attribuita da Omero. Non era fatta per essi la ragione che do mandava su che accertati monumenti fosse appoggiata la testificazione del poeta. I Greci erano schiavi del loro orecchio. Un verso armonioso, un vo luminoso e sonante periodo, aveano sopra di essi pi forza di qualunque argomento. Ed. io ardirei dire, che la magia della loro favella, pi che al

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cunaltra cosa migliore, fece la fortuna de loro oratori e poeti. Taccio degli Abderiti, a cui un verso di Euripide bast per far venire la febbre. Ricor der soltanto il credito de loro sofisti. Sebbene potrei anche aggiugnere le vi cende de loro filosofi. Socrate non cu rante che della naturai forza delle sue sentenze n guari A lcibiade dalle sue dissolutezze, e fini col dovere ber la cicuta. Il pi fortunato di tutti fu P la tone y perch le api aveano sulle sue labbra lavorato il m ele, di cui im balsamava ne suoi romanzi le malintese dottrine de sapienti dellAsia. Duro e dirotto fu il parlar di Diagora ; e non salv la testa che abbandonando il paese. A ristotile , il quale conoscendo la dignit della buona logica avea cer cato lesattezza ne pensieri, e non la melodiosa eloquenza del suo Maestro, fu condannato a non dover fare la sua fortuna che coi nostri Frati del seco lo x i i i , guasto dagli Arabi che poco

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intendevano il greco, e naturato da gli Scolastici, i quali non intendendo n il greco, n larabo, laveano fatto parlare un gergo per sola temeraria ignoranza chiamato latino. Discreto come voi siete, e conosci tore profondo delle cose, non mi da rete a colpa, se di questo carattere apparendomi la bella lingua de vostri antichi pad ri, di tale maniera io ne parlo con esso voi. A questa essi deb bono principalmente la riputazione di che gode la loro letteratura, avendo comprovato mirabilmente colfatto quan to sugli uomijii riesce potente una ben costrutta, ben condotta, e ben appli cata favella. E pure in grazia di que sta si felice loro condizione, che le antiche narrazioni mitologiche, quan tunque vuote d ogni storica verit, hanno fatta la delizia de Romani, di n o i, e dogni nazione, la cui coltura sia stata fondata sui modelli lasciatici dal greco ingegno.

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Ma un tempo finalmente venuto, in cui si sa distinguere tra gli studii utili e glinutili. Il grado di civilt, a cui siamo felicemente arrivati, non soffre che glingegni si perdano n in ripetere forme che pi non parlano al sentimento, n in ricercare entro i se polti ruderi di secoli, coi quali nulla abbiamo pi di comune che la sem plice relazione de tem pi, arcani che sono spariti come le generazioni che un giorno poterono per avventura pos sederli. Il buon senso ride ai pazzi elogj prodigalizzati al temerario e vano ardimento di chi promette agli sfac cendati l inutile ed impossibile inter pretazione della scrittura geroglifica de gli Egiziani. Leggiamo adunque A pol lodoro , poich il suo libro ci aiuter a comprendere gli scritti de Classici sparsi di allusioni alla Storia mitolo gica. Ma guardiamoci dal vano pensiere di volerne conoscere i significati. Noi abbiamo le A llegorie premesse ai

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canti di Dante e dell Ariosto. Queste non sono che A llegorie ; e le A llego rie non sono storia : mentre certo intanto che la sola storia . la custode del vero, e la maestra del viver civile. Era lungo tempo dacch non ci era vamo incontrati ; ed io sentiva il bi sogno di ripetervi anche una volta Fespressioni della mia stima ed amicizia. Credo di averlo fatto con aggradimento vostro indirizzandovi questa lettera, la quale potr servire di prefazione alla Biblioteca d i A pollodoro , e non essere affatto inutile per gli studiosi Giovani, che leggeranno questa bella reliquia dell7 antica letteratura greca. Vivete sano e felice.
Milano li i 5 Ottobre 1826.

BIBLIOTECA
DI

APOLLODORO
GRAMATICO ATENIESE

L I B R O P R I MO

CAPO PRIM O Progenie di Urano e di Tellure. Centimani. Ciclopi. Titani. Erinni. Crono simpossessa del regno: divora ifig li partoritigli da Rea. Giove salvato.

I . ' U rano (Cielo), fu il primo di tutti a presiedere ali imperio dell universo mondo. Egli congiuntosi con Tellure ( Terra ) n ebbe per primi figli i Centimani, cio Briare, Gige, Cottone , i quali, poich aveano ciascheduno cento mani, e cinquanta teste, a cagione della grandezza e robustezza del corpo furono superiori ai mortali.
AfOLLODOBO 1

BIBL IO T ECA DI APOLLODORO

II. Dopo questi Tellure partor ad Urano i Ciclopi} e furono Arge , Sterope , e Bronte , ciascheduno dei quali avea in mezzo alla fronte un occhio. Questi Urano chiuse incatenati nel Tartaro, luogo nellinferno tene brosissimo, il quale tanto lontano dal suolo che noi calchiamo, quanto questo suolo lontano dalla regione delle stelle. III. Da T ellure ebbe pure i Titani} e furono Oceano, Geone , Iperione, Grione , e Japeto } ed ultimo di tutti Grono (i). Poi ebbe figlie , T eti, Rea, T emi, Mnemosine , Febe } indi Dio, T ia. Tutte furono dette Titanidi. IV. Tellure intanto mal soffrendo la sorte defigli cac ciati nel Tartaro, eccit i Titani ad assaltare il padre } e provvide Grono di una falce di adamante. Tutti dac cordo, eccettuato Oceano, si fecero addosso ad Urano^ e Grono con quella falce lo mutil, e ne gitt in mare le parti tagliate : dalle stille del sangue, che ne col, nacquero le Erinni, cio Aletto , Tisifone, e Megera. Discacciato Urano dal regno, e richiamati dal profondo Tartaro i fratelli, Grono ebbe l imperio. V. Ma questi imitando il paterno esempio incaten i Titani, e di nuovo li subiss nel Tartaro : poi si prese Rea sua sorella per moglie. E come Urano e Tellure predissero, che per le forze di un suo figliuolo sarebbe stato violentemente spogliato dell imperio , a mano a mano che glie ne nasceva alcuno, egli lo divorava. Gos fece prima di Vesta, indi di Cerere, e di Giunone j poscia di Plutone e di Nettiamo. Per lo che incollerita Rea, trovandosi incinta di Giove and in Greta, ove
( 1) Saturno.

LIBRO PRIMO .

lo partor nell antro Ditteo ^ e lo diede da allevare ai Cureti, e ad Adrastea e Ida, ninfe melisse. VI. Queste ninfe alimentarono il bambino col latte di Amaltea e i Cureti postisi alla guardia di lui nel1 antro armati, a forza di battere le aste sugli scudi, facevano tal rumore , che Crono non poteva udirne i vagiti. Rea intanto avvolto in panholini un sasso lo diede a divorare al marito invece del neonato fanciullo. CAPO II. Giove co'suoi fratelli f a guerra a Crono , e ai Titani, che chiude nel Tartaro ; e divide il regno cofratelli. Prole dei Titani. I. Cresciuto a .giovinezza Giove si prese a compagna Meti, figliuola di Oceano: questa diede a Crono tal be veraggio, in virt del quale egli vomit prima il sasso, indi i figliuli ch avea divorati^ e coll aiuto loro Giove fece guerra a Crono, suo. padre, ed ai Titani. Nellanno decimo di quella guerra Tellure profetizz la vittoria a Giove, se tolti avesse compagni alla impresa quelli, che trovavansi subissati nel Tartaro. Allora egli ne li liber, uccidendo Campe, che li custodiva j e i Ciclopi gli somministrarono il tuono, i lampi, e il fulmine : die dero un elmo a Plutone, ed un tridente a Nettunno, colle quali armi sottomisero i Titani, e incatenati li chiusero nel Tartaro, dati a custodire ai Centimani. Ci seguito si divisero a sorte limperio dell universo. A Giove tocc il regno del Cielo , a Nettunno quello del mare, e a Plutone quello de luoghi inferni.

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II. L araSza deTitani intanto si propag. Da Oceano nacqnero tre mila Oceanidi, tra le quali Asia, Stige, Elettra, D ori, Eurinom e, Amfitrite , Meti. Da Geone e da Febe nacquero Asteria , e Latona : da Iperiane e Tia vennero A nrora, Sole, Lnna: Orione ed Entibia, figliuola di Ponto, generarono Astreo, Pattante, Perse. III. A Japeto nnitosi ad Asia, figlia di Oceano, na cque Atlante, che colle sne spalle sostiene il Cielo} indi Prometeo , ed Epimeteo , e Menezio , che Giove nella guerra titanica fulmin, ed inabiss nel Tartaro. IV. Da Crono e Filira nacque Chirone di doppia natura} da Aurora e Astreo nacquero i Venti, e gli Astri. Perse da Asteria gener Ecate } e Pattante e Sti ge , figlia di Oceano , diedero vita a Nice, a Crato , a Zelo, e a Bia (i). V. Giove consecr colla religione del giuramento 1 acqua di Slige sgorgante da nno scoglio attraverso de luoghi inferni ; e ci fece perch contro i Titani Stige lo avea aintato insieme coi figli. VI. Prole di Oceano e Tellure furono Forco, Taumante, Nereo, Enribia, Ceto. Di Taumante e di Elet tra nacquero Iride, e le Arpie, e furono Aello, ed Ocipete. Di Forco congiuntosi con Ceto nacquero le Gor gone, dette Forciadi, delle quale si parler esponen dosi le imprese di Perseo. Di Nereo e di Dori vennero le Nereidi, i nomi delle quali sono Cimotoe, Speio , Glancotoe, Nausitoe , Ali, Erato , Sao, Amfitrite, Eu nice, T eti, Eulimene, Agave, Eudora , Doto , Ferusa,
(i) Questi nomi equivalgono a V ittoria , P o te n za , Emulazio

n e , F ona.

LIBRO PRIMO

Galatea, Attea, Protomedusa , Ippotoe, Lisianassa, Cimoe, Pio, Alimede, Piesaura , Eucrate , Proto, Calipso, Panope, Granto , Neomeri, Ipponoe , Dejanira, Polinoe , Autonoe, Melia , Dio , Isea, Dero , Evagore , Psamate, Eumolpe, Io, Dinamene, Ceto, Limnorea (i). CAPO III. Prole di Giove con Giunone, con Temi, con Dio, con Eurinome, con Stige, con Mnemosine. Prole delle Muse. Giunone partorisce Vulcano. Avventure di lui. Nascita di Minerva. I. Giove poi si prese a moglie Giunone 5 e da essa nacque Ebe, Ilizia, ed Are (2). Si un anche a molte donne, si mortali, che immortali. Con Temi, figliuola di Urano, gener le Stagioni (3) che furono Irene, Eunomia, Dice 5 e le Parche , cio Cloto , L achesi, Atropo. Cou Do Venere \ con Euriuome, figlia di Oceano, le Grazie , cio Aglaia, Eufrosina, e Talia; Persefoue con Stige (4) ; con Mnemosine le Muse, la
(1) Le Nereidi comunemente furono riputate cinquanta. lA. ne omette cinque. Presso altri i nomi sono ancora diversi, o diver samente scritti. (2) Marte. (3) Il v ocabolo greco esprime tanto le Stagioni, quanto le Ore: il numero di tre si appropria alle pnme. Le Ore erano assai pi. Igino nomina queste, A uge, Anacole, Musia,-Gimnasia , Nan f a , Mesembria , Sponde , Elete , A tte , Ecipri, Disi. (4) Ci consente con tutte le Teogonie; e lA. altrove dice Gio ve avere avuta Proserpina, nome nel testo messo qui in vece di Persefone, da Cerere.

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prima delle quali fu Calliope, indi Clio , Melpomene , Euterpe, Erato , Tersicore, Urania, Talia , e Polimnia. II. Di Calliope e di Eagro fu figlio Lino, il quale altronde dicesi avere avuto per padre Apollo, e che Ercole ammazz : di quelli fu pure figlio Orfeo, sona tore di cetra, il quale colla sua musica traevasi dietro alberi e sassi. Costui, mortagli pel morso di un ser pente la moglie Euridice, scese all Inferno per riaverla, e Plutone gliene fece grazia purch nel ritornarsi indie tro non la guardasse prima d essere giunto fuori. Ma dubitando Orfeo eh ella noi seguisse voltossi per ve derla , ed essa fu di nuovo tratta all Inferno. Dopo tal fatto avendo Orfeo istituiti i misterii di Dionisio fu sbranato dalle Menadi} e dicesi sepolto presso Pieria. III. Clio per isdegno di Venere, a cui rimproverava I amore per Adone, s innamor di Piero, figlio di Ma gnete, e ne concep Iacinto. Di questo arse Tamiri, figliuolo di Filammone, e della' ninfa Argiope $ e dicesi il primo che travolse gli usi dell amore. Apollo involon tariamente giuocando seco lui al disco uccise Jacinto, divenuto il suo favorito. Tamiri, stupendo per la bel lezza della persona, e per l arte del suonare la cetra, sfid al canto le Muse col patto che vincitore avrebbe goduto di tutte esse} e vinto , sarebbe punito come ad esse fosse meglio piaciuto. Onde avendolo le Muse superato, esse lo privarono della luce degli occhi, e dell arte di suonare (i). IV. Di Euterpe, e del fiume Strimone fu figliuolo Reso, che Diomede ammazz nella guerra troiana.
(i) Alcuni hanno aggiunto del senno.

LIBRO PRIMO

V ha chi lo dice nato di Calliope. I Coribanti furono generati da Apollo e da Talia. Melpomene ed Acheloo diedero la vita alle Sirene, delle quali si parler nar randosi le avventre di Ulisse (i). V. Giunone senza intervento di alcun maschio par tor Vulcano} ma stando a quanto dice Omero, Vul cano ebbe per padre Giove 5 e da Giove, perch voleva soccorrere la madre messa in prigione, fu precipitato gi dal Cielo. Il motivo poi della collera di Giove era stato che Giunone avea suscitata tempesta contro Er cole mentre veleggiava di ritorno da Troia. Vulcano caduto nell isola di Lenno , e per la botta inzoppito , fu salvato da Teti. VI. Giove si congiunse con T eti, che ad iscansarne gli abbracciamenti era andata prendendo or una forma, or laltra. Veduto poi eh essa era rimasta incinta, egli volle trarne m s il feto, poich ella diceva che dopo avere partorita una fanciulla un figlio ancora partori rebbe , che sarebbe giunto ad avere il dominio del Cielo. Laonde per timore di tale avvenimento Giove fece quan to savea proposto. Ma quando giunse il tempo in cui il fi?to fu maturo , Prometeo , o Vulcano , come altri dicono, con un accetta apr a Giove la testa, e ne balz sul Tritone tutt-armata Minerva.
(1) Di ci lA. avea trattato nelle pagine mancanti in fine del libro terzo.

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CAPO IV. Amori di Giove. Latona gli partorisce Diana ed A pollo. Questi uccide il Pitone , Tizio, e Marsia : quella Orione. Nozze, e prole di Nettunno. I. Delle figlie di Ceone Asteria, fuggendo gli amplessi di Giove, mutata in coturnice , si gitt in mare ; e da lei trasse il nome la citt di Asteria, che poi fu detta Deio, raccontandosi che Giunone perseguit L atona, ingravidata da Giove, per tutte le parti del mondo, fin tanto che giunse a Deio, ove prima partor Diana, dalla quale aiutata di poi mise alla luce Apollo. Diana, avia trice della caccia, rimase vergine} ed Apollo ammae strato nellarte d indovinare da Pane, figliuolo di Giove e di Timbri (r), recossi a Delfo nel tempo che Temi dava ivi gli oracoli} e perch il serpente Pitone , cu stode della caverna, non permetteva ad Apollo d ap pressatisi , egli lo ammazz, ed occup il luogo del1 oracolo. Non molto tempo dopo ammazz anche Tizio, nato di Giove e di Elara, figliuola di Orcomeno, la quale Giove fecondata ch ebbe, per timor di Giu none nascose sotto terra, ove partor Tizio dinusitata corporatura. Costui, mentre Apollo era inteso ad as saltare il Pitone, avendo adocchiata Latona, che gran demente piacevagli, la rap. La quale chiamando iu aiuto i figli, questi a colpi di saette uccisero Tizio, che
(i) Dal nome della madre

Apollo

fu poi detto

Timbreo.

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anche morto vien t ormentato nell Inferno, ove avvol toi continuamente gli rodono il cuore. II. Apollo fece morire anche Marcia, figliuolo di Olimpo : perciocch avendo costui inventata la piva, ri gettata da Minerva per la ragione che rendeva deforme il volto di chi la suonava, ardi sfidare nella musica Apollo. Il patto fu che chi rimanesse vincitore potesse trattare il vinto come pi gli piacesse. Venutosi frattanto alla prova, Apollo si pose a suonare la cetra a rovescio, e domand che Marsia facesse lo stesso colla sua piva. 11 che non potendo questi fare, 1 altro fu giudicato di maggior eccellenza (i). Onde Apollo avendo legato ad un pino Marsia, lo scortic} e di tal morte quell in felice fini. III. Diana anch essa* ammazz Orione in Deio. Nar rasi che costui fosse nato da Tellure, e fosse di enor me corporatura. Ferecide per lo dice figlio di Nettunno e di Euriale. Egli ebbe dal padre il privilegio di cam minare sul mare. Side fu la sua sposa*, la quale avendo voluto gareggiare in bellezza con Giunone fu da questa Dea cacciata nell Inferno. Orione poi ito a Ghio do mand in moglie Merope, figliuola di Enopione ; ma
(i) Sarebbe stata una vera superchieria il pretendere che Mar sia suonasse la sua piva al rovescio, cosa impossibile, quando non era punto impossibile ad Apollo il suonare, tenendola al ro vescio, la propria cetra. Quindi il passo dell A. deve intendersi nel senso che Apollo sulla cetra poteva suonare tutti i tre tuoni, il dorico, il frigio, e il lidio ; e la piva di Marsia n on poteva allora che suonarne u n o , non essendo per anche perfezionata come lo fu in appresso.

IO

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questi avendolo trovato per ubbriachezza dormiente , lo inorb, e lo fece portare sulla spiaggia marina. Egli per tolto da una bottega di un fonditor di metalli un garzone , e gittatoselo sulle spalle, gli ordin che lo di rigesse verso il sole oriente, ove ito, e riscaldato dai raggi solari, ricuper la luce degli occhij e dato tosto di v olta and addosso ad Enopione. IV. Orione fece anche per arte di Vulcano un palazzo stterra a Nettunno. Per le quali cose innamorata di lui Aurora sei rapi, e il port seco in Deio. Per opera di Venere seco lei irritata per essersi giaciuta con Marte, era tormentata da continuo ardore. V chi ha scritto che Orione fu ucciso per avere sfidata Diana a giuocar seco al disco: ma altri hanno detto eh egli venne tra fitto dalle saette di Diana perch volle far violenza ad Opi, una delle vergini venute dai paesi iperborei (i). V. Nettunno si spos con Amfitrite, figliuola di Ocea no , dalia quale ebbe Tritone, e Rode che si marit al Sole.
(1) Stando a quanto Platone e Diodoro hanno scritto, anti chissimi riti celebravansi in Deio , la cui liturgia dicevasi scritta in lettere iperboree. Due V ergini furono le prime sacerdotesse, che dai paesi iperborei giugnessero in Deio accompagnate da un drappello di giovent scelta per recarvi le cose sacre deloro paesi nascoste entro un lscio di spiche di frumento. Alcuni le dissero Iperoca e Laodice; ma prima di queste vuoisi che fos sero venute jirge ed Opi, andate in quellisola a sacrificare a Lucina, e consecratesi nel tempio, ove nella et di Erodoto du ravano a vedersi i loro sepolcri, visitati da una moltitudine di am malati per essere cospersi della cenere, che da quesepolcri i sa cerdoti raccoglievano, e che piamente credeyasi salutifera. In Pausania veggonsi i nomi di altre d u e , Loxo ed Echaerga.

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CAPO V. Plutone rapisce Proserpina. Cerere va ad Eieusi, ed insegna a Trittolemo la coltivazione del frumento. Destino di Proserpina. I. Plutone, furiosamente innamorato di Proserpina, coll aiuto di Giove furtivamente la rap ; onde Cerere con fiaccole accese notte . e giorno and girando pel mondo in traccia di lei \ e saputo in fine come la figlia era stata rapita da Plutone, sdegnata cogli Dei abban don il Cielo. e fatta situile a donna mortale si port ad Eieusi $ ed ivi primieramente si ripos non lungi dal pozzo Collicoro sopra una pietra dalla sua mestizia detta Aghelasta. Indi presentatasi a Celeo, che allora regnava in Eieusi, venne introdotta alle donne di lu i, dalle quali invitata ad assidersi, una vecchia che ivi era, e che chiamavasi Jambe, si pose a dirle certe buffone sche parole, che la fecero ridere : d onde poi nacque che nelle feste tesmoforie, siccome raccontasi, fu per messo alle donne di dire quante buffonerie volessero. II. Aveva Celeo avuto da Metanira, sua moglie , un figliuolo , e Cerere il prese ad allattare del proprio se no : poi volendo renderlo immortale, ogni notte 1 esponeva al fuoco, cos togliendogli quant avesse di mortale natura. Deifonte chiamavasi quel figlio ; e d giorno in giorno cresceva mirabilmente. La madre mossa ad osservare cosa la Dea facesse, veduto una volta il figlio coperto di fuoco, si pose a gridare 5 e sullistante il

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figlio fu dal fuoco consunto, e la Dea si manifest per quella eh essa era : poi a Trittolemo, eh era il maggiore dei figliuoli di Metanira, costru un carco tirato da draghi alati, e gli diede frumento, affinch trasportato per aria lo distribuisse per tutto il mondo. Paniasi suppone T rit tolemo figliuolo di Eleusino ; e dice che Cerere capit da lui. Ferecide narra eh1egli nacque da Oceano e da T ellure. III. In questo mentre Giove ordin a Plutone di re stituire Proserpina, alla quale, perch non avesse a stare lungo tempo presso la madre, diede a mangiare una melagrana. Proserpina non sapendo leffetto che ne avesse a nascere, la mangi tutta. Cerere ad Ascalafo, figlio di Achefonte e di Gogira, che con falsa te stimonianza era concorso all inganno , mise addosso pesantissimo sasso nellinferno: ma Proserpina dovette passare la terza parte d ogni anno con Plutone, e il rimanente cogli Dei in Cielo. E queste sono le cose che narransi di Cerere (i). CAPO VI. Guerra deGiganti cogli Dei, e strage deprimi. Guerra di Tifone , ed esito della medesima. I. Tellufe indispettita a cagione dei Titani, congiun tasi eoa Urano partor i Giganti, non tanto per enor me corporatura , quanto per robustezza di forze invin cibili : i quali aveano terribil faccia, ampia capellatura,
(i) Cerere detta Demetra.

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e lunghissima barba} ed oltre ci estremit di serpente. V5 ha chi dice avere essi abitato ne campi Flegrei nella Pallene. Costoro lanciavano contro Urano sassi ed al beri accesi 5 e leggiamo che tra essi erano principalis simi Porfirione ed Alcioneo, il quale combattendo sul suolo, su cui nacque , era immortale. Di lui dicesi ancora, che dalla Erizia avea condotti via i buoi del Sole. Ora fra gli Dei era voce che nissuno di que Gi ganti si potesse uccidere; ma bens che sarebbero morti, se si fosse a quella impresa tolto a compagno alcun mortale. Il che da Tellure uditosi, and essa cercando ima certa pianta, per la cui virt impedire , che forza di alcun mortale trar potesse a morte i Giganti. Allora Giove proib ad Aurora, alla Luna, e al Sole di farsi vedere ; e cos avvolgendo in piena oscurit le cose fece che Tellure non trovasse la pianta chessa cercava; anzi per maggior sicurezza quella pianta tagli ; e per con siglio di Minerva chiam a compagno della impresa Er cole, che primo di tutti ammazz Alcibneo, trafitto aven dolo con una saetta. Uopo dire per che Alcioneo nella lotta ripigliava dal suolo pi forza di quanto ne avesse prima : se non che a suggerimento di Minerva Ercole lo trasse fuori'di Palleue j e cos quel Gigante rimase morto per sempre. Porfirione dall altfa parte si scagli con grande impeto contro Ercole, e contro Giunone. A lui Giove ispir desiderio di lei j la quale veggendosi stracciar di dosso il peplo , e minacciar prossima vio lenza , grid aiuto ^ e il Gigante fulminato da Giove, e trafitto dalle saette d Ercole, mor. N furono senza guai gli altri Giganti ; poich Apollo cav ad Efialte

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1 occhio sinistro , ed Ercole il destro. Bacco ammazz Eurito con un colpo di tirso (). Clizib fu con ferro rovente ammazzato da Ecate, o piuttosto da Vulcano, secondo che viene scritto. Minerva cacci addosso ad Encelado, mentre fuggiva, Pisola di Sicilia, che ne copri il corpo} ed avendo nel combattimento tratta la pelle a Pattante, se ne copr essa il proprio corpo. Polibote inseguito in mezzo ai flutti del mare da Nettunno, final mente pot giungere in C, della quale isola distaccata una porzione, quel Dio glie la slanci contro come se fosse stata un dardo. Quella porzione disola chiamossi Nisiro. Mercurio avendo in testa lelmo di Plutone trasse a morte Ippolito: Diana fece lo stesso di Grazione (2); e le Parche combattendo con una mazza di bronzo uc cisero To one ed Agrio; e gli altri a colpi di fulmini oppressi da Giove Ercole andava finendo saettandoli. II. Cosi dagli Dei debellati i Giganti, Tellure assai pii di prima atrocemente sdegnata si uni al Tartaro, ed in Sicilia partor Tifone composto di due nature, della umana, cio, e della ferina. Era Tifone fra quanti Tellure avesse generati il pi notabile e per la smisu rata grandezza, e per la forza. Costui infino alle cosce era di forma umana, e di s immensa altezza, che su perava le vette de monti, e colla testa spesso toccava le stelle, mentre con una mano giungeva sino all occi
(1) Si preferita una lezione meno comune, ma che pare pi naturale. (a) Credesi corrotto il nom e, e ne vengono suggeriti per in dovinamente a ltri, p. e. quello di Egione , od Egaone, di Se zione, di O/ine, di Eruzione, o Elazione , o Strazione ec.

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dente , e coll altra all oriente j e da quelle mani davano fuori cento teste di draghi. Nelle cosce poi avea gran dissime spire di vipere, i volumi delle quali stendevansi fino alla sua testa, facendo intanto quelle vipere un orrendo sibilo. T utto il corpo di T ifone era coperto di penne, e dalla testa venivano gi squallidi i crini, come fitta e lunga la barba dal mento ; .e gittava fiamme dagli occhi. Mostro siffatto scagliava al Cielo pietre infuocate, ed empiva tutto di fischi, e di ruggiti : procella di vampe erano le fiamme, che spirava dalla bocca. Tosto che gli Dei lo videro assaltare il Cielo , postisi in fuga si avviarono verso 1 Egitto, e vedendosi da esso lui inse guiti , si trasmutarono in varie forme di animali (i). Ma Giove, veduto Tifone d lungi, il percosse col fulmine } e quando gli fu vicino, lo spavent orrendamente apparendogl innanzi armato di una falce adamantina. E poich il mostro fuggiva, egli lo insegu fino al monte Casio, posto alla estremit ultima della Siria \ ed ivi veduto com era gi ferito, si azzuff con esso lui. Se non che Tifone abbrancatolo colle voluminose sue spire il serr stretto \ e toltagli la falce gli tagli i ten dini delle mani e de piedi, e postatasi sulle spalle il port fino in Cilicia, dove giunto lo depose nell antro Coricio, ivi deponendo ancora entro una pelle dorso i tendini tagliatigli ; e mise alla custodia del luogo Del fine , mezzo donna e mezzo serpente. Per Mercurio ed Egipane qu tendini riattaccarono occultamente a Giove 5 e questi ricuperate le forze di prima , e subita(i) Ha ci molta attinenza col culto in Egitto prestato agH Dei con forme geroglifiche composte il pi di figure d animali.

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mente attaccati ad un carro cavalli che aveano le ale , salito sopra esso, fino al monte N isa insegu Tifone ful minandolo . i qual monte quegli arrivato, le Parche lo ingannarono dandogli ad intendere che avrebbe potuto prevalere a Giove, se mangiato avesse certe frutta da esse offertegli. Infatti egli le mangi. E veggendosi poi di bel nuovo da Giove inseguito, corse in T racia 5 e ve nuto presso 1 Emo a battaglia, gli lanci contro mon tagne intere. Ma queste per la forza'de fulmini cadendo rotte, T ifone perottami veniva ferito, e dal suo sangue tinto l Em o, che dicesi da ci aver preso il nome. In fine essendosi Tifone posto a fuggire pel mare Siculo , Giove gli rovesci addosso il monte Etna, il quale di meravigliosa ampiezza; e vien narrato, che fino ai pre senti tempi pel fuoco da que fulmini acceso s aprono i grandi spiragli di fiamme, che vi si veggono. Ma di queste cose basti fin qui. CAPO VII. Prometeo rapisce il fuoco ; ed confitto sul Caucaso. Deucalione salvato dal Diluvio, e per lui ripa* rato il genere umano. Sua posterit. Stirpe di Eo(p. Aloidi. Endimione. Etolo , e suoi figli. Stirpe di A genore. Marpessa rapita da Ida. I. Intanto Prometeo, fatti con acqua e terra uomini, di nascosto da Giove rub col mezzo di un bastone il fuoco : del che Giove accortosi consegn Prometeo a Vulcano perch legato eoa grosse catene lo attaccasse

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sul Caucaso. questo uu monte della Scizia, ove poi per lungo corso di anni rimase confitto con chiodi, e un aquila svolazzandogli ogni d dintorno gli andava divorando il fegato, che nella notte ricresceva. Tale pena fama che soffrisse Prometeo per aver rubato il fuoco : della quale fu p oi liberato da Ercole, siccome diremo narrando le imprese di questo. II. Fu figliuolo di Prometeo Deucalione. Costui re* gnando sul paese di F tia, prese a moglie Pirra, fi gliuola di Epimeteo e di Pandora, la qual donna fu la prima che gli Dei crearono. E poich Giove desi der di tor di mezzo la razza bronzina, Deucalione per consiglio di Prometeo fabbric con legnami unarca, e provvedutosi delloccorrente per vivere, entr in essa con Pirra. Indi Giove fatte cadere copiosissime piogge dal Cielo, la maggior parte sommerse della Grecia, sicch quanti mortali in essa erano perirono tu tti, eccetto i pochi, che s erano riparati sugli altissimi monti. E di fatti dicesi che da s terribile allagamento furono salvi i monti di Tessaglia; ma i luoghi giacenti fuori dell Istmo e del Peloponneso rimasero tutti co perti dal diluvio. Deucalione dopo essere stato per nove giorni ed altrettante notti balzato qua e l sulle acque, finalmente and a fermarsi sul Parnasso, ed essendo le piogge cessate, a Giove Fissio, solito ad aiutare chi ricorre a lu i, sacrific. Giove gli mand Mercurio per domandargli cosa bramasse ; e Deuca lione disse bramare la riparazione del genere umano. Onde venne che, seguendo il suggerimento di Giove, tolti de sassi dal suolo, Deucalione e Pirra se li butPOLLO DOtO

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tarono di dietro alle spalle. I gittati da Deucalione presero 1 aspetto d uomini, e quello di donne i cos gittati da Pirra. Perci i venuti al mondo cos furono detti Laoi per certa maniera di traslato, come a dire sassosi, perch laos significa sasso. III. Da Deucalione e da Pirra nacquero, prima di ogni altro Ellenc, che alcuni dimero nato da Giove ; poi Amfizione, che regn nell Attica con Granao. Di questo fu figliuola Protogenea, dalla quale e da Giove fu generato Etlio. Da Ellene poi e dalla ninfa Orseide nacquero Doro, X uto, ed Eolo. A questi suoi figli El lene diede dal proprio il nome di Ellni, poscia chiamati Greci; e tra loro divise il paese. Xuto ebbe il Pelopon neso; e da lui, e da Creus, figlia di Eretteo, nacquero cheo e Jone, dai quali trassero nome gli Achivi, e i Jonii. Doro possedette la terra, la quale oltre il Pe loponneso; e ne chiam Dorii gli abitanti. Ad Eola tocc la contrada giacente presso la Tessaglia; e ne chiam Eolii quelli che ivi vissero. Egli presa in moglie Enarete , figliuola di Deimaco, n ebbe sette maschi, i quali furono Criteo, Sisifo , Atamante , Salmoneo, Deione, Magnete, e Periere ; e cinque femmine, cio Canace, Alcione , Pisidice, Calice e Perimede. Da Acheloo e da Perimede nacquero Ippodamante ed Ore tte ; da Pisidice e Mirandone nacquero ntifo ed Attore. IV. Ceice figlio di Eosforo (i) si ammogli con Alcione, quali entrambi per la loro superba vanit furono mal ri dotti , dicendo quegli Giunone sma moglie, e questa lui Giove : per lo che Giove li convert tutti e due in uccel li) Lucifero.

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li, cio in alcione la' donna, e 1 uomo in uno smergo. Caqace poi e Nettunno, uniti insime, generarono Opleo , Nereo, Epopeo , loeo , e Triope. Aloeo ebb* per moglie Ifimedia, figliuola di Triope, la quale s in* namor di Nettunno a modo, che recatasi al mare, e traendone acqua, se la portava, in seno. Compressa da Nettunno partor due gemelli, Oto, ed Efialte, detti gli Aloidi. Questi ogni anno crescevano un cubito in altez za , e in diametro ima spanna, e compiuto Pann o nono furono alti nove cubiti, e nove spanne grossi ; n vergognaronsi di fare la guerra a Giove, minacciando di salire al Cielo, e facendosi scala con soprapporre il monte Ossa allOlimpo, e all Ossa il Pelioj e dicevano che messi l uno sull altro que monti avrebbero fatto mare del continente, e continente del mare. Di pi Efialte domandava Giunone in moglie, e Oto Diana. Giunsero pure a cacciar prigione Marte, che per Mer curio liber furtivamente. Diana poi con uno stratagem ma uccise gli Aloidi, perciocch presa la figura di cerva salt fuori improvvisamente d innanzi al loro cocchio ; ed essi postisi a gran furia a prender di mira la belva andarono a ferirsi vicendevolmente coi dardi, coi quali intendevano di ferir quella. V. Da Calice e da Etlio nacque Endimione, il quale tratti gli Eolii dalla Tessaglia li trasport in Elide. Non manca per chi lo dice nato di Giove. Desso per la esimia sua bellezza sinnamor potentissimamente Selene ( la Luna ), ed avendogli Giov e conceduto d ottenere qualunque cosa desiderasse, domand di godere perpe tuamente dormendo duna giovent immortale.

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VI. "fu figlio di Endimione, e diSeide, ninfa Najade, o come altri dicono, dIfianassa, Etolo, il quale avendo ucciso Api, figliuolo di Foroneo, ed essendosi riparato nel paese de Cureti, ammazzati. i suoi ospiti, figliuoli di Ftia e di Apollo, Doro, cio, Laodoco, e Polipete, volle cbe la sua terra si chiamasse Etolia. VII. Da Etolo e da Pronoe, figlia di Forbo, na cquero Fleurone e Calidone, dai quali ricevettero nome le coS dette due citt che sono in Etolia. Pleurone, presa in moglie Santippe, figliuola di Doro , gener Agenore, ed oltre questo le femmine Sterope e Stratonice, e un altro maschio, che fu Laofonte. Calidone di Eolia, figlia di Amiteone, ebbe Epicaste e Protogenea, da cui e da Marte nacque Ossilo. V ili. Agenore, figliuolo di Pleurone, spos Epicaste, figlia di Calidone, dalla quale egli ebbe Partaone, e Demonice , ohe di Marte concep e partor Eveno , Molo, Pilo, e Testio. IX. Eveno gener Marpessa, la quale, mentre Apollo F aveva chiesta in matrimonio, fu rapita da Id a , fi gliuolo di Afareo, avuto a tal fine da Nettunno *un carro alato. Volle Eveno inseguirlo sul suo cocchio, e gli and dietro sino al fiume Licorma ; e non avendo potuto raggiungerlo, scann i suoi cavalli, e poi fin con pre cipitarsi in quel fiume : con che venne a dargli il suo nome. Andato poi Ida verso Messene, fattoglisi incontro Apollo, volle portargli via la donzella ; e contrastando fra loro chi la dovesse sposare , Giove termin la lite facendo eh1essa liberamente scegliesse quale dei due piacesse a lei per marito. Essa per timore che divenuta vecchia Apollo 1 abbandonasse , prescelse Ida.

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X. Testio di Euritemide, figlia di Cleoboia, ebbe di femmine Altea, Leda, ed Ipermestra, e di maschi Ificlo, Evippo, Plessippo, ed Euripilo. Partaone ed Eurite d Ippodamante ebbero Eneo , Agrio, Alcatoo , Mela, e Leucopeo ; ed inoltre Sterope, da oui e da Acheloo diconsi nate le Sirene. CAPO Vili. Stirpe di Testio e di Partaone. Prole di Eneo e di Altea. Meleagro. Caccia del cinghiale. Eroi interve nutivi. Quistione tra essi nata. Tideo. Diomede. I. Eneo regnante in Calidone fu il primo ad avere da Dionisio la vite ; ed ammogliatosi con Altea, figlia di Testio, gener Tosseo chegli uccise per avere violato il recinto della vigna. Dopo Tosseo ebbe Tireo e dimeno, e una figlia chiamata Gorge, che spos Andremonc, e Deianira, che alcuni dicono Altea avere partorita di Dionisio. Questa, avendo imparato a ben condurre il cocchio, si esercitava nella guerra; ed Ercole per averli in isposa combatt con Acheloo. II. Altea di Eneo partor Meleagro, che alcuni di cono generato da Marte. Ad Eneo, mentre il fanciullo non avea che sette giorni, apparvero le Parche, di cendogli , che Meleagro morrebbe quando un tizzone, che allora bruciava sul focolare, fosse consumato. Per lo che la madre che ud tal cosa, prese dal fuoco il tizzone, e lo ripose entro una cassa pr conservarlo. Meleagro intanto essendo per natura invulnerabile, e

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gagliardo di forze , dicesi morto di questa maniera. Ve nuta la stagione della maturanza delle biade, Eneo ne consacr le primizie a tutti gli Dei, ma si dimentic di Diana. La quale-di ci sdegnata maud fuori un cin ghiale di singolare grossezza e forza, che non permet teva che la terra si coltivasse e seminasse; e di pi quella fiera uccideva ogni bestiame, e chiunque inol tre incontrasse. Contro quella fiera Eneo invit ogni pi valente uomo ; e chi s enorme bestia ammazzasse, disse che premiato avrebbe dandogliene in onorevol tro feo la pelle. Gli accorsi alla prova per cacciare un tanto animale furono, Meleagrp di Eneo stesso, Driade di Marte ; e questi due erano calidonii : poi Ida e Linceo di Afareo , messemi ; poi Castore e Polluce , fratelli, figli di Giove e di Leda, lacedemoni ; poi Teseo, di Egeo, ateniese; Admeto di Ferete, di Fera; Anceo e Cefeo di Licurgo, arcadi; Jasone di Esone, di Jolco; Ificle di Amfitrione, tebano ; Piritoo d Issione, di Lar rissa ; Peleo Eaco 7 di Ftia ; Telamone di Eaco, di SaJamina ; Eurzione di A ttore, di Ftia ; Atalanta di Scheneo, cP Arcadia ; Anifiara di Oicle, argivo; e con tutti questi furono i figliuoli di Testio. Eneo, raccolti che furono tu tti, per nove giorni diede tono mensa e tetto : nel decimo giorno .sorsero Gefeo ed Anceo, -alcuni altri dicendo trovare indegna cosa P ire alla cac cia della fiera con una donna. Ma Meleagro, marito di Cleopatra, figliuola < TIda e di Marpessa, desideroso ili aver prole da Atalanta, li obblig ad uscire alla cac cia insieme con essa. Avendo poi que valentissimi cac cia b ori messa in mezzo la fiera, Ileo ed Anceo pemorsi

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di quel cinghiale crudele morirono. Peleo per un fan* sto accidente con uh suo dardo Cav un occhio ad Eurizione; ed Atalanta fu-la prima, che di saetta colpi la fiera nel tergo. Dopo lei Amfiarao la fer in un oc chio; e Meleagro trapassandole i fianchi 1 ammazz , e scorticatala ne diede la pelle in dono ad Atalanta. III. Allora i figliuoli di Testio irritati che cosi venisse premiata in presenza di tanti valorosi uomini una don na , strapparono di dosso ad Atalanta quella pelle, pre tendendo che quella si dovesse loro per diritto di san gue, se Meleagro la ricusava per s. Di che offeso alta mente Meleagro i due figliuoli di Testio uccise; e la pelle del cinghiale restitu ad Atalanta. Ma Altea ad dolorata della morte de fratelli mise di nuovo il tizzone sul fuoco, e Meleagro ad un tratto svenne e mor. IV. Per vi sono scrittori, quali dicono chegli non mor di quella maniera; ma narrano che suscitatasi lite sulla fiera dai figliuoli di Testio perch Ificle era stato il primo a ferirla, sorse guerra tra i Cureti e i Calidonii; e che Meleagro fattosi in mezzo uccise anche alcuni dei figliuoli di Testio. Per lo che dicono che Altea maledi cesse il figlio, e che di ci indispettito egli si chiudesse in casa : aggiungendo poi, che avvicinatisi i nemici alle mura della citt, e pregato dai cittadini ad accorrere in aiuto della patria, a stento cedendo alle persuasioni della moglie ascisse finalmente di casa ; e dopo avere uccisi i rimanenti figliuoli di Testio, combattendo fin di vivere. Dopo la morte sua Altea e Cleopatra s impiccarono ; e le donne, che lui morto aveano pianto, furono trasformate in uccelli.

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,V. Eneo, mancata di vita Altea, spos Peribea , fi gliuola dIpponoo. Lo' scrittore per della Tebaide dice, che espugnata Oleuo, egli lebbe per premio della im presa. Esiod al contrario suppone che Ipponoo suo genitore, essendo stata defiorata da Ippostrato, figlio di Amarinceo, da Oleno, citt dellAcaja, la mand ad Eneo T il quale allora trovavasi lungi dalla Grecia, im ponendogli che la facesse condurre oltre in qualunque fossesi altro paese. Altri poi riferiscono che Ipponoo avendo veduto che Eneo gli avea violala la figlia, gliela mand gravida , e eh essa partor ad Eneo un- figlio , il quale chiamassi Tideo. Pisandro in fine la dice nata da Gorge , figlia di Eneo stesso , il quale per opera di Giove di lei arse violentemente. VI. Checch di ci sia, fatto che Tideo, riuscito uomo valorosissimo , avendo ammazzato , cme alcuni dicono, Ale at op , fratello di Eueo , fu obbligato ad ire esule. Ma quegli che scrisse la tragedia dellAlcmeone, dice che i figliuoli di Melane tesero insidie ad Eneo ; e furono Fineo , Euriak, Iperlao , Antioco, Eumede, Sternope, Santippo , e Stenelo. Ferecide per vuole che uccidesse Olenia suo prprio fratello, e che citan dolo Agrio a comparire in giudizio, si Rifugiasse presso gli Argivi, ed ito ad Adrasto ne sposasse la figlia, Deipile , da cui ebbe Diomed. VII. Andato poi Tideo con Adrasto alla impresa di Tebe , mor per ferite avute da Menalippo. Ma i figli d Agrio , i quali furono Tersippo , Onchesto , Protoo, C eletoreLicopeo -, Melanippo , avendo occupato il r egno di Eneo, lo diedero al loro genitore. Ed alcuni

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aggiungono , che cacciato Eneo in prigione Io flagella* vano. Ma Diomede ritornato di nascosto da Argo con un sub compagno, uccise tutti i figliuoli d Agrio , ec cettuatone Oncheato e Tersippo , perch questi eransi prima fuggendo ricoverati nel Peloponneso ; ed essendo Eneo troppo decrepito, ne diede il regno ad Andremone , marito della figlia di Eneo medesimo, e lui con dusse nel Peloponneso. Que due figliuoli, che s erano salvati, tesa imboscata uccisero quel vecchio in Arcadia presso l ara di Telefo; e Diomede vedutolo morto , ne trasport* il cadavere ad Argo , e lo seppell nel luogo, in cui ora dui medesimo ha il nome la citt di Euoe. Narrasi parimente , che sposata Egialea, figliuola di Adrasto, o come altri suppongono di Egialeo, and a far guerra a Tebe, e a Troia. CAPO IX. A tornante , figlio di Eolo, sposa Ino ; e questa perse guita i figliastri t Frisso ed Elle. Consecrazione in Coleo del vello Toro. Atamante impazzisce : Ino si getta in mare con Melicerte. Atamante sposa Temisto , e ne ha prol. Progenie di Sisifo , e supplizio di costui. Progeni9 di Deione , di Periere, di Ma gnete , di Salmoneo. Tiro partorisce Pelia, e Neleo. Casi, e discendenza di questi. I. De figliuoli di Eolo, Atamante , signoreggiante in Beozia , ebbe da N efele un mschio, che fu Frisso, ed una femmina di nome Elle; e mortagli Nefele spos

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Ino, dalla quale gli nacquero Learco e Melicerte. Ino tramando insidie ai figliuoli di Nefele ordin alle donne che abbrustolissero il frumento che doveasi seminare ; ed esse cos fecero di nascosto degli uomini. Perlo che di quel frumento seminata la terra non diede alcun frutto : onde Atamante cercando rimedio alla carestia sopravvenuta, mand a consultare 1 oracolo di Delfo. Ma Ino fece che glincaricati di riferir la risposta dices sero Apollo avere ordinato che per toglier di mezzo tanta sterilit s immolasse Frisso a Giove. Atamante forzato dai villani condusse Frisso all altare. Ma N efele col favore degli D ei, apparendo, rap Frisso ed Elle ; ed avuto da Mercurio un montone che vea il vello doro, lo consegn -ai figli, onde da esso portati in aria tra passassero quanto interponevasi di terra e di mare. Giunti poi a quella parte che giace tra il Sigeo e il Chersoneso, Elle cadde nel m are, ed affogatavisi entro, quel mare da lei chiamossi Ellesponto. Frisso and ol tre sino a Coleo, ove regnava Eeta, figliuolo del Sole, e di Perseide. Questa dicesi essere stata sorella di Circe e di Pasifae, che Minosse ebbe in moglie. Eeta accolse Frisso cortesemente, e gli diede in isposa Calciope , una delle sue figlie. Frisso sacrific il montone dal vello d oro a Giove, e ne diede la pelle ad E eta, il quale con chiodi lattacc ad una quercia nel bosco di Marte. Frisso ebbe da Calciope quattro figliuoli; e furono Ar go , Mela, Fronti, e Citisro. II. Atamante frattanto per ira di Giunone rimase privo anche defigli avuti da Ino : il che avvenne, avendo egli, preso da furore, ucciso con una saetta Learco, ed

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essendosi Ino precipitata ia mare insieme con Melicerte. Cacciato poi di Beozia Atamante chiese all oracolo ove dovesse gire ad abitar ; e il Dio gli disse che abiterebbe in quel luogo, ove venisse accolto da animali selvatici. Avendo quindi lungamente viaggiato incontr lupi pascentisi di carni, di pecore , i quali, veduto lui, tosto lasciate ivi quelle carni si diedero, a fuggire. Alla citt in quel sito da lui edificata diede il nome di Atamanzia : iodi prese per moglie T emisto , figlia d Ipseo; e da essa ebbe Leucoae , Eretrio, Scheneo, Ptoo. III. Sisifo, altro figlio di Eolo, fabbricata Efira, che oggi si chiama Corinto, spos Merope , figlia di Atlan te. Da essi nacque Glauco, il quale di Eurimede ebbe Bellerofbnte. Costui uccise la Chimera che vomitava fuoco. Sisifo viene tormentato nell inferno, dovendo colle mani e colla testa alzare un sasso sino alla som mit di una rupe, ove spinto subit cade, e di nuovo egli deve alzarlo. V ha chi dice impostagli quella pena per avere svelato ad Asopo che il rapitore occulto di Egina, figlia di lu i, era stato Giove. IV. Deione, re della FOcide, spos Diomedea, figlia di Xuto, la quale gli partor una femmina di nome Aster opea, e di maschi Eoeto , Attore , Filaco , e Cefalo , che prese in moglie Procri, figlia di Eretteo. Egli amato violentemente da Aurora, fu dalla medesima rapito. V. Periere, insignoritosi di Messene , spos Gorgofone , figlia di Perseo , da cui nacquero Afareo, Leucippo , Tindaro, ed Icario. La pi parte per degli scrittori dice che Periere nacque, non da Eolo, ma da Cinorta, figliuolo di Amicla. Le notizie che corrono

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intorno ai nipoti di Periere, saranno esposte ove si par* ler della generazione di Adante. VI. Magnete, altro figlio di Eolo, spos la ninfa N a-< jade, dalla quale egli ebbe Poli dette , e Ditti; e questi abitarono in Seriffo. VII. Salmoneo da prima abit in Tessaglia : poi ri tornato nell Elide , ivi edific una citt. Ma essendo per- indole ingiuriatore, ed eguagliandosi a Giove, pag cara la sua empiet. Vantavasi costui dessere egli me desimo Giove ; ed ordinava che 3. lui s immolasse quanto a quel Dio soleasi sacrificare. Egli si facea autore del tuono, battendo sopra cuoi fortemente stesi su vuote caldaie di rame , che portava sulla sua quadriga ; e dicevasi fulminatore perch lanciava in aria fiaccole ar denti. Ma Giove lo fulmin, e distrusse fino dai fonda menti, collesterminio di quanti vi eran dentro, la citt che colui avea fondata. V ili. Tiro, figlia di Salmoneo e di Alcidice, allevata presso Creteo fratello di suo padre', s innamor del fiume Enipeo ; e andata alle sponde del medesimo, non cessava di querelarsi dell infelice suo affetto. Per lo che Nettunno prese le forme di Eaipeo si giacque con essa, la quale avendo partorito di nascosto due gemelli, li espose. Or passando dal luogo alcuni pastori di cavalli accadde che per caso un cavallo coll unghia tocc la faccia di uno di quefanciulli, e gli lasci una lividura. Il capo della* mandra li prese entrambi per allevarli, e a quello che aveva la lividura pose nome Pelia, come se si dicesse livido , e 1 altro chiam Neleo. Giunti essi a matura et, ed avendo saputo chi era la loro madre,

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la madrigna , per cui opera la loro genitrice era stata maltrattata, assaltarono ed uccisero. Essa era corsa a rifugiarsi nel tempio di Giunone scappando da loro : ma Pelia la trucid sullara stessa della Dea; e in.tutto mostrava disprezzo di questa. IX. Costoro furono anche tra loro discordi ; e final mente essendo Neleo stato discacciato dal regno, and nella Messenia; e fabbricata Pilo spos doride, figliuola di Amfione , e n ebbe una fanciulla chiamata Pero, e molti maschi, i quali furono Tauro , Asterio , Pilaone, Deimaco, Euribio, Epidao , Radio , Eurimene, Evagor a , Alastore, Nestore, e Periclimeno. Questi ebbe da Nettunno il potere di trasformarsi in diverse maniere ; e quando ebbe a combattere in occasione che Ercole prese Pilo per forza, ora apparve lione, ora serpente , ora ape. Ma infine fu da Ercple ucciso con tutti gli altri figliuoli di Neleo, rimastone salvo il solo Nestore, perch allora veniva educato presso i Gerenii (1). Egli presa in moglie Anassibia, figlia di Cratieo, n ebbe Pisidice e Policaste di femmine', e di maschi ebbe Per seo , Stratico, Areto, Echefrone, Pisistrato, Antiloco e T rasimede. X. Pelia vivea in Tessaglia, ove sposata Anassibia, figliuola di Biante, o come alcuni vogliono, Filomache, figlia di Amfione, ebbe un maschio chiamato Acasto, e quattro femmine , le quali furono Pisidice, Pelope, Ippotoe, ed Alceste: XI. Creteo fondata Jolco, prese per moglie T iro , figliuola di Salmoneo, da cui gli nacquero Esone, Ami ti) Abitatori di Gerenia, citt della Messoria.

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taone, e Fere. Amitaone abitando in Pilo spos Idomenea, figliuola di Fere te, che lo fece padre diBiante di Melampo, 0 quale abitando in villa, ed avendo presso le sue case una quercia, in essa trovossi un nascondiglio di serpenti. I suoi uomini ammazzarono quei serpenti, i quali egli; abbruci fatta intorno una ca tasta di legne : ma conserv i serpentelli, e li allev diligentemente ; e questi venuti poi grandi furono Veduti circondarlo mentre dormiva, e fattiglisi all una e all altra spalla colle loro lingue purgargli le orecchie. Svegliatosi, e spaventato dell occorso caso , d improv viso trovossi intendere le voci degli uccelli che anda vano volando intorno: onde si pose a predire agli uo mini le cose future, che quelli gli annunciavano. Oltie ci impar da essi a vaticinare notando quanto indi cavano coi loro voli. Ma pi valente ancora divenne ne vaticinii circa ogni cosa, dacch presso lAlfeo s in contr in Apollo. XII. Biante, figlio di Amitaone, domand per isposa Pero, figlia di Neleo. Costui, molti essendo quelli che aspiravano alle nozze di lei, dichiar che non 1 avreb be conceduta in moglie se non a chi gli avesse condotti i buoi di Filaco. Erano questi custoditi presso la citt di Filacia da un cane, ,a cui non ardiva accostarsi n uomo alcuno, n alcuna fiera qualunque. Laonde non potendosi per nessun modo que buoi condur via, Biante cerc 1 aiuto ' di Melampo, suo fratello , il' quale pro mise di prestargli lopera sua : per gli predisse che li avrebbe ottenuti bens, ma a costo di essere preso nelP atto dell attentato , e di. dovere starsi tutto un intero

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anno in prigione. In conseguenza di che egli and verso la citt, e a tenor della predizione colto nellatto del tentato furto fu messo in carcere , ove stato un anno intero gli accadde di* adire il romorio di tarli, che rodevano nell alto del tetto una trave. E poich cercando quanto di quella trave fosse stato roso, vide poco ornai rimanerne ai tarli, onde averla rotta, do mand dessere immantinente trasferito in altro luogo : il che appena fatto , tutto 1 edifizio dirocc. N ebbe Filaco meraviglia; e consideratolo oome un eCCellento indovino, lo tolse della carcere , e lo preg a manife stargli in che modo Ificlo , suo figliuolo , potesse aver prole. Allora egli dichiar che glielavrebbe detto quan do gli avesse dati i buoi. Quindi sacrificati due tori, e in minutissimi pezzi tagliatene le viscere, chiam in au gurio gli uccelli; ed essendo comparso uno sparviere, da esso intese come in addietro castrando alla campagna Filaco gli arieti, non lungi da Ificlo, Ini veggendo fare alcuna cosa sconcia, a ritramelo mosse verso il mede simo con in mano quel coltello ancora intriso di sangue: onde il giovinetto colto da paura essendosi messo a. fug gire Filaco avea piantato quel coltello entro una quercia sacra, e la corteccia di poi lo avea coperto. Sicch, se trovato quel coltello, e toltane dalla lama la ruggine, questa per dieci giorni fosse stata data a bere nel vino ad Ificlo, egli avrebbe potuto generar figli. Di queste cose istruito Melampo dallo sparviere trov il coltello, ne raccolse la ruggine, la diede per dieci giorni da bere nel vino ad Ificlo ; e questi gener un figlio detto Podarce. Poscia condusse a Pilo i buoi, e con essi pr-

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cacci al fratello in isposft Pero-, figlia di Neleo, e fermossi alcun tempo in Messene; quando poi Bacco mise in furore le donne argive , egli a condizione di avere una parte del regno le guar; e andando a quel paese ebbe per compagno suo fratello Biante. XIII. Di Biante e di Pero fu figliuolo Talao, da cui e da Lisimache di Abante, figlia di Melampo, nacquero Adrasto, Partenopeo , Pronace, Mecisteo, Aristomaco, ed Erifile, che spos AmfiaraOw Partenopeo gener Pro* maco, il quale guerreggi cogli Epigoni sotto Tebe. Mecisteo ebbe per figlio Eurialo, che navig contro Troia. Da Pronace nacque Licurgo. Adrasto, unitosi ad Amfitea , figlia di Pronace , ebbe Argia , Deifile , Egialea , di femmine, e di maschi Egialeo , e Gianippo. 'XIV. Ferete, figliuolo di Creteo, fondatore di Fera, citt di Tessaglia, gener Admeto e Licurgo. Licurgo abit ne contorni di Netne , e presa per moglie Euri dice , e alcuni dicono Amfitea, ebbe per figlio Ofelte, soprannominato Archemoro. XV. Rispetto ad Admeto, regnando egli in Fera, ebbe a suoi servizii stipendiato Apollo nel tempo che domandava per moglie la figliuola di Pelia ; e Pelia vi pose per condizione che Admeto avesse a dare a lui un carro tirato da un lione, e da uu cinghiale. Admeto per opera di Apollo condusse a Pelia un lione e un cin ghiale attaccati ad un carro, e n ebbe in ricambio Alceste. Ma nel festeggiarne le nozze con sacrifizii, sic come era costume , si dimentic d1immolare vittime a Diana: onde accadde che nello scoprire il talamo vi trov dentro un mucchio di serpenti tutti insieme ag-

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grappati. Allora Apollo gli disse abbisognare placar lira del nume; e le Parche indi preg, che quando Admeto fosse per mancare di vita, ne potesse scampare il peri colo , se. o suo padre, o sua madre j 0 sua moglie,. vo lesse: morire in sua vece. Ma venuto il caso che dovea morire, n il padre, n la madre vollero a riguardo di lui rinunciare alla vita. Alceste intanto non esit a mo rire pel marito; e fu resuscitata da Proserpina: altri la dicono ricondotta alla luce del giorno da Ercole dopo un gagliardo 'combattimento avuto con Plutone. CAPO X. Pelia manda Jasone alla conquista del vello Soro . Compagni di Jasone a quella impresa. Argonauti a Lenao, e presso i Do [ioni. Ercole e Polifemo riman gono in Misia: lon> casi. Fineo e le Arpie. Passag gio dello Stretto. Arrivo in Coleo. Medea aiuta Ja sone ; e col vello doro fogge con esso lui. Vicende degli Argonauti nel loro ritorno. Medea aiuta Jasone a vendicarsi di Pelia. Ma poi Jasone le ingrato. Atroce vendetta eh essa ne prende. I. Jasone nato da Esone, figliuolo di Creteo, e da Polimede , figliuola di Autolico , abitava nella citt di Jolco; e in Jolco regn dopo Creteo Pelia, il quale, avendo interrogato Apollo per sapere chi dovesse essere il successor suo , ebbe in risposta che si guardasse da chi fosse calzato soltanto di un piede. Da prima Pelia non cap loracolo; ma venne poi a capirlo dal fatto; e fu queAeoiboatQ 3

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sto. Stando egli un giorno sacrificando a Nettunno sul lido del mare, a quella funzione chiam con molti altri Jasone. Questi, che assai dilettavasi dei lavori della cam pagna, dessi allora occupato, immantinente li lasci, e corse al sacrifizio : ma come poi ebbe a passare il fiume Anauro,. nel tragittarlo perdette una scarpa; ond che di quella maniera vedutoselo Pelia comparire dinnanzi, ricordandosi dell oracolo se gli fece prsso domandan dolo che fossegli per fare avendo in mano il sommo po tere , quando dall oracolo gli fosse stato predetto che alcuno gli dovea toglier la vita. Fosse caso, fosse ira di Giunone sdegnata contro Pelia, che non rendeale ono re , desiderosa di trargli addosso il flagello di Medea, Jasone rispose : a tal uomo ordinerei che mi recassa il vello d oro. Il che udito da Pelia, immantinente co mand a Jasone, che senza frapporre indugio avesse ad andare per quel vello. La pelle coperta di quel vello stava, siccome si detto , attaccata ad una quercia in Coleo entro il bosco di M arte, e custodivasi da un drago che non dormiva mai. li. Avuta questa commissione Jasone invit ad unirsi seco Argo, figliuolo di Frisso (). Questi per consiglio di Minerva fabbric una nave di cinquecento rem i, e da lui fu chiauiata Argo : sulla cui prora appese alcune tavole vocali di fggio tolto dalla selva di Dodona. Compiuta eh essa fu^ Jasone interrogato loracolo ebbe in risposta che potrebbe porre alla vela quando avesse tratti a seguirlo i pi valorosi della Grecia ; e furono i
' (i) Perch dubita 1 H eyne , che h parola Frisso sia stata in trusa nel testo ? Veggasi il $ a di questo capo.

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seguenti: Tifi, figlinolo di Agni , che venne destinato piloto 5 Orfeo di Eagro ; Zete e Calai di Borea ; Ca store e Polluce di Giove ; Telamone e Peleo di Eaco ; Ercole di Giove ; Teseo di Egeo; Ida e Linceo d Afa reo ; Amfiarao d Ideo ; Carona di Ceneo ; Palemone di Villcano, o di Etolo ; Cefeo di Aleo ; Laerte di Arcisio ; Autolico di Mercurio ; Atalanta di Scheneo ; Menezio di Attore; Attore d Ippaso; Admeto di Ferete; Acasto di Pelia ; Eurito di Mercurio ; Meleagro di Epeo ; Anceo di Licurgo; Eufemo di Nettunno; Peante di Taumaco ; Buti di Teleante ; Fano e Statilo di Dio nisio ; Ergino di Nettunno ; Periclimeno di Neleo ; Augio di Elio, o vogliam dire del Sole ; Ificlo di Testio ; Argo di Frisso ; Eurialo di Mecisteo ; Peneleo d Ippalmo ; Leito di Alettore ; Ifito di Naubolo ; Ascalafo ed Almeno di Marte ; Asterio di Cometo ; Polifmo di Elato (i). III. Or questi capitanati da Jasone da prima appro darono a Leiino. Quest isola spoglia affatto d uomini era allora governata da Issipile, figliuola di Toante ; ed ecco come ci era accaduto. Le donne di Lenno non facevano verun conto di Venere : di che la Dea indispettita cacci loro in corpo cosa che rendeva un orrendo'fetore. Per lo che gli uomini dellisola andatisi a procacciare nella Tracia vicina delle schiave , con queste giaceansi. Le donne di Lenno veggendosi di tale
() V ha qualche variet in questi n om i, paragonando con questo catalogo dii Apollodoro ci che altri 'scrittori hanno no tato. In generale 1 Heyne preferisce Apollodoro come quegli che pu avere seguiti autori antichissimi.

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maniera sprezzate dai loro mariti, non che i mariti, anche i padri, ciascuna cosi facendo del suo, scanna rono. Issipile sola preserv dalla strage, nascondendolo, Toante, suo padre. Giunti gli Argonauti a Lenno, che dalle donne reggevasi, con esse si congiunsero ; ed Is sipile, rimasta incinta, partor a Jasone Euneo e Ne* brofonte. IV. Da Lenno gli Argonauti passarono al paese dei Dolioni, a cui allora comandava Gizico, il quale benignissimamente li accolse. Or salpato avendo da quel luogo , e dall impeto de venti, sorti contrarii, essendo stati di notte respinti al paese stesso deDolioni, questi credendoli una partita di Pelasghi'confinanti, coi quali essi erano in guerra, in mezzo alle tenebre li assaltarono, e combatteronsi insieme senza conoscersi n da un canto , n dall altro. Rimasti uccisi nella massima parte i Dolioni, e con essi il loro re Cizico, gli Argo nauti, ove fatto giorno conobbero la cosa, con molte lagrime, e tagliatisi i capelli, quel re seppellirono ma gnificamente : indi partirono ; n and guari che giun sero nella Misia. Ivi lasciarono Ercole con Polifemo per la seguente cagione. Ila , figlio di Tiodamante, gio vinetto dilettissimo ad Ercole, essendo stato mandato a far Acqua, per la eccellente Sua bellezza venne dalle Ninfe rapito; e come, udendolo gridare, Polifemo cre dette che fosse stato rapito da ladrni, data mano alla spada gli corse dietro, mandato subito avviso del fatto ad Ercole. Nel tempo pertanto che entrambi cercavano dIla , la nave salp. V. Polifemo fondata in Misia la citt di Ci, ivi pose

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la sede del suo regno ; ed Ercole navig ad Argo, co munque sia che Erodoro dica non avere navigato col subito , ma essere stato tratto a servire- Omfale. Ferecide pei riferisce essere stato lasciato in Afete, citt di. Tessaglia, perch la nave Argo avea detto non poter sopportare il peso di tanto eroe. All opposto Demarate scrive, eh Ercole navig sino a Coleo; e Dionigi scrive eh egli fu capo degli Argonauti, VI. Dall3 1 Misia intanto questi andarono al paese dei Bebrici, ove Amico , figlio di Nettunno e di Bitinide , regnava. Quell Amico , uomo di gran forza, obbligava chiunque capitasse nel suo regno a combattere seco coi bracciali, e di quella maniera vinti li esterminava. Co stui recatosi sulla nave Argo ogni pi gagliardo provo cava a provarsi seco lui : se non che Polluce, che avea promesso di combatter seco, datagli una botta sul collo 1 uccise ; ed avendo i Bebrici assaltato Polluce, i valo rosi navigatori, prese le armi, li volsero in fuga, e ne ammazzarono la maggior parte. VII. Di l passarono a Salmidesso, citt della Tracia, ove abitava l indovino Fineo, divenuto cieco. Vuoisi da alcuni che Fineo fosse figliuolo di Agenore ; ed altri dicono di Nettunno. E variasi pure intorno alla cagione della sua cecit,' supponendo alcuni averlo gli Dei acciecato per predire, come faceva, le cose future agli uomini; ed altri dicendo tale punizione venutagli da Borea e dagli Argonauti, perch indotto dalla ma drigna egli avea acciecati i suoi proprii figli. Finalmente non manca chi ha detto che da Nettunno fu privato della luce degli occhi per avere additato ai figliuoli di

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Frisso la navigazione da Coleo alla Grecia. Gli Dei mandarono a Fineo il flagello delle Arpie. Aveano esse le ali ; e quando vedevano preparata a lui la mensa, vlando per 1 aria andavano a portargli via la maggior parte delle vivande ; e le poche, che rimanevano, spor cavano di tal modo , e rendevano di si fetente puzza, che non poteva mangiarne. Pertanto cercando da lui gli Argonauti quanto concerneva alla loro navigazione, egli dichiarossi pronto a soddisfare alle loro ricerche, se lo avessero liberato da quelle Arpie. Gli Argonauti prepararono la mensa a Fineo, sulla quale tosto che furono messe le vivande, ecco che con gran rumore volando le Arpie accorsero, e tutto rapirono, o guasta rono. Il che veduto dai figliuoli di Borea, Zete e Calai, giovani forniti di ali, snudte le spade si misero fid in seguirle per laria. Dovevano quelle Arpie assolutamente morire pei? le mani dei figliuoli di Borea ; ma dessi era anche stabilito, che se non le avessero raggiunte, sa rebbero dovuti perire. Intanto correndo essi dietro alle medesime, una di quelle and a cadere nel Tigre, fiu me del Peloponneso, che oggi' da essa chiamasi Arpi. Altri per la dissero Nicotoe, altri llapo. Da taluni l altra detta Ocipete, e da altri Ocitoe. Esiodo la chiama Ecipode. Questa fuggendo per la Propontide giunse alle isole Echinadi, le quali ora chiamansi da essa Strofadi; ed arrivata fin l , volt via, ed avendo toc cato il lido, per la fatica cadde in terra insieme con chi la inseguiva. Apollonio per nella sua Argonautica, dice che i figliuoli di Borea inseguirono le Arpie sino alle Strofadi, e eh esse non soffriron danno, per

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ch giurarono che non avrebbero pi molestalo Fineo. Vili. Pertanto questi liberato da quel travaglio, tutta la navigazione, che loro rimaneva, spieg agli Argo nauti, istruendoli de pericoli che avrebbero potuto in contrare press gli scogli. Simplegadi: i quali vien detto essere stati di tal natura, che dallimpeto dei venti agitali si accostavano luno all altro, ed impedivano di passar oltre. A ci aggiungeva un fitto nebbione, che da essi eccitavasi, e tale strepito l'umoroso, che nemmeno gli uccelli ardivano volare per quelle parti. Insegn dun que loro che mandassero attraverso di quegli scogli una colomba, la quale se avessero veduto che volava oltre, avrebbe con ci annunciato loro che potevano passare anch essi : che se fosse perita, non doveano per niun conto tentare il passaggio. IX. Intese queste cose si.misero alla vela, e giunti vicino a quegli scogli mandarono fuori una colomba, la quale volando francamente pass tra mezzo all im peto di quelle mobili rupi, cos che pel rimbalzo del1 acqua cagionato dall unirsi elleno insieme, le si venne a bagnare la punta della coda, e perd qualche penna. Il che veduto, facendo gli Argonauti tutti a gara gran forza di rem i, coll aiuto di Giunone passa rono sani e salvi, toltone che la parte pi alta della poppa fu portata via. Da quel tempo in poi gli scogli Simplegadi restarono immoti, essendo nei destini ohe dpo jl passaggio di quella nave cos avvenisse. X. Di l gli Argonauti giunsero al paese de Marian dini , ove furono cortesemente accolti da Lieo, che ne era il re. Ivi mor l indovino Idmone, ferito da un

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cinghiale. Yi mor pure Tifi , ed invece di lui si esib per piloto Anceo. Finalmente poi trapassato il Termodoqnte , e il Caucaso , giunsero al fiume Fasi, che nella regione della Colchide. Introdotta in porto la nave, Jasone and tosto ad Eeta esponendogli quanto Pelia gli avea imposto, e pregandolo a volergli conse gnare il vello d oro. Eeta si mostr pronto a compia cerlo qualora a lui bastasse l animo di porre da solo il giogo due tori aventi piedi di bronzo. Erano quei due tori e fierissimi e di enorme grandezza, dono di Vul cano \ ed oltre avere i piedi di bronzo, spiravano fiam me di fuoco dalla bocca e dalle narici. Ma dopo che pur avesse sottoposte al giogo quelle due formidabili bestie , dovea seminare i denti del drago, perciocch Eeta conservava per dono di Minerva la met di quelli che Cadmo semin a Tebe. Mentre Jasone andava seco stesso pensando come potesse giungere a soggiogare que tori, Medea incominci ad innamorarsi di Ini. Era essa figlinola -di E eta, avuta da Idiia, figlia di Oceano, ed insigne per veneficii ed incantesimi ; e paventando essa che quel bel giovine perisse vittima del furore di quei tori, si esib di farsegli di nascosto del padre com pagna nella impresa di domar quelle bestie, e di avere il vello doro, segli le giurasse di sposarla, e di con durla in Grecia. Laonde avutone il giurameuto che vo leva , essa diede a Jasone un farmaco, per la cui virt avrebbe potuto mettere il giogo ai tori ; e gli ordin che di quel farmaco ungesse lo scudo, e 1 asta sua, e tutte le membra del corpo, assicurandolo che quando quella unzione fosse stata fatta da un solo giorno indie

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tro , n ferro n fuoco potrebbe offenderlo. Gli disse poi anche come dai denti seminati sarebbero nati uo mini armati,! quali lo avrebbero assalito; e tosto che li vedesse in buon numero, scagliasse contro loro pietre da lontano, e quando vedesse che per quelle pietre gittate fra loro combattevano, desse loro addosso, e li ammazzasse. Istruito cos d ogni cosa Jasone , e ben untesi le membra e le armi, sinterna nel bosco sacro; va in cerca de tori ; e bench furisamente sbuffanti fiamme, li dom. Indi seminati i denti, pronti salta ron o fuori della terra gli uomini armati ; e Jasone, tosto che li vide in buon numero , gittate di nascosto tra loro alquante pietre, mentr essi sabbaruffavano in sieme , assaltatili, li uccise. Ma quando ebbe domi quei tori, Eeta non solo non tenne saldo il patto di conse gnargli il vello d oro, ma di pi tent di incendiare la nave Argo. Il che saputosi da Medea, essa and a tro var Jasone, e di notte tempo lo condusse overa la pelle desiderata, e con veneficio fatto addormentare il drago che la custodiva, tolse il vello ; ed insieme con Jasone mont sulla nave, e seguendola suo fratello Absirto, essendo ancor notte, si salp. XI. Eeta subito chebbe saputo l ardito fatto di Me dea si mise ad inseguir quella nave ; ma vedutolo avvi cinarsi , Medea scann il fratello, e fattone in brani il corpo, le minugie gitt in mare, sicch Eeta perdutosi a raccoglierle cess d inseguire la figlia; e dato di volta and a seppellire le membra del giovinetto, e il luogo nomin Tomi. Per sped dietro alla nave Argo molti Golchi, minacciando loro il supplizio che doveasi

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a Medea, se fossero ritornati senza averla presa e con dotta a lui. XII. Quella gente non manc di disperdersi qua e l per cercare degli Argonauti, i quali aveano gi valicato il fiume Elidano (i). Ma Giove irritato della strage di Absirto, eccitata gran tempesta fece che si smarrissero nel cammino ; mentre si trovavano navigando presso le isole Absirtidi , la nave Argo parl ad essi dicendo che l ira di Giove non sarebbesi calmata prima che iti in Ausonia da Circe non fossero stati purgati della uc cisione di Absirto. Or essi trapassate le genti della Li bia e della Celtica e scorso il mar di Sardegna ? co steggiarono la Tirrenia, e di l recaronsi ad E ea, ove da Circe furono purgati. XIII. Dopo navigando presso le Sirene, Orfeo cant in opposto una sua canzone, ed imped che volgessero verso le medesime : il solo Buti, gittatosi a nuoto volle accostarsi ad esse; ma Venere, levatolo di pericolo, il trasse al Lilibeo, onde avesse ivi sua stanza. Dipoi la nave fu spinta a Cariddi, e a Scilla, e agli erranti scogli, da cui vedeansi uscire a gran vortici la fiamma e il fumo; ed anche ivi Teli colle Nereidi per eccitamento di Giunone loro procur scampo; e trapassata la Trinaeia ( a ) , ov erano i buoi del Sole , andarono ad appro dare a Corcira de Feaci, reame allora di Alcinoo.
(i) Nissuno pensi al nostro Po. Eridano voce generica, la quale si ap p ro p ria, secondo gli antichi G reci, ad ogni flussione grande di acque. (a) Trnacia fu il pi antico nome della S icilia, di poi detta Trinacra. Se non che forse lA. ha seguito cos chiamandola un dialetto particolare.

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XIV. Intanto non avendo la gente spedita da Coleo trovata in nessun luogo la nave Argo , parte d essa pens di stabilirsi nelle 'montagne de Ceraunii per col tivarle; parte tenendosi in mare pose sua dimora nelle isole Absirtidi. Ma come una porzione di quelli era an data a Feacii, ivi scopr finalmente la nave, e fece istanza ad Alcinoo perch consegnasse Medea. Egli per rispose che se Medea si fosse unita in matrimonio a Jasone, non lavrebbe mai consegnata ; ma che se fosse ancora fanciulla, l avrebbe rimandata al padre. Ora la moglie di Alcinoo, chiamata Arete, udita la disposi-* zione di lui, volle provvedere ad ogni sinistro caso ; e fece che Medea sposasse Jasone, ed attest che 1 avea gi sposato. N pi oltre parlandosi, qute' Colchi stabi lirono di abitare coi Feacii. XV. D altra parte gli Argonauti insieme con Medea salparono di l ; e navigando di notte furono colti da gran fortunale. Nel qual frattempo Apollo dando ad dosso a Menezio , con un colpo di saetta gli trapass la gola, e lo cacci in mare. Gli Argonauti poi avendo adocchiata un isola vicinissima , accostaronsi ad essa, e trovato ivi inaspettatamente un porto, vi si ancora rono , nominandolo Anafe, dove alzarono un altare ad Apollo Egleta ; e sacrificatovi, secondo il debito rito, banchettarono. Nella quale occasione dodici an celle, che Arete avea date a Medea onde la servissero, si posero per giuoco a motteggiare que valorosissimi campioni ; e di l nacque 1 antica usanza che dura tuttavia, demotteggi che cogli uomini le donne usano nei sacrifizii.

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XVI. Gli Argonauti partiti di l vollero approdare in Greta; e ne furono impediti da Talo. Dicono alcuni che costui fosse della razza degli uomini di bronzo (i): altri dicono che da Vulcano fosse dato a Minosse. Era Talo veramente bronzino ; e da altri vien chiamato Tauro ; e dicesi avere avuta la particolarit di una vena sola , che dal collo gli andava sino al calcagno , e vedeasi nella cute di quella vena infisso un chiodo di bronzo. Talo avea costume di fare ogni di tre volte il giro dell isola per guardarla dagli assalti : ond che veduta la nave Argo passare' di l, si mise a bersagliarla con sassi : ma accalappiato dai venficii di Medea per, raccontandosi da alcuni che Medea gli diede a ber cosa, che lo fece cadere in pazzia; e cos fin sua vita. Altri per
(i) Degli uomini appartenenti alla et di bronzo , o di rame ? oppure di pelle del colore di qemetalli? -N o n vha tra le nar razioni mitologiche leggenda pi confusa di quell? che appartiene, a questo Talo. Essd fra molti di questo nome si tiene pel pi antico; e a lui appartiene una statua di bronzo gigantesca, eret tagli sulla spiaggia del mare dai Fenicii. Si suppone fatto custpde dell isola di Creta ; e favoleggiasi che veggendo stranieri appro dare, egli, come fatto tutto di bronzo, si buttasse sul fuoco, si arroventasse, poscia abbracciandoli li facesse morire convulsi a modo che pareano ridere : quindi essere venuto il proverbio del riso sardonico , sia che i primi ad essere conciati cos da Talo fossero i Sardi venuti ad assaltare C re ta , sia che s alludesse a Talo medesimo, che prima di recarsi in Creta vivesse in Sar degna. Supponendosi il suo corpo di bronzo , dicesi avere avuta una sola vena, la quale al malleolo finiva in un canaletto coperto di sottile pellicina, nella qual parte perci potev a ferirsi. In Apollodoro la cosa & diversa. Una verit d i fatto sta sotto queste bizzarre dicerie : ma con che mezzi giungere a conoscerla?

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dicono che Medea gli promise che diverrebbe immortale, se si lasciasse estrarre quel chiodo; e che avendoglielo estratto essa, gli osci del corpo tatto il sangue, e mor. Per altri hanno supposto che Talo morisse ferito di una freccia nel calcagno da Peante. Gli Argonauti non essendosi fermati in quel luogo pi che una notte, pas sarono a far acqua in Egina, ove appunto a cagione di quel far acqua vennero alle mani cogli abitanti. Di l navigando per la marina della Eubea e della Locrde giunsero a Jolco, quattro mesi dopo limpresa del vello d oro (i). XVII. Pelia che teneva gli Argonauti per perduti, avea pensato d far morire Esone, il quale avendo gi seco stesso deliberato di darsi la mocte, intrepidamente si bew il sangue di un toro che avea sacrificato, e mor. E la madre di Jasone , avendo in orrore Pelia, lasciato piccoletto un figlio, che sper doverla un d vendicare, s impicc da s medesima. Pelia poi scann quel ragazzo, che chiamavasi Promaco. Intanto soprag giunse Jasone, e present a Pelia il vello doro ; e stette aspettando occasione opportuna di vendicarsi delle tante ingiurie che ne avea ricevute. Nel frattempo, preso seco il fiore de suoi eroi, navig all Istmo ; e dedic a Nettunno la nave : poi voltosi a Medea la preg che trovasse modo di far pagare a Pelia il fio di tutte le sue iniquit. Essa entr nella reggia di Pelia, e colle sue belle parole iddusse le figlie di lui, Asteropea ed
(i) Lambiguit del testo non permette che suppongasi tutta la spedizione, cio landata e il ritorno da Coleo , essere stata latta in soli quattro mesi.

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Antinoe, a tagliare in pezzi il padre, e a cuocerlo a lesso, promettendo che cosuoi veneficii essa lavrebbe fatto rivivere fresco e giovine. E perch facilmente le credessero, fece setto i loro occhi la prova, sopra un vecchio montone ; ch fattolo in pezzi, e cuocendolo in una caldaia, ne cav fuori un bellagnelletto. Quelle ragazze adunque prestandole fede, fecero al padre il mal giuoco, e ne misero a lessare le membra. La cosa fin, che Acasto cogli abitanti di Jolco diede sepoltura a suo padre, e cacci di citt Jasone e Medea, i quali andarono a stare in Corinto, ove per dieci anni vissero lietamente. Ma poi Creonte, re deCorintii, promise sposa a Jasone sua figlia Glauce; e Jasone ripudiando Medea celebr il matrimonio con quella donzella. Medea invocando gli Dei, che Jasone avea dianzi chiamati a testimoni della fede a lei giurata, ed irritata di tanta ingratitudine di lu i, mand alla nuova sposa un peplo avvelenato di tal modo, che essendosene Glauce vestita, le si suscit addosso un gagliardissimo fuoco, ed insieme col padre accorso per estinguerlo, -rest incenerita. Oltre ci Medea scann i due figli, che avea avuti di Jasone, cio Mermero e Ferete ; e preso dal Sole un carro ti rato da draghi alati, vi sal sopra, e si fugg in Atene. Narrano per alcuni, che fuggendo essa lasci i figli a pi dell altare di Giunone Acria (1), i quali i Corintii, strappati di l , misero a morte. Essa poi, avendo poco dopo la sua ritirata in Atene sposato Egeo, nebbe un figliuolo di nome Medo, col quale, avendo tramate
(i) Cio venerata nell Acropoli di C orinto.

LIBRO PRIMO *7 insidie a Teseo, fa da Atene discacciata. Medo, avendo col tempo ottenuto presso i Barbari un grande imperio, tutto il paese assoggettatosi volle che si chiamasse Me dia ; e portata le guerra fino in India cess di vivere col. M edea, senza essere riconosciuta da veruno dei suoi, ritorn a Coleo, dove trovato avendo che per fraude di Perseo suo fratello E e ta , padre di le i, esa stato discacciato dal tro n o , gli ricoper il regno.

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APOLLODOR O
GRAMAT1CO ATENIESE

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C A P O P R IM O

Progenie Inaco. Stirpe & Argo. Argo panopta. Jaso padre <F Io. Io convertita in vacca, ed Argo suo custode ucciso da Mercurio. Errori d? Io : partorisce. Epafo : confusa con Iside, e con Cerere. Libia di Epafo per opera di Nettunno madre di Agenore e di B eh. Egitto e Danaofigli di Belo. Danao fig g e , e regna su gli Argivi. Storia delle Danaidi. Nauplio.

A . v e n d o dato conto della generazione di Deucalione, ora parleremo di quella d Inaco.

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I. Inaco fu figliuolo di Oceano e di T e ti, e da lui ebbe nome il fiume degli Argivi. Inaco ebbe da M elia, figlia di O ceano, Foroneo ed Egialeo. Quantunque poi questultimo morisse senza lasciar prole, leggesi che da lui fu chiamata Egialea la te r r a , sulla quale avea regnato. Foroneo fatto signore di tutto il paese, detto di poi Peloponneso, dalla ninfa Laodice procre Api o Niobe. A pi m utato il governo in tirannide, ogni cosa disponendo violentemente , volle che quel paese dal nome suo si chiamasse Apia. Ma oppresso da una con giura tramatagli contro da Telsione e Tel chino, perd la vita senza lasciar figli; e messo tra gli Dei fu chia mato Serapi ( i ). Da Niobe p o i, e da Giove , il quale lei per la prima tra le mortali fecond, nacque A rgo, che per testimonianza di Acusilao chiamavasi Pelasgo, e da esso Pelasgia fu chiamato di poi il Peloponneso. Esiodo per dice che Pelasgo fu indigena : della quale cosa in altro luogo noi avremo ancora da parlare. II. Ora tosto che Argo ottenne il regno di F oroneo, ordin che il Peloponneso si chiamasse Argo ; e presa a moglie Evadne, figliuola di Strimone e di N eera, ge ner Ecbaso, P ira n to , E pidauro, e Criaso, che poi succedette nel re g n o . Di Ecbaso nacque Agenore , d a cui nacque Argo detto Panopta; poich di costui
(i) Questa fu divinit egiziana, e presso gli Egizii n k A pi, nfe Serapi rappresent mai oppressione , o tirannia. 1 Greci o per Vanit, o per ignoranza confusero i nom i, e le cose. Da ci tra spira per una verit, ed fe che Inaco, Foroneo, A p i ec. furono razza egiziana ; e forse Telsione , e Telchino erano uomini del paese intollerauti della invasione. A pollodouo 4

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leggiamo eh ebbe occhi per tutto il corpo. E come poi fu ancora uomo di gran forza, avendo ucciso un toro che devastava l A rcadia, del cuoio di quel1 animale si copri tutto. Venne alle mani ancora con un Satiro, che infestava gli Arcadi violentem ente, e ne conduceva via il bestiame; e con grande coraggio lo ammazz; e di pi Echidna, che si disse figlia del T ar taro , e di T ellu re, la quale dava addosso a viandanti, uccise, avendola trovata dorm ire; e vendic anche la m orte di A pi, avendo tolta la vita agli assassini di lui. III. Di quest Argo , e d Ismene , figliuola di Asopo, nacque J a s o , da cui dicesi che fosse generata Io. Ma Castore (1) che scrisse detempi oscuri, e varii autori di tragedie, dicono che Io fu figliuola dInaco. Ed Esiodo ed Acusilao la fanno figliuola di Pirene; e dicono che essendo sacerdotessa di Giunone fu da Giove violata, il che avendo la Dea scoperto, quantunque Giove sper giurasse di non averla tocca , la trasmut in una bianca giovenca. Ci ha fatto dire ad Esiodo che il giuramento degli amanti non tie n e , n gli Dei offendersene se venga violato. Fatto in ta n to , che Giunone volle la giovenca da Giove ; e la diede da custodire ad Argo Panopta. Dobbiamo per aggiungere che Asclepiade la dice figlia di Arestore , e Ferecide d Inaco ; siccome d Argo e d Ismene nata di Asopo la dice figlia Cercope ; ma , come abbiam riferito, Acusilao la vuole figlia di Pirene. Raccontasi poi che Argo la teneva legata ad un olivo, che era nel bosco di Micene ; ed avendo Giove ordinato a Mercurio che nascostamente la con ti) Meglio Cercope.

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ducesse via di l, scoperto questi dallocchiuto, n po tendosi pi occultare, ammazz Argo a colpi di pietra; e da questo fatto Mercurio fu chiamato Argofonte, cio ammazzatore di Argo. Giunone intanto fece che un tafano si attaccasse alla giovenca, la quale postasi a co rrere, prima gittossi nel seno del mare che da lei chiamasi Jonio ; indi corse per l Illirio , e varc il monte E m o , e pass lo Stretto tra c io , come allora chiamavasi, e da lei poscia detto il Bosforo. Di l pe netr nella Scizia, e nel paese Cimmerio ; ed avendo lungamente errato pel continente, e passati molti mari dEuropa e d Asia T finalmente giunse in Egitto , dove avendo ricuperata la sua prima form a, in riva al Nilo partor Epafo. Giunone preg i Cureti che in alcuna parte nascondessero il bambino ; e cos fecero : ma ci cost loro la vita, poich Giove avendo saputa la cosa, li ammazz. Intanto Io si pose a cercare il figliuolo ; e dopo avere scorsa quasi tutta la Siria, essendole stato detto che ivi la moglie del re di Bibli educava suo fi glio , ritrovatolo, ritorn in Egitto ; e spos Telegono , che allora regnava in quel paese, dove essa innalz una statua a Cerere che gli Egizii chiamano Iside ; ed Iside pure chiamarono lei. IV. Divenuto poi re d Egitto Epafo, prese in isposa Memfi, figliuola di Nilo , e dal nome della moglie chia m la citt di Memfi da lui fabbricata; e dalla moglie gener una figlia di nome L ibia, da cui prese il suo una delle parti della terra. Da questa L ib ia , e da Net tunno nacquero gemelli Agenore e Belo. Agenore ito iu Fenicia , ivi piant la sede del regno , ove fu padre

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di gran prole. Per lo che sospender per ora di parlare di lui. V. Belo non essendosi partito d Egitto , n ebbe il regno ; e prese in moglie Anchinoe , figliuola di Nilo f dalla quale gli nacquero allo stesso parto Egitto e Da ndo ; ma , come dice Euripide, anche Gefeo, e Fineo. Belo mand Danao ad abitare la L ib ia , ed Egitto lArabia : il quale avendo devastato il paese de Melamp o d i, volle che fosse chiamato Egitto dal nome suo. Questi avendo prese parecchie d o n n e , n ebbe cin quanta figliuoli maschi ; e Danao ebbe altrettante femmiue. Ora tra perch in tanta disuguaglianza di prole era certo un contrasto intorno al regno, e tra che a Danao un oracolo avea profetizzato che da uno di que suoi ni poti egli sarebbe stato ucciso ; per suggerimento di Mi nerva fabbric pel primo una nave, a cui diede il no me dal numero delle sue figlie, chiamandola pentecontoron , com a dire la cinquantaremi ; e poste in essa le sue figlie fuggi. Di l recatosi all isola di Rodi, dedic una statua a Minerva Lindia. Poi pass ad Ar go ; ed Elanore, che allora regnava in Argo, gli cedette la signoria, avuta la quale Danao volle che gli abitanti del paese si chiamassero dal suo nome Danai. Ma per ch in quel tempo il paese mancava d acqua, essendone state da Nettuno inaridite le fontane per isdegno con tro Inaco; avendo egli dichiarato che quel paese sarebbe stato consecrato a Minerva, mand le sue figlie a ricer car acqua allintorno. U na d esse, di nome Amimone, menti* era in tale faccenda, scagli un dardo contro un cervo, e fer un Satiro che ivi accovacciato dormi

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va : il quale di subito svegliatosi gagliardamente fu pres o dal desiderio d avere quella fanciulla al piacer suo; ma essendo sopraggiunto N ettunno, il Satiro scapp via. Amimone si giacque con N ettunno, e questi le indic le fontane di Lerna (1). VI. I figliuoli di Egitto intanto andati ad Argo per far cessare le antecedenti animosit, pregarono che loro si dessero in ispose le figlie di Danao. Ma Danao, e per ch poco fidavasi delle amichevoli loro dichiarazioni, e perch il coceva la memoria della fuga presa, e del] esilio, mostr di accettare il partito; e prima di tirare a sorte le donzelle , Iperm estra, eh era la maggiore di tu tte , diede a Linceo, e Gorgofona a Proteo. Questi due figli Egitto avea avuti dalla regina sua sposa Argifia. Poi a Busiride, ad Encelado, a Lieo, e a Daifrone toccarono Automate, Amimone, Agave , Scea. Queste avea Danao partorite Europa : di Elefantina poi erano nate Gorgofona, ed Ipermestra. Istro ebbe Ippodam ia, Calcodone Rodia , Agenore Cleopatra , Cheto A steria, Diacoriste Filodam ia, Alci Glauce , Alcmenore Ippom edusa, Ippotoo Gorge , Euchenore Ifimedusa, Ippo lito Rode. Questi dieci giovani erano figli di Arabia; e le fancinlle erano nate da Atlantea , e da F e b e , ninfe Amadriadi. Toccarono poi Pirene ad Agattplemo,
(i) Manetone ha lasciata memoria che Egitto era lo stesso che Sethosis, re d Egitto , e che suo fratello , detto Danao dai Gre ci , chiamavasi Armais. Sethosis intraprendendo una lontana spe dizione lasci al governo de suoi stati il fratello, che cerc di appropriarseli. Di che Sethosis informato ritorn , e ne cacci 1 usurpatore.

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a Gerceste D o ri, ad Euridamanto F a re , ad Egio M ae stra , Evippe ad A rgio, Anessibia ad A rchelao, Me lia ca a Nelo. Codesti sette garzoni erano nati da donna fenicia ; e le ragazze da donna etiope. I figli di Tiria sposarono senza commettersi alla sorte le figliuole di Memf per la somiglianza de nomi ; e perci Clito ebbe Clite , Stenelo ebbe Stenele , Crisippo ebbe Crisippe. Ma sottostettero alla sorte dodici, che nati erano dalla ninfa Caliaude, ed ebbero a spose dodici figlie di Po lisse. De garzoni ecco i nom i: E uriloco, F an te, Peristene , E rm o , Driante , Potamone , Cisteo , Lisso, Im b r o , Bromio , Polittore , Ctonio ; e delle figlie i nomi furono questi : Autonoe , Teano , Elettra , Cleopatra, Euridice , Glaucippe , A ntelea, C leodora, Pleurippe , E u ro to e , Stigne, e Brice. I figli che ad Egitto erano nati dalle Gorgone, tirarono a sorte le figlie di Pieria ; e a Perifante tocc A ttea, ad Ene o Podarce, ad Egitto Diossippe , Adite a Metalce, Ocipete a L am po, Filargia a Idmone. Gli ultimi sei furono Id a, che ebbe Ippodice , Deifrone eh ebbe Adiante ; e queste due donzelle aveano per madre Erse. Poi sieguono Pandione eh ebbe Callidice , Arbelo eh ebbe E m e, Iperbio che ebbe Celeno , Ippocoriste , a cui tocc Iperitte. Questi sei giovani erano nati da Efestina ; e la madre delle ragazze era Crino. VII. Avuta che ognuno d essi ebbe la sua sposa, fu fatto un gran convito ; ma poi iti a Ietto, quando le figlie di Danao videro ciascheduna immerso nel sonno il m arito, con un pugnale, che avuto aveano dal pa dre, Io scann; sola rimastasi da tale scelleratezza Iper-

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m estra, che lasci in vita Linceo perch rispettata avea la sua virginit. Danao la fece incatenare, e met ter prigione. Le altre , tagliate le teste degli sposi uc cisi, le gettarono in L erna; e i cadaveri fecero seppel lire, dop essere stati esposti al pubblico pianto innanzi alla citt. M inerva, e Mercurio per comando di Giove. con s^cra espiazione purgarono quelle donzelle dal pec cato : indi Danao accord in moglie Ipermestra a Lin ceo e le altre propose in premio a chi fosse riuscito vincitore dei giuochi gimnici. Am imone, gi gravida di Nettunno , partor Nauplio , il quale cresciuto negli anni, postosi a navigare alzava de fuochi sugli scogli per far perire quelli, che ivi capitassero credendo il luogo sicuro. Ma a lui pure tocc simil so rte , e quel fine fece, a cui gli altri avea condotto. Prim a di terminare cos i suoi giorni, presa avea in moglie Clim ene, fi gliuola di C atreo, siccome per 1 autorit degli scrittori tragici viene comprovato. Per chi scrisse i Ritorni dice che spos Fil ira ; e per testimonianza di Cercope prese Esione, da cui ebbe Palamede, Eace e Nausimedonte. CAPO II.

Acrisia e Preto fratelli e nemici, Acrisio ha Danae; le figlie di Pretg impazziscono ; e sono sanate da Melampo.
I. L inceo, che dpo Danao domin in A rgo, da Ipermestra ebbe Abante, dal quale, fatto sposo di Ocalea, figlia di M antineo, nacquero gemelli -Acrisio e

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P re to , che nell utero, della loro madre incominciarono ad ssere tra loro nemici. Quando poi furono adulti, veunero tra loro alle mani contendendo del regno ; e furono i primi che guerreggiando introdussero 1 uso degli scudi. Rimasto vittorioso Acrisio cacci fuori di A rgo Preto , il quale and & lobate in Licia ; o , come altri dicono, rifugiossi presso Anfianatte , la cui figlia spos. Omero la chiama Antea ; ma se diam mente ai Tragici, ebbe nome Stenobea. Il suocero con truppe Licie il ricondusse nell Argolide , ed occup Tirinto , che a riguardo del medesimo i Ciclopi cinsero di m ura; e accolti a partecipare della conquista, misero a colti vazione quasi tutto il paese argivo. Di tale maniera Acri sio signoreggi in Argo, e Preto in Tirinto. II. Acrisio di Euridice, figliuola di L acedem one, ge ner Danae; e Preto di Stenobea ebbe Lisippe, Ifinoe , ed Ifianassa, le quali giunte a m atura et caddero in pazzia, non avendo , siccome dice Esiodo , adottate le feste di Dionisio ; ma Acusilao dice ci essere stato ' in pena di non avere avuto rispetto al simulacro, di Giu none. Prese pertanto da furore, andarono vagando per la terra degli Argivi ; indi ritornate una seconda volta in A rcadia, e nel Peloponneso, con Ogn indecente stranezza scorrevano i luoghi deserti. Melampo, figliuolo di Amitaone e d Idom ene, nata di.Abante, essendo in grande celebrit come indovino, e che era stato il pri mo a trovare il segreto debeveraggi, e delle purgagioni, si offr pronto a risanare quelle donzelle, se gli venisse accordata la terza parte del regno. Preto spaventato del prezzo s grande che metteva! all opera , non ac>

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consent alla guarigione delle figliuole': onde la loro pazzia crebbe ancor pi; ed anzi anche le altre donne incominciarono a cadere in furore con esse; sicch si videro, abbandonate le loro case, incrudelire contro gli stessi proprii figli, e correre a nascondersi ne de serti. E crescendo ogni giorno di pi una tale miseria, finalmente Preto dichiarassi pronto a concedere la mercede addomandata. Allora Melampo promise bens la guarigione delle donzelle, ma chiese di p i , che altrettanta parte di regno fosse data a suo fratello Biante. Per lo che Acrisio tem endo, che se facesse al tre difficolt, Melampo venisse fuori con pretensioni maggiori, accord la nuova domanda. Allora Melampo tolti seco alcuni gagliardissimi giovinotti, e loro inse gnato mi forte c a n to , ed nna certa specie di danza tu m ultuosa, dalle montagne si mise a correr dietro alle donzelle fino a Sicione. In quello inseguimento Ifinoe, che era la m aggiore, m or; e le altre due con purgagioni guarirono: una delle quali Preto diede in moglie a Melampo , e 1 altra a Biante ; n mollo tempo dopo ebb egli poi un figlio , chiamato Megapente (1).
(t) Nella storia eroica di grande importanza questo fatto, in quanto accenna la divisione del regno dArgo in tre Stati. Ma lu ogo sarebbe il riferire le diversit, che nella esposizione del fatto s'in contrano presso gli Scrittori.

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CAPO III.

Preto manda Bellerofante contro la Chimera , che da lui viene uccisa. Bellerofonte vince i Solim i, le A niazzoni, i L idi; e s' impadronisce della figlia e del regno di lobate.
I. Bellerofonte, figlio di Glauco ( i) , il quale avea avuto per padre Sisifo, per imprudenza uccise suo fra tello D eliade, o come altri dicono, Pirene, od Alcimene ,come dicono altri ; e per quel fatto si ricover ad Argo presso P re to , e questi lo espi. Di lui innamora tasi Stenobea, la quale dicevasi anche A ntea, mand a sollecitarlo , proponendogli di giacrsi con esso lei. Il quale non acconsentendo alle voghe della impudica donna, da essa fu accusato a Preto come se lavesse egli tentata; e Preto credendo alla m oglie, consegn a Bel lerofonte una lettera (2), diretta a lobate, suo suocero, nella quale dicea a questo che avesse da farlo morire, lobate per servire il genero commise a Bellerofonte che andasse ad esterminar la C him era, pensandosi che in quella impresa il giovine sarebbe assolutamente pe ti) Questo eroe da prima avea portato il nome di Asclepiade; e prese quello di Bellerofonte per avere ammazzato Bellero, re di Corinto.
(2) Apollodoro ha cambiato in epistola ( lettera ) la frase usata da Omero in questo proposito, e che significa indicazione per segni, o geroglifici. E importante la osservazione per non confondere gli usi de tempi diversi.

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rito , perciocch quella terribile fiera, non che da uno, non potea esser doma nemmeno da molti uniti insieme per quante forze essi pure avessero. Era dessa nella superior parte della persona lione, nella inferiore era dra go, e capra nel mezzo ; e buttava fiamme dalla bocca, e distruggeva quanto le era vicino, ed estrminava greggie ed arm enti, comprendendo in una sola le forze di ' tre bestie. Dicesi sulla fede d Omero che questa Chimera fosse stata allevata per cura di Amisodoro, e nascesse da Tifone e da Echidna : il che comprovasi anche dai versi di Esiodo. II. Bellerofonte salito sul Pegaso ( i ) , cavallo colle ali, e generato da Nettunno e da M edusa, tenendosi in aria si pose ad assaltarla saettandola. Ma dopo es sere-uscito vincitore di quel combattimento, lobate lo mand a combattere contro i Solimi ; e finita prospe ramente anche quella imprsa , gli ordin che .andasse contro le Amazzoni.. Finalm ente vedendolo ben riuscito anche in quella spedizione, raccolta una partila di sceltissimi giovani della L ic ia , li mise in im boscata, ordinando loro che avessero ad ammjyszarlo. E ' poich Bellerofonte avea superato anche quel pericolo, ucci dendo anzi egli tutti que giovani, pieno di ammirazione del tanto valore di lui Jobate gli mostr la lettera che avea ricevuta da Preto ; e il preg a rimanersi seco lui, e gli diede in isposa sua figlia F ilonoe, lui destinando dopo la sua morte successore nel regno.
( i ) Questo passo dimostra che l impresa di Bellerofonte fu posteriore a quella di Perseo , poich, come vedrassi Del capo ussegucnte il Pegaso nacque dalla Gorgona, che Perseo uccise.

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CAPO IV. Acrisio getta al mare Danae, e il figlio nato da lei. Questi Perseo, che venuto grande mandato a tagliare la testala Medusa. Miracoli di quella testa. Liberazione di Andromeda. Perseo uccide per acci dente Acrisio. Suoi discendenti. Ercole, e primi fa tti d i lui.
I. Intanto Acrisio avendo interrogato 1 oracolo in torno a figli maschi, ebbe in risposta , che quello che fosse nato dalla figlia, avrebbe ucciso 1 avo. Di che messosi Acrisio in p a u ra , fece fabbricare sotto terra una camera di bronzo, ed ivi chiuse D anae, facen dola ben custodire. Secondo alcuni Preto giunse a gia cersi con quella donzella, onde nacque gran discor dia tra loro : ma altri dicono che fu Giove, il quale, tra smutatosi in pioggia d oro caduta sul seno di D anae, per tal modo pot averla sua. Quando poi Acrisio seppe che da essa, era nato P e rse o , non credendo che ci fosse stato per opera di Giove , messi lei e il figlio en tro una cassa di legno, fece gittar questa cassa in mare, la qnale essendo andata a fermarsi all isola Serifo, D itti, cavatone fuori il ragazzo, lo educ. II. Ma accadde che Polidette , fratello uterino di D itti, e re di Serifo, preso di amore per l e i , ( ed al lora Perseo era gi grande ) non potendo averla alle sue voglie, radun i suoi am ici, e con essi anche Per seo; e loro dichiar che all occasione delle nozis

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d Ippodam ia, figliuola di E nom ao, intendeva fare un invito', onde ognuno recasse alcuna cosa per regalo nu ziale. Ma che. recherai tu ? gli domand Perseo; ed egli rispose che avrebbe dato de cavalli. Ed io ripigli P e rse o , recherow i la testa della Gorgona. Il re nulla disse allora in contrario ; ma di poi domand i cavalli degli altri; e non potendo ottenere quello di P erseo, gli ordin che in cambio recasse dunque la testa della Gorgona, come avea dichiarato d essere pronto a fare. Perseo allora guidato da Mercurio e da Minerva and a trovare le figlie di Forco , le quali aveannom e Enio, Pefredo, e Dino , nate a Forco da Ceto ; 'sorelle delle G orgoni, e fino dalla nativit divenute vecchie. Non aveano tutte e tre che un solo occhio, e un dente solo, i quali a vicenda si prestavano tra esse, Poste eh ebbe Perse le mani sopra quel d e n te , e quell occhio , raccomandandosegli elleno , promise che tutto avrebbe loro restituito qualora glindicassero la strada alle Ninfe. Possedevano quelle Ninfe un paio di calzari a la ti, ed una cibisi, che alcuni credono essere una bisaccia ; e ci viene indicato da Pindaro e d Esiodo nello Scudo, ove di Perseo detto :
DelF orrida Gorgona il capo immenso Tutte, occupa le spalle ; e stassi dentro La cibisi.

E fa cibisi par detta cos per contenere vestito e ciba ria. Oltre questo esse aveano lelmo di Plutoue. Lasciate dunque in libert le F o rc id i, e loro restituito e 1 oc chio e il dente, poich gli aveano indicata la strada eh egli voleva, giunse alle Ninfe; ed avutone quello che

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desiderava, prima di tutto si mise sulle spalle la bisac cia, indi ai piedi la calzatura, e in fine Telmo in testa: del quale coperto-egli vedea quanti volesse, e nissuno Vedeva lui. Ed ottenuto da Mercurio una falce d ada mante , vol all Oceano , ove vide le Gorgoni dor mienti. U na desse avea nome Steno, Euriala la secon da , la terza Medusa ; e questa sola dicesi che fosse mortale. Era essa quella, la cui testa Perseo era stato mandato a prendere. Le teste delle Gorgoni erano tutte piene di squamose serpi attorcigliate ; ed aveano in bocca denti grandi quanto quelli de cinghiali : poi di bronzo erano le loro m a n i, ed aveano ali d oro colle quali volavano : di pi chiunque esse guardassero, lo trasmutavano in sasso. Assalitele Perseo cos immerse com erano nel sonno , direttone il braccio suo da'M i nerva, e.tenendo gli occhi fissi nello scudo di bronzo per cui vedea l immagine della Gorgona, tagli la testa a Medusa : il che fatto , Pegaso , cavallo alato , balz fuori all istante, e nel tempo stesso Criasore padre di G erione, di cui per opera di Nettunno essa era gra vida (j). III. Perseo messa* la testa di Medusa in quella sua bisaccia, se n and ; ma le Gorgoni svegliate dal sonno gli correvano dietro : se non che a cagione di quellelmo di Plutone, ondera coperto, esse non potevano vederlo.
(i) Per rendere chiaro questo passo d uopo aggiungere, che dissanguata la Gorgona mise fuori il feto, che portava. 11 che altri ha narrato per pi meraviglia succeduto coll accompagna mento del fischio prodotto dal violento uscire del sangue: sicch da quello Minerva ideasse la tibia.'1

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Essendo egli poi volato in Etiopia, ivi vide Andromeda, figlia del re Cefeo , sul punto dessere divorata da un mostro m arino; e la cagione si era che Cassiopea mo glie di Cefeo, tenendosi per la pi bella donna del mondo, avea sfidate le Nereidi a venire in fatto di per fetta bellezza seco lei al paragone : e se le avea per ci fatte nemiche a segno, che adirato Nettunno avea messo' a .guasto il regno di Cefeo con grande inondazione, e con- quel mostro. Cefeo, che era ricorso all oracolo di Am m one, avea avuto io risposta, che tante calamit avrebbero potuto cessare se Cassiopea avesse esposta' Andromeda sua figlia da divorare al mostro. E Cefeo fu da suoi Etiopi forzato a ci fare, e leg la figlia ad uno scoglio. La quale Perseo avendo veduta, ed innamoratose ne, disse a Cefeo chegli avrebbe ucciso il mostro mari no, e liberatane la figlia, qualora volesse darla a lui per isposa. Accettato da Cefeo il partito, e giuratolo, Perseo assalt il mostro, e luccise; e sciolse Andromeda: Ma F ineo, fratello di Cefeo, non tard a tramare insidie Perseo per la ragione che a lui prima Andromeda era stata promessa. Del che accortosi P erseo , opposta a Fineo e a tutti i partigiani seco lui congiurati, la testa di Medusa , li convert immantinente in sassi, quanti erano. IV. Ritornato poscia a Serifo, e trovato che sua ma dre e Ditti per la violenza di Polidette s eran dovuti rifugiare agli altari, dato addosso al re , ed agli amici, nell aiuto de quali quel re si era fidato, esposta innanzi ad essi la testa della G rgona, tu tti, quanti a quella testa guardarono, furono mutati in sassi. Poi fece r

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di Serifo Ditti ; ed a Mercurio restitu i sandali a la ti, la bisaccia, e 1 elmo ; e don la testa della Gorgona a Minerva. Mercurio tutte le accennate cose restitu alle Ninfe ; e Minerva mise la tremenda testa di Medusa in mezzo al suo scudo. Non mancano per scrittori che dicono Minerva essere stata quella che tagli la testa alla Gorgona, perch questa ebbe la sfrontatezza di ga reggiare di belt colla medesima. V. Perseo di poi con Danae e con Andromeda solle citamente and ad Argo per vedere Acrisio il quale pieno del terrore , in che messo Io avea l oracolo, ab bandon Argo, e and nel paese pelasgo. Intanto come Teutamio , re di L arissa, avea bandito grandi giuochi in onor di suo padre noyellamente defunto, Perseo si port col per prendervi parte anch egli ; e giuocando col disco^ l accidente port che di tale maniera col pisse A crisio, che quel re ne mor (i). Onde veduto avendo come 1 oracolo si era adem piuto, Acrisio seppell fuori della citt ; ma vergognatosi di andare ad A rgo, e di mettersi in possesso della eredit di quello a cui egli avea cagionata la m orte, recatosi a T irin to , pattu con M egapente, figliuolo di Preto , un cambio di re g n o , dando a Megapente il regno d A rgo, e te nendo egli quello di Tirinto, ove fortific Midea, e Micene. Avea egli da Andromeda avuta prole prima di ritornare in Grecia , cio P erse, lasciato presso Cefeo ; e dicesi che da qtfello avessero origine i re di Per(i) Conforme alle giuste osservazioni a questo passo del testo fatte dai Commentatori, io ne ho rigettata ogni assurdit , dan dogli un senso ragionevole. V. il Clavier nelle note a questo capo.

L IBRO SECNDO 05 sia (i). In Mieene poi gener A lceo, e S tenelo, E lio , M estare ed E lettrione, e una figliuola di nome Gorgo fona , che fu sposa di Periere. VI. Ora da Aloeo e da Ipponom e, figlia di Meneceo, nacquero Amfitrione, ed Anasso. Da Mestare e da Lisidice , figlia di P elope, nacque Ippotoe, che rapita da Nettunno, e portata nelle isole Echinadi, egl ingravid; e d essa esci T afio , il quale poi condusse a Tas o coloni, da lui detti Teleboi, perch appunto egli li avea tra tti lungi della patria. Da Tafio venne P tefelao , che N ettunno, fattogli nascere in testa un capello d o ro , costitu immortale. Pterelao ebbe sette figli, e una figlia, che fu Cometo. I maschi furono Cromio, Tiranno, An tioco , Chersidamante , M astore, ed Evere. Elettrione presa in moglie Anasso, figlia d Alceo,- ebbe di prole femminile AIcmena, e di maschile Stratobatene, Gorgofono, Fil onom o, Celeneo, Amfimaco, Lisinomo, Cherimaco , Anattore , Archelao ; ed oltre questi ebbe da Midea , donna di Frigia, un bastardo di nome Licimnio. Da Stenelo p o i, e da Nicippe , figlia di P elope, nacquero Alcinoe e Medusa ; indi Euristeo che regn in Micene : imperciocch quando si tratt che dovesse, generarsi E rco le, raccontasi che Giove disse nell as semblea degli Dei, che chi dovea uscire del sangue di Perseo avesse da regnare in Micene. Onde poi Giunone
(i) Se fosse Vero, come narra Erodoto, che Serse ramment

1 origine cmune agli Argivi per distorli dal fargli guerra insie
me cogli altri G reci, si capirebbe su qual fatto quel re si appog giasse. Ma in che buja notte converrebbe penetrare per cercai come gli ascendenti di Sene piantarono signoria oltre lEufrate !

Arouooota

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per invidia indusse Iliziia {i) ad impedire il parto di Alcm ena, e la suborn onde facesse uscire alla luce Euristeo di soli sette mesi. 1 figli di Pterelao , iti ad Elettrione che regnava in Micene insieme con T afio, gli domandarono il regno di M estore, padre della loro genitrice ; perch ricus di cederlo, essi gli condus sero via 1 armento bovino. I figli di Elettrione avendo voluto opporre forza alla fo rza, furono uccisi : il solo Licim nio, essendo allora picciolo, si salv. De figliuoli di Pterelao rimase E v ere, stato lasciato alla guardia delle navi; e i Tafii che scapparono,. diedero le vele ai v en ti, e misero sotto la custodia di Polisseno, re d Elid e , i buoi, condotti via ad Elettrione. Ma Amfitrione li riscatt da Polisseno, e li ricondusse a Micene. In tanto Elettrione volendo vendicare la strage sofferta, consegn nelle mani di Amfitrione e il regno ed Alemena sua figlia, facendolo giurare che fino al suo ri torno 1 avrebbe conservata vergine. Pensava egli di an dare a portar la guerra contro i Teleboi. Amfitrione, intanto che avea ricondotti i b u o i, vedendo come uno 4 essi era scappato, allatto di averlo raggiunto, avendo per caso in mano una clava, con essa diede siffatto colpo sulle corna della bestia , che da esse rimbalzata quella clava and a colpir nella testa Elettrione ivi vicino, sic ch rimase morto. Del qual fatto approfittando Stenelo, discacci Amfitrione da tutto il paese degli Argivi : cos che si fece signore non tanto di M icene, quanto di Tirinto. Indi chiamati s i figliuoli di P elope, Atreo
(i) Essa la stessa che Lucina.

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e Tiestc , raccomand loro Midea. Amfitrone dal canto suo , tolti sec AIcmena e Licimmo , recossi a Tebe , ove fu espiato da Creonte, e diede a L icimmo in isposa sua sorella Perimede; e come Alemena andava dicendo che sposato avrebbe chi vendicasse la morte de suoi fratelli, Amfitrone si profer a ci, e propose a Creonte che volesse essergli compagno nell impresa. Creonte disse cF essere pronto ogni volta che Amfitrone gli li berasse la Cadmia dalla volpe : ch una fierissima volpo allora faceva guasto della Cadmia. Ma quandanche A nfitri one avesse accettato il partito, era destino che da nissun u omo ci sarebbesi ottenuto. Intanto conti nuando quella volpe a guastare il paese, i Tebani ven nero al disperato partit o di offrire ogni mese a quella fiera un fanciullo della loro c itt , poich non facendo eglino co si, essa ne avrebbe portati va parecchi. Stando di tal modo le cose, Amfitrone and ad Atene, e trovato Cefalo, figliuolo di Deion e o , mediante la promessa fat tagli di una parte delle spoglie de T eleboi, lo indusse a gir seco alla caccia di quella volpe con un cane , che Procri avea condotto da C reta, a lui dato da Minosse : del qual cane era detto che il destino gli avesse accor dato di ammazzare-ogni fiera, che assaltasse. Ora ac cadde che mentre quel cane si mise a correre dietro alla volpe, Giove trasmut 1 uno e 1 altra in pietre. VII. Dopo ci Amfitrione nella guerra che intendeva fare, ebbe alleati Cefalo di Torico , cosi chiamandosi una borgata dell A ttica, Panopeo della Focide , Eleo, figliuolo di Perseo, da Elo citt degli Argivi, e Creonte di Tebe ; e con essi devast k is ole de Tafii. Ma fin-

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ch Pterelao visse, non pot mai prendere Tafo. Pel dopo che Gom eto, figlia di P terelao, s innamor di Amfitrione, essa tagli di testa a suo padre il capello d oro eh egli vi avea, per lo che Pterelao mor ; e morto lui Amfitrione sottomise tutte quante quelle isole. Egli poi uccise C om eto, e carico di spoglie ritorn a T e b e , consegnate quelle isole ad Eleo ed a Cefalo : i quali subito andarono ad abitarle, e vi edificarono citt chiamate coi nomi de medesimi. V ili. Ma prima che Amfitrione ritornasse a T eb e, Giove recossi di notte ad Alcmena, colla quale si gia cque per tre notti continue, presa la forma del marito Amfitrione, e a lei raccontando quanto contro i Tele boi egli avea fatto. Quando poi Amfitrione rito rn , vedendosi dalla moglie accolto con poco trasporto, le dimand perch seco di tale maniera ella si diportasse; e sent rispondersi essersi con esso lei gi egli 1 an tecedente notte giaciuto ; e Tiresia spiegandogli il fatto gli dichiar Giove essere stato quegli che stato erasi colla moglie di lai. Alcmena partor due figli, a Giove Ercole avente una notte di pi, e ad Amfitrione Ificle. IX. Ercole avea otto m esi, quando Giunone mand nella culla del bambino due draghi straordinariamente grandi perch lo divorassero. Alla vista del qual ca so , mentre Alcmena gridava aiuto da Amfitrione , Er cole , rizzatosi in p ie d i, prese con ambe le piani quei draghi, e li strozz. Ferecide per vuole, che quei due draghi fossero messi nella culla da Amftriooe stesso onde sapere quale dei due bambini fosse suo. Alla qual prova, soggiunge poi che Ificle cerc di fuggire, lad->

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dove Ercole stette fermo. Con che Amfitrone conobbe il suo essere Ificle. X. Ercole impar a correre sulle carrette da Amfitrione, larte della lotta da Autolico, quella del saettare d a E urito, la milizia da Castore, e a suonar la cetra da Lino. Lino fu fratello di Orfeo : il quale ito a T e b e , e fattone cittadino, mor data avendogli Ercole la cetra sulla testa per rbbia d essere stato battuto da lui che gl* dava lezione d suono. Avendogli poi alcuni fetta que rela contro per quell omicidio, e Chiamato in giudizio, egli si salv citando una legge di Radamanto che diceva : si riguarder come innocente chi punir colui, il quale ingiustamente l'abbia irritato. Temendo per Amfitrone che facesse qualche altra cosa sim ile, lo mand alla mandra de' suoi bovi, dove stando e di membratura e di forza crebbe a tanto che sopravanzava tutti. Era egli anohe tremendo d aspetto, come appunto figliuol di Giove ; ed avea quattro cubiti d altezza, e gli occhi splendentissimi s che mettevan fuoco; n lanciava saetta, n scagliava dardo, ch non cogliesse nel segno. Stando alla mandra , n avendo pi: di diciotto a n n i, uccise un lione del monte C iterone, il quale di l calando con grn furore dava il guasto agli armenti di Amfitrione e di Testio. E ra qufsti re de T espiesi, a cui Ercole recossi colla idea di ammazzar quel lione ; e presso quel re alloggi per cinquanta g i o r n i e per ogni volta che andava alla caccia, ciascuna notte'susseguente il re gli dava una delle sue figlie, da giacersi con lui. Ch ,avea egli appunto cinquanta figlie, tutte partorite* gli da Megamede, figliuola di Arneo; ,e faceva co s, de

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sideroso che da tutte esse gli nascessero nipoti del seme d Ercole. Per Ercole credette sempre di giacersi colla medsima , mentre si giacque con tutte. Ucciso poi eh ebbe colle sue forze il lione , della pelle d esso si vesti, e si mise in testa per elmo la parte che ne mo strava il muso. XI. Ritornando egli dalla caccia gli si fecero incon tro gli agenti di Ergino, incaricati di riscuotere o tri* b u to , o gabella dai Tebani ; ed ecco perch a veano verso Ergino i Tebani quella gravezza. L auriga di M eneceo, che chiamavasi P eriere, avea con un colpo di pietra ferito nel bosco Oncheslo , consacrato a Net tunn o , Olimene re de M inii, il quale portato mezzo morto ad Orcomeno, avea commesso a suo figlio di vendicarlo. Ergino messo in piedi un grande esercito and contro T e b e , ed ammazzati molti di que pop o lani finalmente v enne a trattato di pace, confermato con giuramento, a patto per che per vent anni i T e bani dovessero ogni anno mandare per tributo cento bovi. Ercole p e r accidente incontratosi in que legati, che' s incamminavano a T ebe, fece loro questa igno minia , che loro tagli le orecchie e il naso, e leg pur loro le mani al collo, dicendo che quel tributo recas sero ad Ergino. Ergmo di.ci sdegnato port la guerra a Tebe 5 ma Ercole prese le armi da M inerva, e ito contro quel r e , lui am m azz, e volse in fuga i M inii, e li obblig a pagare ai Tebani un tributo doppio di q u e llo , che i Tebani pagato aveano ad essi. In quella guerra, Amfitrione combattendo valorosissimamente re st morto. Per questa gloriosa spedizione Ercole ebbe

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la Creonte in isposa la maggiore delle sue figlie, Megara, che gli partor tre figliuoli, Terimaco, Creontiade e Deicoonte. La minore delle sue figlie fu da Creonte data ad Ificle ; il quale avea gi un figlio, Jolao di n o me , partoritogli da Automedusa figlia di Alcatoo. X II. Dopo la morte di Amfitrione, Radam anfo, fi gliuolo di Giove, prese per moglie Alcmena : era costui andato ad abitare in O calea, ' citt di Beozia, trovan dosi esule dal suo paese. rc ol e , che da urito avea appreso a ben maneggiar l arco, ebbe una spada da Mercurio , saette da Apollo, un torace d oro da Vul cano , e un peplo da Minerva : aveasi da per s fatto una clava, tagliandone il legno nella Selva nemea. Ma dopo la guerra oM inii, per odio d Giunone cadde in fu ro re , sicch giunse a gittar nel fuoco i figli che area avuti da M egara, insieme con due d Ificle: ond che da s medesimo and in bando. Testio fu quegli che in fine lo espi. Ito poi a Delfo cerc dal Nume ove dovesse andar a stare. La Pitia in quella occasione gli diede il nome di E re d e ; conciossiach dianzi erasi chiamato Alcide. Essa gli disse che sarebbe andato ad abitare in T irin to , che avrebbe servito per dodici anni E uristeo, e sostenute altrettante fatiche addossategli. Ch per in fine passati tatti 1 travagli, ottenuta avrebbe f immortalit.

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CAPO V.

Le dodici imprese da Euristeo comandate ad Ercole ; e da lui eseguite. Sudi viaggi. 1. Ci udito Ercole and a Tirinto ; d ivi facea qualunque cosa Euristeo gli comandasse. P er la prima gli ordin che avesse a recargli la pelle del Lione neineo : animale generato da T ifone, ed invulnerabile. Ercole andando in traccia del Lione, giunse a Cleona, ove M olorco, uomo che si guadagnava il vitto colle sue m an i, gli diede alloggio ; e voleva anche immolare unostia, se non che Ercole gli ordin qhe la guardasse p er trenta giorni : che se fesse ritornato sano e salvo dalla caccia, la sacrificherebbe a Giove salvatore ; e fosse p e rito , con essi gli farebbe gli o n o ri, quali a d un eroe si fanno. Giunto poi alla Selva neniea, e scoperto il Lione che cercava, primieramente il saett; e veduto che per nissuna ferita potrebbe essere u cciso, imbrandita la clava si mise a corrergli dietro ; e come la fiera and a rifugiarsi in una spelonca da due partii aperta, una ne chiuse , e per 1 altra corsele addosso, e strettole il collo colla mano, tanto la tenne in quellangu stia che la soffoc; e postalasi sulle spalle saw i verso Micene. Saputo per che M olorco, vedendo passato l ultimo giorno, che dato gli avea per termine del siio ritorno , credutolo morto stava per immolargli l ostia , gli fece il debito sacrificio a Giove salvatore ; indi rec il Lione a Micene. Ma Euristeo vedute le forze dErcole

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mai. pi di poi non gli permise di entrare in citt; e gli ordin che dalle porte della medesima mostrasse quanto avea fatto. Narrasi che preso da paura Euristeo si facesse occultamente fare sotterra una botte di bronzo. Indi per mezzo di Copreo, araldo di Pelope eliense, gli mand a dichiarare le imprese d ie dovea fare. Quel C opreo, avendo ucciso Ifto, si era tratto .in esilio a M icene, ed ivi abit ottenuta da Euriste o l espiazione. Adunque par seconda fatica Euristeo in giunse ad Ercole che dovesse tagliare le teste all Idra lernea. II. Questa allevata nella palude di L e rn a , tutto il piano e i campi scorrendo d iintorno, devastava con orrenda furia gli armenti e le messi. E ra prodigiosamente enorme di corporatura.,- ed avea nove te ste , otto delle quali diceansi soggette a morte, d immortale quella che stava in mezzo delle altre. Ercole montato sul carro, che conduceva'in qualit di auriga Jolao , mosse verso L e rn a , ove giunto ferm i cavalli. Trov egli l Idra accovacciata sopra un dosso presso le fonti Amimone , ov era solita occultarsi : la quale avendo egli assaltata con saette infuocate, obblig a saltar fuori del nascon diglio ; e quando ne fu uscita 1 abbranc colla m ano, e cos la teneva stretta. Se gli attacc essa tosto alle gam be, cercando d imbarazzarlo : e intanto che colla clava le pestava le teste, ci gli riusciva senza costrutto, poich ammaccatane una, due ne rinascevano: avea essa inoltre un assai grosso cancro a difesa, che mordeva ad Ercole il piede. Egli incominci dallo schiacciare il can cro, e chiamato in suo aiuto Jolao, questi messo fuoco

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a d ima parte della selva vicina, coi tizzoni accesi'ab bruciando le rinascenti teste dell Idra impediva che ne ripullulassero di nuove. In fine rimasto Ercole vin citore , e tagliata all Idra la te s ta , eh* era imm ortale, la seppell sulla strada che per Lerna va ad Eieunte, e vi mise sopra una gr ossissima pietra. Dopo di che aperto il corpo del mstro del fiele di esso tinse le sue frecce. Ma Euristeo dichiar , che ne dodici travagli drcole n on andrebbe annoverato questo , per la ra gione che non da solo, ma coll opera di Jolao avea vinta l Idra. III. Per terza impresa gl impose che portasse a Micene viva la Cerva, th avea corna d oro. E ra di fatto presso r E none, sacra a Diana una Cerva insigne per le com di quel metallo. Ercole p ertan to , perch non vbleva n ucciderla, n- ferirla, un anno intero le corse dietro : la quale infine per quello inseguimento ostinato sentitasi fiacca, and a rifugiarsi sul monte Artemisio, e di l al fiume L adone, dove, mentre ornai era per valicarlo, feritala con un colpo di freccia 1 ebbe sua, e se la pose sulle spalle. Ma camminando per l Arca dia incontrossi in Apollo, a cui era compagna Diana ; e questa gli tolse la C erva, e lo rimprover d aver voluto uccidere quell anim ale, che a lei era sacro. Se ne scus egli per la necessit, a che era stato indotto, e disse di tutto essere colpevole Euristeo. Onde la Dea placossi con esso lui} ed egli port a Micene tuttora viva quella Cerva. IV. Euristeo per quarta impresa gli ordin che do vesse portargli similmente vivo il Cinghiale dErimanto.'

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Questa terribil bestia uscendo d i quel tatmte tutto devastava il paese fino alla Psofide. rcole passando per Foloe fu alloggiato dal centauro Folo , figliuolo di S ileno, e della ninfa Melia. Folo gli present a man giare carni arrostite, e per s prefer le crude. Doman dando poi Ercole vino per b e re , 1 altro disse avere difficolt di m etter mano alla b o tte , eh era di comune propriet de Centauri. Su di che rispose Ercole non dovere Folo darsi pensiero ^ e and egli medesimo a cavarne. All odor di quel vino ben presto accorsero i C entauri, i quali armati di sassi, e di grossi pali irruppqpo nell antro di Folo. Furono i primi ad entrar dentro Anchio ed Agrio ; e questi assaliti da Ercole con accesi tizzoni dovettero voltar le spalle ; e fuggire j ed agli altri egli corse dietro saettandoli sino a Maleaj e l si trassero a cercar rifugio presso Chirone, il quale snidato dal monte Pelio dai Lapiti, abitava in quecontrni. O r nel m en tre, che Ercole saettava allintorno i friggenti Centauri una delle sue frecce trapassando il braccio di Elato and a piantarsi nel ginocchio di Chirone. Di che gravemente afflitto, corse egli a levar gliela , e sulla ferita fatta pose un cataplasma datogli da Chirone medesimo. Ma questi vedendosi piagato senza rimedio pass nella sua caverna, volendo morire in essa : e come non potea morire a m otivo, che gli era stata data la im m ortalit, fa tto , con permissione di Giove, in luogo di lui immortale Prom eteo, infine cess di vivere (i). In quanto alla rimanente turba de Cea(i) Morto Chirone allepoca che qui si accenna, ognuno vede, che Achille non pot avere educazione da lui. Prometeo, come

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ta u ri, gli qui d essi ritiraronsi in un luogo, gli altri in un altro \ e furorivi alcuni che si trassero sul monte di Malea: Eurizione and ad Oleno ( i ) } Nesso al fiu me Eveno ; gli altri furono da Nettunno nascosti presso il monte Eleusine. Ercole ritornato a Foloe , ivi trov ,morto insieme con altri Folo ; ed ecco perch. Folo tratta del corpo di uno de morti la freccia, ebbe a me raviglia come si piccola qual essa e r a , avesse uccisi tanti} e m entre stava in questa considerazione, si fece scappar di mano quella freccia, la quale cadutagli so pra un p ied e , sul. momento gli diede la morte. Data sepoltura a F o lo , Ercole si rivolse a dar la caccia al Cinghiale, che al clamore di lui sbucando da un grosso cespuglio , per 1 alta neve , per cui fuggendo ebbe di poi a passare, perduto di forze , fu da lui preso, e ben legato poscia tratto a Micene. V. Per quinto travaglio Ercole ebbe ordine di portar fuori entro una giornata e solo, tutto il letame del1' armento di Augia (2). F u Augia re di Elide. Alcuni dicono eh egli fosse figliuolo del Sole , altri di Nettun n o , altri di Forbante} e narrasi che avesse moltitudine di bestiame. Ercole presentossi a l u i , e senza dir pa rola di Euristeo si profer a trasportare dalle sue stalle
titano di razza, era immortale. Il Clavier riconosce nel corrente testo una magagna ; e senza dubbio essa v . . . Ma non la sola ! ! J (i) Qui ho seguita la correzione proposta dal Clavier, sebbene poi da lui non inserita n nel testo, n nella sua traduzione. Yeggansi le sue Note a questo capo. (a) Yuolsi che avesse tre mila buoi.

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in una giornata tutto il letam e, se a lai desse la de cima parte di tutti i suoi animali. Senza punto credere che di tanto fosse capace, Augia accett il partito, e promise quanto Ercole chiedeva. Questi preso a testi monio dell accordo F ileo, figliuolo di Augia, demolita la stalla, e deviate per mezzo di una fossa le acque de vicini due fiumi, lAlfeo, e il Peneo, le fece correre su tutto il luogo. Ma A ugia, saputo che in virt del* 1 ordine di Euristeo dovea essere fatta quell opera , ri cusava di dare la pattuita m ercede, e giunse persino a negare daverla promessa ; aggiungendo dessere pronto a stare a quanto fossero per dichiarare i giudici. Essen dosi dunque questi seduti in tribunale, Fileo , da E r cole citato in testimonio , depose contro suo padre , e disse avere questi promessa ad Ercole la domandata mercede. Sdegnato della cosa A ugia, prima che i giu dici pronunciassero ordin , che Fileo ed Ercole sgom brassero dall Elide. Fileo and a Dulichio, Ercole ad Oleno, presso Dessameno (1)^ e piant ivi dimora. E perch questi era sforzato a dare sua figlia Mnesimache in isposa al centauro Eurizione , chiesto d aiuto , uc cise Eurizione , mentre era venuto per condursi via la sposa. Ma Euristeo nemmeno questo fatto delle stalle di Augia cont tra le dodici im prese, alle quali lo avea condannato, adducendo per ragione avere per quell opera stipulato di prezzo. VI. P er sesta fatica glimpose di mettere in foga gli
(1) Era figlio di Ekeo, forse, secondo alcuni, fratello dIpponoo; e secondo altri centauro.

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U ccelli stimfalidi. Era presso Stimfalo , citt dell Arca dia , una palude detta Stimfala, tutta coperta di alberi foltissimi ed ombrosissima, dove erasi riparata una immensa moltitudine di enormi UccelK per assicurarsi la loro preda contro la voracit delupL M entre Ercole stava incerto sulla maniera di riuscire a cacciare dalla selva tanto uccellam e, ebbe da Minerva, dono da Vul cano a lei latto , certi cembali di bronzo , col suono strepitoso dequali da un monte vicino a quella palude si mise a spaventare quegli Uccelli. Essi al fracasso pieni di paura si diedero a volar via \ ed Ercole ad ammaz zarli saettandoli. VII. P er settima impresa ebbe a condurre ad E uri steo il Toro di Creta. Acusilao d ice, che questo era il medesimo che trasport Europa a Giove: altri dico no , che era stato quello che Nettunno dai gorghi del mare mand fu o ri, quando Minosse promise di sacri ficare a quel Dio ci che dal mare fsse comparso } ed aggiungono, che quel re ammirando le forme e la bel lezza singolare di quel T o ro , 1 avea mandato a suoi arm enti, fatto al Dio olocausto di un altro. Di che Net tunno sdegnato avea poi per vendetta, renduto quel Toro fierissimo. Ercole adunque and in Creta} e parte cipato il suo disegno a M inosse, questi gli disse che quando lo avesse ridotto in sua podest, la tenesse per s. Per lo c h e , essendogli riuscito di prnderlo, con dottolo ad Euriste o , gliel fece vedere ; ma come era sacro , e dedicato ad un Nume , lo lasci andar libero. Questo T oro, scorso il paese di .Sparta, e l Arcadia tutta , pass l Istmo, ed internatosi nell1Attica presso M aratona fece strage di quegli abitanti.

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. V ili. L ottava impresa fu di condurre a Micene le Cavalle di Diomede tra cio. Era Diomede figliuolo di Marte e di Cirene, e re deBistonii, razza bellicosissima di T racia: tali poi erano codeste Cavalle, chegli.le pa sceva di carne umana. Ercole navig a lui aecompagnato da una moltitudine di volontari*, la cui professione era di domare cavalle} e queste di Diomede spinse verso il mare. E come armatisi i Bistondi correvano per impe dire il condurle v ia , egli le diede da custodire ad Abdero. Dicesi, che costui fosse figliuolo di Erimo , locro di nazione, di Opunte, e-bagascione di Ercole : quelle . Cavalle lo misero in brani. Ercole intanto vinti i Bistonii j ed ucciso Diomede , gli altri obblig (dia fuga 5 indi fondata la citt di Abdera per onorare il sepolcro di quel giovine, le Cavalle consegn ad Euristeo, il quale le mand sul monte Olimpo, ove giunte vennero messe in pezzi dalle fiere. IX . Il nono travaglio fu di dover recare ad Euristeo la cintura d Ippolita, regina delle Amazzoni, abitatrici sulle sponde del fiume Termodoonte. Erano queste Amazzoni una razza valentissima in guerra, piena di viril forza. E se alcuua volta, congiuntesi a uom ini, parto rivano , le femmine soltanto allevavano. Facevansi poi o tagliare, o disseccare la destra mammella, onde nn soffrire impedimento nelladoperar l arco, e serbavano la sinistra per allattare la prole. Ippolita portava per insegna del superiore suo grado la cintura di Marte. Per Aver questa aduutpie mandavasi Ercole $ ed Euristeo gli avea ci ordinato per secondare sua figlia,A dm eta, desiderosa di quell ornamento. Tolti seco- in una sola

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nave vani compagni s mise in m are, e da prima navig all noia di P a ro , ove allora abitavano i figli d Minos se, Eurim edonte, C rise, Nefalione, e F il olao. Due di quelli, che seco lui navigavano, furono da figli d Mi nosse uccisi : della cui morte addolorato egli accise i nominati} e gli a ltri, che si erano riparati nella citt, s pose a strettamente assediare. Se non che vennero ambasciadori pregando , che pei due desuoi stati m orti prendesse quali egli voleva di loro , e desse pace agli altri. Annu egli, sciolse lassedio, e tolti Alceo, e Ste nelo , figliuoli di A ndrogeo, pass in Misia a Lieo , fi glio di Dascilo. Ivi alloggiato, aiutando Lieo contro A m ico, re de Bebrici, e contro i Mariandini, molti di quella gente trucid, e fra quelli il re Migdone, fratello d Amico : indi rovesciata la citt dei B ebrici, diede a Lieo il paese. Lieo chiam col nome di Eraclea tutta quella contrada. X. Di l portossi al porto di Temiscira, dove Ippo lita corsa a trovarlo, e domandato a che venisse, udi tone il perch , promise di dargli la cintura che voleva. Ma Giunone presa la ,figura di una delle Amazzoni, ita ov' erano tutte le a ltre , disse loro che la regina ve niva condotta via da que forestieri. Al quale annunzio arm atesi, a tutta crsa co loro cavalli si recarono ove era la nave. Ercole vedendo s grande attruppamento delle Amazzoni arm ate, sospettando che ci non fosse senza fraude , uccide Ippolita , ne toglie la cin tu ra } e sbaragliate tutte le altre , si rimette in mare , e va ad approdare a Troja. XI. Trovavasi allora in grandi angOsCe quella c itt ,

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caduta in ira di A pollo, e di Nettunno; Imperciocch Apollo e Nettunno, volendo aver prove delia malvagit di Laomedonte , presa forma d uomini, pattuirono di fab bricare per certa mercede la rocca di Pergamo ; e per ch finita l opera Laomedonte neg loro quanto s era p a ttu ito , Apollo mand a danni di Troja una gran pe stilenza , e Nettunno una inondazione, e un mostro marino , il quale qualunque persona trovasse ne cam pi abbrancava e rapiva. E come 1 oracolo avear dichia rato 7 che quel flagello non finirebbe se non quando Laomedonte avesse esposta Esione , sua figliuola , per essere da quel mostro divorata } egli ad uno scoglio prossimo al mare la donzella espose ben legata. Veduta in tale stato da Ercole , questi promis di salvarla , se Laomedonte gli desse que cavalli, che a lui dati avea Giove in compenso del rapito Ganimede. Laomedonte prom ise: Ercole uccise il mostro m arino, e salv Esio ne ; ma Laomedonte non diede i cavalli. Allora Ercole minacciando di rum ar T roja, parti, e approd ad Eno, ve alloggi presso Pohao. X II. Poi navigando presso il lido Eniese, avuta que rela con Sarpedone, figlio di N ettunno, e fratello di Poltio , uomo ingiuriatore ed improbo , 1 ammazz a colpi di frecce. Indi pervenuto a T a s o , espugnati i T ra c ii, che tenevano quella c itt , la diede da abitare ai figliuoli di Androgeo. Da Taso ito verso T o ro n e , Poligono, e T elegono, figliuoli di Proteo generato da N ettunn o , i quali lo aveano sfidato alla lo tta, sul campo stesso li ammazz. Finalmente port ad Euristeo a Micene la cintura d Ippolita.
jiPOl.LODOtO 6

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X III. Allora Euristeo gli diede la decima p ro v a \ e fa di condurgli da Erizia le vacche di Gerione. E rn ia un isola uon lungi dall oceano, oggi chiamata Gadira. Ivi abitava Gerione, nato di Grisaore e di Callirro e , figlia dell Oceano. E ra Gerione fatto del c orpo di tre uom ini, di questa maniera per , eh egli aveva un ventre solo (i). Avea costui vacche violacee .di colore, alla custodia: delle quali presiedeva il bifolco Eurizione, e con costui un cane bicipite, chiamato O r trg , gene rato da Echidna e da Tifone. Andando adunque Ercole per quelle vacche di Gerione dalla*parte d E u ro p a, e molti mostri per via trapassando recossi in Libia : ma fatto cammino per T artesso, volle lasciar monumento di quel suo viaggio, e piant a confini d Europa e di Libia due opposte colonne. Ma come viaggiando ebbe a soffrire assai caldo peraggi del Sole, non seppe ritenersi dal tendere I arco cntro quel Dio. Il quale p e r , ammirando le forze um ane, ad Ercole don un nappo d o r o , con cui pass l oceano, e giunto ad E rizia, pernott alle falde del monte Abante (a). Di ci accortosi il c a n e , si lanci contro di lui. Ma leroe
(i) Avea Ire petti, tre teste, Sei braccia, dice Stesicoro. Secondo un altra lezione avrebbe avuto tre petti, tre teste, si braccia, un ventre solo , e poi sei gambe. Nota Heyne. {i) La geografia di Apollodoro e q u i, e in molti altri luoghi riesce un mistero umiliante anche pei pi accurati Eruditi. Disputano assai senza nulla conchiudere del sito dellisola Erizia; e confessano di non saper nulla di questo monte Abante, o Arbante che abbia a dirsi. L Hejne ci manda alle derivazioni fenicie del Bochart, per saper che P che abas equivale a sagnare ! 1 !

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gli schiacci la testa colla clava, e similmente con essa ammazz il bifolco Eurizione, che correva in aiuto del cane. Intanto Menezio , pastore devbuoi di P lutone, corse ad avvisare Gerione del fatto : il q u a le , trovato prsso il fiume Antemunte rcole che conduceva via le v acche, e venuto alle mani con esso Ini, per un colpo di freccia mor. Ercole poste le vacche entro il nappo pass a T a rte sso , ove al Sole quel nappo restitu (i). XIV. Di l'and ad Abdera: poi giunse in Libia, ove Alebione e Dercino, figli di Nettunno, volevano togliergli il bestiame. Uccisi coloro, avendo preso cammino per la T irrenia, scappatogli da Reggio uno deto ri, gittossi nello Stretto j e pass in Sicilia; e scorsa la vicina terra, che da quel toro fu chiamata Ita lia , (poich i Tirrenii quello che i Latini chiamano tauro , essi dicono italon ) si port nelle campagne di Erice. Q u e sti, nato di N et tu n io , regnava sopra gli Ericinii , e- quel toro un ai suoi armenti. O ra Erc o le raccomandati i suoi buoi a V ulcano, si mosse per cercare il tor o scappato; ed avendolo trovato fra gli armenti di E ric e , domand che glielo restituisse. Ma Erice dichiarava di non dar glielo a meno che Ercole, lui non vincesse nella lotta. Ercole per tre volte lo vinse alla p ro v a, e finalmente Io ammazz; ed avendo ricuperato il suo to ro , insieme cogli altri lo imbarc sul m ar Jonio : ove appena inol trato , Giunone cacci addosso a quelle bestie un ta fano, pe cui pungoli irritate scapparonsi alle montagne
(i) Ferecide avea scritto depos (navicello): Paniesi dissefiala ; e i poeti posteriori nappo. Di qui vedesi come facessero gli Scrittori greei ad accrescere le .merav iglie mitologiche.

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della Trapia. Egli inseguendole , una parte ne trasse all Ellesponto ; e le altre diventarono selvagge. Colle raccolte giunto al fiume Strimone , stato fino allora navigabile , sdegnato contro d esso , a fo n a di pietre gittatevi fece che mai pi non potesse navigarsi Final* m ente present ad Euristeo le famose vacche , che questi poscia immol a Giunone. . XV. F atte bitte queste imprese nello spazio di otto anni ed un m ese, non avendo Euristeo voluto contare fra i travagli, che intendeva imporre ad Ercole , n il fatto delle stalle d'A ugia, n quello dell Id ra , per un* decimo gli assegn, che avesse recargli i pomi d oro delle* Esperidi. Non erano questi pomi , come alcuni credono , nella L ib ia , ma nell Atlante degl Iperborei $ e Giunone li avea regalati a Giove il d delle sue nozze. Custode di essi era l immortai drago di cento te ste , genitura di Tifone e di Echidna. Codesto mostro usava voci di tutte le m aniere, e con esso stavano alla custo dia di quepomi Egle, E rizia, E stia , ed Aretusa , che erano appunto l Esperidi. Mosso Ercole all im presa, prim ieramente, giunto ch fu al fiume Echedoro, trov C igno, figliuolo di M arte e di P ire n e , il quale lo sfid a duello. M arte nel combattimento faceva spalla costui : ma dal cielo piomb un flmine tra l uno e t altro 5 e il combattimento fu rotto. Indi preso il cam mino per mezzo agl lllirii, e movendo verso il fiume E rid an o , and a trovare le Ninfe , figlie di Giove e di T e m i, le quali gl indicarono N ereo, che colto m eutre dormiva ei leg , e quantunque mille forme diverse ad ogni momento prendesse, noi lasci libero

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piima che non gli avesse detto ove le Esperidi sog giornassero , ed ove fossero que famosi pomi. Il che saputo awiossi verso la Libia , e cammin per essa. Teneva il paese A n teo , figliuolo di Nettunno , il quale obbligando i forestieri a combatter seco in aperto campo finiva coll ucciderli. Ercole obbligato a lottare con lu i, alzatolo di terra, a forza di pugni 1 ammazz : ch se toccato avesse il suolo, era propriet sua di ritornare robustissimo. Per la qual cosa alcuni lo dissero figliuolo di Tellure. Dalla Libia pass in E g itto , ove regnava Busiride, nato di Nettunno e di Lisianassa , figliuola di Epafo. Costui da certo oracolo tratto immolava gli ospiti sullara di Giove ; ed era stato di questa maniera il motivo. Per nove anni lEgitto era travagliato da ste rilit dei campi. Capit nel frattempo col, procedente da C ipro, Frasio , valente indovino, annunciando che cessata sarebbe la carestia, se a Giove ogni anno si fosse sacrificato un uomo straniero. Busiride incomin ci dal sacrificare quellindovino; poscia prese costume di sacrificare gli stranieri che arrivassero. Cosi anche Ercole al primo suo giungere fu preso , e strascinavasi all ara : se non che tutto ad un tratto rotti i legam i, ond era avvinto, uccise e Busiride , e il figlio di lui Ifidam ante, e C albe, che n era 1 araldo. Dopo di che percorsa P Asia, approd a T erm id ra, porto de Rodii, e mangissi uno de b u o i, con cui un certo bifoleo arava la te r r a , distaccatolo dal plaustro. Il bifolco non avendo chi lo aiutasse, n speranza dimpedire il fatto, gittatosi ad una vicina montagna cominci a bestem miarlo , e maledirlo. E da ci venne, che anche al d

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d oggi, quando si sacrifica ad Ercole, susano bestem mie e maledizioni. Di l Ercole and in A rabia, ove uccise Em azione, figliuolo di Titone -, ed attraversata la L ib ia, navig fino al mare estrem o, e preso uno schifo (i) pass al continente opposto, ove a colpi di frecce ammazz lAquila, figlia di Tifone e di Echidna, la quale sul Caucaso andava divorando il fegato di Prometeo ; e lui sciolto dalle catene, che colass il ri tenevano , liber, e il rimise nella grazia di Giove , il quale avea dichiarato che sarebbe immortale in luogo di Chirone che desiderava morire. E poich presso gl Iperborei giunse all A tlante, e dalla prudenza di Prometeo fu aw rtito di non andar egli a cogliere i pomi dell E speridi, ma di porsi in vece di Atlante a sostenere il Cielo, e questo mandare in luogo suo} cos fece ; e Atlante and , e colse nell orto dell Esperidi tre pom i, e glie li rec. Grave poi essendo ad Ercole il peso del Cielo, per liberarsene, giacch Atlante mo strava di volere andar egli medsimo a presentare quei pomi ad E riste, disse voler fare un cuscinetto da porsi sulla te sta , onde pi comodamente sostenere tanta soma ; ed Atlante deposti in terra i pomi prese il posto di lui. Egli toltisi i pmi si part. H w ichi dice, che non li ebbe verament da A tlante, ma che egli medesimo ucciso il d rago, che n era alla guardia, li distacc colle proprie mani \ e quindi l present ad Euristeo. Euristeo li rilasci ad E rcole, da cui essendo
(i) Il Clavier traduce: ou il trouva sa coup: il s y embarque. Ercole avea gi restituito al Sole il nappo, con cui altrove avea navigato. Qui non poteva trattarsi di quello.

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stati dati a Minerva, questa li riport ov erano prim a, volendo religione che stessero in luogo degno. XVI. La dodicesima impresa addossata ad Ercole f u , ch egli strascinasse Cerbero fuori dell Inferno. Narrasi che questo mostro avea tre teste di c an e, la coda di drago, e sulla schiena le teste d ogni razza di serpenti. Dovendo adunque Ercole discendere all In ferno per quel cane , prima recossi adk Eum olpo in E ieusi, ond essere iniziato ne misterii di Cerere. Al lora per a forestieri non era permessa l iniziazione a que misterii. Ma fattosi adottare per figliuolo da Pilio, egli, che non poteva nemmeno essere, spettatore de sacri r iti, non avendo ancora espiata la morte data ai Centauri, da Eumolpo finalmente purgato del peccato, venne iniziato senza, altra difficolt. Poscia. recatosi al T e n a ro , promontorio della L aconia, ov la porta , per la quale si discende all Inferno, per quella penetr in que luoghi b u i, dove , veduto dalle anime ivi stanti, tutte , fuori di quelle di M eleagro, e di M edusa, figlia di Gorgona., scapparon via. Snud Ercole contro la G orgona, come se fosse ancora viva, la spada; se non che Mercurio lo avvis-che quella non era che un vano spettro. Giunto poi ov era Plutone , trov Teseo e Piritoo che aspirava ad avere in isposa Proserpina, e p er tale ragione col incatenato. Veggendo essi Ercole, a lui stendean le m ani, come a quello, che colle sue forze avrebbe loro restituita la vita. Egli - abbracciato Teseo il f rivivere ; ma volendo pur fare lo stesso di P iritoo, a cagione di un tremuoto accaduto sull istan te , lo abbandon. Rivolt per il sasso , sotto cui gi-

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ceva Ascalafo. Disegnava egli di dar sangue a quelle anime, e scann una delle vacche di Plutone} e perch Menenio, figlio di Ceutonimo, bifolco di Plutone, sfid Ercole alla lo tta , abbrancato colui a mezza vita, e rot tegli le coste, lo lasci andar salvo solamente a preghiera di Proserpina. Finalmente Ercole domand a Plutone d avere il Cerbero. Plutone gli . accord di condurlo via , purch lasciasse le arm i, colle quali era venuto. M a trovato il terribil cane alla porta dell Acheronte , cinto del suo to ra c e , e coperto della pelle del lione, Ercole mise le mani sulle teste del m ostro, n gli per* mise di fuggire , quantunque dal drago , che a quello serviva di coda, fosse m orduto} sicch comprimendogli le cervici, e togliendogli il fia to , se ne fece padrone. -Cos per la via di Trezene lo present ad Euriste o. Mostrato per che glie P ebbe lo riport all Inferno. Cerere cangi Ascalafo in gufo (1). CAPO VI.

Ercole ripudia Megara sua prima moglie; e vuole spo sar Jole, che gli negata. Uccide Ifito, Porta via da Deio il candelabro di Apollo. Serve ad Omfale. Imprese m i frattempo fatte da lui. Espugna Troja, e d a Telamone in premio Esione, alla quale dona Priamo.,
I. Finite queste imprese Ercole ritorn a T e b e ,
(i) I due passi che in questo capo riguardano Ascalafo, sono dall Heyne riguardati come intrusi: ma non ne dice il perch.

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diede in moglie a Jolao Afegara , e volendo prender moglie aneli egli, ud che E urito, piccol re di Ecalia, avea proposto la mano di sua figlia Jole in premio a chi lui e i suoi figliuoli vinti avesse nell arte del saet tare. And dunque in Ecalia ; ma sebbene fosse in saettare pi valente di tu tti, non per ebbe la sposa, che pur era stata promessa a chi fosse agli altri prevaluto nell esercizio dell arco. Ifito , il maggiore de figliuoli d1E u rito , teneva che Jole dovesse darglisi: ma non ac consentivano n il p a d re , n gli altri fratelli, sul timo re , che una volta o laltra Ercole uccidesse i figli, che p e r avventura da lei avesse. Accadde poco dopo , che furono da 'Autolico condotti via dalla Eubea i buoi di Eurito ; e questi pensava che ci fosse per istigazione di Ercole. 11 che non credendo Ifito , corse in traccia di Ercole, e lo incontr mentre veniva da F e ra, aven do allora restituita viva ad Admeto la moglie A lceste, dianzi morta. Ifito adunque lo preg ad andar seco in cerca di que buoi rubati. Ercole gliel promise ; e lo fece alloggiare presso di s : ma preso di bel nuovo da furore lo cacci gi delle m ura di Tirinto. E vo lendo farsi espiare di tal misfatto, portossi da Neleo , signore de Pilii, il quale non volle accoglierlo, in con siderazione dell antica benevolenza, con cui era legato ad Eurito. And quindi ad Amicla ; ed ivi lo purific dalla colpa Deifobo , figliuolo d Ippolito. Preso poi da* grave malattia per 1 uccisione d Ifito , pass a Delfo ; e domandando alla Pizia quando potesse guarirne, non n ebbe risposta. Di che sdegnato volle dare il sacco al tem pio, e portatone via il tripode si fabbric un tem-

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pietto per avervi oracoli. A quel fatto Apollo scese a combattimento con lu i, e non fu questo interrotto se non in grazia di un fulmine da Giove fatto cadere in mezzo ad entrambi. Ebbe allora Ercole dall oracolo , che la sua malattia sarebbe finita quando venduto, co me schiavo avesse servito per tre anni , e pagato ad Eurito il compenso della uccisione commessa. II. Mercurio , giusta quest oracolo , vend Ercole , e lo comper Om fale, figlia di Jard an o , e regina de L id ii, a cui morendo Tmolo suo marito avea lasciato il regno} ma Eurito ricus il compenso proferitogli per la morte del figlio. Intanto E rco le, servendo ad Om fale , non lungi da Efeso pose le mani sui Cercopi, e li trasse prigioni (i); e in ulide uccise Sileo insieme con Snodice, sua figlia, per la ragione che colui obbligava i forestieri che passavano di l , a vangar la te rra , e a trapiantare le sue viti. Indi recatosi allisola Doliche, e veggendo balzato sul lido il cadavere d Ic a ro , gli diede sepoltura, e dal nome di lui fece d ie Doliche in appresso si chiamasse Icaria: pel qual beneficio Dedalo sculse in legno di pino una effigie ad Ercole somiglian tissima , la quale non conosciuta da lu i, e creduta una persona viva , di notte ruin tirandogli contro una pie tra. D icesi, che nel tem po, in cui serviva ad Omfale , navigasse a Coleo ; che facesse la caccia del Cinghiale calidonio, e che da T eseo, il quale da Trezene era giunto all Istmo , fosse espiato.
(i) Questi erano una razza d'uomini prepotenti, che vivevano a spalle altrui.

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III. Finita poi la serv ita, e liberato dalla m alattia, con diciotto n av i, ciascuna di cinquanta rem i, e con grosso corpo di volontari!, tutti uomini fortissimi , na vig ad Ilio, ve giunto, diede la custodia dell armata ad Oicle ; cd egli co suoi valorosi e pratici della guer ra , and alla citt. Laomedonte con molte sue schiere assaltata f arm ata, uccise bens nel combattimento cb ebbe luogo, Oicle; ma respinto dalla truppa di Ercole fu obbligato a rientrare in c itt , e vi fu as sediato dentro ; e le operazioni di quell assedio furono s vive , che Telam one, rotte le m u ra , entr in citt pel prim o, ed Ercole dopo di lui. Ma questi veduto che Telamone lo avea sopraw anzato, impugnata con tro il medesimo la spada gli prese il p asso, non sof frendo che alcuno soprastasse a lui. Il che accortamente considerato da T elam one, questi si mise a rac cogliere alcune pietre vicine ; e domandato da Ercole che intendesse fare con ci , rispose volere alzare un ara ad Ercole Callinico : cosa che gli merit gli ncomii di <lui. IV. Preso poi Ilio, ed uccisi eoa frecce Laome donte , e i' suoi figli, salvo uno , Podarce , a Telamone diede in premio delle belle imprese fatte Esione , fi gliuola di Laom edonte, da cui poscia Telamone ebbe Teucro ; e a lei concedette di condur seco qual volesse de prigionieri. Avendo essa prescelto suo fratello Po darce , Ercole disse bisognare che prima egli fosse po sto in ischiavit. A tale dichiarazione essa soggiunse cosa per esimere da ci il giovinetto dovess ella dargli ; e toltasi di testa un velo d o ro , gliel diede pel prezzo

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del fratello : onde venne , che questi cambi il nome di Podarce in quello di Priamo. CAPO VII.

Ercole espugna Visola di C f e debella i Giganti. Ammazza i Molionidi, Augea, e Neleo con tutti i figliuoli di quest ultimo, eccettuatone Nestore. Am mazza parimente Ipocoonte ; e d a Tindaro Lace demone. Ha Telefo da A uge , la quale sposa Tea trante. Vince Acheloo , e prende in moglie Dejanira. Como d ,Amaltea. Astioche partorisce ad Ercole Tlepolemo. Egli manda i Tespiadi in Sardegna. Fugge in Trachine avendo ucciso Eunomo. Ammazza il centauro Nesso. A ltri suoi fa tti. Cade in furore per la vesta intinta del sangue del Centauro. Si abbrucia sul monte Oeta. Sua discendenza.
I. Veleggiando da Ilio coll armata , Ercole ebbe un aspra tem pesta, suscitatagli da Giunone : di che Giove irritato lei cacci dell Olimpo. Intanto si rivolse all isola C , i cui abitanti avendo creduto eh egli conducesse un armata di p ira ti, a furia di sassi gl im pedivano di prender porto. Ma egli per forza s impar dronl dell isola} e diede morte ad Euripilo, figlio di Astipalea e di N ettunno, e re del luogo. Se non che nella mischia ei rimase ferito da C alcodonte, e coll aiuto di Giove salvato , non soffri alcun disastro. Devastata quell isola and a Fiegra in osservanza di M inerva, dove unitamente agl Iddii debell i Giganti ; e poco

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d o p o , raccolto un grosso drappello di rcadi, e presi seco dalle citt della Grecia coraggiosissimi volontari!, si trasse a far guerra ad Augia. Questi udendone le mosse contro di lu i, fra gli Eliesi scelse a capitani de suoi Eurito e C teato, i quali sebbene erano due perso ne , una sola pur ne formavano , e in forze superavano tutti gli uomini di que tempi. Erano questi figliuoli di Moliena e di A ttone, quantunque si dicessero figli di N ettunno. Attone poi era fratello di Augia. 11. Accadde p e r , che nel tempo di questa spedizio ne Ercole si ammalasse; e per ci venne ad accordo coi Molionidi : i quali avend poscia saputa la malattia di lui y fraudolentemente ne assaltarono le schiere , e di queste uccisero molti uomini. Non fin per nem meno allora dalla guerra. E come, per la terza volta celebrandosi i giuochi dell Istmo i Molionidi dagli Eliesi furono deputati insieme con altri a fare i sacrifizii d u s o , egli tese loro imboscata presso Cleona , e li trucid : poi condotta la sua gente ad E li, prese quella c itt , ed ucciso Augia e i figli, chiam Pileo c o l , e a lui diede il regno. F u allora eh egli istitu i giuo chi olimpici, ed inalz un ara a Pelope , e dodici ne inalz ai dodici Dei. H I. Presa E li, mosse contro Pilo , ed espugnatala Uccise Pendim ene , il pi valoroso de figliuoli di Ne le o , che c ombattendo uso era pigliare ogni sorta di forme ; e Neleo stesso, e tutti gli altri figli uceise pari mente , eccettuato u n o , che fu Nestore , il quale es sendo ancra bambino veniva allevato presso i Gerenii. In quella battaglia, che diedesi, fer inoltre Plutone ,

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che prestava aiuto ai Pilli. Diroccata P ilo , port la guerra a Lacedemone per punire i figliuoli d Ippocoonte, coi quali era in collera pel soccorso che dato aveano a N eleo, e pi ancora perch aveano ucciso il figlio di Licimnio. 11 che accadde di questa maniera. Stando quel giovinetto ad osservare la reggia d Jppoco o n te, all improvviso gli venne contro un cane della razza molossa : egli dato di piglio ad un sasso , glielo scagli c o n tro , n il colpo del giovinetto fall. Allora i figli d Ippocoonte uscirono fuori improvvisamente , e con bastoni batterono quel ragazzo ta n to , che lo ucci* sero. Mosse dunque Ercole 1 esercito contro Lacede mone per vendicar quella morte ; e portato il campo in Arcadia , chiese a Cefeo, che cosuoi venti figli vo lesse essergli compagno nella guerra. Ma Cefeo dubi tando , che se abbandonasse T egea, gli Argivi non gra dassero ad occuparla per fo rza, metteva difficolt in prendere parte in quella spedizione. Ercole , veduto questo , preso un fiocco della capellatura della Gorgona avuta da M inerva, e messa dentro un urna di bronzo, la consegn a Steropa, figliuola di C efeo, dicendole , che se nemico esercito si presentasse alla citt, essa lo porrebbe in fuga solo che dalle mura tre volte gU fa cesse vedere quella capellatura : badasse per a non guardarle essa mai. Il che fece che Cefeo, e i suoi figli lo seguitarono nella impresa. Ma nella battaglia che si diede, e Cefeo, e tutti i suoi figli perirono, e per anche Ificle, fratello d Ercole. Egli per uccisp Ippocoonte , e fatti prigionieri i figli di costui, assoggett la citt a T in d aro , e a questo concesse anche il regno.

LIBRO SECONDO g5 IV. Poscia passando a Tegea , viol Auge , figliuola di A leo, la quale avendo partorito occultamente un fanciullo, 1 avea deposto nel tempio di Minerva. F ra t tanto , sparsasi in que luoghi la peste , Aleo entrato nel tem pio, e visitandone ogni angolo, trov il parto della figlia ; e fece portare il fanciullo sul monte P arten io, ordinando che ivi fosse esposto : il quale per per certa divina provvidenza fu salvato. Imperciocch una ce rv a , che da poco si era sgravata, gli prest il latte } e poscia alcuni pastori lo presero in c u ra , e lo nomi narono Telefb. Aleo non contento d aver voluto far perire il fanciullo , consegn a Nauplio , figliuolo di N ettunno, Auge, onde la trasportasse fuor di paese , e la vendesse. Nauplio la diede a T e u tra n te , che signo reggiava la citt di Teutrania , il quale la fece sua moglie. V. O r tornando ad E rco le, ito egli a C alidone, do mand in isposa Dejanira, figlia di Eneo ; e per averla v enuto a lotta con Acheloo trasformato in to ro , gli strapp di testa un corno } e spos Dejanira , resti tuendo ad Acheloo il corno strappatogli, in vece del quale ebbe quello di Amaltea. Era questa figliuola di Emonio , la quale possedeva un corno di toro avente tale virt , stando a quanto ne dice Fcrecide , che qualunque cosa da mangiare o da-bere uno desideras se , quel corno la somministrava copiosissimamente. VI. Poi Ercole prese a far guerra ai T e sproti in fa vore de Calidonii ; e presa per forza la citt di E fira, di cui era re F ila , congiuntosi con Astiache , figlia del medesimo, divent padre di Tlepolemo. Mentre poi

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vivea soggiornando coi Calidonii , mand a T estio , di cendo che de' suoi figli sette ne ritenesse presso di s , tre ne mandasse a T e b e , e gli altri quaranta spedisse in Sardegna, per fame in quell isola de coloni. Alcun tempo d o p o , trovandosi presso Eneo a tavola uccise con un pugno E unom o, figlio di Architele , che gli dava bere. E ra quel giovine parente di E n e o , ma il padre di quello perdon il fatto, poich era seguito in volontariamente. Ercole per rispettando la pena che in tali casi metteva la legge,. volle soffrire 1 esilio , e stabili di recarsi a Trachine presso Ceice ; e quando insieme con D ejanira, sua m oglie, giunse al fiume E veno, ivi trov il centauro N esso, il quale passava sulle spalle i viandanti, dicendo quella impresa avergli conceduta gli Dei per mercede di sua giustizia. Ercole pass a guazzo senza bisogno dell opera di alcuno ; e per Dejnira pattu il prezzo, e 1 affid a Nesso perch la portasse all altra sponda. Ma il Centauro ne} passarla prese a volerle far violenza ; e come essa si pose a gridare , Ercole udendola, tosto che Nesso fu in terra, lo percosse con una freccia nel cuore. Veggendosi quel Centauro agli estremi della vita , chiam a s la donna , e le disse, che se volesse avere pronto un filtro per Ercole, raccogliesse, e mischiasse insieme col sangue , che dalla ferita spillava , il seme eh egli avea sparso in terra. Cos essa fece ; e serb il tutto. V II. Ercole intanto scorso il paese dei D rio pi, e mancando di vettovaglia, s imbatt in T iodm ante, che guidava un carro tratto da due b u o i, uno dequali distaccato dal timone scann , cosse , e divorossi. Po*

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scia giunto a Trachine presso Ceice alloggi , e de* bell i Driopi ; e di l ito a trovare E gim io, re dei D o n i, se gli fece compagno di guerra } essendo che i L a p iti, avendo alla testa loro Corono, dai confini del paese lo molestavano armata raarfo. Avea Egimio stes so , vedendosi stretto da nem ici, eccitato Ercole ad aiutarlo, offrendogli di porlo a parte del regno. Ercole adunque lo soccorse} uccise Cortmo insieme con tutti i su o i, e liber compiutamente in ogni parte il paese. Inoltre and addosso a Laogara , re de1D riopi, uomo petulante e malvagio, ed alleato de Lapiti, mentre in sieme co suoi figli banchettava nel bosco di Apollo , e lo ammazz. N molto d o p o , m entr egli move^ per. Itone , avendolo Cigno , figliuolo di M arte e di Pelo pia , sfidato a duello seco, ostui pure nel combatti mento upcise : e quando di l si volt ad Orcomeno } avendogli voluto il re Amintore impedire colle armi, il passo , lui pure tolse di vita. Giunto poi in T raehtne, radun un esercito per gire in Ecalia, e punire Eurito.. Prese a compagni in quella guerra gli A rcadi, e i Melie s i, che in Trachine stanziavano, e i Locrii Epicnemidi} e lesito fu, che Eurito e i suoi figli furon m orti, e la citt fu presa. Quindi data sepoltura ad Ippaso, fi gliuolo di Ceice, ad Argeo, e a Mela, figli di Licimnio, e' agli altri suoi commilitoni, che in quella guerra aveano, lasciata la v ita , diede il sacco alla c itt , e condussi prigioniera Jole. Dopo questa im presa, approdato al, C eneo, promontorio della E ubea, edific l ara di Gitfve Ceneo} e volendo in essa sacrificare , sped a T ra ccine da C eice, onde gli mandasse una ricca pomApOLUtDOtO

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posa tonica: il che udendo D ejanira, gi informata di quanto rispetto a Jole era avvenuto; temendo chErcole s innamorasse ancora di quella fanciulla, ed altronde credendo vero ili filtro additatole da Nesso, quella .tu nica del sangue del Centauro bagn. Con essa in dosso Ercole fece il propostosi sacrifizio: ma appena pel con tatto delle carni di lui quella vesta fu riscaldata, per tutto il corpo gli si sparse il veleno dellid ra , e lo gangren. Diede allora in tale delirio, che preso pei piedi L ica, e alzatolo in a ria , dalla Beozia il lanci a preci pitare nel m ar Euboico ; e strappandosi di dosso la tu n ica , com essa gli si era attaccata al corpo, venivanle dietro i brani di carne. Concio miseramente di tal peste fu portato in nave a Trachine : il che saputosi da Deja nira , essa s impicc colle sue proprie mani. Ercole poi ordin ad Ilio , il maggiore de figli che da Deja nira avea avuti, che tosto che l et gliel permettesse, prendesse Jole in moglie : indi recatosi all O eta, monte de T rchinii, sal sopra una catasta di legne , da lui fatta com porre, e diede ordine che le si attaccasse fuoco. come nessuno de suoi ardiva- tanto , capit sul luogo Peante , che andava cercando le sue greggie smarrite r e costui accese la catasta. A lui Ercole don le sue frecce e 1 arco. Mentre poi la catasta ardeva, una nube si vide alzarsi con tuoni fragorosi ; e dicesi che lui portassi al Cielo. Cos fatto immortale, e preso in grazia da G iunne, E te , figlia di le i, men in mo glie , dalla quale gener lessirco ed Aniceto. VIII. Ora ecco i figli tutti di lui avuti dalle figliuole di Testio. Da Procride ebbe Antileone ed Ippeo : essa

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era la maggiore , li partor gemelli : da Panope ebbe Trepsippe, da Lisea E umide, da *** Cr-eonte, da Epii laide ebbe Astianasse , da Carte ebbe Jo b e , da Euribia Polilao , da Patro Arcbemaco , da Melme Laome donte , da Clitippa Euricapi , da Eubote Euripilo. Aglaia gli partor Anziade ; Criseide il fece padre di O nesippo, Orea di L aom en, LisidiGC di T e le , Entedide di Menippid. Ebbe da Antippe Ip p o d ro m i, Teleutagora da E u rice, Pilo da Ippotea , da Eubea O lim po, da Nce Nicodromo , da Argelea C leolao, da Esslea E ritro , da Santide Om olipo, da Stratonica Atromo, Celeustauore da Ifi, da Laotoe Antifo, da Antiope Aiopio , A stibie da Calameti , da Fileide Tigasi. Da Esereide ebbe Leucone , da Antea *'* ; da Euripile ebbe Archedico , Dinaste da E ra to , da Asopide Mentore , da Eone Amestrio , da Tifise Linceo , Alo era te da Olimpusa , da.E lieonide Falia. Ebbe da Esichia E streblo, da Terpsicratea Euriopo , d Eleuchia Bnleo , Antima c o da Ncippe , Patroclo .da Piripp e , Nefo da Prassitea , da Lisippe Erasippo , da *** Licurgo y Licio da Tossierate , Bucolo da M arsa, Leuc ippo da E u rite le , da Ippocratea Ippozigo. Questi adunque furono i figli eh Ercole ebbe dalle Tespiadi. IX. I seguenti ebbe da altre donne. Da Dejanira 7 figliuola di Eneo , ebbe Ilio , Ctesippo , Gleno ed Oneite $ da M egara , figliuola di C reo n te, ebbe Terimaco , Deicoonte , Creontiade e Deione. Il figlio eh ebbe da Om fale, regina de Li d ii, fu Agelao, da cui venne Creso. Ebbe poi' da Calciope , figliuola di E uripilo, Tessalo ; da Epicaste , figliuola di Augia , Testalo \ da

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Partenope , figliuola di Stimfalo , Evere ; da A uge, fi gliuola di Aleo, Telefo} da Astioche, figliuola di F ila , Tlepolemo j da Astidamia , figliuola di Amintore , Ctesippo} da A utouoe, figliuola di Pireo , Palemone (i). capo

Vm.

G li Eraclidi perseguitati da Euristeo si rifugiano in Atene. Euristeo uccso. Tentativi degli Eraclidi per ristabilirsi nel Peloponneso. Finalmente giungono ad impossessarsene. Divisione tra loro del paese. Vicende del ramo stabilito nella Messenia.
I. Trasportato fra gli Dei E rco le, i suoi figli, fug gendo da Euristeo , si rifugiarono presso Ceice j e poi ch Euristeo incominci a dom andarli, altramente mi nacciando guerra, essi per la paura abbandonata Tra* chine si sparsero per l E liade} e perseguitati anche col da Euristeo , andarono ad Atene , ove ritiratisi presso 1 ara della Misericordia imploravano protezione. Gli Ateniesi non solamente non li consegnarono ; ma di pi sostennero guerra contro Euristeo, e i suoi figli, che erano Alessandro , Ifimedonte , E uribio, M entore, e Perimede , che gli Ateniesi uccisero. E d Euristeo medesimo, mentre abbandonato il suo carro s avviava fuggendo ai Sassi Scironidi, fu ammazzato da Ilio , che lo inseguiva, e che troncatagli la testa , di quella fece
(i) Altri figli di Ercole, non mentovati da Apollodoro, si trovano notati presso altri Scrittori.

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dono ad Alcm ena} ed essa Colla navicella da tessitore gli schiacci gli occhi. II. Morto di tale maniera Euristeo, gli Eraclidi ritor narono nel-Peloponneso , e ricuperarono tutte le citt perdute. Per entro lanno, in cut eransi ripatriati, una mortai pestilenza invase tutto il Peloponneso ; e l ora colo dichiar ci essere avvenuto perch erano ritornati nelle sedi paterne prima che ci loro fosse dagli Dei permesso. Per l che abbandonato di nuovo il Pelopon neso , andarono a Maratona. Prima intanto che di l partissero , accadde , che Tlepolemo , non volendo , uccise Licimnio \ e fu cos, che volendo col bastone percuotere un suo schiavo sbagli il colpo.. Andando egli pertanto esule con non piccol numero d uom ini, giunse a Rodi, ed ivi piant sua dimora. Ilio in questo mezzo , volendo eseguire- il comando del padre , prese per moglie Jole ; ed era tutto inteso al come procurare il ritorno a1 suoi Eraclidi. Per ci recossi a Delfo} e domand al Nume in che modo potessero ritornare. Il Nume rispose, che ritornerebbero, se aspettassero sino al terzo frutto. Ilio interpretando che il terzo frutto si gnificasse un triennio, lasci decorrere questo periodo} poi coll esercito ricondusse nel Peloponneso gli Era clidi } e fu nel tem po, in cui teneva il regno di quella contrada Tisam eno, figliuolo di Oreste. Or venutosi a battaglia, furono vincitori i Peloponnesii, e vi rimase morto Aristomaco. Venuti poi iu et i figli di C leolao, consultarono intorno al ritornare col la Pizia, la quale rispose ripetendo ci che prima avea detto 1 oracolo. Temeno oppose, che per aver dato mente a quel re

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sponso, la loro impresa era andata male ; e allora la Pizia disse, che del cattivo evento la colpa era tutta lo ro , perciocch non aveano ben inteso il responso : eb 1 oracolo non avea voluto indicare il terzo fratto della te rra , ma bens-il terzo della generazione; ed ac cenn che per lo stretto ed umido cam m ino, di cui I .oracolo avea parlato , s intendeva l Istmo stenigro , ehe viene destra sbattuto dal pelago di pi ampio alveo. Le quali cose udite T em eno, prse seco alquante $chiere di soldati, navig ad un luogo della Locride , Qhe anche oggi per quel caso conserva il nome di Naupatto. In ta n to , mentre quelle schiere-ivi soggiornava no, Aristodemo mor percosso da un fulmine, lasciando due figli gemelli, avuti da Argia, figliuola di Autesione, e que figli furono E uristene, e Procle. Accadde p u re , che 1 esercito dimorante in Naupatto fu colto da grande malattia, la quale sopravvenne per la seguente cagione. E ra comparso tra essi un vate , che ispirato dal Nume prediceva il futuro. Essi per lo credettero un m ago, mandato dai Peloponnesii a m ina dellesercito : per la che Ippoto, figlio di Fila di Antiocq,, ch era nato da E rc o le , con un dardo lo uccise. Pel qual fatto tutta la forza navale p e r, consunti, dal morbo gli uomini che componevano larmata ; e 1 esercito a piedi fu vittima infelice della fame. Di tanta strage onsultato il Nume, rispose per l uccisione del vate essere essa avvenuta ; e dovere 1 omicida andare esule per dieci anni : nella guerra pi per la stessa cagione doversi Ippoto servire per due anni, come capitano, dellopera di un Trioculo. A cento dell esilio Ippoto fu messo a lavorare la terra.

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Cercando, poi deli accennato Trioculo , incontraronsi in Ossilo , figliuolo di Andrem one, cavalcante'un ca vallo , il quale avea un occhio solo, poich perduto avea laltro per un colpo di freccia. Costui ritornava in patria dopo avere da esule vagato un anno intero per V Elide e per la Etolia, a cagione di un omicidio com messo. Or credeudo che questi fosse quello , che loracolo indicava, lo fecero loro comandante } e venutosi al fatto d a rm i, rimasero vincitori pep terra per m a re , ed uccisero Tisam eno, figliuolo di Oreste. Man carono per de loro compagni Pam filo, figliuolo di Egimio , e Dima (i). III. Quindi impadronitisi del Peloponneso, tre are alzarono a Giove p a trio , sulle quali, fatti i sacrifizii, vennero a dividersi a sorte le citt. Prima ad estrarsi fu Argo : la seconda fu Lacedemone : la terza Messene. Portata quindi una secchia piena d acqua, ognuno dovea gittar in essa un sassolino, dalla estrazione' del quale dipendeva la sorte. T em eno, e i figli di Aristo demo , cio P ro d e ed E uristene, vi buttarono i loro due sassolini. -Cresfonte desiderando d avere dalla sorte M essine, gitt nella secchia un pezzetto di te rra , che sciogliendosi dovea fa re , che innanzi uscissero le due prime sorti. Laonde infatti prima usci quella di Te meno , e seconda ,quella de figli di Aristodemo. Cosi
(1) G iustamente qui notata una lacuna; e un garbuglio, che non consente alla verit della Storia, nelle sue Croniche dallo stesso Apollodoro esposta con tale esattezza, da esser egli insieme con Eratostene l autor pi sicuro dell epoca vera del famoso ritorno degli Eraclidi, seguito ottani anni dopo la presa di Troja.

io< BIBLIOTECA DI APOLLODORO LIBRO SECNDO

Messene venne ad essere di Cresfonte. Sulle are quindi, ox.e aveano fatto i sacrifizii, trovarono posti alcuni em blemi. Per quelli, a cui era toccata A rgo, stava un rospo : per quelli, che aveano avuta Lacedem one, un drago ; per quelli che M essene, una volpe. Yoleasi sa perne il significato ; e i vati dichiararono, che- a chi era toccato il rospo meglio era ripianer in c itt , per ciocch il rospo un animale c h e , se viaggia, non ha forza con che difendersi: al contrario, se quelli cheb bero il drago , si muovessero, sarebbero formidabili : quelli poi che aveano avuto l emblema della volpe, sarebbero astutissimi. IV. Temevo intanto, lasciati da parte Agelao, Eu ripilo , e C allia, suoi figli, si affezion alla figlia Irneto e a Deifonte, che 1 avea sposata. Di che irritati quelli, convennero coi Titani di una mercede perch questi uccidessero il lor genitore. Ma quando quel par ricidio fu stato commesso , 1 esercito dichiar che il regno sarebbe stato d Irrido e di Deifonte. Cresfonte poco dopo essersi posto in possesso di Messene, insie me con due suoi figli fu ammazzato. llora fu messo in hiogo loro Polifonte per essere della stirpe degli Eraclidi ; e questi per forza fece sua moglie Merope, la quale era stata moglie di Cresfonte. Polifonte pure venne ucciso. Merope avea mandato il terzo figlio di nome Epito (i) ad essere allevato presso il suo proprio padre5 e quando fu adulto, assaltato per insidie Polifonte} lo am m azz, e ricuper il regno p atern a
l*) Volgarmente Pgislo.

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GRAM A TIC O ATENIESE

LIBRO TERZO

C A P O P R IM O

Progenie di Agenore, altro figliuolo d Jnaco. Ratto di Europa. Avventure dei Jrateili mandatine in cerca. Sarpodone regna in Licia. Radamanto va in Beozia. Minosse, legislatore in Creta, si f a re. Suoi figli. Ottiene da Nettunno un toro di cui Pasifae sinna mora.

qui esposto quanto concerne alla stirpe d Inaco seguendo la generazione di Belo 40 alla famiglia degli Eraclidi, or narreremo quanto riguarda la prole di Agenore.

A .VENDO fin

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I. Dicmmo gi come Nettunno ebbe da Libia due figliuoli j Belo ed Agenore. Belo , re degli Egizii, ge ner i figli gi mentovati di sopra. Agenore passato in Europa prese a moglie Telefassa, dalla quale ebbe di figlie E u ro p a , e di figli Cadmo , Fenice , e Cilice. V ha chi Europa dice figlia, non di Agenore, ma d Fenice. Fatto , che Giove s innamor di le i, e che in forma di toro , spirante 1 odor soave del croco, fattosi mansueto e domestico alla donzella, cos l al lett , che indottasi a montargli sulla schiena fu tratta come preda attraverso del mare in Creta, ove di Giove partor Minosse , Sarpedone, e Radam anto. Omero per dice che Sarpedone nacque di Giove e di Laodam ia , figlia di Bellerofonte. Yeggendo poi Agenore che la figlia non compariva, mand i suoi figli a cercarlaj ed ordin loro di non ritornare a lui senza averla tro vata. Ad essi unironsi e la madre Telefassa, e T aso, figlio di N ettunno, o , come dice F erecid e, Cilice. Corsero essi per molti p aesi, n mai trovarono traccia di Europa. Per la qual cosa disperando di ritornare a casa, uno and per un verso, 1 altro and per un altro. Fenice portossi in Fenicia, Cilice invase i luoghi a quella confinanti ; e si assoggett tutta la contrada adia cente al fiume Piramio : Cadmo e Telefassa penetrarono nella Tracia; e cos-fece T a s o , fondando nella Tracia la citt di T a so , appunto dal nome di lui chiamata. II. Europa intanto fu presa in moglie da A sterione, picciolo re in C reta; ed allev i figli nati di lei-, i quali venuti adulti vissero tra loro discordi, e ci fu per 1 amore del giovinetto M ileto, figliuolo di Apollo e di

LIBRO T ERZO

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A ria , figlia di Cleoco., Pareva quel giovinetto inclinare a volr pi bene ed amore a Sarpedone: laonde na cque guerra } e Minosse rest vincitore. Sarpedone e Mileto preser la fuga ; e Mileto approdato nella C a ria , ivi fond una citt, chebbe il nome da lui. Sarpedone si mise come alleato di Qilice, che guerreggiava contro i L icii j e si procacci un regno in una parte della Li cia^ e Giove gli concedette la vita di tre et. N manca chi dice come fu preso d amore veementissimo per A tim nio, figliuolo di Giove e di Cassiopea, e per tale cagione esser perito in una sedizione. Radamanto re gn sugl isolani, fattosi loro legislatore; e di nuovo fuggendo, recatosi nella Beozia, prese in moglie Alcmena. Finalmente uscito di v ita , fu fatto giudice nell In ferno insieme con Minosse, suo fratello. Minosse dimo rando in Creta , diede leggi al paese ; e pigliata in mo glie Pasifae, figlia del Sole, e di Perseide } o , come dice Asclepiade, Crete ? figlia di Asterio, gener di ma* schii Catreo , Dencalione , Glauco , ed Androgeo , e di femmine E c a le , Senadice, Arianna, c Fedra. Dalla ninfa Paria ebbe Eurim edonte, Nefalione, Crise, e Filolao } e da Dessitea ebbe Eussanzio. III. 'Essendo morto Asterione senza lasciar figli, Mi nosse,'che avea preso a governare , fu tolto dall inge rirsi nell amministrazione del regno. E volendo egli provare come gli Dei conceduto aveangli il regno, di ceva , che se alcuna cosa avesse richiesta, 1 avrebbe di certo conseguita. Quindi per fare 1 esperimento di quanto diceva, stando per offrire a Nettunno il sacrifizio di un to r o , p reg , che gli venisse dal fondo del mare,

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promettendo d immolarlo; e di fatto ebbe da Nettunno un toro qual conveniva. Cos fu posto in possesso del regno ed egli poi quel toro mand fra i suoi armenti, e in luogo di quello un altro ne immol. Minsse fattosi padrone del m are, ebbe la signoria di quasi tutte le isole. IV. Ma sdegnatosi contro di lui N ettunno, per non avergli sacrificato il toro concedutogli, quello rend fe roce, ed accese Pasifae di un amore ardentissimo per sif fatta bestia. Della quale passione volendo essa pur soddi sfarsi, ricorse a Ddalo, architetto ingegnosissimo, che per un omicidio commesso era fuggito da Atene. Costui con meraviglioso artificio c ostru una vitella di legno , vuota per di dentro, e la copr con una pelle di bestia simile; poi la espose in una prateria, ove quel toro era solito pascolare. Vavea ben adagiata dentro Pasifae; e il toro and a quella come se fosse stata una vera e viva vitella. Pasifae partor Asterio , soprannominato il Mi notauro , che dicesi avere avuto la testa di to ro , e il rimanente corpo di uomo. Minosse , secondo l avviso di alcuni oracoli, ordin che fosse custodito e chiuso dentro il labirinto , che Dedalo gli avea fabbricato ; ed era fatto in guisa che per le molte intrecciate stra d e , e i giri, e gli andirivieni, non trovavasi come uscirne. Ove parleremo di T eseo , sar detto quanto riguarda il M inotauro, Androgeo, Fedra ed Arianna.

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CPO II.
Figli di Catreo. Aitamene fogge a Rodi per non uccidere suo padre. Ammazza una sorella : le altre sono mandate da Catreo a vendere ; e Catreo ito a cercare in Rodi il figlio per dargli il regno, da questo , non conosciuto, viene ucciso.
I. C atreo, figlio di Minosse , fu padre di E ro p e , di Climene , di Apemosine , e di un maschio di nome Ai tamene. Cercando Catreo come avrebbe terminata la v ita , 1 oracolo gli rispose che sarebbe stato ucciso da uno de suoi figliuoli. Udita la quale cosa Aitam ene, per timore d avere da ammazzare suo padre , si part di Creta con Apemosine, sua sorella; ed approd in certo luogo di Rodi, di cui impossessatosi, lo denomin Cretenia. Salito poi sul monte A tabirio, vide tutte le isole , che sono intorno, e considerata Creta , e ricor dando gli Dei patrii, alz un ara a Giove atabirio; e poco dopo uccise sua sorella : ed ecco perch. Essen dosi Mercurio innamorato di l e i, n potendola mai raggiungere, che da lui essa fuggiva, ed era di una singolare velocit, stese sulla via pelli fresche, per le qilali c a d u ta , egli la pot avere in sua b a lia , e ne fece ci che volle. Essa di tutto inform il fratello. Q uesti, che credette addotto il nome del Dio a pre testo della colpa commessa , presala a calci luccise. II. Accadde di p o i, che Catreo mand con Nauplio

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Erope e Olimene, perch le vendesse in lontane parti (i). FIbtene prese Erope in sua m oglie, dalla quale ebbe A gamennone e Menelao. In quanto a Olimene, Nauplio se la fece sua sposa; e per lei divent padre di Orace , e di Palamede. III. Essendo poi Catreo divenuto decrepito 3 voleva lasciare il regno ad Aitamene ; e per questo navig a Rodi. Ed essendo sbarcato insieme cogli e ro i, che lo accompagnavano , in una spiaggia deserta , i bifolchi, eh erano alla custodia degli arm enti, lo respinsero j credendo che quella fosse una turba di ladroni. E g li, mentre da quegl isolani veniva percosso, diceva qual era; ma i latrati de cani n on permettevano che fosse inteso. Nel frattempo giunge Aitam ene, e non cono scendo il padre gli scaglia contro un dardo, e lnccide. Poi quando cap il misfatto commesso preg gli Dei che lo facessero ingoiar dalla terra ; e cos sul fatto avvenne. CAPO III.

Figli di Deucalione. Glauco > figlio d i Minosse , ri chiamato alla vita da Polido. Ha da lui anche il secrto d'indovinare; e come dal medesimo ne fosse privato.
I. A Deucalione nacquero Id om eneo, Crete , Noto ,
(i) Dicesi per avere scoperto, che s eran o lasciate defiorare. Abbiam o per altri esempi di figlie mandate * vendere a qualche principe che volesse sposarle.

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e Molo. G lauco, figlio di M inosse, fanciullo anco* r a , inseguendo una mosca ( i ) , cadde in un tino di m ele, e vi si soffoc dentro. Non trovandolo in ntssun luogo Minosse, dopo mille ricerche fatte, mand a con sultare 1 oracolo sul come rinvenirlo. I Cureti riferirongli che ne suoi armenti era un bue di tr colori, del quale chi perci 1 appropriazione giungesse a fare esat tissimamente , quegli avrebbe la virt di richiamare in vita il figliuolo perduto. Chiamati da ogni parte v a ti, Polido, figliuolo di Cerano, al irutto del rovo assimigli il colore del b u e ; e costretto a cercare il fanciullo, collaiuto di certo vaticinio lo trov. II. Ma dicendo M inosse, che bisognava renderglielo vivo, fece chiudere Polido in una casa appartata in sieme col cadavere del figlio. O r mentre costui trovavasi in somm a. tribulazione non sapendo che farsi , ecco eh ei vede un drago strisciarsi verso il corpo del fanc iullo. Allora temendo di morir egli nel tempo che andava commiserando il m o rto , con una pietra schiac ci la testa al drago. Ma ben tosto un altro drago apparve, il quale veduto morto il primo retrocesse ; indi ritornato con certa e rb a , questa sparse su tutto il corpo del morto drago ; con tal mezzo lo richiam alla vita. Somma meraviglia ebbe Polido del fatto; e di quell erba copr anch egli il corpo di Glauco ; e tosto il risuscit. III. Minosse per anche dopo aver riavuto vivo il fi( i) Tutte le lezioni antecedenti portano un sorcio.- Il Clavier ha ingegnosamente stabilita quella die i sieguo, come pi con forme all indole d i un ragazzo.

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glio, ricusava di lasciar partire Polido per Argo, donde era venuto. Voleva, che di pi insegnasse a Glauco 1 arte di vaticinare. Per forza adunque dovette istruirne Glauco. Ma nel mentre eh egli era sul punto d imbar carsi verso la sua p a tria , al giovinetto disse che gli sputasse in bocca. Il che fatto , Glauco dimentic quanto intorno al vaticinare avea appreso. questo basti intorno ai discendenti di Europa.

CAPO IV. Arrivo di Cadmo in Beozia. Fondazione della Cadmea. Sparti. Nozze di Cadmo, e sua prole. Semele. Nascita di Bacco. Disgrazia di Atteone.
I. Cadmo , avendo sepolta Telefassa avuta dai T raci ospitalit, si rec a Delfo per sapere qualche cosa in torno ad Europa. Il Dio gli disse non dovere esser cu rioso di cercare d Europa ; ma avere a prevalersi di una vaca, che gli sarebbe scorta per via, ed ove essa stanca del cammino si riposasse, dover fondare una citt. Avuto il quale responso, si mise in cammino per la contrada de F o cesi, ove uscita dell armento di Pelagonte una vacca, e andandogli innanzi, egli la seguit. Questa , percorsa la Beozia, gittossi in terra nel sito , ove ora Tebe. Pens egli di sacrificare quella bestia a Minerva ; e a tale effetto commise ad alcuno de suoi compagui di recargli acqua attinta dal fonte Marzio. Stava alla guardia di quel fonte un drago, che dicono genitura di Marte. Quel drago divor parecchi degli

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uomini, cherano per trar acqua. Della quale cosa Cadmo irritato uccise quel drago ; e per consiglio di Minerva ne semin i d e n ti, seminati i quali asciron di terra uomini arm ati, a quali si diede il nome di S p a rti, che lo stesso che seminati. Questi di poi con vicendevoli ferite si amm azzarono, gli uni venuti tra loro alle mani per una quistione, a cui non intendevano prima di dare tanta importanza ; gli altri perch tra loro non si conoscevano. Ferecide per lasci scritta la cosa di questa maniera. Cadmo veduti nascer di terra quegli uomini armati gitt de sassi tra loro ; ed ognuno dessi credendo che que9sassi gli venissero addosso per mano de suoi compagni, si mosse a battagliare cogli a ltri, e la mischia fu con tutti. 11. Cinque soli di costoro rimasero in vita ; e furono E chione, U deo , Ctonio , Iperenore , e Pclore. Cadmo per un anno intero fu mercenario di Marte a conto di quegli che si erano tra loro ammazzati; e allora 1 anno era composto di otto anni (i). (i) Convengono gli Eruditi che il testo corrotto, n s ac cordano a correggerlo. Non si accordano poi demmeno in ispiegare c ome lanno fosse allora composto di otto: al pi sospettando che cosi fosse presso i Beozii differentemente dall uso degli altri popoli greci. Essendo generale il consenso di un anno d esigilo per chi rendevasi om icida, le parole allora Vanno era compo rto di otto anni vorrebbonsi spiegare cos, che 1 anno comune per tutti gli altri componevasi di otto p a rti, dai Beozii in particolare dette anni. Ma sacrilegio toccare i vecchi e scomposti testi' tanto addentro! Il diligente Clavier a questo passo non dice altro se. non che ori ignore aussi ce que cest cette anne de
huit ans ! ! Apoixoaam 8

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III. Passato il tempo di quel servigio, Minerva stessa adorn la residenza al r e , e gli diede in isposa Armo n ia , figlia di Venere e di Marte. T utti gli Dei, lasciato il C ielo, furono con gran banchetto accolti a celebrar quelle nozze. Cadmo don alla sposa un peplo e un monile, lavoro di Vulcano, e che dicesi a lui da Vulcano stesso mandato in regalo. Ma Ferecide dice, che fu dato da Europa ; e eh essa 1 avea ricevuto da Giove. IV. Cadmo ebbe di figlie Autonoe,. In o , Sem ele, Agave ; ma di figli, ebbe soltanto Polidoro. Ino spos A tam ante, Autonoe si marit con Aristea^ ed Agave con Echione. Giove innamorato di Semele si congiunse a lei di nascosto di Giunone; ed ingannata da Giu none, mentre Giove le avea promesso di accordarle qualunque cosa gli avesse domandato, gli domand che venisse a giacersi con essa come era uso fare colla consorte. Il che non potendole Giove negare, al talamo di lei scese sedendo sul cocchio, preceduto dal fulmi ne , ed accompagnato da lampi e da tuoni : per lo che Semele spaventata mise alla luce il feto di sei mesi. Giove levandolo di mezzo al fuoco, lo cuc entro il suo fianco. Semele morta cos all improvviso, le sue sorelle sparsero che avuto a fare con qualche m ortale, e con menzogna dicendosi fecondata da Giove, Giove stesso 1 avea fulminata : venuto per il debito tempo , Giove rotta la cucitura mise fuori Dionisio, e lo oonsegn a Mercurio ; e questi lo port ad Ino e Atamante; dicendo loro che lo allevassero come una fanciulla. Di che indi spettita Giunone mise in furore que due conjugi. Quindi Atamante uccise il suo figlio maggiore Learco, cac cian

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dolo come.6e fosse una fiera. Ino gitt in una caldai d?jacqua bollente Melicerte , e coUuociso figlio sbalz nel profondo del mare. Dicesi e$sa Leucotea , Palemone il fanciullo : hanno loro dato questi nomi i navi ganti , perch vanno in soccorso di quelli che soffrono burrasca. Per Ci ancora da Sisifo furono istituiti i giuochi istmici di Melicerte. Giove intanto trasform Dionisio in capretto per salvario dall ira di Giunone. Quindi Mercurio port il fanciullo alle N infe, che allora abita vano in Nisa, citt dell Asia (i) : le quali trasmutate di poi da Giove in tante stelle, chiam Iadi. V. Da Autonoe ed Aristeo nacque A tteone, il quale educato da Chirone divent cacciatore. Fini, egli poi divorato dai suoi cani nel Citerone, e in tal modo mor. Acusilao per dice, che ci gli accadde per 1 ira di Giove, avendo egli domandala Semele in moglie. Ma i pi vogliono che la sua disgrazia provenisse dall aver veduta Diana lavarsi; ed aggiungono, che sul fatto venne trasformato in cervo; ed essersi a cinquanta suoi cani, che lo inseguivano, da lei istillata tal rabbia, che non conoscendo il loro padrone sei divorarono. Per altro cos estinto i suoi cani con grandi urli, lo cercavano., e non trovandolo, con gemiti e con mesti abbajamenti esprimevano la loro tristezza : e dopo che invano 1 eb bero per lungo tempo cercato , andarono all antro* di
(i) molto probabile, che il testo sia guasto , e che in vece d Asia fosse da Apollodoro scritto Arabia, giacch Diodoro , tra gli altri, che molto si in assai cose attenuto ad Apollodoro, attribuisce allArabia sul confine d Egitto la citt di N isa, ove Dionisio, o vogliamo dir Bacco, fu allevato.

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Chirone, il quale fece un simulacro di Atteone, e vedu tolo essi morirono tutti di cordoglio. Hannosi nomi de cani di Atte one in alcuni v e rsi, che corrono (i).
Questi del gioviti re per ogni parte , Quali tigri rabbiose, od orsi, sopra Il bel corpo gittarsi : immane razza ! Capace, o Proteo , a lacerar tue reti. Ed altra pur prole crudel s aggiunse Del signor suo ad isbranar le ntembras Linceo, e velocissimi di gambe Babo, e Amarrato. DelP eterno Giove Per comando cos cadde Atteone i E le sue carni, e il nero sangue ingordi Tracannar A rgo e Sparto, e il presto al corso B ore, di quelle carni e di quel sangue Fattisi pasto: sopravvenne ratta La rimanente turba de'latranti. Tale agli uomini dato di tremendi Aspri dolor tremendo aspro conforto ! Si vuole che questi due ultimi versi sieno intrusi. Perch dunque
(i) conservarli nelle ultime studiatissime edizioni ? M ho presa la libert, dovendo per riverenza a tanti dotti uomini conservarli senza la im propriet, che altritnente presenterebbero, di aggiun gere al conforto ( medicina nel testo ) quel tremenda aspro. Io era condannato a commettere un sacrilegio; ed ho preferito quello, che i dotti uomini potevano pi facilmente perdonarmi in grazia del loro amor proprio.

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CAPO V. Viaggi di Bacco, e sue imprese. Cadmo regna sugli Illirii. Casi di Polidoro , diLabdaco , di Ideo, e di Antiope. Questa vendicata da Zeta e Amfione, suoi figliuoli. Edificazione di Tebe. Sciagura diNiobe. Vicende di Edipo.
I. Dionisio , poich trov la vite, preso da furore messogli addosso da Giunone, vag per l Egitto e la Siria. Primo di tutti gli diede ospizio Proteo, re degli Egizi). Di l and di nuovo a Cibela, citt della Fri gia ; ed ivi espiato da R ea, ed istruito de riti di Cibele, e da lei avuta una stola, per la via di Tracia and in India. Licurgo, figlio di D riante, re degli Edomi, abitanti sullo Strimone, da prima lo respinse con tumeliosamente. Allora egli si rifugi presso Teti, figlia di Nereo. Ma le Bacchidi, e tutti i S atiri, che lo segui vano , furono messi in prigione. Le Bacchidi per ven nero poste in lib e rt , poich Dionisio fece cadere Li curgo in delirio, a modo che credendo di tagliare un tralcio di vite colla scure ammazz forsennato suo figlio Driante. Ma quando gli ebbe cos tagliate le gambe ri venne in s. Gli accadde ancora, che non producendo la terra alcun frutto, loracolo dichiar, che ritornerebbe ad essere fruttifera quando Licurgo cessato avesse desser mortale. Per lo che ci udito gli Edomi lui portarono sul monte Pangeo, ed ivi lincatenarono: ave poi, con forme il desiderio di Dionisio, tnor sbranato daca valli.

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II. In appresso, scorsa la Tracia e la Libia (i) tutta, e col assegnato posto e nome alle stelle, Bacco ri torn* a Tebe; e ne obblig le doune ad abbaudonare le loro case, ed a gire a far baccanale sul Citeron. Ma Penteo t figlio di Agave di Echione, succeduto nel regno a C adm o, loro proib quel bagordo ; ed intanto essendosi portato sul Citeroue per esplorare quelle M imallonidi, da sua madre Agave, caduta in fu ro re, venne fatto in b ra n i, creduto da lei una fiera. In fine Bacco, dopo essersi ai T ebani dichiarato D io, and ad Argo ; e non essendo dagli abitanti di quella citt riconosciuto per ta le , forz le loro donne ad iufuriare , e a far baccanale nch esse per modo , che portati avendo seco i loro bambini lattanti, delle
(i) L Heyne , e il Clavier hanno sentita l incongruenza della espressione nel x di questo capo per la via di Tracia and in India. Il primo tiene che s abbia a levare in India , o pi letteralmente contro gr Indiani: il secondo sospetta di testo gua sto. L esattezza geografica non il miglior pregio n di Apollodoro, n degli scrittori mitologi. Qui 1 Heyne vuole affatto escluse le parole e CIndia tutta , e col piantate colonne, o come porta un altra lezione, e col assegnato posto e nome alle stelle. Il Clavier all opposto vuol conservata la spedizione di Bacco all in d ia , troppo celebre nella Mitologia. Per questo appunto deve parere impossibile, che Apollodoro non ne avesse fatta menzione ; e secondo me supplisce la breve indicazione del i ad onta della strana inesattezza , onde n' 1 espressione ac compagnata. Nel 5 a ardisco mettere Libia in vece d India ; ed escludendo la lezione delle colonne , ritengo 1 operazione astro nomica come a Bacco convenientissima per tutte quelle ragioni che i dotti nelle Mitologie Conoscono.

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loro carni pascevansi. Di poi volendo dalla Icaria pas sare a Nasso , prese a nolo una trireme di oorsari tirrenif, i quali messo il Dio in nave trapassarono il littorale di Nasso , e veleggiarono in Asia per col ven derlo. Ma Dionisio cambi lalbero e i remi in serpenti, e la nave emp di e d e ra , e del suono di tibie. Per lo che que nocchieri presi da furore buttaronsi in mare per fuggirsene , e vennero trasformati in .delfini. Poich dalle cos chegli avea fatte i mortali capirono lui esser D io, vennero attribuendogli gli onori divini. Egli poscia rivoc daglinferi la m adre; le diede il nome di Tionca, sal al Cielo con essa (i). IIL Nel frattempo Cadmo con Armonia, sua moglie, abbandonata Tebe and agli Encheliesi, i quali guer reggiati dagl Illirii aveano avuto in risposta dal Nume , che se avessero alla loroJ testa Cadmo ed Arm onia, avrebbero comandato a que popoli. Fidati adunque nell oracolo scelsero que due per capi, e vinsero. Di tale maniera Cadmo acquist il regno degl Illirii ; e gli nacque un figlio, che nomin Illirio. Poco tempo dopo m utato insieme con Armonia in drago, entrambi da Giove furono mandati ai Carnai elisii.
(i) giusta 1 osservazione del Clavier, che Apollodoro ha detto assai poco delle cose di Bacco , soggetto de pi illustri della Mitologia ; e come della umpna forza Ercole tip o , tipo egli della umana prudenza, che colle arti dirige gli uomini al bene e lietamente vivere. Dovea il Clavier osservare ancora che Apollodoro corrompe ogni giusto senso, a cui possa trarsi questo Eroe mitologico, sicch se dovesse starsi a quanto egli ne dice, bisognerebbe riguardarlo cme un ente abbominevole.

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IV. Preposto Polidoro al regno di Tebe spos Nitteide , figlia di Nitte o , generato da Ctonio, e n ebbe Labdaco. Q uesti, perch era del pensamento'stesso di P en teo , fin come quello ; ed avendo lasciato Lajo suo figlio nella et di un anno , L ie o , fratello di N itteo, prese le redini del regno , finch quel fanciullo- fosse cresciuto. E perch poscia insieme uccisero F legia, fi gliuolo di Marte e di Doti beozia , cacciati entrambi in esiglio, andarono a stare in I r ia , ove in considera zione della-loro parentela con Penteo ebbero la cit tadinanza. Lieo poi fatto dai Tebani comandante della guerra , fu messo anche alla testa del regno : il quale avendo governato vent a n n i, venne ammazzato da, Zeto e da Amfione. Narrasi cos la cagione di tal m orte. Nitteo avea per figlia Antiope ; Giove la fecon d ; e poich il padre vedendola gravida la m inacci, essa fugg a Sicione , riparandosi presso E popeo, e si spos con esso lui. Nitteo intanto addolorato vivamente del fatto } avendo comandato prima a Lieo di punire E p opeo ed A ntiope, s1ammazz colle proprie mani. Lieo radunato un forte esercito prese Sicione, uccise E popeo, e condusse via schiava A ntiope, la quale per cammino presso 'Eleutera di Beozia partor due gemel li , che essendo stati esposti vennero trovati da un bi folco , e da lui allevati. Ad uno diede il nome di Z eto, e quello di Amfione all altro. Zeto si diede alla pasto rizia; Amfione, a cui Mercurio avea donata una lira , fecc il sonatore. Lieo intanto teneva Antiope in carce re , e D irce, sua moglie, la tormentava. Antiope per trov pascostamente modo di scappare, e and dov e

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rano i suoi figli per aver rifugio. Questi avendola co nosciuta andarono ad ammazzare Lieo ; e Dirce lega rono pei capelli alla coda di un to ro , cacciandone poi i brani entro, una fontana, che da lei prese il no me. Ricuperato quindi il regno, la citt cinsero di mu ra , movendosi all uopo le pietre al suono della lira di Amfione ; e misero Lajo in .fuga. Questi trov nel Pe loponneso ospizio presso Pelope ; e come andavane ammaestrando nell arte di guidare i carri .il gioyin fi glio Crisippo, innamoratosene lo rap. Poscia Zeto spos T e b e , da cui la citt prese il nome; ed Amfione spos Niobe , figliuola di Tantalo , dalla quale ebbe sette figli m aschi, cio Sipilo , M inito, Ismeno , Damasittone, Agenore, F edim o, .e Tantalo. Ebbe pure altrettante femmine , Etodea , o come altri vogliono , Neara , Gleodossa, Astiache , Ftia , Pelopia, Asticrate a , ed Ogigia. Esiodo per dice, eh essa partor dieci maschii, ed altrettante fmmine. Erodoro le d soltanto due de prim i, e tre delle seconde ; ed Omero riferisce avere avuto sei figli, e sei figliuole. Niobe dunque lieta di tanta figliuolanza vantavasi d essere pi feconda di Latona : di che irritata quella D e a , le eccit contro Diana ed Apollo, onde Diana a colpi di freccia le am mazz le figlie, e Apollo fece altrettanto de figli, tro vati a caccia sul Giterone. Demaschi per Amfione (i),
(1) Bisogna credere, che uno di codesti figli di Niobe avesse il nme del padre; ma Apollodoro, che non le d se non sette m aschi, ed indica il nome proprio di ciascheduno, non mette un tal nome. Come duncjue' 1 avrebbe soggiunto qui ? Come poi mette qui Clori, non compresa nelle figlie da lui .nominate ?

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e delle femmine CI ori, la maggiore e sposata a Neleo, furono preservati \ e secondo che Telesilla attesta, ri masero salve Amicla e Melibea; ma furono compresi nell esterminio Zeto ed Amfine. N iobe, toltasi da Tebe and da suo padre Tantalo al Sipilo ; ed ivi im plorando Giove fu cambiata in sasso, e da quel sasso giorno e notte essa mette lagrime. V. Morto che fu Amfione, Lajo riprese il regno , e spos-la figliuola^ di Meneceo , che alcuni chiamano Jo casta, altri Epicasta. F u pi dall oracolo avvertito di non generare figliuoli, percb uno di questi sarebbe stato parricida. Ma Lajo essendo ebbri o giacque colla moglie ; e ne nacque uA bambino , che passatigli con una fibbia di ferro i piedi diede ad un pastore per ch 10 esponesse. Il pastoie lo espose di fatto sul Citerone; ma avendolo trovato i bifolchi di Polibo, re di Corinto, questi lo portarono a Peribea ; moglie di quel r e , la quale suppose d averlo partorito essa medesima ; e sa natigli i piedi, lo chiam Edipo a cagione del trafora m e n e ne piedi appunto sofferto. Cresciuto poscia in et , e fattosi gagliardo di forze pi de suoi coetanei, per linvidia che destava, era per contumelia chiamato 1 1 supposto, e lo spurio. Di che interrogando Peribea non pot saper nulla. Allora prese il partito di an dare a Delfo per interrogarne il Nume ; ed Apollo ri spose che non avesse ad andare alla sua patria perch avrebbe ucciso suo p a d re , e sarebbesi giaciuto colla sua genitrice. Ci udito, e credendo genitori suoi quelli eh erano riputati tali, sospese il suo ritom o a Corinto. Ma nel mentre che faceva sul carro il suo cammino

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per la Focide, in .certa angusta strada incontrossi con L a jo , e Polifonte, araldo di Lajo ,' in carro entrambi anchessi; ed avendogli Polifonte gridato ordinandogli di ceder la strada, n egli cr fece; e stette anzi fermp contro la intimazione : laonde Polifonie gli uccise uno dedue cavalli attaccati al timone^ Edipo irritato del fatto ammazz Lajo e Polifonte ; e tirando dritto giunse a Tebe. Dam asistrato, re de Plateesi, fece sep pellir Lajo. VI. Intanto C reonte, figliuolo di M eneceo, occup il tro n o , regnando il quale Tebe ebbe gran moria. Im perciocch Giunone mand col la Sfinge , nata di Echidna e di Tifone , mostro di faccia di donna , di p e tto , di piedi e di soda di Iione , e coperta di penne d uccello. Avea essa imparati dalle Muse gli enim m i, e s era posta sul monte Ficeo. U no poi di codesti enimmi avea proposto ai Tebani; ed era: qual animale fosse quello, che avesse una voce so la , quattro piedi da principio, in appresso d u e , e poi finisse con tre ? L oracolo avea dichiarato ai Tebani , che sarebbero liberi dalle molestie della Sfinge, e dai danni eh esse loro faceva , quando spiegato avessero quell enimma. Ed accadeva in tan to , che spesso unendosi in tu rb a , essa ne li chiedeva tutti; e come non giungevano a ri sponder bene , ne prendeva fra tutti u n o , e lo divora va. Cos andavano un dopo 1 altro perendo. In fine di questa maniera perito Emone, figlio di Creonte, que sti fece promulgare dal pubblico banditore che a chi avesse scilto quell enimma fatale egli avrebbe dato e il regno e la vedova di Lajo. U ditosi ci da E d ip o ,

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egli sciolse 1 enimma di questa maniera. Quello di che parla l Sfinge l uomo,* il quale nasce bambino qua drupede , perch cammina con quattro membra : dive nuto grande incpmincia ad essere bipede j ed invec chiato si provvede di un terzo piede, che il bastone; e cos pu dirsi che abbia tre piedi. La Sfinge, veduto spiegato il suo enim m a, si precipit gi della rocca. . VII. Edipo adunque entr in possesso del regno , e nella ignoranza , in cui e r a , spos sua m adre, dalla quale ebbe Polinice, ed Eteocle di m aschi, di.fem mine Ismene ed Antigone. H aw i n o ndimeno chi dice avere egli avuti que figli da Eurigonea , figliuola d Iperfante. Pscia quando fu palese quello che prima non sapevasi, Jocasta s im picc, E d ip o , cavatici gli occhi, venne discacciato di Tebe , maledicendo egli i figliuoli, perch spettatori della cacciata del padre loro dalla c itt , noi difendevano da tanta ingiuria. Fugg dunque con Antigone in Colono , citt dell Attica } e fermossi supplichevole sulla piazza , ove vedevasi il bosco delle Eumenidi. Teseo per ricett Edipo, che non molto dopo mor.

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CAPO VI.
Discordie di Eteocle e di Polinice. Spedizione dei Sette Capitani a Tebe in favore di quest ultimo. Amfiarao. Tiresia. Duello tra d due fratelli, che si ammazzano entrambi. G li assalitori sono messi in fuga. Inabis samento di Amfiarao.
I. Eteocle e Polinice circa il regno pattuirono di questa m aniera, che alternativamente ciascuno d essi comandasse per un anno. Alcuni dicono che Polinice fosse il primo a regnare, e che passato 1 anno cedesse il regn ad Eteocle. Dicono a ltri, che incominciasse a regnar Eteocle e che questi ricusasse di cedere, pas sato l anno, il trono al fratello. Polinice pertanto cac ciato di Tebe , portando seco il monile e il peplo ( i ) , and ad Argo nel tempo che col regnava A drasto, figlio di Talao: nella ciii reggia entr di notte, e dove si mise in baruffa con Tideo , figliuolo di Eneo , il quale allora appunto anch egli cercava col un asilo, venen do di Calidone. Allo strepito, che facevano, comparve immantinente. Adrasto, che li quiet. Ed allora ricor dandosi di un vaticinio, per cui in addietro gli era stato detto che desse in matrimonio le sue figlie al Cinghia le , e al Lione, li design sposi entrambi ; perciocch uno portava dipinta sullo scudo la testa di un cin(i) Vedi al capo iv ove si parlato dei doni nuziali di Ar

monia.

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gbiale, e quella di un lione l altro. Tideo ebbe Deipile , e Polinice Argia. Adrasto poi promise ai due ge neri di ricondurli nelle patrie loro. Pertanto messo in sieme U esercito, deliber di far prima limpresa di Te be. Laonde ordin che ogni pi valente nelle armi si unisse a lui. II. Contro quella spedizione per d ichiararsi Amfiarao, figlio di Oicle , peritissimo nell arte del vatici nare , dicendo di vedere che fuori di Adrasto tutti gli altri in quella guerra sarebbero pariti. Perci li dissua deva. Polinice and ad I f i, figliuolo di A ttore, pregan dolo a dirgli con che mezEO Amfiarao si potesse forzare a prender parte nella impresa. Questi gli disse che ci 6arebbesi ottenuto, se Enfile avesse avuto il m onile, che Polinice possedeva. Amfiarao ordin alla moglie che non stVesse ad accettare alcun dono di Polinice. Polinice per giunse a fare che Erifile accettasse il monile ; e quindi assai la preg perch inducesse il marito a prender parte nella guerra. E tanto pi po teva essa far questo , poich essendo ito Amfiarao a trattar con Adrasto che finalmente volesse terminar la questione che aveano insieme gi da .tempo intorno al regno, erano nel dividersi convenuti che sul punto controverso entrambi sarebbonsi riportati al giudizio di Erifile, e se ne aveano reciprocamente dato giuramen to. Mentre adunque preparavasi la guerra contro Tebe, Adrasto esortava tutti a quella impresa, ed iti contrario Amfiarao la dissuadeva. Per lo che Erifile gi regalata dell aureo m onile, trasse Adrasto 3 marciare ; ed Am fiarao fu costretto a seguirlo. Ma prima di far questo,

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gli ordin a suoi figliuoli, che tosto che fossero in et sufficiente uccidessero la m adre, e facessero poi guerra a Tebe con ogni loro forza. III. Adrasto adunque s affrett di condurle a Tbe il gi apparecchiato esercito'coi sette Capitani che vi presiedevano ; ed erano, questi Adrasto medesimo , fi glio di T a la o , Amfiarao , figlio di Oicle , Capaneo d Ippono, Ippomede di Aristomaco, .0, come diconal tri , di Talao. Questi erano argivi. Gli altri furono, Polinice di E d ip o , tebano'; Tideo di Eneo , etolo ; Partenopeo di Melanione , arcade. V ha chi non pone tra qusti n T id eo , n Polinice; ma siwero Eteoclo; I lio , e Mecisteo. IV. Andati pertanto in N em ea, dovera re Licurgo, chieggon acqua; e a trovare la fonte fu scorta loro Issipile lennia, lasciato un piccol bambino , di nome Oflte, figlio di Euridice e di Licurgo , 'di cui essa era nudrice ; poich avendo le donne di Lenno saputo eh essa avea salvato suo padre T o an te, lui ammazza* rono , e lei vendettero : onde per sostenere la vita ser viva a Licurgo. O r mentr essa giva ad insegnare la via a que forestieri, quel fanciullo da lei abbandonato venne ucciso da un drago ; e gli officiali dAdrasto ammazzarpno quel drago, e seppellirono il fanciullo. Amfiaro allora annunci quello essere un prodigio di quanto, dovea accadere. Chiamarono quel fanciullo col nome di Archemoro, ed in onor suo istituirono in Ne* m e a i giuochi, ne quali Adrasto vinse a cavallo, Eteoclo nella corsa, Tideo coi bracciali, Amfiarao e nella co rsa e al disco, Laodoco al d a rd o , Polinice alla lotta , e Parteuopeo all arco.

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Y. Giunti poi al C iterone, spedirono Tideo ambasciadore ad Eteocle, affinch secondo i patti restituisse il regno a Polinice. E come Eteocle non si di pensiero di eseguire quanto Adrasto e i suoi commilitoni aveangli intim ato, Tideo sfidando i Tebani a venire ad un per uno a prova d armi con esso lui, egli jae rest vit torioso. Essi mandarono cinquanta uomini armati, onde tendergli aguato nel mentre che ritornava a suoi ; e Tideo li trucid tutti fuori che Meone. Poscia gli Ar givi pensarono a cingere Tebe co loro accampamenti; e ben armati accostaronsi vicinissimi alle mura. * VI. T ebe, secondo che ricordo , avea sette porte : Adrasto si colloc alla Omoloida ; Capaneo alla Ogigia; Amfiarao alla Pretide; Ippomedonte alla Ocaide; Poli nice alla Ipsista; Partenopeo alla E lettra; e presso la Crenide posero il quartier generale. Eteocle anch egU arm i suoi T eb an i, nominati i capi, ad ognuno da pari a pari assegn le schiere che dovea comandare. Ma nel tempo stesso cercava eziandio il consiglio degli indovini per sapere come potesse vincere i nemici. VII. E ra allora in Tebe l indovino Tiresia, figliuolo di Eveno , e della ninfa Cariclo, discendente da Udeo, solo della razza degli S parti, o Seminati ; ed era cieco. Della cui cecit, e perizia in vaticinare, varia la sto na. Dicesi da alcuni, che fosse accecato per l ira de gli D e i, atteso che rivelava le cose eh essi volevano che rimanessero occulte. Fej-ecide riferisce, che Tiresia era stato accecato da M inerva, perch essendo con Cariclo, donna carissima a quella Dea, accadde chegli la vedesse per ogni parte nuda, ond ella colle sue pr*

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prie mani gli cav gli occhi : che poi Cariclo pregasse Minerva a restituirglieli essendo suo figlio, ma che non potendo la Dea far tanto le domandasse che alm eno, purgatigli ben bene i meati delle orec ch ie , lo facesse capace d intendere il garrito d ogni sorta d uccelli, e gli desse di pi in regalo lo scettro cianeo (1), por tand o il quale camminasse sicuro, come se avesse gli occhi . Esiodo dal canto suo racconta, che Tiresia una volta veduti non lungi da Cillene congiungersi insieme serpenti^ col bastone li batt ; e allora di uomo fu tras formato in donna : poscia avendoli di nuovo veduti in quell azione, avea ripreso il primo stato di uomo. Per lo che Giunone e Giove dubitando, se in quell alto maggior piacere avessero le donne, o gli uom ini, lui elessero giudice ; ed egli dichiar delle diciannove parti di p iacere, che vhan nella cosa, le nove esser demaschi, e le dieci delle femmine : per questo poi Giu none averlo privato della vista; e Giove in compenso avergli conceduta la scienza di vaticinare. E v ha chi dice avere Tiresia a Giove ed a Giunone risposto di questa maniera.
Di dieci parti del piacer ri ha il maschio Una, e tutte le dieci ri ha la donna.

V ili. Dicesi ancora di Tiresia eh egli ebbe lunghissi(1 ) Scettro dissero i Greci il bastone, che gli uomini autore voli portavano per dignit : onde in Omero udiamo spesso gli Scettratl. re. Cianeo, che qui si conservato, equivale a nericcio, quasi corneo. Dono della Dea , non era. questo un bastone co mune , come facile comprendere, dal contesto.
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ma vita. Adunque proferendo egli le future cose ai Tebani, disse che sarebbe vincitore E teocle, se Meneceo, figliuolo di Creonte, si sacrificasse vittima a M arte: il che Menece u d ito , innanzi alla porta della citt s immol da per s. Indi venutosi al fatto d arm i, i Cadmei furono inseguiti fin sotto le m ura; e Capaneo coll aiuto di scale le mura medesime sal ; e Giove al lora 1 uccise coi fulmini : al qual fatto gli Argivi ritiraronsi. Ed essendo gi morti m olti, per risoluzione d entrambi gli eserciti Eteocle e Polinice vennero a singolare combattimento tra loro due, e reciprocamente feritisi morirono. Segu di poi una nuova battaglia , in cui i figliuoli di Astaco valorosissimamente combattero no : Ismaro gitt a terra e fin Ippomedonte ; Leade fece lo stesso con Eteoclo ; Amfidico con Partenopeo, il quale per Euripide dice essere stato ucciso da Peri* dimeno , figliuolo di Nettunno. Menalippo , ultimo dei figli di A staco, percosse nella pancia Tideo , il quale giacente mezzo morto a terra Minerva volle rendere im m ortale, e perci ricorse a Giove per averne un far maco a tal uopo. E 1 avea essa ottenuto : se non che Amfiarao, che odiava Tideo perch a dispetto suo avea spinti gli Argivi alla guerra teb n a, tagliata la testa di M enalippo, a lui la rec innanzi ; e Tideo che era stato ferito da Menalippo , per vendetta la spacc , e ne sorb le cervella. Tale atrocit veduta avendo Mi nerva , n ebbe sdegno, e non volle pi fargli parte del benefizio, che gli avea preparato. Ad Amfiarao poi ac cadde , che fuggendo egli verso il fiume Ism eno, pri ma che venisse ferito nella schiena da Periclimeno, per

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un fulmine scagliato da Giove la terra si apr ; ed egli col suo carro , e coll auriga Batone , o come altri di cono , Elattono , in quella voragine fu assorto ; n pi si. vide : che Giove lo fece immortale. Adrasto intanto portato dal cavallo Arione salvossi. Cerere mutata nella forma d Erinni avea quel cavallo conceputo per opera di Nettunno. CAPO VII.

Inumanit di Creonte, e piet di Antigone. Piet di, Evadne, moglie di Capaneo. Spedizione degli Epigoni sotto la condotta di Alcmeone. Morte di Tiresia. Diroccmento di Tebe. Furori di Alcmeone. Suoi pellegrinaggi. assassinato. Casi de suoi figliuoli.
I. Creonte , fattosi re de T ebani, lasci insepolti i cadaveri degli Argivi ; e di pi mand b a n d o , che nissuno ardisse di prenderne cura; ed appost sentinelle a questo effetto. Antigoue, rimasta sola prole di E d ip o , perch occultamente era ita a trarre dal campo il corpo di Polinice per seppellirlo, da Creonte p re sa , venne sepolta viva. Adrasto intanto , ito ad Atene , si trasse all ara della Misericordia , ed ivi supplicando pregava onde poter dar sepoltura ai cadaveri desuoi. Perloch mossi a piet gli A teniesi, con molte schiere con dotte da Teseo presero Tebe; fecero che gli Argivi po tessero seppellire i loro m orti; e sul rogo di Capaneo gjttossi essa medesima la moglie di hii, E vadne, figliuola d Ifi ; ed ebbe cuore d abbruciarsi con suo marito.

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II. Dieci anni dopo i figliuoli deCapitani morti sotto T e b e , chiamati gli Epigoni, o vogliam dire i posteri, volendo vendicare i loro padri uccisi deliberarono di portare la guerra a quella citt; ed interrogato sullesito della medesima l oracolo, il Nume vaticin che sareb bero stati vittoriosi, se della guerra fosse stato capo Alcmeone. Ma questi ricusava il carico, se prima non avesse fatto morire sua madre. Opponevasi p e r , che quando Erifile ebbe da Tersandro, figliuolo di Polinice, ricevuto il monile il pep lo , essa avea impegnati a quella guerra anche i figli di quelli, che verano rimasti morti. Adunque fatto di comune consenso capitan su premo Alcmeone, andarono ad espugnar Tebe. Quelli, che girono a quella impresa, furono i seguenti. Alcmeone , ed Amfiloco , figli di Amfiarao , Egialeo di Adra sto , Diomede di Tideo , Promaco di Partenopeo, Ste selo di C apaneo, Tersandro di Polinice , Eurpilo di Mecisteo. Costoro prima di giungere a Tebe, andarono a dare il guasto alle borgate circonvicine: perloch i Tebani volendo soccorrere i loro , usciti alla campa gna ad assaltare i nemici con alla testa Laodam ante, figliuolo di Eteocle, vennero a ferocissima battaglia : ideila quale Laodamaqte ammazz Egialeo; ed Alcmeone l u i, per la cui morte i Tebani ripararonsi alle proprie mura ; e per consiglio di Tiresia taandatoa o a chieder la pace. Ma nel frattempo fuggironsi della citt, messe sopra carrette le loro donne e i figli; e di notte giun sero al fonte Tilfuss, dove Tiresia con somma avidit bevuto di quell acqua improvvisamente mor. Molto qua e l essi poi vagarono ; e finalmente misero il loro soggiorno in E stiea, citt che fabbricaronsi.

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III. Gli Argivi intanto veduta la fuga de Tebani en trarono in Tebe , e datovi il sacco ne rovesciarono le m ura, e tutta quanta la citt demolirono : poi manda* rono una parte del bottino ad Apollo in Delfo insieme con Manto , figliuola di Tiresia ; giacch aveano fatto v o to , che presa e saccheggiata T e b e , ad Apollo man dato avrebbero il buono e il meglio delle spoglie. IV. Finita limpresa di T ebe, Alcmeone, avendo sa puto che sua madre Erifile avea preso regali anche per indurre lui a quella guerra, vieppi contro essa s invi per, ed avuto responso da Apollo su ci, la mise a morte. Non mancano autori, i quali dicono, che anche Amfiloco , suo fratello , nella uccisione di lei gli prest ma n o ; quantunque parecchi altri a tte s tin o c h e Alcmeone commise il fatto senz opera di alcuno. Vero intanto che a cagione del fine orrendo di quella infelicissima m ad re , agitato dalle furie pass primieramente in Ar cadia, e si ripar presso Oicleo. Di l poscia and nella Psofide presso Tegeo ; e di parricidio da TegeO puri ficato, la figliuola di l u i , A rsinoe, prese per moglie; e le don il famoso monile e il peplo. Ma come venne gran carestia e fam e, consultato A pollo, s ebbe in ri sposta , che avesse ad andarsi ad A cheloo, e ricevere da lui una citt. V. Va egli dunque da prima a Galidone presso Enea, e presso di lui alloggia. Indi si porta nel paese dei T esproti, ch lo respingoiio dai loro confini ; e final mente va ai fonti d Acheloo, da cui viene espiato, e ne ha anche in isposa la figlia Callirroe, e il terreno, che Acheloo avea rialzato; ed ivi pone sua sede fabbricatasi

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una citt. Ma Callirroe desiderosa del monile e del pe plo, dichiar che se prima non avesse luna e laltra di tali cose, essa non sarebbesi giaciuta con lui. Per que sto incidente Alcmeone ito nella Psofide, disse a Fegeo dall oracolo essergli presagito non poter egli liberarsi dal fu ro re, di che era iuvaso, se non mandava a de dicare ad Apollo in Delfo il monile e il peplo. Fegeo prestando fede alle sue parole gli consegn quegli ar redi : ma informato da un servo qualmente Alcmeone li recava a Callirroe, per mezzo desuoi figli, Temeno ed Assione, gli tese insidie, e lo fece morire. Contro quel fatto Arsinoe altamente grid \ e i suoi fratelli la chiu sero in una cassa, la trasportarono a T egea, e la die dero in mano di Agapenore dicendo eh essa avea uc ciso Alcmeone. VI. Callirroe in tan to , udita la morte di Alcmeone, mentre con esso lei giaceasi Giove, lo prega di fare che i figli avuti da Alcmeone, appena fossero in et adulta, vendicassero la morte del padre. E di fatto venuti grandi, immantinente pensarono a quella impresa. Ed avvenne, che mentre P ronoo, e Agenore , figliuoli di F eg eo , portando il monile e il peplo a Delfo per dedicarlo* ad Apollo , alloggiarono da Agapenore , ivi pure capi tarono Amfotero ed Acarnane, figliuoli di Alcmeone. Questi adunque ammazzarono ivi gli uccisori del lor genitore. Di l andati nella Psofide assaltarono la reg gia di F egeo, e lui e la moglie uccisero. Ma quando vollero dar di volta, e fuggire, dai popoli della Pso fide furono inseguiti sino a Tcgea: se non che soccorsi dai T egeesi, e da una truppa di Argivi, uscirono sani

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e salvi .da quella im presa, essendo stati messi in fuga i Psofidii. Raccontato poi tutto il fatto alla m adre, quel monile e quel peplo per ordine di Acheloo recarono a Delfo, e lo consecrarono ad ApoQo (i). VII. Di poi iti nellEpiro, raccolti coloni, fondarono Acarnanfa. Euripide dice, che Alcmeone nel tempo che era forsennati? ebbe da M anto, figliuola di Tiresia, due figli, un maschio, cio, che fu Amfiloco , ed una fem mina , che fu Tisifone, i quali portati a Corinto , li diede da allevare a C reonte, re di quella citt : che T i sifone , bellissima di persona, dalla moglie di Creonte fu venduta, per timore che suo marito non la sposasse : che poi .Alcmeone la com pr, non pensando mai che sua figlia fosse in istato di servit : che in appresso itcJ a Corinto per ripigliarsi i suoi figliane condusse Amfi loco. Q uesti, avvertito dall oracolo di Apollo , pass ad Argo per abitare nell Amfilochia.
(i) Quel monile fu funesto a tutti quelli, che ne usarono. Quando i Focosi misero le mani sui tesori di Delfo, uno de'loro capi diede quel monile a sua moglie; e poco dopo il primogenito de loro figli divenuto furioso attacc fuoco alla casa, e sua madre rimase abbru ciata viva.

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CAPO V ili.

Tradizioni arcadi. Stirpo di Pelasgo. Empiet di JUcaone e de'suoi figli. Diluvio di Deucalione. Calisto. Nascita di Arcade.
I. Ma noi dobbiamo ritornare a PelasgO, che Acusilao, siccome di sopra riferimmo, dice essere stato figlio di Giove e di Niobe. Esiodo per lo chiama indigena, da cui e da M elibea, figlia dell1O ceano, o come altri nar rano , dalla ninfa Cillene, vuoisi nato Licaone. Q uesti, che regnava sopra gli Arcadi, da molte mogli prese ebbe cinquanta figliuoli. I nomi loro sono i seguenti. Menalo, T esproto, E lice, Nittimo, Peucezio, Cauco, Mecisteo, Opleo, M acareo, Macedno, O ro, Polico, Aconte, Evemone , Anciore , Archebate , Carterone , Egene , Fal lante , Eumone, Canetto , Protoo , Lino , Coretone , M elareo, .Teleboa, F isit, Fasso^ F tio , Licio, AliFero, Genetore, Bucolione , Socleo , Fmeo , Eumeto , Arpale o , P orteo, Platone , Emone , C ineto, Leonte , Arpa* lico j Ereo , Titanante , Man tino, Cletore , Stimfalo, O rcom eno, Nittimo giuniore. Costoro in superbia ed empiet superarono tutti gli uomini : per lo che Giove per vedere col fatto quanto fossero em pii, presa la fi gura d1 uom mercenario , and ad essi. Costoro vedu tolo , lo invitarono ad esser ospite in caia loro ; e a persuasione di M enalo, loro fratei m aggiore, gli die dero da mangiare , miste alle parti'sacre , le viscere di uno de fanciulli della te r r a , cl)e a tal effetto aveano ,

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scannato. Ma Giove sdegnato di tal pasto rovesci la m ensa;'e ci fu in quel medesimo sito, ove ora Trapaso ( che cos chiamasi il luogo ). Poscia Licaone , e i suoi figli, eccettuato Nittimo , il pi giovine di tu tti, fulmin ed abbruci. Tellure intanto alzate le m an i, e dolcemente presa la destra di Giov, col suo contatto ne rattenne l ira. II. Ma quando Nittimo ebbe il reg n o , ne venne il diluvio di Deucalione. Alcuni dicono, che quel diluvio venne per la em piet, e le scelleratezze de figli di Deu calione medesimo. Etimelo p e r , ed altri dicono che Licaone ebbe anche una figlia di nome Callisto, da Esiodo annoverata tra le Ninfe. Ma Asio dice questa essere nata di N itteo , e Ferecide di Ceteo.' Q u e sta , perch assai dilettavasi insieme con Diana di caccia, ed andava vestita della medesima stola , avea giurato di restarsi vergine tutta la sua vita. Ma innamoratosi Giove di le i, o prendesse le forme di D iana, o come vogliono alcuni, quelle di Apollo, a malgrado di lei. con essa si giacque ; e perch cercava che Giunone non si accorgesse del fatto, fece che Calisto paresse unorsa; e Giunone eccit Diana a saettare quella brutta bestia, siccome fece, e 1 ammazz. Alcuni scrittori per hanno detto, che Diana la saett cosi crudelmente in pena di aver violata la verginit, che avea promessa. Morta Callisto Giove prese il. bambino da lei conceputo, e lo diede da allevare in Arcadia a Maja, imponendogli il nome di Arcade. Callisto poi mise fra le stelle, e la chiam 1 orsa.

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CAPO IX. Posterit di Arcade. Telefo. Atalanta vinta nella corsa da Milanione ; e come. Essa ne diviene sposa. En trambi sono cambiati in lioni.
I. Da A rcade, e da L eanira, figliuola di Amicla , o da M eganira, figliuola di C rocone, o come dice Eumelo , dalla ninfa Crisopea, nacquero Elato ed Affida , che si divisero il paese : ma il comando supremo fu di Elato. Questi da L aodice , figliuola di Cinira , ebbe Stimfalo e Pereo. A ffida gener Aleo e Stenebea, la quale spos Preto ; ed Aleo, presa in moglie Neera, fi gliuola di Pereo , ebbe di femmine A uge, e di maschi Cefeo e L icurgo. Auge violata da Ercole nascose il fi glio che ne nacque, nel bosco di Minerva, ove da prima ne fu sacerdotessa: ma venuta gran carestia nel paese, sicch questo era minacciato di fame, essendosi la terra fatta sterile, gli oracoli consultati dissero celarsi in quel bosco una empiet; sicch ben visitato, e dal pa dre, scopertavi Auge, egli la consegn a Nauplio perch la facesse morire. Questi la diede a Teutrante, signore de Misii : anch egli la viol, e fece poi esporre sul monte Partenio il bambino che nacque , il quale , per ch una cerva gli prest il latte delle sue poppe, fu^ chiamato Telefo; ed allevato dai bifolchi di Corito and a cercar traccia de suoi genitori da Apollo delfico , e per 1 oracolo accennatogli di andare in Misia , ivi fu da Teutrante ad o ttato , e dopo la morte di questo ri mase erede del regno.

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II. Da Licurgo poi, e da Cleofile, ossia da Euriftoine, nacquero Anceo, Epoco, Amfidamante, e Jaso. Da Amfidamante nacquero Milanione, ed Antimache , la quale fu moglie di Eurist eo. Da Jaso e da Clim ene, figliuola di M inia, venne A talanta, il cui padre che desiderava prole maschile , la espose. Ad essa pi volte us ap pressare le poppe un orsa ; e di po i trovata da cac ciatori, fu nelle loro case allevata. Divenuta grande serbavasi vergine , e dilettavasi di dimorare cacciando armata ne boschi. Vollero Reco ed Ila , centauri, for zarla ; ed essa gli ammazz a furia di frecce. In ap presso si trov con famosissimi uomini non solamente alla caccia bandita del Cinghiale calidonio, ma eziandio ai giuochi istituiti ad onore di P e lia , ove lott con Peleo, e ne riport vittoria. Avendo essa poi non molto dopo trovati i suoi genitori, indotta dal padre .a pren der marito, apr uno stadio, nel cui mezzo piant un palo di tre cubiti, ed ivi armata sfidava i suoi preten denti alla corsa , col p a tto , che chi fosse vinto morisse, chi lei vincesse l ottenesse in moglie. Molti dovettero morire. In fine Milanione innamorato di lei trov come vincerla : ch avendo ricevuti da Venere alcuni pomi d o ro , nellatto della corsa and gittandoli innanzi ad Atalanta , m entr egli le correva dietro : onde fermatasi essa a raccoglierli, egli la sopravanz ; e cos divenne suo sposo. Ma fama, che una volta essendo andati a cacciare per divertimento, internatisi nel bosco di Giove, ivi si mettessero a giacere insieme, e fossero trasmutati in lioni. Del rimanente Esiodo, ed altri dicono Atalanta figliuola , non di Jaso, ma di Scheneo. Euripide la fa

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nata 4 a Menalo , e sposa, non di Milanione, ma dIppomene. Qnest Atalanta da Milanione, o, secondo altri, da Marte, partor Partenopeo, che fu alla guerra di Tebe. CAPO X.

Le Plejadi. Nascita di Mercurio, e sue furberie sin da fanciullo. Inventa la lira e la zampogna. Stirpe di Taigete. Arsirne madre t Esculapio. Questi richiama i morti alla vita ; ed perci fulminato. Apollo per isdegno di tal fatto ammazza i Giganti; in pena di che obbligato a servire ad Admeto. Stirpe di Eolo. Stirpe dIppocoonte, d'icariane, e di Tindaro. Nascita Eletta. rapita da Teseo, poscia data in moglie a Menelao.
I. Da Atlante e Pleja , figlia dell O ceano, nacquero sette femmine sul monte Cillene d A rcadia, le quali chiamaronsi le Plejadi; e furono Alcione, M erope, Ce le no , E le ttra , Sterope , T aigete, e Maja, delle quali Enomao prese a moglie Sterope, Sisifo ebbe M erope: Nettunno ne viol d u e , una fn Celeno, da cui nacque L ie o , che N ettunno, suo p a d re , mand ad abitare nelle isole Fortunate; 1 altra fu Alcione, che gli partor Etusa, la quale poi diede ad Apollo Eleuteria, bellissima donna : di maschi Alcione ebbe I r e o , ed Iperenore. Da Ireo e dalla ninfa Clonia nacquero Nitteo e Lieo; e da Nitteo e. Polisso nacque A ntiope, da cui, e da Giove vennero Zeto ed Amfione. Le altre Atlantidi furono fecondate da Giove.

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II. Maja, la m aggiore, cou coi egli giacque nell an tr o di Cillene, partor Mercurio. Questi essendo ancor nella culla scapp, e recossi in P ie n a , dove Apollo pasceva le vacche, e gliele condusse via furtivamente ; perch Apollo non potesse dalle orme capire ove fos sero andate, mise uno zoccolo ai piedi di esse, e parte pbi condusse Pilo,* e le altre nascose in una caverna. Due ne im m ol, e i cuoi ne attacc a scogli * , e le in teriora mangiossi, parte lessate , e parte arrostite. Poi velocemente recossi a Cillene , ove alla bocca della ca verna trovata una morta testuggine, la cui carne era consunta, egli ne purg e nett la c a p p a , e cogl in testini delle vacche immolate formate co rd e , queste vi attacc e tese ; e cos ne form una lira. Di tale ma niera Mercurio insegn ad arrostire le c a rn i, e pel primo invent lira e plettro. Apollo intanto si pose a cercar quelle vacche ; e portassi a dirittura a P ilo, dove diligentemente esaminati gli abitanti, seppe che aveano veduto un ragazzo condurne via alquante ; ma n<n sapeano dire ove le avesse tratte, perch dalle orme delle medesime nulla si poteva comprendere. Final m ente, poich Apollo perito nell arte d indovinare cap chi fosse colui che le avea condotte via, recos a Cillene da M aja, a cui querel del furto Mercurio : ma essa le mostr il fanciullo in fasce. Apollo lo lev della cu lla, e lo port a G iove, chiedendo le sue vac<che ; e M ercurio, quantunque Giove gli ordinasse di restituirle, non cessava di negare il fatto ; ma non giun gendo a persuadere n 1 u n o , n 1 altro , finalmente condusse Apollo a P ilo , e gli restitu quelle che ivi

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erano. Avendo poi Apollo udita la lira, domand d averla ; e Mercurio glie la d ied e, prendendo in cambio le vacche. Le quali mentr egli attendeva a pascolare, invent la zampogna, e la suon. Apollo fn bramoso di avere anche q uesta, e non dubit di offrire invece la verga d o ro , che teneva pascolando le vacche. Mercu rio desiderava quella verga , e fu contento di barattarla nella zampogna; ma desiderava inoltre deesere istruito nellarte d indovinare; ed ottenne luna cosa e laltra: ch Apollo gl insegn ancora come indovinare per mezzo di sassolini. Giove di pi costitu Mercurio araldo e suo , e degli Dei Mani. III. Giove gener di Taigete Lacedemone , che die de il nome al paese della Lacedemonia. Da Lacede mone p o i, e da S p a rte , figliuola di E u ro ta, che fu fi glio di Lelege indigena, e di Cleocarea ninfe Najade , nacquero Amicla ed Euridice, la quale Acrisio ebbe in moglie. Di Amicla, e di Dim eda, figlia di L a p ito , nacquero Cinorte e Iacinto. F u Iacinto ardentemente amato da A pollo, il quale lo uccise per accidente, avendolo colpito col disco. Cinorte ebbe per figliuolo P eriere, che come narra Stesicoro, spos Gorgofboe , figliuola di Perseo ; e da essa ebbe T indaro, Icarione, Astareo, e Leucippo. Da Astareo ed Arene , figlia di E b alo , vennero Linceo, I d a , e Piso. Ma per detto di molti Ida vuoisi generato da Nettunno. Linceo poi ebbe vista s fin a , che dicesi avere vedute per fino le Cose nascoste sotto terra. Da Leucippo e da Filodice, figlia d Inaco , nacquero Ila ira , e Febe , che D ioscuri, Castore e Polluce , figliuoli di Giove , rapirono , e si

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presero per mogli. Oltre queste Leucippo gener anche Arsinoe. Questa per opera di Apollo partor Esculapio. Alcuni per narrano , che non da A rsinoe, figlia di Leucippo , ma da Coronide , figlia di Flegia , nacque Esculapio in Tessaglia: colla quale , innamo ratosi di essa Apollo , immantinente si giacque. Dicesi inoltre , che contro il parer del padre si sposasse ad Isch io , figliuolo di Elato. Apollo poi il corvo , che avea riferito il fatto, colm di maledizioni, e di bianco eh era sempre stato p rim a , lo mut in n e ro , e con perc&sse uccise Coronide, ch era gravida: dal cui ca davere , mentre sul rogo abbruciavasi, lev il figlio, e lo port da allevare al centauro C hirone, da cui im par, e la m edicina, e l arte della caccia. E divent costui s valente in chirurgia, che non solo parecchi liber dalla morte , ma alcuni anche morti richiam alla vita : imperciocch avendo avuto da Minerva il sangue uscito dalle ven della Gorgona, quello che era uscito dalle sinistre usava a ruina de m ortali, e quello eh era uscito dalle destre , usava per conservarli ; e d esso pure servivasi per. richiamare alla vita i morti. Ed ho trovato che alcuni diconsi da lui risuscitati, come sono Capaneo, e Licurgo, secondo che Stesicoro dice nell Erifile ^ ed Ippolito, come porta lo scrittore della Naupattiche , e Tindaro , come narra Paniasi , ed Imeneo, come scritto negli Orfici, e Glauco, figlio di Minosse , come dice Mnesagora. IV. Finalmente veggendo Giove, che se gli uomini acquistassero tanta virt, si aiuterebbero a vicenda, e renderebbonsi indipendenti da esso lu i, fulmin Escu-

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lapio : di che sdegnato Apollo ammazz i Ciclopi, che a Giove aveano fabbricato i fulmini. Era Giove per cacciar lui nel Tartaro : se non che cedendo alle pre ghiere di Latona gli fece grazia : per ordinandogli che per un anno dovesse servire come stipendiato ad un uomo. E questuomo fu A dm eto, figliuolo di Ferete, a cui Apollo and a F e r a , ed al quale serv pascolando ne gli arm enti, ove fece , che le vacche del suo padro ne tutte partorissero gemelli. V. Sonovi per alcuni, i quali dicono, che ed Asta reo e Leucippo nacquero di P eriere, figliuolo di Eolo; e che Periere fu figlio di Cinorte ; e di Periere fu figlio Ebalo ; e di Ebalo e di Batea , - ninfa Najade , furono figli T in d a ro , Ippocoonte , ed Icarione. VI. DIppocoonte nacquero Doricleo, Scevo, Emargoforo, Eutiche , Bucolo , Liconte , Tebro , Ippoto o , Eurito , Ippocoriste , Alcino , ed Alconte. Ippocoonte pieno di tanta figliuolanza, cacci di Lacedemone Ica rione e Tindaro , i quali andarono a ripararsi presso T e stio , e furono a questo di aiuto nella guerra che avea co suoi vicini. Tindaro poi prese per moglie Le da , figliuola di Testio etolo \ e quando Ercole ebbe ucciso Ippocoonte coi figli che avea seco , essi ritor narono in patria ; e Tindaro ne fu il re. VII. D Icarione, e Peribea, ninfa Najade, nacquero cinque m aschi, e furon o Toant , Damasippo , Imeusimo , Alete , Perilao , e di femmine Penelope , che si spos ad Ulisse. V ili. 1 figli di Tindaro e di Leda fu ro n o , Timandra , che Ecnemo ebbe in moglie , Clitennestra , che

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spos Agamennone, e Filonoe , che Diana fece im mortale. In quella notte poi in cui sotto forma di Ci gno G i ove si giacque con L e d a , anche Tindaro la fe cond ; e di Giove nacquero Polluce ed E le n a , e di Tindaro nacque Castore. Trovo per a u to ri, i quali dicono che Elena fu figlia di Nemesi e di Giove , nar rando che fuggendo gli abbracciamenti di Giove, essa fu m utata in oca , e Giove riusc nell intento suo tras* formandosi in Cigno : che per ci Nemesi partor un uovo, che un pecoraio trov nella selva , e lo port a Leda : che questa lo nascose in una cassa, e a tempo debito ne usc fuori E len a, ed ella 1 allev come se nata fosse da s medesima. Essendo Elena di mirabil bellezza Teseo la ra p , e la condusse ad Atene. Pollu ce e C astore, messo insieme un esercit, andarono contro gli Ateniesi, mentre Teseo era detenuto presso Plutone ; e presa la citt ricuperarono E l e n a e con dussero schiava E tr a , madre di Teseo. IX. Si mossero allora molti re della Grecia, andando a Sparta per Volere ciascuno Elena in moglie ; e leggonsi i nomi di que pretendenti, i quali furono Ulisse, di Laerte , Diomede di T id e o , Antiloco di N estore, Agapenore di Anceo , Stenelo di Capaneo , Amfilochio di C teato, Talpio di E urito, Mege di F ile o , Amfiloco di Amfiarao , Mnesteo di Peteo , Schedio di Epistrofi), Polisseno di Agastene , Peneleo di Leito , Ajace di Oileo , Ascalafo e Jalmeno di M arte, Elfenore di Calcodonte, Eumelo di Admeto, Polipoete di Piritoo, Leonteo di C orono, Podalirio e Macaone di Esculapio , Filotete di Pcante , Euripilo di Evemoue , Protesilao
A f o l l o d o o

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d Ifclo , Menelao di A treo, Ajace e Teucro di Tela mone , Patroclo di Menezio. : X. Veduta Tindaro tanta tu rb a , temette che, se fra s gran numero di pretendenti ad uno Elena si con cedesse , gli altri non suscitassero tumulto. Disse a lui Ulisse: se tu mi prometti d aiutarmi sicch io ottenga la mano di Penelope , io far col mio ingegno in mo do , che per cagione di lei nessuna discordia nasca tra i pretendenti. Ed avendogli Tindaro promesso laiuto che dom andava, Ulisse gli disse : obbliga con giurar mento i pretendenti tutti che quando tu abbi scelto tra noi lo sposo di tua figlia E le n a , essi quello aiutino contro chiunque tentasse di far violenza allo sposo ', e a quel matrimnio. Il ohe da Tindaro u d ito , secon do il consiglio di Ulisse , fce que pretendenti giu rare nell accennata conformit ; indi dichiar sposo della sua figliuola M enelao, e ad Icarione domand Penelope per Ulisse. CAPO XI.

Stirpe di Menelao. I Dioscuri : loro sorte immortale.


I. Menelao da Elena ebbe E rm ione, e come alcuni dicono, ebbe Nicostrato da D u le , pieride, orionda d Etolia; oppure, secondo Acusilao, da Teride ebbe Megapente. Conforme poi scrive Eum elo, gener Senodamo dalla ninfa Gnossia. II. De figli di L e d a , Castore .si applic tutto al mestier della g uerra, e Polluce prefer l esercizio del

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combattere coi bracciali. Entrambi per la fortezza loro furono chiamati i D ioscuri, i quali desiderando in mo gli le figliuole di Leucippo , le ottennero rapendole da Messene. Polluce e Febe diedero nascita a Mnesileo : da Castore e Ilaira nacquero gli Anogonti, i quali avendo portato via dallAre adia una quantit di bestia me in compagnia d Ida e di. Linceo, figliuoli di Afa reo , rimisero la divisione di quella preda all arbitrio d Ida. Egli divise in quattro parti un bue ; poi disse : chi sar il primo a mangiare la sua porzione avr la met della preda ; 1 altra met sar del secondo. In tanto egU si mangi prima la sua porzione, poi quella del fratello, e cos tutta la preda port con s Mes sene. I Dioscuri presa seco soldatesca andarono contro Messene, e la prima preda, ed altra nuova condussero via tutti insieme. Volendo poi prendere Ida e Linceo con insidie mentre questi erano riparati all ombra di una quercia, Linceo veduto Castore ne fece avvertito il fratello, e questi l uccise. Polluce messosi a dar loro addietro , con un colpo di dardo ammazz Linceo ; poi inseguendo Ida , gli scagli un sasso alla te s ta , cos che offuscatagli la vista cadde a terra , e Giove lo fulmin; e trasse Polluce in Cielo. Cos Polluce, morto C astore, fu immortale. Ma Giove concedette ad en trambi di stare alternatamente tra gli D e i, e i Morti. Posti i Dioscuri fra gli D e i, Tindaro , chiamato Me nelao a Sparta, gli diede il regno.

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CAPO XII.

Prole di Elettra, figlia di Atalanta, avuta da Giove. Jasione e Dardano: loro discendenti. Edificazione di Dardania, Ilio , di Trofa. Il Palladio. Stirpe di Laomedonte. Figliuolanza di Priamo. Prole di Egina rapita da Giove, onde ncque Eaco padre di Pleo , di Telamone, e di Foco. Avventure d i questi.
I. Elettra y figlia di Atlante, e Giove, generarono Ja sione , e Dardano. Jasione s innamor furiosamente di C erere, e volendo farle violenza, fu da Giove fulmi nato e morto. D ardano, inconsolabile della perdila del fratello , abbandonata la Samotracia pass sul conti nente opposto, ove regnava T eucro, figlio del fiume S c a fa n d ro , e della ninfa Idea. Da lui gli abitatori del paese chiamavansi Teucri. Avuta da quel re ospitalit, e messo a parte del reg n o , ne spos la figlia, di nome B atea, e fond la citt di Dardano. II. Morto quindi T eucro, egli chiam Dardania tutta la provincia. Egli ebbe due figli, Ilo ed Erittonio : Ilo mor senza avere avuta prole ; E rittonio, erde del re gno , presa in moglie Astioche, figlia di Sim oente, eb be Troe : il quale divenuto re diede al paese il nome s u o , chiamandolo T ro ja , o Troade ; e prese a sua sposa Callirroe , figlia di Scam andro, da cui ebbe C leopatra, femmina , e maschi, Ilo , Assaraco , e Ga nimede. Questi per essere giovinetto bellissimo , rapito da um aquila, fu da Giove fatto in Cielo coppiere degli

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Dei. Assaraco da Jerom nem e, figlia di Sim oente, ge ner Capi. Nacque da questo , e da Temide , figlia d I lo , Anchise , con cui giaciutasi V enere, presa per esso di ardentissimo amore , gener Enea e Liro , che manc senza figli. III. Ilo pervenuto in F rigia, ed avendo accettata dal re di quel paese una sfida , rimase vincitore \ e, per premio quel re gli diede cinquanta giovinetti, ed altret tante fanciulle : a questi un an co ra, secondando un oracolo, una vacca di color misto, avvertendolo di fabbricare una citt ove quella si fosse sdraiata. Egli segu nel cammino la vacca; e questa giunta ad un sito di F rig ia , detto la collina di Ate, vi sal sopra, sdraiossi. In quel luogo adunque Ilo fond una citt, e chiamolla Ilio: e pregato Giove, che alcun segno desse a sperar del futuro, il giorno appresso di buon ora Ilo vide innanzi al suo tabernacolo da Giove mandato il Palladio. Era questa una statua della grandezza di tre cubiti, co piedi a modo composti che pare a cammina re : avea poi nella destra alzata 1 asta , e nella sinistra teneva la conocchia ed il fuso. Ecco c i , che raccon tasi del Palladio. Dicesi, che nata che fa Minerva in cominci ad essere allevata presso T rito n e , che avea una figlia chiamata Pallade. Entrambe furono per in dole portate al mestier della guerra', ed una volta ven nero anche a contesa tra loro ; e sul momento che Pallade era per ferire M inerva, Giove preso per tal fatto da tim ore, a Pallade oppose 1 Egida, al xui aspetto rimasta essa atte rrita , cadde , e Minerva I uc cise. Di che poi dolentissima questa , fece una statua

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alla medesima perfettamente somigliante, .e sul petto le attacc 1' Egida che tanto l avea spaventata , e quella statu a, per onorarla j colloc presso Giove. A questa statua in appresso si rifugi Elettra , dopo che fu se* dotta ; e la statua ed - essa precipitarono sulla terra iliaca. Ilo edific un tempio apposta, ed ivi con som ma religione quella statua si custod (i). Fin qui del Palladio. IV. Del rimanente Ilo prese per moglie Euridice, figliuola di A drasto, dalla quale ebbe Laomedonte , che spos Strim o, figliuola di Scamandro. Per testi monianza dalcuni leggesi, che sposasse in vece Placia, figliuola di Atreo } n mancano altri che dicono avere avuta a moglie una'figlia di Leucippo. Certo che eb be di maschia figliuolanza Titone , Lampone , Clizio , Icetaone, e Podarce ; e di femmine Esione , Cilla, ed Astioche. Dalla ninfa Calibe poi ebbe Bucalione. V. Titone , essendosene 1 Aurora innamorata arden temente 3 da lei fu rap ito , e condotto in Etiopia : col quale stata essa, ebbe Em azione, e Memnone. In ap presso quando, come gi dicemmo , Troja fu presa da E rco le, Podarce , soprannominato P riam o, tenne il regno, e prese in moglie Arisbe , figliuola di M erope, dalla quale e^be E saco, ammogliato con A sterope, fi gliuola del fiume Cebreno ; e poich , essendo essa m o rta , grandemente la pianse, fu convertito in imo Smergo. Priam o, collocata Ariste in matrimonio presso
() Essendo Elettra una delle Plejadi, per questo caso di lei gli Antichi figurarono il fatto della disparizione in Cielo di una delle sette Plejadi.

LIBRO TERZO i 5i Irta c o , prese per seconda moglie E cu b a, figliuola di D im ante, o come altri vogliono di Cisseo, o come al; t r i , del fiume Sangario e di Merope. Il primo l9ro figlio fu E ttore; d essendo per partorire in appresso il secondo, sognando le parve di metter fuori una fiac cola ardente , la quale incendiasse , e consumasse tutta la citt dlio. Avendo essa raccontato il sogno a Pria mo , questi chiam a s E saco, da M erope, suo avo m aterno , istruito nella interpretazione de sogni ; ed Esaco annunzi che il figliuolo da nascere avrebbe portata ruina. Nato questi adunque, Priamo lo diede ad un servo, onde lo portasse sul monte I d a , ed ivi lo esponesse. .Quel servo avea nome Agelao, od Archelao. Il bambino da lui esposto per cinque giorni fu nudrito da un orsa; ed avendolo Agelao dopp quel tempo tro vato sano e salvo, lo prese, sei port a casa, e lo al lev come suo proprio figliuolo, e gli diede il nome di Paride : il quale divenuto grandicello, e tanto per la bellezza della persona, quanto per la robustezza supe rando i pi della et su a , ed oltre ci valentissimo in dare addosso a predatori, e in respingerne le incursio ni , e per ci assai utile per la custodia de bestiam i, merit d essere denominato Alessandro. N and gua ri che giunse a conoscere i suoi genitori. Dopo Paride Ecuba partor Creusa, Laodice , Polissena , e Cassan dra , la qu ale, avendole Apollo promesso d insegnarle 1 arte di vaticinale ove al piacer suo si fosse prestata, si fece istruire di quell arte ; ma- neg poi la mercede che avea promessa. Per ci Apollo fece, che ai vaticinii di lei non fosse prestata fede. Dopo questi figliuoli Ecuba

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ne partor altri; cio Deifobo, E leao, Pam m one, Po* lite , Antifo , Ipponoo, Polidoro, T ro ilo , che dicon o nato per opera di Apollo. Da altre donne poi Priamo ebbe Menalippo , Gorgizione , Filemone , Ippotoo , Glauco , Agatone , Chersidamante , Evagora, Ippodam an te, M estore, Atante , Doriclo , Licaone , Driope , Biante , Cromio*, Astigono , Telestante , Evandro , Cebrione, M elio, Archemaco, Laodoco , Echefrone , Idomeneo , Iperione, Ascanio , Democoonte , Arreto , D eiopte, Clonio, Echemone , Ipirico , Egeoneo , Lisit o o , e Polimedonte. Di figlie ebbe M edusa, Medesicasta , Lisimache , e Aristodeme. VI. Ettore spos Androm aca, figlia di Eazione ; ed Alessandro prese in moglie E n o n e , figlia del fiume Cebrene. Questa , ammaestrata da Bea nell arte dell indovinare , disse ad Alessandro che non andasse a veder Elena; e veggendo di non indurlo a rim anersi, aggiunse che quando fosse ferito , sarebbe andato a l e i , giacch sapea d essere la sola persona che po tesse medicarlo. Infatti quando, rapita E le n a , e Troja assediata, colle frecce dErcole egli fu da Filotete fe rito , and in Ida a trovare Enone ; ma essa memore dei torti ricevuti neg di curarlo , onde nel farsi tras portare a Troja mor. Pentissi di quel rigore Enone ben presto ; e tolti i farmachi opportuni si pose in cammino : ch tanto larte di m edicare, quanto quella di cantare possedeva essa perfettissimamente. Ma udito eh egli era m o rto , s impicc colle proprie mani. VII. Il fiume Asopo, figlio di Ocano e di T e ti, o come scrive Acosilao , di Peroe e di N ettunno, o come

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a ltri, di Giove e di Enrinom e, prese Merope in mo glie , che dicesi nata del finme L adone, ed ebbe dne figlinoli, IsmenO e P e la g o n te e venti figlie , nna delle qnali, chiamata Egina ,. Giove rap. Asopo ito cercanr dola capit a C orinto, ove seppe da Sisifo il rapitore essere stato Giove. Giove fulmin Asopo , che gli an dava dietro \ ma poi lo resti Ini alla sna sorgente ; _ed oggi ancora da quella traggonsi de ca rb o n i, indizii dell abbruciamento seguito. Condotta poi Egina nell isola, che allora si chiamava E none, ed ora da lei ha il nome , ivi con lei si giacque , e ne venne Eaco , in grazia del qnale , come era solo in quella isola, Giove mut le formiche in nomini. V ili. Eaco prese per moglie E ndeide, figlia di Chi rone , e da lei ebbe dne figli, Peleo e Telamone. Ferecide per dice Telamone am ico, e non fratello di Peleo , e Telamone essere .stato 'figliuolo di Atteo e di G lance, figlia di Cicreo. Eaco si conginnse ancora con Psamate , figlia di Nereo , la quale , perch ricnsava gli abbracciamenti di lui , fu trasmutata in nna foca. Da essa nacqne Foco. F n Eaco piissimo sopra* tntti : laonde accadde, che vennta insolita carestia in Grecia a cagione di Pelope, il quale facendo guerra a Stimfalo , re degli A rcadi, perch non pot sottomettere P Arcadia , fingendo amicizia quel re uccise , e messe in brani le viscere del medesimo le sparse intorno , s ebbe dai responsi degli Dei che la Grecia sarebbe libera dagl imminenti disastri, se per essolei Eaco pregasse. E difatti avendo Eaco pregato, la Grecia fu liberata dalla penuria de viveri. Eaco dicesi di pi es

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sere in sommo onore anche nellinferno; e vuoisi che tenga le chiavi di Plutone. In quanto a Foco , per questo che appariva valentissimo ne giuochi, gl invi diosi suoi fratelli, Peleo e Telamone, gli/ tesero insidie; ed essendo accaduto che Telamone stesse lottando con lu i, col disco lo colp sulla testa , e 1 uccise : il cui cadavere , coll aiuto di Peleo nascose in una selva. Scopertasi per la cosa, ambedue da Eaco furono di* scacciati da Eginq, e condannati a lavorare la terra. Telamone pass a Salamina presso Cicreo , nato di Nettunno e di Salam ina, figliuola di Asopo. C icreo, ucciso un drago che devastava l isola, di cui era re , non avendo figli, lasci il regno a Telamone. Questi di poi prese in moglie Peribea , figliuola di Alcatoo, eh era nato di Pelope ; ed Ercole preg per lui gli Dei onde avesse prole maschile. Sopraggiunse dopo la preghiera d Ercole improvvisamente un aquila ; e il bambino che nacque , fu nominato A jacc, il quale avendo seguito Ercole nella guerra contro Ilio , ebbe in dono Esione , figlia di Laom edonte, dalla quale gli nacque Teucro. CAPO XIII.

Peleo purificato da Eurizione. Suoi varii casi: sue nozze con Teti. Educazione di Achille. Scoperta alla corte di Licomede viene condotto alla espugnazione di Troja. Compagni a lui dati a quella impresa.
I. Peleo and esule in Ptia presso Eurizione , fi

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gliuolo di A ttore, da cui poscia espiato ebbe in ma trimonio la figlia del medesimo , Antigone , colla terza parte di regno. Da Antigone gli nacque Polidora y eh egli diede per isposa a B oro, figliuolo di Periere. II. Quest avventura ebbe in appresso , che ito con Eurizione alla caccia del Cinghiale calidonio, lanciando alla fiera il dardo fer il suocero, e per quel colpo ac cidentale lo uccise. III. Dovette adunque fuggirsi di P tia , di dove si ri par a Jolco presso Acasto ; e da questo fu purificato. Dopo alcun tempo giostr con Atalanta ne giuochi celebrati in onore di Pelia: ove A stidam ea, moglie di Acasto , innamoratasi di lui, lo tent a giacersi con lei ; e non avendo potuto trarlo , conforme desiderava, al voler suo, mand a dire alla moglie del m edesim o,che egli era in procinto di sposare Steropc, figliuola di Aca sto. Di pi diede ad incendere ad A casto, chegli avea tentato di stuprarla. Acasto udito questo, pens non dover egli far uccidere un uomo, chegli medesimo avea espia to \ ma lo condusse sul monte Pelio. Ivi nata sfida a chi facesse maggior caccia, Peleo andava mettendo in una sporta le lingue delle fiere da lui ammazzate. Intanto i compagni di Acasto aveano tolte quelle fie re , come uccise da essi, e deridevano Peleo , quasi nulla avesse cacciato. Ma Peleo tratte fuori della sporta le lingue mostr di avere uccise altrettante bestie. Essendosi poi addormentato sulla m ontagna, Acasto lo lasci ivi ; ed anzi toltagli la spada, la nascose entro una massa di letame di buoi, e se ne and. Svegliato Peleo cercava la spada; e intanto sopraffatto da Centauri era per peri

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re , quando fu salvato da Chirone , il quale la perduta spada cerc , e trovatala glie la rimise. IV. P eleo, come si detto di sopra, avea sposata Antigone di Eurizione, e da essa avea avuta Polidora ; e lavea data in moglie a Boro, che con tal nome chiamavasi il fiume Sperchio, figliuolo di Periere. Ora da lei nacque Menestio. V. Ma Peleo-prese in appresso un altra moglie , e fu* T e ti, figlia di Nereo , pel cui matrimonio vennero tra loro a contesa Giove e Nettunno ; e dicesi, che Giove si astenesse dalle nozze di lei per avere essa predetto che avrebbe partorito un figlio pi valente del padre. N mancano Scrittori, i quali hanno narrato che mentre Giove stava per correre ad abbracciarla, Prometeo dichiar che il figlio che da lei fosse n a to , dominerebbe nel Cielo. Di che Giove indispettito volle poi che essa sposasse un mortale. Peleo pertanto per consiglio di Chirone trov maniera di prendersela e ri tenerla. Imperciocch avendo egli osservato com essa assumeva vane form e, ora di fiam m a, ora di ruscello, ed ora di fiera, fortemente l abbranc; n volle la sciarla finch non 1 avesse veduta ripigliare la sua for ma primiera. Poscia sul monte Pelio se l ebbe moglie ; ed ivi intervennero al banchetto nuziale gli D e i, ed ognuno d essi ne onor il matrimonio con regali. Chi rone diede a Peleo un asta di frassino, Nettunno un paio di cavalli, Ballo e Xanto ; Vulcano una spada. VI. Quando poi Teti ebbe,messo alla luce il parto concepito di Peleo , volendolo rendere immortale , Oc cultamente , sicch Peleo non vedesse, lo mise nel

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fuoco, abbruciando in lui quanto di mortale ava trat to dal padre , e tutto il giorno tingendolo di ambrosia^ PeleO 'sopraggiunto , vedendo il bambino palpitare en tro il fuoco , alz un grido ; onde impedita Teti dal dar compimento all opera , abbandonato il fanciullo , corse alle Nereidi. Allora Peleo preso il figlio , lo rec a C hirone, il quale il nutr delle viscere di lioni e di cinghiali, e delle midolle degli orsi ; e lui , che prima avea avuto il nome di Ligirone perch non avea ap pressate le labbra alla poppa, volle che fosse nominato Achille. VII. Dopo ci Peleo coll aiuto di Jasone, e dei Dioscuri, espugn Jolco , e diede morte ad Astidamia, moglie di Acasto, sparsene a brani le membra per la citt j in cui egli introdusse 1 esercito. V ili. Quando poi Achille ebbe nove ani, Teti sen tendo Calcante dire che senza *di lui Troja non poteva essere p resa , ed avendo preveduto, che suo figlio , ove fosse andato a quella g u erra, sarebbe morto , vestitolo d abito di donna , lo sped ,, e raccomandollo a Licomede nellisola di Sciro, facendoglielo presentare come una fanciulla intatta e vergine.' Ma stando il giovinetto ivi, la figliuola del re , Deidamia, ingravid, la quale partor P irro, chiamato poscia con nuovo nome Neottolemo. Per Ulisse, quando ebbe indizio che Achille fosse presso Licom ede, per riconoscerlo si serv del suono della tromba; e in tal modoAchille fu condotto alla guerra di Troja. Lo accompagn col Fenice , figlio di Amintore. Questi da C lizia, concubina del p a d re , ca lunniato d averla voluta violare, fu dal medesimo pri-

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vaio della luce degli occhi ; e P e leo , codottolo d Chirone , il fece curare ; sicch restituito alla vista lo costitu 'poi re dei Dolopi. Ebbe pure Achille per com pagni Patroclo, figlio di Menezio, e SteDelo di Acasto, o , come altri vogliono, Periapide , figliuolo di Eerete ; oppure, come dice Filocrate , il figliuolo di Polimelo , chera nato di Peleo. Questi condotto in Opunte, citt della Locride, giocando agli aliossi, imprudentemente uccise Clisonimo, figliuolo di Amfidamante, ed insieme, col padre essendo stato cacciato in esiglio, accolto in casa sua da Peleo, divent il prediletto di Achille (i). CAPO XIV.

Cecrope regna nelVAttica. Consecrazione di Atene. Prole di Cecrope. Cefalo ed Aurora generano Titone. Da questo vien Cinira. Adone e M irra, figli di Cinira. Cranao succede a Cecrope : a lui An\fizione : a questo Erittonio. Nascita e fa tti di Erittonio. A lui succede Pandione, al tempo del quale Cerere e Bacco vanno nelFAttica. Figli di Pandione. Casi di Progne, di Filomela, e di Tereo.
I. C ecrope, indigena, or uom o, ed ora serpente , fu
(i) Gli Annotatori, Emendatori, e Commentatori i Apollo doro , avvertono mancare a questo luogo il testo corrente di qualche tratto, dicendo essere troppo tra loro disparate le cose poste in fine al capo xm da quelle che veggonsi nel principio del xiv. Noi propendiamo a credere, che, almeno per la ragione addotta, nulla manchi.

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il primo che regn nell Attica, e mentre innanzi chia mavasi Acta, dal nome suo volle egli che si dicesse Cecropia. Al suo tempo dicesi, che per decreto fosse agli Dei conceduto di occupare citt, nelle quali ognu no dessi potesse avere onori suoi proprii. E fu per ci Nettunno il primo , che venne in A ttica, e che nel mezzo della rocca percossa avendo col tridente la ter ra , d improvviso mise il mare in commovimento ; e il luogo chiamasi 1 Eretteide. Dopo lui comparve Mi nerva , la quale preso Cecrope a testimonio della oc cupazione che intendeva fa re , fece dalla terra uscire un olivo, che anche al tempo nostro si vede nel Pandrosio. E nato contrasto fra que due T Giove pacific tra loro Minerva e Nettunno , ed assegn loro per giu dici della controversia, non C ecrope, n Cranao , n Eretteo , siccome alcuni suppongono , ma dodici D e i, per sentenza de quali la citt di Atene fu dichiarata di Minerva , tosto che per la prodotta testimonianza di Cecrope intesero il fatto dell olivo. Laonde Minerva da s diede il nome ad Atene (i) , di che fortemente sdegnato Nettunno molto travagli la campagna Triasia , e tutta l Attica coperse de flutti marini. II. Cecrope intanto prese in moglie Agraulo , figlia di A tteo, e n ebbe per figlio Eri$ittone, il quale mor senza aver lasciata prole maschile : bens lasci tre figlie , e furono Agraulo, Erse e Pandrosa. Da Agraulo e da Marte nacque Alcippe. Essendo stato da Marte
(t) Per intelligenza di questo passo a quelli che non sanno di lingua greca si fa presente che Minerva chiamasi Alena.

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sorpreso Alirrozio, figlio di N ettunno, e della ninfa E u rite, nellatto di violarla, da quel Dio fa ucciso: onde Nettunno querel come reo di omicidio Marte all Areopago ; ma per sentenza di dodici Dei fu assoluto. III . Cefalo, fu figliuolo di Erse e di Mercurio : il quale Cefalo, essendosi di lui invaghita l Aurora , essa r a p , e lo trasport in S iria , dove con esco giaciutasi divent gravida, e partor Titone , di cui dicesi che fosse poi figliuolo Faeton te. Di questo fu figliuolo Astin o o , da cui nacque Sandoco, il quale dalla Siria tras portatosi nella Cilicia , fond la citt di Celendira ; e presa in moglie Fam ace , figlia di Megesiaro , gener C inira, re degli Assirii. Questo C inira, essendosi con molta gente trasportato in Cipro, edific Pafo ; e tolta ivi in matrimonio M etarm e, figlia di Pigmalione , re de C iprii, gener Ossiparo , e Adone , e le femmine Orsedice , Laogorene, e Bresia. Queste , essendo Ve nere con esse adirata, meschiaronsi con istranieri, e morirono in Egitto. IV. Adone p o i, ancor giovinetto , per lo sdegno di D iana, mor alla caccia ucciso da un cinghiale. siodo dice eh egli fu figlio di Fenice, e di Alfesibea : Parnasi diversamente lo dice nato da T o a n te , re degli Assirii, eh ebbe per figliuola Mirra. Codesta M irra, per ven detta di V enere, di cui essa non faceva alcun conto, s innamor del padre , e per opera della nudrice do dici notti dormi con lu i, senza chegli si accorgesse di lei. Ma quando egli seppe la c o sa , and colla spada sopra la figlia, la quale nel frangente, in cui era, pre

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g gli D ei, che mai non fosse noto il fatto ; e gli Dei compatendola la trasformarono nell albero che porta il suo nome ; e tagliato dopo dieci mesi quell albero , narrasi essere nato , suo figlio, Adone. Venere presa dal bel sembiante del bambino , di nascosto degli Dei chiuso in una cassa lo present a Proserpina, la quale quando 1 ebbe veduto, disse che non lo avrebbe mai restituito. Portato innanzi a Giove il litigio per ci in* sorto , egli divise 1 anno in tre p a rti, ordinando che .Adone dovesse starne una presso di s , nna con Pro serpina, la terza con Venere. N pass poi gran tempo, che essendo a eaccia Adone fu. ueciso dal cinghiale. V. Morto Cecrope , Cranao , nomo indigena , sotto cui dicesi avvenuto il diluvio di Deucalione, condotta da Lacedemone, sua sposa, Pediade , figliuola di Me-* mite , gener Cranae, Cranecmene ed Attide , la quale essendo morta vergine, Cranao da lei chiam Attide la te rra , in coi, cacciatone Cranao , regn Amfizione. Questi da alcuni detto figlio di Deucalione , da altri figlio di un nomo indigena. VI. Egli tenne il regno per dodici anni : poscia ne fu discacciato da Erittonio. Alcuni suppongono che questo Erittonio fosse figlio di E feste , e di Cranae, fi glia di Attide (i) : altri lo vogliono figlio di Vulcano e di Minerva, nella maniera seguente. Una volta Miner va volendo farsi fabbricare arm i, and a trovare Vul cano. Questi abbandonato da Venere , preso da desi derio di violare M inerva, incominci a metterle le
(1 ) Secondo questi adunque Attide non era rimasta vergine.
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mani addosso. Ma essa fugg ; ed egli si mise ad inse guirla ; e come pot raggiungerla ( il che con grande fatica fece, essendo zoppo ) tentava di afferrarla Essa p e r , che pudica eira e vergine , non gli dava modo ; laonde cedendo egli pi protervo impeto suo una coscia le contamin ; di che contristata cerc nettarsi dell? immondezza col lembo della sua veste di lana, e gittata quella immondezza in terra fugg ratta. Da ci che era ca duto in terra, nacque Erittonio. Vulcano lo allev di na scosto degli altri Dei volendolo fare immortale; e postolo in un paniere, lo affid a Paneirosa, figliuola di Cecro pe, ordinandole di non iscoprirla Ma le sorelle di Pandrosa, trppo curiose , scoprirono il paniere, e svol gendo il fanciullo videro un drago. V ha chi ha detto che furono da quel drago uccise. Secondo altri, per lo sdegna di Minerva cadute in furore, si precipitaron o dall alto della rocca. Checch sia di ci , fatto che Erittonio fu da Minerva stessa nudrito nel tempio ; e che di poi, cacciato Amfizione del regno dAtene, egli 1 occup ; e mise nella rocca la statua di Minerva, ed istitu la solennit delle feste panatenee.. Prese poi in moglie la najade Pasitea, da cui nacque Pandione. VII. Morto Erittonio, e sepolto nel recinto del tempio di Minerva ( i ) , Pandione entr in possesso del regno; nel tempo del quale vennero nell Attica Cerere e Dionisio , Cerere fu in Eieusi accolta da Celeo ; e Dionisio da Icarione ebbe ospizio r ip, premio di che questi ricev un tralcio di vite , ed apprese il modo di
() L onore di questa sepoltura in luogo sacro era dato ai pochi so li, d ie si fossero creduti accettissimi agl Iddi.

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fare il vino. E come de benefizii degli Dei volle mette re a parte i m ortali, and a trovare certi pastori, i quali avendo gustato il vino , e bevutone a gara in lar ga misura , finirono con pensare} eh egli avesse loro data un assai cattiva cos, e lo ammazzarono a colpi di bastone. Ma poi meglio conosciuto il giorno appres so il fatto, gli diedero sepoltura. Una cagna dIcarione, chiamata M era, solita ad accompagnarlo sempre, in dic alla figlia di lu i, Erigone, che andava cercando il padre , ove il cadavere fsse sepolto, e piangendone la perdita s impicc ad un albero . V ili. Pandione intanto , presa per moglie Zeussippe , sorella di sua madre, da lei ebbe Progne, e Filom ela, e dite gemlli, Eretteo e Bote. Poi postosi, in guerra contro Labdaco a cagione di confini, chiam dalla Tracia a compagno della impresa Tereo , figliuolo di Marte ; e felicemente coll* aiuto di lui finita quella guerra, a Tereo diede ih isposa la figlia Progne. Da lei Tereo ebbe un fifj^io, di nome Iti: poi ftee violenta a Filomela , a cui tagli la titogua perch non manife stasse la cosa : ma questa dichiari le sue miserie alla sorella , mandandole un peplo, su cui area in ricamo jespredso il fatto. Pr og n i, dopo avere cercata la sorella 1 trucidato e cotto a lesso il fanciullo Iti, a Tereo, che nulla sapeane, lo apprest per vivanda ; e a un bratto fuggi colla sorella, T erea avvedutosi dell atrocit, data mano ad una scure si mise ad inseguirle. Esse per es sendo gi pervenute in Daulia, citt della Focide, veden dosi ornai si accerchiate da non potere scampar oltre, pregarono gli D ei, che le mutassero iu augelli; e Pro?

i 04 BIBLIOTECA DI APOLLODORO gre, fu ftta Usignuolo, Filomla rondine. Tereo diVept upup (i).

CAPO XV. Eretico succde al padre nel regno', e Buia ha il sacerdosi di Minerva e di Nettunno. Figli di Eretico. Avventure di Procri, di O rizia, di Cleopatra , e di Chitf Fatti di Eumolpa. ucciso in battaglia da ' Eretico. A questo succede Cecrope li. I Mezionidi cacciano lui e suo figlio Pandione li; e questo regna in Megdr. Ifig li di Pandione it ricuperano Atene; ed principale nel governo Egeo.. Fatti di questo. Guerra di Minosse contro gli Ateniesi; e tributo che sono costretti a pagargli. I. Morto che Pandione fa , i suoi figli ne divisero tta loro le sostanze. Eretteo ri ebbe il regno ; B ute, fi glio di Erittonio , fu insignito del sacerdozio *d Mi nrva e di N ettunno. Eretteo pi spos Prassitea, nata di Frsimo e di Diogene, figlia di Cefiso , l quale gli diede di maschi Cecrope , Pandoro, e Mezione ; e di femmide P rocri, Creusa, Ctonia, O rizia, che poi dicesi essere stata Tapita da Borea. Bute prese Ctonia m mglie ; Xuto Cresa, e Cefalo, figlio di Deioneo, ptese Procriv Questa Procri si abbandon nelle braccia
(i) Virgilio , Servio, Ovidio, Igino hanno detto, che Filamela fu convertita in usignuolo, e Progne in rondine. I^poeti italiani, e francesi seguono questa tradizione. Catullo e Orazio sono stati attaccati alla tradizione de Grci.

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di Pteleone per una corona d1 oro; e sorpresa da Ce falo fugg a Minosse r il quale di lei innamoratosi aneh egli, ne ottenne altres i favori. Ma sapea ella, che se si fosse giaciuta con Minosse sarebbe pentita ; per c iocch Pasifae, non ignorando che il marito mescevasi a molte donne, tal sorta di vfeleno gli mise negli umori, che quante volte alcun altra avesse a fave con esso lu i, da tutte le membra di quella sarebbero uscite orrende vipere; e di questa.maniera Pasifae minava tutte le concubine di lui. Dall altra parte Cefalo avea un velocissimo cane , detto Lelapo , da cui niuna fiera poteva salvarsi, e ivi. dardo che non fu mai scagliato invano. Procri nondimeno,, piaciutole Minosse j ben provvide al suo caso per giacersi sicuramente co n esso; e {fece ci prendendo la radice circea. M temendo di nuo vo la moglie di Minosse, and ad Atene : ritorn in grazia di Cefalo, e con lui and a caccia, poich della caccia mirabilmente essa dilettavasi. Se non che essendosi nel seguire il marito occultata entro cespugli, vedendo egli ivi qualche cosa muove rsi, e credendo esservi alcuna fiera , scagli col quel suo inevitabile,dardo, e percos sane Pro cri la uccise : pel qual fatto dall1Areopago fu condannato a bando perpetuo. . II. Frattanto Borea rap Orizia, mentire essa passata il fiume IUsso ; e si giacque con le i, e. n ebbe. Cleopar tra e Chio, di femmine * e di : m aschi, Zete e. Calai:, nati colle ale, i quali navigando con Jasone , ed inse guendo le A rpie, morirono; o , come dice Acusilao, furono uccisi da Ercole press l isola di Teno. III. Cleopatra fu presa in moglie d .F ineo, e a lui

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partor Plesippo e Pandione. Dopo avere avuto da Cleopatra -questi figli, Fineo pfese un altra moglie , e fu Idea, figliuola' di Bardano. C ostei, avendo uratil* meate voluto trarre alle sue voglie i figliastri , li calun ni press il loro padre , il quale prestando a lei fede ambi accec : ma di tale misfatto fu punito dagU Ar gonauti capitati col coi figliuoli di Borea. IV Chic si congiunse con Nettunn o ; e come di na* scosto del padre partor Eum olpo, onde non essere scoperta gitt il bambino in m ate, che Nettunno im* mantenente accolse, e port in Etiopia, consegnandolo da allevare a Bentesicima, stia figliuola, e ad Amfitrite; Come Eumolpo fu giunto ad et adulta, In d o , marito d i Bentesicima, gli diede una seconda sua figlia. M a ilumolpo non contento della moglie volle far violenza anche alla sorella di lei: sicch cacciato in esiglio col figlio Ismaro che gi aveva , and a ripararsi presso Tegitio, re di Tracia, il quale ad Ismaro diedeinisposa una sua figlia. Ad onta di ci tese insidie a quel ire: il che sco perto, scapp ad Eieusi, e se ne fece amici gti abitanti. Nondimeno ritorn di nuovo in Tracia , richiamatovi da Tegirio, perch ra morto Ismaro, e rappaoificatis insieme n ebbe il regno* Essendo poi nata guerra tra gli Ateniesi e gli Eleusini,'Eumolpo cobgross esercito, d i Traci mo9se in aiuto di questi ultimi, che a lui erano ricorsi. Eretteo Volendo sapere se gli Ateniesi fossero per avere vittoria, consult P oracolo , e n ebbe rispo sta , che la vittoria sarebbe stata per loro , quando egli avesse scannata una delle sue figlie. Egli immol la pi giovine; e le altre si scannarono da s medesime : per-

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cioch , come alcun} attestan o , aveano insieme delibe* rato di cos uccidersi. Venutosi poi al (latto d arm i, Eretteo uccise^ Eumolpo : per lo che Nettunno distrussi Erette o e tutta la sua casa. V. Cecrope, il maggiore defigli di Eretteo, govern il regno ; e tolta a moglie Meziadusa, figliuola di Eupalamo, nebbe Pandione, il quale regnando insieme con suo padre Cecrope, per sedizione eccitata dai figliuoli d Mezione fu cacciato. Di l trattosi a Megara presso Pi* lan te, prese per moglie la figlia di questo , eh era gi da assai tempo nubile, in considerazione della qualft fu messo al governo della citt ; perciocch Pilante, avendo ucciso suo zio Biante, diede al genero il regno, ed egli condotta seco una moltitudine di popolo, and nel Peloponneso, e col edific Pilo. Pandione, che regnava ili Megara, nacquero Egeo , Pallante, Niso , e Lieo. Alcuni per dicono Egeo figliuolo di Scirio, e da Pandione appropriatosi. VI. Morto Pandione , i suoi figliuoli condussero 1 esercito ad A tene, e di l cacciarono i Mezionidi ; e il regno divisero in quattro parti : per Egeo ebbe il comando supremo. Costui ebbe due mogli; la prima fu M eta, figliuola di Oplete ; laltra Calciope, nata di Res* senore. Ma non avendo prole , e temendo de fratelli, and a c o n su lta rc i Pizia, e p e r mezzo di essa il Nu me vaticin cos.
D i valor nuvo tarma ;. e il p ii che sopra. Stassi tUlC otre, non is c o r , se prima V alta rocca di Pallade n o n salga.

VII. Ma non intendendo e g li cosa dir volesse l ova

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colo, and di nuovo verso Atene, e passando per Tre* zene ebbe ospizio presso P itteo, figliuolo di Pelope. Questi , che intese l oracolo, avendo ubbriacato Egeo, gli mise in letto sua figlia Edra. In quella stessa nott? Nettunno si congiunse colla medesima. Egeo intanto ordin ad E tra, che se avesse partorito un maschio, lo allevasse, n dicesse ad alcuno di chi fosse figlio : poi lasci sotto un sasso la spada e i calzari, aggiun gendo che quando il fanciullo fosse giunto all et di potere smuovere quel sasso, essa levasse quegli arnesi, ed occultamente lui con tutte quelle robe gli mandasse. Intanto egli s avvi verso Atene, e prese a celebrare i giuochi panatenei, nequali Androgeo , figliuolo di Mi nosse, rimase vincitore sopra tutti. Giove mand questo giovine contro il Toro di Maratona , da cui questo fu ammazzato. Non mancano poi Scrittori, i quali dicono, che essendo* andato ad Atene ai giuochi di Lajo, per invidia fu fraudolentemente ucciso dagli atleti. VIII. Minosse'udita T uccisione del figliuolo, mentre in Paro faceva sacrifizii alle Grazie, si lev di capo la corona, la gitt, e non volle pi il suono delle tibie; e nondimeno continu il sacrifizio. Perci sino al giorno d oggi in Paro si sacrifica alle Grazie senza tibie e senza corone. N poscia tard molto a mettere in mar una formidabile armata, colla quale and ad espugnare Atene. Nel frattempo rovesci M egara, regnante ivi N iso, figliuolo di Pandione ; ed uccise Megareo, fi gliuolo di Ippomene, il quale da Onchesto era andato in aiuto di Niso. Fini questi poi morto per tradimento della figlia; ed ecco come. Scilla., sua figlia, fieramente

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s innamor di Minosse : e come suo padre avea tra gli altri un capello purpureo , per cui dicevasi invitto, essa glie lo strapp; ed egli immantinente cadde morto. Minosse, impadronitosi di Megara, presa la donzella, e legatile i piedi, la fece precipitare dalla poppa nelle onde , e sommergere. Come poi parea che la guerra fosse per andar molto in lungo, giacch non poteva prendere A tene, egli preg Giove, che volesse far par gare agli Ateniesi la pena del commesso misfatto. Laonde entrate nella citt la pestilenza e la fame, gli Ateniesi, secondo un antico orcolo, primieramente immolarono sul Sepolcro del ciclopo Geresto le figliuole di Jacinto, Anteid,' Egleide, Entenide, e Litea, il padre delle quali da Lacedemone si era portato sog giornare in Atene : . poscia veggendo ci non ayere frutr tato nulla, mandarono sull esito della guerra a con sultare 1 oracolo. Il Nume dichiar, che da Minosse dovessero intendere quale soddisfazione egli volesse che dessero a quel re. Mandarono dunque legati a Minosse per chiedere che soddisfazione avessero a dargli; e Mi nosse impose loro che avessero a mandargli quattor dici persone, e ci senza accompagnamento d arm ati; cio sette gipvanetti, e sette ragazze, tutti pari d et<, destinati ad essere divorati dal Miqotauro, IX. Stava questo chiuso nel labirinto, in coi hi fosse entrato non Cos facilmente poteva uscirne a oar gione de molti andirivieni, che non lasciavano conor scerne I uscita. Fu quel labirinto edificato da D^dplo, figliuolo di Eupalamo, che fu figliuolo di Mezjone e di Alcippe. Costui fu anche il pi valente architetto di

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tu tti, e il primo inventore delle statue, e delle imma gini degli Dei. gli era scappato da Atene per avere precipitato gi della rocca Talo, figliuolo di sua sorella Perdice, e suo scolare j cos uccidendolo per paura che nella eccellenza dell' ingegno noi superasse. il fatto nacque da questo, che Talo avendo trovata una ma scella di serpente, con essa seg un legno sottilissimo. Quando fu scopertoche lave ucciso, venne come reo chiamato all Areopago \ ed egli si rifugii presso Mi nosse. Iv i, innamoratasi Pasifae del toro di Nettunno, per mezzo di una giovenca d legno, ingegnosissima mente costruita, fece che quella donna potesse soddi sfare alla sua passione : poi edific il labirinto , ove gli Ateniesi ogni anno mandavano i sette garzoni, e le sette vergini per pasto di quel mostro (i). CAPO XVI. Prodezze di Teseo , figliuolo di Egeo. I. Dur quest uso per gli Ateniesi funesto finch Teseo, nato da Etra e da Egeo, fatto grande, smossa la pietra ne lev i calzari e la spada, di cui si par lato. Preso a piedi il cammino per Atene, egli la strada infestata da uomini malvagi sgombr, e fece sicura per ogni parte. E primieramente press Epidauro uccise Prifete, figlio di Vulcano e di Anticlea, il quale era
(i) Ci che qui leggesi di Dedalo e del Labirinto ha tutta l aHa di una ripetizione da mano estranea raffazzonata su ci d ie altrove Apollodoro aVea gi detto.

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fletto Corineta a cagione che portava una mazza. Con questa mazza, eh era di ferro, Perifete, ancorch fosse infermo d piedi, levava di vita i viandanti. Teseo gliela strapp dalle mani; ed us poscia portarla egli mede* simo. Poi ammazz Sini, figliuolo di Polipemone e di -Silea, figliuola di Corinto. Costui fu detto Pitiocampte dall incurvamento che faceva de pini : imperciocch, stando all istmo de Corintii curvando in basso le cime <Le pini forzava i viandanti a teuerle ferme, operazione che per mancanza delle necessarie forze non potendo essi fare, accadeva poi che per l impeto di quegli al beri , i quali .ripigliavano il loro pristino stat, que mi serabili balzati in alto andassero in pezzi. Teseo pun Sini di quella stessa m o rte............................................. Il resto si desidera.

OSSERVAZIONI
SOPRA ALCUNI PI IMPORTANTI O CURIOSI ARGOMENTI
TOCCATI

N E L L A BIBLIOTECA
DI APOLLODORO.

C H I LEGGE

l i A natura delle cose esposte da Apollodoro, .e la brevit compendiosa da lui usatf da chi. le cose sue ha compilate nella maniera cke yeggiamo f non possono non fa r nascere in chiunque o per istruzione o per diletto legga queir Opera, un gran desiderio di vedere pi largamente illu strata la materia ? che in essa si tratta^ E come poi certo , che in assai diversi modi le cose narrate da lui furono nar rate da altri, il vedere queste variazioni per* ogni studioso uomo diventa cosa im portantissima^ perch serve a vieppi fa cilitare 1 intelligenza degli Scrittori che a quelle variazioni si fossero riportati. I l Clavier y dottissimo uomo, che ha dato di Apollodoro un testo pi severamente stu diato di quello stesso dell Hejne, avendo potuto approfittare della diligenza di questo valentissimo filologo , ed aggiungervi le sue proprie. cognizwni, Ita pubblicato un

grosso volume di Note, che 'sono un bel monumento di eruditone insieme, di fino criterio , e di buon gusto ; e che senza dubbio alV accennato officio possono ser vire eccellentemente. Ma nella nostra edi zione dell Apollodoro. volgarizzato non potevano esse aver luogo. E non volendo intanto, cbt esse sveno perdute pe? nostri Giovani, siamo venuti nella deliberazione di traseegliere quelle che ci sono partite pi degne d'attenzione, e ne abbiamo corri* posti i varii articoli che qui seguono, ora riferendole quasi letteralmente, ora compilandole > e tal' ora eziandio infranta mettendovi alcune osservazioni spontanea* mente caduteci dalla penna. Nel che>fare insieme alla intenzione accennata n&ndis* simuliamo d* avere avuta anche quella di eccitare ne Lettori Un pensiero, che serva ad inalzare la>loro mente a considerazioni di un grado pi elevato di quello, in che stannasi<le cognizioni filologiche, che codeste Note comprendono. Che a questo punto veramente mirar deve ogrii studio di questa natura. E ci basti.

O SSERVAZIONI
AL L I B R O P R I M O

ARTICOLO PRIMO
TEOGONIA

N o i non sappiamo onde Apollodoro abbia tratta la Teogonia, eh egli espone sul principi della sua Ope ra. Esiodo, da cui ha molte cose ricavate ad altro pro posito , pone prima di tutto il Caos : dice, che poi nacque la Terra; indi il Tartaro. Dal solo Caos ebbero origine l rebo e la Notte. La N otte, e l rebo con giunti insieme produssero lEtere e il Giorno. La Terra da sola produsse Urano , ossia il Cielo , le M ontagne, e il Mare. Unita ad Urano diede al mondo i Centiman i , i T itani, i Giganti. E facile vedere , che questa Teogonia di Esiodo non vale gran fatto pi di quella, che n ha data Apollodoro. Un grande maestro di Teogonia fu Orfeo. Probabil mente egli era nato in Asia; e sparse nepaesi orientali d Europa le prime idee, che in questi s ebbero di tali m aterie, annunziando ci che vea udito ne paesi na tivi. Nellantichissimo Poema degli Argonauti, che cor re a nome suo , bench non possa credersi suo per
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OSSERVAZIONI

nessun conto, si trovano *i semi di una Teogonia , che apparisce di un senso profondo. Ivi si dice :
Necessit invincibile cantai, CA arbitra siede nelF antico Caos , E Crono , il genitor di Etere , e Amore , V augusto Amor che d? ambo i sessi splende , E che slancia per tutto ignei dardi : Celebre padre della eterna notte, Phans chiamato dai m ortali, e primo A comparir nel mondo.

Questo Phans entra assai nella Teogonia di Orfeo. Nell Inno V , che si attribuisce egualmente ad Orfeo , indicato coi nomi di Primogenito, e di Priapo. Esso era rappresentato negli antichi riti sotto il simbolo del Phallum. Non quindi maraviglia il vedere, che Pro* ci esponendo la- Teogonia di Orfeo incomincia da Phans, poi mette ordinatamente la Notte Urano , Crono, Giove , e Dionisio, successivi regnatori sopra gli Dei. Phans si produsse da s medesimo ; e come avea i due sessi , produsse da solo la Notte. Si accop pi poi con essa, e nebbe la Terra ed U rano? i-quali insieme produssero i Titani e le Titanidi. Apollonio di R odi, che compose il Poema degli Argonauti , attribuisce ad Orfeo un altra Teogonia. Egli nel lib. i , dice di lui
Cantava ancor siccome sulF Olimpo Ofipne ed Eurinome, superba Figlia delt Oceano , ebbero regno , Finch da quello ne profondi gorghi Precipitare entrambi disdegnosi Saturno e Rea , che dier poscia leggi A i felici Titani.

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Nel che Apollonio sembra aver alluso alla Teogonia indicata da Ferecide, secondo che Gelso la riferiva, siccome abbiamo in Origene. Ecco le parole di Celso : Ferecide, molto pi antico di Eraclito, rappresenta in una favola misteriosa due eserciti nemici, P uno avente per capo Saturno, e C altro Ofione. Egli racconta le loro sfide , e i loro combattimenti, seguiti da un ac cordo , il quale f u questo , che quello dei due, che fosse spinto nell' oceano , avesse d confessarsi vinto ; e che gli a ltri, i quali vi avessero precipitati i loro ne m ici, come vincitori rimarrebbero padroni del Cielo. D maggior lume a questa oscurit Boezio nel suo Commento sopra Porfirio. Ivi egli dice: Gli'antichi Teologi pongono Saturno prima di Giove , Cielo ( Ti rano ) prima di Saturno, e prima di Cielo F antichis simo Ofione, che non ha alcun principio. Lo Scoliaste di Omero al lib. Vili della Iliade dice, che essendosi i Giganti armati contro gli Dei sotto il regno di Satur no , Giove li abbatt, seppell sotto una montagna Ofione , il pi tremendo di quelli, e restitu a Saturno l imperio. Anche Atenagora parla di una Teogonia di Orfeo ; ed eccone secondo lui la sostanza. L Oceano, ossia 1 acqua era stata prima di ogni altra cosa. L acqua form un fango : 1 acqua e il fango produssero un ser pente che avea tre teste, l una di drago, l una di lione, e tra quelle due v era per terza la testa di un d io , clie chiamavasi Ercole, o Crono. Questo Dio produsse un uovo, il quale essendosi rotto per gli sforzi che faceva onde metterlo fuori, colla sua parte supe

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riore form il Cielo , e colla inferiore form la Terra. Da esso poi uscirono le Parche, i Centimani, e i Titani. Anche Proclo parla di un uovo, da cui usc Phans, ma non dice da chi quell uovo fosse prodotto. Pare che a questa Teogonia alludesse Aristofane nella sua Commedia degli Ucelli , facendo dire al C oro, che in principio non v era che il Caos, la N otte, il nero rebo , e il Tartaro profondo. La Terra , l Aria , e il Cielo non esistevano ancora. La Notte per gli abbrarir ciamenti dell rebo produsse un uovo, da cui dopo un certo tempo sbuc 1 Amore. Da questa miscea si vede assai chiaro che non si pu conoscere quale veramente fosse la Teogonia di Orfeo , volendolo considerare come il pi antico, da cui i Greci abbiano tratte idee di questo genere. 11 Clavier, da cui abbiamo tolte queste osservazioni, conclude, che la Teogonia esposta da Apollodoro sem bra la pi verisimile, perciocch egli viveva in un tem po in cui la dottrina di Orfeo si doveva conoscre 3 n avea nessun interesse per isnaturarla, non essendo egli attaccato ad alcuna setta , n esposto alla influenza de partiti, sic.come si pu congetturare di quelli, che ne tempi posteriori hanno messa lingua su questa materia. Per quanto poi possa questa Teogonia di Apollo doro parere piena di troppo strani simboli, non deve credersi, che non possa trarsi a senso profobdo, e non contenga la sostanza di dottrine, che in et anti chissime , e presso nazioni da lungo tempo uscite di barbarie furono ben conosciute.

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Nascere si disse facilmente di quanto sotto gli occhi nostri esce nuovo in qualunque forma ; e per ci che si vede succedere, non nasce che cosa in alcun mdo generata. S intromisero adunque am ori, e congiungi menti per ispiegare ogni sorta di effetti. Nel Cielo e nella Terra ( Urano e Tellure ) tutte contengonsi le forze della Natura. Gli Antichi, non eb bero l idea astratta della creazione , n* in veruna delle loro lingue rimaste trovasi vocabolo , che la esprima. Per questo nella Teogonia di Apollodoro si d al Cielo e alla T em i una specie di eternit, e s incomincia dall accennare le prime loro grandi opere. 1 Centimani non sono che 1 espressione delle potentissime prime forze di que due Principii : direbbonsi 'gli clem enti, di cui tutto poi formato quanto in Natura. Questi ele menti incominciarono, a prendere dlie forme; e questo forme possono raffigurarsi ne Giganti : forme non con senzienti ancora all ordine; e perci arrestate neloro effetti. 11 che rimane indicato pel confino nel T a rtaro , a cui Urano le manda. Continua intanto 1 azione dedue Principii ; e da questa sorge la generazione dei Titani. Questi non sono che forze pi connesse, e pi atte a servire all ordine generale ; .e il senso pi ovvio che pu darsi alla ribellione contro U rano, si , che ces sano gli atti della creazione, e non rimane pi che lordinamento delle forze create. Ma tra le stesse forze naturalmente supponevasi essere stata lunga lotta, per ciocch doveansi contrabbilanciare , spartirsi, avviarsi con .'regole convenienti alla produzione costante ed equabile di tutte le singole specie. Sotto limperio solo

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OSSERVAZIONI

del Tempo ci poteva ottenersi. Ed ecco come Crono ( Saturno ) succede ad Urano. Prima d parlare di questo secondo stato del Mondo, giover dare un pensiero al vaticinio delle cose fatare attribuito ad Urano e a T ellure. Gli aspetti de Cieli, e le esalazioni della Terra ne sono i fonti naturali ; e vi si aggiunge il Mare, che tanta parte, e tanta .influnza ha su tutte le cose che .abbraccia limmenso seno della Natura. E questo adunque il campo de fenomeni, che ben considerati potevano produrre i presagimenti: cio il concatenamento delle cagioni , e degli effetti. Il Tempo avea operata la distruzione delle stsse cose da esso prodotte. Questo Crono , che divora i suoi figli. Ma voleavi un mezzo di porre ordine a que sta distruzione , la quale , riguardata all ingrosso nel pieno de suoi effetti, non cessa d avere un aspetto cattivo. Il movimento continuo delle forze della Natura costringe il Tempo a riprodurre quanto avea distrutto. Ci si verifica in tutti i sensi, e in tutti gli aspetti j e ci l effetto di quell ordine fermamente rassodato, che viene espresso nel trzo stato del Mndo \ cio sotto 1 . imperio di Giove. Si dice, che Giove avrebbe riportata vittoria , se tolti avesse a compagni della im presa coutro Crono i Titani subissati nell Inferno. Il Tempo , che in s non che la successione de moti, personificato come Dio in C rono, perch comprende nel suo senp tu tto , e tutto rivolge e m uta, non pre sentava ancora che ordini irregolari e turbati. Dovea mutarli in pi sicUri e felici per mezzo delle forze fi gurate in queTitani, e Giganti sepolti: cio per mezzo

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delle arti. Perci eccoli richiamati da Giove. Essi gli prestano i fulmini, e le armi. Quel decimo anno non clie 1 espressione di una rivoluzione per la quale fu rono inventate le arti prime. La stabilit poi di que st ordine si rinfranca per la divisione del regno, in cui somma rimane la potenza dell intero reggimento in Giove ; essendo egli il centro delle potenze secondarie, per le quali ogni genere di cose viene retto particolar mente. Giove porta seco l idea della forza suprema ; e si mesce a tu tto , perch dispone di tu tto , e governa tutto. Questa la essenza dell antica Teogonia. Se noi potessimo saperne 1 origine ; se noi avessimo i primi vocaboli, coi quali i simboli stessi furono nella loro istituzione espressi, potremmo parlarne con maggiore chiarezza. Basta per questo poco per vedere che di ttatt altro trattavasi, che di strani concetti, pieni di assurdit, se si prendono alla esterna apparenza che presentano. Ma le assurdit, che possono forse rimarcarvisi giu stamente , non procedono dalla istituzione originale delle antichissime Teogonie, pia dalla temerit degli uomini, che in et susseguenti, senza penetrarne il senso, e facendone un semplice soggetto di piacere, intendendo di raddoppiarne il meraviglioso , le hanno in mille maniere alterate e contraffatte. Egli proba bile, che una sola sia stata la prima annunciata da Or feo. I begl ingegni vollero aggiungervi qualche cosa del loro. I Sacerdoti applicandpne le diverse parti ai riti particolari, e ai santuarii, a cui servivano, vi fecero

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altre aggiunte, altre alterazioni. Non si pot conoscere pi il primo e vero aspetto delle cose. Ma indubitato, che tutte le diverse narrazioni mitologiche discendono da un fonte solo, e che il capriccio e l vanit ne suggerirono le differenze.

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ARTICOLO SECONDO
LE GRAZIE E LE MUSE

O l i antichi Scrittri non sono stati d* accordo n sui genitori delle Grazie, n sul loro numero , n sui loro nomi. Ci che. delle Grazie dice Apollodoro, tolto da Esiodo. Forse Esiodo avrebbe copiato rfeo se gli Eruditi potessero convenire spra la correzione del testo in una parola^, che vi s incontra ; ed quella di Euhomia, che vorrebbesi piuttosto Euriqome. Dosiade (e chiam figlie di Urano e della T tra : ma come non manca per altri rispetti di esprimersi oscuramente, qualcheduno ha congetturato eh egli avesse inteso so lamente di dirle discendenti, non figlie direttamente. Fum ato riferisce che secondo alcuni Autori esse sono figlinole di Giunone, secondo altri di Eurideme, o Eurimedusa, o di Evantea. Pausania le fa figliuole del Sole e di Egle; e dice che i Lacedemoni non conosce vano che due Grazie, Clita e Faenna. Due pure sola mente ne conoscevano gli Ateniesi, Auxo , ed Egemonea. Si univa ad esse una dea chiamata C arp, ma essa era una Stagione, e non una Grazia. Pamfo,' che era stalo il primo a cantar delle Grazie, non avea dtto nulla n del loro num ero, n de loro nomi. Tutti si

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OSSERVAZIONI

accordarono poi in questo che Eteocle di Orcomeno era stato il primo a dirle tre. Fu 'egli che introdusse il culto delle tre Grazie in Beozia, e di l il loro culto si estese nell A ttica, ove alle tr fu eretto un tempio particolare, differente da quello che aveano le prime due. L Autore dei Geoponici sembra volere accennare eh esse fossero figlie di Eteocle , e che loro fosse consecrato il ciprsso. Ma come sarebbero figlie di Eteo? eie, se o due, o tre che vogliansi supporre, esse prima di questo Eteocle erano conosciute li Noi congetturia mo , che figuratamente il citata Autore abbia parlato , in quanto che quell Eteocle, appunto stato il primo a dirle tre', avea un certo special merito con esse. Il concetto delle tre Grazie uno de pi.felici della immaginazione umana; e le attribuzioni, che loro si danno, eccitano un certo squisito e delicato senso, che rende agli animi gentili pi cara la bellezza del sesso, che ne ha il privilegio esclusivo , poich ad essa accoppia un principio m orale, da cui la stessa virt riceve un risalto nobilissimo. La genealogia, e il numero delle Muse sono cose pi disputate presso gli antichi Scrittori. Da prima non se ne conobbero che tre, conforme ne attesta Plu tarco ; ed erano , secondo Alcmano e Mnaseo, figliuole di U rano e della Terra. Per Museo e Mimnerno le distinsero in due famiglie, alcune dicendo figliuole di Urano , altre figliuole di Giove. Eumelo ,' che non ne ammetteva che tre , le diceva figliuole di Apollo, e le indicava coi-nomi di Cefisa, di Apollonide, e di Boristeoide. Arato le disse quattro, e' figlie di Giove e

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della ninfa Plusia. I nomi .da lui rcordti sono Tel* sinoe, E d e, A rce, e M elete. Cicerne ha copiato Arato. Ma Epicarmo nella Commedia delle Nozze di Ebe le porta al numero di sette ; e d loro per padre Piero , re di Macedonia, le quali egli dice avere quel re avute dalla ninfa Pimpleide ; e le chiama Niti, Trit oe , Asopa, Eptafola , Acheloide , Tipopl, e Rodi a. Alcuni a ltri, secondo Arnobio , dicevano eh esse erano otto. Per* a quanto dice Pausania pare che quando Oto ed Efialte, figliuoli di A loe, introdussero il culto delle Muse nella G recia, non se ne conoscessero varamente che tr e , figlie di Urano e della T e rra , e che si chia massero Melete, che vuol dire Composizione, Mneme, che vuol dire Memoria, e E d e , che vuol dire Canto. E chiara la ragione per la quale bast questo numero di tre Muse per comprendere tutte le umane cognizio ni. A que tempi tutto raccomandavasi alla memoria , e le tradizioni non correvano che in brevi versi, e i versi erano cantati. Pausania per non manca di ricordare , che il primo a portarne il numer a nove fu Piero, non si s a , se cos indotto da un oracolo , o se a sug gerimento de Traci suoi vicini, i quali erano molto pi colti de Macedoni, e che si occupavano singolar mente di cose religiose. Anche Strabone crede che il culto delle Muse venisse dalla Tracia ; e ne d la ra gione citando i luoghi, ne quali esse erano venerate, poich Pieria, Olimpo, Pimpleo e Libetro anticamente erano cantoni, o . montagne della Tracia. Furono Traci abitanti in Beozia quelli che consacrarono alle Muse V Elicona e .1 antro delle Ninfe Libetriadi. P i ,

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prosiegue a dire Strabone, quelli che furono i primi a dedicarsi alla musica , Orfeo , Museo , Tam iri, Eumolpo , erano traci. Del rimanente Nicandro , citato da Antonino Liberale, distingueva le Muse dalle figlie di P iero, dicendo le Muse essere nate nella Pieria da Giove e da Mnemosine; e Piero in quello stesso tempo avea avuto nove figlie , che si erano dedicate, alla mu sica , e che pretendevano di superare le Muse. Ovidio ha nelle sue Metamorfosi riferito questo contrasto. Da questo complesso di notizie due cose fannosi manifeste. La prima la maniera, colla quale si messa insieme la storia*delle Muse. La seconda, che questa storia nata fuori della Grecia , e tra popoli, i quali, se quando i Greci furono inciviliti e colti, era no rozzi e barbari, come i Macedoni e i Traci certissimamente lo furono, molta pi lo doveano essere prima. Non dunque n in Macedonia, n in T racia, che debbasi cercare la culla delle M use, vale a dire i belli ingegni, che di tale maniera personificarono i varii rami delle cognizioni umane; e quel vedere in Tra cia Orfeo , Museo , Tam iri, Eumolpo , non vuol dir? altro , che posta la Tracia al confine orientale d Eu ropa , e da stretto canale soltanto separata dall Asia, fu la prim a, ove fermossi qualche turba di fuorusciti asiatici, che recarono seco tradizioni di antichissime genti, e le andarono poi comunicando agli abitatori delle terre occidentali. Quando i Greci s ebbero for mata la loro bella lingua., ed ebbero coltivato il loro spirito, diedero a quelle tradizioni una certa consi stenza illustrandole ed abbellendole, secondo che loro

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parve meglio. Dissero adunque in fine le Muse uate da Giove e da Mnemosine, perch Giove l ispiratore delle discipline necessarie al ben vivere, e perch tut ta l umana scienza fondata sulle forze della Memo ria. Il nome di Muse equivale ad inquisizione, poich le arti, a cui si supposero presiedere, sono il frutto del le investigazioni dell ingegno. Lascio se s abbia a cre dere , che se ne fissasse il numero a nove perch que sto numero nasce, ed prodotto da s medesimo , e partecipa di una certa perfezione, siccome alcuni filo sofando all uso de loro tempi veggiamo aver detto. Uno Scoliaste di Apollonio fiss le attribuzioni delle Muse di questa maniera. Clio, diss egli, invent la sto ria : Talia 1 agricoltura, e quanto ad essa si riferisce ; Erato la danza ; Euterpe le scienze ; T erpsicore le bel le lettere ; Polinnia la lira ; Melpomene l ode ; Urania l astronomia ; Calliope la poesia eroica. Bisogna dire che questa sia la pi antica ripartizione degli officii assegnati alle Muse , poich sappiamo che di poi la commedia, e la tragedia furono attribuite a Talia e a Melpomene. I poeti posteriori hanno indotte altre va riazioni. Quello che sembra pi stabile si il significa to de loro nomi. Clio detta cos dalla gloria che i dotti acquistano, Euterpe dal parlar soave e piacevole ; Talia dalla vita fiorente degli uomini scienziati ; Mel pomene dalla dolcezza della voce e del canto; Terpsi core dall empiere di diletto chi la guarda (nel ballo), Erato rappresenta l amore e tutta la filosofia; Polinnia significa virt ornata di molte laudi ; o pi propria mente la predicatrice delle imprese de maggiori col

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mezzo, della sto n a, e dell epica ; Urania la universa le , ossia la scienza delle cose naturali e divine, fra le quali ha il primo luogo l astronomia ; Calliope la rettorica 1 eloquenza , colle quali traggnsi a persua sioni gli animi negli affari della pubblica amministra zione. Se questi nom i, come sembra , sono antichissi mi , essi non poterono essere inventati che da un po polo che possedeva il complesso di tutta l umana scienza.

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ARTICOLO TERZO
ORFEO

N o n si pu parlar delle Muse senza parlare di Or feo. -Cicero n e , dice il Clavier, nega che Orfeo sia mai stato al mondo; e cita in appoggio 1 autorit di Aristo tile. Ma Aristotile non avea detto altro , se non jche non ratio di Orfeo le poesie, che correvano sotto il nome di lui. Il Clavier pensa non .potersi rigettare la testimonianza unanime dell antichit, tutta consenziente in attribuire ad Orfeo la pi parte delle istituzioni che contribuirono a trarre la Grecia dalla barbarie. Ed era ben difficile, continua egli a dire, il condurre i Greci, divisi in una infinita quantit di piccole popolazioni, tutte indipendenti le une dalle altre , ad un genere di vita pi umano , se ci si fosse voluto fare con leggi, che nessuna autorit poteva far rispettare. Orfeo in traprese a far ci col mezzo della religione. E gli, dice Aristofane nella sua commedia delle Rane , c insegn le iniziazioni e V astinenza dagli ammazzamenti pre scrivendo le espiazioni. Prima di lui unuccisione duo mo anche involontaria era cagione di Una infinit dal tre uccisioni, poich la vendetta non avea ritegno di alcuna sorte. Stabilite le espiazioni, chi avea commesso

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lomicidio anche involontario, era obbligato di esigliarsi per un anno. Ci serviva a dar tempo alla collera dei parenti dell ucciso di calmarsi. L omicida in appresso facevasi espiare; e i parenti dell ncciso allora erano obbligati a veniife a composizione coll uccisore, e ad accettare un compenso, su cui convenivasi. Nella Bi blioteca di Apolfodoro se n hanno ripetuti gli esempi. Tutte le pratiche , di cui Orfeo dicesi l istitutore, mi ravano al medesimo scopo, cio a contenere col timore delle divinit gli uom ini, sui quali le leggi civili non potevano avere che pochissima forza, atteso che. era facile eluderle passando da un paese ad un altro. A d assicurare 1 effetto , a cui intendeva, egli forse imma gin un certo copioso numero di divinit, destinate ad invigilare sulle pi piccole azioni della vita; e per con* durre i Greci a cstumi. pi dolci, e far cessare 1 uso desacrifizii umani, che i Greci aveano, dice il Clavier, appresi dai Fenicii, e pi probabilmente conservati se condo l uso de loro feroci antenati, viet loro di sa criticare cosa alcuna avente vita. questa una sua congettura, tratta dalla osservazione che negl inni che rimangono sotto il nome di Orfeo, e che debbono con-, tenerne la dottrina, i profumi sono la sola offerta pre scritta ad onore dei Numi. Non invero improbabile che s belle cose Orfeo avesse tentato di predicare, giacch veggiamo eh egli fin come la pi parte di quelli, che vollero dissipare gli errori della moltitudine. Ma n certo che egli fosse il promulgatore delle espiazioni ; n , mentre veg giamo queste divenute un principio solennissimo di

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pubblico diritto ira i Greci ; i sacrifizii umani cessaro no ; e meno poi si ristettero gli uomini dai sacrifizii di animali. E se il terrore della superstizione fece in certe occasioni celebrare i prim i, non senza ragione furono conservati i secondi, perciocch, conceduto agli uo mini l uso delle carni degli animali per loro alimento , l uccidere questi con riti onoranti la divinit era reli gione ; ed era pur religione la partecipazione in comu ne di quelle carni cosi santificate. Del rimanente Orfeo ha tutta lapparenza di un ente ideale, preso per tipo di quel perfezionamento della ragione um ana, a cui in mezzo a mille ostacoli tutta inclina la nostra stirpe. E la variet delle cose , che di lui sono state dette, bastante ragione di questa congettura. A tal ente .ideale sonosi attribuite cose, quante piaciuto dirne ai susseguenti poeti per amore del meravigliso, nulla badandosi all effetto che negli uomini ragionatori doveano produrre le differenze. Cosi Diodoro Siculo, Lattanzio , Teodoreto , hanno attribuita ad Orfeo l in troduzione nella Grecia de misterii di Bacco ^ i soli con quelli di C erere, veramente degni d1alzare gli uo mini a vera civilt; mentre Erodoto dice che vi furono recati da Melampo , figliuolo di Amitaone. Il Clavier crede di poter conciliare queste due opinioni ponendo, che Melampo fosse veramente il primo ad introdurli, e che Orfeo poscia vi facesse decangiamenti. Vrrebbesi sapere onde Melampo li avesse to lti, e perch s poca memoria di questo suo fatto rimanesse presso gli uo mini, sicch r onor maggiore fosse dato ad Orfeo. Vr rebbesi in oltre accertare meglio di quello che facciasi
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la vera et, in cui fior Orfeo. Il Clavier dice sembrare eh egli fosse contemporaneo degli Argonauti. Egli ha ragione, se bada.a chi pose Orfeo nel numero di quel li. Ma egli medesimo altrove sulla fede di Erodoro di stingue due O rfi, de quali il posteriore quello che si imi agli Argonauti. Pi antico assai ' quello, di cui noi parliamo. E questOrfeo fosse un ente ideale, fosse un uomo vero, pon era cosa greca : la lingua deGreci era ancora al tempo in oui uopo supporlo, un gergo barbaro; e come le pi magnifiche azioni, che di lui si narrano, ebbero per teatro la Tracia, non avrebbe potuto esprimersi che nel linguaggio allora parlato ia quella contrada. Come adunque sarebbe stato inteso cantando fra Greci? e diciamo pur anco fra gli Argo nauti , eh erano greci, se si ponesse ' contemporaneo degli Argonauti. Mentre poi si vuole cL Orfeo fosse riformatore de misterii, e de riti di Bacco, reggiamo Eschilo supporre, che ricusasse culto a quel D io; ed invece venerasse il Sole sotto il nome di Apollo, da lui tenuto pel maggiore degli D ei, e a cui andava a rendere omaggio ogni mattina salendo sul monte Pangeo. Di che Bacco sdegnato, la fece mettere in brani dalle Bassaridi> . Fu probabilmente questa una pura invenzione di Sofocle, abbellita di pi dall aggiunta, che le Muse adunarono le sparse membra di quel Cantore, e le seppellirono a Libetra, citt .posta alle falde dellOlimpo dal lato della Macedonia. Quanto pu essere vero, che Orfeo finisse sbranato, l inter vento delle Muse a seppellirlo non che un.evidente favola , come favola che non sapendo esse che farsi

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della sua lira, ottennero da Giove che venisse collocata < in cielo, ove forma una costellazione. Le variazioni della storia di Orfeo non finiscono qui. Plutarco, ch colla stessa indifferenza ha fatto uso della storia, e della favola, racconta che in Libetra vedevasi la jstatua di Orfeo, la quale sul principio del regno di Ales sandro il grande sud. Questa statua prova l'esistenza di Orfeo, .come il sepolcro di Giove in Creta prova lesistenza di questo Dio. In altro modo poi suppousi da Conone accaduta la morte di Orfeo. Egli lo dice fatto in brani dalle donne di Tracia e .di Macedonia per non aver voluto iniziarle ne misterii di Bacco ; e soggiunge da altri per narrarsi, che divenuto inconso labile per la morte della sua sposa prese in abborrimento tutte le donne ; e che andando i Traci e i Ma-; cedoni a celebrare qnemisterii in una casa di Libetra, lasciandone alla porta le loro arm i, le donne s impa dronirono di queste , diedero addosso a quegli uomini a mano a mano che ne uscivano , e misero in pezzi Orfeo. Per rendere il fatto pi credibile si aggiunse, che sorta pestilenza nel paese 1 oracolo disse che per farla cessare conveniva dar sepoltura alla testa dir Oi> feo, la quale con altre membra era stata dalle arrab biate1donne gittata in mare. Certamente a quel tempo u 1 acqua era principio di decomposizione de' corpi, n i pesci erano ghiotti di carne!! Un peccatore dopo i molti m esi, dacch tante cose erano succedute , trov quella testa alla foce del fiume Meles; e non solamentenoti avea essa sofferta alterazione veruna, ma olir essere bianca e rossa a meraviglia, essa era viva, e senza

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aiuto di polmoni cantava. Fu "dunque sepolta: vi si eresse un monumento rispettato^ come quello di un eroe, e ben presto venerato come quello di un Nume. Le donne giustamente furono escluse da quel sacro luogo. Un altra leggenda, conservataci da Igino, anche pi bella. Venere venne a contrasto con Proserpina a chi di esse dovesse to ccare Adone. Giove incaric del giudizio Calliope, e Calliope sentenzi che lo avrebbe ro avuto sei mesi dell anno ciascheduna. Venere non i contenta di questa decisione, e per vendetta fece che tutte le donne di Tracia s innamorassero furiosa mente di O rfeo, suo figliuolo, il quale manifesta co sa che non avea veruna parte n in quel litigio, u in quella sentenza. Le donne di Tracia adunque per volere ciascuna per s Orfeo finirono col metterlo in pezzi. I flutti del mare trasportarono la sua "testa sul littorale di Lesbo, i cui abitanti la seppellirono da quell atto pietoso Ottennero d avere poi grande dispo sizione alla musica! ! Questa una leggenda d Igino: ma egli ne soggiunge un altra. Alcuni, secndo .lu i, dissero, che Orfeo era stato messo in brani dalle don ne per avere pel primo dato il nefando esempio del1 amore pe giovinetti ; e Stobeo ha conservato un pas so di una elegia di Fanocle, in cui quel poeta diceva, che Orfeo era innamorato di Calai, figliuole) di Borea. Vendicarono adunque le donne di Tracia 1 onore del proprio sesso tagliandogli la testa, la quale misero nel la cassa della sua lira, e la cacciarono in mare : il ma re la trasport a Lesbo, ove fu sepolta prsso la citt

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di Antista^ ed ivi gli usignuoli cantavano pi dolce mente e "melodiosamente , che in ogni altro luogo . Fancle aggiungeva, che in pena.di quell assassinio le donne di Tracia presero l uso di sfregiarsi qon pun zecchiature, come praticavano ancora al tempo di Plu tarco, e cme noi veggiamo farsi tuttavia in tante altre parti del mondo , ove non si saputo mai nulla di Orfe. Uno de pi notabili fatti di Orfeo la sua discesa all Inferno. Era difficile mostrare al jnondo rediviva una donna. Perci Orfeo la perdette per istrada, sic come ognuno sa. Ma ben curiosa cosa, che siasi va riato anche sul nome di quella donna. Una elegia rife rita da Ateneo chiama quella donna Agriope, quando tutti gli altri scrittori l hanno detta Euridice. Rimane a sapersi, dice il sig. Giuseppe Relloni in qualche parte delle sue Opere, se ad onta di tante variet, incoerenze, e contraddizioni, possa credersi che Orfeo fosse un per sonaggio reale. E supponendo, che sia tato al mondo, noi non possiamo riguardarlo che cme un meschino sonatore di colascione , che in mezzo a barbara gente la quale non avea mai udito suono d istromento veru no , pot parere un uom o'divino, massimamente se seppe accompagnare i suoni del suo colascione con qualche sentenza ihorale, o con qualche arcigogolo teologico , tanto pi mirabile, quanto che era inin telligibile. Questa sentenza del Belloni pu avere il suo fondamento*, ma non sar facilmente adottata n dagli Archeologi, n dai Mitologi della et nostra.

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ARTICOLO QUARTO
CERERE E PROSERPINA

I l ratto di Proserpina, dice il Clavier, una delle pi celebri favole dell antichit : essa ricordava ai Greci 1 epoca per essi pi'im portante, quella della introdu zione dell agricoltura, senza della quale sarebbonsi ri masti selvaggi c ome veggiamo essere tante orde Ameri cane anche a questi giorni. Altri cercheranno perch gli Antichi abbiano suppo sto che la scienza di coltivare il frumento sia venuta di Sicilia, ove anche oggi in alcuni luoghi'il frumento nasce spontaneo. D questo, e da alcuni altri fatti il Citato Belloni pretende concludere, che dalla Sicilia, e dalla Italia meridionale i Greci ebbero i primi semi della coltura. Ci si accosta alla opinione del Mihervin o , il quale diceva poter dimostrare, che la Iliade era opera scritta da Calabresi. Noi seguiremo il dotto Anno tatore di Apollodoro in quello che c oncerne lerudizione mitologica. Egli giustamente rigetta l opinione di Ero doto, il quale ha lasciato scritto che Cerere la stessa divinit, che gli Egizii dissero Isid. Iside, come prova il Jablonski nel suo Pantheon egizio , non era che la Luna; e Cerere, secondo il nome datole dai Greci, era

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la terra medesima : tale il significato di Demetra, con cui accennano Cerere. Pensa egli per che 1. agricol tura fosse introdotta presso i Greci da Danao, il quale veuendo dEgitto molte cose v introdusse di quel pae se , gi da assai secoli pieno di a rti, e di religioni^ ed egli congettura, che Danao attenendosi alla sostanza delle cose , astenesse dall introdurre nomi nuovi ; e che perci lasciasse correre il nome di Cerere , giacch i Greci tenevano Cerere per preside alla vegetazione. A questo discorso per essere persuadente; non manca che una cosa ; ed il Verificare che al tempo di Danao i Greci conoscessero Cerere, e che conoscendola.per preside alla vegetazione non le attribuissero la coltiva zione del frumento.' Il discorso del Clavier non solo manca di fondamento, ma contiene una v era contrad dizione. S egli fosse vero , come dice Erodot, il quale spesse volte ripete ci che avea udito senza essersi data la cura di esaminar prim a, se ci che ripeteva fosse ben fondato, o n o; se fosse v eto, io.dissi, che le figlie di Danao avessero stabilito il culto di Cerere in Argo, e di l poi questo fosse successivamente passato in altre contrade della Grecia, ci non proverebbe altro, se non che Danao. accortamente volle estendere, e consecrare 1 agricoltura per migliorare la condizione del paese, in cui erasi stabilito. Le figlie di Danao, soggiunge il Clavier, per pi facilmente indurre i Greci al culto di Cerere diedero loro ad intendere di avere incontrata quella Dea nel loro viaggio, ed averne ricevuti molti favori. E per illustrare codesta diceria delle Danaidi cita Pausania, il quale dice che Cerere era stata a Fi"

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gala nell Attica, ad Argo , nel paese di Sicione , a Celea nell Argolide , a Fenea nell Arcadia, nel paese dei Cabiri nella Beozia, e in tanti altri luoghi. Questo prova che in tutti que paesi coltivavasi pi o meno il frumento \ ma non prova gi che Danao li avesse visi tati prima di approdare ad Argo. Ed anche questo fatto contraddice all assunto del Clavier. Per credere tras portata in Grecia la coltivazione del frumento da Da nao y Bisognerebbe, che prima di,Danao non si fosse conosciuta Cerere. Se , com egli medesimo accrda , conoscevasi, e conoscevasi in tanti luoghi, a liberare dalla impostura Danao e le sue figlie, bisogna dire che queste e quegli furono zelanti di stabilire viep pi il culto di quella Dea benefica; e che non per la supposta prudenza, ma per una giusta ncessit lasciossi Iside da p arte, e si onor a Cerere, la quale era gi in possesso di un .credito assai bene stabi lito. Celeberrima fu Eieusi, citt dell A ttica, pel culto che vi ottenne Cerere. Tutte le neffrazioni conven gono, che quella Dea -si ferm in .quella citt. Come adunque sar probabile, che ad Eieusi venisse tras messo quel culto da Argo ? Ci prova anzi, che nn fu prima stabilito in Argo ; e che quanto si dice del merito del}e Danaidi assai inesatto j se per avventura non sia falso. A prova della preminenza di Argo il Clavier produce un fatto raccontato da Pausania, ed questo. Gli abitanti d Argo dicevano , che Trochilo , sacerdote di Cerere, avendo avuto qualche contesa con Agenore part di quella citt, e si rec nell A ttica, dove spos Eleusina, e da essa ebbe due figliuoli, Eubolo

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e Trrttolemo. Le guerre suscitate dagli Eraclidi colle loro invasioni, le emigrazioni per quelle guerre accadute, aveano quasi dappertutto fatto dimenticare il culto di Cerere , salvo che nell Attica , paese che si man tenne tranquillo ; e i cui abitanti poterono vantarsi di avere avuto dalla Dea stessa l insegnamento de suoi misterii. La conclusione del fatto accennato da Pausania contraria pienamente all assunto del Clavier. Perch questo n avesse un fondamento, converrebbe che Pau sania avesse detto, che Trochilo, abbandonando Argo, avesse trasportato in Eieusi il culto di Cerere^ ivi pri ma del suo arrivo affatto ignoto. Per ci poi che riguarda Eleusina sposata da Tro chilo, e i due figli" avutine, i nomi non debbono fare alcuna forza ; e la tradizione degli abitanti d Arga ntn era che. un miscuglio di va nit e d ignoranza. N Pausania per conseguenza vi bad; e sarebbe caduto in grand errore se vi avesse badato. . Veniamo a Proserpiija. Quanto tutti gli scrittori dell antichit convengono e nel ratto-di Proserpina, e nel dirlo succeduto in .Sicilia, altrettanto dissentono intorno al preciso luogo di Sicilia, in cui eSso accad de. Cicerone sulla fede delle tradizioni pir comuni disse tenersi succeduto nelle Campagne d E n n a, 'contrada interamente consecrata a C erere, e a sua figlia. Per simil maniera recentemente il conte O rti, gentiluomo V eronese , viaggiando per Sicilia, ha raccolto in quelle campagne sementi e cipolle di fiori, ivi spontaneamente germoglianti, e le ha trasportate alla sua patria con divo zione ^parendogli di poter avere ne remotissimi proni

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poti una reliquia di que* fiori, che Proserpina per vezzo andava raccogliendo quando le venne addosso quel fa tai rapitore. Aristotele avea detto , che quella fanciulla era stata sqrpresa sull Etna ; e l istesso ripet Igino. I poeti guastarono 1 antica tradizione. Bacchilide la dice rapita nell isola di Creta; Fanodeme nell Attica, Di ehe tanto si era sicuri, che mostravansi due luoghi, pe1 quali Plutone era disceso cou lei tra le braccia. Uno di questi era presso Eieusi, 1 altro presso Colone. Gli abitanti dell Argolidc pretendevano ehe il fatto fosse avvenuto nel loro paese.. E il nostro Apollodoro ha riferita questa opinione, dicendo che dagli abitanti di Ermione Cerere ebbe la prima notizia del inatto della fi gliuola. H ch e, se fosse attendibile, contribuirebbe a dare una nuova prova, che n Danao , n le sue figlie portarono dall Egitto in Grecia la coltivazione del fini mento. V hanno altre asserzioni* Conone dice che il ratto di Proserpina segu nel paese di Feneo in Arca dia ; e 1 autore dell Inno a Cerere pubblicato dal Runkenio, dice chessa fu rapita necontorni di Nisa, citt della Caria, dov era un tempio dedicato a Plutone e a Proserpina. Io ho messo in dubbio, se gli abitanti di Ermione fossero stati i primi a dare a Cerere la trista nuova. L autore dellinno or ora citato dice (he Ecate fece quest officio , e eh essa n era stata ragguagliata dal Sole. Ad Ovidio piacque d ar quest onore alla ninfa Aretusa. Nell accennare la fermata di Cerere Apollodoro ha seguito Nicandro, c Callimaco, i quali probabilmnle aveano seguito an eli essi altri Scrittori pi antichi di

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loro. Ma 1 autore dell Inno gi citato dice, eh essa si ferm da prima presso il pozzo Partenio.- Auzio chia mato quel pozzo da Pamfo, poeta ateniese, contempo raneo di Lino , ed uno deprimi che celebrasse il ratto di Proserpina, e i viaggi di Cerere per trovarla. Il pozzo Callicoro , di cui Apollodoro parla , ha questo di pro prio , che secondo 1 autore dell Inno, e secondo Pau sania , era quello, intorno al quale le donne d Eieusi aveano celebrato il primo coro di danza e di canto in onore di Cerere. Giova dire qualche cosa della vecchia Jam be, a cui il dotto Annotatore ha consacrato un bell articolo. Jam be, die egli, era n ata, secondo Nicandro , nella,T ra cia; e stando .allo Scoliaste di quello Scrittore, e all1 altro di Euripide, essa era figlia di Eco , e di Pane. Soggiungono p o i, che i versi eh essa cant al presen tarsi Cerere diedero origine a quelli, che i Greci di ppi dissero jmbici. Clemente Alessandrino, Eusebio, ed altri Scrittori cristiani, i quali hanno copiato Clemente, dicono che non Jambe, ma Baubo chiamavasi quella che fece ridere Cerere. Questi versi malamente intesi da Arnobio, e travolti rispetto al senso da Gregorio di Nazanzo, ridotti a modesta forma possono a un di presso leggersi di questa maniera.
Cos dicendo alz la gonna , e tutte Appales del corpo suo le meno Palesabili cose ; e sull istante . Giunto il giovine lacco colla mano Ridendo le palp. La Dea a tal vista Mutato in lieto il tristo umor primiero Accett il nappo ricusato innanzi.

uo4 OSSERVAZIONI Noi abbiamo riferite tutte queste particolarit nella in tenzione di mettere in evidenza come le narrazioni hanno un fondo di storia estranea a G reci, e come dai greci Scrittori sono poi state in mille differenti ma niere cambiate, alterate , e stravisale. Variazioni e dif ferenze simili trovansi negli Scrittori di cose mitologi che rispetto a Trittolemo, che dicesi da Cerere man dato pel mndo a seminare il frumento.' Noi a compi mento di questo articolo aggiungeremo una particolarit che P Annotatore ci offre rispetto a Plutone. Prima di rapire Proserpina egli avea seco M intea, ninfa del Cocito. Questa irritata della preferenza eh egli dava alla figlia di Cerere, ard dirle male parole, e porsi al di sopra di lei s per la nascita, che per la bellezza. Ce rere la pest cppiedi, e la cangi in Una pianta, che Oppiano dice essere stata la menta. Ovidio, p er, e Strabone. danno 1 onora di questo fatto a Proserpina stessa; e ci sembra pi in regola.

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ART ICOLO QUINTO


/ GIGANTI

siodo dice,, che avendo la Terra ricevute le gocce del sangue colato dalla ferita fatta ad U rano, quando fu mutilato da suo figlio ; essa produsse i Giganti. Ma non parla del combattimento de Giganti cogli Dei ; n di questo trovasi la minima traccia.in Omero. Omero parla nella Odissea di un popolo di Giganti; ma questi non hanno nulla che fare pli argomento presente. Molti poemi per furono scritti sulla guerra tra i Giganti e gli Dei ; e tutti sono p eriti, salvo il principio di una composizione latina di Claudiana, e pochi versi di un altra sua scritta in greco. Intanto ecco, le diverse particolarit, che il Clavier ha unite in alcune delle sue <Note. Sul, luogo della scena v ha grande disparit di opi nioni. Non si sa bene se i Campi flegrei fossero quelli della Campania, o quelli della Tracia presso la citt di Pallene. Lo Scoliaste di Omero mette il combattimento presso Tartesso in Ispagna. Duri di Samo, citato dallo Scoliaste di Apollonio, dice che . dalle pietre che i Giganti lanciarono , quelle che ricaddero in terra, formaron le montagne, e quelle che caddero sul mare for

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OSSERVAZIO N I

marono tante isole. La Terra avea predetto, secondo lo Scoliaste di Pindaro, che non si vincerebbero i Giganti senza il soccrso di due semidei; e perci gli Dei chia marono Ercole e Bacco ; e le truppe di quest ultimo contribuirono molto alla vittoria. Eratostebe,- ed Igino raccontano, che i Satiri, e i Sileni, erano montati so pra degli asinelli, i cpiali all avvicinarsi deGiganti si misero a ragliare s spaventosamente , che que Gi ganti atterriti li credettero tanti mostri incogniti con tro di essi condtti dagli Dei, e presero la fuga. Io non posso concepire come i nostri diligentissimi Com mentatori non abbiano dato nessun segno di meraviglia mettendo a parte di questa guerra Ercole e Bacco , che nacquero tanto tempo dopo. E credo che questo tratto di mitologia sia un pezzo scomposto, avanzo di un altra storia, che meriterebbe particolare attenzione. L Ercole e il Bacco , quali descrivonsi da Apollodoro , e dal comune degli strici, sono personaggi di poco anteriori alla guerra trojana; e It loro imprese sono troppe per essere credute di un solo uomo. Di poi molte nazioni hanno il loro Ercole e il loro Bacco; e lAfrica, lAsia, lindia fanno menzione di un Bacco, e di un Erco le, che non sono i Greci. Furono dunque in pi antiche et conosciuti sotto questi due nomi supremi tipi di forza, e di sapienza umana. Era fra queste tenebre, che sarebbesi potuto cercare una spiegazione alla storia, o favola , che altrimente presenta una troppo grossolana assurdit. Pindaro forse l avea ben sentita, quantunque licenzio sissimo in crearsi le storie, che meglio si acconciavano all argomeuto, che voleva trattare. Egli parla del com-

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battimento di Ercole eoa Alcioneo ; ma codesto com battimento non ha nulla di comune colla guerra tra gli Dei, e i Giganti. Eretle, secondo che dice Pindaro , era alla testa di un esercito, ed avea seco Telamone. Alcioneo lanci una ru p e, la quale schiacci dodici carri, e ventiquattro eroi, di quelli che seguivano E r cole. Questi fin coll ucciderlo. Era adunque codesta una guerra particolare. Non ostante ci Pindaro in al tro luogo dice che Ercole intervenne alla guerra che gli Dei ebbero co Giganti. Lo stesso Pindaro dice clje Porfirione fu ammazzato da Apollo. Orazio parla di Reto ucciso da Bacca; ma Bacco allora avea presa la figura di un lione. Apollodoro qui fa che Bacco am mazzi Eurito a colpi di tirso. Non possibile, dice il Clavitr, mettere in buon ordine quanto i diversi Scrittori hanno detto intorno a questa guerra, e alle imprese e ai casi de varii combat tenti. Gli Ateniesi nelle feste panatenee offrivano a Mi nerva un velo, su cui per lo pi essa era rappresentata combattere contro Encelado, e, gli altri Giganti; e a lei Aristide nel suo panegirico di Giove attribuisce in gran parte la vittoria,riportata dagli Dei. Pu forse riguardarsi come un tratto ironico quello che Euripide mette in boc ca a Sileno nel Ciclope , facendo che si milanti d avere con un colpo di lancia steso a terra Encelado, gigantaccio s grande, che Sileno non gli sarebbe arrivato alla cavic chia dei piedi. -Ma non entra ironia in ci che Stefano di Bizanzio dice di Polibote, che ferita da Giove si gitt a. nuoto nel mare, e cli c avendogli Nettunno voluto' dare un colpo dixtridentc, invece che su lui, batt sull isola

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di C, e spezzolla in due parti, una delle quali, che fu la maggiore, ritenne lnfico nome, laltra prese quello di Nisira. Il fatto riportato in sostanza da Apollodoro ; e pare quello che pi comunemente era ammesso, dice il Clavier, giach , secondo Pausania, in Atene si era rappresentato Nettunno in atto di colpire Polibote col tridente. Anche Venere contribu alla vittoria riportata dagli Dei. sui Giganti ; e lo Scoliaste di Aristofane asserisce eh essa ne ammazz uno chiamato Cebrione. Era in Fanagoria, per quello che narra Strabone , un tempio dedicato a Venere ingannatrice, e le si era dato questo soprannome perch nella guerra contro i Giganti essa avea fatto nascondere Ercole in una caverna, e poi vi avea tirati luno dopo 1 altro i Giganti, ed Er cole uno, dopo laltro li ammazzava. In alcuni versi, che rimangono della Gigantomachia di Claudiano, si descrive Vapparecchio dell acconciatura, colla quale Venere cerc di sedurre i Giganti. Tutte queste cose appartengono ad erudirci sulle particolarit della guerra de Giganti : il dotto Annotatore parla decasi di Tifone. La storia di Tifone nellinno di Omero ad- Apollo narrata diversamente da quello, che qui ha fatto Apol lodoro. Piena Giunone di rabbia perch Giove prodotta avesse dalla sua testa Minerva, preg la Terra, il Cielo, i Titani di farje concepire un figlio senza 1 opera di suo marito , e senza che avesse a mancare a lui di fede. La Terra esaud le brame di lei ; e Giunone mise fuori Tifone, che diede ad allevare al Serpente'guardiano di Delfo. Stesicoro si accorda con Omero. Ma in altro modo raccontata la cosa negli Scolii pubblicati dal Villoison.

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I vi dieresi, che sdegnata la Terra della disfatta dei Titani mise in discordia tra loro Giove e Giunone, la quale essendo ita a dire le sue ragioni a-Saturilo, questo Dio diede a lei due uova tutte ben unte col suo seme, di cendole di seppellirle, che produrrebbero un Genio tanto potente da detronizzar Giove. Giunone seppell quelle uova in Arime', lu ogo di Cilicia : ma quando Tifone fu venuto al mondo , Giunone; si riconcili con Giove, gli raccont tutto l accaduto. Giove imman tinente fulmin Tifone, e lo seppell sotto la Sicilia. Altri poeti hanno aggiunte altre particolarit. Esiodo ra c conta il combattimento di Giove con Tifone senza farvi entrare gli altri Dei. Eschilo nel suo Prometeo suppone che Tifone facesse guerra a tqtti. Egli dice :
II gagliardo Tifon resiste a tutti Quanti sono gl Iddi, e dalle orrende Fauci spira la morte.

Pare che Apollodoro abbia amplificato il racconto di Esiodo, approfittandosi di quanto aveano aggiunto i poeti pi moderni. Ed qui notabile una osservazione del Jablouski. Dieegli che i poeti del tempo dei Tolom ei, volendo conciliare le favole egizie colle greche, di due personaggi differentissimi ne fecero tino solo , in cui cercarono di unire quanto del loro Tifone aveano detto i G reci, e quanto del loro dicevano gli Egiziani. Tenendo dietro a questa osservazione potrebbonsi facil mente spiegare le tante variet, che veggonsi circa que tempi introdotte nelle narrazioni mitologiche : es sendo in quetempi appunto , che i Greci poterono coA l OllDORO

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noscere le dottrine egizie. Pensa quindi il Clavier, che allora si parlasse per la prima volta da que poeti della fuga degli Del in Egitto, delle loro trasmutazioni in diversi animali adorati in quel paese, della vittoria di Tifone sopra Giove, della maniera con cui Tifone gli tagli i nervi : cose tutte assai somiglianti a quanto gli Egizii dicevano di Tifone e di Osiride. Del resto men tre Pindaro ed EschQo sembrano i primi che abbiano detto Tifone sepolto sotto la Sicilia, Esiodo disse espressmenle che Giove lo precipit nel Tartaro. Ferecide narra pi in lungo la cosa. Tifone da prima foggi verso il Caucaso ; ma Giove mise in fiamme quella va sta montagna, sicch Tifone, di di ' volta , si rifugi in Italia. Allora Giove, gli gitt addosso lisola Pitecusa. Apollonio di Rodi lo fa seppellire nel lago Serbone , che al confine d Egitto ; con che apparisce eh egli avea avuto sottoc ohip le tradizioni di qtel paese. Non dispiacer udire in che animali si trasmutassero gli Dei fuggendo da Tifone. Apollo si cambi in uno Sparviere, Mercurio in un Ibi, Marte in un pesce detto Lepidoto, Diana in un Gatto , Bacco in un C aprone, Ercole in un Ccrviatto, Vulcano in un B ue, L atona in un Topo.

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ARTICOLO SESTO
PROMETEO

A d onta di ci, che della genealogia di Prometeo si dicer a on ben certo , se non s abbia a considerare per un personaggio ideale, piuttosto che storico. 11 suo nome equivale a previdente ; e p otrebbe essere un tipo della industria benefica. Erodoro dice chegli era stato nella Scizia ; e a ci potrebbe dare probabilit lessere stato il Caucaso il luogo del suo gastigo. N farebbe gran forza losservazione del Clavier, che Deucalione, suo figlio, stando a Dionigi d1 Alicarnasso, si vede da pris ma stabilito nella E tolia, e nella Locride, attesa la somma facilit j con-cui nelle antiche narrazioni veggonsi gli eroi passare da un paese all altro; e cos di cesi sul vedere, il fratello di Prometeo ? Atlante, abi tare l Arcadia. I greci Scrittori presero , come e viden temente apparisce , le prime tracce de fatti mitologici da paesi, e uomini- stranieri; poi questi,innestarono quanto poteron meglio nelle cose loro ; e rendettero nazionale, quello che era di origine forestiera. Omero non ha detto nulla di Prometeo : ed il primo, che ne abbia parlato, stato Esiodo,*il quale non gli attribuisce punto la creazione delljiomo; ma, a quello

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che sembra, suppone che al tempo so fosse formata la prima dnrfa, o creata una nuova specie di donne. Infatti egli dice positivamente che il genere umano susistv gi, poich Prometeo rub il fuoco per comu nicarglielo; e quindi Giove form quella donna per punire 1 uman genere dell- acquisto che avea fatto. Nel 1 Prometeo di Eschilo questo ero si gloriava d essersi apposto perch Giove non distruggesse ij genere umano. Dopo Eschilo solamente i Poeti immaginarono in Pro meteo un creatore degli nomini :^se per avventura non debba' sospettarsi, che con tale espressiohe non inten dessero essi di alludere alla comunicazione di-quella intelligenza e di quella industria, le quali equivalgono ad una creazione } dappoich pei benefizii /li Prmeteo gli uomini vennero ad assumere una specie di natura novella. Mette in chiaro questo pensiero quanto leggesi nel dialogo di Platone intitolato il Protagora. Fuw i un tem po, in cui erano bens gli D ei, m non l umana specie. Essendo giunta 1 epoca , in cui i destini "aveano stabilito eh essa fosse creata, gli Dei formarono nell1 interno dlia terra gli animali, adope rando una mistura di creta, di*fuoco, e di tutto ci che pu combinarsi, con qn due.. elemnti. Essendo poi venuto il momento in qui doveano mettersi alla luce, gli Dei incaricarono Prometeo ed Epimeteo di abbellir li,, ornarli, ed infondere in essi le qualit Convenienti a ciascheduno. Epimeteo preg il fratello a lasciare a lui tate'cura : t esaminerai poscia, gli disse , quando avr terminato, l o pera mia. Promete ne convenne...........

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Epitrteteo, che non era di grande capacit', vers sopra i bruti tutte le qualit eh egli, avea da distribuire, a modo che trovossi imbrogliato assai quando fu a dover provvedere- alla- specie um&na. In questo frattempo giunse Prometeo : esamin la distribuzione fatta ; vide che i bruti erano provveduti di quanto poteva servire ai loro bisogni ; ma vide ancora che l uomo solo era nudo^ senza difesa^ e senza armi. Intanto era imminente l istante , in eui* 1 uomo dovea uscir fuori del grembo della terra ; e nn sapendo come porlo in istato di potersi difendere j sottrasse a. Minerva e a Vulcano la scienza delle arti insieme col fuoco, senza ,del quale codesta scinza sarebbe stata inutile ; e queste cose diede agli nomini : cosi rimasero provveduti .di quanto era necessario alla vita.' Ma ssi non ebbero la scienza poltica, che Giove, tenca riserbata a s , e chiusa nella sua rocca, oye a Prometeo non ra permesso dentrare. Non ostante ci , siccome Minerva e Vulcano aveano in quella rocca un luogo di comun uso d entrambi per le opere lo ro , egli pot facilmente penetrarvi ; e per quel furto fu poi punito . Cos favoleggi Platone. Anche Eschilo dice che Pro meteo fu punito per aver rubato il fuoco, e datolo agli uomini, insegnando loro luso de metalli, e V esercizio dlie' arti j e per "avere ooi principii della civilt fatto loro apprendere a conoscere 1 avvenire mediante lispe zione delle viscere delle vittime. Ma strano fci che Eliano sulla scorta di Sofocle , dIbisco, e d altri ag-. giunge : cio, che Giove per ricompensare gli uomini, i quali gli aveano rivelato il furto del fuco fatto a Vul

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cano , loro diede un secreto per preservarsi dalla vec chiaia. Essi poser questo rimedio addosso ad un asino. Era allora la stagione estiva : I asino , che si moriya di,sete, giunse presso una fontana per bere; ma essa era custodita da ufi serpente, che non gliel permise. L asino venn a patteggiare, offerendo al serpente quel rimedip, perch lo lasciasse bere. Il serpente accon sent ; e da quel tempo in poi ebbe la virt di ringio vanire. Quantunque per la punizione di Prometeo fosse ca gionata dal furto del fuoco, un altra ragioite di ci viene soggiunta da Esiodo ; ed questa. Trovandosi gli Dei radunati a Mecerrie , che credesi 1 antica Sicione, Prometeo ammazz un bue ; ed avendo messo da una parte nella pelle la carne e le interiora , e dall altra le ossa tutte coperte del grasso, diede a Giqve la scelta; Giove si lasci ingannare dagli occhi, e prese le ossa. Da quell epoca s introdusse lu so , che quando gli uomini offerivano sacrfizii, non facevano pi abbruciare che Jc ossa coperte di grasso, con pochi pezzetti di carne qua e l sparsi : uso ti cui spesso - parlato presso Omero. Innanzi a quel fatto di Prometeo dicesi che facessero abbruciare intere le vittime. Duri di Samo suppone in Prometeo unaltra cagione per cui si tir addosso l ira tremenda di Giove ; e fu eh egli ard d innamorarsi di Minerva. Onde poi avvenne, dice quello Scrittore, che gli abitanti del Caucaso non sa crificavano mai n a Giove, n a Minerva: ma bens sacrificavano ad Ercole , il quale avea uccisa 1 aquila divoratrice del fegato di Prometeo. Questa partiolarit

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degli abitanti del Caucaso pu confermare 1 opinione da noi in principio di questo articolo espressa, che Pro* meteo fu da prima supposto abitare nella Scizia , o di l procedere. casi di Prometeo sono una parte della Mitologia pi facile ad esprimere un senso profondo e vero. Ecco come ne parla Fumuto. Prometeo figura una certa dominatrice potenza dell anima di tutto il mondo, dai moderni chiamata Provvidenza, per la quale gli uomini sono stati creati, e dotati'delle facolt loro necessarie. Si suppone Prometeo in infima famigliarit con Giove; e ci vuol dire, che ogn imperio ha bisogno di grand? provvidenza , e dell aiuto di molti. Dicesi che rub il fuoco, e lo diede agli uomini per loro uso. Il che altro non significa , se non che colla intellig'enza e prov videnza nostra luso del fuoco fu trovato. Si dice Pro meteo legato ,. e tormentato da un aquila, che gli ro deva il fegato : e pi per dimostrare, che fidati noi nella n o stra accortezza, ed appoggiati al vantaggio di sapere usare del fuoco, e delle altre cose, intrapren diamo le pi difficili cose , e nel tempo stesso c immer giamo in istudii 5 e in cure gravissime e faticosissime. Onde viene che le viscere nostre corrodonsi, cio si estenuano , per mezzo delle veglie. Unito a Prometeo v il minor suo fratello di poco savia condotta : e ci perch la sola prudenza pu procedere ordinatamente, e 1 esperienza sola e lunga delle cose regge le umane discipline ; essendo giustissimo il proverbio che lo stolto impara dopo il pericolo. Dicesi che Prometeo si ammo gli con quella donna chc fu la prima npll ordine del

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generare. E perch questo? Perch la donna per natura sua imprudente , e impara pi dopo il pericolo, di quello che il pericolo antivenga colla sua. provvidenza. Finalmente Prometeo tiensi da alcuni per inventore delle arti \ e vuol dire che 1 invenzione delle; arti do manda molta solerzia, e molta prudenza. Cos Furnuto. Noi potremmo facilmente amplificare le applicazioni^ c nobilitarle anche di. pi considerando i moti delle passioni, e i loro effetti tremendi : onde viene poi la mala mercede, che i benefattori degli' uomini per lo pi incontrano.

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ARTICOLO SETTIMO
FRISSO ED ELLE

I Poeti hanno parlato in ogni maniera di questi due soggetti. Essi convengono quasi tutti sul nome della lro madre j ma 'lo Scoliaste di Apollonio di Rodi sup pone in Erodoro una opinione particolare; ed , che Atamante avesse avuti da Temisto Scheneo Eritrio , Lemone , Peo , Frisso ed E lle, se per, non sia da trarre il testo ad emenda, come crede il Clavier doversi fare. Quasi tutti ancora i Poetf dicono che Nefele era stata la prima moglie di Atamante. Se non ehe FilostefaII o colitemporaneo di Callimaco, diceva che Atamante da prima avea sposata I n o , figlia di Cadmo, che gli par tor due figli, Learco e Melicerte. Avendogli poi Giunobe comandato di ripudiare In o , gli avea spesata Nefele, da cui ehbc Frisso ed Elle. Ma essendosi Ne fele accorta che Atamante continuava a ^praticare In o , essa lo abbandon } ed allora rientrata Ino ne suoi primi diritti cerc di far perire i figli di Nefele. Il rima nente della storia come l ha esposta Apollodoro. Lo Scoliaste di Aristofaue suppone che Atamante da pri ma sposasse Nefele, e da lei avesse Frisso d Elle } ma che avendola in appresso negletta per darsi all a

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more di nna donna m ortale, Nefele sdegnata yolasse in Cielo, e per veudicarsi della ingiuria affliggesse il paes con una grande^ siccit. Allora Atamaute mand a consultare 1 oracolo di Delfo sul come far cessare tanta disgrazia ; ed Ino trov modo di guadagnare i m essi, perch riportassero ad Atamante la risposta , accennata da Apollodoro. Da tale racconto si vede che N efele era una Dea. Menecrate di Tiro per , secudo che riferisce Zenobio, diceva , che Atamante avea spo sata Ino soltanto dopo la morte di Nefele. Cos Nefele non era una Dea ! ! Vorrebbesi sapere. Oude mai siasi variato sul nome della madrigna di Fris&p ed Elle. Che questa madrigna trattasse male il figliastro , lo dice Pindaro ^pressa mente introducendo nella sua IV ode tra le Pizi Pelia a dire che gli apparso in sogno F risso, e gli ha or dinato di ricondurre la sua anima in patria, e di ripor targli il vello bell ariete che lo avea salvato dai flutti, e dalle empie persecuzioni della madrigna : sul qual passo lo .Scoliaste aggiunge che in ftti fu maltrattato a cagione della sua madrigna, che si era innamorata di lu i, e che 1 obblig a fuggirsi. Pindarp pertanto nomina questa madrigna Demotica ; Ippia la chiama Gorgpi ; Sofocle nel suo Atamante la chiama Nefele ; e fiualmente Ferecide la dice Temisto. Sono queste parole dello Scoliaste citato. Il Clavier Osserva che il passo di questo Scoliaste, qualunque ne sia la cagione, erroneo. Si dice in esso, che Sofocle chiama .Nefele la madrigna di F risso, quando lo Scoliaste di Aristo fane avea-detto che Sofocle teneva Nefele per la madre

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di Frisso ed Elle, come tutti gli altri. Si dice che Pin daro chiamava quella madrigna Demtica, o piuttosto Demodicea ; ed intanto Igino, stilla fede di alcuni au tori ; ' c insegna che Demodicea era moglie di Creteo, fratello di Atamante ; eh essa s innamor di Frisso ; e come non pot sedurlo prese il partito di accusarlo a Creteo come se avesse voluto violarla : per lo che Creteo' se ne dolse con Atamante, e domand che punisse il figlio; ed Starnante ra pet-punirlo, quando Nefele lo rap insieme con Elle; e li pose entrambi sulP ariete , onde salvarli. Questo .ariete ,. stando ad Igino , e allo Scoliaste di Germanico, era nato da Nettunno e da Teofane, figliuo la di Bisalte. Teofane era bellissima donnq, e richiesta in isposa da molti pretendenti, Netturino la rap , e la port nell isola di Crimissa, o Cromiusa , cht voglia dirsi. Essendole i suoi amnti corsi dietro, Nettunno si cangi in ariete , trasform Teofane in pecora , e tutti gli1abitanti dell isola in montoni. Essendo adun que gli amanti di Teofane sbarcati nell isola, e non trovando uomini, si posero ad ammazzare que montoni per mangiare. Allora Nettunno cangi coloro in lupi. E facile comprendere ,che Nettunno cambiato in arie te si god Teofane , la quale concep 1 ariete dal vello d oro. Simonide dipe che quel Vello ora era bianco, ora del color di porpora. Filostefatio poi per aggiunge re meraviglie a .meraviglie dice che quell .ariete avvis Frisso ed Elle del disegno di Atam ante, che voleva sacrificarli entrambi ; ed Ecateo, d altri Scrittori hannb d accordo affermato che quell ariete aveva il dono

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della parola : cosa chc noi non avremo difficolt di credere, se dobbiam credere che avesse il vello d oro, e che volasse per aria t Pi ragionevole Dionigi di Mileto dice che Crio o Ariete , ajo di Frisso , avendo penetrato il disegno di Atamante lo avvert di perico lo , e fugg con.esso lui. Noi abbiam veduto come Elle per. Erodto assicura che se he vedeva il sepolcro nella Chrsoneso della Troade. Con tutt ci altri hanno detto eh essa fu salvata da N ettunno, il qual n ebbe un figlio chia mato Peone; ed Igino , traduttore di Eratostene , che alcuni Scrittori ne aggiungevano un altro di nome Edno. Stefaho di Bizanzio ne aggiunse un terzo chia mato Almopio. Apollonio di Rodi suppone che Eeta non volle ri cettare Frisso se non quando Giove 'glie ne fece dare 1 ordine per mezz& di Mercurio. Ma 1 autore del poe ma di Egimio d ice, ch per essere accolto a Frisso bast il presentarsi coL vello d oro. Era questa una crdenziale assai potente. Igino poi dice-, che Eeta fece perire Frisso in forza di un oracolo che gli prediceva di dovere essere, ucciso da uno degli Eolidi. Sul soprannome di Giove, a cui, secondo che dice Apollodoro, Frisso sacrific 1?ariete, Apollonio di Rodi conviene. Ma Pausania sembra credere che quel' sacri fizio fu fatto a Giove Lfistio , perch a questo, secon do Erodoto c Pausania medesimo, Atamante voleva sa crificare Friasp stesso. Quel soprannome veniva a Giove da. una montagna della Beozia. Cos Pausania, quantun que Erodot dica che il suo tempio era in Tessaglia.

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Bisognava aspettarsi che diversit di cose si dices sero anche intorno a quell ariete. Perci sappiamo che Eratostene lo dichiar immortale, e narr come aven do messo Frisso in sicuro negli Stati di Eeta sulla riva del Ponto Eussjto , gir diede egli jnedesiio nel tempio di Giove il s d o vello, onde avesse memoria di lui : indi and a collocarsi -fra gli astri. La figlia di. Eeta , sposata da Frisso , chiamavasi Jofassa, per quel che ne dissero. Esiodo e Acusilao, citati dallo Scoliaste di Apollonio. Ma sembra che avesse pi nomi, o che il primo fosse espresso con traduzioni. Lo Scoliaste suddetto dice - che Ferecide nel suo libro Yl avea notato essersi chiamata Eveqia; e che di sopranno* me era detta Calciope , ed Ofiusa, 11 Clavier pensa che invece di Ofiusa meglio sia leggere Jofossa. > Atamante oltre avere perduti Frisso ed E lle, secon do che n arrato , perdette ancora i figli avuti da In o } e ci per la collera di Giunone. Ino era stata la uudrice di Bacco, siccome Apollodoro racconta nel libro h i . Oltre ci Atamante avea ricevuto Bacco da M ercurio, e lo avea' allevato travestito da fanciulla. -Ma della morte defigli avuti da Ipo Filostefano adduce una assai diversa ragione: cio, che avendo in appresso sco perta la iniquit d Ino per far perire Frisso ed E lle, volle vendicarsi, sui figli di lei ^ e perci uccise di sua propria mano Learco , .e crse dietro lei che fuggiva con Melicerte, e che veggendosi sul punto desser rag giunta si precipit in mare. Fit qui la cosa potrebbe procedere naturalmente : ma Igino viene a confondere tutto. Egli narra che la frode. d InO'venne scoperta da

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quel medesimo, che quella donna ayea sedotto , e nel momento che Frisso ed. Elle erano per essere sacrifi cati : che perci .Atamante mise lei e Melicerte in bala di Frisso, onde ne facesse il suo volere ; e che mentre Frisso mandava 1 una e 1 altro al supplizio , Bacco lo priv della vista , - e liber Ino sua nudrice. Secondo Igino fu poi Giove quegli che fece entrare in furore Atamante, sicch ammazz. Learco'; ed Ino precipitossi in mare con Melicerte. Ovidi , che forse volle conci liare insieme due tradizioni differenti, disse, che scopr la fraude dino ad Atamante. una serva chegli amava. E Plutarco suppone che essendo Ino gelosa di una serva d Eolia , chiamata Antifera , della quale credeva il marito innamorato, divent furibonda, e fece perire il suo proprio figli. E Ovidio e Plutarco poi aggiun gono , che per questa ragione non permettevasi agli schiavi di accostarsi al tempio dino. Euripide che nel la sua Medea dice avere Ino uccisi i suoi due figli, avea scritta una tragedia su quell argomento, della quale Igino d il seguente estratto. Ino ssendosi smar rita neboschi mentre celebrava i baccanali, fu da Ata mante riputata perduta, e spos; Temrsto , figlia di una Ninfa, dalla quale ebbe due figliuoli. In appresso essendo stato informato come Ino trovavasi sul Parna so , mand in traccia di lei, e la fece venire a s senza farla conoscere agli altri. Temisto avendo saputo che Ino era ritrovata, ma ignorando che fosse in, casa , volle farne perire i figli \ e prese lei medesima pei* con fidente del suo disegno, imponendole di mettere abiti neri a figli d Ino , e bianchi a suol. Ino fece lutto al-

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1 opposto : per lo che Tennisto dii tale maniera ingan nata ammazz i proprii figli in vece di quelli d In o , come intendeva di fare. Ci fece cadere in furore Ata mante, che ammazz Larco; ed Ino si precipit in mare con Melicerte. Nonno ne suoi Dionisiaci' racconta il fatto poco pi poco meno di questo modo. se il concetto di un tragico basta a variare una storia , quando potr venirsi al terminar delle variazioni?

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ARTICOLO OTTAVO
MELAMPO E I VATICINII

PER intepdere ci che ne loro canti gli uccelli an nunziavano , non V dubbio, che prima di tutto voIcavi orecchio fino. Ma per averlo fino conveniva averli ben netti e purgati ; e 1. acuta e sottilissima lingua de serpenti era 4 ci convenientissima. Questo quello che fu conceduto a Melampo. ' Lo Scoliaste di Licofrone dice, che Eleno e Cassan dra , figliuoli di Priamo, ed entrambi vaticinati, acqui starono per la stessa maniera 1 arte della divinazione. Nati che furono vennero portati al tempio d Apllo timbreo per un sacrifizio di azioni di grazie, e si lasciaropo deposti in quel tempio per tutto il tempo del banchetto Susseguente al sacrifizio.. I convitati mangia rono e. bevettero allegramente., e a lungo; cosi che giunta la notte non pensarono poi che a ritornare in c itt , immemori di que due fanciulli. Questi adunque stctjtero tutta la notte col ; e quando nel di' susse guente si and a cercarli, trovaronsi tutti -coperti di serpenti, i quali anzi che far loro alcun male, ne avea no purificati gli orecchi, meravigliosamente forbendoli c fuori c dentro. Poco differentemente da quello che fa

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Apollodoro, avea raccontato il caso di Mlmpo lAuto re del poema, che ha per titolo le Megale > Eoe , attri buito ad Esiodo. Ecco come si esprme lo Scoliaste. L autore delle Megale Eoe dice, che Melampo era caro ad Apollo. Egli , essendo in viaggio, fermossi presso Polifate ; e questi avendo sacrificato un b u e, accadde che un serpente si avvicin, e divor un suo servo. Irritato il re ammazz quel -serpente ; e Melam po gli diede sepoltura, e ne allev i piccioli, i quali gl ispirarono l arte della divinazione leccandogli gli orecchi. Omero allude a questa storia in due luoghi della Odissea. Ma Esiodo ne avea trattato pi copiosamente sia nel citato poema , sia in quello che avea scrtto sopra Melampo , e di cui Ateneo ci ha conservati al cuni frammenti, i quali riguardano il soggiorno di Me lampo presso Ificlo. Pu facilmente credersi , che Fe recide ed Apollodoro avessero tolto da lui quanto ne hanno riferito. Cosi il Clavier. Il quale, perch il rac conto di Apollodoro troncato, supplisce al medesimo con quello di Ferecide , conservatoci dallo Scoliaste di Omero. Piace sempre udire gli antichissimi Scrittori. Ecco adunque come Ferecide racconta il fatto. Neleo, figlio di Nettunno, avea una figlia chia mata P ero , celebre per la sua bellezza. Egli non voleva darla in matrimonio se non a chi gli Conducesse i buoi di T iro, sifa madre ; i quali buoi erano rimasti a Filaca in potere d Ificlo. Biante solo si profer pronto al pat to , e questi cerc dimpegnare Melampo, suo fratello, ad .eseguire l impresa. Melampo , sebben prevedeva in
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forza dell arte sua che sarebbe tenuto prigione per un anno, and al monte O toi, ov erano i bovi. Ed avendolo i pastori e le guardie sorpreso nell atto del furto, lo presero , e lo c ondussero ad Ificlo , il quale 10 fece incatenare e chiudere ; e gli pose appresso due de suoi schiavi, un uomo , ed una donna : il pri mo dequali ebbe per lui qualche riguardo, ma nissuno n ebbe la seconda. Ora per tanto era quasi un anno , dacch Melampo trovavasi chiuso, quando intese al di sopra della sua testa un dialogo che facevano tra loro alcuni tarli dicendo, che la trave era ornai rosa tutta. Allora chiam quelli che lo servivano, ed ordin lor o di condurl in? altro luogo , dicendo alla donna che prendesse il suo letticciulo dalla parte de piedi, e al* l uomo che lo prendesse dalla parte della testa. Cos fecero entrambi; e nel medesimo istante la trave si scavezz , e cadde sulla donna, la quale rimase schiac ciata. Luomo and a raccontare il fatto a Filaco, che lo rifer ad Ificlo. E n tr am bi allora si recarono a Melampo, domandandolo chi fosse. Melampo rispose loro essere un indovino. Essi gli promisero di dargli i bovi che avea voluto condur via, qualora trovasse modo di far avere ad Ificlo de figli, ed impegnarono la loro parola. Melampo avendo sacrificato un bue a Giove, lo tagli in pezzi, ed invit tutti gli uccelli al pasto. Essi di fatti vennero tutti eccettuatone un ' avvol to) o. Melampo domand loro se sapessero uha maniera di fare avere figliuoli ad Ificlo ; e quelli non sapendo rispondere al quesito , andarono a trovar 1 awoltojo , 1 1 quale condotto a Melampo tosto gli svel perch

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Ificlo fosse impotente. Egli era giovinissimo quando Filaco , suo padre , vedendolo fare -certa sconcia cosa, corse a lui con un coltello che avea nelle, m ani; e come non poteva raggiungerlo , piant quel coltello in un giovin albero, la cui scorza Crescendo cl tempo venne a coprirlo. Lo spavento, che in quella congiun tura avea avuto Ificlo , fu la cagione che divenisse im potente. Quindi 1 awoltojo disse che per guarirlo biso gnava estrarre quel coltello dall albero, raschiare la ruggine, di cui la lama era cfoperta , e fargliela bere nel vino per dieci giorni continui. Ificlo avendo fatto cos, ricuper le sue forze ; ed ebbe un figlio, che si chiam Podarce. Furono pontualmente dati a Melampo i buoi, eh egli condusse a Pilo ; d ebbe da Neleo la figlia P e ro , la quale egli fece sposare a Biante, che d essa ebbe due figli, Perialce , ed Areto , ed una figlia, Alfesibea. Fin qui Ferecide ; e lo Scoliaste dice che questo passo trovavasi nel lib. Vii di quell Au tore. Alcuni si sono meravigliati del basso officio, a cui narra Apollodoro essere stato inteso Filaco, quando si mosse a correre addosso a suo figlio ; ed era di ba dare alla castratura de suoi montoni. Lo Scoliaste di Teocrito ha creduto nobilitare la cosa dicendo che Fi laco allora era dietro a tagliare un albero. Qualunque cosa fosse, da avvertire che i Re greci di quel tempo per la pi parte non erano che Signorotti viventi delle loro terre , e pi de loro armenti, e delle loro greggie , quando non procacciavansi il pi ladroUeggiando. Eustazio dice, * che in antichi Autori avea letto come Me

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OSSERVAZIONI

lampo, trovato quel coltello, avea latto sacrifizio agli Dei sdegnati che si mutilassero gli animali, eh essi fanno nascere perfetti.

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ARTICOLO NONO
JASONE E GLI ARGONAUTI

L a spedizione degli Argonauti l epoc de primi lumi acquistati dai Greci in fatto di geografia, di co-, stami e d arti. Voleavi un complesso di disgrazie e di pericoli da una p arte, di tirannica prepotenza dal* l a ltra , e 'di nn. certo, fermento in robusta giovent , che incominciava a desiderar novit , perch questa spedizione s intraprendesse , qualunque infine ne fosse il vero oggetto. Noi parleremo qui di Jasone, e degli Argonauti unitamente per raccogliere, come abbiamo fatto ne precedenti articoli, le pi notabili variazioni mitologiche. Pelia, secondo Pindaro, era usurpatore dello stato di Creteo a pregiudizio di Esone , che n era l erede legittimo. Jasone non sarebbe stato salvo dagli attentati dell usurpatore, se nella sua infanzia non fosse stata supposto m orto, essendosi nascostamente mndatQ ad allevare in lontano paese. Dicesi affidato a Chirone, che presp cura di lui, come si dipe che questi facesse d altri eroi di que tempi. Bisogna dire ^he Pelia non potesse arrischiare sopra di liii un colpo, quando venuto gran de , pieno di robustezza e di coraggio ritorn in paese.

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Ma facilmente si vede che lo avea per sosp etto se seppe approfittare dell accidente che Apollodoro ac cenna per tentare di perderlo senza suo rischio ; n senza ragione fu detto , che Jasone era protetto dalla sorella e moglie di Giove. Alcuni hanno detto che questa protezione proveniva dall essere Giunone innamorata di lui : altri dal tener s e li essa per gratitudine obbligata, poich trovandosi un giorno sotto le sembianze di nna vecchia sulla sponda del fiume Enipeo, gonfio da recenti piogge, Jasone 1 avea trasportata al di l. Uno deprincipali di questa spedizione Argo. M non si consenta ad Apollodoro nel dire che il fabbrica tore della nave fosse Argo, figliuolo di Frisso. Ci era stato detto da Ferecide ; ma Apollonio distingne due di questo nome. Uno figliuolo di Arestore ; e questi il iabbricator della nave : 1 altro figliuolo di Frisso , che gli'Argonauti incontrarono nel loro viaggio. La deno minazione poi d Argo data alla nave, non vuoisi di pendente dal nome del fabbricatore , siccome comune mente si crede. Il Clavier inclina a crederla tolta dalla citt d*ArgO eh egli ha dimostrato essere stata allora una specie di Metropoli di tutta la Grecia. E pare a noi aggiungere forza alla' congettura P osservazione, che giovani principi di tutte le parti della Grecia si unirono alla impresa , la quale non era pi P affare d P elia, e di Jsone, ma della nazione intera. Siccome qui occorre trovare cogli Argonauti Orfeo , viene .in proposito il cenno fatto da noi della distinzio ne dei due Orfei. Storico, o ideale, che vogliamo con-

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siderare l Orfeo, del quale abbiamo di sopra parlato , a quello certamente non pu convenire 1 epoca degli Argonauti. E questo, che fu ad essi compagno, forse quello , a cui debbonsi riferire i versi orfici : poich dell altro non potevano in nessun caso rimanere che in certe e confuse tradizioni. Vogliamo dunque d ire, che quest.ultimo quegli, che viene sovente citato in qua lit di autore. E che fosse all et stia chiaro come fe-1 lice improvvisatore e sonatore , n prOVa la ragione, per la quale dicesi che il Centauro consigliasse Jasone a prenderlo seco, quantunque di salute infermo; ed era perch senza di lui i navigatori noif avrebbero potuto passare senza pericolo prsso le Sirene. Perci 'dicesi, che al loro canto egli ne oppose uno 'suo, che bast a dissipare linsidie melodiose di quelle seduttrici. Cos attesta lo Scoliaste di Apollnio. Secondo il Clavier sono d Apollodoro 'messi tra gli Argonauti alcuni, che non possono esservi psti, come. p. e. Statilo, che giusta qanto ne narra Parteni, vi veva al tempo d lo , figliuola d Inaco. Cosi dicasi d Eurialo , figliuolo di Mecisteo, che fu uno de Capi ar* givi all assedio di Troja. Nella stessa manira Apollo doro pone tra gli Argonauti qualch un-, che da nissun altro viene nominato tra quelli, siccome di Peante. All opposto egli medesimo non nomina parec chi , che da altri Scrittori sono nominati. Eccone la lista. Acasto, figliuolo di Pelia, che secondo Apollonio s imbarc cogli Argonauti di nascosto di suo padre. Un Attoride, cosi detto da Orfeo; e che non si sa chi sia potuto essere. A questo luogo il Clavier osserva,

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che il poema attribuito ad Orfeo lavoro di un qualche antico grammatico di Alessandria. Siegue Attortone, fi glio d iro , che il Clavier inclina col Burmanno a chiamare piuttosto Eurizione: poi Etalide, figlio di Mercurio e di Eupolemia : questi era P araldo degli Argonauti. Apol lonio , che al pari d Orfeo fa. menzione di lu i, aggiun ge che da Mercurio , suo padre , ottenne .che Inanima ' sua passaudo agl inferi non perdesse la reminiscenza di quanto gli fosse accaduto ne corpi, in cui preceden temente essa avesse abitato. E da questa tradizione ri ferita da Ferecide si congettura, che i discepoli di Pi tagora traessero argomento di d ire, che 1 anima del loro maestro era precisamente quella di Etalide. Anzi stando a quanto dice Eraclide di Ponto, citato da Dio gene Laerzio, lo stesso Pitagra cos diceva di s me desimo. Qualche tempo dopo la morte di questo Eta lide , 1 anima sua ritorn sulla terra nel corpo di Euforbo , che Menelao fer sotto Troja : poi ricomparve nel corpo di. Ermotimo, e seppe riconoscere nel tem pio d Apollo Branchide il suo scudo ivi consacrato dia Menelao. In appresso quell anima ritorn al mondo avvivando il corpo di un certo P irro , pescatore di Delo ; e finalmente divent P anima di Pitagora. Pi cu riose particolarit di queste trasmigrazioni veggonsi nello Scoliaste di Apojlonio, e in Luciano. Del rimanente proseguendo la lista degli Argonauti non nominati da Apollodoro, per quinto si accenna un Amfidamante, figlio di Aleo e di Tegea in Arcadia : per sesto, e settimo un Amfione ed un Asterio di Pai lene , citt dell Acaja, figli entrambi d Iperasio : per

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ottavo un Anceo, figlio di Nettunno e di Astipalea. Di costui diresi che dopo Ercole fosse il pi robusto degli Argonauti. Diremo degli altri brevemente. 9 .0 Amiro, da cui Stefano di Bizanzio dice avere preso il nome una citt di Tessaglia , ov egli era nato. 1 o. Areio , uno de figli di Biante. 1 1 . 0 Armeno, di una citt di Tessaglia anch egli detta Armeno, posta tra Fere e Lari&sa ; e Stratone dice, che avendo seguitato Jasone diede il suo nome all Armenia. ia. Esculapio, se si d mente ad Igino, e a Cle mente alessandrino, quantunque Apollonio non ne parli. i3. Canto, figliuolo di Caneto. Apollonio lo fa ve nire dalla Eubea. 1 4 Ci , fu uno de compagni d Ercole ; e al suo ritomo fond la citt cognita sotto il medesimo nome. i5. d im en o , fratello d Ificlo. Valerio Fiacco il solo che ne faccia menzione. 1 6 . 0 Clizio ed Ifito, figliuoli di E urito, re d Ecalia. 1 7 . 0 Deileone , Autolico , e Flogio. Questi erano fi gliuoli di Deimaco, e si unirono agli Argonauti a Si nope. Aveano dianzi accompagnato Ercole nella sua spedizione contro le Amazzoni ; e smarritisi in quei paesi non aveano potuto imbarcarsi pel ritorno cogli altri. 1 8 , Echione , fratello d Eurit o. Apollodoro ha no minato quest ultimo, n si sa perch abbia omesso l altro. Essi venivano di Alope , citt di Tessaglia ; ed erano figli di Mercurio e di Laotoe, figlia di Mereto

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e di Antianira, figlia di Meneto. Orfeo nomina la pri ma : Apollonio di R odi, e Igino nominano la seconda. ig. Euribate , figlio di Telconq. Altri dicono Eriboto. Sapea di chirurgia, avendo medicato Oileo ferito dagli uccelli Stimfalidi. Fu ucciso insieme con Canto nella Libia dal pastore Cefalione. io. Eumedonte, figlio di Bacco e di Arianna. Di lui Igino solo ha parlato. . 2 i . Euridamante, figlio di Ctimeno, di Tessaglia. 2 2 . Eurizione, figliuolo d Ir , fratello di'Menezio. a3. Glauco, di Antedone, in Beozia. Posi citato da Ateneo ha lasciato scritto che questi era il fabbricatore della nave Argo , probabilmente perch v avea anch egli prestata notabil1opera ; ed aggiunge che la go vernava. In un combattimento che gli Argonauti ebbe ro co Tirrenii, egli solo non rimase ferito. Finito per il combattimento scomparse ; e dicesi cambiato in un Dio marino. a^. Ippalcimo, figliuolo di Pelope e d Ippodamia. 25. Idam one, indovino celebre, la cui morte ri ferita da Apollodoro come succeduta nel paese de Ma riandini. Era della famiglia di Melampo ; e prese parte nella spedizione ancorch per forza dell arte sua sa pesse che dovea lasciarvi la vita. 2 6 . Jola , figlio d Ificlo fratello d Ercole. 2 7 . Ificlo , figlio di Filaco, che fu figlio di Deioneo e di Periclimene, figlia di Minia, 0 second Pusania, figlio di Cefalo, figlio di Deioneo e di Olimene, figliuo la di Minia. Avea la particolarit d1 essere leggierissimo al corso : onde l immaginazione de Greci fece dir loro

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he correva sopra uiT campo di frumento senza farne piegare menomamente le spighe, e correva sul mare senza affondare di un punto il piede. 2 8 . Ifi, figliuolo di Stenelo', e fratello d Euristeo. Dionigi rdi Mileto ra cconta eh egli fu ucciso in un combattimento seguito tra gli Argonauti e la gente mandata contro questi dal re Eeta. 2 9 . Laocoonte figliuolo di Partaone, e per conse guenza fratello di E neo, ma nato di nna schiava. Egli era vecchio al tempo di questa spedizione ; ed Eneo ve lo mand perch avesse cura di Mele agro. 30. Laodoco, figliuolo di Biante , e fratello di Ta* lao e di Areio. , 31. M ela, Argo-, Citisoro, e Fronti, figli di Frisso. 32. Mopso, figlio di Ampico della ninfa Glori. Cosi lo Scoliaste di Apollonio. Orfeo lo dice figlio di Aregonide. Esiodo nella descrizione dello Scudo d Er cole lo mette tra i Lapiti che combatterono i Cen tauri. Mor in Africa del morso di un serpente. 33. Neleo, o Mileo , figlio d Ippocoonte. - 3 4 . 0 Nestore , figlio di Neleo. Valerio Fiacco che lo pone tra gli Argonauti; e.poteva esservi stato, se all assedio di Troj contava P esagerata et che gli si attribuisce. 35. O ileo, pi che per altro , celebre per essere stata padre di Ajce. 36. Fai ero , figlio di Alcone. Questi era figlio di Eretteo. . 3 7 . TalaO , -figlio di Biante. 38.* Telamone, figlio di E aco, e fratello di Peleo.

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. Filamlnone, figlio di Apollo e Cionea. 40. Filotete ,. figlio di Peante. 4 1. Tersanore, figlio del Sole e di Leucouoe. Egli era dell isola d Andro. Apollodoro ha narrato come Ercole rimase in terra, n prosegu la spedizione/nella Colchide ; ed ha ricor dato che Ferecide lasci scritto come n era stato il motivo il suo troppo peso. Da questa tradizione vuoisi trarre 1 origine dell ostracismo praticato ili parecchie repubbliche greche per liberarsi di cittadini troppo po tenti o per ricchezze , o per seguito grande di part* giani, o per soverchia riputazione. Il Clavier reca opt portunamente , ben dichirandone il testo da molti mal inteso, 1 autorit d i.Aristotile. Per simile ragio* ne , dice il filosofo, gli Argonauti,. a ci che si n arra, lasciarono in terra Ercole. Argo non voleva pi portar lo cogli altri , perch superava tutti gli altri in peso, n E poi credibile, che ci fosse per consenso di tutti quelli eh erano nella nave , solleciti di non affondarsi 5 e che quel consenso unanime abbia fatto dire ai Poeti, che la nave medesima avea parlato. Quella tradizione conservata da Ferecide, fu ripetuta e citata da Apol lodoro. , e fu ripetuta da Antimaco e da Posidippo. Chi meraviglierassi intanto se per altri Scrittori i punti principali di quella s famosa spedizione vengono affat to variati? Di odoro Siculo, e Antonino Liberale, fanno capo supremo degli Argonauti Ercole , e dicono, che solamente quando questi si rimase a terra , ne fu dato il comando a Jasone. Dionigi di .Mileto , e Demarete, citati dallo Scoliaste di Apollonio , dicono che Ercole

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comp' insieme cogli altri quella impresa! Teocrito am mette che fu lasciato sulle coste della Misia , ma che nulla meno and a Coleo per terra. Eforo disse eh egli era rimasto volontariamente nella Lidia per ostarsene con Omfale. Di tale maniera tutto rovesciato. Le variazioni che abbiamo notate rispetto ad Erco le , non sono le sole, che s incontrino nella spedizione degli Argonauti. Apollodoro ha notate assai chiaramen te quelle, che correvano rispetto alla cecit di Fineo , e al flagello delle Arpie. Ma ve n ha altre non notate da lui. Se Ercole era rimasto nella M isia, o se erasi portato a Coleo per te rra , egli non poteva aver parte nelle cose di Fineo. Eppure Dionigi di M ileto, che avea compilati gli antichi P oeti, vi fa entrare Ercole ; ed ecco cosa ne dice. Ercole trov i due figli di Fineo nel deserto, e saputo che Fineo li ave ccciati per le calunnie della moglie volle ricondurli alla casa pater na. Fineo all.avvicinarsi dErcole e de figli, and loro incontro con molta sua gente ; ed abbrancato uno di quei figli volle gittarlo in mare. Ercole gli diede un calcio, e lo ammazz. Mentre Diodoro Siculo, ed altri dicono, che que due figli per ordine di Fineo erano stati spolti entro terra a mezzo corpo in un luogo deserto, e che li faceva flagellare assai spesso , Sofocle tiene, che loro avesse fatto cavar gli occhi; e che la madrigna li avesse chiusi in una tomba. Non si consente nem meno sui loro nomi. Alcuni li hanno chiamati Prteuio e Crambi, come ha fatto lo Scoliaste di Apollonio , il quale poi li dice Orizio e Crambi : altri, come lo Sco liaste di Sofocle, li chiamano Plessippo e Pandione, o

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Gerimba, e Aspondo. Cos isi varia sul nome della madrigna. pollodpro non dice perch gli Dei gli avessero mandate le Arpie. Asclepiade lo dice di questa ma niera. Avendo Fineo abbandonati i suoi figli all odio della madrigna, Giove per punirlo lo pose alla scelta o di morire , o di diventar cieco. Egli scelse questo secondo partito. Di che irritato il Sole, per avere s facilmente acconsentito ad essere privo della dolce vista de suoi raggi, .gli mand le Arpie. Pu Ascle* piade avere seguito Esiodo, poich dallo Scoliaste di Apollonio si sa che del modo medesimo quel poeta avea raccontata la cosa. Xili antichi Poeti non aveano delle Arpie fatti quei mostri che veggonsi dai pi recenti descritti. Esiodo nella Teogonia ne loda i bei capegli ; ed Omero nella Odissea ne d una per isposa a Zefiro. Secondo i pi antichi Poeti l officio delle Arpie era di rapir quelli che volevano fare sparire. Perci nella Odissea Pene lope1 si lamenta pi volte di non udir pi parlare di suo marito come se fosse stato portato via dalle Arpie; ed altrove essa dice, che le Arpie avevano portate via le figliuole di Pandaro. Cos appunto secondo Esiodo citato da Strabone esse aveano rapito Fineo, e laveano trasportato nel paese dei Galatofagi. Ma bisogna dire che Esiodo narrasse a suo piacimento le cose in diverse maniere , poich lo Seoliaste d Apollonio dice, che secondo lui Zete e Calai inseguendo le Arpie pregarono Giove, giacch essi non le inseguivano che per' libe rare Fineo. Fineo adunque non era stato trasportato d a esse conforme si dice nel frammento citato da Strabone.

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Una variet pur cade riguardo al passaggio delle Simplegadi. Apollonio H solo che narri il consiglio dato da Fineo agli Argonauti; consiglio ripetuto da Apollo* doro. Orfeq al contrario dice, che Minerva per consi glio di Giunone mand un airone iji quale vi pass, ma che le rupi unendosi insieme gli portarono via 1 e* stremit della coda; e quelle rupi non si ristettero, se non al canto d OrfeO medesimo: con che la.nave pot fortunatamente passale. Nuove variazioni s incontrano rispetto a Tifi. Primie ramente , stando ad Erodoro , egli non mor che nel ritorn : in secondo luogo , non Anceo , come suppon gono Apollonio ed Apollodoro , ma Erginio fu quello che succedette a. Tifi nell officio, di piloto. Apollodoro parla bens dei due tremendi to ri, che Vulcano avea dati ad Eeta : una storia meravigliosa del pari^ ma pi probabile narra, che Vulcano non li avea dati ad Eeta, ma siwero al Sole; e -ci perch avendo il Sole veduto ' defatigato Vulcano il d della battaglia tra gli Dei e i Giganti, lo ayea preso sul proprio carro. Il Sole li avea dati poi ad Eeta, eh1 era suo figlio, avuto da Perseide, figlia di Oceano. Per tale lo dichiara Esio do, il quale gli d per. sorella Circe, e per figliuola Me dea, avuta da Idiia, figlia anchessa di Oceano. Ma Dio nigi di Mileto, seguito poi da Diodoro Siculo,racconta diversamente questa genealogia. Il Sole, die egli, avea avuti due figli, Perseo ed Eeta. Il primo era re della Tauride, il secondo della palude Meotide, e della Colcliid. Perseo avendo sposata, secondo gli uni, una donna del paese, secondo altri una Ninfa, n ebbe una figlia chia

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mata cate, la quale si occupava della caccia come un uomo, n fabevasi scrupolo di lanciare i suoi dardi so pra creature umaiie qualora non trovasse animali di bo sco. Essa fu la prima che si mettesse a cercare la virt delle piante nocive ed utili, e ne faceva esperienza sugli stranieri. Di questa maniera acquist cognizione di quelle che potevano dar la morte, o rimettere in salute glin fermi. Vuoisi che in questo modo togliesse di vita suo padre. Essa spos E eta; ed ebbe di figlie Circe' e Me dea, e di maschi Egialo. Una tradizione differente segui Eumelo, poeta di Corinto. Secondo lui il Sole avea avuti due figliuoli, loeo, ed Eeta. Al primo diede in patri monio 1 Asopia, che il paese di Sicione ; al secondo diede quello di Efira. Eeta volendo andare a cercarsi miglior fortuna, affid il reggimento del suo astato a Bun o , figliuolo di Mercurio e di Alcidamia, a patto che lo restituirebbe di poi o a lui medesimo ritornando, o asuoi discendenti che venissero a fame domanda; e par tito and a^Colco. Cos narrano Pausania, e lo Scoliaste di Lic ofrone. Anche Epimenide riguardava Eeta per co rintio , -e gli dava per madre Efira. questa una delle tante prove che i Greci , venuti a stato di'bella coltura vollero tirare a s, e attribuire alla loro nazione quanti uomini, e casi alcun poco notabili per le tradizioni di stranieri aveano potuto conoscere, alterandole, c ontraf facendole di mille maniere.

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ARTICOLO DECIMO
MEDEA

JV um ta per l sua celebrit questa donna che da noi si accennino le variazioni della sua storia. Farem per questo brevemente, e sol pei pi notabili, casi. La base della sa tftoria il sup innamoramento per Jasone. L amore ha condtto spesso le donile a tratti eminenti di virt, e di delitti j e spesso le donne , che assai hannp. fatto spinte dall amore , sono cadute in funestissime calamit.' Se le narrazini mitologici] fos sero state concepute colla idea di dare lezioni di, pru denza morale , quella che riguarda M edea, sarebbe forse una delle meglio ideate. Ma quanto diversamente si. parlato di quasi ogni circostanza de fatti, che la concernonoi . Apollodoro ha seguito Antimaco ed Apollonio dicendo che Medea erasi oontentata di fare co suoi incantesimi addormentare i l . drago, custde del vello d ore. Dietro a questa tradizione poi dissero alcuni' poeti, che in ap presso quel drago'era comparso nell isola de Fenicii, ove avea fatto ,gran guasto. Aggiunsero, che capitato col Diomede. dopo la presa di T roja, lo attir a s mostrandogli lo scudo d oro di Gluco, dal drgo
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preso pei ve)]o d5 o ro , -che Diomede lo ammazz. Veggasi lo Scoliaste di Licofrone. Ma per lo contrario Ferecide nel suo vii libro scrisse, che Jasne avea uc ciso quel drago ; e cos ripet Erodoro. Anzi quest ul timo disse di p i , che uccisp il drago Jasone rec ad Eeta il vello d oro , e che allora quel re invit gli r-> gonauti a banchetto per farli poi perire. L autore delle Naupattiche diceva che Venere, per ch gli Argonauti avessero tempo di -scappare alle insi die di E eta, fece, questo re venire in quella notte la voglia di dormire con sua moglie Eurilite, e che Io ad dorment profondamente nelle braccia della mdesima. Idmone poi, stando allo Scoliaste di. Apollonio, indo vin intanto i disegni di Eeta, ne avvert gli Argonauti, e li sollecit alla fuga. Medea udendo il rumore che facevano camminando, s'alz, ed affrett il loro viaggio. Ldpinione comune.era che Medea avesse di sua pro pria mau ucciso Absirto e fktto in pezzi,' per ritar dare suo padre dall-inseguirla. Ma s incpmincia a non essere d accordo su l-sito , in cui Absirto fu 'u ccis. Sofocle disse ch ssalo avea scannato presso la csa stessa del padre. Orfeo disse che Absirto era corso p er ordine di. su padre ad inseguire Medea; che cadde in una imbscata tesagli dagli Argonauti plesso la foce d i un fiume; che ivi fu ammazzato, e il suo corpo gittato in m are, le Cui acque Io trassero poi alle isole, cheb ber nome da lui. Arriano racconta che fa ammazzato a d Absura, ove mostravasi il suo sepolcro. Ovidio di<;e che fu ucciso a Tomi , .e che-Medea ne sparse le mem bra sul lido, perch Eeta perdendo tempo in raccoglierle,

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non s tosto potesse inseguire1lei. Apollodoro ha seguita con poca differenza questa tradizione, salvo che sup pone sparse le membra d Absirto pel mare senza, che sappiasi onde abbia tratta questa particolarit, giacch il Clavier consultando il' MS. dello Scoliaste d Apollo nio , che l Heyne avea consultato stampato , traendo da quello argomento che Apollodoro avesse seguito Fe recide, prova che non contiene quella particolarit. La narrazione di Ferecide al' slip libro iV che Medea prese dalla culla Absirto, ancora bambino , avendole Jasone detto di recarlo-agli Argonauti ; che questi j quando si videro inseguiti lo scannarono', e tnesso in pezzi lo gittarono nel fiume. Absirto era figlio di fEeta di Asterodia, una delle ninfe del Caucaso ; ed era n a to prima del matrimonio eli Eeta con Idiia. Cos Apollonio. Era dunque maggiore di. e t di Medea; e cos d 1 uopo crederlo, pV si ac cordi che d a suo padre venne mandato ad inseguir la sorella. Ma come Ferecide lo suppofce bambino al tempo della fuga di- Medea, 1 autore delle JVaupattiche sembra convenire ook lui', dicendolo figlio di Eurilite > seconda mglie di Eeta. Netta tragedia degli Sciti S o focle diceva chiaramente, che Absirto era assai pi. giovine di Medea, che non aveano avuta la stessa m a dre ; che una Nereide avea partorito Absirto, e Me<^ea era nta molto tempo prima da Idiia, figliuola d i 'O c e a n o . Dionigi di Mileto riferisce che Eeta insegu gli A r g o n a u t i sino alla riva del m are, ov e b b e luogo un c o m b a t t i mento 5 nel quale -Ifi, figlio di Stenelo e fratello di risteo t fu ucciso d a Eeta, e nel quale i d o lc h i fu ro 0

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respinti. Diodoro Siculo aggiunge cle Mele agro uccise E eta, e qiifisi tutti quelli.; eh e r ^ o con esso lui : ma non pari punto d Absirto. Non sarebbe dunque pro babile che tutto fsse supposto quanto riguarda ad Absirto ? Apollodoro ha seguito Apollonio di Rodi ove parla di Medea sposata da Jasone per mezzo della regina, moglie di Alcinoq. Orfeo ha detto., che Giunone me desima sotto la figura di una serva avvert Jasone del disegno di Alcinoo. Ma, sul luogo, ve furono fatte quelle nozze, corsero diverse opinioni. -Tjmonace diceva che Jasone avea sposata Medea in Cleo,,, e -col 'con senso di Eeta. Apollonio ne suppse le nzze in Xorcira, e precisamente nell1 antro, in cui Macri avea al levato Bacco. Orfeo dice che. Med$a fu sposata sulla nave medesima ; e sarebbe .la cosa pi. verosimile di tutte. Dionigi di Mileto diceva quel matrimonio se guito, in BizanziO; Timeo in favore<di Coreira adduce in .prova, che tra la citt e il mare vedevansi due. stari eretti in memoria di quel matrimonio, uno alle Ninfe, 1 altr alle Neridi ; e che al suo tempo facevansi nel tempio di Apollo i sacrifizii istituiti espressamente da Medea. In mezzo a tanta confusione di cose pare che Medea sia assoluta dalla uccisione del fratello Absirto. Meglio apparir assluta dalla uccisione depropri! figli avuti da Jasne. E noto che il primo ad imputarle questa atro cit fu Euripide ; e secondo die Venne' detto da Parmenisco, citato dallo Scoliaste di quel tragico, colui ebbe cinque talenti dai Gorintii per inventare quella fa

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vola. E Parmenisco rend ragione del perch i Corinti! volessero tanto male a Medea. Essa crasi impossessata del Irono di Corinto come di suo retaggio, essendo figlja di Eeta; e i Corintii non volendo essere governati da una donna, che dicevano forestiera e maga, si sol levarono cntro, d| le i, e la discacciarono. Prima di partire essai depse sull altare di Giunone, come in un sacro asilo, i figliuoli di Jasonb e suoi, i quali erano quattordici, sette, maschi, e sette femmine j e i Corintii li scanqaroho tutti su quell altare.

OSSERVAZIONI
AL LIBRO SECONDO

ARTICOLO PRIMO
INACO , OSSIA PRJNCIPII DELLA STORIA GRECA

T u t t i convengono che da Inaco incomincia vera-, mente la Storia greca. Ma tutte le storie dettate dagli uomini incominciano da favole; e la ragione n chiara. Non si prende da un popolo a fare la storia delire cose su e, se non dopo che e&o ridotto a quel grado di civilt che permette di assicurare con iscrittimi le me morie delle cose antiche. Ma queste memorie state fino allora raccomandate alla tradizione orale non possono presentare certezza di fatti, e molto meno successione 'ordinata de medesimi. E facile che alcune famiglie ab biano tenuto conto de loro a s c e n d e n tie di quanto abbiano fatto; ma fcile ancra , non solamente che si confonda un uomo coll altro , e una con altra cosa; ma facile egualmente che 1 ambizione e la vanit nascondano alcune cose, cd altre esagerino ed inventi no. Cos delle popolazioni. I primi Storici vanno racco gliendo queste memorie. Se dove sono archivii, e bi-

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blioteclie, e numero copioso d uomini istruiti, ed una comunicazione abituale , spesso discordano tra loro gli Storici di ci j che alla et loro accaduto, e sotto gli occhi de loro coptemporanei ; come riposare noi sopra quagli Storici prim i, che furono rimotissimi dai tm pi, ne quali avvennero i fatti, di cui parlano, senza avere altri fonti di scienza, che le tradizioni, con* fuse, alterate , create ancora a capriccio ; e mentre non possono prendersi a prova i monumenti, poich questi, se in alcune circostanze provano l storia, in tutte le al tre hanno bisogno dessere essi colla storia comprovati? Con quest avvertenza noi scorreremo le vriazioni che riguardano, lepoca dInaco, e i primi stabilimenti storii greci. Inaco fu anteriore per parecchie generazioni a Deu calione. E' supposto figliuolo di Oceano, e di Teti. Questa genealogia mitologica potrebbe facilmente indi care eh egli venne in Grecia per la via di mare ; e che non si conosce bene di che razza egli fosse. Si detto nondimeuo , eh egli era di Egitto , ed altri con getturano che piuttosto fosse fenicio. Il Clavier pro pende a credere che venisse dalla Fenicia, per la ra gione che la Fenicia conserv relazioni commerciali colla Grecia. Ma quando la Grecia. pot mettersi in relazioni commerciali coi Fenicii, era giunta, ad avere arti, senza delle quali non pu aversi commercio; e l epoca, in cui la Greoia ebbe arti, s posteriore ai tempi d Inaco, che a tutt altro' pu attribuirsi le sue relazioni di commercio coi Fenicii, quando ne ebbe , che all esser stato ' Inaco nativo di qul paese. Noi

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OSSERVAZipNI

vedremo dalle tante variazioni indotte sulle cose di questo primo periodo, che poco manca a non dover credere Inaco un ente ideale. S incomiuoia a dire, che gli Antichi poco assai disu ser di Egialeo , uno de figli d Inaco ; e che i popoli di Sicione che ne parlarono , pretendevano che fosse nato nel loro paese, e molto di et superiore ad Inac o . Non era dunque ^gliuolo di questo'.avventuriere. Il Cla vier dice, che questa poteva essere una tradizione par ticolare ai Sicionii, noriricevuta dagli altri popoli greci. Ma in buona fede un siffatto ragionamento pu dirsi bastante a rigettare il detto di un popolo, che attesta di cosa.., che sua ? Che lum i, che monumenti aveano gli altri Greci da opporre alla tradizione dei Sicionii ? D icesi, che questa non si accordava c on veruna delle tradizioni conosciute. Se tutte le altre erano mal fon date , non meraviglia di ci. La verit non si accord mai col falso. Istro ed Apollodoro per accordar tutto hanno fatto Egialeo fratello di Forneo : essi sono troppo re centi per formare autorit. D i e iam dunque di non sapere chi fosse codesto Egialeo ; e se vero; che la qosta del Peloponneso pot, come asseriscono Strabone e Plinio, chiamarsi Egialea per- la sua situazione , senza che vi' sia necessit 'eh essa abbia- avuta 1 una ta] d e n o m i n a z i o n e dal nome di un uomo , mettiamo quell Egialeo tra gli uomini; incogniti. Le cose che si sono' accennate abbastanza ' dimostrano che non - pu rettamente tenersi per figliuolo d Inaco. Egli poi -va a rischio d essere senza p a d r e s e nou si vuole che abrbia avuto altro padre che Inaco. '

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Questa congettura fondata stilla sentenza diA c. silao, il quale parlando di Eroneo, -che insieme eoa Egialeo dicesi figliuolo d Inaco , lo Annuncia come il primo mortale , che abbia regnato in Argo. S ari veto, che ed Acusilao, e quanti erano della sua opinione, dicevsfho questo , non per negare 1 esistenza d- Inaco , siccome avverte il Glavier, ina perch non tenevano Inaco per semplice uomo , bens pel Dio d un fiume, che portava il suo nome. Primieramente il Do di'un fiume notf un ente storico. In secondo luogo, sfelnaco era o egiziano, o<fenicio, e molti consentono in ci rgmentando dal nome f che pretendono non essere asso lutamente greco , come p oi-tro vavasi nell Argolide un fiume portante un nome- fenicio, od egizjano, ? ,E se Inac o stsso glieP avea Comunicato , ci non poteva^ es sere avvenutoche dopo il suo stabilimento nell Argalide; Non verd dunque un Dio indigeno di quelfiame. Egiziano -, pur chiamato Foronfeo ; questo primo, mortale che abbici regnato in Argo. All osservare cos^i fossero al suo tempo, gli abitanti indigeni dell .Argolide si pu iar idea del regno di ^orono, e con assai di screzione ore d o d oversi intendere il passo d Arnobio , che cham Foronep il primo fabbricatore di templi. L Egitto molto tempo prima trovavasi in una splndi dissima condizione. Ivi facilmente chi regnava pota fabbricare quanti templi voleva , avendo a sua -disposi zione'le arti, e ie braccia di unpopolo numerosissimo : ma una colonia di disperati, giacch altri non potevano estere pochi o molti che fossero coloro che seguivano Inaco e Foroneo, gettata, non si sa per quale fortuna,

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OSSERVAZIONI

sulle spiagge dell1 Argolide, avea bea altro a pensare, che alla elevazione di templi ! Non abbiamo per ad imbarazzarci di questo, poich tuito pretta favola; e lo prova quanto dicesi de fiumi Cefisso , Astenone , Inaco , e Foroneo , presi ad arbitri neHa lite nata tra Giunone e Nettunno a conto d'eli Arglide. Avendo essi deciso a favor di Giunone, essa divent la divinit tutelare d Argo. vero per , che Nettunno se ne vendic, facendo sparire le acque da quel paese. < Non solamente Inaco. e Foroneo fondaroni un rego in Argo; ma Fegeo, figliuolo d Inaco , e fratello di Foroneo, and a piantarne uno in Arcadia, avendo fon data col una citt, che prese il nome da lui. E Carace, secondo che abbiamo da Stefano di Biznzio, quello,. che ci assicura di questo fatto. ,L autore del1 opera Melale E oe , gi citata, vea detto ch Inaco avea anche avuta una figlia, chiamata Micene: ma poi ch codesta Micene soggiugnesi essere stata moglie di Arestore, ed Arestore viveva parecchie generazioni dopo Inaco, pi che probabile , siccome ognun vede , eh1 essa , se stata -i mondo , non posa ricon oscere per padre Inaco. Fare pi accertata la moglie di Foroneo. per vero, che mentre Pausania la chiama Gerdo, lo Scoliaste di Euripide le ha dato il nome di Pito. ' , r Questo Scoliaste dice, che Api fu figlio di questa Pito. Api da Taziano vien collocato sul tt-ono dArgo subito dopo Foroneo; ma Taziano non dice che ne fsse fi glio; ed Eusebio lo suppone , figliuolo di Giove e di Niobe, la quale, per parentesi, quello Scoliaste dice

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essere stata figlia di Europa. Pausania non parla niente affatto di Api l dove stende il catalogo dei re di Argo : egli d per successore a Foroneo un Argo, da cui forse prese nome la citt ; e in quanto ad A pi, ne parla ilei catalogo dei re di Sicione, e lo 4*ce figliuolo di Telchino ; e di quell Api dice come diede il suo nome al Peloponneso. Esclulo ha nobilitato pi questApi dicendolo figlio di Apollo , e supponendolo passato nel Peloponneso dalla Etolia. Il Clavier per dice che la tradizione seguita da Apollodoro era la pi comune ; e che 1 av ea riferita anche Riano in certi suoi versi con servatici da Stefano di Bizanzio. . Ognuno vede che le cose fin qui esposte veramente non rendono gran fatto chiama la genealogia d Inac, e di Foroneo. Non V aggiungono poi chiarezza maggiore le cose che rimangono a dirsi. Pusania parla di Telchino e di Telsione, l uno pa dre , e l altro figliuolo di A pi, ed entrambi re di Si cione. Ma. non si'comprende come possano questi due essersi accordati insieme pr cospirare contro Api. Eu sebio ed Orosio dicono che Foroneo avea fatta guerra coi Telchinii. Il Clavier nel supposto che i Telchinii, e Telchino fossero la stessa cosa, ne cava la conseguenza, che il Principe di quest ultimo nome era pi vecchio di Api : n v ha chp opporre a tale ragionamento. Se Ensebio non fosse pieno di tante altre stravagantissime favole, non si potrebbe Credere eh egli avesse scritto che Api cedette i suoi stati a suo fratello Egialeo per condurre una colonia in Egitto. Lo stato, nel quale a tempi che discorriamo , era 1la Grecia , la metteva

OSSERVAZIONI

appunto in istato di condurre colohife altrove; e P E gitto avea bisogno d abitatori! Chei Greci, come,con gettura il Glavier, abbiano inventata questa favola quando Alessandro il grande si fu impadronito dell-Egitto , ci diasi alla loro vanit. Ma a -che attribuiremo^ noi la bonariet di Eusebio, che seriamente ha riferita questa /avola 7 r Era bea naturale, che un eroe come Foroneo non dovea avere i soli figli, che abbiamo gi mentovati. Patir sania gli d Europo , padre di Ermione, che-fabbric la citt di tal nome. Erofane dice 7 che questo Europo era bastardo. Pausania gli d per figli Climeno:, e, Cto nia , la quale conc orse col fratello dim eno alla edifi cazione di un tempio dedicato a Cerere presso Ermione. Anche C aro, o Carro,, viene riputato figliuolo di-Fo roneo , chiaro per aver dato il suo nome alla cittadella di Megara e Pausania attesta che al suo-tempo vedevasi ancora il suo sepol&o sulla strada cheda. Megara conduceva a .Corinto. Di questo Caro para anche Ste fano di .Bizanzio. Prtenio poi nelle sue * Narrazioni tP Amore fa menzipne di un altro figliulo di Foroneo, chiamato L irc, che dice, da Inaco essere stato man cato a cercare Io. Giustamente osserva il Glavier, che nissun altro autore parla di questo Lrfco. Non v. da farne le meraviglie: Parteniaera uno scrittore di roman zi; Strabone attribuisce a Fprono una figlia : d essa non d il nome; per, seguendo Esiodo la dice madre delle ninfe Oreadi r dei Satiri, e dei Cureti. Dovendo ei tener dietro .alle variazini indotte nella discendenza d Inaco, non dobbiamo omettere di dire,

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corate soli fede di Diodoro Siculo e di Dionigi d Alicamasso, Niobe fu la prima donna mortale, da cui Giove ebbe de figli. per rallegrare i nostri leggitori richiamo v olentieri una dichiarazione di Giove, quale sta in. Nonni. Give, dice cos :
' * 1 No , non fu mai pih forte amor di quello Che presso Lenta m'acceniea per Niobe, Figlia'di Fonneo, autor di stirpe . Ampiamente distesa.

S. Agostino, dice il Clavier', forse copiando V airone, dic che Argo, di cui si parlato di sopra, era -figlio di Api. Taziano per pone quest Argo dopo Triopa ; cio due 'generazioni pi a basso, di quello che faccia S. Agostino. Aggiunge poi il Clavier^ che se Apollodoro dice che Argo-succedette a Forneo, quando pure avea parlato di Api, ci vuol d ire, che* come Api era stato un tiranno , non meritava l onore d essere posto nel catalogo dei re. Noi desidereremmo , che Apollodoro avesse accennata una bupna ragione, per giustificare quella imputazione -di tiranno data ad Api. Ferecide d per moglie ad Argo una donnaT chiamata P ito , che lo Scoliaste di Euripide dice figliuola di Oceano. Questo Scoliaste , Eusebioj e S. Agostino fan no successre d Argo Criaso. Pausania gli d invece per successore Forbante. Lungo sarebbe il riferire abre variazioni. Fermiamoci sull Argo Panopta. Dionigi di .Mileto diceva, che quest7 Argo cra-coperto di una pelle, e.jche avea occhi su tutto il-corpo. Eschilo nel suo. Prometeo lo disse pieno d occhi innumerabili. Ovidio glie ne d cento intorno alla t^sta. Cos parlan o

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esagerando moltissimi altri. L autore dell Egimio, p oe ma dagli ani attribuito ad Esiodo a dagli altri creduto di Cercopq di M ileto, nOn glie ne d che quattro.
Custode a lei di il formidabil Argo Da ogni parie veggente coi quatti* occhi , Di che gFIddi f omaro.. Essa, lo cnse V indomabil coraggio; e al sonno disse: Su d Argo invan . tu stenderesti F ale ; Ch a vegliar lo destino ; e fia c\e vegli.

Ferecide per si contentato, di dire che Giunone avea dato ad Argo un occhio di dietro della (est. La genealogia d Io non raccontata con. minori va riazini ; fe la confusine apparente dalle differenti cose dette di Ibi, ha indotto gli eruditi a supporre due donne dello stsso nom : una figlia d 7 Inaco, da Giove cnvrtita jn vacca ; 1 altra figlia di Jaso, condotta dai Fenicii in Egitto. Il Clavier osserva, che tutta la con fusione procedeva da questo , che alcuni autori aveano dato Jasp il nome d Inaco; e lo prova con parecchie testimonianze' di scrittori. Parrebbe dunque padre .di - codesta donna un scondo Inaco , posteriore d et al . primo per sei generazioni almeno, Esiodo p er , ed Acusilao-danno ad Io per padre Pira, o Piraso, o Pirant o , che s abbia a dire.- Seguendosi la quale tradi zione , Io sarebbe la stessa che Callizia stata I9 prima sacerdotessa di Giunone. Giunone querel Mercurio pfer avefe ucciso Argo y e Mercurio non ,and> salvo se non in grazia che avea. Servito ai disegni di Giove. Eschilo nel suo Prometeo rappresenta Io perseguitata dall Ombra di Argo. Alcuni Autori Hanno detto che Io

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partor fecondati da Epaso nell isola* d Eubea; e'Stra ttone attesta che mostravasi, F antro,, in cui avea par* t onto. La stessa cos insinua 1 Autor del poema di Egimio.

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ARTICOLO SECONDO
DANAO E LE DANAIDI

JVIaket one citato da .Giuseppe Flavio, dice che quello, che i Greci chiamarono gilto era Sethosis re dEgitto, e quello che chiamarono Danao, avea per suo tero nome Armais. Sethosis. volendo portar la guerra agli abitanti di Cipro , ai- Fenicii, agli Assirii, ai M edi, lasci reggente dpi regno m sua assenza il fratello Ar mais. Ma costui cerc di usurpar la corona. Di che latto avvertito Sethosis, ritorn m paese, e ne discac ci il fratello. Lo Scoliaste di Euripide dice , eh erano pntraqibi re ; qra che Danao non avendo che delle fem mine , quand o suo fratello Egitto era pino di mschi., ne fu geloso ; e temendo, che quando questi fossero venuti grandi non gli levassero la coronagli discacci insieme col lro padre. Egitto per ritorn in appresso configli; ed accadde a Danao quello , di che. avea te muto. Danao and a rifugiarsi in Argo. Non si accor dano gli scrittori sul nome del re, che regnava in Argo quando Danao giunse col. 'Plutarco , Pausania , Euse bio , dicono con Apollodoro che allora vi regnava Gelanore ; m a T aziano, .Castore, Varrne, citato da S. Ago stino , e Sincello non fanno alcuna menzione di Gela-

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nor, e dicono d ac cordo che Danao occup il trono dArgo immediatamente dopa Stenelo. Gli Scrittori non sono neppure d accordo sul m odo, con cui vi salii' Apollodoro dice che G^anoce spontaneamente gli ce dette la corona. Pausania racconta, il fatto di questa maniera. Danao si present . d innanzi al popolo per Contrastare il trono a Gelanore , com egli fosse discen dente pl ramo primogenito da Inaco. Cosi congettura il Clavier; e fond,a la su congettura su questo, che Jaso, padre d lo, .era fratello primogenito di Agenore, padre di CrotopO, avo di Gelanore. 11 popolo imbarazzato a risolvere rimise la decisione al di- susseguente. Ora ac cadde che alla punta del di susseguente, mentre-una mandra di vacete veniva condotta al pascolo, fu assal tata da un lup o , e un combattimento fierissimo inco minci tra esso e il toro , eh era alia testa della man dra. A quello spettacolo i popolani d Argo dissero concordemente , che nel lupo figuravasi Danao , e nel tor o Gelanore ; e che si dovrebbe dare il trono a quello, che fosse figurato dall animale vittorioso. 11 lupo vinse il to ro , e Danao ebbe il trono. Danao poi volendo ac creditare il fatto, eresse un tempio ad Apollo, come a quello che avesse mandato il lupo. 'Pltarco racconta la cosa con qualche diversit. Dice che approdato Da nao a Piramia nel territorio di T ir e o s i accingeva a recarsi ad Argo, quando osserv un lupo battersi con un tpro. Egli suppose d essere figurato in quel lupo, e fiermossi a vedere come il combattimento finisse. Veduto poi che il lupo era. rimasto vittorioso indirizz i suoi voti ad Apollo lido ; e sollevato il popolo d Argo conjtPO LLO D O U O ' 1

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tro Gelanore s impadron del trono. Forse v ha luogo a congetturare che Gelanore non fosse ancora in pos sesso del regno, e con ci si potrebbe spiegare come parecchi Autori hanno fatto succedere Danao immedia tamente a Stenelo. Diodoro Siculo attribuisce a Danao an che la "fonda zione del tempio di Minerva a Lindo ; ed Erodoto , come pure la Cronica di P aros, l attribuisce alle figlie di lui. In quella Cronica leggevansi i nomi di quelle, che la sorte avea destinate a quell opera : ma come l iscrizione rimasta mutilata, non vi si leggono pi che i nomi di Elice e di Archedice. A queste figliuole di Danao iu dato anche 1 onore di sapere costruire i pozzi, e Strabone riporta un verso , che allude chiara* mente a pozzi, coi quali le Danidi provvidero copio* samente di acqua Argo , che n era priva , dicesi p e r dispetto di Nettunno nel contrasto avuto con Giunone pel padronato di Argo. Lo stesso Strabone aggiunge che in contemplazione di tale benefizio furono loro al zati de templi. F orse, dice il Clavier, su questo fatto s invent la favola della botte forata , eh esse erano nellinferno condannate a riempiere. Igino ha dato i nomi tanto delle figlie di D anao, quanto de figli di Egitto ; e non pienamente d ac cordo con Apollodoro. Ecco intanto alcune particola rit intorno alle figlie di Danao. Ifimedusa la stssa, che lo Scoliaste di Omero chiama Amfimedusa. Egli dice che ebbe da Nettunno un figliuolo chiamato Eritono , il quale fond Erilra , citt di Beozia.

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Brice, che il Simson crede doversi dire Bebrice sul1 autorit di Eustazio, che m ci ha seguito Dionigi periegeta , vuoisi avere aneli essa salvato il suo sposo ; e che entrambi fuggissero nei paese chiamato poscia dal nome di lei Bebricia. Geleno ebbe da Nettunno un figlio chiamato col no me di le i, il quale fond in F rigia, secondo che dice Strabone, una citt cliiamata aneli essa Celeno. Ipermestra, stando allo Scoliaste di Euripide, salv Linceo , non per la ragione allegata ' da Apollodoro , ma per la contraria, che il Clavier dice pi naturale , perciocch Linceo la tratt s bene, eh essa gli si affe zion vivamente. I pi per altro consentono nella nar razione di Apollodoro, forse perch pi strana. Pausania non parla dell imprigionamento d Iperme? stia : dice soltanto che Danao la sottopose a giudizio per avere disubbidito a suoi ordini ; ma che rimase giustificata , e che per ci eresse una statua a Vnere. Le statne a quel tempo non. consistevano che in ln pezzo di legno, siccome dicesi tale essere stata la sta tua di Minerva , che Danao avea consecrata nel tem pio , che di sopra abbiamo detto inalzato da lui a quella Dea. Lo Scoliaste di Euripide suppone che Linceo vendi casse la morte de suoi fratelli uccidendo Danao e le altre sue figlie ; e questo contrario a tutte le tradizio ni. In altro luogo lo Scoliaste medesimo dice che Egitto venne ad Argo per vendicare la morte de suoi figliuoli ; che Danao gli and contro alla testa degli abitanti dArgo;e che Linceo sinterpose facendo che la causa

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OSSERVAZIONI

si mettesse 'al giudizio di arbitri tolti da- quelli dArgo, e dagli Egiziani. Ove poi nell Oreste Euripide siegue questa tradizione, il suo Scoliaste osserva che secondo Ecateo Egitto' mai non and ad Argo. poi strano 1 udire , che gli abitanti di Patrasso tenevano per cosa certissima, che Egitto dopo la morte de suoi figli si fosse fuggito in Aroe , sobborgo della Toro citt, come se fosse stato presente alle nozze. Al tempo di Pausa* nia mostravasi il sepolcro di Egitto in Aroe : il che prova quanto i monumenti sieno nella storia attendibili. Noi termineremo questo articolo ricordando come Pausania rac conta il fatto del matrimonio, delle Danai* di. Il padre loro, die egli, avea fatto bandire dapper tutto qualmente avrebbe date spose le sue figlie a quelli, ai quali fossero piaciute senza pretendere i so liti regali. Parecchi presentaronsi ; e per evitare qua lunqu e contrasto stabil una prova di corsa, ordinando che chi fosse stato il primo ad arrivare alla meta sa rebbe anche stato, il primo' a scegliere : c os avrebbe fatto il secoudo; .cos il terzo, e via di mano in mano. Le figlie, che in quella prima, prova fossero rimaste senza sceglitore , lo avrebbero avuto in un secondo concorso, che sarebbesi tenuta in altra occasione.

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ARTICOLO TERZO
PRETO , E LE PRETJDI

I l Freret ha osservato che tre furono i Preti ; cio quello di cui qui si parla ; il figlio di Nauplio, discen dente ia quarto grado da.D anao; e il figlio di Ter sandro , figlio di Sisifo, di cui parla Pausania. Crede poi che Apollodoro li abbia coufusi. Incomincia il Fre ret a dire , che il PretQ di cui qui si p arla, non pot andare in Licia , perch all epoca , in cui egli vivea, quel paese non chiamavasi ancora con quel nome: che d altronde Pausania dice eh essi combatterono sola mente con truppe di paese, e che siccome quelli che da una parte e dall altra eran periti, erano dello stes so p<5polo , cos si convenne di dar loro sepoltura co mune : quindi poi rimasto il vantaggio del combatti mento presso a poco eguale, si venne alla risoluzione di dividere il regno. Ma all opposto lo Scoliaste di Euripide narra che avendo Acrisio avuta nel combattimento la superiorit, Preto lo impegn ad imbarcarsi tosto che venisse buona stagione per cercarsi fortuna altrove. Che per du rante l inverno pot conciliarsi gli animi di quelli d Argo, e frattanto fortificarsi cogli aiuti avuti di Li-

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e ia , e del paese de C ureti, cos che venuta la prima vera Acrisio, temendo le forze di Preto, scese a p atti, e gli Stati paterni si divisero , Conservando egli Argo , e passando Tirinto in possesso di Preto. Pausania, e lo Scoliaste di Euripide convengono pienamente con Apollodoro sulla invenzione degli scudi ; e la battaglia fra Acrisio e Preto fu la prima, nella quale si fece uso di essi. Apollodoro nomina le figlie di Preto lisip p e, Ifinoe, ed Ifanassa. Eliano le chiama coi nomi di Elegea, e di Celenea. Servio le dice Lisippe , Ippone, e Cirianessa. Ma e perch poi iipazzirono ? Alcuni dissero ci essere avvenuto1 p er lira di Venere; ed Eliano dice che furono attaccate da furore impudico* La stessa opi nione manifest Esiodo , dicendo :
I color del bel virgineo viso S/amaro al fuoco della oscena rabbi.

E la stessa tradizione segu Eustazio , e 1 Autore del grande Etimologico , con que7 versi :
D tata lebbra terribile, d orrende Pustole sparse la lucente in pria Candida pelle ; e gi cadder le chiome , Ed ignude lasciar le belle teste.

Dicendo Apollodoro che tanta ruina venuta alle P re r lidi Esiodo 1 attribuisce allo sdegno di Bacco, mette sospetto che esso siasi ingannato. I versi addotti indi cano ben pi una vendetta di Venere. Ma come osser va il Clavier, molte opere vengono attribuite ad Esio do , che sono di autori ignoti ; e non meraviglia 4 se essendo paito di diversi ingegni, in una certi fatti sono

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rappresentati di uria maniera , in un altra di maniera differente ; e si seguiti intanto a! citare Esiodo. Ferecid e , e lo Scoliaste di Omero, seguendo la steSsa tradi zione avea d etto , che Giunone era andata in collera colle Pretidi perch entrate nel suo tempio aveano im? pertinentemente detto, che la casa del lor genitore era pi riccamente adornata. Pausania racconta, che postosi Melampo all impe gno di guarirle , esse andarono a rifugiarsi in una ca verna delle montagne, che s alzano tra 1 Arcadia , e l Acaja. Melampo con certi sacrifizii misteriosi, e con incanti le forz a discendere a L u si, che era allora una c itt , e tratte avendole nel tempio di D iana, le guar. Stefano di Bizanzio dice che le guar a forza di hagni ; e dai bagni quella citt derivava il suo nome. In altro luogo Pausania accenna, che Melampo gitt nell Anigro le cose, che aveano servito a purificarle ; e che indi nacque che rimase di poi a quel fiume un assai cattivo odore. In un altro luogo ancora egli dice, che sulla piazza di Sicione vedevasi un tempio da Pre to inalzato ad Apollo, perch ivi le sue figliuole erano guarite della loro pazzia. E que sta sembra la tradizione seguita da Apollodoro. Dioscoride pretende che M;lampo adoperasse 1 elleboro nero : Plinio dice la stessa cosa, colla differenza per che Melampo fece loro bere il latte di capre che aveano mangiato di quella pianta. Parecchi Autori aggiungono che a Clitore in Arcadia vedevasi una fontana, la cui acqua avea la virt di far prendere in orrore il vino ; e dicevasi in essa avere Melampo gittato ci che servito avea alla

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OSSERVAZIONI

guarigione delle figlie di Preto. Negli sStromi di Cle mente alessandrino vengono citati de versi, di Difile, poeta comico , ne quali scherzosamente viene esposto il modo con cui Melampo le purific. Diodoro Siculo dice che Melampo spos Ifianira, figlia di Megapente, quando tutti gli altri suppongono che sposasse una del le Pretidi. difficile dire se siasi ingannato, o no : ma chiaro che s ingann Apollodoro dicendo che Biante spos una di quelle fanciulle, quando Biante avea gi sposata una figlia di N eleo, chiamata Pero. La guarigione delle Pretidi port di conseguenza la divisine del regno d Argo in tre Stati differenti : e come questo un punto classico della Storia eroica , e ohe presenta molte difficolt per le contraddizioni che trovansi ne diversi Autori, il Clavier vi ha fatto sopra le considerazioni seguenti. Ferecide , die egli, pone , come pur fa Apollodoro , questa divisione sotto il regno di P reto; ma nn gli d che due figlie, una delle quali marit a Melampo dandogli una porzione de suoi Stati. Non dice poi nul la di Biante , suo fratello. Pausania, e Diodoro Siculo intanto dicono, ch^ quella divisione avvenne sotto Anassagora, figliuolo di Megapente, e nipote di Preto, e fors1 anche, stando al detto di Pausania, pronipote. Presso questi due autori non si tratta per nulla delle figlie di Preto , ma bens delle donne d Argo , cadute in frenesia al punto di abbandonare le loro case per correre fqrsennate per le campagne. Erodoto non dice sotto qual re nascesse quell accidente ; ma Io racconta come lo raccontarono dopo di lui Diodoro Siculo, e

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Pausania ; n parla nemmeno egli delle Pretidi. Effetti* vamente quella divisione non pot succedere sotto il ragno, di Preto, perch questi non era re in Argo, ma soltanto in Tinnito ; e noi vedremo fra poco , che suo figlio Megapente divent re d Argo pel baratto che fc* ce con Perseo. Perch dunque si parla delle Pretidi da quasi tutti gli Autori a proposito di un avvenimen to , in cui esse non entrarono punto ? Perch Pausania stesso in pi luoghi Attribuisce la loro guarigione a Melampo ? Non si possono conciliare tutte queste con traddizioni , se non supponendo due fatti differenti. Dai citati versi di Esiodo pare che la malattia delle Pretidi fosse una specie di lebbra. Ed era in fatti que sta 1 opinione degli E lei, i quali , secondo Strabone dicevano, che Melampo le avea guarite bagnandole nel fiume Anigro, le cui acque aveano la virt di guarire dalla lebbra e dalle pustole. In quanto alle donne d Argo , tutti gli Autori sono d 1 accordo sulla loro ma lattia, l quale consisteva in un delirio reale. Melampo pot da prima guarire le figlie di 'Preto , e sposarne una : ma uu tale matrimonio non gli dava alcun diritto alla corona. Per ci Anassagora nipote di Preto obbli gato a ricorrere a lui onde veder guarite le donne d Argo, pot scendere al patto di dargli in ricompensa due porzioni del regno d Argo , una per lui, e l1 altra per Biante, suo fratello. E come Melampo era. poste riore a Preto di una generazione, poteva avere vissuto alcun tempo sotto il regno di Anassagora , nipote di Preto. Diodoro Siculo dice che Megapente, figliuolo di P reto, diede a Melampo sua figliale i dueter 2 id esuoi

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Stati per ricompensarlo della guarigione delle donne d Argo, che Bacco avea fatte cadere in furore. Me lampo diede a suo fratello Biante la met di quant o avea ricevuto. Erodoto racconta la stessa cosa, senza dire sotto qual re ci accadesse.

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ARTICOLO QUARTO
BELLEROFONTE E PERSEO

U n isc o insieme ci che di questi due Eroi hanno detto variamente i Mitologi per una certa somiglianza che tutti e due hanno tra loro. Senza il cavallo alato Bellerofonte non avrebbe po tuto assaltare la Chimera. Strabone dice che trov quel cavallo alla fontana di 1 P irene, e che lo prese mentre abbevera vasi. Cosi dice anche Pindaro. Ma non bastava ci: bisognava poter maneggiarlo. Pindaro narr a , che non sapendo Bellerofonte come venire a capo di ci , prese consiglio da Polido , celebre indovino di quel tem po, il quale lo mand a dormire nel tempio di Minerva. Cos fece; e dormendo ebbe un apparizio ne della D ea, la quale gli diede un freno , non cono sciuto ancora, e col quale pot domare il Pegaso. Ome ro non parla di Pegaso : dice soltanto che Bellerofonte si affid ai prodigii degli Dei. Esiodo dice che il Pegaso e Bellerofonte vinsero la Chimera, ma senza entrare in alcuna particolarit. Una ne accenna Eustazio, che non deve omettersi. Egli dice che Bellerofonte fece pe rire la Chimera gettandole in gola del piombo, il quale si fuse pel fuoco, eh essa vomitava.

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Non avendo poi Apollodoro detto di Bellerofonte quanto riguarda il rimanente della sua v ita, il Clavier opportunamente supplisce di questa maniera. Bellerofonte ritorn, secondo cbe Snida scrive , a Corinto, e per vendicarsi di Stenebea le fece credere che la prenderebbe in moglieV Cos la prese seco sul Pegaso, e la precipit in mare. Da alcuni frammenti p er , che rimangonci della Stenebea di Euripide, si potrebbe sospettare eh1 ella per vergogna di non essere riuscita nel suo disegdo si fosse ammazzata. Quanto a Bellerofonte Omero dice che sul fine de suoi d si chiam addosso Podio degli Dei, e che aud solitario vagando pe campi di Alea fuggendo dal consorzio degli uomini. Ma i meno antichi 'poeti non si ten nero in questi limiti : essi, vollero trovar la cagione, per cui gU Dei andarono in collera con esso lui. Pre tesero adunque che gonfio delle imprese ben avvenu tegli avesse voluto salire al Cielo , e che Giove irritato mandasse u n tafano r il quale pungendo il Pegaso fece che questo entrasse in furore, e precipitasse Bellero fonte nelle campagne di Alea , ove termin disgrazia tamente i suoi giorni, essendo divenuto cieco per la caduta. Il Pegaso ritorn in ' Cielo ; e Giove lo don ad Aurora. Per quello , che Omero dice , Bellerofonte ebbe tre figli , Isandro , che fu ucciso vivendo suo padre , mentre combatteva contro i Solimi; Ippoloco , che gli succedette, e che fu padre di Glauco, il quale si trov all assedio di Troja ; e Laodamia , da cui Giove ebbe Sarpedone. Apollodoro stato scarso egualmente intorno alle

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notizie riguardanti Perseo ; e 3 Clavier ha raccolto il pi che lo .Scoliaste di Apollonio avea attinto da Fe recide. Eccone 1 estratto . u Acrisio , avendo :spo sata Euridice ~ figliuola di La cedemone , n ebbe una- figlia, che si chiam Danae. Consult 1 :oracolo per sapere se potesse avere anche uh figli mschio ; e il Dio rispose che non ne avrebbe avuto1 alcuno : per la figlia ne avrebbe avuto u n o , il quale sarebbe stato: cagione della morte di lui. Ritornato ad Argo Acrisio fece fabbricare nel cortile della sua casa una camera di bronzo, e sotterranea, ove chiuse Danae colla nudrice di lei : il che fece affine che la fi-' glia non potesse aver prole. Ma Giove s innamor di D anae, e pass attraverso del tetto sotto la forma di una pioggia d oro, che Danae ricev nel suo seno. Giove allora ripigliando la sua forma si stette con es-* solei; ed essa ebbe Perseo, che allev di concerto colla nudrice, nascondendolo con gran diligenza agli occhi "di Acrisio. Ma Perseo arrivato alla et di tre o quattro anni faceva giocando tanto schiamazzo, ch<^ Acrisio s accorse -di lui : per Ja qual cosa -, essendosi il re fatto venire innanzi Danae e la nutrice , questa lev di vita sul momento; e condotta.Danaeall altare di Giove, Ercio , le domand in secreto per opera di chi avess'ella avuta quel figlio. Essa rispose che da Giove ; ma Acrisio non volendo ci credere la chiuse insieme col figlio in una cassa, e la gitt in mare. Le onde portarono quella cassa all isola di Serifo ; e Ditti, figliuolo di PJristene, il quale allora trovavasi a pesca re , raccolse la cassa.; e come Danae died qualche vo

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OSSERVAZIONI

ce , 1 apr, e saputo cH ella e il fanciullo fossero, con dusse entrambi a casa sua , e li tratt con}6 parenti. Ditti e Polidette erano figliuoli di Androtoe, figlia di Castore, e di Peristemo, figlio di Damastore, figlio di Nauplio, figlio di Nettunno e di Amiraone. Essendo Perseo rimasto con sua madre a Serifo presso D itti, e divenuto grande, Polidette, fratello di D itti, e re dell isola, divenite innamorato di Danae ; n sapendo come giungere a suoi fini, prepar un banchetto, a cui invit parecchie persone , e tra ^queste Perseo. Questi domand cosa ciascheduno avesse dovuto recare; e Polidette rispose un cavallo. Ma foss anche la testa della Gorgona, ripigli Perseo, io non liciterei di recarla. 11 giorno appresso ognuno degl invitali condusse un ca vallo ; Perseo n condusse <mch egli uno. Ma Rolidette non volle prenderlo 5 e gli domand, secondo la di chiarazione che fatta avea , la testa della Gorgona, mi nacciando, che in difetto presa avrebbe Dana; Perseo mortificato si ritir in un angolo dellisola, deplorando la, stia disgrazia ; e intanto essendogli comparso Mer curio , udito eh ebbe questi perch si affliggesse, gli fece animo, e si offr per iscorta a lui nella impresa. In cominci Mercurio a condurlo, secondo il consiglio di Minerva , alle Gree , figlie di Forco , Pemfredo , Enio , e Dino. Perseo'loro prese l occhio e il dente nellatto, che se li prestavano l una all altra. Ma vistolo appena impossessatosi di tali loro due cose , alzarono alte, gri d a , e pregarono che loro fossero restituite. Elleno fra tutte tre non aveano che quell occhio e quel dente ; e se ne servivano alternativamente. Perseo loro disse,

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che avrebbe restituito tu tto , se esse gl insegnassero il soggiorno delle Ninfe, che aveano l elmo di Plutone, i sandali alati, e la cibisi. Gl insegnarono quanto chie* deva, ed egli restitu loro e 1 occhio e il dente. And Perseo adunque a trovare le Ninfe ; ed avendo avuto da esse le tre cose che desiderava, si mise ai piedi i sandali, la cibisi sulle spalle, e l elmo di Plutone in testa : poi preso un volo sull oceano, sempre, ac com pagnato da Mercurio e da Minerva si rec alle Gor gone , che trov dormire. Quelle due divinit gli mo strarono come dovesse taglfare voltandosi, e guardando in uno specchio avuto da Minerva f la testa di Medusa, la quale era la sola delle Gorgone, che fosse mortale. Egli la decoll guardando nello specchio ; ed. avendola serrata nella sua cibisi, fuggirsene. Accortesi le altre Gorgone della morte della loro sorella, si misero ad inseguirlo ; ma l elmo di Plutone imped che potessero vederlo. Ritornatosi adunque a Serifo, e ito innanzi a Polidette , gli disse che radunasse i suoi sudditi per vedere la testa della Gorgona , sapendo ottimamente che tutti quelli, i quali 1 avessero veduta, diverrebbero di pietra. Avendoli Polidette radunati, Perseo cav dalla cibisi quella testa, e loro la present, volgendosi egli indietro ; e tutti quelli che la guardarono, com preso pur Polidette, furono cangiati in pietre. Egli la diede in appresso a Minerva jche la pose in mezzo alla sua egida : diede la cibisi a Mercurio , e restitu alle Ninfe i sandali alati, e l elmo di Plutone. Quindi mes so Ditti al governo degli abitanti che rimanevano in Serifo , egli per mare pass ad Argo coi Ciclopi, c on

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Dana e con Andromeda ; n vi trov Acrisio, perch questi temendo d incontrarlo si era ritirato a Larissa presso i Plasghi. Allora Perseo lasciato avendo presso Euridice Danae 1 i Ciclopi, e Andromeda , si port Larissa, ove si fece riconoscere da Acrisio , e- lo impe gn a ritornare in Argo. Disponevasi d 1 ac cordo a par tire ; quando Perseo trov alquanti giovani intrattenentisi in esercizii ginnastici. Si leva limpaccio delle vesti, prende un disco, lo lancia, e il disco rotolando va a colpire un piede di Acrisio, e gli fa utia^offesa, la cui conseguenza fu la morte. Perseo e gli abitanti di Larissa gli eressero un monumento d innanzi alla citt: indi. Perseo si ritir m Argo. Il figlio di Danae da prima ebbe il nome di Eurimedonte,
Perseo il disser gli Achei di poi che molte, Molte citt col suo valor distrusse.

Cos leggesi in due versi nel grande Etimologico. Nel recinto in Atene consecrato a Perseo era u altare dedicato a Ditti e a Olimene, Salvatori di Per seo : cos portava l iscrizione. Climene dovea essere stata la moglie di Ditti. Dionigi di Alicarnasso ci ha conservati de bei versi di Simonide coi quali esprime il lamento di Danae abbandonata alle onde del mare insieme col figlio. I Poeti latini hanno fatto onor al l Italia della salvazione di Danae. Virgilio suppone , che la cassa, in cui era stata chiusa con Perseo, capi tasse sulle coste d Italia, e che un pescatore la pre sentasse al re < del paese ; dice che Ardea , citt d ond era Turno , fu fabbricata da essi.

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Perseo fin miserabilmente cme Bellerofonte. Igino dice eh egli fu ucciso da Megapente , figliuolo di Pre to j in vendetta ideila morte del padre.

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ARTICOLO QUINTO
/ CENTAURI

E difficile trovare un raggio di luce che guidi in mezzo


alla confusione, che gli Scrittri Mitologici hanno messa colle tante loro variazioni nella Storia deCentauri. Rispetto alla origine loro 1 opinioue comune, sembra essere q u e lla c h e li fa nascere da Issione e dalla Nube , eh- egli abbracci credendo di stringere Giuno ne.. Issione p e i, secondo Euripide , era figliuolo di Flegia , secondo- altri figliuolo di Marte o di Antione. Egli adunque dalla Nube ebbe un figliuolo chiamato Centauro , disprezzato egualmente dagli D ei, e dagli uomini. Preso costui da un amore bestiale per le poledre del monte Pelio , ne nacquero gl Ippocentauri. Il buon senso piegasi pi. volentieri ad ascoltare chi dice che i Centauri erano un popolo di Tessaglia, frse il primo a domar cavalli. Ma ci ammesso pei-derebb Onsi tutte le-illusioni mitologiche, e sfumerebbero le tante meraviglie raccontate intorno ai Centauri. Si dice che ebbero guerra con Piritoo, figliuolo dIssione, perch invitati ad un banchetto di nozze , aveano vo luto violare Ippodainia. Omero d a quella guerra una piuttosto lunga durata , 1 esito della quale fu eh1 *essi

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vennero discacciati dal monte Pelio, e dovettero rifu giarsi presso gli Etichi, popolo che Strabone mette ia vicinanza dell Epiro. Ma Diodoro Siculo suppone che si ritirassero sul monte Foloe ; ed ivi appunto, che secondo Apollodoro dimoravano quando assaltarono Ercole. ' Ma il racconto di Apollodor contraddetto da Polieno, il quale dice che Folo abitava insieme cogli altri Centauri sul monte PeRo , e che Ercole cercando un pretesto per discacciarli di l , and a trovar F b lo , e si fece aprire una bott di vino, onde attirare col gli altri C entauri, e far baruffa con essi. Non senza storia, e senza varianti nemmeno, quel vino di Folo. Teocrito ha detto,-che gliel avea regala to Bacco in benemerenza di. avere Folo giudicato a fa v or suo in una contesa avuta con Vulcano per l isola di Nasso. Diodoro Siculo diversamente ha d etto , che Bacco avea regalato a Folo quel vino, sapendo che Ercole dovea. capitare da lui 5 e . gli avea anzi racco mandato di non metterne a jmano la botte se non in quella occasione. Rispetto poi al combattimento insorto tra Ercole e i Centauri lo stesso Djodoro racconta che la Nube loro madre avea mandata una dirotta pioggia assai nociva ad Ercole , perciocch con molta fatica poteva-Ercole sostenersi sulla terra, bagnata, non aven do egli che due piedi , quando i Centauri ne aveano quattro. Considerati nella natura , di ctai si suppongono i Centauri, Chirone fu un singolare ornamento della lo ro razza. JNissuno di tanti Scrittori antichi, che ne

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OSSERVAZIONI

hanno parlato , ha fatta la minima indicazione del co me foss egli tanto sapiente. Hanno bens tutti quasi per un accordo prolungata assai l. sua vita, e le sue fac cende , mentre parecchi Eroi vissuti' in tempi diversi diconsi esserle stati allevati sotto la sua disciplina. Lul timo suo alunno fu Achille , che tocc 1 epoca , nella quale incominciarono a cessare le meraviglie mitologi che. Chirone abitava in Tessaglia ; e se col ebbe in cura Achille, uopo consentire' con Ertostene, il qual dice cji^ Ercole non solamente non'ammazz co gli altri Centauri Chirone, ma che dimor con esso lui per qualche tempo , e che compiacevasi di conversar sebo. sicuramente una grande variazione nella leg genda di questo Ceutauro il vedre che da un canto alleva Achille , e da un altro che muore accidental mente ferito da una dlie frecce d Ercole. Non fa poi meraviglia veruna che tenuto in tanta riputazione di sapiente , Giove lo ponesse in Cielo' a formare unsi co stellazione. N Ertostene , che parla assai di Chirone, n; Ovi dio , dicono alcuna cosa della si^a immortalit. Nulla ostante questa idea fu comune presso i Poeti, a segno che Aristotile conformandosi ad t essi dice che Chirone,1 quantunque immortale, avea desiderato di morire , troppo gravi essendo i dolori-che lo tormentavano. E degno di considerazione il paragone tra lui e Prome teo , rappresentato in Eschilo di tanta fermezza d ani mo , che crudelmente e da tanto tempo divorato nelle viscere, si consola che Giove non possa farlo morire. Prometeo, come di razza dei Titani, era immortale di

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sua natura j n si comprende come reggasi in Apollo doro la narrazione del baratto della immortalit. Antistene , scrittore antico citato-da Eratostene, di* ceva che Ercole aveva uccisi tutti i' Centauri , 'salvo Chirone ; e Diodoro Siculo , il quale deve avere con sultati altri Scrittori, narr molti essere scappati, che poi Ercole quasi tutti ammazz. In fatti veggiamo in Apollodoro essere in appresso stati da lui uccisi Nesso, Eurizione, ed Omado. bello il yederfe i Centauri rifugiati nel paese dei Tirrenii. Tolomeo Efestine, che ci ha riferita que sta particolarit, dicendo poi che' si lasciarono allettare dalle Sirene, e che perirono di fame. Lo stesso ha detto lo Scoliaste di Licfrone. Apollodoro in ci che riferisce dei Centauri, mostra di aver .seguite tradizioni che non si conoscono pi.

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ARTICOLO SESTO
ULTIMI FATTI I> ERCOLE ED ALTRI SUOI FIGLIUOLI

L a malattia, da cui si dice che venisse attaccato Er cole , vuoisi essere stata un affezione epiletica. Cos pens Aristotile, che disse essere stata in lui naturale ; e a riguardo suo essersi fin d allora il morbo epiletico chiamalo il male sacro. Dinarco lo attribuisce alle grandi fatiche sostenute. A questa malattia, la quale lo affliggeva a certe riprese, s aggiunge il cangrenamento cagionatogli dal contatto della vesta intrisa del filtro. Bisogna credere, che per un certo tempo durasse nei patimenti di questo cangrenamento , poich Diodoro ha lasciato scritto, che Ercole mand Licimnio e Jola a Delfo per consultare 1 oracolo. 11 Dio rispose che bisognava portarlo sul monte Oeta con tutte le sue co se militari, alzargli d appresso un rogo , e lasciare a Giove la cura del rimanente. Preparato il rogo, Ercole preg quelli eh eran presenti, onde alcuno d essi vi attaccasse fuoco. Nissuno volle incaricarsi di quell offi cio } eccetto pilo te te , figlio di Peante ; ed Ercole per riconoscenza gli don il suo arco e le sue frecce. So focle dice, che non Filotete, ma Ilio stesso attacc fuoco al rogo di suo padre.

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I Tragici hanno colle loro variazioni deturpata la memoria d Ercole , e calunniato il pudore de tempi eroici. In questi l incerto era abbominato quanto nei secoli pi inciviliti; e nondimeno Sofocle suppoue par lando di Jole, che si fosse verso lei prevaluto dei diritti del vincitore , ed avesse ordinato a suo figlio di spo sarla, affinch, essendosi essa seco lui giaciuta, nessun altro uomo fuorch il di lui proprio figlio avesse a gia cersi con lei. Seneca il tragico ripete lo stesso pensiero con frase anche pi indecente. Ferecide avea detto che Ercole avea domandata Jole non per s , ma pel figlio. V era dunque una tradizione riguardo a Jole pi con veniente alla pubblica onest. Piace riferire una parti colarit riguardante questa fanciulla. L Autore de pic coli P aralleli, attribuiti a Plutarco, dice sulla fede di Nicia, che Jole sapendo conie Ercole assediava E c alia per cagion sua, erasi precipitata dalle mura di quella citt ; ma che il vento gonfiato avendo le sue vesti, venne sostenuta nell andare al basso di modo, che ca dendo rimase illesa. Ferecide avea raccontata anche in differente maniera la morte d Ercole ; ma perdutasi una parte de suoi scritti ha prevaluto la tradizione di Sofocle, che forse non era. la pi sicura. Apollodoro ci ha data la lista de figliuoli di Ercole, ma non li ha annoverati tutti. Lo Scoliaste di Apollo nio n o ta, eh egli ebbe un secondo Ilio nell isola di Corcira da Meli t e , figliuola del fiume Egeo. Diodoro Siculo parla di un figlio avuto da Omfale col nome di Lamo , il quale sarebbe distinto da Agelao notato da Apollodoro. Nebbe uno anche da ima schiava, che

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Erodoto dice avere avuto nome.Alcea, e che Diodoro Siculo chiama Cleolante. Olire <juesti.il Clavier riporta il seguente catalogo d ltri figK d Ercole , eh egli h a trascrtti dal Sqvin, e che noi trascriviamo da lui. i. Acella , avuto da Malide , schiava di Omfale. Vedi Stefano di Bizanfcio. ' a. Ecmagora , avuto da Fllo-, figliuola di Alcimedonte in. Arcadia. Ved. Pausania. 3. Anteone, da cui Marcantonio pretendeva!-discen dere. Ved. Plutarco. 4> gtirso , Gelone , e Scite , avuti da Echidne. Ved. Erodoto. 5. Azonte, che fond Gaza , citt della Fenicia. Ved. Stefano di Bizanzio. ' 6 . Brento. Ved. il medesimo. 7 . B retto, avuto da Balezia., figliuola di Baleto . Ved. il medesimo. 8 . Cirno, che diede il nome a C ire, o Carnea , isola or dtta Corsica. Ved. Servio. - 9 . Eucia, avuta da M irto, figliuola di Menezio , e sorella di Patroclo. Ved. Plutarco. ip. Macaria , avuta da Dejanira, e che sacrificossi pe suoi fratelli. Ved. Pausania, ed Euripide. 4 i. Eesto. Ved. Pausania. V ha per chi lo dice figliuolo di Ropalo , figliuolo d Erpole. 1 2 . Pandea. Essa fu la sola femmina nata ad Erco le in India , dove gener parecchi figli, de quali a noi non sono noti i nomi. 13. Olinto, avuto da Bolia. Ved. Egesandro citato da-Ateneo.

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14. Tirreno, avuto da Omfale. Ved. Dionigi di Alicarnasso. 15. Palante , avuto da una figliuola di Evandro. Ved. il medesimo. 1 6 . 0 Latino ; avuto da una donzella del paese degli Iperborei. Ved. il medesimo. 1 7 . 0 Aventino , avuto da Rea. Ved. Virgilio. 1 8 . 0 Celto, avuto da Geltina , figliuola di Bretanno. Ved. Partenio. 1 9 .0 , Antioco , avuto da M idea, figliuola di Pila , re de Driopi. Ved. Diodoro Siculo. Il Clavier vi aggiunge un Polemone , e dice dimen ticarne parecchi altri poich Aristotile avea detto che Ercole avea avuti settantadue figli, tra i quali non era notata che una figliuola sola. Io avrei desiderato, che quest uomo dotto avesse tenuto conto dell asserzione assai per noi Valutabile di Aristotile, quando ha ripro d otto il catalogo del Sevin. Avrebb egli anche osserva to , che Ercole non istette presso Omfale che tre anni, per assicurarsi della probabilit che quella rgin atesse avuti da lui i figli, che viene supposta avergli partoriti. Certamente, che avendo viaggiato per tanti paesi e per tanti anni Ercol pot empiere il Mondo di molti figli: ma anche da notare che si pose molta vanit in dirsi discendere da esso lui. Euristeo dovea naturalmente odiare gli Eraclidi, per ch avrebbero fatto di tutto per vendicare il loro patri monio da esso lui usurpato ; e gli Eraclidi naturalmente doveano odiare Euristeo per ci che avea fatto a suo padre, e per 1 usurpazione de loro beni. Siccome il

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ritorno degli Eraclidi costituisce un passo classico nella storia de G reci, quarito a questo fatto ^ ai tentativi' premessi, e ad ogni antecedente vicenda appartiene, merita 1 attenzione de ciiriosi. Noi qui daremo le pi notabili variazioni, che s incontrano in questo com plesso di cose , giovandoci , come dappertutto altrove , di ci che troviamo nelle note del Clavier.

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ARTICOLO SETTIMO
GLI ERACLIDI

L a morte di Euristeo narrata da Diadoro Siculo nella stessa maniera, in cui Apollodoro l ha riferita. Pindaro dice eh egli fu ucciso da Jola, a cui Giove diede la prima sua giovent perch potesse: prendere parte alla battaglia. Lo Scoliaste di Pindaro, seguendo altri A utori, aggiunge che Jola 'era gi mrto,prima , e che preg gli Dei di lasciarlo ritornare al mondo per quella battaglia. All opposto Ferecide e Strabone con vengono bens in dire che Euristeo fu ucciso in quella battaglia; ma non fanno alcuna menzione di chi 1 ucci desse : solamente che Strabone riferisce che .Jola gli tagli la testa presso la fontana Macaria. Euripide- che parla del ringiovinimento di Jola, dice che questi prese vivo Euristeo, e che lo regal ad Alcniena : che gli Ate niesi volevano salvargli la vita ; ma quella donna troppo sdegnata, malgrado loro , lo fece morire, e che pros simo alla morte annunci agli Ateniesi, che la sua tomba sarebbe fatale agli Eraclidi, alludendo ai Lacedemoni, coi quali gli Ateniesi erano in guerra quando Euripide scriveva la tragedia, dalla quale questa particolarit si rileva. 11 che, dice il Clavier, mi farebbe credere che

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OSSERVAZIONI

questa tradizioue ' fosse tutta di . conio d Euripide ; se non ch si vede adottata anche da Isocrate, il quale nel suo Panegirico dice, che Euristeo fu fatto prigio niero dagli Ateniesi, eh essi lo consegnarono agli Eraclidi, e che gli Eraclidi lo fecero morire ignominiosamente. Fa specie al Clavier che gli Eraclidi potessero inva dere tutte le citt del Peloppnpeso, parendo a lui, he fossero assai deboli di forse , non ostante che avessero il soccorso degli Ateniesi; e molto pi che da prima furono ^respinti, ed Ilio perdette la vita, ucciso da Echemo re di Tegea, con cui combatt da petto a petto. Per porre qualche lume in s oscure e mal rife rite cose, viene esponendo diversi fatti, che gli servono a fondare alcune congetture. Ferecide , die egli, come da Antonino Liberale sap piamo, avea scritto che dopo la morte di Euristeo gli Eraclidi erano ritornati a Tebe. Tebe era il luogo na tivo del loro padre, e citt in cui ava assai dimorato : perci parlavasi del loro ritorno a Tebe , come del ri torno loro Uel Peloponneso, ove per non aveano abi tato mai. Il loro ritorno a Tebe dovette seguire poco dopo la prima guerra di T eb e, potendosi congetturare che quella guerra impedisse loro-di ritirarsi a Tebe quando furono obbligati ad abbandonare TYachine.. Ed in fatti sembra pi naturale che andassero ad implorare il soccorso di una citt, la quale avea veduto nascere il loro padre, anzi che quello di unaltra per essi affatto estranea. Per lo che bisogna che' vi fosse nna ragione che impedisse a quella citt-di riceverli : e limpedimento

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pare che dovesse procedere dalla prima guerra di Tebe, la quale aceadde circa quell epoca. Alcuni anni dopo il loro ritorno' a Tbe sopravvenne la guerra degli Epi goni.'I Tebani disfatti a Glisanta non ardirouo di ri tornare nella loro-citt: una parte dessi segui Lomedonte , figliuolo di -Eteocle , e and a stabilirsi nell IIlirio ; gli altri, secondo che riferiscono.Erodoto e Diodoro Siculo, assaltarono i-D erii, che allora abitavano nella Istieotide , li discacciarono di quella contrada, e vi si stabilirono essi stessi. Sarebbe un arrischiar troppo il congetturare, che questi ultimi Tebani fossero coman dati dagli Eraclidi? Diodoro Siculo dice che dopo la morte di Alcmena andarono a domandare ad Egimio la porzione della Doride , eh egli avea ceduta al loro padre, e da questo lasciata a lui in deposito. Questa domanda non ssa appunto la pretesa spedizione dei Tebani? Gi apparisce di tutta verosimiglianza, ov si consideri da prima che 1* epoca ^ un di presso la medesima, essendo tutto questo accaduto poco prima della guerra di'T roja; ed in secondo luogo , che non probabile che una porzione di popolo fugiasc, co ni? erano allora i Tebani, abbia potuto impadronirci a forza aperta di una parte del territrio di una' nazione, la quale poco prima era stata s potente da tentare la conquista del Peloponneso. 'Ma, suppoueudo che si pre sentassero con capi, i quali aveano alcun diritto sopra il paese , tutto viene a spiegarsi facilmente. Infine Diodoro Siculo dice che i Tebani abitarono l Istieotide unitamente i Dorii; e questo si accorda ottimamente con ci che la storia ci riferisce degli Eraclidi. Veggia-

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mo in fatti che essi si unirono ai Dorii a modo da non formare che un popolo solo, diviso in tre trib, due delle quali presero il nome dei figliuoli di Egimio, cio Dimani, e Pamfiliani, e na dei figliuoli (PErcole, che fu quella degli Elleni. Io credo adunque che siasi in gannato Erodoto dicendo che i Cadmei, cio i Teh an i, cacciarono del loro paese i D orii, e che qusti andarono a stabilirsi sul monte. Pindo. Del qual erro re , ecco la spiegazione. Quando gli Era clidi andarono a domandare la porzione della Doride , che loro ap parteneva ,. que Dorii che la occupavano, dovettero andare a stabilirsi altrove; e come il Pindo era vicinis sima alla Istieotide , andarono col, ma non formavano gi tutta la nazione ; e pare che continuassero ci non ostante a fare un tutto colle altre frazioni. Il che io congetturo veggndo che alcuni Scrittori mettono la citt di Pindo nel numero delle Dorie , quando non per tale nominata dagli altri. Credo "adunque che i -Dorii da prima non avessero che tre c itt , e che fondassero questa quarta quando gli Era clidi si furono stabiliti tra essi ; e' per noii avere distinte queste differenti epoche, i oitati Autori sono caduti in contraddizione. Di l per tanto dovettero essere partiti gli Eraclidi quando la pri ma volta si inossero per entrare nel Peloponneso, avendo fatta l impresa, conforme nota Pausania ,. coi Dorii : il che non sarebbe potuto accadere se 1 invasione fosse stata fatta immediatamente dopo la vittoria degli Ate niesi sopra Euristeo. E detto che in quella prima invasione furona re spinti, e perdettero Ilio , loro capo. Non si sa se si ri-

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trovassero nella loro antica patria 5 o se, mentre erauo occupati al di fuori, accadesse che gli Estiei, discac ciati dalla Eubea per opera de Perrebii, andassero ad impadronirsene. Comunque la cosa fosse , certo c h ^ Eraclidi e Dorii stettersi tranquilli durante tutta- la vita di Cleodeo ,, figliuolo d Ilio. T u in quell epoca, ch succedette la guerra di Troja, alla <juale non sembra che i Dorii prendessero p arte, niuna menzione di essi facendo Omero: e tanto pi poi che gli Eraclidi;,i quali avean tra lor una graude autorit, doveano riguar dare gli Atridi come usurpatori, ed impedire che i Dorii si unissero a quelli. Deesi ritenere pertanto che in quel frattempo le loro frze crescessero, .quando al contrario quelle degli altri Greci s indebolirono. Acquistarono di pi in quel tempo qualche stato, poich il regno di Ormenio scadde a Ctesippo, uno de figliuoli d Ercole, o per lo meno ad uno de figli desso; ed molto pro babile che circa quel tempo o Antioco , od uno desuoi discendenti simpossessasse della Driopide, su cui avea delle ragioni come nato dalla figliuola di F ila, ultimo re di. quel paese. Si trovarono dunque allora abbastanza forti per poter tentare una nuova invasione del Pelopon neso. probabilissimo che alcuni degli Eraclidi si stabi lissero nell Attica. E veggiamo in fatti'che gli Ateniesi aveano dato .ad una Jloro trib il nome di Antioco , fi gliuolo di Ercole e di Medea. Per questo Diodoro Si culo , eh' ebbe presente il fatto, dice che alcuni sola mente degli Eraclidi rimasero nell Attica. Pensa pei il Clavier, che nel testo di Apollodoro sia

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una lacuna al 7 , del cap. Vili, e ragiona di questa ma niera.' Ilio era stato ucciso assai prima del regno di Tisamene, poich quelli che hanno >supposta pi antica 4a sua spedizione, la mettono sotto il regno di Oreste. Ma Pausania, il quale avea adottata questa opinione nel libro 1 , l ha corretta nel v i l i , dove dice che Echemo, il quale accise Ilio , dovea, essere pi antico di Oreste, perch avea sposata Lisandra, figlia di Tindaro, e per ch Agapenore, che gli succedette, comandava gli Ar cadi all assedio di Troja. Apollodoro avea adottata la stessa tradizione, poich dice che Aristomaco fu ucciso nel combattimento seguito sotto il regno di Tisamene ; d Aristomaco intanto era nipote d* Ilio. Apollodoro suppone che loracolo avesse fissata P epoca del ritorno degli Eraclidi, e che Ilio si fosse ingannato prendendo i tre frutti per tre raccolti, quando loracolo intendeva pei* que tre frutti tre generazioni : il che importa circa novant anni. Ma Erodoto e Diodoro Siculo non par lan o punto- di quest orcolo. Erodoto dice che essen dosi Ilio presentato per entrare nel Peloponneso, i po poli di quella contrada gli vennero incontro verso listmo di Coriuto : che allora per risparmiare leffusione del sangue propose un combattimento singolare a patto che, s egli rimanesse vincitore, gli si restituirebbero i suoi stati, e se vinto, gli Eraclidi nn cercherebbero pri ma di cent anni di rientrare nel Peloponneso. Echemo, figlio di E ropo, figlio di Fegea', accett la sfida, ed uccise Ilio; e gli Eraclidi e i Dorii si ritirarono. Diodoro dice che non si era pattuito che di una tregua di cinquant anni: cosa pi probabile, poich non bisogna

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considerare il tempo interposto tra la morte d Ilio e il ristabilimento clegli Eraclidi, ma siwero quello che da quella morte pass fino ai nuovi tentativi che fecero 5 e questi furono fatti da Aristomaco , figlio di Cleodeo, figlio d Ilio. Vero che Enomao citato da Eusebio dice, che Cleodeo, da lui chiamato Arideo, n avea fatto uno i ma si vedr eh egli ha sbagliato. Ben certissimo il tentativo di Aristomaco, comprovato da ci che dice Apollodoro, da ci che testifica Pausania, e dalle particolarit che aggiunge Enomao. Gli Eraclidi effetti vamente aveano dei diritti sul Peloponneso come di scendenti di Danao , re d Argo , citt che riguardavasi per metropoli del Peloponneso, morto essendo Euristeo senza figli. Apollodoro parla di due differenti responsi deir ora colo : di quello che fu dato ad Ilio , e di quello che fu dato ad Aristomaco , padre di Temeno , di Cresfonte, e di Aristodemo. E come si detto che nel testo vha una laeuna, e d altronde Apollodoro s breve , che si stenta a comprenderlo, il Clavier riferisce il seguente passo di Enomao, che chiarisce la materia. Enomao parla ad Apollo in questa maniera,' Avendo in addietro gli Eraclidi intrapreso di en trare nel Peloponneso per la via dell Istmo , vennero respinti. Ed essendo stato in quelle occasioni uccso Arideo, suo figliuolo Aristomaco and a consultarti in torno alla strada che dovesse tenersi per entrare in quella contrada, avendo anch egli il disegno stesso di suo pa dre. Tu allora rispondesti : Prendi la via stretta : gli Dei darannoti la vittoria. Egli prese la via dell Istmo , A p o l lo d o r o ig

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e rimase morto in un combattimento. Temeno , suo disgraziato figlinolo, fu il terzo di codesta disgraziata famiglia, che venne a consultarti; e tu gli desti la ri sposta medesima che data, avevi a suo padre. Ma f a cendo quanto tu gli avevi detto, rispose egli a te , mio padre f u ucciso ; e tu .ripigliasti : non ti ho io gi indi cato la via stretta per terra, ma quella del largo ven tre. Allora Temeno si dispose a passare per la via del mare, facendo per tutto quello che occorreva per far credere che volesse prendere la Via di terra. Ond che piant il suo campo tra Naupatto e Ripe. In questo frattempo Ippote, figliuolo di F ila, uccise con un colpo di freccia Caro d E tolia, e per quanto penso , egli fece bene. La pestilenza entr nellarmata, e Aristodemo vi perd la vita L armata si ritir; e Temeno venne a lamentarsi teco della cattiva riuscita della sua impresa. Tu gli rispondesti, eh egli era punito della morte data ad un nesso degli Dei. Gli si disse pure, che avesse da indirizzare preghiere a Giove carnio. Queste cose met tono in chiaro il'passo alquanto oscuro di Apollodoro. degno da notarsi ci che riguarda il cos detto messo degli Dei. Pausania lo chiama Carno di Acarnania ; e Conone lo tiene per uno spettro d Apollo che seguiva i Dorii, e loro prediceva lavvenire. Giustamente dice il Clavier eh egli difficile concepire come Ippote avesse potuto uccidere uno spettro. Ma a costituire il sacrilegio sarebbe bastato 1 attentato ; e 1 attentato avrebbe meritata lindignazine degli D ei, non meno che se in luogo di questo spettro d Apollo dovesse ri tenersi che il caso fu veramente di Carco.

OSSERVAZIONI
AL LIBRO TERZO

ARTICOLO PRIMO
DEL GIOVINE MILETO

udire quanto intorno a questo Giovine scrve il Clavier. Mileto, die1 egli, secondo Nicandbo citato da Anto* nino Liberale, fu figliuolo di Apollo e di Acacalli, figlia di Minosse. Temendo essa la collera di suo padre, par torito che lebbe, lo espose in una foresta, ove le lupe accorsero ad allattarlo : poscia raccolto da pastori fu trasportato alle loro cafse, ed ivi allevato. Fatto grande era i bello che Minosse se ne innamor, e volle fargli violenza. Alla quale per sottrarsi, di notte tempo, cos da Sarpedone consigliato, fugg, e and a ritirarsi nella C aria, ove fond una citt , che chiam col suo nome, e che fu poi per molti rispetti assai celebre. Ivi spos Idotea , figlia di Eurito , re della Caria. Lo Scoliaste di Apollonio per, invece che di Apollo, e della figlia di Minosse , lo dice nato da Eusanzio, fi gliuolo di quel re ^ e Ovidio vuole che si partisse di Crta per far cessare le inquietezze, che nel cuor di
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Minosse avea destate col singolare coraggio, di cui era pieno. Questa narrazione di Ovidio pi onorevole per la' memoria di Minosse, ma non sembra la pi verisi mile. Il vizio attribuito a Minosse era comune in Creta, e protetto per fino dalle leggi ^ sicch Platone disse che per giustificare in questo rispetto le leggi loro i Cretesi aveano inventata la favola di Ganimede fatto -rapire da Giove. Secondo poi che osserv Aristotile le leggi favorivano quel traviamento dell amore per met tere limiti alla popolazione. Questo fine savea proposto Solone , incoraggiando questo amore in Atene , e vie tandolo agli schiavi. Era cos, come nota Eschne , un privilegio degli uomini liberi..Come mai pot radicarsi una tuipitudine tale? II Clavier dice doversene ricercare 1 origine nella maniera- del viver precario di quasi tutti gli antichi abitanti della Grecia. Le arti necessarie all vita, il commercio, l agricoltura vi aveano fatto d po chi progressi, cheglino erano sempre in caso di temere un eccesso di popolazione , e questo eccesso temevano essi in considerazione delle turbolenze, che ordinaria mente ne conseguivano. Si vede infatti, che era questo un punto principale della politica degli antichi legisla tori y e perci Aristotile medesimo raccomanda di non permttere agli uomini e alle donne daver figli che ad una certa epoca, consigliando alle donne 1 abortp. Upa grande confusione trovasi negli Scrittori rispetto a Sarpedone, e a Radamanto, detti qui fratelli di Mi nosse. Tre Sarpedoni sincontran o : - questo da Mileto preferito, che. ricpveratosi presso Cilice divent re della Licia j uno figliuolo di Giove e di Laodamia, figlia di

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Bellerofonte , che combatt a favor de Trojani, a cui alcuni poeti dissero avere Giove, conceduta una vita lunga tre generazioni: un terzo nato di Nettunno, stato ucciso da Ercole. Rispetto a Radamanto, oltre questo, fratello di Minosse,vuoisi esserne stato uno pi antico, il primo, il quale con leggi incivilisse i Cretesi, che il se condo e Minosse avrebbero preso a modello. Pare che questo Radamanto sia quello, di cui pria Pausania sulla fede di Cinetone, poeta antichissimo, il quale lo chiama figliuolo di Efesto , figliuolo di T alo , figliuolo di Creo; Sonovi storie varianti anche rispett alla figlia di, Mi nosse , da Apollodoro detta Acallea, e da altri Acacalli. Di lei Apollonio di Rodi narra che fu sedotta da Apollo, -di che accortosi Minosse la mand in Libia, ove si sgrav di Amfitemi, e di Garaconte. Altri ha scritto chessa ebbe commercio con Apollo, e con Mer curio : che del primo partor Nasso, e del secondo Cidone, fondatore della citt -di Cidonia in Creta. E Pau sania infatti dice anchegli, che Ci'done era figli di Mer curio e di Acacalli. Acacalli era stata madre anche di Mileto, secondo che nel principio di questo articolo ab biamo veduto. Probabilmente, dice il Clavier, essa era la stessa che la ninfa Acacalli., colla quale gli abitanti d Eliros, citt di C reta, dicevano essersi giaciuto Apollo in casa di Carmanore , ed averne poi avuti Filacide, e Filandro;

OSSERVAZIONI

ARTICOLO SECONDO
D I POLIDO

Ig in o ha d etto , che il ragazzo Glauco erasi affogato in una tina di mele giuocando alla palla. Questa suppo sizione pi naturale , che quella del sorcio , o della mosca. Lo stesso Igino rispetto all oracolo consultato da Minosse dice che esso avea risposto, che nella casa di quel Re era nato un m ostro, e che colui il quale avesse potuto -definirlo, gli avrebbe anche fatto trovare il figliuolo. Minosse avendo interrogati i suoi domestici venne a sapere qualmente nelle sue stalle era nato un vitello che cangiava di colore tre volte al giorno, essendo la mattina bianco, rosso a mezzod, e alla sera nero. Per questo Polido, lo assomigli i frutto del rovo, che ha questi tre colori gradatamente accostandosi alla maturanza ; e che d ordinrio li presenta anche tutti e tre in un ramo solo. Questo Polido era figlio, secondo Pausania, di Cerano, figlio di Abante, ch era nato di Melampo. Secondo Ferecide, citato da uno Scoliaste pubblicato dall Heyne, era figlio di un Cerano figliuolo di C lito, nato da Manzio, nato da Melampo. In tutte le maniere veniva ad essere della razza dindovini. Egli avea sposata Euridamia, figlia di F ileo, il quale era

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nato di Augia; e da Euridamia avea avuto' due figliuoli, Euchenore, e d ito , i quali andarono allassedio di Troja, ove Euchenore fu ucciso da Paride. Polido , se ascoltiamo Euripide , incominci dall as sicurarsi per mezzo di un aquila m arina, che il corpo di Glauco non era in mare : poi una civetta gli disse che era in un tino di mele. Eliano smentisce Euripide allegando che in Greta non vha civette. Minosse chiuse Polido nel sepolcro che avea eretto per Glauco : cosi dicono Palefato ed Igino; e quest ultimo aggiunge che gli lasci una spada. Lo Scoliaste di Licofrone poi narra che Polido per disperazione cercava di farsi divorare dal drago comparso, e che mentre 1 andava provocando per irritarlo contro di s lo ammazz. Igino dice che lo uccise con un colpo di spada per paura che divorasse il corpo di Glauco. Questa storia viene raccontata da Svida in tutt altra maniera sulla fede di un autore eh egli non nomina. Ecco le sue parole. Nella citt di Galioti, ( di Sicilia, chiamata altrimente Ibi a ) vivea un uomo valentissimo nellarte di predire come finirebbero le malattie, e di ri mediare ai disordini delle stagioni. Costui sapea pur anco indovinare per mezzo di certe cerimonie religiose le ca gioni della sterilit della terra, e degli animali, e can giare queste tristi disposizioni in migliori, e dare i mezzi opportuni per ristabilire la fecondit e 1 abbondanza. Dicesi pertanto che Minosse a forza di regali lo impe gnasse a venire nell isola di C reta, e ad assuhxere la ornai divenuta celebre ricerca del che fosse succeduto di Glauco , suo figlio . Sospetta il Clavier, che questo

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frammento sia tolto dalla Storia Universale di Nic olao damasceno \ e ricorda come gli abitanti d Ib la, o vo glia m dire i Gal iotin i, fossero celebri per la scienza del predire il futuro. Checch sia di questo, notabile al certo la variazione che apparisce indotta nella esposizione del fatto di Glauco. Pi notabile poi, se si considera che alcuni. Scrittori hanno detto che Glauco fa risusci tato da Esculapio.

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ARTICOLO TERZO
CADMO. E ARMONIA

emetrio Scepso , citato da Strabone , diceva sulla fede di Callistene , che Cadmo , mentre soggiorn nella Tracia, avea fatto scavare le miniere del monte Pangeo, miniere da Plinio dette d oro ; e Plinio aggiunge che Cadmo fu il primo ad insegnare larte di questa escavazione. Mentre poi alcuni Autori dicono Caduco egiziano, -Pausania lo crede Fenicio, sul fondamento chegli diede a Minerva il nome d O nga, vocabolo fenicio. Un antico poeta ci ha lasciato, forse accomodati da lu i, i.versi dell oracolo consultato da Cadmo. Eccone la traduzione.

Cadmo, figlio et Agenore, m ascolta , E metti ip. chor quanto io ti dico. A t primo Sorgere deir Aurora anche fa sorgi: Vestiti prontamente, e con in pugno L asta ben ferm a la divina Pito Lascia, e in cammino mettiti attraverso Del paese Fiegeo , e della Focid , Finch di Pelagon vegga le vacche, E il lor custode. DelV armento allora, Una ne scegli, che vedrai su i fia n ch i Bianca aver m acchia, e tonda al p a r che Mi Cielo

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OSSERVAZIONI Tonda la luna. Ti fia scorta questa N el cammin che rimane. Un segno certo Abbiti poi dovessa il capo abbassi, E pieghi le ginocchia, onde su.IV erba Prender riposo. Allor vittima f offri Iv i alla Terrai Poscia quel che Marte Pose per guardia al fonte sud , alP Inferno Tu manderai; e una cittade in cima Fabbricherai del Monte. Ohi avventurato Cadmo! in appresso di stirpe immortale Donna sar tua sposa; e nome eterno In fra gli uomini avrai Cadmo, mudisti.

Lo Scoliaste di Eschilo dice semplicemente, che loracolo impose a Cadmo di seguire la prima cosa che troverebbe nell uscire del tempio; che questa fu una vacca, e eh egli la segu. Lo Scoliaste poi di Sofocle dice, che il drago guardiano della fontana era nato da Marte e da Tilfussa, una delle Frie ; e Tilfussa il nome dato a Cerere quando si trasmut in Furia. Ellanic dice che Cadmo ammazz quel drago a colpi di sassi \ e cos ripet Euripide. Ferecide disse che lo avea ammazzato a colpi di spada. la quanto alla semi nagione dei denti di quel drago, ecco il racconto che seguendo Ferecide ne fa lo Scoliaste. Quando Cadmo ebbe fondata Tebe, Marte e' Minerva 'gli diedero la met dei denti di quel mostro ', e 1 altra met diedero ad Eeta. Cadmo per ordine di Marte li semin tutti ad un tratto in un campo arato \ e produssero uomini ar mati. Di che spaventato* Cadmo scagli loro addosso de sassi. Ai frequenti colpi irritati gli tini contro gli 'al tri , v ennero bentosto alle m ani, e sammazzarono lun

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T altro , eccettuatine cinque nominati da Apollodoro , che Cadmo fece cittadini di Tebe. Nou dissimula per quello Scoliaste, che: Ellanico narta la. Terra non avere prodotto che. quei cipque : perci non esservi stato com battimento: Questi Sparti, o uomini seminati, aveano per segno distintivo di loro origine una lancia imprssa sopra una spalla ; e Plutarco racconta che' un certo Pitone , suo contemporaneo r discendente da quegli Sparti, ebbe un figlio , che portava quel segno : cosa che non erasi da lungo tempo veduta in quella famiglia. Da quanto poi dice Pausania pare che quando Cadmo fond Tebe, il paese fosse abitato da due popoli, gli J a n ti, e gli Aoni. Cadmo sbaragli gli Jan ti, che fug girono la notte seguente ; e agli Aoni, i quali si sottomisero , permise di rimaner nel paese ; e mescolaronsi coi Fenicii. Il Clavier per ispiegare il fatto degli Sparti immagina che Cadmo trovasse modo di mettere quei due popoli 1 uno contro l altro. Marte irritato per la morte del drago voleva uccidere Cadmo : ma vi s1 interpose Giunone, la quale non solo plac Marte ; ma lo indiisse inoltre a dare a Cadmo in isposa sua figliuola Armonia. Cadmo per dovette espiare la morte del drago servendo per un anno; e il Clavier confessa non sapersi cosa fosse 1 anno di otto anni, di cui parla Apollodoro. Diodoro Siculo, seguendo altre tradizioni, suppone Ar monia .figliuola di Giove e di Elettra, una delle Atlaritidi, e sorella di Dardano e di Jasione. Scondo lui Cadmo, mentre andava cercando Eropa capit in Samotracia, ove Armonia e i fratelli abitavano ; s innamor di lei t

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e la spos. Eforo che pur la faceva figlia di Elettra ', narrava che essendosene Cadmo innamorato, 1 avea ra pita , e che anche al tempo sno celebravasi in Samo tracia una festa, in cui faceasi vista di cercarla. Demagora diceva che Elettra era venuta dalla Libia a stabi lirsi in Samotracia; e che Giove avea avuti da lei pa recchi 'figli, Efezione, Dardano, ed Armonia. Se si ascolta lo Scoliaste di-Euripide, essendo Codino appro dato a quell isola insieme con T,aso, nel tempo che andava ricercando dEuropa, vi sifece iniziare, e durante la funzione vide Armonia, che Minerva gli sugger di rapi re. Parecchi altri Scrittori consentono nelle cose accenna te ; e a quel che pare Ellanico aggiungeva, che dal nome di sua madre Elettra Armonia avea dato il nomediElettride ad una delle porte di Tebe. Con tutto ci, senza dire che qualcheduno l'h a detta figlia di Marte e di Ve nere , altri la dichiararono figlia di Dracone, figlio di M arte, e re del paese, in cui Cadmo fond Tebe: il qual re vuoisi ammazzato da Cadmo', che poi ne spos la, figliuola. Senza dire che pur vi fu chi suppose che Cadmo avesse sposata Elettra, riferiremo in ultimo che Evemere citato da Ateneo riportava una tradizione dei Sidonii, i quali narravano Cadmo essere stato il. cuoco di uno de loro re ; e che avendo rapita Armonia, sonatrice d islrumenti, e schiava d quel re, erasi fuggito con essa. Del rimanente per ci che riguarda le nozze di Cadmo e di Armonia , Diodoro Siculo le Jia descrtte , e pi copiosamente Nnno ne suoi Dionisiaci. Stazio parla assai del famoso monile donatCTalla sposa. Teognide ha

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lasciato infitto che a quelle nozze cantarono le Muse e le-Grazie. Ma, Cadmo > fortunato per lt sue nozze, soffr in ap presso grandi infortuni!. Si diversamente parlato della cagione idei sno esilio da Tebe. Euripide ha detto che ebbe questo gastigo da Bacco' perch ricus di riguar darla per Dio. Ovidio ha supposto, che Cadmo si esigliasse spontaneamente preso dal cordoglio che le sven ture della sua famiglia gli cagionarono. Sincello narra che ne fu discacciato da Amfione e Zeto. Egli si ritir nell lllirio, ove fond un nuovo Stato, che i suoi po steri governarono lungamente. In un poema riguardante Bacco, citato da Stobeo, si parla di Agave portante sulle spalle il vecchio padre. Il poema scritto in greco, e porta il nome di Giulio, Ecco la traduzione del passo, di che parliamo.
Agave sfortunata usca di Tebe Carca le spalle' del gemente padre, Debile per etade e per gli affanni. Cadmo sui proprit pi mal si rcggea ; E del pondo di lui givasi altera Agave di piet specchio lucente.

Igino dice che a lei dovette Cadmo il nuovo suo stabi limento nell lllirio , perciocch essa uccise Licoterse , re del paese , e colloc il padre sul trono di lui. Ovidio non ha mancato di mettere Cadmo tra i suoi trasfor m ati, dicendo eh egli ra stato mutato in drago dap poich aveva ucciso quello eh era consecrato a Marte 5 ed Igino ha ripetuta la stessa cosa. Tolomeo Efestione dice che fu mutato in lione, e in lionessa Armonia: di

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che non si trova treccia in nessun altro Scrittore. Bens l Scoliaste di Pindaro afferma che entrambi furono trasportati ai campi elisi sopra un carro tirato da draghi alati; ed'Euripide nelle sue Baccanti dice ci essere avvenuto dopo avere sotto la forma di draghi subito il gastigo loro predetto da Bacco.

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ARTICOLO OTJARTO
ARISTEO

di^e che risteo era figliuolo di Apollp e di1 Cirene , figlia d Ipseo , re de Lapiti. La caccia era l unica occupazione piacente a Cirene, ed avendola Apollo veduta atterrare senz arme veruna un lione , s innamor di le i, la rap , e la condusse nella Libia, ferecide aggiunge che la condusse col sopra un carro tirato da cigni. Ma perch nessuna narrazione mitolo gica debb essere rifei'ita di una sola manier, Agreta suppone che Apollo la portasse prima nell isola di C reta, e poi nella Libia \ e Mnasea varia di p i , per ch dice ehessa and nella Libia di sua propria volont. Secoud Acestore, in quel tempo era re della Libia Euripifi, il quale, vedendo il suo paese devastato da un terribilissimo lione , promise a chi lo avesse ammaz zato tutto il suo regno. Cirene lo ammazz, e mont sul trono. Essa ebbe due figliuoli, Antioco ed Aristeo. Aristeo fu da lei dato ad allevare ad alcune Ninfe , le quali lo istruirono in tuttp le parti dellagricoltura. An d in appresso a Tebe , ove spos Autnoe, una dell figliuole di Cadmo \ ma essendo accaduto che Atteoue, suo figliuolo , venne lacerato dai propri! cani , ne fu
P in d a ro

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OSSERVAZIO NI

egli s afflitto, che abbandon la Grecia , e and a piantare una colonia in Sardegna. Cos Pausania, e Sallustio citato da Servio. Diodoro Siculo narra la cosa con qualche diversit. Aristea , secondo lui , dopo la morte del figlio- and nell isola di Ceo invitatovi da gli abitanti perch , essendo allora le Cicladi devastate dai calori della Canicola r ed avendo essi avuto ricorso all oracolo , questo rispose loro che si rivolgessero a d . Aristeo. Adunque andato egli cpl con alcuni Arcadi, inalz un tempio a Giove piovoso ; calm 1 astro della Canicola c on sacrifizii, e raccomand agli abitanti dell isola di aspettar tutti gli anni sotto le armi il levare di quell astro y e d i 1offrirgli de sacrifizii. Da quel tem po in poi i venti etesii levatisi ogni, anno a rinfrescar V aria. Di l , secondo Diodoro . stesso, ritorn nella L ibia, ed avute da sua madre alquante navi, and in Sardegna, ne incivil gli abitanti, ed' ingegn loro a coltivare la terra. Ivi egli ebbe due figli , Canno e Callicarpo. _ Bacchilide, citato dallo Scoliaste di Apollonio, dice che quattro furono gli Aristei. 11 primo fu figlinolo di Urano della T e rra , il secondo di Carsto, il sterzo di Chirone., e il quarto quello di cui qui si ragiona. Ma p are, dice il Clavier, che almeno ve ne sieno stati due ; cio uno che spos la figliuola di Cadmo, 1 al tro che era figlio di Apollo e di Cirene. Questi , se condo Apollonio di Rodi, fu educato in Tessaglia da Chirone y e di l pass in Arcadia , ove insegn agli abitanti di quel paese P arte di allevare le ap i, quella di quagliare il latte, e di conoscere il levare e cadere

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degli astri per regola delle varie opere d agricoltura. Questi fu quegli che pass all isola di Cep. Per ci poi che riguarda il viaggio di Cirene nella Libia, Giustino pretende che questa sia una pretta fa vola inventata dai Greci all epoca , in cui essi anda rono a stabilirsi col sotto la condotta di Batto. Per ciocch avendovi trovata una fontana, che la gente del paese chiamavano C ir, sulla somiglianza del nome immaginarono la favola del ratto di quella Ninfa , e del trasporto suo nella Libia. noto il bell episodio di Aristeo nelle Georgiche di Virgilio.

A pollo do ro

So

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OSSERVAZIONI I

ARTICOLO QUINTO
BACCO

G u Antichi riconobbero pi Bacchi,.che col tempo vennero confusi insieme. L opinione pi comune ne distingue due : il primo figliuolo di Giove e di Proser pina , cognito sotto il soprannom di Zagreo, e cele bre ne misterii eleusini sotto il nome di Jacco. Di lui raccontasi, come Giove innamorato di Proseipina si mut in serpente per godere di le i, ed essa n ebbe un figlio chiamato Zagreo , che i Titani misero in pezzi istigati da Giunone. Avendone messi que pezzi in una padella a friggere, l odore fece accorrere Gio ve , il quale veduto avendo i resti di suo figlio fulmin i T itani, e. raccomand que resti ad Apollo, che li seppell sul Parnaso. Minerva avendo potuto sottrarre il cuore del fanciullo ai T itan i, lo diede a Giove, il quale lo ridusse in polvere, e lo diede a bere a Seme le , ond essa divent madre del secondo Bacco. Diodoro Siculo dice che secondo alcuni Autori Bacco era figlio di Giove e di Cerere j e questa pare tradizione ricevuta ne misterii d Eieusi, poich il mi stico Jacco, il quale avea data mano a Cerere nel cer

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car che faceva Proserpina, non poteva essere figlio eli quest ultima. Cos come figlio di Cerere lo veneravano i Romani, i quali al dire del Clavier aveano conservate le antiche tradizioni greche. Ond che Cicerone par* Iando degli uomini che dopo morte ebbero onori di vini dice nl libro 11 della Natura degli Dei : Cos ha ottenuti gli onori divini Libero. Ed io parlo di LiW ro figliuolo di Semele, e non di quello che i nostri maggiori religiosamente consecrarono, e venerarono insieme con Cerere e Libera. Il quale augusto culto quanto importi', pu comprendersi dai misterii. E c me poi noi chiamiamo i nostri figliuoli L iberi, cos diciamo Libero e Libera i figliuoli di Crere : il che si osserva rispetto all u n a, non per all altro. Ve nivano ' essi onorati in Roma nel medesimo tempio ; ed anche in Atene erano insieme uniti nel tempio di Cerere : il che prova che gli Ateniesi aveano conser vata la stessa tradizione. U secondo Bacco era il figlio di Semele. Rispetto al quale Diodoro Siculo racconta he Orfeo, avendo recato dall Egitto nella Grecia i misterii dell antico B acco, che era lo stesso che Osiride, ac cadde che Sem ele, figliuola di Cadmo mettesse alla luce *dopo sette mesi un bambino che ssomigliavasi a quell Osi ride. Ma quel bajnbino non essendo vivuto , Cadmo aiutato da Orfeo avea fatto credere ai G reci, che la sua nascita fosse una nuova apparizione di Osiride ; ed avendolo collocato in una cassa d o ro , stabil in suo onore il culto e le cerimni che Orfeo avea recate di Egitto. Non vedrebbesi qui alterata una delle tradizioni

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indiane o tibetane? Ma noi ci siamo limitati alle mito logie greche ^ n nostro scopo vagare per le antichis sime religioni dell Asia, dalle quali certo che deri vano i semi di tntte queste confuse, e non pi nella loro prima condizione riconoscibili, favole greche. Carace citato dall anonimo Autore delle Cose incre dibili , che si trova nella Raccolta del G ale, riferisce con qualche differenza ci che appartiene al Bacco di Semele. Ivi leggesi, che Sen^ele , figlia di Cadmo, di venuta incinta senza essere maritata,fu colpita da ful mine nel momento del .parto : essa mori 4 ma il bambi no visse y e il modo con cui cess di vivere, la fece riguardare come una divinit} e fn chiamata Tione. Gadmo prese gran cnra del fanciullo; e chiamollo Dio nisio , in memori^ del modo con cui pra^i salvato dalle fiamme che aveano incenerita la madre. In questo racconto non si parla di Orfeo \ e giustamente, poich Orfeo fu posteriore a Cadmo. Erodoto suppone che T. introduzione in Grecia de M isterii, e il culto di Bacco fossero opera di Melampo. Discordia pure in torno alle Nutrici di Bacco . Diodoro Sicnlo lo dice af fidato ad una figlia, di Aristeo , eh egli chiama Nisa , e che Apollonio dice Macri : Orfeo la chiama Ippa ; ed ^ solo a chiamarla cos. L opinione pi comune quella che qui riporta Apollodoro. Rispetto alle Nutrici di Bacco cade in acconcio nar rare il seguente caso. Essendo Bacco cadnto in un ac cesso di follia, Licurgo si pose ad insegnile le Nutrici di lu i}t e Bacco fu tanto spaventato, che si gitt in mare, ove venne raccolto da Teti. Giove pun Licurgo

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privandolo della vista ; n guari and poi che eolui, come la vista, cos perdette anche la vita. Questo un racconto, che Omero mett in bocca a Diomede. Ma Sofocle nella sua Antigone riferisce che Bacco chiuse Licurgo in una prigione fatta di pietre ; e Tri clinio , Scoliaste, sullo stesso passo di Sofocle dice, che Licurgo sbaragliato da Bacco volle fuggire, ma che si trov le gambe imbarazzate da sarmenti di vite, e Bacco lo fece gittare in un precipizio , o come altri narrano, lo fece cadere nelle mani ' de suoi nemici, i quali lo rinchiusero in una caverna , in cui mori di fame. Questo Licurgo un gran personaggio nella storia di Bacco \ n alle sole cose fin qui dette si limitano intorno a lui le narrazioni mitologiche. Igino riferisce che da prima egli neg che Bacc fosse Dio. Di poi avendo bevntp vino s inebbri, e volle violare la pro pria madre. Ritornato in s pretese che il vino fosse una specie di veleno ; ed ordin di strappare le viti. Bacco lo fece entrare in furore, sicch in uno de suoi eccssi uccise sua moglie, e i suoi figliuoli. Infine Bac co lo fece sbranare dalle pantere. piaciuto ad alcuni mettere in guerra Perseo , che dicsi avere allora reguato in Argo, con Bacco, aggiun gendosi che Bacco fu battto. In confermazione di tale fatto dice Pausania, che al suo tempo si vedevano i sepolcri delle donne , le quali facendo parte dell? eser cito di, Bacco erano rimaste morte in quella guerra. Pausania per finisce con dire che Perseo e Bacco di poi si ri conciliarono, e che Perseo fece a Bacco grandi

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onori. Nondimeno venne in testa ad un poeta chiamato Dinarco, che Sincello cita, di dire che in quella gerra Bkcco fu ucciso ; e Siupello, senza che sappiasi su che fondamento, asserisce che vedevasene la tomba in Delfo presso alla statua d oro di Apollo, e nel pre ciso luogo in cui erano deposte le armi di Augusto , e la cetra di Nerone. Anche Plutarco parla 'di una tomba di Bacco in Delfo presso 1 oracolo. Ma proba bile , dice il Clavier , che quella tomba , di cui parlava no gli abitanti di Delfb , fosse di Bacco Zagreo , che abbiamo detto essere stato da Apollo sepolto sul Par naso. Ovidio in vece di Perseo pone Acrisio. a sostenere la guerra con Bacco. la. mezzo a tutte queste variazioni non meraviglia vederne ancora circa l uomo ch e, volendo Bacco an dare allinferno per cercarvi la madre, interrog sulla strada che dovea tenere, giacch egli non |a sapeva. Pausania nomina quell uomo Poliamo j Prosiamo lo dicono Clemente alessandrino ed Arnobio ; ed Igino lo chiama Ipolipno. Non saprebbesi dire pei'ch Apollodoro abbia taciuto di tante altre, forse pi luminse, imprese di Bacco ; della parte eh egli ebbe nellg guerra contro i Giganti ; della sua spedizione nell india, di cui tutti gli antichi Scrittori parlano; de suoi amori con Venere, da cui ebbe Priapo ; e degli amori con Arianna. Ella que sta , tra le altre, ' una prova che noi non abbiamo 1 opter di Apollodoro , ma un compendio , fors anche dal tempo in, molte parti guasto. Le reticenze p o i, Ife aggiunte, e le varie cose; che intorno a Bacco veggonsi

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Su

riferite, od accennate neglf Scritto ri, debbonsi singo larmente attribuire al confondersi che si fatto il Bacco antichissimo con quello nato da Semele^

OSSERVAZIONI

ARTICOLO SESTO
DI EDIPO

e moderni Tragici hanno fatto Edipo , e delle sue disgrazie un 'soggetto deplorabile, che non manca d intenerire anche n o i, i quali non abbiamo nulla di comune n con lu i, n colla sua famiglia ; e che giustamente ci scandolezzeremmo della sua storia, se non sapessimo che il vero eh essa contiene assai poco in paragone del falso , che vi si aggiunto. M? appunto pereh Edipo stato un grande soggetto pei Tragici, le variazioni sono anche pi. copiose. Poco .importa sapere se Edipo incontrasse Lajo quando andava a Delfo , o quando ne veniva. Euri pide nota la prim a, Sofocle la seconda di quelle cir costanze. Apollodoro suppone che Edipo fosse su un carro come Lajo. Euripide suppone che. fosse a pie di } e dice che non essendosi abbastanza presto messo da banda, una ruota del carro di Lajo gli pass so pra un piede. Pisandro, citato dallo Scoliaste di Euripide, aggiunge che Lajo gli diede un colpo di frusta sul volto } per lo che irritato amibazz lu i, e il suo auriga , od araldo che fosse.
A n t ic h i

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Pausania ripete quanto accenna Apollodoro di Lajo seppellito da Demasistrato. Pisandro dice che lo sep pell Edipo stesso con tutti i suoi abiti ; e che non ritenne per s che la spada e la cintura di quel re. Euripide aggiunge che ne prese anche il carro, e che insieme coi cavalli Io regal a Polibo, stato silo edu catore. La. Sfinge un altro argomento di narrazioni di verse. Esiodo le d per padre il Cane di Gerione ; ma dal suo testo non si pu facilmente intendere , se A modo di tanti altri mostri mitologici, Echidna ne fs se , o non ne fosse la madre. Sul perch fosse man dato presso Tebe questo mostro, ecco quello che rac contava Pisandro. Giunobe l9 avea fatto venire ' dalla Etiopia per punire i Tebani di non aver fetta giusti zia d d ratto di Crisippe commesso da Lajo. Siceome quel mostro faceva gran guasto, Lajo volle andare a consultar loracolo ; e Tiresia che sapeva !che Lajo era in odio agli D ei, nel dissuase, insinuandogli che piut tosto cercasse di rendersi con sacrifizii propizia Giu none , che presiede ai matrimonii, avendola egli irri tata con amori disdetti dalia natura. Lajo non diede ascolto a Tiresia: and a consultare 1 oracolo ; e fu uc ciso. Lieo, storico tebano, suppone che la Sfinge fos se mandata da Bacco : cos si ha dallo Scoliaste di Esiodo. In Pausania veggonsi altre tradizioni diverse. I Tragici ci hanno avvezzati a non vedere che J ocasta madre e moglie -di Edipo. Apollodoro Jia seguito Pisandro ove dice che altri Autori ponevano avere Edi po avuto quattro figli da Eiuigania , e precisamente

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OSSERVAZIONI

Polinice, Eteocle , Antigone ed Ismene, ferecide in fetti narrava , secondo ohe k) Scoliaste di Euripide riferisce, che Eftipo avea da prima sposata sua madre, e ne avea avuti due figliuoli, Frastore e Leonito, morti nella guerra che i Minii fecero ai Tebani sotto la con dotta di Ergin o : che in appresso spos Eurigania j d a cui ebbe Antigne , Ismene uccisa da Tideo presso la fontana che porta il nome di le i, Eteocle e Polinice. Essendo poi morta Eurigania, Edipo spos Astnedusa. Non si ra dunque cavato gli ' occhi per 1 orror del lincesto^ e codeste cose erano registrate in un poema, di cui Pausania fe menzion e , e che era intitolato la Edipodia. E Pausania aggiunge , che O nata, il quale vea nel tempio di Minerva Arqja ih Platea dipinta la prima spedizione di que d Argo contro Tebe , avea rappresentata Eurigania immersa in cupo dolore pel combattimento de suoi figli. Lo Scoliaste di Euripide suppone Eurigania sorella di Jocast. E celebre ne Tragici la scena, nella quale Edipo e Jocasta vengono a discoprirsi a vicend* per quelli eh essi erano , madre cio, e figlio, mentrq BjNitavaBsi innocentemente marito e moglie. E probabile, dice il Clavier, che Sofocle nel suo Edipo tiranno acconciasse la cosa come a lui parve meglio per un colpo di scena. Pisndro racconta la cosa diversamente. Edipo dovend o fare un sacrifizio sul Citerone , condusse seco sul suo carro Jocasta;e quando furono giunti i famoso trivio, egli si ricord di quanto ivi gli era accaduto^ ne fece a Jocasta il racconto, e le mostr' la cintura che avea conservata. Jocasta ne sent dolore , ,ma dissimul : n

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ancor sapeva che Edipo fosse suo figlio. Poco tempo dopo giunse da Sicione un veechio .pastore , il qbale Rac cont ad Edipo dove lo avea trovato, e come aven dolo portato seco l avea dato a Merope. Gli mostr i pannolini, in 'cu i era allora' avvolto, e le coregge, che gli legavano i piedi (e forse le - anella di ferro, onde i piedi d lui erano traforati). Quel pastore veniva per domandargli la ricompensa daverlo salvato. Allora tutto fu scoperto^ Jocasta simpicc; Edipo si cav gli occhi. Anche Sofocle fa che Jocasta perisca subito do po la scoperta fatale. Ma , secondo Euripide nelle Fe~ nisse , Jocasta non si uccise cbe dopo la morte di Eteocle e di Polinice. La cacciata di Edipo da Tebe vuoisi pura invenzio ne de1 poeti tragici. Omero nella Odissea dice eh egli iti re in Tebe anche dopo la morte di Epicasta, che la stessa che Jocasta ; e gli Autori citati di sopra, sic come abbiam Ceduto , gli danne i suoi quattro notis simi figli, come avuti da una feconda moglie. Final mente nella Iliade Omero fa menzione de giuochi ce lebrati -in Tebe pei funerali di lui. Citansi due versi dallo Scoliaste di Euripide , i quali vengono creduti da qualche dotto tratti dall Edipo di quel Tragico, nei quali viene accennato che Edipo fu accecato dai servi di Lajo. E siccome nelle Fenisse di Euripide Jocasta narra come Edipo s avea strappati gli occhi colle pro prie m ani, il Clavier opportunamente pensa, che in ori altra tragedia Euripide avesse potato piantar la fa vola sopra altre guppositsioni. Veggiamo in Apollodoro che Edipo diede la inale-

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OSSERVAZIONI

dizione a suoi figliuoli perch non si opposero ai Te-, b an i, che discacciavano il loro padre. Si allegano di questa maledizione altri motivi. L Autore della Piccola Tbaide , citato dallo Scoliaste di Sofocle, dice che Eteocle e Polinice erano solili a mandare al loro padre una porzione di tutte le Vittim eh ess? sacrificavano ; e questa porzione era la spalla , riguardata Come un pezzo d onore. Un giorno , inavvedutamente, o a bella posta, gli mandarno un pezzo di coscia. Eccone il passo tradotto^
. QuaAd? Edipo '/ accorse che di coscia

Era il presente , lo gitl per terra , Gridando : miserabile che io sono ! ( . A l lro genilor tal fanno insulto I fig li miei ? Poscia a Giove rivolto Lui , e con lui gli eterni Numi prega Che per man-1 un deir altro della vita Faccian essi Superni che si privino.

L Autore del poema ciclico della Tebide , citato d a Ateneo , dice ch avendogli Polinice dato a bere in una tazza d oro , al padre d esso Edipo gi apparte nuta questi credette che volesse rinfacciargliene la morte : onde irritato usc in imprecazioni , e lui e l altro figlio maledisse. Lo Scoliaste di Omero d u n altro motivo. Avea Edipo sposata Astimedusa. Q uesta accus i figliasti! d avere voluto sedurla : perci Edipo li maledisse.* Nel supporre che Edipo fosse accolto da Teseo, Apotiodoro , come ateniese, volle onorare la sua patria. Cos avea fatto Sofocle nel suo Edipo a Colone: cos aVea fatto Aridrozione, storico ateniese. Ma Pausania

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rigetta qul racconto , e con ragione, dice il Clavier. In fatti, non niega egli che non si vedesse in Atene presso 1 Areopago , e nel re ciato del tempio delle Eumenidi, il sepolcro di Edipo; ma facendo pi diligenti ricerche attesta che avea potuto scoprire qualmente le ossa di Edipo vi erano state portate da Tebe : e che quanto Sofocle avea detto della morte di lui era pura favola contraria a ci che leggesi in Omero, cio che Mecisto avea combattuto a Tebe ai giuochi celebrativi per la morte di Edipo. Per ci cade senza) fede anche quello che dice lo Scoliaste dell Edipo in Colone se guendo Lisimaco di Alessandria, il quale nel xiii libro della sua Storia di Tebe racconta quanto siegue. Volendo , die egli, gli amici di Edipo seppellirlo in T ebe, gli abitanti della citt vi si opposero a cagione delle calamit di quel r e , eh essi credevano cagionate dalt ira degli Dei. I suoi amici ne portarono dunque il cadavere in una piccola citt della Beozia, chiamata Ceos. Ma tome assai disgrazie vennero ^ad affliggere gli abitanti di quella citt, questi si mossero a pregare gli amici di Edipo a portante le spoglie altrove. Le porta rono dunque in Eteone, e naScostamente di nottetem po le seppellirono , e senza badare le posero nel tem pio di Cerere. I popolani di Eteone, accortisi del fatto, mandarono a Delfo chiedendo cosa dovessero fare ; e loracolo rispse non doversi turbare il riposo di chi si era,posto sotto la protezione della Dea. Cos Edipo ri mase sepolto in quel tempio.

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OSSERVAZIONI

ARTICQLO SETTIMO
I SETTE A TEBE, E TIRESIA

PolihiCE avea lasciata Tebe in Virt di un accordo fatto con suo fratello ; ed avea portato seco il famoso monile, e il peplo. Cos Ellanico, seguito da Apollo doro. Secondo Ferecide Eteocle si. era violentemente impossessato del regno, ed avea discacciato di Tebe Polinice. Euripide vari la storia. Egli nelle Fenisse suppose un secondo accordo tra i due fratelli : poi fa cendo dire a Polinice che ora troVavasi con che vivere, ora mancavane, pare che indichi una cacciata violenta : non essendo credibile, che Se Polinice fosse partito di Tebe in ttrt di un accordo, non fosse stato provve duto di quanto a suoi bisogni occorreva. Quindi nasce il pensiero di concordare le tradizioni diverse suppo nendo che Polinice lasciasse Tebe due volte, come di ce anche Pausania; cio la prima volta d accordo eoa Eteocle prima della morte di Edipo ; e quell accordo sembra essere stato fatto pr declinare entrambi dai cattivi effetti delle imprecazioni paterne. Allora Polini ce si rifugi in A rgo, dove prese in moglie la figlia di Adrast. Morto Edipo, Polinice ritorn a Tebe , chia matovi da Eteocle ; ed essndo nati fra loro contrasti, Polinice lasci quella citt per la seconda volta.

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Fu in conseguenza di qjiesta ultima uscita di Tebe che Polinice ineominci a pensare alla guerra, avendo suo suocero Adrasto tutta la buona volont di sostene re le ragioni del genero. Amfiarao ra contro quella guerra ; e fu indotto ad andarvi da Enfile, sua moglie, donna di autorit, perch stabilita per comune accor do di Amfiarao" e di Adrasto arbitra nelle quistioni che ayeano fra loro. Per intelligenza di ci convien sapere che Amfiarao in addietro; .alla testa di un grosso parti t o , avea cacfciato Adrasto da Argo, e di poi s era con* 'tentato che vi ritornasse. 11 che dovette essere in con seguenza del matrimonio che Amfiarao contrasse, colla sorella di Adrasto ; ed era essa appunto Erifile, Nella storia della Spedizine a Tebe non entra per poco l indovino T iresia, personaggio assai illustre nel le narrazioni mitologiche. Per cr che riguarda il famo so quesito , di cui parla Apollodoro, esso -stato rife rito da Esiodo, da )icearco, da Clitarco, da Callimaco, e da moltissimi altri. Flegone sull autorit di quelli di ce che fu risoluto da Tiresia precisamente nel snso dei versi allegati, i quali sono tratti dalla Melampodia di Esiodo. Rispetto poi alla trasmutazione di Tiresia, Tolomeo Efestione racconta che quella gli segui %ette volte1 , e il Clavier in questo proposito riprta lestratto di una elegia di Sostrate, lasciatoci da Eustazio nesuoi commenti sulla Odissea. Far piacere l averlo qui. Essa il seguente. Tiresia , ivi dicesi, nacque donna , e fu allevata da Cariclo. Giunta alla et di sette anni correva ardita mente per le campagne $ ed era s bella, e s svelta ,

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OSSERVAZIONI

che ispir amore ad Apollo , il quale le insegn 1 arte della divinazione a patto che gli accorderebbe i suoi favor. Ma quando essa ebbe imparata quell a rte , non volle mantenere la parola d ata; ed Apollo per vendi carsene la trasmut in nomo , ond essa avesse a cono scere da s gli effetti dell amore. Si tiene che fosse al lora che Tiresia giudic la quistione nata tra Giove e Giunone : ma manifesto che bisognerebbe supporre che mentre ricusavasi ad Apollo si fsse .abbandonata a qualche altro. ^Checch di ci sia, la Dea per punire Tiresia d ave?e pronunciato contro 1 opinione di le i, lo cangi nuovamente d uomo, in donna. Tiresia di vent amorosa di Calone, abitante d Argo , e n ebbe un figliuolo, che Giunone per rabbia fece nascere lo sco : per lo che fu chiamato Strabone. Essendosi essa in < appresso beffata di una statua di Giunone, la dea la trasform in uomo ma brutto a segno che fu chia-' piato Pitone. Giove n ebbe piet ; e lo cambi di bel nuovo in donna bellissima. Essa and a Trezene, e di lei innamorassi ardentissimamente un giovine chiamato GHfio : il quale s introdusse da lei mntr essa era nel bagno , e volle violarla ; ma essendosi essa trovata la pi fo rte, lo soffoc. N ettunno, che amava quel giovi ne , commise alle Parche di far giustizia dell omicidio. Esse condannarono Tiresia a ritornar uomo ; e nel tempo stesso lo privarono dell arte della divinazione. Tiresia and ad imparar!^ di nuovo da Chirone ; e si trov con lui alle nozze di Teti e di Peleo. Ed ivi es sendo nata quistione tra Venere , e le tre Grazie , cio Pasitea, Cale, ed Eufrosina, fu preso egli per giudice;

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Sai

giudic in favor di Cal, la quale venne sposata da Vulcano. D i. che Venere irritata, lo mut in donna povera e vecchia. Ma Cal le diede una bellissima ca pigliatura , e la trasport nell isola di C reta, ove Aracno innamorossi di lei. 11- quale Aracno giunto a go derne , si vantava di avere avuti i favri di Venere. Allora furiosa di tanta impertinenza la Dea trasform Aracno in donnola, e Tir-esia in sorcio , animale che mangia pochissimo, in ci assomigliandosi alla natura di una donna vecchia, e che ha conservata la cogni zione dell avvenire, poich le grida di questi animali annunciano i cangiamenti del tem po, e la loro fuga da una casa fa conoscere com essa vicinissima a minare. Questo ci che riguarda le trasmutazioni famose di Tiresia. Tiresia nella rotta che gli Epigoni diedero ai Te bani , fu fatto prigioniero da' quelli d A rgo, i quali vollero condurlo a Delfo , forse come parte migliore del bottino' ; ma egli' mor a Tilfussa. Tale il fine , he secondo Pausania egli fece. Igino dice, che avea yivuto sette generazioni ; ed Omero liella Odissea ri ferisce che Proserpina gli conserv nell Inferno la memoria delle cose passate, e la cognizione delle, fu ture. Ma gli Epigoni , o quelli d Argo , non avendo potuto mandare Tirsia a Delfo, vi mandarono, con forme dice lo Scoliaste di Apollonio, Manto figlia di lui. A questui loracolo ordin di sposare il primo che nell uscire del tempio essa incontrerebbe. Questi fu nn certo Racio, figlio di Lebete di Micene ; e lo spo s. Quindi and con lui a Colofone $ e l , essendosi
A pollodoro
a i

3aa

OSSERVAZIONI

messa a pensare ai mali della sua p atria, tanto si ab> bandoni a piangere r che da questo piangere di lei fa dato al luogp , in cui' e ra , il nome di Claros : etimolo gia, conforme osserva il Clavierjcbe non sintende bene come sia appropriata al caso. Pausania racconta la cosa in pi verosimile maniera. Condotta Manto , die egli, Con altri prigionieri a Delfo , 1 oracolo le ingiunse d ire.a-fondare una colonia. Essa , e gli altri Tebani prigionieri s imbarcarono per passare in Asia, ed ap prodarono a Claros. Al loro arrivo i Cretesi, che gi abitavano in quell isola, accorsero in armi, e condus sero que fuorusciti a Racio loro capo , il .quale avendo udito da Manto chi erano , permise loro di rimanere nel paese, e spos M anto, da cui ebbe un figlio chia mato Mopso , che fu egli medesimo un celebre indovi no. Un altra variante abbiamo in Diadoro Siculo. Egli dice che la figliuola di Tiresia chiamossi Dafoe, eh es sa rimase a Delfo, ove * rend celebre' nell arte di predire il futuro} che anzi mise in versi le sue predi zioni , de quali versi pretendevsi che Omero avesse approfittato. Servio dice, che Manto venne in Italia, che spos T ibri, e n ebbe un figlio di nome Ocno , fondatore di Mantova.

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ARTICOLO OTTAVO
LICAONE, E l SUOI FIGLIUOLI

S e nelle narrazioni mitologiche p i immaginarsi un qualche nascosto senso di umana sapienza, quella che ha per oggetto Licaone, e i suoi figliuoli, pu riguar darsi come veramente istruttiva. Ma noum eno in essa, che in tante altre presentatisi notabili variazioni: Dionigi di Alicarnasso-- dice che Licaone non ebbe che ventidue figli. 'Pausania ne nomina ventisette ; non dichiara che noi; ve ne fossero altri. La lista, che de figli di Licaone d Apollodoro , tolta evidente* m ente, dice il Clavier, da alcuno, che pretendeva che 1 Arcadia fosse la culla de Pelasghi ; e per conse guenza , aggiunge egli, della nasone greca. Quella di Pausania, secondo l u i , pi ragionevole, e non con tiene che i nomi di quelli che fondarono citt ia Arcadia. , Rispetto alla ospitalit offerta alT incognito dai figli di Licaone, Nicolao damasceno racconta la cosa con qualche differenza. Licaone , die egli, camminava sulle tracce di Pelasgo , suo padre : perci volendo insinua re a suoji sudditi l amore della giustizia, disse loro , che Giove qualche volta scendeva a lui ia sembiante di

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OSSERVAZIONI

viaggiatore per esaminare in ohe modo essi operassero. un giorno disse loro eh egli aspettava quel Dio ; e perci si mise-a preparare un sacrifizio. Avea, per quanto fama, cinquanta figliuoli di diverse donne ; ed alcuni di quelli, volendo vedere se il forestiere ca pitato fosse veramente un Dio , mescolarono insieme le carni delle vittime con quelle di un ragazzo che aveano ucciso. Ma nell istante alzossi una tremenda tempesta e rimasero fulminati tutti quelli che nella morte di quel ragafzzo avevano avuto parte. Igino racconta il fatto quasi nello stesso.mdo. Ma stando ad EratQstene , a Clemente alssandrno , e ad O vidio, Licaone medesimo fa quegli che volle provare con' questo mezzo la divinit di Give. Pausania dice , ch egli sacrific sull altare di Giove licio un fanciullo, e che sul momento fu trasformato in. un lupo. Aggiun ge poi che la trasformazione di un' uomo in lupo era avvenuta altre volte in conseguenza di siffatti sacrifizii-, e che quelli eherano stati trasformati di tale maniera, in capo a dieci anni ritorriavano ad essere uom ini, purch durante quel tempo non avessero mangiata car ne umana. Forse , dice il Clavier , i poeti aveano invntata questa favola per distogliere i Greci dall uso de sacrifizii umani, eh essi senza dubbio aveano avuti dai Fenicii: uso che i Cartaginesi conservarono sino alla distruzione della loro citt. Dice p o i, he Danao venendo dall E gitto, ove tali sacrifizii erano in orr ore, giunse sino ad un certo punto a farli cessare j ma che ci non fece che non ve ne fossero ancora in certe circostanze straordinarie , come si vede da quello che

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fece Temistocle prima della battaglia eli Salaniina. Quando gli Eruditi ti avranno chiaramente^ spiegate le origini greche , giudicheremo se i Greci avessero dai Fenicii, o dai loro maggiori l uso di questi safcrifizii, comunissimi ne tempi antichi a tutte le nazioni barba* re. Avremmo poi desiderato, che il dottissimo Anno tatore avesse osservato , che non tatti quelli che sacri ficavano uomini, ne mangiavano le'carni. Del rimanente Ertostene, ed Igino d i c o n o c h e il fanciullo sacrificato da Licaone fu Arcade ; e Clemente alessandrino per accrescere lorrore, dice che Licaone sacrific il proprio figlio. E pi probabile la tradizione seguita da Ovidio, il quale narra che Licaone sacrific un ostaggio del paese de Molossi. Si ritiene per classico il passo, in cui Apollodoro di ce che sotto il regno di Nittimo, figliuolo di Licaone, avvenne il diluvio deucalione; perciocch ne fa cono scere la vera epoca , d altronde difficile a rilevarsi dal numero delle generazioni per' essere troppa confusione nella genealogia dei discendenti di Eolo. E quanto qui riferisce Apollodoro in perfetta concordanza col nu mero delle generazioni , che pone Omero tra Sisifo pronipote di Deucalione, e Glauco, il quale si trov all* assedio di Troja. Riguardo a Callisto, se Esiodo avesse detto m ai, eh ella fosse una Ninfa, ci vorrebbe dire che quel poeta avea seguite tradizioni diverse. Ertostene , Igino , e lo Scoliaste di Germanico , la fanno d accordo figliuola di Licaon. Pausania, ed Ovidio seguono la tradizione medesima. Ma non pu

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OSSERVAZIONI

dissimularsi una variante indotta da Esiodo, pur se guito da Eratostne da Ig in o , rispetto al trasmutar mento di Callisti) in orsa. Esiodo dice eh.essa fa in tale fiera trasmutata da Diana medesima , mentre la vandosi con lei vide eh essa era incinta. Essa dopo quella trasformazione partor Arcade y e i pastori che lei presero e il suo p arto , diedero lei a L icaone. Essa qualche tempo dopo entr nel recinto del tempio di Giove licio, overa vietato lingresso tanto agli uomini, quanto agli animali. Arcade suo figliuolo, il quale dobbiam supporre che non la conoscesse sotto quella, for ma , e gli altri abitanti del paese la inseguirono per uc ciderla; e Giove mosso a piet di lei la cangi in una costellazione. P au sala ed Ovidio attribuiscono la tras formazione di Callisto in orsa a Giunone. Si veduto, che Arcade era stato sacrificato da Licaone. Igino compie la storia di Arcade dicendo, che Giove dopo avere fulminata la casa di Licaone, e lui trasformato in lupo , raccolse gli avanzi "di Arcade , lo richiam alla vita, e lo diede ad allevare ad alcuni pa stori. Cos poi con verosimigliabzfe vien d etto , che Ar cade i ammogli, ed ebbe figliuoli.

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ARTICOLO NONO
e sc u la pj

D , tre maniere si paria dagli Scrittori di Mitologia della nascita di Esculapio ; e il Glavier riguarda c ome la meno verosimile quella che Apollodoro riferisce per prima. Per da avvertire, che cosi trovavasi in alcuni scritti attribuiti ad Esiodo, e fu adottata dal poeta A* sclepiade, e da un Socrate , autore di una descrizione di Apgo. Asclepiade diceva, che Arsinoe avea avuto d Apollo Esculapio, ed una femmina chiamata Eriope. Secondo Pausania la seconda tradizione la pi vero simile; ed , che essendo venuto nel Peloponneso Flegia, la figlia di lui Cronide, stata sedotta da Apollo , partor Esculapio sul monte Mrzio ne contorni di Epidauro ; e pare che Apollodoro riferisse all incirca la cosa di questa maniera, giacch Teodoreto dice ; In quanto ad Esculapio , Apollodoro racconta eh egli era figlio di Arsinoe secondo alcuni Autori, e secondo altri di Coronide : che Coronide essendo stata secretmente violata'da Apollo , singravid r ed avendo dato alla lu ce il parto., espose il fanciullo , che fu nutrito da una cagna fino a tanto che avendolo alcuni cacciatori tro vato , lo portaron o seco, e lo diedero a Chirone il cen

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OSSERVAZIONI

tauro , che Io allev , e gl insegn la medicina. Esculapio dette i primi saggi del saper suo in Epidauro, e in Tricca } e studi i bene quest arte, e fce tanto pro gresso nella medesima, che non contento di guarire gli ammalati, si prov anche di risuscitare i morti : cosa che gli tir addsso l ira di Giove sicch lo fulmin, e lo ammazz . Se questo era nella Biblioteca d i A pollodoro , in essa oggi non trovasene che un picciol brano : il che prova che non ne abbiamo che un pic colo compendio. Secondo poi la terza tradizione pi generalmente ammessa, Coronide avea partorito Esculapio a Dozio, presso il lago Bebeide nella Tessaglia 5 e questa stata adottata da Esiodo in alcuni versi ci tati da Strabone, e dallo Scoliaste di Pindaro. Era stata adottata anche dall Autore dell Inno ad Esculapio, che passa sotto il nome di O m e r o e da Ferecide, ci tato dal suddetto Scoliaste di Pindaro. Coronide era stala promessa sposa ad Ischi, uomo di Arcadia. Pindaro,ha detto che Apollo avea incari cata Diana d uccidere Coronide 5 e Ferecide aggiunge che insieme con Coronide quella Dea uccise parecchie altre donne. Apollo uccise Ischi. Servio not che Flegia, sdegnato che Apollo avesse ammazzata sua figlia, and ad assaltare il tempio di Delfo, e lo incendi. Apollo se ne vendic uccidendo Flegia a colpi di frec ce, e lo precipit nell Inferno. Pindaro.ha fatto a Coronide una- specie di processo. Siccome, die egli, amava Apollo eontro la volont di suo padre, spos Ischi fratello di Ceneo. Lo smarrimento del suo spirito cos la trasse ad acconsentire ad un altro imeneo,

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quantunque innanzi accordato avesse i suoi favor ad Apollo, senza che il padre sapesse nulla. Ritorno ad Esculapio. , Taziano ha detto che Minerva ed Esculapio si divi sero il sangue che col dalla testa di Medusa, quando Perseo la recise. Esculapio si serv di quel sangue per sollevare gli uomini nelle loro, malattie, e Minerva per farli perire. Taziano sopra una favola fond un argo mento ispirato dal fanatismo. Il Clavier in proposito delle risurrezioni tentate da Esculapio riferisce il seguente tratto di Sesto Empirico. Gli storici dicono che Esculapio, il creatore del1 arte nostra, fu colpito da fulmine} ma non si accor dano sulla cagione del fatto. Stesicor nell E'rifilo di ce , che ci fu per avere risuscitati alcuni di quelli eh erano stati uccisi d avanti a Tebe. Poliante di Ci rene nel suo trattato della Origine degli Asclepiadi, dice che fu per aver guarite le figlie di P reto , rendute folli per lo. sdegno di Giunone. Secondo Paniasi fu perch egli avea restituita la vita a Tindaro. Stafilo nella sua. opera sopra / Arcadia dice che il motivo fu ch egli avea guarito,Ippolito quando fu rovesciato dal carro fuggendo da Trezene, come raccontano i Tra gici. Filarco nel suo ix libro dice per avere restituita la vista ai figli di Fineo, che nerano stati privati dal loro genitore, Esculapio avea intrapresa quella cura per compiacere a Cleopatra loro madre , la quale era fi gliuola di Eretteo. Finalmente Telesarco nella sua Sto ria d Argo diceva che ci era avvenuto per avere in trapreso di richiamare alla vita Orione .

53o

OSSERVAZIONI

Altri altre cagioni addussero. Ferecide citato dallo Scoliaste di Euripide dice- che Giove fulmin Esculapio perch risuscitava quelli che morivano a Delfo ; e Dio* doro Siculo dice che ci fu per compiacere a Pluton e , il quale si era querelato a Giove che Esculapio impe disse agli uomini di morire.

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ARTICOLO DECIM
ELENA, E I SUOI FRATELLI

L AUTORE di un poema intitolato Versi Ciprii,poegia che alcuni hanno attribuito ad Omero, e che si crede di Stasino di Cipro, racconta che trovandosi 1% terra troppo piena d nomini, e gli uomini senza alcun ri spetto per gU Dei, Giove, onde sollevar quella, e punir questi promosse la guerra di Tebe. M a . come quella guerra non tolse jlel mondo quanti occorreva, egli si consigli, non si sa bene se con T em i, o se con Momo , proponendo dammazzarli pi presto o coi fulmini, o coVi un diluvio. tMomo non ader a questa sentenza di Giove j ed- invece lo consigli a due cose diverse. Una fu di maritare Teti.con un m ortale, dalla quale unione avesse a nascere un uomo beUicosissimo ; laltra di far nascere una fanciulla bellissima : le quali due cose necessariamente avrebbero accesa la guerra tra i Greci:e i Barbari} e il numero degli uomini sarebb&si mi rabilmente diminuito. Seguendo Giove questo consiglio cerc di giacersi con, Nemesi ; ma questa Dea volendo conservare la sua virginit, prese tutte le forme diverse che mai pot per sottrarsi agli abbracciamenti di lui. Ecco i versi di Stasino conservatici da Ateneo :

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OSSERVAZIONI La terza che di in luce fa poi quella Meraviglia del mondo, Elena detta. Nemesi C eibe dal signor dei Numi. Ei le f violenza ; ch fuggiva Essa , e il pudor 'la ritenea dal darsi A i desir del Saturnio. E terre e mari Corse la Diva ; e mari e terre il Nume Corse; ch Amore a lui tregua non dava. Spesso in pesce tra flu tti essa guizzando Mova per sottrarvisi; e mva Spesso suW ampio continente in mille Forme cambiata.

Non ha detto il poeta in che, forfna fosse quando Giove ne god; ma probabile, dice il Clavier, che da lui traesse Apollodoro ci che in fin disse, cio eh essa si mutasse in o ca, e Giove prendesse la figura di cigno. I poeti venuti dopo Stasino vollero abbellire di pi la narrazione, e raccontarono il fatto alquanto diversamente. Essi dissero, che Giove innamoratosi.di Nemesi si trasform in cigno , e che avendo fatto prendere la 1figura di aquila a Venere, lece che questa k> inseguisse, sicch fuggendone and a ripararsi Ramnonte, luogo dell A ttica, in braccio di Nemesi, la quale avendolo accolto sul suo grembo si addorment : di che Giove non manc di approfittare secondo i spoi desiderii. notissima la tradizione , che d ad Elena per ma dre Leda ; ma tutto persuade che questa tradizione non sia stata mlto antica; e lo Scoliaste di Omero lattri buisce ai Tragici. Infatti si vede che Fi dia sulla base della statua di Nemesi a Ramnonte avea ' rappresentata Leda soltanto come nutrice di Elena. Vero che lo

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Scoliast di Germanico j seguendo il pota tragico Grate, dice che Nemesi e Leda sono la stssa c osa : ma o egli si spiegato male, come pensa il Clavier, o ha male inteso Eratostene, da cui ha tolta la citazione. Percioc ch Eratostene dice soltanto che- secondo Crate Elena era nata dell uovo che Nemesi avea fatto. Fu poi er rore pi manifesto quello dello Scoliaste di Euripide, il quale scrisse , che Leda prese la forma di Nemesi per giacersi con Giove : come fu errore dello Scoliaste di P indro, il quale cita Esiodo per dare ad intendere che Elena fosse figliuola dOceano e di Teti. Argomenta il Clavier che qdello Scoliaste abbia mal inteso Esiodo, il quale forse in alcuna delle opere o sua veramente, o d altri a lui attribuita, avesse detto che Nemesi era- fi glia di Oceano e di Teti, sebbene nella Teogonia aper tamente ha lasciato scritto ehessa era figlia della Notte. La quale congettura del Clavier non senjsa plausibile fondamento, poich Pausania attesta che, second al cune tradizioni, Nemesi era figlia di Oceano. E di Leda per che parla Stasino ne7 versi di sopra allegati; e non dubbio, che se essi non fossero trnchi vedremmo aver egli fatta menzione dell uovo, da cui sbucci Elena, parendo al Clavier, che da lui forse pren desse Orazio l idea, che esprime rimproverando.a,,chi si mette a cantare la guerra di .Troja , l incominciare dall uovo. Egli conferma la sua congettura riferendo due versi di Stasino conservatici da Clemente d Ales sandria, i quali crede che precedessero i gi citati. Essi tradotti dicono :
Fu Castore mortale, e della morte

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OSSERVAZINI

A lai tocc subir la fa ta i legge. Era per immortai Polluce il prode.

Ai quali acconciamente succede.


ha terza che di ut luce fu poi quella ecc.

Leda adunque fece sbucciare dagli uovi di Nemesi codesti tre figli; e come non dtto ch tatti e tre uscissero di un uovo solo , facilmente si argomenta che Leda ne avesse due, da uno dequali vennero Castore e Polluce, ed Elena dall altro. Ma Nemesi era quella che Giove avea fecondata; e come Giove era in figura di cigno, ed essa d oc a , non altro ch duovO potea aver figura ci eh essa avesse concepii^. A Leda adunque furono rac* comandati i due uovi di Nmesi ; e Leda li fece schiu dere. Di questa maniera conciliansi le due narrazioni. Egli per vero, come si accennato di sopra, che i Tragici venuti dopa Stasino fecero' Leda madre vera s di Castore e Polhice, s di Elena.. Lo Scoliaste di Euripide dice infatti che Leda fece due novi, dall uno de quali usc Elena, e dall altro, che avea dne germi, l uno di Giove e 1 altro di Tindaro, uscirono Polluce e Castor. Lo Scoliaste di Orario tiene che dedue uovi fatti da Leda, l uno di Giove, -e laltro di Tindaro, dal primo uscissero Polluce ed Elena, dal secondo Ca store e Cltennestra. Finalmente, secondo lo Scoliaste di Licofrone, Give dne volte erasi unito a Leda, la prima sotto la forma di una stella, concep Castore e Polluce ; la seconda stto la forma di un cigno, e fece luovo, da cui usc Elena. Ecco le varianti, che riguardano la nascita di Elena. Non minori sono quelle che riguardano altre sue avventare.

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Del ratto d Elena fatto da Teseo parla Plutarco ; ma di poi lo attribuisce ad Ida e Linceo, ai quali *pare' che inclini a credere ohe. loro fosse consegnata, da Tindaro stesso , temendo egli, che gli fosse rapita dai figli d IppOcoonfe. Essa allora non avea , stando ad Ellanico , che sette an n i, e stando a Diodoro incoio dieci. Ma il punto di s bassa et viene contraddetto da quegli Au tori, i quali hatrno narrato eh essa ebbe da Teseo una figlia; e questa tradizione, riceve una certa autorit da Pausania, il quale dice che in Argo mostravasi un tempio inalzato da Elna a Lucina quando, venendo da suoi fratelli ricondotta da Afidn, nel passare per Argo vi partor una 'figlia, data da lei ad allevare a Olitennestra gi maritata ad Agamennone. Quella figlia da Pausania medesimo, sulla fede di Stesicoro, di Eufbrione, e di Alessandro di- Plenrone, vuoisi essere stata Ifigenia.. Antonino Liberale siegue la medesima tradizione sulle tracce di Nicandro. Elena fu data in' isposa a Menelao, a cui fece una figlia, di nome Ermione, e un maschio, che fu Nico strato, da altri detto Moirafio. Cos scrisse Esiodo: cos conferm Sofocle ove nella Elettra-fa dire a Gii tennestra, che^avenda Menelao due figli, questi Agamen none dovea sacrificare per lek Ibro m adre, se tanto oc correva , e non la figlia propria. Siccome poi i Lacede moni prestavano culto a due figli di Menelao, cio a Nicostrato gi mentovato , e ad Etiolante, pare che Elena gli avesse partorito anche questo. Quelli che ritengono la tradizione riguardante la convivenza di Elena con Teseo, concludono che 'Elena dovea essere

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OSSERVAZINI

vecchia quando Paride la rap. Ma generata, siccome si dett, s miracolosamente d Giove, convrr dire che non fosse soggetta ad invecchiare. Si dica anzi che essa.partor Paride quattro figliuoli. . I fratelli di Elena ebbero mogli, e figli. Lo Scoliaste di Licofrone dice: che Polluce spos Febe , e n ebbe Miiesilo ed Asino. Castore spos Ilaria, che gli diede due figli ach1essa ; e furono Anogone, detto anche Ab assi, ed Auloto. Qualche particlarit, che vien no tata dagli Scrittori risptto alla baruffa nata tra i figli di Afareo , e i Tindaridi, fa vedere i costumi di quei tempi eroici. Teocrito racconta che avendo i Tindaridi rapite le figliuole di Leucippe, promesse.ai figli di Afareo, que sti siimoissero ad inseguirli; e che. avendoli raggiunti, si pattu che la querela sarebbe st&ta decisa fra ambe le parti con un combattimento tra Castore e Linceo soli. Ma avendo Castore ucciso Linceo, Ida volle ven dicare il fratello ; e Giove lo fulmin. La stessa cosa pare essre stata creduta da Licofrone, il qual dice che i Dioscuri rapirpno le figliuole di Leucippe non avendo con che procurarsele c oi regali eh1 erano d uso; e lo Scoliaste di Lieofroiie soggiunge, che avendo Ida e Lin ceo rinfacciata loro in questo proposito avarizia, essi andarono a portar via i buoi di Afareo per farne pre sente a Leucippe. E da. ci nacque la baruffa. Lo Scoliaste di Pindaro racconta assai diversamente la cosa. Egli suppone che i Tindaridi rapissero le figliuole di Leucippe nel banchetto stesso nuziale, a cui erano stati invitati. Non narra Ovidio questa particolarit; ma

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per attribuisce linimicizia nata al ratto di quelle fan ciulle: Igino siegue unaltra tradizione. Febe era sacer dotessa di Minerva, e Ilaria sacerdotessa di Diana : en trambe poi promesse spose a Id a , e a Linceo. I Dioscuri innamoratisi di esse, le rapirono: i figliuoli di. Afreo presero le armi per farsele restituire : si venne alle mani; e Castore uccise Ida. Linceo volle dar sepoltura al fratello, e Castore vi si oppose : per lo che irritato Ida uccise di un colpo di spada Castore. Polluce so praggiunto uccise Ida.' Lo Scoliaste di Pindaro osser va che Apollodoro ha seguito Stasino ; e da quanto appare dai Versi Ciprii, di cui rimane un estratto/nel 1 7 8 6 pubblicato in Gottinga, Ida e Linceo sorpresero Castore e Polluce nell atto che questi rubavano i loro buoi : Castore fu ucciso da Id a , e Polluce ammazz Ida e Linceo. Ma non p a re , eli# pesto succedesse sul fatto ; bens qualche tempo dopo , e per mezzo di una imboscata. Cos insinuano lo Scoliaste di Licofrone, e quello di Pindaro; e ad una imboscata alludono cer tamente i seguenti versi:
Linceo superbo de*suoi pi volanti I l Taigete sali tosto ; e da lt alta Cima del monte collo sguardo scorse V isola tutta quanta, eh era seggio Del Tantalide Pelop*. V acuto Occhio mostragli attor di cava quercia I l capace recesso ; ed ivi starsi Castore di cavalli domatore, E il -pr Polluce . . . .

La stessa cosa espone Pindaro. Linceo, die egli f avenArOLLOOO!IO v


33

338

OSSERVAZIONI

doli dall alto del monte Taigete esplorati, vide Castore assiso entro la cavit del tronco di una quercia : era egli fra mortali 1 uomo che avea pi acuta vista. Cor sero immantinente addosso a lui ; e Ida lo uccise. Ma Polluce che sopravvenne , si pose ad inseguirli. Giunti che furono alla tomba del loro genitore, si rivolsero indietro, e gli lanciarono contro la statua di Plutone, collocata sulla tomba. Essa per non rovesci Polluce, il quale trapass con un dardo Linceo ; e Giove ful min Ida. Ad Onta di Una tradizione si ben fondata,' Igino, e lo Scoliaste di,Germanico espongono in altra maniera il fatto. Essi dicono che Castore fu ucciso presso Afid ne, citt dell A ttica, in una battaglia contro gli Ate niesi ; ma essi hanno confusa Afidne, citt dell Attica, ove Teseo avea depositata E lena, con altra citt del nome stesso , eh era situata in Laconia, e presso la quale Ovidio suppone che'Castore fosse ucciso, e con lui lo suppone Avieno. Quest ultimai citt , secondo Stefano di Bizanzio, era il luogo natale delle figliuole di Leucippe. Questo avvenimento, stando ai Versi Gp rii , succedette qualche tempo dpo il ratto di Elena fatto da P aride, poich essa presso Omero si mostra inquieta non vedendo i suoi fratelli tra i capi dell eser cito greco. Il che prova, almeno in senso di Omero, eh essi non erano morti quando Paride lavea condotta a Troja. Q uelli, che supposero Castore e Polluce tra gli Argonauti, prescindendo da tutt altro , verrebbero a confermare la vecchiaja di Elena, quando pure chia mata da Priamo a dirgli i nomi degli evoi dell esercito

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33g

greco, apparve di s mirabile bellezza ai vecchioni Trojani, che quasi perdonarono a Paride e a lei tutte le disgrazie del loro paese. I Dioscur furono collocati fra gli Dei quarant anni dopo il loro combattimento coi figli di Afareo. Cos at testa Pausania ; e Clemente alessandrino mette questa loro apoteosi lanno cinquantesimo terzo dopo la morte d Ercole. I.Greci li confusero cogli antichi Dioscuri, o Cabiri di Samotracia. Ma che non hanno confuso i Greci ?

34 o

OSSERVAZIONI

ARTICOLO UNDECIMO
ANTICHIT TROIANE

O m ero ha detto assai poco di Dardano. Noi abbiamo notizie pi copiose di lui, e. della sua stirpe da un poeta ciclico di nome : Artino , che cant in cinque libri le imprese di Meni none ito in soccorso de T rojani, ed ucciso da Achille. Egli incomincia dal dire che Atlante fu un re di Arcadia,.il quale ebbe sette figlie, chiamate le Plejadi. Da E lettra, la quale era una di quelle, e da Giove, nacquero Dardano, e Iasione. Dardano spos Crise , figlia di Pallante ; e n ebbe due figli, Dimante e Ideo. Essendo venuta una grande inondazione nelle pianure di Arcadia, e dalle montagne non potendosi trarre quanto occorreva al sostentamento di tutto il popolo, mentre Dimante rimase ivi con una porzione di abitanti, Dardano , e Jasione coll altra porzione ne partirono, ssendo andati nell isola di Samotracia. Non era paese gran fatto fertile nemmeno questo : laonde vi si ferm bens Jasione con parte di quelli che erano partiti di Arcadia; ma Dardano cogli altri pass in Asia. Dardano veniva ad essere posteriore a Pallante di una generazione, e ne avea sposata la figlia; e da Dardano ad Ettore e ad Enea passarono sette genera-

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jskmi. Dardano dunque era arcade, e perci i Trojani discesi da lui erano Pelasghi di origine : nel che con. .sentono O m ero, e quanti altri cantarono l assedio di Troja: tanto pi che tatti supposero avere avuto i Tr o jani )e stesse.divinit, e gli stessi nomi d uomini, che i Greci avevano. Il Clavier non dubita punto che non avessero anche la medesima lingua. Ma, per quanto ap parisce , tutto fondato sul non avere noi avuto altri scrittori de fatti trojani che i G reci, ambiziosi di usur parsi 1 onore di tutte le cose. I Trojani abitatri di una contrada 4* Frigia, al tempo, di Laomedonte, e 1 di Priamo legati col grande imperio dell Asia , emuli naturalmente de Greci, i quali incominciavano a prenr dere stato di civilt, e di forza, non potevano essere in quel consenso, che il Clavier s immagina. Ma que sta quistione, la quale vorrebbe pi lungo ragionamento^ non appartiene al presente proposito. Checch adunque sia di ci, e,tenendo conto delle tradizioni greche, di remo , che la passata di Dardano in Asia mentovata anche da Licofrone : il quale dice essere stato Dardano obbligato ad abbandonare la Samotracia per cagione d un diluvio col sopragginto. D questo diluvio parla il poeta Istro, cftato da Eustazio sulla fede di Dionigi Periegeta : il qual diluvio aprii lo Stretto dell Ellesponto , separ l Europa dall Asia, d inond la Samotracia. Ma giustamente not Diodoro Siculo, che un tale dilu vio era stato anteriore da m i a Dardano. Esso quello, per cui le acque del Ponto Eussina si aprirono un pas saggio nel Mediterraneo ; e dalla violenta caduta delle quali venne in A$ia la separazione del Mar Caspio, che
A pollodoro

*23

543

OSSERVAZIONI

prima non era che un mare solo collEussino. Pallas ne ha vedute le tracce ancora sussistenti. Dardano trov regnare sul paese Teucro, e simparent con lui sposandone una figlia, per tede maniera apren dosi ;una via al regno, come abbiamo veduto presso Apol lodoro avere fatto altri a tempi eroici. .Lo, S coliaste di Licofrone, e Servio, e con essi lAutore della stirpe di A li-* gusto, che si crede Messala Corvino, dicono th Teucro era andato in Asia partendo da Creta. Siccome per Ser vio, sullautorit di Trogo Pompeo dice che Scamandro, essendo Creta in preda a'ila fame, era passato in Frigia con un terzo degli abitanti delT isola, uopo supporre onde averlo coerente, che Teucro, figliuolo di Scamndro, nome dato poi aduno defiumi della Troade,fosse in quel passaggio in compagnia >di suo padre. Le parti colarit di quella passata deCretesi sono, che loracolo avea detto loro che avessero a stabilirsi nel paese in cui di notte fossero stati assaliti dagli abitanti della terra. Giunti .dunque in Frigia i sorci di notte rosero le. corde delor archi, e le pelli de loro scudi: il che Scaman dro interpretato avenda per quello che 1 oracolo avea predetto, fabbric una citt a piedi del monte Ida. Qualehe tempo dopo ebbe guerra coi Bebrici, popolo vicino alla stazione prescelta, e ne riport vittoria; ma caduto nel fiume non ricomparve pi; e fu .per questo che ne rimase il nome a quel fiume. Alcuni hanno supposto che Teucro solo fosse quello che sulla scorta dell oracolo accennato condusse in Asia quella c olonia. Ci poco importa rispetto alla sostanza della cosa. Q uello, che forse pu importare si , che

A LIA BIBLIOTECA DI APOLLODORO

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Fanedemo, il quale ve scrtto' sulle Antichit attiche , secondo che Dionigi di Alicamasso riferisce, avea detto che Teucro era nato nell Attica; e gli Ateniesi cerca vano di p r ovari facendo osservare che il primo re dei Trojani avea nome Erittonio, come Erittonio chiamssi il primo re dell Attica. L fona del quale argomento esti mer chi legge. La figlia intnto, che Teucro diede in moglie a D ardano, e che Apollodoro dice avere avuto nome Bala, da Ellenico, secondo che Stefano di Bizari?io attesta, chiamavasi Ariste, e poco ne diversifica il nome Cefalione. H che potrebbe far credere che questo se condo nqme fosse una traduzione del primo ; e perci diversa la .lingua de due paesi contro 1 opinione del Clayier, la quale con pi fondate conghiettur potrebbesi facilmente impugnare. . Una delle pi celebrate narrazioni mitologiche trojane si quella che riguarda il ratto di Ganimede; e se vi fosse argomento, cfce potesse prvare 1 origine greca della dinastia Jrojana , sarebbe forse questo ratto , e il consorzio di Anchise con Venre. E noto, che Ebe fu privata dell officio di coppiere degli Dei perch nel1 atto di versar loro la divina bevanda si lanci cadere, e scandlezz tutti i Numi per quello che ad essa videro nell atto di quella caduta. In quanto poi all avventura di Anchise, si disse che Giove avea fatto che Venere s innamorasse ,di un uomo mortale onde mortificarla delle beffe che si faceva degli Dei sopra simili fatti. Ve nere ebbe da Anchise Enea; e lAutore dellinno a quella Dea parla di un secondo figliuolo detto; Apollodoro, di cui per-nessun altro ha fatta menzione. Bens comune

5W

OSSERVAZIONI

la iatn della celebriti dei Dardanidi In materia di bel lezza. Percio cch oltre Ganimede fatto da Giove tras* portare in Cielo per la sua bellezza, per lo stesso titolo furono amati da Dee Jasione, Anchise e Tritone ^ e bel lissimo fu Paride. Egli assai probabile che i Trojani non sapessero nulla di tante cose che intorno ad essi gli Scrittori greci favoleggiarono. Ma avendo gli Scrittori stessi riguardata la dinastia dei Dardanidi come proveniente dal loro paese, e di sangue greco, facilmente profusero anche a quella le invenzioni mitologiche. Una distintissima quella delP amore di Aurora per Titone. Essa domand per lui a Giove limmortalit; e Giove la compiacque. Ma essa si dimentic domandargli nel tempo stsso che Titone si conservasse giovine; Egli invecchi a modo, che non gli rimtse pi altra forza che quella della voce: sicch Aurora fu costretta a chiuderlo in Una camera di cristallo, conforme ha detto lAutore dellinno a Venere. Lo Sco liaste di Licofrone aggiunge che Io mut in una cicala: partito anche migliore del primo. E mitologi^ e storia dei Dardanidi sono poi ripiene di varianti al pari delle greche. Omero dice di Ecuba, eh essa era figliuola di Dimante; ed Euripide le d per padre. Cis$eo. Si detto, che Paride avea sposata Er mione'; ed Eforo, citato da .Stefano di Bizanzio, disse, che Paride avea sposata Arisbe, figlia di Merope. La distruzione di Troja ha aperto/un campo vastis simo agli Scrittori greci per accumulare ogni , sorta di casi sulle stesse persone differentissimi. Sempirebbero grossi volumi volendo riferire la massa immensa delle

ALLA BIBLIOTECA DI APOLLODORO

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contraddizioni e assurdit, di cui e poeti e storici hanno ripieni i loro scritti. Questo stato lavoro singolarmente de tempi corsi ira quellepoca s famosa, e il secolo di Pericle. Fu in questo intervallo che si raccolsero, e si alterarono le antiche tradizioni; e molte se ne crearono anche a capriccio. Poche poi sono le storie, che non abbiano il loro principio fondato sopra alcuna di codeste favole. Esse penetrarono in occidente, e le croniche del medio evo ne sono una prova.

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OSSERVAZIONI

ARTICOLO DUODECIMO
TETI, PELEO, ACHILLE

A chille f u , si direbbe, il talismano trem endo, per cui Troja venne ruinata. Pindaro racconta che Temi avea predetto che se Teti fosse diveduta sposa di Gio v e , o di NettunnQ, essa avrebbe partorito un figliuolo pi potente di suo padre, e che inventerebbe unarma pi formidabile della folgore, e del tridente. Predizione simile fu messa in bocca anche a Prometeo nella trage dia dEschilo, dicendo Igino, che come pel supplizio, a cui egli era condannato, non poteva dormire, avea udito le Parche parlare di ci. Giove adunque deliber di dar Teti in isposa a Peleo. Uno Scoliaste per, che lHeyne ha pubblicato, seguendo, una tradizione di Menalippide, ha detto che Giove, quando la diede a Pelea, sera gia ciuto con lei , e eh essa era gi incinta di Achille. Mille racconti diversi furono fatti sul matrimonio di Pelo e di Teti, Ferecide per non parlava delle tante trasformazioni, che di lei si riferiscono ; e lo Scoliaste di Licofrone dice positivamente eh egli la mise sul suo carro , e la condusse a Far sala, e di l in una citt chiamata Fetidio. Stafilo diceva che Chirone, versatis simo nell astronomia , volendo illustrare Peleo, annun

ALLA BIBLIO T ECA DI APOLLODORO

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ci che Giove dovea dargli Teti per moglie, e che gli Dei sarebbero intervenuti alle sue nozze in mezzo alle procelle e al tuono. Essendosi sparsa questa fama, egli fece venire secretamente Filomela, figliuola di A ttore, ed avendo preveduto lo scoppio di una tempesta , prese quel momento per celebrare il matrimonio. Ma 1 espo sizione di Stafilo non bastava ai Greci immaginosi. Si olle che gli Dei fossero intervenuti Veramente a quelle nozze ; e Tolomeo Efestione ci ha lasciata la lista dei regali fatti in quella occasione a Peleo. Giove gh diede . le ali appartenute ad Arce, sorella d Inde, la quale es sendosi posta dal partito dei Titani nella guerra che questi fecero agli. Dei, era stata precipitata nel Tartaro. Vulcano gli regal una spada ; Venere gli diede una coppa d o ro , sulla quale 'era scolpito, l Amore ; Net tunno gli don i cavalli Xanto e Balio; Giunone un m anto; Minerva un flauto, e Nereo una scatoletta piena del sale, che usano gli Dei, il quale ha la mirabil virt di eccitar lappetito e di &r digerire immantinente quanto si mangiato. LAutore del poema d Egimio, citato dallo Scoliaste di Apollonio di Rodi, dice che Teti partor Peleo pa recchi figli, e che essa all istante li gittava in una caldaja d acqua bollente per provare se fossero mortali. N e avea gi fatti perire parecchi di questa maniera: ma Peleo non soffr pi a lungo tal cosa; ed imped che cos iacesse di Achille, dicendole anche gravissime ingiurie. Essa se ne indispett, e lo abbandon. Achille, secondo Tolomeo Efestione, era il settimo figlio parto rito da Teti. '

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0S8ERVAZIQNI

. Pindaro , Apollonio. di Rodi,, S taiio , ed altri, hanno parlato della educazione di Achille, Omero non dice punto che Chirone lo ammaestrasse ; ed anzi in modo il pi. poitivo asserisce che Teti medesima lo aveva edu cato : fatto che prova non avere essa abbandonato Pe leo , dice opportunamente il Clavier, come i pi mon derai poeti aveano sparso. : Peleo avea fatte parecchie im presi, e quella di Jlce si dice da Pindaro fatta senza il soccorso di veruna persona, al contrario di quanto riferisce Apollodoro^ Ma sta contro Pindaro il suo Scoliaste, il quale confer ma coll autorit di Ferecide , che Peleo la intraprese in compagnia di Jasne, e dei Tindaridi. Nicolao dama sceno dice la stessa cosa. Forse fece sua anche la ven detta , che contro la famiglia di Pelia avea a prendere Jasone. > , Pausania ha espressamente dichiarato ch il fravestinento d Achille, e il suo soggiorno in Sciro^ sono in venzioni depoeti posteriori ad Omero, poich questi parla di Sciro come di unisola conquistata da Achille, e dice che vi avea presa I fi, la quale avea poi donata a Pa troclo. Ne Ferii Ciprii, altrove citati, vien narrato qualmente .due spedizioni i Greci fecero a Troja ; che nella prima sbarcarono nella M isia, da essi creduta la Troade, e furono respinti da Telefi): ritornando poi una tempesta li disperse; ed Achille approd a Sciro, dove spos Deidamia. Lo Scoliaste di Ombro dice, eh egli fece quella spedizione a Sciro nel tempo in cui i Greci andavansi radunando, in Aulideper la spedizione contro Troja. Quellisola era stala popolata dai Dolopi, sudditi

ALLA BIBLIOTECA DI APOLLODORO

34g

di Peleo i quali si erano a lui ribellati. Achille adunque and col per assalirli j e ridurli al dovere. Lo stesso Scoliaste aggiunge che la guerra di T ro ja, compreso il tempo impiegato npreparativi, dur vent.anni; e che di tale maniera Neottoleino poteva avere diciot^o anni quando si rec a quell assedio. Nelle storie di D itti , e di Darete si sono dette parecchie cose, che posson ap poggiare e chiarire quanto espone questo Scoliaste. La tradizione da Apollodoro seguita d invenzione depoeti tragici, che secondo lui son i poeti moderni. Gli amori di Achille con Deidamja sono stati celebrati da Bione, da Ovidio , e da Stazio. Apollodoro nel raccontare 1 avventura di Fenice ha pur seguiti i poeti tragici, non badando a quanto ne avesse detto Omero. In questo poeta Fenice medesimo narra la cosa pi semplicemente e pi naturalmente. Suo patire Amintore amava una fanciulla, che volea fare sua concubina, trascurando intanto la moglie , eh era la madre d esso Fenice. Or questa per vendicarsi del torto che riceveva , preg il figlio a trovar modo d ot tenere prima di suo padre i favori della giovinetta, spe rando che cos essa avrebbe'preso in avversione il vec chio. Fenice non ebbe a far molta fatica per riuscire. Ma silo padre Se ne sdegn tanto , che lo maled, e gl imprec che mai non avesse figliuoli^ e la impreca zione ebbe leffetto. - Euripide trasse di qui 1 argomento di una sua trage dia, nella quale per prese a dipingere Fenice virtuoso, poich suppone ch rispettasse i disegni di suo padre. Il Glavier congettura che Apollodor traesse il suo rac-

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OSSER. ALLA BIBLlTEGA DI APOLLODORO

conto da quella tragedia di Euripide ; cio la calunnia della donna, e la maniera, con cui suo padre ingannato lo pun. Lo stesso Clavier nota qui una lacuna, perch quantunque molte cose intorno ad Achille Apollodoro possa avere esposte sul fine del libro, che a noi manca, pare a lui che qui avesse probabilmente -parlato della morte di Peleo. Ma egli an che vero, che Apollodoro non ha detto tutto ci che appartiene ai fatti de pi . distinti personaggi, de quali p|rla. Del rimanente Euripide dice che .dopo la morte di Achille Acasto , figliuolo di Pelia , cacci de suoi Stati Peleo, il quale and a rifugiarsi nellEpiro pressNeottolemo, suo nipote. Lo Scoliaste di Pindaro, seguendo Callimaco narra, che Peleo fini tristamente i suoi giorni nell isola di C. Le ulteriori particolarit possono ve dersi nel lib. V i , di Ditti Cretese , a cui rimandiamo i curiosi. CONCLUSIONE. Le variazioni mitologiche de Greci rimangono eviden temente comprovate fino alla meraviglia. Q u este varia* zioni poi provano assai oscuri i principn delle medesime, e di tutt altra origine che greca.

L ED ITO RE.

Z j eruditissimo T ommaso G ale , che molto studio impieg sopra g li Scrit tori di cose mitologiche, immagin al cune Tavole genealogiche, nelle quali ordinatamente espose le progenie de gl Iddi e degli E roi, secondo che quegli Scrittori, ed Apollodoro spe zialmente le indicarono. U Heyne di poi rettific codeste Tavole , e le ag giunse nella edizione , eh' egli fece della Biblioteca di Apollodoro. Esse non possono non essere comodissime per chiunque si applichi alla lettura depoeti greci, e latini, ed anche no s tr i, i quali, si spesso alludono agli Iddii ed agli Eroi della Mitologia.

P er questa considerazione ne ho ornata -la mia edizione, sicuro che ne sar commendato dagli amatori d i questi studii.

TAVOLE GENEALOGICHE
D EG DEI E DEGLI EROI
OStJ.

L ORO

S T I R P I

COME APPAIONO IN APOLLODORO *

TA V O L A

PR IM A

DEI
U ran o e T kixckb lb. / , c. i.

I
Cek t imni

J . * L Briareo g ( Arge
Gige ] Sterope Cottone ( Bronte

decano

Ceo Rea -C ro n o 1Tesifone ( v. tav. 9 ) W (I Iperone [Megera jTemi-G/ofa Crio Japeto |MnemosineGiove Crono , (v. tav. a) S ( v. tav. 5)

Teti-Oceano f .Lletto

Febe

D i o~Giove

( ib.)

T ia ( v.ta v. a ) * I nom i stam pati in corsivo indicano le persone che p e r m atrim onii e d affinit vennero innestate n elle stirp i rispettive . a3

p OLLODOO

354
TAVOLA
T

TAVOLE GENEALOGICHE
SECONDA

I T A N I, lib. / , cap. a.
i)

Oceano T e t i ( Tra esse Asia, Stige, OcEANiDij Elettra, Dori, Euri( nome, Amfiro, Meti.

a) Ceo -F e b e

Asteria

Latona-CH'e ( v. tav. 5 )

3 ) Ip E M O N E -IY a

J Eo I

A Sole

Luna

4) Q&io-Euribia figlia di Ponto

Astreo-b

Pallante-5 Uge

J , Perse-Asteria
Ecate

Venti

gli Astri

Nice Crato Zelo Bia 5) i muto-A sia figlia di Oceano


Menezio

Atlante (v. t. i 3 ) Prometeo Epimeteo [ da Pandora Deucalione-ftrra Ellene ( v. tav. 8 ) Amfizione

(v. tav. 18 )
6) C ro n o -i.* Rea sua s o re lla ; a .4 Filira I d a cui

Vetta

Cerere Giunone Plutone Nettunno Giove Chirone da Giove | (v. tav. 6) (v. tav. 5) | Vulcano Proserpina

DEGLI DEI E DEGLI EROI

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356

TAVOLE GENEALOGICHE

TAVOLA

QUINTA

Apollo

Diana ( v. tav. 3 ) DEGLI DEI E DEGLI EROI


357

i)

d i Taigete

Lacedemone ( v . tav. 16)

558

TAVOLE GENEALOGICHE
TA V O LA SESTA

STIRPE DI NETT UNNO di Amtitbite, figlia di Oceano Trtone di Oto di Agenore


L i b ia

Rode sposata al Sole


I f im e d i a ,

figlia di Triope sposala ad Aloeo

Efialte, detti gli Aloidi

I
Belo (v. tav. io ) d I p p o t oe , figlia di Mestore Proteo

I
Poligono
d i M edusa

Telegono

Pegaso

Crisaore Enee Anteo

Alebio Dercino di
L is ia n a s s a

, figliai di Epafo

Busirde di
A s tifa le a

Euripilo di Eunto
M o lio n e

, sposa di Attore (*) Cteato ( v. tav. 9 )

0 Cost deesi sem pre leggere n el testo d 'Apollodoro-

DEGLI DEI E DEGLI EROI

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TAVOLA

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36o

TAVOLE GENEALO G ICHE


TA VOLA. O TTAVA

Ei&enh-Orseide ninfa Doro da cui detti i Dorii Santippe-JYeurone (v .ta v . 9 ) Xuto-Creusa | (v.tav.iS) Acheo | da lui gli Achei
TA VO LA
1

Eolo (v. tav. 8 a)

Jone j

Diomedear-Dejone (v.ta v. 8 c ) da lui detti i Jonii

O TTAVA a)

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EoLO-JShanefe 1
| [ Canace, Alcione, PiFemminei sidke, Calice, Pe( rimede
O T T A V A t>)

Creteo, Sisifo , Atamante, Salmoneo, Dejone, Magnete, Periere


TA V O LA

FIGLIUOLE DI EOLO i) Perimede-^cAe/oo Ippodamante Oreste

a) Pisidice-J/in/one ' Anlifo Attore Eurizione Antigono-Pe&o (p. tav. >3) 3) Alcione-Ceice

DEGLI DEI E DEGLI EROI


4) Cm&ce-Nettunno
1

56i

Opleo

Nereo

Epopeo

Aloeo-Ifimedia
gli Aloidi ( v. tav. 4 )

Triope Ifimedia sposa di Aloeo

5) Calice-ffZi'o ( v. tav. 5 )

Endimione ( v. tav. g )
TA VO LA O T T A V A c)

FIGLIUOLI DI EOLO

i ) A ta m a jn te da Nefele

da Ino

da Temisto

Frisso Elle Learco Mehcerte Leuco Eritno beheneo Ptoo Atalanta 2) Sisieo-Merope figlia di Atlante Glauco-Eurimeda Bellerofonte-Ftfonoe figlia di J obate
3 ) D e j o n e -Diomedea

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figlia di Xuto

Aateropea

Eneto

Attore di Egina figlia di Asopo Menezio di Stenele figlia di Acasto Patroclo

Filaco | Ificlo Podarce

GelaiQ-PrOcri ( v. tav. 18, 5 )

A e o iio D o iio

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TAVOLE GENEALOGICHE

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TAVO LA

TAVOLE GENEALOGICHE
O TTAVA d )

PROGENIE

DI

TALAO

i) Adrasto-Amfilea di Pronatte Argia sposa di Polinice {v. tav. 11 ) Deifile sposa di Tideo Egialea sposa di Diomede a) Partenopeo Promaco
3) Pronatte

Egialeo

Gianppo

(v.tav.ge)

Licurgo 4) Mecisteo Eurialo


5) Aristomaco

Amfitea sposa di Adrasto

6) Erifile-jmfiarao 8) Cercafo Ormeno Amintore . Fenice Evenione Euripilo ,

DEGLI DEI E DEGLI EROI


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366

T AYOLB GENEAL OGICHE


TAVO LA NONA b )

Caudonb-&&z di Amiteone
Epicaste-^genore ( v. tav. 9 a )
TA VO LA

Protogeaea-M arte

O stia
NON A c)

Evrao-. . . .
Marpessft-Mz di Afareo ( v. tav. l i ) Cleopatra-.Wiflgit> ( v. tav. 9 e )
TA V O LA BONA d)

T e s t i o-Euritemide

( v. tav. 9 a )

Altea-Eneo Leda Iperme- Ificlo Eyippo Plessippo Eunpilo ( v. tav. 9 e ) sposa di stra Tindaro (v .t.H )
TA VO LA
E n e o - i.*

NONA e)

Altea (v. tav. get)


Meleagro che spos Cleopatra ( v-tav.gc)

Tosseo

Tireo

Climeno

Gorge Dejanira sposa di sposa di Andremone . Ercole ( v.tav. 10d)

a.* Peribea d Ipponoo

Diomede

DEGLI DEI E DEGLI EROI


TA V O LA NO N A f )

367

. M si*.viO -Ifianassa. una delle Pretidi

diAmitaone (v. tav. 8 c) Abante Lisitnache Teodamante


Manzio

Oicle Amfiarao-h//e di Talao Alcmeone-1.1 Arsinoe Amfiloco di Fegeo a* Callirroe'di Acheloo

di
(v. tav. 8 c)

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TAVOLE GENEALOGICHE
TAVO LA DECIMA

STIRPE

D I N A C O

OcEAWO-TTsr/

Inaco-Melia. figlia di Oceano

I
Foraneo-Laodice Api

Egialeo

.1

NioLe di Giove Pelasgo (v. tav. 12) Criaso

Argo-Evadne
Eiaso Agenore Argo Panopta-ZsmeMe di Asppo Jaso Io -Giove Pirttnto pidauio

Epafo-Mem/i di Nilo

Lbia-Nettunno

Lianassa-/Veuno Businde I Amfidamante

____ !____[ |
Agenore Belo ( v. tav. i i ) (v.tav. io a)

B i.;

DEGLI DEI DEGLI EROI


T V O L A DECISIA fl)

36p

BELO-Anchinpe figlia diNilo.( v. tav i o )


Egitto I figli 5 o fra questi Danao | (Ced o Fineo) secondo Euripide figlie 5 o fra queste

| Abante-Ooafea Nauplio-C/tmene di Catreo * di Man| tineo -j----------- j---------- j~ | j Palamede Eace Nausimedonte AcTtso-Euridi- Preto ce di (p. tav. i o c) Lace demo ne Danae-Giove Perseo

hinceo-Iperme| stra

Amimone-JVettunno

A polvodoro

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TAVOLE filtiS X LOGICHE

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DEGLI DEI E DEGLI EROI


TA VO LA DECIM A c)

371

P * e t o-Antea o Stenobea

________ fratello di Acrisio | Lisippe Ifianassa sposata sposata a Biante &Melampo Ifinoe

_______ _____ Megapente | Anassagora Alettore Ifi. Ipponoo Capaneo-JExwir j~ Laodice sposata ad Stenelo

________ ! _______
j Evadne sposata a

I ne

Eteoclo

Capaneo

Ipponoo

372
TAVO LA

TAVOLE GENEALOGICHE
DECI U d )

E R G O L E i) Da Megara figlia di Creonte Tenmaco

Creontiade

T T

Deicoonte

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r i. Dejone

a) Da Dejaaira figlia di Eneo Ilio Cleodeo Aristomaco Cresfonte Aristodemo I da Merope da Argia tre figli, ebbe due figli, f- di Auterione e Irneto cd Epito per terzo ebbe Euristene sposata a detto Egisto e Prode Deifonte
3) Da Astioche figlia di Fila

Ctesippo

Gleno

Oneite

. I Temeno

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Tlepolemo
4) Dalle 5 o figlie di Testio 5 o figli 5) Da Omfale

Agelao da cui procedette la stirpe di Creso 6) Da Calciope figlia di Euripilo Tessalo 7) Da Epicaste figlia di Augia Testalo

DEGLI DEI E DEGLI EROI 8) Da Partenope figlia di Stimfalo Evere 9) Da Auge figlia di Aleo Telefo 10) Da Astidamia figlia di Amintore
Cteslppo

373

11) Da Autonoe figlia di Pireo Palemone

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TAVOLE GENEALOGICHE

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f . Minosse dalla ninfa Paria ebbe quattro figli : d a Dessitea Eussanzio.

DE GL I , DM E DEGL I EROI ' .2 2 2 ^3* 8 3 An tigone

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TAVOLE GENEALOGICHE
TA V O LA UN DECIM A b )
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uno de cinque Sparti

Nitteo Lieo-Dirce Antiope di Giove


1

Zeto spos Tebe Amnone-iVwie figlia di Tantalo

DEGLI DEI E DEGLI EROI

5 TA V O LA

DUODECIMA

Pjn-ASG a-Melibea

figlio di Giove I figlia di Oceano e di Niobe ( Licaone


5 figli, ira quali Nittimo e Callisto-Giope*

Arcade-Lea/iira Elato-Laodicc di Cinira Stimfalo Partenope Pereo Affida

* Altrimenti Arcade di Giove Amfidamante

L icurgo
Anceo

Agapenore Slenebea sposata a Preto ( v. tav. io c)

i (v.tav. io d ) Neera Autonoe Aleo-iVccm di


Pereo Auge da Ercole ebbe Telefo. Poi sposa di Teutrante Cefeo Venti figli e Sterope Anceo Agapenore Epoco

Licurgo-Cleofile o Eurinome

Amfidamante Jaso-Climene di Minia Milanione Antimache Atalanta spos sposa I Atalanta ad Euristeo Partenopeo

(v. tav. io )

378
TAVO LA

TAVOLE GENEALOGICHE
DECIM ATERZA

ATIiANTB-J%ya
figlio di | Japeto I Sette Atlantidi o Plejadi i) Sterope sposata ad Enomao 2) Merope sposata a Sisifo
3) Celeno di Nettunno

Lieo
4) Alcione di Nettunno

Etusa di Apollo Eleuteria

Ireo.-Clonia | | Nitteo-Po/so Lieo Antiope di Giove Zeto

Iperenore

Amfione

5) Maja di Giove

Mercurio ' 6} T aigete di Giove Lacedemone ( v. tav. >4 )

j) Elettra di Giove
Iasione

Dardano

DKGLI DEI E DEGLI EROI

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Euridice sposata a d Acrisio

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TA V O LA

TAVOLE GENEALOGICHE
DECIKTAQUINTA

STIRPE DI DARDANO

GtovB-Elettra figlia di Atlante


Jasione Dardano-JBatea figlia di Teu' ero nipote di Scamandro e della ninfa Idea

Ilo

E rittonio--^s<(oc/ie figlia di Simoente Tr oe-Callirroe di Scamandro

Ilo-Euridice figlia Assaraco-Jeromneme Ganimede Cleopatra di Adrasto I figlia di I Simoente

onle-Strimo
di Scamandr

Capi-Temide figlia d Ilo


| Anchise da Venere

Enea

Liro

T itone-^ura- Lampone Clizio Icetaone Podarce Esione Cilla Astio| ra altrim. chebbe che | j Priamo da Emazione Memnone Telamone Teucro E da Clibe Bucalione.

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DEGLI DEI E D E G EROI

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PaikMO-i.*jirisbe figlia di Merope

Esaco-Aslerope figlia di Cebreno

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TA.VOLE GENEALOGICHE

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384
TA FPL A

TAVOLE GE NEALOGICHE
D ECIM OTTA V A

CecnorB-Agraulo figlia di Attco


Erisittone

I
AgrauIo <li Marie Alcippe
E rse di M ercurio P a n a r oso 0

Cefalo ( v. tav. 19 )

Cranao-Pediade figlia di Menite


Cranae Cranecmene
3

Attide

Amfizione figlio di Deucalione

E ri tton io-Porsitea figlio di Vul cano , nato da Attide, o Mi nerva


P andione-Zeussippe najade

I Tereo ' Filomela I. ProgneIti

I Eretteo
SpOSu

Prassitea

Bute spos Ctonia

DEGLI DEI E DEGLI EROI

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386
TA V O LA

TAVOLE GENEALOGICHE
D tC IM A N O N A

Cv.fk\.o-Aurora
figlio di Mercurio e di Erse Titone Faetonte
Astinoo

Stadaco-Famace figli* di Megesiaro Cant-Metarme figlia di


| Pigmalione Ossiporo Adone Orsedice Laogorene ' Bresia

. 1.

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Laodice"
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ad Etato
(p. tav. ta )

FINE DELLE TAVOLE.

37

I N D I C E
DELLE MATERIE
C O N T E N UT E IN Q U E S T O V O L U M E .

Giulietta Pagani-Bargnani sposa di Tullio Dandolo , il cav. Compagnoni. ....................................................... Dedica Lettera del Traduttore della Biblioteca di Apollodoro a lt egrego sig. cavaliere Andrea Mustoxidi corvirese che serve di prefazione alla medesima.
LIBRO PRIMO.
C a po

Progenie di Urano e di Tellure. Centimani. Ciclopi. Titani. Erinni. Crono s impossessa del regno : divora i fig li partoritigli da Bea. Giove salvato ................................... Pag. i II. Giove co suoi fratelli fa guerra a Crono , e ai Titani, che chiude nel Tartaro ; e divide il regno cofratelli. Prole dei Titani - III. Prole di Giove con Giunone , con Temi, con Dio , con Eurinome, con Stige , con Mnemosine- Prole delle Muse. Giunone parto risce Vulcano. Avventure di lui. Nascita di Minerva......................... ............................. 5 . IV. Amori di Giove. Latona gli partorisce Diana ed Apollo. Questi uccide il Pitone, Tzio, e Marsia : quella Orione. N ozze, e prole di Nettunno ............................................. 8
I.

588
C apo

V. Plutone rapisce Proserpina. Cerere va ad Eieu si , ed insegna a Trittolemo la coltivazione del frumento. Destino di Proserpina. Pag. 11 VI. Guerra de' Giganti cogli Dei, e strage de'pri

. V II.

V ili.

IX.

X.

mi. Guerra di Tifone, ed esito della mede sima . . '.................................................. 11 Prometeo rapisce il fuoco ; ed confitto sul Caucaso. Deucalione salvato dal Diluvio , e per lu( riparato il genere tonano. Sua posterit. Stirpe di Eolo. Aloidi Endimione. Etolo , e suoi fig li Stirpe d i Agenore. MarpeSsa rapita da Ida . .................... 16 Stirpe d i Testio e di Parlarne. Prole di Eneo e di Altea. Meleagro. Caccia del Cinghiale. . Eroi intervenutivi Quistionc tra essi nata. Tideo. Diomede . . > . . . . . . . ai Atamante, figlio di Eolo, sposa Ino ; e que sta perseguita i fig lia stri, Frisso ed Elle. Consecrazione in Coleo del vello d oro. A * tornante impazzisce : Ino si getta in mare con Melicerte. Atamante sposa Temisto , e ne ha prole. Progenie d i Sisifo , e supplizio , di costui Progenie di Dejone , di Periere , di Magnete , d i Salmoneo. Tiro partorisce Pelia , e Neleo. Casi, e discendenza di questi ............................................. . . a5 Pelia manda Jasone alla conquista del vello <f oro. Compagni di Jasone a quella im presa. Argonauti a Lenno , e presso i Do lioni. Ercole e Polifemo rimangono in M i. sia loro casi. Fineo, e le Arpie. Passaggio dello Stretto. Arrivo in Coleo. Mdea aiuta Jasone ; e col vello d oro fig g e con esso lui. Vicende degli Argonauti nel loro ritor no. Medea aiuta Jasone a vendicarsi di

38g

Pelia. Ma poi Jasone le ingrato. Atroce vendetta cK essa ne prende. . . . Pag. 33


LIBRO SECONDO. Capo I. Progenie tC Inaco. Stirpe <f Argo. Argo pa-

nopta. Jaso padre tC Io. Io convertita in vacca, ed Argo suo custode ucciso da Mer curio- Errori d? Io : partorisce Epafo ; confusa con Iside, e con Cerere. Libia di Epafo per opera di Nettunno madre di Agenore e di Belo. Egitto e Danao fig li di Belo. Danao fugge , e regna su gU Argivi. Storia delle DanaidL Nauplio . . . . > {8 II. Acrisio'e Preto fratelli e nemici- Acrisio ha Danae ; le figlie di Preto impartiscono ; e sono sanate da M ela m p o .................... 55 ------ III. Preto manda Bellerofonte contro la Chimera , che da lui viene uccisa. Bellerofonte vince iSolim i, le Amazzoni, i L id i; e simpadro nisce della figlia e del regno di lobate . 58 IV. Acrisio getta al mare Danae , e il figlio nato da lei. Questi Perseo , che venuto grande mandato a tagliare la testa a Medusa. Miracoli di quella testa, liberazione di An dromeda. Perseo uccide per accidente Acri sio. Suoi discendenti. Ercole, e primi fa tti di l u i ............................... . . . . n 6o . V. Le dodici imprese da Euristeo comandate ad Ercole s e da lui eseguite. Suoi viaggi . 72 ------- VI. Ercole ripudia Megara sua prima moglie ; e vuole sposar Jole ,- che gli negata. Uccide ' Ifito . Porta via da Deio il candelabro di Apollo. Serve ad Omfale. Imprese nel fra t tempo fa tte da lui. Espugna Troja , e d a AF O L L O Doto 25 *

390

C apo

....

Telamone in premio Elione, alla quale dona Priamo . . ........................................ Pag. 88 VII. Ercole espugna P isola di C, e debella i Gi ganti Ammazza i Molionidi, Augea, e Ne leo con tutti i figliuoli di quesf ultimo , eccettuatone Nestore, Ammazza parimente Ipocoonte ; e d a Tindaro Lacedemone. Ha Telefo da A uge , l quale sposa Teutrante. Vince Acheloo, e prende in moglie Dejanira. Como eP Amaltea. Astioche par torisce ad Ercole Tlepolemo. Egli manda i Tespiadi in Sardegna. Fugge in Trachine avendo ucciso Eunomo. Ammazza il centauro Nesso. A ltri suoi fa tti. Cade in furore per la Pesta intinta del sangue del Centauro. Si abbrucia sul monte Oeta. Sua discendenza. 92 V ili. Gli Eraclidi perseguitati da Euristeo si rifugiano in Atene. Euristeo ucciso. Tentativi degli Eraclidi per ristabilirsi nel Peloponneso. Fi nalmente giungono ad impossessarsene. Di visione tra loro del paese. Vicende del ra mo stabilito nella Messenia. . . . . 100
LIBRO TERZO.

C apo

I. Progenie di Agenore, altro figliuolo eP Inaco.

Batto di Europa. Avventure dai fratelli man- datine in cerca. Sarpedone regna in Licia. Badamanto va in Beozia. Minosse, legisla tore in Creta , si fa re. Suoi fig li Ottiene da Nettunno un toro , di cui Pasifae s in namora ............................................. .... . io 5 H. Figli di Catreo. Aitamene fugge a Badi per non uccidere suo padre. Ammazza una sorella : le altre sono mandate da Catreo a vende

3g*
re ; e Caino ito a cercare in Rodi il figlio per dargli il regno , da questo , non cono sciuto , viene u c c is o ......................... Pag. 109 III. Figli di Deucalione. Glauco, figlio di Minosse, richiamato alla vita da Polido. Ha da lui anche il secreto di indovinare ; e come dal medsimo ne fosse p riv a to .................... 110 IT- Arrivo di Cadmo in Beozia. Fondazione della Cadmea. Spart. Nozze di Cadmo, e sua prole Semele. Nascita di Bacco. Disgrazia di Atteone.................................................. u V. Viaggi di Bacco, e sue imprese. Cadmo regna sugli IlliriL Casi di Polidoro , di Labdaco, di Lieo , e di Antiope.. Questa vendicata da Zeto e Amfione, suoi figliuoli. Edifica zione di Tebe. Sciagura di Niobe. Vicende di E d ip o .................................................. 117 VI. Discordie di Eteocle e di Pollinice. Spedizione dei Sette Capitani a Tebe in favore di que s t ultimo. Amfiarao. Tiresia. Duello tra i due fra te lli, che si ammazzano entrambi. Gli assalitori sono messi in fuga. Inabissa mento di Amfiarao ................................... ia 5 VII. Inumanit di Creonte , e piet di Antigone. Piet di Evadne, moglie d i Capaneo. Spe dizione degli Epigoni sotto la condotta di Alcmeone. Morte di Tiresia. Diroccamento di Tebe. Furori di Alcmeone. Suoi pelle g rin a ci. assassinato. Casi de suoi fi gliuoli ....................................................... i 3 i V ili. Tradizioni arcadi. Stirpe di Pelasgo. Empiet d i Licaone e de suoi figli. Diluvio di Deu calione. Calisto. Nascita di Arcade . . i 3 6 IX. Posterit di Arcade. Telefo. Atalanta vinta nella corsa da Milanione, e come. Essa ne

C apo

------

------

------

39* diviene sposa. Entrambi sono cambiati in Pag. i 38 ioni................................... .... Le Plejadi. Nascita d i Mercurio , e sue fu r berie sin da fanciullo. Inventa la lira e la zampogna. Stirpe di Taigete. Arsinoe madre <f Esculapio.' Questi richiama i morti alla vita ; ed perci fulminalo. Apollo per isdegno di lai fatto ammazza- i Giganti; in pena di che obbligato, a servire ad Admeto. Stirpe, di Eolo. Stirpe d 1Ippo. coonte,. Icarione , e di Tindaro. Nascita d" Elena, rapita da Tseo, poscia data in moglie a M enelao .............................. i 4 o Stirpe di Menelao. I Dioscuri : loro sorte immortale . . ......................... .... . . i46 Prle di Elettra , figlia di Atalanta , avuta da Giove. Jasione e Dardano : loro discen denti. Edificazione di Dardania, eT Ilio , di Troja. Il Palladio. Stirpe di Laome donte. Figliuolanza di Priamo. Prole di Egina rapita da Giove, onde nacque Eaco padre di Peleo , di Telamone , e di Foco. Avventure di questi . . .' . . . . i 48 Peleo purificato da Eurizione. Suoi varii casi: sue nozze con Teti. Educazione di Achille. Scoperto alla corte di Licomede. viene con dotto alla espugnazine di Troja. Compagni a lui dati a 'quella impresa . . . . i 54 Cecrpe regna nelF Attica. Conecrazione di Atene. Prole di Cecrope. Cefalo ed Aurora generano Titone. Da questo vien Cinira. Adone Mirra , fig li di Cinira. Cranao succede a Cecrope:a lui Amfizione i a questo Erittonio. Nascita e fa tti di Eritto nio. A lui succede Pandione , al. tempo del

Cap o

X.

XI. XII.

X III.

XIV.

3g 3 quale Cerere e Bacco vanho ttelF Attica. Figli d i Pandione. Casi di Progne, di Fi lomela , e di T e r e o ......................... Pag. i 58 Capo X Y . Eretteo succede- al padre nel regno, e Bute ha il sacerdozio di MinervtL. e .di Nettunno. Figli di Eretteo. Avventure di Procri, d i Orizia, di Cleopatra, e di Ckio. Fatti d i Eumolpo. ucciso in battaglia da Eretteo. A questo succede Cecrope II. I Mezionidi cacciano lui e suo figlio Pandio ne I I ; e questo regna in Megara. I fig li di Tandione I I ricuperano Atene ; ed principale nel governo Egeo. Fatti d i que sto. Guerra di Minosse contro gli Ateniesi; e tributo che sano costretti a pagargli 164 - XYI. Prodezze di Teseo., figliuolo .d i Egeo . . 170 Osservazioni sopra, alcuni pi. importanti o curiosi argomenti toccati nella iblotec* d i Apollodoro. A chi legge.
OSSERVAZIONI AL LIBRO PRIMO. Akt. , I. . II. III. ....... IV. V. ------ VI. VII. V ili. IX. X.

Teogonia , . . . . . . . . . Pag. 177 Le Grazie e le M use ................................... i 85 Orfeo ............................................................. 191 Cerere e. P ro serp in a ................................... 198 I G ig a n ti....................................................... ao5 P rom eteo ....................................................... aix Frisso ed E lle ............................................. 3 1 7 Melampo e i v a tic in ii. ............................... sa 4 Jasone e gli Argonauti . . . . . . . y > 339 M ed ea ............................................................. s4 <

3^4
OSSERVAZIONI AL LIBRO SECONDO. A*r. I. Inaco , ossia principii della storia greca . Pag. 346 , IL Danao e le D anaidi................................... ?56 . IIL Preto, e le Pretidi . . . . . . . . . 361 -----IV- Bellerofonte e P enco. . . . . . . . . 267 -----V. I Centauri....................................................... 374 .....VL Ultimi fa tti f Ercole ed altri tuoi figliuoli. 278 ------ VIL Gli E ra clid i................................................... *83 OSSERVAZIONI AL LIBRO T ERZO.
A r t. ' I. D e l giovine M ilito . ........................................ 391

-----II. ....... III. * IV. ----V. - VI. VIL V ili. IX. X. ------ XI. XII.

D i P o lid o ....................................................... 294 Cadmo, e A r m o n ia .............................. 397 Aristeo .............................. ............................. 3o3 B a c c o ............................................................ 3o6 D i E d ip o .................... ..... ......................... 3 ia I Sette a T e fe , Tiresia ......................... 3 i 8 Licaone , e i suoi fig liu o li ......................... 3a 3 Esculapio . . . ........................................... 327 Elena , / suoi fr a te lli .............................. 33 r Antichit trojane . . 1 34o T e ti, Peleo, A ch ille ................................... 346 Tavole genealogiche degli Dei e degli Eroi, ossia loro stirpi come appaiono in A pollodoro .......................... 353

FINE.

ERRATA Pag. 18 Un. a i Criteo


8 56 6* 65 g3

CORRIGE

Creteo Pronatte, qui e altrove di Ferete Crisaore 19 Cria sore Eleo 1 Elio . . 8 di MijJiena e di di Molione e di Attore Attone 160 17 Ossiparo . . Ossiporo 164 14 e seg e Bute, e Bute fu insignito del sacerdofiglio di E ritto- zio di Minerva e di Nettunnio, fu insignito no nell Erittonio (*) del sacerdozio di Minerva e di Nettunno 168 4 E d ra. . . . Etra
3 a Pronace a5 di Abante

(*} Santuario di irt altari, retto da Srittnio t of li' Sretteo # di Sui#

ELENCO DEGLI AUTORI GI PUBBLICATI NOME del


DBU, AUTORE DELL OPEBA TRADUTTORE

PREZZO
D ASSOCIAZIONI

NOME

TITOLO

a moneta ital. O SSE R V A Z IO N I in 8. in 4.'

Ditti e Darete Diodoro Siculo F la v io ............. Senofonte . . . Dione Cassio . Polieno . . . . Erodiano . . . Dionigi dAlicar. Erodoto * . . . Plutarco* . , . . Polibio * . . . Storici minori* Arriano . . . . Pausania * . . . Apollodoro . .

Storia dell assedio di Compagnoni T ro ja ................... Biblioteca Storica . Idem Antichit e Guerre Angiolini Giudaiche . . . . Ciropedia................ Regi* Storie Greche . Gandini Varj O p u sco li............... Storie Romane col Viviani laggiunta dellEpi tome di Sifilino Stratagemmi . . . . Carani Vite degli Imperatori Manzi dopo Marco Mastrofini Antichit Romane Mustoxidi Le nove Muse . . Vite degli Uomini il Pompei lustri ................ Adriani Opuscoli Morali . Kohen Le S to rie ............ Trattati Varj . . . 3* Storie su la spedizione Mastrofini di Alessandro . . . Descriz. della Grecia Ciampi Compagnoni Biblioteca . . . .

Tut gli autori con 6 i5 10 3o trassegnati coll * 35 47 63 17 sono quelli in cor so di stampa pel 33 95 61 80 suo compimento. 6 67 11 45

4 3a

8 98 16 3o

STORICI MINORI

3a 5 / 5 ai 57 9 4o 3 90 6 55 16 a5 a8 4o 16 67 24 60 49 10 aa 5 49 99 75 70 83 ai 35 10 64 i3 00 3o

5 45 8 85 9 10 4 60 5 80 10 17

Gemisto. Istorie de Greci, Tr. Dalla Bona. Eraclide. Delle' Repubbliche. Ctesia. Intorno alle cose Per siche. Nicolao. Estratti e Framm. In stituz. diCesare Conone. Narra zioni 5o. Memnone. Sto ria di Eraclea. _ tbid. Appendice del cav. M ustoxidi.

47379
pari ad Aust

44 480 47

3a i 19 55a 26