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Lo spettro di Bologna si aggira per Bologna


Posted By Wu Ming On 08/02/2013 @ 12:09 am In Prese di posizione | 16 Comments

Aspettando la Rachele: il caso Bartleby o dellirriducibile pazienza A momenti ho limpressione che Bartleby annunci una grande e improvvisa deperibilit qualcosa che sconvolger definitivamente le vecchie economie statiche, recher lincertezza in ogni situazione familiare, o locale, o di gruppo, o di affiliazione. Del resto lui sembra ormai lontano anni luce da situazioni del genere presenza dispersa come un relitto in mezzo alloceano Atlantico perch non pi il figlio smarrito da riscattare con la carit e qualche buona intenzione, ma lorfano assoluto su cui carit e buone intenzioni non hanno presa. Gianni Celati, introduzione a Bartleby lo scrivano di H. Melville Tutti in citt continuano a parlare di Bartleby. Viene da chiedersi il perch di questa attenzione per una realt tutto sommato di piccole dimensioni e con la quale sembra che nessuno sia intenzionato a interloquire davvero. Per altro, molti commentatori prendono la parola solo per dire che quellesperienza ampiamente sopravvalutata. Nondimeno sono due anni che le istituzioni cittadine continuano a rimpallarsi questa patata bollente: lUniversit la passa allassessore, che la passa a un altro assessore che la ripassa allUniversit, etc.; con la Questura in mezzo a seguire questo ballo della scopa, per poi murare, affibbiare qualche manganellata, raccogliere denunce. Nel mezzo di questa tempesta in un bicchiere dacqua, galleggia Bartleby, lorfano assoluto, come dice Gianni Celati parlando del personaggio letterario di Melville. Questorfano lUniversit proprio non lo vuole. Altrimenti non lavrebbe sfrattato da via San Petronio Vecchio, n gli avrebbe proposto di trasferirsi in un capannone allestrema periferia della citt, in una zona industriale semidisabitata. Neanche il Comune lo vuole. Altrimenti non solo non avrebbe assecondato la suddetta proposta, ma soprattutto avrebbe dato seguito alla precedente soluzione trovata dallassessore alla cultura, che aveva proposto a Bartleby uno spazio seminterrato in via S. Felice e aveva gi incassato lassenso del collettivo. Tanto meno lo vuole il partito di maggioranza. Altrimenti alcuni suoi esponenti non avrebbero ostacolato la soluzione dellassessore alla cultura e fatto saltare laccordo di cui sopra. Pare che perfino i quotidiani locali avversino Bartleby. Altrimenti non si spiegherebbe la gara di provocazione in cui si sono lanciati: si va dallinviata allassemblea cittadina che invece di parlare dellassemblea parla delle scritte sui muri, al commentatore che insulta e offende perfino il povero Herman Melville (colpevole di avere scritto un racconto il cui protagonista sarebbe un idiota e un prepotente); dalle frecciatine lanciate sulle rubrichette locali, ai raccontini vagamente satirici; per concludere con i titoloni sugli slogan sanguinari di Bartleby (perch chiamano in causa il conte Dracula!). Un baluardo contro la violenza politica che minaccia i bolognesi. Vade retro! La giunta comunale pure non scherza quanto a paroloni che meriterebbero pi giusta causa o anche solo un minimo senso delle proporzioni. Il coordinatore di giunta ha definito gravissimo che alcuni consiglieri comunali di SEL abbiano partecipato al corteo dopo lo sgombero di Bartleby, sfociato nelloccupazione temporanea di uno stabile chiuso da sei anni. Occupazione che ha prodotto tre giorni di assemblee e concerti, prima che le forze dellordine lo risigillassero senza colpo ferire. Viene da dire che se le cose gravissime sono queste, si devessere visto proprio un bel mondo, ma data let anagrafica e la provenienza di chi ha pronunciato la reprimenda, forse c anche poco da meravigliarsi. Per altro gli stessi consiglieri di SEL, messi sotto accusa per aver sfilato con i facinorosissimi melvilliani, hanno fatto retromarcia e qualcuno perfino arrivato a dire che era l in qualit di osservatore. Come se la zona universitaria di Bologna fosse la Bosnia-Herzegovina. I giornali hanno poi lanciato la notizia che al Rettore stata assegnata una scorta personale dalla Digos in seguito allo sgombero di Bartleby. Al di l del colpo letale al senso del ridicolo che il fatto stesso costituisce, da notare che in questo modo sono stati proditoriamente collegati tra loro due episodi che invece non lo sono. Il provvedimento risale infatti ai primi giorni dellanno, quando Bartleby non era ancora stato sgomberato, ma si voluto mettergli in carico anche questo, cos, tanto per rincarare la dose.

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Mohammar Al-Mamater, ovvero: del senso della misura presso l'Universit di Bologna. Sulla stessa linea di confine tra il grottesco e il paradossale si colloca la lettera che una cinquantina di docenti dellateneo ha ritenuto di rendere pubblica per stringersi intorno al Magnifico, aggredito dai toni violenti del collettivo Bartleby in occasione dello sgombero. Per non perdere loccasione di mostrare la propria incondizionata solerzia e devozione, questi professori non si sono fatti remore di evocare un improbabile scenario di guerra e violenza che i melvilliani sarebbero pronti a scatenare nelluniversit. Probabilmente si riferivano a uno degli slogan lanciati dal collettivo: Dissotterriamo le asce di guerra, accompagnato da un libro-scudo del book bloc che richiama la copertina di un romanzo multiautore e che stato portato in rettorato. Chiunque abbia letto il romanzo sa che si tratta di unimmagine figurata e che le asce di guerra da dissotterrare altro non sono che le storie sepolte da riscoprire e usare come armi. Leggere un romanzo per richiede tempo, mentre scrivere una castroneria in una lettera questione di un attimo. Una delle accuse pi in voga tra i detrattori di Bartleby quella di aspirare con italica furberia a unassegnazione preferenziale, scavalcando le tante associazioni in attesa di un bando per gli spazi comunali. Difficile dire se il ribaltamento retorico della realt rientri tra gli aspetti deteriori del carattere nazionale, ma senzaltro questo ne un fulgido esempio. I castigatori dei costumi nostrani dimenticano infatti che prima che fosse chiuso con la forza, Bartleby uno spazio laveva. A dirla tutta, prima che la convenzione con lUniversit scadesse, non era nemmeno una realt occupante. Il progetto Bartleby non una lista di desiderata, vanta un curriculum pluriennale, e c una schiera di scrittori, artisti, docenti, ricercatori, musicisti, editori, che pu testimoniarlo, per essere transitata da l insieme a migliaia di altre persone. La domanda sensata dunque non perch Bartleby non ha partecipato a un bando dassegnazione, ma perch si ritenuto di sbattere in mezzo alla strada unesperienza che lassegnazione gi ce laveva e la metteva a frutto. La domanda da porsi perch le istituzioni bolognesi hanno deciso che quel progetto deve morire. Ma ci si potrebbe anche chiedere come possibile riempirsi la bocca di parole inneggianti alla valorizzazione dellesistente e allautorganizzazione dal basso fin dalla campagna elettorale, e poi negare la possibilit di sopravvivenza a chi soddisfa proprio queste condizioni. Al momento Bartleby si ridotto a portare avanti le proprie attivit in unaula occupata della facolt di Lettere e Filosofia. E gi riceve minacce di sgombero. Cosa si vorrebbe fare? Mandare la polizia in universit come nel 68 per far sloggiare una comunit di studenti che organizza dei seminari, cio che studia? O non si potrebbe piuttosto pensare che la soluzione pi sensata quella di dare a questa esperienza uno spazio decente dove proseguire le proprie attivit aperte a tutti? La risposta sembrerebbe davvero semplice. E in effetti lo , ma pare che a Bologna si stia vivendo una specie di allucinazione collettiva. Efelanti e noddole... Efelaaanti e noddoleee... Torniamo cos alla domanda iniziale: perch tutto questo chiasso? Forse i motivi del bad trip vanno ricercati nel fatto che il caso Bartleby rimanda da un lato alla storia di questa citt, dallaltro alle scelte per il suo futuro. Chi detiene ruoli nelle istituzioni cittadine finge di non sapere che, fin dagli anni Settanta, proprio da un certo milieu urbano, cio dallincontro tra giovani bolognesi e studenti fuorisede, scaturita gran parte delle esperienze innovative e culturalmente interessanti. Radio libere, riviste autoprodotte, collettivi studenteschi, associazioni gay-lesbo, editoria indipendente, fumettisti, scrittori, dj, artisti, teatranti, rock band, posse, muralisti, operatori delle reti telematiche, e chi pi ne ha pi ne metta. Il sospetto che certe esperienze attuali debbano essere esorcizzate perch sono lo spettro della Bologna che fu, come nel celebre Canto di Natale di Dickens. Nella generale e progressiva provincializzazione di Bologna, ci che Bartleby si ritrova suo malgrado a rappresentare decisamente fuori misura rispetto ai meriti o demeriti effettivi di quellesperienza. Il piano metaforico assai pi ampio delle dimensioni o aspirazioni reali di ogni parte in causa. Eppure, proprio per questo, la querelle dirimente. Si tratta di capire se fatto salvo lattrito fisiologico con lo status quo una certa scena bolognese, che in altre decadi ha contribuito a fare di questa citt un luogo particolare e interessante, potr continuare ad avere spazio o se invece sar cancellata, espulsa dal corpo di Bologna. Inutile dire che una parte, piccola o grande, dei destini della citt dipende da questo. Cio dal fatto che si pensi lo spazio urbano come un territorio uniforme e pacificato, in cui ogni conflitto, contraddizione, attrito, viene negato, ricondotto dentro lalveo del lecito o non lecito, secondo parametri astorici e apolitici. Questa idea della societ, che ultimamente traspare dalle parole degli esponenti della maggioranza, della giunta, del sindaco stesso, fa venire in mente certi romanzi di George Orwell o di Aldous Huxley,

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piuttosto che i racconti di Dickens o Melville. E unidea che, proprio per la sua astrattezza e astoricit, non solo profondamente di destra (cio vantaggiosa per i poteri politico-economici costituiti), ma soprattutto finisce per negare alla base ovvero nascondere il piano delle scelte politiche. La storia per una severa maestra e torna sempre a mordere le chiappe del governante che si pretende ecumenico, tecnico, super partes (come dimostrano anche le recenti vicende nazionali). In citt esistono svariati spazi in disuso di propriet pubblica e la decisione su cosa farne non potr che essere politica. In tempi di crisi, con pochi soldi e le aste che vanno deserte, con gli speculatori edilizi in attesa della svendita a prezzi ribassati, lalternativa pu soltanto essere lanciare un concorso di idee, valorizzare il sapere e le competenze diffuse, le reti di relazioni, le esperienze di attivismo dal basso, lautorganizzazione. Qualcosa che il Comune, messo sotto pressione, annuncia di voler fare a partire dalla mappatura degli spazi dismessi di propriet pubblica, ma di cui dovr anche dimostrarsi allaltezza, politicamente parlando, appunto. Perch lesigenza di nuovi spazi in citt non interessa certo soltanto le produzioni culturali, ma pertiene soprattutto al dissesto sociale e allincalzare dei bisogni primari, mano a mano che la Grande Depressione dilaga. Pelo fulvo ed ermellino. Questa ultima considerazione ci porta a un terzo aspetto che spinge il caso Bartleby oltre i limiti del problema specifico di un collettivo o di una comunit giovanile. E il fattore panico. Levocazione della violenza di strada a cui abbiamo assistito in questi giorni da parte di giornali e istituzioni a fronte di qualche manganellata in via San Petronio Vecchio, un paio di slogan, e unoccupazione temporanea, quasi dimostrativa farebbe solo ridere i polli, se non rivelasse un timore inconscio in chi regge le sorti politico-economiche della citt. Laumento della precariet esistenziale, della povert, del disagio, di pari passo allestendersi della crisi economica, la grande incognita che incombe sui destini politici di molti. Si evoca ci che si teme, come una minaccia annidata nelle feroci dinamiche sociali in corso, alle quali si sa di non avere risposte da dare. In un certo senso quasi ci si meraviglia che ancora non ci sia una canea urlante con i forconi sotto i palazzi del potere. Si resta in attesa, sbirciando da dietro le tende, e appena vola uno slogan, o un pomodoro, si grida alla violenza. Che fa rima con cattiva coscienza. Lo scrivano protagonista di un racconto che un vero e proprio gioiello letterario, colui che caparbiamente rimane, che non se ne va, nonostante tutto, e che afferma la sua presenza non gi per imposizione, ma per sottrazione al comando, alla routine, ai ritmi della vita economica, e lo fa con un condizionale di cortesia: Preferirei di no. In questo modo ci mette di fronte allirriducibilit del reale ai parametri rassicuranti in cui vorremmo racchiuderlo. Pi di qualsiasi altro personaggio apparso allorizzonte dei racconti moderni, Bartleby ci fa sentire il carattere incondizionato duno stato di presenza, scrive Gianni Celati. Heretostay dicono quelli con la stessa stolida pazienza, mentre giornali, politici, partiti, baroni universitari, abbaiano, sfottono, insultano, minacciano, e intanto dispensano lezioni di bon ton, correttezza e democrazia. Il secondo giorno una vela si avvicin, si avvicin di pi, e finalmente mi raccolse. Era la Rachele che incrociava fuori rotta, la quale, ritornando sui suoi passi alla ricerca di un figlio perduto, trov soltanto un altro orfano. H. Melville, Moby Dick Wu Ming, Bologna, febbraio 2013 Altri testi che potrebbero interessarti:

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16 Comments To "Lo spettro di Bologna si aggira per Bologna"


#1 Comment By marco On 08/02/2013 @ 12:30 am Fattore panico: questo intervento di Danilo Arona su carmillaonline di qualche giorno fa mi sembra quanto meno consonante. Panico, arrivano i marziani! (1/2) http://www.carmillaonline.com/archives/2013/02 /004614.html#004614 #2 Comment By kykeon On 08/02/2013 @ 3:46 am Oramai la questione della spoliazione di quel modo di fare bolognese, della libera espressione, della collettivizzazione delle esperienze pu annoverarsi come un movimento culturale e, perch no, come un movimento letterario dato che la cronaca del provincialismo bolognese pu riassumersi nella frase pi mainstream che si sente in citt ultimamente: non c un cazzo da fare. Non per pessimismo o rassegnazione, sia chiaro. Ma qui c qualcuno che ha tutto linteresse che i giovani si annoino. #3 Comment By altero On 08/02/2013 @ 9:53 am A tal proposito, dice che gira un notiziario sugli efferati fatti di Bologna, con unintervista al pericolosissimo Dracula, anima del movimento e cattivo maestro http://www.youtube.com/watch?v=Yb0PMQZVxAk :) #4 Comment By Adrianaaaa On 08/02/2013 @ 11:26 am A proposito del fattore panico: negli ambienti della Cultura Bolognese alta cio nelle fondazioni pu capitare di sentirsi dire che non ci sarebbe proprio nulla di strano se una folla inferocita facesse irruzione nei palazzi storici in cui hanno le sedi e le saccheggiasse. Limpressione che anche gli alti papaveri cittadini (magari non proprio quelli intoccabili, ma diciamo quelli appena sotto) si sentano assai precari. Il sintema che ha garantito lopulenza di una parte di questa citt sta andando in pezzi. E sta andando in pezzi proprio perch loro avevano il bisogno di garantire la loro opulenza a qualunque costo. Mano a mano che si va avanti nella crisi le loro mani si fanno sempre pi sporche. Il centro di Bologna una torta di propriet immobiliari da spartirsi, propriet che possono aumentare di valore solo se nessuno le disturba, mentre guarda caso gli affitti rimangono alle stelle e gli sfratti sono migliaia. Luniversit, con le iscrizioni che calano del 20% (sono usciti i dati qualche giorno fa), fa la sua parte. Come tutte le bolle anche questa scoppier, ma secondo me molti, l dentro, hanno seriamente paura di non arrivarci nemmeno a quella scadenza. #5 Comment By Robb On 08/02/2013 @ 1:20 pm Dispiace vedere tra i docenti preoccupati firmatari della lettera il nome di Maurizio Sobrero. stato lui il primo da cui ho sentito parlare di Luther Blisset e Wu Ming. Prima lezione del corso di Gestione dellInnovazione: cit il vostro caso e lo descrisse per far capire allaula che innovazione non significa solo progresso tecnologico. Anche la vostra scrittura collettiva, ci disse, era uninnovazione nellambito della letteratura. Pochi giorni dopo ero in libreria ad acquistare Q. Inoltre dedic una lezione alla visione del documentario Revolution OS facendomi scoprire la figura rivoluzionaria di Richard Stallman, il concetto di Copyleft e di FreeSoftware. E credetemi, non abitudine trasmettere certe filosofie agli studenti in uno corso di laurea di Ingegneria Gestionale. (Qui sarebbero da aprire mille parentesi su come le facolt di Ingegneria ho studiato anche a La Sapienza- siano diventate un servizio di pubblicit e finanziamento in mano ai privati. Ci sono delle realt agghiaccianti a riguardo)

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Lo stesso dispiacere lho provato leggendo il nome di Andrea Segr che con Last Minute Market ha creato una bellissima realt ed stato uno dei pionieri della lotta allo spreco alimentare. Forse ho ingenuamente pensato che le coscienze di questi due professori, espresse nei loro progetti universitari, si riflettessero anche fuori dallaccademia e, nello specifico, sulla questione Bartleby. Mi deve essere sfuggito qualcosa. (Spero di non essere andato OT.) #6 Pingback By Lo spettro di Bologna si aggira per Bologna, aspettando la Rachele: il caso Bartleby o dellirriducibile pazienza | Il Manifesto Bologna On 08/02/2013 @ 1:29 pm [...] post stato pubblicato su Giap della Wu Ming Foundation l8 febbraio 2013 [...] #7 Comment By ivo On 08/02/2013 @ 2:03 pm Cari Wu ming, di questa vicenda mi colpisce soprattutto laspetto politico e credo abbiate centrato in pieno il tema quando scrivete di chi pensa alla citt come ad un contesto inerme e pacificato. Si tratta proprio di questa radicale incapacit di vedere lo spazio politico oltre i confini tradizionali, avere un idea di cultura e di istituzione talmente gerarchica e formata (ovvero dedita alla forma) da non poter cogliere nessuna metamorfosi e nessuna trasformazione. Viene in mente Ghelen e la sua idea, reazionaria, che fa delle istituzioni umane una forma di esonero, un esonero dalla fatica del confronto, del conflitto, dellattrito, un esonero stesso da unidea di citt libera, interessante e ibrida quale Bologna e stata. #8 Comment By marabou On 08/02/2013 @ 2:30 pm Gira il cazzo anche vedere nella lista il nome di Marco Antonio Bazzocchi che da Bartleby c passato e che ha inserito nei suoi corsi il memorandum sul New Italian Epic. Ma qui purtroppo non si tratta di stare con o contro Wu Ming, con o contro Bartleby. Ai firmatari della lettera possono piacere sia i libri di Wu Ming che le attivit culturali promosse da Bartleby, ci che non tollerano la condivisione di uno spazio materiale e immateriale che mette in discussione le loro posizioni, il loro sistema educativo e il loro paternalismo da quattro soldi che si traduce in lezioni frontali in cui il professore vate guida alla luce lo studente acritico e silenzioso. Qui la lettera dai toni montiani: Lavorare per lUniversit, del resto, significa lavorare per tutti i suoi studenti. Proprio in tempi di gravi difficolt economiche, chi pretende per s trattamenti eccezionali non mostra di aver a cuore la causa dei giovani e degli studenti. Ora pi che mai ogni eccesso di protagonismo, ogni rifiuto opposto al dialogo e alle alternative pi ragionevoli, non pu che nuocere http://www.inchiestaonline.it/dossier/bartleby-a-bologna/lettera-docentialma-mater-preoccupati-per-le-parole-di-bartleby/ #9 Comment By Wu Ming 4 On 08/02/2013 @ 3:20 pm Non tralascerei il fatto che, ovviamente, luniversit anche un sistema gerarchico e di potere. Da questo punto di vista la bravura o lintelligenza del tal professore centrano poco. Per quei docenti firmare quella lettera contro Bartleby non significa solo attaccare chi contesta una certa concezione delluniversit, ma prima di tutto testimoniare la propria lealt al vertice (che magari potrebbe anche averla richiesta, dopo la lettera di solidariet a Bartleby di altri docenti). E pi i contenuti della lettera sono grotteschi e meschini, pi cio la testimonianza gratuita, pi il legame gerarchico feudale risulta rinsaldato. Se sei disposto a testimoniare che gli asini volano, sei davvero un vassallo fidato e qualcuno sapr tenerne conto. #10 Comment By marabou On 08/02/2013 @ 3:47 pm Esattamente. Non credo ci siano dubbi che quella lettera sia una risposta alla solidariet mostrata da alcuni docenti alla causa Bartleby. Il riferimento palese: ci auguriamo che toni e parole simili siano meglio meditati, e che non trovino ascolto n solidariet presso chi lavora responsabilmente nellUniversit e per lUniversit

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Ed condito da una sottile minaccia a quei docenti che hanno avuto un abbaglio schierandosi dalla parte sbagliata ma sono ancora in tempo a tornare nelle file amiche. Non a caso lavorano *ancora* responsabilmente nellUniversit e *per* lUniversit, ma domani? #11 Comment By Robb On 08/02/2013 @ 4:06 pm Sono daccordo. Infatti il mio dispiacere nasce dalla delusione nel vedere quei professori cedere alla logica di acritica fedelt al vertice. C in rete la lettera dei docenti solidali con Bartleby? #12 Comment By Modena1831 On 08/02/2013 @ 4:17 pm ecco la lettera: http://bartleby.info/?p=3273 questa la seconda lettera, in risposta ai 52 docenti: http://bartleby.info/?p=3356 #13 Comment By Wu Ming 4 On 08/02/2013 @ 4:19 pm Il primo link quello alla lettera dei Docenti Preoccupati, scritta prima dello sgombero. Gli altri due sono interventi di docenti singoli, entrambi molto belli: http://www.inchiestaonline.it/dossier/bartleby-a-bologna/docenti-preoccupati-bologna-qualefuturo-per-bartleby/ http://www.inchiestaonline.it/dossier/bartleby-a-bologna/bruno-giorgini-siamo-tutti-bartleby/ http://www.inchiestaonline.it/dossier/bartleby-a-bologna/donata-meneghelli/ #14 Comment By omnifagos On 08/02/2013 @ 4:37 pm Ciao a tutt*, vi seguo da parecchio ma non ho mai veramente avuto il fegato di lanciarmi nelle interessantissime discussioni che di solito leggo. Ma in questo post si discute, fra le varie cose, di argomenti su cui mi trovo a ragionare parecchio ultimamente. Provo a dare il mio contributo a partire da questa frase: Cio dal fatto che si pensi lo spazio urbano come un territorio uniforme e pacificato, in cui ogni conflitto, contraddizione, attrito, viene negato, ricondotto dentro lalveo del lecito o non lecito, secondo parametri astorici e apolitici. Io da qualche anno vivo e studio ad Amsterdam, in questa specie di paradiso dello stato sociale e delle istituzioni amiche. Premetto che per diversi anni ho studiato e fatto politica alla Sapienza, dallOnda in poi. Lo dico per dare unidea del punto di vista gi abbastanza politicizzato, o comunque in qualche modo critico, col quale mi sono trovato ad osservare questa societ. Quando mi sono trovato qui ho potuto cogliere le enormi differenze che ci sono rispetto alla questione del diritto allo studio, dei servizi, dei trasporti e della fruizione della cultura per i giovani, ma anche le similitudini, per esempio nel caso della speculazione nel mercato immobiliare, per non parlare del grado di avanzamento raggiunto qui dal processo di Bologna e il conseguente livello di (im)preparazione di molt* mie* conoscenti. Gran parte delle persone della mia et, in Italia, vedono il vivere qui come il vivere in una utopia, in cui i problemi che lo studente medio si trova davanti sono risolti, ci sono borse di studio per tutt*, si trova lavoro con contratto, la segreteria risponde alle mail nel giro di mezzora, ci sono assistenti e attrezzature e laboratori a sufficienza e cos via. Allora perch scrivere questo commento? Molto spesso, anche in questo momento, faccio fatica a spiegare perch nutro delle forti criticit nei confronti del contesto in cui mi trovo, quali sono i limiti di questo sistema che ha tutte le carte in regola per essere ci a cui puntare nel darsi degli obbiettivi per i vari movimenti, collettivi e organizzazioni studentesche. Amsterdam, lOlanda, a dispetto dellidea di luogo libero e aperto che se ne ha dal di fuori, un contesto fortemente pacificato, sopito, in cui le tensioni sociali vengono ammortizzate da un sistema di welfare che funziona molto bene e che viene visto come la panacea di tutti i mali dagli/lle olandesi; le persone nutrono in esso una fiducia sfrenata al punto da non rendersi conto del contesto globale in cui sono immersi, e da accogliere con incredulit i tagli al budget per la cultura e loffensiva contro gli squat del 2010, o derubricare le decine di richiedenti asilo che hanno occupato una chiesa abbandonata nel mio quartiere, qualche mese fa, a una notizia secondaria di cui scordarsi presto, perch tanto ci penser lo stato, ci sono i servizi sociali, e cos via, e non a un esempio di come il Potere si pone nei confronti di situazioni al di fuori dagli schemi, siano essi occupazioni anarchiche o migranti somali senza un posto dove stare. Inutile dire che, a quanto pare, quasi nessun* dei/lle occupanti otterr il visto.

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Ho provato, un paio di anni fa, ad avvicinarmi alla politica universitaria olandese, e quello a cui mi sono trovato di fronte un quadro desolante fatto di sindacati studenteschi e sezioni giovanili di partito che organizzano manifestazioni in cui, dal palco, i discorsi di politici sono intervallati da stacchetti sulle note di Britney Spears e brani di musica classica. Autorganizzazione praticamente zero, conflittualit neanche a parlarne. Daltronde, domanda retorica quando luniversit ti mette a disposizione delle aule in cui riunirti e discutere, studiare e confrontarti, che bisogno hai di uno spazio occupato? Forse non ho saputo muovermi bene, fatto sta che profondamente deluso e impotente, complice anche il fatto che non studio alluniversit ma nel contesto di unaccademia darte abbastanza avulsa dallambiente studentesco classico, ho lasciato perdere. Quali che siano le ragioni, per quello che leggo/senti/vedo da qui evidente che questo modello fa molta gola a chi oggi gestisce o si candida a gestire le universit *nelle* citt in Italia, e bisogna investire molte energie nel mantenere quella agibilit e quello standard di pratiche ed elaborazioni politico culturali sempre pi sotto attacco, ma non cos da buttare, quando viste dal di fuori,come nel mio caso. Insomma, in un contesto in cui ogni aspetto della societ limato, edulcorato, pre-organizzato in modo tale da venire incontro ad ogni bisogno dello studente, del lavoratore, dellimpiegato, dellacquirente, del viaggiatore, in cui se le cose sono cos perch qualcuno ha gi provveduto ad aggiustarle nel miglior modo possibile, ci si pu rendere conto di quanto siano essenziali per una societ degli spazi e dei momenti conflittuali altri rispetto allagenda politico/culturale che viene proposta dalle istituzioni cittadine e nazionali, indipendentemente da quanto possano essere avanzate, organizzate, finanziate e plurali. Ed per questo che scrivo questo post e mi interrogo sul come dare una forma comprensibile a queste impressioni sparse. Perch poi anche qui, nel paese del Truman Show, la repressione veste casco e manganello, e non si fa scrupolo di mandare la cavalleria alla carica (la polizia fa grande uso dei reparti a cavallo per la gestione dellordine pubblico, per cos dire) contro chi si pone di traverso rispetto a un potere che ha gioco molto facile nellimporre le proprie politiche in materia di gestione della citt e della cultura. Per trasformare, poi, il centro della citt in un parco divertimenti per adulti, senza unanima sua se si escludono i coffee shop e le prostitute in vetrina e le solite strade dello shopping, letteralmente uguali in ogni citt. Plastic life. Riassumendo queste righe confuse che ho voluto argomentare si potrebbe dire che lo spettro che vorrei scongiurare, e che probabilmente mi porter a tornare a vivere in Italia praticamente un suicidio, ora come ora, e che che vedo davanti a me quando esco di casa quello di una societ in cui hai la possibilit di fare tutto, se ti muovi allinterno di un certo tracciato; in cui ti viene dato credito se ti rifai a una delle molteplici possibilit che ti vengono offerte; in cui puoi vivere comodamente allinterno dello spazio che stato predisposto per te. Ecco, in questo caso quello spazio grande, comodo, bello, sicuro ma ps. nota simpatico/paradigmatica: laltro giorno sono andato a vedere lamichevole Olanda-Italia allo stadio. Avevo a casa una trombetta ad aria compressa, e ho pensato che poteva essere divertente portarla per farci due risate con i miei amici. Dopo linno dellItalia, nel casino generale dei 60.000 presenti ho dato fiato alla tromba. Subito mi si avvicinato lo steward della tribuna che con un sorriso in volto mi ha sequestrato la bomboletta perch allinterno dello stadio illegale. Immagino che avrei potuto disturbare gli altri spettatori. Chi ha orecchie per intendere intenda ;) #15 Comment By girolamo On 08/02/2013 @ 6:36 pm Gira il cazzo vedere il tale esperto di televisione (degli altrui libri sulla televisione, pi che altro), che in anni forse lontani ironizzava a lezione sulla moda del footing, ipotizzando che la diffusione di questi movimenti rilassati (e qui mimava il podista) servisse a prevenire altri movimenti meno tranquillizzanti (e qui mimava il lancio a parabola di un oggetto con movimento rotatorio del braccio da sotto-retro la spalla a sopra- in avanti). E non solo lui. Nellaffrettarsi a compiacere lAutorit questi portaborse di s stessi ricordano il re di cuori in Alice nel paese delle meraviglie, quellinsignificante figurina che esiste solo per compiacere la regina di cuori. Cuori di cartone, del resto. #16 Comment By marabou On 09/02/2013 @ 12:36 pm interessante notare come le politiche di pacificazione del territorio urbano con intensit e strumenti differenti si propaghino a livello globale. Non sicuramente un fenomeno nuovo e non stiamo scoprendo lacqua calda ma forse bene riflettere su una pratica estesa e globalmente condivisa dai centri di potere. Come successo a Omnifagos la frase che pi mi ha colpito alla prima lettura del post stata quella sulla pacificazione, ma ho esitato un intervento temendo di andare OT. Non ho potuto non pensare immediatamente a Rio de Janeiro citt in cui ho vissuto e in cui

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labuso della parola pacificazione puzza persino al pi pacifista dei pacificatori. L dove il conflitto e la contraddizione sono lampanti e con-fusi morfologicamente su tutto il territorio urbano e lo stato sociale semplicemente in molte aree non esiste a differenza di Amsterdam o Bologna ci sono i reparti speciali, lesercito, i carri armati e il potere miete vittime quotidianamente. Ma se gli strumenti repressivi cambiano non mutano gli obiettivi della repressione che rispondono alla legge suprema del capitalismo globale: dove non c conflittualit prospera linteresse economico del potere; e in prospettiva ridotta dove i docenti-vassalli calano la testa di fronte al capo prospera linteresse personale che di l a poco si tradurr in interesse economico. Il Brasile e Rio de Janeiro non a caso nel giro di tre anni ospiteranno le pi grandi manifestazioni sportive mondiali che si porteranno dietro migliaia di milioni di danari (che non assomiglieranno neanche un po a pezzi stropicciati e colorati da 2 o 5 reais): FIFA Confederations Cup (giugno 2013), Mondiali di calcio (giungo 2014) e Olimpiadi (giugno 2016) che stanno gi contribuendo a rimpinguare le tasche di pochi e demolire senza autorizzazione le case e le vite di molti. Espellere la povert e il conflitto dal centro cittadino lobiettivo dichiarato dal 2008 in avanti dalle autorit brasiliane e non a caso il lemma imperante proprio pacificazione.

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28/02/2013 11.07