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Rivista LA SERPE 2008 ATTI ACIREALE

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Anno LIV - n 1

Marzo 2008

Atti del 54 Congresso A.M.S.I. Acireale

FLAVIUS EDIZIONI - POMPEI

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LA SERPE
Rivista letteraria trimestrale dellAssociazione Medici Scrittori Italiani fondata da Corrado Tumiati

Il nostro sito Internet www.amsiumanisti.it


Anno LIV - n 1 - Marzo 2008 Direttore responsabile: Mario Rosario Avellino - Tel. 081 859 91 56 Direttore editoriale: Nicola Avellino - Tel. 081 859 90 57 Comitato di redazione: lia Baldassarre, Carlo Cappelli, Cristina Negri, Giuseppe Ruggeri Direzione e redazione: Collina SantAbbondio, 53 - 80045 Pompei Tel. 081 859 90 57. e-mail: nic.avellino@libero.it

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ASSOCIAZIONE MEDICI SCRITTORI ITALIANI


54 Congresso Nazionale ACIREALE

Terre di Aci tra lEtna e il mare Jonio

Stemma settecentesco di Acireale al centro del portale della Cattedrale, con i tre Faraglioni sul mare, il Castello e il Leone incoronato. da: Kals - luoghi di Sicilia. Acireale. Fasc. 33, Palermo. Ariete, 1996.

4 - 8 Maggio 2005 Hotel Santa Tecla Palace


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Stemma settecentesco di Acireale (particolare).

PARTECIPANTI AL CONGRESSO DI ACIREALE 2005


Alda e Franco Cusmano Rosa Barbagallo e Alfio Vecchio Gherardo Casaglia Valentino Venturi Lidia e Cesare Persiani Paola e Oreste Battigalli Gabriella e Giovanni Magri Nicolina e Ferruccio De Stefano Patrizia Valpiani Leontina e Ren Tione Giovanna e Nicola Avellino Anna e Jos Peverati Graziella e Gianfranco Brini Luigi Devoti Maria Pulvirenti Franco Verde Luisa e Prospero Papani Antonino Cannav Antonio Cucuccio
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Genova Acireale (Catania) Bologna, Parigi Bergamo Bergamo Roma Milano Frosinone Torino Milano Pompei (Napoli) Ferrara Bergamo Roma Acireale (Catania) Acireale (Catania) Firenze Acireale (Catania) Acireale (Catania)
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Maria Luigia e Gennaro Pasquariello Milano

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A.M.S.I. 54 Congresso Nazionale Diario

PATRIZIA VALPIANI

rrivo allaeroporto Fontanarossa di Catania con il sole negli occhi e nel cuore, il mercoled 4 maggio. La prima serata rompiamo subito il ghiaccio nel salotto letterario: ci ripresentiamo tra noi e conosciamo alcuni nuovi soci, tramite una lettura di alcuni loro brani. Lapertura del congresso propriamente detto ufficializzato dal nostro presidente al mattino del gioved, dopo che il risveglio ci coglie senza fiato ad ammirare uno splendido panorama marino nella suggestiva localit santa Tecla. Si avvicendano i saluti delle autorit locali: on. avv. Antonino Garozzo, sindaco di Acireale, dott. Giuseppe Cutuli, per il consiglio provinciale di Catania, dott. Alfio Saggio, in rappresentanza dellordine dei Medici di Catania. La prima relazione della padrona di casa, dott.ssa Rosa Barbagallo: Sicilia, viaggio nel mito. Ci introduce nella cultura siciliana; gli isolani non hanno subto imposizioni dai molti dominatori, ma hanno saputo cogliere quanto pi possibile, senza perdere la propria identit: ne sono testimonianza le statue di maschere mostruose poste allingresso delle case per tenere lontani i nemici. La collega narra poi il mito di Aci e Galatea. La seconda relazione, del dott. Giovanni Magri, ci parla di due grandi scrittori siciliani, interpretati attraverso il cinema di Luchino Visconti, La terra trema dai Malavoglia di Verga e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Il prof. Franco Verde, neo socio, ci narra di Quasimodo alle terme di Acireale: loratore ne fu medico curante in quel periodo e ci rende partecipi dei problemi di salute ma soprattutto del carattere estroso del poeta, attraverso episodi anche esilaranti. Il prof. Gherardo Casaglia non delude mai le attese della sua performance, stavolta incentrata sulla vicenda mitica di Galatea ed Aci attraverso la musica di Lull ed Hendel e ci incanta sulle note della bellissima Aria di Demon, dove troviamo il vero Hendel. Segue la relazione di un altro socio, il dott. Antonio Cucuccio: Santa Tecla e la Timpa.
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SullEtna. da sinistra: Ferruccio De Stefano, Antonio Cucuccio, Patrizia Valpiani. (Foto AlVe)

Con lausilio di una serie numerosissima di diapositive, ci illustra le gariffe, la costa, la calcara, la punta dellApa e le sorgenti dacqua dolce, la timpa falconiera, il golfo di Ulisse, la vita ed il martirio di Santa Tecla A proposito della Timpa, apprendiamo che si tratta di uno strapiombo su un limoneto e dal punto di vista geologico, un rigetto di faglia ad alto rischio sismico. Il dott. Franco La Magna conclude le relazioni della giornata con un suo approfondimento dal titolo: Agguati, guerre, eros, luci rosse ed astronomi. Cinquanta anni di cinema ad Acireale toccando con competenza ed arguzia lo scabroso argomento del binomio sesso-mafia nella cinematografia isolana. Al pomeriggio, dopo un lauto pasto, saliamo la timpa in pullman e ci fermiamo alla Grotta in cui si trova un Presepe settecentesco con personaggi di cera, a grandezza naturale. Breve sosta al Belvedere, seguita da una importante visita alla biblioteca e pinacoteca cittadina, accolti dal presidente dellaccademia degli zelanti dott. Giuseppe Contarino: questa istituzione fu creata nel 1671 ed la pi antica di Sicilia. Camminando per la citt, ci fermiamo nel museo dellopera dei pupi, visitiamo successivamente la basilica di san Pietro e Paolo e infine il duomo (Basilica Cattedrale di Maria SS. Annunziata). Cena in albergo e tuffo nel folclore, allietati dal recital e musica: Echi e suggestioni, regia di Alfio Vecchio, marito della nostra organizzatrice, bravissimo a mettere insieme un gruppo eterogeneo di artisti, attori e musicisti, con la caratteristica comune di essere preparatissimi. Il primo impegno del venerd piacere puro: nonostante la pioggia, saliamo ad Acicastello, dove ci aspetta sua maest una fortezza normanna, addossata su pietra lavica, a strapiombo sul mare. Eretta a difesa contro le escursioni saracene, ora ingentilita da leggende che ci vengono narrate con sagacia per bocca di un giovane bizzarro, guida e poeta. Dopo pranzo, riprendono le relazioni. Il dott. Valentino Venturi ci intrattiene su Incontro con Pirandello. Le sue perspicaci osservazioni scaturiscono dalla breve storia dellanima del prof. Rabasi che ci inserisce nellidea pirandelliana dellidentit: ogni uomo uno, nessuno e centomila.
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Acireale. Biblioteca e Pinacoteca Zelantea. (Foto AlVe)

Il prof. De Stefano presenta una relazione davvero dotta ed originale, anche se di difficile comprensione: cari filosofi, cosa differenzia il body-building dal mind-building?, il perno del discorso ruota sulla dicotomia mente-corpo. Conclude questo trittico culturale la dott.ssa Maria Pulvirenti con Le terme di Acireale dalle origini ad oggi. Descrive con dovizia di particolari la zona archeologica delle terme, nonch la leggenda di santa Venera, che ha dato il nome al luogo. Passa poi allevoluzione storica: Wagner vi soggiorn e compose lincantesimo del venerd santo. Infine ne magnifica le virt terapeutiche tuttoggi in auge.

Palazzo Municipale. da sinistra: dott. Luigi Devoti, on. avv. Antonino Garozzo, prof.ssa Nives Leonardi, dott. Giuseppe Contarino, dott.ssa Rosa Barbagallo, dott.ssa Rita Caramma (Foto AlVe) 7

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Acireale. Palazzo Municipale, portale. da: AA.VV. Acireale. Una citt attraverso il barocco. Banca Popolare Santa Venera, 1999.

La seconda parte della giornata viene dedicata ad una visita guidata a Catania. Tra laltro, percorriamo la famosa via etnea, arriviamo fino alla casa natale di Bellini, infine visitiamo il duomo, costruito sulle antiche terme achillee. Lora della cena ci coglie stanchi, ma entusiasti: dopo cena, ci riuniamo in assemblea, che si rivela piuttosto animata e che viene poi aggiornata al giorno successivo. sabato, quando arrivano una serie di ciliegine per guarnire la nostra torta-congresso. La prima ciliegina la gita al parco naturale dellEtna, accompagnati dalla competente e spiritosa presentazione del collega Cucuccio; laria si fa frizzante, il vulcano ci appare maestoso e forte. Subito dopo, seconda ciliegina: scendiamo fino al mare, dove ci attende un battello sullo Jonio: ammiriamo dal mare lisola Lachea, i faraglioni, le grotte di Ulisse. Sono ormai le quindici quando riceviamo la terza ciliegina: un regale pasto a tutto pesce. Al pomeriggio, terminiamo la nostra assemblea. Poi, tutti in municipio dove si tiene la cerimonia di consegna targa Citt di Acireale. Il dottor Contarino presidente Accademia degli zelanti presenta le relazioni dei medici scrittori, riuscendo a cogliere di ognuna il profondo significato e dimostrando cos unaccurata lettura e meditazione sulle medesime. Tutti i relatori ricevono un riconoscimento. Il premio viene assegnata al prof. Gherardo Casaglia con ponderate e giuste motivazioni. Il sindaco di Acireale on. avv. Garozzo annuncia listituzione di un premio letterario per medici-scrittori, ricevendo il ringraziamento di noi tutti per laccoglienza nella sua citt, per voce del nostro presidente dott. Luigi Devoti. La serata si chiude in bellezza, con lopera dei pupi, la sicilianit per eccellenza, preceduta da una relazione esplicativa del dott. Cucuccio. Lindomani domenica, il sole fa capolino, mentre noi ci dilunghiamo con piacere in saluti e promesse di ritrovarci presto.
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Sicilia viaggio nel mito

ROSA BARBAGALLO

appiamo che la Sicilia la pi grande isola del Mediterraneo; per la sua posizione centrale nel mare interno, su cui si affacciano tre Continenti, Europa, Asia e Africa, ha sempre rappresentato il punto di incontro o di scontro tra le diverse civilt del mondo antico, medioevale e moderno. Praticamente indifendibile con i suoi circa 1039 chilometri di costa, ha subito continue e molteplici dominazioni: Fenici-Cartaginesi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Sabaudi, Austriaci e Borboni. Bisogna precisare per che queste dominazioni non sono riuscite ad imporre del tutto la propria cultura alla popolazione dellIsola, che, invece, ha saputo cogliere la parte migliore di ciascuna senza perdere la propria identit. Gli abitanti dellisola hanno sempre ritenuto la Sicilia una regione unica, infatti gi nel settimo secolo a. C., la Sicilia aveva un simbolo unitario, e precisamente una testa di Gorgone, mostro mitologico, anguicrinita, con serpenti al posto dei capelli, tre gambe che rappresentavano i raggi del sole e i tre punti estremi della Sicilia e occhi abbaglianti. Simbolo che serviva a incutere terrore a chiunque si avvicinasse: si sa infatti che le Gorgoni, (Euriale, Steno e Medusa) erano cos orribili da tramutare in pietra chiunque le guardasse. facile pensare che gli abitanti dellisola, di indole piuttosto mite e non incline alla guerra, avessero fatto ricorso a questo simbolo per tenere lontani i nemici. Daltra parte, anche ai nostri giorni, facile notare come in molte abitazioni, lo vedremo nel pomeriggio passeggiando per Acireale, nei portali dellingresso vi siano delle maschere mostruose; il significato originario sarebbe sempre quello: tenere lontani i nemici. Anche lo storico greco Tucidide, a conferma che la Sicilia fosse considerata una regione unica, ci tramanda una decisa affermazione del rappresentante di Siracusa Ermcrate, che, nel 424 a. C., durante il Congresso delle Citt siciliote, tenutosi a Gela, dichiar: Noi non siamo n Joni n Don, ma Siciliani.
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Il termine Sicilia, secondo il grammatico latino Marco Terenzio Varrone, deriverebbe dalla voce italica sica che indica la falce e perci significherebbe terra di falciatori, ricordo infatti che i Romani consideravano la Sicilia come il granaio di Roma; ma da notare che il termine Sicilia anteriore alla dominazione romana. Secondo unaltra interpretazione deriverebbe da una radice, che suona sik, e indica lingrossamento e la crescita, e in greco serve ad indicare frutti in rapido accrescimento, come sik, fico, e suks, zucca, per cui il termine starebbe a significare terra della fertilit; mentre, in periodo bizantino, secolo VI-IX, si faceva derivare da Sik ed Elaia, unificando il nome greco di due piante tipiche dellIsola, il fico e lulivo. Altro nome della Sicilia, presumibilmente ancora pi antico e che viene tuttora adoperato quello di Trinacria. Esso deriva dalla forma triangolare dellIsola: cos la chiam Omero nellOdissea, come anche gli storici Antioco da Siracusa, Timeo da Taormina e lo stesso Tucidide. Una parte della Sicilia, e precisamente il litorale jonico che va da Messina verso Taormina, si chiam Vitulia, perch ivi erano allevati i vitelli sacri al Sole, di cui era sacrilegio cibarsi. Da qui, questo nome, varcando lo stretto, e mutandosi in Italia, risal la penisola e le diede lattuale nome. Di fatto, lunico comune italiano che si chiami Itala, si trova proprio nella zona indicata, in provincia di Messina, dove esisteva la antica Vitulia. Sembra che luomo sia apparso in Sicilia nel periodo paleolitico, circa un milione di anni fa. I pi antichi abitatori storici sarebbero i Sicani, una popolazione agricola che, per un certo periodo, diede allIsola il nome di Sicania. Ancora oggi nella zona centro-occidentale esistono i monti sicani. I Sicani furono cacciati allinterno dellIsola dai Siculi, guerrieri provenienti dallItalia; mentre nellestrema parte occidentale dellIsola si sarebbero stanziati gli Elimi, provenienti forse dalla odierna Turchia e da Virgilio identificati nellEneide con i compagni di Enea che non lo vollero seguire nel Lazio, preferendo restare in Sicilia. Larcheologo Amedeo Maiuri, in Arte e civilt dellItalia antica, parlando dei graffiti dellisola di Lvanzo (Trapani) che rappresentavano scene di circa cinquantamila anni fa, relative a riti religiosi, afferma, addirittura, che ivi larte trova le sue prime espressioni nella storia della civilt umana. Queste antiche popolazioni, gi nellet neolitica, lavoravano lossidiana, una pietra vulcanica di Lipari; dal 2500 a. C. cominciarono a intensificare i rapporti con i popoli del Mediterraneo; nel XIII sec. a. C. erano in grado di costruire villaggi come quello di Pantalica, nellalta valle del fiume Anapo (Siracusa), con una vasta necropoli di circa
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seimila sepolcri e un palazzo in grossi blocchi di pietra, ove risiedeva ii capo. Tra lXI e il X sec. a. C. arrivarono i Fenici, specie a Solunto, Palermo e Mozia. Nellanno 735 a. C., alcuni coloni greci, provenienti dallEubea (Calcide), guidati da Teocle, fondarono la prima colonia a Naxos, la odierna Giardini Taormina. Nel III secolo si intensificano i rapporti con Roma; il periodo romano dur fino alla venuta dei Bizantini, nel VI secolo dopo Cristo (anno 535). Molti autori romani hanno palesato una notevole ammirazione per la Sicilia e per la sua cultura. Il poeta Lucrezio, nel I sec. a.C., nel De rerum natura elogia il filosofo Empedocle di Agrigento, e chiama la Sicilia superba di tante bellezze, opulenta di invidiati beni, e ricca di nobili spiriti. Virgilio scrive il poemetto Etna, in cui narra una leggenda siciliana gi cantata da Stesicoro di due pii fratres catanesi che salvano i vecchi genitori paralitici dalle fiamme di una eruzione dellEtna. Lo stesso Virgilio, nellEneide, si sofferma a descrivere tutto il periplo della Sicilia. Intorno a questa Isola, fiorirono numerosi miti e leggende. Fin dallantichit, per il navigatore esausto, in cerca di acqua e cibo, lIsola significava la sopravvivenza. Certamente gli abitanti, per arginare le continue invasioni, non avendo particolari attitudini alle armi, cercavano di approntare le difese nelle forme pi fantasiose; la regione etnea era una di quelle zone che pi timore incuteva in chi volesse approdarvi. Il boato dellEtna, il fuoco vomitato, il tremare della terra hanno sicuramente contribuito a stimolare la fantasia dei poeti e ad alimentare i miti. Voglio ora soffermarmi sul mito per presentare in particolare Acireale e i luoghi in cui questo Congresso si svolge. Proviamo quindi a fare un salto indietro, per un breve viaggio nel tempo, e giungere allepoca in cui, in questa zona etnea, scorrazzavano enormi giganti, i Ciclopi unocoli, omicida razza, progenie del marino dio (Poseidone, Nettuno), che hanno in erme caverne i lor covili.
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Rosa Barbagallo. In navigazione verso le Grotte di Ulisse. (Foto AlVe)

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Cos Euripide definisce gli abitanti di questa regione, per bocca di Sileno, un satiro prigioniero di Polifemo, proprio nellopera il Ciclope. Qua presi fummo, si lamenta il satiro Sileno con Dionisio, e qua serviamo in casa un di costor, che Polifemo ha nome; e in vece dorgie e di baccanti balli, pascoliam del Ciclope empio gli armenti. Era una terra ricca di greggi, di gran pini e querce ombrose, racconta Ulisse nellOdissea, Uom gigantesco abita qui, che lunge pasturava le pecore solingo. In disparte costui vivea da tutti, e cose inique nella mente cruda covava: orrendo mostro. Questo essere mostruoso, dallalto della sua rupe, un fatidico giorno vede la bellissima ninfa Galatea, una nereide, figlia di Donde e di Nereo, e subito ne resta colpito e se ne invaghisce; la sua vita viene stravolta improvvisamente e radicalmente dallossessione di diventare pi bello e dal desiderio di essere ricambiato. Galatea, invece, mentre volteggia leggera tra le onde del mare, vede vicino alla riva, un bel giovane, il pastorello Aci, che porta a pascolare il suo gregge; gli si avvicina; i due si guardano, ed subito amore. La ninfa, il pastorello, il ciclope: il triangolo di una tragedia annunciata. la stessa Galatea, che nelle Metamorfosi di Ovidio, racconta di questo suo grande amore: Aci era nato da Fauno e Simetide, la ninfa fluviale, grande delizia de suoi genitori, ma a me pi diletto, perch suni con me sola. Avvenente a sedici anni, molli le guance dincerta caluggine a pena copriva. Lui io volevo, me senza mai tregua voleva il Ciclope. Galatea scende ancor pi nei particolari mentre d sfogo al suo dolore con le amiche nereidi: Il Ciclope feroce, delle foreste terrore, che mai non lasci senza danno lospite e i numi disprezza n cura si da dellOlimpo, sent che cosa lamore, e per me di passione si strusse dimenticando il suo gregge e i suoi antri. Galatea continua raccontando come Polifemo si fosse fatto avanti, offrendole doni rari e pregiati: O Galatea, su via, solleva il bel capo dallonde, esci dal mare ceruleo e non disprezzare i miei doni Guardami quanto son grande! Ho nella fronte un sol occhio, ma grande che pare uno scudo: che? Forse il sole non vede dal cielo infinito le cose tutte che sono quaggi? Pure il sole non ha che un solo occhio. Polifemo respinto, riacquista tutta la sua forza distruttrice, tutta la forza della natura offesa:
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Brucio urla dallalto del monte e pi ardente ribolle loffeso mio cuore: mi pare chabbia nellanimo lEtna con tutte le forze del fuoco. E possiamo agevolmente accostare questo ribollire del Ciclope alla eruzione dellEtna, quando allo scenario idilliaco di azzurre acque marine, di selve verdi, di freschi ruscelli e di miti greggi si impone la rabbia improvvisa e la furia distruttrice e devastante del Vulcano. Mi sembra di cogliere nel mito un intimo rapporto tra luoghi, personaggi ed eventi, che tende a fare emergere il sentimento di sacralit e di arcano che nel tempo questi luoghi hanno suscitato. Quando il feroce scoperse me ed Aci, continua Galatea, Vi vedo, grid, ma far che codesto sia lultimo vostro convegno damore! e a quel grido trem tutto lEtna. Personaggi ed eventi continuano a sovrapporsi e a diventare espressione delle forze della natura: il grido diventa un boato e la terra trema; un terremoto ed una eruzione dellEtna. Esterfatta mi tuffo nel mare vicino; Aci fuggiva gridando Polifemo linsegue e staccato un gran pezzo di monte glielo scagli: con lo spigolo estremo del masso lo colse, ma lo schiacci tuttavia. La stessa ira e la stessa risposta devastante che Polifemo diede a Ulisse quando questi si era beffato di lui. Mentre per il furbo Ulisse riesce a mettersi in salvo, il giovane e sprovveduto pastorello rimane schiacciato e la ninfa piange disperata chiedendo aiuto agli dei. Gli dei ascoltano le preghiere di Galatea e avviene il prodigio. Si ha la riconciliazione tra uomo e natura. La vita riprende, dalle viscere della terra sgorga un ruscello: Spaccasi il masso con crepe, onde spuntano in fretta e la bocca del sasso scavato risuona di spruzzi. Oh meraviglia! Nusc dimprovviso su fino alladdome un giovinetto chAci pareva, fuorch per laltezza e il colore marino. Aci qual era, si serba cos pur mutato nei fiume, che lantichissimo nome ora porta che prima aveva Aci. Il fiume Aci stato individuato in un fiume sotterraneo che scorre proprio sotto piazza Duomo in Acireale e sotto altri centri vicini, tutti composti con il nome Aci: Aci San Filippo, Aciplatani, Acicatena, Aci S. Antonio, Acibonaccorsi, Acitrezza, Acicastello. Il fiume emerge dal sottosuolo nei pressi del mare, vede la luce per un breve tratto, versandosi poi nello Jonio. Qui Aci si unisce, finalmente, in un lungo e perenne abbraccio, alla sua amata ninfa Galatea.
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ANTONINO CANNAV

Il viaggio a San Vito


Il sacro e il profano

i avvicino agli ottantanni. Come un ciclista, veterano di tante corse, da una vita che pedalo con costanza e abnegazione. Ho incontrato facili discese, ho superato ardue salite; ho tagliato con successo numerosi traguardi. Ora ho imboccato ladirittura darrivo della mia ultima corsa e mi aspetta la volata finale. Quando arriver questa? In una mia pubblicazione (Caravanserraglio) scrivevo: Girano le pagine del grande libro della vita e quando arriva la sera ti domandi; quante pagine ancora? Gli antichi romani traevano un presagio dallosservazione del pasto o del movimento degli uccelli. C chi ricorre allastrologia, alla chiromanzia, alla sfera di cristallo, ai Tarocchi dei cartomanti. Enzo Biagi scrive che a Pinaccio, suo paese dorigine, a Natale davanti alle case, dove c un bambino, brucia un tronco di faggio; qualcuno individua cosa porter il futuro guardando la direzione del fumo. Sino a qualche decennio fa, nella nostra zona, per avere dei presagi o delle notizie particolari, in alcune circostanze, si ricorreva ad una pratica pseudoreligiosa: U VIAGGIU A SANTU VITU. Questa veniva effettuata da qualche donna che, da molto tempo, non aveva notizie da un familiare lontano da casa, in genere perch militare. Durante lultima guerra mondiale, che ha coinvolto anche la nostra nazione, erano molti i soldati italiani mandati a combattere lontano dalla patria: in Africa, in Russia, nei Balcani. Se, poi, erano fatti prigionieri venivano spediti in campi di concentramento abbastanza lontani, anche in India. Passavano diversi mesi, se non qualche anno, senza che un marito o un figlio desse notizie di s. Si disconosceva, addirittura, se fossero ancora in vita. Allora si ricorreva al Viaggiu. La donna, meglio se due, coperta da uno scialle nero, allimbrunire,
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si avviava verso la chiesa di San Giuseppe, ove in una nicchia allogata una statua di San Vito, che tiene al guinzaglio un cane, per la verit, piuttosto goffo. Nella sagrestia della stessa chiesa esiste un quadro, molto antico, attribuito allopera di Alessandro Vasta, dal quale, probabilmente, ha tratto lo spunto lautore della statua. A questo punto apro una parentesi; ho cercato di saperne di pi su San Vito. Dopo quella acese di San Giuseppe, ho visitato la chiesa dedicata al santo a Macchia di Giarre e laltra a Mascalucia. Ma, ad essere sincero non sono rimasto soddisfatto dei riscontri avuti con i vari religiosi. Avendo appreso che la devozione a San Vito molto diffusa nei vari centri della Sicilia Occidentale, territorio dorigine del santo, ho contattato telefonicamente o per posta diversi parroci della provincia di Trapani, Agrigento e Palermo. Sono rimasto sorpreso dalla disponibilit mostrata da molti interlocutori, i quali mi hanno fatto avere una mole di pubblicazioni, stampe e notizie orali. Altri dati ho ricavato dai siti Internet. Il sacerdote Gino Scardino, parroco della chiesa di San Vito in Lequile, provincia di Lecce, cos scrive; la figura di San Vito stata avvolta da tante leggende; per cui risulta difficile distinguere ci che frutto della creativit popolare da ci che realmente accaduto al santo. La dottoressa Domenica Calza, direttrice della rivista San Vito Italia, anche lei afferma: qualche autore sostiene che la figura di San Vito costruita pi dalla letteratura e dalla devozione popolare che dalla storia. Difatti si comincia con lincertezza del luogo dove nato: Marsala o Mazzara? Addirittura una preghiera nelle nostre parti cos recita: Santu Vitu di Murriali iu vi vegnu a visitari. Ma la maggioranza degli agiografi daccordo nellaffermare che San Vito nato a Mazara il 15 giugno del 285 d.C. e dopo varie sofferenze e peripezie, in parte leggendarie, mor a Roma sotto le torture di Diocleziano il 15 giugno dellanno 303 d.C. Le sue reliquie dal luogo della sepoltura, cio le sponde del fiume Sele, vennero trasferite fino a Polignano in Puglia e successivamente a Roma, quindi a Parigi, in Sassonia e poi in Boemia. Oggi son ben 150 (!) le localit che pretendono di conservare reliquie del santo e nel Medioevo erano pi di 1300 i luoghi in cui si trovava il santo come patrono di chiese, cappelle o altari. Nella stessa epoca il suo nome venne inserito nel gruppo dei 14 Santi Ausiliatori, questultimi cosidetti perch miracolosi in numerose malattie e nei bisogni particolari, specie nel pericolo di morte. San Vito stato uno dei santi pi invocati, come dimostrano i suoi
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patronati; lelenco dei protetti molto lungo e vario (per non dire strano) si va dagli attori ai ballerini, farmacisti, osti ecc. Viene invocato specialmente in alcune malattie come lIdrofobia (Rabbia), la Corea (Ballo di San Vito), lEpilessia, lEnuresi notturna. Il suo intervento viene richiesto a protezione di varie calamit naturali: alluvioni, terremoti e nei paesi etnei dalle eruzioni vulcaniche. Il culto di San Vito diffuso in tutta lEuropa. Sino al VII-VIII secolo, per i suoi devoti, egli esercitava un potere sul cane, animale pericoloso da tenere a bada; a questo venivano assegnati valori negativi, perch portatore di una malattia diabolica: la Rabbia. Ecco perch nella comune iconografia il santo porta col guinzaglio a catena uno o due cani. Un antico scongiuro ad Alcamo, diceva: Santu Vitu, Santu Vitu iu tri voti vi lu dicu: va chiamativi sti cani, chi mi vonnu muzzicari. In un corridoio dellospedale di Alcamo era allocata una statua del Santo e i devoti portavano i cani per essere benedetti da Lui e scongiurare cos lidrofobia (una vaccinazione religiosa!). A Stazzo, mi raccontava un vecchio pescatore, quando una persona veniva morsa da un cane, questo, nel dubbio che fosse idrofobo, veniva rinchiuso e posto in osservazione; nel frattempo i parenti del morsicato cominciavano un triduo di preghiere a San Vito con relativo viaggiu giornaliero. Se il cane non aveva manifestato alcun segno di malattia, veniva rimesso in libert. Nel Medioevo il santo veniva invocato a protezione della semina e del raccolto. San Vito nato il 15 giugno, periodo prossimo allarrivo dellestate, segnato dal sorgere della Costellazione del Canis Maior, fautrice di prodigi e fenomeni di varia natura, anche malefici; cos San Vito veniva eletto Guardiano dellestate e il cane divenne suo simbolo; egli, tenendolo a guinzaglio, era il protettore divino dai pericoli del cane celeste, come leccessiva calura estiva, la canicola, assicurando labbondanza del raccolto e la protezione da ogni pestifera manifestazione. In Puglia la festa di San Vito, il 15 giugno, ricordava al contadino, che era tempo di alcune pratiche agricole. Una di queste consisteva nellappendere alcuni profichi ai rami dellalbero di fico per facilitare il processo di impollinazione dal frutto selvatico al fico commestibile, onde il detto: Ti santu Itu ogni fica cerca maritu. A proposito di detti, sempre in Puglia, per augurare del male a una persona nemica e odiata, si pregava San Vito: Santu Itu cu te raggia (San Vito ti punisca con la rabbia). Anche da noi poteva capitare che qualcuno si rivolgesse al Santo per
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augurare del male. Monsignor Musmeci, che per molti anni, stato parroco nella chiesa di San Giuseppe, da me interpellato, mi ha riferito il seguente episodio. Mentre si trovava nella sagrestia sentiva una donna parlare agitata a voce alta; affacciatosi in chiesa, la donna era davanti la statua del Santo e gridava; Santu Vitu! a dda fimmina cci ata affari arraggiari u cori!. Lo stesso monsignore mi raccontava, in merito al viaggiu, che, spesse volte, alcune donne, una volta che la chiesa veniva chiusa, non ancora soddisfatte da quello che avevano finora ascoltato per strada, restavano per ore dietro la porta che d su Via San Biagio, nella speranza di qualche messaggio che loro cercavano. Era sovratutto durante il tragitto che portava alla chiesa di San Giuseppe, che bisognava ascoltare con particolare attenzione i discorsi dei passanti o qualsiasi mormorio, bisbiglio, grido, canzone, ciancia proveniente da una abitazione o da un cortile. Raccontava un mio amico che la madre era debole dudito e pertanto si faceva accompagnare al viaggiu da lui, ragazzino, raccomandandogli di ascoltare bene e riferirle con esattezza quello che aveva sentito. Lessenza del viaggiu stava nella giusta interpretazione di ci che si sentiva durante il percorso; perci avevano grande importanza, quando si aveva un parente lontano, il verbo tornare, scrivere, lespressione mi sento bene o male.
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SAN VITO martire. Fotocromolitogra fia, 1910-1915. da: CASTALDI, Silvana - MUCCI, Egidio. Onomastico. Santi e Santini per tutti i giorni. Firenze. Ponte alle Grazie, 1994.

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Il viaggiu veniva praticato anche per conoscere i veri sentimenti della persona amata oppure lesito di un affare economico o la prognosi di una malattia. Non mancavano episodi poco simpatici; ad esempio, qualche membro della cricca di quei giovani da me chiamati VITELLONI (epiteto da me plagiato dal noto film di Federico Fellini, vedi la mia pubblicazione Caravanserraglio) che si divertivano a praticare scherzi, anche pesanti, nei confronti del prossimo, in questo caso le donne del viaggiu; incrociandole lungo il tragitto, fingendo di parlare a voce alta fra di loro, raccontavano di un parente, lontano da casa da qualche anno, che si era accasato con una giovane donna e non aveva pi intenzione di tornare ad Acireale; queste ed altre battute lanciate al vento con notevole sadismo. Fortunatamente non tutte erano imprese deplorevoli; a volte ne veniva messa in atto, non certamente dai personaggi suddetti, qualcuna a fin di bene: una donna, il cui figlio da due anni non dava notizie di s, era disperata e quasi in uno stato di psicosi ossessiva, anche lei si recava a pregare San Vito. Alcuni giovani parenti pensarono di inscenare una pantomima e quando la vedevano attraversare Piazza Alfio Grassi, nascosti in Vico Alessi, intonavano una canzone che diceva: tornerai! oppure: son tornate a fiorire le rose! La povera donna tornava a casa rincuorata e piena di speranza. Un episodio tragicomico, da me ben ricordato, stato quello della mia famiglia capitato alla persona di servizio della mia famiglia. Quando la guerra era gi passata dalle nostre contrade ed Acireale era ancora occupata dalle truppe inglesi, la fame imperava in molte famiglie e capitava che alcune donne si difendevano dalla miseria dando generosa ospitalit a qualche militare inglese. Una di queste era sorella della nostra persona di servizio, la quale la giustificava precisando che gli inglesi venivano ricevuti per avere preparata la cena con gli alimenti che loro portavano in abbondanza. Anche lei aveva il marito che non dava notizie, per cui ogni tanto faceva il viaggiu. Durante uno di questi le accadde di sentire alcune donne, sue vicine di casa, che non lavevano riconosciuta, parlare chiaramente di lei senza alcun sottinteso e raccontare dellaccoglienza che la sera essa dava a qualche militare. Impaurita correva a casa, ma rimaneva di sasso, sbigottita e terrorizzata, quando notava che, durante la sua assenza, la Military Police aveva stampigliato sul muro vicino al proprio uscio il marchio obbrobrioso OUT OF BOUNDS, era lintimazione a non frequentare quella abitazione. Lo stesso divieto veniva impresso ai lati dellingresso dei locali dediti alla mescita di bevande alcoliche.

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Le Galatee nel pentagramma

GHERARDO CASAGLIA

a mitica vicenda (tratta dalle Metamorphosis di Ovidio) del pastore, della ninfa e del ciclpe alle pendici dellEtna ha rappresentato per molti compositori, dal XVII al XIX secolo, uninvitante opportunit per far musica, spesso di alto livello. Inizi il grande Jean-Baptiste Lully. La premire del suo Acis et Galate, una pastorale eroica in 1 prologo e 3 atti, su libretto di Jean Galbert de Campistron, avvenne in maniera privata il 6 settembre 1686 nella Galleria di Diana del castello di Anet, nella Loira. Fu interpretata dai soprani Marte Le Rochois (Galate) e Fanchon Moreau (Scylla), dai controtenori Pierre Chopelet (Apollon), Louis Gaulard Du Mesny (Acis), Antoine Boutelou (Tlme) e Claude Desvoyes (Comus), dal baritono Gabriel-Vincent Thvenard (Neptune) e dal basso Jean Dun (Polyphme). Nel prologo, ambientato in un castello e inteso come omaggio al Delfino di Francia (ospite del duca di Vendme), alcuni personaggi divini come Diana, Abbondanza, Apollo (Vient joindre aux plaisirs) e Comus (A mon visage) celebrano le virt del re (Luigi XIV) potente e giusto. Il primo atto, sulla costa siciliana, vede lindifferenza della dea Galate e della ninfa Scylla verso i rispettivi spasimanti, i pastori Acis (Faudra-t-il encore vous attendre) e Tlme (Les desses en amour). Un gruppo di villici, guidato da Tircis e da Aminte, cerca di consolarli, allorch un orribile rumore annuncia larrivo del gigante Polyphme, invaghitosi di Galate. Nel secondo atto,vedendo Acis sfidare il ciclpe, Galate gli rivela il suo amore, mentre Scylla continua a deludere il suo pastore. Nel terzo atto, Polyphme sorprende Acis e Galate nel tempio di Junon, in procinto di sposarsi e uccide il pastore con un masso. Galate chiede laiuto di Neptune, padre di Polyphme, per trasformare Acis in un fiume, rendendolo cos eternamente suo (Sous ses lois lamour veut quon jouisse). La prima rappresentazione pubblica si svolse a Parigi, nellAccademia Reale di Musica e Danza, il 17 settembre 1686. Fu in qualche modo lultima opera drammatica di Lully e il testamento musiLa Serpe 19

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cale di un compositore ormai in disgrazia e irrimediabilmente malato. Nel nuovo secolo la pastorale fu ripetuta, sempre nellOpra del Thtre du Palais-Royal, il 15 novembre 1744 e il 1 agosto 1752, assieme a La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, affidata alla troupe dellimpresario Bambini. Questo fu lepisodio dinizio della famosa Querelle des Bouffons, la controversia che oppose i fautori dellopera buffa allitaliana (le coin de la reine, i protetti della regina) ai nostalgici della tragedia in musica alla francese (le coin du roi, con lapprovazione del re). Una parodia (di Charles-Franois Panard, Charles-Simon Favart e Pierre Laujon) il 4 settembre 1752 nella Comdie-Italienne, una ripresa il 7 settembre 1762 allOpra, poi il 24 agosto 1769 una prima rappresentazione (per le nozze del duca Ferdinando di Borbone con Maria Amalia dAsburgo) nel Teatro Regio Ducale di Parma. Il 9 dicembre 1915, per la riapertura dellOpra Garnier di Parigi lopera fece parte di un balletto (Mademoiselle de Nantes), come ricostruzione di una festa a Versailles sotto Luigi XIV e la BBC ne offr, il 29 marzo 1937 una memorabile ricostruzione radiofonica. *** Vennero poi nel 1678 Marc-Antoine Charpentier con Acis et Galathe, 2 atti nella Comdie Franaise di Parigi; Pietro Antonio Fiocco il 15 novembre 1695 con un prologo nel Thtre du Foin di Bruxelles; John Eccles nel 1701 a Londra; Antonio de Literes.il 19 dicembre 1708, per il compleanno di Filippo V, con una zarzuela in 2 atti su libretto di Jos de Caizares nel Teatro Buen Retiro di Madrid e infine Stlzel nel 1715 nel Teatro Nazionale di Praga. *** Poi la lacrimevole vicenda ebbe il suo cantore sommo in Georg Friederich Hndel. La premire di Acis and Galatea HWV.49 avvenne nel 1718 probabilmente a Cannons, residenza di campagna del conte James Brydges di Carnavon (poi duca di Chandos) e fu eseguita in forma di masque in 2 atti e 22 numeri , su libretto di John Gay, Alexander Pope e John Hughes. La notissima Susanne Arne-Cibber interpret Galatea e Mountier fu Acis, con laccompagnamento di 7 strumentisti, diretti da Thomas Arne. Dopo louverture (presto/adagio) il primo atto inizia in un paesaggio rurale nei pressi dellEtna, col pastore Acis (un tenore) e la ninfa Galatea (un soprano) presso una fontana. Il coro esprime la felicit dArcadia (Oh! the pleasure of the plains), mentre Galatea rimprovera gli uccelli per il loro canto, che gli ricorda il suo amore sofferto (Hush, ye pretty warbling quire, taci o gentil coro cinguettante). Acis
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LOn. Avv. Garozzo, sindaco di Acireale, consegna a Gherardo Casaglia il Premio Citt di Acireale. (Foto AlVe)

a sua volta si domanda dove mai potrebbe trovare una ninfa pi graziosa (Where shall I seek the charming fair?) e allamico Damon (un basso) che lo incita a non perdersi per amore (Shepherd, what art thou pursuing?) risponde con unaria tra le pi dolci di Hndel (Love in her eyes sits playing, lamore gioisce nei suoi occhi), alla quale Galatea replica con As when the dove (come colomba). Poi i due cantano la loro gioia con Happy we!. Nel secondo atto il coro intona un triste presagio (Wretched lovers, infelici amanti) mentre Polifemo (un basso) scende dal monte per conquistare Galatea, di cui innamorato. Il suo recitativo I rage, I melt, I burn (brucio di rabbia) e la sua aria di passione O ruddier than the cherry (pi vermiglia duna ciliegia) sono disapprovati da Corydon (un tenore) con Would you gain, ma il ciclpe insiste (Cease to beauty to be suing, non perseguire la bellezza). Ci costringe Galatea al rifiuto e, nonostante i consigli di Damon allamico (Consider, fond shepherd) e a Polifemo (Softly, gently, kindly treat her), spinge Aci a sfidare il mostro gigantesco: Love sounds thalarm. Mentre i due amanti cantano (in do minore) le loro speranze: The flocks shall leave the mountains, abbandoneremo le nostre montagne - e come non ricordare Parigi, o cara, noi lasceremo - Polifemo, folle di gelosia (Torture, fury, rage, despair) lancia un masso che uccide Aci. Il coro lo piange (The gentle Acis is no more), Galatea lo rende immortale sotto laspetto di una sorgente (Heart, the seat of soft delight) e si consola
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sapendo che egli assurto allOlimpo (Acis now a god appears). Dopo una rappresentazione parziale nel St. Augustine di Bristol il 22 novembre 1727 lopera ebbe la sua premire completa e pubblica (allinsaputa e pertanto senza il concorso di Hndel) nel Lincolns Inn Fields di Londra il 26 marzo 1731, col soprano Wright (Galatea), i tenori Filippo Rochetti (Acis) e Thomas Salway (Corydon), i bassi Giuseppe Boschi (Polyphemus) e Richard Leveridge (Damon), diretti da John Rich. Furioso per questo episodio di vera pirateria artistica, il compositore trasform la primitiva masque in una nuova versione in forma di oratorio in 3 parti e 30 numeri, incorporandovi una serenata a 3 voci Aci, Galatea e Polifemo (Sorge il d) HWV.72, che egli aveva fatto eseguire e diretto nel lontano 16 luglio 1708 nel Palazzo Reale di Napoli per il matrimonio del duca di Alvito con Beatrice Sanseverino. Questa revisione di Acis and Galatea HWV.49b, diretta dallo stesso compositore, ebbe luogo il 10 giugno 1732 nel Kings Theatre, con una parziale traduzione italiana e sul proscenio, col soprano Anna Maria Strada del P nei ruoli di Esther, di Galatea e della Bellezza, col soprano en travesti Anastasia Robinson come Dorindo, col castrato Francesco Bernardi Senesino nella parte di Acis, il tenore Giovanni Battista Pinacci come Silvio-Damon e il basso Antonio Montagnana nel ruolo di Polyphemus. Da allora lopera (lunica ad essere pubblicata vivente il compositore) inizi il suo cammino di successi, il 5 dicembre 1732 e il 7 maggio 1734, ancora nel Kings Theatre, l11 luglio 1733 nella Christ Church di Oxford, il 24 marzo 1736 nel Covent Garden, il 13 dicembre 1739, il 28 febbraio 1741 e il 13 febbraio 1754 nel Lincolns Inn Fields di Londra, il 20 gennaio 1742 nella Great Music Hall di Dublino, l1 aprile 1758 nella Great Room di Londra, il 30 dicembre 1788 nel Krntnertor di Vienna. Nel novembre dello stesso anno, sempre a Vienna, Wolfgang Amadeus Mozart compose per il barone Gottfried van Swieten una magnifica strumentazione (K.566) delloratorio hndeliano. Acis and Galatea fu poi rappresentata il 21 novembre 1842 nel Park Theater di New York, con un prologo di Thomas Simpson Cook e il 14 maggio 1940, per il VI Maggio Musicale Fiorentino, nel Teatro Comunale di Firenze, coi soprani Pierisa Giai (Galatea) e Carla Gavazzi (Damone), il tenore Giovanni Manurita (Aci) e il basso Tancredi Pasero (Polifemo), con la direzione di Vittorio Gui e la regia di Corrado Pavolini. L11 maggio 1966 inaugur il restauro del Thtre Montansier a Versailles. ***
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Aci e Galatea hanno ispirato numerosi balletti: il 19 luglio 1732 Blandy fece eseguire nel Palais-Royal di Parigi un suo divertimento coreografico in 3 atti; il 22 dicembre 1753 Jean-Franois Deshayes present una sua pantomima alla Comdie-Italienne di Parigi; il 6 febbraio 1764 Joseph Starzer mise in scena i suoi Acis et Galathe e Les amours dAcis et Galathe nel Palazzo dInverno di San Pietroburgo, con le coreografie di Franz Hilverding; il 10 maggio 1773 Hinrich Philip Johnsen fece danzare il suo Acis och Galatea nel Kungliga Operan di Stoccolma, su coreografia di Lars Samuel Lalin; il 29 agosto 1773 il balletto di Franz Aspelmayr, con la coreografia del celebre JeanGeorges Noverre, and in scena nel Burgtheater di Vienna. Il 4 novembre 1774 Carlo Giuseppe Toeschi offr, per lonomastico del principe elettore Karl Theodor, un suo balletto nel RococoHoftheater di Mannheim, con coreografia di tienne Lauchery, come preludio al Lucio Silla di Johann Christian Bach; il 27 dicembre 1781 Luigi Marescalchi present, nel Teatro San Samuele di Venezia, la sua Favola dAci e Galatea, su coreografia del famoso Onorato Vigan; il 15 maggio 1797 Cesare Bossi fece rappresentare il suo balletto nel Kings Theatre di Londra, su coreografia di Charles-Louis Didelot; il 10 maggio 1805 la premire di Acis et Galathe di Louis Gianella e Henry Darondeau ebbe luogo nel Thtre Montarsier di Parigi, per la coreografia di Auguste Duport. Il 20 aprile 1813 and in scena nel Teatro di Porta Carinzia di Vienna il balletto Acis und Galathea oder Der Riese Polyphem di Louis-Antoine Duport; il 25 aprile 1846 fu rappresentato nel Regio Ducale Teatro di Parma il ballo mitologico di Giuseppe Rota, assieme a una ripresa dei I Lombardi alla prima Crociata. Le repliche furono associate il 12 maggio al Nabucco e il 27 maggio alla premire di Luisa Strozzi, unopera in 3 atti di Gualtiero Sanelli. *** Oltre a musicisti minori come Lpine (unopera comica in 1 atto il 4 dicembre 1786 nel Thtre des Beaujolais di Parigi, su libretto di PierreLouis Moline); Francesco Bianchi (unopera seria in 2 atti il 13 ottobre 1792 nel Teatro San Benedetto di Venezia, su libretto di Giuseppe Maria Foppa); Johann Gottlieb Naumann (unopera buffa in 2 atti il 25 aprile 1801 nellHoftheater di Dresda, sullo stesso libretto); Hatton (nel 1844 nel Drury Lane di Londra); Redente Zardo (un idillio mitologico in 1 atto il 28 gennaio 1892 nel Teatro Chiabrera di Savona); Jean Cras (un dramma lirico in 4 atti e 5 quadri, Polyphme, il 28 dicembre 1922 nel Thtre Favart dellOpra-Comique di Parigi), altri grandi compositori hanno affrontato largomento.
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Acireale, Villa Belvedere. Aci e Galatea. da: AA.VV. Acireale. Una citt attraverso il barocco. Banca Popolare Santa Venera, 1999.

L11 luglio 1748 nel castello di Sanssouci a Potsdam (Berlino) vi fu la premire di Galatea ed Acide, un pastiche in 3 atti di Carl Heinrich Graun, del re Federico II il Grande, di Johann Joachim Quantz e di Christoph Nichelmann, su libretto di Leopoldo Villati; il 10 maggio 1756, nel Favorita-Theater di Laxenburg (Vienna), quella di Tircis et Doriste, un pastiche in 3 atti di Christoph Willibald Gluck (in realt una parodia dellopera di Jean-Baptiste Lully), su libretto di Charles-Simon Favart L11 gennaio 1763 Franz Joseph Haydn fece rappresentare (per le nozze del conte Anton) nel castello dei principi Eszterhzy a Eisenstadt nel Burgenland (dove il compositore viveva) la sua prima opera italiana: Acide (Aci e Galatea), una festa teatrale in 1 atto e 13 scene su libretto di Giovanni Ambrogio Migliavacca. I personaggi furono Galatea e Glauce (soprani), Tetide (contralto), Acide (tenore) e Polifemo (basso). Con pap Haydn si conclude la storia musicale dei due teneri amanti e del furioso gigante, ma non escluso che in futuro altri musicisti possano riaffrontare largomento, semplice nella sua pastorale evidenza ma complesso per le sue implicazioni sentimentali.

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Santa Tecla e la Timpa

ANTONIO CUCUCCIO

esistenza di questo piccolo centro di abitazione, con una chiesetta dedicata alla protomartire S. Tecla, antichissima. Lo storico Muqaddasi, tra il 967-968, descrive la citt di Aci (AL YAG) sul litorale marittimo, cinta di mura, dove si beve acqua corrente, fornita di un castello e di una chiesa, dove i fedeli cristiani ivi residenti un tempo accorrevano; riferimento questo che riporta allantica chiesa di Santa Tecla (S. Sakl in arabo). Il geografo arabo Edrisi, nel 1154, vissuto ai tempi del Conte Ruggero, accenna a questo villaggio di Santa Tecla, e lo pone a sei miglia dal fiume Aci e a tre miglia dalla Fonte delle Canne (Torre Archirati). Egli lo chiamo Sciant Tagla in arabo da daki o deklah che significa luogo di approdo. Il luogo si prestava ottimamente agli sbarchi per linsenatura naturale, la pianura e le sorgenti dacqua dolce in riva al mare. Lo storico musulmano Al-Nuwayri riferisce che nel 902 vi sbarcarono forze arabe provenienti da Taormina. Lo storico acese Raciti ricorda, in un suo volume, che il 3/5/1582 vi sbarcarono corsari turchi per depredare la zona e per questa causa il popolo di Aci spesso necessitato e costretto a stare con le armi pronte per la difesa di esso. I viaggiatori Giulio Filoteo Omodei e Camillo Camilliani fanno menzione della chiesa di Santa Tecla che nel 1556 esisteva presso la fonte antica di Alcal sulla punta dellApa nella rupe Falconiera. Queste torri di avvistamento o garritte, costruite in posti strategici, facevano parte di un sistema difensivo della costa e comunicavano tra di loro in caso di avvistamento di navi corsare, di giorno, con fumi e, di notte, con fuochi. Gli stessi autori descrivono la costa: lo scalo di Santa Tecla, la costa e la punta del costiglio, la calcara, la cala di monte Cristo, canal torto, la punta dellapa con le insenature naturali molto comode agli approdi e ottimi nascondigli e le importantissime sorgenti dacqua dolce in riva al mare (cosiddette fontane). Santa Tecla un paese ricco di acque, quasi come se galleggiasse
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Lalta falesia della Timpa, formata da banchi di lava sovrapposti nel tempo, dove una vegetazione particolarissima si unisce alla pietra nera vulcanica. da: Kals - luoghi di Sicilia. Acireale. Fasc. 33, Palermo. Ariete, 1996.

sopra un vero e proprio lago sotterraneo: ne sono testimoni laltissima densit dei pozzi presenti, quasi uno in ogni casa. Altre documentazioni attestano che fino ai primi anni del 600 il culto di santa Tecla in questi luoghi era mantenuto dal priorato dei benedettini di Catania. Le antichissime muraglie con aperture allo scalo Pennisi, larchitettura di tipologia arabo-bizantina delle mura, fanno supporre che queste possano essere quelle viste dal Muquaddasi; dalla tradizione apprendiamo che la configurazione odierna della costa non rispecchia quella esistente un tempo, infatti si racconta che il mare arrivava fino allentroterra; si parla per la cosiddetta zona cocole di un porto canale (porto antico di Santa Tecla) funnu portu. Addirittura venivano indicati i luoghi di attracco per le navi (i bitti) ricavati in anfratti della roccia basaltica, ubicati in zona Vicari (pedi di timpa) e grotta del Corvo. Il dott. Alfio Fichera, medico scrittore ace se morto nel 1951, in un suo articolo sul Popolo di Sicilia del 1935 descrive la timpa falconiera. Nella grotta del corvo situata nella timpa falconiera, cos chiamata
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perch un tempo nelle pareti rocciose nidificavano falchi e corvi, esiste la favola della trovatura, leggenda araba che parla di un tesoro nascosto che appare incantesimato e quindi intoccabile dalla gente comune. A custode di questo tesoro sotterraneo c un pircante cio un guardiano incantato (che assume diversi aspetti di gnomo, serpente, diavolo o fata). La tradizione ci narra di qualcuno che si avventurato nei meandri della grotta e, dopo aver mangiato del pesce crudo e bevuto abbondante vino e aver visto una quantit di barili doro, si trovato improvvisamente sbalzato fuori dalla grotta per centinaia di metri o di una donna che avendo sentito dagli spiriti il rituale magico dellincantesimo era riuscita ad impadronirsi del bottino ma, improvvisamente, se ne ritrov priva; la fata allora le rivolse queste parole: a sintisti, o a vidisti, troppu cauda a facisti. Dalla tradizione popolare si identificano alcuni ruderi a ponente del paese, sotto la timpa falconiera nella zona di Vicari, come appartenenti alla chiesa dove Santa Tecla ricevette il martirio e dove fu sepolta a circa cento metri di profondit con la faccia rivolta a levante e nellestate, a mezzogiorno e a mezzanotte, si vedono a tramontana della chiesuola, delle nuvolette erranti per laria dalla quale esce un armonioso suono di strumenti a corda. *** Nella didascalia di un antico quadro posto nella chiesa madre di Aci San Filippo (a pochi chilometri da Acireale), in una lapide posta nellatrio del municipio di Acireale, nonch dagli scritti di padre Anselmo cappuccino, si descrive il golfo di Ulisse dove cera una citt chiamata Leotarda, dove era giunto, per la prima cristianizzazione e per la prima predicazione, Pancrazio vescovo di Taormina e discepolo di Pietro con il beato Apostolo Paolo e qui lasciarono la beata Tecla la quale aveva convertito alla fede tutti i cittadini; questi edificarono un tempio, ponendo in esso una pietra inscritta dallantichit + ISSST +; con questi segni forse si voleva far sapere che ella fu due volte spiritualmente crocifissa, cio nel corpo e nello spirito e che tre volte fu santa per i suoi tre martiri o corone; I sta per Iconio e T per Tecla. Successivamente il tempio fu distrutto da una colata lavica del monte Etna, ma la lapide rimase intatta e fu collocata in un nuovo tempio ricostruito dal conte Ruggero. Distrutto nel tempo anche questo, rimane la memoria di queste tradizioni popolari. Tecla nacque da illustre famiglia lanno 27 in Iconio, citt popolosa della Licaonia (Asia Minore), posta quasi al centro della fertile vallata che ora dai Turchi chiamata Koniyek.
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Aveva 18 anni quando nellanno 45 giunse in quella citt lapostolo Paolo, che, preso alloggio in casa di Onesiforo, cominci a predicare il Vangelo. Abitava Tecla nella casa dirimpetto alla stanza occupata dallApostolo, e al sentirlo continuamente annunziare unarcana dottrina e spiegare sublimi precetti sollevanti lo spirito a cose soprannaturali e celesti, lo credette un filosofo, per cui ella, che, come ci narra S. Metodio nel suo Convito delle vergini era assai versatile nella filosofia profana e nella letteratura, ascoltava i ragionamenti di Paolo e, fattasi istruire nella dottrina di Cristo, la profess tosto con tale energia e generosit, quale appunto doveva addirsi alla protomartire delle donne cristiane; rinunziati gli splendidi vantaggi delle nozze terrene, ella dichiar di volere serbare intatto il suo verginale candore. Non valsero a distoglierla dal suo proposito gli sforzi adoperati dalla madre sua Teocia e da Tameride suo promesso sposo, i quali, visto vano ogni loro tentativo, guardata a vista la fanciulla nella propria casa, rivolsero il loro sdegno contro Paolo e lo accusarono ai magistrati come sovvertitore degli inesperti. Ma Tecla rimase tanto ferma nei suoi propositi che la madre e il fidanzato la denunziarono come cristiana ed ebbe la condanna del fuoco. Tecla con animo coraggioso e forte, facendosi il segno della croce, sal sul rogo, ma il fuoco, attorniandola da ogni parte, non le produsse alcuna ustione e mentre stava cos, un rombo sotterraneo scosse ed apr in pi parti il suolo, e una dirotta pioggia estinse il fuoco. Nel generale sbalordimento, i carnefici pensando a salvarsi fuggirono e Tecla, rimasta libera, raggiunse Paolo, che, per evitare la persecuzione, era uscito da Iconio, e con lui si rec ad Antiochia di Pisidia. Alessandro, governatore di questa citt, veduta la rara bellezza di Tecla, accesosi di violenta passione, la chiese in sposa. Al costante rifiuto della Santa, Alessandro, cambiato lamore in odio la condann alle fiere dellanfiteatro. Ma nellanfiteatro le belve che dovevano sbranarla si coricarono mansuete ai suoi piedi. Ricondotta il giorno seguente nello stesso circo e aizzati altri animali feroci, leoni ed orsi, una leonessa le si pose davanti e la difese dalla ferocia delle altre belve. Infuriato il governatore, volle che quel verginio corpo fosse sbranato e fattala legare ad indomiti tori, sper di saziare cos il suo odio. Ma le funi, con generale meraviglia si spezzarono e lasciarono la santa illesa. Nel colmo dellira Alessandro ordin che fosse calata in una profonda fossa, vivaio spaventoso di serpenti e vipere, sperando che col
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morso di questi le fosse tolta la vita, ma i serpenti e le vipere si ritrassero e la lasciarono intatta. I suoi persecutori, sbalorditi e disperando di poterla vincere, la lasciarono in libert. Tecla libera raggiunse S. Paolo in Mira nella Lisia, gli narr laccaduto e manifest il desiderio di seguirlo nei suoi viaggi, ma lApostolo la persuase a ritornare a Iconio. Nella citt natale trov gi morto il promesso sposo Tameride e, veduto inutile ogni mezzo per guadagnare alla fede Teocira sua madre, and a Seleucia, ove convert molte persone al Vangelo; giunta alla et di novanta anni, chiuse in pace i suoi giorni, e sulla tomba i primi imperatori cristiani innalzarono una splendida basilica. La festa di S. Tecla si celebra il 23 settembre e il martirologio romano cos la ricorda: Ad Iconio in Licaonia Santa Tecla Vergine e martire, la quale convertita alla fede dallApostolo Paolo, sotto lImperatore Nerone confessando Cristo sconfisse il fuoco e le belve, e dopo aver superate moltissime difficolt nella istruzione di molti, stabilitasi in Seleucia, vi mor in pace: la quale (Tecla) i Santi Padri celebrarono con somme lodi. Loremus della messa della Santa la ricorda come colei che prima fra le donne sostenne il martirio con fede invitta.

LA TIMPA DI SANTA TECLA

Come si legge in un antico manoscritto Vulcanica eruzione form questi monti, la quale succedette sotto limpero di Dionisio tiranno di Siracusa, che vai quanto dire alla novantaseiesima olimpiade, cio 400 anni prima di Ges Cristo nonostante sono molti i secoli trascorsi si vedono gli avanzi della lava, per cui stata da Cuverio detta Magnum asperumque rupium foedum triste orrendumque spectaculum. La timpa una parola siciliana che indica una scarpata, uno trapiombo. Essa sovrasta una pianura coltivata a limoneto che degrada verso il paesino, la scogliera e il mare. Un balcone (chiamato beifrontizio) alto circa 200 metri permette di ammirare un bel panorama. Dal punto di vista geologico si tratta di una scarpata di faglia con notevole rigetto. Faglia un piano di rottura che separa due blocchi (labbri di faglia) della crosta terrestre che possono scorrere luno rispetto allaltro, verticalmente o/e orizzontalmente. Il dislivello, che intercorre tra un blocco e un altro, viene chiamato rigetto (di faglia). Questo dovuto a movimenti che si hanno allinterno e sotto la croLa Serpe 29

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Lalta falesia della Timpa, formata da banchi di lava sovrapposti nel tempo, dove una vegetazione particolarissima si unisce alla pietra nera vulcanica. da: Kals - luoghi di Sicilia. Acireale. Fasc. 33, Palermo. Ariete, 1996.

sta terrestre che possono indurre compressione e distensione nei terreni sovrastanti, per cui la timpa una zona a rischio sismico. Nel corso della sua storia il monte Etna si costituito con la sovrapposizione di diversi centri eruttivi sovrapposti, con materiali vulcanici diversi. Nella zona che degrada verso il mare, per dei fenomeni naturali gli apparati vulcanici preetnei ed etnei affiorano in superficie per cui la timpa, per gli esperti, uno spaccato della vita del vulcano con elementi che addirittura risalgono a 140.000 mila anni fa. Sulla timpa esiste ancora una vegetazione spontanea originaria che quella della macchia mediterranea. Con leuforbia arborescente (chiamata in siciliano carramuni), il carrubo, il ranno, la clematide, lasparago pungente, la stracciabraghe, la robbia selvatica, ledera, il cappero, il ficodindia (pianta originaria dellAmerica), lalianto, il gelso da carta, lolivastro (agghiastru), il bagolaro (minicuccu), il lentisco. La fauna rappresentata dal coniglio selvatico, dallistrice, dal riccio, dal topo, da alcuni rettili tra cui la vipera e inoltre da vari tipi di uccelli. Considerata la valenza di ordine geologico, vegetazionale, paesaggistico e antropico presenti sulla timpa, la zona stata dichiarata Riserva Naturale Orientata nel 1999 e la gestione affidata allAzienda foreste demaniali.
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Cari filosofi: cosa differenzia il body-building dal mind-building? con riflessioni estese al Prometeo di Eschilo ed al Simposio di Platone

FERRUCCIO DE STEFANO

on infrequente, ormai quasi cronaca quotidiana, che personaggi di varia cultura e soprattutto filosofi, e tra questi anche lautorevole Galimberti, deplorino luomo come ormai schiavo della tecnica; e fra le tante palesi debolezze e sudditanze di questo uomo emergerebbe una artificiosa cultura del corpo in tanti invasati, maschi e femmine, quelli che, poveri palestrati, affollano le palestre e si impegnano in un body-building nellillusione di realizzare una nuova, o diversa, o migliore identit del proprio Io dalla quale ricavare vantaggi esistenziali altrimenti non raggiungibili. Ecco dunque questa schizofrenia dei tempi moderni! Ecco dunque questa cultura del corpo che esclude lo spirito! Ecco dunque questa distruzione di un Io-corpo e di un Io-mente quasi perfetti (e che perfettamente ci governano!) che molti cercano, in modo artificioso, da palestrati, di by-passare nellignoranza della naturalit alla quale tutto armonicamente legato! proprio vero tutto ci? , nella sostanza ed anche nellapproccio superficiale e generale, corretto questo giudizio? O non , invece, un grossolano abbaglio la cui radice in un grossolano misconoscimento della duttile struttura dellIo-mente e della adattabile struttura dellIocorpo, sia individuale che sociale, con conseguente errare nel riconoscerne e valutarne i bisogni esistenziali ed i modi di realizzarli? E la struttura dellIo non nella mente-corpo, la cui struttura indissolubile cos fortemente (ed anche nascostamente) embricata cos che pi spesso di quanto non si creda impossibile dissociare i bisogni della parte corpo dai bisogni della parte mente? Nella specie homo sapiens la costruzione della duale mente-corpo, dellIo, stata lunga e faticosa e datata ormai nella notte dei tempi nel corso dei quali si realizzata cos come ancora imperfettamente la conosciamo. Pertanto possiamo cominciare con il constatare che comunque, per fortuna (!), luomo in ogni caso cura molto di pi la costruzione della spinta, dellIo-mente, dal quale dipende massimamente il suo successo
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Ferruccio De Stefano premiato con Targa ricordo dalla dott.ssa Caramma. (Foto AlVe)

ed il suo predominio nel mondo dei viventi; ma la costruzione della mente, quasi cosa implicita, come se venisse ignorata; e si critica invece la costruzione del corpo, ovviamente nelle forme settorializzate ed estreme dei palestrati; questa costruzione del corpo quasi considerata illecita, rispetto a quella lecita della mente in tutte le sue forme. Si crede la mente, tutta la mente complessa, prodotto naturale, mentre proprio il cervello il pi palestrato dei nostri organi; palestrato ad Oxford, al Caltex o al MIT, nelle universit, nelle elites culturali fin gi gi alle elementari pedagogie sociali, quasi tutte super-programmate nei minimi dettagli. E se mi fa male la gamba si extrapola un concetto di organo separato, e se mi sento bene si esprime un concetto totalizzante dellIo! La dicotomia, la dissociazione mente-corpo viene esagerata a danno del corpo; si d come naturale lidea che si ha del mondo e non la si riconosce come la pi artificiosa dei prodotti mentali, sebbene spesso sia in forte contrasto con leffettiva naturalit della duale mente-corpo (basta pensare alla trascendenza!). Se si disputasse degli istinti, delle pulsioni, dei bisogni, dei desideri, seguendo i filosofi potrebbe accadere di perdere la capacit di riconoscerli naturali come espressione della struttura globale dellessere biologico che vuole realizzarli ed anche di comprendere che in realt molto spesso il culturalismo corporale (il body-building) laltra faccia del culturalismo mentale (il mind-building), per realizzare, combattere e vincere quella che , per la vita e nella vita, il mind-game per eccellenza. Ma ancor pi spesso il culturalismo mentale giunge a tal grado di ipertrofia da disprezzare e denegare il culturalismo corporeo; e questo pu accadere perch quel soggetto non pi in grado di realizzare o di apprezzare gli istinti, le pulsioni, i bisogni (rimossi!) del corpo, tanto pi quanto pi incapace, fisicamente e psicologicamente, di realizzarli. Talora ci si avvera per la raffinata cultura del nutrirsi; molto pi per la raffinata cultura dellamare. Ma cosa sono queste raffinate culture se non le estreme propaggini e lapprodo ad un tecnicismo che non appare tale perch sembra confinato nei soli territori della psiche e della cultura? E non sottintendono o nascondono spesso anche una consapevolezza dei limiti del proprio corpo, e quindi una rinunzia
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volontaria a schemi della propria corporeit ed a bisogni della propria corporeit? Se listinto, o il bisogno principale, realizzare la vita, e se difficilmente si pu realizzare congiuntamente la vita al di fuori del corpo, la mente non pu non essere allunisono col corpo; proprio il pieno realizzarsi dei bisogni del corpo raggiunge anche lobiettivo di sublimare nella mente e conferire a questa la possibilit della massima autonomia ed autoidentificazione. Lautoidentificazione la capacit di realizzarsi della vita e nella vita soprattutto con gli altri in condizioni di potenza; e questa mancata realizzazione spesso il nocciolo dello scatenarsi della (o di una qualsiasi) follia. Un modo di essere del corpo tanto pi spinto allestremo quanto pi la mente non riesce a realizzare il proprio obiettivo, che in genere connaturato con lidea del proprio S. Che poi questa idea del proprio S sia un modello copia di altri S non importante, e vale tanto per lIo-mente quanto per lIo-corpo; il modello sempre a basso costo, mentre difficile, ma non impossibile, realizzarsi per se stessi ed essere contemporaneamente anche modello per gli altri; in questo modo il binomio mente-corpo a realizzarsi e questa condizione rappresenta il massimo obiettivo esistenziale ed i primi elementi che vi concorrono sono il cibo, lamore, quindi la potenza, infine la felicit; non tutti ovviamente necessariamente coesistenti. La prova di ci appare evidente nelle pratiche di stimolo psico-fisico che si realizzano con luso pi o meno vario delle molteplici droghe mediante le quali una moltitudine quasi infinita di individui tentano oggi di realizzare lesperienza di nuovi stati della duale mente-corpo, come un mind-building ed un body-building contemporaneo condizionato da allucinogeni e psichedelici, percorrendo oltre ogni limite nuovi territori psico-fisici contemporaneamente a nuovo territori della corporeit attraverso lesperienza estesiologica (ed anche questa una forma di body-building condizionata dalla indotta localizzazione corporea della sensazione). Cos il processo di distorsione dellIo si sviluppa congiuntamente in una modalit di body-building e di mind-building. Cos psichedelicamente cambia la musica, la pittura, la scrittura, lidea della vita e del mondo; un nuovo espressionismo ancor pi accentuato si estende e si ipertrofizza in questi nuovi territori psico-fisici, oltre limiti che molto spesso sono autodistruttivi. Se critichiamo i palestrati, il body-building, perch giudichiamo non ottimali i premi esistenziali che consente di realizzare, che sono generalmente anche quelli indifferenti per molti; ma anche perch giudichiamo che nellevolutivit del complesso corpo sociale, nel quale
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siamo incardinati, sono anche quelli meno utili allinsieme del corpo sociale ed alla sua evolutivit, al suo progresso. Ma chi definisce il progresso? Il filosofo Anders, ad esempio, ha definito luomo antiquato, affetto da uno scarto prometeico, cio da una asimmetria ed asincronia tra il suo pensare, il suo sentire ed il suo agire; incapace cio di realizzare quellideale prometeico, di uomo previggente, che Eschilo cos magistralmente aveva rappresentato nella sua emblematica tragedia. Ma Eschilo, pur cos lontano nel tempo, lui stesso Prometeo, aveva gi compreso tutto e, come allora, ancora oggi ci rimanda invariabilmente alle verit indimostrabili e poi alle cieche speranze; e proprio per rendere queste abitabili luomo, nel suo infaticabile cammino, ha costruito estesissime e sublimi palestre per la mente. Come quelle che di l a poco avrebbe costruito, in parte errando, anche il mitico Platone. Il problema complesso e risiede nel fatto che dal punto di vista antropologico ed anche dal punto di vista sociologico non si in grado nel riconoscere correttamente lidentit del soggetto-oggetto uomo e lidentit di una struttura sociale cosidetta palese ed una struttura sociale cosidetta occulta. Il soggetto-oggetto uomo costituito da una moltitudine di individualit ed identit che dimostrano e si realizzano con sostanziali diversit e bisogni di qualit e quantit del vivere, sia per sostanziali diversit del patrimonio genetico, sia per sostanziali diversit nella opportunit e capacit di dotarsi di uno specifico patrimonio culturale. La dimostrazione che non tutti i singoli componenti la specie umana necessitino di una uguale quantit e qualit del vivere, quella che la pedagogia sociale diffusamente predispone (e ci predispone!), proprio al fine di superare e/o temperare le profonde diversit e/o insufficienze geneticamente determinate, fa si che i bisogni esistenziali siano notevolmente variabili e differenziati da soggetto a soggetto; conseguentemente vi una forte differenziazione, e la si constata, nella sostanziale globalit del pensare, del sentire, e dellagire di ogni singolo individuo al fine di realizzare differenti bisogni, pulsioni, desideri, cio i diversi obiettivi dellapparato teleonomico morfogenetico del quale siamo dotati e che ci ha programmati e prodotti. Ne consegue che vi spesso una considerevole miopia anche nel riconoscere i fondamenti del saper umano e nel comprendere come la vita deve realizzarsi in concordanza con i bisogni geneticamente e culturalmente determinati. E generalmente tanti sapienti e filosofi commiserano la vita come si realizza per e nella moltitudine dei singoli soggetti, e non solo evitano di identificarsi con la qualit e la quantit della loro vita, ma spesso non
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fanno alcuno sforzo per comprenderne i perch tutti racchiusi nelle due grandi classi, quella dei soggetti antiquati secondo Anders con riferimento alla categorizzazione prometeica, e quella dei soggetti non antiquati perch culturalmente evoluti e non afflitti dal cosidetto scarto prometeico. Anche il Simposio di Platone, pur nella mirabile e fascinosa altezza delle teorizzazioni esistenziali che propone, non esente da incertezze o errori o misconoscimenti e necessita di nuove analisi critiche ed integrazioni, quali emergono dalle nuove conoscenze sulla identit del substrato genetico e del substrato culturale dei moderni Io, sia come soggetti individuali e sia come soggetti sociali. Un punto nella differenza esplicita che il politico Pausania introduce tra lamore sacro e lamore profano, tra lEros uranico e lEros pandemio, ed anche nella teorizzazione dellamore pederastico che viene visto come una legge di scambio tra i favori della bellezza concessa dal giovane ed i favori della sapienza e della virt concessi dal vecchio. E poich nel racconto del Simposio Socrate rifiuta, almeno temporaneamente, lo scambio e rimprovera Alcibiade di voler scambiare armi doro con armi di bronzo, sembra quasi che nella scena damore non vi sia nulla di pi di questo scambio, e che questo scambio non possa essere realizzato alla pari, sembrando a tutto vantaggio del giovane amante. Il problema vero ben diverso. Lo scambio una necessit materiale per la tramissione della cultura. Il giovane Alcibiade ammira il vecchio Socrate e sente per lui confidenza di anima e corpo; ma il vecchio Socrate sa bene che le sue armi doro si ridurranno ad arruginite armi di bronzo se qualche giovane virgulto non le indosser. Nelle armi doro c tutto lIo di chi le forgia e lindossa e poi le dona; c una transizione, una trasmissione, una testimonianza ideale da perpetuare; nella cultura greca il giovane erastos colui che deve perpetuare un Io, e lEros (o creduto) il tramite pi sicuro e potente dellefficacia di questo transfert, che cos diventa una dura necessit. E la necessit materiale ancora pi profonda nelle radici dellIo; non solo la trasmissione della cultura, quanto ancor pi la memoria dellIo: lambizione degli uomini di lasciare eredit senza morte nel tempo, e pi ancora che per vantaggio dei figli. Cos la morte condivide limmortalit ed ogni essere cerca il proprio germoglio! Allo stesso modo Omero ed Esiodo, ed ancora Licurgo a Sparta e Solone ad Atene con le loro leggi, hanno conseguito limmortalit. Ma Socrate stesso, questa vita adulta, sa bene, o crede, che senza la compartecipazione del corpo non possibile condividere una comLa Serpe 35

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piuta realt esistenziale cos che conoscenza ed azione, piacere e felicit armonicamente possano coesistere per la pi completa realizzazione dellIo e conseguentemente assicurare lacquisto e la trasmissione di uno specifico patrimonio culturale insieme alla memoria perenne di quellIo. In tal modo, oltre a significare che questa necessit limita la dicotomia e/o la diversit tra Eros uranico ed Eros pandemio, questa necessit indica in maniera concreta, pregnante, che anche tra il body-building ed il mind-building non pu teorizzarsi una differenziazione ed una gerarchia di valori, e neanche una costruzione di valori con schematico riferimento a quelli specifici del corpo dissociati da quelli specifici della mente. Cos la vita, mind game, si realizza compiutamente come fusione di mind-building e body-building. Ma questo obiettivo non pu essere realizzato in maniera semplice, in maniera diretta ed esplicita. LIo stesso si nasconde a se stesso, non tollera lesplicito; e Socrate che forse sa (ma solo forse!) ricorre alla finzione ed inventa la sacerdotessa di Mantinea, Diotima, e come agenti dellEros Poros (astuzia) e Penia (povert/fame). Il vero problema che la necessit della finzione nasce dal bisogno di non potersi, o non doversi, identificare con la necessit della materialit, ovvero liberarsi della materialit della necessit: necessit e materialit interiori che cercano nellesteriorit della relazione con laltro, col diverso, con lesterno il fondamento dellautonomia, della creativit della propria idea, della propria emozione a cui collegare il sentimento di felicit, lepopteia che non si riesce pi a spiegare al proprio Io, ed in tal modo percepire quanto essa emozione, esso sentimento, od idea sia lapice, la conquista di una propria irripetibile conquista conoscenza del proprio Io, che altrimenti non si sarebbe potuta ottenere. Conclusivamente, i modi per giungere alla autoidentificazione dellIo sono sempre impervi, e perci necessaria la finzione, sia quella di Socrate nel suo raccontare la confutazione subita dalla sacerdotessa Diotima, sia quella pi sostanziale di raffigurare in modo nuovo Eros nei panni di Poros e di Penia. Queste ragioni sono in parte implicite o sottese nella filosofia socratica, ma senza raggiungere il livello di conoscenza cosciente. questo fondo implicito e non illuminato che deve essere spiegato, cos che molte affermazioni avrebbero un senso compiuto, tali da differenziare, ad esempio, pienamente sia il body-building sia il mind-building e poterlo rendere culturalmente a disposizione di tutti; come gi nella cultura greca non si poteva equivocare, contrariamente alla credenza comune, sulla differenza sostanziale tra lamore omosessuale (degli adulti) e la turpe pederastia che modernamente appelliamo pedofilia,
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per cui gi Pausania poteva lamentare la mancanza di una legge contro lEros rivolto verso i troppo giovani, i bimbetti in fiore, cio contro un Eros vizioso e corruttore. Allora sintetizzando al massimo dal Simposio Eros virile, mira a ci che bello, cio alla cultura. appassionato di sapere ed arde di farsi maestro. Cos la conoscenza salva, cos la morte condivide limmortalit perch ogni essere cura il proprio germoglio per lasciare eredit, pi che per un vantaggio dei figli! Tutto questo fa giudicare oggi erroneo il contrasto tra Socrate ed Alcibiade tu cerchi di appropriarti di bellezza autentica al prezzo della presunta; in parole povere tilludi di comprare oro a costo di bronzo. Ed ora, quale la morale? Socrate sa o non sa? Mente o ignora? Appare qui certo, ormai, che lo scambio era alla pari, semmai a vantaggio di Socrate; se Alcibiade (o Platone) fosse stato pari al compito, cos come lo stato in effetti, lo scambio stato a vantaggio di Socrate(!) che in tal modo ha concretamente scambiato il suo essere mortale con il suo diventare immortale. Cos in Grecia tutto vi era, meno che una cultura della pederastia; e nel Simposio Platone in fondo dice proprio che lomosessualit tra adulti tutto poteva essere fuorch scambio di sesso. Si trattava piuttosto di anime che perseguivano una stesso ideale di bellezza; sia la bellezza di essere uomo individuale adulto, sia la bellezza di essere uomo impegnato di cultura e di elevato senso estetico, sia la bellezza di essere uomo con un elevato concetto della polis e dellagire in societ. Cos si spiega la doppia affermazione: a) lEros uranico non impastato di sesso femminile; b) necessaria una legge che punisca chi corrompe ed usa i fanciulli come oggetto di piacere sessuale. Quella che comunque manca una concezione globale che unisca in una equilibrata sintesi una visione globale della vita per tutti i componenti del gruppo sociale, quale che sia il loro livello sociale o culturale, quali che siano le qualit ed i bisogni del loro corpo e del loro spirito. Una concezione unitaria in tal senso avrebbe reso compiutamente moderna la lettura del Simposio; e paradossalmente non mancano i passaggi che implicitamente riconoscono sia le necessit del singolo individuo, sia le necessit del gruppo sociale, che noi oggi vediamo proprio in quella prospettiva di differenziamento tra soggetto antiquato e non, nel senso prometeico; senso prometeico ripreso da correnti filosofiche moderne in modo non corretto perch non del tutto attente e consapevoli di come, e fino a qual punto, luomo e la societ da lui creata in ogni tempo possono e/o devono essere, sia come frazione antiquata, sia come frazione consapevole.
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Straordinariamente la sintesi di oggi, di noi moderni, gi sottesa tutta nel Simposio (anche noi ciechi come Platone?), perch proprio Platone, nella sua incompiuta anche se eclettica ed universale cultura, lo dice per bocca di Aristofane. Sono dellidea che lumanit non ha capito nulla dellonnipotenza di Eros. Delle divinit, Eros il pi vicino alluomo; lui che oggi pu favorirci pi di tutti, riconducendoci al nostro Io autentico col riportarci allimpasto originale. Diciamo che Aristofane comprendeva che tutte le sofistiche (?) ed aporetiche (!) distinzioni platoniche, o socratiche, non potevano essere teorizzate, non dovevano essere teorizzate. In questo modo Aristofane vedeva e comprendeva tutti i modi di essere delluomo: delluomo palestrato nella mente e delluomo palestrato nel corpo: il body-building (per i giochi olimpici) ed il mind-building (per gli allori poetici, artistici, letterari) gi allora erano intuiti come un aspetto inscindibile della costruzione della duale mente-corpo ed ineliminabile nel complesso della struttura sociale in funzione della strutturazione molteplice degli infiniti Io individuali, tutti originariamente e variamente impastati, cos da creare e vivere contemporaneamente due livelli diversi di societ, quella palese e quella occulta. Aristofane (e per bocca di Platone!) ha locchio a ci che autentico, o che sa tale, della e nella relativit umana. Ma poi lo stesso Platone ci ha tramandato la concezione sublime dellidea, ed ha locchio rivolto allutopia dellIo assoluto. Quanti filosofi ancora oggi discettano dellutopia di un sapere assoluto, di una letteratura assoluta, di unarte assoluta, comunque di una creazione assoluta? Sar tutto vero: ma soltanto se la duale mente-corpo singolarmente un assoluto (!), pronta ad ogni forma di mind-game supportata indifferentemente da un mind-building o da un body-building, uniti o scissi nellassoluto realizzarsi dellIo individuale!
(*) APPENDICE Ecco, ad uso dei benevoli lettori, una sintetica parafrasi delle parole e dei concetti esposti dai dialoganti nel Simposio di Platone, come ricavata dal testo tradotto da Ezio Savino - Platone, Simposio, Apologia di Socrate, Critone, Fedone - Oscar Mondadori, Classici Greci e Latini (con testo a fronte), A. Mondadori Ed., Milano, 2005. Fedro - Eros non ha genitori (pag. 41). Linnamorato cosa pi divina del suo bello, ha dentro dio infatti (pag. 45). Pausania - Eros non uno... bisogna dichiarare quale Eros sia oggetto di elogio. Sappiamo tutti che non esiste Afrodite senza Eros; fosse una, unico sareb38 La Serpe

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be pure Eros... essendo due fatale che lo stesso Eros sia doppio. Due sono le Afroditi: la prima, pi vetusta, senza madre, figliola di Urano: la chiamano Urania; laltra pi fresca, viene da Zeus e Dione, la chiamano Pandemia. LEros che simpegna con questa seconda si chiama Pandemio; laltro Uranio. Cos ogni atto... quando si attua... in s e per s non n bello n brutto. Elegantemente attuato bello; contro le regole brutto (pag. 47). Eros dellAfrodite popolana pi per la carne, satteggia a casaccio, indifferente al bene ed al suo contrario. Eros che viene da Urania, che non impastato di femmina, solo di maschio, voglio dire lEros per i belli... che non infantile, nasce quando nei belli sapre la coscienza, momento che vicino allo spuntare della barba... chi sa attendere quellinizio per il rapporto erotico lunico educato... in nodo di esistenza; senza limbroglio ai danni del bimbetto in fiore, intrappolato per ingenuit. Per i troppo giovani si sente la mancanza di una legge contro leros Nei ragazzini dove tender, al vizio o alla perfezione fisica o morale? Sarebbe bene costringere allosservanza anche i cultori delleros popolare (pagg. 48-49). Non certo bene per i troni che fioriscano elevate coscienze fra i sudditi... o intimit tenaci e rapporti... sgretolano il loro potere (pag. 51). Sconcio linnamorato della carne, non dellanima (pag. 53). Nel caso il giovane accetti la sottomissione convinto che attraverso il suo Signore progredisca in cultura... o... in valore umano obbligatorio in queste leggi in coppia relative una alleros dei belli, ed una alla cultura del sapere... che in questa coincidenza di due norme unico obiettivo, tutti gli altri esclusi, sia il migliorarsi interiormente (pagg. 56-57). Erissimaco - Le due facce di Eros bella distinzione entit diversa, splendido donarsi agli uomini dotati di virt (pag. 59). Aristofane - Sono dellidea che lumanit non ha capito nulla dellonnipotenza di Eros. Delle divinit, Eros il pi vicino alluomo (pag. 67) lui che oggi pu favorirci pi di tutti, riconducendoci al nostro Io autentico (pag. 75)... col riportarci allimpasto originario (pag. 77). Agatone - Eros fonda la sua casa nellinteriorit... cuore virile... la cultura trasmette a tutti... la sue qualit (pagg. 81-85). Socrate - Eros brucia per ci che non possiede (pag. 93) ... la sua forza essere intermediario ed intercessore; semidio pertanto (pag. 101). appassionato di sapere ed arde di farsi maestro amatore di cultura, fuoco e fiamme per sapere tutto, un cervello, insomma (pag. 103). Chi ha Eros, ha Eros del bene! e questa una volont universale (pag. 105). Ogni creatura umana singravida nel corpo e nellanima ha febbre di generare vita (pag. 109), del dar vita, del dar frutto dentro il bello (pag. 111). E mentre sorge luomo, laltro muore. Il pensiero introduce memoria fresca al posto della conoscenza che svanisce e cos la conoscenza salva (pag. 113). Cos la morte condivide limmortalit ed ogni essere cura il proprio germoglio (pag. 115). Lambizione degli uomini di lasciare eredit senza morte nel tempo, ed ancor pi che per vantaggio dei figli! Che immortale sarebbe stata la memoria deroismo in loro nome. C gente fisicamente feconda, e c chi resta incinLa Serpe 39

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to dello spirito (poeti artisti creativi). Capita che uno da ragazzo sincontra con spirito bello questo comincia ad educare e facendo lamore con lui crea e partorisce ci di cui era incinto. Questi due irrobustiscono tra loro un rapporto ed una intimit molto pi profondi e saldi che se avessero figli. Chiunque preferirebbe per s la nascita di tali figli, piuttosto che di figli di carne. Come Omero, Esiodo, come Licurgo a Sparta, Solone ad Atene per aver partorito quelle famose leggi (pagg. 115-117). Per primo puntare al bello fisico bellezza fisica sempre una ma identica il secondo passo convincersi che vale di pi la bellezza dello spirito. Il maestro di Eros deve guidare alle scienze e la bellezza delle scienze deve ora essere la visione (pag. 119). Chi s fatto scolaro fino a questo grado al vero sabbraccia (pagg. 121-123). Alcibiade - Socrate, dormi gi Sento che tu sei il solo innamorato alla mia altezza (pag. 139). Socrate - Alcibiade, amico mio, tu scorgi in me uno splendore disarmante, molto superiore alla tua bellezza fisica ora tu speri di ricavare da me un interesse non da poco, anzi tu cerchi dappropriarti di bellezza autentica al prezzo della presunta, in parole povere tilludi di comprare oro al costo di bronzo ci penseremo sopra bene (pagg. 139-140).

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La Sicilia ed il cinema di Luchino Visconti da Verga a Tomasi di Lampedusa

GIOVANNI MAGRI

uchino Visconti stato sicuramente un grande regista, che ha contribuito nel dopoguerra al rinnovamento del cinema e del teatro italiano. Quasi tutti i suoi film sono ispirati ad opere letterarie, liberamente interpretate attraverso luso di un nuovo linguaggio, quello cinematografico, nel quale si fondono, spesso in modo mirabile, limmagine, il colore, la parola e, fondamentale, la musica, nella definizione di uno stile raffinato ed assolutamente personale. Visconti fu autore di quattordici film, da Ossessione del 1943, che viene comunemente considerato precursore del cinema neo-realista, a Linnocente del 1976, girato quando egli era gi colpito da una grave malattia e che rappresenta il suo canto del cigno e lestremo omaggio al mondo di DAnnunzio e dellOttocento tardoromantico. Fra i suoi film vogliamo ricordarne due, per essere entrambi ambientati in Sicilia, per essere direttamente ispirati allopera di due grandi scrittori siciliani e infine per il loro valore artistico intrinseco. Tali film sono La terra frema, derivato da I Malavoglia di Giovanni Verga, girato nel 1948, ed II Gattopardo, tratto dal libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che usc sugli schermi nel 1963. Luchino Visconti nacque a Milano il 2 Novembre 1906 da una famiglia ricca e nobile. Ebbe uninfanzia e una giovinezza privilegiate. Fin dalla giovane et, manifest interesse per la musica, in particolare lopera lirica, il teatro e la letteratura. Negli anni trenta soggiorn a Parigi e qui ebbe modo di avvicinarsi al mondo del cinema, attraverso la conoscenza con il grande regista Jean Renoir, di cui fu assistente-regista per il film Une partie de campagne. Tramite Renoir, Visconti conobbe il mondo della cultura francese di sinistra, al potere in quel momento in Francia tramite il Fronte Popolare, unesperienza fondamentale per la sua formazione ideologica ed artistica. Tornato in Italia dopo lo scoppio della guerra, entr in contatto con i registi e gli uomini di cultura che ruotavano intorno alla rivista
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Cinema, fra i quali i pi noti erano Giuseppe De Santis, Mario Alicata e Pietro Ingrao. Questi giovani intellettuali, che militavano nel partito comunista clandestino o vi erano molto vicini, esercitarono una grande influenza su Visconti, con la loro proposta, fondata su motivi politici, di un cinema corale, profondamente radicato nella realt del popolo, ancorato a una visione critica dellambiente. Da qui nasceva il loro interesse per lopera di Giovanni Verga, un autore che Visconti gi conosceva ed amava, come evidente da un suo scritto del 1941, nel quale si legge in particolare: A me, lettore lombardo, abituato per tradizionale consuetudine al limpido rigore della fantasia manzoniana, il mondo primitivo e gigantesco dei pescatori di Acitrezza e dei pastori di Manneo era sempre apparso sollevato in un tono immaginoso e violento di epopea Pensai cos a un film sui Malavoglia. Soltanto nel dopoguerra Visconti pot dedicarsi a questo progetto lungamente meditato. Nel novembre del 1947 egli parte per la Sicilia con una piccola troupe di esordienti e un esiguo finanziamento da parte della societ Artea di Alfredo Guarini, avallata dal Partito Comunista. La lavorazione del film fu assai travagliata. Ben presto i fondi finirono e Visconti dovette ricorrere a mezzi propri, fino a quando trov lappoggio di Salvo DAngelo, direttore dellUniversalia, che permise che il film fosse terminato. La terra trema era interpretato da attori non professionisti ed parlato in dialetto siciliano. La vicenda della famiglia Velastro viene raccontata dalla voce fuori campo dello stesso Visconti, il quale allinizio del film giustifica la scelta del dialetto affermando che in Sicilia la lingua italiana non la lingua dei poveri. II vero motivo fu probabilmente di tipo estetico, pi che politico, in quanto il regista fu subito sensibile alla musicalit del dialetto e alla sua capacit di creare un alone di verit e di poesia intorno ai personaggi. Il film fu presentato nel settembre del 1948 alla Mostra del Cinema di Venezia, suscitando forti reazioni da parte del pubblico e della critica. Il film ebbe vita breve e scarsissimo successo. indubbio che ci fu una vera campagna denigratoria nei confronti de La terra trema, alimentata della mutata situazione politica. Il film stato recentemente restaurato dalla Cineteca ed tornato alla sua originale bellezza. Esso uno straordinario documento poetico sulla vita dei pescatori siciliani negli anni quaranta, rappresentata con uno stile mirabile attraverso immagini, suoni e parole di singolare forza emotiva. Pur nelladesione formale ai moduli del cinema neo-realista, nulla nella realizzazione del film lasciato al caso, ma tutto attentamente studiato nella ricerca di un coerente amalgama espressivo.
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Anche se la vicenda parzialmente diversa da quella de I Malavoglia, specie nel finale, che contiene qualche elemento di speranza, bisogna dire che il film mantiene una sostanziale fedelt allo spirito del libro ed nello stesso tempo espressivo di quella che sar la poetica di Visconti in altre sue opere successive. In particolare ne La terra trema ben presente, come d'altronde anche nel romanzo, il tema della famiglia e della sua dissoluzione a contatto con le difficolt sociali ed ambientali, il sentimento che anima il regista un sentimento di piet verso questo mondo di persone povere, desiderose di un riscatto sociale, che non verr. Alla fine del film lunica salvezza nasce dalla riscoperta delle proprie origini spirituali e dal sentimento che unisce i membri della famiglia attraverso lesperienza della sconfitta e del dolore. Questi temi torneranno in un altro famoso film del regista, Rocco e i suoi fratelli, girato a Milano nel 1960, ispirato ai racconti di Giovanni Testori. In Sicilia Visconti torner nel 1962 per la realizzazione de Il Gattopardo, questa volta con una situazione organizzativa e finanziaria ben diversa. Daltra parte i tempi erano cambiati ed il regista era ormai riconosciuto come un autore cinematografico fra i maggiori del cinema italiano. Il Gattopardo era stato pubblicato postumo dalla casa editrice Feltrinelli nel 1958, per diretto interessamento di Giorgio Bassani, dopo essere stato rifiutato da altre importanti case editrici. Lautore, il principe siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nato a Palermo nel 1896, era morto a Roma un anno prima. La stesura del romanzo occup i tre ultimi anni della sua vita, dopo unesistenza molto appartata e dedicata fondamentalmente agli amati studi letterari, in particolare nei riguardi della letteratura francese. La figura di Tomasi di Lampedusa assai ben tratteggiata nel libro che un nostro socio e amico, Giuseppe Ruggeri, gli ha dedicato nel 2003, intitolato appunto Il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Gattopardo ebbe subito un grande successo di pubblico, sia per le sue qualit letterarie, sia per ragioni per cos dire ideologiche, in quanto, nella vicenda del principe Fabrizio di Salma, erede di una grande dinastia, Tomasi di Lampedusa riapre il discorso sul Risorgimento mancato, che lautore ripropone in termini espliciti, venando di pessimismo e di un disincanto prettamente siciliano la rapLa Serpe

Giovanni Magri premiato con Targa ricordo dalla prof.ssa Leonardi. (Foto AlVe)

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presentazione dun mondo in declino e il sorgere di una nuova societ vista in termini alquanto critici. La materia narrativa e drammaturgica del romanzo colp subito Visconti, in quanto numerosi sono gli elementi psicologici, storici e sociali, di forma e contenuto, che erano comuni tanto allo scrittore quanto al regista, il romanzo gli permetteva di tornare a parlare ancora del Risorgimento, cos come aveva gi fatto in Senso qualche anno prima, visto sempre in modo critico e dalla parte degli sconfitti. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Visconti con Suso Cecchi DAmico, Medioli, Festa Campanile e Franciosa, attinge abbondantemente al romanzo, mantenendo inalterata la struttura narrativa ma modificando, per ragioni cinematografiche, alcune situazioni drammatiche, il carattere di alcuni personaggi e soprattutto il significato di alcuni episodi, facendo del ballo in casa Pantaleone, dilatato oltre misura, la conclusione del dramma, la sua chiusura simbolica. Tramite il ballo interminabile e progressivamente corroso da un sottile senso di decadenza, Visconti riesce ad esprimere quel sentimento di lutto e di morte di cui lo scrittore ha intessuto tutto il romanzo. Nel finale del film emerge in modo poetico la figura del Principe di Sauna, magnificamente interpretato dallattore americano Burt Lancaster, magistrale nel dare solennit e dolore al personaggio. Mentre gli altri aristocratici celebrano la loro sopravvivenza nei fastosi ed antiquati ambienti di palazzo Pantaleone, egli riconosce in quella illusoria vitalit i presagi della fine imminente. Visconti sottolinea con struggimento lintuizione di morte del protagonista. Esalta la sua solitudine nella affollata vanit mondana, la sua superiorit spirituale, il suo pessimismo contro la sicumera dei nuovi ricchi rappresentata da Calogero Sedra e dallo stesso Tancredi, lamato nipote, assolutamente deciso ad accettare le norme del nuovo ordine borghese che sta sorgendo, a cui si unisce spiritualmente e materialmente attraverso lamore per Angelica. Anche ne Il Gattopardo, come in quasi tutti i suoi film, Visconti fa un esplicito riferimento al melodramma. Infatti per il ballo Visconti utilizza lo spartito di un valzer inedito di Verdi. Del resto egli scriveva in un articolo per una rivista francese nel 1960: Verdi e il melodramma italiano sono stati il mio primo amore. Quasi sempre la mia opera emana qualche tanfo di melodramma, sia nei film che nelle regie teatrali. Mi stato rimproverato, ma per me piuttosto un complimento. Dal punto di vista delle immagini nel film forte il richiamo alla pittura italiana del secondo ottocento, sia nelle scene di battaglia, che ricordano lopera di Giovanni Fattori, che nelle scene di interno, ispirate ai quadri di Silvano Lega e dei macchiaioli.
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Un prestigioso estimatore di Vincenzo Bellini

GENNO PASQUARIELLO

iorni fa, guardando la cartina topografica di Acireale, dove mi accingevo a recarmi per lannuale congresso dellAMSI, vi ho scorto di sfuggita un viale dedicato a Richard Wagner e, incuriosito, ho voluto sincerarmi se questo fosse inserito nel contesto di un quartiere dedicato a musicisti celebri. No! Soltanto Richard Wagner aveva sollecitato la memoria della toponomastica acese. Constatazione banale, banalissima se si vuole, ma per me stupefacente in quanto proprio questo gigante della musica sarebbe dovuto essere al centro del mio programmato intervento a detto congresso, correlato al nome del cittadino pi insigne dei luoghi che ora ci ospitano. Ma il destino incalzante e mi distoglie dal proposito di soprassedere al mio intervento, in quanto inopinatamente mi mette a conoscenza del fatto che il gigante stato anche tra i visitatori di Acireale, essendovici recato nel corso del suo soggiorno a Palermo (nellinverno 1881-82) e che qui ad Acireale vide di persona Garibaldi nellultimo giro che questi, ormai molto malato, stava compiendo per lItalia (1). A questo punto il mio binomio Wagner-Bellini mi sembrato meno decentrato dalle memorie storiche di queste bellissime contrade. Richard Wagner com ben noto non amava, quanto non detestava, lopera lirica italiana, con rare eccezioni, come quella per il venerato Gaspare Spontini e quella per il giovane (rimasto tale, cio giovane, per sempre essendo scomparso a 34 anni) Vincenzo Bellini. Ma altrettanto ben nota la particolare e pi volte esplicitata predilezione per la Norma, da Lui ritenuta lopera pi stimabile nel vasto repertorio lirico italiano. Gi poco pi che ventenne (1834), infatti, Egli rivel limpressione che gli aveva destato lascolto di unopera di Bellini. Pochi anni dopo (1839) in un saggio su questo musicista scriver: Canto, canto e ancora canto, miei tedeschi! e lesaltazione, non pi spenta, conteneva, neanche celato, un sentimento di gratitudine quando aggiungeva: Con tutta la sua semplicit qui c veramente passione e sentimento
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Da esso ho imparato ci che i signori Brahms e Co. non hanno mai imparato e lho messo nelle mie melodie(1). Direttore dellorchestra del teatro di Briga, nel 1837, per la sua serata donore scelse tra le opere disponibili del repertorio del teatro la Norma, cos motivando questa scelta: Il sottoscritto crede di non poter meglio provare la sua stima nel pubblico di questa citt che scegliendo questa opera. La Norma fra tutte le opere di Bellini quella che ha abbondantissima la vena melodica congiunta con la pi profonda realt, la passione interna. Tutti gli avversari della musica italiana renderanno giustizia a questo grande spartito, dicendo che esso parla al cuore, che lopera di un genio (2). Questo giudizio acquista col tempo una connotazione quasi patetica per la perdurante preoccupazione del genio ormai indiscusso di vanificare anche un solo possibile dubbio sulla autenticit del suo apprezzamento. Nellinverno del 1880, in visita ufficiale al Conservatorio di Napoli, vi conobbe Fiori/o (condiscepolo, amico del cuore, confidente e primo biografo di Bellini), lo abbracci esclamando: Bellini, Bellini, e ancora in quella occasione ebbe a sciamare: Tutti mi credono un orco in riguardo alla musica italiana e mi pongono in antitesi con Bellini No, no, mille volte no. Bellini una delle mie predilezioni; la sua musica tutta cuore, intimamente legata alle sue parole(4). Al di l degli apprezzamenti tramandatici da storie e biografie, lanalisi musicale porta a riconoscere concretamente come, per un particolare aspetto compositivo, essi sottendano anche unaffinit elettiva. Tale affinit stata ravvisata nella forma diastematica, quella che cio attiene gli intervalli, ovvero le distanze tra suoni, i rapporti tra note in una sequenza melodica. tipico e frequente in Bellini un procedere melodico per intervalli toni e semitoni. In particolare le sequenze per semitoni fino allepoca di questo Autore erano piuttosto inconsuete nellopera italiana e per tale aspetto questi stato un po un antesignano della musica romantica e ancor pi precursore di quel cromatismo wagneriano che raggiunger la massima intensit nel Tristano e Isotta (5). Ed infatti proprio nel Tristano la dimostrazione eclatante della affinit diastematica di cui si appena detto, offertaci dallaccostamento del finale di questopera con il finale dellaltro capolavoro assoluto, qual la Norma. Analoga la situazione drammatica: lepilogo fatale di una passione travolgente, che trascende la morte, al di l della quale, le anime degli amanti si ricongiungeranno per linfinito. In tutte e due le partiture la stessa impareggiabile maestria di una progressione cromatica ascen46 La Serpe

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dente, in un crescendo di intensit dinamica ed emotiva, fino al culmine di un fortissimo nello stesso tempo desolante e risolutore. La composizione del Tristano (1859) si conclude 28 anni dopo quello della Norma (1831). Assurdo soltanto ipotizzare un premeditato plagio tanto la inventiva di Wagner universalmente riconosciuta esuberante, ma ci riesce difficile escludere che nello stilare le immortali battute della morte di Isotta siano state a Lui estranee le impressioni che ogni volta gli procurava lascolto dal finale concepito dal meno fortunato collega catanese. Se relazioni e interventi ai nostri incontri sortiscono talvolta, magari tacitamente, un effetto propositivo, nel senso di suggerire linteresse a leggere, vedere, ascoltare, questo pur modesto intervento ambisce a che tale effetto sia invece perentorio per chi non avesse gi contezza di queste che sono due delle pagine pi belle della letteratura musicale, espressioni sublimi della creativit di cui, e non soltanto nella musica ma in tutte le arti, luomo stato finora capace.

BIBLIOGRAFIA

WESTERNHAGEN (von) Curt, Wagner. Edizioni Accademia, Milano, 1972, pag. 51. FLORIMO Francesco, Bellini. Memorie e Letture. Firenze, 1882 (citato da Adamo), pag. 176. ADAMO Maria Rosaria, Vincenzo Bellini. Biografia, in Adamo M.R. e Lippmann F., Vincenzo Bellini. ERI Edizioni, Torino, 1981. FLORIMO Francesco, op. citata, pag. 40. LIPPMANN Friedrich, Vincenzo Bellini e lopera seria del suo tempo. In Adamo e Lippmann, Vincenzo Bellini, ERI Edizioni, Torino, 1981 pag. 488 e 514.
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Esterno della casa di Bellini a Catania, dove egli nacque nel 1801 e dove visse fino al 1819. da: AA. VV. Enciclopedia della musica. Milano, Rizzoli 1972.

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MARIA PULVIRENTI

Le Terme di Acireale

a presenza delle Terme, ad Acireale, caratterizzata da tre date. La prima sconosciuta, lontanissima nel tempo, in epoca classica greco-romana, anteriore alla nascita di Cristo. Vi sono soprattutto due prove che testimoniano la presenza in questo periodo presso Acireale delle Terme Xifonie: un epigramma greco di autore anonimo e i ruderi di un impianto termale greco-romano. Lepigramma affascinante, nella sua bellezza classica, ma anche nella incredibile completezza di informazioni: Una vecchia operaia, tutta storpia, al buon nome dellacque salutari venne, arrancando con il suo bastone di quercia, appoggio ai traballanti passi. Impietos le Ninfe, che sui cupi fianchi dellEtna vivono, nellumida casa del padre, il rapido Simeto. E i femori le fece sani e forti Il caldo gorgoglio dacque etnee. Il suo bastone essa lasci alle Ninfe Che lofferta gradirono, felici Di vederla andar via spedita e dritta. (traduzione di Annunziato Presta). Lindicazione completa, quando ci descrive una vecchia operaia e quindi la fruizione popolare, tutta storpia e quindi la patologia pi frequente, il buon nome e quindi la rinomanza gi consolidata, le acque salutari e quindi lo scopo chiaramente curativo e non di semplice relax come per quasi tutte le terme romane, lintervento delle Ninfe e quindi religioso pagano ma non a livello di un dio ma delle ninfe, il caldo gorgoglio attribuibile non a temperatura delle acque (che hanno conservato nei millenni le loro caratteristiche) ma a riscaldamento in un impianto termale e/o a periodica liberazione di gas, e infine il bastone lasciato come ex voto, gradito.
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Acireale, Terme di Santa Venera, facciata delledificio principale. da: AA.VV. Acireale. Una citt attraverso il barocco. Banca Popolare Santa Venera, 1999.

Laltra testimonianza data dai ruderi, sulla fonte, di cui oggi visibile chiaramente una costruzione ancora coperta, con due vani accostati, ancora coperti da due tetti a botte e con chiare caratteristiche di tepidarium e di calidarium, intorno ai quali esistono anche chiare tracce di ambienti molto pi vasti con mosaici romani e con pi antiche rovine greche. In tutto il periodo medievale, poi, lacqua della sorgente prese il nome di acqua di Santa Venera e ad essa furono attribuiti molti miracoli. La seconda data il 1873, quando il barone Agostino Pennisi apr al pubblico le nuove Terme Santa Venera di Acireale. Il barone Pennisi stata la figura pi importante della Acireale della seconda met dellottocento. Ha realizzato numerose importanti iniziative, fra cui il grande Collegio Pennisi, dei Padri Gesuiti, rinomato in tutta la Sicilia e da cui fino a qualche decennio fa sono uscite generazioni di uomini illustri e dirigenti; vi ha realizzato anche un importante osservatorio meteorologico. Prima di realizzare la costruzione delle nuove Terme, destinate alla sola balneoterapia, per quasi venticinque anni, fece eseguire dai principali scienziati dellepoca numerosi studi che gli dessero garanzia di vera efficacia delle acque sulfureesalsobromojodiche delle vecchie Terme, che poi fece incanalare in una tubazione di oltre tre chilometri, ben chiusa per non consentire la dispersione neanche dei vapori, fino allo stabilimento termale che fece
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Acireale, Piazza Vigo, a sinistra scorcio di Palazzo Pennisi di Floristella. da: AA.VV. Acireale. Una citt attraverso il barocco. Banca Popolare Santa Venera, 1999.

costruire al pi prestigioso architetto dellepoca (Falcini, di Firenze, in stile palladiano). Dopo lapertura al pubblico delle nuove Terme, poi, riusc ad ospitare i personaggi pi in vista dellepoca, compresi i Reali, nonch grandi artisti fra cui Wagner che vi soggiorn per qualche tempo e che proprio nellincantevole parco delle Terme, ispirato dal luogo, compose musica immortale fra cui lIncantesimo del Venerd Santo: la musica che state ascoltando in sottofondo. In tal modo, con questo grande impulso, alla tradizione culturale plurisecolare testimoniata dalla Accademia degli Zelanti, ancora fiorente con una grandiosa biblioteca e una ricca e importante pinacoteca, alle bellezze architettoniche cittadine, alla ricchezza naturale data dagli agrumeti di limoni, Acireale ha potuto aggiungere una nuova ricchezza, terapeutica turistica culturale, che infine stata completata da una nuova vivace imprenditorialit con nuovi opifici, un pastificio rinomato in tutta la Sicilia, un maglificio, un ombrellificio, una fabbrica di chitarre, tutti di grande rinomanza. La terza data che caratterizza la vita delle Terme di Acireale il 1952, anno della regionalizzazione. La Regione Siciliana espropri le Terme alla famiglia Pennisi, ne affid la presidenza ad un altro nobile acese, il marchese Lorenzo Vigo
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e le affid alla direzione sanitaria del grande professore Giovanni Peiragnani, allora Igienista allUniversit di Catania. Questi vi profuse tutta la sua alta scienza e la sua capacit organizzativa. Nel 1954 fece aprire un nuovo reparto ORL, con terapie inalatorie (inalazioni umide, inalazioni secche o humage, nebbie di cui era orgoglioso di dimostrare che, malgrado fossero densissime tanto da non vedere il vicino, non lasciavano traccia di umidit nei marmi e nelle pareti) e con terapie della sordit rinogena con cateterismi tubo timpanici e insufflazione diretta nellorecchio medio, affidati ad abili Specialisti. Nel 1956 fece aprire al pubblico anche il nuovo reparto di fangoterapia, che sfruttava un fango vulcanico scelto nella zona dellEtna per le sue caratteristiche colloidali, finissimo, maturato per tre anni in vasche in cui scorreva lacqua sulfurea, lavorato embricando periodicamente ed incorporando lo spesso strato di flora sulfurea che si formava in superficie, con caratteristiche quindi vegeto-minerali e caratterizzato da un alto potere di irradiazione profonda del calore con relativamente basso potere di convezione e, quindi, con la possibilit di impiegarlo a temperature particolarmente elevate senza particolare fastidio. A questi infine si aggiunsero i reparti ginecologico, eudermico, e di terapie fisiche e riabilitative. Ha caratterizzato questa fase anche una importante produzione scientifica. In particolare, gli studi sullapparato cardiovascolare in corso di terapia termale (Verde) hanno consentito di modificare la tecnica delle applicazioni fangobalneoterapiche termali, rendendole pi sicure ed eliminando le chiamate durgenza nei camerini. Le stesse modificazioni sono state poi adottate negli altri stabilimenti italiani, risparmiando molte vite umane: il Medico Legale di Padova, relazionando in un congresso nazionale sulle dieci, venti autopsie lanno da lui eseguite su pazienti deceduti durante le cure termali ad Abano, aveva ipotizzato un numero di decessi vicino al centinaio; e quindi si pu calcolare prossimo a questa cifra il numero di pazienti salvati con questi studi. Poich i tempi cambiano ma la storia si ripete nei suoi cicli e ricicli, di recente il Governo regionale ha deliberato la privatizzazione degli stabilimenti termali di sua propriet (Acireale e Sciacca) e nellarco di due anni queste passeranno a privati (con partecipazione regionale) per una gestione pi moderna, meno dispendiosa della finanza pubblica e pi consona ai tempi in cui viviamo: probabile che diventino centri di benessere e di cure estetiche cos come ne esistono gi numerosi nel Centro e nel Nord Italia.
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VALENTINO VENTURI

Incontro con Pirandello

n un incontro, sia pure imprevisto e fugace, con Pirandello ci si sente subito immersi nellinquietudine che suscitano le sue domande e le sue risposte sullio, e partecipiamo alla follia del dubbio fra lesistenza di unidentit personale e la mutevole realt dellapparenza. Colgo loccasione di questo Congresso in terra di Sicilia, per presentarvi alcune mie osservazioni, esclusivamente personali, da sprovveduto lettore, che scaturiscono solo dal desiderio di una riflessione su un tema, certo non banale, che mi auguro possa interessare tutti voi. Lincontro con Pirandello stato veramente occasionale. Ho letto di fuggita su un catalogo di libri, un titolo sul quale mi sono immancabilmente fermato: BREVE STORIA DELLANIMA. Lautore del libro, Mons. Gianfranco Ravasi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, compie la navigazione lungo il fiume della storia dellanima che comincia a scorrere dalle culture primitive, si alimenta dalla sorgente sacra Ebreo-Cristiana e dalla sorgente Greco-Romana e defluisce nel mondo occidentale, dove sbocciata la civilt dominante dellet moderna. Nello scorrere impetuoso della storia, lidentit dellanima muta progressivamente; dallanima teologica, spirito trascendente ospitato nella dimensione corporea delluomo, allanima filosofica, libera dai vincoli della trascendenza, allanima neuronale, manifestazione esclusiva dellattivit cerebrale. Se lanima stata valutata dai teologi, illuminati dalla Fede, dai filosofi nella loro indagine razionale, e dagli scienziati con le loro acquisizioni scientifiche, stata anche, in tutti i tempi, scoperta, cantata, interpellata dagli scrittori, come dice lautore, che hanno intuito con la loro fantasia unanima poetica. Un sentimento che corrisponde alla fame di eterno e di infinito della quale soffre ancora luomo moderno. Bene. E Pirandello? Il testo suddetto un racconto. I cercatori dellanima, con i quali il Prof. Ravasi si imbatte nella sua navigazione, non rimangono figure coperte dalla polvere dei secoli, rinascono nelle pagine, e cos, con grande sorpresa per me, incontro, espressione dellanima poetica, Luigi Pirandello. Perch Pirandello presente in quel52 La Serpe

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Valentino Venturi premiato con Targa ricordo dalla dott.ssa Rosa Barbagallo. (Foto AlVe)

le pagine? Risponde il Ravasi: Per lo scrittore siciliano, se vogliamo restare al nostro tema, lanima non pi un principio di identit essendo luomo moderno non pi uno ma centomila, secondo tutte le possibilit di essere che sono in noi e persino secondo quello che gli altri lo fanno (essere) riducendolo spesso a diventare un nessuno. UNO, NESSUNO E CENTOMILA. Il libro stato pubblicato nel 1925. Pirandello ne fa gi cenno in una lettera nel 1910, e quindi il libro ha origine prima di tutte le commedie, e con la pubblicazione, conclude un percorso ideologico che lautore ha seguito in tutta la sua opera. Il protagonista del romanzo, Vitangelo Moscarda, racconta in prima persona la sua avventura. nato benestante, viveva con i proventi della banca ereditata dal padre, gestita da due fidati amici. In casa spadroneggiava la moglie Dida, che chiamava Vitangelo familiarmente Geng, e sospettava in segreto che quello stupidissimo Geng covasse una bruciante simpatia per Anna Rosa, unamica di famiglia. Il Moscarda non aveva n arte, n parte. Non aveva un impegno preciso, e confessa che non avrebbe saputo neanche sopportarlo. Mi mettevo a girare attorno a ogni sassolino che incontravo che per me intanto aveva assunto le dimensioni di una montagna insormontabile. Mio padre non era riuscito a farmi concludere nulla. Oltre tutto il padre aveva lasciato in eredit una triste fama di usuraio, che continua a perseguitare anche il figlio incolpevole. Ma la quotidianit stagnante sulla quale galleggia Geng, smossa improvvisamente da una occasionale constatazione: il suo volto e il suo corpo mostrano dei difetti fisici. I difetti sono molto modesti, non
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hanno avuto, e non avrebbero nessuna conseguenza, ma stata la moglie Dida a farglieli notare, con un sottile disprezzo. Lui, Geng, non sapeva di averli, non se nera mai accorto, ed bastata questa sorpresa per far scattare la domanda inquietante: Se per gli altri non ero quello che finora avevo creduto di essere per me, chi ero io? Lapparenza, la manifestazione esteriore dunque lunica realt delluno, che peraltro non sa, non conosce come appare agli altri e quindi un nessuno, e per gli altri, per i tanti possibili altri, per le tante possibili e variabili circostanze nelle quali viene osservato, diventa centomila Moscarda. E questo latroce dramma dal quale, dice, cominciarono le mie incredibili pazzie. Per noi, adattati a vivere in una societ che richiede un impegno individuale intensivo, tanto che, si direbbe, non c tempo per pensare, sembra astruso giungere a una riflessione cosi catastrofica sulla propria identit qual quella nella quale caduto Geng. Se un uomo del nostro tempo si chiedesse chi sono io? lo si sentirebbe rispondere senza indugio: sono un uomo arrivato, un uomo di successo, mi sono realizzato, oppure io sono un uomo sfortunato, non mi , andata bene, ma per colpa di eventi occasionali, di tradimenti, di fatti imprevisti, di disgrazie. La propria identit personale molto valutata. Spesso anzi protetta dalla segretezza. Si cerca di non apparire quello che siamo, di non rivelare il proprio animo, i propri intenti. Dunque la situazione del Moscarda pu sembrare una patologica espressione di un ambiente sociale, tipico di un certo sud oleografico daltri tempi. Per, c la conferma che il mondo si avvia verso lomologazione globale. Prevalgono certi modelli comuni di comportamento, nelle attivit lavorative, nei rapporti interpersonali, nei modi di vestire, nella cultura, nella politica, nelle imprese economiche. Ma pure nella grande variabilit delle situazioni, c la tendenza verso una perequazione dei modi di vivere. Lindividuo, luno, si trova sempre pi esposto a comportarsi come gli altri, ad apparire come gli altri, a seguire la moda dominante in quel dato ambiente, in quel dato periodo, ad abdicare alla propria personale spontaneit, a diventare un nessuno, uguale a tanti altri centomila. E in riferimento a quel concetto di anima neuronale, se lanima soltanto espressione dellattivit cerebrale che elabora le esperienze esteriori, senza nessun ancoraggio a una vera identit singola, trascendente a priori dalla stessa esperienza, allora sar ancor pi possibile che lindividuo si diluisca nella collettivit. Paradossalmente, si pu ripresentare nelluomo moderno lesperienza sofferta dal piccolo Geng nella remota Sicilia di un secolo fa. Con unopaca assuefazione, ma anche con certi imprevisti drammi esistenziali
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Il Moscarda, che ha scoperto in modo improvviso e traumatico di non avere unidentit propria, si avvolge, si ripiega su se stesso, preso dalla pazzia di scoprire quegli altri Moscarda che erano in me Penetra sempre di pi in un labirinto nel quale cerca di trovare una via di uscita. Riscopre la vita della sua famiglia, rivede suo padre, morto da tempo. nei limpidi quasi vitrei occhi azzurrini il solito sorriso gli brillava per me, duna strana tenerezza, che era un po compatimento e un po derisione. E il compatimento e la derisione resteranno lunico ricordo del sentimento che suo padre aveva per lui. Affetto? No. Una tenerezza orribilmente maliziosa. Nel persistente soliloquio non c il calore di un vero amore filiale o paterno. un ragionamento complesso e intricato, ma gelido. Il Moscarda si sente il frutto involontario di un seme gettato dal padre. La nostra nascita, decisa da lui, come un caso comune, forse previsto, nella vita di quellestraneo... frutto di un atto che ci fa vergogna., ci suscita sdegno e quasi odio. Lassenza di un legame affettivo, non dovuto a circostanze e comportamenti successivi alla nascita. Si sono trovati ad essere padre e figlio, per la catena delle cause il seme gettato da quelluomo: mio padre senza volerlo; il mio venire al mondo da quel seme; involontario frutto di quelluomo La carenza di amore fra padre e figlio, stata assoluta. La paternit stata soltanto levento fisiologico del seme gettato. Partito da un chi ero io? riferibile a certe piccole anomalie del corpo che potevano suscitare addirittura una vena di umorismo, giunge allestrema negazione di ogni raccordo sentimentale con il proprio padre, la propria casa, le proprie radici. Uninterpretazione cos abnorme, pu sembrare distante perfino dalla rottura fra padri e figli, cos comune, nel nostro tempo. La carenza del sentimento dellamore un vuoto non colmato da nessuna memoria di un passato riscaldato dagli affetti. Essa potrebbe essere riferita, secondo uninterpretazione un po convenzionale, allassoluto dominio paterno nella famiglia siciliana, che tramontato, forse, da non troppo tempo. Ma c anche unimprevedibile assonanza con certe posizioni culturali odierne. il seme gettato da quelluomo Questa frase trova oggi una disarmante attualit. Il padre appare al Moscarda, un estraneo a me del tutto e la sua immagine suscita in lui un trauma inatteso: Fu un attimo, ma leternit. Vi sentii dentro tutto lo sgomento delle necessit cieche, delle cose che non si possono mutare. Potr sembrare un artificioso accostamento, ma suggestivo lo sgomento del Moscarda. Allora, nei primi anni del 1900, non si prevedeva certo la figura di un preordinato donatore di seme che diventa padre estraneo al figlio, uneventualit che oggi si accetta, e si difende. Lo sgomento di fronte ad una paternit che stata solo un seme gettato, potrebbe
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ripetersi in certe circostanze gestite dal progresso scientifico, per soddisfare preminenti esigenze di persone che forse non valutano leventualit di una simile traumatica sofferenza nella memoria familiare. Delleredit del padre gli rimasta addosso soltanto la fama dellusuraio. E il Moscarda coglie una via di fuga. Se fino allora si arreso ad essere quello che gli altri lo vedono essere, ora compie un atto del tutto incoerente che distrugge la logica della sua realt. Mentre assiste allo sfratto di una famiglia di disperati da una casa di sua propriet e ascolta lurlo della folla contro di lui, Usurajo usurajo Pi schifoso del padre!, arriva improvvisamente l conferma del notaio: il Moscarda, l presente, ha regalato labitazione e dei soldi alla famiglia sfrattata, che riprende immediatamente possesso della casa. La folla urla ancora contro di lui Pazzo pazzo pazzo! Perch avevo voluto dimostrare che potevo, anche per gli altri, non essere quello che mi si credeva Ma non ci riuscir, se non al prezzo di una resa incondizionata ad essere nessuno. Pazzo... pazzo! glielo ripeteranno la moglie Dida, gli amministratori, lillustre suocero. E lui abbandona tutti. Liquida la banca paterna. Pensa di uccidersi. Rimane solo, chiuso come una bestia in gabbia. Dichiarato interdetto dai familiari che vogliono recuperare i soldi della pazzesca liquidazione, si rifugia presso Anna Rosa, considerata sua amante senza che lui ne sapesse nulla. Anna Rosa a letto per una ferita da un colpo partito dalla piccola rivoltella che portava sempre con s. Sotto le coperte si indovinavano procaci le formosit di vergine matura Mi tentava. Dopo una lunga e angosciosa confessione, sapr davanti la visione dellirrimediabile nostra solitudine e lei gli spara un colpo con la sua rivoltella. Un tentativo di omicidio premeditato: fu proprio lei a volermi uccidere quando ella dovette sentire la brama che era in me per diventare veramente nessuno, nessuno. La volont di uccidere non per un onore tradito, per una passione non corrisposta, levento pi ricorrente, ma per una grande piet di Anna Rosa. Geng le appariva ormai sulla soglia dell Infinita lontananza del tempo. La piet non suscitata da una sofferenza fisica irreparabile, ma da quel desiderio di sparire nel nulla che affascina anche lei. Il vuoto in cui Geng sprofonda la mancanza damore, di affettivit, di quel calore che alimenta la vita umana. La propria inerzia di fronte a un possibile amplesso interrotta da una improvvisa volont di eutanasia. Come analoghe sorprendenti, incomprensibili tragedie di amore e morte che affiorano nelle nostre cronache quotidiane. Sopravvissuto al colpo di rivoltella, lultimo rifugio presso la Chiesa, listituzione religiosa, il Dio di fuori, tanto pi potente del
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Dio di dentro, il sentimento che Geng teneva nascosto dentro di s. Il Vescovo lo salver dallinterdizione purch il danaro della vendita venga destinato a unopera di carit e Geng sparir, nella comunit dei poveri con il berretto, gli zoccoli, il camiciotto turchino dellospizio. Si annuller nella natura: Lospizio sorge in campagna, in un luogo amenissimo Io esco ogni mattina allalba Quelle nubi dacqua pese plumbee ammassate sui monti lividi che fanno parere pi larga e pi chiara quella piaga verde di cielo nella calma del vespro il suono delle campane che forse ne fremono di gioia in un bel cielo azzurro pieno di sole caldo fra lo stridio delle rondini o nel vento nuvoloso.... Quando il protagonista si trova senza Nessun nome, nella libera solitudine della campagna, come lalbero, la nuvola, il vento, il dramma si spenge, ma non si conclude, Perch la natura nella sua eternit non conclude. Anche il Prof. Ravasi alla fine de La storia dellanima approda a simile sperduto panorama: abbiamo sconsolatamente registrato lassenza dellanima dallorizzonte contemporaneo e termina nel mondo in cui siamo immersi tutto milita contro lanima festiva capace del fremito del bene, della luce della trascendenza, della pienezza dellamore. Ed lanima festiva il volto pi misterioso e pi confortante del nostro esistere. La sola possibile speranza.

La pergamena del Premio Nobel 1934 assegnato a Pirandello. da: GIUDICE, Gaspare. Luigi Pirandello. Torino, UTET 1963.

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Salvatore Quasimodo qualche ricordo di un suo medico

ro medico termalista e specialista cardiologo alle Terme di Acireale quando Salvatore Quasimodo, dopo aver vinto il premio Nobel per la letteratura, fu ospitato dallAzienda ad Acireale per una lunga stagione, quattro-cinque mesi. Fui chiamato a visitarlo, ma fu quasi una formalit perch, avendo gi avuto linfarto e non avendo intenzione di praticare alcuna cura termale, era chiaro che lobiettivo non sarebbe stato certamente la prescrizione di una cura termale. In compenso per, appunto per la situazione cardiologica, lho controllato altre volte pur senza modificare granch la terapia di mantenimento prescrittagli dai cardiologi russi: perch, proprio in occasione dellinfarto, era stato ricoverato e poi curato in Russia. Quando lo vidi per la prima volta e seppi di questo dato anamnestico, poich in quel tempo non trapelava nulla della medicina sovietica, cercai di ottenere informazioni sulle caratteristiche della medicina e della cardiologia russa: ma restai deluso perch il Maestro non aveva certamente una mentalit aperta alla scienza medica; ricavai soltanto limpressione di una cardiologia indubbiamente competente, abbastanza moderna, che rifiutava interessi farmaceutici, dando ancora chiara preferenza a farmaci classici e galenici. Cominciai a invitarlo a prendere un gelato nel pomeriggio; e cos questa divent quasi unabitudine. Anzich in piazza Duomo, dal classico Costarelli, preferiva non spostarsi molto dallalbergo in cui alloggiava, lhotel Maugeri in piazza Garibaldi, per cui ci fermavamo sempre nella pasticceria allangolo fra piazza Garibaldi e corso Umberto. Lui veniva sempre accompagnato dalla segretaria svedese, una stangona alta pi di me e quindi oltre 1,82, dal fisico statuario, dal viso non bellissimo e forse neanche bello ma molto interessante, quasi sempre muta. Presto sospettai che potesse esserne geloso e ne ebbi subito la conferma, quando un po di gelato cadde sulla sua gonna e un cameriere premuroso si stava affrettando a pulirla: ne venne fuori una scenata che mise in imbarazzo anche me.
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Io sono figlio di un grande Educatore e letterato classico, autore di oltre settanta libri e pubblicazioni tra cui trentuno commenti critici su tutte le tragedie greche giunte fino a noi. Era forse un po utopista: lultima sua relazione in un Congresso Eucaristico Mondiale, sullattualit della visione politica di Dante! Quando Quasimodo vinse il premio Nobel, mi divertii a stuzzicare un po mio padre facendogli notare che il Nobel pu vincerlo solo un autore moderno, Mio padre ribatt mostrandomi lelenco dei titoli dellopera omnia di Quasimodo, per pi della met traduzioni e commenti delle opere classiche, dicendomi che una modernit che affonda le sue radici sul classico lunica veramente valida. Un pomeriggio parlai a Quasimodo di mio padre. Ebbi la chiara impressione che conoscesse gi molti suoi lavori, soprattutto sui classici greci: ma quando accennai alla possibilit di farglieli avere, magari per un giudizio, lasci cadere largomento: e io restai perplesso sui possibili perch, dato che ormai si era stabilita una certa confidenza. Parlava in genere lui, a volte anche di cose pi o meno banali, ma spesso in modo duro, crudo, specie nei confronti degli altri poeti italiani con espressioni anche subdolamente velenose o apertamente dispregiative. Una volta mi disse che per molti poeti italiani la poesia come una granita di caff con panna; e quando vide che non avevo capito, si degn di spiegarmi che nella lingua italiana una granita di caff con panna costituisce un endecasillabo assolutamente perfetto, sia per la metrica, sia per larmonia delle consonanti e soprattutto delle vocali, dalla u iniziale alle due a finali separate dalle due enne; poi si ferm un po e quindi fra lironico e il sussieguoso mi chiese ma si pu considerare vera poesia? Resta sempre soltanto una granita di caff con panna. Una volta lo invitai a cena e lui accett. Alla prima idea di andare in un buon locale, subentr quella di organizzare qualcosa di unico, caratteristico marinaro. Ne parlai col dottore Martino Scudero, vecchio medico delle Terme e medico di tutti i pescatori di Santa Maria La Scala, che mi preg di associarlo. Daccordo, invitammo anche altri Sanitari, la Dirigente Sanitaria dottoressa Manganaro e alcuni Dirigenti Amministrativi che gi allora cominciavano ad essere numerosi dando alle Terme una fisionomia essenzialmente amministrativa, peraltro lAzienda delle Terme era dipendente dallAssessorato Regionale al Turismo, senza alcuna competenza sanitaria. Impegnammo un locale di Santa Maria La Scala, che non si poteva
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definire ristorante perch non serviva piatti propri ma si limitava a cucinare il pesce portato dai clienti. Consultammo il rais dei pescatori locali, Pippu da Scala, che si impegn a farci arrivare quella sera il primo pesce eccezionale pescato nel Golfo. Tra parentesi, mi piace ricordare anche Pippu da Scala, figura caratteristica, la personificazione di un eroe veristico verghiano, che poi, dopo qualche anno, quasi coerentemente col suo personaggio, mor in mare, ancor giovane, a pesca con la sua barca vicino Augusta in una notte di tempesta. La sera fissata ci riunimmo nella terrazza del locale, spoglia ma con una vista splendida del porticciolo e della riva illuminati dalla luna. Aspettammo parecchio, mentre la conversazione si trascinava imbarazzata e stentata, perch con Salvatore Quasimodo non era certo facile parlare. Dopo mezzora o tre quarti dora ero francamente preoccupato, quando si sent un po di trambusto e comparve un pescatore che sembrava uscito da una tela di Migneco, a piedi nudi e coi pantaloni rimboccati, che portava una grande cernia ancora boccheggiante e vibrante che suscit in tutti un oh di meraviglia, fu presentata al Maestro che, con indifferenza e col suo sguardo particolare quasi di degnazione, la guard e disse s, un cerniotto. Le simpatie per il Maestro si affievolirono in modo quasi palpabile. In seguito, a tavola, furono servite altre squisitezze del mare: occhi di bue, patelle che quando erano toccate dal succo di limone si raggrinzivano, ricci pienissimi di polpa dallintenso profumo salmastro, primi piatti saporitissimi di mare, fino alla cernia che era tuttaltro che un cerniotto e risult abbondante per una quindicina di persone. Fra gli amministrativi cera anche laddetto alle pubbliche relazioni, Ciccio Rapisarda, che per natura sua si prodigava per non far mancare nulla al Maestro e alla segretaria muta. Forse esager, forse suscit la gelosia del Maestro (certo ingiustificata), forse questo si infastid di tante premure, fatto sta che allinizio del secondo sentimmo un urlo: basta, non rompere i cogl. Restammo tutti interdetti e, se ritenevamo di essere soli, fummo subito smentiti da voci perentorie dalle case vicine: Aitina, arritirati, Nerina, chiudi a porta, insieme al rumore di porte sbatacchiate. La conversazione, gi stentata, langu; non gustammo nemmeno pi laltro pesce n le fragoline. Lindomani mattina, alle Terme, fra una visita e laltra, trovai in sala daspetto Pippu da Scala, elegantemente vestito, che con aria piuttosto ufficiale mi disse che io e i miei amici eravamo sempre come padroni a Santa Maria La Scala, ma per favore, premii nobili non ni purtassi chi.
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In seguito Martino Scudero, buono psicologo, sugger che il Maestro doveva aver immaginato un invito in un locale di lusso, dove sarebbe stato riconosciuto e riverito. Non rividi pi il Maestro fino a una sera, prima della sua partenza, quando fu organizzato dallAzienda di Cura un trebbo poetico sulla poesia di Quasimodo. Era realizzato molto bene, in tre tempi: il primo sul lessico, il secondo sul contenuto e la forma, giustamente considerati indissolubili, il terzo con la declamazione di molte poesie da parte di una affascinante Lidia Alfonsi. Gi con la sua lezioncina su una granita di caff con panna avevo intuito come la sua razionalit e la sua padronanza tecnica gli consentissero di esprimere un mondo fatto di sentimenti; ma quella sera lanalisi sapiente e ben rappresentata mi commossero e mi fecero capire la grandezza di quelluomo rude, crudo, dal carattere cos difficile e anche poco comprensibile, magari poco intelligente di cose scientifiche, che per aveva trovato il modo giusto, razionalmente tecnico, per comunicare sentimenti appartenenti ad una sfera superiore. E mi venne il sospetto che quel carattere potesse derivare proprio dalla consapevolezza di questa sua capacit e, in definitiva, della sua grandezza di poeta.

Salvatore Quasimodo. Ritratto di Domenico Cantatore. da: QUASIMODO, Salvatore. Tutte le poesie. Milano, Oscar Mondadori, 1979.

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LA LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI Sezione di PARMA con la collaborazione della ASSOCIAZIONE MEDICI SCRITTORI ITALIANI

XXIX PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PER MEDICI SCRITTORI ANNO 2008


La Lega per la lotta contro i Tumori, sezione di Parma, in collaborazione con lAssociazione Italiana Medici Scrittori, indice per il 2008 la XXIX edizione del Premio Letterario Nazionale di narrativa aperto a tutti i medici. I racconti dovranno contemplare, sia pure nellambito della pi ampia libert creativa ed interpretativa, la tematica inerente ad una situazione di carattere neoplastico; non dovranno esprimere tanto passaggi medico-tecnici, quanto suscitare attraverso loriginalit, il contenuto dei pensieri, lespressione letteraria e le immagini, stati danimo per un coinvolgimento alla lotta contro i tumori. Gli elaborati non dovranno superare le otto facciate, spazio due e dovranno risultare inediti e mai premiati in altri concorsi. Dovranno essere corredati dalle generalit dellautore, indirizzo, numero di telefono e da una dichiarazione di liberatoria per una eventuale pubblicazione del racconto inviato sia da parte della Lega che dellautore. Gli scritti che non rispondessero integralmente ai suddetti requisiti saranno cestinati. Verranno premiati i primi tre classificati; i premi dovranno essere ritirati personalmente nel corso di una cerimonia che si terr, indicativamente, nel mese di settembre. Una pergamena sar consegnata a tutti i partecipanti. richiesta una quota di partecipazione di Euro 40,00 da versare su c/c postale n. 10324432 od inviando assegno bancario non trasferibile. Le opere concorrenti, in numero di 7 copie, dovranno essere inviate alla Lega per la lotta contro i Tumori, sez. di Parma via Gramsci, 14 43100 Parma entro e non oltre il 31 maggio 2008 (della data di spedizione far fede il timbro postale). La Giuria sar composta da critici e esperti letterari ed i nominativi saranno resi noti prima che abbiano inizio le operazioni di valutazione dei racconti, sul sito della LILT. Luogo e data della premiazione verranno comunicati a mezzo lettera a tutti i partecipanti.
Parma, 28 gennaio 2008

P.S. Per informazioni, la nostra segreteria aperta dal luned al venerd dalle ore 8,30 alle 12,30 e dalle ore 15,00 alle 18,00; tel. 0521988886 - Fax 0521988886 e-mail: parma@lilt.it
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Indice

Partecipanti al 54 Congresso Valpiani Barbagallo Cannav Casaglia Cucuccio De Stefano Magri Pasquariello Pulvirenti Venturi Verde 54 Congresso Nazionale - Diario Sicilia - Viaggio nel mito Il viaggio a San Vito - Il sacro e il profano Le Galatee nel pentagramma Santa Tecla e la Timpa

4 5 9 14 19 25

Cari filosofi: cosa differenzia il body-building dal mind-building 31 La Sicilia ed il cinema di Luchino Visconti da Verga a Tomasi di Lampedusa 41

Un prestigioso estimatore di Vincenzo Bellini 45 Le Terme di Acireale Incontro con Pirandello Salvatore Quasimodo Qualche ricordo di un suo medico 48 52 58

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In prima di copertina: La Margherita. da: FAVOLE DI TRILUSSA. Disegni e fregi di Duilio Cambellotti. Milano, Longanesi, 1980. 2 ed. Per gentile concessione degli eredi Cambellotti Acireale. Mascherone sulla facciata della Cattedrale. da: Kals - luoghi di Sicilia. Acireale. Fasc. 33, Palermo. Ariete, 1996. Sul frontespizio: Pompei, Domus Vettiorum, Amorini Medici. Immagine a stampa inizi 1900 In quarta di copertina: Monogramma in ovale da: La Serpe, Anno II, n. 1, Marzo 1953 La Rivista viene inviata gratuitamente ai Soci A.M.S.I., agli Ordini provinciali dei Medici, alle Biblioteche ed agli Amici dei Medici Scrittori Stampa: New Grafiche Somma S.r.l. Castellammare di Stabia (Napoli) - Marzo 2008 Autorizzazione: Tribunale di Torre Annunziata n 6/2007 del 2 aprile 2007 Autorizzazione: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% CNS-CBPA/S/07

da: G. C. CAPACCIO. Trattato delle Imprese. Napoli, G. Carlino e A. Pace, 1592.