Sei sulla pagina 1di 33

Nanotecnologia molecolare ed il sistema mondiale

di Thomas McCarthy Traduzione a cura di Vincenzo Battista

Versione originale del documento

INDICE

PARTE PRIMA: Introduzione Introduzione

La perdita di conflittualità

Note per la parte prima

PARTE SECONDA: Potere Potere: relativo ed assoluto Potere duro e potere morbido Note per la parte seconda

PARTE TERZA: Guerra

La

guerra nell'era delle macchine invisibili

Di

spade e vomeri

Note per la parte terza

PARTE QUARTA: Natura

Potere militare e potere dello stato

Lo stato di natura

Note per la parte quarta

PARTE QUINTA: Pace

Le condizioni per la pace

E pluribus unum Note per la parte quinta

PARTE SESTA: Autarchia Motori di autarchia Economie di (piccola) scala Legami vincolanti Note per la parte sesta

PARTE SETTIMA: Comunità progettate Palizzate desiderabili Atomi come bit Da uno, molti

PARTE PRIMA: INTRODUZIONE

Introduzione

Il fato del mondo è determinato dalle nostre azioni e decisioni e molte delle decisioni e azioni più

profonde sono prodotte dagli attori più grandi: gli stati. L'insieme dei possibili comportamenti degli stati è parzialmente delineato dalle relazioni fra essi, nonché dal fatto che ogni stato deve sempre agire in un mondo di altri stati. Lungo i millenni sono sorti e caduti regni, repubbliche ed imperi e le loro fortune sono state in ogni istante determinate dal loro accumulo di potere (1) e dalla loro abilità di usare nel mondo in cui agivano il loro potere. Esistono molte sorgenti di potere, ed il valore relativo di tali sorgenti per una nazione è stato, storicamente, fluttuante. In un certo momento un esercito nazionale potrebbe rappresentare il valore più prezioso per la nazione. In altri tempi i fattori determinanti per la posizione relativa della nazione all'interno dello scenario mondiale potrebbero essere la sua riserva aurifera, la sua popolazione, la sua marina, le sue industrie e le sue tecnologie, oppure persino la sua religione.

La nanotecnologia molecolare è una tecnologia emergente che ha il potenziale di ridefinire le sorgenti di potere nel mondo nonché di modificare la struttura del sistema internazionale, influenzando così tutti gli affari degli stati: da come essi vivono e commerciano a come conducono le guerre. Per noi è perciò prudente esaminare questa nuova tecnologia e studiare la sua capacità potenziale di rimodellare l'intero mondo attorno a noi.

A livello globale, la nanotecnologia molecolare pone una sfida seria tanto ai responsabili delle

decisioni quanto ai comuni cittadini. Da un lato i benefici che questa tecnologia potrebbe produrre sono enormi (da benefici sulla salute personale e nazionale quasi eccedenti la nostra capacità di immaginazione, fino a potenziali cure definitive contro l'invecchiamento e tutte le malattie che ci hanno ammorbato lungo l'intera storia) ma d'altro lato esistono pericoli, difficili da visualizzare al momento ma comunque tutti derivanti dal potere radicale di questo nuovo strumento. Si tratti di super-armi di indicibile distruttività o di tentativi "fatti in casa" di genocidio, almeno alcuni dei potenziali prodotti di una avanzata abilità di manifattura molecolare ci spingono a domandarci, lasciandoci meravigliati e interdetti, se la tanto sbandierata "Era della Nanotecnologia" potrebbe essere non molto di più di una catastrofe definitiva ingegneristicamente progettata.

La discussione presentata in queste pagine, segue solo parzialmente la presentazione convenzionalmente adottata per gli argomenti riguardanti la nanotecnologia; esistono infatti tanto opportunità quanto pericoli che l'avvento di questa tecnologia ci obbligherà ad affrontare, ed entrambi verranno discussi. Ma quel su cui queste pagine abbandonano il sentiero del pensiero ufficiale riguardante questo soggetto, è il punto di "cosa" esattamente siano questi pericoli (2) e queste opportunità, per cui si argomenterà che i pericoli sono differenti e più probabili di quelli immaginati in precedenza e che dalle nebbie di questi pericoli può emergere una opportunità per purgare il nostro mondo dalla sua caratteristica più temibile: la guerra.

La perdita di conflittualità

Una delle speranze più grandi che si possano riporre nella manifattura molecolare è che essa rimuoverà alcune cause di guerra e contribuirà ad instaurare un ambiente globale generalmente più sicuro e stabile. Ad un livello superficiale esiste motivo di credere che essa renderà il mondo più sicuro, poiché esiste una grande varietà di conflitti che potrebbero essere ridimensionati o interamente eliminati da una diffusione estrema di tale tecnologia.

I conflitti si presentano in molte forme differenti, ma è possibile restringerli entro poche tipologie

generali. Alcuni conflitti sono il risultato della semplice incomprensione. Tali incomprensioni potrebbero manifestarsi come equivoci su attività militari, o sull'interpretazione di eventi accidentali in termini di attività minacciose (ad esempio un cannone che faccia incidentalmente fuoco mentre sposta la sua canna per rettificarne il tiro), oppure le incomprensioni potrebbero anche essere il risultato di una fondamentale incapacità di comunicare bene fra culture differenti. Questo tipo di conflitti è generalmente risolvibile, dati gli appropriati sforzi e un tempo adeguato. All'altro estremo dello spettro esistono molti altri conflitti che sono una questione di pura e irragionevole ostilità fra gruppi. I conflitti di quest'ultimo tipo potrebbero basarsi su differenze etniche o religiose, o potrebbero essersi costruiti su una oramai consolidata tradizione di ostilità dalle origini antiche e oramai non più chiare. Questi conflitti sono spesso senza alcuna possibilità di risoluzione, eccetto grazie alla completa eliminazione di uno dei due gruppi (il conflitto Arabo-Israeliano potrebbe essere un esempio di questo tipo di conflitto irrazionale ed interminabile, così come molte delle contese etniche nella ex-Yugoslavia).

Non c'è molto da sperare che una qualsiasi nuova tecnologia possa essere in grado di risolvere differenze che risultano da decisioni ed errori umani. Comunque, esistono alcuni conflitti che potrebbero essere suscettibili di risoluzione tecnologica. Uno dei più comuni fattori che contribuiscono alla guerra fra stati è l'accesso alle risorse. Esiste una gran varietà di risorse che sono importanti per gli stati; le risorse naturali, come suolo, oro e petrolio, sono - per lunga tradizione storica - cose per le quali gli stati sentono che vale la pena combattere. Esistono anche precedenti storici per il calo del valore di certe risorse causato da nuove tecnologie, sicché esistono motivi per pensare che sia possibile che ciò accada nuovamente.

La storia è costellata da esempi di guerre combattute per le risorse. Fra i paesi dell'Europa sono state combattute guerre per l'accesso a vasti depositi d'oro o ad altri tesori che si immaginava esistessero nel Nuovo Mondo. Nel nostro secolo, il Giappone ha trascinato gli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, attaccandoli sulla base della paura che, se non l'avesse fatto, si sarebbe trovato in un lento strangolamento causato dalla mancanza di petrolio ed altre risorse (3). E così milioni di persone sono state uccise in una guerra brutale che, in parte, è stata avviata da questioni riguardanti l'accesso alle risorse e non è stata l'ultima volta che ciò è accaduto. Decine di migliaia d'altre persone sono state uccise nella Guerra del Golfo del 1991, ossia una guerra che, almeno parzialmente, è stata combattuta per difendere l'accesso al petrolio da parte degli stati industriali.

Molte altre sono state le guerre intessute sulla questione dell'accesso alle risorse, la più peculiare delle quali è stata quella del mare della Cina del Sud, in cui esiste un piccolo gruppo di isole noto come Spratly che è posizionato su un giacimento potenzialmente immenso di petrolio ed altre risorse preziose. Cinque stati hanno dichiarato la loro sovranità su questa regione, inclusa la Cina che ha quasi tre milioni di uomini in uniforme. La repubblica Cinese di Taiwan, che ha relazioni ostili con la Cina fin da quando il suo governo è stato deposto dalla rivoluzione comunista scoppiata sul continente nel 1949, si è anch'essa chiamata in causa nella disputa per l'area, ed altrettanto hanno fatto il Vietnam, le Filippine e la Malesia. La prognosi per una risoluzione pacifica di questo conflitto si prospetta non promettente. La posta è alta e gli stati Asiatici si sono incessantemente armati durante l'ultima decade.

La nanotecnologia molecolare potrebbe aiutare ad alleviare e forse completamente risolvere, il problema dell'accesso a certi materiali. Il petrolio, per esempio, potrebbe fare la stessa fine che ha fatto l'olio di balena all'inizio del ventesimo secolo, ossia "eclissato" da una nuova sorgente di energia (nel caso del petrolio, dall'energia solare). La nanotecnologia molecolare non resusciterà l'alimentazione energetica solare nel modo in cui essa era concepita negli anni settanta, ossia una tecnologia associata a massicci collettori solari che occupano acri di terreno su spazi deserti. Essa non richiederà più nemmeno gli orrendi scaldatori d'acqua che ingombrano così tanti tetti odierni. Piuttosto, grazie all'incremento dell'efficienza di raccolta dell'energia solare, nonché della

contemporanea riduzione dei requisiti di alimentazione energetica per la manifattura, la nanotecnologia potrebbe rendere l'energia solare una sorgente di energia non-intrusiva e al contempo sufficiente sia per l'uso domestico che industriale, creando così una alternativa percorribile e persino desiderabile, all'uso di combustibili fossili. Esiste anche la possibilità che per alcuni compiti, i processi di manifattura molecolare possano anche produrre energia piuttosto che consumarne (4).

Se una tale situazione dovesse realizzarsi, le implicazioni per la riduzione della conflittualità fra stati sarebbero significative. La radiazione solare è immediatamente accessibile, in certa misura, per ogni stato del pianeta, ed è difficile concepire un modo pratico di restringerne l'accesso ad uno stato. L'attuabilità dell'alimentazione energetica solare determinerebbe l'indipendenza energetica per tutti e lascerebbe agli stati del mondo solo pochi altri interessi vitali da difendere e quindi meno motivi per ingaggiare guerra.

Esistono altre aree di risorse in cui la nanotecnologia molecolare potrebbe contribuire ad una riduzione dei conflitti fra stati. Una di tali aree è quella del cibo. Un esempio di conflitto per il cibo, isolato e di scarsa intensità (nonché oramai divenuto molto comune) è quello verificatosi nel 1995, quando Canada e Spagna si scontrarono per le attività spagnole di pesca al largo delle coste del Canada. All'assottigliarsi della popolazione di pesce, causata dalla pesca intensiva, dovremmo attenderci un incremento dell'adozione di pratiche di pesca più aggressive, nonché un concomitante insorgere di conflitti riguardanti la sovranità sui siti di pesca. La nanotecnologia molecolare, comunque, potrebbe consentire la generazione non dispendiosa di tutto il pesce che la razza umana può consumare e senza che venga spesa una sola ora per pescare. La sovranità sulle acque di pesca migliori dovrebbe diventare un non-problema. Questo esempio, apparentemente triviale, è importante perché evidenzia che la nanotecnologia molecolare potrebbe aiutare ad alleviare i conflitti riguardanti quelle risorse materiali che sono di tipo non-esclusivo (ossia: risorse che possono essere consumate da molti allo stesso tempo, come lo sono il cibo, l'acqua e i beni prodotti in massa. Un esempio di risorsa esclusiva potrebbe essere la "riviera francese"; ne esiste solo una e solo la Francia ce l'ha).

Note per la parte prima

(1) "Il potere può essere pensato come la capacità di un attore [sul "palcoscenico" internazionale - NdR] di far fare ad altri qualcosa che essi non avrebbero fatto altrimenti (e di riuscirci con un costo accettabile per l'attore). Il potere può anche essere concepito in termini di controllo sui risultati." (da: Power and Interdependence, Keohane, Robert O., e Nye, Joseph S., HarperCollins, 1989, p. 11). Più in avanti, in queste pagine, verrà fatta una distinzione fra il potenziale di potere ed il potere effettivamente realizzato, ossia reso "fattuale".

(2) Il "pensiero ufficiale" sulla nanotecnologia è che il più grande dei pericoli è l'abuso. "Il principale pericolo della nanotecnologia non è l'incidente, ma l'abuso." (da: Unbounding the Future, Drexler, K. Eric ed altri, William Morrow and Company, 1991, p. 521). Più in avanti, in queste pagine, si argomenterà a favore della tesi secondo la quale il più grande pericolo della nanotecnologia non è ne l'incidente ne l'abuso, ma piuttosto il suo normale utilizzo come strumento di potere per gli stati (dove “utilizzo normale” è inteso in contrapposizione al suo utilizzo come strumento nelle mani di un folle).

(3) "Quando gli Stati Uniti, nel 1940-41, sfruttarono la vulnerabilità del Giappone nei confronti dell'embargo economico, il Giappone contraccambiò attaccando Pearl Harbor e le Filippine." (Keohane e Nye, p 16)

(4) "Un processo di fabbricazione molecolare potrebbe essere alimentato da energia contenuta in

forma chimica nelle stesse materie prime di partenza, producendo così energia elettrica come sottoprodotto" (da: Nanosystems, p. 428-429). Ed anche: "Usando materie prime organiche, ed assumendo che l'idrogeno in eccesso subisca ossidazione, eventuali processi di manifattura

molecolare ragionevolmente efficienti sarebbero caratterizzati da un bilancio positivo di energia

prodotta [

].

All'odierno costo tipico dell'energia, circa 0,1 dollari al kilowatt-ora, il valore

dell'energia elettrica di sottoprodotto dovrebbe, di solito, superare il costo delle materie prime." (da: Nanosystems, Drexler, K. Eric, John Wiley & Sons, Inc., 1992, p. 433).

PARTE SECONDA: POTERE

Potere: relativo ed assoluto

La nanotecnologia molecolare trasformerà gli stati dall'interno, alterando le loro capacità di produzione industriale, di azione militare, di estensione della loro sfera di influenza e di comportamento indipendente. Le nuove capacità degli stati, che saranno interamente infuse da una avanzata tecnologia di manifattura molecolare, risulteranno piuttosto potenti. Ma le trasformazioni che avranno luogo non saranno significative soltanto in termini di potere assoluto. Dobbiamo anche tener conto dei mutamenti in termini di potere relativo, sia "entro" che "fra" gli stati, mutamenti che potrebbero svilupparsi durante il transitorio periodo di “introduzione” nel mondo della nanotecnologia molecolare, nonché durante il procedere della sua “diffusione”.

La possibilità di mutamenti "interni" del potere relativo potrebbe condurre ad alcuni risultati controintuitivi. Paesi come la Cina continentale, dai quali ci si aspetterebbe un attivo perseguimento dell'obiettivo di portare a realizzazione la nanotecnologia molecolare, potrebbero invece tentare, se tale tecnologia fosse vista come una minaccia al governo autocratico, di sopprimerne lo sviluppo e/ o la sua introduzione all'interno dei loro confini. I Sovietici, dopo tutto, hanno svolto un lavoro eccellente nel mantenimento del loro sistema telefonico in una condizione di quasi totale inutilizzabilità, al fine di mutilare il dissenso interno. E la nanotecnologia avrà un impatto sul potere degli individui e dei piccoli gruppi ben più grande di quanto ne abbia mai potuto avere un semplice sistema telefonico.

D'altro canto, paesi come la Cina (ossia paesi fortemente centralizzati) potrebbero essere fra i meglio capaci di sfruttare la nanotecnologia. Tutte le dittature e le società altamente centralizzate hanno un vantaggio sulle democrazie, in quanto sono capaci di prendere decisioni molto più rapidamente. Oggi, la decisione di impegnarsi nella realizzazione di un nuovo tipo di tecnologia per armamenti, per esempio, non potrebbe avrebbe un impatto militare significativo se non dopo anni e, visto il contesto, è invece terribilmente importante per le autocrazie poter godere, nel produrre decisioni, di un vantaggio anche solo di pochi mesi. Le democrazie soffrono poco delle loro mancanze strategiche perché c'è un mucchio di tempo a disposizione per reagire alle azioni di altri stati. Ma se la decisione di un raddoppio della flotta aerea da guerra può tradursi in tangibile realtà nell'arco di giorni, allora quei pochi giorni diventano cruciali. Questo, in congiunzione col fatto che le autocrazie troveranno più facile prendere decisioni per, anzitutto, sviluppare attivamente la nanotecnologia, potrebbe avere più importanza del rischio interno che ne deriverebbe, rendendo questa opzione una scelta più attraente per le autocrazie.

Sebbene la tecnologia di manifattura molecolare darà a tutti gli stati che la posseggono un quasi identico potere potenziale (poiché gli unici requisiti della nanotecnologia sono la necessità di risorse che sono di fatto presenti in abbondanza, ed una esigua necessità energetica), non ne consegue però che tutti gli stati saranno uguali nella potenza che sapranno esercitare. E' importante comprendere che c'è una certa differenza fra il potere potenziale e il potere realizzato. Il semplice possesso della nanotecnologia non significa che un dato stato sarà in grado di usarla a proprio pieno vantaggio.

Esistono molti fattori identificabili che contribuiscono, positivamente o negativamente, all'efficienza del processo di conversione da potere potenziale a potere realizzato e il principale di tali fattori è la struttura interna dello stato. Non è difficile rintracciare dei chiari esempi di come alcuni stati con potenziali quasi uguali, possano invece possedere livelli enormemente diversi di potere realizzato. Forse il più rigoroso di questi esempi è un confronto fra gli Stati Uniti e la ex- Unione Sovietica. Si tratta in entrambi i casi di paesi immensi, con vaste estensioni di suolo e immense risorse naturali non sfruttate. Essi hanno popolazioni numerose e largamente istruite e forti tradizioni di scienza e di tecnologia. E tuttavia, le loro prestazioni come superpotenze mostrano che un tale potere potenziale non sempre equivale a potere realizzato. L'Unione Sovietica è progredita in misura relativamente modesta secondo tutti i possibili metri di prestazione applicabili. In termini di capacità militare, l'Unione Sovietica è risultata, durante la fine degli anni '80, di gran lunga dietro gli Stati Uniti sia per il livello della tecnologia degli armamenti che per le capacità di combattimento delle sue forze armate. La sua economia si è deteriorata per decadi prima che il paese collassasse definitivamente su se stesso e il crollo della sua debole economia ha trascinato con sé anche il potere del paese nella sfera internazionale. Nel contempo, gli stati Uniti hanno ottenuto prestazioni di gran lunga migliori con approssimativamente le stesse risorse di base; il suo sistema interno era molto più efficiente nel convertire il suo "potere potenziale" in "potere fattivo". Così come le strutture interne di due stati possono differire, ci dovremmo aspettare che esistano casi analoghi in cui uno stato abbia un "potere realizzato" più grande di altri che posseggano lo stesso livello di "potere potenziale". (Si noti che mentre i loro poteri differirebbero in termini di ciò che essi "potrebbero potenzialmente fare", i due stati sarebbero in ogni caso equipotenti in almeno un aspetto importante, come sarà meglio discusso più avanti, ossia la capacità di distruggersi reciprocamente. Ed è proprio questo l'aspetto che avrà l'impatto più grande sul modo in cui i due stati si relazioneranno l'uno con l'altro).

La struttura sociale di uno stato sarà importante non solo perché influenzerà la "capacità" dello stato di usare la tecnologia, ma anche perché influenzerà il "modo" in cui lo stato usa la tecnologia. Potrebbe accadere che le democrazie industriali, con la loro relativa apertura e diversità, si dimostrino essere terreni più fertili per quel tipo di lavoro interdisciplinare che sarà indispensabile per trasformare la nanotecnologia in una realtà. Di fatto, la competizione capitalista potrebbe rappresentare di per se stessa un impulso sufficiente; le condizioni rispettive delle industrie elettroniche Americane e dell'ex-Unione Sovietica, hanno indotto la produzione di interi volumi riguardanti le economie centralmente pianificate. Mentre tutto ciò potrebbe apparire rassicurante, in realtà è anche indice dell'esistenza potenziale di un arduo problema di fondo. Durante gli ultimi 5- 10 anni, gli stati a pianificazione centralizzata sono quanto meno giunti a realizzare un fatto importante riguardo l'occidente: il nostro benessere è dovuto alla estrema specializzazione e competizione e questo stato di cose si basa su fondamenti di apertura e libertà. Stanchi dei loro patetici standard di vita, gli stati centralizzati stanno adottando l'apertura al fine di godere dei benefici materiali del capitalismo. La nanotecnologia, comunque, richiederà ben poca specializzazione, poiché tutto il materiale necessario può essere procacciato con una quantità molto piccola di lavoro. Questo significa che la tentazione del benessere materiale, che era una spinta così efficace nel trascinare nelle braccia della libertà la maggior parte delle economie del mondo a pianificazione centralizzata, cesserebbe di essere efficace una volta che la tecnologia di manifattura molecolare divenga disponibile. Con la nanotecnologia molecolare avanzata si può ottenere il benessere materiale che si desidera ma senza dover adottare la struttura sociale conseguente e così alcune autocrazie potrebbero adottare la nostra nanotecnologia (dopo averla sviluppata) ma non le nostre istituzioni, conservando così sia il potere che i vantaggi di "produzione rapida delle decisioni" che accompagnano le forme di governo a "uomo-unico" o a "partito-unico".

Forse alcuni potrebbero contestare l'idea che paesi come la Cina dispongano del potenziale per poter sviluppare la nanotecnologia, ma a costoro basti ricordare l'arsenale nucleare della Cina. Oggi, persino paesi poveri e non sviluppati come il Pakistan e l'Iraq si danno da fare per sviluppare bombe

nucleari e queste armi richiedono materiali tossici e intensamente monitorati a livello internazionale e perciò difficili da ottenere. La nanotecnologia potrebbe emergere come un derivato diretto dell'industria farmaceutica e potrebbe rivelarsi molto più economica da sviluppare di quanto non sia sviluppare la bomba nucleare

La struttura sociale di uno stato sarà importante non solo perché influenzerà l'utilizzo della tecnologia da parte dello stato stesso, ma anche perché potrebbe determinare quale sarà lo stato che per primo svilupperà la nanotecnologia. Nella storia si possono riscontrare numerosi esempi di sviluppi tecnologici inediti che hanno influenzato le strutture di potere regionali e talvolta anche quelle globali. Uno degli esempi migliori è l'esperienza vissuta dalla Gran Bretagna durante la Rivoluzione Industriale. Nell'arco di un secolo (all'incirca dal 1750 al 1850), la Gran Bretagna passò dall'essere una società prevalentemente agraria a divenire una società prevalentemente industriale, con fabbriche sputa-fumi che spuntavano a ritmi incredibili su estese aree industriali. La Gran Bretagna, che come risultato di poche decadi dall'avvio di un tale processo si ritrovò ad essere urbanizzata, industrializzata e "modernizzata" più velocemente di qualunque altro stato di quel tempo, si scoprì nella condizione di poter dominare le politiche globali per quasi un secolo. Per una piccola nazione insulare che "si lasciava trasportare dagli eventi", così come aveva fatto per lunghissimo tempo, la cosa è (persino in retrospettiva) tanto sorprendente quanto istruttiva.

Poiché in quel periodo gli stati sono progrediti allo stesso ritmo, poteva esistere una minore

probabilità di conflitto e la struttura di potere, che dipende dalle differenze relative fra i livelli di potere degli attori coinvolti, poteva rimanere immutata. Il pericolo di conflitto sorge quando il divario fra i diversi ritmi di progresso comincia a crescere. Sfortunatamente, non c'è alcuna ragione

di credere che un insieme di eventi di questo tipo non si verifichi durante l'introduzione della

nanotecnologia molecolare. I motivi per i quali ci si potrebbe attendere una diversità dei ritmi di progresso sono più che abbondantemente evidenti già oggi. Uno sguardo d'insieme agli odierni stati mondiali mostrerà non solo l'esistenza di enormi differenze nelle capacità attuali, ma anche differenze enormi nella capacità di adottare le nuove tecnologie e nelle capacità di adattarsi ad esse.

Alcuni dei segni sintomatici di forza o debolezza correlata a questi aspetti cruciali, sono facili da individuare e facili da valutare. Le infrastrutture di comunicazione, per esempio, variano largamente

in tutto il mondo sia in termini di larghezza di banda che sotto l'aspetto dell'affidabilità. Europa

occidentale, Giappone e la maggior parte del Nord America assieme a poche altre regioni geografiche, sono dotate di infrastrutture di prima qualità per molti tipi di comunicazioni. Fax ,

telefoni, televisioni, reti informatiche e reti di satelliti si combinano fino a formare una intricata ragnatela di contatti fra le persone che abitano queste aree geografiche, ed è cosa abbastanza normale entrare in contatto in modo economico ed istantaneo con una persona qualsiasi fra queste.

In un ambiente di questo tipo, prosperano la collaborazione e la rapida disseminazione delle idee e

tutto ciò contribuisce ad un ritmo di crescita tecnologica che è di gran lunga al di sopra di ciò che esiste negli stati dotati di infrastrutture d'informazione incomplete, inaffidabili o obsolete (si consideri la scarsa qualità del sistema telefonico Sovietico, come menzionato in precedenza, ed il suo impatto sul progresso della tecnologia Sovietica durante gli anni '80).

Lo stesso si può dire delle infrastrutture di mercato. Quando queste sono in cattiva salute, o persino completamente assenti, esiste solo una limitata capacità di innovazione e adattamento. Senza la pressione che il mercato esercita per spingere verso il cambiamento, le imprese aziendali e gli individui possono diventare completamente compiaciuti delle proprie capacità; privati di incentivi che promuovano il costante miglioramento, aziende ed individui rallentano il progresso o lo arrestano persino. Ancora una volta, l'esempio dell'Unione Sovietica illustra questo fenomeno, ed altrettanto fanno alcune sparute imprese industriali Occidentali, come l'industria biotecnologica tedesca, l'industria tessile statunitense e l'industria farmaceutica giapponese.

Esistono numerosi altri fattori che potrebbero limitare la capacità di adattamento di un dato stato, ma si tratta di fattori più difficili da esprimere in modo succinto e da quantificare con accuratezza. Per esempio, l'apertura di uno stato alle idee nuove ed agli stranieri (i quali spesso portano con sé nuove idee) potrebbe influenzare il ritmo con il quale uno stato potrebbe adattarsi alla nanotecnologia molecolare ed applicarla rapidamente ed efficacemente. Lo stesso si può dire dello stile di conduzione delle aziende di un dato stato; alcuni stati, in particolar modo gli U.S.A., sono molto aperti alle innovazioni, ed alcune nazioni hanno, nelle loro tradizioni di imprenditorialità, connotazioni tali da poter essere considerate come una forma estrema di accettazione aziendale delle innovazioni (1). Le tradizioni di inventiva ed una aspettativa di progresso sono altri fattori culturali che potrebbero dimostrarsi importanti durante gli anni di transizione verso società basate sulla nanotecnologia molecolare avanzata e tali tradizioni variano largamente da paese a paese.

Tutti i fattori suddetti contribuiranno, mano a mano che la nanotecnologia molecolare diverrà una tecnologia largamente utilizzata, alla diversificazione dei ritmi di progresso. Mano a mano che le capacità industriali di certi stati cresceranno molto più rapidamente di quelle di altri, il risultato sarà

la trasformazione del potere relativo degli stati e ciò destabilizzerà le relazioni fra gli stati che

saranno influenzati da queste trasformazioni. Le differenze nazionali suddette potrebbero per esempio cospirare per produrre delle alterazioni, quanto meno temporanee, nella esistente distribuzione di potere fra gli stati di una data regione geografica, creando così rapidamente divari

di capacità fra determinati attori. Tutto ciò può solo essere destabilizzante (nonostante il suo

impatto potrebbe venir diluito dalla diplomazia e dalla negoziazione) e costituirebbe motivo di preoccupazione persino ancor prima di verificarsi concretamente (in quanto la sola minaccia di alterazioni nella distribuzione di potere sarebbe essa stessa destabilizzante, rendendo infatti probabile una azione preventiva da parte di attori che pensino di doversi ritrovare nel ruolo di perdenti a seguito della imminente redistribuzione del potere).

Per rendersi conto di quale sia il potenziale di destabilizzazione associato ad una redistribuzione di potere, si può guardare al Sud Asia. L'India, un gigante sia in termini di dimensioni (3,3 milioni quadrati di chilometri) che sopratutto in termini di popolazione (oltre 750 milioni), confina con due paesi suoi rivali: il Pakistan ad ovest e la Cina ad Est. L'india ha combattuto guerre con entrambi i paesi e le loro rivalità proseguono ancor oggi senza ridimensionamenti. Guardando un po' più da vicino l'India e la Cina, vediamo due nazioni che differiscono fortemente per quel che riguarda quei fattori schematizzati in precedenza. La Cina è una società chiusa, con una debole infrastruttura (fisica e informativa) e pochi mercati reali (sebbene da questo punto di vista le cose stiano cambiando). Inoltre, in quanto nazione comunista, la Cina soffoca il dissenso, il cambiamento e l'innovazione. D'altro canto l'India, ad un passo ben più rapido di quello Cinese, si sta adeguando ad alcune delle tecnologie del tardo ventesimo secolo. Ad esempio, i programmatori Indiani che hanno studiato nelle università Statunitensi, sono gli artefici nascosti del successo di alcune delle stelle che negli ultimi anni hanno brillato più intensamente nel firmamento delle aziende di Silicon Valley e molti di questi programmatori finiscono per ritornare in India (a differenza di quanto facciano la maggioranza degli studenti Cinesi, i quali restano oltremare dopo gli studi) e ne consegue che col loro lavoro in patria contribuiscono all'ammodernamento del loro paese. L'India ha anche un altro vantaggio culturale sulla Cina, ossia quello di avere l'Inglese come lingua ufficiale. Poiché l'inglese è il linguaggio più comunemente utilizzato ai fini delle comunicazioni internazionali, gli Indiani godono di un più facile accesso alla vasta quantità di informazioni tecniche che viene pubblicata ogni anno e ciò potrebbe fornir loro maggiori probabilità di quelle di cui godono i Cinesi di avvantaggiarsi dei progressi tecnici che si verificano fuori dal loro paese.

Se l'India raggiungesse ed applicasse la nanotecnologia molecolare prima della Cina, ci si potrebbe attendere una distruzione della struttura di potere regionale del Sud e dell'Est Asiatico (2). Un grosso turbamento nelle relazioni fra le due più popolose nazioni del mondo, che per coincidenza sono anche due potenze nucleari ed hanno alle spalle una storia di animosità e guerre che risale

temporalmente indietro per secoli, dovrebbe rappresentare un motivo di preoccupazione per tutti - per dire il minimo. Questa situazione illustra il tipo di pericoli connessi all'introduzione di una tecnologia così radicalmente differente nonché capace di generare conseguenze sul potere degli stati

di così grande portata e ciò è particolarmente snervante a causa della velocità con la quale questa

particolare tecnologia potrebbe diffondersi. La rivoluzione industriale è stata dura da sopportare per l'Europa, ed essa è durata un centinaio di anni (3); la nanotecnologia molecolare potrebbe avere un impatto altrettanto dirompente, ma in solo una manciata di anni, lasciando a disposizione molto

meno tempo per adattarsi.

Potere duro e potere morbido

L'avvento della nanotecnologia molecolare condurrà non solo alla distruzione delle relazioni di

potere per causa della crescita di potere a disposizione di certi stati; esso causerà anche una perdita

di potere per altri stati. Non tutto il potere dipende dalla forza militare. Esiste del potere che è

basato sulla dipendenza e che può essere esercitato sia rifiutando di cedere agli stati dipendenti ciò

di cui essi necessitano, sia minacciando di farlo in futuro. A questo tipo di potere di solito ci si

riferisce denominandolo “soft power", ossia "potere morbido", in opposizione a quel che viene detto "hard power" ossia il "potere duro" costituito dall'azione militare (o dalla minaccia di azione militare) (4). Come esempio di potere morbido, si considerino le relazioni commerciali fra U.S.A. e Giappone. Il Giappone è dipendente dal mercato statunitense, il più grande mercato singolo del mondo, poiché esso costituisce lo sbocco per i suoi prodotti. In assenza dell'accesso a tale mercato, i prezzi di molti dei prodotti Giapponesi sarebbero troppo alti (poiché il costo unitario crescerebbe al decrescere del numero di unità prodotte), ed il Giappone risentirebbe, quanto meno sul breve termine, di uno standard di vita più basso e di una disoccupazione massiccia. Perciò, il potere di rifiutare qualcosa al Giappone, fa acquisire agli Stati Uniti una leva in più da manovrare durante le negoziazioni con quel paese. Ad essere sinceri gli U.S.A. hanno bisogno dei prodotti giapponesi, ma se il mercato Americano venisse chiuso a tali prodotti il Giappone subirebbe comunque un danno maggiore di quello che subirebbero gli U.S.A., ed è questa differenza nella dipendenza relativa che concede agli U.S.A. il suo vantaggio (5). Ma la manifattura molecolare renderebbe obsoleto il commercio (ed il motivo di ciò sarà illustrato più avanti), per cui un tale vantaggio svanirebbe. Infatti, se la nanotecnologia molecolare renderà gli stati più indipendenti l'uno dall'altro (anche questo aspetto verrà esaminato in maggior dettaglio più avanti), allora molte altre relazioni basate sulla dipendenza si trasformeranno radicalmente, rendendo così meno efficace il “potere morbido” che scaturisce dallo sfruttamento della dipendenza. L'eliminazione di questa sorgente di potere trasformerà la struttura di potere in molte parti del mondo. Allo stesso modo, la struttura di potere verrà modificata dalla alterazione delle sorgenti di potere assoluto, perché tale alterazione trasformerà i livelli relativi di potere associati agli stati all'interno del sistema internazionale.

Altre relazioni di dipendenza che potrebbero essere trasformate da questa tecnologia sono quelle che coinvolgono la dipendenza da certe risorse naturali. Poche risorse sono diffuse uniformemente lungo tutto il globo e le differenze fra le dotazioni naturali di cui ogni stato beneficia sono piuttosto importanti per determinare la struttura di potere nel mondo. U.S.A. e Russia, per esempio, hanno immensi giacimenti di risorse naturali, molti dei quali ancora non sfruttati. E' difficile immaginare che, senza tali risorse, ognuno di questi due stati potrebbe essere dotato del grande potere di cui in effetti dispone. Altri stati vengono limitati, piuttosto che rafforzati, dalla loro base di risorse naturali. Il Giappone è il miglior esempio di tale situazione. Esso è ricco ed industrialmente potente, ma è costretto ad importare virtualmente tutte le materie prime di cui l'industria Giapponese necessita. Privato di tali risorse, il Giappone sarebbe sono una povera e sovrappopolata nazione di pescatori e non molto di più.

Possiamo attenderci che si farà ampio utilizzo della tecnologia di manifattura molecolare al fine di ridurre, nel mondo intero, la necessità di materie prime da parte delle industrie, eccetto che per

quelle materie prime costituite da pochi e molto comuni, elementi chimici di base che, pare, saranno

le risorse chiave dell'era della nanotecnologia e che possono recuperarsi in abbondanza in

qualunque stato del pianeta (6). Ciò implicherà una grossa perdita di potere per molti stati

esportatori di risorse, ed un corrispondente indebolimento del loro potere relativo.

Possiamo quindi anche attenderci che ogni stato del mondo suscettibile di soffrire di una grave perdita di potere relativo, si opporrà, sia apertamente che segretamente, alla nanotecnologia molecolare. Forse nessuna perdita di potere relativo fra stati sarebbe maggiore di quella che subirebbero gli stati medio-orientali produttori di petrolio. Sono molti i campi di attività in cui la nanotecnologia molecolare si presenterebbe come una vera e propria sfida alla supremazia del combustibile fossile come fonte energetica primaria. Anzitutto, la manifattura su scala molecolare dovrebbe risultare estremamente efficiente dal punto di vista energetico, perché priva dei processi dispersivi associati alle tecniche di manifattura delle tecnologie di mole. Già questo solo fatto farebbe decrescere il valore del petrolio, perché diminuirebbe la richiesta di energia necessaria alla manifattura di un dato prodotto. Comunque, malgrado l'efficienza della manifattura sia cresciuta da quando si è cominciato a fare largo impiego del petrolio nell'industria, l'appetito del mondo per l'energia è continuamente cresciuto, sicché una maggiore efficienza energetica, da sola, non è bastata per rendere obsoleto il petrolio. Potrebbe però accadere che la nanotecnologia provochi un decremento talmente spinto del livello di energia necessario alla manifattura, che la sola energia solare sarebbe sufficiente per soddisfare completamente i bisogni energetici della manifattura -

persino se si trattasse di energia solare raccolta esclusivamente dalle inefficienti celle solari odierne, piuttosto che dalle loro future versioni costruite grazie alla nanotecnologia. Se la nanotecnologia molecolare potrà far questo e pare probabile che sia così, allora il petrolio non sarebbe richiesto più

in gran quantità e ciò significherebbe una grossa perdita di potere per il Medio Oriente.

Ancora una volta, non è il solo potere assoluto a preoccupare. Se la nanotecnologia molecolare fosse adottata dagli stati del medio oriente, potrebbe rendere chiunque in quella regione di gran lunga più ricco del più ricco degli sceicchi odierni, mettendogli a disposizione persino scelte che

oggi sono invece al di fuori della portata di qualsiasi prezzo in denaro, ad esempio il poter scegliere

di godere dell'aspettativa di una vita estremamente lunga. Ciononostante, la nanotecnologia sarebbe

attivamente osteggiata da molti nel medio oriente, perché comporterebbe una perdita di potere relativo, ossia il potere che in questo caso specifico è rappresentato dall'essere in grado di controllare il mondo intero grazie al controllo del suo approvvigionamento energetico. Come ha dimostrato l'OPEC durante gli anni '70, si tratta di una leva che è importante poter impugnare;

diminuendo l'apporto di greggio nel 1973, le nazioni dell'OPEC sono state in grado di gettare le economie di tutto il mondo industrializzato in una profonda recessione, causando massicce perdite

di posti di lavoro e l'abbassamento degli standard di vita di milioni di persone. La dipendenza del

Nord America, del Giappone, dell'Europa e della maggior parte del resto del mondo, da una risorsa che può essere rintracciata in abbondanza solo in una specifica regione del pianeta e che inoltre è

controllata da un manipolo di persone responsabili delle decisioni piuttosto esiguo, è una debolezza incredibile, una debolezza che è stata facilmente sfruttata. Nonostante l'OPEC non sia più una forza,

la dipendenza è reale, ed in alcuni stati (come gli U.S.A.) tale dipendenza è divenuta sempre più

profonda. Dipendenza significa vulnerabilità, ossia l'essere vulnerabili alle decisioni altrui e comporta che venga dedicata attenzione ad una regione del mondo che, altrimenti, sarebbe ben poco significativa. Se non fosse per il petrolio, il medio oriente passerebbe in gran parte inosservato alla maggior parte del resto del mondo.

Gli stati produttori di petrolio sono ben consapevoli della sorgente del loro potere, avendo già mostrato i muscoli in una occasione. E' improbabile che la nanotecnologia molecolare riceva un caldo benvenuto da parte di tali stati e molti di loro (sopratutto Iran, Iraq e Libia) sono praticanti della più bassa forma di violenza: il terrorismo. La potenziale gravità di un terrorismo anti- nanotecnologia, specie in un mondo in cui sta divenendo più facile ottenere materiali nucleari, non

dovrebbe sfuggire a nessuno.

Note per la parte seconda

(1) Taiwan è un eccellente esempio di imprenditorialità assurta a stile di vita. I Cinesi provenienti da Taiwan, quando emigrano in altri paesi, di solito portano con loro all'estero le loro tradizioni. I nativi di Taiwan, come accade per esempio nelle aree statunitensi di Los Angeles e San Francisco, emigrando tendono a mettere prontamente in piedi piccoli commerci e piccole attività d'affari.

(2) Si noti che questo esempio viene proposto solo per illustrare alcuni dei fattori che potrebbero contribuire alla distruzione della attuale distribuzione di potere e per illustrare il modo in cui questa distruzione di potere potrebbe verificarsi. Il fatto che l'India effettivamente adotti la nanotecnologia prima della Cina non è il punto centrale di questa discussione; potrebbe anche farlo per prima la Cina, o persino il Pakistan.

(3) Infatti, esistono persino oggi alcune parti dell'Europa in gran parte ancora non toccate dalla Rivoluzione Industriale; L'Albania spicca come il più notevole di questi esempi.

(4) Esiste un terzo tipo di potere, il potere coercitivo che è la capacità di ottenere dagli altri ciò che si vuole. Nye lo descrive come la "capacità di una nazione di strutturare circostanze tali che altre nazioni sviluppino le proprie preferenze o definiscano i loro interessi in modo consistente con preferenze ed interessi della prima nazione" (In “Bound to Lead”, Nye, Joseph S., Basic Books, 1991, p. 191). Il potere coercitivo scaturisce dalla attrazione ideologica e culturale, oppure dalle leggi e dalle istituzioni di regimi internazionali. Un esempio del primo tipo di causa del potere coercitivo è la circostanza che i “film” statunitensi occupano approssimativamente il 50% degli schermi cinematografici-televisivi mondiali, secondo un calcolo basato sul numero di ore globali di attività degli schermi. Eppure questi film costituiscono solo il 6% di tutti i film prodotti al mondo. (da: Nye, p. 194). Un esempio del secondo tipo di causa del potere coercitivo è il GATT, organismo che incorpora principi liberali di libero-mercato/libero-commercio totalmente corrispondenti alle ideologie e ai desideri statunitensi. Questo tipo di potere diviene relativamente più importante ogni qual volta il potere morbido comincia a perdere la sua influenza. Comunque, la sua utilità per la risoluzione di un particolare conflitto è estremamente limitata. "La politica si muove entro il paesaggio definito da leggi definite dal sistema e generalmente mira ad ottenere piccoli vantaggi, aggiustamenti favorevoli o eccezioni alla norma” (Keohane and Nye, p 51). Sicché, il potere “duro” resterà lo strumento chiave per la risoluzione dei conflitti.

(5)"Le asimmetrie nella mutua dipendenza sono le più probabili sorgenti di influenza a disposizione di attori che debbano trattare con altri attori. Gli attori meno dipendenti possono spesso usare le relazioni di interdipendenza come una fonte di potere di trattativa su una data questione, con eventuali conseguenze anche sulla capacità di trattativa riguardante ulteriori questioni”. (da Keohane e Nye, p. 10-11)

(6)"

Per

quel che è possibile prevedere, le principali materie prime che saranno necessarie alla

manifattura molecolare (C, N, O, H) [Carbonio, Azoto, Ossigeno, Idrogeno] sono disponibili in

composti grezzi dal costo di circa 0,1 dollaro al kilogrammo…”. (da Nanosystems)

PARTE TERZA: GUERRA

La guerra nell'era delle macchine invisibili

La nanotecnologia molecolare trasformerà la natura della guerra in due modi fondamentali. Uno di essi è ovviamente correlato al fatto che, di norma, da una nuova tecnologia ci si aspetta che sia inedita e potente: una nuova tecnologia renderà quindi la guerra di gran lunga più pericolosa e devastante di quanto sia stata in ogni epoca passata, a causa della capacità di creare armi di estrema distruttività. L'altro modo è invece meno ovvio, ma non meno reale: la nanotecnologia molecolare renderà la guerra molto più probabile di quanto sia oggi nel sistema mondiale attuale.

Nel corso del tempo le armi hanno vissuto una storia di trasformazione verso capacità più letali. La maggior parte della evoluzione delle armi è stata guidata dalla necessità di superare gli ostacoli difensivi costruiti per contrastare una precedente generazione di armi offensive; la balestra, per esempio, è stata ideata per trapassare l'armatura metallica, a sua volta inventata per difendersi da frecce e spade. Altre armi hanno seguito un percorso differente, un percorso fatto di una distruttività crescente finalizzata all'incremento dell'entità complessiva del "colpo d'ariete" che era possibile infliggere con l'arma. La bomba è l'esempio più lampante di questo tipo di armi e la sua storia si è mossa su un percorso evidente che ha portato dalle bombe della seconda guerra mondiale (le "Blockbuster") alla bomba atomica, la bomba ad idrogeno, ed infine alle odierne testate multiple di bombe termonucleari che racchiudono una potenza esplosiva equivalente a quella di centinaia di bombe come quella di Hiroshima.

Le nano-armi faranno avanzare lo stato dell'arte degli armamenti in entrambi i modi. Poiché la manifattura molecolare lavora su scale piccolissime, permetterà la creazione di armi che saranno invisibili, tremende ed insidiose tanto quanto lo sono le armi biologiche e chimiche. Ma le nano- armi, per il modo in cui sono realizzate, saranno anche più precise delle armi biologiche e chimiche. Le nano-armi saranno fabbricate con precisione atomica, il che consentirà la creazione di robots “attuatori” più piccoli degli agenti utilizzati nelle armi biologiche, ed al pari dei robots esse saranno programmabili. Quindi armi che, molto meglio di quanto possano fare oggi i missili cruise, potranno evadere ogni difesa e colpire bersagli prestabiliti e che in più saranno in grado di farlo su scale invisibili.

Le armi biologiche e chimiche hanno e meritano, una reputazione di ignominia. E' arduo pensare ad esse come strumenti di un legittimo apparato di guerra, poiché non si può affatto controllarle una volta che siano state rilasciate. Esse viaggiano, trasportate dal vento, uccidendo ogni cosa con cui vengono in contatto, senza perciò fare differenza fra soldati e civili; non si può riuscire ad accerchiarle per primi e non prendono prigionieri. Non discriminano nemmeno fra "amici" e "nemici". Hanno solo uno scopo: uccidere! La maggior parte delle altre armi può anche essere usata per terminare le guerre tramite mezzi che non siano l'uccisione: le industrie possono essere prese a cannonate o bombardate, le cisterne possono essere crivellate, i ponti abbattuti con la dinamite, i missili accumulati nei depositi fatti esplodere quando sono ancora al suolo. Ma le armi chimiche e biologiche puzzano di genocidio, di totale cancellazione dell'esistenza di un nemico, piuttosto che di semplice sua sconfitta.

La nanotecnologia molecolare potrebbe estendere le capacità di tali armi "sporche", rendendo il genocidio totale una questione di programmazione, piuttosto che di condizioni favorevoli del vento. Le possibilità per le armi da genocidio non sono difficili da concepire. Potrebbe essere possibile, per esempio, programmare il rilascio di nano-armi perché si spostino costantemente dall'intero dei confini di un paese nemico verso il suo centro (aiutate da rilevazioni posizionali fornite da satelliti di posizionamento globale), di modo da ammazzare ogni cosa con cui esse vengano a contatto, fino a portare a compimento l'eliminazione dell'intera nazione.

Di spade e vomeri

"Lo sviluppo di armi radicalmente nuove è sempre accompagnato dalla distruzione delle regole dalle quali la società internazionale è governata" (1) e come abbiamo visto precedentemente, questo sarà appunto il caso della nanotecnologia molecolare. Poiché la tecnologia di manifattura molecolare realizzerà armi molto più pericolose di quelle esistenti oggi, possiamo aspettarci di assistere a sforzi mirati a controllare, in un modo o nell'altro, sia tali armi che la loro diffusione. La risposta più intuitiva al problema di una nuova arma è quella di bandirla, ma è una risposta che è inefficace nella stessa misura in cui è ovvia. Nessun tentativo di bandire dall'esistenza una qualunque arma ha mai funzionato in passato, si sia trattato di archi e frecce (ci provò il Secondo Concilio Vaticano, nel 1159) o di armi nucleari (come tentò la Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1946) e non c'è alcuna ragione per sperare che questa tecnologia segua un destino differente dalle precedenti.

Restano disponibili solo due approcci in qualche misura ragionevoli: il disarmo, ed il controllo delle armi. Esaminando questi due approcci in ordine di fattibilità crescente, consideriamo per prima la possibilità del disarmo. Il disarmo degli anni recenti si è focalizzato sulle armi nucleari più che su qualsiasi altra arma. Il desiderio di un mondo privo di armi nucleari è comprensibile (2); le attuali scorte di armi possono distruggere tutta la vita umana sul pianeta svariate volte. Il movimento per il disarmo nucleare ha fallito nel raggiungimento del suo scopo, ma questo non significa che il disarmo non sia possibile. Esistono esempi storici di successi ottenuti dai tentativi di disarmo, ed è istruttivo fare un esame del perché il disarmo abbia avuto successo nel passato ma sia fallito nel presente. Uno degli esempi più spesso citati di disarmo funzionante è il disarmo USA- Gran Bretagna avvenuto nei grandi Laghi del Nord America. Questo disarmo ha avuto successo perché entrambe le parti si sentivano sicure di non temere una aggressione dell'altra parte, a dispetto del fatto che l'altra parte fosse armata. Una mancanza di armamenti non invitava all'aggressione perché non esisteva un aggressore potenziale. In questo caso, la pace era già stata stabilita e le armi non servivano in alcun modo come deterrente. La pace, pare, è il prerequisito per il disarmo e non il contrario; il disarmo è la naturale conseguenza dell'esistenza di circostanze di pace. "Le spade non vengono forgiate in vomeri. Esse arrugginiscono" (3).

Mentre non abbiamo potuto assistere al disarmo nucleare, ciò che abbiamo visto è un qualche grado di attuazione della seconda contromisura precedentemente descritta, ossia il controllo delle armi. Il controllo delle armi ha funzionato sia con le armi convenzionali che con quelle nucleari, ma in entrambi i casi ha dovuto fare affidamento su qualcosa su cui, nel caso dell'era delle macchine invisibili, non è più possibile riporre speranze: la capacità di rilevare le armi. Le armi odierne sono rilevabili, spesso lo sono persino contro la volontà di uno stato di provare a nasconderle. Sebbene i sopralluoghi ispettivi siano parte integrale di un accordo di controllo degli armamenti, la capacità di rilevare, identificare e contare le armi dallo spazio (grazie all'uso di satelliti "spia") è cruciale. Molte armi costruite con la nanotecnologia saranno virtualmente irrilevabili da qualsiasi procedura eccetto quelle più invasive ed inaccettabili e ciò potrebbe dimostrarsi una barriera insormontabile per gli accordi di controllo sugli armamenti. Gli stati non possono accordarsi per limitare ciò che non sono in grado di rilevare.

Chiaramente, il tipo di armi appena descritte, renderà l'attività di armamento di gran lunga più pericolosa di quanto sia mai stata prima. Ma le armi stesse, per quanto siano terrificanti, non dovrebbero costituire la nostra preoccupazione primaria. La nostra preoccupazione primaria dovrebbe essere la natura dei bersagli di tali armi, poiché una capacità avanzata di manifattura basata sulla nanotecnologia eliminerà due dei tradizionali obiettivi di una azione militare, ossia industrie ed armamenti, lasciando disponibile solo un ultimo bersaglio: le persone.

La base dell'odierno potere militare di tipo offensivo è la capacità di manifattura. Essa dipende dalle capacità di uno stato di produrre strumenti di guerra, di produrre questi strumenti in gran quantità e di produrli rapidamente nonché, in caso di combattimento protratto, continuativamente. Durante la Seconda Guerra Mondiale furono soprattutto le industrie e gli operai degli Stati Uniti, non solo i coraggiosi soldati Alleati, ad imprimere una svolta alla lotta contro Germania e Giappone (si noti che questo non è necessariamente il caso del potere difensivo, poiché tale potere è spesso derivato da altre sorgenti, come per esempio la geografia di paesi come gli Stati Uniti e la Svizzera

(4)). La capacità di manifattura è determinata dalle industrie, dalle miniere e dalle infrastrutture di trasporto. Tutte cose che, in tempi di guerra, rappresentano bersagli grossi, ovvi ed invitanti - come

è stato dimostrato nella Seconda Guerra Mondiale dalla campagna di bombardamenti ingaggiata

dagli Alleati contro industrie e ponti della Germania. Esistono piani delle forze nucleari Americane

e Sovietiche che, sebbene fortunatamente mai stati trasformati in pratica, individuano nei centri

produttivi dell'altra parte obiettivi validi ed attraenti per azioni mirate alla sua annichilazione.

La nanotecnologia molecolare miniaturizzerà non solo molti prodotti, ma anche la maggior parte degli apparati di produzione. Gli edifici brutti, grigi e costellati da alte ciminiere sputa-fumo, diverranno una cosa del passato. In una guerra le fabbriche saranno certamente indicate come bersagli dalle pianificazioni militari strategiche. Ma a parte questo, se pure tali fabbriche potessero essere scovate, la loro distruzione comporterà ben poco vantaggio; grazie alla rapidità ed economicità della manifattura molecolare, le fabbriche spunterebbero nuovamente fuori come fossero erbaccia. Se un dato giorno una fabbrica viene rasa al suolo, essa spunterà nuovamente fuori poco dopo. Sembra perciò molto improbabile che la capacità di individuare bersagli tattici sarà una formula di successo per condurre conflitti basati sulla nanotecnologia.

L'altra scelta di bersaglio, una scelta di natura più tattica, è rappresentata dagli armamenti del nemico. Distruggere i suoi aerei, i suoi carri-armati, i suoi trasporti e i suoi bombardieri, significa annichilare la sua forza militare e vincere la guerra. Ma se le super-armi della nano-era sono invisibili, esse, allo stesso modo delle fabbriche, non rappresentano più un bersaglio che sia possibile colpire (5). Ed anche le armi, come le fabbriche molecolari, una volta distrutte possono essere rimpiazzate rapidamente ed economicamente.

I pianificatori militari cercheranno un bersaglio che sia grande abbastanza da essere scovato e colpito e che non possa essere rimpiazzato facilmente. La scelta naturale, date le circostanze, cadrà sulle popolazioni civili. Bersagliare le popolazioni civili non è la caratteristica generale della moderna concezione occidentale delle operazioni militari (nonostante ne esistano alcuni esempi). Ritornando di nuovo all'esempio della Seconda Guerra Mondiale, troviamo che quando ciò è accaduto, come nel caso del bombardamento di Londra ad opera della Germania, si è trattato di una scelta fatta sulla spinta della disperazione. E, allo stesso modo, il futuro bersagliamento dei civili sarà una scelta dettata dalla disperazione, una scelta presa da pianificatori militari disperatamente alla ricerca di qualcosa che possano scovare e distruggere.

La guerra nell'era delle macchine invisibili, come abbiamo appena visto, sarà di gran lunga più terribile di qualunque altra in passato. Sfortunatamente, mano a mano che le macchine invisibili renderanno la guerra più terribile, la renderanno anche più probabile (questo punto verrà spiegato in seguito quando si parlerà dello "Stato di Natura ").

Note per la parte terza

(1) da: The Elements of International Strategy, Halle, Louis J., University Press of America, Inc., 1984, p. 78

(2) E' un desiderio comprensibile, ma è anche indicativo di un radicale equivoco su ciò per cui le

armi nucleari sono effettivamente utilizzate. Un sistema bipolare è intrinsecamente instabile. Senza la minaccia della annichilazione totale a seguito dell'eventuale apertura delle ostilità, la rivalità USA-URSS avrebbe potuto terminare nella stessa maniera in cui terminò la rivalità fra Roma e Cartagine: con la distruzione di una o l'altra. Il deterrente nucleare della Guerra Fredda ha funzionato, ed ha preservato la pace. Il disarmo, una volta compiuto, potrebbe aprire la porta alla guerra.

(3) da : Halle, p.97

(4) Nel caso degli Stati Uniti esiste un oceano su entrambi i lati, il che rende l'invasione molto difficile. L'invasione è difficile anche in Svizzera, perché essa è annidata in un alto insieme di montagne.

(5) Ciò dipenderà anche da quello che verrà utilizzato per rilevare e distruggere le macchine. Gli anticorpi, per esempio, sono in grado di rilevare e distruggere invasori invisibili; invisibile non significa necessariamente irrilevabile o indistruttibile. Comunque, è generalmente più facile “nascondere” che “trovare” una cosa piccola.

PARTE QUARTA: NATURA

Potere militare e potere dello stato

La nanotecnologia molecolare sarà una tecnologia estremamente destabilizzante, una tecnologia che trasformerà le relazioni fra potere militare e potere dello stato e modificherà anche la stabilità strutturale dell'attuale sistema mondiale. Per discutere il primo punto, ossia che la relazione fra potere militare e potere statale verrà trasformata dalla nanotecnologia molecolare, possiamo cominciare considerando uno degli aspetti più singolari della Guerra Fredda, ossia il fatto che essa è

stata, appunto, "fredda". Per oltre 40 anni, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno gareggiato per

il raggiungimento della posizione di supremazia sullo scenario mondiale. Si sono armati per una

eventuale guerra contro l'altra parte, ed hanno puntato l'uno contro l'altro le loro armi nucleari. E

tuttavia, non hanno mai combattuto. Eppure, intere decadi di ricerca, di sviluppo, di test, di pratica

e di manifattura, per non parlare dei milioni di miliardi di dollari spesi, non sono andate sprecate. Questo perché uno degli scopi della forza militare è di dissuadere dall'attacco e la deterrenza ha effettivamente funzionato.

La deterrenza funziona quando una parte convince l'altra parte che è tanto intenzionata quanto in grado di infliggerle un danno inaccettabile. Queste due componenti sono entrambe cruciali per una deterrenza di successo; senza una delle due, la deterrenza fallisce. Si noti, comunque, che le due componenti non devono neanche necessariamente avere un fondamento reale. E' solo necessario che l'altra parte creda che esse siano reali. Al contrario, potrebbe succedere che una parte sia tanto intenzionata quanto in grado di danneggiare l'altra parte, ma quest'ultima avvii comunque le ostilità perché non ha consapevolezza di queste circostanze. La guerra di Corea iniziò per questa ragione. Gli Stati Uniti non resero chiaro l'intenzione di combattere in caso di una invasione della Corea del Sud e la Corea del Nord invase il Sud nella convinzione erronea che gli Stati Uniti non avrebbero combattuto, dando il via così una guerra che costò molte vite per giungere infine a realizzare un risultato virtualmente nullo. La deterrenza dipende dalla percezione della situazione che l'aggressore potenziale ha e non dalla realtà della situazione.

Un altro scopo delle forze militari è di costringere altri stati a fare, avanzando una minaccia, ciò che essi non farebbero altrimenti. La minaccia di azione militare è molto comune nelle relazioni fra stati e non ha bisogno di essere dichiarata esplicitamente per essere efficace. La semplice convinzione che l'avversario sia più potente potrebbe essere sufficiente a costringere uno stato a

piegarsi alla volontà del più forte, persino se non è stata avanzata alcuna minaccia esplicita; la minaccia implicita è intrinsecamente presente ovunque vi sia una forza evidente. Spesso la dimostrazione di una violenza potenziale è l'ingrediente chiave per acquisire maggior potere contrattuale per mezzo della forza militare. Questo è per esempio il motivo per cui i satelliti spia non sono del tutto non-benvenuti; essi infatti permettono al nemico di appurare che non si è deboli.

Ma si può difendere anche la tesi opposta: ossia si può affermare che l'esistenza di forze ed armamenti militari ha provocato la guerra, o quantomeno ha contribuito alla ostilità ed al sospetto. Il presidente degli Stati Uniti George Washington disse che "prepararsi alla guerra è il mezzo più efficace per preservare la pace". Comunque, un successivo presidente, James Monroe, disse che "la preparazione per la guerra aizza costantemente il sospetto e la malizia", il che non muoverebbe granché a favore della causa della pace. Chi dei due è nel giusto? Sembra che siano entrambi nel giusto, a seconda delle circostanze.

In una condizione di pace generale e di assenza di ogni minaccia immediata, l'incremento di armamenti da parte di uno stato sarebbe certamente interpretato dagli altri stati come un preludio alla guerra e quindi visto come una minaccia. In questa circostanza, Monroe avrebbe parlato correttamente, ammonendo contro la preparazione alla guerra finalizzata alla conservazione della pace, poiché divenire una minaccia per i propri vicini potrebbe porre termine alla pace. Ma in altre circostanze l'incremento o il mantenimento degli armamenti potrebbe contribuire direttamente alla continuazione della pace, agendo infatti come un deterrente contro l'aggressione. Dove la pace non esista (e la semplice attuale assenza di combattimenti non costituisce una pace completa, come ha dimostrato la Guerra Fredda), ossia dove ci sia una implicita o esplicita minaccia ad uno stato, l'effetto di deterrenza derivato dall'essere pronti alla battaglia potrebbe dissuadere un aggressore potenziale dall'avviare una guerra "calda".

Uno sfortunato effetto collaterale della manifattura molecolare è che essa potrebbe contribuire alla creazione di uno stato di guerra indipendentemente dalla situazione, ossia indipendentemente dall'esistenza di circostanze di pace o di guerra. Se la nanotecnologia molecolare fabbricherà armi invisibili, nonché fabbriche invisibili, allora verrebbe severamente ostacolata - o forse persino completamente eliminata - la capacità di una parte di misurare il potenziale dell'altra parte. E ciò sarebbe destabilizzante in due modi. Anzitutto, dato che certe armi diverrebbero di impossibile rilevazione, nel momento in cui la deterrenza dovesse divenire necessaria tali armi sarebbero impossibilitate a svolgere compiutamente il loro ruolo di deterrente e la capacità degli stati di dissuadere aggressori potenziali dall'avviare ostilità militari ne risulterebbe sminuita (il che metterebbe gli stati anche nella sfortunata posizione di dover necessariamente informare, in modi non passivi, sulla loro forza militare. Assodato che per alcune potenti armi la visibilità è impraticabile, sarebbe necessario informare gli avversari della loro presenza, ossia dimostrare la loro distruttività per mezzo del loro impiego concreto in una azione distruttiva). Inoltre, l'assenza di armamenti, che è necessaria per non proiettare intenzioni ostili e far sorgere il sospetto durante tempi di pace, non avrebbe alcun significato. La mancanza di armamenti rilevabili, di per sé non rassicurerebbe gli altri stati e persino la reale e totale assenza di armamenti sarebbe inadeguata come prova di affidabilità ai fini del mantenimento della pace, poiché grazie alle industrie auto- replicanti (1), gli strumenti di guerra potrebbero essere economicamente generati col preavviso di pochi giorni. Tutto ciò avrebbe un effetto destabilizzante, poiché la conoscenza delle capacità di un'altro stato è cruciale per determinare un profilo della sua minacciosità - ossia per conoscere quali stati costituiscono una minaccia e quali no. Quando uno stato non può dire da quali altri stati sia minacciato, è allora prudente che egli assuma tutti gli altri stati come minacce potenziali. "Il primario e legittimo scopo delle forze militari è la deterrenza e non la difesa, ed è solo quando la deterrenza fallisce che la difesa diventa necessaria" (2). Se la deterrenza diverrà meno efficace nell'era delle macchine invisibili, allora la “difesa” (leggi: “guerra”) potrebbe assumere importanza primaria.

Le fabbriche auto-replicanti renderanno la guerra anche meno "orientata alla vittoria". Lo stadio finale delle guerre moderne fra stati non si concluderà mai con la completa annichilazione dello sconfitto. Talvolta lo stato aggressore viene condotto allo sbando, il suo territorio fagocitato da

quelli vicini e a questi annesso (sebbene gli stati dissolti spesso risorgano nuovamente dopo qualche decade ed una ulteriore guerra), ma di solito lo stato sconfitto viene "lasciato intatto" e gli viene permesso di continuare la sua esistenza. Il risultato della Seconda Guerra Mondiale illustra quanto

si è detto: Italia, Germania e Giappone furono occupate ma venne loro consentito di continuare ad

esistere; oggi questi paesi sono alleati della maggior parte dei loro ex-nemici. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Germania esisteva ancora, sebbene privata della sua infrastruttura industriale. La vittoria, intesa in termini di sconfitta del nemico (piuttosto che di sua annichilazione) diverrà molto più improbabile quando l'apparato industriale potrebbe essere ricostruito nell'arco di giorni. Privare un nemico della sua capacità di ingaggiare guerra potrebbe divenire estremamente difficile e come risultato di ciò la guerra acquisterà un carattere più punitivo, nel tentativo di rendere troppo costoso per il nemico utilizzare il suo (indistruttibile) potere per danneggiare gli altri. Tutto ciò accadrà perché le popolazioni civili diverranno i bersagli naturali dell'azione militare; essi saranno uno dei pochi bersagli-potenziali rimasti, ossia uno dei pochi bersagli la cui distruzione costituirà realmente una perdita.

Lo stato di natura

Per discutere il secondo punto, ossia che la nanotecnologia molecolare andrà a minare la stabilità

strutturale dell'attuale sistema mondiale, occorre guardarci indietro fino a circa 350 anni fa, ossia fino al 1651 - anno in cui venne pubblicato il "Leviathan" di Thomas Hobbes. In quest'opera, Hobbes introdusse la sua teoria dello "stato di natura", la descrizione di una condizione di pura anarchia. Questa teoria è importante per le nostre considerazioni riguardanti l'impatto della nanotecnologia molecolare sul sistema mondiale, poiché gli stati attuali esistono in una condizione

di anarchia, ed Hobbess può fare un po' di luce su tale anarchia per fornirci qualche intuizione sul

modo in cui essa prenderà forma in futuro.

La vita di un individuo allo stato naturale, dice Hobbes, è "solitaria, povera, sgradevole, bruta e breve" e non c'è da meravigliarsene viste le circostanze a cui l'individuo deve far fronte. Anzitutto, non esiste alcuna legge e non esiste nemmeno nulla che faccia rispettare un comportamento morale. Ogni uomo deve provvedere a se stesso per tutto ciò che gli occorre, difesa inclusa. Ognuno, in ogni istante, deve temere per la propria vita e persino il sonno, cosa tutt'altro che opzionale per gli individui, comporta rischi di morte. L'individuo può essere ucciso e può essere ucciso istantaneamente. Egli è anche capace di uccidere, ma la forza posseduta da ognuno è abbastanza prossima a quella di chiunque altro, tanto che persino il più debole potrebbe riuscire ad uccidere il più forte. Questo è la condizione che caratterizza l'anarchia allo stato puro. Chiaramente questa situazione è intollerabile; uno non potrebbe mai addormentarsi senza temere di non poter mai più risvegliarsi. La soluzione, naturalmente, è quella che ci è ben nota: lo stato. Lo stato è necessario, afferma Hobbes, perché la condizione allo stato di natura non è compatibile con una società funzionante; il governo è la sola alternativa ad una vita "bruta e breve".

Ma anche gli stati esistono in una condizione di anarchia. Non esiste alcun governo mondiale. E tuttavia esiste certamente una società di qualche sorta. Gli stati sono a conoscenza dell'esistenza di ogni altro stato, ed essi comunicano e negoziano fra loro. La società, afferma Hobbes, non è

possibile allo stato naturale e di fatto Hobbes è nel giusto e la sua descrizione dello stato di natura

dà credibilità a questa sua affermazione, per cui è evidente che gli stati moderni esistono in una

condizione che deve essere qualcosa di diverso dallo stato di natura. Un esame più dettagliato degli stati mostra che la loro situazione è, di fatto, piuttosto differente.

Anzitutto, gli stati sono estremamente difficili da uccidere, specie oggi che le popolazioni di molti stati contano decine di milioni di individui. Ed essi di certo non possono essere uccisi istantaneamente, possibilità che invece era una fra le cause principali della condizione di solitudine

e povertà dell'uomo di Hobbes. Gli stati sono, da un punto di vista pratico, immortali. A differenza degli individui, gli stati non dormono mai; essi possono mantenersi perennemente ed estremamente

vigilanti, se scelgono di farlo. E sempre a differenza degli individui, il più debole non può uccidere

il più forte (dato che gli stati sono comunque difficili da uccidere); di fatto, la maggior parte degli

stati più deboli non possono danneggiare i più forti in alcun modo. Fra gli stati esiste una enorme differenza di forza relativa. Forse l'unica caratteristica della anarchia pura che il sistema mondiale condivide con la visione di Hobbes è la sua generale mancanza di legge. Nonostante gli stati possano formare alleanze e firmare trattati ed accordi, non esiste alcuna autorità suprema che garantisca il mantenimento degli impegni presi. Non esiste nessuna legge reale da far rispettare e non esiste un tutore della legge. Ma a causa della loro più mitigata vulnerabilità alla morte rispetto a quella degli individui, gli stati sono in grado di funzionare dove gli individui non sono in grado di farlo. Nella anarchia che riscontriamo a livello internazionale, esiste comunque un ordine, una regolarità che suggerisce la stabilità e questa stabilità si fonda sulla differenza esistente fra stati ed individui.

Pare probabile che l'avvento della nanotecnologia stravolgerà questa stabilità, poiché porterà gli stati ad approssimarsi alla condizione dettata dallo stato di natura descritta da Hobbes e quindi trasformando totalmente i fondamenti del sistema internazionale, nonché aumentando la probabilità di una guerra nel momento in cui gli stati saranno costretti a indicare la popolazione civile come unico bersaglio militare potenziale su cui puntare la tecnologia più spaventosa della storia.

La nanotecnologia molecolare condurrà gli stati verso una condizione più prossima allo stato naturale descritto da Hobbes perché, visto l'impatto che questa nuova tecnologia avrà sulla conduzione delle attività di guerra, renderà gli stati molto più somiglianti agli individui in termini di vulnerabilità. Il terrificante potere delle armi a base di nanotecnologia renderà maggiormente probabile che si possa riuscire ad annichilare totalmente la popolazione di uno stato, ed implicherà che gli stati saranno approssimativamente pari agli individui per quel che riguarda quello stesso punto debole che rappresenta la vulnerabilità “chiave” di quest'ultimi: la loro mortalità. E come abbiamo visto prima, la nanotecnologia molecolare non solo renderà possibile il genocidio, ma, poiché priverà di tutti gli altri tradizionali obiettivi militari, trasformerà il genocidio in una più probabile e persino preferita, linea di azione in guerra.

La nanotecnologia molecolare condurrà gli stati verso una condizione più prossima allo stato naturale anche sotto l'aspetto dell'instaurarsi di una parità generalizzata della capacità distruttiva. Si tratta di un processo già avviato al giorno d'oggi, a causa della attuale proliferazione della tecnologia d'armamento nucleare. Dal 1945, il club dei paesi in possesso della bomba nucleare ha visto crescere il numero dei suoi membri da uno (gli Stati Uniti) fino a 7 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, India e Israele). Svariate altre nazioni sono note, o sospettate, come nazioni che stanno perseguendo lo sviluppo di armi nucleari (Corea del Nord, Pakistan, Iran), ed alcune le hanno possedute per un certo tempo (Sud Africa, Ucraina) e molto probabilmente altre si uniranno alla corsa. La tecnologia nucleare è difficile da frenare, a dispetto del fatto che molta dell'attrezzatura necessaria per produrre i materiali adatti alla bomba è dispendiosa, specializzata e pesante, ossia è difficile procurarsi e trasportare segretamente una tale attrezzatura. Accertato quindi che la non-proliferazione nucleare è ardua da ottenere, possiamo attenderci difficoltà molto più grandi per riuscire a contenere gli strumenti e la conoscenza necessarie per implementare un programma di sviluppo nanotecnologico. Ciò è particolarmente vero a causa dell'alto livello di utilizzo duale di cui è suscettibile la tecnologia presente in un laboratorio nanotecnologico: i microscopi a Scansione ad Effetto Tunnel, o "Scanning Tunneling Microscopes", (usati per la scienza dei materiali e nell'industria dei semiconduttori), software e computer altamente ed

appositamente potenziati per la modellazione molecolare simulata (usati nella visualizzazione per la ricerca scientifica di base nonché nelle ricerche farmaceutiche) e materiali comunissimi. Mano a mano che la nanotecnologia molecolare si diffonderà, crescerà la capacità di creare armi estremamente potenti e mortali e altrettanto crescerà la capacità di ricostruire in breve tempo una base industriale. Queste due conseguenze della diffusione della nanotecnologia molecolare, renderanno ogni stato molto più di una minaccia per i suoi vicini, perché lo renderanno più capace di portare morte (grazie alle sue armi) e più difficile da sconfiggere (ossia più difficile da distruggere) in caso di guerra (grazie al suo apparato industriale basato sulla auto-replicabilità).

La terza condizione di cui un individuo allo stato naturale soffre, vale già oggi anche per gli stati, ed è la mancanza di una autorità. Proprio come gli individui possono fare affidamento su nessun altro che su se stessi, anche gli stati dipenderanno solo dalla propria capacità di difendersi da soli (3). Non esiste alcuna "autorità più alta" alla quale gli stati possono appellarsi se vengono trattati ingiustamente, né esiste alcuna forza di polizia internazionale che punirebbe lo stato che ha offeso e non esiste nessuna legislazione globale che stabilisca leggi per il comportamento di uno stato. Ciò che manca è un governo, ed in passato ciò non ha rappresentato un problema così grande come lo era per gli individui, poiché gli stati godevano delle speciali caratteristiche prima menzionate. Ma se gli stati, a seguito della disseminazione della nanotecnologia molecolare, diventano sia vulnerabili alla morte che uguali in potenza, l'assenza di una autorità globale diviene allora un problema altrettanto urgente di quanto lo sia per gli individui allo stato naturale.

Note per la parte quarta

(1)" Un sistema di manifattura molecolare appositamente progettato e programmato, costruito lungo la linea dell'architettura esemplare, può essere usato per costruire oggetti che, una volta dispiegati, sono sostanzialmente identici a se stessi” (da Nanosystems, p. 427). E anche: "Un sistema pesante un kilogrammo può costruire un altro oggetto pesante un kilogrammo in circa un'ora. La varietà di tipologie di prodotti che possono essere costruiti dal sistema è grande e comprende strutture d'alte prestazioni, supercomputers altamente paralleli e ulteriori sistemi di manifattura molecolare” (da Nanosystems,p 441).

(2)Halle, p.25

(3)"Gli stati devono, in ultima analisi, fare affidamento solo sulle proprie risorse e devono lottare per mantenere la loro posizione relativa all'interno del sistema” (da: Keohane & Nye, p. 247)

PARTE QUINTA: PACE

Le condizioni per la pace

Per assicurare la pace fra gruppi differenti, esistono certe condizioni che dovrebbero essere soddisfatte (1) e tali condizioni per la pace saranno qui descritte prima di esaminare le questioni pratiche riguardanti il modo in cui realizzare concretamente un tale sistema.

La caratteristica principale di una società pacifica è che a dispetto dell'esistenza di gruppi distinti e separati all'interno della società, tali gruppi pensino comunque a se stessi come parte di una entità unica. Qualsiasi siano le liti in corso che i gruppi interni abbiamo con ogni altro gruppo, la questione della unità sociale non deve mai essere sollevata. Essi dovranno considerarsi parte di una entità singola che non si dividerà su ogni questione e nutriranno una lealtà al di sopra delle parti verso la società complessiva e se necessario subordineranno i propri conflitti a tale lealtà.

Senza dubbio, non tutte le società godono di una siffatta "lealtà al di sopra delle parti" da parte dei

loro membri; tali società non sono completamente in pace. Il separatismo è il segno più profondo di questa mancanza di pace domestica e la guerra civile ne è la sua più tragica espressione. Il separatismo è oggi piuttosto comune nel mondo, in forme che vanno dai movimenti generalmente pacifici, come quelli degli abitanti del Quebec Canadese, fino al terrorismo dell'IRA nell'Irlanda del Nord o la guerriglia partigiana delle tigri-Tamil nello Sri Lanka. Perchè una società sia in pace, i suoi membri devono mettere la loro lealtà verso la società al di sopra della loro lealtà verso proprio gruppo.

Per ottenere questo tipo di lealtà dai suoi membri, una società deve riuscire a dispensare giustizia, o almeno una illusione di giustizia, o anche solo una aspettativa di giustizia. La questione della giustizia presenta due ordini di problemi. Il primo è sul piano più teorico, ossia il problema di stabilire una definizione di giustizia. Perché una società sia in pace deve esistere un consenso più o meno generale sul significato astratto di giustizia, o in alternativa il significato di giustizia deve essere preso in esame in modo imparziale. Questa parte del problema della giustizia è la più facile e non pone particolari difficoltà alla maggior parte delle società (si noti comunque che quelli che oggi sono stati singoli, domani dovrebbero essere membri di quella società globale che qui stiamo immaginando; per cui, il raggiungimento di un consenso globale sul significato di giustizia potrebbe già di per sé rivelarsi un compito monumentale). La seconda parte del problema della giustizia è molto più ardua, trattandosi più precisamente del problema di applicare la giustizia ai casi individuali. E' facile, per i gruppi interni, scorgere l'influenza dei pregiudizi in qualsiasi verdetto che non li favorisca; in questi casi è compito del governo incanalare i conflitti e le affermazioni contrastanti verso mezzi pacifici di risoluzione (come un sistema di tribunali) mentre viene contemporaneamente mantenuta l'apparenza dell'esistenza di un sistema di generale neutralità verso le affermazioni controverse.

Una componente indispensabile del compito di fornire giustizia è la capacità di farla rispettare e questa è la terza condizione per la pace: l'esistenza di un monopolio di "violenza organizzata". Tale monopolio è indispensabile (specie su scala globale), perché chiunque sia in grado di usare la violenza, la userà di certo ogni volta che la posta in gioco sarà tale da giustificarne l'uso e che i costi/rischi saranno accettabili. La forza (eccetto quella di autodifesa) non deve essere disponibile per un suo utilizzo generalizzato; essa deve venir riservata in modo esclusivo al compito di prevenire le azioni sbagliate e di amministrare la giustizia.

L'attuazione delle suddette condizioni per la pace dovrebbe essere garantita necessariamente, oppure gli individui (e gli stati - che a causa della nanotecnologia molecolare somiglieranno agli individui) resteranno in una condizione del tipo di quella dettata dallo “stato di natura”. Instaurare un governo mondiale è il solo modo per soddisfare queste condizioni nonché per stabilire la pace in un mondo con stati ugualmente suscettibili di morire per mano di altri stati, o ugualmente capaci di portare alla morte altri stati. Sebbene questa affermazione potrebbe piacere a qualcuno fra i lettori, non dovrebbe essere così, poiché sosterrò che nessuno "stato mondiale" è, in una situazione come quella descritta, neanche lontanamente possibile e che di conseguenza il mantenimento della pace nell'ambito dell'attuale sistema mondiale diverrà impossibile con l'avvento della nanotecnologia molecolare.

E pluribus unum

Per rendersi conto del perché non sia ancora possibile ottenere uno "stato mondiale", potrebbe essere utile cominciare a domandarsi quali sarebbero le trasformazioni necessarie per crearne uno. L'attuale sistema mondiale è composto da molti stati, sicché per ottenerne uno unico gli stati attualmente separati dovrebbero fondersi assieme in un singolo stato. Esistono almeno due percorsi attraverso i quali ciò potrebbe accadere: gli stati separati possono fondersi in uno stato unico contro la loro volontà, oppure possono unirsi volontariamente a formarne uno (2).

La "fusione" coercitiva degli stati del mondo in uno stato unico è cosa quasi inconcepibile. La conquista del mondo intero è impresa mai riuscita finora; la cosa più prossima ad un dominio totale sul mondo che si sia mai avverata ha esclusivamente interessato la porzione di mondo noto all'epoca della conquista, la quale era sempre molto più limitata della reale dimensione mondiale. L'Impero Romano fu uno di questi "stati mondiali" incompleti. Persino quando era al suo apice, l'Impero Romano si estendeva solo su una piccola porzione della superficie del mondo. Nel mondo odierno

la conquista di ogni nazione della Terra sarebbe incredibilmente difficile, per non dire pericolosa. E

non potrebbe che divenire un proposito assolutamente assurdo una volta che la nanotecnologia

molecolare si sia diffusa.

L'altra strada possibile per l'insorgere di uno stato mondiale, ossia quella di una fusione volontaria degli stati del mondo in uno unico, è anch'essa senza precedente alcuno, o quanto meno non ha alcun precedente esteso fin su scala globale. Alcuni tentativi del genere sono stati fatti, ma sono andati incontro a ben scarso successo. I tentativi più significativi, La Lega delle Nazioni e le Nazioni Unite, hanno rilevanza speciale perché entrambi hanno provato a creare un governo mondiale proprio in un secolo, come il nostro, di particolare violenza e divisione.

Ad un esame superficiale parrebbe invece che i tentativi di unire un gruppo di stati in un nuovo stato, unico e più grande, abbiano avuto maggior successo su scala regionale. Resta da vedere se ciò possa essere di una qualche rilevanza per tentare operazioni analoghe su scala globale. Esaminiamo anzitutto quello che è forse l'esempio più evidente del "modo giusto" per costruire una federazione

di molti stati: ossia l'esempio degli Stati Uniti d'America.

Fondati nel 1776, gli Stati Uniti erano originariamente composti da 13 stati che si unirono in una guerra rivoluzionaria contro i loro padroni colonialisti, ossia contro gli inglesi della Gran Bretagna. La guerra fu vinta dalle ex-colonie e nel 1787 esse cominciarono a lavorare alla stesura e alla ratifica di una costituzione che avrebbe riunito i 13 stati in una singola nazione. Dopo 3 anni, la Costituzione degli Stati Uniti era stata ratificata da tutti e 13 gli stati, sicché una nuova nazione unica era stata creata. Non ci fu nessun conflitto fra gli stati componenti (o quanto meno non immediatamente), ed ogni stato fece alcune concessioni agli altri al fine di ottenere che tutti gli stati ratificassero la costituzione. Fu una transizione esemplare da molti ad uno (La riuscita di questa impresa è ricordata nel timbro ufficiale nazionale che riporta la frase latina E Pluribus Unum: "Da molti, Uno”).

Se fosse possibile per il mondo unirsi in modo analogo a questo "Modello Americano", la

transizione sarebbe graduale e pacifica. E' improbabile, comunque, che un tale approccio funzionerà

in un qualsiasi tempo del futuro attualmente visibile. Le differenze fra le colonie Britanniche nel

Nord America del diciottesimo secolo e gli stati del mondo odierno sono sia numerose che profonde. Forse la più significativa è che i 13 stati Americani avevano in comune molto più di quanto abbiano fra loro gli stati odierni. Dopo tutto essi facevano già parte dello stesso paese; il loro obiettivo non era quello di sostituire il loro sistema con qualcosa di terribilmente differente (e infatti l'alterco con la Gran Bretagna scaturì dal fatto che i coloni non si sentivano trattati alla stessa stregua dei cittadini Britannici, quali in effetti erano, ed inoltre gli Stati Uniti non sono, persino ora che sono trascorsi oltre 200 anni, molto dissimili dalla Gran Bretagna). La caratteristica comune che questi stati condividevano era l'esser privi di effettiva sovranità sui loro stati. Tutto ciò che fecero, a conti fatti, fu di cambiare un governo comune per un'altro. A differenza degli stati del mondo odierno, i tredici stati Americani condividevano già una forma di comunione, sia dal punto di vista legale (poiché si trattava di colonie della stessa nazione) che culturale (poiché essi erano tutti di origine britannica). Lo stesso non può dirsi oggi per il mondo. Non esiste alcuna cultura comune, nessun linguaggio comune, nessuna religione comune, nessuna legge comune; non esiste alcuna comunione sotto alcun serio aspetto e questa è la differenza chiave.

Persino con questa preesistente affinità, dovettero trascorrere quasi 100 anni, per non parlare del verificarsi di una guerra civile (la più sanguinosa nella storia degli U.S.A.), per sistemare definitivamente la questione dell'unità nazionale. L'affinità è il prerequisito minimo per la creazione volontaria di uno stato unico simile al sistema federale esistente negli Stati Uniti, ed una affinità globale sarà il prerequisito minimo per uno stato globale (3). Attualmente, una tale affinità globale non è ancora visibile ovunque si guardi - e se anche lo divenisse in seguito, la nanotecnologia molecolare potrebbe lavorare contro la formazione di una comunità mondiale poiché rafforzerebbe, in una forma ancora più sorprendente, i nazionalismi.

Note per la parte quinta

(1) Da: Politics Among Nations, Morgenthau, Hans J., McGraw-Hill, Inc., 1985, pp.526-531.

(2) da: Morgenthau, p 537

(3) "La comunità delle popolazioni Americane ha preceduto stato Americano, così come una comunità mondiale deve precedere uno stato mondiale” (Da :Morgenthau, p. 541).

PARTE SESTA: AUTARCHIA

Motori di autarchia

La parola autarchia, derivante dal termine greco che significa "auto-sufficienza", viene utilizzata per descrivere il tipo di politica che mira al raggiungimento dell'indipendenza economica dalle altre nazioni tramite l'astensione dal commercio con esse. L'autarchia presenta, in teoria, molti aspetti benefici che la rendono una politica attraente per uno stato che stia prendendo in considerazione la scelta fra diverse alternative. Il beneficio chiave dell'autarchia è che essa fornisce una immensa misura di indipendenza da altri stati, poiché il commercio crea necessariamente la dipendenza di uno stato sia per quel che riguarda le importazioni (di beni non prodotti all'interno dello stato) che per quel che riguarda le esportazioni (dipendenza dai mercati esteri) (1). Alexander Hamilton esprime esplicitamente questo desiderio quando dice che gli Stati Uniti dovrebbero essere "indipendenti da nazioni straniere, sia sul piano militare che per altri approvvigionamenti essenziali" in modo da poter essere "meno dipendenti" dalle politiche estere di altri stati. Ma questi benefici si sono finora dimostrati nient'altro che un inganno, poiché danneggiano le nazioni molto più di quanto le aiutino. Nel nostro secolo ci sono stati molti esempi di nazioni che hanno adottato, solo per abbandonarle più tardi, politiche di parziale o completa autarchia. Esistono anche esempi di nazioni che sono attivamente autarchiche persino oggi e possiamo esaminare l'esperienza di una di esse per farci una idea più chiara di quel che l'autarchia implica.

Vediamo ad esempio che in Asia, la Corea del Nord, una nazione Comunista fin dal 1945 (ed una delle poche nazioni residue a raccomandare il Comunismo alle altre nazioni), ha praticato una politica di commercio semi-autarchica per decadi e non mostra segni di volervi porre fine in tempi brevi. La Corea del Nord commercia principalmente con nazioni Comuniste, o avviate verso il Comunismo, ma le dimensioni del commercio sono esigue, ed i beni commerciati sono principalmente materiali grezzi poiché questi beni richiedono una specializzazione minima (di fatto non esiste molta possibilità per accrescere la specializzazione, perché la produzione di materiali grezzi è essenzialmente un'attività di scavo e taglio piuttosto che di processazione).

E' difficile trovare altrove numeri così striminziti come quelli della economia Nord-Coreana, perché la nazione è completamente impermeabile al resto del mondo, ma l'evidenza aneddotica basata sulle esperienze dei pochi che hanno l'opportunità di entrare nel paese ha dipinto una

desolata immagine di vita quotidiana squallida ed incolore, una vita assolutamente priva di qualsiasi comfort materiale. La Corea del Nord si è auto-imposta l'autarchia pagando un prezzo molto alto. Ne ha guadagnato, comunque, la sua indipendenza di azione, come ha dimostrato nei suoi recenti negoziati con l'occidente che riguardavano lo sviluppo interno al paese di armi nucleari. A parte una azione militare contro la Corea del Nord, esiste ben poco che un'altra nazione possa fare per influenzarne il comportamento (2). La Corea del Nord non può essere minacciata dall'ostracismo di una comunità mondiale a cui di fatto non appartiene e nemmeno può essere minacciata da sanzioni commerciali, dato che non commercia affatto con l'estero. La pubblica opinione mondiale non ha alcun significato per una nazione che non permette ad alcuna notizia proveniente dal mondo esterno

di

penetrare all'interno e non permette altresì alcuna forma di contatto fra i propri cittadini e quelli

di

altri paesi. L'auto-sufficienza si accompagna ad alcuni benefici reali e la Corea del Nord ha scelto

di

accollarsi il prezzo necessario per tali benefici.

I suddetti benefici sono quelli di cui ogni stato vorrebbe usufruire; dopo tutto, detenere un certo grado di potere è un desiderio naturale per ogni organismo costretto a difendersi autonomamente, come appunto fanno gli stati. Maggiore indipendenza in una azione significa minore vulnerabilità ai desideri di altri stati e quindi più potere per lo stato indipendente. Linee d'azione e stili di comportamenti che sarebbero impensabili in un mondo di stati interdipendenti, grazie all'autarchia divengono opzioni percorribili. Se non fosse per l'alto costo che l'autarchia comporta, sarebbero molti di più, se non addirittura tutti, gli stati che considererebbero l'autarchia una politica ragionevole e proficua. Se l'autarchia dovesse divenire più abbordabile sotto l'aspetto della natura dei sacrifici richiesti per poter essere praticata, ci si potrebbe attendere che essa divenga molto più comune di quanto sia oggi. Non appena si dovesse concretizzare, la nanotecnologia molecolare potrebbe rimuovere molte delle motivazioni alla base del commercio su scala internazionale e lo stesso effetto potrebbe altrettanto avere su scale più piccole. Ciò spianerebbe la strada verso un mondo di stati autarchici e ciò creerebbe problemi ed opportunità mai esistite prima.

La prospettiva della nanotecnologia molecolare modella ex-novo il nostro mondo in uno molto più pericoloso e molto più ostile, un nuovo mondo tanto reale quanto spiacevole. Ma gli effetti che la nanotecnologia molecolare avrebbe sullo scenario internazionale potrebbero non essere completamente negativi; infatti, potrebbe accadere che certi aspetti dell'effetto che la tecnologia avrebbe sulla organizzazione della società umana offrano infine una possibilità di debellare la guerra, aprendo la strada verso una pace perpetua.

Economie di (piccola) scala

Fin dai primissimi stadi della rivoluzione industriale, la fonte del progresso materiale è stata la divisione del lavoro. Questa modalità di organizzazione umana è, in linea di principio, semplice:

trattasi di una modalità di condivisione dei prodotti del lavoro, ma cosa ancor più importante è che

si tratta di una frammentazione del lavoro in funzioni discrete per le quali i lavoratori possono

specializzarsi (3). Grazie alla ripartizione del lavoro in compiti separati, i lavoratori possono fare una cosa soltanto e quindi avere la possibilità di imparare a farla estremamente bene. Il risultato di tale specializzazione è che esiste gente che produce birra per tutto il giorno, sicché ognuno di noi può comprare una birra che è molto migliore di quella che chiunque saprebbe distillarsi in casa durante il tempo libero. Ed è sempre un risultato della specializzazione il fatto che possiamo consultare un libraio che conosce molto più sui libri di qualsiasi suo cliente, o che possiamo trovare un medico che nella sua intera carriera non studia altro e non pensa a null'altro, che ad una specifica parte del corpo umano.

I benefici di questa specializzazione sono numerosi. Da un lato c'è il beneficio di avere lavoratori che conoscono e possono eseguire il loro particolare compito meglio di quanto possa mai fare un lavoratore generico, come illustrano gli esempi precedenti. C'è anche un ulteriore beneficio

derivante dalla specializzazione e che viene denominato "economia di scala". Le economie di scala sono i risparmi derivati dal fatto che si domanda a pochi gruppi, o poche aziende, o a poche locazioni fisiche, l'esecuzione di uno specifico compito. Per esempio, piuttosto che trasportare le materie prime per il pane a 10.000 famiglie, ed avere 10.000 panettieri amatoriali impegnati a cuocere il pane in 10.000 forni distinti, è molto più efficiente trasportare le materie prime presso un unico impianto industriale (risparmiando sui costi di trasporto), nel quale il pane verrà cotto solo in pochi forni molto grandi (risparmiando il costo di costruzione di 10.000 forni più piccoli) e facendo supervisionare la cottura del pane a pochi panettieri professionisti (risparmiando la gran quantità di tempo e sforzi sprecate da 10.000 persone impegnate nell'imparare a cuocere il pane). Molti compiti possono perciò essere concentrati di modo da affidarli a sole poche persone, eliminando fabbriche, macchinari e lavoro ridondanti e ottenendo così del pane più economico. E soprattutto, in quanto professionisti, i panettieri non fanno altro che il pane per tutto il giorno, per cui tendenzialmente ne producono di migliore.

Prodotti migliori e a minor costo sono il risultato naturale della specializzazione, a patto che esista un modo di coordinare le attività di tutti questi specialisti (per es. deve esistere un mercato basato sullo scambio di denaro). Prima della specializzazione questo problema non esisteva; ognuno semplicemente si fabbricava ciò che gli serviva, o che serviva alla famiglia o alla tribù o al villaggio. I benefici della divisione del lavoro diventano davvero profondi solo quando i gruppi di lavoratori che commerciano i loro beni e servizi raggiungono dimensioni davvero grandi; più grosso è il mercato, più grande è il grado di specializzazione che diviene possibile e quindi la specializzazione cresce, così come crescono i benefici. I prodotti diventano migliori e più economici (o se vogliamo, omologati) man mano che il mercato cresce. Non è una coincidenza che il drastico incremento degli standard di vita mondiali che ha seguito la fine della Seconda Guerra Mondiale, si sia verificato proprio in concomitanza con il drastico incremento del commercio internazionale reso possibile dal regime liberale postbellico. Standard di vita migliorati sono il risultato di un maggior livello di commerci, poiché più commercio ha significato una più grande divisione del lavoro e quindi prodotti e servizi migliori e più economici.

Con benefici così convincenti, non c'è da meravigliarsi che molte società in tutto il mondo siano organizzate sui principi del libero mercato e che la maggior parte delle restanti stia cominciando ad adottare i mercati come principio organizzativo cardine. Il commercio è una situazione in cui tutti vincono, una delle poche di questo genere che esistano in questo mondo. Ma qualsiasi economista potrà appurare che non esiste nessun "pasto gratis" e che al commercio internazionale, la logica estrema della divisione del lavoro, è attaccata un'etichetta del prezzo molto pesante. Si tratta di un costo che non è immediatamente evidente, se considerato da un punto di vista puramente economico, ma è significativo i termini di forza nazionale. E' il costo della dipendenza da altre nazioni, qualcosa che sta oggi diventando un problema significativo.

Legami vincolanti

In passato, il costo della dipendenza da un prodotto di un altro paese non era così alto. Le merci erano l'oggetto usuale del commercio internazionale: cotone, grano, spezie, pellame. Si trattava di cose che di norma erano disponibili anche da altre fonti, per cui essere dipendenti da un prodotto straniero non significava necessariamente diventare dipendenti da uno specifico stato per la fornitura di quel prodotto. Ma con l'espansione del mercato globale, ed al crescere della specializzazione, è accaduto che l'approvvigionamento di molti prodotti è divenuto disponibile solo presso un unico paese, ed in qualche caso solo presso una unica compagnia di quel paese. Il rischio della dipendenza sta diventando molto più grande, specialmente perché molti di questi prodotti sono beni di alta tecnologia, quindi prodotti difficili da produrre internamente nel momento in cui una tale necessità dovesse insorgere. Intere industrie potrebbero essere messe in ginocchio se private dell'accesso ad un componente cruciale (l'industria dei computer - per esempio - verrebbe mutilata,

quanto meno sul breve termine, da una eventuale improvvisa incapacità di Intel di produrre i suoi popolari microprocessori). Molte importanti sistemi d'arma dell'apparato militare statunitense, inclusi aerei da combattimento e missili, non funzionerebbero senza certi particolari chips prodotti in Giappone.

Per gli stati, la dipendenza da prodotti d'oltreoceano in un'epoca di crescente specializzazione rappresenta un rischio considerevole. La dipendenza è l'opposto della indipendenza e la dipendenza da beni di provenienza straniera significa una perdita della capacità di agire in modo completamente indipendente e una tale situazione va contro i più basilari istinti di auto-conservazione degli stati. I benefici del commercio sono grandi, ma i costi associati ad essi stanno crescendo. La nanotecnologia molecolare potrebbe rappresentare la chiave per poter cuocersi da soli il dolce che si desidera mangiare: si otterrebbero i benefici del commercio (prodotti migliori a prezzi più bassi) senza i suoi costi (la dipendenza) (4).

Un mondo di stati autarchici presenterebbe, anzitutto, un problema di organizzazione, poiché ogni

stato sarebbe in grado di perseguire un corso di azione indipendente da quello degli altri stati, senza mai doversi piegare alle pressioni di natura non militare esercitate dall'esterno. La ragione per cui questo sarebbe un problema centrale e che quel "potere morbido", di cui si è parlato precedentemente, avrebbe meno efficacia; e ciò perché il potere morbido è basato sulla dipendenza (ossia, esistono certe cose che sono necessarie per uno stato e che un'altro stato può minacciare di non concedere). Un mondo autarchico sarebbe perciò un mondo senza dipendenza. Il motivo per cui gli "stati canaglia", come Iraq e Libia, possono creare così tanto trambusto sullo scenario mondiale

è che essi sono relativamente svincolati, ossia mancano quasi del tutto di integrazione all'interno di

un più vasto sistema internazionale. Per uno stato maggiormente integrato nella comunità globale, intraprendere un corso d'azione così sprezzante è oramai piuttosto raro; i principali stati di solito cercano il consenso delle altre principali forze in gioco (o quanto meno le informano) prima di fare una mossa importante che potrebbe avere un impatto sul sistema mondiale (5). Un mondo di stati autarchici significherà anche che i comportamenti pericolosi diventeranno, per gli stati, una opzione maggiormente percorribile (sebbene non necessariamente una opzione più desiderabile) e ciò contribuirà alla instabilità.

Ma anche se l'interdipendenza dovesse essere perseguita come una possibile politica globale da quegli stati che cercano di preservare alcune vestigia del vecchio ordine (forse per amore di continuità o stabilità), la dipendenza che gli stati potrebbero artificialmente promuovere non sarebbe ancora una fonte di potere morbido. La ragione di ciò è che esistono due tipi di costo che possono essere imposti ad uno stato dipendente, ed entrambi devono essere costi reali se si vuole che il potere morbido sia effettivo, mentre la nanotecnologia molecolare renderà trascurabile uno di questi costi.

Esiste un costo a breve termine che uno stato deve pagare quando si trova a subire, da parte di un altro stato, l'esercizio del potere morbido. Tale costo di breve termine è quello del dover sperimentare le sofferenze derivate dal bisogno di qualcosa che un altro stato rifiuta di concedere. Un esempio di questo costo a breve termine è rappresentato dalle difficoltà a cui va incontro uno stato che dipende da un'altra nazione per l'importazione di veicoli di lusso piuttosto popolari, nel caso in cui la nazione produttrice smetta di esportarli. Il costo a breve termine potrebbe apparentemente essere l'unico costo della dipendenza, ma esiste un costo ulteriore: il costo a lungo termine. Il costo a lungo termine della dipendenza è quello associato alla trasformazione sia del sistema domestico che del sistema internazionale per poter mettere fine alla privazione che si è creata. Nel caso della nostra nazione importatrice di auto di lusso, il costo a lungo termine per poter

mettere fine alla privazione sarebbe il costo associato alla necessità di forzare la nazione produttrice

a ricominciare le sue esportazioni d'auto, oppure di riuscire a scovare un'altra fonte dalla quale

procurarsi le stesse auto, o (crucialmente) di mettere in piedi - all'interno della propria nazione - una

industria di auto di lusso. Questa ultima opzione è cruciale perché costruire industrie domestiche per rimpiazzare qualsiasi bene da cui si è dipendenti è una opzione a basso costo. La dipendenza quindi non è più dolorosa; qualsiasi sofferenza che possa essere imposta tramite l'uso del potere morbido è, al peggio, una sofferenza temporanea e quindi il potere morbido è una chimera. E se il potere morbido non è poi così utile, allora il potere duro, ossia l'uso della forza militare, crescerà (relativamente) in utilità. E tutto ciò va semplicemente ad aggiungersi alla tendenza di crescente violenza mondiale che è stata illustrata precedentemente.

Ma un mondo di stati autarchici potrebbe anche significare un mondo più pacifico, se il vero vantaggio dell'autarchia fosse preso in considerazione e attuato in pratica; tale vantaggio è la possibilità di un isolazionismo ufficiale, una politica di stato che evita di intrecciarsi in legami stretti con altri stati (6) e di limitare il contatto con essi quanto più possibile. Così come due superfici che non hanno alcun contatto non producono alcuna frizione, allo stesso modo i conflitti fra due stati potrebbero venir limitati dalla limitazione del contatto fra essi.

Note per la parte sesta

(1) L'autarchia ha un altro non evidente beneficio; essa è talvolta un modo per negare l'accesso di un altro stato ad un certo bene, quando lo stato autarchico è la sola sorgente di quel prodotto. Così, uno stato tecnologicamente avanzato potrebbe praticare l'autarchia come modo per mantenere la sua supremazia tecnologica. Ciò è particolarmente vero per le tecnologie delle armi. Comunque, il desiderio di un costo interno più basso per i prodotti, spinge gli stati a scavalcare questa preoccupazione e ad acconsentire all'esportazione. Ma "le conseguenze sono quelle di consegnare la tecnologia e gli armamenti nelle mani di potenziali nemici" (da:”Defense & Dependence in a Global Economy”, Vernon, Raymond e Kapstein, Ethan B., edito da Congressional Quarterly, Inc., 1992, p. 39). Il caso della fornitura di armi all'Iraq, di molto precedente alla Guerra del Golfo, ne è un esempio.

(2) Esiste il modo di influenzare un nazione così indipendente come la Corea del Nord senza dover ricorrere a mezzi militari, ed è il metodo della "carota" (per es. offrendo qualcosa in cambio di un certo desiderato comportamento, piuttosto che rifiutare qualcosa di già concesso). Una carota potrebbe consistere in aiuto finanziario o nella concessione dell'accesso ad una importante tecnologia. Comunque, come vedremo più in avanti, con la nanotecnologia molecolare questo genere di “carote” cesserà di essere così efficace come potrebbe invece esserlo oggi.

(3) "La divisione del lavoro,

spinta

all'estremo fin dove è possibile, determina, in ogni campo

d'attività produttiva, un proporzionale incremento del potere di produzione del lavoro. La separazione di commerci e impieghi di tipo differente, d'altra parte, pare aver avuto luogo proprio in conseguenza dei vantaggi offerti da tale differenziazione" (da: An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Smith, Adam, University of Chicago Press, 1976, p. 9).

(4) In tal modo, potrebbe risolversi il dilemma fra “autarchia ed “efficienza”, una situazione in cui una autonomia più grande può essere conquistata solo a prezzo di una ridotta efficienza produttiva. Vedi Vernon & Kapstein, p. 23.

(5) E si consideri cosa accade quando altri stati si oppongono fortemente ad una determinata azione. Quando la forza militare non è una linea di azione attraente o appropriata, è piuttosto comune che si applichino sanzioni commerciali. In anni recenti la comunità internazionale ha punito il Sud Africa per la sua politica di segregazione razziale. Ancor più di recente, nel 1995, le proteste per i progetti Francesi riguardo test nucleari da effettuare nel Sud Pacifico arrivarono da privati cittadini e presero la forma di boicottaggi anti-francesi. In Danimarca, per esempio, gli scaricatori di porto si rifiutarono di scaricare nei porti danesi beni provenienti dalla Francia.

(6) O "intrecciare alleanze" come si espresse il primo Presidente Americano, George Washington, nel suo discorso di commiato dai suoi connazionali.

PARTE SETTIMA: COMUNITA' PROGETTATE

Palizzate desiderabili

L'isolazionismo potrebbe suonare un tantino fuori luogo nel mondo odierno, una sorta di regresso ad un epoca in cui viaggiare verso terre distanti era impresa lenta e proibitivamente costosa e le comunicazioni erano limitate e inaffidabili. Ma di fatto, le radici dell'isolazionismo restano forti persino oggi e si manifestano non soltanto a livello di un singolo stato, ma anche a livello di singole regioni di uno stato.

L'isolazionismo e i suoi cugini stretti che si chiamano "irredentismo" e "separatismo"(1), sono piuttosto comuni persino nel mondo industrializzato. Nelle nazioni avanzate, i sentimenti isolazionisti di solito prendono la forma del protezionismo (il desiderio di tenere gli stranieri fuori dal mercato interno) e del nazionalismo economico. Mentre l'isolazionismo è una forza vigorosa e popolare, la posizione del protezionismo è generalmente screditata. L'esperienza del mondo industrializzato dopo l'ultima principale incidenza del protezionismo (che è stata causata dallo spietato Provvedimento Doganale Hawley-Smoot del 1930, grazie al quale gli Stati Uniti imposero le tariffe di importazione per i beni stranieri più alte di tutta la loro storia) è tuttora ricordata con amarezza; la maggior parte degli economisti concordano che un tale protezionismo estremo e le guerre commerciali che ad esso seguirono, provocarono la Grande Depressione. Ma l'irredentismo e il separatismo hanno, al contrario, una irresistibile qualità intrinseca, una associazione con alcuni dei migliori impulsi della umanità, ossia col desiderio di indipendenza e di resistenza all'oppressione.

Irredentismo e separatismo possono essere riscontrati in molti stati industrializzati, come il Canada (la provincia del Quebec), la Spagna (la regione Basca) e la Gran Bretagna (l'Irlanda del Nord), ed in molte altre parti del mondo (come lo Sri Lanka). Questi impulsi vengono alimentati da una varietà di cause, come le differenze linguistiche (vedi il caso del Quebec di lingua Francese mentre il resto del Canada è di lingua Inglese), differenze religiose, differenze etniche, differenze storiche e politiche. Il desiderio di molti gruppi di separarsi da altri è molto antico, mentre il moderno sistema composto da stati enormi e dotati di forti governi centrali è una innovazione relativamente recente. Dati questi impulsi, c'è ragione di credere che i grandi stati potrebbero non sopravvivere all'avvento della nanotecnologia molecolare, poiché essa è talvolta dipinta come una tecnologia ammazza-stati. Sembra probabile, comunque, che la nanotecnologia molecolare si dimostri essere proprio il tipo opposto di tecnologia, una che ucciderà i grossi stati ma aiuterà anche a dare alla luce molti piccoli stati; in questo senso essa sarà una tecnologia che “crea” stati.

Si consideri il costo che sarebbe associato con un piccolo gruppo che scelga di isolare se stesso dal resto della società. Se i membri di questo gruppo ipotetico fossero parte di una economia avanzata, la vita quotidiana soffrirebbe immediatamente degli effetti determinati da privazioni e patimenti, visto che si è dovuto rinunciare al precedente stile di vita. Infatti, a causa della separazione, i membri del gruppo perderebbero i benefici associati alla partecipazione ad una estesa economia; per esempio, perderebbero i benefici associati alla divisione del lavoro. Questo costo rende la prospettiva dell'indipendenza di un piccolo gruppo tanto una fantasticheria quanto un qualcosa di troppo arduo da prendere in considerazione per la maggior parte dei gruppi (2). Ma se la nanotecnologia molecolare offrirà a gruppi di dimensioni estremamente ridotte la possibilità di

produrre tutto ciò che a loro occorrerà per sopravvivere, o persino per prosperare, ecco che per alcuni gruppi questa possibilità potrebbe diventare una attraente alternativa ad una esistenza continuativa in una ben più grande e potenzialmente ostile, società.

Le privazioni, nonché i pericoli associati al fatto d'essere una minoranza, sono ben compresi dagli ebrei europei, milioni dei quali morirono nell'Olocausto. Alla fine della guerra gli ebrei stabilirono il loro stato, Israele, nel Medio Oriente. Un avvenimento di questo tipo è piuttosto raro, ma ciò non dovrebbe portarci a credere che sia ugualmente raro il desiderio che cose del genere accadano. Come abbiamo sottolineato prima, irredentismo e separatismo sono forze potenti e l'impulso separatista potrebbe essere molto più comunemente diffuso di quanto non siano i movimenti separatisti, visti i costi molto alti richiesti ai piccoli gruppi non solo per divenire indipendenti ma anche per mettere in moto il processo necessario a stabilire uno stato distinto (impresa, quest'ultima, che spesso è lunga e sanguinosa).

La nanotecnologia molecolare potrebbe rendere capaci di afferrare al volo l'indipendenza,

rimuovendo infatti la necessità di dover ricreare una economia di scala come condizione indispensabile per poter prosperare. Rendendo trascurabile il costo del capitale (nella forma di industrie e attrezzatura produttiva), sporadici e limitati cicli produttivi di beni potrebbero costare quasi quanto le loro controparti ottenute grazie a metodi di produzione di massa. Ciò eliminerebbe

la necessità di partecipare ad un esteso mercato di massa al fine di ottenere i benefici delle

economie di scala; sicché, il commercio e con esso la interdipendenza che caratterizza inestricabilmente il commercio, verrebbe a restringersi su scale enormemente più ridotte. Ciò schiuderebbe nuove possibilità per la generazione di piccoli stati autarchici, che possano perciò formarsi su basi diverse da quelle delle mere necessità economiche, come per esempio necessità di tipo religioso, etnico, linguistico o una qualsiasi altra fra le innumerevoli ragioni alternative che potrebbero divenire dominanti come motivo di associazione. Quel che ne risulterebbe sarebbe la formazione di piccole e indipendenti comunità autarchiche costituite da specifici gruppi di persone; tali comunità “progettate” potrebbero essere gli stati di domani.

Atomi come bit

Il concetto di “comunità progettate” potrebbe non essere tanto sorprendente come appare a prima vista; dopo tutto, esistono numerosi precedenti di questo tipo, i cui esempi si possono trovare in qualsiasi bacheca elettronica, chat o gruppi-MUD (NdT - Giochi di Ruolo via Internet). E' arduo

produrre una definizione breve, sebbene non esaustiva, per spiegare questi termini a beneficio di chiunque non sia familiare con essi; trattasi di cose per comprendere le quali è meglio sperimentarle

di prima mano. Ciononostante, i concetti chiave delle comunità formate tramite Internet o tramite

altri media elettronici e la loro rilevanza per le comunità progettate, può essere catturata dalla frase

seguente: si tratta di comunità virtualmente senza costo. Sotto questo aspetto chiave, esse assomigliano agli stati di domani.

Le esigenze economiche spesso forzano gli individui a prendere decisioni non piacevoli. Una di

queste decisioni è quella di impiegarsi in un lavoro non amato. Un'altra è quella di lavorare in qualche luogo in cui altrimenti gli individui non sceglierebbero di risiedere. Non è infrequente, in molti paesi caratterizzati da una particolare mobilità - come per esempio gli Stati Uniti - che i lavoratori si spostino ben lontano dai loro luoghi di residenza per impiegarsi in un lavoro e non è neanche infrequente che successivamente si spostino ancora ed ancora, a distanza di breve tempo.

In Giappone i lavoratori sono spesso costretti a separarsi dai loro parenti stretti; molti uomini sono

obbligati a lasciare le proprie mogli e i propri bambini per interi anni durante i quali vengono assegnati a lavori in luoghi distanti. Questi alti costi vengono tollerati poiché sono (presumibilmente) superati dai benefici. Non c'è dubbio che molti o la maggior parte di questi lavoratori vorrebbero vivere differentemente, ma esiste un imperativo economico che sprona a fare

dei sacrifici. Cambiare le proprie vite per adattarle maggiormente ai propri desideri comporterebbe

il costo della perdita di opportunità più ampie, ossia costerebbe la possibilità di scegliere una

opzione piuttosto che di un'altra. (Per esempio, scegliere di mangiare salatini preclude la possibilità

di

mangiare qualsiasi altra cosa sia disponibile in seguito; il costo per avere, in seguito, disponibilità

di

opportunità è quello di “non prendere” quel che è disponibile ora). I costi, in termini di

disponibilità di opportunità associati con la scelta di lavorare vicino alla propria famiglia potrebbero includere il non poter percepire una paga migliore, o anche il non trovare lavoro in un dato campo.

Non accettare un trasferimento oltreoceano potrebbe implicare, in seguito, una mancata promozione.

Analogamente, molte comunità potenziali che "esistono" in tutto il mondo, potrebbero divenire realtà grazie al modo in cui le capacità della manifattura molecolare abbasserebbero il costo di costruzione di queste comunità. Si considerino i prodotti di una tale tecnologia; essi sarebbero economici, potrebbero essere tanto avanzati quanto lo permettano i progetti migliori disponibili sul pianeta, ed in più , se tale tecnologia soddisferà le stime ingegneristiche odierne (3), potrebbero essere costruiti in impianti industriali piccoli ed economicamente abbordabili. Se è questo ciò che accadrà, verranno meno molti degli incentivi che spingono a fare grandi sacrifici del tipo di cui si diceva sopra. Gli imperativi economici per tali sacrifici (creare un benessere più grande da qualche altra parte) si indeboliranno e le alternative (creare un benessere più grande a casa propria)

diverranno altrettanto disponibili, sicché si faranno più esigue le prospettive di costo della scelta di vivere in qualsiasi comunità si voglia scegliere invece che meramente nella comunità in cui si riesce

a costruirsi la possibilità di vivere. Un'anteprima di tale situazione è offerta, perciò, dalle comunità virtuali che vediamo spuntare in tutto il mondo sugli schermi dei computer, comunità che appunto hanno costi di “opportunità mancate” molto bassi (essenzialmente tali costi consistono esclusivamente in “spreco di tempo”).

Il futuro verso cui queste comunità virtuali puntano è un futuro fatto di comunità definite in modo molto restrittivo. Quando si pensa ad una comunità tradizionale potrebbe venire in mente una piccola città, una in cui chiunque conosce chiunque altro, ma nessuno fa progressi. Quelli che non si "omologano" o coloro che non appartengono alla comunità sono tollerati, ma solo perché spesso

non esiste altra scelta; spostarsi è proibitivamente dispendioso, sia in termini di costi diretti che in termini di costi legati alla perdita di opportunità. Analogamente, gli individui possono scegliere di stare in comunità in cui non si trovano del tutto a proprio agio, semplicemente perché è lì che c'è il loro lavoro. Questa sembra certamente essere parte del motivo che è alla base della rapida urbanizzazione che si è verificata durante lo sviluppo del mondo attuale, uno sviluppo in cui le città sono divenute destinazioni molto popolari nonostante esse siano pericolose, sovraffollate e produttrici di malanni. Ma nelle comunità virtuali, nuove case, nuovi amici e talvolta persino nuove culture, sono spesso a portata di solo un click del mouse. Queste comunità sono virtualmente prive

di costi, nel senso che i costi implicati dalla scelta di una piuttosto che un'altra comunità, sono

estremamente bassi e da questa loro caratteristica deriva che tali comunità tendono a venir ritagliate

su misura per gruppi specifici - ritagliate in un modo che, nel mondo fisico, sarebbe impossibile. E'

possibile associarle per esempio solo a certi ammiratori di un certo determinato autore, o ai collezionisti di stampe, o a certi gruppi etnici o linguistici, o alla gente con particolari convinzioni politiche o filosofiche. Le opzioni sono quasi infinite e tali potrebbero in effetti divenire quando la manipolazione del mondo materiale diverrà altrettanto facile ed economica di quanto sia oggi la manipolazione dei bit in un computer. Se possiamo trattare gli atomi come bit, il nostro mondo materiale potrebbe assomigliare a quello virtuale in più di un aspetto chiave, incluso l'aspetto qui esaminato.

Anche senza l'incentivo di società costruite su misura e ritagliate attorno alle necessità di certi gruppi, esiste ampia ragione di credere che almeno alcune delle nostre attuali società sperimenteranno una disintegrazione naturale in unità più piccole. Si consideri che uno dei vantaggi

esistente oggi nell'essere un cittadino di un grosso stato è che i grossi stati sono relativamente sicuri, nel senso che è più arduo distruggere uno stato grosso piuttosto che uno piccolo. Se la nanotecnologia molecolare renderà tutti gli stati ugualmente vulnerabili di fronte ad un attacco, questo vantaggio svanirà. E altrettanto faranno altri vantaggi, come ad esempio quello di beneficiare di una industria manifatturiera che dispone di un grosso mercato interno in cui fare affari, visto che i benefici delle economie di scala diventerebbero disponibili anche su scale più piccole e forse persino sulla scala di una “produzione” portata avanti da un singolo individuo. Gli svantaggi dei grossi stati, a fronte della diminuzione dei vantaggi, diverrebbero più ovvi.

Le grosse democrazie sono piuttosto difficili da gestire. Esse sono inefficienti nella conduzione dei propri affari di stato interni e sono altrettanto inefficienti nel condurre gli affari esteri. Il processo della “presa di decisioni” può essere dolorosamente lento e la sua lentezza sarà probabilmente ancora più pericolosa in un futuro di nanotecnologia molecolare capillarmente ed estesamente diffusa. Se tutto restasse così com'è oggi, è ragionevole supporre che le piccole democrazie funzioneranno relativamente meglio per quel che riguarda il processo di conversione del potere potenziale in potere effettivo, poiché esse generalmente hanno meno livelli di burocrazia coinvolti nel processo di produzione delle decisioni e nella conversione delle decisioni in azioni fattive (ciò è vero solo per le grosse democrazie; le autocrazie invece, indipendentemente dalle loro dimensioni, possono avere molti meno livelli di governo coinvolti nella produzione di decisioni e nella loro conversione in azioni).

Da quanto appena detto deriva che le grosse democrazie potrebbero diventare specie in pericolo di estinzione. Di certo sembrerebbe che ci sia ben scarso motivo di aspettarsi che esse conservino una larga popolarità a fronte della scomparsa dei vantaggi che offrono. Resta da vedere se esse si dissolveranno oppure passeranno attraverso alcuni stadi intermedi mentre si muovono lungo la strada della decentralizzazione e della dispersione del potere statale, ma è comunque improbabile che sopravvivano nella loro forma attuale. Il destino delle autocrazie, invece, è meno chiaro. Se una data autocrazia dovesse adottare piuttosto presto la nanotecnologia molecolare, ci sarebbe la possibilità che essa possa sfruttare la tecnologia per guadagnare un tale livello di controllo sulla sua società interna da riuscire a prevenire l'uso della stessa tecnologia per qualsiasi scopo diverso da quelli del governo. D'altra parte, qualsiasi ritardo potrebbe consegnare l'accesso alla nanotecnologia a quei piccoli gruppi che potrebbero usarla per sfidare l'oppressione governativa e a differenza di molte sfide del passato (come il movimento democratico degli studenti cinesi nel 1989), questi movimenti potrebbero persino ritrovarsi in una condizione di equilibrio con le forze governative, grazie al loro possesso degli strumenti nanotecnologici.

Si noti che, come prima menzionato, si potrebbe anche verificare il caso in cui queste comunità progettuali, molte delle quali saranno basate su interessi molto circoscritti, potrebbero generare dei nazionalismi persino più forti di quanto quelli attuali non siano già. In confronto al nazionalismo odierno, il nazionalismo di domani potrebbe essere molto più fervente, poiché sarebbe molto più difficile nutrire forti affinità per la preferenza verso uno stato più esteso. Quando la popolazione di uno stato è di poche migliaia o poche centinaia di individui, la devozione estrema potrebbe essere molto più comune, per le stesse ragioni per cui la maggior parte della gente sente molta più devozione verso le loro famiglie piuttosto che verso gruppi più estesi. Questa nuova e più intensa forma di nazionalismo potrebbe da sola causare l'allontanamento ulteriore dalla prospettiva di uno stato mondiale, prospettiva già di per sé estremamente lontana, rendendo molto più arduo forgiare una comunità mondiale.

Ciò sarebbe in linea con la moderna tendenza verso il nazionalismo, tendenza che rappresenta l'ennesimo declino di uno dei tanti ascendenti che giocano dalla parte delle forze sovranazionali (come la religione, o le preferenze ed affinità culturali) e l'ennesima crescita d'influenza degli ascendenti che invece giocano a favore del nazionalismo. Le comunità progettate, costruite

espressamente per andare incontro ai bisogni dei propri cittadini, saranno più meritevoli della loro lealtà di quanto non siano gli stati tradizionali e ciò alimenterà ulteriormente l'ascesa del nazionalismo a spese delle forze universaliste (4).

Il potenziale che la tecnologia di manifattura molecolare ha per favorire la liberazione degli stati dalla condizione di interdipendenza economica, è un elemento cruciale da cui dipende la possibilità

di una pace perpetua fra gli stati stessi. Ma mentre l'indipendenza degli stati è una condizione

necessaria per la pace, essa non ne costituisce anche una condizione sufficiente. A causa di motivi geografici, gli stati saranno ancora obbligati ad entrare in contatto. La terra è un globo, ed esiste un limite a quanto distanti l'uno dall'altro gli stati possono stare; la distanza massima fra due punti della superficie terrestre è di 12.756 chilometri, Se gli stati rimarranno vincolati al suolo terrestre, essi continueranno inevitabilmente, sulla base della prossimità geografica, ad avere relazioni l'uno con l'altro. Attualmente, l'isolazionismo geografico non è una opzione, ma così come la nanotecnologia molecolare potrebbe rendere possibile l'isolazionismo economico degli stati, potrebbe rendere altrettanto possibile l'isolazionismo geografico.

Da uno, molti

Come discusso in maggior dettaglio da altri autori, è probabile che la nanotecnologia molecolare aprirà la frontiera della colonizzazione spaziale, in quanto renderà questa impresa di gran lunga più economica e più pratica di quanto sia oggi. Bisogna ammettere che la colonizzazione spaziale sarà attraente anche per molti altri motivi, come ad esempio l'eccitante fascino del pionierismo, le

pressioni dell'incremento demografico e le lusinghe di risorse non sfruttate nella fascia asteroidale e

su altri pianeti. Sulla base di una situazione causata dallo sviluppo della nanotecnologia molecolare

nonché intollerabile per gli stati (ossia, il ritrovarsi trascinati più vicino ad una condizione di “stato naturale" e definitivamente privati dell'opzione della eventuale formazione di uno stato mondiale), esisterà un incentivo ulteriore che spingerà gli stati verso la colonizzazione spaziale: la necessità degli stati di allontanarsi l'uno dall'altro.

Potrebbe non essere così intuitivo pensare alla semplice prossimità come a una causa di conflitto, ma nella condizione dettata dallo "stato di natura" chiunque non faccia parte di un determinato stato, rappresenta una minaccia a quello stato stesso in virtù della sua sola vicinanza ad esso. Il filosofo Immanuel Kant ha, su tale soggetto, detto qualcosa di illuminante:

"Si assume spesso che non sia permesso a qualcuno di procedere con ostilità verso qualcun altro, se quest'ultimo non abbia già fatto del male al primo e ciò è infatti vero se entrambi vivono in uno stato civile sottoposto alla legalità; per cui, entrare in un tale stato offre ad un uomo la necessaria salvaguardia da un altro uomo, grazie alla esistenza di una autorità superiore che ha potere su entrambi. Ma gli uomini (o la nazione) che si trovino in un mero “stato di natura” privano me di questa salvaguardia e mi fanno del male in virtù della loro stesa natura, semplicemente per il fatto di essere vicini anche se non danneggiassero attivamente (facto). Essi mi danneggiano a causa della "

illegalità del loro stato (statu iniusto) dal quale io sono costantemente minacciato

(5).

Kant stava dicendo che il fatto stesso di viver vicini è destabilizzante, se gli individui o le nazioni sono allo stato di natura, poiché manca ogni garanzia che qualcuno non tenti di far del male agli

altri. Esistono, prosegue a dire Kant, solo due possibili percorsi per ottenere la pace a dispetto della

prossimità di stati fra loro indipendenti: "

un unico stato comune sottoposto ad una comune legalità, oppure posso abbandonare la mia vicinanza con essi”. Ma come abbiamo visto prima, uno stato mondiale (uno “stato comune con una

unica legalità”) non è ancora una opzione possibile. La sola altra scelta disponibile, allora, è quella

di allontanarsi l'uno dall'altro, non solo per separarsi economicamente e politicamente ma anche

spazialmente. Kant fornisce il postulato seguente: "Tutti gli uomini in grado di influenzare altri

Io

posso costringere gli altri stati ad entrare a far parte di

uomini dovrebbero essere sotto una unica costituzione comune” e poiché gli stati, nel breve termine, non possono fondersi in una unica costituzione, essi devono rendersi incapaci di influenzarsi l'un l'altro (o almeno far quello che si può per avvicinarsi a questa condizione), poiché questo è l'unico altro percorso verso la pace. E' nel loro stesso interesse sparpagliarsi ed avere il meno possibile contatti con gli altri stati.

La colonizzazione dello spazio permetterà agli stati di far proprio questo. Altri pianeti e le loro lune presenteranno lo stesso problema che attualmente presenta la Terra (il fatto di essere globi e quindi la inevitabile costante prossimità delle forze terrestri di ogni stato ad ognuna delle altre), ma le superfici planetarie non sono le sole opzioni possibili per la creazione di insediamenti extra-mondo. Un'altra possibilità è quella della creazione di insediamenti che sono di per sé mondi auto-contenuti e che esistono in modo indipendente dalla superficie di un pianeta. Insediamenti di questo tipo sono stati esplorati in grande dettaglio in altri lavori specificamente dedicati all'argomento, ma visto il potere potenziale della manifattura molecolare, si può con sicurezza presumere che se vivere su di essi si prospetta impresa estremamente costosa, la manifattura molecolare trasformerà l'idea di questi insediamenti in una effettiva possibilità realmente abbordabile.

Gi insediamenti che non dipendono da alcuna superficie planetaria, ma che piuttosto possono essere locati in quasi qualsiasi posizione attorno al sole, renderanno la colonizzazione spaziale la soluzione al problema della prossimità geografica, perché rimuoveranno il vincolo geometrico. Su un globo, qualsiasi movimento che ti allontani da un punto, ti porta nel contempo, considerando la distanza nella direzione opposta, più vicino a quello stesso punto; sparpagliarsi nello spazio, invece, vorrà dire separazione in senso assoluto, piuttosto che in una sola direzione. L`Umanità sarà in grado di sparpagliarsi come farebbero i punti sulla superficie di una palla in espansione e così potrà “abbandonare la vicinanza con ogni altro”, come raccomandato da Kant.

Note per la parte settima

(1) "L'irredentismo è un movimento di membri appartenenti ad un dato gruppo entico che si trovi all'interno di uno altro stato e mira a raccogliere gli appartenenti al gruppo etnico per riportarli entro i confini nazionali dello stato d'origine" (da: Irredentism and International Politics, Chazan, Naomi, ed., Lynne Reinner Publishers, Inc., 1991, p.10). La parola deriva dal termine italiano "irredenta" (ancora in uso in Italia), che originariamente si riferiva alle aree italiane dell' Austria che l'Italia tentò di reclamare durante la Prima Guerra Mondiale.

(2) Esistono, ovviamente, alcuni gruppi per i quali le difficoltà implicate dall'isolarsi dalla società circostante sono considerate un prezzo accettabile, o persino desiderabile; gli Amish (una setta religiosa nel Nord-Est degli Stati Uniti) possono servire come esempio di questo fenomeno.

(3) Da: Nanosystems, p. 421-434.

(4) "Le forze sovranazionali, come le religioni universali o le concezioni universaliste a carattere umanitario o cosmopolita, nonchè ogni altro tipo di istituzione o organizzazione o legame personale che vincoli mutualmente gli individui indipendentemente dai confini nazionali, sono oggi infinitamente più deboli delle forze che uniscono la gente all'interno di un particolare confine nazionale separandolo e distinguendolo dal resto dell'umanità. Questo indebolimento delle forze sovranazionali è tutt'altro che un negativo sottoprodotto del nazionalismo" (da: Morgenthau, p.

350).

(5) Da: Eternal Peace, Kant, Immanuel, The Philosophy of Kant, Friedrich, Carl J., ed., Random House, 1949, p. 436.