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Del bene pi prezioso

di DAVIDE ROSSO e DANIELE VACCHINO

PREFAZIONE

Il ritorno del Mostro La vicenda del mostro di Firenze rimane, per la sua inaudita ferocia e la sua stessa dinamica, la pi drammatica tra le pagine della cronaca nera italiana. Pur non mancando altri numerosi ed efferati serial killer (ad esempio Donato Bilancia, Marco Bergamo, Giancarlo Giudice, Gianfranco Stevanin, Maurizio Minghella, Michele Profeta), lassassino delle coppie, che colp tra il 1968 e il 1985, a essersi rivelato come il caso pi sconcertante e complesso accaduto nel nostro paese. Al punto tale che, superando le stesse intricate vicende giudiziarie, la storia del mostro fa ormai parte dellimmaginario collettivo, grazie anche a trasmissioni televisive, giornali e riviste, saggi a lui dedicati (tra questi Il mostro di Firenze di Mario Spezi, Sonzogno, 1983; Pacciani innocente di Nino Filast, Ponte alle Grazie, 1994; Analisi di un mostro di Francesco Bruno e Andrea Tornielli, Edizioni Arbor, 1996; Il mostro di Firenze di Alessandro Cecioni e Gianluca Monastra, Nutrimenti, 2002; Storia delle merende infami di Nino Filast, Maschietto Editore, 2005), romanzi (Il sospetto di Laura Grimaldi, Mondatori, 1988; Coniglio il
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marted di Aurelio Mattei, Sperling & Kupfer, 1993; Labbra di sangue di Alda Teodorani, Datanews, 1997; Fegato di Umberto Cecchi, Stampa Alternativa, 2000), film (Il mostro di Firenze, 1985, di Cesare Ferrario; Firenze! Lassassino ancora tra noi, 1986, di Camillo Teti; la miniserie tv Il mostro di Firenze, 2009, di Antonello Grimaldi). Il caso del mostro, nonostante le varie condanne inflitte, continua ad essere avvolto da una densa coltre di misteri, dubbi e incertezze di ogni tipo e la sua vicenda non ancora definitivamente chiarita. Il romanzo di Davide Rosso e Daniele Vacchino Del bene pi prezioso rappresenta un suggestivo esempio di come la storia del serial killer di Firenze continui ad essere una fonte di ispirazione letteraria. E diviso in due parti: la prima, intitolata La tramontana di Davide Rosso; la seconda parte, La notte delle crisalidi (con dedica a Tiziano Sclavi) di Daniele Vacchino. I due autori, ognuno con il proprio stile, offrono la loro fantasiosa interpretazione delle sanguinarie imprese del mostro, raggiungendo entrambi momenti di notevole tensione, tra aperture visionarie e attimi poetici. E un libro che non dimenticherete facilmente. Perch i mostri esistono e ritornano a visitare le nostre notti insonni. Antonio Tentori
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La tramontana

Diamine! Chi ha insegnato la musica a questi morti, che cantano di mezza notte come galli? (Giacomo Leopardi, Operette Morali, Dialogo di Federico Ruysch e delle sue Mummie.)
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PERSONAGGI: Giorgio Burri, Presidente della Corte dAssise. Sandro Moresco, Maresciallo dei Carabinieri. Mario Braghin, Ispettore Capo della Polizia. Eraldo Marra, Procuratore Capo della Repubblica. Federico De Leo, Pubblico Ministero al processo. Bruno Caprino, detto Narciso, un compagno di merende. Domenico Tregalli, detto Tocco, un compagno di merende. Carlo Scarimbolo, detto Sega, un compagno di merende. Gianluca Totto, amico del Sega, un guardone. Fulvio Sironi, giornalista del Provinciale. Paola Brullo, moglie di Fulvio Sironi. Luca Deveroli, fotografo di nera del Provinciale. Lucia Bichisao, una giovane cronista del Provinciale. Mattia Garza, un ragazzino. Martina Gualtieri, una prostituta che partecipa a uno strano rituale. Andrea Belacqua, uno scrittore famoso. Anna Manni, una fan dello scrittore famoso. Angelino Florio, avvocato difensore del Narciso. Valerio Baldelli, medico legale. Benito DeAngelis, un testimone al processo.
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Gessica Cavalli, una pornostar che ha una tresca col Narciso. Eraldo Nard, il medico affogato al lago, massone figlio di massoni. Daniela Tripodi, il medico legale chiamato sulla darsena. Mario Lusio, un poeta. Riccardo Viviani, un criminologo incaricato di stilare un profilo del Mostro.

* Il cielo un oceano azzurro, traslucido fino allinfinito. Il sole brucia il grano alto, carico di spighe e oro. Lora meridiana, i grilli rumorosissimi e Mattia in pantaloncini corti e maglietta che cammina ai bordi di un sentiero farraginoso. Sotto le suole delle scarpe la terra si snuda come una cosa morta. Libellule filiformi formano aureole attorno ai capelli del bimbo. Mattia non se ne cura, cammina svagato tra i campi ingannando il tempo che lo separa dal pasto. Presto la voce di sua madre si lever sopra il canto del mondo e lui correr a casa. Una breve pausa e poi di nuovo fuori a rotolarsi nella polvere, a inventarsi eserciti nemici e nuove regioni da conquistare. Un gioco di quellestate immobile ed eterna. Mattia strappa una spiga dorata e se la mette tra le labbra. Davanti a lui il sentiero si spezza in una vegetazione molto fitta, cespugli di rovi, macchie dense e compatte di spine. Dietro di lui, annebbiata dalle vampe del sole, si scorge ancora la sua cascina. La voce che tarda ad arrivare. Mattia mastica la spiga e prosegue.
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Oltre il sentiero, oltre le macchie, nascosto alla vista, ecco il Tabernacolo campestre di S. Sebastiano, un tempietto rotondo con dodici colonne, elevato sopra un pendio contornato da moroni e verne. Mattia scavalca il muricciolo che lo delimita e si avvicina alle scale digradanti del Tabernacolo, fa per salire, quando scorge una Golf bianca parcheggiata sul retro del tempietto. Si avvicina senza fare rumore e nota anche una tenda da campeggio accanto allauto. Intorno non c nessuno. Non sente rumori, voci, niente. Incuriosito (a chi mai pu venire in mente di accamparsi in un posto cos? E poi di notte? Ma non lo sanno che in giro c il Mostro?), Mattia fa qualche passo verso la tenda, quando arriva la voce di sua madre e il grido spezza i biancori della vampa, scivola sopra il grano, zittisce i grilli. E il segnale che aspettava, la pausa necessaria per sfuggire alle ore pi calde. Sua madre smette di chiamare e il silenzio lentamente si richiude sulla vegetazione. Nella tenda nessuno si mosso. Altri due passi e nota delle macchie scure sullingresso della tenda, dello sporco e dei mosconi che ci si accalcano. Poi una puzza di marcio lo investe e lo costringe ad indietreggiare.
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Mattia sempre cresciuto in campagna ed abituato a certi odori. Li riconosce subito. Quella puzza di morto, forse una carcassa danimale nascosta vicino alla tenda, oppure Il ragazzino si guarda attorno allarmato, fruga con gli occhi i cespugli e vede: un corpo nascosto sotto delle fascine, dei piedi scalzi che spuntano, un braccio gonfio. La testa nascosta dal coperchio di un bidone di vernice. Anche l ci sono mosconi enormi che banchettano. Mattia scoppia ad urlare e corre via, corre come se avesse mille diavoli alle calcagna, scappa tagliando per il campo di grano, nascondendosi nei filari ordinati che lo condurranno a casa. Corre via con la testa piana di paura e domande e gli occhi annegati nellimmagine di quei grandi calcagni nudi coperti di mosche. Corre via e non immagina che dentro la tenda c un altro corpo. Di donna. Accovacciata, come un feto. Straziata dal caldo e dalle larve. Un altro regalo del Mostro.

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Fulvio Sironi non pu vederlo perch sono al telefono, ma il poeta Mario Lusio in manica di camicia, seduto davanti alla finestra aperta del suo studio. Il poeta sta fumando una sigaretta e ascolta paziente quello che dice il giornalista dallaltra parte del filo: lo aggiorna sugli ultimi sviluppi, lo informa sullintervento di Antonio Mariotti, il matematico, e della sua formula denominata lequazione di Gibilterra applicata ai delitti del mostro. Secondo lequazione risultato che il mostro non colpir pi. Sironi vuol sapere cosa ne pensa. Lusio espira del fumo dal naso e lascia galleggiare lo sguardo sul paesaggio, laria tiepida, primaverile. - Ma sospira il poeta. Il Mostro unombra contro la logica. Fatti come questi diventano quasi metafisici. Fuori le prime rondini rendono omaggio al ciliegio.

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LAula della Corte ricavata al primo piano del Castello Medievale, nel pieno centro della citt ed affollata di avvocati, carabinieri, giornalisti e spettatori. Fulvio Sironi seduto vicino alle gabbie degli imputati. Davanti a lui, su una pedana rialzata, gli scranni della Corte. Sia gli scranni sia le gabbie sono vuote. Tutti stanno aspettando larrivo dal carcere della scorta con limputato. Fulvio inganna lattesa fumando una Gauloise e osservando la sorella dellimputato, una vecchietta dalla faccia grinzosa come una prugna, vestita con una camicetta chiara a fiori, dei pantaloni chiari e una giacca di acrilico celeste. La donnina fa la faccia feroce per tenere lontani i giornalisti e agita il pugno ogni volta che i cameraman la inquadrano. Fulvio la sente bestemmiare nel suo dialetto stretto e non capisce bene. Poi il vociare fastidioso dellaula aumenta e la folla si apre.
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Entra limputato accompagnato dalla scorta di carabinieri, raggiunge la gabbia e una guardia sferruzza per levargli i manichetti ai polsi. Bruno Caprino ostenta indifferenza e non guarda nessuno in particolare, nemmeno la sorella che, al solo vederlo, bestemmia con pi forza. Caprino un belluomo, faccia arrogante, non molto alto, con un fisico asciutto e proporzionato, i capelli ondulati scheggiati di grigio, con una leggera stempiatura. Dalla sua postazione, Fulvio ( a meno di cinque metri dallimputato) non pu fare a meno di osservare come quelluomo dimostri molto meno dei suoi settantatr anni. Caprino viene raggiunto dal suo avvocato, il dottor Florio e da una suora, Suor Lucia, la sua consigliera spirituale. I tre si scambiano delle battute, sorridono, poi la suora e lavvocato vanno a sedersi. Manca ancora qualche minuto prima che entri la Corte e il giornalista ne approfitta per avvicinarsi alla gabbia. Limputato lo saluta con un cenno del capo e si sfila lo stuzzichino dai denti, poi si accende una Diana rossa. - Allora, Bruno? - Eh, siamo qui. Due balle. - Come passa il tempo in carcere? Legge?
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- Leggo. Ho i miei libri. Pavese, Montale. Soprattutto Gozzano. - Ho saputo che ha iniziato a scrivere. - Le mie memorie, si. Un memoriale difensivo. Me lha chiesto lavvocato, sa. - Caprino, ma lei cosa si aspetta da questo processo? Limputato si sfrega i polsi arrossati dai ceppi e fa un sorriso divertito, la voce calma, cordiale. - Sironi, e lei? Cosa si aspetterebbe? Perdio! Son tutte menzogne, falsit e verr fuori. - Quindi fiducioso nel Processo? - Mah, diciamo che sono fiducioso nel mio avvocato, per il resto mi affido alla Madonna. - E religioso? - Lo sono diventato col carcere. - Ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa? Un altro sorriso. - Diciamo cos. Caprino si accende unaltra Diana rossa. Fulvio gli indica la sorella imbronciata. - C pure lAnna. - Eh, lho vista poretta! Anche lei lhanno tirata per la giacca. Il Pubblico Ministero le ha provate tutte per incastrarmi. Le chiedeva della pistola. Le diceva, o parli o finisci dentro. Ma quale pistola? Siamo matti? Io non so nemmeno com fatta una pistola. - Se per questo hanno anche detto che lei era un guardone.
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- Ne hanno dette tante. Io non avevo bisogno di andare a spiare gli altri. Mi guardi. Non ne avevo bisogno. - E i suoi amici Tregalli e Scarimbolo? - Loro sono un conto, poveretti, li ha visti? - E suo figlio, lha pi visto? - Ecco di questo non parliamo. Tasto doloroso. Sironi vede un certo movimento sugli scranni della corte, cancellieri che fanno avanti indietro e controllano che i microfoni siano accesi e funzionanti, tutti segnali che la Corte sta per entrare. Il tempo di unultima domanda. - Ma lei a tutte quelle povere vittime ci pensa mai? - Come no, ma voi giornalisti pensate un poco a me. Perch io cosa sono? Non sono una vittima? - E sul mostro, lei unidea se l mai fatta? - Pi di una. - Dica, dica - Mah, cosa vuole, un pazzo, un malato. Perch uccidere tutte quelle belle figliole invece di andare a farci lamore?

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Una stanza cubica, scoperchiata, le pareti grigie. Al centro un Generale in uniforme, papillon, cappello, la testa di un teschio, pantaloni neri attillati e scarpe enormi da clown. Il Generale ha il braccio destro alzato, brandisce una sciabola e dalla sciabola parte un raggio di luce che colpisce una mummia adagiata su uno dei muri. A sua volta dalla mummia parte un altro raggio che si perde oltre il muro, rientra da una finestra e colpisce unaltra mummia ritta sul fondo della stanza. Il Generale met umano e met animale. La parte anteriore ha la forma di un toro che mastica dellerba. Le corna del toro formano una lira. La lira produce una grossa chiave di violino. Il Generale ha sia il sesso femminile che quello maschile. Stelle, croci, e un serpente annodato sopra le sue spire che muove la lingua verso il sesso femminile del Generale. Lo spazio nella stanza saturo di silenzio. E il Generale impartisce i suoi ordini. Ordini di morte.
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Il maresciallo dei Carabinieri Sandro Moresco solleva la visiera del cappello e deterge la fronte con un fazzoletto, dopo lo ripone nella tasca dei pantaloni. Per essere una mattinata di met Settembre fa ancora molto caldo. Il maresciallo cerca lombra di un albero, si appoggia alla corteccia e accende una Muratti. Attorno a lui il caos completo: altri Carabinieri, unambulanza, i primi giornalisti e una folla di curiosi con le braccia conserte e le facce cotte dal sole. I Carabinieri perlustrano larea, una radura a ridosso di un bosco. La radura circondata da lecci, pioppi e rovi e per arrivarci bisogna percorrere un sentiero sterrato che dal paese, Abiano, conduce alla riserva naturale. Gli uomini in divisa si dispongono a raggio e perlustrano il prato in cerca di qualcosa. Nella parte sinistra della radura, dalla parte del bosco, parcheggiata sotto un pioppo, c una Fiat 127 blu. Dentro lauto, accasciato sul sedile del guidatore, un ragazzo in slip che sembra addormentato. Il finestrino anteriore sinistro frantumato e la portiera destra aperta.
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Dietro lauto, supina, nascosta da una coperta, il corpo nudo di una ragazza con le gambe divaricate. Sandro Moresco fuma la sigaretta e segue con gli occhi il medico legale, Valerio Baldelli, mentre ispeziona i due corpi, solleva la coperta e si sofferma a lungo sulla giovane, poi la ricopre e si avvicina, aggiustandosi la cintura dei pantaloni. Il medico sembra provato. Anche lui sente il bisogno di accendere una sigaretta. Dopo alcune boccate rabbiose, il dottore indica i cadaveri. - Il ragazzo stato attinto da cinque proiettili. Tre colpi mortali di cui uno al cuore. La ragazza ha quattro ferite da arma da fuoco e varie da taglio. Moresco getta il mozzicone sullerba e lo schiaccia con lo scarpone. - Lho visto. Cosa sono, coltellate? - Alcune. Ci sono lacerazioni al seno, al petto e al cuore, ma queste sono state inferte mentre era ancora viva. Le altre sono diverse, probabilmente successive al decesso. Sono ferite superficiali, come se avesse infilato delicatamente solo la punta di un coltello o anche un bisturi. Lha fatto per una novantina di volte, credo. Con molta pazienza. E tutte intorno ai seni e al pube. - Sembrano degli arabeschi. - Chi li ha trovati? - Un contadino di qui. Moresco torna a detergersi la fronte col fazzoletto.
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- Cosha tra le gambe? - Le ha infilato un pezzo di legno, un rametto nella vagina. Un Carabiniere si avvicina al Maresciallo e lo informa del rinvenimento di una borsetta da donna lungo il sentiero che conduce al fiume. Il contenuto era sparso a terra. Tra gli effetti, una carta di identit, una catenina dargento, degli anellini, una musicassetta dei Pink Floyd e una foto tessera con i due ragazzi ritratti assieme mentre sorridono e si abbracciano. Mentre li osserva, Moresco si sorprende a pensare che fine abbia fatto tutta quella giovent, quella bellezza, quellamore. Con rabbia, decide che non possono finire cos.

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Quasi sera nella citt. Allorizzonte le ultime striscioline rosate del giorno che se ne va. Le luci gialle dei lampioni che si riflettono sullasfalto. Il traffico serale, la gente che rientra a casa per la cena. Ai piani alti della Questura, nello stanzone assegnato alla SAM, la squadra anti-mostro, tutte le luci sono accese. Lo stanzone arredato con alcuni tavoli ingombri di carte e faldoni, ci sono alcuni schedari lungo le pareti, un televisore, alcuni telefoni, macchine da scrivere e un grosso computer collegato direttamente con lelaboratore centrale del Ministero di Grazia e Giustizia di Roma. Lispettore Capo Mario Braghin solo nella stanza. E seduto davanti al computer, ha gli occhi rossi, stanco e avrebbe una gran voglia di caff. Lispettore controlla gli ultimi dati raccolti dai suoi uomini. Da quando stata costruita la Squadra anti-Mostro, e Braghin ne stato messo a capo, sono gi passati due
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anni, pesantissimi per mole di lavoro e quantit di dati da immagazzinare e vagliare. Un numero infinito di segnalazioni anonime, lettere, perizie calligrafiche, riscontri di ogni tipo, interrogatori. Nomi vecchi e nuovi di sospettati che, periodicamente, entravano e uscivano dalle indagini, arresti clamorosi, scarcerazioni altrettanto clamorose, persino gente che si suicidava perch ingiustamente sospettata di essere il Mostro. Tutto inutile. Ora, grazie allelaborazione digitale di ogni documento, stato possibile immagazzinare oltre 30.000 documenti riguardanti un numero incredibili di sospetti. Braghin spera che tra loro ci sia il nome del Mostro. Il computer dovr incrociare le varie informazioni e scremare. Ci vorr parecchio, ma alla fine rimarranno pochi nomi. Una sessantina, forse meno, dicono i tecnici. LIspettore schiaccia il tasto di invio poi controlla lorologio alla parete. Adesso pu concedersi il suo caff.

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Due ragazzi sfrecciano in motocicletta sulle strade polverose. Si arrampicano verso la pineta, lasciandosi alle spalle le strade e il mare. Quando si fermano, il ragazzo scende dalla Honda e si avvicina ad unAlfa Romeo Giulietta nera, parcheggiata tra i cespugli. Luomo allinterno dellauto abbassa il volume dellautoradio. Il giovane si appoggia sul finestrino del passeggero e chiede da accendere, luomo al volante gli allunga un accendino e rimane in silenzio a guardarlo. Il ragazzo nota qualcosa di strano negli occhi dello sconosciuto, un riflesso che gli accende le pupille di rosso, ma ha troppa fretta, troppa voglia di tornare dalla ragazza. Sorridente, saluta il conducente e torna alla moto. Ancora una corsa nella pineta sempre pi scura e i giovani si fermano nei pressi di un rudere senza tetto nascosto nella vegetazione. Il giovane la spinge contro uno dei muri e la bacia sul collo. Sulla bocca. Le carezza i fianchi.
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Le strizza i seni. Le solleva la maglietta. Sono cos presi da non accorgersi che lAlfa Romeo sempre l, una decina di metri pi in basso. Linterno dellauto invaso dal buio. Lautoradio spenta. Ogni tanto un puntino luminoso, la brace di una sigaretta, segnala che luomo ancora al volante. Il ragazzo continua a baciarla con passione, si inginocchia e le scivola tra le gambe. Lei si sfila la camicetta e armeggia col gancetto del reggiseno. Un fremito di piacere la costringe a torcere la testa verso destra, in corrispondenza di una breccia nel muro. La ragazza scorge qualcosa a pochi metri da lei. Qualcosa che oscilla nel buio della pineta. Sembrano dei piedi. Sono dei piedi. Piedi scalzi femminili. Gambe femminili. Una gonna. Non vede altro. Lo strillo rauco di lei lo costringe a fermarsi e anche il giovane si accorge dei piedi che penzolano. Entrambi sentono la paura scorrere sulla pelle. Blocchi di vetro slabbrano il respiro. Di corsa, si spostano sul retro del rudere.
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Da un albero cresciuto allinterno delle rovine, penzola un corpo femminile. Una donna con indosso un maglioncino e una gonna. Una donna dai capelli neri. Il viso bianco, spettrale, gli occhi spalancati, fissi. La ragazza si rimette la maglietta e cerca di non piangere. Sente i capezzoli irrigidirsi. Qualche minuto e il ragazzo riesce ad adagiare il corpo a terra, e allora si accorgono dellerrore. Limpiccata non una donna, ma un simulacro. Un manichino a grandezza naturale. Molto realistico. I ragazzi si chinano sul fantoccio e ne carezzano i lineamenti. Ne sono quasi incantati. Chi ha portato quella bambola fin l? E perch lha impiccata? Dal basso, sentono il motore dellAlfa Romeo accendersi e partire. Fanno in tempo a vedere le luci di posizione dellauto allontanarsi e sparire tra le ombre.

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Gianluca Totto posa la borsa di nylon con le arance e le sigarette sul tavolino del parlatoio, osserva la guardia carceraria mentre accompagna Carlo Scarimbolo e laiuta a sedersi. Dallultima volta in cui lha visto al processo, Gianluca nota molti peggioramenti: il passo strascicato, il viso segnato, il fisico macilento. Totto saluta lamico e indica la borsa, laltro fa una smorfia sofferente e borbotta qualcosa. Scarimbolo indossa un pigiama ciclamino e delle babbucce marroni. La guardia si allontana, lasciandoli soli nella stanza. Gianluca inizia a parlare, racconta cosa succede fuori da l, come stanno i conoscenti comuni, cose cos, poi si informa sulle condizioni di salute di Carlo e prova a strapparlo dalla sua condizione di apatia. Gli offre una sigaretta delle sue e cerca di creare il clima, intanto immagina i poliziotti fuori da quella stanza, chini sui loro trabiccoli, mentre registrano tutto. Lispettore Braghin stato chiaro con Gianluca, gli ha detto di sembrare spontaneo, di non forzare il discorso, ma anche di seguire un percorso preciso. Un filo rosso.
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- Oh Carlo, ma ti danno da mangiare qua dentro? Pari un morto. - S, s, lo so. - Oh, dai, tirati su, che ti porto io della roba. - Si, grazie. Scarimbolo inizia a piagnucolare e tiene la testa sul mento. Tira su col naso. - Oh Carlo, non fare il pirla che adesso sono qui. - Eh, mica ti hanno dato lergastolo a te. - E che sar mai. - Eh, che ci muoio qui. Luca portami fuori, digli che io voglio uscire. - Si e loro eseguono. Pirla che sei! - Diglielo che io non devo stare qui, che ci muoio senn. - Il tuo avvocato cosa dice? - Che me lhan messa in culo. - A te e al Tregalli, ma Bruno fuori. - A lui andata bene. Perch noi ce la siamo presa in culo? Scarimbolo riprende a piangere. Totto gli poggia una mano sulla spalla. - Carlo, porca miseria, te la prendi in culo perch non dici quello che devi dire. Tu, un pochino, il furbo lhai fatto al processo. - Eh?

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- Ma si che lhai fatto, dai! Al Caprino andata bene, ma te e quellaltro ve ne state qui a marcire. Ma chi ve lo fa fare? - Eh! Diglielo che io devo uscire, che sono malato. Io qui crepo! - Senti Carletto, ragiona. Tu con gli inquirenti ci devi parlare per benino, lo capisci? - Si, si, ma io ho detto tutto. - No, tu non hai detto un cazzo. - Ha sciupato tutto Domenico. - Gi, e perch lha fatto? - Ha confessato, no? - Si, ma perch lha fatto, ti dico mica pazzo. - Si che lo , quello. - Ma perch confessare se non si centra un cazzo, dico questo. Cos. Ti fai gli ergastoli per un cazzo? - No. - Oh, ecco, allora dai Carletto, che qui siamo io e te e con me puoi dirlo, no? Mica ti danno un ergastolo cos. - E quel che dico - Oh, ecco, allora pensaci bene Carletto, che con me puoi parlare, lo sai. Da quant che siamo amici noi, eh? - Eh, parecchio - E le serate che si faceva, te le ricordi? - Si, si Scarimbolo si copre la faccia con le mani e scoppia in un nuovo pianto a dirotto.
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Totto allarga le braccia e sorride. - Cos sta roba da froci? Carletto mi sei diventato una donna? - E questo posto dinferno Luca, diglielo tu, diglielo che mi devono far uscire. - Adesso glielo dico, ma a loro che gli frega. Sei tu quello che pu farti uscire. - Eh? Come? - Devi dire la verit, Carletto. - Io gi lho detta. - Ancora sta solfa. Tu non dici un cazzo. Tu ti sei beccato lergastolo con laltro che ha confessato e il Caprino libero, fuori che se la gode. - Io con quello non voglio pi averci a che fare. - Oh, bravo! Lo vedi che se vuoi ragioni. Non venirmi a dire barzellette Carletto, che mica sono stupido e neanche loro lo sono. Se ti hanno dato lergastolo un motivo cera, no? - No. - E Tregalli che si accusava cos. - Lui il Tocco. - Si, e tu il Sega, ma daiallora vogliamo ragionare almeno noi due, Carletto? - Si, si. - E allora perch il Tocco dice che ceravate voi due col Narciso? - Si faceva le merende, qualche volta. - Un beato cazzo con ste merende, oh Carletto!
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- Io non facevo altro. Avevo il mio lavoro, mi mancava solo la fica, quella si. - Qui non la trovi di sicuro. Senti, facciamola breve, chi le ha ammazzate le coppiette? Spiegamelo a me Carlo, che lo spiego io allIspettore e vedrai che tu esci di qui in un soffio. - Esco? - In un soffio. Se parli tra due giorni siamo a puttane come una volta. - Eh, non farmi pensare - E invece si, pensaci. Oh Carlo, se la dici tutta per bene, tu da qui te ne vai. - Si. - Bravo. Allora, le ha ammazzate il Narciso le coppiette, vero? - Si, lui, il mostro. - Ma il mostro chi Carlo? E lui no, il Caprino? In un soffio si esce. - Si, lui le ammazzava. - Ecco, dillo, lui chi? - Il negro. - Oh Carletto, ma che cazzo dici? - Si, era un negro che strappava le fighe. Un negro dAmerica. Si chiamava Achille. - Oh Carlo, ma tu mi prendi per il culo, eh? A me che sono come un fratello e vengo qui per tirarti fuori? - No, ti dico che cos, il negro. - Va bene, e questo chi sarebbe che non ne hai mai parlato. Sei pazzo?
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- Achille si chiamava. Ora morto. - Davvero? E come lo sai? Chi te lha detto? - Uh, la televisone. Lho sentito alla televisione.

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Il sigillo di Salomone inciso nella nuda pietra. Odori di elleboro, canapa e oppio dai bracieri. Il Mago traccia un circolo magico nel terreno. Gli assistenti reggono le torce e sono coperti da mantelli e cappucci. Spruzzano il suolo di fango e zolfo. Puzze nauseabonde soffocano laria del cunicolo. Nella cripta ci sono delle mummie appoggiate alle pareti. Qualcuno le dispone a terra con le gambe e le braccia nella posizione del crocifisso. I cadaveri sono cose nere, avvizzite, tronchi grinzosi, carbonizzati. Un assistente porge delle rose rosse. Un altro conduce un capro e dei gatti neri legati. A quel punto il mago accende delle candele nere e le dispone nel circolo. Poi brucia le rose sopra ogni fiamma. Martina abbassa appena la cappa sopra la testa e si gira verso Domenico. E stato lui a portarla fin l, a convincerla a partecipare a quella scemenza. Lei non voleva, ma il Tocco le ha rotto le palle per cos tanto tempo che alla fine ha ceduto per curiosit e
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sfinimento e poi lui lha ricompensata ben bene, quasi un mese di paga per convincerla. Inoltre met di quella gente incappucciata sono suoi clienti. Li conosce bene. Balordi come il Tocco, ma anche gente con la grana. Un dottore di Livorno, un farmacista della zona. C anche un bel ragazzo, qualcuno glielha presentato spacciandolo per un attore, ma lei lha riconosciuto subito, anche lui un medico. Con tutta quella bella gente, Martina spera di allargare il suo giro e tirare su qualche soldino extra. Pensa che il Tocco e gli altri servano per raccattare le puttane, poi magari ci fanno una qualche orgetta e via. Invece la sceneggiata satanica dura da quasi unora. - Domenico, quando si scopa? - Shhh, cosa dici? - Perch non mi hai portato qui per scopare? - No. - Senti, allora portami via. Questi sono tarati. Guarda quelle povere bestiole legate. Cosa vogliono farci? - Non puoi andartene. Lui qui. - Lui chi? - Il Negromante. - E chi cazzo sto Negro dei miei coglioni? - Shhh! Ti prego! Il Negromante, eccolo
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- Ma quelle mummie sono finte, eh? Roba da cartolaio? - Ma quale cartolaio? Cazzo, Martina ti prego, questo non un gioco - E cosa se ne fanno? - Gligli servono per esperimentiluiha una figlia malata, gli servono certe partideicorpi per studiarle. Deve rigenerare la pellenon chiedermi altro, eccolo, abbassa la testa e non guardarlo mai negli occhi - Ne ho i coglioni pieni - Martina, abbassa la voce, ti prego, Martina - E quelli cosa sono? - Martina - Cosa c in quei barattoli? - Martina - Ges, ma cosa c dentro quei barattoli? - Martina -Oh Dio!Oh Dio! - Martina - nonono

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Una grande villa settecentesca. Le finestre sono dei buchi neri per assorbire la luce. Esce il suono di un giradischi incantato. E una canzoncina alla moda, degli anni sessanta Inventa quello che vuoi per farci ridere un po' inventa pure dicci dicci perche' Delle risate femminili. Dentro, un salone immenso, pareti affrescate, mobili antichi, drappi porpora. Una donna dai lunghi capelli biondi, ornata di gioielli e fasciata da un abito celeste, volteggia per il salone, aggrappata a un uomo tarchiato dal volto di scimmia e il labbro leporino. Luomo ha lo sguardo vuoto di un animale. E un bracciante del paese. La donna la baronessa del paese. La donna vedova e, da quando morto il marito, si diverte ogni settimana con uno diverso. Ora il turno del bracciante. La baronessa butta indietro la testa e apre la bocca, poi avvicina le labbra allorecchio delluomo, sussurra
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qualcosa, ride sguaiata e gli carezza la patta gonfia dei pantaloni. Il contadino suda e grugnisce. Entrambi sono visibilmente alticci. Da unaltra parte dellenorme villa, in una stanza da letto, chiuso dentro un armadio, nascosto un bambino dal volto esangue, i capelli pettinati con la riga, un abito in tessuto scozzese con tanto di farfallino, lunghe calze rosse. Il bambino il figlio della baronessa e giace su dei cuscini e delle coperte ammassate. Il bimbo regge nella mano un lume e lo usa per illuminare le pagine di una rivista pornografica. Quella rivista lha dimenticata l uno dei tanti amanti di sua madre. La mano del piccolo trema leggermente nel reggere il lume e carezzare il giornalino. Sulla copertina c una donna che sembra morta, adagiata in un campo di erba medica. La scritta recita: Leros catastrofico. Il primo servizio fotografico ritrae una donna identica alla baronessa. La donna mezza nuda, di profilo, accoccolata in un fienile. Si intravede un grosso seno, lunare. Il tremore del bimbo aumenta. Anche il respiro si frange. Il bimbo sente un calore crescere dentro di lui, un formicolio nelle viscere.
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Il formicolio gli ricorda il passato, quando suo padre, il vecchio barone, era vivo e lui non doveva stare chiuso dentro larmadio. Col dito carezza il seno della modella e sospira. Chiude gli occhi. Ripensa al passato. A quando era felice. Una volta sua madre era diversa. Si prendeva cura di lui, non lo lasciava mai solo. Sua madre era una donna complessata ed egoista, cercava di soffocarlo, di impedirgli di crescere. Lo abbracciava in continuazione, non lo faceva mai uscire, lo imboccava e lo vestiva come un neonato, sembrava che lei volesse ricacciarselo a forza su per le gambe, riaverlo con s nella pancia e sentirsi finalmente sazia, appagata. Quella mancanza di libert e di amicizie lo faceva sentire al sicuro, protetto da tutto, da tutti, protetto dalla vita. Poi le cose erano cambiate. Il bambino sapeva bene cosa faceva sua madre con quegli sconosciuti, li aveva spiati e lei se nera accorta. Per punirlo laveva chiuso in quellorrendo armadio; allinizio solo quando riceveva amanti, poi sempre pi di frequente, alla fine lo rinchiudeva l per lintera giornata. Sua madre lo aveva gettato via come si fa con un oggetto in disuso.
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Lui non era pi un neonato, stava sfuggendo e in qualche modo quella cosa aveva generato del risentimento nella baronessa. Il bambino aveva dovuto adattarsi al buio dellarmadio (e ai mostri nascosti in quel buio). Aveva rubato delle coperte, la torcia (un coltello) e poi il giornalino. Quello era la sua unica consolazione. Quel giornalino e quelle immagini che lo turbavano tanto. In loro ritrova lamore che sua madre gli nega e che butta in faccia agli sconosciuti

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Il Presidente spazientito, si china sul microfono e intima il silenzio. - Allora, silenzio, prego, dite ai quei cameraman laggi di abbassare quelle luci per favore. Ecco, e al pubblico di fare silenzio. Allora chi dobbiamo sentire? Il Pubblico Ministero si aggiusta la toga e consulta una risma di fogli. - Signor Giudice, dobbiamo sentire la testimonianza di Benito DeAngelis. - Bene, prego Signor DeAngelis, si accomodi, stia attento a tutti quei filisi, imbrogliano un poco il passaggio, bene, si accomodi l, si l, bene. Allora, legga la dichiarazione? La formula, che la sentiamo tutti bene, silenzio prego! Il DeAngelis legge la formula, si impappina un poco, qualcuno tra il pubblico e i giornalisti scoppia in risolini e il Presidente intima nuovamente il silenzio. - Consente la ripresa delle telecamere? - No, preferirei di no. - Bene, una sua facolt, allora non riprendete e non fotografate, prego. DeAngelis declina le sue generalit, la sua professione, eccetera, infine il Presidente gli chiede di rispondere alle domande del Pubblico Ministero.
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Il Pm si alza dal suo banco, finisce di consultare alcuni appunti e poi parte. - Dunque Signor DeAngelis, lei stato chiamato a testimoniare in questo processo per un episodio particolare che la vede protagonista assieme alla sua fidanzata. - Moglie. - Come, prego? - Adesso mia moglie. Allepoca eravamo fidanzati. - Ah, si giusto, ecco, bravo. Quindi, ci vuol dire se ha mai conosciuto il Caprino? DeAngelis si gira verso il fondo dellAula. Bruno Caprino seduto al banco coi suoi avvocati, appoggiato allo schienale della sedia e si rigira lo stecchino tra le labbra. - Si. Di vista. - Come mai? - Si abitava nello stesso paese. - Nello stesso paese, bene, ci vuol dire il nome? - Saluzzo. - Saluzzo, ecco. E un posto piccolo? - Si. Io conoscevo il Caprino, ma di vista. Lui se n venuto in citt molto prima di me. - Va bene. Senta DeAngelis, il punto in questione un altro. Lei ricorda di essere stato in macchina in un certo posto con sua moglie? Dalle parti di Lucedio, per la precisione in frazione Madonna delle Vigne, nello spiazzo accanto alla Cappella Votiva? - Si me lo ricordo.
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- Quando sar stato? - Mah, lottantatre, ottantaquattro. - Comunque prima dellultimo delitto. - Si. - Come fa ad esserne sicuro? - Mah, senn mica ci saremmo andati, eh - Per paura? - Si, per paura del Mostro, allora - Bene. Quindi lei e sua moglie, che allora era la sua fidanzata, siete stati nel boschetto in frazione Madonna delle Vigne nellottantatre/ottantaquattro prima dellultimo duplice omicidio, ecco, ora, le era gi capitato di andarci? - Non ricordo bene. Forse si, allora ci si andava perch mia moglie era di Trine e ci veniva facile andare l quando io venivo gi. - Gi da Saluzzo? - Esatto, si. - Bene. E cosa successe di speciale quella volta che vi appartaste? Vi fermaste con la macchina? - Con la macchina, certo. - Dove la lasciaste? - Dentro, fin dove c la Cappella Votiva. Allora non cera ancora la catena e si poteva andare fin dentro. - Fin dentro con la macchina, giusto. Ecco, cos si rimaneva un poco pi intimi, nel boschetto, lontano dalla strada, vero? La strada molto distante? - Dalla Cappella saranno cento metri, ma il bosco impedisce di vedere.
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- Quindi una volta dentro si come in una bolla? - Ecco. - La volta di cui stiamo parlando, lei ci andato con la sua fidanzata di notte? - Si, notte, sera, insomma col buio. - Che ora era? - Non ricordo. - Va bene, ma era buio, questo lo ricorda. - Si, era buio. - Ci pu dire cosa vide? - Niente, noi si era l in macchina per nostro conto e poi ho visto una luce, alzai la testa e vidi il Caprino. - Ebbe paura? - Eh, si, infatti si and via subito. - E cosa faceva il Caprino l nel buio a quellora? - Boh, io so solo che si and via. - Ma mi scusi, se lei lo conosceva di vista, perch eravate paesani, perch scappo senza scendere e chiedere spiegazioni? - Mah, lho gi detto, si aveva paura. Era buio, la storia del Mostro. - E su Caprino? - Giravano delle voci, roba da paese, ma brutte voci, cos si and via. - Che voci? Che era un guardone? - Brutte cose, ecco. - Signor Presidente, non ho altre domande. Il Pm si siede soddisfatto.
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Lo hanno cercato per cinque giorni. Sul subito hanno trovato il suo motoscafo Grifo plaster da 70 cavalli abbandonato in mezzo ad un canneto, in un punto del lago dove lacqua profonda un paio di metri. A quel punto si temuto il peggio. Domenica mattina, verso le sette, alcuni pescatori hanno visto qualcosa in mezzo al lago, sono usciti per controllare e sotto uno strato oleoso di alghe hanno scorto un corpo gonfio e putrefatto. A quel punto le ricerche sono finite. Con un motoscafo dei Carabinieri hanno issato a bordo il corpo e lo hanno trasportato verso la darsena. Quella Domenica il pontile gremito. Un fitto cordone di poliziotti e carabinieri coprono il cadavere e allontanano curiosi e giornalisti. Sono presenti anche alti ufficiali, il Questore di Como, dei Procuratori vari e altra gente in borghese. Arrivano anche dei parenti dellannegato. Il fratello e un collega medico. Si avvicinano. Il corpo supino, indossa dei gins, una giacchetta di renna, una Lacoste e delle Timberland.
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Per il resto il corpo gonfio a dismisura e ha la faccia nera, tumefatta. Nonostante questo il fratello e il collega medico lo riconoscono. Si, lui, confermano. E il professore scomparso. Eraldo Nard. Un ginecologo molto conosciuto. Figlio di una delle famiglie pi potenti di Como. Famiglia di medici, primari. Gente ricca. Importante. Massoni. E lui, il giovane rampollo, uno dei professori universitari pi giovani dItalia. Bello e chiacchierato Su di lui circolano certe voci, dicerie, malignit Che fosse legato ai delitti del mostro Che in un suo appartamento, dopo la sua scomparsa, erano stati rinvenuti dei barattoli di vetro con dentro organi genitali Voci, dicerie, malignit, sciocchezze... Sulla darsena circola una sua foto del dottore mentre su una moto Guzzi. Eraldo Nard un giovane parecchio alto, dal fisico asciutto, stempiato. Il corpo disteso sul pontile non ci azzecca nulla, ma nessuno batte ciglio.
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Il Questore e i pezzi grossi raccolgono le raccomandazioni del fratello, di far presto, di sbrigare le formalit. E gi cos penoso E il tempo peggiora sempre, si alza un forte vento, il cielo grigio. Minaccia di piovere. Arriva il medico legale di turno, una donna, Daniela Tripodi. La donna non inizia nemmeno che il fratello del Nard inizia a lamentarsi con i Carabinieri. La dottoressa viene sollecitata a sbrigarsi, a far presto. E inutile perdere tempo, la situazione chiarissima. Perch non scrivere subito che si tratta di un caso eclatante di annegamento? Basta una constatazione di morte e redigere il verbale e si potr rimuovere quel povero corpo martoriato. Daniela Tripodi cerca di concentrarsi, chiede laiuto di un giovane Vigile del Fuoco per spogliare il cadavere, ma i vestiti sono appiccicati alla pelle. La dottoressa non riesce a spiegarsi come mai la pelle sia cos scura. Sembra il cadavere di un negroide, non di un uomo bianco di trentanni. Di solito gli annegati sono come sbiancati. Inoltre lacqua rallenta i processi putrefattivi, mentre quel corpo gi in avanzato stato di decomposizione. Da una tasca del morto salta fuori la carta di identit. E stranamente asciutta.
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Ed quella di Eraldo Nard. Ecco i parenti che tornano a minacciare. Che bisogno c di prolungare quello strazio? Anche un capitano dei Carabinieri comincia a fare pressioni. La dottoressa incerta, vorrebbe far trasportare il corpo allOspedale e ordinare una autopsia, ma le pressioni diventano fortissime. - La famiglia vuole riavere il corpo. Non crei complicazioni il leitmotiv delle autorit competenti e alla fine la dottoressa cede. Subito il corpo viene messo in una bara e caricato su un carro funebre di una ditta privata. Il fratello del morto e un ufficiale di polizia salgono sul furgone e partono verso la villa dei Nard. - E stato uno sbaglio commenta Daniela Tripoli. Senza lautopsia non possibile riscontrare la presenza di acqua nei polmoni. Un uomo che fino a quel momento se ne rimasto in disparte le si avvicina. E chiaramente qualcuno di importante, perch anche il Questore lo saluta con deferenza. Luomo la prende per un braccio. Una leggera pressione. - Torni a casa, Dottoressa. - Ma - Se ne dimentichi.

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Nella redazione, Fulvio Sironi sdraiato sulla sedia girevole e intreccia le dita dietro la nuca. Sta raccogliendo le forze per alzarsi e guidare fino a casa. Dietro di lui, due donne delle pulizie spengono i vari schermi accesi dei computer nella varie postazioni e puliscono il pavimento coperto di sacchetti, bucce, briciole. Laria appestata di fumo. Deveroli, uno dei due fotografi di nera, si materializza nella stanza e crolla sulla sedia libera davanti a Fulvio. - Cribbio, che giornataccia! esclama. Un minuto dopo arriva anche Lucia, una giovane studentessa di Lettere che sta per laurearsi in giornalismo e, da qualche mese, stata assunta in prova. Lucia ha una camicetta rosa, una lunga gonna verde, vari monili tintinnanti e un fiore di ibisco tra i capelli. Il viso della ragazza fresco e rilassato, sembra che si sia appena svegliata e a Fulvio ricorda il fantasma colorato di Frida Kahlo. Lucia si appoggia sulla scrivania di Fulvio e offre loro alcuni muffin al cioccolato, poi schiaccia il tasto di
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accensione del televisore portatile sulla scrivania del giornalista. - Non vorrete mica perdervelo? - Cosa? chiede Deveroli. Lucia indica la faccia dellIspettore Braghin dentro il piccolo schermo. La telecamera lo inquadra stretto in primo piano, mettendo in evidenza il grigio dei suoi occhi puntati sullobiettivo. LIspettore porta dei rayban a goccia con le lenti trasparenti e sta parlando in modo calmo e controllato. - La gente ti chiama mostro, maniaco, belva, ma, in questi anni credo di aver imparato a conoscerti, e forse anche a capirti, e so che sei soltanto il povero schiavo di un incubo di tanti anni fa Deveroli si gira verso i due colleghi. - Sembra che stia parlando a qualcuno di preciso - Gi borbotta Sironi. - Sshhhhhh! sbotta Lucia. Fatemi sentire! - se e quando deciderai di liberarti di questo mostro, tu sai come, quando e dove trovarmi, io ti aspetter - Cribbio!

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Il Presidente della Corte chiede alla parte civile di contro interrogare il teste. Lavvocato Angelino Florio tocca una spalla di Caprino, sorride e si alza. Angelino Florio un uomo sui quarantanni, quasi senza capelli, degli occhi da pesce palla, alto e magro, dal portamento aristocratico. - Senta DeAngelis, lei che lavoro fa? - Ambulante. Faccio i mercati. - E quando ha detto che il Caprino ha lasciato il paesino di Saluzzo, lei ci viveva ancora? - Si, finch non mi sono sposato. - E il Caprino non lha pi visto? - Lho visto quella notte. - Oh, bravo. Allora torniamo a quella notte, vuole? - Si. - Ha detto che era l83? - Credo. 83/84. - Comunque prima dellultimo delitto del mostro? - Si, prima, senn non ci si andava l? - A Madonna delle Vigne? Dove ha lasciato la macchina? - Ho fatto manovra e lho girata col muso verso il vialetto che porta alla strada.
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- Quindi alle spalle aveva la Cappella Votiva? - Si. - Senta, adesso sto per chiederle qualcosa di spiacevole, ma lei mi deve scusare, lo capisce che in questo processo in ballo il futuro del mio assistito, quindi vorrei fare chiarezza su alcuni dettagli, vuole? - Certo. - Allora, lei era l con sua moglie. Bene, cosa cera andato a fare? Esattamente. - Si stava un poco in intimit. Si era solo fidanzati. - DeAngelis, non sia timido, facevate lamore? - Si era in intimit, ecco - Non si vergogni DeAngelis, che male c, diventata pure sua moglie poi, lo dica, lo dica, cosa vuol dire intimit? - Si faceva lamore. - Oh Bravo DeAngelis che faceva lamore! E come lo faceva questo amore, DeAngelis? Il Pm si alza e agita un foglio verso il Presidente. - Signor Presidente, contesto, che razza di domande sono? Lavvocato Florio diventa serio di colpo. - Signor Presidente, qui in ballo il mio cliente. Ora voglio sapere bene la posizione del teste per capire da quale angolatura precisa ha visto limputato. E necessario spingersi in questa intimit, mi capisce Il Presidente abbozza con la mano e fa segno di continuare. Il Pm si siede contrariato.
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Lavvocato Florio strizza locchio verso Caprino che si diverte un mondo e prosegue. - Oh DeAngelis, eravamo con lei che faceva lamore nel boschetto. Ci pu mimare qualera la sua posizione? Lei stava sopra o sotto? - E che vuole che mi ricordi. - Per si ricorda del Caprino che la spiava dai vetri dellauto? E come ha fatto a vederlo, scusi se non si ricorda nemmeno la sua posizione. - Sar stato sotto, no, sopra io. - Lei sopra a sua moglie? - Si - Che macchina era? - Una Alfa Romeo. - Oh, quindi stavate comodi Altre risatine. Insorge ancora il Pm. - Presidente, non pertinente. - Vada avanti Avvocato. - Scusate. Mi sono lasciato prendere la mano. Quindi, lei stava sopra e che successo dopo? - Ho visto una luce. Una torcia che ci puntava. - Da fuori, dal buio? - Si da fuori. Lho vista con la coda dellocchio. - E quella luce, mi scusi DeAngelis, quella luce che altezza aveva? Voglio dire, la persona che vi puntava la teneva alta o bassa? - Bassa, era bassa.
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- Bassa, capisco, e a che distanza era dal corpo di chi la reggeva. - Non saprei. - Ma la luce puntava verso di voi, quindi vi abbagliava? - Ma stato un attimo, ecco e - E dopo tornato il buio? - Si, stato un attimo e - E nel buio lei come ha riconosciuto il Caprino? - Ho visto una sagoma e - Una sagoma? No, lei prima ha affermato di aver visto il Caprino, adesso dice unombra, scusi, lei cosa ha visto in quellattimo? - Ho visto il Caprino, cio la sua faccia. - Ma se ha detto che la torcia era bassa, e quindi come faceva la luce a riverberarsi sul viso? - Non saprei, forse non era cos bassa. - Ma lei il Caprino lha visto prima o dopo che si spegnesse la luce? - Ecco, dopo. - Ma era buio? - Si, molto. - Cera la luna? - Forse si, ecco. - E lei nel buio, mentre era preso dal fare lamore riconosce un paesano che la spia in un bosco? - No, che

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- Ma lei stava facendo lamore, no? E vede una luce che si spenge e nel buio riconosce uno che non vedeva da anni? - Mi pare che - Senta, qui i mi pare non vanno bene DeAngelis, qui si devono trarre delle conclusioni importanti, c un uomo imputato di sedici omicidi e lei troppo incerto. Il Pm torna ad agitarsi. - Presidente, lavvocato sta intimidendo il teste Il Presidente, annoiato, propone una pausa e aggiorna la seduta allindomani.

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Anna Manni una bella ragazza di 29 anni, non molto alta, formosa, con un seno generoso, dei lunghi capelli rossicci e una frangetta da studentessa sulla fronte. Anna indossa un reggiseno nero e delle calze di pizzo dello stesso colore. Fa per sfilarsi il tanga, ma lo scrittore la ferma con un grido imperioso. - Ferma cretina! Luomo esce da un mucchio di coperte. E completamente nudo. La afferra per i fianchi e la costringe a salire sul letto, la fa piegare sulle ginocchia e comincia a baciarla sul collo, sulla nuca. Lo scrittore nervoso e violento, cerca di strapparle gli slip, ma non ci riesce. Nelle sue mani compare una forbice e Anna comincia a preoccuparsi. Luomo taglia lindumento intimo e strofina il suo cazzo semi eretto sul culo. Le strizza le tette, bestemmia, suda e si alza dal letto un paio di volte, chiudendosi in bagno per parecchi minuti. Durante quelle assenze, Anna si sdraia e fuma una sigaretta alla menta.
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Pensa a come sia finita in quella stanza, a Torino, lei che di Roma. Pensa alle ore di treno, allemozione di quellincontro tanto a lungo atteso. Pensa alle aspettative che sera fatta nella testa. Passare un pomeriggio in intimit col suo scrittore preferito, uno degli intellettuali pi famosi dItalia. Andrea Belacqua, sessantanni, autore di una ventina di romanzi tradotti ovunque, regista, giornalista, opinionista televisivo. Era stato guardandolo al Costanzo Show che Anna si era infatuata di lui. Prima aveva letto ogni suo libro. Poi era passata alle poesie giovanili e la cosa laveva contagiata. Anche Anna aveva cominciato a scrivere poesie. Dopo una Laurea in Lettere e un lavoro che non le dava soddisfazioni come insegnante, Anna aveva trovato la sua vera passione. Sentiva che solo scrivendo poesie si sentiva espressa. La sua prima raccolta laveva inviata in visione a un noto critico, Carlo Bu e il critico le aveva risposto con una bella letterina di incoraggiamento. Quella lettera le era servita per alzare il tiro e contattare il suo idolo, il grande scrittore impegnato Andrea Belacqua. Tramite un amico che lavorava alla Mondadori, Anna era riuscita ad avere il suo numero di Torino e gli
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aveva inviato delle poesie anonime, cos tanto per stuzzicare la sua curiosit. In seguito gli aveva scritto una lettera, dove gli dichiarava tutta la sua ammirazione e allegava i suoi dati. Un pomeriggio di agosto il telefono aveva squillato. Era lui. Belacqua. Gentile, ma con una voce trattenuta, formale. Le aveva chiesto quanti anni aveva e se si sentiva pronta ad andare fino in fondo. Poi lui aveva preso a parlarle di sua madre, del rapporto conflittuale che aveva avuto con lei, della malattia mentale di entrambi, dei lunghi ricoveri al manicomio. Dopo una mezzora di monologo, il grande scrittore aveva tagliato dicendo che doveva partire per lavoro e che lavrebbe richiamata al suo ritorno. Anna aveva atteso quella chiamata col cuore in mano. Aver passato quasi unora con quel genio le era sembrato fantastico, ma ora voleva di pi, molto di pi. Si, si sentiva pronta ad andare fino in fondo, qualunque cosa volesse poi dire. La telefonata di conferma era arrivata tre settimane dopo, sempre di pomeriggio. Belacqua le aveva chiesto se voleva passare da lui a Torino. Certo che si.
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Frastornata, emozionantissima, Anna aveva preso due giorni di permesso ed era andata a Torino. Lo scrittore viveva in un bel quartiere a due passi dalla Mole. Non appena aveva aperto la porta, lui laveva abbracciata e baciata con la lingua mentre erano ancora sul pianerottolo. Sul subito era stato molto gentile, premuroso, ma la cosa era durata poco. Quando Anna gli aveva chiesto un commento sulle poesie che aveva mandato per posta, Belacqua si era incupito. Dopo alcuni istanti di silenzio si erano baciati a lungo. A un tratto, lumore delluomo era cambiato di nuovo. Lui laveva sorpresa mentre guardava una fotografia in bianco e nero di una bellissima donna coi boccoli biondi. Siccome Anna sapeva che lo scrittore era separato (il dolore e lo strascico della separazione era stato al centro di moltissimi suoi romanzi) gli aveva chiesto se la donna fosse la sua ex moglie. Al che lo scrittore era sbroccato. Sera alzato dal divano bestemmiando ed agitando i pugni. Le aveva dato delle ladra, strillava che anche lei lo voleva sfruttare, poi si era calmato un poco e aveva detto che no, la donna nella foto era sua madre, infine era sparito.
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Anna lo ritrova in camera da letto, gi nudo, con laffare in mano mentre si masturba. Da l in avanti le cose non avevano fatto che peggiorare Lo scrittore riemerge dal bagno. E un uomo di sessantanni, flaccido, con un capoccione incorniciato da un vistoso riporto, la faccia paffuta, le occhiaie. Lerezione tra le gambe sempre parziale. Andrea Belacqua si butta a peso morto sul letto e aspetta che sia Anna a far qualcosa. Pure a lei il genio un pochino passato, ma ormai s fatta tanta strada e rinunciare la farebbe sentire peggio. Ammiccando sensuale, inizia a giocare con la lingua sul petto delluomo, infine glielo prende tutto in bocca. Lo succhia con forza, titillandogli le palle con le dita e lo scrittore mugola tenendo gli occhi fissi al soffitto, come in trance. Ma nemmeno il pompino sembra rianimare il pene. A quel punto lo scrittore la allontana con una spinta e si rigira sotto le lenzuola e le d la schiena. Anna prova a consolarlo, gli dice che non deve vergognarsi, che pu succedere, lei l per aiutarlo, far tutto quello che lui vorr. Ma Belacqua sembra aver perso il controllo: suda, strizza gli occhi in continuazione, si nasconde sotto le lenzuola e le urla di andarsene, una, due, mille volte.
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Urla cos forte che Anna comincia ad avere paura. Nelle mani delluomo spunta la forbice. La testa nascosta sotto il lenzuolo, e la mano che sferruzza laria. Anna salta gi dal letto e cerca i vestiti sparsi per la stanza, poi si mette in un angolo, con le spalle al muro, e si riveste tenendolo docchio. Lo scrittore prende il portafoglio sul comodino e lancia un fascio di banconote. - Puttana! Levati di torno! Anna non mai stata umiliata cos tanto in vita sua. Finisce di vestirsi e raccoglie le banconote (perch comunque mica naviga nelloro, e il viaggio in treno per venire fin da quello stronzo costato!). Rapida lascia la stanza, attraversa il corridoio buio e raggiunge lingresso. Nella fretta urta contro un mobiletto di noce che si rovescia a terra con il suo contenuto. Anche Anna cade in avanti. Il rumore non stato cos forte, infatti dalla camera da letto non sente venire nessun rumore. Lo scrittore deve essere ancora sotto le lenzuola a lamentarsi. Anna si rimette in piedi e nota gli oggetti sparpagliati al suolo. Una serie di coltelli, dei bisturi e una pistola. Oltre alle armi vede anche una cartellina di cartone rosa.
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Dalla cartellina fuoriescono degli articoli di giornale ritagliati. Senza rendersene conto, Anna apre la cartellina. Tutti sulle imprese del Mostro. Facce di giovani uccisi. Trucidati. Alcuni di loro sono cerchiati con un pennarello rosso. Dalla camera da letto sente dei gemiti, seguiti da alcuni passi scalzi che si avvicinano. Anna non perde altro tempo. Terrorizzata apre la porta dellingresso e si precipita nelle scale. Non chiama nemmeno lascensore. Corre gi, verso latrio, e poi in strada. Continua a correre senza voltarsi indietro. Corre fino alla Stazione. Corre alle carrozze. Corre negli scompartimenti. Ne cerca uno affollato di pendolari e studenti e ci si rintana.

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Quella mattina ci sono tutti. Il Sostituto Procuratore, il Pubblico Ministero, il Procuratore Capo Eraldo Marra, il capo della squadra mobile, Vigili del fuoco, agenti in divisa, il reparto della scientifica al completo e alcuni operai comunali che devono azionare le due piccole scavatrici. La perquisizione era cominciata alle cinque del mattino. Ancora notte. A Saluzzo. Nella vecchia casa appartenuta ai genitori di Bruno Caprino. Il principale accusato nelle indagini sul Mostro. Caprino e i suoi compagni di merende. LIspettore Mario Braghin aveva puntato tutto su di loro. Aveva passato gli ultimi anni a stringere il cerchio attorno a qualcuno. Alla fine Caprino era parso il candidato ideale. Ex professore di Francese in pensione. Un passato violento fatto di percosse alla ex moglie, abbandono del tetto coniugale e di un figlio ancora piccolissimo, delle condanne per tentati abusi nei confronti di alcune alunne.
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Il candidato ideale. Quando il suo nome era uscito dai calcoli del computer, Braghin sentiva di aver fatto centro e tutti quelli dei piani alti lo avevano incoraggiato ad andare fino in fondo. La perquisizione di quella mattinata di Marzo era il coronamento di quei lunghi anni di indagine. Bastava una prova, una sola prova e tutto sarebbe finito. Lincubo. Il dolore. Di tanti famigliari. Di tutti i poliziotti e carabinieri. Di tanta gente comune. Verso le nove di mattina, i pezzi grossi della Procura spariscono. Rimane lIspettore coi suoi collaboratori pi fidati. La casa a due piani viene setacciata da cima a fondo. Alle dieci le ruspe iniziano a spaccare la terra nel giardino. Alle dieci e mezza arrivano i giornalisti e le troupe televisive. Caprino, sempre tenuto docchio da due poliziotti in borghese, si aggira per lorto, indifferente al via vai. Ogni tanto commenta con qualche battuta, ma non sembra preoccupato. Braghin se ne intende di criminali, ne ha visti di tutti i tipi, eppure quelluomo lo innervosisce come pochi.
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Imperturbabile, quasi sorridente, non tradisce unemozione alcuna. Il suo stuzzichino in bocca, la camicia aperta sul petto, il viso di terracotta. Braghin si avvicina e lo sente parlottare con un giornalista del Tg5. Dice che per fortuna i suoi genitori sono morti, altrimenti il crepacuore nel vedere come ridotto lorto. E sogghigna maligno. LIspettore osserva i metal detector setacciare le zolle di terra ribaltate come cocci aguzzi. Verso le 12 una prima pausa. Alcuni agenti si fermano per mangiare un panino. Caprino scompare per qualche minuto e ricompare con una bottiglia di vino. Ne offre un po a dei poliziotti. Poi il suo ghigno si allarga ancora di pi. Una ragazza formosa, con dei boccoli biondi, delle labbra a canotto, in minigonna attillata e maglietta senza reggiseno, entra nel cortile e si avvicina al vecchio. Qualche poliziotto fa per fermarla ma la ragazza inizia a bestemmiare e attirare lattenzione dei giornalisti, e Braghin interviene lasciandola passare. La giovane si incolla al corpo di Caprino e i due iniziano a baciarsi con la lingua davanti ad un plotone di reporter in fregola. LIspettore scrolla la testa disgustato.
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Ci mancava solo quella. La ragazza si chiama Gessica Cavalli ed una pornostar di ventanni. Da quando Caprino salito agli onori della cronaca, la giovane ha chiesto di incontrarlo e tra i due pare sia scoppiato lamore. Pare che Gessica abbia filmato uno dei suoi incontro oltre censura col probabile Mostro e il suo agente, Gennaro Chicco ne ha tirato fuori un film che ha venduto in tutto il mondo. Per Gessica, Caprino una vera miniera doro. Unultima occhiata disgustata dellIspettore alla coppia, poi si allontana verso il fondo dellorto, dove hanno gi scavato, verso una piccola rimessa di attrezzi da giardino. Il poliziotto deve abbassare la testa per non sbattere contro la tettoia di plastica della rimessa e un bagliore sale dal terreno. Sul subito non se ne accorge nemmeno, supera il punto e continua a camminare, poi si ferma e torna indietro. Prova a ripassare nello stesso punto e il bagliore si ripete. Un brillio impercettibile che sale dalla terra. Il cuore dellIspettore si blocca un istante. Poi ladrenalina lo invade. - Dio Onnipotente - Dio Onnipotente - Fai che sia
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Braghin raccoglie a fatica la sua lucidit, cerca di controllarsi e, senza dare nellocchio, chiama uno dei suoi uomini, gli spiega di rimanere vicino alla tettoia e di non far avvicinare nessuno. Caprino distratto dalla ragazza. Bene. Braghin si allontana, esce in strada e sale su una delle auto pattuglia. Ha bisogno di restare da solo e riflettere. Poi chiama il Procuratore Marra e quello riconosce il fremito nella voce dellinvestigatore. - Novit? - Forse ci siamo. - Cosa avete - Un bossolo di pallottola. - Quel bossolo? - E ancora nella terra. Prima di estrarlo volevo avvisarla. Potrebbero dire che ce labbiamo messo noi. Leccitazione contagia anche la voce del Procuratore. - Ha fatto benissimo. Arrivo. Non faccia avvicinare nessuno. Tanto meno Caprino. - Certo. - Ispettore, lei credente? - Scusi? - Prega? - No. Ho smesso da anni. - Allora il momento che ricominci.
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Fulvio Sironi ha telefonato a Ferrara al professor Riccardo Viviani. Il professor Viviani stato incaricato dalla Procura di stilare un profilo sul Mostro e a Fulvio serve un pezzo per chiudere la cronaca. Stanno parlando da un quarto dora e il giornalista sente di non avere idee. - Professore, cos che rende questa vicenda tanto speciale? - Il fatto che uccida delle coppie. Non esistono precedenti. - Dimentica Chessmann. - Giusto. Ma Chessmann uccideva delle coppie solo per rubare denaro. - Anche il mostro fruga nella borsetta della donna e ne asporta qualcosa. - E un gesto psicologico di possesso. Non un furto. - Allora cos che lo interessa? - Le coppiette in quanto tali. Probabilmente nella sua storia personale c un fatto traumatico, un abbandono - Sono le madri che ci annientano? - Pi dei padri padroni. Di fronte a una madre torniamo bambini.
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- Perch una pausa cos lunga tra il delitto del 74 e quello dell81? - Beh, dietro a un delitto ci sono anni di violenze e fantasie immaginarie. - Fantasmi. - Della mente, si. - Il mostro un necrofilo? - Direi un feticista. Le escissioni. Il rituale con cui le compie. La sicurezza di non sentirsi respinto dopo che le ha compiute. - Perch li uccide sempre e solo in macchina? - E chi lo sa? Forse per via dei luoghi appartati. E pi sicuro. - E la luna? Che centra la luna? Quasi tutti i delitti avvengono in notti di novilunio. E un caso? - La luna ci influenza pi di quanto siamo disposti a credere. Pensi alle piante, alle maree, al ciclo mestruale nelle donne. - Senta Professore, unultima cosa. - Dica. - Chi il Mostro? - Ah! Vuole che tiri a indovinare, Fulvio? - Mi dia la sua idea. - In un suo libro, Conan Doyle scrive eliminato limpossibile, quello che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verit. - E una frase del Mastino dei Baskerville? - Esatto. Con questo le voglio dire che su questa vicenda stato scritto e detto troppo. Per questo non si
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arriver mai a una fine. Forse lassassino era un uomo troppo comune per accendere i sospetti di tutti noi. - E se fosse una donna? - E se invece fossi io? O se fosse lei, Fulvio?

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Da quando il giorno non e' piu' il giorno da quando il sole non e' piusole Delle grida strozzate di piacere arrivano dal piano di sotto. Il bambino riapre gli occhi. La rivista lo aspetta. Gira una pagina dopo laltra. La modella che assomiglia a sua madre spalanca le gambe e fa spettacolo con quellorrida bocca carnosa, quella ferita pulsante Un uomo anziano dai capelli a spazzola le usa violenza e la costringe a ingoiare il suo pene sproporzionato. Oppure la colonna di carne entra in un altro buco (al bimbo sembra quello che ha pure lui per fare la cacca) e la ragazza perde una bava bianca simile allo sputo. Oppure il vecchio fa una faccia sofferente e si tiene tra la mani laffare, anche lui perde il liquido perlaceo e la ragazza se lo mangia. Nellultima foto lanziano le infila un tralcio di vite tra le gambe.
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Al bambino quelle foto piacciono moltissimo. Ama quella donna e vorrebbe che lei si prendesse cura di lui, cosi come ha fatto sua madre in passato. Vorrebbe poterla avere. Solo lui. Solo per lui da quando l'alba si e' fatta strana ho perduto la tramontana l'ho perduta e la perdero'

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l'ho perduta e la perdero' Fulvio Sironi sente una pressione al braccio e si risveglia. Qualcuno lha strappato a quel sogno assurdo. Un bambino nellarmadio. Una madre feroce. Un trauma. E quella canzoncina. E gi la seconda volta che fa il medesimo sogno, chiss? Pu essere uno spunto per il libro che sta finendo Il libro sul Mostro. Un lavoro che dura da quasi trentanni. Dovrebbe infilarsi gli occhiali, scendere dal letto con la schiena a pezzi, accendersi la prima Gauloise della giornata, mettersi al computer prima di fare colazione e buttare gi lidea. Ma c quella pressione sul braccio, qualcuno che lo scuote, che cerca la sua attenzione. Il giornalista apre gli occhi e vede il viso di sua moglie, Paola. Una delle due ragioni per cui la vita gli ancora cara. Laltra sua figlia, Gianna.
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Fulvio ancora intontito, sta pensando al sogno e impiega qualche secondo prima di accorgersi dello sguardo colmo di panico di Paola. - C la polizia alla porta. Hanno un mandato. Dicono che devono perquisire la casa. A quel punto Paola scoppia a piangere e Fulvio si sveglia del tutto. Da un incubo irreale precipitato in una realt ancora pi irreale. O quasi. Dopotutto se lo aspettava. Sapeva che glielavrebbero fatta pagare. Fulvio scende dal letto, branca un paio di gins e una maglietta slavata e se li infila, abbraccia Paola e le carezza i capelli. Le dice che deve stare tranquilla, che non succede nulla, che finir in un baleno. Lei singhiozza, ha paura che vogliano arrestarlo, e Fulvio sorride, le d della sciocchina. Ora, dal basso, sente anche lui i colpi alla porta della polizia. Fulvio si guarda intorno e cerca di concentrarsi. Deve pensare velocemente. Chiede a Paola di telefonare al loro avvocato, poi fruga dentro una borsa da lavoro e prende la sua chiavetta usb. La consegna a Paola e le chiede di nasconderla da qualche parte.
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L dentro c il suo libro sul Mostro, quello che sta scrivendo col suo amico americano, Clyde Anderson, uno scrittore di bestsellers famoso in tutto il mondo. La paura di Fulvio che la polizia possa sequestrarglielo e bloccare cos la pubblicazione di quel lavoro a cui ha dedicato anni e fatiche. Mentre scende le scale per aprire agli agenti, cerca di imprimersi sulla faccia un sorrisetto idiota di sfida, ma la cosa non gli riesce. Si sente le gambe dure come tronchi e ladrenalina in circolo. Mentre gira la chiave e apre, cerca di non tremare. Gli agenti sono cinque, tutti in borghese. Quattro uomini e una donna. Il capo un piccoletto dai capelli a spazzola grigi e un fisico da culturista. Fulvio li lascia fare. E la prima volta che subisce una perquisizione, ma nellambiente della cronaca giudiziaria da cos tanto che conosce bene quelle procedure. La sua unica fortuna che sua figlia non in casa. Gianna al sicuro, a Milano, dove le hanno affittato un appartamento per frequentare agevolmente lUniversit. Purtroppo non pu dire lo stesso per Paola. Sua moglie lo raggiunge e lo abbraccia forte. Assistono impotenti mentre gli agenti sfasciano la loro bella casa.
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Una villetta borghese arredata con tutto il gusto e la passione che Paola possiede. Nel vederla cos spaventata, cos affranta, Fulvio si sente in colpa. Dopotutto solo colpa sua, della sua testardaggine se si trovano in quella situazione penosa. Da qualche anno, al giornale, i colleghi pi giovani lo chiamavano il mostrologo perch era diventato un vero esperto di quel caso. Il Mostro laveva indirettamente reso famoso. Ci aveva scritto sopra parecchi articoli. Un vecchio libro esauritissimo e molto ricercato. E, di recente, aveva collaborato alla realizzazione di una famosa trasmissione televisiva che era tornata ad occuparsi del caso e dei suoi sviluppi giudiziari. Quel servizio gli aveva fatto tornare la voglia di scrivere un nuovo libro sullargomento, un libro in collaborazione col suo amico americano. Lui e Clyde si erano conosciuti dieci anni prima, ai tempi del processo ai cosiddetti compagni di merende, quando Anderson era stato mandato in Italia dal suo giornale, lAtlantic. N lui n Clyde ci avevano mai creduto a quel teorema accusatorio. Per anni aveva cercato di spiegare perch quei tre oligofrenici non avrebbero potuto gabbare per cos tanti anni le menti migliori della polizia di stato.

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Quella sua ostinazione, quel suo continuo denigrare le ipotesi degli inquirenti, gli aveva creato dei nemici, soprattutto in Procura. Il servizio televisivo poi era stato la classica goccia che fa traboccare il vaso, perch era stato mandato in onda proprio mentre il processo sulla morte del medico annegato al lago e il collegamento coi delitti dei Mostri era saltato. Per il Giudice non cerano prove, solo teoremi della Procura. Quello che lui sosteneva da ventanni. Insomma, tutto da rifare. A quel punto era prevedibile una reazione della Procura. E la reazione stava tutta in quella perquisizione. Fulvio si avvicina al capo dei pulotti. Gli chiede di vedere il mandato. Il poliziotto non lo degna nemmeno di uno sguardo e gli allunga un foglio, ma non ha nemmeno bisogno di leggerlo. Il Pubblico Ministero lo sospetta di favoreggiamento, in poche parole credono che lui si sia dato da fare con le sue inchieste al fine di insabbiare le verit sul medico annegato e una certa setta. A dargli man forte, il super poliziotto Gilberto Lupi, colui che ha preso in mano quel che rimasto della SAM e ha ereditato le indagini. Follie, per
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Due ore dopo, con la casa ridotta a macerie e Paola esausta, senza pi lacrime, accasciata sul divano, i poliziotti costringono Fulvio a seguirli. Altro parapiglia, altri strilli, pianti, sceneggiate, alla fine il giornalista acconsente di seguirli per non costringere sua moglie a vedere mentre lo trascinano via con la forza. Alla fine Paola aveva ragione: la perquisizione era solo un passo, il successivo era il suo arresto. Prima di essere portato via, Fulvio le regala ancora un bacio e le chiede di essere forte per lui, poi si sincera che abbia chiamato il loro avvocato Ettore Filanda, un tipo tosto, uno che risolver la cosa in quattro e quattrotto sicuro. Con quella speranza nel cuore, Fulvio esce di casa. Per fortuna non lo hanno ammanettato, altrimenti che figura di merda! Fuori c il finimondo. I vicini in vestaglia con la faccia stravolta. I colleghi giornalisti. Le televisioni che lo riprendono. I poliziotti lo fanno salire sulla pantera e sgommano via. Altre due ore e Fulvio sente il clangore metallico delle sbarre che si richiudono alle sue spalle. Finalmente solo, nella cella. Nessuno gli ha detto nulla. Spiegato nulla. Lo hanno trattato come un super criminale.
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Un boss di primo piano. Durante il trasferimento, ha incontrato solo poliziotti e guardie carcerarie. Dei suoi persecutori nemmeno lombra. Il Procuratore e il Commissario Lupi sono invisibili. Forse non hanno il coraggio di incontrarlo. Di guardarlo negli occhi e capire lassurdit di quella situazione. Il dolore che stavano provocando. A lui. A Paola. A Gianna. Ai colleghi e amici sparsi per mezza Italia. Chiss cosa avrebbe fatto Clyde? Probabilmente avrebbe preso il primo aereo e sarebbe venuto in Italia per incatenarsi davanti alla Procura e chiedere il suo rilascio. Fulvio troppo stanco per lamentarsi. La cella un buco di culo rugginoso. Solo una brandina, un cesso a muro e un lavandino. Il giornalista si accascia sulla brandina. Gli hanno dato una coperta marrone e se la mette di traverso. Poi si accovaccia in posizione fetale e chiude gli occhi. Nel buio, prega il signore del sonno affinch venga a visitarlo, a regalargli minuti, forse ore di anestesia. Vorrebbe smettere di pensare, di interrogarsi.
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Lasciarsi alle spalle tutta quella lunga storia di ombre e morti. Una storia che gli scesa dentro, si incuneata nel suo respiro, ha nidificato nei suoi polmoni, avvelenando il suo cuore, avvelenando i suoi sogni. Gi, persino i suoi sogni.

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Il medico legale Valerio Baldelli effettua lautopsia sui corpi dei due giovani uccisi. E gi la terza coppia. Franco Lenzi e Bettina Solvay. Venti anni lui, diciannove lei. Baldelli incide, stacca la pelle, la slaccia come una camicia, facendola pendere ai lati del busto. Trancia lo sterno, taglia le costole e tira fuori le viscere, ne preleva dei pezzetti e li mette dentro dei barattoli di vetro. Scrive qualcosa su dei fogli di carta. Quando ha finito ordina allassistente di ricucirli. Baldelli sfiora con dolcezza i capelli di lui e di lei. Questa volta il Mostro non ha avuto il tempo di portarsi via i suoi macabri trofei. Forse il giovane riuscito a reagire e sorprenderlo. Se la ruota della macchina non fosse finita nel fossato, forse sarebbero ancora vivi. Almeno il giovane. Chiss cosa avrebbe potuto dire. Era riuscito a scorgere il volto del Mostro? Lavrebbe riconosciuto? Domande, ancora domande, solo domande. A che serve ormai?
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Ci sono indagini che non finiscono mai. In cui non si scopre mai il colpevole. Ferite aperte nel passato, proiettate sul futuro. Incubi. I peggiori del mondo. Valerio Baldelli osserva lassistente mentre finisce di ricucire con un grosso ago ricurvo e del filo nero. I corpi vengono lavati e schiuma e sangue finiscono nelle scanalature del tavolo, gorgogliano gi nello scarico.

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Una ragazza con un abito lungo, marrone, e con un colletto bianco di pizzo, si incammina in un bosco immobile e cinereo. Arriva in una radura dove troneggia un albero seccato dalla furia dei fulmini; il grosso tronco percorso da venature pulsanti. Sullalbero ci sono degli uccelli di vario colore: verde smeraldo, bianco opaco, giallo paglia, cobalto. Gli uccelli la aspettano. La ragazza allunga una mano, afferra uno dei volatili, e inizia a mangiarlo, apparentemente imperturbabile. Ad ogni morso il sangue schizza fuori dai denti, macchia il colletto e cola lungo il vestito. Il resto rimane in silenzio. Il bosco. La campagna. I casolari. Odore di cedro, viole.

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Tastiamogli un poco. Sono rimorti ben bene non pericolo che mi abbiano da far paura unaltra volta: torniamocene a letto. (Giacomo Leopardi, idem.)

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La notte delle crisalidi

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a Tiziano Sclavi

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Notte e vuoto sidereo. Buio e freddo, assenza di suoni. Una citt di provincia, con la chiesa illuminata di rosso, la stazione che annuncia arrivi e partenze, una fabbrica dismessa e i silos polverosi. Le case del centro, luminose e confortevoli. Poi i quartieri residenziali, il centro commerciale, una discoteca. Attorno, le case popolari della periferia, campi di calcio, fino ai paesi che ruotano attorno come calme meduse. Pi in l, sulla riva di un fiume che viene dal nord, un parco. Le strade sono gelate e riflettono la luce gialla dei neon. Carta della pubblicit affossata nelle buche delle lettere, accanto ai portoni. Qualche macchina ha i vetri ghiacciati, per le vie. Da lontano, da oltre il sottopasso della ferrovia, dietro il cavalcavia della Coop, viene un suono. Terso come l'acqua che cola sui vetri, suona un carillon.

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- Dai, per Dio, che ce la facciamo! - S, ma questa vita mica mi convince tanto... - Nemmeno a me, ad esser sincero - Cazzo, ragazzi, ma vi siete bevuti il cervello? Qui si parla di non lavorare, n-o-n la-vo-ra-re! - Gi, parli tu con le tue soluzioni del cazzo - Ma poi chi ci pensa a progettar qualcosa! Ogni marted sera si ripeteva la solita solfa. Cri e Davi andavano a prendere tre pizze da asporto. Alle otto e mezza in punto, suonavano al campanello di casa di Simo. Ogni benedetto marted. Una liberazione. Una serata fuori da tutto. Sospesa come un gigante in spaccata sull'abisso. Niente ragazze, niente lavoro, niente genitori. Ci si mangiava una pizza in santa pace a casa di Simo, il solo dei tre a vivere per conto proprio. Birra e gelato li forniva il padrone di casa. Mangiavano in silenzio, come fosse la messa. Quindi sbaraccavano e si mettevano a vedere un film che portava Davi. Uno di quei film brutti, girati con quattro soldi e attori di bassa lega. Finito il film, davano i voti a regia e
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sceneggiatura, colonna sonora e attore. A fine anno nominavano il film pi brutto che avevano visto. Poi, per digerire la pizza (Cri aveva sempre grossi problemi a mandar gi quel fagotto d'olio), scendevano nel quartiere a far due passi. Giravano come forsennati attorno alle case della zona residenziale, intabarrati nei giubbotti caldi. Cominciavano a parlare a denti stretti dei loro guai. Di sogni nel cassetto e fantomatici progetti. Si raccontavano di tresche passate e affari assolutamente trascurabili. Per chiudere la serata, andavano fino al passaggio livello. Si fermavano davanti alle braccia meccaniche e aspettavano passasse il treno. Ogni marted sera il treno passava e loro se ne andavano a dormire. Questa sera Cri ha spolverato uno dei suoi temi pi caldi: il progetto di vivere di rendita. Dopo aver passato ogni genere di impiego, dal cameriere al becchino, dai diciotto ai ventotto anni, Cri approdato al ramo assicurativo. Ci entrato con una letterina di sua zia, brillante ereditiera di provincia. Un impiego dignitoso e nemmeno poi troppo ripetitivo. L'unico guaio il cedolino a fine mese: 620 euro.
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Cos, Cri, che ha le basette lunghe e le occhiaie gi profonde, le spalle larghe e una tosse nervosa e reiterata, costretto a vivere ancora con i genitori. E sperare nell'eredit della vecchia zia: due appartamenti in citt, una villa al mare e un centinaio di migliaio di euro alla banca del quartiere. - Ma anche vendessi casa in Toscana, cosa ci faccio di quei soldi? - fa Davi. - Davi, detto tra noi - Cri muove le mani nell'aria - un modo lo si trova. Ho lavorato per un anno in queste benedette assicurazioni! - e disegna un'enorme circonferenza con i guanti viola. Simo sta a sentire. Gi sa dove si andr a parare: Cri vuole convincere Davi a sperare nei suoi stessi sogni. Incassare l'eredit e vivere a basse spese. Facile a dirsi. - Ma io non ho nessuna zia con la villa al mare Davi si mette le mani alla bocca, come per formare un megafono - quante volte te lo devo ripetere! Cri muove il capo, d due o tre colpi di tosse, torna con lo sguardo all'asfalto ghiacciato. - Simo la casa dei suoi nonni gi l'ha venduta... E quanti soldi s' fatto? - continua Davi, sempre voltato verso Cri e con la voce fintamente seccata - Non si vive con cos poco.
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Le persiane delle case sono quasi tutte abbassate, solo poche fessure filtrano la luce della strada. Le villette a schiera hanno addobbi natalizi di molti colori. Gli alberi coperti di brina e i campi resi pi pesanti dalla nebbia. - Basta ragazzi, fa troppo freddo, chiudiamola qua - fa Simo, che se n' stato in disparte, gli occhi piccoli incastrati nella sciarpa e la fronte indurita dal gelo. Il passaggio livello sega in due una via fuori mano. A sinistra ci sono i ruderi di un vecchio castello. A destra delle villette rettangolari verdi. La via porta alla dogana dei Trafori. L, dietro una finestrella azzurra, c' un guardiano. Come ogni marted sera. I tre arrivano e si accorgono di lui che gi li sta fissando. - Parli, parli... - Davi guarda dritto e non si volta pi - Ma non fai mai un cazzo... Ogni volta tiri fuori la storia e pare che si debba svoltare da un momento all'altro... Davi era pi vecchio degli altri due di qualche anno. Aveva gi la sua bella et, ma viveva ancora a casa con i suoi genitori. Soprattutto, non aveva mai lavorato un'ora in vita sua. Dopo aver preso la laurea in Dams, si era seduto ad aspettare la sua chiamata. La sua chiamata.
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- Cosa devo dire? Qui ti arrangi e fai il tuo meglio, mica puoi far tanto altro. - Tu a volte non sai manco di quel che parli Ribatte Davi con fare paterno - Hai anni di esperienza lavorativa, ma a volte mi sembra non hai mai visto in che mondo vivi. Sarebbe il turno di Simo. Entrare e abbassare i toni, smussare le divergenze. Ma non pi quello il suo compito, da un po' di tempo. Non lo da quel giorno in cui fin all'ospedale per un esaurimento nervoso. Simo era un bancario svelto, intraprendente, robotico. Sempre a dire s, in ufficio fino alle dieci di sera. Soldi e soldi, qualche ragazza. Poi il botto. Cos ora vive dei quattro soldi delle ripetizioni che d a un ragazzo del Classico. Si sistemato nella casa che il padre gli ha lasciato partendo per il Madagascar. Ora anche tornato a giocare a calcio, in una squadretta di paese, per arrotondare il mese. Davi e Cri vanno a vedere le sue partite ogni domenica. Ma Simo spesso non gioca. Le poche volte che il mister lo manda in campo, si limita a ciondolare per la fascia sinistra. Solo una volta lo videro giocare come ai vecchi tempi. Giocavano contro la squadra di Trino e Simo fece un gol straordinario: un tiro imparabile di esterno destro sotto il sette. Poi pi nulla.
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- A me basta smettere di girare come un burattino, starmene a casa a fare i miei quadri chiude secco Cri. - Ah ah! - Se la ride Davi - Ma se con tutte le mostre che hai fatto hai venduto s e no una decina di dipinti! Ed erano pure i migliori... Il guardiano ha lo sguardo fisso al passaggio livello. Cri mette le mani in tasca, dopo essersi toccato le basette. Si chiude dentro le spalle, d un calcio a una pietra che finisce tra i binari, qualche colpo di tosse. - Avrei dovuto fare come Max il Bello. Andarmene - Butta gi amaro Cri - Provare a uscire da questa cazzo di citt e tanti saluti - Poi si volta e, chiss perch, il suo movimento fa pensare a Simo a quando i terzini lo marcano in area di rigore - Che cazzo ci stiamo a fare qui, che non siamo nemmeno mai andati oltre questa merda di ferrovia? Wreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee eeeeeeeeeeeeeuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu Sferraglia il treno e le sue luci sorprendono la notte, gelata e compatta.

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La sagoma di lei che avanza nel buio e nella nebbia sottile. Ha gambe asciutte dentro i collant e una gonna stretta. Mette in fila i piedi, uno dopo laltro. Pare la sagoma di un film noir. - Credevo non venissi pi. - E invece eccomi qui. Lui le spalanca la porta dingresso e lei scivola dentro il locale. Luci basse e verdognole, fumo. - Sediamoci a questo tavolo. Nella sala adiacente ci sono ragazzi che giocano a bigliardo. - Allora, finalmente siamo riusciti a vederci dice lui, Gigi, avvicinandosi col petto al tavolo di legno. - Beh, bisognava pur trovare il tempo. Arriva il cameriere, un tipo tarchiato con una camicia e un grembiule marrone. I due ordinano fish and chips e della birra. Seguono parole di circostanza, lui cerca di intavolare una discussione vagamente interessante, lei forse non lo segue. Poi arriva il cibo e non si parlano per un po.

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Gigi spegne il motore della sua Due Cavalli. Poi anche le luci dei fanali. Il sentiero davanti al cofano scompare e per qualche secondo non si vede niente, attorno. Si strofina le mani, come a voler cacciare una sensazione di freddo, poi si volta verso di lei. - Beh, non come essere al Grand Hotel - Ma almeno sicuro? - Stai tranquilla, ci vengo spesso a passeggiare la notte con un mio amico - prova a rassicurarla. - Ok - dice piano la pecorella. - Andiamo dietro che si sta pi comodi? Gigi sbottona piano la camicetta di lei. Ha un profumo sottile, Dior o qualcosa del genere, gli occhi chiusi. Lui la bacia e sente la mascella di lei contratta, il collo proteso in alto. Lei ha una bellezza composta, le mani affilate e il respiro contenuto. La definiresti una bellezza standard. Lui le slaccia i pantaloni e lei inarca la schiena, per farseli togliere. Tutto facile. Gigi avrebbe voluto avere un momento del genere molti anni fa. Ora, a trentanni, tutto cos meccanico, tutto cos svanente. Persino i ricordi, quando te li porti a casa la sera e provi a
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rinchiuderli nel miglior cassetto della memoria, finiscono con il gualcire. Le mutandine si sfilano anchesse facilmente ed entrare in lei ancora pi agevole. Tiepida e liscia. - Una ragazza cos non per te, lo sai - sussurra una vocina nella testa di lui. Gigi prova a scacciare tutto, si avventa su di lei con maggior foga. - Se non fossi stato cos insicuro Sempre ad aver bisogno dei pareri degli altri, dei soldi degli altri, della personalit degli altri insiste quella vecchia megera che s insinuata dentro la sua testa. - Stai con lei, stai con lei - prova a ripetersi Gigi - non vedi com bella? Non vedi com serena? Gi, la serenit. Quel vivere sopra i pensieri, giovani e immortali. Quello che lui non si mai permesso. Girare, sorridere, non aver paura del futuro. Eppure sarebbe stato tutto cos facile. Bastava spegnere quella voce. Gigi viene dentro di lei senza emettere suoni. Lei finge di provare un po di piacere, poi mette le mani sulla pancia di lui e lo fa uscire. Lei gli
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allunga un fazzoletto di carta e lui si pulisce ridendo un po, imbarazzato. Anche lui finge una soddisfazione che non gli appartiene. Sospira come avesse appena conquistato qualcosa di importante. Invece sa di esser sempre immerso nella stessa palude. Gigi sapeva cosa ci sarebbe voluto. E sapeva che non era lei a poterglielo dare. Non lei con quei movimenti lineari, con quella scopata dopo unora di pub. Ci voleva qualcuna in grado di ridargli quegli anni l, una capace di farlo sentire vivo come allora avrebbe potuto sentirsi. Voleva qualcuna in grado di risarcirlo.

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C unaltra coppia appartata in macchina. Si trovano in una radura sul ciglio di un fiume. Le luci della citt sono molto distanti. Qui penzolano ragnatele dai rami. E la notte che ha srotolato le sue ciglia, fino a questa coppia appartata, indifferentemente. Lauto una Cinquecento bianca, modello nuovo. Vista dallalto, pare un piccolo mouse immobile nel buio. Lola ha i capelli biondi e lisci, occhi indifferenti e sottili, naso piccolo. Ha un corpo asciutto come unanguilla e anche sporgenti. La definiresti aggraziata, ma di una bellezza emaciata e prossima alla decomposizione. Giova ha i capelli dritti e biondi fin sulle ciglia e lo sguardo terreo. E completamente nudo e si muove con disinvoltura ostentata, come se volesse far colpo su di lei. Ma Lola molto distante da lui, nei pensieri. E, sebbene Giova la stia scopando con impegno da liceale, lei non prova alcun piacere. Soltanto, le piace lidea del suo corpo desiderato da un uomo. Le piace il concetto del cazzo e dellessere posseduta, nientaltro.
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Anzi, lei pensa a un altro. Nonostante il ragazzo che la sta possedendo da dietro sia il suo fidanzatino da almeno un anno e mezzo. Lei si culla in quel movimento oscillatorio, guarda il buio dietro il vetro. La natura attorno immobile, dilaniata da un gelo che scende fin dentro la terra. - Amore mio - bofonchia Giova allorecchio di Lola. Lei accenna una carezza inarcando il braccio sinistro, ma poi un colpo pi forte di lui le fa scendere il braccio. Sono distesi sul lato, lungo tutto il sedile posteriore. Un poco rannicchiati. Lui la possiede da dietro e ogni tanto le soffia sul collo. Si sono conosciuti ad una festa di compleanno. Giova aveva una camicia a quadri e si vedeva che era di buona famiglia. Lola non aveva mai avuto un ragazzo e voleva provare a fare la donna. - Dai che carino e ti tratta bene - le aveva detto la sua amica. Lei, che di queste cose era poco pratica, si era fidata. - Tanto, tra un po lo lascio - aveva pensato.
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Poi, si era sentita un po stupida e aveva allontanato quel pensiero. Lui si era dimostrato disponibile e galante e Lola non aveva dovuto far granch. Certamente, non era quello con cui avrebbe voluto uscire a tutti i costi. Un po di mesi prima, aveva visto ad un bar un ragazzo. Un tipo coi capelli ricci e laria di quello che fa le cose casualmente, come se non lo interessassero. Laveva rivisto altre volte, in giro per la citt. E sempre gli sguardi di entrambi avevano esitato. Erano andati avanti un po di tempo, i due sconosciuti, a incontrarsi in giro e a guardarsi. Sempre senza parlarsi, sempre senza conoscersi. Lola si era limitata a indagare tra le conoscenze della citt, fino a quando era saltato fuori un nome - Max, Max il Bello lo chiamano. Poi di colpo quel ragazzo era scomparso dalla circolazione. E lei si fidanzata.

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Da qui la citt solo una sfera luccicante. Attorno, i campi sono cimiteri di zanzare. Freddo mortuario. Soltanto molto pi sotto la terra un poco calda. Il bosco buio come linterno di un armadio. Niente case, niente luci. Soltanto un'antica tenuta abbandonata, con gli infissi divelti. Il sentiero ha pozzanghere pietrificate dal gelo. Ma non brilla, non c' luna. Non ronzano moscerini, non escono lombrichi dal cuore della terra. Un suono attutito e compatto, come il cadere di una carta da gioco su un tavolo di legno. Nessun movimento di uccelli dagli alberi. Pare di essere in un quadro. Dentro il bosco, centinaia e centinaia di metri pi avanti. Dove i sentieri si immettono in spiazzi di verde, che affondano nel nero dei rami e poi ancora... C' una radura improvvisa, desolante e immensa. Al centro del parco. Silenziosa e malinconica, l'erba bruciata e piccole gemme lungo i lati.
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Al centro c' una statua di donna. Pare fatta di latte, una statua di donna con il volto proteso in avanti e una veste penzolante sul lato destro. Completamente ghiacciata, sembra una ninfa paralizzata dall'inverno. Un rivolo d'acqua le scorre lungo il petto e poi lungo la gamba sinistra. Continuo e indifferente al gelo. Sul volto contratto, gli occhi della statua di donna piangono di un pianto incessante, per tutta la notte.

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Un piccolo tempietto con la statua della Madonna, tutto circondato di candele rosse. Fiori e santini, un libro di preghiere. C un uomo che prega genuflesso nella penombra. Prega la Madonna e solo lei, la supplica con dolci parole. Si fa il segno della croce e bacia intensamente la mano in cui stringe un rosario. Si alza e chiude un libro su un piccolo leggio. Sposta una tenda di velluto e si ritrova in una piccola stanza buia. Prende qualcosa ed esce da una porta. Un cortile di una casa lugubre, semi abbandonata. Luomo chiude a chiave la porta e si allontana. Sbuca fuori dal portone del caseggiato e costeggia una roggia. Ha un bomber nero e la cuffia calata fin sugli occhi. I jeans e i guanti, gli anfibi marroni. Cammina a passi brevi, muovendo leggermente le spalle, lo sguardo dritto e noncurante.

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Luomo raggiunge un gruppo di case e pare allontanarsi dal centro della citt. Non ci sono altre persone in giro, i lampioni si fanno via via pi radi. Ha una carnagione bianca e la barba di qualche giorno, rossa e folta. Il naso lungo e deforme alla cima, le labbra sottili e vagamente contratte. Sotto il mento gli sbuca una sciarpa grigia. Una strada sottile, piena di sacche di buio e bidoni della spazzatura. Pi in l c un locale. Luomo cammina e pare guardare le targhe delle macchine parcheggiate. Cammina a passo pi lento e si avvicina. Fa scivolare una mano lungo il fianco e si tocca la patta dei pantaloni. Strofina un dito sulla patta e sente per un istante la superficie del suo pene. Una coppia esce dal locale e luomo in bomber nero affretta il passo, nella direzione opposta, verso un portone. Scompare nel nero.

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Cri chiude la porta della sua camera e lascia scivolare i vestiti sullappendiabiti. In mutande si avvicina alla scrivania e accende il computer. Tossisce cinque volte. Si toglie anche la t-shirt e resta con una canotta a costine grigia e con delle mutande color caghetta. La camera quadrata e piena di cose. Sulle pareti ci sono quadri appesi alla rinfusa. Tutti con dipinti di tre colori, bianco rosso e nero. Un volto massacrato, un risaia di sangue, un campo di girasoli con dei teschi. Il monitor del computer irradia la camera e Cri armeggia nei cassetti dellarmadio. Tira fuori un fazzoletto di stoffa e si siede davanti al computer. Comincia a muovere il mouse e lo si vede accavallato sulla tastiera, le basette perpendicolari al suolo. Sul monitor compaiono due spogliarelliste e Cri indietreggia con il busto, si appoggia sullo schienale. Altri cinque colpi di tosse. Sul monitor compare un mandingo butterato, che comincia a palpare le due ragazze. Cri ha uno sguardo indifferente e con la mano
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comincia a strofinarsi il petto, come una giovane vergine. Le spogliarelliste sorridono a Cri, che seduto al centro di una sala, legato con una corda ad una sedia. - Volevi giocare con noi, eh, avventuriero? Sono due ragazze bionde, con la frangia e le ciglia colorate di viola. Sorridono con quella dolcezza dellest. Hanno gambe lunghe quanto lo stipite di una porta e seni enormi e protesi. Solo i culi sono piccoli e tondi, come due arance. Sono due ballerine di San Pietroburgo, ora fumano due sigarette lunghe e sottili, hanno entrambe un neo sopra le labbra, a destra. Sono due cantanti austriache in vacanza a Saint Moritz. Hanno una tuta aderente fucsia, che si slacciano lentamente, venendo gi dalla pista. E la settimana bianca e bevono due Jack Simoels. Cri rotola lungo una scarpata. Nella neve la sua pelle si decompone come dentro un frullatore. Davanti a lui c la sua ragazza, il viso sciupato e le grandi mammelle nude. Lo guarda e scuote la testa.

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La camera di Davi rettangolare e quasi tutta occupata dai libri. Nellangolo a sinistra, sotto una grossa lampada gialla, c lui sprofondato in una poltrona. Legge un libro horror. Legge di una ragazza che fa lamore con il suo ragazzo. Ma non lo ama. E fuori, attorno a loro, c tanto buio e lei comincia ad aver paura. E fa bene. Perch fuori non c solo linverno: c un uomo nero come la morte che li sta guardando. Davi quasi non respira, immerso com nel suo libro. Lha comprato pochi giorni fa al mercatino dei libri usati. Ci andato con Simo, come ogni primo del mese. Lennesimo dei loro rituali, dei loro appuntamenti fissi. Gi, perch, se Cri luomo del partire e tanti saluti, Simo e Davi sono quelli del tutto cambia, nulla cambia. Le letture di sempre, gli amici di sempre, la citt di sempre. Il resto non interessa. Simo ci aveva forse anche provato, a cambiare. Ma poi arrivato quellesaurimento e addio. Ora Simo ascolta in silenzio e sopravvive nella sua quotidianit.
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Quanto a Davi, libri e film: per lui la vita non era stato mai nientaltro. La vita per lui era bella, purch vissuta sulla pelle degli altri. A lui non fregava di farsi una famiglia o di avere figli. Gli piaceva pensare di essere lunico sopravvissuto, chiss perch. A dire il vero, aveva lui stesso scritto un buon numero di libri e girato qualche film amatoriale. Uno dei suoi libri era anche stato pubblicato, da un editore emergente. Ma Davi non and alle presentazioni e fin col litigare con leditore. - Quello vuole che rappresenti la casa editrice? aveva detto Davi - Ma io non rappresento neanche me stesso! E cos il libro aveva finito per esser comprato soltanto da Simo, che ogni tanto ne ordinava qualche copia su internet. Per loro quel mondo piccolo e a misura andava bene. E si poteva tranquillamente andare avanti cos fino allultimo giorno. Davi si alza, si stira la schiena e va in bagno. Poi torna nella stanza e si mette dritto in piedi di fronte alla libreria. Guarda i libri per alcuni istanti. Spegne la luce e si infila nel letto.

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Simo gi a letto nella sua camera e sta dormendo. Il letto matrimoniale e occupa met stanza. La porta aperta e si sente il ronzio di un frigorifero. Le persiane sono alzate ed entra nella camera la luce gialla di un lampione. Simo una pedina del Monopoli. Si trova sulla casella di Via Accademia. I portoni alti, i muri in cemento e le targhe in ottone. Su delle scalinate gli universitari mangiano la focaccia avvolta nella carta. C una villa grande, bianca, in faccia al mare. Un porticato la costeggia su tutto il lato che si affaccia alla costa. Sul terrazzo una ragazza giovanissima ha degli occhiali da sole Carrera bianchi. Sorride su una sdraio e legge una rivista. Dal terrazzo della casa bianca si possono vedere i gabbiani che volano allisola San Giulio. L c un castello bianco immerso nel verde. Sotto la casa, nel piano interrato della villa bianca, c una piscina al coperto. Non la vede, ma Simo sa che c. Ha lacqua verde come gli occhi della ragazza in occhiali da sole Carrera. E al buio, illuminata solo dai faretti sottacqua.
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Ricoperta di piastrelle bianche, lisce e marmoree. Ha una pelle liscia come la ragazza in occhiali da sole Carrera, che ora prende una sigaretta lunga e sottile e la accende. Dal davanzale della sala cadono gocce di cera, una cera liquida e rosa. Il pavimento bianco si macchia, come se avesse la varicella. Ora sulla casella di Vicolo Corto. C unosteria stretta, dentro una via buia e coi muri senza finestre. Dentro losteria ci sono dei vecchi che giocano a carte. Simo si avvicina ad uno dei giocatori. E un vecchio di centanni, che ha delle mani spesse come salami. In mano ha cinque carte. Una delle carte una regina viola, con gli occhi stretti e la bocca con due fila di denti. La regina viola si avvicina a Simo con in mano una rosa. - Sono la ragazza del ballo del Liceo, non mi riconosci? Dal soffitto cadono minuscoli ragni neri. Su Viale dei Giardini c un luna park sul mare. E la notte di capodanno. Ci sono alcune famiglie con lo spumante e dei ragazzi attorno a un autoscontro. Un clown fa il conto alla
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rovescia su un cubo giallo. C un vento asciutto che attraversa i portici davanti al molo. Sul lato destro del luna park, il bugigattolo del tiro a bersaglio. Poi, nellangolo a ridosso sul mare, il trenino della paura, spento. C un diavolo arancione disegnato sul lato della struttura in ferro. E una maga. Alla maga Simo chiede di poter togliersi la sua pelle e gettarsi in mare.

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Luomo con il bomber nero e il berretto calato fin sugli occhi cammina con una frenesia compulsiva. Vediamo solo i suoi passi, che lasciano una superficie in catrame per una di terra battuta. Non ci sono pi luci, la vista si alza e ci troviamo in campagna. Il volto delluomo vitreo, la mascella ha piccoli spasmi. Dentro una tasca interna del bomber nasconde qualcosa. Fa qualche passo, poi svolta a destra e si piazza dietro un albero. Toglie lentamente i guanti e li lascia cadere. Mette le mani in tasca e sfila un paio di guanti in lattice. Tira gi la patta dei pantaloni e cerca il membro, lo tira fuori. E piccolo, bianco e sottile. Lungo tutta la superficie del pene ha cicatrici strette ma profonde. Con i guanti in lattice addosso, lo accarezza piano. Lentamente il membro si irrigidisce e le cicatrici si allargano come tanti piccoli ghigni. Lo muove velocemente con le due dita della mano destra.

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Lola ancora dentro la Cinquecento bianca, a fianco al suo fidanzato. Ora si rivestita e fissa il buio oltre il finestrino. Giova ha ancora il petto nudo e fuma una Camel, soddisfatto. Con la mano strofina la schiena di lei. - Sicura che prendi la pillola, eh? - Ma certo, dai, non ci pensare - e prova a passare con disinvoltura la mano sulla spalla di lui. - Bello, per, no? - Eh, si. Anche se un freddo! Gigi fa finta di avere ancora il fiatone, si riveste con disinteresse. Lei riabbottona la camicetta e per un poco lo guarda. La Due Cavalli ha imbarcato aria gelida dai finestrini mal sigillati. Il buio attorno ha lasciato spazio a qualche sagoma di alberi e campi. Luomo asciuga lo sperma con i guanti in lattice, raccoglie tutto in un sacchetto e lo infila nella tasca. Rinfodera il membro corto e sottile nella patta ed esce dallangolo buio. Svolta a destra e si ritrova davanti una piccola radura. Sul lato opposto c una Cinquecento Bianca parcheggiata. Si avvicina con passi corti e frenetici.
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Lola sta pensando alluniversit, alle cose che vanno avanti senza sosta. - Poco tempo fa avevo tutta la vita davanti pensa a denti stretti. Se solo avesse potuto fermare il tempo. E trovare listante per poter parlare con Max il Bello. Provare a vivere una vita diversa. E non mandare avanti la baracca di una storia gi vissuta. - Sono in trappola - si confessa. Luomo a tre metri dalla Cinquecento bianca. Tira fuori dalla tasca del bomber una torcia delle dimensioni di una biro e la punta sulla cinquecento. Contemporaneamente, con laltra mano estrae un cartellino. - Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah - sobbalza la coppia. - Fermi, polizia - urla luomo, appiccicando il tesserino al vetro posteriore dellauto. I due ragazzi si guardano. - Su, ragazzi, vestitevi e scendete. I due provano a guardare oltre il vetro, ma la luce puntata li acceca. Giova infila un maglione
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e si arrampica sul sedile del guidatore, fino ad aprire la maniglia della portiera. - Forza, scendete. Un controllo - fa luomo con un tono secco e paterno. I ragazzi scendono una dopo laltro dallauto, i vestiti stropicciati e laria di chi non ci sta capendo niente. Appena i loro occhi si riprendono dallimpatto con la luce della torcia, vedono luomo con il bomber nero e la cuffia calata fin sugli occhi. Non riescono a formulare una frase, aspettano. - Mettetevi uno di fianco allaltro, l. Luomo porta la mano dietro la schiena ed estrae una pistola con la canna lunga, con il silenziatore. Spara in faccia al ragazzo. Lola non fa in tempo a voltarsi verso luomo, che lui gi con le mani al collo di lei. - Nooooo - prova a urlare la ragazza. Ma luomo le infila la mano con il guanto in bocca, con laltro braccio la colpisce al fianco. La ragazza crolla per terra e luomo le sprofonda sopra. Le finisce a cavalcioni sullo stomaco. Le comprime il guanto nella bocca, sfilando la mano. Le preme col braccio la faccia nella terra, ha una forza brutale. Con laltra mano le rovista la figa. Poi le tira un pugno alla mandibola, che la fa quasi svenire.

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Con la sciarpa grigia che si tolto da attorno al collo le fascia a strattoni la parte bassa della faccia. Lasciandole scoperti gli occhi. Si volta e, continuando a stare a cavalcioni sullo stomaco di lei, le abbassa a strattoni i pantaloni. Lola ha una vagina sottile e con le labbra penzoloni. I peli sono radi e rasati nella parte superiore. Luomo si rigira verso il volto di Lola. Si sbottona la patta e tira fuori il minuscolo pene bianco pieno di cicatrici. Poi tira fuori un coltellino svizzero. Guardandola lo apre e lo avvicina al suo membro. Si fa una lunga incisione su tutta la pelle del pene, fino ad arrivare ai peli del pube. Gli occhi di lei sono gi vuoti. Con il coltello grondante di sangue si volta e glielo infila nella vagina.

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- Grazie della bella serata - dice lei con il tono di unoperatrice di call center. - Grazie a te della bella scopata - pensa Gigi sorridendo tra s, ma poi risponde - Ci sentiamo. La portiera si chiude e lei scompare dietro un cancello con quel suo passo da comparsa di un film noir. La periferia della citt congelata e la Due Cavalli arranca per le vie. Passa davanti alle serrande chiuse di una panetteria, poi ad uno sportello Bancomat. - Fanculo che domani non lavoro - fa Gigi al Bancomat, mostrandogli il dito medio. E una sera argentata come la cartapesta dei presepi di natale. Ma vuota e silenziosa. Guardando la citt dallalto, si vedrebbe che un gatto nero cerca un rifugio tra le tegole di un tetto. Gigi non ha nessuna voglia di andare a casa. Questa sera passata questa ragazza, domani ne passer unaltra. In questo gioco di porte girevoli, Gigi per un attimo sente di essere felice.
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Poi tutto passa. - Troppo tardi, troppo - quasi dice a se stesso. Si accende una Benson e fa per prendere la strada di casa. Ma poi gli viene in mente qualcosa e gira. Si perde sulla statale ancora piena di addobbi natalizi. Gli alberi delle ultime villette sono tante giostre profumate. Di futuri avvocati e futuri medici, Gigi ne aveva un sacco tra i suoi compagni di scuola. Tutta gente dallo stesso tragitto: dapprima il santo trittico scuola - morosa famiglia, poi il momento di crisi e le scopate in giro durante i cortei universitari, infine il grande rientro e il posto assicurato nello studio del pater. Amen. Gigi era stufo marcio di gente del genere. - Rifiuti provinciali - si diceva. Mai uno che si inventasse una strada nuova, che sfondasse dal nulla. Mai un fottuto eroe venuto dalla fame, un tipo per cui almeno fare il tifo. Mai nessuno tranne lui. Max. Il suo compagno di banco delle medie. Quello bello, ma con gli amici senza lombra di una fica. Quello adeguato pur provenendo dalle case popolari e con la madre zoppa.

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- Tutti guardano da dove la gente proviene. Io guardo dove la gente diretta - diceva Max, scimmiottando un eroe popolare. Max che veniva a scuola con le camicie sporche del padre. Max che non era nessuno, ma trattava con tutti da pari. - Lunico che ce lha fatta, Max il Bello sorride amaro Gigi. Ad andarsene da quella provincia bucata. Salire sul treno, fare i soldi, diventare qualcuno. Le ultime luci delle fabbriche evaporano come obelischi azzurri. La Due Cavalli e la tangenziale, qualche lampione di tanto si affaccia sul guardrail. Gigi si accende unaltra Benson e fissa la strada come un pesce dietro il vetro di un acquario. La carreggiata ora dritta e lasfalto coperto di brina. Non ci sono case, le luci sono lontane. Gigi scala la marcia e rallenta gradualmente. Si ferma. Pochi metri pi in l, sulla strada, c un muro di cemento, grigio come lasfalto della tangenziale. Il muro interrompe di netto la strada e corre tutto intorno sullo specchio dellorizzonte. Abbraccia tutta la pianura come un sole opaco. Cancella ogni possibile via di fuga da quella provincia dimenticata dal Signore.
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- Per poco ci vado a rompermi la faccia - si dice Gigi. Fa retromarcia e slitta via. - Il solito smemorato - e fila dritto a casa, senza pi pensare a nulla.

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La statua al centro del improvvisamente di piangere.

parco

smette

Attorno alla radura, dove gli alberi cancellano ogni colore, si accendono delle luci sottili. Paiono le illuminazioni delle feste. Come una macchia che si spande, le luci si propagano per tutto il parco. Sembrano lucciole immobili, silenziose. Di colpo, dalle luci fuoriescono delle farfalle. Escono con foga, tutte al medesimo istante. Hanno ali fluorescenti, sinuose e multicolori.

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Una villa gialla, le arcate decorate, il giardino quieto e senza luci. In un quartiere residenziale, ancora senza strade asfaltate, un poco fuori dalla citt. Si spalanca la porta ed esce una figura infagottata in un piumino arancione. A movimenti decisi, apre e richiude il cancello, sparisce dentro una Lancia parcheggiata l davanti. Mette in moto. La tangenziale nuova di zecca, si attorciglia alla citt come una stupida ballerina. Sa di quel nuovo inutilizzato, la carreggiata splendente e i ciuffi di sterpaglie che oltrepassano il guardrail. La Lancia ci scivola sopra come una pallina da bigliardo su un tavolo ben curato. Al volante c' un ragazzo coi capelli ricci, lo sguardo di chi fa le cose casualmente, come se non lo interessassero. Guarda la strada con occhi lucidi, ha un leggero tic alla palpebra sinistra. Ascolta una canzone di metal satanico senza fare una piega. Poco pi in l, sulla superficie di plexiglass dellorizzonte, una citt di provincia, con la chiesa illuminata di rosso, la stazione che
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annuncia arrivi e partenze, una fabbrica dismessa e i silos polverosi. Le case del centro, luminose e confortevoli. Poi i quartieri residenziali, il centro commerciale, una discoteca. Attorno, le case popolari della periferia, campi di calcio, fino ai paesi che ruotano attorno come calme meduse. Pi in l, sulla riva di un fiume che viene dal nord, un parco. Intanto la tangenziale pare allontanarsi dalla citt, immette su un lungo rettilineo che fiancheggia una distesa d'alberi. Sulla sinistra passa un treno, silenzioso nella notte e luminoso. - Pare un serpente che ha inghiottito delle lampadine - pensa Max. Dopo una rotonda, la strada si incanala su un tratto senza luci. La notte senza luna e scura come il ventre di una formica. L'asfalto ghiacciato, attorno solo campi e brina. La Lancia scorre, con la sua luce minuscola dentro questo buio. Poco pi in l, c' un'enorme bocca spalancata sulla strada senza luci. Appena visibile, dritta in faccia alla Lancia di Max, alcune centinaia di metri pi avanti. Attende. Sopra la bocca, brillano due fari dritti in faccia alla luna. Sono i due occhi di unenorme volto di clown. Un clown bianco come un cadavere e
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silenzioso come una tarantola, con la bocca spalancata che attende. Il metal satanico stride contro i timpani di Max, immobile con le mani sul volante. Gli occhi di Max rimangono indifferenti mentre la Lancia scivola dentro il nero dell'immensa bocca. La bocca del clown si chiude come la bascula di un garage e la Lancia di Max il Bello scompare nel nero.

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