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Ricerca Su Rotari

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Vanessa Chiappino 2°CL Istituto d’Istruzione Superiore “ Saluzzo-Plana” RICERCA SULL’ EDITTO DI ROTARI Editto di Rotari testo

legislativo pubblicato da Rotari il 22 novembre 643 (comprende 388 capitoli, strutturati con una certa sistematicità, soprattutto di diritto penale ma anche di quello privato). E’ la prima stesura di leggi scritte per il popolo longobardo e, a testimonianza delle difficoltà che il re dovette superare vale anche l’avvertenza che Rotari fece di aver cercato di ricostruire le norme che i padri avevano tramandato e osservato secondo il sistema della tradizione orale.

L’editto ha importanza per la storia longobarda; documenta come i longobardi si avvicinassero a strutture statuali simili a quelle romane un tempo a loro ignote ( e di ciò è prova anche l’anno dell’emanazione, lo stesso della caduta di Genova, che portò i Longobardi a signoreggiare su quelle zone della Val Padana già bizantine). Il fatto che il testo sia completamente in latino barbarico

portò a uno snaturamento di molte delle norme longobarde i cui termini tecnici furono non sempre felicemente inseriti negli schemi del mondo romano. Il legislatore ebbe dinanzi a sé alcuni testi romani e sicuramente le leggi ostrogote e visigote, mentre è dubbia la relazione con leggi dei Bavari. L’editto fu approvato dall’assemblea in armi (gairethinx) mediante il rito della persecuzione delle lance ( wapnatak) esso si indirizzava ai soli Longobardi, mentre per i Romani restavano in vigore, ma e’ dubbio in che modo, le loro leggi nazionali. All’editto di Rotari furono in seguito apportate aggiunte da Grimoaldo, da Liutprando, da Rachis e da Astolfo, e da alcune leggi emerse dai duchi di Benevento. Il tutto costituisce L’editum Langobardarum.

Rotari era uomo eccellentissimo e diciassettesimo re dei Longobardi, nell’anno ottavo del suo regno e al trentottesimo della sua età (era l’anno settantaseiesimo dalla discesa dei Longobardi in Italia da quando vi furono condotti per volontà divina da Re Alboino) codificò una raccolta di leggi presso il palazzo reale di Pavia. I governanti si preoccupavano per il benessere dei loro sudditi. Erano preoccupati per i frequenti maltrattamenti a cui erano sottoposti i poveri, e per le riscossioni di denaro che venivano praticate da parte di coloro che erano ritenuti uomini di più alto valore. I miseri subivano violenza e perciò avevano ritenuto che fosse necessario correggere le leggi vigenti, affinché così corrette potessero rinnovare la precedente legislazione aggiungendo ciò che mancava o togliendo ciò che era ritenuto inutile. Avevano quindi stabilito di riunire tutte le disposizioni in un unico testo perché fosse lecito ad ognuno vivere in tranquillità, difendersi dai nemici e difendere se stessi e le proprie terre.

Nella raccolta di queste leggi sono presenti larghi influssi della legislazione romana, che mostrano nei compilatori la presenza di una notevole cultura giuridica. 1)Se qualcuno avrà tramandato congiure od ordito disegni contro la vita del re, incomba su di lui la pena di morte e i suoi beni vengano confiscati. 3) Se qualche estraneo avrà provocato nell’esercito rivolta contro il proprio comandante o contro quegli che dal re sia stato delegato a reggere l’esercito, ovvero avrà tratto a sé una parte dell’esercito, incorra nella pena di morte. 11) Se uomini liberi avranno congiurato, senza la consapevolezza del re, per la morte di un altro (uomo libero) e se in seguito alla congiura la vittima non sarà morta, ciascuno dei congiurati paghi a titolo di composizione 20 soldi. Ma se in seguito alla congiura la vittima non sarà morta, allora chi l’avrà uccisa faccia composizione in relazione a quanto sarà stato valutato il morto, cioè secondo il suo guidrigildo. 13) Se qualcuno avrà ucciso il suo padrone, sia ucciso egli stesso.Se qualcuno avrà voluto prendere le difese dell’omicida che abbia ucciso il proprio padrone, sia costretto a versare 90 soldi, metà al re e metà ai parenti del morto; e colui che,se ne sarà stato richiesto, avrà rifiutato il suo aiuto per vendicare quell’omicidio, faccia composizione di 50 soldi, metà al re e metà a colui cui avrà negato l’aiuto. 41) Se qualcuno con violenza ed aiuto [di altri] avrà teso insidie ad un uomo libero vedendolo indifeso, mentre cammina o sta fermo senza sospetto, piombando improvvisamente su di lui, e con disonore e infamia l’avrà trattenuto e picchiato l’assalitore paghi a titolo di composizione alla vittima metà del prezzo che avrebbe versato se l’avesse uccisa, giacchè il maltrattamento della vittima ha comportato beffa ed infamia. 42) Se qualcuno avrà imprigionato un uomo libero senza un valido motivo e senza l’ordine del re, paghi a titolo di composizione alla

vittima metà della somma che avrebbe dovuto versare se l’avesse uccisa. 44) Se qualcuno avrà colpito un altro con un pugno, componga con soldi 3 ; se invece l’avrà colpito con uno schiaffo, componga per 6 soldi. 77) Se qualcuno avrà picchiato un aldio (uomo semilibero) o un servo addetto ai mestieri, se avrà provocato lesioni e sangue,m per una ferita dia un soldo, per due ferite due soldi, per tre ferite tre soldi, se la vittima avrà ricevuto più di quattro ferite esse non siano contate. 103) Se un uomo, sia esso libero o servo, sarà stato ucciso e per questo omicidio stesso sarà intervenuta composizione e sia stato prestato giuramento d’eliminare l’inimicizia, e in seguito sarà accaduto che colui che aveva ricevuto il prezzo della composizione, per vendicasi, abbia ucciso un uomo della famiglia dalla quale aveva accettato la composizione, allora ordiniamo che chi avrà compiuta la vendetta restituisca il doppio della composizione stessa ai parenti o al padrone del servo. Altrettanto valga per le piaghe o le ferite: chi, dopo aver accettato la composizione, avrà tentato di vendicarsi, restituisca il doppio di quanto ricevette.

144) Se un maestro comacino (colui che lavora cum machinis cioè impiegando, per la costruzione di edifici,delle impalcature) con i suoi consoci avrà accettato, dopo aver definito il patto sulla ricompensa, di restaurare una casa o di sopraelevarla, e sarà accaduto che qualcuno muoia motivo della stessa costruzione o per la caduta d’una trave o per la caduta di una pietra, allora non si richieda la composizione del danno al padrone della casa, qualora il maestro comacino in solido con i suoi consoci non faccia composizione dello stesso omicidio o del danno: infatti, poiché questi ha pattuito il suo guadagno, giustamente deve sostenere anche il rischio. 200) Se il marito avrà ucciso ingiustamente la moglie, paghi un risarcimento di 1200 scudi, metà alla corte dei re metà ai parenti della donna. 203) Se la moglie avrà ucciso il marito sia uccisa; i suoi beni se priva di figli siano assegnati ai parenti del marito. 280) Se per qualsiasi motivo i coloni avranno fatto lega o ardito di fare adunanze sediziose e si saranno opposti a qualcuno o gli avranno strappato di mano un servo o un animale che il padrone avrà voluto prendere dalla casa del suo servo, allora quegli che sarà stato capo dei coloni sediziosi sia ucciso, oppure riscatti la sua vita con un prezzo commisurato alla di lui stima; e chiunque avrà concorso, per male fare, alla stessa sedizione, paghi a titolo di composizione 12 soldi, metà al re e metà a colui al quale avrà recato oltraggio o avrà ardito di opporsi. E se il padrone che risulti avrà recato oltraggio o avrà ardito di opporsi. E se il padrone che risulti aver voluto richiedere ed esigere beni di sua proprietà avrà ricevuto dagli stessi coloni ferite o piaghe, sia fatta composizione in suo favore nella misura che fu stabilita nei precedenti articoli [ …] E se qualcuno dei coloni sarà ucciso, non sia richiesta composizione, giacchè quegli che lo uccise fece ciò per difendere e rivendicare i suoi beni. 387) Se qualcuno, per sbaglio, non volendo, avrà ucciso un uomo libero, ne faccia composizione nella misura della sua stima e non vi sia luogo a faida poiché non vi fu dolo.

388) Inoltre decretiamo che le cause che sono state definite non siano rimesse in discussione. Quelle invece ancora pendenti e che sono state incominciate o promosse entro il 22 novembre dell’anno corrente, nell’indizione seconda, siano definite e terminate in base alle disposizioni del presente editto. Il Re Rotari istituì e rinnovò l’editto presso i Longobardi e inserì il principio secondo il quale tutti i Re dei Longobardi suoi successori togliessero dall’editto quanto vi trovassero d’inutile e aggiungessero ciò di cui esso apparisse mancante, sempre in virtù dell’ispirazione divina. Le leggi longobarde emanate in seguito dai successori di Rotari subirono sempre più l’influenza benefica del diritto romano e della chiesa cattolica, che sulle basi di quello veniva formando il diritto canonico. Gli italiani continuarono a vivere secondo la legge romana e poterono in seguito anche possedere terre, far parte dell’esercito, congiungersi in matrimonio con il popolo longobardo. Bibliografia: Enciclopedia universale Rizzoli Larousse. Documenti e testimonianze (Gaeta Villani). Le Tesi di Storia (Dott.F.D Olmo).

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