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Tagliabue Chiara ARGOMENTO: Le caratteristiche degli <<inetti>> sveviani.

TITOLO: meglio sanit o malattia?


Inetti, disadattati. Sono queste le prime definizioni che ci vengono in mente dinanzi ai protagonisti delle opere di Italo Svevo. Ma realmente cos? Forse, prima di puntare il dito contro questi personaggi, sarebbe un bene se ne approfondissimo la conoscenza. Cos come Freud, che diede <<la debita importanza alle loro esperienze>>, dovremmo fare anche noi. Alfonso, Emilio e Zeno sono accusati di crearsi una sorta di maschera, una facciata, per sopravvivere a quella societ che tanto li opprime. Ognuno di loro trova uno stratagemma differente per fuggire e per estraniarsi da quei rigidi ed improbabili modelli proposti dalla realt, quelle sagome di virilit, forza e sicurezza di se che erano tanto care alla societ borghese. Alfonso si getta nella letteratura, ampliando cos la propria cultura umanistica e, cibandosene avidamente, facendola diventare un motivo di orgoglio e di privilegio intellettuale. Emilio tenta di costruirsi una facciata di virilit cercando unavventura con la giovare Angiolina. Un segno di svolta per segnato da Zeno che, a differenza dei suoi predecessori, non si cristallizza in un'unica maschera; la sua figura contraddistinta da una profonda capacit di trasformazione e sperimentazione delle pi varie forme dellesistenza. Ma questi individui si possono realmente definire inetti solo perch si discostano dalluomo comune e perch si presentano, ad un primo sguardo, come dei perdenti che non ottengono mai nulla dalla vita? La risposta no. Questa solo lapparenza. S, perch la verit che l'inetto sveviano ha capito i meccanismi logici e squallidi della societ, ha compreso che basata su convenzionalismi e pregiudizi, ha inteso il gioco e ha deciso di estraniarsene, in realt il vero vincente colui che vive la vita vera e autentica sciolta da legami e condizionamenti sociali. Il vero vincitore linetto. Se guardassimo oltre i pregiudizi verso questi personaggi forse ci renderemmo conto che, in fondo, non sono poi cos diversi da noi. Alfonso, Emilio, Zeno non sono altro che uomini spesso delusi da loro stessi, incapaci di integrarsi con gli altri e impossibilitati a superare quel muro di differenze che li divide dagli altri personaggi. Quanti di noi possono dire di non aver mai provato la stessa sensazione? Di non essersi mai sentiti diversi, soli e incompresi? Questi sono tutti sentimenti che prima o poi ci sfiorano inevitabilmente. Sta a noi trovare un modo per affrontarli. cos che quello che definiamo inetto si mostra per quello che veramente: lunico in grado di sopravvivere alla realt aperta e ambigua che lo avvolge, priva di riferimenti stabili e di valori certi e determinati, senza rimanerne contaminato. Perch, mentre i sani rimangono cristallizzati in una forma rigida impressagli dalle convenzioni sociali, leroe sveviano riesce ad adattarsi a tutti i mutamenti che avvengono nellambiente circostante. Nonostante la perenne inquietudine che lo affligge, il continuo senso di autocommiserazione che lo accompagna e il costante bisogno di giustificare i propri comportamenti dinanzi ad una societ che lo esclude etichettandolo come malato, linetto lunico che riesce a mantenere la propria individualit, il solo che, una volta trovatosi di fronte degli ostacoli e dei limiti che gli risultino insormontabili, non demorde e continua la propria ricerca verso una vita migliore. Zeno afferma <<credo che in qualunque punto delluniverso ci si stabilisca si finisce con linquinarsi. Bisogna muoversi. La vita ha dei veleni, ma poi anche degli altri veleni che servono da contravveleni. Solo correndo si pu sottrarsi ai primi e giovarsi degli altri>> . Non forse questa una realt pura e semplice? Quindi, probabilmente, meglio se ognuno di noi cominci a correre. Perch, in fondo, questa lunica cura per liberarci dalla pretesa sanit che ci affligge e di ammalarci di un po di sana inettitudine. DallEspresso