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Le mie lezioni

Il primo giorno di supplenza la violenza verbale e psicologica tale da non permette di capire cosa succede; lo sforzo di mantenere di tenere a bada strepiti, interventi fuori luogo e fughe dalla sedia non lascia spazio ad un'analisi pi attenta delle possibili conseguenze. La sera torno a casa in preda a mal di testa e tic nervosi cos insistenti che passa in secondo piano laver perso la voce. Non per questo mi perdo d'animo: preparo meglio la lezione, rinforzo le difese verso i miei discenti e preparo battute in risposta alle osservazioni fuori luogo. Dopo qualche giorno il clima in classe migliora leggermente; riesco a presentare un nuovo argomento e la voce ritorna, ma pi bassa, impostata e pacata. La relazione con gli studenti si evolve: diminuiscono le urla e aumenta la curiosit, a volte morbosa. Si insinuano domande fuori luogo ancor pi fastidiose perch scavano nella vita personale. Tra una lezione e l'altra qualcuno inopportunamente chiede: Qual' il suo nome?, Ma lei sposato ?. Con il tempo imparo a difendere la mia vita privata da questi saccheggi continui con salaci battute. In una settimana ho costruito le difese minime necessarie a sopravvivere, nel contempo un ciuffo della mia chioma castana diventa bianco: l'avanguardia di una repentina mutazione di colore che mi render canuto nellarco di pochi giorni. Dopo una quindicina di giorni la curiosit degli studenti ricorre a nuovi stratagemmi. Un giorno una studentessa sbotta: Come si chiama sua figlia? Vi abbiamo visti assieme ieri pomeriggio in centro citt. In quel momento mi rendo conto di quanti occhi mi scrutano camminare per le strade: a volte si palesano, altre volte rimangono nascosti nellombra cibandosi di brani della mia vita. In quello stesso istante le braccia mi si afflosciano sul torace prosciugate dalle loro forze. Ormai passato un mese da quando ho iniziato ad insegnare e sono costretto a tenere le mie lezioni dalla cattedra: non ho pi la forza di tenere in mano un libro. Il saccheggio della mia vita prosegue incessante e si avvale di nuovi complici; al consiglio di classe i colleghi mi presentano i casi pi difficili tra i miei studenti con un elenco di malattie e situazioni familiari travagliate. Questa consapevolezza mi prova a tal punto che le gambe perdono le loro forze e sono costretto ad usare una sedia a rotelle motorizzata per spostarmi da una classe all'altra. Solo ora mi rendo conto che gran parte dei miei colleghi si trova nelle stesse condizioni, ma nessuno se ne lamenta e scambia una parola in merito. Siamo tutti destinati a diventare delle teste a penzoloni sul torace, con dei moncherini al posto di braccia e gambe. Stranamente nessuno, ne i colleghi, ne i genitori, ne gli studenti o la dirigente, nota questa nostra involuzione. Immagino che l'imbarazzo ci porti ad evitare l'argomento. Cos anche io assecondo questo atteggiamento, finch un pomeriggio, mentre preparo una lezione di biologia sulla riproduzione, un passaggio del libro di testo mi illumina sulle ragioni del cupo destino degli insegnanti. La forbicina (Forfincula auricularia) ha una strategia riproduttiva singolare frutto dell'adattamento ad un ambiente povero di risorse. Quest'insetto si ciba di frutta e cereali, presenti in limitata quantit nell'ambiente; perci le larve, per trovare le risorse necessarie al loro sviluppo, si cibano del corpo dei loro genitori.

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