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I giochi dello sguardo L'Albania, i Balcani e l'Occidente

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U na produzione DoGi, Firenze, Italia

Rotolano Adriatico Rivista di storia e cultura balcanica


anno I, n. 1 (giugno 2004)

Comitato scientifico
Paolo Blasi, Universit degli Studi di Firenze; Augusta Brettoni, Universit degli Studi di Firenze; Flavio Cavallini, o.f.m .; Laura Corti, Universit degli Studi di Venezia - IUAV; Stefano De Leo, Ministero degli Affari Esteri; Paolo De Simonis, Universit degli Studi di Pisa; Marcello Fantoni, Universit Cattolica di Milano, Georgetown University; Franco Franceschi, Universit degli Studi di Siena; Roberto Mancini, Universit degli Studi di Venezia - IUAV; Carlo Marcaccini, Universit degli Studi di Firenze; Francesca Medioli, Reading University; R oberto Orlando, Console italiano a Scutari; Giacomo Pirazzoli, Universit degli Studi di Firenze; Leonardo Savoia, Universit degli Studi di Firenze; Fabio Silari, Universit degli Studi di Firenze; Shaban Sinani, Direttore Generale degli Archivi di Stato di A lbania; Giuseppina Turano, Universit degli Studi di Venezia C a Foscari. Pubblicazione della
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I giochi dello sguardo. LAlbania, i Balcani e lOccidente


a cura di R o b erto Mancini e Carlo Marcaccini

Direzione:
Stefania Fuscagni direttore R oberto Mancini e Carlo Marcaccini condirettori

Direttore responsabile:
Antonella Maraviglia

Segretario di redazione:
Michele D e Luca

Rrogetto grafico:
R auch Design

Editor:
M arco Saiucci

Redazione
Firenze, Universit degli Studi, Via Cavour 82 tei 3 9 /0 5 5 /2 7 5 6 7 4 2 -3 7 - 3 8 portad@unifi.it Drejtoria e Prgjithshme e Arkivave, R r Jordan Misja ,Tirane Biblioteca e M uzeut Historik, Shkodr. Stampato in Italia nel 2 0 0 4 presso Eurolitho spa, Rozzano (Milano) 2 0 0 4 by Eurolitho spa, Italia Divisione La Biblioteca via dei Pepi 7 5 0 1 2 2 Firenze Tel. + 3 9 /0 5 5 / 2 3 4 7 6 5 5 in fo@ b ib hotecaed itrice.it Registrazione: Tribunale di Firenze n. 5339 (5 /5 /2 0 0 4 ) ISBN 8 8 -8 8 5 1 4 -5 8 -9

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nellambito del Progetto A lbania

L a presente pubblicazione stata fin an ziata con ifo n d i del Ministero

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degli Affari Esteri

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Auspicio di Franco Frattini Redazionale

Adriatica
Il fuoco di Prom eteo? Una nuova cooperazione: avvertenze per luso Interventi di Franco Cambi, Davide Chiavegatti, Walter Hechner, Tiziana Littam

Saggi

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Ogni terra una frontiera. La percezione dello spazio adriatico nellantichit greco-romana di Carlo Marcaccini La difficile storia di un paese. DallIllyricum al dramma del Kossovo di Bianca Vaiata LAlbania degli Italiani. Mito, propaganda, demagogia dalla fine dellO ttocento al fascismo di Roberto Mancini Laquila e il leone. Albanesi di ieri e di oggi a Venezia Saggio fotografico di Marco Bordignon e M ichele Lam anna; con un intervento di Laura Corti Sillabari per unamicizia. LItalia nei testi delle scuole albanesi fra O ttocento e Novecento di N jasi K a z a z i e Islam D izdari Sorvegliare e non punire. Il trattamento degli Ebrei in Albania tra 1920 e 1945 di Shaban Sinani Specchi quotidiani. I migranti del 1997 nella cronaca dei giornali di Vania Bovino

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Altre pagine
I Balcani: unespressione geografica meramente immaginaria di Francesca M edioli Trasportare favelle, utile com m ercio di Augusta Brettoni

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Segnalibro
M ichele D e Luca recensisce N. Kazazi, G. uni, Botime t Universitetit le Slikodrs Luigj C urakiiqi" 1957-2002', Franco Franceschi recensisce L. Nadin {a cura di), Statuii di Scutari della prim a met del secolo X I V con le addizioni fin o al 1469; Daniela M anetti recensisce Ragusa e il Mediterraneo. R uolo e fu n zio n i di una Repubblica marinara tra Medioevo ed Et moderna; Carlo M arcaccini recensisce Dall'Adriatico al Danubio. L'Illirico nellet greca e romana (convegno); Carlo M arcaccini recensisce L'antichit ritrovata (mostra); Gianluca Masi recensisce L Italia e l'Europa Centro-Orientale attraverso i secoli (miscellanea di studi).

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Opifcio
Le iniziative dellUniversit di Firenze a Scutari negli anni 2 0 0 1 -2 0 0 2

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Rrmbledhje-Abstracts Sala macchine

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On. Frahco Fratti ni Ministro degli Affari Esteri

La cooperazione allo sviluppo fondamentalmente e prioritariamente un fatto umano, comunitario, che, prima di concretizzarsi in interventi tecnici, coinvolge la sfera culturale. Infatti ogni attivit di questo tipo implica un incontro tra persone di culture differenti. Culture intese sia com e insiemi di saperi individuali, sia com e patrimonio collettivo di un popolo. Parte integrante e attiva nei processi di sviluppo sostenibile, e quindi mezzo efficace per migliorare le condizioni di vita. LItalia considera da sempre laspetto socio-culturale un valido strumento di dialogo tra i popoli per superare le distanze tra paesi geograficamente, politicamente ed economicamente lontani. Allinterno della sfida storica costituita dallincontro tra societ e culture differenti, la cooperazione oggi chiamata nel suo complesso a rinnovarsi e, tesaurizzate le passate esperienze, ad avviare una seria riflessione sul senso pi profondo del suo ruolo, su ci che essa storicamente ha significato e sulle prospettive che tenuta ad aprire. Se lo sviluppo altro non che il divenire ci che potenzialmente si portati a essere, ovvero la realizzazione della specificit individuale allinterno delle diversit, la cooperazione dovrebbe allora riscriversi com e capacit di creare spazi comuni e occasioni di confronto in cui la complessit degli interventi possa essere pensata e risolta nel rispetto reciproco delle identit culturali, s da rimettere in moto quella ricerca di se stessi che, collettivamente intesa, innesca lo sviluppo sociale e favorisce la crescita. Nel c o n o degli ultmu anni sempre pi il progresso si manifestato com e ricerca di libert: libert di partecipare e di influenzare i processi di decisione attraverso un apporto personale e collettivo, nella sfera privata com e in quella sociale; libert di espressione emotiva e cognitiva da parte di individui, famiglie, gruppi sociali, istituzioni, libert dallignoranza, dalla fame,

da ogni tipo di oppressione. una ricerca di senso che mira a recuperare gli elementi costitutivi di una partecipazione sociale consapevole, intesa non solo e non tanto com e mera fruizione della ricchezza, ma com e componente essenziale dello sviluppo umano, ovvero della possibilit di libera-azione dellindividuo allinterno del suo contesto sociale. In antitesi alla concezione ormai datata che prevedeva un netto iato fra donatore e beneficiario, una nuova cpoperazione cos intesa sempre pi chiamata ad assumere i connotati di un processo bidirezionale, che coinvolga gli stessi paesi sviluppati in un percorso comune di crescita e di revisione dei loro modelli culturali. Oggi ogni incontro di cooperazione viene piuttosto disegnato com e uno scambio in cui - creato un contesto adatto a ciascuno permesso di arricchirsi grazie alla specificit dellaltro, senza per questo snaturarsi e costituire qualcosa di diverso da ci che , che storicamente stato e che chiamato a diventare. E una dinamica bidirezionale in cui potremmo addirittura arrivare a dire che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo contribuiscono attivamente ai processi di crescita dei paesi sviluppati, creando occasioni e integrando risorse e prospettive. Lottica donatore/beneficiario cede il passo a una concezione donatore'donatore e beneficiario/beneficiario, in cui tutti gli attori si presentano al medesimo tempo com e donatori e com e fruitori di diversit e di ricchezze condivise. Per quanto concerne pi propriamente lidentit e la dignit di un popolo, noi abbiamo sempre diretto i nostri sforzi fondamentalmente al recupero di un dialogo interculturale, in particolare in aree che erano state teatro di odi interetnici, di contrapposizioni religiose e di conflitti armati, e dove pi pressante si manifestava lesigenza del recupero di un profilo culturale da parte di quelle popolazioni che in situazioni fortemente iH Q -

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c r it ic h e r isu lta v a n o c o lp it e n e lle lo r o p i p r o fo n d e tr a c c e id e n tita rie . A b ln .11110 a t t r ib u it o u n a tale im p o r ta n z a a q u e s te t e m a t ic h e c h e la v a lo r iz z a z io n e d el p a t r im o n io e l'in t e g r a z io n e s o c io - c u lt u r a le s o n o d iv e n u t e le p r io r it p r o g r a m m a t ic h e d e lla p o litic a d i c o o p e r a z io n e d el n o stro M in iste ro . I-ru tto e te s tim o n e a u n t e m p o d i q u e s to v a r ie g a to p r o c e s so d i tr a s fo r m a z io n e e r in n o v a m e n t o d e lla c o o p e r a z io n e a llo s v ilu p p o , l o rio h m o ntltiniifo ha v o lu to ap rire W u n o sp azio di rifle ssio n e do c o n d iv id e r e

n o n s o lo c o n c h i o g g i o p e r a n el se tto re , m a a n c h e c o n u n p i a m p io b a c in o di in te lle ttu a li, italia n i e s tra n ie r i, in te re ssali a lle m a n ife s ta z io n i e ag li esiti d e l c o n fr o n t o c u lt u r a le c u i tu tti s ia m o c h ia m a ti. S e q u esta riv ista , c o n tu tto l'im p e g n o c r it ic o e la c a p a c it ili an alisi c h e si p r o m e tte eh usare, sar 111 g r a d o di d a re u n a iu to n ella c r e a z io n e d i q u e llo s p a z io c o m u n e in c u i p e n sa re e c o n d iv id e r e rifle ss io n i e d e s p e r ie n z e , a v r r a g g iu n t o il s u o s c o p o e c o lo r o c h e v i si s o n o a d o p e r a ti p o t r a n n o rite n e r s i s o d d isfa tti d el lo r o la v o ro .

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Particolare del Dipartimento di Italianistica di Scutari, recentemente restaurato (Convenzione Unops Universit di Firenze)

N ascita di u n idea Questa rivista nasce da un luogo com une: nasce dal con tatto con la realt e con il presente, nasce dalla contem poraneit nel senso pi classico che si possa attribuire al term ine, cio com e percezione del cam biam ento, spesso anche traumatico, che investe e m odifica la vita dei popoli, ovvero cambia il corso della storia, com e si usa dire. N elle parole di un grande studioso dellantichit, Arnaldo Momigliano, la storiografia classica presa nei suoi tratti pi generali . .. era lo specchio del cam b iam en to . Tale principio ne costituiva allora il limite m etodologico, ma allo stesso tem po forniva lo stimolo alla ricerca, motivando cos la prosecuzione e laffinamento di un genere che, a prescindere dallo statuto che di volta in volta si attribuito, dalle strade che ha percorso, dal m etod o che ha seguito, dallo scopo che si prefisso, ha com unque continuato a essere espressione di un presente, di un vissuto diretto, individuale o collettivo, da parte di chi, p iccolo o grande, abbia voluto dare un con trib uto dinterpretazione. C o m e in passato, n on m ancano neppure oggi i grandi eventi che im pongono un cam biam ento di prospettiva, che influenzano le coscienze e m odificano le pratiche di vita: di fronte a essi c sempre chi, a suo m odo, si prende la briga di rappresentare ci che accade, di narrarlo, di com prenderlo, di indagarne le cause, soprattutto quando levento tocca la sfera dellesperienza diretta e fa percepire la sua rilevanza per il futuro. In passato accadeva cos per le guerre o le grandi rivoluzioni, che provocavano cam biam enti rapidi e violenti e sollecitavano per questo la reazione legittim a di chi possedeva la vocazione di narratore; oggi per lO ccid en te 10 scontro fra nazioni non esiste pi, e rim ane da capire se sia finito o no 11 tem po delle guerre tradizionalmente

intese. Eppure anche nel nostro m ondo protetto, che spesso pare dibattersi in una calma piatta priva di m em oria, vi sono i segni delle mutazioni del presente riconducibili a eventi significativi. Lapertura della frontiera adnatica e il rito rn o in Albania sono i fenom eni che ci hanno to ccato e che hanno m odificato e costruito la nostra esperienza, ovvero la nostra storia. Cos la causa prim a della rivista sono gli interventi fiorentini a Scutari, i m oduli didattici presso il locale D ipartim ento di Italianistica, i m olteplici corsi di form azione, gli eventi culturali, insomma la frequentazione continua, la confidenza con luoghi e persone, il con tatto diretto con una realt vicina, amica, ma a un tem po distante e per molti aspetti impenetrabile. Dalla voglia di interpretare un m ondo finora alieno per com prenderlo nel nostro orizzonte nata lesigenza di una pubblicazione complessa, che intende recepire e riprodurre la ricchezza degli stimoli, talvolta anche violenti, offerti dalla realt di un rinnovato confronto culturale. Cos il tentativo di ricerca storica per noi di nuovo scaturito dalla contem poraneit di cui la riflessione sul passato, larchaiologhia - sempre in senso classico - , continua a rim anere un irrinunciabile tassello. Il contesto storiografico A llinizio degli anni O ttanta Angelo Tam borra, facendo il punto sugli studi di storia dellEuropa orientale in Italia (L a storiografia italiana negli ultimi venti anni, M ilano, M arzorati, 1981) notava che essi si disponevano lungo due direttrici principali: quella dello studio di singoli paesi, di m ovim enti politici, di uomini e correnti di pensiero, e quella che si dedicava ad approfondire le relazioni fra il m ondo italiano e lEuropa orientale in genere . In entrambi i casi egli sottolineava che la letteratura era nutrita e di buon valore.
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A distanza di venti anni, una nuova rassegna storiografica (pubblicata da Laterza a cura di Luigi D e R o sa) non riportava pi alcun intervento sulla storiografia dellEuropa orientale, sebbene si fosse nel 1 9 8 9 , o tto anni dopo la m o rte di T ito (con sommosse albanesi a Pristina), quattro anni dopo la m o rte di H oxha, co n larrivo allorizzonte della politica della Serbia di Slobodan M ilosevic, alla vigilia delle secessioni slovene e croate e della guerra civile bosniaca (1 9 9 1 -1 9 9 2 ). Eppure dopo la caduta dei regimi com unisti sarebbe stata da ripensare tutta la periodizzazione nella storiografia (Bianca Valota, Storia della storiografia, 3 8 ,

leggere G li albanesi tra Occidente e O riente di E qrem Cabej, (N ardo, Besa, s.d.), 0 il pur bellissimo A utopsia dei Balcani. Saggio di psico-politica di R ad a Ivekovic (Milano, Raffaello C o rtin a, 19 9 9 ). In questo panoram a ben p oco resta delle suggestioni derivanti dalle pagine adriatiche di Pedrag M atvejevic nel suo M editeranski Brevijar (Zagabria, 1 9 8 7 ) o da L es Slaves. A u x origines des civilisations d Europe di Francis C o n te (Parigi, Editions Albin M icheln, 1986), tradotto in italiano per Einaudi nel 1 9 9 0 . Il libro di C on te, co n la sua im ponente messe di inform azioni che ricorda nell'impianto il Braudel de L a Mediterrane et le monde M diterranen, e m etodologicam ente 1 lavori di G eorge Duby, non ha apparentem ente fruttificato; non ancora il grande pubblico dei lettori pu avvicinarsi ai tem i religiosi, della trasmissione culturale, alla simbologia del potere, alle tecniche di propaganda, alle ritualit della vita politica . . che pure l vengono adombrati N oi di Portolano Adriatico non siamo censori, n giudici, non vogliam o pensare di portare un messaggio particolarm ente innovativo, n intendiam o far com piere rivoluzioni copernicane, n vogliam o fungere da m odello: ci perm ettiam o som m essam ente di ricordare che ancora la m aggior parte degli archivi dellEst restano per certe tem atiche inesplorati e negletti.

2000) .
C o n tutto quello che andava preparandosi, lassenza di iniziative editoriali dirette al vasto pubblico avrebbe di l a p oco prodotto una rincorsa a recuperare dei vuoti che in parte dura ancora. O ggi il lettore italiano dispone di molti strumenti per approfondire le sue conoscenze sui Balcani, ma si tratta di opere che offrono quadri sintetici m olto generali e chiavi di lettura forti (un taglio che tipico della manualistica) generalm ente riassunte, soprattutto per ci che con cerne let contem poranea, in form ule del tipo grande transizione , o transizione traum atica , o pi sbrigativamente crisi slava, secondo una visione negativa e pessimistica non di rado radicata negli stessi intellettuali di oltre A driatico: basta

Il fuoco di Prometeo?
Una nuova cooperazione: avvertenze per l'uso
Interventi di
Franco Cam bi Davide Chiavegatti Walter Hflechner Tiziana Littam Vi un fatto: l'incontro, non nuovo, fra Italia e Albania. Poco spazio ma molti anni dividono i due paesi, anni in cui la storia ha separato in modo definitivo generazioni di uomini. N on un incontro paritario: una delle due parti legge il fatto con parole solo sue, ed , per questo, la pi forte. Esperienze raffinate e rinnovati valori ha sperimentato il nostro O ccidente per gestire il confronto con realt diverse o del tutto aliene. Passato sembra, ormai, il tempo delle nazioni, quando agli Inglesi bastava studiare le tradizioni di un paese, la sua architettura, il suo folclore perch in esso si destasse spirito politico e un nazionalismo alle volte ingrato, vivido fiore dei nostri sforzi innocenti (T. E. Lawrence). venuto un altro tempo, nuove parole e nuove domande. Per noi lincontro si travestito in cooperazione: fenomeno e idea. Buon soggetto per unanalisi storica e esercizio di divinazione: quale fiore nascer su questo terreno? Sul tema del confronto culturale aperto dalle esperienze di cooperazione degli ultimi dieci anni, e pi in generale sul senso degli interventi della comunit internazionale nei paesi in via di sviluppo, abbiamo rivolto una serie di domande a interlocutori diversi per formazione e competenze: Franco Cambi, ordinario di Pedagogia generale e direttore del Dipartimento di Scienze dellEducazione e dei Processi Culturali e Formativi dellUniversit di Firenze; Davide Chiavegatti, area manager di Unops (United Nations Office for Project Service) a Scutari;Walter Hflechner, decano della Facolt di Lettere dellUniversit di Graz; Tiziana Littam, gi lettrice di lingua italiana presso la sezione di Italianistica dellUniversit di Scutari. Hflechner E un vecchio principio nel mondo dellinsegnamento: ci che si impara e si guadagna in conoscenza deve essere passato agli altri, per il loro (e questo significa anche tuo) benessere; il logo della nostra Universit mostra la traditio libri com e segno di questo atto essenziale. Lunico interesse effettivo e durevole che noi possiamo trasmettere la conoscenza, che consiste nellinsegnare alle persone a capire da s com e gestire la societ e la vita di tutti i giorni. Quando avranno imparato a capire
[// decoupage riflette la ricerca di senso dei redattori che hanno tentato di ricomporre, attraverso le parole degli autori, una unica sia pur complessa e sfaccettata risposta. Per questo l'operazione qui presentata parziale. S e insoddisfatto, il lettore, scomponendo l insieme, potr dare l ordine logico che pi ritiene opportuno.]

Perch un paese in via di sviluppo dovrebbe essere aiutato dalla comunit internazionale?
Cambi Se ormai ci stiamo muovendo, anche in politica, in unottica di mondialit, di comvolgimento di tutti i paesi in un comune modello di sviluppo e in una rete unitaria (sempre pi unitaria) di rapporti, com e ci impone la globalizzazione, se ormai le stesse organizzazioni internazionali guardano (e non da ora) - penso allO N U a una diffusione planetaria della democrazia e di un livello di vita com e di forme sociali sempre pi mature e complesse (anchesse frutto di sviluppo econom ico e di democrazia), se tutto ci il trend della politica internazionale (di diritto e anche di fatto), la cooperazione con i paesi in via di sviluppo un atto dovuto, un impegno necessario proprio per favorire nel modo pi organico e integrale tale processo di trasformazione e permettere che tale sviluppo avvenga in modo lineare e costante, il pi possibile. N on si tratta di dare dei tutor a questi paesi, ma dei modelli, degli interventi sperimentali, un sostegno economico, anche politico, ma soprattutto culturale: legato a una immissione pilotata e accomodata ma efficace di cultura moderna.

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e a far questo, cio a realizzare che essi in prima persona devono mettersi al lavoro e trarne conseguenze morali e risultati, saranno allora capaci di superare i problemi. Altrimenti sar impossibile.

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Ospiti a Scutari. Sullo sfondo il castello.

Le Universit sono uno strumento, unentit che va oltre le nazionalit, oltre gli Stati, esse sono in certo senso segni dellumanit stessa. Per questo devono cooperare: uno dei loro pi rilevanti, nobili e fondamentali compiti. Littam Limmagine del popolo dellabisso nel Tallone d acciaio di Jack London docet. E non una constatazione n etica, n ideologica, n consolatoria. La povert del Sud del M ondo non si risolve allargando semplicemente la tavola del N ord, ma intervenendo direttamente nei paesi interessati. Le recenti tragedie dellimmigrazione nel bacino del Mediterraneo hanno posto con estrema concretezza il problema di fronte al quale il Prim o M ondo si trova: o si coopera o tutti, Primo, E x Secondo, Terzo, Quarto (?) M ondo, tutti insomma, saltano.

Chiavegatti Provocatoriamente si potrebbe impostare la domanda su termini lievemente diversi, cio a dire, perch un paese in via di sviluppo potrebbe essere aiutato dalla comunit internazionale? Provocatoriamente, dico. E certo un fatto che le forze socialmente impegnate delle cosiddette societ occidentali hanno dato vita, negli anni Settanta, a quel che ha costituito lossatura dellodierna cooperazione, cos com e innegabile che lintento soggiacente fosse di natura nobile ed espressione di umana solidariet. Nondimeno, gli ultimi forum internazionali, i dibattiti fra le O N G , le discussioni dei gruppi di volontariato in tutto il mondo, hanno identificato gravi lacune, quando non addirittura danni, provocati dallagire della comunit internazionale tutta. Enormi sprechi di risorse e risultati discutbili, rigidit di modelli su situazioni di elasticit

Bambini Rom (Gabel), pausa dai giochi.

e diversit, emergenza in risposta a problemi di sviluppo e, viceversa, azioni spot su bisogni primari durevoli, compartimentazione stagna del proprio agire a fronte dellobbligo (morale, almeno) di un lavoro cooperativo, eccetera. Potrei continuare. Se dunque archiviamo il perch dovrebbe essere aiutato rammentando le aspirazioni sociali, il periodo storico, gli aneliti a un mondo pi giusto (nelle sue varie vesti, sintende: da un pio sentimento di generica carit allimpegno ideologico dei volontari), che ne formavano limpulso ad agire, se rispondiamo a questo perch in modo onesto, pensando che non sbagliato, a pancia piena, provare a pensare agli altri su scala maggiore del proprio quartiere, se consideriamo, per dire, limmonda ingiustizia sui bambini, allora viene facile dire: chiunque abbia un briciolo di cuore avanzato dalla dura giornata, deve

domandarsi, quantomeno, se esistono vie per intervenire. Penso che limpulso sia davvero quello, quello il perch: una umana istintiva reazione allorrore. Basta poco, una riflessione, una considerazione. Ad esempio un dettaglio com e diciotto milioni di creature che muoiono ogni anno. Il perch perci labbiamo; umanamente, linearmente, mortalmente semplice. Sublata conscientia, iacet omnia. Quel che ci manca, allora, a questo punto, com e un paese in via di sviluppo potrebbe davvero essere aiutato. Quali nuovi meccanismi di creazione, salvaguardia e distribuzione delle ricchezze, ad esempio, potrebbero essere ricercati? C om e dare voce a questo desiderio di globale solidariet che a volte ci prende? Abbiamo bisogno ora, soprattutto, di concentrarci sul come.

Venditore di byrek. tipica focaccia albanese.

che ci che non concede legittimazione e credibilit sia lapprossimazione e la discontinuit dintervento, figlie di una metodologia di cooperazione anelastica (non-territoriale, non-integrata, non-partecipata) di gran parte degli attori, mi concentrerei su qualche aspetto, forse pi sottile, che cade nellambito della personalit di chi interviene, persona o ente che sia. N on necessariamente discuter sulla loro esistenza o mancanza, sibbene della loro

BYREK
SPECIAL

necessit. E allora parlerei di motivazioni dettate da un sano e sentito sentimento di solidariet e interesse per il mondo; di coraggio nell'assumersi la responsabilit nello spendere denari, risorse, magari idee, forse la faccia; di apertura mentale al massimo grado di espressione, per capire dove si , cosa si fa, perch e soprattutto con chi; di sobriet, che consentirebbe, oltre a un rapporto paritario, un abbassamento della vanit sempre in agguato, una vanit presupponente, saccente, vanagloriosa e cieca; di visione per potere essere continui nel dispiegare strategie; della competenza necessaria per far s che i programmi presentino meno storture, abbassamenti di livello o buchi operativi; infine, di accuratezza in ci che si compie, applicata alle qualit precedenti e applicata

Cosa conferisce legittimit e credibilit agli interventi di cooperazione?


Cam bi La legittimazione data da ragioni storiche, da qualche tipo di contiguit culturale, da rapporti di amicizia tra Stati e popoli. Si pensi proprio al rapporto complesso che lega lItalia allAlbania e che la rende, verso quel paese, amica e sostenitrice accettata e benvoluta. Alla base di ci ci sono radici storiche (la cultura mediterranea, lappartenenza adriatica, lex-colonizzazione, il ruolo di modello di modernizzazione che l'Italia ha svolto nellimmaginario albanese), ci sono contiguit geografiche e pratica di scambi, c un sentimento di fratellanza fra lAlbania e aree del nostro paese. Tutto ci legittima una cooperazione

Italia-Albania. La credibilit degli interventi, intesa com e efficienza, deve tenere conto che si deve procedere su molti piani. Leconomico non basta e neppure il politico. Lelemento culturale resta centrale, anzi centralissimo. Si tratta di formare un immaginario, un costume, u n ifo rm a mentis che collochi, gradualmente, il paese in via di sviluppo nel percorso della mode;nizzazione e renda li acclimatati i principi-valori della Modernit, che sono, ormai, i principi-valori della convivenza universale e planetaria.

al territorio, per poter dimostrare attraverso una meticolosa attenzione la buona fede dellagire e linteresse per quel che si fa. Questi aspetti, che paiono s com e virt teologali ma che invece sono abbastanza reperibili, potrebbero aiutare nel costruire unidentit operativa forte, potrebbero contribuire alla seriet, stabilit, durata e incisivit dazione necessarie a dare la qualificazione di legittimi e credibili agli interventi. E cco, vedete, tecnicamente m toccato scendere nel teorico. Littaiiu Per lesperienza che ho vissuto

Chiavegatti Mi atterr a osservazioni tecniche. Che poco hanno di tecnico. Facendo grazia allintelligenza della persona che sta leggendo e pensandola consapevole

posso dire che la legittimit viene dal rispetto che lintervento ha nei confronti della peculiarit culturale del paese in via di sviluppo. Atteggiamenti cripto-illuministici

Il fuoco di Prometeo?

secondo cui noi del Primo Mondo saremmo i portatori della verit assoluta e gli altri si devono adeguare, sono insostenibili e poco redditizi nel lungo periodo. Laccettazione, infatti, da parte dei paesi oggetto di interventi, che non rispettino la loro diversit culturale, risulta momentanea, provvisoria, superficiale e non metabolizzata, quindi inefficace. Rispettare la diversit culturale significa per esempio accettare ritmi e tempi diversi dai nostri, significa accettare che non si depositari di soluzioni uniche, ma che lo scambio di know how pu prevedere differenti approcci, approcci che possono entrare nella cultura del cooperante. Hoflechncr Quando persone oneste agiscono con tutte le loro possibilit e con il massimo impegno.

difficile ricavare un contenuto di senso generale al di l dellimmediato dato dellimpeto altruista. Attraverso quali mezzi di studio sociologico, ci si chiede, si potrebbe tarare il significato di un atto pertinente a una coscienza collettiva e, soprattutto, attraverso quali parametri potrebbe risultarne un atto di cooperazione? N on so; a parte una certa stampa specializzata, mi pare non si vada al di l dellagiografia classica: cuore in mano e giubbotto rrulletasche (possibilmente con logo). Faccio una proposta: apriamo un dibattito permanente per trovare nome alla sostanza, significante al significato, senso al senso per questa nuova categoria dazione umana, cos proteiforme, cos trasversale eppure cos innovativa. In fin dei conti, fino a pochi anni fa le genti diverse, quando si incontravano, 0 si scambiavano beni oppure colpi di armi varie: vale la pena di tentare ancora. Cambi La nozione di cooperazione si sofisticata, ovvero allargata e resa pi complessa. Dalleconom ico passata anche al culturale e, oggi, vede nellattivit culturale il percorso-principe del lavoro coi paesi in via di sviluppo. C erto qui si aprono tutti 1 problemi deUintercultura, che aspetto che non riguarda solo immigrati e contesti che li accolgono. Riguarda anche le politiche culturali di cooperazione. Fino a che punto legittimo portare verso il M oderno le culture locali, spesso chiuse, dei paesi in via di sviluppo? N on si compie unopera di soffocamento della variet culturale? Il problema c ed drammatico. Ma 1) lo sviluppo ha un costo; 2) il M oderno anche e soprattutto pluralismo e tolleranza; 3) il lavoro culturale tra popoli sempre interculturale e guarda non alla semplice acculturazione, bens al dialogo, allintesa, al mtissage. Littam Sicuramente stata superata la vecchia concezione per cui lintervento deve essere di carattere solo finanziario

o agire solamente sulle infrastrutture. Il concetto di cooperazione ha assunto la connotazione di operare con cio si devono porre le basi per operare insieme in modo paritetico secondo il motto ognuno mette quello che ha e quello che ha comunque indispensabile e necessario per la realizzazione di un progetto . Alla fine dovrebbe diventare un processo di crescita per entrambe le parti coinvolte. H cdm er Nel caso della cooperazione fra le Universit di Graz e di Scutari il significato della parola cooperazione cambiato: da semplice aiuto passato a cooperazione nel vero senso della parola, cio nel senso che esiste una reciprocit. Inizieremo dei corsi di lingua albanese nel nostro Istituto di Teoria e Tecnica della Traduzione, e saremo i primi nei paesi di lingua tedesca. Lo faremo con laiuto dellUniversit di Scutari.

Quale valore ha acquisito la parola cooperazione negli ultimi dieci anni?


Chiavegatti Ci si domanda per chi. Le fasce e i soggetti interessati sono molteplici, cos com e lo sono gli scopi, gli interessi e le attuazioni. Duole notare, ad esempio, che i cosiddetti beneficiari in genere applicano limmediata formula granitica cooperazione/soldi ed dunque in seguito difficile convincerli che potrebbero esistere diversi generi di arricchim ento reciproco. Ancora, duole notare che spesso i donatori applicano tale equazione e si atteggiano al modello pago/pretendo, i cui contenuti morali ed etici non sono qui oggetto di discussione. Poi ci sono i professionisti della cooperazione, categoria in cui ricade il sottoscritto, multiformi nei mestieri, nella preparazione e nelle motivazioni, per i quali il senso della parola in questione pu variare dallo stretto significato semantico a quello morale, a quello di metodo, fino a quello bancario. Si potrebbero poi considerare le popolazioni degli stati sviluppati che attraverso le loro tasse e i propri atti di spontanea generosit rendono possibile realizzare la cooperazione, da cui per

La presenza dei tanti addetti alla cooperazione, lazione svolta dalle sedi diplomatiche hanno innescato dibattiti sullidentit nazionale? E, di fatto, stanno modificando il modo di pensare e di agire?
Cambi S, a mio parere. Ed positivo: poich favoriscono con le loro azioni proprio quello sviluppo - verso la-modernizzazione che necessario per uscire dalla condizione di chiusura, di minorit , di difficolt economiche, sociali e culturali in un mondo ormai globalizzato. N on si tratta certo di imporre paradigmi culturali esterni, allotrii, bens di favorire un trend di crescita che vede il M oderno com e percorso (pi che com e modello) da riattivare e assorbire nei vari paesi. Da qui la centralit del co-operare (operare insieme) e il ruolo chiave delle stesse sedi diplomatiche che, radicate nel contesto del paese in via di sviluppo, ne conoscono le particolarit, le difficolt anche, com e pure le potenzialit e i punti nevralgici dazione possibile.

Il fuoco di Prometeo?

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Hjlcclmcr Questa una questione molto delicata, poich io ritengo che lidentit nazionale non sia un valore primario nello sviluppo di un paese in questa parte dei Balcani. I responsabili della cooperazione di carattere accademico molto spesso raggiungono il massimo della loro efficienza quando la loro azione tocca i confini deUamministrazione statale e della gestione dello stato, quando raggiungono il confine dellautonomia accademica. Penso che essi influenzino il modo di pensare e di agire non in modo diretto ma nel senso che influiscono sul cambiamento delle modalit di pensare e di agire dei loro partner, cio in modo indiretto. Accade questo (cos spero). Littamc La presenza di cooperanti, senza bandierina nazionale , ma solo quella della propria associazione, tendenzialmente non crea blocchi identitari. Altra lazione proposta dalle sedi diplomatiche che, peraltro estremamente utile e valida in alcuni settori, rischia di accentuare rigetto e mala sopportazione. Il problema delicato, a parere mio, quando si tocca il tasto cultura. Nello specifico dellAlbania, il popolo albanese vive una fase di ondeggiamento tra una forte identit culturale, retaggio di un regime che ha inculcato una serie di miti, e il desiderio di superarli per costruire unidentit nuova e accettabile. Il problema che in questa ricerca gli interventi di tipo culturale sono difficili, perch non mi sembra chiaro il livello di reciprocit. Se si avviano lettorati di italiano nelle Universit albanesi, si dovrebbero avviare altrettanti lettorati di albanese in Italia, altrimenti limpressione che se ne pu ricavare quella di una nuova forma di colonizzazione. Aumentare i posti per studenti albanesi nelle Universit italiane da una parte unazione valida, anche lungimirante: con gli anni si avr una classe dirigente albanese italofona. Ma dallaltra vedo anche un rischio: se questi studenti

non rientrano in patria perch le condizioni del mercato del lavoro, della ricerca non sono cos favorevoli, allora il risultato stato quello di privare un paese di un pezzo di classe dirigente. Insomma, torno quindi su quello che ho gi detto: non basta allargare la borsa dei soldi, dei visti, ecc., sono necessarie azioni di largo respiro e soprattutto codecise.

per mancanza di impulsi. Se in una citt di media grandezza si apre un centro internet di buon livello, e poi per 1 6 / 1 8 ore al giorno non viene erogata corrente elettrica, lintervento risulta inutile, anzi frustrante per chi lo riceve. E non dimentichiamo che i modelli di vita ai quali paesi com e lAlbania aspirano, modelli orientati soprattutto alla societ dei consumi, sono molto vicini geograficamente. Bastano due ore sul mare e le 1 6 / 1 8 ore di non energia quotidiane spariscono. Interventi sulle infrastrutture migliorano la qualit della vita della comunit coinvolta, la rendono accettabile, stimolano la popolazione allo sviluppo di attivit proprie, con effetti benefici sui livelli di autostima. E cco: un modello di cooperazione che dimentica questo aspetto a parer mio destinato a promuovere s un periodo limitato di benessere, ma poco incisivo. Hjlcclmcr Ci sono molti modelli e questo positivo. Peraltro non possiamo fare in modo diverso perch ognuno di noi agisce sulla base del proprio contesto personale, sociale e culturale. Queste differenze sono molto importanti quando danno differenti possibilit, prospettive ecc. al nostro comune partner di Scutari. Variatio delectat: essi imparano dalla variet, ovvero dal confronto fra i diversi modelli. Chiavegatti Secondo me, da un punto di vista operativo, i modelli sono tanti quanti le cooperazioni o viceversa, ch tanto un senso univoco non esiste per nessuno dei due sostantivi. Di certo si assiste a una modularit nella ripetizione degli errori e questa viene in genere, dopo un certo tempo, utilizzata com e modello che noti si deve utilizzare. Esempio: lattuale ossessione per le concertazioni, i Tavoli Tematici ecc., viene da ventanni di cocciuta sordit alle azioni dei vicini (ad esempio, il famoso

Sono riconoscibili in Albania diversi modelli di cooperazione?


Litlmiii Francamente non ho avuto relazione diretta con le O N G italiane o straniere. H o seguito indirettamente la loro azione. La sensazione che ho avuto quella di un mancato coordinamento fra i vari interventi. Faccio degli esempi. Va bene la decisione di aprire case-famiglia per il recupero di disabili psichici e m otori, bene i centri-donna, i centri-giovani. Tutte queste iniziative perseguono lo scopo di migliorare il tessuto sociale delle comunit sottoposte, in seguito a eventi storici a dir poco tumultuosi, a sconvolgimenti che ne hanno minato lantica struttura. U na societ che si trova in pochi anni a vivere fasi storiche che altrove sono durate secoli, corre un grave rischio: schizofrenia, sradicamento culturale, perdita didentit. E cco, questa un p o lAlbania di oggi: alla ricerca di nuovi valori che rafforzino la comunit in una fase di transizione molto destabilizzante. In questo contesto lodevole quindi lo sforzo di voler agire sulle reti sociali. Ma al contempo, e questo lho vissuto sulla mia pelle, non si possono dimenticare gli interventi sulle infrastrutture: parlo di erogazione dellacqua, dell'energia elettrica, delle reti telefoniche, di ferrovie, di sanit. Lintervento cooperativo nei paesi europei poveri deve essere di altro tipo rispetto a quelli in Africa e in Asia. N on si tratta infatti di intervenire sulla povert estrema, ma sul miglioramento generale degli standard di vita, sulla stimolazione delleconomia, sulla depressione culturale

it

Isa Buletini, eroe dell'indipendenza albanese (Scutari).

ospedale rifatto tre volte in sei mesi da cinque attori diversi); ecco che allora si scopre un modello in negativo, si deve evitare la sovrapposizione (giusto), e si risponde con un meccanismo adeguato. Ma adeguato a quella circostanza e solo a quella. Ovvero si scopre uno sbaglio cos reiterato che in altre circostanze o ambienti verrebbe considerato ben oltre i limiti della demenza, lo si categorizza (modello), non lo si fa pi e si attua il suo opposto dialettico. Oggigiorno, alle parole tavolo di lavoro si odono alti lai e digrignar di denti. Lunghe ore passate a sentire ci che non si vuole, evidentemente, ascoltare; ognuno ha la sua agenda, i suoi finanziatori, i suoi scopi e finalit, i suoi metodi e i suoi tempi, le sue controparti e le sue alleanze. Quando va bene, si evita lospedale di cui sopra. Se la parola cooperazione avesse un senso condiviso, fosse perci forte di significato, basato su, non dico tanto, due o tre imprescindibili principi, i modelli che ne discenderebbero sarebbero necessariamente

vincolanti e, una volta dichiarate priorit, vocazioni, presenza sul territorio, compatibilit, fondi e quantaltro, basterebbe una lettera al mese spedita fra le varie cooperazioni per creare modelli compartecipati. Ogni due mesi.

Quale significato viene attribuito alla presenza italiana? Cosa c nella storia albanese che d (o non d) riconoscibilit allelemento italiano?
Chiavegatti Dolce Italia, amate sponde, pur vi torno a riveder... chiss se un giovane del profondo Nord albanese, al terzo tentativo di rientro clandestino via gommone, nel riveder le rive pugliesi non sia mai stato mosso a una qualche inconsapevole parafrasi del M onti. LItalia per loro, lo si voglia ammettere o meno, il Mondo. A settantasette miglia marine che moltiplicate dalla fantasia, dal desiderio e dallinaccessibilit diventano settecentomila, c la Porta. N on pi quella Sublime, avvertita com e retaggio pesante e, ancora oggi, considerato quasi estraneo

Il fuoco di Prometeo?

A flHUi*a
"8 o accidentale. Quella porta che per mezzo millennio ha orientato gli Schipetari verso un O riente poi ripudiato, non pi riconosciuto nei gesti quotidiani, rinnegato nel sentire, nel pensare, persino nel pregare. U na porta in un mondo dalle mille porte, dai vicinati concepiti com e imposti e dolorosi. Perch lemigrazione verso la Grecia, per non dire la ex-Yugoslavia (gli Albanesi possono entrare in M ontenegro, Kossovo e Macedonia senza visto), sentita pi com e soluzione di ripiego e non gi soddisfacente risposta a un desiderio di Mondo, ancorch di lavoro? Per il passato comune, per la balcanicit comune, per un troppo riconoscersi in qualcosa che si vuole dimenticare. E cco lItalia e le sue mille luci, la R A I e le scatolette di cibo per gatti al coniglio; l, vicina, diversa, molto diversa, una vera scoperta, una Porta, appunto, la Soglia del Desiderio. Il Paese dei Balocchi, dopo la pancia della balena (e Pinocchio era stato graziato da un percorso inverso). Il Cataio dopo un milione di chilometri. Le stelle allipogeo infernale. Il Walhalla! La presenza italiana qui, dunque? Ebbene, se ricordate le espressioni dei nostri padri di fronte ai carri armati americani che sfilavano nei viali nel 45, le aspettative di rinascita intraviste nella faccia di un qualche contadino della Virginia, la ferrea volont nel volere, dovere credere nellesistenza di mondi di latte e miele e le trasponete nelle speranze di un popolo deprivato come quello albanese, vedrete com e un solo carabiniere che passeggia per le vie di Tirana venga sentito, pi che visto, com e prova vivente dellesistenza di un altrove, oggi, appassionatamente cercato. Le evidenze storiche non sono di mia pertinenza n posso vantare una qualsiasi competenza per poterle affrontare. Da profano, e solo in questa veste, posso forse osservare che la riconoscibilit italiana sia pi permeante le nostre preoccupazioni che i quotidiani desideri albanesi. Littam La presenza italiana forte, visibile. in genere riconducibile ai diversi periodi in cui la stessa si sviluppata e concretizzata. Se negli anni Venti stata la volta della costruzione di ponti, strade ed edifici amministrativi (tuttora presenti anche se bisognosi di restauri), dopo la caduta del regime, soprattutto a partire dal 1997, gli interventi sono andati verso il miglioramento del tessuto sociale, delle strutture sanitarie e della formazione professionale. La maggior parte della presenza italiana , soprattutto in alcune zone, di tipo religioso. La sensazione che ho avuto di un grande lavoro, di valide capacit personali, che in parte ovviano alla mancanza di preparazione interculturale, ma di azioni frammentate, non coordinate da un livello alto. La presenza italiana, quando non religiosa (in quel caso spesso Caritas), caratterizzata da molte agenzie di media dimensione, diversamente da quella di altri paesi, soprattutto europei, che invece vede lintervento di grandi agenzie, addirittura delle cosiddette multinazionali della cooperazione (linglese Oxfam , lo spagnolo Movimento per la pace, ecc.). di molti partner. Al di l del mero aiuto materiale la nostra presenza in qualche modo un sostegno morale. Questo non c entra con leffettiva importanza dellAustria nella storia albanese. Ci che conta oggi lattuale considerazione dellimportanza che lAustria ha avuto nel passato.

Esistono media di carattere culturale che possano permettere una comunicazione formalmente paritaria?
C am bi La comunicazione paritaria credo vada intesa com e collaborazione stretta e interattiva. Una tale comunicazione reclama la presenza di occasioni dincontro tra le due culture. Pi che i media, la scuola - per la sua diffusione in senso spaziale e temporale e per la sua apertura a tutta la popolazione - che pu e deve svolgere tale compito. E pu farlo se sostenuta da un rapporto sinergico tra la scuola e gli istituti di ricerca dei paesi collaborant! al progetto di sviluppo. Certo, anche linformazione pu far molto (la stampa soprattutto, meno la televisione, credo), ma non pu sostituire lazione educativa, pu, invece, accompagnarla e sostenerla. Anche, poi, le associazioni - di vario tipo e a vario titolo - possono collaborare a questo incontro paritetico, s, ma interattivo di culture e che vede le culture-del-M editerraneo assumere un ruolo pi trainante sia pure senza alcuna eco di colonizzazione. Anzi ogni incontro di culture o comunicazione paritaria esclude ogni logica di colonizzazione e impone solo quella della collaborazione: della crescita insieme, dellorientamento non passivo allo sviluppo, della stessa assimilazione/rielaborazione del M oderno (ovvero dello spirito del M oderno). Hoflccluicr S, possono essere individuati molti media: la consueta comunicazione umana nel rispetto e nella tolleranza come fondamento per ogni tipo di cooperazione.

La stessa domanda viene posta a Walter Hflechner. Naturalmente, questa volta, al posto deHItalia c lAustria.
Heclmcr Questa una questione emozionale per entrambe le parti: per gli Albanesi la presenza austriaca connessa o il simbolo dei tempi precedenti che oggi sono considerati migliori, molto pi fortunati e ricchi; per gli Austriaci il sentimento da parte dei partner albanesi mostra la profondit storica di questa antica connessione ed leredit della presenza austriaca dopo cos tanti anni. Questo reciproco sentimento molto forte. Infatti penso che in certo senso la presenza austriaca in Albania sia anche un simbolo, un segno di speranza per un futuro migliore, che non sia di isolamento ma preveda la presenza

Vecchia ferrovia Tirana-Tuz (Montenegro).

I momenti che pi mi hanno impressionato nei dieci anni di cooperazione sono stati quando le persone nel corso della loro attivit hanno cominciato a farmi domande molto semplici ma molto importanti, il che testimonia linizio di una effettiva interazione. II fatto che il partner cessi di avere paura di essere considerato un ignorante significa che si instaurata una confidenza di base e allo stesso tempo che c la volont di andare al fondo dei problemi al di l del prestigio personale. In questo, credo, da riconoscere un alto livello di intermediazione culturale. Chiavegatti Partendo dalla considerazione che una comunicazione formalmente paritaria non esiste neppure fra gli Albanesi, qualora sia assodato che ne esista una fra gli Italiani, o i Tedeschi, la risposta si potrebbe sbrigare con un piatto n o . Eppure spostando i termini e tenendo ben presente la disgregazione del patto sociale in terra dAlbania, non sarebbe del tutto ozioso domandarsi se potr mai esistere un meccanismo di supporto ai differenti e possibili media per ripristinare un livello accettabile di comunicazione sociale e culturale. Si tratterebbe forse di identificare i primi segni di una volont di rigenerazione del tessuto sociale, e ve ne sono, e di aiutarli nel loro sviluppo e nel loro esprimersi. In modo delicato e quasi impersonale, com e si farebbe con un bonsai. Banalmente esemplificando, la trasmissione Fiks Fare (copia albanese di Striscia la notizia), e il movimento di resistenza e denuncia civile M iaft! (Basta!), hanno trovato un metodo e un linguaggio di rottura che funge da valvola di sfogo e di riflessione sia per il cittadino di Tirana che per il contadino di Tropoje. U n territorio comune e di riconoscimento reciproco, al di fuori delle varie satrapie e degli scambi di potere, legale o meno, questultimo, grande o di infimo livello. E ci potrebbe, e dovrebbe, avvenire anche

17

Il fuoco di Prometeo?

A *8MUSa
18 fuori dellambito dei media di massa, alla ricerca di strumenti per accordare un sentire comune, per esprimerlo e per regolarne lo scambio. Media dunque, di ogni genere, com e strumento di Rilindja, la rinascita albanese, dopo la disgregazione del grande fratello Hoxha, produttore di media indiscutibili, e dopo la liquefazione del periodo successivo, negli anni Novanta, produttore di desideri ma non di mezzi (media), per soddisfarli. Lutarne la circolazione gratuita di idee e di informazione che per me garantisce reale parit culturale.

Hotel Rozafa, a Scutari.

Ogni terra una frontiera


La percezione dello spazio adriatico nell'antichit greco-romana
Carlo Marcaccini D a! mare alla terra... Agli albori della colonizzazione greca, quando i navigatori milesi, corinzi, calcidesi, focei, p ercorrend o rotte gi antiche, si avventurarono nel M editerraneo per dare vita a nuove com unit, si apr ai loro occh i lunica grande frontiera che divideva il m ond o delle poleis dal resto dellecum ene, la linea di costa che sempre correva lunga e interminabile, alternando spiagge di sabbia, alte scogliere, insenature profonde, p rom on tori, foci di fiumi che sinsinuavano nellinterno, e nellinterno, in lontananza, apparivano a volte m ontagne velate di nebbia, lunghe e inaccessibili barriere che si opponevano agli sguardi zelanti degli esploratori, celando loro storie mai narrate. Talvolta i naviganti penetravano nellentroterra seguendo il corso dei fiumi, spinti dal desiderio di guadagno ma anche dallinevitabile tentazione alla conoscenza, e accadeva allora, attraversati laghi e paludi, di approdare in grandi em pori e barattare olio, vino e il raffinato vasellame degli artigiani greci co n metalli, legname, grano, di cui la madrepatria era cos povera e le terre straniere cos ricche. Le vie dacqua d olce garantivano un com o d o ritorn o sulla costa che le navi, riprendendo il cam m ino, seguivano co n diligenza, sapendo quanto labile fosse il confine fra il n oto e lignoto e co m e fosse rischioso uscire da una rotta sicura tracciata in m ezzo a due abissi, quello del m are e quello della terra. Al loro arrivo in patria i navigatori narravano le esperienze di cui avevano fatto tesoro, m em orizzando i tempi, i luoghi, le citt e i popoli del lungo percorso costiero II prodotto delle innum erevoli storie fiorite dal lento cam m in o della diaspora m editerranea dei Greci il periplo, il dettagliato racconto della navigazione dei portolani.1 I racconti ... dalla terra al mare Nella prospettiva dei portolani greci ogni terra una frontiera, poich la loro visione si limita alla costa. E una visione appiattita che rispecchia le modalit di espansione pulviscolare tipica dei G reci, priva di una reale appropriazione dello spazio: si segnalano i principali punti di riferimento lungo la costa, si individuano le pi im portanti localit e gli approdi necessari alla navigazione di cabotaggio, si misura 11 percorso in giorni di viaggio, da un punto allaltro. C o m e il tempo, anche lo spazio relativo, e la visione appiattita della terraferma si ripercuote specularmente sul mare di cui ancora non si concepisce originali sono stati dissolti dal tem po, che per ha concesso almeno che fosse tram andato il m odo di narrare, sobrio, severo, fatto di cose, di luoghi, di misure, di tem pi. Sono m ere im pronte di fossili, ma eco delle prim e esplorazioni, testimoni di una nuova coscienza geografica, da cui em erge la percezione della terraferm a co m e prim a frontiera. La novit nella prospettiva: senza la navigazione lungo la costa, la linea di terra che m ultiform e si snoda sotto gli occhi del m arinaio non avrebbe mai assunto tale connotazione. C o s dunque frontiera? N o n possiamo sottrarci a un tentativo di definizione, dal m o m en to che indaghiamo un periodo di scoperte, che in s fondante di nuove categorie. La frontiera non certo un confine, non una linea pi o m en o im m aginaria che divide due o pi m ondi, m a spazio, inevitabilm ente condiviso e conteso fra due o pi m ondi, lo spazio che p erm ette la conoscenza, 10 spazio di un percorso e di uno sguardo gettato dal navigante verso terra. La frontiera non un limite, n on limes, m a invece una soglia, limen, che m ette in com unicazione due o pi m ondi.
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1 Peretti 1979:13-54.

Ancona

trindisi

Corcira

Adriatico in et greco-romana. Dal castello di Scutari: il Drin e il Kiri confluiscono nella Buna che corre verso il mare.

n il controllo n il dom inio .2 Il problema dellinterpretazione e dellorganizzazione dello spazio m arittim o sotteso al tema della frontiera in quanto problema di conoscenza. La domanda : quando anche il m are entrato a far parte dellampia banda di oscillazione cognitiva che com prende lo spazio della frontiera? C o n quali modalit e attraverso quali processi storici la terra ha restituito lo stesso sguardo co n il quale era stata dal mare guardata? A ffrontiam o qui il caso specifico del m are A driatico, cui tutti noi oggi non possiamo non riconoscere, dallalto di una visione zenitale, la funzione di frontiera fra due m ondi, fra due realt, la nostra, occidentale, e la cosiddetta area balcanica. M a la carta geografica non basta per dare

un senso alle cose, essendo anchessa rappresentazione virtuale, simbolica, com e insegnano gli stessi cartografi. Se questo mare spazio di frontiera occorre definirlo nella sua evoluzione storica. Il nom e d ellAdriatico P er tutta let arcaica e almeno fino al IV secolo a.C ., lA driatico non porta ancora il suo n om e: il n om e Ionio, che per noi il mare al di sotto dello stretto di Otranto, m entre A driatico, secondo le indicazioni pressoch unanimi delle fonti, sembra designare soltanto la parte settentrionale del mare .3 M a non ben chiaro dove finisca luno e com inci laltro, n quando e perch abbia preso il sopravvento la denominazione m oderna. Il periplo di Scilace, che secondo

2. Sul grande tema del controllo del mare d obbligo rim andare a S chm itt 1954 e 1974.

3. Per una presentazione sommaria delle fonti in proposito si veda Braccesi 1977: 65-66

Ogni terra una frontiera

22

alcuni ha un nucleo originale di V I secolo a .C .4, m a che presenta num erose interpolazioni tarde, oscilla fra la vecchia e la nuova concezione. Cos recita il p ortolano: lim b o cco del golfo ion ico va dai monti Cerauni (in Albania meridionale) fino al prom ontorio della Iapigia (la Puglia). Dai C erauni alla citt di H ydruntum (Otranto) in Iapigia vi un tragitto di circa cinquecento stadi, che lim boccatura del golfo: le regioni allinterno sono Ionio. V i sono m olti porti in A driatico: lo stesso dire A driatico e Io n io .5 C o m e si vede, il passo contraddittorio, segno evidente della sovrapposizione di pi mani nel corso del tem po, m a risulta evidente che in una visione pi arcaica la parte al di sopra di Otranto era ancora Ionio e che in seguito a questo n om e si sovrapposto e poi sostituito il nom e di Adriatico .6 E possibile che il trascolorare di un n om e nellaltro, inequivocabile nel risultato finale ma certo n on percepibile in ogni sua fase a causa dellincom pletezza e dellambiguit delle fonti, sia andato di pari passo con lavanzata greca lungo le coste adriatiche, quasi che la denom inazione Io n io rappresenti una prim a fase di conoscenza, legata a un approccio iniziale e dunque a una visione in certo senso ancora appiattita del mare, m entre quella di A driatico una seconda fase di maggior consapevolezza che rispecchia una colonizzazione pi capillare e, di conseguenza, una visione in profondit. Siamo confortati in queste deduzioni dalla tradizione relativa alla fondazione della citt di Adria7, che si fonde con la mitografia degli stessi nom i Ionio e Adriatico, attestando cos che non si pu prescindere dalla parte settentrionale del m are, cio dalla sua piena raggiungibilit

e misurabilit, per dargli il nom e e dibattere su di esso. Adria, gi esistente in et arcaica, presumibilmente fu oggetto di una rifondazione ad opera di Dionisio, tiranno di Siracusa, nel IV secolo a .C .8 Secondo le fonti la citt sorge sulle rive di un fiume om onim o, dal quale deriverebbe il nom e A driatico. E cateo , geografo milesio del VI secolo a .C ., sostiene che Adria una citt e presso di essa c il golfo adriatico e un fiume o m o n im o .9 Teopom po, vissuto in pieno IV secolo a .C ., aggiunge altri particolari: dei due nom i il p rim o (Ionio) deriva da un u om o che regnava sulla regione, nato a Issa; il secondo (A driatico) dal fium e A dria .10 Teopom po non sa - o sembra non sapere della rifondazione siracusana11, m a c una novit rispetto a E cateo: la contrapposizione tra i due nom i (il vecchio e il nuovo, secondo il nostro punto di vista), segno evidente di una ambiguit che forse nel VI secolo a.C . non era ancora avvertita. Infatti di nuovo T eopom po che sembra sentire lesigenza di segnare un confine tra un mare e laltro, individuando nella posizione degli U m b ri, lungo la penisola italica, il discrimine fra Ionio e A driatico .12 B en ch gli elem enti a nostra disposizione siano scarsi, sembra ragionevole ipotizzare che il processo di trascolorazione nominale sia stato innescato dallarrivo dei Siracusani in A driatico durante il IV secolo a.C . N credo sia stato privo di conseguenze il fatto che fossero stati individuati e occupati nuovi punti di riferim ento sulla costa occidentale, a cui sembra legata proprio la definizione m oderna di A driatico con laggancio, non solo etim ologico, prim a ad A dria, poi agli U m b ri, presso i quali peraltro situata

la colonia siracusana di A n co n a .13 U n a smentita potrebbe giungere dal periplo adriatico degli Argonauti nellopera di A pollonio R o d io , dove il nostro mare chiamato con molti nomi, m a mai A driatico: una volta mare T rin acrio (IV 2 9 2 ), per ben tre volte mare C tonio (IV 3 2 7 ,5 0 9 ,5 4 8 ) , una volta mare C eraun io (IV 9 8 3 ) e tre volte Ionio (IV 3 0 8 , 6 3 2 , 9 8 2 ) .14 Affogati nel marasma narrativo delle Argonautiche, strano miscuglio di epica, lirica, tragedia, eziologia, erudizione varia - digeribile solo ai pi accaniti filologi - affiorano frustuli della tradizione geografica coeva, cio del III secolo a.C ., che attestano com e molte inesattezze ancora affliggessero le ricostruzioni di quellarea dE u rop a .15 E tuttavia pu non essere un caso il fatto che la nave A rgo si m uova soltanto lungo la costa orientale dellA driatico, privando la costa occidentale di ogni riferim ento geografico e m itico, se escludiamo la descrizione del viaggio attraverso l'E rid ano (il P o), che p erm ette a Giasone e com pagni di giungere nel T irren o (IV 5 9 2 ss.). B en ch la variante del viaggio in A driatico sia u n innovazione assoluta nella saga degli A rgonauti, che mai prim a d allora erano passati di l, il periplo di A pollonio sembra attardato su posizioni superate, lim itando lo sfoggio erudito allonom astica tradizionale legata alla conoscenza e a un parziale controllo delle sole coste illiriche. D altra parte questo limite di conoscenza corrisponde a una difficolt di fatto, ben registrata dalle fonti, ovvero lo scarso num ero di approdi fornito dalle coste italiche. E esemplare un passo di Strabone che illustra in m odo ineccepibile le diverse

4. Pereto 1979. 5. C C M I, p a r 27. 6. Sul passo si veda Peretti 1979: 274. 7. F onti in B T C G I, III s.v. Adria. B uona discussione delle fo na in Anello 1999:133-135. 8. La questione controversa, si veda in proposito Braccesi

1977: 211-219. 9. FCrHist 1 F 90 10. FCrHist 115 F 129; cf. F 128c. 11. M arcotte 2000:62. 12. Presso Pseudo Scim no 366-369; FCrHist 115 F 130. 13. Scilace 16 in G G A I, 24; Strabene, GeograaV 4 , 2. Sulla

fondazione di A ncona si veda Braccesi 1977:220-226. 14. Per u n com m ento erudito a questi passi si veda lesauriente Livrea 1973. 15. A d esempio, si pensava che u n ram o del D anubio sfociasse in A driatico (Argonautiche IV 282 ss.). Per questi e altri erro ri si veda Strabone, GeograaVII 5, 9.

I
Ogni terra una frontiera

Particolari delle rovine di Lisso, presso Le2ha.

caratteristiche di percorribilit delle due coste: Tutto il periplo delTIlliria si avvale di ottim i scali costieri sia per la continuit del litorale sia per le isole a ridosso della costa, al con trario del litorale opposto, quello italico, che privo di porti naturali.16 Si tratta degli importuosa Italiae litora di cui parla Livio, in un brano non m eno n oto a chi si occup a di questioni adriatiche .17 Il passaggio dalla denom inazione di Ionio a quella attuale si pu dire com p leto solo in et rom ana, allorch lItalia tutta res publica Rom anorum e le coste dellAdriatico, occidentali e orientali, non avevano pi segreti. Significativo ancora un passo di Strabone che sente la precisa esigenza di distinguere Ionio e A driatico, nel tentativo di fare chiarezza rispetto alla tradizione geografica precedente: D op o A pollonia si trovano . . . i m onti Cerauni, che segnano linizio dellim b occo del golfo ion ico e dellA driatico. Lentrata in com u n e a entrambi, m a lo Ionio si differenzia poich questo il nom e della prim a parte del mare, m entre lA driatico il n om e del mare interno fino in fondo, ma ora anche di tutto quanto il m are .18 Strabone pare consapevole dellevoluzione che ha portato il n om e A driatico a prevalere per gradi nel corso del tem po fino alla sua epoca. Per la denom inazione definitiva non poteva bastare la diffusione di carattere occasionale e superficiale dei G reci sulla costa orientale del mare, ma era indispensabile anche la conoscenza dellaltro litorale o lacquisizione, quantomeno, di una prospettiva occidentale, dato che anche per i R o m an i le coste italiche rim anevano im portuose. In tal senso larrivo di R o m a rivoluzionario e testim onia co m e lA driatico assuma una precisa identit nel m o m en to in cui

16. Strabone, GeograaVII 5,10. C i non significa che le coste occidentali non fossero affatto frequentate: si veda Luni 1999. 17. Livio, Storia i Roma X 2 ,4 . 18. Strabone, GeograaVII 5, 8-9.

Ti

Altri particolari delle rovine di (.isso.

lO ccid en te (non pi solo greco) ritorn a verso O riente. Prim a lA driatico era un semplice golfo, tangenziale rispetto agli itinerari greci verso Ponente, ma quando la polarit si inverte esso acquista tu ttaltro status, diventando una frontiera dimportantissimo valore strategico in quanto cerniera fra penisola italica e Balcani. Prim a di R o m a non vi fu tale consapevolezza, n, di conseguenza, la volont di controllare lA driatico. Lunica precedente esperienza degna di essere presa in considerazione la politica adriatica di Dionisio I, tiranno di Siracusa, che stata interpretata, soprattutto dalla storiografia dellO ttocento e del prim o N ovecen to, co m e espressione di un progetto imperialista19, ma che appare
.

in linea co n la con dotta di una qualsiasi polis colonizzatrice. D ionisio di Siracusa c il suo im pero" adriatico Dionisio di Siracusa fu senzaltro una figura eccezionale e uno dei personaggi pi significativi del suo tem po. Salito al potere nel 4 0 5 a.C . p ort la sua citt a un livello di espansione mai raggiunto prim a, tanto che alla sua m o rte, avvenuta nel 3 6 7 a .C ., pot lasciare nelle mani del figlio la pi vasta signoria dEuropa20, onorevole definizione che p oco pi tardi sar tributata al regno di Filippo II, il m onarca m aced on e conquistatore della Grecia. D ionisio riusc a scacciare quasi del tutto i Cartaginesi dalla Sicilia e a sottom ettere lO ccidente greco,

19. A nello 1999.117-118.

20. D iodoro, Biblioteca storica X X 78, 3.

Ogni terra una frontiera

4
diventando cos il prim o dinasta ellenico in possesso di un vero e proprio stato territoriale, in un periodo nel quale le poleis ancora si limitavano a difendere la loro autonom ia o a estendere la loro egem onia attraverso lo strum ento delle confederazioni militari. Secondo gli studiosi nelle m ire espansionistiche del tiranno sarebbe stato anche lA driatico sulle cui coste Siracusa fond alcune colonie, com e Issa21, sulla sponda orientale, A ncon a e Adria, su quella occidentale. A rafforzare lidea di un im pero adriatico si cita di solito un passo di D iodoro Siculo, storico greco vissuto nella seconda met del I secolo a.C ., che, senza nominare tali localit, pare attribuire a u n altra colonia, Lisso, una funzione militare e strategica, rafforzando cos la convinzione che Dionisio non solo avesse il preciso scopo di controllare lA driatico, m a che, sia pur per breve tem po, vi fosse addirittura riuscito. D iod oro dimostra non solo di avere ereditato modalit narrative tipiche della storiografia militare precedente, ma anche di subire linflusso del m odello di conquista rom ano. C ito il passo in questione:Dionisio . . . decise di fondare citt in A driatico. L o fece nel tentativo di appropriarsi del cosiddetto stretto ionico, per rendere sicura la navigazione verso lEpiro, e di avere citt proprie per p oter offrire un approdo alle navi. Progettava infatti di sbarcare allim provviso con grandi forze nelle regioni dellEpiro e di saccheggiare il santuario di Delfi, pieno di molte ricchezze. Per questo fece unalleanza con gli Illiri attraverso A lceta il M olosso che era in esilio e viveva a Siracusa. Appena gli Illiri furono in guerra, invi loro in aiuto duemila soldati e cinquecento arm ature greche. Gli Illiri diedero le arm ature ai m igliori dei loro soldati, e m ischiarono i soldati di Dionisio ai loro ... N el frattem po i Pari sulla base di un oracolo inviarono una colonia in A driatico e vi fondarono una citt sullisola di n om e Faro, co n laiuto del tiranno Dionisio. Egli infatti avendo inviato una colonia in A driatico non m olti anni prim a aveva fondato una citt chiam ata Lisso. Partendo da qui ....22 Il passo narra gli avvenimenti dellanno 3 8 5 - 3 8 4 a.C . durante il quale D ionisio pone le basi per un intervento in Epiro, preludio a una incursione in G recia. Per assicurarsi una tranquilla traversata dello stretto ion ico il tiranno avrebbe deciso di fondare colonie in m odo che le sue navi avessero un approdo sicuro; per 10 stesso m otivo si allea con gli Illiri, suoi dirimpettai, perch riportino lesule Alceta sul trono dellEpiro. In tale contesto di eventi D iod oro colloca anche la fondazione di Faro 23 da parte dei Pari e degli stessi Siracusani, che evidentemente da porsi in stretta relazione co n un precedente stanziamento voluto da Dionisio, Lisso appunto. Il brano

indicandola co m e sede degli Iilyri proprie dicti.24 A sostegno di questa tesi viene proposta una modifica del testo di Diodoro, co n la sostituzione di Issa a Lisso, presupponendo che nella tradizione manoscritta sia intervenuta una confusione fra i due nom i. La stessa m odifica viene suggerita, e da alcuni editori accolta25, anche in un altro brano diodoreo, in cui lo storico narra laiuto p ortato dai Siracusani ai coloni di Faro, che nellanno successivo alla fondazione, il 3 8 4 -3 8 3 a.C ., furono attaccati da navi illiriche provenienti dal continente: m a il governatore posto da Dionisio a Lisso (o a Issa) con numerose trirem i navig con tro le piccole imbarcazioni degli Illiri e, dopo averne affondate alcune e catturate altre, uccise pi di cinquem ila barbari e ne prese prigionieri circa duem ila .26 Lipotesi non m anca di ragionevolezza dal m om ento che in entram bi i passi la menzione di Lisso segue sempre le vicende dellisola di Faro, che si trovava proprio nei pressi di Issa. D a qui pi facilm ente i coloni siracusani sarebbero potuti intervenire nella vicina localit di Faro, sia al m om en to della fondazione assieme ai Pari sia, lanno successivo, con tro gli Illiri. Si

in terrotto da una lacuna proprio sul pi

bello, m ancando cos di fornire ulteriori indicazioni sulla penetrazione siracusana in A driatico e sulla stessa Lisso, i cui resti peraltro sono tu ttoggi visibili presso lodierna Lezha, lungo il corso del fiume D rin , a p oca distanza dalla foce. La scarsit di notizie ha costituito 11 pretesto per una piccola querelle che oppone studiosi italiani a studiosi balcanici i quali, volendo ridimensionare lattivit siracusana sulla costa dalmata, non vedono in Lisso una colonia greca, bens una citt illirica, situata in unarea di forte pregnanza ideologica, alla quale le fonti romane danno una marcata connotazione etnica

opposto

recisam ente a tale versione dei fatti soprattutto Lorenzo Braccesi che rivendica la correttezza della m enzione di Lisso in entrambi i passi di D iodoro, attribuendo a questa colonia un importantissimo ruolo strategico e militare per il controllo n on solo dello stretto ionico, ma anche dellintero m are A driatico. Al di l di m ere disquisizioni erudite e di prese di posizione spesso eccessive, la questione n on

di

p oco conto, dal m om en to che presuppone una valutazione delleffettiva volont di dom inio sul m are da parte di D ionisio di Siracusa.

21 L'odierna Vis. Forse anch'essa una fondazione, com e Adria, si veda Anello 1999: 132-133. 22. D iodoro, Biblioteca storica X V 13, 1-5. H o seguito il testo

diV ial 1977. 23. Lodierna Lesina, in croato Hvar. 24. Per la bibliografia si veda Braccesi 1977: 227-228; Anello

1999:124-126. 25.Via] 1977 26. D iodoro, Biblioteca storica X V 14, 2.

"26

Butrinto, veduta del parco archeologico. Il battistero (IV see.).

T orniam o al passo di D iod oro citato per prim o. Sembra di p oter dedurre che il progetto di fondare colonie in A driatico abbia lo scopo di favorire la traversata in m o d o che D ionisio possa intervenire in Epiro e in G recia. Lalleanza con gli Illiri avrebbe presumibilmente garantito la sicurezza della navigazione e dato lopportunit di accedere da settentrione alla penisola ellenica. Lidea di appropriarsi (in greco idiopoiestha) dello stretto ion ico n on credo possa essere intesa in senso egem on ico o imperialista, m a com e legittim a aspirazione ad avere citt proprie (in greco pleis das) quali punti di riferim ento per le proprie navi. Lespressione stretto io n ico (in greco Inios pros) problematica: dato lampio contesto a cui D iod oro fa riferim ento, sembrerebbe da interpretarsi in senso generico, com e potrebbe far pensare

la precisazione cosiddetto , quasi un altro m o d o di dire A driatico. Tuttavia a indicare il mare nella sua interezza gi usato A dras subito sopra, e dunque lunica possibilit che si tratti solo della parte m eridionale dellA driatico e che vi sia un legam e esclusivo co n la progettata azione in Epiro, n on co n le altre iniziative siracusane che non riguardavano lo stretto di O tranto. N o n penso infatti che Diodoro co n la fondazione di Lisso abbia voluto attribuire al tiranno il fine di governare lim b occo dellA driatico n tantom eno di dom inare lintero mare, che poi la stessa cosa. M a anche am m ettendo che la fonte avesse avuto questa intenzione, poteva Lisso, sulle coste settentrionali dellodierna Albania, funzionare a tale scopo? Sostiene B raccesi che Lisso fu dedotta al duplice fine strategico di controllare le vie daccesso allA driatico

Ogni terra una frontiera

s
e di costituire una testa di ponte per le operazioni con tro lE p iro .27 La localit poteva certo svolgere questa seconda funzione nella prospettiva di un intervento in Epiro, che peraltro viene affidato agli Illiri, pur coadiuvati da arm i e truppe inviate da Dionisio. M a com e pensare che si potesse controllare laccesso allA driatico da Lisso, collocata allestremit opposta dellAlbania e nel punto pi largo della traversata, prim a che la costa orientale pieghi verso N ord-O vest? Se Dionisio avesse veramente avuto questa intenzione avrebbe dovuto mirare alla conquista di Epidam no, di Apollonia e soprattutto di Corcira, a sud dello stretto di O tran to e in una posizione cruciale per controllare non solo lo stretto ion ico ma anche la rotta fra il Peloponneso e la Sicilia .28 C o m e vedrem o nel paragrafo successivo, sono Epidam no e C o rcira che la regina illirica Teuta assedia nel 2 2 9 a.C . nel suo vano tentativo di egem onia adriatica29, da C orcira che nello stesso anno i R o m an i iniziano la cam pagna con tro gli Illiri30, ed sempre questisola che prim a Filippo V di M acedonia (nel 2 1 5 a.C .) e poi i Cartaginesi (nel 2 0 9 a.C .) tentano di conquistare per sottrarre ai R o m a n i il controllo dellA driatico .31 C h e lingerenza di D ionisio di Siracusa nelle questioni dinastiche dellEpiro avesse anche questo fine? La stessa Lisso, nellottica di un dom inio m arittim o, avrebbe p otu to rappresentare il punto di partenza per una espansione verso Sud, in direzione dello stretto (non verso N ord), co m e forse accadde al tem po di Teuta costretta dai R o m an i vin citori a non oltrepassare Lisso se n on co n un massimo di due navi e disarmate. Purtroppo le fonti taccion o su questo punto, anzi R om a c i pirati illirici: scontro fra terra c mare C o n D ionisio n on si pu ancora parlare di controllo del m are A driatico. Furono invece i R o m an i a dare una soluzione, pur diluita nel tem po, al problema. La prim a tappa del lungo cam m ino fu la vittoria con tro gli Illiri nella cosiddetta prim a guerra illirica (2 3 0 -2 2 9 a .C .). Lelem ento saliente del conflitto sono gli attacchi hanno portato gli studiosi alla conclusione contraria. Sostiene ancora Braccesi che Corcira unarea non solo extra-adriatica, ma anche com pletam ente estranea alle m ire espansionistiche di D ionigi il V ecchio .32 C red o che questa affermazione rispecchi davvero la prospettiva del tiranno di Siracusa, il quale probabilmente n on aveva ancora concepito, n certo realizzato, il progetto di controllare lA driatico. Forse dobbiam o limitarci ad am m ettere che Siracusa, pur rilanciando alla grande la colonizzazione in questo m are, non avesse altro intento che quello di creare una solida rete com m erciale, basata sulla percezione costiera tipica di tutte le poleis, senza alcuna velleit egem onica. N o n che mancasse del tutto una visuale strategica del problema (n mancava alle altre poleis), che per, sotto questo punto di vista, em erge in maniera m olto chiara co n loccupazione di Issa, non di Lisso. Lisola, infatti, un ottim o punto per vigilare sulla parte centrale della costa croata, ricca di insenature e arcipelaghi, e costituisce una base ideale non solo lungo la rotta litoranea orientale m a anche per la traversata verso il litorale opposto, verso Adria .33 La finalit rimane sempre la stessa: garantire alle navi un percorso au ton om o e un approdo sicuro. corsari fatti dai sudditi della regina Teuta ai danni non solo dei mercanti italici che incrociavano lA driatico, ma soprattutto delle localit greche sulle quali la sovrana aveva chiare m ire egem oniche. D o p o aver sottom esso i popoli della costa dalmata, aver cinto d assedio Issa34 ed essersi impadronita di Fenice, la pi ricca citt dellEpiro (in Albania meridionale)35,Teuta allestisce una flotta ancora pi numerosa per attaccare e conquistare Epidam no e C orcira le quali chiam ano in aiuto le due confederazioni greche pi potenti dellepoca, quella degli E toli e quella degli A chei. Gli Illiri, tuttavia, riescon o ad avere la m eglio sulle navi achee, a conquistare C orcira e a dirigersi su Epidam no .36 N el frattem po era per intervenuta la rottura diplomatica co n i R o m an i i quali, secondo il raccon to di Polibio, avevano m andato i loro legati presso Teuta c o n la richiesta di cessare gli attacchi corsari con tro i m ercanti italici. La versione raccontata da Appiano diversa: sarebbero stati gli abitanti di Issa a richiedere lintervento rom ano .37 C e rto che questo avvenne in seguito al rifiuto della regina di interrom pere le scorribande piratesche. R a cco n ta Polibio che Teuta ascolt co n piglio altero e sprezzante tutto il loro esposto; quando ebbero term inato la relazione, disse che avrebbe fatto di tutto per impedire che pubblicamente gli Illiri recassero ingiuria ai R o m an i, m a che non era in potere dei re degli Illiri proibire che privatam ente i loro sudditi si arricchissero esercitando la pirateria . Rispose allora uno degli am basciatori: O Teuta, nobile abitudine perseguire pubblicamente gli oltraggi fatti in privato e difendere chi subisca ingiustizie: con laiuto degli di, ten terem o di costringerti

27. Braccesi 1977:196. 28. Si veda Senofonte, EllenicheV.I 2 ,4 ss.: gli Spartani nel 373 a.C. chiedono aiuto a Dionisio di Siracusa nel tentativo, poi fallito, di sottrarre Corcira agji Ateniesi Cf. Diodoro, Biblioteca storica XV 46,1 ; 7.

29. Polibio, Slone II 9 ,2 . 30. Polibio, Storie II 11,2. 31. Bandelli 1999: 186. 32. Braccesi 1994: 121. 33. Anello 1999:129-131).

34. Polibio, Stone II 8 ,5 . 35. Polibio, Storie II 5-6. 36. Polibio, Storie II 9-10. 37. Appiano, Illynca 7.

a migliorare presto e radicalm ente le norm e dei re illiri verso i loro sudditi.38 La promessa m antenuta. I R o m an i p arton o co n duecento navi alla volta di C orcira, che liberano, per poi riunirsi presso Apollonia alle forze di terra, ben ventimila fanti e duemila cavalieri, che nel frattempo avevano attraversato lo stretto ionico partendo da Brindisi. D a l comincia lavanzata lungo la costa, via mare e via terra, per cacciare il n em ico dalle localit occupate: i R o m an i m etto n o in fuga gli Illiri prim a da Epidam no, poi da Issa, attaccando anche alcune citt illiriche e riuscendo a chiudere Teuta nel fiordo di Cattaro, uninsenatura del litorale m onten egrino cos profonda da essere erroneam ente ritenuta dagli antichi

la foce di un fiume e luogo adattissimo per una flotta in cerca di ricovero .39 D a l la regina tratt la sua resa che pag a caro prezzo: pagam ento di un tributo, rinuncia alla m aggior parte del regno, e la promessa di non navigare a Sud di Lisso co n pi di due navi, clausola che secondo Polibio stava a cuore soprattutto ai G reci40, cio alle citt poste allim b occo dellA driatico, Epidam no, Apollonia, C o rcira, che si sentivano m inacciate da una possibile recrudescenza della pirateria illirica, in grado di p ercorrere cos bene le vie del mare. La pirateria fa parte delle dinam iche che portano prim a alla percezione dello spazio marittimo e poi alle strategie per governarlo. Si spesso discusso com e dato problemtico

38. Polibio, Storie II 8 ,8 -1 0 . La traduzione qui riportata quella di Carla Schick.

39. Polibio, Storie li I L 40. Polibio, Sorif II 12,3.

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se la pirateria fosse endem ica in Adriatico oppure se sia sorta con Teuta. La questione superflua: la pirateria, essendo fenom eno di frontiera, em erge com e dato di un conflitto fra civilt e mentalit divene. N el m o m en to in cui R o m a interviene in A driatico im pone unottica prettamente statuale in base alla quale due stati possono giungere a un accord o se llite al potere m antiene un saldo controllo sul proprio territorio. Il rifiuto di Teuta di m ettere fine alle scorribande piratesche in Adriatico con la scusa che di fatto non poteva controllare la con dotta dei suoi sudditi fa scattare la legittim a reazione di R o m a contro un nem ico giuridicamente definibile com e pirata, in quanto fuori da qualsiasi ordinam ento statuale. In questo consiste la legittim azione per una guerra, giusta in quanto legittim am ente dichiarata, in contrasto con lambiguo com portam ento di Teuta .41 M a ci che qui im porta la valutazione strategica dei R o m an i: essi avevano ben com preso che i pirati illirici, una vera e propria flotta corsara, potevano spostarsi con estrema facilit lungo la costa adriatica, da Issa a C orcira, e dominare, c o m avvenuto sia pur in un brevissimo lasso di tempo, lAdriatico dallAdriatico, cio esercitando il controllo sul mare, e non dalla costa, com e fino a quel m om ento avevano cercato di fare tutti quanti. Insomma i pirati illirici scoprono il m are, e ne svelano tutta lessenza strategica: sono infatti le schium e di mare, co m e Cari Schm itt chiama i pirati e i balenieri che solcano gli oceani42, a scoprire la prospettiva marittima allorch si aprono nuove frontiere. M a linevitabile loro destino lestinzione, quando gli stati organizzano il dom inio sulle acque43: nella fattispecie R o m a blinda lA driatico assicurandosi il controllo capillare di tutto il perimetro costiero. La terra vince sul mare, Leviatano soccom be trafitto da B eh em o t .44

L a conquista romana Il dom inio rom ano dellA driatico, com e anche del M editerraneo, realizzato in una prospettiva, potrem m o dire, fluviale, ovvero terricola, attraverso la penetrazione nei territo ri che si affacciano sulle sue rive e la rom anizzazione, o leliminazione, dei popoli che ne destabilizzavano la sponda orientale: prim a la trib illirica di Teuta (gli Ardiei), stanziata nellarea di Scutari, in Albania settentrionale, poi le trib dellIstria e della Dalmazia, costrette a recedere dalla costa, a ritirarsi nellentroterra, in luoghi rem oti e inaccessibili, e qui scom parire. Sono queste le amare considerazioni di Strabone, fiero sostenitore dellespansione romana ma, com e m olti intellettuali del tem po, consapevole degli esiti talvolta nefasti del confronto culturale fra singole realt etniche, spesso isolate le une dalle altre, e una potenza organizzata politicam ente e m ilitarm ente com e R o m a : I R o m an i respinsero gli Ardiei dal m are verso lentroterra, p oich lo infestavano con la pirateria, e li costrinsero a coltivare la terra. Tuttavia la regione rocciosa e povera e non adatta alla coltivazione, cosicch alla fine, tranne pochi, scom parirono. Q uesto accaduto anche agli altri popoli della zona. Infatti coloro che prim a erano m o lto potenti alla fine decaddero e scom parvero, dei Galati i B o o i e gli Scordisci, degli Illiri gli Autariati, gli Ardiei e i Dardani, dei Traci i Triballi, allinizio subendo attacchi gli uni dagli altri, poi da parte dei M acedoni e dei R o m a n i .45 Il riferim ento non solo agli eventi della fine del III secolo a .C ., che costituirono il p rim o approccio rom ano sulla costa orientale, m a anche alla successiva opera di conquista culminata in et augustea quando i R o m an i entrarono in possesso

di tutto lentroterra balcanico (Dalmazia e Pannonia). Fu questo uno degli obbiettivi principali di Ottaviano dopo aver finalmente riportato lordine in Italia co n la definitiva sconftta in Sicilia di Sesto Pom peo (36 a.C .): la campagna di guerra nellIllirico, che prelude a un vasto piano di consolidam ento dei confini sul R e n o (Germ ania) e sullalto D anubio (R ezia e N o rico ), im pegn il giovane trium viro in prim a persona dal 35 al 3 3 a.C . C h e larea rivestisse unim portanza strategica di prim o livello non solo per la sicurezza dellItalia ma anche per la stabilit dellim pero lo testim oniano i fatti occorsi solo pochi anni prim a durante il conflitto fra Cesare e Pom peo e fra A ntonio e lesercito repubblicano dei cesaricidi. Lasciamo il com p ito di illustrare tale costellazione di eventi n ientem eno che a T h eo d o r M om m sen, il quale, pi di tanti autori recenti, rim ane, a distanza di pi di un secolo, una lettura fondamentale per chi intenda avere un quadro dettagliato della grande strategia dellim pero rom ano. Il grande storico tedesco cos m ette in stretta relazione la guerra dalmatica di O ttaviano con la pericolosa partigianeria repubblicana dimostrata dai popoli balcanici a sostegno prim a di P om p eo e poi di B ru to : Nella guerra tra Cesare e P om p eo i Dalm ati indigeni avevano parteggiato per questultim o tanto risolutam ente, quanto i R o m an i che vi si erano insediati, per Cesare. E anche dopo la disfatta di quello presso Farsalo e la cacciata della flotta pom peiana dalle acque illiriche, energica e avventurosa continu la resistenza degli abitanti del paese . .. E , quando pi tardi i repubblicani sapprestavano nellO rien te alla lotta, lesercito illirico si dette a B ru to, e i Dalmati rim asero per lungo tem po

41. Fuscagm, Marcaccini 2002. 42. Schmitt 1954: 42-46.

43. Schmitt 1974: 97. 44. Traggo questa suggestiva immagine di sapore biblico da

Schmitt 1954:18-19. 45. Strabone, Geografia VII 5 ,6 .

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H i % \i 30 inoppugnati .46 La campagna di Ottaviano si concluse co n la sottomissione dei popoli dalmati e la fortificazione delle localit costiere che furono elevate al rango di municipio, alla stregua di m olte citt italiche .47 Tuttavia la provincia dellIllyricum rimase ancora per anni turbolenta e non del tutto dom a, tanto che la resistenza al dom inio rom ano culm in con u n insurrezione generale di Pannonia e Dalmazia che per tre anni (dal A driatico e Danubio divent area cruciale per la sicurezza della penisola e fu caratterizzato, in m odo pressoch continuo e costante, da una considerevole presenza militare, anche dopo che Traiano, allinizio del II secolo, riusc a conquistare la D acia, operazione che com unque consent di sguarnire di truppe la Dalmazia. O ltre a una graduale urbanizzazione, il territo rio conobbe un m iglioram ento delle vie di com unicazione, fra le quali ricordiam o in particolare la strada da Sirmio (sul Danubio) a Salona, lodierna Spalato, che diventa una delle localit pi ricch e della zona, gi prim a che D iocleziano vi trasferisse la sua residenza. A fronte della preminenza militare della Pannonia, a ridosso del limes danubiano, la costa dalmata continua ad avere una forte connotazione di frontiera culturale e politica che, co m e in passato, si ripercuote su tutti i tentativi di riassetto e spartizione dellimpero. C i pare opportuno chiudere citando nuovam ente M om m sen che, co m e si visto, dedica pi di una pagina a questarea dEuropa, avvertendone, in linea co n il suo tem po (a quanto pare dram m aticam ente in sintonia col nostro), il ruolo cruciale negli equilibri fra O ccid en te e O rien te: Lincivilim ento e la rom anizzazione della Dalmazia sono in generale una delle pi caratteristiche e im portanti manifestazioni dellImpero. I confini della Dalmazia e della M acedonia sono nello stesso tem po il lim ite politico e linguistico dellO ccidente e dellO riente. Presso Skodra si toccan o cos i dom ini di Cesare e di M arco A ntonio, co m e quelli di R o m a e di Bisanzio dopo la spartizione dell'Im pero nel IV secolo. Q u i confina la provincia latina della Dalmazia co n la greca della M acedonia; qui, sta vigorosam ente ambiziosa e superiore, animata dal pi potente spirito di propaganda, accan to alla m aggiore la pi giovane sorella .49
Abbreviazioni B T C C I: Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, diretta da G. N en ci e G.Vallet, P isa-R om a 1984 ss. FGrHist: Die Fragmente der Griechischen Historiker, ed. F. Jacoby, Berlin 1923 ss. G GM: Geographi Graeci Minores, e codicibtis recognovit prolegomenis annotations indiabus instruxit C. M uller. M I, Parigi 1885-1861 R iferim en ti bibliografici A N E LLO 1999 P. Anello, La colonizzazione siracusana in Adriatico, m Braccesi, Graciotti 1999 BA ND ELLI 1999 G. Bandelli, Roma e l'Adriatico nel III secolo a.C ., in Braccesi, G raciotti 1999 B R A C C ESI 1977 L. Braccesi, Grcdt adriatica, Bologna, Patron2 B R A C C E S I 1994 L. Braccesi, Grecit di frontiera; i percorsi occidentali della leggenda, Padova, Esedra B R A C C E S I, G R A C IO T T I 1999 L. Braccesi, S. G raciotti, La Dalmazia e laltra sponda. Problemi di archaiologhfa adriatica, Firenze, L. S. O lschki F IT Z 1991 J. Fitz, L e province danubiane, in Storia di Roma, II. 2 , 1 principi e il mondo, Torino, Einaudi F U SC A G N I, M A R C A C C IN I 2002 S. Fuscagm, C. M arcaccini, Illiri, hostes com m unes om nium : limmagine di una conquista, in Identit e prassi storica nel Mediterraneo greco, M ilano, Edizioni E t LIV R EA 1973 E. Livrea, Apollonii RJiodii Argonauticon liber IV, Firenze, La N uova Italia L U N I 1999 M . Luni, Rapporti tra le coste dellAdriatico in et classica ed i traffici con Grecia e Magna Grecia, in Braccesi, Graciotti 1999 M A R C O N E 1991 A. Marcone, La frontiera del Danubio fra strategia e politica, in Sfona di Roma, II. 2, I principi e il mondo,Torino, Einaudi M A R C O T T E 2000 D. Marcotte, Gographes grecs, I, Introduction generale. Ps. Scymnos: Circuit de la Terre, Paris, Les Belles Lettres M O M M S E N 1885 T h. Mommsen, Le province romane, Beriino (trad. it. Firenze, Sansoni, 1991) P E R E T T I 1979 A. Peretti. Il periplo di Salace: studio sul primo portolano del Mediterraneo, Pisa, Giardini S C H M IT T 1954 C. Schm itt, Terra e mare, Stuttgart2 (trad. it. M ilano, Adelphi. 2002 ) S C H M IT T 1974 C. Schm itt, Il nomos della terra, Berlino2 (trad. it. Milano, Adelphi, 1991) VIAL 1977 C l.Vial, Diodore de Siale, Bibhoteque historique, livre XV, Paris, Les Belles Lettres

6 al 9 d.C.)

im pegn i R o m a n i su vari fronti, dalle valli della Sava, alle coste dalmate, al litorale albanese da dove, giungendo fino ad Apollonia, i ribelli avevano progettato addirittura di invadere lItalia .48 N o n vi riuscirono, m a la mossa dimostra co m e fosse scontata la necessit di basi costiere in Albania m eridionale per chi volesse intraprendere uno sbarco militare sulla sponda opposta, o per chi da questa sponda volesse impedirlo, proprio nel punto in cui lA driatico si fa angusto e si pu agevolm ente passare lo stretto io n ico : da una visuale italica, era la stessa consapevolezza, ancora imperfetta e circoscritta, che secoli prim a sorreggeva il progetto di Dionisio di Siracusa per invadere lEpiro e la Grecia. D o p o il fallimento della rivolta lIllyricum fu pacificato e lA driatico assicurato in via definitiva al dom inio dei R o m an i. L o stretto di O tran to e le fiorenti localit grech e della costa orientale, inglobate nella provincia m acedone, persero la centralit strategica che avevano assunto al m o m en to della conquista e del suo consolidam ento, e nel corso del tem po passarono il testim one dello sviluppo eco n o m ico e politico alla superiore costa dalmata, che, faccia a faccia co n lItalia, ne era il naturale interlocutore e per questo era destinata a prosperare in parallelo. Inoltre il delicato settore com preso fra

46. M om m sen 1885:14-15. 47. M om m sen 1885:16.

48 M om m sen 1885:41-43. 49. M om m sen 1885:222. Per i dettagli e bibliografia pi

recente sulle province di Dalmazia e Pannonia si vedano Fitz 1991 e M arcone 1991.

La difficile storia di un paese


Dall'lllyricum al dramma del Kossovo
Bianca Vaiola Fra O riente e Occidente Fin dallantichit, lA driatico uno dei luoghi cruciali dellEuropa. Cos anche oggi questo bacino (accenno solo allantico tem a del mare che lega, non che divide), con i tanti popoli che si sono affacciati sulle sue rive, co n lestrema variet delle condizioni etniche o geografiche, delle elaborazioni di civilt e dei rapporti intrattenuti dai suoi abitanti co n altri popoli, offre un punto di vista privilegiato per com prendere ci che sta accadendo allinterno del nostro continente, e in particolare della sua m et centro-orientale. Per questo, parlare dellA driatico significa in realt parlare pi in generale dellEuropa mediterranea e balcanico-danubiana, e dei suoi rapporti con il resto del continente. LA driatico rappresenta uno dei luoghi pi antichi di sintesi e di elaborazione della civilt europea; basta pensare allantichit, quando alm eno sette im peratori romani - e alcuni tra i pi grandi (ricordo qui Claudio il G otico, Aureliano, D iocleziano, Massimiano, Galerio, Costantino, Giustiniano) p oterono provenire dalle province illiriche - ovvero dalla costa adriatica che va dalla G recia alla Dalmazia - ; al processo di profonda civilizzazione e romanizzazione delle popolazioni legate a questo spazio geopolitico, avvenuto allinsegna dellorifo romanus. In quel periodo di rigoglio, la penisola balcanica era divenuta u n area dotata di unim portante rete urbana e attraversata dai com m erci, florida, civile, in cui le istituzioni romane erano penetrate in profondit. U n a zona attraversata dalla Via Egnatia, il principale collegam ento tra R o m a e la Grecia: una delle pi famose fia le vie romane, lungo la quale passavano soldati, amministratori, mercanti con i loro prodotti, e anche artisti che si spostavano di citt in citt per eseguire le loro opere. Lungo questi assi, R o m a stabil colonie di cittadini romani, citt fortificate o citt-m ercato che si trovarono allorigine di diverse fra le pi im portanti citt balcaniche: A drianopoli (Edirne), Serdica (Sofia), Naissus (Nis), Singidunum (Belgrado), e cos via .1 E lIllyricum , che conobbe un notevole sviluppo, divenne, a partire dallItalia, la porta dingresso dei Balcani a partire da D yrrachium (Durrs): proprio da l partiva appunto la Via Egnatia, la grande strada della M acedonia, che passava nel cuore stesso dellantico Arbanon, regione centrata in torn o alle vie di passaggio essenziali conducenti alla piana costiera delTIlliria. U n a via che, attraverso Eraclia (Bitola), conduceva a Tessalonica, rappresentando la penetrazione romana fin nel cuore stesso della penisola. U n a zona, insom m a, che sin dai tempi pi antichi si trovata in una condizione ideale per p oter sviluppare una capacit dinterm ediazione nelle sintesi feconde che si venivano volta a volta attuando tra il m ond o greco (poi ellenistico) e quello romano, o quello giudaico - per non parlare di realt pi lontane com e le grandi civilt dellAsia .2 E gli Albanesi erano stanziati nella valle dello Shkumbi: ecco, cos, le strette relazioni intessute con il m ondo bizantino, tanto da fornirgli funzionari e generali. E si capisce perch Alessio e B o em o n d o abbiano dato tanta im portanza a questo nodo strategico che comandava laccesso ai laghi di O chrid e di Prespa. D unque lAlbania era un paese difficile, m a non inaccessibile, occupando dallantichit una posizione che spiega lo statuto dei suoi abitanti rispetto a Bisanzio: abbastanza ritirati nelle loro m ontagne da conservare la loro individualit, m a abbastanza vicini ai grandi assi di civilizzazione, gli Albanesi

1. Sullassetto rom ano dellarea compresa fra Adriatico e D anubio cf. Syme 1971.

2. Sulla costa dalmata e albanese in et antica si veda Wilkes 1969 e 1992.

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i delle origini hanno p otu to impregnarsi lentam ente degli apporti di civilt pi evolute, alle quali in seguito si sono gradualm ente integrati, sviluppando u n espansione, che sembra avvenuta senza scontri eccessivi, verso il basso paese dove li si trovati infine stanziati. A ben vedere, nella penisola balcanica si erano gi sviluppate im portanti civilt, co n antiche e profonde radici, quando buona parte di quel m ond o germ anico che pi tardi avrebbe affermato co n tanto vigore la sua im portanza sul continente era ancora abitato da una serie di popolazioni barbare. In effetti, nel corso della loro vicenda, i centri propulsori della civilt rivelano la tendenza a spostarsi periodicam ente, a passarsi il testim one, assumendo a turno un ru olo di indirizzo e di guida. Se a partire dalla crisi dellImpero R o m an o dO ccid en te il centro di gravitazione ha m ostrato la tendenza a spostarsi a Est, su Bisanzio, m entre la penisola italica travagliata da crisi, invasioni e saccheggi dei barbari, progressivamente nel corso del M edioevo, specie a partire dall8 0 0 , co n C arlo M agno e il Sacro R o m a n o Impero, si sono poste le premesse per quello che per secoli ha poi potuto essere definito lImpero R om an o-G erm anico, co n un forte spostam ento dellasse in direzione N ord -O v est. Larea adriatica, cos, ha teso a perdere rilievo in proporzione, anche se a lungo stata ancora caratterizzata dalla im portante presenza delle R epubbliche M arinare. Verso nuove sintesi Com unque, nonostante tante crisi, fratture, interruzioni di rapporti, e anche scontri spesso assai aspri, e dunque lapparenza di clamorosi cam biam enti, spesso in realt attraverso i secoli ha finito con il conservarsi, della storia e delle esperienze trascorse, m olto di pi di quanto sembrasse ai contem poranei, colpiti prevalentem ente dal m o m en to distruttivo, dalle rivoluzioni e dai m utam enti istituzionali, dallaw icendarsi di sovrani, dinastie, delle stesse religioni .3 La notevole policentricit, e dunque la grande variet e la ricchezza di tante realt che nei loro periodi pi alti furono sempre sincretiche, cio capaci di elaborare interessanti sintesi culturali attraverso i rapporti intessuti co n m ondi vicini, ma ciascuna creando esperienze specifiche e riconoscibili, hanno potuto garantire sempre allE urop a u n evoluzione nella continuit rispettosa sia delle differenze, sia delle costanti, assicurandole una creativit e una molteplicit impensabili nei grandi im peri dispotici dO rien te .4 C o n il gran travaglio succeduto al crollo dellIm pero R o m a n o , co n laffermarsi di Bisanzio, le C rociate, la comparsa dellIslam, lA driatico, e pi in generale i Balcani, com prendendo anche i popoli non marinari che a quel mare guardavano, considerandolo parte della loro sfera dinfluenza, ha continuato a rivelarsi a pi riprese un vero e proprio crogiuolo. C erto, co m e prim a ricordavo, ha fornito m ateriale per le sintesi successive, ma anche loccasione per lo scatenarsi di grandi conflitti, rappresentando un luogo privilegiato di scontro fra E st e Ovest, fra cattolicesim o e ortodossia, fra musulmani e cristiani. Spesso attraversato, o sfiorato, dal succedersi delle invasioni barbariche tra IV e X III secolo, co n andam ento E st-O vest (alle quali poi succeder il m ovim ento delle Crociate, specularmente corrispondente nel suo andam ento O vest-Est), esso ha costituito u no snodo cruciale nellam bito delle pi vaste trasformazioni che percorsero lEuropa mediterranea e continentale: invasioni che distrussero e scompaginarono, m a lasciarono anche sedimenti spesso fecondi, innestarono elementi di civilt e possibilit di creazione attraverso gli spostamenti di tanti popoli, anche solo provocando reazioni difensive che tendevano a creare unit fra gli aggrediti, favorendo la definizione di identit e la realizzazione di sintesi.5 D a tutto ci ha tratto slancio il formarsi di nuove im portanti realt. C o m e quelle sorte nella penisola italiana - a com inciare da quelle Repubbliche M arinare fra le quali brillava Venezia, regina prim a di tutto sul suo m are: quella R epubblica di Venezia che tanti rapporti ha nei secoli intessuto co n lAlbania, rappresentando una civilt per eccellenza sincrtica e di m ediazione fra E st e Ovest. O ppure, si pensi alla particolare situazione che per secoli ha caratterizzato la R epubblica di Ragusa (D ubrovnik), che a lungo riusc ad affermare la propria vitalit nei settori cui era tradizionalm ente legata la sua prosperit in cam p o m arittim o, com m erciale, finanziario. U n a citt per m olti versi fortem en te influenzata da Venezia - co m e an co r oggi si pu constatare scorrendo co n lo sguardo le sue splendide architetture - , ma altrettanto aperta ad altre esperienze e influenze che si affacciavano sullA driatico. U n a realt che ha finito nel X V secolo co n lentrare nellorbita dellIm pero otto m an o, m a che - com e i Principati Danubiani - , una volta entrata in condizioni di vassallaggio nei confronti della Sublime Porta, non si trovata in condizioni di souveraint, cio di dom inio pieno, bens in condizioni di suzeraint, cio di semplice vassallaggio, che, pur com p ortand o un tributo e il riconoscim ento della supremazia ottom ana, le ha perm esso di essere ancora a lungo per il resto indipendente, svolgendo un ru olo m olto im portante su quel mare. In fondo, questa situazione andava bene

3. Q uesta concezione stata in sostanza ereditata dalla grande storiografia greca di stampo prettam ente politi, o militare:

M omigliano 1954. 4. Lidea di un'Europa Ubera rispetto alle grandi tirannie

orientali gi presente in Machiavelli: Chabod 1961:48-57. 5. Cf. Ferluga 1994:231-232.

Scanderbeg, particolare del cenotafio di Lezha.

anche ai Turchi, i quali si trovavano di fronte alla presenza veneziana suUA driatico, e avevano bisogno di una realt da loro dipendente, co m e utile testa di ponte per intrattenere rapporti - e non solamente dal punto di vista com m erciale - con quella che pur definivano lE urop a barbara e infedele , in cui abitavano tanti uom ini malvagi, dagli occh i azzurri .6 M entre sul continente si form ava e si strutturava lIm pero R o m an o -G erm an ico , pi a Est larea balcanico-danubiana, situata fia le nuove realt degli stati italiani, di Bisanzio, dellIslam, dei Crociati - o degli Im peri latini dO riente - , premuta dallafflusso di nuovi invasori, ha visto affermarsi e ben presto crollare, luno dopo laltro, il regno Bulgaro del Khan K ru m , del I X secolo, seguito dallImpero bulgarovalacco degli Asen, del X I I - X I V secolo; la Grande Croazia creata da Tomislav allinizio del X secolo, che allinizio del X I I secolo si sarebbe unita tram ite il sovrano allUngheria; il prim o stato serbo di Z eta dellX I secolo, estesosi poi fino allIm pero dei Serbi e dei G reci di Stefan Dusan del X IV secolo; il principato albanese em erso nel 1 1 9 0 dalla crisi dellautorit di Bisanzio, che si sarebbe m antenuto fino al X I V secolo, per rivivere successivamente laspirazione allindipendenza nellepopea gloriosa di Scanderbeg del X V secolo. O gn u no di questi Stati era com posto da un complesso in treccio di elementi romanizzati, illirici, greci, slavi, anche turanici (e andrebbe ricordato pure il ruolo svolto, soprattutto nella rete urbana, dallelem ento m in oritario degli Ebrei e dei Tedeschi). E tutte queste erano form azioni statali certo profondam ente legate a un contesto geopolitico di terra; m a tendevano anche a proiettarsi verso il mare, cio potevano anche essere

6. Su Ragusa cf. Krekic 1972. O ttim a rassegna bibliografica in Naitana 1996.

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Ragusa (Dubrovnik), veduta.

considerate com e grandi m om enti di sintesi adriatica .7 A lban ia: dalla diaspora all'integrazione A driatica stata da sempre la vocazione dellAlbania, una zona dove i clan tribali erano profondam ente legati alle loro m ontagne, m a che si affacciava anche sul mare in un settore im portante, che guardava da vicino la sponda italiana dellA driatico: anche per questa sua posizione quel territo rio aveva goduto di una grande prosperit allepoca romana. Questa situazione fu messa in crisi dallavanzata slava, che tuttavia non riusc ad assorbire loriginaria popolazione illirica, co m e non vi riuscirono n le ripetute invasioni patite durante il M edioevo da parte di N orm anni,V eneziani

e Bizantini, che arrivavano dal mare, n i periodi di dom inazione istituita su quel territo rio volta a volta da Bulgari, Serbi e Bizantini .8 Piuttosto, anche a causa della crisi interna, e dei continui scontri fra i notabili locali e i capi clan, intesi a istituire il loro predom inio su scala locale, nel corso del M edioevo si registrarono importanti ondate di em igrazione di Albanesi a Sud, sia p er m are, sia via terra, dando il via a quel nom adism o albanese di cui si spesso parlato in term ini im propri: verso R agusa, la Puglia e Venezia, verso la Tessaglia, lA ttica, lA carnania, il Peloponneso e le isole. Em igrazioni che sottolinearono ulteriorm ente la vocazione marittim a di una parte im portante della popolazione albanese: isole com e Idra, Psara

7. Sulla stona dei Balcani cf. Jelavich 1983; Castellan 1999.

8. D ucellier 1981 e 1987.

Lezha, esterno del mausoleo di Scanderbeg.

e Spetsai divennero allora prim ariam ente albanesi dal punto di vista etnico. A queste ondate si sarebbe in un secondo tem po aggiunto un ulteriore sradicamento per effetto dellinvasione ottomana, com e reazione di fuga in seguito alloppressione sociale; essa, somm andosi agli effetti delle lotte tra greci e slavi, tra angioini ed epirot, tra epiroti e nicei, avrebbe p ortato alla diffusione di Albanesi in tutti i Balcani. M a anche nelle loro terre di origine, com e nel resto della penisola balcanica, si facevano sentire i contrasti legati alle differenze di religione; e presto al fronte caldo e m utevole che opponeva ortodossia e cattolicesim o, e che attraversava anche il territo rio albanese, si venne progressivamente sostituendo un altro confronto, che sposava in maniera ancor pi evidente il contrasto di civilt allo scontro religioso, portando in p rim o piano il tema

dellantemurale rispetto ai musulmani. La sovrapposizione dellIslam a Bisanzio, con una Istanbul che nonostante tutto tanti elementi aveva ripreso dallIm pero d O rien te sconfitto, porter a N ord dei Balcani alla costituzione di una frontiera militare che ricalcava in buona parte quella religiosa precedente, che divideva fra loro popolazioni cristiane - cattolici e ortodossi - e che non a caso rappresenta oggi, nellex-Jugoslavia, uno dei territori dove pi aspri si sono manifestati i conflitti. M a in fondo, nonostante gli scontri prolungati e sanguinosi che li contrapposero, sia gli Asburgo, sia gli stessi O ttom ani, in alcuni dei loro periodi di m aggiore apertura - e dunque anche di floridezza e di ricchezza culturale - tentarono di operare m om en ti di sintesi adriatica: si pensi alla politica perseguita dalla Sublime Porta che curava con attenzione i rapporti

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co n la R epubblica di R agusa, lasciandole esenzioni fiscali e benefici com m erciali, perm ettendole di entrare in rapporti co n potenze straniere e di stipulare co n loro trattati; o per converso si pensi, spingendosi pi innanzi nel tem po, alla politica perseguita dallIm pero A sburgico durante loccupazione della BosniaErzegovina, in un m o m en to in cui la direttrice a Est era particolarm ente im portante p er la D uplice M onarchia, che volgeva la sua attenzione ai Balcani. E gli stessi Albanesi di religione cristiana - sia ortodossa che cattolica - che in fondo furono protagonisti dellultima e pi fiera resistenza al turco allepoca dellepopea di Scanderbeg, e che sulle loro m ontagne la condussero ancora fino al secolo seguente, con il sostegno degli Stati italiani e del Papato, finirono in definitiva, a partire dalla fine del X V secolo, co n il convertirsi in buona parte allIslam. In fondo gi si sentivano diversi dagli Slavi e dai G reci che li circondavano, e la scelta di passare al millet superiore dei musulmani avrebbe com p ortato notevoli vantaggi - p rim o fia tutti quello di essere esenti dalla d jize, la tassa sui cristiani, che era estrem am ente elevata e tese ad aumentare m olto m arcatam ente, divenendo quasi insostenibile, fia il X V e il X V II secolo. C e rto n on furono pochi gli Albanesi che continuarono com unque a tentare di ribellarsi alla Porta anche negli anni successivi. M olti di loro, per, capirono di avere la possibilit di svolgere un ruolo di rilievo nellambito di un grande Impero com e quello musulmano: v era la possibilit di ascendere ad alte cariche. Basta qui ricordare la dinastia di gran vizir dei K prlu che annovera quattro gran vizir di notevole importanza in un periodo cruciale della storia dellIm pero; basti pensare al prim o - M ehm ed - , assurto a quella funzione nel 1 6 5 6 , che avvi una

politica di limitazione della corruzione, di consolidam ento del governo e di ristrutturazione dellesercito che anche il figlio Fazil A hm ed avrebbe continuato, contribuendo alle vittorie conseguite in quegli anni dagli eserciti ottom ani, co m e pure Kara Mustaf e infine Mustaf Kprlu che alla fine del X V II secolo resse lIm pero in un periodo particolarm ente difficile, soprattutto dal punto di vista militare .9 In generale gli Albanesi, specie attraverso la pratica del devshirme - il tributo in bambini - m olto si distinsero, allinterno dellIm pero O ttom ano, nel corp o dei giannizzeri. E n on va dim enticato che elementi Albanesi entreranno com e com p on en te significativa del gruppo dei Fanarioti: uno strato sociale culturalm ente grecizzato, m a com posto, oltre che da G reci, da famiglie rom ene, albanesi, e da Italiani ellenizzati. C o m e si sa, il ruolo storico di queste potenti famiglie, ricch e e influenti politicam ente, anche per le cariche che rivestivano nellamm inistrazione dellIm pero, assai complesso ed stato m o lto discusso; m a se certo hanno p otu to ad esempio rappresentare, una volta arrivate a signoreggiare sui Principati Danubiani, un m aggior controllo della Porta, un in crem en to del prelievo fiscale, della corruzione e delle clientele, certo anche questo strato cosm opolita, pi in con tatto co n lO ccid ente, ha p otu to l introdurre im portanti innovazioni nel settore dellistruzione e della sanit, aprire le lites locali alla circolazione delle idee illuministiche e contribuire a una crescita culturale. Elem enti albanesi p oterono operare co n rilievo allinterno dellIm pero O ttom ano, svolgendo funzioni importanti. E certo, per, che la conquista musulmana cre in Europa, e soprattutto

per le popolazioni dellAdriatico, un m om en to di separazione, una profonda alterazione delle antiche correnti del com m ercio e della circolazione di uom ini e di idee; soprattutto, un mutamento nelle proiezioni tradizionali di quei popoli e lindividuazione di nuove direttrici. Fu in buona parte distrutta la rete che aveva collegato O rien te e O ccid en te, N o rd e Sud, attraversando i Balcani, collegando lItalia allAsia M inore - o alle rive settentrionali dellAfrica. M en tre il M editerraneo e l A driatico perdevano dim portanza, anche in seguito allindividuazione di nuove direttrici sui mari, nei Balcani e sulle rive dellantico bacino di Venezia , oltre allassoggettam ento politico, si registr una progressiva decadenza degli antichi insediamenti urbani, co n una conseguente perdita di classi dirigenti, quando n on un vero e proprio arretram ento sociale e un im poverim ento eco n o m ico .10 Tuttavia accom pagnandosi ai profondi m utam enti strutturali ch e si verificavano nellecon om ia e nella societ, anche le idee attraversavano lA driatico: un sentim ento crescente di ritrovata affinit ideale fra le due sponde, che anche nell8 0 0 si pot manifestare in m olti modi. E cc o , cos, la ricezione dei ferm enti nazionali in arrivo dalla Francia della Grande Rivoluzione e dallItalia di Mazzini e di Garibaldi, con il risveglio di una nuova coscienza tra 8 0 0 e 9 0 0 ; le alleanze e i m om en ti di collaborazione nel corso del R isorgim en to; i tem i diffusi di una Giovane E urop a che doveva raccogliere e sintetizzare le aspirazioni di tutte le giovani nazioni sul C ontin en te, p onendo problemi che erano sentiti co m e com uni; il fare co m e in Italia - o, per la Serbia, il leitmotiv del Piem onte Slavo -; la com une lotta antiturca, o antiasburgica; gli stessi legami che allora

9. D uccllier 1987.

10. Duccllier 1987;Jelavich 1983; Pollo 1981

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iniziarono a instaurarsi tra Slavi cattolici e Slavi ortodossi nei territori che successivamente avrebbero form ato lo Stato jugoslavo. E in quel p eriod o la circolarit di esperienze politiche e culturali tra le due sponde dellA driatico risult straordinariam ente increm entata - tanto da m ettere ben presto quei popoli in grado, a loro volta, di proporre modelli. Il destarsi dei m ovim enti nazionali stimolava insomma la collaborazione sia tra i diversi popoli interessati, sia allinterno delle stesse nazionalit in risveglio: co n il form arsi del m ovim ento nazionale albanese le differenze e i contrasti fra gli appartenenti ai vari gruppi religiosi (musulmani sunniti, bektashi, ortodossi, cattolici) divennero secondari di fronte allesigenza daffermare il m ovim ento nazionale .11 N ei periodi di crisi, si sono puntualm ente verificati sia im portanti m om enti di collaborazione del m ovim ento nazionale albanese co n gli altri popoli balcanici, sia forti m om en ti di collaborazione fra tutti gli Albanesi. Basta pensare da un lato alla ricorren te presenza di Albanesi fra le truppe che si distinsero nelle rivolte del X I X secolo contro la dominazione ottom ana - e questo sin dalla prim a insurrezione serba del 1804, che vide emergere la figura di Karageorghe (G iorgio il N ero ) - , e dallaltro, anche se nel corso del X I X secolo la religione tendeva ancora spesso a essere percepita co m e un fattore costitutivo fondam entale della identit dei popoli balcanici, favorendo spinte alla differenziazione attraverso i confronti tra le diverse fedi, la crescente inclinazione degli Albanesi, soprattutto dopo lesperienza della Lega di Prizren, del Congresso di Berlino e degli esiti della guerra russo-turca della fine degli anni 7 0 , a ritrovarsi uniti sulla questione nazionale, riuscendo infine Z ona di incontro c di contrapposizione Insom m a, ripensando alla storia plurisecolare di questa im portante area europea, si pu dire che si siano p eriodicam ente fatte sentire due tendenze principali; tendenze in parte obiettive, in parte invece assurte a m ito nobilitante - quei m iti che sono un p o co m e delle verit abbellite, ma sempre verit, che a costituire un loro stato indipendente .12 M a, dopo le grandi speranze riposte durante la prim a G uerra M ondiale ne loccasione dem ocratica che avrebbe infine potuto aprirsi, portando dem ocratizzazione e m odernizzazione ai nuovi stati sorti in Europa centro-orientale con il crollo degli antichi Imperi d A ncien R gim e che si spartivano quella m et del continente, dopo le laboriose sperimentazioni dei giovani stati nazionali del periodo interbellico13, le delusioni e i traumi del secondo conflitto mondiale e linstaurazione dei regim i comunisti portarono nuovamente la sponda orientale dellA driatico a un periodo di separazione e di stagnazione .14 D i pi: le frontiere politiche e ideologiche passavano direttam ente lungo quel mare, separando quei popoli dallItalia e dalla G recia e segnando nuovam ente un periodo di confronto, di diffidenza e di ostilit. Grandissime risultarono le perdite di m em oria, di arte e di cultura, le distruzioni verificatesi nel cam po della religione: lim itandom i al caso di Scutari, voglio solo ricordare che l nel secondo d opoguerra furono distrutti 1 4 4 edifici religiosi e 4 8 luoghi di culto, impoverendo quellAlbania che nel corso del 9 0 0 aveva trovato tanti estim atori e anche m olti studiosi affascinati dai m onum enti e dalla ricchezza e originalit del folklore di questo popolo che si affacciava sullA driatico.

stanno nel cuore di quella popolazione.


In prim o luogo la tendenza allintegrazione, alla sintesi, tanto pi significativa quanto pi si rivelata capace di recepire e sintetizzare apporti

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diversi, ma lasciando sempre la propria


impronta specifica. Infatti proprio nei periodi sincretici che noi possiamo individuare epoche di fecondit e di creazione, e pi in generale il con trib uto dato da quelle civilt alla crescita dellE urop a: abbiamo visto alcuni casi che ricordano lesperienza degli Albanesi, a partire dal ruolo svolto allinterno dellIm pero R o m an o , per arrivare a quello rico p erto anche nella collaborazione alla lotta antiturca, agendo prim a allin tern o del m ond o bizantino, e poi dallinterno del m o n d o musulmano. In secondo luogo la tendenza al confronto. E il con fronto pu essere stimolante; m a quando si traduce in scontro violento foriero di distruzione e di crisi. C o m e s visto anche questa tendenza radicata nella storia dellA driatico, a partire dal contrasto fra la superiore civilt rom ana e le tendenze dispotiche provenienti dallO rien te; tra u n antica civilt com m erciale e la logica predatrice degli invasori; tra un m ond o costiero urbano e il suo retroterra di cam pagne arretrate; tra esplosioni di violenza e dintolleranza e la civile e aperta unit dellIm pero; tra la persistenza di tendenze gnostiche e il fiorire delle religioni costituite (il Cristianesim o, il Giudaismo, lIslam). U n confronto che si sarebbe di volta in volta istituito tra il m ond o cristiano e quello m usulm ano; tra capitalismo e sistema feudale; tra m odo di produzione tribale e stagnante e civilt liberale, urbana, tesa al decollo industriale; tra la difesa di m ondi chiusi e imm ersi

11. Morozzo della Rocca 1990; pi in generale cf. Prevealas 1997. 12. Skendi 1967.

13. Fischer 1962; Pastorelli 1970. 14. Fischer 1991.

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Cartina dei Balcani dopo il congresso di Berlino (1878).

in un vecchio universalismo sclerotico e dispotico, e la crescente internazionalizzazione incentrata sullO ccid ente, sulla portata universale della Rivoluzione Francese (o meglio della Rivoluzione Atlantica, della quale la Rivoluzione Francese fu una parte solamente, e la pi cruenta), su quel m odello di Stato nazionale che percorse nel X I X secolo il C on tin en te da Ovest a Est, ispirando le nazioni em ergenti, tese a uscire dallA ntico R eg im e. D a ultimo, il confronto fra Est e O vest, anche in Albania, si con cen trato fra statalismo totalitario e tendenza al libero m ercato e alla democrazia. Insomm a, lA driatico ha goduto per due millenni dei vantaggi e dei pericoli dellessere una cruciale zona di contatto .

In corsa verso Ouest In conclusione quale ruolo possiamo oggi intravedere per lA driatico e per lAlbania? L e rivoluzioni dell8 9 hanno riaperto una fase fluida nello scenario continentale, che vede nuovam ente in p rim o piano le scelte delle potenze: Russia, G erm ania, Inghilterra, Francia, gli altri paesi dellO ccid en te, la vicina Italia, che per secoli ha svolto un ru olo cruciale di m ediazione in questo m are .15 M a attualm ente lE uropa appare per m olti versi indecisa. D op o il p rim o crollo del m uro di Berlino, la G erm ania, attratta da una delle sue tradizionali direttrici, la direttrice a E st , sembrata quasi lunica potenza occidentale capace di svolgere una politica estera incisiva e dinamica in quello scacchiere. Soprattutto

15. Pettifer, Vickers 1997. W oodward 1995. Ancora attuali

le osservazioni in Bianchini 1992; Cuiic 1993.

Uno dei migliaia di bunker costruiti durante il regime di Enver Hoxha. L'akullore sullo sfondo indica una gelatera.

di fronte alla successiva ripresa diniziativa in politica estera della Russia, co n una linea acco rta e complessa che vede il riem ergere di orientam enti tradizionali del colosso slavo nello scenario Adriatico che, anche tram ite le istanze sollevate dai fratelli Serbi , pu rappresentare ancora una volta uno strum ento p er la ripresa di vecchie tendenze espansionistiche, im periali o coloniali . E si era delineato il consistente pericolo che lindecisione o linerzia delle altre potenze potesse portare a far s che tutta la m et cen tro-orientale del continente, a cominciare dallarea balcanico-danubiana, venisse giocata prevalentem ente fra Russia e Germ ania, co n gli inevitabili squilibri e con i rischi connessi. Tanto pi che dopo le iniziali speranze de lentusiasmante 8 9 , fra i popoli recen tem en te usciti dallesperienza dei regim i com unisti,

e inclini a riprendere antiche sensibilit nazionali, si assistito a reazioni complesse e in parte contraddittorie. La loro identit tende spesso a essere in parte legata a una reazione di difesa da un m odello occidentale da m olti percepito com e p ericoloso, sovvertitore, destabilizzante. E si fa sentire nuovamente il disagio di fronte allardua sfida per il progresso, derivante da antichi complessi sia dinferiorit, sia di superiorit, da sempre legati alla sindrome nazionalista: problemi che, di fronte alla vera e propria sfida alla civilt europea lanciata dal terrorism o dellIslam integralista, potrebbero pure trovare terreno fertile nei territori in cui, nonostante i decenni della forzata ateocrazia proclamata da Enver H oxha, quella religione gode di radici profonde. In parte invece ecco la spinta alla corsa verso O vest - corsa che per gli Albanesi

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I! bazar che si protende nella Buna visto dal castello di Scutari in una foto Marubi.

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stata a volte anche una corsa fisica verso laltra sponda del mare, e per tutti i popoli dellEuropa centro-orientale la corsa per entrare nella N A T O e nellU n io n e Europea. Se non com prendiam o quanto direttamente to cch in o gli sviluppi incom benti sullaltra sponda di quel mare, se non riusciamo a ritrovare una conoscenza adeguata di quei popoli, e il significato di tanta storia che abbiamo in com une con loro, se invece indulgiamo allapplicazione forzata di schemi artificiosi, molti sono i rischi che incom bono. Il privilegio che troppo spesso si tende a attribuire superficialmente alluno o allaltro di loro, linclinazione a istituire intese preferenziali o blocchi di paesi simpatici o antipatici , m ettendo in atto una politica di sfere dinfluenza che vorrebbe essere una R ealpolitik, potrebbe invece, ancora una volta, finire con il riscaldare ulteriorm ente proprio quelle tensioni che si vorrebbero contenere. Si potuto cos assistere a periodi di estensione e riscaldam ento dei conflitti, allinnesco di una serie di reazioni, di crisi a catena m ezzo sociali e m ezzo nazionali, che hanno trovato alimento nelle diverse polveriere potenzialm ente gi presenti in E urop a centro-orientale, sulla sponda orientale dellA driatico. Lo si dram m aticam ente visto co n i recenti conflitti nella e x - Jugoslavia, co n la gravissima crisi del Kossovo. Si tratta di fattori di crisi che potrebbero perfino contribuire a collegare la situazione assai delicata e precaria che si registra non solo nella e x - Jugoslavia, ma pi in generale nei Balcani, e proprio nellAlbania, a quella potenzialm ente ben pi vasta e dirom pente che potrebbe accendersi fra i m olti Stati delle x -U n io n e Sovietica, e pi in generale al diffondersi di tendenze estremiste anche fra le fasce pi m oderate del m ondo musulmano. M olte sono le implicazioni della comparsa

- o ricom parsa - su queste rive, ai nostri confini, di grandi problemi com e quello del radicalismo islamico. M i limiter solamente, in conclusione, ad auspicare una presenza dellE uropa che non lasci quei popoli n alla Russia, travagliata dalla durissima crisi di una sfida per la modernizzazione che appare davvero ardua da superare - perlom eno nel senso che noi attribuiam o a questo term ine e in realt ancora tentata di sviluppare una politica estera compensativa di stampo imperiale; n a una politica tedesca che, per il fatto di non nutrire appetiti territoriali, bens solo aspirazioni allinfluenza econ om ica e culturale, n on risulta in definitiva m eno rischiosa; n alla guerra orm ai dichiarata dal terrorismo estremista alla civilt europea.
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La stessa inquadratura oggi, senza il bazar.


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L'Albania degli Italiani


Mito, propaganda, demagogia dalla fine dell'Ottocento al fascismo
Roberto Mancini C om e Ercole in culla Fu Mazzini che in Italia dett regole di approccio alla questione slava e dette voce a chi chiedeva laffratellamento del popolo italiano con quelli doltre Adriatico .1 Parte della nostra vita scriveva nel 1 8 6 6 deve espandersi nelle vaste regioni dellO rien te A siatico . Per questo lim portanza suprema per noi della questione che sagita nellO riente dEuropa, e quindi lim portanza delle relazioni da stabilirsi fra noi e i tre elem enti, Slavo, Ellenico e R o m e n o . Infatti: dove sagitano Popoli, ch oggi non sono m a saranno dom ani infallibilmente N azioni, l stanno le nostre naturali alleanze .2 Per conseguire questo obiettivo, com e E rcole in culla lItalia avrebbe dovuto soffocare in sul nascere, co n una mossa ardita, i due serpenti che allora agghiacciavano il core dE urop a , cio lAustria e i Turchi .3 Solo dopo questa guerra vittoriosa sarebbe stato facile dare consistenza a quel vin colo ideale esistente da tem po im m em ore con gli Slavi. Le p rim e linee della politica italiana, quando una Italia sar, devono essere Slavo-Elleniche , scriveva ancora il M azzini4, perch lItalia dovr essere una sponda sicura, lorizzonte sereno di una serie di proto-nazioni che stavano vivendo il tram onto degli im peri - cio laustriaco e il turco - nei quali erano state indebitamente incardinate. D ue organismi politici non m olto dissimili, anzi paragonabili per struttura, per strategia e per leterogeneit delle loro com ponenti etniche. I fati dellim pero dAustria e dellim pero turco in Europa sono indissolubilmente connessi; e chi, mirando, co m e noi dobbiam o, a disfare il prim o, pretendesse, insistendo sulla stolta vecchia politica, mantenere il secondo, accetterebbe base ai propri atti una contraddizione. Le due anomalie staranno o cadranno insieme. Diresti che un pensiero identico . . presiedesse alla form azione artificiale dei due Im peri contigui. Luno e laltro m ancano dunit di nazione e di popolo: sono due governi appoggiati da due amministrazioni e da due eserciti, sovrapposti a popolazioni straniere di razza, di lingua, daspirazioni, di capacit . . . sui sedici milioni di abitanti che com p on go n o lim pero turco in Europa, due milioni o p o co pi appartengono allelem ento conquistatore m aom ettano; gli altri, tributari o sudditi, allelem ento ellenico, al rom eno, allo slavo . .. Ellenica - dacch lAlbanese non se non un dialetto G reco misto di vocaboli slavi e rom eni - lAlbania .5 E ancora: una C onfederazione Danubiana sostituita dallImpero d Austria: una Confederazione Slavo-Ellenica sostituita allIm pero turco in Europa: Costantinopoli citt libera, centro anfizionico della seconda C onfederazione: alleanza tra le due Confederazioni e lItalia: quello lavvenire. La politica nazionale italiana deve consacrarsi a prom uoverlo .6 Allinquadram ento dello scenario politico turco contribuivano i pi radicati stereotipi sullO rien te, elem enti sostanzialmente negativi tesi a evidenziarne la distanza, la contrapposizione, le alterit culturali, com portam entali e razziali rispetto allO ccid en te, in un gio co di attribuzioni molteplici, di aggettivazioni massimamente polarizzate che si riassumevano nellim m agine di un Ovest vigoroso e di un Est debole .7 U n manuale per le scuole ginnasiali, norm ali e tecn ich e in uso sul finire degli anni O ttanta del X I X secolo riprende

1 Cf. M arini 1998: 831 ss. 2. M azzini 1939: 99. 3 M azzini 1939: 105. 4. Mazzini 1939: 84 (lettera del 13 giugno 1857).

5 M azzini 1939: 102-103, 6. M azzini 1939: 104. 7 Said 2001: 51-52; Goldsworthy 1998.

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chiaramente le linee mazziniane di approccio alla questione slava.


Vi si ribadiva che quella turca era una poco avanzata civilt , e che lImpero O ttom ano era imperniato su sconnesse province , difeso da uno scarso esercito e gestito da una mala am m inistrazione e dunque avviato inesorabilm ente a un epilogo rovinoso. Secondo lestensore del manuale questa situazione era dovuta a fattori razziali e soprattutto al carattere dei Turchi: individui ricchi di sfaccettature caratteriali: sdegnosi e ospitalieri, vani e benevoli, indolenti nella pace, feroci e attivi nella gu erra , di una indole che li rende contrari ad ogni progresso , e che causa della loro inferiorit .8 Tale paradigma non cambia se dai Turchi si passa a considerare gli Slavi: di questi si sottolinea lo spirito indipendente, poetico, bellicoso , ma anche per costoro si ribadisce larretratezza culturale, la semplicit dei modi di vita, la elem entarit degli atteggiamenti psicologici. I Bosniaci sono descritti com e rozzi, ma onesti , i Bulgari sono definiti una popolazione laboriosa, paziente e agricola , m entre gli Albanesi nientaltro che m ontanari coraggiosi, ancora p o co inciviliti e vendicativi .9 A proposito dellAlbania n on si danno inform azioni n sullallora recente Congresso di Berlino del 1 8 7 8 che aveva stabilito la spartizione del territorio albanese fra Serbia, M on ten egro e Grecia, n sul costituirsi, con tro tale soluzione p olitico-diplom atica, della Lega Albanese ( 1 8 7 8 -8 1 ) in lotta per lintegrit del territorio. Lattenzione degli autori dei manuali scolastici non veniva catalizzata neanche da un certo agitarsi delle comunit albanesi in Italia, i cui esponenti stavano dando vita a iniziative assai varie, volte, da un lato, alla orgogliosa ricerca delle radici

culturali, dallaltro a rinsaldare i legami co n la patria avita, com e testim oniano i com itati sorti a C origh an o Calabro nellottobre del 1 8 9 5 e a L un gro nel 1 8 9 7 (animati da Girolamo D e R ad a e presieduti ad h on orem da Francesco Crispi), oltre a quello fondato nello stesso anno a Napoli dal marchese di Auletta, Giovanni Castriota Scanderbeg, questultim o co n intenti spic catam ente politici e per il sostegno della causa dellindipendenza albanese .10 Fu anche grazie alla attivit propagandistica di questi patrioti albanesi che si rinsaldarono certi stereotipi antiturchi. In un manifesto fatto pubblicare su alcuni giornali, tornano tutti gli argom enti polem ici con tro i dom inatori O ttom ani: Albanesi dItalia: sono quasi cinque secoli che un popolo fanatico, per quanto barbaro, costrinse i nostri padri di abbandonare quanto lu om o abbia pi sacro in terra, la patria! E non tanto il desiderio di cercare altrove la sussistenza spinse quegli eroi sventurati ad abbandonare il luogo natio, quanto il bisogno di respirare quella Libert che era loro negata in esso . . . e anche oggi quello strazio e quel lam ento si rip ercu oton o nei nostri cu o ri. Albanesi dItalia noi non sm entim m o mai la nostra origine: dopo quasi cinque secoli . .. viviam o ancora delle nostre gloriose tradizioni, am iam o ancora ardentemente lantica terra nativa... ci siamo raccolti per costituire un com itato politico, affinch prom uova un legittim o risveglio tra le genti albanesi dItalia, per la reintegrazione nazionale della sua patria, lAlbania .1 1 L a lunga dimora di barbare genti C o n lo stemperarsi delle idealit risorgim entali, dai propositi di redenzione civile, si pass a valutazioni di segno diverso, m eno benevole e pi distaccate.

Sul m ercato editoriale italiano comparvero varie opere: le Lettere su llA lban ia del San G iuliano (R o m a 1 9 0 3 ), L A lbania del Barbarich (R o m a, 1905) L a nazione albanese del Vaina (Catania 19 1 7 ). M a gli interventi e le valutazioni che ebbero m aggior peso furono quelle di A rturo Galanti, che aveva peraltro gi scritto un primo saggio nel 1901: L Albania. N o tiz ie geografiche, etnografiche e storiche.12 Lopera era stata scritta su com m issione del M inistero degli E steri, e in particolare del direttore generale delle scuole italiane allestero, A ngelo Scalabrini. I contenuti di quel prim o lavoro furono poi ripresi nel 1 9 1 6 in un saggio sulla Rassegna Storica del Risorgim ento. Si tratta di opere complessivam ente orientate a dare un quadro della situazione particolarm ente cupo, arretrato, m anchevole; vi si faceva notare per esempio che lAlbania non aveva conservato, com e le altre regioni adriatiche, qualche insigne m onu m en to artistico, retaggio di grandi civilt tram on tate .13 N ulla v in tutta lAlbania - scrive il Galanti - che possa anche lontanam ente reggere al paragone dellAnfiteatro, del tem pio dAugusto, dellA rco dei Sergi e della Porta Gemina di Pola, dei resti del palazzo di Diocleziano a Spalato, dei tesori raccolti nei musei di Trieste e dAquileia . E n em m eno nel c o n o della sua storia si possono rintracciare episodi p articolarm ente significativi visto che, caduto lIm pero dO ccid en te, lA driatico rimase, - a suo dire - , mare bizantino, finch n on sorse la potenza di Venezia , piccolo spiraglio di civilt subito cancellato dalle incursioni dei Serbi e dei B u lgari .14 E fino alle gesta, tutto som m ato m inim e e effimere, legate alle m ire n orm ann e oltre il canale di O tranto. Per il Galanti c quasi solo

8. C om ba 1887:222-223. 9. C om ba 1887:225. 10. Cf. Laviola 1974:11-29.

11. C ito il testo del manifesto com e contenuto in Laviola 1974:30. 12. Lopera fu pubblicata a R o m a dalla Societ Editrice

D ante Alighieri. 13. Galano 1916:391. 14. Galanti 1916:395.

Le immagini che seguono documentano l'azione del terzo reggimento in Albania durante la guerra contro la Grecia. Granatiere di vedetta in alta Val Bence; sullo sfondo le pareti del Dutike.

un episodio nella storia albanese in grado di riscattare secoli di sudditanze, ed lepopea lustrale di Scanderbeg, vincitore con tro i Turchi e p ater patriae. I Turchi sono considerati globalm ente responsabili di secoli di riduzione in sudditanza del popolo albanese e del suo m ancato progresso anche in un manuale redatto da uno storico celebre e influente co m e N icco l R o d o lico . N ei quattro secoli di dom inio turco - scrive il R o d o lico - i popoli cristiani della penisola balcanica erano caduti nelle pi infelici condizioni , e solo la lingua e la religione avevano continuato ad alimentare la fioca lampada della coscienza nazionale , solo i canti popolari che esaltavano le glorie passate e la fede religiosa erano stati di con forto e di speranza di un popolo infelice .15 L amico A lnnct Zogu Q uando alla ribalta della politica albanese arriva Z og u , un notabile dellAlbania centrale, che dal 1 9 2 5 assume p oteri quasi dittatoriali e poi, dal 1 9 2 8 , la corona di re,

il m odo di considerare lAlbania cambia ancora; gli Italiani scoprono che il vicino paese am ico non pi circonfuso della fosca luce dellarretratezza, ma, anzi, avviato sulla strada della stabilit e del progresso. Il titolo di un libro di Sandro Giuliani, stampato significativamente a Milano dalla Tipografia del Popolo d Italia nel 1929, em blem atico: A ssestam ento e rinascita dellA lbania. La tesi di fondo del Giuliani che sotto legida dellItalia, le opere meravigliose di ripresa e di consolidamento del potere politico nel Paese rinnovato, sono proseguite ognora con fede ed entusiasmo dal giovane Zogu, sul cui capo oggi la corona di Scanderbeg .16 A n co r pi significativa la prefazione a firma di Arnaldo Mussolini, il fratello del D u ce, dal titolo: L aiuto d ellItalia al "piccolo m a importante e fo r te Stato". E bello vedere com e l dove si esercita lagricoltura primitiva della pastorizia, oggi com in cin o a delinearsi belle file di alberi, campi arati e mssi biondeggianti , scrive il Mussolini, a questopera di fervore contribuisce con energia lelem ento

15. R odolico 1924: 284; cf. Balocchi 2002: 42-52 (in part, n. 71); cf. Santoro 2002.

16. R odolico 1924: 12-13.

Granatieri a 'quota 317".

italiano, sempre vigile e presente in tutte le opere di rinnovam ento, di creazione e di potenza. . .. A tale assestamento lItalia ha voluto e saputo contribuire con vigore fascista; . . . re Z o g si rivelato, oltre che un patriota fervente, un devoto servitore della sua terra, una tem pra illuminata di governante, degno di cingere la corona. . . . lAlbania sente oggi la necessit dellaiuto fraterno, nobilm ente disinteressato della gente nostra .17 Fino a questo m o m en to la politica filoalbanese aveva trovato legittim azione mediante il ricorso a una presunta storia com u n e italo-illirica (o rom ano-illirica) e grazie a una sorta di debito che lO ccid en te - e massimamente lItalia avevano con tratto in m ateria di difesa della fede cattolica. D a ora in avanti per il piccolo paese balcanico divent oggetto di pi con creti interessi econ om ici. E quanto em erge da un volum e che vide

la luce nel 1 9 3 2 a M ilano per i tipi di H oepli. Si intitolava L avvenire d ellA lban ia, lautore era Filippo Tafani. A n ch egli inizia il suo discorso co n un tributo di maniera alla grandezza di questa nazione che, si ricorda, ha prodotto uom ini largam ente dotati di cuore, di m en te e di cultura; ha difeso la nazionalit, lindipendenza, la libert collavvedutezza, l'orgoglio, la perseveranza di una razza superiore; ha tenuto testa a nem ici superiori di forze in lotte arm ate e diplom atiche; ha conservato per millenni una propria lingua caratteristicam ente diversa da tutte le altre . D etto questo, subito per si specifica che allAlbania resta da conquistare la civilt materiale mediante lo sfruttamento delle risorse naturali e un con tem p oran eo largo sviluppo di ci che va sotto il nom e di opere pubbliche , condizioni che per avverarsi hanno bisogno di ingenti

Soldati italiani in colonna a Dervishjan.

capitali, e u n azione politica per la scelta


deU a u b ic a z io n e deU e o p e r e .18

albanesi vivono in Italia a scopo di studio 0 per interessi. Gli scambi com m erciali fra i due paesi sono intensi; i servizi bancari sono com pleti e facili .19 1 sette pilastri dclAlm agi, o dellappropriazione La vo ce Albania dell E nciclopedia Italiana dette carattere di sistema a quanto gi si conosceva del Paese delle aquile e in co rp or quasi tutta lalbanologia in due ambiti disciplinari complementari e distinti: il compte rendu storico e il panoram a geografico co m e del resto si tendeva a fare allora. Soprattutto questultimo costitu una implicita sottotraccia, limpalcatura di ogni trattazione dellargom ento 20 e fu affidato alla penna magistrale di R o b e rto Almagi, il grande geografo. D el paese egli disegn s un profilo rapido, m a convincente e scientifico, tu tto costruito sulle strutture

L avvenire dellA lban ia volutam ente un libro rivolto a coloro che erano interessati a recarsi in quel paese per im piegarvi la loro attivit e i loro capitali , perci accredita con vigore lidea che si dinanzi a una nazione dal futuro m olto prom ettente: per chi vi porti spirito di iniziativa, volont indomabile, seria preparazione . C o n quel paese, si sottolinea, le relazioni politiche sono cordiali e sincere. L'Italiano vi ben visto; vi sono ricordi gloriosi e pietosi dei nostri soldati che vi soggiornarono in guerra e che grem iscono in num ero di settemila il cim itero di Valona, vittim e del piom bo o della malaria, ora quasi dappertutto attenuata se non domata. La nostra lingua conosciuta in tre quarti del territorio. Il popolo ospitale e cortese. M olti

18.Tafani 1932:8-9. 19. Tafani 1932:11.

20 Sul ruolo della geografa nella Enciclopedia Italiana cf. Baioni 2001:74.

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di base, sulle cellule costitutive della societ. Sette sono le caratteristiche di base della societ albanese elencate nella trattazione, nellordine: la famiglia, le donne, la trib, lecon om ia agricola e pastorale, la pesca, i giacim enti m inerari e le riserve di idrocarburi, le lavorazioni artigianali e i prim i cenni agli impianti industriali. Vivido il quadro dedicato alleconom ia dom estica e alle donne: vale qui la pena riportarlo per intero. La m onogam ia dom ina assoluta in Albania, qualunque sia la religione degli abitanti; e la donna, nonostante la vita riservata che conduce, ha una parte importantissima nelleconom ia dom estica: non solamente alleva i figliuoli, m a attende ai lavori pi gravi, anche in campagna, sostituendo i maschi la cui vita minacciata dalle feroci rivalit private e dalle vendette; presso alcune trib pi fiere non si perita di impugnare le arm i. Pertanto la presenza di m olte donne un elemento di forza nelle famiglie, specie in quelle num erose. M a la vita affaticata e il m atrim onio m olto spesso p recoce invecchiano rapidamente le donne, onde il contrasto, spesso notato dai viaggiatori, fra i maschi vigorosi e le fem m ine p recocem en te deperite, pur circondate da una florida prole. Il m atrim onio
In alto, comandamenti del fascismo sugli spalti del castello di Tepelena. Qui sopra, soldati in trincea.

verso il padre. U n raggruppam ento pi elevato della famiglia quello che di solito si indica col nom e di trib, ma che sarebbe pi proprio chiam are stirpe . . . la trib retta dallassemblea dei padri di famiglia . .. lordinam ento tradizionale della trib si basa sul famoso k an u n i L e k D ukagjinit, codificazione del diritto consuetudinario, che sarebbe stata com pilata, secondo lopinione pi comune, intorno al sec. X I I .21 L e chiavi interpretative che si riscontrano nella Enciclopedia Italiana, le ritroviam o anche nei manuali in uso nelle scuole superiori negli anni 3 0 .22 In particolare lim postazione geografico-storica tenuta dalla voce A lbania della Enciclopedia Italiana, costitu lesempio seguito nella scelta delle letture poste a corredo dei quadri tematici trattati dai m anuali.23 N el 1 9 3 4 (anno in cui lAlbania entra coattivam ente nellorbita italiana) non vi sono novit di particolare rilievo per quanto riguarda leditoria scolastica: un m anuale 24 riporta in appendice una breve lettura - un brano in stile raccon to di viaggio di un Grand Tour daltri tempi - di Luciano M orpurgo, che si dilunga sulla citt di Scutari: A tarda notte entriam o a Scutari, la pi bella, la pi ricca e, per il suo con tatto co n lEuropa, la pi progredita citt dAlbania . .. ricch i bazar, i pi ricchi dellAlbania, consentono al forestiero di trovare molti e begli oggetti, e a buon m ercato: sono piatti, bacili e b rocche di rame, lavori di pelle, talora decorati con pezzetti variopinti, ornatissimi scialli e altre opere di stoffa di fantasiosa concezione. Scendono le contadine dalla campagna, e portano questi oggetti, lavorati nelle lunghe sere dinverno, che conservano lodore della capra e della p ecora e tanti altri od ori indefinibili. C arni secche, storioni grandissimi del lago, verdure, frutta,

ha conservato il carattere di un con tratto di acquisto fra il padre della sposa e il futuro m arito; questi paga la capacit lavorativa della donna e anche i vantaggi che possono derivargli dal nuovo parentado; e il prezzo m olto variabile. Sulle pratiche m atrim oniali pesa ancora il retaggio di et passate, per cui ad esempio i m atrim oni fra persone di trib diverse sono pressoch esclusi. U na grande rigidit regge la vita m atrim oniale e ladulterio punito con la m o rte; assai rigida anche lobbedienza dei figli, sia pur maggiorenni,

21.Almagi. 104. 22. Cf. Balocchi 2002:42-52. 23. Anche il Dizionario 1940 (alla voce Albania) adotta lo stesso

schema descrittivo dell'Enciclopedia Italiana: geografia-storiaproblemi pohtici24. B ornate 1934.

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conferiscono un aspetto di prospera ricchezza al m ercato di Scutari, nel quale si odono varie favelle, co n prevalenza per dellalbanese e del serbo . . . sulle tom be abbandonate dei vasti cimiteri turchi, crescono abbondanti i lill, che form ano un grande e fresco con torn o. Sul fiume Stoj, il grande ponte veneziano, col suo vasto arco, dom ina lorizzonte, e i suoi piloni robusti sfidano i secoli; passano i carbonai coi muli carichi di sacchi di carbone, accompagnati dalle loro donne, che p ortan o anche gli ultimi nati in una culla di legno attaccata alla schiena. Dom ina su Scutari, e su questa bella pianura ricca di acque ancora ribelli, la fortezza veneziana quasi intatta c o n le sue m ura, le sue porte, le sue to rri .25 N el 1 938 nel terzo volum e di un altro manuale di geografia si insisteva invece sulle supestizioni albanesi, attribuendone il persistente radicam ento alla religione musulmana, per cui Le superstizioni costituiscono un altro aspetto della tenacia e della originalit dei costumi schipetari. Gli albanesi credono allinflusso degli spiriti, ai geni maligni e allopera delle fate malefiche. La religione musulmana ha accresciute da parte sua, codeste leggende e credenze; di guisa che cattolici e maomettani prestano egualmente fede al genio del male, che quelli denom inano drek e questi cheitan . Al punto che un arm am entario di oggetti destinati a com battere gli influssi dei geni maligni, circonda sovente la casa albanese, le adiacenze e trova posto indosso agli abitanti. Sugli alberi pi robusti ed alti si appendono brandelli di stoffa scarlatta.26 O ltre allEnciclopedia Italiana e alla manualistica, chi era interessato a questioni albanologiche trattate a un livello di alta com petenza, poteva guardare anche alle pubblicazioni che dalla prim a m et degli

anni Trenta com inciarono ad uscire con il m archio dellIspi. Sorto nel 1 9 3 3 , sul modello del Royal Institute o f International Affairs, l'Istituto di Politica Internazionale si sarebbe dovuto occupare di sostenere e dare spessore scientifico e culturale alla politica estera del regime. Esso avrebbe dovuto form are i funzionari del M inistero degli Esteri e raccogliere nei suoi ranghi i m igliori studiosi: econom isti, storici, politologi. In quello stesso hanno ebbe inizio anche lattivit d e llIstituto Italiano p er il M edio e l estremo Oriente, m entre nel 1 9 3 4 com inciarono pure le pubblicazioni, sotto la direzione di Giovanni Engely, della rivista A ffari Esteri. Per tutto il corso degli anni Trenta furono m olte le iniziative, di varia portata e di differente livello, incentrate sugli studi politologici e sulla situazione internazionale .27 Se a queste iniziative si aggiunge lattivit editoriale e di ricerca promossa dalla Scuola di Storia M oderna e Contem poranea diretta da G ioacch in o Volpe e poi dullIstituto p er la Storia M oderna e C ontem poranea di Francesco E rcole, appare evidente lo sforzo im ponente messo in atto dal regim e per dare avvio a una nuova e riconoscibile trama culturale. Significativo in proposito il giudizio retrospettivo dato sulla storia e sugli storici suoi conterranei dal Volpe: avevamo una storiografia senza slancio e senza spirito espansivo, co m e era nel complesso la Nazione e lo Stato italiano; una storiografia p oco capace di attualizzare la vita storica, di vedere in vera organica unit passato e presente .28 Degna di nota, anche per la tempestivit con cui fu messo in com m ercio, luscita di un manuale di storia m olto aggiornato a uso dei ginnasi inferiori del B orn ate, che inquadrava la sua trattazione della politica estera italiana rifacendosi alle parole del duce

su u n Italia gonfia di vita, che si prepara a darsi uno stile di severit e di bellezza; unItalia che non vive di rendita sul passato, com e un parassita, m a intende di costruire co n le proprie forze, col suo intim o travaglio, col suo m artirio e la sua passione, le sue fortune avvenire .29 Sulle vicende balcaniche lIspi fu presente con vari titoli e iniziative, alcune di esse erano dirette, specie dopo il 1 9 3 8 , allaggiornam ento degli insegnanti delle scuole medie. Tra i volum i pi significativi si devono qui ricordare quelli di A m ed eo Giannini. I suoi interventi sono emblem atici dei cam biam enti che, di tem po in tem po, si determ inarono nella costruzione italiana di una im m agine dellAlbania. N el 1 9 2 2 la rivista E uropa O rientale aveva ospitato un prim o studio del Giannini dal titolo: L a questione albanese, un testo successivamente rielaborato e pubblicato com e volum e au ton om o a N apoli presso R icciardi nel 2 4 , nel 2 5 e ancora nel 2 9 , m a questa volta il libro portava un titolo nuovo: L a form a zio n e d ellA lbania. Dunque, se nelle prim e edizioni la vicenda albanese, seppure serenam ente narrata , era vista ancora un p o negativam ente com e un groviglio di avvenimenti , ora essa veniva considerata chiusa e le sue frontiere ben delineate .30 D opo dieci anni lo stesso Giannini pubblic un aggiornam ento ulteriore del suo lavoro: D a llindipendenza a llunione con l Italia .3 Si trattava 1 di u n opera che forniva una chiave di lettura della situazione albanese basata su quattro argom enti sostanziali. Il prim o ruotava attorno al ruolo, considerato fondamentale, avuto dallItalia alla conferenza di Londra del 1 9 1 3 . LItalia, anche attraverso le alterne vicende che legarono la questione albanese a quella adriatica, contribu fortem ente

47

25. M orpurgo 1934:190. 26. Barbarich 1938:122. 27. M ontenegro 1978:777-784.

28 Volpe 1947:292. 29. Bornate 1939:223. 30. Le affermazioni sono rispettivamente nella ed m o n e del

1925,7 e del 1929,8. 31. Il saggio fu pubblicato a M ilano dallIstituto per la Politica Internazionale 1939.

Cimitero militare.

ed energicamente, in ispecial m odo nellultima fase, alla soluzione del problema albanese, riuscendo a far riconoscere integralm ente le rivendicazioni di quel popolo, che si riaffermarono nella formula lindipendenza nei confini del 1 9 1 3 . Senza laiuto dellItalia, lAlbania avrebbe subito nuove e pi gravi mutilazioni, avviandosi probabilmente allo annientam ento, com e Stato indipendente. N da trascurarsi infine che lItalia, facendo dellindipendenza e dellintegrit dellAlbania un problema suo, fondamentale, ne garantiva co n la sua forza e la sua autorit lesistenza, con tro ogni possibile p ericolo .32 Il secondo argom ento portato dal Giannini riguardava gli accordi politici, intercom tra Italia e Albania il 2 7 novembre e il

e ribadendo che da quel m o m en to i prodotti albanesi, furono tutti collocati sul m ercato italiano, sebbene ci n on fosse stato facile. N o n solo, citando il discorso di Ciano alla Cam era il 15 aprile 193 9 , si chiar che Q uanto in questi ultimi quindici anni era stato com p iu to in Albania era da considerarsi legato esclusivamente al nom e dellItalia . Solo il lavoro e i capitali italiani, co n lausilio dellottim a m ano dopera albanese , avevano costruito i porti, tracciate le strade, bonificate le terre, trivellato i pozzi, frugate le m iniere .34 A fronte di cos cospicui debiti verso il governo fascista, la con dotta del gruppo dirgente albanese, assunse p er, sostiene il Giannini, un atteggiam ento eq uivoco . E questo lultim o tratto del quadro disegnato dallautore: il Paese delle aquile perde infatti a questo punto i connotati di paese am ico p er assumere quelli di uno staterello guidato da un governo di affaristi corrotti dove i benefici che lItalia vuol assicurare alle masse popolari finiscono per andar a vantaggio di Z o g e della sua oligarchia. E le masse, insofferenti,

22 novembre del 1926, tesi a sviluppare

i vincoli di solidariet che felicemente esistono fra di loro, e di dedicare ogni sforzo a eliminare le cause che possano turbare la pace esistente .33 Al terzo posto lo studioso richiamava il ru olo italiano nella ricostruzione econom ica , ricordando lim portante trattato di com m ercio e di navigazione del 2 0 gennaio del 1 9 2 4 ,

32. Giannini 1939:167. 33. Giannini 1939:173.

34. G iannini 1939:180.

L'Albania degli Italiani

Si ma non capaci di scuoterne da sole il giogo, guardano allItalia, la quale delle malefatte regie non rigetta il danno sul popolo albanese e continua la sua opera di amicizia, lasciando che gli eventi m aturino e sopportando fino allestremo limite della sopportazione gli atteggiamenti equivoci di Z o g . Tutto questo si protrasse fino al febbraio del 1 9 3 9 quando Z o g dette palesi segni di ostilit, facendo gettare nelle prigioni gli albanesi che riteneva colpevoli di amicizia per lItalia . U n a situazione che rapidamente degener con labbandono del paese da parte dei civili italiani e con il m aturare delle inevitabili condizioni per un intervento d autorit dellItalia. Falliti i tentativi di intesa scrive il Giannini, non restava che com piere unoperazione di polizia per m ettere a posto re Z og . N ei giorni 7 - 8 aprile le forze italiane occupavano, co n trascurabili incidenti nei porti, lintera Albania, m entre Z o g fuggiva in G recia, asportando quanto poteva di denaro e di beni, e senza opporre alcuna resistenza . N o n m olte settimane dopo, appena la calma fu ristabilita, gli uomini pi rappresentativi di ogni regione dAlbania si riunirono, secondo le tradizioni, in assemblea costituente a Tirana e con voto solenne e unanim e offrirono la corona dAlbania al re dItalia (12 aprile). U n a delegazione si rec espressamente a R o m a per offrire la corona al re dItalia, che la accett. Il 13 aprile il Gran Consiglio del Fascismo, in una riunione straordinaria, salut co n gioia virile levento storico, che, sulla base dei secolari vincoli di amicizia associa al popolo e al destino dItalia il destino e il popolo dAlbania in una pi profonda e definitiva unione .35 D op o la conquista, in Italia si tese a riscrivere ancora una volta il profilo globale dellAlbania edulcorandone speciosamente tutti i tratti, insistendo sulla sostanziale concordanza di intenti, di modi di sentire e di aspirazioni tra i due popoli posti sulle vicine sponde dellA driatico. Per non c erano state grandi battaglie da celebrare, gesta eroiche o corruschi orizzonti di gloria da portare ad esempio, suUAlbama - co m e invece accadde per lAfirica - non fu mai prodotto nessun film di successo .36 La guerra si era svolta in m odo m eno aspro che altrove. Il tributo di sangue era stato assai m odesto: nei tre giorni 7, un sottufficiale, e fece im m edesim are i suoi lettori italiani in unaltra storia. N el suo lungo resoconto intitolato A bordo di un trimotore scrisse: Sono le 7 ,1 5 . C o n cron om etrica puntualit lo sbarco incom incia. Passerelle, rivoli di armati. Appena sul molo, istantaneamente i reparti si ricom pongono, senza che il piede del giovane fante indugi neanche un m o m en to nella diversit fra la terraferma e loscillare della traversata . .. sul lungom are i battaglioni saddensano a scacchi, le m aone circolano nella rada foltissime . .. sindovina co n una sorta di piacere fisico, nellaria vibrante di macchine, lincrociarsi diligente dei com andi radiotelegrafati, segnalati, m egafonati. Esercito, marina, aviazione sono tre luci duna stessa veloce unit ... C oi suoi moli, le sue casette di musulmana bianchezza, i suoi orti, i suoi alberi di porto e di piazza, la citt m ostra dapprima in questo risveglio inopinato un volto in certo ... nellabitato invece, nel fitto dei m uri e dei tetti, fra gli usci serrati e le imposte accostate . .. un m oto, un gesto risalta. E un cittadino qui, uno l un altro e un altro una coppia, una famiglia, un vicinato che manifestano il loro sentim ento, agitando verso la nostra apparizione le braccia, in un saluto che passa fra essi e n o i .40 D op o la conquista lo studio della civilt albanese, della sua storia, dellarte, delle glorie politiche, dei santi, del folklore, della letteratura si occup , in m odo spesso m olto serio e com petente, L a R ivista d A lbania diretta da Francesco E rcole, pubblicazione dellIspi, il cui prim o num ero usc nel 1940. Si trattava di una pubblicazione che faceva capo al Centro di Studi p er L A lban ia presso la R ea le Accademia d Italia. In queste pagine lAlbania arcaica scom pariva, la sua cultura m odernam ente trattata prendeva form a, si strutturava alla stregua della cultura

8 e 9 aprile

1 9 3 9 , si con taron o 12 caduti (un ufficiale,

10 soldati della truppa)

e 81 feriti. E fu solo un brevissimo trafiletto in prim a pagina, quello che il Corriere della Sera dedic alle vittim e, bench fosse titolato in m odo dram m atico: lalbo della gloria in Albania .37 In quella guerra ci furono in realt episodi imbarazzanti per lesercito italiano: nella rada di Durazzo le navi arrivarono in ritardo; in particolare il piroscafo Palatino, sul quale era imbarcato il X V II battaglione Ciclisti, destinato alloccupazione di D u razzo , che aveva navigato pi lentam ente a causa della nebbia. Il piroscafo Toscana, destinato ad attraccare con la prim a mandata, non pot nem m eno entrare in p orto , avendo un pescaggio superiore ai fondali. A nche la nave M iraglio, sulla quale si trovavano i carri leggeri, non pot attraccare subito perch in sua vece era entrato in porto il piroscafo Aquitania ,3 Pure lavanzata verso 8 Tirana in contr qualche difficolt poich durante la notte, p er errore , dalla base di D urazzo furono inviati fusti di gasolio invece di benzina, cosicch quasi la totalit dei mezzi ruotati ed i carri non poterono muoversi per lunghe ore e dovettero rim anere in attesa della sostituzione del carburante .39 N onostante tutto ci, Alessandro Pavolini sul Corriere della Sera

35. G iannini 1939:183-187. 36 G o n 1988:20.

37. Comere della Sera, 11 aprile 1939; 1. 38. M ontanari 1978: 263,

39. M ontanari 1978: 267. 40. Corriere della Sera, 9 aprile 1939: 2.

L'Albania degli Italiani

filis i 50 italica. U n sapere interam ente libresco sostitu tutti i saperi precedenti, li invert e li inser, stemperandoli di ogni velleit autonom istica nel corren te dibattito accadem ico italiano. Quello che aveva fatto gi lEnciclopedia Italiana, veniva ora ripreso, ma co n pi pervicacia; con u n opera di ulteriore dissezione, specializzazione e moltiplicazione tematica: il paese fu definitivamente conquistato dagli studiosi e costretto in schemi di pensiero non suoi. E allinteresse gi vivo in passato nella cultura italiana p er lAlbania, com e scrisse uno studioso sulle colon n e della Rivista Storica Italiana, dopo il m em orabile avvenim ento che ha associato i destini dei due paesi si aggiuge ora un sentim ento pi perfetto: la consapevolezza della responsabilit che orm ai incom be alla scienza italiana, e a essa sola, di promuovere di organizzare un lavoro sistematico e ciclicam ente com p leto , poich lAlbania ha una vita storica e una form a di civilt soltanto in quanto la sua vita e la sua storia si m uovono su piani com u n i con la vita e la storia italiana .41 La limitata circolazione delle pubblicazioni a carattere scientifico-accadem ico non m utarono, nellopinione della stragrande maggioranza degli italiani, lidea che lappropriazione dellAlbania trovava giustificazione nellidea delTaflratellamento e della sostanziale somiglianza di indole tra i due popoli. Lanno dellattacco, il 193 9 , era stato anche lanno in cui furono ristampate le Lettere Slave di Giuseppe M azzini, dove, a chiare lettere, nella prefazione del Canfora, ci si premurava di sottolineare lidea - schiettam ente risorgim entale - di una allenza tra i due popoli com e specifica missione italiana in Adriatico .42 La stessa cifra interpretativa: due popoli, un unico m odo di sentire, si rintraccia nei program m i radiofonici. Sul Radiocorriere, una pubblicazione mensile legata insieme a un period ico a larga diffusione com e La radio rurale , sul quale si dava co n to dei program m i speciali destinati alla scuola, alle forze arm ate, ai lavoratori, nel m arzo del 1 9 4 0 venne messa in onda una radiocom m edia per le scuole elementari a firma di Giuseppe M agione. Vi si raccontava la storia di due giovani legionari che trovandosi in Albania pochi giorni dopo lo sbarco delle nostre valorose truppe , strinsero amicizia con un piccolo albanese , un ragazzino che ritrovarono pi tardi in una delle numerose colonie estive, che ospitavano i ragazzi del popolo schipetaro. La com m edia, com e scrisse il Radiocorriere, voleva m ostrare la riconoscenza e lam m irazione delle genti dAlbania per lItalia fascista e la loro sincera, affettuosa devozione per il R e e per il D u ce .43 D op o questa trasmissione venne indetto un concorso, rivolto alle scuole elementari, p er il m iglior com p on im en to sullAlbania co n lassegnazione di trecen to lussuosi fascicoli illustrativi ai giovanissimi v in cito ri .44 Purtroppo quei ragazzi non sarebbero ancora stati adulti che il Paese delle aquile, bellissimo e romanzesco nella propaganda fascista, sarebbe co m e svanito nelle lattigini degli orizzonti marini adriatici, preda di altri mostruosi disegni totalitari.
R iferim enti bibliografici ALM AGIA 1929 R . Almagi, alla voce Albania, in Enciclopedia Italiana B A IO N I 2001 M Baioni, Nelle guerre degli italiani, in Passalo e Presente, X IX, n. 54 B A L O C C H I 2002 U. Balocchi, I manuali italiani tra rinnovamento e continuit, in Passato e Presente, X X , n. 55 B A R B A R IC H 1938 E. Barbarich, Superstizioni degli albanesi, in G. B ottoni, La geografia: Europa, Ili,T o n n o , SEI B O R N A T E 1934 C. Bornate, II mondo. Corso di geografia ad uso dei ginnasi e degli istituti magistrali inferiori, M ilano, Societ Editrice D ante Alighieri3 B O R N A T E 1939 C. Bornate, A. Pellizzari, Stomi d'Italia, A uso dei ginnasi inferiori. Ili: Il Risorgimento L'avvento del fascismo. U nuovo impero, M ilano, Societ A nonim a Editrice D ante Alighieri C A N F O R A 1939 F Canfora, Prefazione a G. M azzini, Missione Italiana- Vita internazionale, in Id., Lettere Slave, Bari, Laterza C O M B A 1887 E. C om ba, Nuovo compendio di geografa teorico-pratica corredato di oltre duecento esercizi dapplicazione ad uso delle scuole ginnasiali, normali e tecniche, Torino D IZ IO N A R IO 1940 Dizionario di Politica (a cura del Partito N azionale Fascista), R o m a, Istituto della Enciclopedia Italiana G A L A N TI 1916 A. Galanti, L Albania nei suoi rapporti con la storia e la civilt d'Italia, in Rassegna Storica del Risorgimento, III, nn. 3-4 G O L D S W O R T H Y 1998 V. Goldsworthy, Inventing Ruritania; The Imperialism o f the Imagination, N ew H aven and London,Yale University Press G O R I 1988 G. M . G ori, Patna Diva. La storia dItalia nei film del ventennio. La Casa Usher, Firenze L AVIOLA 1974 G. Laviola, Societ, comitati e congressi italo-albanesi dal 1895 al 1904, Cosenza, LPE M A R IN I 1998 Q. M arini, La letteratura del piato Romanticismo e del Risorgimento. Niccolo Tommaseo, in Storia della Letteratura italiana diretta da E. Malato, voi.VII. H pruno Ottocento, R om a, Salerno Editrice M A Z Z IN I [1866] 1939 G. M azzini, Missione italiana-Vita internazionale, in Id., Lettere Slave, Bari, Laterza (lintervento era stato p er la prim a volta pubblicato dal Dovere nel 1866) M O N T A N A R I 1978 M . M ontanari, Le tmppe italiane in Albania (anni 1914-20 e 1939), R om a, Stato maggiore dellEsercito, Ufficio Storico M O N T E N E G R O 1978 A. M ontenegro, Politica estera e organizzazione del consenso. Note sull'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. 19331943, in Studi Storia, X IX , n. 4 M O R P U R G O 1934 L. M orpurgo, In Albania. Note di viaggio, in C. Bornate, Corso di geografia ad uso dei ginnasi e degli Istituti magistrali inferiori. II: L'Italia, M ilano, Sei M U S S O L IN I 1929 A. Mussolini, L aiuto dellItalia al ' 'piccolo ma importante e forte Stato (prefazione) in Sandro Giuliani, Assestamento e rinascita dellAlbania, M ilano,Tipografica del Popolo d Italia PR A G A 1940 G. Praga, Lo stato attuale degli studi sullAlbania c compiti della storugrafa italiana, in Rivista storica italiana,V, n. 2 R O D O L IC O 1924 N. Rodolico, L et contemporanea. Dal 1748 al 1920, Bologna, Zanichelli SAID 2001 E. W. Said, Orientalismo. L immagine europea dellOriente, Feltrinelli, M ilano S A N T O R O 2002 G. Santoro Penetrazione culturale in Europa oientale 1918-1939 Le grandi potenze occidentali a cononto, in Passato e Presente, X X, n. 56,85-114 TA FAN I 1932 F. Tafani, L avvenire d eli Albania, M ilano, H oepli V OLPE [ 1947 [ 1961 G. Volpe, Giovanni Cattile e lEnciclopedia Italiana, in d o m a le critico della filosofia italiana, nn. 3 -4 ,1 9 4 7 , ora in L Italia che fu , M ilano 1961

41. Praga 1940: 206-230. 42. Canfora 1939.

43. Radwcomere, marzo 1940 anno VII n. 6:3. 44. Radiocorriere, maggio 1940 anno VII n. 8: 4.

L'aquila e il leone
Albanesi di ieri e di oggi a Venezia
Saggio fotografico di
Marco Bordignon e Michele Lamanna

Con un intervento di
Laura Corti

In questa pagina e nelle seguenti, operai albanesi mentre lavorano davanti al convento delle Terese (Dorsoduro).

L'aquila e il leone

L a Scuola degli A lbanesi a Venezia Tra i variegati aspetti del m ito di Venezia quello di essere un approdo sicuro stato ben percepito da tutte le etnie dellA driatico. Fin dal 1 4 4 2 la com unit degli Albanesi ha trovato una sede, presso il monastero di San Gallo in San Severo, dando origine a una di quelle Scuole nazionali che il sistema politico della Serenissima consentiva, in spirito caritativo, per la tutela dei m em bri delle com unit straniere. D a alm eno due secoli gli scambi tra alto e basso A driatico erano costanti. Dalle coste albanesi partivano legname, granaglie e sale e co n loro risalivano persone in grado di esercitare i mestieri pi vari, soprattutto integrandosi quali maestri vetrai .1 Q uesta scuola, com e le altre a Venezia, non si connotava solo com e associazione caritativa m a assolveva alle funzioni di banca per amministrare i beni e provvedere al proprio funzionam ento. Lesazione di quote associative era il sistema di finanziamento
In alto, posto sulla facciata della Scuola degli Albanesi, il bassorilievo rappresenta l'assedio di Scutari da parte dei Turchi. Qui sopra, Calle dei Albanesi, un'altra testimonianza dell'antica presenza albanese a Venezia.

se gi esistevano le scuole dei Milanesi, dei Fiorentini e dei Lucch esi .3 N ellarco di pochi anni (1 4 4 8 ) per la com unit riconosciuta e legittim ata, questa volta non pi in San Gallo m a in San M aurizio, dove si riuniva in dua albergia sive duas cameras , addossati al campanile della chiesa e concessi in enfiteusi dal piovano .4 Larrivo di numerosi profughi dopo la caduta di Scutari del 1 4 9 7 rese necessario dare avvio alla costruzione di una sede pi ampia e accogliente. I lavori vennero avviati allo scorcio del X V secolo, probabilm ente in m o d o sommesso, dato che nella pianta di Jaco p o dei Barbari, che a volo duccello rileva im peccabilm ente la topografia veneziana nel 1 5 0 0 , non possibile individuare ledificio, almeno nella struttura ancora oggi esistente, seppure co n una mutata destinazione duso .5 Dai docum enti si ricava che i lavori procedevano con regolarit: nel 1 5 0 2 pavimenti e soffitti sono messi in posa .6 Q uanto alla facciata con il rilievo Scutari di pietra viva la m ariegola della scuola (il libro nel quale oltre allo statuto si registravano i n om i di tutti gli afferenti e affiliati alle scuole) la dice realizzata neUanno 153 2 , ed evidentemente avviata lanno precedente, co m e recita liscrizione inserita in facciata stessa, nella quale sono ricordati Tom aso M om ali Gastaldo et N icolo Casi berrettano vicario , gli stessi funzionari che la m ariegola attesta aver provveduto alla erezione della facciata. Il rivestim ento di pietra dIstria con il bassorilievo rappresenta laspra contrada nella quale si erge la roccaforte di Scutari, dalla quale si affaccia un eroico difensore che si voluto riconoscere co m e G iorgio Castriota Scanderberg (m o rto nel 1 4 6 8 ), m algrado liscrizione

di base e gli introiti venivano devoluti fia laltro allorganizzazione delle cerim onie funebri dei m em bri e al pagam ento del funerale di coloro che non potevano provvedervi. Le scuole si configuravano cos com e le porte dingresso alla citt etern a .2 Le frequenti attivit devozionali e di pietoso ufficio, inclusa lassistenza ai malati e agli infermi, erano il cem ento di una com unit in cui non si faceva distinzione di ceto e censo, per quanto fosse consentito, limitatam ente allassistenza e non certo alle pratiche devote, provvedere finanziariamente e non personalm ente. La confraternita degli Albanesi venne abolita dopo un solo anno dalla sua costituzione, nel 1 4 4 3 , per la pretestuosa ragione che non erano Veneziani, anche

1. M oretti 1998:5-6. 2. Fortini Brown 1996:322-323. 3. G iraudo 1998: 81; Ortalli 2001: 75.

4. Borean 1994:25. 5. Frantoi, D i Stefano 1976: 330. 6. M oretti 1998:13-14.

L'aquila e il leone

A S E D IO S E G N D O e la data rovesciata 147 4 . Ai piedi del m onte esulta, a m ezzo rilievo, il vincitore M aom etto II con la spada sguainata, seguito dal gran vizir. La storietta delimitata in alto da un corn icio n e sul quale sono scolpiti gli stem m i degli ultimi difensori: il provveditore A ntonio Loredan (1 4 7 4 ) e A ntonio D a Lezze (1 4 7 9 ). Liscrizione voluta dalla com unit, grata dellospitale ricovero a Venezia, posta al fondo della lastra, recita: S C O D R E N S E S E G R E G I(A )E SU (A )E IN V E N E T A M R E M P (U B L IC A M ) FID EI E T S E N A T U S IN (SE) V E N E T I B E N E F IC E N C I(A )E S IN G U L A R IS (A )E T E R N U (M ) H O C M O N IM E N T U M P (O S U E R U N T ) La presenza di tante e cos dettagliate iscrizioni, non certam ente consuete sulle facciate delle scuole veneziane, fa ritenere che la com unit albanese, lultima in ordine di tem po a costituirsi co m e scuola nazionale, tenesse non solo a connotarsi in m o d o esplicito, m a anche e soprattutto nelle sue strette interrelazioni con la Serenissima. E anche da rilevare che lim pianto della scena ha un taglio com positivo assai prossimo allepisodio dellingresso dei veneziani a Scutari, scolpito sulla sinistra dellarca della tom ba del doge Pietro M ocen igo, m o rto nel 1 4 7 6 , eretta in controfacciata di San Giovanni e Paolo da Pietro L om bardo co n la collaborazione dei figli Tullio e A ntonio a partire da quello stesso anno e com pletata entro il 1 4 8 1 .7 E del tu tto probabile che il lapicida che ha realizzato la lastra abbia preso

a m odello lopera dei Lom bardo appunto, semplificandola. Tullio era ancora vivo nel 1 5 3 2 e gestiva una florida bottega per la quale in altre occasioni verificabile la prassi del reim piego di uno stesso modello, com e ad esempio quello della G uarigione di A m a n o , scolpita sulla facciata della Scuola Grande di San M arco poi risagomata in lunetta e semplificata nella scuoletta dei Calegheri in San Tom. Nella facciata della Scuola degli Albanesi, sulla corn ice m arcapiano, insistono tre mezzi rilievi in pietra dIstria an ch essi di controversa attribuzione8, raffiguranti nellordine San Gallo, la M adonna con il Bam bino e San M aurizio, protettori della confraternita, nel rispetto della sequenza di ospitalit territoriale. E un caso assolutamente unico. Infatti le altre scuole nazionali im portavano i propri santi p rotettori: i lucchesi il Volto Santo, i fiorentini san Giovanni Battista, i milanesi SantA m brogio; i Dalmati San G iorgio e San Trifone. Gli Albanesi invece offrono patti di devozione ai santi gi venerati nelle chiese presso le quali hanno trovato ricetto. L o conferm a il fatto che nella m ariegola si fa espresso divieto a tutti di lavorare nel giorno della festa di San Gallo. Essendo lunica scuola che ha sentito la necessit di stabilire tale regola, sembra chiaro che essa sia stata dettata dalla estraneit del culto di quel santo nella prassi devozionale dei suoi m em bri. In effetti la vera p rotettrice che essi hanno im p ortato la M adonna di Scutari, che siede con il figlio in braccio al centro del bassorilievo in facciata, tanto che a lei dedicato il ciclo p ittorico che si trovava allinterno. Peraltro anche la m ariegola conservata in M arciana ha co m e avam porta lim m agine della Signora di Scutari .9 U n divieto

del Consiglio dei D ieci, non cos rigidam ente osservato, impediva di intitolare a uno stesso santo pi di una confraternita. Svariate altre scuole a Venezia erano nel titolo della Vergine, e tutte pi antiche di quella degli Albanesi, e forse questa la ragione per la quale le si preferito un santo m onaco dorigine irlandese (San Gallo) e un santo guerriero della legione tebana (San M aurizio), dei quali per non sembra essere stata mai raffigurata nella scuola una qualche storia. Il ciclo p ittorico allin tern o era costituito da sei Storie della Vergine dipinte da C arpaccio, com m issionate negli stessi anni in cui si costruiva la nuova sede. Tre dei teleri sono ancora a Venezia, due alla C dO ro e uno al Correr, uno allAccademia C arrara a B ergam o e due alla Pinacoteca di Brera a M ilano .10 Allo scorcio del X V III secolo la com unit degli Albanesi era talm ente assottigliata che il Consiglio dei D ieci il 5 settem bre 1 7 8 0 decise di espropriare la sede per concederla alla Scuola dei Pistori (fornai), che ne ebbe cura fino al

22 m arzo 1 8 0 8 , allorch fu soppressa

per decreto napoleonico, com e tutte le altre corporazioni. C om pulsando i due esemplari di m ariegola rim asti, luno allA rchivio di Stato di Venezia1 e laltro alla Biblioteca 1 M arciana si possono cogliere talune differenze tutte albanesi a deroga delle n orm e com u n i alle altre Scuole, ad esempio let di accesso al sodalizio: tutti li fratelli e sorelle da cinque anni in su sono tenuti d andar alle processioni ordinate .12 U n massaro amministrava le propriet im m obiliari ed era incaricato, in alternativa al gastaldo, di riscuotere le multe inflitte a chi n on si confessava il gioved santo

(10 soldi) o bestemmiava

7. Piana, Wolters 2003: 132. 8 Pignam 1981:98-99. 9. Biblioteca Nazionale Marciana, It.VII, 737 (8666) in

Albania, immagini 1998: 35. 10, Borean 1994:21-72. 11. Archivio di Stato di Venezia, PC, reg. U, cc. 33-102 v. in

Ortalli 2001 12. Cit. in Ortalli 2001:30.

L'aquila e il leone
Tomba monumentale del doge Pietro Mocenigo realizzata nella chiesa di S. Giovanni e Paolo fra il 1476 e il 1481.

mu
5* o genericam ente com m etteva scandalo .13 Sia massaro che gastaldo p er, ancora a differenza di tutte le altre scuole, dovevano essere albanesi.14 La com unit, tanto numerosa da avere svariate calli a s intitolate in tutti i sestieri di Venezia, era com posta per larga parte da artigiani m a anche da ecclesiastici del basso clero e in m in or num ero anche da rappresentanti delle professioni liberali quali m edici ed insegnanti15, m entre alla scuola afferivano anche donne e anzi le albanesi sono state le prim e ad aver tolella , esattam ente com e gli u om in i .16

R iferim enti bibliografici ALBANIA, IM M A G IN I 1998 Albania, immagmi e documenti dalla Biblioteca Nazionale Marnano e dalle collezioni del Museo Correr di Venezia, Tirana, Istituto Italiano di Cultura B O R E A N 1994 L. Borean, Nuove proposte e interpretazioni per le storie della Vergine di Carpaccio nella Scuola degli Albanesi, in Saggi e Mentone di Storia dellArte, X IX F O R T IN I B R O W N 1996 P. Fortini Brown, Le 'Scuole', in Stona di Venezia, 5, Il Rinascimento. Societ ed economia, a cura di A. Tenenti e A. Pertusi, R o m a F R A N Z O I, D I ST E F A N O 1976 U. Franzoi e D. D i Stefano, Le chiese di Venezia,Venezia, Alfieri G IR A U D O 1998 G. Giraudo, Manoscritti riguardanti 1Albania nella Biblioteca del Musco Correr di Venezia (XV-XIX), in Albania, immagini M O R E T T I 1998 S. M oretti, Cli Albanesi a Venezia tra X IV e X V I secolo, in La citt italiana e i luoghi degli stranieri, a cura di D, Calabi e P. Lanaro, Bari, Laterza N A D IN 1998 L. N adin, Albania in Venezia, in Albania, immagini ORTA LLI 2001 F. O rtalli, "Per salute delle anime e delli corpi Scuole piccole a Venezia nel tardo Medioevo, Venezia, Marsilio PIA N A , W O LT ER S 2003 M . Piana e W W olters, (a cura di) Santa Maria dei Miracoli a Venezia: la storia, la fabbrica e i restauri,Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti P IG N A T T I 1981 T. Pignatti, (a cura di). Le Scuole di Venezia, Milano, Electa

13. Ortalli 2001: 170. 14. O rtalli 2001: 175. 15. N adin 1998: 16-18. 16. Nelle scuole pi anoche le donne non erano a tolella, ovvero non avevano la tavoletta di legno con il proprio nome, sorta di tessera di iscrizione, da appendere ad un cancello, sulla quale venivano registrad crediti e debiti. Ortalli 2001:36-37,123.

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L'Italia nei testi delle scuole albanesi fra Ottocento e Novecento
N jasi K a z a z i Islam D izdari Introduzione produzione del cosiddetto R in ascim en to albanese . C o n questa definizione viene indicato il p eriod o di rinascita culturale che coincise c o n il m ovim ento nazionale per lindipendenza fra X I X e X X secolo. Questi gli esponenti arbresh m aggiorm ente degni di m enzione:Jeronim de R ad a.V in en z Dorsa, D him iter Kamarda, G. Dara il Giovane, Z e f Serembe, Franesk A nton Santori,V incenc Startigoi, Z e f Skiroi, Frano Krispi-Gllaviano, A lbert Stratikoi, M ikel Markjanai. In questa fase anche i collegi, soprattutto religiosi, contribuirono allo sviluppo culturale e alla salvaguardia della lingua albanese. N el collegio di S. M itro, dove insegn anche il D e R ad a, si form un gran num ero di intellettuali e studiosi di vari cam pi. Si distinguono Luigj Gurakuqi, K ol Kamsi, Avni R u stem i, R e x h e p D izdari. In base allaccord o tra Austria e Turchia e grazie allinteressamento del Vaticano, presso m olte parrocchie albanesi furono aperte delle scuole p er i bambini della com unit cattolica, dove le lezioni si svolgevano in italiano e lalbanese era una m ateria fra tante. Inoltre ci fu lapertura da parte del governo italiano di tante altre scuole elem entari private e scuole professionali. In periodi diversi, in base alle necessit educative e interessi politici venne mandato in Italia un num ero considerevole di studenti a proseguire gli studi in varie scuole di diverse categorie. I prim i dati sugli studenti albanesi in Italia risalgono al 1 6 6 0 -7 0 2, ma occorre giungere ai prim i del N ovecen to per avere in proposito dei dati pi sicuri: nel 1921 da

contatti fra lItalia e lAlbania sono

passati anche attraverso le scuole, italiane

Traduzione di
Lindita K a z a z i Spartak Sokoli Aterda Zaganjori

in Albania e albanesi in Italia. Celebre la scuola piccola degli albanesi che gi nel 1 5 0 2 gli scutarini aprirono a Venezia, dove insegnarono M arin Becikem i e Leonik Tom eo, entrambi in possesso di una solida cultura umanistica. Si trattava di una associazione che forniva aiuto e assistenza e nella quale, in lingua albanese, venivano impartiti anche insegnamenti di cultura generale, di latino e di g reco .1 M a gli scambi culturali fluirono anche lungo canali m en o illustri della famosa scuola veneziana. D op o la scomparsa di G iorgio Castriota Scanderbeg e lestensione del dom inio turco, molte famiglie, eredi di una tradizione culturale gi ben consolidata, em igrarono in Italia, dove fondarono comunit albanesi che conservano tuttora la propria identit. Gli Albanesi furono sistemati dal re di Napoli nelle regioni pi povere del Sud dItalia, nei sobborghi di Basilicata, Molise, Puglia, Capitanata e particolarm ente in Sicilia. N el X V III secolo le attivit culturali degli arbresh diventarono alquanto intense portando alla nascita di due collegi, uno in Calabria laltro in Sicilia (rispettivamente nel 1 7 3 2 e nel 1 7 3 4 ), dove si form arono chierici che avrebbero dato il loro contributo anche alla vita letteraria e artistica, occupandosi soprattutto di tradurre opere di carattere didascalico e religioso, e pi raram ente scrivendo opere originali. I pi conosciuti tra gli autori arbresh della Sicilia furono Leke Matrenga, Nikolle Brankati, N ikolle Filja, Gavril Dara il V ecchio, N ikolle R eta. In Calabria si con osce JulV ariboba. Solo pi tardi la letteratura degli arbresh avr una connotazione letteraria distinguendosi nella

121 studenti che studiavano allestero

(con b o n e accordate dallo stato e a proprie spese) 5 2 erano in Italia .3 E in Italia venne pubblicata una serie considerevole di testi linguistici, letterari, scientifici, educativi,

1. M aket 1990: 14. 2. Per queso e altri dati sulla presenza degli studenti albanesi

in Italia vediVerducci 1978. 3. M ikeli 1921:205.

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*o

non ch giornali e riviste in albanese o in entrambe le lingue, italiano e albanese, co m e ad esempio L'albanese d Italia e Flamuri i Arbrit {La bandiera dellalbanese) che contribuirono alla causa nazionale albanese. In appendice abbiamo fornito un elenco di testi scolastici albanesi pubblicati fra O tto cen to e N ov ecen to in Albania e in Italia. Di una parte di questi testi presenterem o ora il contenuto segnalando i pi em blem atici e illustrando le problem atiche storiche connesse. A bbiam o classificato i Libri in abbecedari, libri di lettura e testi di storia. Lingua c N az ion e Sul finire dellO tto cen to , tra i tanti problemi che aspettavano di essere risolti, una particolare attenzione richiedeva la questione di un alfabeto com une per tutti gli albanesi e la normalizzazione della lingua scritta. C i doveva avvenire insieme alla liberazione nazionale perch, co m e scriveva u no dei rappresentanti del R in ascim en to albanese , Sami Frashri, giunto il m o m en to che anche gli albanesi im parino a scrivere e a leggere la loro lingua, p er poter salvaguardare la nazione .4 La questione dellalfabeto si impose soprattutto nella seconda m et del X I X secolo, quando il m ovim ento per la liberazione nazionale e sociale andava di pari passo con la lotta per il sapere, per il diritto allistruzione e la sopravvivenza della lingua albanese. Associazioni di albanesi si trovano anche a Istanbul, alla fine degli anni 6 0 e allinizio degli anni 7 0 del X I X secolo allo scopo di dare alla lingua albanese, co m e diceva Jan iV reto , un alfabeto com pleto, bello e conosciuto . Fino alladozione dellalfabeto di Istanbul, nel 187 9 , ci furono quattro principali correnti di pensiero: a favore di un alfabeto arabo, per un alfabeto a base

latina, per un alfabeto originale e infine per un alfabeto greco completato da quello latino .5 Fu lidea dellalfabeto latino a prevalere. Per gli intellettuali del R in ascim en to , lapertura delle scuole nazionali, insieme alla form azione di un sistema scolastico in tutto il paese, era una condizione indispensabile per la realizzazione di un grande programma nel cam po della cultura. D a questo punto di vista la pubblicazione degli abbecedari in lingua albanese era uno dei mezzi pi sicuri per insegnare alla massa la correttezza della lingua scritta. La via per la liberazione nazionale, secondo i patrioti albanesi, andava percorsa attraverso la lingua perch le nazioni si fondano sulla lingua; una nazione che perde la propria lingua perduta e dim enticata . .. Lu om o non si perde, ma se cam bia la lingua cambia anche la nazione e appartiene a unaltra nazione .6 Pubblicato a Istanbul nel 1 8 7 9 solo pochi mesi dopo lapprovazione dell alfabeto di Istanbul , A lfabetare e gluhese shqip (Abbecedario di lingua albanese) ha una particolare im portanza nella storia dei testi scolastici. Q uesto abbecedario era stato costruito in m o d o tale da contenere alcune m aterie scolastiche e servire cos da testo base per le scuole elem entari che sarebbero state aperte in quel periodo. Si tratta di unopera collettiva in cui sono inclusi scritti di quattro intellettuali del R in ascim en to albanese . Fra questi i testi di maggior interesse sono D heshkronje ( Geografia) di Sami Frashri e Shqypnija e Shqyptart (L A lban ia e g li A lbanesi) di Pashko Vasa. Nella sezione geografica, dopo una descrizione generale della Terra, si presentano i continenti e i diversi stati del m ondo. Tra i paesi vicini si descrive ovviam ente anche lItaha che inserita

tra i grandi regni insieme a Russia, Francia, Prussia, Inghilterra, Austria, Turchia. Descrivendo il regno dItalia lautore spiega: lItalia ha 2 6 milioni di abitanti e ha com e capitale R o m a con 2 0 0 .0 0 0 abitanti. Questa citt anche la citt del Papa, il p rim o dei cattolici .7 Pi lunga la parte che attiene alla storia (Shqypnija e shqyptart). In questa parte si descrivono anche i rapporti dellAlbania co n lItalia, partendo addirittura dalle guerre fra gli antichi R o m a n i e gli Ilhri. C o m e si nota anche in altri testi delle elem entari, questo p eriod o viene sempre raccon tato nei dettagli per illustrare i contatti di questi due popoli fin dallantichit. Delle trentasei pagine di storia, sette vengono dedicate a questo periodo. Si descrivono le battaglie di Pirro re dellEpiro, il quale secondo lautore " . . . ha fatto m olte battaglie e anche se in quasi tutte ha vinto sui R o m a n i, tuttavia questi ultimi hanno com battuto con grande coraggio; di conseguenza Pirro perse la m aggior parte del suo esercito e trovandosi in tali condizioni disse: Se vincessi unaltra guerra co m e questa avrei perso .8 In seguito si danno notizie sulle battaglie dei R o m an i in Illiria e sulla sua sottomissione. M a lautore mette in evidenza c h e : . . . anche se lAlbania sub tutto questo, n on si deve credere che gli Albanesi abbiano consegnato le armi e si siano sottomessi ai R o m an i. I veri R o m a n i seppero con oscere e onorare il coraggio degli Albanesi ed per questo che lAlbania non perse il suo splendore e spesso i R o m an i presero m olti soldati albanesi creando degli eserciti, che furono chiam ati legioni illiriche .9 La sovrapposizione fra Albanesi e Illiri ha una chiara valenza ideologica e va interpretata in chiave nazionalista. N ellultim o decennio del X I X secolo,

4. Frashri 1879:29. 5. Osmam 1987:17-173.

6. Frashcn 1879:27-28. 7. Frashri 1879: 73.

8. Frashri 1879:51. 9. Frashri 1879:57.

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nella Biblioteca pedagogica albanese, fu pubblicato un esile volum etto intitolato O roe perm i abetare shcyp ( O sservazioni sopra l alfabeto albanese). A carattere scientificodidattico, il volum e serviva allo studio dellalbanese scritto anche per gli italiani che avessero voluto apprendere questa lingua. E infatti un testo bilingue in italiano e albanese (la parte in lingua italiana a pi di pagina). Fin dallinizio si m ette in evidenza lo scopo dellopera: O gni albanese, che veram ente ama il paese nativo, porta scolpito in m ezzo al cuore il desiderio di vedere la lingua che parla crescente e luminosa nella cultura e nella scienza .10 Il testo, scritto in alfabeto scutarino, anonim o, ma pensiamo che appartenga a qualche studioso in possesso di una vasta cultura linguistica che conosceva m olto bene anche 1 italiano. Lautore fa uso di una term inologia simile a quella in uso nelle pubblicazioni degli autori scutarini della fine del secolo X I X . Il con tenu to del libro, la tecnica della stampa e la form a delle lettere usate ci fanno credere che possa essere stato pubblicato negli ultimi anni del X I X secolo a N apoli, dove pochi anni dopo venne stampato anche labbecedario di Luigj Gurakuqi del 1 9 0 5 . Il fatto che questo testo possa avere com e autore uno straniero ci pare inaccettabile, p erch il dialetto peculiare e i term ini usati si riscontrano anche in altre pubblicazioni autenticamente albanesi del tem po. Particolare interesse presenta la prefazione di questo manuale. In essa lautore espone una delle questioni pi im portanti della sua epoca: la form azione dellalfabeto com une. Q uesto anche lo scopo principale che spinge lautore a pubblicare il libro, in cui esprim e il suo parere favorevole alla adozione dellalfabeto latino,

aggiungendo per che c bisogno di altri suoni-lettere, in m odo che si adatti alla fonetica albanese. Caratterizzato da un forte sentimento patriottico, il testo esprime due convincim enti in linea coi tempi: la diffusione della lingua com e simbolo della nazione e la lingua com e m ezzo di cultura che aiuta a progredire. Per raggiungere tali obbiettivi sarebbe stato necessario fondare un alfabeto com u n e e diffonderlo tram ite le pubblicazioni. C os infatti sostiene lautore nellintroduzione: il con corso da tutte le parti dellAlbania sembra assai pressante particolarm ente nelliniziare lunificazione del nostro linguaggio . .. .1 1 l'n maestro istriano a Saltari: C aspare Bcnussi Gasper (Gaspare) Benussi entrato nella storia delleducazione scolastica albanese com e insegnante di lingua albanese e autore di testi scolastici. Suo padre, Gjergj (G iorgio B ern ard o Benussi), originario di R o v ig n o , un piccolo centro nella regione dellIstria, abitava a Scutari (era com m erciante, capitano di nave, laureato allAccadem ia Marittima di Trieste verso il 18 2 3 ) e pi tardi fu invitato a lavorare presso i Bushatllinj di Scutari com e artigliere .12 Q ualche anno dopo apr una scuola elementare a Scutari dove insegnava ai bambini la lingua italiana e pi tardi anche lalbanese. R isp etto alle scuole aperte in quegli anni a Scutari, quella di Benussi, era tra le pi com plete per quanto riguarda lassetto didattico. N el 1 8 5 6 siccom e gli alunni di Benussi aumentarono, alcuni ricch i di Scutari si riunirono al negozio di Engjell C eka per discutere sulla fondazione di una scuola pubblica regolare. Fu rono portati tre insegnanti ditaliano chiam ati M ark Bebeschini, Gjuriq e Luigj K atraniqi .13
In alto, introduzione dell'abbecedario bilingue pubblicato alla fine del XIX secolo da un anonimo scutarino. Qui sopra, copertina dell'abbecedario di Gaspare Benussi.
Ndc (*.f)]ttkrO!)?t t* fo q crii D IT U R lA * ihU> B u k r t p rtj

Permi Abtaar Shcyp.


Saa ine Shcyptare ^pergninitui e daen vnnin k kan leo, e kane tfngun nmidis tfxmers diBhirin me e paa gihen ci flasin n t*tiritan e n shkelxim f godiis e t dis. E t* birt e Shcypnis eh motit ia kiehin chile ket rrugo moa tfkifihm kne f vesti trafc e vnnit tfgnoftuna prei githkuei ci i kane nnale me a perba ir bashkira per ket nvoie. Si f chumun prei f vetteh ghashte ia alitato vte, io mirfilit ma t dish mit, por po liner mfta f vullbnteshmit sikursfe vtmisht ia oisen ksai pftne, tter s dihroine por zmtmen e shokvt tfiu dali m
nneer.

E , masi ghith shkah sht rishtaa per ta nnlma prei ghith vinnvt f Shypniis ia dakt fort e n-

Osservazioni
sopra r Alfabeto Albanese
O gni A lb an ese, c h e v eram en te am a il p a e s e nativo, porta sco lp ito in m ezzo al c u o re il d esid erio l v e d e re la lingua ch e p arla c r e s c e n t e e lum ino sa n ella c o ltu ra e n ella scien za. figli d e l l A lbania da tem po le a v re b b ero a p erta qu esta via, s e n o n fo sse ro sta te le d ifficolta lo c a li a tu tti n o te c h e gli b a n n o im ped iti dal fo rm are una so c ie t a q u e s t' uopo. Q uasi in c a ric a te dai p ropri co n n a z io n a li, s e i o s e tte p er s o n e , n o n c e r to le pi c a p a c i, m a s e n ta d u b b io fra le pi v o len tero se i in form privata in tra p re se ro q u e s t o p e r a , ed altro n o n b ram an o s e n o n il c o n c o rs o d ei lo ro fr a te lli poi b uon risu ltato della m edesim a. E p o ich o g n i c o s a p e r essi r ie s c e nuova, il c o n c o rso da tu tto lo parli deir A lbania loro s cm h ra a ssa i p ressa n te, p a r*

A BETA BE
E

rUHBSB GQYTI

Oaspr Beiissil Ckodrnnif.

1890

10. Oroe s.a.: 1 11. Oroe s.a.; 2

12. Su Benussi vd. Prendushi 1961, Kazazi 2001; Benussi 2002:13 13. Qafzezi 1936:130

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~~B2

18. Italia.
Italia sct gni t e e i giascim , ci i i i r e t bah a R u ro p s, c Irjn 3 1 milm from Feja katolikut atu e kaa_ n d o r ru g h en e gigen A sct 8 efu m e F ra o ie n e m e d e e t M editerraneo k ah prenim i; k ah m ieanata m e Svizzere e m e Austn m ; kah t'Ia e m it m e A ustnin p rep e m e d e i t Adriatik; kah m iesdibi m e d e e t M editerraneo- S cehri i p ar, salia regit sct R om a, m e 8 0 0 ,0 0 0 frem ; alu sc t e i sella laps. ci sunon t'g ic s . feen e katoli k ut; liera sceh re fp e rn u -n iin a ja n , T o n n o . G enova, M ilano, P arm a, B ologna, A ncona, F ire n z e , Napoli, V enezia elj. Ciet p erjjscta p m g it a f a r s c , m nas oa, vi, orie, Idn etj.

D op o la m o rte di Gjergj, il figlio Gasper, continu il lavoro nella scuola dove aveva lavorato il padre, diventando n oto com e autore di testi scolastici. Tra i suoi libri sullapprendim ento dellalbanese scritto possiamo citare: A betare e gjuhs shqyp (Abbecedario di lingua albanese) di Gasper Benussi lo scutarino, stampato dalla casa editrice D ituria a Bucarest in tre edizioni ( 1 8 8 6 ,1 8 9 0 ,1 8 9 7 ) e Sciyptari i msuem n g iu h tvet. L iber i nevoishem p er shkolla e p er p opu ll (L albanese p adron e della propria lingua. Libro utile p er le scuole e per il popolo), pubblicato a Scutari nel 1 8 9 0 e nel 189 7 . D i notevole interesse la seconda pubblicazione (Sciyptari i msuem n giuh

e cc.), co n alcune frasi utili e co n un gran num ero di lettere familiari e com m erciali che potevano essere usate nella vita quotidiana. Le ultime pagine del libro che contengono una parte della storia universale e dellAlbania, m ostrano la cultura e la form azione storica di Benussi. La cronologia degli eventi inizia nel 4 0 0 0 a.C . e arriva fino al 1 8 7 8 , al Congresso di Berlino. Per quanto riguarda la storia antica, co m e in altri testi, vengono citati lanno 281 a.C . quando P irro alla testa di tutte le forze dellEpiro, di Tessaglia e di M acedonia passa in Italia per com battere i R o m a n i, con du cen d o seco degli elefanti, animali ignoti a quel popolo. V incitore in due battaglie e poi sconfitto nella terza da Fabrizio ; lanno 2 0 0 a.C. quando i R om an i passano in Grecia e in M acedonia; lanno 168 a.C . quando sconfiggono lultim o re illirico, G entio. P er la storia italiana cita invece il 4 7 6 (la caduta dellIm pero rom ano), il 6 9 7 (la fondazione della citt diVenezia), il 1 5 1 2 (Papa Giulio II che pone le fondam enta della cattedrale di San Pietro a R o m a ).
I s illa b a r i bilingui (albanese - italiano)

ia
lia
dalia,

ie lie
dalie, balie,

io lio
Itone, celia, ilalia. liuto, celie,

iu
liu
balia,

tvet) perch si tratta di un manuale utile per tutti gli studenti (piccoli e grandi) che abbiano gi appreso qualcosa nella lingua m aterna e che, utilizzando questo testo, non solo potevano esercitarsi, m a anche apprendere la storia, la geografia, la m atem atica, insom m a conoscenze indispensabili per la vita quotidiana. U n a parte funge da libro di lettura con racconti e aneddoti moralistici; altre pagine narrano di eventi storici (per esempio Caio Fabrizio che lotta con tro P irro). Inoltre lautore dedica la terza parte alla geografia, dove lItalia occupa un posto rilevante: LItalia denom inata giardino dEuropa e ha 3 1 .0 0 0 .0 0 0 ab itan ti... Tra le citt pi grandi c R o m a, che la sede del governo, co n 8 0 0 .0 0 0 abitanti . Quasi cento pagine del libro vengono dedicate allinsegnam ento della lingua italiana, in m odo che ogni persona interessata, tramite lalbanese scritto, potesse studiare anche litaliano indispensabile negli affari com m erciali. Q uesta parte com incia co n una rassegna di parole utili, divise per am bito e uso. Si passa poi alla grammatica con rudimenti sulla morfologia del verbo e del sostantivo. U n a parte consistente viene dedicata alla lingua viva co n situazioni-tipo (il saluto, la visita, la scuola, lincontro, lora, cam biar m oneta

c l apprendim ento della lingua scritta La tradizione degli abbecedari bilingui continua e fiorisce nel p eriod o dellindipendenza ottenuta nel 1 9 1 2 . In questi anni ci furono m olte edizioni di testi di scuola indispensabili per linsegnamento che furono pubblicati sia in Albania, sia allestero. Dalla casa editrice A n tonio Vallardi furono pubblicati in m en o di due anni due testi anonim i sullinsegnam ento della lingua scritta albanese: A betari p r fm it qi m sojn sh q ip -italish t/ Il sillabario p er i bam bini che studiano albanese-italiano - Per msimoret e Shqipris/ Per le scuole d Albania, gennaio 1 9 1 2 ; e Prkryesimi i abetarit shqyp-italisht, p r msimoret e S h q y p n is/ II complemento del sillabario albanese-italiano,

ro m a ; n p o li; b a r i ; an con a; m ila n o ; torino; gnova; Cneo; Udine; p is a ; Siracusa; p o ; tnere. l ila lia men detta il giardino d'europa.
( I t a l j a q n h e t lu lia h U e E u r o p e a ).

l ila lia una penisola.

( I t a l j a ( u h i n jl a d , h u lls ).

I italici vanta isole belle e citt gloriose.


( I t o t i k l i ih n ll o ta b u k u r a e q y t e te t e In m n u im o ).

In alto, sommaria descrizione dell'Italia nel libro di letture di Gaspare Benussi (Scutari 1890, 1897). Qui sopra, una pagina del sillabario bilingue (ed. Vallardi, 1912).

Sillabari per un'amicizia

M. L A P I A N A

p er le scuole d A lban ia, testo di lettura, novem bre 1 9 1 3 . Q uesti testi si differenziano m olto dagli altri coevi per il contenuto, nel m etodo didattico e per le tecniche di stampa. Senza voler approfondire lanalisi14, presentiamo alcune caratteristiche che pi ci interessano. I due testi form ano un unico volum e di centoventi pagine pubblicato secondo il modello dei manuali italiani, m a con una tecnica m igliore di quelli stampati in Albania. C o m e si pu ben capire anche dal titolo, sono libri pr finit qi m sojn shqip-italisht (per i bambini che studiano albanese-italiano) e pr m sim oret e Shqipris (per le scuole d Albania). Visto che, quando questi testi furono pubblicati, nel N ord e nel Sud dellAlbania erano state aperte alcune scuole, pensiamo che essi fossero destinati proprio a esse. I testi erano nelle due lingue, m a diversamente dai titoli si com inciava dallitaliano. Attraverso questo abbecedario i bambini, partendo dallitaliano, imparavano a leggere e scrivere in due lingue. I brani di lettura scelti, generalmente testi brevi, p articolarm ente nel Prkryesimi (Il complem ento), sono posti in una pagina, luno vicino allaltro, con lo scopo di aiutare i ragazzi nellapprendimento logico e pratico della lingua scritta. LA betari (Il sillabario) si divide in due parti. Nella prim a parte litaliano occupa quasi la totalit dello spazio e ci sono pochissime spiegazioni e parole albanesi. M entre

allavanguardia nellinsegnam ento della lingua madre e sono apprezzabili anche nellimpianto grafico. U n altro manuale bilingue degno di nota il sillabario dellarbresh M arco La Piana, pubblicato dalla tipografia italiana di Valona nel 1 9 1 7 . M arco La Piana, autore di alcuni testi linguistici nellam bito della storia della lingua e della fonetica storica, aveva occup ato il posto di ispettore scolastico a Valona. I suoi lavori furono pensati per le scuole di questa zona che erano sotto lamministrazione italiana. Infatti nel suo sillabario litaliano la prima lingua, mentre lalbanese in secondo piano. La scelta dellautore di voler insegnare lalbanese partendo da esempi e spiegazioni in italiano com u n e anche agli altri sillabari bilingui, m a, co m e avviene anche in testi analoghi, il manuale presenta molti errori linguistici, grammaticali e ortografici. E chiaro che lautore non aveva una padronanza totale della lingua albanese. M olte parole e sintagmi infatti n on sono propri dellalbanese corrente. L'abbecedario di Luigi G urakuqi Luigj Gurakuqi una figura di spicco nella storia albanese: fu politico e diplom atico, linguista, poeta, narratore, critico letterario e traduttore, d ocente e ministro delleducazione nel prim o governo albanese, direttore della Scuola norm ale di Elbasan nel 1 9 0 9 (la prim a scuola media superiore per la form azione degli insegnanti in Albania). Oltre agli altri testi, in un breve p eriod o di tem po di otto anni, Luigi Gurakuqi ha dato alla scuola albanese tre abbecedari dei quali degno di nota A betari p er M soitore Filltare t Shqcypniis - Primo libro, pubblicato a N apoli nel 1 9 0 5 . Il testo in questione di grande interesse sia perch stato pubblicato a Napoli sia perch le tecniche delledizione sono quelle utilizzate nei testi italiani. Il testo

83

SILLABARIO
albanese-italiano
con
note sulla pronunzia e lortografia

ABETAR
shqyp-italishte
mi
v e sh trim m b i sh q y p e tim in d h o rth o g ia p l| Ien

P tii pire

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Abetari %
per

d T is o ifo r llla r\ SH
f S hcypniiE

Llljri 1 t a t i

la seconda parte m olto breve ed scritta totalm ente in albanese, co n le lettere specifiche di quellalfabeto. I due testi hanno delle carenze, il che ci fa capire che gli autori non avevano una padronanza perfetta dellalbanese. C om u nq u e sia essi occup ano un posto m olto im portante nella storia degli abbecedari albanesi, perch da] punto di vista didattico fanno uso di m etodi

-----n
H f.lQ C I S L > T C O A V tT I-H P L A U I

In alto, frontespizio del sillabario di Marco La Piana. Qui sopra, l'elegante copertina dell'abbecedario di Luigi Gurakuqi (Napoli, 1905).

14. Osmani, Kazazi 2000: 183-188.

stato pubblicato anonim o, m a nei circoli pedagogici ricon osciu to com e unedizione di Luigi Gurakuqi. Lautore, essendo stato studente del collegio di San M itro C orona, in Calabria, aveva p otu to aggiornarsi sui pi m oderni m etodi in uso in Europa. M an uali storici c propaganda nazionale Bisogna innanzitutto distinguere tra manuali storici a uso delle scuole e saggi pensati per un pubblico pi vasto. Attraverso la schedatura dei manuali che abbiamo ritenuto pi significativi emerge in maniera abbastanza evidente com e, a parte il differente livello di approfondim ento ed esposizione a seconda del target, gli autori, che scrivono in un m om en to critico e decisivo della loro storia nazionale, cerchino di individuare gli atti fondanti lidentit del popolo albanese, riservando al rapporto co n la penisola italiana

un posto particolare in questa ricerca celebrativa. U n o spazio considerevole viene dedicato al passato illirico, cui associata la conquista romana, e alle imprese di Scanderbeg, leroe nazionale albanese che con gli Stati italiani ebbe molteplici e talvolta difficili rapporti. In entrambi i casi gli episodi narrati co n co rro n o alla costruzione di unidentit storica, che p u assumere valenza antagonista, co n la caratterizzazione in negativo degli interventi italiani , oppure assorbire in una prospettiva pi ecum enica e m eno m oraleggiante la complessit della storia passata. Il trattam ento dei dati storici non differisce m olto rispetto alluso che viene loro riservato nei manuali di gram m atica, solo che qui gli eventi di storia patria, a carattere puram ente esemplificativo in quanto finalizzati allapprendimento della lingua, sono narrati in m odo elementare, anche se lintento

celebrativo, in molti casi, non m eno palese. Nella sua breve Storia d ellA lbania, pubblicata nel 1 8 9 9 , N aim Halit Frashri, parlando degli Illiri e dei loro re, racconta delle guerre con i R o m an i e sostiene che Teuta, era regina assai valorosa; lott in terra e in mare m olte volte contro i R o m an i e li vinse , nonostante che le fonti rom ane attestino uno svolgim ento ben diverso della vicenda. Stessa presentazione in negativo riservata alle operazioni di guerra di L ucio Em ilio Paolo contenuta nel V I capitolo, intitolato G li albanesi e gli stranieri15, con una attenzione particolare ai conflitti tra R o m an i e Illiri. Cos lautore dice: Paolo Em ilio conquist la M acedonia ... giunse poi inToskria e l prese 150m ila schiavi dal luogo che aveva servito Perseo. Saccheggi lintero luogo; il bottino lo distribu allesercito; a ciascun cavaliere toccaron o 4 0 0 denari, a ciascun fante 2 0 0 .

deM tovecento
in una foto Marubi. Sulla destra, il ginnasio.

Sillabari p e r u n ' a m i c i z i a

Arse 7 0 citt, di m olte delle quali oggi restano i ru d eri . P o co pi avanti lautore racconta dei N orm an n i di N apoli e dei Veneti, sottolineandone lostilit nei confronti dellAlbania: N el 1 1 0 0 d .C ., i N orm an n i di N apoli e i Veneti avevano conquistato e governavano zone dellAlbania . Parlando infine dellem igrazione degli Albanesi, Frashri accenna alla loro presenza in Italia16, dando qui una caratterizzazione in positivo del rapporto fra i due popoli: sono infatti gli Albanesi che danno il loro con trib uto alla causa dellindipendenza italiana: Garibaldi con gli Albanesi che stanno in Italia, fece l'Italia... . Dello stesso Frashri im portante segnalare un manuale di storia universale, scritto appositam ente per le scuole m edie e pubblicato alcuni anni prim a, nel quale sono contenuti episodi di storia patria sempre narrati in chiave antagonista. Ad esempio dei sistemi di governo romani lautore dice: sia le m onarchie che le democrazie romane erano pessime: omicidi, cattiverie, ostilit mai sparirono . E in un paragrafo intitolato G li albanesi e g li stranieri lautore racconta che gi al tem po degli Illiri i R o m an i estesero la loro dom inazione in Albania, ma dovettero scontrarsi con la resistenza del popolo albanese.17 M olto interessante anche la Storia dellA lban ia dai tem pi passati fin o al presente, di N d o c Nikaj. Lopera fu pubblicata nel 1 9 1 7 , dunque in un p eriod o in cui la coscienza nazionale aveva raggiunto lapice con la sospirata indipendenza messa a dura prova durante il difficile p eriod o della P rim a G uerra M ondiale. Lautore percorre la storia dellAlbania com inciando co n l IUiria e lEpiro e giungendo fino al conflitto m ondiale e alloccupazione austro-ungherese. N ella prim a parte

del manuale, intitolata L A lban ia antica vengono al solito trattate le guerre tra gli Illiri e i R o m an i. In ogni paragrafo i R o m an i vengono descritti co m e nem ici e dom inatori dellIUiria e delTEpiro. Sempre a proposito di Teuta, secondo lautore, la regina avrebbe cos risposto agli ambasciatori romani: R iferite a R o m a che gli Illiri sono liberi di battere la via del m are . In altri passaggi Nikaj rivela in m odo ancor pi evidente la sua attitudine em otiva: alcuni principi dellEpiro, per non cadere nelle mani dei loro nemici, saccheggiarono la regione dellEpiro da ogni parte. I R o m an i accesi di rabbia con tro gli Epiroti si sforzarono di distruggere la loro razza e per ordine del Senato R o m a n o e di Paolo Em ilio gli eserciti di R o m a si abbandonarono alla rovina di quel luogo ... i bastioni e i castelli delle citt furono abbattuti e fino a 1 5 0 0 0 0 persone furono imprigionate e ridotte in schiavit. LEpiro cadde diventando una regione rom ana e da allora fu devastato del tu tto . N ella seconda parte del libro intitolata G jergj K astrioti Skanderbeg vengono illustrati i legami fra Scanderbeg e Venezia. interessante linterpretazione che lautore d delle vicende del tem po rispetto agli interessi di Venezia a Scutari, D urazzo e D ej, cos co m e dellattacco delle forze albanesi capitanate da Scanderbeg. Le forze belliche degli Albanesi erano in guerra su due fronti: quello degli interessi di Venezia in territorio albanese e quello degli attacchi, continui e furiosi, degli O ttom ani. Nikaj raccon ta degli intrighi tessuti dai Veneziani con tro Scanderbeg18 e dice che le sue vittorie con tro lesercito tu rco costrinsero la Serenissima ad affrettarsi in un accord o di pace co n lui. Le imprese delleroe nazionale vengono

u lteriorm en te esaltate sottolineandone il ricon oscim ento presso le corti europee e i principi cristiani i quali ricon ob b ero il suo grande valore, gli recarono doni e chiesero la sua amicizia. U n o dei principi cristiani che pi lo o n o r fu Alfonso V dAragona, re di N apoli e di Sicilia . 19 In un altro paragrafo ven gon o infatti descritte le cam pagne di Scanderbeg intraprese in Italia per portare appoggio a Ferdinando, signore di N apoli, il quale, giovane e inesperto, era stato m inacciato dalle num erose forze com andate da Giovanni II dA ngi, circondato e quasi costretto alla resa. Allora Scanderbeg co n 8 .0 0 0 com battenti, cavalleggeri e fanti, part da D urazzo p er B ari alla fine di luglio del 1 4 5 9 .20 Scanderbeg sottomise tutti gli avversari, liber tutte le citt di Ferdinando e questi regal a Scanderbeg i terreni di Trani e San Giovanni R o to n d o . Il condottiero assume addirittura statura europea nel m o m en to in cui, m o rto papa Pio II e rotti gli accordi fra i principi cristiani ad A ncon a, egli si trov solo di fronte agli im m ensi eserciti del Sultano M ao m etto .21 In quel frangente Scanderbeg, sentendosi impreparato ad affrontare len orm e esercito ottom ano, si rec a R o m a a chiedere aiuto dove fu acco lto co n grande on ore ... m a non pot avere altro che aiuti econ om ici. Tra gli stati cristiani d E urop a solo Venezia gli diede un p iccolo aiuto econ om ico, ma anche cibo per larm ata e alcuni soldati . E nel paragrafo intitolato L assedio di Scutari anche Veneziani trovano il loro riscatto, affiancando i coraggiosi scutarini nella lotta con tro linevitabile invasione ottom ana. D i grande interesse sono le descrizioni delle battaglie per la difesa di Scutari, Lezha, D ulcigno, Antivari ecc., citt della costa adriatica

85

16. Frasheri 1899:31. 17. Freshen 1899-105-106

19 Frashn 1899: 69. 20. Frashn 1899- 74.

21. Frashri 1899: 77.

Sillabari per un'amicizia

J i g albanese, prima sotto il dominio di Venezia poi investite dagli attacchi turchi. Lautore infatti ribadisce: p och e sono le tracce delloccupazione veneziana in Albania, fra queste il leone scolpito in una pietra allentrata del castello di R ozafa a Scutari . . . Il leone di S. M arco si vede anche a D ulcigno, Lezha, D urazzo, Valona e in altre citt .22 D o p o la conquista ottom ana il manuale ricorda la diaspora albanese, soprattutto in Italia: molti tra i m igliori albanesi fuggirono per non perdere la libert e la fede; abbandonarono la loro patria per andare in terra sconosciuta, soprattutto in Italia dove costruirono i loro villaggi . M a questo lultim o dettaglio relativo ai rapporti fra Italia e Albania, nonostante che il manuale prosegua fino alla Prim a G uerra Mondiale. Pare che la storia passata sia in grado di sollecitare m aggiorm en te i riferim enti attualizzanti e giocare un ruolo pi attivo nella propaganda patriottica: non un caso che nel testo di Mari L ogoreci, pubblicato nel 1911 a Scutari e usato com e manuale scolastico, la divisione fra i dinasti illirici al m o m en to dellinvasione rom ana sia funzionale a un appello per la fratellanza e la collaborazione fra tutti gli Albanesi in un m o m en to assolutamente decisivo del processo di liberazione nazionale 23 Conclusioni evidente che lesposizione delle vicende storiche nei manuali ha risentito nel tempo del clima politico. La m aggior parte dei testi scolastici di storia, quando parla di R o m a o Venezia, presenta larrivo delle loro forze militari in Albania com e unoccupazione, spesso definita com e m olto crudele e distruttiva. D altra parte non pu non essere colta lattenzione sempre viva per laltra costa dellA driatico: per la storia, larte e la cultura in genere. Le inform azioni con tenu te nei testi non solo erano volte a soddisfare le esigenze educative, m a miravano anche a form are una buona conoscenza dellItalia da parte dei ragazzi. In fin dei conti lItalia sempre stata considerata com e una finestra sullEuropa e sullO ccid ente. I rapporti econ om ici con Venezia, il com m ercio con i principali porti italiani (Trieste, B ari, Brindisi), lesportazione delle m erci attraverso lA driatico, lesistenza degli arbresh e degli studenti che com pivano gli studi in Italia, sono stati i punti di collegam ento tra i due paesi. C erano dunque anche altre opportunit politiche, accanto a quelle squisitamente patriottiche, che, per m ezzo delle stesse pubblicazioni scolastiche, cercavano di trasmettere un atteggiam ento positivo nei confronti dellItalia.
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22. Frashen 1899: 94-95. 23, Frashn 1899:12.

Sorvegliare e non punire


Il trattamento degli Ebrei in Albania tra 1920 e 1945
Shabati Sinani A lbania terra d'accoglicnza E un radicam ento profondo e duraturo quello della religione ebraica in terra albanese: Finiq (Phoim ke), O ricu m , Galile, Palase o Palaste sono toponim i che con tutta evidenza si con nettono ad altrettante com unit ebraiche; persino certi usi linguistici (ad esempio il giuram ento ch e si fa talvolta in Albania su quel sabato rinvia al sacro sciabbat1) testim oniano linfluenza della cultura ebraica su quella albanese. M olteplici peraltro sono le tracce della presenza degli Ebrei in Albania nei secoli passati: nel castello dei Balshi a D ulcigno - che oggi com preso nel M on ten egro si conservano i resti ancora venerati di Sabbata Z evi, m istico ebreo vissuto nel X V II secolo e precursore del Sionismo.2 C o m e ha messo in rilievo Alain D ucellier, la funzione di collegam ento tra lAlbania e lO ccid en te veniva spesso svolta da mercanti ebrei che attraversavano le due sponde dellA driatico, conferendo alla societ schipetara una effettiva dimensione europea .3 Terra daccoglienza e di tollerante lungimiranza, lAlbania ha svolto un ruolo positivo, im portante e p o co conosciuto nella storia della persecuzione ebraica nazifascista. Dai docum enti degli archivi albanesi (che constano di pi di cinquemila pagine), risulta che il m ovim ento degli Ebrei verso il p iccolo paese che si affaccia sulla costa adriatica si intensifica agli inizi della lotta di liberazione. Della presenza di una cospicua com unit ebraica erano consapevoli diversi paesi, com e lAustria, la G erm ania, la Bulgaria, lU ngheria, la R om ania, il R e g n o serbo-sloveno-croato. N el cosiddetto m odulo dello straniero - soprannom inato lanagram m a modello 2 3 , oltre ai dati riguardanti la certificazione dellidentit, si richiedeva venisse esplicitata anche lappartenenza razziale (con la possibilit di scegliere tra ariani ed ebrei). Studiando queste carte, risulta che allinizio i nuovi arrivati in Albania non abbiano fatto alcun tentativo per nascondere la loro appartenenza etnica. N ello stesso tem po si vede anche che i funzionari e i rappresentanti delle autorit locali, quando qualcuno si chiamava M osh e , oppure Z accaria , lo riclassificavano com e ariano oppure com e tu rco ; veniva cio ugualm ente registrato senza dare corso ad alcuna indagine. Dai verbali riguardanti le informative, svolte durante gli anni della guerra dalla polizia albanese, la m aggior parte degli Ebrei indagati dichiarano di essere stati costretti a entrare - sia legalm ente sia illegalmente in Albania proprio dai rischi che correvano nei paesi dove risiedevano precedentemente. Il p rim o censim ento ufficiale degli Ebrei in Albania risale agli anni Venti del secolo passato. Secondo quanto riferisce Jakov Milaj, antropologo, autore del libro L a ra z za albanese uscito nel 1 9 4 4 4, risulta che la com unit ebraica residente in m odo stabile in Albania amm ontava a circa 8 0 0 persone; gli insediamenti pi im portanti degli Ebrei erano nelle citt di Valona, Berat, Kavaia, D urazzo ed Elbasan, dunque prevalentem ente nelle citt vicine al litorale. In questo censim ento gli Ebrei vengono chiaram ente identificati com e una qualsiasi altra com unit religiosa, al pari di quella ortodossa, cattolica e musulmana. N o n si evidenziano dati che indichino appartenenze a una comunit definita per le sue precipue caratteristiche etniche, perch il questionario non offriva questopportunit; e nem m eno si faceva riferim ento alla razza, perch

1. Sinani 1996:1-2. 2. Su Sabbata Zevi a Ulcinij vd. Ceresnjes (testo manoscritto ce. nn.) Archivio Centrale di Stato.Tirana (da ora in poi ACS).

3. D ucellier 1981:528. 4. Sulla politica antiebraica cf. Michaelis 2002 e la bibliografia ivi indicata; Milaj 1944.

questa possibilit di scelta tra ariani e ebrei sarebbe emersa solo pi tardi. Considerando questo censimento nellanno 1 9 2 3 aValona si contavano 9 0 E b rei.5 La com unit ebraica a Valona in questo periodo aveva un suo rappresentante eletto nel consiglio amministrativo locale e si trattava di M atteo M atthia (Matathia).6 Negli anni Trenta si nota una certa affluenza degli Ebrei verso lAlbania, e tra questi si annoverano anche studiosi del calibro di Stanislav Z u ber; scrittori com e L eo M athia, (di cittadinanza tedesca), artisti com e Joli Jakob (di origine israelita). Nellanno 1935 chiese di entrare in Albania anche il d ottor Finer, studioso ebreo, professore allUniversit di Londra, accom pagnato da Jo h n W alter, figlio del direttore del Times. L o scopo di questo viaggio era di studiare una eventuale installazione degli Ebrei in Albania.7 Da diverse fonti risulta anche un viaggio segreto effettuato durante questo periodo da A lbert Einstein. Gli Ebrei che fecero richiesta di asilo in Albania alle soglie della Seconda G uerra M ondiale, videro soddisfatta la loro richiesta senza nessun ostacolo. A lcuni di loro, al m o m en to della domanda, am m ettevano che la loro richiesta era motivata dal rischio che stavano correndo nei loro paesi di origine: il d ottor M artin Gotthilf, in una lettera
In alto. Ebrei internati nel campo di concentramento di Prishtina, marzo 1942. Qui sopra. Ebrei vestiti come Albanesi a Kruja, 1943.

di religione ebraica che chiese di essere accolto in Albania quello di G iacom o Tolentino, ma egli risulta essere stato prima residente a Sarajevo; infatti indirizz la sua richiesta sia alla Legazione Italiana a Belgrado sia al M inistero degli Esteri albanese.10 Secondo i dati dellA rchivio Centrale di Stato di Tirana, n on risultano esserci richieste fatte da Ebrei espulsi o costretti allesilio dallItalia. Al contrario i docum enti indicano che vi sono molti Ebrei impiegati nelle imprese italiane operanti in Albania. Il professor Zuber, che abbiamo gi m enzionato, era infatti uno specialista dellA IPA , lebreo Giuseppe A lagem venne assunto nel 1 9 3 5 co m e specialista nella societ italiana Sim oncini operante in Kossovo. Limpresa com m erciale degli ebrei Levi e Ja co e l , che aveva la sua sede centrale a Durazzo, lavorava co n finanziamenti concessi dalle filiali delle banche italiane di D urazzo e di Valona, con lapprovazione del comitato amministrativo della direzione centrale delle suddette banche a R o m a .11 I titolari di quella stessa impresa nel 1 9 3 7 , chiesero al M inistero degli Affari Pubblici che la societ italiana Ala Littoria potesse pagare laffitto di una propriet presa in gestione a Valona. Limpresa ebrea Levi e Ja co e l usufruiva anche di finanziamenti concessi dalle banche italiane ancora nel 1 9 4 0 .12 L o stesso anno questa impresa chiese laiuto delle istituzioni statali, in altre parole delle istituzioni dello Stato fascista, per risolvere un malinteso co n limpresa italiana Trucchi Pasquale relativo a una questione sui prezzi di alcuni prodotti. P o co a p o co l'accoglienza degli Ebrei da parte dello stato albanese divent una questione che attir linteresse del m ondo

indirizzata al re Z o g nel 1 9 3 5 , chiede unoccupazione in Albania, poich costretto ad allontanarsi dalla G erm ania a causa delle sue origini israelite.8 C o n la stessa m otivazione, con u n altra missiva al m onarca albanese, chiede il permesso di entrare e risiedere nel paese il cittadino austriaco R ich ard Atlas, che dichiara di essersi allontanato dallAustria a causa delle sue origini ebraiche.9 Lu nico caso che riguarda un cittadino italiano

5. ACS, Fondo 6. ACS, Fondo 7. ACS, Fondo 8. ACS, Fondo

392, fascicolo 100, fol. 2. 146, fascicolo 2, foli. 200-202. 171 (anno 1935), fascicolo 1-110, foli. 5-6. 416 (anno 1935), fascicolo 13, foli. 244-245.

9, ACS, Fondo 416 (anno 1938), fascicolo 13, fli. 308-309. 10. ACS, Fondo 163 (anno 1938), fascicolo 211, foU. 30-39. I I ACS, Fondo 256 (anno 1936), fascicolo 16, foli. 1-29. 12.ACS, Fondo 256 (anno 1940),fascicolo 1 2 ,foli. 1-6,

diplom atico e degli osservatori politici. Dalle richieste individuali si pass allinteressamento di quelle organizzazioni e associaziom internazionali che consideravano reali i rischi connessi allantisemitismo e alla giudeofobia. N ellanno 1 9 3 4 lAlto Com m issario per i R ifugiati della Lega delle N azioni co n sede a Ginevra, Jam es M acD onald, per m ezzo di una lettera ufficiale indirizzata al Ministero degli Esteri, chiese al governo e al re se esistevano le possibilit di restare in Albania per un certo num ero di Ebrei tedeschi che disponevano di vari beni finanziari.13 La rivista H am burger Fam illienblatt, pose la medesim a richiesta al M inistero degli Interni; la lettera dellA lto Com m issario p er i Rifugiati mise in m ovim ento non solo la diplomazia e i servizi consolari, ma anche il M inistero dellE co n o m ia: il console albanese nella capitale austriaca raccom and di non fare dei passi in favore del progetto, da lui definito di colonizzazione ebraica dellAlbania , ma il ministro era di parere opposto, infatti 10 Stato albanese si m ostr disponibile e aperto verso quelle richieste. Tant vero che nellanno 1 9 3 4 , nella sua corrispondenza con lebreo N athan Allalouf, il direttore dellufficio stampa presso il re Z og, lo scrittore Mihal Sherko, consigliava che lo Stato albanese aprisse un consolato a Tel Aviv. A llalouf era anche 11 rappresentante ufficiale della Societ Alta Italia . In quello stesso periodo il fotografo della reale co rte albanese W ilhelm W eitzmann, secondo un rapporto segreto della Legazione Italiana a Tirana, era un E breo di origine tedesca. Verso la m et degli anni Trenta il C om itato C entrale degli Em igrati Israeliti della G erm ania chiese lasilo collettivo per una com unit ebraica che nellinsieme doveva

essere considerata a forte rischio.14 U n rapporto della Legazione Italiana a Tirana dellanno 1 9 3 8 testim onia della visita ufficiale del senatore am ericano Reynolds che aveva lo scopo di ottenere lapprovazione delle autorit locali riguardanti la stipula di un accord o co n lambasciatore albanese negli U .S .A ., ruolo tenuto allora dallo scrittore Faik Konitza, e relativo a un cospicuo contributo in denaro del C o m itato Ebraico a N ew York a favore del G overno albanese in cam bio della concessione della cittadinanza albanese a 5 0 0 famiglie ebree . 15 Lo stesso anno, il Segretario Generale della Lega delle N azioni e lincaricato albanese a Ginevra con cord aron o sulla necessit di applicare la convenzione sullo stato e sullaccoglienza dei rifugiati provenienti dalla G erm an ia.16 L o studioso am ericano B ern d Fischer, direttore del D ipartim ento di Storia alla Indiana University, nella sua ricerca sui Je w s o f A lban ia during the Zogist and Second World War periods''7, m ette in risalto il fatto che negli anni 1 9 3 0 -1 9 3 3 , e fino allanno 1 9 3 5 , ci sono stati contatti e colloqui ufficiali tra lambasciatore am ericano a Tirana H erm an Bernstein, e re Z o g , per rendere possibile da parte dellAlbania laccoglienza degli Ebrei cacciati via dalla G erm ania, dallAustria, dalla Polonia, dai paesi balcanici e da altre regioni europee. A n ch e Sir Philip Madnus (per la G ran Bretagna) nel 1935 e Sir W illiam R a y e L eo E lton , questultim o ebreo, dim ostrarono in proposito interessi analoghi. La pressione internazionale verso lAlbania affinch accogliesse gli Ebrei, continu anche durante gli anni della guerra. Il N unzio A postolico della Santa Sede nel 1 9 4 0 m and una lettera ufficiale alle autorit italo-albanesi, civili e militari, con lobiettivo di dare aiuto a due Ebrei

di origine tedesca: D ietrich A nderm an e Walter Mandi. In quel m om ento lAlbania era considerata negli ambienti diplomatici una sorta di patria di riserva degli Ebrei. Fischer scrive in proposito di una golden age o f jew s in Albania . Lappoggio che lo Stato albanese tenne nei confronti degli Ebrei incoraggi il loro spostam ento in Albania, e infatti B ern d Fischer ha m ostrato che alla fine della Seconda G uerra M ondiale si calcolava che vi risiedessero 1800 Ebrei sopravvissuti, ossia alm eno 1 0 0 0 Ebrei in pi, rispetto al censim ento dellanno 1 9 3 0 . Q uesta cifra impressionante, considerando che si tratta del periodo in cui gli Ebrei erano stati oggetto di feroci repressioni culm inate nel tentativo di eliminazione di massa in G erm ania e anche altrove. Invece in Albania il loro num ero raddoppi e re Z o g , bene sottolinearlo, allinizio del 1 9 4 4 , quando gi si trovava in esilio, nei colloqui co n i rappresentanti dellAssociazione degli Ebrei Britannici, offr loro la possibilit di accogliere in Albania 5 0 .0 0 0 famiglie ebree in cambio del sostegno politico di Londra a un suo eventuale rito rn o in patria: re Z o g dichiar che lui stesso avrebbe sponsorizzato questo p rog etto . C ertam en te questa presa di posizione si pu considerare co m e una mossa tattica di un re orm ai detronizzato e in esilio per guadagnare la simpatia degli Inglesi; daltro canto per dimostra che lAlbania, anche durante questo periodo, era ancora una terra di fiducia che continuava a offrire lospitalit agli Ebrei che rischiavano lo sterm ino. B ern d Fischer nel suo articolo si riferisce ai dati approssimativi tratti dalle fonti am ericane e ad alcuni dati pubblici albanesi.18 Per lo studioso am ericano non ha consultato le fonti degli archivi albanesi, il che ci fa supporre che gli Ebrei

13. ACS, Fondo 151 (anno 1934), fascicolo 147. 14-ACS. Fondo 171 (anno 1935), fascicolo 1-221, fol. 74.

15. ACS, Fondo 263 (anno 1938), fascicolo 214, fol. 3. 16. ACS, Fondo 151 (anno 1938), fascicolo 103, foli. 1-79.

17. Fischer 2003 [testo m anoscritto pp. nn.]. 18. Fischer 2003 [testo m anoscritto pp. nn.].

Una famiglia ebrea rifugiata presso Albanesi a Kruja, 1944.

in Albania nel 1 9 4 4 dovessero essere molti di pi di quelli iporizzati nel suo saggio. D ue archivisti albanesi, Nevilla N ika e Liliana Vorpsi, hanno recen tem en te preparato una G u ida ai documenti p er gli E brei in A lban ia e hanno identificato oltre m illecinquecento nom i propri di Ebrei che hanno cercato di stabilirsi in questo paese. N ella m aggior parte dei casi dietro un solo n om e ebraico si trovava una intera famiglia: un elenco degli Ebrei internati a Berat, preparato dalle autorit militari italiane in Albania per lanno 1 9 4 2 , e utilizzato per censire gli Ebrei deportati dalla Jugoslavia e dalla Bulgaria, contiene infatti circa cento nomi di uomini fra i quali molti con famiglia .19 Si capisce dunque che il numero reale degli Ebrei era maggiore di quanto stato conteggiato fino a ora. Fischer ricorda che i m om enti di maggior afflusso di Ebrei verso lAlbania furono il gennaio del 1939, quando vennero accolti cento Ebrei giunti
19. ACS, Fondo 466 (anno 1942), fascicolo 92, foli-1-3.

da Vienna, e il febbraio-m arzo dello stesso anno, quando in Albania entrarono novantacinque famiglie ebree dallAustria e dalla Germ ania. In realt si registrarono m om en ti in cui ben m aggiori di questi furono gli arrivi, e alcuni casi m eritano un attenzione speciale. U n anno prim a della guerra, in un suo rapporto, la Legazione Italiana a Tirana informava R o m a relativamente a un progetto per linsediamento di 5 0 0 famiglie israelite nella zona di M yzeq e.20 U n altro elem ento che ci fa ritenere che il num ero degli Ebrei arrivati in Albania fosse m olto pi grande il fatto che molti di essi non dichiaravano la razza, com e richiedeva lanagram m a, m a si registravano co m e ariani. C os nelle fonti degli archivi albanesi risulta che nellanno 1 9 4 3 , ne lanagram m a m odello 2 3 lebreo Proko Jo rg o, di M ina, dichiarava di essere tu rco , e com e tale veniva accettato e gli veniva concesso il permesso
20. ACS, Fondo 263 (anno 1938), fascicolo 214, fol. 3.

Sorvegliare e non punire

di soggiorno com e si legge nel laconico rapporto di polizia: Proko Jo rg o, di M ina, cittadino turco, soggiorno di un an no .21 U n altro esempio quello che riguarda lebrea Polikseni Zacharia la quale annotata co m e Polikseni Zacharia, ariana .22 A ltri Ebrei che entrarono in Albania fino alla m et degli anni Trenta (ma probabilm ente anche pi tardi) risulta che abbiano preso prim a la cittadinanza albanese e poi si siano convertiti al cristianesimo oppure allislam. N ellanno 1 9 2 9 chiese la cittadinanza albanese la famiglia di M oshe K ohen, mentre un altro E breo risulta essere presente co n il passaporto albanese a Salonicco. N el 1 9 3 4 ottenne la cittadinanza albanese lEbreo di origine tedesca Frantz Gunjuger, nellanno 1 9 3 8 David Hanoa e suo fratello chiesero di battezzarsi com e ortodossi. Sempre nel 1 9 3 8 , secondo la gi citata relazione della Legazione Italiana (vd. n. 20), unEbrea si fidanz con il nipote del ministro M usa Juka, un politico di alto rango e poi unattivista del fascismo in Albania. Alla fine di quellanno, secondo le inform azioni della Legazione Italiana a Tirana, un com m erciante locale chiese di stampare presso una tipografia una quantit di passaporti albanesi in bianco per farne com m ercio a favore degli em igrati israeliti .23 U n altra inform azione diplomatica italiana in Albania, che porta la data del 10 dicem bre del 1 9 3 8 , rendeva n oto che lisraelita Saul Sadoch aveva dei buoni contatti con le principesse. E appena tre giorni dopo il consolato italiano m etteva in rilievo il fatto che il d ottor O urinovskij, m edico presso lospedale civile di Tirana, ebreo, aveva sostenuto la regina Geraldina. La concessione della cittadinanza albanese agli Ebrei non residenti continu anche

dopo l'arrivo al potere del regim e fascista in Albania. N el m aggio del 194 0 , con il consenso della questura e del com an d o militare, venne data la cittadinanza albanese allisraelita Cari Tejessy; nello stesso giorn o i coniugi Leo e Elsa Thur, ebrei co n cittadinanza tedesca, chiesero laiuto al Papa Pio X I I perch li aiutasse a n on tornare in G erm ania.24 Sempre nel 1 9 4 0 la questura di Tirana e quella di Scutari approvarono la conversione dellebreo Ziegfrid Schvartz alla fede musulmana. A tten zion e agli Ebrei bolsccvich C o m e si sa lItalia deteneva un grande potere di controllo sulla vita pubblica in Albania fin dalla fine della Prim a Guerra Mondiale, potrem m o dire che R o m a aveva in m ano le chiavi dellecon om ia e della vita politica albanese. N onostante la richiesta insistente di alcuni paesi balcanici e il silenzio di altri, lAlbania non prese parte a nessuna delle conferenze regionali perch veniva considerata un territorio non balcanico sotto linfluenza politica italiana. Data dunque questa cornice storico-p olitica, sorge spontaneo chiedersi che atteggiamento avesse il governo italiano nei confronti del flusso di Ebrei verso lAlbania, visto anche che R o m a aveva assunto dei forti obblighi politici entrando nellAsse. Dalle fonti degli archivi albanesi risulta che le autorit italiane per alcuni anni di seguito n on fecero nessuna pressione sul governo del paese per impedire larrivo e linsediamento degli Ebrei. La Legazione Italiana a Tirana informava continuam ente il suo governo di queste evenienze, senza che ci suscitasse alcuna preoccupazione. D urante gli anni Trenta le pressioni del G overno italiano per impedire
In alto, i figli di Gavril Mandil in braccio a un Albanese, Kruja 1945. Qui sopra, un bambino ebreo posa con un ragazzo albanese, Tirana 1943.

21. ACS, Fondo D irezione Generale della Polizia (anno 1943), fascicolo 501, fol. 84 22. ACS, Fondo Direzione Generale della Polizia (anno

1943), fascicolo 501, fol. 82. 23. ACS, Fondo 263 (anno 1938), fascicolo 158. fol. 20. 24 ACS, Fondo 135 (anno 1940), fascicolo 79, foli. 189-191.

Un giovane ebreo e un fotografo a Tirana, 1943.

72

in proposito una opinione25, e ci accadeva proprio quando il G overno dAlbania decideva che la condizione p er lingresso degli Ebrei era che questi avessero segnato sui loro passaporti la som m a di 5 0 0 franchi doro. Fin o a questo m o m en to sembra che non vi sia stato nessun atto intrapreso con tro gli Ebrei, neanche in Italia: il console italiano a Tirana in una nota che p orta la data del 2 8 febbraio 1 9 3 9 , com u n ic agli uffici superiori lordine riguardante la proibizione dellentrata nel servizio diplom atico alle persone di origin e ebraica.26 D a questo si capisce che fino ad allora il reclutam ento degli E brei in questo servizio non era affatto proibito. Inoltre gli Ebrei italiani, secondo le fonti degli archivi albanesi, inizialmente risultano essere stati mobilitati per andare in guerra allo stesso m o d o di tutti gli altri cittadini. Alla fine di m aggio del 1 9 3 9 il com an d o della Divisione Ferrara di stanza a Valona, tram ite un telegram m a, esprimeva la necessit di avere informazioni circa lappartenenza alla razza ebraica linsediamento degli Ebrei in Albania venivano espresse in form a di consiglio al G overno albanese, affinch questultim o decidesse autonom am ente quali fossero le condizioni da p orre per la loro accoglienza. M a se guardiamo quali erano quelle specifiche condizioni, esse risultano veram ente ridicole. A llinizio gli Ebrei p er entrare nel paese dovevano avere con s 100 franchi doro, poi questi salirono a 2 0 0 e pi tardi a 2 5 0 ; alla fine si giunse a chiedere 5 0 0 franchi segnati sul passaporto. L a prim a volta ch e la Legazione Italiana a Tirana sem br veram ente preoccuparsi fu quando un suo inform atore, lemigrante russo M atrasof, fece sapere che gli Israeliti in Albania svolgevano attivit filobolsceviche e che il G overno albanese teneva buoni rapporti co n le organizzazioni ebree nel m ondo. Q uesto accadde nellagosto del 1 9 3 8 e alcuni mesi dopo, il 18 ottobre 1938, la Legazione Italiana a Tirana inform per la prim a volta il com an d o aeronautico di R o m a che sarebbero state necessarie due schede (anagram m a m odello 23) p er censire gli Ebrei. Per tutto il 1 9 3 8 e allinizio del 193 9 , il servizio diplomatico e quello consolare italiano a Tirana si lim itarono a inviare varie relazioni sul m ovim ento degli Ebrei in Albania, senza per suggerire alcun provvedim ento in m erito. Solo nel febbraio del 1 9 3 9 il consolato albanese a R o m a venne ufficialmente inform ato che il governo italiano non guardava di buon occh io linsediamento degli israeliti in Albania , dal canto suo il consolato inform il suo M inistero degli E steri chiedendo dei militari R o m a n o Israele e M inervino L ecce, m em bri del 4 8 Fan teria .27 Soltanto nel m aggio del 1 9 3 9 le autorit italiane com in ciaron o a raccogliere inform azioni che perm ettessero di distinguere gli Ebrei co n la residenza permanente in Albania da coloro che erano arrivati pi di recente. N el 1 9 3 9 , e negli anni seguenti, lingresso degli Ebrei in territo rio albanese con tinu attraverso lattivit svolta dai consolati italiani a Skopje, Salonicco, Belgrado, Praga, Vienna e in altre nazioni, i quali em ettevano i visti dingresso perch, com e noto, in questo periodo le funzioni diplomatiche e consolari dellAlbania erano state assorbite da quelle dellItalia. E ra m olto frequente che, p er giustificare latteggiam ento m orbido delle autorit del

Sorvegliare e non punire

governo italo-albanese in questa materia, si procedesse alla verifica della con dotta dei richiedenti, infatti si faceva ricorso spesso a un particolare docum ento, la certificazione per buona con d o tta : infatti questo lattestato che acquisiscono la questura di Tirana e il com ando dei carabinieri nel m aggio del 1 9 4 0 per la richiesta di residenza di due ebrei di origine tedesca, H ein rich e Elisabeth Garde. D ai dati delle testim onianze che si conservano negli archivi albanesi risulta che lo zelo delle autorit governative che operavano in Albania durante il p eriod o della guerra, che pure erano poste sotto il controllo delle istituzioni create per la difesa dallesercito nazifascista, nelle richieste della D irezione Generale della Polizia, non andava al di l di informazioni di tipo assai generico, com e ad esem pio: N o n c nessuna nota non soddisfacente 28, ; oppure: Siccom e fa parte della razza ebrea stata messa una attenta sorveglianza29, o ancora: Q uesto m inistero n on ha niente in con trario che Shalom Z accaria insieme alla famiglia sia residente e rim anga a Gjakova30; Tendel Blim o, ebrea tedesca, in questa citt non ha causato nulla con la sua condotta31; N o n c niente in con trario da parte di questa direzione che quella prefettura disponga quando ritiene opportuno il trasferim ento degli israeliti a K ru ja .32 Il m ancato zelo nellesercitare violenze o carcerazioni e vessazioni nei confronti degli Israeliti viene testim oniato anche dai d ocum enti della D irezione Generale della Polizia nel luglio 1943, dalla quale si evince che lEbreo che risponde al nom e di M ajes K olam os M antesh, che si nascondeva sotto il nom e musulmano

di Musli Q em ajli, dopo essere stato chiam ato presso la polizia, e avere ricon osciu to la propria vera identit, poich era stato preso co n i docum enti falsi, fu lasciato libero.33 Verso la fine del 1 9 4 0 sembra che latteggiam ento delle autorit governative diventasse pi duro. Il 2 7 luglio com in ci infatti lo spostam ento degli Israeliti dalla capitale e il loro forzato insediamento nelle citt di Berat e Lushnje, dove si rifugiarono 3 2 famiglie. Per tutto fu fatto c o n un p o di attenzione, infatti secondo lordine del M inistero degli Interni, le spese del trasporto vennero sostenute dalla presidenza del Consiglio dei M inistri.34 Secondo la lista redatta dalle autorit italiane, in questo periodo a Valona arrivarono novanta Ebrei, a Scutari quattordici e a Gjirokaster quarantuno. D urante i prim i anni di guerra le autorit civili e militari italiane in Albania crearono campi di con cen tram ento per i rifugiati ebrei nelle regioni fuori Tirana: principalm ente a B erat, Kavaia, D urazzo e B u rrel. N ella term inologia degli scritti che spedivano e ricevevano la questura, il com ando militare, la direzione della polizia e altre istituzioni preposte al controllo dellordine pubblico, si parlava di internam ento e di deportazione degli Ebrei e della loro spedizione nei campi di con cen tram ento. Questi cosiddetti cam pi di con cen tram en to n on hanno p er nessuna affinit, n assomigliano a quelli costruiti in Germ ania o in Italia, questi cam pi per gli Ebrei albanesi erano ancora delle zone urbane, poste fuori dalla capitale, dove gli Israeliti vennero costretti ad abitare per essere sotto pi stretto controllo e soprattutto per n on ospitarli - presenza orm ai indesiderata -

nel perim etro della capitale. Le autorit del G overno italo-albanese ordinarono il loro con cen tram en to in questi campi, m a nello stesso tem po davano i permessi, secondo le richieste, affinch potessero muoversi anche se per brevi periodi per tutto il territo rio dellAlbania, sia per p oter visitare i parenti o gli amici, sia per celebrare le feste e per com piere i riti religiosi. U n caso particolare il perm esso dato a Elia Vitali per com piere un viaggio in Italia, nellautunno dellanno 194 0 , siccom e suo figlio, Kiakov (o Iakov) stava facendo il servizio militare nellesercito italiano.35 Fino al 1941 lamministrazione governativa locale a Valona perm etteva agli Ebrei di festeggiare pubblicamente il sabato e di tenere chiusi i negozi in quello stesso gio rn o.36 U n a differenziazione pi forte nei confronti degli Ebrei com in ci alla fine del 1 9 4 1 , quando il com ando generale dei carabinieri ordin al com ando regionale di Valona di non mobilitare in guerra i cittadini di origine israelita.37 C om unque sia i cam pi di con cen tram en to albanesi n on conobbero gli abomini perpetrati con tro gli Ebrei altrove, per esempio nel dicem bre del 1 9 4 2 le autorit governative perm isero a B ah ar Sallomon K asher di viaggiare da B erat a Tirana per ricevere delle cure m ediche necessarie presso lospedale M ussolini . Il clim a e la vita allin tern o di questi insediamenti forzati erano m olto diversi anche rispetto ad altre zone nei Balcani: con una serie di lettere sia Salom on e R ic a Sadicaria, sia Stella, Avraham e Silvia A vraham ovi, sia Jakov Arnesti, chiedevano tutti alla D irezione Generale della Polizia co m e conseguenza dei m altrattam enti delle autorit jugoslave

28. ACS, Fondo 1934), fascicolo 29. ACS, Fondo 1934), fascicolo 30. ACS, Fondo

D irezione Generale della Polizia (anno 501, fol. 99. D irezione Generale della Polizia (anno 501, fol. 53. D irezione Generale della Polizia" (anno

1934), fascicolo 501, fol. 81. 31. ACS, Fondo Direzione Generale della Polizia (anno 1934), fascicolo 501, fol, 138. 32. ACS, Fondo Direzione Generale della Polizia {anno 1934), fascicolo 3 8 6 /3 , fol. 26.

33.ACS, Fondo 153 (anno 1943),fascicolo 3 8 6 /l,f o ll.284-291. 34. ACS, Fondo 161 (anno 1940), fascicolo 955, foli. 28-29. 35. ACS, Fondo 153 (anno 1940), fascicolo 79, foli. 82 85. 36. ACS, Fondo 393 (anno 1941), fascicolo 270 fol. 1. 37. ACS, Fondo 154 (anno 1941), fascicolo 165, foli. 1-3.

Sorvegliare e non punire

Notizie dell'arrivo del piroscafo "Kumanova" da Cattaro con molti Ebrei a bordo nel rapporto deN'autorit di polizia, agosto 1941.

... di insediarsi nei campi di concentram ento di Kavaia .38 C o n il crescere del num ero degli Ebrei sfollati, espulsi dagli altri Stati, verso lAlbania, le autorit locali si lim itarono a dare un ordine stringato ma significativo affinch fossero accolti e sistemati e venisse loro dato il cibo.

REGNO
-----------------DIREZIONE

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Tirana. A Agosto 1941 I H

L atteggiamento delle autorit italiane


Alla fine del 1941 e durante tutto il 1 9 4 2 si ebbero nuovi sviluppi relativi alla posizione delle autorit italiane e aUamministrazione albanese nei riguardi della sorte degli Ebrei: in quegli anni nella corrispondenza ufficiale delle istituzioni civili, militari, diplom atiche e consolari, si parla sempre pi di israeliti maltrattati negli Stati confinanti o vicini, e in m o d o particolare in Jugoslavia e Bulgaria. Gli anni 1941 e 1 9 4 2 testim oniano di un esodo di massa degli Ebrei dalle altre regioni balcaniche, dove erano orm ai fortem ente m inacciati e di un loro insediamento in Albania. D ue sono i gruppi m aggiori degli Ebrei sistemati in Albania. Il p rim o caso testim oniato da una collezione di docum enti costituiti dalla corrispondenza tra la Direzione Generale della Polizia e le questure di m olte im portanti citt albanesi, per accettazione, accoglienza e internam ento a Kavaia di 1 9 2 Ebrei residenti a C attare (M on ten egro), i quali si erano rifugiati in quella provincia della Jugoslavia, a causa della guerra .39 Il secondo caso ha a che fare co n il trasferim ento in Albania, nel settem bre dell anno 1 9 4 1 , di 3 5 0 Israeliti, i quali risiedevano originariamente in M on ten egro ed erano stati sistemati a Kavaia. Q uesto provvedim ento di em ergenza fu deciso tramite una lettera al Ministero dellInterno da parte

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DA TRA!)URIE IT LHIGtfA ALBAI7ES EES LA ECC.PRESIDENZA DEL COTSIOLIO- U lil M U U S'I'H i-------A LLA LUOGOTENENZA 0J2TEH A LE ' v

d e lla Maest del He Imperatore l a il lu n i


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A seguito d e lla n o tiz ia rip o rta ta su l m attinale del 30/7 u .s.m i pregio comunicare che 11 28/7 u .a .giunse n a l
* Porto di Durazzo,proveniente da C a tta ro ,11 piroscafo axn)tt&B0VA" con a bordo f a s ig lie d eg li eb rei s tr a n ie r i r ip a r a ti In quella Provincia d e lla Ju g o slav ia,a causa d e lla guerra e ohe,giota disposizione Superiore,sono s ta te qui avviata per essere in tern ate in un campo di concentraran t o . Dette f an!gl i e , ! oui n eabrl.coras d a llunito elen co, sono coaploi sivamente 192 f r a uomini,donne,ragasal , sono sbarcate 11 mattino del giorno 29 u .s .e a masso d i uto cp rriero sono s ta te tra sp o rta te , in conformit n la tru cio a l avute dal 5ig .P re fe tto di Surazzo,nel campo d i conornit r a mento di Ervaja,dove sono s ta te prese tbo h t) w m w i i n oon~ to segna d a ll'A u to rit rj j * 5 ^
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Milltaro

proposta a l campo fltoaao*-

La Questura di Cattaro ha comunicato ohe ad ogni fam i- ^ g lia s ta ta la e o ia ta una somma in v alu ta Ita lia n a p ari a 900 l i r e per ogni membro e ohe l a rimanente som a di oui rano
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in possesso s ta ta v ersata a l l a Banca d 'Ita lia ,c o n apposito verbale in cu i r is u lt a 1 * Importo tra tten u to a olaacuno.* jn Sesto in a tte s a di eventuali u lt e r io r i d le p o siz lo o l.H. CONSIOMEHE PE [A EH DI POLIZIA N TE l G. Travaglio )

38. ACS, Fondo 153 (anno 1943), fascicolo 386/2, foli. 139-147. 39. ACS, Fondo 253 (anno 1941), fascicolo 160, foli. 34-38.

Sorvegliare e non punire


Documentazione relativa agli internati politici, luglio 1941.

del C o m an d o Superiore delle Forze A rm ate. Gli Israeliti di C attare arrivarono tutti a D urazzo il prim o agosto 1941 e di questo fu informato subito il Consiglio dei Ministri. Il secondo gruppo arriv e si sistem a Kavaia alla m et di settembre del 1 9 4 1 . C o m e si legge nel com u n icato del 2 9 luglio 1 9 4 1 : Fino a che non sar chiarita la loro posizione [degli Ebrei di Kavaia] essi saranno considerati alla stessa stregua dei prigionieri di guerra e, com e tali, vettovagliati ed alloggiati a cura di questo com ando .40 U n mese pi tardi il Ministero dellInterno rese n oto che era stato acceso un credito per il pagamento di alimenti per gli Israeliti, mandati dalla Prefettura di Tirana a Durazzo e Kavaia. C h e nessun cam po di con cen tram en to abbia funzionato in quel m odo orribile che tutti noi oggi sappiamo, testim oniato anche dal telegram m a della D irezione Generale della Polizia, in data 12 novembre 1 9 4 1 , con la quale gli internati vengono divisi di nuovo in diversi gruppi e inviati a Berat, a Shijak, a Kruja e negli altri luoghi. La politica del trasferimento degli Ebrei in Albania nelle condizioni rischiose della guerra ci testimoniata anche da uno scam bio di lettere tra la D irezione Generale di Polizia e il M inistero dei Territori Liberi per il permesso di arrivare a Prishtina.41 A nche nellO ttob re del 1 9 4 2 esiste una corrispondenza tra il M inistero degli Interni e il C o m an d o Generale dei Carabinieri, sulle misure necessarie da prendere p er gli Israeliti che sono arrivati in Albania, a causa della gu erra.42 M entre larrivo degli Ebrei maltrattati dalle autorit bulgare scaglionato in gruppi grandi m a co n una notevole frequenza. E interessante segnalare che laccoglienza con tinu fino al 1 9 4 3 . B ern d Fischer ha sostenuto che gli israeliti in Kosovo sono stati pi a rischio di quelli
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Riferimento fonogramma n.01155 del 26 corrente* Ho disposto che 1 350 Crai a r r e s t a t i p o l i t i c i , a v v ia ti a Durazzo d a lie a u to rit i t a H a r d e lia Dalmazia | siano in t e r n a t i

presso i l campo conoentramento p .g . o o e titu ito a Kavaia d a lia D ire alone Tappe d ell'In ten d en za C . 3 . P P . AA. Albania. ?no a ohe non 8Ar c h ia r it l a loro po1 a lo n e 1 no considerati alla stessa stregua^ d el p rig io n ie r i 0 1 guerra a ae t a l i , vettovagliati ed a llo g g ia t i ^ cura di guaste

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40. ACS, Fondo 252 (anno 1941}, fascicolo 141, fol. 8. 41. ACS, Fondo 261 (anno 1942), fascicolo 430, foli 1-2 42. ACS, Fondo 152 (anno 1942), fascicolo 319, foli. 1-100

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Sorvegliare e non punire

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i in Albania. Q uesta affermazione di Fischer viene rafforzata dalla docum entazione, co m e la lettera della corporazione fascista a Prishtina, per il perm esso agli israeliti di allontanarsi dalle terre liberate e di andare in Albania per insediarsi a Berat. M a tutti costoro erano visti davvero com e nem ici, com e disertori, com e prigionieri di guerra e altro, co m e risulta da taluni docum enti? In una corrispondenza della D irezione Generale della Polizia co n la polizia fascista italiana e la questura di Durazzo, si trovano queste informazioni: 2 8 Ebrei vengono assunti a lavorare al com ando del genio di Kavaia, e questo venne fatto in base alla raccom andazione della C ro ce R ossa albanese, e sempre per rendere possibile questo provvedimento furono concessi aiuti, in denaro, dalla cassa di stato.43 N el m aggio del 1 9 4 3 risulta aver funzionato una com m issione centrale per il recupero dei danni di guerra, e questa com m issione ordin di risarcire i danni di guerra agli Israeliti danneggiati dalla gu erra.44 Fino agli ultimi mesi della presenza fascista in Albania, vennero dati vari permessi agli Ebrei maltrattati dalle autorit bulgare, com e per esempio nel caso di Saul Mesan, nel giugno 1943. Sempre nel giugno dello stesso anno la D irezione G enerale della Polizia e la questura di Tirana, perm isero a un Israelita di lavorare co m e contabile in una ditta privata, con il permesso di allontanarsi da Kavaia dove era stato internato. Q uesta generale linea di condotta non prosegu con il cambio delle forze sul cam po e il passaggio dei p oteri ai nazisti. N ellaprile del 1 9 4 4 viene d ocum entato per la prim a volta larresto di un gruppo di Israeliti, di questo gruppo fanno parte Salom on Saltiel (conosciuto con il nom e musulmano Sali Izet), Samico Saltiel (conosciuto Conclusioni Alla vigilia della Seconda G uerra Mondiale in Albania si insedia un gruppo num eroso di Ebrei, provenienti da tutte le parti: Germ ania, Austria, Jugoslavia, R o m an ia, Bulgaria, Polonia, Turchia, E gitto, Gran Bretagna, A m erica ecc. E nonostante il fatto che lAlbania venisse controllata da R o m a non ci fu nessun provvedimento per impedire il flusso di im m igrazione ebraica. N ei prim i anni del governo italiano in Albania continu anzi larrivo di Ebrei, m uniti di visto rilasciato dai servizi consolari italiani. Solo negli anni 1 9 4 1 -1 9 4 2 si notarono dei trasferimenti pi consistenti di Ebrei da altri paesi balcanici (Jugoslavia, Bulgaria) e il loro insediamento nei campi di con cen tram en to in alcune citt, e ci avvenne con il sostegno, per quanto riguardava il viaggio, lalloggio, i vestiti, il cibo e altre necessit, del governo locale. Fino alla fine della Seconda G uerra M ondiale il num ero degli Ebrei in Albania raddoppi e nessun E b reo fu vittim a della guerra. Le autorit italiane in Albania, sia civili che militari, ufficialmente ricevettero inform azioni riguardo gli Ebrei che venivano in questo paese a causa della guerra , vennero fatte delle indagini nei loro riguardi, ma n on fu esercitata alcuna violenza. Latteggiam ento dellesercito nazista nei confronti degli Ebrei in Albania fu invece diverso, pi duro e persecutorio. co n il nom e di Sami Isa) e altri quattro Ebrei. U n mese pi tardi, in un altro docum ento, risulta che i militari nazisti avevano ordinato il rastrellamento di 150 Israeliti che vivevano a Prishtina e anche il sequestro dei loro beni .45
R iferim enti bibliografici A B A D Z O P O U L O U 1997 F. A badzopoulou, The Holocaust: Questions o f Literary Representation, in The Jewish Communities o f Southeastern Europe 1997 C E R E SN JE S s.d. I. Ceresnjes, Where no Jeu' had ever set foot before: Sabbatai Zevi, the "Mystical Messiah " i'm Ulcinj, Montenegro, ACS, [testo m anoscritto) D U C E L L IE R 1981 A. D ucellier, La faade maritime de l'Albanie au Moyen Age, Thessaloniki F IS C H E R 2003 B. Fischer, The Jews o f Albania during the Zogist and Second World War Periods, ACS, [testo m anoscritto], relazione tenuta alla C onferenza internazionale sulla tolleranza religiosa tra gli Albanesi H U N T IN G T O N 1993 S. H untington, Clash o f Civilizations, N ew York K O T A N I 1996 A. Kotam , The Hebrews in Albania During Centuries,Tirana K O U R M A N T Z IS 1997 I. Kourmantzis, The Jewish Community o f Ioannina, in The Jewish Communities o f Southeastern Europe 1997 L A M B ER TZ 1958 M . Lam bertz, Die Volksepik der Albaner, Leipzig M IC H A ELIS 2002 M . Michaelis, Ebrei nell'Italia fassta, in Rivista Storica Italiana, C X IV .n. 1,266-271 MILAJ 1944 J. Milaj, Raca shqiplare,Tirana P U T O 1997 A. Puto, La communaut juive en Albanie avant et durant la seconde guerre mondiale, in The Jeunsh Communities o f Southeastern Europe 1997 S IN A N I 1996 S. Smani, Des motifs biblique de lepique populaire albanaise paralleles et comparaisons interbalkaniques, relazione del X IV Simposio internazionale di O hrida; e Studi paralleli con motivi parabiblici e biblia nell'epica popolare albanese, in Kultura popullore,Tirana SIN A N I 2002 S. Sinam, Hebrejte dite shqiptaret, in Arkiva te hapur ne shoqeri t hapur, Tirana T H E JE W IS H C O M M U N IT IE S O F S O U T H E A S T E R N E U R O P E 1997 The Jetm lt Communities o f Southeastern Europe from the fi f teenth Century to the End o f World War II, Institute for Balkan Studies, Salonique TSO LA K IS 1997 P.Tsolakis, The Residential Organisation o f the Jews in Kastoria, in The Jewish Communities o f Southeastern Europe 1997

43. ACS, Fondo 153 (anno 1943), fascicolo 386/3, foil. 22-23, 50-51,264.

44. ACS, Fondo 193 (anno 1943), fascicolo 43, fol. 1. 45. ACS, Fondo 154 (anno 1944), fascicolo 607, foli. 24,41.

Specchi quotidiani
I migranti del 1997 nella cronaca dei giornali
Vania Bovino

Luoghi cornimi
R oots sempre pi coinvolte in routes': radia mutanti in percorsi entro un m ond o dove Ifru tti puri, si sa, im pazziscono.2 Le identit, migrando, si rifondano legandosi ad altre a loro volta indotte a riplasmarsi: anche attraverso i media m oderni. Le Com unit infatti sono reali anche se imm aginate3 nel rito quotidiano della lettura dei giornali, che hanno permesso a un num ero sempre crescente di persone di pensare a s, e di porsi in relazione ad altri, in modi profondam ente nuovi .4 Alla nota complessit di queste e altre considerazioni attorno al rapporto, epocale, tra media e migrazioni sembra contrapporsi la lettura semplificata del caso Italia/Albania. Si tratta di un filone argomentativo che individua nel sistema m editico la molla principale che avrebbe fatto scattare oltre A driatico il m eccanism o della m igrazione, essenzialmente causata dalla voglia di realizzare il sogno italiano, creato e alim entato dalla televisione e dalle radio italiane. La loro fruizione, autorizzata nel Paese delle aquile solo dopo il crollo del regim e di Enver H oxh a m a gi in precedenza praticata in m odo clandestino, ha diffuso im m agini e suoni che ritraevano una societ caratterizzata dal benessere, ha incantato la popolazione albanese abituata a un tenore di vita m olto basso e infine lha spinta a m igrare verso questi luoghi da sogno .5 Difficile non percepire lo scarto tra il carattere univoco di questa lettura e limprevedibilit dellagire, del pensare, del relazionarsi degli uom ini. I principali sostenitori del ruolo decisivo che a riguardo avrebbero appunto svolto radio e televisione sono stati indubbiamente i giornali: co n una saldatura del cerchio m editico che accentua la diffusione della

tesi assai pi che dim ostrarne la validit. Sul Corriere della Sera del 17 m arzo 1997 il Presidente del Consiglio dei Ministri del tem po, R o m a n o Prodi, sosteneva che T v e giornali possono avere un ruolo en orm e per il grande ascolto che hanno al di l del mare. Vi chiedo di non essere n sensazionalistici, n accom odanti. Su Repubblica, 5 aprile 1 9 9 7 , per Bolaffi, La televisione, forse, la vera piaga della tragedia albanese. Il frutto avvelenato del prim o dono concesso dal ricco O ccidente trasformatosi, dimprovviso, nel deus ex m achina di eventi che hanno pochi eguali nella pur tribolatissima storia dellimmigrazione moderna. Luoghi com uni: com e sempre indicatori preziosi quanto necessitanti di approfondimento. C os co m e luogo com u n e , in senso proprio, il mare A driatico, spazio referente e cifra del Portolano che spero possa legittim are questo coup de sonde, pi interrogante che conclusivo, co n lauspicio appunto che altre voci vogliano interloquire sugli stessi tem i tracciando nuovi itinerari di dialogo. O vviam ente fondamentale infatti il diretto punto di vista albanese la cui conoscenza, purtroppo, in Italia quasi com pletam ente da costruire.Tanto che risultano utili, in proposito, anche le schegge dinformazione p oco pi che aneddotiche. A noi in Italia, dopo il Festival di Sanrem o del 1 9 7 0 , rimase ignoto che la larghissima diffusione in Albania di C h i non lavora non f a l am ore obblig il regim e a convocare nei suoi uffici centrali i dirigenti della macchina mediatica co n lordine preciso di dichiarare guerra alla canzone di C elen tano [che] rendeva un grande servigio alla borghesia del suo paese favorendo lo sfruttamento

1 II gioco di parole in Clifford 1997 11 2 Clifford 1988 3 Anderson 1991

4 Anderson 1991:52 5 Polovina 2002.

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Albania sullorlo della guerra civile


Almeno dieci i morti - Si dimette il Governo Meksi
(DAL NOSTRO INVIATO)

TIRANA Lampi di guerra civile dai Balcani: dopo 40 giorni di protesta per il crollo delle pirami di finanziarie, lAlbania passata dal lancio dei sassi alle mitragliatrici: una de dna di morti, 30 feriti, il Sud nellanarchia isolato dal resto del Paese. A Valo na la violenza esplosa con assalti alle caserme e scontri a fuoco con i servi zi di sicurezzza. Sei agenti sono stati uccisi, due bru ciati tra le fiamme del loro ufficn incendiato dai rivaiDa II Sole 24 Ore, 2 marzo 1997.

dei lavoratori. C elentano era un antirivoluzionario .6 E Voi - chiede Ilir M ari, allora ingegnere e sommergibilista - sapete che eravate presenti anche nei nostri lunghissimi discorsi sulla libert dentro un somm ergibile albanese, m entre spiavamo le vostre coste, e osservavamo i nostri nem ici sdraiati a prendere il sole lungo le spiagge, con bellissime ragazze in bikini? .7 E appunto alla luce di tali diverse suggestioni e valutazioni che pon go sullo sfondo di questo sondaggio la tem atica relativa allincidenza della stampa, e pi latam ente del sistema m editico, nella costruzione dellim m aginario e delluniverso simbolico, culturale e sociale

degli individui e delle com unit. Al centro invece colloco lanalisi di quattro tra le principali testate giornalistiche italiane ( Corriere della Sera, Il Sole 2 4 O re, Repubblica e II M anifesto) osservate relativamente alle posizioni che si trovarono ad assumere attorno al fenom eno m igratorio dallAlbania nel m arzo-aprile 199 7 . Trasversali infine considero varie coordinate m etodologich e soprattutto interessate a superare il carattere necessario e ineluttabile delle interpretazioni che vedono nellazione dei media il principale fattore, se non il solo, in grado di determ inare il m o d o di vedere noi stessi, il m ondo che ci circonda e soprattutto gli altri .

6. Polovina 2002:62.

7. M a 2002:73.

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Da II Manifesto, 9 marzo 1997.

Costruire il caso: guerra civile e p o p olaz ion e arm ala N ei prim i giorn i di m arzo i quattro quotidiani esaminati condividono una massiccia attenzione alle vicende albanesi. Inform ano attorno alla situazione di dissesto econ om ico, sociale e politico che lAlbania affronta in quei giorni e, insieme, costruiscono un caso giornalistico . Tra il gennaio e il febbraio del 1 9 9 7 , sar qui appena il caso di ricordare, lAlbania aveva subito una gravissima crisi econom ica, causata dal crack delle piramidi finanziarie, cui erano seguite grandi manifestazioni di piazza con tro il governo Beri.sha e la creazione in alcune importanti citt del Sud di amministrazioni autonom e.
,

Corollari immediati di questi eventi furono la repressione co n luso dellesercito e la ripresa del fenom eno m igratorio verso lItalia e la Grecia. A m pia la copertura giornalistica di queste vicende: ai titoli di testa seguono servizi di inviati sul posto, editoriali, foto e cartine, intere rubriche di cronaca. Si adottano inoltre precise strategie retoriche, stilistiche, grafiche e narrative: titoli su pi colonne, riquadri accattivanti, fotografie che corredano le notizie co n u n inform azione di tipo visivo. I titoli fanno leva, con Proietti8, sullaspetto perlocu torio dellinform azione, ossia su quegli elem enti che tendono a creare un effetto sul lettore, per convincerlo, com m uoverlo, spiazzarlo. Da qui locuzioni com e stato demergenza

8. Proietti 1992:124-140.

Specchi quotidiani

H n iii
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( C orriere della Sera) o stato dassedio (Repubblica) e anche term ini com e crollo (Repubblica) o bom ba I M anifesto) e ancora collasso (H Sole 2 4 Ore). LAlbania unanim em ente rappresentata co m e in preda a una guerra civile, con la popolazione divisa &a fazioni che si com b atton o a colpi di kalashnikov. C o loritu re ricorren ti del quadro sono le com parazioni deffetto: Tirana 13 m arzo: la Saigon dEuropa (Corriere della Sera, 14 m arzo), Fuga da Tirana, nuova Saigon (Il Sole 2 4 Ore, 14 m arzo), Saranda, la B eiru t dE u rop a (Corriere della Sera, 17 m arzo). D ove non si ritrovano riferimenti puntuali allidea di guerra civile, il carattere dram m atico della situazione viene com unque reso attraverso la sottolineatura delluso delle arm i da parte della popolazione civile e del clim a di violenza p rod otto da un tale uso indiscriminato. Secondo una strategia che dalle prim e pagine si estende anche a titoli e contenuti degli articoli di cronaca delle pagine interne, alle vignette um oristiche e, soprattutto, al corred o fotografico: p articolarm ente im portante, quest ultimo, nello stile di com unicazione adottato da II M anifesto. Il 5 m arzo la sua apertura ritrae un carro arm ato e il titolo com m enta ironicam ente Il carro arm ato ha sempre ragion e . N elle pagine interne appare una serie di uom ini che ostentano arm i sparando in aria m entre il resto della popolazione acclam a. Il 9 marzo in prim a pagina un civile che m anovra una grossa mitragliatrice: accanto una sequenza di foto che alternano immagini di bambini per le strade a quelle di altri civili arm ati di mitra. Tutte collegate al titolo La bom ba Albania . E possibile operare due letture diverse di queste notizie fotografiche : infatti, secondo la linea editoriale militante

de II M anifesto, da un lato denunciano una situazione di disagio che porta la popolazione a im bracciare le arm i, m a lasciano anche intendere che sono le arm i nelle mani della popolazione a creare il disagio sociale di cui vittim a la nazione. Per espugnare lassolutezza della convinzione di trovarsi davvero davanti a una guerra civile o cco rre valersi di inform azioni esterne al nostro quadrilatero di quotidiani. C o m e quelle, su Lim es, proposte da Raffaele G orgoni: L e vittim e sono poche e per la m aggior parte casuali. Salvo qualche regolam ento di conti tra bande di delinquenti, i m orti e i feriti si devono a proiettili vaganti e alluso maldestro di arm i ed esplosivi. I media occidentali che gridano alla guerra civile vengono smentiti dallesasperante lentezza dellavvio del conflitto annunciato. Pi la televisione trasmette im m agini bellicose e pi, nei fatti, le profezie di im m inente confronto militare cadono nel nulla .9 t Ina fo lla sen za regole La centralit della convinzione/costruzione di una Albania incontrollabile n on si identifica unicam ente co n la guerra civile. Fo rte anche la chiam ata in causa della criminalit: co m u n e e strutturata in associazioni a delinquere . O ra luna, ora laltra, ora tutte e due insieme costituiscono il fulcro di un secondo tipo di rappresentazione. Nella prima met del mese di marzo escono articoli che danno particolare rilievo ad atti dram m atici, violenti e soprattutto illegali com piuti dalla popolazione. C o n ricostruzioni di intere giornate realizzate co m e un catalogo degli atti di vandalismo e degli attentati incendiari o anche dei furti compiuti dalla popolazione civile negli edifici pubblici e privati,

o ancora degli assalti alle caserm e, alle carceri e ai depositi di arm i. A ltri articoli ancora fanno il punto sugli om icidi o i ferim enti. D a R epubblica del 5 marzo: Ormai non c pi legge che tenga, chi ha a Valona una pistola, un facile, un kalashnikov, e spesso sono solo ragazzini, si sente autorizzato a compiere ogni sorta di nefandezza. Come quel gruppo di una decina di persone che ieri, pistole in pugno, hanno fatto irruzione nellospedale di Valona, saccheggiando le scorte di viveri ed entrando perfino in sala operatoria per finire a colpi di revolver un ferito proprio mentre un chirurgo tentava di ricucirgli la pancia. Si punta a costruire una im m agine delle proteste com e m om en ti di esplosione della rabbia e della disperazione di una m oltitudine ribelle incapace di controllare e gestire i propri sentimenti e le proprie azioni, che travolge cose e persone e che annulla qualsiasi possibilit di autonom ia e autocontrollo individuale. M etten d o in con tinu o p ericolo lordine pubblico, la legalit, la propriet pubblica e privata, la salute, la vita. Si tratta - com e richiam a Vehibu - della utilizzazione del m ito della folla , ossia di quel pensiero che interpreta le m oltitudini non pi co m e assemblee di individui autosufficienti, ma com e massa prim ordiale, ubbidiente ai suoi istinti e ai suoi ritm i oscu ri . 10 Gli Albanesi descritti dai quotidiani sono una folla che sembra appartenere a un ordine diverso dellessere, che tiene iscritto sul proprio cod ice genetico una capacit distruttiva intrinseca . 11 P er Vehibu questa ideologia stata utilizzata per colpire il lettore occidentale in quanto le societ occidentali n on sono strutturalm ente attrezzate per gestire una relazione con folle persistenti. Q uegli stessi

9. G orgoni 1997: 87.

10. Vehibu 1997, Vehibu, Devole 1996.

11 Vehibu 1997.

Specchi quotidiani

riti com uni di celebrazioni e festivit, manifestazioni e cortei, traffici di ferragosto e shopping natalizio, partite allo stadio e con certi rock ecc. - parte integrante della vita sociale quotidiana - sono costruite sullidea di un lim ite tem porale, nellattesa della dispersione della folla, della sua trasformazione in individui. C o n gli Albanesi ci non avvenuto . 12 Gli Albanesi che protestano, che p arton o dallAlbania sulle navi e arrivano nei porti italiani sono raccontati com e folla, categorizzante lindividuo in una definizione univoca che ingloba lindividualit fino a distruggerla. E questi racconti dellessere-folla, assumono allo stesso tem po i caratteri della grandiosit e della dram m aticit. Lobiettivo sempre quello di colpire il lettore, insistendo anche sulla continua infrazione della legalit e sullassenza di unautorit che faccia rispettare le leggi, e pi in generale sullincapacit da parte della popolazione di rispettare una serie di principi postulati co m e fondamentali per lesistenza di una societ civile . Inevitabile, di conseguenza, la com parazione tra un n oi-civili , che accom u na lettori e giornalisti, e un loro-A lbanesi descritti com e m oltitudine irrazionale, primordiale e crim inale e quindi estranea a questa idea di civilt. Altri articoli hanno co m e elem ento centrale gli affari delle associazioni a delinquere : descritti co m e una fetta sempre pi consistente e caratterizzante delleconom ia albanese a partire dagli anni N ovanta. Alle descrizioni di u n Albania in preda al dissesto econ om ico, politico e sociale viene quindi affiancato il racconto di co m e anche in condizioni di norm alit gran parte dellecon om ia locale sia contam inata dai profitti provenienti da attivit della malavita: traffico di arm i,

di droga, di uom ini, prostituzione, riciclaggio del danaro sporco, contrabbando di sigarette. Tutto, quasi sempre, form ulato attraverso dichiarazioni di esperti del settore antimafia italiano, che descrivono lAlbania co m e luogo prescelto dalle varie mafie (anche italiane e internazionali) per lorganizzazione e lo sviluppo dei propri com m erci. Anche in questo caso ritroviamo una sostanziale om ogeneit delle testate. Il Corriere della Sera del 5 m arzo dedica una intera pagina alle dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Vigna, com pletate da una intervista al giudice Fernando Im posim ato, esperto di criminalit organizzata: IMPOSIMATO: FACCIAMO A T TEN ZIO N E PU DIVENTARE LA N O STR A COLOM BIA

I mafiosi avevano avvertito Berisha: Ridacci i soldi, o ti mettiamo su un casino dal quale non uscirai indenne QUELLA C ITT R IBELLE DOVE COM ANDANO I D U RI Le perdite erano superiori ai 700 miliardi Il con tenu to e soprattutto il tono dellarticolo trasm ettono il senso di gravit della situazione albanese e hanno la funzione di allarmare e coinvolgere il lettore italiano. Se da un lato viene rappresentata una situazione econ om icam en te disastrata e socialm ente pericolosa, per cui pu essere comprensibile e condivisibile la scelta di voler m igrare, dallaltro si insiste nel mostrare com e tale scelta sia fortem ente influenzata dagli interessi della criminalit organizzata.

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La similitudine A lbania-C olom bia appare anche ne II M anifesto del 4 m arzo: Crocicchio di tutte le mafie - a cui gli Albanesi forniscono servizi pregiati come limmigrazione clandestina lAlbania, oggi produttore di marijuana, produrr coca LA CO LO M BIA PI VICINA Alle organizzazioni criminali viene attribuita anche la responsabilit di reggere le fila della protesta, di fom entare o creare direttamente gli scontri tra la popolazione e il governo, co n la finalit di accrescere il proprio potere fino a diventare lunica istituzione in grado di im porre una sorta di ordine pubblico, o sem plicem ente per p oter alimentare uno dei business pi redditizi: quello dei viaggi illegali di persone e di droga attraverso lAdriatico. Si veda Repubblica del 2 marzo:
U n o n d a ta in a r r e s ta b ile

N ella seconda m et di marzo il gi alto livello di attenzione verso lAlbania violenta e illegale diviene, con linform azione giornalistica, un vero e proprio allarme nazionale. Acquistano ora grande evidenza le previsioni num eriche, ingenti, sulla quantit di popolazione albanese che decider di partire verso lItalia. Si analizza inoltre il rapporto che i migranti potrebbero avere con la criminalit, che fornisce loro i mezzi per i viaggi e li assolda per attivit illecite una volta entrati in Italia. Infine grande rilievo viene dato alla problematica giuridico-istituzionale e m orale dellaccoglienza, relativa alla difficolt da parte dello Stato italiano di conciliare il dovere di asilo, sancito da alcuni trattati internazionali13 e invocato dallanima cattolica e laica del volontariato e dellassociazionismo, co n la necessit

Italia con la legge n. 722 del 1954 che sancisce il pnncipio 12,Vehibu 1997 13. La Convenzione di Ginevra del 2 8/7/1951 ratificata in universale della protezione per tu ta coloro che facciano

richiesta di asilo.

Specchi quotidiani

di regolam entare lim m igrazione straniera secondo la vigente legge sullimmigrazione14 e secondo quanto richiesto dalle aree politiche pi nazionaliste e xenofobe. N ei giorni seguenti agli sbarchi, la presenza di una com p on en te criminale da individuare e isolare rispetto al resto della popolazione albanese arrivata in Italia, diviene uno dei punti centrali delle analisi della stampa. La distinzione b uoni/cattivi individua anche uno degli obiettivi principali del governo italiano che ha dichiarato lo stato di em ergenza nazionale - il 2 0 m arzo - e ha varato una serie di provvedim enti per il blocco dei flussi m igratori e il rim patrio di quelle persone considerate soggetti pericolosi per lordine pubblico.15 Il C orriere della Sera, il 18 m arzo, titola: Quasi settemila i profughi arrivati A LLARM E PROFU GH I, ITALIA DIVISA Scatta lemergenza criminalit, decine di casi sospetti. Il Super procuratore Vigna: ora c il pericolo di uninvasione della mala. Il governo: laccoglienza continua ma solo per i pi bisognosi, non per chi crea problemi. Borghezio: pronte le ronde padane Lallarme del procuratore capo della DIA VIGNA: MASSIMA ALLERTA C O N T R O IL RISC H IO DI U N INVASIONE C R IM IN A LE Il C orriere utilizza lintervista a Vigna p er sostenere lidea della invasione crim inale , che per ora ha solo consistenza m ediatica: nessuno dei profughi giunti in Italia stato ancora ritenuto colpevole

di una qualche violazione delle leggi italiane. C ontem poran eam en te, lintervista crea una distanza da questa idea attribuendola a Vigna. Il Corriere costruisce poi una vera e propria arena : dove diverse personalit esprimono il loro giudizio in proposito. Il 2 0 m arzo appare una intervista allarcivescovo di Brindisi: La denuncia dellarcivescovo di Brindisi MA QUALI CRIM INALI IN FUGA. N O I SIAMO PEGGIO DI L O R O 1123: Parla il presidente dellantimafia DEL T U R C O ATTACCA VIGNA: MA QUALE C O N G IU R A MAFIOSA, LESOD O DI U N A N A ZIO N E ESPLOSA Il 24: La polemica VIGNA A DEL T U R C O : S, LA CRIM IN ALIT SI INFILTRATA Il 2 7 : Il comunista vice della commissione VENDOLA: SBARCHI DI MAFIA, IN V EN ZIO N E DA FU M ETTO Il 28: Lintervista: da Lecce Monsignor Ruppi replica al presidente dellantimafia IL VESCOVO: DEL T U R C O MALE INFORM ATO, I RIMPATRIATI N O N SONO AN GIO LETTI Quando, nei giorni successivi al 14 marzo,

si com in cian o a registrare i prim i sbarchi, i giornali danno grande rilievo alla descrizione quantitativa e qualitativa del fenom eno. Q uotidianam ente ogni testata riporta in evidenza il num ero approssimativo di profughi arrivati. Pi spesso per i giornali utilizzano espressioni verbali che, co n enfasi m aggiore delle cifre, si riferiscono alla portata num erica del fenom eno m igratorio e contem poraneam ente ne danno una definizione di tipo qualitativo: ondata inarrestabile (Corriere della Sera, 18 m arzo), invasione dei disperati ed esodo (Repubblica, rispettivam ente del 15 e 16 m arzo, m a anche H Sole 2 4 O re del 2 3 m arzo). N o n a to rto Dal Lago ha parlato di una cam pagna di isteria collettiva con tro il p ericolo albanese . . . sostenuta in gran parte dalla stampa nazionale e legittimata di fatto dal governo di centro-sinistra, nonostante larrivo di p o co pi di 1 5 .0 0 0 Albanesi non abbia provocato alcun vero problem a di ordine pubblico .16 Inoltre Il governo appare del tutto subordinato alla versione della realt costruita dai m edia .17 Tanto da far ritenere conseguenza di tale realt il decreto del 2 0 m arzo 1 9 9 7 c o n il quale viene con ferito al fenom eno m igratorio dallAlbania lo status di em ergenza nazionale , e per il quale vengono previste delle misure speciali p er la tutela dellordine pubblico. C e rto ch e la stampa ha preceduto il governo nel proclam are lem ergenza. D a profughi a clandestini La definizione e la denom inazione pi frequentem ente utilizzata dalla stampa nei riguardi dei m igranti albanesi arrivati in Italia nel m arzo 1 9 9 7 stata allinizio

14. Si tratta della legge Martelli, ovvero la legge n. 39 del 1990. 15 Si tratta del D ecreto del 20 marzo 1997 n. 60 dal titolo Interventi straordinari per fronteggiare eccezionale afflusso di stranieri extraconiunitari provenienti dall'Albania, che prevede

il rilascio di u n perm esso di soggiorno tem poraneo della durata di 60-90 gio rn i per tutti gli stranieri albanesi che non abbiano rapporti con la crim inalit o n o n abbiano commesso reati, per i quali invece prevista lespulsione. Cf. Decreto

Albanesi: immediate espulsioni, Il Sole 2 4 Ore, 22 m arzo 1997, 16. Dal Lago 1999: 25. 17. D al Lago 1999:189

Da II Manifesto, 9 marzo 1997.

quella di profughi: facilm ente associabile co n le rappresentazioni dellAlbania, gi citate, in cui il paese viene descritto in preda alla guerra civile, al caos, alle bande arm ate. Allo stesso tem p o per questa definizione prevede per il paese ospitante una accoglienza illimitata e incondizionata. Luso fatto dai giornali di questo term ine stato estrem am ente gen erico e riduttivo, proprio p er il suo valore impegnativo in term ini di accoglienza. N ella seconda m et di m arzo la categoria profughi verr invece messa in discussione e saranno introdotte altre diverse denom inazioni: tra cui quelle di immigrati e clandestini, ch e im p on gono di pensare ai migranti non pi in base alle condizioni del luogo da dove sono partiti, m a in relazione al contesto, soprattutto giuridico, del luogo di sbarco.

Per gli immigrati infatti il contesto quello delle leggi che regolam entano il lavoro e disciplinano l'afflusso di m anodopera straniera. P er i clandestini invece il riferim ento pi genericam ente al sistema giuridico dello stato di arrivo e in particolare alla normativa che sancisce i diritti e i doveri relativi alla cittadinanza, nei confronti della quale essi sono in difetto. La stampa, nel p eriod o e sul tem a considerati, si dimostrata per la verit anche autocritica: affrontando dal proprio interno il tema dellinfluenza che il sistema meditico ha avuto sul fenom eno delle m igrazioni dallAlbania. Il C orriere della Sera, 17 marzo:
E G R A Z IE A L L E P A R A B O L IC H E P A R L A N O T U T T I IT A L IA N O

Q uesta preparazione fornita dalla

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televisione si rivela poi, nel contesto della migrazione in Italia, utile allo stesso sistema televisivo, a cui gli Albanesi appaiono com e Gli stranieri pi intervistabili del pianeta . Repubblica, il 5 aprile: La vicenda albanese dimostra che ormai il video ha un potere sovranazionale LA TELE-EM IG R A ZIO N E Il falso miraggio della ricchezza facile Significativo in questa direzione latteggiam ento assunto, sempre da Repubblica, il 2 aprile, dopo il dramma del canale dO tranto, dove m orirono, con il coinvolgim ento di una corvetta della M arina M ilitare italiana, 8 9 cittadini albanesi. C o n la creazione del blocco navale infatti il governo, e non pi il sistema m editico, a essere ritenuto responsabile dellaccaduto, e quindi accusato di aver influito in maniera dram m atica, attraverso questo tipo di provvedimenti:

U M anifesto, ovviamente, si sente soprattutto chiam ato in causa dalla presenza del razzismo di Sinistra , indubbiamente presente in Italia, com e tra laltro em erge, dagli interventi telefonici a Italia R ad io, em ittente nazionale vicina al Pds: ... ieri mattina il primo a intervenire stato Anseimo Brighi da Forl, dovevamo bloccare i porti e mandarli tutti indietro . quello che ha detto quello di Forli lo volevo dire io - esordisce Tina Fagioli da Empoli - ... non si vive, non si cammina con negri, zingari ... ero del Pei ora sono del Pds, ho 64 anni ma questa Sinistra fa schifo, doveva chiudere le frontiere ... bisognava mettere un freno subito, questi sono prepotenti - dice da Roma Giuseppina Limmi - quindi non cerchiamo di essere buoni quando gli altri non sono buoni con noi ... la signora Luisa Piccolo da Torino, afferma senza pudore io non sono buona, questi mi fanno paura. Non sono persone piacevoli, c da preferire i Marocchini... il massimo Il Corriere della Sera, invece, non dichiara

Accuse di irresponsabilit ai media. La replica dei direttori: Abbiamo fatto quello che doveva fare il ministro ANDREATTA E TG AI FE R R I CO R TI Mimun: che dovevamo fare, tacere? E forse II M anifesto ad assegnare com unque m aggiore spazio alla dimensione autoriflessiva. Il 19 m arzo pubblica un articolo in cui vengono riportati stralci
In alto, da II Sole 24 Ore, 7 marzo 1997. Qui sopra, ancora da II Sole 24 Ore, 13 marzo 1997.

esplicitamente una connessione tra reazioni di chiusura degli Italiani e la rappresentazione elaborata dai mass media. N o n m anca tuttavia di analizzare gli articoli peggiori che la stampa italiana ha prodotto sul co n to dei profughi e di riportare le polem iche e le accuse di razzismo che hanno scatenato. Rilevando che, in ogni caso, lostilit con tro gli Albanesi si dimostra in Italia pervasiva. In un articolo di Fumagalli, del 2 2 marzo, si cerca di dimostrare che lantipatia verso i cittadini dellaltra sponda adriatica trasversale agli schieram enti politici. In altre parole non si rileva una linea dellU livo e una linea del Polo. Le distanze dagli Albanesi le prendono con maggiore o m inore enfasi sia L Espresso che II G iornale. infine significativo il silenzio manifestato su questi tem i da II Sole 2 4 O re: una scelta

di pezzi pubblicati sui m aggiori quotidiani nazionali (Il Messaggero, Il Tempo, L a Stampa, Il G iornale, Repubblica, L Unit, Corriere della Sera) nei quali gli Albanesi vengono descritti com e criminali e 0 fenom eno m igratorio dallAlbania com e uninvasione dagli effetti pericolosi per il paese.

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S forse m otivata dalla linea editoriale che rivolge la propria attenzione prevalentem ente alle notizie che possono essere dichiarate ufficiali e alle quali affianca com m enti e interpretazioni non generiche ma frutto di analisi specialistiche. Per soddisfare un pubblico ricercato nelle fasce m edio alte e istruite. Se ne pu quindi dedurre che la testata non veda nel dibattito fondamenti argom entativi adeguati. N ew s values E probabilmente proprio questo silenzio de II Sole 2 4 O re il miglior viatico per intraprendere un breve percorso di riflessione sullinsieme dei dati raccolti. Linsistenza sul peso dei media ne mostra intanto una sorta di autocom piacenza, che conduce alladozione di form e e contenuti che si fanno sempre pi autoreferenziali. Si tratta di un processo che con d u ce i mass media ad allontanarsi dalla funzione di inform azione e rappresentazione della realt e al contrario li avvicina sempre pi a una continua rappresentazione di s, del proprio m ondo e delle proprie dinamiche, co m e di una altra realt, degna di interesse e di attenzione quanto, e forse anche pi, della prim a. Sottoinsiem e del problem a la con corren za: si pubblica qualcosa perch ci si aspetta che lo facciano le altre testate, creando quindi una tendenziale om ologazione. C o n corren za esiste anche, e sempre di pi, tra T V e stampa: con la conseguente settimanalizzazione dei quotidiani . Q uesti, avendo perso lesclusiva sulla caratteristica tem porale della quotidianit dellinform azione, assunta invece dalla televisione, cercano di modificare il proprio ritm o utilizzando tecniche
A ffin c h u n a v v e n im e n to possa essere

che li avvicinano ai settimanali e ai rotocalchi. R ispetto al tem a delle migrazioni lautoreferenzialit appena ricordata si traduce nel tentativo di conferire al fenom eno m igratorio u n im m agine artificiale, presentandolo non com e nato da esigenze reali e prim arie, m a scaturito da narrazioni, descrizioni e finzioni elaborate dai media. La stampa italiana lo rappresenta com e il frutto dellinfluenza della televisione italiana: non co m e una crisi con creta causata dallimpossibilit di condurre u n esistenza dignitosa. O c co rre naturalmente tener con to, per m eglio orientarsi nellanalisi, della peculiare identit e della struttura di un quotidiano: un contenitore di notizie stato detto, senza dire m olto. N otizia infatti co n cetto tuttaltro che semplice, com e tra laltro appare evidente dal dibattito relativo: da Tuchm an e langlosassone newsm aking (per cui la notizia un perenne definire e ridefinire, com p orre e ricom p orre i fenom eni sociali) 18 a E c o e la notiziabilit di un evento. Papuzzi inoltre parla del processo di creazione delle notizie com e di un processo che decontestualizza un evento p er ricontestualizzarlo nella form a della notizia . 19 La notizia si presenta com e il p rod otto finale di un processo che elabora gli eventi per inserirli nel con ten ito re del quotidiano, definito anche co m e un sistema di classificazione in cui per organizzare i contenuti si im pone una gerarchizzazione dei fatti .20 Decisivi in questa direzione, anche per il nostro tem a, sono gli studi sui cosiddetti news values o valori notizia:

trasfo rm ato in n o tiz ia n ecessa rio c h e esso p resen ti req u isiti tali da su perare le rig id e r e g o le im p o ste dalle ro u tin e p ro d u ttiv e .21

N e i v a lo ri n o tizia si risp e c c h ia e si c o n c retizz a u n a q u e stio n e ch iave d el lin g u a g g io g io rn a lis tic o e d elle sue te c n ic h e : il fatto c h e le n o tiz ie so n o u n a fo rm a d i c o m u n ic a z io n e co stru ita su stereotip i . . . il letto re sar interessato a u n av v e n im e n to , o g g e tto di n o tizia, se c o r r isp o n d e ai p re c o n c e tti in base ai q u ali co n sid era la realt ch e lo circo n d a e fo rm a le p r o p rie o p in io n i .22

M edioram i E anche tenendo in debita considerazione i m eccanism i identitari dei quotidiani che, a questo punto, vorrei riportare la riflessione sul nodo principale: la reale influenza del potere m editico sul fenom eno m igratorio albanese. D i grande pertinenza e utilit valuto, a riguardo, lanalisi condotta da M arrone23 sul rapporto tra il quotidiano e il lettore. Q u estultim o considerato quale destinatario attivo, che non subisce la com unicazione ma d un con trib uto fondamentale com piendo due azioni diverse: leggere un con tenu to informativo e stabilire una relazione con lem ittente. U n approccio di questo tipo contrasta fortem ente co n la vulgata interpretativa su quanto e co m e sarebbero responsabilit dei media sia la m igrazione albanese sia le modalit della sua accoglienza, o rifiuto, in Italia. Trattasi in effetti di una con cezion e alquanto datata e dai m olti genitori, co m e la teoria form ulata da Shaw24 secondo cui la rappresentazione della realt fornita dai m edia ha effetti notevoli sulla percezione della stessa realt da parte

18.Tuchm an in Stile Stampa 1998: 44. 19. Stile stampa 1998: 7. 20. B oldrini 2000: 11.

21 Boldrini 2000 : 29. 22. Boldrini 2000: 9. 23. M arrone 2001.

24. Shaw 2000.

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Da II Manifesto, 13 marzo 1997.

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S del pubblico. Q uando invece dalla m et degli anni Sessanta, tutti gli studi sulle comunicazioni di massa hanno accantonato lidea che queste producano effetti veloci, isolabili, potenti, cio a breve term ine, su lettori passivi .25 N ello specifico del fenom eno m igratorio questo significherebbe, m olto semplicisticamente, che gli Albanesi subiscono i media italiani, secondo un approccio unidirezionale, che tiene conto di una sola modalit di interazione tra le com unit locali e i mezzi di com unicazione che operano su scala transnazionale. Al con trario risulta che tale relazione n on solo non univoca, m a il pi delle volte caratterizzata da un ruolo attivo della popolazione locale e costituita da una m olteplicit di form e e approcci, ch e vanno dalla riform ulazione e rielaborazione del messaggio m editico allin tern o delle categorie e dei sistemi di significato locali, allappropriazione del m ezzo stesso di com unicazione co n la finalit di veicolare i propri messaggi oltre i confini locali. Il lim ite della teoria di Shaw infatti proprio quello di ritrarre gli Albanesi co m e m ere vittim e del sistema m editico, incapaci di com prendere e rielaborare in maniera autonom a la rappresentazione dellItalia fornita dai media, ingenuamente ammaliati dai lustrini della televisione italiana e sprovvisti degli strum enti cognitivi atti a com prendere la distinzione tra fiction e realt. Inoltre questa teoria pone in secondo piano le altre m otivazioni che possono aver spinto la popolazione albanese alla m igrazione e che, al di l della possibile manipolazione effettuata dai media, possono essere originate da una reale e profonda disparit di condizioni econ om ich e, politiche e sociali tra lItalia e lAlbania. Solo in prim a istanza allineata con le riflessioni di Shaw la teorizzazione di Anderson, che ha coniato il co n cetto di comunit immaginate per rappresentare quei fenom eni nei quali proprio la fruizione collettiva dei mass media ha stim olato la nascita di nuove identit collettive che, sebbene abbiano un carattere im m aginato, hanno dei risvolti concreti nella vita sociale e culturale.26 Il lettore sa che migliaia di persone stanno com piendo la stessa operazione nello stesso m o m en to: il consum o di massa crea un legame ideale tra i consum atori di questo prodotto che com inciano a pensarsi com e una comunit. Al giornale viene quindi ricon osciu to un ruolo fondam entale che consiste nel contribuire alla form azione della possibilit degli uomini di immaginare se stessi e il m ondo. M a agli uom ini viene anche riconosciuta la capacit di agire in vista della realizzazione pratica di questi nuovi tipi di relazioni um ane e di m ondi im m aginati. In term ini pi generali questo m odello teo rico ci propone di guardare in maniera diversa alla relazione tra le tecnologie di com unicazione di massa e la vita quotidiana. Appadurai nel suo lavoro M odernit in polvere suggerisce di analizzare questa relazione allinterno del contesto con tem p oran eo affidando un ruolo centrale allim m aginazione.27 Egli vede in questa non un sinonim o di fantasia che porta con s linevitabile connotazione di pensiero separato da progetti e azioni, e ha anche una sfumatura privata addirittura individualistica. Invece lim m aginazione si accom pagna a un senso di proiezione, di essere preludio a qualche form a di espressione, estetica o di altro tipo. La fantasia pu portare allindifferenza (perch la sua logica spesso
P i ge n te c h e m a i co n sid era n o rm a le im m a g in a re la p o ssib ilit, p e r s stessi o p e r i p r o p ri fig li, di v iv e re e lavorare in p o sti d ive rsi da q u e lli in c u i so n o nati: q uesta l o r ig in e d e i cresc iu ti tassi di em igrazio n e a tutti i livelli della vita sociale, n azio n a le e g lo b a le . . . Q u e ste p e r so n e c h e si m u o v o n o d e v o n o trascinare c o n s la lo ro c ap a cit di im m a g in a re n u o v i m o d i di v ita . . . Q u e ste d iaspo re si c a ric a n o d ella fo rz a d e llim m a g in a z io n e sia c o m e m e m o r ia c h e c o m e d e s id e rio . . . Q u e lli c h e d esid era n o m u o v e rsi, q u e lli c h e si so n o g i m o ssi, q u e lli c h e d esid era n o to rn a re e q u e lli c h e h a n n o scelto di restare fo rm u la n o d i ra d o i lo ro p ro g etti al d i fu o r i della sfera della radio, d ella television e, d elle cassette e d e i v id e o , d ella carta stam pata e d el telefo n o . P e r g li e m ig ra n ti, sia le p ra tic h e d i ad attam en to ai n u o v i a m b ie n ti sia l im p u lso a m u o v e rsi o a to rn a re so n o fo rte m e n te in flu e n z ati da u n im m a g in a rio m a ss-m ed ia tic o ch e spesso travalica lo spazio n a z io n a le .30

autoreferenziale), m a lim m aginazione, soprattutto quando collettiva, pu diventare impulso per lazione .28 Im m aginazione dunque co m e bagaglio collettivo di m em orie e desideri condivisi, che interviene nella definizione dellidentit di un gruppo di persone. E possibile quindi pensare che lim m aginazione sia in grado di produrre definizioni culturali, attraverso la creazione di com unit di sentim en to .29 Q ueste com unit, cos co m e proposto da Anderson, possono nascere dalla fruizione collettiva dei mass media. Appadurai per spinge oltre gli effetti di questo sentire co m u n e sostenendo che in grado di contribuire a modificare la vita sociale delle com unit. C o m e si verifica c o n le m igrazioni.

25. Boldrini 2000-41. 26. Anderson 1996: 52.

27, Appadurai 1996: 18. 28. Appadurai 1996:22.

29, Appadurai 1996: 22. 30. Appadurai 1996:20.

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televisione si rivela poi, nel contesto della m igrazione in Italia, utile allo stesso sistema televisivo, a cui gli Albanesi appaiono com e Gli stranieri pi intervistabili del pianeta . Repubblica, il 5 aprile:
L a v ic e n d a albanese d im o stra c h e o rm a i il v id e o h a u n p o tere so v ra n azio n a le LA T E L E -E M IG R A Z IO N E Il falso m ira g g io della ric c h e z z a facile

Il M anifesto, ovviamente, si sente soprattutto chiam ato in causa dalla presenza del razzismo di Sinistra , indubbiamente presente in Italia, co m e tra laltro em erge, dagli interventi telefonici a Italia R adio, em ittente nazionale vicina al Pds:
. . . ie r i m attin a il p r im o a in te rv e n ire stato A n se im o B r ig h i da F o rl, d o v ev am o b lo c c a re i p o rti e m an d a rli tutti in d ietro . . . q u e llo ch e ha d etto q u e llo di F o rl lo v o le v o d ire io - esord isce T in a F a g io li da E m p o li - . . . n o n si vive, n on si cam m in a c o n n e g r i, zin g a ri . . . ero d el P e i ora son o d el Pds, h o

Significativo in questa direzione latteggiam ento assunto, sempre da Repubblica, il 2 aprile, dopo il dramma del canale d O tranto, dove m oriron o, con il coinvolgim ento di una corvetta della M arina Militare italiana, 8 9 cittadini albanesi. C o n la creazione del b locco navale infatti il governo, e n on pi il sistema m editico, a essere ritenuto responsabile dellaccaduto, e quindi accusato di aver influito in m aniera dram m atica, attraverso questo tipo di provvedimenti:

64 an n i m a questa Sinistra

fa sch ifo, d o v ev a c h iu d e re le fro n tie re . . . b iso g n av a m ettere u n fre n o su b ito , questi so n o p re p o te n ti - d ic e da R o m a G iu s e p p in a L im in i - q u in d i n o n cerch iam o di essere b u o n i q u a n d o gli altri n o n so n o b u o n i co n n o i . . . la sign ora Luisa P icc o lo da T o r in o , affe rm a senza p u d o re io n o n s o n o b u o n a , qu esti m i fa n n o p au ra. N o n s o n o p e rso n e p ia c e v o li, c da p re fe rire i M a r o c c h in i... il m a ssim o

Il Corriere della Sera, invece, non dichiara


A c c u se di irre sp o n sab ilit ai m ed ia. L a rep lica d ei d ire tto ri: A b b ia m o fatto q u e llo c h e d o v ev a fare il m in istro A N D R EA TTA E T G AI F E R R I C O R T I M im u n : ch e d o v e v a m o fare, tacere?

esplicitamente una connessione tra reazioni di chiusura degli Italiani e la rappresentazione elaborata dai mass m edia. N o n m anca tuttavia di analizzare gli articoli peggiori che la stampa italiana ha p rod otto sul co n to dei profughi e di riportare le polem iche e le accuse di razzismo che hanno scatenato. Rilevando che, in ogni caso, lostilit con tro gli Albanesi si dimostra in Italia pervasiva. In un articolo di Fumagalli, del 2 2 marzo, si cerca di dimostrare che lantipatia verso i cittadini dellaltra sponda adriatica trasversale agli schieram enti politici. In altre parole n on si rileva una linea dellU livo e una linea del Polo. Le distanze dagli Albanesi le prendono con maggiore o minore enfasi sia L Espresso che II G iornale. E infine significativo il silenzio manifestato su questi tem i da II Sole 2 4 O re: una scelta

E forse II M anifesto ad assegnare com unque m aggiore spazio alla dimensione autoriflessiva. Il 19 m arzo pubblica un articolo in cui vengono riportati stralci
In alto, da II Sole 24 Ore, 7 marzo 1997. Qui sopra, ancora da II Sole 24 Ore, 13 marzo 1997.

di pezzi pubblicati sui m aggiori quotidiani nazionali (Il Messaggero, Il Tempo, L a Stampa, Il G iornale, Repubblica, L Unit, Corriere della Sera) nei quali gli Albanesi vengono descritti com e criminali e il fenom eno m igratorio dallAlbania com e uninvasione dagli effetti pericolosi per il paese.

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M ti forse motivata dalla linea editoriale che rivolge la propria attenzione prevalentem ente alle notizie che possono essere dichiarate ufficiali e alle quali affianca com m enti e interpretazioni non gen erich e ma frutto di analisi specialistiche. Per soddisfare un pubblico ricercato nelle fasce m edio alte e istruite. Se ne pu quindi dedurre che la testata non veda nel dibattito fondamenti argom entativi adeguati. che li avvicinano ai settimanali e ai rotocalchi. R isp etto al tem a delle m igrazioni lautoreferenzialit appena ricordata si traduce nel tentativo di conferire al fenom eno m igratorio u n im m agine artificiale, presentandolo non co m e nato da esigenze reali e prim arie, m a scaturito da narrazioni, descrizioni e finzioni elaborate dai media. La stampa italiana lo rappresenta com e il frutto dellinfluenza della televisione italiana: non com e una crisi con creta causata dallimpossibilit di condurre u n esistenza dignitosa. O c co rre naturalm ente tener con to, p er m eglio orientarsi nellanalisi, della peculiare identit e della struttura di un quotidiano: un contenitore di notizie stato detto, senza dire m olto. N otizia infatti con cetto tuttaltro che semplice, com e tra laltro appare evidente dal dibattito relativo: da Tuchm an e langlosassone newstnaking (per cui la notizia un perenne definire e ridefinire, com p orre e ricom p orre i fenom eni sociali) 18 a E c o e la notiziabilit di un evento. Papuzzi inoltre parla del processo di creazione delle notizie co m e di un processo che decontestualizza un evento per ricontestualizzarlo nella form a della notizia .19 La notizia si presenta co m e il prodotto finale di un processo che elabora gli eventi per inserirli nel con ten ito re del quotidiano, definito anche co m e un sistema di classificazione in cui per organizzare i contenuti si im pone una gerarchizzazione dei fatti .20 Decisivi in questa direzione, anche per il nostro tem a, sono gli studi sui cosiddetti news values o valori notizia:
A ffin c h u n a v v e n im e n to possa essere N e i v a lo r i n o tizia si risp e c c h ia e si co n cretizz a u n a q u e stio n e ch iave d el lin g u a g g io g io rn a lis tic o e d elle sue te c n ic h e : il fatto ch e le n o tiz ie so n o u n a fo rm a di c o m u n ic a z io n e co stru ita su stereotip i . . . il le tto re sar interessato a un a v v e n im e n to , o g g e tto di n o tzia, se c o r r isp o n d e ai p re c o n c e tti in base ai q u ali co n sid e ra la realt c h e lo circo n d a e fo rm a le p r o p rie o p in io n i .22 trasfo rm ato in n o tizia n ec essa rio c h e esso p rese n ti req u isiti tali da su perare le rig id e re g o le im p o ste d alle ro u tin e p ro d u ttiv e .21 ss

"N atS values"


probabilm ente proprio questo silenzio de II Sole 2 4 O re il m iglior viatico per intraprendere un breve percorso di riflessione sullinsieme dei dati raccolti. Linsistenza sul peso dei media ne mostra intanto una sorta di autocom piacenza, che conduce alladozione di form e e contenuti che si fanno sempre pi autoreferenziali. Si tratta di un processo che con d u ce i mass media ad allontanarsi dalla funzione di inform azione e rappresentazione della realt e al contrario li avvicina sempre pi a una continua rappresentazione di s, del proprio m ondo e delle proprie dinamiche, co m e di una altra realt, degna di interesse e di attenzione quanto, e forse anche pi, della prim a. Sottoinsiem e del problema la con corren za: si pubblica qualcosa perch ci si aspetta che lo facciano le altre testate, creando quindi una tendenziale om ologazione. C o n corren za esiste anche, e sempre di pi, tra T V e stampa: con la conseguente settimanalizzazione dei quotidiani . Q uesti, avendo perso lesclusiva sulla caratteristica tem porale della quotidianit dellinform azione, assunta invece dalla televisione, cercano di modificare il proprio ritm o utilizzando tecniche

Mediorami
E anche tenendo in debita considerazione i m eccanism i identitari dei quotidiani che, a questo punto, vorrei riportare la riflessione sul n od o principale: la reale influenza del potere m editico sul fenom eno m igratorio albanese. D i grande pertinenza e utilit valuto, a riguardo, lanalisi condotta da M arrone23 sul rapporto tra il quotidiano e il lettore. Q u estultim o considerato quale destinatario attivo, ch e non subisce la com unicazione ma d un contributo fondamentale com p ien do due azioni diverse: leggere un con ten u to inform ativo e stabilire una relazione co n lem ittente. U n approccio di questo tipo contrasta fortem ente con la vulgata interpretativa su quanto e com e sarebbero responsabilit dei media sia la m igrazione albanese sia le modalit della sua accoglienza, o rifiuto, in Italia. Trattasi in effetti di una con cezione alquanto datata e dai m olti genitori, co m e la teoria form ulata da Shaw24 secondo cui la rappresentazione della realt fornita dai media ha effetti notevoli sulla percezione della stessa realt da parte

18.Tuchman in Stile Stampa 1998: 44, 19. Sle stampa 1998: 7. 20. Boldnru 2000: 11.

21. Boldrini 2000 :29. 22. Boldrini 2000: 9. 23. M arrone 2001.

24. Shaw 2000.

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Da II Manifesto, 13 marzo 1997.

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del pubblico. Q uando invece dalla m et degli anni Sessanta, tutti gli studi sulle comunicazioni di massa hanno accantonato lidea che queste producano effetti veloci, isolabili, potenti, cio a breve term ine, su lettori passivi .25 N ello specifico del fen om eno m igratorio questo significherebbe, m olto sem plicisticamente, che gli Albanesi subiscono i media italiani, secondo un approccio unidirezionale, che tiene con to di una sola modalit di interazione tra le com unit locali e i mezzi di com unicazione che operano su scala transnazionale. A l con trario risulta che tale relazione n on solo n on univoca, m a il pi delle volte caratterizzata da un ru olo attivo della popolazione locale e costituita da una m olteplicit di form e e approcci, che vanno dalla riform ulazione e rielaborazione del messaggio m editico allin tern o delle categorie e dei sistemi di significato locali, allappropriazione del m ezzo stesso di com unicazione co n la finalit di veicolare i propri messaggi oltre i confini locali. Il limite della teoria di Shaw infatti proprio quello di ritrarre gli Albanesi co m e m ere vittim e del sistema m editico, incapaci di com prendere e rielaborare in maniera autonom a la rappresentazione dellItalia fornita dai media, ingenuamente ammaliati dai lustrini della televisione italiana e sprovvisti degli strum enti cognitivi atti a com prendere la distinzione tra fiction e realt. Inoltre questa teoria pone in secondo piano le altre motivazioni che possono aver spinto la popolazione albanese alla m igrazione e che, al di l della possibile manipolazione effettuata dai media, possono essere originate da una reale e profonda disparit di condizioni econ om ich e, politiche e sociali tra lItalia e lAlbania.

Solo in prim a istanza allineata con le riflessioni di Shaw la teorizzazione di Anderson, che ha coniato il co n cetto di comunit immaginate per rappresentare quei fenom eni nei quali proprio la fruizione collettiva dei mass media ha stimolato la nascita di nuove identit collettive che, sebbene abbiano un carattere im m aginato, hanno dei risvolti concreti nella vita sociale e culturale.26 Il lettore sa che migliaia di persone stanno com piendo la stessa operazione nello stesso m o m en to: il consum o di massa crea un legame ideale tra i consum atori di questo p rod otto che com inciano a pensarsi com e una comunit. Al giornale viene quindi ricon osciu to un ruolo fondam entale che consiste nel contribuire alla form azione della possibilit degli uomini di immaginare se stessi e il m ondo. M a agli uom ini viene anche ricon osciu ta la capacit di agire in vista della realizzazione pratica di questi nuovi tipi di relazioni um ane e di m ondi im m aginati. In term ini pi generali questo m odello teo rico ci propone di guardare in maniera diversa alla relazione tra le tecnologie di com unicazione di massa e la vita quotidiana. Appadurai nel suo lavoro M odernit in polvere suggerisce di analizzare questa relazione allin tern o del contesto con tem p oran eo affidando un ruolo centrale allim m aginazione.27 Egli vede in questa n on un sinonim o di fantasia che porta con s linevitabile connotazione di pensiero separato da progetti e azioni, e ha anche una sfumatura privata addirittura individualistica. Invece lim m aginazione si accom pagna a un senso di proiezione, di essere preludio a qualche form a di espressione, estetica o di altro tipo. La fantasia p u portare allindifferenza (perch la sua logica spesso

autoreferenziale), m a lim m aginazione, soprattutto quando collettiva, pu diventare impulso p er lazione .28 Im m aginazione dunque co m e bagaglio collettivo di m em orie e desideri condivisi, che interviene nella definizione dellidentit di un gruppo di persone. E possibile quindi pensare che lim m aginazione sia in grado di produrre definizioni culturali, attraverso la creazione di com unit di sentim ento .29 Q ueste com unit, cos co m e proposto da A nderson, possono nascere dalla fruizione collettiva dei mass media. Appadurai per spinge oltre gli effetti di questo sentire co m u n e sostenendo che in grado di contribuire a modificare la vita sociale delle com unit. C o m e si verifica c o n le migrazioni.

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P i g en te c h e m ai c o n sid e ra n o rm a le im m a g in a re la p o ssib ilit, p e r s stessi o p e r i p ro p ri fig li, d i v iv e re e lavorare in p o sti d ive rsi d a q u e lli in c u i so n o n ati: q u esta l o r ig in e d e i cresciu ti tassi d i em ig razio n e a tutti i livelli della vita sociale, n az io n a le e g lo b a le . . . Q u e ste p e r so n e ch e si m u o v o n o d e v o n o trascinare c o n s la lo ro cap acit di im m a g in a re n u o v i m o d i di v ita . . . Q u e ste d iasp o re si c a ric a n o d ella fo rz a d e ll im m a g in a z io n e sia c o m e m e m o r ia ch e c o m e d e sid e rio . . . Q u e lli c h e d esid era n o m u o v e rsi, q u e lli ch e si so n o g i m ossi, q u elli c h e d esid era n o to rn are e q u e lli c h e h a n n o scelto di restare fo rm u la n o d i rad o i lo ro p ro g etti al d i fu o ri della sfera della radio, della television e, d e lle cassette e d ei v id e o , d ella carta stam pata e d el telefo n o . P e r g li em ig ra n ti, sia le p ratich e d i ad attam en to ai n u o v i am b ie n ti sia l im p u lso a m u o v e rsi o a to rn a re so n o fo rte m e n te in flu e n z ati d a u n im m a g in a rio m a ss-m ed ia tico c h e spesso travalica lo spazio n a z io n a le .30

25. Boldrim 2000: 41 26. Anderson 1996: 52.

27. Appadurai 1996:18 28. Appadurai 1996.22.

29 Appadurai 1996: 22. 30. Appadurai 1996:20.

Da L'Espresso, 27 marzo 1997.

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Si tratta di valutare limportanza dal punto di vista culturale e sociale che lim m aginazione ha nella vita quotidiana, e la forza ulteriore che essa pu acquisire se alimentata su scala planetaria dai mezzi di com unicazione di massa, trasformandosi cos in uno stimolo per im m aginare nuove possibilit di vita. I media m oderni infatti veicolano idee e realt prodotte in zone anche m olto lontane da quelle in cui vengono fruite e in questo senso contribuiscono a modificare la percezione della dimensione spaziale, consentendo di allargare le proprie possibilit immaginative oltre i confini degli stati nazionali, creando im m aginari di tipo transnazionale31 e globale. O ggi infatti diviene possibile imm aginare di spostarsi e di vivere in luoghi m olto lontani dal luogo in cui si nati, e allo stesso tem po diviene sempre pi frequente, pur n on muovendosi affatto, sentire di avere idee, desideri e aspettative in com une co n persone che vivono dallaltra parte del m ondo. Limmaginazione si alimenta quindi costantem ente delle trasformazioni e degli stimoli che le vengono dalluso dei mass media, e, cos facendo, contribuisce a creare le condizioni di possibilit per un cam biam ento sociale. Secondo Appadurai infatti limmaginazione possiede una carica progettuale, invita a una riformulazione continua della realt, ed in grado di stimolare lazione. N el m o m en to in cui im m aginiam o di p oter condurre una vita altrove stiamo form ulando un progetto che in qualche m o d o produrr un cam biam ento nella realt sociale in cui viviamo. A ttribuendo allimm aginazione questo ruolo, Appadurai si pone in netta contrapposizione con quelle prospettive teoriche, soprattutto legate alla Scuola di Francoforte, che vedono i media com e strum enti

utilizzati dal potere capitalista per paralizzare limmaginazione dellindividuo e sfruttarlo in vista del profitto.
L a te o ria d e i m e d ia c o m e o p p io d ei p o p o li d ev e essere giu d ic a ta c o n estrem o scetticism o . N o n ch e i co n su m a to ri siano attori Uberi, ch e v iv o n o fe lic e m e n te in u n m o n d o fatto di c en tri c o m m e rc ia li s ic u ri, pasti g ratu iti e rip a ra z io n i v e lo c i. ... il co n su m o nel m o n d o co n te m p o ra n e o spesso u n a fo rm a di a sserv im en to , p arte d el p ro cesso capitalista di civ ilizz azio n e. P er d o v e c il c o n s u m o c p iacere e d o v e c il p ia c e re c az io n e. L a lib ert d altra p arte u n b e n e assai p i sfu ggen te .32

di costruirsi le lo ro v ite ... so n o tutti esem p i d el m o d o a tu v o in c u i la g e n te in tutto il m o n d o si ap p rop ria d ei m ed ia. M agliette, c a rte llo n i p u b b lic ita ri, g ra ffiti, m a an c h e la m usica rap, la Street d an ce, le b a rac co p o li in d ic a n o tutti ch e le im m a g in i d ei m e d ia so n o rap id am en te assim ilate en tro rep erto ri lo c a li fatti d i iro n ia , rab b ia, u m o rism o , e resisten za .33

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I messaggi m ediatici, in altri term ini, non agiscono su di una tabula rasa. Sicuram ente incontrano soggetti e gruppi che non sono semplici spettatori passivi e che non si prestano a essere soltanto vittim e di questo bom bardam ento di inform azioni. P u r non disconoscendo lindubbio peso dei mezzi di com unicazione di massa sulla vita quotidiana di m ilioni di persone, im portante ten er presente che esiste un m argine di resistenza p oich esiste una capacit critica ma anche creativa e inventiva da parte degli uomini: una sorta di spirito di sopravvivenza che spinge le com unit e i soggetti a difendersi in qualche m odo dagli attacchi continui e dalle incursioni interm ittenti di inform azioni che provengono da altri universi simbolici, sociali, culturali che m olto spesso si im p on gono cercando di soppiantare quelli gi esistenti. Vengono cos a form arsi scenari socio-culturali e simbolici complessi e inediti dovuti anche allin contro/scon tro di elementi appartenenti a spazi, societ, culture diverse e lontane tra loro. Q uesti flussi e i relativi scenari che si costituiscono vengono chiam ati da Appadurai m edioram i : uno di questi il repertorio di imm agini, idee, parole, narrative che abbiamo visto nella stampa italiana. L e descrizioni elaborate dai quotidiani delle rivolte in Albania nella prim a m et del m ese di m arzo del 1 9 9 7 , possono essere ritenute elem enti cruciali nella

N o n si tratta di rifiutare lidea che i messaggi dei mass media veicolino form e di controllo e sfruttam ento di tipo capitalista. O c co rre piuttosto valutare anche la com p on en te creativa che costituisce uno degli elementi fondamentali di questa particolare facolt. Lim m aginazione dota lindividuo della capacit di agire per modificare la realt e di riform ulare in maniera autonom a i messaggi mediatici. In questo nuovo quadro teorico i mass m edia assumono un ruolo diverso allin tern o del fenom eno della globalizzazione. N o n sono pi soltanto il veicolo per messaggi volti allom ogeneizzazione culturale sulla base di un m odello occidentale: possono anche essere visti com e i p ortatori di un repertorio sempre nuovo di m em orie e desideri.
C i so n o p ro v e sem p re p i e v id e n ti c h e l u so d e i m ass m e d ia n e l m o n d o p ro d u c e spesso resisten za, iro n ia , selettivit, e in generale, azione. T erroristi ch e p ren d o n o c o m e m o d e lli fig u re alla R a m b o ; casalinghe ch e le g g o n o ro m an zi rosa e gu ard an o le so a p -o p e ra c o m e p arte d el ten tativo

31. Appadurai 1996:23.

32. Appadurai 1996:21.

33. Appadurai 1996:21.

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s $ a i | i so form azione dellim m aginario italiano sugli Albanesi, prim a ancora del loro arrivo in Italia. Allo stesso m odo possibile ricordare quanto i discorsi dei quotidiani italiani su lem ergenza albanese abbiano avuto peso nelle scelte amministrative, giuridiche e politiche del governo italiano fino a divenire un indirizzo politico-ideologico, trasversale ai partiti politici, che ha guidato in Italia la realizzazione delle politiche sullim m igrazione nel 1 9 9 7 e negli anni successivi. A un altro livello, anche le im m agini della televisione italiana che arrivano nelle case degli Albanesi possono essere definite co m e un fram m ento specifico di questo flusso m editico. E lo scenario costituito dallincursione delle imm agini, idee, suoni, prodotti in Italia nella vita quotidiana, nelle relazioni sociali, nelTimmaginario di milioni di cittadini albanesi pu essere an ch esso considerato un m edioram a. La diffusione dei m edia italiani in Albania indiscutibilm ente il fulcro di tutta una serie di mutamenti che la cultura, la societ e la vita quotidiana degli Albanesi hanno subito. Allo stesso tem po per importante n on forzare troppo questo paradigma. Se i m edia italiani sicuram ente hanno inciso nella trasform azione dellAlbania essi n on possono essere considerati com e lunico o il principale fattore di cam biam ento. In questo senso quindi lanalisi dei quotidiani pu essere interpretata co m e il con trib uto dei media alla definizione e allo stesso tem po alla riform ulazione delle identit e delle appartenenze reciproche di Italiani e Albanesi. La rappresentazione dei migranti albanesi da parte della stampa italiana pu essere presa in considerazione com e strategia per riqualificare lidentit italiana rispetto a una form ulazione di tipo negativo, largam ente diffusa e condivisa non solo allestero, che ci vede contraddistinti dalla criminalit e caratterizzati da irrazionalit e irruenza. N o n per altrettanto semplice trovare elem enti che perm ettano di com prendere co m e anche gli Albanesi abbiano dovuto fare i conti co n sentimenti di appartenenza ed esclusione basati su di una n on pi ovvia coincidenza tra luogo e identit. Le imm agini della TV, i giornali e le radio sono stati i mezzi principali che anche gli Albanesi, co m e gli Italiani, hanno utilizzato per elaborare una im m agine di s stessi, del m ondo e degli altri e quindi per definire e ridefinire specifiche appartenenze culturali. Sia gli Italiani che gli Albanesi sono parte della com unit dei telespettatori . Se per gli Italiani per questa appartenenza appare scontata, poich si tratta della televisione italiana, essa n on lo affatto per gli Albanesi, che al con trario devono continuam ente contrattare la loro inclusione nella com unit telem atica e avere una grande cura nel m ostrare i segni della propria appartenenza. Attraverso questa ottica possibile considerare la straordinaria conoscenza dellitaliano tra i m igranti com e un elem ento im portante di definizione del telespettatore , cos co m e i continui riferim enti fatti dai m igranti a illustri personaggi della televisione o dello sport italiani, sono segni inconfutabili di questa negoziazione dellappartenenza alla com unit dei telespettatori. Inoltre le dichiarazioni p reoccupate circa la portata dei messaggi televisivi fatte da esponenti del governo possono essere interpretate anchesse com e conferm e implicite del fatto che questa appartenenza viene riconosciuta dagli stessi Italiani. Analizzando i quotidiani, in conclusione, si finisce per m ettere in evidenza tutta quella serie di elem enti e di strum enti che lo stesso sistema m editico ha messo a disposizione dei soggetti protagonisti per riform ulare la propria identit italiana e albanese e riposizionare il confine culturale tra n o i e lo ro .
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I Balcani: un'espressione geografica meramente immaginaria


Francesca M edioli "W e are all Greek scrisse nel 1821 Shelley, dimostrando che John Fitzgerald Kennedy esattam ente 1 4 0 anni dopo, nel 1 9 6 1 , non aveva inventato nulla di nuovo col suo "Ich bin ein Berliner . Eppure affermazioni del genere hanno sempre un grande effetto perch si sente dietro una forte valenza em otiva N el caso di Shelley, la rinnovata vicinanza con lA ntica G recia non era dovuta semplicemente allimminente m orte eroica del suo am ico Byron a Missolungi nel 1 8 2 4 , n datava da quando gli scavi di W inckelm ann avevano rinnovato un interesse quasi maniacale per lantichit in tutta lEuropa. La Grecia era appunto un mito. Sfortunatam ente, quella risuscitata nelle rappresentazioni iconografiche, attraverso i suoi poeti, pensatori, filosofi sopravvissuti ai secoli, risorta nella m oda com e nel plurisecolare revival dellArcadia, aveva p o co a che vedere co n la Grecia reale di allora: sotto il diretto controllo dellenorm e impero ottom ano gi in sfacelo (anche se per dissolversi del tutto avrebbe poi im piegato ancora un secolo), i Balcani comprendevano - allora com e ora - diverse realt, fra loro quanto mai diverse. E quanto sostiene Vesna Goldsworthy nel suo bel volum e Inventing R uritania. T h e Imperialism o f the Imagination (1998). La giovane autrice, docente di Letteratura Inglese presso diverse prestigiose Universit di qua e di l dallA tlantico, n on ch collaboratrice della B B C , la cui prima lingua era fino a tempi recenti chiam ata S erb o -C ro ato (p. IX ), fornisce la sua idea di fondo in maniera m olto semplice. Secondo il suo punto di vista, sia lodierna percezione da Destra dei Balcani co m e di una pericolosa infezione pronta a diffondersi nel continente pi civilizzato per antonom asia, sia quella da Sinistra di unarea cosmopolita da pacificare attraverso un uso sapiente di forze sovranazionali, sono entrambe erronee, ugualm ente paternalistiche (neo-coloniali, appunto) e discendono da una visione dei Balcani com e Alterit per eccellenza, radicatasi negli ultimi due secoli in Inghilterra e negli Stati U niti, dunque nel m ond o intero. LInghilterra non ha mai governato direttam ente una porzione di questarea, fatta eccezione per un avamposto in una isoletta (Vis) fra il 1811 e il 1 8 1 4 . N o n si pu dunque spiegare una cos pervasiva attenzione da parte dei suoi autori con un contatto diretto ed estensivo, com e ad esempio nel caso dellIndia, descritta di primissima m ano dal prem io N ob el (1 9 0 7 ) R udyard Kipling, nato a Bom bay nel 1865, e l tornato non appena ebbe la possibilit di decidere della propria vita. E non si tratta neppure di esplorazioni personali e desiderio di avventura, com e nel caso dello scozzesissimo R o b e rt Louis Stevenson, m o rto in u n isola sperduta nel 1 8 9 4 , dopo aver peregrinato per lE urop a, lA m erica e lO ceania. U n a simile coincidenza di interesse in autori fra loro diversissimi deve perci derivare da un luogo fantastico s, ma funzionale alla proiezione di determinati sentimenti ricorren ti negli scrittori com e nei lettori inglesi otto e novecenteschi. Linvenzione del toponim o Balcani viene fatta risalire al geografo tedesco August Z eu n e che nel 1 8 0 9 scelse di battezzare tutta la penisola col nom e del m onte pi alto dellarea (ora Stara Planina in Bulgaria). Di fatto, non si trattava n del m o n te pi alto n tanto m eno del pi im ponente. A nche il top om m o stesso pare il risultato di un malinteso: il sostantivo tu rco balkan, che sta per catena m ontuosa, venne scambiato per il nom e proprio della catena dai viaggiatori occidentali (p. 3). Entrato in uso soprattutto dagli anni 7 0 e 80 del X I X secolo, i Balcani da subito furono un co n cetto permeabile, che includeva Albania, Bosnia, Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Slavoma, D obrugia, Grecia, Illiria, M acedonia, M ontenegro, Novibazar, Serbia 4 - T Q _ Q j C .

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I Balcani: u n 'e s p r e s s io n e g e o g r a f i c a m e r a m e n t e im m a g in a ria

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e Turchia , m a escludeva ad esempio in larga parte la R o m an ia, o la Slovenia e laVoivodina, allora direttamente governate dagli Asburgo (com e per altro anche la Bosnia e lErzegovina dal 1 8 7 8 , col Trattato di Berlino) (p. 4). La sola unitariet di percezione stava nel con cetto di terra di confine , laddove si erano franti e mescolati lIm pero R o m a n o dO rien te e quello dO ccid en te, le diverse Chiese cristiane e lIslam, il com unism o e il capitalismo (p. 7). Linizio di tutto discende, per Vesna Goldsworthy, da George Gordon, ossia lord B yron , che fra il 1 8 0 9 e il 1811 viaggi per lEllade scoprendo un m ondo esotico, colorato, che, lui sosteneva assomigliare - secondo un noto m odo di procedere per analogia, di m odo da evocare qualcosa di noto anche al proprio interlocutore- alle Highlands della Scozia (p. 19). La sua esperienza di viaggio conflu nel primo canto di Cliilde H arold Pilgrimage, s coi ben noti risultati per il m ovim ento rom antico tutto, m entre lautore e protagonista proseguiva nella sua vita errabonda senza trovare una buona ragione per fermarsi neppure nel suo last attach em en t italiano (secondo la definizione del fortunato libro di Iris O rig o) per la giovane contessa Teresa G uiccioli. I bambini di B y ro n , com e li chiama lautrice, proseguirono nellopera dellillustre progenitore e diedero vita a una prospera letteratura di vario livello, la cui azione si svolgeva regolarm ente nei Balcani: vi si cim entarono tutti i nom i pi significativi, da Tennyson a Swinbourne fino a G eorge Bernard Shaw, H . H . Munro, pi n oto co n lo pseudonim o di Saki, Law rence D urrell, Agatha Christie, Evelyn W augh e R e b e c ca West. Lo spostam ento verso Est dellesoticismo era iniziato da tem po: la G erm am a (com e an co r prim a lItalia o la Spagna) aveva a lungo offerto una collocazione geografica di co m o d o a una serie di romanzi semi-fantastici, di cui lultim o in senso

cron ologico fu Prince Otto (1885) di R o b e rt Louis Stevenson. M a nel frattempo, co n la sua unificazione, il suo avvicinarsi - e scontrarsi politicam ente con lInghilterra e linvio sistematico di alcuni dei suoi principi a regnare nei Balcani (Alessandro Battenberg fu il p rim o m onarca della Bulgaria, cui succedette nel 1 8 8 7 Ferdinando di Sassonia-Coburgo; nel 1 9 1 4 in Albania regn p er sei mesi un capitano darm ata tedesco, W ilhelm von W ied ), era diventata troppo vicina, familiare e nota. C os ci si spost ancora pi verso oriente, appunto nei Balcani, ideali per la loro perenne confusione politica, fatta di colpi di stato, passaggi di dinastie che si succedevano e si scambiavano e di alleanze che mutavano rapidamente. La cosa pi interessante il proliferare di tale incredibile fortuna ai pi diversi livelli: verso la fine del X I X secolo la cosiddetta letteratura popolare diede vita a unancor pi im ponente produzione, oggi del tutto dim enticata e trascurabile, am bientata nei Balcani o in paesi im m aginari che li evocavano inconfondibilmente. P rim o fra tutti (anche per successive riprese cinem atografiche), Il prigioniero di Z en da di A nthony H ope (1 894), che racconta la storia di un giovane rampollo inglese il quale, somigliando com e una goccia dacqua al re della R u ritan ia, si sostituisce a lui nel governo del paese com e nel corteggiam en to della sua futura sposa, con successi in entrambi i campi. Poi Dracula dellirlandese B ram Stoker (1897), su cui non occorre spendere parola, tanto rim asto famoso, se non per dire che lautore si prepar per sette anni studiando accuratam ente la storia e la geografia dei Carpazi. Lassunto di fondo sempre lo stesso: I romanzi popolari collocati in regni balcanici dinvenzione m ettono in contrasto la britannicit con T'europeit j

tanto quanto la britannicit con la balcanicit. Essere inglesi significa essere superiori a entram bi, dal m o m en to che la balcanicit solo il grado pi estrem o, spesso infantile, di alterit europea (p. 69 ). P o co im porta se si trattava di esperienze di prim a m ano o del tutto libresche: Shaw ricorse a un buon adante per localizzare il suo A rm s an d the M an, m entre Saki fu inviato speciale in M acedonia, Bulgaria e Serbia, e D urrell visse alcuni anni a Belgrado. Il grado di verit n on era rilevante. Alla fine della storia, lunica cosa rilevante che il co n cetto di colonizzazione testuale e im m aginaria . . . m ostra com e u n area geografica possa essere sfruttata quale oggetto dei bisogni culturali dom inanti per un dialogo interno fra s e s (p. 2 1 1 ). Q uesto dice il libro, dalla cui copertina occhieggia in prim o piano un accigliato Law rence O livier nellindim enticabile film con M arylin M on ro e II principe e la ballerina, eponim o di u n epoca non ancora tram ontata dai tem pi della Vedova allegra di Lehar... C h e altro aggiungere? C ertam en te il libro si gioverebbe di una cartina pi recente di quella riprodotta, che risale al 1896. E , sia detto senza acrim onia, si sente ancora lim pianto classico delle tesi di dottorato anglosassoni, dove unaccuratissima survey di ogni singola fonte considerata un must imprescindibile, ma che ha lo svantaggio di m ettere sullo stesso piano autori fra loro m olto diversi per importanza, allora com e ora, o di indulgere nel riassunto puntuale di ogni rom anzo citato, il che alla lunga diventa p oco piacevole per una lettura che altrim enti brillante, nuova e acuta, oltre che utile.

Trasportare favelle, utile commercio

Augusta Brettoni

U n interessante e appassionato saggio di Gzim Hajdari (poeta albanese e traduttore), nel quale si m ettono in luce attraverso brevi profili le personalit pi eminenti della poesia albanese degli ultimi settantanni del secolo scorso1, ha sollecitato il m io interesse in torn o alla produzione poetica di questi autori, la m aggior parte sconosciuti in Italia, altri noti a coloro che hanno rivolto alm eno uno sguardo alla produzione letteraria dellAlbania. In particolare, hanno suscitato la mia curiosit alcuni autori nati a Scutari e nei dintorni e fra questi Gjergj Millosh Nikolla (1 9 1 1 -1 9 3 8 ) noto con lo pseudonim o di Migjeni (a lui dedicato il restaurato Teatro Nazionale della citt natale), m o rto precocem en te in Italia, a Torino, a soli ventisette anni. M igjeni viene definito da Hajdari poeta di transizione in bilico fra vecchio e nuovo , m a anche autore im pegnato nel risvegliare le coscienze degli umili in una denuncia socio-politica che caratterizza gran parte della poesia contem poranea albanese. D i M igjeni sono state pubblicate da Jo y ce Lussu alcune traduzioni in italiano nel volum e Tre poeti dellA lban ia di oggi: M igjeni, Siliqi, K ad ar2, un testo introvabile nelle biblioteche nazionali italiane, reperibile soltanto in qualche piccola biblioteca di provincia. H o cercato, senza ottenere risultati positivi, traduzioni di altri autori scutarini che hanno operato nella prima m et del secolo scorso, dei quali m i lim ito a dare qualche indicazione. Hil Mosi (1 8 5 5 -1 9 3 3 ) poeta, u om o politico (ministro dei Lavori Pubblici e dellIstruzione) e scrittore, pubblic in antologie traduzioni di G oethe, Schiller e H eine (Fiori di prim avera del 1916) e contribu alla diffusione della letteratura europea in Albania co n la traduzione

di opere teatrali tedesche e italiane.V inenc Prennushi (1 8 8 5 -1 9 5 2 ), francescano, arcivescovo di Durazzo, autore di raccolte di versi (Foglie e fior) e di brillanti traduzioni da W eber, Pellico e altri, viene descritto com e u om o sensibile e fiero non privo di profonda spiritualit . Lazer Shantoja (1 8 9 2 -1 9 4 5 ), sacerdote e parroco del paese di La M otte, fu autore di limitate ma suggestive composizioni poetiche delle quali troviam o un esem pio tradotto da E rn est KoLiqi nella Storia della letteratura albanese di Giuseppe S ch ir .5 U n a sorte diversa stata riservata allopera del critico e scrittore E rn est Koliqi (1 9 0 3 -1 9 7 5 ), una delle personalit pi rappresentative della letteratura albanese del 9 0 0 .4 Ministro della Pubblica Istruzione, professore a Scutari dal 1 9 3 0 al 1 9 3 3 e poi allUniversit di R o m a , Koliqi ha curato ledizione della preziosa antologia Slirimtart Shqiptar (G li scrittori albanesi) e le antologie I Grandi Poeti d Italia in tre volum i, dove ha raccolto le traduzioni dei classici italiani da Dante a D Annunzio. La sua opera critica e letteraria stata oggetto di attenzione in tempi recenti: assai interessante la sua raccolta di racconti tradotti e introdotti da A ntonio G uzzetta5 nei quali possibile cogliere la sottile tensione fra il rispetto della tradizione e lauspicato rinnovam ento che da quella n on pu prescindere per diventare vero e vitale. Il linguaggio m ostra uno stile attento alle sfumature narrative e descrittive di situazioni psicologiche e ambientali. Koliqi ha contribuito, secondo Giuseppe Gradilone, al rinnovam ento e alla sprovincializzazione della cultura albanese proponendo il m odello di una poesia non tanto o non solo impegnata ideologicam ente ma attenta anche ai registri stilistici della poesia europea

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1 Breiv panorama della poesia albanese dagli anni Trenta a oggi. in www.disp.let unirom al it/kuina/sezioni ' tritica/hajdari2 2. Lussu 1969. 3 Schir 1959

4, Su Koliqi si vedano Di Giovine 1997; Zm cone 1997; M iracco 1997;Dashi 1997 5, Koliqi 1974.

T r a s p o r t a r e f a v e l l e , u t il e c o m m e r c i o

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francese e italiana.6 Egli ha avuto il m erito di pubblicare in italiano interessanti antologie della poesia albanese: ricordiam o con testo a fronte le varie edizioni di Poesia popolare albanese7. N elledizione del 1 9 8 6 troviam o una prefazione di M aria C o rti che sottolinea le particolari caratteristiche della poesia epica albanese e le difficolt relative alla sua traduzione sia sul piano stilistico che sem antico: difficile rendere senza enfasi retorica una materia che narra le vicende quasi m itiche del grande eroe Scanderbeg, difensore del popolo dalla tirannia dei Turchi, arduo, nel contem po, conservare lallusivit dei testi a tradizioni complesse e sconosciute quali quelle del K an u n e della B esa. A Koliqi si deve la traduzione dellopera di un altro im portante intellettuale nato nei dintorni di Scutari, G eorge Fishta (1 8 7 1 -1 9 4 9 ), che insieme a Girolamo D e Rada e a Nairn Frashri costituisce la triade dei poeti pi importanti di lingua albanese. Francescano, p arroco, direttore delle scuole francescane di Scutari, intellettuale politicam ente im pegnato nel parlam ento albanese, Fishta divenne anche accad em ico dItalia. Vasta la produzione letteraria di Fishta, prevalentem ente di genere epico; la sua opera pi im portante, il L ahu ta e M alcls (1 9 3 7 ), un p oem a in trenta canti che narra la storia eroica del pop olo albanese dalla prim a invasione m onten egrina al g io rn o del Congresso di Londra e dellindipendenza. Fra le opere tradotte dallo stesso Koliqi sono da segnalare i vari episodi del L ahuta e M alcis, pubblicati in opuscoli fuori com m ercio sotto gli auspici dellIstituto di Studi Albanesi dellU niversit di R o m a e difficilmente reperibili.6 Posso affermare, senza tim ore di essere smentita, che sono assai p oche e di non facile consultazione le traduzioni di opere letterarie albanesi (se si escludono

quelle del n oto romanziere Ismail Kadar), nonostante il notevole im pegno dellIstituto di Studi Albanesi dellUniversit La Sapienza di R o m a che contribuisce, forse pi con una attivit critica che n on di traduzione, alla diffusione e alla conoscenza della letteratura albanese in Italia. U n a sorte m en o infelice riservata alla letteratura arbresh e in particolare allopera di G irolam o D e R ad a (1 8 1 4 -1 9 0 3 ). M olte le edizioni dei suoi canti nel corso del 9 00. D u e recenti traduzioni sono state dedicate ai C anti Premilosaici, pubblicati in una accurata edizione critica da Francesco A ltim ari9 che rip ercorre la complessa vicenda filologica del testo e per prim o, nella storia della filologia albanese, d alle stampe un avantesto , m otivando tale ritardo co n le condizioni materiali di produzione (com posizione e stampa) e conservazione delle opere, letterarie e n on , in lingua albanese , m a anche alla assoluta mancanza di apposite strutture culturali istituzionali (archivi e biblioteche) preposte alla raccolta dei docum enti letterari della comunit nazionale albanese (osservazioni interessanti che motivano limpegno di molti operatori per il recupero e larchiviazione di materiali di varia natura in Albania). D ello stesso D e R ad a sono stati tradotti e pubblicati dallo studioso Costantino M arco nel 1 9 9 9 , co n introduzione e note, I canti di M ilosao fig lio del despota di Scutari. P oem a epico albanese.'10 bene augurarsi che lopera di traduzione della letteratura albanese si intensifichi nel tem po perch coloro che vogliono avvicinarsi a una p oco conosciuta espressione della cultura europea ne abbiano la possibilit, ancora convinti di quanto diceva M adam e D e Stal: Trasportare da una ad u n altra favella le opere eccellenti dellum ano ingegno il m aggior benefizio ch e far si possa alle

lettere p oich il co m m ercio d e pensieri quello che ha pi sicuro p rofitto (Sulla maniera e l utilit delle traduzioni, in Biblioteca italiana, gennaio 1 8 1 6 ).
[Ringrazio Alma Hafizi e Evalda Paci per alcune preziose indicazioni]

R iferim en ti bibliografici DASHI 1997 B. Dashi, L'opera letteraria di Ernest Koliqi ieri e oggi in Albania, in Miscellanea di Albanistica, 1997 D E R A D A 1999 G. D e R ada, I canti di Milosao figlio del despota di Scutari. Poema epico albanese, traduzione, introduzione e n ote a cura di C. M arco, Lungro, C ostantino M arco Editore D E R A D A 1998 G. D e R ada, Canti Premilosaici, edizione critica e traduzione italiana a cura di E A ltimari, Catanzaro, R u b b ettin o D I G IO V IN E 1997 P. D i Giovine, L opera di Ernest Koliqi: considerazioni linguistiche, in Miscellanea di Albanistica, 1997 FISHTA 1962 G. Fishta, Tmpo nuovo: canto 2 6 della Lahuta e Malcis, traduzione di Ernesto K oliqui, R o m a, Istituto di Studi Albanesi FISH TA 1971 G. Fishta, Il liuto delle montagne, traduzione, introduzione e n ote a cura di E. Koliqi, R o m a, Istituto di Studi Albanesi FISH TA 1973 G. Fishta H liuto delle montagne (Lahuta e Malcis), Episodio di Oso Kuka, a cura di E. Koliqi, R om a, Istituto di Studi Albanesi FISH TA 1973a G. Fishta,Jenna, regina dei fo r i: poema melodrammatico, traduzione con testo a fronte, introduzione e n o te di L. M arlekaj, Bari G R A D IL O N E 1974 G Gradilone, L'opera letteraria c culturale di E. Koliqi, in Altri studi di letteratura albanese, R o m a G R A D IL O N E 1997 G. Gradilone, Studi di letteratura albanese contemporanea, R o m a, Istituto di Studi Albanesi K O L IQ I 1974 E. Koliqi, L incanto del vero. I racconti di Ernest Koliqi fra tradizione e rinnovamento, a cura di A. Guzzetta LU SSU 1969 J. Lussu (a cura di), Tre poeti dellAlbania di oggi: Migjeni, Siliqi, Kadar, R o m a, Lerici M IR A C C O 1997 E. M iracco, Ernest Koliqi e la tradizione orale, in Miscellanea di Albanistica, R o m a, Istituto di Studi Albanesi M ISCELLA N EA D I A LBA N ISTIC A 1997 Miscellanea di Albanistica, R o m a, Istituto di Studi Albanesi POESIA P O P O L A R E ALBANESE 1986 Poesia popolare albanese, a cura di E. Koliqi con nuova prefazione di M . C o rd , Firenze, Sansoni S C H IR 1959 G. Schir ju n io r, Storia della letteratura albanese, M ilano, N uova Accademia Z IN C O N E 1997 S. Z incone, L incidenza delle religioni nella letteratura albanese secondo Ernest Koliqi, in Miscellanea di Albanistica, 1997

6. Gradilone 1974; Gradilone 1997. 7. Poesia popolare albanese 1986.

8 Fishta 1962, Fishtal971, Fishta 1973; si veda inoltre Fishta 1973a.

9. D e R ada 1998. 10. D e Rada 1999.

B o t im e t U n iv ersitetit te S h k o d rs L u ig j G u r a k u q i 1 9 5 7 -2 0 0 2

psico-pedagogie o-didattiche, fino alla ston a delle istituzioni scolastiche albanesi. M ichele D e Luca S ta tu ti d i S cu tari d ella p r im a m et del seco lo X I V con le a d d iz io n i f i n o a l 1469

di N . K azazi, G. uni, Scutari, C am aj-P ipa E d itore, 2003


Il volum e esclusivamente scritto in lingua albanese, raccoglie tutte le pubblicazioni e le m onografie curate dal co rp o docente e dai lettori della Universit di Scutari, edite a partire dal 1 9 5 7 , anno della fondazione dellIstituto Pedagogico, fino al 2 0 0 2 , quando divenne sede universitaria Q uesta resta intitolata aUeponim o cittadino Luigi Gurakuqi, poeta, pubblicista ed esponente di spicco dei governi liberali dei prim i due decenni del secolo X X , vittim a nel 1 9 2 5 di un attentato ispirato dalla fazione antiliberale ch e faceva capo al futuro re A hm et B ey Z og u . Il libro rappresenta una ulteriore tappa nella raccolta delle pubblicazioni accad em iche iniziata co n le pubblicazioni: 20Y ears o f Faculty Life, 1 9 8 1 - 2 0 0 1 , Scutari, C am aj-Pipa Editore, 2 0 0 1 , e S hkodra University in the Corse ofYears, 1 9 5 7 -2 0 0 2 , T h e H istory, Scutari, C am aj-Pip a Editore, 2 0 0 2 , entrambi i volum i contestuali a due ricorrenze, rispettivam ente il 2 0 anniversario della fondazione della facolt di pedagogia e il 4 5 anniversario della fondazione della Universit. A differenza delle p rim e due raccolte bibliografiche, questultim a risulta essere pi com pleta, non solo p erch raccoglie il m ateriale didattico p rod otto dai lettori (91 pubblicazioni) oltre che dai docenti, ma anche perch accom pagna la m era elencazione bibliografica con un breve sunto del con tenu to dei singoli volum i, catalogati seguendo un duplice criterio, cron olo gico e tem atico. N e risulta una raccolta m o lto variegata che finisce p er cop rire settori eterogenei che variano dalle scienze albanologiche (linguistica, letteratura, storia), alla cultura nazionale in generale, alle scienze naturali, a quelle

a cura di L . N adin, traduzione in albanese a cura di P. Xhufi, con saggi introduttivi di G. B . Pellegrini, O. J . Schm itt e G. Ortalli, R o m a , Viella, 2002, pp. 245
Gli statuti, in particolare quelli delle citt, costituiscono un genere d ocum entario dalla fortuna pressoch intramontabile e uno dei pochi ancora oggetto di iniziative editoriali. Fra queste ultim e si segnala indubbiamente il Corpus statutario delle Venezie, collana che orm ai da ven tanni m ette a disposizione degli studiosi ottim e edizioni di testi legislativi di com unit a vario titolo sottoposte al dom inio della R epubblica lagunare. Il quindicesimo volum e della sene ha p er, rispetto agli altri, qualche m otivo di interesse in pi: accoglie infatti gli statuti di Scutari, ossia la pi antica raccolta norm ativa prodotta in territo rio albanese giunta fino a noi e lunica redazione statutaria com pleta di una citt di questo paese. Gli statuti sono databili ai primi decenni del Trecento e com unque an teriori al 1 3 4 6 , anno in cui il re dei Serbi Stefan Dusan, che allora controllava quasi tutta lAlbania, cam bi il suo titolo (che ancora com pare nel testo) in quello di czar. La legislazione rim ase in vigore anche dopo la conquista veneziana del 1 3 9 6 e si arricch di varie addizioni fino al 1 4 6 9 , dieci anni prim a che la citt passasse nelle mani dei Turchi. Ledizione, curata da Lucia N adin, corredata dalla traduzione in albanese di Pellum b X h ufi e co n ottim i saggi introduttivi di Giovan Battista Pellegrini, Oliver Jens Schm itt e Gherardo Ortalli, stata con dotta su un m anoscritto della B iblioteca del M useo C o rre r di Venezia,
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steso nel X V I secolo da un trascrittore di apparente origine slava che afferma di averlo copiato fedelmente dalloriginale conservato presso gli archivi del Consiglio dei D ieci. Significativamente dunque la copia fii eseguita quando Scutari era orm ai fuori dal dom inio veneziano, quasi a futura m em oria di un passato concluso di cui si voleva conservare una testim onianza illustre (O rtalli). I 2 6 8 capitoli della stesura originaria e gli 11 aggiunti p osteriorm en te - scritti in un impasto linguistico di form e italiane, veneziane, dalmate, slave e latine p erm etto n o innanzitutto di docum entare la fisionomia e levoluzione delle istituzioni com unali nellam bito delle autonom ie di cui la citt godeva nel 3 0 0 allinterno del regno serbo e che, pur in m odi diversi, si m antennero sotto il dominio diVenezia (fedele anche in questo caso allabituale linea di sostanziale rispetto degli ordinam enti locali). M a, com e caratteristico di tale tipo di fonti, numerosi sono gli spunti utilizzabili per una pi generale storia della societ: dalle disposizioni sui rapporti fra il C o m u n e e il m ondo ecclesiastico alle leggi in m ateria urbanistica; dalla norm ativa relativa allamm inistrazione della giustizia e allistituto della vendetta alla regolam entazione dellattivit artigianale; dalle prescrizioni che delineano la posizione delle donne nella comunit urbana a quelle sul lavoro agricolo e in particolare sulla coltivazione della vite e dellolivo. Insomma una raccolta preziosa, che ci restituisce lim m agine di una com unit vivace e orgogliosa dei suoi valori e stili di vita urbani, rappresentativa di unAlbania costiera finora poco conosciuta ma parte integrante di un pi vasto m ondo - quello delle citt dalmate - legato alle proprie radici serbo-bizantine e al tem po stesso fortem en te segnato dallinfluenza della civilt italiana: laltra faccia, non m eno
Stemma acquerellato di Scutari contenuto nel codice degli Statuti della citt (Venezia, Biblioteca del Museo Correr, ms. Correr 295).

veridica, del paese di campi e di m ontagne presentato tradizionalmente dalla storiografia. Franco Franceschi R a g u sa e il M ed iterra n eo . R u o lo e f u n z i o n i d i u n a R ep u b b lic a m a r in a r a tra M ed io e v o ed E t M o d e rn a

rim ase una piccola citt, chiusa nelle sue im ponenti mura. P u r trascurabile com e com une medievale e non avendo mai avuto possedimenti doltre mare, seppe, per, conservare il proprio ru olo co m e centro di un grande sistema co n funzioni statali, ecclesiastiche, giuridiche, diplom atiche e soprattutto com m erciali e finanziarie che la rendono in parte assimilabile alle repubbliche m arinare e mercantili del M edioevo e dellE t M oderna. U n sistema che raggiunse la sua massima forza e la piena espressione nel X V I secolo e che n on avrebbe indubbiam ente p otu to costituirsi e consolidarsi al punto da gettare a fondo le proprie radici nellEuropa sud-orientale e nel M editerraneo se, nello sviluppo di queste aree del vecchio continente, non si fosse conservata una perdurante diversit. Troppo a lungo, infatti, i Balcani assieme alle regioni danubiane rimasero esportatori di m aterie prim e - prodotti m inerari, dellagricoltura, dellallevamento e prodotti derivanti dallo sfruttam ento dei boschi - m entre le im portazioni, provenienti dallItalia e dagli altri paesi occidentali, m a anche dallO rien te allepoca bizantina prim a e turca poi, riguardavano prodotti artigianali, manifatturieri, merci di lusso e, infine, anche industriali. Il tutto con una ragione di scam bio peculiare, complessa e assai squilibrata: lEuropa sud-orientale esportava i propri prodotti a prezzi particolarm ente bassi e importava le merci straniere a prezzi decisamente alti. Ragusa partecip a questo sfruttam ento colom ale e nel Cinquecento, sulla scia delle conquiste turche, trasse i massimi guadagni dai suoi com m erci terrestri, integrando appieno questa funzione co n quelle acquisite sul M editerraneo. D op o il saggio introduttivo su Ragusa come sistema di fu n zion i (Radovan Samardcic), il volume si com pone di tre parti. La prima, che analizza R agusa e il M editerraneo durante il M edioevo, presenta i seguenti

contributi: R agusa e il suo retroterra nel M edioevo (Sima C irco vic), L agricoltura nelleconomia ragusea del M edioevo (Miloc Blagojevic), H credito nella R agusa m edievale (Ivancij Voje), Il commercio raguseo di terraferma nel M edioevo (Desanka K ovacevic-K ojic), R agusei e spagnoli nel M edioevo. L u ci e ombre di un rapporto commerciale (N enad Fejic), L e relazioni econom iche tra R agusa e l Italia meridionale nel M edioevo (M om cilo Spremic), I rapporti economici fr a Ragusa e Venezia nel Medioevo (R u ca Cuk), Ragusa (Dubrovnik) e il m are: aspetti e problem i. X IV -X V I secolo (Barica K rekic). N ella seconda parte su Ragusa e il M ed iterran eo in E t M oderna vengono affrontati i seguenti temi: Ragusei e Schiavoni a Senigallia tra '400 e 6 0 0 (Elena Term ite), G li ebrei sefarditi del Levan te e i R agusei nel Cinquecento: dal commercio di cuoi e tessuti al profilarsi di nuovi equilibri m editerranei (Viviana Bonazzoli), L a concorrenza R agusa-Spalato tra fin e Cinquecento e prim o Seicento (R en zo Paci), N avi e capitani ragusei sulle rotte per Livorno (fine secolo X V I-in izio secolo X V II) (M arcello B erti), I R agusei nelle fo n ti notarili di A ncon a: 1 6 3 4 -1 6 8 5 . M ateriali e appunti p e r una ricerca (Sergio Anseimi), I cambi esteri della Repubblica di Ragusa nella seconda m et del Settecento (Paola Pierucci), II ruolo dell'inform azione nella vita economica ragusea in et moderna (Antonio D i V ittorio), Per una storia delle relazioni m arittim e della citt di R agusa e dellA driatico nella seconda met dell Ottocento (A ntonello Biagini E zio Ferrante), L e relazion i marittime fr a R agusa e Trieste n ellOttocento (Giovanni Paniek). La terza parte, invece, dedicata a Ragusa e il M editerraneo co n i seguenti interventi: Schiavoni e Ragusei in Puglia nella seconda met del Quattrocento (Francesco Saverio Perillo), R agusa e N ap oli n ellE t Barocca (Miroslav Pantic), Scienza e Tecnologia a R agusa nel X V I I I secolo (R ita Tolom eo). C o m e ha sottolineato A lberto Tenenti nel tracciare le conclusioni, il convegno

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a cura di A . Di V ittorio, B ari, C acu cci, 1990, pp. 410


Il volum e raccoglie gli A tti dellom on im o convegno internazionale, tenutosi a B ari tra il 21 e il 2 2 ottobre 1 9 8 8 su iniziativa dellIstiiuto di Storia E co n o m ica dellU niversit degli Studi di B ari e dellInstitute des Etudes Balkaniques, A cadem ie Serbe des Sciences et des Artes, B eograd , nel quadro di un accordo di collaborazione fra le U niversit di B ari e di Belgrado. Il tem a del volum e si inserisce quindi in un preciso disegno scientifico, volto ad analizzare, sia dal versante italiano che jugoslavo, le tendenze di fondo che hanno qualificato leconom ia danubiano-balcanica. In particolare, laver concentrato lattenzione sulla R epubblica di Ragusa dovuto al fatto che, nonostante la citt-stato adriatica fosse stata oggetto di m olti studi anche per la ricchezza dei suoi archivi, a essa non era stato fino ad allora dedicato uno specifico convegno e restavano ancora da trattare vari aspetti e questioni di non secondaria im portanza. O biettivo dellin contro stato pertanto la messa a fu oco del ru olo e co n o m ico e culturale in senso lato della R epubblica: ruolo esaltato da alcuni, sminuito da altri, m a certam en te ben presente nel vasto scenario del M editerraneo fra M edioevo ed E t M oderna. Per secoli, infatti, Ragusa si m antenne in vita co m e sistema di funzioni e non perch vantasse un esteso territorio o potesse contare sullagglomerato di num erose popolazioni affini: in epoche caratterizzate dalla nascita delle m onarchie nazionali e di im peri sovranazionali, essa

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stato concepito e realizzato considerando una molteplicit di piani, dovuta sia al fatto che senza la sua intelaiatura di citt-stato questa com unit adriatico-balcanica non avrebbe avuto la vitalit e la longevit che le furono proprie , sia al problema dei tre spazi con cen trici di Ragusa: urbano, regionale e intercontinentale. La sua storia, infatti, non solo consente, m a esige una triplice scala: quella a brevissimo raggio, quasi esclusivamente regionale, quella a m edio raggio, riguardante lA driatico e i suoi retroterra e, infine, quella a lungo raggio, e in questo senso lo spazio raguseo va fino al M ar N ero e allE geo, ai m ari di Siria e dE gitto, al M editerraneo occidentale e in certi periodi anche al M are del N ord. Ragusa - osserva Tenenti - sta al centro di queste tre zone asim m etriche, di cui assicura spesso e realizza assai a lungo la coeren za e tale consapevolezza costituisce una delle pi valide premesse da cui hanno preso le mosse i lavori e che giustificherebbe unulteriore riconsiderazione. M a il convegno ha altri due m eriti: lo scam bio e lin contro di due storiografie convergenti (si pensi alla coabitazione in torn o allasse adriatico di due culture storiche considerate forse erroneam ente in radicale opposizione tra loro); il filo rosso degli interventi legati agli studi di storia econom ico-sociale. Q uesto aspetto ha offerto prospettive com plem entari e scorci grandem ente innovatori, com e, a nostro parere, laccen to posto non solo sul rapporto fra R agusa e il M editerraneo, m a sui rapporti interadriatici. Infatti se lA driatico pu somigliare a tanti altri m ari, ha di specifico il carattere di una alm eno parziale autosufficienza e in ogni caso di una coerenza che va ben al di l dei suoi elem enti puram ente geografici e si mostrata sovente capace di equivalere a una sorta di geostorico cam po autonom o di energie u m an e . Q u esto sicuram ente un suggerim ento da raccogliere

per il futuro calendario delle ricerche e degli approfondimenti. D an iela M anetti D a l l A d r ia tic o a l D a n u b io L Illir ic o n e ll et g reca e ro m a n a

allo stesso tempo, cosicch non si ha mai la sensazione di p oter raggiungere u n interpretazione univoca dei fenom eni che si verificano allinterno. Il convegno risponde, pur im plicitam ente, a tali sollecitazioni con una serie di contributi finalizzati alla descrizione delle civilt che, in sequenza, si sono avvicendate nei Balcani convivendo luna accanto allaltra, com e Illiri e G reci, 0 compenetrandosi, com e avvenne allepoca rom ana. La prim a delle tre giornate stata dedicata allarcheologia illirica nellE t del Ferro (Andreas Lippert), allesposizione delle form e di con tatto fra Greci, Illiri e M acedoni (Claudia A ntonetti, Franca Landucci G attino ni), agli aspetti culturali, politici ed econ om ici che caratterizzano e legano i popoli che si affacciano sul bacino adriatico (Peter Siew ert, Cinzia B earzot, Luciana A igner Foresti, Francis Tassaux). La seconda giornata ha invece focalizzato il tema della conquista rom ana e dellassetto amministrativo, civile, econ om ico e militare delle province illiriche a partire dallet repubblicana e tardo-repubblicana (Gino Bandelli, Maijeta Sasel Kos) fino al periodo imperiale (M arc M ayer, Gza Alfldi, M arta Sordi, Giovarmi Brizzi, Slobodan D usanic). La terza giornata, dopo la pausa letteraria della mattina, centrata su san G irolam o (M ichael von Albrecht, Alberto Grilli) e sullimm agine dellIllirico nella panegiristica (D om en ico Lassandro), si conclusa co n ulteriori contributi sulla frontiera illirica (loan Piso, Jo h n J. W ilkes, Arnaldo M arcone). Sono inoltre intervenuti a coordinare e vivacizzare la discussione, seguita a ogni intervento, M artin Jehne, Jean -M ich el R o d d az, G iam piero R osati, Giuseppe Zecchini. N el corso del convegno non sono mancati gli spunti per ulteriori riflessioni sulla complessa fusione di civilt che ha caratterizzato, e caratterizza, 1 Balcani. M o m en to saliente stata la relazione di Gza Alfoldi con il successivo

Convegno internazionale Cividale del Friuli 25-2 6 Settem bre 2003 Il convegno stato organizzato dalla
Fondazione N iccol Canussio e si tenuto presso il castello Canussio, sede della stessa fondazione (m wufondazionecanussio. org). La prestigiosa m agione e la cortesia della famiglia Canussio, uniti al livello del com itato scientifico della fondazione, co n co rro n o alla riuscita dei convegni internazionali che dal 1 9 9 9 vengono celebrati con cadenza annuale e che hanno lobiettivo di illustrare aspetti della civilizzazione rom ana in Europa. E significativo che unoperazione culturale del genere sia sorta nellarea transfrontaliera di Cividale, laddove nel corso dei secoli di grande rilevanza stata la questione dellidentit rom ana, vissuta oggi non pi co n lottica esclusiva di una p ur legittim a rivendicazione nazionale m a anche co n la consapevolezza di appartenere in p rim o luogo a un contesto di civilt com u n e ai popoli dEuropa. D a questa visione nasce evidentemente la scelta del tem a balcanico. Il convegno porta lo stesso titolo di un volum e del 1991 che raccoglie gli interventi dedicati da Massimiliano Pavan a questa parte dE urop a racchiusa fra due vie dacqua, un fiume e un mare, cos intim am ente connessi che gli antichi facevano addirittura sfociare il prim o nel secondo, trasferendo in una realt imm aginata un dato ideale. La nettezza dei confini non basta per a definire le caratteristiche di un territorio. C i che infatti pi colpisce di questarea la difficile osmosi co n le culture circostanti che la rende singolare e variegata

dibattito durante il quale, a fronte della ricerca erudita e antiquaria, si tentata una visione di sintesi evidenziando il tema dellidentit storica e culturale della vasta area com presa fra A driatico e Danubio. C arlo Marcaccini L a n tic h it ritrovata. I s tr ia e D a lm a z ia n ei reso con ti di v iag g io di J a c o b Spott e L u ig i F erd in a n d o M a r s ili

notoriet fra i contemporanei: di Spon il Voyage d Italie, de D alm atie, de Grece et du Levant, pubblicato nel 1678; di Marsili, il cui diario di viaggio rimase peraltro inedito, il D anubius Pannonico-Mysicus, stampato m olto pi tardi, nel 1 7 2 6 , u n opera enciclopedica che raccoglie osservazioni e considerazioni non solo antiquarie m a anche di carattere naturalistico. C o m e i curatori scrivono nel depliant illustrativo, attraverso le opere di questi due studiosi avvenne il prim o coeren te tentativo di recupero delle antichit rom ane nelle terre di Dalmazia ... O ltre al con trib uto offerto alla ricerca di un m eto d o dindagine sistematico nellapproccio allantico, entram be le relazioni di viaggio, ricch e di descrizioni e di illustrazioni, conservano infatti num erose testim onianze riguardanti m onum enti antichi successivamente scomparsi e illustrano con acuto spirito la realt dellepoca . Il percorso della mostra stato cos organizzato. Il p rim o pannello aveva una funzione introduttiva e offriva una rassegna sintetica dei viaggiatori che toccaron o la costa dalmata prim a di Spon e Marsili, mentre il secondo e il terzo illustravano litinerario dei due antiquari co n le tappe principali. D a segnalare in questi due pannelli la riproduzione della carta delle coste di Istria e Dalmazia disegnata dallo stesso Marsili. Il quarto, il quinto e il sesto pannello entravano nel tem a della ricerca antiquaria con dotta dai due personaggi, m ostrando iscrizioni e m onu m en ti segnalati e descritti nelle loro opere. Gli ultimi due pannelli m ettevano in evidenza le ripercussioni culturali e i risvolti m etodologici dei resoconti di Marsili e Spon, che contribuirono non solo a incrementare linteresse per lantichit classica ma favorirono anche lapproccio diretto al reperto arch eologico esaminato allin tern o del contesto di appartenenza. C arlo Marcaccini
Il pannello esposto alla mostra L'antichit ritrovata, riproduce la carta della costa istriana e dalmata disegnata dal Marsili (Bologna, Biblioteca Universitaria, Fondo Marsili, 1044, 50. 8). In rosso indicato l'itinerario di Jacob Spon.

M ostra a cura di P. B anchig, S. M agnani, L . Rebaudo, G. Venturini Universit degli studi di Udine D ipartim ento di storia e tutela dei beni culturali Castello Canussio - Cividale del Friuli 25-27 Settem bre 2003
Da sempre tappe obbligate lungo il percorso che dallEuropa portava in Grecia e in O rien te, lIstria e la Dalmazia furono a loro volta meta incidentale di piccoli tour a partire dal X V secolo, quando la nuova passione per lantichit spinse eruditi viaggiatori, soprattutto italiani, a visitare quei luoghi che, pur periferici, avevano con osciu to la frequentazione greca e romana, con lo scopo di ammirarne e descriverne le vestigia. Organizzata in otto dettagliati pannelli la m ostra ha rievocato due im portanti resoconti di viaggio che non solo testim oniano la sopravvivenza di questo genere letterario nel X V II secolo, ma costituiscono di per s docum enti preziosi per la ricostruzione di m onum enti perduti o danneggiati, per lo studio del paesaggio, per la stessa storia politica e sociale. Jaco b Spon e Ferdinando Marsili, luno m edico francese laltro nobile bolognese, personaggi diversi per storia personale e form azione, ebbero entrambi loccasione di viaggiare al seguito di una missione diplom atica veneziana diretta a Costantinopoli, il prim o nel 1 6 7 5 , dopo avere con soddisfazione girato lItalia, il secondo pochi anni dopo, nel 167 9 . D a questa esperienza entrambi trassero due opere significative che ebbero considerevole

Carta disegnata da Francesco Berlinghieri in Geographia 1482 (Esemplare Fond. Scaramang, Trieste). L'immagine tratta dalla mostra L'antichit ritrovata.

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L I t a l i a e l E u r o p a C e n t r o -O r ie n ta le a ttrav erso i seco li

Miscellanea di studi di storia politico-diplom atica, econom ica e dei rapporti culturali, a cura di C . L u ca, G. Masi, A . P iccardi, Istros E d itrice, Braila-V enezia, 2004
Il volum e raccoglie venticinque testi, realizzati da studiosi rom eni e italiani, che affrontano vari argom enti di storia dei rapporti intercorsi, in un arco di tem po che va dallA ntichit fino allE t C ontem poran ea, tra la Penisola italiana e le terre dellE urop a centro-orientale, in particolar m o d o i Principati R o m e n i. I diversi studi presentati nel volum e sono arm onizzati, dunque, in un tu ttuno coeren te che obbedisce a questunico obiettivo generale. M a un altro elem ento che, in m o d o precipuo, stato tenuto presente per la realizzazione di questo volum e luso esclusivo, in ogni singolo contributo, di fonti inedite e di prim a mano. Cos ven gon o affrontate questioni di natura politica, econ om ica e di storia della cultura in genere, studiando d ocum enti m anoscritti o a stampa che sono conservati in diversi archivi e biblioteche italiane, oppure analizzando il m ateriale bibliografico dellepoca. Facen do scorrere lindice di questo volum e si nota che la m aggior parte dei testi, curati da docenti universitari e studiosi im pegnati in ricerche specialistiche, riguarda argom enti di storia medievale e m oderna, e m ette in luce aspetti specifici, p o co noti o affatto sconosciuti, che vengono inquadrati nella prospettiva pi ampia della situazione europea del tem po, per cui il risultato raggiunto consente di formarsi u n im m agine abbastanza circostanziata dellargom ento studiato. Lim pegno dei curatori stato sia quello di rendere uniform i i testi da un punto di vista tecnico-grafico, sia quello di correggere e revisionare accuratam ente le traduzioni italiane dei testi rom eni. N e risulta dunque un volum e di studi specialistici destinato, innanzitutto, ai lettori interessati a tutto ci che riguarda i rapporti tra la penisola italiana co n le sue realt statuali, dallepoca della frantumazione politica fino al secolo scorso, e una vasta zona com presa tra le pianure ungheresi e il M ar N ero, cio lEuropa centro-orientale. Attraverso il percorso tracciato dai testi, che sono disposti ovviam ente in ordine cron ologico, viene evidenziata in m o d o chiaro la vocazione europea di quei territo ri situati ai confini orientali del nostro continente, e i legami che si sono intrecciati strettam ente attraverso i secoli tra questarea e l'Italia. Sono innanzitutto i rapporti politici a trovare luogo nelle fonti italiane dellepoca, le quali hanno registrato appunto i m olteplici scambi di ambascerie e le trattative svolte, co n alterna fortuna, fra gli inviati dei principi rom eni e i diplomatici degli Stati italiani, soprattutto quelli della R epubblica veneziana. E sono soprattutto i docum enti provenienti dalla citt lagunare (per tutto il M edioevo e durante lE t M od ern a centro privilegiato di raccolta delle inform azioni che giungevano da diverse parti del m ondo) a essere studiati nella m aggior parte dei testi. Il rinvio alle fonti docum entarie, am piam ente utilizzate e finora pressoch sconosciute diviene una caratteristica evidente del libro, ribadita dalla frequente riproduzione di docum enti inediti nelle appendici che chiudono tanti dei testi pubblicati. E questo uno dei requisiti principali richiesti dai curatori del volum e, naturalm ente p er rendere disponibile la consultazione di fonti difficilmente raggiungibili, e per offrire dunque agli studiosi interessati la possibilit di raccogliere, da un num ero cospicuo di docum enti inediti, tanti dettagli utili anche ad altre ricerche consimili. Q u esto volum e delinea una storia dei rapporti politici, com m erciali e culturali tout court, co n tratti spesso trascurati dalla storiografia italiana, p oich ritenuti di secondaria im portanza, m a la cui influenza e persistenza attraverso i secoli si dimostra di grande interesse per chi voglia studiare i rapporti fra gli Stati dellintera Europa durante l ancien regime. Analizzati dal punto di vista dello specialista, tali rapporti vengono ricostruiti in quei particolari che con sen ton o di ridisegnare un ordine politico, nei m odi in cui esso si venne creando, e linsieme delle relazioni che intercorsero fra gli Stati italiani e larea cen tro-orientale dellEuropa. G ianluca M asi

Le iniziative dell'Universit di Firenze a Scutari negli anni 2001-2002


S to ria e cifre d el P ro g etto A l b a n i a LUniversit di Firenze ha scelto di attuare una modalit sperimentale di intervento di cooperazione culturale con lUniversit di Scutari fin dal 199 2 . Listituzione del D ipartim ento di Italianistica presso lUniversit di Scutari, considerato co m e base logistica e garanzia di continuit istituzionale, stato preparato da un p rotocollo di intesa tra i due Atenei ch e risale al 1 9 9 5 e dalla istituzione, da parte del M A E (M inistero degli Affari Esteri), di un lettorato di lingua italiana presso lA teneo scutarino, e successivamente del lettore di italiano presso il locale liceo bilingue italo-albanese. Nella fase iniziale dellintervento (a partire dallanno accad em ico 1 9 9 9 -2 0 0 0 ) co n un con trib uto del M A E di 5 0 milioni di lire (Com m issione A ngioni) si provveduto alla costituzione di una biblioteca di lingua e letteratura italiana di oltre 1 0 0 0 volum i e sono iniziati una serie di corsi intensivi presso il D ipartim ento di Italianistica di Scutari da parte di docenti fiorentini. N ellanno accad em ico 2 0 0 0 -2 0 0 1 sono state attivate le p rim e borse di studio p er brevi soggiorni a Firenze di studenti scutarini, co n lo scopo di far loro frequentare m oduli di insegnam ento e di avviare un program m a di ricerca com e preparazione per la tesi di laurea. I m oduli di insegnam ento dei docenti italiani presso il D ipartim ento di Scutari sono proseguiti negli anni successivi grazie al progetto di internazionalizzazione cofinanziato dal M I U R (M inistero dellIstruzione, dellU niversit e della R icerca) e intitolato M odalit di gem m azione e sperim entazione curriculare a partire dal D ipartim ento di Scienze dellA ntichit e dal D ipartim ento di Italianistica per un totale di 9 0 milioni di lire, ch e hanno cop erto le spese di mobilit dei d ocenti e lacquisto di materiale didattico. i | Q L o stesso M I U R ha finanziato, p er il biennio 2 0 0 1 - 2 0 0 2 , un p rim o program m a di form azione che ammontava a 2 5 0 milioni di lire e com prendeva la prosecuzione degli insegnamenti curriculari presso il D ipartim ento di Italianistica, una serie di attivit didattiche extracurriculari nei settori storico-arch eolo gico e turistico, lorganizzazione di un convegno internazionale sullAlbania antica, una mostra sulla storia delle istituzioni culturali scutarine. Il finanziamento del M I U R ha consentito di proporre e otten ere dal M A E un ulteriore cofinanziam ento per un articolato piano di intervento di durata triennale (per un contributo complessivo di 9 5 5 milioni di lire) di cui si conclusa la prim a annualit. Il piano, denom inato Progetto A lban ia - iniziative di cooperazione culturale a Scutari prevede attivit di form azione curriculari ed extracu rriculari su tre aree tem atiche: archivistica e biblioteconom ia; beni culturali e ambientali; sviluppo sostenibile. A com pletam ento e supporto dellintervento form ativo sulla valorizzazione dei beni culturali sono stati progettati e realizzati, a cura del D ipartim ento di Progettazione dellU niversit di Firenze e grazie a un con trib uto M IU R -C o o p e rlin k , la ristrutturazione e lallestimento di due sale della sezione archeologica del M useo S torico di Scutari, inaugurate in occasio ne dellanniversario di fondazione dellUniversit di Scutari (25 ottobre del 2 0 0 2 ).

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Qui sopra, una delle sale interne del Museo.

A sinistra, la casa "Osa Kuka", sede del Museo Storico, uno splendido esempio di abitazione scutarina.

La raffinata illuminazione In un contesto grezzo" esalta i pezzi conservati nelle teche.

S p a z io esp o sitiv o p resso il M u seo S to rico d i S cu tari Progetto dellallestim ento: G iacom o P irazzoli con L isa A riani Collaboratore: A rben M itili Illuminotecnica: Targetti-Sankey C oordinam ento: M ichele P irazzoli C o n laUestimento delle due sale del M useo S torico presso la casa O so K uka lintervento dellUniversit di Firenze a Scutari assume i caratteri forti di unazione duratura, tesa a ristabilire un rapporto tra la citt e il proprio patrim onio culturale. Per anni le istituzioni locali preposte alla conservazione dei beni culturali hanno speso le poche risorse a disposizione per evitare la dispersione degli oggetti darte; ora la fase che si inaugura con laUestimento delle due sale quella della com unicazione e della valorizzazione. Lintervento discende da una diffusa attivit di form azione nel cam po della gestione e valorizzazione delle risorse naturali (sviluppo sostenibile) e dei beni librari, archivistici e archeologici che lUniversit di Firenze ha avviato a Scutari avvalendosi della collaborazione delle pi titolate istituzioni italiane nei diversi settori. Lallestim ento museale propone il superam ento dellintervento effimero e punta, con p oche mosse, a valorizzare la spazialit e le caratteristiche del luogo. R ip ercorren d o il co n cetto vitruviano della colonna fasciata, contam inata con u n idea atemporale di allestimento
Particolari dell'allestimento: scaffali e colonne fasciate. A destra. Francesco di Giorgio Martini (XV see.). Codice torinese saluzziano, foglio 14 v.

In un Paese che sta cercando di riscoprire - anche attraverso i beni culturali le radici della propria m olteplice identit.

in continuit con larchitettura - quasi una protesi rispetto a qualcosa ch e gi esisteva, i pilastri in pietra - , qui centrale la riflessione sul carattere prim ario e asciutto di un lavoro pensato per una condizione estrema. Q ui non esiste decorazione, ci sono i reperti, soli, e poi vetro, ferro, p oco legno, e un p o di luce.

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F ir e n z e c h ia m a S cu tari LU niversit di Firenze si proposta di attribuire un ruolo attivo allUniversit di Scutari, coinvolgendo sia il R etto rato , in quanto vertice istituzionale, sia le im portanti ramificazioni che vivono a pi stretto contatto co n la realt cittadina com e i D ipartim enti, in p rim o luogo il D ipartim ento di Italianistica, e i singoli docenti. Il terreno sul quale avvenuto lin contro fra i due A tenei quello dei beni culturali e ambientali, cui il progetto fiorentino ha ricon osciu to im portanza strategica cruciale, nella convinzione che a Scutari iniziative di sviluppo sostenibile n on possano prescindere dal recupero della tradizione storico-culturale. Quali settori dintervento specifico sono stati individuati la scuola, luniversit e la pubblica amministrazione, che costituiscono gli ingranaggi essenziali p er la diffusione e l'applicazione di contenuti e m etodologie in grado di innescare processi di sviluppo. A questo scopo lintervento di cooperazione da modalit classiche di integrazione dei curricula universitari si evoluto in un sistema complesso che prevede il coinvolgim ento di soggetti specializzati in diversi settori della formazione, ognuno dei quali ha sviluppato capacit progettuali e risorse finanziarie. LA teneo scutarino ha cos avuto m o d o di confrontarsi co n le esperienze di strutture italiane di eccellenza quali il Form ez (una Agenzia del D ipartim ento della Funzione Pubblica p er il personale degli E n ti locali italiani), lIndire (Istituto nazionale del M I U R per la form azione e laggiornam ento degli insegnanti con particolare riferimento alle nuove tecnologie), lIttig (Istituto di Teoria e Tecnica dellinform azione giuridica) del C nr. La convergenza di un num ero cos elevato di istituzioni determ inate a svolgere specifici program m i di form azione a Scutari ha posto lesigenza di avere

a disposizione spazi adeguati, per cui stato possibile ottenere un contributo dal Program o f activities in support o f the A lbanian regions and prefectures (Pasarp), gestito in lo co dallagenzia delle N azioni U n ite (U nops) e finanziato dal M A E , per il restauro dello stabile del D ipartim ento di Italianistica e di una struttura adiacente adibita a sala com p u ter p er le iniziative dellintero corso di Laurea in Lingue, previsto dal D ipartim ento di Italianistica scutarino, e per le attivit portate avanti dallintero Progetto Albania. Lautore del progetto di restauro Giovanni Pirazzoli (convenzione U nops - U niversit di Firenze, Dip. Progettazione dellA rchitettu ra). Q uesti sono solo alcuni dei progetti messi in cam po dallUniversit di Firenze, che nel con tem p o, sollecitata da una realt carica di esigenze e di risorse co m e quella scutarina, ha attivato altre iniziative in settori affini coinvolgendo istituzioni pertinenti. Scutari: uneredit europea che guarda alfiituro M ostra documentaria Lesposizione stata inaugurata il 25 ottobre 2 0 0 2 , in occasione delle celebrazioni per il 4 5 anniversario della fondazione dellU niversit di Scutari, co n conferenze e con certi a latere, co n lintento di far riscoprire alla citt la sua identit storica e di stimolare lesigenza di valorizzare le ricchezze del territorio. La m ostra si articolata in otto esposizioni ospitate nei luoghi culturalm ente pi significativi della citt: - fotografie sulla storia dellIstituzione Universitaria Scutarina (presso il R ettorato dellUniversit di Scutari); - riproduzioni di codici miniati scutarini, provenienti dallArchivio di Stato di Tirana (presso la biblioteca M arin Barleti); - foto delle 3 6 antiche m oschee scutarine, molte della quali distrutte durante il regime di Enver H oxh a (presso lH otel R ozafa); - retrospettiva del pittore Lin Delia (1 9 2 5 -1 9 9 4 ), co n opere recuperate ed esposte a Scutari per la prim a volta (presso la Galleria Shkodra); C o n v eg n i, m ostre, co n feren z e L A lban ia e l Adriatico nel m ondo antico Sem inario internazionale Lin contro di studio che si tenuto nei giorni 2 9 - 3 0 settem bre 2 0 0 1 nellaula m agna dellU niversit di Scutari ha coinvolto non solo esperti e ricercatori italiani e albanesi m a ha anche attratto lintera cittadinanza, rivelandosi cos occasione di confronto e m om en to di scoperta com u n e del patrim onio culturale dellAlbania. H an no collaborato co n lA teneo fiorentino le Universit di L ecce, di M ilano, di Padova e di U rb ino. Indispensabile stato il con trib uto degli archeologici e degli storici albanesi, fra i quali vanno segnalati com e p rom oto ri N eritan C eka e M uzafer K orkuti. Statuti di Scutari P resentazione del volume [in proposito si veda la recensione a p.95] Il 2 6 ottobre 2 0 0 2 , stato presentato in pubblica conferenza il volum e Statuti di Scutari a cura di Lucia N adin. Il volum e uscito sotto lalto patronato dei Presidenti - Scuole Francescane a Scutari co n docum enti relativi allattivit di Gjergj Fistha (presso la biblioteca dei Francescani di Gjuhadol); - Scutari oggi e dom ani esposizione dei lavori degli studenti del L iceo artistico Prenge Jakova (presso la Sala Dlyricum); - cartografia storica e foto aeree inedite conservate nellIstituto Geografico Militare di Firenze (presso il foy er del Teatro Mijeni); - oggetti liturgici e icon e della com unit ortodossa di Scutari.

< U m della R epubblica di Albania e dItalia. Gli statuti sono stati tradotti in albanese dallAmbasciatore albanese a R o m a e sono corredati di saggi introduttivi di Lucia N adin, Giovan Battista Pellegrini, Oliver Jens Schm itt e G herardo Ortalli. Levento si aperto con la lettura di un messaggio del Presidente della R epubblica Carlo Azeglio Ciam pi. Laboratorio di archeologia C ontem poran eam en te al corso di base in gestione dellinform azione iniziato il Laboratorio di archeologia (60 ore), presso laula attrezzata del D ipartim ento di Italianistica di Scutari. Il corso si avvalso della collaborazione di esperti albanesi provenienti dallIstituto di A rchelogia di Tirana, e altri archeologi collaboratori dellIstituto. Il corso di form azione ha impegnato circa 80 C o rsi di f o r m a z i o n e , stages Corso di base in gestione dellinform azione N el p eriod o dal 4 aprile al 16 giugno 2 0 0 2 si svolta la prim a azione form ativa extracurriculare prevista dal progetto: il corso sulla gestione dellinform azione (con un nucleo didattico di 4 0 ore costituito dalla gestione dellinform azione propriam ente detta) ha funzionato da base per due indirizzi distinti (Laboratorio di archeologia e Sviluppo sostenibile) di 6 0 ore ciascuno co n lo scopo di individuare gli ambiti specifici e le rison e umane per i successivi interventi form ativi nei tre settori dintervento previsti: archivistica e biblioteconom ia, beni culturali e ambientali, sviluppo sostenibile. Il corso di base ha affrontato i tem i della gestione dei diversi tipi di inform azione dal punto di vista delle m etodologie generali. I m oduli di insegnam ento proposti hanno trattato il tem a della ricerca di diversi tipi di inform azione nelle sedi tradizionali (biblioteche, archivi, cartoteche) e nelle sedi virtuali dei supporti informatici e di Internet. I docenti sono stati scelti tra i massimi esperti italiani del settore, provenienti da diverse U niversit e Istituti di ricerca: Giovanni Biondi, direttore generale dellIndire, Paola Capitani, consulente dellIndire, E rild e Terenzoni, Ministero dei Beni Ambientali e Culturali, Adriana Valente, del C n r, Sebastiano Faro, dellIttig, A nnam aria Tamm aro, dellUniversit di Parm a. Ipotesi di riqualificazione urbana a Scutari Il c o n o ha avuto inizio il 2 2 giugno 2 0 0 2 e si concluso il 7 luglio 2 0 0 2 per un totale di 4 0 ore di lezione in forma di laboratorio per 10 ingegneri, architetti [I resoconti dellattivit p er gli anni 2 0 0 3 - 2 0 0 4 saranno pubblicati nel prossimo num ero.] Sviluppo sostenibile E il secondo corso generale di 6 0 ore che, co m e il precedente, va ad aggiungersi al corso di base in gestione dellinform azione. Il corso si svolto a Scutari dal 10 maggio al 16 giugno 2 0 0 2 presso laula attrezzata del D ipartim ento di Italianistica; il corso ha visto la partecipazione di 3 0 tra funzionari degli enti locali, docenti universitari, studenti e giovani albanesi impegnati con le O N G in attivit di tutela del patrim onio ambientale scutarino. Le lezioni sono state tenute da docenti delle Facolt di Ingegneria, A rchitettura, E co n o m ia e Lettere (Federici, D ini, Pirazzoli, Sem boloni), oltre a esperti liberi professionisti (Sbordone e Cavallotti) ed esperti di sviluppo locale del Form ez (A gnesa). tra studenti universitari, docenti delle scuole secondarie e personale di biblioteche e musei locali e ha avuto una durata complessiva di oltre due mesi co n stages presso gli archivi del m useo storico ed esercitazioni di catalogazione dei pezzi del m useo archeologico sotto la supervisione degli archeologi dellU niversit di U rbino. Corso di archivistica e biblioteconom ia La collaborazione tra lUniversit di Firenze e lindire (Istituto N azionale per la D ocu m en tazion e, lInnovazione e la R ic e rc a Educativa) ha consentito di organizzare una specifica attivit di form azione presso la sede fiorentina dellIstituto p er dieci persone provenienti da Scutari segnalate dalle principali istituzioni locali ch e dispongono di fondi librari. Lattivit didattica stata svolta a titolo gratuito dagli esperti dellIndire che ha fornito il software di catalogazione W iniride, di cui proprietario. O ggetto dellattivit di form azione stato infatti luso di Winiride, strumento di catalogazione con form e agli standard internazionali, sviluppato p er la catalogazione e la messa in rete delle biblioteche scolastiche, m a estrem am ente versatile e adatto alla catalogazione di produzioni sonore e musicali, im m agini e creazioni multimediali. Il corso si svolto a Firenze dal 15 al 2 0 settem bre. Tornati a Scutari, gli studenti hanno iniziato la catalogazione informatica delle biblioteche delle istituzioni di appartenenza. e studenti di Ingegneria e A rchitettura. Il corso stato m irato alla costruzione di ipotesi progettuali relative alla citt di Scutari. La collaborazione stata estesa anche agli E n ti locali (M unicipio, Prefettura), alle O N G operanti sul territorio e alle organizzazioni internazionali presenti a Scutari. In particolare si segnala la collaborazione con il program ma Pasarp gestito da Unops (United Nations Office for Project Service), che ha contribuito allindividuazione delle aree di studio p er lesercitazione prevista. Coordinatore dellattivit didattica stato G iacom o Pirazzoli (Universit di Firenze). :

Una tipica casa scuta rina.

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P ro g etti fu t u r i Studi p er la conservazione e la v a lo rizz a zion e del Quartiere dei V eneziani a Scutari a cura di M aria A drian a Giusti In et m oderna, lo sviluppo urbanistico di Scutari si attestato intorno agli assi ortogonali principali, che form ano lotti quadrangolari irregolari. A llinterno di questi si dirama un tracciato irregolare, sottolineato dalla continuit dellinsediamento, form ato da unit edilizie con o rto chiuso e pergolati aerei. Larchitettura si progressivamente aggiornata agli stilemi occidentali, evidenti in m olti edifici con decorazioni eclettiche e liberty, ch e si incontrano coi caratteri della tradizione locale. La casa scutarina, a b locco com patto, talvolta co n doppio ordine di loggiati, in pietram e e orditura lignea di solai e finiture, chiusa entro recinti coltivati. S on o conservati i caratteri costruttivi delledilizia tradizionale, im prontata a un diffuso im piego di orditure lignee, sia per le strutture orizzontali (solai, spesso co n intagli) ch e p er quelle verticali. L o stato di conservazione oggi com prom esso da erronei interventi di m anutenzione e da casuali lavori di ripristino. A fronte di questa situazione diffusa di degrado strutturale e infrastrutturale, si im pongono urgenti interventi di restauro e di valorizzazione, da program m are sulla base di unapprofondita conoscenza preliminare. Lobiettivo quello di definire, attraverso questo m etodo, le linee-guida del recupero, cercando di prom uovere, anche attraverso la redazione di un manuale , lim piego delle tecniche e dei materiali tradizionali. Sar inoltre data opportuna visibilit a tale studio, soprattutto attraverso il coinvolgim ento di cittadini, am m inistratori locali, maestranze e progettisti. L o scenario locale im pone infatti urgenti strum enti di gestione che non possono prescindere da una strategia di prom ozione per salvaguardare lidentit di questo patrim onio storico, architettonico e ambientale. Il program m a di lavoro si articoler in pi m om en ti: - analisi e studio della citt, intesa co m e organism o integrato, di aree, manufatti, infrastrutture di vario genere; - rilievo dellinsediamento centrale ( quartieri veneziani); - analisi e schedatura dei caratteri, delle tecniche e dei materiali costruttivi; - progetto pilota sullinsediamento del centro storico, ch e consiste nellelaborazione di uno studio di conservazione incentrato sulla valorizzazione di tale tessuto com e prim aria risorsa turistica; nella verifica delle possibilit di potenziare risorse com plem entari e integrative dellofferta turistica stessa, co m e la riattivazione di mestieri tradizionali (per esempio, lintarsio ligneo, la stoiatura co m e settore edilizio della tessitura) e lin crem en to di servizi e strutture ricettive; nella form azione di personale id on eo a operare sul patrim onio storico-arch itetton ico, nelle diverse e continuative fasi del restauro; - form ulazione di un manuale del recu pero che, sulla base della ricognizione analitica, possa fornire le linee-guida per attuare la conservazione. Tutte le operazioni, dalla conoscenza storica ai rilievi g eo m etrico-m orfolo gici, saranno svolte nellambito di un Laboratorio ch e sar allestito a Scutari, nei locali dellIstituto di Italianistica dellUniversit, gi sede della missione dellUniversit di Firenze, al quale avranno accesso gli studenti del Politecn ico di Torino (coordinati da professori di restauro, topografia, progettazione) i quali opereranno co n neo-laureati, selezionati dalla M unicipalit e dallUniversit di Scutari co n laiuto dellIstituti M onum enteve te Kultures di Tirana.

do toki eshte nje knfi. Perceptinn i hapcsir adriatike ni' antikitctin greko-roman Kjo ese prballet pikensht m e konceptin e laijim it te kufirit adriak. A u to n pyet veten m bi konceptin n fjal.Prgjigija sht relative: n ankiten grek t part q zbuluan kufinn qen lundrtart q endeshin nga porta n p o rt prgjat bregut (it. portolani). Fryt i krkimeve t tyre sht piknsht penplus-i, nj prshknm i bregut nga i cili del n pah si sht konceptuar kufih, d.m .th., toka, nga pikpamja e tyre. Edhe pse u perhapen ne te gjithe M esdheun, greket e vjeter, ne periudhen arkaike dhe klasike m perm bajten ketij koncepm i duke u mjaftuar m e themelimin e kolonive te tyre ne brigje pa u perpjekur te depertom n ne thellesi te tem toreve, N je peqashtim paraqitet pikerisht nga Dionizi i Sirakuzes qe midis shek.V e IV p.l.K. a m te pushtonte toka te Sicise e te Italise se Jugut duke u shtyrc edhe n e A dnak ku edhe themeloi kolom te vetat ne te dyja brigjet. Shume veta kane menduar qe tiram sirakuzan kishte per qellim te shtnnte hegjemom ne e tij mbi mbare Adnatikun. N der faktoret qe te bejne te mendosh se nuk eshte keshtu eshte fak qe vendqendrim et qe tirani them elon ne dy brigjet e A driakut nuk kane aspak per qellim te kontrollojne hyrjet ne brendesi te ketyre viseve por thjesht te favorizojne udhedm et e anijeve per qellime tregtare ne vija detare qe ekzistomn prej kohesh. Dionizi duket krejt indiferent ndaj Korkyres e kolonive te tjera korintase qe ne fakt duhet te kishin qene nje objektiv strategjik m e rendesi primare per dike qe ishte i interesuar te sundonte Adnakun.Eshte e qarte pra pse sirakuzanet ne shek. IV p.l.K. edhe pse e pershkuan A driadkun anembane duke e njo h u r edhe m e m ire ate, iu perm bajten gjithsesi menyrave klasike greke: m ungente akoma konceptim i i nje kufiri detar adriadk. Q ene pikerisht rom aket qe m e shume se nje shekull m e vone realizuan te paret projekdn e nje kufiri detar adriadk duke pasur si projekt sundmin e kesaj zone detare. E njejta gje synohej edhe nga iliret e mbreteresha e tyre Teuta, te eilet e kishm kuptuar m e pare se romaket rendesine e hegjemonise ne Adriak. Teuta synonte ta am n te kete hegjem oni duke perdorur anijet e veta korsare. Lind keshtu pirateria si fenom en qe lidhet m e zona kufitare dhe qe jane gjithashtu zona konkurrence dhe qe shenon gjithashtu hapjen e nje hapesire te re ku perballen qyteterime e kultura ne konkurrence midis tyre. Ilirct dalin te hum bur ne ndeshjet m e romaket: m e luften e pare lliro-romake (230-229 p.l.K.), R om a u je p fund sulmeve te flotes pirate te Teutes duke realizuar n e kete menyre akdn e pare te ekspansionit ne Ballkan, ekspansion qe do te vazhdoje ne shekujt e mevonshem duke a m tu r kulm in ne dy shekujt e pare te Perandonse. Sipas botekupdm it te romakeve pushdm i i tokave ballkanike ishte i rendesishem sepse siguronte qetesine e Italise Ata ishin te vetedijshem q nj situate e paqndrueshm e ne ate zon do t shkaktonte n menyre te paevitueshme efekte edhe n A dnatik, zon q duhej domosdo t kontrollohej prej tyre. sht pikrisht sundimi romak ai q shnon i pari lindjen e nj koncept m bi kufirin adnatik si nj hapsir strategjike e rila ndan, por njkohsisht edhe shpie n drejdm t dimcnsioneve e realiteteve t reja kul turo re. Every Land is a Frontier: the Perception o f the Adriatic Sea during Classical Antiquity This essay explores the creadon o f the Adriatic border. A t the beginning, the author attempts to define the term border . T h e first to discover the concept o f a border in ancient Greece w ere the sailors w ho traveled from p o rt to p o rt w ithout entering the open sea. T h e result o f their research was the periplus; they considered the coast to be their border. In the archaic and classical ages the Greeks, w h o had diffused in the M editerranean, rem ained fixed on this idea, thus lim iting themselves to founding settlements o n th e coast, w ithout experim enting o ther methods o f territorial expansion. A n exception is shown by Dionysius o f Syracuse

who, between the 5th and 6th centuries B.C., succeeded in creating a vast dom inion com prised o f Sicily and Southern Italy, extending also in the Adriatic Sea, w here he founded colonies on bo th banks. M any thought that the Syracusan tyrant w anted to impose his dom inion over the entire Adriatic Sea. Nevertheless, there are many factors that discourage this interpretation and the m ost im portant am ong them is the fact that the settlements built by the Syracusans o n the tw o banks o f the Adriatic were n o t designed for controlling access b u t simply accommodating the traversing o f the commercial ships, already well-established at the time. In fact, Dionysius seems to have been completely disinterested in Corcyra and in the C o n nthian colonies, now standing on Albanian ground, w hich should have been a strategic point o f prim ary im portance to impose an A dnac hegemony. Therefore it is clear that, although the Syracusans in the 4th century B.C. traveled all over the Adriatic Sea, th e perception o f a m aritime border was still absent. It was the Rom ans, m ore than one century after, w ho conceived the idea o f an Adriatic border im posing their hegem ony o n the sea. In the realization o f this plan, the Rom ans were helped by Q u een Teuta Illyrians. T h e Illyrians had already understood the s im portance o f the Adriatic and had intentions to conquer it w ith the use o f pirate ships. Thus emerges piracy as a phenom enon o f the frontier, beginning the period o f confrontation betw een civilizations and cultures destined to remain in com petition from that point o n over the Adriatic. Against the R om ans the Illyrians w ere destined to lose: in the first Illyrian w ar (230-229 B.C.), R o m e p ut an end to Teuta s fleet o f pirate ships com pleting the first act o f expansion in the Balkans culminating in the first tw o centuries o f the Empire. A ccording to the Rom ans, the conquest o f the Balkan inland was fundamental to ensure peace and affluence in Italy; they w ere well aware that an unstable situation in that area w ould have had inevitable repercussions in the Adriatic, o f w hich total control was essential. It was the R om an dom inion that gave birth to the Adnatic frontier as a strategic space that divides, b u t at the same time opens, although dangerously, towards new dimensions and cultural realities. Carlo Manamni Historia e vesltHr e nje vendi; qif nga Urna deri tek drama e Kosoves Q e ne antikitet A dnatiku eshte nje prej pikave m e te rendesishme te Evropes. Adriatiku eshte nje det q e ndan e bashkon. Ndersa Shqipena qe lget prej ketij deti eshte nje vend i veshtire e problematik. D en n e teteqinden shqiptaret qendrojne te terhequr ne male per te ruajtur identitetin e tyre por dine te mbeten edhe afer boshteve te medha te qytetenmiL M e gjithe krizat, nderprerjen e raporteve, ndeshjeve te ashpra gjithsesi e ruajten histo n n e d he traditat e tyre,bile m e shume nga m und t u duket bashkekohesve. Eshte e dukshme ne kete vend, prania e shum e qendrave politiko-ekonom ike, si rrjedhim varieteti e pasuria ne shume zona qe n e periudha te lulezimit te tyre m beten gjithm one sinkredke, d.m .th. te afta per te prodhuar sinteza kul turo re neperm jet raporteve m e vendet e aferta, p o r duke krijuar ekspenenca gjithsesi specifike. Kjo situate ka m undtir te prodhoje nje zhvillim qe ka siguruar edhe respektin e tradi ta ve dhe gjithashtu ka dhene rezultate shume te ndryshm e nga ato te strukturave politike orientale. N je gje e tille i ka bere me te lehta raportet m e Perendimin e n e veanti meVenecian, p o r edhe ato m e Perandorine O tom ane (kujtojme ketu dinasti n e e vezireve K oprulu apo rekrutim in e jeniereve). Q en e raportet m e Perendimin qe i dhane shtytje edhe levizjes p er pavaresine kombetare. M und te thuhet qe ne kete zone te rendesishme te Evropes u mani festuan dy tendenca kryesore: tendenca p er in teg n m dhe tendenca p er perballje. N e m enyre te veante perm endet peiballja n e plamn ftar midis te knshtereve dhe myslimaneve, midis kapitalizmit dhe feudalizmlt, midis menyres se vjeter te prodhim it dhe asaj industriale, midis universalizmit te vjeter dhe ndikimeve te Revolucionit Francez.

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Since ancient times, the A driatic Sea has been crucial to Europe: it is a sea w hich divides and unites. Albania, a country that overlooks the Adriatic Sea and is sustained by it, shares the same characteristics. Its location helps us to understand the role o f its inhabitants m relation to B yzantium. Isolated w ithin the m ountains, they maintained their individuality until the X IX century, but were at the same tim e quite dose to the axis o f civilization. D uring the H oly R o m a n Empire, the premise for a great shift in the axis towards N orthw est was set, resulting in a loss o f relevance for the Adriatic area. However, notwithstanding crisis, ruptures, and conflicts, through the centuries, many elements o f history and expenence w ere maintained, despite w hat many contemporaries think, focusing mainly on revolutions, institutional changes, and the alternation o f sovereigns, dynasties and religions. T h e polycentric nature and the variety and richness o f many situations, always syncretic at their climax, enabled Europe to elaborate interesting cultural synthesis through the relationships it had w ith the neighbouring cultures, creating independent and specific experiences and therefore unique and very im portant. This granted an evolution in Europe w ith respect to both differences and constants , ensuring a creativity and a multiplicity w hich were inconceivable under the despotic oriental empires. T he impulse to create new realities, like the one in Venice, w hich established relationships and mediated betw een East and West, came from all this. T h e presence o f Albanians in this process was not irrelevant. O ne need only recall the dynasty o f the Gran V izir K prlu and the presence o f young Albanians in the Janissary arm y corp. This country never stopped striving for national mdependence, being inspired from the X IX century by the Italian and European political and ideological stirrings. If one looks at the history o f Albania, one can say that there have always been tw o main tendencies, partly objective and partly creating an ennobling myth. First o f all there was a tendency to integrate and synthesize, able to elaborate different influences, while never losing its ow n mark; and at the same tim e a tendency towards confrontation set, from tim e to time, betw een Christianity and Islam, capitalism and the feudal system, stagnant tribal production system and liberal, urban civilization aiming at industrial development, betw een the defence o f closed worlds dipped into an old despotic and atrophying universalism and the growing internationalisation centred on the West, influence o f the French revolution. Bianca Valota

shumeshekullore te popullit shqiptar p o r edhe autore te pemdjekjes fetare kunder minoriteteve te krishtera ne Ballkan. N e vitet e m bretenm it te Z ogut (1925-1928) m endim et per Shqiperine ndryshuan akoma: italianet u binden qe ky vend fqinje po m errte rrugen drejt stabilitetit e progresit nen tutelen e Italise. Disa libra kerkuan ti je p n in shkas bashkepunimit ekonom ik midis dy popujve duke lartesuar pasurite e Shqiperise dhe pavdekshm erine e miqesise midis ketyre dy popujve. Kjo miqesi u thye p er shkak te hegjemonise musoliniane qe e shnderroi Zogun ne armik, nje shfrytezues te popullit e te vendit te tij. Pas pushtim it te vendit nga Italia ne vitin 1939 studimi i qyteterim it shqiptar, i historise se Shqiprise, i artit t saj, i triumfeve politike, i folklorit, 1 letrsise u b nga Rivista d Albania e drejtuar nga Francesco Ercole, b otim i ISPI, num ri i par 1 se cils doli n vitin 1940. N e faqet e kesaj reviste n u k behej m e fjale per Shqiperine arkaike, kultura e saj ritrajtohej nga pikepamje m oderne dhe strukturohej ne kendveshtrimin italik.

Siujiponja dhe Inani. Shqiptaret e divallati dhe te sotan ne [ (mm\ Studiumfotografili


Q e ne vitin 1442 kom uniteti i shqiptareve gjeti nje sell te veten prane M an astin t te San Gallos ne San Severo duke bere te lindte nje prej atyre shkoUave kombetare qe kujdesej p er kom um tetet e huaja. K jo shkolle, ashtu si edhe te tjerat ne Venecia, nuk njihej vetem si shoqate bamirese, p o r kryente edhe funksione bankare per te administruar pasurite e per te perballuar funksionim in e vet. Them eli i ketij kom uniteti ishin veprim tan te devocionit e te sherbimit, perfshire ketu te semuret e te paralizuant dhe nuk beheshin dallime nga pikepamja e shtreses shoqerore apo e gjendjes ekonomike, K om uniteti i shqiptareve u anullua vetem nje vit pas them elim it, ne vitin 1443, po r megjithate brenda pak vitesh kom uniteti u be i njohur n e m enyre te ligjshme, kete here jo ne San Gallo, p o r ne San Mauricio. M b erri tja e refugjateve te shum te pas renies se Shkodres ne vitin 1497 oi ne domosdoshmerm e e ndertim it te nje qendre m e te ma dhe e m e te pershtatshme per prit) en e refugjateve. P um m et zgjaten deri ne vitin 1502. Fasada eshte e veshur m e gure te Istrias m e nje basoreliev qe paraqet zonen ku ngrihet kalaja e Shkodres, ku verehet nje hero mbrojtes qe u m endua se shte Gjergj K astnot Skenderbeu (vdekur ne vitin 1468), edhe pse dallohet m bishkrimi A SED IO S E G N D O e data e perm bysur 1497. N e kem bet e malit shihet fituesi M uham et m e shpaten e zhveshur e i ndjekur ngaVeziri i madh. N e kom izen e kesaj pamjeje jan e skalitur stemat e mbrojtesve te fundit: A ntonio Loredan (1474) e A ntonio D a Lezze (1479). D u h et theksuar gjithashtu se kom pozim i 1 kesaj skene te kujton episodin e m berritjes se venecianeve ne Shkoder, i gdhendur ne te majte te arkes se v arnt te dukes Pietro M ocem go, vdekur ne vitin 1476, ndertuar ne kunderfasaden e San Giovanni e Paolo nga Pietro Lom bardo me bashkepunimin e te bijve Tullio e Antonio duke filluar pikerisht nga ky vit e duke perfiinduar brenda vitit 1481. N e fasaden e Shkolles se Shqiptareve, m bi kom izen qe ndan katet gj enden tre relieve m e gure te Istrias qe paraqesm San Gallon, Zojen m e K rishtin e San M auricion, mbrojtes te kom unitetit, pikerisht ne baze te qendrave ku ishte vendosur komuniteti. Ky eshte nje rast absolutisht i veante, sepse ne fakt shkollat e tjera kombetare i im portonin shenjterit e tyre mbrojtes. N dersa shqiptaret respektojne shenjtent e nderuar ne kishat prane te cilave kane gjetur mikpritje. N e fakt, mbrojtesja e vertete qe ata kane sjelle eshte Zoja e Shkodres, qe qendron e ulu r m e te birin ne krah pikensht ne qender te basorelievit te fasades, se riles gjithashtu i eshte kushtuar cikli i pikturave qe gj endet ne brendesi te nderteses.

A ia inth ItalianP tion M P ag d an D ag y lban e ercep . yth, rop an a d em og fromth E ofthe X cen ryto F e nd IX tu ascism
In the X IX century Giuseppe Mazzini, the patriot and politician, was the first to raise the Slavic problem in Italy and to suggest the im portance o f national unity for other countries as well. Albania in particular fell under the worst stereotypes about the distance, the difference and the weakness o f a rem ote East vis--vis to a strong and civilized West. Italian text-books o f the period reflected in full such anti-Turk prejudices as m uch as such rhetorical sympathy for oppressed populations. As the R isorgim ento ideals became old-fashioned and a new ideological approach appeared, the Italian attitude became less sympathetic, w ith the only exception for the epic adventure o f Scanderberg, the Albanian hero w ho w on the Turks, perceived as pater patriae. T h e growing distance was showed the new generation o f school text-books: during the first decades o f the X X century there was little attention deserved to Albania, apart from N iccol R o dolicos history text-book, where the Balcans area were portraited m ore in detail, though w ith the usual am ount o f com m on places and ambiguities. For instance, Turks were depicted as the responsible o f Christian persecutions and o f Albanian captivity. O nly between 1925 and 1928, w ith lang Zog, Albania became a friendly and m ost welcomed country: Italians felt that they w ere in the position o f becom ing its guide to stability and improvement. T h e attitude was reflected by several works that m entioned the com munal Italian-Albanian history, or, better, the Roman-Dlyrian ancestors. O th er books tried to im plem ent Italian economical investments in the area by decanting Albanian wealth and the never-ending friendship between the tw o countries. Unfortunately, the propaganda wrecked under Mussolini policy o f transform ing king Z o g into s a despot and Albania into a country to be invaded and (for its ow n sake) civilized by Italian conquerors. After Italian invasion and the formal unification o f the tw o kingdoms in the year 1939, there was again a shift toward m ore edulcorated terms. It is possible to testify such an attitude through La Rivista d Albania, edited by the w ell-know n scholar Francesco Ercole and published by ISPI [Istituto di Studi di Politica Intemazionale], under the aegis o f Centro di Studi per lAlbania, at the R eale Accademia d Italia, in 1940. T h e periodical explored the transformations and changes o f an archaic Albania into the m odern nation and its culture took shape according to the Italian canon. It was very similar an escamotage the illustrious Ettatlopedia Italiana had taken a few years ago in publishing the long and well docum ented voice Albania : at this point, the final conquest o f Albania, both materially and ideally, had taken place and its peculiarity was once m ore bounded into o ther schemes than its o w n ... Roberto Mancini

S hqiperia c ih cv m p ag d d ag ji < n afundi ilitm c; it, rop an e, cm og je y i tetcqmes dentiefashizem d


Ishte M axini qe beri perpjekjet e para ne drejtim te eshtjes sUave dhe perkrahu deshiren e vellazerimit te popullit Ita lia n m e popujt pertej Adriatikut. Per ta plotesuar skenarin politik turk kontribuan stereotipet tipike m bi Lindjen, elemente thellesisht negative qe prireshin te evidentonin distancen, kundervenien, ndryshimet kulturore e racore ne krahasim m e Perendim in, dhene m e ane atributesh te shumta e te polarizuara qe flisnin per nje ndryshim te madh midis Perendimit e Lrndjes. M anualet shkollore italiane ndjekin kete skeme ideologjike te m b an ur m e paragjykime kunder turqve e plot me retorike ne mbrojtje te popujve te shtypur. Pasi idealet e Rilindjes e hum bin fuqrne e tyre u kalua n e vlercsime te tjera e ne kete situate te re ideologjike Shqiperia nuk u pa m e m e syrin e meparshem. N e dhjetevjecaret e pare te nenteqindes botim et shkollore n uk i kushtojne vem endje te veante Shqiperise. N e kete drejtim ben peijashtim N ikol R odolico qe ne manualin e tij te historise tregohet m e i vem endshem ndaj Ballkanit, p o r jo m e pak i ngarkuar m e gjykime ambigue. Turqit, konsideroheshin pergjegjes jo vetem per shtypjen

T E an th L . A ian afestcrdayan T ayinl cu r lte agle d e ion lban s d od u


In 1442 the Albanian com m unity founded its center at the M onastery o f Saint Gallo in Samt Severo, establishing a national school. These national schools allowed by the governm ent o f the Serenissima in the spirit o f charity, aimed to protect members o f the foreign communities. Like other schools in Venice, it was a charitable association b ut also acted as a bank, administrating properties and looking after its ow n functions. Its activities mcluded devotional offices, aid to the ill and invalid, and was the foundation for a com m unity w hich did n o t discriminate on the basis o f rank o r wealth. In 1443, only one year after its foundation, the Albanian brotherhood was abolished, although w ithin a few years (1448), no longer located in Saint Gallo b u t in Saint M aurice, the com m unity was recognized and legitimized. In 1497, after the fall o f Scutan and the arrival o f many Albanian refugees, a bigger and more comfortable center was built. C onstruction lasted till 1502. T h e church faade is covered in Istrian stone.

A bas-relief represents the fortress o f Scutari w here a heroic defender, thought to be Gjergj K astnod Skenderbeg (who died in 146), appears, notwithstanding the inscription ASED IO S E G N D O and the inverted date 1474. A t the foot o f the mountain, M oham ed II the victor is exulting w ith an unsheathed sword, followed by the G ran Vizir. O n the upper part o f the frame are sculpted the coats o f arms o f the last tw o defenders: the superintendent A ntonio Loredan (1474) and A ntonio D a Lezze (1479). This scene is similar to the episode o f the Venetians entry into Scutan, w hich is sculpted on the left side o f the tom b o f doge Pietro M ocenigo, w ho died in 1476. It was built into the counterfaade o f Saint John and Paul by Pietro Lom bardo in collaboration w ith his sons Tullio and A ntonio the same year and was com pleted in 1481. O n the faade o f the Albanian school are three semi-reliefs made o f Istrian stone, o f controversial attribution, representing Saint Gallo, the M adonna w ith child and Saint M aurice, patron saints o f the Albanian brotherhood, according to local traditions. This is a unique example o f this kind. T h e other national schools im ported their ow n saints. O n the contrary, Albanians venerate the saints that are in the churches w here they have found a retreat. In fact, the m ost im portant patron saint they have im ported is the M adonna o f Scutari, w ho sits w ith h er child at the center o f the bas-relief on the faade; the paintings inside the C hurch are dedicated to her. Laura Corti A helare per nje mik. Italia tic tekstel c shkollave shqiptare qe shckulli i XIX deri ne XX K ontaktet midis Shqipense dhe Italise pasqyrohen edhe ne fiishen e didakokes e pro gram eve edukative. D uke filluar nga shekulli XDC ne Itali u botuan nje sere tekstesh lm guis tike, letrare, edukative si dhe gazeta e revista ne gjuhen shqipe ose ne te dyja gjuhet, shqip dhe italisht, si p.sh,, "Lalbanese d Italia e Flam un i Arbrit (La bandiera dellalbanese) t cilat kontribuan n shtjen kombtare shqiptare. N e fund te teteqindes, midis problemeve qe kerkonin zgjidhje nje vem endje te vecante kerkonte problemi i nje alfabeti te perbashket e normesimi i gjuhes se shkruar. N ga kjo pikepamje botim i i abetareve ne gjuhen shqipe u konsiderua si nje prej mjeteve m e te sigurta per knjim in e nje ndergjegjeje kombetare. Keshtu ka nje rendesi te veante ne historine e botimeve shkollore "Alfabetare e gluhese shqip (Abecedario di lingua albanese), botuar ne StamboU ne vitin 1879, vetem pak muaj pas aprovimit te alfabetit te Stambollit". Kjo abetare shte e hartuar ne menyre te tille qe ti sherbente mesimit ne shkollat fllore qe do te hapeshin ne ate penudhe. Behet fjale per nje veper kolektive neperm jet te riles jepet nje p aram e e dijes se pergjithshme qe perm ban argum ente te ndryshme, nder te cilat edhe Italia, e vendosur midis perandorive te m edha se bashku m e Rusine, Francen, Prusine, A ngine, Austrine.Turqine. Jepen gjithashtu edhe te dhena m bi histonne e Italise. Pikensht ne kete pjese trajtohen m arredheniet e Shqipense m e Italine, duke filluar m e lufterat iliro-romake. Persa u perket shkembimeve kulturore dhe ndikimeve reciproke midis Italise e Shqipense duhet kujtuar veprimtaria e zhvluar nga Gasper Benusi, autor i teksteve shkollore dhe nga i ati, Gjergji, i cili themeloi nje shkolle fllore ne Shkodr ne te rilen mesohej gjuha italiane. Tradita e abetareve dygjijhshe vazhdon e lulezon ne p en u d h en e Pavaresise (e shpallur ne vitin 1912). E dhe Luigj G urakuqi eshte nje figure qe spikat ne historine e Shqipense. Ai qe politikan e diplomat, njen i letrave, mesues e M inister i Arsimit ne qevenne e pare shqiptare, drejtor i N orm ales se Elbasamt ne vitin 1909. Ai botoi tre abetare nder te cilat perm endim Abetari per M soitore Fill ta re t Shqcypniis-Pnm o libro , botuar ne Napoli ne vitin 1905.

Pena u perket manualeve te historise duhen dalluar m bi te gjitha manualet e hartuar p er qellime shkollore nga esete e m enduar per nje publik m e te gjere, edhe pse ne te dyja rastet ndihet klima politike i kohes. Pjesa m e e ma dhe e teksteve shkollore te historise k u r flitet perVenecian ose R o m en , paraqet m berriqen e forcave ushtarake ne vendin tone si nje pushtim, aq m shijm shpeshhere e perkufizuar si shkatem m . Por megjithate inform acionet e perm bajtura ne keto tekste kishin per qellim edhe njohjen e Italise m e m e teper hollesi. Drafting a Friendship. Italy in Albanian Textbooks between XlXth ami XXth Century T h e intense relationship betw een Italy and Albania finds evidence in a specific branch such as education, in particular in school-programs and in school-apparatuses. Starting w ith the X IX century, in Italy a considerable num ber o f language, literary and scientific text-books, as m uch as news-papers and reviews, w ere published bo th in Albanian and in a bilingual, Italian-Albanian, version. For instance, LAlbanese d Italia and Flam un I A xbnt [La bandiera dellalbanese] contributed to the cause o f national unification. By the end o f the XDC century, am ong several m ajor problems Albania was urged to face, particular emphasis was given to the creation o f a communal alphabet and o f a standardization o f the w ritten language. Publishing spelling-books was perceived as the safest mean for reaching a national conscience. For instance, Alfabetare e gluhese sltqip, published in Istanbul in 1879, has a particular im portance in the history o f text-books because o f its peculiar structure: several branches o f knowledge were covered in order to make it suitable for all grades in the elementary schools that were about to open in Albania in the same years. It is a miscellany w ork that provides an over-all view on several topics: Italy, for instance, is listed am ong the great powers such as Russia, France, England, Germany, Austria and the Turkish Empire, and its national history is dealt in depth. A w hole section explores the relationship betw een Italy and Albania, dating back from the period o f A ncient R o m e and Illyria (the equivalence between Illyrians and Albanians clearly having a strong ideological and nationalistic meaning, w hich was recurrent in several other text-books). Gaspar Benussi, a w ell-know n author o f text-books, sponsored such a friendly perspective betw een the tw o countries, as m uch as his father, Gjergi, w ho founded the Scutan elementary school, w here Italian was taught. A nd such a tradition o f bilingual text-books also flourished after the Independence (obtained m 1912). A m ajor figure in Albanian history, the politician, diplomat, w riter and minister o f Education in the first national governm ent, Luigi G urakuqi was the director one o f the most im portant schools in Elbasan since 1909 and the author o f three spelling-books, am ong w hich the remarkable Abetari per Msoitore Filltare t'Shqcypniis, published in Naples in 1905. Still, in general, both in history school text-books and in essays for a m ore sophisticated audience, there is a constant apologetic approach w hich resents o f the political climate: for instance, very often bo th R o m e and Venice were presented as past colonial occupants invading Albania w ith military forces in a very cruel and aggressive way. A t the same time, there was an open intention o f im proving the knowledge about Italy and its culture. Islam Dizdari, Njazj Kazazi TU iiltgosh dhe te mos ndeshkosh. Trajitimi i hebrejtv n ihqipm Shqipria sht vlersuar shpesh si tok mikpritse: N kt ese prm endet dhe vlersohet roli pozitiv e pak i njohur i n drejtim t persekutim it hebraik nazifashist. N arkivat shqiptare g]enden dokum enta q dshmojn pr dyndjen intensive t hebrejve n drejtim t tokave shqiptare pikensht ne fillim t luftes pr lirim. sht e vrtet q hebrejt u pritn mire n Shqipri, ku dhe

paraqiteshin si t ishin t nj kombsie tjetr prej funksionarve apo prfaqsuesve t autoriteteve lokale. N vitin 1935 krkoi t hynte n Shqipri edhe D r. Fmer, studiues ifut, profesor n Universit tin e Londrs, i shoqruar nga X hon Walter; biri i drejtorit t Times-it. Qllimi i ktij udhtim i ishte t studioheshin mundsit e nj vendosjeje t m undshm e t hebrejve n tokat shqiptare: B u n m e t ndryshme dshmojn edhe p r nj udhtim sekret t Ainshtajnit pikrisht n kt periudh. Pak nga pak shtja e mikpritjes s hebrejve nga ana e shqiptarve trhoqi vm endjen dhe interesin e bots diploma tike. U shfaq kshtu nteres nga ana e organizatave e shoqatave q konsideronin reale rreziqet q silice antisemitizmi dhe giudeofobia. N vitin 1934 komisari i lart p r refugjatt e Lidhjes s Kombeve m e seli n Gjenev u krkoi qeveris dhe mbretit nse ekzistonin mundsit pr leje vendqndrim i t disa hebrejve gjerman m e t ardhura t konsiderueshme financiare. R reth gjysms s viteve 30 Komiteti Q endror i t Emigruarve Izraelit t Gjermanis krkoi strehim kolektiv pr nj kom unitet ebraik q m e sa dukej, ishte n rrezik t madh. Shteti shqiptar mbshteti ardhjen e hebrejve n Shqipri dhe si rrjedhim, n fiind t Lufts s D yt Botrore n Shqipri num rohes hin rreth 1800 hebrej, m sakt 1000 m tepr nga sa ishin n vitin 1930. Hebrejve iu dha edhe e drejta e qytetans shqiptare e kjo gj vazhdoi edhe pas pushtim it fashist. N arkivat shqiptare rezulton se autoritetet italiane nuk bn asnj presin m bi organet qeveritare pr t penguar ardhjen e tyre n Shqipri. Kto autoritete shfaqn shqetsim vetm kur u nform uan se izraelitt n Shqipri zhvillonin veprimtari filobolshevike. M egjithat as n kt rast n u k u m orn masa. Vetm aty nga viti 1940 qndrim i i autoriteteve qeveritare u b m i ashpr.Pikrisht m e 28 korrik filloi zhvendosja e hebrejve nga kryeqyteti n drejtim t Beratit, Kavajs, D urrsit e Burrelit. U fol p r kam pe prqndrim i, pr intem im , p o r t ashtuquajturat kam pe prqndrim i nuk ngjasojn m e ato t hapura n Gjerm ani apo Itali. K to kam pe p r hebrejt shqiptare ishin akoma zona urbane, t vendosura jasht kryeqytetit. H ebrejt qen t detyruar t vendoseshin n kto zona vetm pr t qen m t sigurt e sidomos sepse prania e tyre n kryeqytet ishte e padshiruar. M e ardhjen n pushtet t gjermanve, n prill t vitit 1944 regjistrohet arrestimi i par i nj grupi hebrejsh. Monitoring and not Punishing, How Jews tivrc mated in Albania between 920 and 1945 M ost unexpectedly, Albania has covered a relevant - though unknow n - role in the history o f nazi-fascist persecution against Jews. From unpublished archive docum ents recently found in Albania, it emerges that refugees from Europe started entering the little Adriatic country before W orld War II. D uring this period, w hen entering the Albanian borders, Jews were complaisantly listed as Turks o r even as A nans by civil servants o r local au th o n ty representatives. In 1935, dr. Finer, full professor at L ondon University, together w ith Jo h n Walter, the son o f the Times' editor, visited the country, in order to explore the chance o f a Jewish nation in Albania. According to several sources, also A lbert Einstein traveled there in incognito during the same period. But, litde by htde, the attitude o f Albania toward Jews attracted the attention o f bo th diplomats and observers and it moved from individual, isolated action to the one o f international associations and organizations, well aware o f the actual risks o f anti-semitism in Germany. In 1934, James Mac Donald, H igh Commissioner for Refugees at League o f N ations in Geneva, officially asked to the Albanian governm ent and its king w hether there was the chance o f living there for a num ber o f w ell-off G erman Jews. In the following years the Central C om m ittee o f Germ an Israelite Emigrants asked for political asylum for a w hole Jewish com m unity in real danger. As a matter o f fact,

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Perm bd^e- & st^^cls


110 the Albanian governm ent protected Jews and, by the end ofW orld W ar II, there w ere in the country 1.800 survivors, w ith an increase o f 1.000 Jews i f com pared to the year 1930. Moreover, non-resident Jews received Albanian citizenship also after the Italian Fascists reached the power. According to Albanian archive sources, the Italian authorities did not provide the Albanian governm ent o f any restriction about it in the following years. In 1938 the Italian Legation in Tirana became very concerned as a Russian informer, the em igr Matrasof, reported that Jews w ere conducting pro-Bolshevik propaganda in Albania, but action was not taken. O nly in 1940 the Italian attitude became harsher: on the 27th July Jews w ere com pelled to move from Tirana to the small towns o f Berat, Kavaia, D urazzo and BurreL Still, such action did n o t evoke the creation o f concentration camps, as in Germany: on the contrary, it evoked m ore the idea o f ghettoes where Jews had to live in order to be under control. Unfortunately, such a tolerant attitude ended in the m om ent Albania was occupied by Germans: in April 1944 the first group o f Jews was deported. Shaban Shunti Pasqyra e perditslnne- iinigrantct c 1997 m1knniitat e gazetave Arsyeja e lindjes se migraciomt duhet kerkuar ne sistemin e mediave. Ky em igracin ne thelb eshte shkaktuar nga deshira per te realizuar endrren italiane e lindur dhe e ushqyer nga televizioni e radiot italiane. K eto m jete mediatike qe shin ndjekur fshehurazi u lejuan te ndiqeshin pas renies se regjimit te E. Hoxhes. Q ene pikerisht keto m jete qe kane transmetuar imazhe te nje shoqerie te karakterizuar nga mireqenia. N e kete ese m erret ne shqyrtim rasti i em igrim it nga Shqipena ne Itali ne periudhen mars-prill 1997i trajtuar nga Corriere della Sera, H Sole 24 Ore, Repubblica dhe II Manifesto). N e periudhen janar-shkurt Shqipena kishte pesuar nje krize te rende ekonom ike, e shkaktuar nga shembja e piramidave financiare, qe u shfaq m e mamfestime kunder qeverise se Berishes dhe lindjen e vetadmimstrimit ne disa qytete te rendesshme te Jugut. M enjehere keto ngjarje shoqerohen m e nshfaqjen e fenom enit te em igracionit ne drejom te Italise e Greqise. M u n d te dallohen faza te ndryshm e ne lidhje m e kete fenom en. N e ditet e para te marsit kater te perditshmet e shqyrtuara u kushtojne vemendje te madhe ngjarjeve ne Shqiperi. Behen perpjekje qe te terhiqet vemendja e lexuesve m e ane te titujve. Shqperia paraqitet ne prag te nje lufte civile e popullsia e saj eshte e ndare ne fraksione qe luftojne midis tyre me kalashnikov. Gjithashtu edhe krim inaliteti po behet i ndjeshem. N e gjysmen e dyte te marsit kjo vem endje e m adhe kushtuar Shqiperise se dhunshm e e te paligjshme on ne nje alarm te vertere kombetar. B ehen parashikime m bi num rin e m adh te shqiptareve qe m und te zbarkojne ne brigjet e Italise. Gjithashtu nje vem endje e m adhe i kushtohet problematikes juridiko-institucionale e morale te pritjes, nisur nga veshtiresite e shtetit Italian per te perballuar strehimin, ky i fiindit i sanksionuar nga disa traktate nderkombetare. M e pas, pas 14 m a n it, ku r fillojne te regjistrohen zbarkimet e para, gazetat e pershkruajne fenom enin m e te gjitha hollesite e tij. Perkufizimi e percaktimi m e i shpeshte i perdorur nga gazetat eshte ai i bere m e ane te fjales refgjat, shoqerur m e pershkrim in e Shqiperise sipas fakteve te perm endura m e siper. Ky term presupozon mikpritje te pakushtezuar nga ana e shtetit prites. Keshtu ne gjysmen e dyte te marsit fillojne te perdoren term a te tjere si te m igruar e klandestine, term a qe te im ponojne te m endosh per em igrantet jo m e ne baze te kushteve te vendit nga i d ii vijne, por ne raport m e kontekstin, mbi te gjitha ju rid ik te vendit ku zbarkojne. 77? Cose o f 1997 Immigration in the Newspapers' coverage This essay gives a simplified interpretation o f the Italian and Albanian case. It focuses on the argum ent w hich identifies the m edia as the biggest cause o f the start o f m igration across the A dnatic Sea. This phenom enon was basically due to the will to realize the Italian dream which had been created by Italian television and radio broadcasts. Exposure to Italian radio and TV broadcasts was authorized in Albania only after the fall o f Enver H oxha regime, b u t was secredy practiced s before. These media spread images and sounds portraying an affluent society. Newspapers com m unicated the im portant role o f radio and T V and helped to spread the thesis o f this essay, rather than showing its validity. T h e present essay explores the phenom enon o f migrations from Albania towards Italy in M arch-A pril 1997, analyzing four o f the most im portant Italian newspapers: Corriere della Sera, U Sole 2 4 Ore, Repubblica and II Manifesto. Between January and February 1997, Albania had undergone a severe economical crisis, caused by th e crash o f the financial pyramids, followed by great public demonstrations against the governm ent o f Berisha and the creation o f self-governing administrations in some im portant cities in the South o f the country. These events were immediately followed by a repression acted by the arm y and the renewal o f em igration towards Italy and Greece. There are several stages in the form ation o f the Albanian case . A t the beginning o f M arch the four newspapers in question covered the events in Albania giving them great prominence. T h e headlines played o n the elements that create an im pact on the reader. Albania was portrayed as a country ravaged by a civil w ar and its population divided into factions fighting against each other. Strong emphasis was given to the phenom enon o f individual criminality and gangs. D uring the second half o f M arch the attention given by the newspapers to a violent and illegal Albania became a national alarm. From this point o n great relevance was given to forecasts concerning the big num ber o f Albanians w ho w ould decide to leave for Italy. T h e newspapers also gave great relevance to the legal-institutional and moral dilemma o f hosting immigrants, as the Italian governm ent had problems realizing their duty to give political asylum ratified by som e international treaties, and dem anded by catholic and laic associations. After the 14th o f M arch the news reported the first landings, giving great relevance to the vastness o f the phenom enon. A t the beginning, the m ost com m on term used by the press to define Albanian immigrants arriving in Italy after M arch 1997, was refugees. This w ord is easily associated to the description o f Albania as ravaged by a civil war, chaos and arm ed bands. A t the same time, this definition implies an unlim ited and unconditioned reception o f the refugees by the host country. D uring the second half o f M arch the term refugees has been questioned and replaced by o ther names, such as immigrants and illegal aliens. These terms impose a p o int o f view related to the legal context o f the hosting country, and n o t to the conditions o f th e co untry from w hich these people com e from. Vania Bovino Ballkam, nje shprehja gjeograkc me tc vcrtet majinucse Fjala Ballkan u krijua ne vitin 1809 nga geografi gjerman August Zeune, i cili em ertoi m e kete ale mbare gadishullin.Me kete em er quhej mali m e i larte i zones (tarn Stara Planrna ne Bullgari). N e fakt, nuk behej fjale per malin m e te larte.Edhe vete toponim i ne fjale duket se eshte rezultat i nje keqkuptimi: em ri tu rk Ballkan qe n e te vertete ka kuptim inVargmal, u keqkuptua nga udhetaret perendimore. Em ertim i Ballkan hyri ne perdorim nga vitet 70 e 80 te shekuUit X IX dhe perfshinte Shqiperine, Bosnjen, H ercegovinen, Bullgarine, Kroacine, D obruxhen, Greqine, M aqedonine, M alin e Zi, Novibazarin, Serbine e Turbine, por perjashtonte R um anine e Sllovenine, qe ne ate kohe ishin nen sundimin e Habsburgeve (keshtu edhe Bosnja e Hercegovina nga viti 1878 m e traktatin e Beiiinit). Ballkam konsiderohej si te m to r kufitar k u ndesheshin Perandoria R o m an e e Perendimit m e ate te Lindjes, kishat e ndryshme te krishtera e Islami, komunizmi e kapitalizmi. Eshte pikerisht ketu qe fillon udhetim i em ocionues i Vesra Goldsworthy-t ne boten e emocioneve, te keqkupmeve, te paragjykimeve e te miteve qe kane ndikuar te ne perendim oret per te form uar konceptin e Ballkanit. Goldsworthy eshte nje studiuese e re, profesoreshe e letersise angleze prane umversitetesh prestigjioze ketej e pertej Adantikut. Sipas pikepamjes se saj jan e te gabuara dhe paternaliste te dyja qendrim et ndaj Ballkanit: qofte i djathti qe e sheh Ballkamn si nje rrezik infeksiom qe m und te perhapet ne Evrope, n e kontinentin m e te qyteteruar, qofte i majti qe e sheh Ballkanin si nje areal kozm opolit qe duhet paqtuar duke perdorur m e urtesi forca mbikombetare. Keto qendrim e n je d h in nga pikepamje qe shohin Ballkanin si dika tjeter, te ndryshm e , pikepamje qe hodhen rrenje n e dy shekujt e fundit ne Angli, n e SHBA e si rrjedhim , n e m bare boten. Te gjitha keto nuk fillojne m e gjeografin austnak te siperperm endur, po r rrjedhin nga Lord Bajron e nga pasuesit e tij qe i dhane je te nje letersie te begate te mveleve te ndryshm e, veprim tana e te cileve zhvillohej rregullisht ne Ballkan. Perm endim ketu emra domethenes, nga Tenison tek Sw inbum i deri te Bernard Shou, H .H . M unro, m e shume i njo h u r m e pseudonim in Saki, Lorens D urrell, Agata Kristi, Evelin Waug e Rebeka Wei: R reth fondit te shekullit X IX e ashtuquajtura letersi popullore i dha je te nje prodhim tane akoma m e te madhe, (ne ditet e sotme krejt e h am iar dhe e lene pas dore)e gjitha e am bientuar n e Ballkan ose ne vende imagjinare qe gjithsesi e thrrasin ate. Perm endim ketu Te burgosurin e Zendes te Antony H ope (1894), ose Drakulan e irlandezit Bram Stoker (1897) etj, N e keto vepra shfaqen pikepamje e botekuptim e te ndryshm e qe kane te bejne qofte m e m entalitetin britamk, qofte m e m entalitetin evropian ne pergjithesi. The Balkans: an imaginary, geographical Term In the year 1809 the G erm an geographer August Zeune invented the w ord Balkans, nam ing the area after a misunderstanding: as a matter o f fact, in Bulgarian balkan means literally m ountain chain only. However, the term became fashionable during the late X IX century and it included Albania, Bosnia, Erzegovina, Bulgaria, Croatia, Slavonia, D obrugia, Greece, IUyria, M acedonia, M ontenegro, Novibazar, Serbia and Turkey, T h e perception o f such an area laid in the fact that it was perceived as border area, w here the W estern and Eastern R o m an Empires had melted, as well as Christianity and Islam, capitalism and communism. T h e fascinating book by Vesra Goldsworthy explores such com m on places, suggestions, ambiguities, prejudices and myths, all included into a very successful concept, i.e. the Balkans . She examines the Balkans perception in all m ajor English w riters o f the last tw o centuries, beginning w ith Lord Byron, to George B. Shaw, Saki, Lawrence Durrell, Agatha Christie, Evelyn W augh and R ebecca West. T h e most interesting thing is that such an interest was general and shared from m ajor authors to popular literature authors, such as A ntony H ope (The prisoner o f Zenda, 1894) o r Bram Stoker (Dracula, 1897). B ut the leading them e o f all production is the distance betw een Britishness and Balkaness , perceived as at th e b ottom scale o f Europeaness . By all means, being British m eant being superior.T he w onder is how m uch such a perception has changed in the last tw o centim es... Francesca Medioli

ALin o liordi^twi D opo aver conseguito il diplom a presso lIstituto d A rte di U dine com e grafico pubblicitario e una parentesi com e dirigente di azienda, ha deciso di intraprendere la carriera di fotografo e di iscriversi allUniversit IUAV di Venezia (corso di arti visive e dello spettacolo}. Ha partecipato a varie m ostre di fotografa, tra le quali si ricordano: Le rotte del Mediterraneo; Kerkyra story {Forl, Febbraio 2004, C entro C ulturale Candiani; Mestre, Febbraio 2004). Vania Bovino Formatasi allUniversit di Firenze dove si recentem ente laureata, ha studiato dal punto di vista antropologicoculturale la questione della im m igrazione con particolare riguardo alle tem atiche femminili, E socia fondatrice dell'Associazione C antiere di Critica C ulturale . Augusta Brettoni D ocente di Teoria della Letteratura nella Facolt di Lettere e Filosofia dellU niversit di Firenze. 1 suoi studi pi recenti prendono in considerazione problem i relativi alla critica, alla storiografia, alla teoria della traduzione nel Settecento e alle teorie della critica nel N ovecento. Laura Corti Insegna Stona dellA rte M oderna allUniversit IUAV di Venezia, si occupata per molti anni di informatica applicata ai beni culturali. Tra le sue pubblicazioni, si ricordano: Vasari: Catalogo completo dei dipinti, Firenze, C antini, 1993, e il recente volum e- La catalogazione dei beni culturali, M ilano, B runo M ondatori, 2003. Miritele De Luta Laureato in Scienze Politiche presso lUniversit di Firenze, si interessa di storia delle relazioni internazionali, coordinatore del Progetto Albania dellA teneo fiorentino, collabora stabilmente al P rogetto Tempus (Institution building public adm inistration and m anagem ent o f Shkodra) e al Progetto Alba (Actions and learning to build cooperation projects in Albania) del Form ez di R om a. islam Dizdari Collabora col D ipartim ento di Pedagogia e Psicologia dellU niversit di Scutari. La sua attivit scientifica in gran parte dedicata alle questioni delleducazione popolare e della diffusione delle conoscenze linguistiche. Franto- Franceschi Insegna Stona M edievale allU niversit di Siena. H a scritto numerosissimi saggi dedicati al m ondo del lavoro, alle corporazioni e alla politica econom ica, alla mentalit in am biente popolare tra X II e XVI secolo.Tra i suoi scritti e interventi (pubblicati in varie lingue), si ricorda il volum e Oltre il tumulto. I lavoratorifiorentini dellarte della lana tra Tre e Quattrocento, Firenze, O lschki, 1993. Njiszi Kazttzi D ocente e D irettore del D ipartim ento di Linguistica allUniversit di S cutan. Si occupato di sto n a della didattica e del pensiero pedagogico. Tra i suoi m olti studi si ricorda Abetaret shqipe dhe trajektorja e tyre historikopedagogjike, Tirane, 2000. Michele Lamanna Assistente di M elina M ulas dal 2000, ha preso parte a num erosi w orkshop di fotografia (presso Fabrica , centro di ricerca creativa del G ruppo B enetton). H a realizzato num erosi servizi fotografici per Domus e Abitare. Ha partecipato, in qualit di fotografo, alla realizzazione

de II Calibrano quotidiano del Fesnval del Teatro Due di Parma. A ttualm ente iscritto allUniversit IUAV di Venezia, corso in A rti Visive e dello Spettacolo. Roberto Manenti Insegna Storia C ontem poranea allUniversit IUAV di Venezia, e Storia dellEuropa C ontem poranea presso il M iddlebury College {sede di Firenze). Si occupato di questioni relative alle simboliche del potere e alla trasmissione culturale in et m oderna e contemporanea. Fra i suoi studi si ricorda / guardiani della voce. Lo statuto della parola e del silenzio nellOccidente medievale e moderno, R om a, Carocci, 2002. Dtiiiidti Marniti Insegna Stona Econom ica e Storia dellImpresa presso la Facolt di Econom ia dellUniversit d i Pisa. Si occupa di storia dellindustria, della tecnologia e della finanza pubblica. H a pubblicato numerosi lavori. Tra i pi recenti ricordiam o Spesa militare, finanza e debito pubblico nel Granducato di Toscana dalla Restaurazione allUnit, in Sforni Economica 2, 2002; La norma e la citt. A llorigine della legislazione per l elcttrifitazione urbana, in La stona e l'economia. Miscellanea di studi in onore di Giorgio Mori (2003). Carlo Marcaccini D ottore di ricerca in stona antica presso lUniversit di Bologna. H a studiato soprattutto problemi di etnografia e colonizzazione nel m ondo greco arcaico.Tra i suoi scritti si ricorda Costruire unidentit, scrivere la storia. Archiloco, Paro e la colonizzazione di Taso, Firenze, presso il D ipartim ento di Scienze dellA ntichit G iorgio Pasquali , 2002. Giaitlura Masi Studioso di filologia greca e latina presso il D ipartim ento di Scienze dellA ntichit dellA teneo fiorentino, esperto di patrologia greca (S. Giovanni Crisostom o), si interessa da tem po dei rapporti fra la cultura europea e quella del Vicino O rien te e lAfrica. Tra le sue pubblicazioni: La relazione di viaggio dallEgitto di Pellegrino Brocardo, pittore ligure, in Atti del VII Congresso di Cultura Europea (Universit di N avarra, Pamplona, ottobre 2002). Francesca Medioli Formatasi negli USA (Sarah Lawrence College, N ew York) e allUniversit di Bologna, docente presso lUniversit di R eading (Inghilterra): Esperta di sto n a delle donne e storia religiosa, ha scritto in m erito numerosi saggi, tra le sue pubblicazioni si menziona L inferno monacale di Arcangela Tarabotti, M ilano, Angeli 1990. Shaban Sinani Filologo, direttore generale degli Archivi di Stato d Albania, m em bro dellAIESEE (Association International des Etudes Sudesteuropen) e direttore del C entro Enciclopedico Albanese, autore di num erosi studi tra i quali The Castle o f the Values, Tirana 2001; Open Archives in the Open Society, Tirana 2002. Bianca bellota Cavallotti O rd in an o di Storia dellEuropa O rientale presso lU niversit degli Studi di Milano. segretario generale del C entro di Studi sullEuropa O rientale di Milano, direttore di Storia della Storiografia e del periodico Buletin (organo dellAssociazione Latina di Studi R om eni). Tra le sue pi recenti pubblicazioni: Storia dellEuropa Orientale, M ilano, Jaca Book, 1993 e Pronipoti di Traiano. Roma, lItalia e limmagine di s dei Romeni, Bucarest, 2000.

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