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1 anno 1 settimana fenomeno Li chiamano job-hopper, saltabeccano da un posto di lavoro all'altro.

Poi si fanno un blog, e poi magari anche un libro sulla loro esperienza "flessibile". Ed un successo di Laura Piccinini Successe che "il New York Times pubblic un articoletto intitolato "Lo scrittore lavatutto". Usc una domenica mattina, e verso le dieci fui tempestato dalle telefonate della gente che mi chiedeva di andargli a pulire l'appartamento. Molti, spinti da un movente occulto, volevano che denunciassi qualcosa di importante o ingiusto: pratiche di assunzione discriminatorie, riunioni segrete dei dirigenti, episodi di malasanit...". Cos David Sedaris, scrittore vivente e maestro nell'arte del lavorare a tempo. Mai quanto Sean, cognome Aiken, il canadese 25enne che alla 52esima settimana, che cade giusto fra qualche giorno a marzo, potr finalmente "sdraiarsi su una spiaggia a scrivere il libro" sul suo anno passato cambiando un lavoro ogni sette giorni, vedi anche il blog oneweekjob.com. "Data di pubblicazione la primavera del 2009, gi tutto sotto contratto", informa lui. E chiss mai che non diventi libro di testo per flessibili globali e bamboccioni italiani. Tipo, "Guida ragionata alle professioni cui non avreste mai osato pensare". O, "Come trasformare un anno da precario in blog, bestseller, serie tv". Sean, dal canto suo, ultimata l'opera, guarda la coincidenza ma vorrebbe proprio fare "lo scrittore, al limite il conduttore tv o il dipendente di ong", continua a raccontare un po' per e-mail un po' dal telefonino al quale reperibile 24 ore su 24, in qualunque angolo della terra. "Non smettono mai di fare marketing di se stessi", dice il consulente del lavoro per la generazione "Millennial" (i 24-28) Tom Musbauch di YahooHotjobs, tra le agenzie di collocamento online che pare abbiano "rivoluzionato il modo in cui la gente giovane si pianifica la carriera e quello in cui le ditte cercano capitale umano". E infatti Sean il job-hopper, saltalavori metodico e mediatico o se preferite un flessibile pi furbetto della media, in questi 365 giorni si fatto intervistare da 200 tra giornali e tv, dalla Cnn a radio Ecuador. E finch non avr provato gli altri 4 o 5 impieghi che gli restano e che potrebbero essere peggio che "bonificare una palude", o meglio dei suoi top cio "DJ, maestro di yoga, raccoglitore di fondi per la ricerca, buyer di moda", continuer a parlare. Lui dice di averlo fatto per aiutare i coetanei nella scelta, perch "ci aspettano carriere pi mobili di quelli della generazione precedente". O perch, lo racconta a tutti: "Una sera a cena mio padre mi disse, Sean, qualsiasi cosa tu voglia fare, non fare come me che ho 60 anni e devo ancora trovare qualcosa che mi appassioni pi di tua madre". E poi per gli psicologi di Harvard "i cambiamenti frequenti mantengono alte la passione e la curva dell'apprendimento", e per le statistiche solo 4 persone su 10 pensano di mantenere lo stesso lavoro pi di due anni. Uno su cinque pensa di superare i sei, come dal blog di consulenza di Lisa Orrell, autrice di Millennials Inc. e teorica della Chickonomics, disciplina per sensibilizzare le donne al loro aumentato potere economico

e sociale (seguitissimo il suo podcast, su chickonomics.com). Secondo lei un'altra caratteristica di Sean e co. avere "genitori elicottero" che non smettono mai di planarti sulla testa. Riassumendo: Sean un ragazzo biondo e buonista, e per il progetto si fatto sponsorizzare da un'agenzia di collocamento online stabilendo di dare tutto in beneficenza alla campagna Make Poverty History. Certo in questo modo i datori di lavoro sapevano sempre di stare su una specie di "candid camera". Non proprio come quando la giornalista Barbara Ehrnreich si era presa due anni per scrivere e vivere con Una paga da fame (Feltrinelli). Cameriera di hotel e fast food e tutto il resto. Dan Kieran, direttore del periodico Idler, ci ha provato lo stesso con piglio meno impegnato e pi pulp, e poi ci ha scritto su Crap Jobs, "100 storie di lavori infernali", da decoratore di torte a imbottigliatore di chili. Per il maestro dei job-hopper era stato il Bukowski di Factotum, dove il suo alter ego Henry Chinaski cambia lavoro da un giorno all'altro, alternandolo a notti di sesso e alcol, ovviamente, nel suo caso. Non avendo avuto Bukowski n blog n "genitori elicottero". Sean Factotum non l'ha letto e neanche visto il film con Matt Dillon, confessa, ma gli pare "un tipo interessante, questo Bukowski". PETE IL LAVAPIATTI Che invece stato uno dei numi di "Pete il lavapiatti" naturalmente con blog, altro modello di scrittore-lavoratore che il libro l'ha gi scritto e pubblicato negli Usa. Solo, a differenza di Sean, Pete anzich cambiarne 52 ha mantenuto lo stesso sporco/pulitissimo lavoro esercitandolo in lungo e in largo per i 50 Stati d'America. In 12 anni anzich 12 mesi. "Lavare i piatti una cosa che ti libera la mente", quasi un esercizio da corso di scrittura creativa. E infatti lo avevano scoperto e praticato George Orwell in un bistrot di Parigi, Malcom X sui treni della East Coast, Little Richards in una stazione di bus della Georgia (quell'esperienza gli ispir uno dei suoi brani migliori, Long Tall Sally) che il blogger-lavatore non ha mancato di testare nel suo pellegrinaggio. Cos come ha tentato di parlare con Allen Ginsberg della sua esperienza di lavapiatti in un locale di Times Square, ma Ginsberg disse no e mor qualche mese dopo, "peccato" osserva Pete, ch avrebbe potuto scrivergliele lui le memorie di lavapiatti, e fare uno di quei colpacci editoriali postumi. Non che Pete voglia diventare famoso. Da David Letterman ci ha mandato un amico che si spacciato per lui senza assomigliargli neppure. E finito il tour del libro si rintanato ad Amsterdam a vendere biciclette, lui e la moglie. Per poi scriverci un libro, questo s. Un anno nelle cucine lo ha passato pure il critico del New Yorker Bill Buford, che ci ha scritto su il suo bravo libro, Calore! (ed. Fandango). CUCINA BOLLENTE Sempre da una cucina e parecchio hot, non solo per le pentole d'olio bollente, partita l'esperienza lavorativa annua con libro finale dello scrittore e sceneggiatore - talvolta attore con blog - David Henry Sterry, di cui sta per uscire in Italia per Adelphi Un pollastro a Hollywood. In pratica un baby prostituto a Beverly Hills, o come da benedizione del Guardian su quarta di copertina, "incrocio tra Un uomo da marciapiede e Boogie Nights". La storia vera di David, disoccupato precoce anzi ragazzino in cerca di impiego per il Sunset

Boulevard, "salvato" da un benefattore nero dal benaugurale nome Sunny che lo piazza in cucina a friggere ali di pollo. Solo che il ristorante strano, regola del locale che sotto il grembiule non si porti niente, cos mentre armeggia ai fornelli le ricche frequentatrici paganti armeggiano con lui. Dall'esperienza, oltre al libro ha tratto un monologo passato con successo al Festival di Edimburgo. E ha scritto gi il sequel letterario, sempre ramo sex working, sempre un anno ma a New York da spogliarellista con i Chippendales (riuscendo nel frattempo a diventare cocainomane e sposare una dominatrix). Il prossimo sar sul suo posto da sceneggiatore Disney e soprattutto sugli effetti collaterali: sessodipendenza notturna. Alla Bukowski. Ora che in quanto sceneggiatore sar in sciopero, capace che scriva un volumetto su quello. Dallo spogliarello allo sciopero, dallo strip allo strike. Del resto Sterry uno che sa che libri scrivere, e dopo avere insegnato a farlo per tre anni a Stanford ha scritto Putting Your Passion Into Print, come trasformare la propria passione in successo editoriale. Con Un pollastro inaugura la seguente formula di ringraziamento: "Se non siete soddisfatti della lettura, posso venire da voi a lavarvi l'auto, passer l'aspirapolvere in soggiorno e se non avete un soggiorno vi porter una bella bevanda calda". Se poi ci scrive un libro, non vi lamentate. Nel frattempo, per chi volesse provarci, si informa che "Come lasciare il tuo lavoro in un anno" gi stato scritto. Cos "Un anno da pensionato", autore un trentenne che si chiuso in un ritiro dorato della Florida (consigliato da A J Jacobs di "Un anno vissuto biblicamente", il blog-il libro-il film). Gang Leader per un giorno, un sociologo estremo entra per 24 ore in una banda giovanile, pure. (Ha collaborato Lavinia Farnese) www.oneweekjob.com