Sei sulla pagina 1di 12

SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI 1 LA NASCITA DEL CONCETTO SCIENTIFICO DI CULTURA La genesi del termine Due concezioni della

a cultura: - concezione umanistica o classica (i filosofi dellantichit e i romani) - concezione antropologica o moderna Nellottocento Matthew Arnold disse che la cultura rappresentava quanto di meglio stato pensato e conosciuto. La concezione antropologica della cultura si afferma alla fine dell800, ma cerano gi accenni nel secolo precedente, con pensatori tedeschi (come Herder). Antitesi tra cultura (Kultur) e civilizzazione sottolineata da Norbert Elias nel 1936. Inizialmente il concetto di cultura nasce su un terreno sociale, ovvero come differenziazione e contrapposizione rispetto allo stile di vita dellaristocrazia. Antitesi CULTURA-CIVILTA. I caratteri della cultura nellantropologia Si riconosce lesistenza di una cultura primitiva (idea trascurata dalla tradizione illuminista). Tre componenti della cultura nellantropologia: la religione, la morale, il diritto (ci che gli uomini pensano) complessi di norme e credenze esplicite i costumi e le abitudini (ci che gli uomini fanno) che luomo acquisisce per il fatto di stare in una comunit Gli artefatti (ci che gli uomini producono) costruiti non solo come opera darte ma anche come oggetti di culto e uso quotidiano Tre caratteri principali costituiscono la cultura: La cultura appresa [differenza uomo-animale = luomo capace di apprendere a livello simbolico] La maggior parte della tradizione antropologica attribuisce alla cultura anche il carattere della totalit dellambiente proprio delluomo [il problema di questa considerazione che in questo modo la cultura verrebbe a sovrapporsi con la societ] La condivisione: pur ammettendo lesistenza di una variabilit individuale, per essere definito culturale un fenomeno deve essere condiviso da un gruppo. Lidea di cultura in tre tradizioni sociologiche La sociologia, fin dagli esordi nella seconda met dellOttocento, vuole essere una scienza generale dei fenomeni sociali. La scuola di Chicago In America, la scuola pi importante quella di Chicago. Divenne famosa per lanalisi dei processi sociali innescati nelle metropoli dal flusso continuo di arrivo di immigrati dallEuropa. William Thomas e Florian Znaniecki analizzano il processo con cui la cultura di origine degli immigrati polacchi incide sul modo con cui si inseriscono nella nuova comunit. Nuovo metodo, etnografico non si analizzano solo le statistiche, ma anche materiale autobiografico. Importante anche il ruolo di mediazione presente. Ne risulta che i polacchi cercano a tutti i costi di mantenere una propria identit culturale, pur integrandosi nella societ americana. Ancora Thomas pone laccento sul patrimonio culturale che ogni immigrato porta con s. Teoria delluomo marginale (elaborata ne Gli immigrati e lAmerica) colui che sperimenta unincongruenza tra il sistema culturale della comunit da cui proviene e quella nuova: egli subisce una duplice perdita, il proprio status e il proprio senso di s. Anni dopo i coniugi Robert ed Helen Lynd avviavano uno studio non pi sulle metropoli, ma su una citt americana di medie dimensioni, che chiamarono Middletown. Il metodo di studio era quello usato dagli antropologi per studiare le comunit primitive viventi, con una sorta di antropologia sociale della vita contemporanea. Il dato pi importante del loro lavoro riguarda il fatto che mentre dal 1890 al 1924 la tecnologia fa passi da gigante, non altrettanto avviene per il livello culturale. In seguito anche Park si cimenter con uno studio del genere, ovvero con la microsociologia urbana. Scrisse The City, costruito su una comprensione eminentemente culturale della citt. Introduce anche limportanza del vicinato e la possibilit per gli individui, di vivere contemporaneamente in pi mondi diversi, cosa impossibile fino a pochi anni prima, con mancanza di mezzi comunicativi adeguati. Ora c molta pi mobilit da parte della popolazione. Park non utilizza ancora il termine subcultura ma ne anticipa i tratti salienti, dal momento che descrive la differenziazione culturale dei sobborghi a carattere occupazionale, dei ghetti di immigrati su base etnica, tutto come citt entro la citt. Alcune relazioni primarie sono state sostituite da relazioni secondarie, che non comportano la compresenza fisica tra le persone. Sono cambiate anche le forme del controllo sociale: la pubblica opinione ha sostituito il pettegolezzo del villaggio. Park, probabilmente influenzato da Simmel, sottolinea anche lindividualizzazione delluomo, generato dalla pluralizzazione dei contatti. Un altro filosofo dellUniversit di Chicago, George Herbert Mead svilupp una complessa teoria della socialit della mente e dellidentit. La scuola francese di sociologia La sociologia in Francia legata al nome di Emile Durkheim. Egli, pi che subire linfluenza dellantropologia (caratteristica della scuola americana), contribuisce alla costituzione dellantopologia stessa. Non utilizza il metodo antropologico delle societ primitive moderne per studiare metropoli (metodo scuola Chicago), ma utilizza dati etnografici, per ricavare una teoria generale. Per Durkheim antropologia e sociologia non si differenziano per oggetto di studio, ma per tipo di analisi (differenza metodologica lantropologia studiava la descrizione empirica delle societ primitive, la sociologia doveva formulare unanalisi teorica in merito). Durkheim critica lutilitarismo, non credendo che tutto si possa basare sui contratti stipulati dai singoli individui. E necessaria una solidariet precontrattuale e quindi non sono la razionalit e gli interessi individuali a tenere unita la societ, ma qualcosa che costituisce il loro fondamento, individuato nella dimensione simbolica. Durkheim presenta inoltra il concetto di rappresentazioni collettive, o coscienza collettiva, ossia insieme di forti sentimenti, norme e valori comuni. Ma afferma anche laffermarsi di una nuova religione dellindividuo. La novit del suo pensiero sta nellindividuazione del carattere oggettivo ed istituzionale della cultura. Ci sono rappresentazioni collettive e rappresentazioni individuali. Norme di esteriorit e obbligatoriet regolamentano le rappresentazioni e definiscono i cosiddetti fatti sociali. Durkheim sosteneva il carattere cognitivo e morale della cultura, ma anche e soprattutto, la sua funzione ordinatrice.

La tradizione sociologica tedesca Non c una vera e propria scuola sociologica tedesca, perch non c un approccio unitario. Il contributo di autori come Georg Simmel e Max Weber incastonato nel contesto storico e nazionale tedesco, che allepoca risentiva di due dibattiti in particolare: il dibattito metodologico, sulle modalit di comprensione dei fenomeni culturali, intesi come lintera gamma dei fenomeni storici e sociali. Gli storicisti rivendicavano lautonomia delle scienze dello spirito, per le quali, secondo loro, non potevano esistere leggi generali analoghe a quelle delle scienze naturali. Al metodo nomotetico (delle scienze naturali) veniva dunque contrapposto il metodo idiografico per descrivere i fenomeni della vita storica e sociale cos come si presentano nella loro individualit. Per Simmel le scienze in generale non possono aspirare a un ideale assoluto di verit. Per Weber le differenze tra le due scienze non riguardano loggetto e nemmeno il metodo, ma gli scopi conoscitivi del ricercatore (per lui gli esseri umani sono esseri culturali). La controversia tra idealismo e materialismo (in seguito alla critica dellidealismo hegeliano da parte di Marx). Il dilemma era se i fattori culturali possedevano una loro autonomia ed erano in grado di influenzare le relazioni sociali, o, viceversa, rappresentavano un fenomeno della struttura economico sociale, un mero riflesso della realt. Per Weber c condizionamento reciproco tra idee e societ. Simmel analizza la differenza tra cultura oggettiva e cultura soggettiva e anche lindividualismo; pone anche laccento sullinnovazione della cultura. Per Alfred Weber, fratello di Max, con la sociologia della cultura si riconoscono due mondi diversi: uno soggettivo dellelaborazione artistica e laltro oggettivo dellelaborazione scientifica. Riprende anche lantitesi cultura/civilizzazione e considera la cultura come oggetto a s stante. Mannheim e Scheler elaborarono negli anni Venti i fondamenti della sociologia della conoscenza. Al centro del loro interesse, la ricerca delle relazioni tra esistenza e pensiero, tra gli aspetti della conoscenza e la realt sociale in cui si sviluppano. Scheler opera inoltre una distinzione tra fattori ideali, che costituiscono la sfera spirituale della cultura, e fattori reali, in cui annovera una grande quantit di elementi. Mannheim studia soprattutto le ideologie politiche (liberalismo, conservatorismo) e le credenze utopiche. 2 DIMENSIONI E COMPONENTI DELLA CULTURA Lapproccio sociologico alla cultura Come la sociologia si distacca dallantropologia in quattro aspetti: 1 Distinzione analitica societ / cultura, che appartiene a tutte e tre le tradizioni (americana, francese, tedesca) 2 Aspetto tipico della tradizione americana e tedesca: lenfasi sulla differenziazione interna alla cultura (es. analisi delle differenze interne ad una cultura industriale metropolitana Chicago, oppure limportanza della dimensione storica e temporale dei fenomeni culturali. Durkheim sottolinea il problema dellanomia (mancanza di regole), che genera disordine culturale. 3 Capacit innovativa e creativa della cultura importanza data (soprattutto da americani e tedeschi) alle differenze tra gruppi, alla presenza di elite, ai gruppi minoritari. Max Weber usa il concetto di carisma per spiegare lorigine di nuovi sistemi di idee. 4 Limportanza delle forme dellinterazione sociale, con agenzie di socializzazione (famiglia, maestre, gruppi di amici). Questa la caratteristica meno sviluppata dalla tradizione sociologica. Durkheim e i francesi sembrano adottare un modello pi vicino a quello dellantropologia, dove la trasmissione culturale vista come un processo di condizionamento. Dunque la sociologia si afferma in parte accettando prospettive antropologiche, in parte rifiutandole. Da Parsons alla nuova sociologia della cultura A partire dagli anni Trenta si verificato un declino dellinteresse sociologico per lanalisi della cultura. Dalla fine degli anni Trenta agli anni Cinquanta vi sono stati singoli contributi, che sono rimasti isolati o sottovalutati (come Norbert Elias o Florian Znaniecki o Robert Merton). Negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti, la prospettiva empirica della scuola di Chicago lascia il campo a quella molto pi teorica e astratta dello struttural-funzionalismo, elaborata dal sociologo Talcott Parsons. E questo rappresenta il miglior tentativo di costruire una teoria generale dellazione sociale. Parsons opera sia una restrizione dellambito semantico del concetto di cultura, sia lo astrae, identificandolo come realt non immediatamente constatabile. Egli sottolinea, per, anche il carattere normativo della cultura (non pi adattivo, come nelle popolazioni primitive) ed essa viene quindi definita come insieme di modelli di comportamento che godono di un consenso sociale. Affinch la cultura svolga la funzione di bussola, necessario che si fondi su un sistema di valori. Egli rende anche esplicito un aspetto gi sviluppato dai classici, ovvero la necessit della distinzione analitica tra societ e cultura. Egli elabora inoltra uno schema in cui distingue quattro sottosistemi che intervengono nellazione sociale: la personalit, la cultura, il sistema sociale e lorganismo biologico. Lorganismo biologico svolge la funzione delladattamento, cio stabilisce un rapporto con lambiente fisico. La personalit svolge la funzione del conseguimento, cio mobilita le energie psichiche che servono a raggiungere determinati scopi. Il sistema sociale rappresenta la funzione dellintegrazione, ovvero stabilisce le forme della coesione. La cultura svolge la funzione della latenza, ovvero fornisce allattore sociale la motivazione e il senso dellazione attraverso valori e norme che vengono interiorizzate durante la socializzazione. Gerarchia cibernetica: Sistema culturale (il pi ricco di informazione ma povero denergia) Sistema sociale La personalit [o sistema psichico] Organismo biologico (il pi ricco di energia ma povero di informazione) A partire dalla fine degli anni Sessanta nasce una nuova sociologia della cultura. Essa ritiene fondamentale per lanalisi: le contraddizioni ed incongruenze entro il sistema culturale; il problema del dissenso e dellinnovazione sul piano culturale; il rapporto tra cultura e azione. Della cultura si enfatizza il carattere complesso, ma essa viene anche definita come cassetta degli attrezzi. Si registra anche un avvicinamento tra sociologia e psicologia, necessaria per studiare le leggi che sono alla base dei processi cognitivi precoscienti.

Dimensioni della cultura

La sociologia del Novecento d una nuova definizione di cultura, secondo Richard Peterson la cultura costituita da quattro tipi di elementi: norme, valori, credenze e simboli espressivi. Coerenza / incoerenza Le proposizioni culturali e non culturali si differenziano sul piano della coerenza/incoerenza. Spesso si confusa la coerenza del sistema culturale con lintegrazione della societ. Autori come Rimmel e Coser hanno sostenuto che il conflitto non sempre un fattore di disgregazione, ma pu essere e di solito un elemento di ordine: il conflitto, ad esempio, acuisce il senso dei confini di gruppo e rafforza il sentimento di identit e di appartenenza. Rimmel ha addirittura affermato che a volte il nemico diventa addirittura indispensabile al mantenimento del gruppo, per questo che in mancanza di esso si crea il capro espiatorio. Il grado di integrazione di una cultura varia da cultura a cultura. E pi elevato nelle societ semplici, un esempio il codice donore dei paesi mediterranei. Se infatti cresce la complessit sociale, c anche maggiore differenziazione simbolica, si moltiplicano le scelte dellindividuo e dunque gli individui si trovano a doversi confrontare con modelli culturali contrastanti. Si anche parlato di eccedenza culturale, ovvero dilatazione dellimmaginario collettivo, a cui non corrispondono azioni e modelli di vita realmente praticabili. Pubblico / privato La cultura pubblica perch le proposizioni da cui costituita sono codificate in rappresentazioni di gruppi e simboli collettivi. Il linguaggio pubblico, poich oggettivamente accessibile da parte di tutti. La differenza tra pubblico e privato si chiarisce con lesempio della danza (p.62). Oggettivit / soggettivit Durkheim il primo autore, con le sue rappresentazioni collettive (servendosi anche del termine istituzioni), ad aver saldato le due dimensioni, soggettiva ed oggettiva. Durkheim ha posto laccento sul carattere pubblico e collettivo della cultura, derivandone da questo anche la sua oggettivit. Tra pubblico e oggettivo non c completa sovrapposizione. Una differenza importante sta nellimparare una cultura ed esservi stato socializzato. Es. uno studioso del buddismo pu saperne pi di un credente, ma le dottrine non hanno per lui i significati che hanno per un credente. Esplicito / implicito Si parla anche di dimensione esplicita / implicita della cultura: c una cultura tacita. Ci sono giudizi che i soggetti di un gruppo sociale esprimono, ma dei quali non sono in grado di spiegare i motivi, a volte di molte norme nono si conoscono i fondamenti. Componenti della cultura I valori Due usi di valore nel linguaggio comune: al singolare, qualcosa che si ritiene importante (qualsiasi oggetto pu diventare un valore); al plurale, gli ideali a cui gli esseri umani aspirano e a cui si riferiscono quando formulano giudizi. Nelle scienze sociali con il termine valore si intende soprattutto il criterio della valutazione, ossia il principio generale in base al quale approviamo o disapproviamo un certo modo di agire o di pensare Il concetto di valore si distingue dunque da quello di preferenza: la preferenza indica ci che si desidera, mentre il valore indica ci che si dovrebbe desiderare, ed ha quindi una dimensione normativa. Si possono individuare tre dimensioni dei valori: dimensione affettiva dimensione cognitiva dimensione selettiva Parsons formula il modello delle variabili strutturali (patterns variables): dilemma universalismo / particolarismo dilemma prestazione / qualit dilemma neutralit affettiva / affettivit dilemma specificit / diffusione Le norme Le norme sono state create per regolare situazioni concrete applicando valori (es. il valore dellonest). Le norme, anche se possono essere interiorizzate, sono formulate in maniera socialmente imperativa. Solitamente connesse ad esse ci sono anche sanzioni: negative (punizioni) o positive (premi). Le norme si distinguono dalle massime desperienza, ma un osservatore esterno fa fatica a distinguerle. Unaltra divisione tra norme costitutive (di qualcosa di nuovo, ad es. regole dei giochi) e norme regolative (di qualcosa che c gi, ad es. precetti religiosi). C anche una distinzione per grado di formalizzazione, dal pi alto (norme giuridiche) al pi basso (microrituali). Importanti sono anche le norme deontologiche che definiscono le etiche professionali. I concetti La categoria dei concetti molto ampia. Essa comprende le proposizioni descrittive della realt. Mentre le norme stabiliscono che cosa si deve fare, i concetti stabiliscono che cosa la realt intorno a noi. Le prime, dunque, dicono cosa la realt deve essere, le seconde quel che la realt . Distinzione tra: credenze fattuali (cose che si sanno) credenze rappresentazionali (credenze, opinioni, convinzioni) I simboli

Simbolo segno capace di evocare una relazione tra un oggetto concreto e unidea astratta (es. lo scettro il simbolo della sovranit). La semiologia studia i segni nellambito della vita sociale. I simboli vanno distinti dai segnali, che hanno valore prevalentemente informativo (es. segnali stradali). Altri segni che non vanno confusi sono i marchi, che hanno funzione rievocativa (rami spezzati dove si passato). I simboli hanno carattere intersoggettivo, ovvero sono condivisi da un gruppo sociale. Essi fanno anche parte della dimensione esplicita della cultura, ovvero rappresentano un sapere che gli individui sono in grado di esprimere, ma senza di sviluppare i ragionamenti e le argomentazioni.

3 NATURA, CULTURA, SOCIETA Cultura e struttura sociale Distinzione importante tra cultura e societ: la cultura fa riferimento a proposizioni e rappresentazioni sulla natura, luomo, la societ e i loro rapporti; la societ fa riferimento alla struttura delle relazioni sociali, piccoli e grandi gruppi. Questa distinzione implica una relativa autonomia della cultura e la considerazione del fatto che tra cultura e societ c un rapporto bidirezionale, ossia c uninfluenza reciproca. Lammissione dellautonomia della cultura ha permesso una specializzazione ed una evoluzione della cultura nella vita sociale. La cultura come bussola Qual il significato della cultura? Molti autori hanno elaborato lidea che la funzione della cultura consista principalmente nel dare senso alle nostre azioni e un ordine allesperienza, costituendo una sorta di bussola. Perch serve una bussola? Gli antropologi affermano che il motivo sta nella carenza dellorganizzazione istintuale delluomo rispetto agli altri mammiferi, e quindi al necessit di costruirsela. Quindi la conseguenza una costruzione sociale che dura tutta la vita, con una stabilit sempre sottoposta al mutamento. In questo modo la cultura, da ornamento, diventa caratteristica necessaria per la vita. Il problema del relativismo In epoca moderna filosofi come Pascal, Montagne e Montesquieu hanno richiamato lattenzione sulla molteplicit di modi di pensare ed agire, ossia il relativismo dei mondi culturali. Sullargomento due poli: modelli riduzionisti (in cui rientrano marxismo, materialismo culturale) che tendono a minimizzare la variabilit culturale, sostenendo che le variazioni sono solo superficiali e nascondono uniformit pi profonde modelli relativisti (fenomenologia, storicismo, sociologia, antropologia, che insistono sullunicit di ogni cultura, e quindi sulla profonda variazione da una cultura allaltra. Per sociologi e antropologi soprattutto un problema di metodo non si pu affrontare lo studio di una cultura con pregiudizi, applicando schemi prodotti dal proprio gruppo, ma occorre adeguarsi. Quella del relativismo dunque unattitudine volta a contrastare letnocentrismo (la nostra civilt il centro di tutte le cose), che aveva caratterizzato ricerche di antropologi, missionari, viaggiatori. Ci sono per, daltra parte, degli universali culturali, ovvero tratti comuni a tutte le culture (es. il tab dellincesto e il complesso di Edipo; la norma della reciprocit contraccambiare favori o vantaggi).

4 LA DIFFERENZIAZIONE CULTURALE NELLE SOCIETA MODERNE Il pluralismo culturale Il pluralismo culturale pu essere definito come una diversit per quanto concerne i valori e le norme sociali. Il pluralismo si manifesta soprattutto nella societ moderna, ma anche nelle societ del passato accadeva qualcosa di simile. In esse, ad esempio nella societ-stato agricola, la cultura era segmentata orizzontalmente, ossia cerano nette divisioni di stato, casta, gruppo. Le cose cambiano con la societ industriale, mobile ed instabile. Il pluralismo vero e proprio si verifica quanto una societ industrializzata ed esiste alta mobilit si a geografica che sociale. Durkheim e Simmel avevano gi trattato largomento della complessit sociale, individuando due caratteristiche: laumento del numero e della variet degli elementi del sistema, e la moltiplicazione delle relazioni di interdipendenza tra gli stessi elementi. Simmel per pone laccento su un altro aspetto importante: nella societ premoderna lindividuo era legato dalla nascita a un numero limitato di gruppi, entro un sistema di cerchie sociali concentriche. Con la complessit sociale si perde questa organizzazione: possibile che lindividuo passi da un mondo allaltro nellarco della stessa giornata, facendo parte di vari gruppi, che magari non hanno elementi in comune (es. club sportivo e gruppo di volontariato). Subculture La subcultura uno strumento concettuale che serve a rappresentare una differenziazione culturale, che avviene nella societ industriale moderna. Tre tratti distintivi: il prefisso sub, che descrive la cultura del gruppo come subalterna, subordinata alla cultura pi ampia, presentandosi dunque come di nicchia. Subordinazione perch gli individui sono definiti dagli altri e da se stessi come devianti. E il caso delle subculture delinquenti. il concetto di subcultura si basa su differenze di classe, etnia, o semplicemente geografiche. tutte le sottoculture hanno in comune una cosa: vengono acquisite solo per interazione con quanti gi condividono il modello culturale. Perch si possa parlare di subcultura, quindi, ci deve essere un sistema di interazioni a livello microsociale che esprime specifici modelli culturali. Lanalisi delle subcultura ha una lunga tradizione di studi, ed ha origine nella Scuola di Chacago, per un periodo che va dagli anni Venti agli anni Sessanta. Tuttavia solo con lo studio di Cohen, sulle bande malavitose, esso viene esplicitato. Egli fornisce un ritratto della subcultura delinquente: essa si concentra soprattutto nel settore maschile della giovent della classe operaia. La subcultura delle bande giovanili gratuita, per ottenere cio solo un riconoscimento da parte degli altri. La subcultura distruttiva perch prende le proprie norme dalla cultura circostante e le capovolge. Inoltre la banda non si specializza su una attivit criminale, come gli adulti, ma fa di volta in volta quello che regala edonismo immediato.

Un secondo filone di ricerche legato allUniversit di Birmingham, durante gli anni Settanta. Il fuoco di interesse si sposta dalle subculture delinquenti alle subculture giovanili in generale (mods, punks, skinheads). Anche le subculture giovanili appartengono in prevalenza alla classe operaia. Secondo Hall e Jefferson la subcultura una soluzione di compromesso tra lesigenza di essere autonomi e mantenere lidentificazione con i genitori. Le subculture adottano tratti della cultura dorigine, e una valorizzazione della mascolinit. Chi appartiene ad un gruppo si identifica con luso di oggetti (Vespa per i Mods, spille per i Punks), per un certo tipo di pettinatura, o per lascolto di un certo tipo di musica. Tutto ci per formare uno stile distintivo. Anche in Italia, negli anni Ottanta, si affermano subculture giovanili metropolitane, ma in maniera meno efficace rispetto alle omologhe subculture inglesi. Cultura alta, cultura popolare, cultura di massa La sociologia ha cercato di operare una distinzione tra cultura alta, cultura popolare e cultura di massa. Il dibattito inizia negli anni Venti. Nella societ preindustriale la cultura alta unicamente a beneficio di unelite sociale, daltra parte la cultura popolare patrimonio della vita quotidiana, delle feste delle popolazioni. Secondo alcuni, il passaggio alla societ industriale di massa produce effetti negativi sulla cultura popolare, che subisce una metamorfosi totale, degenera e si sottomette alla logica del consumo, diventando cultura di massa, con caratteristiche di standardizzazione e superficialit. La nozione cultura di massa ha sia carattere descrittivo ( per la massa) sia carattere valutativo (viene considerata negativamente). La Scuola di Francoforte in Germania (con pensatori come Adorno e Lowenthal) propose la teoria della semicultura, affermando la presenza di unindustria culturale basata sui mezzi di comunicazione dei massa e volta allomologazione culturale. C anche da dire che ricerche storiche hanno mostrato quanto la cultura popolare fosse estremamente diversificata. La cultura popolare, inoltre, non imitazione della cultura delite, ma c interazione tra le due (es. Dante che porta al popolo progetti pensati per laristocrazia / nobili che si divertono coi balli dei contadini). Gli intermediari tra i due mondi erano i tipografi avventizi, creatori dei libretti popolari. Le definizioni stesse di cultura alta e popolare non sono stabili, ma cambiano nel tempo: quel che pu sembrare patrimonio di una cultura alta pu diventare tipico della cultura popolare e viceversa. Cultura e classi sociali Valori e credenze non variano casualmente, ma seguono linee di divisione sociale. Classe e coscienza per Karl Marx Nelle societ complesse sono presenti strutture di diseguaglianze economiche e sociali. Queste disuguaglianze assumono caratteristiche riassunte con il nome di classi. La stratificazione in classi diversa rispetto per esempio a due sistemi tradizionali: il sistema ind delle caste (che divide linsieme della societ in gruppi ereditari distinti e gerarchicamente ordinati, con contrapposizione tra puri e impuri) il sistema dei ceti degli stati feudali (con una struttura basata sul valore del sangue: si classificavano le persone in base al ceto a cui si apparteneva per nascita, non in base alla ricchezza). Le strutture tradizionali di disuguaglianza avevano, comunque, una caratteristica comune: ognuno non poteva cambiare il proprio status e allora si erano sviluppati sofisticati sistemi di legittimazione religiosa dellordine sociale. Con la nascita del capitalismo, con le rivoluzioni inglese e francese i sistemi di giustificazione e legittimazione crollano ed emergono nuovi valori, legati allidea delluguaglianza. Dal XVII secolo anche le dottrine filosofiche insistono sulla naturalit delluguaglianza, ovvero il contrario della credenza precedente (naturalit della disuguaglianza). Karl Marx pone laccento sulle classi sociali, al centro di tutta la sua opera. Per lui esse hanno un fondamento prevalentemente economico ed esistono due classi principali: la borghesia, proprietaria dei mezzi di produzione il proletariato, che possiede solo la propria forza lavoro e deve venderla per sopravvivere Marx distingue tra classe in s (ovvero la collocazione oggettiva delle persone) e classe per s (che fa riferimento alla dimensione soggettiva, alla presa di coscienza degli individui di appartenere a una comunit). Egli afferma anche che c una struttura economica che determina una sovrastruttura politica e giuridica: tutta la realt cio un riflesso dei rapporti economici sottostanti. Marx pone anche laccento sulla nozione di pratica e sulla necessit di analizzare concretamente la vita materiale. La pratica di cui parla Marx : quella lavorativa con cui si riproducono le condizioni dellesistenza quella trasformatrice dei rapporti sociali di produzione Marx sostiene inoltre che la coscienza di classe emerga con lomogeneit interna ad una classe (riduzione differenza di lingua, religione ecc.) e concentrazione delle forze produttive nello stesso luogo (i grandi stabilimenti facilitano la comunicazione tra i membri della stessa classe). Classi e ceti secondo Weber Mentre Marx voleva il crollo del capitalismo, Weber si poneva interrogativi sulle origini di esso. Nella sua formazione, Weber fu influenzato dal marxismo. Weber era preoccupato che la sua opera fosse solo vista come un rovesciamento della tesi marxiana. Mentre per Marx le classi si collocano allinterno dei rapporti di produzione, per Weber il luogo privilegiato entro cui si costituiscono il mercato. Lenfasi posta sulla distribuzione pi che sulla produzione. Marx ha parlato di proprietari e non proprietari, Weber aggiunge due rapporti: il rapporto tra creditori e debitori e il rapporto tra venditori e compratori. Oltre alla classe, Weber analizza la stratificazione per ceti. Mentre le classi sono legate alla sfera economica, i ceti sono situati nella sfera della cultura. Soggetti che fanno parte di classi diverse possono far parte dello stesso ceto, e viceversa. Il ceto tende alla chiusura sociale e la sua caratteristica la ricerca di prestigio sociale. Weber utilizza il termine affinit elettive (di Goethe) per sottolineare il carattere non deterministico, ma reciproco e bilaterale tra la realt economico-sociale e la configurazione culturale, con valori morali e religiosi. Presenta studi comparati nei quali mostra diversi orientamenti religiosi: un orientamento religioso mistico, in cui lindividuo diventa un tuttuno con la divinit, e il singolo cerca la salvezza per s (tipico delle religioni orientali, dellAsia e soprattutto dellIndia). Questo orientamento prevede la presenza dominante di strati intellettuali elevati. quando si forma uno strato ierocratico, cio un gruppo di individui dediti alla cura professionale del culto, esso tender a sottoporre la salvezza a suo diretto controllo. La religiosit presenta dunque un carattere ritualistico.

Gli strati guerrieri cavallereschi risultavano estranei ad atteggiamenti mistici, ma erano incapaci di avere una visuale razionalistica. La loro forma di religiosit faceva perno sullidea del destino. lo strato contadino, la cui esistenza era legata alla produzione della terra, manifestava unaffinit con una religiosit di tipo magico, rivolta a procurarsi i favori degli spiriti. gli strati borghesi non vivono solo sulla terra come i contadini, ma hanno una condotta di vita orientata razionalmente. E a loro affine, dunque, una religiosit che prospetti una regolamentazione etica. Questa religiosit si storicamente manifestata nelle religioni profetiche (come il cristianesimo) con cui i credenti si sentivano strumenti di Dio. Weber vuole altres dimostrare la tesi che il capitalismo moderno sia stato favorito dalla diffusione della religione protestante dopo lo scisma seguito alla Riforma. Secondo lui la classe portatrice dello spirito del capitalismo non la borghesia tradizionale, ma la media borghesia industriale. Egli individua una configurazione di valori del capitalismo: la concezione del guadagno come fine in s (non come mezzo per raggiungere qualche altro fine, per soddisfare bisogni materiali, ma per investire in nuova ricchezza) lidea del dovere professionale (il singolo sente unobbligazione morale verso la sua attivit professionale) Lethos capitalistico, per affermarsi, si dovette dunque scontrare con un modo di comportarsi tradizionalistico. Stratificazione sociale e cultura nella ricerca sociologica contemporanea Thompson, storico inglese, critica linterpretazione di Marx, affermando che la classe non unentit, ma un insieme di relazioni. Egli afferma che la classe operaia organizzata e autoconsapevole era quella del periodo industriale nelle tradizioni locali del XVIII secolo. Richard Hoggart afferma che a met Novecento, molte specificit nella classe operaia erano ancora riconoscibili. Lidentit di gruppo era ancora molto sentita, la sua cultura si esprimeva anche nelle scelte di consumo. Oggi difficile riconoscere un rapporto fra classe operaia e cultura, cos stretto da formare una vera e propria comunit. Anche se i confini di classe sono pi mobili, non per questo venuto meno il carattere di classe di molti orientamenti culturali. Due esempi. Jack Goody analizza la cultura culinaria delle maggiori societ dEuropa e dellAsia, e afferma che essa sempre stata associata alle gerarchie sociali. La differenza tra classi elevate e classi inferiori non riguardava solo la quantit del cibo, ma anche la complessit di preparazione, gli ingredienti impiegati, e ancora pi importanti, letichetta e lordine delle portate. Grandi cambiamenti avvengono con lespansione della classe media, che con ricettari e manuali di comportamento rompono lorganizzazione gerarchica culinaria. Basil Bernstein si concentra invece sul rapporto tra linguaggio e classi sociali. Secondo lui il sistema di classe ha influenzato la distribuzione sociale della conoscenza. Attraverso la socializzazione i bambini di classe operaia acquisiscono un codice ristretto, che realizza significati dipendenti dal contesto. I figli di classe media, invece, assumono un codice elaborato, che si basa su significati anche indipendenti dal contesto. Il diverso rendimento di bambini di classe operaia e bambini di classe media non quindi dovuto a un deficit dei primi, ma a una differenza dapprendimento e nelluso del linguaggio. Il sociologo francese Piere Bourdieu andato oltre la definizione esclusivamente economica delle classi per Marx. Egli identifica tre diverse forme di capitale: il capitale economico (ovvero il livello di risorse materiali, quali il reddito e la propriet) il capitale sociale (le reti di relazioni sociali in cui sono inseriti gli individui) il capitale culturale (nelle due componenti di capitale scolastico e capitale ereditato) Bourdieu afferma inoltre che le classi superiori cercano di affermare il proprio gusto, per distinguersi rispetto a quelle inferiori. Esiste anche una netta diversificazione di classe dei consumi, che con uno schema egli divide in quattro possibili combinazioni (capitale culturale alto / capitale economico alto, capitale culturale basso / capitale culturale basso, capitale culturale alto / capitale economico basso, capitale culturale basso / capitale economico alto) v. pag. 111. Anche la borghesia si vuole distinguere dai ceti pi bassi, e trova un alleato naturale nella nuova piccola borghesia. Bourdieu si sofferma anche sul concetto di habitus: egli lo intende come sistema di disposizioni durevoli, ossia come inclinazioni a percepire, pensare e fare in un certo modo. Importante anche lanalisi di quanto il capitale culturale influisca nella vita. Secondo Bourdieu, il capitale culturale a scuola influisce su materie come inglese, storia, meno con la matematica, che si apprende a scuola. Anche i gusti musicali possono dipendere dalla classe: le classi pi elevate ascoltano musica classica, quelle inferiori preferiscono country o western. Lanalisi weberiana sulla cultura del capitalismo ha stimolato un intero filone di ricerche, che si sono occupate dellimportanza del valore del successo nella cultura della societ industriale contemporanea. McClelland afferma che la societ industriale contemporanea ritrova nella sua cultura il valore dominante dellachievement, ossia laspirazione al successo. Ci sono per ambivalenze, ovvero laspirazione al successo non coinvolge tutti gli strati sociali allo stesso modo i ceti pi bassi sono meno motivati di quelli superiori. Gli strati inferiori mostrano per spiccato interesse per laffiliation, ossia il valore di solidariet, di tempo libero, di migliorare i legami familiari. Si sono affermati nel corso degli anni valori postmaterialisti (la difesa della natura, la qualit della vita, la partecipazione politica) che hanno sostituito valori materialisti (il successo, il reddito, la stabilit economica). Cultura, identit e generazioni Il problema delle generazioni dal punto di vista sociologico fu trattato in maniera particolare da Karl Mannheim. Egli prende in esame il ruolo dei gruppi det, ossia le generazioni come fattori sociali che favoriscono la formazione di particolari stili di pensiero. Egli critica due diversi modi di affrontare il problema delle generazioni: i positivisti (che consideravano la generazione una realt solo biologica) la concezione romantico storicista (che intende la generazione pi come unentit spirituale piuttosto misteriosa. Mannheim riconosce una dimensione quantitativa e una qualitativa del tempo. Lintervallo di tempo che separa le generazioni diventa quindi un tempo di cui si ha unesperienza soggettiva, un tempo comprensibile a posteriori. Fare parte di una stessa generazione non significa vivere la contemporaneit meramente cronologica, ma fare le stesse esperienze significative e subire le stesse influenze dominanti. Mannheim distingue tra collocazione e gruppo concreto. La collocazione indica una condizione comune ad altri individui, in cui ci si trova senza averne necessariamente coscienza. Il gruppo concreto invece formato da individui che hanno coscienti relazioni tra loro. Il grande merito di Mannheim quello di aver sottolineato la differenza che esiste tra generazione come categoria storico sociale ed et come caratteristica ascritta, legata cio alla natura biologica. Una generazione sociale composta da persone cha hanno pi o meno la stessa et e che hanno condiviso alcune esperienze politicamente rilevanti (es. chi aveva tra i 18 e i 33 anni nel 1918 ha fatto parte di una generazione per cui quegli anni sono stati decisivi per la formazione del pensiero politico). Alla fine degli anni Cinquanta emerse una giovent ribelle, caratterizzata da ostilit rispetto al sistema sociale ma ideologicamente muta.

Agli inizi degli anni Sessanta allondata ribelle si sostituisce una generazione nuova, che propone propri modelli culturali basati su valori pacifisti (la cultura beat). Alla fine degli anni Settanta alla generazione anticonformista ma scarsamente politicizzata, ne segue unaltra che d vita a movimenti politici radicali (la generazione del 68). Tesi di Erikson: giovent intervallo, attesa in cui allindividuo consentita una vasta esplorazione sociale libera da obblighi specifici.

5 SOCIETA E CULTURA: COME LA SOCIETA INFLUENZA LA CULTURA Quattro approcci teorici Il rapporto tra cultura e societ bidirezionale. Le pi importanti questioni sollevate dalla tradizione sociologica possono essere raggruppate sotto tre titoli principali: la dipendenza delle forme culturali dalle strutture sociali (la cultura viene intesa come variabile dipendente dalla cultura) il ruolo che le forme culturali svolgono nello sviluppo sociale (variabile indipendente i processi sociali in base ai quali la cultura viene trasmessa da una cultura allaltra, si diffonde e si trasforma. Si possono individuare quattro modelli principali che riguardano lemergere delle forme culturali. I modelli funzionalisti Il termine funzionalismo nasce negli anni Trenta. Le scienze sociali intendono individuare la funzione che la cultura svolge nello stabilire e mantenere il sistema sociale. Malinowski sosteneva che la funzione della cultura consiste nel soddisfare i bisogni fondamentali dei membri del gruppo. Radcliffe-Brown pensava invece che la funzione della cultura fosse non il soddisfacimento dei bisogni individuali, ma la conservazione della struttura sociale complessiva (idea simile a quella di Durkheim). Merton distingue tra funzione manifesta e funzione latente (es. con la danza della pioggia pu anche non piovere funzione manifesta, per la danza pu rinsaldare lunit del gruppo funzione latente). I modelli causalisti Lidea che la cultura sia direttamente causata da processi che sfuggono alla coscienza degli individui. Diversi tipi di cause: biologiche, psichiche, economiche o sociali. Vilfredo Pareto attribuisce lorigine di valori e credenze a cause psichiche. Marx e Durkheim hanno sostenuto limportanza delle cause sociali (sottostrutture e sovrastrutture). I sociologi David Bloor e Barry Barnes hanno elaborato il programma forte di sociologia della conoscenza, sostenendo che anche le conquiste delle scienze naturali non appartengono al mondo puro delle idee, a fanno parte della cultura e possono essere ricondotte a dimensioni sociali. Dagli anni Settanta sorta negli Stati Uniti una prospettiva di studio che si definisce produzione di cultura. La tesi che gli aspetti istituzionali e organizzativi dellindustria culturale condizionino il contenuto dei prodotti culturali. Peterson e Berger, ad esempio, hanno mostrato che linnovazione estetica nella musica popolare associata a periodi di elevata competizione tra le case discografiche. I modelli strumentali La teoria sostiene che gli individui agiscano calcolando il rapporto costo / beneficio di ogni azione e che quindi seguano il proprio interesse. Secondo Elster vi sono tre versioni dellutilitarismo: le norme sono razionalizzazioni ex post del proprio interesse le persone seguono le norme per paura di ricevere una sanzione se non lo fanno si aderisce alle norme sociali perch hanno spesso conseguenze benefiche. I modelli interazionisti Questi modelli si discostano nettamente dai modelli strumentali. Essi infatti non danno priorit al calcolo strumentale, ma allinterazione comunicativa tra individui impegnati in pratiche (dal coordinamento nella vita famigliare ai coordinamenti sul lavoro). Le norme sociali non emergono dal calcolo, ma dalla ripetizione di soluzioni a problemi ricorrenti di cui si fatta esperienza nel passato. Esistono situazioni problematiche, non affrontabili sulla base dellesperienza, e allora i partecipanti, se hanno idee contrarie, devono negoziare un significato. I modelli strutturalisti Il termine strutturalismo deriva dallapplicazione allanalisi della cultura della cosiddetta linguistica strutturale, legata al nome di Saussure, che si era interessata non alla storia del linguaggio ma piuttosto alla sua struttura interna. E allora Levi Strauss si concentra sulla cultura considerata in se stessa. Lideologia come sistema culturale A partire dal XIX secolo, le religioni cristiane entrano in competizione con altre fonti di legittimazione che pretendono di fondare la vita sociale e collettiva su sistemi di idee e di valori secolari. Le prime ideologie post-cristiane sono il nazionalismo, lindividualismo liberale e il comunismo. I criteri che consentono lindividuazione di unideologia sono: - una visione del mondo con un alto grado di coerenza interna - prodotto da gruppi intellettuali, ma diffuso ad ampi strati della popolazione - funzione di legittimare i rapporti di potere presenti in un gruppo sociale Il potere e lideologia sono strettamente collegati. Un potere diventa legittimo quando riesce di far accettare le proprie decisioni come ben fondate e giustificate. La tesi della fine delle ideologie, agli inizi degli anni Sessanta, sosteneva che le ideologie sarebbero finite perch la struttura dello stato del benessere avrebbe risolto tutte le questioni sociali pi importanti, sostituendo agli ideologi gli esperti.

Furono poi individuate le religioni politiche, come il comunismo nellU.R.S.S. e il nazionalsocialismo hitleriano. Nellideologia nazionalsocialista cera una notevole coerenza e ricchezza di temi: la centralit dellidea etno-razziale di Volk e spazio al mito, con il mito ariano. Si svolgevano inoltre numerosi rituali e cerimoniali. Si possono individuare quattro concezioni dellideologia che ricapitolano le vicende storiche che il termine ha subito. Lideologia come difetto della ragione Francesco Bacone sostiene la teoria degli idola, per spiegare le forme distorte del pensiero e le cause che producono questa distorsione. Egli elabora la teoria per analizzare gli elementi che possono influire sul pensiero umano. Con questa concezione egli apre la strada secondo cui il pregiudizio si basa su un complesso di impulsi irrazionali, condizionati dagli interessi di dominio di potenti gruppi sociali (grande accusato era il clero). Il pregiudizio viene quindi considerato una consapevole manipolazione dei ceti subordinati da parte dei potenti. Lideologia come falsa conoscenza Per Marx lideologia intesa come pensiero metafisico, che inverte o capovolge i rapporti reali (secondo lidealismo le idee sono autonome, la critica di Marx invece sostiene che esse siano emanazione diretta della realt). Esempio della camera oscura. Ne il capitale Marx analizza il problema del feticismo delle merci, con cui intende che lideologia tratta i reali rapporti tra persone come se fossero rapporti tra cose, oggettivizzandoli e naturalizzandoli. Cos il commerciante pensa che siano le merci a scambiarsi lun laltra. Lideologia dunque per Marx una falsa coscienza, ossia una rappresentazione falsa che si produce senza che ci la produce abbia coscienza della sua falsit. Lideologia come razionalizzazione Secondo Vilfredo Pareto gli esseri umani si distinguono dagli animali perch pur agendo mossi da impulsi e da istinti, si affannano a presentarli sotto forma di ragionamenti e argomentazioni razionali. Le forme ideologiche operano dunque come razionalizzazioni a posteriori, senza averne coscienza. Il meccanismo lo stesso della falsa coscienza marxiana, ma non si applica alla societ, bens alla psiche sono dunque Pseudoragionamenti. Le ideologie possono essere analizzate sotto laspetto oggettivo (in base al nesso logico con cui vengono collegati i dati), soggettivo (in base alle ragioni che gli individui hanno per accogliere lideologia), infine, per la loro utilit sociale (indipendentemente dalla loro verit quanto esse influiscano positivamente o negativamente sulla societ). Lideologia come concezione del mondo di unepoca Secondo Mannheim bisogna passare da una concezione particolare dellideologia, alla concezione totale dellideologia, quando spostiamo lattenzione dal livello psicologico a quello del modo di affrontare e interpretare la realt di unintera epoca storica o gruppo sociale. Mannheim considera importante un metodo interpretativo per lo studio dei prodotti culturali, distaccato dai metodi di studio delle scienze naturali. Individua tre livelli di significato: significato obiettivo (che riguarda lidentificazione di unazione) significato espressivo (intenzione soggettiva dellattore sociale) significato documentario (significato totale) Mannheim vuole presentare dunque una concezione positiva e neutrale dellideologia, per andare oltre il concetto di ideologia come falsa coscienza [Marx] o pseudoragionamento [Pareto] Il senso comune come sistema culturale E un insieme di quadri di pensiero, rappresentazioni e schemi che presentano sia aspetti cognitivi sia simbolici, utilizzati dai soggetti a un livello implicito. Boudon ci fa lesempio della danza della pioggia. Quando giudichiamo irrazionale tale gesto, noi lo facciamo perch stiamo usando nozioni di causa ed effetto, ma senza esserne coscienti. Del senso comune non fanno solo parte categorie e nozioni generali, ma anche modi di rappresentarsi gli altri e di percepire lambiente sociale. Si creano dunque gli stereotipi, con le annesse motivazioni autoprotettive. Nel senso comune rientrano anche i cosiddetti microrituali e le regole pragmatiche, che vanno sotto il nome di etnometodologia. Harold Garfinkel faceva sperimentare ai suoi studenti linfrangere le regole dei microrituali (parlare a distanza troppo ravvicinata ecc) Lo studio del sapere implicito stato analizzato dalla sociologia in particolare da due orientamenti: la scuola durkhemiana il pragmatismo americano La scuola durkhemiana Durkheim e Mauss sostenevano che le categorie fondamentali (di causa, spazio tempo) fossero rappresentazioni collettive e non prodotti della mente individuale. Ci le rende vere e proprie istituzioni sociali. Durkheim elabora una teoria che si fa strada tra due teorie, lempirismo (che sostiene che la mente umana una sorta di magazzino e lindividuo accumula l tutte le sue conoscenze) e il kantismo (secondo cui la mente umana una sorta di faro, che seleziona attraverso forme a priori, non basate sullesperienza). Durkheim scarta tutte e due le correnti, formula invece la tesi che la societ sia allorigine della conoscenza: essa viene prima dellindividuo e per mantenersi ha bisogno che i propri membri comunichino tra di loro. Tutto per lui logico, la classificazione secondo genere e specie deriva nelle societ totemiche dalla divisione delle trib in fratrie, con una classificazione basata sullopposizione. Durkheim parla anche del tempo: esiste non solo il tempo cronologico, ma anche il tempo sociale, un tempo comune al gruppo. Il tempo sociale un tempo diviso e misurabile, con un calendario che esprime il ritmo della collettivit e ne garantisce la regolarit. Norbert Elias sottolinea lintreccio tra tempo sociale e tempo vissuto e culmina col tempo esatto, standardizzato e calcolato con specifici strumenti.

Marcell Mauss delinea unimportante analisi della genesi della categoria di persona, considerata una categoria fondamentale come quella di tempo e di spazio. Dalla nozione di personaggio presente presso le popolazioni tribali, alla nozione di persona titolare di diritti e doveri nellantica Roma, e poi nel periodo pi recente in cui la persona assume un carattere sacro, viene concepita come entit dotata di autonomia e responsabilit morale. Marcel Granet ha spiegato che il pensiero cinese si basa sullintuizione analogica, la lingua cinese non organizzata con lo scopo di registrare concetti, ma per scopi pratici. Maurice Halbawachs ha sottolineato limportanza della memoria collettiva, una vera e propria costruzione sociale, punto di intersezione di flussi continui di memoria. Le cerimonie pubbliche (il 25 aprile) servono a rinnovare la partecipazione dei cittadini e rinforzare i legami sociali. Il pragmatismo americano Il pragmatismo americano collega il ragionamento quotidiano non al calcolo, ma alla ripetizione dei soluzioni di problemi nelle pratiche della vita quotidiana. Importante il lavoro di Alfred Schutz, che definisce i fondamenti del sapere comune nella vita quotidiana: Oggettivit (ognuno percepisce la vita di tutti i giorni come oggettiva, costruita prima che si venisse al mondo) ad es. il Linguaggio. Intersoggettivit (la realt mi si presenta come un mondo che condivido con altri) la vita reale reale per me come reale per altri Naturalit (il senso comune adatta un atteggiamento naturale rispetto al mondo che mi circonda) sospendo il dubbio: quando chiamo mio zio in America non penso a come si fa Tipizzazioni (nel mondo della vita si incontrano persone e le si percepiscono in base a schemi di tipizzazione) mi forniscono una struttura di aspettative: se arriva uno con la borsa a tracolla penso che sia un postino Fondo di conoscenza comune (le persone interpretano la propria situazione usando un fondo di conoscenze e simboli comuni a tutti. La religione come sistema culturale Quando un insieme di credenze, valori e simboli riguardano la natura di esseri sovrumani e il rapporto con il mondo umano, si parla di religione. Parlare di religione come sistema culturale significa parlare dei suoi tratti distintivi: la presenza di una struttura di significati, espressi in dottrine, dogmi, precetti e simboli lindividuo inserito in un ordine cosmico sacro (la religione connette il microcosmo al macrocosmo, inserendo lindividuo in un ordine universale) la religione ha un carattere pubblico Ci sono vari tipi di religione, classificabili in base a diversi criteri. Max Weber considera le grandi religioni universali, quelle che non investono solo un ambito locale, ma territori vastissimi. Due criteri di classificazione: immagine del mondo modo di ottenere la salvezza Limmagine del mondo pu essere teocentrica (tradizione occidentale e mediorientale) o cosmocentrica (tradizione asiatica). Nella tradizione occidentale e mediorientale la salvezza si ricerca con luomo inteso come strumento di Dio. Weber chiama questa concezione ascetismo. Nella tradizione asiatica luomo concepito come contenitore del divino. Questa concezione chiamata misticismo. Le religioni, inoltre, si sono espresse in svariate forme organizzative (i sacerdoti, addetti al culto). La chiesa una comunit di credenti stabilizzata, a cui si appartiene per nascita, caratterizzata dal clero che si dedica allorganizzazione religiosa. La setta (in senso positivo) si distingue dalla chiesa: ad essa si appartiene non per nascita, ma per scelta. Quindi la comunit molto pi ristretta. [es. I testimoni di Geova] Quando si parla di religione come fenomeno sociale, si prendono in considerazione due interpretazioni: causali e funzionali. Mentre le spiegazioni causali cercano di rendere conto degli aspetti culturali della religione riportandoli a condizioni sociali antecedenti, le spiegazioni funzionali si rifanno alle conseguenze di questi stessi aspetti per la societ o per gli attori sociali. Durkheim, parlando di funzioni della religione, sostiene che essa rinforzi i legami che connettono lindividuo alla societ di cui fa parte. Anche lantropologo Malinowski diceva che spesso la magia risolveva situazioni di forte tensione emotiva creando sicurezza. Merton funzioni manifeste e funzioni latenti Per Luhmann la religione riduce la complessit sociale moderna, considerando il mondo come un tutto. Teodicea soluzioni che riguardano lincongruenza tra il destino e il merito. La religione nella societ moderna mutata rispetto ai secoli precedenti. Linurbamento e la differenziazione della societ hanno mutato la presenza stessa della religione nella vita quotidiana. Si verificato un processo occidentale di razionalizzazione (ogni cosa pu essere dominata con la ragione). Si anche verificata la progressiva autonomizzazione della religione. Weber sottolinea che il processo di disincantamento del mondo si verificato proprio per mano dellebraismo e del cristianesimo (in particolare il protestantesimo). C stato il processo di secolarizzazione, ovvero il processo tramite cui alcuni settori della societ e della cultura vengono sottratti al dominio delle istituzioni e dei caratteri religiosi. Nelloccidente la differenziazione istituzionale un tratto acquisito e si realizzata velocemente la separazione Stato-Chiesa.

6 SOCIETA E CULTURA: COME LA CULTURA INFLUENZA LAZIONE SOCIALE Due approcci teorici Come avviene che i valori, le norme e le credenze abbiano un impatto sui comportamenti concreti delle persone? Modello dellattore socializzato Secondo Talcott Parsone, durante linfanzia nellindividuo avviene un processo di interiorizzazione dei valori condivisi dalla comunit. Successivamente, i valori inseriti nella personalit si trasformano in motivazioni profonde. La conformit garantita dai meccanismi di controllo sociale (sanzioni, riprovazione sociale). Queste disposizioni rendono prevedibili i comportamenti dei singoli nella collettivit.

Questo modello stato molto influente, soprattutto per spiegare linfluenza della cultura sulla politica. Modello dellidentit sociale Per spiegare questo modello Francesca Cancian parte dalla constatazione che la connessione tra valori e comportamenti non sempre chiara. Lei afferma che le credenze normative sono collegate al comportamento solo se le credenze sono condivise da un gruppo e servono per la sua identit sociale. I membri di un gruppo possono condividere molte credenze, ma solo quelle che definiscono la loro identit in quanto membri di una posizione sociale saranno in relazione con lazione. Gli individui agiscono in conformit a una norma perch il modo per dare validit alla loro identit. Questo delimita possibili azioni significative. ES. E impossibile essere una strega finch lesistenza di questa identit non stata accettata. Cultura e sviluppo economico Il ruolo delletica protestante nello sviluppo del capitalismo moderno Max Weber si concentra sulle condizioni culturali che hanno favorito lo sviluppo del capitalismo: egli individua un punto importante nelletica religiosa nata con la Riforma protestante. Weber parte da una regolarit statistica gli imprenditori capitalisti sono di religione protestante. Come mai? Weber sottolinea il fatto che i caratteri del capitalismo siano emersi sono in Occidente in una determinata epoca. Con la riforma Protestante c una rottura con letica cattolica: si svaluta lascesi monacale per far posto allascesi laica (ovvero al successo nel lavoro). Lutero introduce lidea del sacerdozio universale. Con la dottrina della predestinazione di Calvino, poteva esserci fatalismo. Invece tutti cercavano successo nel lavoro professionale per assicurarsi la salvezza eterna. ci quindi spinge al capitalismo. Gli effetti della cultura sulla crescita economica: ricerche comparate Weber svolge unanalisi comparata delle religioni universali, con una conferma a contrario della sua tesi sul capitalismo influenzato dal protestantesimo. Le religioni di tradizione asiatica, infatti, hanno ostacolato lo sviluppo del razionalismo economico tipico del capitalismo moderno, favorendo invece unetica economica tradizionalistica. Non c stato per questi paesi lo sviluppo di una profezia etica (con un inviato di Dio che impone dei comandamenti, cosa successa in Occidente), ma di una profezia esemplare, che non impone obblighi alle masse, ma d dei consigli. Il confucianesimo non ha sviluppato nessuna delle due etiche, ma stato quello che pi si opposto allo sviluppo del capitalismo. Perch? La religiosit era puramente magica, con valori incentrati sul culto degli antenati e la devozione verso la famiglia. Inoltre, grande problema era quello della fiducia. Senza fiducia, le societ restano familistiche [come dice Fukuyama], ovvero legate solo alla sfera familiare. Inglehart svolge unanalisi comparata ed elabora un indice della motivazione al successo e quanto essa influisca sullo sviluppo ecnomico: Giappone, Cina, Corea del Sud hanno indice di motivazione elevata ma poca obbedienza / Nigeria e Sudafrica, allopposto, hanno grande obbedienza e fede religiosa. A met si collocano Stati Uniti ed Europa. Cultura e sviluppo politico Il programma di ricerca sulla cultura politica si sviluppa grazie alla scienza politica americana a partire dagli anni Sessanta. La tesi di fondo che ogni sistema politico sia legato a una cultura, che genera disposizioni e influenza gli individui nel modo di agire. Eckstein formula tre postulati riguardo alla cultura politica: gli attori non rispondono alle situazioni, ma rispondono tramite la mediazione di orientamenti gli orientamenti variano in funzione di condizioni di tipo culturale gli orientamenti non sono acquisiti in maniera automatica, ma sono appresi attraverso un processo di socializzazione. Questo copre la stessa area semantica del concetto di carattere nazionale, ampiamente studiato nel dopoguerra [es. da piccoli si orientati a pensare in un certo modo] Il concetto di cultura civica rappresenta una precisazione del concetto di cultura politica. Esso una cultura politica mista, un misto tra il modello idealtipico attivista (di coloro che sono attivi politicamente) e quello passsivista (quelli che hanno fiducia e deferenza verso lautorit). studio di Almond e Verba. La cultura italiana non era mista, come per esempio in Gran Bretagna, ma particolarista: con fiducia ristretta alla famiglia, gli stessi tratti che Edward Banfield aveva chiamato FAMILISMO AMORALE. Non basta unificare le strutture istituzionali, necessario far funzionare bene la presenza dello spirito civico (civicness), ovvero il tessuto di norme, regole, valori radicati nel tessuto associativo che favoriscono la cooperazione sociale e il perseguimento del bene collettivo. Diverse ricerche hanno individuato nellambito italiano la presenza di subculture politiche (subcultura bianca nel nord-est, ovvero dominanza democristiana, subcultura rossa nel centro, a dominanza socialcomunista). Il concetto di cultura civica complesso e scomponibile in tre dimensioni: morale (che fa riferimento a valori espressi sotto forma di giudizi) di fiducia (che fa riferimento a orientamenti cooperativi e aspettative nellagire comune) di identificazione (che fa riferimento al senso di appartenenza ad una comunit territoriale). La dimensione morale divisibile in tre fattori: responsabilizzazione (assunzione di un rischio per s e per gli altri) diritti (dimensione di difesa di diritti fondamentali della persona) civismo (condanna di comportamenti lesivi di interessi pubblici) Cultura e consumo Modello economico neoclassico il consumatore agisce razionalmente, ha le capacit di acquisire tutte le informazioni necessaria sulla qualit e sui prezzi dei beni. Per alcuni la nostra societ sarebbe divenuta la societ dei consumi. Il consumatore stesso anonimo, solo un target.

10

Perch la gente desidera ci che desidera? Valore simbolico dei beni acquisiti per il prestigio e la distinzione dagli altri. Le classi elevate cercano di differenziarsi da quelle inferiori comprando beni in eccedenza, per distinguersi socialmente, con un consumo vistoso di beni. Questo provoca limitazione delle classi inferiori, ma quando queste imitano, le classi elevate gi cambiano gusto, facendo diventare tutto vecchio. Fenomeno della moda c imitazione, ma anche daltra parte, differenziazione, per distinguersi dagli altri. Habitus secondo Bourdieu principio unificatore delle scelte e delle pratiche sociali realizzate da un attore sociale (cosa mangiare, come vestirsi), tutto ci costituisce uno stile di vita.

7 I PROCESSI DI TRASMISSIONE, CONSERVAZIONE E CAMBIAMENTO CULTURALE Processi comunicativi La cultura circola prevalentemente attraverso il linguaggio, la principale forma di oggettivazione. Con il linguaggio si esprimono CONCETTI. Tra linguaggio e pensiero esiste un complesso processo di interazione. Ci sono anche segnali non verbali (tipici delle culture mediterranee). Una delle caratteristiche principali del linguaggio la sua universalit gli uomini devono comunicare. Esso pu essere considerato elemento di prestigio e pu avere funzione di identificazione collettiva. Ipotesi relativistica di Sapir Whorf : la struttura di una lingua condiziona il modo in cui lindividuo comprende e percepisce la realt. Elementi della comunicazione: emittente ricevente codice canale contesto Un termine pu denotare o connotare qualcosa, se per lelemento che si connota non presente nella realt difficile capire [es. per un aborigeno che non sa cos il cavallo]. Tre aspetti dei processi di trasmissione culturale legati alla comunicazione di massa: mezzo tecnico della trasmissione (importante rapporto tra tecnica e cultura, che pu alimentare la memoria collettiva) differenza tra gradi di partecipazione (tra guardare tv e leggere un libro) lapparato istituzionale della trasmissione (struttura gerarchica, regole, organizzazione) sistema dellindustria culturale di Hirsch vari filtri prima di arrivare al prodotto, input e output distanziamento spazio temporale: o interazione faccia a faccia compresenza, quindi spazio-tempo condiviso, molti indizi simbolici, azione indirizzata a un soggetto in particolare, comunicazione dialogica (bidirezionale) o interazione mediata separazione dei contesti spazio-tempo, contrazione dellinsieme degli indizi simbolici, azione indirizzata a un soggetto in particolare, comunicazione dialogica (bidirezionale) o interazione quasi mediata separazione dei contesti spazio-tempo, contrazione dellinsieme degli indizi simbolici, azione indirizzata verso diversi soggetti indefiniti, comunicazione a una direzione La socializzazione Con la socializzazione lindividuo diventa un essere pienamente sociale, con apprendimento e appropriazione interiore di significati e regole generali, ma anche adattamento a varie strutture. Socializzazione primaria: acquisizione competenze di base, durante linfanzia, dura fino al periodo scolare Socializzazione secondaria: periodo in cui si apprendono ruoli specializzati, legati alla scuola e al mondo del lavoro Ci sono riti di passaggio che segnano il passaggio del ragazzo dal mondo della giovinezza al mondo adulto (residui feste di laurea, addio al celibato). Agenzie di socializzazione scuola, famiglia, gruppo dei pari, chiesa, esercito, comunicazione di massa. La socializzazione un processo continuo, mai definitivamente compiuto. C la socializzazione alla vecchiaia e alla morte, c la risocializzazione ad es. la conversione religiosa Conflitti di socializzazione: presenza di troppe agenzie di socializzazione. Problema dellerosione delle tradizionali strutture gerarchiche (si indebolisce il ruolo del professore, dei genitori, molti pi compromessi). Paradigma del condizionamento Talcott Parsons intende specificare i meccanismi psicosociali che legano la personalit individuale alla cultura di una societ. Parsons pensa alla socializzazione come ad un processo di condizionamento (come Durkheim), in cui i soggetti apprendono passivamente valori condivisi. Si ricollega alla psicoanalisi di Freud. Diverse tappe: dipendenza orale (identificazione bambino madre) crisi anale differenziazione madre bambino crisi edipica latenza (il bambino apprende i ruoli differenziati in famiglia) adolescenza maturit (differenziazione tra ambiente familiare e altri ambienti Paradigma dellinterazione Secondo questo paradigma lindividuo non condizionato passivamente, ma attivo e si adatta arricchendo le proprie risorse cognitive in maniera cosciente.

11

La formazione del giudizio morale del bambino non dipende solo dalla logica interna di sviluppo, ma anche dal carattere del sistema di interazione in cui inserito. Il processo porta a riconoscere laltro generalizzato da parte del bambino. Listituzionalizzazione e la legittimazione Istituzionalizzazione: processo con cui alcune relazioni e azioni sociali vengono oggettivate a date per scontate dai membri di un gruppo sociale. Listituzionalizzazione un processo che garantisce la persistenza e la conservazione culturale indipendentemente dallinteriorizzazione. Ci sono diversi gradi di istituzionalizzazione. La legittimazione designa invece il processo di giustificazione e di spiegazione. Universi simbolici creano un ordine significativo in cui ogni fenomeno trova la sua collocazione. Es. : la morte pu essere legittimata facendo ricorso a interpretazioni religiose e mitologiche. Il cambiamento culturale Come cambia la cultura??? Spiegazioni endogene a livello macrosociale Due esempi. Auguste Comte: la legge dei tre stadi. Il pensiero umano si evolve passando in tre fasi: fase teologica fase metafisica fase positiva Weber: lo sviluppo del razionalismo occidentale un processo endogeno, una necessit interna. C disincantamento religioso e modernizzazione. Spiegazioni esogene a livello macrosociale Per Durkheim lo sviluppo dellindividualismo leffetto dellintensificazione della divisione del lavoro. Norbert Elias analizza il processo di monopolizzazione del potere, affermando che le corti, costituendosi come spazi pacificati, favoriscono lemergere, dopo unevoluzione, delle buone maniere. Viene stabilito anche il monopolio della violenza fisica. Spiegazioni endogene a livello microsociale Il mutamento degli orientamenti culturali sarebbe dovuto agli effetti degli orientamenti stessi, che generano nei soggetti delusione e quindi voglia di cambiare [Hirschman]. Tarde afferma che i gusti culturali cambiano in base al contagio, come nella moda. Spiegazioni esogene a livello microsociale Weber presenta la teoria del carisma. Il carisma vuole spiegare linnovazione nei sistemi di credenze. Routinizzazione del carisma il nuovo sistema di credenze viene reso sistematico dallintervento di un gruppo di interpreti ufficiali. Inglehart dal dopoguerra in poi si sono affermati i valori postmaterialisti. I fattori economici agiscono sulla gerarchia individuale dei bisogni: se sto bene e i miei bisogni primari sono soddisfatti, posso dedicarmi ai bisogni secondari, per esempio legati alla cultura.

12