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Larte di fingere il talento che non c (riflessioni sul mestiere di scrivere per far ridere il prossimo)

Carlo Turati Milano, 2012 (e anche dopo) Il 10% ispirazione, il 90% traspirazione (Galilei, Newton, Einsten, io) Like most creative people, humor writers spend a lot of time gazing blankly out the window looking for the right gure of speech. And just as you're about to nd it, your spouse will come up and say, "As long as you're not doing anything, take out the garbage. (Helitzer) Passo il 20% del mio tempo a dire cazzate e il restante 80% a farle(Tarasso)

Premessa che non serve ma rende bene lidea: il creativo


Stay hungry, stay foolish (Steve Jobs) Ma soprattutto, stay alive, pirla! (Bill Gates) I creativi sono una casta a parte, ma talmente a parte che quando poi cercano di spiegare al prossimo che fanno fatica a fare le cose che fanno, il prossimo generalmente stenta a crederlo. Lo racconta molto acutamente, Matteo Monforte in questo breve racconto: Non mi ricordo quale pittore si lanci nella frase: mia moglie non capisce che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando. Rimane il fatto che, per me, questa una frase meravigliosa, una di quelle con dentro tutto un mondo, un mondo vissuto dal tormento di un grande artista che deve fare i conti con la gretta realt materiale di una moglie che, di lavoro, e pu capitare, magari le finestre le lava solo non solo ma, per farlo costretta ad alzarsi allalba. Per, questa frase, anche -senza dubbio- il manifesto di quelli che, come me, fanno un lavoro fuori da canoni, qualcosa che non costringe alle otto ore + pausa pranzo, qualcosa chiamiamola dartistico; qualcosa che gli altri, comunque, non capiranno mai. Ed proprio questa la frase che io che non faccio il pittore ma lautore comico, diciamo lo scrittore, scelto per rispondere al direttore della mia filiale, quando mi ha comunicato che ero in rosso e che, forse, era sensato che cominciassi a cercarmi un lavoro serio (quello che Raul Cremona, Omen e tutto il resto, chiamerebbe un lavoro di giorno). Gli ho detto che io un mestiere ce lavevo gi, che pi precisamente di lavoro guardavo fuori dalla mia finestra. Lui mi ha educatamente risposto che, se andavo avanti cos, a breve quella finestra non sarebbe stata nemmeno pi mia, perch mi avrebbero pignorato la casa. Io non ci avevo mai pensato e, in ogni caso, lui non mi aveva capito. Comunque, quello che sto cercando di raccontare che, per quelli che fanno il mio lavoro, la vita dura. Molto dura. Durissima. dura perch gli altri non comprendono che noi lavoriamo. Per loro proprio un mondo al limite del paranormale. Se , ad esempio, la notte prima ho scritto fino allalba e poi mi sono alzato al mattino tardi, per la gente non sono uno che ha lavorato fino alle quattro del mattino, ma solo un drogato che si sveglia attorno a mezzogiorno. Se lavoro per una trasmissione televisiva, la cosa pi frequente che mi dicono non : bravo, complimenti! ma : a chi hai dovuto fare un pompino? (metaforicamente, si capisce). Qualche mese fa ho detto al mio vicino che sarei andato a lavorare in Rai e lui mi ha risposto: Ottimo! Perfetto! Anzi, gi che ci sei, se ti do la mia bolletta del canone gliela porti tu che mi levi un pensiero?. Ricordo ancora quando, alluniversit, dissi a mia madre: mamma, ho deciso, voglio fare lo scrittore! e lei : ma porc non potevi semplicemente drogarti come tutti gli altri? La gente non ci capisce. Io non scrivo battute per i comici, io scrivo quattro cazzate.

Io non lavoro, io ho un hobby. Io non faccio ferie, io prolungo solamente il mio periodo fancazzista in una localit di mare. Io, per, misteriosamente -se c da pagare al bar- pago sempre io, perch lavoro in televisione Insomma, inutile sfogarmi, lo so, me ne rendo conto, la mia rimarr comunque sempre una battaglia persa, ma ci tenevo a farvelo capire. Noi lavoriamo come tutti gli altri! E tu, che lavori all ANAS e asfalti la Salerno Reggio Calabria sotto il sole di Agosto, cerca di capire che ok, tu no, forse con te ho sbagliato esempio. Ad ogni modo, per concludere, adesso, proprio adesso, 30 di giugno 09, mentre sto lavorando a questo pezzo, lo ammetto: sono conscio del fatto che il mio sia comunque un mestiere bislacco, e che non so nemmeno se lanno prossimo mi andr bene come questanno e se riuscir a sbarcare il lunario e che ho una compagna, un mutuo, la macchina , eccetera. Daltra parte, qui a Genova ha smesso di piovere e sul mare un nuvolone grigio stato spaccato in due da un raggio di sole a picco che uno spettacolo, davvero, una figata. E io mi sento gi un po meglio. Mi sento meglio, anche se non sono capito e non ho la tredicesima perch, alla fine, un pochino me ne sbatto di quello che sar lanno prossimo: qualcosa mi inventer, come sempre, perch noi siamo cos. Visto? E poi dicono che guardare fuori dalla finestra non serve a niente. Io il creativo lo faccio per i soldi, dovrebbe essere stampato sulle magliette che indossano gli autori, se no la gente non ci crede. Naturalmente, come capita tutte le volte che si inizia a ragionare di qualcosa, il termine creativo un po' vago. Pu essere un aggettivo, cos come un sostantivo, un attributo della persona o una professione. Fare il creativo, nel senso di essere pagati per essere creativi, avendo vincoli, budget, scadenze, paletti non essere creativi nel senso di svegliarsi ogni tanto avere una bella idea e poi tornare a dormire o a far altro per vivere. Fare il creativo presuppone essere creativo mentre essere creativo non ha come conseguenza fare il creativo.
Terminologia

Comico (cos' comico) - Ralph Waldo Emerson espresse la sua teoria del comico nel saggio The Comic, dove cerc di perfezionare la teoria di Aristotele, per cui il ridicolo sarebbe ci che fuori tempo e fuori luogo, senza pericolo ('con pericolo' ci sarebbe il 'tragico'). Un buon esempio di sintesi tra comico e tragico sono i teatranti del Sogno di una notte di mezza estate: se non fanno ridere il duca, finisco sul patibolo. Pi divertente di cos! Comico (chi comico) dal Sabatini Colletti: [c-mi-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che) agg. 1 Che ha attinenza con la commedia: attore c.; 2 estens. Che suscita il riso SIN buffo, ridicolo: scena c. s.m. 1 (f. -ca) Attore che sa suscitare l'ilarit del pubblico: essere un bravo c.; 2 (solo sing.) Comicit, ridicolo: avere il senso del c. avv. comicamente, in modo c. Autore comico direbbe Tarasso: dietro a ogni cretino che sale su un palco, c' sempre un imbecille che lo aiuta. Direbbe il proverbio: chi non sa far ridere, scrive, chi non sa scrivere diventa critico televisivo (parodiando la celebre Chi non sa fare, insegna e chi non sa insegnare, insegna ginnastica di Woody Allen in 'Io e Annie'. Io ad esempio insegno ginnastica a Zelig) Cabaret - Il cabaret storicamente una forma di spettacolo che combina teatro, canzone, commedia e danza. Se guardate il Bagaglino, ad esempio, vi fate un'idea di come queste cose messe insieme possano oggettivamente far cagare. Cabarettista Non sapendo come fare altrimenti ho digitato significato cabarettista su Google. Questo il risultato che ho ottenuto:

In teoria, il cabarettista un comico che sostiene che non esiste una quarta parete. In pratica un soggetto sul filo di una costante crisi nervosa, altamente narciso ed autocentrato, con forti turbe della personalit che, anzich pagare uno psicoanalista per farsi curare, si fa pagare da un pubblico che non capisce di avere a che fare con una persona disturbata. Dietro di lui di solito si agitano tre figure: l'agente, un soggetto che millanta conoscenze che non ha; un autore, che millanta un senso dell'umorismo che non ha e una fidanzata, che millanta un fidanzato che non ha. (inserirei qui pezzi di viale monza 140) Se letimo corretta del sostantivo 'creativo' nel verbo creare, il creativo dovrebbe essere colui che crea, da Dio in poi, passando per Madre Natura. Obiezione: tutti quanti prima o poi creiamo, quindi siamo tutti creativi. Giusto! La vera distinzione tra creativo e non creativo potrebbe, a questo punto, diventare che il non creativo crea per hobby o per caso, mentre il creativo crea come routine quotidiana: Moravia scriveva almeno due ore al giorno; Woody Allen si alza alle 8, fa colazione, scrive 3 ore, esce a passeggiare, e via cos. Proust racconta, o almeno io me la ricordo cos letta ne Larte di correre di Makuraki-, si imponeva ogni mattina di sedere davanti alla propria scrivania che avesse o non avesse idee, quasi ad allenare il proprio corpo alla postura dello scrittore (limmagine dellallenare i muscoli appartiene a Makuraki, ovviamente). Cambiando professione, i copy pubblicitari hanno un tizio alle spalle -che si chiama programmer- che gli alita sul collo se non si presentano in ufficio. Insomma, se creare diventa un lavoro, non basta la fantasia: occorrono metodo, sacrificio, organizzazione. Passo successivo: tra i sinonimi di creazione c' sicuramente il dare alla luce qualcosa. Dare alla luce qualcosa idealmente comporta un momento di parto. E se creare partorire, la principale differenza tra un non creativo e un creativo il numero di figli: il non creativo partorisce un paio di volte nella vita, tra l'altro per caso, quasi senza accorgersi di essere in dolce attesa, tra lo stupore degli amici al bar. Il creativo, invece, come la mamma degli imbecilli, sempre incinto, una perenne puerpera che non perde un attimo a farsi reingravidare, scientemente, fortemente volendolo, inseguendo il seme della fantasia. Detto altrimenti, una vera e propria baldracca delle idee. Introdotta questa analogia, restiamo sul pezzo: concettualmente, lidea del parto implica, non detta, limmagine del travaglio. Il travaglio implica, non detta, limmagine della sofferenza. Visivamente, limmagine della sofferenza ci rimanda a Proust bloccato davanti alla sua scrivania o agli spettatori bloccati davanti al clarinetto di Woody Allen. Etimologicamente, invece, la radice di travaglio

unisce molte lingue neo-latine attorno al concetto di lavoro (travail e trabajo, ad esempio). Dunque, creare implica, spesso trascurata, la sofferenza del lavoro. Si dir: giovine, potresti evitare di fresare l'altrui scroto con questa mania di persecuzione e prendere atto che fare il minatore nel Sulcis altra cosa? Bon, prendo atto, ma lidea diffusa che a far fatica siano solo i camalli francamente riduttiva o quantomeno assimila il concetto di fatica al solo impegno muscolare. Posto che anche solo a scrivere si fa fatica fisica (non spostare sacchi di sale antigelo, ma andatelo a spiegare a tunnel carpale, schiena e chiappe), non pu essere un caso che il cervello consumi circa il 20% delle nostre risorse caloriche (tutti i cervelli, anche quello di Cassano, anche il tuo), occupando uno spazio piccino picci. Ma, a rassicurare i minatori e i camalli e tutti i loro avvocati, non sono qui a sostenere che quando si usa lemisfero sinistro ci si sfianca, mentre quando si attiva quello destro ci si diverte. Sono qui a ricordare che il buon Newton, parlando dellinvenzione, amava ricordare come essa consista in uno scoraggiante 10% di intuizione (la poesia delle idee) e di un buon 90% di traspirazione (la miniera del pensiero, l'aratro delle parole). E possiamo portare il tutto a 20 contro 80, allineandoci alle leggi di Pareto, ma la sostanza non cambia: 10% orgasmo, 90% gravidanza. E poi un parto che a volte fa male come tutti i nove mesi di prima messi insieme. Tutto ci premesso, lungi dal voler tentare una risposta scientifica ad alcunch ,in queste pagine ci soffermeremo proprio sulla gravidanza creativa e, sia ben chiaro, anche un poco sulle tecniche che possono rendere pi agevole un parto. Lo faremo limitando il campo ad una nicchia di creativi particolare (almeno a mio parere): i comici e i loro fiancheggiatori, consulenti, psicologi: gli autori. E lo faremo perch, sempre a mio parere, la comicit non solo il frutto di una gravidanza particolare, ma possiede anche parametri di giudizio degli esiti del parto che sono tra i pi rigidi e complessi (ma anche onesti) da soddisfare (le risate). La Rupe Tarpea da cui vengono scaraventate le idee che non funzionano, fa parte del lavoro dei comici: se non si conosce la Rupe Tarpea non si pu dire di essere comici e la coda attorno a quella roccia sempre molto affollata. Anzi, sono pi le idee che giacciono morte ai piedi della Rupe di quelle che vedrete su un palco, uno schermo o un pezzo di carta. Non per cattiveria, ma perch la risata severa pi della lacrima, collettivamente soggettiva, one shot, figlia della sorpresa e, soprattutto, onesta. Di seguito non sosterremo che tutto si pu ridurre a regola, tecnica o standard, semplicemente cercheremo di trovare un filo e una cassetta degli attrezzi che renda meno pericolosa la vita nei pressi della Rupe.