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INCONTRO CON FRANCO ARMINIO (VITULANO, 25 AGOSTO 2012) Ringraziamenti Vitulano: parte della mia storia familiare.

Mia nonna sia chiamava Anna Mazzella. Grazie soprattutto per loccasione di rivedere Franco Arminio, conosciuto molti anni fa, quando pubblicavo una piccola rivista di poesia, la rosa necessaria, e che negli anni diventato uno dei migliori scrittori italiani, dando voce ad un Sud silenzioso e angosciato. Non cercher di spiegare cosa sia la paesologia. Lo far Arminio, inventore di questa nuova disciplina che un modo di stare al mondo, fortemente radicato nelle terre appenniniche. Cercher, invece, di collocare il lavoro di Franco allinterno di un processo pi ampio, talvolta traducendo le sue intuizioni poetiche in altri linguaggi, non essendo io un paesologo ma tuttal pi un georgologo e soprattutto un insegnante di storia e filosofia. Pur tenendo conto dellinsieme delle sua opera, mi baser soprattutto su Terracarne e su Stato in luogo, raccolta di poesia paesologiche, per un mio personale bisogno di far sempre riferimento ad opere circoscritte.
1.

Intimamente poeta

E mi pare opportuno partire da qui: dalla poesia. Franco Arminio nasce poeta e tale rimane. E non perch scriva poesie, tante, anche se poche poi vengono pubblicate, ma perch il suo rapporto con la lingua di tipo poetico. E questo perch il suo rapporto col mondo di tipo poetico. Non mi addentro in una discussione complessa sulla differenza fra prosa e poesia. In ogni caso, dopo Rimbaud e dopo il Novecento e poeti come Ren Char impossibile pensare alla poesia come tecnica, fatta necessariamente di rime, versi, strofe ecc. La poesia uno sguardo peculiare sul mondo che si traduce in una scrittura in cui le cose, pi che essere raccontate vengono fatte accadere o riaccadere. Arminio scrive della paesologia come una disciplina tra etnologia, sociologia e poesia. Di qui lindefinibilit dei suoi libri, che, dunque, si collocano accanto a quanto di meglio la narrativa contemporanea a prodotto, opere ibride, a cavallo di pi generi, con un forte intento parenetico. Per fare due esempi lontani tra loro e da Arminio ma emblematici di questa ibridazione di generi: Saviano e Coetzee. Dicevo

parenetico per alludere ad unurgenza che traspira dalle pagine di Arminio: quella di indurre una trasformazione nella percezione del mondo nei suoi lettori. Torner su questo, che dal mio punto di vista il cuore del problema odierno. 2. Piccola genealogia Allarghiamo lo sguardo. Dove si pu collocare questopera in unideale storia poetica? Io direi che padre nobile di questa tradizione Pier Paolo Pasolini, che per primo in Italia denunzi il fallimento della modernizzazione consumistica gi negli anni Sessanta, che distruggeva la cultura contadina sostituendola con una sottocultura egemonizzata dai rituali delle merci e di quello che Arminio in maniera pregnante definisce autismo corale, i cui santuari sono gli iper-mercati. stato distrutto in questo modo ci che Arminio definisce mastice comunitario. Pi nellimmediato io collocherei lopera di Arminio in una generale presa di coscienza degli intellettuali meridionale che ha nelluscita de Il pensiero meridiano di Franco Cassano, alla met degli anni Novanta, la prima emersione importante, per poi trovare altri due momenti preziosi nella rilettura della storia meridionale (come non pensare a Pino Aprile?) e alla creazione del Centro per la documentazione del poesia meridionale ad opera di persone che Franco ben conosce, Paolo Saggese e Peppino Iuliano, che stanno facendo una doverosa battaglia per la valorizzazione della poesia meridionale. Attenzione: rivendicare il Sud, il Mezzogiorno, la dimensione meridiana significa tuttaltro che chiudersi in un ghetto, fare razzismo al contrario. Significa scoprire, dopo decenni di colonizzazione anche culturale, la propria differenza. Iniziare a pensarsi con la propria testa o, meglio, con la propria carne Come scrive Arminio: Non dobbiamo riempirci la testa dei pensieri degli altri, dobbiamo raccontare i nostri (Terracarne, p. 33). Allargando lo sguardo allintero ventesimo secolo, collocherei lopera di Arminio in quella che felicemente Bruno Arpaia ha definito sinistra reazionaria, ricostruendone la genealogia in un libretto tanto denso quanto poco assimilato. Ecco, collocherei Franco accanto alla Weil e a Camus, a Bataille e Latouche (su cui torneremo). Tutti intellettuali e scrittori attenti ai grandi valori della cosiddetta sinistra, ma consapevoli della illusoriet del progresso, e persuasi che il vero lavoro da fare nel futuro fosse quello di togliere, non di aggiungere, di semplificare, di rallentare, di fare silenzio.
3.

La paesologia come fenomenologia

La paesologia, come dicevo, una fenomenologia: bisogno, attraverso uno costante esercizio dello sguardo, fare in modo che le cose si rivelino per quello che sono, liberate da impalcature dettate non solo dallo scontento quanto soprattutto da quel mondo di ombre costruito artificialmente dallimmaginario televisivo. Contro il vedere da lontano (la televisione) bisogna esercitare il vedere da vicino, contro leterno presente e leterno ritorno dei fantasmi catodici bisogna rivendicare la creaturale caduta nel tempo, la mortalit delle cose che abitiamo nel nostro quotidiano. 4. Il viaggiatore ipocondriaco Arminio si definisce in una bella poesia viaggiatore ipocondriaco che porta in giro la sua morte. In questi versi sono racchiuse parole chiave del suo mondo poetico. Il viaggio, prima di tutto, mai alla ricerca dellesotico, dello straordinario, mai per vie note, dunque un viaggio strutturalmente opposto a quelli cui siamo abituati, fatti di pacchetti preconfezionati, di luoghi ed eventi da vedere e fotografare. Lipocondria in qualche modo la felix culpa di Arminio, una paura capace di generare il bisogno di evadere dal proprio corpo, dallosso della testa e annullarsi nel mondo, nel puro esistere delle cose. Sarebbe possibile la paesologia senza questa patologia? Ci torner dopo In unaltra poesia scrive Arminio: Dunque mi sono dedicato alla morte e alla poesia. La paura della morte, connessa allipocondria laltro motore potente generatore di movimenti, sguardi, parole. Daltronde, in funzione di esorcismo stato scritta unoperetta dolorante e commovente come Cartoline dai morti Una Spoon River prosaica e dolente. Seguire la vita morta dei paesi, farsene cronista, significa fare i conti quotidianamente con la propria morte, come se davvero la terra divenisse carne. Qui si annida secondo me la possibilit, per cos dire, evolutiva della scrittura di Arminio, constatando lui stesso che una certa modalit di paesologia pare giunta al termine, auspicandone lui stesso unaltra, di cui dir dopo. 5. Decolonizzazione dellimmaginario Spesso Arminio allude alla decrescita conviviale. Sul manifesto ha scritto articoli mirabili sulla questione. Che condenso con questi versi mirabili: fatti fummo per il sacro e la poesia

non per l'ateismo delleconomia. Di solito di fronte ad affermazioni del genere si rivendica la concretezza del reale, le dure esigenze della sopravvivenza, come se gli oracoli che quotidianamente provengono dalle Borse non fossero una forma degenere di culto idolatrico. Guardate, queste cose non le dicono solo i poeti ma anche persone con i piedi ben piantati a terra Sono fresco di lettura di un agghiacciante libro di Jared Diamond, premio Pulitzer, spirito pragmatico. Ebbene, in Collasso Diamond dice ce che se non modifichiamo il nostro stile di vita planetario faremo la fine dellIsola di Pasqua o dei vichinghi della Groenlandia Abbiamo tutti sotto gli occhi, molti patiscono nella carne il fallimento del modello capitalistico. Talmente grande, scrive Franco, che pare difficile immagine un altro modello di civilt. Ebbene io credo che proprio questo sia il compito degli scrittori, soprattutto di quelli consapevoli come Arminio. Latouche, il pi celebre teorico della decrescita, infatti, ritiene che la decolonizzazione dellimmaginario decisiva nella direzione di una riduzione dei bisogni. Il capitalismo, infatti, ci ha reso degli indigenti cronici, come scriveva gi Ivan Illich negli anni Sessanta, e dunque degli insoddisfatti e dei rancorosi. La lettura dei libri di Arminio un esercizio di depurazione, di ecologia dellimmaginario, che guarisce dal mito del progresso, della crescita indefinita, dalla bulimia edilizia, dal tempo come tutto pieno
6.

Una nuova religione?

Alla fine di Terracarne, Arminio immagina la nascita di una sorta di nuova religione, laica: la paesologia, dopo aver indagato il mondo, dovrebbe dargli sollievo evidente che Franco usa la parola religione nella sua etimologia, il latino religare. Si tratta, dopo latomizzazione sociale indotta dal capitalismo borghese, di ricreare un legame comunitario, depurato dagli aspetti pi intollerabili delle societ chiuse. Ma a me pare che, a parte questo significato pi esplicito, ci sia davvero un respiro sacro che aleggia in certe pagine. Nel punto pi alto del libro Arminio fa parlare il suo paese dorigine, Bisaccia, il suo Genius Loci, pi antico di ogni nome, che rivendica la sua lunga durata millenaria. Mi pare che in quelle pagine Franco raggiunga una dimensione potentemente religiosa e sacrale, riuscendo a stabilire un legame con il mondo ctonio, quello dei morti, in unaccezione che non ha pi nulla di ipocondriaco, ma intimamente pietoso, ricolmo di quella pietas che rispetto dei morti, senso della continuit della

loro vita nelle nostre. Il pius Arminius scrive in una poesia bellissima: In cima al paese Il silenzio cos forte Che si sente la calma Della nuvola Che ha partorito la neve Dentro le cantine. Paese chiuso, verniciato dai fossili Delle capre e dei muli. Seduto sullosso Dove non cresce neppure la rovina. Sono venuto qui a pregare Oggi che il vento cos forte E sparpaglia pure le ossa dei morti Nelle bare. lacquisizione di un respiro cosmico, millenario Questa mi sembra la strada da percorrere per il futuro, per fare il modo che la paesologia da resistenza, come detto in unaltra magnifica poesia, si faccia ricostruzione, comune pane spezzato dellutopia. 7. Filo-sofia Per caso mentre leggevo o rileggevo Arminio, stavo completando uno straordinario libro di Hadot intitolato Che cos la filosofia antica?. Ebbene, mi ha impressionato ritrovare analogie tra le pratiche e gli esercizi tipici delle scuole filosofiche antiche e quanto emerge dai libri di Franco: la meditazione sulla morte, la ricerca di uno sguardo cosmico, la liberazione dal proprio io Questo mi sembra punto decisivo, rispetto a cui lesser poeta di Franco non indifferente. Io credo infatti che la grande poesia, soprattutto del XX secolo, riprenda il progetto delle scuole sapienziali di liberarsi da un io egocentrato che ci impedisce di entrare in relazione con le cose. E, dunque, per andare alle cose necessario liberarsi da questio: delirate con calma, uscite dal vostro corpo e pi ancora dalla vostra anima. Siate felice per ogni attimo che la vita vi affida Per ogni attimo in cui non ci sarete.

Davvero, nel tempo in cui i bisogni indotti, il nostro essere dei perenni affamati, ci incatena al nostro corpo e al nostro piccolo Io, questo un programma rivoluzionario, che si integra alla decrescita conviviale e alla creazione di un nuovo legame sociale. Lio egocentrato infatti il presupposto di quellautismo corale denunziato da Arminio. Se lio si libera dalla prigionia, dalla caverna in cui rintanato, pu riscoprire il mondo, nella sua terragna carnalit, e laltro, il volto dellaltro. 8. Conclusione Chiudo. Franco Arminio ha inventato una modalit assolutamente inedita per raggiungere, questa la mia tesi, scopi antichissimi: la paesologia un farmaco (medicina e veleno, come dicevano gli antichi) personale, la proposta di una stile di vita, un programma che pu avere precise traduzioni politiche, pu diventare una nuova religione. evidente che non tutti possono percorrere questa viva. La conditio sine qua non per diventare paesologi laver avuto il dono e la maledizione di nascere paesani. , ad esempio, il dono chi nato a Vitulano. A me, ad esempio, questa via preclusa. Come accennavo allinizio il mio dono di aver sempre vissuto, dualmente, tra citt, Benevento, e una meravigliosa campagna estiva Cosa voglio dire? Che ciascuno di noi tenuto a fare ci che Arminio fa in maniera originale e peculiare. Si pu seguire la sua strada, certo, ma anche altre strade, antichissime o tutte ancora da inventare. A me pare che limportante sia conservare quegli elementi strutturali che ho cercato di far emergere dalla mia breve analisi. importante cio che ciascuna via contenga una poetica, cio uno sguardo radicalmente nuovo sulla realt (uno sguardo capace di essere cosmico ma anche capace, sciamanicamente, di identificarsi con il mondo animale), unetica intimamente politica, cio uno stile di vita (fondato sulla relazione comunitaria, sul dono, sulla cura) e sullassunzione delle proprie responsabilit allinterno della comunit provvisoria di cui si parte, una religione, una spiritualit che ci metta in contatto con una trascendenza ( indifferente che sia un Dio personale, un Logos cosmico, il mondo dei morti), annullando le pretese esorbitanti del nostro io egoico. Lelemento comune quello della cura: luomo pastore, non padrone Noterete lassenza delleconomia. Essa deve tornare ad essere una componente del sociale, altrimenti non solo collasser la terra madre ma anche la nostra psiche malata. E, dunque, a tutti noi il compito di tracciare nuovi sentieri, a voi quello di salvare il

vostro paese, Vitulano, lItalia, nella consapevolezza che non siamo soli, che La rivoluzione si fa con uomini e donne E con gli umani si fa la gioia e pure la poesia.