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Il tipo sociale Fallito Fallito colui che nella vita fa soltanto ci che deve essere fatto o che da lui

ui ritenuto da fare. Dal loro punto di vista, i falliti hanno un virtuoso ed ineguagliato dai simili senso del dovere, che invero altro non che un autoinganno con cui essi spiegano perch agiscono o non agiscono in mancanza di una volont. La condizione del fallito , dunque, legata ad una fragilit interiore tale che spesso egli anche un frustrato. La conseguenza che il fallito probabilmente nella gran parte dei casi vive su di un equilibrio mentale assai precario, che nei migliori dei casi si manifesta sotto forma di paranoia, autoritarismo, inettitudine, asocialit, egoismo, rassegnazione, fatalismo. Nei peggiori dei casi, conduce alla follia. Ci che accomuna tutte queste patologie il tentativo di forzare la realt oggettiva, in cui l'individuo conduce un'esistenza fallimentare, in rappresentazioni in cui lo stesso individuo si vede al centro del mondo, nel bene o nel male. Nella Verit, per, egli gode di scarsa considerazione sociale, quando non oggetto ricorrente di scherno. Fondamentalmente, il fallito indifferente ai suoi simili, ossia, bench egli ritenga di contare qualcosa in un contesto ambientale che gli avverso, generalmente i suoi simili non si accorgono nemmeno della sua presenza. Il soggetto fallito, in pratica, ben cosciente ad un livello intimo della propria inconsistenza, cerca di convincersi che la sua condizione sia provocata dall'opposizione, dall'incompetenza, dall'incomprensione, dalla mancanza di moralit altrui. I casi pi disperati, infine, sono quelli che se la prendono con il Sistema, ignorando o fingendo d'ignorare che la loro situazione non muterebbe se il Sistema fosse differente. In vero, la storia dimostra cosa accade quando dei falliti raggiungono il potere: accade che si vendicano di tutto e di tutti, per soddisfare le loro frustrazioni e sentirsi finalmente potenti, riveriti e temuti. Anche quando in precedenza hanno sostenuto di essere democratici e progressisti. Questo avvenuto soprattutto con il nazismo, regime che ha portato al vertice dell'organizzazione sociale soggetti derelitti che nulla avevano a che vedere con la purezza della razza e che solo grazie al loro autoinganno potevano considerarsi ariani. L'aspetto pi interessante del comportamento del fallito il suo sostanziale immobilismo, dovuto probabilmente al fatto che, essendo convinto di avere ragione, egli non debba deviare dai suoi comportamenti fallimentari. Il fallito, quindi, si riconosce e si distingue da colui che obbiettivamente in una condizione sfavorevole, per la sconcertante assenza in lui della volont e dell'intuizione di fare qualcosa per uscire dal suo stato. Egli, infatti, non pu vedere alternative a quello che ritiene che si debba fare, a causa della presunta ineludibilit della cose, tuttavia mascherata dall'ostentazione o dalla giustificazione delle virt morali. Il fallito , in buona sostanza, privo di volont perch ha paura degli altri e proprio per questo motivo non prende iniziative e non cerca di uscire dalla cerchia dei pochi familiari. Inutile sottolineare come questa assenza di vere relazioni sociali sia la causa della caduta del soggetto in un circolo vizioso che si autoalimenta continuamente e che restringe sempre la sfera delle sue possibilit e delle sue

amicizie. Fino a quando egli non avr fatto terra bruciata di tutto e di tutti. Un altro aspetto che merita un particolare interesse quello delle competenze professionali e delle qualit umane posseduto dal fallito, le quali molte volte sono in effetti a dir poco notevoli e che provocano nel soggetto una certa intolleranza ed impazienza dei confronti della mediocrit dei simili, i quali, ci malgrado, vivono la loro esistenza con molta pi tranquillit, serenit e agio. Ebbene, il fallito non pu accettare questa impari parit e prende a provare rancore per le persone che lo circondano, alimentando cos la paranoia, l'isolamento e l'egoismo. Il fallito non socialmente palpabile, non prende iniziative, non partecipa alla politica locale ma si proietta in quella nazionale e mondiale per il tramite dei mezzi di comunicazione di massa (soprattutto televisione, giornali e internet), discute anche tra chi non ne ha le competenze di questioni culturali, politiche, sociali (spesso non avendone egli stesso la conoscenza necessaria, ma per lui conta soltanto la superiorit morale dalla quale, parimenti un'ideologia, tutto il resto consegue naturalmente) essendo sempre portato a spostare l'asticella delle cose ad un livello d'astrazione o ad un livello sociale tale mostrare come sia del tutto impossibile agire perch ci spetterebbe a chi ha il dovere di farlo (e non si tratta certo di loro, i quali fanno solo ci che deve essere fatto da loro). I falliti sono sempre politicamente passivi e, bench nella loro condizione non possano che lamentarsi e chiedere politiche democratiche e sociali, essi finiscono col favorire l'ascesa della dittatura e di sistemi economici basati sul monopolio. Questo perch non essi non sopportano lo spirito d'iniziativa e le attivit delle persone che conoscono e che giudicano inevitabilmente male, preferendo che, invece, le imprese, le organizzazioni, i partiti, le amministrazioni, i governi, finanche i comitati religiosi delle festivit siano in mano a ignoti signori (magari ricchi), conosciuti solo per televisione (e per questo in realt non conosciuti affatto). In questo senso, essi favoriscano le dittature, le imprese che intendono delocalizzare (speculando) o al contrario le grosse aziende inquinanti che nessun vuole altrove, i processi e gli istituti che creano dipendenza economica.