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GIMNOSOFISTI.

I saggi indiani, asceti e


nudi, che zittirono Alessandro Magno
IL VIAGGIO IN INDIA. ANCHE 2300 ANNI FA. Ma vero
che nellAntichit i giovani di buona famiglia romani e
greci gi andavano in India, con le medesime
motivazioni e inquietudini, e spesso con gli stessi
equivoci, di oggi? E vero che, non solo sul piano
commerciale, via Samarcanda, ma anche e soprattutto sul
piano filosofico ed esistenziale, i punti di contatto tra
India e Roma (e Atene) erano forse pi numerosi dei
contrasti? E chi, che cosa, cercavano i giovani intellettuali
in India?
ALTRO CHE GURU FURBACCHIONI! Cercavano le scuole dei gimnosofisti. Proprio
come i sedicenti guru dei giorni nostri, i saggi indiani dellAntichit (ma allora
erano veri e propri filosofi, non pseudo-asceti furbi ed esibizionisti) attiravano
dallOccidente greco-romano, per il mitico, formativo gi allora viaggio in
India, tanti giovani intellettuali alternativi di quel tempo, che in mancanza di
torpedoni gialli e crazy bus si accodavano alle carovane di retrovia che seguivano
gli eserciti per poter viaggiare ben protetti, e che, se non lo erano gi prima,
tornavano vegetariani, cultori della filosofia indiana e magari devoti nudisti.
E chi erano questi gimnosofisti? Intanto vediamo chi erano, tra di loro, quei
filosofi-asceti che rispondendo ad un indovinello-trabocchetto riuscirono ad
azzittire il potente e colto Alessandro Magno e a fare proseliti perfino tra i suoi
ufficiali. Per questo, occorre fare un piccolo passo indietro. Seguiamo la
campagna militare del re Alessandro il Macedone in India, e fermiamoci nella
citt di Taxila dove incontra i filosofi locali che aveva fatto arrestare.
LINDOVINELLO DELLA VITA E DELLA MORTE. Se volete salva la vita doveva
aver detto il giovane re Alessandro ditemi, o saggi indiani, e nel modo pi
arguto e curioso possibile, se sono pi numerosi i vivi o i morti; se nutre animali
pi grossi la Terra o il mare; qual lanimale pi astuto; perch voi gimnosofisti
avete incitato il re Sabba alla rivolta; se venuto prima il giorno o la notte; in
qual modo ci si pu far amare in sommo grado; come un uomo pu diventare
Dio; se pi potente la vita o la morte; fino a quando bene che un uomo viva.
Questo lindovinello in nove domande stando allo storico Plutarco proposto
dal giovane e arrogante condottiero (colto, per, e amante della filosofia) che
stava invadendo lIndia a dieci malcapitati filosofi. Insomma, o i saggi
rispondevano (una domanda ciascuno) ai quesiti impossibili di Alessandro in
modo brillante, tanto da stupirlo intellettualmente, oppure sarebbero morti.
La raffinata pena viene escogitata dal re Alessandro il Macedone [Alessandro
Magno] proprio per punire dieci gimnosofisti, filosofi e asceti Hindu fatti
prigionieri perch avevano istigato alla resistenza il re indiano Sabba e le
popolazioni locali. La regola del gioco intellettuale, per, crudele: chi
risponder peggio morir per primo, poi di seguito tutti gli altri. Ma chi decider
sulle risposte? Il decimo gimnosofista, a cui il re macedone affida il compito pi
ingrato: fare da giudice, cio dare un giudizio sulla bont delle risposte dei nove
compagni di sventura.
UNA BATTAGLIA TRA ASTUTI. Ascoltate le astute risposte dei
nove colleghi (v. De Bernardi, nota 12), che sinventa il
decimo gimnosofista comandato giudice? Ricorrendo ad
ogni artificio dialettico cerca di sventare la minaccia. Dice
infatti: Re, in verit ogni risposta stata peggiore della
precedente. Ma se cos replica il non meno pronto
Alessandro lultimo, quello del giudice, il verdetto
peggiore. E allora, sarai proprio tu, giudice, a dover morire
per primo. Ma il gimnosofista giudice non ci sta, e
argomenta pi o meno cos: Non possibile, o Re, perch
salvo che tu non fossi mentitore avevi detto che sarebbe morto per primo chi
avesse risposto peggio. Ma, come vedi, avendo risposto uno peggio dellaltro,
nessuno di loro pu essere indicato come primo.
Secondo altri, invece, il gimnosofista-giudice per salvarsi sarebbe ricorso ad un
trucco logico analogo a quello del famoso paradosso del mentitore (v. qui sotto
in nota*), rispondendo cos: Se nel mio verdetto, o Re, sono stato cattivo, vorr
dire che ho ben giudicato, perci non merito la morte. Se invece ho mal
giudicato, il mio verdetto non cattivo, e ugualmente non merito la morte.
In effetti, a pensarci bene, un verdetto buono o cattivo quello indulgente
che assolve o quello severo che condanna? In altre parole, sar ottimo o
pessimo a seconda che sia visto tale dallimputato o dalla Legge. In questa
incertezza semantica si era insinuata la furba risposta del filosofo gimnosofista.
E COSI EBBERO SALVA LA VITA. Alessandro, che fosse vera la prima o la seconda
risposta, sar stato certamente colpito dallarguzia dei nove gimnosofisti e
dallaccortezza del decimo. E non potendo decidere la prima delle dieci
condanne, neanche le condanne successive pot ordinare. Cos, non essendo in
grado di far eseguire la condanna, lascia liberi i saggi gimnosofisti. Anzi, li
rimanda da dove erano venuti carichi di doni, conclude P. Magnone
nel saggio La risposta di un gimnosofista al quesito di Alessandro sullorigine
del tempo: dottrina indiana? **
MA LOCCIDENTE AVEVA I SUOI GIMNOSOFISTI. Intanto, va premesso che gi
allora vigeva nel Mondo conosciuto un certo grado di globalizzazione, sia pure
con tempi pi lenti rispetto ad oggi. Come Romani e Greci avevano sentito dire
dei saggi indiani, anche i gimnosofisti conoscevano e lo dicono subito
incontrando gli stranieri occidentali i filosofi greci. E quindi sanno anche che
lOccidente ha i suoi asceti negatori della civilt moderna e contestatori
dei mores condivisi, insomma i suoi gimnosofisti.
LUOMO DETTO IL SOCRATE PAZZO. Un esempio Diogene di
Sinope (412-323 a.C.), leccentrico asceta che in spregio delle comodit,
del lusso, del rispetto umano, delle convenzioni delluomo moderno
(gi allora!) e perfino delligiene e della decenza, si vantava di poter
vivere dentro una botte vuota, cio il riparo pi piccolo possibile, e senza
alcun avere, cio nudo, perch diceva luomo non ha bisogno daltro.
Fu soprannominato dai concittadini il Socrate pazzo e trattato pi o
meno come un barbone. Eppure, doveva essere un guru che aveva grande
presa sui giovani alternativi e anticonsumisti (diremmo oggi)
dellepoca, facilmente portati allentusiasmo e molto influenzabili, come
tutti i giovani di tutte le epoche. La sua filosofia era il cinismo (dal gr. - = cane), cos
chiamata, non si sa se dagli avversari o dai discepoli, perch luomo in fondo, secondo il maestro,
non aveva pi esigenze di un cane, e poteva vivere proprio come un cane, in tutti i sensi, perfino
facendo i suoi bisogni dappertutto, perfino sulle scalee dun teatro, senza alcun riguardo alle
ipocrisie e convenzioni (come la educazione) degli uomini. Insomma, ben altra pasta del ricco
ed elegante guru arancione Osho Rajneesh!
IL COLTO ONESICRITO E I SUOI FIGLI. Un altro Diogene, lo storico Diogene
Laerzio, nelle sue Vite dei filosofi, scrivendo dellentusiasmo che il suo omonimo
ma sporco filosofo sapeva creare attorno a s, parla del curioso caso di Onesicrito
di Egina, il quale mand ad Atene un suo figlio che, preso dall'eloquenza di
Diogene, non volle pi allontanarsi da lui. Onesicrito mand allora un altro figlio
per convincere il fratello a tornare dal padre, ma anche questi volle rimanere.
Onesicrito allora si rec personalmente ad Atene per vedere che cosa stava
accadendo. E cos conobbe Diogene, e ne fu cos affascinato da diventare uno dei
suoi discepoli pi convinti e fedeli.
In realt, gli Onesicrito dovevano essere due, ed entrambi allievi di Diogene,
secondo il filosofo G. Reale. Infatti, un Onesicrito da Astipalea (375 ca.-300
a.C.), storico per la verit non sempre affidabile, consigliere e a suo dire
timoniere della flotta di Alessandro Magno, ha lasciato scritto di avere
accompagnato il re-condottiero in Asia.
Tra la fine del marzo e il principio dell'aprile del 326 a.C., una volta giunti in
India, Alessandro Magno, che conosceva ladesione di Onesicrito al movimento
di Diogene, lo invi per competenza a un incontro con i filosofi indiani, detti dai
Greci gimnosofisti [lat. Gymnosophistae, dal gr.|, lett. "saggi"
(oo|iotq) "nudi"(uvoi)].
IL FAMOSO INCONTRO TRA GIMNOSOFISTI E MACEDONI. A due miglia dalla citt
di Tassila o Taxila (Toioin greco, Taksasila in sanscrito), presso il fiume
Indo, nel Gandhara, vicino all'attuale Rawalpindi, citt in cui Alessandro poteva
contare sull'amicizia del re locale, secondo gli storici Plutarco (Vite parallele:
Alessandro) e Strabone (Commentari storici), Onesicrito si trov davanti a una
quindicina di uomini nudi, sdraiati per terra, tra cui un certo Calano (secondo
fonti indiane potrebbe coincidere col noto saggio Kalyana) e un certo Mandanis
(o Dandamis o Mandana), che quando apparve quel buffo visitatore straniero
vestito di tutto punto, col caldo che faceva, indossando anche un cappello
macedone, stivali al ginocchio e mantello, scoppiarono fragorosamente a ridere.
Lo invitarono perci a spogliarsi nudo, se voleva parlare con loro. Ma il calore
del sole era tale che Onesicrito, nel timore di scottarsi, esitava a togliersi i vestiti.
Il saggio pi anziano allora lo scus, e
cominci a parlare dapprima lodando
Alessandro, guerriero ma anche amante della
cultura, e poi a chiedere notizie di Socrate,
Pitagora e Diogene [segno, quindi, che anche
allora le idee circolavano rapidamente],
uomini saggi e dabbene secondo lui, ma
troppo aderenti alle convenzioni sociali [anche Diogene?] e poco attenti alla
natura. Ecco, quindi, la prima differenza sostanziale: la Natura. Da questo
colloquio, comunque, Onesicrito si convinse che i gimnosofisti erano molto
vicini alla dottrina nota in Occidente come cinismo. I gimnosofisti, poi, arrivati
a Tassila, pranzarono con Alessandro.
Da notare che l'incontro di Alessandro con i gimnosofisti rileva G.Giacometti
successivo alla sconfitta del re indiano Poro (Paurava) sul fiume Idaspe
(Vitasta) nell'attuale Pakistan. Secondo le fonti greche, Alessandro fino ad allora
non aveva esitato ad uccidere i filosofi indiani che, a differenza dei rispettivi
sovrani, avevano organizzato la resistenza contro di lui [Plutarco, Vita di
Alessandro]. Ma nella primavera del 326 l'incontro con i gimnosofisti fu
pacifico. Esso avvenne, come gi detto, nei pressi di Tassila. E ci sarebbero stati
diversi scambi di battute tra Alessandro e due brahmana (|o_ovc in greco),
di cui uno Calano, appunto lascia le sue pratiche ascetiche per seguire il re
macedone [Strabone, Geografia].
FIGURA ED EROICA MORTE DI CALANO, IL GIMNOSOFISTA PIU FAMOSO.Tra di
loro, il vecchio Calano, di 73 anni, spinto dal re di Tassila e disobbedendo al
maestro Mandanis, decise di unirsi alla spedizione di Alessandro per consigliarlo
a non fare azioni militari avventate (Plutarco). Secondo Nearco, infatti, in India
costume che i saggi si occupino anche degli affari di stato e consiglino i re
(Strabone). La sua, quindi, era una missione politico-diplomatica. Il che esclude
che i gimnosofisti fossero tutti asceti lontani dal mondo e votati allatarassia.
Calano tenne durante il viaggio lezioni agli ufficiali macedoni interessati alla sua
filosofia, tra cui Lisimaco. Ma a Pasargade (Persia) si ammal per la prima volta
nella sua vita, e temendo di non poter pi assolvere ai suoi compiti di
gimnosofista, decise di togliersi la vita, contro il consiglio dello stesso re
Alessandro. Fattasi preparare una pira e fatto accendere il fuoco don il cavallo a
Lisimaco e gli altri suoi averi agli altri allievi (Arriano), poi sal sul cumulo in
fiamme e recitando inni agli Dei si fece bruciare vivo, senza un lamento, sotto gli
occhi insieme terrorizzati e ammirati dei presenti. E mentre Calano bruciava
riferisce Nearco le trombe suonarono, larmata schierata dei Macedoni url il
grido donore ooq,e gli elefanti, anchessi schierati per ordine di Alessandro,
barrirono. Cos quei saggi, perfino militari, dOccidente rendevano onore a un
saggio dOriente.
LA APATIA COME INSENSIBILITA TRASCENDENTALE. Una morte epica che
impression molto Pirrone e gli altri, e che fu poi tramandata nellintero mondo
greco-romano come simbolo di una o insensibilit al dolore dallora in
poi attribuita tipicamente ai gimnosofisti (cfr. per lammirazione dei Romani
per lanalogo gesto del quirite Muzio Cordo, detto Scevola, cio il mancino, che
senza un lamento si fece bruciare la mano destra, che aveva sbagliato nel colpire
il re Porsenna) e che fu fatta propria anche dagli allievi europei dei saggi indiani,
compresi Pirrone e Anassarco. Questultimo, anni dopo, fatto torturare a morte
dal tiranno Nicocreonte, profess anchegli la sua proclamando che
quello che stavano bastonando non era che il suo sacco, e che il vero Anassarco
non era l. Parole, concetti e insensibilit al dolore che gli venivano dai maestri
gimnosofisti, soprattutto dal vecchio Calano (P. De Bernardi nel
fondamentale saggio Pirrone e i maestri indiani).
IL GIMNOSOFISTA: LE DEFINIZIONI. Ma chi era un gimnosofista? Il nome greco
una evidente allusione sia allunione di sapienza e dottrina, sia allesercizio di
pratiche ascetiche che comportavano una nudit totale o parziale. Gli storici al
seguito del re [Alessandro, in Asia] ne descrissero la vita in comunit appartate
[Enc. It. Treccani]. Seguiva, insomma, forme di vita dedite ad ascetismo e
filosofia. E ancora: Secondo i filosofi greci e romani, era un asceta indiano
che viveva nudo nei boschi [A. Gabrielli,Gr. Diz. della lingua It.]. E secondo lo
scrittore greco Arriano, pi originale, nonostante il loro conclamato estremo
spiritualismo, erano sapienti che dimostravano la propria sapienza attraverso il
corpo. Definizione, questa, molto acuta, naturistica.
In Europa ne parla anche Giordano Bruno
nellintroduzione del De Magia, laddove elenca i vari
saggi o maghi nel mondo allora conosciuto: Magus
primo sumitur pro sapiente, cuiusmodi erant
Trimegisti apud Aegyptios, Druidae apud Gallos,
Gymnosophistae apud Indos, Cabalistae apud
Hebraeos, Magi apud Persas (qui a Zoroastre), Sophi
apud Graecos, Sapientes apud Latinos. I
gimnosofisti erano considerati, insomma, dal religioso
occultista Bruno, che riflette il pensiero dominante del Seicento, i pi tipici saggi
e maghi dellIndia, lequivalente dei filosofi in Grecia, dei druidi in Gallia, dei
cabalisti in Israele, dei maghi in Persia, dei sapienti a Roma, dei trimegisti in
Egitto.
Questi antichi filosofi Hindu perseguivano lascetismo al punto da considerare
anche il cibo (cfr. Porfirio, De abstinentia et esu carnium) e i vestiti come
elementi capaci di sporcare la purezza del pensiero. Dal fatto che spesso
vivevano come eremiti nelle foreste, i Greci li chiamavano anchehylobioi (cfr.
i Vna-prasths delle scritture in sanscrito). Diogene Laerzio riferisce di loro, e
afferma che Pirrone di Elide, ritenuto fondatore del puro scetticismo, cadde sotto
la loro influenza, e al suo ritorno a Elide si mise ad imitare i loro costumi di vita.
Strabone divide i gimnosofisti in brahmani e sarmani (o shamani) [Enc.
Britannica], oggi definiti dagli studiosi shramana, e questi ultimi li divide
ancora in aranyaka e "medici".
LA QUESTIONE DELLA CORPOREITA E DELLA NATURA. I gimnosofisti, nella
visione stereotipata e intellettualistica che ne ha dato lOccidente prima tardo-
pagano e poi cristiano, sembrano impersonare tra i saggi del Mondo quelli che
pi disprezzano il corpo e la Natura. E invece, paradossalmente, con questa
curiosa insistenza a esporlo, a dipingerlo, a ornarlo di segni e colori rituali, a
bagnarlo nelle acque del fiume sacro, proprio nel corpo, sia pure purificato,
finiscono per annullarsi e identificarsi. E gli stessi gimnosofisti ne hanno
consapevolezza, e lo fanno notare ai visitatori greci. La Natura manca, dicono, ai
filosofi occidentali. Perci veri saggi, perch in comunione con se stessi e
lambiente, mentre i nostri filosofi e teologi disprezzando la Natura e cancellando
il tramite con la Natura che il corpo, mostrano di non capire n se stessi n
lambiente: sono saggi ignoranti.
Ecco perch, in questo senso del recupero della corporeit e della nudit atavica,
sia pure con modalit paradossali e allo scopo di esibire il disprezzo del
superfluo e la povert dei beni materiali, abbiamo citato e divulgato per la prima
volta tra il largo pubblico, nel 1980, il fenomeno dei gimnosofisti, allora noto
solo a pochi studiosi specializzati (N. Valerio, Guida al Nudo),sottolineando due
fattori caratteristici della nudit degli Antichi: la estrema immagine della povert,
e il simbolo di una religiosit penitente e catartica (cfr. Francesco di Assisi che si
spoglia dei ricchi abiti davanti a tutti, resta nudo, e cambia vita), che si ritrova
non solo nei proverbiali modi di dire antichi europei, ma anche tra i pensatori
(cfr. Montaigne nei suoi Essais: Quanti devoti vanno nudi nelle strade in
Asia!).
LA NUDITA COME PREFERENZA ALLA NATURA, PIUTTOSTO CHE ALLA LEGGE. E'
vero che la nudit, cos come la fermezza nell'ascetismo che tanto colpiva i
macedoni si ritrovava spiega G.Giacometti nel saggio Gli Studi giainici di L.P.
Tessitori e il problema dei gimnosofisti non solo presso ijaina (noti come
giainisti), ma anche presso altre sette non bramaniche e gruppi interni
all'ortodossia vedica, ma, ci che non stato sottolineato a sufficienza, essa
sembra legarsi strettamente presso i gimnosofisti alla preferenza accordata
alla uuoi, cio alla Natura, rispetto al Noo, alla Legge. E' per tale ragione
che Mandanis, il pi autorevole degli asceti, poteva riconoscere la somiglianza
della propria sapienza con quella di Socrate, Diogene e Pitagora, ossia con quella
espressa dalla tradizione naturalistica dei socratici, dei cinici e dei pitagorici. Ci
non impediva al saggio indiano di rimproverare loro, appunto, l'eccessivo
ossequio al Nomos, difetto che egli riconosceva nella mancata adozione da parte
del cinico Onesicrito della regola della nudit.
SOPRAVVIVONO I GIMNOSOFISTI
NELLINDIA DI OGGI?Curiosamente, i
monaci jain Digambar in India, che
ancora oggi rimangono nudi, sono
stati identificati da secoli come i
probabili eredi dei gimnosofisti da
diversi autori. Il cinese Xuang Zang,
per esempio, rifer di aver incontrato
monaci jain Digambar a Taxila
durante il suo viaggio in India nel
VII secolo d.C. , proprio nella medesima regione del Punjab dove Alessandro
aveva incontrato i gimnosofisti. Ma oggi, come luogo comune, qualunque devoto
indiano appena acculturato indica negli asceti ed eremiti Sadhu e Naga Baba, e
nei saggi Yogi, se non i continuatori almeno gli analoghi moderni di quegli
antichissimi saggi nudi. Ma i gimnosofisti, come concordano le fonti antiche,
erano anche e soprattutto dei filosofi, degli intellettuali, talvolta addirittura dei
consiglieri del principe, non o non solo degli eremiti, tantomeno dei reietti della
societ o dei fachiri, come pure si legge.
Insomma, i gimnosofisti erano agli occhi dei viaggiatori greci, e tali sono rimasti
nei miti dellOccidente, il non plus ultra insieme della saggezza e del buonsenso,
oltrech dellascetismo Hindu. Dediti allastinenza dalla carne e alla
meditazione, consideravano il cibo e i vestiti come ostacoli alla purezza del
pensiero, e in considerazione di ci potrebbero avere degli eredi, sia pure molto
parziali, ripetiamo, negli attuali sadhu, naga e saggi yogi, solo ombre dei grandi
veggenti rishi dellet vedica. Anche se bisogna distinguere tra lascetismo e
leremitaggio come rinuncia, lapatia come trascendenza dei sensi, e
lintellettualismo filosofico del saggio che interviene nella societ, addirittura
assume incarichi di stato (cfr. la missione di Calano) e diventa perfino
consigliere del principe. Insomma, esistevano varie categorie di gimnosofisti.
Una duplicit o ambiguit nota gi a Strabone (v. oltre), che andrebbe chiarita e
approfondita.
GLI ASCETI E GLI ATTIVISTI. Ma i gimnosofisti incontrati da Onesicrito erano o
no brahmana, cio devoti di Brahma in senso stretto? Forse no, a differenza dei
primi due personaggi incontrati a Taksasila da Alessandro, indicati
esplicitamente come |o_ovc. Infatti scrive Strabone bisogna distinguere,
parlando dei sapienti indiani tra attivi e contemplativi: Nearco, a proposito dei
sapienti indiani, dice che sono di due tipi. Gli uni fanno politica in quanto
brahmana e si accompagnano ai re come consiglieri, gli altri osservano le cose
della natura. Uno di costoro fu anche Calano. Facevano filosofia con loro anche
le donne, e di tutti era propria una vita austera. Coloro che, addirittura uomini
e donne insieme (in una sorta di cenobio), osservavano la natura e,
verosimilmente, ne seguivano l'esempio, piuttosto che seguire la via della legge,
del costume e della politica, erano dunque possiamo intendere diversi dai
brahmana. Secondo Nearco, infatti, in India duso che i saggi si occupino
anche degli affari di stato e consiglino i re (riferisce lo storico Strabone).
INFLUENZA SU PITAGORA, GLI STOICI, GLI SCETTICI, I CINICI. I rapporti con la
cultura filosofica occidentale sono quindi pi stretti di quanto si possa
immaginare. La cultura, le idee, hanno sempre valicato le frontiere. Tanto vero
che, nel famoso dialogo, lo stesso gimnosofista Calano, interrogato da Onesicrito
sul suo ascetismo e le sue abitudini, risponde che anche il filosofo greco Pitagora
prescrive pratiche analoghe, raccomandando anche di astenersi come cibo da
esseri viventi. Come a dire: non sei informato; siamo noi indiani, anzi, che ci
meravigliamo della meraviglia di voi greci. Insomma, gli indiani accusano i greci
di provincialismo. Con questo confermando anche una tesi degli studiosi, che
cio pitagorismo e brahmanesimo avessero ascendenze comuni.
(C.Fucarino, Pitagora e il vegetarianismo). Il che spiega la penetrazione della
pratica vegetariana a Roma e ad Atene. Anche il gi nominato giovane greco
Pirrone di Elide, esponente della scuola scettica, al seguito di Alessandro in India
per 10 anni, dal 334 al 323, ebbe secondo Diogene Laerzio contatti sicuri con
gimnosofisti, brahmani e saggi indiani, e con maghi persiani, come riporta De
Bernardi nel citato saggio Pirrone e i maestri
indiani): toi uvooo|iotoi cv Ivoio ouioi koi toi ooi. oucv cv
voiototo ookci |iooo|qooi.
Nelliconografia antica, fino al Seicento, esistono pitture su Pirrone, seminudo,
che rifiuta i regali del re Alessandro, con lausterit dun gimnosofista
dOccidente.
I GIMNOSOFISTI SONO I PIU RADICALI. Che i gimnosofisti indiani, nonostante la
vicinanza di alcuni loro col Potere, fossero meno integrati, meno rispettosi dei
gradi e delle convenzioni della societ, insomma pi radicali e fondamentalisti
rispetto agli omologhi filosofi occidentali, testimoniato anche dal seguente
gustoso episodio. Riporta Arriano che quando la corte del re Alessandro, con
Pirrone, Onesicrito e gli altri intellettuali greci, incontrarono i gimnosofisti,
alcuni di loro erano stranamente intenti a calpestare in modo vistoso il terreno.
Chiesti del perch, risposero: O Re Alessandro, ogni uomo possiede tanta terra
quanta quella che ognuno di noi calpesta, e tu, essendo un uomo come gli altri,
faresti meglio a smorzare tanta frenesia che ti porta a vagare per queste vaste
lande, lontano dalla tua casa, turbando te stesso e vessando gli altri. Insomma
conclude De Bernardi i gimnosofisti, senza alcun timore reverenziale,
redarguiscono larroganza del giovane condottiero macedone, secondo loro
tipicamente occidentale (tutto relativo), anzich adularlo e considerarlo,
come egli avrebbe preteso, figlio di Zeus.
SAGGI E RELIGIOSI NUDI ANCHE IN EUROPA. MA FURONO STERMINATI. Anche
lEuropa cristiana ebbe i suoi saggi nudi: erano i devoti delle sette
fondamentaliste ed eretiche degli adamiti (o adamiani) e carpocraziani. Gli
adepti, grandi conoscitori delle Scritture, si riunivano tutti nudi, uomini e donne,
per ristabilire la purezza e semplicit primigenia dellUomo, come Adamo ed
Eva nel Paradiso terrestre. Si diffusero dal 130 d.C., sembra a partire da
Alessandria dEgitto, o secondo altri nel IV sec. d.C. Loro esponenti furono
Epifanio di Salamina, che fu anche vescovo, e un certo Prodico. Li si diceva
discepoli di Platone, e certo credevano nella metempsicosi. Puntavano alla
perfezione attraverso lunione dei sessi in una sola persona. Li si accusava,
perci, di abbandonarsi ad ogni sorta di impudicizia, etero e omosessuale. Gli
Adamiti, poi, avevano le donne in comune. Per questo, SantEusebio li defin
maghi e fornicatori. (J.Lignres, La sexualit dans la Magie, Paris 1928). Un
loro consistente nucleo sopravvisse nel cuore dellEuropa, dove furono sterminati
nel basso Medioevo (sec. XV) nel corso delle ricorrenti persecuzioni della Chiesa
contro gli eretici.
E I NUDISTI MODERNI, HANNO PUNTI IN COMUNE CON I GIMNOSOFISTI?Anche i
nudisti di oggi, che per curioso pudore si autodefiniscono naturisti (senza
accorgersi della contraddizione), possono essere collegati in qualche modo con i
gimnosofisti? Forse s, ma un legame tenue, e solo se sono davvero naturisti,
cio immersi in una vita secondo Natura in tutti i suoi aspetti. Anchessi, in
fondo, almeno i pochi consapevoli e colti, potrebbero proporsi come nudi e
saggi, in quanto portatori duna visione intellettuale e anticonformistica del
vivere e del pensare fondata sulla comunione tra corpo e Natura e sulla non-
violenza (cfr. N.Valerio, Guida al nudo cit.). Certo, in tuttaltro panorama, cio
in ambiente culturale laico e occidentale, imbevuto di edonismo e naturalismo
estetico-estatico. Eppure, la stessa ricerca conclamata della semplicit, lausterit
di vita (questo era allinizio del Novecento lo spirito del movimento), la
riduzione dei consumi al minimo, la contiguit con la Natura, compreso il vivere
il pi possibile allaria aperta tra i quattro elementi (aria, terra, acqua, sole), e
infine la coincidenza in molti nudisti moderni tra filosofia del corpo, amore per
la Natura, vegetarismo e una curiosa attenzione allOriente (cfr. ai primi del
Novecento la famosa comunit internazionale della Casa Anatta sul Monte
Verit, in Svizzera, e tuttora lo yoga nudo), sono tipici elementi del pi autentico
Naturismo nudista originario, che a ben vedere possono essere visti come
consistenti residui culturali della tradizione greco-indiana dei gimnosofisti, che
ha sparso semi fecondi dappertutto, ed cos giunta fino a noi, in Oriente e in
Occidente.
NICO VALERIO
(*) Epimenide (VI secolo a.C.), cretese, sosteneva che i Cretesi sono bugiardi. Era
dunque vera o falsa questa affermazione, sapendo che chi laveva detta era cretese,
quindi bugiardo? Da un lato, essendo egli, in quanto cretese, bugiardo,
laffermazione non era vera. Daltro canto, ammesso pure che Epimenide fosse stato
lunico cretese non bugiardo, anche in questo caso la frase sarebbe stata falsa, poich
avrebbe dimostrato che non tutti i cretesi sono bugiardi.
(**) Il saggio si raccomanda a chi volesse approfondire laspetto filosofico del
concetto di tempo nella cultura indiana antica.
.
BIBLIOGRAFIA (a cura di FGC)
Agostino, De Civitate Dei 14,17 e 15,20 (con Plinio 7,2,22).
Anecd. Gr. 1/145-146 IX ad Phil. Quaest. Alex. Maced. (le 9 domande ai Gimnosofisti) con
Anon., De Hist. Alex. 9 [FGrH 1139 - Pap. Berol. 13044].
Apuleio, Florida 15,6.16 (Gimnosofisti d'India, presso i Bramini).
Arriano, Anab. 6,16 (accenno ai Bramini ed alla loro citt [Taxila[Arriano] /Taxiala [Tolomeo]
/Taksasila], non propriamente ai Gimnosofisti)
Clemente Alessandrino, Stromata 1,15 (distinzione dei Gimnosofisti in Sarmane=Ilobi [vedi
Strabone] e Bramini) e 6,4,38/7.
Crisostomo, In Ep. II ad Cor. Om. XV,2 [Vol. 61,506].
Diogene Laerzio, V. Phil. 1,Intr,1.5-6 (Gimnosofisti discendenti dei Magi per Clearco e su
Clitarco XII); 3,8. Platone si reca dai Profeti (Gimnosofisti) in Egitto; 9,7, 2. Democrito apprende
da loro in India poi si reca in Etiopia; 9,11,2 Pirrone apprende da loro e dai Magi).
Eliano, Varia Hist. 20 (visita di Democrito ai Gimnosofisti in India).
Eliodoro, Aethiopica 2,10,11 e 2,31,1 (il racconto di Calasiride ed il precetto dei Gimnosofisti);
10,9,6 e 10,13,3 (il Re Idaspe si reca dai Gimnosofisti d'Etiopia, capeggiati da Sisimithres e
Persinna [vedi Arriano in Fozio]).
Epifanio, Panarion/Adv. Haer. Vol. 3,509,30ss.
Fozio, Bibl. 44 (da Filostrato, Vita di Apollonio di Tyana: Apollonio apprende dai saggi indiani
ma anche dai Gimni d'Etiopia); 73 (da Eliodoro, Aethiopica: conosce Sisimithres, Re dei
Gimnosofisti e Persine); 91 (da Arriano, Storia del Regno di Alessandro: suicidio di Calano col
permesso di Alessandro).
Hist. Alex. M. (Ed. Vet.) 3,3-4.25 (Alessandro ai Gimnosofisti Oxidraci) con Recensio Byz. poet.
[Cod. Marc. 408] 4000ss.
Ippolito, Refut. 1,13[11] (Damasippo d'Abdera tra i Gimnosofisti d'India) con Ps. Origene,
Philosophum. 8,7.
Isidoro, Aethim. 8,6,17 (su Agostino 14,17).
Leone di Napoli, Nativitas et Victoria Alexandri Magni sive Historia de preliis Alexandri Magni
3,4-6 (domande di Alessandro agli Oxidraci-Gimnosofisti).
Lucano, Phars. 3,240 (accenno a Calano).
Luciano, Fugitivi 7,7 (Bramini Oxidraci e suicidio).
Plinio il Vecchio N.H. 6,22,66 (per la Zona del Gange, con riferimento a Calano); N.H. 7,2,22
(sull'India); N.H. 12,12,24 (l'albero indiano "Ariena" sotto il quale vivono i Gimnosofisti);
attenzione alla pi generica definizione di Etiopi come neri di pelle (in Africa occidentale ed
orientale come anche in India [per gli Etiopi d'Asia vedi Erodoto, Storie 3,94 e 7,70]).
Plutarco, Alex. 64-65 (con le 10 questioni e Calano) e Lyc. 4 (incerto viaggio di Licurgo in India
dai Gimnosofisti).
Polemio, Res G. Alex. M. 3,10-13 (i Gimnosofisti Oxidraconti o Bragmani) e 44.
Porfirio, De Abstin. 4,17 (Gimnosofisti Bramini e Samanei).
Pseudo Callistene, Alex. M. Res G. Epit. 2,71-78 (i Gimnosofisti Oxidraci ed Alessandro) con
Iul. Val. Epit. 3,4.17.23.
Solino, De Mirab. Mundi 53,25 (su Plinio il Vecchio N.H. 7,2,22).
Strabone, Geogr. 15,60 (tra i Garmani gli Ilobi: Abitanti delle Foreste) e 16,2,39 (tra i Profeti i
Gimnosofisti d'India).
Tertulliano, Adv. Marc. 1,13 (Gimnosofisti d'India) ed Apolog. 42,1 (i Gimnosofisti Abitanti
delle Foreste.
Palladio. Palladiou per tn tes Indias ethnn kai Bragmann. [Palladio, De gentibus Indiae et
Bragmanibus]; S. Ambrosius, De Moribus Brachmanorum; Anonimus, De Brachmanibus [con il
colloquio tra Alessandro Magno e il re dei Bragmani, Dindimo]. Londini [Londra], 1665. Nota: si
tratta di una silloge, con testi in greco e in latino, di brani sui Gimnosofisti non solo degli autori
citati nel frontespizio, ma anche di Porfirio, Arriano, Plutarco, Clemente Alessandrino, Filostrato,
Postello. Il libro leggibile in perfetta riproduzione grazie a Google Libri qui..
IMMAGINI. Non facile illustrare questo saggio. Gli asceti indiani di oggi, spesso rozzi e
ignoranti, danno sono una pallida idea di quello che dovevano essere i raffinatissimi
gimnosofisti, che conoscevano la filosofia greca ed erano capaci di tener testa coi
ragionamenti ad un re filosofo come Alessandro. 1. Naga indiano col corpo cosparso di
cenere e terra del Gange che si inebria al fumo di droghe. 2. Alessandro il Macedone. 3. Due
naga baba (Shyam Giri e Ram Giri) dello Juna Akhara. 4. Una donna hindu massaggia le
gambe di un sadhu asceta nudo che vive in una tenda sulle rive del fiume Hoogly a Calcutta.
5. Un sadhu naga al bagno rituale con la sua lunghissima capigliatura intonsa. 6. Lo
sterminio degli adamiti in Europa nel XV secolo (stampa medievale).