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LUIGI CASCIOLI

LA FAVOLA DI CRISTO
LIBRO-DENUNCIA INCONFUTABILE DIMOSTRAZIONE DELLA NON ESISTENZA DI GES
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Dedico questo libro al Cavalier de la Barre

SOMMARIO

LA BIBBIA SECONDA ENTRATA IN EGITTO IL PERIODO DEI RE IL DIO DELLA BIBBIA GLI EBREI DOPO LINVASIONE ASSIRA DELLA PALESTINA DEL NORD IL CULTO DEI MISTERI LA RIVOLTA DEI MACCABEI SITUAZIONE DELLA PALESTINA SOTTO LOCCUPAZIONE ROMANA GLI ESSENI FIGLI DELLA LUCE RIVOLUZIONI E GUERRE ESSENO-ZELOTE GLI ESSENI DOPO IL 70 I VANGELI CANONICI GIOVANNI IL NAZOREO CROCIFISSIONE

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p. 12 p. 21 p. 34 p. 43 p. 47 p. 55 p. 67 p. 74 p. 82 p. 91 p. 100 p. 116 p. 123

LA BIBBIA

Se il tempo da me previsto per scrivere questo libro stato molto pi lungo di quanto avessi immaginato, ci dipeso dal fatto che ho voluto dare a ogni mia affermazione una giustificazione logica e ponderata, in maniera che anche i pi restii possano convenire con la conclusione che mi sono prefisso di raggiungere: dimostrare la non esistenza di Ges. Resomi conto che la figura di Cristo non altro che il risultato di unevoluzione religiosa che si verificata nel popolo ebraico, ho cercato le cause che lavevano prodotta nel libro che tratta della loro storia: la Bibbia. Poich non si pu capire Cristo se si ignora la Rivolta dei maccabei, e non si pu parlare dei maccabei, se si disconoscono le cause che la determinarono, mi sono ritrovato a partire da quel in principio creavit deus clum et terram, che d inizio alla storia biblica. per merito di questa analisi dei fatti, eseguita nella mia pi grande indipendenza di ragionamento, che sono giunto a conclusioni che sento di poter difendere nella maniera pi decisa contro ogni critica che mi si possa rivolgere. Non bisogna essere dei geni per comprendere, sin dalle prime pagine, che la Bibbia non altro che un castello di stupidaggini, di contraddizioni e di assurdit, la cui costruzione stata possibile perch messa sulle spalle di un popolo di pastori che, fra tutti gli altri, era il solo a non avere una storia documentata, che avrebbe potuto impedirlo. Praticamente, la Bibbia ha attribuito una cronaca agli ebrei come quegli istituti di araldica, che attribuiscono alberi genealogici a persone prive di un casato verificabile. Se si fosse dovuto dire soltanto la verit su ci che si conosce realmente del popolo ebraico, il suo passato si sarebbe potuto riassumere, stando alle confuse documentazioni pervenuteci, in una sola frase: cerano una volta dei nomadi che, lasciate le zone semidesertiche della Mesopotamia, invasero la Palestina, depredando per secoli i popoli che labitavano punto e basta! Ma ci che pi mi ha colpito della Bibbia che essa, a differenza di tutti gli altri libri epici che riportano personaggi e fatti precedentemente celebrati quindi in qualche modo gi esistiti nel passato, sia pur sotto forma di leggenda , costruisce la propria storia, la storia della sua trib, facendola derivare da un eroe da tutti sconosciuto, da un eroe che, non essendo mai stato prima nominato, risulta del tutto inventato. Mi riferisco al dio biblico, a quel dio senza nome che, via via che andavo avanti nella lettura della Bibbia, sempre pi mi appariva come unentit la cui esistenza veniva imposta relazionandola fraudolentemente a una trib di nomadi, che in realt laveva sempre ignorato. Troppe circostanze dimostrano che il dio della Bibbia non ha mai fatto parte del culto di questi pastori che, da quanto risulta dai fatti, hanno sempre professato un politeismo caratterizzato da un insieme di idoli tribali e di divinit pagane tratte dai culti altrui. Nulla conferma che questo dio sia esistito prima di essere nominato dalla Bibbia, che fu scritta nel VI secolo avanti la nostra era 1 . Nessuna testimonianza, neppure sotto forma di traccia, che attesti un suo culto, nulla che ci parli di lui come avviene invece per tutte le altre divinit, che ebbero un nome e che dimostrano la loro esistenza (come culti storici) con quei templi, statue e steli che furono eretti in loro onore. Sul dio degli ebrei, prima del VI sec. av. n. e., c il vuoto pi assoluto. Hanno voglia a dire i sostenitori della Bibbia che, se il loro dio non ebbe un nome, perch egli stesso aveva proibito di nominarlo e che, se di lui non ci sono pervenute effigi o statue, ci dipeso dal fatto che era stato severamente proibito ai suoi seguaci di riprodurne la figura ... Io non ci credo: non posso crederci. E i templi allora, quei templi che la Bibbia afferma che furono costruiti per ospitare larca santa, che fine hanno fatto? Dove finito quel tempio di Gerusalemme che Salomone, a dare ascolto alla Bibbia, fece costruire con pietre tre volte pi grandi di quelle del Pantheon e del quale non ci pervenuto nulla, neppure un frammento? evidente che siamo di fronte a una storia inventata a partire dal VI sec. av. n. e. dai redattori della Bibbia, per raggiungere, attraverso la riunificazione degli ebrei sotto un solo dio, quegli scopi nazionalistici che si erano prefissi dopo la liberazione dalla prigionia di Babilonia.
Lautore del presente lavoro, coerentemente con la sua dimostrazione della non esistenza di Ges Cristo, non usa i termini correnti di avanti Cristo a. C. e dopo Cristo d. C. sostituendoli con le dizioni: avanti nostra era, av. n. e., e nostra era, n. e.
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Daltronde, quale altro sistema avrebbero potuto usare per sostenere lesistenza di un dio estemporaneo, se non quello di ricorrere allanonimato? Anonimato sostenuto da quella famosa sigla, HJWH, che nessuno ha mai saputo cosa significhi, e da quel Yahv, che non affatto un nome, ma un semplice appellativo il quale, significando genericamente io sono, tutto pu dimostrare meno che la sua esistenza. Dare un nome a un dio mai esistito, a un dio inventato, avrebbe comportato una verifica storica che avrebbe fatto crollare nel ridicolo tutta limpalcatura, quellimpalcatura che si sarebbe potuta reggere soltanto grazie allanonimato. Un dio messo su esclusivamente con visioni e sogni riferiti da personaggi immaginari, vissuti in epoche non controllabili, che si perdono nel buio dei secoli, privo di ogni accenno o testimonianza che si riferisca allesistenza di un suo culto, in quale altro modo poteva essere sostenuto, se non sfruttando nella maniera pi arrogante limpossibilit che ha la ragione di dimostrare linesistenza dellinesistente? Come altro potrebbe concludersi una ricerca storica, fatta per stabilire se veramente sia esistito il dio degli ebrei prima del VI sec. av. n. e., se non con la frase: siccome nulla dimostra la sua esistenza e altrettanto nulla dimostra la sua inesistenza, non si pu escludere che sia veramente esistito? E questa, poi, la stessa conclusione a cui giunse quella commissione incaricata di accertare se veramente era vissuto il gigante Gargantua, che mangiava dieci uomini a pasto e che, per farsi le scarpe, aveva bisogno della pelle di dodici vacche. su questa impossibilit di poter dimostrare linesistenza dellinsistente che il cristianesimo religione basata esclusivamente sulla rivelazioni e sui sogni imporr i suoi dogmi, far passare per veri i miti costruiti su personaggi immaginari, che elever agli onori degli altari, quali le migliaia di martiri dellera neocristiana e tanti altri nei secoli che seguirono, tra cui, senza andare troppo lontano, c santa Rosa da Viterbo a proposito della quale il biografo Paolo Cenci, dopo averne ricostruito la vita arrampicandosi sugli specchi, conclude cos:
non possiamo rifiutare ci che di lei scritto nella Seconda vita, dal momento che nessuno ha potuto dimostrare essere falso 2 .

Certo, nessuno, tranne il buon senso! In sintesi, posso concludere che, se gli ebrei non avessero scritto la Bibbia nel VI sec. av. n. e., in seguito alla decisione presa di costruirsi un dio, Yahv sarebbe rimasto in quel limbo dellattesa dove venivano relegati gli dei sconosciuti, a cui la citt di Pergamo, in Asia minore, aveva elevato una stele per un senso di piet verso di loro, verso la loro frustrazione. Limmagine di questi dei, che attraverso la stele di Pergamo vediamo in attesa di uomini che li evochino, perch possano scendere dal cielo per poter occupare finalmente un trono sulla terra, quanto mai significativa per mettere tutte le religioni nel ridicolo. Dopo le piccole divinit, dopo quella miriade di spiriti che furono invocati dagli uomini primitivi, venne il turno dei grandi. I primi a essere prescelti, fra questa massa di dei in attesa, furono Brahama, Horus, Osiride, Iside, Marduk e Aura Mazda; in seguito vennero, via via, tutti gli altri. E io, in questa scena mostrante divinit che lasciano il cielo per scendere sulla terra, via via che gli uomini li eleggevano a proprie divinit, immagino limpazienza di Allah, che dovette attendere fino al V secolo prima che qualcuno lo chiamasse; ma gli dei rimasti in attesa sono certamente ancora tanti, direi addirittura miliardi, se si pensa che, oltre a quelli che vengono continuamente invocati dalle tante stte che giornalmente si formano, ogni essere umano ne abbisogna di uno tutto suo. Dal momento che la storia parla soltanto in forma molto generica delle trib di nomadi che vivevano nellimmenso deserto del Vicino oriente, tutto ci che sappiamo della trib di Yahv, dei suoi profeti, delle sue battaglie, dei suoi condottieri e dei suoi re, ci viene esclusivamente dalla Bibbia, cio da un libro che, come unica garanzia dei suoi credo, invoca le rivelazioni. In nessun documento storico troviamo il pi piccolo riscontro dei personaggi e degli episodi di cui si parla: come vedremo in seguito, o sono inventati, o interamente ricopiati da leggende altrui. E cos, come per i personaggi, altrettanto non troviamo riscontri di nessun genere che attestino lesistenza di quei due
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A p. 206 del testo di P. Cenci.

regni, dIsraele e di Giuda, che saranno usati dagli ebrei come base delle loro rivendicazioni sulla Palestina. Le sacre scritture, lontane dallessere unopera di ispirazione letteraria o poetica, sono un vero trattato di insegnamento di guerriglia e di incitamento alla rivolta armata. Furono scritte unicamente per raggiungere degli scopi politici ben precisi, scopi che appariranno evidenti quando ci troveremo davanti a quel partito giudaico che porter gli ebrei, in un crescendo di esaltazione nazionalistica, a concepire un programma di imperialismo universale. Che lo scopo della Bibbia sia quello di riunire un popolo, un popolo frustrato, facendo leva su quei sentimenti di odio e di vendetta, che erano andati accumulandosi in esso durante i secoli, per via di quellemarginazione a cui era stato costretto dallinizio dei tempi, appare evidente da come gli ebrei si sono costruiti il loro dio, quel dio che ci viene mostrato, sin dalle primissime pagine, come capace soltanto di punire, maledire e ordinare stragi. La Bibbia divide la storia umana in due parti. La prima, che comincia con Adamo e Eva, e termina con il diluvio; la seconda, che riprende dopo No, per continuare fino alla fine del mondo. Sulla prima parte si intrattiene molto poco, soltanto tre pagine e per di pi in forma quanto mai confusa ed estremamente fantastica. Dopo averci detto che dio cre Adamo soffiando nel naso di un pupazzo di creta, averci raccontato laneddoto della mela, detto che Caino si rifugi, carico di rimorsi per aver ucciso suo fratello Abele, nel paese di Nod, dove dette origine a una stirpe, accoppiandosi con una donna che non poteva essere che sua sorella, e fatto un elenco di patriarchi dalla vita media di 750 anni, conclude con laffermazione:
cerano sulla terra i giganti a quei tempi e anche dopo quando i figli di dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dellantichit, uomini famosi (Gn. 6, 4).

Sapendo che la stesura della Bibbia ebbe inizio nel VI secolo av. n. e., appare chiaro, dai fatti che essa riporta, che non il risultato di unispirazione divina, come affermano i suoi sostenitori, bens la trascrizione di tutte quelle nozioni che i suoi redattori appresero dalle leggende e dalle mitologie vicino-orientali e mediterranee durante i cinquantanni di esilio passati nel Regno di Babilonia. Laccenno che la Bibbia fa circa questi uomini illustri dellantichit non che una ripetizione frettolosa di quelle mitologie che tutti conosciamo, nelle quali gli eroi erano spesso figli di un dio e di un umano cos Achille, Perseo, Polifemo, etc. , ripetizione opportunamente riportata per poter giustificare lesistenza di propri eroi da collocare in una storia inventata, eroi che faranno nascere anche loro da donne fecondate da dio come Isacco, Sansone, Giacobbe, Esa e tanti altri , per giungere alla costruzione di quel Ges, che faranno partorire a una donna vergine resa incinta dallo spirito santo, quel Ges che sar preceduto e annunciato da quellaltro eroe, Giovanni Battista, che a sua volta il prodotto di un altro accoppiamento tra una donna sterile e dio. La prima prova che la Bibbia sia un testo di ispirazione pagana e non divina, lepisodio riguardante Eva e la mela, tratto da una leggenda sumera, che faceva dipendere lorigine dei mali dalla prima donna, la quale, indotta da un serpente a disobbedire al dio creatore, convinse il suo compagno a mangiare il frutto dellalbero proibito. La favola sumera viene raccontata in un documento chiamato Cilindro della Tentazione, che conservato presso il British Museum di Londra. Questo documento, del 2500 av. n. e., esisteva gi venti secoli prima che venisse redatta la Bibbia. Terminata la prima parte, con la spiegazione circa la natura degli eroi dellantichit, la Bibbia dice che dio, insoddisfatto di ci che aveva creato sulla terra, decise di distruggere tutto per ricominciare da capo:
il signore disse: sterminer dalla terra luomo che ho creato: con lui anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo perch sono pentito di averli fatti. Ma No trov grazia agli occhi del signore (Gn. 6, 7).

Tutti conosciamo la storia del diluvio che, sommergendo la terra, estinse ogni essere vivente eccetto No, la sua famiglia e i pesci, i quali, dio, per quanto lo volesse, non riusc a far morire affogati. A questo punto, prima di passare alla seconda parte, che quella che segue lo sterminio del diluvio, voglio soffermarmi a fare delle considerazioni sulle date e i fatti riportati dalla Bibbia nel periodo che va da Adamo alla nascita di Cristo, secondo essa durato 4.000 anni. 3

Stando a quanto afferma la Bibbia, secondo cui il diluvio avvenuto nellanno 2350, se pu sembrare assurdo che la terra si sia potuta popolare la prima volta in maniera completa in soli 1750 anni partendo da una sola coppia, Adamo ed Eva, apparir addirittura ridicolo che al tempo di Abramo (1900), cio soltanto dopo 450 anni dal diluvio, che comport la distruzione totale di tutti gli esseri viventi, si siano potute formare delle popolazioni cos numerose e progredite quali erano gli egizi, i persiani, i babilonesi, i greci e tutte quelle altre etnie formanti le civilt mediterranee, africane, indoeuropee, asiatiche, etc., senza poi parlare dei lapponi del Polo nord, degli indiani di America, degli aborigeni dellAustralia, che la Bibbia, escludendoli dalla propria storia, pone in un altro mondo, come se appartenessero a unaltra barzelletta un mondo che, quando fu scoperto, pose dei grossi problemi ai teologi cristiani, i quali dovettero decidere se coloro che vi appartenevano, dal momento che non risultavano essere stati generati da Adamo e Eva, avessero o meno lanima. A questo punto, sono certo che molti saranno i lettori che muoveranno critiche alle mie osservazioni, sostenendo che queste scansioni temporali non debbono essere prese alla lettera, ma solo come espressione simbolica di epoche non determinabili. Ebbene, questi lettori sappiano che sostenere queste date come non reali significa contraddire la Chiesa, che le difende, condannando come miscredenti coloro che rifiutano di accettarle come verit dogmatiche. Rifiutare queste date, attribuendo a esse un senso lato, significa sostituire la fede con il ragionamento, quella fede che porta gli ebrei a festeggiare lanno in corso, il 2000 3 , quale 6004 anniversario della nascita del primo uomo e i cristiani a sostenere fermamente che Adamo fu creato da dio esattamente venerd 24 marzo dellanno 4004 av. n. e. secondo quanto, dopo approfonditi studi, ha affermato larcivescovo inglese, mons. Usher, nel suo libro, La creazione delluomo. Se la Chiesa ha accettato, sia pur con molte riserve, la teoria darwinista sullevoluzione delle specie vegetali e animali, perch costretta dallevidenza dei fatti, ha per rifiutato nella maniera pi categorica di applicarla alluomo, il quale, secondo essa, si sarebbe presentato sulla terra gi formato e completo com attualmente. In sostanza, la Chiesa sostiene che a dare inizio allumanit siano stati due esseri apparsi 6004 anni fa, gi completi nella loro sembianza umana, per opera della volont creatrice di dio. Questa teoria creazionista, contrariamente a quanto si possa credere, sostenuta, oltre che dai teologi, anche da una certa branca di studiosi di scienze naturali. Infatti, il consiglio che presiede alla pubblica istruzione dello Stato del Kansas (Usa) ha votato nel mese di giugno del 1999 (con una maggioranza di 6 voti su 10) labolizione della teoria darwinista dai programmi scolastici di biologia e scienze naturali, per mettere al suo posto il creazionismo sostenuto dalla Bibbia, il quale asserisce come si detto che lumanit promani dallaccoppiamento di due esseri apparsi sulla terra, cos per caso, senza origine, senza infanzia, completi e perfetti, in et adulta e gi in grado di usare tutti i propri organi nella maniera pi soddisfacente, compresi quelli della riproduzione ... Per tranquillizzare coloro che potrebbero rimanere sgomenti nellapprendere tale notizia, dir che i rettori di tutte le altre universit americane hanno subito reagito, non riconoscendo validi i diplomi di biologia e di scienze naturali rilasciati dalluniversit del Kansas. Nella certezza che la decisione presa dai professori delluniversit del Kansas sia stata determinata non da una loro personale convinzione, ma da unimposizione ricevuta dal potente clero locale, dobbiamo seriamente riflettere su ci che diverrebbero le scuole se fossero affidate alle autorit cristiane. Mettere i nostri figli in mano ai religiosi significherebbe ritornare in pochi lustri nel pi buio oscurantismo e sicuramente a quella inquisizione che nel passato ha condannato alla tortura e al rogo chiunque osasse contestare le verit della Chiesa. Non dico una sciocchezza se affermo che la Chiesa ripristinerebbe il rogo, qualora riprendesse il potere avuto in passato, dal momento che in Francia, nonostante le richieste di perdono del santo padre, stata ricostituita da parte dei cattolici unassociazione a fini inquisitori, come risulta nel seguente documento:
CREAZIONE DI UNA NUOVA ASSOCIAZIONE Dichiarazione alla prefettura di polizia di Parigi: associazione per la ricostituzione dellinquisizione. Oggetto: ricostituire linquisizione che dovr soprattutto distruggere gli scritti opposti alla dottrina cattolica e impedire la propagazione
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Quando stato concluso il presente lavoro.

attraverso altri mezzi di questo genere didee, cosa che comporta, naturalmente, la lotta contro le eresie, le false religioni e ideologie. Data della fondazione dellassociazione: 17.09.1996 4 .

Fallito nel suo primo tentativo, linfallibile e onnisciente dio creatore delluniverso, a cui tutto permesso e nulla negato, ordin il diluvio che sommerse la terra. Tutti gli esseri viventi morirono affogati, eccetto un certo No, che rest a galleggiare sopra le acque per oltre ventiquattro mesi al chiuso di unarca, dove si era rifugiato insieme alla propria famiglia e a una coppia di ciascun animale esistente sulla terra. Due animali per ogni variet, un maschio e una femmina, secondo quanto aveva ordinato il signore. Ordine che, per, per quanto autoritario fosse stato, No non pot rispettare alla lettera per via di tutte quelle piccole creature che purtroppo gli sfuggirono di mano, quali le pulci, i pidocchi e le piattole, che rimasero saldamente attaccate addosso a lui e ai suoi familiari, senza contare tutti gli altri parassiti che gli animali di grossa taglia si portarono dietro quando entrarono nellarca, come le zecche, i vermi dellintestino, i tafani e quelle mosche cavalline che riuscirono a superare il controllo, nascondendosi sotto le code; e di mosconi, di quei grossi ditteri che attirati dalla sporcizia hanno la capacit di entrare dappertutto, anche a porte chiuse, come lo spirito santo credete che ce ne fossero davvero soltanto due in quellarca che disponeva soltanto di quella finestrella, da cui No fece uscire la colomba? E possiamo immaginare cosa fosse diventata dopo due anni, considerando i bisogni fisiologici di quel qualche miliardo dei suoi occupanti. Con questa battuta ho voluto mettere in evidenza tutti i problemi conseguenti allalimentazione degli animali e alla costruzione della stessa arca che, se veramente avesse dovuto contenere tutte le coppie degli esseri esistenti sulla terra e le derrate per nutrirli, avrebbe dovuto avere dimensioni tali che No e i suoi tre figli, per costruirla, considerando i mezzi di allora, avrebbero dovuto impiegare, secondo calcoli fatti, non meno di duemila anni ... Dopo quattordici mesi di galleggiamento, abbassatosi il livello delle acque, larca finalmente si adagi su quel monte Ararat dove degli esaltati, nella convinzione che ci sia ancora, continuano a cercarla. Ma non poterono uscire, poich la terra era ancora tutta sommersa da un livello di acque che, stando allaltezza del monte Ararat, doveva essere di almeno cinquemila metri. A questo punto, dio fece alzare un vento che, soffiando ininterrottamente per dieci mesi, prosciug le acque, permettendo cos ai sopravvissuti di rimettere i piedi a terra nel primo mese dellanno seicentuno della vita di No. Gli animali, tutti in ottima salute, uscirono a pariglie come erano entrati e, tenendosi per le code, si misero in marcia per ritornare nei luoghi da dove erano venuti onde rigenerare le rispettive razze, specie e variet, secondo quanto aveva disposto il signore che le aveva create (il gioved di quella settimana in cui aveva fatto tutte le cose). Le scimmie platirrine partirono per lAmerica del Sud, le scimmie alonate ritornarono allequatore, le scimmie delle nevi in Cina, lelefante indiano in Himalaia e quello africano in Kenya; molta strada la dovette fare anche la coppia di orsi bianchi, venuta dal Polo nord, e le lumache dei tropici che, per quanto giganti fossero, impiegarono pi di duecento anni prima di giungere a casa. Anche No usc dallarca con la moglie e i suoi tre figli, Sem, Cam e Iafet, e la prima cosa che fece fu quella di erigere un altare di pietra per offrire al signore, come segno di ringraziamento, ogni sorta di animali mondi come olocausti da arrostire sulla brace dove poi abbia preso questi animali, dato che tutti quelli salvati, contati coppia per coppia, dovevano servire per ripopolare la terra, un mistero destinato a rimanere eternamente insoluto. Il signore si intener tanto,
alla soave fragranza dellarrosto (Gn. 8, 21),

che, pentitosi di ci che aveva fatto, disse fra s:


non maledir pi la terra a causa delluomo, perch finalmente ho capito che il cuore umano incline al male fin dalladolescenza, n colpir pi essere vivente come ho fatto.

Se qualcuno avesse dei dubbi sulla costituzione di questa associazione, non ha che da rivolgersi al suo indirizzo per accertarsene: sede sociale, K. J. J. von Hirschfield, 2237225, rue de Charenton, Paris.

E noi, commossi davanti a questo quadretto, che vede No in ginocchio davanti a un dio che annusa e lacrima, prendiamo atto di queste belle parole che il signore disse quel giorno, nella sua infinita bont di essere onnisciente e onnipotente. Come la cerimonia di ringraziamento fu terminata, dio, scendendo dalle altezze (altezze comunque molto limitate se gli arrivavano gli odori delle carni che arrostivano su un barbecue), si rivolse a No e ai suoi figli e disse:
siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

Obbedienti allordine, i tre figli di No, salutato il vecchio genitore, se ne andarono ciascuno con la propria femmina prendendo direzioni differenti, come avevano fatto gli animali, per ripopolare la terra. Assegnatosi ciascuno un settore, praticando accoppiamenti basati su inevitabili incesti e roba del genere come era gi avvenuto la prima volta con Adamo ed Eva , i figli di No prolificarono tanto da lasciarci sbalorditi per come riuscirono, in appena quattro secoli e mezzo, che il tempo intercorso tra la fine del diluvio (2350) e il tempo di Abramo (1900), a ripopolare i continenti. Da Sem vennero i semiti, rappresentati dai persiani, egizi, fenici, babilonesi, etiopi e tanti altri, tra cui gli stessi ebrei; da Cam i camiti, che sono gli africani; da Iafet tutto il mondo restante, costituito dalla razza indoeuropea, i popoli europei, inclusi i greci e quelli spintisi in Oriente e tutti gli altri abitanti dellEstremo oriente? Prima di riprendere con la favola biblica, ci tengo a far sapere che, come lepisodio di Eva, anche quello di No la ripetizione esatta di una favola sumero-babilonese, nella quale si racconta di un certo Ziusudra che, rimasto il solo uomo giusto in unumanit divenuta malvagia, fu salvato dal dio Enlil, il quale, avendo deciso di distruggere gli uomini con un diluvio, gli ordin di costruirsi unarca per ripararvisi con la sua famiglia. Questa leggenda sumero-babilonese appresa, come tutto il resto, durante i cinquantanni di prigionia in Babilonia venne ripetuta dai redattori della Bibbia in maniera cos fedele da non essere trascurato nessun particolare, neppure quello della colomba, che il buon Ziusudra liber dalla finestrella per rendersi conto della situazione esterna. Le uniche differenze esistenti tra i due racconti le troviamo nelle dimensioni delle arche, essendo quella di No quasi il doppio di quella di Ziusudra, e nella durata delle piogge che, se in una di quaranta giorni, nellaltra soltanto di sette. Saltando tutte le stupidaggini che seguirono il diluvio come quella riguardante la torre di Babele, che nasce anchessa da leggende di altri popoli , riprendiamo lesposizione del racconto nel punto in cui la Bibbia, trascurando tutto il resto dellumanit, comincia a interessarsi espressamente della storia ebraica, facendola partire dagli inizi del XX sec. av. n. e. Comincia con una visione divina che ebbe un certo Abramo, che, stando alla Bibbia, era il capo di una delle tante trib di pastori erranti che vivevano nei territori desertici della Mesopotamia. A questo punto sar utile, per avere le idee chiare sui fatti che seguiranno, soffermarci un attimo a analizzare, almeno a grandi linee, le popolazioni nomadi che vivevano in quelloceano di sabbia che comprendeva il deserto degli accadi, il deserto arabico e il deserto del Negheb, dalle quali fu estratta la trib (immaginaria), che sar la protagonista della favola biblica. In questo sterminato deserto, costituito da circa un milione e mezzo di chilometri quadrati, la cui vegetazione era rappresentata da arbusti radi e rinsecchiti, vivevano numerosi raggruppamenti di nomadi che, nel loro insieme, venivano chiamati ebrei dalla parola eber, che in aramaico significa errante. Credo che non ci sia bisogno di spiegare come si svolgesse la vita di questi pastori, costretti a vagare in quellimmenso deserto dove erano stati relegati dalle potenti nazioni limitrofe, che impedivano loro nella maniera pi energica di entrare e invadere le loro terre: una vita randagia, carica di tutte le tribolazioni che possono derivare, soprattutto, dalla mancanza di acqua e dalle continue epidemie. Costretta a continui spostamenti per il rinnovo dei pascoli, ogni trib conduceva una vita autonoma e indipendente dalle altre, sia per quanto atteneva le leggi e i regolamenti, basati su tradizioni tribali, sia relativamente alla religione, rappresentata da un politeismo costituito da piccoli idoli ancestrali a carattere prevalentemente superstizioso come il serpente di bronzo eretto contro il vele6

no delle vipere , e da divinit maggiori, provenienti da culti di altri popoli, come Astarte e Moloc della civilt fenicia. Astarte e Moloc, divinit adottate da tutte le trib ebraiche, erano divinit sanguinarie, a cui venivano offerti olocausti umani e soprattutto bambini, tra i quali i primogeniti erano i preferiti, per quel principio che rende il dono tanto pi apprezzato, quanto pi amato da colui che lo offre. Durante il II millennio, si verificarono frequenti emigrazioni da parte di queste trib, che, nella ricerca di terre meno aride, lasciavano le zone desertiche della Mesopotamia per dirigersi verso il Mediterraneo. Speranza che veniva, per, ogni volta frustrata, perch il viaggio, arrestandosi di fronte ai confini dellEgitto e della Palestina, si concludeva in quel deserto del Negheb, che di diverso da quello che avevano lasciato aveva soltanto il nome. Da documenti giuntici, sia in graffiti che in caratteri cuneiformi, risulta che, come conseguenza di questo afflusso generato dalle immigrazioni, si formarono nel deserto arabico e ancor pi nel deserto del Negheb bande di predoni, le quali, oltre ad attaccare i popoli palestinesi con scorribande e razzie, si vendevano come mercenari alle grandi potenze, come quelle degli ammoniti, degli ittiti, dei fenici e degli stessi egizi, impegnate in continue lotte di egemonia. in questo clima di emigrazioni, di delusioni e di scorribande che la Bibbia comincia il proprio racconto, facendolo partire dalla visione che ebbe questo Abramo, capo di una di queste trib. Gli apparve un vegliardo che, dopo essersi rivelato come il dio creatore delluniverso, gli disse che, se lui e la sua trib avessero rinnegato le divinit che avevano seguito fino allora per adorarlo e servirlo come unico dio, li avrebbe ricompensati, eleggendoli come suo popolo prediletto e regalando loro una terra nella quale, sistemandosi definitivamente, sarebbero divenuti una grande nazione. In questo contratto, basato sul do ut des, le clausole furono espresse con tanta precisione da stabilire addirittura che la terra sarebbe stata quella di Canaan in Palestina, che tanto era fertile da scorrervi latte e miele. Cos, a differenza di tutte le altre trib ebree, che si trasferivano cariche di tutti quei dubbi che hanno coloro che si affidano soltanto alla fortuna, quella di Abramo fu la sola che affront il suo viaggio nella certezza del successo per quella garanzia che gli veniva da una promessa fatta dal dio creatore e padrone di tutte le cose. A parte il fatto che poi tutto si riveler, come vedremo, un vero fallimento, quello che pi mi ha stupito di questa storia stato vedere come questo dio, nonostante la Bibbia affermi che il suo nome era stato tramandato di generazione in generazione a tutti i pronipoti di No, e soprattutto alla discendenza di Sem, da cui si fa derivare direttamente Abramo, sia stato cos dimenticato dagli uomini in soli quattro secoli e mezzo da essere costretto a ricorrere a una visione per farsi riconoscere come divinit e a proporre un contratto per farsi eleggere come tale. Quel dio, che soltanto qualche pagina prima ci era stato mostrato come il kosmocrator, come lonnipotente che aveva distrutto tutti gli esseri viventi in quaranta giorni e lonnisciente a cui No aveva elevato un altare, riconoscendolo come unico dio, viene in realt ridotto, attraverso il baratto di cui si fa artefice, alla stregua di un faccendiere. Possibile che in quei quattro secoli e mezzo che erano seguiti al diluvio sia stato messo cos da parte di fronte a tutti gli altri dei, scesi dal cielo nel frattempo, da cadere in un oblio cos profondo da non essere ricordato da nessuno? Se Abramo avesse respinto la sua proposta di alleanza, cosa daltronde possibile, rispondendogli che era gi impegnato con Astarte e Moloc, e che a lui e alla sua trib ben si confacevano gli idoli ancestrali che avevano seguito fino allora, cosaltro avrebbe potuto fare questo dio, se non ritornare deluso e frustrato nel mondo da cui era venuto, cio in quel mondo delle divinit sconosciute alle quali la citt di Pergamo aveva eretto una stele? Ebbene, lasciando da parte ogni ipotesi su come sarebbero potute andare le cose, continuiamo con la versione del racconto che d la Bibbia. Abramo, accettata la proposta per la fiducia che poneva nella parola di dio, riuniti gli armenti, si diresse con la sua trib verso la terra promessa. Litinerario seguito da Abramo nel suo viaggio gi di per s un assurdo pi che sufficiente per dimostrare che questo dio, che gli aveva promesso di guidarlo, o era soltanto un sogno, oppure di geografia se ne intendeva davvero poco.

Il viaggio infatti risulter un continuo cambiare di direzione, del tutto simile al vagare degli uccelli che hanno perso lorientamento. Dal deserto degli accadi (Kuwait), seguendo i confini della Mesopotamia verso nord, lungo lEufrate, Abramo e la sua trib proseguirono finch, obbligati a ripiegare verso sud, perch si trovarono la pista sbarrata dai confini della Fenicia, attraversati i deserti della Siria (Iraq e Arabia Saudita), dopo aver fatto un mezzo giro, continuarono finch non furono costretti a fermarsi, dopo 2.000 chilometri di marcia, nel deserto del Negheb, come esattamente avveniva per gli altri, che partivano senza laiuto di dio. Contrariamente a quanto dio aveva promesso, non riuscirono a entrare nella terra di Canaan. Essa era l, bella e fertile, che si stendeva oltre il Giordano, ma nulla potettero fare, oltre ad accontentarsi di guardala dalla vetta di una montagna, perch coloro che labitavano, fregandosene della promessa che loro avevano ricevuto da dio, erano disposti a tenersela e difenderla, nella loro legalit di proprietari, nella maniera pi decisa e accanita.

Itinerario del viaggio di Abramo (deserto di Engaddi-Negheb=2.000 km) Decimati dalla fame, dalla sete e dalle pestilenze, facile immaginare quello che dovettero provare, quando si resero conto che la loro situazione, invece di migliorare, era addirittura peggiorata. Scoraggiati e delusi per limpossibilit di impossessarsi di Canaan, decisero di entrare in Egitto. Ma, abituati come erano a prendere bastonate ogni volta che oltrepassavano il confine di uno Stato, pensarono di rabbonire gli egizi, offrendogli tutto in cambio dellospitalit. Tutto senza limiti, comprese le donne, le quali, senza nessuna remora, decisero di darsi agli egizi per quella morale che originava dal culto della dea Astarte, che considerava il meretricio unattivit tanto nobile da imporre a ogni donna di prostituirsi almeno una volta durante la vita, per offrire il ricavato ai sacerdoti della dea.
Quando Abramo fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sara: vedi, io so che sei donna di aspetto avvenente. Quando gli egizi mostreranno di desiderarti, non dire che sei mia moglie, ma che sei mia sorella, cos non solo non mi uccideranno per averti, ma mi ricompenseranno per quello che riceveranno da te (Gn. 12, 1).

La Bibbia prosegue poi sullargomento, aggiungendo, quasi temesse di non essere stata sufficientemente chiara:
quando Abramo arriv in Egitto, gli egizi videro che la donna era molto avvenente. La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; cos la donna fu presa nella casa del faraone. Per riguardo a lei, egli tratt bene Abramo, che ricevette greggi, armenti, e asini e cammelli.

Fu cos che, mentre la moglie di Abramo esercitava la sua attivit di donna avvenente tra le autorit egizie e gli alti ufficiali, le altre donne della trib concedevano le loro grazie agli egizi di ordine inferiore. Ma il signore, dice la Bibbia, colp il faraone e la sua casa con grandi calamit per cui il faraone stesso, fatto chiamare Abramo, gli chiese:
che mi hai fatto? Riprenditi questa donna e vattene. Poi il faraone laffid ad alcuni uomini che laccompagnarono fuori della frontiera insieme a sua moglie e a tutti i suoi averi (Gn. 12, 18).

Considerando la povert, la profonda miseria di questi nomadi, che cosaltro possono essere questi suoi averi se non le greggi, gli asini e i cammelli che Abramo aveva ricevuto come ricompensa del meretricio della moglie e delle altre donne della trib? C da rimarcare, comunque, la generosit del faraone che, nonostante le calamit arrecategli da questi pastori rappresentate sopratutto dalla blenorragia 5 con la quale le donne avevano infettato
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La blenorragia (dal greco blnos, muco, e rgoo, erompo) stadio acuto della blenorrea (dal greco blnos, muco, e ro, scorro) o anche gonorrea (sempre dal greco, gnos, seme, e ro, scorro), nella medicina ufficiale annoverata fra le malattie veneree denominata comunemente scolo a trasmissione sessuale, che riguarda sia i maschi che le femmine. Le denominazioni sono relative al sintomo principale, costituito dalle perdite uretrali.

gli egizi , li espulse pacificamente dallEgitto, affidandoli a guide egizie e lasciando loro tutto ci che avevano incassato. Fu in seguito a questa espulsione, dovuta al contagio che le loro donne avevano arrecato agli egizi, che gli ebrei cominciarono a praticare la circoncisione per combattere quella formazione di pus nel glande che fino allora avevano creduto, avendola avuta da sempre, che facesse parte della fisiologia umana. Praticamente, avendo compreso dalla reazione degli egizi che in realt era una malattia, nella convinzione che fosse causata dalla sporcizia che si accumulava sotto la pelle, risolsero di combatterla tagliandosi il prepuzio. Ma lattivit di Abramo, basata su certi discutibili sistemi di guadagno, non fin con questa espulsione, perch, lasciato lEgitto, continu a far lavorare lavvenente Sara, presentendola come propria sorella ad Abimelech, re di Gerar, dal quale ricevette come ricompensa, ancora una volta, greggi, armenti, schiavi e schiave, e, in pi, una somma di mille pezzi dargento. Cos, tra traffici dogni genere, litigi con i popoli vicini, nascite miracolose di figli partoriti da donne fecondate da dio e altre avventure, la trib di Abramo rimase nel deserto del Negheb per circa due secoli. Appartengono a questo periodo alcuni dei passi pi conosciuti della Bibbia, come quello di Esa che cedette la primogenitura per un piatto di lenticchie, quello di Sodoma e Gomorra che vennero distrutte dal fuoco per il libertinaggio che praticavano, quello della moglie di Lot che divenne una statua di sale per essersi voltata a guardare le due citt che bruciavano sotto una pioggia di fuoco e di zolfo, e le tante battaglie che Abramo combatt contro i cananei per impossessarsi di quella terra che la sua trib insisteva a considerare come propria, in virt di quel contratto che aveva stipulato con dio. Ma, certamente, il pi farneticante fra tutti gli episodi di questo periodo quello che si riferisce a quel Giuseppe, figlio di Giacobbe, che divent, per la sua capacit di interpretare i sogni del faraone, nientemeno che vicer dEgitto. Quello che pi mi ha indignato della Bibbia la sfrontatezza usata nellaffermare le cose pi assurde, nella convinzione che gli altri siano degli imbecilli. Comunque, gli stessi ebrei, consci che questa vicereggenza dellEgitto si sarebbe prestata a grosse critiche per la sua mancanza di riscontri storici, cercarono di giustificare la sua mancata trascrizione sui documenti dicendo che, se ci era avvenuto, era dipeso dal fatto che il faraone del tempo di Mos non lo aveva inserito nella storia perch essendo nuovo non conosceva nulla del passato dellEgitto.
In quel tempo sorse in Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe (Es. 1, 8).

Cos scrissero nella Bibbia, per attribuire allignoranza degli egizi il fatto che del personaggio Giuseppe, vicer dEgitto, non fosse rimasta traccia. Se fra tutti gli episodi accaduti durante questo periodo riteniamo che quello che ci mostra Abramo sul punto di immolare a dio il suo primogenito Isacco sia tra i pi importanti, non tanto per lefferatezza che esprime, quanto perch attraverso di esso possiamo avere la conferma che presso quei pastori si compivano ancora sacrifici umani secondo il culto di Astarte e di Moloch. Questa cosa viene ulteriormente confermata da quel passo in cui il signore della Bibbia che, nella realt, non altri che la personificazione delle divinit pagane adorate realmente dagli ebrei ordina a Mos che gli siano riservati, oltre ai migliori capi del bestiame, anche i primogeniti del suo popolo:
il primo parto di ogni madre tra gli israeliti, di uomini o di animali, esso appartiene a me (Es. 13, 3).

Come si vede, i primogeniti, di qualsiasi natura fossero, sia animale che umana, erano messi alla stessa stregua per ci che riguardava la loro offerta a dio come olocausti. E ancora pi avanti, anche se in forma di condanna, ci viene unulteriore conferma di come gli ebrei praticassero questi riti, dal versetto 1 del cap. 20 dellEsodo:
il signore disse a Mos: dirai agli israeliti che chiunque tra di essi sacrificher qualcuno dei suoi figli a Moloc, dovr essere messo a morte per lapidazione.

Ma lepisodio riguardante il periodo di Abramo che pi brilla su tutti gli altri per la sua insensatezza, certamente quello che narra di una lotta tra dio e Giacobbe. Tra le tante cose che i redattori della Bibbia dovettero inventarsi, per assumere una dignit di popolo e di nazione, ci fu quella di darsi un nome, dal momento che quello di ebrei aveva in realt un significato, oltre che declassante, troppo generico per stimolare quellorgoglio necessario per costituire un movimento rivoluzionario nazionalista. Per comprendere come arrivarono a darsi il nome di Israele, che, significando colui che lotta e vince, non pu che racchiudere un significato di rivendicazioni guerriere, la cosa migliore di citare il passo come la Bibbia lo riporta:
durante quella notte Giacobbe si alz, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e pass il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lott con lui fino allo spuntare dellaurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, questuomo misterioso lo colp nellarticolazione del femore e larticolazione del femore di Giacobbe si slog mentre continuava a lottare con lui. Questi disse: lasciami andare perch spuntata laurora. Giacobbe rispose: non ti lascer se non mi avrai benedetto. Luomo misterioso chiese: come ti chiami?. Rispose: Giacobbe. E luomo misterioso aggiunse: non ti chiamerai pi Giacobbe, ma Israele, perch hai combattuto con dio e con gli uomini e hai vinto!. Giacobbe allora gli chiese: dimmi il tuo nome. Gli rispose: perch mi chiedi il nome?. E qui lo benedisse. Spuntava il sole quando Giacobbe pass Penuel e zoppicava allanca. Per questo gli israeliti, fino a oggi, non mangiano il nervo sciatico, che sopra larticolazione del femore, perch quelluomo aveva colpito larticolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

Per chi non lo avesse capito, dir che questuomo che aveva combattuto con Giacobbe era nientemeno che dio. Di conseguenza, avendo dio dato al patriarca Giacobbe il nome di Israele, gli ebrei da quel giorno si attribuirono il nome di israeliti. Questo passo, di per s cos banale da risultare addirittura offensivo per un dio a cui si fa recitare la parte di un pazzo che gira di notte per aggredire il primo che incontra, contrariamente a quanto possa sembrare, deve essere tuttaltro che trascurato, perch attraverso di esso potremo renderci conto dellevoluzione religiosa che porter gli ebrei, nei secoli che seguiranno, a trasformare il proprio dio, da personaggio meschino e rozzo come era concepito nel VI sec. av. n. e., a un essere metafisico in seguito allassimilazione dei concetti pagani. Un altro episodio trattato dalla Bibbia nel Genesi, che il libro in cui si parla di Abramo e dei suoi diretti discendenti, quello che riguarda suo figlio Lot che ospita dei viandanti in casa propria perch vi passino la notte. Anche se la base dellargomento il sesso, se riporto questo fatto non tanto per dimostrare come lomosessualit facesse parte dei costumi di questi nomadi, quanto per mettere in evidenza il discredito in cui era tenuta la donna.
Lot, nipote di Abramo, era seduto alla porta di Sodoma quando arrivarono due angeli. Non appena li ebbe visti, Lot si alz, and loro incontro e si prostr con la faccia in terra. E disse: miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada. Quelli risposero: no, passeremo la notte sulla piazza. Ma egli insistette tanto che li convinse a entrare nella casa sua. Egli prepar loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e cos mangiarono. Non si erano ancora coricati, quandecco gli uomini della citt, cio gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla sua casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi perch possiamo abusarne!. Lot usc verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di s, disse: no, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purch non facciate nulla a questi uomini perch sono entrati allombra del mio tetto. Ma quelli risposero: tirati via! Questuomo venuto qui come straniero e vuol fare il giudice. Ora faremo a te peggio che a loro. E spingendosi violentemente contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. Allora dallinterno quegli uomini [gli angeli] sporsero le mani e, fatto rientrare Lot in casa, colpirono quelli che erano fuori con abbaglio accecante cos che non poterono pi trovare la porta (Gn. 19).

A questo punto vorrei chiedere ai teologi, che di queste cose sicuramente se ne intendono, avendo lungamente discusso sul sesso degli angeli, cosa sarebbe accaduto a quei due se fossero ritornati in Paradiso riempiti di sperma sodomita. Sarebbero stati respinti e messi alla porta, o sarebbero stati riconfermati nel loro ruolo di messaggeri divini, magari dopo avergli fatto dei bagnoli e dei microclismi?

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Ma la storia del probo Lot per ci che riguarda il suo coinvolgimento nel sesso, non finisce qui. Rimasto solo con le due figlie vergini in seguito alla salificazione della moglie, and con esse ad abitare sulla montagna di Zoar. Fu qui, nella caverna dove si era stabilito, che fu violentato da esse durante il sonno, a turno, prima la maggiore e poi la pi piccola, che si coricarono con lui dopo averlo fatto ubriacare.
Cos le due figlie di Lot concepirono dal padre. La maggiore partor un figlio che chiam Moab, che fu il padre dei Moabiti, e la pi piccola partor un figlio che chiam figlio del pio popolo, che fu il padre degli ammoniti (Gn.39, 36)

(E il tutto sotto la benedizione del signore.) Un altro episodio che ha molte analogie con quello riguardante Lot, gli angeli e le figlie vergini, lo troviamo nel libro dei Giudici (cap. 19). Questa volta il fatto ambientato a Gabaa, citt della trib di Beniamino. Era sera, quando un viandante, proveniente da Betlemme e diretto verso le montagne di Efraim in compagnia della sua concubina e di un servo, si ferm sulla piazza della citt di Gabaa. Un vecchio, di cui la Bibbia non dice il nome, avvicinatosi, dopo averli sconsigliati di passare la notte sulla piazza, li invit a casa sua. Il viandante, accettato linvito, entr nella casa del vecchio insieme alla sua concubina e al suo servo.
Mangiarono e bevvero tutti insieme e mentre aprivano il cuore alla gioia, ecco gli uomini della citt, circondarono la casa, bussando alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: fa uscire quelluomo che entrato in casa tua, perch vogliamo abusare di lui. Il padrone di casa usc e disse loro: no, fratelli, non fate una cattiva azione: ecco mia figlia vergine, io ve la condurr fuori, abusatene e fate quello che vi pare: ma non commettete contro quelluomo una simile infamia. Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il viandante, che apparteneva alla trib di Levi, afferr la sua concubina e la port fuori da loro. Loro la presero e abusarono di lei fino al mattino: la lasciarono andare allo spuntare dellalba. Quella donna sul far del mattino venne a cadere allingresso della casa del vecchio, presso il quale stava il suo padrone e l rest finch fu giorno chiaro. Il suo padrone si alz la mattina, apr la porta della casa e usc per continuare il suo viaggio: ecco la donna, la sua concubina, giaceva distesa allingresso della casa, con le mani sulla soglia. Le disse: Alzati, dobbiamo partire!. Ma non ebbe risposta. Allora il marito la caric sullasino e part per tornare alla sua abitazione. Come giunse a casa, si mun di un coltello, afferr la sua concubina e la tagli a pezzi, membro per membro, in dodici pezzi, poi li sped per tutto il territorio dIsraele. Agli uomini che inviava ordin: cos direte a ogni uomo dIsraele: forse mai accaduta una cosa simile da quando gli israeliti sono usciti dal paese dEgitto fino a oggi? Pensate, consultatevi e decidete! (Gd. Cap. 19, 20).

Poich questo fatto era avvenuto presso la trib di Beniamino, le altre undici trib dIsraele si riunirono e per punirla si armarono contro di essa. Su ordine del signore si scaten una guerra in cui perirono in una successione di stragi, a quanto risulta dai numeri riportati dalla Bibbia, complessiv mente 106.130 soldati, senza contare le vittime civili, che non vengono quantificate. Che il fondoschiena costituisse unattrazione per quei selvaggi ci viene confermato da un altro passo della Bibbia, in cui lo stesso dio a darcene prova con il consiglio che d a Mos di comportarsi in modo da non indurre in tentazione il suo popolo. Esso tratto dal Cap. 20 dellEsodo, che stabilisce le leggi riguardanti i riti:
se tu mi farai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perch alzando la tua lama su di essa la renderesti profana. Non salirai sullaltare per mezzo di gradini, perch non si scopra la tua nudit.

(Peccato che fra i tanti artisti che hanno riprodotto scene sacre nessuno abbia dipinto un quadro ispirandosi a un Mos messo in cima a una scala circondato da israeliti, che dal basso gli infilano gli occhi sotto la veste per guardargli il culo!)

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SECONDA ENTRATA IN EGITTO

Quando gli ebrei rientrarono in Egitto per la seconda volta, dopo aver passato due secoli nel deserto del Negheb in seguito allespulsione che subirono con Abramo, questo stava attuando un piano imperiale basato sullespansione demografica. I faraoni, che necessitavano quindi di una popolazione la pi numerosa possibile, oltre a favorire lincremento delle nascite degli autoctoni, cercarono di aumentare il numero dei sudditi, favorendo limmigrazione di altri popoli attraverso una garanzia di benessere, che non avrebbero trovato altrove sia sociale, attraverso un lavoro costante e duraturo, garantito da unagricoltura che era stata portata al massimo della produzione, attraverso le tecniche pi avanzate disponibili a quei tempi, e dai cantieri delle piramidi che, restando aperti tutto lanno, assicuravano una continuit di occupazione a tutti, compresi i braccianti agricoli che si riversavano in essi quando dovevano lasciare i campi a causa delle inondazioni del Nilo; sia morale, attraverso una sorta di comunismo religioso, che rendeva tutti gli uomini spiritualmente uguali, tramite quel sacramento del battesimo che, esteso anche ai ceti pi umili, permetteva a tutti di accedere alla vita eterna dopo la morte. Che il motivo principale per cui furono costruite le piramidi sia stato quello di garantire una continuit di lavoro alle collettivit lavoratrici ci viene, oltre che dal fatto che molte di esse, costruite in eccedenza, rimasero inutilizzate, anche dal tempo che fu impiegato per portarle a termine, che risulta essere stato mediamente di tre o quattro volte superiore a quello che normalmente ci sarebbe voluto, se fosse stato imposto al lavoro un ritmo perlomeno normale. Eliminata cos ogni condizione di urgenza, che avesse potuto giustificare un lavoro forzato, quanto mai inaccettabile ammettere che le piramidi siano state costruite sotto il regime di una schiavit, che, inoltre, da escludersi, se consideriamo che, oltre a essere stata condannata nella forma pi decisa dopo lavvento del battesimo, le autorit egizie volevano ottenere tramite la costruzione delle piramidi un affiatamento delle masse lavoratrici, indispensabile per amalgamare tra di loro le varie razze dei lavoratori immigrati e queste, a loro volta, con il popolo egizio. Affiatamento che le autorit favorivano, organizzando sui posti di lavoro secondo quanto viene riportato da documenti dellepoca continue feste in onore di Iside e di Osiride, durante le quali venivano consumati fiumi di birra, di cui lEgitto era grande produttore. Il contributo che queste mastodontiche costruzioni apportarono alla grandezza egizia fu cos determinante, nel loro pacifico ruolo di cantieri sociali, da portare gli egittologi moderni a concludere che non fu lEgitto a fare le piramidi, ma le piramidi a fare lEgitto. Incoraggiati da questa politica, che favoriva limmigrazione di lavoratori stranieri, anche gli ebrei entrarono in Egitto per installarvisi definitivamente. Ma, a differenza degli altri che cercarono di integrarsi con gli egizi, accettandone gli usi, i costumi e la religione, queste trib di nomadi, a cui la Bibbia ha dato il nome di israeliti, rimasero autonome nei loro accampamenti, dove continuarono a esercitare lattivit di allevatori di bestiame in un regime di indipendenza che port le due etnie a una situazione conflittuale e che vide per secoli questi pastori relegati al rango di emarginati dagli egizi, che, con disprezzo, li chiamavano figli della sabbia. Vivendo in accampamenti di pelli di capra e in promiscuit con gli animali, ignorando le regole pi elementari delligiene questi pastori furono spesso causa di infezioni epidemiche che contagiarono sia gli egizi che il loro bestiame. In questo isolamento, nel quale si erano ermeticamente chiusi per difendere la loro indipendenza sociale, vissero come uno Stato in seno a un altro Stato per ben cinque secoli, cio fino a quando, in seguito a unennesima pestilenza di gravit eccezionale, furono definitivamente espulsi dal faraone che, stando alle epoche a cui si riferiscono i fatti, doveva essere Akhenaton anche se alcuni sono propensi per il faraone Menaptah, successore di Ramses II. (La possibilit di poter attribuire due faraoni esistiti in epoche distanti luna dallaltra di circa due secoli dimostra quanto i fatti riportati dalla Bibbia siano privi di ogni sostegno storico.) a questo punto che appare la figura di Mos, che la Bibbia ci presenta come colui che condusse fuori dallEgitto questa orda di primitivi per riportarla in quel deserto del Negheb, nel quale gli e-

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brei rimasero poi accampati, istallandosi sulla riva occidentale del Mar Morto, per quarantanni, prima di prendere la decisione di invadere la Palestina. Fu durante questo trasferimento, che fecero partendo dallEgitto per ritornare al deserto del Negheb da cui erano partiti cinquecento anni prima, che avvenne la famosa spartizione delle acque, che permise agli ebrei di attraversare il Mar Rosso a piedi asciutti, e ai redattori della Bibbia di dimostrare la potenza del loro dio. I quarantanni che passarono nel deserto del Negheb, prima di invadere definitivamente la Palestina, possono essere riassunti nei seguenti episodi: 1. la consegna delle leggi da parte di dio a Mos sul monte Sinai. 2. La costruzione di due idoli pagani, rappresentanti uno un vitello doro voluto dal sommo sacerdote Aronne, che viene presentato come fratello di Mos, e laltro da un serpente di bronzo, che lo stesso dio consiglia a Mos di adottare contro il veleno dei serpenti. 3. Il continuo ripetersi di epidemie. 4. Linvio della manna da parte del signore che, cadendo tutti i giorni per quarantanni, assicur lalimentazione del suo popolo. 5. la morte di Mos, che chiude questo ciclo per dare inizio al successivo, che inizia con lelezione di Giosu in qualit di suo successore. Soffermiamoci ora a fare qualche commento circa i fatti principali riguardanti lEsodo che la Bibbia considera come lepisodio chiave di tutta la storia ebraica e i quarantanni che lo seguirono. Come prima cosa cerchiamo di stabilire chi fosse realmente questo Mos, la cui figura di liberatore di un popolo ridotto in schiavit comincia a vacillare, a seguito a un esame storico dal quale risulta come gli ebrei mai parteciparono alla costruzione delle piramidi, n come schiavi n tantomeno come uomini liberi: non come schiavi, perch la schiavit, mai applicata dagli egizi, come si detto, fu addirittura severamente condannata in seguito allintroduzione del battesimo, che considerava gli uomini tutti uguali di fronte a dio; non come uomini liberi, perch furono sempre loro a rifiutare ogni lavoro offerto dagli egizi, preferendo rimanere autonomi allevatori di bestiame. Che il motivo per cui gli ebrei furono espulsi dallEgitto tragga origine dalle calamit di cui erano continuamente causa confermato da recentissimi studi, condotti in collaborazione da egittologi e scienziati che hanno voluto gettare luce su quelle piaghe, che la Bibbia fantasiosamente afferma essere state inviate da dio per costringere, attraverso un ricatto, il faraone a lasciare libero il suo popolo. risultato in modo indiscutibile che questo popolo di nomadi fu espulso dallEgitto con provvedimento durgenza per aver provocato lennesima epidemia di colera nella popolazione e di afta epizootica e carbonchio negli allevamenti. Cos come la schiavit e le dieci piaghe sono delle pure invenzioni, altrettanto risulteranno esserlo tutte le altre affermazioni che la Bibbia sosterr in seguito, a partire dalla spartizione delle acque del Mar rosso che, oltre a essere respinta dalla ragione e dal buon senso, non trova riscontro neppure come favola, dal momento che, stato dimostrato, gli ebrei uscirono per lestuario del Nilo e non attraverso il Mar rosso come la Bibbia racconta. E Mos, questo grande condottiero biblico sempre ammesso che sia esistito, dal momento che non viene nominato in nessun passo della storia , chi altri potrebbe essere stato, se non un funzionario egizio al quale il faraone affid lincarico di condurre fuori dallEgitto quel popolo di pastori ribelli e indisciplinati che, con il loro primitivo comportamento, oltre a essere un ostacolo alla realizzazione di un imperialismo basato sullunit del regno, erano causa di calamit? Come gi in precedenza, quando erano entrati in Egitto per la prima volta con Abramo. Tanti sono gli indizi che ci portano a concludere che Mos non fosse un ebreo, ma un funzionario egizio: 1) il nome Mos, che non fa parte dellonomastica ebraica. 2) Un conoscitore di leggi e di governo del suo rango non poteva provenire da un popolo retrogrado e primitivo di pastori analfabeti. 3) Il faraone non avrebbe mai affidato lincarico di espellere un popolo ribelle a qualcuno che appartenesse a quella stessa razza, soprattutto considerando che doveva impedirne nel modo pi assoluto il rientro.

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4) Mos, oltre a non essere circonciso, era cos contrario a questa pratica, che, se vi si assoggett, lo fece perch costretto dagli ebrei, che si rifiutarono, se non lavesse fatto, di riconoscerlo come loro capo. Se questi potrebbe essere il Mos storico, cio lincaricato dal faraone, chi allora il Mos biblico salvato dalle acque, il prestigiatore che trasforma il proprio bastone in serpente, il grande condottiero che fa sgorgare lacqua dalle rocce con un tocco di bacchetta? Ebbene, questo Mos biblico non che il clone di unaltra leggenda sumero-babilonese, che racconta di un certo Sargon il quale, nato da una donna di umili condizioni, fu messo da questa in un cesto di vimini e affidato al fiume Eufrate con la speranza che incontrasse un destino favorevole, come lei non avrebbe potuto dargli. Il neonato galleggi lungo la riva, finch non fu salvato da un pescatore di nome Akkis, che lo allev come un figlio, finch, fattosi grande, ebbe la fortuna di entrare alla corte di un regno della Mesopotamia dove divenne gran funzionario, dopo aver passato un periodo come coppiere del re di Kish. Forte del rango raggiunto, organizz un esercito con il quale riusc a sottomettere il popolo sumero, divenendo cos, nel 2528 av. n. e. il fondatore del primo Regno di Babilonia, 1550 anni prima che nascesse Mos e tanto per ribadire gli anacronismi della Bibbia , possiamo aggiungere, 250 anni prima del diluvio. Siamo cos di fronte a unaltra prova che dimostra quanto la Bibbia non sia altro che una fucina di leggende che, per giunta, sono mutuate e ricopiate da miti altrui ... Altro che un libro ispirato da dio, come vogliono darci a intendere prendendoci per grulli ! La mela di Adamo ed Eva, la torre di Babele, No e Mos, non sono che la ripetizione di leggende apprese durante lesilio di Babilonia, come tutti gli altri fatti, quali quelli che fanno riferimento ai poteri di quel bastone che hanno messo in mano a Mos, perch attraverso di esso facesse zampillare sorgenti dalle rocce, apparire serpenti e spartire le acque di un mare, che non sono altro che la fantasiosa applicazione di quelle arti magiche ed esoteriche che venivano praticate nelle religioni pagane del Vicino oriente da almeno 1.500 anni prima che venisse scritta la Bibbia. Un episodio ancora strabiliante che troviamo nella Bibbia rappresentato da quel passo in cui Mos si rivolge a dio, che gli aveva ordinato di liberare il suo popolo dalla schiavit dEgitto, per chiedergli:
quando mi presenter per dire che il loro dio ha deciso di liberarli e loro, chiedendomi chi questo dio, vorranno sapere come si chiama, cosa gli risponder dal momento che essi non ti conoscono?. E il signore rispose a Mos: dirai agli israeliti che il mio nome Io-sono (Es. 3, 13).

( da questa dichiarazione che il signore fa a Mos a proposito del suo nome, che prender la denominazione di Yahv, che in ebraico significa, appunto lo ricordiamo , io sono.) Come possibile che gli ebrei, o meglio gli israeliti, non conoscessero questo dio con il quale, secondo la Bibbia, si erano confrontati precedentemente e per ben due secoli, cio da quando nel 1.900 erano partiti dalla Mesopotamia con Abramo, fino al 1.700, anno in cui entrarono in Egitto dove furono fatti schiavi? Com possibile che fra questo dio onnisciente e onnipresente e il suo popolo prediletto fosse finita ogni relazione, tanto da portare gli israeliti al punto di ignorare la sua esistenza e dio da parte sua si fosse talmente disinteressato del suo popolo che, se intervenne per liberarlo dalla schiavit dEgitto (che durava da oltre cinquecento anni), lo fece poich si ricord di loro soltanto perch il caso volle che sentisse i loro lamenti?
Dio ud il loro lamento, si ricord della sua alleanza fatta con Abramo, e prese pensiero per la loro condizione.

Era ora! Escludendo che tutto fosse dipeso da una distrazione di un dio onnisciente e dalla trascuratezza di un popolo, non ci pu essere altra soluzione per spiegare tale situazione che quella di supporre che i due secoli di storia ebraica, che fanno parte del ciclo attribuito ad Abramo, non esistessero nella prima redazione della Bibbia. Troppe sono le circostanze che mi hanno portato alla convinzione che la storia di Abramo fu inserita nella Bibbia soltanto in un secondo tempo. Salta agli occhi che il libro Genesi nella prima edizione della Bibbia terminava con la quella dispersione degli uomini che veniva fatta dipendere dalla confusione di lingue che si produsse con la costruzione della torre di Babele. Dalla visione di 14

una moltitudine che si spandeva sulla terra, visione che chiudeva il libro Genesi nella prima edizione della Bibbia, riprendendo la sua storia con il libro Esodo, dava inizio alla storia del popolo ebraico facendola cominciare con una visione nella quale dio appariva a Mos per eleggerlo capo e fondatore del suo popolo su imitazione di quel re Sargon che aveva fondato il grande impero accadico riunendo un popolo sotto una sola legge e un unico dio. Su questa impostazione della prima Bibbia, che rispettava una certa coerenza nel mostrarci un popolo, quello ebraico, che veniva estratto dalla confusione delle razze umane conseguente alla dispersione generata dalla torre di Babele, Abramo appare unevidente intromissione, illogica sia per la mancanza di collegamento storico esistente tra lui e i fatti che lo precedono e che lo seguono, sia perch le vicende che gli si riferiscono non sono che una ripetizione di quelle che vengono attribuite a Mos. In entrambe c la stessa circostanza di un dio che si presenta a un popolo che non lo conosce, la costituzione della stessa alleanza, lo stesso raggruppamento di un popolo che intraprende un viaggio verso una terra promessa, quella terra di Canaan che, se pu risultare accettabile come terra di conquista nel libro Esodo, perch confinante con lEgitto, appare piuttosto fantasiosa in un Abramo che, vivendo in Caldea, si trova da essa nientemeno che a 1.500 chilometri di distanza una terra cos lontana da risultare, nella sua ubicazione, sconosciuta allo stesso Abramo, secondo quanto risulta dallitinerario che segu per arrivarvi. Che lepisodio di Abramo sia un inserimento eseguito in un secondo tempo viene confermato anche dal fatto che esso non ha nessun collegamento biblico n con il diluvio, che lo precede di quattrocento anni, n con lEsodo, che lo segue di circa settecento. Abramo e i fatti a lui relativi sono unevidente aggiunta, sospesa tra due vuoti storici, che la Bibbia ha cercato di riempire attraverso la costruzione di immaginarie generazioni. Se appare semplicistico il ripiego usato per riempire il vuoto di settecento anni che separano Mos da Abramo in quanto vengono sommariamente riassunti con la frase:
tutte le persone che nacquero da Giacobbe, nipote di Abramo, furono settanta ,

laltro, quello usato per colmare il vuoto di quattrocentocinquanta anni intercorrente tra Abramo e No, quanto mai inverosimile, dal momento che si pretende di riempirlo con sole sette generazioni. Considerando che con sette generazioni si possono coprire duecentodieci anni, ne rimangono scoperti ben duecentoquaranta duecentoquaranta anni di buio, che sono pi che sufficienti per dimostrare ancora una volta che la Bibbia un libro basato su fatti e personaggi del tutto immaginari. I motivi per cui gli ebrei aggiunsero Abramo (si presume tra il V e il IV secolo, cio quando il movimento rivoluzionario si stava solidificando) allinterno della loro storia sono diversi: 1) darsi, attraverso la persona di Abramo, un fondatore dorigine controllata, facendolo discendere direttamente da Sem, figlio di No; cosa questa che non avrebbero potuto fare con Mos, che era stato ormai presentato come figlio di ignoti ... E gli ignoti, si sa, non sono i pi adatti per suscitare un nazionalismo basato sullorgoglio di razza. 2) Dare alla loro religione lorigine pi antica possibile, per poter competere con le religioni pagane, vecchie di millenni. 3) Togliersi di dosso quellappellativo di ebrei, che, oltre a essere privo di carattere per la sua genericit, era anche declassante, per darsene uno proprio che avesse permesso di costruirsi in un popolo storicamente ben definito, quel nome di israeliti che trassero dalla lotta che organizzarono tra dio e Giacobbe. Ma, tra tutte le prove, quella che dimostra pi di ogni altra che la storia ebraica era inizialmente cominciata con lEsodo, ci viene dalle leggi che furono dettate da dio a Mos. Soltanto attraverso listituzione di un codice avrebbero potuto cominciare la loro storia di popolo che, finalmente liberatosi da una schiavit, da massa eterogenea che era, cominciava una nuova vita nella compattezza che veniva da un dio che aveva loro promesso un terr se avessero rispettato le sue leggi. Se il testo della prima edizione della Bibbia, quella che vide la luce nel VI sec. av. n. e., fosse cominciata veramente con quella trib che lasci la Mesopotamia per dirigersi verso la terra promessa, perch dio non dette in quelloccasione le sue leggi al popolo che aveva prediletto? Perch attese sette secoli per darle a Mos? 15

Dunque non possono esserci dubbi sul fatto che la prima narrazione biblica del popolo ebraico cominciasse da quella visione con la quale il signore propose unalleanza a una massa eterogenea di uomini senza leggi perch si costituisse popolo, in seguito alla liberazione da una schiavit. Ma, allora, mi si potrebbe chiedere: Abramo, Giacobbe, Esa e tutti gli altri che animarono quei due secoli di storia biblica relativa ad Abramo, sono personaggi inventati? Certo che sono inventati, come lo sono Adamo, Eva, Mos, Giosu, Saul, Davide e Salomone e tutti gli altri seguenti. Tutto il Vecchio testamento, come il Nuovo, non che una congerie di aggiunte, correzioni, censure e contraffazioni a cui furono costretti a ricorrere i religiosi per ovviare a tutte quelle inesattezze e contraddizioni che emergevano da una storia che, completamente inventata e improvvisata, era continuamente soggetta alle critiche della ragione e del buon senso. Non a caso stato detto che i libri sacri non sono che il risultato delle continue rettifiche operate sui testi, in seguito alle contestazioni e obiezioni mosse dagli avversari. Fatte queste considerazioni, riprendiamo con il Mos biblico che, come liberatore del popolo israelita, una volta divenuto il suo conduttore, entra in contatto giornaliero con Yahv, il quale, a partire dallEsodo, seguir il proprio popolo in tutti gli spostamenti, standosene sdraiato su una nuvola, che rester costantemente sullattendamento fatto di pelli di capra. da questo quadretto, che riproduce un accampamento di pecorai sovrastato da una nuvoletta con sopra il creatore delluniverso, avente come cornice la sabbia del deserto del Negheb, che la Bibbia fa partire il suo romanzo circa le avventure di un popolo di pastori erranti, a cui ha dato il nome di israeliti. Sar da questa nuvola che vedremo dio scendere ogni volta che dovr comunicare i suoi ordini a Mos e a tutti i patriarchi che seguiranno, quegli ordini con i quali autorizzer i suoi figli prediletti a invadere le terre altrui, a compiere le stragi pi efferate e le pi sanguinarie vendette contro i suoi nemici, e ogni volta che decider di infliggere loro le punizioni pi severe per avere disobbedito. Stando a quanto dice la Bibbia, Mos rimase al comando di questi nomadi per i quarantanni che restarono nel deserto del Negheb, cio fino alla sua morte, che sopraggiunse allet di centoventi anni. Fedele alla consegna ricevuta dal faraone, Mos cerc di tenere sotto controllo questa orda di selvaggi, cercando di inculcare in loro una mentalit sociale attraverso il rispetto delle leggi. Perfezion i loro regolamenti atavici, si prodig a insegnare loro i rudimenti della civilt egizia, soprattutto per ci che riguardava ligiene, la cui mancanza era causa di continue epidemie dalle quali venivano sistematicamente decimati. Siccome erano abituati a defecare accanto alle tende, impose loro di allontanarsi dallaccampamento, imponendo un espresso regolamento, che fu poi riportato cos nel Pentateuco:
avrai un posto fuori dellaccampamento e l andrai per i tuoi bisogni. Nel tuo equipaggiamento avrai un piolo, con il quale, nel ritirarti fuori, scaverai una buca e poi ricoprirai i tuoi escrementi. Perch il signore tuo dio passa in mezzo al tuo accampamento per salvarti e mettere i nemici in tuo potere; laccampamento deve essere dunque santo, perch egli non veda in mezzo a te qualche indecenza e ti abbandoni (Dt. 23, 13).

Questo passo assume un significato di particolare importanza perch, dimostrandoci quale fosse il concetto che avevano gli ebrei del loro dio nel VI sec. av . n. e. Un dio che viene ridotto alla stregua di un caporale che ispeziona le latrine di una caserma, ci permetter di comprendere come nel giro dei quattro secoli che precederanno la rivolta dei maccabei, gli ebrei, appropriandosi delle teologie pagane, riusciranno a trasformarlo in un essere essenzialmente spirituale. Ma, nonostante la legge del piolo imposta da Mos e la promessa di dio di non inviare pi malattie
il signore allontaner dal suo popolo ogni infermit e non mander pi alcune di quelle funeste malattie dEgitto, ma le mander a coloro che lo odianoi (Dt. 7, 15) ,

le pestilenze continuarono a far strage degli ebrei, tanto che Giosu, il grande condottiero che succedette a Mos, continuando a credere che i morbi dipendessero dal fatto che gli ebrei avevano sospeso la circoncisione, ordin di nuovo a tutti di tagliarsi il prepuzio. 16

Durante quei quarantanni, da quanto si pu comprendere con chiarezza dalla Bibbia, gli ebrei vissero per lo pi di rapine eseguite ai danni dei popoli che si trovavano nel Sud della Palestina. Se la prima terra che attaccarono fu quella di Canaan, non lo fecero perch era stata promessa da dio, come sostiene la Bibbia nella sua abitudinaria falsificazione dei fatti, ma soltanto perch era la pi prossima al deserto del Negheb. In un susseguirsi di razzie oltrepassavano il Giordano per riportare agli accampamenti quelle refurtive che, permettendo loro di vivere, furono di fatto quella manna che dio faceva scendere dal cielo per alimentare il suo popolo quella manna che nessuno ha saputo mai spiegarsi cosa fosse, compresa la Bibbia che la chiam appunto cos, facendola derivare dallespressione di sorpresa che emisero gli ebrei quando, vedendola la prima volta, si chiesero: man-hu? che in ebraico significa: che cos? Mos, oltre che dare delle leggi, cerc, di conseguenza, anche di farle rispettare, istituendo un corpo di tutori dellordine, costituito da persone prescelte, che dovevano collaborare con le autorit civili per ci che riguardava la vita sociale e con i sacerdoti per ci che riguardava la pratica dei culti. Gli appartenenti a questo ordine, a cui fu dato il nome di nazireato, furono chiamati nazir o nazorei, che significa consacrati. I nazir si impegnavano, attraverso un voto, a rimanere casti, a non bere bevande alcoliche e a non tagliarsi i capelli per tutto il corso di indottrinamento che durava tre anni, dopo di che, per ci che riguardava la tonsura, era facoltativo proseguire nel voto o romperlo. Questa istituzione, che con il tempo and sempre pi rinforzandosi, tanto da divenire una vera e propria casta, assunse con la rivolta dei maccabei unimportanza determinante su quella che fu levoluzione religiosa in seno al partito nazionalista giudaico. Certamente il pi famoso nazir del Vecchio testamento fu un certo Sansone, che fu designato ad assumere questa carica ancor prima che nascesse. Come accade spesso nella Bibbia, dove gli eroi vengono partoriti da donne sterili fecondate da dio, cos anche Sansone nacque da donna infeconda resa incinta per opera divina. Questo sistema di costruire gli eroi trova giustificazione in quel passo della Genesi, in cui, sempre traendo le affermazioni da leggende altrui, si asserisce:
cerano sulla terra i giganti a quei tempi e anche dopo quando i figli di dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi i figli dellantichit, uomini famosi.

in base a questo riferimento che la Bibbia sforna molti dei suoi personaggi pi famosi, facendoli nascere da un accoppiamento tra dio e quelle donne che si erano dimostrate sterili con gli uomini. Cos come Sansone, furono partoriti per fecondazione divina Isacco da Sara, moglie di Abramo; Esa e Giacobbe da Rebecca, moglie di Isacco; Giuseppe, che diventer vicer dEgitto, da Rachele, moglie di Giacobbe. E tanti altri, fino ad arrivare a quel Giovanni Battista, figlio di Elisabetta moglie di Zaccaria, a cui venne affidato dai redattori dei Vangeli lincarico di annunciare lavvento di colui che sar leroe degli eroi, cio quel Ges che, se lo faranno nascere da una vergine anzich da una donna sterile, sar per dei motivi ben precisi che vedremo a suo tempo. A questo punto sono certo che a molti sia venuto spontaneo rapportare questo tipo di miracolo divino a quelle acque minerali che rendono fertili le donne sterili. Ma, sapendo quale sia la vera origine della fecondit raggiunta attraverso queste cure termali, almeno nella gran parte dei casi, non si pu escludere che le nascite di questi eroi, ritenute prodigiose per quella convinzione che si aveva sulla sterilit che si faceva dipendere esclusivamente dalla donna, in realt non fossero altro che un prodotto di corna. Per cui, nella convinzione che il tutto dipendesse dal soprannaturale, il figlio che nasceva non poteva essere considerato che un eletto predestinato a diventare un eroe. Un angelo si present alla moglie di Manoach e le disse:
ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati bene dal bere vino o bevanda inebriante. Poich ecco, tu concepirai un figlio, sulla cui testa non passer rasoio, perch il fanciullo sar un nazoreo consacrato a dio fin dal seno materno.

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Il figlio che nacque fu chiamato Sansone. Cresciuto in virt e saggezza, divenne fisicamente cos gagliardo da fare strage dei filistei con una mascella dasino, da scardinare la porta della citt di Gaza sollevandola come una piuma, da demolire un tempio spezzandone le colonne con le braccia, e tante altre cose che lo resero il terrore dei nemici dIsraele, anche se intellettualmente si mostr cos debole e sprovveduto da rivelare alla prima baldracca che gli concesse le sue grazie il segreto della sua forza, che risiedeva nei capelli. Se qualcuno a questo punto volesse giustificare la debolezza di Sansone attribuendola allastinenza sessuale a cui era stato costretto dal voto durante il seminario, non fa che ribadire quanto la continenza lo confermano gli psicologi sia un ostacolo alla normale formazione intellettuale (Ogni riferimento ai preti non affatto casuale.) Fatta questa breve disquisizione sui nazir e sul nazireato che sar molto utile da ricordare in seguito , riprendiamo con quel Mos che, per quanto si adoperasse, fall nellintento di trasformare in popolo civile questa accozzaglia di nomadi primitivi, i quali, privi di concetto sociale comunitario, si divisero di nuovo in gruppi autonomi e indipendenti, eleggendo ciascuno dei capi trib che chiamarono giudici. Queste trib, ritornate alla primitiva indipendenza, distribuitesi nel deserto arabico lungo i confini della Palestina, fino a toccare la Siria, intensificarono le rapine ai danni dei popoli che pacificamente vivevano di agricoltura e di allevamento di bestiame, oltrepassando spesso anche il Giordano. Questo andamento di cose si protrasse finch, morto Mos, non subentr al suo posto quel Giosu che, fattosi interprete della volont aggressiva che era maturata negli ebrei, riunite tutte le trib, invase definitivamente le terre palestinesi. Cominciata linvasione con la terra di Canaan, questi nomadi avanzarono verso il Nord, depredando, terrorizzando e incendiando i villaggi che incontravano, e trucidando spesso i loro abitanti. Via via che avanzavano si dichiaravano padroni delle terre occupate, facendo, come prova del possesso avvenuto, dei mucchi di pietra che la Bibbia, per dimostrarne la legalit, dopo averli dichiarati monumenti commemorativi, insolentemente afferma che esistevano ancora al tempo in cui essa fu scritta. Inizia cos quel periodo di lotta tra invasori e popoli occupanti che, ricordato dalla Bibbia nel libro dei Giudici, dura allincirca due secoli. Essendo uno degli scopi principali dei redattori della Bibbia quello di attestare come gli ebrei fossero i legittimi proprietari della Palestina, costruiranno una teoria di rivendicazioni basata su battaglie nelle quali, invertendo i ruoli, faranno passare per occupanti abusivi i popoli indigeni e per legali proprietari gli ebrei, grazie a quel diritto che loro derivava dal fatto di averla ricevuta da dio attraverso il contratto stipulato con lui nellalleanza. su questo contratto, stipulato tra dio creatore e padrone del mondo e il suo popolo prediletto, che la Bibbia costruir il suo programma di rivendicazioni sulla Palestina. Tutti i fatti che seguiranno lEsodo non avranno altro scopo che quello di inculcare negli ebrei quel sentimento di nazionalismo guerriero che sar alimentato nel corso dei secoli dallattesa di un messia condottiero, il quale, prescelto da dio fra gli uomini, si metter alla loro testa per conquistare definitivamente la Palestina, quale terra promessa. Come conseguenza, la Bibbia, per preparare gli ebrei a sostenere quella che sar la battaglia finale, assumer il ruolo di fomentatrice di guerre, stragi, vendette, si imporr come un vero manuale di guerriglia, dove gli eroi, a partire da Giosu, saranno mostrati come invincibili conduttori di eserciti anche se, nonostante tutte le vittorie e le conquiste che loro saranno attribuite, lasceranno sempre le situazioni come le avevano trovate. questa immutabilit della realt la prova principale che tutto ci che si racconta nella Bibbia soltanto il prodotto della fantasia. E tanta sar lesaltazione che useranno i compilatori della Bibbia per raggiungere i loro scopi di propaganda nazionalista, da trasformare il tutto in una tragicommedia talmente ridicola da risultare offensiva alla ragione e al buon senso. Vi si narrer di eserciti composti di decine di migliaia di soldati armati fino al collo e di migliaia di cavalieri che si affrontano in battaglie epiche tali da far impallidire Waterloo. Appartengono a questo periodo le narrazioni riguardanti la distruzione di Gerico; la sconfitta dei cinque re in quella famosa battaglia in cui Giosu ordin al sole di fermarsi affinch, prolungandosi le ore di luce, potesse portare a termine la strage dei filistei; luccisione di altri trentuno re in una battaglia combattuta per la conquista della Transgiordania, e tante altre, senza contare poi tutte le imprese che saranno attribuite in seguito, do-

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po questo periodo dei Giudici, a Saul e a quel re Davide, che diventer il simbolo dellinvincibilit dellesercito dIsraele. Ma, senza dilungarmi su questo argomento, per dimostrare linverosimiglianza dei fatti biblici basti dire che, mentre in una pagina si parla di guerrieri armati di spade affilatissime capaci di fare stragi di decine e decine di migliaia di nemici in un solo combattimento, in unaltra si dice che gli israeliti per circoncidersi si tagliavano il prepuzio usando attrezzi primitivi fatti di selce e si servivano di bastoni appuntiti per fare buche in cui occultare gli escrementi. In realt, queste battaglie tra le trib ebree e gli autoctoni, che la Bibbia ci descrive come apocalittiche, non erano altro che scontri tra poveri, sostenuti, da una parte, dai contadini indigeni (abitanti in villaggi di casupole fatte di un impasto di sterco animale e fango seccato al sole, e ricoperte di paglia), che si difendevano a colpi di bastone, e, dallaltra, da pastori invasori che, sorpresi a derubare, reagivano tirando pietre con le fionde o usando il primi oggetti che avevano tra le mani, quali potevano essere un corno di bue o una mascella dasino. Che ci siano state in quel periodo bande organizzate di predoni, alle quali si unirono anche elementi israeliti, non c dubbio, dal momento che la storia parla di esse; ma queste non hanno nulla a che vedere con le ruberie operate dai nomadi. Loro attaccavano le citt per le loro riserve di derrate e per i loro allevamenti, portavano via i tesori dei templi, facevano prigionieri per rivenderli come schiavi, e assalivano le carovane che trasportavano il rame proveniente dalle miniere del Negheb. Tra i pastori che avevano invaso la Palestina con i loro pascoli abusivi e questi predoni organizzati in bande di guerriglieri cera la differenza che ci pu essere tra ladruncoli rionali di una citt e grandi cosche mafiose. Ma la Bibbia, collezionando tutto ci che veniva riportato a quel tempo attraverso i cantastorie, costru la sua trama servendosi sia dei pastori che avevano invaso la Palestina, per sostenere le sue pretese di propriet su di essa, sia delle bande di predoni, per costruire le sue battaglie epiche e i suoi condottieri, come si serv della figura degli indovini e dei chiromanti per costruire i suoi profeti, secondo quanto la stessa Bibbia sostiene:
in passato in Israele, quando uno andava a consultare dio, diceva: su, andiamo dal veggente, perch quello che oggi si dice profeta allora si diceva veggente (I Sm. 9, 9).

Dal quel calderone del passato, ricolmo di tutte quelle storie e leggende tramandate al suono dei salteri, la Bibbia, facendo di ogni erba un fascio, trasse gli argomenti necessari per inventarsi una storia tutta sua, attribuendola a degli anonimi pastori ebrei, che trasform in protagonisti dei propri piani politici, dando loro il nome di israeliti nome che, privo di ogni riscontro storico, trasse da una lotta combattuta tra dio e un uomo immaginario, a cui dette il nome di Giacobbe. I palestinesi, divisi in decine di etnie autonome, che vivevano di agricoltura e di allevamento di bestiame, non avvezzi alluso delle armi e quindi incapaci di mettere in atto una resistenza collettiva, si ritrovarono presto a essere occupati da questi pastori, resi aggressivi dal bisogno e da quella rabbia che si era accumulata nei secoli, derivante dallemarginazione patita da parte degli altri popoli, che dallinizio dei tempi li avevano relegati nei deserti a condurre una vita di sofferenze e di stenti. Divenuti cos sempre pi arroganti e baldanzosi per la debole resistenza che incontrarono, arrivarono ben presto a sentirsi talmente padroni di quelle terre da spartirsele fra loro, in modo che ogni trib ne avesse una su cui poter pascolare il proprio gregge, senza entrare in conflitto con le altre. Considerando la Palestina in seguito alle invasioni e alla sistemazione delle trib degli ebrei, con la conseguente sovrapposizione tra i vari popoli, non c bisogno di spiegazioni per comprendere di quali lotte divenne teatro nei secoli successivi. Se tra tutti i popoli indigeni quello che pi validamente si oppose agli israeliti fu quello filisteo, ci dipese dal fatto che esso, oltre a essere pi socialmente avanzato e quindi organizzato per il grado di civilt che si era portata dallisola di Creta, da cui proveniva, era mosso dallorgoglio che gli veniva dal fatto che quelle terre avevano preso il nome di Palestina dal loro: Pelistin. Divisasi abusivamente la Palestina, le trib di questi nomadi che, se la Bibbia dice essere dodici, solo per rispettare la simbologia che questo numero rappresentava nella cabala ebraica seguirono una vita autonoma, ciascuna sotto il comando di un proprio giudice, per ben due secoli, fin19

ch le trib del Nord, separatesi da quelle del Sud, non decisero di riunirsi sotto un unico capo che chiamarono re. Secondo la Bibbia, si presentarono a Samuele, lallora patriarca, dicendogli:
dacci un re che ci governi, un re come lo hanno tutte le altre nazioni.

Samuele, dopo averli ascoltati, rifer tutto al signore, il quale, temendo la concorrenza di un re, subito si oppose a questa richiesta, facendo osservare a Samuele che essa rappresentava in realt la propria detronizzazione:
il popolo mi ha rigettato perch vuole che io non regni pi su di lui. Cosa daltronde che cera da aspettarsela dal momento che mi hanno abbandonato dal giorno che lasciarono lEgitto fino a oggi per seguire altri dei (Sm. 8, 7).

Lasciando da parte ogni commento circa questa risposta del signore che non fa che confermare come Yahv non abbia mai fatto parte dei culti religiosi ebraici prima del VI sec. av. n. e., n prima gli ebrei mai lo conobbero , concludiamo il capitolo anticipandondo che, dopo ripetute e accese discussioni, alla fine dio cedette alla richiesta del popolo che voleva un re, ma ponendo due condizioni: la prima, che fosse lui a sceglierlo; la seconda, che il re gli giurasse fedelt, riconoscendolo al contempo come suo unico dio.

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IL PERIODO DEI RE

Dunque, in seguito alla morte di Giosu, dieci anni dopo linvasione della Palestina, le trib, ritornate autonome, ognuna sotto il comando di un proprio capo, dettero inizio a quel periodo lungo due secoli che la Bibbia raccoglie nel libro dei Giudici. Di tutto ci che la Bibbia riporta circa il periodo possiamo trovare dei riscontri storici soltanto in quelle tavolette e in quei graffiti che vagamente accennano a bande di predoni formatesi in seguito alle migrazioni dalla Mesopotamia. Bande di predoni che, dopo essere rimaste per secoli nel deserto drabico e del Negheb, limitandosi ad attaccare le popolazioni che erano oltre il Giordano con incursioni periodiche, alla fine del XII sec. av. n. e. invasero definitivamente la Palestina, approfittando della sua debolezza, essendo lunica terra del Vicino oriente abitata da tante piccole etnie che, oltre a essere autonome e indipendenti, spesso erano in lotta fra loro. da questo quadro di aggressioni e di battaglie, per lo pi tramandato dai racconti popolari, che la Bibbia trae gli argomenti per tessere la propria storia, trasformando i capi di queste bande di saccheggiatori in giudici, i condottieri dei predoni eletti re da dio, e i territori palestinesi da loro occupati nel loro regno dIsraele. Morto Giosu, le trib rimasero sotto il governo dei giudici fino a quando, resesi conto che non avrebbero potuto mai ottenere una supremazia netta e definitiva sugli indigeni rimanendo disunite, i nuclei del Centro-Nord decisero di coalizzarsi, eleggendo un unico capo in sostituzione dei giudici. Come si visto, si recarono da un certo Samuele, che la Bibbia ci presenta come profeta e patriarca, e gli dissero:
al posto dei giudici, che si sono mostrati incapaci e corrotti, noi vogliamo un re, un re come lo hanno tutti gli altri popoli (I Sm. 8, 5).

Il signore, rattristato da questa richiesta, che secondo lui esprimeva la volont del proprio popolo di sostituirlo, rispose a Samuele, andato a riferirgliela, come si detto:
gli israeliti mi hanno rigettato perch io non regni pi su di loro. Che essi arrivassero a questo punto io avevo gi capito dal giorno in cui lasciarono lEgitto abbandonando me per seguire gli altri dei (I Sm.8, 7).

Il signore, sulle prime contrario a un re perch vedeva in lui un concorrente, alla fine, lasciatosi convincere dalle suppliche di Samuele, lo concesse, alle due condizioni indicate. Dopo qualche giorno di riflessione il signore, lasciata la sua nuvola, ritorn da Samuele per sussurrargli in un orecchio come doveva fare per eleggere re colui che egli aveva designato:
domani a questora contatterai un uomo della terra di Beniamino e tu lo ungerai come capo del mio popolo.

Costui era un certo Saul, figlio di Kis. Samuele si rec allora alla trib di Beniamino, cerc la tenda di Kis e, trovato Saul, dopo averlo baciato, gli vers sul capo unampolla dolio, dicendogli:
ecco, il signore ti ha unto capo sopra Israele. Tu avrai potere sul popolo del signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno. Questo sar per te il segno che il signore ti ha unto capo sulla sua casa.

E tanto per mettere in evidenza come la Bibbia, che ignora sempre i fatti storicamente importanti, si attardi invece su stupidi dettagli, dir che chiude la cerimonia informandoci che Samuele, dopo aver unto e lisciato Saul, gli disse di non preoccuparsi pi delle asine che suo padre aveva smarrito, in quanto erano state ritrovate presso il sepolcro di Rachele, sui confini di Zelzac (perch invece di raccontarci questa sciocchezza non ci vengono detti i nomi dei faraoni a cui collegata continuamente la sua storia?). Saul, eletto re, usc dalla tenda e si diresse verso la citt di Gabaa. Ma, prima di entrare nella citt, vide venirgli incontro un gruppo di profeti, che scendevano da unaltura, preceduti da arpe, flauti e cetre, in atto di profetizzare. Lo spirito del signore invest Saul, che si mise a fare il profeta in mezzo a loro (siccome profetizzare significava improvvisare rime accompagnate dalla musica, praticamente Saul si mise a cantare insieme a loro). 21

Questa scena riportata dalla Bibbia si ispira ai culti pagani, secondo i quali gli indovini acquisivano la preveggenza entrando in uno stato di trance attraverso danza e allucinogeni infatti per questo che tutte le profezie bibliche sono frutto di sogni e di visioni. Dato che da questo momento in poi tutti i re dIsraele saranno uomini eletti da dio attraverso lunzione, doveroso soffermarsi per dire che le parole unto in ebraico si esprime con la parola meshiha, cio messia, e in greco si traduce con la parola khristos, cio cristo , messia e cristo, rimandando a un medesimo campo semantico, sono tre appellativi che hanno lo stesso significato. Saul, eletto re attraverso il rito dellunzione, quale unto, sar per gli ebrei un meshiha, per i greci un khristos, e per noi un messia o un cristo, secondo da quale delle due lingue mutiamo la parola. Fatta questa precisazione, riprendiamo con Saul, che, forte di un esercito numeroso e organizzato, espugn la citt di Ebron in terra di Canaan, eleggendola come capitale di quel territorio occupato dalle dieci trib del Centro-Nord che la Bibbia dichiara essere stato il primo regno dIsraele. In un continuo rincorrersi di successi e di vittorie su quelli che la Bibbia chiama nemici del popolo di dio (in realt non erano altro che le popolazioni indigene che difendevano la loro terra dallinvasione di questi predoni), Saul detenne il comando per una decina danni, cio fino a quando non fu lo stesso dio a destituirlo, perch egli non aveva eseguito i suoi ordini. Come gi era avvenuto in precedenza, dio aveva ordinato a Saul unennesima strage dei nemici. Questa volta lordine era di distruggere un certo Agag, re di Amalech. Samuele, che era lambasciatore di dio, si present a Saul e gli disse:
il signore degli eserciti, considerato quello che Agag, re della citt di Amalech, fece agli israeliti dopo luscita dallEgitto, mi ha incaricato di ordinarti di punirlo. Va dunque, colpisci Amalech, e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini.

Saul, messosi a capo dellesercito, obbediente come era stato sempre, part subito alla volta della citt di Amalech. Ma, per quanto avesse cercato di mostrarsi impietoso come dio gli aveva ordinato, uccidendo uomini, donne, bambini e lattanti, e tutto il bestiame, commise la grave disubbidienza di risparmiare la vita al re Agag, limitandosi a farlo prigioniero. Una mancanza che port dio a punirlo destituendolo dalla carica di re. Disceso dalla nuvola, il signore and da Samuele e gli disse:
mi pento d aver costituito Saul re, perch si allontanato da me e non ha messo in pratica la mia parola. Samuele, che si era affezionato a Saul, rimase turbato e alz grida tutta la notte.

Samuele, dopo aver alzato strepiti fino al mattino, il giorno dopo si rec da Saul e, dopo avergli comunicato che il signore aveva deciso di destituirlo a causa della grave disobbedienza che aveva commesso, si fece egli stesso esecutore dellordine di dio. Ordin che gli fosse condotto Agag e, come gli fu davanti, lo trafisse con la spada. A parte la ripugnanza che suscita questo dio per via della sua crudelt insensata, quello che maggiormente provo la pena che origina da quellangoscia in cui egli perennemente vive a causa dei continui ripensamenti e pentimenti, che lo portano a ricominciare sempre da capo, inanellando errori su errori. Questo dio che elegge Saul re, e poi lo rinnega sostituendolo con un altro, che crea Adamo ed Eva per renderli felici e poi li condanna al dolore e alla morte, con conseguente messa in disuso di quel giardino dellEden che aveva programmato come eterno, che affoga lumanit perch non corrisponde alle sue intenzioni, che decide di sterminare il suo stesso popolo subito dopo averlo liberato dallEgitto, perch gli si dimostra duro di cervice, sarebbe egli quella mente superiore che avrebbe creato luniverso, quellorologiaio come dice Voltaire che ha dato ordine a tutte le cose? Le incoerenze che dimostrano che questo dio tutto , allinfuori che onnipotente e onnisciente, sono cos frequenti da trovarsene una in ogni pagina della Bibbia. Ma, noto, la Bibbia non stata scritta per edificare un dio virtuoso, magnanimo e nobile, quanto piuttosto un prototipo vendicativo, impietoso e assetato di sangue, come doveva essere quel conduttore di eserciti, quellunto, quel 22

messia, quel cristo, in cui gli ebrei immedesimarono tutta la collera, lodio, la gelosia e lottusit di un popolo primitivo, ignorante, represso e frustrato. Dimmi chi sei e ti dir chi il tuo dio: e nessun trattato ateo potr mai dimostrare quanto la Bibbia che non fu dio ad aver creato luomo a sua immagine e somiglianza, bens luomo a costruirsi un dio secondo la propria. Come i cavalli che, se dovessero costruirsi un dio, gli darebbero le forme di un cavallo, e i maiali di un porco, cos gli uomini bianchi si sono costruiti un dio bianco Gott ist Weiss (dio bianco) e dunque, escludendo che possa essere nero, si arriva al punto di chiedersi se i negri abbiano lanima. Riprendendo il racconto biblico dal punto in cui lo avevamo interrotto, saltando per intero il sedicesimo capitolo del libro di Samuele (una congerie di insulsaggini che possono essere utilizzate soltanto per ridicolizzare la Bibbia), nel diciassettesimo troviamo Samuele che, dopo la destituzione di Saul, si mette in cammino per andare a cospargere dolio il nuovo prescelto da dio a divenire re dIsraele. Questi viveva a Betlemme, si chiamava Davide, era figlio di un certo Iessi della trib di Giuda, aveva sei fratelli e faceva il pastore. Quando arriv, dato che Davide non era ancora rientrato dal pascolo, Samuele si mise ad aspettarlo sotto la sua tenda e, accanto a lui, sedette il signore. Appena Davide si present, il signore disse a Samuele:
alzati e ungilo, lui

e la Bibbia cos ce lo descrive:


era fulvo, con begli occhi e di gentile aspetto.

Samuele, preso il vaso, consacr Davide in mezzo ai suoi fratelli, versandogli lolio sul capo. Da quel momento lo spirito del signore si pos su Davide. Compiuto il rito, Samuele si alz e torn a Rama. Da questo momento comincia la rivalit tra le trib del Sud, rappresentate da Giuda e Simeone, e le trib del Nord, ovvero quella lotta tra la Giudea e il regno dIsraele, che in realt non stata altro che una guerra a fini egemonici combattuta tra due bande di predoni che si contendevano il dominio sulla Palestina. Ma lo spirito del signore che si era posato su Davide, come non aveva prodotto nessun effetto su Saul (che fu rinnegato dallo stesso dio), altrettanto non produsse nulla di buono su di lui che, stando a quanto dice la Bibbia, oltre a essere un disobbediente recidivo, mantenne un comportamento da autentico criminale. Traditore, fedifrago, omicida, ladro, adultero, crudele: tali sono le prerogative che fanno di Davide il delinquente per antonomasia. Per comprendere chi fosse, basta dire che fece uccidere un uomo soltanto per portarsi a letto la sua donna, quella Betsabea che divenne una delle sue numerose concubine. Per dare unidea di quanto fosse vizioso, basti dire che sollev la veste di Saul mentre defecava per il semplice gusto di guardargli i glutei; comportamento che pu trovare una giustificazione nellomosessualit che alcuni storici gli attribuiscono, riferendosi alla morbosa amicizia che nutriva per il giovane Gionata, figlio di Saul. Secondo la Bibbia i fatti andarono come segue: per via della discordia che cera tra i due, capit una volta che Davide scappasse davanti a Saul che lo inseguiva per ucciderlo. A un certo punto dellinseguimento, Davide, per salvarsi, si nascose con i suoi compagni in una caverna. Ebbene, guarda il caso, fu proprio l che Saul entr per un bisogno fisiologico. Davide che si era nascosto nel buio della grotta, rimase a guardare Saul che, accucciato defecava, finch non si mosse e, quatto quatto, gli si avvicin da dietro. Come gli fu accanto sfoder la spada e con la punta di questa gli alz il mantello che gli copriva il fondo schiena. Perch potessero godere dello spettacolo anche i suoi compagni, che erano restati in fondo alla grotta, gli tagli una parte del mantello con la lama e tutto con una tale abilit che Saul, non accortosi di nulla, si alz, tir su le brache e ripart.
Saul, non accortosi di nulla, usc dalla grotta e ritorn sulla via, Tutto ci avvenne nella caverna di Engaddi (IISm.1, 24).

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Interessante poi sapere come Davide riusc ad acquisire il merito che gli consent di divenire genero di Saul. Secondo la favola biblica, Saul fu preso da tanta simpatia per Davide che gli propose la figlia come moglie. Ma, poich Davide era povero, fece sapere a Saul che ci non sarebbe stato mai possibile, perch lui non aveva nulla da offrire in dote per sposare la figlia di un re.
Saul, avuta questa risposta, riun i ministri e disse loro: riferite a Davide: il re non pretende il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di filistei, perch sia fatta vendetta dei nemici del re. I ministri riferirono a Davide queste parole e a Davide piacque questa condizione per diventare genero del re. Davide part con i suoi uomini e uccise duecento filistei. Davide riport i loro prepuzi e li cont davanti al re per diventare genero del re. Saul gli dette in moglie la figlia Mikal (II Sm. 18, 17).

Provo a immaginare il re Saul mentre porge, davanti a tutta la corte, i duecento prepuzi di filistei alla figlia Mikal su un piatto dargento dicendole: questo il dono matrimoniale di Davide, sono duecento prepuzi di filistei. E Mikal che, dopo averli contati uno per uno, d ordine alle schiave di fargliene una collana con cui ornarsi il giorno delle nozze. Secondo la Bibbia, Davide regn su Israele per quarantanni. Vecchio e indebolito, i suoi cortigiani, sapendo quanto fosse vizioso, nella certezza che la cosa migliore per corroborarlo fosse quella di ricorrere al sesso, gli misero a letto una ragazza vergine. Ma, per quanto si adoperassero, fallirono nellintento a causa della mancata erezione.
[ Il] re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a scaldarsi. I suoi ministri dissero: Si cerchi per il nostro re una vergine giovinetta che assista il re e lo curi e dorma con lui; cos il re nostro signore si scalder. Si cerc in tutto il territorio dIsraele una giovane bella e si trov Abisac da Sunem e la condussero al re. La giovane era molto bella, ma il re non si un a lei (I Re. 1, 4).

(Considerando la debolezza del vecchio, non avrebbe fatto pi al caso unesperta baldracca che non una verginella?) La sostituzione di Saul con Davide, che la Bibbia fa dipendere da dio, in realt fu determinata dalla vittoria che riportarono le trib di Giuda su quelle dIsraele, che storicamente erano, appunto, le due coalizioni di predoni che si contendevano il dominio di quelle terre. Fu cos che, riunendo tutte le trib della Palestina sotto un unico comando, Davide divenne il fondatore di quel grande regno dIsraele, base su cui la Bibbia edificher quel partito nazionalista giudaico che lotter nei secoli successivi per ricostituirlo.
La durata del regno di Davide su Israele fu di quarantanni; sette in Ebron e trentatr in Gerusalemme (I Re.2, 10)

Ma, per quanto il signore avesse promesso a Davide che il suo regno sarebbe stato saldo nel tempo, fino alla consumazione dei secoli, esso cominci a dare subito segni di cedimento. Le trib del Nord, rimaste fedeli a Saul, continuarono a opporsi a Davide, ritenendolo un usurpatore. Fu a causa di questa ostilit, che sentiva crescere intorno a s, che Davide decise di lasciare Ebron, dopo sette anni, per trasferirsi nel territorio di Giuda, presso la sua trib. Ma, non avendo un luogo fisso da eleggere come residenza, essendo tutti gli ebrei accampati in tende e praticanti il nomadismo, si impossess di Gerusalemme, togliendola ai gebusei.
Davide e i suoi uomini mossero verso Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano in quel paese. Davide sconfisse i gebusei che fuggirono attraverso il canale. Davide entr nella rocca, la abit e la chiam citt di Davide (II Sm. 5, 6).

Per comprendere come il Regno dIsraele sia una pura invenzione, sarebbe di per s sufficiente il passo sopra riportato, preso dalla Bibbia, che ci mostra un re il quale, per dare una fissa residenza al governo del suo regno, deve conquistarne la sede espugnandola con le armi. Una sede, per giunta, che, lontana dallessere quella grande citt che la Bibbia vuol darci a intendere, in realt , da quanto risulta dalla storia, una misera rocca sita in prossimit di una grande fonte. Se Davide, con i suoi predoni, scelse Gerusalemme come rifugio, non fu soltanto per quei vantaggi che gli venivano dalla riserva dacqua che si trovava nelle sue adiacenze, ma soprattutto per le numerose caverne e cunicoli sotterranei che permettevano ai suoi briganti di entrare e uscire dal covo senza essere controllati durante le scorrerie e di fuggire quando erano attaccati da eserciti pi po24

tenti di loro (come risulta da alcuni passi della Bibbia in cui si afferma che Davide, messo alle strette, fugg attraverso questi cunicoli che terminavano in aperta campagna). Fu in questa rocca, fatta di misere casupole di paglia e di grotte da antichi testi egizi risulta avere il nome di Urusalaim , che la Bibbia chiama citt di Davide ed elegge a sede del regno dIsraele, che Davide si install con il suo esercito di banditi. Un regno che, nella realt dei fatti, finiva laddove cominciava, circondato come era da popolazioni che avevano come unico scopo quello di abbatterlo per espellere quel popolo di nomadi che, da secoli, infestava le loro terre, attuando razzie e facendo uso del terrore. Infatti, la maggior parte delle battaglie sostenute da Davide sono contro i popoli che costituivano la Palestina, cio gli ammoniti, i gebusei, i cananei, i filistei, etc., i quali, secondo la nozione che normalmente si ha di un regno, avrebbero dovuto essere suoi sudditi. Che questo regno non rappresentasse nulla per alcuno, compresi gli stessi ebrei, viene confermato dal fatto che non fu mai riconosciuto dalle trib del Nord, che continuarono a contestarlo, sostenendo la propria superiorit sulle trib della Giudea. Come ogni re che si rispetti, anche Davide impose tasse ai suoi sudditi, ma con un sistema ben differente da quello che normalmente viene praticato dai monarchi legalmente riconosciuti. Usando come esattori i suoi briganti, la stessa Bibbia a dirci come Davide realizzasse la riscossione dei tributi:
Davide e i suoi partivano a fare razzie contro i gebusiti e gli amaleciti: questi appunto sono gli abitanti di quel territorio del regno dIsraele che si estende da Telam verso sud, fino al paese dEgitto. Davide batteva quel territorio e non lasciava in vita n uomo n donna; prendeva greggi e armenti, asini cammelli e vesti; poi tornava indietro da Achis re di Gag. Quando Achis gli chiedeva: dove avete fatto scorrerie oggi?, Davide rispondeva: contro il Negheb di Giuda, contro il Negheb degli ieramliti, contro il Negheb dei reniti. Davide non lasciava sopravvivere n uomini n donne da portare come prigionieri a Gag per non avere nessuno come testimone delle sue stragi (Sm. 27, 8).

(Akis, re di Gag, era uno dei tanti ricettatori a cui i predoni vendevano le refurtive.) Il fatto che Davide fosse il capo di una banda di predoni viene confermato da tanti altri passi della Bibbia, quali i seguenti:
ed ecco, gli uomini di Davide tornavano da una scorrera e portavano con s grande bottino (II Sm. 3, 22). Davide consacr al signore largento e loro che aveva tolto alle nazioni che aveva soggiogato, agli aramei, ai moabiti, agli ammoniti, ai filistei, agli amaleciti, come aveva fatto del bottino di Adad-Ezer, figlio di Recob, re di Zoba (II Sm. 8, 11).

Se viene da chiedersi perch la Bibbia citi fatti che ledono la figura di Davide, per avere una risposta va tenuto presente che la moralit di Davide era lultima cosa a interessare i redattori, i quali, come unico scopo, avevano quello di costruire la figura di un condottiero crudele, sanguinario e senza scrupoli, che doveva servire da esempio ai rivoluzionari del movimento nazionalista, i quali avevano basato la riconquista della Palestina su un programma di azioni violente. La Bibbia, lontana dallessere un libro di incitamento alla morale, un testo di istigazione alla rivoluzione pi spietata e sanguinaria, un vero compendio di tecniche sovversive e terroristiche, che il partito nazionalista giudaico attuer prima nella rivolta dei maccabei contro Antioco IV Epifane, re ellenistico, e poi contro Roma, in quelle che saranno le rivoluzioni messianiche. Abramo, Mos, Giosu, Saul, Salomone e sopra tutti Davide, che sar elevato a simbolo del movimento rivoluzionario, non sono altro che figure costruite per realizzare un programma monoteista a base religioso-guerriera. La figura di Davide, di questo unto da dio, messia o cristo che dir si voglia, di questo invincibile conduttore di eserciti, di questo sterminatore di nemici a cui dio ha promesso un regno senza fine nello spazio e nel tempo, sar trasposta in quella di un messia, sul cui avvento gli ebrei riporranno la realizzazione di quel regno universale di cui si ritengono i legittimi eredi, in quanto figli prediletti di dio, creatore e padrone del mondo. Questo concetto yahvista, che potrebbe far sorridere, apparendo a dir poco farneticante, in realt quello che si trova alla base delle tre religioni monoteiste, che sono lebraismo, il cristianesimo e lislamismo. Basta riflettere un attimo su ci che intendono i cristiani con universalit della Chiesa per comprendere come siano gli eredi diretti di 25

quellideologia che aveva portato i giudei a concepire un regno dal dominio universale. Daltronde, la parola stessa monoteismo che, significando un solo dio, esprime la volont di soppressione di tutti gli altri dei, intendendo con dei tutte le ideologie che vi si oppongono. Ma ci che maggiormente stupisce delle tre religioni il fatto che, per contendersi il dominio del mondo, esse si combattono fra loro, sostenendo ciascuna che il proprio dio quello vero, quando in realt il dio dei cristiani, allah e Yahv sono tre forme del medesimo dio. Per comprendere quanto i redattori della prima stesura della Bibbia vollero esaltare Davide, affinch divenisse lemblema della riscossa giudaica, basti dire che non esitarono a paragonarlo allo stesso Saul, asserendo che era superiore a lui di dieci volte. In una cantilena popolare riportata dalla Bibbia a proposito di una guerra nella quale avevano partecipato Saul e Davide, si fa recitare al popolo:
Saul ne uccise mille, Davide diecimila.

Gi labbattimento del gigante Golia, eroe dei filistei, che d inizio allepopea di Davide, ci predispone a immaginare ci che sar detto di lui in seguito, allorch diventer re. Gli stesori gli attribuiscono stragi di filistei, cos totali e definitive ogni volta, che non si riesce a capire come potessero riformarsi per essere di nuovo distrutti. Lo stesso avviene per le battaglie contro i moabiti, gli aramei, gli ammoniti e tutti gli altri popoli palestinesi, sui quali riesce ogni volta vittorioso. Solo a nominare i re che uccise e le citt che rase al suolo c da riempire una pagina. Tra le battaglie di particolare significato c quella che Davide combatt contro i predoni amaleciti, i quali avevano osato razziare nel deserto del Negheb (che faceva parte del territorio riservato alle sue razzie), perch attraverso di essa si ha unulteriore prova di come egli fosse un capo predone. Per dimostrare fino a che punto fu usata la fantasia per rendere Davide leroe degli eroi, basterebbe ricordare quel censimento fatto da lui stesso, dal quale risulta che disponeva di un esercito cos poderoso quale nessunaltro popolo, anche il pi potente, avrebbe potuto vantare:
Ioab consegn al re Davide la cifra del censimento del popolo ebreo: cerano in Israele ottocentomila guerrieri che maneggiavano la spada; in Giudea cinquecentomila (II Sm. 24, 9).

Se si pensa che in Palestina ci poteva essere un totale di cinquecentomila ebrei non si pu che ridere dellimpudenza dei redattori della Bibbia, i quali mettono a disposizione del loro condottiero un esercito di un milione e trecentomila guerrieri, cio un esercito quattro volte superiore a quello di cui poteva disporre lEgitto. E, come conseguenza, un esercito cos poderoso non poteva avere che degli ufficiali supereroi:
questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Bal che impugn la lancia contro ottocento uomini e li trafisse in un solo scontro. Eleazaro che percosse i filistei finch la sua mano, sfinita, non rimase attaccata alla spada. Samma che attacc e sconfisse da solo tutti i filistei che si erano radunati in un campo di lenticchie (II Sm. 23, 8).

E in alto, al di sopra di tutte queste carneficine, la voce tonante del signore che ripeteva allinvincibile Davide:
la tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sar reso stabile per sempre.

Ma, da quanto riportano i fatti, sembra che Davide fosse pi propenso a seguire altri dei che non questo dio dAbramo, perch un giorno,
entrato nella citt d Rabba dopo averla espugnata, accett che il popolo gli cingesse la testa con la corona del dio Micolm che pesava un talento doro e conteneva una pietra preziosa. Terminata lincoronazione Davide depred la citt di Rabba d un grande bottino, che riport a Gerusalemme dove ritorn con tutta la sua truppa (II Sm. 12, 29).

Contrariamente a quanto la Bibbia vuole far credere, Gerusalemme non era che un misero raggruppamento di abitazioni rappresentate per lo pi da grotte che, se viene ricordato attraverso antichi testi egizi, soltanto per via di una grande sorgente che riforniva di acqua le popolazioni adiacenti. Tutto il resto che si attribuisce a Gerusalemme, come le mura di Davide, linnalzamento del 26

tempio per metterci dentro larca che conteneva i dieci comandamenti, laltare che fu eretto sul colle di Sion in ricordo dellapparizione dellangelo di Yahv in occasione di unennesima pestilenza inviata dal signore, le ricchezze accumulate che tentarono per la loro immensit anche gli egizi, la costruzione della reggia di Salomone, etc., non sono altro che favole inventate dai redattori della Bibbia, che avevano tutto linteresse a far apparire la citt pi sontuosa e potente possibile, avendola eletta come capitale del Regno dIsraele, quel regno che rappresentava nei loro programmi il fulcro della propaganda nazionalista. Che Davide, Salomone e tutti gli altri re che a loro si succedettero ammesso che si chiamassero cos i capi predoni ebraici di quellepoca abbiano fatto qualcosa per fortificarla contro gli attacchi dei popoli indigeni, che la consideravano il quartiere generale di quei briganti che li depredavano, fuori discussione, ma che essa fosse quella grande e splendida citt che la Bibbia ci vuol dare a intendere da escludersi nella maniera pi decisa. Se avvenne che gli egizi, gli assiri e altri popoli se la contesero anche con luso delle armi, lo fecero esclusivamente per impossessarsi di quellenorme riserva di acqua che vi si trovava e non per i tesori ammassati nel tempio. Ricostruita alla meno peggio dai giudei dopo il rientro dallesilio di Babilonia per iniziativa di un certo Zorobabele, Gerusalemme rimase, in seguito, quella piccola rocca che era durante le invasioni che si susseguirono in Palestina, a partire da quella dei persiani operata da Ciro il Grande, per proseguire, poi, con quelle di Alessandro Magno e dei sovrani ellenistici, che precedettero lultima, quella dei romani. Questo agglomerato di misere abitazioni e grotte assunse una certa importanza soltanto allepoca delloccupazione romana con il re Erode che, munendolo di importanti costruzioni, tra cui il tempio, lo elesse quale residenza della sua corte (73-74 av. n. e.). A questo sviluppo di Gerusalemme contribu in maniera determinante anche Roma, che, nominandola come sede giuridica, oltre a contribuire finanziariamente al programma di Erode, vi costru tra le tante altre cose un imponente anfiteatro e la fortezza della Torre Antonia, che divenne residenza del presidio romano. Ma il ruolo da primato a cui ascese Gerusalemme per volont di Roma, anche se si protrasse nel tempo, ricevette una battuta darresto quando, per motivi politico-sociali, la sede dei procuratori fu trasferita a Cesarea Marittima. In seguito alla rivolta giudaica, fu attaccata e rasa al suolo dalle legioni di Tito, figlio dellimperatore Vespasiano, nel 70 n. e. In parte riedificata da quei pochi giudei che si erano salvati dalle esecuzioni operate dai romani e dalle persecuzioni che avevano seguito la rivolta, fu di nuovo distrutta nel 135 n. e., a causa dellultima rivoluzione messianica condotta dal messia Bar Kocheba. Roma, stanca delle rivoluzioni che il partito nazionalista giudaico promuoveva per la conquista della Palestina, quasi volesse cancellarla dalla storia, dopo averla messa a ferro e fuoco, le cambi il nome in Aelia Capitolina. Soltanto dopo la vittoria del cristianesimo sulle religioni pagane e sullebraismo, in seguito al concilio di Nicea avvenuto nel 325, Gerusalemme riprese via via importanza, divenendo meta di pellegrinaggi da Roma per il ruolo che a essa veniva dal fatto di essere considerata la citt della passione di Cristo. Se ho fatto questo breve riassunto della storia di Gerusalemme stato per dire che della Gerusalemme antica, quella trattata dalla Bibbia come citt dalle mura poderose, dal grande tempio e dalla dimora mastodontica di Salomone, non esiste traccia. Nulla di nulla, neppure lombra di un rudere, che possa testimoniare lesistenza della grande capitale del regno dIsraele. Le sole vestigia del tempo biblico che ci sono pervenute sono quelle che appartengono a Erode. Quelle che i sostenitori della Bibbia affermano appartenere al regno di Davide sono in realt le mura che furono edificate dallImpero bizantino negli anni 1064-1070 per difendersi dai musulmani (selgiuchidi e fatimiti). Davide sal al trono a trentatr anni e mor a settantatr.
Dei quarantanni di regno sette li pass ad Ebron e i rimanenti trentatr a Gerusalemme

In realt, nonostante le prodezze e le conquiste che la Bibbia attribuisce a Davide, nulla cambi in Palestina con il suo avvento. Alla sua morte tutto era rimasto invariato comera. Come le trib 27

ebraiche seguitarono a vivere nei loro accampamenti nomadi, in lotta continua tra loro e perennemente attaccate dai popoli indigeni, che consideravano gli ebrei degli invasori, cos erano rimasti identici pure quei predoni organizzati che, contendendosi i territori, facevano della Palestina un teatro di disordini e di battaglie, come viene riportato dalle cronache pi remote. Davide, stando alla Bibbia, unico libro che parla di lui, mor nel 970 av. n. e. La prima stesura della Bibbia terminava con una disobbedienza di Davide verso dio che gli aveva proibito di fare un censimento che lui, incurante del divieto, aveva fatto ugualmente. Allora dio gli propose di scegliere fra tre punizioni. Sceso dalla nuvola gli disse:
vuoi tre anni di carestia nel tuo paese o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegua oppure tre giorni di peste nel tuo paese?.

E Davide, consigliatosi con un certo Gad che gli era amico, scelse la peste. Lepidemia fu tremenda, decim ancora una volta il popolo ebraico.
Da Dan a Bersabea morirono settantamila persone del popolo. Ma il signore si pent di quel male che aveva fatto e disse allangelo che distruggeva il popolo: basta, ritira ora la tua mano! (II Sm. 24, 13).

(Ancora un altro pentimento da parte del dio onnisciente!) Terminata la peste, Davide innalz un altare al signore. Vedendo prossima la morte, compr un terreno per la propria sepoltura, che pag cinquanta cicli dargento. Davide si addorment con i suoi padri e fu sepolto nella citt di Davide, cio a Gerusalemme dove, incredibile ma vero, c qualcuno che ancora ne cerca la tomba. Se, riferendomi alla vita di Davide, ho parlato della prima stesura della Bibbia perch, in seguito, ne verr aggiunta unaltra, che mostrer un Davide del tutto differente. Sar un Davide sofferente, umiliato e penitente, un Davide spirituale e asceta. Perch fu fatto questo lo vedremo seguendo levoluzione religiosa giudaica. Poco prima di morire, Davide chiam il sacerdote Zadok e il profeta Natan e ordin loro di ungere come successore al trono dIsraele suo figlio Salomone. Ma il regno ricevuto dal padre si mostr subito cos precario che Salomone, per garantirsi una tranquillit di comando, dovette sin da subito agire con la massima decisione. Per prima cosa fece uccidere il fratello Adonia che, in qualit di figlio maggiore, reclamava il diritto di successione. Se la Bibbia fece di Davide il simbolo della guerra, della violenza e del terrorismo, di Salomone fece il simbolo del trionfo che segue una grande vittoria, quella vittoria che vedeva gli ebrei trionfare definitivamente sui nemici. Con Salomone comincia un periodo di abbondanza e di agiatezza per tutta la Palestina (cos dice la Bibbia). Le trib si rappacificarono e, nel benessere raggiunto, prolificarono tanto da rendere il popolo ebraico numeroso come la sabbia del mare:
Giuda e Israele erano diventati numerosi come la sabbia del mare e mangiavano e bevevano allegramente (I Re. 4).

(Non so come non si possa trovare vergogna a dire certe stupidaggini!) Se questa era la vita del popolo, possiamo immaginarci quale fosse lo splendore della reggia di Salomone e la magnificenza della sua corte gremita di personalit rivestite dei pi alti incarichi politici, militari e religiosi con indosso livree e mantelli dorati. Salomone distribu sulle dodici trib lonere di sostenere tanta grandezza, imponendo a ognuna il mantenimento di un mese:
Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele; costoro provvedevano al re e alla sua famiglia. Ognuno aveva lincarico di procurare il necessario per un mese allanno.

Il regno di Salomone viene elevato dalla Bibbia a una grandezza e magnificenza faraonica, sia per ci che riguarda il lusso della corte, sia per ci che riguarda la realizzazione di interi quartieri a Gerusalemme, e di grandiose citt in tutto il territorio della Palestina. Tutte opere che rimangono, per, nel mondo dei sogni e dellinvenzione, dal momento che gli ebrei continueranno a vivere, da quanto risulta dalla Bibbia stessa, in tendopoli fatte di pelli di capra. 28

Se con Davide i redattori della Bibbia vollero costruire un monarca la cui figura di conduttore di eserciti rivalizzasse con quella di Ciro il Grande, fondatore dellImpero persiano, con Salomone vollero raggiungere la magnificenza e la grandiosit dei faraoni, costruttori di opere immense. La descrizione che fa la Bibbia riguardo alla costruzione del tempio voluta da Salomone, identica a come viene riportata la costruzione delle piramidi nei documenti egizi, risulta cos assurda da riportarci a quella favola di Fedro che tratta della montagna che partor un topo:
[ il] re Salomone reclut il lavoro forzato da tutto Israele [avevano gi smesso di mangiare e bere allegramente] e il lavoro forzato era di trentamila uomini. Salomone aveva settantamila operai addetti al trasporto del materiale e ottantamila scalpellini a tagliar pietra sui monti, senza contare gli incaricati dei prefetti che erano tremilatrecento preposti da Salomone al comando delle persone addette al lavoro. Il re dette ordine di estrarre grandi massi, tra i migliori perch venissero squadrati per le fondamenta del tempio (I Re. 4, 14).

E il vaneggiamento biblico continua:


[ il] legname per costruire il tempio veniva dal Libano fornito da Chiram re di Tiro al quale Salomone invi diecimila uomini affinch aiutassero gli operai di Chiram a tagliare cedri. I cedri venivano calati dal Libano al mare. Venivano messi in zattere che lo trasportavano in Palestina. (I Re. 4, 24). Le fondamenta erano di pietre pregiate, pietre grandi di dieci otto cubiti [un cubito corrisponde a circa mezzo metro].

Per comprendere il ridicolo di queste affermazioni basta considerare le dimensioni del tempio che la Bibbia ci riferisce:
le misure del tempio costruito da Salomone erano le seguenti: 30 metri di lunghezza, 10 di altezza, 15 di larghezza.

(Un piccolo capannone da zona artigianale!) Il tempio fu terminato in sette anni, sette anni che dovettero risultare lunghissimi a quel dio che, da quando il tempio era stato iniziato, era rimasto in unattesa cos spasmodica del fine-lavori che, appena fu portato a termine, vi si precipit dentro con tanta veemenza da non dare ai sacerdoti neppure il tempo per farne linaugurazione:
appena gli operai furono usciti dal santuario, dio vi si precipit dentro con la nube e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube stessa (I Re. 8, 10).

E la stravaganza della Bibbia, non certo inferiore a quella dimostrata nel descrivere i lavori del tempio, va avanti con il riferirci i fatti riguardanti la reggia di Salomone, la cui costruzione farebbe impallidire il Palladio per la magnificenza dei colonnati eretti nelle varie corti e nei numerosi vestiboli. Una descrizione cos dettagliata da evidenziare che il tutto non che una riproduzione degli edifici regali del Regno di Babilonia: colonne di bronzo che poggiano su basamenti anchessi di bronzo dalle misure iperboliche e buoi di bronzo che a dozzine sorreggono ornamenti a forma di cucurbite e tante di quelle altre scemenze che, per farsene unidea, non c che da leggere il capitolo sette del primo libro dei Re, che si attarda in maniera tanto puntigliosa sui dettagli da trasformare il tutto in una narrazione grottesca. E la corte? La magnificenza della corte di Salomone? Oh, quella poi ... Per averne unidea basta citare il seguente passo:
[ i] viveri di Salomone ogni giorno erano di 30 kor di fior di farina e 60 kor di farina comune [essendo un Kor uguale a 45 kg. il totale di 40,5 Ql.], dieci buoi grassi, venti da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, le antilopi e i volatili da stia. Salomone possedeva quattromila greppie per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella (I Re. 5, 6).

Non parliamo poi delle relazioni diplomatiche che svilupp con i re e i capi dei popoli vicini, ai quali, per tenerseli amici, regalava intere citt come a Chiram, re di Tiro, che ricompens, per il legname che gli aveva inviato, nientemeno che con venti villaggi. Fece parte delle sue relazioni diplomatiche anche quella regina di Saba, che and a rendergli omaggio avendo sentito parlare della sua grande saggezza. Ella gli port 29

ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi e grande quantit di oro e di pietre preziose, e quando la regina di Saba ebbe ammirato il palazzo che Salomone aveva costruito, i cibi sulla tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, lattivit dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che offriva al tempio del signore, rimase senza fiato (I Re. 10).

La Bibbia, dopo averci narrato che Salomone si dedic alle sue donne con amore e dedizione, aggiunge che ebbe trecento concubine e settecento principesse come mogli, una delle quali fu nientemeno che la figlia del faraone. E guarda caso, la Bibbia, che si dimostra sempre prodiga di dettagli insignificanti, anche questa volta come nel caso di Mos e dellEsodo, e in quello di Giuseppe, che interpreta i sogni del re dEgitto dimentica di dirci il nome del faraone in questione. Ma, per quanto la Bibbia parli di prefetti, di ministri, di generali e di influenti relazioni diplomatiche, il regno di Salomone rimase comunque sempre abusivo, e illegale loccupazione di Gerusalemme quella Gerusalemme continuamente reclamata dai legittimi proprietari, che erano i gebusei a cui Davide laveva tolta occupandola con i suoi predoni. Gli attacchi dei popoli palestinesi che, dopo la morte di Davide, avevano ripreso vigore, le aggressioni delle nazioni limitrofe che si contendevano la Giudea, la riscossa di quei popoli che erano stati depredati dal padre Davide, quali gli idumei e un certo Ranzon, figlio di Eliada, che erano stati costretti a rifugiarsi allestero, i primi in Egitto e il secondo a Damasco, crearono dei grossi problemi a Salomone, gi contestato dalle trib del Nord, le quali, riunitesi sotto un certo Geroboamo, volevano ricostituire il regno di Saul. E come se non fossero bastati i nemici che gli venivano dal mondo esterno, gli si rivolt contro anche il figlio Roboamo, che si mise a capo di una parte dei giudei che accusavano Salomone di dispotismo e crudelt. Circondato da questa pletora di oppositori , quel re che la Bibbia dichiara essere stato il pi saggio tra gli uomini di quel tempo, riusc a salvare la testa abdicando in favore dello stesso figlio Roboamo sollevatosi contro di lui. Che il personaggio di Salomone sia una pura invenzione appare evidente dal contrasto tra la figura artificiosa del re saggio, grande costruttore di monumenti, che viveva nello splendore di una reggia fastosa, che aveva portato il popolo ebraico alla prosperit pi opulenta come lavevano costruita i redattori della Bibbia , e quella reale del tiranno predone, che schiavizzava il suo stesso popolo imponendogli un pesante giogo, come lo riportava la tradizione popolare. E come tra le due figure politiche quella vera quella riportata dalla tradizione, non possiamo che concludere, per ci che riguarda quella religiosa, che altrettanto falso ci che la Bibbia dice di lui, del suo dio e di quel tempio che non fu mai costruito. Salomone non conobbe mai il dio della Bibbia. Le sue divinit rimasero sempre e comunque Astarte, Moloch e Milcom, come la stessa Bibbia stata costretta a riconoscere per non contrastare completamente con ci che era stato tramandato di lui attraverso i racconti, racconti che fu costretta a tenere in dovuto conto perch, ignorandoli, avrebbe creato una storia troppo immaginaria per essere creduta. Cos, come la storicit di Salomone uomo laico quella che riferisce di lui come di un tiranno, un despota e uno schiavista, altrettanto vera limmagine religiosa che lo vuole seguace di divinit pagane:
Salomone segu Astarte, dea di quelli di Sidone e il dio Milcom dio degli ammoniti. Salomone costru unaltura [altare] in onore di Camos, dio dei moabiti, e di Milcom, dio degli Ammoniti, sul colle di fronte a Gerusalemme. Allo stesso modo costru altari per gli dei delle sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dei (I Re. 11).

E, per i duri di cervice, aggiungo ancora questo passo:


Salomone s prostr davanti ad Astarte, dea di quelli di Sidone, a Camos, dio dei Moabiti e a Milcolm, dio degli ammoniti (I Re. 11, 33).

Roboamo, preso il posto del padre, istallandosi a Gerusalemme che in realt era rimasta una semplice rocca intorno a una fonte , continu con il suo esercito di fuorilegge a depredare i popoli indigeni e a schiavizzare le trib ebraiche, usando gli stessi metodi di suo nonno Davide e di suo 30

padre Salomone, che in realt non era stato altro che un oppressore e un predone, come risulta dalla Bibbia nel seguente passo:
le trib del Nord che si erano messe contro Salomone, si recarono dal figlio Roboamo per tentare un accordo. Presentatesi a lui gli dissero: tuo padre ci ha imposto un pesante giogo; ora tu alleggerisci la schiavit di tuo padre e il giogo pesante che ci ha imposto e noi saremo disposti a servirti.

(Da non dimenticare che queste erano le trib di cui soltanto poche pagine prima la Bibbia aveva detto che, per merito di Salomone, cantavano, bevevano e mangiavano allegramente!) Ma Roboamo, che disponeva di un forte esercito, non ritenendo opportuno cedere alle richieste delle trib del Nord, cos rispose:
se mio padre vi caric di un giogo pesante, io render ancora pi pesante il vostro giogo; mio padre vi castig con la frusta, io vi castigher con i flagelli (I Re. 12, 11).

Fu cos che fin con la separazione delle trib del Nord da quelle del Sud, dopo soltanto ottanta anni da che era stato costituito da Davide quel regno che dio aveva promesso eterno nel tempo e senza confini nello spazio. Con gli ebrei divisi di nuovo in due fazioni, quella delle trib del Nord che ricostituirono a Ebron il vecchio Regno dIsraele fondato da Saul, e quella del Sud, rappresentata dalla trib di Giuda, che si costitu in Regno di Giudea con sede in Gerusalemme, inizia quel periodo di lotta fra i due regni che durer circa due secoli e che la Bibbia ci riporta nel secondo libro dei Re. Stando sempre alla Bibbia, la capitale del regno dIsraele venne trasferita nellanno 880 av. n. e. da Ebron alla citt di Sichem, in Samaria, fino al 722 av . n. e., quando fu invasa dagli assiri, che occuparono il Nord della Palestina, fermandosi ai confini della Giudea, la quale, a sua volta, fu invasa nel 586 av. n. e. da Nabucodonosor, re di Babilonia. Fu in seguito a questa invasione che la classe dirigente del regno di Giudea fu catturata e mandata prigioniera a Babilonia, dove rimase per cinquanta anni, durante i quali apprese tutto ci che serv per scrivere la Bibbia, allorch, liberata da Ciro il Grande, pot far ritorno in Giudea. Ci avvenne intorno al 540 av . n. e., cio quattrocento anni dopo la morte di Salomone. Dopo tutte le vicende susseguitesi dal tempo di Abramo, attraverso Giacobbe, Mos, Giosu, Davide e Salomone, quel popolo che la Bibbia si tanto applicata a fare apparire come il popolo dei seguaci di Yahv, in realt ancora idolatra per tutto il periodo dinastico che segu la morte di Salomone, cio fino a quando venne redatta la Bibbia, come risulta dai passi sotto riportati. Idolatria presso il regno dIsraele. Geroboamo, primo re, idolatra:
Gerobamo fortific Sichem sulle montagne di Efraim e vi pose la residenza. Consigliatosi il re prepar due vitelli doro, ne colloc uno a Betel e uno a Dan. Infatti il popolo andava fino a Dan per prostrarsi davanti a uno di essi (I Re. 28).

E i re che seguirono Geroboamo furono altrettanto idolatri. Re Baasa: durante il suo regno, che dura ventiquattro anni, adora i due vitelli doro costruiti dal padre Geroboamo. Lo stesso fa il re Auri che gli succede. Re Acab: innalza altari al dio Baal al posto dei vitelli doro. Il re Acazia, figlio di Acab, innalza altri altari a Baal. Il re Ioram toglie Baal e ripristina il culto dei vitelli doro. Il re Ieu conferma i vitelli doro. Al pari di costoro furono idolatri tutti i re che seguirono, fino alla conquista dIsraele da parte di Salmanassar, re di Assiria. Evitando di nominare tutti i re, che sono allincirca venti, la dimostrazione che gli ebrei del regno dIsraele erano pagani si pu riassumere nellattribuzione, operata dalla Bibbia, delle cause che portarono allinvasione degli assiri:
una punizione di dio perch erano rimasti idolatri.

Idolatria presso il regno di Giudea. Come nel regno dIsraele, altrettanto nella Giudea abbiamo la conferma di come gli ebrei fossero stati sempre idolatri.

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Dopo che si furono riuniti sotto Roboamo, anche i giudei, come avevano fatto le trib del Nord, costruirono altari, steli e pali in onore dei loro dei pagani (I Re. 14, 23). A Roboamo segu il re Iotam e sotto di lui il popolo continu a sacrificare e offrire incenso agli idoli (II Re. 15, 36).

Il re Acaz:
bruciava incenso agli altari pagani (II Re. 16, 4).

Il reEzechia:
sotto il suo regno il popolo riprese ad adorare il serpente di bronzo che chiamava Necusam (II Re. 18, 4).

Anche il re Manasse erige altari a Baal e, come lui tutti i re che seguirono, fino ad arrivare agli ultimi due, che furono Iochim e Sedecia, anche loro idolatri. E come aveva fatto per le trib del Nord, alle quali la Bibbia aveva attribuito loccupazione da parte dellAssiria per via di una punizione del signore, lo stesso fece riguardo ai giudei allorch furono invasi da Nabucodonosor. In questa cultura espressamente idolatra, i redattori della Bibbia introducono il loro dio nella storia ebraica attraverso lintervento di profeti, che si avvicendano per ripetere ai re di abbandonare i loro idoli per seguire il dio dei loro antenati, quel dio che la Bibbia ha voluto attribuire nella favola che si era inventata. Tutto ci che riportato dalla Bibbia frutto di pura immaginazione, compresi i Regni dIsraele e di Giuda, che non sono mai esistiti. Un profondo conoscitore della Bibbia, tanto conoscitore e sostenitore della stessa da essere considerato una colonna portante dellideologia yahvista, mi fece pervenire qualche tempo addietro un libro che, secondo lui, mi avrebbe dimostrato la storicit dei fatti biblici che io negavo. Questo libro, espressamente scritto per eliminare tutti i dubbi che possono venire circa la veridicit di ci che riporta la Bibbia, fatto stampare dalla Watch Tower Bible nel 1989, in realt non ha fatto altro che confermare le mie convinzioni. Le prove che riporta per sostenere che la Bibbia un libro con un fondamento storico si racchiudono in tre dimostrazioni. 1. Nella prima si dice che in un documento scoperto negli scavi eseguiti nel 1800 nellIraq meridionale viene riportata una preghiera per la salute del figlio Naboredo, re di Babilonia. Siccome questo figlio del re Naboredo si chiamava Baldassarre, la prova consisterebbe nel fatto che un certo re Baldassarre viene nominato anche nel Libro di Daniele 6 . 2. Come seconda prova viene portata la distruzione di Gerico che, essendo realmente avvenuta, confermerebbe che Giosu esistito, dal momento che la Bibbia gliene attribuisce la distruzione. A parte il fatto che la distruzione di Gerico non pu assolutamente dimostrare lesistenza di Giosu (circa il quale nessun documento riporta notizie), molto probabilmente colui che ha scritto questo libro non sa che Gerico fu rasa al suolo da un terremoto e non dallattacco di un esercito, e per giunta circa duecento anni dopo la data attribuita dalla Bibbia. 3. La terza prova, quella che avrebbe dovuto dimostrare lesistenza dei due regni biblici, quello dIsraele e quello di Giuda, addirittura ridicola. Parla di una stele moabita rinvenuta nel 1886 in Giordania, nella quale si cita un conflitto che ci fu nel X sec. av. n. e. tra il regno di Moab e il regno di Edom. Siccome nella Bibbia c scritto che Israele e Giuda si allearono con Edom per combattere contro Moab, il libro coglie laffermazione per convalidare la tesi che Israele e Giuda sono esistiti. Ma siccome questa partecipazione alla guerra nominata soltanto dalla Bibbia, mentre nella stele non si fa nessun riferimento n a Giuda n a Israele, quella che per i sostenitori delle verit bibliche dovrebbe essere una prova a loro vantaggio risulta invece essere tutto lopposto. come se io, per dimostrare che un mio antenato stato un generale di Napoleone nella guerra contro gli inglesi, portassi come prova unica prova un documento che parli della battaglia di Waterloo. Se queste sono le prove che i sostenitori della Bibbia portano per dimostrarne la veridicit storica, esaminiamo le prove che usano per affermare che questo un libro di ispirazione divina.

Al passo 1, 30, cap. 5.

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a) La legge riguardante ligiene espressa cos nel Deuteronomio, dopo aver defecato devi ricoprire gli escrementi con un piolo poteva essere ispirata soltanto da un dio che gi sapeva a quei tempi che lo sterco causa di infezione. b) La legge che decretava impuro chiunque avesse toccato un morto e quindi lobbligava a lavarsi le mani, riportata nel libro Numeri, poteva essere dettata soltanto da un essere superiore che sapeva che i morti possono trasmettere epidemie. c) Se il signore aveva ordinato ad Abramo di circoncidere il maschi lottavo giorno dalla nascita, lo aveva fatto perch soltanto un dio poteva sapere, fin da allora, che la vitamina K, che favorisce la coagulazione del sangue, comincia a essere presente nellorganismo a partire da questo momento. Ma la realt che, come conseguenza di questa circoncisione voluta da un dio tanto onnisciente, resta il fatto che, a tuttoggi, presso i popoli che la praticano essa causa una media annua di 2.300 vittime per le infezioni e le emorragie che ne derivano. Questa la Bibbia, il libro sacro che viene preso come garanzia di verit nei giuramenti. Questo il suo dio, questi sono i suoi eroi, i suoi templi, i suoi regni. E tante saranno ancora le cose che di questa ci lasceranno stupiti nel seguito di questo libro.

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IL DIO DELLA BIBBIA

Come si e detto e come va ripetuto, nessun libro, neanche il pi ateo, potr mai dimostrare al pari della Bibbia come non sia stato dio a creare luomo a propria immagine e somiglianza, bens luomo a costruire un dio simile a se stesso. Lespressione dimmi chi sei e li dir chi il tuo dio, che viene citata per sostenere lantropomorfismo divino, trova la pi ampia conferma nel dio della Bibbia. Quale dio poteva essere concepito da un popolo frustrato e represso, carico di collera verso unumanit che riteneva responsabile delle sue proprie sofferenze, se non un dio impastato di odio e di vendetta? Basta leggere soltanto alcuni passi della Bibbia per comprendere quanto gli ebrei travasarono nel loro dio se stessi, con i loro difetti, la loro ignoranza di pastori erranti, la loro ottusit di popolo isolato, primitivo, oscurantista. In ogni riga c la dimostrazione dellantropomorfismo del dio della Bibbia che, mentre a parole viene proclamato essere perfettissimo, onnisciente e onnipotente, nei fatti risulta, invece ...

Un millantatore e bugiardo
[ Il] signore, dopo aver deciso di eleggere Saul re degli israeliti, disse a Samuele: siccome mi sono commosso al grido di dolore del mio popolo, domani ti mander da un uomo della terra di Beniamino che tu ungerai re. Questuomo liberer il mio popolo dai filistei (I Sm. 9, 15).

Promessa che si riveler del tutto falsa: gli ebrei non riusciranno mai a dominare i filistei, che rimarranno saldamente proprietari della loro terra. E mente ancora quando promette a Davide che
la sua casa e il suo regno saranno saldi per sempre davanti a lui e il suo trono sar reso stabile per sempre (II Sm. 7, 16)

quando invece croller dopo appena ottantanni. Promette a Mos:


di te far una grande nazione (Es.32, 10)

mentre nella realt gli ebrei non saranno mai un popolo compatto, ma sempre dei fuggiaschi, perseguitati e oppressi, per disperdersi poi, definitivamente, nella diaspora che segu la guerra giudaica del 70 n. e. Cento volte ripete che sterminer i nemici dIsraele, quando invece questi si mostreranno sempre tanto pi potenti da distruggere ripetutamente Gerusalemme e il tempio, quasi che fosse divenuto un trastullo. D cos per certo al suo popolo che la terra che ha promesso sar realmente sua, da stabilirne addirittura i confini:
quando entrerete nel paese di Canaan, questa sar la vostra terra: la frontiera meridionale partir dallestremit del mar Morto [...] girer fino al torrente dEgitto e finir al mare [...] Partendo dal mar Mediterraneo traccerete una linea fino al monte Or [...] da Cazar fino a Sefam [...] si estender lungo il mare di Gennesared [...] poi la frontiera scender lungo il Giordano, etc.

Parla come un geometra che rettifica i confini per un rogito, ma un rogito che rimarr sempre nel mondo dei sogni, perch i cananei, fregandosene altamente di ogni decisione che avesse potuto prendere il dio creatore del cielo e della terra, ributtano questi sedicenti proprietari, i quali, costretti a fare marcia indietro, rimarranno a fare i nomadi al servizio di un dio che continuer a ingannarli con promesse che non manterr mai ...

Un illogico e superficiale
[Dio si rivolse cos a Mos:] ho osservato questo popolo e ho capito che duro di cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Mos, dimostrandosi di gran lunga pi saggio e riflessivo di lui, lo consigli di calmarsi dicendogli: perch vuoi distruggere il tuo popolo ora che lo hai liberato dallEgitto? Cosa diranno gli egizi

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quando sapranno che tu hai fatto perire il tuo popolo dopo aver fatto tanto per liberarlo? Ricordati di quello che hai promesso ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ai quali hai assicurato che da loro sarebbe derivata una posterit numerosa come le stelle del cielo. Desisti dalla tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo E il signore, compreso lerrore che avrebbe commesso, abbandon il proposito di nuocere al suo popolo (Es. 32).

Chi pu essere il vero responsabile della morte di Abele se non dio stesso, che, suscitando la gelosia di Caino, ha creato il movente per lassassinio? Soltanto un padre superficiale e stolto si sarebbe comportato come lui, ostentando predilezione per luno e avversione per laltro dei suoi figli:
dio grad Abele e la sua offerta, ma non grad Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e, alzata la mano sopra il fratello, lo uccise (Gn. 4, 3).

Uno spietato e violento


[Basti citare soltanto qualcuno degli innumerevoli fatti che lo dimostrano:] cos disse il signore al suo popolo: qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o tuo figlio o tua figlia o tua moglie che riposa sul tuo petto o lamico che come te stesso ti istighi a servire altri dei che non sia io, tu devi ucciderlo: la tua mano sia la prima a metterlo a morte. Lapidalo e muoia perch ha cercato di trascinarti lontano dal signore tuo dio che ti ha fatto uscire dallEgitto. Qualora tu senta dire di una delle tue citt che il signore dio tuo ti d per abitare [quando mai?] che uomini iniqui sono usciti in mezzo a te e si servono altri dei, allora tu voterai allo sterminio questa citt e passerai a fil di spada tutti gli abitanti compreso il loro bestiame (Dt. 13). [ Samuele disse a Saul:] il signore mi ha inviato per dirti: va e colpisci Amalek e tutto quello che gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti [e Saul obbediente esegu la strage] ( I.Sm. 15).

Come conferma della sua natura malvagia possiamo citare ancora degli episodi in cui lo stesso dio a creare i presupposti per le stragi:
ma siccome Sicon, re di Chesbon, non ci volle far passare nel suo paese perch il signore gli aveva reso inflessibile e ostinato il cuore per metterlo nelle nostre mani, lo votammo allo sterminio. E, cos, su incitamento del signore, votammo allo sterminio tutti gli uomini, tutte le donne e tutti i bambini della citt d Og in Bassan (Dt. 2, 30 - 3, 6).

Pentitosi di aver creato luomo, dio disse:


sterminer dalla terra luomo che ho creato, con luomo il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo e ogni carne in cui alito di vita.

(Anche il peggiore dei criminali lo vedremmo impallidire di fronte a questo dio!) Subito dopo luscita dallEgitto, la prima cosa che pens dio fu quella di usare il suo popolo per eseguire stragi e genocidi. Il signore disse a Mos:
sterminerai tutti i popoli che il signore dio tuo ha promesso di consegnarti e il tuo occhio non li compianga (Dt.7, 16).

C un passo poi della Bibbia (Gn.10) in cui dio, superando se stesso, interviene direttamente nelle stragi, lanciando personalmente sassi contro i nemici del suo popolo prediletto.
Giosu, armato dal signore, part con tutti i prodi guerrieri, attacc i nemici e li mise in fuga. Mentre questi scappavano davanti a Giosu il signore lanci contro di loro dal cielo grosse pietre e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre, che erano venute gi come grandine, furono pi di quanti ne avessero uccisi gli israeliti con la spada. [Ma credo che questo intervento, da artiglieria aria-terra, sia da portarsi pi come dimostrazione di ridicolo che di crudelt.]

Ancora un esempio, lultimo, circa la crudelt insulsa del dio della Bibbia. Il fatto avviene durante una delle tante marce di trasferimento di questi nomadi che procedevano portandosi sempre dietro, su un carro tirato da buoi, quellarca in cui avevano collocato le leggi ricevute da Mos sul monte Sinai.

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Davide radun di nuovo tutti gli uomini migliori dIsraele, in numero di trentamila e part con tutta la sua gente da Baala di Giudea per trasportare larca di dio, il dio degli eserciti, che siede su di essa con i cherubini. Posero lArca di dio sopra un carro nuovo. Uzza e Achio, figli di Abinabab, conducevano il carro. Uzza stava presso larca di dio e Achio precedeva larca. Davide e tutta la casa dIsraele facevano festa davanti al signore con tutte le loro forze, con canti e con cetre, arpe, timpani, sistri e cembali. Non quando furono giunti allaia di Nacon, Uzza stese la mano verso larca di dio e vi si appoggi perch i buoi la facevano piegare. Lira del signore si accese contro Uzza perch aveva osato toccare la sua dimora. Dio lo colp per la sua colpa e egli mor sul posto, presso larca di dio (Sm. 2, 6).

Per commentare questo fatto basti dire che Davide stesso fu cos terrorizzato da tanta pazzia che si rifiut di far entrare larca a casa sua, tanto che la fece portare a casa di un certo Obed-Edom di Gad.

Un insicuro che ha sempre bisogno di prove Questo dio onniveggente, che conosce anche i segreti pi intimi di ogni uomo, come un San Tommaso che non crede se non tocca con mano, per sapere se Abramo gli fosse veramente obbediente, decise un giorno di metterlo alla prova, ordinandogli di uccidere il proprio figlio Isacco.
Il signore disse ad Abramo: prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va nel territorio di Moira e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicher. Abramo fece ci che il signore gli aveva detto. Accatast la legna, ci stese sopra il figlio legato e gi aveva alzato la mano con il coltello, quando il signore, convinto della sua obbedienza, gli ferm il braccio dicendogli di sospendere il sacrificio.

Anche se per la Bibbia lepisodio si conclude qui, con la soddisfazione di un dio che si rallegra della fedelt del suo servo Abramo, non possiamo ignorare le conseguenze che esso rec in questi due poveri disgraziati, vittime dellottusit di un dio che, per soddisfare un capriccio, ha reso un padre il potenziale omicida del proprio figlio. Fermando il braccio di Abramo nellattimo in cui sta per vibrare il colpo alla gola del figlio, dio non ha certo evitato quel trauma che poi pender sulla vita di entrambi. Come pu un uomo dimenticare di aver disteso e legato il proprio figlio su una catasta di legna, di aver estratto un coltello e di averlo alzato su di lui con la determinazione di ucciderlo, e come pu lo stesso figlio dimenticare il proprio padre che sul punto di vibrargli una coltellata? Un assurdo che soltanto le menti pi malate possono concepire. Menti forse pi stupide che cattive, se consideriamo con quanta leggerezza distribuiscono crudelt e morte durante tutto il racconto biblico. proprio vero che tra le due categorie che provocano del male, i cattivi e gli imbecilli, sono da preferirsi i primi, perch qualche volta si riposano!

Un vendicativo
[Il signore disse a Mos:] compi la vendetta contro i madianiti secondo quanto ti ho detto, e Mos obbediente uccise tutti i maschi, fece prigioniere tutte le donne di Madian e i loro fanciulli, e depred tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene, e gli israeliti appiccarono il fuoco a tutte le citt (Nm. 31).

Visto che a citare tutti gli atti di vendetta di dio riportati nella Bibbia sarebbe un lavoro troppo lungo, mi limito a quanto riportato, facendo per presente che, personalmente, ne ho contati oltre una ventina.

Un dio che ignora il futuro Crea luomo e, dopo aver riscontrato che non riuscito come avrebbe voluto, lo distrugge, annegandolo. Detronizza Saul re dIsraele, perch risulter essere differente da come lo aveva immaginato. Scatena una peste su Gerusalemme per punire Davide, ma, rendendosi conto che la peste pro36

duce danni superiori a quelli che aveva previsto, ordina allo stesso angelo a cui aveva comandato di scatenare lepidemia di sospenderla il signore si pent: lespressione si pent che non pu dimostrare altro che un dio insicuro e fallace, la troviamo nella Bibbia con unimpressionante frequenza. Daltronde, che il ripensamento faccia parte della natura di dio ci viene dimostrato ogni volta che egli sovverte i suoi programmi per concedere grazie a coloro che lo supplicano con le preghiere. Un ambizioso, vanitoso e amante di adulazioni e lusso
[Dio disse a Mos, sul monte Sinai, durante quei tre mesi nei quali, tra lampi e tuoni, gli dett le leggi:] la mia dimora la farai d bisso ritorto, di porpora viola, di porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure di cherubini, lavoro dartista ....

E dopo una pagina di dettagli tanto sciocchi e superflui da far impallidire le dive pi capricciose e viziate del cinema, continua con unesigenza maniacale a descrivere come vuole laltare, il recinto che lo circonda, gli oggetti per le cerimonie, i paramenti dei sacerdoti che dovranno incensarlo e riverirlo. Tutto a base doro, dargento, di pietre preziose e sete pregiate, e le sue descrizioni sono cos farneticanti nei dettagli da ridurre tutto a una comica grottesca, una comica che, pi che farci ridere, ci porta a provare della compassione per questo essere supremo, dichiarato onnisciente e perfettissimo. La stessa compassione che si prova verso il suo rappresentante in terra, quando attraversa una piazza affollata seduto su uno scanno portato a spalle, carico di merletti dorati e di arabeschi. Per avere unidea di chi fosse il dio della Bibbia in rapporto alla sua superficialit e vanit, riporto qualche riga tratta dal capitolo degli Altari.
Il signore disse ancora a Mos: i teli degli altari saranno lunghi venti cubiti e larghi quattro [etc. ] cinque teli saranno uniti luno allaltro [...] farai cordoni di porpora viola [etc. ...] la parte in eccedenza la farai ricadere sui due lati della dimora [...] farai venti assi, tutti doro che si uniranno ad anelli di smeraldo [...],

E cos continuando si prolunga nei dettagli, tanto da riempire sei capitoli del libro Genesi (esattamente i capp. 25, 26, 27, 28, 29 e 30). Una scenografia che sicuramente aveva tenuto impegnato dio da lungo tempo ... (E santAgostino dice nelle Confessioni di non sapere a cosa pensasse dio prima della creazione!) N finisce qui, perch con la stessa pignoleria, dio esiger la perfezione degli animali che gli saranno offerti in sacrificio.
Il signore scese dalla nuvola [non cerano ancora i telefonini] e avvicinatosi a Mos gli disse: un olocausto per essermi gradito deve essere maschio, senza difetto, di buoi, di pecore e di capre. Non mi offrirete nessuna vittima cieca o storpia o mutilata o con ulcere o con la scabbia o con piaghe purulente. Non offrirete al signore un animale con i testicoli ammaccati o schiacciati o strappati o tagliati [etc.].

e continua:
se lofferta un olocausto di uccelli io preferisco tortore o colombe. Il sacerdote dopo averli uccisi aprendogli la testa con lunghia, toglier il gozzo con le sue immondezze, divider il volatile in due met ma senza separarlo lo metter sulla brace dove sar cotto a fuoco lento. Da esso salir un profumo soave alle narici del signore che osserva tutto da sopra la nuvola dove risiede (Lv. 1, 14).

(A pensare che ci sono ancora persone che credono a certe stupidaggini c da rabbrividire!)

Un ricattatore
[Per costringere il faraone a lasciare libero il suo popolo, lo minaccia di inviargli dieci calamit. Il signore disse a Mos:] va a riferire al faraone che se non lascia andare via il mio popolo io lo colpir con dieci piaghe.

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E il ricatto si ripete inesorabilmente per dieci volte. Ma la parte pi sconcertante di tutta questa storia la troviamo nel fatto che egli stesso, il signore, indurendo il cuore del faraone, crea i presupposti affinch il faraone non faccia ci che Mos gli avrebbe chiesto.
lo indurir il cuore del faraone [ dio che parla] in maniera che rifiutandosi di liberare il mio popolo io possa dimostrare la mia potenza attraverso i flagelli che invier allEgitto.

E cos ancora una volta, questo dio user lo sterminio e la violenza per dimostrare la propria grandezza!

Uno schiavista
[Il signore disse a Mos:] Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servir per sei anni e nel settimo potr andarsene, senza riscatto. Se entrato solo, uscir solo; se era coniugato sua moglie se ne andr con lui. Se il suo padrone gli ha dato moglie e questa gli ha partorito figli o figlie, la donna e i suoi figli saranno propriet del padrone ed egli se ne andr solo: Ma se lo schiavo dice: io sono affezionato al mio padrone, a mia moglie e ai miei figli; non voglio andarmene in libert, allora il padrone lo condurr davanti a dio, lo far accostare al battente o allo stipite della porta e gli forer un orecchio con la lesina, quegli sar suo schiavo per sempre.

E ancora sempre il signore che parla a Mos:


quando un uomo vender sua figlia come schiava, ella non se ne andr come se ne vanno gli schiavi. Se ella non piace al padrone, che per ci non la prende come concubina, la far riscattare, per pu darla come concubina a suo figlio, etc.

Secondo questo dio amoroso e pieno di giustizia, chi aveva un debito poteva estinguerlo vendendosi come schiavo.
[Il signore disse a Mos:] unaltra mia legge questa: Quando uno deve soddisfare un debito, per la stima che dovrai fare alle persone che si offriranno come schiavi attieniti a queste regole: per un maschio dai venti ai sessantanni, cinquanta sicli dargento; invece per una donna la tua stima sar di trenta sicli. Dai cinque ai venti anni la tua stima sar di venti sicli per un maschio e dieci per una femmina. Da un mese a cinque anni, la tua stima sar di cinque cicli dargento per un maschio e tre cicli dargento per una femmina. Dai sessanta anni in su, la tua stima sar di quindici sicli per un maschio e dieci per una femmina. Se colui che ha fatto debito troppo povero per potersi riscattare, allora il sacerdote ne far la stima. La stima sar fatta in proporzione ai mezzi del debitore. Lo stesso sar fatto per le propriet e le case che saranno stimate dal sacerdote secondo il loro valore. Se poi uno vuole riscattare se stesso prima di avere pagato il debito con la schiavit, potr farlo aggiungendo un quinto al prezzo a lui versato (Lv.27).

Non dimentichiamo che questo il libro-base dellinsegnamento seguito dalle scuole cattoliche, libro che esalta un dio padre-padrone che autorizza i genitori a vendere i propri figli anche in unet compresa da un mese a cinque anni per pagare i loro debiti e che considera la donna la met del valore delluomo.

Un collerico e criminale
Dio disse a Mos: se non farete ci che voglio, la mia collera si accender e vi far morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Israele ader al culto di Baal-Peor e lira del signore si accese contro Israele. Il signore disse a Mos: prendi tutti i capi del popolo e fa appendere al palo i colpevoli, al sole, perch la mia ira ardente contro Israele si possa placare, e Mos dette ordine: ognuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che hanno aderito al culto di Baal-Peor. Fines, figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, si alz in mezzo alla comunit, prese in mano una lancia e trafisse nel basso ventre un uomo e una donna che avevano adorato Beal-Peor. E il flagello cess tra glisraeliti. Di quel flagello morirono ventiquattromila. Dio si congratul con Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, per quello che aveva fatto.

(In altri tempi e luoghi sarebbe stato insignito sul campo del grado di capitano delle S.S.)

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Dio disse a Mos: se non obbedirai alla mia voce ti raggiungeranno tutte queste maledizioni: maledette saranno la tua casa e la tua madia. Maledetto sar il frutto del tuo seno e del tuo suolo. Lancer contro di te la maledizione su ogni cosa su cui metterai mano. Ti far attaccare la peste, ti colpir con la consunzione, con la febbre, con linfiammazione, con larsura, la siccit e il carbonchio. La pioggia di sabbia e polvere scender su di te finch non sarai distrutto [...] diventerai pazzo per ci che i tuoi occhi dovranno vedere, etc. (Dt. 28, 15).

Di fronte a tanta pazzia si pu solo dire che lunica attenuante che pu avere dio di non esistere, perch un simile mostro, se veramente esistesse, non potrebbe che essere condannato a morte.

Un incoerente e contraddittorio
[Punisce con la morte i rapporti sessuali tra parenti:] se uno ha rapporti con la madre, con la sorella, con la matrigna o con la nuora, saranno entrambi messi a morte e si bruceranno con il fuoco (Lv. 9 e ss.). [Queso, dopo aver basato la prolificazione della razza umana sullincesto:] Adamo ed Eva ebbero Caino e Abele ed altri figli maschi e femmine che, accoppiandosi tra loro, generarono popoli e nazioni. [E la stessa cosa dopo il diluvio per popolare una seconda volta la terra:] dio benedisse No e i suoi tre figli con le loro spose e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

Condanna i maghi alla morte:


non lascerai vivere chi pratica la magia.

E poi egli stesso ne fa uso per raggiungere i suoi scopi:


[il] signore disse a Mos: quando il faraone vi dir: fate un prodigio in vostro sostegno, tu dirai ad Aronne: prendi il bastone e gettalo davanti al faraone e diventer serpente.

Mentre vuole che il suo popolo rimanga compatto per diventare una grande nazione, stabilisce leggi che ostacolano lunificazione delle dodici trib.
Allora Mos disse agli israeliti: questo il signore ha ordinato: alle figlie sar proibito maritarsi con uomini che non siano della trib dei loro padri. Nessuna eredit tra glisraeliti potr passare da una trib allaltra, ma ciascuno degli israeliti si terr vincolato alleredit della trib dei suoi padri. Ogni fanciulla si mariter a uno che appartenga a una famiglia della trib di suo padre perch nessuna eredit passi da una trib allaltra.

Mentre condanna a morte i fratricidi, garantisce lincolumit a Caino, minacciando di durissima condanna chiunque avesse osato punirlo per lomicidio commesso:
chiunque uccider Caino subir la vendetta sette volte (Gn. 4, 15).

Lincoerenza del dio perfettissimo diventa addirittura ridicola nella storiella delle quaglie. Gli ebrei, che dopo lEsodo erano ritornati al nomadismo nel deserto del Negheb, stanchi di mangiare manna tutti i giorni tanto da rimpiangere i cibi dellEgitto, si rivolsero a Mos che, compresa la loro situazione, and dal signore e gli disse:
signore, la nostra vita inaridisce, i nostri occhi non vedono che manna e io, come tutto il tuo popolo, non ne possiamo pi. Chi ci dar carne da mangiare? Ci ricordiamo della carne, dei pesci, delle cipolle, dei cocomeri, dei meloni e dei porri che mangiavamo gratuitamente in Egitto. Se intendi trattarci ancora cos facendoci mangiare manna, solo manna, io preferisco morire. Il signore rispose: dirai cos al popolo: santificatevi e domani avrete carne. Ne mangerete non per un giorno, non per due. giorni, per cinque o per dieci e non per venti giorni ma per un mese intero finch non vi esca dalle narici e vi venga a noia. E Mos disse: Ma dove prenderemo tutta questa carne se il popolo conta pi di seicentomila persone? Non ce ne sar abbastanza neppure se uccidessimo tutte le pecore e le capre che abbiamo. Il signore rispose a Mos: Credi che il mio braccio si sia raccorciato? Ti mostrer io come realizzer la promessa. Intanto si era alzato un vento, per ordine del signore, che port quaglie dal mare e le fece cadere nellaccampamento. Il popolo si alz e tutto quel giorno e tutta la notte e tutto il giorno dopo raccolse quaglie. Si misero a mangiarle e avevano ancora la carne fra i denti quando il signore, sdegnato per tanta ingordigia, fece venire a tutti un colera che decim il popolo ebreo (Nm. 11 e ss.).

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(Non ci sono parole per commentare unazione simile!) La Bibbia dice che, dopo il colera, gli ebrei che si salvarono levarono le tende e partirono per Casrerot. Ancora una volta si lasciavano dietro unecatombe di morti ammazzati da unepidemia voluta dalla giustizia di dio, un cimitero di cadaveri e un mare di merda impastata dai pioli con la sabbia del deserto. Sporchi come neppure la pi fervida fantasia possa farceli immaginare, deboli e magri come cadaveri ricoperti da grezzi tessuti di lana e da pelli di pecora, con gli occhi semichiusi dalle incrostazioni dei tricosoma e con quelleterna blenorragia che perennemente colava purulenta dalle vagine e dai membri, si misero in marcia, dopo aver ringraziato il dio creatore del mondo, quellonnipotente e perfettissimo che li aveva decimati con un colera per aver mangiato troppe quaglie. Unaltra incoerenza si trova nel concetto che il signore ha della pace:
[Il signore disse al suo popolo:] quando ti avvicinerai a una citt, prima di attaccarla le offrirai la pace. Se accetta la pace e apre le porte , tutti gli abitanti che sono in essa ti saranno tributari e ti serviranno. Ma se non vuole la pace che gli offr, allora la assedierai e quando il tuo dio te lavr data nelle mani tu ne colpirai a fl di spada tutti i maschi. Le donne e i bambini li prenderai come preda.

Praticamente il concetto che il signore ha della pace quello espresso nellintimazione o la borsa o la vita!, usata dai delinquenti quando puntano la pistola a scopo di rapina. Mentre impone agli ebrei che seguono glidoli pagani la pena di morte, poich lui il solo e unico dio che debbono riconoscere, dice a Mos di costruire un idolo a forma di serpente:
[il] signore per punire il suo popolo mand serpenti velenosi che mordevano la gente e un gran numero disraeliti mor. Mos supplic il signore di avere piet per il suo popolo. Il signore disse a Mos: fatti un serpente, mettilo sopra unasta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarder rester in vita. Mos fece un serpente di rame e lo mise sopra lasta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame restava in vita.

Praticamente dio fa ricorso a un idolo per combattere se stesso! Ma lincoerenza maggiore, quella che questo dio dimostra continuamente in tutta la Bibbia, si manifesta ogni volta che stermina il suo popolo, quel popolo a cui, mentre promette che lo render numeroso come le stelle del cielo e i granelli della sabbia del deserto, invia continuamente epidemie e morti dogni genere.

Un consolatore di donne sterili fuori discussione che il signore degli ebrei, questo signore degli eserciti, abbia un debole per le donne sterili, con cui concepisce gli eroi designati a glorificare la sua grandezza. Sara, moglie di Abramo, fu la prima donna sterile a concepire un figlio per opera di dio. Affinch tutto si svolgesse nella maniera pi leale, il signore, prima di visitare la donna lo disse al marito che si mostr felice di divenire padre putativo di un figlio di dio:
secondo quanto aveva annunciato, il signore visit Sara e fece a Sara ci che aveva promesso. Rimasta incinta, Sarai partor un figlio a cui Abramo dette il nome di Isacco (Gn. 21).

Lelenco dei padri putativi continua con Manoach di Zorea, che aveva anche lui una moglie sterile. Questa volta il signore, forse per una raffinatezza acquisita con il tempo, anzich contattare il marito, prefer rivolgersi direttamente alla donna attraverso un messaggero damore:
il signore invi alla moglie di Manoach un angelo che le disse: ecco, tu sei sterile e non hai mai avuto figli, ma concepirai e avrai un figlio. Il signore la visit e la donna partor un maschio a cui fu dato il nome di Sansone. Il bimbo crebbe e il signore lo benedisse.

Il successo che il signore riscosse come visitatore di donne sterili fu tanto che furono gli stessi mariti a rivolgersi a lui affinch fecondasse le loro mogli, come nel caso di Isacco che aveva per moglie una certa Rachele, donna attraente ma sterile. 40

Isacco supplic il signore per sua moglie e il signore lo esaud, cos che sua moglie Rebecca divenne incinta.

Questo accoppiamento si rivel particolarmente fortunato, perch da esso nacquero due eroi, cio due gemelli:
usc il primo, rossiccio e tutto ricoperto di pelo come un mantello di lupo, e fu chiamato Esa. Subito dopo usc il secondo e teneva in mano il calcagno d Esa; fu chiamato Gacobbe (Gn. 25, 25).

(Questo particolare del pelo che presenta uno dei due gemelli potrebbe servire per conoscere quella natura del padre che, per quante se ne siano dette, ancora non si appurato di cosa sia fatta.) Tralasciando tutte le stupidaggini contenute nel capitolo riguardanti le condizioni da cui si fanno dipendere le nascite dei capostipiti delle dodici trib ebraiche, alla fine dio si ricord anche di Rachele, anchessa sterile, che divenne la madre di Giuseppe vicer dEgitto. E cos, in un continuo di accoppiamenti tra il signore e le donne sterili, accoppiamenti che genereranno sempre degli eroi, trascorre quella prima parte della Bibbia che termina con loccupazione della Palestina da parte di Nabucodonosor. Ma questo sistema di ricorrere a concepimenti divini per costruire figure di eroi verr riutilizzato nel Nuovo testamento per dare vita a quelleroe che sar il precursore di colui che sar il prediletto sopra tutti gli altri: Ges.
Cera un sacerdote di nome Zaccaria e aveva in moglie una discendente di Aronne che si chiamava Elisabetta. Erano tutti e due in avanzata et e non avevano avuto figli perch Elisabetta era sterile. Un angelo del signore apparve e Zaccaria e gli disse: non temere, Zaccaria, io sono langelo Gabriele, sono venuto ad annunciarti che il signore visiter tua moglie ed essa non sar pi sterile. Dopo quei giorni Elisabetta concep un figlio che fu chiamato Giovanni Battista.

Dellultima annunciazione, quella che si riferisce alla nascita di Ges, parler in seguito quando spiegher come e quando furono elaborati i Vangeli. Perch si possa avere unidea di come avvenivano questi accoppiamenti di dio con le varie donne, che per opera sua rimangono incinte, brevemente accenner a come la Chiesa li intende attraverso il gesuita Sanchez, direttore del noviziato di Grenada (fine del XVI secolo), che, nel libro della Casistica, fatto apposta per guidare i preti nella confessione, quale autorevole teologo pose quesito interrogativo: la vergine Maria produsse dello sperma allorch si un con lo spirito santo?. Per avere una risposta, dal momento che io non conosco come fin la discussione, non c che da chiederlo ai preti ... Se non lo sanno loro!

Un disilluso e frustrato La storia del popolo ebraico comincia nel XX sec. av. n. e. con il patto di alleanza tra dio e Abramo in cui il signore dice di riconoscere il suo popolo come proprio figlio se questi in cambio lo adotta, riconoscendolo come suo unico e solo dio. In questa simbiosi, che vede un dio guidare il suo popolo per i deserti, assisterlo contro i nemici, liberarlo dalla schiavit degli egizi, sfamarlo con cibo dal cielo, risulta evidente la disillusione che questo dio prov quando, dopo la morte di Giosu, gli israeliti si sparsero per i territori della Palestina, dichiarando di non riconoscerlo come loro dio. Se non mor dinfarto dipese solo dal fatto che un dio, essendo eterno, non pu morire:
gli israeliti abbandonarono il signore, dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese dEgitto, e seguirono altri di tra quelli dei popoli circostanti. Abbandonarono il signore e si misero al servizio di Baal e di Astarte, divinit cananee.

Che il dio degli ebrei sia un dio frustrato appare evidente ancora quando, deluso e umiliato, si lamenta con il profeta Natan, dicendogli che non giusto che egli continui a vivere sotto una tenda quando invece Davide si costruito una reggia.
[ Il] signore apparve al profeta Natan e gli disse: va, riferisci al mio servo Davide facendogli presente che io non ho mai abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli israeliti dallEgitto fino a oggi; sono andato vagando sempre sotto una tenda, in un padiglione. Finch ho camminato ora qua e ora l, in mezzo a tutti gli israeliti, ho forse mai detto a

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qualcuno dei giudei, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo dIsraele: perch non mi edificate una casa di cedro? (2 Sm. 7, 5).

A parte il fatto che, se il suo popolo non gli ha edificato una casa, tutto dipeso da lui che, non mantenendo la promessa di dare agli ebrei una terra, li ha costretti a vivere sempre da nomadi, comunque non si pu restare impassibili di fronte alla protesta di un dio che, dopo le fatiche sopportate durante i sei giorni della creazione, ancora in cerca di una dimora fissa che gli permetta di godersi il meritato riposo. Davide ascolt Natan e tanto si commosse che, dopo aver chiesto scusa e perdono, cominci a costruire la casa al suo dio, cio quel tempio di Gerusalemme, che per non riusc a portare a termine perch troppo preso a fare stragi e a fottersi le donne degli altri. Prima di chiudere questo capitolo voglio dire che, tra tante superficialit, meschinit, crudelt, ho comunque trovato qualcosa di positivo nella Bibbia. Mi riferisco al fatto che essa ammetta nella sua morale che una donna fertile possa partorire per conto di una donna sterile, usando il seme del marito di questultima. Infatti, c un passo della Bibbia che riconosce come cosa giusta che una donna feconda possa affittare il suo utero per soddisfare il desiderio di maternit di unaltra donna che non pu avere figli. Lesempio ci viene da Sara, moglie di Abramo, che, prima che il signore la visitasse e quindi la rendesse fertile, era ricorsa alla schiava Agar perch, fecondata da Abramo, partorisse un figlio per lei.
[Sara disse ad Abramo: il] signore mi ha impedito di avere prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potr avere dei figli che considerer come miei dal momento che vengono dal tuo seme. Abramo si un alla schiava Agar che, rimasta incinta, partor un figlio per conto di Sara (Gn. 16).

Dio benedisse questa unione e al figlio che nacque fu dato il nome di Ismaele. Questo il dio della Bibbia. Se il vostro non dovesse corrispondere a questo, per quanto possiate averlo concepito differente, risulter sempre e comunque una vostra costruzione, una costruzione che, adattandola alla vostra natura, risulter essere uguale a voi. Daltronde, come potreste usarlo per soddisfare i vostri bisogni se fosse il dio di un altro, magari del vostro peggiore nemico che, a sua volta, se ne costruito uno tutto suo espressamente per distruggere voi?

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GLI EBREI DOPO LINVASIONE ASSIRA DELLA PALESTINA DEL NORD

Lannessione della Palestina allAssiria, ponendo fine alle scorribande e ai conflitti che si protraevano da secoli, port, come conseguenza, un clima di distensione tra le trib ebraiche e i popoli indigeni, in modo di favorire una pacificazione tale da portare le parti a unirsi fra loro con vincoli matrimoniali. Ma, per quanto fosse completa la socializzazione che si era realizzata per ci che riguardava le attivit economiche e i rapporti pubblici, gli ebrei continuarono a conservare la propria indipendenza di popolo, rimanendo fedeli alle loro usanze e leggi ataviche. Ferme nella decisione di restare unite per quellorgoglio di razza che derivava da millenni di lotte, sia pur nella maniera pi pacifica e rispettosa delle altrui leggi, tutte le trib si raggrupparono in un solo popolo, eleggendo come loro capitale la citt di Samaria, dalla quale, se presero il nome di samaritani, fu soprattutto per ricusare quel passato di predoni e di razziatori che veniva associato alla parola ebrei. Confermarono questa volont erigendo un tempio sul monte Carazin per le loro divinit, in antitesi a quelle adorate dalle trib del Sud nel tempio di Gerusalemme, trib che, continuando a depredare e razziare i territori della Giudea, presero a loro volta a inveire contro di loro, accusandoli di vilt e di tradimento: vilt, per essersi sottoposti al dominio assiro; tradimento per essere entrati in connivenza con i popoli indigeni connivenza che le trib della Giudea non perdonarono mai, tanto che continuarono a chiamarli bastardi nei secoli che seguirono a causa dei matrimoni che avevano contratto. Questa situazione, che vedeva le comunit samaritane divise da quelle del Sud, termin quando, un secolo e mezzo dopo, esattamente nel 586 av. n. e., Nabucodonosor, in seguito alle vittorie riportate sullAssiria, invase la Giudea, annettendo tutta la Palestina al Regno di Babilonia. Come era da prevedersi, contrariamente ai samaritani, che seguitarono ad accettare il dominio babilonese come avevano precedentemente fatto con lAssiria, i giudei reagirono allinvasione di Nabucodonosor attaccando le sue milizie con azioni di guerriglia, attentati e imboscate, e alimentando un clima di terrore tra le popolazioni della Giudea, per costringerle a unirsi a loro nella lotta contro linvasore. La rivolta giudea and avanti per quindici anni circa, cio fino a quando Nabucodonosor decise di attaccare queste bande di predoni con il grosso dellesercito in maniera definitiva. Conquistata Gerusalemme, dove si era asserragliato lesercito giudaico, e distruttala, radendola letteralmente al suolo, invi a Babilonia come prigionieri i capi della resistenza, le maggiori autorit politiche e religiose e tutti coloro che economicamente e intellettualmente rappresentavano llite della societ giudaica, per un totale complessivo, stando a quanto dice la Bibbia, di circa ventimila persone.
Nabucodonosor deport tutta Gerusalemme, cio tutti i capi, tutti i prodi in numero di diecimila, tutti i falegnami e i fabbri; rimase soltanto la gente povera. Deport in Babilonia il re loachin, la madre del re, le mogli del re, i suoi eunuchi e le guide del paese. Tutti gli uomini di valore, in numero di settemila (II Re 24, 14).

Alla distruzione di Gerusalemme e alla deportazione delle autorit segu una persecuzione contro i giudei sia da parte di Nabucodonosor, che intendeva liberarsi definitivamente di loro, sia da parte dei caldei, dei moabiti, degli ammoniti, degli aramei e di tutti quei popoli che li consideravano degli invasori abusivi, oltre che dei predoni. Ridotti cos a cercare la salvezza attraverso la fuga, la maggior parte degli ebrei lasciarono la Giudea, cercando riparo nelle altre nazioni. Fu in conseguenza di questa diaspora la prima che si verific nella storia ebraica che si formarono quelle comunit extrapalestinesi le quali, assimilando i costumi e il pensiero dei popoli che li ospitavano, determinarono nei secoli successivi levoluzione religiosa ebraica. Questa situazione, che vedeva i giudei nella parte di perseguitati, ebbe termine cinquantanni dopo, allorch, in seguito alla sconfitta subita dal regno babilonese da parte dei persiani, i prigionieri ebrei che si trovavano in Babilonia furono lasciati liberi di ritornare in Giudea. Approfittando della libert che Ciro il Grande concedeva a tutti i popoli facenti parte dellImpero persiano di mantenere 43

i propri culti e le proprie tradizioni, i giudei, rientrati a Gerusalemme, si unirono in una comunit a base rivoluzionaria per rivendicare un diritto di propriet sulla Palestina, che sarebbe venuto dai loro antenati. Ricostruita Gerusalemme, che avevano ritrovato in un cumulo di macerie, passarono allazione, dando il via a un programma mirante a riunire nella loro ideologia di riconquista della Palestina tutti gli ebrei, compresi quelli che, in seguito alla diaspora, si erano sparsi nei paesi del Vicino oriente. Avendo compreso durante la prigionia quanto fosse determinante per lunit di un popolo la riunione sotto un unica credenza religiosa, decisero di darsi un dio che, eliminando tutte le altre divinit pagane, potesse raccogliere tutti gli ebrei sotto un solo culto. In pratica cercarono di convincere le varie comunit ad abbandonare gli idoli atavici, che avevano fino allora seguito, per sostituirli con un unico dio, un dio dominante. Fu a questo punto della loro storia, siamo alla fine del VI sec. av. n. e., che venne avviata la stesura della Bibbia al fine di costruirsi, attraverso linvenzione di un dio che aveva promesso una terra e lapologia di un orgoglio di razza, i presupposti necessari per fondare un movimento rivoluzionario per la conquista della Palestina. Tutto ebbe inizio con un gruppo di dieci-quindicimila esaltati, che intendevano riappropriarsi di quelle terre su cui i loro antenati avevano operato da predoni e tiranni, e che, in definitiva, erano le uniche su cui potevano mirare per evitare la loro scomparsa che praticamente era gi cominciata con la formazione di quelle comunit che, per quanto volessero restare integre nel rispetto delle loro tradizioni, sarebbero state prima o poi assorbite dai popoli presso cui si erano insediate. Terminata la prima stesura della Bibbia che in realt doveva essere apparsa in forma molto ridotta, limitandosi a raccontare una storia riassumibile nella costruzione di un dio senza nome, nella formazione di un popolo che si era costituito in seguito alla liberazione di una schiavit, nel racconto di lotte sostenute per conquistare una terra la cui propriet veniva da una promessa fatta dal creatore del mondo , la divulgarono nelle varie comunit, affidandola ad attivisti procacciatori di proseliti. Questo popolo, caratterizzato da una solidariet reciproca che si era connaturata in loro per via di quelle lotte secolari che aveva dovuto sostenere contro tutto il resto del mondo, non rimase insensibile al programma di riunificazione proposto dalla comunit di Gerusalemme. Anche se molti furono gli ebrei che ne rimasero fuori, continuando a professare credenze ancestrali, tanti furono quelli che, accettata lideologia monoteista, presero a riunirsi sotto le direttive della comunit di Gerusalemme, organizzando assemblee nelle quali venivano discussi i temi e si sviluppava la propaganda di diffusione della nuova ideologia yahvista. Tra queste comunit che cominciarono a sorgere in tutte le citt del Vicino oriente e che in seguito, sotto loccupazione greco-macedone, prenderanno il nome di ekklese, le principali furono quelle di Alessandria in Egitto, Corinto in Grecia, Efeso in Asia minore e Damasco in Siria. In questa organizzazione, che riconosceva in Gerusalemme la guida ideologica, le cose andarono avanti su questo tenore fino a quando le comunit extrapalestinesi, resesi conto di quanto fosse utopico conquistare la Palestina attraverso luso delle armi, si opposero al programma rivoluzionario giudeo, il quale, oltre a essere irrealizzabile, procurava ostilit e diffidenza da parte dei popoli che li ospitavano. La potenza degli imperi, prima quello persiano fondato da Ciro il Grande, poi quello macedone fondato da Alessandro Magno, contro cui combatteva la comunit di Gerusalemme, era troppo grande perch si potesse realizzare un programma di conquista armata della Palestina. Di fronte a questa evidenza, confermata dai continui fallimenti delle rivolte, che terminavano immancabilmente con bagni di sangue, le comunit extrapalestinesi decisero di staccarsi definitivamente da quella di Gerusalemme per perseguire un proprio piano di unificazione pacifico, basato esclusivamente su unideologia religiosa. Anche se non possibile stabilirlo con esattezza, da presumersi che la scissione fra i sostenitori dellideologia pacifista e quelli dellideologia guerriera sia avvenuta agli inizi del IV sec. av. n. e., cio dopo circa duecento anni da che era stata redatta la prima stesura della Bibbia. Cosicch, mentre la comunit di Gerusalemme continuava a sostenere il dio guerriero, che prometteva lavvento di un messia davidico conduttore di eserciti, le altre comunit, respinto il dio obsoleto, rozzo e superficiale che la comunit di Gerusalemme si era inventato con la sua Bibbia, cominciarono a costruirne 44

uno superiore, spirituale e ascetico, su imitazione di quelle divinit pagane che si contendevano, sia pur in forma pacifica, il predominio sul Vicino oriente. Entrare in competizione con religioni cos teologicamente avanzate, avendo un dio che sedeva sopra una nuvola, passeggiava tra le tende facendo attenzione a non acciaccare gli escrementi, capace di dare al suo popolo soltanto stragi e epidemie, sarebbe stato andare incontro a un sicuro fallimento. Compreso, quindi, che il dio biblico andava completamente revisionato, ne plasmarono uno metafisico, facendo propri i concetti delle divinit pagane, quali quelli che sostenevano il dio Marduk in Babilonia, Iside in Egitto, Cibele in Frigia, Dionisio in Tracia e Mithra in Persia, che nei loro culti dei misteri promettevano ai seguaci una vita eterna dopo la morte, completamente ignorata dalla Bibbia nella sua prima edizione. La trasformazione di questo dio rozzo, obsoleto e superficiale, in un dio essenzialmente spirituale, la possiamo seguire attraverso i libri che furono scritti dagli esponenti della corrente religiosa ebraica nei secoli IV, III e II av. n. e., e tutte quelle correzioni, aggiunte e censure che furono apportate in seguito sugli stessi per adattare il loro dio allevoluzione dei concetti. I libri scritti dalla corrente pacifista a sostegno della sua dottrina furono una quindicina. Basta prendere a caso soltanto qualcuno di questi libri per comprendere quanto lideologia guerriera espressa nella prima redazione della Bibbia si fosse trasformata in spiritualista nel giro di due o tre secoli. Cronache: il popolo ebreo non viene pi considerato come conquistatore di una terra attraverso una riscossa armata, ma come strumento di realizzazione di un dominio spirituale basato sulla teocrazia imposta da un popolo eminentemente religioso. Esdra: escludendo ogni possibilit di costruire un potere politico temporale, ipotesi che continuava a sostenere la comunit di Gerusalemme, si prende in esame un potere spirituale basato su una riforma religiosa come loro, gli spiritualisti, stavano realizzando. Salmi: Davide, re sanguinario e spietato conduttore di eserciti, quale era stato concepito nella prima redazione della Bibbia, viene trasformato in un re umile e penitente che, rinnegando il suo passato, chiede perdono a dio dei suoi peccati. E, come sfrontatamente oseranno attribuire i Salmi a Davide, vissuto seicento anni prima che fossero scritti, cos diranno che lautore dei libri Qoelet, Proverbi e Sapienza fu Salomone. Questi libri, scritti tutti da anonimi stesori, non sono altro che una raccolta di antichi fatti e storielle di ispirazione filosofica orientale, che ricopiarono, adattandoli, spesso in maniera insensata e goffa, alle loro convenienze per dare credito a quella loro ideologia che, improvvisata come si presentava, sarebbe apparsa troppo priva di storia per essere accettata anche dai seguaci pi ignoranti. Tanto per citare un esempio, affinch si comprenda bene ci che ho detto, prendiamo il Cantico dei cantici, di derivazione prettamente orientale, tradotto anche questo da un ignoto, nel quale si parla, spesso, usando un linguaggio licenzioso pi adatto a un Kamasutra che a unopera religiosa, di un amore tra due giovani. Questo libro che nelloriginale risulta essere un capolavoro di poesia amorosa tra due giovani fu trasformato dagli ebrei spiritualisti, che trasposero il ragazzo nella persona di dio e la ragazza nel popolo dIsraele, in unopera di comicit cos paradossale da portare il lettore a riderne fino alle lacrime. Dunque, dal momento che uno degli scopi principali dei sostenitori dellideologia religiosa era quello di demolire la figura del messia guerriero per sostituirla con quella di un messia spirituale, pensarono di attribuire il libro dei Salmi a Davide. Ma come avrebbero potuto attribuirgli unopera prettamente mistica, se era stato descritto nella prima stesura della Bibbia come un sanguinario, un fedifrago, un vizioso, un impietoso esecutore di stragi, un razziatore? Fu a questo punto, dopo circa tre secoli, che i redattori aggiunsero alla Bibbia un Davide frustrato, piangente e implorante perdono a dio per le proprie colpe. Come causa dellimmenso dolore, quale situazione poteva essere pi adatta di quella di un figlio che si rivolta contro il proprio padre? E cos si inventarono la storia di Assalonne che contest il padre Davide, marciando contro di lui, per impossessarsi del regno di Gerusalemme. 45

Per renderci conto di come fu trasformata la figura del Davide criminale della prima edizione, in quella di un Davide santo che piange sui propri peccati, riporto alcuni passi tratti dalle due edizioni. Dalla prima edizione:
Davide si alz, part con i suoi uomini e uccise duecento filistei. Davide tagli loro i prepuzi e li cont davanti al re Saul (I Sm. 18, 27). Davide partiva a fare razzie contro i gherusiti, i ghirziti e gli amaleciti. Batteva quel territorio e non lasciava in vita n uomo n donna. Non lasciava in vita nessuno perch non ci fossero testimoni delle sue stragi (I Sm. 27, 8). Gli uomini di Davide tornavano da una scorrera e portavano con s grande bottino (II Sm. 3, 22). Davide diede ordine ai suoi soldati di uccdere Recab e Baana suo fratello; questi li uccisero, tagliarono loro i piedi e le mani e li appesero presso la piscina di Ebron (II Sm. 4, 12).

Di fatti simili, tendenti a costruire la figura di un messia guerriero implacabile e impietoso verso i nemici dIsraele riportati nella prima Bibbia, ce ne sono ancora a dozzine Dalla seconda edizione: agli insulti che gli vengono pubblicamente rivolti da un certo Simei, figlio di Ghera, che lo chiama sanguinario e scellerato, Davide mansuetamente cos risponde, rivolgendosi a coloro che erano presenti allumiliazione che pubblicamente aveva subito:
lasciate che costui mi maledica poich egli non che lesecutore di un ordine del signore. Forse il signore guarder la mia afflizione e mi render il bene in cambio della maledizione di oggi.

Incalzato dal figlio Assalonne, che voleva ucciderlo:


Davide saliva lerta degli ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi. Tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.

Il re Davide e i pochi che gli erano rimasti fedeli sono ridotti talmente allo stremo delle forze che un certo Sabi e un certo Barzillai, presi di piet, portarono loro da mangiare formaggi di pecora e di vacca, dicendo:
questo re e la sua gente hanno patito fame, stanchezza e sete nel deserto!.

E non parliamo poi della disperazione che prov Davide quando gli comunicarono che il figlio Assalonne era stato ucciso da sicari in unimboscata tesagli nella foresta di Efraim. Daltronde era da prevedersi che nel copione fosse prevista la morte del figlio, perch la scena finale della commedia potesse chiudersi su un Davide che piange e urla, con il capo coperto di cenere. Sar da questi libri scritti nel IV, III e II sec. av. n. e.che i cristiani trarranno le profezie per redigere i loro Vangeli e le basi per costruire la loro liturgia, associando alle sofferenze di Davide la passione di Cristo. Basti ricordare ancora che i Salmi, come tutti gli altri libri facenti parte del Vecchio testamento, sono la traduzione in ebraico o in greco di antichissimi carmi orientali, operata dai giudei per costruire la loro ideologia religiosa, per comprendere come la Bibbia sia un insieme di frodi e di falsificazioni, esattamente come lo sono i libri del Nuovo testamento che ne derivano, quali i Vangeli, gli Atti degli apostoli e quelle Lettere attribuite a un fantomatico Paolo di Tarso, che la Chiesa ha esaltato come colonna portante delle proprie verit e della propria morale. Le falsificazioni sono talmente evidenti che molte di esse sono state riconosciute anche dalla stessa Chiesa, come per esempio il libro Sapienza, che, scritto nel I sec. av. n. e., fu attribuito a Salomone, che era vissuto ottocento anni prima. Le due correnti proseguirono ognuna nella propria ideologia fino a quando, nel 168 av. n. e., si unirono nella rivolta dei maccabei per costruire, di comune accordo, un messia dalla duplice figura, che sarebbe disceso dal cielo come lo volevano i religiosi, per mettersi al comando dellesercito giudaico in qualit di guerriero, come lo volevano i rivoluzionari.

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IL CULTO DEI MISTERI

Per comprendere come la corrente religiosa ebraica giunse a costruire il suo dio spirituale e quindi il messia asceta da opporre a quello guerriero della corrente rivoluzionaria, dobbiamo soffermarci a spiegare quelle cerimonie che venivano celebrate nelle religioni pagane come culto dei misteri. Culto dei misteri era la denominazione relativa a particolari cerimonie religiose a cui potevano partecipare soltanto gli iniziati , rispondenti al nome di mista, da cui viene mistero, e sulle quali era fatto obbligo mantenere il pi assoluto segreto. I misteri miravano alla salvezza dellindividuo per mezzo delliniziazione a una dottrina e a pratiche rituali a essa relative che dovevano rimanere celate ai non appartenenti alla setta. Inizialmente connessi a rituali sacro-magici diretti a sollecitare le forze della natura a risvegliarsi dopo la stasi dellinverno, si rivolsero, in secondo momento, alla condizione dellanima umana dopo la morte. Come un seme che dopo aver trascorso il periodo invernale torna a vivere attraverso il germoglio, cos luomo pens che anche egli sarebbe potuto risorgere a seconda vita. Fu in questo trasferimento di se stesso nel seme che rivive nel proprio germoglio che luomo concep la resurrezione dalla morte. La presenza di un estinto che si sentiva accanto, il realizzarsi di premonizioni ricevute da defunti apparsi in sogno e altre simili allucinazioni e visioni, furono considerate come prove confermanti lesistenza di un altro mondo. Si entrava a far parte di queste sette attraverso un rito che i greci chiamarono battesimo, dalla voce baptizo, ovvero immergo. Liniziato, dopo un periodo di indottrinamento, veniva immerso in una vasca contenente acqua lustrale che, cancellando tutte le colpe del passato, gli permetteva di ricevere come premio la vita eterna, se avesse rispettato le regole dettate dalla religione che aveva abbracciato. I primi a praticare il battesimo furono i sacerdoti egizi della dea Iside. Questa pratica, riservata in principio ai faraoni, concessa poi ai grandi sacerdoti e quindi ai dignitari politici e agli ufficiali, fu infine estesa a tutti, compresi i ceti pi umili. Una forma di comunismo spirituale che, legando le masse a ununica credenza, favor limperialismo faraonico, che era basato su quella politica di ampliamento demografico in atto allepoca della seconda invasione ebraica dellEgitto. In seguito al successo politico-sociale riportato dagli egizi, nel giro di pochi secoli tutte le religioni del Vicino oriente, sostenute dai vari imperialismi, si ritrovarono a praticare il battesimo. Nel rito legato al culto del dio Attis, mentre liniziato veniva immerso nellacqua lustrale, il sacerdote recitava:
tu sei rinato e da questo momento farai parte del mondo degli eletti a cui sono aperte le porte delleternit.

Le cerimonie battesimali, anche se recitate in nome di divinit diverse, si somigliarono tutte. Lo stesso rito celebrato in Egitto per la dea Iside veniva ripetuto in Frigia per Attis, a Babilonia per il dio Marduk, in Grecia per Dionisio e Demetra (misteri eleusini) e in Persia per il dio Mithra. Accomunate cos da uno stesso rituale e da uno stesso fine, quello di assicurare ai propri seguaci la resurrezione, tutte queste divinit si trovarono nel pieno di una competizione per la supremazia, volta a fare di ciascuna la dominatrice su tutto il Vicino oriente. Praticamente il culto dei misteri diede inizio a quel sincretismo che, in forma pacifica, avrebbe portato al monoteismo, selezionando la divinit trionfatrice sulle altre monoteismo ben differente da quello della Bibbia, che era basato sullimposizione del proprio dio attraverso una forma di violenza rivoluzionaria. Che il sincretismo pagano mirasse a imporre un unico dio attraverso una selezione naturale dei culti, o meglio attraverso una fusione spontanea delle religioni, viene dimostrato dal fatto che nel V, IV e III sec. av. n. e. furono costruiti templi in cui venivano adorati contemporaneamente numi rivali, quali quello di Serapide in Grecia nel quale si adoravano Iside e Zeus, e anche addirittura monumenti rappresentanti un amalgama di dei. Tra le tante statue ritrovate che datano a quellepoca ce ne sono alcune che risultano composte da diverse divinit, a suffragio di un unico culto, come quella che ancora esiste a Comagene (Turchia) nella quale, sotto il simbolo del sole, si trovano scolpite nello stesso monolito le figure di Mithra, Apollo, Elio e Demetra. 47

Su tutte queste divinit trionfava il dio della luce, quel dio sole (Aton in Egitto) che fu eletto quale unico dio dal faraone Akenaton, il primo a concepire il monoteismo. Ricollegandosi a questa ideologia, che poneva il sole come unico dio delluniverso, tutte le religioni che seguirono tesero a rapportare il proprio dio a questo astro che, nel suo dominio assoluto sullesistente, come illuminava il inondo dei vivi, altrettanto rischiarava quello dei morti. Ideato cos il sacramento del battesimo, che offriva la possibilit di accedere a una seconda vita dopo la morte, si tratt allora di escogitare il sistema che avrebbe permesso agli uomini di poter rinascere una seconda volta come quel chicco di grano che ritornava a vivere a primavera attraverso il germoglio che usciva dalle zolle. Essendo limmortalit un requisito riservato soltanto agli dei, non rimaneva che trovare il modo di trasferirla da loro alluomo. Fu cos che i praticanti il culto dei misteri, attraverso lelaborazione di convinzioni primitive per cui si credeva che mangiando le interiora del nemico ucciso e bevendo il suo sangue si sarebbero assimilate le sue virt , giunsero alla conclusione che avrebbero incorporato limmortalit del loro dio bevendo il sangue degli animali che venivano immolati in suo onore, animali che, in un eccesso di esaltazione religiosa furono tanto assimilati agli dei, da divenire essi stessi delle vere e proprie divinit. Dopo averli sgozzati, nella convinzione che questi animali fossero la personificazione del dio che rappresentavano, i seguaci ne bevevano il sangue e ne mangiavano le interiora per incorporare attraverso di essi le essenze divine che contenevano, prima fra tutte limmortalit, che avrebbe permesso loro di vivere una seconda vita eterna in seguito alla resurrezione dalla morte. (Questa forma di teofagia primitiva, cio di comunione con il proprio dio attraverso la fagocitazione dellanimale che lo rappresenta, ancora praticata da alcune trib dellAfrica, della Nuova Zelanda e presso alcuni popoli dellAmerica del Sud.) In seguito, con i cerimoniali che si facevano sempre pi raffinati ed elaborati, il sangue che prima veniva bevuto direttamente dal collo dellanimale fu raccolto in coppe che venivano passate ai fedeli, i quali se le portavano a turno alla bocca tra canti, preghiere propiziatorie e gesti magici eseguiti da sacerdoti, che pontificavano in abiti sempre pi appariscenti e luccicanti di pagliuzze dorate e ricami dargento. In una fase di ulteriore raffinatezza, dipendente soprattutto dal fatto che non a tutti era gradito bere del sangue, questo fu sostituito con il vino, che doveva essere rosso e dolce perch eguagliasse il pi possibile il sangue. (E gli antropologi ancora si chiedono da dove origini il vampirismo!) Il primo utilizzo del vino in sostituzione del sangue fu praticato in Egitto 1.500 anni prima di Cristo dai sacerdoti della dea Iside. La cerimonia della transustanziazione del vino nel sangue della divinit viene riportata da graffiti dellepoca. A un punto stabilito della cerimonia il sacerdote eseguiva la consacrazione, dicendo:
tu sei vino ma non sei vino perch tu sei le interiora di Iside.

Dopo di che, preso il calice, lo porgeva ai fedeli presenti, che, inginocchiati, se lo passavano a turno, ringraziando la divinit quale dispensatrice di grazie e di eternit. Nel culto di Attis e di Cibele il rito eucaristico assumeva limportanza di convivi collettivi. Tra canti e suoni si consumavano questi pasti comunitari che venivano chiamati banchetti eucaristici esattamente come, dopo tremila anni, vengono ancora oggi chiamate le riunioni dai comunicandi seguaci del cristianesimo. Delle cerimonie celebrative di Attis e di Cibele sono state ritrovate tavolette che riportano le formule di ringraziamento che i fedeli pronunciavano dopo aver bevuto il vino che si era trasformato nel sangue della divinit:
io mi sono mischiato ad Attis

diceva il credente. E il sacerdote, riprendendo il calice, aggiungeva:


felice e bello, anche tu divenuto dio, ora potrai vincere la morte.

Coloro che introdussero per primi il pane nel sacramento eucaristico come sostanza trasformabile nel corpo del dio furono i sacerdoti di Dionisio, il quale, in qualit di dio della fertilit e 48

dellabbondanza, era simboleggiato da un chicco di grano. A un certo punto le consacrazioni furono eseguite da tutte le religioni su questi due elementi, tanto che in alcune di esse ritroviamo le stesse formule che ancora oggi vengono praticate dai seguaci di Ges, di questa divinit cristiana che, come vedremo, fu costruita soltanto nel II sec. n. e., a completa imitazione delle divinit pagane. Ma questa pratica eucaristica, che and avanti per diversi secoli, per quanto fosse supportata da preghiere e cerimoniali che divenivano sempre pi complessi ed elaborati nelle loro manifestazioni magiche fatte di segni in aria e di formule sibilline , cominci a sembrare sempre pi dubbia a causa di quellevoluzione teologica che port al seguente interrogativo: come pu una divinit trasmettere alluomo la virt della resurrezione, se non la possiede, dal momento che, essendo eterna, non mai morta?. Quindi, per quel nemo dat quod non habet nessuno pu dare ci che non ha , i teologi pagani pensarono di far discendere gli dei sulla terra, affinch, divenendo uomini, potessero morire e quindi risorgere, per acquisire la virt della resurrezione da trasmettere agli nomini. Di conseguenza, essendo questi dei divenuti capaci di trasmettere la salvezza agli uomini, furono chiamati sotres: salvatori. Essendo divenuta cos la morte della divinit il fine principale da raggiungere per pervenire alla resurrezione, tutte le religioni pagane fecero scendere i propri dei dal cielo, presentandoli in et gi adulta. Poich lincarnazione del dio veniva motivata dal fatto che egli scendeva sulla terra per far conoscere agli nomini la sua morale di salvezza, di conseguenza questi dei venivano presentati tutti nelle vesti di predicatori, prima di essere fatti morire per opera dei loro nemici, rappresentati dai seguaci del male. I fatti si svolgevano nel modo seguente: Il sotr, una volta sceso sulla terra, dopo aver predicato la sua religione, veniva catturato dai suoi avversari le forze del male , che lo uccidevano, dopo avergli fatto subire una passione. Dopo tre giorni dal decesso, durante i quali veniva fatto discendere agli inferi per dimostrare che era divenuto padrone della morte, egli veniva fatto risorgere per ritornare nel mondo degli dei dal quale era venuto. Acquisita cos la virt della resurrezione, egli poteva di conseguenza trasmetterla alluomo attraverso il sacramento delleucarestia che si basava sul principio primitivo secondo il quale le virt del nemico ucciso in battaglia si assimilavano bevendo il suo sangue e mangiando le sue interiora. Nella competizione creatasi tra le varie credenze, ogni setta religiosa compil un Vangelo, nel quale, raccontando la vita e le prediche del proprio salvatore, esprimeva la propria morale di salvezza. Sempre per quel principio primitivo che associava la resurrezione alla rinascita della natura, le divinit venivano fatte morire e quindi risorgere, tutte, in primavera. La morte di Marduk, dio sumero-babilonese, veniva celebrata tra il quindici e il venti di marzo. La sua passione era cos raccontata nel suo Vangelo: catturato dai nemici, dopo essere stato condotto su una montagna dove, dopo averlo ricoperto con un mantello di porpora a fine derisorio e dopo avergli messo in mano una canna come scettro e sulla testa una corona di foglie di acanto, fu processato e condannato a morte dopo un interrogatorio riguardante le sue pretese di dichiararsi dio. In un passo di questo Vangelo veniva detto che i suoi carnefici prima di seppellirlo, per accertarsi che fosse veramente morto, lo avevano colpito al petto con una lancia, provocandogli una ferita dalla quale era uscito un liquido biancastro. Questo particolare, che pu apparire secondario, assume invece una grande importanza, perch attraverso di esso i seguaci di Marduk intendevano portare la prova della morte del loro dio, affinch non ci potessero essere dubbi sullautenticit della sua resurrezione. Lo stesso avveniva in Siria per Adone, che veniva fatto risorgere il 25 di marzo, tre giorni dopo la sua morte. Nel Vangelo di Attis si diceva che nel sepolcro vuoto fu trovato il lenzuolo in cui avevano avvolto il dio prima di seppellirlo. (Come si vede, la Sindone ha origini molto lontane nel tempo!) Una morte del tutto simile veniva raccontata nel Vangelo della dea assiro-babilonese Ishtar, che, dopo essere stata uccisa per impiccagione, rimase appesa allalbero, finch il terzo giorno fu liberata dal dio supremo creatore delluniverso, che le ridette la vita. Anche lei veniva fatta discendere agli inferi durante i tre giorni trascorsi dopo la morte.

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( interessante considerare come i primi cristiani, nei vari tentativi che fecero per costruire i loro Vangeli, prima di giungere alla versione definitiva, tra le tante cose che intentarono ci fu anche quella di far discendere allinferno non il loro salvatore, ma sua madre, la vergine Maria, a imitazione della dea Ishtar.) Se in tutte le religioni la durata della morte delle divinit era di tre giorni lo si deve al fatto che tre era il numero dei giorni che i fakiri passavano sotto terra in quelle catalessi che eseguivano per dare una dimostrazione tangibile della resurrezione dopo la morte. La stessa morte per uccisione da parte dei suoi avversari, con conseguente discesa agli inferi e resurrezione finale, veniva attribuita anche al dio greco-egizio Serapide. A questi dei salvatori (sotres), fu dato il titolo di kyrios (signore) in conseguenza della loro vittoria sulla morte. I seguaci del cristianesimo non sanno che quando recitano il kyrie eleison non fanno che ripetere quelle preghiere che i pagani rivolgevano ad Attis, Marduk, Cibele, Adone, Demetra, Mithra e a tutti gli altri dei nei loro culti dei misteri. Se fra tutte le religioni impegnate nel sincretismo quella che si dimostr la pi valida fu il mazdeismo, ci dipese dal fatto che, essendo lultima arrivata, pot usufruire delle esperienze altrui. Anche se la sua origine si perde nella notte dei tempi, scaturendo da antichi racconti babilonesi risalenti al XIV secolo av. n. e., essa si deline netta e precisa soltanto nel VII sec. av. n. e. per opera di un certo Zarathustra (Zoroastro) che, avuta da Aura Mazda la rivelazione della vera religione, fece leggere a Vishtaspa, re dellIran, lAvesta, un libro in lingua avestica che riportava la morale dettatagli da dio. Il re, riconosciutala valida, dopo essersi convertito con la sua famiglia, limpose a tutti i popoli da lui dipendenti, frastagliati in una moltitudine di idolatrie, che grazie a essa riusc a riunire sotto un solo dio. (Fu appunto su questi esempi degli altri popoli, che i giudei concepirono il programma di riunire gli ebrei sotto un solo dio.) Imposto cos in Iran dal re Vishtaspa, il mazdeismo, dopo essersi affermato in Persia e in Siria, si diffuse ben presto in tutto il Vicino oriente, in virt dei suoi concetti religioso-politici, che si dimostrarono superiori a quelli delle altre religioni. Per comprendere nella maniera pi chiara e rapida possibile la teologia avestica, immaginiamoci di essere degli spettatori che, seduti nella platea di un teatro, assistono a una recita: il sipario si apre, mostrandoci sul palco Aura Mazda, che vive solo nella sua essenza eterna di dio in un infinito privo di materia, rappresentato simbolicamente da un toro, che, nella sua forma trascendentale, racchiude in s il bene e il male. con questa visione, che esprime un infinito privo di materia rappresentato da un toro cosmico, che il mazdeismo d inizio alla creazione delluniverso. Dato che nei dettami teologici il nulla viene assimilato alle tenebre, di conseguenza la fine del nulla la si faceva dipendere dallavvento della luce e quindi del sole. La religione mazdeista risolve il mistero della creazione attribuendo ad Aura Mazda un figlio, dio solare, a cui d il nome di Mithra un dio di origine indo-iraniana risalente allepoca vedica, XIV sec. av. n. e. (Tutte le religioni non sono che ladattamento, rimodernamento e trasformazione di religioni precedenti, la cui storia, regredendo nel tempo, riporta a quellanimismo che fu la prima base delle credenze umane.) Questa situazione di un nulla che procede dalleternit, a un certo punto si interrompe per opera di Mithra che, uccidendo il toro cosmico, d avvio alla creazione delluniverso Mithra il sole che fuga le tenebre. Le forze del bene e del male, che si erano liberate in seguito alla morte del toro, cominciarono a combattersi per il predomino delluniverso. Le prime, rappresentate dal dio Aura Mazda e dai suoi angeli della luce, amesha spenta, sconfissero il cattivo Arimane (Angra Maniu) e i suoi angeli delle tenebre (demoni), che, per salvarsi, si rifugiarono sulla terra. Fu in conseguenza di questo trasferimento della lotta cosmica sulla terra, che gli uomini vennero coinvolti nella lotta tra il male e il bene. Noi che siamo in platea vediamo a questo punto che sulla scena il sole pervade incontrastato tutto luniverso, tranne la terra dove, con la presenza della notte che si intervalla al giorno e le ombre che contrastano la luce, esistono ancora le tenebre.

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Gli uomini vorrebbero che anche sulla terra, come nelluniverso, il bene vincesse sul male, ma purtroppo sono loro stessi che, per mancanza di una direttiva morale, ne impediscono la realizzazione, schierandosi spesso dalla parte delle tenebre. Questo andamento delle cose, che vede gli uomini cedere alle tentazioni dei demoni, nonostante desiderino nel loro inconscio che la luce trionfi sulle tenebre, va avanti fino a quando il dio Aura Mazda decide di inviare suo figlio sulla terra per insegnare la via giusta da seguire, di modo che lumanit, schierandosi definitivamente dalla parte del bene, entri in una collaborazione con gli angeli della luce che permetta di fugare le tenebre anche sulla terra. (La pretesa della religione avestica di possedere la verit la stessa che avevano tutte le religioni che si dichiaravano ciascuna essere quella vera, accusando le altre di essere false e mendaci.) Mithra era presentato nella teologia avestica come il trait-dunion tra quei due desideri di cui ho parlato, il desiderio di Aura Mazda, che voleva la salvezza delluomo, e il desiderio delluomo che voleva essere salvato desideri che, pur avendo lo stesso fine, non potevano realizzarsi perch, appartenendo a due mondi differenti, non potevano comunicare tra loro. Il desiderio di dio di indicare agli uomini la via da seguire per vincere il male, essendo racchiuso in un pensiero appartenente a un mondo essenzialmente spirituale, non poteva essere recepito dalluomo che, fatto di materia, apparteneva a unaltra dimensione. Due mondi separati da un confine invalicabile, dal momento che luno, quello di dio, viveva al di fuori della materia, nella sua immutabilit spirituale, mentre quello delluomo viveva nella materia, soggetta alla corruttibilit. Perch il contatto potesse avvenire e dare inizio a una comunione tra dio e gli uomini, bisognava, dunque, che uno dei due mondi superasse il confine di separazione ed entrasse nellaltro. Escluso che luomo potesse trasformarsi in essenza divina a causa della sua pochezza, il contatto non poteva quindi avvenire che per iniziativa di dio. Fu cos che Aura Mazda, stando alla teologia avestica, a un certo punto decise di tradurre il suo pensiero trascendentale in una voce comprensibile agli uomini, trasformando suo figlio Mithra, che era puro spirito come lui, in materia, facendolo incarnare come uomo. Fu da ci, da questa trasformazione del pensiero in voce, che Mithra fu chiamato logos, che in greco significa parola (verbo). Questo concetto fu poi adottato e fatto proprio dai cristiani, che lo applicarono a Ges quale salvatore (sotr), fattosi uomo per volere di dio. (Se qualcuno vuole ulteriori spiegazioni sulla nozione di logos, non ha che da chiederlo ai preti, perch in realt la teologia cristiana non che la riproduzione di quella mazdeista.) La vita di Mithra quale salvatore (sotr), una volta disceso sulla terra, del tutto simile a quella riportata dalle altre religioni riguardo ai loro dei, anche se nel suo Vangelo, a differenza degli altri culti dei misteri, si d una spiegazione riguardo alla sua venuta sulla terra che lo vuole nato da una vergine che lo aveva concepito per opera dello stesso dio Aura Mazda. Cresciuto in virt e saggezza, dette inizio alla sua attivit redentrice, predicando la morale mazdeista. Una morale che, indirizzandosi soprattutto agli umili e agli oppressi, veniva riassunta in una predica, detta delle Beatitudini, nella quale Mithra prometteva una ricompensa di felicit eterna dopo la morte a coloro che, con rassegnazione, avessero sopportato loppressione e le ingiustizie su questa terra. Nel Vangelo di Mithra venivano raccontati gli attacchi che egli aveva ricevuto da parte dei suoi nemici, i seguaci del principe delle tenebre Arimane e dei suoi demoni, gli angeli del male. La sua passionex del tutto simile a quella degli altri salvatori appartenenti agli altri culti dei misteri. Ucciso dopo essere stato torturato, fu appeso a un palo e fatto resuscitare il terzo giorno dalla morte dopo essere disceso agli inferi. Nel Vangelo avestico viene riportata anche lultima cena che Mithra consum con i suoi apostoli: dopo aver trasformato il pane e il vino nel corpo e sangue proprio e aver detto loro che, se lo avessero mangiato e bevuto, avrebbero ricevuto la vita eterna, promise che alla fine del mondo sarebbe ridisceso sulla terra su un carro tirato da cavalli per giudicare, dallalto di una nube, i vivi e i morti che sarebbero usciti dalle tombe, ritornando in possesso dei loro corpi (resurrezione della carne). Compiuta cos la sua missione sulla terra e lasciato ai suoi discepoli il compito di propagare la sua dottrina, Mithra veniva fatto risalire in cielo, dove si riuniva con il padre Aura Mazda, in attesa del giudizio universale. Questo giudizio universale, operato su tutti i vivi e i morti, lultimo atto della commedia a cui abbiamo assistito. Dopo di che, con la fine del mondo, con lannientamento della materia, ritornan51

do tutto allo stato precedente la creazione, il sipario si richiude sulla stessa scena su cui si era aperto, cio su Aura Mazda che, in qualit di pensiero, si ritrova a pensare, non si sa bene a che cosa, immerso in uneternit fatta di nulla. A noi non rimane che battere le mani allideatore e al regista di questa commedia, anche se non possiamo nascondere una certa perplessit, che viene dallinterrogativo: ma perch tutto ci?. Soprattutto se pensiamo che il risultato comporta la condanna di gran parte dellumanit a uneternit di dolore. Nella religione avestica, come la resurrezione di Mithra veniva festeggiata alla met di marzo, a simboleggiare la rinascita della natura dopo la morte dellinverno, cos si celebrava la sua nascita il venticinque di dicembre per esprimere, attraverso lallungarsi del giorno, la vittoria della luce sulle tenebre. Nel rito che si svolgeva in occasione della nativit venivano offerti al bambino Mithra, nato da una vergine, lincenso quale simbolo di spiritualit, loro quale riconoscimento della sua regalit, la mirra come espressione del concetto di eternit. Tutto ci che si riferisce alla religione mazdeista, anche se le sue concezioni-base provengono da antiche leggende babilonesi, si attribuisce al suo fondatore, Zarathustra. Tra le tante cose che si narrano di lui, come che fosse un principe di stirpe reale, cera quella che faceva corrispondere la sua nascita (VII sec. av. n. e.) a un evento cosmico apportatore di luce, che si verifica ogni sette secoli con lentrata di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci. Fu in seguito a questa coincidenza che alcuni veggenti profetizzarono che al successivo verificarsi dello stesso avvenimento astrale sarebbe nato un giusto simile a Zarathustra, che avrebbe dato inizio a unera di benessere, che si sarebbe conclusa con il trionfo definitivo del bene sul male. (Lo scadere di questi sette secoli coincider con lera messianica.) Diffusasi subito in Iran, in Persia e in Siria, in seguito alla conversione del re Vishtaspa che limpose ai suoi sudditi, la religione mazdeista si propag in tutto il Vicino oriente, e in Grecia, dove fu incoraggiata da Alessandro il Macedone prima, e dai sovrani ellenistici che seguirono poi, e infine a Roma, dove fu infine dichiarata religione di Stato. I motivi per cui il mazdeismo si impose sulle altre religioni furono essenzialmente due: 1. coinvolgendo tutta lumanit in un concetto di salvezza universale, favoriva il sincretismo tanto auspicato dagli imperialismi. 2. Rivolgendosi in particolare a coloro che subivano ingiustizie sociali, con la promessa di una ricompensa che avrebbero ricevuto dopo la morte, se avessero sopportato le sofferenze con umilt e rassegnazione, tendeva a rendere quieta quella massa di insoddisfatti che ha rappresentato sempre uno dei maggiori nemici della stabilit degli imperialismi. In Grecia, compresi i vantaggi che si poteva trarne, lespansione del mazdeismo fu favorita, esaltandolo filosoficamente come ideologia apportatrice di benessere e di giustizia. Il platonismo, filosofeggiando sui concetti avestici, preconizz la realizzazione del sincretismo in un lgos che, in qualit di divinit pose in cielo, al centro di una croce, i cui vettori, indicando i quattro punti cardinali, ne dimostravano luniversalit, e come uomo nella figura del giusto zarathustriano, che avrebbe dato la propria vita per insegnare agli uomini la giusta morale da seguire. Ispirandosi ai culti dei misteri, si arriv a preconizzare addirittura la passione e la morte di questo salvatore, che sarebbe stato ucciso dai suoi oppositori, cio dai seguaci del male:
ecco quello che vi diranno: che il giusto , nella condizione in cui si trova, sar frustato, torturato, legato, gli saranno bruciati gli occhi e infine, dopo avergli fatto soffrire tutti i mali possibili, sar messo al palo.

Questa frase riferita al futuro realizzatore del sincretismo, parla di un palo (stauros) e non di croce, come i cristiani hanno invece tradotto per trasferire sul loro Cristo questa profezia. Ma non si poteva assolutamente parlare di croce come la intendono i cristiani, cio la croce latina, perch essa non mai esistita come strumento di morte. Come vedremo in seguito, la croce latina non che uninvenzione operata dai cristiani alla fine del IV sec. n. e. Anche laristotelismo esponeva il concetto di una divinit unica, che riteneva essere allorigine dei movimenti della materia. 52

Di conseguenza, come furono incoraggiate le teorie filosofiche che andavano il sincretismo, furono ostacolati quei matematici filosofi che, sostenendo come verit accettabili soltanto quelle derivanti dalla ricerca scientifica, si opponevano a tutte queste teorie teologiche i cui concetti, in fondo rifiutati o ignorati dalla ragione, non potevano essere che una truffa ai danni del progresso e dellevoluzione sociale, perch al servizio degli imperialismi che basavano il loro potere anche sullalienazione intellettuale dei popoli. Per dimostrare quanto le religioni siano state sempre causa di regresso e di oscurantismo, accenner, invece, a quei pensatori che negano ogni principio divino: Parmenide, negando un dio creatore, sosteneva leternit della materia, scrivendo nel suo poema:
tante sono le prove che dimostrano che ci che esiste non pu avere fine.

Eraclito, nella sua opera, della quale rimasto soltanto qualche frammento, affermava:
[ il] mondo, unit di tutto, non stato creato da nessun dio, ma stato e sar un fuoco eternamente vivo che si accende e si spegne secondo delle leggi.

Concetto che esprime la teoria dellespansione e della contrazione degli universi sostenuta dagli scienziati di oggi. Anassagora, nelle sue ricerche cosmologiche, spiegava come lorigine del mondo non fosse dovuta a una creazione divina, ma fosse il risultato di un miscuglio di materia realizzatosi in un turbine cosmico. Condannato per le sue affermazioni razionaliste e antireligiose, dovette fuggire da Atene. Diogene, altro pensatore ateo e oppositore delle idee mistiche. Leucippo pose le basi della teoria atomica introducendo i concetti del vuoto assoluto e degli atomi che si muovono in esso. Democrito, discepolo di Leucippo, port cos avanti gli studi del suo maestro e si pu considerare il fondatore del materialismo odierno. Per lui la realt del mondo si iscriveva nellinsieme dei movimenti degli atomi del vuoto: linfinit dei mondi che nascono e che muoiono nelluniverso, non stata creata da un dio, ma per merito di una relazione intervenuta tra il caso e la necessit. Epicuro riprese la teoria atomista di Democrito, ma introdusse la nozione della deviazione (il clinamen) per ci che riguardava la traiettoria rettilinea degli atomi. Negando lintervento degli dei negli affari del mondo, proclamava la materia principio eterno nel suo eterno movimento, quel movimento nel quale nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma (legge di Lavoisier, 2.300 anni dopo). Ed Epicuro che ha dimostrato che dio non esiste e che le religioni sono sorgente di tormento per luomo e che luomo, per realizzarsi, deve, perch lo pu, seguire unetica di ragionevole piacere. Il ragionamento di Epicuro che dimostra la non esistenza di dio rimasto inconfutabile, per quanto i credenti (creduli) si siano accaniti a sovvertirlo. Eccolo:
il male esiste, quindi di due cose luna, o dio ne a conoscenza o lo ignora: 1) dio sa che il male esiste, pu sopprimerlo, ma non vuole ... Un tale dio sarebbe crudele e perverso, dunque inammissibile; 2) dio sa che il male esiste, vuole sopprimerlo, ma non pu farlo ... Un tale dio sarebbe impotente, dunque inammissibile; 3) dio non sa che il male esiste ... Un tale dio sarebbe cieco e ignorante, dunque inammissibile.

Lucrezio, continuatore di Epicuro, nella sua opera De rerum natura distrugge ogni concetto di divinit, scrivendo:
[ il] principio che noi poseremo sopra tutto che nulla nasce da nulla per un potere divino [ex nihilo nihil]. Il timore che attualmente domina tutti i mortali e li rende succubi delle religioni, dipende dal fatto che vedono compiersi sulla terra fenomeni che, non conoscendone la causa, attribuiscono alla potenza divina. soltanto in seguito alla convinzione che ci porta ad affermare che nulla si pu creare dal nulla che noi potremo giungere a scoprire loggetto delle nostre ricerche, il cui risultato dimostrer come tutto si compie senza lintervento degli dei.

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Poich la religione divenne unistituzione di Stato, concorrendo a soggiogare le masse, che pi restano ignoranti e pi fanno il gioco degli imperialismi, di conseguenza gli atei e i materialisti razionalisti furono perseguitati, mentre furono esaltati i mistici e i religiosi. Il libero pensiero fu messo cos a tacere per oltre ventitr secoli, cio fino a quando, nel 1700, lIlluminismo ridava vita al materialismo ateo. Ventitr secoli di dogmi e di misteri, che impedirono ogni forma di evoluzione sociale, lasciando lumanit nelloscurantismo di quei culti dei misteri, che ancora oggi vengono seguiti dai seguaci delle religioni ancora in essere, e soprattutto dal cristianesimo, che ne lesatta riproduzione. Condannati quei pensatori atei che gi trattavano argomenti riguardanti latomo, luomo, costretto dal plagio a credere che la materia fosse allorigine di tutti i mali, si affid alla volont divina, da cui fece tutto dipendere. Cosicch, esaltata lignoranza fino a santificare i sostenitori del regresso, contrariamente a quanto sostenevano le religioni, furono le tenebre dei misteri e dei dogmi a trionfare sulla ragione e il buon senso. Come conseguenza di quella incompatibilit che c tra la ragione e la fede, tutte le religioni si opposero, e si oppongono ancora, alla ricerca scientifica, considerata da esse la loro peggiore nemica (ex nihilo nihil). Basti dire che soltanto sotto il pontificato di Pio XII (1939-58) la Chiesa ha ammesso che utile e lecita lamputazione chirurgica. La Chiesa ha sempre considerato le epidemie come flagelli voluti da dio, contro i quali ogni lotta veniva considerata un sacrilegio. Quando la peste faceva strage fra le popolazioni, emanava ogni volta degli editti che proibivano la distruzione dei ratti, ritenendoli i realizzatori della volont di dio. Nel 1829 Leone XII condann le vaccinazioni scrivendo:
chiunque procede alla vaccinazione cessa di essere figlio di dio: il vaiolo un castigo voluto da dio, la vaccinazione una sfida contro il cielo.

Nel 1200 il Doge di Venezia spos una principessa originaria di Bisanzio. Poich questa principessa continu a seguire alcuni usi della sua terra, scaten subito le ire delle autorit ecclesiastiche che la minacciarono di castighi divini. Quando cadde malata, san Bonaventura (il dottore serafico) dichiar che la sua malattia era la punizione di dio alla quale la principessa si era esposta con il suo comportamento scandaloso, che, dopo la sua morte, fu spiegato dalla Chiesa nei seguenti termini:
la principessa ha ricevuto da dio la punizione che meritava perch portava i cibi alla bocca non con le mani come morale fare, ma per mezzo di forche [forchette] in oro a due denti.

Praticamente, se fosse dipeso da questi oscurantisti ispirati da dio, mangeremmo ancora con le mani, lasceremmo che la peste ci distrugga per non uccidere i ratti, lasceremmo i nostri arti incancrenirsi per non contraddire il cielo che, a quanto risulta, continua ancora, fra laltro, a opporsi alluso dei profilattici e alla pratica degli anticoncezionali.

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LA RIVOLTA DEI MACCABEI

Prima di parlare della rivolta dei maccabei la quale, avendo determinato la riunificazione della corrente spiritualista con quella guerriera, rappresenta certamente uno degli avvenimenti pi importanti della storia giudaica , bene fare un breve sommario degli avvenimenti che seguirono la loro scissione. Le due correnti, separatesi in seguito alla decisione che presero le comunit extrapalestinesi di dissociarsi da Gerusalemme per seguire un programma essenzialmente religioso, proseguirono ciascuna secondo la propria ideologia. Mentre quella rivoluzionaria continuava secondo gli insegnamenti biblici a tener viva lattesa del messia guerriero scelto (unto) da dio tra gli uomini che, novello Davide, si sarebbe messo a capo del loro esercito per ricostituire il regno dIsraele, quella religiosa si impegnava a costruirsi un messia sacerdotale che sarebbe disceso dal cielo come predicatore, a imitazione dei sotres dei culti dei misteri. Essendo lo scopo degli spiritualisti quello di opporsi al sincretismo delle religioni pagane, si vennero a trovare di fronte due costruendi monoteismi, quello pagano, che, provenendo da una naturale selezione di divinit, si stava pacificamente realizzando con il dio Mithra, e quello giudaico, rappresentato dal suo dio artificioso e preconfezionato. Ma, per quanto i teologi giudaici cercassero di elevare il loro dio, la loro religione rimaneva tuttavia in uno stato di inferiorit di fronte a quelle pagane, per il fatto che, mentre queste presentavano ai loro fedeli un salvatore gi realizzato, la loro non poteva offrire che un messia che doveva ancora venire. Fu questa attesa di un messia, la cui venuta diventava sempre pi utopica, a determinare quellindebolimento di fede presso i giudei di cui si parla nel libro di Giobbe, uscito nel III sec. av. n. e. Il libro, ispirato alla letteratura fenicia del XV sec. av. n. e., fu scritto appunto per richiamare alla fede gli ebrei che, stanchi di attendere promesse da un dio che non le manteneva, stavano sempre pi avviandosi alla miscredenza. Nella figura di Giobbe veniva rappresentato il popolo dIsraele che, sicuro della propria innocenza, si chiedeva perch dio lo stesse castigando attraverso unattesa cos lunga, come se fosse un empio. Poich lo scopo di questo libro era quello di convincere gli ebrei a conservare la fede nellattesa del messia, viene fatto intervenire dio stesso con parole di incitamento alla pazienza ad attendere il messia che egli aveva promesso. Praticamente, questa mancanza di fede non era che la conseguenza della politica applicata dagli imperialismi, prima quello persiano e poi quello ellenistico, che, rispettando la libert di culto, avevano favorito il sincretismo, quel sincretismo che nel suo pacifismo stava divorando il movimento rivoluzionario giudaico, sia nellideologia spirituale, che per quanto cercasse di evolversi rimaneva comunque inferiore alle religioni pagane, sia in quella rivoluzionaria che, per i continui fallimenti, era andata sempre pi ridimensionandosi, fino a quasi sparire. in questo stato di agonia che troviamo nel II sec. av. n. e. la religione ebraica, che era stata costruita dagli esuli di Babilonia, quella religione messa su per riunire un popolo disperso sotto un solo dio, con lo scopo di creare un movimento che avesse permesso ai giudei di impossessarsi della Palestina. Sarebbero bastati ancora cento anni di quella politica che permetteva la libert di culto perch Yahv e tutti gli eroi biblici costruiti dalla Bibbia ritornassero nel limbo degli dei sconosciuti, cento anni di pace che purtroppo non ci furono, perch Antioco IV Epifane, re ellenistico, invece di proseguire nella tolleranza religiosa praticata dai suoi predecessori, togliendo ogni libert di culto, dette ai giudei la possibilit di rialzare la testa, con quella rivolta dei maccabei che, ravvivando il sentimento nazionalista languente, determin la riunificazione delle due correnti, la religiosa e la rivoluzionaria. La rivolta dei maccabei scoppi nellanno 167 av. n. e., allorch il re Antioco IV Epifane ritir tutte le concessioni fatte dai suoi predecessori. Per quel sincretismo che aveva portato tutte le na55

zioni del Vicino oriente ad accettare pacificamente lamalgama delle varie religioni, tanto da indurre le masse alla convinzione che luna valesse laltra, tutti i popoli si sottomisero alle leggi greche, eccezion fatta per i giudei, che decisero di combattere contro quellabolizione della libert del culto che avrebbe determinato la loro fine, in quanto, non avendo una terra propria, sparsi come erano in tutte le nazioni del Vicino oriente, avevano soltanto Yahv come unico collante per rimanere uniti. Ma come realizzare ununione di tutti gli ebrei, se la comunit di Gerusalemme era incentrata sulla figura di un messia uomo guerriero (unto) e tutte le altre su un messia che invece scendeva dal cielo in veste di predicatore? Questo contrasto, che aveva fino allora fatto procedere le due ideologie separatamente, data la necessit di unirsi che si imponeva, fu risolto dalle due parti a mezzo di un accordo su un messia dalla duplice figura, cio un messia che, una volta sceso sulla terra come dio, secondo lideologia spiritualista, si sarebbe poi messo a capo dellesercito in qualit di uomo come lo voleva lideologia rivoluzionaria. Come risulta dalla stessa Bibbia, i primi ebrei a ribellarsi agli editti di Antioco IV furono i giudei della comunit di Gerusalemme:
Antioco IV prescrisse un decreto a tutto il regno che tutti formassero un sol popolo e ciascuno abbandonasse le proprie leggi. Tutti i popoli acconsentirono a fare secondo gli ordini del re. Anche molti ebrei accettarono di servirlo e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Il re, vedendo che i giudei resistevano ai suoi ordini, sped ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle citt di Giuda ordinando di seguire usanze straniere al loro paese e di far cessare nel tempio gli olocausti, i sacrifici, le libagioni, di contaminare il santuario e i fedeli, di innalzare altari, templi ed edicole, e sacrificare carni suine e animali immondi, di lasciare che i propri figli, non circoncisi, si contaminassero d ogni impurit e profanazione, pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del re. Secondo questi ordini scrisse a tutto il regno, stabil ispettori su tutto il popolo e intim alle citt di Giuda di sacrificare citt per citt (I Mc. 1, 41).

Come risposta alla repressione decretata da Antioco IV, i rivoluzionari intensificarono le rappresaglie contro lesercito ellenistico che occupava la Palestina e le ritorsioni a scopo terroristico contro le popolazioni della Giudea, creando una situazione di conflitto tale che costrinse Antioco IV Epifane a proseguire nella repressione contro i giudei con sistemi sempre pi severi.
[I] soldati del re stracciavano i libri della legge mosaica che riuscivano a trovare e li gettavano sul fuoco. Se alcuno veniva trovato in possesso di una copia del libro dellalleanza o ardiva obbedire alla sua legge, la sentenza del re lo condannava a morte. Mettevano a morte, secondo gli ordini, le donne che avevano fatto circoncidere i loro figli, con i bambini appesi al collo e con i familiari e quelli che li avevano circoncisi. Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vincere per non mangiare cibi immondi e preferirono morire. Sopra Israele fu scatenato cos il furore (I Mc. 1, 56).

Si compirono cos i primi martiri della rivoluzione yhavista, di cui aveva tanto bisogno il partito nazionalista giudaico, quando, centocinquanta anni dopo, sotto loccupazione romana, fece uscire i due libri dei maccabei per sostenere le rivoluzioni messianiche. Infatti i due libri dei maccabei, pur trattando i fatti accaduti nella seconda met del II sec. av. n.e., furono redatti dal partito nazionalista giudaico durante lera messianica, cio circa centocinquanta anni dopo il loro svolgersi. Libri che, sottoposti a continue aggiunte, correzioni e censure, operate secondo levoluzione ideologica giudaica, furono in realt portati a compimento soltanto tra il II e il III sec. n. e. La Bibbia attribuisce linizio della rivolta a un certo sacerdote di nome Mattatia che, per lo zelo che dimostrava per la religione giudaica, veniva chiamato il maccabeo appellativo che proveniva dalle lettere m k j b, che in ebraico indicano chi degli dei maggiore di te, signore?. Questo sacerdote, che la Bibbia ci dice essere figlio di Giovanni e nipote di Simone nomi che ritroveremo tra i suoi discendenti che sostennero le rivoluzioni messianiche , costretto a lasciare Gerusalemme perch occupata dalle milizie di Antioco IV, si rifugi nella citt di Moadin, che si trovava a circa quaranta chilometri a nord-ovest di Gerusalemme (Kimbert Qumran). Mattatia aveva cinque figli: Giovanni detto Gaddi, Simone detto Tassi, Giuda detto il maccabeo come suo padre, Eleazaro detto Euaran e Gionata, lultimo, soprannominato Affus.

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Questo fatto di darsi un soprannome divenne poi una regola per tutti i rivoluzionari, che intendevano nascondere, dietro di esso, la vera identit, per evitare soprattutto che le milizie degli occupanti potessero identificare le loro famiglie a scopo di ritorsione. Capit che un giorno vennero a Moadin, la citt dove si era ritirato Mattatia, dei messaggeri inviati da Antioco IV Epifane per innalzare un altare e offrire sacrifici a divinit pagane.
Ci vedendo, Mattatia arse di zelo, fremettero le sue viscere ed egli gem di giusto sdegno. Fattosi avanti di corsa lo uccise sullaltare; uccise nel medesimo tempo il messaggero del re che costringeva a sacrificare, e distrusse laltare. Egli agiva per zelo verso la legge []. La voce di Mattatia tuon nella citt: chiunque ha zelo per la legge e vuole difendere lalleanza mi segua!. Fugg coi figli sui monti abbandonando in citt quanto avevano (I Mc. 2, 24).

Questo fu linizio della rivolta dei maccabei (167 av. n. e.). Una gran parte dei giudei della citt di Moadin seguirono Mattatia e i suoi figli e a loro si aggiunsero volontari che venivano da tutte le parti della Giudea insieme alle loro mogli, ai loro figli, alle loro greggi e tutto ci che avevano. I rifugi in cui si riunirono e si organizzarono che erano gli stessi dove si annidavano i loro antenati predoni offrivano una sicurezza pressoch assoluta per la profondit delle grotte e i passaggi tortuosi (esistenti tuttoggi), che rappresentavano delle vere trappole mortali per chiunque vi si fosse inoltrato per attaccarli. Come il re seppe che una comunit di ribelli si era raccolta sui monti a quaranta chilometri da Gerusalemme, invi contro di loro le milizie che erano di stanza in Giudea. Ma i ribelli, favoriti come erano dalle difese naturali, li respinsero. Il re, venuto a conoscenza delle difficolt che avevano incontrato le sue truppe, ordin di attaccare i rivoltosi di sabato, sapendo che non avrebbero reagito in quel giorno per lobbligo che veniva da dio di rispettare il riposo pi assoluto. I seguaci di Mattatia, fedeli alla legge mosaica, subirono lattacco senza opporre resistenza. Le truppe di Antioco fecero una vera strage. La Bibbia dice che ne furono trucidati pi di mille. Fu a questo punto che i rivoluzionari presero la grande decisione di non rispettare pi il riposo del sabato in caso di attacco nemico. Era la prima volta che i giudei abolivano una legge del Pentateuco e, per giunta, una che era ritenuta fra le pi inviolabili. Fu lo stesso Mattatia, il sacerdote chiamato il maccabeo per il suo zelo nel rispetto delle leggi, che si fece promotore di questa decisione, dicendo ai suoi seguaci che, se avessero continuato a rispettare il sabato anche in caso di attacco dei nemici, la loro stirpe sarebbe presto finita.
Quando Mattatia e i suoi amici vennero a sapere di questo fatto, ne fecero un gran pianto. Poi dissero fra di loro: se faremo tutti come hanno fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro pagani per la nostra vita e per le nostre leggi, ci faranno sparire in breve dalla terra. Presero in quel giorno questa decisione: noi combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli (I Mc. 2, 39).

Questo passo della Bibbia, oltre a dimostrarci lampiezza del territorio su cui si erano insediati i rivoluzionari, mette in risalto ancora una volta lincoerenza di un dio che, mentre incita il suo popolo a combattere contro i suoi nemici, promettendogli di renderlo un grande popolo numeroso come la sabbia del deserto, nello stesso tempo gli impone quella legge del riposo del sabato che tende a distruggerlo. Di conseguenza lo stesso Mattatia che, cambiando la legge, ci dimostra come luomo si costruisca dio adattandolo ai propri bisogni. I rivoluzionari, rassicurati cos da Mattatia di poter combattere anche di sabato, come se avessero acquisito nuova energia, si infervorarono nella rivolta, attaccando direttamente le truppe di Antioco IV Epifane con imboscate sempre pi frequenti e audaci, ed estendendo il terrorismo con continue azioni di rappresaglia contro tutte le popolazioni della Palestina e contro quegli ebrei duri di cervice che, rimasti idolatri, si erano schierati dalla parte del re, accettando i suoi editti.
Cos organizzarono un contingente di forze e percossero con ira e con furore i peccatori e gli uomini empi. Mattatia e i suoi amici andarono in giro a demolire gli altari pagani e fecero circoncidere a forza tutti i bambini non circoncisi che trovarono nel territorio dIsraele; non diedero tregua ai superbi e limpresa ebbe buona riuscita nelle loro mani (I Mc. 2, 42).

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Fu durante questa prima fase della rivolta che avvenne la riconciliazione tra la corrente rivoluzionaria, capeggiata da Mattatia il maccabeo e i suoi figli, e la corrente religiosa rappresentata dagli asidei. Gli asidei, il cui nome proveniva dalla parola hassedin, che in aramaico significa pio (nel concetto religioso di devoto), erano una delle tante caste che costituivano il movimento spiritualista. Di conseguenza, fu la loro comunit a essere la prima che si un al movimento rivoluzionario di Mattatia, poich era residente in Palestina.
In quel tempo si un con i rivoltosi un gruppo di asidei, i forti dIsraele, e quanti volevano mettersi a disposizione della legge mosaica; inoltre quanti volevano fuggire davanti alle sventure si univano a loro e diventavano loro rinforzo (I Mc. 2, 42).

Se gli ebrei che si unirono a Mattatia furono tanti, ci dipese pi dal timore di ritorsioni e di persecuzioni che dalla convinzione a seguire unideologia: ritorsioni da parte dei rivoluzionari, che li avrebbero accusati di connivenza con il nemico se fossero rimasti neutrali; persecuzioni da parte delle milizie di Antioco IV, che li avrebbero sottoposti a torture come appartenenti alla razza ebraica, torture che potevano essere evitate soltanto trasferendosi negli insediamenti rivoluzionari. Che una gran parte dei partecipanti al movimento rivoluzionario fosse rimasta pagana ci viene confermato dalla stessa Bibbia a proposito di una battaglia che i giudei combatterono contro Gorgia, stratega dellIdumea:
intonato nella lingua paterna il grido di guerra che si accompagnava agli inni, i giudei diedero un assalto improvviso alle truppe di Gorgia e le misero in fuga. Il giorno dopo, quando ormai la cosa era divenuta necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri dei loro amici per andarli a deporre con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Lamnia che la legge proibisce agli ebrei.

Mattatia mor nel 166 av. n. e., appena un anno dopo linizio della rivolta. Sul punto di morire lasci ai figli un testamento carico di odio, di ira e di vendetta contro i pagani, nemici di dio. Per confermare ai posteri il diritto di propriet che gli ebrei accampavano sulla Palestina diritto che nessuno, in realt, aveva mai riconosciuto , ricapitol tutti quei passi della Bibbia che sostenevano Davide come fondatore del regno dIsraele. Dopo aver esaltato la fede rivoluzionaria, ripetendo la parola zelo in maniera addirittura ossessiva, termin il testamento assegnando le cariche principali ai due figli primogeniti, Simone e Giuda, affidando quella di capo religioso al primo e quella di capo dellesercito rivoluzionario al secondo. Simone e Giuda, carichi di zelo, continuarono la lotta contro Antioco IV Epifane. Ma lesercito ellenistico era potente: si era istallato in Palestina e, inesorabile, procedeva nel suo programma di distruzione del popolo ebraico, che si opponeva agli editti del re.
Gerusalemme, abbandonata dai giudei, era disabitata come un deserto, nessuno dei suoi figli ne entrava e ne usciva, il santuario era calpestato e gli stranieri erano nella fortezza di Accra, soggiorno dei pagani (I Mc. 3, 45).

Fu a questo punto, nel pieno della rivoluzione, che si posero le basi per la costituzione del partito nazionalista giudaico, che elesse come proprio messia quel salvatore dalla duplice figura, lattesa del quale star alla base del movimento rivoluzionario.
Simone e Giuda si riunirono con i capi rivoluzionari a Masfa di fronte a Gerusalemme [ la stessa zona del Kimbert dove si trovava la citt di Modin] perch nei tempi antichi Masfa era stata in Israele luogo di preghiera. In quei giorni digiunarono e s vestirono di sacco, si sparsero la cenere sul capo e si stracciarono le vesti. Aprirono i libri della legge pagana per scoprirvi quanto i pagani cercavano di sapere dagli idoli dei loro dei. Portarono le vesti sacerdotali, le primizie e fecero venire avanti i nazirei, che avevano compiuto i giorni del loro voto.

C da rimarcare, prima di proseguire, che la stessa Bibbia a riconoscere, attraverso la frase riportata sopra, che gli spiritualisti, rappresentati dai nazir, svilupparono la propria ideologia di un dio celeste traendo insegnamenti dalla teologia pagana. Da questo momento in poi i nazir, la cui istituzione, come abbiamo visto, viene attribuita dalla Bibbia a Mos, assumeranno unimportanza determinante per quella che sar lorganizzazione e la divulgazione dellideologia messianica in se58

no allorganizzazione rivoluzionaria, che andr sempre pi estendendosi nelle comunit ebraiche del Vicino oriente. Il movimento rivoluzionario, soddisfatte cos le esigenze ideologiche e rinvigoritosi dallunione delle due correnti, fece dei rivoluzionari in un vero e proprio esercito, da contrapporre ad Antioco IV.
Dopo questo, Giuda stabil i condottieri del popolo, i comandanti di mille, di cento, di cinquanta e di dieci uomini. Disse a coloro che costruivano case o che stavano per prendere moglie, a quelli che piantavano la vigna o che erano paurosi, di tornare a casa loro secondo la legge. Poi lev il campo e si disposero a mezzogiorno di Emmaus. Giuda ordin: cingetevi e siate forti e state preparati per lalba di domani a dar battaglia a questi stranieri che si sono alleati per distruggere noi e il nostro santuario. Del resto meglio morire in battaglia che vedere la rovina della nostra gente e del santuario.

Con questa organizzazione, che assicurava anche unassistenza logistica attraverso coloro che erano rientrati nelle loro abitazioni, la rivolta si trasform in una vera e propria guerra contro le truppe ellenistiche di stanza in Palestina e i loro alleati, che erano rappresentati dai cananei, dai gebusei, dagli ammoniti e da tutti quei nemici tradizionali che si erano alleati con Antioco IV per buttare fuori definitivamente questi ebrei, che per loro rimanevano sempre degli invasori abusivi e dei predoni. Presi il pugnale e il libro come emblemi della loro ideologia, il primo come simbolo guerriero e il secondo come simbolo spirituale, Giuda, messosi al comando di un esercito che aumentava sempre pi di numero, grazie ai volontari che accorrevano dalla Palestina e da tutte le comunit sparse nel Vicino oriente, prese ad attaccare i nemici dIsraele, riportando, secondo quanto afferma la Bibbia, le pi strabilianti vittorie. Quello che da prendersi in considerazione in queste battaglie il continuo richiamo alla venuta del messia attraverso visioni di angeli e cavalieri che scendono dal cielo per condurre i rivoluzionari alla vittoria, visioni che racchiudono simbolicamente la duplice personalit delleroe sacerdotale e guerriero. Descrizione di una battaglia combattuta da Giuda:
accesasi una lotta durissima, apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini splendidi su cavalli dalle briglie doro, che guidavano i giudei. Essi presero in mezzo il maccabeo [Giuda figlio di Mattatia], riparandolo con le loro armature, lo rendevano invulnerabile (Mc. 10, 29).

Ma il connubio tra il cielo e la terra appare ancora pi evidente nelle battaglie che seguirono, quale quella che Giuda combatt contro Lisia, generale di Antioco, nella quale il cavaliere disceso dal cielo, in qualit di annunciatore del futuro messia, si mette alla testa dellesercito rivoluzionario:
Giuda e tutti i suoi uomini partirono insieme con coraggio. Mentre si trovavano ancora vicino a Gerusalemme, apparve come un condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di bianco, in atto di agitare unarmatura doro. Procedevano in ordine con un alleato venuto dal cielo, per la misericordia che il signore aveva avuto di loro. Gettatisi come leoni sui nemici, ne stesero al suolo undicimila fanti e milleseicento cavalieri, tutti gli altri li costrinsero a fuggire. Anche Lisia fu costretto a fuggire vergognosamente (I Mc. 11, 8).

C da rimarcare che in queste visioni vengono sempre abbinati il colore oro che, come il rosso, il simbolo regale di Davide, e il colore bianco che rappresenta la sacralit sacerdotale. In questa situazione di conflitto tra i rivoluzionari e lesercito di Antioco IV, i redattori del libro dei maccabei costruiscono i primi martiri del partito nazionalista giudaico, cio quegli eroi di cui tutti i movimenti rivoluzionari basati sulla violenza hanno bisogno per tenere viva la fede nella massa dei seguaci. Non c sistema migliore per inculcare unideologia a un popolo che quella di metter in bocca ai martiri lapologia della fede per la quale vengono torturati e uccisi.
Un tale Eleazaro, uno degli scribi pi stimati, veniva costretto dai pagani ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina.

(Il far mangiare carne suina per scoprire gli ebrei era un sistema praticato dai soldati di Antioco IV, il che ci ricorda quel metodo che fu usato dai rivoltosi dei Vespri siciliani, i quali per smascherare i soldati francesi che si erano vestiti da civili, facevano loro pronunciare la parola ceci).

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Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, si incammin volentieri al supplizio, sputando il boccone e, prima di morire, ripet ai suoi aguzzini che cercavano di fargli rinnegare il suo dio: se dovessi rinnegare il mio dio per sottrarmi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire n da vivo n da morto alle mani dellonnipotente. Il signore a cui appartiene la sacra scienza, sa bene che soffro atroci dolori sotto i flagelli, ma nellanima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui.

Questa idea di vita eterna dopo la morte, ignorata nella maniera pi assoluta dalla Bibbia, assimilata dal culto dei misteri, la troviamo espressa in maniera ancora pi evidente nel martirio di sette fratelli che furono uccisi insieme alla madre. La carica dottrinale contenuta nelle espressioni della madre che incita lultimo figlio ad affrontare i carnefici, una chiara esaltazione della resurrezione dopo la morte, quella resurrezione che la religione avestica aveva esteso attraverso il concetto cosmico a tutta lumanit, che sarebbe risorta alla fine del mondo per affrontare il giudizio universale.
Ti scongiuro, figlio mio, osserva il cielo e la terra, osserva quanto vi in essi e sappi che dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale anche lorigine del genere umano. Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli gi morti come martiri, accetta la morte perch io ti possa riavere insieme a loro nel giorno della misericordia [giudizio universale] (II Mc. 7).

Alle persecuzioni operate da Antioco IV Epifane, i membri del partito nazionalista giudaico, fedeli agli insegnamenti rivoluzionari biblici, risposero potenziando gli attacchi contro i soldati ellenistici e intensificando il terrorismo contro i villaggi dei pagani che incendiavano, dopo averli derubati e passato a fil di spada i loro abitanti, secondo il sistema gi usato dai loro atavici predoni.
[ I] guerriglieri di Giuda piombavano allimprovviso su citt e villaggi, li incendiavano e impadronendosi delle posizioni pi opportune, mettevano in fuga non pochi dei nemici, scegliendo di preferenza la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del loro valore risuonava ovunque (II Mc.7, 6).

E ancora:
Cosi cominci a diffondersi il timore di Giuda e dei suoi fratelli e le genti intorno furono prese dal terrore (I Mc. 3, 25).

Per comprendere bene di cosa fossero capaci questi guerriglieri, fedeli seguaci degli insegnamenti della Bibbia, riporto un fatto, uno tra i tanti, in cui viene descritta unazione terroristica che eseguono contro un corteo nuziale, che celebrava il matrimonio della figlia di
uno dei grandi magnati di Canaan [] Ed ecco, alzando gli occhi, i rivoluzionari videro un corteo numeroso e festante e lo sposo con gli amici e i fratelli che avanzava incontro al corteo, con tamburi e strumenti musicali e grande apparato. Balzando dal loro appostamento li trucidarono; molti caddero colpiti a morte, mentre gli altri riparavano sul monte, e presero le loro spoglie [derubarono i cadaveri]. Le nozze furono mutate in lutto e i suoni delle loro musiche in lamento (Mc. 9, 39).

Ripetendo cos quei sistemi gi praticati nel passato da Giosu, Saul, Davide e da tutti gli altri criminali che la Bibbia esalta come eroi, i partigiani del movimento rivoluzionario yhavista perseverarono in questa forma di terrorismo, che porter i romani a considerarli dei briganti (latrones) a cui riservare come condanna la crocifissione. Il partito nazionalista giudaico, rinforzato, come la stessa Bibbia afferma, da volontari provenienti da tutte le comunit extrapalestinesi, si sparse dando vita a insediamenti su tutto il territorio della Palestina. Se uno dei centri pi imponenti e pi organizzati si costitu in Galilea, ci dipese da due motivi: primo, perch essendo la regione pi lontana dalla Giudea era la meno sottoposta ai controlli delle truppe di Antioco IV, che risiedevano nei pressi di Gerusalemme; secondo, perch, trovandosi sui confini della Siria, riceveva assistenza logistica e arruolamento di volontari dalle comunit che si trovavano in questa nazione, che erano tra le pi attive nel sostenere lideologia yhavista, attivit che si dimostrer in seguito tutta la sua influenza, attraverso lekklesa di Damasco, che sar tra le pi autorevoli a sviluppare lideologia spirituale essena, che porter al cristianesimo. Nel giro di pochi anni tutte le comunit ebraiche del Vicino oriente furono totalmente coinvolte nella rivoluzione giudaica e in maniera cos impegnata da formare una vera organizzazione internazionale. Ogni comunit costitu un direttivo che, riunendosi in assemblee (ekklese) sotto la direzio60

ne di un capo, si incaricava di eseguire gli ordini che riceveva dalla comunit di Gerusalemme, che era considerata la guida del movimento. Siamo a conoscenza di tre delle lettere inviate dalla comunit di Gerusalemme durante la rivolta dei maccabei alle comunit extrapalestinesi. Due, dirette alle ekklese che si trovavano in Egitto nelle citt di Migdol, Tafni, Menfi e nella regione di Patros, contengono esortazioni a rimanere fedeli alla legge mosaica, facendo particolare riferimento alla celebrazione della festa delle Capanne, e la terza, inviata alla comunit di Alessandria che, traendo gli argomenti dal commentario di un certo Anfibulo, incoraggia la riconciliazione tra la religione ebraica e la filosofia greca, quella filosofia religiosa platonica che era contestata dagli spiritualisti ebrei per ragioni che risultano ovvie, se si considera che luna era a favore al sincretismo, laltra era contro, vedendo in questo sincretismo il suo peggiore nemico. In questo potenziamento di forze, derivante da un coinvolgimento sempre pi attivo delle comunit del Vicino oriente, Giuda part allattacco dei nemici dIsraele, riportando vittorie contro i figli di Bean, di Gallade, gli ammoniti e contro lo stesso esercito di Tolomeo, che sconfisse in una battaglia nel Bassan. In un susseguirsi di successi militari quei successi militari favolosi tipici della narrazione biblica , batt gli idumei, i filistei, distrasse le citt di Efrom e umili lo stesso Antioco IV Epifane, infliggendo una solenne sconfitta al generale Lisia, che lo stesso re gli aveva mandato contro con un potentissimo esercito. Per comprendere il significato intrinseco dei due libri dei maccabei bisogna tenere presente che questi furono scritti centocinquanta anni dopo i fatti in esso riportati, cio editi in quel periodo dellinvasione romana della Palestina, durante il quale stavano preparando la guerra finale che li avrebbe dovuto portare a trionfare definitivamente sui nemici di dio. Giunti alla conclusione che si sarebbero potuti impadronire dellImpero romano, sconfiggendo Roma, i giudei, per coinvolgere le masse alla loro rivolta, cercarono di ravvivare quella fede che gi dal IV sec. av. n. e. aveva cominciato a dare segni di cedimento, dando per imminente lavvento del messia e facendo propria quella profezia zarathustriana che stava per compiersi: i sette secoli, che dovevano trascorrere perch si presentasse sulla terra quel giusto che avrebbe dato inizio a unera di tranquillit e di pace, si stavano compiendo e, come avevano gi saccheggiato la teologia avestica per costruire la propria ideologia religiosa, parimenti si impadronirono anche della loro profezia, attribuendo a Giove la regalit di Davide, a Saturno, pianeta apportatore di mutamenti sociali, il loro trionfo sui nemici, e alla costellazione dei pesci il simbolo del loro messia che era appunto rappresentato da un pesce. Poich questo avvenimento astrale avrebbe comportato un aumento di luminosit nel cielo, la propaganda giudaica, per ravvivare la fede che stava scemando, dette come segno dellimminente avvento del messia lilluminarsi della notte. Se il partito nazionalista giudaico era riuscito a indirizzare la massa popolare ebraica sullattesa di un messia che sarebbe disceso dal cielo, fu certamente per opera della corrente spirituale, che si era imposta su quella rivoluzionaria, pur rispettandola nel suo ruolo di esecutrice materiale. Che i religiosi avessero preso in mano il movimento rivoluzionario ci viene confermato dal fatto che i rivoluzionari cambiarono il loro appellativo di maccabei con quello di asidei. Anche Giuda, il capo dellesercito, lasciato il nome di maccabeo, si fece chiamare lasideo. Di conseguenza, i soldati dellesercito giudaico, pur continuando a eseguire stragi secondo i metodi tradizionali, assimilati i concetti spiritualistici, furono presentati nei due libri dei maccabei come ferventi credenti, che sollecitavano lavvento del messia con le loro preghiere.
Giuda lasideo mosse contro Tmoteo, il quale aveva con se centomila fanti e duemilacinquecento cavalieri. Timoteo era trincerato in un luogo chiamato Carnion, che era una fortezza inespugnabile e inaccessibile per la strettezza dei suoi passaggi. Allapparire del primo reparto di Giuda si diffuse tra i nemici il panico e il terrore, perch si verific contro di loro lapparizione di colui che dallalto tutto vede, e perci cominciarono a fuggire precipitandosi chi da una parte e chi dallaltra cosicch erano colpiti dai propri compagni e trafitti dalle punte delle loro spade. Giuda li insegu e dopo aver sterminato trentamila dei fuggitivi, mosse contro Camion e ne uccise altri venticinquemila (II Mc. 21, 26). Gli uomini di Nicanore avanzavano al suono delle trombe e degli inni di guerra. Invece gli uomini di Giuda con invocazioni e preghiere si gettarono nella mischia contro i nemici. In tal modo combattendo con le mani e pregando dio con il cuore, tra-

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volsero non meno di trentacinquemila uomini, rallegrandosi grandemente per la manifesta presenza di dio (II Mc. 1215, 26).

Morto Antioco IV Epifane, il partito nazionalista giudaico prosegu la lotta contro suo figlio Antioco V, continuatore della politica repressiva del padre. Le vittorie dei giudei si moltiplicarono e tanta fu la baldanza che Giuda trasse dai propri successi che, quando sent parlare dei romani, delle loro imprese e della loro potenza, dopo averne tessuto gli elogi, invi un certo Eupolemo come messaggero a Roma per ottenere dal senato, dopo avergli proposto un patto di amicizia e di alleanza, la protezione, per battere definitivamente il regno ellenistico che stava riducendo Israele in stato di schiavit.
Ai romani piacque la proposta e laccordo di un reciproco sostegno fu scritto su tavolette di bronzo che furono subito spedite a Gerusalemme (I Mc. 8, 21).

Giuda mor nellanno 160 av. n. e., e la sua morte non poteva che essere quella dei pi grandi eroi. Con Giuda i redattori dei due libri dei maccabei vogliono costruire il simbolo delleroismo rivoluzionario, equiparandolo a Davide, anche se nella realt dei fatti egli lasci la situazione giudaica identica a come laveva ereditata dal padre Mattatia, se non addirittura peggiorata: Demetrio, successore di Antioco V, continu a occupare la Palestina e a schiacciare la Giudea con una severit addirittura superiore a quella di Antioco IV Epifane, a imporre tributi e a perseguitare senza piet i sovversivi. In onore di Giuda fu composto un cantico di elogio, riportato nel primo libro, che in tutto uguale, per stile e contenuto, ai canti che furono dedicati a Davide. In esso, tra i tanti episodi che lo associano alla figura di Davide, viene raccontato che Giuda aveva conservato per tutta la vita la spada di Antiochio, sovrintendente di Antioco IV, con la quale, dopo avergliela tolta di mano, gli aveva tagliato la testa, esattamente come aveva fatto Davide, che aveva conservato per tutta la vita la spada di Golia con la quale gli aveva tagliato il capo, togliendogliela anche lui di mano, dopo averlo abbattuto colpendolo con una sassata in fronte. Che la figura di Giuda lasideo sia tutta una montatura propagandistica, tendente a caricare i rivoluzionari di vigore nazionalista, appare evidente quando, non potendo dire nulla di concreto circa la sua vita, si cerca di esaltarlo dandogli una personalit dalla fama universale, dicendo:
Giuda divenne celebre fino alle estremit della terra, perch radun coloro che erano sperduti

riferendosi alle comunit giudaiche che si erano unite alla rivolta dei maccabei. Una celebrit tanto priva di ogni riscontro storico, che passata sotto silenzio dalle fonti storiografiche al pari di tutti gli altri eroi biblici, quali Abramo, Mos, Giosu, Samuele, Davide, Salomone e tutti gli altri re che li seguirono. Per dimostrare quanto la Bibbia sia un prodotto esclusivo della fantasia, voglio riportare il passo riguardante la morte gloriosa che attribuisce a Giuda:
quando Giuda, che comandava tremila uomini, vide che lesercito di Bacchide era composto di ventimila soldati e duemila cavalieri, fu preso dallo sconforto. La maggior parte dei rivoluzionari, presi dal panico, fuggirono. Di tremila che erano ne rimasero cos soltanto ottocento. Giuda, deciso a non lasciare ombra nella sua storia, affront ugualmente Bacchide. La falange avversaria si mosse avanzando ai due lati al suono delle trombe. La terra fu scossa dal fragore degli eserciti e la battaglia dur dal mattino alla sera. Ci fu un momento in cui Giuda e i suoi uomini misero in difficolt Bacchide e avrebbero riportato vittoria se non fossero stati circondati dallala sinistra dellesercito che cos li prese alle spalle. Cos si accese la battaglia definitiva e caddero finiti a morte da una parte e dallaltra. Cadde anche Giuda e gli altri fuggirono (1 Mc. 9).

Ma come si pu pensare che certe stupidaggini possano essere prese sul serio? Soltanto nei libri dove le verit dipendono dai sogni e dalle rivelazioni si pu sostenere che ventotto soldati, di cui tre a cavallo, debbano lottare tanto contro uno tale la proporzione tra lesercito di Bacchide e gli ottocento rivoluzionari di Giuda , che alla fine neppure viene ucciso, poich una parte degli ottocento riusc pure a fuggire. La proporzione tra lesercito di Bacchide e i guerriglieri di Giuda, riportata in termini attuali, la stessa che c fra tre divisioni di fanteria pi una divisione corazzata e un 62

reggimento. Un teologo, al quale ho fatto rimarcare questo assurdo, mi ha risposto che certe cose possono essere comprese soltanto da coloro che hanno la fede ... A Giuda successe il fratello Gionata. In un crescendo di esaltazione propagandista, il partito nazionalista giudaico costruisce in lui una figura di eroe addirittura superiore a quella di Giuda. Viene riportato vittorioso su Apollonio, figlio del re Demetrio, lo si fa diventare amico di Alessandro Balas, che era il maggiore sostenitore dei romani nel Vicino oriente, e gli si attribuisce una potenza militare e politica tale che lo stesso Demetrio portato a temerlo, tanto che, per averlo suo alleato, dopo avergli riconosciuto il comando della Giudea, lo esonera dal pagamento delle tasse. Ma il re Alessandro, in guerra con Demetrio, venuto a conoscenza di questa alleanza, cerc di trarre dalla sua parte Gionata scrivendogli questa lettera:
abbiamo sentito dire di te che sei uomo forte e potente e disposto a essere nostro amico. Noi dunque ti nominiamo oggi sommo sacerdote del tuo popolo e amico del re perch tu favorisca la nostra causa e mantenga amicizia con noi (I Mc. 10, 18).

Di particolare importanza da considerarsi il riconoscimento di Gionata quale sommo sacerdote da parte del re Alessandro che legalizza, in un certo qual modo, quella carica spirituale che il partito nazionalista giudaico, per la prima volta nella storia ebraica, associa nella stessa persona insieme al quella di capo dellesercito. Le figure di sacerdote e politico erano state sempre separate, a cominciare da Mos, il grande condottiero, che aveva affidato le funzioni religiose a suo fratello Aronne, il grande sacerdote. Con Gionata, eletto generale dellesercito e sommo sacerdote, si concretizza la fusione politico-religiosa, gi ideologicamente espressa nel messia dalla duplice figura, indispensabile per sostenere quel programma teocratico che, basato sul monoteismo, porter i giudei a perseguire un imperialismo universale. Anche se le concessioni fatte da Demetrio sono di gran lunga superiori a quelle che Gionata riceve dal re Alessandro, i redattori della Bibbia, a cui interessa soprattutto dare importanza al riconoscimento di Gionata quale sommo sacerdote da parte del re, schierano il loro eroe dalla parte del re Alessandro, facendogli rinnegare lalleanza che egli aveva stipulato con Demetrio. E, come se non bastasse, per confermare il loro eroe nel suo ruolo di personaggio politico-religioso, i redattori della Bibbia lo mettono a connessione con Roma nella qualifica di sommo sacerdote e conduttore di eserciti, facendogli rinnovare lalleanza precedentemente stipulata dal fratello Giuda. Le vittorie militari e i successi diplomatici che, in seguito allaccordo stretto con i romani, vengono attribuiti a Gionata sono a dir poco strabilianti, anche se, alla sua morte, ancora una volta, come sempre accade nella Bibbia, gli ebrei si ritroveranno con un pugno di mosche: la Giudea risulter ancora sottomessa al regno ellenistico, continuer a pagare i contributi a Trifone, successore di Demetrio, e Gerusalemme continuer a essere un mucchio di rovine. Un particolare che va messo in evidenza, riguardo questo periodo della storia di Gionata, il rinforzarsi degli insediamenti dei rivoluzionari che si erano formati nella regione della Galilea, insediamenti che assumeranno in seguito unimportanza determinante nella lotta contro i romani. La vita di Gionata, come quella di Giuda suo fratello, non che unaltra favola, che si voluta rendere credibile puntellandola su fatti e nomi appartenenti alla storia. Ma le favole, per quanto si cerchi di renderle credibili, sempre favole rimarranno e come tali non potranno cambiare mai il corso della realt, alla quale devono alla fine sottostare. Tutte le conclusioni della Bibbia finiscono sempre nel nulla come immagini riflesse su bolle di sapone. Nel nulla si sono concluse le grandi vittorie di Giuda e le grandi conquiste di Gionata, che hanno lasciato le cose invariate, esattamente come la storia vera le riporta. Due favole, due fiaschi, che si uniscono alle favole e ai fiaschi di tutti gli altri eroi biblici, a cominciare da Abramo, che lasci i suoi pastori erranti nel deserto del Negheb nella stessa situazione in cui li aveva trovati, cio senza patria e senza terra; per continuare con Mos che, dopo tanti lampi e tuoni, cedette il comando datogli da dio a dei capi trib, come la storia vuole; con Sansone che, dopo avergli attribuito la distruzione dei filistei, alla fine risulter una nullit che svanisce nel buio di una cecit che precede il suicidio; con Davide, quel monarca eletto da dio re dei re, che alla fine dovr comprarsi la terra per avere una sepoltura. Senza parlare poi di tutti i fiaschi fatti dal signore, 63

derivanti dai continui pentimenti, quel dio che, per quanto si cerchi di esaltarlo come essere onnisciente e onnipotente, deve sempre sottostare alla realt degli eventi riportati dalla storia, quella storia che, ignorando le opere che gli attribuisce la fantasia, lo costringe ad adeguarsi a essa, obbligandolo a ricominciare sempre da capo con le sue contraddizioni. Con la rivolta dei maccabei si conclude la storia del popolo ebraico raccontata dalla Bibbia, e la terra promessa ancora unutopia. I popoli indigeni, rinasti nelle loro terre ataviche, continuano a combattere contro gli ebrei, ritenendoli degli invasori abusivi e dei terroristi, che si sono inventati un dio per legalizzare il loro mestiere di predoni. La Giudea, la Samaria, la Galilea e tutte le altre terre della Palestina sulle quali hanno ottenuto, secondo la Bibbia, per decine di secoli vittorie e trionfi degni dei pi grandi conquistatori, di tutti sono state e di tutti continuano a essere tranne che di loro, il popolo prediletto da dio come la stessa Gerusalemme, quella citt emblematica nella quale, se di tanto in tanto riescono a infilarci dentro il loro signore, soltanto perch viene concesso dalle divinit pagane dietro pagamento di un affitto, sotto forma di tasse e di tributi che gli ebrei pagavano agli imperi che gliene concedevano luso. Non questa la dimostrazione pi evidente della chimericit di un dio che promette, promette e non mantiene mai? Se Gionata viene fatto morire in un tranello perch non si poteva fare altrimenti, anche se tutto era stato predisposto perch riportasse contro Trifone una vittoria meritevole di essere ricordata dalla storia, se fosse veramente avvenuta. La morte di Gionata la classica dimostrazione di come siano state costruite le favole bibliche. Via via che riporter i passi della Bibbia far delle osservazioni per far comprendere il meccanismo seguito dai falsari.
Trifone cercava di diventare re dellAsia, cingere la corona e stendere la mano contro re Antioco [fin qui il fatto corrisponde alla realt], ma sospettava che Gionata glielo impedisse nel caso gli muovesse guerra [intromissione abusiva di Gionata come personaggio nella storia, passata per lecita perch nessuno pu dimostrare il contrario, trattandosi di un sospetto]. Perci gli mosse contro. Gionata gli usc incontro con quarantamila uomini scelti e inquadrati, e venne a Beisan [la Bibbia, mettendo a disposizione di Gionata un esercito di quarantamila uomini, corrispondenti oggi a sei divisioni di fanteria, superiore a quello di Trifone, crea, a fine propagandistico, tutti i presupposti per dare la vittoria ai rivoluzionari. Ma siccome non pu raccontare di una battaglia sostenuta con Trifone, storicamente mai avvenuta, risolve la situazione rimandando tutti a casa]. Trifone, vedendo che Gionata era venuto con un poderoso esercito, si guard bene dal mettergli le mani addosso. Anzi lo ricevette con molti onori, lo present ai suoi amici e dopo avergli offerto dei doni gli disse: perch sei venuto con questo grande esercito se non c guerra tra di noi? Su, rimanda tutti a casa e vieni con me a Tolemaide dove io ti consegner le altre fortezze e il resto dellesercito e i funzionari. lo ero venuto proprio per regalarti tutto questo. [Ma, poich si deve dare un finale alle vicende di Gionata, per farlo morire si ricorre allespediente del tranello, che uno dei sistemi pi usati dalla Bibbia per far sparire i suoi personaggi]. Gionata, fidatosi di lui, rimand indietro le truppe, che ritornarono nella Giudea, eccetto duemila uomini che invi in Galilea. Ma quando Gionata fu entrato in Tolemaide, chiusero le porte e si impadronirono di lui e passarono a fil di spada quanti erano entrati insieme a lui.

Anche se ogni commento quanto mai superfluo, faccio comunque rimarcare che i redattori della Bibbia, pur di raggiungere i loro scopi, sono disposti a far passare per fessi anche i loro eroi. Dei cinque figli di Mattatia, dopo la morte di Giuda e di Gionata, avvenute come sopra illustrato, di Eleazaro, che la Bibbia asserisce sia deceduto schiacciato da un elefante in una battaglia contro Antioco V, e di Giovanni, ucciso da una trib della Transgiordania mentre trasportava i beni dei giudei, rimase Simone, che, preso il comando del movimento rivoluzionario, continu la lotta contro gli ellenistici e i loro alleati, rappresentati dai moabiti, dai filistei, dagli ammoniti e contro quegli ebrei, duri di cervice, che continuavano a ignorare il dio della Bibbia per seguire le divinit pagane dei loro antenati. Nella persona di Simone, la propaganda del partito nazionalista giudaico riconfermer il connubio tra la corrente religiosa e quella rivoluzionario-politica da cui era stato partorito il messia dalla duplice figura. Sar solennemente eletto sommo sacerdote, re e condottiero dellesercito per acclamazione di popolo, e sar riconosciuto nelle sue cariche da Roma. Come avevano fatto con Salomone, cos vollero costruire in Simone la figura del monarca giudeo che regna su uno Stato che finalmente si realizzato. Lo fecero diventare amico del re Demetrio e del re Antioco VII, lo resero alleato di Roma, gli fecero costruire mura solide e alte torri per difendere Gerusalemme e tutte le altre citt della Giudea, gli attribuirono lampliamento delle citt 64

di Bet-Zur, di Giaffa, di Ghezer presso i confini di Asdod e, sempre seguendo quellaspirazione che avevano sempre avuto di rapportarsi alle grandezze dellEgitto, dissero che a Modin aveva costruito un mausoleo con grandi colonne, comprensivo di sette piramidi per tumularvi i corpi del padre, della madre e dei suoi quattro fratelli, Giuda, Gionata, Eleazaro e Giovanni. Anche se la Bibbia non lo dice c da presupporre che la settima fosse per lui. Opere sicuramente esistenti soltanto nella fantasia, se nessuno storico ha mai parlato e nessuna traccia ne rimasta. Ma, come si era frantumato limmaginario regno di Salomone, cos si frantum quello di Simone per opera di Antioco VII, il quale, dopo essersi imposto in Siria, non avendo pi bisogno del suo aiuto, gli chiese indietro le citt di Ioppe, di Gazara e la fortezza di Gerusalemme, che secondo la fantasia biblica gli erano state concesse precedentemente da Demetrio. E cos, ancora una volta svanisce come una bolla di sapone tutta una costruzione artificiosa tendente a dimostrare i successi di un ennesimo eroe biblico, di fronte alla realt storica. Le citt di Gazara, di Ioppe e la fortezza di Gerusalemme che erano state date a Simone dalla fantasia dei redattori della Bibbia, vengono ricollocate nel posto dove la storia voleva che fossero, cio nelle mani di Antioco VII. Simone fu ucciso da Tolomeo, suo genero, a tradimento nel 134 av. n. e., insieme ai suoi due figli, durante un banchetto a cui li aveva invitati. Di tutto ci che la Bibbia riferisce circa Simone, quello che maggiormente deve essere rimarcato, oltre al fatto che il fondatore della stirpe degli Asmonei, linsistenza nel legalizzare le sue due cariche, quella di re e di sommo pontefice, attraverso la sua elezione da parte del popolo e il suo riconoscimento da parte dei romani, degli spartani, nonch di vari re, quali Antioco VII e Demetrio, che lo confermarono tale attraverso lettere le quali, secondo la Bibbia, furono scolpite su tavolette di bronzo. Tutto ci per indottrinare gli ebrei, affinch si preparassero a ricevere quel messia che avevano costruito nella duplice personalit di figlio di dio che scendeva dal cielo, come lo volevano i religiosi, e di guerriero che si sarebbe messo a capo dellesercito, come lo volevano i rivoluzionari.
[ I] giudei e i sacerdoti approvarono che Simone fosse loro condottiero e sommo sacerdote finch sorgesse un profeta fedele che fosse loro comandate militare, re e sacerdote, e vestisse di porpora e di ornamenti doro. Disposero che questo fosse stato scritto su tavole di bronzo perch fosse a disposizione di Simone e dei suoi discendenti (Mc. 1, 41).

Cos, attraverso questo scritto inciso su tavole di bronzo, che la sintesi dei due libri dei maccabei, venne stabilito che il messia sarebbe stato un discendente di Simone, fondatore della stirpe degli Asmonei, figlio di Mattatia, erede diretto della stirpe di Davide. A Simone succedette il figlio Giovanni, che, assunte anche lui le cariche di re dei giudei, sommo sacerdote e condottiero dellesercito rivoluzionario, si istall a Gerusalemme, ma sempre sotto il controllo di Antioco VII. Giovanni lultimo personaggio del Vecchio testamento, che si chiude su di lui con queste parole:
le azioni di Giovanni, le sue battaglie e gli atti di valore da lui compiuti, la ricostruzione delle mura di Gerusalemme [ancora una volta!] e le sue imprese sono scritte negli annali del suo sacerdozio, da quando divenne sommo sacerdote dopo la morte del padre Simone.

Soltanto chi non ha ancora capito che la Bibbia tutta una finzione si chiede dove possano essere finiti questi annali, di cui non rimasta traccia. Questi annali non esistono, e non sono mai esistiti. E ci per il semplice motivo che le falsit che avrebbero riportato quelle falsit che sono alla base della Bibbia sarebbero state facilmente smascherate nella loro assurdit, per il fatto di essere troppo vicine allepoca in cui sarebbero state scritte. Giovanni, preso il nome di Ircano I, rimase a capo dei giudei fino allanno 104 av. n. e. Dopo questa data segue un vuoto storico per ci che riguarda lattivit del movimento rivoluzionario, vuoto che termina nel 63 av. n. e., quando la storia quella vera ci far ritrovare i guerriglieri giudei opporsi a Pompeo, che invade la Palestina con le sue legioni. 65

Con loccupazione della Palestina da parte di Roma comincia lera premessianica. Dalla morte di Giovanni Ircano I, figlio di Simone e nipote di Mattatia, allinvasione romana della Palestina, passano sessantasette anni, durante i quali tutto rimarr intatto nel partito nazionalista giudaico, eccetto il nome dei rivoluzionari che, durante questo periodo, si mutato da asidei (hassedin) in esseni (hassenin). Una variazione che non pu essere attribuita ad altro non trovando una spiegazione storica che a una semplice deformazione di pronuncia.

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SITUAZIONE DELLA PALESTINA SOTTO LOCCUPAZIONE ROMANA

In seguito allannessione della Siria allimpero di Roma, avvenuta nellanno 64 av. n. e., Pompeo, che ne era stato il fautore, istallatosi a Damasco, si propose di riorganizzare tutti i possedimenti dellAsia prima di rientrare a Roma. Tra le regioni dipendenti dalla Siria che facevano parte di questo programma, quella che poneva maggiori problemi era la Palestina, per via di un conflitto allora esistente tra due fratelli, Ircano II e Aristobulo II, che si contendevano il regno della Giudea. Pompeo, che avrebbe potuto risolvere la diatriba con limposizione della forza, sperando in una soluzione diplomatica, decise di attendere prima di intervenire con le proprie legioni. Loccasione per una risoluzione pacifica della vertenza gli venne data dai due stessi fratelli che, presa la decisione di eleggere Pompeo come arbitro nella loro discordia, si recarono a Damasco, dove Pompeo aveva eletto la sua residenza. Pompeo, ritenendo Aristobulo II non affidabile per via di certe sue amicizie pericolose per Roma, decise in favore di Ircano II. Ma la decisione di Pompeo, invece di porre fine alla disputa dinastica, ne aggrav la situazione, perch la detronizzazione di Aristobulo II provoc una reazione da parte del partito nazionalista giudaico che, quale suo sostenitore, organizz subito una rivolta armata contro Ircano II. Pompeo, che si era impegnato a sostenere militarmente Ircano II, intervenendo con le proprie legioni, dette inizio allera delloccupazione romana della Palestina (63 av. n. e.). A questo punto, per comprendere bene i fatti che seguirono questo intervento di Pompeo, dobbiamo soffermarci a esaminare la situazione della Palestina. Tralasciando le popolazioni autoctone, che continuarono ad accettare il dominio dei romani, come gi avevano fatto con i precedenti imperi occupanti, prendiamo in esame gli ebrei, i quali, per quanto la Bibbia voglia farceli apparire riuniti sotto un solo dio, risultano invece seguaci delle pi disparate ideologie, sia religiose che politiche. Lunico collante che continuava a tenere uniti gli ebrei rimaneva, in realt, la loro fedelt al Pentateuco, a quel libro che, raccogliendo le loro leggi e tradizioni ataviche, costituiva la base della loro etnia. Per spiegarmi meglio, dir che gli ebrei, indipendentemente dalla credenza religiosa, dalla casta o dal ceto a cui appartenevano, sia che risiedessero in Palestina, in Egitto o in Grecia, seguendo gli usi dei loro antenati, rispettavano tutti il riposo del sabato, sacrificavano lagnello nei giorni di Pasqua, si astenevano dal mangiare carni suine, si circoncidevano, etc. Mettendo per il momento da parte quelle comunit extrapalestinesi che avevano cominciato a formarsi in seguito alloccupazione della Samaria da parte degli assiri e che si erano moltiplicate poi, dopo la diaspora determinata dallinvasione della Giudea attuata da Nabucodonosor comunit che gi abbiamo visto, impegnate nella rivolta dei maccabei, quali sostenitrici dellideologia religiosa , prendiamo in esame gli ebrei della Palestina, che, al momento delloccupazione romana, si dividevano nei seguenti quattro partiti: sadducei, farisei, samaritani ed esseni. Sadducei. Anche se numericamente pochi, rappresentati dai grandi sacerdoti che officiavano nel tempio di Gerusalemme con pompose cerimonie, costituivano la classe socialmente pi privilegiata ed economicamente pi potente del popolo ebraico. La loro origine data allepoca della rivolta dei maccabei, quando Antioco V, per destabilizzare il potere religioso del partito nazionalista giudaico, elesse un sommo pontefice in opposizione a quello dei rivoluzionari. Il primo sommo pontefice, eletto da Antioco V, fu un certo Alcimo, che cos viene ricordato dalla Bibbia:
andarono da Antioco V tutti gli uomini perfidi ed empi dIsraele, guidati da Alcimo, che aspirava al sommo sacerdozio, disposti a tradire Giuda e i suoi fratelli. Antioco V, accettate le loro proposte, attribu ad Alcimo il sommo sacerdozio e gli diede ordine di far vendetta contro gli israeliti. Affid Gerusalemme ad Alcimo e gli lasci soldati che lo sostenessero (I Mc. 7).

Morto Antioco V, la riconferma a sommo pontefice di Alcimo da parte del re Demetrio, suo successore, dette inizio a questa casta sacerdotale che ritroviamo intatta nei sadducei al tempo di Pompeo:

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Alcimo, che era stato prima sommo sacerdote, and da re Demetrio verso lanno 157 offrendogli una corona doro e una palma oltre ai tradizionali ramoscelli dolivo del tempio di Gerusalemme. Alcimo offr al re i suoi servigi dichiarandosi disposto a combattere contro gli asidei se gli avesse riconfermato la carica di sommo sacerdote. Al che Demetrio, designato Nicanore stratega della Giudea, gli diede lordine di eliminare prima Giuda e i suoi uomini e poi di costituire Alcimo sacerdote del tempio massimo (II Mc. 14).

Fu cos che, in un susseguirsi di nomine di sommi sacerdoti voluti dai re ellenistici, in contrapposizione a quelli che venivano eletti dal partito nazionalista giudaico, ritroviamo nei sadducei i diretti discendenti di quellAlcimo che fu il fondatore del loro ordine. Come i predecessori avevano collaborato con i dominanti ellenistici, cos i sadducei continuarono a collaborare con i romani, per conservare quel privilegio che veniva loro dallamministrazione del grande tempio, fonte di enormi guadagni, stanti le offerte che ricevevano dagli ebrei palestinesi e dai pellegrini che giungevano continuamente da tutte le parti del Vicino oriente, in modo particolare durante le feste della Pasqua. Questo afflusso al tempio di Gerusalemme da parte di tutti gli ebrei, compresi quelli appartenenti ad altre caste, era dovuto al fatto che questi sacerdoti, pi che come rappresentanti di unideologia, erano visti come garanti conservatori delle leggi ataviche (Pentateuco), che venivano perpetuate attraverso i riti religiosi, come quello della Pasqua, la cui tradizione si perdeva nella notte dei tempi, cio da quando, pastori nomadi, usavano sacrificare ai loro idoli i primi agnelli in un giorno di primavera. Come conseguenza di questa posizione preminente, che costotuiva per loro fonte di cospicui introiti, avendo tutto linteresse che nulla mutasse, erano contrari a ogni forma rivoluzionaria, che avrebbe potuto portare a dei mutamenti sociali e religiosi. Tradizionali nemici del movimento rivoluzionario, e quindi contrari allavvento di un messia, rimasero saldamente legati ai romani, che per loro rappresentavano, oltre che una garanzia di continuit per la loro posizione privilegiata, anche una protezione contro le ritorsioni terroristiche, che usava il partito nazionalista giudaico contro i suoi avversari. Per dimostrare quanto la religione non fosse il collante che cementava gli ebrei, bens lo fossero i costumi e la tradizione, basti dire che i sadducei, fedeli ai vecchi dettami del dio biblico, a differenza degli esseni e degli stessi farisei, che invece avevano assimilato anche se in maniere diverse le ideologie pagane espresse nel culto dei misteri, non credevano alla resurrezione dellanima, la quale, secondo il loro credo, moriva insieme al corpo. Farisei. Questi, pur credendo allimmortalit dellanima, erano rimasti fedeli seguaci del messia biblico, cio di quel messia essenzialmente uomo scelto fra gli uomini (unto), che li avrebbe portati quale condottiero davidico alla vittoria finale contro i nemici di dio. Lorigine dei farisei era la pi recente fra tutte le caste ebraiche, perch avvenuta molti anni dopo la rivolta dei maccabei, cio quando si dissociarono dagli asidei, i quali, per aumentare il numero dei propri seguaci, avevano esteso il battesimo anche ai pagani. Fedeli alla tradizione delle leggi mosaiche, respinsero nella maniera pi decisa lidea che dei pagani, sia pur convertiti, potessero entrare nelle loro comunit. Tenaci conservatori dellideologia ebraica secondo le leggi contenute nel Vecchio testamento, saranno loro che, infine, salveranno lebraismo, opponendosi a quella gnosi che, nel II sec. d. n. e., produrr il cristianesimo. Per lo pi accentrati in Giudea, al tempo dei romani troviamo i farisei come i pi convinti sostenitori del dio biblico e delle tradizioni ebraiche. Raccolti in comunit, si riunivano settimanalmente in cameroni che chiamavano sinagoghe (dal greco assemblea) dove, sotto la direzione di un rabbi (maestro), pregavano dio per sollecitare lavvento del messia davidico, che avrebbe ricostituito il regno dIsraele, e discutevano dei vari problemi che riguardavano la loro giurisdizione. Lontani da ogni coinvolgimento politico nei confronti dei romani, respingevano ogni forma di contatto con il movimento rivoluzionario, che ritenevano, viste le esperienze del passato, capace di apportare soltanto lutti e dolore. I rabbi, ai quali era affidata lamministrazione sociale, per assolvere la loro missione sacerdotale di responsabili del culto e di capi della comunit, tra le tante regole che dovevano rispettare avevano quella di essere obbligatoriamente sposati. Era assolutamente inammissibile, secondo la legge mosaica, che un rabbi restasse celibe. In seguito, durante le rivolu68

zioni messianiche, per via di quellamalgama ideologico-religioso che sar favorito dal movimento rivoluzionario per coinvolgere le masse alla propria causa, i titoli di rabbi e di nazir assumeranno lo stesso significato di maestro, al punto di essere usati entrambi per la stessa persona. Per quel comportamento che li mostrava, da un lato, ferventi sostenitori dellavvento del messia e, dallaltro, oppositori di ogni forma di partecipazione attiva nella lotta contro i romani, nemici di dio, furono accusati dai rivoluzionari di vilt e di ipocrisia, tanto da essere paragonati a sepolcri imbiancati che nascondevano dentro nidi di serpi. Samaritani. Sono quegli ebrei che, dopo linvasione della Palestina del Nord da parte degli assiri, accettarono di coabitare con le popolazioni autoctone, con le quali socializzarono, fino a contrarre con esse matrimoni, pur rimanendo indipendenti nel rispetto delle proprie tradizioni. Rimasti idolatri, li troviamo, durante loccupazione romana, che continuano ad adorare le loro divinit pagane, tra le quali campeggia il vitello doro. Vennero rispettati da Roma, fino a quando non furono coinvolti, sia pure indirettamente, nelle lotte rivoluzionarie. La causa principale del loro coinvolgimento nelle rivoluzioni messianiche fu data dalla loro posizione geografica che, situata tra la Giudea e la Siria, faceva della loro regione un luogo di transito sia per le truppe romane, che si spostavano tra Gerusalemme e Damasco, sia per le truppe rivoluzionarie che, pur agendo principalmente in Giudea, avevano fatto della Galilea un centro di raccolta dei loro guerriglieri. Divenuta cos la Samaria un luogo di scontro, per via di quelle continue imboscate che i rivoluzionari tendevano alle truppe romane che vi transitavano, i samaritani cominciarono a essere oggetto di persecuzioni da parte di Roma, quando, costretti dal ricatto del terrorismo rivoluzionario, dovettero appoggiare il movimento yhavista. Appoggio che si effettuava dando ai rivoluzionari aiuti secondo i casi che continuamente si presentavano: rifornimenti di vettovaglie durante le incursioni, copertura nelle fughe quando erano inseguiti dalle pattuglie romane, informazioni di cui potevano avere bisogno per sostenere la lotta. Come conseguenza di questa collaborazione, i rivoluzionari apprezzavano i samaritani che gliela fornivano, nonostante che fossero idolatri, allo stesso modo in cui disprezzavano i farisei che gliela negavano, bench questi ultimi appartenessero alla stessa religione. I due passi riportati dai Vangeli, dei quali luno racconta del buon samaritano che aiuta il prossimo nei momenti di bisogno, mentre laltro paragona i farisei ai gi citati sepolcri imbiancati allesterno che internamente nascondono nidi di serpenti, esprimono nella maniera pi evidente di quale tenore fossero le relazioni tra i rivoluzionari e queste due caste ebraiche allepoca delle rivoluzioni messianiche. Esseni. Quelli che incontriamo al momento dellinvasione romana non sono altro che quel movimento rivoluzionario che abbiamo lasciato con il nome di asidei in chiusura del libro dei maccabei. Questo cambiamento di nome, da hassedin (asidei) in hessenin (esseni), poich come si detto non si pu spiegare storicamente come sia avvenuto, pu essere attribuito solo a una modifica che ha subito lappellativo nella pronuncia durante il periodo che intercorre tra lelezione di Giovanni Ircano I (128 av. n. e.), con la quale termina il periodo maccabeo, e linvasione romana, avvenuta nel 63 av. n. e. Che si tratti degli stessi rivoluzionari lasciati novantanni prima non ci possono essere dubbi, dal momento che ritroviamo con loro quelle installazioni situate a nord-ovest del Mar morto, a quaranta chilometri da Gerusalemme (Modin e Masfa), dove si erano rifugiati gli asidei durante la rivolta dei maccabei; gli stessi accentramenti partigiani nelle regioni della Galilea e della Golanite; gli stessi sistemi di lotta, basati su imboscate e azioni di terrorismo ai danni delle popolazioni inermi; gli stessi nazir che sostengono la medesima ideologia religioso-politica basata sullattesa di un messia che discende dal cielo per assumere il comando dellesercito rivoluzionario; la stessa organizzazione tra la comunit di Gerusalemme e le altre comunit sparse nel Vicino oriente e tante altre concordanze, tra le quali quella di essere guidati nelle azioni di guerra da capi che sono i diretti discendenti di quella famiglia degli Asmonei che fu fondata da Simone, figlio di Mattatia. Affermare quindi, come sostengono i teologi (storici ?!?) della Chiesa, che gli esseni non hanno nulla a che vedere con gli asidei, facendo leva sul mutamento del nome, oltre che a essere ridicolo, 69

risulta una prova ulteriore della dimostrazione della loro malafede, o meglio della loro predisposizione a costruire sul falso. La Chiesa tende addirittura a disconoscere gli esseni, a farli sparire dalla storia, per mettere al loro posto immaginari seguaci di un Cristo mai esistito, dai quali fa derivare il cristianesimo. Nei Vangeli, infatti, si parla di tutte le caste ebraiche, tranne che degli esseni. Vengono continuamente nominati i farisei, i sadducei, i samaritani, ma mai viene spesa una parola su questo movimento rivoluzionario che, come vedremo, sar quello che determiner lera messianica, prima, e che generer, poi, quella corrente religiosa da cui uscir fuori il cristianesimo, ma soltanto alla fine del II sec. n. e. Se chiedete ai preti i quali, come rappresentanti di Cristo in terra, dovrebbero essere i maggiori conoscitori della storia del cristianesimo chi fossero gli esseni, vi risponderanno che non li conoscono, oppure vi diranno vagamente che erano uninsignificante trib nomade, della quale praticamente non si sa nulla. Sono in buona o in cattiva fede? Io, personalmente, non posso dirlo perch, per dare una risposta a questa domanda, bisognerebbe sapere quale la cultura di ognuno di loro circa questo argomento, anche se sono propenso a credere che la maggior parte, almeno di coloro che non sono andati oltre gli studi fatti nei seminari, ignori sinceramente chi sono gli esseni. Sono arrivato alla conclusione che molti preti, sicuramente la maggior parte, siano i primi a ignorare le truffe su cui basato il cristianesimo occorre aver letto il libro Dalla fede alla ragione di Prosper Alfaric, che, come ex monsignore, insegnante di teologia e quindi esperto conoscitore dellinsegnamento nei seminari , ha ben spiegato quali sono i sistemi usati per alienare intellettualmente coloro che dovranno poi recitare la commedia del sacerdozio. Sembra incredibile, ma proprio cos! Loro, i preti, sono le prime vittime del plagio eseguito dalla Chiesa sui propri seguaci, i primi a subire quel lavaggio del cervello indispensabile affinch diventino i sostenitori irresponsabili di una morale basata ideologicamente su sofismi e storicamente sulla contraffazione dei fatti. I cinque anni di teologia, senza contare gli otto che li precedono, non hanno altro scopo che quello di trasformare nei futuri sacerdoti la capacit raziocinante, di cui ogni uomo dotato, in unimbecillit acquisita, al fine di mettere a tacere in loro stessi quellateismo che innato in ogni individuo sentiranno poi continuamente agitarsi nelle loro coscienze. Ma, per quanto questopera di trasformazione sia stata eseguita nella maniera pi ossessiva e martellante, sono pochi, veramente pochi, i preti che vivranno bovinamente unesistenza di convinti credenti come quel curato dArs, quel Vienney dal quoziente intellettuale praticamente nullo, che, in un atto di ispirazione divina, si autodefin unoca. La dimostrazione di questa mia affermazione non viene soltanto da quel loro ricorrere continuamente alla preghiera, per non naufragare nei dubbi che derivano da una fede che continuamente vacilla, ma anche dai continui casi, sempre pi frequenti, di sacerdoti che, superato lultimo scrupolo, si liberano della sottana nera, custode di angosce e di rimorsi, per rinascere a una seconda vita apportatrice di serenit, come soltanto lateismo pu garantire.
Sono numerosi i preti cattolici e i pastori protestanti che non credono a dio, ma per vilt, per paura di perdere il guadagno o la loro posizione sociale, nascondono ci che pensano. Ho avuto modo di comprenderlo diverse volte e qualcuno di questi furbi mi ha confessato che predicano ci che considerano menzogna. Non si pu che avere compassione di questi individui che, oltre che verso gli altri, sono disonesti verso se stessi (Lalande, astronomo e scienziato francese, 1732-1807).

(Ora che sapete ci che c nellintimo dei preti, saprete cosa pensare di loro ogni qualvolta ne incontrerete uno!)

Occupazione romana della Palestina Fatta questa breve dissertazione sulle caste ebraiche esistenti al tempo delloccupazione romana, riprendiamo con Pompeo, che entra in Palestina per sedare la sommossa che il partito nazionalista giudaico, sostenitore di Aristobulo II, aveva organizzato contro Ircano II. I rivoluzionari, riunito il 70

loro esercito, marciarono contro Pompeo, ma, sopraffatti in campo aperto, si ritirarono per portare unultima resistenza al riparo delle mura di Gerusalemme, che, dopo tre mesi di assedio, fu costretta a capitolare. Gerusalemme fu ancora una volta distrutta, ma ci che sopra ogni cosa gener odio nei giudei verso i romani fu il fatto che Pompeo profan il tempio, entrando con i suoi soldati nel sancta sanctorum. Ircano II fu riconfermato, ma, dal momento che lo scopo di Pompeo era quello di sottomettere la Palestina attraverso un controllo pi politico che militare, questi cerc di ridurre al massimo il potere di Ircano II, dandogli un titolo di etnarca al posto di quello di re, riducendo al minimo il territorio della sua giurisdizione e mettendogli accanto un controllore di sua fiducia, nella persona di un tal Antipatro. Convinto di avere dato cos una stabilit duratura alla Giudea e allintera Palestina il cui controllo lo aveva affidato al proconsole romano in Siria , Pompeo ritorn a Roma con il grosso delle truppe, lasciando una sola legione accampata nei pressi di Gerusalemme. Morto Aristobulo nel 58 av. n. e., le pretese che precedentemente aveva accampato sul trono di Gerusalemme furono sostenute dai suoi figli, che, attraverso il movimento rivoluzionario di cui erano i capi, ripresero ad attaccare le truppe romane, le milizie di Ircano II e a diffondere il terrore tra le popolazioni della Palestina. in queste rivoluzioni sostenute dagli eredi di Aristobulo che appare storicamente la figura di un certo Ezechia quale capo dei rivoluzionari, e pi specificamente di quei reparti oltranzisti che avevano preso il nome di zeloti per lo zelo che dimostravano nella loro ideologia rivoluzionaria, quello zelo che Mattatia aveva esaltato nel suo testamento spirituale come la virt essenziale su cui doveva basarsi il partito nazionalista giudaico da lui fondato. Giuseppe Flavio, storico contemporaneo, cos ci parla di costui nelle sue Antichit giudaiche:
il rabbi Ezechia, di professione medico, apparteneva a una famiglia ricca e altolocata della citt di Gamala situata sulla sponda golanita del lago di Tiberiade. Questa citt non si era sottoposta ai romani, confidando nelle sue difese naturali. Da unalta montagna si protende infatti uno sperone dirupato, il quale nel mezzo si innalza in una gobba che dalla sommit declina con uguale pendio sia davanti che di dietro, tanto da somigliare al profilo di un cammello [gaml]; da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano lesatta pronuncia del nome. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili, mentre un po accessibile di dietro, dove come se fosse appesa alla montagna. Ma anche qui gli abitanti, scavando una fossa trasversale, hanno sbarrato il passaggio. Le case, costruite sui ripidi pendii, sono fittamente disposte luna sopra laltra: sembra che la citt sia appesa e sempre sul punto di cadere dallalto su se stessa. Affacciata a mezzogiorno, la sua sommit meridionale, elevandosi a smisurata altezza, forma la rocca della citt, sotto cui un dirupo privo di mura piomba in un profondissimo burrone.

(Questo passo riguardante la citt di Gamala sar determinante in seguito, per il fine che mi sono prefisso di raggiungere.) Dato che non esistono documenti che attestino la genealogia del rabbi Ezechia, capo dei rivoltosi, possiamo risalire ai suoi ascendenti attraverso la storia, partendo da quel Giovanni Ircano I, nipote di Mattatia e figlio di Simone, che fu il fondatore della stirpe degli Asmonei, sul quale si chiude il libro del maccabei. Eletto, come abbiamo visto, sommo pontefice e re di Gerusalemme nel 128 av. n. e., Giovanni Ircano I mor nel 104 av. n. e. A lui succedette il figlio Aristobulo I, che, dopo soltanto un anno cedette il regno al figlio Alessandro Ianneo; questi, morendo nel 76 av. n. e., lasci il trono ai due figli Ircano II e Aristobulo II. Dei due fratelli, quello che gli succedette fu Ircano II, che per fu spodestato nel 67 av. n. e. dal fratello Aristobulo II, che accampava diritti dinastici superiori ai suoi. Preso il trono, Aristobulo II vi rimase fino a quando, nel 63 av. n. e., Pompeo, eletto arbitro della disputa, lo sollev per rimettere al suo posto Ircano II. Aristobulo, non rassegnato alla decisione di Pompeo, prosegu nelle sue rivendicazioni, promuovendo sommosse contro il fratello, sommosse che furono continuate, secondo quanto dice la storia, sia pure in forma generica, dai suoi discendenti dopo la sua morte, che avvenne nel 58 av. n. e.:
i figli di Aristobulo e i suoi discendenti continuarono la lotta di rivendicazioni al trono della Giudea contro Ircano II (Ant. giud.).

Anche se non ci dato sapere tramite la storia quale fosse il rapporto di parentela tra Ezechia e Aristobulo II (potrebbe esserne anche il figlio), comunque certo che era un suo diretto discenden71

te. Sar grazie a questa discendenza da Aristobulo II, pronipote di quel Mattatia a cui veniva attribuita la diretta discendenza dalla stirpe di Davide, che il partito nazionalista giudaico attese che uscisse il messia salvatore del popolo giudeo. La rivolta promossa dai discendenti di Aristobulo II contro la decisione di Pompeo favorevole a Ircano II fu di unimponenza tale che Gabinio, proconsole di Siria (57-55 av. n. e.) dovette intervenire due volte per poterla domare. Da questo fatto possiamo comprendere quanto si fosse potenziato lesercito dei guerriglieri yhavisti, potenza che, dopo linvasione di Pompeo, and sempre aumentando, vista la necessit che si imponeva di combattere contro i romani, che rappresentavano per loro il maggiore ostacolo per realizzare la costituzione del regno. Ristabilito lordine, Gabinio pass la Giudea sotto il diretto controllo della Siria, togliendo a Ircano II il titolo di etnarca e lasciandogli soltanto quello di sommo pontefice. Questa situazione, che vedeva la Giudea priva di una propria amministrazione politica, and avanti fino a quando Giulio Cesare, succeduto a Pompeo nel trattare la situazione della Palestina, con lintento di rabbonire i giudei, che reclamavano i loro diritti politici, riconferm nellanno 47 av. n. e. Ircano II etnarca della Giudea e riestese i confini della giurisdizione di Gerusalemme, riportandoli allo stato primitivo. Una riconferma di privilegi in realt soltanto apparente, perch gi Pompeo, mettendo accanto a Ircano II Antipatro come controllore, elevato al grado di procuratore della Giudea, aveva ridotto la figura politica delletnarca a unautorit puramente simbolica. Comunque, la riconferma di Ircano II come etnarca della Giudea provoc unondata di nuove sommosse da parte dei rivoluzionari sostenitori della stirpe di Aristobulo II, che prosegu negli anni successivi, impegnando seriamente le truppe romane e le milizie di Ircano II. Antipatro, controllore di Ircano II, aveva un figlio di nome Erode, il quale, fortemente ambizioso, aveva sempre coltivato lidea di salire al trono di Gerusalemme, prendendo il posto di Ircano II. Sapendo che la sua aspirazione si sarebbe potuta realizzare soltanto con lappoggio dei romani, per accattivarsi la loro fiducia, tra le tante cose che fece in loro favore ci fu quella di farsi promotore di spedizioni punitive contro i terroristi del partito nazionalista giudaico. Fu in uno degli scontri che tenne contro i ribelli che gli capit di catturare il rabbi Ezechia, loro capo, che giustizi sommariamente sul campo. Tanta fu la stima che gliene venne da parte di Roma, che di l a qualche tempo, approfittando del fatto che il trono di Gerusalemme era rimasto vacante perch Ircano II era stato fatto prigioniero in una battaglia contro i parti , si fece insediare al suo posto dai romani, che, per la fiducia che riponevano in lui, nellintento di eliminare per sempre quella stirpe di giudei che non avevano fatto che procurare disordini, gli estesero il comando su tutta la Palestina, elevandolo al grado di re. Gerusalemme, confermata capitale, fu da Erode, con la partecipazione finanziaria di Roma, ampliata e resa per la prima volta nella storia unimportante citt, come mai in precedenza. Gli edifici voluti da Erode furono concepiti sul modello dellarte greco-romana e provvisti di tutte le comodit e agiatezze di una civilt raffinata. Sulla parte alta, munito di tre grandiose torri di difesa Ippica, Fasaele e Marianne , fu edificato il palazzo regio, e nella parte bassa della citt fu costruita quella fortezza Antonia che divenne il presidio dei romani. Tutta la citt fu cinta da un formidabile fossato. Fuori del fossato sorse un grande edificio (agor) per le assemblee del popolo, un ampio teatro chiuso, un anfiteatro e un ippodromo. Ma lopera pi spettacolare fu la costruzione del tempio. Erode, subito dopo lelezione a re della Palestina, per assicurarsi il potere contro ogni rivendicazione da parte di eventuali pretendenti, dopo aver eliminato tutti i discendenti di Ircano II, fece uccidere anche lui, non appena ritorn dalla prigionia impostagli dai parti. Furono queste uccisioni a offrire lo spunto a quella favola sulla strage degli innocenti, che venne a lui addebitata ingiustamente, non avendola mai eseguita. Erode, sia per labilit diplomatica, sis per lottima amministrazione che mise a punto, sicuramente stato il pi grande monarca di tutta la storia della Palestina. La sua grandezza aument quando la sua carica di re fu confermata da Cesare Ottaviano (poi Augusto), che gli rimase per sempre riconoscente per laiuto da lui ricevuto nella guerra contro Antonio e Cleopatra, nella conquista dellEgitto (31 av. n. e.). Contrastato dai tanti nemici che aveva, soprattutto dai rivoluzionari del partito nazionalista giudaico che vedevano in lui lusurpatore del trono di Davide, che spettava ai discendenti di Mattatia 72

(dei quali lultimo era Ezechia, da lui stesso ucciso), seppe ben tenere testa a tutti, con laiuto incondizionato delle legioni di Roma. Erode mor nellanno 4 av. n. e., lasciando una successione complicata, che dette luogo a episodi di particolare violenza da parte dei guerriglieri yhavisti contro i suoi quattro figli, che si contendevano lo scettro di Gerusalemme. Il proconsole di Siria, Quintilio Varo, intervenne due volte con le sue legioni. La repressione fu cos feroce che duemila giudei furono giustiziati con la crocifissione, che era la condanna riservata ai perturbatori dellordine pubblico. Queste crocifissioni, che dovevano servire da monito, non produssero, in realt, che un aumento dellodio da parte dei giudei verso Roma, che da loro veniva sempre considerata come la peggiore nemica, individuando in essa la capitale della violenza, della crudelt e dellingiustizia. Domata questa ulteriore rivolta, limperatore Augusto, fattosi arbitro nella disputa dinastica sorta tra i figli di Erode, divise la Palestina in quattro tetrarchie, affidandone una a ciascuno di loro. Soppresso il titolo di re, i figli di Erode, con la carica di tetrarca che letteralmente significa capo di un quarto , amministrarono la Palestina, protraendosi a lungo negli anni che seguirono. La tetrarchia della Galilea, che fu lultima a cadere, rimase governata da Erode Antipa, fino a quando costui, nel 39 n. e., fu deposto dallimperatore Caligola, che riun tutta la Palestina affidandola a Erode Agrippa, con il quale era unito da una particolare amicizia. La tetrarchia pi importante, quella di Gerusalemme, che sar al centro delle vicende messianiche perch depositarla dello scettro di Davide, Augusto lassegn ad Archelao, in qualit di primogenito di Erode, con il titolo di etnarca della Giudea. Ma questa elezione, contestata ancora dai giudei yhavisti, fu causa di ulteriori disordini. A questo punto, limperatore, per porre fine alle contestazioni rivoluzionarie, prese la decisione di invadere definitivamente la Palestina con le truppe, per annetterla come provincia allImpero romano, togliendole ogni autonomia politica. Fu a seguito di questa decisione che ebbero inizio le rivolte messianiche perch, nella sostituzione di Archelao (mandato in esilio) con un prefetto romano, nella persona di Coponio, si realizzava la profezia di Giacobbe, che diceva che il messia sarebbe arrivato il giorno in cui
lo scettro di Davide sarebbe uscito dalle mani di Giuda

cio il giorno in cui il trono di Gerusalemme, tolto ai giudei, sarebbe stato occupato da un non appartenente alletnia ebraica.

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GLI ESSENI, FIGLI DELLA LUCE

Riprendere la narrazione della storia ebraica durante la dominazione romana, disponendo finalmente di prove che confermano i fatti, dopo aver chiuso, con il libro dei maccabei, un racconto basato esclusivamente su leggende, visioni e rivelazioni, un po come riaprire gli occhi sulla realt, dopo esserci risvegliati da un sogno, o meglio da un incubo. Mi riferisco alla possibilit che si ha di seguire finalmente le vicende del popolo ebraico attraverso una documentazione seria, che ci viene da altre fonti oltre da quelle finora forniteci dagli autori della Bibbia. Lattivit rivoluzionaria degli esseno-zeloti, trattata da molti storici di quei tempi, quali Giuseppe Flavio, Filone, Plinio il vecchio e altri, e confermata da documenti ineccepibili (per quanto manomessi e falsificati dalla Chiesa), apparir cos chiara da farci sembrare un semplice gioco dimostrare la grande impostura sulla quale stato costruito il cristianesimo. Il partito nazionalista giudaico, formatosi sotto la dominazione ellenistica in seguito alla rivolta dei maccabei, lo ritroviamo allepoca dei romani, rappresentato, oltre che dalle numerose comunit essene (ex asidee), che si erano saldamente attestate in Palestina come in tutto il Vicino oriente, anche da centri di addestramento, nei quali venivano formati i guerriglieri rivoluzionari e gli attivisti dellideologia religiosa. Lasciando per il momento da parte le comunit, soffermiamoci a parlare di questi centri di addestramento sorti in prevalenza in Palestina, il maggiore dei quali si trovava nel deserto dellEngaddi, esattamente a Kimbert Qumran, dove un secolo prima Giuda, figlio di Mattatia, aveva organizzato i rivoluzionari in un vero e proprio esercito, dando loro una suddivisione gerarchica. Questo insediamento, favorito dalla presenza di innumerevoli grotte (tuttora esistenti), si era cos ampliato nel tempo da assumere unimportanza determinante nel programma di lotta del movimento yhavista. Tramite gli scavi eseguiti nel 1947 si dimostrato essere una vera citt sotterranea. Oltre a una documentazione contenuta in quaranta rotoli, nei quali riportata in tutti i dettagli lattivit delle comunit essene e il loro programma rivoluzionario (di cui parleremo in seguito), sono state trovate le vasche che venivano usate per il rito del battesimo, che gli esseni praticavano a imitazione del culto dei misteri, per attirare alla loro ideologia le masse dietro la ricompensa di una beatitudine eterna dopo la morte. I volontari, provenienti da tutte le comunit, venivano addestrati in questi centri in vista di quella che sarebbe stata la battaglia finale contro i nemici di dio. Plinio il vecchio, lo storico che soggiorn a lungo in Palestina durante loccupazione romana, cos parla di questi centri di addestramento esseni:
sono insediamenti composti da un numero d persone che pu arrivare alle due o tremila. Non ci sono nascite, n bambini, n vecchi, ma soltanto uomini giovani e validi che s rinnovano contnuamente.

Lindottrinamento, la cui durata era di tre anni (uno di noviziato e due di perfezionamento), era affidato a santoni che, oltre a essere profondi conoscitori dei principi religiosi, erano anche maestri nellinsegnamento delle arti marziali. La preparazione dei nazir, che erano coloro a cui veniva affidato il ruolo di organizzatori e di attivisti, era particolarmente curata in ci che riguardava la magia e lesoterismo, e tanta era la perfezione che si richiedeva loro, che alcuni venivano inviati in India, per apprendere direttamente dagli yoghi la pratica di quella catalessi che doveva servire a convincere le masse sulla veridicit della resurrezione dopo la morte. Allinterno di questa organizzazione, che sempre pi si ampliava attraverso lattivit propagandista operata dalle comunit essene sparse nel Vicino oriente, si stava, in realt, preparando la guerra del monoteismo ebraico contro il monoteismo pagano il quale, a sua volta, andava sempre pi affermandosi con il mazdeismo, che Roma aveva gi eletto come religione di Stato. Il trionfo definitivo del mazdeismo, cos come avrebbe comportato la fine di tutte le altre religioni, e come avrebbe eliminato tutte le altre divinit, cos avrebbe fatto sparire anche il do ebraico, quel Yahv che rappresentava la sola ancora di salvezza per gli ebrei, per evitare la loro dispersione, dal momento che non possedevano una terra propria nella quale avrebbero potuto stabilirsi e quindi salvarsi come entit etnica. 74

I giudei, che avevano tanto sperato in unalleanza con Roma, la quale avrebbe permesso loro di riprendere quella libert di culto e di associazione di cui avevano goduto nei secoli precedenti, prima che venisse loro tolta da Antioco IV Epifane, furono molto delusi da Pompeo allorch, eliminato Aristobulo II, conferm sul trono di Gerusalemme Ircano II, che era il loro oppositore. Come conseguenza, considerato Pompeo quale loro nemico, gli si opposero quando entr in Palestina, con una resistenza armata che dette inizio a una serie di lotte che, pur aumentando di intensit per un odio sempre pi crescente stante la crudelt che i romani usavano nelle loro repressioni , rimasero comunque contenute in una guerra di rivendicazione della Palestina, fino a quando Roma, nel 31 av. n. e., conquist lEgitto. Fu in seguito a questa annessione dellEgitto, che estendeva praticamente il dominio di Roma su tutto mondo mediterraneo, che il partito nazionalista giudaico, facendo proprio il concetto universale della religione mazdeista che dava per certo il trionfo finale della luce sulle tenebre , concep quel programma di guerra che avrebbe dovuto portare gli ebrei a dominare su tutti i popoli, prendendo il posto di Roma nel comando dellimpero. Nella convinzione che dio si fosse servito di Roma per riunire tutti i suoi nemici sotto un unico comando e dare loro la possibilit di batterli in una sola battaglia, autodefinitisi figli della luce, concepirono un programma di guerra contro i figli delle tenebre, che, concludendosi con la distruzione di Roma, avrebbe loro permesso di divenire padroni del mondo, esattamente secondo quanto era stato predetto dalle sacre scritture. Secondo il Rotolo della guerra uno dei quaranta rotoli rinvenuti durante gli scavi eseguiti nel 1947 nellinsediamento esseno di Kimbert Qumran , fu proprio da qui, da questo insediamento situato sulle rive del Mar Morto, a quaranta chilometri da Gerusalemme, che sarebbe dovuta partire la rivolta che avrebbe dato inizio alla guerra contro Roma e i suoi alleati. Dal Rotolo della guerra:
linizio della rivoluzione si avr allorch i figli della luce [gli esseni] porranno mano allattacco contro il partito dei figli delle tenebre [i romani e i loro alleati pagani], contro lesercito di Belial [il demonio], contro la milizia di Edom, di Moab [popoli ebrei rimasti idolatri], dei figli di Ammon [divinit egizia], contro gli amaleciti e il popolo dei filistei [sono i palestinesi autoctoni, tradizionali nemici degli ebrei], contro le milizie dei kittim di Assur [i romani protettori delle divinit assire, tra le quali figurava appunto il dio Mitra], ai quali andranno in aiuto coloro che empiamente agiscono contro il patto [lalleanza che avevano stipulato con dio attraverso Abramo e Mos]. I figli di Levi, i figli di Giuda e i figli di Beniamino [sono le trib che hanno formato il partito nazionalista giudaico], gli esuli del deserto [come si era autodefinita la collettivit insediatasi a Kimbert Qumran, in ricordo di quei quarantanni trascorsi nel deserto sotto il comando di Mos prima di invadere la terra di Canaan], combatteranno contro di loro allorch gli esuli dei figli della luce ritorneranno dal deserto dei popoli per accamparsi nel deserto di Gerusalemme [riferimento a tutti gli ebrei sparsi nel mondo che si riuniranno, nel giorno stabilito per la guerra finale, nel deserto dellEngaddi dove si trovava Kimbert Qumran].

Se in questo passo del Rotolo della guerra gli esseni dichiarano quali sono i nemici da abbattere, in un altro passo espongono il piano di guerra da seguire per pervenire alla vittoria finale:
e dopo questa guerra [si riferisce alla prima fase, che considera la conquista della Palestina], i figli della luce se ne andranno di l per combattere contro tutte le milizie dei kittim in Egitto [ la seconda fase, che prevede lattacco contro le legioni romane in Egitto]. E al tempo stabilito, il popolo dei figli della luce uscir con grande collera per combattere il Re del settentrione [terza ed ultima fase del programma la quale prevede lattacco diretto a Roma] e la sua ira sar diretta a distruggere il potere di Belial [nel demonio Belial sono racchiusi simbolicamente tutti i pagani, figli delle tenebre]. Questo sar il tempo per la salvezza del popolo di dio e il suo tempo stabilito della dominazione per tutti gli uomini del suo partito e lannientamento eterno dei suoi nemici rappresentati dal partito di Belial. Vi sar una costernazione tra i figli di Iafet [Roma e tutto il mondo occidentale]. Assur [Roma] cadr e nessuno laiuter, scomparir la dominazione dei kittim facendo soccombere lempiet senza lasciare traccia e non rimarr nessun rifugio per i figli delle tenebre. Nel giorno in cui i kittim cadranno vi sar un combattimento e una grande strage al cospetto del dio dIsraele: giacch questo il giorno da lui determinato da molto tempo per la guerra di sterminio dei figli delle tenebre da parte dei figli della luce che saranno impegnati a seguire una grande strage.

Dalle parole evidenziate in corsivo appare chiaro che gli ebrei erano convinti che era stato il loro dio a volere che Roma riunisse tutte le nazioni sotto un unico impero per dare loro la possibilit di rendere universale il regno di Davide, vincendo tutti i nemici con una sola guerra. Esaltati da questa ideologia monoteista, che li portava a vedersi padroni del mondo, gli ebrei continuarono a espander75

si in tutto lImpero romano in comunit sempre pi agguerrite e numerose, grazie allespediente del battesimo che i nazir elargivano a quattro mani per prodursi seguaci, facendo leva, secondo quanto avevano appreso dalla religione avestica, sui diseredati, gli afflitti, i perseguitati, ai quali promettevano una ricompensa eterna dopo la morte, se avessero seguito i loro insegnamenti quegli insegnamenti che, camuffati sotto unideologia spirituale, in realt incitavano allodio contro i loro nemici etichettati quali figli delle tenebre. Questa situazione, di usare lideologia spirituale per realizzare un imperialismo materiale, si ripete ancora oggi, dopo duemila anni: gli stessi nazir che hanno cambiato il nome in preti, gli stessi battesimi, le stesse promesse di una vita eterna e gli stessi grulli che li seguono, li ritroviamo tutti nelle recite di questa religione, apportatrice soltanto di odio, di guerre e di rancori tra i popoli, che il cristianesimo. Come dal Rotolo della guerra abbiamo appreso il programma rivoluzionario guerriero degli esseni, cos siamo venuti a conoscenza dellorganizzazione interna delle comunit essene attraverso il Rotolo delle regole che, in fin dei conti, non ha fatto che confermare ci che gi si sapeva attraverso gli storici del tempo, quali Giuseppe Flavio, Filone, Plinio il vecchio e altri, nonostante che i loro scritti siano stati falsificati e censurati dai cristiani nel II, III e IV sec. n. e., per eliminare quelle prove che avrebbero rivelato la loro impostura. La tranquillit di vita che conducevano queste comunit, come risulta dagli scritti degli storici dellepoca, in realt era unapparenza ostentata per evitare le persecuzioni romane, che altrimenti si sarebbero accanite contro di loro se fossero emerse essere rivoluzionarie, come in effetti erano. Anche se aprivano le adesioni a tutti, indipendentemente dal ceto, dalla razza, dalla religione, per aumentare il numero dei seguaci, per la diffidenza che nutrivano verso gli estranei, sottoponevano i nuovi arrivati a un anno di noviziato, che dovevano trascorrere sotto osservazione prima di essere accettati dalle comunit. Come erano ipocriti nellatteggiamento verso il mondo esterno, a cui si mostravano come osservanti dediti soltanto alle preghiere, altrettanto lo erano verso i loro proseliti che, dopo averli convinti attraverso un lavaggio del cervello durante i tre anni di indottrinamento che soltanto attraverso la povert si poteva entrare nel regno dei cieli, spingevano a cedere tutti i loro beni alla comunit, beni che venivano poi utilizzati per sostenere il movimento rivoluzionario. Una volta spogliati di tutto ci che avevano, i seguaci venivano tenuti sotto diretto controllo, facendoli lavorare come schiavi dietro la ricompensa di vitto e alloggio secondo i rituali di una vita monastica. La mattina si recavano al lavoro, distribuendosi nelle varie occupazioni sotto la diretta sorveglianza dei nazir, che inculcavano loro le leggi del Pentateuco e li ammaestravano nei concetti spirituali riguardanti quella ricompensa eterna che avrebbero raggiunto dopo la morte, se avessero fedelmente seguito le regole del movimento yhavista. In realt, attraverso questa sottomissione imposta dalla classe dominante alla massa dei seguaci, gli esseni preparavano la battaglia finale dei figli della luce contro i figli delle tenebre.
Gli esseni in particolare hanno fama di praticare la santit. ebrei di nascita, sono pi degli altri legati da mutuo affetto. Costoro respingono i piaceri come male, mentre guardano come virt la temperanza e a non cedere alle passioni. Sono contrari al matrimonio, ma adottano i figli altrui, mentre sono ancora arrendevoli ai loro ammaestramenti: li considerano come loro parenti e li modellano secondo i loro costumi. Dispregiatori della ricchezza, presso di loro ammirevole la vita comunitaria: invano si cercherebbe presso di loro qualcuno che possieda pi degli altri. C infatti una legge che quelli che entrano nella comunit cedano il patrimonio alla corporazione. Non abitano in una sola citt, ma in varie citt prendono domicilio in molti. Ai membri delle altre comunit che giungono da fuori, concedono libero uso delle case loro come se fossero proprie di coloro che entrano in casa di quelli che in precedenza non avevano mai visti come in casa di persone familiarissime. La loro piet verso la divinit ha una forma particolare: prima del sorgere del sole non proferiscono alcunch di profano, ma recitano certe preghiere verso di esso quasi a supplicarlo di spuntare. [ la ripetizione dei riti mazdeisti, nei quali Mithra veniva assimilato al sole sorgente di luce.] Eseguite, le preghiere del mattino, ognuno invitato dai sovrintendenti al mestiere che sa: dopo aver lavorato energicamente fino allora quinta, si radunano nuovamente in un solo posto e, copertisi di un indumento di lino, si lavano il corpo con acqua fredda. Dopo questa purificazione vanno insieme in un edificio particolare ove a nessuno di altra fede concesso di entrare. Loro stessi non entrano nel refettorio che dopo essersi purificati, come in un recinto sacro. Dopo che in silenzio si sono seduti, il panettiere serve i pani per ordine e il cuciniere serve a ciascuno una sola scodella con una sola vivanda. Il sacerdote precede il pasto con una preghiera; e nessuno pu iniziare a mangiare prima della preghiera; dopo che hanno mangiato, egli aggiunge una nuova preghiera; cosicch sia al principio che alla fine venerano dio come dispensatore della vita. Dopo, deposte le vesti indossate per il pasto, dato che esse sono sacre, tornano nuovamente ai lavori fino alla sera. Allora ritor-

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nano e cenano nella stessa maniera in compagnia degli ospiti, se ce ne sono. Hanno una cura straordinaria degli scritti antichi, scegliendo specialmente quelli che riguardano il profitto dellanima e del corpo. E qui studiano le malattie, le radici che preservano da esse e le propriet delle pietre. Coloro che desiderano entrare nelle comunit non ne ottengono immediatamente laccesso. Al postulante impongono per un anno la stessa norma di vita, lasciandolo durante questo periodo fuori della comunit. Dopo che egli avr dato in questo tempo prova di temperanza, viene inoltrato pi addentro nella norma di vita, immergendolo in acque di purificazione ancora pi pure, ma ancora non accolto nella vita comune. E infatti, dopo la dimostrazione di costanza, per altri due anni si mette a prova il suo carattere; e allora se appare degno viene ammesso nella societ. Superano i dolori con la riflessione [Yoga]. Quando giunge con gloria [riferimento al martirio], giudicano la morte come migliore mezzo della conservazione della vita. I loro spiriti, del resto, furono sottoposti a ogni genere di prove dalla guerra con i romani, nella quale furono stirati e contorti, bruciati e fratturati, fatti passare sotto ogni strumento di tortura affinch bestemmiassero il legislatore oppure mangiassero alcunch di illecito [particolarmente la carne suina, che era proibita dal Pentateuco], ma rifiutarono ambedue le cose, mai adularono i loro tormentatori, n mai piansero. Sorridendo anzi tra gli spasimi e trattando ironicamente coloro che eseguivano le torture, rendevano lo spirito come persone che stiano per riceverne un altro [questi sono i martiri esseni, che la Chiesa trasformer in martiri cristiani]. Infatti ben salda in loro lopinione che i corpi sono corruttibili e instabile la loro materia, mentre le anime permangono per sempre. Venute dalletere sottile, restano implicate nei corpi come dentro le carceri, attratte da un incantesimo naturale [ lo stesso concetto di anima presente nel culto dei misteri]. Vi sono poi tra di loro quelli che asseriscono di prevedere il futuro, esercitandosi fin dalla fanciullezza nello studio dei libri sacri, degli scritti sacri e delle sentenze dei profeti: ed raro che le loro predizioni falliscano (Ant. giud.).

Da questo passo di Giuseppe Flavio appare evidente come le organizzazioni essene cercassero di nascondere la loro attivit rivoluzionaria dietro unapparente tranquillit monastica per evitare le persecuzioni dei romani. Unaltra importante osservazione che si deve fare per comprendere gli esseni quella che riguarda il loro rifiuto ad accettare il sacramento delleucarestia. Anche se avevano ripreso tutto dal culto dei misteri, avevano sempre respinto ogni forma di teofagia. Il solo pensare di poter mangiare il loro dio, quel dio di cui era proibito perfino fare il nome, sarebbe stato per loro gi motivo di sacrilegio. Di conseguenza, eseguivano un rito che, ricordando solo in apparenza quello eucaristico pagano, si limitava alla semplice benedizione del pane e del vino dolce. Dal Rotolo delle regole dellassemblea:
in ogni luogo dove saranno dieci uomini del consiglio della comunit, tra di loro non mancher un sacerdote: si siederanno davanti a lui, ognuno secondo il proprio grado e cos sar domandato il loro consiglio in ogni cosa. E allorch disporranno la tavola per mangiare o il vino dolce per bere, il sacerdote stender per primo la sua mano per benedire il pane e il vino dolce.

Daltronde che il pacifismo ostentato dalle comunit essene fosse solo apparente risulta dal loro programma bellico espresso nel Rotolo della guerra: basato sulle stragi pi efferate, trabocca di odio e di vendetta. Rimanendo fedeli alle leggi di Mos come vedremo nel prossimo brano tratto dal libro dei Regolamenti delle comunit , non sono che dei lupi travestiti da agnelli, che hanno fatto propri i concetti cosmici della religione mazdeista per realizzare un programma di dominio universale basato esclusivamente sullaggressivit pi feroce. Autodefinitisi figli della luce, in realt non erano altro che i figli di quellodio e di quel rancore che nei secoli gli si era accumulato contro tutto il mondo, quel mondo che, avendoli sempre emarginati e respinti, li aveva relegati in un ruolo cos infimo da essere considerati una razza inferiore. Dal Rotolo delle regole:
per tutta la comunit e per tutti gli uomini affinch vivano secondo la regola della comunit cercando dio nei suoi statuti e giudizi facendo ci che bene e retto dinanzi a lui come ha ordinato a Mos e per mezzo dei suoi servi e profeti; affinch amino quanto egli ha scelto e odino quanto egli ha respinto; affinch introducano nel patto di grazia tutti coloro che sono volenterosi nelladempimento degli statuti divini; affinch amino tutti i figli della luce ognuno nel posto che ha nel consiglio di dio, e odino tutti i figli delle tenebre, secondo la consapevolezza che hanno di fronte alla vendetta di dio. I saggi ammaestrino e istruiscano tutti i figli della luce sulla storia di tutti i figli delluomo e su tutti i generi dei loro spiriti con i loro caratteri, secondo le loro opere, e sulle loro genealogie, sulla visita [avvento del messia] nella quale saranno colpiti e sul tempo della loro retribuzione.

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In tutto il Rotolo delle regole si ripetono continuamente le minacce contro i figli delle tenebre rappresentati da Roma e dai suoi alleati pagani che, attraverso Mithra, stanno realizzando quel monoteismo che, divorando il loro dio, determinerebbe la loro estinzione.
In una sorgente di luce sono le origini della verit e da una fonte di tenebra le origini dellingiustizia. In mano al principe delle luci limpero su tutti i figli della giustizia: essi camminano sulla via della luce. Ed in mano allangelo della tenebra tutto limpero che dovrebbe essere in mano ai figli della giustizia [chiaro riferimento al loro programma di prendere il posto di Roma]: essi camminano sulla via della tenebra. Ma il dio dIsraele e langelo della sua verit soccorrono tutti i figli della luce: lui, il dio dIsraele, che ha creato gli spiriti della luce e della tenebra e su di essi ha fondato ogni azione e sulle loro vie ogni servizio.

E pi avanti, sempre nel Rotolo delle regole:


ma dio, negli arcani della sua intelligenza, e nella sapienza della sua gloria, ha concesso un tempo determinato allesistenza dellingiustizia: nel tempo stabilito per la visita [lavvento del messia] egli la sterminer per sempre.

Una conferma circa chi fossero veramente gli esseni nellambito delle comunit apparentemente pacifiche ci viene da un passo degli Atti degli apostoli, uno dei pochissimi brani che sfuggirono alla censura dei falsari cristiani, attraverso un fatto accaduto nella comunit di Gerusalemme alla fine degli anni quaranta, quando a capo di essa subentr un certo Simone, del quale parler ampiamente in seguito. Il fatto riguarda due proseliti, marito e moglie, di nome Anania e Saffira, che furono puniti con la morte perch non avevano versato alle casse della comunit tutti i loro beni come la regola imponeva. Da questo passo risulta in maniera inconfutabile che i seguaci di cui parlano gli Atti degli apostoli non sono dei cristiani, come afferma la Chiesa, ma esseni.
Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per s una parte dellimporto daccordo con la moglie, consegn laltra parte deponendola ai piedi degli apostoli [dirigenti della comunit di Gerusalemme]. Ma Simone gli disse: Anania, perch mai Satana si impossessato cos del tuo cuore che tu hai mentito e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Perch hai pensato in cuor tuo a questa azione?. Alludire queste parole, Anania cadde a terra e spir. E un gran timore prese tutti coloro che erano presenti. Si alzarono allora i pi giovani e, avvolto il corpo di Anania in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Circa due ore pi tardi entr anche la moglie, ignara dellaccaduto e Simone le chiese: avete venduto il campo a tal prezzo?, ed ella: s, a tanto. Allora Simone le disse: perch vi siete accordati per tentare lo spirito del signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te. Anche Saffira cadde ai piedi di Simone e spir. Quando i giovani entrarono la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto al marito. E un gran timore s diffuse su tutta lekklesa e in quanti venivano a sapere di queste cose.

Non c bisogno di commento per comprendere quali fossero i mezzi usati dai capi rivoluzionari per sottomettere i loro seguaci i quali, dopo essere stati spogliati dei loro averi, venivano plagiati a odiare i loro avversari che, quali angeli delle tenebre, dovevano essere soppressi da loro che erano gli angeli della luce. I romani, attenti a stroncare ogni focolaio di rivolta, perseguitarono questi esseni in tutto limpero nella maniera pi spietata, facendone precedere le morti, affinch servissero da monito, dalle torture e dalle sevizie pi crudeli. Il periodo messianico, che corse dallanno 7 (rivolta del censimento) allanno 70 n. e. (guerra giudaica), fu caratterizzato da una continua caccia agli appartenenti al partito nazionalista giudaico da parte dei romani e dei loro alleati, tra i quali cerano quei sadducei che avevano tutto linteresse a eliminare ogni movimento rivoluzionario, che avrebbe potuto mettere a repentaglio il loro stato di privilegio. I martiri esseni furono innumerevoli e tutti morirono, come attesta Giuseppe Flavio, sorridendo ai loro aguzzini, nella certezza che avrebbero acquisito come ricompensa del loro sacrificio una vita di beatitudine eterna dopo la morte. Tra questi interessante ricordare il martirio di un certo Stefano, attivista esseno, perch, oltre che a servirci come esempio per comprendere con quale animo gli esseni affrontavano la morte, ci d anche la possibilit di parlare di un certo Paolo di Tarso e quindi di comprendere chi fosse veramente costui.

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Stefano fu catturato e ucciso da una di quelle pattuglie sadducee che collaboravano con i romani nella repressione degli esseni. Il discorso che Stefano fece ai suoi aguzzini prima di morire da considerarsi come il riassunto dellideologia essena, che era il risultato dellunione delle leggi mosaiche con i concetti mazdeisti, operata attraverso unapologia della storia del popolo ebraico nelle figure di Abramo, Mos, del regno dIsraele, delle rivendicazioni sulla Palestina e dellesaltazione dellideologia spirituale, basata sulla resurrezione dellanima dopo la morte:
a sentire queste parole, i persecutori proruppero in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro Stefano, lo trascinarono fuori della citt e si misero a lapidarlo secondo la tradizione ebraica, poich la pattuglia era composta da sadducei. Eseguita la lapidazione, gli esecutori della condanna, deposero il loro mantello ai piedi di un giovane chiamato Saulo [la deposizione del mantello ai piedi del capo della squadra era un atto di riconoscimento al suo merito per aver portato felicemente a termine una missione].

Ma chi era questo Saulo, che la Chiesa esalta come uno dei capisaldi della propria teologia? E mettendogli in bocca, in verit, frasi anacronistiche, dal momento che sono il risultato di una gnosi che si svilupp almeno centoventi anni dopo. Stando alla documentazione storica che fa riferimento a lui, risulta essere un uomo ambizioso e sicuramente dotato di grande loquela, se da alcuni storici stato definito, anche per le sue infermit, il Demostene degli esseni. Di discendenza farisea, sperando di ottenere cariche importanti dalla ricca e potente casta dei sadducei, si mise al loro servizio come persecutore degli esseni. Ma, resosi conto che a nulla di positivo sarebbe potuto pervenire finch fosse rimasto nel mondo ebraico, a causa di quella legge del Deuteronomio che interdiceva cariche pubbliche a coloro che avevano difetti fisici , pass al servizio dei romani, sempre come persecutore di esseni. Dal Deuteronomio:
[ il] signore disse a Mos: nelle generazioni future nessun uomo della tua stirpe, che abbia qualche deformit, potr accostarsi a offrire il pane del suo dio: perch nessun uomo che abbia qualche deformit potr accostarsi: n il cieco, n lo zoppo, n chi abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, n chi abbia una frattura al piede o alla mano, n un gobbo, n un nano, n chi abbia una macchia nellocchio o la scabbia o piaghe purulente o sia eunuco.

Ottenuta la cittadinanza romana in seguito a questa collaborazione, prosegu in questa attivit finch, commessi dei reati di natura penale, per sfuggire ai tribunali romani, pass al partito nazionalista giudaico, approfittando dellopportunit, offertagli dal battesimo, di cambiare il proprio nome in quello latino di Paulus (Paolo). Ammesso dunque alle comunit essene, frequent il corso di indottrinamento per divenire nazir. Ottenuta questa qualifica, sempre alla ricerca di affermazioni personali, intraprese la sua missione di attivista esseno, predicando nelle varie comunit (ekklese) sparse nel Vicino oriente, quali Corinto, Efeso, Antiochia, Damasco e Alessandria. Che Paolo, o Saulo, fosse un nazir ci viene testimoniato dagli stessi Atti degli apostoli. Nellanno 41 n. e., quando limperatore Claudio emise un editto con il quale espelleva da Roma gli ebrei perch causa di disordini era la comunit esseno-zelota che, in cooperazione con il partito nazionalista giudaico di Gerusalemme, creava continue sommosse e tumulti con lo scopo di destabilizzare le istituzioni romane , ritroviamo Paolo ospite di una coppia di giovani sposi, Priscilla e Aquila, che facevano parte del novero degli espulsi da Roma, con i quali intraprese un viaggio alla volta di Antiochia. Fu durante questo viaggio che si tagli i capelli, che i nazirei erano obbligati a lasciare intonsi durante il corso di indottrinamento.
Mentre era in compagnia di Priscilla e Aquila, nella citt di Centre, Paolo si tagli i capelli che si era fatto crescere a causa di un voto (At. 18, 18).

Unulteriore conferma che Paolo di Tarso fosse un nazir, attivista del partito nazionalista giudaico, viene fornita da un altro passo degli Atti degli apostoli uno di quei rari passi che si salvarono dalle censure operate dai falsari cristiani , tra i quali emerge quellEusebio, vescovo di Cesarea, che gli storici chiamano il falsario per antonomasia , nel quale si racconta di una cattura che sub quale propagandista esseno. Sorpreso dai sadducei, che gli erano diventati nemici in seguito alla sua conversione al movimento rivoluzionario, mentre svolgeva la sua missione di predicatore esseno, Paolo di Tarso fu condotto al cospetto di Felice, prefetto della Giudea, con laccusa di essere un 79

sovvertitore dellordine pubblico. Il capo di coloro che avevano eseguito larresto, un certo sacerdote sadduceo di nome Anania, cos si rivolse a Felice:
la lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con profonda gratitudine. Ma per non trattenerti troppo a lungo ti prego di darci ascolto brevemente nella tua benevolenza. Abbiamo scoperto che questuomo una peste, fomenta continue rivolte fra tutti i giudei che sono sparsi nel mondo ed capo della setta dei nazirei.

Ma, ancora una volta, come gi era accaduto negli altri processi che aveva subito da parte dei romani, Paolo di Tarso riusc, per quella cittadinanza romana che aveva, a evitare la morte, cavandosela con una condanna al carcere, che gli fu commutata in una libert vigilata come risulta da altri documenti. Tralascio i processi e le condanne che Paolo di Tarso collezion durante la vita, perch a raccontarli tutti non basterebbero tre pagine. Ancora per conoscere meglio Paolo di Tarso, aggiungiamo che, da studi psicanalitici fatti sulla sua persona, risultato che le continue perdite di conoscenza, come quella che lo fece cadere da cavallo sulla strada di Damasco che la Chiesa fa passare per estasi rivelatrici di verit teologiche , non erano altro che attacchi epilettici. Nei suoi studi dedicati a Paolo di Tarso, lo storico A. Ragot afferma che nellepisodio di Damasco ci sono tutti i segni caratteristici di una crisi di apoplessia:
offuscamento della vista, aura luminosa e sonora, caduta, coma, cecit temporanea e perdita della parola e paralisi che si progressivamente migliorata, lasciando comunque conseguenze emiplegiche [cerebrali] definitive.

La descrizione della figura di questuomo deforme e privo di salute che, a causa dei suoi difetti fisici, non pot ottenere cariche pubbliche presso i sadducei, che troviamo in antichi documenti sotto il nome di Atti di santa Tecla, ben differente da quella di cavaliere romano valoroso e aitante con elmo, corazza e spada che vediamo nei dipinti ecclesiastici:
Paolo di Tarso era grosso, corto, largo di spalle. Le sua gambe erano piegate, le sue ginocchia si toccavano, procedeva a piccoli passi e la sua testa era divenuta pressoch calva [praticamente, un deforme con turbe psichiche].

Questa descrizione, che potrebbe lasciare perplesso chi si era fatto di lui una ben altra immagine, viene confermata dal suo soprannome Saulo (Saulos), che in greco significa zoppo. Sempre dagli Atti di santa Tecla veniamo a sapere che di mestiere, prima di darsi alla politica, Saulo faceva il costruttore di tende, cosa questa che viene confermata dagli Atti degli apostoli, nel passo gi precedentemente portato, che lo vede ospite di Priscilla e Aquila:
Paolo lasci Atene e si rec a Corinto presso un giudeo di nome Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dallItalia con la moglie Priscilla, in seguito allordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i giudei rivoluzionari. Paolo si rec da loro e poich erano del medesimo mestiere si stabil nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende.

Di questo personaggio che la Chiesa ha assurto a pilastro del cristianesimo non si conosce nulla. Non si sa n dove sia nato (la Chiesa dice a Tarso in Cilicia, ma senza nessuna prova che lo confermi), n la sua data, anche se si presume attribuibile intorno allanno 10 n. e. Per quanto riguarda poi la sua morte, anche questa priva di ogni riferimento, secondo una tradizione riportata da un certo Clemente, detto il romano, sembra che sia avvenuta nel paese dove tramonta il sole, che, a quei tempi, indicava la Spagna. Ipotesi, questa, che qualche storico ritiene probabile, perch suffragata dal bisogno che aveva Paolo di Tarso di sfuggire alla polizia di Roma, che lo ricercava per reati di natura pubblica. La Chiesa ha costruito con Paolo di Tarso un eroe del pensiero, perch aveva bisogno di un sostegno su cui poggiare le inesistenti origini di un cristianesimo, che ha cominciato a formarsi soltanto nella seconda met del II sec. n. e., origini che falsamente ha fatto partire dagli anni trenta del I sec. n. e., sostituendosi agli esseni quegli esseni che ha cercato di far sparire dalla storia, sopprimendo tutti i documenti che vi si riferivano. Paolo di Tarso quale teologo sostenitore di dogmi e di misteri non che il prodotto di quella corrente gnostica, revisionata e corretta, che nel II sec. n. e. si era impegnata a costruire un salvatore essenzialmente spirituale, in antitesi a coloro i quali lo vole80

vano invece umanizzato. Infatti Paolo di Tarso, negando che Cristo fosse stato crocefisso, affermava, nelle riunioni che teneva nelle varie ekklese, che la sua morte era stata voluta dagli arconti, spiriti del male, che in realt erano la derivazione degli angeli delle tenebre della religione mazdeista, della quale era impregnata lideologia essena. Nessuno come Paolo di Tarso pu confermare, con le sue incoerenze, la non esistenza di Ges, dal momento che egli, bench abbia incontrato per ben due volte, a detta dei libri sacri, tra gli anni quaranta e cinquanta, Simone e Giacomo a Gerusalemme, lo disconosce del tutto nella sua figura di messia crocefisso. Ignora Pilato, ignora la passione, leucarestia, lascensione e la stessa crocifissione, dal momento che afferma che Cristo era morto legato a un palo (stauros) un Cristo che, stando a quanto sostiene la Chiesa, era stato crocefisso soltanto dieci anni prima che parlasse con Giacomo e Simone. Quale incoerenza maggiore di questa, se egli nega la crocifissione di Cristo, quando aveva parlato con Giacomo e Simone che erano stati testimoni al fatto? mai possibile che Giacomo e Simone non gli abbiano parlato della crocifissione, se ci fosse stata veramente? Questo dimostra quanto fosse confusa la persona di Cristo, prima che i cristiani gli dessero una figura definitiva. Se prendiamo le Antichit giudaiche di Giuseppe Flavio, nel capitolo in cui spiega come gli esseni vedevano il matrimonio, possiamo avere unulteriore conferma dellappartenenza di Paolo di Tarso al movimento rivoluzionario, da come egli tratta questo argomento rivolgendosi ai seguaci dellekklesa di Corinto. Da Giuseppe Flavio:
gli esseni, ebrei di nascita, sono pi degli altri legati dal mutuo affetto. Per se stessi disdegnano il matrimonio e sono propensi pi ad adottare figli altrui che a farne loro. Esiste un altro gruppo di esseni che per costumanza e legislazione, pur accordandosi in tutto con gli altri, dissentono per sulla questione del matrimonio. Ritengono infatti che coloro che non si sposano amputino una parte importantissima della vita, e cio la propagazione della specie, tanto che se tutti adottassero la stessa opinione ben presto scomparirebbe il genere umano.

Paolo di Tarso, a proposito di questo argomento, cos si rivolge ai corinzi:


so che una parte di voi vuole il matrimonio e una parte contraria a esso. lo vorrei che tutti foste come me che sono celibe; ma ai non sposati dico che se non riescono a vivere in continenza allora bene che si sposino; meglio sposarsi che ardere.

Se ho riportato questo passo, non lho fatto per mostrare un Paolo di Tarso contrario alla masturbazione, ma per dare unulteriore prova che egli era un attivista nazir e che coloro i quali formavano le ekklese non erano cristiani come la Chiesa sostiene , ma esseni, appartenenti al movimento rivoluzionario giudaico.

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GUERRE ESSENO-ZELOTE

Perch si possano seguire meglio le vicende attinenti lera messianica bene fare un breve riepilogo dei fatti che la precedettero: 44 av. n. e., muore Ezechia e gli succede il figlio Giuda. 41 av. n. e., Erode si impossessa del trono di Gerusalemme, approfittando del fatto che Ircano II stato fatto prigioniero dai parti. Seguono le rivoluzioni che il partito nazionalista giudaico organizza contro Erode, ritenendolo usurpatore dei diritti al trono, che invece spettano a Giuda quale erede di Aristobulo II. 37 av. n. e., Roma interviene con le legioni di stanza in Egitto, doma la rivolta che si protraeva da quattro anni e riconferma Erode sul trono di Gerusalemme elevandolo dal suo titolo di etnarca della Giudea a re di tutta la Palestina. Contrariato da questa nomina a re concessa a Erode, il partito nazionalista giudaico riprende la sua attivit rivoluzionaria con un esercito che sempre pi si organizza e si rinforza in vista della grande battaglia contro Roma, il cui inizio sar determinato dallimminente realizzarsi della profezia di Zarathustra, che assicura lavvento del messia (il giusto) che condurr i giudei alla vittoria finale sui nemici di dio. In questo periodo, caratterizzato da continui scontri tra i guerriglieri e le truppe romane, assume particolare importanza, per dimostrare la risolutezza dei rivoluzionari, lattacco agli arsenali romani di Seffori condotto da Giuda, figlio di Ezechia (Giuseppe Flavio). 4 av. n. e., muore Erode, lasciando in eredit una successione complicata, che porta i suoi quattro figli a disputarsi il trono. I rivoluzionari, approfittando della situazione caotica che si era generata, intensificano le rivolte per liberarsi definitivamente della famiglia di Erode, usurpatrice del trono di Gerusalemme. Temendo che questa ripresa dellattivit rivoluzionaria porti la Palestina a una rivoluzione generale, Quintilio Varo, legato di Siria interviene due volte con le sue legioni. La seconda volta la repressione cos feroce che duemila rivoluzionari vengono crocefissi. Archelao, figlio primogenito di Erode, viene confermato da Quintilio Varo sul trono di Gerusalemme in qualit di etnarca. Nonostante la dura repressione, i rivoluzionari si oppongono alla nomina di Archelao, riprendendo nella loro attivit rivoluzionaria, che si protrae negli anni che seguono con una violenza sempre maggiore. 6 n. e., Ottaviano Augusto, deciso a porre termine ai continui disordini provocati dai rivoluzionari, occupa definitivamente la Palestina annettendola come provincia allimpero, toglie Archelao dal trono di Gerusalemme e al suo posto colloca un prefetto romano, nella persona di Coponio. Questa sostituzione di un giudeo sul trono di Gerusalemme con un non appartenete alla razza ebraica, rappresentando per gli ebrei la realizzazione della profezia di Giacobbe che asseriva che lavvento del messia si sarebbe verificato quando lo scettro di Davide sarebbe passato nelle mani di uno straniero, d inizio allera messianica.

Era messianica I motivi per i quali il movimento nazionalista abbandon decisamente la profezia di Zarathustra per seguire quella di Giacobbe furono diversi: 1. La profezia di Giacobbe, essendo di origine biblica, coinvolgeva, eccezion fatta per i sadducei, non solo i giudei, ma tutti gli ebrei che, fedeli alla tradizione, anelavano alla ricostituzione del regno dIsraele, quali i farisei, gran parte dei samaritani e molti fra quelli che erano rimasti pagani. 2. A differenza di quella di Zarathustra che, ricavata dalla filosofia avestica, esigeva un supporto teologico per essere compresa, quella di Giacobbe era, nella sua semplicit, alla portata di tutti. 3. Mentre quella di Zarathustra era ancora di l da venire, e quindi dal risultato dubbio (anche per via di quellaumento di luce derivante dalla congiuntura astrale, che si sarebbe dimostrato cos

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debole da non garantire un effetto sicuro sulle masse), quella di Giacobbe rappresentava, invece, un fatto reale, avvenuto, compreso e gi accettato da tutti gli ebrei. 4. Si era realizzata nel momento pi opportuno, cio quando la tensione contro i romani aveva gi coinvolto tutto il popolo a causa delloccupazione voluta da Augusto, che praticamente segnava la fine di ogni aspirazione allindipendenza della Palestina. Come conseguenza dellesaltazione che la profezia di Giacobbe aveva provocato nel popolo ebraico, cominciarono a venir fuori messia in ogni dove, nelle persone di santoni e asceti farneticanti o di avventurieri in cerca dei facili successi che speravano di ottenere, stante la predisposizione che avevano le masse ad ascoltarli e seguirli nei programmi di libert che predicavano, assicurandone la realizzazione. Moltiplicandosi nel tempo, questi sedicenti messia divennero cos numerosi che, nella concorrenza che si facevano, gli uni esortavano il popolo a diffidare degli altri, accusandosi reciprocamente di impostura e di falsit:
se qualcuno vi dice che il messia qua o l non gli credete perch io soltanto sono quello vero ....

Tutti messia che venivano catturati, erano sommariamente processati e condannati immancabilmente alla crocifissione che era la pena riservata a chi commetteva i pi gravi delitti, dei quali facevano parte la sedizione, il terrorismo e il brigantaggio. Dei tanti messia che la storia ci testimonia ricordiamo i nomi di Theudas, Dosidee di Samaria e di un certo Meandro, che furono crocefissi come tutti gli altri. Poich era usanza presso i romani rendere pubblico, a scopo di monito, il delitto commesso dai condannati a morte, veniva scritta sul palo dove questi sedicenti messia venivano legati lespressione re dei giudei, la quale, oltre a spiegare il reato, racchiudeva anche uno scherno verso di loro che si erano proclamati tali e verso quegli ebrei che, seguendoli, li avevano sostenuti. Dal momento che le lingue parlate in Palestina erano lebraico, il greco e il latino, la scritta veniva formulata in queste tre lingue. Approfittando di questa esaltazione popolare derivata dalla profezia di Giacobbe, anche i nazir si diffusero in tutta la Palestina per predicare lideologia religiosa essena in preparazione dellimminente avvento del messia. Il loro scopo era quello di attirare le masse alla causa rivoluzionaria, suscitando odio verso coloro che erano causa dei loro dolori sulla terra, che, nel caso, erano rappresentati dai romani e da quanti collaboravano con loro. Si presentavano ipocritamente come consolatori degli afflitti, dei diseredati e dei perseguitati per attuare una forma di plagio che, indirizzata comera a coloro che maggiormente soffrivano delle ingiustizie sociali, generalmente dava risultati positivi. Tra gli attivisti esseni che si impegnarono in questa campagna propagandistica preparatoria allavvento del messia liberatore, la storia si sofferma su un certo Giovanni Battista, che, sicuramente, eccelse fra tutti. Secondo alcuni storici questo Giovanni Battista sarebbe stato addirittura il designato dal movimento esseno ad assumere il comando della rivoluzione. Una cosa, comunque, certa: ebbe un tale successo come trascinatore di folle che Erode Antipa, tetrarca di Gerusalemme, lo fece sopprimere, vedendo in lui un grave pericolo per la stabilit politica della Galilea. Ma lo fece uccidere non come viene raccontato da quelle favole che sono i Vangeli, dove si parla di una certa Salom che chiese la sua testa a Erode Antipa come compenso per una danza del ventre. La morte di Giovanni Battista, nazir e attivista esseno, viene riportata da Giuseppe Flavio nelle sue Antichit giudaiche. Se Giuseppe Flavio ricorda Giovanni Battista lo fa soltanto per spiegare la psicosi religiosa che port gli ebrei yhavisti a ritenere che la sconfitta subita da Antipa da parte del re Aretra di Petra, contro il quale era in guerra, fosse stata una punizione di dio contro di lui perch aveva fatto uccidere un grande profeta quale era Giovanni Battista. Cos si legge di Giovanni Battista nelle Antichit giudaiche:
molti giudei hanno creduto che questa sconftta dellesercito di Erode Antipa da parte del re Aretra di Petra sia stata una punizione di dio a causa di Giovanni detto il Battista: costui era un uomo di grande piet, che esortava i giudei a seguire la virt, esercitare la giustizia, a ricevere il battesimo. Cos, siccome una grande moltitudine di gente lo seguiva per ascoltare la sua dottrina, Erode Antipa, temendo che il potere che egli esercitava sulle folle potesse produrre una rivoluzione, perch queste si sarebbero mostrate pronte a eseguire tutto ci che egli gli avrebbe ordinato, credette di prevenire

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questo male al fine d non doversi pentire quando sarebbe stato troppo tardi per rimediarvi. Per questa ragione, dopo averlo catturato, linvi alla fortezza di Machera, della quale abbiamo precedentemente parlato. I giudei attribuirono la sconfitta dellarmata di Erode Antipa a un castigo di dio per questa morte ritenuta da loro unazione ingiusta.

Come anticipazione alle conclusioni che trarr in seguito per dimostrare le contraddizioni riportate dai Vangeli sulla morte di Cristo, mi soffermo qui a far rimarcare quanto segue: sapendo che la sconfitta di Erode Antipa da parte del re Aretra avvenne nel 36 n. e., e che la morte di Giovanni Battista, precedendola di poco, avvenne o nello stesso anno o al massimo lanno precedente, cio nel 35 n. e., risulta impossibile, storicamente parlando, che Ges sia morto nel 33 n. e., dal momento che si afferma che inizi la sua missione di predicatore dopo la morte di Giovanni Battista. Come conseguenza, essendo stato crocefisso dopo tre anni di predicazione, cio nel 39 n. e., non pot essere giudicato da Pilato, che, come si pu dedurre dai documenti, lasci il posto di procuratore della Giudea nel 36 n. e. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che Giovanni Battista fosse un nazir non ha che da leggere il Vangelo di Luca per averne la conferma.
Un angelo del signore apparve a Zaccaria e gli disse: non temere, Zaccaria, la tua preghiera stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti dar un figlio che chiamerai Giovanni. Egli sar grande davanti al signore; non berr vino n bevande inebrianti e ricondurr molti figli dIsraele davanti al loro dio (Lc. 1, 15).

Lastenersi da vino e sostanze inebrianti era la prima regola che dovevano seguire i nazirei. Lannuncio dellangelo a Zaccaria lo stesso che langelo fece a Manoach per preconizzargli la nascita di Sansone che, in quanto predestinato a diventare nazir, doveva astenersi dal bere vino o bevande inebrianti (Gd. 13, 4). Poich il programma dei rivoluzionari considerava determinante la partecipazione delle masse, cos come gli esseni in Palestina, altrettanto cercavano seguaci le comunit del Vicino oriente e la comunit di Roma, che, dopo lannessione della Palestina allimpero, era andata sempre pi rinforzandosi. In un crescendo di estremismo rivoluzionario fomentato dalle comunit giudaiche, lImpero romano divenne nel giro di pochi anni un focolaio di sommosse, sedizioni e attentati terroristici, che costrinsero i romani a mettere in atto repressioni sempre pi severe contro questi figli della luce che, plagiati dallideologia rivoluzionaria, morivano sorridendo ai loro stessi aguzzini. I martiri esseni furono innumerevoli sia in Palestina che in tutti i paesi del Vicino oriente e nella stessa Roma, da cui gli ebrei furono espulsi, a causa dei disordini che creavano, nellanno 41 n. e. da un decreto dellimperatore Claudio. Per avere unidea dellattivit rivoluzionaria, alla quale corrispondeva una reazione uguale e contraria da parte dei romani, basti dire che, secondo quanto afferma lo storico Filone, soltanto nella citt di Alessandria vi furono negli anni quaranta oltre cinquantamila esseni uccisi dai romani quali attivisti. Questo numero cos elevato di martiri di cui tutti gli storici parlano, che potrebbe sembrare esagerato, viene spiegato dal fatto che le comunit essene erano arrivate a essere numerosissime per via delle migliaia di emarginati che continuamente si convenivano dal paganesimo al movimento rivoluzionario, soprattutto per quel vitto e alloggio che veniva loro garantito, vitto e alloggio che venivano usati per attirare gli affamati e i diseredati come il ragno costruisce la tela per catturare le mosche. La prima rivolta dellera messianica (7 n. e.) scoppi lanno successivo alla destituzione di Archelao dal trono di Gerusalemme, in seguito a un censimento che Sulpicio Quirino, legato di Siria, aveva ordinato a scopo fiscale, essendo divenuta la Palestina tributaria dellerario in seguito alla sua annessione a Roma come provincia dellimpero. Approfittando dello scontento generato dallimposizione delle tasse e di quella esaltazione che aveva provocato presso il popolo ebraico la profezia di Giacobbe, che annunciava limminente avvento del messia, Giuda e i suoi rivoluzionari seguiti da un popolo che riunirono per la rivendicazione della libert, come scrive Giuseppe Flavio attaccarono le legioni romane di stanza in Palestina con tanta violenza da costringerle a ripiegare in Siria, dove rimasero finch, raggiunte dai rinforzi inviati da Quintilio Varo, ripresero i combattimenti. Il conflitto, protrattosi per circa un an84

no, in un alternarsi di successi e insuccessi di entrambe le parti, termin con la sconfitta dellesercito esseno in seguito alla morte di Giuda, figlio di Ezechia, detto il galileo. Questa guerra, che viene ricordata come rivolta del censimento, avendo dimostrato ai rivoluzionari che le legioni di Roma potevano essere battute, riconferm nel partito nazionalista giudaico la determinazione a proseguire la lotta secondo il piano espresso nel Rotolo della guerra, che poneva nella sua prima fase lespulsione dei romani dalla Palestina. Rinvigoriti cos nella certezza di pervenire alla vittoria finale contro Roma, proseguirono nella preparazione di quella che doveva essere la madre di tutte le battaglie, imponendo lideologia rivoluzionaria attraverso una forma persuasiva affidata ai nazir, che attiravano pacificamente le masse con le promesse di eternit e con i battesimi, e una politica dissuasiva contro i reticenti, affidata a squadre di terroristi che, per il loro zelo oltranzista, furono chiamati zeloti. Giuda il galileo, detto anche lo zelota, lasci nove figli, sette maschi e due femmine. Tralasciando le due femmine, delle quali nulla ci pervenuto oltre che la loro esistenza, mi soffermo a parlare dei sette figli maschi, che furono in realt i fautori delle rivolte messianiche. I loro nomi erano: Giovanni (primogenito), Simone, Giacomo, Giuda, Giacobbe (Taddeo), Giuseppe e Menahem. Morto Giuda nella rivolta del censimento, il ruolo di capo rivoluzionario fu affidato a Giovanni quale primogenito. Anche lui, bench fosse nato a Gamala in Golanite, citt natale della sua famiglia, fu chiamato galileo nel significato che questo appellativo aveva assunto di rivoluzionario, per via del fatto che era dalla Galilea, dove risiedeva il grosso dellesercito rivoluzionario, che partivano le rivolte e, siccome era un nazir, fu chiamato anche nazireo, come daltronde venivano chiamati tutti quelli che avevano frequentato il corso di nazireato. Per quellindottrinamento perfetto che doveva avere un erede al trono di Gerusalemme quale discendente della dinastia degli Asmonei, ricevette anche la formazione di rabbi (maestro), come suo padre Giuda e suo nonno Ezechia. Avendo riscontrato nella rivolta del censimento quanto fosse importante la partecipazione della popolazione, gli esseni decisero di affidare a Giovanni tutta una campagna preparatoria tendente a coinvolgere le masse alla rivoluzione, suscitando in esse odio e risentimento contro i romani e i loro alleati, che erano allorigine delle loro sofferenze. Dopo circa tre anni di prediche e di sermoni rivolti a quella categoria di diseredati che il bisogno rende particolarmente ricettivi alla speranza di ricevere dal cielo ci che non ottengono sulla terra, Giovanni concluse il ciclo di prediche a Gerusalemme, dove un esercito di trentamila guerriglieri era in attesa per dare inizio alla rivoluzione. Ma tutto and a monte per il tempestivo intervento delle truppe romane, che sorpresero i rivoluzionari mentre si accingevano a partire per attaccare. Giovanni fu catturato, processato e condannalo alla crocifissione. Al posto di Giovanni subentr il fratello Simone, che prese il comando della comunit di Gerusalemme insieme al fratello Giacomo, i quali, a loro volta furono ambedue crocefissi nel 46 n. e. dal procuratore romano Tiberio Alessandro per la loro attivit rivoluzionaria. Questo fatto riportato da Giuseppe Flavio in Antichit giudaiche (XX-3) viene confermato dagli Atti degli apostoli. I due documenti, che concordano su tutto, cio sulla data, sul motivo dellarresto e sullesecuzione di Giacomo, discordano invece su quanto attiene a Simone, perch, a differenza di Giuseppe Flavio che lo vuole ucciso insieme al fratello Giacomo, gli Atti degli apostoli sostengono che si salv dalla morte per via di un angelo che lo liber, aprendogli la porta della prigione. (Daltronde se i cristiani non si fossero inventata questa storiella, come avrebbero potuto inviarlo a Roma per farlo diventare il primo papa?) Sempre per attivit sovversiva era stato giustiziato lanno precedente, cio nel 45 n. e., un altro figlio di Giuda il galileo, cio Giacobbe, la cui morte viene riportata cos da Giuseppe Flavio:
mentre Cuspio Fado era procuratore della Giudea un impostore di nome Jacob, che si professava profeta, trascin le folle a una rivolta, ma Fado lo prevenne, inviando uno squadrone di cavalleria che piomb su di loro allimprovviso: molti furono uccisi e molti presi vivi; fu fatto prigioniero anche Theudas, cui fu tagliata la testa e portata a Gerusalemme.

Morti Giovanni, Simone, Giacomo e Taddeo, dei sette figli di Giuda, figlio di Ezechia, rimanevano Giuda, Menahem e Eleazaro. Di Giuda, ignorandone la fine, si sa soltanto che era uno zelota e

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che aveva cercato di ripetere limpresa del primogenito Giovanni, dopo dieci anni che questi era stato crocefisso. Gli ultimi due, Menahem ed Eleazaro, sono ricordati ampiamente dalla storia. Fallita la rivoluzione che era stata affidata a Giovanni, il partito nazionalista giudaico si accinse a proseguire secondo quanto era stato stabilito nel Rotolo della guerra, preparando unaltra rivoluzione, che scoppi con tutta la violenza propria di un esercito potente e organizzato nellanno 66 n. e. Il comando di questa rivoluzione, per il diritto che gli spettava quale erede al trono di Davide, essendo morti tutti i fratelli pi anziani, fu affidata a Menahem. Larmata rivoluzionaria, perfettamente preparata e addestrata, si mostr imbattibile. Respinse le truppe romane fuori dalla Palestina e rimase praticamente padrona del campo, anche se le legioni riprendevano continuamente la battaglia per i rinforzi che ricevevano dalla Siria. I rivoluzionari, che in seguito ai continui successi si vedevano sempre pi prossimi alla realizzazione di quel loro programma, che prevedeva lespulsione dei romani dal Vicino oriente grazie alla vittoria riportata su di loro in Palestina, ebbero la certezza di pervenire alla vittoria finale quando, nel 68 n. e., la morte di Nerone gett Roma in uno stato di completa anarchia. La disgregazione delle istituzioni conseguente al caos sociale e politico in cui era caduta Roma si riflett sullesercito, che entr in uno stato di indebolimento tale da portare i giudei a un ottimismo tale da vedersi gi entrare trionfanti a Roma, distruggerla e prendere il suo posto nel comando nellimpero. Fu in questo periodo che lentusiasmo derivante dalla certezza della vittoria li port a scrivere, come un inno al loro successo finale, quei diciannove capitoli della prima edizione dellApocalisse nei quali davano libero sfogo al loro odio e alla loro vendetta contro le forze del male, raffigurate da Belial (demonio), e contro gli angeli delle tenebre rappresentati dai nemici del loro dio con a capo Roma, paragonata alla Babilonia della corruzione e del peccato. Siamo nel 68-69 n. e., e il messia descritto dagli esseni nellApocalisse conserva ancora la duplice figura del salvatore spirituale che scende dal cielo, secondo lideologia religiosa, e del conduttore di eserciti, secondo lideologia guerriera. lo stesso messia che fu costruito durante la rivolta dei maccabei in seguito allunione degli spiritualisti con i rivoluzionari, che si presentava durante gli scontri come un cavaliere bianco che scendeva dal cielo per rendere i rivoluzionari vittoriosi nelle battaglie che combattevano contro Antioco IV Epifane e gli altri sovrani che gli succedettero:
[...] poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavaliere bianco; colui che lo cavalcava si chiamava fedele e verace: egli giudicava e combatteva con giustizia. I suoi occhi erano come una fiamma di fuoco, aveva sul suo capo molti diademi; portava scritto un nome che nessuno conosce allinfuori di lui [nella certezza della vittoria sui romani, gli esseni aspettano il messia, il suo avvento imminente, ma ancora non ne conoscono il nome]. avvolto in un mantello intriso di sangue. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Egli governer le genti con scettro di ferro. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e signore dei signori (Ap. 19, 11). [E ancora:] apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli usc vittorioso per vincere ancora (Ap. 6, 2).

Dunque, la guerra contro i romani volge talmente a loro favore che gi si vedono, sotto la guida di questo messia, la cui discesa dal cielo dovrebbe avvenire da un giorno allaltro, conquistare Roma, distruggerla e divenire padroni del mondo (monoteismo), secondo quanto Yahv aveva promesso:
render il regno dIsraele infinito nel tempo e nello spazio e il mio popolo padrone di tutte le nazioni i cui popoli diventeranno sgabello per i loro piedi.

E tutto si concluder, secondo la profezia dellApocalisse, come previsto dal Rotolo della guerra, con una strage totale di Roma e dei suoi alleati:
uno degli angeli che seguivano il cavaliere disceso dal cielo disse [le parole dellangelo sono dirette ai rivoluzionari e il riferimento a Roma]: pagatela con la stessa moneta, retribuitele il doppio dei suoi misfatti. Tutto ci che ha preso per la sua gloria e il suo lusso restituiteglielo in tanto tormento e afflizione. Per questo in un solo giorno verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sar bruciata dal fuoco, poich potente signore dio che lha condannata. I re della terra che si sono prostituiti e hanno vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei; quando vedranno il fumo del suo incendio, tenendosi a distanza, vedendo i suoi tormenti diranno: guai, guai, immensa citt, in unora sola giunta la tua condanna! [...]. Un altro angelo poi, ritto sul sole, gridava a gran voce a tutti gli uccelli che

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volavano in mezzo al cielo: venite, radunatevi al grande banchetto di dio [il banchetto la strage dei romani e dei loro alleati]. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, dei cavalli e dei cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi [...]. Nella mia visione vidi allora la bestia [ sempre il profeta che parla] e i re della terra suoi alleati con i loro eserciti radunati per muovere guerra contro colui che era seduto sul cavallo bianco e contro il suo esercito. Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta [Mithra] che alla sua presenza aveva sedotto quanti avevano adorato la sua statua. Tutti furono uccisi dalla spada del cavaliere e gli uccelli si saziarono delle loro carni.

Ma, purtroppo per gli esseni, le cose non andarono come le avevano esaltate: Vespasiano, divenuto imperatore e ristabilito lordine a Roma, invi il figlio Tito in Palestina con un esercito cos poderoso che, dopo averli sconfitti in campo, costrinse i rivoluzionari a rifugiarsi dentro le mura di Gerusalemme. Durante lassedio, i giudei, vedendo svanire ogni speranza, quasi per una rivincita contro quel destino che si era loro messo contro ancora unaltra volta, elessero Menahem, figlio di Giuda e fratello di Giovanni, re di Gerusalemme, riconoscendogli in un estremo atto di fedelt quei diritti al trono che gli derivavano quale discendente della stirpe di Davide. Lassedio dur sei mesi, durante i quali una parte delle legioni prosegu ad attaccare quei rivoluzionari che erano rimasti isolati, sparsi sul territorio della Giudea, con lo scopo di sterminare definitivamente gli ebrei. Quelli che non venivano uccisi sul campo, erano catturati e crocefissi. Giuseppe Flavio asserisce che le crocifissioni furono tante parla di una media di cinquecento al giorno che i romani dovettero sospenderle per mancanza di legni. Espugnata, Gerusalemme fu rasa al suolo in maniera cos totale come mai era avvenuto in precedenza. Tutti quelli che vi erano dentro, compresi i civili, furono passati alla spada o crocefissi: sempre Giuseppe Flavio nella sua Guerra giudaica parla di dodicimila crocifissioni. Per sfuggire alle persecuzioni che seguirono da parte dei romani e dei pagani, una gran parte degli ebrei fugg dalla Palestina e dal Vicino oriente per rifugiarsi in Europa, dove formarono quelle comunit che dettero inizio allespansione ebraica nel mondo occidentale. Anche se il movimento rivoluzionario prosegu, come vedremo, nella lotta armata, la guerra giudaica determin praticamente la fine dellera rivoluzionaria messianica. Quello che si impone di rimarcare a questo punto che nellanno 70 n. e. da quanto risulta inconfutabilmente dai fatti e dalla stessa Apocalisse gli esseni, come tutti gli ebrei, erano ancora in attesa del messia. Facendo un riepilogo dei fatti accaduti durante lera messianica che va dallanno 6 al 70 n. e., cio da quella sostituzione di Archelao con Coponio al trono di Gerusalemme che realizz la profezia di Giacobbe , alla fine della guerra giudaica, rimarchiamo che nessun passo storico riporta lesistenza del messia dei cristiani che le sacre scritture affermano essere stato crocefisso nellanno 33 n. e., e sotto Ponzio Pilato. Non troviamo nessuna menzione di Ges in Giuseppe Flavio, che, in qualit di storico, fu incaricato da Roma di raccontare i fatti accaduti in Palestina durante lera messianica di cui era stato testimone. Parimenti non ne fa parola Plutarco, che visse in Palestina negli anni 65-66 n. e., n tutti gli altri, quali Seneca, istitutore di Nerone, e Tacito, Marziale, Cassio Dione e Svetonio, i quali, anche se successivi di qualche anno, trattarono comunque nelle loro opere questo periodo messianico, che ebbe tanta importanza sulla storia romana nel Vicino oriente. Particolarmente significativo poi il silenzio di Filone alessandrino, storico e filosofo ebreo, che, quale appartenente alla corrente religiosa essena, prese, sia pure indirettamente, parte allattivit del movimento rivoluzionario,tanto da recarsi nellanno 40 n. e.presso limperatore Caligola per intercedere a favore delle comunit essene che, secondo lui, egli perseguitava in maniera esageratamente feroce. Filone era cos addentro alle vicende del tempo che, prima di rientrare presso la comunit essena di Alessandria di cui faceva parte, si ferm a far visita alla comunit essena di Roma, presso la quale rimase ospite per diversi giorni. Ebbene, Filone non fa nessuna menzione n di Ges, n dei cristiani, al contrario, dai suoi libri, scritti negli anni 40-50 n. e., si pu escludere nella maniera pi categorica lassenza di loro e di Ges in questo periodo, poich egli, parlando di un lgos che deve ancora realizzare il suo avvento, un lgos per giunta essenzialmente spirituale, esclude nella maniera pi assoluta ogni forma di realizzazione messianica soprattutto in forma materiale. 87

Unulteriore smentita dellesistenza dei cristiani nel I sec. n. e. ci viene da un certo Giusto di Tiberiade che scrisse, quale contemporaneo allera messianica, una storia degli ebrei. Che in questo libro, andato distrutto (e possiamo immaginare per opera di chi) non vi sia nessun riferimento a Ges lo sappiamo da Pfotius, patriarca di Costantinopoli, che, disponendo nella sua biblioteca dellopera di Giusto di Tiberiade, dopo averla attentamente studiata per cercare prove confermanti lesistenza di Cristo, conclude:
in nessuna parte del libro d Giusto di Tiberiade ho trovato il pi piccolo riscontro che parli della nascita d Cristo, della sua vita, degli avvenimenti e dei miracoli che lo concernono.

Che dire poi della biografia di Ponzio Pilato, scritta su incarico dello stesso Pilato, la quale, pur riportando ogni dettaglio dei fatti riguardanti il periodo in cui era stato procuratore della Giudea (26-36 n. e.), ignora nella maniera pi categorica il processo e la crocifissione di Ges? In quale altro modo si potrebbe spiegare questo silenzio su Ges e sui cristiani se non riconoscendo la loro non esistenza, dal momento che tutti gli storici li ignorano? Quegli storici che, invece, sono concordi circa le rivoluzioni, i martiri esseni, le numerose conversioni dei pagani allideologia essena, i nomi dei tanti messia che si succedettero, quali Meandro, Dosidee e tanti altri, e soprattutto nel ricordare quella stirpe di Ezechia che, quale pretendente al trono di Gerusalemme, guid il movimento rivoluzionario con i suoi discendenti. Perch in tutti i libri dellepoca si parla di Giuda il galileo e dei suoi figli Giovanni, Simone, Giacomo, Giuda (Taddeo), Giacobbe, Menahem e Eleazaro, e non si fa la minima menzione di Ges, nonostante i suoi miracoli, la sua crocifissione, la sua resurrezione e tutti quei fenomeni che laccompagnarono? La risposta semplice: non potevano parlare di un qualcosa che non era esistito! Morto Menahem, Eleazaro, cognato di Giovanni di Gamala, nonostante la tremenda sconfitta subita nella guerra giudaica e le persecuzioni a cui erano sottoposti gli esseni, riorganizzato un modesto esercito di circa mille volontari, nel 74 n. e. attacc di nuovo i romani. Ma la sua rivolta, mossa soltanto da un ideale, priva comera di ogni sostegno da parte di un partito rivoluzionario disfatto, non poteva che terminare con un fallimento. Sconfitto al primo urto, Eleazaro si rifugi con i suoi guerriglieri nella citt essena di Masada, che capitol senza opporre resistenza. Quando i romani entrarono, trovarono tutti i rivoluzionari morti. Ritenendo inutile continuare una lotta impari, anzich arrendersi e consegnarsi ai nemici, Eleazaro e i suoi seguaci avevano preferito uccidersi. Nonostante si trovassero di fronte a uno spettacolo simile, i legionari infuriarono contro gli abitanti, facendo una vera strage. Secondo Giuseppe Flavio si salvarono soltanto alcune donne e bambini. A una di queste donne, quale sua parente, Eleazaro consegn come testamento spirituale una copia del discorso che aveva fatto ai suoi guerriglieri prima del suicidio collettivo. Questa lettera, entrata in possesso dei romani e riportata da Giuseppe Flavio nella sua Guerra giudaica, dopo un breve riassunto sullideologia essena, cos si concludeva:
noi che riceviamo nelle nostre case uneducazione informata a questi principi, dovremmo dare lesempio agli altri con lessere pronti a morire; comunque, se volessimo ricevere una conferma prendendo lesempio dagli stranieri, guardiamo gli indiani che seguono i dettami della filosofia. Costoro, infatti, essendo gente di primordine, sopportando a malincuore il primo periodo della vita che vedono come un debito da pagare alla natura, non vedono lora di liberare le anime dai corpi; senza che abbiano mali che li affliggano o condizioni che li costringano a morire, presi dal desiderio della vita immortale, annunciano agli altri la loro dipartita e non c nessuno che cerchi di dissuaderli, ma tutti si felicitano con loro e consegnano a loro delle lettere per i loro cari gi morti. Dopo aver raccolto tutti i messaggi, salgono sul rogo, perch attraverso il fuoco lanima si separi dal corpo nel massimo stato di purezza [fu in virt di questa convinzione che linquisizione metteva al rogo gli eretici]. Le persone maggiormente care usano accompagnare costoro che partono per il lungo viaggio, e mentre sono afflitte per se stesse perch rimangono in vita, considerano beati coloro che con la morte raggiungono la condizione dellimmortalit. E allora evitiamo di provare vergogna nel mostrarci inferiori agli indiani nei pensieri di fronte alla morte e di offendere le patrie leggi che destano linvidia di tutto il mondo.

Qui risalta come gli esseni, nonostante ladozione dei principi religiosi del culto dei misteri pagani riguardanti la resurrezione dellanima, erano rimasti fedeli al Deuteronomio, dove venivano riportate le loro patrie leggi, che ritenevano cos perfette da essere invidiate da tutto il mondo.

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Anche se con la morte di Eleazaro ebbe termine la discendenza di Giuda il galileo, il movimento rivoluzionario, rialzata la testa dopo la disfatta del 70 n. e., riprese a perseguire il programma espresso dal Rotolo della guerra, riorganizzando un esercito che attacc di nuovo le truppe romane nel 132 n. e. sotto il comando di un certo Bar Kocheba, che dichiar apertamente di essere lui il messia che i giudei aspettavano, un messia ritornato espressamente guerriero, poich, dopo la disfatta del 70, la corrente religiosa, tornata autonoma sulle sue primitive posizioni spirituali, si era dissociata dal partito nazionalista, sconfessando ogni ideologia basata sulla violenza. La rivolta, affidata al messia Bar Kocheba secondo alcuni storici discendente della famiglia di Ezechia , disponendo di un poderoso esercito, si trasform in una guerra che, in un susseguirsi di alterne vicende, termin dopo tre anni con la caduta di Gerusalemme (135 n. e.). Deciso a porre termine alle velleit rivoluzionarie giudaiche, limperatore Adriano dette ordine di distruggere Gerusalemme s da non lasciare di essa pietra su pietra e di sterminare quanti vi fossero stati trovati dentro. Passati gli uomini a fil di spada e sgozzate tutte le donne e i bambini, fu distrutto tutto ci che faceva riferimento al mondo ebraico. Nello stesso Talmud troviamo scritto a proposito di questo sterminio:
la desolazione entr in Gerusalemme tanto che gli sciacalli presero possesso degli spazi dove prima esisteva il tempio dedicato al santo dei santi.

E perch Gerusalemme sparisse dalla memoria quale centro del mondo giudaico, Adriano cambi a essa anche il nome, dandole quello di Aelia Capitolina. Siamo arrivati al 132 n. e., e il messia dei giudei risulta ancora lontano da venire, se Bar Kocheba si pu permettere di dichiararsi tale. Il che unulteriore conferma del silenzio storico su quel Ges che la Chiesa sostiene essere morto sulla croce nellanno 33 n. e., e sui quei cristiani la cui esistenza non emerge da alcun documento. La Chiesa, consapevole della gravit di questa lacuna storica, derivante dalla mancanza di testimonianze che potessero sostenere le sue affermazioni, cerc di riparare, costruendosi le prove o falsificando i documenti esistenti, oppure inventandoseli di sana pianta come quella corrispondenza composta di dieci lettere intercorse tra Paolo di Tarso e Seneca, precettore di Nerone, che oggi gli stessi teologi, di fronte allevidenza dei fatti, sono costretti a riconoscere non essere mai esistita. La Chiesa manomise i passi pi compromettenti di Giuseppe Flavio, si invent lincendio di Roma che attribu a Nerone, perch i martiri esseni potessero passare per martiri cristiani e tante altre menzogne che a scriverle tutte non basterebbe un libro, menzogne che in realt, una volta scoperte, hanno prodotto leffetto opposto a quello che i falsari si erano prefissi di raggiungere. Basterebbe riportare le falsificazioni operate da Eusebio, vescovo di Cesarea (314-340 n. e.) quello chiamato dagli storici il falsario per antonomasia , per renderci conto di cosa siano stati capaci i cristiani per sopperire alla mancanza di una documentazione storica. Linchiesta fatta da Domiziano sui cristiani della Giudea per sapere chi fossero, riportata da Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica per provarne lesistenza, oltrepassa ogni limite del buon senso, se pensiamo che Domiziano avrebbe potuto sapere tutto sui cristiani senza bisogno di scomodarsi a mandare un incaricato fino alla Giudea, quando, stando a quanto poi Eusebio stesso dice in unaltra parte del libro, Roma era gi affollata di cristiani al tempo in cui Domiziano era imperatore (81-96 n. e.), e cos gi organizzati, sempre secondo le menzogne della Chiesa, da essere gi al terzo e quarto papa, nelle persone di santAnacleto (76-88 n. e.) e san Clemente (88-97 n. e.). Ma unaltra cosa posso asserire ancora con certezza: i primi undici papi dichiarati dalla Chiesa, compreso Simone Pietro, non sono che il risultato di una pura invenzione. Per, tra tanto silenzio storico riguardo lesistenza di Ges, troviamo un passo interessantissimo nelle Antichit giudaiche di Giuseppe Flavio che, per quanto possa essere stato contraffatto, pu metterci sulla strada giusta per scoprire chi fosse realmente il messia dei cristiani. Il passo in questione riguarda la comparsa, avvenuta durante lera messianica, di un misterioso personaggio di origine egizia, che cos viene ricordato nelle Antichit giudaiche:
arriv in paese un ciarlatano che, guadagnandosi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che si erano lasciati abbindolare da lui, li guid sul Monte degli ulivi e di l si preparava a piombare su Gerusalemme, a battere i romani e a farsi signore del popolo con laiuto dei sui seguaci in armi. Felice, prefetto della Giudea, prevenuto il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collabor alla difesa, s che, avvenuto lo scontro,

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legizio riusc a scappare con alcuni pochi. La maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero.

Trovando in questo fatto delle analogie con la rivolta, anchessa fallita, che gli esseni affidarono a Giovanni, la prima cosa che ci viene da pensare che si tratti della stessa insurrezione. Se cos fosse, perch Giuseppe Flavio ne attribuisce il comando a un certo egizio, invece di dire chiaramente che a condurla fu Giovanni, figlio di Giuda il galileo? Escludendo ci che potrebbe rispondere la Chiesa, la quale ha tutto linteresse a negare lesistenza di Giovanni, le ipotesi sono due: o stato Giuseppe Flavio che, come sostenitore di una politica distensiva tra gli i giudei e i romani, ha voluto discolpare il partito nazionalista giudaico, scaricando la responsabilit della rivolta su un anonimo egizio che, come lo fa venire dal nulla, altrettanto lo fa sparire; oppure, tutto dipeso da unennesima contraffazione operata dai falsari cristiani, che dovevano eliminare dai documenti ogni traccia di Giovanni, la cui esistenza, come vedremo, avrebbe reso impossibile la costruzione della figura di Ges. Mi sembra assurdo che uno storico serio e metodico come Giuseppe Flavio viene dichiarato dagli studiosi, per giunta incaricato da Roma di redigere i fatti inerenti la Palestina (fatti di cui oltretutto i romani erano a perfetta conoscenza), sia arrivato, per deresponsabilizzare i giudei, a pensare che potesse apparire credibile che un truffatore anonimo, per giunta straniero, avesse potuto riunire (abbindolare) e armare trentamila guerrieri, che non si sa da dove fossero usciti fuori. Dal momento che tutti i rivoluzionari erano impegnati alla causa essena, non posso che sostenere la seconda ipotesi, cio la falsificazione del passo da parte dei cristiani. Lera messianica appartiene esclusivamente ai seguaci e ai martiri del partito nazionalista giudaico, che, impregnati dellideologia esseno-zelota, affrontavano la morte sorridendo ai loro carnefici. Sono questi seguaci, questi martiri esseni, che saranno trasformati, nella seconda met del II sec. n. e., in seguaci e martiri di un cristianesimo che si stava formando allora, sulle basi dellideologia essena. Che Ges non mai esistito i primi a saperlo sono proprio loro, i preti (mi riferisco essenzialmente a coloro che occupano le alte cariche nella gerarchia ecclesiastica e non ai curati dArs), che tanto hanno fatto per far sparire dalla storia gli esseni quegli esseni che dicono di non conoscere e per nascondere dietro legizio quel Giovanni che risulter, alla fine del mio libro e in maniera inconfutabile, essere colui che hanno trasformato nel Cristo salvatore, come hanno trasformato Mithra nel loro logos. Leone X, dei Medici, papa dal 1513 al 1521, un giorno dichiar al cardinale Bembo:
tutti sappiamo bene quanto la favola di Cristo abbia recato profitto a noi e ai nostri pi stretti seguaci.

E ancora pi esplicita su questo argomento la testimonianza di Mendoza, ambasciatore di Spagna al Vaticano, riguardante il comportamento di Paolo III, papa dal 1534 al 1549, nei confronti di Ges Cristo:
spingeva la sua irriverenza fino al punto di affermare che Cristo non era altri che il sole, adorato dalla setta mitraica, e Giove Ammone, rappresentato nel paganesimo sotto la forma di montone e di agnello. Egli spiegava le allegorie della sua incarnazione e della sua resurrezione, mettendo in parallelo Cristo e Mithra. Egli diceva ancora che ladorazione dei magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zarathustra offrivano al loro dio oro, incenso e mirra, le tre cose attribuite allastro della luce. Egli sosteneva che la costellazione della Vergine, o meglio ancora dIside, che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mithra, erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo, per cui Mithra e Ges erano lo stesso dio. Egli osava dire che non cera nessun documento valido per dimostrare lesistenza di Cristo, e che, per lui, la sua convinzione era che non era mai esistito.

A questo punto, sarei curioso di sapere cosa pensa nel suo intimo il papa attuale 7 , Giovanni Paolo II, il costruttore di santi, di questo Ges la cui esistenza stata negata dallinfallibilit di altri papi, quellinfallibilit garantita dallo spirito santo ... Ma questi segreti si portano nella tomba!

Quando stato steso il presente testo.

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GLI ESSENI DOPO IL 70

Finita la guerra giudaica con la disfatta dellesercito rivoluzionario e la distruzione di Gerusalemme, le persecuzioni romane, che fino allora si erano rivolte specificamente contro i seguaci del movimento esseno, vennero estese contro tutti gli ebrei di qualsiasi partito o credo religioso. Come in Palestina, cos nellimpero, cominci una vera e propria caccia alluomo, sia da parte dei romani che da parte delle popolazioni, per lodio che avevano accumulato contro questa specie di ribelli che, con le loro continue rivolte e azioni di terrorismo, erano stati causa di tanti lutti e sofferenze. In questo clima di astio e di disprezzo collettivo, che permetteva, anche ai pi vili, di accanirsi contro i perseguitati, le masse popolari, ancor pi che i romani, si scagliarono contro gli ebrei con tale furore da determinare un vero e proprio genocidio. Soltanto in Siria, dove cera una della maggiori concentrazioni di comunit essene, furono massacrati oltre centomila ebrei, spesso in esecuzioni collettive che venivano offerte al popolo come spettacolo negli anfiteatri o su patiboli eretti nelle piazze e nelle strade. A Efeso e ad Alessandria, come in tutte le altre citt del Vicino oriente, i massacri non furono comunque inferiori a quelli della Siria. Fu durante questo periodo che gli ebrei vennero sottoposti a processi con laccusa, certamente falsa, di mangiare bambini durante i loro riti religiosi. Sia per evitare le persecuzioni, sia per la sfiducia che sempre avevano conservato di pervenire alla vittoria finale attraverso la violenza, gli esseni della corrente religiosa si dissociarono dai rivoluzionari, ritornando ideologicamente indipendenti come lo erano stati prima della rivolta dei maccabei. Ripresosi cos ciascuno il proprio messia, i rivoluzionari quello delluomo conduttore di eserciti, e i religiosi quello sacerdotale del predicatore, le due correnti continuarono in forma autonoma a perseguire nel loro programma di conquista dellimpero, ciascuna secondo la propria ideologia. Ma, prima di parlare della corrente religiosa che sar quella che determiner lavvento del cristianesimo, soffermiamoci sulla breve storia del movimento rivoluzionario, il quale, non avendo i presupposti per competere con la potenza militare romana, non poteva che essere destinato al fallimento. I rivoluzionari di Gerusalemme, ritornati alla ribalta soltanto quattro anni dopo la disfatta del 70 con quella modesta rivolta di Masada, in cui mor suicida Eleazaro, per nulla intimoriti dalle persecuzioni che sempre pi si accanivano contro di loro, perseverarono nel progetto che prevedeva la distruzione di Roma. A rinvigorire il loro entusiasmo nazionalista contribu in maniera decisiva un libro sacro intitolato Giuditta (il nome Giuditta simboleggiava la Giudea), nel quale si parlava di una vergine che salvava il popolo di dio dalloppressore, portandolo alla vittoria finale. In questo libro, in cui leroina tagliava la testa a Oloferne, personificazione dei nemici di dio, cera un incitamento a riprendere il combattimento contro quel Belial e quei kittim la cui distruzione era prevista dal Rotolo della guerra. Fu cos che i rivoluzionari, in seguito allincoraggiamento ricevuto da questo libro, che riconfermava la certezza della vittoria finale del bene sul male, riuscirono a ricostituire un esercito di combattenti che permise loro di attaccare di nuovo, nellanno 129 n. e., le legioni romane di stanza in Palestina, prendendo come spunto loffesa che limperatore Adriano aveva loro recato facendo innalzare una statua di Giove capitolino nel tempio di Gerusalemme. La rivolta, affidata al messia Bar Kocheba, terminata, come abbiamo visto nel capitolo precedente, con la distruzione di Gerusalemme, pose termine a quel movimento rivoluzionario che era stato fondato da Mattatia, duecentosessanta anni prima. Finita cos la storia guerriera del partito nazionalista giudaico, riprendiamo con quella riguardante il movimento spiritualista. Terminata la guerra del 70, gli spiritualisti, separatisi in maniera decisa e netta dai rivoluzionari, ripresero la loro lotta ideologica contro il sincretismo pagano, ostentando un comportamento pacifista che li facesse apparire il pi possibile estranei a ogni coinvolgimento con il movimento rivoluzionario e con tutto il resto del mondo ebraico. Unestraneit, per, soltanto apparente, perch, anche se sospesero le circoncisioni, adottarono la lingua greca e cercarono di rendere i loro riti il pi possibile simili a quelli del dio Mithra, in lealt conservarono le leg91

gi del Pentateuco come base della loro vita sociale. Schierandosi apertamente contro i rivoluzionari, tanto da divenirne i primi accusatori, riuscirono cos bene nellintento che avevano di apparire pacifisti, da ricevere dai romani stessi protezione contro le popolazioni che, continuando a considerarli comunque sempre degli ebrei, continuavano a perseguitarli. Forti di questo appoggio che i romani, desiderosi come erano di porre fine ai disordini, avevano concesso, gli esseni intensificarono la loro propaganda di espansione, elargendo al massimo le concessioni che gi avevano praticato in precedenza per attirare le masse alla loro ideologia. Praticamente, messa da parte ogni diffidenza che nel passato li aveva resi cauti ad accettare proseliti, aprirono con tanta facilit le porte a quanti volevano far parte delle loro comunit da ammettere, come una legione straniera, anche chi aveva commesso i delitti pi gravi, compreso lomicidio, per quella legge del Pentateuco che concedeva il perdono allomicida se nellazione non cera stata premeditazione:
colui che colpisce a morte causando la morte messo a morte, per, per colui che non ha teso insidia, ma che dio gli ha fatto incontrare, ci sar un posto nel quale potr ritirarsi e rifugiarsi restando salvo (Es. 21, 12-13).

Ma, come in tutte le cose c il pro e il contro, cos questa politica di espansionismo, se risult positiva per il numero dei proseliti che riusc ad attirare, soprattutto dal mondo pagano, non lo fu altrettanto per ci che riguardava la loro qualit. Garantendo vitto e alloggio ai diseredati, consolazione agli afflitti e protezione ai latitanti con quel battesimo che permetteva di cambiare nome, le comunit essene si riempirono di barboni, di avventurieri, di falliti e, soprattutto, di malviventi ricercati per reati politici e comuni. In molte ekklese, come quelle di Antiochia e di Tarso, il numero di questi convertiti allideologia essena, provenienti dalla feccia peggiore del mondo pagano, fu cos elevato da costituire la parte pi numerosa dei loro componenti. Fu in questi ambienti, composti da giudei e da convertiti di origine pagana, che le comunit dettero la definizione teologica al loro salvatore, quella definizione essenzialmente spirituale che doveva competere con i sotres dei culti dei misteri e soprattutto con il mazdeismo, che, imponendosi sempre pi sulle altre religioni, stava realizzando il sincretismo nel dio Mithra. Come giunsero alla costruzione del loro messia spirituale possiamo comprenderlo dai quattro capitoli (i primi tre e lultimo) che aggiunsero nel 95 n. e. alla prima edizione dellApocalisse, a quella prima edizione che nel 69 n. e. avevano loro stessi redatto insieme al movimento rivoluzionario. Dopo appena venticinque anni che si erano separati dai rivoluzionari, li troviamo in attesa di un messia del tutto differente da quello che avevano concepito precedentemente durante la guerra giudaica. Il salvatore guerriero sterminatore di nemici, il conduttore di eserciti capace delle stragi pi efferate, era stato trasformato in una stella radiosa del mattino, che sarebbe disceso sulla terra per dare inizio a una nuova era di benessere e di giustizia, e garantire agli uomini di buona volont, cio a coloro che avrebbero seguito i suoi precetti, una beatitudine eterna. Come conseguenza, il messia dalla duplice figura della prima edizione dellApocalisse, spogliato della sua natura umana di guerriero conduttore di eserciti, fu trasformato in un salvatore essenzialmente spirituale, cio in un lgos che avrebbe svolto la sua missione sulla terra, prendendo delluomo soltanto le apparenze. Per comprendere come la corrente religiosa riusc a costruirsi un salvatore essenzialmente spirituale, bene conoscere lespediente a cui precedentemente era ricorso il movimento rivoluzionario, di cui loro stessi avevano fatto parte, per giustificare come il loro messia, che viveva in cielo come entit spirituale, potesse prendere il comando del loro esercit in qualit di uomo, cio come fosse possibile che quel cavaliere dal mantello rosso cavalcante un cavallo bianco, che nelle battaglie dei maccabei era stato presentato sotto forma di visione celeste, potesse realmente assumere il ruolo di un messia umanizzato. La spiegazione teologica per giustificare questo messia dalla duplice figura, la trassero da quella immagine spaziale da cui la religione avestica aveva fatto partire la creazione delluniverso: lo stesso toro (ora drago) cosmico, la stessa battaglia tra il male e il bene, la stessa sconfitta degli angeli delle tenebre che, inseguiti dagli angeli della luce, si rifugiarono sulla terra. La cosa migliore per

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dimostrare come riuscirono a dare un corpo umano al loro messia attraverso questo plagio di riportare il passo dellApocalisse che lo riguarda (cap. 12).
Nel cielo apparve una donna [simbolicamente rappresenta il mondo giudaico] vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle [sono le dodici trib dIsraele]. Era incinta e gridava le sue doglie [limminenza del parto esprime la certezza che avevano i giudei sulla prossimit dellavvento del messia annunciato dal profeta Giacobbe]. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna [questo drago simboleggia Roma che si oppone alla realizzazione del loro programma, cercando di sopprimere il loro messia; le sette teste si riferiscono ai sette colli su cui edificata Roma e ai sette imperatori che si succedettero nellera messianica, cio Pompeo, Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone; le dieci corna sono i dieci re che facevano parte della coalizione alleata a Roma cfr. Ap. 17-9, 12]. [ Il] drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partor un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro [scettro di Davide] e il suo figlio fu subito rapito verso dio e verso il suo trono [la convinzione dei giudei che il messia, gi nato sulla terra come uomo, non potendo svolgere la sua missione poich Roma che glielo impediva, era risalito in cielo, dove era rimasto in attesa di ridiscendere come loro condottiero]. La donna invece fugg nel deserto dove dio le aveva preparato un rifugio perch fosse nutrita per 1.260 giorni [questi 1.260 giorni, che la donna passa nel rifugio, rappresentano quel periodo di attesa di quaranta anni che i rivoluzionari esseni sostennero nel deserto dellEngaddi per preparare quella guerra che stavano combattendo contro Roma].

In sintesi, possiamo riassumere il tutto in un quadro che vede i rivoluzionari ritirarsi nel deserto per preparare quella rivolta che stanno combattendo contro Roma, intanto che il messia, da parte sua, risalito in cielo con il corpo che aveva assunto nascendo sulla terra, rimaneva in attesa di scendere come uomo per mettersi alla testa del loro esercito. Giunti cos, attraverso questa spiegazione, a dimostrare la parte umana del loro messia, seguitarono a combattere, nella certezza che da un giorno allaltro sarebbe uscito fuori il condottiero che li avrebbe portati alla vittoria finale. Fu per questa convinzione che, nonostante le cose si fossero messe male in seguito allintervento di Tito, in unultimo attimo di speranza elessero, durante gli ultimi sei mesi che passarono assediati dentro Gerusalemme, Menahem re dIsraele. Se questo fu lespediente che il partito nazionalista giudaico us per dare al messia guerriero una natura umana, vediamo ora quale fu quello a cui ricorse la corrente religiosa per rendere il loro messia di nuovo un predicatore essenzialmente spirituale, come lo era prima che si unissero alla rivolta dei maccabei. Nel frattempo erano passati due secoli e la situazione nel mondo delle religioni aveva avuto dei forti mutamenti. Se prima della rivolta dei maccabei avevano basato il loro concetto messianico su un avvento che si sarebbe realizzato in un futuro di l da venire, cio in un futuro senza scadenza, trovandosi dopo la guerra del 70 di fronte un mazdeismo che, divenuto religione di Stato, li avrebbe presto divorati, decisero di annunciare che i tempi dellattesa si erano compiuti e che il messia sarebbe presto disceso sulla terra per dare a ciascuno la giusta retribuzione. Ma come sostenere che il loro messia a differenza dei sotres pagani che si erano incarnati avrebbe potuto svolgere la sua missione di predicatore senza diventare un uomo? Prendendo allora come base il concetto del filosofo Filone, della comunit di Alessandria, che sosteneva un lgos privo di natura umana, risolsero il problema ricorrendo a una visione che aveva avuto un certo profeta Daniele la cui persona appare cos oscura da risultare una favola nella favola. Il profeta Daniele certamente un personaggio immaginario, come lo sono tutti gli altri della Bibbia appare, infatti, cos misterioso e confuso nella sua entit che la stessa Chiesa, non sapendo spiegare chi fosse, mentre in una versione dice che potrebbe essere stato un personaggio di origine fenicia vissuto in unepoca compresa tra il diluvio e Giacobbe (lasso di tempo comprendente 600 anni), in unaltra ritiene possibile che sia stato invece un giudeo che, deportato da Nabucodonosor, riscosse grande successo presso la corte di Babilonia per le capacit di interpretare i sogni del re. Insomma, per farla breve, tra le tanti visioni che la Bibbia attribuiva a questo Daniele ce nera una che si esprimeva cos:
guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile a un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo [dio] e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere un potere eterno che non tramonta mai, e il suo regno tale che non sar mai distrutto.

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Anche se sono molti coloro che sostengono che questa visione fu aggiunta nella Bibbia dopo il 70, essa dava comunque la possibilit agli esseni spiritualisti di poter sostenere due cose: la prima, che il loro messia, traendo la sua origine dalla volont di dio, veniva eguagliato a Mithra, il quale, secondo la religione avestica, procedeva da Aura Mazda; la seconda, che egli avrebbe potuto svolgere la sua missione sulla terra, prendendo delluomo soltanto le apparenze, dal momento che il profeta Daniele aveva dichiarato di averlo visto nella sua visione non come un uomo, ma come uno, simile a figlio di uomo. Dunque, se lo aveva detto Daniele in qualit di profeta, e dal momento che i profeti parlano per ispirazione divina, non poteva essere che cos: il loro messia, quel messia che dio avrebbe inviato sulla terra per costituire un regno eterno, si sarebbe presentato agli uomini non come uomo, ma come uno che delluomo avrebbe preso soltanto le parvenze. Cambiato cos il messia guerriero e rivoluzionario in salvatore spirituale, apportatore di pace e di benessere, di conseguenza trasformarono in un nuovo programma pacifico tutto ci che nellApocalisse del 69 costituiva invece un piano di distruzione e di violenza, compresa Gerusalemme che, da capitale dellodio e della vendetta, fu trasfigurata in una citt santa:
vidi un nuovo cielo e una terra nuova, perch il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non cera pi [si riferisce al mare di sangue della prima edizione]. Vidi anche la citt santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Una voce potente usc dal trono: ecco la dimora di dio. Dio dimorer tra gli uomini e terger ogni lacrima dai loro occhi; non vi sar pi la morte, n lutti, n lamenti, n affanni [riferimento alle stragi previste dalla prima Apocalisse] perch le cose di prima sono passate ...

E ancora in un altro passo:


in mezzo alla piazza di Gerusalemme [la piazza dove precedentemente vegetava solo odio e vendetta] ora c un albero di vita che d dodici raccolti [le trib dIsraele] e produce frutti ogni mese. Le foglie dellalbero servono a guarire le nazioni. Non vi sar pi maledizione. Poi il messia mi disse: ecco, io verr presto, il tempo in cui si verificheranno queste cose vicino [si rimarchi che nel 95 n. e. il messia non ancora arrivato]. Io verr presto e porter con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono la radice della stirpe d Davide, la stella radiosa del mattino.

Ma, poich il lupo perde il pelo ma non il vizio, per quanto cercassero di apparire pacifici e miti, la radice dellatavico odio ebreo verso il resto del mondo era rimasta in loro inalterata. Le stragi terrene, previste nella prima Apocalisse, si tramutarono, nella seconda, in una punizione eterna dopo la morte:
ma per i vili e gli abietti, glincreduli e gli omicidi, gli immorali, gli idolatri e tutti i mentitori riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Saranno divorati da un fuoco che scender dal cielo e quindi gettati insieme al demonio che li aveva sedotti nello stagno di zolfo e di fuoco dove gi si trovano la bestia [Roma] e il falso profeta [Mithra].

Se riprendo a parlare del lgos che gli esseni trassero dalla visione di Daniele, lo faccio perch di particolare importanza conoscerlo bene, dipendendo da esso tutti quei contrasti gnostici che, generatisi in seguito, daranno origine alla figura di Ges. I motivi per i quali nel 95 gli esseni spiritualisti respinsero il concetto di un lgos dalla natura umana furono principalmente due: 1) evitare ogni analogia con il partito rivoluzionario che, sostenendo come messia un uomo guerriero, avrebbe potuto portare i romani a diffidare di loro. 2) Evitare quel sacramento delleucarestia che li avrebbe costretti, essendo una conseguenza dellincarnazione, a praticare la teofagia, come avveniva nel culto dei misteri. Gli esseni ripresero tutto dalle religioni pagane, sopratutto da quella mithraica, meno che il sacramento delleucarestia, che invece si limitarono a imitare attraverso quel rito che si riduceva a una semplice benedizione del pane e del vino rosso dolce da parte del sacerdote prima della consumazione dei pasti. Fu cos che gli esseni, concepito un lgos prettamente spirituale, entrarono nel II sec. n. e., assicurando limminente arrivo di un salvatore apportatore di una nuova et di benessere, che, come a-

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vrebbe ricompensato con una beatitudine eterna i suoi seguaci, cos avrebbe castigato con uneternit di dolore i suoi nemici, gettandoli in uno stagno di fuoco e di zolfo. Ma purtroppo non tutti gli appartenenti alle comunit essene si mostrarono disposti a seguire questa teoria, che negava la materializzazione del messia. Coloro che si opposero furono, come era da prevedersi, quei pagani che gli esseni avevano accolto nelle loro comunit. Impregnati come erano dei principi pagani, cercarono di imporre ai giudei un messia secondo i concetti dei culti dei misteri, che sostenevano lincarnazione. Come conseguenza di questo contrasto si formarono in seno alle comunit due correnti, quella che difendeva il messia spirituale e quella che lo voleva umanizzato. Che ci fossero gi delle discordie su questo argomento in seno alle ekklese essene sin da prima che uscisse la seconda edizione dellApocalisse, viene confermato da uno di quei quattro capitoli che furono aggiunti nel 95, cio da quello che oggi figura essere il secondo. In questo capitolo i redattori, rivolgendosi alle sette ekklese greche per ribadire il concetto del messia spirituale, mettono in guardia gli esseni di razza ebrea dalle influenze che avrebbero potuto ricevere da parte dei pagani convertiti, che sostenevano un messia materializzato secondo i culti dei misteri. Cos, come si rivolgono ai membri dellekklesa di Efeso, dicendo loro di non lasciarsi tentare dai nicolaidi che erano i seguaci di un certo Nicola di origine pagana , i redattori dellApocalisse altrettanto incitano lekklesa di Pergamo di non ascoltare una certa convertita di nome Iezabele la quale, dichiaratasi profetessa, sosteneva un messia incarnato a imitazione dei sotres pagani. Indirizzandosi poi alle altre comunit, quali quelle di Sardi, Filadelfia e Laodicea, ne esortano i seguaci esseni di origine israelita a rimanere fedeli al loro lgos spirituale, diffidando di quegli infiltrati che si facevano passare per giudei, mentre, in realt, erano dei sostenitori della dottrina pagana di Baal (Ap. 2). Ma, per quanto luna e laltra corrente potessero difendere le loro ragioni, entrambe furono costrette a riconoscere che non avrebbero mai potuto ottenere un successo risolutivo sulle masse finch si fossero presentate a esse con un messia che doveva ancora venire, quando le altre religioni offrivano ai loro seguaci sotres che si erano gi realizzati. Giunti cos alla conclusione che, se avessero continuato a lottare contro un sincretismo sostenuto da religioni che promettevano la vita eterna attraverso la garanzia di sotres che avevano gi effettuato la loro missione, con un messia che doveva ancora scendere sulla terra, sarebbe stato come combattere la realt di un fatto compiuto con lastrattismo di una promessa, le due fazioni, sia la spiritualista che la materialista, decisero di costruirsi, ciascuna per proprio conto, la figura di un messia che, come i sotres pagani, fosse gi disceso sulla terra. Come giustificare, per, come presentare al mondo, la figura di un messia gi esistito, se fino allora avevano sostenuto che doveva ancora venire? Ebbene, questo problema, che potrebbe apparire insolubile alla ragione e al buon senso, lo risolsero dando la colpa a se stessi, dicendo che se, fino allora lavevano aspettato, ci era dipeso semplicemente dal fatto che erano stati loro a non averlo riconosciuto quando era venuto. E come dimostrazione portarono la sconfitta nella guerra del 70, dicendo che non era stata altro che una punizione inflitta da dio, appunto per non aver riconosciuto il salvatore che egli aveva inviato. Si ripet, in realt, lo stesso caso che precedentemente aveva portato i giudei a credere che la sconfitta dellesercito giudaico da parte del re Areta fosse dipesa da una punizione inviata da dio in seguito alluccisione di Giovanni Battista voluta da Erode Antipa. Ma come era stato possibile che non lo avessero rilevato? Come era potuto accadere che non si fossero accorti che il messia era stato in mezzo a loro? E a questaltra ennesima domanda che posero gli avversari nelle loro critiche, i teologi esseni risposero che ci era avvenuto perch cos era stato stabilito che fosse, dal momento che lo aveva predetto il profeta Isaia:
egli [il messia], dopo essere passato tra gli uomini in maniera cos umile e modesta nelle parvenze da non essere rimarcato da alcuno, seguir i suoi carnefici silenzioso e docile come un agnello che viene condotto al mattatoio.

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(Si rimarchi come, ancora una volta, per sostenere lirrazionale, venga sfruttato quel principio per cui, non potendosi dimostrare il contrario, si nega alla ragione la possibilit di dimostrare linesistenza dellinesistente.) Giustificato cos il mutamento del loro messia, da venturo come era stato fino allora a persona che era esistita, si misero alla ricerca di un qualcuno che avrebbe potuto dare un corpo a questo fantasma che sostenevano essere passato tra loro in quellarco di tempo compreso tra lanno 6 e lanno 70 n. e. Scartati i personaggi che avevano dato vita allera messianica, come Giuda il galileo e suo figlio Menahem, perch, come capi rivoluzionari, non potevano essere presentati come pecore che seguono docilmente i carnefici al mattatoio, puntarono inizialmente su Giovanni Battista, essendo lunico che veniva ricordato come predicatore della buona novella. Ma se anche costui in seguito fu messo in disparte, bench gli avessero dedicato un Vangelo, ci dipese, oltre che dal fatto che la sua morte, essendo avvenuta dentro un carcere per ordine di un giudeo, quale era Erode Antipa, non appariva sufficientemente carismatica per competere con quelle dei sotres pagani, che erano stati tutti uccisi dai loro avversari nella qualit di rappresentanti delle forze del male, anche e sopratutto perch la tradizione gli negava una discendenza dalla stirpe di Davide. Che Giovanni Battista sia stato inizialmente scelto per divenire il messia esseno, oltre che a essere provato dal Vangelo di Luca (basta leggerne il primo capitolo con attenzione per comprenderlo), ci viene confermato anche dal fatto che in Turchia esiste tuttora una setta che lo sostiene e lo venera come lunico e vero messia inviato da dio. Non potendo cos trasferire il loro fantasma su un personaggio realmente esistito, se non si inventarono un messia di sana pianta, attribuendogli fatti e aneddoti del tutto immaginari, ci dipese esclusivamente dal fatto che il tempo trascorso dallera messianica era stato troppo breve per permettere di imporre un personaggio del tutto immaginario come in precedenza avevano fatto i loro ascendenti con No, Abramo, Giacobbe, Mos e tutti quegli altri eroi della Bibbia, compresi David e Salomone, che, situati in epoche lontane di secoli, potevano sfuggire a ogni contestazione mossa dalla memoria. Giunti cos alla conclusione che non potevano utilizzare nessuno di questi due sistemi, decisero di concretizzare quel loro messia passato sulla terra come luomo invisibile, dandogli un corpo attraverso quei fatti che, riferitesi allera messianica, venivano riportati dalla tradizione popolare. Fu in seguito a questa decisione che gli esseni cominciarono a raccogliere tutti quegli avvenimenti che, riferiti allera messianica, avrebbero permesso di costruire una figura emblematica di predicatore sul quale avrebbero potuto trasferire quel messia anonimo che, secondo Isaia, era passato tra loro inosservato. E io li immagino alla ricerca dei fatti riportati dalla memoria popolare, fatti e aneddoti che pi si presentavano deformati e pi si prestavano al raggiungimento del loro obiettivo, mentre li selezionavano, li modificavano per metterli insieme, come incastonatori che accuratamente scelgono gli elementi per il loro mosaico, prendendoli da un mucchio di pietruzze dalle forme e dai colori pi diversi. Seguendo questo sistema, i seguaci delle varie ekklese del Vicino oriente cominciarono a compilare opuscoli e libretti, ai quali dettero i nomi pi vari, quali Atti, Lettere, Codici, anche se in prevalenza usarono il nome di Vangeli, a imitazione dei seguaci dei culti dei misteri, che chiamavano cos i libri che raccontavano la vita dei loro sotres quali predicatori annuncianti la loro dottrina, quella dottrina che ogni religione dichiarava essere quella giusta. (Vangelo da eu angelos, dove eu sta per buona e angelos per novella.) I primi tentativi per ricostruire la figura di un messia gi esistito, oltre che confusi e contrastanti fra loro, apparvero spesso cos assurdi nelle loro affermazioni da risultare addirittura ridicoli. Basti dire che se si fossero realizzati tutti i Cristi confezionati dalle elaborazioni delle varie ekklese, ora ne avremmo perlomeno qualche dozzina. In questa discordanza, che vedeva ogni Vangelo sostenere un proprio messia, furono per tutti daccordo nellescludere dai fatti riportati dalla tradizione quelli che contenevano un qualsiasi riferimento rivoluzionario perch, oltre a contrastare con la figura di un predicatore pacifico, avrebbero attirato su di loro lostilit dei romani, che erano contro ogni movimento che potesse apparire sedizioso. Seguendo cos questo sistema di montaggio di fatti, in parte riportati dalla tradizione e in parte sostenuti dalla fantasia popolare, ciascuna delle maggiori 96

comunit del Vicino oriente si ritrov con un suo proprio Vangelo, un Vangelo di cui ognuna difendeva la veridicit, sostenendo che ci che esso conteneva era stato scritto o da testimoni oculari, o dai discepoli che li avevano sentiti raccontare direttamente. Pensare che costoro non avessero gi orientato la loro scelta su Giovanni il nazoreo, figlio di Giuda il Galileo, per costruire il loro messia, appare quanto mai ingenuo, dal momento che, quali esseni, sapevano bene che fra tutti gli artefici dellera messianica il solo che aveva svolto un ruolo di predicatore era soltanto lui. Perci, nella consapevolezza della falsificazione che stavano eseguendo, tutte le comunit essene fecero sparire il nome di Giovanni dai loro Vangeli, in maniera che i fatti da essi riportati, privati del nome di colui che li aveva determinati, potessero risultare attribuibili ad altro artefice, cio a quel messia che era passato tra loro inosservato. Questa sostituzione di persona, che possiamo assimilare a un innesto che permette di trasformare una pianta di prugne in un ciliegio, si present cos complessa da costringere i falsari a ricorrere agli imbrogli pi assurdi. Per quanto usassero la massima circospezione per realizzare la truffa, gli errori e le contraddizioni che commisero nel redigere i Vangeli furono cos grossolani da offrirci essi stessi, come vedremo, le prove inconfutabili sulla non esistenza di Ges. Ma prima di parlare di Giovanni il nazoreo e di come fu trasformato nel messia dei cristiani, soffermiamoci a esaminare la storia cristologica in generale, attraverso la compilazione dei vari Vangeli che furono redatti per darsi un salvatore realizzato, come lo erano i sotres pagani. Tra i primi tentativi fatti dalle ekklese del Vicino oriente per dimostrare lesistenza di quel messia che era passato tra loro inosservato, il primo ad assumere una certa importanza fu quello di un certo Papia, capo della comunit essena di Ieropoli in Frigia. Costui raccolse tutti quei fatti che, potendo attribuirsi alla vita di un predicatore, gli avrebbero permesso di ricostruire la figura di quel signore la cui esistenza veniva affermata dal profeta Isaia. Avendo come scopo essenziale quello di farlo apparire come lannunciatore di una nuova era basata sulla pace e sul benessere, Papia selezion in prevalenza quegli aneddoti che si riferivano a unabbondanza di benefici pi terrestri che celesti. Questo libriccino, scritto nei primi anni del I sec. n. e. a Ieropoli, fu portato da Papia alla comunit essena di Roma (che nel frattempo aveva assunto un ruolo di preminenza), nellanno 135 n. e. con il titolo di Detti del signore. Anche se in realt si trattava di una raccolta di banalit e luoghi comuni, ebbe comunque il grande merito di dare il via alla divulgazione degli altri Vangeli, che fino allora erano rimasti circoscritti nellambito delle ekklese in cui erano stati redatti. Per dare unidea del contenuto di questo Vangelo cito un passo che mi appare particolarmente significativo per comprendere in quale mondo navigassero i compilatori dei Vangeli:
in una predica il signore aveva promesso che presto sarebbero cresciute vigne di 10.000 rami, ognuno dei quali avrebbe portato 10.000 tralci; ogni tralcio si sarebbe piegato sotto il peso di 10.000 grappoli formato ognuno di 10.000 acini e ogni acino avrebbe dato 10.000 litri di vino.

Per confermare poi la veridicit di quanto aveva scritto, Papia asseriva, seguendo il sistema usato da tutti, che ci che aveva riportato nel suo Vangelo gli era stato riferito da persone molto anziane che in giovent le avevano sentite raccontare da un certo Giovanni che, come apostolo del signore, era stato presente ai fatti. Questi Detti del signore, dopo un successo iniziale, furono decisamente respinti dalla comunit di Roma, che cos si espresse su di essi:
Papia, privo di ogni senso di critica, ha riportato fatti che gli venivano dal popolo in maniera troppo superficiale.

Ma il libriccino di Papia, per quanto superficiale fosse, ebbe per il merito di incoraggiare la diffusione dei Vangeli gi scritti e la stesura di altri. Da questi Detti del signore un certo Marcione, filosofo esseno della comunit di Sinopoli, in Asia Minore, ne trasse uno proprio, eliminando gli episodi pi assurdi, aggiungendone altri e dando a tutto linsieme una successione cronologica che era stata ignorata da Papia. Ma, appartenendo egli alla corrente spiritualista, costru la figura del signore essenzialmente in chiave mistica, sopprimendo ogni forma carnale che poteva trasparire nel Vangelo di Papia. Nella sua convinzione che il Cristo disceso sulla terra avesse assunto soltanto le parven97

ze umane, perch sarebbe stato vergognoso per un dio provenire da carne peccatrice, Marcione concludeva il suo Vangelo affermando che, se si fosse umanizzato, avrebbe cessato di essere dio. Questo Vangelo, accettato dalla comunit di Roma (anche perch aveva ricevuto da Marcione 200.000 sesterzi) usc nellanno 145 n. e. insieme a dieci Lettere e a un libriccino dal titolo Atti degli apostoli, che Marcione aveva portato da Sinopoli, affermando che le prime gli erano state consegnate da un certo Paolo di Tarso, il quale aveva conosciuto personalmente Simone e Giacomo, capi della comunit di Gerusalemme e fratelli del signore, e il secondo da un certo Luca, medico siriano della comunit di Antiochia, che era stato a sua volta discepolo della stesso Paolo di Tarso. Ma tutti gli esegeti si intende quelli seri sono daccordo sul fatto che sia gli Atti degli apostoli, sia le dieci Lettere, furono invece scritti da lui stesso e che, per renderli credibili nel loro contenuto, li aveva attribuiti a questi personaggi che, per quanto li avesse dichiarati presenti ai fatti messianici, risultavano fino a quel momento disconosciuti da tutti. Fu cos che, per la prima volta, nellanno 145 n. e., vennero alla ribalta le figure di Paolo di Tarso e di Luca, di quel Luca al quale in seguito attribuirono uno dei quattro Vangeli canonici che, come vedremo, videro la luce soltanto dopo il 160 n. e. Laffermazione, sostenuta dalla critica laica, che vuole che le prime dieci Lettere e la prima edizione degli Atti degli apostoli siano state scritte da Marcione, trova la sua prima conferma nel fatto che essi, oltre a esprimere i medesimi concetti del suo Vangelo ed essere scritti con lo stesso stile, riportavano anche gli stessi particolari. Comunque un cosa certa: tutte le altre Lettere, cio le quattro in pi che risultano nei testi sacri attuali, come tante altre pagine dai significati contraddittori che troviamo in queste e negli Atti degli apostoli, furono aggiunte in seguito dai falsari per lobbligo che veniva loro di dover continuamente rettificare i concetti di una religione che si stava formando. (Tutti i testi che furono scritti in quel periodo, compresi i quattro Vangeli ufficiali canonici , non sono che il prodotto di aggiunte, correzioni e censure, che ne fanno unantologia di incoerenze tali da renderli, come vedremo, non solo inattendibili, ma spesso addirittura ridicoli.) Marcione nel suo Vangelo diceva che il suo messia aveva iniziato la missione di predicatore dalla citt di Cafarnao, dove era disceso direttamente dal cielo, assumendo le sembianze di un uomo di trentanni. Il Cristo di Marcione non aveva un corpo umano, ma simile a quello degli angeli (!?!). (Anche se nessuno, compresa la Chiesa, ha saputo mai spiegare di che natura sia fatto il corpo degli angeli, si pu comunque desumere che sia di costituzione piuttosto robusta, se sono riusciti a trasportare in volo, da Betlemme a Loreto, la casa della madonna.) Unulteriore prova confermante che le prime dieci Lettere attribuite da Marcione a Paolo di Tarso erano state scritte da lui, viene dal fatto che esse affermano, come nel suo Vangelo, che Paolo di Tarso si era incontrato con Simone e Giacomo in una visita, in realt mai avvenuta, che aveva fatto alla comunit di Gerusalemme. Visita che Marcione si era inventato per poter difendere, attraverso i concetti che fece esprimere a Paolo di Tarso in una discussione con Simone, il suo Cristo spirituale, che veniva contestato dalla comunit di Gerusalemme, la quale sosteneva invece un messia umanizzato, morto crocefisso. Attraverso questo litigio tra Paolo di Tarso e Simone Pietro, riportato nel Vangelo di Marcione e negli Atti degli apostoli, possiamo renderci conto della discordanza esistente tra la comunit di Gerusalemme che, quale testimone dei fatti, affermava lincarnazione del Cristo, e le altre comunit spiritualiste del Vicino oriente, che invece affermavano, per i motivi precedentemente detti, un messia che delluomo aveva preso soltanto le apparenze:
Giacomo e Simone non meritano alcuna fiducia perch non sono dei veri apostoli, ma degli attivisti imbroglioni che predicano un falso Cristo (II Cor. 11, 13).

Marcione, non soddisfatto ancora di questa discussione che si era inventata per imporre il suo Cristo spirituale su quello materializzato sostenuto dalla comunit di Gerusalemme , si serv ancora di Paolo di Tarso come suo portavoce per fargli dire, sempre in quelle dieci Lettere portate da Sinopoli, che, fra tutti i Cristi che venivano predicati dai vari Vangeli, quali quello di Apollo di Alessandria e quello di Simone Cefa, soltanto il suo era il vero (I Cor. I, 12). 98

Che la figura di Paolo di Tarso sia quella di un personaggio di comodo, ci viene dal fatto che, dopo Marcione, essa fu sfruttata dalle varie correnti che seguirono per esporre i loro concetti. Leggendo gli Atti degli apostoli e le Lettere rimarcheremo che di Paolo di Tarso ce ne sono tanti quante sono le tendenze religiose: 1) il Paolo di Marcione, che sostiene un Cristo che ha preso delluomo soltanto le forme ed morto al palo (stauros), ma soltanto in forma apparente, per volere degli arconti (l Cor. 2, 8 - testo greco). 2) Il Paolo che sostiene il messia spirituale, il quale, non essendo mai sceso sulla terra, ha svolto la missione trasmettendo la sua morale agli uomini attraverso le rivelazioni:
io vi dichiaro che il Vangelo che predico non delluomo, poich non dalluomo che lho ricevuto, ma da una rivelazione come da una rivelazione lo hanno ricevuto Simone e Giacomo, che falsamente affermano di averlo ricevuto da un Cristo fattosi uomo (Gal. 1, 11).

3) Il Paolo materialistico, che nella Lettera ai galati dice che Cristo si incarnato ed morto sulla croce:
o stolti galati, chi pu avere offuscato cos lo spirito proprio a voi ai cui occhi fu presentato al vivo Cristo crocefisso? (Gal. 1, 11)

e ancora ai filippesi:
abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo, che umili se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil. 2-6, 8).

Ma allora, chi in realt questo Paolo di Tarso, questa colonna portante del cristianesimo? quello che sostiene il Cristo delle rivelazioni, oppure quello che afferma che Cristo ha preso delluomo soltanto le apparenze, o ancora colui che sostiene che si incarnato ed morto sulla croce? Ebbene, egli tutti e nello stesso tempo nessuno di questo tre. tutti nella parte di strumento usato dalle varie ideologie per sostenere i propri concetti, e nessuno nella persona di ideologo e pensatore tanto nessuno, che sono molti gli storici che sostengono che sia semplicemente uninvenzione di Marcione. Siccome io sono della convinzione che tutti i miti, anche i pi fantastici, hanno sempre una base di verit, un pur piccolo nocciolo, intorno al quale si sono formati, sono certo che egli sia esistito quale personaggio storico in quellindividuo zoppo che, seguendo la sua natura ambiziosa, pass dal servizio dei romani, quale persecutore dei rivoluzionari, allattivismo esseno come nazir, senza per riportare alcun successo di particolare importanza. Se mi sono soffermato ancora su Paolo di Tarso, non lho fatto tanto per dimostrare ancora una volta che la sua figura reale ben differente da quella che gli attribuisce la Chiesa, quanto per mettere in evidenza come la figura di Cristo fosse ancora cos incerta e contraddittoria negli anni cinquanta del II sec. n. e. da non sapere ancora se era rimasto in cielo, svolgendo la sua missione attraverso le visioni, se era sceso in terra prendendo delluomo soltanto le apparenze, oppure incarnandosi.

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I VANGELI CANONICI

In seguito alla decisione che presero gli esseni di costruirsi un messia gi esistito da contrapporre ai sotres pagani, i Vangeli che vennero fuori furono cos numerosi che, alla met del II sec. n. e., se ne contarono pi di sessanta. Poich citarli tutti sarebbe troppo lungo, oltre che inutile, mi limiter a riferire soltanto i nomi di alcuni di essi: Vangelo degli ebioniti, dei nazorei, dei copti, degli ebrei, di Gamaliele, di Nicodemo, Arabo, di Arudel, di Hereford, di Maria, di Tommaso, di Pietro, di Giacomo e di tutti gli altri apostoli, compreso Giuda il traditore, che ebbe anche lui il suo. Come da immaginarsi, per quanto volessero raggiungere lo stesso scopo nel rispetto degli stessi canoni, tra i quali quello di evitare ogni riferimento agli atti rivoluzionari, questi libri, usciti sotto i titoli di Vangeli, Lettere, Atti e Detti, non solo risultarono differenti tra loro negli episodi che venivano riferiti al salvatore, ma anche in ci che riguardava la sua natura e la sua origine. Vangelo di Marcione. Negando a Cristo una nascita terrestre, perch sarebbe stato vergognoso per un dio provenire da carne peccatrice, sosteneva che aveva compiuto la sua missione sulla terra scendendo direttamente dal cielo su Cafarnao in et gi adulta e prendendo delluomo soltanto le sembianze. Atti degli apostoli. Si affermavano tre Cristi differenti: 1) morto al palo per opera degli arconti; 2) morto in croce come uomo; 3) aveva svolto la missione comunicando la sua morale dal cielo attraverso le rivelazioni. Lettera agli ebrei. Cristo, assimilato al grande sacerdote Melchisedec, veniva dichiarato senza padre n madre e senza genealogia poich la sua natura, essendo eterna, non poteva avere n nascita n morte. Vangelo degli ebioniti. Affermava che il salvatore era stato generato da dio quello stesso giorno in cui cominci la sua missione che coincise con il battesimo che ricevette da Giovanni Battista:
mentre Giovanni Battista lo battezzava si ud venire dal cielo una voce tonante che diceva: tu sei il mio figlio amato che oggi ho generato.

Lettera di Giuda. In questa lettera si diceva che Cristo era la reincarnazione di Mos. Vangelo degli ebrei. Se in questo Vangelo si attribuiva la maternit del messia allo Spinto santo, ci fu possibile perch in ebraico la parola spirito di genere femminile. Come prova di questa maternit veniva riportata nel Vangelo una frase che lo stesso Cristo aveva rivolto ai suoi discepoli: mia madre lo spirito santo che mi prese per i capelli e mi port sul monte Tabor. Vangelo di Alcazai. In questo Vangelo, nel quale viene sostenuto che lo spirito santo non era la madre del messia, ma bens la sorella, la paternit e la natura del Cristo risultano cos complicate che lo stesso autore conclude la sua spiegazione dicendo:
potrei aggiungere altre parole per spiegare la natura di Cristo, ma il tutto cos complicato che anche se ci riuscissi voi non potreste capirlo [... altroch se lo abbiamo capito!].

Vangelo di Tommaso. In questo Vangelo, pur non specificando come il messia sia nato, se si parla della sua infanzia per dimostrare che sin da fanciullo compiva prodigi:
[] Ges camminava attraverso il villaggio, quando un ragazzo and ad urtare contro la sua spalla. Ges irritato, gli disse: non percorrerai tutta la strada!, e subito cadde morto. Alcuni vedendo questo fatto dissero: chi questo ragazzo, che ogni sua parola s avvera?. I genitori del ragazzo morto, andati da Giuseppe, lo rimproverarono dicendogli: tu che hai un tale figlio, non puoi abitare con noi nel villaggio. Egli infatti fa morire i nostri ragazzi. Giuseppe, chiamato in disparte Ges, lo ammon dicendogli: perch fai tali cose? Costoro ne soffrono, ci odiano e ci perseguitano. Ges gli rispose: io so che queste tue parole non sono tue, tuttavia star zitto per amore tuo, ma quelli riceveranno la loro punizione. E subito i suoi accusatori divennero ciechi. Coloro che videro questo, furono presi da grande spavento e ti-

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tubanti presero a dire, a proposito di Ges, che ogni parola che egli pronunciava si trasformava in miracolo. Vedendo che Ges aveva reso cieche quelle persone, Giuseppe gli prese lorecchio e glielo tir forte. Ma Ges sdegnato gli disse: tu non hai agito in modo sensato. Non mi molestare! [ho riportato questo passo sopratutto per dimostrare il livello intellettuale dei costruttori del cristianesimo].

Tralasciando tutte le altre versioni che furono affermate dai diversi Vangeli, tra le quali quella che diceva che Cristo era morto secondo il rito, cio come lagnello che veniva fissato su due bacchette incrociate a forma di X, quello che risulta che alla met del secondo secolo, oltre alla confusione che regnava sulla natura del loro Cristo, gli stesori dei Vangeli dimostrano di essere ancora ben lontani dallattribuire la sua maternit a quella vergine che sar chiamata Maria. Unaltra cosa importante da rimarcare il fatto che tutti questi documenti si riferivano al loro personaggio con i pi vari appellativi, quali messia, salvatore, signore e rabbi, ma mai con il nome di Ges. Il nome di Ges apparir la prima volta soltanto nel 180 n. e. nel libro Contra Clsum, che Origene scrisse per confutare Celso, che in una sua opera criticava i sistemi di falsificazione usati dai cristiani. Se questo nome lo troviamo riportato negli scritti precedenti a questa data, ci dovuto esclusivamente dal fatto che i falsari lo misero al posto degli altri appellativi, quando, nel IV e V n. e., secolo contraffecero i documenti. Immaginiamoci ora di vivere in quellepoca e di dover scegliere il nostro Cristo, di quale saremmo divenuti i seguaci, dal momento che ogni comunit essena tra le quali primeggiavano per fantasia quelle di Antiochia e di Damasco se ne era costruito uno tutto differente da quelli delle altre. Nellurgenza che ebbero di darsi un salvatore da opporre a Mithra, ma sempre nel rispetto del loro principio che ne negava lincarnazione, gli spiritualisti entrarono in una competizione teologica che li port a concepire quelle teorie assurde e grottesche che presero il nome di gnosticismo (da gnosi, dottrina filosofica religiosa che si ritiene superiore a quella normalmente seguita dai semplici credenti). Dalle varie correnti che sostennero questa forma filosofica, avente come fine la conoscenza dei misteri di dio e della sua creazione, sorsero diverse scuole. Ce ne furono di popolari e di teologiche, di siriane ed egizie, e di individuali, tra cui quelle di Valentino, Carpocrate e Basilide. Fare lo gnostico a quel tempo, dice uno storico francese, era una sciccheria, come fare il filosofo nel 1700. Molti di questi gnostici, per dare credito a ci che sostenevano, dal momento che le loro affermazioni erano prive di raziocinio, fecero dipendere le vicende del loro messia da frasi tratte dalla Bibbia che, opportunamente adattate, trasformarono in profezie che le avevano preannunciate. Colui che abus pi di ogni altro di questo trucco fu Valentino. Per avere le profezie di cui aveva bisogno, spinse lardire fino al punto di fornirsele lui stesso inventandosi dei Canti che os attribuire a Salomone, dicendo di averli trovati in un libro che era stato scritto da un anonimo del V sec. av. n. e., il quale, a sua volta, li aveva tratti da una documentazione risalente al IX sec. av. n. e. Per ci che riguardava, poi, gli altri fatti riguardanti lesistenza del suo Cristo cio quelli che non aveva fatto dipendere dalle profezie , per dimostrarne la veridicit, disse che li aveva appresi da un certo Theudas (Taddeo) che, incontrato in et avanzata, gli aveva riferito tutto ci che aveva sentito dire da Paolo di Tarso, del quale era stato giovane discepolo negli anni intorno al 70. Come Valentino ricorse al fantomatico Theudas, cos anche gli altri gnostici, per dimostrare che ci che scrivevano era vero, ricorsero al sistema di far dipendere i loro Vangeli da fonti originali, cio da personaggi che avevano conosciuto direttamente il salvatore o, alla peggio, che avevano contattato chi era stato con lui. Siccome i nomi pi usati furono quelli degli apostoli, in una vera sciarada di sofismi, questi autori dei Vangeli del II sec. n. e. non esitarono a mettere in bocca a quegli analfabeti pescatori del lago di Tiberiade ragionamenti teologicamente cos complessi che spesso neppure loro, che li avevano concepiti, erano in grado di spiegare, tanto risultavano assurdi, e fantasiosi: dimostrazioni su come il lgos potesse essere senza principio, pur traendo origine dal padre; ragionamenti sulla resurrezione e sulleconomia della salvezza; sugli aneliti umani tesi a comprendere i misteri divini; sulla forza liberatrice dal peccato del battesimo; sulla separazione esistente tra il mondo divino immutabile, nella sua essenza spirituale, e il mondo materiale, che invece sog101

getto alla corruzione e tante altre cretinate che, non essendo spiegabili con la logica e quindi incomprensibili dalla ragione, venivano risolte con lintervento di esseri immaginari quali gli eoni (angeli del bene) e gli arconti (angeli del male), che si spostavano nel cosmo a seconda dei bisogni, come navette spaziali nel mondo della fantascienza. Se poi anche costoro risultavano insufficienti per risolvere i problemi che si presentavano durante il percorso dei loro ragionamenti, allora ottenevano la risoluzione rovesciando tutto dentro quel buco nero, paravento della follia, che il dogma e il mistero. E tutto questo per costruire un salvatore essenzialmente spirituale, da contrapporre ai sotres pagani che invece si erano incarnati, quei sotres dai quali avevano in realt tutto ricopiato. Fu per ovviare a questa accusa di plagio, di cui gli avversari li accusavano e per cui li deridevano, che gli spiritualisti esseni cercarono di darsi una superiorit, affermando che soltanto il loro dio era quello perfettissimo e onnisciente, mentre gli altri, quelli a cui i loro rivali attribuivano la creazione delluniverso, non erano che divinit inferiori, dal momento che avevano creato un mondo cos imperfetto e malvagio. Il ragionamento che fecero gli gnostici per sostenere questa accusa fu il seguente:
non pu essere stato il vero dio, quello onnisciente, a creare un mondo cos difettoso e pieno di contraddizioni, per cui tra il vero dio, quello ottimo e perfettissimo, e il mondo creato, che costituisce lestremo opposto con le sue imperfezioni, c tutta una gerarchia di divinit positive e negative. Il dio a cui le altre religioni attribuiscono la creazione di un mondo cos iniquo, non pu essere che unentit di rango inferiore che, avendo comunque la possibilit di farlo, esegu la creazione disobbedendo, o per errore o per orgoglio, al dio altissimo [il loro dio]. Questo creatore di rango inferiore, in realt il padre del demonio. Ma il mondo e luomo, nati cos per un errore o per un atto di orgoglio, furono riscattati dal male attraverso lintervento di un essere di rango molto elevato nelle gerarchie delle divinit positive che, assumendo un ruolo di collegamento tra il vero dio e luomo, scese dalle zone elevate del cielo verso quelle inferiori della terra per riscattare lumanit dal male [cio il loro Cristo]. Per realizzare la salvezza si un con la saggezza, quella virt che, anche se rinnegata dagli uomini, ancora esisteva sulla terra. La sua missione fu ostacolata dal dio creatore del mondo, padre del demonio, che per far fallire la sua missione fece del tutto per ucciderlo. Ma il lgos non potendo morire perch immortale, compiuta la sua missione, risal in cielo insieme alla sorella saggezza, che lui aveva liberato dal male che la teneva prigioniera sulla terra.

La pretesa su cui gli gnostici si basavano per sostenere la loro superiorit sulle altre religioni la traevano dal fatto che il loro Cristo, a differenza degli altri salvatori, aveva svolto la sua missione di predicatore rimanendo purissimo spirito. Questa affermazione che, anche se ardita, poteva reggersi soltanto sotto un punto di vista puramente immaginario, fu fortemente criticata dai loro oppositori che, mettendoli di fronte alla realt dei fatti, chiesero come fosse stato possibile che un essere avesse potuto svolgere le funzioni umane senza incarnarsi. Fu per rispondere a questo interrogativo che i costruttori dei Vangeli gnostici dettero la dimostrazione di come la teologia cada nel ridicolo quando, invece di imporre le proprie verit con il dogma, cerca di renderle accettabili attraverso il ragionamento. (Lo stesso ridicolo in cui cadde la Chiesa nel 1700 quando, per opporsi allIlluminismo, cerc di dimostrare lesistenza di dio attraverso la ragione.) Valentino, per esempio, per dimostrare come il suo Cristo fosse potuto rimanere puro spirito pur essendosi comportato in tutto come un uomo, affermava nel suo Vangelo:
[ il] salvatore, avendo tutto tollerato, divenendo padrone di se stesso, era giunto al punto di continenza che il cibo che mangiava non si corrompeva nellinterno del suo corpo perch in lui non poteva esistere corruzione della materia. Mangiava e beveva come un uomo ma in maniera particolarissima, non restituendo gli alimenti.

Praticamente il Cristo di Valentino, come i Cristi di tutti gli altri Vangeli gnostici, se nelle manifestazioni esteriori mangiava e beveva come un uomo, nel suo privato non eseguiva i bisogni fisiologici. Non defecava, non orinava, non sudava, non produceva forfora, n si soffiava il naso, perch tutto ci che ingeriva si dissolveva nel suo corpo, disperdendosi nel nulla. (Ma, per quanto questo metabolismo teologico possa affascinare, per me rimarr, comunque, sempre pi interessante quello della dea Kal, che mangiava riso e cacava suppl.) Gli gnostici esseni, pur di battere i loro avversari, privi come erano di tradizione religiosa, furono costretti a inventarsi le teorie teologiche pi azzardate e paradossali per dare un carisma alla loro re102

ligione, quella religione che stavano costruendo tra le critiche e la derisione dei loro oppositori, che li accusavano di ricopiare tutto dal paganesimo e dallebraismo ortodosso. Ma, come ogni soverchio rompe il coperchio, cos le teorie gnostiche produssero, con le loro assurdit, un effetto talmente negativo sulle masse dei loro seguaci da rischiare di demolire tutta limpalcatura, che, con imbrogli e raggiri, erano riusciti a mettere in piedi, perch molti dei loro proseliti furono indotti a cercare attraverso le pratiche occulte quella salvezza dopo la morte che gli gnostici avevano reso utopica e incomprensibile. Questo movimento di ribellione ideologica in seno alle comunit essene fu incoraggiato in gran parte da quei pagani convertiti che, trovando inaffidabili le nuove teorie, ritornarono sulla strada che avevano lasciato, la strada che li riportava alla magia e allesoterismo dei culti dei misteri, i quali, con i loro salvatori umanizzati, oltre a essere pi comprensibili nelle loro dottrine, risultavano anche pi garantisti per ci che riguardava la resurrezione a una vita eterna. Come conseguenza di questo ritorno alla magia, cominciarono a venire fuori quei Vangeli nei quali le vittorie del bene sul male venivano affidate a eroi che sostenevano la loro morale in qualit di maghi del bene che affrontavano i loro nemici, rappresentati da maghi del male, in confronti basati su trasformazioni di bastoni in serpenti, su oggetti e corpi che rimanevano sospesi in aria, e su tante altre dimostrazioni appartenenti alle arti occulte di provenienza espressamente pagana. I combattimenti pi famosi riportati dagli scritti del tempo furono quelli sostenuti tra Simon Pietro e Simone il mago. E infatti, come si detto, una delle tante morti che furono attribuite a Simon Pietro fu fatta dipendere da una di queste sfide con il mago Simone. In un Vangelo attribuito a un certo Marcello, che si dichiarava discepolo di Pietro, veniva asserito che Pietro e Simon mago furono invitati da Nerone, perch gli dessero una prova delle loro capacit magiche, di cui aveva tanto sentito parlare. Dopo aver trasformato i propri bastoni in serpenti ed eseguito dimostrazioni di magia in maniera tale da risultare entrambi dello stesso valore, Simone il mago, per superare Pietro, si sollev da terra e cominci a volteggiare in aria. Ma siccome Pietro, a differenza di Simone il mago, non usava trucchi e imbrogli, bens agiva per volere di dio, ricorrendo alla preghiera, fece cadere il suo rivale che, schiantatosi al suolo, mor sul colpo. Nel Vangelo si diceva che Nerone si infuri tanto contro Pietro per ci che aveva fatto a Simone il mago, che lo condann a morte. Un altro libro, intitolato Atti di Pietro e Paolo, riferendosi a questo episodio, ne garantiva lautenticit, dicendo che Marcello, quale discepolo di Pietro, era stato presente al quel confronto. chiaro che tutti questi Vangeli, Atti e Detti che riportavano fatti di cristiani avvenuti durante il periodo in cui esistevano gli esseni, compresi quindi anche quelli riguardanti Nerone, non possono essere che dei falsi, dal momento che in quellepoca i cristiani ancora non esistevano. Tutta limpostura della Chiesa stata imperniata sulla deformazione dei fatti attraverso falsi documenti tendenti a far passare gli esseni per cristiani. Il solo fatto che i preti disconoscano gli esseni dimostra la loro intenzionalit a trasformare in cristiano tutto ci che apparteneva al mondo esseno: le ekklese, le persecuzioni, i martiri e tutto il resto, compresi quei proseliti che entrarono nelle comunit essene e che furono fatti passare per pagani che si convertivano al cristianesimo. Per comprendere la truffa basti ricordare quello Stefano che da martire esseno fu trasformato in martire cristiano, e lo stesso Paolo di Tarso che, da attivista nazir, stato trasfigurato in promulgatore del cristianesimo. Comunque tutto apparir pi chiaro quando dimostrer che il cristianesimo ha cominciato la sua esistenza a partire dalla seconda met del II sec. n. e. in seguito a uno scisma che ci fu in seno al movimento spiritualista esseno. Se la morte di Pietro fu attribuita in alcuni Vangeli a Nerone, ci dipese dal fatto che i cristiani, per potersi sostituire agli esseni, dovettero appropriarsi di tutto ci che era stato il loro mondo, compreso lodio verso i romani quali loro persecutori. Fu durante questa gigantesca opera di trasformazione, basata sulle falsificazioni dei documenti esistenti, sulla costruzione di fatti e di nomi inventati, che fecero di Nerone il nemico dei cristiani, per poter sostenere, attraverso le sue persecuzioni, che al suo tempo gi esistevano. Si inventarono un incendio di Roma mai esistito e tante altre storielle che possono essere credute soltanto dai poveri di spirito. Tra queste possiamo ricordare quel passo che aggiunsero negli Annali di Tacito, quel ridicolo passo, in cui viene detto che Nerone,

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per punire i cristiani perch avevano dato fuoco a Roma, li us come torce viventi per illuminare di notte i viali del suo giardino. (Questo sistema di bruciare per punire gli incendiari non fu mai usato come metodo di illuminazione, scrive Renan, critico cristologico; e lo storico Las Vergnas aggiunge ironicamente in proposito: un sistema che sembra piuttosto bizzarro. Io immagino che un cristiano che brucia, anche se spalmato di cera, scoppietti, carbonizzi, appesti laria, ma rischiari molto poco. Molto fumo e niente luce. Per sapere se un cristiano che brucia illumini veramente si dovrebbe tentare lesperimento con due o tre frati cappuccini.) Daltronde, stando a tutte le stupidaggini riportate dai libri sacri, in quale altro modo si pu parlare di Cristi, madonne e spiriti santi se non volgendo tutto in risata? Riprendendo largomento magia, la maggior parte dei capi esseni, compreso il pericolo di perdere i loro seguaci, se avessero continuato con gli astrattismi delle loro dispute teologiche, decisero di passare al concreto, dando al loro messia il prima possibile un corpo incarnato, come lavevano i sotres pagani. Messi cos da parte i concetti teologici sostenuti da Valentino e dagli altri gnostici, quali Carpocrate e Basilide, gli esseni pragmatici e realisti decisero di attribuire al loro messia una figura umana di uomo incarnato, che fino allora gli avevano negato per sostenerla essenzialmente spirituale. Questa umanizzazione, che rendeva il loro messia uguale ai sotres pagani, comportando listituzione delleucarestia, determin nelle comunit essene una scissione fra i seguaci, che dette origine a una nuova corrente religiosa, la quale prese il nome di cristianesimo. Pur di opporsi al sincretismo pagano, tutto avrebbero potuto accettare gli esseni di origine ebraica, meno che quella teofagia, che per loro rappresentava quanto di pi sacrilego si potesse concepire nei riguardi di dio quel dio che li avrebbe puniti con la morte se soltanto ne avessero pronunciato il nome. Cos, mentre gli esseni di origine israelita si disperdevano, seguendo, una parte, le teorie gnostiche e, gli altri, tornando allebraismo ortodosso rappresentato per lo pi dai farisei, che vivevano ancora nellattesa del messia davidico , quelli di origine pagana, che avevano deciso di materializzare il loro messia come i sotres dei culti dei misteri, impadronitisi delle ekklese, si misero a costruire il loro Cristo-uomo, selezionando i passi pi opportuni da tutti i Vangeli che erano stati precedentemente redatti. Fu in seguito a lelaborazione di tutti gli scritti che si riferivano al signore, che la comunit di Roma, assunto il comando di questa nuova religione, present nellanno 160 n. e. il primo Vangelo nel quale si riconosceva ufficialmente lincarnazione di Cristo. Questo primo Vangelo, uscito nella prima edizione sotto il nome di un certo Levi, se in seguito fu attribuito a Matteo ci dipese dal fatto che costui, essendo stato presentato in molti testi come apostolo del signore, avrebbe garantito, in qualit di testimone, la veridicit dei fatti, pi di quanto avrebbe potuto farlo un autore il cui nome, Levi, risultava del tutto sconosciuto. Praticamente, con luscita di questo Vangelo redatto dai pagani che si erano convertiti allessenismo cio da quella crema di malfattori comuni, avventurieri, falliti, ricercati politici, delusi e barboni, che, per rifarsi una vita, si erano rifugiati nelle comunit essene , ebbe inizio il cristianesimo. Come conseguenza, dichiarati nemici da abbattere sia gli ebrei che i pagani, si organizzarono, seguendo canoni ben precisi e dandosi una gerarchia, che poneva a capo di ogni ekklesa un responsabile, a cui fu dato il nome di vescovo (episcopus, capo della comunit). Il primo vescovo eletto dalla comunit di Roma fu un certo Sotero, originario della Campania (165-173 n. e.). Questo vescovo, che nellelenco ufficiale dei papi occupa lundicesimo posto, nella realt storica il primo papa del cristianesimo, poich tutti gli altri che la Chiesa colloca come suoi predecessori, compreso Simone Pietro (che mai venne a Roma), non sono altro che un prodotto di quei falsari, tra i quali primeggia Eusebio di Cesarea (265-340), che si inventarono la storia di quella che fu definita la prima Chiesa. Per dare maggior credito al Cristo che si erano costruito con il Vangelo di Matteo, i seguaci di questa nuova corrente religiosa che da ora in poi chiameremo cristiani, e inizialmente neocristiani scrissero subito altri due Vangeli che attribuirono a fantomatici autori, Marco e Luca, i quali furo104

no dichiarati essere, il primo, discepolo di Pietro, il secondo, discepolo di Paolo di Tarso, come aveva sostenuto Marcione nellattribuirgli gli Atti degli apostoli che aveva portato da Sinopoli. Ma, per quanto avessero cercato di renderli originali e autonomi, facendoli passare per documenti scritti durante lera messianica da personaggi dichiarati presenti ai fatti, i tre Vangeli Vangelo di Matteo, Vangelo di Marco e Vangelo di Luca essendo in realt stati redatti dalle stesse persone, risultarono cos simili tra loro negli aneddoti riportati, nelle omissioni e contraddizioni, e nellinsieme della stesura dei fatti, che furono associati tutti con il termine di sinottici (synoptikoi), che praticamente significa: basta leggerne uno per leggerli tutti. Siccome questi tre Vangeli, oltre a contenere errori storici, non riportavano i principi teologici che furono elaborati negli anni che seguirono, i neocristiani, per riparare agli uni e spiegare i secondi, scrissero un quarto Vangelo che, bench uscito negli anni intorno al 190 (II sec. n. e.), sfrontatamente misero sotto il nome di Giovanni, discepolo-amico del messia, a cui attribuirono anche lApocalisse che, scritta in parte nel 6869 dagli esseni rivoluzionari e in parte nel 95 dagli esseni spiritualisti, era risultata fino allora di autore ignoto. Il primo a parlare del quarto Vangelo Vangelo di Giovanni fu un certo Ireneo (padre della Chiesa e santo), che lo nomin in un suo scritto uscito alla fine del II sec. n. e., il quale, essendo uno dei maggiori teologi di questa nuova religione, contribu in maniera determinante alla sua composizione. Fu durante la compilazione di questo quarto Vangelo che i cristiani decisero di dare un nome al loro messia, per toglierlo dallanonimato che gli veniva dai vari appellativi che fino allora gli avevano dato, quali salvatore, Cristo, messia e rabbi, anonimato che contrastava decisamente con la figura storica che sostenevano. Ma il nome che gli dettero, Yeshua (Ges), significando in ebraico colui che salva, cio salvatore, oltre a lasciarlo ancora senza nome, lo conferm per quello che realmente era, cio lultimo sotr prodotto dal mondo pagano. Per quanto la comunit di Roma avesse cercato di imporre questi Vangeli a tutte le altre ekklese, la maggior parte di queste continu a seguire i propri nel rispetto dei loro contenuti. Nella costrizione di porre fine a questa anarchia evangelica, lekklesa di Roma, nella persona di papa Zefirino (199-217), propose di affidarsi al giudizio divino. In presenza di numerosi testimoni, collocati su un altare tutti i Vangeli esistenti, circa 70, chiesero a dio di indicare attraverso un segno quali erano quelli che dovevano essere adottati. La risposta lebbero il giorno dopo, quando, ritornati sul posto, trovarono, neanche a dirlo, tutti i Vangeli per terra. meno quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che erano rimasti sullaltare. Poich un segno pi chiaro di questo non poteva esserci, per eliminare ogni contestazione, la comunit di Roma, confermati come canonici (veri) i suoi quattro Vangeli, respinse tutti gli altri dichiarandoli apocrifi, cio falsi. A coloro che chiesero poi perch dio ne avesse scelti quattro, quando tre di essi erano praticamente uguali, Ireneo rispose:
perch quattro sono i punti cardinali e quattro sono i volti dei cherubini.

(A ognuno il proprio commento!) La conferma che i quattro Vangeli canonici non furono scritti in Giudea da testimoni presenti ai fatti, ma a Roma e per giunta da redattori di origine pagana, viene dallignoranza totale della Bibbia, del Pentateuco e della Palestina che risulta da ogni loro pagina. Da parte loro, mentre questi ex esseni di origine pagana si organizzavano nel loro cristianesimo, gli esseni di origine ebraica, che avevano rifiutato il sacramento delleucarestia, ebbero vita breve. Mentre una parte di loro, come abbiamo detto, ritorn alle origini, riunendosi ai farisei che erano rimasti fedeli alla Bibbia, gli altri, rappresentati dagli gnostici, proseguirono nelle loro convinzioni teologiche, finch, dichiarati eretici dal cristianesimo (che, in seguito al concilio di Nicea del 325, poteva contare sullappoggio di Costantino), furono definitivamente eliminati, anche se, attraverso le loro idee, continuarono a vivere nellislamismo, i cui concetti furono determinati dalla loro gnosi quella gnosi che non era altro che un prodotto del buddhismo, del mazdeismo e dellebraismo. interessante ricordare ancora, a questo punto, che una parte, sia pur piccola, di quegli esseni che avevano adottato come proprio Vangelo quello che sosteneva Giovanni Battista come messia, 105

rimasta fedele al suo credo, come si detto la ritroviamo tuttoggi sotto forma di una piccola setta nella regione di Urfa in Turchia, presso i confini della Siria. Messi, cos, definitivamente da parte gli esseni quegli esseni di cui la Chiesa finge di ignorare lesistenza, pur sapendo bene che furono i fondatori delle due principali religioni monoteiste, il cristianesimo e lislamismo , riprendiamo con quei pagani convertiti allessenismo, cio con quella congerie di barboni, avventurieri, falliti, delusi, ricercati politici e delinquenti comuni che, introducendo il sacramento delleucarestia nel movimento esseno, determinarono il cristianesimo, quel cristianesimo che, dopo averlo costruito con le falsificazioni pi vergognose, imposero, usando i sistemi repressivi pi infami, cinici e disumani. Daltronde cosaltro ci si poteva aspettare da certi individui? Rileggendo il passo di Giuseppe Flavio riguardante quel ciarlatano che, dichiaratosi profeta, riusc ad abbindolare trentamila guerriglieri, viene spontaneo domandarci: perch di tutti coloro che durante lera messianica guidarono rivolte, comprese le pi piccole, viene ricordato il nome, mentre di costui si tace? Come possibile che di un personaggio che fu capace di riunire trentamila guerriglieri non si sappia nientaltro oltre che era un egizio? E nel dubbio che sotto questo egizio anonimo che, come viene fatto venire dal nulla, altrettanto nel nulla si fa sparire si voglia nascondere qualcun altro, non possiamo evitare di chiederci ancora come mai Giuseppe Flavio parli nei sui scritti di tutti i figli di Giuda il galileo, meno che del primogenito, Giovanni. Perch tutti i fatti che dovrebbero riferirsi a lui, protagonista veramente esistito, invece di trovarsi nelle Antichit giudaiche e in tutti gli altri libri e documenti contemporanei agli avvenimenti, li troviamo in testi successivi, per giunta privi di ogni credibilit, e accreditati a un altro, che risulta invece storicamente sconosciuto? Questa soppressione di un personaggio dalla storia, operata per costruirne un altro al suo posto attraverso la falsificazione dei documenti, che cosaltro pu essere se non una sostituzione di persona? Questa domanda che, nonostante tutto ci che ho gi precedentemente riportato, potrebbe apparire ancora temeraria, avr una risposta ben precisa e netta quando porter le prove inconfutabili che dimostreranno che Ges e Giovanni sono la stessa persona. certo che trentamila guerriglieri disponibili durante lera messianica non potevano essere che i componenti dellesercito rivoluzionario esseno, di conseguenza lanonimo egizio non poteva essere che colui al quale il partito nazionalista giudaico aveva affidato la rivoluzione, che secondo il Rotolo della guerra doveva portare i figli della luce alla vittoria finale sui figli delle tenebre. E chi altri poteva essere costui, se non il figlio primogenito di Giuda il galileo, ritenuto dai giudei erede legittimo del trono di Gerusalemme, quale successore della famiglia degli Asmonei, riconosciuta discendente diretta della stirpe di Davide? Che ci fosse un designato a divenire re dIsraele sin dalla nascita, viene confermato dal timore che ebbe sempre Erode che qualche discendente degli Asmonei potesse insorgere per rivendicare i propri diritti al trono di Gerusalemme. Questa paura fu tale da creare in lui, come dice Giuseppe Flavio, una vera psicosi. Nel 29 av. n. e. fece uccidere sua moglie Marianna per il solo dubbio che avesse potuto congiurare contro di lui per il semplice fatto che era la nipote di Ircano II e, come se non bastasse, nellanno 7 av. n. e. fece sopprimere anche i propri figli, Aristobulo e Alessandro, perch, avendoli avuti da lei, avevano sangue asmoneo. In questa paranoia, che port Erode a eliminare tutti i possibili pretendenti al trono, veniamo a sapere ancora, da documenti dellepoca quali il Codice Arudel e il Libro di Hereford , che egli fece del tutto per eliminare un certo Giovanni asmoneo, nipote di Ezechia, nato intorno allanno 15 av. n. e., che i giudei consideravano erede al trono di Gerusalemme. Nel Proto-vangelo di Giacomo si dice chiaramente che
Erode cercava Giovanni perch ritenuto dai giudei re di Gerusalemme.

E interessanti conferme riguardanti la figura di questo Giovanni, quale erede al trono e messia dei giudei, le troviamo ancora negli stessi libri sacri, quale il Vangelo di Matteo, che pone la nascita di Ges sotto Erode, come veniva sostenuto da alcuni scritti ritenuti apocrifi dalla Chiesa, e negli Atti degli apostoli in cui si fa ricorso a Paolo di Tarso per convincere i seguaci della comunit di Corinto che il Giovanni che sostenevano come messia era soltanto lannunciatore di quello vero, 106

che si chiamava Ges, un certo Ges che in verit sentivano nominare da lui per la prima volta (At. XIX-4). Ma tutte queste prove, che per essere convincenti abbisognerebbero di spiegazioni dettagliate, non sono che da considerare come una premessa di quelle chiare e indiscutibili che saranno portate nel seguito del libro. Dopo la rivolta del censimento, avendo gli esseni compreso quanto sarebbe stata determinante la partecipazione del popolo alla rivoluzione per battere le legioni romane, avevano fatto precedere quella che doveva essere la battaglia finale da una campagna politico-religiosa mirante a suscitare nei ceti pi oppressi odio e risentimento contro loppressore romano e la casta dei sacerdoti sadducei che li sfruttavano e li ingannavano. Lorganizzazione essena, in seguito alla prima resistenza che oppose alle legioni di Pompeo, in un crescendo di entusiasmo e di risolutezza, era arrivata a essere, negli anni trenta del I sec. n. e., una vera potenza militare ed economica. Militare, per il continuo affluire di nuovi aderenti, che venivano attirati da tutti quei benefici sia materiali che spirituali che venivano garantiti ai proseliti; economica, per le continue entrate di capitali che i pi abbienti versavano nelle casse delle comunit. Quando Giovanni inizi le sue prediche quale designato alla preparazione e alla conduzione della rivoluzione, la Palestina viveva in un clima di massimo scontento e di terrore; lo scontento derivante dallo sfruttamento da parte dei romani, che imponevano tasse sempre pi onerose, e il terrore derivante dalle scorribande dei rivoluzionari, che depredavano e uccidevano quanti erano loro contrari o soltanto non favorevoli. Lideologia essena, tratta dalla religione mazdeista, traboccante di promesse di beatitudine eterna e di consolazioni rivolte a coloro che subivano ingiustizie da parte di un potere malvagio e corrotto, non poteva che mietere consensi. Giovanni, iniziata la sua missione di predicatore, partendo dai confini della Siria, in un crescendo di successi salvo qualche contestazione da parte dei sadducei , scendendo verso il Sud attraverso la Samaria, dopo circa tre anni di prediche e di manifestazioni miracolose, giunse a Gerusalemme seguito da una folla che lo aveva eletto al rango di profeta e di messia. Se il partito nazionalista giudaico aveva preso la decisione di dare inizio alla rivoluzione sotto le feste d Pasqua, lo aveva fatto per la possibilit che avrebbero avuto i combattenti di sfruttare il fattore sorpresa, mischiandosi tra la folla dei pellegrini che numerosi accorrevano in quei giorni a Gerusalemme dalla Palestina e da tutto il resto del mondo ebraico. Il piano dei rivoluzionari era di attaccare per primo la Torre Antonia quale presidio delle forze romane, coinvolgere quindi la folla nella rivolta e, una volta conquistata Gerusalemme, eleggere Giovanni re dei giudei. Il resto si sarebbe svolto attaccando le legioni di stanza in Palestina, per procedere poi, secondo il programma del Rotolo della guerra, contro il grosso delle truppe romane che si trovava in Egitto per conseguire, una volta liberato il Vicino oriente, la vittoria finale con la distruzione di Roma. La rivolta avrebbe avuto inizio la vigilia di Pasqua allo spuntare del giorno. La sera precedente, Giovanni entr in Gerusalemme per recarsi in unabitazione che un appartenente al movimento rivoluzionario gli aveva messo a disposizione per passarvi la notte. Perch Giovanni e i suoi seguaci potessero arrivarvi speditamente senza dare sospetti, dovevano seguire un uomo che il padrone di casa avrebbe mandato loro incontro con una brocca piena dacqua:
secondo laccordo, quando Cristo e i suoi furono entrati in citt, gli and incontro un uomo con una brocca dacqua. Essi lo seguirono nella casa dove egli entr [asserzione che, riportata da numerosi Proto-vangeli quali quelli di Giacomo e di Bartolomeo, viene confermata dai tre Vangeli canonici, anche se in quello di Matteo risulta alquanto modificata].

Entrati nella sala, che il padrone di casa aveva decorato con tappeti per ricevere colui che doveva diventare il re dei giudei (Mc. 14, 17), Giovanni e i suoi seguaci si misero seduti secondo il Libro delle regole, che voleva che il capo occupasse il posto centrale e gli altri si mettessero intorno a lui rispettando lordine gerarchico. Prima di mangiare, Giovanni, quale sacerdote nella sua qualifica di rabbi, stese le mani sui cibi e sul vino rosso dolce, secondo il rito esseno:

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in ogni luogo dove saranno dieci pi uomini del consiglio delle comunit, tra di essi non mancher un sacerdote. Si siederanno davanti a lui ognuno secondo il proprio grado e cos sar domandato il loro consiglio. E allorch disporranno il mangiare e il vino rosso dolce per bere, il sacerdote stender la mano per benedire il pane e il vino. E in conformit a questo Statuto, gli appartenenti alle comunit si comporteranno cos in ogni pasto, allorch saranno riuniti pi di dieci [questo rito esseno sar poi trasformato dalla Chiesa nellistituzione eucaristica].

Quanti fossero seduti intorno a quella tavola impossibile dirlo, dal momento che tutti i documenti che si riferivano a questa cena furono fatti sparire per essere sostituiti da altri falsificati. Ci che si pu presumere che i commensali fossero pi di dieci, dal momento che fu eseguito il rito della benedizione dei cibi. I nomi dei presenti di cui si certi sono Simone, Giacomo detto il Maggiore, Giuda detto Taddeo, Giuda liscariota, Simone detto il minore e Lazzaro, fratello di Maria Maddalena, moglie di Giovanni. Molto probabilmente era presente anche Maria Maddalena, che, quale membro attivo della banda, aveva seguito Giovanni nei tre anni di prediche. Questa supposizione trova conferma in antichi documenti quali il Vangelo di Filippo, ritrovato in Egitto durante le ricerche archeologiche del 1945, dove si afferma:
Maria, che era la consorte del signore, andava sempre con lui. Il signore amava Maria di Magdala pi degli altri discepoli e spesso la baciava davanti a tutti sulla bocca.

Questo affetto che il signore dimostrava per sua moglie, Maria di Magdala, suscitava spesso reazioni di gelosia negli altri seguaci di Giovanni e soprattutto in Simone, il quale, secondo quanto risulta in un passo del Papiro 8502 di Berlino, detto Vangelo di Maria, spesso esternava il suo risentimento dicendo agli altri apostoli:
ha forse il signore parlato in segreto a una donna prima che a noi e senza farlo apertamente? Ci dobbiamo umiliare tutti e sottoporci a lei? Forse egli lha anteposta a noi?.

In un altro passo del Vangelo copto viene riportata addirittura unaperta contestazione di Pietro contro la donna:
Simone, detto Pietro, disse agli altri accoliti: Maria deve andare via da noi perch le femmine non sono degne della vita. E il signore, avendolo sentito, si rivolse a loro dicendo: ecco, io la guider da farne un maschio, affinch diventi una combattente come noi maschi.

A questo punto penso che non sia troppo avventato supporre che tra i presenti a quella cena vi fosse anche lei, Maria di Magdala, quale moglie combattente di Giovanni il galileo, detto anche il nazoreo. Poich era stato stabilito che la rivoluzione avrebbe avuto inizio allo spuntare del giorno, Giovanni e i suoi sicari rimasero in attesa per recarsi alle prime luci dellalba in una localit chiamata Monte degli ulivi, da dove sarebbero subito ripartiti per ridiscendere di nuovo a Gerusalemme insieme a un reparto di rivoluzionari che l li attendevano. Da quanto si pu capire dal Vangelo di Luca (22, 36), Giovanni si rivolse ai suoi discepoli ricordando loro limportanza dellora che stavano attendendo, di quellora decisiva, a partire dalla quale tutto sarebbe stato affidato alluso delle spade. Laria doveva essere pregna del timore di essere scoperti, se ai suoi seguaci che gli mostrarono le spade come prova della loro risolutezza ad agire, Giovanni impose il silenzio:
gli apostoli dissero: signore, ecco qui due spade, ma egli rispose: basta! (Lc. 2, 38).

Dopo anni di preparazione, la rivoluzione, che secondo i profeti avrebbe fatto dei nemici di dio lo sgabello per i piedi del popolo dIsraele, era sul punto di cominciare. La responsabilit assunta da Giovanni nel dirigerla, quale erede del trono di Gerusalemme, era enorme ed egli certamente la sent in tutta la sua completezza in quelle ore precedenti linizio. Nel silenzio che segu la sua imposizione a tacere gli ritorn in mente linfanzia passata a Gamala, citt natale dei suoi antenati, il corso di indottrinamento per divenire nazir e rabbi, le prediche con le quali aveva promesso una vita eterna a coloro che lo avrebbero seguito, ripens alle guarigioni dei ciechi e degli storpi, e a tutte le al108

tre dimostrazioni prodigiose, comprese le resurrezioni dei morti, eseguite secondo i trucchi appresi dallesoterismo e dalla magia indiana. Tutti imbrogli finalizzati al raggiungimento di quellimperialismo teocratico che era intrinseco nel suo monoteismo, tutte chiacchiere per abbindolare coloro che sono resi creduli dallignoranza, tutte dimostrazioni per truffare i miserabili, gli emarginati e tutti quei falliti che sono portati a cercare in cielo ci che non ottenegono sulla terra. Non lo aveva detto egli stesso che il regno dei cieli sarebbe appartenuto ai poveri di spirito? Promettendo una ricompensa dopo la morte a coloro che avrebbero sopportato con rassegnazione le ingiustizie ricevute dai potenti su questa terra, minacciando i ricchi di escluderli dal paradiso se non avessero dato nulla ai bisognosi, che cosaltro aveva fatto se non sostenere lipocrisia di un falso socialismo, che, procrastinando la giustizia dopo la morte, avrebbe lasciato le cose esattamente come stavano, cio con i ricchi Epuloni che sedevano davanti a una tavola imbandita e i Lazzari che continuavano a raccogliere le molliche? Daltronde, quale altra morale poteva predicare, lui che stava per diventare un re, se non quella che conviene agli imperialismi? Come sarebbe potuto pervenire alla teocrazia dal dominio universale sostenuta dalla sua Bibbia se avesse predicato veramente unideologia che esclude lalienazione intellettuale dei popoli, quellalienazione di cui le religioni hanno bisogno perch si debba credere senza comprendere? Beati i poveri di spirito perch di essi il regno dei cieli, aveva ripetuto alla folla che lo seguiva, a quella folla nella quale emblematicamente possiamo riunire tutti i poveri di spirito delle generazioni passate, delle presenti e delle future. Quanto sangue era stato versato da quando Abramo aveva convinto dei miserabili erranti a seguirlo dietro la chimerica promessa di una terra che non era mai arrivata? Quanto sangue con quella rivolta che stava per iniziare, sostenuta anchessa da poveri di spirito che lavevano seguito dietro la promessa di una beatitudine eterna? E quanto ne sarebbe stato ancora versato in persecuzioni e genocidi eseguiti in nome di una chimerica promessa di felicit posta oltre la morte! lo sono la verit e la vita, aveva asserito nel ruolo di lgos apportatore di pace e di perdono: ma quale pace e perdono avrebbe potuto dare allumanit lui che, per imporre limperialismo del padre, aveva indossato il manto dellagnello soltanto per nascondere la ferocia sanguinaria del leone di Giuda? Io faccio la volont del padre mio che nei cieli, aveva affermato nei suoi sermoni: ma chi poteva essere questo padre, questo abba al quale si rivolgeva nelle preghiere, se per realizzare il suo regno ricorreva a un delitto? Un delitto rappresentato dallomicidio del suo stesso figlio? Sangue, soltanto sangue, dietro le parole consolatrici che durante le prediche aveva rivolto a coloro che soffrivano le ingiustizie. Mentre enunciava le beatitudini, contemporaneamente esortava a seguire la sua legge yhavista, basata sullassolutismo e la violenza:
se uno viene da me e non rinuncia a ogni legame con suo padre, sua madre, i figli, i fratelli e persino alla sua vita, non pu essere mio seguace.

Il che, secondo il significato biblico, voleva dire che non avrebbe potuto far parte di quel programma sanguinario che prevedeva la distruzione totale di coloro che si opponevano allimperialismo ebraico.
Il tempo si sta compiendo e chi non ha una spada venda il mantello e la compri. Non sono venuto per portare la pace ma la guerra. Sono venuto a portare il fuoco; e come vorrei che fosse gi acceso . Vedete tutte queste cose? In verit vi dico, non rester qui pietra su pietra che non venga diroccata.

Questo aveva detto ai suoi seguaci durante il periodo preparatorio alla rivoluzione e, mettendoli in guardia contro gli altri truffatori religiosi che gli facevano concorrenza, dichiarandosi anche loro dei messia apportatori di salvezza, aveva aggiunto, per imporre la propria dottrina:
molti di costoro vi parleranno di guerre e di rumori di guerre, ma non credeteli, anche se inevitabile che ce ne sia una. Quando questa arriver si sollever popolo contro popolo, regno contro regno ....

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A quale altra guerra poteva riferirsi se non alla sua? Chi altri poteva credere alle sue promesse di beatitudine se non dei poveri di spirito, dei sempliciotti plagiati, dal momento che i suoi stessi seguaci, che lo conoscevano bene, quando non ricevevano accoglienza da un villaggio, per il semplice motivo che i suoi abitanti seguivano un altro credo, si rivolgevano a lui chiedendogli:
rabbi, questo villaggio si rifiutato di riceverci, vuoi che lincendiamo?.

Filone, storico contemporaneo ai fatti, cos parlava di queste bande di zeloti integralisti di cui faceva parte quella di Giovanni il nazoreo, figlio di Giuda il galileo:
se non ricevevano quanto chiedevano, incendiavano le case di coloro che si rifiutavano e poi li uccidevano con le loro famiglie.

E Giuseppe Flavio confermava:


distribuiti in squadre, saccheggiavano le case dei signori che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi, s che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate.

Come tutti i rivoluzionari avevano un soprannome di battaglia, secondo una tradizione che si era tramandata dal tempo della rivolta dei maccabei, altrettanto ogni banda zelota era contraddistinta da un appellativo dal significato rivoluzionario. Quella di Giovanni si era autodefinita, come risulta da innumerevoli documenti in aramaico, ebraico e greco, banda dei boanerghes, cio figli del tuono. Prima di passare allesame dei singoli componenti di questa banda, almeno di coloro di cui si certi dei nomi, immaginiamo di averli davanti seduti intorno a una tavola, come vengono dipinti in quei tanti quadri che trattano la famosa ultima cena, ma aggiungendovi un particolare che stato sempre omesso da tutti i pittori: far spuntare da sotto i loro mantelli lelsa di quelle spade che anche i Vangeli canonici affermano che avevano prima di recarsi al Monte degli ulivi. Lasciando Giovanni per ultimo, cominciamo con: Simone. Essendo il secondogenito dopo Giovanni, era considerato il vicecapo di questa banda di boanerghes, che Giuseppe Flavio definisce latrones, cio briganti, e Filone e Plinio il vecchio banda di galilei, nel significato di rivoluzionario che veniva dato alla parola galileo. Poich tutti gli zeloti nascondevano la propria identit dietro dei soprannomi, Simone, oltre a quello di Barjona, che in ebraico significa colui che ricercato, cio latitante, aveva quello di Cefa (kefas) che, significando etimologicamente pietra, gli era stato dato per la sua corporatura vigorosa e massiccia, che portava a paragonarlo a una roccia. Sicuramente il pi violento della squadra, dimostra il suo carattere sanguinario e impulsivo quando, nel corso dellultima cena, ostenta di avere due spade invece che una, quando al Monte degli ulivi taglia con un colpo di spada lorecchio a un certo Malco, guardia del tempio, e ancora di pi quando uccide i due coniugi Anania e Saffira, perch non avevano versato alla comunit di Gerusalemme lintera somma ricavata dalla vendita di un loro terreno. Per imporre la sua legge, basata sulla violenza, litig con tutte le ekklese del Vicino oriente, perch si dimostravano propense ad accettare tra i seguaci anche i pagani, che egli considerava soltanto come nemici da distruggere. Il temperamento di Simone, detto Cefa, viene descritto violento e aggressivo in tutti i documenti che lo riguardano. In un Vangelo tra i pi antichi, detto Vangelo di Maria di Magdala, uno degli apostoli, di nome Levi, prendendo le difese di Maria contro la quale Simone aveva inveito con espressioni di ira e di rancore, dice a Pietro:
tu sei sempre irruento, Pietro! Ora vedo che ti scagli contro la donna come fanno i nostri avversari.

Preso il posto di Giovanni, nellanno 40 n. e., rimase a capo della comunit essena di Gerusalemme fino al 46, anno in cui fu crocefisso insieme al fratello Giacomo dal procuratore Alessandro Tiberio, perch propagandavano lideologia rivoluzionaria esseno-zelota (Giuseppe Flavio, Antichit giudaiche).

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Giacomo (il maggiore). Terzogenito di Giuda il galileo, chiamato il maggiore per distinguerlo da un altro Giacomo, che fu chiamato il minore, in molti testi apocrifi viene chiamato indifferentemente con i due appellativi di zelota e boenerghe. Eusebio di Cesarea, consigliere della politica ecclesiastica di Costantino il Grande (314-340 n. e.), conferma sia la sua natura di rivoluzionario, sia la sua morte, avvenuta per crocifissione, perch sorpreso dai sadducei mentre predicava, come attivista della collettivit essena di Gerusalemme, limminente avvento del messia. Giuda. Quarto fratello di Giovanni da non confondersi con Giuda liscariota , oltre che con lappellativo di Theudas (Taddeo), che significa coraggioso, veniva chiamato anche con i nomi di Thomas e Didimo, che significano entrambi gemello (il primo in greco e il secondo in dialetto semita), per la grande somiglianza che aveva con il primogenito Giovanni. In documenti antichi in greco e in ebraico viene chiamato Giuda Thomas zelotes nei primi, e Giuda Theudas qananite nei secondi, dove qananite in ebraico equivale a zelota in greco. Giuda mor decapitato nellanno 45 n. e. sotto il procuratore Cuspio Fado, per avere organizzato una sommossa. Della sua fine ho gi parlato in precedenza, riportando il passo di Giuseppe Flavio. Giuda liscariota. Lappellativo iscariota (dallebraico ecariot che significa sicario), veniva dato agli zeloti pi oltranzisti, che eseguivano azioni di terrorismo anche in forma isolata. Di costoro cos scrive Giuseppe Flavio:
in Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei cos detti sicari (ekariotes), che commettevano assassini in pieno giorno nel mezzo della citt. Era specialmente in occasione delle feste che si mescolavano alla folla, nascondevano sotto le vesti dei piccoli pugnali e con questi colpivano i loro avversari. Poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e recitavano cos bene da essere creduti e quindi non riconoscibili.

Simone lo zelota. Sulla natura di zelota di questo seguace di Giovanni non ci possono essere dubbi dal momento che, oltre che da testi antichi in greco e in ebraico, viene confermata anche da alcuni passi degli stessi libri sacri che, nonostante laccurato lavoro dei falsari, sono sfuggiti alla censura.
Tra i discepoli ce nera uno di nome Simone soprannominato zelota (Lc. 6, 15) [E ancora negli Atti degli apostoli (1, 3) si legge:] tra i discepoli ce nera uno che si chiamava Simone lo zelota. [Un prete, a cui ho chiesto una spiegazione circa questo appellativo, mi ha risposto che Simone lo chiamavano zelota perch questo era il nome di suo padre!]

Anche se si ha la certezza che i partecipanti a quellultima cena fossero pi di dieci, sono comunque pi che sufficienti i cinque sopra riportati per dimostrare che Giovanni e i suoi seguaci erano una banda di rivoluzionari esseno-zeloti che, sotto il nome di boanerghes, dopo essersi attivati per tre anni attraverso prediche e terrorismo, stavano aspettando lalba fatidica che avrebbe dato inizio a quella rivoluzione che, secondo il Rotolo della guerra, avrebbe portato i figli della luce a trionfare sui figli delle tenebre. Conosciuti cos i seguaci di Giovanni secondo la documentazione storica, sar interessante ora vedere come i falsari riuscirono a trasformarli in pacifici apostoli di Ges. Simone. Dove maggiormente i cristiani operarono le falsificazioni fu nelle traduzioni in greco dei documenti scritti in ebraico e aramaico. Lappellativo Barjona dato a Simone, che in aramaico significava ricercato o latitante, approfittando del fatto che bar in aramaico significa figlio di, lo scomposero in bar e jona, in maniera da cambiargli il significato in figlio di Giona. Di conseguenza venne fuori unespressione priva di significato in entrambe le lingue: in aramaico, perch Jona non esiste, n come nome proprio, n come nome di persona; in greco, perch la parola figlio non si dice bar ma bens uios. Tutto ritorn poi in ordine quando questa espressione bar Jona, che in greco risultava priva di significato, fu tradotta nei Vangeli con il latino filius Jonae. Per quanto poi riguarda laltro appellativo di Cefa (da kefas, pietra), che gli era stato dato per la sua corporatura massiccia e vigorosa, il mutamento lo operarono trasferendo il suo significato etimologico nellallegoria di quella pietra su cui Cristo avrebbe edificato la sua Chiesa. 111

Siccome poi in alcuni testi Simone veniva chiamato anche con lappellativo di qananite, che la traduzione di zelota in dialetto semita, risolsero la questione dicendo che qananite significava nativo di Cana. Lo stesso fecero poi per tutti quei seguaci di Giovanni, che dai documenti apocrifi risultavano quananites. per questo che molti discepoli di Ges risulteranno cananei. Simone Barjona, detto Cefas il qananite, figlio di Giuda il galileo e fratello di Giovanni, mor per crocifissione nel 46 n. e. sotto il procuratore della Giudea, Alessandro Tiberio, per la sua attivit di rivoluzionario esseno-zelota, insieme al fratello Giacomo (Giuseppe Flavio, Antichit giudaiche). La Chiesa, che daccordo nel riconoscere lincarcerazione, nega per questa morte riportata da Giuseppe Flavio, dicendo che fu liberato da un angelo che, aprendogli la porta della prigione, gli permise di raggiungere Roma, dove fu eletto vescovo della comunit. (Il passo riguardante la liberazione di Pietro da parte dellangelo, riportato negli Atti degli apostoli, XII-I, lo consiglio a coloro che amano le favole.) Le morti che i cristiani attribuirono a Simone Pietro furono per lo meno tre. Oltre a quella che avevano fatto dipendere da Nerone, in seguito alla sfida con Simone il mago, gli fu attribuita una morte per crocifissione quale capo dei cristiani, la quale ebbe a sua volta due versioni. Mentre in una, per confermare il carattere pusillanime che aveva dimostrato, rinnegando Ges per tre volte, si diceva che era stato trascinato di forza al supplizio, recalcitrante e piangente, in unaltra successiva avendo deciso che era pi opportuno farlo apparire come un coraggioso, dal momento che lavevano dichiarato essere stato il primo papa affermarono che aveva affrontato la morte sorridendo, dopo aver assistito con coraggio a quella della moglie, che lo aveva preceduto nel supplizio. Siccome veniva detto che era morto in croce come Cristo, per evitare che luguaglianza delle due morti potesse compromettere il significato simbolico della croce, che doveva dipendere esclusivamente da Cristo, ritennero opportuno specificare che Pietro, non ritenendosi degno di morire come il suo maestro, aveva voluto essere crocefisso con la testa rivolta verso il basso. (Cosaltro possono essere coloro che credono a certe stupidaggini se non dei poveri di spirito?) Come fu falsamente dichiarato primo papa Simone detto Pietro, altrettanto lo furono tutti quei personaggi immaginari, che furono annoverati come papi suoi successori, fino a Sotero della Campania (165-173 n. e.) che, anche se occupa nella storia ecclesiastica lundicesimo posto, fu veramente il primo ad assumere lincarico di vescovo nella comunit di Roma, cio il primo che storicamente divenne il capo di quella banda di delinquenti e di emarginati che diedero impulso al cristianesimo in seguito allo scisma che avvenne negli anni intorno al 150 tra loro, sostenitori dellEucarestia, e gli esseni giudei, che rimasero fedeli alla morale mosaica. A titolo pi di curiosit che di interesse storico riporter i nomi dei dieci inesistenti papi che la Chiesa sostiene siano stati i successori di Pietro nella cattedra di Roma: san Lino della Tuscia, santAnacleto di Roma, san Clemente di Roma, santEvaristo di Grecia, sanantAlessandro di Roma, san Sisto di Roma, san Telesforo di Grecia, santIgino di Grecia, san Pio I di Aquileia e santAniceto di Siria. Tutti santi che vivono in quel mondo creato dalla fantasia, in quel mondo trascendentale chiamato paradiso che, essendo al di fuori della materia, secondo il dogma, non pu che essere relegato nel nulla. Giacomo (il maggiore). Per far sparire il rapporto di fratellanza di Giacomo con Giovanni (il quale doveva risultare senza fratelli, per non compromettere la figura di Ges, che avevano costruito su di lui), fratellanza che comunque risulta chiara e inequivocabile da tutti i documenti, compresi i Vangeli canonici e gli Atti degli apostoli, ricorsero al trucco di dargli come padre un certo Alfeo che nessuno, compreso lo spirito santo, sa da dove sia uscito fuori. Giacomo fu il componente la banda di Giovanni che dette meno problemi nelloperare la trasformazione da seguace rivoluzionario in discepolo di Ges, essendo ricordato dai documenti apocrifi soltanto con lappellativo di boanerghe, cio figlio del tuono. Se chiedete spiegazione ai preti sul perch nel Vangelo di Marco (Mc. 3, 17) Giacomo e Giovanni furono chiamati boanerghes, vi diranno, con quella faccia di bronzo che si ritrovano, che ci dipese dal fatto che erano due discepoli che quando parlavano alzavano la voce. Le morti che furono attribuite a Giacomo dai vari scritti religiosi furono quattro: 1) fatto decollare da Erode Agrippa nel 44 n. e., secondo gli Atti de112

gli apostoli; 2) giustiziato per crocifissione, secondo gli Atti di san Giacomo; 3) morto di spada in Spagna dove si era recato per evangelizzare i pagani, secondo gli Atti di Isidoro di Siviglia; 4) morto di vecchiaia, secondo Epifane. La Chiesa, dal momento che nei Vangeli canonici viene taciuta la sua morte, stata costretta, dallevidenza storica, a riconoscere che la vera fu quella per crocifissione avvenuta nel 46 n. e. sotto Alessandro Tiberio, come viene affermato da Giuseppe Flavio, con la sola differenza che invece di farlo morire da martire esseno lo fa morire da martire cristiano. Giuda (non liscariota). Quarto fratello di Giovanni, se venne dichiarato nei Vangeli fratello di Giacomo, come realmente era, ci non fu fatto per un rispetto della storia ma soltanto perch, avendoli fatti nascere entrambi a Cana per via dellappellativo che avevano di qananites, furono costretti a dargli lo stesso padre nella persona di Alfeo. Laltro appellativo di gemello, datogli per la forte somiglianza che aveva con Giovanni, che corrispondeva a Thomas in greco e a Didimo in dialetto semita, toltolo a lui, lo usarono per nasconderci dietro uno dei seguaci di Giovanni, che, se fosse stato riportato con il suo vero nome avrebbe certamente compromesso, quale rivoluzionario, la figura pacifica di Ges. Fu cos che dagli appellativi Thomas e Didimo venne fuori un apostolo dal nome Tommaso detto Didimo che in realt, significando Gemello detto Gemello, la dimostrazione pi evidente della contraffazione. Anche di Giuda, fratello di Giovanni, i Vangeli non dicono nulla circa la sua fine. Storicamente si sa soltanto che organizz una rivolta, che fu subito repressa dal procuratore Fado con lintervento della cavalleria. Giuda liscariota. certamente il personaggio pi elaborato fra tutti i seguaci di Giovanni. Se gli fu lasciato il suo vero nome ci dipese dal fatto che, essendo di origine prettamente giudaica, si prestava a fomentare, con il tradimento che gli fu attribuito, lodio verso i giudei, che dovevano risultare gli assassini di Cristo. Anche se per Giuda furono usati gli epiteti pi infamanti, si cerc comunque di nettarlo della natura di terrorista che gli veniva dalla parola iscariota perch, significando sicario, avrebbe compromesso tutti gli sforzi che stavano facendo per trasformare una banda di rivoluzionari in un gruppo di apostoli predicatori di pace. Ricorrendo ancora alla geografia, come avevano fatto con la citt di Cana per trasformare qananite in cananeo, fecero derivare lappellativo iscariota, in ebraico ekariot, dalla citt di Keriot, che dichiararono essere il suo paese dorigine. Trasformazione che, se fece ridere ancora una volta i loro avversari pagani ed ebrei (come, daltronde, fa ridere anche noi), non fu tanto per levidente trucco che avevano usato ancora una volta per contraffare un nome, quanto perch questa citt, la citt di Keriot, non era mai esistita. Come prova dimostrante che i falsari usarono questo nome intenzionalmente, per coinvolgere tutti gli ebrei in un tradimento, ci viene dal fatto che era gi stato precedentemente usato, come risulta dal Vangelo di Giacomo, facendo dipendere la morte di Cristo dalla delazione un certo Giuda, membro del Sinedrio, che aveva voluto la sua morte, perch gli era stato sempre nemico. Se questa azione di delazione fu passata nei Vangeli canonici dal Giuda membro del Sinedrio a Giuda liscariota ci dipese dal fatto che, facendola commettere da un discepolo, avrebbe acquisito quel valore di infedelt che avrebbe permesso ai cristiani di tacciare tutti gli ebrei, oltre che di assassini, anche di traditori e fedifraghi. Ma come poter attribuire il tradimento a un apostolo senza rischiare di coinvolgere anche gli altri nel disonore? Fu allora per scagionare gli altri apostoli da ogni responsabilit al fatto, che fecero dipendere il tradimento di Giuda da unespressione della Bibbia che, opportunamente adattata, fecero passare per una profezia che lannunciava. Presa cos dalla Bibbia la frase
mi fu avversario anche colui in cui confidavo, colui che mangiava il mio pane (Slm. 41, 10),

la trasformarono in profezia, costruendo su di essa la scena del tradimento:

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in verit vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradir. Allora i discepoli cominciarono a rattristarsi e a dirgli luno dopo laltro [precisazione messa dai falsari appositamente per dimostrare che gli altri discepoli erano estranei al tradimento]: sono forse io?, e Ges aggiunse: sar colui che intnge il pane con me nel mio piatto.

E cos, per dimostrare che il tutto era stato predetto dalla profezia, messo un pezzetto di pane nella mano dellapostolo Giuda, i cristiani costruirono quel tradimento che doveva servire loro per fomentare contro gli ebrei quellodio di cui conosciamo bene le conseguenze. E nello stesso modo costruirono la scena del bacio prendendo dal Libro dei proverbi la frase:
non mi sono potuto nascondere allinsulto perch mi fu recato dal mio amico e confidente Fallaci sono i baci di un nemico.

E la trasformarono in profezia, scrivendo nei Vangeli:


il traditore aveva dato questo segnale. Quello che bacer, lui; arrestatelo!. E subito si avvicin a Ges e disse: salve, rabbi!, e lo baci. E Ges gli disse: amico, per questo sei qui?.

Tutte le vicende di Cristo, mancando di storicit, furono fatte dipendere dalladattamento di frasi tratte dalla Bibbia che, opportunamente elaborate, furono fatte passare per profezie, frasi che, come vedremo, furono spesso cos male interpretate nel loro significato biblico da suscitare ilarit. La figura di Giuda risultava nei primi Vangeli del tutto differente da quella che fu definitivamente adottata in quelli canonici. Per esempio nel Vangelo di Papia, scritto soltanto trenta anni prima di quello di Matteo, si affermava che Giuda, dopo essersi trascinato in una vita di rimorsi, era morto nella seguente maniera:
[ il] suo corpo si era talmente gonfiato negli ultimi suoi giorni da non passare per le strade e dopo morto la puzza del suo cadavere aveva appestato la citt [Gerusalemme].

Ma, trovando questa morte di troppo cattivo gusto, la cambiarono, dicendo che si impicc a un albero di fico. Per sostenere la veridicit di questa morte, gli stesori dei quattro Vangeli mostrarono allimperatore lalbero di fico nel quale Giuda si era impiccato, albero che, se si trovava allora a est di Gerusalemme, un secolo dopo risultava trovarsi a ovest. Attualmente, sempre per quel bisogno che hanno i cristiani di ricorrere alla truffa per rendere credibili le loro menzogne, viene mostrato ai turisti-pellegrini come prova dellimpiccagione di Giuda sempre un albero che nei pressi di Gerusalemme, un albero che per, oltre ad aver mutato di natura, diventando un olmo, ha cambiato pure di posto, passando a sud di Gerusalemme, la citt dei pellegrinaggi che, secondo le profezie, doveva essere la capitale della pace e della concordia ... Simone lo zelota. a riguardo di questo apostolo che i preti maggiormente fanno il mea culpa, maledicendo la negligenza di quei frati amanuensi che, nelle loro operazioni di revisione dei testi sacri eseguite nel III e IV sec. n. e., si lasciarono sfuggire questo appellativo di zelota, che troviamo ancora unito al suo nome nel Vangelo di Luca (6, 12) e negli Atti degli apostoli (1, 13). (A proposito dellevangelista Luca, ho letto poco tempo fa su un giornale pretino che una parte di ci che egli ha scritto lo ha appreso direttamente da Maria la madonna , che lui conobbe di persona ... E noi terremo presente questo, quando parleremo della nativit di Ges.) Il fatto che la Chiesa cerchi di riparare questa svista dicendo che zelota vuol dire zelante zelante damore verso dio non pu essere che unulteriore dimostrazione di unintenzionalit a sostenere il falso. Se questo soprannome significa zelante damore verso dio, perch allora sono stati usati tanti sotterfugi per farlo sparire quando si riferiva agli altri apostoli? Perch qananita, che in ebraico significa zelota, fu trasformato in cananeo? Che zelota significhi zelante damore verso dio labbiamo appreso sin dai tempi di Mattatia, come altrettanto abbiamo appreso che, riferito ai guerriglieri del partito nazionalista giudaico, aveva assunto il significato di integralista-terrorista. Perch, se il significato che d la Chiesa a zelota quello del fervido amore verso dio, gli storici del tempo, quali Giuseppe Flavio, Filone e Plinio il vecchio, quando si riferiscono a coloro che lo portavano, li chiamano sicari o briganti? 114

Se per la Chiesa questi zelanti sono dei santi, come dimostra eleggendo tali Simone detto Barjona, Giacomo soprannominato Boanerghe e tutti gli altri, allora si pu finalmente capire cosa intenda per santit, dal momento che la stessa referenza lha data anche alle crociate, alle inquisizioni, alle persecuzioni contro gli ebrei e contro i pagani, e a quelle evangelizzazioni che nel 1500 produssero in America latina stragi e genocidi per oltre cinquanta milioni di vittime ... E se le cose fossero andate differentemente, nulla ci impedisce di pensare che papa Pio XII avrebbe dichiarato santi anche i campi di sterminio nazisti. La Chiesa cos ci descrive la figura del suo Giacomo zelante damore per dio, attraverso Epifane, uno dei maggiori falsari del IV sec. n. e. (anche lui santo):
Giacomo il minore era un asceta. Si asteneva dal lavarsi e non si tagliava mai n i capelli n la barba. A forza di pregare la pelle dei ginocchi gli era diventata dura come quella dei cammelli.

Lazzaro. Poich parlare esaurientemente di Lazzaro comporterebbe un impiego di tempo eccessivamente lungo, mi limiter a dire che, rappresentando egli uno dei personaggi pi compromettenti della figura di Ges, per la fratellanza che aveva con Maria di Magdala, non potendo essere completamente eliminato perch ancora presente nella memoria al tempo in cui furono compilati i Vangeli, fu relegato a un ruolo periferico. La sua figura di seguace-amico di Giovanni fu trasferita in un ipotetico apostolo a cui, se fu dato il nome di Giovanni, ci dipese dal fatto che questo nome non poteva essere assolutamente taciuto nei Vangeli, dal momento che la favola che avevano costruito era stata tratta da una tradizione popolare che si basava su questo nome. La soppressione del nome di Giovanni avrebbe reso la storia cristologica cos priva di ogni riferimento storico da renderla troppo astratta per essere accettabile. Se leggiamo con attenzione i Vangeli canonici comprenderemo che lamico di Ges Lazzaro, cio quel Lazzaro che, nella realt, era lamico prediletto di Giovanni il nazoreo. Basta prendere in considerazione le tante volte in cui coloro che si rivolgevano a Ges per parlagli di Lazzaro usavano lespressione il tuo amico, per assimilarlo allapostolo che allultima cena era seduto accanto a lui, quellapostolo amico che, a un certo punto, reclin il capo sul suo petto. La versione ufficiale che la Chiesa ha dato alla morte di questo apostolo immaginario quella di un vecchio che pacificamente chiude gli occhi nel suo letto a ottantacinque anni, anche se un cronista bizantino del IX secolo, un certo Giorgio Hamartole, volle contestarla, dicendo che Papia aveva scritto, in qualit di testimone, di averlo visto ucciso dagli ebrei alla fine del I sec. Una terza versione, sicuramente la pi interessante, fu data invece da Tertulliano, grande apologista cristiano degli inizi del III sec., il quale asseriva che lapostolo Giovanni era stato decollato, dopo essere stato gettato in una caldaia di olio bollente dalla quale miracolosamente era uscito illeso. Messo sotto terra, sempre secondo Tertulliano, il suo corpo continu a muoversi producendo rumori che, uditi due volte al giorno e sempre nelle stesse ore, si protrassero fino al tempo di santAgostino, il quale conferm in un suo scritto di averli personalmente uditi. Ma quale fiducia si pu dare a questo santo, colonna della teologia cristiana, il quale, dopo aver confermato lesistenza dei succubi (demoni che negli accoppiamenti con gli esseri umani recitano la parte di femmina) e degli incubi (demoni che rivestono invece il ruolo di maschi), scrive nel suo libro La citt di dio:
ero gi vescovo di Ippona quando mi recai in Etiopia insieme ad altri servitori di Cristo per predicare il Vangelo. Io e quelli che erano con me vedemmo degli uomini e delle donne senza testa che avevano due grandi occhi sul petto.

(Penso che ci sia pi che sufficiente per avere unidea di chi siano i grandi pensatori dichiarati padri della Chiesa.) A questo punto, immaginando la reazione dei teologi nel difendere le verit affermate da santAgostino, io pongo a costoro unaltra domanda: come si pu spiegare che un santAgostino, tanto illuminato e dotto da considerarsi infallibile nella sua ispirazione divina e genialit umana, possa aver affermato in un suo scritto contro i manichei (cap. V):
Ego vero evangelio non crederem nisi me catholicae ecclesiae commovere autoritas ovvero: io non crederei ai Vangeli se non fosse la Chiesa a ordinarmelo.

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GIOVANNI IL NAZOREO

Dopo aver visto come i componenti della banda dei boanerghes furono trasformati in pacifici discepoli attraverso la manipolazione dei loro nomi barjiona in figlio di Giona, iscariota in nativo di Ekariot, qananite in abitante di Cana, etc. , passiamo ora alle contraffazioni che i cristiani operarono su Giovanni per trasformarlo in Ges. Il nome: il nome di Giovanni, sostituito con quelli generici di Cristo (khristos nel significato di unto) e di signore, fu definitivamente tramutato in quello di Ges intorno allanno 180 n. e. da quanto risulta da unopera di Celso 8 Il vero discorso nel quale dice:
colui al quale avete dato il nome di Ges in realt non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verit che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilit. noto a tutti che ci che avete scritto il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate.

Infatti nelle prime edizioni dei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, usciti negli anni sessanta del II sec. n. e., il messia veniva ancora connotato con gli appellativi generici di Cristo e di signore. I cristiani, non potendogli attribuire un nome proprio quale potrebbe essere Pasquale, Liborio o Anacleto , un nome, cio, che non essendo mai esistito nellera messianica, avrebbe fatto sprofondare nel ridicolo tutta la loro costruzione, gli dettero quello di Josuha (Ges) che, in realt, significando genericamente colui che salva, solo apparentemente lo toglieva dal suo anonimato. Non c bisogno di spiegazioni per comprendere che un conto sarebbe stato sostenere lesistenza di un messia che, privo di un nome proprio sarebbe potuto sfuggire a ogni controllo storico, e un conto sarebbe stato sostenere lesistenza di un qualcuno che, di punto in bianco, veniva presentato sotto un nome proprio, che per essere sostenuto avrebbe chiesto una documentazione specifica. Questo nome, accettato dalla massa plebea che nella sua ignoranza non si poneva problemi etimologici , fece invece ridere gli oppositori, i quali, messo in evidenza linghippo (come nel caso sopracitato riguardante Celso), accusarono ancora una volta i teologi cristiani di sfrontatezza e di truffa. Il tempo, con il suo oblio, e le repressioni usate dai cristiani contro i loro avversari, fece s che il nome di Ges, acquisito lo status di nome proprio, fu adottato come tale, pur esprimendo in realt lo stesso significato di sotr, che veniva attribuito genericamente alle divinit pagane le quali avevano, nondimeno, anche un nome proprio. Praticamente i cristiani dettero un nome al loro messia ricorrendo allo stesso trucco che usarono i redattori della Bibbia quando, nel VI sec. av. n. e., attribuirono al loro dio il nome di Yahv, il quale, significando io sono, permetteva loro di difenderne lesistenza attraverso lanonimato. ( proprio il caso di dire: quale il padre, tale il figlio!) Eluso cos il problema del nome, sostituendo con Ges quello di Giovanni, che veniva ricordato dalla tradizione, rimanevano da contraffare gli appellativi di galileo e di nazoreo, il cui significato di zelota avrebbe contrastato decisamente con la natura religiosa e pacifica del loro costruendo messia. Essendo impossibile sopprimerli, gli dettero altri significati, ricorrendo alla frode come avevano fatto con gli altri nomi dei componenti della banda dei boanerghes. Se lappellativo di galileo fu agevolmente fatto passare per abitante della Galilea, laltro, cio quello di nazoreo, si mostr particolarmente difficoltoso. Il primo tentativo che fecero per togliergli ogni significato rivoluzionario, da quanto risulta dalle documentazioni, fu quella di farlo dipendere da una profezia, ricorrendo allannuncio che langelo aveva dato alla moglie di Manoach:
tu concepirai e partorirai un figlio che sar nazireo fin dalla nascita

annuncio che, per, rapportandosi troppo palesemente a Sansone, fu scartato, per essere sostituito dalla profezia di Michea che, riferendosi alla nascita del futuro re dIsraele, cos si esprimeva:
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Celso, filosofo platonico del II sec. n. e., celebre per la sua critica contro il cristianesimo.

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un virgulto nascer a Betlemme dal tronco di Iesse, che sar destinato a governare sul popolo di dio.

Se avevano preso questa profezia per giustificare il perch Ges avesse lappellativo di nazoreo fu per il fatto che la parola virgulto (neizer) e la parola nazir, scrivendosi entrambe in ebraico con le lettere n z r, avevano le stesse consonanti 9 . Se questa soluzione fu ritenuta anchessa non accettabile, non dipese tanto dal fatto che apparisse troppo immaginaria e pressoch impossibile a sostenersi, quanto perch anchessa, come la prima, non poteva essere applicata a Ges, essendo rivolta ad altro personaggio, cio a Davide, figlio di Iesse. Quindi, dopo aver cercato inutilmente nella Bibbia un passo che potesse giustificare in qualit di profezia lappellativo di nazoreo, ricorsero ancora una volta allespediente geografico, mettendolo in connessione con la citt di Nazaret come qananite e iscariota, che avevano fatto derivare da Cana e da Keriot. E sar proprio con limpianto di questo ennesimo imbroglio che i falsari ci forniranno la prova definitiva e inconfutabile che Ges, personaggio mai esistito, non altri che la controfigura di Giovanni. Tutti e quattro i Vangeli canonici fanno dipendere il nome nazoreo (nazareno) dalla citt di Nazaret, affermando che fu il paese in cui Ges crebbe e si form durante quei trenta anni che precedettero le sue prediche. Poich da Nazaret che trarremo la prova conclusiva per dimostrare che Ges in realt Giovanni, fermiamoci a esaminare questa citt, che risulta essere completamente differente da come la riportano i Vangeli: perch la citt di Nazaret, situata in pianura e lontana dal lago di Tiberiade, viene invece descritta nei Vangeli come costruita sopra un monte e in riva a un lago? La risposta semplice: perch la citt sita sul monte e posta in riva al lago la vera citt in cui visse il messia riportato dalla tradizione su cui vennero costruiti i Vangeli, mentre laltra, quella in pianura e distante quaranta chilometri dal lago quella che i falsari usarono per giustificare lappellativo nazoreo. Praticamente questa contraddizione tra la descrizione che riportano i Vangeli della vera patria del messia e la citt di Nazaret dipese dal fatto che i falsari, avendo costruito i quattro Vangeli canonici a Roma senza conoscere la Palestina, commisero la grande leggerezza di raccontare i fatti secondo la tradizione che si riferiva a Giovanni, senza preoccuparsi di adattarli alla citt di Nazaret, che avevano scelto soltanto perch attraverso il suo nome potessero giustificare lappellativo di nazoreo. Leggendo i Vangeli, rimarchiamo che la citt di Ges non affatto la Nazaret sita in pianura e distante quaranta chilometri dal lago di Tiberiade, bens unaltra citt che, trovandosi su una montagna che sorge presso il lago di Tiberiade, assume un carattere prettamente lacustre, fatto di barche, di pescatori e di onde mosse dalle tempeste. Gli stessi apostoli sono tutti dei pescatori, che Ges trasforma in discepoli, incontrandoli mentre ritirano le reti:
terminate queste parabole, Ges part di l e venuto nella sua patria insegnava nella sinagoga. La gente del suo paese, riconosciutolo, si mise a parlare di lui. Ges, udito ci che dicevano, part di l su una barca, ma, visto che la gente restava sulla spiaggia, guar i malati e moltiplic i pani e i pesci. Congedata la folla, sal sul monte e si mise a pregare. Dal monte vide che sotto, nel lago di Tiberiade, la barca degli apostoli era messa in pericolo dalle onde generate dal vento che si era improvvisamente levato (Mt. 13, 53).

La stessa conferma sulla citt di Ges ci viene da Luca, il quale ci parla pure di un precipizio:
Ges si rec a Nazaret dove era stato allevato; ed entr, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alz a leggere [...;] alludire queste cose tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della citt e lo condussero al ciglio del monte sul quale la citt era situata, per gettarlo gi dal precipizio, ma egli passando in mezzo a loro se ne and (Lc.4-14, 28).

E ancora:
Nella lingua ebraica, come la fenicia e lantica egizia, le parole venivano scritte riportando soltanto le consonanti. Per esempio, come se si scrivesse: ragione = r g n; oppure verit = v r t.
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quel giorno Ges usc di casa e, sedutosi in riva al mare [lago], si cominci a raccogliere intorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca (Mt. 13-1, 2).

Anche Matteo riporta (cap. 3-4):


sentendo ci che diceva, una gran folla si rec da lui. Allora egli preg i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perch non lo schiacciassero [...] sal poi sul monte, chiam a se quelli che volle andassero dai lui [...] Entr in casa e si radun intorno a lui molta folla, al punto che neppure potevano prendere cibo. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori lo mandarono a chiamare. Dopo aver spiegato chi fossero realmente i suoi parenti, uscito di casa, Ges si mise a insegnare di nuovo lungo il mare [lago].

A questo punto, resici conto che la citt dove si era allevato Ges non poteva essere Nazaret, che si trova a quaranta chilometri dal lago ed situata in pianura, siamo andati a cercare da altre fonti quale fosse, in realt, questa citt sita in riva al lago di Tiberiade, posta su una montagna e circondata da precipizi. La risposta ci stata fornita da quel passo di Giuseppe Flavio che descrive la citt di Ezechia, padre di Giuda il golanitide e nonno di Giovanni il galileo, detto il nazoreo:
Ezechia era un rabbi appartenente a famiglia altolocata della citt di Gamala che era situata sulla sponda golanita del lago di Tiberiade. Questa citt non si era sottomessa ai romani, confidando nelle sue difese naturali. Da unalta montagna si protende infatti uno sperone dirupato il quale nel mezzo sinnalza in una gobba che dalla sommit declina con uguale pendio sia davanti che di dietro, tanto da somigliare al profilo di un cammello (gaml); da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano lesatta pronuncia del nome chiamandola Gamala. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili, mentre un po accessibile di dietro. Ma anche qui gli abitanti, scavando una fossa trasversale, avevano sbarrato il passaggio. Le case costruite sui pendii erano fittamente disposte luna sopra laltra: sembrava che la citt fosse appesa e sempre sul punto di cadere dallalto su se stessa. Affacciata a mezzogiorno, la sua sommit meridionale, elevandosi a smisurata altezza, formava la rocca della citt, sotto di cui un dirupo privo di mura piombava in un profondissimo burrone (Ant. giud.).

Se questa la citt che i Vangeli attribuiscono a Ges, che cosaltro si pu concludere, se non che Ges fosse nato e vissuto a Gamala nella Golanite, e non a Nazaret nella Galilea, come la Chiesa vorrebbe darci a intendere? Se Ges, allora, risulta essere di Gamala, chi altri potrebbe essere se non Giovanni, nipote del rabbi Ezechia e figlio di quel Giuda il galileo? Del quale cos parla Giuseppe Flavio:
un certo Giuda, un galamide della citt di Gamala, si gett nella ribellione [Guerra del censimento], istigando la nazione allindipendenza (Ant. giud., XVIII-4).

Basta sostituire, nei Vangeli, Nazaret con Gamala e tutto apparir chiaro. Tutto ci che ho scritto precedentemente, in fin dei conti, aveva il solo scopo di preparare i lettori a questa conclusione, la cui evidenza non pu essere respinta neppure da coloro che, resi testardi dalla fede, sono portati a negare le verit anche le pi evidenti. Comunque, non finisce qui la dimostrazione della non esistenza di Ges, poich tante saranno le prove che porter ancora per dimostrare di cosa sono stati capaci i falsari (i santi padri della Chiesa) per costruire questa grande impostura che il cristianesimo.

La nascita di Ges Mancando di prove storiche, i cristiani testimoniarono la vita di Ges servendosi esclusivamente delle profezie. Partendo dal presupposto che tutto ci che viene annunciato dai profeti deve obbligatoriamente avverarsi, perch originato da ispirazione divina, redassero i Vangeli facendo dipendere le azioni di Cristo da frasi che, tratte dalla Bibbia e opportunamente adattate, fecero passare per profezie. A questo punto si dovrebbe parlare del fatalismo che, sopprimendo il libero arbitrio e rendendo quindi luomo non responsabile delle proprie azioni, farebbe apparire lo stesso Cristo un burattino in balia di un destino gi prestabilito dalle sacre scritture. Ma poich non sono qui per discutere la 118

non esistenza di dio, ma soltanto quella di Ges come personaggio storico, lascio il lettore libero di trarre le proprie conclusioni sulla predestinazione che, togliendo agli uomini la responsabilit nelle azioni, vanifica lesistenza di un dio che giudica secondo i meriti e i demeriti. La nascita di Ges, costruita, come tutto il resto della sua vita, su frasi ricavate dalla Bibbia, risulter una congerie di contraddizioni, di menzogne e di superficialit. La nativit, ignorata sul principio dai quattro Vangeli, se fu aggiunta soltanto nel III sec. n. e. in quelli di Matteo e di Luca, ci dipese dalla necessit che ebbero i cristiani di giustificare attraverso una nascita terrestre lumanizzazione del loro messia di fronte alle critiche che gli venivano dagli oppositori, che chiedevano come fosse possibile che Ges avesse cominciato la sua attivit di predicatore come uomo senza essere nato da una donna. Infatti tutti e quattro i Vangeli canonici cominciavano presentando Ges, che iniziava la sua missione di predicatore partendo da Cafarnao in et adulta, dando come sola giustificazione della sua esistenza umana quella voce che si era sentita venire dallalto, che diceva, mentre veniva battezzato da Giovanni Battista: questi il mio figlio prediletto che oggi ho generato. Come conseguenza della decisione che presero di dare a Ges una nascita terrestre, risultando contraddittorio questo concepimento, che fino allora avevano fatto dipendere direttamente da dio, cambiarono lespressione oggi ho generato con mi sono compiaciuto, come risulta nel Vangeli odierni. Se nel Vangelo di Giovanni non parlarono della nativit terrena, dipese dal fatto che preferirono dargliene una teologica in qualit di verbo, per poter rendere il loro messia logos, come era Mithra nella religione avestica. Sulla nascita terrestre di Ges si pose subito un grosso problema: farlo nascere a Betlemme, secondo quanto diceva la profezia di Michea, che lo voleva betlemita
da te, Betlemme, cos piccola per essere fra i capoluoghi di Giudea, uscir colui che deve essere il dominatore dIsraele (Mc.V-1) ,

oppure a Nazaret che era la citt da cui avevano fatto dipendere lappellativo Nazareno? Per soddisfare allora queste due esigenze, luna che lo voleva betlemita e laltra nazareno, i costruttori dei due Vangeli, quello di Matteo e quello di Luca, lavorando separatamente secondo la propria fantasia, dettero ciascuno una propria versione, s da far risultare le due nascite differenti luna dallaltra. Nativit secondo il Vangelo di Matteo. Per soddisfare la profezia di Michea, che lo voleva betlemita, e lesigenza di giustificare il suo appellativo di nazareno, Matteo, dopo aver fatto nascere Ges a Betlemme, lo trasfer a Nazaret, dove rimase come residente per il resto della vita. Per comprendere lo stratagemma, nellinsieme piuttosto macchinoso, a cui ricorse Matteo per giustificare il trasferimento da Betlemme a Nazaret, la cosa migliore seguire i fatti secondo come il Vangelo li racconta:
i re magi che avevano portato oro, incenso e mirra erano appena ripartiti quando un angelo apparve a Giuseppe e gli disse di partire subito in Egitto perch Erode, saputo che era nato colui che avrebbe regnato su Israele, cercava il bambino per ucciderlo. Giuseppe, presi con se Ges e la madre, fugg in Egitto perch ritornando poi dallEgitto si potesse adempiere ci che il profeta aveva detto: dallEgitto ho chiamato il mio figlio. Il re Erode per essere certo di eliminare il bambino ordin di uccidere tutti i maschi di Betlemme e dei sui territori dai due anni in gi. Questa strage ademp ci che era stato detto dal profeta Geremia: un grido stato udito in Roma, Rachele, la cui tomba a Betlemme, piange i suoi figli e non vuole essere consolata [!?!]. Morto Erode, un angelo del signore disse a Giuseppe che era in Egitto che poteva ritornare a Betlemme perch colui che insidiava suo figlio era morto. Durante il viaggio di ritorno, Giuseppe, saputo che il posto di Erode era stato preso dal figlio Archelao, crudele quanto il padre, per un principio di prudenza, fermatosi in Galilea, and ad abitare nella citt di Nazaret perch si compisse ci che era stato detto dai profeti: sar chiamato nazareno. [Il commento sar fatto dopo].

Nativit secondo il Vangelo di Luca. Contrariamente al Vangelo di Matteo, che faceva nascere Ges a Betlemme perch Giuseppe e Maria erano residenti in questa, nel Vangelo di Luca si dice invece che, se Ges nacque in tale citt, ci dipese dal fatto che Giuseppe e Maria, residenti a Nazaret, vi si trovavano perch obbligati a ritornarvi, quale loro citt natale, per via di un censimento fiscale che era stato ordinato dal proconsole Quirino in seguito allannessione della Palestina allImpero 119

romano. ( il censimento dellanno 6 n. e., che dette luogo alla rivolta guidata da Giuda il galileo, padre di Giovanni.) Soddisfatta cos la profezia di Michea, che voleva Ges betlemita, con la nascita nella famosa grotta riscaldata da un bue e da un asino, Giuseppe e Maria ritornarono a Nazaret, loro citt di residenza, che avevano momentaneamente lasciata per via del censimento. Che entrambe le nativit siano frutto di pura invenzione viene confermato, oltre che dal fatto gi dimostrato che il personaggio evangelico, essendo originario di Gamala, non ha nulla a che vedere n con Betlemme n con Nazaret, anche dai tanti contrasti risultanti dai due Vangeli e dalle innumerevoli inesattezze e assurdit che in essi si riscontrano: 1) le genealogie attribuite a Giuseppe nei due Vangeli per dimostrare che suo figlio Ges proveniva dalla stirpe di Davide, secondo quanto era stato annunciato dalle profezie, sono cos differenti tra loro che sembrano riferirsi a due diverse persone. Oltre ai nomi dei componenti, che sono cos discordanti tra le due versioni da non essercene uno che sia uguale a quello dellaltra, i due alberi genealogici contrastano anche sul numero degli ascendenti, che in Matteo risulta essere di 42 e in Luca di 56. Questa differenza numerica dipese dal fatto che le due genealogie non furono scritte secondo un criterio di oggettivit storica, ma seguendo unimposizione che veniva dal numero 14 della cabala ebraica di cui esse, nel totale degli ascendenti, dovevano essere i multipli. La differenza, quindi, dipese dal fatto che mentre Matteo moltiplic questo numero per tre (42), Luca lo moltiplic per quattro (56). (Ognuno tragga le proprie conclusioni nel giudicare i principi su cui sono basate le verit evangeliche!) 2) Le date a cui le due nascite si riferiscono hanno uno scarto di almeno undici anni, dal momento che il Vangelo di Matteo pone la nascita prima della morte di Erode avvenuta nel 4 av. n. e. e il Vangelo di Luca la pone sotto il censimento avvenuto nel 6 n. e. (Qui il caso di ricordare che la Chiesa ci presenta Matteo come testimone oculare e Luca come colui che venne a conoscenza dei fatti direttamente da Maria, avendola personalmente conosciuta!) 3) Mentre Matteo dice che Maria partor a Betlemme, in casa sua, perch vi era residente al momento del parto
i re magi, entrati nella casa di Giuseppe, videro il bambino e Maria sua madre e ladorarono ,

Luca, affermando invece che Giuseppe e Maria si era recatati a Betlemme per via di un censimento, fa nascere Ges in una stalla, perch, mancando di una casa propria, non avevano trovato nessuno che li ospitasse:
i magi andarono a Betlemme e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia di una grotta dove cerano un bue e un asinello che lo riscaldavano, intorno tanti pastori che portavano i loro doni e sopra, dallalto, una moltitudine di angeli che cantavano: gloria a dio nel pi alto dei cieli.

4) Gli episodi riguardanti la strage degli innocenti ordinata da Erode, la fuga in Egitto e la visita dei re magi, sostenuti da Matteo, risultano del tutto ignorati nel Vangelo di Luca. 5) Il trasferimento della sacra famiglia da Nazaret a Betlemme a causa del censimento fiscale quanto mai inverosimile e palesemente pretestuoso, sapendo che, secondo le leggi romane, i cittadini dichiaravano i loro redditi presso gli uffici fiscali della citt dove svolgevano la loro attivit, cio dove avevano la residenza, e non in quelli della citt dove erano nati inverosimiglianza e pretestuosit che vengono confermate dal viaggio che fanno sostenere a Maria, che non trova nessuna giustificazione, dal momento che, sempre secondo le leggi romane, dovevano presentarsi alle autorit fiscali soltanto i capi famiglia, tanto che espressamente veniva specificato nelleditto che le donne sposate erano esentate, se rappresentate dal marito. 6) Unaltra assurdit, sempre inventata per costruire la trama evangelica, quella di Erode, che, 120

chiamati i tre re magi in disparte, si fece dire con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li invi a Betlemme esortandoli, andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando lo avrete trovato, fatemelo sapere che anchio andr ad adorarlo(Mt. 2, 7)

come si pu credere che Erode, sicuramente il pi potente re esistito in Palestina durante il tempo dei romani, che disponeva, come risulta dai documenti, di una perfettissima organizzazione informativa per difendersi dai rivoluzionari del partito nazionalista giudaico e da quanti avrebbero potuto congiurargli contro, avesse bisogno di tre stranieri di passaggio per sapere se era nato il messia a Betlemme, quel messia della cui nascita tutti erano a conoscenza nella Giudea per lannuncio dato ai pastori dagli angeli che volavano a stormi nel cielo cantando alleluia, alleluia? Come possibile che tutti fossero edotti sul luogo della nascita del re dei re indicato da una stella tanto luminosa da essere vista dal lontano Oriente, tranne Erode e i suoi cortigiani? Stando a quanto riportano i Vangeli, che i re magi per sapere dove si trovasse il re dei giudei si rivolsero agli abitanti di Gerusalemme (Mt. 2, 1), non sarebbe stato sufficiente a Erode, per sapere dove fosse il suo rivale, uscire dalla reggia e chiedere al primo che avesse incontrato? chiaro che siamo nel pieno di una favola, per giunta demenziale, fatta di personaggi puramente immaginari come i re magi, che sono stati intromessi soltanto perch attraverso i doni delloro, dellincenso e della mirra, che erano i tre elementi che venivano offerti a Mithra, potessero perseguire il programma prefisso di sostituirsi alla religione avestica nella mentalit popolare, rendendo le due credenze il pi possibile simili fra loro. E fu sempre per raggiungere questo scopo che fu fatto nascere Ges in una grotta, come erano stati fatti nascere Mithra, Dionisio, Tammuz e tutti gli altri dei solari, perch potessero dimostrare, attraverso una nascita avvenuta in un luogo privo di luce, la loro vittoria sulle tenebre e in seguito, esattamente nel V sec. n. e., trasferirono al 25 di dicembre, giorno natale di Mithra, la nativit di Ges, che fino allora avevano invece festeggiato ai primi di marzo. Questo programma di conquista delle masse basato sullassecondare il pi possibile le credenze pagane per far loro assimilare il cristianesimo senza provocare dei traumi, la Chiesa continu a seguirlo nei secoli che seguirono, usando i templi pagani per celebrare i propri riti. 7) Il fatto poi di avere inviato la sacra famiglia in Egitto per dimostrare attraverso lespressione messa nella bocca di dio, ho chiamato mio figlio dallEgitto che il loro Ges era veramente il figlio di dio, non che un ulteriore prova dimostrante che i falsari che scrissero i Vangeli erano cristiani di origine pagana, che ignoravano nella maniera pi assoluta i significati contenuti nella Bibbia. Infatti, la frase ho chiamato mio figlio dallEgitto non si riferiva al messia, come avevano creduto, ma al popolo ebreo, che dio, chiamandolo dallEgitto, aveva liberato dalla schiavit dei faraoni. Quindi, stando cos le cose, sarebbe stato molto pi opportuno per loro se Ges lo avessero lasciato a Betlemme dove era nato, evitandogli quel viaggio in Egitto che, oltre ad dimostrare la loro ignoranza biblica, ha fornito la prova definitiva della loro impostura, facendo fermare Ges a Nazaret per trasformarlo da nazoreo in Nazareno. A questo punto, considerate le discordanze esistenti fra i due Vangeli, sarei curioso di vedere la reazione di Matteo, se gli si mostrassero i presepi che si costruiscono oggi, con un Ges adagiato sulla paglia di una mangiatoia, dal momento che lui quale testimone dei fatti, secondo quanto vuole darci a intendere la Chiesa fa partorire Maria comodamente nel letto di casa sua! Finito con la nativit, Luca passa a raccontarci della circoncisione di Ges, circoncisione che, invece, ignorata da Matteo. Di questa cerimonia Luca ci racconta praticamente tutto: ci parla di un certo Simeone, uomo giusto, che onor il bambino con parole che gli furono dettate dallo spirito santo, ci riferisce di Anna la profetessa e si sofferma persino sulle due colombe bianche, dicendoci che furono sacrificate sullaltare secondo la legge di Mos (schiacciamento della testa con lunghia del pollice), ma non ci dice nulla di colui che raccolse il prepuzio e lo conserv perch i posteri potessero venerarlo nella teca che attualmente si trova presso il convento delle Orsoline a Charroux, in Francia. A parte la scena comica di queste suore caste e vereconde che immaginiamo arrossire mentre pregano inginocchiate davanti a un pezzo di membro, quello che pi suscita ilarit che, oltre questo prepuzio venerato a Charroux, nel mondo cristiano ce ne sono ben altri cinque, che vengono gelosamente conservati e incensati come reliquie nelle loro custodie dorate. 121

(A titolo informativo dir che le reliquie vengono esposte una volta allanno ai fedeli che, passandogli davanti, le baciano attraverso il vetro; sembra che le Orsoline di Charroux lo facciano pi spesso! Ma questo niente di fronte al problema teologico, sorto in seguito allinterrogativo: se Ges ha lasciato il suo prepuzio sulla terra, asceso in cielo nella completezza o nellincompletezza del suo corpo?. Per sapere come la Chiesa ha accomodato questo dilemma non c che da rivolgersi ai domenicani o ai gesuiti, che sono specializzati nel risolvere i problemi teologici!) Terminato il racconto sulle nascite, sia Matteo che Luca proiettano Ges a Cafarnao allet di trentanni, facendogli cominciare il ciclo di prediche, esattamente come aveva affermato Marcione nel suo Vangelo, con la sola differenza che il loro Cristo si presenta in carne e ossa, mentre quello di Marcione aveva delluomo solo le apparenze. A questo punto concludo con la nativit anche se ci sarebbe da fare ancora uninfinit di altre puntualizzazioni (serie e comiche) , chiedendomi se mai possibile credere alla Chiesa quando afferma che questi due Vangeli, cos discordanti tra loro nei fatti anche pi essenziali, furono scritti, quello di Matteo, da un testimone oculare, e laltro, quello di Luca, da un apostolo che riport le narrazioni dopo aver eseguito accurate e scrupolose indagini. Prima di passare al prossimo capitolo, che tratter della passione e morte di nostro signore Ges Cristo, voglio dare brevemente la spiegazione su come costruirono i personaggi di Giuseppe, padre putativo di Ges, e di Maria, madre terrena e vergine. Il nome di Maria, che deriva dallebraico Miriam, fu scelto perch tra i pi comuni nomi femminili della Bibbia e la verginit le fu tributata per il semplice fatto che tutti gli dei salvatori, sia delle religioni occidentali che orientali, erano figli di un dio che si era accoppiato con una donna vergine cos Horus nato da Iside, Tammuz da Ishtar, Attis da Nana, Perseo da Danae e Mithra da una vergine fecondata da Aura Mazda. Se poi consideriamo la nascita di Visn dalla vergine Devaki, possiamo rimarcare che la nativit di Luca ne la perfetta ripetizione:
la volont di dio si compiuta. Vergine e madre salve! Nascer da te un figlio che sar il salvatore del mondo. Ma fuggi, poich Kansa [il dio del male] ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel seno. I nostri fratelli ti guideranno dai pastori che stanno alle falde del monte Metu; qui che metterai al mondo il figlio divino.

Questa narrazione, tratta dai testi induisti, che ci ricorda la nascita di quel messia della prima Apocalisse, che fu partorito sulla terra da una vergine inseguita dal drago, ritrovandola nella nativit di Luca in tutti i suoi dettagli, quali quelli riguardanti i pastori e Kansa, il dio del male, che viene trasferito in quel re Erode che cerca il nascituro per farlo morire, non pu essere che unulteriore conferma di quanto il cristianesimo sia un plagio delle religioni altrui. Di conseguenza, per sostenere la verginit di Maria, con chi altri potevano farla sposare se non con un uomo puro e casto, capace di resistere alle tentazioni della carne? Siccome nella Bibbia luomo che veniva ricordato per la sua castit era Giuseppe, figlio di Giacobbe (quel Giuseppe che viene elevato al rango di vicer dEgitto), perch era riuscito a resistere alle ripetute tentazioni dellavvenente moglie di Potifar, dettero per marito a colei che doveva rimanere vergine, un uomo che si chiamava Giuseppe, figlio, anche lui, come laltro, di un padre che si chiamava Giacobbe. A questo punto possiamo riepilogare, dicendo che, anche se sono innumerevoli fin troppe le prove che Ges non altri che il prodotto di una trasformazione operata su Giovanni, figlio di Giuda il golanite, quella decisiva, inoppugnabile e quindi inconfutabile ci stata data dagli stessi falsari che eseguirono la trasformazione di nazoreo in nazareno, perch si adempisse la parola del profeta: non pu restare nascosta una citt posta sopra una montagna (Mt. 5, 14).

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CROCIFISSIONE

La croce che la Chiesa ci mostra come apparato sul quale mor Ges non ha nulla a che vedere con lo strumento di morte usato dai romani per i condannati alla crocifissione. La croce dei romani era unimpalcatura di legno costituita da una trave trasversale, chiamata patibolum, che appoggiava le sue estremit su due pali, stipes, fissati in terra che terminavano ognuno a forcina, crux. La crocifissione consisteva nel legare le braccia del condannato alla traversa. Questo tipo di intelaiatura, usata per crocifiggere cruci figere, fissare alla croce , era in tutto uguale a quello che veniva usato per le impiccagioni, eccetto che nella lunghezza delle forcine che, se nel primo caso doveva permettere al condannato di appoggiare i piedi per terra, nel secondo doveva tenerlo sollevato in modo da farlo restare appeso.

Furca e crux:impiccagione e crocifissione La morte, che nellimpiccagione era pressoch immediata, nella crocifissione era preceduta da un supplizio che durava dai tre ai quattro giorni. Il condannato entrava in agonia quando, sfinito, piegava le gambe, abbandonandosi al proprio peso. La morte avveniva normalmente per il soffocamento causato dalla testa, che, pendendo in avanti, provocava locclusione della trachea. In Grecia questo tipo di esecuzione fu usato soltanto in casi di eccezionale gravit, finch, ritenendola troppo atroce, fu definitivamente soppressa. Cicerone, parlando di essa, la defin un supplizio cos crudele da non esistere nessun crimine che potesse giustificarne lapplicazione. La prassi di dare la morte tramite crocifissione, originaria dellOriente semitico e diffusasi poi in tutto il mondo arabo, i romani lappresero dai cartaginesi durante le guerre puniche. I primi scrittori romani che la menzionarono furono Maccio Plauto (255/251-184 av. n. e.) e Quinto Ennio (239-169 av. n. e.) i quali, tra le altre cose, ci riferiscono che, considerando latrocit delle sofferenze, erano ritenuti atti di clemenza spezzare gli stinchi al condannato, per abbreviargli la durata del supplizio, e permettere ai familiari di bagnare le labbra al moribondo durante lagonia con una spugna imbevuta di un liquido amaro estratto da radici e erbe aromatiche. Per evitare che il condannato fosse sottratto, veniva piantonato da due legionari, fino a quando sopraggiungeva la morte. Per essere certi che il decesso fosse avvenuto, era consuetudine trafiggere il cuore del crocefisso con una lancia, prima di dare lautorizzazione a staccare il corpo dalla croce. La struttura originaria della croce, formata da due forche e da una trave trasversale, sub una forte semplificazione in seguito alla rivolta di Spartacus nella quale furono crocefissi 7.000 schiavi ribelli (71 av. n. e.), semplificazione che ridusse il tutto a una sola forca, sulla quale il condannato veniva legato per le braccia alle due estremit divergenti. La crocifissione, riservata allinizio soltanto agli schiavi, fu in seguito estesa anche ai disertori e ai sovversivi che causavano disordini tendenti a destabilizzare le istituzioni dello Stato. Come conseguenza, la provincia romana dove maggiormente venne applicata la crocifissione fu la Palestina, a causa delle continue rivolte promosse dal partito nazionalista giudaico. Stando a quanto risulta da documenti riguardanti lera messianica, anche se non affermato in maniera chiara ed esplicita, la crocifissione fu ulteriormente semplificata, riducendo la forca a un semplice palo, per eliminare la difficolt che comportava la ricerca di un ramo forcuto quando le crocifissioni erano numerose, come avvenne nella rivolta contro Erode, che comport 2.000 esecuzioni, e nella guerra giudaica, in cui le crocifissioni, arrivando a una media di 500 al giorno, dovettero a un certo punto essere sospese, secondo quanto dice Giuseppe Flavio, per mancanza di legno. Come sia stato crocefisso Cristo (Giovanni) poco ci interessa, anche se negli Atti degli apostoli, stando a quanto viene fatto asserire allo stesso Paolo di Tarso, venne legato a un palo (stauros). Una cosa comunque certa: non fu fissato a una croce come quella che ci mostra la Chiesa, e tantomeno furono usati dei chiodi, dal momento che questi sono escludersi nella maniera pi assoluta, sia perch mai nominati nella storia delle crocifissioni, sia perch il loro uso non avrebbe avuto nessuna 123

giustificazione, essendo le braccia legate con una corda e i piedi appoggiati al suolo. Soltanto il cinismo dei preti quel cinismo che hanno dimostrato nelle torture operate nelle inquisizioni poteva aggiungere a un supplizio gi tanto atroce unulteriore sofferenza! La croce latina, che la Chiesa sostiene essere stata utilizzata per la crocifissione di Ges era del tutto ignorata dai romani, esistendo in quellepoca soltanto due tipi di croce: la croce fatta a X e la croce, detta greca, fatta a forma di + , ossia costituita da quattro vettori di uguale lunghezza. La prima apparizione di quella che fu poi chiamata la croce latina cio la croce avente il vettore inferiore pi lungo degli altri la troviamo nella liturgia cristiana soltanto alla fine del IV sec. n. e., e senza il Cristo crocefisso sopra. Quando negli anni intorno al 160 n. e. uscirono i primi Vangeli canonici, i loro redattori, lontani ancora dal concepire la croce latina, trattarono la crocifissione di Cristo nel sottinteso che essa fosse stata eseguita secondo il sistema da tutti conosciuto, che era quello basato su un patibolum appoggiato su due stipes terminanti a forcina. Le prime croci con il Cristo crocefisso sopra, apparse soltanto alla fine del V sec. n. e., oltre ad avere una struttura a forma di T , presentavano un Ges non inchiodato, ma legato, e con il volto rivolto al cielo in unespressione gioiosa. Questa espressione esultante, che esprimeva ancora quel concetto esseno, che voleva che si affrontasse la morte sorridendo davanti ai carnefici, fu trasformata in un atteggiamento di dolore allorch i teologi cristiani decisero di mettere in risalto le sofferenze patite da Ges, quelle sofferenze che, se precedentemente non erano state prese in considerazione, era dipeso dal fatto che fino allora la Chiesa aveva ancora seguito il concetto dei culti dei misteri, che facevano dipendere la salvezza degli uomini non dal sacrificio e dalle sofferenze patite dal sotr prima di essere ucciso, ma esclusivamente dalla sua resurrezione. Fu in seguito a questa decisione, presa certamente per conquistare le masse attraverso lemotivit che poteva produrre il dolore, che i costruttori di questa nuova religione decisero di trapassare le mani e i piedi del loro salvatore, e gli fecero reclinare la testa in unespressione di estrema sofferenza, come risulta dalle pitture della prima met del VI sec. n. e. Come conseguenza, per dare risalto a questo nuovo aspetto della passione, aggiunsero nei Vangeli tutte quelle frasi che misero in bocca a Ges stesso prima di affrontare la morte, quali:
la mia anima triste fino alla morte [...]; Padre mio, se possibile passi da me questo calice, etc.

Per dimostrare ancora quanto i Vangeli non siano altro che il risultato di sovrapposizioni e correzioni, dir che la frase riportata sul Vangelo di Luca (22, 44), in cui si dice che
Ges era tanto in preda allangoscia che il suo sudore divenne come gocce di sangue,

fu aggiunta nel VII sec. n. e. in sostituzione di una prima versione, nella quale si affermava che, oltre alle gocce di sudore, di vero sangue erano anche le lacrime che aveva Ges versato nel pianto che aveva fatto nellOrto degli ulivi, pianto che poi fu tolto perch considerato indegno per un dio. Il primo approccio che i cristiani ebbero con il simbolo della croce croce che non aveva nulla a che vedere con quella usata come strumento di morte , avvenne quando fecero propria la croce gallica, dopo che Costantino ladott, in seguito alla vittoria riportata sui galli, come emblema dellimpero, facendola raffigurare con la sua forma a X sugli scudi dei soldati, sui vessilli e sulle monete. Per via di quel sodalizio politico-religioso che si era instaurato tra limpero e la nascente Chiesa in seguito al concilio di Nicea (325), i cristiani assunsero anche loro la croce gallica come loro emblema, per simboleggiare la vittoria che avevano riportato sul paganesimo. Siccome la croce gallica aveva la stessa forma della X che i cristiani avevano gi incorporato nel loro simbolo simbolo che avevano ricavato dalle prime due lettere della parola greca (Christos) , perch potessero aggiungerla nel disegno, in maniera che questa non sparisse nella sovrapposizione, la trasformarono in una croce greca, tracciando una linea orizzontale sul piede della X , cos da formare nel complesso del disegno quel monogramma che risulta dai graffiti del IV sec. n. e.

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Con questo graffito cos astruso e complesso andarono avanti per circa mezzo secolo, cio fino a quando, negli anni 380-390 n. e., tolta la X a scopo semplificativo, lasciarono soltanto la croce greca a + , assumendo come definitivo il simbolo che tuttora appare nella liturgia ecclesiastica. Trasformata cos in croce greca quella che rappresentava per loro la vittoria sul paganesimo, lesposero al pubblico, mettendola sugli altari, dove rimase in forma fissa fino a quando, in seguito a unautorizzazione di papa Innocenzo I (401-417 n. e.), che permetteva di portarla in processione, le allungarono il vettore inferiore perch fosse innalzata sopra le teste dei fedeli. Siamo agli inizi del V sec. n. e., la croce latina era stata realizzata, ma, per quanto possa apparire incredibile, i cristiani non avevano ancora pensato di associarla alla crocifissione, che ancora sostenevano secondo il sistema romano che voleva il condannato legato al patibolo come risulta dalle tante raffigurazioni dellepoca 10 . Che la croce latina avesse conservato per tutto il V secolo soltanto un valore simbolico, che nulla aveva a che vedere con la crocifissione, viene dimostrato, oltre che dal fatto che Ges veniva legato al supplizio secondo il sistema romano, anche dal significato che davano a essa, che era esclusivamente quello politico attribuito da Costantino, tanto che colui che la portava in processione, pur appartenendo al clero, veniva chiamato con il termine militare di dragonianus. Se, in seguito, limpalcatura della crocifissione fu trasformata in un attrezzo a forma di T , ci dipese dalla decisione che presero i teologi cristiani di presentare il Cristo con le braccia aperte, in una posizione che esprimesse, attraverso un simbolico abbraccio rivolto a tutta lumanit, un concetto di redenzione universale. Dovette passare un secolo prima che la crocifissione fosse associata alla croce latina, la cui intromissione non elimin comunque nel mondo cristiano la croce a T , che continu a essere riprodotta in molti quadri fino al 1500. Le prime immagini riproducenti Ges fissato alla croce latina risalgono al VI sec. n. e., ma, in esse, come appare dalle pitture dellepoca, Ges risultava ancora con le braccia legate al patibolo con le corde e i piedi appoggiati al suolo, secondo il sistema usato nella crocifissione romana. Come sia avvenuto il passaggio dalla croce a forma di T a quella latina si disconosce, anche se qualcuno sostiene che potrebbe essere stato determinato dal primo pittore che ebbe lidea di disegnare una prolunga sopra la croce per avere un supporto su cui istallare quella scritta JNRI, che infatti non appare in nessuna delle crocifissioni precedentemente eseguite, sia secondo il sistema classico romano che con la croce a T . I chiodi, fino allora ignorati, apparirono, insieme al capo di Ges reclinato in unespressione di dolore, soltanto nel VI sec. n. e. Raggiunto cos linsetto perfetto dopo questa lunga metamorfosi, tutti i crocifissi furono riprodotti con le mani e i piedi trafitti dai chiodi per esaltare quel dolore della passione di cui ho parlato, dolore che fu ancora suffragato da alcune espressioni che aggiunsero ai Vangeli, quale quella Padre mio, allontana da me questo calice, che misero in bocca a Ges nellOrto degli ulivi, e quellaltra, Padre mio, perch mi hai abbandonato, che gli fecero pronunciare prima di morire la quale, per, esprimendo uno stato di disperazione che non si addiceva a un salvatore che era morto per dare speranza agli uomini, fu in seguito cambiata (sembra nel IX sec.), nel Vangelo di Luca con padre mio, nelle tue mani raccomando il mio spirito, e in quello di Giovanni con tutto compiuto. Altre modifiche furono poi apportate alla crocifissione quando si operarono le prime sculture, come quella dellapplicazione di un sostegno per appoggiarvi i piedi, che si dimostr indispensabile, dal momento che, avendo eliminato lappoggio del terreno, risult evidente che un corpo non poteva restare attaccato alla croce soltanto per i chiodi. La croce, adottata inizialmente come simbolo della vittoria riportata sui pagani ed elevata in seguito come immagine delle sofferenze sopportate da Ges nella passione, ebbe un rapido successo presso i seguaci come simbolo cardine nel loro culto. Per divulgarne la venerazione a essa furono dedicate chiese e solenni cerimonie. Nel giro di pochi anni dallastrattismo di simbolo si pass a una realt di fatto cos concreta da permettere ai falsari di sostenere che durante gli scavi eseguiti sul Calvario fosse stata ritrovata la croce a forma latina sulla quale era stato crocifisso Ges. E, come se non bastasse, venne asserito che durante gli scavi voluti da Elena, madre di Costantino, erano
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Per esempio, nella formella del V sec. n. e. fornita dallo storico Eletto Ramacci di Bagnoregio (VT) che raffigura Ges crocefisso secondo il sistema romano.

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state riportate alla luce anche le croci dei due ladroni e il cranio (in aramaico, golgotha) di Adamo, che, secondo i cristiani, doveva essere morto l, perch quel luogo corrispondeva in realt alla valle dellEden, cio a quel paradiso terrestre dove dio lo aveva creato, traendolo da un pupazzo di creta. Il motivo per cui inventarono la storia del cranio fu di dimostrare che Ges era morto per tutta lumanit quale discendente di Adamo. Di conseguenza, per rendere universale il culto della croce, vennero diffusi ovunque pezzi del suo legno che, provenienti da Gerusalemme, furono venerati come reliquie. Tramite un recente sondaggio stato dimostrato che, se si riunissero tutte le schegge di legno attribuite alla croce di Cristo che tuttora si trovano sparse per il mondo cristiano, si otterrebbero circa tre metri cubi di legno, tre metri che risulterebbero formati, per giunta, dai legni pi disparati, quali quelli della quercia, del cedro, del ciliegio, e perfino del fico. A partire dalla fine del V secolo, i cristiani, assunta ormai una baldanza religiosa per via di quel concilio di Nicea che aveva ridotto gli ebrei e i pagani al ruolo di perseguitati, imposero il culto della croce in tutto lOccidente. Fu in questo periodo che furono consacrate alla croce la chiesa di san Pietro, di san Giovanni in Laterano e numerose altre importanti cattedrali in Italia e allestero, compresa quella di Poitiers, alla quale, come a tutte le altre, fu consegnato in una teca un pezzo di legno della croce di Cristo. E, incredibile ma vero, nonostante fosse stata eseguita questa frammentazione, veniva esposta nel tempio di Gerusalemme, divenuto ormai propriet della Chiesa, lintera croce di Ges, con unarroganza tale da permettere a Cirillo di scrivere:
la vera croce gi da tempo venerata a Gerusalemme e le sue reliquie sono sparse in tutto il mondo.

(Sono i miracoli della fede!) Arrivati cos alla conclusione che Ges era stato crocifisso su una croce latina, i cristiani dovettero stabilire quali connotati dare al loro eroe, perch si potesse seguire un canone ben stabilito nella riproduzione delle sue immagini. La discussione su quale figura dare a Ges si protrasse a lungo tra i seguaci di Tertulliano e Origene di tre secoli prima, seguaci della profezia di Isaia: non ha apparenza n bellezza per attirare i nostri sguardi, non ha splendore per potercene compiacere , che avevano sostenuto che fisicamente era cos brutto da essere ritenuto addirittura deforme anche stando a quanto sosteneva Giustino , e i sostenitori di Gregorio, vescovo di Nissa, che, rifacendosi al Salmo 45 che diceva: tu sei il pi bello tra i figli delluomo, sulle tue labbra diffusa la grazia, ti ha benedetto dio per sempre , sostenevano invece che Ges era stato un uomo di bellissimo aspetto. Siccome il successo delle vendite dipende molto da come viene presentata la merce sul mercato, alla fine tutti furono concordi a dare a Ges un aspetto cos bello che pi bello non si pu.

Passione e morte di nostro signore Ges Cristo Dopo avervi aggiunto le due nativit in una maniera cos contrastante tra loro, i falsari, saltando tutto ci che poteva riferirsi allinfanzia e alladolescenza di Ges, lasciarono il Vangelo di Matteo e di Luca esattamente come erano stati presentati nella prime edizione tutti e quattro i Vangeli che, ricopiando Marcione, facevano cominciare a Ges il ciclo di prediche, partendo dalla citt di Cafarnao, allet di trenta anni. Seguendo ci che era stato gi scritto nei precedenti documenti apocrifi, che, a loro volta, come abbiamo visto, erano stati costretti a ricalcare le orme di Giovanni il nazoreo per limposizione che veniva dalla tradizione, anche i quattro Vangeli canonici fecero concludere la vita di Ges a Gerusalemme, attribuendogli una passione, una morte e una resurrezione, che trassero in parte dai culti dei misteri e in parte da passi della Bibbia, che fecero passare per profezie. Ma, per quanto la Chiesa cerchi di dare credito ai fatti raccontati, dicendo che furono scritti da testimoni oculari o da stesori che li avevano direttamente contattati, noi troviamo nelle quattro storie evangeliche le stesse discordanze che esistevano nei Vangeli apocrifi. Indipendentemente dalla durata del periodo delle prediche che, se viene dichiarata di tre anni nel Vangelo di Luca, si fa durare due Vangelo di Marco e nel Vangelo di Matteo, e di uno soltanto nel 126

Vangelo di Giovanni, tutti e quattro i Vangeli, essendo in realt il prodotto di una cernita di episodi operata su pi di sessanta Vangeli, faranno risultare il periodo delle prediche una sequela di fatterelli disordinati che, oltre a essere privi di ogni collegamento logico, si dimostrano spesso addirittura cos confusi e discordanti tra loro nei concetti che esprimono, da portare i due storici Jules Soury e Binet-Sangl a concludere che il personaggio a cui si attribuiscono, se fosse veramente esistito, non poteva essere che un pazzo. Un pazzo, aggiungo io, che deve essere eliminato dalla storia e dalla memoria soltanto per i massacri che le ambiguit hanno generato tra i suoi stessi seguaci, sempre in lotta fra loro per le diverse interpretazioni che offrono. a causa di questa mancanza di chiarezza, che ossessiona coloro che hanno seguito la morale cristiana, senza cercare di darsi una seria risposta agli interrogativi che da essa derivano, che i seguaci del cristianesimo si sono divisi in cattolici, ortodossi, luterani, calvinisti, anglicani, quaccheri, battisti, testimoni di Geova, etc., senza contare le ulteriori divergenze che si sono formate in seno alla Chiesa stessa, che vedono i gesuiti opporsi ai giansenisti, i domenicani urtarsi con i francescani, i tomisti litigare con i molinisti, i carmelitani contemplativi seguire regole che sono in totale opposizione con i monaci battaglieri, etc. Il tutto non che la naturale conseguenza di quel prodotto posticcio e raffazzonato, messo in essere da una banda di assetati di potere, quali erano i cristiani provenienti da quei ricettacoli esseni che raccolsero le peggiori canaglie esistenti nellImpero romano. Ma noi che sappiamo che tutto questo caos dipende esclusivamente dal fatto che dovettero costruire la figura di un pacifista traendola da un rivoluzionario, possiamo capire il perch di tutti questi contrasti esistenti nei Vangeli, che possono apparire incomprensibili a chi non sa che il vero personaggio era lesponente di quella ideologia esseno-zelota a cui era stato assegnato il compito di preparare la guerra attraverso una campagna di promesse spirituali rivolte alle classi pi umili, perch si rivoltassero contro coloro che li opprimevano. Soltanto ora che la maschera stata tolta, possiamo comprendere il significato di tutti quei passi dei Vangeli che fino a ora sembravano incomprensibili e contraddittori come lesorcizzazione dellindemoniato di Gerasa, che racchiude in se tutto lodio dei giudei rivoluzionari contro Roma, sapendo che il nome di legione, dato al demonio, si riferiva alla legio fretensis di stanza in Giudea, che i maiali concernevano il simbolo di questa legione, rappresentato da un muso di porco, e il mare in cui questi animali venivano fatti affogare era in realt quellAdriatico nel quale, secondo il Rotolo della guerra, loro avrebbero rigettato lesercito romano in seguito allespulsione dallEgitto. E a conferma che lesorcizzazione operata sullindemoniato era soltanto unallegoria facente riferimento allaspirazione che avevano i giudei di pervenire presto alla liberazione della Palestina dallinvasione romana, c ancora il fatto che Gerasa un nome immaginario di una citt che non mai esistita. Comunque, anche se noi, a differenza dei creduloni, siamo riusciti a capire il significato di tante espressioni che prima ci apparivano addirittura assurde nei loro contrasti, ci non toglie alla storia evangelica lincoerenza cronologica e geografica degli avvenimenti che racconta. Un po per la necessit che si imponeva di travisare i fatti e un po per la confusione con cui erano pervenute le vicende attribuite a Giovanni il nazoreo dai racconti popolari, la ricostruzione del periodo delle prediche risulta in maniera cos sconnessa nei tempi e negli itinerari nei quali si fa operare Ges, da restare allibiti su come lo si possa trasferire dalla Galilea a Gerusalemme, da Betania a Cafarnao, e viceversa, nel corso della stessa pagina. Eppure, nonostante questo disordine nelle sequenze dei racconti, e questo passare, nel giro di qualche riga, da unestremit allaltra della Palestina, la Chiesa sostiene che il tutto viene esposto con tanta precisione da avallare ci che ha affermato nel suo libro Elementi di geografia sacra (Casa editrice Delalain) lo storiografo religioso Bousquet, monsignore di Vanves, il quale, metro alla mano, riuscito a dimostrare, dopo minuziose e serie indagini, che Ges, durante i tre anni di predicazioni, percorse esattamente 2.740 km, 649 m, 58 cm. (sic). Non aggiungo altro, se non che basterebbe soltanto questo per farci capire chi furono coloro che scrissero i Vangeli e chi sono coloro che li sostengono. Colta loccasione per ribadire ancora una volta lorigine dei cristiani, riprendiamo con la storia della croce, poich la cristologia ci riserva ancora interessantissime sorprese, sorprese che ormai non avranno altro scopo che confermarci come la Chiesa si regga su unabominevole impostura. 127

Quale sia stata la data di morte che fu attribuita a Ges nei quattro Vangeli canonici quando videro la luce la prima volta, non possiamo saperlo, dal momento che quelli di cui ora disponiamo non sono che le edizioni rivedute e corrette che uscirono nel VI sec. n. e. Comunque una cosa certa: la data che stata attribuita, cio lanno 33 n. e., non pu essere che il risultato di un ennesimo imbroglio. Prima di passare a un esame storico per determinarla, soffermiamoci a mettere in evidenza le discordanze esistenti nella documentazione cristiana. Nel Vangelo di Pietro, ritenuto il pi attendibile dai seguaci di Geova, la morte di Cristo avvenne sotto Erode il Grande, cio almeno 37 anni prima della data dichiarata nei Vangeli canonici, sapendo che costui mor nellanno 4 av. n. e. In altri scritti provenienti da Gerusalemme si affermava, invece, che Cristo era morto addirittura nel 58 n. e., sotto Nerone. Per altri, come Papia, Cristo mor in et avanzata, dovendo sacrificare alla sua missione di salvatore tutte le et della vita, compreso il declino. SantIreneo (130-202 n. e.), storico della Chiesa, non ritenendo dignitoso che un dio potesse invecchiare, fa morire Cristo allet di cinquantanni e, come prova di questa sua affermazione, dice di averlo scoperto consultando antichi documenti. (Questa una delle tante prove che attestano che nel II-III secolo ancora non era stata stabilita n la data di nascita, n quella della morte di Ges.) Se questi contrasti sono motivo di stupore, quello che stupisce maggiormente lindifferenza che i teologi cristiani mostrano di fronte a queste contraddizioni, dichiarandole insignificanti divergenze. In alcuni testi riconosciuti falsi anche dalla Chiesa, tanto da condannarli con la scomunica , usciti fra la met del II secolo e la met del III sotto il titolo di Atti di Pilato, per tentare di riparare tutti gli errori storici commessi in precedenza, si fece morire Ges nellanno 21 n. e. In questi scritti venivano riportate lettere inviate da Pilato allimperatore Claudio, nelle quali, dopo aver affermato di aver processato e condannato a morte Ges, si dichiarava pentito per aver fatto giustiziare un innocente. Limperatore Claudio, emotivamente preso da questa ingiustizia, dopo aver dato ordine di arrestarlo, fece portare Pilato in catene a Roma affinch fosse a sua volta giudicato e condannato per lerrore commesso. Ma tutto fu cestinato, risultando un accrocco di anacronismi e di insulsaggini, che fecero ancora una volta ridere gli oppositori, i quali fecero rimarcare che Pilato, avendo svolto il suo mandato di procuratore dal 26 al 36 n. e., non poteva assolutamente aver scritto delle lettere nel 21 a Claudio, che era divenuto imperatore nel 41 n. e. Comunque, anche se alla fine stabilirono come data il 33 n. e., questa risulta cos evidentemente fasulla come, daltronde, lo sono tutte le altre nei Vangeli , che gli stessi teologi non possono sottrarsi dallammettere che le date della nascita e della morte di Ges non si conoscono con esattezza, quegli stessi teologi che contemporaneamente affermano che i Vangeli furono scritti da testimoni oculari. Vediamo ora quale fu il procedimento che i falsari usarono per determinare questo anno 33, che fu definitivamente adottato come vero. Confermato che lera messianica si era consumata nellarco di tempo compreso tra la realizzazione della profezia di Giacobbe (anno 6 n. e. in cui avvenne la destituzione di Archelao) e la fine della guerra giudaica (70 n. e.), ricavarono lanno 33 ricorrendo ancora una volta alle profezie. Le profezie di cui si servirono furono due: una di Daniele e laltra di Giacobbe. Da quella di Daniele (IX 1, 24) trassero la conferma che il periodo messianico era durato settantanni fu per far corrispondere poi il periodo messianico, che in realt risultava di 64, ai settantanni annunciati dalla profezia, che nel Vangelo di Luca retrodatarono il censimento di sei anni, portandolo allanno uno , e da quella del Vangelo di Giacobbe lannuncio di una vendetta di dio contro il suo popolo dopo aver pazientato per quarantanni esprimendosi cos:
dopo essere rimasto sdegnato di quella generazione per quarantanni [ dio che parla], arrivato alla conclusione che gli ebrei sono un popolo travagliato, ho giurato di vendicarmi non facendolo entrare nel mio riposo.

Cos ricavarono la data in cui il messia, sceso sulla terra, aveva sofferto ed era morto. Praticamente, stabilito che la vendetta di dio corrispondeva alla sconfitta della guerra del 70 che, con tutte le conseguenze che aveva portato, aveva tolto il riposo agli ebrei e convenuto che i quarantanni che dio aveva pazientato prima di punirli, rappresentavano il periodo trascorso dal giorno che ave128

vano commesso la grave colpa di non riconoscere il messia, facendo 70 meno 40, determinarono lanno di morte del messia come risulta dal Vangelo di Luca, che fa cominciare il ciclo di prediche tre anni prima di questa data, cio nellanno 27 n. e., che corrisponde esattamente allanno decimoquinto dellimperatore Tiberio (Lc. 3-1). Se questa data fu poi posticipata negli altri Vangeli allanno 33, ci dipese dal fatto che vollero dare alla morte di Cristo un numero che rappresentasse il massimo della perfezione, secondo la cabala ebraica, portando allapoteosi il 3, che era considerato il numero perfetto (10 x 3 +3 = 33). Il ragionamento che fecero per trasferire la data della morte dallanno 30, come lavevano inizialmente stabilita, allanno 33, fu il seguente: se dio aveva atteso quarantanni prima di punirli e la punizione era arrivata nel 70, ci significava che il messia aveva iniziato la sua missione nellanno 30, e siccome questa missione era durata 3 anni, la sua morte non poteva essere avvenuta che nellanno 33. (Anche se questi calcoli furono fatti secondo il calendario romano, nulla cambia, sapendo che lanno 33 corrispondeva al 787 dalla fondazione di Roma.) Stabilito cos, attraverso le profezie, che Ges era morto nellanno 33, tutto il resto, riguardante gli avvenimenti e i personaggi citati nei Vangeli, lo fecero dipendere da questa data. Siccome nellanno 33 Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode Antipa tetrarca della Galilea e Caifa sommo pontefice, i cristiani redassero in base a questi personaggi la sceneggiata della passione e morte del loro Cristo-salvatore-signore, cio del loro unto, sotr, kyrios, a cui dettero in seguito il nome di Ges, che, come abbiamo visto, significando colui che salva, lo ha lasciato nel pi completo anonimato. Che la passione e morte di Ges siano il risultato di pura fantasia lo dimostrano le tante inesattezze storiche riportate dai Vangeli. La prima che salta agli occhi viene dallignoranza dei falsari cristiani che, dichiarando contemporanei due sommi sacerdoti, quali Anna e Caifa, commisero lo stesso errore di mettere insieme due papi nella Chiesa cattolica. E, come se non bastasse questa contraddizione di carattere istituzionale, derivante dal fatto di porre due sommi sacerdoti nello stesso periodo, commisero anche un grave errore storico, perch dimostrarono di ignorare che Anna, essendosi ritirato dallincarico nellanno 15 n. e., non poteva essere presente a un processo che si svolgeva diciotto anni dopo. Sapendo che i sommi sacerdoti, se lasciavano la loro funzione prima di morire, lo facevano in et molto avanzata, possiamo affermare quasi con certezza che Anna nel 33 era gi morto. Unaltra incoerenza di carattere giuridico la troviamo nel passo dei Vangeli in cui si dice che Ponzio Pilato invi Ges da Erode Antipa per farlo giudicare da lui. Allobiezione che sollevarono gli oppositori, facendo presente che Erode Antipa non poteva essere a Gerusalemme perch, come tetrarca della Galilea, non aveva nulla a che spartire con la Giudea stessa, i falsari cristiani cercarono di riparare alla gaffe, aggiungendo nei Vangeli che Erode Antipa si trovava a Gerusalemme soltanto di passaggio (Luc. 23, 7). Ma, anche ammettendo questa circostanza, la cosa non regge comunque, perch, essendo la Galilea e la Giudea due Stati politicamente e amministrativamente autonomi, sarebbe stato come se il re Baldovino avesse inviato a giudizio un imputato belga dalla regina di Olanda durante una sua visita a Bruxelles. Ma lo scopo dei falsari era ben chiaro: coinvolgere nella loro storia il maggior numero di personaggi storicamente esistiti, per rendere credibili le vicende da loro narrate. Soltanto facendo unanalisi dei fatti tramite la storia possiamo determinare lanno in cui fu crocifisso Ges, che poi sarebbe quello in cui fu ucciso Giovanni il nazoreo, figlio di Giuda il galileo. Secondo quanto risulta da documenti apocrifi, cosa daltronde confermata anche dai Vangeli, Giovanni Battista mor allinizio delle predicazioni di Ges, che durarono tre anni. Sapendo da Giuseppe Flavio (Antichit giudaiche) che Giovanni Battista fu ucciso da Erode Antipa poco prima di subire la sconfitta dal re di Petra nel 36, si deduce, sommando i tre anni di predicazioni, che la data della crocifissione avvenne intorno allanno 39 n. e. Come conseguenza, Ges non pot essere processato da Pilato, avendo egli terminato lincarico di procuratore della Giudea nellanno 36, incarico che rimase vacante fino al 44 n. e., anno in cui venne eletto un nuovo procuratore nella persona di Cuspio Fado. 129

I fatti riguardanti la procura di Gerusalemme seguirono il seguente corso: subito dopo la cessazione dellincarico di Ponzio Pilato, mor limperatore Tiberio. Caligola, che succedette a Tiberio, invece di nominare un altro procuratore romano, prefer affidare il governo della Giudea a una delegazione dipendente amministrativamente dal comando romano di Siria. Il motivo per cui Caligola elimin il procuratore della Giudea fu quello di riunire la Palestina in un unico Stato, con lo scopo di affidarlo a Erode Agrippa, come attestato della grande amicizia che li univa (unamicizia che, secondo alcuni storici, aveva carattere omosessuale). Quindi, essendo vacante il posto di procuratore nellanno 39 n. e., Ges non fu processato n da Pilato, n da altro procuratore romano, bens da un funzionario, di cui non si conosce il nome, che svolgeva il ruolo di procuratore in forma interinale. Una prova, a conferma che la crocifissione avvenne nellanno 39, viene da unopera intitolata Contra Flaccum che lo storico Filone Alessandrino scrisse contro il prefetto Fiacco, che in quel periodo governava la Siria. In un passo, in cui si parla di una visita che Erode Agrippa fece nel 39 al suo amico Caligola, viene detto che, durante il viaggio di ritorno da Roma, si ferm per qualche giorno ad Alessandria. I pagani, nemici degli ebrei, approfittando della visita di questo re giudeo, per irriderlo organizzarono nello stadio di Alessandria una rappresentazione teatrale nella quale veniva riprodotto il processo tenutosi poco prima a Gerusalemme, terminato con la crocifissione di un famoso capo rivoluzionario Giovanni , condannato perch pretendente al trono di Gerusalemme. Dunque, se questa messa in scena organizzata dai pagani di Alessandria avvenne nel 39 e soltanto poco prima, secondo Filone, cera stato il processo del famoso rivoluzionario, non si pu concludere altro che la data di morte di Ges (Giovanni) corrisponde allanno 39. Altre prove vengono fornite analizzando quei primi documenti che la Chiesa dichiar apocrifi. Nel Vangelo degli ebrei, che fu uno dei primissimi a raccogliere i fatti riportati dalla tradizione popolare, cera un passo nel quale gli apostoli, dopo che il signore aveva detto loro di aver parlato con Abramo, gli chiesero:
come puoi tu sapere queste cose se non hai ancora compiuto cinquantanni? (Vang. ebr. VIII-57).

Questa et di circa cinquantanni che il Vangelo degli ebrei attribuisce al messia nel periodo delle sue predicazioni, viene confermata dallo Pseudo-Vangelo di Giovanni, in un passo in cui si afferma chiaramente: Cristo aveva cominciato la sua attivit allet di quarantasei anni. Sapendo che lattivit era durata tre anni, ecco che let in cui fu crocifisso Ges (Giovanni) si conferma essere quarantanove-cinquanta anni. Stabilito cos che il Cristo (Giovanni) morto a circa cinquantanni nel 39 n. e., facendo una semplice sottrazione, troveremo che il suo anno di nascita corrisponde allincirca allanno 12 av. n. e., come viene affermato dal Vangelo di Pietro e dallo stesso Vangelo di Luca, che lo fanno nascere sotto il re Erode, morto nel 4 av. n. e. Se fosse nato veramente nellanno del censimento, cio nellanno 7 n. e. in cui mor Giuda il galileo, padre di Giovanni il nazoreo, come avrebbe potuto Ges avere sette fratelli e due sorelle, come affermavano i Proto-Vangeli e gli stessi Vangeli canonici ovvero quei sette fratelli e due sorelle che la storia attribuisce a Giovanni? Cosa che invece appare in tutta la sua naturalezza, ponendo un lasso di tempo di diciannove anni tra la nascita di Giovanni (12 av. n. e.) primogenito, e la morte di suo padre, Giuda il galileo (7 n. e.). Che la passione e la morte di Ges siano il risultato di macchinazioni operate per nascondere la verit viene ancora confermato dalle innumerevoli incoerenze che a ogni passo si riscontrano nei quattro Vangeli canonici, incoerenze e raggiri a cui i falsari furono costretti a ricorrere per stravolgere il procedimento di quel processo romano che, concludendosi con una condanna alla crocifissione, dimostrava che limputato era un rivoltoso. Dal momento che la crocifissione non poteva essere taciuta per quanto, come abbiamo visto, avessero cercato di sostituirla con la lapidazione , come non poteva essere taciuto che il processo era avvenuto presso un tribunale romano, lunico modo per risolvere il problema era quello di trasformare il processo da politico in religioso, ossia far dipendere la sentenza da una colpa commessa da Ges non in qualit di rivoluzionario, ma di predicatore. Per, come poter sostenere una simile versione, se i romani, favorevoli come erano a lasciare libere tutte le religioni nei loro culti, mai avrebbero processato e tantomeno condannato qualcuno sol130

tanto perch predicava una religione? Come far figurare che in un tribunale romano poteva essere stata emessa una condanna per crocifissione contro un religioso, quando le crocifissioni erano riservate a coloro che operavano contro la stabilit delle istituzioni, cio contro i ribelli? Non trovando allora una soluzione legale per risolvere questo problema, costruirono quel processo-farsa che troviamo riportato nei quattro Vangeli. Portarono s Ges nel tribunale romano, come riportava la tradizione riferentesi a Giovanni, ma, invece di far emettere la sentenza di morte dai romani perch rivoluzionario, la fecero pronunciare dai sadducei e dal popolo ebraico, che lo condannarono a morte come religioso, per essersi dichiarato figlio di dio. Fu cos, con questo raggiro, che fecero figurare come il loro Ges, pur essendo stato giudicato da un procuratore, fosse stato condannato a morte non in quanto messia rivoluzionario, ma in quanto messia apportatore della buona novella. Tutto il processo, basato su vaghe domande da parte degli inquisitori e di vuoti silenzi da parte dellimputato, fu risolto in definitiva con quella lavata di mani che, togliendo ai romani ogni responsabilit, caricava di accuse gli ebrei, i quali, alla domanda di Pilato:
chi volete che liberi, costui che trovo privo di colpe [Ges[ oppure Barabba il brigante?, [risposero:] libera Barabba e crocifiggi Ges!, [aggiungendo subito:] che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli

unautomaledizione che, non trovando nessuna motivazione circa il perch se la siano rivolta, pu essere giustificata soltanto da unintenzionalit da parte dei cristiani di far riconoscere agli ebrei stessi, in modo che non ci potesse essere possibilit di attenuanti, la colpa di essere stati gli assassini di Cristo, il figlio di dio. A questo punto potrei spiegare chi fosse in realt Barabba, ma preferisco riservarmi di mettere questa ciliegina sulla torta soltanto dopo aver trattato della passione e morte di colui che i cristiani chiamano nostro signore Ges Cristo. Spiegato cos, pur sommariamente, come fu imbrogliato il processo romano per dare alla crocifissione una subordinazione religiosa, vediamo di esaminare le vicende che gli evangelisti attribuirono alla passione di Ges attraverso un esame storico e usando quel minimo di buon senso e di ragione che si esige per comprendere i fatti. 1. Ammesso che fosse stato Pilato a presiedere il tribunale in cui fu giudicato Ges, i redattori dei Vangeli che lo fecero passare per una persona indecisa, la quale, lavandosi le mani, rimetteva la sentenza al giudizio del popolo, certamente non lo conoscevano. Se avessero letto ci che diceva Filone di Alessandria nella biografia che scrisse su di lui, dove metteva in particolare risalto una severit nei processi e un autoritarismo contro i giudei, che spesso si confondeva con la crudelt, si sarebbero forse ben guardati dallattribuirgli quella lavata di mani che lo fa apparire un vile e un titubante. Basti dire che la figura di Ponzio Pilato, come uomo impietoso e feroce, rimase per molto tempo impressa nella memoria dei giudei, per convincerci ancora di pi che tutto ci che stato scritto nei Vangeli un prodotto o dellignoranza, o dellintenzionalit a ingannare. A me personalmente, poi, fa ridere il fatto che Pilato, dopo aver lasciato di urgenza Cesarea marittima, residenza del procuratore romano in Giudea, perch informato della rivolta in atto, e aver inviato una coorte (600 soldati) al comando di un tribuno nel pieno della notte per sedarla, trovandosi di fronte il capo della sommossa, possa aver chiesto a quelli che glielo consegnarono che cosa avesse fatto:
usc Pilato verso coloro che glielo consegnarono e domand: che accusa portate contro questuomo? (Gv. 17, 29)

e, colmo dei colmi, alla fine risulta che la sua unica colpa quella di essersi dichiarato bar abba, cio figlio di dio. 2. Il contrasto esistente nellindole dei discepoli, che, mentre viene sostenuto che fossero dei pacifici pescatori destinati a spandere la buona novella e a compiere miracoli, vengono presentati nel corso dellultima cena come rivoluzionari che seguono il maestro sul Monte degli ulivi armati di spade. ( la prima volta che sento dire che le armi sono uno strumento di preghiera!)

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3. inammissibile ammettere che il tribuno, ufficiale romano inviato da Ponzio Pilato, invece di tradurre il prigioniero al tribunale romano, lo conduca al Sinedrio per consegnarlo ai sacerdoti giudei. 4. Far celebrare il processo ebraico nel sinedrio, che era il luogo delle riunioni politiche e sociali, e non nel beth-din, che era il tribunale, dimostra ancora una volta lignoranza dei neocristiani che, essendo di origine pagana, ignoravano in maniera assoluta le regole pi elementari del Pentateuco (Torah). Ignoranza che si manifesta ancora nel far celebrare il processo durante le feste di Pasqua e per giunta di notte, cose assolutamente proibite presso gli ebrei, e nel far emettere dal sommo sacerdote Caifa una condanna a morte subito dopo linterrogatorio quando, sempre secondo il Pentateuco, le sentenze non potevano essere emesse prima che fossero passate ventiquattro ore dal processo. 5. Conoscendo le date relative alle cariche dei due sommi sacerdoti, lasserzione che Caifa invi Ges presso Anna perch lo giudicasse, dal momento che Anna aveva terminato il suo incarico di sommo sacerdote nel 15 n. e., costituisce unaltra circostanza che esclude nella maniera pi decisa che i Vangeli sono stati scritti da testimoni presenti ai fatti, come afferma la Chiesa. Tante altre sarebbero le considerazioni da fare su questo processo ebraico, che in realt non si mai tenuto, processo che, costruito esclusivamente con le profezie, non fece che suscitare critiche e derisioni da parte degli oppositori. Il tempo in cui si svolge tutto il dramma evangelico di per se stesso gi un paradosso. Seguendo le tante vicende che si svolsero nel giro delle poche ore comprese tra il mattino e le tre del pomeriggio, si ha limpressione di avere davanti uno di quei film muti, nei quali il moto degli attori viene presentato in maniera comicamente accelerata: arresto di Ges, resistenza dei discepoli ai soldati romani, durante la quale viene staccato un orecchio a una guardia del tempio, cattura e traduzione del medesimo dallOrto degli ulivi a Gerusalemme (un chilometro e mezzo), processo nel Sinedrio, trasferimento da Caifa ad Anna, da Anna a Caifa, processo romano, altro trasferimento da Pilato a Erode e da Erode a Pilato, ballottaggio con Barabba, flagellazione e derisione dei soldati romani, che tirano a sorte le vesti del condannato, viaggio verso il Calvario con la croce sulle spalle, tre cadute, il discorso alle pie donne, la pausa nella quale il sofferente regala una foto ricordo alla donna che gli aveva asciugato il sudore dal viso, crocifissione, agonia e finalmente la morte il tutto nel giro di sette-otto ore. E tutto questo perch, se Ges fosse morto dopo il tramonto, la sua anima sarebbe stata maledetta per le tre leggi del Pentateuco, le quali imponevano che: a) il cadavere di un condannato non potesse essere tolto dal palo dopo il tramonto; b) se il condannato moriva dopo il tramonto e restava la notte al palo la sua anima sarebbe stata dannata; c) fosse proibito togliere dal patibolo i cadaveri nel giorno di Pasqua. (La Pasqua veniva celebrata di sabato e Ges mor nel pomeriggio del venerd.) Di conseguenza, Ges doveva assolutamente morire prima della fine del giorno, perch potesse essere tolto dalla croce prima del tramonto e non avere lanima dannata. (Era per questo motivo che gli ebrei, onde evitare che lagonia potesse protrarsi oltre la calata del sole, legavano al palo i condannati soltanto dopo averli gi uccisi con la lapidazione.) Di conseguenza, la durata dellagonia, che normalmente durava da tre a quattro giorni, fu ridotta in Ges, per esigenze di copione, a sole tre ore. Ma, per quanto cercassero di fornire, in una maniera anche fin troppo dettagliata, i particolari della passione e morte, alla fine risult che avevano commesso un grave errore nei calcoli del cerimoniale, perch facendolo morire la sera del venerd e facendolo risorgere il giorno dopo, cio il sabato, giorno di Pasqua, venivano meno quei famosi tre giorni che il loro salvatore avrebbe dovuto trascorrere da morto per poter scendere agli inferi, come tutti gli altri sotres nellambito dei culti dei misteri. Per riparare a questa lacuna anticiparono nel Vangelo di Giovanni la data della morte di un giorno, dal venerd al gioved, ma con un risultato insoddisfacente, mancando comunque trentasei ore per giungere ai tre giorni passati nel sepolcro, quei tre giorni che i cristiani, nonostante levidenza dei fatti, nella loro semplicit di poveri di spirito, continuano a sostenere che ci siano stati ogni volta che ripetono quel passo del Credo che recita:
[] Ges mor sotto Ponzio Pilato e il terzo giorno resuscit da morte ...

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Le profezie Mancando ogni riferimento storico, i redattori dei Vangeli costruirono la passione e morte di Ges mettendosi alla ricerca di tutte quelle espressioni bibliche che, annunciando i fatti sotto forma di profezie, avrebbero dovuto garantire la veridicit delle loro affermazioni. Estratte cos dalla preghiera del giusto sofferente (salmo 21) le espressioni:
si dividono le mie vesti e sul mio vestito gettano la sorte [e] hanno forato le mie mani e i miei piedi e posso contare le mie ossa,

senza pensarci su due volte, andando contro tutte le leggi sulla crocifissione che volevano che i condannati fossero legati per le braccia con una corda , forarono le mani e i piedi del loro Ges con i chiodi e misero in mano ai soldati romani i dadi per sorteggiare i suoi vestiti. Se fecero dire a Ges prima di spirare:
dio mio, dio mio, perch mi hai abbandonato,

lo fecero perch questa frase, pronunciata da Davide in qualit di profeta, veniva riportata nel Salmo 22, espressione che, in seguito alla critica degli avversari, che fecero rimarcare che non si addiceva a un salvatore, venuto sulla terra per insegnare la fiducia in dio, unespressione di sconforto, cambiarono nel Vangelo di Luca con:
dio mio, dio mio, rimetto nelle tue mani il mio spirito.

Se poi qualcuno dovesse chiedersi chi fosse quel fanciullo che, durante la cattura di Ges allOrto degli ulivi, viene fatto scappare nel Vangelo di Marco a culo scoperto
tutti allora, abbandonato Ges, fuggirono. Un giovanetto per lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fugg via tutto nudo (Mc. 14, 51) ,

la risposta la trova nel libro di Amos (II-16) in cui sta scritto:


arrivato quel tempo il pi bravo scapper completamente nudo.

(La Chiesa cerca di spiegare questa insulsaggine, dicendo che questo giovanetto, dal momento che viene dichiarato il pi bravo, poteva essere lapostolo Giovanni, che era considerato il migliore amico di Ges.) Anche se qualche storico ha insinuato dei sospetti che mi rifiuto di accettare e dei quali preferisco non parlare, evidente che questo giovanetto, che, durante la cattura, intravediamo nelle prime luci dellalba correre nudo tra gli ulivi, non pu essere che una comparsa messa nella grande sceneggiata evangelica per dimostrare che la vita di Ges, dal momento che era stata annunciata dalle profezie, era vera in tutto, anche nei dettagli. Se a chi veniva crocifisso durante lagonia si bagnavano le labbra con un liquido amaro estratto da erbe aromatiche e radici, perch a Ges dettero invece aceto e fiele? Ebbene, la risposta la troviamo nel Salmo 69, dove scritto:
quando avevo sete mi dettero da bere laceto e nel cibo ci misero il fiele.

Ma, per renderci ben conto dellassurdit delle profezie, bisogna esaminare le frasi, che nel loro contesto originale assumono un ben altro significato da quello che venne attribuito dai falsari, che le usarono separandole dai versi che le precedevano e da quelli che le seguivano. La frase
dio mio, dio mio, perch mi hai abbandonato?,

messa in bocca a Cristo per esprimere la sofferenza che egli prov nellagonia, se fosse stata recitata per intero, avrebbe dato un risultato piuttosto compromettente dal momento che continua:

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tu sei lontano dalla mia salvezza. dio mio, ti invoco di giorno ma non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono [etc.]

Che cosaltro si potrebbe concludere, se mettessimo in bocca a Ges tutto il resto del salmo, se non che egli un verme, linfamia degli uomini, etc.? Cos per tutte le frasi che furono tratte dalla Bibbia per essere usate come profezie, tutte frasi che, se colte separatamente possono adattarsi alla situazione a cui si riferiscono, nel contesto, invece, assumono un significato ben diverso e spesso del tutto contrastante. Una tale sfacciataggine poteva avere successo soltanto presso la grande ignoranza e superficialit che dimorava allora presso i primi cristiani, che rappresentavano la parte pi retrograda delle popolazioni dellimpero, come oggi, gli stessi, rappresentano loscurantismo dellumanit, unoscurantismo che sempre pi rappresenta un ostacolo per lo sviluppo razionale dei popoli. (Ci sono gi tante proposte da parte dei rappresentanti dei paesi Onu di escludere il Vaticano, che in seno allassemblea ricopre un ruolo di auditore, perch con i suoi veto rappresenta un serio ostacolo allemancipazione sociale.)

Il santo padre incita i cristiani a un suicidio di massa Daltronde, il primo presupposto che esige il cristianesimo per imporsi non forse lignoranza? 11 . Se non fosse cos, perch allora la Chiesa si sempre opposta, e si oppone ancora, a tutto ci che rappresenta il progresso? Continuando con le profezie, prendiamo ancora quella che Matteo trae da Geremia per spiegare che fine fecero i trenta denari che Giuda ricevette in cambio della delazione. In questa profezia, oltre allerrata interpretazione, c anche un errore circa il profeta a cui si riferisce. Infatti non Geremia, come viene detto dai Vangeli, bens Zaccaria il profeta che parla del pastore che gett nel vasaio i trenta denari ricavati dalla vendita del gregge, quei trenta denari che, secondo quanto era scritto, dovevano essere il prezzo di quel tradimento con cui Giuda vendette Ges ai sacerdoti sadducei. (Perch si possa comprendere bene la questione dir che Ges, quale agnello sacrificale, rappresenta le pecore che sono state vendute.) Su Zaccaria (non su Geremia come viene erroneamente riportato dai falsari in Matteo), si legge: (XI-13):
un pastore, stanco di pascere le pecore [faccio il riassunto] le port a vendere presso dei mercanti i quali gliele comperarono per trenta denari. Eseguita la compravendita, il pastore si rec dal padrone che gli aveva affidato il gregge, e gli chiese: cosa debbo fare di questi trenta denari?, e il padrone, ritenuto che i soldi ricavati rappresentavano una cifra irrisoria di fronte al valore reale delle pecore, per dimostrargli il disprezzo per il cattivo affare che aveva fatto, gli disse di gettarli nel vasaio, cio nel recipiente che era sito allentrata del tempio per ricevere le elemosine.

da questa favola biblica che i falsari trassero la storia che conosciamo, nella quale viene raccontato che Giuda, preso dal rimorso, ritorn dai sacerdoti che lo avevano pagato e gett ai loro piedi i trenta denari ricevuti dalla vendita di Ges, che loro, dopo averli raccolti, gettarono nel vasaio ma in una maniera talmente differente da come veniva riportata dalla Bibbia da rendere il passo del Vangelo addirittura ridicolo. Poich i falsari cristiani, essendo di origine pagana, non ben conoscevano la Bibbia, non sapendo che il vasaio era il vaso per le elemosine, aggiustarono il tutto dicendo che i sacerdoti usarono i trenta denari per comperare un terreno che si chiamava vasaio, un terreno, viene spiegato nei Vangeli, che poi fu utilizzato per seppellirci i forestieri:
Giuda, gettati i trenta denari ai piedi dei sacerdoti, and a impiccarsi. I sacerdoti, non trovando lecito di tenersi quei soldi perch erano il ricavato di un tradimento, decisero di comprarci il campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri perch si adempisse la profezia di Geremia [?!]: presero trenta denari dargento, il prezzo del venduto, che i figli dIsraele avevano mercanteggiato e li diedero per il campo del vasaio come aveva ordinato il signore (Mt. 27).
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Da Tribuna degli Atei, Bruxelles, Belgio.

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Ma non furono soltanto le profezie a essere usate dai cristiani per comporre la passione del loro Cristo, poich molti furono i passi che ripresero dai Vangeli pagani, nei quali i sotres, prima di essere uccisi, venivano scherniti per essersi dichiarati dei. Come a Marduk, cos fu messo sulle spalle di Cristo il mantello rosso dei re in segno di scherno, in mano gli fu posta una canna a mo di scettro e sul capo una corona con la sola differenza che, mentre quella di Marduk era fatta di foglie di acanto, la loro era di spine , e, a imitazione di Mithra, costruirono la scena nella quale Ges disse ai suoi apostoli che lo avrebbero rivisto scendere dal cielo da sopra una nube per giudicare i vivi e i morti. Tutta la vita di Ges, dalla nascita alla morte, si riduce a una recita, che vede il protagonista muoversi secondo un copione gi scritto dalle profezie, un copione imposto che trasforma il fondatore del cristianesimo in una marionetta azionata dai fili di un destino gi prestabilito. Privo di ogni iniziativa e personalit, egli segue come un automa le vicende che si susseguono dalla nascita alla morte, secondo un programma stabilito dalle profezie, che ineluttabilmente devono compiersi perch sia fatta la volont del padre che nei cieli. Lesistenza di Ges, imposta dalle profezie, la chiara dimostrazione dellincoerenza di dio, che, castigando o premiando pur conoscendo il futuro, porta a chiederci: se tutto ci che avviene era stato gi prestabilito, come pu dio giudicare gli uomini, ritenendoli responsabili delle loro azioni? Come si pu condannare Giuda, se era scritto che egli doveva tradire? Se Giuda fosse stato veramente libero di decidere e non avesse tradito, come si sarebbe allora realizzata la passione di Cristo, che stata fatta dipendere dal suo tradimento? Ma soffermarsi a discutere su un tale argomento significherebbe declassare lintelligenza umana, tanto appare ovvia la conclusione a cui si pu pervenire. Questo interrogativo, mai risolto dalla Chiesa, fece correre dei grossi rischi al cristianesimo in quella diatriba che vide i tomisti, seguaci di Tommaso dAquino, che sostenevano il fatalismo, opporsi ai molinisti che, seguaci del gesuita Molina, difendevano invece il libero arbitrio. In unaccusa reciproca di ateismo, andarono avanti per decenni, finch, nel 1607, papa Clemente VIII proib di proseguire la disputa che, secondo lui, stava portando alla negazione dellesistenza di dio. La questione, rimasta insoluta, una delle maggiori prove del fallimento teologico della religione cristiana. Le stesse incoerenze e assurdit che si trovano nella vita di Ges le ritroviamo in quel periodo che segu la sua morte. Siccome nei Vangeli apocrifi il periodo passato sulla terra dopo la resurrezione variava, facendolo durare alcuni anche diciotto mesi, nella prima edizione dei Vangeli canonici decisero di far salire Ges in cielo direttamente dal sepolcro, a imitazione dei sotres pagani. Se, in seguito, questa versione fu successivamente ancora corretta, dicendo che Ges era rimasto sulla terra quaranta giorni, ci dipese dal fatto che dovettero rispondere alle critiche degli oppositori che, deridendoli, dicevano loro che laver trovato un sepolcro vuoto non era una prova sufficiente per dimostrare la resurrezione, in quanto potevano essere stati gli stessi apostoli ad aver trafugato il corpo. Infatti, si rimarcher che le aggiunte poste in seguito dai falsari non hanno altro scopo che quello di fornire le prove di una resurrezione avvenuta: fanno toccare la ferita del costato allapostolo Tommaso, fanno parlare il risorto con le varie Marie e lo fanno ripetutamente mangiare con i discepoli, ai quali si presenta, guarda caso, sempre allora di cena e in un camerone che, se ci tengono a far rimarcare che era ermeticamente chiuso, per dimostrarci che egli, entrando attraverso i muri, era veramente il dio-uomo (come dio, in qualit di spirito passava i muri, e, come uomo, mangiava il pesce) risorto e non un impostore che si faceva passare per Ges come i loro nemici sostenevano, riferendosi a quei passi dei Vangeli in cui si diceva, in unaltra precedente gaffe, che le Marie e gli stessi apostoli, incontratolo, non lo avevano riconosciuto.
La sera di quello stesso giorno, mentre erano chiuse le porte del luogo ove si trovavano i discepoli per timore dei giudei venne Ges e disse: pace a voi! [...] ma poich per la grande gioia gli apostoli non credevano ed erano stupefatti, aggiunse: avete qualche cosa da mangiare?. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangi davanti a loro.

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Cos, dopo aver mangiato, come era entrato, usc dal luogo dove erano riuniti gli apostoli. Ci che mi lascia perplesso nel leggere questo passo del Vangelo non tanto il fatto che Ges passi attraverso i muri dal momento che tutto possibile a chi possiede un corpo simile a quello degli angeli , quanto il costatare che insieme a lui attraversino i muri anche i pesci che erano nel suo stomaco. Basta leggere il passo di Matteo (28-11) riguardante le guardie subornate (corrotte) per comprendere le critiche che i costruttori dei Vangeli ricevevano dai loro oppositori. Insomma, per farla finita con questa farsa della resurrezione, diciamo che alla fine, passati quaranta giorni, stando a quanto dicono gli Atti degli apostoli, Ges lasci la terra, scomparendo dietro una nuvola:
Ges fu elevato in alto sotto gli occhi degli apostoli e una nube lo sottrasse ai loro sguardi (At. 1-9).

Questa ascensione, ovvero questa elevazione verso un paradiso che si trova in alto avendo perso ogni significato dopo che Galileo dimostr che un corpo nellinfinito non ha n alti n bassi, n destre e n sinistre , non che la dimostrazione di quelloscurantismo di cui ha bisogno la Chiesa per imporre le sue verit, sostenute dai sogni e dalle visioni. La dimostrazione che fece Galileo sulla sfericit di una Terra che girava intorno al Sole contrastava con troppi passi delle sacre scritture perch non fosse condannata. Oltre a ridicolizzare quel fermati, sole di Giosu e il concetto dellascensione, dimostrava anche lassurdit di quel passo del Vangelo, basato sul concetto di una terra piatta, nel quale si racconta che Satana, per tentare Cristo, gli dice, dopo avergli mostrato dalla cima di un monte tutti i regni del mondo:
tutte queste cose ti dar se prostrandoti mi adorerai.

Questo passo del Vangelo di Matteo, che potrebbe apparire un dettaglio insignificante a chi segue la logica e il buon senso, per i dotti della Chiesa era invece una verit inconfutabile, tanto indiscutibile da costituire una verit di fede cos assoluta che negarla avrebbe comportato la morte morte per rogo a cui fu condannato un certo Cecco dAscoli nel 1610 per avere soltanto detto che:
non era possibile poter vedere tutti i regni della terra da una montagna per quanto altissima fosse stata.

Barabba Di tutta la vita di Ges la parte che maggiormente impegn i falsari per dissociare la sua figura da quella di Giovanni fu la crocifissione, comportando essa la prova che il condannato fosse quel rivoluzionario che la tradizione e i documenti ricordavano essere stato condannato durante lera messianica, perch arrestato sul Monte degli ulivi mentre era in procinto di dare inizio a una rivolta. Per eludere, allora, le conseguenze che avrebbe comportato la crocifissione, le versioni che inizialmente i cristiani dettero alla morte di Ges, prima di giungere a quella definitiva riportata dai Vangeli canonici, furono tre: nella prima veniva asserito che Pilato, temendo una rivolta, se lo avesse assolto, lo aveva ceduto spontaneamente ai giudei, i quali lavevano condannato alla lapidazione sotto laccusa di essersi dichiarato figlio di dio. Ma sembrando questa versione inaccettabile per la vilt che attribuivano a un procuratore romano, che si era lasciato intimidire dal popolo, ne tirarono fuori una seconda, nella quale dicevano che Pilato aveva ceduto Ges ai giudei in cambio di una somma offertagli dai sacerdoti sadducei. Ma se la prima si era mostrata denigratoria verso un procuratore, la seconda, mostrandosi addirittura offensiva contro i romani, che faceva passare per un popolo di corrotti, fu anchessa subito ritirata. Fallite cos queste due versioni, fatte per dare a Ges una morte per lapidazione, ne costruirono una terza, nella quale fecero figurare che nel processo cerano due messia, uno rivoluzionario e uno pacifista, che avevano entrambi svolto la loro missione nello stesso periodo facendosi chiamare entrambi figli di dio, cio bar abba. Il processo si svolgeva in tutto e per tutto uguale a quello che troviamo oggi nei Vangeli canonici, eccetto il finale, che si concludeva con la condanna a croce del brigante e la liberazione di Ges. Ma anche questo espediente, che avevano ripreso dal Vangelo di Filippo, ebbe breve durata, perch, 136

anche se poteva essere valido per evitare la morte per crocifissione, dichiarando che Ges si era salvato, rendeva impossibile la resurrezione che doveva seguire la sua morte, quella resurrezione che era la virt-base che dovevano acquisire i sotres per trasmettere attraverso lEucarestia limmortalit agli uomini. Praticamente, eludendo la morte, avrebbero vanificato lesistenza del loro messia. Comunque questa versione, riportata dal Vangelo di Filippo, non fu respinta da tutti, poich molti continuarono a sostenerla nellambiente orientale cristiano, tanto che, trasmessasi nel mondo arabo, fu quella ritenuta valida dai musulmani, che ancora oggi sostengono che Ges non mor in croce, come dicono i cristiani, ma in tarda et, come daltronde veniva sostenuto dallideologia gnostica che dette le basi allislamismo. (A questo punto ritengo che sia interessante dire che gi precedentemente era stato considerato un altro processo, nel quale si diceva che Ges non era morto per crocifissione, perch al suo posto era stato crocifisso un altro: colui che aveva affermato questo era stato lo gnostico Basilide il quale, sostenendo che Cristo non poteva morire, avendo soltanto unapparenza di carne, diceva di aver appreso da un certo Glaucias il quale a sua volta era stato il traduttore del Vangelo di Pietro che al posto di Cristo era stato crocifisso un certo Simone di Cirene, che si era offerto di morire al suo posto, quel Simone di Cirene che, in una stazione della Via crucis, vediamo aiutare Ges a portare la croce.) Eliminata cos anche la costruzione processuale del Vangelo di Filippo, i falsari costruirono quel processo che, rimasto definitivo, risulta tuttora nei quattro Vangeli canonici. Come aveva fatto Filippo, anche loro misero i due messia uno di fronte allaltro, il buono, rappresentato da Ges, e il cattivo, cio il rivoluzionario, rappresentato dal brigante. A questo punto, per comprendere il processo, la cosa migliore seguire la recita com stata impostata nei Vangeli: sulla scena ci sono, a sinistra il messia dei cristiani, collocato l dai falsari con il nome di bar abba, al centro il procuratore romano nel ruolo di giudice, e, sulla destra, il messia rivoluzionario, messo dalla storia, anche lui detto bar abba, che gli stessi Vangeli, pur non rivelandone il nome, ci dicono chiaramente chi fosse:
[Matteo] avevano in quel tempo un prigioniero famoso detto bar abba [Giovanni era famoso]. [Marco:] un tale chiamato bar abba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio [ il tumulto che Giuseppe Flavio attribuisce allegizio]. [Luca:] cera un certo bar abba che era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in citt e per un omicidio [stesso riferimento alla sommossa attribuita allegizio]. [Giovanni:] Barabba era un brigante [ il nome che davano ai rivoluzionari estremisti zeloti].

Se costui veniva chiamato bar abba, se era famoso, se era stato catturato per una sommossa scoppiata in citt, se era un brigante, come gli zeloti venivano chiamati, chi altri poteva essere se non Giovanni il nazoreo, quel messia nato a Gamala, come gli stessi Vangeli ci confermano, il quale era stato catturato dai romani nellOrto degli ulivi durante le feste di Pasqua? E i Vangeli proseguono, dicendoci che, siccome i romani erano soliti graziare un malfattore nelle feste di Pasqua, Pilato ordin che se ne prendesse uno dal carcere, perch i giudei decidessero quale dei due bar abba egli dovesse liberare. (Prima di proseguire ci tengo a dire che mai i romani avevano praticato lusanza di liberare un malfattore, n a Roma, n tantomeno in Palestina, e sopratutto in occasione di una festa religiosa ebraica; se nella storia di Roma si era verificato qualche condono esso era avvenuto soltanto in occasioni saltuarie determinate da grossi avvenimenti politici, quali i trionfi, ma sempre verso detenuti colpevoli di piccoli reati). I soldati romani scesero nelle prigioni, presero un malfattore che, guarda caso, si chiamava proprio bar abba, e lo condussero sulla scena evangelica senza per accorgersi che durante il tragitto i falsari cristiani, con un atto di magia, gli avevano cambiato i connotati, trasformando il suo appellativo bar abba nel nome proprio di Barabba, con quello stesso atto di magia che avevano usato per Simone, che da latitante (bargiona), avevano fatto divenire figlio di Jona (bar Jona). Chi volete che liberi dei due, chiese Pilato, il bar abba dei cristiani il fantasma che vi stato messo davanti dai falsari , o il bar abba degli esseno-zeloti? il vero personaggio ricordato 137

dalla storia e dalla tradizione. Dei due bar abba, sia crocefisso quello dei cristiani cio il Ges nazareno dei falsari e liberato quello della storia, ossia Giovanni il nazoreo, figlio di Giuda il Galileo!, rispose la folla, secondo il copione redatto dagli impostori, quel copione che poi stato tramandato sotto letichetta dei Vangeli, quei Vangeli che con il tempo acquisirono tanta credibilit da essere presi come garanzia di verit nei giuramenti presso i tribunali. Giovanni, il messia rivoluzionario, liberato e fatto sparire nel nulla, fu definitivamente eliminato dalla storia, per lasciare il posto a quel salvatore anonimo su cui fu fondato il cristianesimo. Ges prese sulle spalle il patibolo, cio lasse trasversale che veniva posato sulle due forche e, preso il posto di Giovanni, sal sul Calvario per essere crocifisso per la nostra salvezza. Per darci poi la prova che colui che era stato crocifisso non era un rivoluzionario, ma veramente Ges, il figlio di dio, disceso sulla terra per riscattare gli uomini dei loro peccati (?!?), i redattori dei Vangeli scrissero che il cielo si oscur, ci fu un gran terremoto e che si squarci il muro del tempio di Gerusalemme che proteggeva il sancta sanctorum, nel quale abitava quellaltro dio, quel Yhav degli ebrei, che si erano ripromessi di distruggere per sostituirlo con il loro, che in realt era lo stesso, identico dio. Infatti il crollo del velo del tempio che proteggeva laltare di Yahv non che unallegoria usata dai cristiani per annunciare al mondo la fine dellebraismo e linizio del cristianesimo. Matteo, discepolo presente alla crocifissione, dopo averci detto che Ges spir emettendo un grande grido, aggiunge:
la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi resuscitarono. E uscendo dai sepolcri entrarono nella citt santa e apparvero a molti.

E come se non bastasse questo per dimostrare che il crocifisso era proprio il loro Ges, corroborarono la sua morte con altri strepitosi episodi. Scrissero che un certo Quadratus, vescovo di Atene, aveva dichiarato in una sua apologia, dedicata allimperatore Adriano, che molti di questi resuscitati del venerd santo vivevano ancora nella sua epoca, e fecero dire a Nicodemo nel suo Vangelo che due di questi, che si chiamavano Lecius e Clarinus, erano andati in giro per Gerusalemme, una volta ritornati in vita, raccontando che, mentre salivano da sottoterra per ritornare nel mondo dei vivi, avevano incontrato Ges Cristo che scendeva per visitare gli inferi.

A questo punto, come conclusione di questo libro, ci tengo a dire che, per quanto il grido emesso da Ges prima di spirare possa essere stato forte, io non lho sentito. Al suo posto mi arrivato quello che emise il Cavaliere de la Barre, al quale nel 1766 fu strappata la lingua, prima che accendessero il rogo, su cui fu portato con una barella, avendogli i carnefici della santa inquisizione rotto le ossa, tanto che non poteva reggersi in piedi. E volete sapere il motivo per cui questo giovane, di diciotto anni, fu cos barbaramente torturato e condannato a essere bruciato vivo sul rogo, dopo avergli strappato la lingua? Perch non si era genuflesso e levato il cappello davanti al crocifisso, che gli era passato davanti in processione.

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