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Luca Pasquinelli

Di Struggersi

GME

Ogni riferimento a fatti, persone e luoghi puramente casuale

2007 GME Medimond s.r.l. Via Maserati 5 40128 Bologna


Allestimento editoriale a cura di Gamma Graphic Bologna Stampato nel marzo 2007 da Editografica Rastignano (Bo)

PRESENTAZIONE DEL TESTO

Il romanzo, Di Struggersi, nasce come prosa di un incubo; fin dal titolo si vuole raccontare linevitabile deriva a cui si condotti dalla disperata ricerca di una personalit, ossia dal tentativo a ritroso di recuperare quella naturale attitudine dellinfanzia che ci ha abbandonato appena entrati in contatto con la realt circostante. La consapevolezza di non avere il minimo controllo sulle decisioni o gli avvenimenti, la violenza con cui la realt si presenta nelle sue forme pi inappellabili e la malinconica percezione di quanto noi siamo infedelmente rappresentati dal nostro vivere, tutto questo il motore dellopera. Da questimpossibilit di capire il presente e di viverlo in prima persona, nasce una pittura onirica e distorta di cloni teatrali, fotografie e messe in scena che diventano lunico modo per rapportarsi alla realt, in una cornice di fantapolitica che spesso prende il sopravvento sul quadro stesso. Tutto rappresentazione, allusione o ricordo. Lo stile vorrebbe essere lincontro tra la fiaba, il teatro e gli incubi raccontati dai Lynch e dai Cronenberg. I capitoli sono racchiusi in canti (Canti dellArmamento, del Mattatoio e della Soglia) che descrivono lo svolgersi della battaglia. La struttura circolare in quanto la Morte di una Prefazione, insieme allultima parte del capitolo

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finale dei Canti della Soglia, spiega lantefatto della storia. La brevissima introduzione, ossia lo Spettro di unInvocazione, vuol essere un semplice epitaffio. I nomi delle persone sono veri e propri anagrammi oppure allusioni. I luoghi, inventati, non sono collocati in zone geografiche riconoscibili. Luoghi dellazione: citt di Malgrado, cittadina di Meloscarme, entrambe sul mare. Tempo dellazione: approssimativamente questo nuovo millennio. Personaggi Kednaj (anagramma di Jandek, misconosciuto cantautore statunitense): giovane protagonista del romanzo. OMaigad (dallinglese Oh My God): vecchio attore irlandese. Il Seniore: pseudonimo dellattore. Feto: misteriosa creatura materializzatasi a Malgrado. Don Vilios (anagramma di Silvio): presidente del partito di maggioranza di Malgrado. Anlito: transessuale. Vittoriano: ex eroinomane. Sig. Presendeis (dallinglese Present Days): uomo comune, vittima di uno strano caso. Lia R. (dallinglese Liar): Avvocatessa.

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Hlanis Vecca (anagramma di Nicholas Cave, cantautore): amico del protagonista. Vidda Motash (anagramma di David Thomas, frontman del gruppo rock Pere Ubu): psichiatra. L Angelo Sterminatore: ex valletta ed ex compagna di Don Vilios. Gemelli Richard e James: pazienti dello psichiatra. Al Bizzarte (anagramma di Albertazzi): artista di spicco a Malgrado. Lnica: ex compagna del protagonista. Lunasoave: amore irrisolto del protagonista. Armonicamarea: sorella minore di Lunasoave. Buck Tylemi (anagramma di Tim Buckley, cantautore): pittore. Billy Hamlod (anagramma di Will Oldham, cantautore): poeta di Meloscarme. Tiranno: principe illuminato di Meloscarme.

SINOSSI

Canti dellarmamento
I Un vinaio zoppo fa la sua apparizione in un faro abbandonato. II Il giovane Kednaj inizia ad ascoltare la confessione del vecchio OMaigad III Appare la figura del Feto, ad interferire nella conversazione sorda tra Kednaj ed il vecchio. IV Kednaj scopre una macchia umida sulla parete del corridoio. La sera in cui si celebra Nostra Signora dello Spasimo dei Sensi, il giovane viene investito. Nel frattempo, O Maigad inizia a dare segni di agitazione.

Canti del mattatoio


I Kednaj si fa visitare in ospedale, nella circostanza adibito anche a set cinematografico, dove per c una gran confusione per via degli incidenti occorsi durante la celebrazione della festa; l incontra un transessuale (Anlito) e Vittoriano, ex tossico. Nel mentre il vecchio OMaigad viene ricevuto dal Feto. A Kednaj viene medicata una brutta ferita alla gamba, con la raccomandazione di non trascurarla.

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II A teatro si tiene una rappresentazione del Faust; vi assiste anche il sig. Presendeis, cittadino di Malgrado, coinvolto in una strana vicenda. OMaigad rimane vittima di unaltra confusa telefonata con Kednaj. Il giovane, intanto, ottiene un colloquio con Vilios, politico di spicco di Malgrado, per presentare una proposta di lavoro; Kednaj, per, viene sviato subito dai suoi propositi e indirizzato verso tuttaltra direzione. III Kednaj riceve un pacco dal vecchio attore contenente un nastro; nel frattempo il giovane ha iniziato il suo nuovo lavoro presso unagenzia marittima, dove ha conosciuto Hlanis Vecca (ex armatore ed ora alcolista); quella mattina, dopo aver conversato con lamico, Kednaj decide di licenziarsi. Tornato a casa, scopre che il videotape gli stato rubato. In uno studio psichiatrico troviamo Vilios, in cura per terribili disturbi che lo colgono quando non pu svolgere le sue mansioni pubblicamente, ed una ex valletta convinta di essere lAngelo Sterminatore. Quel pomeriggio, la situazione precipita e Don Vilios fa una carneficina, uccidendo la donna, lo psichiatra ed altri due pazienti presenti nello studio (i gemelli Richard e James). Intanto, Kednaj viene sequestrato sul luogo di lavoro dopo aver annunciato di volersene andare, ma viene liberato prontamente dallamico Hlanis. IV Kednaj, sempre pi zoppicante, crede di vedere il vecchio OMaigad entrare in un portone, da dove esce il presunto autore del furto del videotape: un sedicente operaio che Kednaj aveva incaricato di riparare il muro marcio di casa. Mentre sbircia da una finestra del cortile, una volta superato il portone, Kednaj viene distratto da un fotografo che pare spiarlo; in realt lindividuo gli

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consegna spontaneamente il rullino. Le foto mostrano che la persona osservata da Kednaj attraverso la finestra, non OMaigad ma Kednaj stesso; i particolari delle foto riportano il giovane a ricordi dormienti, tra cui quelli della compagna del passato, Lnica. Decide di tornare sul luogo ripreso dagli scatti che, nel frattempo, si trasformato in una galleria darte dove sono esposte alcune foto di Kednaj durante fasi importanti della sua vita, fasi che lui per non ricorda affatto. Confuso, chiede aiuto a Vecca; lamico tenta di spiegare, per quel che pu, la situazione: la vita di ogni cittadino Malgradese non vissuta in prima persona ma rappresentata da un attore, secondo un progetto politico del Feto. L attore di Kednaj OMaigad; il vecchio, per, perde colpi e commette errori che portano il giovane a conoscere cose segrete, per le quali il vecchio verr ucciso ed il giovane esiliato. A teatro, viene interrotta una rappresentazione dellOtello in unedizione rivisitata, per annunciare alla cittadinanza larresto di Vilios in seguito alleccidio compiuto.

Canti della soglia


I Kednaj in viaggio verso Meloscarme, cittadina sul mare meta delle sue vacanze dadolescente, dove sceglie di trascorrere lesilio; in treno conosce un pittore americano (Buck Tylemi). Hlanis Vecca partecipa ai funerali di OMaigad, durante i quali riflette sul quadro politico di Malgrado e sulla figura del Feto, appena eletto Presidente succedendo a Vilios. II Kednaj arriva a Meloscarme e i suoi ricordi vanno

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subito a Lunasoave, ragazza di cui innamorato da sempre. Durante il trasferimento dalla stazione al centro abitato, il pullman si ferma presso la chiesa dove si stanno commemorando alcune vittime di una disgrazia: i tre defunti assistono al loro funerale. III Kednaj viene a conoscenza della figura di Tiranno, Principe deforme della regione di Meloscarme. Il giovane rimane affascinato da racconti e discorsi sul suo conto. Gi allindomani del suo arrivo ha luogo lannuale Ballo in Maschera, unico appuntamento nel corso dellintero anno, durante il quale il dittatore si mostra ai sudditi, per loccasione coperti da maschere. Alla fine dellevento Kednaj riconosce in Tiranno un vero artista e vuol seguire la stessa strada. IV Gli sforzi di Kednaj, la cui gamba ferita in continuo peggioramento, si dimostrano inutili, mentre sarebbe pronto a qualsiasi cosa pur di riuscire. Tiranno viene a conoscenza delle sue aspirazioni e, tramite un collaboratore (Billy Hamlod), decide di aiutarlo. I risultati per non portano esattamente dove il giovane sperava anche se, quantomeno, serviranno a cancellare lesilio da Malgrado, da dove viene richiamato in seguito al crollo del muro marcio della sua casa.

Morte di una prefazione


Un episodio sullinfanzia di Kednaj fa da antefatto alla storia.

INDICE

Spettro di uninvocazione ............................................. Canti dellArmamento I ................................................................................ II ................................................................................ III ................................................................................ IV ................................................................................ Canti del Mattatoio I ................................................................................ II ................................................................................ III ................................................................................ IV ................................................................................

15 17 18 20 22 27 36 46 58

Canti della Soglia I ................................................................................ 73 II ................................................................................ 82 III ................................................................................ 88 IV ................................................................................ 100 Morte di una Prefazione ............................................... 113

SPETTRO DI UNINVOCAZIONE

Callas o morte. Callas o vita. Estate lacrimosa, devota al vento e dal vento ferita. Aurora sfregiata, aurora sofferta. Stanca crisalide, febbre opulenta. Ultimo sangue che traghetta al mattino. Non al fuoco ma alla cenere il figlio decrepito vicino. Si balocca al manicomio, alla balera dectoplasmi. Svogliato ad arrancare, tra strepiti di viscere e di spasmi. ncora inquieta, stordita da maree. Tanghero spossato ad ingozzar male. Tiepido inferno, malacopia dei tormenti. Salmastro nausearsi di convitati assenti. Sui giorni allampanati leutanasia si posa, musicante stremo del martirio di una rosa. Carme rovente. Di sabbia e di pietre. Karpathos, mio mare. Karpathos, mia sete.

CANTI DELL ARMAMENTO

I
La luce del faro era fissa sul gozzo ormeggiato, stipato di botti colme di vino. Gabbiani trovarono il modo di saccheggiarle, ubriacandosi del bottino. Lacrime brune di spirito tracannato colavano dal bianco dei corpi al buio del mare. Ebbri, gli uccelli barcollavano fin dentro il faro e salivano i gradini, in un goffo trotterellare. Si trattava di una processione sbronza e silenziosa; lottuso respiro delle bestie e lumido delle gelide mura creavano un torpore irreale, interrotto di tanto in tanto da un frullare improvviso. Ogni compare giunto alla cima della lanterna si sporgeva dalla finestra pi alta, gridando il suo verso sbilenco alla luna. Poi, lavvinazzato seguente e cos via finch, stremati dal bere, i membri della ciurma mannara crollarono uno ad uno e, uno ad uno, saccasciarono boccheggiando pigri e penitenti. Un uomo: zoppo, la barba lunga, poi il rosso del sangue che gronda, stivali, una macchia, i suoi occhi. La figura sciancata che proveniva dal fondo ora si faceva largo tra le macerie alcoliche, prendeva in mano unala e la tratteneva nel suo palmo; agiva compassione-

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volmente e delicatamente ma, indugiando qualche istante di troppo su quelle vertebre morbide e gustandone la tenerezza, non gli restava che stringere, sotto gli sguardi di mesto rimprovero delle vittime. L alba era ancora lontana, la notte nel suo pieno fulgore, mentre il vinaio guardiano del faro deflorava un mozzicone acceso contro lintonaco umidiccio della parete. Simbratt le dita della cenere bagnata con cui cosparse il capo e il petto della processionaria. Spero di meritare la mia solitudine. Questo era il suo mormorare quando lo sbattere di una persiana amplific loscena quiete. L oscena quiete. Port con s il ricordo della prima manifestazione organica.

II
Ho iniziato a morire il 27 ottobre dellanno 1975 e da quel giorno non ho mai smesso. Tracimarono le parole mentre Kednaj componeva il numero da una cabina. Il caldo stagnante, in cui era immerso il teatro nel mezzo del suo sonno diurno, fu interrotto dal villano clangore del telefono. Si avvicinava il vecchio con il suo passo molle, che se camminasse sul mare placido non lo incresperebbe. Il palco era diviso in due spazi di simile grandezza da un sipario perpendicolare alla platea. Il Seniore percorse lintera scena per rispondere, notando sul primo settore del palcoscenico un ecografo che mostrava la dia-

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gnosi di un feto intento ai suoi otto mesi di preparazione a nuova morte. Entrato nel secondo spazio, vuoto ad eccezione del trillante oggetto, sollev il ricevitore. Pronto... si perse nella sala; dallaltra parte nessuna voce. Non sento nulla... pronto? Sappia che, se sta parlando, le sue parole non mi arrivano. Non so perch abbia chiamato; in sala non riceviamo mai telefonate, tanto pi che questo dovrebbe essere un apparecchio di scena. Mentre riagganciava, il vegliardo realizz di trovarsi su di un palco e volle continuare a parlare; riavvicin la cornetta allorecchio e, sentendo ancora il silenzio del suo interlocutore, continu fedele. In verit, non dovrei essere qui. Credo che a casa mi aspettino e non posso tardare. Dopo questa frase, lallarme si fece largo tra la sua nuda vecchiezza, e le sue vaghe ossa sembrarono diroccarsi; quante volte si era scordato di vivere in solitudine? Ogni volta invano. Prese a parlare e ricordare le sue bucoliche, quelle che mai furono scritte ma che lui aveva vissuto; disse del caldo fragile che lo avvolgeva negli anni di culla domestica, quella condizione di somma gioia che era gi malinconia e sarebbe stata ricordata come il posto dove sempre ritornare. La liturgia di Kednaj era ormai conosciuta e praticata da buona parte della citt di Malgrado: da quando si era scoperta casualmente una cabina telefonica traviata dove, senza inserire denaro, si poteva comporre un qualsiasi numero ed ascoltare chi stava dallaltro capo (senza per poter fare sentire la propria voce), Kednaj decise di instituire

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un servizio confessionale a pagamento. Chi avesse avuto la necessit di riferire cose accadute o pensieri cominciati, avrebbe potuto richiedere una chiamata dalla cabina guasta e una volta alzata la cornetta, sarebbe stato libero di dare esaustivo sfogo ad ogni misura; sicuro che, se anche linterlocutore avesse compiaciuto la brama di dare consiglio o conforto, non una parola si sarebbe intesa. Ora, lanziano era allo zenit di quellet morbifera che largiva la franchigia dellobliare limmediato; quindi, non ricordando affatto il perch della conversazione taciturna, esercit martirio delle sue memorie soltanto come rosario della coscienza.

III
Vecchio: Divenni attento al mio degrado intorno agli otto anni, quando mi apparvi per la prima volta in cameretta e mi sentii come si sente chi si sveglia da un torpore attaccaticcio, mentre era soltanto il plumbeo debuttare di colui che nel rumor si finge. In quel modo presi vacanza dal significare, parimenti inizi il congedo da me stesso. Kednaj (non ascoltato): Che dici bacucco? Mi vengono ora in testa quelle foto di bambino; inaccettabile che le facciano passare per mie: quellinfante un perfetto sconosciuto, ha unaria a tal punto estranea che se avessi dovuto scegliere il moccioso che meno mi somigliasse, avrei indicato lui. Feto (a parte): Ci che dice uno linconscio dellaltro.

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Veccho: Di tanto in tanto capita il ricordo della spiaggia che era lido di ogni Agosto, e dellanno in cui centinaia di meduse decisero dimpelagarsi. Subito ci riversammo in mare muniti di retino e non si chiuse unora che il bagnasciuga fu vestito di violacea gelatina, di l a poco divorata dal sole. Kednaj (non ascoltato): La forma delle meduse mi ha sempre fatto pensare ai resti darance spremute. Feto (a parte): Lui simile a tale mollezza, pari ad una fiacca melagrana il cui morso come una bava stucchevole che impregna gli abiti di un torrido sudore. I posti a sedere, sia in platea che in galleria, si erano ormai riempiti di specchi; il senile O Maigad strinse il ricevitore tra la spalla e lorecchio e prese a velare il volto di cerone, cercandosi nel riflesso delle prime file. Il giovane Kednaj poggiava la schiena al corpo del telefono e la cornetta ciondolava nel vano; in fronte alla cabina poteva vedere la finestra della sua camera e quella del bagno, lappartamento dove abitava era a pochi passi. Vecchio: In controluce, sulle piastrelle azzurre della cucina, spiavo il fumo eburneo salire dalle tazze di caff nero bollente e profondere un fine tepore che blandiva i mattinali brividi del sonno invernale. Era labbraccio indulgente del focolare, era il suo tocco struggente. Kednaj (non ascoltato e dolorante allo stomaco):Le parole mi arrivano a stento, lapparecchio troppo distante. Feto (a parte): Questo palcoscenico lercio. Vecchio: Ammiravo i baci con cui mia madre licenziava il pane avanzato, ormai raffermo. Ricordava la sua infanzia e ne scongiurava la fame sofferta, saziata solo da ci che ora abbondava sulla tavola e per questo, ad

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ogni tozzo che gettava, memore rendeva omaggio. Vi era una liturgia domestica ad orientare i giorni, semplice ma certa; il nitore delle stanze e degli oggetti mi ha sempre portato alla mente le dimore Olandesi, come quella dei Van Storck, dove la religiosit si rispecchiava nella perfezione della casa. In seguito mia madre avanz negli anni e il primo segnale fu proprio una certa trascuratezza nella pulizia, fino a poco prima cos rigorosa. Kednaj (non ascoltato e sempre pi dolorante): Ora vorrei sentire ci che dice, ma devo correre in bagno: non posso aspettare. Feto (a parte): insostenibile, non si pu rischiare di venire al mondo. OMaigad prosegu per alcuni minuti, poi riagganci e ripercorse il palco. Notando lecografo spento, si avvicin e raccolse un foglio lasciato a terra; tutto lasciava supporre che si trattasse del verbale della telefonata. Il vegliardo lo port con s uscendo dal teatro carico di cerone.

IV
Mi oscuro del mediocre. Tanto testament il Feto in calce allatto che documentava la confessione del Seniore al giovane Kednaj, il quale aveva ora sbrigato le incombenze corporali (non senza difficolt, avendo dapprima trovato il bagno occupato) e, inginocchiato nel corridoio, osservava un preludio di marciume trapelare dallintonaco del muro alla sua destra sopra il battiscopa.

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La sera si sarebbe celebrata Nostra Signora dello Spasimo dei Sensi; tale ricorrenza serviva a commemorare le cavie inconsapevoli offerte allo scempio stesso, avvenuto in data meticolosamente ignota e in circostanze ricordate malamente. L unico pegno verosimile era il vecchio proiettore superotto che mostrava per quindici minuti una pagina dattilografata (senza alcun riferimento cronologico): Si dichiara profezia del vissuto. Per le strade, durante il giorno, uomini dallincedere febbrile e dal guardare opaco subiscono virulente insurrezioni corporali; divampa unimprovvisa e parossistica anarchia nervosa, muscolare ed emotiva che origina incidenti sanguinari, estremi. Le donne, in un primo momento, sembrano al di fuori della peste in atto, ma durante la notte decine di embrioni si dileguano, suicidi nel ventre delle madri. Queste fughe degli organici fiati saranno poi svendute come buchi neri della consuetudine. tempo di sorvegliare Nostra Morte e di non trovarci vivi. La proiezione del filmato apriva la funzione rapinando i catatonici astanti per poi venir riconsegnata a Don Vilios, suo inamidato custode nonch Presidente del Principale Andazzo (ovvero listituzione di maggior potere nella citt, che sosteneva tra laltro il diritto alla massima carica religiosa da parte delluomo pi ricco della comunit, in quanto solo la sicurezza economica avrebbe potuto garantire la necessaria tranquillit allanima per permetterle di sfuggire alleterna preoccupazione e dedicarsi pienamente al successo spirituale). La cerimonia era aperta altres a coloro che, pur malfermi finanziariamente, erano intimi devoti di Nostra Signora e portavano il nome di Spasimanti.

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Kednaj scalpitava e ciabattava di stanza in stanza intento nel disoccupare le ore che portavano alla sera, quando lo molest lurgenza di fumare allaperto; scese in strada dove si era appena riversato un crepuscolo opulento, fatalmente ostile alla sua vista ormai non pi integra. Decise di trascurare gli occhi, da quando infilare gli occhiali aveva camuffato il suo stato in maniera del tutto opposta a quella che si sarebbe atteso; il veder meglio fu per lui insignificante rispetto allaccentuarsi di alcuni suoi tratti, ora chiaramente visibili al prossimo proprio grazie allamplificazione del suo viso una volta inforcate le lenti. Ovvero, similmente alle maschere che mostrano le verit di chi sta dietro, locchiale indossato scopriva nel suo sguardo qualcosa che prima non cera e dava alla bocca un taglio pi voluttuoso e insieme dozzinale. Da ci la scelta di degradare la vista e isolare la realt. Unopalescenza fanciullesca pareva esser scesa dal mattino a pungolarmi nellergastolo del pudore. Ricordavo mio malgrado di aver posseduto i sentimenti dei miei cari, tanto da poterli stringere nelle mani e sentirli battere dentro i miei occhi chiusi. Mai avrei voluto dover manifestare gli effetti di tale incubo fetale. Il borbottare di Kednaj fu interrotto: unauto lo colp violentemente. La lamiera marchi le ossa di pornografico calore. Il dolore galleggiava, quieto. Abbandonato allasfalto, sent una brama innaturale, e una risata brillante si stravacc sul suo silenzio. In quellora, il senile OMaigad si struccava, bestemmiando il suo scheletro artritico. Poco prima, nel pomeriggio, gli era stato recapitato

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un secondo verbale a completare il documento da lui trovato a teatro: Il suo ridere nasceva da un attimo di esitazione in cui lo sguardo adocchiava linterlocutore. Il suo essere, fino ad allora assorto nella malinconia del superbo contemplarsi, concedeva una trasognata attenzione a chi stava facendo baccano per attirarla. Era cos che quel sorriso non significava unapertura, bens uno strappo arcano tra il mondo di chi lo dispensava e quello di chi lo mendicava. Era un peccato che il vegliardo non ricordasse chi fosse il soggetto di ci che era sopra riportato, n Kednaj avrebbe potuto aiutarlo considerato il raccoglimento con cui aveva invocato una stanza da bagno nellultima parte della telefonata. Rivolgersi al Feto poteva essere lunica via. Unambulanza raccolse il giovane per condurlo in ospedale. L ossessivo canto della sirena squillava furibondo per le strade e lui di esse fissava la scia: Sul vetro scorrevano verdeggianti rami, fuggivano anchessi dal mio amore ululante.

CANTI DEL MATTATOIO

Vampiri. La testa si sollev verso lo schermo spento su di una parete bianca; vi si riflettevano dalla stanza di fronte figure grigie che incombevano sui contorni di ci che era un letto e di ci che era un uomo. Si alz, si avvicin alla porta spalancata della camera per conoscere la provenienza di quei cinerei riverberi: uno sciame di benefattori volteggiava sopra un malato terminale, accanendosi contro le sue speranze deutanasia. Dalle bocche dischiuse spiccavano coppie di guglie aguzzine. Il loro mantra dellamore di s calava sulla vittima e lei restava al mondo, in estenuante sofferenza, bisognosa di ricevere lumano bene. Cos lumano bene se non leterna mandibola del branco sanguinario, che si sfama con il dolore del prossimo? Per oggi pu bastare. Attori e macchinisti furono congedati dal regista; lospedale doveva prepararsi alle conseguenze della celebrazione.

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Comunque, ancora pochi giorni e lennesima pellicola su Nosferatu sarebbe stata pronta. Un copione era stato dimenticato sul congegno radiografico, cos che dalle lastre di Kednaj sembrava che alcune schegge di sceneggiatura fossero rimaste nelle sue ossa. In attesa di ripetere gli esami, prese a leggere. Si mostrano al giorno con fare magnanimo e sentimenti pietosi, sono condannati ad alimentare supplizi e a provocare marchiane ostentazioni in modo da portare tronfio soccorso allanima indigente, succhiandone liberamente il sangue. Vendemmiano fede per farne vino scellerato. Kednaj, una volta richiamato nella stanza delle radiografie, cerc loriginale del canovaccio, ma doveva essere finito in qualche cassetto, cos da poterlo dimenticare quando il giorno seguente sarebbe tornato il maestro darte, immemore della mancanza. Dottori e infermieri andavano di furia perch incombevano i primi feriti della devozione. Nessuna frattura, gli dissero, ma una lacerazione sotto il ginocchio sinistro a rischio dinfezione. Infil il promemoria nel portafogli, da cui cadde il passaporto. Prov a specchiarsi nella sua foto ma non ne cav fuori niente, solo uno sfuggente trapelare dindizi su ci che in affanno vivacchiava sotto la pelle e fuori dalle ossa. Riassumersi in una fototessera era di per s avvilente, ancor pi quando lunico tratto consonante era quel guardare sempre fuori camera a ricordargli la sua incapacit di osservare la vita in concreto, senza distogliere lo sguardo. Pens di proporre labolizione dei documenti e lintroduzione dellautoritratto come prova identificativa. L idea era venuta a Kednaj ammirando gli autoritratti di Van Gogh, in particolar modo lultimo e decisivo: il

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Campo di grano con corvi, ossia lautentico ritratto di Vincent, laddove altri quadri che ritraevano il pittore erano, in fondo, soltanto riproduzioni del suo viso. In quello smisurato dipinto era rimasta impressa lanima dellartista mentre dipingeva la scena davanti a s, concedendo anche agli altri ci che altrimenti nessuno avrebbe mai potuto vedere. La distesa di grano si era aperta come dovevano essersi dischiuse le acque del Mar Rosso; i corvi, invece di calare dallalto, sembravano uscire dal ventre del campo dorato e il cielo svelava, solo a quelluomo e soltanto quel giorno, il suo vero colore. Vincent Van Gogh. Fissava la vita turchese di candide carni abbandonate al mattatoio delloro. Scarcerava il cielo dalla sua larva mentre lui era il corvo ed era il grano. Queste erano le parole che sgorgavano dalla bocca di Kednaj quando pensava al pittore che si era dipinto per lultima volta, specchiandosi nei campi. OMaigad fu ricevuto in teatro e gli fu trovato posto in galleria; sulla sedia trov un retrovisore e vi guard. Preso da un insostenibile attimo di lucidit, il giovane Kednaj ammise impaurito che avrebbe trascurato con determinazione la sua gamba. Prima di uscire dallospedale, cerc il bagno per rinfrescarsi e vi trov sedute a terra due figure che fumavano alla chetichella. Le loro parole si fermavano sullacqua scorrente ma i toni, forse dapprima leniti da una conversazione di circostanza, guerreggiavano ora tra le pareti come i mortai assaltano il buio nei campi di battaglia. Accese una sigaretta e si un clandestino alla coppia.

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Fuori rimbalzavano tonnellate di stupidit. Anlito era transessuale. Aveva mani oblunghe e dita nodose, con unghie curate ma non smaltate. Il mozzicone quasi spariva tra loro, tanto che il fumo sembrava uscire dalle falangi mulatte. I sandali mostravano la nudit cos poco muliebre dei suoi piedi, che tradiva il seme nativo con nerboruta evidenza. I balenanti occhi neri fronteggiavano gli sguardi altrui con unintensit ferina. Vittoriano indossava le cicatrici delleroina. La scelta prona della normalit era la sedia a rotelle con cui deambulava la sua anima mozza. Conformismo spaurito, stampella per il cuore storpiato. Portava capelli di media lunghezza, recisi appena sopra le orecchie. Dalla bocca vizza e meschina sbucava una dentatura consunta, somigliante a una schiera di corrose lapidi. Il volto ossuto metteva in chiaro quanto era stata sofferta la rinuncia alle fatali leccornie e comera divenuta spietata la veglia mutilata dei sogni. Anlito (con roca cantilena): Feci il possibile per non sentire, ma quando mi specchiai nelle mie brame, quel che vidi era una donna. Vittoriano (come cercando consensi): Come fa un maschio a sapere di una femmina, tanto da voler essere femmina? Anlito (con voce profonda e scandita): La mia adolescenza fu divaricata, simile a una principessa prezzolata che si civetta allombra del suo sesso, cercando pose prostitute per apprenderne gli spasmi e spogliarsi in questo modo degli orgasmi della natale protesi incarnata. Vittoriano (con nervoso disprezzo): Quando il sole del terrore ha arso le mie vene dove stagnava la morfeica nebbia, non ho pi avuto alcun riparo se non lossario della vita.

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Kednaj (tra s, fumando): Essere, non essere. Essere, non essere. Essere, non essere. Essere, non essere. Essere, non essere. Anlito (ancora cantilenando): Mia madre diceva che la paura il guardiano della felicit. Vittoriano (facendo sparire le labbra sotto una risata inconsolabile): La mia che sono un ladro. Lo spazioso atrio del bagno si fece silenzioso e la luce claustrale imbeveva la stanza di un oleaceo grigiore. Si gustava il battito ipnotico dellorologio a muro e Kednaj ammirava il tizzo di tabacco illuminare il dorso della mano e le sue vene in rilievo. Dimprovviso, leterea orchestra che scandiva il tempo di quella quieta penombra si rintan come fanno i nottivaghi insetti appena si fa luce: Dannati occhi; voi bramate, io non bramo. Dannati occhi; ci che amate io non amo. Maledetti occhi, che infettate. Maledetti occhi, che volete. Cos sgranando i versi, Vittoriano fece scivolare una banconota verso Anlito, invitandola a esercitare il suo mestiere sul suo cadavere virile. Il palmo della mano la copr graziosamente per poi stringersi ferocemente a pugno: Anlito scatt in piedi e si affrett verso uno dei bagni, liberando il collo chino dai capelli con un gesto curato davanti agli specchi nella giovinezza, ma che ora usciva appesantito e stanco, come se il femminino appreso fosse oltremodo screditato dal meccanico mercimonio impiegatizio. Percorrendo il corridoio verso luscita, il giovane Kednaj si trov nel carnale bazr degli Spasimanti che si erano avventati sui saldi della penitenza e ora reclamavano garze e gessi a profusione. Avevano commemorato

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statalmente, a furia dinvestimenti organizzati con moto, automobili e perfino corriere, a furia di occlusioni volontarie alle vie respiratorie per mezzo dei pi svariati oggetti, di zuffe con cani opportunamente aizzati alla morsicatura. Il senile OMaigad prov a portar con s lo specchietto retrovisore uscendo dal teatro, ma fu bloccato da una maschera che gli requis il pezzo. Quindi, fu accompagnato in sala prove nel seminterrato, dove si annunci un suo duetto con lOracolo. Attaccarono ottoni allo sfacelo, un inaudito percuotere come brutali e spietati colpi di maglio. Il vecchio si avvicin al microfono su stelo; la parte del Feto era stata registrata e gli sarebbe giunta allauricolare mentre le battute del Seniore erano sul gobbo. OMaigad: Sognai della stanza dalbergo. Feto: Le pietre del grigio viale sbocciavano nere alla pioggia dOttobre. OMaigad: Sognai dei cocci di lampadina premuti sui polsi. Feto: Le dita sporche di rosso toccavano rosse ogni cosa e tremavano deboli. OMaigad: Sognai di come resistevano le vene e cos il sacchetto che inghiottiva la testa, la cinta che stringeva la gola. Feto: Cedesti al respiro e smettesti di voler morire, tanto da essere gi morto. OMaigad: Sognai del mattino che port la mia sposa. Feto: Consorte solo nei sogni, ch ti lasci quel mattino alla cattiva sorte. OMaigad: Sognai dellanima esangue sotto il freddo del sole autunnale.

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Feto: Il folle pellegrinaggio spezzato senza aver lavato i luoghi del viaggio dal sangue versato. OMaigad: Sognai infine la vergogna del ritorno. Feto: Senza aver ricevuto alcuna grazia per le pene. Fuori dallospedale, Anlito ancheggiava via la solitudine. Kednaj losservava zoppicando e si chiedeva come fosse possibile che proprio le parole Ordine e Progresso campeggiassero severamente sulla bandiera del Brasile, officina di ossimori. Un monito che suonava grottesco, come uno spaventapasseri nel deserto. Attraversando il parcheggio delle ambulanze, si notava Vittoriano rabberciare un comizio a tre ospiti del vicino reparto psichiatrico e a una decina di curiosi, spettatori dei bastimenti carichi di flagellati. Teneva docchio nel mentre il viale, temendo che il transessuale incontrato nel bagno potesse riconoscerlo passando per quella strada e gli rivolgesse la parola. Uno dei folli aveva mani e polsi ammantati di becera bigiotteria. Il collo era rigido e il mento reclinato in basso come a proteggere il pomo; gli occhi erano sbarrati e costretti dalla posizione della testa a guardare sempre in tralice. Il secondo ciondolava con fare dinoccolato, bevendo sfacciatamente da una bottiglietta mentre il terzo, seduto e smagrito, lo guardava docile e terrorizzato, invidiandogli il coraggio di agire con tanta baldanza di fronte alla gente. Vittoriano: Mi seguite o non mi seguite? Dicevo che una volta si poteva sognare di andare in America, ora ci rubano ogni giorno sempre pi tempo, ogni giorno sempre pi spazio e ci lasciano ogni giorno un qualcosa in pi da non poter dimenticare, un qualcosa in pi di cui non aver bisogno: ovvero, ci stanno togliendo i so-

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gni. Ricordo il finale di un libro dove il protagonista si trova davanti al nuovo continente da scoprire e si proietta nel futuro illudendosi di mantenere i sentimenti e le emozioni di quel momento. Non mai cos o, perlomeno, non lo pi. Ci siete? Uno dei folli: MaleriaVarini, MaleriaVarini, MaleriaVarini, MaleriaVarini. Unaltro dei folli: Ripete questo nome quando vuol esprimere lassurdit dei tempi; ma lei uno scrittore? Vittoriano: Per la carit! Ogni scrittore un ladro, un parassita, tuttal pi un figlio di puttana! Il terzo dei folli: Allora un poeta. Vittoriano: Guardate che i poeti sono tutti ricchioni. Hanno il pisello piccolo o, se lo hanno grosso, non lo usano; spesso si verifica una combinazione dei due casi! Comunque, cosa stavo dicendo? Ancora il primo dei folli: MaleriaVarini, MaleriaVarini, MaleriaVarini, MaleriaVarini. Vittoriano: Cosa? Il secondo dei folli: L assurdit dei tempi. Vittoriano: Ben detto. A voi, che siete muti delle nostre lingue, hanno lasciato un mondo di sordi, ma almeno avete ancora quel guscio di noce da dove potete ascoltare il rollio della libert. Apparentemente senza batter ciglio, i matti guardarono lora e, continuando a fissare ognuno il proprio orologio, diedero le spalle alloratore. L ultimo dei folli: Andiamo via. I tre savviarono verso il portone dellistituto, in ritardo sullorario del rientro. Dapprima titubanti, anche i pochi curiosi abbandonarono il parcheggio. Vittoriano sembr per un istante rendersi conto di essere rancido; questa consapevolezza ebbe per una durata

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del tutto risibile ed egli torn subito a indossare il vestito buono della Domenica, scapicollandosi con la sua magrezza verso casa. Kednaj proseguiva verso la fermata dei tram trasalendo di tanto in tanto: i bagliori dellincidente lampeggiavano sul suo camminare difettoso a ravvivare il fiato maltrattenuto del dolore per unantica notte di ferite. La stessa che aveva gi fatto capolino durante il suo prendersi gioco dellinfortunio occorso e quando aveva snocciolato qualche parola in ambulanza. La lontananza non ha peso. Ogni uomo appartiene a un unico sogno e lo spazio, come il tempo, non fattore in grado di condizionare quel legame. Il giovane Kednaj aveva riso dellincidente e pronunciato tra i denti le parole della passione, che erano evase dal cuore, perch la vita altro non che il dilatarsi torpido di unintensa, irripetibile brama, la cui ferocia soave mai diventer cenere. Capitano infatti, durante questo confuso sonno crepuscolare, cose che la scatenano per qualche secondo e noi, in tali attimi, sobbalziamo con la stessa profondissima forza. Fuochi nella sera. Famiglie, amanti, figure solitarie con cane, banali nella calca ottusa fissavano la pira scintillante dei fragorosi artifici, in onore di Nostra Signora dello Spasimo dei Sensi. Il vessillo di rappresentanza sventolava solenne alle spalle degli astanti; alcuni fra loro posavano immobili, svaniti nel chiasso degli spari e nel vento carico di sale. Altri si guardavano attorno, distratti dal contrappunto di voci e latrati. Vi erano poi coppie fievolmente abbracciate nella morte indolore dellabitudine e, infine, vi era chi ammirava fieramente i colori del baccano.

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La ghigliottina del mattino sibil con la sua lama inesorabile. Affrettati a morire, altrimenti arrivano. Entrarono uomini dallaspetto rassicurante. Cosa succede? Si vuol porre fine alle sofferenze di questa persona? E che ne sarebbe di noi? Di cosa dovremmo nutrirci secondo lei? Se vi guardate intorno, credo ci sia cibo a sufficienza. Non abbastanza per la nostra umana bont. Ora, se vuole scusarci. Il nitore delle presenze sanguivore spogli la stanza di ogni ombra dove il paziente potesse nascondere gli occhi. Dopo di che, gli affamati samaritani presero quel che serviva loro per saziarsi. Abbiamo finito. Le riprese erano terminate e il regista non ricordava affatto dove avesse lasciato la bozza della sceneggiatura. Il giovane Kednaj si spostava sonnolento dalla camera da letto al bagno, traballando sulle ossa malconce. Lungo il corridoio sfior il muro sentendo il marcio bagnaticcio della macchia.

II
Un uomo ha perso il suo cuore. Non si tratta di una frase usata per simboleggiare una delusione amorosa o una grave perdita affettiva; letteralmente, due giorni fa la persona in questione si sveglia avvertendo chiaramente una sensazione simile a un buco nello stomaco, ma allaltezza del petto. Persistendo questo sintomo, decide di recarsi

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dal proprio medico nel pomeriggio; la visita non evidenzia alcuna anomalia in quanto il battito e la pressione risultano assolutamente regolari. Il giorno seguente nulla cambiato, quindi si opta per ricerche pi accurate: da una cardiografia si evince che il cuore scomparso, nessuna traccia rimasta se non i suoi battiti. Non apparendo le funzioni vitali in alcun modo compromesse e non presentandosi al momento alcun pericolo, i medici rifiutano di formulare una diagnosi. Alla domanda del paziente su quali potessero essere le conseguenze, non si azzarda risposta anche perch, in ultima analisi, nessuno in grado di ricordare a cosaltro servisse questo muscolo se non a mantenere in vita il possessore. Comunque, luomo decide di denunciare la scomparsa del viscere in questione alle Autorit competenti. Lo strano articolo fece la sua comparsa nella cronaca cittadina. Al signor Presendeis venne in mente un avvocato che era riuscito a far assolvere lomicida di un barbone: fu dimostrato che il vagabondo, al tempo del misfatto, non aveva ormai nulla che ricordasse un essere umano. Nessun parente o amico si era presentato per interessarsi delle onoranze funebri. Chiunque venne in contatto con la vittima nelle settimane o nei mesi precedenti, testimoni che non una sola manifestazione di civilt, come un saluto o un qualsiasi segno della pi elementare educazione, gli poteva essere riconosciuta. Parimenti, nessuno che ebbe ascoltato i suoi monologhi ingarbugliati aveva avuto la certezza che il clochard fosse in grado di formulare pensieri riconducibili al razionale. Persino le sue funzioni fisiologiche ed organiche non venivano espletate seguendo alcuna norma o consue-

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tudine, bens erano in completa bala dellistinto. Sulla base di questi dati, la Corte deliber che ci che era morto non era pi un uomo e quindi limputato non era da considerarsi un omicida. Il signor Presendeis pens che il legale in questione avrebbe sicuramente avuto consigli utili al suo caso; ne recuper il nome chiedendo in Tribunale allavvocateria accodata fuori dalle aule. C un uomo senza cuore che desidera essere ricevuto. Solitamente, chi si presentava senza aver prima fissato un colloquio veniva ignorato per alcune ore in sala dattesa ed infine congedato con lindulgenza di un appuntamento nei giorni a venire. Quel giorno, per, la tregua delle scartoffie e la curiosa presentazione con cui il signor Presendeis era stato annunciato dal praticante, persuasero lavvocatessa Lia R. ad accettare il cliente. Il celeste rigido delliride incideva il corpo vitreo sguinzagliando crepe a fontana sul bianco glaciale: i suoi occhi apparivano come una diade di porcellane dinastiche del Levante, mentre seguivano il ceruleo esordio del cielo oltre la finestra. Cosa significa che lei senza cuore? Significa che sparito; il mio organismo funziona ugualmente ma di fatto al suo posto c uno spazio vuoto. Lei come si sente? Mai stato meglio. L avvocatessa si alz per aprire la finestra; al contrario di altre donne la cui voce respinge ci che vi di attraente nellaspetto, il dire roco e tagliente di Lia R. aveva come naturale conseguenza un fisico affilato e nervoso, di statura contenuta ma con sinuosit prorompenti.

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Quindi perch venuto qui? In realt vorrei solo tutelarmi con la Polizia di Malgrado, nel caso venisse ritrovato in qualche modo senza che io ne avessi denunciato la scomparsa. Daltra parte, vorrei essere sicuro che una segnalazione cos particolare non mi creasse complicazioni o fastidi. Il mio consiglio lasciare le cose come stanno. Solo in quel momento il cliente not alla sua destra una doccia far bella mostra di s nello studio. una scultura? una doccia. La uso dopo ogni consulenza. L intervento del praticante che informava lavvocato di una telefonata importante, sentenzi che lincontro era gi terminato. Il signor Presendeis indugi sulla soglia della porta lasciata aperta e guard Lia R. denudarsi: la promessa avuta dai veli ingannevoli si scopr sciatta menzogna. La condanna di non potersi distogliere dai difetti e imperfezioni di una donna nuda davanti a s gli ribadiva duramente che la realt esisteva unicamente in forma di tradimento. Sent ancora lestremo sfinirsi di fronte alla disillusione, come di chi segue febbrilmente il canto di una sirena per poi trovarsene di fronte il corpo sgradevole. Questa volta, per, lo raggiunse solo il ricordo di un dolore liberato dal cervello; il cuore assente non pot pi far sentire il suo trafiggersi. I palpiti delle vele lamentavano gli stenti della marea che costringeva il legno alla schiavit della terra. L acqua ossessiva che piombava dal cielo colpiva incessantemente il veliero dormiente. La vernice del nome indorava le nebbie del magro porto e per tutta la sala ne rilucevano i segni: F A U S T.

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L intero teatro, intirizzito dai piovaschi di scena, si ancorava a quella scritta per sfuggire il naufragio a cui sembrava destinarlo la rappresentazione timonata dal pur impavido regista. C nessuno? Un vagabondo che perdeva il giorno sul molo si avvicin a una vecchia imbarcazione a vela che aveva laria di essere abbandonata e decise di salirvi, in parte per curiosit e in parte per ripararsi dalla pioggia. Una voce dal basso: Scendi sotto coperta. Il Perdigiorno: Ci siete solo Voi? La stessa voce di prima: Ora ci sei anche tu. Il visitatore si vide di fronte un individuo grassoccio, dalla divisa ben curata e dalla barba fitta. Siete il Capitano? Sono il Cambusiere; il mio padrone altrove, a scaldarsi. Non gli si pu dar torto, qui dentro lumidit inverosimile. Seguimi in cambusa: senza dubbio la zona pi accogliente. Cambio di scena. Unorchestra viene fatta a pezzi da Beethoven. Un grosso tavolo di marmo, quadrato. Due poltrone rivestite di velluto nero. Intorno nulla, le tre pareti in legno assolutamente spoglie. Il pavimento cosparso di vasi colmi dacqua, senza fiori. Il Perdigiorno e il Cambusiere si siedono. A quanto pare, avete finito le provviste. Al contrario, sono infinite. Se vuoi appagare i tuoi desideri sufficiente che tu me lo chieda; possiamo attingere dalla cambusa a nostro piacimento.

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State dicendo che qui posso realizzare qualsiasi sogno che mi passa per la testa? E cosa vorreste in cambio? Puoi soddisfare un desiderio ad ogni visita che farai; in cambio di unesaudizione dovrai lasciarmi una tua paura. Tutto qui? S. Anzi, ci sarebbe unaltra cosa ma si tratta pi di una cortesia che di una vera e propria contropartita; io passo il mio tempo facendo sculture assai singolari, uso corpi di animali come materiale per riprodurre figure umane. Siccome avrei bisogno di un nuovo modello, quando vieni a trovarmi potresti posare per me. Direi che non ci vedo nulla di male. In questo caso, possiamo iniziare gi da oggi. Daccordo. Fine del Primo Atto. L anziano OMaigad alz la cornetta, prov a comporre il numero della cabina di Kednaj, ma la linea era occupata e cos rimase per una mezzora. Per ingannare lattesa, il vecchio accese il televisore e fu sorpreso nel guardarsi ripreso nel suo appartamento mentre parlava al telefono. Gir la testa verso un angolo del soffitto e vide una telecamera in funzione puntata verso di lui. Alzando il volume, pot ascoltarsi attentamente e non vi era dubbio che stava parlando a Kednaj; in basso a sinistra dello schermo comparivano data e ora della registrazione, che confermavano esattamente lo svolgimento in diretta dellazione. L amore, dapprima, scelse un costume giallo da ruffiana e passeggi lungo la spiaggia. Pi tardi, mi si fece incontro sulla riva e, invece di

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buttarmi le braccia al collo, scatt indietro per la risacca dei sensi. Di notte, lungo la ghiaia del viale, mi morse con un bacio sconosciuto ma, ai miei pellegrinaggi prepotenti rispose con un pianto accorato; da quellattimo fu mia ogni pena. Il canale consentiva di udire anche la voce di Kednaj, che arrivava allorecchio del Seniore per la prima volta. Ad ogni parola del vegliardo sento lasciarmi larto malato. Sembra che io non regga le sue deliquescenze perch i ricordi rispondono al suo richiamo; latrano in branco al mio cospetto con mascelle marziali, al parossismo della brama. A quel punto fugg dalla cabina con una corsa balbuziente e un mozzicone che gli ondeggiava in bocca, spargendo cenere sullaffannato giovane. Le parole di OMaigad non risuonavano pi, rese mute dalla solitudine. Decise, senza consultarsi prima con il Feto, di filmare un suo messaggio e recapitarlo a Kednaj; era necessario che fosse quanto pi chiaro possibile e per far questo doveva chiamare a raccolta quel che restava della sua ragione, finita in ristrettezze ormai da anni. Secondo Atto. Vagabondo nudo, posa seduto con le gambe accavallate. Scultore indaffarato tra coltelli, accette, pelli e interiora. Sacchi accatastati. Una porta di scena dietro il modello crea un altro ambiente, lasciato nella penombra; sintravedono forme. Il Cambusiere (con tono morbido): un peccato che

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si possa lavorare solo un paio dore al giorno, ma se ritardo a chiudere la carne di bestia nella cella frigorifera, marcisce e addio scultura. Il Perdigiorno (con aria annoiata): Ormai sbadigliare rimasta lunica soddisfazione di questi giorni. Il Cambusiere (distrattamente, con gli occhi fissi sul suo lavoro): Non mi dire che sei gi stufo. Il Perdigiorno (sempre pi annoiato): In poche settimane ho terminato desideri e paure; potrei bruciare tutto quello che ho ottenuto e chiederlo di nuovo. Il Cambusiere (ora guardando il vagabondo di sottecchi): Devo confessarti che una sera di qualche tempo fa, dopo aver cenato, scesi a terra con il resto della ciurma per fare una passeggiata; ci trovavamo in una citt le cui vie erano conosciute per il gran numero di negozi dalta qualit. Purtroppo arrivammo tardi e trovammo chiuso; non vi era traccia di persone, ma le vetrine erano illuminate. Vestiti, stivali, cinture, orologi, lampade, telefoni e gioielli erano i veri abitanti di quelle strade splendide e rilucenti. Fu in quel luogo che sentimmo davvero lelefantiaca inutilit dei nostri desideri e la stanchezza provocata da quella serie innumerabile di rappresentazioni create apposta per differire lesistenza. Ci venne lidea di condividere il nostro strato danimo con chiunque avessimo incontrato da quella notte in avanti. Fu cos che iniziammo ad esaudire desideri. Il Perdigiorno (come imbambolato): Il tuo discorso mi ha messo di uno strano umore, meglio che vada. Il Cambusiere (con aria soddisfatta): Non aspetti il padrone? Arriver a momenti. Il Perdigiorno (insieme violento ed impaurito): No. Non voglio vederlo.

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Il Cambusiere (bonariamente): Almeno guarda la mia opera. (pausa) finita. Il vagabondo osserva il suo golem(1): con occhi furiosi impugna un coltellaccio e si avventa sulla scultura ma, con un gesto continuo e repentino, finisce il movimento contro la sua stessa gola. Esce di scena goffamente e rientra con una parrucca di boccoli biondi, parlando con voce contraffatta. Salute, Cambusiere. Buonasera, Comandante. Il nostro cliente ha ceduto in fretta. Gi. Se non vi dispiace, aiutatemi riportare il mio lavoro dentro la cella. Viene fatta luce nella stanza attigua e si vedono altre statue. Un uomo in platea sussulta e si alza in piedi indicando sul palco uno dei busti che indubbiamente modellato a sua immagine. Il Cambusiere capisce, raccoglie da terra un vassoio con coperchio e raggiunge il pubblico per scoperchiare il plateau davanti allo spettatore terrorizzato. Cercava questo, non cos? Il signor Presendeis aveva ritrovato il suo cuore. Esistono individui che rimangono chiusi fuori dellazione, del presente. Anche in caso di una semplice conversazione formale, non sono in grado dimporre, se non altro, la parit al proprio interlocutore, ma subiscono linerzia di ci che fuori di se stessi; sono incapaci di rendersi visibili.

Il golem appare nel salmo 139 del testo ebraico della Scrittura, esso lImperfetto, il non sviluppato.
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Questi esseri sono mercenari dellanonimato, fantasmi in carne ed ossa. Essi rivelano solo il vestito della loro essenza, come gli spettri espongono il lenzuolo; Kednaj ne faceva indubbiamente parte e lo dimostr quando fu ricevuto da Don Vilios per la questione degli autoritratti. Il Presidente era venuto a conoscenza dellattivit del giovane Kednaj e volle concedergli quindici minuti dudienza per capire se gli fosse capitato di ascoltare confessioni da parte di qualche oppositore politico e, soprattutto, se le avesse registrate. L ufficio era di piccole dimensioni. Vilios, che indossava un maglione blu a rendere meno formale la camicia con cravatta, era seduto impeccabilmente a una scrivania piuttosto ingombrante e spoglia di qualsiasi oggetto; la parete alle sue spalle era coperta per intero da uno schermo che proiettava trasmissioni televisive a un volume assordante. Alle due pareti laterali erano appesi quadri imponenti, raffiguranti monete e banconote di varie epoche e nazioni. Alzando la testa si ammirava un grandioso specchio a soffitto, su cui si riflettava il pavimento interamente affrescato con figure empiree e paesaggi celestiali. Non vi erano altri mobili, anche perch la stanza brulicava di comparse che, entrando e uscendo, lanciavano mezze frasi come: Non da credersi, eppure..., Chi si sarebbe immaginato, Via, stanno esagerando... o abbozzavano atteggiamenti plateali quali inginocchiarsi stringendo fogli tra le mani, sbattere i pugni sulla scrivania con gli occhi gonfi di lacrime. Kednaj cercava dintrodurre la sua idea sullinattendibilit dei documenti didentit, mentre il suo ospite appariva sereno, salvo scandire i rari attimi di quiete nellufficio con nervosi colpi col palmo sul tavolo. Dopo pochi minuti, per, il Presidente avvicin lindice alle labbra interrompendo

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quel dire timido e zoppicante; inizi cos a parlare del vero lavoro, quello che si svolgeva nelle agenzie, negli uffici, nellambiente portuale cos prolifico a Malgrado. Le sue frasi erano fluide e il suo tono ammaliante, tanto che il giovane si dimentic di s, immaginandosi felicemente impiegato in uno di quei posti favoleggiati da Don Vilios. Bastarono ancora poche parole e Kednaj si convinse a tentare la strada suggeritagli; come capitava sempre, linfluenza subita dalla controparte non solo lo portava a prendere una decisione completamente opposta a quella su cui era orientato in precedenza ma, addirittura, lo emozionava a tal punto da renderlo totalmente incapace di fermarsi almeno qualche secondo a riflettere sulla nuova posizione presa. Il colloquio si concluse cos con un altro colloquio, fissato per il giorno seguente presso unagenzia che avrebbe assunto il ragazzo. Dal camerino di OMaigad uscivano il rumore dello scrivere a macchina e la fievole voce del vecchio nel mentre che si rileggeva. Si fermarono il battito e il bisbiglio, cos il vegliardo interruppe il filmato che lo aveva ripreso testamentarsi e che sarebbe finito al giovane Kednaj.

III
Nello spogliatoio regnava la gelida umidit delle cantine, tanto che sotto il peignoir i muscoli tremavano e dalle mani bendate le dita intorpidite spuntavano color vinaccia.

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Uno dei finalisti si proiettava verso il termine dellincontro, quando avrebbe guardato il suo avversario a terra sotto il conteggio dellarbitro; laltro temeva che la morsa allo stomaco, di cui stava soffrendo per colpa del freddo e della tensione, provocasse uno sfogo intestinale con conseguente risveglio dellattacco emorroidale patito quella notte. Il quadrato era in buone condizioni mentre i due corpi vi ballonzolavano pallidi e panciuti. Il primo contendente cerc subito lo sguardo del rivale, nella speranza di vedersi ricambiato il sorriso di complicit o almeno trovare un cenno dintesa cameratesca, ma il secondo pugile part immediatamente a chiudere la questione. Le scarse doti di entrambi erano imbarazzanti e ci si trov davanti a una patetica zuffa tra mocciosi a menare pugni ciechi e fiacchi; dopo un paio di minuti il combattente pi accalorato scivol, la sua schiena sbatt piatta sul tappeto tagliandogli il fiato e costringendolo al ritiro. Le selezioni erano terminate e il direttore del personale si congratulava con il giovane per essersi appena guadagnato lassunzione. Il marcio del muro si era esteso ancora, tanto che Kednaj si decise a richiedere un intervento; lo stimolo del nuovo lavoro lo spinse inoltre a fissare una visita di controllo per la sua gamba che peggiorava a vista docchio. Rientrando a casa dal colloquio, aveva trovato un pacchetto appeso con lo spago alla lampada montata sopra la porta dentrata; penzolava come un impiccato. Il collo aveva dentro di s un videotape senza custodia n una qualsiasi lettera a completamento. Si abbandon stanco sul sof e avvi il nastro, distratto da un piacevole torpore. Nella mezzanotte tra il nascere e il morire si vengo-

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no a sapere cose imbarazzanti; si sempre impreparati alla propria rappresentazione. Spronato da stimoli renali, Kednaj torn a barlumi di veglia e riconobbe la voce del messaggio come quella che lo aveva turbato al telefono. Corse in bagno perdendo il resto del filmato; ritorn per lultima frase. Da come hai reagito alla mia telefonata, credo che tu abbia bisogno daiuto. Decise di riguardare il tutto lindomani. L iniziativa di OMaigad preoccupava il Feto anche se il vecchio era troppo confusionario per rendersi comprensibile; probabilmente il destinatario della sua comunicazione non sarebbe stato in grado di decifrare nulla. L operaio arriv molto presto; Kednaj lo fece entrare e, siccome stava uscendo per andare al lavoro, lo lasci da solo in casa. Si sent sollevato dalla situazione, infatti odiava i guasti e gli infortuni perch, similmente agli esami e alle pratiche burocratiche, lo mettevano in contatto con la realt in modo inappellabile. In questo caso Kednaj si sarebbe risparmiato lansia dellattesa, in cui si in completa bala della sentenza che dimostrer la nostra incapacit di fare previsioni e, di conseguenza, confermer la nostra estraneit al reale. Preferiva tenersi lontano dallesterno; scelta difficile ma necessaria ad evitare rischi imponenti. Molti crimini violenti, infatti, possono attribuirsi al fatto che gli uomini sono avvezzi a riempirsi con la realt intorno a loro e, avendo allinterno un vuoto oltremodo profondo, non rischiano mai di esplodere, per quante masserizie saccaparrino. Al contrario, sufficiente il pericolo di perde-

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re qualcosa di rilevante a scoperchiare il feretro dellinteriore; a quel punto il terrore per la presenza risvegliata tale che si pronti a qualsiasi efferatezza pur di scongiurare la privazione di ci che insieme circonda e occupa il vacuo s. Lui non voleva esserne parte. Durante la pausa per il pasto, ci si trovava in una piazzetta nascosta da quella schiera di edifici. Al centro era stato costruito un muretto circolare dove noi sedevamo, dando le spalle luno allaltro, curvi sul desinare; era il nostro muro del pianto. Kednaj ascoltava i discorsi di Hlanis Vecca, armatore fallito, dipendente licenziato, attualmente coscienza alcolizzata di vecchi e nuovi lavoratori. Una volta entrato, sei in zona franca. Ricorda che un uomo in giacca e cravatta capace di qualsiasi cosa. Hlanis era un bevitore sublime, la cui intelligenza si distillava nella sua voce catramosa. Aveva la fronte alta, a strapiombo su sopracciglia selvatiche cresciute in difesa di occhi profondamente cavi. Le labbra erano piene, color amaranto; liperbolico naso era apprezzabile soprattutto nel profilo. Aveva poi le ossa del volto in grande evidenza e, a suo dire, un figlio schifosamente normale. Oltre allabitudine alle lenti a contatto, i primi quindici giorni trascorsi in ufficio avevano lasciato in Kednaj una mole straordinaria sia di conferme che di sorprese; come in ogni ambiente che abbia un ciclo di vita chiuso, organizzato e ripetitivo, si venivano a creare gerarchie di una spietatezza irreale, votate a garantire lossessiva iterazione nello sviluppo del nulla e ad ignorare militarmente ogni altra cosa. Non avrebbe pi dimenticato un collega, ormai al mondo

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da almeno cinquantanni, che aveva fatto cadere a terra la moto del giovane capo mentre la posteggiava; aveva lo sguardo immobile nellangoscia e stampata in volto la miseria della sua esistenza. Vi era un bravuomo, che nel lavoro parlava solo di lavoro; preciso e attivo durante lorario di servizio, si spegneva come una candela appena fuori dalledificio. Alla fine di ogni giornata, il buon uomo rientrava in casa e si coricava nella sua bara. In due occasioni, sent alcuni racconti marittimi fatti di telefonate furiose, tavoli presi a pugni e problemi risolti nel cuor della notte, quando le stanze dufficio perdevano il loro tanfo asettico e si elettrificavano di voltaggio terreno. Allora, quasi sinfiamm dinvidia per quegli uomini che si buttavano a capofitto nellarena; quasi avrebbe voluto giocare a crederci. Quella mattina, per, Kednaj si era congedato da Hlanis Vecca e, prima di salire le scale dellagenzia, guardando verso il mare vide una nave avvicinarsi alla banchina; sent inesorabile il vento del mattino portuale e una febbre arcana lo azzann alle tempie. Cap di non potersi permettere il lusso dellumana prassi; si ricord il fallimento di ogni suo razionale debutto in societ, riscoprendosi incapace alla vita. Si present al caporeparto in uno stato febbricitante, adducendo problemi personali a causa dei quali gli era impossibile proseguire il rapporto di lavoro. Fu fatto accomodare senza domande in una stanza che appariva in via di ristrutturazione, dicendogli di attendere che gli fossero liquidate le sue spettanze; trattandosi infatti di sole due settimane di lavoro, avrebbero risolto tutto allistante. Aspettava da una decina di minuti, quando sent

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nitidamente la serratura della porta scattare di due mandate. Era stato chiuso dentro. Sto entrando. La voce di Don Vilios risuon dallinterfono. Va bene. Siamo solo io e lAngelo Sterminatore. Lo studio del corpulento psichiatra Vidda Motash si apr al Presidente. Il politico aveva iniziato la terapia immediatamente dopo la scoperta di una rara quanto atroce degenerazione cerebrale che causava la perdita totale di tutti e cinque i sensi ogni qualvolta rimaneva solo, senza alcun riscontro esterno che testimoniasse una sua qualsiasi azione pertinente alle cariche ricoperte. La prima conseguenza fu lassunzione di una vera e propria folla di persone che assediasse permanentemente i suoi uffici con problemi fittizi, in modo da costringerlo a una continua attivit pubblica. La seconda, pi grave, conseguenza fu la rinuncia completa e incondizionata alla vita privata. Mentre per il sonno si era ovviato somministrandogli ogni giorno una dose massiccia di cocaina, per altri atti di natura fisiologica o igienica non si era trovata ancora una soluzione; limpossibilit a lavarsi, ad esempio, causava ormai profondo imbarazzo e linattivit sessuale era resa insostenibile dallabuso forzato della sostanza stupefacente. L altra paziente presente nello studio era lex amante di Don Vilios; il loro rapporto si era concluso proprio per colpa dei disturbi da lui sofferti, ma avevano deciso di sostenersi almeno durante le sedute. La donna aveva fatto parte, nella sua pi abbacinante giovinezza, dellOrdine delle Miracolate; vi appartevano le creature novelle che, senza alcuna dote particolare se non un aspetto

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grazioso e una certa sfrontatezza, venivano scelte come turbativa ornamentale del danaroso sfacchinare cinetelevisivo. Allinterno di questo facoltoso carnaio, le fanciulle si votavano a una clausura di belletti e ginnastiche. Praticavano essenzialmente lascetismo della vanit, ossia lintegrale solitudine costruita sullincomunicabilit del narcisismo; infatti la devozione allapparenza avrebbe dovuto guidarle prima allimpoverimento interiore e poi alla definitiva cancellazione della sostanza, in modo da arrivare a un puro iconismo. Ogni Miracolata sapeva che la sua permanenza nellOrdine sarebbe terminata con il proprio sfiorire, quindi cercava di fidanzarsi e sposarsi con uomini che potessero garantire una protezione duratura negli anni a venire. Si cercava di rendere pubblica una relazione il pi tardi possibile, in quanto il matrimonio o il fidanzamento comportavano lespulsione dalla corporazione, ovvero terra bruciata intorno; da quel momento la vita delle favorite del Caso sarebbe dipesa interamente dai loro protettori. La storia della paziente di Vidda Motash and diversamente; durante una trasmissione televisiva in cui si mortificava tra smorfie sensuali e parole senza senso, vide in piena coscienza fomentare lo squallore intorno a lei e cap, o meglio si convinse daver capito, di essere lAngelo Sterminatore. Un buco nero esiste in quanto morte di una stella; la sua stupidit, svuotata ad arte di ogni significato, esisteva come morte di ogni stimolo al pensare. I creatori che le si gettavano tra le braccia trovavano il silenzio di un corpo che, invece di soddisfarli, li abbandonava al granitico vuoto della realt che loro stessi avevano costruito. Era scesa ad esercitare testimonianza, a schiudere il martirio, a punire, a sterminare.

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Perch il goffo fattore si specchiasse sulla scialba fattura che lui disdegnava. Perch il ventre venisse mangiato dal proprio pasto. Avete eletto la mia carne attraente per gonfiarvi il gozzo, ma sar proprio lei ad accompagnarvi al macello con la bocca ancora piena. Questa era la frase con cui la donna apriva ogni seduta come fosse un rituale, pronunciando le parole con voce ferma e drammatica. Motash, quel giorno: Oggi vorrei riascoltare con ordine cosa avvalora la tua tesi sullAngelo Sterminatore. L Angelo: So quant difficile accettare lidea che unoca giuliva possa avere il compito dinfliggere allumanit il castigo dellannientamento; nel vostro immaginario pensate al Castigatore come a una creatura luminosa, dal portamento fiero e nobile, perch anche nella disgrazia la vanit delluomo ha il sopravvento. Motash: Certo, sapere che per eseguire la condanna si scomodato un essere degno dammirazione almeno consola la vittima; con tutto il rispetto per la tua figura, naturalmente. L Angelo: Le condizioni attuali non vi rendono degni di morire in prima classe. L uomo si trova a met strada fra la divinit e lanimale: ogni volta pu decidere a che parte avvicinarsi e, purtroppo per voi, negli ultimi tempi la direzione sempre stata la stessa. Motash: Non dimenticare per il vostro ruolo in questo presunto processo di decadenza. L Angelo: Se per vostro intendi di noi donne, non esistono pi donne o almeno non nei luoghi che conosco. Proiettavate fatiche, paure e vittorie su morbide bellezze in minigonna che accoglievano ogni cosa e la restituivano pulita come da unalchimia, dopo averne ingoiato il

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veleno. In seguito, avete deciso di tener tutto per voi, di volere il potere solo per il potere e ora vi trovate a letto con strani esseri, novelle mitiche figure con la testa duomo e il corpo damazzoni. Proprio quando sentite tornare il bisogno di essere accolti, rimanete di fronte a tentatrici asessuate, insaziabili statue, ninfomani solo dellincubo dellavere di cui voi siete artefici. Motash: Direi che stiamo facendo progressi nello sviluppare il tuo pensiero. L Angelo: Se vuoi posso anche essere pi esplicita: io penso semplicemente che oramai siano sufficienti due belle tette e un gran culo per condannarvi a morte. Motash: Ed quello, quindi, che sarebbe successo a Vilios frequentandoti? L Angelo: Come ti ho gi detto, la sua malattia conferma che il mio contatto letale. Motash: Hai saputo di altri che abbiano avuto la sua stessa sorte? L Angelo: Non so da quanto tempo ho questo ruolo. Lui potrebbe essere la mia prima vittima. Nel mentre, Don Vilios si sbracciava e pronunciava mezze frasi senza concluderne mai una, accompagnandosi con un gran frusco di carte. Aveva con s anche un paio di falsi messaggi fabbricati dalle sue comparse, che si fingevano attentatori di Malgrado, ma lo psichiatra riusc a trattenerlo dal renderli pubblici. Motash: Visto che non ho ancora prove contrarie, ti creder finch non avr verificato leffettivit del contagio agli altri tuoi conoscenti. Vidda Motash aveva ottenuto diversi successi in passato; una volta riusc a far promulgare una legge che vietava luso del cellulare. Esaminando i profili comportamentali di tutti i suoi pazienti, vi trov un punto

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in comune: il telefono mobile aveva sostituito la funzione del maquillage nelle donne del passato, ma questa volta interessava tutti i sessi e le et, indistintamente. In pratica, usare loggetto portava ad annientarsi dal presente per proporre solo il proprio cadavere in differita; questo intervento dallesterno, infatti, screditava il soggetto di qualsiasi velleit, trasformandolo in una presenza incidentale. Egli cos non poteva contare n sulla pulsante mortalit della vera presenza, n sulla schiacciante divinit della vera assenza. I risultati del divieto furono apprezzabili. I gemelli Richard e James entrarono nello studio con quasi mezzora danticipo sullinizio della loro seduta. James si muoveva e gesticolava con movenze timide e impacciate, mentre Richard aveva modi taglienti e gesti risoluti. Amante di melodie empiree luno e di ritmi diabolici laltro, erano due giovani musicisti affetti da vuoti di memoria. Allinizio sembrava trattarsi di sdoppiamenti di personalit scatenati da uno stesso istinto protettivo; appena uscivano con ragazze che dimostravano dinteressarsi seriamente a loro, i due gemelli si dimenticavano semplicemente delle malcapitate, dei loro nomi, dei loro visi. Vidda Motash diagnostic per loro una metempsicosi della sessualit, ovvero ci che allinizio pareva eccitazione per determinati atteggiamenti o requisiti fisici di una donna, si scopriva poi essere il desiderio di voler letteralmente essere quel corpo e non possederlo, voler sentire quelle sensazioni e non farle provare. Da qui la rimozione dei ricordi non come protezione, ma come reazione a un desiderio irrealizzabile di trasmigrare negli abissi di un altro sesso.

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Lo psichiatra era certo che i due gemelli sarebbero diventati molto presto transessuali. Don Vilios, che quella mattina si mostrava oltremodo teso, scambi Richard e James per due dei soliti terroristi messi in scena dai suoi dipendenti per tenerlo occupato. Estrasse la pistola e spar ad entrambi. Si volt verso lo psichiatra e lAngelo Sterminatore. Punt la pistola e spar ad entrambi. L apparizione di un portiere, in abiti eleganti, annuncia due ospiti inaspettati che interrompono una cena in Casa Macbeth. Entra Sir Coleridge. Entra il Conte DAlmaviva. Appare il fantasma di Macbeth, tremante e intento a sfregarsi le mani senza sosta; indossa una corona buffamente larga per il suo capo, che gli scivola fino agli zigomi. Appare anche lo spettro della sua Lady, dallo sguardo austero ma con il pianto negli occhi, che schiaffeggia il consorte con gesti lenti e sprezzanti seppur venati dal rimpianto; perde copiosamente sangue dalla vagina. Sir Coleridge: Sono qui per la seguente ragione: lantenato del mio Antico Marinaio fu vittima di tre streghe che lo perseguitarono tra i mari a causa di uno sgarbo fatto loro dalla moglie. Conte DAlmaviva: Io sono venuto per il mio giardiniere: ha il vizio del bere, esattamente come due suoi progenitori che furono accusati dellomicidio del vostro re. Erano ancora ubriachi quando furono trucidati. Fantasma di Lady Macbeth: In effetti, siamo stati noi a rapinare le anime annebbiate dei due avvinazzati cari al giardiniere, ma non abbiamo alcuna colpa delle azio-

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ni delle fattucchiere. Comunque sia, ci sfugge il senso della vostra visita che sta facendo raffreddare la nostra cena. Coleridge: Il fatto che i loro comportamenti ci stanno sfuggendo di mano, sembra inevitabile che ricalchino le orme di chi li ha preceduti, e n io n il Conte riusciamo pi a controllare la situazione. Conte DAlmaviva: Esattamente, il suo marinaio si rifiuta dimbarcarsi, a tal punto perseguitato nel sonno dalle urla di terrore dellavo. Il mio servitore sta diventando un paranoico violento e ripete di continuo che io lo tradir come fecero con i suoi antenati. Fantasma di Lady Macbeth: E noi cosa dovremmo fare? Coleridge: Non lo sappiamo, visto che siete le uniche anime a cui siamo risaliti, coinvolte nei due casi, speriamo in un qualsiasi aiuto. Fantasma di Lady Macbeth: Noi da qui non facciamo nulla. Tuttal pi possiamo reincarnarci; per vostra informazione lultima reincarnazione di mio marito ha appena ucciso quattro persone, mentre la mia era una povera pazza rimasta per giunta assassinata nelleccidio in questione. Non vorrei disilludervi, ma la nostra purificazione non sar una cosa breve. Ora, se volete scusarci, dovremmo proseguire la cena. Il Conte: In verit, pensavamo foste pentiti delle vostre azioni in vita; ragion per cui, potreste in qualche modo intercedere per cambiare il corso degli eventi? Fantasma di Lady Macbeth: Invece potremmo sgozzarvi insieme ai vostri protetti. Lo spettro di Macbeth si contorse in unestasi deforme.

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Svegliati. Il sogno di Kednaj fu interrotto dalla voce di Hlanis Vecca. Bisogna uscire prima che rientrino dal pranzo. Kednaj era ancora intorpidito e spaesato; impieg qualche minuto prima di ricordare cosa gli era successo, ovvero che era stato sequestrato sul posto di lavoro in seguito alle sue dimissioni. Come hai fatto a trovarmi? Ho ascoltato una telefonata tra lospedale che lamentava la tua assenza a una visita di controllo per la gamba e la nostra segretaria che affermava di non averti visto al lavoro. Conoscevo questa stanza e ho trovato la chiave in portineria. In effetti, mi duole la ferita. Andiamo. Ho nella testa uno strano incubo.

IV
Sotto il calpesto dei passanti, la strada respirava fragrante di pioggia. L artificio dei lampioni svelava i plumbei arabeschi del diafano imbrunire. Ancora velato del pianto dellaria, il giovane Kednaj si ferm nei pressi di un portone disadorno e inospitale che strideva al confronto della via signorile; gli era sembrato di vedere OMaigad aprirlo ed entrare. Il giovane non aveva pi potuto guardare il videotape inviatogli dal vegliardo perch, al suo ritorno a casa dopo il sequestro lampo, non lo aveva pi trovato al suo posto (doveva averlo sottratto lindividuo che avrebbe dovuto riparargli il muro, infatti la macchia purulenta

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sulla parete pulsava pi che mai) e quindi non poteva riconoscere con sicurezza il volto di chi si era introdotto nellandrone. Usc un uomo che pure aveva un aspetto noto; si trattava del sedicente operaio che Kednaj aveva lasciato nel suo appartamento prima di andare per lultima volta al lavoro. Ora era certo di non essersi sbagliato riguardo ad OMaigad e sintrufol nel portone lasciato aperto. La prima porta alla sua destra aveva una targa: Lo Scannatoio. Si avvicin e sent una voce maschile dal timbro profondo ma sgranata, sfilacciata; a chiunque si stesse rivolgendo, essa suonava supplichevole. L origliante saccorse di una finestra con le tende scostate, si avvicin e vide il vecchio (adesso ne riconosceva anche la voce) rivolgersi con atti imploranti a una donna nuda che mostrava la sua gravidanza con rassegnazione da madonna. Tentando di osservare e ascoltare con quanta pi attenzione possibile, Kednaj cap che lanziano non stava parlando alla signora bens al suo ventre. Gettando unocchiata alla grande camera da letto, vide seduti compostamente su di un divano tre muratori di fronte a un tavolino in legno occupato da pinte di birra e resti di focacce. Avevano occhi cerchiati e barbe rasate a sangue; sembrava non dormissero da giorni. I muri erano tappezzati da un parato a fiori di un colore livido che lasciava una sensazione di freddo, cos come il contrito e immobile OMaigad che stava a piedi nudi sul pavimento di marmo. La scena ricordava per alcuni aspetti una veglia funebre e a Kednaj venne in mente la frase: nella mezzanotte tra il nascere e il morire. Gli arrivarono le parole del Seniore che si scusava con i presenti per la sua

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avventatezza nel registrare il messaggio, ma fu distratto da alcuni lampi dietro di s; girandosi, vide un fotografo intento a scattare e, pensando che fosse un individuo losco, gli si fece incontro minaccioso ma questi estrasse il rullino e glielo diede sorridendo, dopodich se ne and, senza fretta ma deciso. Il giovane Kednaj torn a guardare dentro lappartamento: erano rimasti solo i muratori intenti a levare la tappezzeria. Port a far sviluppare le fotografie e, durante lora di attesa, not che una persona entrata nello studio aveva un volto conosciuto: era Vittoriano. Il suo gesticolare e il frasario erano quelli della maggioranza degli ex tossicodipendenti; un atteggiarsi frettoloso e infantile a persona avvezza ai pascoli della vita sociale e spocchiosamente intransigente, un parlare secondo codici appartenenti alla superficialit del mondo attuale che poteva abbindolare gli osservatori pi distratti. Tutto questo era unicamente teso a crearsi un sosia da far inginocchiare sullaltare della comunit, mentre si leccava le ferite in un cantuccio. Comunque sia, a Kednaj appariva insieme incredibile e inquietante che a Malgrado vi fosse un tale ricircolo di volti per cui si poteva rivedere qualcuno precedentemente incontrato dalla parte opposta della citt, in circostanze e ambienti totalmente differenti. La cosa appariva da un lato confortante perch se uno avesse dovuto mai buttare al vento unoccasione con qualcuno conosciuto per caso, sarebbe stato pressoch sicuro di incontrarlo ancora; daltra parte il fatto poteva essere nauseante in quanto svanivano totalmente lerotismo dellassenza e la devozione incondizionata che si pu dare solo a un estraneo. Incontrare una persona pi di una volta

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avrebbe sostituito tutto questo con la fatica di dover discorrere, fare conoscenza secondo bigotte consuetudini e quindi sparire lentamente luno per laltro. A lui almeno succedeva sempre cos: poteva essere questione di minuti, ore, giorni o mesi ma la spossatezza di condivedere le proprie insignificanze poteva paragonarsi a quella di chi avesse tentato di camminare con le gambe immerse nel cemento fresco. Ogni volta che restava vittima di questo lagnoso scambio di filastrocche, si sapeva spacciato almeno per unintera giornata. Ritir le foto e usc di furia, zoppicando quanto pi velocemente possibile verso casa. Per un tratto di strada ebbe davanti a s Vittoriano che lo precedeva malcelando una certa apprensione e che svolt, scansando un tossico traballante con un distacco reso poco credibile agli occhi del giovane Kednaj, dal palese terrore scritto in volto di essere in qualche modo accomunato al reietto. Giunto a casa, si dolse silenziosamente della gamba; osserv la macchia alla parete somigliare a un grosso e preoccupante livido che, insieme alla ferita dellarto, lo ammoniva e avvisava dellinfausto sbocciare di una qualche degenerazione atavica, di una patologia primordiale. Ventiquattro fotografie: identiche tra loro se non per alcuni dettagli piccoli ma grandemente significanti, tanto che si sarebbe detto che i soggetti avessero posato sfumando con grande cura i loro atteggiamenti, non essendo possibile anche per il migliore dei fotografi cogliere barlumi cos impercettibili. Era sicuro e insieme non lo era, pensava fosse da pazzi esserne certo e insieme credeva fosse folle dubitarne: ogni sguardo della donna gravida non solo somigliava ma era esso stesso unespressione della madre di Kednaj, vista per un attimo in un filmino, una diaposi-

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tiva, ammirata mentre dava la buonanotte o fissata appena dopo la nascita. Per non parlare del vecchio e del baluginare delle sue pupille, della sua postura: aveva gi conosciuto ogni immagine infinite volte nello specchiarsi in corridoio, davanti a una vetrina, negli occhi ovali di plastica lucida delle bambole di Lnica. Proprio a lei doveva portare questa strana epifania; sentiva un legame tra la radice di quelle immagini e il suo rapporto autistico con Lnica. Si erano incontrati in un tardo e lento pomeriggio domenicale nel mezzo di settembre. Successe che dopo poche ore ebbero due figli, non nati da loro ma dentro di loro; venuti allaccennare improvviso della sera, protetti dallintreccio dei respiri e dal tango serrato delle labbra. Cera stato un momento dellinfanzia in cui Kednaj e Lnica, come tutti, si erano partoriti al prossimo: quando si nasce al mondo si diventa padri del fanciullo che nacque a se stesso qualche anno prima. Non esiste unet stabilita per uscire dalla porta di casa come padri, ma certo che quando partiamo lasciamo un orfano, lo abbandoniamo nellistante in cui ne assumiamo il patriarcato e lo nascondiamo alla vita fino ad obliarlo. Tutti noi siamo relegati alla nostra paternit, alla maternit mai. Quella partenza come un incendio che incenerisce il focolare, da dove si fugge ancora scapigliati e impreparati, portando con s ci che si trova sottomano, e si deve sgattaiolare senza neanche il tempo di capire cosa di prezioso si dovuto lasciare e cosa ancora abbiamo. Nei giorni a venire si ritorna nel luogo bruciato in cerca di qualcosaltro da salvare, ma non c quasi nulla e la miseria che rimane cos mutilata e sfigurata che sarebbe meglio non ci fosse.

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Il fanciullo, prima delle fiamme e dellevacuazione, viveva la sua et delloro. Lui non fuggito e non morto ma rimane nascosto nella casa. Quei due primogeniti superstiti al rogo avevano atteso anni qualcuno che li scortasse per poter uscire allo scoperto, e ora potevano dare protezione luno allaltro. Non avevano per considerato chi li attendeva nel mondo, ovvero i loro padri. Era una questione di gelosia; i due morosi saffannarono per qualche mese a mantenersi felici attraverso gli esercizi onanistici dellamor di coppia, fingendo di far parte del cimitero degli amanti, ma dovettero disilludersi quando scoprirono la scatenata tresca dei loro figlioletti. Essi presero presto il sopravvento e distrussero ogni equilibrio nel rapporto, trasformandolo nellatmosfera della vecchia casa della fanciullezza, dove poter scorrazzare a discapito dellamore adulto. Appena Kednaj e Lnica saccorsero delloccupazione, attaccarono in modo premeditato, estenuante e sanguinario. Lnica prese a concedersi fanciulla al suo amante a cui non rest altro che subire la pedofila del suo trasporto; aveva infatti linequivocabile sensazione di accompagnarsi a una bambina, sentiva tutta la gratificante fragilit e il morbido calore dellinnocenza. In questo modo era per lui naturale conseguenza ripudiare ogni manifestazione adulta verso la compagna che, nello sdoppiarsi in femminea ammaliatrice, soffriva per il sistematico rifiuto. Kednaj, invece, decise di segregare il figlio sottraendolo alla vista della piccola custode. Tolse i giochi infantili cos come quelli adulti; lasci solo il deserto. Ancora abbandon la sua creatura, ma questa volta il crimine

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era assai pi grave: anche la piccola Lnica si trov di nuovo sola. Il secondo incendio alla casa fu definitivo e caus due vittime. Spentosi il fuoco, si svuotarono gli sguardi dappartenenza in cui si erano specchiati gli amanti adulti e gli amanti fanciulli. Gli stessi di cui si era ricordato guardando le foto; ripensando alle tante bambole in cui simmergeva Lnica per proteggere irrazionalmente non solo se stessa ma anche lui, rivide il rogo e lamore di quello sguardo pugnalato alla schiena, come una ragazza troppo gentile accoltellata a morte da uno sconosciuto che le aveva prima chiesto un passaggio e che ora la lascia riversa in un bosco. Ti amo? chiedeva sempre la ragazza. S, mi ami. questa era la risposta onesta di Kednaj che non le rivolgeva la stessa domanda per non costringerla a mentire. Galleria dArte Lo Scannatoio. La targa alla porta era stata modificata; allingresso sorrideva Al Bizzarte, uno dei pi conosciuti artisti di rappresentanza del Principale Andazzo. La mostra fotografica si svelava nella penombra delle stanze oblunghe; vi erano sette vani e in ognuno era esposto solo un pezzo, numerato progressivamente. La foto numero uno riprendeva il soggetto da lui spiato in quello stesso appartamento il giorno prima, ma la donna gravida era stavolta la madre di Kednaj, senza possibilit di errore, e in piedi non vi era il vecchio ma lui stesso. Lo sguardo della signora appariva per infelice e velato di una tenebra occulta, similmente a quello della Lady Macbeth del sogno pomeridiano; era rivolto a una porta situata dove si sarebbero dovuti trovare i tre muratori che invece erano assenti.

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Non si ricordava di aver mai visto quellespressione nella realt ma certamente doveva averla provocata pi di una volta, anzi, guardando meglio il suo stesso volto, poteva onestamente capire la madre e si stup contritamente di non averla compresa prima. In quanto a lui, non era mai accaduto che si potesse specchiare in una fotografia con tanta fede; sentiva cos vicina e densa la realt come gli era capitato soltanto nei sogni. Kednaj non vedeva altri visitatori che potessero riconoscerlo nellimmagine esposta, mentre Al Bizzarte aveva disertato lesposizione appena lui era entrato. Pass alle stanze seguenti. Numero due Un bambino di circa quattro o cinque anni seduto nella cucina della vecchia casa dovera nato Kednaj. La somiglianza dei lineamenti solo abbozzata e il sorriso rivela un pace che egli non pu riconoscere, tanto ne melanconicamente privato. Indossa un accappatoio e ha la testa bagnata. Si vedono le mani della madre: una di esse impugna lasciugacapelli, il cui rumore provocher sempre in lui da quel giorno in avanti un prolungato brivido, mentre laltra accompagna dolcemente laria calda. Numero tre Salotto della nuova casa dove si erano trasferiti quando aveva otto anni. Forse lo stesso soggetto della foto precedente, qualche anno dopo, abbandonato sul divano. Non chiaro se stia per addormentarsi o svegliarsi ma ha comunque dipinta in volto una smorfia di delusione e disgusto che sembra rivolta a qualcosa attorno a lui, probabilmente fuori campo. Numero quattro Fotografia di gruppo sulla spiaggia della sua adole-

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scenza; Kednaj, ora riconoscibile, ha circa tredici anni ed seduto in mezzo ai suoi compagni di quellagosto. Sono sistemati ad anfiteatro e ripresi di tre quarti, mentre sfila una coetanea incantevole dal bikini giallo, dai lunghi e neri capelli lisci spazzolati con altra e paziente vanit la mattina appena sveglia. L espressione di Kednaj di sorpresa, non tanto per la bellezza quanto per leffetto dincondizionato dominio che subisce guardando la ragazza. Numero cinque A sinistra, unauto elegante sta partendo o forse semplicemente passando a bassa velocit; si vede la ghiaia alzata dalle ruote, ma limmagine non sfocata. I finestrini riflettono una schiera di tralci rimasti fuori campo, mentre dallinterno affiora il divino volto truccato delladolescente in bikini giallo, ora cresciuta. A destra vi Kednaj diciottenne, con unaria che si potrebbe dire di gioioso martirio, la stessa che si sarebbe trovata addosso in quel momento se si fosse specchiato. La felicit che sfoggiano le persone comuni quando una stella dello spettacolo in passerella si volta per un attimo verso di loro, sorridendo o donando un saluto con la mano. Numero sei Sul sagrato di una chiesa il suo profilo pallido, i polsi fasciati. Guarda senza vedere, con occhi muti, verso un mercatino di stracci improvvisato davanti a lui da alcune piccole zingare. Ci che rimane di un abito il suo cencio, quel che resta di un suicidio fallito spesso la lobotomia del proprio talento. Numero sette Mezzobusto di Kednaj scattato recentemente. Fra le braccia un neonato placido, ancora sporco di sangue da parto.

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In tutte le fotografie esposte i soggetti erano stati opportunamente truccati e sistemati in posa, cos come era stata dedicata la massima cura agli ambienti. Riguardo al primo e allultimo scatto, sua madre non era mai stata incinta se non di Kednaj, n lui era mai venuto a contatto con neonati. Uscendo dal settimo vano, simboccava un corridoio largo a malapena da permettere il passaggio di una persona; in fondo si trovava una porta da cui si accedeva alla stanza numero otto, non segnalata allingresso. Allinterno si ascoltava il fragore impietoso e incalzante di una batteria monolitica, accompagnata da un violino stonato che teneva una nota fissa. Il bianco accecante delle luci esasperava i completi neri di tre individui che ricordavano i muratori insonni visti il giorno prima in quello stesso appartamento; uno di loro consegn a Kednaj un verbale. I privilegi da Lei goduti in questi ultimi giorni Le sono stati concessi unicamente a causa di alcune sviste. Le stesse che ci costringono ad informarLa della decisione di esiliarLa da Malgrado con decorrenza immediata. La firma era del Feto; ne aveva sentito parlare come del Partito di opposizione al Principale Andazzo, anche se era stato provato che si trattava in realt della Polizia Occulta e del Complemento Terroristico proprio della maggioranza. In ogni caso, era noto che sulle decisioni prese dal Feto vigeva la regola del tacito assenso da parte del Principale Andazzo ed era altrettanto risaputo che questi atti non erano mai resi pubblici, impedendo di fatto al Presidente di venirne a conoscenza e quindi di poterli vietare.

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Cera inoltre un post scriptum in cui si comunicava che Don Vilios era stato arrestato in seguito allaccusa a suo carico di quattro omicidi. Il giovane Kednaj si diresse, quasi di riflesso, al muro del pianto per chiedere lumi al sempre informato Hlanis; il suo stato era simile a quello del dormiente che saccorge di essere sul punto di svegliarsi, ma non ha ancora la forza per abbandonare la fase onirica, rimanendo in un limbo dimpotenza. Trov Vecca a sbevazzare una latta di birra, gli si sedette vicino e inizi a raccontare cosera successo alla galleria darte. A un certo punto, lamico gli prese di mano il verbale attestante lesilio; sembr leggerlo dun fiato e allultima riga, senza aspettare neppure che Kednaj finisse di raccontare, sput tutta la birra che aveva in bocca, bagnando un po la lettera, un po i suoi pantaloni, un po le scarpe del giovane, e verso di lui alz ridente uno sguardo che pareva indiavolato. Hlanis era troppo ubriaco per spiegare precisamente la questione e forse, in quel frangente, neanche la ricordava bene; soltanto disse profondamente: Ogni Malgradese, durante linfanzia, conosce un giorno in cui si decide chi lo rappresenter e come nei momenti salienti della vita; chiaramente lincarico dato in mano a professionisti, ma pu capitare che alcuni di loro, per errore o per fatalit, lascino trapelare qualche informazione, con il rischio, come nel tuo caso, di mettere a parte la vittima della propria messa in scena. Le fotografie che ho visto oggi riguardavano me e il mio passato, il problema che non ricordo quasi nulla. Ho avuto solo una specie di rigurgito sentimentale. Senti, a parte che non mi sono mai trovato in una situazione come la tua, lunica cosa che posso dirti

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che tu in quelle foto ceri, ma da comparsa; a recitare vi era qualcun altro. Non ho ancora capito se parli per metafore, allusioni o se sei convinto di spiegare le cose come stanno. Mi dispiace, non so cosaltro dire per aiutarti e per giunta ho un gran bisogno di correre in bagno. Hlanis Vecca si allontanava a passi veloci, tenendo le gambe rigide e la testa china, oscillando esageratamente le braccia. Kednaj avrebbe voluto aspettarlo per parlare ancora, ma da un paio di minuti una pattuglia della Polizia aveva fatto capolino da un vicolo, come un gobbo dalla botola di un palco, suggerendogli di non restare oltre. Fuori dallo Scannatoio, un carro funebre passava lento trasportando una bara scoperchiata; dentro riposava il cadavere di OMaigad, seppure il corteo al seguito sembrava essere composto unicamente da parenti e amici di Kednaj. Iago e la moglie Emilia si sistemano svogliatamente a letto. Dal televisore scorrono immagini delle loro notti del fidanzamento; ore di consolazione per tutti gli anni di noia sopravvenuti. I loro atteggiamenti evidenziano che non si tratta di un comune stratagemma per eccitarsi, ma di un balsamo che aiuta a sopportare laudace nonch gravosa scelta presa anni addietro di custodire le ceneri dellinnamoramento dentro lurna del matrimonio. Questusanza vige pressappoco fra tutte le coppie di Venezia; i palazzi della citt sembrano alveari che si popolano alla sera di famiglie dormienti. Venezia stessa pare rappresentare la boria del ricordo.

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Tuttaltra scena si presenta a Cipro. La polvere che gremisce i sentieri inospitali, alzata dal cavalcare dei guerrieri di ritorno dalla battaglia, favorisce e insieme nasconde vizi e turpitudini; un vento stregato spadroneggia nellisola, bandendo ogni parola che porti alla mente moderazione o equilibrio. A casa di Otello si vuol giocare per lennesima sera al marito tradito, guardando un filmino girato da Cassio e Desdemona. Si spengono le luci sulla camera del Moro; dopo qualche attimo la stanza sillumina nuovamente e si vede Otello sonnambulo, inginocchiato ai piedi del letto mentre canta con voce da tenore unaria tradizionale: E-ridammi-quelfaz-zo-let-tino...e-ridam-mi-quel-fazzo-lettino... La moglie fugge dalla stanza, impaurita dagli occhi pazzi del consorte. Egli rimane nuovamente al buio. Fuma sigarette fino al mal di testa e osserva la pellicola, chiedendosi se Desdemona provi piacere nel fare il film, se sia davvero innamorata di Cassio. Lei si atteggia in maniera equivoca; quando incontra il luogotenente non mostra altro che una mascolina, quasi cameratesca amicizia. Ci sono momenti, per, in cui sembra si faccia scoprire di proposito a guardarlo di sottecchi per poi distogliere in fretta lo sguardo sorridendo. L indugiare che si avverte tra lattimo in cui incrocia gli occhi di Cassio e quello dove si rivolge altrove la prova che Desdemona vuol essere notata mentre lo fissa. In realt, la donna solo un balocco di cui al Moro non importa nulla; riversa le sue attenzioni sullinfedelt di lei ma ci che unicamente desidera avere Cassio, impadronirsi di Cassio, fare lamore con Cassio. L onesto Iago sbava per il negro suo padrone e si consuma

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di gelosia, odiando Cassio, desiderando la morte di Cassio, volendo essere Cassio. La rielaborazione in chiave contemporanea dellOtello, curata da Al Bizzarte, venne interrotta da un annuncio che informava la platea e gli artisti dellarresto di Don Vilios; lelezione di un nuovo Presidente si sarebbe tenuta proprio nel teatro dellOpera quella stessa sera.

CANTI DELLA SOGLIA

I
Quando sto solo, per me siamo gi in troppi. Il treno aveva sciolto le briglie e divorava la ferraglia ai suoi piedi. Dentro di esso, Kednaj stava ritirandosi da un mare granitico che infuriava deterni schianti sulla pietra inalterabile di Malgrado, per farsi accogliere dal malinconico adagio della tenera marina di Meloscarme. Di fronte a lui, nello scomparto, sedeva un giovane di una bellezza cos lontana da infondere tristezza; la stessa dolorosa suggestione che si avrebbe cogliendo il dimesso sguardo di una prostituta che stringe la sua scollatura tra le braccia conserte, appoggiata a una saracinesca con espressione assorta, mentre intorno alla sua nobile assenza esistono muri sbiaditi e vecchie scrofe sonnecchianti su sedie di legno tarlato. Le parole di Kednaj in risposta a una sua considerazione sulla penuria di passeggeri con cui conversare non loffesero; dava la sensazione di voler entrare in confidenza per il bene dellinterlocutore solitario e non per distrarsi. Si chiamava Buck Tylemi, era un pittore Americano e dipingeva il suo canto. Aveva dapprima scelto la carriera musicale ma, riascoltando la sua voce, si era ac-

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corto che quel che arrivava allorecchio non rispondeva neppure lontanamente agli intenti; pens cos di mettere sulla tela ci che soltanto lui poteva sentire mentre cantava. La musica era una questione pericolosa. Parlarne con una controparte ovvia poteva provocare un furore nazista, con cui Kednaj sceglieva di attaccare lopinione altrui con tutta la dignit della propria conoscenza, oppure causava il suo prostituirsi allaccondiscendenza celandosi dietro un bonario assenso. Daltra parte, trovare qualcuno disposto a non accontentarsi di parlare di certe cose come se fossero un passatempo incidentale, rischiava di lasciare il proprio ego in bala del miele delle dolci architetture cerebrali, per poi restare intrappolati in quella melliflua ragnatela. L unica speranza era incontrare uno di quei luminari della meraviglia, che sapesse favoleggiare didee balzane. Buck invit il suo compagno di viaggio a lasciare la carrozza per bere un bicchiere di vino dolce, adatto al pomeriggio, nel vagone bar; vi entrarono mentre la radio trasmetteva una sinfonia roboante. Kednaj si sorprese a esprimere un parere spontaneamente: Non so chi ne sia lautore, ma la definirei una noia Pucciniana. Non ami Puccini? Perch tu s? In verit, non amo lOpera n la Classica. Mi ricorda la vita: pochi attimi folgoranti persi nel tedio ridondante. Immagino ti piaccia tuttaltra musica. Anche io ragionavo come te ma solo perch giudicavo la musica classica e soprattutto lirica con i criteri usati per gli altri generi.

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Sicch ora sei un melomane. Non direi; ho solo fatto conoscenza, seppure si tratti di un ambiente cos denso e stratificato che risulta difficile da capire sufficientemente bene senza concedersi con passione. Adesso per sono curioso di sapere la teoria che ti fa apprezzare Puccini e Verdi; intendo le loro opere intere e non le sole arie deffetto. Il punto che non esistono un Verdi, un Puccini o un qualunque altro compositore, ma decine di Verdi, decine di Puccini e via dicendo. Quello che nella musica leggera classificato per generi, nella Lirica diviso per autori e ogni edizione di una loro opera corrisponde a ci che un cantante rappresenta nel panorama leggero. Quindi, ogni singola rappresentazione con un suo cast e un suo direttore dorchestra come un cantautore o un gruppo a s stante, dalle idee e sonorit ben distinte. Se ho ben capito non devo perci affermare che non mi piace, ad esempio, Richard Wagner, ma dovrei piuttosto dire che non mi piace la tale edizione della sua tale opera. Nella musica moderna, per, ci sono artisti che prendono strade diverse nel tempo; sembra riduttivo paragonare uno di loro semplicemente a una data edizione di una certa opera, seppur classica o lirica. Lasciami dire che la schiacciante maggioranza degli artisti attuali ci vende sempre la stessa canzone per anni, quindi non colgo cos tanta variet nello stile. Quando giudichi i musicisti odierni in questo modo ti riferisci probabilmente al mainstream ma, se posso permettermi, occorre una precisazione: nel parlare di artisti moderni io non intendo il cosiddetto mainstream altrimenti non avrei usato la parola artista. Tutti loro,

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infatti, sono n pi n meno che mezze maniche; sono traditori della peggior specie, come chi truccasse la via di fuga nella mappa di qualche galeotto innocente durante la sua evasione cos che, invece di sbucare allaria aperta, questi si ritroverebbe di nuovo in carcere da un altro ingresso. Non era mia intenzione farne una questione di qualit, solamente volevo dire che un compositore pu essere interpretato in modi diversi. C chi lo mette in scena per gli applausi e chi ne fa una questione di vita o di morte; proprio come nella tua musica c chi fa limpiegato, il facchino di un particolare genere musicale, magari sperando in una promozione o in un successo repentino, e chi fa di quel genere unarma per uccidere o venire ucciso. Kednaj annu e sorrise pensando: Vorrei morire di questo vino. Stava subendo uno di quegli stati danimo in cui diventava facilmente impressionabile; il profumo di un dolce particolare gli portava alla memoria il piacere provato nellascoltare un certo brano, la particolare grafia notata nei caratteri di stampa di un libro lo facevano annegare in abissi di significati svelati che poi dun tratto svanivano insieme, come insieme erano emersi. Sent laleggiare impaziente di una morsa insondabile; subito rimase sorpreso e impaurito, poi si affacci al finestrino e ogni cosa divenne familiare: era ottobre. Hlanis Vecca scese con un gessato color verde acqua intonato al bicchiere dassenzio con cui aveva salutato linizio di quella sera ingioiellata di grasse novit, che impettite saccalcavano sgomitando goffamente. Si distingueva per essere lunico, tra coloro che seguivano il carro del povero OMaigad, a sfoggiare un

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sorriso soddisfatto e sereno; il vecchio apparteneva a una stirpe di muratori irlandesi ed era stato lultimo tra loro ad abbandonare il lavoro per diventare un attore di Stato. La Compagnia Teatrale di Malgrado era diretta dal Feto: tutti i cittadini venivano rappresentati ufficialmente e statalmente da un teatrante che si occupava di registrare e mettere in scena gli accadimenti cruciali di una persona, vivendoli al posto suo. Fin dallinfanzia quindi, ad ogni abitante non rimaneva che sfangare solo le scorie delle pene mai sofferte o abbagliarsi appena dei lampi di gioie mai godute. Il sangue coagulato colava da unaltra ferita. Fu un caso che il vecchio OMaigad scegliesse per confessore proprio il suo personaggio; and che Kednaj ascolt la vita di Kednaj inscenata dal vecchio attore e, come Desdemona si pasceva dei racconti di Otello che le donavano la sua stessa vita man mano che si dipanavano, cos il giovane poteva riprendere i ricordi che pensava di aver solo sognato e riversare sugli anni a venire, finalmente incerti, ogni stilla di nostalgia per le cose che mai erano potute iniziare. Si trovava in uno stato di coma della personalit da cui non sarebbe uscito senza affrontare ci che fino ad allora era rimasto custodito nel Teatro di Malgrado. L esilio imposto in seguito allinfelice comportamento dellanziano attore irlandese, era in realt il dono dellumana libert e per questo Hlanis sorrideva al funerale di Kednaj mortalmente recitato da chi lo aveva raffigurato allo Stato nel corso degli anni. La soire per la successione di Don Vilios inizi con una commemorazione delle quattro vittime del Presidente raffazzonata da Al Bizzarte in quei pochi minuti di preparazione seguiti allinterruzione del suo Otello e

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allannuncio delle nuove elezioni. Comunque Hlanis, che durante gli anni da armatore aveva avuto accesso alla citt, ricordava perfettamente i morti celebrati. Vidda Motash aveva donato la sua notevole stazza e i suoi baffetti sfrontati alla psichiatria alternativa. Nel suo studio, indossava sempre un grembiule da macellaio e faceva orgogliosamente sfoggio del suo pessimo carattere; era oltremodo altezzoso e molto incline alloffendersi, specialmente su questioni professionali. Era inoltre apertamente misogino e non tollerava lironia in nessuna delle sue forme perch, diceva, un atto criminale giocare con le parole. Vista la sua professione pubblica non si era mai ritenuto sicuro occuparsi del doppiaggio delle sue azioni, anzi, col tempo, gli furono assegnati incarichi importanti, come le cure di Vilios. Riguardo allAngelo Sterminatore, la sua patologia era stata giudicata preoccupante e le sue parole non vennero sottovalutate. Come in ogni burocrazia, nellapparato di Malgrado esisteva il rischio di un vizio di forma che poteva essere causato dallimprovviso estraneamento di un qualsiasi membro attivo (come una delle Miracolate) dalla propria identit del dovere. Se ne ebbe la prova quando, durante una marchetta da invitante valletta, sollev gli occhi dalla cartellina, guardando in camera in modo cos scorato e supplichevole da incenerire anche il cuore pi indifferente; prese a denudarsi stancamente come un minatore stremato si sarebbe levato la sua tuta ai piedi del letto e poi, accompagnata da un soffio di harmonium, inizi un canto ofeliaco con voce da folle. I gemelli Richard e James erano invece forestieri, in verit gli unici mai capitati in citt; dal momento in cui

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prese vita il progetto di teatro totalitario nessun extracomunitario sarebbe pi entrato. Visto che le rappresentazioni per ogni abitante avrebbero dovuto organizzarsi su tutto quello che interessava la vita passata, non era possibile includere persone delle cui radici si conosceva poco o niente. Mentre Al Bizzarte si prostrava innanzi allinnocenza dei defunti e contritamente condannava il gesto dellex Presidente, a Hlanis Vecca sparirono i dubbi: il fatto che le quattro vittime si trovassero riunite nella stessa stanza quel giorno non poteva essere casuale. Ognuno di loro, in modi differenti, rappresentava un pericolo o comunque unincognita per quella dittatura fondata sulla rappresentazione. Questa tana burocratica di manipolazioni serviva alla creazione di un essere additato come profetico, di una piovra metafisica chiamata Feto che comparve nella vita politica cittadina il giorno undici del mese di settembre nellanno duemilauno. Prese di furtivo assedio Malgrado sfruttando i suoi stessi bisogni razionali, irrazionali e superflui; ide e costru una sterminata distesa eternamente piatta. Sapeva che gli uomini di tutti i giorni potevano essere persuasi di qualsiasi cosa, purch questa si fosse compiuta sotto il loro naso, e soprattutto che non aspettavano altro che essere autorizzati a credere negli accadimenti pi assurdi e sensazionali. Avevano, infatti, anche un inestinguibile bisogno devadere ma il loro istinto di conservazione li conduceva alla quintessenza della superficialit. Poggiandosi su questi punti, il Feto riusc a mettere in piedi una regia che potesse prevedere, controllare e riprodurre le azioni di ognuno.

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In verit, inizialmente, vi fu contro questo strisciante colpo di Stato uninsurrezione di anime, o meglio di quelle eteree parti di esse che ancora non avevano messo radici. Un apocalittico giorno infrasettimanale si registrarono centinaia di tentati, e a volte riusciti, suicidi; era come se quel che restava del pudore nelluomo volesse nettarsi delluomo stesso. Nessuno, per, sent sussurrare dietro quelle grida, e lavvenimento fu subito raffigurato come martirio offerto a una nuova e solenne manifestazione religiosa che era scesa ad abbracciare la neonata direzione politica della citt. Nacque cos la devozione a Nostra Signora dello Spasimo dei Sensi, che fece dimenticare a tutti le blande Chiese vigenti e trasform Malgrado in unenorme setta dove ognuno godeva della garanzia del proprio sfogo religioso. Come conseguenza, anche la vita spirituale quotidiana conflu nel meccanismo narrativo e da quel momento gli sporadici individui non adatti alla rappresentazione di Stato (come i quattro la cui morte si stava commemorando a teatro) vennero sistemati con modi piuttosto sbrigativi. Hlanis si chiese infine chi potesse essere il prossimo; cera lui, ma aveva rinunciato allazione ormai da un pezzo, rimasto vittima delloppio dei popoli: lalcolismo. La fine di Don Vilios aveva seminato apprensione tra la gente e dal palco doveva arrivare un segno di radicale cambiamento che lasciasse tutto comera: le elezioni chiamarono dunque al potere ufficiale e visibile il Feto stesso, figura mitizzata dal popolo ora come oppositore geniale ora come mente politica occulta, ma in ogni caso rivestita di un alone di prestigio. In questo modo, il tempo mancante al compimento

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dei nove mesi di mandato lo avrebbe visto apertamente al comando di Malgrado. Il dovere principale del Feto non era per la carica politica, egli si occupava di guarigioni. La rete atta a creare per tutti i cittadini una loro raffigurazione nella realt aveva come scopo il condurre ogni abitante con la propria messinscena fin dopo la morte; a Malgrado si sarebbe instaurata ununica rappresentazione della vita e della morte. Per fare questo, era necessario portare gli uomini a un completo immedesimarsi con lattore corrispondente e solo allora lenire lanima, sempre sul punto di ribellarsi, con prelibatezze empiree che il Feto sapeva dispensare perfettamente, in quanto pareva certo che provenisse dai veli del cielo. Ancora qualche minuto e il treno si sarebbe fermato a Meloscarme; Kednaj si era diretto verso luscita in anticipo, comera sua abitudine, senza neppure finire di leggere larticolo di un quotidiano, vecchio di alcuni giorni, sul maremoto che aveva colpito la Penisola Thailandese. Avrebbe voluto salutare il suo compagno di viaggio americano, ma ora stava riposando, protetto dalla grazia dei suoi riccioli. Nellammirarlo dormire gli venne alla mente Lnica, indifesa e sublime durante il sonno del pomeriggio; pens a come aveva potuto dirle quelle parole spietate e sgraziate: Ti voglio bene, farei tutto per te, ma proprio non posso amarti. Il lido della sua giovinezza si avvicinava e di l a poco avrebbe tenuto ancora tra le mani quella stessa sabbia e ne avrebbe sgranato i ricordi, riandando alle due sorelle compagne dei giochi dagosto. Giochi gi disperati. La pi piccola fra loro si chiamava Armonicamarea e

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la maggiore Lunasoave; questultima era linizio di ogni cosa. Ora, prima di scendere, avrebbe voluto chiedere a Buck di dipingere la voce del suo dolore.

II
La schiuma del mare ai miei piedi. Lunasoave usciva allimperlarsi del cielo; indossava un telo alla vita con lascivia virginale. Le sue confidenze incostanti avevano la crudezza dellestate e io vegliavo su di lei come il vento inconsolabile sullindifferente pietra. Questo il primo ricordo bisbigliato da Kednaj, intrecciandosi con il sibilo del treno che lo lasciava a Meloscarme. La casa delle due sorelle era la terza di una schiera di villette a ridosso del mare. Un giorno camminava sulla spiaggia costeggiando il loro villino quando vide Armonicamarea pettinare al sole i capelli bagnati della sorella maggiore; le salut discretamente. Lunasoave lo invit ad entrare nel suo giardino reclinando il capo con uno scatto gentile che fece scendere una piccola ciocca sul volto ridente e lo dipinse, per la prima volta alla vista di Kednaj, di radiosa malinconia. Una volta ammesso alle grazie del giardino, fu preso dallincantesimo che lo avrebbe presto condannato alla forca delladolescenza. Arrossire, arroventarsi e poi bruciare fra le braccia del proprio rapimento. Pestare la brulla strada, braccato dal groviglio dei bronchi costretti a garrire.

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Ai margini della fanghiglia il frullo di un tremito scopre un orco traboccare dagli sterpi, intento a trangugiare un cuore buttatogli in pasto. Alla morte del viale leterno balcone di Giulietta; Romeo per fuggito dopo aver fatto risuonare la finestra con un sasso lieve, lanciato sottovoce. Nessuno rimasto ad aspettare laffacciarsi che non c mai stato, cos iniziato il rimpianto senza fine per ci che non nato eppure morto. Lasciando la stazione, il giovane Kednaj trov un ottobre mite e piovoso. Il medesimo ottobre che aveva avvertito una delle tanti notti in cui si era infilato a letto con il cuore in gola, preso da una febbre raminga di tremore in tremore. Senza riposo. Incessantemente. Si poteva dire sveglio ma sognava. Di Lunasoave che piangeva sulla violenza del proprio sedurre. Di lui stesso, sventurato e stupido Romeo, affacciato al balcone da dove lei non si era mostrata, immaginandosi l sotto a confidare cose poi rimaste inconfessate. Con la certezza che quella decadente aria autunnale lo avrebbe accompagnato, una volta rientrato dal terrazzo, verso un maldestro suicidio, apr gli occhi, in un certo modo deluso che si trattasse di un sogno. Per raggiungere il mare, si percorreva uno sterrato largo e diritto che solcava, per circa un chilometro, colline aride e polverose. I loro fianchi si dilungavano placidamente nel cammino verso le acque, accompagnati da sporadiche oasi di ulivi. L autista del bus che accompagnava i viaggiatori scesi dal treno fino al lido, ripeteva le canzoni trasmesse alla radio con una voce scura e pesante, macerata al caldo e al sale, girandosi ogni tanto verso i passeggeri

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per mostrare con aria di sfida la sua barbuta ed erculea mascella. L unica chiesa di Meloscarme si trovava a met della strada percorsa ogni giorno dal pullman, dove la collina raggiungeva la sua massima altezza. Arrivando dal basso, chi guardava attraverso il parabrezza la costruzione veniva a trovarsi in una condizione dinferiorit; era come se avesse dovuto inginocchiarsi senza realmente volerlo. Quel giorno la calca straripava dallinterno delledificio per spargersi su tutto il piazzale e occupava anche un tratto di sterrato, obbligando il bus a fermarsi. Un conoscente dellautista sal e spieg che si sarebbero celebrati di l a poco i funerali di tre abitanti del luogo, morti durante la catastrofe avvenuta in Thailandia mentre si trovavano in vacanza. Vedo solo schiene e capelli; capelli fitti e lisci, ricci e radi, lunghi e castani, biondi e arricciati, boccoli e trecce, corti e curati, corvini e spettinati, mossi e soffici, grigi e rasati. O ancora berretti, canizie e calvizie, coppole e baschi, parrucche e mollette. Un uomo di mezza et, sollevato un paio di metri da terra, si rivolgeva a due coetanei che stavano uno alla sua destra e laltro alla sua sinistra, mentre fissava una schiera di persone. Per di pi c un silenzio assoluto, si sente ogni tanto singhiozzare o soffiarsi il naso. Uomo alla destra: Io sento solo un gran rumore di trapano, mi pare dessermi svegliato con quellinferno in testa. Uomo alla sinistra: Anchio, insopportabile e non si capisce da dove arrivi.

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Uomo al centro: Ehi, ascoltate il prete: sta facendo i nostri nomi. Uomo alla sinistra: Io sono sempre assordato cosaltro dice? Uomo alla destra: Io pure e poi come fai a sapere che sta parlando di noi? Uomo al centro: Ha fatto due nomi oltre al mio e quass siamo noi tre. Aspettate: dice che la nostra morte durante quella catastrofe deve servire da monito a chi ancora vive nel peccato senza pensare alle conseguenze. Uomo alla destra: Scusa, ma quale catastrofe? Per quel che mi ricordo, fino a poco fa me la stavo spassando a letto con una Thailandese. Uomo alla sinistra: Cero anchio Uomo al centro: Perfetto, cos ora pensano che ero laggi per il vostro stesso motivo. Proprio una bella morte. Uomo alla sinistra: Ma allora cosa ci facevi in Thailandia? Uomo al centro: Lasciamo perdere... Ho passato cinquantanni facendo sempre attenzione a non andare sopra le righe, a non abbandonare mai il senso della morale, sperando poi in un gran funerale dove si sarebbero cantate le mie lodi davanti a tutti coloro che mi conoscevano; tutto per trovarmi accomunato a una specie di coppia di maniaci. Uomo alla destra: Almeno tu non hai questo maledetto trapano nelle orecchie. Uomo alla sinistra: Ehi, anchio sento il prete: mi pare stia parlando in Latino. Uomo alla destra: Allora siamo proprio andati. Uomo al centro: Bene. Io che non ho vissuto, adesso muoio.

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Il pullman era fermo su un piccolo spiazzo pianeggiante sul lato destro dello sterrato e fronteggiava la chiesa, che si trovava sul lato sinistro, privandola della sua prospettiva dominante e facendola apparire nella sua modesta altezza. La folla, composta in gran parte da curiosi, sembrava quasi ingoiare la costruzione impedendo ai passeggeri del bus, scesi a terra incuriositi, di scorgere anche solo una minuscola porzione dellinterno della chiesa, dellofficiante e delle bare. Il silenzio che ammaestrava la gente tra le navate e sul piazzale antistante nascondeva pensieri distratti e una volgare noncuranza. Non si trattava di quiete pulsante di una carica intensa come quei grappoli nuvolosi simili a mammelle colme di pioggia, pronti a schizzare e inondare proprio mentre si mostrano immobili e gravi; era un vuoto stanco e stagnante, un appiccicoso scirocco che dal suo triclinio intorpidisce le palpebre e rende amabile solo linerzia. Kednaj era lunico rimasto a bordo, fatta eccezione per un ragazzo sulla trentina che stava in piedi appoggiato al bracciolo di un sedile della prima fila. Vestiva con una ricercata trascuratezza, facendo trasparire dal volto una noia forse ostentata; gli occhi fissi e socchiusi invecchiavano la rabbia che traspariva dalla smorfia di disgusto resa dalle labbra arricciate e dalle narici lievemente divaricate, facendola morire con distacco. Si volt a cercare Kednaj, spingendo in alto le sopracciglia e soffiando aria dal naso come ad esprimere un rassegnato biasimo per la situazione, ma distolse repentinamente lo sguardo tornando a guardare davanti a s; cos il sorriso ricevuto da Kednaj non gli giunse affatto e si perse inosservato chiss dove.

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Quando mia madre e mio padre morirono in un incidente stradale, rimasi completamente indifferente alla cosa. La mattina del funerale mi vergognavo di non riuscire a piangere e prima di uscire di casa usai uno di quei prodotti che si trovano sui set cinematografici per stimolare la lacrimazione. La prima reazione del giovane Kednaj fu chiedersi come avesse fatto in quelloccasione a disporre su due piedi di una cosa reperibile soltanto in certi posti ma, come sempre, rispose con la frase pi banale, tirando in ballo la repressione del dolore come forma di autoprotezione. Onestamente, io mi trovo in una situazione particolare; per via della mia professione vivo continuamente sotto una specie di cappa post-orgasmica che mimpedisce ogni atto di volont o entusiastica esternazione di un sentimento, se non rivolto al lavoro. L uso di un aggettivo tecnico pronunciato con assuefatta familiarit, anche in un contesto in apparenza non molto pertinente, e limportanza riconosciuta alla propria professione senza nominarla esplicitamente, portavano Kednaj a pensare che si trattasse di uno psichiatra o un medico esageratamente coinvolto dalla vita dei pazienti. Gli usc, con una voce stonata che non avrebbe voluto sentirsi: Che lavoro fai? Io sono un attore; pi precisamente giro film pornografici. Vedi, ho sempre pensato che lo stato danimo seguente allorgasmo potesse condurre, similmente ad alcuni tipi di alcolici o allucinogeni, ad attimi di lucidit irraggiungibili in altri modi. Purtroppo, per, il ripetersi di una sensazione positiva non sempre ha un effetto benefico; infatti, questi momenti di sublime consapevolezza si sono trasformati presto in arida indifferenza. Cos, come le donne che ho davanti durante una scena

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mi sembrano ormai esseri asessuati, cos la pelle della vita mi si presenta nuda e pallida, cosparsa di brufoli e peluria corvina. Non so se hai mai provato la mia stessa sensazione, ma quando sono al mare e mi guardo intorno noto che i corpi delle ragazze in costume perdono tutta la loro bellezza; basterebbe che la stessa persona mostrasse quelle nudit indossando un qualsiasi altro indumento, per rivestirsi del proprio significato. Tutto quello che guardo rimane ai miei occhi nudo di ogni interesse, come un donna in spiaggia. Risalirono gli altri passeggeri e lautista, il quale rimprover i due perch parlavano di femmine durante un funerale. Il vostro un Dio di stracci e toppe gli rispose lattore, mentre Kednaj zoppicava verso il suo posto. Le frasi ascoltate si mischiarono al ricordo brutale del muro di casa che stava marcendo a Malgrado e gli aumentarono la salivazione, lasciandolo in uno stato di spiacevole nausea.

III
Cani a latrare, salutando il deforme incedere di larve fedeli alla notte per fuggire ogni sguardo. Le orbite cieche dei lampioni tintinnavano lungo il viale, colpite dai granelli di sabbia portati dallo scirocco. Gli abominevoli congiunti strascicavano la nobile schiatta fuori dalle loro stanze; come ogni sera, in tutta Meloscarme non vi era luce accesa che potesse testimoniare lintera

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ora dopo la mezzanotte, a disposizione dellantica famiglia per passeggiare allaperto. Era la vigilia del ballo in maschera; questa volta era stato indetto in anticipo rispetto agli anni passati, in cui aveva sempre coinciso con la festa di Ognissanti, a causa del maremoto che aveva colpito lAsia e turbato in modo violento la labirintica anima di Tiranno. Al ricevimento avrebbero partecipato tutti gli abitanti della citt; persino Kednaj, che possedeva un piccolo appartamento ereditato dai suoi nonni paterni, aveva trovato linvito dentro la cassetta delle lettere ed era dovuto correre ad affittare una maschera il pomeriggio stesso. Il giorno seguente i negozi sarebbero rimasti chiusi in occasione della ricorrenza. La famiglia Meloscarme, da cui il capoluogo e lintera regione prendevano il nome, sal in auto con malinconia e si lasci deportare dolcemente verso casa. Mentre lautista attendeva con sguardo fermo davanti a s lo schiudersi del cancello, la livida scia lasciata al loro passaggio svaniva a poco a poco allo sbocciare delle luci notturne. Il palazzo era stato costruito su modelli Moreschi agli inizi del Novecento e la sua architettura, che risaliva il cielo come unedera lussureggiante, sembr da subito destinata a cullare il talento dittatorio di quel rampollo illuminato offertosi alla popolazione pochi anni addietro. Ia orana. L indolente saluto avrebbe aperto ogni suo futuro discorso. Questo mio primo concerto senza ausilio di musiche, strumenti o canto ad accompagnare la lettura dello spartito dedicato allunica possibile opera darte contemporanea di massa che segna linizio del Grande Medioevo.

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Tiranno pos infastidito lo scritto, sollev il velo dallo specchio e fiss le sue difformit; gli occhi erano belli e immacolati, cos come le ciglia, ed erano proprio loro a rendere tragica la sconcezza del suo volto. Fosse stato strabico o avesse avuto bulbi oculari protuberanti come i pesci, fossero nati glabri i margini delle sue palpebre, avrebbe accettato le abiezioni della fronte e le abiezioni delle tempie, le abiezioni delle guance e le abiezioni delle labbra, le abiezioni del naso e le abiezioni delle orecchie. Nello stesso modo in cui i suoi genitori accettarono le abiezioni della fronte e le abiezioni delle tempie, le abiezioni delle guance e le abiezioni delle labbra, le abiezioni del naso e le abiezioni delle orecchie. Cos come i loro genitori avevano accettato le abiezioni della fronte e le abiezioni delle tempie, le abiezioni delle guance e le abiezioni delle labbra, le abiezioni del naso e le abiezioni delle orecchie. Erano infatti deformit spartane che sincastravano in una bruttezza perfetta e inflessibile; fin dalla prima, austera fanciullezza esse guidarono queste nobili e storpie figure nei loro doveri, preservandole dai convenevoli della vita. In previsione del loro destino, i predecessori del rampollo furono messi al riparo da ogni tumulto dellanima che li potesse distrarre dal genio, e questo fu possibile solo grazie allarido aspetto di mostro che aveva funzionato per loro come un cane fedele agisce sul padrone, quando egli sceglie di tenere al guinzaglio le bazzecole dellamore per non dover pi amare con complicazioni. Tiranno, per, aveva ricevuto la tara della bellezza. Essa gli aveva fatto sembrare possibile poter piacere agli altri, essere in qualche modo attraente; la sua dedizione allo studio e alla politica divenne scostante, si sentiva

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come perso in un cieco ormeggiare tra raffiche di derive. Nei momenti peggiori, si rese protagonista diniziative quantomeno audaci: indisse limmunit da ogni tipo daccusa per ogni donna che fosse bellissima e anche per tutti i bravi cantanti dOpera. Giustific questo decreto semplicemente dicendo che persone in grado di far provare emozioni cos grandi grazie al loro corpo o alla loro voce, devono stare al di sopra della legge. I suoi genitori iniziarono a seguirlo con preoccupazione. Colpa dello sguardo: gli occhi del dittatore erano meraviglie di Modigliani. Quella mattina, la calda flemma del sole additava il suo volto attraverso la piccola finestra aperta. La luce sonnecchiava sullo specchio quando il battito turchino delle ciglia suon come un alito acuto di violino e la svegli per farsi restituire il suo stesso tremulo liquore. Aveva sentito di uomini che fissavano cos intensamente e a lungo il viso di una donna da non accorgersi dei difetti, pure grossolani, del corpo. Lui si sentiva vicino a quel modo dilludersi ogni volta che ammirava il proprio sguardo perdendosi nella rapina di quellincanto, per ritrovarsi poi di nuovo sobrio davanti a quella bellezza straniera al resto del volto orrendo. Specchiarsi era molto faticoso per il principe di Meloscarme, tanto che alla fine rimaneva pressoch privo di forze, specialmente nelle mani. Si sentiva come quando sognava di essere inseguito e voleva fuggire, ma le gambe non rispondevano, oppure doveva a tutti i costi fare una telefonata vitale ma non riusciva a muovere le dita sulla tastiera, o ancora si trovava in pericolo e aveva bisogno di gridare aiuto per farsi sentire da qualcuno vicino a lui, ma non era in grado di articolare alcun suono.

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A stento riusc ad afferrare nuovamente i fogli del suo discorso e debolmente a sfogliare le pagine. La schiuma delle torri abitava il cielo come fosse di esse lanima, liberata dalla zavorra di vetri e ferrame, di cemento e carni arse. Il monolite di fumo dava la vita ai due torrioni nellattimo stesso in cui crollavano. La citt rivolta allo strombazzo, al tramestare, assorta nellautismo dellimpiego, singinocchi davanti allapparizione del santo il quale aveva spogliato il buio e lo mostrava per ci che realmente era, come quando ci si trova di notte in una stanza a luce spenta e qualcuno accende linterruttore pensando non ci sia nessuno dentro, ma subito spegne accorgendosi dellerrore: solo durante quel secondo dilluminazione percepiamo quanto sta intorno a noi con una certezza che non dato avere nel quotidiano non vedere ad occhi aperti. Purtroppo il degrado degli accoliti era ormai secondo solo alla loro frenesia, tanto che corsero a brandire le ossa dei martiri, a malapena spolpate, con cui percossero la terra come scimmie furiose per salutare lo sbiadirsi del miracolo e la fuga dellepifania. La plebe da cannone non cap la propria morte. Echi cremis di fuochi lontani spiccavano sul grigio violento degli edifici feriti, ammalando il giorno del loro incarnato. Il tramonto mostrava il retaggio di un incendio panteista, sembrava che ogni cosa fosse nata unicamente per poter bruciare oggi di una morte colossale. Quando termina la parabola di una monarchia o di unoligarchia, crollano prncipi e dittatori, ma se collassa la democrazia cadono tutti. Questo avvenne e nessuno se ne accorse: lApocalisse pass in sordina perch il popolo mor nel sonno.

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Dal mattino seguente, la vita sarebbe stata un funerale di Stato. I bubboni o le pustole, i foruncoli o le bolle sono la parte terminale, lo sfogo finale delle malattie il cui inizio sempre invisibilmente antecedente alle manifestazioni grossolane; allo stesso modo, lesplosione che apparve subito come il prologo di chiss quale drammatica rivoluzione, era invece lultimo atto della patologia democratica. L invenzione della democrazia nacque dal bisogno di agire lontano dai riflettori: i potenti compresero negli anni che il borghese, come del resto il poveraccio, non voleva giustizia ma semplicemente dire la sua. Le luci di scena vennero allora puntate sulla gente, la quale pass cos dallosservare chi comandava allessere guardata da chi decideva. Si era trovata una maniera occulta di controllare i cittadini, anzi, in verit, furono loro a scegliere deliberatamente di venire controllati; a lungo andare, per, la roba creata per distrarre il popolo dagli affari che si combinavano al buio, crebbe talmente che si manifest il pericolo di non poter dare pi nulla alle persone con cui esse potessero trastullarsi e restare in differita rispetto al vero svolgersi dei fatti. Ogni spazio era saturo: dovevano sparire i cittadini. Questa civilt ingrassata in allevamento non poteva proseguire. Occorreva dar vita a unimpensabile emergenza, che permettesse al potere di cambiare radicalmente le regole del gioco col benestare di tutti. L operazione portava con s un rischio estremo; lattimo del botto sarebbe durato poco nella sua massima intensit, ma poteva bastare a scuotere uomini e donne

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tanto da portarli una buona volta a lasciare la luce accesa nelle stanze per capire cosa succedeva. Le cose andarono invece per il meglio: la grande Crocefissione degli imbecilli consacr linizio della nuova tabula rasa feudale. Le foglie si lasciano allautunno. Quando Tiranno pronunci il discorso in occasione del primo ricevimento mascherato in suo onore, gli abitanti di Meloscarme rimasero disorientati e soprattutto non capirono dove volesse arrivare. Egli allora prese a spiegare che tutti loro si sarebbero potuti definire in uno stato di Morte di Mezzo. Questa condizione poteva sembrare simile al comune stato di coma, mentre era pi vicina al coma degli occhi, ovvero quellaberrazione ottica per cui si subisce una forma deviata e corrotta delle immagini. Si rimane quindi estranei alla realt, inseguendo il presente come se fosse dietro un paravento che la nostra vista ingannevolmente ci mostra sempre sul punto di essere afferrato, e invece rimane ogni volta a pochi centimetri dalla nostra mano; per quanto il braccio si tenda non riesce a scostare il paravento. Il dittatore promise che si sarebbe preso cura di ognuno con leggi spietate e torture sanguinarie affinch potessero uscire da quella situazione. Infatti, era convinto che i popoli occidentali si fossero avvicinati alla democrazia pensando: visto che non possiamo essere tutti dittatori, allora non lo sar nessuno. Cos facendo, iniziarono a delegare la loro vita e finirono vittime di rappresentazioni arbitrarie come a Malgrado. Tiranno rimaneva ogni volta impressionato dai volti dei grandi podisti: arrivavano primi al traguardo con uno

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sguardo quasi crudele nellesprimere la volont di cui erano capaci, avevano occhi spietati le cui pupille sembravano voler uscire dalle orbite e scagliarsi contro gli spettatori per dimostrare quanto fosse schiacciante la loro intensit. Lo stesso avrebbe voluto vedere nei suoi sudditi, mentre alteri ricevevano la sua ostia; lui, pietosamente, a pregarli di accettare le sue torture volte soltanto a scorticare la pelle del vivere, a grattarne via le ossa. Kednaj ciondolava tra i costumi senza vedere nulla di quel che gli era appresso. Si ritrov a voltarsi verso il bancone e avrebbe voluto fermarsi ma ormai era stato preso di sorpresa, cos inizi un goffo oscillare; fece prima un mezzo passo indietro e poi di lato, provocando un sorriso benevolo nel commesso, stupito che ci fossero ancora persone imbarazzate dallo stare in un negozio. Dica, ha bisogno? Mi serve una maschera per il ricevimento di domani, ma non so cosa sia pi adatto per non farsi notare troppo. Stia tranquillo, nessuno la noter. L espressione sorpresa e stizzita di Kednaj port luomo a giustificarsi. Voglio dire che bisogna mascherarsi perch Tiranno, solo una volta lanno, vuole mostrarsi a noi, ma non sopporta di guardare in faccia, nella sua vera faccia, chi lo vede. Se venisse osservato da persone a viso scoperto, porterebbe sicuramente impressi nella mente diversi volti tra la moltitudine e resterebbe con la certezza che proprio quelle facce che rammenta cos bene hanno visto le sue deformit; in questo modo invece nessuno sguardo atterrito rimarr stampato nella memoria del dittato-

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re, nessuna figura certa lo perseguiter con espressioni di pietoso disgusto o evidente dissimulazione. In definitiva, noi tutti avremo ben altro da guardare che le maschere luno dellaltro. Il negoziante, cos come chiunque altro a Meloscarme, parlava di Tiranno con dolcezza e devozione. Ascoltando la gente del posto, si direbbe che amate il vostro Principe. come se fosse il carnefice che ha pagato il riscatto per poter custodire la vittima. Non vuol renderla alla culla del fango che le stata nutrice, ma desidera portarla tra le cime ghiacciate degli estremi del cuore e dei pensieri per educarla, come lui, assassina del vivere comune. L intera legislazione della regione mirava realmente a estirpare tutte le abitudini e i meccanismi di scelta che si erano infiltrati dentro i cervelli. Tiranno non sopportava i gusti dozzinali o addirittura la mancanza radicale di essi; impose con la forza la raffinatezza e la ricercatezza, infliggendo pene e sanzioni severe a chi si disinteressasse. Il commesso spiegava che, ad esempio, per Meloscarme si potevano ascoltare musiche misconosciute: lunghe suites strumentali che non potevano fare a meno delle parole, composte da Velma o Jackie O, accompagnavano gli abitanti durante il giorno, mentre ardite malinconie di US Maple o Loren Mazzacane ne conciliavano le notti. Ci sono leggi stravaganti, come quella che vieta ai troppo loquaci di infestare i torpori del primo mattino con inutili ciarle, ma anche disegni coraggiosi, volti a levare tutte le tende che coprono questo Grande Medioevo per farci capire con chi abbiamo a che fare. Ad esempio, la scritta La legge uguale per tutti

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stata cancellata in ogni Corte e sostituita dalla fotografia di una sedia elettrica vuota, intitolata La sedia di Gauguin. Cosa vuol dire? Quando Tiranno vide limmagine di una sedia elettrica pens a Van Gogh che aveva ricordato la fine dellamico dipingendo la sua seggiola vuota; Vincent aveva visto infinite volte Gauguin seduto nel suo studio e lassenza da quel posto rappresentava la sua morte. Comunque, non capisco se questa foto in mostra nei tribunali voglia significare una commemorazione dei morti o una minaccia per chi voglia andare contro la legge. In verit nessuna delle due; lui ha chiamato la fotografia anche le vie dellinganno sono infinite. C davvero un attimo che reca con s la croce, ovvero la morte come presente latente; quando accettiamo di portare la croce, accogliamo la possibilit della fine. Noi reggiamo il fardello della morte perch pensiamo che quando arriver saremo stanchi e appagati della vita, oppure ci coglier quietamente nel sonno. In molti crediamo che, liberi dal corpo, veleggeremo in un grembo di docili acque dolci come carezze. Sopra ogni cosa, non conosciamo il momento esatto in cui moriremo e nelle nostre infinite illusioni possiamo sognare di rimandarlo, magari poco alla volta. Lo Stato allora si arrogato il potere di darci la morte intollerabile, la morte insopportabile, la morte inemendabile; la morte precisa, la morte con una data; la morte che dice domani ti vengo a prendere e domani sar l, oppure dir passer tra sei mesi; non un giorno di pi e, quando sembra che sia trascorso troppo tempo perch si presti fede alla promessa, torna come se niente fosse e ci ricorda lappuntamento.

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Per questo limmagine della sedia limprovvisa e brutale mancanza di ogni cosa, la perdita di ogni riparo. Il giorno gelido e crudo, senza il calore della tenera notte. Padre, perch mi hai abbandonato. Kednaj era entrato in quel negozio preparato a una liturgia lenta e grave, una tradizione leziosa; aveva visto in quel negoziante un cerimoniere di circostanza per lincensato ballo degli orpelli che si sarebbe tenuto la sera seguente. Ora ne usciva come da unauto in fiamme. Nel corso di un incidente stradale di alcuni anni prima aveva vissuto i secondi del tamponamento come uniniziazione: mentre aveva una percezione rallentata dei colpi che lo scuotevano, sent nitidamente un profondissimo tremore lungo la colonna vertebrale. Ne uscirono segreti dormienti che lo marchiarono con tanti inferni dei quali non avrebbe mai pensato di potersi sporcare. Trabocc fuori dalloscena lamiera come si viene esiliati alla riva dalloceano in tempesta. Allo stesso modo lo segnarono le storie sul dittatore; camminava fragile e sfinito, tenendo un sacchetto con dentro il suo costume per lindomani. Pensava frenetico alla sua gamba malandata e al suo muro marcescente. Ogni cosa mi fa male. Gli astri ammorbavano il cielo abbandonato dalle foschie. Guardando la sera in bala delle stelle, Kednaj ne fu terrorizzato e avvert un gran freddo; teneva le ganasce serrate, per trattenere ladrenalina che sentiva sgorgare. Il respiro costretto tra il viso e la maschera, sespanse allinterno lasciando una spiacevole e algida patina. Doveva avere gli occhi sbarrati mentre si domandava se anche gli altri presenti, nascosti sotto i loro costumi, sentissero la paura quanto lui.

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Allestremo nord dello sconfinato giardino che proteggeva e nutriva la dimora illibata, Tiranno. Dagli altoparlanti circondariali partirono screzi di suono ad accompagnare la voce del Principe che recitava la cronaca della tragedia, alternando letture regolari a canti masticati dalle conseguenze ingannevoli. Sulla spiaggia superstite, gruppetti di bambine simbottiscono i reggiseni con manciate di sassolini; intorno a loro, turisti sulle sdraio confabulano e ridono sfrontati ostentando indifferenza per la disgrazia in cui era caduta la penisola. Alle spalle del dittatore, scorreva la proiezione: file di tende allestite per lemergenza accoglievano da un lato i cadaveri delle vittime e dallaltro giacigli per chi continuava i propri festini. I lamenti di chi piangeva i morti si mischiavano ai gemiti rassegnati delle fanciulle compiacenti e la luce dei lumi vegliava sui semi dellepidemia. Una prostituta aveva riempito un bacile con lacqua di mare stagnante in alcune pozze lungo la riva; era il relitto dellonda che aveva sbranato la sua famiglia e che ora restava lunica reliquia su cui piangere. Avrebbe ucciso chiunque avesse profanato ci che laveva uccisa. Il documentario spiegava che, gi nelle ore appena seguenti il maremoto, iniziarono a ribollire le radici degli indigeni, fino ad allora sempre languidi e mansueti. Il petto villoso e gagliardo dei coloni si trov da un momento allaltro in pasto al cuore della colonia, che fece risuonare forte i battiti ricordando il proprio potere. Una sera, dopo la consumazione del caporalato, luomo sciacqu le vergogne del suo orgasmo nel bacile della donna. Sembr che tutti gli abitanti stessero sbirciando

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dietro la tenda perch alla prima coltellata della prostituta ne seguirono centinaia. Il corpo dello straniero fu oltraggiato per tutta la notte. Dal giorno seguente tutto riprese il suo corso. Kednaj seguiva le maschere defluire compostamente dopo lesibizione. I discorsi che sentiva intorno concordavano tutti sul fatto che Tiranno, come ogni anno, volesse spingere i sudditi a ribellarsi; la cosa mai chiarita, il dubbio pi diffuso, era se lui lo volesse per amore del popolo o solo per poterlo punire una volta per tutte. Il giovane Kednaj non aveva capito nulla di tutto questo, aveva solo visto il Principe provare disperatamente a sostituire la vita con larte e gli era bastato. Dopo lo spettacolo si sent costretto a tentare la stessa cosa.

IV
Liberatemi vi prego, voglio mangiare. Io lamo. Le mani enormi e morte, i piedi esageratamente oblunghi, un uomo scarno e angosciato respira con odio. Le catene ai polsi sono strette, da fermare il sangue. Ai lati opposti della stanza stanno il prigioniero e sua madre. Mamma, vedi se riesci a trovare la chiave per aprire questi ferri. Taci, non devono sentirci parlare insieme. Hai promesso di smettere. inevitabile. In fondo, faccio solo pi velocemente e vistosamente ci che gli altri fanno in modo elaborato. Questo lo so ma devi fare attenzione; dovresti sape-

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re ormai che ad essere se stessi si diventa pazzi. Un altro piccolo brandello di carne e poi sto tranquillo. E sia, ora mi avvicino. Lascia tagliare a me. Buona! Mi raccomando, non smettere dingrassare altrimenti di questo passo arriver presto alla polpa. Perch non sfrutti mai tuo padre? Ma lhai visto? Cos stempiato, con quel paio di occhiali goffi e sproporzionati ridicolo come una vecchia civetta. Pi che mangiarlo, avrei voglia di prenderlo a calci. Comunque non stupido come sembra; a volte lo sento dire cose sagge, che non ci attenderemmo da lui. ancora peggio. Niente minnervosisce pi di chi sparpaglia miseramente il cascame del linguaggio, senza neppure provare a spogliare le parole dei loro stracci, senza il minimo senso della tragedia. Va bene, ora per pensa a nutrirti. Billy Hamlod, vestito da marine, salz da una poltrona centrale della prima fila e raccolse gli applausi della sala. La proiezione della sua commedia desordio, Io fatto cos, aveva lasciato tutti soddisfatti. Hamlod era stato rinchiuso in passato a causa dei danni cerebrali rimediati durante gli anni da musicista. Aveva studiato la glass harmonica ed era diventato uno degli esecutori pi scritturati dai grandi teatri dOpera, insostituibile per i direttori dorchestra che volessero dar vita a una vera Lucia di Lammermoor. Dopo ogni serata, Billy rimaneva al buio nel suo camerino fino a che qualche inserviente non fosse arrivato ad accompagnarlo fuori. Quando finiva di suonare, le note di quella trama insana lo aggredivano come un rigurgito; sebbene non si sentisse coinvolto dalla storia della Lucia e addirittura trovasse molte parti troppo leziose, subiva

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tramite il suo strumento una specie di metempsicosi per cui diventava succubo inesorabile della pazzia messa in scena. Non si trattava di suggestione, piuttosto di una patologia del sensuale; la musica gli avvelen il sangue, infiltrandosi come un arsenico. Si trov a barcollare per i pascoli della solitudine. Non poteva pi avere a che fare con nessuno, fraintendeva ogni frase. Sembrava che i suoi sensi non fossero in grado di distogliersi dalla frequenza vertiginosa con cui si sintonizzavano quando suonava. Oramai voleva solo strapparsi quel canto dagli occhi. Fin per credersi cieco, tanto da pretendere un accompagnatore e il riconoscimento dellinvalidit. Iniziarono i manicomi e poi finirono. In quei mesi si decise a riacquistare la vista; inoltre impar a scherzare, divent affabile e divertente. La casa di cura dove fu rinchiuso Hamlod si trovava a Malgrado. Il Principale Andazzo sfruttava volentieri la reclusione, specialmente nei periodi di mora dattori, in quanto chi veniva poi dimesso non necessitava pi di rappresentazioni: cessava dessere un folle e diventava un idiota. La struttura che ospitava i matti era divisa in piccoli appartamenti; ogni malato aveva il suo e due infermieri vivevano con lui nelle vesti di genitori. Veniva riprodotta quanto pi fedelmente possibile la vita familiare, soprattutto si dava grande importanza allaffetto morboso da cui dovevano essere sommersi i pazienti. La terapia garantiva risultati ottimali, non essendoci tra quegli esseri deboli alcuno che sapesse resistere alloppressione domestica; in breve tempo i pazzi perdevano ogni

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luce selvatica e si riducevano ad allegre macchiette che trasformavano in giochi innocui ci che prima era il loro genio. Una volta uscito, Billy rub un carretto a un venditore ambulante di bibite e panini; port via anche un megafono a un arrotino. Prese a girare per la citt berciando poesie ora incomprensibili, ora patetiche. Anima tremebonda, che fuggi il miracolo perch impietoso, che rifiuti la perla perch ti annichilisce. Tiranno entr in sintonia con un quintetto darchi che si sforzava di farsi piacere da qualche settimana. Aveva una predilezione per i quintetti jazz, specialmente per le composizioni pi ardite, in quanto riusciva facilmente a godere di ognuna delle cinque differenti strade prese dai musicisti. Con i quintetti classici, invece, non aveva fortuna; si trattava di una bellezza e di un piacere cos palesi, miliari, da farlo desistere dal godimento. Veniva scoraggiato dalla linearit. Non si ricordava bene se le parole urlate da Billy Hamlod precedettero o accompagnarono lascolto del disco, ad ogni modo quel pomeriggio il dittatore le associ alla comprensione del brano. Questo gli diede loccasione dinteressarsi a chi le aveva pronunciate, agli anni trascorsi sul palco e ai mesi passati in manicomio, si procur testimonianze di colleghi e relazioni mediche. Leggendo, apprese che la libert per i rinchiusi veniva data in seguito al giudizio degli Spasimanti, i devoti alla madonna di Malgrado, che si riunivano a scadenze fisse in unarena e, dopo aver esaminato i degenti, decidevano chi doveva uscire e chi restare ancora.

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Erano uomini oltremodo frustrati dalla povert materiale a cui faceva seguito anche la miseria spirituale, perch in quella citt le cariche religiose potevano essere ricoperte solo da persone sufficientemente libere dalla schiavit del denaro; per questo motivo, gli Spasimanti erano ritenuti adatti a riconoscere e soprattutto a sorvegliare un autentico pazzo; non gli avrebbero mai permesso di mostrarsi liberamente per la citt, invidiosi comerano della sua follia. Tiranno scopr anche che, quando il poeta ambulante fu esaminato, inizialmente gli fu negata la libert a favore di un pericoloso maniaco che aveva tentato di uccidere i due medici che lo accudivano e solo lintervento di un importante psichiatra di nome Motash pot faticosamente ribaltare il verdetto. Quanto accaduto convinse il dittatore che del cristallo brillava ancora dentro Billy, il quale allo stesso tempo doveva essere diventato abbastanza malleabile, altrimenti nessuno lo avrebbe dimesso. Tiranno cercava da tempo qualcuno la cui sensibilit fosse una docile e invertebrata refurtiva delle capricciose razzie dellArte, come il mare preda della luna. Il poeta poteva essere il sicario di cui aveva bisogno; nel mentre gli commission un paio di cortometraggi e una commedia ispirati alle sue poesie. Il giovane Kednaj vide Hamlod la sera della prima e ne riconobbe immediatamente il riflesso argenteo dellepidermide, esclusivo retaggio di ogni celebrit. Anche lui voleva meritare quellaura. Era consapevole di non esserne in grado; pativa la schiavit dei bisogni, era riverente verso i codici della buona convivenza e inoltre si lasciava distrarre dalla realt. Aveva migliaia di dischi, senonch molti di essi erano

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rimasti muti: continuamente si procurava musica per poi trascurane una buona parte. Per Kednaj non si trattava di una comune brama di possesso, del resto legittima per ogni essere umano degno di tale nome, la quale poi si accompagna volentieri a un altrettanto giustificabile vuoto interiore. Copiose nebbie scorrevano per i chilometri delle vene rabbiose, cullandone il sangue scalpitante. L accidia faceva da smaliziata nutrice alla sete incostante. Inerte, differiva lincontro, non per il malinteso secondo cui si appagati solo nel desiderare, ma perch si vuol star lontano da quel che si ama, custodendo il tormento della devozione. Si trattava, in definitiva, di un pudore iconoclasta; se, ad esempio, capitava nella citt che aveva sempre voluto visitare, mai si recava nei luoghi tanto desiderati, ma si fermava a sognarli in una camera a poca distanza da essi. Quando inizi la pratica dellarte fu perduto. Aveva intuizioni di grande bellezza, ma non le fissava perch aveva fame, era pigro, dun tratto pensava ad altro. Nella speranza che un qualsiasi incidente potesse slegarlo dallarida somma dei suoi pensieri, ide un calvario che, se messo in atto tutti i giorni, avrebbe dovuto provocare le sperate alterazioni: chiam questa pratica Pentametro dellAfflizione. Per prima cosa, andava e veniva dalle stanze della casa parlando ad alta voce come a fingere litigi o conversazioni brillanti; quando si ritrovava sudato per la fatica del camminare forsennato e senza fiato per le discussioni inscenate, si faceva un bagno gelato e rimaneva fradicio. Subito dopo si feriva con cocci di vetro, oppure sali-

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va su un tavolo dopo aver raggruppato alcune sedie poco lontano e si gettava su di esse dallalto. Usciva poi nel piccolo giardino, infilava la testa tra i rovi e, quando sentiva le spine iniziare a ferirgli le tempie e la fronte, manteneva la posizione per qualche minuto. Infine, non del tutto asciutto dopo la doccia, si serviva di una carrucola per arrampicarsi fino al piano di sopra, dove si metteva a cavalcioni sul parapetto del balcone finch non era costretto a scendere a causa del freddo, della fame o dellarrivo del vicino di casa. Sfortunatamente, anche durante questi esercizi, perdeva la concentrazione o simmedesimava troppo in quello che stava facendo, non ottenendo cos alcun risultato. Cerano momenti in cui riusciva a concentrarsi sulla sua volont. Doveva sbronzarsi e andare a letto non prima delle sei del mattino per svegliarsi intorno alle undici; in quel modo restava tutto il giorno e, se era fortunato anche la sera, in uno stato di grazia dove si autodisciplinava con grande lucidit. Tenne questabitudine per quasi un mese, si procur scorte di vino e si chiuse in appartamento concedendosi sporadiche passeggiate notturne. Durante una di queste, fin per sedersi sulla ghiaia di un viale, poco distante da una lunga auto nera che aspettava a motore spento laprirsi di un cancello probabilmente bloccato. Forse ci vorrebbe un avvenimento sontuoso, magari una disgrazia come la morte improvvisa di un genitore, o meglio di entrambi. Tutti accorrerebbero al funerale per abbracciarmi e consolarmi, mentre io mi mostrerei forte di un sorriso sereno e mi pascerei virilmente del lutto. Allora s che potrei aver diritto a una vera ispirazione. Kednaj stava invocando ad alta voce una Musa efferata,

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la sua era una preghiera terribile innalzata a qualche mostro. I fari dellauto si accesero, illuminando sciami di polveri che abitavano laria. Allinterno, Tiranno aveva ascoltato. Per favore, non possiamo ignorare le gracili urla di questanima sporca di terra; ogni riva anela lo schiumare dellonda. Senti figliolo, non bisogna intromettersi troppo; siamo in un terreno pericoloso. Una volta ti limitavi a piangere sui sogni disperati della gente comune; certo, ti toglieva energie ma era sempre meglio che decidere di esaudirli. L unico dovere di un Principe quello di aiutare chiunque voglia divorare i veli della vita. Vi prego, chiamiamo il mio nuovo assassino, avvisiamolo che dovr esordire prima del previsto e con un doppio delitto. Come credi, daltronde ora sei tu al potere. Billy Hamlod si mise a ripassare in fretta i passi principali degli appunti ricevuti dal suo mecenate contenenti i dettagli del suo primo incarico, cercando nel frattempo di allacciarsi gli anfibi, stretto comera nella sua divisa militare. La poetica del cannibalismo di cui era intrisa la sua commedia si stava rivelando una premonizione dellenorme pasto che si sarebbe consumato di l a poco. I commensali invitati a questo banchetto esemplare erano chiamati semplicemente a celebrare il sacrificio strisciante che quotidianamente si compie in ogni casa. Nutrirsi della propria famiglia lentamente, un morso alla volta, piuttosto che mangiarsela in un solo boccone non fa differenza: ogni giorno si cannibali dei nostri cari. Carne alla carne. Hamlod usc di casa, preparato al vero debutto ma

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ancora incredulo del suo destino. Qualche mattina dopo la camminata notturna che aveva spinto Kednaj fino ai paraggi del palazzo dittatoriale, nellalzarsi, il giovane fu spaventato da uno strano male alla gamba; tutta la parte sotto il ginocchio aveva improvvisamente un colore innaturale, fiorito nella notte. Mentre cercava il numero dellemergenza medica, squill il telefono: parl una voce calma e scortese. Pronto, la Questura di Malgrado; la informiamo che, nella giornata di ieri, lappartamento di sua propriet ha riportato gravi danni al suo interno a causa di un allagamento provocato dalla rottura di un tubo passante per il muro del corridoio. pregato di presentarsi presso la sua abitazione non oltre questa sera per le perizie. La comunicazione fu chiusa prima che Kednaj riuscisse a dire qualcosa. Si vest, pensando di farsi visitare la gamba allospedale di Malgrado una volta sbrigata la faccenda con la Polizia. Usc di casa e la realt gli sembr di cartapesta. Da diverso tempo era ormai assente alla luce del giorno; le sue aspirazioni, pianificate con lalcool e la notte, evaporarono al chiarore del pomeriggio feriale come vampiri al sole. La musica goduta in solitudine imbruttisce quando la si ascolta in mezzo ad altre persone. Si sent ridicolo, senza un vero progetto, senza un vero talento artistico. Era ancora dubbioso se la verit fosse la comune sobriet di quel giorno o la desolata ebbrezza della sera prima, comunque era convinto di abbandonare o quantomeno rimandare le sue intenzioni. Forse a causa del forte calo di temperatura, la gente di Meloscarme pareva andare pi veloce del solito; il

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viaggio in corriera e treno per Malgrado trascorse anchesso in un attimo. La parete si era sbriciolata sotto la pressione dellacqua, mostrando unintercapedine insospettabilmente spaziosa. Mentre i periti finivano di discutere sulla relazione, Kednaj vi entr. A stento fece due passi che, guardando davanti ai suoi piedi, vide linterstizio propagarsi verso il basso sconfinando dal livello del pavimento. Voleva scendere in qualche modo a ispezionare quando il ginocchio malato cedette dimprovviso e il giovane Kednaj croll, perdendo i sensi ancora prima di sbattere il corpo in terra, talmente violenta era stata la fitta alla gamba. I due cadaveri dilaniati non emanano alcun odore. Se non fosse per il sangue, sembrerebbero una coppia di fantocci. Ho sentito dire che i morti iniziano a puzzare soltanto quando lanima si separa definitivamente dal corpo. Due infermieri confabulavano ai piedi del letto di Kednaj, a cui era stata appena fermata la cancrena. Si svegli il degente, tra le parole che aleggiavano nel dileguarsi dellanestesia. Appena vide gli occhi schiudersi, il poliziotto scans i paramedici e sedette di fianco al letto. Quando fu sicuro dellattenzione del malato, inizi a bisbigliare al suo orecchio: I suoi genitori sono stati ritrovati privi di vita allinterno del muro di casa sua. I segni del dolore nei volti e i morsi in corrispondenza delle varie amputazioni riscontrate, lasciano pensare che siano stati sbranati vivi. Le gi stato prelevato il calco dei denti; lo abbiamo

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confrontato e il risultato ha dato esito positivo: lei si nutrito di suo padre e sua madre. Lei stato condannato a perdere la gamba sinistra, per la quale abbiamo proibito ai medici ogni cura. Le vietiamo inoltre luso di una qualsiasi protesi. Per quel che riguarda la precedente sentenza desilio, stata modificata con una condanna agli arresti domiciliari. Lei non lascer pi Malgrado. L agente accarezz pietosamente la testa del condannato e lasci la stanza. Kednaj fu dimesso poche ore dopo. Non ricordava nulla di ci che gli era accaduto; custodiva solo le parole del poliziotto, che risuonavano come una liberazione, una rivelazione prima di un lungo viaggio. Era notte, alla porta del suo appartamento erano stati apposti i sigilli. Ora doveva procurarsi un domicilio dove marcire. Trov Holanis Vecca seduto al solito tavolo del bar di fronte lagenzia marittima, meta scelta quando pioveva o faceva troppo freddo per occupare il muro del pianto. Salutandosi, provarono a nascondere luno allaltro la greve intensit dei loro sguardi senza riuscirci. Vedi le acquose impronte lasciate da ogni bicchiere sui tavoli di legno? Per me, rimangono lunico segno di vita tangibile. Quando le guardo so che qualcosa cera al loro posto; sia stato dolce o agro, abbia portato odio o allegria, passato da me. E mi ha dissetato. Puoi procurarmi una sistemazione? Sicuro. Il faro dismesso mi appartiene; lo usavo per lo pi come magazzino e cantina ma infestato da gabbiani che non permettono a nessuno di avvicinarsi alle botti, essendosi assuefatti al contenuto. Vuoi dire che ti bevono il vino ?

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Ne vanno matti. Comunque non cos male, a parte le bestie molto tranquillo; nelle vicinanze c solo una vecchia casa e lunico rumore che fa il proprietario sbattere le persiane un paio di volte al giorno. Il giovane Kednaj prese le chiavi e si alz aiutandosi con il bastone. Mentre era diretto al faro, pass davanti al Teatro di Malgrado; la porta era stranamente aperta e decise di entrare, segu nella penombra le indicazioni per la platea, finch vi giunse trovando il cuore del teatro perfettamente illuminato. Si ricordava di aver sentito che il Feto viveva in quel luogo, ma non era nervoso; voleva solo godere della sala a sua disposizione. Dopo qualche minuto, sul palco si fece buio. Kednaj vide entrare una luce dalle quinte. Una luce amorevole, cos amorevole. In lacrime la fiss. Poi le volt le spalle e se ne and. Lunga la notte che mai trova il suo giorno.(2) Le parole dimenticate che da sempre lo braccavano tacite, il cui significato voleva essere dangoscia per lattesa che teme di non vedere mai lazione, lo accoglievano ora fra le loro braccia indulgenti. Sent lirrequieto anlito rasserenarsi e promettere che sarebbe rimasto suo eterno fratello, perch solo lui gli era affine. Il resto era strada che scorreva nel buio, sotto i fari di una guida sicura come la notte che deraglier ad ogni soglia del giorno.

Atto IV scena III del Macbeth di William Shakespeare. Nel testo originale: the night is long that never finds the day.
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MORTE DI UNA PREFAZIONE

Il santo si stiracchiava, appollaiato sul suo trespolo. Una fioca litania lo chiamava in causa. Man mano che il suo nome, insieme ad altri, veniva pronunciato, calava un chiodo dalla volta ammezzata a serrare il coperchio battesimale. Il cielo, percorso da preghiere deboli come fossero accenni di tuoni da temporali sperduti, somigliava a un imponente salone di lignaggio arcaico, farcito fino allo scoppio con masserizie decadenti. Angeli e beati accatastati a perdita docchio arredavano letere, mobilia in radica e palissandro, poltrone di robusto velluto con spalliere intarsiate a grifoni e viticci, poggiatesta intagliati su divani foderati con fantasie di ciniglia, librerie di ciliegio e armadi a battente, canterani e lavamano in ottone e ferro battuto, tabacchiere e candele tra drappi ed arazzi, lampade a goccia e tendame alluncinetto, scendiletto e passatoie, tappeti di Smirne. Tutta lanticaglia barbuta si tramandava di omelia in omelia. Gli incensieri dei fedeli ne accompagnavano le trame, come sigari poderosi fumati da eminenti generali. Il santo, ancora preda della sonnolenza, seguiva la distante liturgia che invocava il suo appoggio; scorgeva il prete che, con un sorriso trasognato, iniziava un bambino di circa otto anni al primo sacramento.

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Il bimbo tremava per il freddo e si dimenava sempre pi vistosamente, scacciando le mani dei genitori posate sulle sue spalle e quella dellofficiante calata sul suo capo. Sentiva per la prima volta incollarsi sulla pelle un senso di aggregazione e di normalit; nello stesso istante avvertiva la sua parte innocente e selvaggia, unico angelo custode fino ad allora, allontanarsi. Voleva seguirla, ma ora il padre e la madre lo sgridavano per le sue bizze mentre uno zio lo distraeva con qualche regalo; rimase cos intrappolato tra soffitti e colonne gremiti di anime imbalsamate, nuovo membro acquisito dallossario. Oramai il santo, sincerato del buon fine della funzione, poteva tornare al riposo. Il fanciullo sal bagnato e bisunto sul sedile posteriore dellauto, scortato dai lampioni ai margini della via. Al termine del viale la macchina accost per far salire un cugino del piccolo Kednaj che aveva bisogno di un passaggio fino alla stazione ferroviaria; un cugino pi grande, aveva trentanni. Si sistem dietro e prese a leggere un libro che aveva con s. Cosa leggi? Una tragedia, ossia una storia. Nel punto in cui sono arrivato si parla di nobili scozzesi che si preparano ad affrontare chi aveva ucciso il loro vecchio re. Vivono la vigilia della battaglia e pare loro unattesa interminabile. Fece una pausa e spieg al cuginetto: Le notti che precedono giornate importanti sembrano non avere mai fine. A me piace loscurit, mi sento al sicuro. Non capisco perch gli altri bambini hanno paura del buio. In effetti, era confuso. A sentir parlare il cugino o quei

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nobili, la notte doveva essere terribile, mentre lui vi si era sempre sentito in pace, come in quel momento. Proprio allora, per, ripens alla cerimonia ed ebbe la certezza che da quel giorno in poi non sarebbe pi stato lui a vivere la sua vita ma qualcun altro; forse il prete, i suoi genitori o qualcuno tra i santi che volteggiavano sulla chiesa, ma non lui. Chiss quanto avrebbe dovuto aspettare prima di rivedere ci che se nera andato l dentro; forse avrebbe dovuto cercarlo durante la notte e lasciare il giorno agli altri. Era molto stanco, mentre si addormentava sent concordare: S, un bambino buono. No, non sono buono bisbigli nel chiudere gli occhi.