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Prima vengono le lacrime, a ammorbidire il sangue raggrumato sull'asfalto.

Poi viene la pioggia, a lavare via ogni traccia visibile della strage. Infine arriva il tempo, a cancellare anche il ricordo, a verginare la mente. * Vieni qui. Siedi al mio fianco. Guarda:
Lentamente, per favore

Appena ti scorgo che mi osservi non ti muovi, idea. Rimani impietrita, fatta statua dal mio sguardo di serpente. Ma come sbatto le palpebre svanisci, e io rimango fermo e solo a pensare al modo in cui ti ho persa, senza nemmeno ricordare quanti occhi hai. * C'e' una Stalingrado nel mio lato piu' notturno.

UNO
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Le poesie che leggevo in te ero io che le scrivevo. Te nemmeno esistevi. Te ero io. * ''Ho paura di non capirti.'' ''Non ho capito.''

Piove... Che agghiacciante ironia! * Lontano dal fragore di battaglia scoprire con sconcerto la tragica armonia del battito di un cuore. * Delle mie emozioni sono preda e genitrice. C'e' un senso di candore nell'avido sbranarsi.

In copertina: Paul Klee, Tragedia, 1932

''Grazie.''

FEBBRAIO 2011
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M.01

Una parola fuori posto a volte cambia tutto.


Manca un fine, un senso, perfino un dio da bestemmiare.

Non c'e' niente di nuovo e non c'e' niente di bello.


Ci fosse, almeno, qualcosa di giusto C'e' un senso di vertigine rannicchiato nell'istante fra il mio labbro e il tuo respiro. C'e' un pizzico di nero, li', da qualche parte. * Guardare il mondo da un anfratto come questo. E' freddo e angusto. Il mondo, intendo.

E' come invocare aiuto, ma farlo sottovoce. Del resto e' colpa tua se non conosci le mie lacrime. * C'e' una nota di infinito che brilla in superficie su tanto rumore di fondo. Un tocco d'universo, un attimo di vita.

In fondo siamo in guerra. In fondo e' colpa mia.


Va bene: spara. * E' un silenzio ammutolito il mio letto di vilta'. Le parole mi perseguitano e non ho il vestito adatto.

(o una ragione migliore per scrivere poesie).


* Ho gli occhi tristi e piango in superficie. Ma rido, rido negli abissi! Gocciolo sangue. Il nero mi dona.

Se mai di me doveste dare un'immagine, vi prego: disegnate un punto, un punto solamente. Fatelo nero su un foglio bianco. Ecco, io sono quel foglio bianco. * La lama piu' affilata nella mano piu' gentile. Il mio nobile suicidio.

Non e' rimasto niente a cui voltare [ le spalle. Finiranno, le mie contraddizioni, nella stretta di due ciglia, nel logico incontrarsi di fame di se stessi e pretesa di infinito. * Si insinua, la notte, e impassibile rigetta la tranquillita' che il giorno luminoso ha infuso in me. Sono calici stranieri e fragili tragedie sopra un cielo senza stelle. (Dimmi: sai contare fino a due?) Chissa' se riusciremo ancora a [ camminare, schivare allegorie, blandire cicatrici. (Il dolore e' il piu' bel dono che un [ uomo possa ricevere, e il peggiore che sappia fare.) Chissa' di quale materia sono fatti [ i ricordi. Chissa' se saremo ancora bravi a [ distillare dalle oscenita' le nostre [ idee. (Il buio odora di rugiada, e la nostra specie deve estinguersi.)

Non ho mai saputo regalare fiori che non fossero di plastica. (Ho appena vent'anni e sto gia' invecchiando male.)

(In fondo non si puo' morire in piedi.)