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Lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino, davanti alla cattedrale di Comiso, la citt dove nacque nel 1920 e dove mor

nel 1996

GAETANO SAVATTERI

veva fatto morire Giuf. Gesualdo Bufalino aveva preso lantica maschera siciliana, ereditata dagli arabi, tramandata in molte storie diverse, ma sempre segnate dalla figura senza et di questo sciocco capace di furbizia, di questo saggio dissacrante e irriverente, e ne aveva decretato il decesso. Bufalino aveva fatto morire Giuf - pigro, ladro e cinico - in un giorno preciso: il 6 maggio 1906. Il lungo ciclo dello sciocco, come lo aveva definito Italo Calvino nelle sue Fiabe italiane, cos trovava epilogo nel sera in cui un Giuf ormai vecchio e stanco, ma sempre intorpidito dalla fame che costante ossessione della sua vita, con una gallina appena rubata stretta al petto, scappando via dal pollaio, finisce al centro della strada. E l viene accecato da due fari improvvisi, sbucati da dietro una curva: Giuf instupidito dal terrore, corre incontro alla luce, incontro al gran rumore di ferraglie. Corre incontro al diavolo a braccia aperte, finch sente limpatto e lo schianto. Era il 6 maggio 1906, giorno della prima Targa Florio, ma Giuf che ne sapeva?. A rileggerlo adesso, in quel racconto del 1986 affiora la paura, quasi un presentimento, dello stesso Gesualdo Bufalino, uomo senza patente, leggermente affascinato e molto spaventato dalle velocit delle auto. Dieci anni dopo aver descritto la morte di Giuf, Bufalino moriva in un incidente dauto, sulla quale viaggiava da passeggero, in una strada tra le campagne delimitate da muretti a secco della provincia di Ragusa, nel percorso tra Vittoria e la sua Comiso, la citt dove era nato e dalla quale non si era mai spostato. Se la morte di Giuf immaginata da Bufalino voleva segnare la fine dellepoca delle favole e dei miti, travolte dalla modernit, in quel 14 giugno del 1996 con la morte di Gesualdo Bufalino scompariva una figura di scrittore, studioso e intellettuale espressione di unItalia e di una Sicilia che non c pi. Bufalino era luomo che pur avendo letto tutti i libri, come diceva di lui Leonardo Sciascia, restava

Bufalino, luomo che aveva letto tutti i libri


Cos Leonardo Sciascia definiva lo scrittore siciliano autore della Diceria delluntore. Torino oggi lo celebra
Al Circolo dei lettori ReadingdiAnnaBonaiuto
n Si apre oggi al Circolo dei lettori

di Torino una tre giorni, curata da Vincenzo Pirrotta, con mostre e letture dedicate allopera dello scrittore siciliano Gesualdo Bufalino. Alle 18 ci sar la presentazione delliniziativa che vede il coinvolgimento della Fondazione Bufalino. Alle 19,30 si apre la mostra Gesualdo Bufalino e il vizio della scrittura, alle 21 ci sar un reading di Anna Bonaiuto. Domani sera sar la volta di Luigi Lo Cascio e gioved di Isabella Ragonese. Informazioni sui biglietti sul sito www.circololettori.it

ancorato al percorso quotidiano della piccola provincia meridionale - la biblioteca comunale, la piazza, il circolo, la partita a scala quaranta con gli amici, le sfide a ricordare antiche poesie dalla quale affacciarsi sul mondo. E il mondo di Bufalino era quello raccontato dai libri: dizionari, volumi antichi, edizioni rare, autori minori, atlanti geografici, poeti stranieri. Al centro, la Sicilia isola plurale, come la definiva lo stesso Bufalino. Perfino nel nome - Gesualdo - questo scrittore segaligno, con il profilo da uccello, i modi da galantuomo di paese e lironia accesa nello sguardo, portava i segni di una Sicilia di un altro tempo, di unaltra epoca. Uscito tardi allo scoperto, solo dietro le pressioni di Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio, aveva pubblicato il suo primo romanzo Diceria

delluntore a sessantun anni. Una rive- me Giuf, Bufalino sapeva essere canlazione che aveva conquistato il Pre- dido. Se Sciascia sosteneva che Giuf mio Campiello. Sciascia e leditrice Sel- era un lontano, remoto antenato di lerio, che gi gli avevano commissiona- Candide, Bufalino poteva sicurato un piccolo saggio, avevano scom- mente esserne il pronipote. Perch messo tra di loro che di certo quel pro- pur avendo letto tutti i libri, pur rimafessore di Comiso doveva avere un li- nendo lontano dalla figura dello scritbro nel cassetto. Cos era, infatti. Un tore impegnato, Bufalino non era romanzo scritto anni prima, riveduto e n cinico n rassegnato. Al giornalista corretto e destinato forse a non uscire che lo aveva raggiunto dopo lomicidio mai dallo studio affollato di libri dove di Salvo Lima, aveva detto di non vofiltrava dalle imposte socchiuse il sole ler commentare luccisione a Palermo duro e forte del Sud-Est della Sicilia. delleurodeputato democristiano da Occasioni mancate, ritrosia e pudo- sempre in odor di mafia. Non per vilre, un certo orgoglio che a volte tralu- t, ma per rivendicare il diritto di non ceva dietro la cortesia antica, avevano commentare la morte di un potente lasciato il manoscritto a ingiallire. Ma massacrato da Cosa Nostra. Non dila causa era anche una precisa conce- menticava infatti di ripetere: Tutte zione del romanzo, magari portata ad le regioni sono infelici, ma la Sicilia alibi per giustificare rinvii e indolenze. un po pi infelice delle altre. Io credevo (e in qualche modo ancora Non aveva mai lasciato Comiso, percredo) - spiegava fino dopo il succesBufalino nel 1984 ai I SUOI CONSIGLI so letterario. Le giovani redattori Ai giovani diceva di fare mattinate a ileggere del foglio cittadino a studiare, pomeMalgrado tutto, come Ulisse, lasciare la Sicilia riggi al circolo, il per tornarci dopo dieci anni cerchio di amici di pubblicato a Racalsempre. Per ai ramuto, il paese di Sciascia - nellopera perfettibile allinfi- gazzi siciliani che gli chiedevano cosa nito, lopera cio che cresce su se stessa fare, se lasciare o meno la Sicilia, replie che finisce soltanto con la vita dellau- cava cos: Io suggerirei la fuga e il ritore. Si capisce che in unidea simile la torno. Bisogna fuggire per imparare pubblicazione diventa un incidente di che si deve ritornare. In definitiva, la percorso. Nel momento in cui lopera vecchia parabola di Ulisse. Starsene viene pubblicata si raggela, diventa un dieci anni ad assediare una Troia imprendibile, prenderla, vagare per dieci cadavere consegnato ai lettori. La pubblicazione come morte del li- anni attraverso tutti i mari, conoscere bro. Ma quella frase era detta con una le sirene, gli amori, gli incantesimi di malizia degli occhi che, nella decodifi- Circe, conoscere Nausicaa e ritornare ca delliperbole siciliana, svelava una poi a Penelope, cio al ventre della movanit dissimulata, un piccolo scherzo glie. In questo caso al proprio paese, linguistico in cui le cose finivano sem- nella propria terra. La saggezza di chi, pre per essere leggermente diverse pur non essendo mai uscito da Comiso, da quel che sembravano. Eppure, co- conosceva tutte le terre e tutti i mari.

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