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DallEconomia di Comunione nella Libert: primi spunti per una strategia di aiuto allo sviluppo capace di reciprocit M.

Licia Paglione Dottore di ricerca in Scienze Sociali: teorie, applicazioni e interventi Universit G. dAnnunzio Chieti-Pescara (Italia) liciapaglione@yahoo.it La distribuzione dellaiuto lultimo anello della catena [] ma un anello cruciale, che contribuisce a dare significato a tutto il resto. (Gui 2003, p. 11) Il momento del ricevere costituisce il punto critico. Gli effetti negativi pi importanti del dono si collocano in questo secondo momento, che determinante e definisce la piega che prenderanno lintero ciclo e gli altri momenti. (Godbout 2008, p. 199) Riassunto Larticolo si inserisce in un pi ampio dibattito riguardante le strategie di aiuto per la riduzione della povert e, in particolare, il loro potenziale pericolo di alimentare il fenomeno dellassistenzialismo, che intrappola i poveri in una condizione di inferiorit e dipendenza (Moyo 2010) non solo e non tanto economica, ma anche e soprattutto psicologica e sociale. Larticolo si sviluppa focalizzando lo sguardo su un caso di studio specifico, lEconomia di Comunione nella Libert (EdC), un fenomeno socio-economico che, per la priorit data alla riduzione della povert, pu essere guardato come un particolare fenomeno di lotta alla miseria e di aiuto allo sviluppo, nato nel 1991 in Brasile per iniziativa del Movimento dei Focolari (MF) e oggi diffuso in tutto il mondo, coinvolgendo pi di 680 imprese che scelgono di condividere i propri utili allo scopo di contribuire a ridurre la povert, in vista dellobiettivo pi ampio di creare una comunit umana pi unita e fraterna, secondo il modello delle prime comunit cristiane. LEdC in questo lavoro osservata, a partire in particolare dallultimo anello della catena (Gui 2003, p. 11), la distribuzione degli aiuti ai poveri realizzata nel suo sistema, nellipotesi che, negli anni, abbia dato vita ad una peculiare strategia di aiuto, immersa (Polanyi 1974 [1944]) in una specifica prospettiva religiosa e culturale (quella del MF), conosciuta come spiritualit dellunit o di comunione, che, dando ampio valore alla creazione di legami fraterni tra le persone, riesce a generare una strategia di aiuto allo sviluppo che sfugge il rischio di assistenzialismo ed, al contrario, promuove uno sviluppo integrale delle persone aiutate, fornendo, pertanto, elementi utili a delineare un modello di aiuto economicamente efficace e socialmente egualitario e umanizzante. Obiettivo dellarticolo , pertanto, analizzare, nella prospettiva della sociologia economica e alla luce delle categorie offerte dal Paradigma del dono (Caill, Godbout), la strategia di aiuto realizzata nellEdC e i suoi effetti, evidenziandone gli elementi specifici e delineando, a partire da essi, una prima bozza di Modello di Linee-guida per un Dare di Comunione, in linea con la pi ampia prospettiva spirituale e culturale in cui immersa. Parole-chiave: aiuto allo sviluppo, povert., reciprocit, dono, Economia di Comunione Abstract This article is part of a wider debate concerning the strategies to reduce poverty and, in particular, their potential danger, the phenomenon of dependence, which traps the poor in a state of inferiority (Moyo 2010 ) not only economic, but also and above psychological and social. The article analizes a specific case-study, the Economy of Communion in Freedom (EoC), a socio-economic phenomenon that, for the priority assigned to poverty reduction, can be observed as a peculiar phenomenon of struggle against poverty and promotion of development. The EoC was born in Brazil in 1991 by an initiative of the Focolare Movement (FM) and nowadays spread all over the world, involving over than 680 companies that choose to share their profits to the finality to help reduce the poverty, aiming to create a more united human community, ispired to the model of the first Christian communities. The EoC has been observed in this work, focusing on the last link of the chain (Gui, 2003, p. 11), the distribution of aid to the poor, assuming that, over the years, the EoC actors developeded a typical aid strategy, embedded (Polanyi 1974 [1944]) in a specific cultural and religious

perspective (MF), known as spirituality of unity or of communion, which gives ample value to the creation of brotherly bonds between people, escapes the risk of dependence and promotes, conversely, an integral development of poor. In this way the EoC provides useful elements to define an aid strategy economically efficient and socially egalitarian and humanizing. The aim of the article is, therefore, analyzes, from the perspective of Economic Sociology and using the categories offered by the Paradigm of the gift (Caill, Godbout), the EoC aid strategy and its effects, outlining from the specific elements a first draft of "Guidelines for a Giving of Communion", according to the broader cultural and spiritual perspective in which the EoC is embedded. Key words: development aid, poverty, reciprocity, gift, Economy of Communion Resumo O artigo parte de um mais amplo debate sobre as estratgias de ajuda para reduzir a pobreza e, em particular, sobre os seus perigos potencial de alimentar o fenmeno do assistencialismo, que aprisiona os pobres em um estado de inferioridade e dependncia (Moyo 2010 ), no s econmica, mas tambm e sobretudo psicolgica e social. O artigo enfoca um caso de estudo especfico, a Economia de Comunho Liberdade na (EdC), um fenmeno scio-econmico que, para a prioridade dada reduo da pobreza, pode ser considerado como um fenmeno peculiar de luta contra a pobreza e da ajuda ao desenvolvimento. A EdC nasceu no Brasil em 1991 por iniciativa do Movimento dos Focolares (MF) e agora est difundida por todo o mundo, envolvendo mais de 680 empresas que optam por partilhar os seus lucros, a fim de ajudar a reduzir a pobreza, tendo em vista a toda a criao de uma comunidade humana mais unida e fraterna, de acordo com o modelo das primeiras comunidades crists. A EdC foi observada neste trabalho, comeando, em particular, do "ltimo elo da cadeia" (Gui, 2003, p. 11), a distribuio da ajuda aos pobres, assumindo que os atores da EdC, ao longo dos anos, desenvolvero uma estratgia de ajuda imersa (Polanyi 1974 [1944]) em uma especfica perspectiva cultural e religiosa (do MF), conhecida como espiritualidade da unidade ou comunho, que, dando grande valor a criao de laos fraternos entre as pessoas, escapa o risco de bem-estar e, ao contrrio, promove o desenvolvimento integral das pessoas ajudadas, fornecendo, portanto, elementos teis para construir uma strategia de ajuda economicamente eficiente e socialmente igualitrio e humanizador. O objetivo do artigo , portanto, analisar, a partir da perspectiva da Sociologia Econmica e luz das categorias oferecidas pelo Paradigma do dom (Caill, Godbout), a estratgia de ajuda elaborada pela EdC e os seus efeitos, destacando os elementos especficos, e, a partir deles, um primeiro esboo de "Diretrizes para um Partlhar de Comunho", de acordo com a perspectiva cultural e espiritual mais ampla em que a EdC est imersa. Palavras-chave: ajuda ao desenvolvimento, pobreza, reciprocidade, dadiva, Economia de Comunho 1. Strategie di aiuto allo sviluppo e i loro rischi relazionali Nel dibattito contemporaneo riguardante le strategie di aiuto allo sviluppo, sempre pi emerge lattenzione verso alcuni loro fallimenti e aspetti dilemmatici. Sebbene, infatti, la situazione delle disuguaglianze e delle povert nel mondo sia molto cambiata e alcuni Paesi, fino a pochi anni fa considerati in via di sviluppo, siano oggi tra quelli in maggior crescita economica, altri Paesi, in particolare dellAfrica, restano ancora segnati da livelli di povert inaccettabili. Si vede, da ci, che, negli anni, gli aiuti allo sviluppo abbiano avuto esiti divergenti, generando, accanto a risultati positivi, alcuni effetti perversi, e, tra essi, in particolare, la dipendenza dello sviluppo di alcuni Paesi dagli aiuti ricevuti. In tal senso alcuni autori arrivano a dire che un aiuto, che dovrebbe essere utile per sostenere la vita di persone e Paesi, finisce per trasformarsi in un aiuto che uccide1 (Moyo 2010), che frena e mortifica le capacit locali di crescita, intrappolando i poveri in una condizione di inferiorit e dipendenza non solo e non tanto economica, ma anche e soprattutto psicologica e sociale, che impedisce uno sviluppo autonomo e, come direbbe Sen (2000), lallargamento dello spazio di libert
Gli aiuti hanno contribuito a rendere pi poveri i poveri e a rallentare la crescita. Ciononostante, gli aiuti internazionali restano il pezzo forte dellattuale politica di sviluppo e una delle idee pi radicate del nostro tempo. Il concetto secondo cui gli aiuti possono alleviare la povert sistemica, e che ci siano riusciti, un mito. Oggi in Africa milioni di persone sono pi povere proprio a causa degli aiuti, la miseria e la povert invece di cessare, sono aumentate. Gli aiuti sono stati e continuano ad essere un totale disastro politico, economico e umanitario per la maggior parte del mondo in via di sviluppo La carit che uccide la storia del fallimento della politica postbellica di sviluppo (Moyo 2010, pp. 22-23).
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sostanziale, che rappresenta la dimensione essenziale dello sviluppo delle persone. E ci dipenderebbe non tanto dallinsufficienza di beni materiali che vengono dati, ma piuttosto da una cattiva gestione dei governi, dalla loro corruzione, dalle distorsioni del mercato, da fattori culturali e sociali (Moyo 2010), dal quadro motivazionale, cio da come gli aiuti sono percepiti dalle persone che aiutano e dai beneficiari (Gibson, Andersson, Ostrom, Shivakumar 2005), che incide a sua volta sul quadro relazionale entro cui gli aiuti sono dati, che corre il rischio di modellarsi in una forma assistenzialistica, in cui qualcuno pi ricco, dallalto, provvede a qualcuno pi povero, ritenuto inferiore, non solo dagli altri, ma anche da se stesso, rendendolo dipendente, passivo e vanificando, cos, lefficacia dei programmi di aiuto. 2. Laiuto tra gratuit e reciprocit. Una prospettiva danalisi a partire dal dono Perch un aiuto genera uno stato di dipendenza in chi riceve? E come evitare questo rischio e, con esso, la genesi di strategie di aiuto assistenzialistiche? Il modo empiricamente pi interessante di gestire tale situazione dilemmatica degli aiuti allo sviluppo , secondo, ad esempio, E. Ostrom (1999), considerare i destinatari di un progetto di aiuti attivi e capaci, proprietari anchessi del progetto, o, se occorre, far s che maturi in essi tale consapevolezza, cio una ownership (senso di appartenenza) che faccia sentire il progetto come proprio (Vitale 2010, p. 99). Una prospettiva che analizza in modo simile la situazione e che permette di evidenziare alcune indicazioni utili per risolvere in modo positivo il dilemma degli aiuti allo sviluppo, quella offerta dai teorici che si riconoscono nel Paradigma del dono. Esso nasce da un gruppo di intellettuali, per la maggior parte francesi, denominato M.A.U.S.S. (Mouvement Anti-Utilitariste dans les Sciences Sociales) agli inizi degli anni 80, a partire dalla riscoperta e dallapprofondimento dellopera dellantropologo Marcel Mauss, Il saggio sul dono (1925), a loro parere fortemente sottovalutata, sebbene potenzialmente capace di offrire un punto di partenza fantastico (Caill 1998, p. 10) per superare il riduzionismo dicotomico in cui i paradigmi delle scienze sociali sono tradizionalmente costretti, quello tra olismo e individualismo metodologico, e per iniziare ad elaborare in positivo un Terzo Paradigma, capace, pi dei precedenti, di comprendere e spiegare la genesi dei legami sociali e della societ. Tale prospettiva nasce a partire dallosservazione di quel particolare sistema di scambio definito dono, scoperto dagli antropologi (Malinowski, Mauss) come universalmente diffuso nelle societ arcaiche e tradizionali, costituito da un triplice obbligo di dare, ricevere e ricambiare, la cui funzione era quella di creare e rafforzare i legami sociali tra i gruppi. Motore di questo sistema era la forza contenuta nel dono (hau) che suscitava in chi lo riceveva lobbligo di ricambiare. Tale obbligo era, per, di natura paradossale in quanto restava sempre libero: il donatario poteva indirizzare il controdono ad altri diversi dal primo donatore, non era condizionato n nei modi, n nei tempi, n per lentit o, addirittura, poteva non ricambiare affatto. Inoltre il dono, sebbene sembrasse totalmente gratuito, mostrava al fondo un interesse, in particolare per la costruzione di un legame. Per queste ambivalenze M. Mauss lo definiva come una prestazione dal carattere volontario, per cos dire, apparentemente libero e gratuito, e tuttavia obbligato e interessato (Mauss 1965, p. 157), capace, grazie a questa paradossalit, di non esaurirsi in unazione isolata, ma di alimentare azioni reciproche, cio relazioni, legami2, mostrando di essere la legge sociologica originaria di tutte le societ. Anche di quelle contemporanee dove, secondo gli studiosi del M.A.U.S.S., il dono continua ad essere ben presente come operatore privilegiato di socialit (Caill 1998, p. 43) grazie al suo valore specifico, distinto da quelli duso e di scambio: il valore di legame (Godbout 2008, p.117). Esso fa s che il dono (loggetto), circolando, crei legami caratterizzati da un tipo di reciprocit personalizzata (Salsano 2008, p. 36), che valorizza, cio, lidentit dei partners, non strumentale, differita nel tempo (Ibidem), incondizionale, cio non stabilita da un contratto, ma originata da una scommessa incerta rispetto al contraccambio, e, allo stesso tempo, condizionale, perch sempre libera, cio non esistente incondizionatamente (Caill 1998, p. 124). Sulla base di questi elementi i teorici del M.A.U.S.S. elaborano un modello dazione sociale, frutto di moventi misti (obbligo/libert-interesse/gratuit) e di una logica paradossale (incondizionalit-condizionale)
Il dono definito dagli studiosi del M.A.U.S.S. come ogni prestazione di beni e servizi effettuata, senza garanzia di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone (Godbout 2002, p. 14).
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(Caill 1998, pp. 113 e ss.), utile strumento euristico per osservare empiricamente la presenza nelle dinamiche sociali di un dono autentico (Gasparini 2004) e completo (Godbout 2008). Esso si riconosce per il fatto di non essere mosso principalmente dallintenzione di ricevere, sfoggiare grandezza, umiliare o schiacciare il donatario, ma di dare gratuitamente allo scopo e con il risultato di alleviare la pena dellaltro (Seneca in Godbout 2008, p. 144) e di creare legami liberi (Gasparini 2004, pp. 205 e ss.)3 e propriamente umani e sociali (Godbout 2002, p. 22), caratterizzati dalla reciprocit del dono, diversi da quelli di interesse, tipici dello scambio di mercato, in cui c una sorta di reciprocit, che, diversamente da quella del dono, richiede certezze condizionali, si fonda sul calcolo e segue logiche strumentali, e di potere, tipici del sistema redistributivo statale, dove manca la reciprocit e c asimmetria tra i partners (Ibidem). Adottare per la ricerca empirica questo modello chiede di osservare in modo completo non solo ci che circola, ma anche il suo senso le intenzioni dellazione (per i donatori e i donatari) - ed i suoi risultati, realizzando unanalisi relazionale che consideri sia il donatore, sia il donatario (Godbout 2008, p. 147). Il dono pu essere per anche meno autentico e completo, contenendo in s unambivalenza, legata allintenzione degli attori, per cui in alcuni casi pu essere un pericolo, pu trasformarsi in qualcosa di negativo, in un veleno4, schiacciando, umiliando, rendendo dipendente chi riceve. Proprio questo momento del ciclo del dono, il ricevere, rappresenta, a parere dei teorici del M.A.U.S.S., il suo punto critico (Godbout 2008, p. 199), quello in cui possono collocarsi tutti gli effetti negativi pi importanti5. E, tale criticit, come detto, dipende non tanto da ci che circola, ma dal suo senso, cio dallintenzione di chi dona e di chi riceve, che dovrebbe essere, per entrambi, sempre quella di donare 6. Questo fa s che lazione sostenga la creazione di una struttura di reciprocit. (Pulcini 2005, p. 198) e di un legame n di potere, n di interesse, ma propriamente umano e sociale (Godbout 2002, p. 22). Il dono, dunque, ci preme qui notare, funziona assorbendo, ricomponendo in s unambivalenza apparentemente paradossale, quella tra gratuit e reciprocit: solo se mosso da gratuit, ci che circola suscita reciprocit, diventando un bene capace di alleviare le pene dellaltro e al servizio della creazione di legami7. 3. LEconomia di comunione nella libert: un fenomeno di aiuto allo sviluppo tra gratuit e reciprocit? Il lavoro che qui si presenta si inserisce nel dibattito richiamato, tentando di comprendere se esistano, nel sistema sociale contemporaneo, fenomeni di dono, nella forma di lotta alla miseria e aiuto allo sviluppo, capaci di assorbire in s questa ambivalenza tra gratuit e reciprocit e, con ci, di evitare il generarsi in chi riceve gli aiuti situazioni di dipendenza. A tal fine si scelto di focalizzare lattenzione su uno specifico fenomeno economico, lEconomia di comunione nella libert (EdC), nato da Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari (MF), nel 1991 in Brasile, coinvolgendo oggi oltre 680 aziende a livello mondiale, immergendo nei suoi valori e finalit la conduzione di sei Poli imprenditoriali sorti in vari Paesi (in Brasile -2-, Argentina, Croazia,
Il dono agli estranei, la pi moderna forma di dono, appare particolarmente a rischio di inautenticit, e per questo potenzialmente pericoloso, soprattutto nel momento del ricevere, momento in cui possono annidarsi gli effetti pi negativi, nel caso in cui il donatore sia mosso dallintenzione di potere sul donatario confermando come incapace di donare e dunque inferiore e rompendo cos il circuito di reciprocit fondativo dei legami (Godbout 2008, p. 200). 4 Il dono, come il suo stesso vocabolario rivela, infatti, pu essere gift-dono, in inglese, ma anche gift-veleno, in tedesco (Caill 2008, pp. 32-33) 5 se il dono pu essere sviato, pervertito in ogni momento del ciclo, se le sue tendenze alleccesso sono sempre rischiose, resta pur vero che il momento di ricevere costituisce il punto critico (Godbout 2008, p. 199). Gli effetti negativi del dono si collocano perci a livello del senso, e non in relazione a ci che circola in una direzione o nellaltra (Ibidem, p. 220). 6 Il problema non nellunilateralit reale, ma nel senso di ci che circola, cos come viene percepito dal donatario. Il problema nello spirito del dono. [] Il dono non deve mai comunicare allaltro che lui non in grado di donare (Godbout 2008, p. 200);il senso ultimo di ci che si riceve il dono (Ibidem, p. 220). 7 Mentre nel dono-reciprocit i beni sono al servizio della creazione e del consolidamento dei legami personalizzati, incondizionali e liberi, nello scambio di mercato e nella redistribuzione le relazioni sono spersonalizzate e strumentali alla circolazione dei beni.
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Belgio, Italia, Portogallo), riuscendo a rispondere ai bisogni materiali di molte persone in stato di povert, fino a 13.000 allanno (2003), finora quasi esclusivamente membri del MF, suscitando anche ampio interesse in ambito culturale, accademico, fino ad arrivare alla formalizzazione di alcuni spunti germinali, ma piuttosto autorevoli, di una teoria economica innovativa8. Tale fenomeno coinvolge in primo luogo aziende di mercato che hanno come loro finalit prima (Lubich 2001, p. 62) quella di creare una societ senza poveri o, meglio, senza quella particolare forma di povert subita (Bruni 2006, p. 152), da ancora molti, troppi uomini nel mondo, in vista dellobiettivo pi generale del MF: contribuire a realizzare una umanit pi unita, cos come richiesto dalle parole del Vangelo Che tutti siano uno (Gv 17,21) o, in altri termini, comunione, termine da cui deriva il nome del fenomeno analizzato. La modalit specifica attraverso cui le aziende EdC contribuiscono a queste finalit consiste nel mettere a disposizione i propri utili per tre scopi: 1. aiutare coloro che sono nel bisogno; 2. reinvestire nella produzione per sviluppare le aziende; 3. formare uomini nuovi, persone capaci di vivere anche in ambito economico secondo una cultura contrapposta a quella dellavere: una cultura del dare. Per la priorit assegnata alla riduzione della povert, lEdC pu essere guardata anche come un fenomeno di aiuto allo sviluppo (Golinelli 2002, Bruni 2006) e, per focalizzare meglio questa prospettiva, si scelto qui di circoscrivere losservazione ad uno solo dei tre scopi specifici su menzionati, quello pi direttamente orientato alla risoluzione delle situazioni di miseria, e alla strategia attraverso cui oggi viene perseguito. Lattenzione, cio, posta, in particolare, sul processo redistributivo (Figura 1) della parte di utili prodotti dalle oltre 680 aziende EdC nel mondo, realizzato da una Commissione Centrale che si trova in Italia, vicino Roma, e da Commissioni locali nelle varie parte del mondo (in particolare in America del Sud, Africa e Asia). Esse provvedono a redistribuire gli utili, sottoforma di aiuti (linea continua), in genere monetari, che vanno ad integrare i contributi personali che i membri del MF continuano a condividere, come gi dai suoi inizi su imitazione dei primi cristiani, attraverso la prassi della Comunione dei Beni (CB - linea tratteggiata), per rispondere ai bisogni di persone, per ora tutte membri del o in stretto contatto con il MF, o finanziando, con la collaborazione dellAMU- associazione Azione per un Mondo Unito-, una ONG che da oltre 20 anni si occupa di progetti di sviluppo e cooperazione internazionale9, lavvio di attivit produttive che garantiscano un lavoro10.

Figura 1. Redistribuzione aiuti nellEdC

3.1 EdC: un fenomeno economico immerso nel Movimento dei Focolari e nella sua prassi culturale di comunione LEdC si radica nel MF, nella sua cultura e nelle sue comunit.

Sono state elaborate circa 300 tesi di laurea, master e dottorato, conferite due lauree honoris causa in economia a Chiara Lubich (Universit di Piacenza e di Recife), realizzati numerosi convegni, seminari, summer schools, pubblicati numerosi articoli e volumi scientifici a livello interdisciplinare (si veda www.edc-online.org) 9 La collaborazione con lAMU (www.azionemondounito.org) orientata a sviluppare progetti finalizzati ad avviare o consolidare attivit economiche che creino nuova occupazione, in modo che i beneficiari possano guadagnare da vivere con il proprio lavoro. Nel periodo 2006-07 lAMU ha seguito per lEdC la realizzazione di 21 progetti in 10 paesi del mondo, per un totale di 265.000 euro. Per il 2008 ha curato la realizzazione di 25 progetti in 11 Paesi per un totale di 293.000 euro (Commissione Centrale EdC, Rapporto sulla destinazione degli aiuti EdC 2008, p. 19). 10 Tramite queste risorse lEdC arrivata a rispondere ad oltre 13.000 richieste di aiuti allanno (nel 2003) ed arrivata a coprire tutte le necessit dichiarate (nel 2008) (dati Commissione Centrale EdC - agosto 2008).
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Per comprenderla pi profondamente si rivela, dunque, utile un breve approfondimento su questo movimento, religioso e civile, nato a Trento durante la Seconda Guerra Mondiale da Chiara Lubich, una giovane ragazza, e un gruppo di sue compagne, che davanti alla distruzione della guerra, scelsero di vivere per unideale che ai loro occhi parve incrollabile: Dio, compreso come Padre, come Amore. Tale scelta le port, di conseguenza, a vivere, in un contesto sociale diviso dallodio, per realizzare la fraternit e lunit della famiglia umana. Oggi il MF presente in 186 Paesi del mondo, contando circa 141.400 membri e oltre 2.000.000 di simpatizzanti. Sebbene nato in ambito cattolico, vi appartengono anche persone di altre confessioni cristiane, altre religioni e senza particolari riferimenti religiosi, accomunati da un medesimo obiettivo: realizzare un mondo pi unito, secondo le parole del vangelo Che tutti siano uno (Gv 17,21), o, come si usa dire nel linguaggio focolarino, fare dellumanit una famiglia, attraverso una prassi quotidiana che si ispira allamore evangelico. Il MF appare, dunque, una comunit internazionale di persone, legate da rapporti nutriti da questo principio (Cambon 2009 [1999]), e capace di esprimere, a partire da esso, una propria prospettiva culturale che abbraccia ogni aspetto del vivere umano, immergendolo nei suoi valori e orientandolo alla sua finalit. Riguardo, ad esempio, allaspetto economico, fin dagli anni 40 tra i membri del MF, e non solo, si attuava una prassi, la comunione dei beni (CB), per cui i beni venivano condivisi liberamente, come si ritiene fosse tra i primi cristiani (At 4,32), per realizzare una comunit senza indigenti. La CB non era una forma di donazione unilaterale, ma una sorta di scambio in cui un dare incondizionale, cio non condizionato dalla certezza di risposta dellaltro, sollecitava chi riceveva a dare a propria volta, facendo tornare ai primi donatori, moltiplicato, il dono iniziale. Era, inoltre, uno scambio non bidirezionale, ma aperto, tendente, cio, ad allargarsi, includendo altri oltre i partners iniziali, generalizzato (Salhins 1980) e differito (Salsano 2008) nel senso che il contraccambio, seppure normalmente esisteva, non era stabilito ex-ante n rispetto ai modi, n rispetto ai tempi, n rispetto ai destinatari. La CB nel MF continuata negli anni, fino ad oggi, sostenuta da una particolare concezione della vita economica chiamata, per contrapposizione ad una cultura dellavere, cultura del dare (Araujo 1999, Sorgi 1992). In essa il dare inteso come amore in atto (Araujo 2005, p. 865), come un modo per rendere operativo lamore, scoperto dal vangelo come la strada privilegiata per realizzare unit, comunione. Lamore, nella prospettiva focolarina, considerato unarte (Tabella 1) e ha alcune caratteristiche specifiche: non si traduce in una vaga intenzione sentimentale, ma in atti concreti, efficaci (farsi uno), incondizionati da ci che porteranno in cambio (amare per primi), aperti a tutti, senza discriminazioni (amare tutti). Il dare ispirato a questo amore riguarda le persone nella loro interezza e non solo i beni materiali, che sono usati come mezzi per scopi di natura non solo economica, ma anche sociale: rafforzare i legami. Il dare-amore, infatti, trova la sua pienezza quando diventa reciproco, creando unit, comunione, materiale e relazionale. Arte di Amare nella prospettiva focolarina Amare tutti Amare per primi Amare come s Farsi uno Amare il nemico Amare finch lamore non diventa reciproco
Tabella 1. Amore nella prospettiva focolarina

Immersa in questa prassi culturale di comunione (Leite 2007) sperimentata per quasi cinquantanni, nel 1991, di fronte alla povert e alle disuguaglianze incontrate in Brasile, emerge lEdC. Attraversando la citt di So Paulo, la Lubich rimase colpita nel vedere, accanto a grandi concentrazioni di grattacieli, enormi estensioni di favelas, quartieri di misere abitazioni, in cui lei sapeva vivevano anche aderenti al MF. In risposta a ci, nel giro di pochi giorni, deline una proposta, lEdC, con lo scopo di arrivare, un giorno, a realizzare unumanit senza nessun indigente.

3.2 EdC: una strategia di aiuto modellata sul dono? Ipotesi e metodologia Lipotesi che muove questo lavoro che, per limmersione in una specifica cultura, prassi economica e rete di relazioni, quelle del MF, la strategia di aiuto realizzata nellEdC sfugga il rischio dellassistenzialismo e sia, al contrario, capace di promuovere uno sviluppo non solo materiale, ma integrale delle persone aiutate, fornendo, pertanto, elementi utili a delineare un modello di aiuto economicamente efficace e socialmente sostenibile e umanizzante, o sia, in altri termini, capace di risolvere i problemi di povert materiale, ma allo stesso tempo creare relazioni non assitenzialistiche, ma egualitarie e fraterne o, nei termini dei teorici del dono, legami non di potere n di interesse, ma propriamente umani e sociali. Al fine di controllare tale ipotesi, stata realizzata una ricerca empirica, di carattere esplorativo, con lobiettivo di , analizzare, nella prospettiva della sociologia economica e alla luce delle categorie offerte dal Paradigma del dono (Mauss 2002 [1925], Caill 1998, 2008, Godbout 2002, 2008), la strategia di aiuto realizzata nellEdC e i suoi effetti, evidenziandone gli elementi specifici. La ricerca, a livello metodologico, ha seguito un disegno di tipo qualitativo volto a comprendere i moventi, i significati e gli effetti della distribuzione degli aiuti EdC, e da un punto di vista tecnico, si avvalsa di strumenti e tecniche di ricerca di tipo non standard (Bichi 2002), quali analisi di documenti (discorsi, testi di interventi a convegni o di lezioni, articoli della rivista EdC, materiale autobiografico, in particolare frammenti di lettere) ed interviste semi strutturate, rivolte a membri delle commissioni EdC (centrale e locali-8) e ai destinatari degli aiuti (11), condotte in Italia e in Brasile, durante un periodo di lavoro di campo (26 ottobre-8 dicembre 2008) nei pressi di San Paolo, nella zona dove lEdC nata e per questo ritenuta luogo dove il sistema EdC pu essere considerato pi maturo. 3.3 LEdC e la sua strategia di aiuto Dallanalisi realizzata si nota come le Commissioni EdC che, come detto, si occupano anche di redistribuire a livello locale (in parte anche in collaborazione con una ong, lAMU-Associazione Azione per un Mondo Unito) una parte di utili delle aziende EdC sottoforma di aiuti alle persone in varie zone del mondo individuate come poveri, termine che nel MF non piace molto usare perch sembra sottolineare una disuguaglianza tra persone che, invece, si ritengono, pur in molti casi non conoscendosi, membri di una stessa famiglia mondiale, in cui alcuni fratelli stanno passando un momento di difficolt (intervista a Estevo). Lo conferma anche il fatto che tale redistribuzione si va ad inserire, per integrarla, nella comunione dei beni, forma di circolazione di beni, gi precedentemente e contemporaneamente funzionante tra i membri del MF. La strategia redistributiva attuata dalle commissioni EdC caratterizzata dai seguenti elementi (tabella 2).

Tabella 2. Elementi caratteristici dello stile redistributivo EdC

Gli effetti di tale redistribuzione sono osservabili attraverso lanalisi di interviste rivolte ai destinatari degli aiuti e frammenti di loro lettere (pubblicate sul diversi Notiziari EdC. Una nuova cultura da ora EdC n.). Innanzitutto gli aiuti contribuiscono a risolvere, nella maggior parte dei casi definitivamente, le situazioni di miseria, siano esse momentanee e limitate ad urgenze o pi durature e globali, promuovendo la fioritura umana (Nussbaum 2003) delle persone aiutate, cio permettendo loro di sviluppare le proprie capacit e libert (Sen 2000). Quanto ricevuto, inoltre, sembra spingere i destinatari degli aiuti a dare a propria volta, ad esempio, rinunciando allaiuto ricevuto, non appena le condizioni di vita lo permettono, in modo che laiuto possa andare ad altri in maggiore necessit; impegnandosi bene ora, ad esempio nello studio, per ridare gi ora e/o in futuro nella professione che si preparano a svolgere; utilizzando responsabilmente quanto ricevuto; condividendo quanto ricevono con chi hanno intorno ed in condizioni meno buone delle loro, anche esterno al MF (vicini, amici, parenti); mettendosi a disposizione per quello che si capaci di fare, per ridare in qualche modo; dandosi da fare per cercare o creare un lavoro che permetta di non ricevere pi e renda anzi capaci di dare. Gli aiuti, inoltre, sembrano contribuire a legare tutti in una stessa grande famiglia mondiale, coinvolgendo in tale rete anche attori esterni al MF e allEdC (vicini di casa, compagni di universit, parenti, sconosciuti), mostrando con ci che laiuto materiale circolante nel sistema EdC racchiuda in s un potente valore di legame (definito amore dagli attori stessi), capace anche di aprire il circuito di aiuto dellEdC per trasformarlo in una spirale di dono reciproco11 integrante altri. Oltre questi effetti, in rarissimi casi si osservato lo stabilirsi di forme di dipendenza, o, nei termini dellEdC, di assenza di reciprocit. Poich tali esiti, nella prospettiva dellEdC, non sono considerati positivi, rappresentano un punto critico nella strategia daiuto attuata e una sfida a cui attualmente le commissioni tentano di rispondere attraverso un rafforzamento del rapporto con i destinatari degli aiuti e della formazione di questi ultimi alla cultura del dare. Questi effetti sono possibili, ci sembra, non solo per come laiuto dato, ma anche per come esso ricevuto, cio dallintenzione che sta nel ricevere e dalla percezione di chi riceve. I destinatari degli aiuti EdC appaiono pi abituati a dare che a riceve tanto che inizialmente ricevere costituisce una difficolt, superabile per il tipo di rapporto con i membri della comunit focolarina e per
tutte le persone si possono donare luna allaltra in tanti aspetti non solo un fatto di denaro, ma di attenzioni che laltro sente (intervista a Marina).
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la convinzione che dare e ricevere, in un rapporto di famiglia, possono essere ugualmente espressione di amore (EdC n. 23). Nel comunicare la propria necessit o nel ricevere si nota che lintenzione prima sia in realt quella di dare: molto raramente, infatti, essi dicono di chiedere un aiuto; molto pi spesso dicono di condividere la propria necessit. Laiuto, inoltre, avvertito come qualcosa di inatteso o non dovuto, una grande sorpresa (intervista a Priscilla), a conferma che il dare-condividere la propria necessit non nasca da intenzioni strumentali o opportunistiche (ricevere), ma piuttosto sia disinteressato o gratuitamente interessato a contribuire alla comunione spirituale (rafforzare i legami), ma anche, nei modi e nei tempi pi imprevedibili, materiale. I destinatari degli aiuti, infatti, accolgono laiuto non come un sostegno su cui appoggiarsi (intervista a Rogerio), ma come una possibilit di dare-ricevere per dare a propria volta, per contribuire a realizzare la finalit nessun indigente in vista dellobiettivo unit. Queste persone, dunque, appaiono spinte ad agire dalla stessa razionalit sostantiva degli imprenditori, orientata dal valore dellamore-agape evangelico e dal fine di accrescere la comunione materiale e spirituale. Riguardo al modo in cui laiuto percepito, i destinatari degli aiuti non si sentono umiliati o inferiori, ma come tra fratelli (intervista a Rogerio), rispettati nella loro dignit (intervista a Chiaro), profondamente capiti nel loro bisogno (intervista a Priscilla), non resi dipendenti, ma al contrario sollecitati a realizzare una propria autonomia (intervista a Chiaro) e, in questa, spinti liberamente a dare a propria volta, ora o nel futuro, anche a persone sconosciute12. Tra gli effetti degli aiuti EdC, dunque, c quello di generare reciprocit, cio uno scambio che sostiene la creazione e il rafforzamento di legami tra persone di pari dignit, fratelli, e non espressione di potere delluno sulluno e di dipendenza in chi riceve da chi d (Figura 2).

Figura 2. Redistribuzione e reciprocit

3.4 Laiuto nellEdC: lultimo anello di un sistema di dono-reciprocit e i suoi rischi Dallanalisi fatta emerge che lo stile di aiuto ai poveri realizzato attraverso il lavoro delle Commissioni che, a livello locale e a livello centrale, si occupano di redistribuire gli utili messi in comune dalle aziende, pare essere efficace rispetto al duplice intento di risolvere la povert e di creare legami non assistenzialistici, ma di famiglia o di comunione tra le persone. Lo stile redistributivo osservato nellEdC sembra modellarsi su quello che, nella prospettiva dei teorici del dono, appare essere definito come un dono completo (Godbout 2008) e autentico (Gasparini 2004), mosso da gratuit ma capace di suscitare reciprocit. La consapevolezza dellambiguit e del potenziale pericolo, soprattutto in questo punto del dono, pare essere presente anche tra quanti sono impegnati nellEdC: per essi il ricevere il punto, al contempo, pi importante rispetto agli obiettivi dellEdC e pi delicato: lanello cruciale (Gui 2003, p. 11) della catena e contribuisce a dare senso a tutto il resto. Per questo, se nei primi anni del lancio dellEdC, stata data maggiore rilevanza alle imprese, da qualche tempo, la redistribuzione, laiuto, i poveri sono divenuti temi di grande attenzione. In una delle Lezioni (Bruni 2004, 2006a, p. 133) tenute durante una Scuola per imprenditori EdC nel novembre 2004, ad esempio, leconomista Luigino Bruni
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Io ricevo lamore di persone che hanno fatto il primo passo che viene nellaiuto e anchio voglio trasmetterlo in qualche modo (ibidem).

evidenziava come lefficacia del terzo (o terza parte) donato ai poveri, visto come un investimento per aumentare la libert e luguaglianza di queste persone e rendere pi fraterni i rapporti a livello mondiale, dipenda dal modo in cui si realizza la distribuzione degli aiuti, cio da come laiuto dato e dagli effetti che genera. Tale modo dovrebbe contenere elementi di gratuit e, al tempo stesso, di reciprocit, proprio come suggerito anche dai teorici del dono: essere, cio, mosso da gratuit, ma capace di suscitare in chi riceve desiderio e capacit di dare e di condividere, cio reciprocit tra persone su un piano di sostanziale uguaglianza (fratelli): [] evidente che il donare gli utili ai poveri unespressione di fraternit se punta alla reciprocit, se ha come obiettivo la libert e luguaglianza con questi fratelli in difficolt, e se mosso da autentica gratuit. Questo un punto molto delicato, perch sempre possibile e probabile che nel processo che va dallimpresa che dona alla famiglia che riceve si possono perdere lungo la strada alcune condizioni (Bruni 2004, p.4). Prendendo a cuore la sottolineatura di Bruni e seguendo teoricamente lapproccio sociologico del M.A.U.S.S., relativamente alle caratteristiche di un dono autentico e completo, si tenta, in questo ultimo paragrafo di delineare, a partire dagli elementi emersi dallosservazione empirica del tipo di dare realizzato dalle Commissioni EdC, indicazioni-guida per una strategia di aiuto che, mirando ad evitare gli effetti negativi nel momento pi delicato del dono, non perda n la gratuit n la reciprocit lungo la strada (Bruni 2004). Si tenta, cio, di proporre un modello di Linee-guida per un Dare di Comunione. 4. A mo di conclusione: una proposta di Modello di Linee-guida per un Dare di Comunione La proposta di modello di Linee-guida per un Dare di Comunione (Tabella 3), che qui si presenta come semplice bozza, senza alcuna pretesa di essere uno strumento gi perfetto, cerca di ispirarsi direttamente alla prassi osservata nella strategia di aiuto realizzata dalle commissioni EdC e alla prospettiva culturale del MF che intende il dare come amore in atto (Araujo 2005, p. 865). Tenta per questo di esprimere quanto osservato nelloperare delle Commissioni EdC, in connessione con le particolari qualit che nella cultura del MF sono attribuite allamore (arte di amare), evidenziando come esse siano in sintonia con gli elementi caratterizzanti un dono autentico e completo, secondo la prospettiva dei teorici del M.A.U.S.S.
Arte di Amare MdF Amare tutti Amare per primi Amare come s Farsi uno Amare anche il nemico Amare finch lamore non diventa reciproco Dono M.A.U.S.S. Apertura Incondizionalit Simmetria Personalizzazione Gratuit/Perdita Reciprocit Stile di aiuto Commissioni EdC Desiderio di inclusione Incondizionalit Tra persone alla pari fratelli Personalizzazione Non paternalismo ma coprogettazione Reciprocit come marchio, garanzia di un aiuto riuscito perch significa che chi riceve: Modello di Linee-guida per un Dare di Comunione EdC Dare senza fare discriminazioni Dare avendo fiducia che laltro sia capace di dare Dare considerando gli altri come pari a s e non inferiori Dare cercando di conoscere in profondit i destinatari degli aiuti, i loro bisogni e le loro potenzialit Dare senza voler imporre la propria idea, ma capendo insieme cosa meglio per il bene di chi riceve Fare attenzione agli effetti del dare. Esso dovrebbe: -rendere chi riceve autonomo, -non umiliare, -non far sentire inferiori, -sollecitare a dare

- autonomo e non dipendente, -sta dando anche lui

Tabella 3. Verso un modello di Linee-guida per un dare di comunione Lintento di questa proposta offrire alcune indicazioni-guida perch la strategia di aiuto delle Commissioni EdC, che negli effetti si riscontrato essere un dono autentico e completo, in quanto contemporaneamente animato da gratuit, efficace nel risolvere un problema e capace di generare reciprocit, creando legami propriamente umani e sociali, mantenga queste qualit che le permettono di evitare le ambiguit ed i pericoli che ogni dono pu nascondere. Questa proposta invita ad agire ponendo attenzione non tanto su ci che circola, cio sullaumento quantitativo degli aiuti, ma sul suo senso, cio sulla dimensione che secondo i teorici del dono la pi importante perch un dono sia autentico, completo ed efficace. Sarebbe, dunque, una proposta per sviluppare qualitativamente quello che Godbout (2002) chiama lo spirito del dono, o, in altri termini, per far s che gli aiuti distribuiti nellEdC possano esprimere anche quel valore di legame che permette loro di essere, ad un tempo, operatori privilegiati di socialit (Caill 1998, p. 43) e efficaci nel risolvere il problema della povert, contribuendo, cos, alla crescita della comunione a livello relazionale e materiale. Bibliografia Araujo V. (1999), La cultura del dare, in Nuova Umanit, 125, pp. 489-510. Bichi R. (2002), Lintervista biografica. Una proposta metodologica, Vita e Pensiero, Milano Id. (2005), Relazione sociale e fraternit: paradosso o modello sostenibile?, in Nuova Umanit, 162, pp. 851-870. Bruni L. (ed) (1999), Economia di Comunione. Per una cultura economica a pi dimensioni, Citt Nuova, Roma. Id. (2001), Leconomia di comunione: una sfida di economia civile, in Donati P., Colozzi I., Generare il civile: nuove esperienze nella societ italiana, Il Mulino, Bologna. Id. (2004), Economia e fraternit. Per iniziare un indispensabile incontro, Lezione n. 9, Scuola EdC di Piacenza, 29.11.2004, in www.edc-online.org Id. (2005), Amare e reciprocit nellEdC, intervento tenuto a Napoli, in www.edc-online.org Id.(2006), Il prezzo della gratuit, Citt Nuova, Roma. Id. (2006a), Una economia di reciprocit come risposta seria alla miseria, in Economia di comunione. Una cultura nuova, 25, p. 7. Id. (2007), La ferit dellaltro. Economia e relazioni umane, Il margine, Trento. Bruni L., Crivelli L. (2004), Per una economia di comunione. Un approccio multidisciplinare, Citt Nuova, Roma. Bruni L., Gui B. (2002), Quattro parole su economia e comunione, in Bruni L., Pelligra V., Leconomia come impegno civile, Citt Nuova, Roma. Bruni L., Moramarco V. (2000), Leconomia di comunione. Verso un agire economico a misura di persona, Vita e Pensiero, Milano. Bruni L., Pelligra V. (2002), Leconomia come impegno civile, Citt Nuova, Roma. Bruni L., Smerilli A. (2004), I dilemmi dell'individualismo e il paradosso della reciprocit. Ipotesi e giochi, in Bruni L., Crivelli L., Per una economia di comunione. Un approccio multidisciplinare, Citt Nuova, Roma, pp. 223-247. Buchanan, J. M. (1975), "The Samaritan's dilemma", in Phelps,E.(ed), Altruism, morality and economic theory, Russell Sage Foundation, New York: 71-85. Caill A. (1998), Il Terzo Paradigma. Antropologia filosofica del dono, Bollati Boringhieri, Torino. Id. (2008), Note sul Paradigma del dono, in Grassatelli P., Montesi C., Linterpretazione dello spirito del dono, FrancoAngeli, Milano. Callebaut B. (2010), LEconomia di Comunione oltre lalternativa santa povert o santo arricchimento?, in Nuova Umanit, 192, pp. 681-701. Cambon E. (2009 [1999]), Trinit modello sociale, Citt Nuova, Roma Cella G. P. (1997), Le tre forme dello scambio, Il Mulino, Bologna. Douglas M. (1990), No Free Gift. Foreword to the Gift, in Mauss M., The Gift, New York & London, W. W. Norton.

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