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Commento alla Lettera Enciclica Caritas in Veritate - Parte prima

sabato 6 marzo 2010

Caritas in veritate I capitolo (nn. 10 20) Il Papa nellintroduzione ha chiarito i termini del discorso, la Carit e la Verit: La carit non mero sentimentalismo, non unemozione mutevole secondo gli umori, non nemmeno qualcosa a cui ognuno da un significato diverso secondo le proprie idee e opinioni. Amare qualcuno o intere comunit, popoli, nazioni vuoi dire volere il loro bene e adoperarsi efficacemente perch questo bene venga riconosciuto e realizzato. Per dare significato e concretezza a "questo bene" ci vuole la verit. La verit che luce che da senso e valore alla carit. Questa luce , a un tempo, quella della ragione e della fede (n. 3). Il bene ha la sua radice nel vero Bene e da esso trae sostanza e concretezza. Le sue implicazioni nella vita degli esseri umani certamente cambiano secondo lo sviluppo storico, ma questo rapporto con il Bene non pu essere mai reciso. la ricerca sincera e ininterrotta della verit che pu realizzare questo obiettivo. Per rendere ancor pi chiaro e concreto questo concetto, lenciclica lo ancora a due principi fondamentali, senza i quali il discorso pu diventare astratto, vuoto, se non addirittura incomprensibile e, quindi, inefficace e infruttifero. Questi due principi sono: la giustizia e il bene comune. a). Non esiste una carit senza giustizia. La carit va oltre la giustizia, ma non la annulla, anzi la assume come primo gradino, anzi come il fondamento stesso della costruzione sociale. La carit eccede la giustizia, perch amare donare, offrire del "mio" allaltro; ma non mai senza la giustizia, la quale induce a dare allaltro ci che "suo", ci che gli spetta in ragione del suo essere e operare. Non posso donare allaltro del mio, senza avergli dato in primo luogo ci che gli compete secondo giustizia (n. 6). E qui si colloca tutto il discorso dei contenuti dei diritti e dei doveri delle persone e dei popoli non solo proclamati in discorsi, dichiarazioni e documenti, ma considerati appunto come principio orientativo di ogni operare buono e umano. La carit non va a danno della giustizia. Aggiunge non sottrae. Nella societ degli uomini ci vogliono tutte e due: Da sola la giustizia non basta. Pu anzi arrivare a negare se stessa, se non si apre a quella forza pi profonda che lamore (Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata mondiale della pace 2004). La carit la sorgente, lanima e il coronamento della giustizia. La giustizia la prima esigenza ed espressione, il luogo di autentica- zione e di verifica, il segno di credibilit della carit: la giustizia la mediazione strutturale dellamore, la carit dellesigibile. La giustizia senza carit diventa anonima, legalista, parziale. La carit senza la giustizia diventa aleatoria, precaria, sentimentale... Per questa compenetrazione reciproca la carit ha assunto nel nostro tempo un carattere istituzionale e la giustizia uno spessore pi umano (T. Goffi - G. Piana, Koinonia (Etica della vita sociale), III/l, Brescia 1984, p. 70). Lamore cristiano del prossimo e la giustizia non possono essere separati fra loro.

Lamore, infatti, implica unassoluta esigenza di giustizia, ossia il riconoscimento della dignit e dei diritti del prossimo; la giustizia a sua volta, raggiunge la sua ulteriore pienezza unicamente nellamore (Sinodo dei vescovi sulla giustizia nel mondo, 12). La giustizia fonda la societ, la carit la nutre, una il cervello, laltra il cuore; una lo scheletro, laltra il sangue. Una umana, laltra divina (I. Giordani, II messaggio sociale di Ges, Roma 1951, p. 179). Su questo fondamento della giustizia, la carit prende il volo, si innalza verso altre dimensioni quali il dono, la misericordia e il perdono. La "citt delluomo" non promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, ma ancor pi e ancor prima da relazioni di gratuit, di misericordia e di comunione. b). La carit, poi, nella sua valenza sociale cerca il bene comune, ossia il bene di tutti, il bene della comunit nelle sue molteplici dimensioni. Questo concetto del bene comune, espresso dallenciclica, deve essere compreso in tutta la sua novit, in quanto ingloba non solo i beni materiali, ma anche quelli culturali, spirituali. Non solo: si rivolge alle persone singolarmente e comunitariamente, ai popoli e alle nazioni in ogni dimensione della loro esistenza. Qui si supera ogni concetto di bene comune che le varie ideologie hanno coniato, per dare dignit massima alla persona, posta al centro di ogni tipo di politica e di governo. Per realizzare il bene comune la carit si avvale di tutte le istituzioni giuridicamente strutturate, di tutti i "corpi intermedi" che compongono il tessuto di leggi e costumi dove si svolge il vivere sociale facendolo diventare polis, citt. Dunque questa la carit, pensata e vista dentro le istituzioni per il loro funzionamento, la loro organizzazione, i loro scopi e obiettivi che sono sempre costituiti dalla persona nel suo vivere comunitario. E concludeva affermando: Solo con la carit, illuminata dalla luce della ragione e della fede, possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza pi umana e umanizzante. La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende mini-mamente dintromettersi nella politica degli Stati. La fedelt alluo-mo esige la fedelt alla verit che, sola, garanzia di libert (cfr Gv 8, 32) e della possibilit di uno sviluppo umano integrale. Per questo la Chiesa la ricerca, lannunzia instancabilmente e la riconosce ovunque essa si palesi. La sua dottrina sociale momento singolare di questo annuncio: essa servizio alla verit che libera. Aperta alla verit, da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa laccoglie, compone in unit i frammenti in cui spesso la ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della societ degli uomini e dei popoli. Nel primo capitolo, chiarisce prima di tutto il senso della Tradizione della fede apo-stolica. Essa riguarda tutto linsieme di insegnamenti che pro-vengono dai Padri della chiesa, dai concili e dal magistero dei papi, di cui fanno parte anche le precedenti encicliche sociali e i documenti del Concilio Vaticano II, in particolare la Gaudium et spes nella fedelt al messaggio evangelico, nella continuit e nella novit secondo le situazioni; presenta una sintesi essenziale dellinsegnamento sociale di Paolo VI: + Octogesima adveniens (1971): tratt il tema del senso della politica e del pericolo costituito da visioni utopistiche e ideologiche che pregiudicano la qualit etica e umana di essa; + Humanae vitae (1968): sottolinea il significato insieme uni-tivo e procreativo della sessualit, ponendo a fondamento della societ la coppia degli sposi, uomo e donna, in ordine al senso pienamente umano dello sviluppo proposto dalla Chiesa e indica i forti legami esistenti tra etica della vita ed etica socia-le; temi ripresi poi da GPaolo II; + Evangelii nuntiandi (1975): levangelizzazione e la promo-zione umana sono strettamente collegate: La testimonianza della carit di Cristo attraverso opere di giustizia, di pace e di sviluppo fa parte della evangelizzazione; In particolare si sofferma sulla Populorum Progressio (1967)

la colloca allinterno della Tradizione della fede apostolica, nella quale trova il suo pieno significato; non quindi un documento a se stante come qualcuno voleva far intendere; riprende e intende riproporre e sviluppare alcuni insegnamenti in essa contenuti, ma che sono ancora attuali per il nostro mondo. Sottolineo le idee principali in funzione dello sviluppo nella carit e verit: * La Chiesa, essendo a servizio di Dio, a servizio del mondo in termini di amore e di verit. Tutta la Chiesa in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carit, te-sa a promuovere lo sviluppo integrale delluomo. Lautentico sviluppo delluomo riguarda unitariamente la totalit della persona in ogni sua dimensione. * Il progresso, nella sua origine e nella sua essenza una voca-zione. Ci significa che esso, da una parte, nasce da un appel-lo trascendente e, dallaltra che incapace di darsi da s il proprio significato. * Tale vocazione richiede una risposta libera e responsabile. Lo sviluppo umano integrale suppone la libert responsabile della persona e dei popoli: nessuna struttura pu garantire tale svi-luppo al di fuori e al di sopra della responsabilit umana. * Lo sviluppo umano integrale come vocazione esige anche che se ne rispetti la verit, cio che esso spinge gli uomini a fare, cono-scere, e avere di pi per essere di pi, che vuol dire sviluppo volto alla promozione di ogni uomo e di tutto luomo. La Chiesa si occupa e propone questo sviluppo perch solo Cristo, al quale va riferita ogni autentica vocazione allo sviluppo umano inte-grale, rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela an-che pienamente luomo alluomo. * Lo sviluppo umano integrale sul piano naturale, risposta a una vocazione di Dio Creatore, domanda il proprio inveramento, cio la sua concretizazione, in un umanesimo trascendente, che conferisce alluomo la sua pi grande pienezza. * La visione dello sviluppo come vocazione comporta la centralit in esso della carit. Le cause del sottosviluppo non sono prima-riamente di ordine materiale, ma sono nella volont che disat-tende i doveri della solidariet, nel pensiero che non sa orien-tare bene il volere, soprattutto nella mancanza di fraternit tra gli uomini e tra i popoli. E questa si ottiene riferendoci a Dio Padre che ci ha amati per primo insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carit fraterna. Queste prospettive rimangono fondamentali per dare respiro e orientamento al nostro impegno per lo sviluppo dei popoli. * La P.P. sottolinea ripetutamente lurgenza delle riforme e chiede che davanti ai grandi problemi dellingiustizia nello sviluppo si agisca con coraggio e senza indugio, perch in ballo la realiz-zazione di unautentica fraternit: obiettivo che esige la nostra apertura a capirlo fino in fondo e a mobilitarci per far evolvere gli attuali processi economici e sociali verso esiti pienamente umani. Capitolo II (nn. 21 33) In questo secondo capitolo, il Papa cerca di tracciare una visione realistica dello sviluppo nel nostro tempo avendo presente quanto chiedeva Paolo VI nella Populorum Progressio. L presentava lo sviluppo come obiettivo di far uscire i popoli dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dallanalfabetismo. Tale sviluppo doveva avvenire: Economicamente: partecipazione attiva e in condizioni di parit al processo economico internazionale; socialmente: evoluzione verso societ istruite e solidali; politicamente: consolidamento di regimi democratici in grado di assicurare libert e pace.

Dopo tanti anni, dice il Papa, bisogna costatare che queste aspettative sono state sostanzialmente disattese, anche se riconosce e sottolinea il progresso e lo sviluppo avvenuto in questo tempo, che ha tolto dalla miseria miliardi di persone. Qual allora la situazione oggi rispetto alla visione di Papa Montini? Benedetto XVI constata: che lo sviluppo economico stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi; che la crisi economica mette ancora pi in risalto tali problemi; che il quadro dello sviluppo oggi policentrico, cio gli attori e le cause dello sviluppo e sottosviluppo sono molteplici. Cerca allora di delineare tale quadro evidenziando alcuni elementi: luomo solo tecnologico che presume di essere capace di darsi obiettivi e saper gestire gli strumenti; lesclusivo obiettivo del profitto fine a s stesso, non orientato al bene comune. cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparit; nei paesi ricchi nuove categorie sociali si impoveriscono e nascono nuove povert; in aree pi povere alcuni gruppi godono di una sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico; continua lo scandalo delle disuguaglianze clamorose; corruzione e illegalit sono presenti nel comportamento di soggetti economici e politici sia dei paesi ricchi sia dei paesi poveri; grandi imprese transnazionali e gruppi di produzione locale non rispettano i diritti dei lavoratori; gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalla loro finalit; forme eccessive di protezione della conoscenza messe in atto da parte dei paesi ricchi; nei paesi poveri persistono modelli culturali e norme sociali di comportamento che rallentano lo sviluppo; molte aree del pianeta si sono evolute ma non sufficiente progredire solo da un punto di vista economico e tecnologico. Fa poi riferimento agli avvenimenti del 1989 che dovevano portare alla fine dei blocchi contrapposti, come aveva chiesto GPaolo II, per riprogettare globalmente lo sviluppo, ma stato fatto solo in parte. Quindi coglie altri elementi di disparit rispetto alla Populorum Progressio:

1. Nellepoca di Paolo VI attivit economica e funzione politica si svolgevano per lo pi nello stresso ambito spaziale: lo Stato. Oggi i singoli stati vedono limitata la loro sovranit dal nuovo contesto economico-commerciale e finanziario internazionale globalizzato, con una crescente mobilit di capitali e di mezzi di produzione materiali e immateriali. 2. I sistemi di protezione e di previdenza sociali sono in difficolt. Infatti il mercato globalizzato: cerca nuove aree dove delocalizzare le produzioni a basso costo + per ridurre i prezzi, + accrescere il potere di acquisto, + accelerare il tassi di sviluppo. ha stimolato forme nuove di competizione tra gli stati per attirare centri produttivi di imprese straniere agevolando il fisco e deregolamentando il mondo del lavoro con la conseguenza della riduzione di sicurezza sociale, pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali delluomo, per la solidariet, sia nei paesi ricchi che poveri. In tale contesto le organizzazioni sindacali stentano a compiere il loro compito di rappresentanza, ostacolati anche, spesso, dal potere politico. Questa situazione produce estromissione dal lavoro, dipendenza prolungata dallassistenza pubblica, minaccia la libert e la creativit della persona e i suoi rapporti familiari e sociali. 3. Il divario con lepoca di Paolo VI ancora pi accentuata a livello culturale. Infatti c pi possibilit di interazione e di dialogo tra le culture ma con un doppio pericolo: un eclettismo culturale = il puro accostamento delle culture tra di loro come fossero tutte equivalenti con la conseguenza di un relativismo deleterio; lappiattimento culturale = omologazione dei comportamenti e degli stili di vita, propri delle varie culture, che sono una ricchezza, con la perdita del significato di una cultura. 4. Altro elemento: La fame nel mondo: c ancora e rischia di accentuarsi non per la scarsit materiale, ma per la scarsit di risorse sociali specie di natura istituzionale. 5. Altro elemento dello sviluppo oggi: il rispetto della vita, che non pu essere disgiunto dal tema dello sviluppo sia nei paesi poveri sia nei paesi ricchi (controllo delle nascite, politiche abortive ecc.), perch ha ripercussioni su di esso. 6. Ancora: il diritto alla libert religiosa, cio il diritto a poter esprimere liberamente la propria fede religiosa al di l di fanatismi fondamentalisti e della programmata indifferenza o ateismo pratico.

Quando lo Stato promuove, insegna, impone forme di ateismo pratico sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale per impegnarsi nello sviluppo umano integrale. 7. Per un vero sviluppo necessario anche far integrare i diversi livelli del sapere umano. Il fare cieco senza il sapere e il sapere sterile senza lamore. 8. Altro elemento: lesplosione dellinterdipendenza planetaria, parzialmente prevista da papa Montini ma ora diventata una realt mondiale. Rappresenta di per s una grande opportunit per luscita dal sottosviluppo di intere regioni, ma pu concorrere a creare rischi di danni e di nuove divisioni se non guidata dalla carit nella verit. Tutto questo costringe a: una nuova sintesi umanistica diventa occasione di discernimento e di nuova progettualit, richiede soluzioni nuove nel rispetto delle leggi proprie di ogni realt e alla luce di una visione integrale delluomo, della persona. Lenciclica avanza rispettosamente anche alcune indicazioni di soluzione per questi vari punti. a). Va riconsiderato quindi il ruolo degli stati e il loro potere per far fronte alle sfide del mondo odierno. b). Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare luomo, la persona nella sua integrit, perch lui lautore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale. c). Non separare la cultura dalla natura umana, dalla persona. d). La risposta la progettazione e realizzazione di infrastrutture rurali, sistemi di irrigazione, di trasporti, di organizzazione dei mercati, di formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate capaci di utilizzare le risorse umane e naturali a livello locale, per raggiungere lobiettivo che lalimentazione e laccesso allacqua siano diritti universali di tutti gli esseri umani senza distinzioni n discriminazioni. e). Lapertura alla vita al centro del vero sviluppo perch mira al riconoscimento e al rispetto della persona dal primo momento della sua esistenza fini al suo spegnersi. f). Dio il garante del vero sviluppo delluomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altres la trascendente dignit e ne alimenta il costitutivo anelito ad essere di pi. g). La carit nella verit richiede prima di tutto di conoscere e capire nel rispetto della competenza specifica di ogni livello. Le esigenze dellamore non contraddicono quelle della ragione. La carit nella verit richiede che ci si spinga pi in l del solo sapere umano e delle conclusioni scientifiche. Qui ha tutto il suo peso la dottrina sociale della Chiesa come aiuto alla teologia, alla filosofia, alle scienze a collaborare a servizio dello sviluppo deluomo.

h). La carit e la verit ci pongono davanti a un impegno inedito e creativo. Si tratta di dilatare la ragione e di renderla capace di conoscere e di orientare queste imponenti nuove dinamiche, animandole nella prospettiva di quella civilt dellamore il cui seme Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura. Riguardo alle soluzioni nuove invita a considerare seriamente: + la dignit della persona e le esigenze della giustizia richiedono che le scelte economiche contemplino come priorit lobiettivo dellaccesso al lavoro o del suo mantenimento per tutti. + ogni situazione di insicurezza genera atteggiamenti antiproduttivi e di spreco. I costi umani sono sempre anche costi economici; + occorre una nuova e approfondita riflessione sul senso delleconomia e dei suoi fini e una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Capitolo III (nn.34 42) Nel terzo capitolo, lenciclica introduce la categoria del dono e della gratuit, che richiama e sottende la fraternit e la reciprocit, allinterno del discorso economico e dello sviluppo e attualizzandola nel considerare il mercato e limpresa. Richiama, prima di tutto ancora, la natura della carit e verit. La carit nella verit pone luomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. Lessere umano fatto per il dono, che ne esprime e attua la dimensione di trascendenza. Luomo moderno per pensa di essere lui lartefice unico di se stesso della vita e della societ. Ma questa visio-ne, dice il Papa, frutto del peccato delle origini che ha i suoi effetti negativi anche nel campo economico: la felicit dipende dal benessere materiale leconomia sganciata da qualsiasi influenza di carattere morale la nascita di sistemi economici, politici e sociali che hanno con-culcato la libert della persona. La carit nella verit si nutre della speranza cristiana che una potente risorsa sociale a servizio dello sviluppo umano integrale. La carit, essendo dono di Dio, gratuito, trascende ogni legge di giustizia, va oltre il merito, pi grande di noi, come pure la verit e quasi si impongono a noi, ci sono date, non sono frutto del nostro volere o operare. Lunit del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore e non dai soli sforzi delluomo. La logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa e lo sviluppo economico per essere autenticamente umano, deve fare spazio al principio di gratuit come espressione di frater-nit. Fatte queste premesse, prende in esame il mercato. Di esso possiamo ricavare una definizione e descrizione. occasione di incontro tra persone: che utilizzano il contratto come regola dei loro rapporti che scambiano beni e servizi per soddisfare i loro bisogni..

In esso vige la giustizia commutativa, cio rapporti di dare e ricevere tra soggetti alla pari. Ha come fine promuovere emancipazione, perseguire il bene comune. Non una cosa iniqua e da demonizzare di per s; dipende sempre dalluso che luomo ne fa. La grande sfida che abbiamo davanti a noi (...) di mostrare, sia a livello di pensiero sia di comportamenti che non solo i tradizionali principi delletica sociale, quali la trasparenza, lonest e la responsabilit non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuit e la logica del dono come espressione della fraternit possono e devono trovare posto entro la normale attivit economica. Ci unesigenza delluomo nel momento attuale, ma anche una esigenza della stessa ragione economica. Si tratta di una esigenza ad un tempo della carit e della verit (n. 36). , questo, un pressante invito a elaborare una dottrina economica in grado di ispirare una vita economica capace di intrecciare il contratto tra parti equivalenti con un inquadramento giuridico conforme alle esigenze del tempo e con forme di ridistribuzione delle ricchezze dove non sia assente lo spirito del dono. Qui sono chiamati in causa gli economisti, gli imprenditori e tutti gli attori economici. I primi per elaborare dottrine economiche innovative e coraggiose; i secondi per riscoprire la loro professiona-lit come vocazione creativa a servizio del bene comune e tutti ad assumere, come stile di vita, un consumo etico e sostenibile. Allinterno di questa visione, la dottrina sociale della chiesa ritiene: che c anche una giustizia distributiva e una giustizia sociale che senza forme di solidariet e di fiducia reciproca, il mercato non pu pienamente espletare la propria funzione economica, per cui anche i poveri sono una risorsa proprio perch mettono in moto il dono e la gratuit, realt che il mercato non pu darsi da solo, ma deve attingere da altri soggetti che possono essere vissuti rapporti autenticamente umani di amicizia, di socialit, di solidariet e di reciprocit anche allin-terno dellattivit economica e non solo fuori o dopo di essa che la sfera economica appartiene allattivit umana e, perch tale, deve essere strutturata eticamente, cio far riferimento a principi e valori insiti nella persona: lonest, la trasparenza, la responsabilit, e, sottolinea, la gratuit e la logica del dono come espressione di fraternit, che devono trovare posto entro la normale attivit economica che la giustizia riguarda tutte le fasi dellattivit economica: reperimento delle risorse, finanziamenti, produzione, consumo ecc. perch hanno a che fare sempre con luomo che un tempo era pensabile affidare dapprima la produzione di ricchezza alleconomia e poi assegnare alla politica il compito di distribuirla; oggi non pi proprio per la globalizzazione che nel mercato devono trovare spazio attivit economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto senza per questo rinunciare a produrre valore economico che la vita economica oggi ha bisogno del contratto per regolare rapporti di scambio tra valori equivalenti, ma anche di leggi giuste e di forme di distribuzione guidate dalla politica e opere che rechino impresso lo spirito del dono che questa cultura del dono e della gratuit, richiesta da Paolo VI (P.P. configurare un modello di economia di mercato capace di includere tutti i popoli)ed evidenziata da GPaolo II (Centesi-mus annus) non riguarda solo la societ civile, ma deve investire anche il mercato e lo Stato, superando il dare per avere (mer-cato) e il dare per dovere (Stato), per una progressiva apertura mondiale a forme di attivit economica caratterizzate da quote di gratuit e di comunione.

Non c dunque una condanna del mercato. Ma c un invito a modificare in profondit il suo funzionamento, anzitutto cercando un contesto giuridico certo e con leggi tali che il mercato possa e debba essere orientato, gestito, indirizzato da una cultura della vita e dello sviluppo. Lo sguardo del Papa si allarga su tutta lattivit economica che pu e deve essere intessuta di rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialit, di solidariet e di recipro-cit anche allinterno dellattivit economica e non soltanto fuori di essa e dopo di essa. La sfera economica non n eticamente neutrale n di sua natura disumana e antisociale (36). Prende quindi in considerazione limpresa: dalla piccola impresa familiare alle grandi multinazionali uno dei soggetti dellattivit economica. La situazione odierna del mondo deve portare ad un modo nuovo di concepire tale soggetto. Ieri: impresa che fa capo ad un imprenditore stabile che si sente responsabile a lungo termine della sua vita e dei suoi risultati circoscritta in un determinato territorio Oggi. classe di manager rispondono solo agli azionisti (anonimi) cercano mercati sempre nuovi (delocalizzazione dellattivit produttiva) puntano sul profitto a scapito di lavoratori, ambiente, consumatori, nazione o paese e societ circostante, a vantaggio invece degli azionisti godono di una mobilit straordinaria e libert dazione si diffonde la convinzione, tra manager avveduti e lungimiranti, che la gestione dellimpresa non pu tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dellimpresa: lavoratori, clienti, fornitori, comunit di riferimento. Detto questo il Papa osserva che: un certo capitale pu essere investito allestero e pu fare del bene + salvaguardando per la giustizia, + tenendo conto di come quel capitale si formato e dei danni alle persone che comporta il suo mancato impiego nei luoghi dove esso nato + evitando la speculazione e la tentazione del solo profitto a breve termine. la delocalizzazione dellattivit produttiva pu essere un bene + quando comporta investimenti e formazione alle popolazioni del Paese che la ospita + quando si verifica non per puro godimento di particolari condizioni a favore (meno tasse, ) o peggio per sfruttamento. limprenditorialit deve assumere un significato plurivalente, articolato, superando la concezione mercato Stato imprendi-toria privata. Limprenditorialit prima di tutto un atto umano, cio della persona, prima che essere unattivit. Questo postula una diversit di imprese oltre il pubblico e il privato: non profit e profit, le cooperative, societ per azioni che stabiliscano dei patti parasociali secondo i quali una certa percentuale degli utili vanno destinati al potenziamento delle imprese partner nel Terzo Mondo; societ di commercio equo e trasparente; oppure Community Foundation, imprese che aderiscono alla cosiddetta "economia di comunione", ecc . anche lautorit politica ha un significato plurivalente:

riacquisto del valore e ruolo dei vari Stati costruzione o ricostruzione di Stati attraverso aiuti internazionali mirati a sostenere il consolidamento di sistemi economici, costituzionali, giuridici e amministrativi per rafforzare la garan-zie proprie dello stato di diritto lo Stato non deve avere ovunque le medesime caratteristiche: il sostegno ai sistemi costituzionali deboli perch si rafforzino pu accompagnarsi con lo sviluppo di altri soggetti politici, di natura culturale, sociale, territoriale, religiosa accanto alla Stato larticolazione dellautorit politica a livello locale nazionale e in-ternazionale una della vie maestre per orientare la globalizzazione economica. Spende quindi lultimo numero nel presentare tale fenomeno. La globalizzazione un processo non fatalistico, prodotto da forze anonime prevalentemente fenomeno socio-economico ma non solo rivela unumanit sempre pi interconnessa una realt umana quindi in s n buona n cattiva, ma dipen-de da ci che ne faranno le persone necessario quindi impegnarsi per favorire un orientamento culturale personalista e comunitario aperto alla trascenden-za del processo di integrazione planetaria senza demonizzarla o opporvisi ciecamente perch un dato di fatto, ma correggendone le disfunzioni, cio tutto ci che contra-sta con una visione personalistica, fraterna, di relazioni, di comunione, di condivisione: individualismo, utilitarismo, interes-si, profitto ad ogni costo. Vista cos la globalizzazione pu diventare uno strumento per rendere lumanit pi unita, pi famiglia. Capitolo IV (nn. 43 52) In questo capitolo il Papa continua a svolgere il suo discorso sullo sviluppo. Ricorrono con pi frequenza i riferimenti alla persona nella sua globalit come elemento di un vero sviluppo. In questo contesto fa varie considerazioni che cerchiamo di evidenziare. 1. Diritti e doveri. Molte persone, oggi, tendono a coltivare la pretesa di non dover niente a nessuno, tranne che a se stesse. Hanno solo diritti. Per questo importante far riflettere che i diritti presuppongono doveri, senza i quali ogni diritto si trasforma in arbitrio. Si rivendicano presunti diritti di carattere arbitrario e voluttuario (superfluo, trasgressione, vizio) e sono violati e disco-nosciuti diritti fondamentali a tanta parte dellumanit (mancanza di cibo, di acqua potabile, di istruzione, di cure sanitarie di base). Lesasperazione dei diritti sfocia nella dimenticanza dei doveri. Compito dei Governi e degli organismi internazionali favorire la condivisione dei doveri reciproci che mobilita molto di pi della sola rivendicazione di diritti, pena la perdita di credibilit e di autorevolezza. 2. La crescita demografica: E un aspetto molto importante del vero sviluppo perch concerne i valori irrinunciabili della vita e della famiglia. Penso che sia la prima volta che in un documento ufficiale della Chiesa si considera questo aspetto nella sua rilevanza anche sociale ed economica. Laumento di popolazione non causa di sottosviluppo, ma vero il suo contrario e ne costatiamo la verit anche nel nostro paese. In questa prospettiva si inserisce il discorso sullesercizio della sessualit

(non fatto edonistico, fonte di piacere o ludico), sulleducazione sessuale (non informazione tecnica o per difesa da contagi) e la procreazione responsabile: valori inerenti alla persona che la chiesa ha sempre richiamato e additato. Lapertura responsabile alla vita una ricchezza sociale ed economica. Infatti la diminuzione delle nascite, talvolta al di sotto del cosiddetto indice di sostituzione mette in crisi anche o sistemi di assistenza sociale ne aumenta i costi contrae laccantonamento di risparmio e le risorse finanziarie necessarie agli investimenti riduce la disponibilit di lavoratoti qualificati restringe il bacino dei cervelli famiglie ridotte al minimo impoveriscono le relazioni sociali e le forme di solidariet. C quindi un invito agli Stati perch varino politiche che promuovono la centralit e lintegrit della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, per proporre alle nuove generazioni la bellezza della famiglia e del matrimonio an-che come valore sociale ed economico. 3. Etica e persona. Leconomia ha bisogno delletica, etica amica della persona, per il suo corretto funzionamento. Oggi si parla molto di etica in campo economico finanziario, aziendale (certificazioni etiche, finanza etica, fondi etici). Cosa lodevole, ma spesso tale termine abusato se non stravolto perch sotto la sua copertura si fanno passare traffici illeciti. La Chiesa a questo proposito richiama due principi: linviolabile dignit della persona umana (immagine di Dio)

il trascendente valore delle norme morali naturali senza i quali letica economica: perde la propria connotazione si presta a strumentalizzazioni rischia di diventare funzionale ai sistemi economico finanziari esistenti invece di correggere le loro disfunzioni pu giustificare finanziamenti di progetti che etici non sono. Si tratta di fare in modo che lintera economia e lintera finanza siano etiche non solo per etichetta, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura. Infatti sono un settore dellattivit umana, della persona.

4. Etica e impresa. Nello sviluppo del sistema produttivo la distinzione tra imprese e organizzazioni finalizzate al profitto (profit) e finalizzate al non profitto (non profit) non basta pi. Sta crescendo una tipologia intermedia: imprese tradizionali che sottoscrivono patti di aiuto ai Paesi arretrati fondazioni che sono espressione di singole imprese gruppi di imprese aventi scopi di utilit sociale soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione realt che coinvolgono pubblico e privato, non escludono il profitto, lo considerano strumento per realizzare la finalit di umanizzare il mercato e la societ e ci si augura che possano crescere e trovare in tutti i Paesi unadeguata configurazione giuridica e fiscale. Il papa allora si sofferma sul cosiddetto "terzo settore" e sulleconomia civile e di comunione, individuandoli tutti come una realt importante e in crescita, di grande ampiezza, veri e propri laboratori di sperimentazioni audaci e di ricerca di applicazione di valori umanitari. A guardare per a fondo nel suo pensiero si scopre che tutta leconomia e tutta la finanza devono essere etiche per loro stessa natura (cf. n. 45). Ogni forma di impresa: tradizionale, civile o di comunione, statale, profit o non profit chiamata ad umanizzare il mercato. 5. Cooperazione internazionale. La finalit suddetta va perseguita anche nei Paesi ai margini dei circuiti delleconomia, mediante interventi di sviluppo, ma con alcune caratteristiche: necessit di persone che condividano il processo di sviluppo economico e umano mediante la solidariet della presenza, dellaccompagnamento, della formazione, del rispetto meno burocrazia e pi trasparenza negli stessi Organismi inter-nazionali la sussidiariet concepita e gestita per potenziare i diritti e lassunzione di responsabilit puntare sulla centralit della persona, migliorandone le situazioni di vita, che deve assumersi il dovere dello sviluppo flessibilit dei programmi per adattarsi alle singole situazioni coinvolgimento diretto delle persone interessate nella progettazione e attuazione progressione, accompagnamento e monitoraggio dei risultati. 6. Sviluppo e ambiente naturale. La natura espressione di un disegno di amore e di verit. Oggi sempre di pi si avverte il collegamento stretto tra sviluppo e rapporto delluomo con lambiente naturale. La natura non frutto del caso o del determinismo evolutivo; essa ci precede e ci donata da Dio, ci parla del Creatore e del suo amore per lumanit. Essa a nostra disposizione per custodirla e conservarla e per soddisfare i nostri legittimi bisogni. Non per pi importante della persona per non cadere in atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo come se la salvezza

derivasse dalla natura, ma non neppure da disporre a nostro piacimento con una completa tecnicizzazione perch opera di Dio. A questo aspetto si aggancia anche il problema energetico. Laccaparramento delle risorse energetiche da parte di alcuni Stati, gruppi di potere e imprese costituisce un grave impedimento per lo sviluppo della parte pi povera dellumanit, che non ha mezzi per accedere a tali fonti ed fonte di sfruttamento, di conflitti, di morte, di distruzione e di degrado spesso proprio sul suolo dei Paesi pi poveri. E necessario trovare a livello internazionale strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse energetiche a favore di tutti. E urgente la necessit morale di una rinnovata solidariet tra Paesi in via di sviluppo e Paesi altamente industrializzati: diminuendo il fabbisogno migliorando lefficienza energetica ricercando energie alternative ridistribuendo le risorse, che sono patrimonio dellumanit e non del pi forte. Luomo chiamato ad esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate perch possa accogliere e nutrire la popolazione che la abita. C spazio per tutti sulla ter-ra e ci sono risorse per tutti (cfr intervento del Papa alla FAO). C il dovere morale di consegnare la terra alle nuove generazioni non deturpata e saccheggiata, ma in uno stato tale che anchesse possano degnamente abitarla e coltivarla. Questo chiede di decidere insieme tra comunit internazionale e singoli governi perch sia rispettato e rafforzato il rapporto tra uomo e ambiente: contrastando efficacemente lutilizzo dannoso dellambiente mettendo in campo gli sforzi necessari perch i costi economici e sociali derivanti dalluso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano sostenuti pienamente da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future agendo congiuntamente dimostrando prontezza ad operare in buona fede nel rispetto della legge e della solidariet verso i pi deboli. 7. Nuovi stili di vita. Le modalit con cui luomo tratta lambiente influiscono sulle modalit con cui tratta se stesso e viceversa. Oggi la natura strettamente legata alle dinamiche sociali e culturali: la desertificazione e limpoverimento produttivo di alcune aree sono frutto dellimpoverimento delle popolazioni che le abitano e della loro arretratezza: incentivando lo sviluppo economico e sociale si tutela anche la natura; le guerre devastano ingenti risorse naturali: la pace dei e tra i popoli permette una maggior salvaguardia della natura;

laccaparramento delle risorse provoca conflitti: un pacifico accordo sulluso delle risorse pu salvaguardare la natura e il benessere della societ La Chiesa ha una responsabilit: difendere non solo la terra lacqua, laria, ma soprattutto luomo dalla distruzione di se stesso. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita delluomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, se si sacri-fica la famiglia stravolgendone la vocazione, ecc la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. Il libro della natura uno e indivisibile sul versante dellambiente come sul versante della vita, della sessualit, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali. I doveri che abbiamo verso lambiente si collegano con quelli che abbiamo verso la persona in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa una grave contraddizione della mentalit e della prassi odierna, che avvilisce la persona sconvolge lambiente e danneggia la societ. Conclude il Papa: Dio Verit e Amore e solo Lui la fonte della verit e dellamore e non luomo. Questo importante anche per la societ e per lo sviluppo perch non possono essere solo prodotti delluomo, ma sono iscritti in un piano che ci precede e al quale occorre fare riferimento per comprendere e realizzare il bene e la felicit, il vero sviluppo. Capitolo V (nn.53 67) Questo quinto capitolo tratta in maniera pi esplicita della natura relazionale dellessere umano, oggi cos sentita e approfondita dalle scienze umanistiche, del valore della fraternit o relazione o comunione per uno sviluppo integrale sia delle singole persone come dei popoli. Il papa non solo non si sottrae al problema, ma d delle indicazioni e fa delle affermazioni che costituiscono un materiale prezioso di studio e di elaborazione dottrinale. Infatti, osserva subito il Papa, una delle pi profonde povert che luomo pu sperimentare la solitudine, lisolamento, il non sentirsi amati, lemarginazione; oggi lumanit appare molto pi interattiva di ieri: questa maggior vicinanza si deve trasformare in vera comunione. Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia. Un simile pensiero obbliga ad un approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione. Interazione, comunione, famiglia umana, relazioni, sono concetti e realt che richiedono una nuova consapevolezza, e sollecitano ad un rinnovato slancio perch lintegrazione tra i popoli avvenga nel segno della solidariet, della fraternit. Diventa quindi fondamentale approfondire la categoria della relazione anche come bene economico, che sta alla base di un vero sviluppo. Tale approfondimento ha bisogno non solo dellapporto delle scienze sociali, ma anche della metafisica e della teologia che fondano la dimensione relazionale della persona. Lenciclica presenta due indicazioni preziose. 1. Lindividualit si compie, matura e si realizza nelle relazioni interpersonali. Ci vale per gli individui e vale anche per i popoli. Infatti il rapporto fra la comunit e la persona non di assorbimento, ma di un tutto verso un altro tutto. 2. La tematica della relazione che costituisce il cruccio dei pensatori sociali, una specie di mistero relazionale, che un valore presente in tutte le culture, le religioni, che insegnano la fratellanza e presso tutti i popoli: basta osservare il bisogno di famiglia, di clan, di trib, trova unilluminazione decisiva, specie per noi cristiani, nel rapporto tra le Persone della Trinit, fondamento della relazione. La Trinit, che assoluta unit in quanto le Tre Divine Persone sono relazionalit pura. Tale fisionomia iscritta nella natura delluomo: Facciamo luomo a nostra immagine secondo la nostra somiglianza a immagine di Dio lo cre; maschio e femmina li cre (Gn. 1, 26-27), perch Egli vuole associare tutti a questa realt di comunione: siano come noi una cosa sola (Gv. 17,22). Anche le relazioni tra gli uomini lungo la storia non hanno che da trarre vantaggio dal

riferimento a questo divino modelle. In particolare, allla luce del mistero rivelato della Trinit si comprende che la vera apertura non significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda Ci non vuol dire perdita della propria identit, ma profonda comunione restando ognuno ci che . La teologia ha ancora molto da approfondire sulla vita trinitaria ad intra e ad extra e solo da poco i teologi hanno cominciato a prendere in maggior considerazione la conoscenza e le implicazioni umanistiche di questa realt. In altre parole, offrire alla cultura un umanesimo relazionale fondato sul modello della vita trinitaria un lavoro e una esplorazione che solo agli inizi. Nel campo della mistica e della spiritualit c un percorso gi pi evidente (cfr. spiritualit di comunione della N.M.I.) A questa visione si oppongono oggi nel nostro mondo: atteggiamenti religiosi e culturali in cui non si assume pienamente il principio dellamore e della verit frenando o impedendo cos il vero sviluppo umano alcune culture a sfondo religioso che non impegnano luomo alla comunione ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale una certa proliferazione di percorsi religiosi di piccoli gruppi o persone il sincretismo religioso, favorito dalla globalizzazione, che alimenta forme di religione che estraniano le persone le une dalle altre retaggi culturali e religiosi che ingessano la societ in caste sociali statiche, in credenze magiche irrispettose della dignit della persona, in atteggiamenti di soggezione a forze occulte perch cos lamore e la verit trovano difficolt ad affermarsi. Per questo necessario un serio discernimento, soprattutto per chi esercita il potere politico, basato sul criterio della carit e della verit, in vista dello sviluppo della persona e dei popoli, perch la libert religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali. La religione pu essere di aiuto allo svi-luppo se ha la sua visibilit nella sfera pubblica, culturale, economica, sociale e politica dando lanima a questi vari aspetti in funzione della persona e delle persone. Perci sia lesclusione della religione dallambito pubblico, sia la negazione di professare pubblicamente la propria religione, sia lindifferentismo, il laicismo e il fondamentalismo sono tutti ostacoli allo sviluppo perch impediscono lincontro tra le persone, il dialogo e la collaborazione. La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, anche la ragione politica, che non deve credersi onnipotente; e la religione ha bisogno di essere purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano. E qui ritorna il discorso caro a Papa Benedetto del rapporto tra fede e ragione, tra credenti e non credenti perch nel dialogo si arrivi a vivere come una sola famiglia sotto lo sguardo del Creatore. Concretizzazione di questo dialogo ed espressione di carit il principio di sussidiariet, che aiuto alla persona e ai popoli quando sono in necessit. Essa non assistenza paternalistica, ma ha sempre finalit emancipatrici tenendo conto della dignit delle perso-ne. E quindi un grande aiuto, per chi governa la globalizzazione, per-ch questa non leda la libert e alimenti il vero sviluppo. A questo principio si collega il principio della solidariet e viceversa, perch se la sussidiariet senza la solidariet scade nel particolarismo sociale, altrettanto vero che la solidariet senza la sussidia-riet scade nellassistenzialismo che umilia.. Questo vale soprattutto parlando degli aiuti internazionali o di cooperazione allo sviluppo. Perch siano tali: non devono perseguire secondi fini devono coinvolgere i governi, gli attori economici locali, i soggetti della societ civile, le chiese dei paesi interessati devono essere partecipati e integrati dalle persone, dalle popolazioni cui sono rivolti

devono consentire e favorire il progressivo inserimento dei prodotti degli aiutati nei mercati internazionali arrivando a stabilire regole commerciali internazionali perch si verifichi questo scambio e non un nuovo colonialismo di tipo economico. devono guardare non solo la dimensione economica, ma essere occasione di incontro culturale e umano, che vuol dire. consapevolezza della propria identit e di quella degli altri discernimento nellaccogliere le proposte dei paesi sviluppati coscienza delle societ tecnologicamente avanzate di non confondere lo sviluppo tecnologico con una superiorit culturale impegno delle societ in crescita a rimanere fedeli a ci che veramente umano nelle loro tradizioni, che si riassume nella legge naturale iscritta in ogni persona e popolo e si realizza nella ricerca del bene del vero e del bello = Dio , divinit. Essa pu essere la base comune per un dialogo costruttivo a livello sociale, culturale e politico devono essere considerati come strumento di creazione di ricchezza per tutti destinando maggiori quote del PIL per gli aiuti allo sviluppo rispettando gli impegni presi rivedendo politiche di assistenza e solidariet al loro interno, in fondo lo stile di vita eliminando sprechi, risparmiando risorse in prospettiva di aiuti permettendo ai cittadini di decidere sulla destinazione di quote delle loro imposte versate allo Stato. Un aiuto particolare certamente favorire un maggior accesso alleducazione, che non solo istruzione o formazione al lavoro, ma diretta alla formazione completa della persona umana in quanto tale, quindi da conoscere per non agire contro la sua dignit e produrre pi male che bene. Un esempio di ci il turismo internazionale, che pu costituire un notevole fattore di sviluppo economico (flussi di denaro e nascita in sede locale di esperienze imprenditoriali) e di crescita culturale, ma che pu trasformarsi in occasione di sfruttamento e di degrado morale, come talvolta sentiamo dalle notizie. In questo ambito il Papa parla anche del fenomeno delle migra-zioni. E un dato che oggi impressiona per la quantit di persone coinvolte e per le problematiche sociali, economiche , politiche, culturali e religiose che solleva e per le sfide drammatiche che pone alle comunit nazionali e a quella internazionale. E un fenomeno di natura epocale che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Nessun paese pu fare da solo specie in questo campo. Serve una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono e i Paesi in cui arrivano con normative internazionali da armonizzare con le leggi nazionali, perch sia sempre salvata la dignit della persona, i suoi diritti fondamentali (non sono solo forza lavoro o produttori di ricchez-za) e siano rispettate anche le esigenze degli ospitanti. Altro argomento in tema di sviluppo e di fraternit, solidariet il nesso tra povert e disoccupazione. Spesso la povert il risultato della violazione della dignit del lavoro umano perch ne vengono limitate le possibilit

perch vengono svalutati i diritti che scaturiscono dal lavoro: il giusto salario, la sicurezza del lavoratore e della sua famiglia. Il Papa auspica un lavoro espressione della dignit di ogni uomo e donna in ogni societ scelto liberamente che associ i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunit che rispetti i lavoratori contro ogni discriminazione che consenta di soddisfare le necessit delle famiglie e di scolarizzare i figli senza che questi debbano essere costretti a lavorare che permetta ai lavoratori di organizzarsi che lasci spazio per ritrovare le proprie radici a livello persona-le, familiare e spirituale che assicuri una condizione dignitosa ai lavoratori giunti alla pensione. A questo tema si collega quello delle organizzazione sindacali dei lavoratori, sempre incoraggiate e sostenute dalla chiesa, che devono aprirsi alle nuove situazioni e problemi in ambito lavorativo non limitandosi alla categoria, ma volgendo lo sguardo a chi non iscritto alle organizzazioni, ai lavoratori dei paesi invia di sviluppo promuo-vendo anche iniziative a loro favore, che mettono in evidenza le ragio-ni etiche e culturali per cui sono nate ed operano o dovrebbero opera-re, distinguendosi nettamente dalla politica per essere pi libere di operare in favore dei lavoratori. Anche la finanza, dopo ci a cui abbiamo assistito in questulti-mo tempo, necessario che ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla produzione di ricchezza e di sviluppo, insieme a tutta leconomia, attraverso una riscoperta coscienza etica dellattivit economica e finanzia-ria, la retta intenzione, la trasparenza e la ricerca dei buoni ri-sultati: elementi non contrapposti, ma compatibili la regolamentazione del settore a garanzia dei soggetti pi deboli limpedire scandalose speculazioni la sperimentazione di nuove forme di finanza a favore di progetti di sviluppo lesperienza della microfinanza (cfr. Monti di piet) soprattutto in favore dei soggetti pi deboli e i popoli poveri. Sempre nel tema della fraternit, solidariet, comunione, la globalizzazione ha fatto emergere un nuovo potere politico: quello dei consumatori e delle loro associazioni. E un fenomeno da approfondire, con elementi positivi da incentivare ed eccessi da evitare. E bene rendersi conto che acquistare sempre un atto morale oltre che economico. C dunque una precisa responsabilit sociale del consumatore alla quale deve essere educato (sobriet, rispetto dellambiente, salute, ecc). Come pure si possono percorrere altre vie in fatto di acquisti, favorendo forme di cooperazione e la commercializzazione, in modo trasparente, di prodotti provenienti da aree depresse. Per tutti questi vari aspetti visitati in questo capitolo, il Papa auspica lurgenza della presenza di una Autorit politica mondiale in vista

di un ordinamento politico, giuridico ed economico verso uno sviluppo solidale di tutti i popoli del governo delleconomia mondiale del risanamento delle economie colpite dalla crisi della prevenzione di ulteriori peggioramenti e conseguenze della realizzazione un opportuno disarmo integrale, della sicurezza alimentare e della pace della garanzia della salvaguardia dellambiente della regolamentazione dei flussi migratori Tale Autorit, attenendosi ai principi di sussidiariet e di solidariet, regolata dal diritto, si preoccupi della realizzazione del bene comune impegnandosi per un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carit e della verit. Dovr essere riconosciuta da tutti, godere di potere effettivo di far rispettare le proprie decisioni e quelle prese in fori internazionali. Tutto questo gi previsto nello statuto dellOrganizzazione delle Nazioni Unite, che va per riformato insieme a tutta larchitettura economica e finanziaria internazionale. Capitolo VI (nn. 68 77) Nellultimo capitolo il Papa considera lo sviluppo delle persone e dei popoli in relazione alla tecnica, al progresso tecnologico sempre pi manifesto nel nostro tempo. Ribadisce che lo sviluppo riguarda e deve riguardare la singola persona ma anche tutti i popoli non garantito da meccanismi naturali perch c di mezzo la libert e la responsabilit non frutto del capriccio ma della consapevolezza che ognuno di noi un dono, non ci siamo fatti, ma ci siamo ricevuti si degrada se la persona pretende di essere lunica produttrice di se stessa degenera se lumanit ritiene di potersi ricreare attraverso i prodigi della tecnologia si rivela dannoso e fittizio se si affida ai prodigi della finanza per sostenere crescite innaturali e consumistiche. Esprime quindi la sua visione della tecnica o del progresso tecnologico: un fatto profondamente umano legato allautonomia e alla libert delluomo in esso si esprime la signoria dello spirito sulla materia che rimanda al Creatore permette di dominare la materia, di ridurre i rischi, di risparmiare fatica, di migliorare le condizioni di vita in esso/a luomo riconosce se stesso, realizza la propria umanit

manifesta luomo e le sue aspirazioni allo sviluppo esprime la tensione dellanimo umano a superare certi condiziona-menti materiali nasce dalla creativit e quale strumento della libert della persona risponde alla consegna di Dio di coltivare e custodire la terra perci non necessariamente da demonizzare, ma una attivit delluomo, che pu usarla bene o male. Solo il recupero della libert responsabile e formata, che riporta ogni attivit allinterno dellagire della persona, pu evitare alluomo di lasciarsi prendere dallebrezza e dal fascino della tecnica onnipotente. Una possibile deviazione del progresso tecnologico proprio quella di considerarsi autosufficiente, cio guarda solo al come operare ( lefficienza, i risultati, il profitto) senza interrogarsi anche sul perch (la finalit, le conseguenze, i risvolti) di ci che fa; crea confusione tra fini e mezzi. Oggi pare vero, quindi sviluppo, tutto ci che si pu fare! Questo appare: nello sviluppo dei popoli considerato come un problema di ingegneria finanziaria, di apertura di mercati, di abbattimento di dazi, di investimento produttivi, di riforme istituzionali. Anche questo certo, ma non solo. Per un vero sviluppo servono uomini nuovi, retti, operatori economici e uomini politici che vivano fortemente la chiamata al servizio del bene comune, preparati e integri. In caso contrario limprenditore considera come unico criterio dazione il massimo profitto della produzione, il politico il consolidamento del potere, lo scienziato il risultato delle sue scoperte. nella costruzione della pace: non pu essere solo frutto di accordi di governi, di aiuti economici, di contatti diplomatici; ci non basta. Occorre sentire la voce e guardare le situazioni concrete delle popolazioni interessate, entrare nei loro panni per interpretare adeguatamente le loro attese partendo dallamore e dalla comprensione reciproca. E qui i cristiani hanno qualcosa da dire se vivono le parole di Ges: Amatevi gli uni gli altri.; da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. Connessa con lo sviluppo tecnologico laccresciuta pervasivit dei mezzi di comunicazione sociale. E quasi impossibile ormai pensare lesistenza della famiglia umana senza di essi. C chi li considera neutrali, cio un fatto strettamente tecnico, ma questo da adito ad una visione, che non tiene in nessun conto il peso di influenza e i risvolti in tema di formazione di una mentalit che i mezzi di comunicazione hanno sulle persone e sui popoli. Il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel divenire occasione di umanizzazione. offrendo maggiori possibilit di comunicazione e di informazione, ma non solo organizzandosi e orientandosi alla promozione delle persone, del bene comune e dei popoli essendo espressamente animati dalla carit e al servizio della verit, del bene, della fraternit tra i popoli, della comunione della famiglia umana.

Un campo primario e cruciale della lotta culturale tra lassolutismo della tecnica e la responsabilit morale delluomo oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilit stessa dello sviluppo umano integrale, della persona. Campo delicatissimo e decisivo di verifica se luomo si prodotto da se stesso (ragione, tecnica) o dipende da Dio (fede). Pi che mai qui fede e ragione devono camminare insieme, sostenersi e illuminarsi a vicenda per non incorrere in scelte disastrose. La ragione senza la fede destinata a perdersi nellillusione della propria onnipotenza. La fede senza la ragione rischia lestraniamento dalla vita concreta delle persone. Da una parte scoperte scientifiche e ragione giustificano scelte come la fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilit della clonazione e dellibridazione delluomo, laborto, una sistematica pianificazione delle nascite, leutanasia ecc. che diffondono una concezione materiale e meccanicistica della vita umana. Dallaltra la fede che sostiene essere Dio che svela luomo alluomo. Ragione e fede devono collaborare nel mostrare alluomo il bene per perseguirlo, riscoprendo il valore della vita interiore delluomo, che non si pu interpretare solo da un punto di vista psicologico o neurologico. Il problema dello sviluppo legato anche alla concezione dellanima delluomo. Lo sviluppo deve comprendere la crescita spirituale oltre che materiale perch la persona umana unit di corpo e di spirito (anima). E qui entra in campo il riferimento necessario allAssoluto (Dio) presente in tutte le culture. Lessere umano si sviluppa quando cresce nello spirito. Lontano da Dio luomo inquieto e malato. Le dipendenze, le forme di schiavit (droga, sesso, alcool), le depressioni, il vuoto che stanno dilagando nella nostra societ opulenta e piena di ogni cosa, autosufficiente e indifferente verso Dio la dicono lunga. Se manca lo spirito resta solo la materia e ci riduciamo come gli animali. E lo spirito non pu essere costretto e compreso con i mezzi della tecnica. Ogni conoscenza, anche la pi semplice, sempre un piccolo prodigio. In ogni conoscenza e in ogni atto di amore lanima delluomo sperimenta un di pi che assomiglia ad un dono ricevuto, ad una altezza a cui ci sentiamo elevati. E la dimensione spirituale che deve connotare ogni sviluppo perch possa essere autentico. Conclusione (78 79) Conclude il Papa: Senza Dio luomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. Solo se pensiamo di essere chiamati in quanto singoli e in quanto comunit a far parte della famiglia di Dio come suoi figli, saremo anche capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie a servizio di un vero umanesimo integrale. La maggiore forza a servizio dello sviluppo quindi un umanesimo cristiano, che ravvivi la carit e si faccia guidare dalla verit, accogliendo luna e laltra come dono permanente di Dio. la consapevolezza dellAmore indistruttibile di Dio che ci sostiene nel faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo dei popoli, tra successi ed insuccessi, nellincessante perseguimento di retti ordinamenti per le cose umane. Lamore di Dio ci chiama ad uscire da ci che limitato e non definitivo, ci da il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti, anche se non si realizza immediatamente, anche se quello che riusciamo ad attuare, noi e le autorit politiche e gli operatori economici, sempre meno di ci a cui aneliamo. Lo sviluppo implica attenzione alla vita spirituale, seria considera-zione delle esperienze di fiducia in Dio, di fraternit spirituale in Cristo, di affidamento alla Provvidenza e alla Misericordia divine, di amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace. Tutto ci indispensabile per trasformare i cuori di pietra in cuori di carne (Ez 36, 26), cos da rendere divina e perci pi degna delluomo la vita sulla terra.

Al termine dellAnno Paolino mi piace esprimere questo auspicio con le parole stesse dellApostolo nella sua Lettera ai Romani: "La carit non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.(12, 9-10). Che la Vergine Maria ci protegga e ci ottenga con la sua celeste intercessione, la forza, la speranza e la gioia necessarie per continuare a dedicarci con generosit allimpegno di realizzare lo sviluppo di tutto luomo e di tutti gli uomini. Questa enciclica di Benedetto XVI assomiglia a un manifesto, ma soprattutto una sfida. Il papa ha cercato di fare tutta la sua parte. Ora tocca agli uomini e alle donne di cultura accogliere linvito di dare dignit scientifica alla carit in ogni campo e in ogni disciplina, con umilt, ma anche con la certezza di essere sulla strada della ricerca della verit, verit sulluomo, sul mondo. Un lavoro titanico che va compiuto insieme, in unit, nellamore e nel rispetto, nel confronto costruttivo e anche severo, in dialogo sincero con tutti, perch da tutti c da imparare e da tutti pu venire un contributo originale, unico.