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PRESENTAZIONE DELLENCICLICA CARITAS IN VERITATE.

1. IL MATERIALE E LA STRUTTURA DELLENCICLICA. 1.1. Analisi del mondo contemporaneo, che spiega la motivazione dellEnciclica: La questione sociale si pone in termini nuovi. Soprattutto Cap.2 1.2. Alcuni fondamenti, dai quali derivano dei valori e dei principi; 1.3. alla luce dei quali si affrontano alcune grandi questioni: a. le nuove dimensioni della giustizia. LECONOMIA. La necessit di rivedere e integrare il concetto di mercato. Cap. 3 b. UNECOLOGIA UMANA: democrazia, impresa, cooperazione internazionale, ambiente, problematiche energetiche, responsabilit intergenerazionale. Cap. 4 c. LUNITA DELLA FAMIGLIA UMANA: sfide e problemi. Principio di sussidiariet, migrazioni, riforma degli organismi Internazionali. Cap. 5 d. LA TECNICA e le sue conseguenze antropologiche. Cap. 6 1.4. Alcuni orientamenti. 2. I CONTENUTI DI QUESTA PRESENTAZIONE. 2.1. Non affronter le grandi questioni e i temi particolari. NellEnciclica c molto, forse addirittura troppo: alcuni argomenti sono affrontati in forma descrittiva, altri invece con proposte anche molto specifiche. Sar un testo molto utile, come guida e soprattutto come agenda. Il carattere esaustivo dellelenco delle questioni utile per ricordare a tutti che tutto collegato. 2.2. Dir molto poco anche sulla descrizione e lanalisi della situazione attuale. Il capitolo 2 va letto e lo si fa in breve e facilmente; anche qui, abbiamo unagenda delle situazioni, molto precisa; la parte dellEnciclica che stata maggiormente lodata, proprio perch pi immediatamente utile e di maggior impatto sul pubblico. 2.3. Desidero invece mettere in evidenza i fondamenti: a. le motivazioni, religiose e spirituali, ma anche antropologiche e politiche, che hanno mosso il Papa a scrivere lEnciclica; b. alcuni principi, che egli si d, in parte attingendo alla tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, ma in parte riflettendo e confrontandosi con quelle motivazioni: c. alcuni valori, nel senso di alcuni interessi maggiori che egli intende sottolineare; d. Infine, alcuni orientamenti, che egli propone a tutti, ma evidentemente e in modo pi urgente anzitutto ai cristiani.

3. LE MOTIVAZIONI DELLENCICLICA. 3.1. La mutata situazione del mondo, caratterizzata da una progressiva e pervasiva globalizzazione (n.9). Il rischio del nostro tempo che all'interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano (9). Vedi anche il n.33, dove si dice: Senza la guida della carit nella verit, questa spinta planetaria pu concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni nella famiglia umana. Vedi anche il n. 42: La transizione insita nel processo di globalizzazione presenta grandi difficolt e pericoli, che potranno essere superati solo se si sapr prendere coscienza di quell'anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione solidale. Purtroppo tale anima spesso soverchiata e compressa da prospettive etico-culturali di impostazione individualistica e utilitaristica. La globalizzazione fenomeno multidimensionale e polivalente, che esige di essere colto nella diversit e nell'unit di tutte le sue dimensioni, compresa quella teologica. Ci consentir di vivere ed orientare la globalizzazione dell'umanit in termini di relazionalit, di comunione e di condivisione. 3.2. Questultima frase rivela la seconda preoccupazione del Papa, che ha motivato la pubblicazione dellEnciclica. Essa appare chiaramente al n. 21. Benedetto XVI esordisce con un confronto con lenciclica Populorum Progressio di Paolo VI. In essa, venivano illustrate tre dimensioni dello sviluppo: economica, sociale e politica. Tuttavia, da allora la situazione non migliorata o, perlomeno, va riconosciuto che lo stesso sviluppo economico stato e continua ad essere gravato da distorsioni e drammatici problemi, messi ancora pi in risalto dall'attuale situazione di crisi. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno .. La crisi diventa cos occasione di discernimento e di nuova progettualit. Ma la crisi ha dimensioni pi ampie rispetto a quelle che vengono considerate abitualmente (appunto, economiche, sociali e politiche); vi una crisi culturale e morale dell'uomo, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo (32). Dunque, vi una seconda globalizzazione, che non ancora stata effettuata: lo sviluppo dellumanit deve essere globale, nel senso che deve avere attinenza con tutto luomo, in tutte le sue dimensioni. Ecco la necessit di cogliere lanima antropologica ed etica del processo in atto: antropologica nel senso di motivazionale, quindi anche religiosa. 3.3. La necessit di un fondamento etico appare, se si considera il rapporto tra sviluppo e giustizia e tra giustizia e carit (n.6).Giustizia e carit si accordano attorno a un valore che il valore fondante della Dottrina Sociale della Chiesa, cio il concetto di bene comune (n.7). Ma proprio qui appare la necessit di un fondamento ulteriore delletica. Essa, da sola, non basta, poich rischia di essere priva di profonde motivazioni e inerme di fronte alle nuove sfide. Ecco quindi la necessit del rapporto tra carit (letica) e la verit (il fondamento antropologico). Per verit il Papa intende appunto il senso, la risposta alle domande pi profonde e pi fondative. 3.4. Questo appare, per esempio, quando si parla dellunit della famiglia umana e delluguale dignit di tutti gli uomini. Questo principio era stato affermato anche da Paolo VI, ma era unaffermazione che non toccava direttamente lesperienza della maggioranza degli uomini. Ora, invece, essa la questione, quella capitale, della quale tutti si rendono conto. Al n. 19, viene fatta laffermazione pi importante per comprendere l animus, lintenzione del Papa. Egli parte dallaffermazione di Paolo VI, che le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale. Egli indicava la necessit di un impegno della volont e del pensiero.

Ma, prosegue Benedetto XVI, vero che, come dice sempre Paolo VI, il sottosviluppo ha una causa ancora pi importante della carenza di pensiero: la mancanza di fraternit tra gli uomini e tra i popoli . Ma, prosegue il Papa, questa fraternit, gli uomini potranno mai ottenerla da soli? La societ sempre pi globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, in grado di cogliere l'uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternit. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo, insegnandoci per mezzo del Figlio che cosa sia la carit fraterna (sottolineature mie). Dunque, ecco la necessit di una verit, cio di un senso, della dimensione antropologica e motivazionale, cio, in definitiva, religiosa, come anima della valutazione del mondo contemporaneo e dellazione delluomo nella storia. 3.5. Per Benedetto XVI, questa verit appunto quella rivelata da Ges Cristo. Il Papa chiosa i passaggi pi importanti dellEnciclica con riferimenti al Credo cristiano. Per esempio, lunit del genere umano, come unit data ma anche da costruire nella fraternit, viene fondata sulla categoria di relazione e sul mistero trinitario (nn. 53 e 54). Ancora, senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro (11). Ancora, lorigine del male non dipende primariamente dalle strutture sociali, e lapertura alla gratuit, che il contrario dellegoismo, causa del male sociale, pu avvenire soltanto se luomo riconosce ci che la sapienza della Chiesa ha sempre proposto di tenere presente il peccato originale anche nell'interpretazione dei fatti sociali e nella costruzione della societ: ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi(34). Di qui, la necessit di interpretare la vita come grazia e dono: la comunit degli uomini pu essere costituita da noi stessi, ma non potr mai con le sole sue forze essere una comunit pienamente fraterna n essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunit veramente universale: l'unit del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dio-Amore(34; cfr. n.5). 3.6. Di qui, nasce laffermazione che Dio il garante del vero sviluppo dell'uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altres la trascendente dignit e ne alimenta il costitutivo anelito ad essere di pi(29). Ulteriore conseguenza: devessere garantita la libert religiosa, non semplicemente come un diritto, ma come contributo allo sviluppo (n.29). E vero che esiste un fondamentalismo a carattere religioso, che una bestemmia. Ma contro la dignit e lo sviluppo delluomo anche lesportazione da parte dei paesi ricchi di una visione riduttiva della persona e del suo destino, di forme, talvolta nefaste, di ateismo pratico, che sottraggono la forza morale e spirituale indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale(29). 3.7. La libert religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali(55). Il Papa teologo esplicitamente contrario a forme di relativismo e di sincretismo e chiede che vi sia un criterio per valutare il contributo delle culture e delle religioni. Nello stesso tempo, Dio deve trovare un posto anche nella sfera pubblica, quindi il laicismo impedisce la proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa (56). Qual dunque questo criterio? Tutto l'uomo e tutti gli uomini criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del Dio dal volto umano , porta in se stesso un simile criterio(55).

Queste ultime affermazioni possono essere considerate alla stregua di affermazioni di bandiera, inevitabili per il Capo della Chiesa cattolica; possono essere accusate anche di integralismo, cio della pretesa che le credenze religiose cristiane diventino criterio di valutazione degli ordinamenti giuridici degli Stati, non riconoscendo i valori del pluralismo e della distinzione degli ambiti. In realt, qua e l nellEnciclica, si trovano affermazioni che vanno nel senso del riconoscimento della legittima autonomia dello Stato e del suo ordinamento giuridico. Tuttavia, non si pu negare che nellEnciclica ci sia una richiesta molto forte che lordinamento giuridico non sia separato da radici etiche. Sarebbe sbagliato daltronde eliminare queste parti dellEnciclica, dicendo: E ovvio che il Papa debba fare il Papa e quindi difenda il primato del Credo cattolico. E certamente importante che ci sia un fondamento etico dei comportamenti sociali, ma ciascuno, legittimamente, ha il suo e si tratta di trovare, nelle determinazioni concrete, il massimo di condivisione, senza che alcuno pretenda di imporre agli altri la propria visione della vita. Questo ragionamento sarebbe gravemente riduttivo. E certo che la sottolineatura della dimensione antropologica ed etica delle questioni economiche, sociali e politiche e laffermazione forte dellefficacia sociale del Credo cristiano comportano una sfida a chi non le condivide o aderisce ad altre visioni del mondo. Ma proprio qui sta il valore. Abbiamo bisogno di tali sfide: un regime di verit deboli impedisce il dialogo e larricchimento reciproco, perch equivale a dire, ciascuno la pensi come vuole e criterio dellordinamento giuridico diventa puramente e semplicemente il voto a maggioranza, cio la diversit diventa fonte di divisione e di scontro sociale. Le sfide del Papa vanno dunque raccolte. Per, io direi che dovrebbero essere raccolte anche dalla comunit cristiana, che nelle Encicliche spesso ricerca la conferma di quello che sta facendo o del proprio sistema di valori. LEnciclica dovrebbe invece metterci in discussione e attivare una profonda riflessione e sperimentazione. Non si pu negare che nelle comunit cristiane stia succedendo spesso quello che il Papa indica come una reazione sbagliata e dannosa alle sfide della globalizzazione, cio unaccentuazione identitaria cos forte da creare nuove divisioni, dove la diversit considerata una minaccia e la difesa dei valori identificata con un orientamento conservativo. Invece, il Papa dice e credo prima di tutto ai cristiani- che gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. Egli parla di assumere con realismo, fiducia e speranza nuove responsabilit (21). Egli richiama laffermazione di Paolo VI, dellurgenza delle riforme e dice: L'urgenza non deriva soltanto dall'incalzare degli avvenimenti e dei problemi, ma anche dalla stessa posta in palio: la realizzazione di un'autentica fraternit. La rilevanza di questo obiettivo tale da esigere la nostra apertura a capirlo fino in fondo e a mobilitarci in concreto con il cuore , per far evolvere gli attuali processi economici e sociali verso esiti pienamente umani (20; sottolineatura mia); vedi anche il n. 78: la consapevolezza dell'Amore indistruttibile di Dio che ci sostiene nel faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo dei popoli, tra successi ed insuccessi, nell'incessante perseguimento di retti ordinamenti per le cose umane. L'amore di Dio ci chiama ad uscire da ci che limitato e non definitivo, ci d il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti, anche se non si realizza immediatamente, anche se quello che riusciamo ad attuare, noi e le autorit politiche e gli operatori economici, sempre meno di ci a cui aneliamo. Dio ci d la forza di lottare e di soffrire per amore del bene comune, perch Egli il nostro Tutto, la nostra speranza pi grande.

4. LE SFIDE DELLENCICLICA. Quali sono dunque queste sfide? Esse possono essere poste in forma di domanda, anche se spesso il Papa d anche la risposta, alcune volte partendo da principi esplicitamente cristiani, altre volte invece facendo riferimento a principi e valori che vengono riconosciuti da ambiti pi vasti di uomini, religiosi o non religiosi, che hanno a cuore il bene delluomo. Egli parla infatti di una collaborazione fraterna tra credenti e non credenti nella condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace dell'umanit(57). 4.1. La prima sfida proprio quella di tentare una nuova sintesi umanistica (21), nella quale far interagire i diversi livelli del sapere umano (30), riconoscendo che la dimensione, che pu essere chiamata di volta in volta antropologica, spirituale, motivazionale, ha unimportanza decisiva per lo sviluppo della societ. Essa non pu essere messa tra parentesi o essere considerata solo un affare privato, ma esige un pubblico e cordiale confronto. Luomo una realt totale e la verit delluomo deve essere considerata in tutti i suoi aspetti. Su questo tema, c una riflessione molto importante a proposito della tecnica e del pericolo che le nuove possibilit che essa apre rinforzino lillusione prometeica delluomo di essere comunque e sempre lunico artefice del proprio destino, suggerendo quindi il concetto di natura umana: questo termine, che pu indurre a una visione statica e puramente conservativa delluomo e della sua dimensione sociale, viene integrato da una riflessione sul fatto che nessuno plasma la propria coscienza arbitrariamente, ma tutti costruiscono il proprio io sulla base di un s che ci stato dato. Non solo le altre persone sono indisponibili, ma anche noi lo siamo a noi stessi. Lo sviluppo della persona si degrada, se essa pretende di essere l'unica produttrice di se stessa.; dobbiamo irrobustire l'amore per una libert non arbitraria, ma resa veramente umana dal riconoscimento del bene che la precede (68). 4.2. La seconda sfida una conseguenza della prima. Non possiamo parlare di sviluppo economico, sociale e politico, se non mettiamo a tema alcune questioni antropologiche supreme: 4.2.1. Luguale dignit di ogni persona umana, che deve essere il principio e il fine di ogni attivit economica e di ogni intervento sociale e politico. 4.2.2. Lunit del genere umano, lesistenza quindi di un bene comune dellumanit a livello mondiale, superando i particolarismi e gli egoismi. E gi diventata famosa la frase del n. 75: Stupisce la selettivit arbitraria di quanto oggi viene proposto come degno di rispetto. Pronti a scandalizzarsi per cose marginali, molti sembrano tollerare ingiustizie inaudite. Mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell'opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire pi quei colpi alla sua porta, per una coscienza ormai incapace di riconoscere l'umano. 4.2.3. Il rapporto tra uguale dignit, unit del genere umano e legittima diversit, cos che la globalizzazione non diventi una violenta omologazione secondo le decisioni dei pi forti. 4.2.4. La libert religiosa, come riconoscimento del valore civico della religione e, nello stesso tempo, la responsabilit delle religioni verso il bene comune. Come emendare le religioni dal pericolo che diventino fonte di violenza e di negazione dei diritti delluomo? 4.3. Le altre sfide riguardano questioni pi specifiche, ma tutte con unevidente fondazione nelle considerazioni pi generali accennate in precedenza: 4.3.1. Il rapporto tra diritti e doveri. La problematica esposta al n.43: Si spesso notata una relazione tra la rivendicazione del diritto al superfluo o addirittura alla trasgressione e al vizio, nelle societ opulente, e la mancanza di cibo, di acqua potabile, di istruzione di base o di cure sanitarie elementari in certe regioni del mondo del sottosviluppo e anche nelle periferie di grandi metropoli. La relazione sta nel fatto che i diritti individuali, svincolati da un quadro di doveri che conferisca loro un senso compiuto, impazziscono e alimentano una spirale di richieste praticamente illimitata e priva di criteri.

L'esasperazione dei diritti sfocia nella dimenticanza dei doveri. Dunque, i doveri delimitano i diritti, ma li proteggono dal pericolo di diventare rivendicazione dellarbitrio. Esistono poi dei diritti primari, universali e indisponibili, nel senso che non possono essere relativizzati ma impongono il rispetto assoluto. Fra questi diritti primari, il Papa ricorda ripetutamente quello al cibo e allacqua, di fronte al persistente scandalo della fame: La fame non dipende tanto da scarsit materiale, quanto piuttosto da scarsit di risorse sociali (27). 4.3.2. Un altro diritto primario, che diviene anche una sfida politica e etica, il rispetto per la vita, anzi, lapertura, cio laccettazione e la promozione della vita. Viene affermato: Lapertura moralmente responsabile alla vita una ricchezza sociale e economica (44); L'apertura alla vita al centro del vero sviluppo. Quando una societ s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare pi le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo. Se si perde la sensibilit personale e sociale verso l'accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono (28). 4.3.3. Ancora, la centralit del lavoro (n.63) e il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori (64). da ritenersi errata la visione di quanti pensano che l'economia di mercato abbia strutturalmente bisogno di una quota di povert e di sottosviluppo per poter funzionare al meglio (35). Lestromissione dal lavoro per lungo tempo ha costi umani e sociali rilevantissimi e viene ricordato che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare luomo, la persona, nella sua integrit (25), quindi si deve perseguire quale priorit lobiettivo dellaccesso al lavoro e del suo mantenimento, per tutti (32). 4.3.4. La necessit di unautorit mondiale e un corretto rapporto tra essa e gli Stati e fra gli stati e le altre comunit umane. Il Papa ricorda ripetutamente che la globalizzazione delleconomia non ha trovato riscontro in un sistema politico equilibrato e universale. In questa situazione, alcuni soggetti economici riescono a imporre i propri interessi a intere popolazioni. Come dunque conciliare la necessit di unautorit mondiale con la democrazia e la partecipazione? (n.27). 4.4. A questo proposito, molti paragrafi dellEnciclica sono dedicati alenunciazione del principio di sussidiariet e ala sua estensione dal piano economico a quelo sociale e politico. E un tema della massima importanza e merita una trattazione a parte. 4.5. Infine, una sfida rivolta a tutti, ma in particolare ai cristiani: la necessit di stili di vita pi sobrii: necessario un effettivo cambiamento di mentalit che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, (prosegue citando Giovanni Paolo II)nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti (51).

5. CONCLUSIONE. Questultima considerazione ci porta alla conclusione. C una relazione strettissima tra una visione globale della societ mondiale e dei problemi umani, tra lo sforzo di contribuire al progresso di tutto luomo e di tutti gli uomini (55), e le scelte personali di ciascuno di noi. Pensare globale e agire secondo un principio di responsabilit: La solidariet anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti, dice, citando Giovanni Paolo II (n.38). Si tratta di un principio estremamente fecondo, che diventa il fondamento di una vera democrazia e riconosce limportanza di ogni agire umano e di ogni uomo. 6. ALCUNE OSSERVAZIONI CRITICHE. 6.1. Ci troviamo di fronte a un Papa grande teologo e con una grande sensibilit sociale; un po meno politica. Questo appare, a mio parere, nella marginalit del tema della pace. 6.2. Ogni tanto, ci sono delle affermazioni un po dure. Nella conclusione, al n.76, si dice, per esempio: Senza Dioi, luomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. E vero, ovviamente. Ma dovrebbe essere detto yenendo in considerazione che la fede in Dio non verificabile con metri oggettivi e tanto meno con appartenenze religiose. Don Giuseppe Dossetti, 22 ottobre 2009