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Dipartimento di Psicologia Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Parma

Lesperienza di volontariato da parte dei protagonisti: il caso di Gancio Originale a Reggio Emilia
di Francesca Mancin

luglio 2005

Relatore: Maria Augusta Nicoli correlatore: Luisa Molinari

Indice
Premessa
III

CAPITOLO PRIMO LA QUESTIONE DELLADOLESCENZA


I.1 Il periodo delladolescenza I.2 Le trasformazioni corporee: adattamento e reazioni psicologiche I.3 Cambiamento delle emozioni e degli affetti I.4 Il giovane doggi I.5 I cambiamenti dello stile educativo I.6 La socializzazione I.7 Il gruppo
I.7.1 La dinamica di gruppo I.7.2 Il gruppo come sistema I.7.3 Il gruppo negli adolescenti

1 2 5 8 11 14 17

I.8 Il Tutor I.9 Il Mentore

25 28

CAPITOLO SECONDO IL VOLONTARIATO


II.1 II.2 II.3 II.4 II.5 II.6 Il Terzo Settore Alcuni numeri sul volontariato La relazione daiuto La conoscenza dellaltro Il comportamento prosociale Molte facce del volontariato 33 35 38 40 41 48

Premessa

II.7 Le motivazioni del volontariato

57

CAPITOLO TERZO GANCIO ORIGINALE


III.1 Che cosa Gancio Originale III.2 Nascita e sviluppo di Gancio Originale III.3 Modalit di realizzazione del progetto III.4 Laccompagnamento in Gancio Originale
III.2.1 Attivit del 1998-99 III.2.2 Volontariato singolo

62 63 74 84

CAPITOLO QUARTO LA RICERCA


IV.1 Gli obiettivi della ricerca IV.2 La metodologia IV.3 Analisi dei dati
IV.3.1 Se dico accompagnamento cosa viene in mente? IV.3.2 Motivazioni e aspettative di coloro che svolgono lattivit in Gancio Originale IV.3.3 Gratificazioni e difficolt in Gancio Originale IV.3.4 La bidirezionalit della relazione

92 93 99

IV.4 Conclusioni

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Indice dei Grafici e delle Tabelle Bibliografia

137 138

Indice

Premessa

Premessa
Non difficile essere attratti da quella particolare fase della vita che ladolescenza, contorta, complessa, a volte dolorosa, ma affascinante per la forza delle pulsioni, per lentusiasmo delle azioni, per la radicalit delle scelte. La seduzione nasce dal fatto che per me che ho pochi anni di pi, il mondo degli adolescenti presenta sorprendenti novit negli stili di vita, nei comportamenti, nei codici, linguaggi di un universo che cambia velocemente. Cambiamenti sicuramente correlati alle trasformazioni sociali avvenute nei paesi occidentali in questi ultimi anni ed in primo luogo, la modificazione nella natura e nella composizione della famiglia, con laumento dei divorzi e la maggior presenza di famiglie composte da un solo genitore dove si ha una sostanziale modificazione delle relazioni interne. Linsieme di questi fenomeni hanno contribuito a portare al centro dellattenzione di molti psicologi, il problema dellet adolescenziale. In particolare ad alcuni i ragazzi appaiono passivi a scuola, non rispettosi in pubblico, con pochi e futili valori, in realt se osserviamo con attenzione i loro comportamenti nei luoghi e nelle modalit loro congeniali, li vediamo animarsi di tanta energia non solo nelle discoteche, nei gruppi, nei luoghi di divertimento, ma anche in molte altre forme come il volontariato. Sappiamo tutti, che per i ragazzi la dimensione del tempo libero assume unimportanza fondamentale come conquista di unautonomia che porta allaffermazione della persona, ed davvero ammirevole osservare che molti scelgano di dedicarne una buona parte agli altri, visto la molteplicit delle sollecitazioni cui spesso essi sono

Premessa

sottoposti; ormai risaputo infatti, che le attivit scolastiche, sportive, familiari, il divertimento e quantaltro, disegnano nei giovani, ritmi e modi dellesistenza spesso molto intensi. Senza dubbio anche lattivit di volontariato una forma di sperimentazione di parti di s, un laboratorio dellesperienza che aiuta nella costruzione della propria identit, ma non mi sembra questa la motivazione consapevole, che li spinge ad intraprendere il percorso, mi pare pi probabile supporre che si tratti di una sfida con se stessi, di curiosit verso mondi poco conosciuti, o il desiderio di sentirsi protagonisti. Tutti questi interrogativi mi hanno spinta ad avvicinarmi allassociazione di Gancio Originale ed in seguito ad arruolarmitra i suoi militanti. Unassociazione di volontariato quella di Gancio Originale, che vede gli adolescenti costituire il cuore dellorganizzazione; loro infatti, opportunamente supportati da adulti competenti, sono le risorse attivate per aiutare i ragazzi pi piccoli a superare le proprie difficolt scolastiche e relazionali. Gli studenti delle scuole superiori accompagnano altri ragazzi e a loro volta sono accompagnati da operatori, in modo da veder raddoppiare lefficacia della crescita personale in termini di autostima, di considerazione, ma anche di competenze acquisite. Nello svolgimento della mia tesi ho seguito a ritroso il percorso che fisicamente ho compiuto: la curiosit ha motivato la ricerca innescando un coinvolgimento diretto ed un approfondimento dei presupposti teorici ad essa legati. Per prima cosa ho cercato di conoscere meglio il mondo delladolescenza nei suoi vari aspetti fisici, psicologici e sociali, per indagare le problematiche relative agli adolescenti attuali anche rispetto ai nuovi modelli educativi.

Premessa

Particolare attenzione ho dedicato allaggregazione in gruppo che nei giovani acquisisce unimportanza quasi unica nel percorso della vita. Ladolescente vivendo in famiglia, a scuola e fuori dalla scuola con amici, si colloca in gruppi di riferimento e di appartenenza che contribuiscono a costruire importanti occasioni di crescita. Per mentore. Successivamente sono coinvolte: mi sono documentata societ sul mondo del volontariato sia dal punto di vista storico, sia delle persone che ne seconda societ, invisibile, terzo sistema, sesto potere, sono solo alcune delle varie definizioni, anche suggestive, che sociologi e politici danno del fenomeno, ormai vasto e capillarmente radicato nel tessuto sociale, che va sotto il nome di Volontariato. Qualche ora al giorno, qualche giorno alla settimana, pochi e molti anni della vita a sostegno di chi soffre di pi; un panorama amplissimo e diversificato, che vede unirsi solidariet antiche e forme nuovissime di impegno civile. Non poteva mancare poi una descrizione dettagliata di questa particolare associazione reggiana che Gancio Originale, di come essa nata e quali sviluppi ha maturato nel tempo al fine di rispondere meglio al bisogno daiuto dei ragazzi delle scuole elementari e medie. Nellultima parte della tesi esporr tutte le fasi della mia ricerca partendo dagli obiettivi, dalle scelte metodologiche di definizione del campione e di raccolta dei dati, per passare poi alla descrizione degli strumenti utilizzati, alla tabulazione e rappresentazione dei risultati corredate da un commento interpretativo. concludere questa sezione, ho cercato di verificare lesistenza ed il ruolo, di figure di riferimento quali il tutor ed il

messa

CAPITOLO I LA QUESTIONE DELLADOLESCENZA


Odaer pens che i suoi momenti di tristezza, di angoscia e di solitudine, le sue notti di veglia, non erano stati vani. La farfalla era nata anche dalle sue lacrime. Pens che, per ricordare i suoi sforzi e perch nessuno si ingannasse credendo che la bellezza non costasse fatica, avrebbe fatto in modo che le farfalle fossero delle brutte larve che in seguito si sarebbero trasformate nellinsetto pi bello

(G. Belli, La fabbrica delle farfalle)

I.1 Il periodo delladolescenza

Capitolo I

Ladolescenza corrisponde al passaggio dallo status sociale del bambino a quello delladulto ed variabile per durata, qualit, significato da una civilt ad unaltra e da epoca ad epoca. Ladolescenza cambiamenti. Lo sviluppo fisico certamente uno di tali cambiamenti e si caratterizza dal punto di vista cronologico, per lessere uno dei primi poich esso si realizza nella prima parte delladolescenza. La pubert il passaggio dalla condizione fisiologica del bambino a quella delladulto (11-15/16 anni), sono cambiamenti rapidi, profondi e molteplici dove possono apparire le cos dette disarmonie evolutive (parti del corpo che crescono di pi di altre). Nelle societ moderne si assiste a quella che Tendenza da attribuirsi al miglioramento viene chiamata allassistenza secolare, che corrisponde ad una precocit maturativa dellalimentazione, costituisce un periodo di rapidi e profondi

sanitaria e al miglioramento delle condizioni generali di vita rispetto al secolo scorso. Il fenomeno di anticipazione della pubert, si connette con un altro fenomeno, che di tipo sociale e che consiste nel ritardo della maturit sociale. Il periodo di indeterminatezza fra linfanzia e la condizione adulta si allunga, creandosi dunque un divario fra la precocit della maturazione fisica e il ritardo della maturit sociale (Marocco Mattini, 2001). Si pu parlare pertanto, di preadolescenza (9-12 anni), di una prima adolescenza (11-14 anni), di una seconda adolescenza (14-18 anni) e di una postadolescenza, in cui vanno a intricarsi fattori di natura biologica e fattori di natura individuali di natura psicologica e sociale. Ne consegue, che gli studi pi recenti hanno messo in rilievo lesigenza di una visione pi complessa di ed articolata allet delle problematiche adolescenziali. Si passati dal modello CLASSICO delladolescenza come momento passaggio adulta,

La questione delladolescenza

contraddistinto da una crisi profonda dei valori e dei significati ad una visione delladolescenza come fase autonoma e prolungata della crescita umana in cui il soggetto deve far fronte ad una serie di compiti specifici di sviluppo connessi con cambiamenti biologici, psicologici e sociali. In maniera pi flessibile, si possono identificare tre ordini di compiti generali connessi con: la pubert ed il risveglio delle pulsioni sessuali; la definizione dellidentit ed il concetto di s; incremento delle competenze intellettuali e sociali.

I.2

Le

trasformazioni

corporee:

adattamenti e reazioni psicologiche


La difficolt principale che un adolescente incontra di fronte a modifiche corporee, talvolta rapide e disarmoniche quella di riappropriarsi del corpo che si trasforma. Lesistenza di notevoli differenze individuali relativamente allet di inizio dello sviluppo produce rilevanti effetti psicologici. Studi classici sullargomento hanno indicato che i ragazzi a sviluppo precoce sono pi spesso popolari o leaders tra i compagni. Essi hanno un immediato vantaggio dalla forza fisica che fornisce loro una superiorit sui coetanei. I ragazzi a sviluppo tardivo devono invece attuare strategie per evitare rischi di emarginazione (ad esempio, diventare gli intelligenti o i buffoni). Le ragazze a sviluppo precoce hanno problemi diversi: necessit di far fronte allinteresse da parte dellaltro sesso, difficolt di ordine fisico (in particolare per le prestazioni sportive).

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Capitolo I

In ogni caso limmagine del proprio corpo che si trasforma d luogo ad importanti implicazioni psicologiche, in quanto comporta il mettere in discussione la stessa Identit personale. Le trasformazioni del corpo, lo sviluppo dei caratteri sessuali con i loro segnali (menarca, eiaculazione) linsorgere di nuove tensioni istintuali e la modificazione dellumore incrinano la sicurezza verso il proprio corpo ed il controllo delle proprie pulsioni che erano state alla base della sicurezza di s durante il periodo della latenza. Prima che venga acquisita una nuova stabilit dellimmagine di s, la novit dello sviluppo con le sue peculiarit e irregolarit, comporta un periodo di insicurezza e talvolta sentimenti di parziale estraneit del proprio corpo. Sullaspetto fisico possono focalizzarsi preoccupazioni generali concernenti la propria identit, la propria adeguatezza sociale e sessuale ed il controllo delle proprie pulsioni. Emergono atteggiamenti ipercritici dovuti alla forte presa di coscienza del s (sia per i fattori cognitivi che per lo sviluppo dei sentimenti di separazione e di individuazione). La propria immagine viene messa in discussione e, soprattutto, confrontata con i modelli sociali. Molti problemi e difficolt sorgono, nella ricerca di adeguatezza a modelli ideali specialmente in adolescenti che soffrono di disturbi estetici specifici (acne) o difetti o di menomazioni, ma presenti anche in adolescenti molto vicini agli standard ideali.

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La questione delladolescenza

(Edvard Munch, Pubert)

Piccoli particolari vengono focalizzati con grande ansiet e possono provocare sentimenti di inadeguatezza o di insoddisfazione anche quando non si discostano dalla media ( significativo che gli adolescenti di un gruppo tendono a considerarsi inferiori alla media del proprio gruppo per quel che riguarda le caratteristiche fisiche). I riferimenti ai cambiamenti corporei vengono espressi pi spesso nella fascia di et compresa tra i 12 e i 14 anni (i ricercatori stimano una specifica insoddisfazione per tali mutamenti in un terzo circa di adolescenti di questo arco di et). Non bisogna, tuttavia, enfatizzare lentit delle difficolt di adattamento alle trasformazioni fisiche in quanto lo sviluppo della

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Capitolo I

conoscenza di s procede dal fisico-corporeo allo psicologico, con il progressivo prevalere di concezioni di s pi astratte e centrate su modi di essere e di pensare piuttosto che sulla sola immagine fisica. per questo motivo che quando le preoccupazione per laspetto fisico non sono limitate e temporanee, si pu pensare che esse siano spie di disagi che investono altri aspetti della crescita, come la difficolt per laccettazione del proprio ruolo sessuale o dello sviluppo verso un ruolo adulto o verso la necessit di definire la propria identit. Tali fenomeni sono spesso accompagnati da ansiet e sensi di colpa.

I.3 Cambiamento delle emozioni e degli affetti


Anche sul versante emozionale ed affettivo hanno luogo una serie di cambiamenti che dipendono da molteplici cause: la spinta delle pulsioni in rapporto allo sviluppo ormonale e sessuale, la capacit da parte dellio di tollerare gli istinti, la natura e lefficacia dei meccanismi di difesa. Si ha nelladolescenza, che un processo la di distacco alla da parte e

delladolescente

comporta

rinuncia

dipendenza

lindebolimento dei legami formatisi nella prima infanzia e rimasti fino alla pubert la fonte principale di nutrimento emotivo. Il processo di formazione dellindividualit dipende dalla recisione dei vari legami di attaccamento dellinfanzia, ma questi legami possono allentarsi solo se vengono rielaborati i conflitti infantili per giungere ad un nuovo e pi maturo controllo dei conflitti passati. Si tratta di un processo non

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La questione delladolescenza

disgiunto da ansie ed incertezze che d luogo ad una serie di condotte regressive fisiologiche, quali: stato di fusione emozionale (partecipazione appassionata ed improvvisa a gruppi religiosi o di altra natura); orientamento allazione, pi che alluso del pensiero o del linguaggio verbale; attivit frenetica, con ricerca di sensazioni forti per riempire il vuoto causato dai sentimenti di perdita delle certezze e delle relazioni infantili; idealizzazione dei personaggi dello spettacolo e dello sport, con cui identificarsi ma nellimpossibilit di confrontarsi realmente; instabilit emotiva, esibita nelle relazioni, le contraddizioni tra pensiero e sentimenti ed il passaggio apparentemente illogico tra una reazione e quella opposta. Strettamente connessi a questi atteggiamenti, commutati

dallambivalenza sono lanticonformismo e latteggiamento ribelle, non scevri da dipendenza e sentimenti di colpa. La svalutazione delle figure parentali pu diventare un mezzo per distaccarsi da loro. Il venir meno degli oggetti di identificazione infantile costituisce una vera e propria esperienza di perdita di s insieme ai legami damore infantili. Tale esperienza stata assimilata al lutto. Nella prima fase delladolescenza prevalgono proprio lambivalenza ed i meccanismi di negazione, che lasciano sentimenti di incertezza ed insicurezza ed il bisogno di ricercare rassicurazioni. Per il maschio una forma di rassicurazione viene spesso dallappartenenza ad una banda/gruppo di coetanei, che permette di esprimere aggressivit, socializzare la colpa, difendere la propria incertezza didentit. Per le ragazze invece la ricerca dellamica

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Capitolo I

del

cuore,

attraverso

la

condivisione

dei

sentimenti

lidentificazione reciproca. C in questo periodo una specie di fame di identificazione con la ricerca di una figura da idealizzare e di cui introiettare aspetti e caratteristiche ideali, che vengono poi velocemente abbandonate e persino criticate. La seconda fase delladolescenza caratterizzata da un investimento sui propri pensieri ed emozioni. Linteresse centrato su s, spesso anche quando si rivolge ad oggetti esterni: gli innamoramenti o le discussioni sui valori o sui problemi dellumanit sono mezzi per raggiungere la consapevolezza di s oltre che passi per realizzare un contatto pi profondo con il mondo esterno. Alla fine delladolescenza, con il compimento dello sviluppo psicosociale, il carattere sessuale dellindividuo definitivamente sociali dalla sono formato. IL COMPITO EVOLUTIVO delladolescente di riuscire a progettare la propria vita, operando scelte professionali, Pertanto i processi di individuazione (emanciparsi (identit), o, al contrario esperire la CONFUSIONE DEI RUOLI. dipendenza psicologica), di differenziazione (autonomia dai vari membri della famiglia) e di sviluppo della propria identit questioni centrali nelladolescenza. Il cambiamento cognitivo porta a rivolgersi verso sistemi di pensiero di tipo ideologico, con tendenza allestremizzazione. Centrale il ruolo del gruppo le cui funzioni possono essere schematizzate come: base sicura; riferimento per i valori; rapporti intimi ed esclusivi.

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La questione delladolescenza

La scuola costituisce un ambito di socializzazione centrale ed un luogo di importanza primaria per la definizione dell'identit adolescenziale. In tale ambito, gli adolescenti sperimentano relazioni sia con i propri coetanei, sia relazioni con adulti significativi; in particolare, la qualit del rapporto con gli insegnanti, che spesso si configura come problematica, a rivestire un'importanza fondamentale. La percezione di essere considerati e trattati con giustizia dai propri referenti adulti significativi contribuisce in maniera considerevole ad una positiva ristrutturazione del concetto di s ed alla soddisfazione di s in termini di autostima personale e collettiva. Questa una fase della vita da non sottovalutare infatti, si stimato che entro il 2020 il 50% dei bambini avr problemi di natura neuropsichiatrica. E' una notizia sconvolgente, fonte dell'Organizzazione Mondiale della Sanit. Inoltre dal 1964 ad oggi i suicidi da parte degli adolescenti sono raddoppiati, facendo balzare al terzo posto questa causa di morte fra i giovani compresi tra i 15 e i 24 anni.

I.4 Il giovane doggi


Ogni societ si preoccupa di fare in modo che il mutamento degli individui, i loro passaggi da una condizione ad unaltra avvengano senza che siano compromesse la coesione e la continuit sociale; ogni societ predispone quindi regole e meccanismi che controllano questi cambiamenti. Ma in una societ moderna come la nostra dove non esiste pi una perfetta coincidenza fra polo biologico e quello psicosociale, dove anzi tale divario andato aumentando si andato cos perdendo, il duplice significato che il passaggio assume per il giovane, come funzione di sostegno e di ancoraggio alla sua identit in un momento di rapido cambiamento, e alladulto come funzione

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Capitolo I

difensiva di fronte allemergere di una nuova generazione dagli incerti confini. Tutto ci, come ha messo in evidenza Van Gennep (1988), viene affrontato attraverso la definizione di una triplice rete di cerimonie: di separazione, che agevolano il distacco dellindividuo da una situazione originaria; di definizione di stato di margine, dove lindividuo collocato in uno stato di sospensione; di aggregazione, che assecondano lintroduzione della persona nel nuovo gruppo, in questo caso in quello degli adulti. Nelle culture tradizionali, gli elementi di fondo che definivano la triplice ritualit del passaggio consistevano in: alto tasso di cerimonializzazione, nella presenza di adulti che officiavano il passaggio, tutti i rituali si svolgevano di fronte alla comunit. Tali rituali si configurano come un ponte, un termine di mediazione tra due regni. Il pensiero primitivo tutto dominato dalle rappresentazioni collettive, dorigine sociale, mentre nella civilt occidentale, caratterizzata dallemergere dellindividuo, il giovane affronta il passaggio sempre pi solo e senza il conforto di cerimonie sociali che attestino, agli occhi di tutta la societ, il suo ingresso nella comunit adulta. Questa cerimonia privata di passaggio, da un lato testimonia limportanza per il giovane di dotarsi di segnali che attestino il cambiamento anche in assenza di cerimonie gruppali di passaggio, dallaltra ci lascia capire che la societ adulta oggi non sembra avere pi al proprio interno quegli adulti che nelle societ tradizionali svolgevano limportante funzione di rendere sociale, cio condiviso da tutta la comunit.

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La questione delladolescenza

Nel passato, pertanto, i riti di passaggio sancivano lo status di adulto e conferivano lappartenenza alla nuova categoria sociale. Le trasformazioni corporee erano quindi sottolineate e le abilit fisiche e psichiche erano integrate nella nuova identit, sia personale sia sociale. Misurarsi con la realt, attraverso le conseguenze che le azioni hanno, induce alla maturazione mentre il ritardo nel fare esperienze responsabilizzanti protrae ladolescenza. Abbiamo gi visto come alla anticipazione della maturit biologica non corrisponde oggi un riconoscimento dellappartenenza al mondo adulto, nonostante uninnegabile maggiore libert sessuale, peraltro concessa in modo contraddittorio e vissuta con ambivalenza. La maggior durata degli studi e la dipendenza economica che ne consegue, sono da considerare fra le radici di una condizione in cui lindividuo non aiutato a raggiungere una piena autonomia e responsabilit. Una condizione diffusa, normale e auspicabile come quella del prolungamento degli studi rappresenta per il futuro adulto una opportunit positiva per lo sviluppo di una personalit ben differenziata oltre che per laffermazione nella societ. Anzi si osserva che chi non frequenta la scuola potrebbe andare incontro ad una adolescenza mancata, nella quale ancor pi difficile raggiungere una precisa identit ladolescente sociale e personale (Palmonari, pi influenzato da mode e 2001) e pressioni ancor

consumistiche. E stato osservato che lesperienza scolastica fornisce le basi per la comprensione del funzionamento dei diversi sistemi istituzionali: le relazioni si svolgono infatti entro un quadro di riferimento di relazione fornito dal regolamento, conosciute che offre norme Chi non di ha comportamento in parte diverse da quelle che governano altre forme interpersonale dallallievo. continuato la scuola manca di questa esperienza: non sempre gli

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Capitolo I

ambienti

extrascolastici

forniscono

gli

stessi

stimoli

per

una

competenza sociale, e i rischi di trovarsi in condizione di marginalit sono maggiori (Palmonari, 2001). Sono necessari contributi educativi mirati, che compensino in entrambe le condizioni, dello studente e di chi non studia pi, le tendenze frenanti lautonomia psicologica e aiutino a trovare il senso dellesistenza.

I.5 I cambiamenti dello stile educativo


Oltre ai fattori ambientali e sociali citati, unaltra radice di immaturit protratta viene ricondotta a problematiche riguardanti lo stile educativo. Si possono individuare tra le cause della perdurante immaturit i modelli offerti, meno precisi e differenziati che nel passato (Besozzi, 1993). Questultimo punto particolarmente importante come oggetto di riflessione, in quanto lo stile educativo nel tempo cambiato, sia a livello familiare che scolastico (Marocco Muttini, 1996). Come variato nel tempo lo stile genitoriale? Nella societ del passato, il padre non si occupava direttamente dellallevamento della prole, era distante, non per assente (Quaglia, 2001). Gi dallinfanzia il bambino trova, nelle regole, un aiuto per costruire il rapporto con la realt (Rosenfeld, 1992), il bambino ha bisogno di ricevere regole dallesterno, che impongono un contenimento alle sue pulsioni non ancora controllabili e modulate (Philips, 1999). Allepoca adolescenziale, quando le pulsioni sessuale e aggressive diventano, per fattori biologici legati alla pubert, pi intense, le regole sono anche pi necessarie (Pietropolli Charmet,

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La questione delladolescenza

1990), per apprendere a controllare gli impulsi con la razionalit e modulare le emozioni. Ladolescente ha bisogno, per potersi differenziare verso unidentit nuova, di incontrare degli ostacoli, cio un certo grado di frustrazione e contenimento da parte degli adulti, a cui potersi opporre: ladolescente sfida ladulto per misurare la propria forza (Gould, 1978), ma ricerca nellaltro stabilit, solidit, autorevolezza, perch non li possiede ancora in prima persona e deve costruirli. Attraverso la sfida impara quanto pu fidarsi di se stesso oltre che degli altri. Anche quando il gruppo sembra diventare pi importante rispetto alle figure adulte, queste devono continuare a proporsi, perch la loro presenza rimane fondamentale (Chiosso, 1994). Non sempre invece esiste presso i genitori e gli insegnanti la consapevolezza di esercitare, nelladolescente, un ruolo di rilievo (Midgley, Feldlaufer, Eccles,1988). La formazione dellIo e la prevenzione delle situazioni psicopatologiche come devianza, perversioni, dipendenze, richiede uno stile educativo solido, esercitato da persone che rappresentino modelli validi: si ritiene in particolare che un buon rapporto col padre aiuti a sviluppare competenza intellettuale e responsabilit e un buon rapporto con la madre favorisca il controllo emotivo (Vaughn e Balk, 1988). Ne deriva lequivalente importanza dei due codici materno e paterno per la costruzione delle capacit relazionali-empatiche da un lato e delle competenze cognitivo-comunicative dallaltro. Le due funzioni, materna e paterna sono oggi pi vicine: si parla di famiglia simmetrica (Besozzi, 1993) nella quale i ruoli sono intercambiabili. Questo andamento incominciato negli anni 60 e ha trovato terreno in una caduta, nel clima culturale, del principio di autorit. Baumrind (1975), riconduce le caratteristiche dello stile parentale a due dimensioni fondamentali e necessarie: laccettazione del figlio per

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Capitolo I

quello che , valorizzando le sue qualit senza pretendere di modellarlo a propria immagine, e il controllo, cio una funzione di guida sia sul piano psicologico attraverso la propria presenza incoraggiante, sia sul piano del comportamento, criticando e lodando in modo appropriato. Come si pu vedere, questo punto di vista ricalca quello che gi Adler (1975), sosteneva essere il ruolo delleducatore. Nelladolescenza, mentre attraverso esperienze molteplici di rapporto col mondo esterno, col gruppo dei pari, con altri adulti, si va delineando la personalit, laccettazione e il controllo sono aspetti che definiscono la qualit del rapporto con le figure significative. Si pu aggiungere il sostegno, funzione necessaria nei momenti di crisi, come gli stress acuti o le situazioni di difficolt protratte, in cui ladolescente ha bisogno di pause, o di poter anche temporaneamente regredire, prima di riprendere il suo percorso di individuazione. La funzione di sostegno pu essere esercitata in modo vicario da adulti esterni protettivi in casi di carenze educative familiari che possono essere legate a gravi disagi ambientali, ma possono anche essere quelle determinate da genitori eccessivamente autoritari o viceversa permissivi nel senso di troppo indulgenti o percepiti dal minore come privi di interesse per lui (Polmonari, 1998). La personalit dellinsegnante pu assumere una funzione correttiva delle disfunzioni familiari e la scuola pu sostituirsi quindi con contributi educativi alla funzione normativa carente (Cristiani, 1990). proprio questa istituzione, la scuola, che attraverso il passaggio da una classe allaltra, da un ciclo allaltro oggettivamente sancisce le tappe della crescita, ma la scuola spesso non consapevole di svolgere questa funzione anche se proprio in ambito formativo che avviene, quellincontro finale, fra adulti che svolgono funzioni di tutoring e di accompagnamento e giovani che si apprestano a essere aggregati alla comunit degli adulti.

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La questione delladolescenza

Altrettanto utile risulta il confronto con adulti autorevoli con i quali gli adolescenti abbiano possibilit di incontrarsi, come educatori, psicologi, medici, istruttori sportivi. Ogni persona che rivesta una funzione educativa per ladolescente anche un modello allargato. di identificazione e quindi il suo ruolo formativo in modo

Per formare un sistema di valori autonomo ladolescente deve potersi confrontare con figure forti e stabili. Anche quando il giovane non condivide le idee dei genitori, attraverso il confronto, magari anche lopposizione, pu crescere. Le istituzioni educative, dalla prima, la famiglia, a quella scolastica che lagenzia educativa precipuamente investita della formazione, alla societ in generale che deve essere vista come unorganizzazione a rete di attori interagenti, sono chiamate a dare il proprio contributo. Ognuna deve dimostrare coerenza, costanza, coscienza del ruolo, consapevolezza dei propri limiti, e congiuntamente concorrere alla imposizione delle regole alle quali il giovane deve ottemperare. La speranza di costruire una struttura sociale giusta e rispettosa per tutti poggia su uno stile educativo nel quale diritti e doveri, regole e punizioni siano chiari, definiti, certi.

I.6 La socializzazione
Abbiamo gi sottolineato, come nel corso dello sviluppo

lindividuo interagisce con diverse agenzie di socializzazione, le quali creano un complesso intreccio di relazioni che, fin dalla nascita, costituiscono la trama entro la quale si snoda lo sviluppo del soggetto. La socializzazione si riferisce ai processi per mezzo dei quali i modelli di ciascuna societ sono trasmessi da una generazione ad

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Capitolo I

unaltra. un processo di interiorizzazione attraverso il quale lindividuo viene inserito nel mondo oggettivo di una societ o di un settore. La socializzazione primaria (acquisizione delle competenze di base), quella dellinfanzia, attraverso cui lindividuo diventa membro della societ. Tramite lidentificazione il bambino assume ruoli ed atteggiamenti delle persone per lui importanti. Una fase decisiva la formazione dellaltro generalizzato: attraverso una progressiva astrazione degli atteggiamenti e dei ruoli degli altri in particolare a quegli degli altri in generale lindividuo interiorizza la societ, la realt e si forma unidentit, si attiva il processo di costruzione delle regole e delle norme. I contenuti specifici che vengono interiorizzati variano, in funzione della societ di appartenenza, della posizione sociale e delle particolari caratteristiche degli adulti. La socializzazione secondaria ogni processo successivo, che introduce lindividuo in nuovi settori della societ. linteriorizzazione di sottomondi istituzionali e comporta lacquisizione di conoscenze legate a ruoli. Il periodo delladolescenza quel periodo in cui si realizza la socializzazione secondaria e cio quel periodo durante il quale gli individui acquisiscono conoscenze legate specificamente ai ruoli e alle posizioni sociali che essi occupano nella societ; ruoli e posizioni sociali che sono variamente connessi alla divisione del lavoro presente nella societ. opinione consolidata che questa fase della socializzazione richieda unidentificazione emotiva con adulti significativi meno intensa di quella inevitabile per la socializzazione primaria, ma occorre pur sempre un certo grado di identificazione reciproca, necessario in ogni comunicazione fra esseri umani. In termini generali, la socializzazione secondaria implica riti pi o meno espliciti e ufficiali di iniziazione al mondo adulto (Mead, 1928),

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La questione delladolescenza

periodi di apprendistato o noviziato, e lesperienza di possibili transizioni ecologiche che punteggiano il ciclo di vita degli adolescenti e poi degli adulti. Le agenzie di socializzazione possono essere: intenzionalmente educative: famiglia, scuola, chiesa ecc. non intenzionalmente educative: gruppo di pari, mass media, consumi culturali, tempo libero, sport ecc. Esistono inoltre diversi modelli di socializzazione che possono essere cos distinti:
Modello di tradizionale

socializzazione Modello di socializzazione nelle societ complesse


modalit interattiva, modalit non lineare, molte agenzie competono, anche quelle non intenzionalmente educative (diventa importante lextra scuola e il tempo libero)

modalit trasmissiva, percorso graduale e verticale, percorso a pi stadi: a fasce di et corrispondono contenuti particolari mediati da specifiche agenzie (famiglia, scuola, gruppo di pari ecc.)

Pluralizzazione della socializzazione


Tabella 1 Due diversi modelli di socializzazione: Modello di socializzazione tradizionale e Modello di socializzazione nelle societ complessa.

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Capitolo I

I.7 Il gruppo
Un gruppo sociale costituito da un certo numero di individui che interagiscono luno con latro con regolarit. Questa regolarit di interazione tiene insieme i partecipanti, dando vita a una distinta unit con una propria complessiva identit sociale. I membri di un gruppo si aspettano determinate forme di comportamento luno dallaltro, che non sono invece richieste ai non appartenenti. I gruppi differiscono quanto a dimensioni: vanno da associazioni intime, come una famiglia, a collettivit pi ampie, quali un circolo sportivo.

I.7.1 La dinamica di gruppo


La dinamica di gruppo prende in esame linfluenza reciproca tra i membri di un gruppo e ne analizza linterdipendenza tra le persone. Alla base della dinamica di gruppo matura il processo di socializzazione. Qualunque cambiamento di un membro determina un cambiamento di tutti gli altri membri; ci determina stati di equilibrio instabile fino al raggiungimento di un comportamento adattivo equilibratore. La dinamica di gruppo segna il passaggio da concetto di personalit a quello di sintalit. In un soggetto-individuo, la personalit il modo in cui egli interpreta e rende unica ed unitaria la propria esperienza, secondo lidea di s; la sintalit il modo in cui un gruppo interpreta e rende unica ed unitaria la propria esperienza, secondo la pluralit vissuta. Essendo il gruppo un organismo vivo dotato di potenzialit conoscitive ed operative comuni e condivise, la sintalit (o sintesi delle personalit) il processo di costruzione di una personalit del gruppo, della sua immagine e della sua identit.

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La questione delladolescenza

la sintalit bassa quando il gruppo estremamente frammentato, con relazioni deboli e inconsistenti; elevata quando il gruppo e coeso, compatto, solidale.

I.7.2 Il gruppo come sistema


Un sistema un complesso di elementi in interazione. La complessit del sistema data da: numero degli elementi, specie (tipologie) degli elementi, relazioni tra elementi. Gli elementi in un gruppo sono, ovviamente, le persone e le relazioni e questi allinterno del gruppo variano a seconda: delle caratteristiche delle persone, dellambiente in cui il gruppo opera, delle finalit per cui il gruppo opera. Il gruppo come sistema sociale : aperto: influenzato e condizionato dallambiente (sono

particolari i gruppi chiusi, i clan o le bande, presenti anche tra gli adolescenti), dinamico: in evoluzione continua a causa delle interazioni fra gli elementi del gruppo e con lesterno, probabilistico: procede in modo euristico, con risultati possibili e/o probabili, ma non certi.

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Capitolo I

Anche gli studi sui gruppi, secondo lapproccio sistemico, derivano dallintersezione cibernetica, di molteplici teoria discipline; in particolare teoria della della della dellinformazione, della

comunicazione, dellantropologia culturale e dalla prossemica. La prossemica, lo studio delle relazioni e delle distanze interpersonali che si stabiliscono tra gli individui, tra loro e gli oggetti che usano e gli spazi in cui agiscono. Per ci che riguarda la distanza tra le persone, Hall (1966) ha individuato quattro categorie: intima: una non-distanza, contatto fisico, ruolo determinante del corpo e degli arti, del calore, dellodore, dello sguardo, della bassa tonalit della voce, personale: distanza di due braccia (nel darsi la mano), per argomenti personali e professionali; determinata da status, posizione, ruolo, sguardo, giusta tonalit della voce, sociale: da 1 a 4/5 metri, contatto formalizzato; determinata da ruolo, status, posizione, asimmetria, contatto oculare, voce poco flessibile, pubblica: oltre i 5 metri; conferenza, tribuna, comizio, spesso intervengono i media. Le distanze corrette per la relazione daiuto sono la personale e la sociale. Eppure possono avverarsi anche le altre due (intima, pubblica).

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La questione delladolescenza

I.7.3 Il gruppo negli adolescenti


Durante ladolescenza cresce il bisogno di ridefinire la relazione con alcune entit sociali significative, in primo luogo la famiglia, e di intensificare il rapporto con altre, in particolar modo i coetanei. Lo spostamento da un centraggio sulle relazioni familiari ad un centraggio sulle relazioni amicali alla base del processo di modificazione del sistema di s vissuto dalladolescente. Il gruppo di pari stato descritto come un laboratorio nel quale il ragazzo e la ragazza possono sperimentare scelte e comportamenti autonomi; i coetanei vengono identificati come il pi importante oggetto I di confronto sociale nella un costruzione riferimento dellidentit normativo e delladolescente. coetanei rappresentano comparativo importante; le relazioni amicali offrono alladolescente molteplici opportunit per conoscere le strategie che gli altri usano per affrontare problemi simili a quelli in cui il soggetto si sente impegnato in prima persona e per osservare quali effetti sono in grado di produrre. Il rapporto e il confronto con i pari permette alladolescente di esplorare nuovi spazi e di valutare in modo autonomo, al di l del controllo degli adulti, il proprio comportamento e le proprie scelte. Il gruppo amicale viene vissuto come un sostegno strumentale ed emotivo in grado di incidere nella costruzione della propria reputazione e della propria visibilit sociale.

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Capitolo I

(Chagall, Il giocoliere)

Gli

adolescenti

sperimentano

modalit

di

aggregazione

spontanea; intrattengono cio rapporti interpersonali, generalmente a piccoli nuclei, che si alimentano attraverso iniziative gestite al di fuori dellingerenza adulta. Nella piena adolescenza il gruppo informale viene percepito da buona parte degli intervistati come la modalit aggregativa pi rispondente alle attese e agli interessi del momento.

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La questione delladolescenza

Dai dati di ricerca risulta che in Italia pi del 90% degli adolescenti, selezionando nella rete di rapporti interpersonali che tipica della propria esperienza, individua come riferimento significativo del proprio processo di crescita la partecipazione ad uno specifico gruppo (formale o informale) di coetanei, alla cui frequenza dedica parte del tempo quotidianamente disponibile. Se laggregazione informale non tipica di una sola categoria di adolescenti, vero invece che la composizione di ciascun gruppo risulta assai omogenea (Amerio et al., 1990; Baraldi, 1988): provenienza sociale, contesti culturali, condizione scolastica o lavorativa, look esteriore, linguaggio, modalit di interazione, stili di comportamento e rappresentazioni sociali, sono gli elementi che accomunano nel quotidiano gli adolescenti allinterno di una medesima categoria aggregativa. Questa omogeneit di provenienza e di esperienza uno dei principali fattori che entrano in gioco nella formazione naturale del gruppo; ci significa che gli adolescenti si cercano e si aggregano sulla base della somiglianza. Lo stare insieme (senza scopi precisi) e il parlare rappresentano le attivit pi importanti, e pi cariche di significati emotivi, del gruppo. Per tutti i partecipanti fondamentale mantenere aperti i canali di comunicazione con gli altri membri e questa garanzia data soltanto dalla frequentazione continua degli amici. Il peso delle relazioni con i genitori si modifica progressivamente per lasciare spazio ad un diverso e pi intenso rapporto con i coetanei, in quanto questi ultimi diventano loggetto pi prossimo di identificazione. Anche se non tutti i nuclei amicali mostrano al loro interno lo stesso livello di coesione, nella maggior parte dei casi il gruppo costituisce un punto di riferimento fondamentale nel processo di costruzione dellidentit adolescenziale. Infatti tutti gli adolescenti sono impegnati in un processo di differenziazione e identificazione, sia in rapporto con gli adulti, sia in

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Capitolo I

rapporto con i diversi gruppi di coetanei categorizzati o come simili a s o come molto diversi da s e dalla propria esperienza sociale. Durante ladolescenza i coetanei diventano il pi importante oggetto di confronto sociale e rappresentano un riferimento normativo e comparativo per valutare in modo autonomo, al di fuori degli adulti, il proprio comportamento. La partecipazione a gruppi formali tende a calare, con il rispettivo aumento dellaggregazione spontanea. Gradiscono le aggregazioni informali, in quanto le sentono pi flessibili, non hanno bisogno di darsi ragioni tematiche, si adattano meglio ai tempi di vita quotidiana e agli spazi informali che si possono ricavare al loro interno. In queste dinamiche il gruppo assolve a importanti funzioni di contenimento, di indirizzo, di regolazione, secondo la logica del laboratorio di vita che, pur con piccoli dosaggi, risulta in grado di liberare potenzialit difficilmente intuibili. Ad esempio nel gruppo riescono gestire. Sul piano dellesperienza quotidiana, inoltre, le relazioni di gruppo possono fornire alladolescente un sostegno strumentale rispetto alle difficolt incontrate. Il gruppo dei coetanei costituisce la prima fonte da cui provengono svariate forme di aiuto: a livello emotivo, psicologico, comportamentale, ma spesso anche a livello cognitivo. Il dialogo ed il confronto con i coetanei-amici pu infatti permettere alladolescente in difficolt di giungere ad una pi approfondita rappresentazione e comprensione del problema da affrontare. Sapendo di poter contare sul sostegno di pi entit sociali ladolescente impara, nel corso dellesperienza, a differenziare il tipo di contributo che pu richiedere e che pensa di poter ottenere dalle diverse fonti daiuto. In relazione al tipo di problema che deve a convivere istanze di omogeneit e spinte alla differenziazione, che la persona da sola difficilmente riuscirebbe a

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La questione delladolescenza

affrontare, cio, egli cerca il necessario sostegno strumentale ed emotivo dallentit sociale che maggiormente in grado di fornirglielo. Il gruppo appare essere luogo di risposta, da un lato al bisogno di trascorrere il crescente tempo libero divertendosi e, dallaltro, di interagire tra coetanei. Ma al gruppo, soprattutto, viene riconosciuta la funzione di costruzione di nuovi percorsi di soluzione a problemi quali la ricerca di identit, lesigenza espressiva, lorientamento nella realt, il confronto su criteri di comportamento, il filtro delle esperienze e dei messaggi. Il gruppo naturale, soprattutto luogo di confronto su problemi personali ed affettivi (insuccessi, frustrazioni, esperienze, problemi), molto meno su problemi politici e culturali. luogo di vissuto, di reciproca confidenza sugli stati danimo e sui sentimenti, uno spazio in cui si riversa quello spessore esperienziale fatto di speranza, reazioni, tensioni, disillusioni tipico di chi sta scoprendo da solo la verifica delle varie esperienze che caratterizzano il giovane. Riassumendo tre grandi temi caratterizzano la cultura dei coetanei: 1. importanza del partecipare alla vita sociale: nel corso della preadolescenza e adolescenza i ragazzi facilmente producono e incrementano attivit fra i coetanei. Tuttavia, essi sono in grado di produrre collettivamente gruppi gerarchici, e diventano temi cruciali quelli dellaccettazione, verbale della popolarit e della e le solidariet. Largomento diventa centrale

discussioni riaffermano lappartenenza ai gruppi e rivelano i valori e le credenze dei loro membri. 2. Tentativi di affrontare le incertezze, gli interessi, le paure, i conflitti che caratterizzano la vita quotidiana. 3. Opposizione e messa in discussione delle regole e dellautorit degli adulti.

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Capitolo I

I.8 Il Tutor
Tutor sta per colui che si prende cura di.. (originariamente che giunto a piena maturazione). Negli studi universitari, un insegnante che segue e guida uno pi studenti in seminari, dottorati o altre attivit di ricerca (scuola), mentre in determinati ambiti professionali, una persona di riferimento per chi allinizio della carriera. Il tutor ha una duplice funzione: quella formativa orientata a conseguire un apprendimento significativo e quella di attutire le ansie, le angosce e pi in generale, i problemi che un individuo pu incontrare. Tale concetto, infatti, implica necessariamente unorganizzazione precisa del lavoro, la definizione di un obiettivo specifico e richiede una struttura, per quanto flessibile e aperta. Perch necessario unazione abbinare di tutoring cura abbia (la successo persona che di solito con tutor insegna

attivamente docente, didatta, ecc.) e tutee (persona che riceve linsegnamento, discente, allievo ecc.), fissare orari frequenti e regolari per le attivit da svolgere in collaborazione, fornire una formazione nelle tecniche di tutoring, comprese le procedure di correzione, definire chiaramente i contenuti del lavoro e eventualmente i materiali, applicare un sistema di monitoraggio e di supervisione e se necessario di valutazione. Ma sufficiente il nome tutoring perch il metodo perda il suo carattere familiare e acquisisca un che di accademico e scientifico. Il tutoring umanamente gratificante (Goodlad, 1972), in quanto i tutor imparano a essere formativi nei confronti dei loro tutee, sviluppano un senso di orgoglio e di autorealizzazione e acquisiscono fiducia e senso di responsabilit. Molti insegnanti con

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La questione delladolescenza

esperienza nel campo del tutoring rilevano che il risultato pi evidente proprio laumento della fiducia in se stessi e del senso di adeguatezza da parte dei tutor. Anche per il tutee i vantaggi sono considerevoli. In un rapporto personale, lapprendimento pu essere maggiormente individualizzato. possibile selezionare i compiti pi adeguati per il destinatario del tutoring e il ritmo della presentazione pu essere costantemente calibrato in modo da ottimizzare lapprendimento. Mentre linsegnante, assillato dal tempo, inoltre, spesso costretto a limitarsi a spiegazioni verbali, il tutoring offre loccasione di dimostrare il comportamento richiesto. Il tutee riceve un feedback regolare e partecipe sulla correttezza dei propri sforzi ed soggetto ad un attento monitoraggio che porta a massimizzare il tempo dedicato allattivit. I programmi che hanno dato buoni risultati, di tipo pi o meno strutturato, sono estremamente vari: alcuni pongono laccento sulla crescita personale e sociale, altri si concentrano invece sui risultati scolastici; ci sono piccoli programmi di recupero, coordinati da un solo insegnate, e iniziative di ampio respiro che coinvolgono tutti gli alunni di una scuola; interventi di sostegno agli allievi in situazione di handicap con basso rendimento, e programmi di arricchimento rivolti ad alunni relativamente brevi; iniziative destinate ad alunni molto giovani, infine, altre a quelli pi grandi. Attualmente il tutoring, viene applicato ad aree curricolari sempre pi specifiche. Il tutoring fra ragazzi di et diversa, potrebbe dimostrarsi un ottimo mezzo per facilitare lo scambio e la crescita sociali fra membri di una stessa scuola, che rappresenta solo di nome una comunit. Lamicizia con un ragazzo pi vecchio di status elevato, rafforza lautostima del tutee.

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Capitolo I

I coetanei sono estremamente importanti, soprattutto nelle fai iniziali delladolescenza, quando i ragazzi si sottraggono allinflusso dei genitori. Il rapporto di tutoring non ha le implicazioni istituzionali e autoritarie che caratterizzano quello fra insegnati e alunni; non c bisogno di mantenere il distacco e in molte coppie il rapporto di genuino affetto. Il ruolo del tutor non deve essere visto come un insieme di compiti sfuggiti di mano alle funzioni formative ritenute essenziali (docenti, progettisti ecc.), ma come una parte essenziale di tutti i processi formativi orientati a conseguire un apprendimento significativo. Il tutor pu, dove sia necessario, facilitare la fatica relazionale di chi si occupa della pratica dellinsegnamento diretto attraverso lascolto e la revisione in unarea di decompressione, pu trovarsi a dover supplire a carenze di insegnamento, fornire consulenze metodologiche, rammendare ecc. In tale contesto non va dimenticato il concetto di tutorship, fondamentalmente una funzione strutturale complessa di cui il cosiddetto tutor pu soltanto custodire una sezione di operativit e di rappresentanza simbolica oppure curarne e regolarne lelaborazione. La tutorship lo spazio-tempo fisico e mentale che consente a un formatore e a un formando di incontrarsi perch si produca un episodio di insegnamento-apprendimento, o meglio ancora, perch si dia lopportunit affinch un episodio di non insegnamento fra un formatore e un formando possa verificarsi. chiaro che il tutor deve presidiare una funzione-supporto finalizzata allapprendimento del contenuto specifico che resta a carico del docente. In sostanza la tutorship si pone come condizione di possibilit del processo di insegnamento-apprendimento, e il tutor la figura che incarna tale possibilit.

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La questione delladolescenza

I.9 Il Mentore
Se il tutor assolve primariamente ad una funzione di sostegno nel processo di apprendimento (dove si intrecciano fattori formativi e affettivi), per supplire a determinati necessit formative, il Mentore qualcosa di diverso. Mentore, il saggio e fedele amico di Ulisse e precettore del figlio Telemaco nei lunghi anni della sua assenza. Personifica pertanto, un adulto imprevisto che rapisce il giovane verso lignoto e verso la propria vita di crescita e di individuazione, la risposta al bisogno del superamento della nicchia familiare, scolastica ecc. Pu essere la figura di un educatore o di un qualsiasi individuo dai contorni sfuggenti, ma di straordinario dellemozione impatto e del emotivo ed esperienziale; funzione trascinamento

sentimentale, piuttosto che della misura del valore e del calcolo. II Mentore funge da modello, da amico, contribuendo ad arricchire la formazione del ragazzo affinch possa un domani svolgere un ruolo positivo nella societ. Tale impegno nella sua continuit, consentir ad entrambi non solo di verificare progressivamente i risultati conseguiti, ma anche e soprattutto di accrescere le rispettive esperienze. Il Mentore un consigliere fidato, una guida saggia e paterna, un compagno fedele. Lamicizia con tale persona favorisce lo sviluppo dellautostima personale, offre nuovi interessi ed occasioni di apprendimento, lo aiuta a scoprire le sue attitudini, a farlo sentire speciale, a fortificarsi, a crescere culturalmente e responsabilmente, affiancandolo in modo amichevole nel cammino della vita. II Mentore trae arricchimento e gratificazione nel constatare come la sua opera apporti un reale miglioramento nella vita di un ragazzo.

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Capitolo I

Conferma la propria consapevolezza di poter aiutare le nuove generazioni con l'incoraggiamento e il sostegno. Colui che dispensa saggezza ti avvicina alla vita con semplicit, ti fa naturalmente riacquistare un equilibrio tra le tue intenzioni (consce ed inconsce), le tue decisioni razionali (senso comune condiviso) e la tua passione ed emozione per la vita. Il mentore colui in grado di cogliere la creativit delle persone e declinarne le complessit; colui che capace di fare delle tue parole una poesia o una melodia, restituendo sempre il tutto in una forma di semplicit mai banale. Potremmo dire che il mentore, come saggio, porta nel proprio protetto quella conoscenza che crea quellidentit, che produce limpegno al cambiamento che la produce (produce nuova conoscenza). Il mentore il miglior profeta che possediamo, nel momento che sa guardare avanti attraverso come noi siamo fatti. colui che sa mantenerti in uno stato mentale di abbassamento della critica, per il tempo sufficiente perch tu possa rinnovarti per rinnovare il tuo mondo, in grado di lasciarsi guidare da te, per poter divenire la tua unica guida. La saggezza del mentore gli permette di cogliere il disequilibrio tra ladattarti al mondo ed il cercare di cambiarlo, suggerendo come, quando, dove e perch intervenire. Ma se vogliamo veramente trovare una nuova risorsa nel mentore, potremmo dire che capace di creare in te quella struttura che ti connette al mondo e agli altri e che genera continuamente soluzioni e cambiamenti per la tua vita, tramite la reinterpretazione continua delle tue relazioni. Il lavoro del mentore una missione, il sentirsi mandati a svolgere un compito che pu andare oltre ogni tipo di confine, dove non si viaggia fisicamente ma attraverso la mente, dove si deve poter sognare con gli occhi del protetto.

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La questione delladolescenza

Il mentoring un tipo particolare di relazione nella quale una persona con abilit o competenze mette un altro essere umano nelle condizioni di sviluppare le proprie. Il mentoring una relazione personale stretta, un processo di lavoro comune per raggiungere obiettivi concordati. Il mentoring una relazione reciproca, unalleanza dalla quale mentor e mentee traggono piacere. Il mentoring una relazione di sostegno uno-a-uno tra una adulto e un altro individuo, finalizzata a facilitare la crescita educativa, sociale e personale di questultimo. Gli sforzi per giungere ad una solida definizione di ci che tutor, mentor, docente, famiglia, adolescente ecc. rischiano di lasciare piuttosto confusi. La ragione chiara: le relazioni, i ruoli, sono molte cose. Si tratta di alleanze senza uguali, che prendono forma da particolari abilit e bisogni degli individui che vi partecipano. Contemporaneamente, gli adolescenti si trovano a dover interagire con differenti figure, ma allo stesso tempo possono essi stessi rivestire tali vesti.

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Capitolo III

CAPITOLO II IL VOLONTARIATO

Linterdipendenza e dovrebbe essere lideale delluomo al pari dellautosufficienza. Luomo un essere sociale. Senza interrelazioni con la societ egli non pu realizzare la sua unit con luniverso, n sopprimere il proprio egoismo.

(M.K. Gandhi, Precetti e insegnamenti del Mahatma Gandhi)

Capitolo II

II.1 Il Terzo Settore


Il Terzo Settore, affonda le sue radici storiche e culturali nelle esperienze di quella classe operaia, figlia del socialismo delle origini che sfuggiva tanto ai lacci dello Stato quanto alla logica di Mercato. Questi operai del passato, questi socialisti fin de sicle (XIX secolo) usavano parole magiche: Mutualismo, Solidariet attiva, Cooperativismo; sentimenti diffusi anche nella maggioranza Cattolica e in larghe minoranze laiche o religiose. Poi il trionfo dello Stato, l'unico autorizzato a proteggere, garantire e assistere tutti dalla culla alla bara, in quella che si rivelata essere una stagione (che si sperava eterna) del "secolo breve". Ecco allora che le parole magiche di quel mondo, ormai cos distante, furono sradicate dall'universo sociale europeo. Nel corso dellultimo decennio la sua crescita stata soprattutto alimentata dallo smantellamento ed esternalizzazione dei servizi di welfare. Oggi il terzo settore diviso tra due anime: al non-profit, cresciuto in seguito alla crisi fiscale e del sistema di protezione sociale, che stenta a mantenere un ruolo autonomo e innovativo, si affiancano territoriale, piccole organizzazioni attive soprattutto al livello dalla caratterizzate dallautorganizzazione,

sperimentazione di economie solidali, dallautonomia politica. In Italia, il fenomeno del terzo settore rappresenta ormai una realt rilevante, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale. Sul piano economico le organizzazioni di terzo settore partecipano, con le loro attivit, alla determinazione del benessere collettivo; dal punto di vista sociale esse perseguono interessi di natura collettiva con fini di solidariet in vaste aree della vita civile del paese. I soggetti che operano nel terzo settore hanno differenti

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Il volontariato

connotazioni giuridiche, ma l'elemento che li contraddistingue l'assenza dello scopo di lucro soggettivo: il divieto di distribuzione di utili tra gli associati. invece pacifica e accettata da tutti la possibilit per le organizzazioni di terzo settore, di svolgere attivit finalizzate alla produzione e allo scambio di beni e servizi, lucro oggettivo. Operativamente possibile elaborare alcuni criteri per individuare le caratteristiche che le organizzazioni devono possedere per essere considerate di terzo settore. Gli attributi chiave per identificare le organizzazioni di terzo settore sono: la costituzione formale dell'organizzazione; la sua natura privata; l'assoggettamento al divieto di distribuzione dei profitti; la capacit di auto governarsi; l'apporto di "lavoro" volontario da parte dei propri aderenti. In Italia i soggetti che rientrano nel terzo settore sono: organizzazioni di volontariato; cooperative sociali; associazioni di promozione sociale; fondazioni civili. Si tratta di organizzazioni che sono legate da un alito comune, da una radiazione di fondo: la solidariet e la fratellanza. Lavorare non per massimizzare il profitto ma, con la propria presenza, permettere agli altri di vivere unesistenza sostenibile. Significa continuare a produrre quel bene che pi di ogni altro oggi scarseggia: la socialit.

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Capitolo II

II.2 Alcuni numeri sul volontariato


Nel corso del 2003 lIstat ha svolto la quarta relazione sulle organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali al 31 Dicembre 2001. Rispetto alla prima rilevazione riferita al 95 esse passano da 8.343 unit a 18.993 (pi 119.3%). Il censimento Istat del 2000 evidenzia ad esempio come l1,1% delle non-profit italiane impieghi il 42% del totale dei dipendenti del settore; mentre il 75% ha entrate annuali inferiori ai 50.000 e sopravvive a volte grazie al solo volontariato. 1. ONLUS (Organizzazioni non lucrative di utilit sociale), per periodo di costituzione. Anno 2001.

LIstat inoltre, ha reso noti i risultati del primo censimento delle istituzioni e imprese non-profit in Italia condotto nel 2000. Al 31 dicembre 2001 risultano attive in Italia 221.412 istituzioni non-profit, di cui oltre la met nel nord Italia. Il Veneto con 21.092 enti la seconda regione, dopo la Lombardia, per numero di organismi senza fini di lucro: associazioni riconosciute (27,7%) e non (63,6%),

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Il volontariato

cooperative sociali (2,1%), comitati (1,7%) e fondazioni (1,4), attivi soprattutto nei settori della cultura, dello sport, dellassistenza sociale e sanitaria. Un universo di unit poco visibili, molte di dimensioni esigue, sinora sfuggite alle rilevazioni statistiche. Un mondo tuttavia giovane ed effervescente (l88% delle istituzioni non-profit sono sorte negli ultimi ventanni), che nel Veneto impiega oltre 12mila dipendenti e coinvolge 325 mila volontari, in Italia 630 mila dipendenti e quasi 3 milioni 350 mila volontari, compresi i religiosi e gli obiettori di coscienza. 2. Le istituzioni non-profit italiane hanno dichiarato circa 73 mila miliardi di lire di entrate e 69 mila miliardi di uscite nel 1999. Il 60% delle entrate complessive si concentra in tre settori assistenza sociale, sanit, cultura, sport e ricreazione. Solo il 9% delle onlus che operano in questi tre settori impiegano personale dipendente. 3. Entrate medie per settore di attivit prevalente. Anno 2000. Valori in milioni di lire. Fonte: Istat. 1 censimento delle istituzioni e imprese nonprofit. Anno 1999.

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Capitolo II

Nel

Regno

Unito

una

persona

su

due

coinvolta

nel

volontariato, in Canada una su tre. Negli Stati Uniti la forza-lavoro rappresentata dai volontari equivale a pi di 9 milioni di lavoratori a tempo pieno per un corrispondente economico annuo di 225 miliardi di dollari. Come abbiamo gi osservato, anche in Italia lincremento fortissimo e lapporto dei volontari viene ormai ufficialmente riconosciuto come indispensabile per fronteggiare calamit, degrado ambientale, lotta alla droga, povert e sottosviluppo. In Italia coinvolge pi di 670 mila persone. In base allultimo censimento Istat pubblicato nel 2001, infatti, le organizzazioni di volontariato iscritte ai registri regionali sono circa 15 mila (con circa 45 volontari ciascuna), e registrano tre il 95 e il 99 una crescita dell80%. Sono centrate principalmente nel nord dItalia (60%), ma negli ultimi anni si sono espanse anche al meridione (34%). Il volontariato si dedica soprattutto allassistenza sociale e alla sanit (63%), prendendosi cura degli ammalati (61.5) e degli anziani (11%). Sono molti di pi,

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Il volontariato

invece, ben 3,2 milioni, i volontari del non-profit coinvolti in attivit culturali, ricreative o sportive. Lidentikit del volontario un adulto tra i 30 e i 65 anni (60,5%), tendenzialmente occupato (45%) oppure in pensione (19%), con un livello di istruzione medio alta (licenza media 34% e diploma superiore 44%). Dedica a questa attivit fino a 3 ore alla settimana (36,4%) o dalle 6 alle 8 ore (26%) del proprio tempo libero. Questa limmagine del volontario italiano in base alle ultime indagini della fondazione italiana per il volontariato (Fivol). Inoltre, le donne (51%) si impegnano in ambito associativo quasi quanto gli uomini (49%), ma ricoprono un ruolo dirigenziale con una frequenza maggiore (32%) rispetto che nelle imprese di mercato (8%). Alcune realt nascono per promuovere i diritti delle persone e trovare alternative concrete al sistema economico neolibersita, che non riesce a proporre una crescita economica, sociale ed ambientale sostenibile. I movimenti cresciuti negli ultimi anni hanno infatti contribuito allo sviluppo di un terzo settore dal basso che cerca di sostituire la logica efficentista con partecipazione e responsabilit socio-ambientale. Si moltiplicano cos organizzazioni che si occupano di servizi sociali, ma anche cultura, ambiente, difesa dei diritti, cooperazione internazionale. Accanto a queste emergono nuovi modi di fare economia: il commercio equo e solidale, la finanza etica, lagricoltura biologica, lo sviluppo di energie rinnovabili, lautorganizzazione del lavoro.

II.3 La relazione daiuto


Indicando nella relazione daiuto un fenomeno complesso, bisogna sforzarsi di mantenere sempre presente due capi di tale

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Capitolo II

complessit: da una parte c certamente la necessit di capire se stessi, le proprie ragioni e anche le proprie motivazioni; dallaltra vi la necessit di capire la storia, di capire la politica, di capire leconomia; la necessit di comprensione che non pu venir meno, non pu essere assolta in un certo giorno e a una certa ora, deve poter andare avanti e questo complica la vita dei soggetti protagonisti della relazione daiuto, perch ancora una volta, pu esserci, in questo, un rischio di dominio; pu essere quasi banale dire che chi aiuta nelle condizioni esistenziali di poter avere qualche comodit in pi. Nel rapporto di aiuto c la necessit di uno studio comune e reciproco: comune nel senso di accumunato, e qui vi ancora una volta un rischio di perdita di identit, di assimilazione, mentre reciproco significa: studia e io studio, e quindi significa necessit di procedere alla ricerca degli strumenti di tempo, di spazio, di materiali, perch ciascuno dei soggetti della relazione daiuto abbia la possibilit di capire. La comprensione del soggetto di se stesso e la comprensione dellaltro nella rete sociale, politica, economica, storica e la comprensione che non ha la pretesa di capire tutto. La relazione daiuto quella in cui luno promuove la crescita dellaltro, dunque la relazione che si stabilisce tra terapeuta e cliente, tra insegnante e studente, tra medico e paziente, tra genitore e figlio ecc. Lespressione relazione daiuto un modo delicato per indicare un intervento di supporto allo sviluppo del s, alla comprensione delle proprie motivazioni e predilezioni. La parola aiuto assume un significato pedagogico, indica limpegno profuso da colui che reca aiuto per sviluppare nellaltro la consapevolezza di s ed emanciparlo dai condizionamenti che lo rendono prigioniero delle aspettative degli altri. Laiuto si orienta in direzione della crescita e dellautonomia dellaltro.

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Il volontariato

Nella scelta di questespressione implicita una contestazione dei metodi eterodiretti e bidirezionali che procedono unilateralmente dal docente al discente e rischiano di risolversi in manipolazioni, impostazioni e dogmi che il soggetto costretto ad accettare dallesterno. Nella relazione daiuto intervengono categorie concettuali che hanno una validit estendibile a tutte le relazioni umane. Concetti come percezione di s, modificazione della personalit, valutazione degli elementi in vista di una scelta, influenzabilit, consapevolezza delle proprie motivazioni, sono concetti implicati in situazioni pi numerose di quelle ufficialmente identificate come relazioni daiuto (Rogers, 1970).

II.4 La conoscenza dellaltro


Una delle questioni, che sembra facile ma che in realt molto complicata, riguarda la conoscenza dellaltro. Chi aiuta, si potrebbe pensare, ha bisogno di conoscere laltro. Certamente questo vero, per bisogna, nello stesso tempo, domandarsi che cosa intendiamo per conoscenza. Conoscere composto dalla particella cum, che indica lo strumento, il mezzo e gnoscere che significa acquisire. Bisogna sottolineare che: conosciamo in una relazione; conosciamo e riveliamo la nostra necessit di conoscere ancora, e quindi la nostra ignoranza; conosciamo in una relazione interessata e non neutra.

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Capitolo II

Questa interpretazione della conoscenza rivela due possibilit. La prima relativa a una conoscenza come tentativo, che pu portare allillusione di essere padroni dellaltro. Conoscenza per diventare capaci di aiutare meglio, ma anche conoscere per diventare padroni. Il secondo modo di intendere la conoscenza ha invece lambiguit positiva del sentire la necessit di vivere la tensione verso una conoscenza che non mai completa, che sempre parziale e che ha bisogno, quindi, dellaltro come principale aiuto per ridurre la propria ignoranza. Nel primo conoscere chi caso, riferito aiutato e alla relazione daiuto, laiuto , questa conoscenza si sviluppa evidentemente, unilaterale: il soggetto che aiuta ha bisogno di unilateralmente. Certo pu anche richiedere e pretendere, che chi aiutato si impadronisca di alcune conoscenze che ne premettano una maggiore autonomia. Ma anche queste conoscenze, sono dettate da una conoscenza superire che propria di chi aiuta. Nella seconda logica, chi aiuta conosce parzialmente la situazione in cui entra e ritiene di non avere mai la possibilit di conoscerla totalmente. Ha bisogno quindi di essere aiutato a sua volta da chi aiutato. Lo sforzo di capire laltro certamente necessario, ma lillusione che esso sia appagato da una totale comprensione pericolosa. La formazione della relazione daiuto deve stare in equilibrio tra una comprensione illusoria e rischiosa che pu portare ad una situazione di dominio e una rinuncia alla comprensione, un equilibrio che non pu che essere precario. Anche chi, come uno psicoterapeuta o un insegnante, dovrebbe sollecitare laltro a rendersi indipendente nelle scelte e nelle ideologie, tende a proporsi o a imporsi come modello a cui ispirarsi. Nelle relazioni daiuto e generalmente nelle relazioni umane, si pu rischiare di sfruttare il bisogno di dipendenza dellaltro per lusingare il proprio orgoglio.

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Il volontariato

II.5 Il comportamento prosociale


Occupandoci del comportamento prosociale, necessario

rilevare che esso una forma di socializzazione che riguarda, in modo peculiare, gli aspetti personali del soggetto; con ci vorremmo evidenziare che nellattuazione di questo comportamento, entrano in gioco differenti dinamiche. La prima necessit che si presenta nella discussione della condotta prosociale quella di una definizione dei termini per quanto possibile esplicita. Per comportamento prosociale, si intende unazione compiuta al fine di beneficiare unaltra persona. Bisogna innanzi tutto sottolineare che lattenzione degli studiosi per questo comportamento fatta generalmente risalire ad un brutto episodio di aggressione che si verific a New York nel 1964. Allepoca una donna, Kitty Genovese, fu assassinata in un parcheggio, vicino al suo appartamento; ben importante testimoni rilevare ma, che allassassinio ci, non assistettero trentotto nonostante

prestarono aiuto alla ragazza, n chiamarono la polizia se non quando ormai non si poteva fare pi nulla. Dopo questo fatto di cronaca i ricercatori specializzati, soprattutto psicologi e sociologi, furono chiamati in causa per organizzare delle ricerche, nel tentativo di spiegare il perch ed il come viene attuata la condotta prosociale. Analizziamo, dunque, la definizione di tale comportamento. Come stato sottolineato dalla Eisenberg (1982), il disaccordo sulle definizioni dei vari termini pu essere considerato come un gioco semantico. Lautrice, infatti, spiega che gli studiosi solo

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Capitolo II

raramente

limitano

le

loro

ricerche

allarea

circoscritta

del

comportamento implicito nelle loro stesse definizioni; nella maggior parte dei casi la loro attenzione rivolta allintero spettro dei comportamenti che beneficiano unaltra persona. Consapevole di questo alcuni ricercatori (Staub, 1978, 1979; Wisp, 1978, in Eisenberg, 1986), hanno pensato di includere, in un discorso coerente, sotto il titolo di comportamenti sociali positivi termini come: altruismo, comportamento daiuto, comportamento morale, tutte condotte volte a produrre, conservare o migliorare, il benessere fisico o psichico e lintegrit dellaltro. Alcuni studiosi ritengono che questo comportamento sia causato da una ricerca di ricompense esterne: il nostro orientamento verso la teoria di apprendimento sociale ci fa dubitare di una utilit di definizione di comportamento prosociale che escluda la possibilit di un rinforzo esterno (Hartmann H., 1981). Altri studiosi, tuttavia, affermano ad esempio: Ci riferiamo allaltruismo come ad una azione attuata per beneficiare unaltra persona per altre ragioni che la ricompensa esterna (Cialdini, Kenrick e Baumann, 1981, in Eisenberg, 1982). Una definizione operativa che potrebbe essere utilizzata come modello la seguente quel comportamento che, senza la ricerca di ricompense esterne, favorisce altre persone, gruppi o fini sociali ed aumenta una probabilit di generare una reciprocit positiva di qualit e solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando lidentit, la creativit e liniziativa dei gruppi implicati. (Roche, 1991) Per comprendere come si esplica effettivamente la condotta prosociale necessario analizzare le categorie di comportamenti in cui esso articolato; concretamente esso si esplica attraverso:

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Il volontariato

aiuto fisico: condotta non verbale che procura assistenza fisica ad altre persone per raggiungere un determinato obiettivo. Servizio fisico: condotta che elimina la necessit, a chi riceve lazione, di intervenire fisicamente nelladempimento di un compito o incarico che si conclude con lapprovazione o la soddisfazione del ricevente. Dare: dare oggetti, idee, esperienze di vita, alimenti o possedimenti agli altri. Aiuto verbale: spiegazione o istruzione verbale che utile o desiderabile per altre persone o gruppi nel conseguimento di un obiettivo. Conforto verbale: espressioni verbali per ridurre la tristezza di persone afflitte o bisognose e dar loro sollievo. Ascolto profondo: condotte metaverbali ed attitudini che esprimono accoglienza paziente ma attivamente interessata ad una conversazione. Conferma e valorizzazione positiva dellaltro: espressioni verbali per confermare il valore delle altre persone o aumentare la loro autostima, anche davanti a terzi. Empatia: condotte verbali che, partendo da uno svuotamento volontario di contenuti propri, esprimono comprensione cognitiva dei pensieri dellinterlocutore o lemozione di stare sperimentando sentimenti simili ai suoi. Solidariet: laccettazione condotte volontaria fisiche di o verbali che le esprimono condividere conseguenze,

specialmente se dolorose, della condizione, stato, situazione o cattiva sorte dellaltra persona. Presenza positiva ed unit: presenza personale che esprime attitudini di prossimit psicologica, empatica, disponibilit al servizio, aiuto e solidariet per e con le altre persone e che

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Capitolo II

contribuisce al clima psicologico di benessere, pace, concordia e reciprocit in un gruppo o riunione di due o pi persone. Dopo essersi occupati della definizione del comportamento prosociale e dellindividuazione delle sue categorie vediamo ora le cause del suo sviluppo. Una delle condizioni che pu favorire o inibire la condotta sociale positiva il contesto familiare; in uno studio di Hoffman, 1975 (in P. Di Blasio, E. Camisasca, 1995), viene rilevata come significativa lincidenza socializzante del genitore dello stesso sesso. Si pu, inoltre, affermare che uno stile educativo basato sulla tendenza a fornire spiegazioni, usare il ragionamento e la persuasione, pi che la punizione, costituisce un fattore facilitante il comportamento altruistico e la comprensione delle esigenze altrui. Anche il tipo di relazione con i pari et ha la sua influenza nello sviluppo di tale comportamento; in un ricerca di N. Eisenberg (1982), venne rilevato che i bambini che generalmente avevano frequenti interazioni sociali positive con i compagni e gli insegnanti, agivano maggiormente in maniera prosociale e ricevevano risposte positive a questa condotta. Una ulteriore motivazione che spinge allaltruismo quella spinta interna denominata empatia. Secondo Hoffman (1982, in P. Di Blasio, E. Camisasca, 1995), essa una attivazione affettiva, una risposta affettiva vicaria pi appropriata di unaltra alla situazione dellaltro. La Eisenberg (in P. Di Blasio, E. Camisasca, 1995), invece, concentra la sua definizione di questo costrutto come la percezione del bisogno dellaltro implicante comprensione e simpatia. Naturalmente, durante lo sviluppo, lempatia non rimane la semplice percezione dei sentimenti dellaltro, ma si arricchisce cognitivamente attraverso lidentificazione e la piena comprensione del soggetto empatico dello stato affettivo dellaltro; infatti, la capacit dellassunzione del punto di vista e dellassunzione di ruolo

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Il volontariato

dellaltro sono fondamentali non solo per comprendere i sentimenti altrui, ma anche per il radicarsi nella personalit dei significati morali delle condotte prosociali. A proposito delle variabili personali del soggetto prosociale, analizziamone alcune osservate da Mussen e Eisenberg (1989); esse sono: la classe sociale, let, il sesso, la posizione nellordine di nascita e le caratteristiche di personalit. Per quanto riguarda la classe sociale stato rilevato come lo status socio-economico della famiglia non sia attinente con le predisposizioni dei bambini a dividere o aiutare. La variabile et offre delle considerazioni interessanti; infatti, il prendersi cura degli altri, la capacit di dividere aiutare non sono generalmente legate allet nel periodo prescolare, anche se si osservato che soggetti di tre-cinque anni dimostrano comportamenti altruistici verso i compagni in determinate circostanze, quando cio il disagio del bambino apparente e manifesto. Queste condotte, comunque, aumentano in maniera significativa con lavanzare dellet tra i quattro ed i tredici anni. Per quanto riguarda il sesso in generale non sono state trovate differenze significative, sebbene alcuni studi abbiano rilevato che le bambine sono maggiormente disposte ad aiutare, sono pi generose e sollecite rispetto ai bambini. Secondo Eagly e Crowly (in Eisenberg, 1986), gli uomini aiutano di pi delle donne gli estranei, mentre le donne aiutano di pi degli uomini gli amici. Inoltre chi di buon umore aiuta di pi. Perch chi di buon umore aiuta di pi? Perch aiuta a prolungare lo stato positivo; interpretazione dellevento in modo positivo (affect priming model);

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Capitolo II

se mi sento bene, allora la situazione sicura quindi posso dare (affect as information); lumore positivo porta ad una maggiore attenzione al s, quindi a comportarsi in accordo con i propri valori. Per quanto concerne la posizione nellordine di nascita probabile che il primogenito o i fratelli pi grandi aiutino un coetaneo in pericolo e dividano pi generosamente rispetto ai bambini mediani o pi piccoli. Per lultima variabile, le caratteristiche di personalit, stato rilevato che i maschi di asilo infantile che sono generosi nel dividere le loro caramelle, sono anche i pi estroversi, socievoli e meno competitivi rispetto ai loro compagni che non dividono. Ricerche pi recenti si sono occupate del ruolo del costobeneficio (N. Eisenberg e S. Shell, 1987), ed stato rilevato che la relazione tra ragionamento morale e comportamento prosociale varia in funzione del contesto; questa ricerca sottolinea, infatti, che la considerazione del costo di condotte prosociali induce pi conflitti rispetto ai comportamenti con basso costo, soprattutto quando il beneficio per laltro relativamente piccolo. In questo contesto un orientamento teorico interessante che tenta di integrare le diverse cause del comportamento sociale positivo quello di Dovidio et al. (1991, in P. Di Blasio, E. Camisasca, 1995). Questi studiosi hanno elaborato larousal cost model. Secondo questa teoria la condotta positiva sarebbe articolata in due parti: la prima, la spinta emozionale, attiva losservatore ad agire per aiutare laltro (arousal); la seconda il risultato di un processo cognitivo allinterno dellosservatore denominato costo-beneficio attraverso il quale sono soppesati gli eventuali costi o benefici derivanti sia dallazione del soggetto che dalla sua non azione. Anche le caratteristiche di personalit dellosservatore possono influenzare

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Il volontariato

questo modello; infatti, le persone maggiormente sensibili ai bisogni altrui generalmente percepiscono in maniera negativa larousal in rispota al disagio dellaltro e sperimentano costi elevati per il non aiuto. Tutti questi studi mostrano che il comportamento sociale positivo causato da diversi fattori che agiscono non separatamente, ma in maniera unitaria, che comprendono sia le caratteristiche interne dellattore che quelle dei beneficiari che, infine, quelle contestuali e situazionale. Tale comportamento, inoltre, non prerogativa dellindividuo adulto ma, come si visto, presente anche i bambini molto piccoli. Per aumentare i comportamenti prosociali, bisogna fare leva su: la norma della reciprocit, il senso di responsabilit sociale, il senso di giustizia, i vantaggi personali dellaiuto (autostima, ecc.), aumentare lempatia.

II.6 Molte facce del volontariato


Oggi fortemente avvertito, proprio in tale logica, il bisogno di instaurare delle relazioni autentiche che vadano al di l dellepisodicit: il disinteresse diventa il fondamento di questi nuovi tipi di rapporti, che introducono il concetto di solidariet. La solidariet oggi assolve a diverse funzioni per il singolo individuo: legarsi agli altri, infatti, diventa una garanzia per lidentit personale. A partire dagli anni 70 e 80 assistiamo al fiorire di studi sullaltruismo e il comportamento prosociale.

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Capitolo II

Ci ha indotto ad operare una riflessione sul significato del volontariato oggi, e soprattutto su quello che Amerio (1996) definisce l intrigante problema dellaltruismo. Non a caso questo studioso parla dellaltruismo come di un problema. In una societ narcisista, in cui si presume che ciascuno segua i propri interessi, tutto teso a soddisfare i propri desideri e a non porre attenzione allaltro se non per trarne dei vantaggi, ci che diviene un problema e richiede una spiegazione laltruismo. Quasi che questo sentimento ingenerasse una certa diffidenza, il sospetto di una finalit secondaria che a tutta prima pu sfuggire. Per dirla con Moscovici (1997): laltruismo il problema di una cultura in cui la norma legoismo. Le ragioni che spingono gli individui ad essere altruisti o meno, soffermandosi sugli aspetti biologici e culturali, morali, personali e situazionali di tali comportamenti, sono ricche di storia. Limitandoci ad unottica che potremo definire di psicologia di comunit o di psicologia politica sembra non privo di interesse come questi studi segnino una punta massima negli anni 1962-82, con unattivit di ricerca senza precedenti, incentrata prevalentemente sulle norme sociali implicate nel comportamento altruistico, come la reciprocit e la responsabilit sociale (teoria dellapprendimento sociale). A questa visione del comportamento altruistico, gi negli anni Settanta, si andava peraltro affiancando la teoria situazionale, meglio conosciuta come effetto del pensante (Laten, Darley, 1970), secondo la quale la spinta ad andare incontro allaltro in stato di bisogno conseguente pi al potere della situazione che non a valori morali e norme sociali proprie del soccorritore. Laltruismo diviene cos la risultante di un processo di decision making. In sintesi, si sono individuati tre importanti ordini di fattori che muovono il comportamento altruistico:

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Il volontariato

1. dimensioni biologiche e culturali. Laltruismo considerato come geneticamente determinato. Studi sociobiologici sono orientati a sostenere lesistenza di un gene per la solidariet e laltruismo. 2. Dimensioni personali e situazionali. stato Le caratteristiche sia dellindividuo sia della situazione contigente determinano il comportamento quanti siano prosociale. i fattori altruistico, e lungamente che dibattuta un dalla si lipotesi di una personalit altruistica, e al contempo di quali e situazionali dalla causano sociale, comportamento 3. Dimensioni del pressione Nellottica umano. di

richiesta, dalla percezione della distanza, ecc. affettive cognitive. behavioral si considera ad esempio, la legge del rinforzo come determinante comportamento il altruistico Oppure come pu considerare comportamento aiuto diretta

conseguenza del rapporto motivazione-azione allinterno di uno schema organizzato di interrelazioni tra fattori cognitivi ed affettivi da una parte, e condizioni situazionali dallaltra. Tali modelli seppur dotati di fondatezza, sono da assumere con spirito critico dal momento che in essi non sono prese in esame le ragioni del soggetto e la loro contestualizzazione storica. Il comportamento sia dal altruistico, contesto va considerato dalla norma come variabile dipendente che personalmente

interiorizzata. Accanto a teorie squisitamente altruistiche, rivolte esclusivamente al miglioramento delle condizioni dellaltro, altre teorie pseudoaltruistiche intravedono dietro latto solidale una sorta di self-interest che va dallesigenza di compiere il proprio dovere alla prospettiva di trarne un qualche beneficio, sia pure indiretto.

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Capitolo II

Di certo laltruismo non un atto lineare, ma altrettanto potremo dire del suo polo antitetico: lindividualismo egoistico (Fromm, 1987). Oggi si registra una nuova ondata di solidarismo, che si esprime il pi delle volte sotto forme pi o meno organizzate di volontariato, di cooperazione, di associazionismo. Tutto ci non pu non essere collegato al venir meno di altre forme di partecipazione, di presa in carico, di democrazia: dalla caduta delle grandi ideologie alla conseguente crisi dei partiti, alla crisi dello Stato sociale e alla nascita di quel terzo settore che tende a coprire tutto uno spazio tra Stato e Mercato.

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Il volontariato

(Chagall, Le due donne)

N si pu sottovalutare che negli anni Ottanta Loccidente, al di l e al di qua dellAtlantico, in ha registrato peraltro, una la forte onda di dei individualismo, coincidenza, con riduzione

finanziamenti necessari per il mantenimento sia pur minimale di uno Stato sociale; mentre per altri versi unaccresciuta coscienza sociale e politica andava riconoscendo ai cittadini quei diritti definiti di terza e quarta generazione che avrebbero dovuto assicurare una migliore qualit della vita e rappresentare una garanzia contro la marginalizzazione delle fasce a rischio. Lesplosione del fenomeno del volontariato e dellassociazionismo testimonia una reviviscenza del concetto di solidariet che fa da contrappeso a quelle pratiche dellindividualismo alle quali si faceva riferimento dianzi e che hanno segnato la societ attuale, avallando modelli di self-interest ancor pi pericolosi che per il passato perch ammantati di modernit. La solidariet, recuperando per contro, accanto alla tradizione cattolica della pietas e della responsabilit. Sono questi valori che agiscono da controspinta nei riguardi di una configurazione storico-sociale caratterizzata sempre pi da rapporti secondari prevalentemente burocratici, superficiali, segmentali, improntati a valori di scambio funzionale e strumentale per ridare spazio ai rapporti sociali di tipo primario, profondi, capaci di coinvolgere la totalit dellindividuo. Lo stesso sistema di welfare, promettendo un intervento globale nei riguardi dei bisogni dei singoli e della collettivit, ha concorso paradossalmente ad espropriare il singolo di quelle quote di prosocialit, empatia, solidariet che contribuiscono a tenere insieme il corpo sociale. Rassicurato dal fatto che lo Stato provvede alla caritas, una matrice laica, ha riproposto con forza valori come reciprocit e

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Capitolo II

totalit dei bisogni, il singolo ritiene superflua una sua partecipazione solidale (Gelli, 1997). Oggi il concetto di solidariet si incardina sempre pi in una concezione della societ in cui la giustizia, la dignit, luguaglianza si pongono come un fondamentale bene comune. Il legame sociale costituisce anche una garanzia per lidentit personale: il legarsi agli altri la condizione per cui ci sentiamo vincolati insieme non solo per gli interessi comuni, ma per meglio riconoscere il senso di ci che facciamo. La partecipazione a forme di mobilitazione collettive o a movimenti sociali, il coinvolgimento in forme di innovazione culturale, lazione volontaria di tipo altruistico si fondano su questo bisogno di identit e contribuiscono a darvi risposta. grazie alla solidariet che possiamo affermarci come soggetti della nostra azione e accettare la frattura che il conflitto introduce nelle relazioni sociali, raccogliere e focalizzare le nostre risorse per riappropriarci di ci che riconosciamo come nostro. La solidariet opera il salto dallottica individualistica a quella altruistica e aperta al sociale, e il volontariato pu ben configurarsi come una scelta di solidariet. La legge che lo istituisce (266/91) ne riconosce il particolare valore sociale come espressione di partecipazione, solidariet e pluralismo. Recita la legge: Per attivit di volontariato si intende quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito [] senza scopo di lucro anche indiretto, esclusivamente per fini di solidariet. Le definizioni si moltiplicano invece per la figura del volontario. Alcune definizioni:
Volontario il cittadino che liberamente, non in esecuzione di specifici obblighi morali o doveri giuridici, ispira la sua vita nel pubblico e nel privato a fini di solidariet. Pertanto, adempiuti i suoi doveri civili e di stato, si pone a disinteressata disposizione della comunit, promuovendo

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una risposta creativa ai bisogni emergenti del territorio, con attenzione prioritaria per i poveri, gli emarginati, i senza potere. Egli impegna energie, capacit, tempo ed eventuali mezzi di cui dispone, in iniziative di condivisione realizzate preferibilente attraverso lazione di gruppo. Iniziative aperte a una leale collaborazione con le pubbliche istituzioni e le forze sociali; condotte di con adeguata destinati preparazione sia ai specifica; attuate che con alla continuit interventi, servizi immediati

indispensabile rimozione delle cause di ingiustizia e di ogni oppressione della persona (Tavazza, 1987). Il volontario colui che presta una collaborazione continuativa, in media non inferiore a due ore settimanali, o per un periodo di tempo determinato e continuativo, non inferiore ai venti giorni allanno, gratuitamente, senza fine di lucro, nellesclusivo interesse del gruppo, per finalit solidaristica (Cesareo, 1990). Volontariato attivit ed un servizio reso da singoli o da gruppi in modo di natura solidaristica, attraverso competenze

gratuito, disinteressato e possibilmente in modo continuativo per sviluppare interventi adeguate ai compiti che si intendono svolgere, in strutture proprie o nellambito di strutture sia pubbliche che private, in risposta ai bisogni autonomamente individuali, con la finalit di rimuovere o modificare le cause produttrici del bisogno o del guasto sociale (Colozzi, 1984).

Centralit della persona, giustizia, libert, reciprocit, diritti, prospettiva politica, cultura e pratica della cittadinanza, propensione verso un tipo di sviluppo endogeno, azione tesa a sollecitare una dialettica tra cittadinanza e volontariato perch non si realizzino modalit passive e assistenziali di volontariato: sono questi solo alcuni dei principali indicatori direzionali dellazione volontaria, da iscriversi in una sorta di Carta etica del volontariato, come tentativo di ridefinire i valori e gli orizzonti di senso dellintervento di volontariato. Gli elementi di fondo che emergono da queste

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Capitolo II

definizioni solidaristico.

sono

la

spontaneit,

la

gratuit,

lorientamento

Ma oggi le forme di volontariato sono tante e cos variegate da dare luogo a sinonimi innumerevoli e sempre pi ambigui: lavoro di volontariato, lavoro di servizio, azione volontaria, solidariet sociale, impegno sociale. Nel nostro paese, in questi ultimi venti anni, il volontariato enormemente cresciuto, evolvendo da soggetto caritativo a soggetto politico, che si pone come obiettivi prioritari lindividuazione e la rimozione delle cause che sono allorigine del sistema, consentendo, cos, di superare la solidariet corta del passato (Amerio, 1996). Limpegno di fatto volto alla realizzazione di un reale miglioramento della qualit della vita, anche mediante la capacit di rapportarsi alle istituzioni, peraltro spesso carenti. Esso rappresenta perci una forza non pi residuale, assistenzialistica, collaterale, ma dotata di uno spazio e di unidentit (Tavazza, 1987). Come gi si accennato, nella crisi dello Stato sociale che il volontariato, sotto le pi diverse forme, ha trovato uno spazio dove inserirsi in maniera organizzata tra Stato e Mercato. tra il pubblico e il privato che oggi compare quel privato sociale, quel terzo settore che la crisi del welfare ha messo in moto e che ha tatto della solidariet la propria bandiera. Si spesso attribuito alla scarsit delle risorse il cattivo funzionamento dei servizi di welfare, ma la crisi inerisce alla dimensione culturale, politica e soprattutto solidaristica. Perch, come dice De Leonardis (1990), entrata definitivamente in crisi la logica inclusiva e globalizzante tipica della fase di sviluppo del welfare, che pur riconoscendone lenorme valore di affermazione di una cultura dei diritti ha dato tuttavia una risposta riduttiva, di omologazione e appiattimento delle differenze, alle istanze di universalismo, di generalizzazione dei diritti e di allargamento della cittadinanza.

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Le qualit che si richiedono nellarea dei servizi sono lelasticit, la flessibilit, la capacit di modularsi sulle esigenze individuali e spesso speciali dei cittadini-utenti, senza per questo perdere identit e autorevolezza. Le istituzioni ignorano il fatto che alcune risorse crescono con luso, invece di consumarsi: lesperienza professionale, qualit come laltruismo, beni relazionali, immateriali. Nel bruciarsi dei servizi, nello sgretolarsi di questa alternativa sembra prendere corpo una prospettiva altra fatta di innesti e contaminazioni, nella quale al pubblico spetta la prerogativa di garantire diritti e risorse alla generalit dei cittadini per consentire loro di far da s, e nella quale, viceversa, il privato si definisce come spazio e cultura di cooperazione e di promozione della propria autonomia. Lidea base del privato sociale che la cura dei problemi sociali deve essere fondata sulla comunit locale, tale per territorio o per scelta, come contesto il pi possibile autonomo nella gestione dei problemi. Inteso come cura della comunit e nella comunit, la community care inserisce a tutte le forme organizzative formali e informali che operano per il benessere sociale nel contesto locale. La community care pu essere definita come lintreccio, nel campo dei servizi alla persona, di formale e informale, capace di fornire la risposta pi adeguata ad una specifica domanda in termini di personalizzazione, elasticit, appropriatezza relazionale, efficacia ed efficienza (Di Nicola, 1993). Esiste certo il pericolo che la community care si possa configurare come polita sociale residuale, ma deve essere intesa come una rete locale inserita in una rete pi ampia, societaria, di prestazioni e servizi, che realizza di fatto una comunit competente. Una comunit capace di riconoscere i propri bisogni, le proprie esigenze, e di mobilitare e impiegare le risorse necessarie per soddisfarli; di prendere coscienza degli elementi che generano

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Capitolo II

conflitti e crisi al proprio interno e di avviare un confronto per individuare le strategie pi idonee. Di rilevante importanza dunque, la psicologia di comunit in quanto considera proprio linterfaccia tra il mondo interno e quello esterno: essa trova il senso della sua identit nella conoscenza dellindividuo e della sua interazione nel contesto per promuovere processi di empowerment.

II.7 Le motivazioni del volontariato


Quando si affronta il problema dellazione del volontariato si mette subito laccento sul punto di vista etico, e sulle spinte motivazionali quali contenuti che differenziano il volontariato da qualsivoglia altro operatore sociale. Questo interrogarsi sul senso delle motivazioni e dei valori che accompagnano lazione volontaria, importante, perch non pu esserci un impegno alla partecipazione attiva senza motivazioni, intenti e interrelazioni sociali concrete. Le motivazioni personali di questo impegno sono spesso di origine differenziata: dalla spinta religiosa che ha prodotto le vaste aree del volontariato cristiano, a quella umanitaria che ha dato corpo alle ispirazioni laiche di fratellanza umana e quella sociale figlia dei movimenti di solidariet operaia e contadina fioriti allinizio del secolo. In termini psicologici, per motivazione si intende quel fattore dinamico del comportamento umano, che attiva e dirige un organismo verso una meta.

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Le motivazioni possono essere coscienti o inconsce, semplici o complesse, transitorie o permanenti, primarie ossia di natura fisiologica o secondarie di natura personale o sociale, a cui si aggiungono le motivazioni superiori come gli ideali o i modelli esistenziali che lindividuo assume in vista della propria autorealizzazione. Qualsiasi bisogno sottende a diversi scopi, la cui scelta dipende per ciascun individuo che voglia fare il volontariato, dai valori culturali, dalla capacit biologica, dalla esperienza personale, dalle possibilit offerte dallambiente. Lessere umano reagisce non solo agli oggetti e alle persone dellambiente circostante ma anche al suo stesso corpo, ai suoi stessi pensieri, al suo stesso sentire. Cos facendo sviluppa conoscenze intorno a se stesso come oggetto centrale e importante. Prendono rilievo scopi e bisogni legati allaffermazione e alla difesa di s, che assume grande importanza nella comprensione delle motivazioni. Il s emerge nel comportamento, quando lindividuo diventa oggetto sociale della propria esperienza e ci avviene quando assume atteggiamenti analoghi agli altri individui. Il s gioca un ruolo essenziale nella motivazione in quanto organizza i bisogni e gli scopi dellindividuo. Il s un prodotto di interazioni sociali e tende ad essere definito nei termini dellappartenenza al gruppo. Tali presupposti teorici ci aiutano a capire le motivazioni al volontariato. Esistono delle motivazioni personali, che possono essere legate e vissuti di sofferenza personale o di persone effettivamente vicine. Ci sono poi le motivazioni che appartengono al mondo sociale come il motivo di affiliazione che induce gli uomini a riunirsi ed spesso intrecciato con altri motivi, dando vita alle associazioni tra loro, e appaga cos il bisogno di appartenenza, bisogno imperioso che influenza profondamente le azioni sociali delluomo, portandolo a

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Capitolo II

proporsi obiettivi elevati come avviene nel volontariato. Nellambito di questo, inteso come gruppo, si possono esercitare funzioni che lindividuo da solo non in grado di esercitare. Altre motivazioni che appartengono al mondo ideale sono: il motivo di altruismo, pi o meno consapevole orientato sia verso s stesso che verso gli altri, opera sia per il proprio progresso personale, sia per aiutare gli altri. Sono in genere le circostanze di vita che fanno apparire chiaro, perch ha senso, impegnare parte delle proprie energie e del proprio tempo per gli altri. Un incontro con un certo gruppo di persone pu essere levento scatenante che fa emergere alla chiarezza della coscienza, che ha senso fare qualcosa per un altro relativamente prossimo. La persona dotata di un forte motivo di altruismo si preoccupa del suo prossimo e lo cura, essa certamente messa in contrasto con la persona egoista. Il motivo di solidariet implica una dimensione di conoscenza, di volont, di intelligenza, non inerte ma pratica motivata: - dalla capacit di riconoscimento dei bisogni altrui; - dalla capacit di osservazione della realt; - dalla capacit di aggregazione e disponibilit di gruppo; - dalla volont di migliorare la qualit della vita. Unaltra la motivazione dellautorealizzazione, sia interiore, come processo individuativo che differenzia in positivo il singolo dal gruppo, con un guadagno progressivo di autonomia, sia esteriore nelle forma della responsabilit e delle riuscita sociale. Lattenzione alle esigenze di coloro che sono in difficolt influenzata da fattori di natura personale, dalla interpretazione della

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Il volontariato

situazione, dalle esperienze passate, dalla consapevolezza relativa alle proprie capacit di aderire alla richiesta di aiuto. Per un volontario, importante capire che prima di prestare aiuto si deve divenire coscienti dei bisogni e dei desideri dellaltro. Per decodificare una richiesta di aiuto necessario che il volontario sia positivamente orientato verso laltro, in quanto un individuo troppo preso dalle sue preoccupazioni personali difficilmente riuscir ad essere sensibile e attento alle difficolt altrui.

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Capitolo III

CAPITOLO III GANCIO ORIGINALE


Credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto alluomo. Ama la nuvola, il libro la macchina, ma prima di tutto luomo. Senti in fondo al tuo cuore il dolore del ramo che secca, della stella che si spegne, della bestia ferita, ma prima di tutto il dolore delluomo. Godi di tutti i beni terrestri, del sole, della pioggia e della neve, dellinverno e dellestate, del buio e della luce, ma prima di tutto godi delluomo.

(N.Hikemet, Non vivere su questa terra come un inquilino)

Il volontariato

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Capitolo III

III.1 Che cosa Gancio Originale?


Gancio Originale, un gruppo di volontariato nato allinterno del Settore di Psicologia Clinica e di Neuropsichiatria dellAUSL di Reggio Emilia. uno sportello pubblico volto a reperire e formare giovani volontari ed ad operare con loro in attivit indirizzate a bambini e a giovani disabili e/o a rischio della scuola dellobbligo. Nasce con funzione riabilitativa e riparativa del S del bambino a rischio, al confine tra pedagogia e psicologia, tra prevenzione secondaria e terziaria. Garantisce ai giovani volontari, formazione, tutoring, consulenze e supervisione dei lavori quali workshop, impegno diretto nelle scuole per il reperimento di nuovi volontari. Questi giovani infatti svolgono la propria opera di volontariato essenzialmente sui fronti della disabilit e del disagio. venuto a crearsi cos nel tempo un gruppo molto mobile, (sono pi di 700 i ragazzi coinvolti in questopera) di giovani che aiutano i pi giovani e quindi: 1. giovani che vanno sensibilizzati. Ci viene fatto in tutte le scuole superiori della citt attraverso insegnanti, presidi, ragazzi stessi e attraverso lindividuazione di un target. Questo viene identificato con gli allievi delle ultime classi delle superiori, ai quali viene presentato il progetto insieme a giovani che hanno gi lavorato e quindi sono in grado di precisare, con un linguaggio chiaro e comprensibile, i contorni e i limiti temporali dellimpegno richiesto: 2 o 3 ore settimanali; 2. giovani che vanno seguiti e organizzati. Questo comporta un lavoro di accoglienza, di individuazione delle vocazioni di ognuno, di abbinamento specifico con i bambini e i ragazzi seguiti, di tutoring individuale e di gruppo;

Gancio Originale

3. giovani che vanno formati nellesercizio di un lavoro di aiuto che assume anchesso delle peculiarit poich, data la vicinanza anche anagrafica con i minori seguiti, mai come in questa circostanza la cura che il volontario offre anche autocura che richiede momenti di riflessione e di formazione sia nei contenuti proposti, sia nei metodi segui, sia nelluso di un linguaggio appropriato; 4. giovani che in questo modo sviluppano e coltivano, cominciando a intervenire in maniera del tutto nuova e originale nel lavoro di cura e nellassunzione di responsabilit, quellattitudine ad ascoltare le ragioni dellaltro, a considerare gli effetti delle proprie azioni, a sapere che alla fine ogni forma di relazione lascia un segno e ha delle conseguenze sugli altri.

III.2

Nascita

sviluppo

di

Gancio

Originale
GANCIO ORIGINALE nasce nel '91 con limpostazione della campagna di informazione e reclutamento nelle scuole medie superiori, i primi contatti con le associazioni giovanili, gli scout, le parrocchie, la creazione del logo, ecc. L'impostazione dell'attivit stato quello di affiancare agli interventi di diagnosi, sostegno, riabilitazione e cura, una rete di percorsi diretti ad ampliare la possibilit di contatti sociali e di rapporti nuovi che si potessero concretizzare facendo esperienze nell'ambito del tempo libero e dell'attivit parascolastica. Il punto iniziale di tale percorso stato quello di affrontare la promozione individuando come punto di partenza lagganciare" il

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Capitolo III

mondo giovanile (gruppi giovanili, parrocchiali, culturali, soprattutto la scuola media superiore). Nei primi mesi del '92 sono cominciati gli incontri con alcune scuole superiori (Istituto Magistrale, I.T.F., I.P.F., Liceo Scientifico Moro, Istituto Chierici). Nell'Aprile del '92, stata condotta la prima iniziativa di formazione per i volontari e gli obiettori. Da allora in poi ogni semestre l'iniziativa stata ripetuta. Tutti i formatori hanno sempre svolto volontariamente e gratuitamente le loro lezioni. Nell'estate del '92, sono state utilizzate le risorse del volontariato in attivit di tempo libero estivo: 10 ragazzi sono stati ospiti di soggiorni estivi fuori citt e 7 di campi estivi in citt. Questa iniziativa stata la prima di una serie di esperienze dal titolo FARE, DISFARE, RIFARE realizzate oltre che in estate anche nel periodo scolastico allinterno della scuola elementare e precisamente con due classi quinte dalle quali erano pervenute al Settore di Psicologia ben 8 segnalazioni di bambini con pesanti difficolt di apprendimento e comportamento. Nel '93 sono state contattate 8 scuole medie superiori per un totale di 15 incontri di gruppo. Alla fine del 1993 i volontari iscritti erano 62 di cui 33 in attivit. Nel Marzo del '93, in seguito alla circolare n. 85 del 11-2-'93 del Ministero per gli Affari Sociali si istituito un registro, in base al quale i volontari sono stati assicurati. Nel mese di Marzo '94, si dovuto affrontare il problema dei locali, infatti, in seguito alla riorganizzazione, tutto il personale del Settori (NPI e Psic. Clinica) stato trasferito presso la sede unica di S.Croce e, di conseguenza, non pi stato possibile utilizzare le sedi dei distretti per le attivit di volontariato. Di fronte ad una nuova

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Gancio Originale

esigenza, sono state cercate e trovate sedi alternative presso scuole, circoscrizioni e parrocchie. Le scuole si sono dimostrate le situazioni pi adatte. Da Ottobre '93 a Giugno '94 sono stati complessivamente seguiti dai volontari 65 ragazzi portatori da handicap di diversa natura e gravit per un totale di 1632 ore. La novit pi rilevante di questo periodo, stato il coinvolgimento degli insegnanti, dei direttori e dei presidi, con la conseguenza che da alcune scuole medie superiori sono cominciati ad arrivare i volontari non pi singolarmente ma a gruppi preselezionati, contattati da insegnanti e presidi. Nel 1995, la schiera dei volontari in attivit alla fine dell'anno era circa di 100 persone. Nel Dicembre dello stesso anno, la Provincia di RE ha finanziato un Convegno in cui si sono evidenziati i seguenti punti: 1. l'individuazione degli studenti degli ultimi tre anni delle

superiori e dei primi anni dell'universit come possibili soggetti capaci di fornire prestazioni aggiuntive alle risposte riabilitative, come aiuto nei compiti, aiuto in situazioni di tempo libero (uscite, piscina, atelier), animazione nelle strutture (Progetto 10, Centro Appoggio), baby-sitter per bambini piccoli e adolescenti gravi. 2. La proposta nelle scuole e nei gruppi giovanili chiara: 2, 3, 4, ore settimanali per fare cose precise su un bisogno gi individuato dal servizio, in un luogo altrettanto preciso, su di un setting di volontariato con scadenze programmate insieme, in cambio di "supervisione" sui casi, formazione, copertura assicurativa ed eventuale rimborso spese. 3. La "marginalit istituzionale" unaltra caratteristica di Gancio Originale che fino ad ora non ha mai avuto quel supporto

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Capitolo III

istituzionale

finanziario

che

avrebbe

richiesto

una

progettualit pi centrale rispetto a fini istituzionali. Anche rispetto ad altre consimili esperienze di volontariato nelle istituzioni pubbliche, il prezzo non solo in termini economici che Gancio Originale costa allAzienda USL risibile se confrontato al monte ore di servizio gratuito prestato dai volontari. Quello che si chiede ai volontari l'acquisizione di un abito mentale che era, quello dell'operatore territoriale, che d una prestazione, reinventandola in continuazione in base ai processi di rispecchiamento che il disabile, il ragazzo con problemi innesca: l'incontro con il "diverso" in et evolutiva da parte di soggetti essi stessi in et evolutiva che si spendono in un "gancio" che dura quanto un viaggio, viaggio che conduce il disabile, il ragazzo a rischio, a livelli di maggior competenza e autonomia, ed il volontario, ad altre esperienze pi ricche e consapevoli. Un progetto cos strutturato, all'interno del quale si rimane per un periodo che varia da qualche mese a qualche anno, fa s che ci sia un alto livello di turn over, che conferisce cos dinamicit, plasticit e un continuo rinnovamento. Molti, inoltre, sono stati i volontari che dopo aver lasciato lesperienza di Gancio hanno continuato a lavorare nelle altre realt, in cui si sono spostati. Tutto ci, non era stato previsto. E' stata la dinamica stessa delle cose, sono state le caratteristiche specifiche dei stessa et, la loro stessa mobilit a suggerirla. Il basso livello di gerarchia, rappresentato sia dagli psicologi responsabili del progetto che soprattutto da chi organizza a livello centrale e giornalmente contatta, contratta, fa incontrare, ovvero che tesse la tela del progetto in una situazione che ai margini della volontari, la loro

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Gancio Originale

scena istituzionale. Paradossalmente questo diventa un vantaggio, poich definisce al progetto alcune caratteristiche di understatement, che l'appartenenza ad un apparato troppo scopertamente legato all'istituzione avrebbe certamente impedito. Invenzione, flessibilit, individuazione precisa delle risorse disponibili, rispetto per i limiti e valorizzazione delle possibilit offerte dai volontari, tutorship, garanzie di appoggio e riconoscenza per l'opera da loro spontaneamente data: questi sono gli ingredienti del progetto "GANCIO ORIGINALE ". Nel 1996 Gancio Originale si consolidato, si consolidata la sua doppia faccia di luogo di lavoro per bambini e ragazzi disabili o con disagio da una parte, laboratorio sociale, psicologico e tecnico per i volontari dall'altra. Si messo in rete con l'Area sociale del distretto AUSL di RE e con il CENTRO per le Famiglie. Pi nello specifico nel 1996, oltre alle attivit solite, stata fatto uno sforzo per individuare delle attivit adatte ai pi giovani, a quelli che si sono presentati in gruppo: collaborazione alle attivit di "FARE, DISFARE, RIFARE" (a questo proposito va detto che stata fatta per la prima volta un esperienza con 8 bambini sordi profondi, nel 1997 stata fatta la stessa esperienza con un gruppo di ragazzi spastici in carrozzina, nel giugno 1999 stata ripetuta lesperienza con i bambini sordi); gruppi pomeridiani di inserimento e socializzazione di ragazzi portatori di handicap; tutor-ship nelle scuole medie superiori per ragazzi con handicap inseriti nella scuola stessa; "Fratellini e fratelloni insieme davanti alla televisione" laboratorio serio e divertente in cui 14 ragazzi (del BUS) di

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Capitolo III

15/16 anni hanno lavorato insieme ad una classe 5 della scuola elementare (Collodi); si cominciato a diffondere la pratica di far coordinare i gruppi pomeridiani (work-shop), all'interno delle varie scuole da tirocinanti psicologi e questo ha permesso di ampliare l'ambito di intervento e di accrescere gli strumenti dell'intervento stesso. Nel 1996 le ore di volontariato sono state 2792 con costi minimi. I volontari in attivit circa 100. Nel 1997, sono aumentati i gruppi di ragazzi con et inferiore ai 18 anni, assicurati dalle scuole di provenienza, coinvolti in attivit di gruppo. Sono state promosse con loro varie iniziative: tutte le alunne di alcune classi (IODI), dopo vari incontri hanno dato la disponibilit ad accompagnare a scuola e a casa, nonch a gestire un pomeriggio in attivit varie, per i compagni portatori di handicap inseriti nella loro classe. Con gli studenti dello Zanelli si attivato un doposcuola pomeridiano per ragazzi di 5-1media della zona. Quest'esperienza coordinata da insegnanti della scuola, fatta dentro i locali della scuola stessa e soprattutto ragazzi entusiasti del lavoro che stanno facendo. Sono aumentati i volontari "grandi", quelli che hanno terminato l'universit. Anche dai comuni limitrofi di Cavriago, Scandiano, 4 Castella, Carpi hanno richiesto informazioni e consulenza per attivare iniziative simili alle nostre. Con il Centro per le famiglie e l'Area Sociale si istituita la campagna " Basta un'ora" e i circa 40 volontari reclutati sono coinvolge poco motivati e impegnati sul piano scolastico ma

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Gancio Originale

stati organizzati sul modello di Gancio Originale, compresa la formazione. Da questo progetto sono uscite anche alcune offerte di famiglie disponibili per affidi veri e propri. L'attivit pomeridiana (WORK-SHOP), unattivit che impegna ragazzi due pomeriggi alla settimana per due ore, con le scuole elementari e medie quantitativamente aumentata (s.m. s.m. Pertini), ma anche ed in parte a laboratori Fontanesi, s.m. Dalla Chiesa, s.m. Rivalta, s.unica di Bagnolo, s. e. Dante, Pieve 2, 4 Castella, dedicato in parte ai compiti, migliorata nelle modalit e nei contenuti. Questo tempo multidisciplinari volti a favorire lo stare in gruppo e la promozione della motivazione al saper essere e al saper fare (Pollicino verde, laboratorio di comunicazione, di ceramica, di cucina, di riciclaggio materiali usati). Da un paio d'anni in ogni presidio c' una tirocinante psicologa che fa da punto di riferimento ai volontari e con gli insegnanti. Ovviamente questa funzione governata a livello centrale, da qui si mantengono anche i contatti con le altre attivit che ci sono nelle varie zone ( get, parrocchie, squadre sportive ecc.). Una iniziativa interessante stata nel 97 fatta con la Polisportiva Primavera che ha coinvolto un gruppo di ragazzini spastici in carico al settore di NPI. Sempre nel 1997, si ampliata lattivit del volontariato ad integrazione del personale educativo dei Campi gioco e delle altre iniziative estive personale impiegato per lintegrazione dei minori in carico all Ausl inseriti nelle suddette strutture gestite dallArci, dai Comuni, dalle parrocchie. NEL 1997 LE ORE DI VOLONTARIATO SINGOLO SONO STATE 3627

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Capitolo III

III.2.1 Attivit del 1998-99


Il 1 Dicembre 1999, la ricerca-azione I GIOVANI, LA

FAMIGLIA, I MASS MEDIA fatta insieme al Servizio di mediazione famigliare del Comune di Reggio Emilia si conclusa con un Seminario, che ha visto una massiccia partecipazione soprattutto di giovani, e con una pubblicazione contenente il rapporto di ricerca. Il Lavoro ha coinvolto 5 istituti della citt ( Bus, Istituto Magistrale, Istituto Zanelli, ITI Nobili, Istitito Iodi ) 6 volontari di Gancio Originale. La ricerca si proposta di evidenziare e studiare limpatto che ha il linguaggio usato dai Mass Media sulla idea di famiglia dei giovani studenti. La partecipazione dei direttori dei giornali locali i risultati cui erano arrivati in questo lavoro durato quasi un anno. FORMAZIONE Una novit importante stata la full-immersion residenziale sul tema GIOCO, IMPARO, INSEGNO svoltasi nel seminario di Marola il 6-7 Settembre 1998. Qui 50 volontari si sono trovati a condividere insieme due giornate organizzate intorno al tema del gioco visto come punto centrale sia nel processo di insegnamento che in quello di apprendimento; visto come fonte importante di osservazione del bambino ma anche come approccio relazionale indispensabile in un rapporto verticale fra il grande e il piccolo. E stata una esperienza in cui momenti dascolto e discussione si sono alternati a momenti di attivit di gruppo (Il corpo-gioco, Giochi di ruolo, Fare-Disfare-Rifare). Si cercato di dimostrare, in questo modo, la continuit fra ci che si dice e ci che si pu fare; fra la teoria e la pratica. alla giornata conclusiva ha permesso ai giovani di confrontare e discutere classi al completo e 10

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Gancio Originale

Le due giornate passate interamente insieme hanno dato ai volontari di Gancio Originale la possibilit di conoscersi di sapere reciprocamente cosa si sta facendo, di rafforzare unidentit di gruppo che precedentemente assumeva una rappresentazione reale solo nelle serate formative. Nel pomeriggio dellultimo giorno sono intervenuti insegnanti, presidi, rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni con le quali si lavorato. LATTIVITA DEL WORKSHOP L'attivit pomeridiana (WORKSHOP), con le scuole elementari e medie quantitativamente aumentata anche rispetto al 1997 (scuole medie Fontanesi, Dalla Chiesa, Aosta, Rivalta, Pertini, nella s.unica di Bagnolo e delle s. elementari Dante, Pieve 2, Quattro Castella). Anche lobiettivo generale dei Workshop pomeridiani si delineato con maggiore precisione e si sempre pi concertata con lOPEN G (consultorio giovani): sono infatti attivit di prevenzione del disagio giovanile mediante lintegrazione linguistica, scolastica e relazionale dei bambini e dei ragazzi (autoctoni e immigrati) in et dellobbligo, conosciuti dai Servizii di Psicologia Clinica e di Neuropsichiatria Infantile dellAUSL di Reggio Emilia. I gruppi si riuniscono allinterno degli ambienti scolastici, al di fuori dei normali orari di lezione. La presenza di psicologi tirocinanti ha permesso di allacciare rapporti stabili con gli insegnanti del mattino e cominciare a gettare le basi anche per un rapporto ragionato con i genitori . Gli psicologi tirocinanti hanno potuto usufruire quindicinalmente di una supervisione clinica presso lOPEN G . Le caratteristiche dei ragazzini coinvolti sono diventate pi complesse: non pi solo problemi di ritardo scolastico e di handicap, ma anche di disagio psicologico, relazionale, sociale e familiare.

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Capitolo III

Tutti i workshop sono stati coordinati da tirocinanti psicologi supportati dagli operatori AUSL di Gancio Originale e supervisionati dal Dott. Angelini, responsabile dellOpen G. DOPOSCUOLA ALLINTERNO DEGLI ISTITUTI SUPERIORI Si riattivato il doposcuola pomeridiano per ragazzi di 51media della zona e agli inizi del 1999 con altri istituti (Liceo Moro, Zanelli). Nel 1998 le ore di volontariato singolo sono state 4542 cui vanno aggiunte quelle prestate dai volontari minorenni. Nel 1999 stato ottenuto un finanziamento dalla Regione essendo stato considerato Gancio Originale unico progetto nel comune di RE ammissibile a contributo per listituzione del servizio di aiuto alla persona di cui allart. 3 comma 3 della L:R: 29/ 97. Nel Novembre dello stesso anno Gancio Originale ha accolto le prime due volontarie europee. Si iniziata, cos, con la collaborazione di Dar Voce, questo nuovo filone di attivit, che potr consentire in futuro scambi per i volontari e che rappresenta fonte di arricchimento reciproco.

III.2.2 Volontariato singolo


Una notevole mole di lavoro svolta da volontari che, individualmente, seguono bambini o ragazzi delle scuole elementari e delle scuole medie, in attivit volte ad affrontare il disagio negli apprendimenti scolastici e/o il disagio comportamentale e relazionale. Sono pi di 70 i casi seguiti (26 in carico al Settore di Neuropsichiatria Infantile, 44 in carico al settore di Psicologia Clinica), con patologie varie , pi o meno gravi.

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Gancio Originale

Cosa fanno i volontari singoli: aiutano a fare i compiti a casa, a scuola, nelle biblioteche, presso i circoli ARCI, presso le parrocchie; accompagnano a conoscere la citt in ludoteca, in piscina, in palestra; giocano a tennis, frequentano luoghi in cui si fa musica, insegnano ad usare i computer; una decina di volontari sono impegnati nel Progetto dell AUSL presso il Centro di addestramento lavorativo Simonini, e collaborano con gli educatori negli ateliers di pittura e musica. I ragazzi seguiti in queste situazioni sono circa 20. Molto spesso questi volontari continuano spontaneamente a mantenere un rapporto amicale con i andando con loro al cinema, a compleanno. Nella primavera del 2000 stato pubblicato per led.Unicopli collana Quaderni di Gancio Originale tutto il materiale prodotto nella formazione dal 1996 ad oggi che attualmente esiste solo in ciclostilati che volta per volta vengono dati ai nuovi volontari insieme alla pubblicazione che contiene la formazione dal 1992 al 1995. A Ottobre 2000 nei workshop il numero dei volontari minorenni assicurati dalle rispettive scuole (79 del Liceo Moro, 20 del Bus ,30 dellIstituto Magistrale, 21 Istituto Zanelli) doppio rispetto a quelli della fine di maggio. Labbassamento dellet ha reso per pi impegnativa la gestione e la formazione in itinere. Infatti stato importante sottolineare loro pressocch quotidianamente limportanza di mantenere limpegno preso, di avere delle regole e dei limiti, di avere una programmazione precisa. ragazzini che hanno seguito, mangiare una pizza, alle feste di

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Capitolo III

Inoltre stato difficile e impegnativo linizio delle attivit perch con la ristrutturazione dellorganizzazione scolastica si dovuto riallacciare i rapporti con i dirigenti scolastici quasi tutti cambiati rispetto allanno scolastico scorso. Complessivamente per lanno scolastico 1999/2000 i minori seguiti nei workshop sono stati 78. Alla ripresa delle attivit (a Novembre) sono stati 110. Va ricordato che tutti i minori seguiti sono in carico ai servizi di Psicologia Clinica o di NPI. Molti casi sono anche in carico al servizio sociale minori del Comune.

III.3

Modalit

di

realizzazione

del

progetto
Negli anni successivi andranno consolidandosi e sviluppandosi tutte le iniziative finora intraprese in particolare: ogni anno si ripresenta la necessit di riproporre la campagna informativa poich il fenomeno del turnover che ha sempre connotato Gancio Originale continua ad essere molto alto. La proposta nelle scuole e nei gruppi giovanili si attua con le stesse modalit di sempre, con la presentazione cio dellattivit di Gancio Originale nelle singole classi fatta dalla dott. Cantini insieme a volontari pi anziani. Le persone che vanno nelle scuole sono le stesse che i ragazzi interessati ritrovano, una volta presa la decisione, al colloquio di presentazione dei diversi progetti a cui si pu partecipare. Si chiede una disponibilit chiara in base alle esigenze del progetto: 2, 3, 4 ore settimanali per fare cose precise su un bisogno gi individuato dai servizi, in un luogo altrettanto

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preciso, con insieme. spese. formazione,

un setting preciso e scadenze programmate copertura assicurativa ed eventuale rimborso

In cambio si d tutorig, supervisione sui casi,

Si ripeter lesperienza di Marola a Settembre dove verranno trattate di volta in volta differenti tematiche. Lultimo incontro era intitolato Migrazioni nel tempo e nello spazio. Lo psicologo pianifica, programma e attua, coadiuvato,

soprattutto nella fase di realizzazione, dal personale volontario (GANCIO ORIGIANALE), le attivit sottoelencate svolgendo un costante controllo sui risultati raggiunti. Sostegno alla frequenza scolastica, sugli apprendimenti in orari extra scolastici. Per migliorare il rendimento nelle attivit didattico-curricolari ed extracurricolari. In relazione alla natura del compito scolastico o alle esigenze peculiari del minore, si prevede linserimento dello stesso da parte nel piccolo gruppo o laffiancamento disponibile. Creazione di momenti aggregativi ed attivit riabilitativa al fine di: - promuovere e valorizzare le capacit propositive, decisionali e gestionali; - favorire la socializzazione mediante lacquisizione di abilit e competenze sociali e lintegrazione nella rete di pari presenti sul territorio; - offrire spazi di riflessione sui temi aventi rilevanza sociale, culturale, emotivo-affettiva. individuale del personale adulto

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Capitolo III

Ogni incontro viene suddiviso in due momenti di cui il primo destinato al sostegno scolastico ed il secondo alla discussione, socializzazione ed alle attivit relazionali. Realizzazione di servizi educativi e ricreativi. Organizzazione delle seguenti attivit: - laboratori di creativit (opere realizzate con materiale di recupero, pasta al sale, creta, utilizzo di tecniche pittoriche e grafiche, ecc.); - attivit formative (serra, erboristeria, cucina, computer ecc.); - attivit ludico-educative (giochi di condivisione che favoriscano lo scambio comunicativo, il riconoscimento delle proprie emozioni e il senso di appartenenza al gruppo). Iniziative per una migliore fruizione delle risorse del territorio. Fornire informazioni ed organizzare visite guidate ai centri culturali ed educativi, presenti nel proprio quartiere e nella propria citt, rivolti ai minori. Counselling agli insegnanti. Programmazione di incontri periodici con gli insegnanti dei minori inseriti nei workshop. Interventi di rete. Instaurare e mantenere contatti con Assessorati, assistenti sociali, circoscrizioni, parrocchie ecc. Counselling alla famiglia. Rivolto al sostegno delle famiglie dei minori con svantaggio socioculturale, concentrato specialmente nei delicati momenti di passaggio da un ciclo scolastico allaltro. Programmazione di incontri periodici con i famigliari dei minori coinvolti nei workshop. Volontariato giovanile europeo.

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Filone di attivit promosso dalla CEE e dal ministro degli Affari Sociali con lintenzione di favorire scambi non solo fra giovani volontari, ma anche fra giovani portatori di handicap. Le pubblicazioni di Annuari e Quaderni. Contenenti i temi della formazione in cui sono raccolte le esperienze e le impressioni dei protagonisti di tutte le attivit nel corso dellanno. La formazione. Per due volte lanno, di cui una residenziale di due giorni consecutivi e laltra di due o tre serate, su tematiche concordate e con lalternanza di momenti teorici e momenti pratici. Le attivit di workshop. Come abbiamo gi sottolineato consistono in gruppi di intervento pomeridiani, dislocati allinterno di scuole medie inferiori, superiori (i volontari sono studenti interni alle scuole, i ragazzini seguiti sono alunni delle scuole dellobbligo limitrofe alle scuole stesse), in scuole elementari e in istituti compresivi. Si riuniscono due volte alla settimana per circa due ore. Ogni gruppo accoglie 10-11 ragazzini e quasi altrettanti volontari. I ragazzini sono tutti in carico ai servizi di NPI e di Psicologia Clinica. Lobiettivo generale della costituzione dei workshop pomeridiani consiste nella prevenzione secondaria e terziaria del disagio giovanile mediante lintegrazione linguistica, scolastica e relazionale dei bambini e dei ragazzi (autoctoni e immigrati) in et dellobbligo, segnalati e certificati ai sensi della legge n. 104/1992, per disturbi dapprendimento su base non organica. Nella consapevolezza che lapproccio elettivo per questo tipo di problematica debba essere multidisciplinare e ambientale, il workshop

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Capitolo III

finalizzato

creare

una

sinergia

tra

istituzione

scolastica,

consultorio giovani (OPEN G), e famiglia per la programmazione di interventi riabilitativi mirati alle particolari esigenze-carenze del minore. Il workshop, assume cos la veste di un insieme limitato di minori con certificate difficolt negli apprendimenti scolastici, affiancati da volontari di Gancio Originale e coordinato da psicologi che si riunisce allinterno degli ambienti scolastici (come previsto dalle recenti disposizioni ministeriali in materia), al di fuori dei normali orari di lezione, per lo svolgimento di attivit riabilitative, di recupero scolastico, educative, creative e formative. Le predette attivit si svolgeranno nel corso dellanno scolastico con carattere di continuit (cadenza bisettimanale), per il raggiungimento dei sub-obiettivi qui di seguito elencati. Loriginalit di Gancio, consiste nel modificarsi in continuazione, di spostarsi con molta elasticit a seconda delle forze disponibili e dei bisogni rilevati, nel possedere una grande flessibilit ed un alto livello di interpretazione personale del lavoro frontale con i pazienti e con le istituzioni. Gancio Originale nata come uniniziativa semplice, dare risposte a unarea di bisogni aggiuntivi dai servizi erogati che non possono essere soddisfatti da settori specialistici - il progetto nato

allinterno della NPI e della Psicologia Clinica - risposte consistenti, come gi sottolineato precedentemente, essenzialmente nel prestare aiuto a minori disabili e a rischio per quanto concerne lattivit scolastica e di tempo libero; dove le attivit e i progetti non sono stati stabiliti a priori ma si sono sviluppati col tempo. La semplicit ha preso rapidamente spessore ed diventata un lavoro complesso e raffinato, su due versanti : 1. quello appunto dellaiuto a minori disabili e a rischio che diventato soprattutto vera e propria attivit preventiva e di

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Gancio Originale

recupero con categorie a rischio, con preadolescenti in difficolt scolastiche, comportamentali e relazionale grazie anche alla successiva coniugazione di Gancio Originale con gli psicologi tirocinanti e con lOpen G.; 2. laltro, di vero e proprio intervento e influenza sulla crescita psicologica dei volontari stessi. In questo senso la formazione stata ed molto importante. Nata come formazione collegata allattivit si trasformata in un momento che non solo di acquisizione di strumenti didattici e di pronto intervento, ma anche di riflessione su di s, sullaltro e sulla societ. Da sempre due volte lanno per tre serate consecutive si fa formazione su temi, sempre diversi, che si traducono poi in piccole dispense. La quasi totalit dei volontari sono persone di et compresa fra i 18 e i 24 anni, il numero di coloro che sono passati da Originale aggiunti un altro specifici. Altro punto interessante su cui nell incontro riflettere lo spazio in cui Gancio in questi anni si aggira sui 500 circa, a questi vanno centinaio di ragazzi fra i 16-17 anni, coinvolti,

collaborando con le scuole superiori per la realizzazione di progetti

questo contatto avvenuto. Innanzi tutto uno spazio creato del servizio sanitario con la scuola. Uno spazio dentro la scuola ma lasciato libero dalla scuola. Nella scuola capita spesso che i ragazzi vivano una situazione inglobante, istituzionale, spesso ingessata, poco viva, una situazione in cui al di l della disposizione, della buona volont, delle capacit degli insegnanti, vi la distinzione dei ruoli e del potere, vi lineludibile fine selettivo che impedisce lo sviluppo di certe potenzialit.

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Capitolo III

Avere a che fare con laltro con il diverso perch pi piccolo, perch in difficolt, perch con handicap, perch appartenente ad una cultura sconosciuta, un inedito pieno di sorprese belle e brutte. I ragazzi vengono chiamati a svolgere un lavoro autonomo, non tanto dal punto di vista fisico, ma psichico attraverso il riappropriarsi di funzioni che solitamente fino a quel momento sono state svolte dagli adulti, dai genitori cio funzioni di prendersi cura: questo significa avere acceso alle funzioni adulte, fare una tappa, nel percorso di maturazione, di integrazione; costruirsi e vivere uno spazio in cui trovare altre figure di mediazione, fare investimenti fuori di s, sperimentare accettabili rappresentazioni di s. E questo spazio ha la funzione di aprire al giovane la possibilit di crearsene nuovi e quindi fare successivi spostamenti, perch questo spazio padroneggiabile. Questo spazio contiene alcuni obbiettivi: 1. autonomia, c un contesto che mette di fronte alle proprie responsabilit, ci sono compiti che esigono un esame di realt, che fanno sperimentare; 2. avventura, cio la sfida contro se stessi. Si chiedono attivit e imprese che incanalando la competitivit e laggressivit permettono la sperimentazione delle proprie capacit e dei propri limiti; 3. un rapporto con ladulto, con listituzione non conflittuale e fuori dal giudizio. Le esperienze proposte sono sempre chiare, precise, condivise con adulti in un confronto dove nessuno ha perso o messo in discussione la propria identit. Ladulto non presente per proteggere - le protezioni se mai fanno parte determinante dei vari setting: non da soli ma in coppia nelle situazioni pi gravi, quasi mai a casa ma in ambienti pi neutri per controllare o passivizzare, ma intervenire

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concretamente per aiutare nel fare (programmazione del lavoro, cambiamenti negli orari, discussioni nei momenti di crisi, ecc.). un lavoro paziente, fatto nel quotidiano di piccoli passi, di assunzione di responsabilit, nel senso del prendersi cura di s, di trovare delle risposte autonome, appropriandosi di funzioni che solitamente sono svolte dagli adulti e che spesso sono state svolte fino a quel momento solo dai genitori. Ovviamente la cura di cui sopra qualcosa che si svolge nellambito della prevenzione della malattia: i giovani volontari non sono affatto malati se non di quella crisi che sottesa nel percorso del divenire adulti.

(Klimt, Le tre et della donna)

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Capitolo III

Dallaltro fronte molti ragazzini, seguiti dai volontari hanno sottolineato il ruolo meno asimmetrico della relazione rispetto a quella con adulti. Inoltre, essi hanno la proposta di un modello pi facilmente raggiungibile, perch meno istituzionale, pi informale. I volontari possono tornare indietro un passo nella storia del loro processo maturativo e vederla dallaltra parte (quella dellautorevolezza, della necessit di farsi ubbidire, della difficolt di farsi ubbidire e quindi della necessit di trovare mediazioni). Gancio Originale unimpresa congiunta fra bambini, ragazzi, giovani e adulti, operatori pubblici, psicologi tirocinanti, tirocinanti di scienze delleducazione, di psicologia, di scuole di specializzazione, di borsisti, dove si rinegoziano delle relazioni facendo delle cose insieme, mettendosi reciprocamente in situazione di scambio e di arricchimento ma senza confusione di ruoli. Gancio originale ha lavorato per dare soddisfazione ai bisogni e alle aspettative di salute, con le risorse via via disponibili, ha garantito prestazioni di prevenzione e di cura, diventato uno strumento, un luogo conosciuto e riconosciuto in cui, si cerca di favorire un approccio globale alla persona che soggetto del proprio benessere, a maggior ragione se un giovane, un ragazzo che sta crescendo. riferimento: lascolto attento; cercare di sviluppare, a partire da unistituzione pubblica, integrazione, sinergie con la scuola e le famiglie per migliorare lofferta di servizi per la salute. Tutte le attivit del gruppo di volontariato possono essere raggruppate in due grandi ambiti: Si sono cos, potute progettare azioni pratiche intervenendo nelle situazioni per modificarle con due soli punti di

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1. il lavoro frontale con i bambini e con i ragazzi disabili e a rischio. Consiste nellinsieme delle attivit di volontariato in concreto, che consistono in unattivit di reperimento dei volontari, che implica lesigenza di programmare e poi effettuare il contatto con i giovani nelle scuole, nelle parrocchie, fra le associazioni giovanili, ecc. In secondo luogo vi lesigenza di abbinare i neo-volontari o ad un caso individuale di disabilit o di disagio, oppure ad un gruppo: cio di inserirli nei workshop o nei laboratori linguistici per i bambini stranieri. Segue il lavoro frontale vero e proprio che consiste: - nella presentazione del caso, o del workshop o del laboratorio linguistico con cui il volontario stato abbinato; - nella verifica della fattibilit per il volontario degli orari, degli impegni e dei luoghi dellintervento; - dellattivit di tutoring dellattivit svolta; - nellinsieme delle verifiche in itinere e finale. I metodi con cui viene eseguito il lavoro frontale sono nella discussione con la tutor e il personale AUSL che gi segue il caso o il gruppo. 2. La formazione, dei giovani e dei meno giovani volontari. La caratteristica fondamentale di tale formazione quella di partire sempre dai punti di crisi che caratterizzano i diversi rapporti. Questi punti di crisi vengono individuati attraverso una continua opera di riflessione in base alla quale ogni individuo, valuta ogni pensiero, ogni voce. Per questo, anche allinterno di ogni momento formativo viene chiesto ai volontari di esprimere i loro bisogni formativi e i loro punti di crisi e linsieme di queste richieste viene considerato un importante contributo per la definizione dei futuri momenti formativi. Larea nella quale Gancio Originale si mosso quella della salute dellinfanzia, della preadolescenza e dellet giovanile.

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Capitolo III

III.4

Laccompagnamento

in

Gancio

Originale
Se per peer education si intende laiuto che sul piano educativo pu essere dato a bambini e ragazzi in difficolt da parte di coetanei che appartengono alla stessa classe di et allora lesperienza di Gancio Originale, un gruppo di volontariato giovanile reggiano che si prende cura dei bambini e dei ragazzi a rischio, non pu essere annoverata fra le esperienze di peer education. Infatti, in questo caso, coloro che si prendono cura dei bambini e dei ragazzi svantaggiati o deprivati segnalati dalla scuola e selezionati dagli psicologi sono degli studenti pi spesso delle studentesse degli ultimi anni delle scuole medie superiori della citt. E quei quattro o cinque anni di differenza che nel caso del lavoro in scuola elementare diventano anche sette, otto o nove a quella et segnano un solco tale fra le due coorti da rendere alquanto problematica lattribuzione di peer education al lavoro di cura svolto dai giovani di Gancio Originale. Di che cosa si tratta allora? Limmagine che venuta in mente stata quella della catena di SantAntonio dellaccompagnamento. Come tutti sanno la catena di SantAntonio connota operazioni, solitamente truffaldine, in base alle quali un emittente tenta di mettere in piedi un trend di legami che si autoalimentano in base ad un vicolo che obbliga ogni unit coinvolta, ad estendere larea totale delle unit ed a riproporre lobbligatoriet del vincolo praticamente allinfinito. In questo caso, a parte gli elementi truffaldini che non sono presenti, in fondo in fondo ogni anno viene proposto dallo staff un gancio a tutti gli studenti delle superiori di Reggio Emilia, che li vincola ad entrare in un gruppo operativo che solitamente

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comprende altri dieci o dodici studenti. Tale gruppo guidato da uno psicologo tirocinante, che destinato per un anno a prendersi cura di un certo numero di bambini o di ragazzi a rischio.

Psicologi anziani

Tutor dei tirocinanti

Ragazzi a rischio

Tirocinanti

Volontari delle scuole superiori

Praticamente la stessa cosa, viene fatta ogni sei mesi nei confronti degli psicologi tirocinanti che svolgono il loro tirocini presso Gancio Originale, e da qualche tempo nei confronti degli studenti di scienze delleducazione che svolgono il loro tirocinio in itinere e ancora pi

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Capitolo III

recentemente, con i tirocinanti psicologi che in itinere debbono fare gli E.P.G. Ed ecco che, se consideriamo che dietro ad ogni tirocinante, c un tutor che si prende cura di accompagnarlo durante il suo percorso di crescita e di professionalizzazione e che, a sua volta, quel giovane psicologo guida un gruppo di giovanissimi volontari, che a loro volta guidano e accompagnano nel loro accidentato percorso di crescita psicologica un gruppo di bambini o di ragazzi a rischio, ecco che il tema dellaccompagnamento diventa centrale. E allora, a partire dal significato che laccompagnamento assume allinterno di questa catena, che dobbiamo partire, se vogliamo comprendere ci che sta accadendo da 13 anni a questa parte in Gancio Originale. Accompagnare, etimologicamente proviene dallunione del prefisso ad che significa verso, con il termine compagno che significa stesso pane. Vi cio nella parola accompagnare da una parte una indicazione di direzione, dallaltra un richiamo ad uno stato di condivisione confidenziale che riconduce ad uno stesso desco, ad una stessa appartenenza. Nel caso di Gancio Originale, che comprende per qualche tempo ( da 1 a 2 anni a qualche mese), un insieme variegato di soggetti che sono accomunati (compresi i 3 soci fondatori) dal fatto che si pongono in una situazione di scambio (dare, ricevere, contraccambiare), in base alla quale tutti alla fine risultano arricchiti per quel che hanno dato e ricevuto lungo questo percorso. Cosicch i bambini e i ragazzi a rischio alla fine, avranno ricevuto le cure loro necessarie per crescere e superare le varie situazioni di impasse, in cui fino a quel momento si erano impantanati, ma avranno dato anche molto a chi si prendeva cura di loro. Ai volontari la fiducia nelle proprie capacit di riparazione, nel proprio saper fare che spesso, anche nel loro caso, non trova di

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Gancio Originale

mattina una scuola pronta a cogliere le loro pi piene potenzialit; ai giovani tirocinanti la possibilit per la prima volta di unire la teoria alla pratica. Per questa strada, essi vedono enormemente accresciute le proprie possibilit sul piano professionale, nonch la possibilit di cimentarsi in un non secondario capitolo della clinica dello sviluppo, apprendendo a far tesoro delle sconfitte cos come delle pi rare vittorie e, prima ancora, a far tesoro di quellinsieme di indizi, di sintomi, di grida e di ammutimenti, di gestualit e di espressivit che alla fine si comporranno in quella semiotica psicologica che diventer il vero loro tesoro e che andr lentamente accumulandosi dentro di loro nel tempo. Ci sono dei luoghi come ad esempio la bottega artigiana in cui tutta la partita che si gioca tra le due generazioni che attraverso la formazione si confrontano sulla scena sociale, avviene attraverso lesempio e il precettorato. Dove per esempio si intende far vedere allallievo come impadronirsi del mestiere, delle competenze, del sapere semplicemente proponendo ogni passaggio in una specie di rallenty; e per precettorato far notare allallievo ci che allinterno del processo che conduce al compimento dellopera solo lesperienza accumulata da maestro permette di cogliere prima. Ebbene, Gancio Originale ha in s tutta una serie di componenti che sono metodologicamente riconducibili a ci che succede in una bottega artigiana. Con essa senzaltro condivide, come abbiamo gi visto, quelle che partono dal tema dellaccompagnamento e della situazione di scambio stratificato presente in ogni bottega artigiana degna di questo nome ma che non si esauriscono in esso. Il lavoro con i bambini e con i ragazzi a rischio, rispetto al pi tradizionale lavoro sulla disabilit, comporta sul piano contenutistico il passaggio dallapprendimento di piani di lavoro centrati sul ripristino di una immagine di s decente, raggiungibile, realistica che occorre perseguire nel lavoro di cura. La scena riabilitativa rimane legata al

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Capitolo III

dato cognitivo, ma, mentre nel caso del disabile il background affettivo che permette il passaggio delle competenze centrato sul tema del recupero di funzioni concrete, nel caso del disagio centrato invece sul recupero di una immagine di s presentabile prima di tutto a s stesso e ai contesti di vita del bambino e del ragazzo. Vediamo ora, in particolare questi tre punti. Nella bottega artigiana, il dare e il ricevere sono mediati dal fare e sono stabiliti in base ad un processo di apprendistato sufficientemente scandito, di modo che ciascuno degli attori di bottega sappia a che punto egli nel processo di maturazione professionale. In questo caso, il front office della cura il workshop: una officina di restaurazione in cui si tenta di rimettere in piedi, ci che in precedenza stato guastato dalle avversit della vita. Mentre il back office sono i luoghi della programmazione, della selezione, della scoperta delle vocazioni, degli abbinamenti, del follow-up, della formazione ed infine della supervisione. In ognuno di questi luoghi, il fare operativo incentrato sullesempio e il precettorato prevale sulla parola e ancor di pi su quellinsieme formalizzato di parole e di gesti tipico della lezione con la sola eccezione della formazione e ancor pi della supervisone, che per si imparato a smitizzare sotto questo punto di vista e a ridefinire, non sempre con rigore e coerenza nelle loro componenti strutturali. E cio come modelli scanditi e gerarchizzati di un percorso che prende in maniera discriminata (e al limite individualizzata, come avviene nel rapporto che ognuno ha col proprio tutor), tutti gli attori della cura, tranne i bambini e i ragazzi. Si pu dire che una grande parte dei momenti formativi, cos come in maniera pi evidente avviene nella supervisione, possono essere visti come uno sforzo di lettura del significato comunicativo ed affettivo di ci che avviene nei workshop. Insomma, affinch i bambini e i ragazzi non diventino solamente pi competenti, ma anche perch riacquistino in s stessi ed imparino ad essere meno impulsivi e pi riflessivi. Anche in una

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Gancio Originale

bottega artigiana, cos come in una classe scolastica, ci si incontra e ci si separa. In Gancio questo percorso che sul piano della formazione professionale di un sarto o di un falegname poteva durare otto o nove anni, e che in una classe dura dai tre ai cinque anni dura mediamente uno o due anni un grande turn over che prende lottanta per cento dei giovani volontari. Molti di loro sono poi andati a prestare la propria opera di volontariato, da altre parti, proprio come avviene certo pi lentamente in una qualsiasi bottega artigiana. Si pu presumere che dentro ciascuno di loro alla fine dellesperienza con Gancio Originale si sia amplificata la disposizione allo scambio e siano emerse pi chiaramente le vocazioni individuali.

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Capitolo III

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Capitolo III

CAPITOLO IV LA RICERCA
La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconter come langolo che svolterai uscendo dal convento e non sai se ti metter a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, unisola incanta

(I. Calvino, Il cavaliere inesistente)

Capitolo IV

IV.1 Gli obiettivi della ricerca


Il progetto della ricerca, condiviso con coloro che hanno fondato e tuttora continuano a seguire Gancio Originale, aveva le finalit di operare una ricognizione di chi vi opera attivamente, con particolare riguardo agli adolescenti. In questattivit ho cercato di esplorare da un lato, alcuni aspetti concreti della struttura, dallaltro di addentrarmi nei vissuti delle persone che vi partecipano. Di far emergere le emozioni, i sentimenti, per tentare di osservare le realt pi interne, per vedere come viene elaborata questa esperienza, per comprendere se esiste una percezione da parte dei soggetti dellorganizzazione che opera alle loro spalle, e inoltre, se c consapevolezza della trasformazione che la partecipazione ad unattivit di volontariato di questo genere, pu operare in ogni individuo. Lobiettivo principale della ricerca era per, quello di indagare la percezione dellaccompagnamento, che ciascun operatore (volontari adolescenti, adulti, operatori e fondatori), riceve e a sua volta fornisce; in questa attivit ognuno guida, segue, supporta, affianca qualcuno e a sua volta guidato, seguito, supportato, affiancato da altri con un po di esperienza e di anni in pi. Anche nei momenti di buon funzionamento, di espansione quali quelli che sta attraversando ora Gancio Originale, buona pratica prestare attenzione a tutti gli aspetti della struttura e soprattutto alle persone. La ricerca, aveva proprio lo scopo di sondare questo terreno per cogliere sia gli elementi positivi sui quali eventualmente, fondare una mirata promozione, sia le difficolt per tentare di rimuoverle. Fornire un buon servizio e quando possibile, cercare di migliorarlo, pu dipendere dalla capacit di interpretare le necessit e di

Capitolo IV

ricalibrare

costantemente gli interventi, qualit che possono essere

senza dubbio supportate da un attento monitoraggio della situazione.

IV.2 La metodologia
In questo paragrafo descriver la mia ricerca, come nata, come si sviluppata e le scelte che mi hanno portata ad una sua definizione strutturale, alla quale far seguito la parte relativa alla raccolta ed elaborazione delle risposte. Mi sembra importante a questo punto, indicare gli elementi che la caratterizzano: 1. la prima decisione, riguarda la scelta dei soggetti da sottoporre a ricerca. Lattenzione caduta su coloro, che grazie al loro lavoro ed impegno, fanno s che questa struttura basata sul volontariato si mantenga nel tempo; 2. la seconda, una conseguenza della precedente. Essendo Gancio Originale una struttura complessa, i soggetti che vi operano possono essere raggruppati in quattro categorie che sono rispettivamente: quella dei Volontari Adolescenti delle scuole superiori, quella dei Volontari Adulti, gli Operatori e i Fondatori. Ognuno di essi ha funzioni e ruoli propri. Una volta individuato il campo di analisi, si puntata lattenzione sui vissuti, sulle differenze, o le somiglianze riscontrabili in questi soggetti. 3. Successivamente, si cercato di definire lo strumento a domanda attraverso il quale raccogliere i dati. Devo essere sincera, inizialmente avevo optato per un questionario aperta, oppure a scelta multipla, poi mi sono soffermata sul fatto che la centralit di questa ricerca sono le persone, le relazioni che nascono, il contesto in cui inserita ogni realt,

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La Ricerca

oltre ovviamente ai risultati ottenuti; informazioni che potevano scaturire in modo pi personale e vivo attraverso LINTERVISTA APERTA. Con il senno di poi, credo che laver scelto una ricerca di tipo qualitativo piuttosto che quantitativo, mi abbia permesso di visualizzare con pi precisione lintricata dinamica di questo argomento e di cogliere anche le sensazioni, gli umori, tanto da lasciarmi alla fine coinvolgere. 4. Il luogo prescelto dove effettuare lintervista, stato quello dei Work-Shop. Questo mi ha permesso, di vedere differenti scuole e tipologie dorganizzazione a seconda degli utenti, dei volontari e della persona che conduceva lattivit. Ci ha messo in evidenza come, il maggior o minor successo dipenda anche dallo specifico contesto in cui viene svolta ogni attivit. La scelta di questo luogo, se da una parte permetteva di cogliere la situazione e le persone nel vivo del proprio operato, dallaltra, in alcune occasioni ha arrecato anche disturbo, interrompendo il ritmo della stessa. Una volta deciso la struttura della ricerca a livello teorico, il 9 Dicembre 2004 adolescenti, 10 a Cadelbosco, ho svolto la mia prima intervista: il Volontari Adulti, tutti gli Operatori (20 tra ciclo si concluso il 17 marzo 2005 dopo aver ascoltato 45 Volontari collaboratrici, tirocinanti, volontari del servizio civile, i fondatori ecc.) compresi i 3 Fondatori. Le scuole visitate con i relativi Work-Shop sono state 12 e precisamente la Scuola elementare/media di Bagnolo, Scuola Giovanni Pascoli di Cadelbosco, la scuola elementare di Monte Cavolo, la scuola elementare Dalla Chiesa, la Galileo Galilei la Media Aosta, la San Giovanni Bosco, il Liceo Aldo Moro, la Sandro Pertini, lEmilio Lepido, il Blaise Pascal e la Fermi.

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Capitolo IV

Il campione selezionato era cos composto: 1. Volontari Adolescenti: Maschi N16, Femmine N29, frequentanti le scuole superiori, per un totale di 45 persone, pari al 60% del campione. Essi hanno il compito di seguire i bambini nello svolgimento dei compiti e aiutare nella gestione dellattivit ricreativa. 2. Volontari Adulti: Maschi N4, Femmine N6, che hanno concluso le scuole superiori per un totale di 10 persone, pari al 13% del campione intervistato. Anche i volontari adulti, seguono i giovani nelle diverse attivit. 3. Operatori: solo popolazione femminile, per un totale di 17 persone, pari al 23%. Rientrano in questa categoria le collaboratrici, le tirocinanti, le operatrici del servizio civile con il compito di gestione dei Work-Shop. 4. Fondatori: Un maschio e due femmine per un totale di 3 persone, pari al 4% del campione. Primariamente con funzione di gestione della struttura, come ad esempio trovare le scuole, i volontari, i fondi ecc. A causa della diversit di questo gruppo rispetto ai precedenti e anche allesiguit dei suoi componenti, i fondatori sarranno analizzati come gruppo a s, dopo aver elaborato il confronto dei e tra i gruppi. Nei grafici i gruppi saranno cos indicati: 1. Volontari adolescenti maschi: Adolescenti M 2. Volontari adolescenti femmine: Adolescenti F 3. Volontari Adulti 4. Operatori Il totale del campione costituito da 75 persone.

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La Ricerca

CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE


Campione Range det Et media Titolo di studio N %

Volontari Adolescenti Volontari Adulti Operatori Fondatori

15-19 19-44 21-32 58-60

16 25 27 59

Professionale: Tecnico: Liceo: Diploma: Universitari: Laurea: Diploma: Universitari: Laurea: Laurea:

10 10 25 1 6 3 1 5 11 3

22 22 56 10 60 30 6 29 65 100

Curioso, secondo il mio punto di vista, notare come coloro che frequentano il liceo per gli adolescenti, luniversit per i volontari adulti, o che sono in possesso di una laurea (operatori e fondatori), rappresentano la maggioranza, quasi ad evidenziare una maggiore, disponibilit, nei confronti di questa forma di volontariato.
Campione Stranieri N % Fam. Monucleare N % Fam. dorigine N % Nuovo Nucleo Fam. N %

Volontari Adolescenti Volontari Adulti Operatori Fondatori

6 1 0 0

13 10 0 0

4 2 1 0

9 20 6 0

41 7 13 0

91 70 76 0

0 1 3 3

0 10 18 100

Il numero dei volontari stranieri, irrisorio rispetto al numero di utenti sempre stranieri, presenti nei Work-Shop. Osserviamo inoltre come la maggior parte delle persone che presta il proprio servizio in Gancio Originale appartenga ad una famiglia tradizionale, mentre gli utenti provengono da un nucleo famigliare fortemente disagiato.

Campione

N Fratelli: N

Anni in Gancio:

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Capitolo IV

Volontari Adolescenti Volontari Adulti Operatori

0: 1: 2: + di 2: 0: 1: 2: + di 2: 0: 1: 2: + di 2:

9 28 3 5 4 4 1 8 5 1

20 62 7 11 44 44 12 55 35 7

1: 2: 3: 1: 2: 3: 1: 2: 3: Dal 91

25 13 7 2 2 6 5 4 8

55 29 15 20 20 60 29 23 47

Fondatori

Le domande selezionate per lintervista sono le seguenti: 1. In riferimento alla tua attivit in Gancio Originale, se dico accompagnamento cosa ti viene in mente? 2. Quali sono i motivi che ti hanno portato/a a svolgere la tua attivit in Gancio Originale? 3. Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso? 4. Nello svolgimento della tua mansione cosa hai trovato di gratificante? 5. Quali difficolt hai incontrato? 6. Quali sono stati gli elementi che ti hanno permesso di superare le difficolt? 7. Lungo il tuo percorso ti sei sentito/a sufficientemente supportato/a? 8. Cosa pensi di dare alle persone che accompagni? 9. Cosa pensi di ricevere alle persone che accompagni? 10. Cosa pensi di dare a chi ti accompagna? 11. Cosa pensi di ricevere da chi ti accompagna? Quello che mi preme sottolineare, a conclusione di questo paragrafo e quale premessa del successivo, il fatto che essendo

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La Ricerca

unintervista aperta, i soggetti hanno fornito risposte complesse, multiple, la cui analisi difficilmente imputabile ad un sola categoria semantica. Premettendo che risulta difficile e a volte arbitrario, interpretare questo genere di risposte, la scelta che ho operato quella di formare delle categorie generali, che chiamer macrocategorie, composte a loro volta da delle sottocategorie o microcategorie nelle quali ho cercato di classificare le risposte. Gli intervistati, spesso hanno fornito pi di una risposta, in questi casi mi parso opportuno considerarle come se fossero risposte multiple, ovvero rientranti in pi categorie. A fronte di quanto detto, riporto come esempio una frase di una Volontaria Adolescente: Unesperienza, da provare visto che me ne avevano parlato bene; mi avevano detto che era una cosa che ti d soddisfazione e quindi, incuriosita, ho provato per la prima volta. Ovviamente il fatto che mi sia stato proposto a scuola mi ha aiutata nella scelta. In parte sono stata spinta dal discorso dei crediti, ma in parte anche dal fatto che cercavo qualcosa che mi coinvolgesse non soltanto sportivamente, visto che avevo sentito che facendo volontariato si prendevano punti. A 16 anni penso che sia anche unopportunit per svegliarsi, per darsi una mossa. su questa base che sono state fatte le comparazioni, senza attribuire delle priorit, perch nello sviluppo di un colloquio difficilmente si segue un percorso gerarchico. molto pi frequente il caso in cui mano a mano che fluisce leloquio, si fanno ulteriori considerazioni, si rammentano altri elementi, magari pi importanti e pi meditati di quelli espressi in prima battuta come risposte alle domande. Seguendo questa logica, nel paragrafo successivo Analisi dei dati, indicher per ogni domanda delle macrocategorie di risposte declinate in sottocategorie con relativa tabella. La tabella,

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Capitolo IV

sar riportata solo per le macrocategorie in cui sono apparse delle differenze tra i soggetti. Saranno poi indicate, le tabelle riassuntive dei dati e la relativa rappresentazione grafica attraverso istogrammi. Concluder con un commento personale dei risultati.

IV.3 Analisi dei dati

IV.3.1 mente?

Se dico accompagnamento cosa viene in

La prima domanda, si pone la finalit di individuare il significato o meglio i significati legati al ruolo dellaccompagnamento, con particolare riferimento allesperienza in Gancio Originale. Qui di seguito vengono esposte per ciascuna categoria individuata, le sottocategorie in relazione ai singoli gruppi. Riporter inoltre, alcuni esempi di risposte date dati soggetti intervistati. Laiutare:
Domanda 1 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori a 2 5 2 1 b 0 1 0 3 c 6 3 1 0 d 1 6 3 5 e 0 0 0 2 Totale 9 15 6 11

Legenda: a. aiuto in generale b. in un percorso di crescita personale (sviluppare autostima, fare delle scelte ecc.) c. per raggiungere un obiettivo (fare i compiti, risolvere problemi ecc.) d. supporto di tipo affettivo (prendere per mano, sostenere ecc.) e. affiancamento ai volontari

La condivisione, la reciprocit:

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La Ricerca

Domanda 1 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori Legenda: a. b. c.

a 0 1 2 1

b 0 0 1 3

c 2 4 2 1

Totale 2 5 5 5

fare un percorso comune uno scambio adulto/volontario/bambino, catena di SantAntonio stare insieme, farsi compagnia (due persone una vicina allaltra, che si danno la mano, un gruppo)

Esempio di risposta di un Volontario Adulto: Mi fa venire in mente un percorso comune, un percorso che si fa insieme a dei ragazzini, una condivisione sostanzialmente di momenti. un termine che non si addice a Gancio, ma a situazioni riguardanti gli anziani, i portatori di Handicap ecc. Esempio di risposta di una Adolescente Femmina: Sinceramente un termine che non vedo per Gancio, in realt mi vengono in mente gli anziani, si un anziano che ha bisogno. Accompagnare macchinette, ecc. Esempio di risposta di un Adolescente Maschio: Non so, accompagnamentonel loro caso proprio venire qua a fare i compiti accompagnarli alle macchinette, cose di questo genere Richiama alla mente delle persone: a. straniero b. bambini, ragazzi c. persone bisognose, con problemi Un impegno personale: le persone in vari luoghi (in gita, alle

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Capitolo IV

a. leducare b. la responsabilit, il farsi carico, la tutela

Prender ora in considerazione per ciascuna categoria, la tabella dei dati espressi in forma percentuale e la relativa rappresentazione grafica attraverso listogramma per quanto concerne la domanda: In riferimento alla tua attivit in Gancio Originale, se dico accompagnamento cosa ti viene in mente?
Grafico n.1. In riferimento alla tua attivit in Gancio Originale, se dico accompagnamento cosa ti viene in mente?
In riferim ento alla tua attiv it in Gancio Originale, se dico accom pagnam ento cosa ti viene in m ente?

50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0
A iutare A dole sce nti M % A dole sce nti F % V olontari A dulti % O pe ratori 50 46 43 48 Te rm ine Accom pagn C ondivision non addatto are in e a G. luoghi 11 15 36 22 11 18 7 0 6 12 7 4 D elle persone 11 9 7 9 Im pegno pe rsonale 11 0 0 17

In questa risposta, appare chiaro come esistano delle differenze legate al genere degli intervistati. I maschi infatti, hanno risposto in prevalenza per aiutare, ma in cosa? un aiuto pratico, concreto ad esempio nello svolgere i compiti, nel raggiungere un obiettivo ecc. Questo risultato aumenta di importanza, se si somma a questa

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La Ricerca

categoria quella di accompagnare i bambini in vari luoghi, dato che sottolinea ancora una volta una valenza pratica di aiuto (vedi grafico
n.1).

Nelle femmine, il termine evoca in loro pi che altro un aiuto di tipo affettivo, generico. A mio avviso curiosa la risposta: termine che non si addice alla realt di Gancio pi adatto per i portatori di handicap, anziani ecc., quasi a significare il richiamo ad unazione molto impegnativa, non congrua al tipo di attivit svolta in tale struttura. Infatti i soggetti che rispondono in questo modo, affermano che il loro lavoro pi un affiancare, un seguire, un percorso comune, un modo anche per passere del tempo insieme. Per quanto riguarda gli adulti, il termine evoca un percorso comune, una condivisione, un aiuto reciproco quasi a sottolineare una maggior consapevolezza dellinterscambio che avviene in Gancio, una maggior percezione di un lavoro a pi mani. La stessa cosa la si pu dire per gli operatori, con lunica eccezione per la categoria impegno personale (17% delle risposte), perfettamente conforme al ruolo che essi rivestono. Un discorso a parte lo meritano i fondatori, che a questa domanda hanno dato risposte pi legate ad una visione dinsieme del progetto, rispetto ai gruppi precedenti. Infatti, questa domanda richiama in loro il concetto della Catena di SantAntonio, che la struttura su cui si fonda Gancio.

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Capitolo IV

IV.3.2 Motivazioni e aspettative di coloro che svolgono lattivit in Gancio Originale


Le successive domande, avevano lo scopo di verificare le motivazioni e le aspettative di coloro che operano in Gancio Originale, per ricavare indicazioni sui fattori che spingono ad intraprendere questa attivit. In questo modo possibile conoscere i punti sui quali intervenire al fine di migliorare il servizio. In particolare la seconda domanda, cercava di indagare i motivi che hanno portato i diversi soggetti ad aderire a questa attivit. Le categorie individuate sono: Per fare unesperienza:
Domanda 2 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori Legenda: a 6 2 0 0 b 1 0 2 0 c 0 1 0 0 d 0 4 2 0 e 2 0 0 0 f 3 0 0 0 g 1 3 0 0 Totale 13 10 4 0

a. da provare/nuova/diversa b. positiva/divertente
c. per confrontarsi, per vedere se ce la si pu fare d. per impiegare il tempo libero

e. servir per il futuro sia a livello professionale che personale f. che poco impegnativa g. che si fa nella scuola

Per socializzare:
a. perch lo fanno gli amici b. per stare con gli altri c. per fare nuove amicizie

Esempio di frase di un Volontario Adulto: Mi piace stare in mezzo a della gente, prevalentemente per un motivo sociale, poi gli adolescenti mi piacciono e poi per un interesse professionale dato che faccio psicologia, una cosa interessante per il mio lavoro Per aiutare gli altri:

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La Ricerca

Domanda 2 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori Legenda:

a 6 7 1 0

b 1 0 1 0

c 0 2 0 0

d 0 2 0 7

e 0 2 0 0

Totale 7 13 2 7

a. aiutare gli altri in generale b. perch si sono incontrate le stesse difficolt c. c gratificazione nellaiutare/per sentirsi utili

d. per esperienza passata di


volontariato

e. perch si voleva fare qualche


tipo di volontariato

Per interesse professionale:


a 0 2 0 1 b 0 0 5 0 c 0 0 0 15 d 2 7 0 0 Totale 2 9 5 16

Domanda 2 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori

Legenda: a. servir per il futuro sia a livello professionale che personale b. attinente ai propri studi c. come tirocinio/servizio civile/proposta di lavoro/collaborazione d. per i crediti

Esempio di risposta di una Operatrice: I motivi, innanzi tutto io non conoscevo il progetto in s, lho conosciuto nel corso del mio tirocinio, stata una delle prime attivit che mi stata proposta quindi era una cosa che mi sembrava carina, anche inerente al mio studio, quello che avevo scelto di fare e quindi lho accettato. Il motivo fondamentale stato subito perch era un progetto che mi interessava e che secondo me, era una cosa interessante per me come futuro professionale.

Interesse personale al progetto:

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Capitolo IV

Domanda 2 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori Legenda: a) interesse b) perch si c) perch si d) perch si

a 0 1 0 2

b 4 10 1 5

c 0 3 0 0

d 1 0 0 1

Totale 5 14 1 8

al progetto in generale lavora con adolescenti, bambini, pari fa unora di campiti fa unora di attivit libera

Sollecitazione della Curiosit:


Domanda 2 Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adulti Operatori a 2 0 2 0 b 3 11 0 0 c 4 11 1 0 Totale 9 22 3 0

Legenda: a. sollecitazione della curiosit b. perch ne ha parlato bene chi ha gi fatto questa esperienza (amici, scuola, prof, fratelli) c. stato proposto a scuola

Esempio di risposta di un Volontario Adolescente Maschio: Diciamo che a me piace molto lavorare con i bambini, fin da subito sapevo gi che mi piaceva, ho sentito parlare del progetto a scuola quando lhanno presentato e quindi mi ha incuriosito, sono andato poi a parlare con unaltra ragazza ed ho deciso di provare perch lavorare con i bambini bello quindi ho provato. Mi ha incuriosito, ho provato e ho iniziato lattivit in Gancio.

Analizzer ora, le risposte date dai diversi gruppi avvalendomi della loro rappresentazione grafica tramite istogramma.

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La Ricerca

Grafico n.2. Quali sono i motivi che ti hanno portato/a a svolgere la tua attivit in Gancio Originale?
Quali sono i motivi che ti hanno portato/a a svolgere la tua attivit in Gancio Originale? 60 50 40 30 20 10 0
Fare Socializz un'esper Aiutare are ienza 32 14 22 0 12 7 17 0 17 18 11 25 Int. Int. Sollecita Professi Personal zione onale e curiosit 5 12 28 57 12 19 5 18 22 30 17 0

Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori %

Come si pu osservare dai dati soprariportati, i volontari adolescenti maschi, rispondono prevalentemente per fare unesperienza nuova e diversa, ma anche poco impegnativa e solo per il 17% per aiutare gli altri (vedi grafico n.2). Questo pu far supporre che i giovani lo facciano pi come una sorta di sperimentazione, un laboratorio sociale di confronto e di verifica, abbastanza tipica di questa fase di vita. Per le femmine il discorso diverso, si riscontra una differenza di genere tipica della nostra cultura. Se noi analizziamo quattro categorie che a mio avviso sono collegate tra loro, quali quella dellinteresse personale e professionale, dellaiutare gli altri e infine la sottocategoria stare con gli altri, si ricava limpressione che svolgessero questa attivit per un fattore di condivisione, di prendersi cura di qualcuno in un settore a loro interessante. Pertanto, le

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Capitolo IV

femmine sembrano citare laiuto dellaltro, nello specifico, i bambini, soddisfacendo quello che una loro affinit innata o culturale. Discorso a parte lo merita la categoria curiosit, in quanto nelle risposte pu essere considerata come un cofattore che spinge i giovani a interessarsi a Gancio Originale. proprio questa presenza massiccia di sentito parlare da amici, da fratelli o da chi ha gi fatto questa attivit, inoltre incentivato dal riconoscimento dei crediti formativi, e dal fatto che ci siano incontri nella scuola e che si faccia al suo interno, a far si che si inneschi il tarlo della curiosit. Si ha come limpressione che i ragazzi non si impegnino attivamente nella ricerca, ma che laspettino da una fonte esterna. Confrontando i volontari adolescenti (maschi, femmine), con gli adulti si osserva che: 1. il motivo principale linteresse professionale legato ai propri studi, a spingere il volontario adulto ad intraprendere questo percorso cosa invece poco rilevante per il giovane. 2. Una seconda considerazione riguarda il fatto, che per entrambi i gruppi risulta importante la componente esperienziale con una diversit: nei giovani la novit ad interessare, invece per gli adulti risulta importante la categoria per impiegare il proprio tempo dato che per il 60% sono universitari. Ci sottolinea come i due gruppi dimostrino un differente sviluppo del pensiero, nel senso che i giovani sono ancora in quella fase di sperimentazione con se stessi e col mondo (questo potrebbe giustificare il fatto che a quanto risulta, dopo il primo anno di volontariato lasciano lattivit, perch appunto hanno esaurito il confronto con essa), e sia minima invece la progettazione, la rappresentazione per il futuro una sorta di progettualit, se non quella pi prossima legata al discorso dei crediti. Per i volontari adulti, citare laspetto divertente dellesperienza sembra rimarcare il fatto di aver superato la fase di sperimentazione e

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La Ricerca

aver acquisito maggiore conoscenza di s. Infatti gli adolescenti che fanno questa attivit sono mossi da curiosit che permette loro di fare unesperienza in un settore di loro interesse, mentre la componente meno rilevante linteresse professionale. I volontari adulti invece, sono spinti da un interesse professionale legato alla natura dei propri studi, che permette loro di fare unesperienza divertente e che impieghi il loro tempo libero. Collegata a questa categoria vi unisco il concetto di socializzazione, nel senso che facendo questa esperienza, riescono a stare anche con gli amici (impiegando il loro tempo insieme). Gli operatori hanno risposto prevalentemente per interesse professionale e pi nello specifico fanno per tirocinio, servizio civile, ecc. da aggiungere a tale considerazione il fatto che questi operatori per un ben 25% (vedi grafico n.2), provengono da altre esperienze di volontariato soprattutto in Gancio e hanno deciso di continuare in tale percorso. Questo pu far pensare, come ci sia una sorta di linearit, di prosecuzione nel proprio percorso. Ovvero gli adolescenti che inizialmente non percepiscono tale impegno con progetualit, in realt in essi si gettano le basi per costruire gli operatori del domani. Apparentemente, sembra che ci sia un avvicinamento del tutto casuale soprattutto per le femmine, ma poi per alcune di loro c la possibilit di continuare nel percorso iniziato. Un discorso a parte lo merita lanalisi delle risposte dei tre fondatori, due dei quali hanno intrapreso il percorso per supplire ad una carenza del Welfare, dovuto ai numerosi tagli economici, ma in contrapposizione a una domanda crescente da parte dei cittadini. La terza componente, ha deciso di cimentarsi in tale attivit in quanto consapevole delle proprie capacit di operare e saper coinvolgere il mondo giovanile.

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Capitolo IV

Passiamo ora alla domanda numero tre, si riferisce alle aspettative possedute dai soggetti prima di iniziare lattivit allinterno di Gancio Originale. Le categorie individuate sono le seguenti: No:
Grafico n. 3. Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?
Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?
70 60 50 40 30 20 10 0
No Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatrici % 25 8 33 20 Fatte esperienze simili 12 0 0 20 Descritto bene 50 67 0 20 Senza aspettative 13 25 67 40

Legenda: a. no b. perch si sono fatte esperienze simili c. perch stato descritto bene d. non si possedevano aspettative

Esempio di risposta di una Volontaria Adulta:

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La Ricerca

Non mi sono mai aspettata niente, cio ho sempre preso la cosa come veniva affrontando i problemi come venivano al momento, non ho mai pensato prima come sarebbe potuto essere, quindi no, non mi aspettavo niente di diverso Si:
Grafico n. 4. Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?
Ti apettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso? 80 70 60 50 40 30 20 10 0
Pi facile, Pi difficile, Organizzazi meno pi one impegnativo confusione dell'attivit 12 36 20 36 76 23 60 9 12 41 20 27 Maggiore supporto 0 0 0 27

Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatrici %

Legenda: a. pi facile, meno impegnativo, meno difficile, pi tranquillo b. pi difficile, ragazzi pi turbolenti c. organizzazione delle attivit (pi regole, pi lavoro di gruppo, pi compiti ecc.) d. maggiore supporto ( formazione, supervisione, inserimento ecc.)

Esempio di risposta una Volontaria Adolescente: Si, me lo immaginavo molto meno divertente per me lo immaginavo con un po pi di regole, cio ti viene un po di mal di testa , mi immaginavo una cosa pi seria, una persona e un ragazzino

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Capitolo IV

Prender ora in considerazione per ciascuna categoria, la tabella dei dati espressi in forma percentuale e la relativa rappresentazione grafica attraverso listogramma per quanto concerne la domanda: Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?
Grafico n.5. Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?

Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso?

80 60 40 20 0 Adolescenti M % Adolescenti F % Vontari Adulti % Operatrici % no 50 41 55 31 si 50 59 45 69

Possiamo osservare (grafico n.5), come il nostro campione si distribuisce pi o meno equamente nelle due categorie. La met dei volontari adolescenti si sente bene informato circa il proprio compito mentre la restane parte afferma che si aspettava qualcosa di diverso. Esiste un differenza tra maschi e femmine, infatti questultime si aspettavono una organizzazione differente, pi rigida, pi simile al sistema scolastico. Va sottolineato che questa discrepanza tra aspettative e realt non assume sempre connotazioni negative, anzi a volte sorprende favorevolmente i soggetti. Per i maschi le cose sono leggermente differenti, infatti essi si aspettavano una realt pi difficile: sembrano pi spaventati da un tipo di relazione a loro non consona. Interessante sono le risposte delle operatrici, infatti si

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La Ricerca

attendevano una realt pi facile o una maggiore supervisione, un aiuto maggiore soprattutto nella fase dinserimento. Gli operatori non si aspettavono niente, dato che era unattivit che si stava formando e tuttora si plasma in itere.

IV.3.3 Gratificazioni e difficolt in Gancio Originale


La partecipazione ad una attivit, comporta una buona dose di volont e impegno, che devono essere sostenute nei momenti di difficolt per evitare situazioni dove possono prevalere disagio, malcontento e rinuncia. A tal fine, sono state formulate una serie di quattro domande atte a verificare le problematiche sopraindicate, in particolare: quali fossero le gratificazioni, le difficolt, gli elementi utilizzati per superale e il tipo di sostegno percepito. In particolare la quarta domanda, vuole scoprire quali sono le gratificazioni che si hanno nello svolgere la propria mansione in Gancio. Le sue categorie sono: Osservare dei miglioramenti: Esempio di risposta di un Volontario Adulto: Beh, in questo caso devo dire che mi gratificano i loro miglioramenti, anche se piccoli, ma per persone con delle difficolt non indifferenti, ed estremamente vivaci, si vede che qualcosa migliora Sentirsi/ rendersi utile:
Domanda 4 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a 4 7 2 3 b 1 2 1 0 totale 5 9 3 3

a. nellaiutare b. nel riuscire in ci che si fa

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Capitolo IV

Esempio di risposta di un Adolescente Maschio: Mi gratifica il fatto di poter uscire di qui e pensare di aver comunque conosciuto altre persone al di fuori dellambito scolastico; al di fuori di qualunque altra cosa. Anche il fatto di aver aiutato questi bambini, di aver potuto offrire un aiuto, qualcosa a loro. Questo mi d soddisfazione: sono contento di poter fare qualcosa per gli altri Riconoscimento/valorizzazione dellazione svolta di chi aiuta:
Domanda 4 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a 2 2 2 6 b 9 4 3 6 totale 11 6 5 12

a. mostrano entusiasmo, partecipano alle attivit, ti chiedono quando ricomincia Gancio, sono soddisfatti, si divertono, sono felici,vengono sempre agli incontri b. attraverso una dimostrazione personale (ti dicono grazie, con piccoli gesti, parole, ti riconoscono che dedichi loro del tempo, se ti incontrano fuori parlano con te, ti salutano, ti baciano, ti abbracciano)

Esempio di risposta di una Volontaria Adolescente: Mi gratifica laffetto dei bambini che comunque ti conoscono e si affezionano a te, il fatto che ti vedono passare per strada e ti salutano. Tipo di legame/relazione:
Domanda 4 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a. legame in senso generico b. di amicizia, daffetto c. di fiducia, diventi un punto di riferimento a 1 0 0 2 b 10 2 0 2 c 0 0 0 5 Totale 11 2 0 9

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La Ricerca

Esempio di risposta di una Operatrice: Le gratificazioni maggiori sono legate al fatto che i ragazzini contano su di te in quanto persona, perch sei proprio tu, diversa dalle altre, si ricordano di te, ti aspettano, ti cercano come punto di riferimento. Sanno che tu ci sei e puoi essergli vicino anche se loro hanno e sanno di avere qualche problema. Ti aspettano per parlare con te e di conseguenza diventi un loro punto di riferimento, ti fanno sentire utile, vedi che sei in grado di avere dei risultati concreti. Non sei vista come una professionista, ma come una persona a loro vicina. Interesse personale: a. b. c. d.
per il piacere di fare i compiti nel fare le attivit ricreative conoscere persone piacciono i bambini

Grafico n. 6. Nello svolgimento della tua mansione cosa hai trovato di gratificante?

Ne llo s v olgim e nto de lla tua m a ns io ne c o s a ha i tro v a to di gra tific a nte ? 50 40 30 20 10 0


O sse rv a re V a lo rizza zi S e n tirsi T ip o d i m iglio ra m o ne d i chi utile le g a m e e nti a iuta 4 8 38 20 43 13 24 10 29 30 38 40 9 30 0 30

Inte re s si p e rso na li 14 19 0 0

A d o le sce nti M % A d o le sce nti F % V o lo nta ri A d u lti % O p e ra to ri %

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Capitolo IV

Dalla rappresentazione grafica (vedi grafico n.6), si osserva come per i maschi la maggiore gratificazione provenga dallaiutare in quanto ci si sente utili, questo va unito alla considerazione che questa azione viene valorizzata, riconosciuta principalmente da chi riceve lintervento con una manifestazione oggettiva, ad esempio un ringraziamento. Per le femmine, viene messa in luce ancora una volta la dimensione relazionale, sociale e non individuale; infatti importante notare che tra loro e i bambini si sviluppa un legame di amicizia, daffetto sottolineata ancora una volta da una sua dimostrazione. Linteresse personale per le femmine sempre presente, dato che si sentono portate per questo settore, ci potrebbe spiegare il motivo per cui le operatrici siano tutte donne. Possiamo dire, che per tutti i gruppi di estrema importanza la valorizzazione del lavoro svolto allinterno dei Work-Shop, con lunica differenza che per gli operatori questa si manifesta anche in quello che un coinvolgimento nellattivit pomeridiana. Importante soprattutto per i volontari adulti riuscire a vedere i miglioramenti della loro azione. I fondatori, hanno risposto che si sentono gratificati nel trasmettere le proprie conoscenze, si ha la possibilit di lasciare libera la propria parte creativa, quando si osservano dei miglioramenti, ma anche quando si ha un riconoscimento del progetto a livello istituzionale. Arrivati a questo punto, non rimane che analizzare quali sono le maggiori difficolt incontrate in questo percorso, attraverso la quinta domanda dove si sono individuate le seguenti categorie semantiche: Caratteristiche di chi aiuta: a. difficolt a relazionarsi (timidezza, nel socializzare) b. attitudini personali (difficolt nei compiti, imparare i nomi, attivit creative)

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La Ricerca

Caratteristiche di chi aiutato:


a.

comportamenti aggressivo, oppositivo, duro, svogliato, vivace

Esempio di risposta di una Volontaria Adolescente: Magari la turbolenza di alcune persone, e il fatto che io non abbia del polso, per cui quando mi dicono: io non voglio fare i compiti, io non riesco a dire: s tu devi fare come dico io. Cerco di solito di mettermi in coppia con dei ragazzi che sono abbastanza diligenti, se no un disastro! Gestione delle distanze nella relazione:
Domanda 5 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adulti Operatori Legenda: a 0 0 0 1 b 0 2 0 1 c 4 2 0 0 d 0 0 0 1 Totale 4 4 0 3

a. gestione della distanze b. dei volontari verso gli utenti c. approccio iniziale (formare un gruppo, trovare confidenza ecc.) d. tra coordinatori e volontari

Nella comunicazione: a. usare un linguaggio adatto ai bambini b. farsi capire, spiegare Gestire situazioni concrete:
a. imprevisto (caos, incominciano a litigare, pochi o troppi volontari ecc.) b. gestione delle dinamiche di gruppo

Esempio di risposta di una Operatrice: La difficolt nella gestione di alcuni momenti con i bambini che comunque sono bambini problematici, e si sente! Ci sono alcuni momenti in cui si crea un po di caos proprio perch si vedono in modo tangibile le difficolt di questi ragazzi nella socializzazione.

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Capitolo IV

Nel mantenere il controllo:


Domanda 5 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adulti Operatori Legenda: a 7 0 1 0 b 0 2 2 0 c 4 0 0 1 Totale 11 2 3 1

a. farsi ascoltare, farsi rispettare, mantenere autorit b. mantenere le regole (fargli fare i compiti ecc.) c. farli stare attenti/concentrati Gestione dei propri sentimenti: a. frustrazione, senso di inutilit, senso di impotenza Esempio di risposta di un Volontario Adulto: Quando ti trovi di fronte a ragazzini che vivono problemi veramente seri, ad esempio una volta avevamo un ragazzino che veniva picchiato dal patrigno, in questi casi ti rendi conto di quanto tu sia impotente nei confronti della situazione, e di quanto non sia giusta la cosa, di quanto poco tu possa fare. Nessuna
Grafico n.7. Dove hai incontrato le maggiori difficolt

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La Ricerca

Dove hai incontrato le maggiori difficolt ?

45 40 35 30 25 20 15 10 5 0
C arat. C arat. Gest. Nella Gest. Mante Gest. Nessu di chi di chi distan comun situazi nere sentim na aiuta ze icazio oni contro enti 13 18 33 5 25 21 17 10 25 12 0 14 12 9 0 4 0 3 0 43 13 34 25 5 0 3 25 19 12 0 0 0

Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori %

Per le femmine, le maggiori difficolt sono legate al mantenere il controllo della situazione, ci dato dallinterconnessione tra quelle che sono le proprie fragilit (essere timidi, poco forti), e al fatto di trovare dallaltra parte dei bambini particolarmente vivaci. Per i maschi, le cose sono differenti, infatti per loro le maggiori difficolt sono date dalla gestione dei bambini, perch sono meno abituati a relazionarsi e non sanno come farlo, cosa che poi si stempera con il tempo e con la conoscenza reciproca. Questo grafico, caratterizzato (vedi grafo n.7) da picchi molto rilevanti. Notiamo, come a differenza degli adolescenti dove le maggiori problematiche sono rivolte allatro, per i volontari adulti invece, le maggiori difficolt si hanno nei confronti di se stessi, si sentono come se fossero poco adatti a questo tipo di attivit, fanno i conti con i propri sentimenti e fragilit. Per gli operatori, le problematiche in questo caso sono legate pi che altro al loro ruolo di coordinatori di un Work-Shop, alla sua gestione ed ai sentimenti quali per esempio di frustrazione che da

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Capitolo IV

essa scaturiscono, cosa che per gli adolescenti non avviene. Essi sembrano rimanere concentrati pi sulle dinamiche che sui propri sentimenti. Le difficolt maggiori incontrate dai fondatori sono legate principalmente al piano organizzativo in particolare: al reperire fondi, strutture, i volontari ecc. In tale ambito possono anche essere considerate le frustrazioni scaturite dal mancato riconoscimento, e la continua necessit di doversi relazionare ed interagire ogni anno con persone differenti.

Dalla domanda precedente, ne consegue la necessit di individuare quali sono gli elementi che permettono di superare le difficolt che si incontrano attraverso la sesta domanda. Le categorie individuate sono: Strategie Individuali:
Domanda 6 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a 9 1 3 1 b 0 5 1 1 c 3 2 1 2 Totale 12 8 5 4

a. creativit, flessibilit, essere aperti, far finta di sapere le cose, prove ed errori, si modifica il proprio comportamento b. convincere, insistere, forza di volont c. riflettere, pazienza, rimanere calmo

Esempio di risposta di una Volontaria Adolescente: Ad esempio lanno scorso cera un ragazzino che era impossibile tenere, allora gli dicevo: se fai tutti compiti, ti do una caramella

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La Ricerca

oppure portavo una Fanta che bevevamo tutti insieme, solo quando avevamo finito i compiti. Esempio di risposta di un Volontario Adolescente: Cerco di fare il mio dovere comunque, visto che mi affeziono al bambino e non voglio abbandonarlo anche se magari ha dei problemi. una cosa che mi sento di fare e lo faccio ben volentieri per lui. Trovare dei riscontri nellattivit:
a. gratificazione, aiutare b. miglioramenti del bambino

Condivisione/confronto con altri:


Domanda 6 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a. tra i volontari b. gruppo, staff c. chiedendo consigli, parlare con d. coordinatrici a 4 3 1 2 b 2 1 1 7 c 1 0 0 1 d 2 1 0 2 Totale 5 5 2 12

qualcuno

Coinvolgimento del diretto interessato Conoscenza:


Domanda 6 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari adulti Operatori Legenda: a. formazione b. tempo, esperienza a 0 0 0 2 b 1 1 0 2 c 5 1 1 0 Totale 6 2 1 4

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Capitolo IV

c. del gruppo, della persona

Carattere di chi aiuta:


a. incoscienza, positivit, predisposizione, socievolezza

Esempio di risposta di unOperatrice: Le difficolt le ho superate a vario livello: un po attraverso momenti formativi tra me e i volontari, un altro livello rappresentato dalle riunioni di staff, quindi attraverso la rete che sta dietro al mio lavoro. Ad esempio gli operatori coinvolti ad un livello di supervisione rispetto al mio e anche attraverso la collaborazione con la scuola perch comunque questo un altro tassello importante

Analizzer ora, le risposte avvalendomi della loro rappresentazione grafica tramite istogramma.
Grafico n.8. Quali sono stati gli elementi che ti hanno permesso di superare le difficolt?

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La Ricerca

Quali sono stati gli elementi che ti hanno permesso di superare le difficolt?

50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0
Strat. individuali Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori % 44 40 46 15 Trovare riscontri 5 0 18 11 C ondivisio ne 28 30 18 44 C oinvolgi C onoscenz C arattere mento a di chi aiuta interessato 6 10 9 11 12 20 9 15 5 0 0 4

Ancora una volta esistono delle differenze legate al genere, infatti i maschi utilizzano delle strategie legate al dovere, alla forza di volont mentre le femmine alla creativit, allinventiva. Per entrambi i gruppi importante la condivisione tra i volontari di pari et, risulta inoltre rilevante anche la conoscenza dellaltro nella relazione che si sviluppa. La stessa cosa si pu considerare valida per i volontari adulti dove non si riscontrano differenze significative rispetto al gruppo precedente. Un discorso differente, deve essere fatto per le operatrici, dove di estrema importanza la condivisione con il gruppo, lo staff che lavora in Gancio, principalmente per un confronto, per ricevere consigli dal punto di vista pratico e lavorativo. Si nota come utilizzino maggiori strategie rispetto agli adolescenti, e dimostrino maggiore padronanza della rete e delle interconnessioni che sta dietro il loro lavoro.

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Capitolo IV

I fondatori invece, si sono fatti forza tra di loro, trovando un alto grado di complementariet in modo da poter coprire tutte le facce della stessa medaglia, c chi pi portato allinterazione con i giovani, chi alla formazione e chi a seguire la parte burocratica. Quello che mi ha stupito che essi sentono meno il peso della gestione, delle difficolt rispetto alle operatrici. Passiamo ora alla domanda numero sette, dove si chiede ai soggetti se lungo il loro percorso si sono senti sufficientemente supportati. A partire dalle risposte date, si sono individuate le seguenti categorie semantiche: Si da:
Domanda 7 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adulti Operatori Legenda: a 12 3 0 0 b 1 1 0 0 c 9 2 5 2 d 1 1 2 8 e 0 2 0 0 Totale 23 9 7 10

a. b. c. d. e.

volontari peers (amici, compagni di scuola) coordinatrice Work Shop staff con chi ha esperienza

Esempio di risposta di una Volontaria Adolescente: Penso che potrei parlare delle mie difficolt con gli altri magari prima con chi conosco meglio, e poi rivolgersi alle coordinatrici. No: a. perch non ci si sente sufficientemente preparati b. perch ci si sente lasciati a se stessi

Esempio di risposta di una Operatrice:

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La Ricerca

Sufficientemente supportata non proprio, ci sono un po dei vissuti di solitudine, nel senso che questo un lavoro che mi sono dovuta inventare, quindi forse mancano un po di linee di base per dare un senso comune di ci che viene fatto nei vari laboratori.era una sensazione che avevamo un po tutte di solitudine, di essere un po mandate allo sbaraglio, bisognerebbe avere un po di strumenti di lavoro Si ricerca da soli la soluzione Esempio di risposta di un Adolescente Maschio: Si, mi sento supportato comunque da me stesso, dalla mia volont danimo, dalla mia volont di crescere. Non si sono incontrate difficolt
Grafico n.9. Lungo il tuo percorso ti sei sentito/a sufficientemente supportato/a?
Lungo il tuo percorso ti sei sentita/o sufficientemente supportata/o?
80 70 60 50 40 30 20 10 0
Si Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatrici % 57 80 70 56 No 0 0 0 44 Si ricerca da Non si soli la hanno avuto soluzione difficolt 25 10 10 0 18 10 20 0

Possiamo dire che i volontari si sentono supportati, soprattutto ricercano un primo aiuto tra di loro, per poi rivolgersi alle coordinatrici

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Capitolo IV

dei Work-Shop; interessante notare che i maschi e in misura minore anche le femmine, a questa domanda rispondono che si autosupportano, fanno da s, dimostrandosi del tutto in linea con il fatto che i maschi utilizzano quali elementi per superare le difficolt la propria forza danimo e di volont. La stessa cosa vale per i volontari adulti. Tasto dolente, sono invece le operatrici che si sono sentite abbandonate soprattutto nei momenti iniziali, si sono sentite sole senza una adeguata formazione, cosa che ovviamente si attenua con lesperienza. I fondatori ancora una volta, si sono dati man forte tra di loro, anche se si sono sentiti abbandonati/poco valorizzati dalle istituzioni e dagli addetti ai lavori della stessa Ausl, cosa che adesso venuta meno attraverso il successo di questa attivit.

IV.3.4 La bidirezionalit della relazione


Il senso delle ultime domande poste durante lintervista, aveva lo scopo di sondare con semplicit e discrezione, la percezione che i soggetti avevano delle relazioni e dellaccompagnamento che si vengono ad instaurare tra i membri del gruppo di lavoro. Lottava domanda infatti, vuole sapere cosa i soggetti pensano di dare a chi accompagnano in questa attivit? Qui di seguito vengono esposte per ciascuna categoria individuata, le sottocategorie in relazione ai singoli gruppi:

Ambiente libero e positivo: a. trasmettere entusiasmo/positivit

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La Ricerca

Esempio di risposta di un Volontario Adulto: Spero di dare una certa serenit innanzi tutto ai ragazzi, quindi far passare dei momenti di serenit, di svago; uno dei pochi momenti magari in cui si st in comunit Trasmettere le proprie conoscenze Aiutare/dare una mano: a. ad integrarli con gli altri, socializzare b. a scuola/compiti Esempio di risposta di un Adolescente Maschio: Penso di dare un aiuto importante sia per quanto riguarda lo studio, sia per socializzare con gli altri Relazione:
a. damicizia, affetto

Disponibilit/sostegno: a. attenzione/tempo b. punto di riferimento/modello Esempio di risposta di una Operatrice: Dare molto ascolto, ascolto perch sento che ce n bisogno. Da tutte le parti in qualsiasi direzione tu vada, io sento che una delle cose che manca di pi proprio attenzione; io ti sto ascoltando non con le orecchie, ti sto ascoltando, non di sfuggita secondo me una cosa che manca molto Nessuna risposta:

a. Non lo so b. Devi chiedere a loro

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Capitolo IV

Prender ora in considerazione per ciascuna categoria, la tabella dei dati espressi in forma percentuale e la relativa rappresentazione grafica attraverso listogramma per quanto concerne la domanda: Cosa pensi di dare alle persone che accompagni?
Grafico n.10. Cosa pensi di dare alle persone che accompagni?
Cosa pensi di Dare alle persone che accompagni? 60 50 40 30 20 10 0
Ambiente positivo Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori % 6 10 46 32

Trsmettere conoscenz e 31 17 9 0

Aiutare 50 43 9 10

Affetto 13 10 9 0

Disponibilit Nessuna /sostegno risposta 0 17 18 53 0 3 9 5

I risultati, a mio avviso pi evidenti ed interessanti in questa risposta, li noto nel confronto tra i volontari adolescenti, e gli adulti (volontari, operatori). Infatti, i due gruppi di adulti cercano di creare un ambiente positivo, rilassante, allegro, di svago, in poche parole diverso da quello che i ragazzi vivono tutti i giorni, cercano a mio avviso di proporre unalternativa. Si osserva come gli adulti abbiano una maggiore che si pensano visione nota di dinsieme, solo dare in una maggiore parte un negli aiuto prospettiva, adolescenti. cosa Essi minima

principalmente

concreto, ad esempio nel fare i compiti, o nellassecondare le

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La Ricerca

necessit di coloro che aiutano. Per gli operatori ci che risulta importante la disponibilit, lattenzione, infatti essi sostengono che queste siano le dimensioni importanti nella relazione daiuto. Infine i fondatori offrono le loro conoscenze, la possibilit di inserirsi nel mondo del lavoro e la possibilit di meglio comprenderlo. La contropartita del dare il ricevere, infatti la nona domanda chiede proprio cosa si pensa di ricevere da chi si accompagna. Le categorie semantiche individuate sono: Emozioni positive: (felicit, allegria, simpatia ecc) Dimostrazione daffetto/fiducia:

Esempio di risposta di una Adolescente Femmina: Credo di ricevere tanto, non lo so, non so come spiegarloloro mi danno sorrisi, abbracci, quando mi vedono per strada mi salutano, sono queste le cose che mi danno Riconoscimento del lavoro svolto (ti ringraziano, ti dicono che sei
brava, ti danno importanza ecc.): a. vedere i miglioramenti

Esempio di risposta di una Volontaria Adulta: Ricevereuna gratificazione, una soddisfazione per il fatto che i ragazzi ti ringraziano e comunque in alcuni casi si vedono in modo evidente i risultati. Altre volte magari rimangono un po nascosti, ma comunque sono sempre delle soddisfazioni Arricchimento personale: a. b. c. d.
ampliare la visione capacit organizzativa formazione insegnamenti

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Capitolo IV

Esempio di risposta di una Operatrice: Di ricevere il fatto che mi metto nei panni di una difficolt che io non ho mai vissuto, mi sento cos di acquisire una sensibilit maggiore riguardo a certe cose, a certi comportamenti, su come trattare certe persone, ho dovuto cambiare un po i miei codici e questo mi ha fatto vedere un altro modo di relazionarmi con i bambini Nessuna pretesa Nessuna risposta

Grafico n.11. Cosa pensi di ricevere da chi accompagni?


Cosa pensi di RICEVERE da chi accompagni?

50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0
Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori % Emoz. positive 0 0 9 0 Dimostraz. Riconosci Arricchime affetto mento nto 29 33 46 32 36 33 36 42 12 20 0 26 Nessuna pretesa 6 14 0 0 Nessuna risposta 17 0 9 0

Questa la prima domanda in cui le risposte a pi alta frequenza date dei tre gruppi non si sono fortemente differenziate, risultano pi frequenti le affermazioni che esprimono la consapevolezza di ricevere dalle persone accompagnate dimostrazioni daffetto, di fiducia ed infine, di veder riconosciuta lattenzione che si rivolge allatro.

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La Ricerca

Se nelle precedenti domande, ho cercato di indagare la relazione esistente tra coloro che aiutano e chi viene aiutato, nelle ultime due provo a conoscere leventuale relazione tra chi aiuta e la struttura che li supporta, infatti nella decima domanda chiedo in particolare cosa pensano di dare a chi ti accompagna. Le categorie di riferimento sono: Aspetto non considerato, nessuna risposta o risposta

inadeguata Esempio di risposta di una Volontaria Adolescente: Non pi o meno la stessa cosa della precedente domanda? Dare oltre che aiuti nelle materie, spiegazioni di quello che so, sperando che siano giuste anche al di fuori della scuola e spero che loro da me prendano esempio e che no si scordino mai Scambio reciproco Aiuto concreto:
a 5 5 1 0 b 1 5 3 2 c 2 0 0 4 d 1 0 1 9 Totale 9 10 5 15

Domanda 10 Volontari Adolescenti Femmine Volontari Adolescenti Maschi Volontari Adulti Operatori

Legenda: a. aiuto concreto b. possibilit di procedere, di portare avanti liniziativa c. disponibilit/Tempo d. proprie conoscenze/carattere

Esempio di risposta di una Operatrice: senza il lavoro continuo dei tirocinanti e di quello delle persone del servizio civile, diventerebbe difficile riuscire a mantenere e gestire la fitta rete di Gancio che molto ampia. In pi le scuole richiedono un

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Capitolo IV

impegno costante cosa che solamente i volontari non riuscirebbero a gestire Sostegno/punto di riferimento Amicizia
Gragico n.12. Cosa pensi di dare a chi ti accompagna?

Cosa pensi di DARE a chi ti accompagna?


100 80 60 40 20 0 Nessuna Aiuto Sostegn Scambio risposta concreto o 12 55 27 6 6 5 27 0 63 30 45 88 6 0 0 6

Amicizia 13 10 0 0

Adolescenti M % Adolescenti F % Volontari Adulti % Operatori %

Dal grafico (vedi grafico n.12), si osserva principalmente che le femmine non sono in grado di rispondere a questa domanda al contrario dei maschi, che ancora una volta, percepiscono il loro come un aiuto concreto. Loro avvertono di dare una mano per riuscire a mantenere la continuit nellattivit, cosa che altrimenti non sarebbe possibile. Laiuto indicato dalle operatrici, lo definirei pi un apporto in termini di conoscenze e competenze acquisite sul campo, da mettere a disposizione dello staff come strumento al quale attingere nelle situazioni concrete. una sorta di restituzione di ci che sono state in grado di costruire nel corso del tempo.

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La Ricerca

Per quanto riguarda i fondatori, considero le loro risposte rientrare in ununica categoria: quella della consapevolezza del proprio ruolo. Infatti, se tra loro scambio e confronto, nei riguardi degli operatori essi sentono di rappresentare i punti di riferimento per la trasmissione generazionale delle abilit personali e professionali acquisite. Lultima domanda chiedeva, cosa si pensa di ricevere da ti accompagna, concludendo cos la circolarit della relazione. Le categorie semantiche individuate sono: Aspetto non considerato, nessuna risposta o risposta

inadeguata Lopportunit di fare questa esperienza: Conoscenze/crescita personale:


Domanda 11 a Volontari Adolescenti Femmine 5 Volontari Adolescenti Maschi 3 Volontari Adulti 2 Operatori 0 Legenda: a. conoscenza/crescita personale b. competenze diverse, formazione c. scambio reciproco, confronto b 0 0 1 4 c 3 0 0 5 Totale 8 3 3 9

Esempio di risposta di una Operatrice: Gancio mi d le competenze, e aumenta le mie capacit professionali, mi insegna a sapermi muovere in percorsi che solo allapparenza sembrano semplici, ma che in realt sono molto complessi anche semplicemente dal punto di vista burocratico Sostegno/aiuto: Riconoscimento/apprezzamento

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Capitolo IV

Amicizia/affetto

Esempio di risposta di un Adolescente Maschio: Sicuramente c un bel rapporto di amicizia anche perch le persone che ci sono qua le conoscevo anche prima e quindi posso conoscere persone nuove e ricominciare vecchie amicizie, uno scambio interessante quello che si ha in questa attivit Prender ora in considerazione per ciascuna categoria, la tabella dei dati espressi in forma percentuale e la relativa rappresentazione grafica attraverso listogramma per quanto concerne la domanda: Cosa pensi di ricevere da chi ti accompagna?
Grafico n.13. Cosa pensi di ricevere da chi ti accompagna?
Cosa pensi di RICEVERE da chi ti accompagna? 50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0
Nessuna risposta Adolescenti M % Adolescenti F % Voluntari Adulti % Operatori % 38 35 40 11 Fare Conosce Sostegn Riconosc questa Amicizia nze o imento esperien 6 3 10 5 19 25 30 50 6 22 10 11 6 6 10 23 25 9 0 0

A mio avviso le risposte pi significative (vedi grafico n.13), sono per il campione degli adolescenti, soprattutto per il fatto di non

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La Ricerca

sapere cosa si riceve forse perch non viene capita la domanda, o perch non hanno mai pensato a questo tipo di reciprocit; infatti essi non si sentono accompagnati, ma considerano chi li accompagna come dei pari, che svolgono la stessa attivit. Questo legato al fatto, che chi ha dato risposta a questa domanda, faceva riferimento ai volontari o tutta al pi, alle coordinatrici dei singoli Work Shop. Ritorna ancora una volta limportanza dellamicizia come dimensione sociale. invece quasi scontato il fatto che le operatrici abbiano indicato, la possibilit di crescita sia sul piano personale che professionale. Per i fondatori naturalmente, esiste una circolarit nel dare e nel ricevere nel senso che c un interscambio di complementariet.

IV.4 Conclusioni
Tutti noi sappiamo, non fosse altro per la pratica quotidiana, quanto siano complesse le relazioni interpersonali. La relazione incontro, scontro, comunque contatto tra persone, scambio reciproco, un dare ed un ricevere, a volte silenzio, altre manifestazione intensa, unesigenza fondamentale di ciascuno di noi. La realt di Gancio Originale (Cap.3), offre la possibilit a chi vi partecipa e in particolare agli adolescenti, di potersi confrontare, sperimentare in un ambiente protetto dove si possono esprimere esigenze di autonomia e di indipendenza, ma ci avviene sempre sotto una continua supervisione ( Gould p.12). un laboratorio sociale, in cui gli adulti che entrano in contatto con i giovani sono considerati spesso come dei pari, o tuttal pi delle persone a cui rivolgersi solo in caso di problematiche tali da non riuscire a risolvere da soli

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(domanda

n.7).

Si tratta di una manifestazione comune per gli

adolescenti, essi infatti si allontanano dalla figura degli adulti per rivolgersi al gruppo di coetanei (cap.1 p.23), al fine di confrontarsi e costruire la propria identit. Questo lo si pu notare nelle risposte alla domanda n.7, dove essi affermano di ricercare soluzioni ai problemi nella maggior parte dei casi da soli o di rivolgersi ai compagni, solo in ultima battuta chiedono indicazioni alle coordinatrici del Work-Shop. Lassociazione Gancio Originale, come menzionato nel capitolo 3, cerca di avvicinare i giovani senza forzare le distanze soprattutto nellintento di valorizzarli, essi infatti individuano difficolt diverse dagli operatori: gli adolescenti maschi (domanda n.5) segnalano di temere la relazione con il bambino, fatto che per altro vedono attenuarsi, man a mano che cresce la conoscenza dellaltro, le femmine hanno paura di non riuscire a mantenere il controllo della situazione sia a causa delle loro caratteristiche individuali (timidezza, debolezza), sia per lirruenza o la forza di carattere dellaltro, mentre gli operatori adulti indicano problematiche sul piano organizzativo. Numerose sono le motivazioni (cap.2 p.47, 48, 49), che portano ad intraprendere questo percorso (domanda n.2), gli adolescenti sono spinti dal desiderio di provare nuove esperienze (i maschi) o assecondare attitudini personali nel rapporto con i bambini (le femmine), ma credo che alla base ci sia anche il bisogno di incontrare laltro, di condividere questesperienza con i propri compagni o amici (operatori, volontari, utenti). Per gli adulti (volontari e operatori), la principale motivazione legata all interesse professionale (domanda n.2). Lesperienza certamente unoccasione che favorisce lo sviluppo del s, della conoscenza delle proprie aspirazioni e che prosegue nel tempo, tant vero, che si trovano frequentemente adulti soprattutto tra gli operatori, che hanno iniziato questo percorso attraverso un

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passato di solidariet sia allinterno di Gancio Originale che in altre organizzazioni (domanda n.2). Inoltre, le persone che operano attivamente in questo ambito, sottolineano tutte di ricevere come gratificazione tale da stimolarli nel proseguire (domanda n.4), lapprezzamento che viene rivolto loro dai bambini attraverso manifestazioni di diverso tipo; spesso questo li pu far sentire importanti, fa crescere la propria autostima ( Hartmann
p.42).

Nello svolgimento delle attivit scaturito un livello di consapevolezza e generalizzazione diverso tra adolescenti ed adulti
(domanda n.8):

come appare naturale, i giovani volontari avvertono le

esigenze pi concrete, immediate, legate al contesto, mentre gli adulti rivolgono attenzione allo scenario pi generale, fanno proiezioni che travalicano la situazione contingente. Alcune cose mi hanno sorpresa e una di queste la constatazione che gli adolescenti, soprattutto i maschi, non avvertono difficolt e quando ne intravedono una, cercano la soluzione da soli; gli operatori invece, lamentano difficolt perch non si sentono supportati in modo adeguato (domanda n.7), soprattutto nel momento iniziale quando dalla simulazione si passa alla realt concreta. Durante lo svolgimento delle interviste alcune domande in particolare generavano stupore negli adolescenti, erano quelle relative alla percezione di essere accompagnati (domande n.10/11); lo stupore comunicava lassoluta novit della mia affermazione come se mai ci fosse stata questa intuizione. I dati hanno confermato quanto colto empiricamente, dimostrando che i volontari giovani si sentono come nodi di una rete in cui i punti di intersezione, le relazioni tra chi opera nellassociazione sono alla pari. La mancanza di percezione della gerarchia dellorganizzazione, non significa che essa non esista, ma semplicemente che essa non si

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manifestata o che lattenzione dei soggetti era rivolta altrove; essa resta per a mio avviso, un punto di forza che favorisce la razionalizzazione del lavoro e lo sviluppo dellautonomia. Non sono da trascurare per altre considerazioni riguardo laggancio degli adolescenti allassociazione: in primo luogo il fatto che sia la scuola a proporlo, oltre a portare una capillare conoscenza, fornisce anche una certa garanzia, fiducia verso liniziativa, in secondo luogo il cosiddetto passa parola tra compagni e il non banale discorso dellacquisizione dei crediti formativi. Gancio Originale lavora con e per i giovani, li responsabilizza li fa sentire utili esaltandone le risorse e le potenzialit, ci li gratifica con un ruolo che neanche loro sanno di possedere. La valorizzazione del singolo in quanto persona, il suo coinvolgimento diretto nellattivit rappresentano, a mio avviso, elementi importanti dellorganizzazione, come del resto il luogo dove avviene il contatto: la scuola (cap.1 p.8). Lincontro a scuola ha favorito le adesioni, infatti pochi di loro si sarebbero altrimenti avvicinati a questa forma di volontariato (domanda n.2). Laiuto nello svolgimento dei compiti offre ai bambini lopportunit di essere ascoltati, di sentirsi al centro dellattenzione, di trascorrere alcune ore di serenit, offre una pausa dal disagio, ma nel contempo anche agli adolescenti fornisce loccasione di sperimentare soluzioni, di acquisire consapevolezza delle proprie motivazioni sotto la supervisione di qualcuno che l per favorire queste operazioni. Lessere accompagnati pu consentire un transito nelle varie esperienze della vita in modo meno traumatico, pu aprire nuovi orizzonti, pu far sentire meno soli.

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Indice dei grafici e delle tabelle


Grafico 1 In riferimento alla tua attivit in Gancio Originale, se dico accompagnamento cosa ti viene in mente? Grafico 2 Quali sono i motivi che ti hanno portato/a a svolgere la tua attivit in Gancio Originale? Grafico 3/4/5 Ti aspettavi qualcosa di diverso prima di iniziare questo percorso? di gratificante? Grafico 7 Dove hai incontrato le maggiori difficolt? Grafico 8 Quali sono stati gli elementi che ti hanno permesso di superare le difficolt? Grafico 9 Lungo il tuo percorso ti sei sentito/a sufficientemente Supportato/a? Grafico 10 Cosa pensi di dare alle persone che accompagni? Grafico 11 Cosa pensi di ricevere da chi accompagni? Grafico 12 Cosa pensi di dare a chi ti accompagna? Grafico 13 Cosa pensi di ricevere da chi ti accompagna? Tabella 1 Due diversi modelli di socializzazione 123 126 128 130 132 16 121 109/110/111 114 117 Grafico 6 Nello svolgimento della tua mansione cosa hai trovato 102 101

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