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La guerra dei sogni?

L immaginario come risorsa di genere Anna Lisa Tota

Io disegno sempre, anche quando non sto disegnando perch sto scrivendo oppure mi concentro a non fare nulla [...]. La scrittura abolisce il tempo, comprimendolo o dilatandol o. Nel disegno si trova l espressione pi concisa. [...] Spesso le rappresentazioni graDiche sono poesie dis egnate; e molte poesie descrivono contorni, digradano i toni del chiaroscuro. [...] L opera graDic a pi precisa. Non si fa ingannare dal suono delle parole. Il verso, rispetto all univocit della linea, m aggiormente minacciato dalla chiacchera delle possibili interpretazioni. Gnter Grass descrive il complesso rapporto tra parola e disegno, il delicato intr eccio tra testo scritto e immagine. Per lo scrittore si tratta di dimensioni espressive quasi complementar i, fortemente interrelate e reciprocamente inDluenzate, che conservano tuttavia peculiarit speciDiche. Il d isegno evoca il potere plastico dell immagine con cui il testo scritto non in grado di competere. I diseg ni, cos come le immagini pi in generale, rimandano a modalit percettive e cognitive che fanno appe llo alle strutture emotive della rappresentazione piuttosto che a quelle razionali. Per questo sono cos efDicaci nei processi di legittimazione sociale. L intento di questo articolo proprio quello di analizzare il potere sociale dell imm aginario, il suo ruolo speciDico come arena in cui competere per affermare differenti insiemi di valori , come luogo e spazio in cui costruire socialmente le soggettivit e le identit collettive. Tale prospettiva rimanda a contributi assai diversi, come la storia sociale dell immaginario (Le Goff, 1988; Gruzinski, 1991), le riDlessioni di psicologia fenomenologica sull immaginazione (Sartre, 1948), l analisi DilosoDica del rapporto

tra esistenza e simbolico da Cassirer (1961) a Lacan (1974)1, il contributo dell antropologia della surmodernit (Aug, 1997a), gli studi di cultural studies (Hebdige, 1979; Agger, 199 2). La guerra dei sogni, o guerra delle immagini, rappresenta un terreno di riDlessi one su cui si sono cimentati patrimoni disciplinari e categorie analitiche molto diversi fra loro c he condividono tuttavia, pur nella estrema variet delle prospettive, un attenzione comune alle forme general i di mediazione attraverso cui gli attori sociali danno letteralmente forma alle loro Weltanscha uungen, ai loro universi percettivi e discorsivi. Le immagini diventano letteralmente risorse attraverso cui negoziare la deDinizione del reale, spazio entro cui competere per dare forma alla propria so ggettivit. Infatti come sottolinea Crespi (1978, p. 33), riprendendo la nozione tecnica di simbolico pro posta da Cassirer, la mediazione simbolica ha anche sempre una dimensione costitutiva del soggetto. In tal senso l immaginario ci che istituisce l ordine

del possibile e quello del probabile, strutturando materialmente i conDini di ci che siamo o non siamo in grado di pensare. Senza im magini l io non pu pensare se stesso. Ogni forma di diseguaglianza sociale richiede repertori di im magini consolidati attraverso cui legittimarsi. Da questo punto di vista immagini impari non posson o che descrivere opportunit diseguali. 1. Ai con4ini del mondo: antropologia dell immaginario e forme simboliche Le immagini rappresentano uno dei terreni fondamentali su cui competere per cost ruire socialmente le identit. A questo proposito Aug (1997a, p. 11) in La guerra dei sogni introduce la nozione di colonizzazione dell immaginario, descrivendo come lo scontro fra popoli si sia spe sso accompagnato all urto fra immaginari: 1 Sulla concezione lacaniana di immaginario e sul rapporto tra immaginario e sim bolico si veda Lalli (1995).

L antropologia si interessata all immaginario individuale, alla sua negoziazione per petua con le immagini collettive e anche alla fabbricazione delle immagini o piuttosto degli oggetti (chiamati a volte feticci ) che si presentavano allo stesso tempo come produttori di immagini e di le game sociale. Gli antropologi, inoltre, hanno avuto occasione (...) di osservare, attraverso situa zioni dette pudicamente di contatto culturale , come lo scontro fra immaginari accompagnasse (...) le conquiste e le colonizzazioni, come le resistenze, i ripiegamenti, le speranze prendessero form a nell immaginario dei vinti peraltro durevolmente intaccato e, in senso stretto, impressionato da quel lo dei vincitori. Secondo Aug una cultura viva soltanto nella misura in cui, incontrandosi o scontr andosi con l alterit, riesce a trasformarsi, a mettere in gioco i suoi processi di simbolizzazione e i stituzionalizzazione. La cultura infatti serve anche a rendere i processi di produzione del senso pensabi li (attraverso il ricorso a simboli che la cultura stessa mette a disposizione) e gestibili (attraverso le i stituzioni). L analisi della surmodernit, cui gran parte del lavoro dell antropologo francese rimanda, concerne principalmente i momenti di contatto culturale, quando l insieme delle forme simboliche e degli imm aginari di popoli diversi si incontrano. Tali momenti rappresentano fasi cruciali e delicate in cu i si ridisegnano le identit e le alterit di un popolo o di un gruppo sociale, in cui si mettono a nudo le rel azioni tra sogno e potere, tra immaginari dominanti e immaginari colonizzati. Gruzinski (1991) analizza il conDlitto di tipo coloniale che vede contrapporsi n el Messico del XVI secolo i gesuiti e gli amerindi. Un tratto caratteristico di tale conDlitto concerne la c onversione degli indios alle immagini cristiane ad opera prima degli ordini mendicanti e successivamente dell

a Compagnia del Ges, che scatena una vera e propria offensiva contro l esperienza visionaria degli indi os. Le rappresentazioni dell immaginario cristiano estirpano a poco a poco tutta l iconograDia locale. Sono all opera contemporaneamente squadroni di pittori, di scultori, di teologi e di inquisitori (ivi, p. 189). Le alterne vicende della colonizzazione sono ripercorse attraverso l analisi della contrappos izione tra due immagini mariane: Nostra Signora di Guadalupe e la Vergine de Los Remedios. Lo studio di Gruzinski, cos come quello di Le Goff (1988) sull immaginario medioevale, documentano la centralit del ruolo degli immaginari nella riproduzione sociale delle culture: nei vari contesti storico-s ociali sono all opera vere e proprie politiche dell immaginazione, pi o meno articolate, pi o meno normate. Se nel passato il monopolio dell immaginario stato gestito soprattutto dalla Chies a che, attraverso le committenze artistiche, ha in qualche modo teso a conservare un controllo sulle modalit sociali della rappresentazione, nella societ contemporanea lo scenario diviene pi complesso. Tal e funzione di controllo passa attraverso i mass media che Diniscono per agire come casse di ri sonanza delle esigenze di mercato. A prezzo di una drastica sempliDicazione, si potrebbe dire che con l avve nto dei mass media e la loro progressiva diffusione il monopolio dell immaginario passa dalle istituzioni politiche e religiose al mercato. Ovviamente non si intende misconoscere il ruolo attivo di altri fonti d i rielaborazione e produzione dell immaginario sociale complessivo, ma soltanto focalizzare l attenzion e sulla discontinuit che i media hanno introdotto nelle forme

simboliche di mediazione. Tale passaggio infatti profondamente inDluenzato dalle logiche sottese alle tecnologie della comunicazi one. A questo proposito Thompson (1995, trad. it. 1998, p. 54), riDlettendo sulla mediazione delle forme simboliche nella modernit, afferma: Oltre ad avere modiDicato il nostro senso del passato, i mezzi di comunicazione hanno anche creato quello che potremmo deDinire un o sempre pi mondo mediato : le forme simboliche mediate plasman

sia la nostra conoscenza dell universo che si trova al di l della sfera di ci che sp erimentiamo personalmente, sia le nostre idee sulle posizioni che occupiamo in esso. Oltre quindi a riDlettere sulla centralit dell immaginario come risorsa di coesione e/o di scontro sociale, la chiave di lettura qui proposta si interroga sulle trasformazioni che caratter izzano i processi di produzione simbolica nella societ dei media, sottolineando come queste ultime abb iano un impatto decisivo sulle modalit attraverso cui gli attori sociali possono concepire le lor o soggettivit e fare esperienza del mondo. Cos come nelle situazioni di contatto culturale lo scontro fra popoli si accompagna alla guerra dei sogni, analogamente si pu sostenere che anche lo scontro/incontro fra i generi no n pu che giocarsi

anche sul terreno delle immagini. In tale prospettiva infatti, l immaginario appar e come magazzino simbolico a cui attingere per dare senso alle identit, per elaborare le rappresen tazioni sociali con cui misurarci nella quotidianit. I mutamenti che investono tale sfera, lungi dall esser e accessori o marginali, sono destinati ad avere ripercussioni profonde sull assetto complessivo di un dato contesto sociale. Se plausibile che l ordine del possibile sia scandito dalle sequenze delle immagini a disposizione per pensarlo, altrettanto plausibile guardare alla storia delle discriminazioni etni che, di genere e di classe come storia delle immagini mancate. La metafora pi appropriata per proseguire que sta esplorazione dei margini quella dell immagine rubata. 2. Nomadismo culturale, homelessness e immaginari colonizzati

Ripartiranno per visitare altri castelli, ascoltare altre guide; acchiappare fra mmenti di leggenda e frammenti di storia. Sanno che l essenziale nel movimento, che bisogna girare in t ondo per darsi l impressione di avanzare, poich, dopo tutto, la Terra rotonda ed sul bordo della s trada, alla svolta del cammino, non importa dove, non importa quando, persino nel mezzo di un viagg io organizzato che abbiamo tutti una possibilit d incontrare il Graal, la principessa o il principe az zurro. Siamo tutti discendenti di Parsifal e di Walt Disney (Aug, 1997b, trad. it. 1999, p. 67-8). Come si conDigura l immaginario nella modernit? E, soprattutto, come dialoga con le nostre soggettivit senza dimora (Berger, 1992), con il nomadismo postmoderno (Braidotti, 1994)? Que sti sono alcuni degli interrogativi che attraversano la presente riDlessione, nella consapevolezza di rappresentare perlopi domande urgenti, ma senza risposta. In tal senso la chiave di lettura qui propos ta collega l analisi della natura dell esperienza prodotta dalle quasi-interazioni mediali (Thompson, 1995, tra d. it. 1998, p. 290) all homelessness e ai soggetti nomadi, cercando di mostrare come si tratti di due processi speculari, strettamente connessi e interrelati tra loro. Nella modernit infatti assistiamo a l diffondersi di nuove forme di esperienza del quotidiano:

Viviamo in un mondo, oggi, in cui la capacit di fare esperienze si separata dall in contro. Il sequestro dell esperienza dai luoghi spazio-temporali della nostra vita quotidiana va di pari passo con la diffusione di esperienze mediate, con il mescolarsi di esperienze che la maggior anza di noi vive di rado in prima persona (ivi, p. 291). Questo tipo di quasi-esperienze mediali attinge ad universi di enunciazione che sono sempre pi omologati, sempre pi globali e sempre pi distanti dalle nostre esperienze reali. O meglio, gli immaginari proposti dai media sono tanto meno attinenti alla nostra quotidianit q uanto pi sono frutto di processi di colonizzazione. In Beverly Hills lo stereotipo di madre rappresentato da un avvenente signora divorziata che, dopo alcune traversie dovute all abuso di cocaina, incontr a Dinalmente un nuovo grande amore e decide di risposarsi. Lo scollamento radicale che come spettatori televisivi possiamo avvertire rispetto a questo tipo di rappresentazione della Digura materna se rif erito alla realt italiana deriva appunto dal fatto che siamo in presenza di processi di colonizzazione del le immagini che, nel caso speciDico, derivano dalla produzione televisiva e Dilmica statunitense. Ci che va le la pena comunque sottolineare concerne il carattere omologante di questo tipo di rappresentazioni : sono lontanissime dai nostri stereotipi, ci parlano di madri che non conosciamo e che dubitiamo di inc ontrare a spasso per le nostre citt e tuttavia ci paiono intime, normali, quasi naturali. proprio il proc esso di colonizzazione che ci permette di sostituire il disagio culturale che dovrebbe derivare dalla d

iscrepanza tra gli stereotipi messi in scena e quelli che ci sono propri, con una sensazione di naturalezza e aproblematicit. Il processo di colonizzazione tanto pi riuscito infatti quanto pi in grado di occulta re lo scontro fra immaginari in atto. Come ricorda Aug, la guerra dei sogni cessa quando le vittime subiscono e interiorizzano la fascinazione dell immaginario dei loro oppressori. L esperienza de lla cultura fra-duemiti, di cui parla Aug, data in ultima analisi dall incontro/scontro tra le mamme di Beve rly Hills e quelle napoletane, un po pi nostrane, di Un posto al sole. La tendenza all omologazione progressiva degli stereotipi sociali messi in scena d ai media tuttavia controbilanciata da una tendenza di segno opposto: quella relativa alla prolifer azione e pluralit dei

messaggi mediali che ampliDicano in modo esponenziale le immagini disponibili. Come osserva Thompson (1995, trad. it. 1998, p. 295) infatti: Aprendo il s a nuove forme di conoscenza non locale e ad altri tipi di materiali simbolici mediati, lo sviluppo dei media arricchisce e accentua la sua organizzazione riDlessiva. La a rricchisce nel senso che, accedendo a forme di comunicazione mediata, gli individui possono costruire il l oro s utilizzando un insieme di risorse simboliche sempre pi abbondante. Come i materiali simbolici sc ambiati nelle interazioni faccia a faccia, anche quelli mediati possono essere incorporati nel processo di autoformazione; il s si trasforma dunque in un progetto riDlessivo nel corso del quale l individuo incorpora materiali mediati (tra le altre cose) e li inserisce in un racconto au tobiograDico coerente e continuamente rivisto. Ma non solo: ci che lo sviluppo dei media fa anche approfo ndire e accentuare l organizzazione riDlessiva del s: infatti, via via che le risorse simboliche a dis posizione del processo di autoformazione aumentano, gli individui scoprono nuove possibilit, allargano i loro orizzonti e cambiano i loro punti di riferimento simbolici.

Ne deriva quindi una tendenza all omologazione crescente che tuttavia non mai comp iutamente realizzata. Se dal punto di vista della produzione ci dovuto al proliferare dei m essaggi disponibili che, data la numerosit, difDicilmente potrebbero essere tutti uguali, dal punto di vis

ta della ricezione ci si deve al ruolo attivo dei processi di decodiDica. A questa omologazione progressi va degli stereotipi sociali messi in scena dai mezzi di comunicazione di massa gli utenti mediali, infatti, rispondono tutt altro che passivamente, come hanno documentato le ricerche di Morley (1986) nel Dilone del la reception theory e quelli di Moores (1993) in relazione all etnograDia del consumo mediale. proprio i n tal senso che possiamo leggere il nomadismo culturale come l altra faccia dell imm aginario colonizzato. Le pratiche degli intervalli, delle interfacce e degli interstizi, di cui ci parla Rosi Braidotti (1995, p. 9), rappresentano rispetto all omologazione l altra faccia della medaglia: nell esercizio della marginalit, nella frequentazione delle aree di transito, nella collocazione ai co nDini del mondo che si sovverte l ordine omologante degli stereotipi mediali. In tale prospettiva l io senz a dimora sembra rispondere alla delocalizzazione dell esperienza prodotta dai media con la delocal izzazione consapevole e riDlessiva dei suoi stessi conDini. Dinnanzi ad un immaginario che ci appare s empre pi colonizzato le pratiche di resistenza pi efDicaci consistono nel collocarsi ai margini, nella fr ammentazione dei repertori di senso preDigurati, nella frequentazione consapevole di altri immaginari possi bili. 3. Soggettivit, interpellanza e tecnologie di genere Come si declinano immaginario colonizzato e nomadismo culturale rispetto alle qu estioni poste dal genere dell utente mediale? O pi precisamente, cosa comporta in ambito mediale il r iconoscimento della natura sessuata del linguaggio? La teoria post-strutturalista, partendo da una c ritica radicale della neutralit del linguaggio, lo deDinisce come arena conDlittuale e antagonistica dove si pro ducono e si legittimano le identit. Il genere, in tale prospettiva, rappresenta soltanto una fra le aree del l esperienza sociale, che non esaurisce ovviamente tutti gli aspetti della soggettivit. Gli attori sociali sono costituiti dalle differenti pratiche sociali e dai differenti linguaggi che utilizzano. Come sottolinea de Lauretis ( 1996, p. 120) infatti: il soggetto si costituisce nel linguaggio (...) ma non soltanto attraverso le di fferenze sessuali, bens attraverso le differenti pratiche discorsive e le diverse rappresentazioni socia li; (...) un soggetto quindi non univoco ma multiplo, e non tanto diviso quanto piuttosto in dinamica contrad dizione.

Tale nozione di soggettivit rielaborata da van Zoonen (1994), che deDinisce il ge nere come collezione di rappresentazioni culturali concorrenti e talora contraddittorie e di signiDicati simbolici antagonistici, tutti connessi all elaborazione sociale della differenza sessuale. In questa prospettiva , il genere diviene parte costitutiva di una cultura, un set di pratiche sociali e discorsive a cui gli at

tori sociali sono socializzati e continuamente ri-socializzati durante tutte le fasi della loro vita. In questo s enso, la nozione pi appropriata quella del lifelong learning (Balbo, 1995): l identit di genere, se concettualizzata come costrutto lin guisticodiscorsivo che si realizza attraverso pratiche sociali e linguistiche, frammentata e dinami ca; un processo in

Dieri in cui gli attori sociali sono impegnati in tutte le fasi della vita. Guar dare ai media come tecnologie di genere signiDica in primo luogo analizzare la loro funzione di agenzie di social izzazione. Non si tratta tanto di studiare cosa i media fanno alle persone quanto piuttosto cosa le persone fanno con i media. Una volta messi in connessione testi culturali e modi di pensare la soggettivit, una volta esplicitati i nessi che articolano e legano le identit con gli oggetti culturali e mediali, i media e le istituzioni culturali riacquistano la loro rilevanza come istanze in grado di inDluenzare attivamente le issues fondam entali del discorso pubblico. Le pratiche della produzione e del consumo culturale diventano concretamente luo ghi in cui progettare il cambiamento sociale, spazi a cui ancorare la riDlessione sul possibile, inteso come ambito in cui l immaginazione sociale esercita se stessa. Ad una pubblica lettura delle sue poesie alla Stanford University Audre Lorde es ord pi o meno con queste parole: sono una femminista, nera, lesbica, guerriera, poetessa, madre, che fa il suo lavoro (...) e voi chi siete e che cosa fate?2. Un appello che emblematico di un percorso di riDlessione sulla t eoria femminista e sulle sue possibili implicazioni per l analisi dei testi culturali e mediali. A partire da u n atto di negazione e di rivolta rispetto ad una cultura deDinita dal patriarcato degli uomini, le donne iniziano a riappropriarsi degli oggetti culturali e mediali secondo un ottica nuova. E allora, come dice Lynne Pearce, ci sono quadri che non vorreste possedere e altri che vorreste sbeffeggiare, perch continuano a parlare il lingua ggio della discriminazione. E ancora, ci sono soap opera che propongono protagoniste cos emancipate da non piacere al pubblico femminile che non riesce a riconoscersi (come documentano alcune ricerche sulla fruizione delle telenovelas in Brasile) e altre che continuano invece a proporre immagini di genere stereoti pate. Il

decostruzionismo femminista si riappropriato in vari modi di una cultura declinata al maschile, decostruendo quei canoni che tradizionalmente hanno escluso tutte le donne, o al meno la maggior parte di loro, trasformando il talento di artiste, poetesse, scrittrici e scienziate in q uello di mute muse ispiratrici. Tutte sorelle, madri e mogli di Shakespeare, per riprendere un esempio caro a Virginia Woolf, che si ispir alla triste vicenda della giovane Judith Shakespeare, morta di parto senza passare mai ai po steri. In tale prospettiva, l arte e la cultura funzionano al pari di altri media come tecnologie di genere, c ome possibile luogo di strutturazione delle nostre identit femminili e maschili. Detto altrimenti, i med ia, l arte e la cultura ci appaiono sessuati sia nelle poetiche con cui sono prodotti e allestiti, sia nell e modalit con cui sono consumati (Tota, 1999a; 1999b). Volendo deDinire il decostruzionismo femminista, si potrebbe dire che una corren te intellettuale e politica che analizza le rappresentazioni testuali dell identit e del corpo proposte dal cin ema, dai romanzi, dai media e da tutti gli artefatti culturali, a cui gli attori sociali femminili e maschili devono poi, pi o meno consapevolmente, attingere per pensare e nominare se stessi. La prospettiva in c ui la questione si declina, propone nuove chiavi di lettura, in grado di permettere alle minoranze culturali e sociali di negoziare la propria identit con la cultura dominante. bell hooks, ad esempio, un interprete mol to originale della cultura che rappresenta: il suo intento svelare i meccanismi ideologici attraverso cui i prodotti artistici e culturali

vengono acquisiti inconsapevolmente dagli attori sociali, dando luogo a veri e p ropri processi di acquiescenza e acculturazione. Le immagini di genere e quelle di etnia sono problematizzate d all autrice attraverso l analisi delle rappresentazioni mediali del corpo nudo di una donna nera. La riappropriaz ione simbolica di tale corpo passa anche attraverso la contestazione di un immaginario tutto bianco, eteroses suale e maschile. bell, che scrive provocatoriamente il suo nome in minuscolo, un originalissima intellettuale nera che rappresenta l area radicale della cultura progressista newyorkese. In reel to real, un libro del 1996, propone la decostruzione femminista delle rappresentazioni del corpo femminile nero attrave rso l analisi dei testi Dilmici. L idea sottostante che il consumo di prodotti culturali costituisca una delle aree privilegiate a cui gli attori sociali attingono per l elaborazione della loro soggettivit. In tale prospettiva ve icolare nuove pratiche di consumo e nuovi signiDicati assume una valenza quasi sovversiva rispetto all ideologia consolidata, riprendendo in ci alcune delle implicazioni pi rilevanti dell approccio dei cultural studies. In generale, i livelli a cui possiamo guardare per analizzare il contributo del decostruzionismo femminista sono almeno tre: il livello della rappresentazione a cui principalmente si situa l analisi della cultura e dei testi mediali come tecnologie di genere, il livello della produzione culturale e artis tica (nel duplice senso di un genio tutto declinato al maschile e dell effettiva esclusione delle donne dai vari ambiti di produzione artisticoculturale) e, inDine, il livello della ricezione, cio del consumo effettivo da parte delle d onne di prodotti che 2cit. in Tere